AGONIA DI UNA REPUBBLICA
di
Antonino Sciotto
La congiura di Catilina di Sallustio Crispo
liberamente svisata dopo duemila anni inutili di sto-ria
Edizione 2002
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NOTA DELLAUTORE
Il debito dellautore nella stesura del testo va anzitutto a Sallustio Crispo
(De coniuratione Catilinae, Bellum Iugurthinum), e in misu-ra minore anche al
Cicerone delle Catilinarie. Il verso declamato da Catone nella sc. 6 di
Marziale (VI, 7, 5), mentre i versi Qual pudor potr aver la donna Che il suo
sesso rinnega e cinge lelmo? detti da A. Fulvio nella sc. 5 sono di Giovenale;
cos pure un adat-tamento da Giovenale (Nevia, lancia in pugno e seno scoperto
tra-figge i cinghiali dEtruria) la battuta dello stesso personaggio sempre
nella scena 5: Sempronia lancia in pugno e seno scoperto trafigge i nemici del
popolo.
Nella didascalia della sc. 8 manca la data. Storicamente lesecuzione dei
congiurati avvenne la sera del 5 dicembre del 63 e la sconfitta dellesercito
di Catilina circa un mese dopo.
Unultima annotazione: il dramma stato scritto nel 1974, durante il periodo
del terrorismo e dello stragismo e forse alcune battute non sono pi attuali,
ma, rimaneggiato in alcuni punti, ci sembra che nel complesso, purtroppo, regga
ancora.
1
Latrio di una casa patrizia del I secolo a. C., la notte tra il 6 e il 7
novembre dellanno 6 3 a. C.
M. LECA - Salve, Quinto Curio.
Q. CURIO - Salute, Marco Leca. Brrr... si gela!...
M. LECA - Ci vorrebbe una tazza di buon vino caldo.
Q. CURIO- Sono il primo?
M. LECA - S, ma stanno per giungere gli altri; solo questione di poco.
Q. CURIO - Piove, buio pesto, non vedi dove metti le zampe... Per Ercole,
possono rovesciarti addosso un secchio di merda e ri-trovarti maleodorante come
una fogna che dove vai deserto a-fricano! Ricordo, vuoi sentire?, mi ricordo
che una sera, proprio mentre andavo da una delle mie, mi hanno scolato in testa
un va-so da notte... Che puzza! che puzza! me lo avevano lasciato ap-posta
perlomeno una settimana sotto il letto, quei furfanti! - ah, ti dicevo, appena
mi presento a lei che a dire il vero mi aspettava tutta calorosa, alla prima
carezza, oh!, lavessi vista quella trotto-la ridanciana... Ma mi stai a
sentire?!
M. LECA - S, certo, certamente, chiacchiera pure, ti ascolto.
Q. CURIO - Eh, chiacchiera, chiacchiera, queste tu me le chiami chiacchiere -
Comunque sotto sopra dentro e fuori che non si ve-deva neppure a bestemmiare,
plffete, vado a finire nella fossa dellacqua piovana che stavo annegando come
un sorcio...
M. LECA - Be, almeno ti sei data una lavatina.
Q. CURIO - Ma poi, a letto, la spiritosa lha pagata cara, perch lho
inforcata...
SERVILIO - Salve amici, eccomi qua anchio.
M.LECA - Puntuale come sempre, il nostro Servilio.
Q. CURIO - Ma se permetti io ti ho battuto anche questa volta in quanto che...
SERVILIO - Oh Quinto Curio, stasera non essere logorroico che ho un mal di
denti...
Q. CURIO - Logorroico!? Ma si pu sapere come cazzo parli?
SERVILIO - Cade la foglia dal ramo, cade il dente dalla mia fot-tutissima
gengiva. E sai qual il dente che dondola? Lunico che m rimasto di sopra,
per Giove, cos resto con tre denti ma tutti di sotto... Ah! non c giustizia
e in una tragedia cos il mio caro padrino stamattina, mentre mi dava quel
fottuto tozzo di pane che sempre pi duro, mi dice: Ehil, Servilio, come
andiamo con la dentatura?
Q. CURIO - Ah, ti sfotte pure!...
SERVILIO - S, ma i denti glieli strappo io a lui, uno per uno, a quel porcone
che mangia fino a notte fonda e poi mentre mi d unelemosina ha anche la
faccia tosta di rimproverarmi il mio povero dente che resiste...
Q. CURIO - Bella roba!
SERVILIO - Sai che ti dico? che quello se ne fotte di me e del mio dente. Di
voti ne ha a bizzeffe con tutti i clienti che pu ra-cimolare tra avvocati
senza cause, maestri senza scolari, artisti senza commissioni, gazzettieri
senza vergogna...
Q. CURIO - Le femmine senza maschio!...
SERVILIO - Eh, come no! mettici poi i pretori che hanno prece-denza sui
tribuni, i cavalieri che stanno davanti ai cittadini, per-fino i liberti
vengono prima dei disoccupati come me!...
Q. CURIO - S, ma la sportularia di disoccupazione un po te lhanno aumentata
in questi ultimi tempi!
SERVILIO - Vero, ma di quanto rincarato il pane? e le cipolle? e laffitto?
Q. CURIO - E le femmine? dove le metti le femmine che gi quelle della Suburra
meno di cos (indica con tutte le dita di una mano) non pretendono?
SERVILIO - E fai debiti! e fai debiti e poi ancora debiti! Io me-no di niente e
il crapulone che ha solo la preoccupazione se sce-gliere fritto di lingue di
pappagalli o uova di rondine...
Q. CURIO - Cervelletti di usignoli oppure...
SERVILIO - Una volta, quando non aveva un sesterzio per com-prarsi una puttana,
Serviliuccio di qua, Serviliuccio di l, ma ora che ha fatto la grana con la
politica quel rottinculo, sentite come parla: (imitando il torinese) Fino a
quando ci sar ordine e rispetto della legalit...
Q. CURIO - Ha! ordine e rispetto... Guardami, non sono un figu-rino? Guarda,
guardami da questo lato... eh? che ne dici? Eppure con tutto ci, che ho avuto
io dalla vita? Non sono sempre stato un uomo dordine, io? Non ho sempre
rispettato le leggi? Non ho fatto la corte con tutte le regole a quella brutta
stronza? Spendi e spandi a causa sua mi sono ridotto al palo e da quando mi
hanno cacciato dal senato non sono riuscito a metterle le mani sul culo neanche
una volta, dico una!
SERVILIO - Eh, come la prendi seria per una che s fatta sbat-tere da...
Q. CURIO - Non ti permetto...
(Entra Sempronia, una donna non pi giovanissima ma ancora bella)
SEMPRONIA - Salve a tutti.
M. LECA - Salute anche a te, Sempronia.
SERVILIO - Come sta la nostra bellissima?
SEMPRONIA - Io sto bene se tu stai bene. E Quinto Curio che sta male, mi pare.
Q. CURIO - S, e sto ancora pi male quando vedo una femmina che pretende il
posto dei maschi... Ma andate a tessere coperte invece di complotti, ch
qualche risultato almeno ci sarebbe!
SEMPRONIA - Andate a cicalare con le serve, donne, poi pro-fumatevi e aspettate
il vostro maschione che delle volte vi sbatte sul letto e vi scopa se fate le
brave anche due volte. (fingendo lorgasmo) Ah!... Aaaah!...
Q. CURIO - Ma, Leca mio, cos che capisce la rivoluzione, questa qui?
SEMPRONIA - E tu, cos che capisci le donne, Quinto Curio?
SERVILIO - Modestamente le donne sono il suo pane quotidia-no, vero, Quinto
Curio?
Q. CURIO - Dovreste avere tanti denti quante ne ho conosciute io, di belle
femmine! Ti ho raccontato di quella volta...
SERVILIO - Eeeeh!
Q. CURIO - Ma se non sai a che riguardo sto parlando come fai a dire eh?
SERVILIO - Sicuro che lo so. Non stai raccontando delle due lavandaie?
Q. CURIO - Ma quali lavandaie! Io di lavandaie ho conosciuto solo quelle che
bazzicavano casa mia. E che non potevo toccare neppure con un dito perch la
mia signora...
SEMPRONIA - Perch non racconti come mai ti hanno cacciato dal senato, invece.
Q. CURIO - Senti, lingua tagliente, sai bene che quelli volevano una scusa per
sbarazzarsi di un sovversivo come Quinto Curio, altro che balle! E tu, invece,
che hai fatto per la rivoluzione? A-vanti, io ho perso il posto, ma tu cosa hai
perso?
SEMPRONIA - A una che fa la puttana per finanziare la causa hai la facciatosta
di chiedere...
Q. CURIO - Ha! scopare e guadagnare, che bel sacrificio!
M. LECA - Ecco che arriva il giovane Macro...
Q. CURIO - Boh, giovane!...
SERVILIO - Quello non ha ventanni, oh!...
Q. CURIO - Che esperienza deve avere un riformato che se la prende sempre coi
militari!...
SERVILIO - Perch un pacifista, non perch lhanno riforma-to!...
MACRO - (entrando e andando a stringere la mano a M. Leca) E perch i soldati
son fatti concime dei latifondi altrui! - Salve Marco Leca. Sempre in gamba il
nostro Servilio?
SERVILIO - Senza denti ma in gamba, diamine.
MACRO - (va da Sempronia e le d un bacetto sulle labbra) Sei bellissima - (a
Q. Curio) E salute anche al pi vecchio don-naiolo di Roma.
Q. CURIO - Vecchio lo dici a quel rincoglionito di tuo padre, ca-ro il nostro
Macro! Eh?!
SEMPRONIA - Puntualizziamo, di mezzet.
Q. CURIO - Guarda, se tu non fossi quella che sei la dimostra-zione te la darei
seduta stante! Quandero militare...
MACRO - A proposito di militari, sto tirando fuori una ballata per le legioni
che unopera darte. (tirando dalle tasche un ro-tolo) Volete sentire?
SERVILIO - Diamine!...
Q. CURIO - Con tutte le cose che stasera bollono in pentola dobbiamo sentire le
cazzate che ti passano per la testa?
SEMPRONIA - Io voglio sentire, io!...
Q. CURIO - Allora facciamo a maggioranza.
SERVILIO - Su la mano... Uno, due, tre contro uno, lospite si astiene. Hai
perso.
M. LECA - (a Q. Curio) Sai, giusto per ingannare il tempo.
Q. CURIO - Boh, se cos!...
SERVILIO - Coraggio, Macro, fiato al gargarozzo.
MACRO - Accetto le critiche... state a sentire... una canzone corale,
trascinante... comincia cos...
O soldato che sfili in parata
con negli occhi la grande illusione
canta invece la nostra canzone
che taiuta a meglio soffrir,
canta invece la nostra canzone
che taiuta a meglio morir...
Non entusiasmante? ve limmaginate, voi, cantata da tutti i soldati in
marcia?
M. LECA - Per la verit, mi sembra orecchiabile.
MACRO - Certo, devessere orecchiabile se vogliamo che entri nella zucca dei
soldati. Quando tutti la canteranno - e la cante-ranno! - saremo a buon
punto... Ma sentite il resto:
In questa terra
diseredata
morte alla nobile
stirpe dannata...
Q. CURIO - Eh no! eh no! Che facciamo, ora, uccidiamo il pa-triziato? Abbasso
si pu dire abbasso, ma morte!...
SEMPRONIA - Quinto Curio, metaforicamente parlando...
Q. CURIO - Tu parla come scopi, se vuoi parlare con me! (a Macro) Fuori dalle
palle, questo s, ma morte...
MACRO - Lasciami finire...
Viva il lavoro
delloperaio
sempre sfruttato
dallusuraio...
SERVILIO - Bravo! bravo! questo mi piace!
MACRO - A questo punto si riattacca con la seconda strofa:
O soldato che vai alla guerra
con nel cuore la disperazione
scaglia forte la maledizione
sul padrone rimasto a ingrassar,
manda tutte le maledizioni
al padrone a casa a ingrassare...
SERVILIO - Bellissimo!
MACRO - E qui di nuovo il ritornello, tutta la legione insieme:
Vogliamo lotta
non rassegnazione
infine la giustizia
non uninvenzione...
Per non mi soddisfa... non so... dite voi....
Viva il popolo
angariato
guerra ai nemici...
Ecco, qua la musa mi ha abbandonato... Mi serve una parola in rima...Guerra ai
nemici s, ma come, come dire!...
SERVILIO - Della plebe.
MACRO - Giustissimo, ma non c rima in ato.
SERVILIO - Della plebe sfruttata, sputtanata.
MACRO - Non pu essere. Quinto Curio, inventa una parola che finisce in ato.
Q. CURIO - Castrato!
SEMPRONIA - Oh Quinto Curio!...
Q. CURIO - Eh, perch, non giusto che il popolo castrato? castrato dei suoi
diritti pi sacri?
MACRO - Ma non puoi dire: guerra ai nemici del castrato, an-diamo!...
SEMPRONIA - Eppoi uno che castrato impotente, Quinto Curio. Tu che sei
popolo, ti senti impotente?
Q. CURIO - Se tu non fossi quella puttana che sei...
SERVILIO - Quinto Curio, non mi sputacchiare in faccia quando parli!...
SEMPRONIA - E non sai che piacere se tintrappola nei suoi a-frori.
Q. CURIO - Io non puzzo, io mi lavo, io!...
SERVILIO - Risponde a verit, lho visto io che si lavava la bocca col vino
(imitando uno che prende un bicchiere, beve un sorso, chiude le labbra e gonfia
ritmicamente prima una guancia e poi laltra, infine deglutisce) e dopo che ha
mandato gi il vi-no, immediato arriva su il rutto (imita un rutto)...
Q. CURIO - Lo vedi Marco Leca che mi vogliono prendere per il culo? Io mi
dimentico di essere un ospite e metto mano al brando (sguaina la spada), se non
mi chiedono scusa come si deve. A-vanti, sdentato, comincia tu!
SERVILIO - Tu mi chiami sdentato e io devo chiederti scusa?
Q. CURIO - E tu mhai detto che puzzo.
SERVILIO - Io tho detto che rutti.
M. LECA - Via, non mi pare unoffesa!...
Q. CURIO - Non lhai sentito, Marco Leca? Mha detto che il mio rutto puzza!
SEMPRONIA - Il rutto di Quinto Curio odora di gelsomino.
Q. CURIO - Non cercare di calmare la mia rabbia, tu, con le tue chiacchiere,
ora quello mi deve chiedere perdono, se vuole cam-pare.
SERVILIO - (afferrando uno spiedo, con tono sempre sfottente) Meglio morire da
romano che chiedere perdono a un trombone come te!
Q. CURIO - E insiste, anche, lo stronzo!
(Comincia una parodia di duello tra il grosso Quinto Curio e lo smilzo
Servilio, il quale dimostra unagilit straordinaria, da sal-timbanco, intesa
pi a evitare che attaccare lavversario, che a sua volta si muove pesantemente
in giro per tutto il palcoscenico)
SERVILIO - Vorresti ammazzare un compagno?
Q. CURIO - Voglio ammazzare una piattola, non un compagno!
SERVILIO - Allora datti una piattonata sulle palle, cos invece di una ne
ammazzi dieci.
Q. CURIO - Non girare... e non girare cos ch mi fai girare le balle!...
MACRO - Forza Servilio, siamo tutti con te!
SEMPRONIA - Non tutti, io sto dalla parte dei deboli.
Q. CURIO - Tu, femmina di una vipera, statti zitta... (a Servilio) Ma non
scappare... ma non scappare...
SERVILIO - Ti pesa la pancia, Quinto Curio?
Q. CURIO - Mi pesano i coglioni, moribondo fottuto!
SEMPRONIA - Quinto Curio ha lernia?
Q. CURIO - Tu non parlare, brutta puttana, ch con la scusa del-la rivoluzione
te la godi la tua passera, te la godi!
MACRO - Bucalo, Servilio, che se ne fa la rivoluzione di un Quinto Curio con
lernia?
SEMPRONIA - Risparmia i deboli, Servilio, abbi piet degli sfiatati?
Q. CURIO - Castronerie, castronerie di un riformato e di una troia... (a
Servilio) Fermati, tu, se sei un uomo... E fermati, cazzo!
(Servilio indietreggiando inciampa e cade; Quinto Curio gli so-pra e gli
punta la spada al basso ventre)
SERVILIO - Alt, profanatore dei miei coglioni, approfitti che sono pi vecchio
di te?
Q. CURIO - Marco Leca, in qualit di padrone di casa, pronun-ciati, che devo
fare con questo? pollice verso?
M. LECA - (distratto da altro) Guardate, sta passando uno stor-mo di corvi...
Volano stanchi... brutto segno... Oh, s, proprio un cattivo presagio...
Q. CURIO - Lascia perdere quei cazzi di corvi, ora, ma questo qui lo trapasso o
faccio il generoso?!
MACRO - (declamando, sempre in tono canzonatorio)
O magnanimo Quinto Curio
il segnale dei corvi lampante
abbandona questessere spurio
al giudizio di Giove tonante...
SEMPRONIA - E bravo il nostro Quinto Curio immortalato an-che dalla poesia!...
Q. CURIO - (implorante) Insomma, si pu sapere che devo fa-re?!
SERVILIO - Fai il tuo dovere, bucami la vescica, cos ho il pia-cere di morire
pisciandoti in faccia.
Q. CURIO - Ma lo sentite? ma come questo qui c un altro fes-so fottuto in
tutta Roma?
M. LECA - Arrivano... Finalmente arrivano i nostri amici. En-triamo.
Q. CURIO - (a Servilio, che si rialza) Beh... poi facciamo i con-ti, malalingua
senza n arte n parte!
SERVILIO - Per ammetti che se non cascavo...
Q. CURIO - (disperato, batte la testa contro il muro) No! No! Non
possibile!...
(Entrano in casa. Ad essi si aggiungono gli altri congiurati, che dopo lo
scambio di saluti, prendono posto a sedere su triclini e sgabelli, oppure
restano in piedi addossati alle pareti. Nel silenzio generale)
LENTULO - Amici...
Q. CURIO - Silenzio, parla Lentulo.
LENTULO - Compagni, voi sapete che il nostro Catilina stret-tamente
sorvegliato e una seconda nostra riunione a casa sua a-vrebbe portato a
sospetti sempre pi consistenti e pericolosi.
L. BESTIA - Com vero che le orecchie sono tante qui a Roma e le lingue a
muoversi per qualche spicciolo molte di pi.
Q. CURIO - O Lentulo, dammi lincarico di scoprire gli spioni e io...
LENTULO - Questa forse lultima riunione prima di passare allazione...
CETEGO - Era ora!...
LENTULO - Lora della morte o della vita; e se morendo si vive, meglio morire
che vivere mille volte da morti.
Q. CURIO - Cosha detto?
MACRO - Di stare zitto.
LENTULO - Per ripristinare gli antichi diritti siamo costretti alla
clandestinit dallarroganza dei potenti, pronti a impiccarci per la salute
delle istituzioni repubblicane. E il popolo? e il popolo?
L. BESTIA - Come tribuno della plebe, scusami tanto, so per e-sperienza che non
difficile convincere le masse che quello che vogliamo noi soltanto di
abbattere lattuale cricca al potere...
CETEGO - Il popolo bue, credetemi, non capisce i vostri di-scorsi.
L. BESTIA - Se facciamo i filosofi, no, ma se parliamo con ri-forme che
emancipino dalla povert e dallignoranza...
STATILIO - Ci vuole un programma politico ben chiaro che noi ancora non
abbiamo. Parliamo di emancipazione, di democrazia, di libert, di giustizia
sociale e chi pi ne ha pi ne metta, ma queste sono parole che provocano
applausi passeggeri, non fatti politici!
CETEGO -. Quale popolano disposto a impugnare la spada e rischiare la vita
per la democrazia? o per lemancipazione delle masse, come dite voi? (con
sarcasmo) Le masse! A quelle basta un bicchiere di vino annacquato per cambiare
parere, altro che grandi ideali!...
STATILIO - Cetego ha ragione e sarebbe ora di sganciare le masse dalle proprie
emozioni e indirizzarle a razionalizzare i rea-li bisogni della gente e ad
analizzare le sovrastrutture socio-culturali...
CETEGO - Bravi, continuate cos e sarete costretti, come ai tempi della
congiura di Pisone, ad arruolare uomini da nulla, spiantati senza idee solo per
far numero e intimorire i nostri ne-mici...
Q. CURIO - Ben detto, o Cetego!
LENTULO - Facciamo capire che la Repubblica caduta di di-ritto e di fatto in
mano di pochi potenti, e che noialtri tutti siamo diventati volgo a cui vanno
solo processi, ripulse, condanne e miseria.
SERVILIO - E disoccupazione!
LENTULO - Quale uomo di animo virile pu tollerare...
Q. CURIO - Nessuno, Lentulo, nessuno!
LENTULO - ...Che essi affoghino nel danaro, che sprofondino nellinterrare il
mare e nello spianar le montagne, mentre a noi perfino il necessario manca?
(declamando sempre con pi enfa-si) Che essi costruiscano due o pi case alla
volta mentre noi non abbiamo neppure un tetto? Per quanto comprino quadri,
statue, terreni pubblici, cavalli, demoliscano palazzi per costruirne altri,
insomma in ogni modo sperperino e sciupino il denaro, pure con tutti i loro
capricci non possono dar fondo ai loro tesori. Mentre noi abbiamo la miseria in
casa e, fuori, i debiti: triste il presente, molto pi duro lavvenire: infine,
che altro ci resta se non quel po di respiro?
Q. CURIO - (applaudendo con entusiasmo) Togliamolo a loro, il respiro!
CETEGO - Parli bene, o Lentulo, ma il mio pugnale parlerebbe meglio.
MARCIO - Morte ai consoli!
L. BESTIA - Amici, occorre soltanto stabilire dove sferrare il colpo decisivo:
nel ventre molle o direttamente al cervello dello Stato?
M. LECA - Mi permesso esprimere un parere?
LENTULO - Anzi, Marco Leca, te lo chiediamo.
M. LECA - Sono vecchio, e i miei occhi non sono pi buoni co-me una volta. Le
ombre che si agitano intorno a me spesso mi riescono indecifrabili. Voi siete
giovani, coraggiosi, forti, affron-tate i rischi con maggior animo di quanto
possa un vecchio come me. Ma siate prudenti... Se Roma in campo aperto ha
sgominato ben altri avversari, non avr ragione anche delle nostre disperse
forze?
LENTULO - Se per questo, anche Catilina pensa che sarebbe un suicidio
affrontare gli eserciti consolari sul campo quando Sarto-rio, con la
guerriglia, li ha tenuti in scacco per un decennio.
M. LECA - Inoltre non possiamo dimenticarci lesercito di Pom-peo, che prima o
poi ritorner in Italia.
L.BESTIA - Quello s che bisogna associarlo alla nostra causa, se non vogliamo
la disfatta totale.
SEMPRONIA - (come per alleviare la tensione) A Pompeo, gli andranno incontro le
mie tette che quand il caso sanno essere convincenti!...
MACRO - Purtroppo ci vuole ben altro che la bellezza di Sem-pronia con un
guerrafondaio come quello.
M. LECA - Eppoi, ci occorre del tempo.
LENTULO - Ecco il punto, quindi: agire prima che torni Pom-peo, o attendere gli
sviluppi degli eventi?
(Entra Caio Giulio Cesare, accompagnato da un servo)
CESARE - Salve, amici, salute a tutti.
LENTULO - Salve, nobile Cesare; cominciavamo a temere per la tua assenza.
CESARE - Scusatemi, ma ho voluto parlare prima con Marco Crasso, e il colloquio
si protratto pi a lungo del previsto, ma perlomeno con validi risultati.
M. LECA - Vuol dire che non avremo problemi finanziari?
CESARE - Certo che no, se le cose non andranno per le lunghe. Come tutti i
ricchi, anche Crasso tiene ai suoi capitali e quando li investe non vuole
correre i rischi del lungo termine.
LENTULO - Quindi il danaro per le armi ci sarebbe.
CESARE - E abbondante, direi.
SEMPRONIA - Menomale, finalmente posso prendermi un pe-riodo di riposo.
Q. CURIO - Ha parlato utero stracco.
SEMPRONIA - E ha risposto piffero scordato.
Q. CURIO - Non alluderai per caso...
LENTULO - Per cortesia!...
MACRO - (a Lentulo, indicando Sempronia) Non gliene lascia passare una!...
LENTULO - Focalizziamo la nostra attenzione sullelemento addotto da Caio
Cesare e chiediamoci: dove ci porta? Mi sbaglio o la direzione sarebbe gi
segnata?
L. BESTIA - Per convincere basta leloquenza, ma per vincere?.
CETEGO - Agire, agire rapidamente e avremo vinto almeno a met.
M. LECA - Il problema laltra met se avremo limprudenza di affrontare gli
eserciti consolari in campo aperto.
CESARE - Marco Leca, stai decisamente invecchiando. (Con convinzione, rivolto a
tutti) Avete mai visto la lotta di un serpen-te e di una mangusta? A chi la
battaglia non sembrerebbe impa-ri? Eppure quel piccolo mustelide alla fine
addenta il serpente al-la testa e lo uccide.
CETEGO - Colpiremo anche noi alla testa, rapidi e violenti. Co-sa mai faranno
le legioni senza un capo?
M. LECA - Non sar sufficiente a fermare migliaia di soldati ai quali siano
stati promessi i nostri beni.
L. BESTIA - Macro, a che punto la propaganda nella truppa?
MACRO - Temono le punizioni, ma direi che non pochi sareb-bero con noi.
L. BESTIA - Promettere pi di quanto possano mantenere i con-soli, se vogliamo
fiaccare le legioni.
CESARE - Alla prima battaglia i soldati passeranno dalla parte del vincitore,
la regola!
LENTULO - Io non so... Catilina pensa che sarebbe meglio pa-zientare per tutto
linverno, che ormai alle porte, e intanto con imboscate e colpi di mano
molestare assiduamente il nemico per gettarlo nello scoramento. Anche il morale
ha la sua importanza.
M. LECA - Anchio sono del parere che occorra prudenza. Mol-ta prudenza.
LENTULO - Se scendiamo in campo ora, rischiamo grosso, se invece
temporeggiamo...
CESARE - Ora, ora frastornati i senatori stanno a guardarsi in faccia, non alla
fine dellinverno, quando, superato lo sgomento, potranno organizzarsi e con
laiuto di Gneo Pompeo parare age-volmente i colpi. Voi sapete che Marco Tullio
Cicerone potr avere la vista corta e lintelligenza politica di una capra, ma
nellarte oratoria non secondo a nessuno. Se quelluomo si para sui rostri,
riuscir a elettrizzare tutta Roma e trascinarsela dietro. Per impedirglielo
bisogna fare una cosa sola: attaccarlo!
STATILIO - Spesso, nella vita di un uomo, vi sono dei momenti in cui riesce
impossibile accordarsi con la ragione e rintuzzare secoli di rabbia repressa.
Forse questo non il momento pi op-portuno, come alcuni di noi sostengono, ma
mia opinione che sar ben difficile trovarne senza che non ci siano pericoli
da cor-rere.
L. BESTIA - Accettiamo i rischi, dunque, e sfruttiamo la con-giuntura
favorevole.
CONGIURATI A DESTRA - Viva Catilina!
CONGIURATI A SINISTRA - Viva la rivoluzione!
(Pausa lunga)
LENTULO - E va bene, proporr di attaccare. Attaccheremo dallesterno da tutte
le direzioni, ma intanto Roma dovr esplo-dere. Dividiamo la citt in dodici
quartieri, e in ognuno di questi uno dei capi, o di pi se necessario, semini
malcontento tra la popolazione, del resto assai sensibile alle promesse di ci
che le spetta.
SERVILIO - Labolizione dei debiti, o Lentulo, labolizione dei debiti per noi
poveri disgraziati che attendiamo con trepidazione le Idi del mese.
L. BESTIA - S, ma solo parziale se vogliano trarre dalla nostra anche la
frangia dei piccoli creditori, che non rinuncerebbero vo-lentieri ai loro
denari.
M. LECA - Questo giusto.
SERVILIO - Eeeh, giusto! giusto!...
LENTULO - Non abbiate, amici, una visione troppo personale della nostra lotta.
Linteresse generale esige...
Q. CURIO - Scusami tanto, Lentulo Sura, ma anche linteresse nostro, di noi che
mettiamo il culo in pericolo, lo vogliamo fare o dobbiamo svenarci per quei
quattro scalzacani che quando pas-si neppure ti salutano?
LENTULO - Abbiamo bisogno di spade, e dietro ogni spada ci devessere una mano,
non importa di chi... Per quanto invece ri-guarda i ricchi, i veri potenti,
bisogna confiscare i loro beni e scacciarli dalla citt.. Coi loro latifondi
potremo soddisfare mi-gliaia di contadini che attendono un pezzo di terra ora
insperato.
L. BESTIA - La sorpresa accrescer la riconoscenza.
CESARE - Idea valida, senza dubbio, ma incompleta a mio avvi-so. Che faranno i
patrizi in esilio? Uno o dieci o cento non ci da-rebbero alcun fastidio, ma
mille capitalisti sono una forza stori-ca. Staremo sulle spine finch avremo
respiro.
M. LECA - Caio Cesare cosa suggerisce?
CESARE - Distruggerli! distruggerli, perdio! Se non volete unaltra guerra
civile dovete seguire lunica via che la storia ci indica: lannientamento dei
vostri nemici!
M. LECA - Ma orribile! ma orribile!...
LENTULO - Noi non possiamo massacrare migliaia di persone, o Cesare; il fiume
di sangue che scorrerebbe per le strade di Ro-ma aprirebbe tra noi e gli altri
un baratro, un baratro in cui preci-piteremmo tutti, vincitori e vinti.
L.BESTIA - Sarebbe una carneficina politicamente controprodu-cente, Cesare. Al
massimo potremo mandare in galera i pi te-mibili ed esiliare gli altri meno
pericolosi. Questo s che si po-trebbe fare.
CESARE - Catilina il capo, Catilina decida. Io sono un simpa-tizzante
esterno, se almeno cos vorrete accettarmi, e non corro grossi rischi. Alla fin
fine, che potranno dirmi? O Cesare, tu eri dalla loro parte! Ma se chieder le
prove, non troveranno un ap-piglio neppure per una debole censura pubblica. La
mia famiglia nobile, ricca, e la ricca aristocrazia non la tocca, lo sapete
bene. I processi indiziari potranno funzionare contro cittadini innocenti come
lamico Servilio...
SERVILIO - A chi lo dici, o Cesare!...
CESARE - O se ben ricordo per uno come Quinto Curio...
Q. CURIO - Ph, senato schifo!
CESARE - Ma per uno come me, o come Marco Crasso, o come sarebbe per voi
stessi, amici, se i vostri beni non fossero ridotti al lumicino, quale processo
potranno intentare? E se pure istruis-sero un processo, con quale condanna si
potrebbe concludere? Si pu condannare alla fustigazione il debitore
insolvente...
SERVILIO - Cesare parla bene!
CESARE - (parlando modula sapientemente il tono della voce) ...O alla galera il
viandante che rubacchia qualcosa per sfamarsi; oppure il padre di famiglia che
raccoglie nel latifondo del poten-te vicino una manciata di legna per
scaldarsi. Ma noi, amici miei, cosa dobbiamo temere dalla legge? Ecco dunque il
concetto: se la congiura sar repressa, non io, ma voi sarete giustiziati,
quindi bisogna vincere. Non esistono alternative: vincere! Ricordatevi di
Silla, che morto nel suo letto proprio perch non ebbe scru-poli quando
compilava le liste di proscrizione... E Catilina que-sto lo sa bene. Quanti
cittadini sono stati trucidati? Migliaia e migliaia, se memoria non inganna.
Perch non ve lo fate ripetere da Catilina? Per le vie dItalia si era aperta
una caccia spietata, in un bagno di sangue. I suoi nemici la sera andavano a
dormire col terrore di non svegliarsi mai pi, Roma tremava, ma obbediva, e
quando tutti gli avversari furono eliminati, Silla regn. Non questo che
vuole Catilina?
LENTULO - Catilina vuole la rivoluzione, non il massacro dei padri, Caio
Cesare. Catilina non vuole regnare, comunque non su un cimitero.
CESARE - Allora Catilina non regner neppure a casa sua, o Lentulo!
LENTULO - Confesso che le tue parole riescono a suggestiona-re, dal momento che
sembra corrano nel senso della storia. Ora per si cambia, e la lotta non dovr
necessariamente spargere i lastricati di cadaveri. Vogliamo la partecipazione
di tutti i citta-dini alla nuova repubblica veramente democratica. Pericle
dAtene non grande per questo?
CESARE - Altri tempi! altre situazioni! Non potete prendere a prestito la
politica di Pericle in un villaggio come Atene con quella della Repubblica
romana!
LENTULO - Caio Cesare, tu hai bene assimilato la lezione della storia passata,
ma uno stato fondato sulla forza e sul delitto e sullinteresse di pochi ha
breve vita. vero, Silla morto nel suo letto, ma lopera politica di Silla
si disfatta insieme al suo cor-po. Noi invece vogliamo costruire nella
giustizia sociale, vo-gliamo che i nostri nomi non evochino lemuri insanguinati
doltretomba, vogliamo dai nostri nipoti rispetto, non maledizio-ni. Catilina
non sar immortalato per i suoi delitti.
CESARE - Catilina invece non vivr, n per il bene, n per il male: sar
semplicemente dimenticato, perch non conosce la natura degli uomini. Avete
scrupolo dincendiare quattro cata-pecchie...
LENTULO - Ma se gli bruciamo le case, se distruggiamo i suoi miseri beni, quel
popolo atterrito dal fuoco e dalla strage non si rivolter contro di noi?
CESARE - No! no! no, se considerate che la plebe nel profondo brama le novit
sulla pelle degli altri! Che volete che gliene fre-ghi al plebeo che veda
bruciare la casa del suo dirimpettaio se non ha il vento contrario?
M. LECA - Ma le stragi...
CESARE - Le stragi!... Rifuggite dal sangue perch ritenete che sulla forza
nulla potr essere edificato che duri nel tempo... E ci ti fa onore, Marco
Leca, e mostri di essere un uomo buono e ge-neroso. Ma questo, amici, non il
mestiere dei poeti e dei filoso-fi, ma dei politici. Lanimo sensibile e
femminile di Sempronia potrebbe, e dovrebbe!, inorridire davanti a un migliaio
di morti, ma non quello di Catilina, aspirante al governo dello stato. Se vuole
ottenere il potere, se vuole edificare il suo ideale, ch que-sto il fine,
che buono, deve essere duro e impietoso coi suoi nemici, e metterli per
sempre nellimpossibilit di nuocere. Ales-sandro il Macedone conquist il
mondo, e non con la piet. Pri-ma Tebe, poi Mileto, poi ancora Tiro e infine
Persepoli, citt grandi e piccole, tutte furono prese saccheggiate incendiate
rase al suolo! e gli abitanti superstiti, rei solo di aver difeso la loro
patria, fustigati, sferzati a sangue, venduti, impiccati, massacrati, tutti,
compresi donne, vecchi e bambini. E Alessandro fu detto il Grande!... Non vi
basta? Mentre in India faceva sterminare i pa-cifisti soltanto perch
predicavano il disprezzo della gloria e del-la ricchezza e si macchiava di
genocidio gratuito, qua e l per il vasto impero si edificavano citt col suo
nome, si innalzavano templi agli dei, gli stesso era fatto un dio! E a te,
Marco Leca; e a te, Lentulo Sura; e a voi tutti piange il cuore per dover
incendiare quattro baracche? Se cos , io mi ritiro. Non ho intenzione di
pagare, neppure in dicerie, senza neanche tentare. Catilina buono, Catilina
saggio, ma la sua bont e la sua filosofia lo tra-scineranno alla rovina,
insieme ai compagni. Vi compiango, a-mici miei, ma non posso altro. Se mutate
parere, e di ci sono certo, fate che io lo sappia: in Caio Cesare avrete un
amico e un sostenitore convinto. Addio.
(Cesare esce. Silenzio)
STATILIO - Stavo riflettendo che in fondo anche il grande Ales-sandro ha
costruito un impero di carta.
CETEGO - Per lha costruito!...
SERVILIO - Per conto mio Cesare aveva ragione.
MARCIO - Del resto, Lentulo, perch rischiare?
L. BESTIA - Perch illudersi che si possa fare la rivoluzione sul velluto? Chi
ha il potere se lo tiene stretto, e non cos pazzo da regalarlo a nessuno, se
nessuno se lo prende con la forza.
CETEGO - A Roma, quando i nostri padri han voluto conqui-starci un diritto,
hanno dovuto lottare, e spargere lacrime e san-gue, e uccidere ed essere
uccisi!
L. BESTIA - Lentulo, Cesare non ha torto, mi pare. Se decidia-mo di colpire,
occorre colpire in profondit, e non dar tempo ai nemici di leccarsi le ferite.
Meglio che la citt pianga mille morti tutti insieme che un morto alla volta
per mille giorni.
SEMPRONIA - Cosa abbiamo ottenuto con la cosiddetta legalit repubblicana?
CETEGO - I mostri si uccidono col ferro, non con le parole!
L. BESTIA - Cosa conclude Lentulo Sura?
LENTULO - (pausa) Gi... che fare? Lidea che bisogna atten-dere gli sviluppi
degli eventi, e profittare di un momento miglio-re, vedo che non trova molti
consensi...
M. LECA - Il volo dei corvi, o Lentulo, sta stravolgendo le no-stre decisioni!
LENTULO - No, Marco Leca, il volo dei corvi non pu descri-vere il destino
degli uomini, che in verit nascosto nei meandri della nostra mente; nostre
sono le scelte, nostre le vittorie o no-stre le sconfitte. Che fare, dunque?
Ora i nostri nemici si sono mobilitati, ora s fatta la leva dei soldati, ora
dichiarato lo sta-to dassedio, ora Cicerone nominato dittatore: e un uomo
che ambisce al titolo di padre della patria non esiterebbe a farci stri-tolare
dallesercito. Chi non sa che quando un miserabile si schiera dalla parte dei
potenti diventa pi feroce dei potenti stes-si? Agli straccioni non bisogna
poter rimproverare niente, se vo-gliono far carriera! lui che temo, pi di
quei quattro vecchi che siedono in senato.
MACRO - E allora si uccida Cicerone!
CETEGO - E tutti i leccaculo che gli stanno attorno!
SERVILIO - Strappiamo i denti al capitalismo!
Q. CURIO - Sentite, m venuta unidea... secondo me buona, anzi ottima...
State a sentire, mi sentite? posso parlare?
SEMPRONIA - per questo che facciamo la rivoluzione, perch tutti, di
qualsiasi levatura intellettuale, abbiano il diritto di parla-re... o Quinto
Curio!...
Q. CURIO - Non che tu, da come dici le cose...
SERVILIO - (serioso, con enfasi) Silenzio, parla Quinto Curio!
Q. CURIO - Ti sei scordato, tu, la lezione di poco fa?
GABINIO - (a Quinto Curio, con impazienza) Allora, si pu sa-pere qual sta
cazza didea che t venuta?
Q. CURIO - Dicevo... pensavo... al posto di... ehm... Vi ricordate di quelle
mogli greche che fecero lo sciopero contro i loro mari-ti? Non sarebbe
meglio... unidea come unaltra, giusto?
GABINIO - Giusto, ma parla!
Q. CURIO - Perch non fare, noi, che le mogli di quei cornuti non li uccidano
nel letto matrimoniale? eh? che ne dite?
SEMPRONIA - Diciamo che resterebbero le vedove da consola-re, vero Quinto
Curio?!...
Q. CURIO - Non dicevo per me, ma per non far correre inutili pericoli alla
nostra gloriosa rivoluzione, se vuoi saperlo, tu che hai sempre da ridire...
LENTULO - Amici, per favore, ogni tanto sorridere allenta i muscoli del cuore e
conserva la salute della mente, ma Catilina sta aspettando i risultati della
nostra riunione. Tutti daccordo sullabolizione parziale dei debiti?
SERVILIO - Io no!
MACRO - Non stare in pensiero, Servilio, vuol dire che faremo qualche
eccezione.
STATILIO - Fidati dei politici, che fanno credere bianco il nero mentre
proclamano che il bianco bianco e non pu essere nero.
Q. CURIO - Ritorner senatore, Lentulo Sura?
STATILIO - Non sai che la rivoluzione divora i suoi figli, Quin-to Curio?
Q. CURIO - S, ma...
LENTULO - Quanto alla proscrizione dei ricchi io sono daccordo, purch non si
sparga sangue a Roma; resto del parere - e forse dovr rammaricarmene - che non
dobbiamo fondare la nuova repubblica sul delitto e sul terrore. Se si esige la
morte del dittatore - come qualcuno dice e Catilina ne conviene - muoia il
dittatore. Tu, Cetego, e tu, Marcio, siete incaricati di studiare e attuare il
piano dellesecuzione...
CETEGO - Domani o dopo sar tutto finito.
LENTULO - Io mi occuper dei punti strategici della citt, men-tre le vie
daccesso saranno bloccate dalle nostre truppe dEtruria, del Piceno,
dellApulia, della Campania, secondo quanto convenuto con gli ufficiali dalla
nostra parte. (Indicando stancamente Lucio Bestia) Invece al nostro Lucio, come
tribuno della plebe, non sar difficile incitare la folla a invadere il
sena-to, ma... (sottolineando) ma nessuno venga ucciso, anzi dir di pi: a
nessuno venga torto un capello. Un martire basta, se gi non di troppo. (A
Macro, rapidamente) Macro, tu continuerai la propaganda nellesercito. Ogni
graduato o semplice soldato che si schieri dalla parte giusta un tratto di
filo che si aggiunge allordito... Statilio e Gabinio si preoccupino di
incendiare le preture - quelle s, per tutte le ingiurie che vi sono state
pronun-ciate in nome del popolo romano. Marco Fulvio Nobiliore e Caio Cornelio
invece neutralizzeranno i posti di polizia, che si trovano (indicando su una
carta) qua... qua... e qua. Bisogna poi scredi-tare lautorit del Pontefice
Massimo, e di questo si occuper la nostra Sempronia con la collaborazione
dellamica Claudia. I particolari saranno discussi nella prossima riunione, se
siete daccordo. Il giorno e lora dellattacco li decider Catilina in
persona. Tenetevi pronti, e state sani.
Q. CURIO - E io, Lentulo, cosa devo fare, io?
GABINIO - Tu, Quinto Curio, bazzica barbieri e casini per an-nusare gli umori
del popolo.
Q. CURIO - Servizi segreti? eh?
SEMPRONIA - Servizi incasinati.
M. LECA - Amici, propongo un brindisi benauguarale.
CETEGO - Mesciamo il nostro sangue col vino, e suggelliamo degnamente il nostro
patto.
MARCIO - Pronto il pugnale.
CETEGO - Questo il mio braccio.
(Tutti gli altri, ultimo il titubante Q. Curio, offrono il braccio a Lentulo.
Egli incide la carne e fa cadere qualche goccia di sangue in una caraffa da
vino. Quindi M. Leca mesce e distribuisce le taz-ze. Brindano)
LENTULO - Viva Catilina!
CONGIURATI - Morte! rivoluzione! terrore del padrone!
Consoli! senatori! nemici affamatori!
Questori! pubblicani! ci prudono le mani!
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2
In una villetta alla periferia di Roma, la mattina del 7 nov. 63
Q. CURIO - Tu, annunciami alla tua padrona!
SCHIAVA - Ipso facto, signore, ma la mia padrona dorme anco-ra.
Q. CURIO - Poche balle, svegliala! (La schiava esce) - Belle chiappe che hai,
figlia mia... Dovevi proprio nascere schiava? non potevi essere una donna
libera, magari una matrona, che pi belle di cos non ce ne sarebbe? Macch,
per tutti gli dei dellOlimpo, Venere esclusa, a Roma le matrone o sono racchie
e rinsecchite oppure sono grasse e pelose, che anche per una scopatina ci vuole
stomaco... E se riesci a trovare una bella don-na sempre una miserabile
schiava venuta chiss da dove!... Ci sarebbe una via di mezzo, e sono le
puttane sfondate, ma l biso-gna spendere, e questo a me non mi va. Per deve
venire il gior-no in cui torno senatore, e voglio vedere se qualche bellezza mi
gira il culo pensando che sono attempato e balle di questo gene-re....
(Entra Fulvia, una donna belloccia, sulla quarantina, in disordine. Ha il tic
di schioccare ogni tanto le dita)
FULVIA - Che Mercurio ti porti, dovevi proprio venire a questora a rompermi i
coglioni?
Q. CURIO - Ma mia cara, tu sei una signora. Io, ho i coglioni.
FULVIA - Tu i coglioni ce lhai nella testa, ch quelli tra le gambe li puoi
dare al gatto, se li vuole!...
Q. CURIO - Fulvia mia, tu mi vuoi umiliare davanti a tutti...
FULVIA - Ma che testa di cavolo, mi dici dove sono qui questi tutti?
Q. CURIO - S, s, ma non tadirare, ti prego! ti supplico!...
FULVIA - Mi butti dal letto a questora e poi mi supplichi!?
Q. CURIO - Non verr pi di mattina, ti giuro.
FULVIA - Oh, ma perch sono tanto sfigata!...
Q. CURIO - Fulvia mia, tu non sai quanto invece...
FULVIA - E smettila con questa Fulvia mia, ch mi d ai nervi!
Q. CURIO - Come sono venuto me ne vado, visto che tutto quel-lo che faccio per
te non vale mai niente! Oh!...
(Pausa. Fulvia schiocca le dita ripetutamente, squadrando Q. Cu-rio con aria
sospettosa)
FULVIA - E cos abbiamo fatto la nottata, ah?
Q. CURIO - Si vede?
FULVIA - E si vede s!
Q. CURIO - Cara, non penserai...
FULVIA - Io non penso... io non penso... Io constato, io!...
Q. CURIO - (avvicinandosi per abbracciarla) Ti giuro, o mia gelosona, che per me
esiste soltanto una passerina, la tua!
FULVIA - Fuori, zucca pelata! Se ne va a scaldare il letto delle puttane...
Q. CURIO - Ti assicuro che io...
FULVIA - ...E poi viene a raccontarmi che non ha un sesterzio...
Q. CURIO - vero, sullargomento soldi ...
FULVIA - Sei proprio una zucca pelata!...
Q. CURIO - S, ma per favore, non mi chiamare zucca pelata!...
FULVIA - Ah, povera me! perch, ma perch sono cos sfigata! (piagnucola) Io
aspetto col cuore in tumulto, nuda, sotto le len-zuola... E chi si presenta? La
mia zucca pelata, con una barba da carrettiere... con gli occhi gonfi... Che
puzza di puttana... Oh, come sono sfigata!...
Q. CURIO - Non piangere, dai!, non piangere amore mio, non ti sto mentendo...
Un amante rispettabile devessere sincero collamor suo, se no non sarebbe un
amante rispettabile, magari solo un cornuto di marito, eh!
FULVIA - (recitando, con voce rotta)
Il mio letto si sente solo soletto,
il caldino che fa il ponentino,
ma le nostre membra avvolge la tenbra
mentre il passerotto fa pi-pi di sotto!
Ah, che versi! Ti ricordi quando me li recitasti la prima volta tra i filari
adornati di papaveri? Un satiro eri, un satiro!...
Q. CURIO - E quando ti rincorrevo nei campi davena e ti sus-surravo:
Aspetta che il mio pesciolino
ti prepara un bel brodino!
FULVIA - ...E io ti montavo sulla schiena...
Q. CURIO - E poi ti montavo io... Eccome ti montavo!
FULVIA - (con ostentata collera) Fuori, porco traditore! Fuori!
Q. CURIO - Ma cosa ho fatto io...
FULVIA - Me lo chiedi, anche? Brutta testa pelata, non hai un asse, e te ne vai
a vendere la tua virilit per un sesterzio? Fuori!
Q. CURIO - Ti giuro, mia adorata, che non sono andato a putta-ne. E come potrei
se non ho il becco di un quattrino? Ma Fulvia mia, per quanto ancora? una
settimana? un mese? Presto avr tutti i denari che servono per farti felice...
Ti potr comprare ve-sti di lusso, ti far abitare in una palazzina di marmi
pregiati, ti comprer tutte le schiave... niente schiavi maschi, per, eh? - ma
le schiave pi belle di Grecia s, molto istruite per servirti a pun-tino...
Fulvia cara, sarai la regina di Roma, se tu lo vuoi!...
FULVIA - (sarcastica) Ah! e tu il governatore del favoloso O-riente, vero?
Q. CURIO - Chi lo pu escludere? Chi pu fermare la ruota del-la fortuna se gira
il discorso?... Comunque, a senatore ci arrivo di sicuro!
FULVIA - Ma se ti hanno cacciato, dal senato!...
Q. CURIO - Erano altri tempi, cara mia, e poi tu sei lunica a sa-pere che non
me lo meritavo.
FULVIA - Ah, no?
Q. CURIO - Anche gli altri signori senatori fanno le corna alle mogli per
andare con le ragazze, e una volta che mi sono mosso io!... Io, Quinto Curio,
dovevo essere il capro espiatorio delle magagne altrui! Quel merdoso di censore
voleva far carriera? E Quinto Curio ne ha fatto le spese! La guerra in Africa
andava male? Ed ecco che cercano lo scandalo politico per fare che que-sti
fessi di romani non parlassero dei consoli corrotti dai soldi di Giugurta, ma
di quel brutalone di Quinto Curio... Quinto Curio, senatore a vita, stato
cacciato dal tempio di Giove a calci nel sedere perch una giovane donna...
FULVIA - Ma se era poco pi che una bambina!...
Q. CURIO - Eh bambina! bambina! Lhai tu vista con tutte quel-le mossettine
provocanti? Hai mai sentito come parlava volgarot-ta? Sai come chiamava il
pisellino? eh, lo sai?
FULVIA - So che sei un depravato!
Q. CURIO - Per una carezzina? depravato per qualche carezzi-na?
FULVIA - Per le carezzine tu usi la lingua, ti conosco, brutto porco!
Q. CURIO - Porco! Si fa presto a dire porco! Uno che sincanta davanti a
unopera darte un porco, secondo te?
FULVIA - Un porco con la testa pelata! Ma dico io, le conse-guenze, non le
vedevi? Un uomo, con la tua posizione, rovinarsi la carriera in un battibaleno,
per una ninfetta da borgata, e ora sperare anche che gli stessi senatori che
lhanno processato ...
Q. CURIO - Gli stessi? e chi ti dice che saranno quelli stessi?
FULVIA - Gi! e nellaspettativa che quei bastardi vadano a in-grassare i
cavoli, io che faccio? Guardami come sono sguarnita! Non diadema, n collane o
catenelle intorno al collo, non brac-ciali n anelli... Mi pare di essere una
derelitta, se vado alle pas-seggiate o allo spettacolo, mi sento additare da
tutti: Ecco la ma-trona Fulvia, con la tunica lunga dellanno passato!...
Q. CURIO - Resisti ancora un pochettino, mia cara, e ti prometto e giuro che
fra non molto ti seppellir sotto regali doro e di gemme senza prezzo, ti far
pisciare in un pitale dargento inca-stonato di pietre preziose, ti...
FULVIA - Trippone mio, sento che stai per darmi una grande novit... lo
sento... intuito di femmina non sbaglia...
Q. CURIO - Boh, quale novit ci devessere!... che non si pu andare avanti
cos! Non lo vedi tu stessa? Uno scandalo dietro laltro, magistrati e senatori
sempre pi corrotti e imbranati, i poveri che bollono, i ricchi sempre pi
ingordi, lo stato che non ha soldi, i nobili indebitati fino al collo, il
governo, la salvezza della repubblica affidata a un provinciale sempre in cerca
di glo-ria di soldi e di femmine... Pu continuare cos, secondo te?
FULVIA - Peuh, in Italia!...
Q. CURIO - Eeeeh no! tutto ha un limite, per Ercole! Finalmente c un uomo coi
coglioni grossi cos decisissimo a capovolgere le sorti...
FULVIA - Ecco, lo sapevo, sei diventato anche tu un rivoluzio-nario!
Q. CURIO - (con decisione) No! - (con sussiego) Per, se anche fosse? Non avrei
il diritto, anzi il dovere? Catilina una persona rispettabile, lascialo dire
a uno che un suo amico, ma certe vol-te, che so... dice cose...
FULVIA - Cosa dice il nostro Lucio Sergio Catilina dirriguardoso nei tuoi
confronti? Dimmelo che lo picchio.
Q. CURIO - Sei stata intima anche con lui?!
FULVIA - Intima? Ma non dire balle, ha la sua Orestilla, lui!
Q. CURIO - Ammetto che ha testa, che coraggioso, che parla bene...
FULVIA - Ma vuoi paragonarlo a Marco Tullio Cicerone? Lui s che con un solo
discorso fa tremare tutta Roma e tu, caro il mio testone pelato, se ti sei
messo dalla parte di Catilina, cambia, cambia partito finch sei in tempo.
Q. CURIO - Io sono... il mio partito... Io voglio tornare al mio posto in
senato, con Catilina o senza quel cazzo di Catilina!
FULVIA - Ah, lavevo capito che facevi parte della cricca, sai? Ma per nostra
fortuna ci sono qua io, e con me puoi parlare, ti puoi confidare, ch non dico
niente a nessuno, zitta e mosca... O non hai fiducia nellamore tuo?
Q. CURIO - Oh, da quanto tempo non mi parlavi cos!...
FULVIA - Per forza, mi fai sempre arrabbiare!... Che bisogno c di andare a
donnacce se hai una come me?
Q. CURIO - Ma se tu non ti concedi, io...
FULVIA - (mettendo le mani sui seni) Guarda.
Q. CURIO - Oh, lasciami vedere le mammelle!...
FULVIA - Ti faccio vedere le gambe, dopo invece...
Q. CURIO - Mi accontento delle cosce, che hanno meno peli. Io mi metto qui (si
siede per terra) buono buono mentre tu alzi il sipario sulle tue bianche
cosciotte grassottelle ...
FULVIA - (alzandosi la veste fin sopra il ginocchio) Guarda che bellezza... ti
piacerebbe accarezzarle, eh?
Q. CURIO - Oh met dellanima mia, posso...
FULVIA - Non tavvicinare che ti buschi un calcio in bocca!
Q. CURIO - Scusami, cara, ma avevo capito...
FULVIA - (lasciando ricadere il vestito) Basta cos.
Q. CURIO - (querulo) Ma perch mi lasci sempre a met!...
FULVIA - Ci possono vedere.
Q. CURIO - Se non c nessuno!...
FULVIA - Ci son le serve.
Q. CURIO - Ma se sono femmine anche loro!...
FULVIA - S, ma sono giovani. E io sono la padrona!
Q. CURIO - Mah, non capisco!...
FULVIA - Be, non ti preoccupare, e raccontami invece cosa a-vete deciso
stanotte: quanti siete? quando scoppier la rivolta? - E dai!
Q. CURIO - Mah, visto che sai gi tutto!...
FULVIA - Ma se lo sanno anche i topi delle fogne che quellavanzo di galera
congiura...
Q. CURIO - Tu giurami sugli dei onnipotenti...
FULVIA - Giuro su tutto quello che vuoi, ma parla, cazzarola!
Q. CURIO - Ricordati che hai giurato... Ma, cosa volevi sapere?
FULVIA - Di Catilina, testone mio, di Catilina!
Q. CURIO - Non soltanto lui, dentro ci sono i grossi, non pu fallire.
FULVIA - Gente importante? quanto grossi?
Q. CURIO - Grossi cos... Caio Giulio Cesare, il pi nobile dei nobili ti dice
niente? e Marco Licinio Crasso, il pi ricco dei ric-chi, eh?!. Eppoi ci sono
pi di una dozzina di senatori, tra i mi-gliori di Roma e la colta borghesia...
Marco Fulvio Nobiliore, che tutti conoscono; Lucio Statilio, che parla sempre
male di suo padre arricchito con le commesse di guerra; Caio Cornelio... eh,
quanti! Per non parlare di molti delle colonie e dei municipi, tutti
aristocratici. Quasi tutta la giovent, specie la nobile danimo e di sangue,
appoggia Catilina. Io, che nobile del tutto non sono, ma giovane s, eccome,
dovevo io tirarmi indietro e dare un cal-cio alla fortuna?
FULVIA - E questa sarebbe la tua fortuna, Quinto Curio?
Q. CURIO - Aspetta che uccidano Cicerone, poi vedi!...
FULVIA - Uccidere il console?!?
Q. CURIO - Appena si alza, allora del buongiorno. I pugnali sono affilati,
mani esperte son pronte.
FULVIA - Pronte a uccidere un uomo che si fida di tutti? Ma disgustoso!
Nauseante, stomachevole! Quelle sono belve impaz-zite!
Q. CURIO - Una rivoluzione, come disse un mio amico, ehm... come si chiama,
beh, fa niente, una rivoluzione non si pu fare sul velluto, ma il simbolo
della tirannia deve morire. Mille, duemila, non so, ma qualcuno deve morire.
FULVIA - E tu, tu, fai parte di una banda di criminali! Dovhai la testa,
Quinto Curio?
Q. CURIO - Quale testa, questa qui? Ah, la testa, noi, ce labbiamo sulle
spalle, ma la testa, loro, ce lavranno infilzata sulle nostre lance.
destino.
FULVIA - Stai a sentire, babbaccione, tu devi raccontare tutto al console.
Q. CURIO - Mai!
FULVIA - Per il bene tuo, mio, della nostra cara patria, devi far-lo!
Q. CURIO - Il bene mio anche il bene tuo, daccordo, cos giusto per due
che si amano. Ma la patria che centra, che mha dato un calcio in culo? Ma,
ragiona: se il bene mio di diventare un ricco e rispettabile senatore, il
bene tuo, che anche mio, qual ? eh, qual ?
FULVIA - A te, nella congiura, che parte ti hanno assegnato?
Q. CURIO - (dopo una pausa) Per il momento mi sottovalutano, per Catilina in
persona mha incaricato di raccogliere informa-zioni sugli umori del popolo.
FULVIA - (sarcastica) Ha ha ha!
Q. CURIO - C poco da ridere, ho naso, io!
FULVIA - Caro il mio granduomo, credi davvero che se vinco-no, cosa del tutto
impossibile daltronde, ti faranno senatore?
Q. CURIO - E lo credo bene!...
FULVIA - Ascolta, racconta tutto al console e raccomandati a lui se davvero
vuoi uno scanno in senato!
Q. CURIO - Lo vuoi capire o no che non posso tradire i miei a-mici?
FULVIA - Hai scordato gli eserciti che sono al seguito di Pom-peo Magno? E
Pompeo dalla parte del senato di sicuro. E ti sei anche scordato che Roma pu
levare un esercito, due eserciti, cento eserciti in un batter docchio? Volete
combattere contro cento eserciti? volete abbattere il potente senato romano con
quattro stracci? E la polizia, da che parte sta la polizia? Potete ar-ruolarne
uno, dieci, cinquanta, ma che sono cinquanta poliziotti su cinquemila? Poveri
illusi! Povero il mio Quinto Curio ancora indeciso se tornare tra la gente
assennata!
Q. CURIO - Secondo te, dunque... No, meglio non pensarci!
FULVIA - Pensaci, invece! Guarda il tuo interesse!
Q. CURIO - S, ma tradire!...
FULVIA - Immaginati la scena... Tra unora, forse meno, molto meno, Marco
Tullio si alza, entra nella sala di ricevimento. tranquillo, sa di aver fatto
il suo dovere di cittadino e di grande uomo politico, non ha ragione di aver
timore di nessuno, ha la coscienza chiara e netta come quella di un bambino,
del nostro bambino, se mai ne avremo uno...
Q. CURIO - Ma perch mi parli cos!...
FULVIA - Tra tutti coloro che si fanno incontro al console per augurargli il
buongiorno, e stringergli la mano, ci sono due co-raggiosi, come li chiami tu,
che stringono invece il pugnale... A proposito, come si chiamano?
Q. CURIO - Cetego uno, laltro Marcio.
FULVIA - Marcio, e non solo di nome, col sorriso sulle labbra sfodera il
pugnale e colpisce una prima volta... Il ferro si affonda nella carne di
quelluomo integerrimo che ancora non si rende conto di tanta cattiveria, e
prima di poter perdonare, perch un magnanimo sempre perdona!, Cetego alle
spalle lo colpisce an-cora...
Q. CURIO - Mi fai rizzare i capelli, come racconti le cose!...
FULVIA - Il sangue sfiotta dalle ferite aperte, la tunica si arrossa di sangue,
il povero uomo impallidisce e cade... Quinto Curio, questo che vuoi?
Q. CURIO - Ma veramente...
FULVIA - E cosa credono di ottenere questi coraggiosi? I littori li
circonderanno e saranno abbattuti come cani, gli altri non a-vranno neppure il
tempo di fiatare e tutti, tutti te compreso, sare-te arrestati e impiccati. O
Quinto, Quinto! Come sarei infelice se restassi sola! Se questo bel collo
adorato fosse offeso da un vi-scido cappio! Come sarebbe bello se invece tu
ritornassi un ri-spettato e ossequiato senatore...
Q. CURIO - S, per Giove, ma come? Credi che io non ci pensi? Questa mi pareva
una buona strada!...
FULVIA - Lunica tua salvezza, lunica nostra salvezza la strada che porta al
senato... Per arrivarci devi passare attraverso una buona parola del console.
Q. CURIO - Credimi, amore, non me la sento! Un giuramento sempre un
giuramento! Che mi serve essere senatore se poi gli dei mi puniranno dello
spergiuro?
FULVIA - Lo far io per te.
Q. CURIO - Allora diverso!...
FULVIA - Andr da Cicerone e, senza fare il tuo nome, raccon-ter quanto basta
per mettersi in salvo.
Q. CURIO - E tu pensi che mi faranno senatore?
FULVIA - Ti rendi conto che stai salvando la repubblica? Non conosci il buon
cuore di Marco Tullio? Dove sarebbe allora la ri-conoscenza? Bene, occorre
affrettarsi.
Q. CURIO - Ma tu mi avevi promesso che...
SERVA - Signora, il bagno pronto.
FULVIA - Hai visto? Lacqua si raffredda.
Q. CURIO - Ma ci impieghiamo poco!...
FULVIA - E come potrei godere sapendo che da un momento allaltro un uomo pu
essere assassinato? Ti piace a te una donna che resta insoddisfatta della tua
virilit?
Q. CURIO - Hai ragione, non ci avevo pensato. Ti aspetto per quando torni?
FULVIA - No, nessuno deve sapere che sei stato qui... potrebbe-ro sospettare...
Va fuori citt per qualche tempo. Ti mander a chiamare io al momento
opportuno... va ... va...
Q. CURIO - Promettimi che almeno penserai a me vestito da se-natore....
FULVIA - (spingendolo verso luscita) Te lo prometto, te lo prometto. Ora vai,
e non farti scorgere da nessuno. Addio.
Q. CURIO - (uscendo) Addio, mia adorata, tre quarti dellanima mia... addio...
Pensami... addio....
FULVIA - Dunque, facciamo il punto della situazione. Se le in-formazioni di
quel coglione sono esatte, Catilina ha deciso di scatenare il putiferio anche
qui, nel cuore della capitale. Per pri-ma cosa bisogna fermare i pugnali di
Cetego e Marcio; se quelli riusciranno a colpire finiremo tutti nella merda,
quindi la cosa migliore sarebbe di farli trapassare dal sonno alla morte, senza
soluzione di continuit. Dopo di che isolare gli altri non dovreb-be essere
unimpresa impossibile e se anche non si riesce ad ac-chiappare Catilina, per
il momento il pericolo scongiurato... Presto, andiamo ad avvertire il
console, prima che sia troppo tar-di... Un uomo come lui sa essere riconoscente
di tanta solerzia... Mi sa, cara Fulvia, che ti sei fatta una posizione, una
posizione davvero ragguardevole!...
3
Nella villa di Cicerone, in via dei Falcieri a Roma, la mat-tina del 7 novembre
del 63
CICERONE - A me servi! sprangate le porte! littori, raddoppiate le pattuglie!
tu, a quella finestra! tu e tu, allingresso del vestibo-lo! voi, sorvegliate
latrio! E voialtri, nel peristilio! di corsa! Servi, in cucina, tenete gli
occhi aperti! in ogni stanza due guar-die! qualcuno gi in cantina... Presto,
muovetevi, la vita della re-pubblica in pericolo! Littori, tenete docchio il
giardino! Nes-suno entri senza il mio consenso!... Fino a quando, dunque,
Cati-lina... Oh dei immortali, per quanto tempo ancora la tua pazzia si far
gioco di noi? sopporteremo noi, consoli, un Catilina che chiede di ricoprire
dassassinii e dincendi la terra? Che tempi! che costumi! che gente!...
GUARDIA - (entrando) Signore, c il legato Marco Petreio.
CICERONE - Chi, quello grasso e calvo? con la barbetta brizzo-lata? con un neo
sulla punta del naso? con...
GUARDIA - S, signore, proprio lui.
CICERONE - Sei sicuro di non sbagliarti? hai notato se il neo finto? Ne va della
tua testa... Sei certo di quello che dici? (la guardia si stringe nelle spalle
e allarga le braccia) - Fallo passa-re.
(Esce la Guardia ed entra M. Petreio, raggiante)
M. PETREIO - Buona giornata al console nostro.
CICERONE - (sospettoso) E anche al nostro Marco Petreio.
M. PETREIO - Sono pervenute novit molto interessanti dallOriente. Gneo Pompeo
ha finalmente sgominato, con un po di fortuna, vero... con la fortuna dalla
sua ha vinto il nostro capi-tale nemico. Mitridate si rifugiato in casa di suo
figlio Farnace e qui si ucciso.
CICERONE - Certo sarebbero delle belle notizie se a Roma re-gnasse lordine e
non lanarchia. Il nostro nemico capitale ce labbiamo qui in casa, caro il mio
generale!...
M. PETREIO - Di sicuro al suo rientro Pompeo vorr il trionfo, sar acclamato
il padrone di Roma. Come dovremo comportarci?
CICERONE - Prima di entrare in citt i generali devono licen-ziare lesercito,
la regola. Poi si vedr. Lo nominer senatore a vita, non abbastanza?
M. PETREIO - Pompeo non sar cos scemo da licenziare lesercito senza ottenere
prima una contropartita. Hai dimentica-to Silla?
CICERONE - Non gli basta il senato? cosa vuole di pi? vuole forse la
dittatura? Se la prenda! se la prenda! vedr com pesan-te! quanti pericoli!
che batticuore! quanta insonnia! Eppoi, ab-biamo generali altrettanto validi...
M. PETREIO - Modestamente, Marco Tullio.
CICERONE - Cosa dovrebbe fare il senato e il popolo di Roma, chiamare tutti i
generali vittoriosi alla responsabilit di governo? al posto pi alto?
M. PETREIO - No, no, per carit, tutti no, i pi meritevoli per...
CICERONE - Eh, i pi meritevoli! i pi meritevoli! Marco Pe-treio, di buona
grazia, minsegni come si fa a stabilire il merito di un generale?
M. PETREIO - Se vince, vero...
CICERONE - Ecco, lo sapevo! E se perde per avversa fortuna? per la vilt dei
soldati? per la superiorit numerica dei nemici? Non hai tu stesso detto che la
fortuna stata dalla parte di Pom-peo? No, no, caro Petreio, lasciate la
politica a noi politici. Per il resto che gli dei immortali ci proteggano.
GUARDIA - (entrando) Signore, il console Caio Antonio aspet-ta di essere
ricevuto.
CICERONE - Che entri. Era ora.
GUARDIA - Con lui c il pretore Valerio Flacco.
CICERONE - Sia il benvenuto anche il pretore.
(Esce la Guardia ed entrano Caio Antonio e Valerio Flacco)
C. ANTONIO - Buon giorno al nostro Marco Tullio e al genera-le Petreio.
CICERONE - Salute allamico Antonio e allamico Flacco, no-stro valoroso
pretore della Suburra.
V. FLACCO - Buongiorno al console Cicerone.
CICERONE - Come sta oggi il nostro collega?
C. ANTONIO - Non me lo ricordare, Marco Tullio! Stanotte ho avuto un tremendo
attacco di gotta... non ho chiuso occhio... Do-lori cos atroci, mio caro, da
non augurare a nessuno.
CICERONE - So io a chi si potrebbero augurare! Ma tu, ora pi che mai,
necessario mantenerti sano.
V. FLACCO - Basterebbe simpatizzare di meno col dio Bacco, vero Caio Antonio?
M. PETREIO - E Afrodite Pandemia dove la mettiamo?
C. ANTONIO - Non il buon vino, amici miei, non sono le donne, sono le
preoccupazioni politiche, sono!
CICERONE - Allora, caro amico, il tuo attacco di gotta sar de-stinato a durare
un pezzo. (solenne) Signori, il bubbone sta per scoppiare!
C. ANTONIO - Catilina?!?
CICERONE - Catilina? E che, un politicante fallito, che nessuno pi saluta se
entra in senato, sarebbe il nostro principale nemico? Ohim, con lui altri,
moltissimi altri scervellati, corrotti dallambizione e dalla brutalit dei
tempi, tentano la strada della violenza.
V. FLACCO - Hai dei sospetti, Marco Tullio?
CICERONE - Non pi sospetti, amici, ma notizie certe. In casa del vecchio Leca
stanotte si sono radunati tutti i capi della con-giura e hanno giurato la mia
morte e la distruzione della repub-blica. Capite? La mia morte! Cicerone il
primo a dover mori-re!, hanno sentenziato.
C. ANTONIO - Che farabutti! E di me, a me quale sorte hanno riservato?
CICERONE - Chiss se tu sei cos importante da valere una condanna a morte,
malandato come sei!... Per me s, invece, e stamane due vili sicari dovrebbero
presentarsi in casa mia, e al posto del buongiorno darmi due pugnalate nella
pancia. Ma gra-zie a Giove sono stato preavvertito in tempo da amici fidati, e
ho fatto sbarrare porte e finestre.
C. FLACCO - fidato, proprio fidato lamico che ti ha riferito...
CICERONE - Oh numi! Valerio Flacco vive sullalbero? o il pretore sente il
dovere di verbalizzare la tragedia della nostra ca-ra patria che sta
sprofondando?
C. ANTONIO - Ah, la mia gotta! Sento un altro attacco, lo sento salire dai piedi!...
M. PETREIO - Suggerisco di prendere le misure necessarie...
CICERONE - Su questo non ci sono dubbi, ma come? ma quali? Io ho lonore e
lonere, ohim, di provvedere alla salvezza della repubblica, ma gli eversori
non sono gente dappoco... Ci sono nomi... C da tremare! c da tremare!
C. ANTONIO - Ci sono persone ragguardevoli? sono potenti? sono ricchi?
CICERONE - La schiuma della nobilt, amico mio, sostenuta dallalta finanza,
altro che ricchi! Il nome di Marco Crasso non ti dice niente?
C. ANTONIO - Crasso? Marco Licinio Crasso lo speculatore?
CICERONE - E Cesare? il potente e nobile Caio Giulio Cesare?
C. ANTONIO - O Giove padre! dobbiamo dunque dedurre che mezza Roma si
schierata dalla parte di Catilina?
CICERONE - mezzItalia, altro che mezza Roma, pronta a sal-tarci addosso!
Contadini e artigiani, ricchi e nullatenenti, liberti oziosi e nobili corrotti,
schiavi, ladri e prostitute, tutti, tutti quan-ti ben orchestrati dal danaro e
dalla brama di novit faranno scat-tare le molle ai pugnali dei congiurati!
C. ANTONIO - Questo popolo labbiamo lasciato sbadigliare troppo, e ora si
rivolta contro di noi. Ci sta bene, cos impariamo a comportarci da
galantuomini!...
CICERONE - Se gli ottimati vogliono mantenere il potere, com giusto, occorre
riconquistare la plebe a ogni costo. Aprire i granai, organizzare grandi
spettacoli, formarsi delle clientele pi solide soprattutto nel campo
dellimpiego pubblico, concede-re con una mano e picchiare con laltra i pi
facinorosi, buttarli in galera, anche giustiziarli se per il bene della
democrazia, per lordine e la tranquillit politica!
V. FLACCO - Questa pu essere una buona strategia per il futu-ro, se campiamo,
ma per il momento, abbiamo prove di questa congiura? Non sar come quella di
tre anni fa che poi si rivela-ta una bolla di sapone?
CICERONE - Prove? (girando per la stanza e agitando le brac-cia) Il signore
vuole le prove! vuole i testimoni oculari! ora non si fida pi neanche dei
servizi segreti! che dico, del suo console in persona!
V. FLACCO - Sulla parola del console metto la mano sul fuoco, ma i nostri
servizi segreti, o console, tu lo sai bene...
C. ANTONIO - Servizi o non servizi, in via confidenziale ab-biamo sempre
saputo, no?
V. FLACCO - Si potrebbe arrestarli e istruire un bel processo indiziario; prima
della sentenza, ossia di qui a quattro anni come minimo...
C. ANTONIO - Tra un cavillo e laltro anche otto, se quattro non bastano per
spuntargli le corna!
CICERONE - Occorre agire, non so come ma occorre agire! - (con eloquenza oratoria)
Signori, le responsabilit sono collegia-li, e tutti noi dobbiamo decidere il
quando e il come. Io la mia parte lho fatta. Ricordate che il 21 ottobre, il
giorno in cui il se-nato mi concesse pieni poteri, ho predetto, cosa assai
straordina-ria, anche la data della congiura? Ricordate laspetto atterrito dei
senatori, quelli probi e quelli disonesti, mentre fuggivano da Roma, non tanto
per porsi in salvo, dicevamo, quanto per fru-strare i piani di Catilina?
Allora, mentre intorno tutto franava, noi ci levammo, uomini di polso, ad
assolvere il nostro dovere verso lo stato, a quietare il panico della plebe,
lagitazione degli onesti...
GUARDIA - (entrando) Mi scuso, signore, c di l Quinto Fa-bio Sanga che
chiede udienza.
CICERONE - Non tu, ma Sanga giunge a proposito. solo?
GUARDIA - con tre individui che, se mi lecito pensare, so-spetto siano
piedipiatti.
CICERONE - Come osi... Che passi Sanga, gli altri restino fuori. (La guardia
esce) Per troppa prudenza non mai morto nessu-no... Ma perch dovrebbe
toccare proprio a me?
SANGA - (entrando) Salute a te, console! E salute anche ai tuoi preziosi
ospiti!
CICERONE - Salute anche a te, prefetto Sanga.
C. ANTONIO - Sguinzaglia i tuoi segugi, prefetto, se non vo-gliamo che la
salute tua e nostra vada a farsi fottere!
SANGA - La tua, Caio Antonio, c vicina, se non provvedi ad abbassare il
gomito. Come va la tua vescica?
CICERONE - Caio Antonio preoccupato per la salute della pa-tria, non per la
sua.
C. ANTONIO - Preoccupazioni politiche, mio caro, che tu, beato te, da semplice
poliziotto non potrai mai avere.
SANGA - Ma non siete voi che ci strombazzate nelle orecchie che il nostro
compito istituzionale quello di servire e non quel-lo di pensare?
CICERONE - (severo) Il senato e il popolo di Roma non gradi-scono il tuo
sarcasmo, signor capo della polizia!
SANGA - Che ho detto? ho soltanto ribadito che la polizia ha sempre servito il
potere con spirito di sacrificio e fedelt, mai venuti meno. Non ci chiamano
forse i servi del regime? e con quali vantaggi per i miei uomini? e per il
sottoscritto? eh?
M. PETREIO - Una promozione, vero, il nostro Quinto Fabio, al quale in verit
mai nulla abbiamo avuto da rimproverare, vero... un giusto avanzamento di
carriera, vero...
SANGA - Vivagiove, qui si parla di gratifiche! Avanti, sputate il rospo!
C. ANTONIO - Il rospo ha tanto di nome e cognome: si chiama Lucio Sergio
Catilina.
CICERONE - La mia vita in pericolo, Sanga.
C. ANTONIO - La polizia ha il preciso compito di proteggere lincolumit dei
consoli!
SANGA - Ollall, dunque rispunta il terrorismo!...
C. ANTONIO - Sembra pure contento, questincosciente.
SANGA - Fiducioso, soltanto fiducioso... Come fate a saperlo?
CICERONE - I consoli hanno orecchie lunghe, caro Sanga, ca-paci di captare
anche il brusio pi lontano, mentre la polizia, di-ciamo cos, dorme la grossa.
SANGA - Ci state forse accusando di inefficienza?
CICERONE - Oh no, se si tratta di sbirciare nella vita privata dei senatori; no
di certo per deviare indagini, siete troppo efficienti a compilare fascicoli
personali sul nostro conto. Ma quando invece si rende opportuno,
indispensabile, sacrosanto scoprire i com-plotti contro lo stato, allora...
SANGA - Catilina complotta? bella novit! Ma se sono dieci an-ni che gli
possiamo mettere le mani addosso e voi politici ce lo impedite perch vi ha
sempre fatto comodo la strategia della spi-na nel piede, o come cazzo la
chiamate voi! Catilina un delin-quente! Catilina un anarchico! Catilina l
e Catilina qua! Ho fatto la testa tanta ai miei uomini a forza di
ripeterglielo, ma quel Catilina regolarmente si presentava alle elezioni e
regolarmente veniva trombato dalle vostre astuzie di politicanti!...
V. FLACCO - Ma stavolta la congiura c davvero, e di vaste proporzioni, anche.
Si sono riuniti stanotte, a detta di Marco Tul-lio, e hanno decretato il
terrore.
CICERONE - Che intendi fare, Quinto Fabio?
SANGA - Io? li arresto. Che altro posso fare?
V. FLACCO - Ma non ci sono prove.
SANGA - Da quando in qua occorrono prove per arrestare qual-cuno?
V. FLACCO - Ma almeno la testimonianza di qualche infiltrato, qualche
pentito...
SANGA - Prima quegli stronzi puzzolenti li buttiamo nelle fo-gne, poi qualche
prova si trova sempre, non c problema.
CICERONE - Non ci sono pericoli? Mi pare che un minimo di legalit
repubblicana...
SANGA - (sarcastico) Legalit! il console parla di legalit! Per non andare
troppo indietro, stato forse legale ammazzare Tibe-rio Gracco con trecento
seguaci che chiedevano soltanto la ri-forma agraria? E quando avete fatto fuori
suo fratello, anche lui tribuno della plebe regolarmente eletto, avete fatto
questione di legalit? Ben tremila loro partigiani avete condannato a morte:
erano processi regolari, quelli? E dentro, cera anche mio padre.
C. ANTONIO - Tagliamo la testa al toro! Votiamo durgenza una legge sul
legittimo sospetto e li incastriamo legalmente, eh?
V. FLACCO - Ma non ci sono i tempi tecnici, mentre qui occor-re andare alla
svelta...
C. ANTONIO - Caro Sanga, come vedi siamo nelle tue mani. Che ci consigli?
fuggire da Roma? Non certo per vilt...
SANGA - Calma, signori, dovete semplicemente continuare a cavalcare la lupa, se
vi preme il potere. - Marco Tullio, oggi stesso parlerai nel Foro alla
cittadinanza. Sei abile e lesto di pa-rola...
CICERONE - Modestamente.
SANGA - ...Non ti sar difficile infondere sgomento tra i plebei e allarme tra
i conservatori. Tu dirai che Roma sar messa sotto-sopra, incendiata e
martoriata; che il nuovo catasto i proprietari indebitati dovranno aspettarselo
da un console come te, e mai e poi mai da Catilina; che in mezzo allimpazzare
generale sar i-nimmaginabile che le loro propriet restino inviolate...
Insomma trova tu le parole a pi effetto... Intanto metteremo una taglia su
quei fetenti, perch, di questi tempi, chi sar mai insensibile al denaro?...
C. ANTONIO - Buona idea, non ci avevo pensato. Ma guarda questo Sanga!
M. PETREIO - Tu, quanto proponi?
SANGA - Se il denunciante uno schiavo, basta promettergli la libert, che non
ci costa niente...
M. PETREIO - Con una bella campagna di guerra, vero, potre-mo rimpiazzare non
uno, ma migliaia di schiavi. Sapete ultima-mente quanti prigionieri ho fatto?
SANGA - Se invece sar una donna a collaborare con noi, pro-metteremo centomila
sesterzi...
C. ANTONIO - Ma Sanga, ti ha dato di volta il cervello?
CICERONE - Eh, Sanga, centomila sesterzi!...
SANGA - Ho detto promettere, che costa ancora meno che per gli schiavi.
C. ANTONIO - Ma tu guarda, ma guarda questo Sanga!
SANGA - Se invece saranno liberi cittadini, eh!, la cosa si com-plica, perch...
Perch, secondo voi?
CICERONE - Non sappiamo, diccelo tu.
SANGA - Qual la caratteristica del cittadino romano? eh?
M. PETREIO - indolente, come generale ne ho una triste espe-rienza, mentre i
provinciali...
SANGA - Lascia perdere la guerra e considera il plebeo romano e dimmi se per
quattro soldi non tradirebbe il padre, la madre e perfino Giove Olimpio...
C. ANTONIO - A maggior ragione tradirebbe quel rottinculo di Catilina!...
SANGA - Giusto! e te la immagini la fila davanti alla Questura di gente che ha
qualcuno da denunciare o qualcosa di cui pentir-si?
V. FLACCO - In effetti risulta dagli atti che ai tempi di Silla i delatori
superarono gli stessi abitanti di Roma. Come questo fos-se possibile nessuno
lha mai capito.
CICERONE - Segreto di stato?
V. FLACCO - No, segreto bancario, con tutto larraffa arraffa di quegli anni,
dal primo allultimo funzionario.
C. ANTONIO - Ma ci coster liradiddio!
SANGA - Non vuoi guarire dalla tua gotta, Caio Antonio?
C. ANTONIO - S, ma c un limite a tutto!
M. PETREIO - Potremo sempre rifarci delle spese con una bella campagna di
guerra, vero?
C. ANTONIO - Meglio raddoppiare la tassa di circolazione su carri e carrette,
pi sicuro.
SANGA - E triplicare quella sulle lettighe!
C. ANTONIO - Le lettighe non si toccano!
CICERONE - Infatti allerario renderebbero poco o niente e ci faremmo un sacco
di nemici che contano. Meglio unimposta straordinaria sulla casa; tutti hanno
un tetto sopra la testa, no?
C. ANTONIO - Con esclusione delle ville, naturalmente, che danno lavoro a tanti
sfaccendati. Pensate, ho sei giardinieri, un carpentiere, tre stallieri...
M. PETREIO - Da me soltanto la piscina occupa...
CICERONE - Marco Petreio, perch invece di darci lelenco dei tuoi lavoranti
non ti occupi della strategia militare? A Fiesole c Caio Manlio...
M. PETREIO - Boh, un semplice centurione!...
CICERONE - S, ma abile e coraggioso, e tu lo sai. Chi ci man-di?
M. PETREIO - Il legato Metello Cretico andrebbe benone.
C. ANTONIO - Nientaffatto, ci manderemo Pompeo Rufo!
M. PETREIO - A Metello non abbiamo concesso il trionfo dopo la guerra cretese;
penso che un contentino ora come ora...
V. FLACCO - La repubblica sta tirando le cuoia e tu parli di contentini, Marco
Petreio?
M. PETREIO - Metello Cretico uno dei generali pi esperti ...
SANGA - E raccomandati!...
M. PETREIO - Sanga, perch non tinteressi dei cazzi tuoi inve-ce di venire qui
a sfruculiare il potere esecutivo e quello milita-re? Ho detto che Metello
Cretico un amico fidato, oh!...
C. ANTONIO - La repubblica, in questo momento critico, pu fare a meno
dellamico... Cretico. Toh, prendi questa!
M. PETREIO - E tu, allora, non sei intimo di Pompeo Rufo?
C. ANTONIO - E me ne vanto, per Ercole! Parliamoci chiaro, temi forse per i
tuoi latifondi in Etruria se ti sei intestardito di mandarci il generale
sperimentato?
M. PETREIO - Chi, io? Figurati! Ho migliaia di schiavi ben ar-mati sui miei
latifondi; e gli do da mangiare, io!
CICERONE - Signori, vi prego, non degeneriamo... Vuol dire che agir con
lautorit di cui sono investito e mander Metello Cretico in Apulia, e a
Fiesole invier Quinto Marcio Re. Lo co-nosco personalmente e mi pare in gamba.
M. PETREIO - Ah, questa bella! Un imboscato alla testa di una legione! Sai
come vinciamo la guerra, cos?!
CICERONE - Petreio, questa non una guerra come le altre. Davanti a noi non ci
sar quel minchione di Pirro, che perdeva anche quando vinceva, ma gente
istruita, che sa i nostri trucchi e i nostri punti deboli. Per batterli ci
vuole cervello, non elefanti.
C. ANTONIO - Pompeo Rufo dove lo mandiamo?
CICERONE - Il tuo Pompeo andr a Capua, dove c rischio che si sollevino gli
schiavi. Si dice che Catilina assoldi anche i gla-diatori tra le sue file.
V. FLACCO - Nel Piceno, contro Settimio di Camerino, sarebbe per auspicabile
mandarci un pretore. O no?!
CICERONE - Ci manderemo Metello Celere...
C. ANTONIO- Ma se mormorano che gli mancano soltanto le giarrettiere!....
CICERONE - Meglio, in tal modo, per troncare le dicerie, andr allassalto con
supremo sprezzo dei pericoli che correr la sua persona.
V. FLACCO - Un pretore dassalto? Ricordiamoci di Spartaco, che fece il bello e
il cattivo tempo per tre anni che ci son sembra-ti tre secoli!
CICERONE - Alla fine per vince sempre Roma. E sapete per-ch?
SANGA - Perch ha culo!...
CICERONE - Non raccolgo, caro Sanga, la maldicenza su una citt fondata per
volere divino. Pu Catilina opporsi alla volont degli dei?
SANGA - Catilina non pu opporsi alla volont di Quinto Fabio Sanga, dei
permettendo!...
CICERONE - Lo sentite? fa presto, lui... Tu, Sanga, te la senti, come capo
indiscusso della polizia, te la senti di assicurarci che se giustiziamo
Catilina e cinque o sei o sette congiurati, la sedi-zione non sar soltanto
placata ma soffocata per sempre? eh?
SANGA - Come faccio...
CICERONE - Per lappunto, come fai? (in tono oratorio, con frequenti pause) Io
affermo invece che, se eliminiamo tra tante canaglie lui e pochi dei suoi,
saremo liberi dalla paura e dallansia per breve tempo, ma linsidia continuer
a covare nel sangue e nelle viscere dello stato. Come accade per gli ammalati
gravi...
C. ANTONIO - Ah, la mia gotta!...
CICERONE - ...Che sconvolti dalla febbre alta, se bevono acqua gelata sembrano
sul momento trarne sollievo, ma sono ancora pi e molto pi di prima
tormentati, cos per la repubblica. Il mio parere dunque che se Catilina
esce da Roma, e si trascina dietro, e raduna al campo di Manlio quei rottami
raccolti in ogni dove, noi possiamo estirpare con un colpo secco questo bubbone
dello stato, ormai purulento, e ancor pi la genia e la radice dei sovversivi.
(Cicerone, davanti agli applausi da tutti ostentati, appare raggian-te)
M. PETREIO - Io sono daccordissimo con Marco Tullio. Ci oc-corre soltanto
sapere, vero, se ci offriranno una volta in Etruria una bella battaglia
campale, vero, oppure saranno talmente caca-sotto da trasformarsi tutti in
guerriglieri, che gli dei ci protegga-no!
SANGA - A brigante, brigante e mezzo! Coi metodi della poli-zia...
CICERONE - Caro Sanga, conosco purtroppo gli eccessi... gli abusi....
SANGA - Il mestiere che faccio non per deboli di stomaco, o console.
C. ANTONIO - Si mormora per che le torture ti eccitano il bas-so ventre.
SANGA - Parliamoci chiaro, signori dellalta politica, quando la polizia vi
fornisce i risultati delle sue indagini, voialtri avete mai chiesto i metodi
con cui quei risultati sono stati raggiunti?
CICERONE - E io, signor capo della polizia, da politico ti ri-spondo che
Catilina potrebbe anche vincere, absit iniuria!
C. ANTONIO - Ecco, Sanga, cerca di afferrare il sottinteso che il nostro
console...
SANGA - Lo afferro, lo afferro, per se ci date carta bianca non solamente
contro latto delittuoso, ma anche contro la malizia che lo precede...
C. ANTONIO - Bene, Sanga, sai che ti sottovalutavo?
M. PETREIO - La legge marziale sarebbe...
V. FLACCO - Quella ordinaria, quella ordinaria gi pi che sufficiente.
CICERONE - Roma madre di buone leggi, e la prossima, che io stesso, nutrito
di diritto, mi incaricher di stilare davanti al se-nato, seguendo i vostri
apprezzati suggerimenti, sancir che colui che muove un dito in citt, chi
viene sorpreso, non dico a com-piere, ma anche solo a pensare qualcosa che sia
contro lo stato... Eh, Sanga, che te ne pare?
SANGA - Larresto cautelativo!
V. FLACCO - E un processo per direttissima!..
CICERONE - Bene, bene, ci penseremo meglio. Voi intanto di-sponete le forze
come convenuto. Io, se permettete, vado a pre-parare il discorso per il
pomeriggio...
C. ANTONIO - Mai la vita della repubblica fu appesa alle tue parole come in
questo momento.
CICERONE - Non temere, Caio Antonio, con laiuto degli dei non saranno le
parole a mancarmi, tu lo sai.
M. PETREIO - N sar la mia spada!
SANGA - N la protezione determinante della polizia!
V. FLACCO - E tanto meno la persuasione della legge!
CICERONE - Non avr peli sulla lingua, stavolta. Aggredir quellinfame, lo
chiamer assassino, adultero, depravato, corrut-tore dei giovani, tutto!
SANGA - E la folla ti osanner urlando: sulla forca! sulla forca!
CICERONE - Guardateli - grider ai quattro venti - guardateli! con i capelli
lisciati, con la barba tagliata ad arte, con tuniche fi-no ai piedi e dalle
maniche lunghe, e non vestiti di toga, ma di veli fluttuanti... Eh, che ne
dite? devono apparire diversi...
M. PETREIO - Corruttori dei costumi...
V. FLACCO - Vergogna della societ!
CICERONE - Sentite, sentite la mia eloquenza diabolica... - Tutta lattivit
della loro vita, la resistenza alle veglie non si nota che nei festini che si
prolungano fino allalba! In questo branco ci sono i bari, gli adulteri, i
seduttori, gli svergognati di Roma!
C. ANTONIO - A morte i bastardi! - Sanga, prendi, prendi ap-punti.
CICERONE - Giusto, Sanga, segnati i punti delle ovazioni... - Cosa vogliono
dunque questi sciagurati, abili soltanto ad amo-reggiare, a danzare e a
cantare, coshanno intenzione di fare?...- Ah, non uno squarcio di grande
oratoria? e notate che sto im-provvisando... - Si porteranno forse al campo le
loro amanti, vi-sto che le notti sono ancora cos lunghe?
C. ANTONIO - Buona, questa!
CICERONE - E come affronteranno i geli e le nevi dellAppennino? - sottolineo
la fine ironia - A meno che non si ritengano meglio addestrati allinverno per
aver imparato a dan-zare nudi nelle orge!.. U-uh, che stoccata! - Questa
sentina di lordura... Basta, ci vedremo tutti nel Foro. Raccogliete gente
fi-data e convogliatela al mio comizio. Gli applausi fanno sempre piacere,
dopotutto... Sanga, disponi del servizio dordine affin-ch non ci siano
spiacevoli sorprese. Con questo vi lascio, amici miei; addio.
(Tutti salutano ed escono. Cicerone rimane solo in mezzo alla stan-za, provando
i gesti del discorso)
4
Nel Foro, pomeriggio dell8 novembre 63
(Entra da destra Q. Curio e si avvicina con circospezione a un ven-ditore che
sta magnificando la sua mercanzia)
VENDITORE AMBULANTE - Avvicinateci, signori miei, av-vicinatevi! Tutto a prezzi
di svendita! Pettini e spilli, parrucche, tinture per capelli! Per la bellezza
delle vostre dame, i prodotti pi venduti, i pi richiesti!... Signore, non mi
compri un po di rosso per le rugiadose labbra della tua bella?...
Q. CURIO - Io? no... no...
VENDITORE - Costa una miseria, signor mio! Questo bel vaset-to di ocra solo
quindici sesterzi! e, aspetta, ammira lombretto per gli occhi... Pura polvere
dantimonio, credimi!, per quattro-cento sesterzi tua, prenditela! Ma se vuoi
risparmiare, qui ab-biamo qualcosa di pi economico... guarda, solo due assi,
signo-re, paghi solo la confezione...
Q. CURIO - No... unaltra volta, magari... la mia signora via... Piuttosto,
non dicevi che hai delle parrucche?...
VENDITORE - Eccome, per Mercurio! Abbiamo qui ogni pro-dotto di bellezza!
Questa, nero ebano, amico, fatta di capelli veri, garantiti, delle pi belle
ragazze dellIndia... Ma se la tua signora preferisce essere bionda, ecco cosa
fa per lei: una bellis-sima parrucca imbiondita con sego di capra e cenere di
faggio, una formula ultrasegreta...
Q. CURIO - Bella, veramente bella! Le donne si trattano bene, ohim, e per noi
uomini, invece, mai niente di niente. Del resto la virilit esige..
VENDITORE - Niente? Tutto mio bel signore.. Tinture per ca-pelli? No, non ne
hai bisogno, giovanotto... Belletti? profumi? ni di stoffa? hai la pelle
delicata e il tuo barbiere la mano pesan-te? Questimpiastro emostatico
davvero miracoloso: tele di ra-gno bagnate nellolio con laceto. Luso
anchio, garantito! Questaltro impiastro...
(Entrano dei soldati)
SOLDATO - Via! Via! Qui non si pu stare! Ci sar un comi-zio! Sgombrare!
sgombrare!
Q. CURIO - Dov che tieni bottega?
VENDITORE - (raccogliendo le sue cose) Al Vimonale, mio ca-ro.
Q. CURIO - Meglio vederci al Viminale, allora.
VENDITORE - Vieni al Viminale, amico, e troverai impiastri che neanche te li
sogni, garantito!
(Entrano da sinistra Sempronia e Fulvio, giovane e trasandato)
SEMPRONIA - Poeta, non entrare in orbita, oggi non mi tenti coi tuoi versi.
FULVIO - Oh, la fanciulla fuggitiva!...
SEMPRONIA - Hai fatto caso che la fanciulla da te non ha anco-ra rimediato il
becco di un quattrino?
FULVIO - Cos lamore senza la musica del verso?
SEMPRONIA - Meglio una scopata silenziosa cui segue la mu-sica degli aurei, mio
caro!
FULVIO - Gli affari sono affari, eh?
SEMPRONIA - In questo meraviglioso paese il fine di tutto non il denaro?
FULVIO - Che gli dei siano stramaledetti, ma quando sprofon-der questo
barcone?
SEMPRONIA - Quando non si riuscir pi a turare le falle, mi pare ovvio.
FULVIO - Mentre i fessi della stiva continueranno a remare, lor-signori faranno
a spintoni pur di prendere un posto sulla scialup-pa.
SEMPRONIA - Che se ne fottono, loro, dei topi nella stiva! Tan-to, poi ci
saranno sempre letterati come te in grado di preparare discorsi che
spiegheranno tutto, finanche che Minerva nata tut-ta armata dalle cosce di
Giove; e, come te, bello mio, si accon-tenteranno delle briciole.
FULVIO - Io non sono un voltagabbana e se quei figli di putta-na...
SEMPRONIA - Bada a come parli, se non vuoi farmi incazzare parlando male delle
puttane!...
FULVIO - Scusa, ma se mi dici che mangio le briciole...
SEMPRONIA - Come le formicuzze...
FULVIO - E va be, io mangio le briciole, ma almeno le mangio; ma tu?
SEMPRONIA - Io? io sto diventando la cloaca massima di tutta Roma, lo ammetto.
Ma se metto in vendita le mie tette sono for-se pi ripugnante di chi mette in
vendita i propri versi?
FULVIO - Ma quando mai si detto che la poesia merce di scambio!?
SEMPRONIA - Ipocrita, se bastassero i tuoi versi a sollevarci dalla merda!...
FULVIO - Allora cosa dovrebbe scrivere il poeta che ...
SEMPRONIA - Una puttana suggerire al poeta quello che deve scrivere? O che mi
prendi per le chiappe, o che tu non sei poeta!
(Pausa. Fulvio appare spazientito)
FULVIO - Stanotte ne ho scritta una. Vuoi sentire?
SEMPRONIA - Stanotte? Come gli scarafaggi, che quando ve-dono la luce scappano
nel buio... Guardati intorno, non c pi poesia sotto il sole che nelle tue
stupide fantasticherie notturne?
FULVIO - Donna, i poeti vedono con la mente, non con gli oc-chi.
SEMPRONIA - Ne conosco solo uno che era cieco, tutto il resto zavorra.
FULVIO - Larte non si fermata a Omero e continuer fino a quando ci sar
qualcuno che non si accontenti solo di mangiare e scopare, ma vuole anche
sognare!...
SEMPRONIA - Lascia questo compito al pontefice massimo e ai suoi iddii. La
religione sempre stata la figlia bastarda della spe-ranza e dellimbroglio.
FULVIO - Ma io scrivo poesie damore!...
SEMPRONIA - Per comprare il mio corpo... o cosa?
FULVIO - La poesia non compra, Sempronia, la poesia si rivol-ge allanima.
SEMPRONIA - Allora prenditi pure il mia anima e vai a cacare!
FULVIO - Certe volte pensi proprio come una puttana!...
SEMPRONIA - E allora? Tu invece pensi come quel buffone di tuo padre che fa il
senatore. Oh, con i dovuti ritocchi evolutivi, naturalmente!
FULVIO - Ma ti pare questa una poesia scritta da un buffone? Te la recito,
vuoi? Lho scritta per te!...
SEMPRONIA - Perdi il tempo, poeta, oggi sono fuori servizio.
FULVIO - Io invece ti leggo negli occhi che invece vorresti a-scoltare...
SEMPRONIA - E io invece ti leggo negli occhi che mi vorresti nuda e
sottosopra...
FULVIO - Neanche un bacio, se non vuoi, ma ascolta i versi... Per favore!...
SEMPRONIA - Brutto stronzo, sai bene che la curiosit fem-mina!...
FULVIO - Oh, finalmente!...
SEMPRONIA - Sbrigati, per, se non vuoi inserire le tue rime tra le pause del
comizio di Cicerone.
FULVIO - Si intitola Veglia notturna. Ascolta.
SEMPRONIA - Benone! cominci proprio bene! Un titolo davve-ro originale, poeta
mio di-letto. E scommetto la mia sbrindellata cosina che i versi non sono da
meno se traducono fedelmente le masturbazioni verbali delle tue notti insonni.
- Poeta, prendi lo stilo e affondalo nella pancia di tuo padre, e con la merda
che ne sgorga fuori scrivi la parola amore su ogni tua tavoletta. La mer-da,
lamore e la poesia sono tuttuno di questi tempi!...
FULVIO - Oh , che cara la mia Sempronia, nata e cresciuta nelle taverne di
Roma...
SEMPRONIA - E sempre pronta e calda sui letti degli avvinaz-zati clienti non lo
dici anche tu?
FULVIO - Com brava a farti riconciliare con questo schifo di vita!...
SEMPRONIA - Non saranno certo i vostri versi a smerdare que-sto schifo di vita.
FULVIO - E ora che hai da piangere...
SEMPRONIA - Lasciami fottere.
FULVIO - Dio, che occhi belli che hai!...
SEMPRONIA - Voi poeti nuovi...
(Entra P. Umbreno)
P. UMBRENO - Salve, Sempronia, mi sbaglio o sei in forma?
SEMPRONIA - Se vuoi dire incazzata, non sbagli, Umbreno. - Come vanno gli
affari allombra delle Alpi?
P. UMBRENO - Poco male, poco male! Laggi la terra fertile, la gente lavora,
la grana circola e il commercio rende...
FULVIO - Mangiare per produrre, produrre per mangiare; e il ri-sultato?
SEMPRONIA - La merda!
P. UMBRENO - Loro le formiche, noi le cicale, ma quanto dure-r?
FULVIO - Fino a quando Roma sar capitale durer, durer!...
P. UMBRENO - Chi il tuo amico, lo conosco?
SEMPRONIA - Oh vi presento. Si chiama Aulo Fulvio. Dice di essere un poeta. In
verit qualche buona amicizia in Parnaso ce lavrebbe, ma scrive versi di merda
perch si rifiuta di parlare della merda.
FULVIO - Il poeta crea seguendo la sua ispirazione, e diventa anchegli un
rivoluzionario se rompe con una tradizione mummi-ficata e nauseabonda, e noi
poeti nuovi questa dissoluzione della tradizione labbiamo operata, e quindi
siamo rivoluzionari alme-no quanto voi, che passate le giornate a discutere di
politica. Le nostre tavolette potranno incendiare Roma, pi delle vostre
tor-ce. (implorante) Ma perch cavolo non lo volete capire!...
P. UMBRENO - Parlando da mercante, a voialtri non vi capisco mica, mentre qualche
bella storia la sera...
FULVIO - Ah, ecco mio padre... Guardate come avanza tronfio e pettoruto!...
P. UMBRENO - Che alto papavero sarebbe se no?
FULVIO - Permettete, vado a morsicargli le mani.
SEMPRONIA - Stringi forte, poeta, cos quando voter le con-danne a morte si
vergogner di alzare il moncherino. Chiss che anche tu non contribuisca a
salvare qualche disgraziato.
(Fulvio si allontana per andare incontro al padre, mentre Sempro-nia e Umbreno
ridacchiano seguendolo con lo sguardo. Entra L. Bestia)
L. BESTIA - Salute, compagni, Cicerone sta per arrivare...
P. UMBRENO - Qui come si mette?
L. BESTIA - Siamo sul sentiero di guerra. Questione di qualche giorno.
P. UMBRENO - Rischi?
L. BESTIA - Calcolati. Qualche ripensamento?
P. UMBRENO - Un mercante che non rischia che mercante sa-rebbe?... - Toh,
arriva la cricca...
(Dal fondo , preceduti dai littori, entrano Cicerone, C. Antonio, Pe-treio,
Sanga e altri del seguito)
CICERONE - Ho preparato un discorso di fuoco che brucer Ca-tilina e tutti i
suoi seguaci. Sentirete! sentirete! C abbastanza folla?
PETREIO - Tutta Roma pender dalla tue labbra, o Cicerone!
CICERONE - Bene! molto bene!
SANGA - Mi hanno informato che prender la parola il tribuno di quei fetenti,
Lucio Bestia.
CICERONE - Quello, Bestia si chiama e bestia si ritrova. Vuol forse competere
con me?
(Davanti ai rostri si comincia a radunare la folla, separata dal ser-vizio
dordine dei soldati. Sulla sinistra rientrato Aulo Fulvio)
L. BESTIA - Il console oggi si caler le brache, vedrete.
FULVIO - Mio padre mha detto che sarai tu a calartele davanti a Cicerone...
Stai accorto, mi ha detto, stai accorto figlio mio scioperato!...
SEMPRONIA - Per scioperato, sei scioperato, figlio di quello stitico non so
davvero.
L. BESTIA - Umbreno, ecco che arriva la delegazione degli Al-lobrogi. Cerca di
capire fino a che punto hanno interesse a quella faccenda. Ricordati che
abbiamo bisogno soprattutto di cavalle-ria.
P. UMBRENO - Bene, si va. Sempronia, tu che fai?
SEMPRONIA - Vengo! Io vengo sempre, per Diana!...
(Escono P. Umbreno e Sempronia, mentre al centro C. Antonio, sa-lito sui
rostri, impone il silenzio e inizia un discorso intercalato da molte pause)
C. ANTONIO - Cittadini romani! con profonda soddisfazione che vi annuncio che
fra qualche istante vi incanter alla sua elo-quenza il mio collega, il grande
oratore e console Marco Tullio Cicerone!
FOLLA - Viva il console! - Viva Cicerone! - Marco Tullio, sei tutti noi!
M. ANTONIO - Egli un uomo...
CITTADINO - Come?
M. ANTONIO - (pi forte) Ho detto che egli un uomo...
CITTADINO - Voce!...
M. ANTONIO - (ancora pi forte) Il console vi metter al cor-rente, com
giusto quando regna la democrazia...
CITTADINO - Democh?...
M. ANTONIO - (urla) Quando regna la democrazia! la demo-crazia!
CITTADINO - Ah, la democrazia!...
M. ANTONIO - S, la democrazia! Vuoi offendere, tu, il popolo sovrano?
CITTADINO - Io? Per carit, a me il popolo sovrano non mha fatto niente di
male!...
M. ANTONIO - (furioso) E oggi invece ti spacca la testa, se continui a interrompere
un oratore durante un pubblico comizio!
CITTADINO - Ma io non interrompo, io sono sordo, sordo di guerra.
M. ANTONIO - Tu sei scemo di guerra, non sordo!
CITTADINO - (forte) Avete sentito tutti? Mha chiamato scemo di guerra. Uno
combatte, vince, magari conquista un pezzo di terra alla patria, e cosa fanno i
consoli? Ti spezzano le reni ap-profittando che sei invalido!...
M. ANTONIO - Ma io... ma che dice quello?... ma che vuole da me? (rabbioso, al
centurione che al suo fianco) Centurione, chi quel tizio che mugugna?
CENTURIONE - Sedici barra tre, chi quel plebeo che mugu-gna?
SOLDATO - O tu chi sei che ti lagni?
CITTADINO - Tazio non mugugna.
SOLDATO - Si chiama Tazio Nommugugna.
CENTURIONE - Dice di chiamarsi... Ci ha dato false generalit, o console!..
C. ANTONIO - Dice il falso a un pubblico ufficiale? Fermatelo!
CENTURIONE - Portatelo qui!
SOLDATO - Vieni con me, plebeo!
CITTADINO - E perch?
SOLDATO - Dice epperch!
CENTURIONE - Perch s, per gli dei!
SOLDATO - Perch s, per gli dei!!
CITTADINO - Come libero cittadino romano mi appello alle leggi della repubblica
e proclamo davanti a tutti che ho il sacro-santo diritto di sapere quale
reato...
SOLDATO - Ih, vuole sapere il reato, lui!...
CENTURIONE - Grida e manifestazione sediziosa, ignorante!
SOLDATO - Sei fottuto, ignorante!
CITTADINO - (forte) cos che la democrazia fotte i cittadini? sono queste le
leggi del senato? cos che trattate gli audiolesi?
SOLDATO - Dice che... un sacco di fesserie, vah!
CENTURIONE - Si mette a dire porcherie sul mio conto? Arre-statelo!
SOLDATO - (legandogli le mani dietro la schiena) Pezzo di fes-so, ora s che ti
puoi grattare il culo quanto vuoi!...
(Il Cittadino viene portato via. Al centro, ottenuto il silenzio, Caio Antonio
riprende il discorso)
C. ANTONIO - Come vi dicevo, concittadini, i tempi sono ca-lamitosi
(tossisce)... leconomia si trova in una congiuntura sfa-vorevole e lerario
vuoto... (beve un sorso dacqua)
UNO DELLA FOLLA - Ma il bicchiere pieno, eh?
CENTURIONE - Ehi, non vi bastata la lezione?
C. ANTONIO - Siamo magnanimi, noi, e non raccogliamo gli insulti...
MACRO - Sfido io, se siete indaffarati a raccogliere incarichi e ricchezze a
danno dello stato!...
CICERONE - (a C. Antonio, sommessamente) Rispondi, ri-spondi che sei stato
eletto dal popolo sovrano.
C. ANTONIO - Io solo al popolo sovrano che mi ha eletto ri-spondo...
MACRO - Che Caio Antonio un eterodiretto!
C. ANTONIO - Non cambiamo le carte in tavola; io a te ti cono-sco!
MACRO - Tutti, qui, conoscono Macro, povero ma onesto tar-tassato dai
politicanti di Roma.
C. ANTONIO - Non offendere la classe politica, ti avverto!
MACRO - Allora tassate i ricchi invece di sfruttare i poveri!
CICERONE - (a C. Antonio, suggerendo) Digli che se Roma vuole essere grande e
prospera...
C. ANTONIO - Marco Tullio, fammi almeno prendere fiato!
(Prende il bicchiere per bere, poi ci ripensa e lo depone allo stesso posto.
Quindi si rivolge alla folla, con tono magniloquente)
Amici, vi parlo col cuore; s, vi parla il cuore di un romano che con
abnegazione e spirito di sacrificio ha reso Roma grande, te-muta e ricca...
MACRO - E allora, se siamo gi grandi, ricchi e potenti che vo-lete da noi?
C. ANTONIO - Quando la patria chiama, tutti, noi tutti abbiamo il dovere di
rispondere!
UNO DELLA FOLLA - Io ho gi risposto con tre figli, morti ammazzati nella
guerra contro Mitridate, non vi basta?
C. ANTONIO - O leale e generoso cittadino! Il senato di Ro-ma...
MACRO - Loggia di ladri e di leccaculo...
C. ANTONIO - Quel Macro! portatemi davanti quel Macro!
FOLLA - I nomi dei ladri! - Vogliamo sapere i nomi dei ladri! - I nomi,
console, i nomi! - Roma non sopporta pi di essere spen-nata come una gallina!
MACRO - (mentre viene trascinato davanti a C. Antonio) Ami-ci, cos che
governano Roma, con leggi che ci permettono sol-tanto di applaudire chi ci
deruba del necessario, ma se...
C. ANTONIO - Tappategli la bocca, a quel cialtrone!
CENTURIONE - Ma ti vuoi stare zitto!
UN CITTADINO - Vogliamo sapere i nomi dei senatori ladri!
MACRO - E tu centurione, rifiutati di puntellare larroganza al-trui!
CENTURIONE - Ma vuoi proprio rovinarmi!...
C. ANTONIO - Centurione, portalo via! In cella disolamento! In cella
disolamento per istigazione alla diserzione!
(Macro viene portato via, C. Antonio continua il suo discorso, che si va
dissolvendo nel mimato)
Se regnasse la legge e lordine, Roma sarebbe prospera. Ma chi sono i
responsabili del dissesto se non quelle teste matte che contribuiscono
criminosamente, dico cri-mi-no-sa-mente, al di-sordine politico e sociale...
LENTULO - Macro ha recitato bene la sua parte. Oramai i capi sembrano
frastornati.
L. BESTIA - Ora tocca a me dargli il colpo di grazia. Chieder la parola dopo
Antonio, ma prima di Cicerone.
P. UMBRENO - (entrando e avvicinandosi a Lentulo) Lentulo, gli Allobrogi sono
con noi. Affare fatto. Si sono lagnati molto dellavidit dei magistrati, dei
debiti, di non avere altra speranza per il loro paese, soggetto e sfruttato da
Roma, eccetera eccetera. Aspettano soltanto un giuramento sigillato da portare
ai loro concittadini.
LENTULO - Bene, poi daremo istruzioni.
L. BESTIA - Ricordati che quelli del nord quando si tratta di soldi diventano
idrofobi.
LENTULO - Lo so, e noi prometteremo lautonomia fiscale e se la vogliono anche
quella amministrativa.
SEMPRONIA - (entrando e avvicinandosi a Lentulo) Ho visto Claudia. Purtroppo ha
fatto cilecca.
LENTULO - Ma com possibile!...
L. BESTIA - Non te la prendere, Lentulo, qualcosa deve pure andare storto in
circostanze cos complesse. (a Sempronia) Ti ha raccontato com andata?
SEMPRONIA - Mi ha detto che la trappola che aveva teso al pontefice massimo
secondo i tuoi suggerimenti a un tratto si inceppata, e che invece di un
tentativo di stupro, c stato lo stu-pro vero e proprio. Povera figlia, non ha
fatto che piangere per la vergogna e il dispetto. Mi ha raccontato, la Claudia,
che quando quel vecchio satiro ha subodorato il tentativo di seduzione, ha
costretto tutte le altre ragazze a restare nel tempio di Vesta a pregare per la
patria in pericolo. Al sicuro da ogni sorpresa lha assalita, le ha strappato
le vesti, sciolti i capelli, e per quanto la ragazza implorasse, urlasse,
dicesse che era un sacrilegio, che era una vergine vestale, che era di turno al
fuoco sacro, che po-teva spegnersi, il marpione ribatteva che il fuoco sacro ce
laveva addosso lui, e quello s che doveva spegnerlo... Insom-ma, lha
trafitta, e senza rischiare lo scandalo, che sia maledetto!
(Pausa, mentre la folla urla o applaude C. Antonio)
LENTULO - Caio Antonio ha finito il suo discorso.
L. BESTIA - Vado e li li faccio cuocere a fuoco lento.
SEMPRONIA - In culo alla balena, tribuno.
(L. Bestia si avvia con passo deciso verso i rostri)
C. ANTONIO - Ora, cittadini, ha facolt di parola il tribuno del-la plebe Lucio
Bestia.
(C. Antonio si ritira tra le autorit, mentre sale sui rostri L. Bestia)
UNO DELLA FOLLA - Bau bau! Bauuuuuh!
C. ANTONIO - Amici, vi prego. Anche se dissentirete - e di questo sono
certo!...
L. BESTIA - Sono certo anchio, signor console, che i provoca-tori che avete mischiato
al pubblico dissentiranno.
C. ANTONIO - Noi non ci serviamo di provocatori, siete voi in-vece che vi
servite della demagogia tribunizia per infangare la sacra magistratura...
L. BESTIA - Avete sentito, amici? Noi (sottolineando, con enfa-si e sarcasmo)
infanghiamo... Noi, tribuni della plebe, infan-ghiamo! Dopo tutto quello di cui
sono accusati, dopo i delitti perpetrati a danno del popolo, saremmo noi, non
loro, a infanga-re le magistrature di Roma! (Applausi a sinistra) Eppure, come
afferma il nostro insigne oratore...
C. ANTONIO - Il sarcasmo te lo ficchi dove sai tu, grandissima faccia tosta di
un plebeo!
L. BESTIA - Mi interrompe! Non mi lascia parlare! Lopposizione in questo
disgraziatissimo paese non ha pi diritto di parola!
C. ANTONIO - Nessuno ha mai negato la parola ai tribuni, se tengono la lingua a
posto!
L. BESTIA - Ecco, vedete? Io sarei un miserabile demagogo che incita il popolo
alla rivolta, un sovversivo, mentre il nobile Caio Antonio, che tanti meriti
vanta verso la repubblica, non ha esita-to un istante - voi tutti lavete visto
coi vostri occhi - a far arre-stare un cittadino il cui unico, grande delitto
di aver perso ludito per unotite contratta combattendo per fare pi bella e
grande la nostra patria!
FOLLA - Abbasso i prepotenti! - Giustizia per tutti! - Liberate il sordo!
L. BESTIA - E che ne dite del giovane Macro? Per disfarsi di un onesto
cittadino come voi, di un cittadino povero ma desideroso di uguaglianza e di
giustizia, ora lo accusano nientemeno che di istigazione alla diserzione,
imputazione che, se fosse accolta, gli farebbe passare tutta la sua giovinezza
in una lurida galera sol perch chiede che i ladri di stato vengano scoperti e
condannati! un delitto, questo?
FOLLA - In galera i ladri! - Tagliamogli le mani! - In galera! in galera!
L. BESTIA - Scusatemi, cari concittadini, se mi sono permesso di divagare sui
lestofanti che si arricchiscono a spese dellerario; ma se, denunciando per
lennesima volta la corruzione che si an-nida in ogni angolo del palazzo, ho
mancato verso la legalit re-pubblicana, ebbene, dichiaro pubblicamente di
rinunciare allimmunit che voi, cittadini, mi avete garantito come tribuno
della plebe! Come vostro tribuno, amici miei!
UN CITTADINO - Nessuno ti toccher, o tribuno, o che noi!...
L. BESTIA - Ma loro non rinunciano, no!, allimmunit, como-do paravento di
loschi traffici che innalzano al cielo il pi inge-nuo dei mariuoli e il pi
idiota dei senatori!
UN SECONDO CITTADINO - Non facciamoci governare da unassociazione a delinquere!
L. BESTIA - Cento anni di lotte, sostenute per la libert e la pa-rit dei
diritti, non possono essere cancellate con un cervellotico stato dassedio che
i consoli - (con ironia) con senso di respon-sabilit davvero edificante -
hanno proclamato perch, loro dico-no, la patria in pericolo. Vorrei
chiedere: da che parte arriva questo grandissimo pericolo? Non dallesterno, io
credo, poich il sistema di alleanze e dinteressi che la repubblica ha
stabilito mediante trattati ci rende sicuri i confini. Quindi dallinterno.
Ora, vero che nel Piceno, nelle Calabrie, in Apulia e altrove sono scoppiati
dei disordini talora anche violenti. Ma quali le cause?
UN CITTADINO - La disoccupazione!
UN ALTRO CITTADINO - La fame!
L. BESTIA - S, amici, e aggiungete il completo abbandono di quelle terre, i
brogli elettorali che portano a capo dei municipi sempre le stesse fazioni,
linsolenza dei ricchi, il saccheggio dellerario, le stragi dei vostri leader
da parte della delinquenza organizzata: queste, queste sono le vere cause e
altre ancora che voi, del popolo, sperimentate sulla vostra pelle giorno per
gior-no, e vi ricordano quanto sia vera quella massima per cui, quanto pi uno
delinquente, tanto pi sicuro!
UN CITTADINO - In galera i delinquenti!
L. BESTIA - Decine, centinaia, migliaia di amministratori in ga-lera? S,
certo, andranno in galera... un giorno... forse... Ma nel frattempo i plebei,
generazione dopo generazione...
C. ANTONIO - Tribuno, hai parlato abbastanza!
L. BESTIA - Io ho il sacrosanto diritto di completare il discorso!
C. ANTONIO - Ma hai detto tutto, andiamo! Hai detto perfino che siamo dei
ladri!
L. BESTIA - Io sostengo che il latrocinio...
C. ANTONIO - Tu, non puoi sostenere niente senza le prove!
L. BESTIA - Le prove? Per Ercole, quali prove occorrono per dimostrare che un
uomo nuovo arriva al senato scalzo e il giorno dopo porta ai piedi sandali
doro?
UN CITTADINO - Azzoppiamolo, cos non gli servono!
C. ANTONIO - Bestia, questa sedizione!
SECONDO CITTADINO - Abbiamo il diritto di ascoltare il no-stro tribuno!
L. BESTIA - Chi lo scriteriato che pretende...?
SECONDO CITTADINO - Parla, tribuno, ci siamo noi a difen-derti!
C. ANTONIO - Con la legalit repubblicana...
UN CITTADINO - Vi siete puliti il culo!
C. ANTONIO - Centurione, hai sentito? Oltraggio alla costitu-zione! Ti ordino
di disperdere i sediziosi!
CENTURIONE - Tromba, suona tre squilli!
UN CITTADINO - Abbasso i cani da padrone!
SECONDO CITTADINO - Abbasso i padroni dei cani!
L. BESTIA - (indicando i soldati) Non sono loro i vostri nemi-ci...
ALTRI CITTADINI - Alla curia! alla curia!
(Risuonano tre squilli di tromba)
CENTURIONE - Carica! Picchiate! Spazzate via questi facino-rosi!
(I soldati caricano la folla in un gran parapiglia)
PRIMO SOLDATO - Ferma! ferma!
UN CITTADINO - Io sono dalla vostra parte! Io sono innocente!
SECONDO SOLDATO - Toh! prendi questo perch sei dalla nostra parte! e poi
questaltro perch sei innocente!
CITTADINO - Ahi! basta!
PRIMO SOLDATO - E poi ancora questo perch non te ne sei stato a casa!
CITTADINO - Ahi, chio sia disgraziato se metto pi piede nel Foro!
UN SECONDO CITTADINO - Soldati! Noi...
TERZO SOLDATO - Voi ci avete rotto le palle, con le vostre chiacchiere!
SECONDO CITTADINO - Ma noi vogliamo liberarvi...
TERZO SOLDATO - E noi vogliamo farvi pagare il lavoro stra-ordinario che ci
fate fare!
CENTURIONE - Sfoga il manganello, invece di discutere, im-branato!
SECONDO CITTADINO - Picchiate, schiavi dei servi dei pa-droni, un giorno...
Ahi! ahi!
CENTURIONE - A questo! a questo!
FULVIO - Io non centro! io sono Fulvio, il poeta!
CENTURIONE - Poeta nuovo?
FULVIO - Nuovissimo!
CENTURIONE - Botte anche a lui!
FULVIO - Figli di cane, ve la far pagare!... Ahi! ahiii!
SOLDATO - Di, poeta dei miei coglioni, di a questo ignoran-tuccio il nome
tuo...
FULVIO - Il mio nome Aulo Fulvio, figlio di puttana, e mio padre senatore!
CENTURIONE - Fermi, disgraziati! c un equivoco! lasciatelo andare!
(Infine, lordine torna nel Foro. Cicerone, dopo essersi guardato intorno con
circospezione e schiarita la gola, inizia il discorso)
CICERONE - Il giorno della resa dei conti, o Quiriti, dunque arrivato. Gli
dei sono con noi, quegli dei immortali, che han tutto condotto, mi hanno
manifestato la loro volont con presagi ripe-tuti: meteore, tuoni, predizioni
degli aruspici, cosicch tutti pos-siamo constatare...
(Una folata di vento si porta via i fogli con gli appunti del discorso)
- O numi, sono perduto!... - Tutti possiamo constatare... - Di gra-zia, amici
miei, di grazia... presto, quei vili foglietti sono il pane, la mia vita, la
nostra salvezza... - Dicevo, o Quiriti, che, tranne gli empi, noi tutti
possiamo constatare...
SEMPRONIA - Che hai perso il filo!...
CICERONE - Che ho perso, io?... No, non sar giammai un col-po di vento a
fermare davanti allopinione pubblica la condanna, netta e recisa, delle vostre
magagne, dei vostri tradimenti, che nella mente del console sono chiari...
L. BESTIA - E allora vai avanti, su, continua... tutti possiamo constatare...
CICERONE - S, tutti possiamo...
C. ANTONIO - Ecco, collega, non ti scoraggiare, abbiamo recu-perato tre fogli:
il cinque, il sei e il sedici...
SANGA - Il sessantanove lho beccato io, o console!
CICERONE - Il sessantanove! il sessantanove! che me ne faccio del sessantanove,
asino! Il primo, Sanga, trovami il primo e ti regalo una legione!
SANGA - Centurione, cerca il primo foglio, un ordine!
CENTURIONE - Soldati, trovatemi il foglio uno se non volete passare guai!
UN SOLDATO - Ma io non so leggere!....
-270CENTURIONE - Peggio per te, unaltra volta impari!
SEMPRONIA - Ehi, io ne ho uno che dice: gonfiare il petto, vi-brare la voce,
alzare le braccia al cielo, scandire spesso. questo il foglio che cercavi?
CICERONE - Io vi denunzio per appropriazione indebita, scia-gurati!
L. BESTIA - Ma noi ti stiamo aiutando, o Cicerone, perch vo-gliamo ascoltare
il tuo discorso. Dicevi che tutti possiamo con-statare... Continua, continua.
UNO DELLA FOLLA - (suggerendo, con un foglietto in mano) Che essi vogliono la
morte dei congiurati...
CICERONE - Che essi vogliono... - E invece io non sono tenuto a continuare,
signor tribuno della plebe! Mi obblighi tu, forse? e chi sei tu, per osare
tanto? Per imporre a me, al console unico di Roma, di fare o di non fare
qualcosa? Evvivaddio, ora anche i minori alzano al cresta, abusando della
democrazia! Ma noi...
(Fischi a sinistra)
SANGA - Centurione, tieniti pronto; voglio vederli a pezzetti.
CENTURIONE - Soldati, a noi!
(I soldati, che si erano sparpagliati per cercare i fogli di Cicerone, si
radunano e si preparano a caricare a sinistra)
L. BESTIA - cos che i consoli sanno governare, con lesercito!
CICERONE - Col diritto! col diritto!
SEMPRONIA - Bel diritto, il vostro, se non sapendo parlare ci aizzate addosso i
soldati!
CICERONE - Chi non sa parlare! chi non sa parlare! Ma, Caio Antonio, questa ci
offende!...
C. ANTONIO - Non farci caso, egregio collega, una sgualdri-na. Ti preoccupi
delle dicerie di una sgualdrina?
CICERONE - una calunnia! unignominia! devi ammettere che unindecenza!
GABINIO - (scagliando verso i rostri un foglio appallottolato) Ecco il foglio
che cercavi, grande oratore, ora puoi andare avan-ti!
CICERONE - Tu, giusto tu! parli proprio...
SEMPRONIA - Eccoti un altro boccone, signor bl bl bl!
L. BESTIA - O Cicerone, mangialo il discorso la prossima volta. Visto che non
ti riesce per via orale...
SEMPRONIA - Prova per via anale!
(Risate, applausi a sinistra)
CICERONE - Hai sentito? Ingiurie, ingiurie ai consoli! Ma tu che fai, ghigni
sotto i baffi, Caio Antonio? e diventi paonazzo per lo sforzo di restare
impassibile? Oh numi, ti rallegra che Marco Tullio Cicerone, tuo collega e
amico, ricorda bene, amico, venga maltrattato da quattro scalzacani? la dignit
che ricopro non anche la tua?
C. ANTONIO - Te lho detto, non ti formalizzare, una sgual-drina... Non senti
che linguaggio volgare? chi pu avere un simi-le linguaggio se non una
sgualdrinella?
CICERONE - Basta! con questo putiferio non si pu parlare... Io, bersaglio dei
miei scritti, io! Eh no, caro collega! eh no, egre-gi signori! Io voglio
silenzio! Rispetto! ordine e disciplina e poi ancora ordine! Ti sembra ordine,
questo? eh?
C. ANTONIO - Fate sgombrare il Foro! cacciate via quei pez-zenti!
SANGA - Centurione, carica quei bastardi!
(Il centurione d lordine, i soldati caricano e il Foro subito si svuota)
CICERONE - Se ne sono andati tutti... Non fa niente, per una volta pu
capitare... Radunate il senato nel tempio di Giove Sta-tore... Meglio al
chiuso, fuori minaccia pioggia. Prima del calar del sole vi terr unarringa
che i posteri leggeranno nelle scuole con suprema meraviglia! Assicurato!
Andiamo.
5
In Etruria, in mezzo a una radura, lungo la via verso il campo di Catilina,
vicino allalba del 9 novembre del 63
SEMPRONIA - Sursum, poeta, siamo quasi arrivati.
FULVIO - Sono ore che dici cos, perdinci, e io ho i piedi gonfi come un rospo
vanitoso... Non ce la faccio pi, davvero, non ce la faccio pi!...
SEMPRONIA - Ohim, quant zoppicante il tuo amore se ha supporti tanto
delicati!...
FULVIO - Sempronia cara, mi fanno male i piedi, ho freddo, ho fame, ho tutto.
Guarda questo posto, non bello?
SEMPRONIA - bello, ma pieno di cacche di vacca. Andia-mo.
FULVIO - Me lo di un bacio?
SEMPRONIA - Te ne ho dato gi mille, stanotte, e ne vuoi anco-ra uno?
FULVIO - S, un bacio, mentre spunta lastro dalla pura luce, perch tinvidi
il sorriso...
SEMPRONIA - Astri o non astri, niente baci, se non cammini.
FULVIO - Accendiamoci un focherello e ascoltiamo insieme la natura che si
risveglia. Senti? Trabocca di vita, o mente inaridita vicino alla carne mia...
SEMPRONIA - Accidenti alla carne tua e alla mia! Vuoi capire che se non alziamo
le chiappe al campo di Catilina non arrive-remo mai? Fulvio, ti prego!...
FULVIO - Arriveremo! arriveremo! - Non senti il canto del pet-tirosso?
SEMPRONIA - un merlo, non un pettirosso. - Questi cittadi-ni!.
FULVIO - Non importa, il canto che bello... ascolta...
SEMPRONIA - Bah, fermiamoci un momento, se proprio insisti. Ma a riprendere la
marcia, poi, guarda che il culo sar di piom-bo.
FULVIO - Sar duro, lo so, e io, povero sedentario...
SEMPRONIA - Devi rinforzarti le giunture, se vuoi stare con noi. Vedrai tu, al
campo!
FULVIO - Mi pare di vederti: Sempronia, lancia in pugno e seno scoperto
trafigge i nemici del popolo!...
SEMPRONIA - E Fulvio poeta che dalla cetra sua scocca note mortali!
FULVIO - Oh, la cetra! prendi la cetra!...
SEMPRONIA - E tu prendi lo zufolo, mio adorato Orfeo, pro-viamo a commuovere
qualche cavallo selvatico che ci porti a Fiesole!...
FULVIO - Qual pudore aver potr la donna
che il suo sesso rinnega e cinge lelmo?
SEMPRONIA - Ehi no! Sempronia cinge lelmo ma non rinnega un bel niente,
perbacco! E tu smettila di parlare in esametri, oh!
FULVIO - La poesia e lamore sono sempre stati compagni di viaggio.
SEMPRONIA - Io sono la poesia?
FULVIO - Tu sei lamore.
SEMPRONIA - Tu sei la poesia?
FULVIO - Io sono lamore.
SEMPRONIA - Allora, chi la poesia?
FULVIO - questo frammento di armonia universale che siamo tu ed io in
questistante.
SEMPRONIA - Un frammento, solo un frammento senza futu-ro?
FULVIO - Un frammento annegato nellangoscia della vita, for-se.
SEMPRONIA - Di belle frasi, ne rimugini, stamattina... Ma, sen-ti, non ti pare
possibile che il frammento sia meno angoscioso se comprende, oltre te e me,
anche gli altri? no?
FULVIO - Se ti vuoi allontanare dallangoscia devi allontanarti dallamore. Mi
di un bacio?
SEMPRONIA - Io non ero angosciata, eppure mi sono donata tutta quanta a un
ideale meraviglioso. Non , questo, amore?
FULVIO - Dammi un bacio e lo saprai.
SEMPRONIA - Poeta, io so solo che ho tanta voglia di cantare. Cantiamo?
FULVIO - Canta e danza, io ti accompagno col mio zufolo e tu con la tua cetra.
SEMPRONIA - Ma tu non hai lo zufolo, e io non ho la cetra.
FULVIO - Che ce ne importa? non senti quanta musica intorno a noi?
SEMPRONIA - Sento solo che sono stordita e vorrei gridare: O Catilina, addio!
FULVIO - E da tutto il campo si leva un boato: Addio, Sempro-nia, e vivi
felice!
SEMPRONIA - Che ne diresti della Ballata della fanciulla amo-rosa?
FULVIO - Attacca.
SEMPRONIA - No, comincia tu.
FULVIO - Va bene, comincio io, ma guarda che sono stonato... Dunque, il
motivo... ta ta ta tta... ecco, vado...
SEMPRONIA - Un momento... (tossisce come per schiarirsi la voce). Vai.
(Nei limiti del possibile la ballata viene danzata e mimata)
FULVIO - Un bel mattino
-276 pieno di sole
tra i campi arati
sboccia un bel fior.
SEMPRONIA - Lo coglie il giovane
innamorato
e alla sua bella
lo porta impacciato.
FULVIO - Ma il genitore
assai sdegnato
in casa la figlia
ha gi segregato,
SEMPRONIA - e linfelice
malato damore
ramingo in boschi
trascorre le ore.
FULVIO - La dolce figlia
piena dardore
prende la strada
che porta al dolore
SEMPRONIA - e sotto le stelle
da tutti appartato
trova il suo schiavo
che canta accorato:
FULVIO - O donna bella
ragazza scontrosa
non farmi soffrire
la pena amorosa,
se ormai vivo
senza sognare
pi dolce morire
che in vita restare...
Addio fanciulla
dolce follia
nel mondo migro
senza allegria,
terra di ombre
mondo rimorto
terra di pianti
senza conforto
SEMPRONIA - Caro ragazzo
giura la fede
a una fanciulla
che la richiede
FULVIO - Lamore mio
sar eterno
non verr meno
fino allAverno
SEMPRONIA - Forse in autunno
si scioglie alla luna
perch la passione
non porta fortuna
FULVIO - Te lo ripeto
riso gentile
il mio amore
non pu perire
SEMPRONIA - Se mabbandoni
amico mio
con queste mani
tuccider io
FULVIO/SEMPRONIA - Proprio sul punto
di dirsi: ti amo
compare il padre
sentendo il richiamo
FULVIO - dellinumana
legge di Roma
che vuole uno schiavo
bestia da soma,
SEMPRONIA - dellimmorale
romana censura
che vuole una figlia
a vita immatura...
FULVIO - Prende lo schiavo
gli strappa il cuore
SEMPRONIA - lo porge alla donna
piena di orrore;
FULVIO - riprende la spada
insanguinata
SEMPRONIA - la bianca veste
rimane forata...
FULVIO/SEMPRONIA - Svaniscono i begli
occhi ridenti
sul corpo esanime
ma ancora ardente;
cade la giovane
nel suo dolore
-276 e il dolce seno
cambia colore,
cade la donna
sul suo amore
e in primavera
sorride un bel fiore...
0(Si fanno avanti due soldati armati)
PRIMO SOLDATO - Bene! bravi! bello spettacolo gratis!
SECONDO SOLDATO - Cantate ancora qualcosina.
SEMPRONIA - Sappiamo una ballata giusto per voi...
PRIMO SOLDATO - Canzoni di guerra? Lascia perdere, ne so tante anchio... Siete
di Roma?
SEMPRONIA - Noi siamo del paese che ci ospita. Che importa dove siamo nati?
FULVIO - Gli innamorati vivono tra la terra e il cielo, senza confini.
PRIMO SOLDATO - Chi ti ha spaccato quel bel nasino, eh?
SEMPRONIA - Lha sbattuto con forza contro il mio pestello. Ho un amico molto
distratto, io!
SECONDO SOLDATO - Se quella vipera di mia moglie si per-mettesse...
PRIMO SOLDATO - Nel Foro, ieri pomeriggio, scommetto... Mi pare di conoscerti,
giovanotto.
FULVIO - Pu darsi, a Roma molti mi conoscono. Scrivo ver-si!...
PRIMO SOLDATO - Oh, sei poeta?
FULVIO - Sono Aulo Fulvio.
PRIMO SOLDATO - Aulo Fulvio, figlio del senatore?
SEMPRONIA - un Aulo Fulvio che scrive brutti versi e canta male, non ti
basta?
PRIMO SOLDATO - Certo che mi basta. La vostra canzone ci ha richiamato sulla
strada giusta... Cercavamo proprio te, amico.
FULVIO - Cercavate uno che non cerca mai nessuno? e che vo-lete da me?
SECONDO SOLDATO - Niente... cos!...
PRIMO SOLDATO - Dobbiamo ucciderti. un ordine di tuo padre.
FULVIO - (ride) Mio padre? Mio padre che riesce a ordinare qualcosa a qualcuno?
Questa, poi!...
SEMPRONIA - Non vedete che un deficiente? Ride sempre! Non quellAulo
Fulvio che cercate: questo un grande bugiar-do perch un grande vanitoso.
SECONDO SOLDATO - Potrebbe essere vero, la ragazza non sembra una che
imbroglia.
PRIMO SOLDATO - La verit delle donne una bugia non an-cora scoperta,
ricordati!
SEMPRONIA - Vi assicuro che questo si chiama millantato cre-dito... un caso
patologico, vi dico!...
PRIMO SOLDATO - (al Secondo Soldato) E ricordati anche che quando qualcuno ti
parla difficile sotto c sempre un tranello. Non cascarci!
FULVIO - Sempronia, questi soldati hanno ascoltato la storia che noi abbiamo
cantato!... Non vedi? ci prendono in giro, e tut-to finir in una bella risata.
PRIMO SOLDATO - E tu saresti dunque la famosa Sempronia.
SEMPRONIA - Io sono una girovaga, e lui il mio amico. Can-tiamo.
FULVIO - Non vedi che vogliono fare come nella canzone? Sempronia!...
PRIMO SOLDATO - Tu sei Fulvio, non lo negare, e il tuo sigil-lo porta impresso
un mastino che addenta un gladiatore.
FULVIO - cos, o soldato. Qual il tuo nome?
PRIMO SOLDATO - Che ti fotte del mio nome se devo ammaz-zarti? un ordine, non
lo faccio volentieri, gli dei mi sono testi-moni. Tuo padre ti ha condannato a
morte. Perch non so, ma ne ha diritto. Ora che ti abbiamo raggiunto prima del
campo di Cati-lina, ci leviamo il pensiero. Non credere che io goda di farti
fuo-ri, ragazzo, ma ho famiglia, e qualche sesterzio risolve tante co-se...
SEMPRONIA - Voi siete pazzi, ci scambiate per altri. Noi can-tiamo canzoni
damore, non siamo quelli che cercate!
SECONDO SOLDATO - Eppoi, se non lo facciamo noi, lo far qualcun altro.
Lasciateci guadagnare qualcosa!...
SEMPRONIA - Ma non avete un cuore, voi?!
SECONDO SOLDATO - Io, per dire la verit, davanti alle la-crime di una donna...
Che facciamo?
PRIMO SOLDATO - Su, muoversi. Io te lo tengo e tu lo infil-zi...
SEMPRONIA - Non lo toccate! non me lo toccate!
FULVIO - Dite che state scherzando, soldati, ditemi...
PRIMO SOLDATO - uno sporco lavoro, il nostro, ragazzo.
SEMPRONIA - Anche per te noi ci battiamo!
PRIMO SOLDATO - Tante grazie ma... Stai buono! stai buono! Tu, tieni la donna,
si scatenata!
SECONDO SOLDATO - Questa non centra, che ne facciamo?
PRIMO SOLDATO - Legala! legale a quel tronco i piedi e le mani!
SEMPRONIA - Lasciami stare! lasciaci andare, bestione!
PRIMO SOLDATO - Legala forte, perdio, ch non scappi! - Oh, questo minchione
svenuto.
SECONDO SOLDATO - Dobbiamo aspettare? quanto aspetta-re? Prendiamo il sigillo e
portiamolo al padre. Ci creder.
PRIMO SOLDATO - Siamo soldati, il nostro onore dove lo met-ti?
SECONDO SOLDATO - Rianimiamolo, almeno! In quella fossa c acqua, riempio
lelmo e torno.
PRIMO SOLDATO - Daccordo, ma svelto, porca puttana!
(Il Secondo Soldato va a prendere dellacqua)
SEMPRONIA - Se ci lasciate andare vi do tutto il denaro che vo-lete. Farete un
affare, o soldati.
PRIMO SOLDATO - Quanto hai?
SEMPRONIA - Ora, qui, non ho niente. Ma a casa... Non ve ne pentirete, vi
giuro!...
PRIMO SOLDATO - Qui, qui, quanto chai?
SEMPRONIA - A casa, a casa, ho borse di aurei sonanti. Le put-tane guadagnano
bene, lo sai.
PRIMO SOLDATO - Qui, cazzo, qui non hai proprio niente?
SEMPRONIA - A casa, sar tutto vostro. Due ore di strada, an-che di meno.
Lasciateci andare!...
SECONDO SOLDATO - Quella sembra sincera. Non conviene aspettare? Intanto
togliamo il sigillo, poi si vedr, eh?
PRIMO SOLDATO - No, no, pericoloso, ne va della pelle. Forza, annaffialo!
SECONDO SOLDATO - Attento... - Macch, non si muove neppure.
PRIMO SOLDATO - Alla malora, ammazzalo!
SECONDO SOLDATO - Non posso... svenuto... non posso...
SEMPRONIA - Per carit!...
PRIMO SOLDATO - Su, donnicciola, affondagli la spada nel petto.
SECONDO SOLDATO - Come faccio? non so come si fa. Uc-cidilo tu, che sei pi
bravo.
PRIMO SOLDATO - Ah, cuore di ricotta! Tienilo in piedi, per-dio, almeno un po
dritto... Guarda. Impugni la spada e lappoggi sul cuore, qui. Devi stare
accorto alle costole, possono fermarti la lama. Poi un colpo secco. Cos. - Hai
visto? fatta.
SEMPRONIA - Aaaah, uccidete anche me!...
PRIMO SOLDATO - Senti come strilla? la senti?
SECONDO SOLDATO - Quanto sangue! sembrava anemico, invece... Prendi il sigillo,
scappiamo!
PRIMO SOLDATO - Maledetto il sigillo, s incastrato nel di-to!... Ma che fai,
mi vomiti addosso, maiale?
SECONDO SOLDATO - Scusa, non...
PRIMO SOLDATO - Dammi il coltello, piuttosto!
SECONDO SOLDATO - Gli vuoi anche tagliare il dito, ora?!
PRIMO SOLDATO - E come faccio senn!
SEMPRONIA - Voglio morire!...
PRIMO SOLDATO - Per Ercole, questo ha la pelle dura o il tuo coltello buono
solo per le verze.
SECONDO SOLDATO - Ecco, ce lhai fatta, via, filiamo.
SEMPRONIA - Piet... uccidetemi...
SECONDO SOLDATO - E la ragazza?
PRIMO SOLDATO - Le diamo un colpetto? Vuole morire, non senti?
SECONDO SOLDATO - Eh no, per me la missione compiuta!
PRIMO SOLDATO - Le facciamo un favore, mi pare.
SECONDO SOLDATO - Lasciamola legata. Chi vuoi che passi di qua?
PRIMO SOLDATO - Peccato, che belle tette! - Toh, m venuta unidea; tu voglia
ne hai?
SECONDO SOLDATO - Io? io no.
PRIMO SOLDATO - Invece io me la faccio, cos com, legata.
SECONDO SOLDATO - Dai, non fare carognate, che gusto ci provi?
PRIMO SOLDATO - Haha! che ne sai tu? Io dico che bello lo stesso!
SECONDO SOLDATO - Cos conciata... Ma via!...
PRIMO SOLDATO - (a Sempronia) Ehi, dolcezza, il merlo che avevi non canta pi,
ma il mio, sapessi che canzone, ora!...
SECONDO SOLDATO - Non la vedi che d i numeri? Lasciala stare, dai!
PRIMO SOLDATO - Giove ti fulmini, ti piacciono gli uomini? Aspetta un momento,
no?
(Il Primo Soldato lacera col coltello la tunica per violentare Sem-pronia, che
non reagisce)
6
Al Ponte Milvio, il 2 dicembre del 63, verso le tre del mat-tino.
(Sulla scena Tito Volturcio e un gruppo di Allobrogi. A un segnale, dei soldati
nascosti attaccano, urlando)
T. VOLTURCIO - Sguainate le spade! difendetevi, Allobrogi!
ALLOBROGI - Cuse che succe? - Gamb! - Porcu can! - Chi-sch ce cupan da bon!
SANGA - Arrendetevi! arrendetevi se ci tenete alla vita!
T. VOLTURCIO - Battetevi, maledizione! ritiratevi da quella parte! da quella
parte!
ALLOBROGI - Ga vedi no! - Ga n trop! - Ga n chi un bur-del!
T. VOLTURCIO - Non varrendete! animo, ce la faremo! in nome della libert,
coraggio!
SANGA - Non avete scampo! siete circondati! Allobrogi, non ce labbiamo con
voi, vi promettiamo limpunit! amnistia per tutti! Ma se muccidete un solo
soldato, dico uno!, vi passeremo per le armi! Arrendetevi!
ALLOBROGI - L un disaster, Volturcio, sem cchi in brut peri-cul!
SANGA - Vi butteremo nel Tevere! morirete come sorci! arren-detevi,
mangialumache!
ALLOBROGI - Nu sarrendum, sacramon! nu sarrendum, o-strega!
T. VOLTURCIO - Dannati maledetti! traditori, questa la vostra parola?
V. FLACCO - Volturcio, il pretore Flacco che ti parla... Depo-ni la spada e
avrai salva la vita.
T. VOLTURCIO - Basta, marrendo anchio!
SANGA - Disarmateli! Che nessuno sfugga! Portatemi qui quel Volturcio! (due
soldati portano Volturcio davanti al Sanga) Be-ne bene bene, credevi di farmi
fesso, eh? Beccati un anticipo! (gli d un pugno nello stomaco)
T. VOLTURCIO - Ahhh, che tu sia mangiato dai vermi, tu e quella baldracca di
tua madre!
SANGA - Ohh! offendi anche, eh? (gli d uno schiaffone)
T. VOLTURCIO - Sbirro fottuto!...
SANGA - No, caro, lo sbirro fotte te, se non parli!
T. VOLTURCIO - (indicando gli Allobrogi, che stanno a testa bassa in mezzo ai
soldati) Ma per chi mhai preso, per uno di quei cacasotto, forse?
SANGA - (dandogli un pugno nello stomaco) Macch, il nostro Volturcio invece
romano... o no?
T. VOLTURCIO - Ahhh, tu e le tue...
V. FLACCO - Basta, Sanga, voglio un interrogatorio legale... Con le persone di
buonsenso... Intanto perquisite quelli l.
SANGA - Una torcia! una torcia!
V. FLACCO - Sei Tito Volturcio di Crotone?
T. VOLTURCIO - In carne e ossa.
SANGA - Rotte, ossa rotte se fai il furbo.
V. FLACCO - Mestiere?
SANGA - Eversivo.
V. FLACCO - Prefetto Sanga!... Allora, che mestiere fai?
T. VOLTURCIO - Sono un pedagogo.
V. FLACCO - In casa di chi?
T. VOLTURCIO - Preferisco restare a spasso piuttosto che pro-stituire il mio
intelletto in casa dei potenti.
V. FLACCO - E ci ti fa onore, ma ora, dove andavi? a spasso?
T. VOLTURCIO - Andavo con loro.
V. FLACCO - E voi, dove andavate?
ALLOBROGI - Naum cun l!...
V. FLACCO - Ah, cominciamo?
SANGA - Andavano da Catilina, quel farabutto! Sai bene, o pre-tore, che quando
la Centrale Informazioni Anonime opera in stretta collaborazione con la nostra
Sezione Affarii Riservati nessuno abbaglio pi possibile.
V. FLACCO - Dunque andavate...
UN SOLDATO - Capo, abbiamo trovate queste.
SANGA - Pretore, guarda, che ti dicevo?
V. FLACCO - Lettere?
SANGA - E compromettenti, anche!
V. FLACCO - Chi le aveva?
SANGA - Il capodelegazione di questi bastardi.
V. FLACCO - Che venga qui.
SANGA - Portate qui il barbaro!
V. FLACCO - Da bravo, buonuomo, tu ci dici chi ti ha dato que-ste lettere e poi
andiamo tutti a dormire, eh? Oppure preferisci un bianchino?
T. VOLTURCIO - Parli a un muro, pretore, non sa la nostra lin-gua.
V. FLACCO - Ma com possibile...
CAPODELEGAZIONE - Mi, non capisi na got.
V. FLACCO - Tito Volturcio, senti, il passato passato e se col-labori,
ovvio, io sono pi che disposto a metterci una pietra so-pra...
T. VOLTURCIO - Una pietra tombale, quella s che ce la metti sopra, pretore
Flacco.
V. FLACCO - Amico mio, noi sappiamo gi tutto, tienilo ben presente...
T. VOLTURCIO - Se sai gi tutto, pretore, che vuoi da me?
V. FLACCO - La procedura, Volturcio, sono le formalit buro-cratiche che a
volte...
T. VOLTURCIO - Suicidano gli arrestati, giusto?
V. FLACCO - Sanga, a te!
SANGA - Ahh! a noi due terroncello di Crotone! Tenetelo be-ne... Dicci dicci,
piccioncino, chi sar il tuo becchino?
T. VOLTURCIO - Non certo un cane da mandria come te... (si prende un pugno
nella pancia) Ah!
SANGA - Che Cupido possa bucarti dove gi bucato sei, chi ti ha dato quelle
lettere?
T. VOLTURCIO - Ah! porco di un... (altro pugno) Ah!
SANGA - Ti far sputare le budella!
V. FLACCO - Ricordati che per i pentiti c limpunit, caro Volturcio, parla!
T. VOLTURCIO - Io non... (uno schiaffo) Ahi!
SANGA - Non sai niente, eh?
V. FLACCO - Limpunit, Volturcio, limpunit!...
T. VOLTURCIO - Basta.... mi state massacrando... (una manga-nellata in testa)
Aaaah!
V. FLACCO - Volturcio, c anche una grossa ricompensa... una taglia favolosa
per te... tutta per te... Duecentomila sesterzi...
SANGA - (a Valerio Flacco, sottovoce) Trattabili... devi dire trattabili...
V. FLACCO - Forse anche pi, ma ci pensi quante cose puoi fa-re anche con
duecentomila sesterzi?
SANGA - Se no son botte... (affibbiando gli un pugno sulla fac-cia) Cos!
V. FLACCO - Duecentomila...
T. VOLTURCIO - stato Publio Gabinio e uno di Terracina, di nome Crepario, che
mi hanno affidato lincarico... non conosco gli altri, credimi, son dentro solo
da pochi giorni... non so altro... non so altro...
SANGA - Questi professori, basta una manciata di spiccioli e un pugno nello
stomaco, e ti vomitano addosso tutto quello che sanno!...
V. FLACCO - Che non molto, a dire la verit. Comunque ac-contentiamoci e
andiamo alla svelta ad arrestare Publio Gabinio e laltro. Per una bella retata
lora ideale.
SANGA - E questi, li sbatto tutti dentro?
V. FLACCO - No, meglio portarli prima a casa del console, lui il
responsabile, lui che deve decidere, io comincio a lavarmene le mani...
Cicerone dovr aver pazienza se stamattina il gallo canter in anticipo.
Andiamo.
SANGA - Camminate, pezzenti, non avete sentito il signor pre-tore?
(Passa, preceduto da un servo che fa luce, il senatore Marco P. Ca-tone)
Guarda guarda... chi lavrebbe mai detto? Marco Porcio Catone fa il nottambulo
da questi paraggi?
V. FLACCO - Chi colui che gli tiene la torcia?
SANGA - Il famulo, penso, che ha usurpato il letto di Marzia sua. Ma dicono che
di lei ha grande nostalgia e altro non aspetta che il vecchio e ricco Ortensio
vada a Patrasso per riprendersela pi ricca danni s, ma anche doro. Dicono.
V. FLACCO - Caro amico, se vogliamo fare carriera teniamoce-lo buono... Ricordati
che il senatore pi influente di tutta la re-pubblica, e senza la sua
benedizione non si cava un ragno dal buco.
SANGA - Attento che ti sente... Forza coi complimenti!..
V. FLACCO - La metrica, Sanga, ricordati che ama ascoltare in versi antichi.
SANGA - Veramente i miei studi...
V. FLACCO - Sforzati, per tutti gli dei, spremiti! mezzo sordo com, non si
potr accorgere se sbagli. (declama, con la mano sul cuore)
O giusto, o nobile austero Marco Catone
o tu che affronti della notte i rischi
ecco, ecco le pecore nellovil rinchiuse
mentre buona guardia fanno i cani!
SANGA - Arresteremo tutti i congiurati
tu, o Catone, ci ordinerai... ehm...
Non funziona, non funziona... Guarda il ciglio pi corruccia-to che mai!
V. FLACCO - Dimenticavamo la rima, Sanga, la rima!
Colti sul fatto non hanno pi scampo
per la tua pace ci muoviamo come lampo!
SANGA - La congiura quasi debellata,
da quello l ogni cosa dichiarata!
V. FLACCO - Al momento la repubblica salvata,
la trama dei ribaldi sfilacciata!
SANGA - Sia il tuo verdetto chiaro e ben reciso,
tu che non conosci lieto riso!
V. FLACCO - Un tuo cenno a noi Marco Catone,
ci serve per rinchiuderli in prigione!
SANGA - Niente, Flacco mio, pi sfinge che mai...
O tu che scuro in volto vinci la notte,
di Catilina ancor te ne strafotti?
V. FLACCO - Del criminale che volea incendiare
di Roma tua ogni sacrato altare?
SANGA - Qual pena tu proponi nel senato
per un incallito siffatto scellerato?
V. FLACCO - E agli altri delinquenti che arrestiamo
non mostrerai tu noi chi siamo?
SANGA - Il carcere sollazzo per costoro,
solo la morte, la morte di decoro!
V. FLACCO - Una risposta tua noi aspettiamo,
per sapere se ben ci comportiamo!
SANGA - Dicci o Catone, dicci porca vacca,
la repubblica caduta nella cacca?
CATONE - (solenne, uscendo) Quae nubit totiens non nubit: a-dultera lege est.
Valete!
SANGA - Cosa mai avr voluto dire quel... Ma non possono par-lare come
mangiano, sti rincoglioniti?
V. FLACCO - Quae nubit totiens... chi si sposa tante volte non si sposa, per
legge unadultera... Forse un antidivorzista...
SANGA - Non vuol dire, non vuol dire... Conosco tanti senatori antidivorzisti
di fatto divorziati che quel rimbambito di Catone non fa specie.
V. FLACCO - Se questa ipotesi, troppo letterale del resto, non dovesse reggere,
significherebbe che ce n unaltra... Se noi provassimo a riferire il quae,
che femminile, a un soggetto lo-gico come la repubblica, visto che parlavamo
di politica? che ne dici?
SANGA - Allora sposarsi in questo caso vuol dire farsi scopa-re... Il senso
c: la repubblica che si fa scopare tante volte...
V. FLACCO - No no, non viene... Secondo me nubit sta per le-garsi, come in
matrimonio... I politici amano le metafore, che bi-sogna saper bene
interpretare, se non si vuole vagare nel buio.
SANGA - Allora sarebbe: la repubblica, che si lega tante volte... non si lega?
Che cacchio significa?
V. FLACCO - Rifletti: la repubblica che si lega tante volte, in modo
indissolubile, come in matrimonio, a un capo, ovvio, allo stesso capo, non si
lega, cio come se non si legasse per legge, ovverosia una repubblica
adultera, falsa... Il senso c, non tro-vi?
SANGA - Uhm, non mi convince molto, per...
V. FLACCO - E invece s, stai attento. La repubblica che si uni-sce, in
matrimonio, a un capo, non dice a tanti capi, perch in questo caso non avrebbe
usato il verbo nubit, che dordinario si adopera per i matrimoni; e dato che
qui da noi ufficialmente non permessa la poligamia, quanti sono i mariti?
uno! Quanti sono i capi? uno! Ora, Cicerone non dittatore? non egli unito,
come dire maritato con la repubblica? e non sai che vuole anche farsi
rieleggere e insignirsi del titolo di padre della patria? Questo lo sanno
tutti, e certamente lo sa anche Catone, al quale non sfugge un fremito di
foglia... Ecco, Catone voleva dire che questo un adulterio, anzi un incesto
vero e proprio: adultera lege est!
SANGA - Allora secondo te era una frecciatina nei confronti di Cicerone?
V. FLACCO - Dato che come pretore ho un notevole allenamen-to nellinterpretazione
delle cose, io non lo escluderei per niente. Del resto, non ha Catone insinuato
che ci sono stati brogli eletto-rali nelle ultime elezioni consolari? e questo
non in privato, os-serva bene, ma in pubblico, in piena assemblea, tanto che consoli
designati, Silano e Murena, si sono fatti cos piccoli piccoli che i loro seggi
sembravano vuoti.
SANGA - Cos tu dici che Silano e Murena sono uomini di pa-glia e che il capo
resterebbe sempre Cicerone?
V. FLACCO - Questo spiegherebbe il nubit totiens... Ecco per-ch secondo il mio
parere la frase terribilmente allusiva nei confronti di quel vanaglorioso di
Cicerone, la cui boria ha sem-pre recato uggia al senatore Marco Catone! Ecco
perch dob-biamo stare bene attenti a quello che facciamo! Dobbiamo sce-gliere,
caro Sanga, dobbiamo deciderci: o Cicerone, o Catone, non c altro da fare!
SANGA - Ci mancava pure questa, come se non dovessimo gi barcamenarci a
saziet! Allinizio tra Cicerone e quel fesso fottu-to di Catilina la scelta
stata facile, e abbiamo optato per Cice-rone; e se anche pi duna volta se l
fatta sotto, come console manovra il palazzo come vuole, mentre Catilina
manovra un e-sercito di sbandati... Ma ora? Ostia, che mazzata! Se andiamo da
Cicerone pu sembrare che abbiamo scelto lui, e Catone si ar-rabbier di
sicuro... Ma se andiamo da Catone sar peggio, per-ch il console, ehhh!
permaloso com, minimo minimo ci accu-ser di scarsa professionalit e ci
mander chiss dove... Ma, ca-ro Flacco, sei proprio sicuro che il senso
preciso quello che hai detto tu?
V. FLACCO - Io non sono n grammatico, n retore, ma di poli-tologia qualcosina
so. Dopotutto, senti, se scartiamo la prima i-potesi fortemente contraddittoria
con la sua stessa situazione ma-trimoniale - uno che ha divorziato e come dici
tu aspetta come una manna di risposare la sua ex moglie -, come fa a dire che
questa unadultera, come dire una puttana se poi lui che deve prendersela?
Quindi, non si tratta di una frase antidivorzista, as-solutamente! Ci significa
che la seconda ipotesi che abbiamo discusso quella vera, ma ci mette nei
guai... A meno che non scappi fuori una terza ipotesi, ma quale! ma quale!...
SANGA - Mi sto frugando nella testa, per la matassa ingar-bugliata... Se
provassimo a chiedere a Volturcio, che fa il profes-sore?
V. FLACCO - Macch, qui ci vuole un esperto, un vero esperto agguerrito
nellermeneutica politica, altro che un semplice pro-fessore, e per giunta
senza lavoro!
SANGA - Boh, che ci perdiamo? Io ci provo. - Ehi, Volturcio, a buon rendere,
secondo te cosa voleva dire il grande Catone, con le sue parole?
T. VOLTURCIO - Si riferiva alla congiura, se ben afferro, non alla donna. Dice
che di regola una congiura che si vela tante vol-te, si svela falsa. Cos dice
il grande Catone.
SANGA - Ohib, a questo non ci avevamo pensato! I miei anti-chi propositi
cominciano a vacillare... Che sia tutta una montatu-ra, questa congiura,
affinch quelli che comandano si sbarazzino dei loro avversari politici?
V. FLACCO - Ohim Sanga, che fare? con chi stare? dalla parte di Cicerone? Ma
allora sbattiamo il grugno contro uno pi poten-te di lui! Se invece ci
mettiamo dalla parte di Catone, il protettor dei protettori, a me pare che il
nostro futuro sarebbe assicurato...
SANGA - Quale futuro? quello lontano, se campiamo, perch quello prossimo
saldamente in mano alla cricca attuale, che pu bruciarci quando e come
vuole!...
V. FLACCO - Comunque sia, la nostra carriera compromessa, il nostro stipendio
gi tanto se ce lo lasciano com... Ma se poi quel Volturcio della malora ha
visto giusto, e io opino che sia uninterpretazione possibile, cosa dovremmo
fare, passare forse dalla parte di Catilina? La congiura che si vela tante
volte, si sve-la falsa...
SANGA - In effetti da molto che si parla di una congiura vela-ta, congiura
come dire.. strisciante. Anzi, nel 66 si dice che an-che Cicerone fosse pi da
quella parte che da questa... Ebbene, lacuto Catone voleva dire proprio
questo, che in realt si tratta, a proposito di Catilina, di una falsa congiura..
V. FLACCO - O che forse Catone non voleva informarci che sotto sotto lui
simpatizza per Catilina?
SANGA - E come si pu escludere, tra nobili? Eppoi, si dice che sia molto
geloso della popolarit di Cicerone come oratore, e che a casa sua, quando gli
giungono gli applausi della folla al conso-le, lui furibondo sbatte contro i
muri tutto quello che gli capita sotto mano. Questi sono indizi, caro Flacco,
indizi che mi lascia-no molto, molto perplesso.
V. FLACCO - Che dramma, il nostro! che dovremmo fare, libe-rarli?
SANGA - Ah, io eseguo i tuoi ordini!...
V. FLACCO - Non fare il pistola, come dicono nella Padania, sono forse io a
decidere? e quando mai un pretore ha potuto de-cidere qualcosa sopra la testa
dei politici?
SANGA - Sei tu che hai una carica ragguardevole, mentre io so-no lultima ruota
del carro. Decidi tu!
V. FLACCO - Diciamo... diciamo che per noi ha deciso il gran-de Catone!
SANGA - Lintegerrimo Catone.
V. FLACCO - Il sapiente...
SANGA - Il potente...
V. FLACCO - Laustero...
SANGA - Il severo...
V. FLACCO - Il giusto...
SANGA - Lonesto Marco Catone.
V. FLACCO - Mandiamoli via.
SANGA - Andate a casa! andate in malora! andate dove volete, ma sparite!
V. FLACCO - C stato un equivoco.
SANGA - Uno sgradevole malinteso.
V. FLACCO - Un gioco spiacevole. Siete liberi.
T. VOLTURCIO - Un equivoco! un malinteso! un gioco che vi coster duecentomila
sesterzi, amici cari!
V. FLACCO - pazzo?
SANGA - fesso.
T. VOLTURCIO - Vi accorgerete se sono fesso! Ci assalite, ci minacciate, mi
riempite di botte, mi promettete la taglia, vi dico tutto, e poi che fate?
Addio, o Volturcio, abbiamo scherzato un pochetto!... No, voi mi arrestate
regolarmente e regolarmente il governo mi dar la taglia. Se no, spiffero tutto
a chi di dovere!
SANGA - Ci vuole incastrare. Mi sa tanto che questo parla dav-vero.
V. FLACCO - Questi professori bisogna pagarli tanto per parla-re, quanto per
farli tacere.
T. VOLTURCIO - Sono un maestro, e la mia moralit, che per tutta la vita
stata adamantina, a causa vostra si intaccata...
SANGA - Niente paura, Volturcio, per noi zitti e mosca.
T. VOLTURCIO - Per voi, ma davanti a questa brava gente io passo per un
vigliacco, una spia, un traditore degli ideali di liber-t a cui mi ero votato
con tutto lanimo mio. Io...
SANGA - Ma Volturcio caro, cosa vuoi che abbiano capito que-sti rozzi padani? -
Ehi, voi, di che cosa stiamo parlando?
CAPODELEGAZIONE - Ostia, mi non capisi na got!
SANGA - Visto? Qui tutti muti e sordi, e per giunta se vuoi ve-nire in polizia
ti metto pure la buona parola.
T. VOLTURCIO - E i pugni che mi hai appioppato nello stoma-co?
SANGA - To, questa la mia pancia, ti puoi rifare a volont.
T. VOLTURCIO - Io... voglio i soldi pattuiti. Mi pare giusto.
SANGA - Duecentomila sesterzi?
T. VOLTURCIO - Fate met per uno, cento tu e cento lui.
V. FLACCO - Quello scemo!...
SANGA - Piuttosto lo arresto per schiamazzi notturni.
V. FLACCO - Guarda un po se quello laggi non un incen-dio...
SANGA - proprio un grosso incendio dalle parti dellAventino!
T. VOLTURCIO - Un monte di immondizie!...
V. FLACCO - Bruciano i rifiuti?
SANGA - E se fosse scoppiata la rivolta?
V. FLACCO - Se ci beccano con quei merdosi tra le mani, siamo rovinati per
sempre.
SANGA - Il casino che noi vogliamo liberarli e loro vogliono essere arrestati.
V. FLACCO - E se li suicidassimo seduta stante? Coi terroristi cos che si
usa!...
(Sanga d una pacca sulle spalle di V. Flacco come per dire che pu esser una
buona idea)
7
In casa del console Cicerone, la mattina del 5 dicembre del 63
CICERONE - Ah... aah... ah!... Niente, per Ercole, niente... Ogni sforzo
vano... devo rassegnarmi anche per stamattina... - Te-renzia! - Una settimana,
quasi una settimana che non mi scarico il ventre... Che pu essere? le
preoccupazioni politiche? lansia? Lucio Sergio Catilina, quello spirito
malefico arriva a bloccarmi il naturale flusso degli intestini? mai
possibile? Oggi la faremo finita, o distruttore della mia serenit... a morte
ti far condanna-re, a morte!... - Terenzia! - Pesantezza, mal di capo,
insonnia, ce lho tutte, non manca niente per farmi venire le rughe in unet
in cui le persone tranquille cominciano ad assaporare le gioie della vita che
unattiva giovinezza ha saputo costruire... Ahhhh! Nulla, neanche aria esce ad
ammorbidire la durezza di questa mia pancia di tamburo!... Neanche avessi
mangiato sassi, per Er-cole!... - Terenzia! - Io ho studiato, io ho scritto, io
sono diventa-to il pi grande avvocato di tutti i tempi, per i miei meriti mi
hanno affidato la direzione della repubblica, a me, che vengo dalle montagne,
cosa inaudita finora, novello Camillo, mi hanno fatto dittatore per salvare la
patria in pericolo, sono ricco, sono famoso, sono potente... eppure non caco. -
Terenzia!
SERVA - Il signore ha chiamato?
CICERONE - Che Mercurio ti porti, sono due ore che chiamo mia moglie, dove si
ficcata quella pettegola?
SERVA - Vado a cercarla, signore.
CICERONE - Vado a cercarla, signore!... Se la ride sotto i baffi, lei! non ha i
miei problemi, lei! magari va al cesso regolarmente, la porca, puntualmente, al
primo canto del gallo... Ahhhaaahhh... macch, tanto vale alzarci, che resto
qui a perdere tempo? quasi non mi circola pi il sangue nelle gambe!... Mah!
GUARDIA - Signore, un gruppetto di senatori sta aspettando per darti il
buongiorno.
CICERONE - Chi sono? chi sono?
GUARDIA - C il futuro console Decio Silano, ci sono i sena-tori Tiberio
Nerone e Gaio Pisone; e poi ci sono altri due che non hanno detto niente.
CICERONE - Che aspettino. Anzi, se non vogliono attendere nellatrio che
vengano, li ricevo qui (la guardia esce). Che c di male, del resto? questa
stanza non come le altre? per puzzare non puzza, purtroppo, eh s,
purtroppo!... pulita, ben tenuta, dovrebbe essere la regina della casa e
invece, umanit ingrata, si tiene sempre chiusa, peregrina, come se si avesse
vergogna che esiste e che ci si serve di essa quando la fortuna ci
propizia... Il cesso, lunico posto dove il corpo si purifica di dentro e di
fuori dovrebbe essere un altare, s, unara su cui sacrificare ogni mat-tina
per ringraziare il cielo del miracolo concesso, e invece... Mah!
PISONE - (entrando, con gli altri) Chi dice mah, cuor contento non ha.
CICERONE - E dovrei forse, Pisone mio? Vi confesso, amici miei, in tutta
sincerit non riesco, non riesco proprio a defecare.
PISONE - Perch preoccuparsi? neanche gli dei lo fanno, o Mar-co Tullio, pensa,
neanche gli dei!
CICERONE - Gli dei? e gi, gli dei...
SILANO - E tu fra poco sarai innalzato agli eterni, o console!
CICERONE - Bravo Silano, bravo e grazie! Ma questa pigrizia strana, questa
pesantezza, questo cerchio alla fronte...
SILANO - la corona che il potere ti ha posto sul capo, o Marco Tullio, il
rovescio della bella medaglia, la penale che devi pagare alla dea bendata per
averti reso glorioso, vero personaggio stori-co vivente!
CICERONE - Che gli dei ti assistano, o Silano, quando tra poco prenderai il mio
posto. Il potere, la gloria, il danaro, tutte inezie quando non puoi mettere
piede fuori di casa senza tremare, quando non puoi recarti in mezzo alla gente
senza una spessa co-razza, quando non puoi mangiare il frutto colto con le tue
mani senza sospettare che quello, proprio quello lhan potuto avvele-nare, e
soprattutto, sopra tutto quando non puoi andare la mattina al cesso... Ah, da una
settimana non faccio che sognare il cesso! Stanotte, sentite questa, ho
sognato, in tutta confidenza, amici, in tutta confidenza, ho sognato che
eravamo in senato e stavamo facendo il processo a Lentulo e quegli altri
mascalzoni. A un cer-to punto della mia arringa mi fermo e mi guardo in giro:
l un gruppetto di senatori che dormono, l un altro di senatori che parlano e
ridacchiano, l, in mezzo alla curia, soldati che giocano a dadi... Io pensavo:
eppure sto parlando io, e la mia disquisizio-ne attiene a un argomento di
capitale importanza per le sorti del-la nostra cara patria. Ci credereste?
nessuno mi prestava ascolto. stato allora che il mio collega Caio Antonio,
che era al mio fianco, volgendosi verso di me, con aspetto avvampato, mi disse:
Amico mio, ch ti accalori? finita, Catilina ha vinto, un macel-lo! E poi
Antonio non fu pi Antonio, ma mia moglie che mi guardava tutta
compassionevole. Io risposi: Terenzia mia, nulla la morte a un sapiente, ma
prima lasciami almeno cacare. E l, con gli occhi della platea puntati addosso
a me, seduto comero, ho riempito la toga e, scusate, il seggio e mi sono
svegliato col fiatone solo quando mi parve di affondare pian piano come nelle
sabbie mobili...
PISONE - Cero anchio in senato, Marco Tullio?!?
CICERONE - Ah ah, tu avevi disertato la seduta per paura che Caio Cesare ti
attaccasse!...
PISONE - Io paura della regina di Bitinia? Ma sentite questa!...
SILANO - Paura lui? Macch! Astuzia, astuzia della lucertola che ti lascia in
mano la coda!...
PISONE - In ben altre occasioni il sottoscritto ha saputo affron-tare Cesare a
tu per tu!
SILANO - In verit la tua muta facondia, o Pisone, pi perico-losa del
pescecane che naviga acque scure e profonde.
CICERONE - Diciamocelo francamente, o Pisone, con Caio Ce-sare hai il dente
avvelenato da quando ti trascin in giudizio per i fatti della Traspadana,
nevvero? Io ti ho difeso, o Pisone, ma io, il tuo avvocato, ero il primo a
credere nella tua colpevolezza. Se ti ho fatto assolvere, credimi, stato
perch un grande oratore come Marco Tullio Cicerone non pu perdere una causa
senza arrossire di vergogna, non potr mai! Posso essere clemente coi ladri
dellerario, se questo costume, ma mai, dico mai posso essere largo del mio
sapere, delle mie capacit intellettuali e giu-ridiche, della grandezza che mi
rese glorioso a Roma e per lItalia tutta... Io ho un capitale da proteggere,
la mia eloquenza, ricordati, la mia eloquenza!
PISONE - S, Marco Tullio, ma io tutto questo discorso... io...
CICERONE - Ascolta, Pisone, conosci un certo Statilio? eh? lo conosci?
PISONE - E chi non lo conosce!...
CICERONE - Sai che cosa doveva fare? Doveva incendiare Ro-ma! Ecco che doveva
fare! E sai tu a chi ho affidato questo terri-bile congiurato? A Caio Cesare!
S, proprio a lui! E perch pro-prio in casa di Cesare, il mio nemico mortale?
Perch sono un fine politico, io, ecco perch!
PISONE - Ma io non ho mai detto il contrario... Marco Tullio, tu sei nervoso
per motivi di digestione e allora...
CICERONE - Non girare la frittata, Pisone, per me il privato non ha mai
influito sul pubblico interesse! Tu, piuttosto, perch hai tentato di
invischiare pubblicamente Cesare nella congiura?
PISONE - Ehhh... perch a mio avviso non sarebbe sbagliato sbarazzarsi di lui
ora che ne abbiamo loccasione.
CICERONE - Lo sentite? duro, duro, per Ercole!
PISONE - Io vedo in Cesare un pericoloso concorrente alla tua grandezza, per
questo insisto, non per animosit o per odio, son cose passate. Cesare deve
cadere insieme a Catilina, se vogliamo salvare il potere dei nobili!
SERVA - (dallingresso) Signore, Terenzia tua chiede cosa ti necessita. Non pu
venire.
CICERONE - E quando mai mia moglie venuta?! Una pozio-ne, per Giove, una
pozione lassativa che deve fare lei con le sue mani! - Ogni erba mi pare una
cicuta, bisogna guardarsi bene in-torno quando si occupa un posto di
responsabilit come il mio! - Ah, giacch sei qui, prendimi loccorrente per il
bagno... sapo-ne... asciugatoio... vai... vai... - Speriamo che un bagno caldo
mi faccia effetto... Scaricarsi il ventre o non scaricarsi il ventre? questo
il mio problema, altro che Giulio Cesare! Dopo tutto che potr fare? che potr
dire? Vuole difendere i congiurati? Li di-fenda! li difenda! Cosa spera di
ottenere? Lassoluzione dubita-tiva? Eh, no, a morte li far condannare, a
morte!
SILANO - Bene, Marco Tullio, cos mi piaci. Chiarezza, deter-minazione,
coraggio, queste le doti di un grande statista. La no-stra sicurezza stata
messa in pericolo da quella schiera di pez-zenti che in questo momento il
nostro esercito sta braccando per monti e per valli, ma daltronde con questi
delinquenti alle porte di casa nostra non possiamo essere indulgenti se
vogliamo stare tranquilli.
T. NERONE - Sono agli arresti domiciliari, non possono nuoce-re.
SILANO - A me invece risulta che Lentulo Sura passa le giorna-te a incitare i
suoi liberti e clienti a rapirlo, che Cetego sobilla i suoi schiavi a
organizzarsi e liberarlo...
SERVA - Ecco tutto loccorrente per il bagno, signore. Tua mo-glie sta
preparando la pozione, ih ih!
CICERONE - Vattene agli inferi, screanzata! - Tua moglie sta preparando... uh,
tua moglie! non riesce a dire la signora, no, tua moglie... Bisognerebbe
insegnare un po di educazione a queste analfabete... Non sanno leggere, non
sanno scrivere, non sanno trattare coi padroni... Un minimo distruzione,
perbacco, cosa sa-rebbe un minimo distruzione?
PISONE - Non ti pare, Marco Tullio, che il bastone sarebbe il maestro migliore?
CICERONE - No no, il bastone no. Anchio, non mi vergogno a dirlo, non ero
nessuno un tempo... Ma con la passione, la tenace applicazione, e una memoria
formidabile, non c che dire, for-midabile, guarda tu a che punto sono
arrivato! Io dico che...
PRIMO MESSAGGERO - Il console Caio Antonio al collega Marco Tullio Cicerone:
dagli esploratori ci risulta che Catilina sta rinforzando lesercito e che gli
effettivi delle legioni sono raggiunti. Un quarto dei soldati ha armi regolari,
gli altri per ora roncole, lance e pali appuntiti. Addio.
CICERONE - Eh? Questacqua bollente! scotta, per Ercole!
SILANO - Hai visto, o console, la grave iattura che ci sovrasta? Diamo una
lezione, giustiziamo quelli che abbiamo in mano, e la paura, se non lamor di
patria, impedir a molti di unirsi a quel principio di ogni male. Colpendo
costoro colpiremo insieme lesercito di Catilina, che gi ci prende alla gola,
e romperemo il cerchio di ferro e di fuoco che si stringe intorno a te, o
console, a me, a tutti noi...
PISONE - Sono daccordo con Decio Silano: la crudele situazio-ne non esige
parole o inutili discussioni, ma decisioni concrete e rapide. E avremo vinto.
PRIMO SENATORE - Morte agli eversivi!
SECONDO SENATORE - Sulla forca i boia di Roma!
CICERONE - S... forse... per vi esorto... ci sono pericoli... Del resto il
console saprebbe anche morire, se fosse necessario alla repubblica, ma prima
deve, come dire?... Ah, come scotta questacqua!
SECONDO MESSAGGERO - Antonio a Cicerone manda i suoi saluti.
CICERONE - E Cicerone a Caio Antonio manda il buon augu-rio. Parla.
SECONDO MESSAGGERO - Il console Antonio cerca il con-tatto col nemico, ma Lucio
Catilina riuscito a sganciarsi e sta marciando verso il Piceno per
congiungersi alle forze di Setti-mio. Frattanto torme di schiavi raggiungono i
sovversivi, ma Ca-tilina li respinge. Vale.
CICERONE - Li respinge? si prende il lusso di respingere... Ma allora la
fine! Ma allora la disfatta!
SILANO - Non impressioniamoci! Per gli dei, se anche perdes-simo una battaglia
vinceremmo la guerra, e la guerra la fanno le vecchie volpi come Marco Petreio
e altri valenti generali. Roma ne ha a bizzeffe! Mantieni, o console, fermo il
tuo proposito.
CICERONE - Forse riesco... zitto, forse riesco a evacuare!...
T. NERONE - Andiamo cauti, andiamo cauti con le forche! Alla fin fine Cesare
potrebbe trascinarci tutti in tribunale per aver giustiziato senza lappello al
popolo dei cittadini romani non col-ti in flagrante, si badi, non colti in
flagrante!...
CICERONE - Giusto, dir che un abuso di potere, che la pro-cedura
illegale... Roma la culla del diritto e Marco Tullio Ci-cerone per i secoli
rester un faro per tutti gli uomini di legge. Io non posso, non voglio
rovinarmi la reputazione con un giudizio avventato contro questi miserabili
ectoplasmi!
PRIMO SENATORE - bene, bene aspettare gli sviluppi de-gli eventi!
SECONDO SENATORE - Lesilio non sar pi crudo della morte!
PRIMO SENATORE - Se morire devono, perch sostituirci al fato?
SECONDO SENATORE - Eppoi, chi ci dice che gli amici di Lentulo non facciano
gazzarra in citt?
PRIMO SENATORE - Ci sono troppi caporioni liberi; chi po-trebbe escludere una
sommossa?
SECONDO SENATORE - Lincolumit delle nostre famiglie e di Roma stessa non
sarebbe messa in forse?
SILANO - Fin quando lo stato fu forte e potente, linfingardaggine dei nostri
concittadini...
PRIMO SENATORE - Se ci trovassimo in catene dietro il carro di Catilina, che
per malaugurata ipotesi dovesse trionfare, ci di-fenderesti tu, o Silano, coi
tuoi discorsi?
CICERONE - Ebbene, Silano, ti ha colto in fallo... Che discorsi potresti fare,
tu, tu che come candidato al consolato non hai fatto un solo comizio, dico uno
solo che si reggesse in piedi? eh?
(Entra Sanga, e subito dopo un prigioniero tra due soldati)
SANGA - Salve, salute a tutti! Ne abbiamo arrestato un altro, ha confessato. Non
cos alla svelta come Tito Volturcio, ma ha con-fessato. un ex di Catilina,
potete interrogarlo anche voi.
CICERONE - (dopo una lunga pausa) Qual il tuo nome?
L. TARQUINIO - Lucio Tarquinio.
CICERONE - Uh! - Di dove sei?
L. TARQUINIO - Di Ostia, lavoro al porto, sulle navi di Crasso.
CICERONE - Lavori per Crasso? Marco Crasso un nostro buon amico, non ci sono
dubbi. Di che cosa ti accusano?
SANGA - O console, lui stesso si autoaccusato di congiura, non io!
CICERONE - Sanga, chi conduce qui linterrogatorio, io o tu?
L. TARQUINIO - Mi hanno accusato di essere un catilinario, ma non vero!
CICERONE - Lo sentite? Non vero!
L. TARQUINIO - Di quello che stavo per fare mi sono amara-mente pentito...
CICERONE - Non ci interessa quello che volevi fare, ma quello che hai fatto! -
Che facciamo, ora, processiamo le intenzioni? Chi non sarebbe in catene se un
tribunale supremo dovesse giu-dicarci per le nostre intenzioni? Forse tu, o
Silano? o tu, Tiberio Nerone? o io stesso, Marco Tullio Cicerone?... Forse
Sanga, ec-co, Sanga non ha nulla di cui pentirsi, perch i suoi pensieri sono
stati sempre puri, vero?
SANGA - Io sono un leale servitore dello stato e in tutta fran-chezza non ho
nulla da rimproverarmi.
CICERONE - Ehm... infatti... laltra notte... corre voce... ma se mi sbaglio...
Sanga e il pretore Flacco... Sanga, dimmi che mi hanno informato male!
SANGA - No... s...
CICERONE - Confuso, Sanga? Il capo della Polizia Investigati-va cade in
confusione? Quale carisma pu mai esercitare un capo che davanti a uninnocente
domandina si mette a balbettare?
SANGA - che tra due alte cime di eguale bellezza difficile scegliere quale
scalare!...
CICERONE - Sanga, non ci sono altre cime a cui paragonarmi!
SANGA - Con tutto il rispetto verso il senatore, io non intende-vo...
CICERONE - Per gli dei, non mordere la mano del benefattore! - Addio,
Tarquinio, e porta i nostri saluti a Marco Crasso.
L. TARQUINIO - Allora mi perdonate? ottengo il perdono di stato?
CICERONE - Perdonarti? e di che cosa mai?
L. TARQUINIO - Che stavo portando un messaggio a Catilina, no?
CICERONE - Un messaggio? quale messaggio, di grazia?
L. TARQUINIO - Ma come quale messaggio, quello di Crasso, benedetti!...
CICERONE - Marco Licinio Crasso? Non mentire!
SANGA - cos, o console, aveva un messaggio per Catilina. Labbiamo
decifrato.
CICERONE - Silenzio, Sanga, non stuzzicare il leone che son-necchia! (a L.
Tarquinio, con calma) Dunque tu dici che avevi un messaggio, sei sicuro? ehm,
un messaggio del nostro caro a-mico... un messaggio che diceva che cosa? cosa
mai poteva dire? eh?
L. TARQUINIO - Crasso comunicava a Catilina di non preoccu-parsi per larresto
dei congiurati, anzi lo incitava a marciare su Roma senza indugio. Questo
diceva, la verit.
CICERONE - (Indicandogli la scritta di un affresco) Cosa c scritto l?
L. TARQUINIO - Dove, l sotto?
T. NERONE - Sei orbo oltre che scemo? Avanti, cosa c scritto!
L. TARQUINIO - Io non sono scemo, io sono soltanto analfabe-ta.
CICERONE - (trionfante) E qui casca lasino! Nessuna meravi-glia, signori, se
in questi tempi calamitosi un analfabeta finisce tra le fila di un Catilina
qualsiasi, ma che gli venga dato un inca-rico tanto delicato, ebbene, no!
questo, per quanto avventati si possa essere, no!
L. TARQUINIO - Ma io non ci capisco pi niente! ditemi voi quello che devo
dire!...
T. NERONE - Simulazione di reato!
SILANO - un infiltrato!
T. NERONE - Ci vuoi prendere per il culo, Lucio Tarquinio?
L.TARQUINIO - Mai!
T. NERONE - Altro reato!
CICERONE - Lucio Tarquinio di Ostia, ignobile scaricatore di porto, sei
imputato di oltraggio alla nostra intelligenza e di ca-lunnia nei confronti del
valoroso Marco Crasso, che ci ha sempre onorato della sua amicizia e la cui
lealt nei confronti della re-pubblica assolutamente fuori discussione!
PRIMO SENATORE - In galera!
SECONDO SENATORE - Ai ceppi finch non metter giudizio!
CICERONE - Portatelo via!
(Sanga e i due soldati escono con L. Tarquinio in catene)
SILANO - Sia lode alla lungimiranza del console che ha saputo rintuzzare
lostinazione di un mitomane ponendo un salutare ar-gine a un fiume di
corbellerie. Non sar...
CICERONE - Ohim, devo ancora preparare la mia quarta arrin-ga per questo
pomeriggio! Non ho idee chiare, amici, e questa pesantezza, vi confesso, mi
annebbia la mente... Ah, riuscissi almeno a scaricarmi! Pisone, guarda, guarda
dalla finestra se viene qualche messaggero.
PISONE - Non vedo nessuno, o Marco Tullio, c solo Terenzia tua che d la
pappa al bimbo.
CICERONE - Ah, se come console sprezzo ogni pericolo perso-nale nella consapevolezza
di compiere il proprio dovere per evi-tare la generale rovina dello stato, come
uomo, come uomo mi commuove profondamente la sorte di una moglie che muore
dangoscia, di una figlia accasciata dal terrore, di un bimbetto innocente, oh,
com graziosa quella creatura!...
TERZO MESSAGGERO - Buone notizie dal fronte di guerra, o console.
CICERONE - Che Mercurio ti protegga, o messaggero, tu mi ri-dai la vita.
TERZO MESSAGGERO - Larmata di Catilina incastrata tra le montagne in
territorio pistoiese. Cerca di aprirsi un varco ver-so la pianura padana, ma il
vigile Caio Antonio ormai la tiene in pugno. Vale!
CICERONE - Addio, latore della lieta novella, addio!...
SILANO - Hai visto, Marco Tullio? Catilina sar stritolato e o-gni timore
femmina.
CICERONE - Che intendi, o Silano? Il console non ha test af-fermato che se c
da sacrificare la sua vita, sacrificher la sua vita? Ma luomo, ricordalo
bene, non il console a cui stato af-fidato lincarico di salvare la patria
dal pericolo!
SILANO - Plaudiamo, Cicerone, alla tua saggezza. Luomo pu offrirsi al
martirio per una nobile causa, il capo non ha questo di-ritto. Per tornare a
Lentulo Sura, ora che la via del capestro spianata...
PRIMO SENATORE - Impicchiamoli una volta per tutte!
SECONDO SENATORE - Devono anche vivere a spese dello stato?
T. NERONE - Prudenza, amici, i morti non risuscitano. Ancor vivo Catilina...
SILANO - Eh, ma ormai come vuoi che scampi quello scellerato al suo destino?
Imbottigliato tra le montagne, se non con le armi lo prenderemo per fame. Non
hai sentito il messaggero?
QUARTO MESSAGGERO - Il console Caio Antonio a Marco T Cicerone...
CICERONE - Tullio... Marco Tullio.
QUARTO MESSAGGERO - Tullio, ma qui dice T.
T. NERONE - Che notizie?
QUARTO MESSAGGERO - Buone e cattive!
T. NERONE - Che vi dicevo?
CICERONE - Che aspetti? su, su!...
QUARTO MESSAGGERO - Precedenza alla notizia buona o cattiva?
CICERONE - Muoviti, posapiano, la buona, la buona!
QUARTO MESSAGGERO - Ascoltate. Lesercito dei rivolu-zionari nellintento di
raggiungere Modena stato bloccato dalle legioni di Quinto Marcio Re a nord e
dal console Antonio a sud. Nessuna speranza di vittoria per Catilina
nellimminente batta-glia.
CICERONE - Siano rese grazie agli dei! O Giove padre... Ma dimmi, qual la
notizia cattiva?
QUARTO MESSAGGERO - Il console Antonio ha sofferto un terribile attacco di
gotta, ed costretto, con sommo rincresci-mento, a cedere la direzione della
battaglia al legato Marco Pe-treio. tutto. Addio.
CICERONE - Gli attacchi di gotta al nostro caro collega... Co-munque oggi il
pi bel giorno della mia vita, amici cari. Roma salva!
SILANO - Li condannerai a morte, o Marco Tullio?
CICERONE - A morte? cos tutta questa fretta, o Silano? Mi fai pensare... tu
mi fai pensare... Gli altri che dicono, sono daccordo? Il vostro console un
convinto democratico, e per-tanto si rimette al giudizio della maggioranza.
Cosa dice Tiberio Nerone?
T. NERONE - Mah... non saprei... perch...
CICERONE - In tutta coscienza, qual il vostro parere?
PISONE - A morte!
PRIMO SENATORE - A morte!
SECONDO SENATORE - A morte!
CICERONE - A morte? e morte sia, con quattro voti favorevoli e un astenuto. Al
quale astenuto dico, ma solo per tranquillizzarlo, mai per influenzarlo, che il
console aveva tutto previsto, e che lopinione pubblica ci sostiene. Uomini
dogni ordine, di ogni classe, di ogni et, com giusto; plebei, grandi e
piccoli funzio-nari, liberti e schiavi, e i borghesi, i grassi borghesi del
partito dellordine che oggi, grazie a questa causa, sono diventati nostri
alleati, tutti sono daccordo per salvare la repubblica, e se questa alleanza
politica durer, vi giuro, per Ercole, che nessuna crisi interna potr pi
colpire lo stato. Vedrete, vedrete nel pomerig-gio che discorso far in
senato... Li inchioder alle loro colpe... vedrete!... - Sto perdendo i
capelli, perbacco, sto proprio perden-do i capelli... Che non sia colpa della
cattiva digestione? eh? voi che ne dite?...
8
Nel carcere Mamertino, una sera
CETEGO - (canta con rabbia)
Prendi il laccio vecchio boia
metti il laccio intorno al collo
fammi il vuoto sotto i piedi
il mio corpo penzoler...
CREPARIO - Non tormentarmi, ti prego , con quella canzone, non ce la faccio
pi!...
CETEGO - (con rabbia maggiore)
Stringi il laccio sporco boia
torci il laccio sul mio collo
strangola questanima
che ricerca la libert...
CREPARIO - No, basta!...
LENTULO - Cetego, per favore!...
CETEGO - Il bimbo ha paura del buio?
LENTULO - Non ha paura, troppo teso. Siamo segregati in questa fossa fetida e
senza tempo, e tradiremmo la nostra stessa natura se riuscissimo a restare
imperturbabili proprio oggi che ci sar battaglia.
GABINIO - Questo se oggi oggi e non gi ieri, perch se ieri oggi, e oggi
domani, la nostra sorte due volte segnata.
STATILIO - Catilina non ci confermer la pena, perch non sar cos pazzo da
accettare battaglia campale.
CETEGO - Al contrario, una grande battaglia moltiplicher le nostre legioni
come cavallette.
STATILIO - Se vincessimo.
CETEGO - Sporco disfattista, che vuoi dire!
STATILIO - Che a Cetego cresciuto troppo il cervelletto, a scapito del resto.
LENTULO - Via, non litigate. Anchio penso che potremo vin-cere, Cetego, ma se
dovesse aver ragione Statilio non sarebbe una tragedia, e anzi dalla sconfitta
trarremmo una salutare lezio-ne per il futuro. Catilina capir una buona volta
che Cesare ave-va torto a suggerire lazione immediata, e che invece lastuta
guerriglia, un popolo alla macchia avrebbe dato risultati pi len-ti, s, ma
pi certi.
STATILIO - Un popolo alla macchia? quale popolo? Ascolta povero ingenuo, ho
qualcosa da raccontarti. Mi trovavo davanti al portico di Minucio, e cera una
folla inferocita che aspettava il suo moggio di grano e che imprecava con
lacrime di rabbia per-ch il portone tardava ad aprirsi; sembrava che volesse
assalire i granai e fare una strage degli affamatori della povera gente,
al-meno cos lasciavano intendere i pi esagitati, ma... ma quando i portoni si
spalancarono, quelle stesse persone avevano gi di-menticato la propria miseria
e a bestemmie e spintoni loro unica preoccupazione sembrava quella di
assicurarsi la pagnotta quoti-diana... Avreste dovuto vederle come
sgattaiolavano dai magaz-zini con la loro anfora di grano ben stretta sotto il
braccio e laria beata di chi ottiene una grazia insperata... E noi, noi
vogliano fa-re la rivoluzione con quel popolo? Ma no!
LENTULO - Che vuoi pretendere da un popolo che dorme da secoli?
STATILIO - Che si svegli, perdio, e che non chieda tutto agli al-tri senza
alzare un dito!
LENTULO - Nella scala dei bisogni la pagnotta quotidiana viene al primo posto e
dopo, soltanto dopo lecito parlare di democra-zia e sogni di questo genere.
Capovolgere questa impostazione naturale delle cose costa sacrifici.
CETEGO - Gli schiavi non si sono ribellati ai loro padroni? vo-lete dire che i
romani sono pi conigli dei loro schiavi?
STATILIO - Che cosa avevano gli schiavi da perdere se non le loro catene? Ma un
popolo di bottegai, ti assicuro, si fa scannare soltanto per un biglietto
dingresso al circo!...
CETEGO - Ma in casa di Leca tu non hai aperto bocca; troppo facile ora mettersi
a predicare addossando la colpa a noialtri.
STATILIO - In casa di Leca vinse lambizione, e Caio Cesare teme troppo la
morte per lasciarsi sfuggire le buone occasioni verso il successo.
CREPARIO - Non mi piaciuto come Cesare ci ha difeso da-vanti al senato.
GABINIO - No, non chiedo, o senatori, che costoro vadano a ingrossare larmata
di Catilina, ma fate in modo che vivano per interesse vostro se non per piet,
ma anche per giustizia, e con-dannateli allesilio perpetuo e alla confisca dei
beni!
CETEGO - Son bastati quattro cavalieri che gli abbiano fatto ve-dere la punta
della spada e quelluomo di gran fegato ci ha scari-cati in questa lurida
prigione!...
LENTULO - In effetti, dopo la sospensione della seduta, un cer-to cambiamento
non si pu negare; comunque non poteva fare di pi, aveva contro tutto il
senato.
GABINIO - Proprio tutto, no. Vedevi senatori, e non davvero pochi, che alzavano
la manina a met e solo dopo essersi guarda-ti intorno per accertarsi di far
parte della maggioranza comincia-vano a sbracciarsi per mostrarsi ossequiosi
alle direttive dallalto.
STATILIO - Che ingenuit presentarsi al processo! Quando mai s visto che in
un processo politico, istruito dal governo, vinces-sero gli oppositori del
governo? In realt la nostra sorte era se-gnata nel momento in cui hanno osato
arrestarci. Il resto, soltan-to teatrino.
LENTULO - Cesare si dunque servito di noi per scagionare se stesso?
STATILIO - Nellordine naturale delle cose glinsetti sono man-giati dalla
ranocchia, la ranocchia mangiata dalla biscia, la bi-scia viene mangiata
dallaquila.. Che colpa ha laquila se tra tutti pi forte? Io farei lo
stesso.
CREPARIO - Zoologia, ecco che sono diventai i grandi ideali, zoologia!
GABINIO - Cresci, cresci se fai in tempo, bello mio, e ti accor-gerai da te se
le idee non vanno a finire in merda, come diceva Sempronia.
STATILIO - Per realizzare lideale occorre il potere, che la ne-gazione
dellideale... questa la contraddizione che sporca la politica!...
GABINIO - E ci manda sulla forca.
LENTULO - Io sostengo che se nessuno disposto a sacrificar-si...
CREPARIO - Sssst... sento delle voci...
SEMPRONIA - (da fuori) Non si vede neppure a imprecare, qui dentro. Perch il
tuo console, che tutto pu, non attacca al soffit-to un pezzo di luna?
SOLDATO - (da fuori) Non fare la spiritosa, cammina invece.
CREPARIO - Sempronia! Sempronia!
SEMPRONIA - Anche nel regno dei morti arriva un barlume di luce...
CREPARIO - Sempronia! Sempronia!!
(Entra Sempronia, accompagnata da un soldato)
SEMPRONIA - Chi giace in questa tomba, o soldato?
SOLDATO - L sotto sono segregati i condannati a morte; non sono ancora
fantasmi ma quasi.
SEMPRONIA - Aspetta un attimo.
-270SOLDATO - Non si pu, il regolamento severissimo coi politici.
0SEMPRONIA - Non apprezzi le mie gambe? Allora guarda i miei seni: bianchi e
sodi come un uovo, potresti farne un bocco-ne, dopo.
SOLDATO - Sai che boccone, se poi mi beccano!...
SEMPRONIA - Il frutto proibito non si assapora meglio?
SOLDATO - Beh, ascolta... stai a sentire... io non vedo e non sento... io vado
a pisciare... chi mi pu obbligare a pisciare da-vanti a una donna? (esce,
facendo a Sempronia un gesto per dire di essere breve)
CREPARIO - Sempronia, sono io, Crepario!
SEMPRONIA - Crepario? Brutto nome, oh brutto nome davve-ro... Ci siete tutti?
LENTULO - Sempronia, chi ha vinto?
SEMPRONIA - Ha vinto la malasorte, Lentulo, ha vinto la mala-sorte.
CETEGO - Vuoi dire che i nostri sono stati sconfitti, questo che dici?
SEMPRONIA - Dispersi, Cetego, distrutti, ma non sconfitti.
LENTULO - Forse il nostro esercito si sta ricompattando per la battaglia
decisiva?
SEMPRONIA - Il nostro esercito non esiste pi, o Lentulo.
CREPARIO - Ma allora la fine!...
SEMPRONIA - A che servirebbe vivere oramai? Tutto stato annientato, anche
lamore... Anche lamore hanno ammazzato!...
CETEGO - La battaglia, Sempronia, parlaci della battaglia!
SEMPRONIA - Come potrei rievocare tutto il dolore che ancora scorre in quella
vallata che chiamano Sestaione?
CETEGO - Catilina s fatto incastrare tra le montagne?
SEMPRONIA - I nostri cercarono un varco verso la grande pia-nura, o Cetego, ma
un forte esercito tronc loro ogni speranza, e un altro esercito li incalzava
alle spalle...
CETEGO - Una sortita, cazzo, un colpo di mano nei punti pi deboli!
SEMPRONIA - La spada, o Cetego, serve agli sciocchi...
CETEGO - Che vai cianciando? Anche la dea della saggezza armata di spada!
SEMPRONIA - Non eri tu in quella radura, l dove il consenso alla vita si
consumava... Che dico una radura, era unaltare...
CETEGO - La battaglia, Sempronia, la battaglia!
SEMPRONIA - Io non so la battaglia, ero lontana mille miglia, ma tutti si sono
battuti, in testa il nostro Catilina, come furie folli di fede e di morte, e
tutti caddero, a uno a uno, inghiottiti dal si-lenzio della notte...
CETEGO - Morirono bene, allora?
SEMPRONIA - Beffarda, o amici, la nostra sorte; abbiamo sa-crificato la nostra
bella giovinezza per gente come costui, che ci trafigge il cuore! (al Soldato
appena rientrato) Andiamo, prendi-ti anche tu la porzione che ti spetta.
CREPARIO - Sempronia, qual il mio futuro... la mia...
SEMPRONIA - Addio, Crepario, ci siamo schierati dalla parte sbagliata per poter
vivere a lungo... Addio, amici cari, addio.
(Esce insieme al Soldato)
CREPARIO - No! non possibile! non giusto! non voglio mo-rire! sono ancora
giovane io! io! io!...
CETEGO - Quanti pi giovani di te sono morti senza strillare, coglione!
GABINIO - Per la barba di Giove, che forse io son gi decrepi-to?
CREPARIO - S, vero, ma io... ma voi almeno... io non so an-cora che cos la
vita... voglio piangere... lasciatemi piangere...
LENTULO - Piangi, figlio mio, se ti fa bene, ma non credere che il vecchio
Lentulo ne sappia in realt pi di te.
GABINIO - Roma non ti vuole, Roma non ti merita, perch dunque disperarti?
CETEGO - Si dispera perch femminuccia, non perch gio-vane!
GABINIO - Sono sicuro di interpretare il parere di tutti dicendo che la gentile
Proserpina tha riservato un incantevole posticino, laggi. Crepario, scommetto
lultimo brandello del mio onore che avrai un triclinio con due favolose
ragazze tutte per te! eh? che ne dici?
CREPARIO - Io... io non so ancora lamore...
GABINIO - Amico mio, ecco loccasione giusta! Pensa, invece che in questa cella
maleodorante...
CREPARIO - Ma... ci ammazzano davvero, Lentulo?
LENTULO - Ma va! Vedrai che ci terranno qui finch non sar revocato lo stato
dassedio, poi, al peggio, ci manderanno in esi-lio.
CREPARIO - In esilio? S s, in esilio, altre terre, altra gente, ci rifaremo
una vita, vero?
GABINIO - Come no? Eterna, anche.
0CREPARIO - Anche quando Gabinio scherza mi fa venire i brividi freddi.
STATILIO - Io, da buon epicureo, non dovrei temere la morte, ma quando la
clessidra si rompe, un sentimento di rimpianto del-le cose che tabbandonano ti
strozza la voce nella gola e riesci a biascicare cazzate soltanto per sentirti
dire che no, la morte va sempre dal tuo vicino di casa e tu al momento sei
salvo.
GABINIO - Invece... toh, siamo allultima goccia!
CREPARIO - E il mondo va avanti lo stesso... Al mio paese c una vecchia, ma
proprio vecchia, con la faccia devastata da una malattia repellente. Quando
passa tutti si girano dallaltra parte e dicono: Che non muore mai, quella? E
invece ancora l, che sembra indistruttibile.... E io muoio... io invece
muoio...
STATILIO - Rifletti, Crepario, niente prima, niente dopo, e il niente non
merita le tue lacrime.
(Entrano i Triumviri capitales, che presiedono le carceri e fanno eseguire le
condanne a morte)
CREPARIO - Sono venuti! sono venuti!
GABINIO - Un po di contegno, che diamine!
TRUMVIRO - Chi Lentulo Sura?
LENTULO - Io.
(I Triumviri lo slegano e lo portano via)
CREPARIO - Lo uccidono! sono certissimo che lo uccidono! vedrete che ho ragione
io!
GABINIO - Nientaffatto, hanno deciso di concederci lora daria. Il console si
preoccupa della nostra salute, come vedi.
CREPARIO - Zitti, ascoltiamo... zitti... sentite lo scalpitio lungo le
scale?... lungo le scale che scendono, non quelle che salgono... Lo hanno
legato... ora gli mettono il laccio al collo... tirano! No, non ancora... ecco,
ora, avete sentito come un rantolo? Lhanno ucciso, hanno ucciso il nostro
Lentulo! il nostro Lentulo!...
GABINIO - Ah, questi ragazzi fantasiosi!...
CREPARIO - Tu, Statilio, non dici nulla? Ci sei dentro anche tu! anche tu, sai?
STATILIO - Lo so.
TRIUMVIRO - (rientrando) Sei tu Cetego?
CETEGO - Caio Cetego, cittadino romano e nemico acerrimo dellingiustizia!
TRIUMVIRO - Ordine di trasferimento.
CETEGO - Andiamo, bestione!...
(Escono)
CREPARIO - Sssst...
GABINIO - Hai visto? Si sentono soltanto le lumache strisciare sui muri...
CREPARIO - Forse hai ragione tu... anzi senzaltro hai ragione, ho troppa
fantasia, ci lasciano vivi... Sicuro! morto il capo non siamo diventati
inoffensivi? Siamo salvi, non ci ammazzano pi...
TRIUMVIRO - (rientrando) Fuori Gabinio.
GABINIO - Addio, Crepario, e ricordati che questi signori giu-stiziano, non
ammazzano, come dici tu, potrebbero aversela a male, vero?
TRIUMVIRO - Facciamo il nostro mestiere, solo uno sporco mestiere.
GABINIO - E ricordati anche delle due fanciulle, se non ce la fai lasciamene
una! (al Triumviro) Com oggi il cielo, piange o ri-de?
TRIUMVIRO - ancora notte, ma le stelle annunciano una bella giornata.
GABINIO - Le stelle annunciano una bella giornata? Oh quelle stupide stelle,
come mi piacerebbe vederle!...
(Escono, poi si sente un grido soffocato)
CREPARIO - Ah! Statilio! lhanno ammazzato! ci ammazzano! ormai non ho pi dubbi,
ci ammazzano tutti! Statilio! - mor-to... morto di spavento... proprio
morto... Lui s, io no... io no e lui s... Devo proprio essere sfortunato fino
allultimo? Miseri-cordia che brutta ferita! si ucciso!... Ma perch si
doveva ucci-dere se aveva ancora un sorso di vita? Cos, lha buttato via,
co-me dire: te lo regalo, Crepario! bevilo tu... Ehi, triumviri, dove siete,
fate presto!...
TRIUMVIRO - (rientrando) Prima Statilio.
CREPARIO - Ah ah ah, Statilio si giustiziato! non vedete quanto sangue? si
giustiziato da s... mi ha regalato un sorso di vita...
TRIUMVIRO - (agli altri triumviri) morto, si ucciso con questo. Beh,
scendiamo con lui e poi abbiamo finito.
CREPARIO - Vado... non mi pare neanche vero... vado a mori-re... mi hanno donato
un sorso di vita... come si fa a bere un sorso di vita?...
(Escono. Sipario finale)
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