Agost 1958

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agost  1958

commedia dialettale in tre atti e quattro quadri di Luigi Antonio Mazzoni

personaggi

INES, 21 anni

ESTER, 19 anni.

CENZA, 44 anni

MARIA, 46 anni

ALVIRA, 42 anni

OFELIA, 44 anni

DESDEMONA, 22 anni

TUGNÕ, 70 anni l’anarchico

PRIMO, 26 anni 

DELMO,48 anni contadino

RICO, 25 anni

BISTCINA, 45 anni

ZIZARA, 50 anni

GIOVANNI 22 anni

ENZO, 24 anni

In romagna nell’agosto del 1958.

ATTO PRIMO

Domenica 24 agosto 1958. Pomeriggio. L’aia del podere Canuvèta sulle colline del faentino. Sulla destra, quasi a proscenio , uno scorcio della casa con la porta d’ingresso e una finestra del primo piano seminascosta da un melograno. Vicino alla porta, a destra della stessa e a ridosso del muro, un panca in legno, una sedia e un tavolino. A fianco della casa, sulla destra una restante parte di aia, nascosta dalla casa stessa e l’ingresso alla stalla. Da quella parte si scende al fiume. Sulla sinistra della scena uno scorcio del capannone con un’altra rudimentale panca. Il fusto e le fronde basse di un tiglio.  In fondo al centro, parallela al fondo e nascosta da una siepe di bosso la strada. A sinistra, dietro il capannone si va nei campi. E’ una bella giornata di sole.

Scena I

Maria, Ines, Cenza.

Ines sta pelando delle patate. Maria sta rammendando un paio di pantalonacci.

MARIA          (attizzata da Cenza) Ines?

INES               Sé, mãma.

MARIA          Duv'ëla l’ Ester?

INES               Int e fiõ, a tô l'acva pr’al bestci!

MARIA          Sol da par li?

INES               Sè.

MARIA          (Cenza la incita) Duv’ëla andêda air sera?

INES               Chi?

MARIA          L’Ester. Duv’ëla andêda air sera?

INES               (cercando di nascondere l’ansia) Air sera? Cun me avdé la televisiõ in parochia.

CENZA          Dop!... Dop!

INES               A s’sèn avnudi a cà.

CENZA          (intervenendo con spinta) No, parchè a cà t’a j si avnuda da par te!

INES               L’era ‘d drì da me!

CENZA          No! Ad drì da te la n’j era brisul! La s’è avnuda a cà e bòt!

INES               Ah, la s’è avnuda a  cà e bòt?

CENZA          (rifacendola) “Ah, la s’è avnuda a cà e bòt?” Ta n’ fëga miga la smarida cun me! Duv ëla andêda?!

MARIA          Ines, arspond!

CENZA          E la n’è la prema sera!

MARIA          Alora a sè dri ch’aspatè?

INES               A n’e so. Parchè a n’e cmandì cun li!

CENZA          Oh! Cus’ëla st’arsposta?! Duv a vala?

INES               Me a n’e so! (cerca di rientrare in casa ma Cenza la blocca)

CENZA          Ven acvè! La j ha õ, vera?

INES               Me a n’ so gnit! A n’so gnit!

CENZA          A si tóti un cul cusì! Mo a v’e scuses me! (la picchia, Ines piange. Cenza si sfoga)

MARIA          (la ferma) Basta, Cenza!

CENZA          Prutezla pu te! L’è una vargogna! Una vargogna!

MARIA          (con le buone) Ines, la Cenza l’ha rasõ. Nõ al fasè pr’ e vostar bè! A fer acsè tu surëla la s’arvèna! Ha la un filarè?

INES               A l’ Ester i i fila dri in zincvãnta...

CENZA          Ta n’ cãmbia dscors!

Scena II

Alvira e dette.

MARIA          Ha la un filarè?

INES               Mama, me a ne so.

MARIA          La n’ t'ha dett gnit?

INES               A ne so.

ALVIRA        Forsi t’sè cvell t’è fat stamatena a mèssa!

CENZA          Parchè? A j ëll dl’êtar!

ALVIRA        E come!

CENZA          Alora?

INES               Cus ho j a fat!?

ALVIRA        T'é la memoria curta! L’è sol e dop mezdè!

INES               (che ha intuito) Me a n’ho fat gnit!

ALVIRA        Fêlsa! A t'ho vest bè! T'cardivta ch'u n’t'avdess inciõ! Propi a la cunsacraziõ! Gnanca piò rispett par e Signor u j è in sta cà!

ALVIRA        Gverdum int la faza!

INES               A n’ho fat gnit! Lasim andê!... me... (scoppia a piangere)

MARIA          Mo insoma Alvira! Cus' ha la fat sta bastêrda. E pêr insina t’a t’ gôda a dêj adoss!

ALVIRA        T’è alvê dla bëla roba, va pu là!

MARIA          Cvell ch’a j ho alvê al so pu me! Alora cus ha la fat? A s’pòl savé?

ALVIRA        L'ha fat dal mosi!

MARIA E CENZA Dal mosi?

ALVIRA        In cisa!

INES               U n’ è e vera! U n’ è e vera!! (piange)

MARIA          Dal mosi? In cisa? Mo com?

ALVIRA        L'è inutil t'piãnza adës. E pchê ta l’è fat! T'a j duvivti pinsê prema. Enzo di Ronch!

CENZA          Enzo di Ronch!?

ALVIRA        Propi lo! L'era da cl'etar cãt dla cisa, e l’era un pëz ch’ i s’gvardeva! A la cunsacraziô u j ha mandê un bes! Li l'è gvintêda rossa e l'ha j fat boca da ridar.

MARIA          Tót acvè?

ALVIRA        Parchè u n’è basta?

MARIA          Adës pu, u n’u m’ pè miga un fat acsè sparvers!

ALVIRA        Csa la stciusta!? A ne so cum ch’ u s’ fëga e paruch a tôl in cisa cvell ch’a lè! E fiol d’un cumunesta. Õ ch’lè stê in Rosia! Õ che dis che i prit e i padron bsugnarebb amazej tót! Õ ch’l’ha nascost dagli erum in dimpartótt! E ch’u n’ved l’ora ‘d fê la rivuluziõ!

MARIA          (rassicurandola) So, so! Smetla d'smargulè, ch’ u n’é gnit. Va a parparè e pastõ pr'agl'anãndar.  (Ines esce)

Scena III

Alvira, Maria e Cenza

ALVIRA        U n’j è piò rispett gnaca par la religiõ!

MARIA          Adëss t’a n’ pasa ‘d là! J è zuvan! U j sarà una simpateja! A la su etê u n j è gnit ‘d mêl!

ALVIRA        A la cunsacraziõ u s’a da stê in znocc e cun la tësta basa!

MARIA          U s’ ved ch’ u jera nèca un cvalcadõ êtar ch’ u n’aveva brisul la tësta basa, si j ha vest l’Ines!

Alvira accusa il colpo. Maria entra in casa.

Scena IV

Alvira e Cenza

ALVIRA        E te t’a n’dì gnit!

CENZA          Csa vut ch’a dega.

ALVIRA        Una bëla vargogna! Su mê pu l’è pez che li! La la prutezz! T’è sintì?

CENZA          Par forza! Õna ch’la s’è maridêda incinta!

ALVIRA        L’era avnuda acvà so a fer la majestra. A sema tóti zovni alora! E li l’era la piò zvèta! A t’arcurdat?

CENZA          Osta! A m’arcurd bè: Giulio dla Canova. La t’è putè veja propi sot’e nês!

ALVIRA        E chè? No no no. Ciò! L’era lo ch’ u m’ fileva dri a me mo me a n’e vleva! Mi sono sempre piaciuti gli uomini colti.

CENZA          Cume Mario ‘d Trebb! Che vès e sabat sera a fêt l’inserenêda e la dmenga matena l’era a brazet cun lì!

ALVIRA        Ciò! Daj pu un taj! Parchè te, invezi!?

CENZA          Me e chè?

ALVIRA        Tugnõ ‘d Landõ! Ch’u t’ piaseva! U j era môrt dri!

CENZA          Mo csa dit?

ALVIRA        E smitè insina ‘d pasê d’acvè!

CENZA          Par fôrza i l’aveva mandê a e cunfè!

ALVIRA        E vô di ch te t’a j è sol gvadagnê! Un ors acsè!

Scena V

Giovanni e dette

Giovanni esce di casa e ascolta non visto il dialogo.

CENZA          Eh, adës, un ors! L’è un õman ch’l’ha padì! E pu cvãnd che un oman e viv senza religiõ u s’ardus acsè! Mo l’ha avù sempar e côr ad dì cvell che pinseva!

ALVIRA        L’è un sgraziê!

CENZA          A vit t’a n’ sé un azidèt! La su fameja la vè d’int e ramiã e l’era una fameja ‘d sgnur, piò che la nostra!

ALVIRA        L’è un spustê!  A me u m’ fa pavura!

GIOVANNI   (intervenendo) Scusatemi! Sono in questa casa solo da ieri sera e ho già sentito parlare due volte di questo signore. Tugnõ ‘d Landon! Sarei proprio curioso di conoscerlo!

ALVIRA        Signorino Giovanni, per carità! Non lo nomini nemmeno!

GIOVANNI   E’ un vostro vicino?

ALVIRA        Sé, mo tót i zira a la lêrga da cà sova. E’ un monarchico!

CENZA          Mo no. Anarchico.

ALVIRA        Anarchico mo monarchico l’ è pracis?

CENZA          Eh no! Anarchico: che sta da par lò contra tótt! E monarchico l’è cvell che vô ch’l’arturna e re! (a Giovanni) A n’ho rasòn?

GIOVANNI   (a Alvira) Credo proprio che sua sorella abbia ragione.

ALVIRA        Beh! S’u l’dis lo. Anarchico mo monarchico l’è tóta roba pôca ciëra! Csa s’n’avegna da fê de re? Adëss u j è la demucrazeja! La democrazia cristiana! Nenca stamatena in cisa e paruch u l’ha dett ciër! L’ha dett: “Io non faccio politica, perché in chiesa non si fa della politica, ma quando ritornerete a votare, come avete fatto quest’anno,  ricordatevi sempre di votare per un partito democratico e cristiano”

GIOVANNI   Tugnõ è un anarchico?

CENZA          Le sue idee, le sue idee!

ALVIRA        Miga sol le idee! L’ha fat al stciuptê  cun i fasestar e a bot cun i cumunestar! L’ha una bomba nascosta in cà!

CENZA          Adëss te! T’pass sempr’ad là! L’è un prufesor! Un filosofo! Insegnava all’università! L’ha scrett nenca di livar!

ALVIRA        A me l’è un oman ch’ u m’fa pavura! Avdel l’è un umaren ch’u n’si darebb un frãch mo me u m’fa pavura!

GIOVANNI   Una persona di cultura!? Potreste presentarmi a lui. Vorrei conoscerlo...

ALVIRA        Nooo! Non si può mica! Non vuole nessuno attorno a casa. Il suo podere confina con il nostro ma non ci vediamo mai!

CENZA          (cambiando discorso) Come sta? Si sente bene?

GIOVANNI   Bene, grazie!

CENZA          Anche oggi si è alzato prestissimo. La messa e poi sui libri. A pranzo ha mangiato pochissimo e adesso di nuovo con un libro in mano. Lei si stanca troppo. Non si dimentichi che è qui in convalescenza.

GIOVANNI   Vi ringrazio delle vostre premure. Però devo anche preparare un esame!

ALVIRA        La domenica è il giorno della preghiera e del riposo.

CENZA          Ha bisogno di qualcosa?

ALVIRA        Vuole che le faccia una tazza di thè?

GIOVANNI   Grazie. Grazie. Troppo gentili. Non voglio incomodarvi.

CENZA          Nessun incomodo.

ALVIRA.       E’ un piacere. Avere tra di noi finalmente una persona colta, fine, delicata. Che sa parlare di poesia. Ci sembra di tornare in collegio a Fognano.

CENZA          No collegio! Educandato. Educandato!

ALVIRA        Beh, collegio mo educandato l’è precis!

CENZA          No ch’ u n’è brisul precis! Collegio e vo dì...

ALVIRA        A j ho capì! A j ho capì! L’è sempar un culèg!

CENZA          La nostra era una famiglia. Una famiglia....

ALVIRA        A j avema piò ad dis sid, tót in pianura, cun i cuntaden in so. Poi, una disgrazia dopo l’altra! La guerra! Abbiamo rimasto solo questo podere.

CENZA          Tenuta! Tenuta! U n’è un sid cvest! E’ la nostra tenuta di collina!

ALVIRA        Tenuta mo podere, l’è precis!

CENZA          No ch’u n’è brisul precis!

ALVIRA        L’è sempar un sid. Un sid piò grãnd!

CENZA          E quando, la contessa, che è stata nostra compagna di educandato... Ci ha chiesto di ospitare lei, suo nipote, così solo...

ALVIRA        Così giovane... e così delicato di salute!

CENZA          Su su, Alvira non turbiamo il nostro ospite!

ALVIRA        Mi perdoni se le ho ricordato la sua malattia!

GIOVANNI   Niente, niente. Solo un pò di asma bronchiale.

CENZA          Cosa sta studiando di bello? Ah, l’Orlando Furioso!

ALVIRA        Ci legga qualcosa! Ci legga qualcosa!

GIOVANNI   No, non so leggere.

ALVIRA        Non è vero. Lei legge benissimo. L’ho sentita! Con sentimento. Legga, legga. Non deve mica vergognarsi! Mia sorella potrebbe essere la sua mamma...

CENZA          Sua mamma e chè? E te alora?

ALVIRA        Io?! Una sorella maggiore!

CENZA          Mo s’t’è du ènn  piò che me?

ALVIRA        Ma io sono giovane dentro. Ho un cuore di una ventenne! Venga! Facciamo due passi. (a Cenza) Tè parpêra e tè! Non vede come questo occaso è pien di voli...

Alvira prende braccetto Giovanni e gli si accosta.

GIOVANNI   Veramente l’occaso sarebbe il tramonto, adesso sono le tre del pomeriggio.

ALVIRA        A sì? (ridendo) E pensare che ho sempre pensato che l’occaso fosse il cielo...

I due escono. Cenza scuote la testa ed entra in casa. Mentre  Alvira e Giovanni spariscono a sinistra.

Scena VI

Delmo, Rico, Primo

Delmo, Primo e Rico escono di casa. Delmo è irritato.

PRIMO           I zerca dla zèt, bab! Dije nèca te, Rico!

RICO              Primo l’ha rasõ! Dopp la gvëra, sgnor Delmo, l’indostria la s’è svilupëda una masa in tót e mond! In America - pr’esempi - e capitêl l’è ormai tótt in t’l’indostria. I americhè sé, ch’j è zèt ch’ i s’spècia. Nèca int e dscorar! Se un cvêl e va bè i dis “okay” e l’è a post gni cõsa!

PRIMO           Silvano u s’è fat e librett dl’indostria!

DELMO          Da fêsan una sulèta!

PRIMO           A setembar il tô so int e Manzël e i i da zincvantamelafrench e mes! L’ha za urdinê la machina!

DELMO          Da fên che? D’andêr a vajõ! A spendar e risghê d’amazês.

RICO              In America - la machina - i l’ha tótt! In fameja i n’ha õna pr’õ! Õna e babb, õna la mama,  õna e fiôl, õna la fiôla...

DELMO          Õna e cã, õna e gat e ona e canarè!

PRIMO           Bab, la tëra la rend pôch! Cvela ‘d muntãgna pu incora mãch! Incudè u n’ s’po’ piò campê cume una vôlta! E mond e corr! E e bsogna stej dri!

DELMO          Cvell che seia tót ste corar me e a ne so! Cus aviv pavura ‘d no arivê ‘d cô?

PRIMO           Da cvà so i s’aveja tót! In fabrica u s’lavora mãch e u s’gvadagna piò tãnt! In prem prinzepi a j putrebb andêr in mutor e pu dopp a’s cumprèn una bêla machina! Miga una sizènt! Un mel-e-zent o una Giulietta!

RICO              In America j a dal  machinõni al trè vôlt dal nostar! La Cadillac, la Ford! Êtar che mell e zent! Nõ invezi cs’avegna la Zecvzent e la Zardineta!

DELMO          Mitè pu che te t’vega a lavurê in fabrica! E acvè a cà?

PRIMO           U j è l’Ester, l’Ines, Bistcina... e  pu me a t’ajut listess! In fabrica u s’fa ot or! Al zencv e mëz a so a cà! E nenz che fëga bur!

DELMO          Prema t’dì t’vu lavurê mãch e pu adës t’lavuraress e dopi!

PRIMO           In fabrica u n’ s’fa miga fadiga cum’int e cãp!

DELMO          A n’i stasè drì adëss a lavurê tót, tót e dè? E dopp te t’avress ch’a gli a fasessum listess? E la stala?

PRIMO           A la smitè!

DELMO          E chè?!

PRIMO           No, propi smetla, no. A l’ardusè! A n’avè miga bsogn ‘d tnir sempar trenta besti! A s’cumprèn al machin da lavurê la têra. E trator, e parghir, la sgadora...

RICO              In America i cuntadè - chi i ciãma i “farmer” - i fa tót a machina! Ch’a n ‘dscuregna pu di tratur! I n’ha tri  cvatar par fameja!

DELMO          E di so, americã! In America a lighi nenca i chè cun la suzèza?

RICO              Delmo! I giurnel , la televisiõ j i n’dscorr sempar ormai agli è robi ch’al s’sa!

PRIMO           A n’avè pu di bajocch in bãca. A j andèn a tô zò e a cumprè cvell ch’ u s’vô!

RICO              In America j ha i dollari! Un dollaro e vêl sizent e vent french! E alora a là u s’ po’ cumprê gni côsa cun mãca spesa!

DELM0           Cumprê. cumprê, cumprê... te, la machina, e trator...  al donn: e frigor, l’aradio, ...

RICO              In America j ha za tót la televisiõ. I n’ha miga absogn d’ander int e zircul de prit par avdela.

DELMO          Ciò, americã,  te t’sé nicôsa:  duv ch’ u j è il dollaro - a la rigali la roba?

RICO              Ch’a sepa me no, mo la n’ gosta gnit!

DELMO          Alora fa un viaz, tôla sò e pôrtla in cva!

PRIMO           Me a n’ariv a capì! Csa s’in fasegna di bajocch in bãca ch’ i n’s’dà gnit! Invezi un trator e fa de lavor, u l’ putrebb gvidê l’Ester, a toj a dì nèca l’Ines! E pu se propi a n’avlè tirê zo tót i bajocch al paghèn un pô a la vôlta!

DELMO          Paghêr un pô a la võlta, acsè ta l’ pêgh e dopi!

PRIMO           Mo gvêrda i nostr’avsè, bab! Cvi de Bêrch, a la Canõva!

RICO              Nèca mi pê l’ha urdinê e trator!

DELMO          A l’andiv a tôr in America?

RICO              No no. A tulèn un Landini.

PRIMO           Bab l’è inutil ch’a srema j occ! Chi et da cunvenzar la Cenza? Ëla li ch’la n’ha a chêra? A j dscurèn insè!

DELMO          In sta fameja u j è un azdor e l’è a basta!

PRIMO           E alora!

DELMO          E va bè, e va bè!

PRIMO           Te t’dì sempar va bè e pu a n’ fasè mai gnit!

DELMO          A j ho capì!

PRIMO           T’a n’ creda ‘d fê cun me cum t’e fat cun l’Ester!

DELMO          (subito alterato) Cus e j sti dscurs?!

PRIMO           L’è sol par dit t’a n’ pèsa ad farmêm! Me a lavurê a Fèza a j vegh da bõ!

RICO              (vedendo che il dialogo prende una brutta piega) Dai, Primo ch’anden a cà di Ronch!

DELMO          Nèca là a j avì d’andê?

RICO              Stasera u s’ bala! Andèn in zir a fê i ultum invid!

DELMO          Sé, balê! (a Primo) L’è mej t’vega aiutê e l’Ester int e fiõ!

PRIMO           L’è la dmenga! E in fabrica u n’s’lavora brisul! 

Rico e Primo si avviano per la strada a destra. Delmo siede sulla panca vicino al capannone, pensieroso, estrae tabacco e cartine e si fa una sigaretta.

Scena VII

Delmo e Maria.

Maria esce di casa. Vede Delmo e gli si accosta sorridendo.

DELMO          T’ha m’e tiratt so di bel fiul! Va pu là!

MARIA          Cus ël suzèst ?

DELMO          Primo u s’ vôr aviê! E võ andê zo a Fèza!

MARIA          L’è un pô ch’l’i n’dscorr. Lasa che vega!

DELMO          Lasa che vega!? E acvè cum a fasegna?

MARIA          A s’arangiarè! Cvãnd che lõ i n jera cum avegna fat!

DELMO          A j aveva vèt ènn alora!

MARIA          (accarezza amorevolmente Delmo) Daj ch’a s’la cavèn incora bè!

DELMO          (rifiutando la carezza) Lasa stê ch’ u n’ è ora d’ fê dal mosi! (la guarda con intenzione) Me avrebb savé chi ch’i ha mess stal fantasej int tla tësta!

MARIA          Csa m’ gverdat a me?

DELMO          T’a n’ si tè cvèla ch’l’ha stugiê te?! Quella che ha le idee nuove!

MARIA          Delmo, par piasè! Csa t’credta che me a j epa a chêra che Primo u s’aveja d’ in cà? Una masa ‘d zuvan i va zo a lavurê! Nèca Primo e vrà zarchê la su strê!

DELMO          Nèz ch’ u s’aveja l’ha da fêr i cõt cun me!

MARIA          Delmo! No sta fê cun Primo e sbali t’é fat cun l’Ester!

DELMO          E sbali?

MARIA          Sicura! Csa vlevla? Fës la su vita! Stugiê!

DELMO          Stugiê! Tèmp e bajocch buté veia.

MARIA          A gli ha pu stugiê nèca la Cenza e l’Alvira.

DELMO          J era étar tèmp! E se staseva int me l’i s’staseva a cà! 

MARIA          A n’ voj che in cà u j seia un’êtra gvëra acsè! A n’avè  da fê nèca che sbali!

DELMO          E ta dajla! Csa m’avevi da fê mètar i pì sora e coll da una bastardina ‘d cvatordg ènn?

MARIA          Mo gvêrda cum ch’a s’sèn ardott! A j avèn una  fiôla ch’la n’ dscorr piò! 

DELMO          Cus arebla da dì? La lavora. U n’è a basta?

MARIA          E l’è sempar piò scuntrosa!

DELMO          A n’n’i n’voj dscorar piò!

MARIA          E invezi l’è mej ch’a i n’dscuregna. La s’aveja par avdé la televisiõ e l’artorna a cà sempar una ciopa d’or dop a l’Ines. E l’è za di mis.

DELMO          E t’a me di adës?

MARIA          A pinseva ch’la foss una su matêda cume cvãnd ch’la durè un’istê a durmì int la pjera!

DELMO          E csa fala?

MARIA          A ne so. Stamatena, adiritura, dop la mèssa, Mariulì dla Fuga la m’ha cmandê se l’Ester l’è amalêda, parchè la n’la ved piò né a la televisiõ e né in cisa!

DELMO          La n’va gnãca piò a mèssa! Bene!

MARIA          L’Ines la dis ch’la n’sa gnit! A savè cum ch’l’è l’Ester, u j è da credi!

DELMO          E alora?

MARIA          A j ho paura ch’l’epa õ! Magari õ maridê!

DELMO          L’Ester cun un oman? S’la n’i por avdé!

MARIA          L’è propi par cvest! S’la s’è imbarchêda l’è incora pèz! A j ho pruvê a butêr a là e dscors! Mo  la n’arspond! Prova a dscori te!

DELMO          E che? Ch’a j dscora me? Ch’a rimegia me cvell ta n’ si bona ‘d fê te? T’se te te d’abadêr al tu fiôli!

MARIA          Agli è nèca al tu fiôli!

DELMO          Dam la colpa a me adës!  (sarcastico) T si stêda una brêva mãma, va pu là!

MARIA          T’é rasõ, se l’Ester l’è acsè spianêda la colpa l’è nèca la mi ch’a t’aveva da farmê! E a n’ho avù la fôrza!

DELMO          Maria bêda bè che s’a vegn a savér un fat acsè! Prema amaz lì e pu a t’amaz te!

MARIA          Mo Delmo rasona! Rasona! (le sfugge una lacrima)

DELMO          Csa t’ mett’a piãnzar!

MARIA          No no.

DELMO          Vujêtri donn a cardì d’amasêla sempar cun do gozz! Azidenti a me e a cla vôlta ch’a m’ so maridê!

MARIA          Delmo! Invezi ad biastmê e srà pu mej ch’a j rasunema sora! T’a n’ pò farmêr e tèp! I burdell i cress i s’ha da fê la su vita! Da mèt e tu côr e brisul a e tu urgoj! Acostat nèca a tu fiôla!

DELMO          L’è lì ch’l’ha bsogn ‘d me! Ch’la s’acosta lì!

MARIA          T’sì un tistõ! Tistõ e insensebil!

DELMO          Chevta d’atoran! E prega e tu signor ch’u n’ s’meta in zir dal ciacar sora la nostra fameja!

MARIA          Delmo, duv’ël ch’l’oman ch’ u m’fasè perdar la tësta?

DELMO          Csa vèt a tir fura nèca adës?

MARIA          Parchè t’sì cambiê acsè tãt!

DELMO          T’a n’zerca ‘d butêla int i sintiment e dat d’atoran che acvè da lavurê u n’ j è sempar!

Maria si alza e se ne va. Delmo rimane in un angolo pensieroso.

Scena VIII

Delmo, Giovanni, Elvira

Ritornano Giovanni ed Alvira. Alvira pressa da vicino Giovanni che cerca invano di sfuggirle.

ALVIRA        Oh. Giovanni, assieme a lei mi sento come una bastardina. Lei è così poetico, così giovane.

GIOVANNI   Anche lei, anche lei...

ALVIRA        Mi trova giovane?

GIOVANNI   Poetica. Molto poetica! Mi scusi ma è tardi e devo riposare.

ALVIRA        La lascio ma prima mi deve promettere che stasera mi leggerà dei versi. C’è una bella luna... ci metteremo seduti, qui...

GIOVANNI   Questa sera vorrei andare a vedere la televisione in parrocchia.

ALVIRA        (delusa) Ah! (subito) Allora dopo. Tanto alle undici e mezzo finisce. A mezzanotte! A mezzanotte l’aspettero dietro le imposte. Lei lancerà un sassolino io aprirò e poi parleremo al buio...

GIOVANNI   Tutti dormiranno. Non vorremo disturbare.

ALVIRA        Non si preoccupi, dormo sola. Mia sorella nella stanza accanto russa tutta la notte e non la svegliano neanche le cannonate. Gli altri dormono nelle stanze dietro. Non ci sentirà nessuno.

GIOVANNI   Ma...

ALVIRA        Non mi dica di no, non mi dica di no! Solo pochi minuti. Non c’è nulla di male! No?

GIOVANNI   E va bene. Solo pochi minuti.

ALVIRA        Sì.

GIOVANNI   Lei su e io giù!

ALVIRA        Sì. Lei su e io giu!

GIOVANNI   Come?

ALVIRA        (ridendo) Che sciocca! Certo, lei nell’aia... (ripensandoci) nel giardino e io al balcone!

Scena IX

Detti e Cenza

CENZA          (uscendo) Ecco pronto il thè! (serve il thè) Com’è andata la passeggiata?

ALVIRA        Benissimo!

CENZA          A l’ho cmandê cun lo!

GIOVANNI   Benissimo. Avete dei campi curatissimi.

CENZA          Questo è merito di nostro fratello. (chiamandolo) Adelmo, vieni a prendere una tazza di thè con l’ospite?!

ADELMO       No, a m’ vegh a mudê. A j ho d’andê int la stala, me! (esce)

CENZA          Si vergogna. (a Giovanni) Un biscottino?

GIOVANNI   Grazie.

ALVIRA        Srazza un pò da noi. Non ha mai voluto studiare. Se non lo guidassimo noi...

CENZA          (precisando) Io, in particolare! Anche nell’educazione dei figli.

GIOVANNI   La signora Maria mi pare un’ottima signora e una buona madre!

ALVIRA        Tutte apparenze, vero Vincenza? Tutte apparenze! Da giovane poi...

CENZA          Alvira! E’ meglio non parlarne.

ALVIRA        E poi non ha cultura.

GIOVANNI   E’ maestra, mi pare...

ALVIRA        (ride) Maestra! Chissa come l’avrà avuto il diploma. E poi non basta un diploma per essere una persona di cultura, non è d’accordo.

GIOVANNI   E’ vero, però aiuta!

ALVIRA        Comunque se vuol passare una buona vacanza non la frequenti troppo e in modo particolare non frequenti troppo sua figlia Ester!

GIOVANNI   Perchè?

CENZA          L’è una zènghna!

ALVIRA        Non sente come puzza di stalla!? Una vera traglobita...

CENZA          Troglodita, Alvira! U s’ dis tro-glo-dita!

ALVIRA        (piccata a Cenza) Beh, traglobita mo troglodita, l’è saibedga listess! (a Giovanni) Non ci parli, sa!

GIOVANNI   Vi ringrazio per il thè (a Alvira) e per i consigli. è davvero molto premurosa nei miei confronti. Adesso se mi volete scusare...

CENZA          Scusato, scusato.

ALVIRA        E si ricordi la promessa.

GIOVANNI   Non la dimenticherò.

Scena X

Cenza, Alvira.

Giovanni esce seguito dagli sguardi delle due donne.

CENZA          Che promessa!

ALVIRA        E’ un segreto.

CENZA          Alvira! Da cvãnd ch’l’è arivê che burdêl te t’è pers la tësta!

ALVIRA        Te pèsa par te che me a m’abêd da par me!

CENZA          Mo daj donca! Lo l’ha vèt enn e te ta n’è ormai zincvãnta!

ALVIRA        Beh, e alora? Me a m’ sent una burdëla ‘d dzdòt ènn!

CENZA          S’t’è acsè voja d’ un õman. Che pê ta n’ posa stê sèza, tót Bistcina e fala finida!

ALVIRA        Prema ad tótt u n’s’ciãma Bistcina, mo Goffredo e pu ta n’avrè miga metar un garzõ cun un cont!

CENZA          Ció, fen’air e pareva ta n’s’stasèss sèza ‘d lo!

ALVIRA        Air l’era air e incù l’è incù! A m’arãng da par me!

Scena XI

Cenza e Delmo

Delmo esce per andare alla stalla.

CENZA          Delmo, ven acvè!

DELMO          Aviv finì ‘d fê dal mosi cun è sgnor cont?

CENZA          L’è mej t’fëga pôchi mosi te! Chi ël l’azdor in sta cà!

DELMO          Csa j ël nèca?

CENZA          Tu moj l’ha s’ha manchê ‘d rispêt: a me e a l’Alvira! E al tu fiôli... l’è mej ch’a n dscora.

DELMO          Ta m’é farmê a posta! Daj! Dai la mola!

CENZA          L‘Ester!

DELMO          Cus ha la fat?!

CENZA          La scapa d’int e lët cvesi tót al not!

ALVIRA        E la fa matena fura ‘d cà cun un oman!

DELMO          Cun chi?

ALVIRA        A n’ e so.

DELMO          Ah sé? E te csa fet a la nòt?

ALVIRA        A durum! Csa vut ch’a fëga!

DELMO          T’a j è da tnì drì! Csa vut ch’a i tegna dri me! T’a n’fé un cazz tót e dè t’pò nèca tni dri - a la not - al burdëli!

ALVIRA        Traglobita! (entra in casa)

CENZA          Ció, daj pu un taj sobit!

DELMO          L’è mej ch ‘a la smitiva vujêtri! A n’ la putì lasê stê adës cla burdëla? A j ho pu fat cvell ch’a j avì avlù!

CENZA          La n’ u m’ dà brisul mèt!

DELMO          Csa t’ cardivta ch’la t’ dgess grazie? La n’è miga incantêda! Cus’o j ha da fê? Amazêla ‘d bot? Parchè la n’ t’dà brisul mèt?

CENZA          Adës ta la ciapp e pu ta j fè spudê fura in duv ch’la va!

DELMO          Parchè t’a n’ j cmãnd te!

CENZA          L’è mej ta la fëga smetar sobit! S’ u s’vèn a savé l’è un disunor par tót la fameja.

DELMO          Basta! Al so me cvell ch’a j ho da fê! A j et purtê a cà i bajocch?!

CENZA          No.                                                     

DELMO          Gnãca incù??

CENZA          U m’i darà. L’ha sempar paghê puntuêl e e pagarà nenca stavôlta.

DELMO          Intãt l’è za in ritêrd ‘d cvendg dè!

CENZA          A t’sit za scord che l’ãn pasê con zencv migliõ a n’arscudesum ot?

DELMO          A n’n’avema a basta? A j avè fat di debit par dej d’jetar cvatren!

CENZA          Se mo stavôlta a j aven d’avé sãnta migliõ!

DELMO          A j avè d’avé. E bsogna avdé s’u s’i dà! Par adës a n ‘j avè dê nõ quarãnta! E vèt a j avè tult imprëst!

CENZA          T’a t’chégh adoss da la pavura. Csa vut che seia par lò sãnta migliõ. La n’è miga una bãca, ch’la t’ frega! Cvest l’è un grãnd õman!

DELMO          Ciò, nèca e Duce t’givta ch’l’era un grãnd õman mo a n’ sé miga andè sobit bèn ad posta! E lo l’era un rumagnôl! S’t’u che cvè a n’ savè gnãch d’ in dov ch’ u s’ vegna!

CENZA          L’è un frares! T’a n’i gverd i giurnel? E fa de bè d’impartót! La Chiesa è con lui! E’ il banchiere di Dio! E’ ispirato dalla religione. E’ un apostolo della carità. I l’ha fat Commendatore della Repubblica Italiana e dell’Ordine del Santo Sepolcro.

DELMO          Sé, l’Ordine de Santo Sepolcro! Da fêman una suletta! E intãt in zir i dis che sta par falì!

CENZA          Tóti ciacar! Tóta invigia! Tóta prupaganda di cumunèsta!

DELMO          Insoma, stasera Zizara e ven arscôdar e prestit ch’u s’ha fat! E nõ csa j dasegna? Chi bajocch e bsogna t’a j vega a tô sobit!

CENZA          Adës dop a vegh da e paruch! Mo sta trancvèll che i bajocch j è a post!

DELMO          Sparè ch’ i n’ seia a post ad posta!

CENZA          Cvell che vô dì no capì gnit! (vede Ester) L’è acvà ch’l’ariva tu fiôla. Fa cvell ch’a t’ho dett piotost!

Scena XII

Detti, Alvira, Ester e Enzo.

Alvira esce di casa mentre da dietro la casa entrano Ester e Enzo. Ester porta una tutaccia vecchia e logora, è spettinata e sudata.

ESTER            (decisa) Ven avãti, Enzo! Ven avãti! 

ENZO             (avanza titubante) Bona

ALVIRA        (a parte) Oddio! (si segna)

CENZA          E fiôl de cumunesta! (si segna)

DELMO          L’era ora ta t’avness a cà! Cs’et fat int e fiõ sin’adëss?...

ESTER            (ironica e seccata) Dal maravej! U s’è piantê la bota! A j avè sudê sët camis par tirêss fura!

DELMO          E cum et fat a piantêt! Csa sit indurmèta? (a Enzo) A j fal bsogn ‘d cvivëll?

ESTER            S’u n’ avneva lò a dëm una mã d’astora a s’era incora a là! A j darèn immanca da bé! Zeja, purtì la mzeta e du bichir!

ALVIRA        (sorpresa) Me?

ESTER            Sé, vo, parchè? Aviv pavura ‘d sbuzêv i pi!

ALVIRA        No no... (entra in casa)

ENZO             A m’avej! A n’ voj sturbê!

ESTER            Inciõ sturb! Anzi a n’ t’avèn incora ringraziê! Vera bab?

CENZA          Tu pê u t’ha da dscorar!

ESTER            (sfidandola) O a siv vo ch’avlì savé cvël?

CENZA          (sfidandola) Sé a so me!

ESTER            A scumett ch’a vlì savé in dov ch’a vegh la sera?

CENZA          Sé! Al voj savé!

ESTER            E me a n’v’é deggh brisul! A siv a post acsè?

CENZA          Ohhh! (a Delmo) E te t’a n’ dì gnit?

DELMO          Sicura ch’a deggh! T’a t’si piantêda e parchè ta n’è mandê a ciamê?

ESTER            U j era lò ins la riva! Cs’avevi da fê? Avnir a cmandê cun la Cenza s’a puteva fêm ajutê da un fiôl d’un cumunèsta?

CENZA          Ohhh! (esce sbuffando)

Scena XIII

Ester, Enzo, Delmo e Alvira.

Alvira porta la brocca e i bicchieri che posa in malo modo sut tavolino.

ESTER            Beh! U n’s’i dà da bé a i frustir? Cs’aviv pavura che alzê la mzèta u v’vegna l’artrite int un gomit?

ALVIRA        Delmo?! Et sintù?

DELMO          Sé, cs’aspèt’ta?  (a Ester) Bistcina u n’era cun te?

Alvira serve da bere a Enzo  e a Ester.

ESTER            L’è int la stala a badêr a la Gina.

DELMO          St’êtra vôlta sta piò atenta!

ESTER            A starò piò atenta! A starò piò atèta! Alora a Enzo a n’i dgen gnãca grazie?

DELMO          Grazie. Grazie. (esce)

ESTER            (a Alvira) Alora!?

ALVIRA        Grazie! (e scappa in casa)

ESTER            (seria e sincera dandogli la mano) Grazie!

Ester torna da dove è venuta.

Scena XIV

Enzo e Ines

 Enzo fa per avviarsi. Ines esce di casa.

ENZO             Ines?

INES               (sorpresa, felice ma subito preoccupata) Csa fet acvè?

ENZO             A j ho aiutê tu surëla cun la castlê dl’acva, la s’era piantêda.

INES               Ah!

ENZO             Ines, a vèt stasera?

INES               U m’l’ha dett Primo.

ENZO             A vèt?

INES               Stasera? (triste) No. A n’poss.

ENZO             (desolato) E parchè?

INES               I mi i n’u m’ lasa avnì!

ENZO             Vèn cun Primo.

INES               A ne so s’u m’ turrà dri.

ENZO             La dèt ‘d sè. Se t’vèn avluntira.

INES               Sicura ch’a vegn avluntira.

ENZO             E alora fa cont ch’la seia una côsa fata. La n’è miga una gran fësta: a balèn in s’l’era cun e ziradesch e pu a tajè de gombar! A j avè mess so vent lampaden! E por avnì nenca tu surëla.

Scena XV

Detti Cenza e Alvira

Cenza e Alvira escono di casa.

INES               A j e degh mo a n’ cred ch’l’avnirà.

CENZA          (a Ines) Te, pasa in cà! E vo csa fasiv incora acvè?

Ines si ferma sulla porta ad ascoltare.

ENZO             A j ho invidê l’Ines. A fasèn un fistè stasera a cà mi. S’l’ha a chêra la pòr avnì nenca lì...  e nèca lì sgnurèna Alvira...

CENZA          Dato che mi fradël u n’ha e côr ad dije a j e deggh me. A n’avèn a chêra che lo u s’ fëga avdér atorna a cà nostra. E a voj che smeta nèca ad filê drì a l’Ines.

ENZO             E parchè sgnurèna Vincenza...

INES               Mo zeja!

CENZA          Te sta zeta e pasa in cà!

ALVIRA        E ta n’andré piò in zir da par te!

CENZA          (a Enzo) A j deggh ciêr e tond che lo u n’è e partì ch’a zarchè par nostra nvoda!

ENZO             Parchè cus ho j a ch’u n’ va? A n’so un zovan cume tót ch’ j étar?

CENZA          Par nõ no!

ALVIRA        Su pê l’è scumunichê e la su fameja la n’ putrà mai andê d’acôrd cun la nostra!

ENZO             A n’ v’arpond mêl pr’ e rispët ch’a j ho par l’Ines! Mo a v’ deggh sol un cvël, cvãt che vujêtri a sivi nascosti sota al sutãn de prit mi pê e risgheva la su vita in muntãgna! Me a so urguglios ad mi pê e dla mi fameja! Adio!

Enzo parte, Cenza e Alvira si ritirano scandalizzate. Ines piange.

Scena XVI

Bistcina e Ines

Bistcina esce dalla stalla ha in mano “Dante - La Divina Comoedia - L’Inferno”. Si accorge che Ines piange.

BISTCINA     Beh, mo cus ël suzëst?... Dai dõca!

INES               La Cenza la n’ vô ch’a dscora cun Enzo.

BISTCINA     E Enzo, ha l’a chêra ‘d dscorar cun te?

INES               Sé.

BISTCINA     Alora duv êl e problema.

INES               E l’Alvira l’ha dett ch’la n’ u m’ mãnda piò in zir da par me!

BISTCINA     E vrà dì t’andré in zir cun Enzo acsè ta n’ sarè da par te mo a sarì d’in du!

INES               (ride suo malgrado) Smetla Bistcina!

BISTCINA     Dai che stasera t’vé a balê a cà di Ronch e t’bal streta streta cun e tu Enzo!

INES               Magari. Primo u m’aveva dett ch’ u m’ tuleva so, mo adës cun la Cenza ch’la n’ vô u m’ lasarà a cà!

BISTCINA     Dil cun l’Ester!

INES               La m’ha za dett ch’la n’ vè brisul! Ch’la n’ha tèp!

BISTCINA     A vit cum ch’lè e mond! Li ch’la j putrebb andê la n’ i va e te t’a j avress andê...  Eh! Pôrta pazèzia!

Scena XVII

Detti ed Ester

Passa l’Ester. Vede il libro che Bistcina ha posato. Lo prende in mano, lo sfoglia. Bistcina e Ines la guardano e si lanciano uno sguardo d’intesa. 

ESTER            (come sorpresa nell’intimo a Ines) Beh? Cus et da gvardê? A l’et parparê e pastõ pr’agli anãndar?

INES               Sé.

ESTER            Alora u j è incora da finì ad pulì sota i cunej.

INES               A j vegh sobit.

Ines se ne va.

Scena XVIII

Ester, Bistcina e Giovanni

Giovanni esce di casa.

ESTER            (a Bistcina) Cum a val e studi?

BISTCINA     A n’ i capess un azident!

ESTER            (che non si è accorta di Giovanni) Cvell che fa fê l’amor eh?

BISTCINA     T’e magari rasõ! A n’ho mai tuchê un livar sin’a cvarant’enn e adës...

ESTER            Se t’dur acsè t’gvent un prufesor nèca te! ( ride, si accorge di Giovanni e tronca il tono confidenziale) Cum a vala la Gina.

BISTCINA     E pê ch’l’épa da fê tót i mument... Mo u j è la Sofia ch’la n’ sta trop bè!

ESTER            U n’ è e chês ad ciamêr e veteriêri?

BISTCINA     Ció, s’la dura acsè...

GIOVANNI   Signorina Ester? Scusate.

ESTER            (volutamente sgarbata) Csa j ëll?

GIOVANNI   Andate sempre di corsa.

ESTER            U s’ved ch’ u n’ j è bsogn!

GIOVANNI   E non vi fermate mai?

ESTER            Par fê che?

GIOVANNI   Per scambiare due parole. Sono due giorni che vivo a casa vostra e non vi ho visto che di sfuggita o di corsa. Nemmeno a tavola...

ESTER            Mi scusi signor conte ma credo che la buona compagnia non le manchi... una compagnia democratica e cristiana...

GIOVANNI   Non sono conte e in ogni caso le parentele non me le sono scelte!

ESTER            (colpita) Ha ragione!

GIOVANNI   Inoltre le sue zie sono molto care...

ESTER            Non faccia il gesuita! Lo sa meglio di me! Sono un bel po’pettegole e piattole!

GIOVANNI   Con lei il termine “cortesia” deve lasciare il posto a “chiarezza”!

ESTER            Non il termine cortesia, ma il termine iposcrisia! Cosa desidera?

GIOVANNI   Scambiare due parole...

ESTER            A n’ho tèp! A e mond u j è dla zèt ch’i po scambiare due parole  e prendere il thè a tót agli or e u j è cvi ch’ corr a tót agli or... Io faccio parte di questa seconda categoria! (esce)

BISTCINA     (ridendo) E acsè l’ha cnusù l’Ester! Me a m’ ciãm Goffredo, mo tót acvè i m’ ciãma Bistcina!

GIOVANNI   E’ scontrosa!

BISTCINA     Sé! L’è un pô brosca ad caratar!

GIOVANNI   E’ una bella ragazza!

BISTCINA     Al so ãca me! E pu l’ha dla têsta! La cnoss i lavur dla campagna mej d’un azdor! Da burdëla l’avleva stugiê mo su pê u n’ha avlù brisul!

GIOVANNI   Com’è possibile?

BISTCINA     E dess ch’ j era tót bajocch e tót tèmp butê veia.

GIOVANNI   Ma le zie non hanno detto niente? Sono così inclinate alla cultura!

BISTCINA     Saranno anche inclinate mo al n’ha moss un dì! E di che la prufesuresa d’itagliã la j stasè drì ad che tãnt! E sra za cvatr’ènn... zencv! Alora l’Ester prema la pruvè a cunvenzar i su cun al boni e dato che su pê da cl’urecia u n’i sinteva la piantè un casè par cà! La zireva cun e curtël in bisaca, la murseva cume un cã! I la bastunè, i la tnè sreda di dè seld int e magazè! La s’ calmè mo l’avanzè ste caratar! Acvè in cà inciõ u s’arisga piò ad dìì gnit! S’la va a ôvra i la pëga a mastc! A lavurê, a l’avì d’avdé, l’è sempr’ad nenz a tótt! E u n’ jè inciô ch’ u s’pruva‘d fej un sgêrb! Du mis fa la s’atachê con Pirõ dla Fuga, ch’u la tuleva in zir... S’i n’j e caveva da sota la l’arduseva un gapõ... Parò ad côr l’è bona... oddio a me la m’vô bè! A so cume un fradël par li! Cvesta l’è l’Ester! Adës ch’ u m’ scusa mo a vegh aiutê a nessar un vidlì! (esce verso la stalla)

Scena XIX

Giovanni ed Alvira

ELVIRA         (uscendo di casa) Signorino Giovanni. Venga, andiamo a fare altri due passi prima di cena.

GIOVANNI   Deve nascere un vitellino! Vado a vedere! (si avvia)

ELVIRA         Nella stalla no! Si impuzzerà tutto! (poi risoluta) Vengo anch’io!

ATTO SECONDO

I QUADRO

Domenica verso sera.

Scena I

Ines e Maria e poi Rico

INES               Me a voj andê a la fêsta! A j voj andê!

MARIA          La Cenza l’ha dett ad  no!

INES               A j vegh pu cun Primo. A n’ so miga da par me!

MARIA          T’a l’sé parchè la n’ vô t’a j vega!

INES               Cun Enzo a j ho sol dett do parôl. A n’ ho fat gnit ‘d mêl!

MARIA          Al so! Mo l’è propi par cvest! Se la Cenza la n’v’avess vest, forsi...

INES               Al cmandè cun bab!

MARIA          A bab sti cvell che cvè i gn’intarësa!

INES               E alora? Me a j voj andê, mãma!

MARIA          Dam mèt, l’è mej t’a t’stëga a cà! Ch’a n’ la fasema instizì ‘d posta! Dop la n’ s’lasa vivar! Pôrta pazèzia!

INES               Pôrta pazèzia, pôrta pazèzia. Li l’a n’ vô ch’a dscora cun inciõ! E s’a n’ dscorr cun inciõ cum a faroia a truvêr e mbros! Avanzarò ziona! Cume li!

MARIA          (sorride) Dai, va là! T’sì zovna; t’é incora tãnt ad che tèmp par divartit! U j srà un’ êtra vôlta!

INES               Un’êtra vôlta?! No! Me a j voj andê stasera!

Arriva Rico in bicicletta.

RICO              Alora Ines, stasera u s’bala! Eh! A voj balê e bughi-bughi fèna dmatèna! (mima alcuni passi di ballo. Ines fugge piangendo) Beh?. Cus ha la fat?

MARIA          U j toca ad stês a cà!

RICO              Ohi! E parchè?

MARIA          L’ha... un lavor da finì.

RICO              Ohi, u m’ s’ispis! E pu u n’ sra miga cuntèt gnãca Enzo!

MARIA          (ingenua) Enzo? E parchè?

RICO              Maria, l’è un segret!U n’e sa incora inciõ! Enzo l’è còt dl’ Ines?

MARIA          (trattenendo il riso) Da bõ?

RICO              Te voja! L’ha una scoffia ch’la j ariva i pì!

MARIA          E te cum a fet a savel?

RICO              Me a so un americã! A mè u m’ dis gni côsa la CIA!

MARIA          Dai, chêvat da lè!

RICO              Primo?

MARIA          L’è dri ch’ u s’amãna! A te vegh a ciamê.

Maria esce scuotendo la testa divertita. Arriva Ester.

Scena II

Rico ed Ester

RICO              Ohi, Ester! T’a n’ vèn a balê? A j ho di desch nuv, tóta roba americãna.

ESTER            No, a n’ poss avnì. La Gina l’ha da fê!

RICO              Mo basta lavurê! In america i lavora sol zencv dè dla stmãna! E pu dop i va a divartis! E al ragazi cume te a n’al lavora miga! Al fa i flirt!

ESTER            Csa fali?

RICO              Al fa l’amor cun i su filarè! Un dè cun ô, un dè cun cl’êtar...

ESTER            (ride furba) A te u t’ pisarèbb, eh? Un dè cun me, un dè cun Mariulì, un dè cun la Lucia...

RICO              S’ta m’ dgess ad sé te, me a n’savrebb gnaca duv ch’a l’sta ad cà ch’a gli êtri.

ESTER            Mo gvêrda! La Lucia la m’ha dett t’a j e fatt ste dscor la stmãna pasêda! E cun Mariulì cvãt a l’èt fat? Un mes fa?!

RICO              Cun lõ a scarzeva mo cun tè a so dspost a fêr ins s’e seri?

ESTER            Ah, beh, alora l’è difarèt? T’a t’si propi inamurê ‘d me?

RICO              Dai Ester, ven a balê cun me!  A j ho tôlt so di lèt che t’a m’ staré avvinta come l’edera! (accenna alla canzone “Edera” piroettando attorno a Ester)

ESTER            Rico? Daj un taj, va là!

RICO              Ester, te t’a m’ fè gvintê mat! Ven acvè ch’a fasè uno scandalo al sole! (l’abbraccia, cerca di baciarla ma lei gli molla una ginocchiata nelle parti basse) Ahi!

ESTER            (divertita e finta ingenua) Mo cus et fat?

RICO              (dolorante) Ahhhh! Mo me a scarzeva!

ESTER            Ah! T’scarzivta?! Alora u n’è e vera t’si inamurê d’ me!?

RICO              No! A scarzeva adës... mo prema a t’ho dett la varitê!

ESTER            T’ si inamurê e t’a m’ avlivta basé par scherz!

RICO              No, me a t’avleva basê da bõ... (si accorge di essere in buca) Ta m’é fat mêl!

ESTER            U m’ s’ispis! A me cvãnd ch’ i m’ scrèca u m’ vè sempar da pighêr al znocia! Prova cun una cvicadon’êtra! Forsi la sta ferma! (esce ridendo)

Scena III

Rico e Primo

Primo ersce di casa. E’ vestito per il ballo..

PRIMO           (vedendo Rico dolorante) Beh? Cus et fat?

RICO              A j ho scapuzê!

PRIMO           Mo indov?

RICO              Int l’Ester!

PRIMO           (ride) Acsè t’impêr a lasêla stê!

RICO              La m’ pis! La m’ pis! L’ha una spenta che s’la t’dà un bes la t’tô so da drett!

PRIMO           A me u m’ pê che adës la t’epa cvesi stuglê! A t’l’ho det ch’la n’è pã pr’i tu dèt! Daj ven va là ch’a l’ tu donn al m’aspëta!

RICO              No, agli è al tu ch’al m’aspëta me! Staserà farò conquiste come Clark Gable! Saranno avvinte a me!

PRIMO           Come mosche nella carta moschicida! E l’Ester?

RICO              Csa m’ n’ infregal dl’Ester! Cvãnd ch’a n’ho êtar zincvãnta!

PRIMO           Sé, int la tësta! Dai, va avãti ch’ariv.

Rico esce in bicicletta dalla parte della stalla e primo lo segue a piedi.

Scena IV

Bistcina e Alvira, poi Giovanni

BISTCINA     Alvira, l’è du dè ch’a n’ so bõ ‘d dscorar cun vo!. E cvãnd a v’ salut a v’ vultì da cl’êtar cãt!.

ALVIRA        Adës a n’ho tèp. A m’ho d’aviê!

BISTCINA     E duv andiv?

ALVIRA        Avdé la televisiõ!

BISTCINA     A m’ mud e pu a j andèn insè!

ALVIRA        Beh? Cus ëla sta cunfidenza?

BISTCINA     Ciò! Adës che nèca la Cenza la n’ dis piò so, a me u m’ pareva ch’a putrèsum, da bõ fêr un dscors...

ALVIRA        A ch’dscors? Vo a sugnì! Confondete il sogno con la realta!

BISTCINA     U n’ u m’ pareva ‘d resar acsè vëc da durmì da dest! Mo cum’ ho j a da fê par fêv capì ch’a v’ voj bè? Cvãnd a v’dscurè par la prèma võlta a m’ dgesuv, che non ero colto e che vo avlivi un õman ch’u n’foss  propi sumar ‘d posta! E va bè! A m’avì dê di livar da lezar! A m’ so mess a lezar ch’a n’i capess un azidèt e s’a l’ deghh in zir i dura a ridar una stmãna! A j ho stugiè insina la storia del risorgimento! A n’ i cardì? Fasim dal cmãnd! Fasim dal cmãnd!

ALVIRA        Andè dõca!

BISTCINA     E alora parchè stasera a si acsè spagogna?

ALVIRA        Forse non siete ancora pronto!

BISTCINA     Me l’è un pëz ch’a so prõt!

ALVIRA        Goffredo!

BISTCINA     A n’arò miga d’imparê nenca dl’êtra roba? A n’u m’ darì miga d’j etar livar?

ALVIRA        No!

BISTCINA     E alora? A deggh, Alvira, s’a n’i dasè spess acvè u ‘s fa sera par tót du!

ALVIRA        Ecco, ecco! Che caduta volgare. Pensate solo alle cose materiali! E le spirituali?

BISTCINA     A j ho capì, le spirituali! Mo se õ l’ha fã u n’pèsa alle cose spirituali, e pèsa a e magnê e piò l’ha fã e piò u j apèsa! E se pu e trôva cvël da magnê, prema u s’impines la pãza e pu dop, magari, pensa alle cose spirituali. Cun la pãza pina le cose spirituali al vè mej!

ALVIRA        Mo csa dit? E’ nel continuo rimandare che la passione raggiunge il suo massimo!

BISTCINA     E srà nèca acsè! Mo a me la m’ pê una fata turtura cavè e piatt ad nèz a un afamê e pu dìì: “A te dëgh ‘d mã”! Una cvica sfurzinê la si putrèbb lasê dê? No? Eh? A la dasegna nèca nõ una cvica sfurzinê? Eh!

ALVIRA        Goffredo! A si propri un materialõ! Un traglobita!

BISTCINA     Sabat pasê, parò... ‘d dri da la pajera... nèca vo...!

ALVIRA        Goffredo! Siete come tutti i maschi! Approfittate dei nostri momenti di debolezzza e poi ce li rinfacciate!

BISTCINA     Mo no, avleva dì che...

ALVIRA        (infervorata) Non siete capace di sollevarvi da queste miserie terrene e vorreste che il mio cuore palpitasse per voi! Sollevatevi! Non vedete come questo occaso è pien di voli?

BISTCINA     Se a vegh a vegh! A caso fanno i voli!

ALVIRA        Cosa?

BISTCINA     Al vola in cva in là che pê ch’l’i n’sepa in duv andês!

ALVIRA        Cosa dici?

Giovanni esce di casa e ascolta non visto e non volendo l’ultimo pezzo di dialogo.

BISTCINA     Al rundinèn? Volano a caso! A n’ l’avì dett vo? (astuto) E pê sol parò, parchè al zerca  da magnê e andend acsè in cvà  e in là al ciapa al mosch!

ALVIRA        L’occaso! Goffredo! L’occaso!... Basta! Tronchiamo questa nostra relazione.

BISTCINA     E chè? Tronchiamo! Cus’êl parchè adëss a j avè par cà e sgnor Giovanni? A v’ho vest incù par la carera... Sicura, l’è un bël zovan, un ziculatè...

ALVIRA        A n’ sarì miga gelos!

BISTCINA     No, mo Alvira, cardim ch’l’e mej mursê int una grosta ‘d pã sec che nasê dla ziculêta!

ALVIRA        Materiêl! Materiêl! Materiêl! E traglobita! (vede Giovanni e si stacca da Bistcina) Giovanni! La stavo aspettando! Ho deciso vengo con lei alla televisione.

GIOVANNI   (pronto) Oh, mi dispiace, non vado più alla televisione.

ALVIRA        Ah, no?

GIOVANNI   Vado alla festa a cà di Ronch.

ALVIRA        (delusa) Ah...

GIOVANNI   Voglio conoscere il vicinato e una vera festa di campagna. Perché non viene anche lei, magari con Goffredo!

ALVIRA        Goffredo? Cosa c’entra Goffredo!

GIOVANNI   Oh, mi scusi! Ma mi era sembrato che il signor Goffredo...

ALVIRA        (ridendo) Macchè! Bistcina è il nostro garzone e io mi faccio vanto di istruirlo a dovere! Perché non mi va di vivere tra persone incolte! Adesso gli ho fatto leggere la Divina Commedia e gli ho fatto studiare il risorgimento!

GIOVANNI   Ah, brava!

ALVIRA        Non ci crede? Aspetti, aspetti! Goffredo! Avnin acvè!

BISTCINA     Me?

ALVIRA        Sé, vo! A j êl un êtar Goffredo in sta cà?

BISTCINA     Bona sgnor Giovanni.

ALVIRA        Adesso vi faccio delle domande di storia e voi rispondete!

BISTCINA     E parchè? (Elvira sbuffa. Giovanni gli strizza l’occhio) Va bene, va bene.

ALVIRA        La battaglia di S. Martino?

BISTCINA     24 giugno 1859

ALVIRA        Lo sbarco dei mille a Marsala?

BISTCINA     11 maggio 1860

ALVIRA        Proclamazione del Regno d’Italia

BISTCINA     17 marzo 1861

ALVIRA        (a Giovanni) Ha visto?

GIOVANNI   Lei e proprio una brava maestra. Io se fossi i lei gli darei altre lezioni. Gli starei più vicino... Beh, adesso devo andare.

ALVIRA        Vada, vada. Verrei anch’io a ballare. Ma in casa di quello scomunicato non metterò mai piede!

GIOVANNI   (tra sé) Meno male!

ALVIRA        Cosa?

GIOVANNI   Mi dispiace molto.

ALVIRA        Di più a me mi creda. Però non si dimentichi!

GIOVANNI   Non mi dimenticherò, non dubiti!

ALVIRA        E io non vedo l’ora! Buona notte!

GIOVANNI   (uscendo) Buona notte.

Giovanni esce seguito dallo sguardo di Alvira che a sua volta accogendosi che Bistcina la guarda rientra in casa sbuffando. Rientra subito Giovanni.

GIOVANNI   Goffredo, ha niente da fare lei stasera?

BISTCINA     No. No. Me a m’ vegh a lët!

GIOVANNI   Venga alla festa! Ho bisogno di parlare con lei.

BISTCINA     (sospettoso) Sora de che?

GIOVANNI   (indica Alvira appena rientrata) Di una donna. Io ho il problema di allontanarmi e lei di avvicinarsi! Mi segue?

BISTCINA     Fèna adës, sé!

GIOVANNI   Forse se ci mettiamo assieme, li risolviamo entrambi!

BISTCINA     A j ho fed d’avé capì! Vo a si un zovan ch’a m’ cminzì a piasé.

Giovanni  esce assieme a Bistcina.

Scena V

Zizara, Ofelia, Desdemona, Cenza, Alvira, Maria, poi Ines

Si sente il rumore di un’auto. I cani abbaiano.

ZIZARA         A j êl inciõ in cà?

OFELIA         (chiamando) Vincenza? Alvira?

ZIZARA         Delmo?

OFELIA         Desdemona, qui non c’è nessuna festa.

DESDEMONA E’ impossibile mamma. Sono sicura! C’è una festa!

ZIZARA         Ohi, u s’ ved ch’la j sarà piò têrd!

Si affacciano Cenza, Alvira e Maria. Convenevoli, baci, abbracci.

CENZA          Signora contessa, Ofelia!?

ALVIRA        Signorina contessina Desdemona!

MARIA          Signora contessa, buona sera.

OFELIA         Beh, cus e j tõt sti scvesi? E pê ch’a n’ s’cnusema piò!

CENZA          Mo a putivi avisê ch’avnivi. A v’parpareva cvaicvël par zèna.

OFELIA         A j avè za magnê. Abbiamo approfittato che veniva su Cesare!

DESDEMONA Siamo venute per la festa. Dove si balla?

CENZA          Signorina Desdemona, ci deve essere un errore. Qui non c’è nessuna festa.

DESDEMONA Come? Cesare!?

ZIZARA         L’è stê sabat pasê! U m’ l’ha dett... propri Delmo! Ch’a fasivi una fêsta parchè i v’ha purtê la lus eletrica! E’ arrivata la civiltà!

CENZA          Ah! Ho capito! Non è qui da noi! L’è a cà di Ronch!

DESDEMONA  Allora c’è la festa! Oh, mamma, ci posso andare?

OFELIA         Da sola e senza invito?

ALVIRA        E’ meglio che non ci vada signorina Desdemona! Quella è una casa di scomunicati! L’azdor è stato in russia. Dove mangiano i bambini!

DESDEMONA Ci vado con Giovanni.

ALVIRA        Giovanni c’è già andato, da solo. E gli altri sono via tutti e noi - ci scuserà - non ci mettiamo certo piede in quella casa!

DESDEMONA Io ci voglio andare, mamma.

OFELIA         Da sola non posso mandarti, lo sai.

CENZA          Qui non c’è più nessuno che possa accompagnarla.

DESDEMONA Mi accompagna lo zio.

ZIZARA         A n’ poss. E pu a n’ putè fê têrd!

DESDEMONA Cesare!?

MARIA          C’è l’Ines che potrebbe accompagnarla , se la zia Vincenza è d’accordo! Perché l’ha messa in punizione!

CENZA          No no! L’Ines la s’ha da stêr a cà!

DESDEMONA Oh, signorina Vincenza, dica di sì, sia buona!

CENZA          Se la signora contessa non ha niente in contrario.

OFELIA         Cenza! Signora contessa! Daj, smetla Cenza. A n’ sé miga piò dl’ottzent!

DESDEMONA Mamma? (Ofelia annuisce col capo) (Guarda Cenza) Allora?

CENZA          E va bene!

OFELIA         (la bacia) Grazie! Grazie!

MARIA          (trionfante) A vegh a dil sobit cun l’Ines!

DESDEMONA. Vengo anch’io!

OFELIA         Non fare tardi, però!

DESDEMONA Dai mamma! Voglio restare fino alla fine della festa! Mi voglio divertire un po’! Sempre sui libri a studiare!

OFELIA         S’l’è par cvest u n’t’ vè sicur e mël ‘d schina! E poi il signor Cesare deve andare giù subito. Hai sentito!

CENZA          Ce l’ho io la soluzione. A durmì acvè!

OFELIA         Oh, no no...

DESDEMONA Sì, dai , mamma... è bellissimo! Dai!

OFELIA         Desdemona! Non vorrai dare disturbo!

CENZA          Nessun disturbo! A v’ degh la mi cãmbra e me a vegh a durmì cun Alvira!

ALVIRA        Eh no, ció!

CENZA          E che?

ALVIRA        Avleva dì! Forsi l’Ofelia la n’è abitueda a durmì int una cà ad cuntadè... ci sono gli insetti, i topi...

CENZA          Alora a i dasè la tu cãmbra!

ALVIRA        No, me a dgeva acsè, par dì... la tu cãmbra la va benesum!

CENZA          Bene allora? (guarda interrogativa Ofelia)

DESDEMONA Daj, mamma!

OFELIA         Tra due fuochi! Va bene!

Desdemona con salti di gioia entra in casa. Di corsa.

CENZA          Allora è deciso. E il signor Cesare al mitè...

ZIZARA         Me a n’ m’aferum. A j ho d’avdé õ dmatena prëst! A so avnù sol par dscorar cun vò e cun Delmo e pu a vegh zo.

CENZA          Ah! A j ho capì! Ecco Delmo.

Scena VI

Delmo, Zizara, Cenza, Ofelia e Alvira.

Delmo esce di casa.

DELMO          (fingendo allegria e cortesia) Oh, Zizara, sgnora cuntèssa! U m’era pêrs ad sintì dal vos! Avnin avãti.

ZIZARA         No, grazie, Delmo, a j ho frèza! E pu vest che mi cusèna l’avãza so! A vegh zo sobit! A j ho da fê nèca me di pagament! A n’ u m’ poss afarmê!

CENZA          Alvira acumpagna in cà la sgnora cunt.. Ofelia e faj cumpagneja nõ  a j avè da dscorar cun Zizara e pu avnè sobit.

ALVIRA        Andèn a fê du pës par la carera!

OFELIA         Buona idea!

ALVIRA        Non vedi come questo occaso è pien di voli...

Si avviano a sinistra, per i campi.

DELMO          (a Cenza) Pôrta immãca da bé al signor Cesare Cavassi. (a Zizara) Alora csa s’disal ad bël a Fèza?

ZIZARA         Sol un cvël, e mi Delmo,  che piò ch’ u s’ va avãti e piò u s’ha absogn di bajocch! A n’ so ‘d ste pass in dov ch’a s’andrèn a finì! Insoma a fëla curta a so avnù par tor indrì i bajocch ch’a v’ho imprastê!

DELMO          E me a j ho intenziô ‘d dêvi indrì!

ZIZARA         Bene. Alora a sè pu a post!  Cum a v’ho dett in piaza la stmãna pasêda, a v’i avrebb lasê êtar si mis, mo i mi cuntadè i s’ vô tor al machin par lavurê la tëra: tratur, parghir...

CENZA          (rientrando con il bere) Ajbãna o sãzves?

ZIZARA         Cun vujetar u n’ s’pò di ‘d no, dasim un bichir d’ajbãna! (Cenza mesce per tutti tre. Bevono e siedono)

DELMO          Cenza, Zizara l’è avnù arscôdar.

CENZA          Ah, l’è za pasê si mis?

ZIZARA         E tèp e vola eh? J era i dè dla merla!

CENZA          Sol che nõ a n’j aven incora...

ZIZARA         Csa vôl dì ch’a  n’j avì incora?

DELMO          Cvell ch’l’ha dett la Cenza. U s’avrà incora una stmãna.

ZIZARA         A n’ j avì adëss e int una stmãna a j mitì insè?

DELMO          Aspitè nèca nõ un pagament...

CENZA          ... e sra l’afêri giost d’una stmãna.

ZIZARA         Bene. Basta ch’a n’ j aspativa da Giuffrè!

DELMO          Parchè cus al fat?

ZIZARA         A ne savì? L’è sparì! U n’ s’atrova invell!

DELMO          (traballa) E che?

CENZA          (gli cade il bicchiere) Oh Dio!

ZIZARA         A stasiv pôch bè?

DELMO          No, no. Cs’aviv dett?

ZIZARA         A n’i lizì i giurnel? Cvãt ël stê, mircul... Tóta la prema pagina de Carlè... U s’è mess int e mëz e gveran e la finãza. E pê ch’ u n’ epa mai paghê un frãch ad tass! E l’ha aramasê di miglierd!

CENZA          I cumunesta! L’è stê i cumunesta!

ZIZARA         Acvè i cumunesta i n’j entra! I bajocch i si e fët fraghê nèca lõ! L’era un pëz chi i staseva adoss mo stavôlta a j ho fed chi l’epa farmê par be stê!

DELMO          (scambia occhiate disperate con Cenza) E mi signor!

ZIZARA         Andè donca! Mo cum a s’ puteval credar ch’u n’andess pr’êria! E nuvanta par zent d’intarës! Eh?

DELMO          (inghiottendo amaro) Eh, za!

ZIZARA         Se i bajocch u n’i stampeva la not? A n’si d’acord?

DELMO          (guardando con intenzione sua sorella) A l’ho sempar dett nenca me!

ZIZARA         Cvãnd a m’avì cmandê chi bajocch sobit a j ho pinsé ch’a v’avlesuv tô dal machin par lavurê la tëra. Oramai i li compra tót! A v’ho det ch’u m’toca ‘d cumprëli nèca me... mo pu a j ho vest ch’a n’avì cumprê gnit e alora, a ve zur, che a j ho pinsê che nenca vujetar a v’ fosuv fêt ciapê da Giuffrè! (ride)

DELMO          Mo csa giv mai! (ride forzatissimo)

ZIZARA         Adës ch’a m dgì ch’ u n’n’è e vera, a so cuntèt!

DELMO          A sé cuntèt nèca nõ, vera Cenza?

ZIZARA         Vent migliõ da Giuffrè int un ãn j ariveva cvesi a cvarãnta!

DELMO          (a Cenza che boccheggia) A resar bõ ‘d ciapej!

ZIZARA         Giosta! A so propi cuntèt che vujetar a n’i siva avanzé! Parchè u j srebb da magnês e fegat!

DELMO          Al putì dì piãn e fort! (quasi piangendo)

ZIZARA         Bene bene. Parchè - a deggh - a l’aveva propi cardù!

DELMO          E a j avì fat mêl! Nõ a n’ j avè dê un frãch, vera Cenza?

CENZA          (che ormai sembra in coma) Eh?

DELMO          A dgeva cun Zizara che nõ a n’j avè dê un frãch a che farabott ‘d Giuffrè! Vera?

ZIZARA         Beh, Delmo, me dagli eceziô a n’ ho mai fat. Mo vo a m’ si simpatich e a v’ dëgh incora una stmãna.

DELMO          Una stmãna.

ZIZARA         Parò se fra una stmãna a n’u m’ paghì a m’custrinzì a metar al cambiêli in bãca! Csa l’ha fat vostra surëla. A sta la pôch bè?

CENZA          U n’è gnit! U n’è gnit! Un zirament ‘d tësta!

DELMO          U j è avnù al caldãn!

ZIZARA         Fasiv avdé da un dutor! Incù u j è dal mindgèn che pr’i mel dal donn al fa di mirêcul...

Scena VII

Delmo, Cenza, Zizara, Ines, Desdemona, Ofelia, Maria.

Escono Ines e Desdemona, ridendo. Seguite da Maria.

DESDEMONA Andiamo, altrimenti facciamo tardi!

INES               Ci divertiremo un sacco!

DESDEMONA Ci sono dei bei ragazzi, vero!

INES               Sicuro! Vedrai!

DESDEMONA Mi voglio proprio divertire stasera!

MARIA          Mi raccomando! Non fate troppo tardi! E ritornate a casa con Primo.

INES               Va bè, mãma! Di qua si fa prima!

Escono di scena correndo e ridendo.

ZIZARA         Viva la zuvantò, e mi Delmo! Lõ sicur j ha mèch pinsir che nõ e s’j ha du bulè i n’i da miga a Giuffrè!

DELMO          Ch’ u i ciapess un azidèt a lò e a tót cvii ch’i j ha dê di cvatrè!

II QUADRO

E’ mezzanotte. Si sente in lontananza suonare un giradischi: “Love letters in a sand” - Pat Boone

Scena I

Ines e Enzo

Giungono dalla strada.

INES               L’è propi stêda una bëla festa.

ENZO             E l’è stêda nèca una furtona ch’la seia avnuda la Desdemona! Me a j aveva pers la sperãza d’avdet! Mo l’è propi una cuntèssa? Da bõ!

INES               Sé, parchè?

ENZO             Ciò, la s’è butëda a balê! La n’ha lasê un bal!

INES               L’ha dett ch’la s’avleva divartì!

ENZO             Ah, sé, la j ha imbariaghé tót! (siedono sulla panca vicino al capannone. Pausa) U s’ ved lõ che pê che seia dè!

INES               L’è lõna pina. (pausa)

ENZO             Ines?

INES               Sé?

ENZO             A j ho fed ‘d resar propri inamurê ‘d te! E te?

INES               (guardandolo innamorata e pudica, annuisce)

ENZO             Al so, la tu fameja... la Cenza , l’Elvira... e nèca tu bab i n’va tãt d’acord cun i mi... mo me adëss a vegh zo a Fèza a lavurê. I prèm ad setembar i m’ tô so a la Cisa, a fër i luchet.  E sid al las tót a mi fradël. A m’ toj una cà e alora me a pinseva che...

INES               Che?...

ENZO             Che me e te a s’putresum maridê e...

INES               (piange)

ENZO             Beh? E csa fet? T’piãnz?

INES               I mi i n’ srà maj d’acôrd!

ENZO             A cvell a j pinsè pu! Mo te a sresta cuntèta ad maridêt cun me?

INES               (guardandolo innamorata e pudica, annuisce)

Enzo le prende le mani e restano a sospirare e guardarsi negli occhi.

ENZO             A j avrè la nostra cà! A sarè sol me e te e a n’arè da bravê cun inciõ! E pu par i prem tèmp ta t’ truvaré un lavor nenca te e pu...

INES               E pu?

ENZO             E pu cvãnd ch’a j arèn e prem babì..... parchè te t’i n’ vo di burdèll, vera?

INES               Cun te, una mëza capa!

ENZO             (ridendo) Esagerêda! L’è basta du tri! E pu a s’cumprarèn una machina e la dmenga andrèn a fê di bel zir... dimpartót... a Firèze, a Roma...

INES               E pu a s’turrèn e frigo, la televisiõ...

ENZO             Una machina. A rate incudè u s’ pò tô gni cõsa!

INES               E a sarè cuntèt, vera?

ENZO             Se! Se t’saré cuntèta te al sarò nèca me!

Sono al culmine della gioia. Si guardano e sospirano.

INES               L’è têrd! E bsogna ch’a m’ vega a lët!

ENZO             Tu fradël e la Desdemona j è incora par drì!

INES               A n’ voj ch’ u m’ vega! Dop u m’ tor in zir!

ENZO             Lo e fa acsè, mo l’è cuntèt se me e te a s’mitèn insè!

INES               Parò a s’maridèn in cisa?

ENZO             U s’ capess!

INES               E te cum a faret? Cun tu pê?

ENZO             Mi pê u n’a gli ha miga cun la cisa! L’è la cisa ch’la gli ha cun lò! Mo sta trancvela che un paruch ch’ u s’ marida al truvè! Ines?

INES               Enzo!

Si guardano a lungo poi si scambiano un bacio a fior di labbra.

INES               Bona not!

ENZO             A n’e so s’a srò bõ ad durmì! Bona not!

Si allontanano lentamente uno dall’altra.

Scena II

Primo e Rico, poi Desdemona

Rico e Primo tornano dalla festa in bici. Ognuno cerca di rimanere solo.

RICO              Bona.

PRIMO           Bona.

RICO              (momento di attesa, nessuno dei due si allontana) Vat pu a lët!

PRIMO           A j ho d’aspatê la Desdemona!

RICO              Lasa perdar, la Desdemona a  l’aspët me!

PRIMO           Te? E parchè?

RICO              T’a n’é vèst cum la staseva ataca?

PRIMO           S’lè par cvest la staseva ataca nèca cun me!

RICO              Sé, mo te t’a n’ si adatt par lì!

PRIMO           A n’ so adatt? E parchè?

RICO              Perché t’si a l’intiga!

PRIMO           Cvest t’a l’dì te!

RICO              Sintèn alora! Se me a t’ lës da par te cun li, csa fet?

PRIMO           A la met acvè in sdé e pu a j fêgh la dichiaraziô!

RICO              Ecco a vit! T’a n’ si adat! T’a la met acvè in sdé! Lei cerca l’emozione! Come i peccatori di Peyton! E te t’a j fé una dichiaraziô! Roba dl’otzènt!

PRIMO           Parchè te csa faresta?

RICO              T’a j é da saltê adòss sobit! L’è cvell ch’la s’aspëta! Vuole l’emozione! Dai dai! Dai un taj e avejta! Dop a tla pass a te!

Entra Desdemona.

DESDEMONA Dove vi siete cacciati! E’il modo di scappar via così di corsa?

PRIMO           Avevamo una questione da risolvere.

DESDEMONA E l’avete risolta?

PRIMO           No.

RICO              E’ una bella notte.

DESDEMONA Sì. Primo ci lasci soli?

PRIMO           Mè?...

DESDEMONA Per cortesia....

RICO              Et vest? A sit cunvèt adës?

PRIMO           (rassegnato) Ah, sé! Alora bona! (mogio entra in casa)

DESDEMONA Buona notte. (a Rico) Conosci un posto dove possiamo metterci comodi?

RICO              Qui, sulla panca.

DESDEMONA (delusa siede) Ah!

RICO              Vuoi una sigaretta?

DESDEMONA Grazie. (Rico le porge la sigaretta e gliela accende. Lei è impaziente)

RICO              (dopo una pausa) Baby! Look the moon!

DESDEMONA Eh?

RICO              Baby! Look the moon! Guarda la luna!

DESDEMONA (getta la sigaretta, lo prende e lo bacia con passione) Vieni che ti faccio vedere le stelle! Vieni (lo trascina via)

Scena III

Giovanni e Bistcina, poi Alvira

GIOVANNI   L’è mëzanot! L’è ora! Ciò, parò s’a n’ sì d’acôrd! A n’fasè gnit!

BISTCINA     No no a j è fasè! E grazie d’avem dett gni côsa! A j voj fer un scherz ch’u j farà pasê la voja ad fê la bastardina! Ãca s’l’è propi par cvest ch’la m’ pis!

GIOVANNI   Allora vi ho già spiegato tutto. Faremo come nel Cirano di Bergerac!

BISTCINA     Cirano?!

GIOVANNI   Era per dirvi da dove mi è venuta l’idea!

BISTCINA     Se mo, ste Cirano me a n’è cnoss! Chi ël? Duv a stal?

GIOVANNI   Int un livar!

BISTCINA     E che?

GIOVANNI   E’ una commedia! E’ di lì che mi è venuta l’idea! Cirano - che sono io -suggerisce a Cristiano -  che siete voi -  quello che deve dire e Cristiano - che siete sempre voi -  dopo va su a prendersi il bacio!

BISTCINA     A j ho capì! Vo a m’ sugerì  cvell ch’a j ho da dì  e me dop a vegh so!

GIOVANNI   Ecco, bravo!

BISTCINA     Se mo s’a dscorr me la s’n’adarà pu da la vos!

GIOVANNI   (fa la voce afona) Se parliamo così non si accorgerà di niente!

BISTCINA     E s’la m’ved!

GIOVANNI   Staremo entambi nascosti io di fianco alla casa e voi sotto il pergolato.

BISTCINA     E csa j ho j a pu da dì!

GIOVANNI   A v’e sugeres me!

BISTCINA     Ah, l’ e vera! A la freghè propi cun un livar! Acsè l’impêra! Cun tót cvì ch’la m’ha fat lezar! U n ‘j è pu stê õ: u s’ciameva “La divina comoedia”! A n’ j ho capì un azidèt!

GIOVANNI   (guarda in giro) Non c’è nessuno! Datemi un sassolino!

BISTCINA     (gli dà un mezzo mattone) Pronti!

GIOVANNI   Mo cos’è?

BISTCINA     Par batar!

GIOVANNI   Cun una mëza pré? Lei si aspetta dei sassolini sulle imposte!

BISTCINA     Oddio s’a sé fè!

Giovanni lancia un paio di sassolini contro l’imposta che dopo poco si socchiude. Si percepisce chiaramente il russare di una persona. Giovanni e Bistcina parleranno con voce quasi afona in modo che male si noti troppo la differenza fra le due voci.

ALVIRA        Siete voi?

GIOVANNI   Non ho potuto fare a meno di chiamarvi!

BISTCINA     (ripete) Non ho potuto fare a meno di chiamarvi!

ALVIRA        Perché parlate così sottovoce!

BISTCINA     Si no a m’ fëgh scruvì!

ALVIRA        Come?

GIOVANNI   Ssst! (a Bistcina. E poi direttamente ad Alvira) Temo che ci sentano!

ALVIRA        Siamo in grande difficoltà... (si sente una sonora russata)

BISTCINA     (ridendo) Mo chi ël ch’ surnacia acsè?

ALVIRA        Che dite?

GIOVANNI   Sento un lieve ronfare!

ALVIRA        E’ mia sorella che dorme! E’in camera con me!

BISTCINA     (a parte) Dorme? A me u m’ pê ch’la surnacia a tóta cãna!

GIOVANNI   (lo zittisce) Ssst!

ALVIRA        Siete solo?

GIOVANNI   Solo! Solo con la poesia e con voi!

ALVIRA        Ah! Romeo! Siete il mio Romeo! (cambio di ritmo nella russata) Ah! Aspettate! (si ritira)

BISTCINA     Romeo? Cs’aviv cambiê nõ?

GIOVANNI   No, Romeo! Un altro personaggio famoso!

BISTCINA     Un êtar livar?

GIOVANNI   Ecco!

BISTCINA     Dai pu da lè, te! A la splè sota i livar!

ALVIRA        (riappare) Eccomi! Oh. Romeo, Romeo... perchè sei tu Romeo?

BISTCINA     (a parte) Parò cum ch’l’è rumãntica!

ALVIRA        Rinuncia al tuo nome e non sarò più una Capuleti.

BISTCINA     (a parte a Giovanni) Csa j ètri i caplèt!

GIOVANNI   Ssst!

ALVIRA        Se qualcuno ci scopre! Siamo perduti!

GIOVANNI   Il manto della notte ci protegge!

BISTCINA     (a Giovanni) O j ha d’andê so?

GIOVANNI   No.

ALVIRA        Se non fosse così buio potreste vedere arrossire le mie guance!

GIOVANNI   Non stiamo facendo nulla di male!

ALVIRA        E’ vero ma mi sento ugualmente colpevole!

BISTCINA     (a Giovanni) Me a vegh so!

GIOVANNI   No. C’è sua sorella che dorme in camera con lei.

ALVIRA        Su, parlatemi di poesia!

GIOVANNI   Le mie parole incespicano nelle fronde del melograno e non trovano la strada per salire da voi!

BISTCINA     (intervenendo) Avnì zo vo!

ALVIRA        Cosa?

BISTCINA     Venite giù voi!

ALVIRA        Oh, non avrei mai sperato tanto! Arrivo!

GIOVANNI   Siete sbrigativo voi!

BISTCINA     Ciò, s’ u ns’pò andê ‘d stciora ch’u j è su surëla cla dôrma e bsugnarà fëla avnì ‘d stciota!

GIOVANNI   Il ragionamento non fa una piega. Allora  adesso tocca a voi, buona fortuna!

Giovanni se ne va e resta, non visto a seguire la scena. Alvira esce agitatissima.

ALVIRA        Eccomi, amore mio!

BISTCINA     Oh, Alvira! A n’arèbb mai cardù ch’a fosuv acsè svelta a fêr al schêl!

ALVIRA        (sorpresa) Ah! Goffredo?!

BISTCINA     A n’ v’aveva mai sintù dscorar acsè... così romantica!?

ALVIRA        Alora a sivi vo?

BISTCINA     Ch’ u m’ sera ingambarlê al parôl int e melgarnì? Sé!

ALVIRA        Goffredo!

BISTCINA     Pardunim Alvira! A paseva da cvè e u m’è avnù voja ‘d div una puiseia! (l’afferra, la bacia fino a farle perdere il respiro)

ALVIRA        (rifiatando) Goffredo!

BISTCINA     Andèn int e magazè de grã! U j è la lona! A farè cont ‘d resar a la spiagia!

ALVIRA        Sì, mio Romeo!

BISTCINA     Sé, a Marina Romea!

ALVIRA        Non temo il dileggio, sarò la vostra Giulietta!

BISTCINA     Sicura a tulèn a nulegg una Giulietta! Sprint!

Bistcina trascina l’Alvira in casa. Giovanni ha visto tutto dall’angolo della casa e ride divertito. Arriva Ester.

Scena IV

Ester e Giovanni

GIOVANNI   Ester?

ESTER            Chi è?

GIOVANNI   Sono io!

ESTER            (ironica) Ah, a si vò! La not l’è fresca. A si in cunvalescenza. A n’avì pavura ‘d ciapev una fardasiõ?

GIOVANNI   A zugnì sempar a l’atac vo?

ESTER            Csa fasiv incora alvê da st’ora?

GIOVANNI   Aspettavo voi!

ESTER            (quasi ridendo) Da bõ? E parchè?

GIOVANNI   Per scambiare due parole!

ESTER            E te dajla! A v’ si propi fissê! Avãti, cus aviv da dim?

GIOVANNI   Me a so cvell ch’a fasì tót al ser!

ESTER            Ah, sè? E csa fëghi!

GIOVANNI   Andì a stugiê! Sì! Voi state studiando di nascosto. Vi recate quasi tutte le sere a casa di Tugnõ ‘d Landõ e sotto la sua guida studiate storia, filosofia, scienze!

ESTER            A m’avi tnù dri?!

GIOVANNI   Sì.

ESTER            E parchè?

GIOVANNI   Prima per curiosità, poi per conoscere Tugnõ ‘d Landõ... e poi...

ESTER            E poi?

GIOVANNI   E poi perché mi avete affascinato...

ESTER            Ah! Ecco! Il signorino e venuto in campagna a far conquiste! Si accomodi, ma non con me! Se volevate far conquiste, invece di seguirmi, stasera, dovevate andare al ballo!

GIOVANNI   Vi siete accorta che vi seguivo!

ESTER            A fasì piò cunfusiõ vo che un branch ad zingiel...

GIOVANNI   E perché avete fatto finta di niente?

ESTER            Parchè ognõ l’è padrõ d’andê in dov ch’ u j pê! E’meglio che non perdiate tempo con me. Ce ne sono molte di contadinelle disposte a farsi corteggiare e baciare da un signorino di città.! (fa per andare)

GIOVANNI   Aspettate! E’ vero, sono stato invadente. Vi chiedo scusa.

ESTER            Ve l’ho già dettto. Voi siete libero di fare quello che volete. E per quello che mi riguarda potete correre subito a dire tutto a mia zia.

GIOVANNI   Perchè mi trattate così? Cosa devo fare per farvi capire che nutro un sincero interesse per voi. Io vi ammiro! (Ester ride) Ho parlato cun Tugnõ...

ESTER            (subito seria) Quando?

GIOVANNI   Mentre voi studiavate e lui  è uscito di casa!

ESTER            Non dovevate farlo!

GIOVANNI   Tugnõ vi vuole bene e ha capito che anch’io ve ne voglio! Abbiamo parlato di voi dei vostri desideri e delle vostre ambizioni.  So che amate questa terra e che mentre tutti cercano di scappare di qua, voi vorreste studiare per capire come restare... Insomma, io voglio aiutarvi a studiare.

ESTER            E come?!

GIOVANNI   Parlerò con i vostri genitori, con mia zia...

ESTER            No! Non voglio niente da loro. E non voglio l’aiuto di nessuno!

GIOVANNI   Non potete combattere da sola contro tutti.

ESTER            Non vi preoccupate! Ci sono abituata!

GIOVANNI   Accettate il mio aiuto! Anche a me piacciono queste colline...

ESTER            Certo. La collina è bella per passarci le vacanze! Fare qualche conquista, e poi tornare in città ricordando la campagna, le ragazze, il profumo del fieno... ! Ah, è bello!

GIOVANNI   Smettetela con questo atteggiamento di sfida! Voi pensate che io sia uno stupido figlio di ricchi signori! Beh, non è così! Ho parenti nobili! Ma non possiedo neppure gli abiti che indosso! Mio padre, compromesso con il regime è fuggito e non so nemmeno se sia ancora vivo, mia madre è morta sotto le bombe degli alleati. Sono stato anch’io per un lungo periodo di tempo senza nessuno. E so come ci si sente! E’ vero, studio a Bologna, ma solo grazie a mia zia che ha un’animo filantropico. E la ringrazio. (Ester resta colpita e silenziosa) Ester, abbiamo bisogno dell’aiuto degli altri, delle persone che ci vogliono bene! Ne ho bisogno io, ne avete bisogno voi. E qui ce ne sono già tante che vi vogliono bene: vostra madre, Goffredo, Tugnõ e adesso ci sono anch’io! Ester... aiutatemi e lasciate che vi aiuti! (si avvicina)

ESTER            (si scosta) Lasim perdar! E mi distè l’è fê la cuntadèna par tóta la vita! E a n’ho bsogn d’inciõ! D’inciõ!

GIOVANNI   (si riavvicina) Non dovete fare così!

ESTER            (estrae un coltello) Stasì luntã!

GIOVANNI   Ester!?

ESTER            Badì ch’a so bõna d’adruvêl!

GIOVANNI   Non fate così!

ESTER            Lasim in pêz! Lasim in pêz!

Ester arretra con il coltello in mano e fugge, lasciando Giovanni di stucco. Desdemona arriva di corsa con Rico. Sono entrambi scarmigliati e pieni di fieno.

DESDEMONA (lo bacia) Buona notte!

RICO              Restiamo ancora!

DESDEMONA Un’altra volta. Ciao! (entra in casa)

RICO              Viva l’America!

ATTO  TERZO

Sono le due del pomeriggio di domenica 31 agosto 1958. Nell’aia all’ombra dei tigli siedono. Primo, Bistcina e Rico. Delmo è in disparte.

Scena I

Primo, Bistcina, Rico e Delmo

Delmo si sta facendo una sigaretta e sta aspettando Cenza. Ogni tanto sbircia la strada impaziente. Rico, Primo e Bistcina leggono il Resto del Carlino.

PRIMO           Osta ach bota!

RICO              E pu ta n’è sintù e rêst! L’è tóta la stmãna che e Carlè e va avãti acsè! Dai Bistcina, va avãti a lezar che ormai con tót e tu stugiê t’si gvintê un prufesor!

BISTCINA     Ciò, csa m’ vut ciapê pr’e cul?!

RICO              A la miseria cum t’si gvent spagogn! S’ël parchè l’Alvira la t’ha det ad sé?

PRIMO           Dai Rico, daj un taj! (a Bistcina) E te lezz so!

BISTCINA     “... Giuffè è introvabile. Si pensa che si sia ritirato in un convento del bolognese. C’è chi pensa addirittura che sia fuggito all’estero...

RICO              Par me l’è scapp in America...

PRIMO           Par te za!

BISTCINA     “... negli ambienti vaticani non si rilasciano commenti, ma il Ministro Preti che sta svolgendo una inchiesta per conto del governo ha detto che vuole vederci chiaro nell’attività di questa che è stato soprannominata la banca senza sportelli....

RICO              Vujetar a n’ i cardarì maj chi ch’l’è avanzê fraghê!

PRIMO           Mo chi?

RICO              Indvèna!

PRIMO           Ël õ d’acvè?

RICO              U s’pò cvesi dì che seia õ ‘d fameja?

BISTCINA     (Delmo è attento) Mo chi ël?

RICO              Delmo! (Delmo ha un soprassalto) Delmo de Bêrch!

PRIMO           Mo s’a n’ sé gnãca parèt!

RICO              Se mo parò lo u s’ ciãma cume tu pê! Eh? S’ i n’dgiv Delmo?

DELMO          Cus ho j a da dì?

RICO              I ha ciap una bëla fraghêda cvi chi ha dê i bajocch a Giuffrè! L’era mej si i scambieva in  tót franchì e pu i i buteva int e fiõ õ a la volta... pluff... pluff, pluff... i s’ gudeva piò tãt! Eh? Delmo! (ride)

DELMO          Va int e casè nèca te!

RICO              Delmo, u n’ s’pò parchè i vent ad setembar i i sëra par bè stê!

Delmo via.

RICO              Beh, cus ho j a dett? I casè i i sëra da bõ i vèt ad setembar! Csa i ciapal?

PRIMO           Csa vut ch’a sepa me. L’è instizì cun me parchè a j ho dett ch’a n’ voj piò aspatê e che a voj ander a lavurer a Fèza. Mo a fêla acsè grosa!...

RICO              Sta atèt ch’ u n’t’asëra nèca te int e graner!

PRIMO           Sé, dì ch’ u s’ prôva!

RICO              (a Bistcina) Dai tira drett, ch’a ridèn un êtar pô!

BISTCINA     “Il ministro Preti a proposito della raccolta dei risparmi ha parlato di una specie di catena di S,. Antonio... “Ah, sintì acvà... “Il colonnello Bernardi della Guardia di Finanza ha dichiarato che i creditori attuali non saranno rimborsati!”

PRIMO           Tombula!

Scena II

Alvira e detti

Esce Alvira. Ha una camicia da notte.

ALVIRA        Goffredo?

BISTCINA     Si, Alvira?

ALVIRA        Mi è caduto il pettine dietro al comò e non riesco a prenderlo. Verreste a darmi una mano!

BISTCINA     Sobit!

Bistcina e Alvira entrano in casa.

Scena III

Primo, Rico

PRIMO           L’è una stmãna ch’i è ismì cume du tachì! J è sèmpar cun e bëch insè cume du pizunzì!

RICO              Alora e pëtan...

PRIMO           Sé, e pëtan! L’è li ch’la vô una spintaciêda! (ridono)

RICO              Primo, ven acvè! A j ëla nèca incù la Deddy?

PRIMO           Chi?

RICO              Sé, La Deddy! La Desdemona.

PRIMO           Ah! I la ciãma acsè! A ne saveva.

RICO              L’è un soranõ ch’ aj ho mess me! Alora?

PRIMO           Eh, l’è avnuda so stamatena! Mo adës la s’è andëda a lët.

RICO              L’è avnuda so par me!

PRIMO           Da bõ?

RICO              A l’ho cunquistêda! Hmmmm! Cum ch’la besa! U m’ pareva d’aver ad ch’in fê cun una star di Holivud! Ava Gardner, Jane Mansfield! Sobit l’ha fat la temida! La n’s’arisgheva... la n’arebb avlù miga! La m’ha dett in ingles: “Darling, sit down and look the moon!”

PRIMO           E chè?

RICO              La vleva dì: “Caro, sediamoci e guardiamo la luna”!

PRIMO           E te?

RICO              Me? Ta m’ cnoss no! A stëgh propi a gvardê la lona. A l’ho ciapa e a l’ho basêda!

PRIMO           Acsè, sobit?

RICO              U s’capess!

PRIMO           In boca!

RICO              Sicura!

PRIMO           E li?

RICO              E li l’ha n’ha capì piò gnit! Alora a  j ho dett: “Vieni che ti faccio vedere le stelle!”... l’ho purtëda sota e capanõ... a l’ho stuglêda int e fè...

PRIMO           E lì!

RICO              E li la m’dgeva: no... no... no...

PRIMO           E la j è stêda!

RICO              A j avè fat matèna! A l’ho cunquistêda! Ormai a pos fer acsè cun al dida (fa schioccare le dita) ch’la m’fa da taped!

PRIMO           Ehhh! Beet te! L’è una grãn bëla bastêrda!

RICO              A t’l’ho dett! Te t’si a l’intiga! Incudè u n’ s’pò perdar tèmp cun dal dichiaraziô. Bisogna agire!

Scena IV

Detti e Desdemona

Esce di casa Desdemona. E’ vestita con un prendisole e ha un telo in mano.

DESDEMONA Uhh! Che caldo!

RICO              Ciao Deddy!

DESDEMONA Ciao. (a Primo) E tu non mi saluti?

PRIMO           Scusa. Ciao!

DESDEMONA (a Primo) Ero nel letto, ma non riuscivo a dormire. E’ troppo caldo! Sono tutta sudata...

RICO              Se vuoi possiamo andare a fare una passeggita fino al capanno di caccia! La c’è sempre fresco.

DESDEMONA (guarda sempre Primo) No. Ho preso il costume da bagno.

RICO              E’ una bellissima idea! Giù al fiume c’è un posto bellissimo. Si può nuotare e si possono fare i tuffi! E poi al fiume c’è veramente sempre fresco. E se non sai fare a nuotare ti insegno io!

DESDEMONA No, sono capace.

RICO              Allora andiamo!

DESDEMONA Sì, io ci vado. Primo, mi accompagni?

PRIMO           Eh?

DESDEMONA Ti ho chiesto se mi accompagni.

RICO              Vengo io! Primo deve andare via...

DESDEMONA Scusa Rico, ma non mi va di stare con te!

RICO              Ma domenica sera.

DESDEMONA Ci siamo divertiti, no?

RICO              E allora?

DESDEMONA Non vorrai mica che trasformi un flirt senza importanza in una storia? E poi, non sei il mio tipo!

RICO              Ah, non sono...

DESDEMONA No. (a Primo) Allora mi accompagni?

PRIMO           Vado a prendere il costume...

DESDEMONA Macchè costume! Andiamo! (a Rico) Bye bye!

Prende per mano Primo e quasi lo trascina lasciando di stucco Rico

SCENA V

Rico solo, poi Cenza.

RICO              (solo) La fa propi cum al fa al donn in America! (pensa)  Sol che me a n’ j aveva pinsê che se õna l’ha pasa da õ a cl’êtar, u j è õ cl’avãza sèza! Eh za, parchè lì l’è pasêda da me a Primo e me...  U j ha da resar cvaicvël ch’u n’va!

Rico insacca il suo giornale. Arriva da fuori Cenza, è affaticata e sudata.

RICO              Bona Cenza! Aviv vest Giuffrè?

CENZA          Cus al fat?

RICO              L’ha fat e censiment di patëca!

Cenza prende un bastone e minaccia Rico.

RICO              Ciò, cus ho j ha dett ad mêl! A faseva par fêv ridar un pô! Aiuto! (fugge)

Scena VI

Delmo e Cenza

DELMO          (esce di casa ansioso) E alora?

CENZA          (ansante siede sulla panca) I dis ch’a purtema pazenzia.

DELMO          Pazèzia!? A pazèzia j i fasè un brot lavor, Cenza! L’è tót sta stmãna ch’a purtè pazèzia! S’ u n’ m’ incora avnù un zabaj da e chêld e da e narvos l’è un miracul! Mo ël avnu e rapresentãt?

CENZA          U n’ s’è vest! Mo e paruch...

DELMO          E paruch un azident!

CENZA          E paruch e dis ch’ u s’ pagarà tót.

DELMO          U s’pagarà tót? Chi? Cvand?

CENZA          Cvest u n’l’ha dett! E bsogna avé fiducia!

DELMO          Mo fiducia in chè! A sèn arviné! A la vut capì? Arvinè! U s’è mess int e mez e gveran, la finanza! Lez i giurnel! I nostar bajocch a n’j avdè piò! U s’ tucarà ad vendar e sid!

CENZA          T’si sempar e solit esageré!

DELMO          E alora trôva i bajocch! Stasera e vè Zizara e u vô e nõ a n’j avè. Dmã e mett al cambiêli in bãca. E la bãca la n’i mett miga tãt sel sora!  I s’vend e sid e la s’và incora bè se da padrõ avanzè cuntadè!

CENZA          Me al cambiêli a n’a gli ho firmêdi!

DELMO          E alora? Csa dit?!

CENZA          Che me al cambiêli a n’a gli ho firmêdi. E sid l’è par mitê nèca e mi. Me a n’ i dëgh gnit e acsè mitê de sid a s’l’arsparmiè!

DELMO          Cenza! Gverdum bèn int la faza! Ta n’ prôva miga ad fêm un scherz acsè! Al cambiêli agli ho firmêdi sol me, mo chi era ch’ u m caicheva int i fièch parchè a li firmess?

CENZA          No, me a dgeva...

DELMO          T’a n’è diga gnãca par ridar! Me a j ho sol una parôla!

CENZA          Alora a dscorr cun l’Ofelia ch’la cunvenza Zizara. Ch’l’aspëta incora!

DELMO          Ch’ u n’t pësa par la tësta ‘d dì cvël cun un cvicadõ! S’u s’vèn a savé a sé sputané! I dura a ridar e a tôs ins e rozal sin’a la fè de mond!

CENZA          Mo a n’ sé miga sol nõ!

DELMO          Mo bene! A j arèbb da ridar parchè a sèn in bóna cumpagnèia! U j è da splis da la vargogna sol a pinsej!

CENZA          Alora, csa fasegna?

DELMO          (rifacendola) Alora csa fasegna!? Adës ta m’è cmãnd! Cvãnd ch’a t’ dgeva ch’l’era un azêrd, t’a l’savivta da par te cvèll t’avivta da fê!

CENZA          Mo a vut che me a pinsess che andesum a finìr acsè! Mo e paruch...

DELMO          E paruch! E paruch l’è un stciã cume tót ch’jetar! E nostar pu l’è sempar stê un “dò bajuchì”! Figurta u n’ io srà pêrs e vera: fêr i bajocch e andêr in Paradis in caroza!

CENZA          U n’aveva nèca di su! U j armitarà pu nèca lo!

DELMO          Sé, pèsa a i su che i nostar dmã i s’i dà! Basta! Azidènti a me e a cla vôlta ch’a t’ho dê mèt! (entra in casa seguito da Cenza)

Scena VII

Maria e Ester

Maria e Ester escono di casa. Maria costringe Ester a sedere.

MARIA          Ester par piasé! Fermat! Mett’a in sdé!

ESTER            (esegue) Ecco, a sit cuntèta?

MARIA          Cus et?

ESTER            Mè? Cus ho ja me?

MARIA          Csa t’cridta ch’a n’m’ i n’ seia adêda? L’è una stmãna che t’si bura cume una not sèza lona!

ESTER            U s’ ved ch’ u m’pis ad stêr e bur!

MARIA          No, u n’è e vera ch’ u t’ pis! Dai, Ester, t’a n’ pò durê ander avanti acsè! Sèza dscorar cun inciõ! Dai, dim cvell t’è fat!

ESTER            A n’ho fat gnit!

MARIA          U n’è e vera. T’dasivta fura cvesi tót al ser e sta stmana ta n’ si maj dêda fura!

ESTER            A n’ n’ho avù voja!

MARIA          U n’è e vera!

ESTER            Mãma, lasum stê!

MARIA          Ester t’sì mi fiôla! Csa t’ cridta che me a n’ padèsa avdet acsè! T’a n’ mãgn cvesi! T’a n’dscorr cun inciõ!

ESTER            A n’ho fã e a n’ho voja ‘d dscorar! Lasum stê!

MARIA          No. Cvand t’ sivta istizida cun bab a t’ho sempar lasê stê! T’fasivta al tu matêd: durmì int e fè, corar sota l’acva amanëda cun i vstì nuv, magnêr int la stala! T’è un caratar cumpagna e su e a saveva che a metum int e mëz a j arebb sol dê dãnn! E pu in ultum t’è cminzê a fê têrd la sera... e t’a n’s’è mai dett duv t’andivta! A m’ so praocupêda mo a t’ho lasê stê! A so stêda a gvardê. Parchè, a la tu manira, a t’avdeva cuntèta! Sempar pronta! Sempar viva! A m’ so adiritura imazinêda t’avess un oman, magari maridê!

ESTER            Mãma! No sta tirê a indvinê!

MARIA          A fêgh sol par dit che se ãca e foss stê e vera! A t’avdeva acsè ciapa! Acsè cunventa! Ch’a m’ srebb rasignêda nèca stavôlta! E pu tót int t’na vôlta! Ste cambiamèt! Parchè?

ESTER            Mãma lasa perdar!

MARIA          No, ch’a n’ las perdar! T’a l’se ch’a n’ poss! E t’sé nèca che adës t’a m’è da dì gni côsa!

ESTER            A n’ho gnit da dit!

MARIA          Alora t’vu ch’a t’e dega me!?

ESTER            (sospettosa) Te t’a n’ se gnit!

MARIA          E invezi a so gni côsa! (Ester è incredula ma sta per cedere) Mo a voj t’a m’e dega te! Parchè t’ se te t’è bsogn ‘d sfughêt! Alora!?

ESTER            Mãma! (scoppia in singhiozzi) A n’ i n’poss piò! A voj murì!

MARIA          E mi signor Ester, no stal gnãca pinsê! Murit? Te? Che t’è sempar cumbatù cun a gli ondg e cun i dèt! Che tót i t’ rispëta, par la tu forza, par e tu caratar, par la tu inteligèza! Ester!?

ESTER            A n’ so piò cvell ‘d fêm!

MARIA          Parche ta t’si inamurêda?

ESTER            (sopresa e atterrita) U n’è e vera!

MARIA          L’è e vera! L’è e vera! Giovanni e u m’ha cuntê gni côsa.

ESTER            Vigliach! L’è un vigliach! (scoppia in singhiozzi)

MARIA          No, l’è inamurê ‘d te! E te t’si inamurêda ‘d lò!

ESTER            U n’è e vera!

MARIA          La mi burdëla! Se tót cvi chi s’inamora j avess da fê cumpãgna te! U n’i srebb piò mond! (Ester singhiozza. Finito lo sfogo) E t’a n’ dega nèca ch’ u n’è e vera! Te t’saré bona ad tni nascost gni côsa mo cvest u s’è vest tropp bè! Lo u t’gvardeva e te t’abasivta j occ! S’u s’acusteva t’scapivta! Scapê dnèz un õman? Te?!

ESTER            Mãma a  n’ so cvell d’ fêm!

MARIA          T’è pu sempar dê mèt e tu côr! Dai ment nèca stavôlta!

ESTER            A j ho pavura!

MARIA          Ester, t’a n’è d’avé pavura! L’amor l’è e cvèll piò bël che posa suzedar tra un’oman e una dona! (Ester tenta una reazione)  Al so! A te u t’pê cvesi un mancament! T’si trop urgugliosa e ta n’è vu ametar che nèca te ta t’ posa amalê d’amor!!

ESTER            A vit, ta l’ dì nèca te ch’l’è una malateia!

MARIA          Mo l’è una grãn bëla malateia. E u j è sol una mindgena: che la dona la stëga cun l’oman e l’oman cun la dona! Gvêrda l’Ines, da cvãnd che bab u j ha dê e parmess d’avdess cun Enzo, la pê cvesi in sunambul! L’è cuntèta, insimunida cume una tachina. Ohi! A n’degh miga ta t’ardusa cume li! Mo se t’sent ad putej avlè bè, lasta andêr un pô, sta a gvardê.. e se t’vi che nèca lò l’è ciapp! Alora dai la mola ‘d posta!

ESTER            Mama!

MARIA          E smetla ad zirê cun e curtël in bisaca. L’amor t’a n’ l’afirum cun una curtlê!

ESTER            Oh, mãma!

Maria e Ester si abbracciano a lungo.

MARIA          So so! E adës t’vè cun me!  L’è la dmenga e t’sì ancora amanêda da lavor! Fra un pô lo l’ariva da Fèza. Ven. Ven che cvãnd ch’l’ariva a j fasè prilê la tësta ch’ al stuglè da drett!

Maria ed Ester entrano svelte in casa.

SCENA IX

Ofelia, Alvira e Cenza.

Escono di casa Ofelia, Alvira, Cenza. Portano fuori il necessasio per bere e servirlo a loro e ad altri.

OFELIA         Cenza mo cus et fat? A n’ t’aveva mai vesta acsè giôra! E pu miga sol te: Delmo, l’Ester... In sta cà, in sta stmãna e pê che seia pasê e taramot!

CENZA          A so preocupëda!

OFELIA         Al preocupaziô e bsogna tirêsli ‘d drì dal spal! Dam mèt a me! U s’ cãpa mej.

ALVIRA        T’é rasõ! Parchè t’a fe cume me e l’Ofelia, parchè t’a n’t’atrov un’anima gemella!

CENZA          Sta zeta!

OFELIA         Tu surëla l’ha rasò! Gvêrdla! A n’ l’ho mai vesta acsè cuntèta!

ALVIRA        Cum che dis e mi Goffredo, a m’ so mèsa a têvla nèca me.

OFELIA         E a têvla u s’sta aligar! Che Goffredo che lè u ‘t’ha propi cunquistê!

ALVIRA        E pinsê che sina a una stmãna fa... U m’ha fat dezidar dmenga sera!

OFELIA         U s’ ved ch’la adruvê di bõn argumèt!

ALVIRA        (ingenua) L’ha adruvê la pujeseia!

OFELIA         E la têvla aparciêda!

ALVIRA        (ricordando la serata nel granaio) Cvãnd ch’ u si mett, Goffredo, l’è bõ par gni côsa!

CENZA          Smetla! T’a m’ per una gata in chêlda! Cvèla ch’la  gvardeva i pché ‘d ch’ j etar! E a tu adës t’a n’i gvêrd?

ALVIRA        Me e Goffredo a s’maridè! Presto faremo il matrimonio di Paratore!

CENZA          U s’ dis riparatore! Riparatore!

ALVIRA        Beh, “di Paratore” o “riparatore”, nõ a s’maridèn insè! (a Ofelia) Solo che, nell’attesa...

CENZA          Tãnta gazuria par un garzõ! E pu Bistcina!

ALVIRA        (piccata) U s’ ciãma Goffredo! E s’t’è voia ‘d bravê dil sobit!

OFELIA         So so! La Cenza l’ha di pinsir da bõ! (a Cenza) A posi fê cvicvël par te?

CENZA          No.

Scena X

Dette ed Enzo

Arriva Enzo di Ronch, ha due mazzetti di fiori.

ENZO             Buon giorno. (porge i mazzetti. Uno alla Cenza e l’altro all’Alvira)

OFELIA         Buon giorno!

ALVIRA        Buon giorno. Ohh! Per me? Com’è gentile! Et vest Cenza?

CENZA          (posa sgarbatamente il suo sul tavolino) A j ho vest! A j ho vest!

ALVIRA        Vuole un bicchiere di Idrolitina? E’ stata nel frigor fino adesso!

ENZO             No, grazie.

ALVIRA        Adesso che vi hanno portato la luce lo prenderete anche voi il frigor! E’ una grande comodità! Oh! Mo lo l’è acvè par l’Ines! A gli a vegh a ciamê sobit!

ENZO             (a Ofelia che ha preso il mazzo lasciato dalla Cenza e lo annusa) Mi scusi, signora, se avessi immaginato...

OFELIA         Scusato, scusato! (a Cenza) Chi ël ste zovan?

CENZA          (scontrosa) E mbros dl’Ines!

OFELIA         L’Ines si è fidanzata? Sono proprio contenta. Da quando?

ENZO             Solo pochi giorni, signora.

OFELIA         Tanti auguri, allora.

ENZO             Grazie.

Scena XI

Detti, Ines e Maria

Ines e Alvira escono di casa. Maria rimane sulla porta di casa. Sorride ad Enzo.

INES               Ecco, a so prõta!

ALVIRA        E duv andiv?

INES               Adës andèn a la bandiziô!

ALVIRA        Bravi!

MARIA          E dop vèt a cà sobit!

ENZO             A pasèn a fer un salut a i mi e pu a v’ la pôrt a cà! (guardando Ines) Andegna?

INES               Anden!

Si prendono per mano ed escono di scena guardandosi negli occhi. Maria soddisfatta rientra in casa.

ALVIRA        Ehhh! Ch’fata bëla ciopa! E pu lõ j è zuvan!

CENZA          T’fê prëst te a mudêr idea! Sin’ajr t’aress fat fugh e fiãm! L’Ines cun e fiol d’un cumunesta!

ALVIRA        Sé, l’è e fiôl d’un cumunesta, (annusando il mazzolino di fiori) mo l’è acsè un piò brêv burdël! E pu a j ho savù che su mãma la l’ha batzê... (guardando fuori. Soprassale e si fa il segno della croce) Oddio è mi signor!

CENZA          Cus a j ël e gëvul?

ALVIRA        U j è Tugnõ! Tugnõ ‘d Landõ!

Scena XII

Cenza, Alvira, Ofelia e Tugnõ

Appare Tugnõ ‘d Landõ. Un anziano signore. E’ in maniche di camicia ma ugualmente elegante. Di una eleganza sobria e classica. Cordiale. Si asciuga il sudore dalla fronte.

TUGNÕ          Cenza... Alvira... Oh, sgnora cuntessa! (fa il baciamano)

CENZA          Tugnõ!?

ALVIRA        Mo a si propi vò!?

TUGNÕ          Sé, a so me!

CENZA          Avnì avanti. Csa vôl suzedar?

ALVIRA        Mitiv in sdé!

TUGNÕ          No grazie, a m’avei sobit. A so sol avnù pr’avdè la mi burdëla!

CENZA          (subito sospettosa) La vostra burdëla?!

TUGNÕ          L’è una stmãna ch’a n’la veggh!

CENZA          Mo chi?

TUGNÕ          L’Ester!

TUTTE            L’Ester?

TUGNÕ          L’Ester.

CENZA          La vostra burdëla? A n’ capess! (pensando a chi sa quali intrighi) Csa vliv vò da l’Ester?!

TUGNÕ          (ride) Cenza, a n’ cambiarì mai! A pinsì sobit mël!

CENZA          Parchè cus arèbi da pinsê?!

TUGNÕ          E vo Alvira?

ALVIRA        Me? Me a n’ho mai pinsê mêl ‘d vo!

TUGNÕ          A putì dì la varitê! A n’u m’maravej miga! (cercando di indovinare i loro pensieri) La burdëla a cà ‘d cl’ors! E che vëc u l’ha imbazuclida! E u s’ n’è aprufitê! (Ofelia ha un atteggiamento di riprovazione) No, miga int e sens ch’a pinsì vò, sgnora cuntèssa! La Cenza la l’sa che me a j ho avù sèmpar pôch interës par la dona! No no! Parò la pèsa: Ecco! L’è stê lo ch’u j ha mudê la tësta! U l’ha mesa contra tót! La Fameja, la Cisa, e Stêt!

CENZA          Me a n’ saveva ch’l’avness a cà vostra!

TUGNÕ          Sinò a l’avresuv incuragiêda?

CENZA          E csa venla a fê chè?

TUGNÕ          A fê cvell che faseva su mãma.E nèca alora vujêtri a j avì pinsê che fra me e su mãma - acvè sé in che sès, sgnora cuntessa -  dato ch’l’ha durë un pëz da ragaza avnir a cà mi, a j avì pinsê che... A n’ u v’ poss dê tôrt ‘d posta! A s’era piò zovan... la Maria l’è sempar stêda una bëla dona.... Eh, dal ciacar u n’è zirê una masa...  Vera Alvira?

ALVIRA        E parchè a m’ gvardìv a me?

TUGNÕ          Parchè forsi vò al savì bè!

ALVIRA        Me a n’ ho maj det una parôla!

TUGNÕ          E me a v’ cred!

ALVIRA        (ride soddisfatta e poi civetta) A n’ u v’ faseva acsè simpatich! Parò me n’ho incora capì un azidèt! Mo csa vèla a fê chè l’Ester, la sera têrd a cà vostra?

CENZA          A stugiê, incantëda!

OFELIA         (subito interessata dalla stranezza) A stugiê?!

CENZA          L’è acsè ch’la dà mèt!

TUGNÕ          Sol che su mãma pr’e studi la n’aveva propi dal grãndi cvalitê!

OFELIA         Parchè l’Ester invezi?

TUGNÕ          L’ha la tësta fèna! L’è inteligenta e la j ha passiõ! Cvand la stugia l’è cumpãgna una spogna! La tô so gni côsa  a la svelta e sèza fadiga!

OFELIA         Mo sèt a lè!

TUGNÕ          E a m’ so inamurê! Sè, a m’ so inamurê dl’Ester, cume un maestar pr’ e su sculêr piò brêv, cume un nunè pr’una nvoda ch’la srà e su dmã, cvãnd che lo u n’ i sarà piò! (sospira) Eh, beh! E srà la vciaia!

OFELIA         Cenza? A n’e saveva miga? L’Ester? A j avì acsè una burdëla par cà e t’a n’ m’e mai dett gnit?

CENZA          Tóti ciacar! T’a la cnoss pu nèca te! L’è una zenghna! Sempar e sol cun cal tutazi da lavor! Sgroza! Sempar cun e fiê ‘dd stala drì! Ch’la n’ha rispët pr’inciõ! Cla zira cun e curtël in bisaca e ch’la s’ataca cun tót!

TUGNÕ          L’è e vera! Mo a gvintêr acsè una bona mã a gli avì dëda vo!

CENZA          (subito alterata) Cus ho j a fat me?!

TUGNÕ          A n’avì capì che vostra anvoda l’ha de caratar! Ch’la n’s’piga brisul!

CENZA          S’a si avnù acvè par ufèndum a putì arturnê indrì ‘d corsa!

TUGNÕ          Cenza, no stasiv istizì! L’è stê sintiv dscorar acsè ‘d cla burdëla!

CENZA          Cla burdëla, che vo a tnì tãnt so, l’è pèz ad cvell ch’a j ho dett me!

TUGNÕ          Mo a j aviv maj dscors da bõ cun li?!

CENZA          E me a j arèbb da dscorar cun õna ch’la pôrta e curtël in bisaca?

TUGNÕ          E curtël! U j è tãnti ‘d c’agli êrum ch’a n’al frès la chêrna mo ch’a l’fa piò mêl! L’urgoj, l’arugãza, l’invigia...

CENZA          E pê ch’a dscuregna dl’Ester!

TUGNÕ          Fura che l’invigia sé! Mo l’ha avu una bona maiestra!

CENZA          Basta!!

TUGNÕ          Cenza, mo parchè a n’avlì ametar che cun l’Ester a j avì sbagliê? A si una dona cun un côr grãnd! Parchè al tniv acsè srê! Dasim mèt! Ascultì da bõ vostra nvoda! A starì mej nèca vò dop!

CENZA          (scoppiando) Basta, a j ho dett! A j ho dett basta!

OFELIA         Cenza?!

CENZA          Mo cun che dirett avnìv acvè a fê sti dscurs! A n’ho bsogn d’inciõ ch’ u m’insegna a ster e mond! D’inciô!

Cenza esce al limite della crisi nervosa, lasciando di stucco e imbarazzatissime Alvira e Ofelia.

TUGNÕ          U m’s’ispis ch’la l’epa ciapa acsè! (ritornando gioviale) Alora, duv’êla la burdëla? La n’ sra miga amalêda!

ALVIRA        Gnit! L’è in cà? Andì avãti.

TUGNÕ          No no. Magari s’la  vness fura...

ALVIRA        Alora a v’la vegh a ciamê! (si ferma subito. Si sente il rumore di un’auto)

OFELIA         Oh, ecco Cesare e Giovanni che arrivano.

Scena XII

Detti, Giovanni e Zizara.

Arrivano dalla parte della stalla Zizara e Giovanni. Zizara si deterge il sudore con un fazzoletto.

ZIZARA         Par la miseria ad caldaz e ch’porbia!

OFELIA         (subito premurosa) Tót una taza ‘d te! Un bichir d’acvà fresca! A putivi pu avnì so stasera pr’e fresch!

ZIZARA         Sicura. S’a n’avess avù al cost st’u che cvè!

OFELIA         Giovanni? Beh, mo ach freza a j eral?

GIOVANNI   Zeia, a j ho fed t’a l’capiré prest!

ALVIRA        Me a zur ch’a n’ capess un azident!

TUGNÕ          Et fat gni côsa!

GIOVANNI   Sé, l’è gnicôsa a post!

OFELIA         Vujetar du a v’ cnusì?

Scena XIII

Detti, Bistcina, poi Maria e Ester

Bistcina esce di casa.

ALVIRA        Goffredo! Te a j capesta gnit!

BISTCINA     Prest t’capiré nèca te!

Esce di casa anche Maria.

MARIA          Giovanni! A si arivê?

GIOVANNI   Ester?

MARIA          L’è acvè! L’è acvè! Ester?

Ester arriva di slancio sulla porta. E’ irriconoscibile. Truccata, pettinata e veste un bellissimo abito di organza. Tutti restano di stucco. Gli occhi le brillano. Vede Giovanni, gli si lancia contro e lo abbraccia in mezzo a tutti.

ZIZARA         Ecco parchè u m’è stê al cost! E vo dì ch’l’aveva rasõ!

OFELIA         Ester? A n’t’aveva gnãca arcnucsù! Fat avdé! E te Giovanni parchè t’a n’ m’e dett gnit?

GIOVANNI   (frastornato) Parchè a ne saveva incora gnãca me.

BISTCINA     (commosso) L’è bëla n’è vera?

ALVIRA        Parchè mè no?

BISTCINA     Te t’si una fuori serie!

ALVIRA        Oh! Goffredo! (si attacca al suo braccio)

TUGNÕ          Alora adës al poss dì: a j avè signê l’Ester a scôla! La dà l’esam ad terza media a setembar e pu cvell ad prema liceo a utobar! E s’l’ha voja ad stugiê fra du ènn l’è za a l’universitê a Bulogna!

ESTER            Oh! No! (corre ad abbracciare baciare Tugnõ)

OFELIA         A j avì rasõ! Una burdëla acsè e bsogna fêla stugiê!

Delmo e Cenza non visti si affacciano sulla porta e ascoltano le ultime frasi.

Scena XIV

Detti, Delmo e Cenza

DELMO         Fêla stugiê!? U m’ pareva che foss za ciêr gni côsa! L’Ester la n’ha bsogn ad stugiê!

MARIA          Mo Delmo...

DELMO         Sta zeta, te! U m’ pê che acvè a fasegna i cont sèza l’azdor! Stugiê par fê che! Par lavurê, stê dri un’ õman, fê di fiul, badêr a la cà? Parchè l’è cvest ch’l’ha da fêr una dona! E csa s’i n’fala de studi? Una sulètta! Al sgnori a gli ha da stugiê! O a j aviv a chêra ch’la gventa õna ‘d cveli ch’al s’ved incudè! Spustêdi, sèza una regula, sèza una cà, sèza un marid! Dal brècch!

CENZA          Delmo l’ha rasõ! A fo me la prema a dì ch’la n’aveva da stugiê chi era tót bajocch buté veja!

DELMO         L’Ester l’è nêda par fê la cuntadena! U j pisa e l’è brêva! E l’è la su vita! (a Tugnõ) Parchè andei a gvastê la tësta prumitèndi una vita ch’la n’ putrà mai fê!

MARIA          Delmo!?

DELMO         A t’ho dett t’stëga zeta!

ZIZARA         Delmo! A j avì rasõ l’azdór a sì vo! Mo se la burdëla l’ha dla tësta - e s’u l’ dis Tugnõ ad Landõ me a j cred - l’è nèca un investiment fêla stugiê!

DELMO         Par fêla  stugiê u j vô di bajocch e nõ d’adës in avanti a farè fadiga d’avè cvì da magnê! E a pens ch’ a j aviva capì bè cvell ch’a voj dì!

ZIZARA         A j ho capì! In ste chês a n’ u v’ poss dê tôrt!

OFELIA         Ma Cesare...

ZIZARA         Ofelia, a te spiegh pu dopp! Dopp ch’a j ho scort cun Delmo e la Cenza.

TUGNÕ          Delmo! L’Ester a la fëgh stugiê me! Vo a n’avi bsogn ad tirê fura gnãca un frãch! A so cvell ch’l’ha padì sta burdëla par tirê drett cun al su idei!  Da lè pët l’è listess ch’la seia la mi fiôla!

DELMO         L’è bël l’att cvell ch’avlì fê e me a v’ darebb ment! Mo j è sol un fat che vujetar a n’ savì! A n’avèn piò un frãch! A sèn arviné! (reazione di sorpresa dei presenti) A j avèn un dëbit cun Zizara ch’ a n’ putè paghê e u s’tucarà ‘d vèndar e sid! A sèma purett adës a srèn incora piò purett dop!

TUGNÕ          S’l’è sol par di cvatrè a truvarèn un acôrd! U n’è e vera Zizara?

ZIZARA         S’a j stasì impët vo, a so sicur ch’al truvarè! S’a s’avlè metar atorna una têvla!

OFELIA         Cenza!?

CENZA          Anden in cà! Anden in cà!

Entrano in casa Delmo, Zizara, Cenza, Tugnõ, Ofelia. I presenti sono ancora stupiti di quanto di quanto è accaduto. Arriva Rico in bici.

Scena XV

Bistcina, Alvira, Giovanni e Ester, Rico, poi Desdemona e Primo.

RICO              A j ho vest una masa ad zèt dnenz a cà, mo cus ël suz.... (si avvede di Ester) Ehh? Ester? Mo cus et fat?

ESTER            (ridendo) A m’ so mudêda da la dmènga!

Arrivano di corsa da dietro la casa Desdemona e Primo.

DESDEMONA Presto! E’ arrivato il signor Cesare! Dobbiamo andare a casa!

GIOVANNI   Non c’è fretta! Sono in casa. Stanno parlando d’affari!

DESDEMONA  (a Primo) Ah si? Allora andiamo a fare un’altra passeggiata?

RICO              Andiamo! Adës u m’ toca me, no?

DESDEMONA No, tocca ancora a Primo!

RICO              (a parte a Primo) Mo csa j et fat?

PRIMO           Cvell t’a m’é insignê te! A i so saltê adòss! (Prende di braccetto Desdemona e si avviano)

RICO              (a Ester) Alora t’vè te cun me!

ESTER            (si stringe a Giovanni) Rico t’a n’è furtona acvè cun al donn! (si avvia con Giovanni)

BISTCINA     E dì ch’a n’aven sët pr’õ!

ALVIRA        Forsi al tu agli e tóti in America! (si avvia con Bistcina)

RICO              Agli è tóti in america? E me ch’ u m’ a fëghi?

BISTCINA     Amolta in là! Chi sa t’a n’ariva d’ora a farmên una cvalcadona!

RICO              Ch’ u i ciapess un azident a l’America e chi ch’la invantêda!

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