Al Capone mio cugino

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AL CAPONE MIO CUGINO


Commedia musicale in 3 atti

di

Luzzu Maugeri


ATTO PRIMO

Si spengono le luci. Parte l’orchestra con “Tre min uti di felicita’ ”.

Present.:(esce e spara in aria con una pistola; l’orchestra tace, il pubblico zittisce;si appoggia alla ribalta e soffia sulla canna della pistola ancora calda)

Signore e Signori buonasera,                               Tutto fini’ la notte

scusate quest’esordio                                                 del Santo Valentino.

piuttosto originale!                                                        Il proibizionismo

Non e’ una scena western,                                     vigeva negli Stai,

gia’ letta sul giornale                                                   Lucky Luciano forniva

o notizia di cronaca, diciamo                               i cocainizzati

…………siciliana;                                       fin quando, eroe moderno

un punto ho colto a segno:                                    detto indesiderato

il pubblico zitti’.                                                              sul nostro suolo siculo

Comunque ho sparato                                                di colpo fu’ sbarcato.

con una Smith e Wesson                                          I vecchi capi banda

creando un’atmosfera                                                soffrivano pian piano

tutta americana.                                                                la grande nostalgia

Perche’? Mi chiederete                                              del parente lontano.

andare a disturbare                                                        Anastasia ti chiamava

i Ford, i Lincoln e Wilson                                       il fratellino prete,

gli Eisenhover e Nixon                                               Al Capone cercava

che ognuno qui’ non c’entra                               il laico cugino.

in quanto fuori tempo;                                               La storia qui’ incomincia

e proprio per l’appunto                                           coi nostri personaggi

vorrei tracciarvi in breve                                          tolti da un vecchio album:

che siamo in quel periodo                                       “Avventure e viaggi”.

del novecentotrenta,                                                     I nostri eroi s’imbarcano

quando, col gioco in borsa                                     verso un mondo nuovo

Wall Street ti impazzi’,                                             quello che Colombo

la gente ti falliva                                                               descrisse con quell’uovo.

l’onesto si sparava                                                        Ma ahime’qui’ ci fermiamo

i Dillinger e Al Capone                                              vediamola com’e’.

facean da padrone.                                                         Tagliamo corto subito

Frank Coppola e Anastasia                                  lasciamo stare i “se”.

Joe Adams Costello                                                      Siam l’A B C

Don Calogero il padrino                                          di questo sillabario,

si contendean Chicago                                                macchinisti alle scene,

New York e Portofino.                                              su il sipario!!!!!!!!!!!

Ed era tanto fino

il porto italiano

che proprio intrallazzava

Marsala per via Porto.

(Orchestra: “Vecchia America”)


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(Si alza il sipario su una modesta camera di una casa di periferia abitata da Alfio Caponnetto, di professione attore disoccupato in cerca di scrittura, la moglie Salafizia Zammataro, casalinga ed il figlio quasi scemo e non cresciuto Robertuccio detto Tuccio. La madre sta’ sfaccendando, mentre il bimbo succhia il ditino).

Salifizia: (guardando il figlio amorevolmente)Figghiu miu, quantu si’ lariu! Quannunascisti mi scantai e m’happunu a dari ‘u calamilan u contru ‘a gialina, ma appoi m’abituai e capii ca si sempri sangu miu. Ora a mia, chi cci’ pozzu fari, mi pari cchiu’ beddu! Che finicchiu! E comu scherza! (Tuccio intercala il discorso della madre con pernacchiette affettuose come ad assentire) Sulu, figghiu beddu, t’haju a raccumannari na’ cos a. Ogni tantucerca di essiri granni, non fari cchiu’ ‘u piccirid du pirchi’ to’patri si siddia, dici ca ormai hai vint’anni e poi badare macari a tia stissu. (grossa pernacchia con schiaffo di ritorno) Maleducatu e facchinu, comu veni ‘upapa’ ti fazzu daari l’autri.

Tuccio:   ‘U papa’ cci’ nni’ fa’ tri quarti! Pigghia un lazz u longu, ‘u ‘ttaca cca’ nta’ naca e m’annaca!

Salifizia: Lassa stari sti’ cosi ca ora to’ patri ti sta’ ci rcannu ‘u travagghiu, accussi’avennu cchi fari, finalmenti addiventi giudiziusu.

Tuccio:   E pirchi’ non si lu cerca iddu ‘u travagghiu ca cc i’ spercia ccu’ mia. Iddu, iddu accussi’ almenu si mangia, no ca havi qualchi sei jorna ca non ci ciusciamu a cucchiara………

Salifizia: Tucciu miu, tu ‘u sai ca ‘u papa’ e’ un grande art ista a spassu?! E’ anche ungrande impresario teatrale. Pero’ di sti’ tempi ca spirimintanu a machina parlanti, a genti ‘o tiatru non ci va’ cchiu’ e s’a ccatta i dischi di Nofriu ‘u palermitanu e dici ca ‘u tiatru l’havi ‘n casa. Per cio’ iddu p’accamora non havi nenti cchi fari; pero’ comu fa’ a cumpagnia nt a’ stu’ ‘nvernu, viri ca accuminciamu a mangiari.

Tuccio:    E allura mangiamu nto’ ‘nvernu comu i furmiculi; a lmenu chiddi nta’ ‘stati, manu manu ca carriunu, qualche cosa ci resta nta’ panza, ma no nuatri…….

(Suona il campanello) Cu e’ a ‘stura? Vai a rapiri ca ju sugnu cchi’ fun ni em’affruntu ca haju ‘u zittiti…………..

Salifizia:(Va’ ad aprire e ritorna col postino)Trasiti don Liborio, mi dispiaci ca nonc’e’ me maritu, ma mu putiti diri a mia tantu e’ ‘u stissu.

Liborio: EgregiaSignora nun e’ lu stesso! (con l’importanza cretina di un funzionario statale) Sa’ firmare lei? Sa mettere i suoi sbolazzi calligraficinella mia ricevuta? Lo sa’ fare il suo gnomo e cognomo?

Salifizia: Gno!

Liborio: E allura? Il dispaccio che le avevo arrecato ritorna indietro e poi se lo pigliasuo marito a prisintazione di documenti di riconoscenza. Ha capito?

Tuccio:   (Fa’ una solenne pernacchia facendo finta di soffiarsi il naso)

Liborio: (girandosi di scatto)Chi e’ stato? Io sono un pobbrico postere equestegronite riservatele per li stubiti.

Salifizia: Ma no, don Liborio beddu, ‘u picciriddu si soffreggiava il nascio.


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Liborio: Ah, finalmente parlate una lingua cresteana. Quindi e quince vi ‘nformoche questo dispaccio e’ raccomandato, assicurato e confezionato dal Consolato Taliano di Cicago…………

Tuccio:   Vastasu ca siti, si non vi nni’ jiti vi lassu curriri a sucalora. (Liborio si

nasconde dietro il tavolo e Salifizia interviene)

Salifizia: Havi mille patte di ragione il mio piccirillo. Siete un fitoso!

Liborio: (offeso e risentito)Maledetta l’ignorantitudine!  (sghignazzando)Ma chi

cosa aviti capito? Chicago e’ una citta di America como Nujorky, Brucculini, don Franciscu, Lusangelis…………..

Tuccio:   A mia mi piaci!

Liborio: Chi? Brucculini?

Tuccio:   No, ‘u sangeli……

Liborio: Ma e’ una citta del suddo.

Salifizia: Do’ suddu? ‘U tiatru?

Liborio: Ma no, trattesi….. ma como vi l’hajo a dire, canta    ndo?

Salifizia: (assieme a Tuccio plaudendo)Si! Basta ca ‘u capemu!!

Liborio: (“La quadriglia si balla in famiglia”)

C’era na vota nel regno di Spagna   e disegnando la presunta via

una regina chiamata Sabella                    vi fece un giro anzi un girone.

che pe levasse d’attorno na lagna     Per cui partito da Palos poi

fici na cosa alquanto assai bella:         stette sei mesi in navigazione

diede a Colombo le tre caravelle,        la terra nuova Columbia chiamo’

Nina, la Pinta e la Santa Maria            mentre Amerigo piu’ tardi cambio’.

percio’ pinsava che fossero balle      Questa e’ la stor ia del bravo Colombo

quanto Cristoforo a corte asseriva.  che studio’ il cerchio della geometria

E a dimostrare la sua tioria                      se approfondiva il triangolo e il rombo

lui prese un uovo di gallo cappone quasi tutta l’America sarebbe sua. Liborio: Avete capito?

Salifizia: Oh, finalmente! E non mi potete fare il piacimento di rapillo vui sotto lamia corresponsabilita’? Vi ni do’ l’au, l’au…. (non riesce a dirla tutta)

Tuccio:   ‘A calla’!

Liborio: L’autorizzazione?

Salifizia: lautorizzazzazza…..

Tuccio:   (facendo il suono della banda) zza, zza’, zza, zza’…..

Liborio: (completando)L’autorizzazione, vero?

Salifizia: Si, accussi’ e’.

Liborio: Non po’ essiri in quanto dici la legge che il distinatario che ha il distino diricivere plici e pacchi e’ il sulo aventi diritto a scassari li predetti pacchi i quali sunu armiticamenti chiusi cu lu scoccia che altrimenti menti nella ‘mpossibilita’ d’apertura. Ho detto!

Tuccio:   Augh!

Salifizia: Mi stati facennu moriri dalla curiosita’ di vederni il continenti. Avaia,grapitulu che vi do’ un nicchi nacchi e un bicchieri di vinu.

Liborio: Che nicchi-nacchi dite? Questa si chiama, accussi’, corruzione di pobblicoafficiale. Non lo ripetete ancora, si no’, la reputo offinsione alla mia pirsona.


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Salifizia: Siti propriu duru. Va beni.(si sente bussare)Menu mali che c’e’ miomarito accussi’ ci livamu ogni offisa a Dio. Va’ ad aprire mentre Tuccio fa le sberleffe al postino)

Alfio:        (entrando) oh, caro don Liborio, come mai da queste parti?

Liborio: Vi ho portato un dispaccio consolare di Chicago e se me lo firmate ve locedo immantinente. (Tira fuori dalla borsa un plico con timbri e ceralacca e porge la ricevuta che Alfio firma. Poi dopo i convenevoli d’uso si allontana)

Alfio:        (Rimasto solo si attarda ad aprire il plico restando indeciso a rigirandolo fra le mani) Cu’ po’ essiri? Ju’ non canusciu a nuddu nta’ ‘meri ca! (alla moglie) Tu chi hai parenti?

Salifizia: Ca rapi ddocu! I me’ parenti cchiu’ luntani stanu  ‘o Canalicchiu….. me’

zu’ Petru ‘e Prachi e me soru Cuncetta ‘a Biviratur a di San Giuvanni. Vah, spurugghiti che sono curiosa.

Tuccio:   Oma’, ti scurdasti du zu’ Filippu ca e’ nto’ carci ri d’Austa……

Salifizia: (dandogli una sberla)Statti mutu figghiu bestia! Chiddu e’ impiegato delloStato. E’ un secondino. (rivolgendosi al marito) Avanti spresciati tu, spurugghiti…..

Alfio:        E si non e’ nostra?

Salifizia: Sei tu Alfio Caponnetto abitante in via delle Frasche n.29?

Alfio:        Certu ca sugnu ju’. Che ci sono dubbi?

Salifizia: E allura grapi, liggemula.

Alfio:        (si accinge ad aprire, mentre i familiari dimostrano curiosita’. Tira fuori una velina intestata del Consolato americano e si appresta a leggere) “Egragio Signore, questo Consolato Italiano di Chic ago nell’intento di aiutare i connazionali qui’ residenti, ha dovuto effettuare delle ricerche anagrafiche sulla famiglia Capone di Napoli che dalle prefatte indagini e’ risultata originaria di Castellammare del golfo e non Castellammare di stabia, cosi’ come in un primo tempo ci era stato dato a credere, per cui, essendosi estinta nel tempo tutta la razza dei Capone, oriundi come sopra, e’ rimasto soltanto il ramo cadetto dei Caponnetto IV, facente capo alla S.V. illustrissima”.

Salifizia: E allustratissima cu si’ tu? Appostu semu!

Alfio:        Muta, cretina, si ‘u dici ‘u cunsulatu, vuol diri ca sappi ca sugnu illustri ppi’ daveru. L’americani cci’ valorizzano, cosi’ come i catanisi cercunu di valurizzari a chiddi ca non canusciunu. Na’ vota ci fu’ ‘nsinnucu a Catania ca cci’ vuleva fari ‘n munumentu nto’ viali di l’om ini illustri a un certu cantanti americanu ca non sapeva mancu si Catania e’ nta’ carta giugrafica…….. e percio’….

Salifizia: Varda ca a mia non mi fa’ calari sti’ cosi, non mi cali, non micali! Continua.

Alfio:        Dunque: “Ora, su richiesta di mister Al Capone, un nostro connazionale residente e naturalizzato americano, noto uomo d’affari e miliardario, il quale non avendo eredi e’ desideroso di conoscere il ramo cadetto del Caponnetto IV al fine di nominarli eredi universali, questo consolato ha rilevato che la S.V., oltre ad esserne l’unico parente per discendenza diretta, ne porta in esclusiva il nome Al, abbreviativo di Alfio Caponnetto laonde per cui resta l’unico avente diritto. Sa la S.V. illustrissima vorra’ prendere


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nota di altri particolari relativi al modo di entrare in possesso della favolosa eredita’, non ha che da’ aprire il secondo plico ac cluso, contenente tutte le istruzioni d’obbligo ed un assegno di 50.000 dollari per le piccole spese. Tanto le dovevamo. Il Console di Chicago, dott. Prof. Ing. Giacomo Giacomini. (Tutti restano imbambolati)

Salifizia: (riprendendosi)Alfiu……  e quantu su’ cinquantamila dollari?

Alfio:        Chi sacciu ju’!...... bisogna vidiri a banca su ti scanciunu…..

Tuccio:   Opa’….ju’ ‘u sacciu pirchi’ ‘u liggii nto’ giurnal         i unni c’e’ scrittu “changi”

Salifizia: Cu’ e’ ca chiangi?

Alfio:        Muta statti, ‘u picciriddu non e’ bestia comu pari ….. avanti continua, lassa

stari a to’ matri…… Si dice “change”.

Tuccio:   Accussi’ era scritta…… percio’ diceva che il tolla  ro miricano, pi tutti li

stati cunsidiratu 25 franchi, in Italia si chiama tollaro turisticu e vali 18 liri e percio’ con una muttipricazioni facili facile, ti poi fari ‘u cuntu bonu.

Alfio:        Ragiuni hai (prende lapis e carta e inizia la moltiplicazione) sei per sei (coro “trentasei”) sei per otto (coro “quarantotto”)

Se moltiplico per nove fanno tutti trentanove col riporto di ventun.

Se potessi avere mille lire al mese

farei tante spese, comprerei fra tante

cose le piu’ belle che vuoi tu.

Un modesto impiego, io non ho pretese;

voglio recitare per potere alfin trovare

tutta la felicita’.

Una casettina in periferia

una mogliettina, giovane e carina

tale e quale come te.

Se potessi avere millelire al mese

Salifizia giuro, non m’ammuccio

dietro il muro e li spendo tutti a te.

Sei per otto  (coro “quarantotto”)

Sei per nove (coro “ cinque per sei”)

Se moltiplichi per nove fanno tutti trentanove col riporto di ventun.

Se quanto mi dice, questa letterina

se non tutta in parte corrisponde

calcolata una mezza verita’.

Sono novecento, le migliaia di lire

novecento sono cinque zeri e una cifra

che col nove stretta sta’.

Questa e’ astronomia, da girar la testa

se a Chicago a nuoto io potessi andare

a stile libero, cosi’.

Se potessi avere mille lire al mese

farei tante spese comprerei fra tante cose

le piu’ belle che vuoi tu!


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Cinquantalila dollari, al cambio turistico 900 milalire!! Mi gira a testa, non si ponu cuntari. Salifizia semu ricchi, Tucciu ora t’accattu ‘n tuppetturu.

Tuccio:   No, opa’, vogghiu ‘u scevingu’….

Alfio:        Chi e’ sta’ cosa?

Tuccio:   Chidda ca si mastica.

Alfio:        Ti n’accattu ‘n trunu sanu. Semu ricchi!

Salifizia: (ripensandoci)Apri a secunna littra e addunamuni megghiu.

Alfio:        Bih, veru e’! (comincia ad aprire il plico. Tira fuori la lettera e sventola un assegno americano di 50 mila dollari) Cca’ su’, cca’ su’, chi su’ beddi ecca’ c’e’ a littra; (legge la lettera) “My dear frateme cugine, finalmente vi ho ritruvate dopo tante ricerche in Italy. Aggio scritte a tutte gli offis per sapere la vostra nobile discendenza la quale corrisponde alla mia anagrafe partenopea; ai em Al Capone end jou Al Caponnetto e percio’ fateve sotto, perche’ sei il mio cuginetto. Mi piace molto rimare …..”

Tuccio:   Appoi mu portu cca’ varca!!....

Alfio:        Bestia, rimare vuol dire fare poesia, mettere in rima, vah! Statti mutu ca continuo: “Questa mia lettera te la mando perche’ d evi venire con bastimento a trovarmi in Chicago. Tu addevi essere lu mio erede universale. Porta la famigliola che qui’ benessere c’e’ ne’ per tutti. Ti abbraccio e songo Al Capone tuo cugino! Chicago 31 Street Residence Park”. Subitu, partemu, ‘nfurmamuni quannu c’e’ ‘u vapuri, tu pripara i valigi, ju’ staju vinennu, vaju a scangiari. A iddu non mu portu ca mi fa’ fari brutta figura.

Tuccio:   No, opa’, ju’ ci vogghiu veniri (e piange)

Salifizia: E pirchi’ ‘o picciriddu no?

Alfio:        Chissu fa’ succediri n’autru tirrimotu a Sal Fran cisco o n’autru incendiu a Chicagu. Lassulu cca’ nti’ to’ soru da Biviratura. Ci veni sulu tu. Ti vesti liganti e ti fazzu addivinatri finalmenti la signura Capunnetta.

Tu solamente tu

tu verrai laggiu’

ad incontrare

il mio cugin

che si chiama Al Capone

ed e’ un dritto vero

se e’ riuscito da solo

a crearsi un impero

di dollari e oro.

Tu solamente tu

sarai la first lady

con a fianco un Valentin

che t’incanta le donne del mondo

affascinante dal savoir faire.

Solo tu

solamente tu. (un attacco di tango con sorriso stereotipato)

Salifizia:                     Vorrei piu’ non sognare

riaprire gli occhi perche’

vorrei tosto partire


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realizzare – il tete a’ tete.

Ma tu davvero mi vuoi

render felice a Chicago.

Se tu fai questo sei un mago

un latin lover diventi tu. (Si ripete il ritornello a due tipo fox-trot)

Alfio:        Ora fammi scappare, torno subito (via).

Tuccio:   (Accostandosi alla madre) Ju’ non ci staju cca’; ju’ ci vogghiu veniri. Hajuvint’anni e nta’ ‘merica mi pozzu sistimari.

Salifizia: Non t’abbaruari a matri. Nta’ prima valigia ca pri paru ti cci’ ‘nficcu a tia.Accussi’ sgavitamu macari i soldi du viaggiu. A bordu quannu non c’e’ to’ patri ti portu a mangiari e a notti ti dugnu na’ sucalora di latti. Quannu semu dda’, appoi….. pensa a dio. (Tuccio contento si prepara a ficcarsi

nella valigia)

(“A mezzanotte”)

Dicesti figlio caro

non voglio restar qui’ voglio venire

ma pel tuo paparino

ti prego di far piano e stare accorto.

Se quello se ne accorge

ti puoi considerare un uomo morto

ti prende e poi ti sporge

dal parapetto ti lancia di botto.

A mezzanotte, aspettati la tua mammina

sola soletta ti portera’ la merendina;

se non ti basta tu fai glu glu

che l’altro latte ti metto giu’;

se ti abbisogna lo dici tu

mi fai un fischio, ne do’di piu’.

A mezzanotte tuo padre dormira’ lo stesso

e noi d’accordo lo prenderem sempre piu’ fesso (2 volte)

(poi prepara la valigia e mette dentro Tuccio)

Alfio:        (rientrando) Salifizia, tutto fattu, partemu subitu. ‘O portu c’e’ gia’ na navica aspetta a nuatri. Unn’e’ to’ figghiu?

Salifizia: ‘U mannai ni’ me’ soru.

Alfio:        Va beni,appoi quannu semu sistimati ci fazzu l’attu di richiamu. Amuinni, pero’ t’arraccumannu na’ cosa.

Salifizia: Che cosa?

Alfio:        Salifizia non guardare i marinai!

Salifizia: Perche’? Perche’?

Alfio:        Ti potrebber combinar tanti guai!

Salifizia: Perche’? Perche’?

Alfio:        Coniugando il verbo amar,

lor t’insegnano a nuotar,

poi ti lasciano affogar.

Salifizia: Caro Alfio io non guardo i marinai

Alfio:        Perche’? Perche’?

Salifizia: con il nuoto non ho niente da imparare


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Alfio:        Perche’? Perche’?

Salifizia: a otto anni gia’ nuotavo,

a nove anni poi remavo,

a dieci anni mi tuffavo.

E percio’ io piu’ non guardo i marinai.

Perche’? Perche’?

Non sono piu’ la timida ragazza

che ti va’ pazza per i marinai,

so’ pure che bisogna diffidare;

tra il dire e il fare

c’e’ in mezzo il mar. (refrain a due)

(finita la canzone prendono le valigie, mettono i cappelli e Alfio si presenta alla ribalta declamando:)

Alfio:        Partire e’ un po’ come morire; per la nostra dipar tita vorrei dare l’ultimo addio a questa casa che mi ha dato i natali, i capodanno e Santo Stefano dicendole come Lucia Mondello: “Addio mungibeddu so rgente dalle acque ed elevato al cielo, cima nevosa svettante verso il sole e nell’azzurro d’un azzurro azzurrino azzurrato azzurrognolo”……

Salifizia:(Mettendosi  il  cappello  sulle  ventitre’)  Ma  cchi’  stai  ‘ncucchiannu,cumminasti ‘a banna zu zu zu, amuninni ddocu, vah, s’annunca pirdemu ‘u

bastimentu. (si riprendono pre mano)

(“Lo porti un bacione a Firenze”)

Parti’ lu bastimentu                                   Curremu lesti n’amu a spuriggh iari

E sii ci jemu chianu                                     a piscaria du’ passi su’

Lu nostromu mi pigghia                        se scinni da via Umbertu

Ppi’ viddanu.                                                   Tu pigghi drittu, drittu

Parti ‘e quattru e cinqu                           non girari mai stortu

Cchiu’ non ni po’ aspittari                e su c’e’ scuru fittu

Su i quattru e ‘n quartu.                        Stu bastimentu no, no pigghiu cchiu’.

Parti’ una mattina quel vapore

Ca Brucculin infine ci sbarco’

Certo che ha impiegato tante ore

Perche’ a vela sempre navigo’.

La terra nostra dietro piu’ non vedo

E al nuovo mondo un favore chiedo:

portate un bacione a Catania

che e’ la mia citta’

che in cuor ha sempre piu’;

portate un bacione a Catania

che io parto sol per rivederla un di’.

Siamo parenti stretti

Di tutti i Caponnetti,

veniamo perche’ Al Capone ci chiamo’.

Portate un bacione a Catania

Se ci incontriamo lo ricambiero’.

FINE PRIMO ATTO


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ATTO SECONDO

(Orchestra: “Tu pallida luna perche’”)

Present.:                                   A questo punto, da prologo vi faccio e vi racconto ch’e’ successo poscia. Parti’ quel bastimento e trasporto’ due passeggeri giusti e un clandestino che in valigione stette nell’angoscia fin quando terra ferma si avvisto’. Quando la nave arrivo’ alla banchina scesero tutti e nella confusione Salifizia spedi’ il figlio Tuccio

ad incontrar per primo Al Capone.

E Tuccio si presenta al personaggio

dicendo d’esser figlio del cugino

e se lui e’ propenso a far l’ingaggio

lui e’ disposto a fare il malandrino.

Capone te lo assume: “e’ sangue mio”

dice alla gente che gli sta’ attorno

e poiche’ tutti rispettano lo zio

nessuno a Tuccio gli puo’ fare scorno.

Qui’ giunti quindi my dear friends

I am the “a.b.c.”

this sillabary – Operator’s

scene sted up sipary.

Scusate ero entrato nella parte.

Dicevo, quindi, che gia’ fuori orario

macchinisti alle scene: su’ il sipario.

(Si alza il sipario. La scena rappresenta il soggiorno studio di Al Capone. Liquori, sigari, gangster seduti come in una foto ricordi di famiglia, con la fondina sotto ascellare, cantano:)

Siamo la banda di Al Capone

s’immo mady in Italian

nui tinimmo qui il cannone

e spariamo li’ per li’.

Se incontriamo gli Anastasia

i Dillinger i Coppolino

senza proprio fare mafia

rifacciam San Valentin.

Nel momento culminante del finale travolgente ‘mmiezzo a tutta quista gente co’ la mitraglia li prendiam.

Siamo tutti qua’

quattro moschettieri

e di Al Capone

noi andiamo fieri.


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Siamo Peter, Charlie

Salvador e Billy.

Tutti insieme qui’

di Al Capone siam Killer’s.

Veniteci a truva’

vifacciam la festa Al Capone sta’ della banda in testa

lui sta’ qua’, lui sta’ qua’, lui sta’ qua’. Apre a porta sta’ a turna’

tu fa ampriesso ovvi’ iammelo a ‘ncuntra’ si no sgridera’.

Bello ‘e mamma’, che portera’ la sorpresina e ‘a novita’

‘nu nuovo aggeggio pe’ spara’

Stanno gia’ a bussa’, stanno gia’ a bussa, stanno g ia’ a bussa’. (Tutti e quattro ascoltano)

Tuccio:                                      Tuppe tuppe delinquenti

arapite songo amico

prima traso e poi v’o dico

che parente songo anch’j.

Tuppe tuppe non sentite

agrapiteme pecche’

Salvador:                                 Chi sei piezzo ‘e fetentone tu non entri si spione.

Si a parola nun me dice

chella d’ordine si sa’.

Comma fa’

dilla gia’.

Tuccio:                                      Tuppe, tuppe Al Capone

songo Tuccio Caponnetto

il piu’ piccolo parente

che il Sicilia se ne sta’.

Ora arriva mio papa’

arapite stongo qua’.

Billy apre la porta,afferra Tuccio per il bavero e lo tira dentro. I tre lo fermano e uno canta. Sul motivo di: “Strangers in t he nignt”)

Billy spetta a noi

di malmenarlo se tu sol lo vuoi

con un pestaggio che vorremmo far

lo butterem di qua’……….

Siamo al nono pian

e giu’ di botto lo scaraventiam

per la police poi si trattera’

di morte accidental.

Billy lascia star


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per incidente sul lavoro passera’

e lo racconterem

al nostro beneamato capo Al Capone.

(Entra Al Capone seguito da due gattine, cantando sul motivo “Scetateve guaglione ‘e malavita”)

Scetateve guaglione ‘e malavita

ch’e’ ‘ntussicosa assaie sta mattinata.

J songo stato al commisariato

pe denuncia’ nu’ fatto capitato.

Dillinger ha rapito Valentino

po’ sfizio e me fa fare arrabiar

hanno rubato Greta e la Miranda,

Carmen Miranda e non e’ la Martino.

Scetateve guaglione ‘e malavita!

m’hanno sparato arreto all’intrasatta

nun v’abbelite j nun so’ distrutto

pe chello ca sta’ banda mo’ m’ha fatto

tutte ‘e famiglie vestiranno a lutto.

Perche’ nu fa’ cchiu’ o guappo Salvadore,

perche’ Peter e Charlie vanno la’.

Mo si nne’ ghiuto pure ‘o sparatore

Billy ‘o fetente e non vuo’ cchiu’ spara’

chiagnenno sti’ guaglione ‘e malavita………….

Al Cap.: Allo’ guaglio’, avite capito? State bene attiente a chello ca ve’ dico mo’!Comme vui sapite j songo l’impresario e il protettore di Greta Garbo, di Charlie Chaplin, di Rodolfo Valentino e di Carmen Miranda la Brasiliana. Sta’ notte le bande avversarie hanno fatto nu’ Kidn apping in grande stile sequestrando i miei protetti e chiedendomi nu’ riscatto favoloso.

Billy:         (timidamente) E nui pavammo! (gli altri tre rafforzano la proposta)

Al Cap.: Statezitti fessi! Addo’ stavate stanotte mentre chille effettuavano il sequestro? Addo’ stavate conigli? J aggio bisogno di uomini e non di donnette! Io ho bisogno di leoni e non di beoni. Oi’ cca’ ovvi’? Si so’ gia’ ‘mbriacate ‘e capo mattino! Vergogna! Turze, fetenz ie do’ piettene stritto, cloaca, ciesse.

Tuccio:   (emerge dai quattro chiedendo la parola) Ziu, ziu, ziu……….

Al Cap.: (cercando)‘Nce stanno pure ‘e surece inta sta’ casa. Chi e’ chella scamorza?

Tuccio:   Ziu, Roberto sugnu, il Caponnetto tuo, figghiu di Alfiu da Catania (corre e

si abbarbica ad Al che lo abbraccia).

Al Cap.: Robertuccio – Tuccio – ccio - o     (e lo lascia cadere), ma come sei arrivato?

Tuccio:   …………..’nterra! Mi ci lassasti curriri tu!

Al Cap.: E patete e mammata?

Tuccio:    E soreta?

Al Cap.: Addo’ stanno? Pecche’ nun so’ vinute?

Tuccio:   Aspetta ca ti cuntu tutti cosi……..(le due gattine vanno verso di lui e lo

lisciano; Tuccio corrisponde con smorfie alle moine delle ragazze e poi) Senon fai stari fermi a sti dui, cca’ mi scura!


12


Al Cap.: (rimproverandole)Finish, scharapp!

Tuccio:   (continuando) Ficusicchi, sciroppu! Dunque come ti stava cuntannu, meparti non mi vuleva purtari cca’ e allura me matri mi ha fatto viaggiare in

grandestile……

Al Cap.: Dinta ‘a prima classe?....

Tuccio:   No, intra a valigia…..

Al Cap.: Allora vuoi dire clandestino?

Tuccio:   Ammocciato, nascoso, importosato. Ora si me’ opa’ mi attrova cca’, cusa’

‘u schifiu che fara’……poi quannu veni, si mi canusc            i, tu ci dici ca sugnu

unu ca cci assimigghiu e sugnu mutu, accussi’ non parru e non senti a vuci. Al Cap.: Okay, very well. E allora mo’ te dico che aggio bisogno e nu’ killer bono e

‘a faccia toia me serve.

Tuccio:   A facciazza to’…………..

Al Cap.: Billy, Peter, Charlie, Salvador, vi raccomando! Chille guaglione e’ sangomio! Purtatelo dal migliore sarto e vestitemelo…… J ammo belli, jammo.

Tuccio:   (Uscendo con gli altri) Zu’ Al, questa fetocia che tu hai ripostato su me, miriempie di gioia e di oggoglio. Saro’ il tuo braccio destro e ti faro’ vedere cosi, cosi, cosi che non ne hai mai viduti. Okei!

Al Cap.: All right – fate ampriesso!  (Le micine si avvicinano languide)

Lucy:        Mio caro Al, nonte la prendere molto seccosa se ti hanno sequestrato le stelle del firmamento holliwoodiano. Essere qui’ io e Ketty a riempire la tua vita stanca e vuota.

Ketty:       E’ ‘o vero Al Capo’. Poi j songo do paese tojo e qu anno si’ triste te canto tutte ‘e canzone ‘e Napule, ‘e cchiu’ belle. ‘e cch iu’ sentite. ‘e cchiu’ suspirose: marechiaro, mergellina, pusilleco, Sorriento e ……tarantella.

(l’orchestra:  “Quanno spunta  a  luna  a  marechiaro”,”      Mergellina”,

“calamite ‘e marinare”, “Pusilleco”, “mandolinate ‘              e Napule”, “sonate e

tre sirene”, “Torna a Surriento”, “famme campa’” e               ……”Tarante’”…..)

Tarante’

vui site zoccule culumbrina

Puricinella co cuppolune

Tarante’

non e’ spagnola ne’ miricana

e’ tarantella napulitana.

Se scetassero tutte ‘e canzone do’ secolo

fatte a Napule

siente che musica oine’.

Datammello nu’ tamburo

voglio o popolo appresso a me’.

‘A spagnola ca miricana

‘o vidite mo’ fanno apposta,

chesta e’ musica paesana

chesto e’ pane da casa nosta

chesta e’ Napule quanno abballa

tarantella, tarante’.

II


13


Tarante’

Mary pecche’ ti si sbizzarita

co sta’ musica furastera

Tarante’

nta’ sta’ fenesta nun si Paquita

Napulitana nun canti cchiu’.

No pe dicere

cheste canzone do secolo

fatte a Napule

co’ chesta musica oine’.

Pigliatelo nu tamburo

chiama o popolo appriesso a te.

A spagnola ecc…………..(2 volte)

Lucy:        (ballando il charleston “Biagio”)

Quando il capo finalmente

si trovo’ la parentela

non ando’ in Vanezuela

ne’ in Brasile e manco in Cile

ma in Sicilia la scovo’.

Oggi arrivano fra noi

tutti li parenti tuoi.

Li trattiamo con amor

troveranno qui’ un tesor.

Ohibo’

che fo’

di Tuccio io saro’.

Adagio, Cettina

non essere carina

Tuccio bello mio sara’

gli do’ baci in quantita’.

Seppoi

fra noi

succede quel che vuoi

la tua invidia non varra’

a potermelo scordar.          (2 volte il refrain)

Hai capito?

Ketty:                                         Caponnetto fa’ ndi’ ndo’ nda’

e Al Capone chicchirichi’

mezza seccata ancor mi secchero’

piu’ non dir che lo vuoi tu.

Il bel Tuccio lo sposo mi

il principale poi me lo dara’.

Torna Tuccio

che Ketty aspetta qui’

Ndi’ ndo’ ndi’ ndo’ ndi’ ndo’

io me lo sposero’.


14


Al Capone

ah, se volessi tu

io resterei

con Tuccio a tu per tu.

Lucy:        What do you speak?

Ketty:       ‘O saccio you chillo che dico.

Al Cap.: Ohe’! Ohe’! Comme e’ firnuta! Cca’ chi comanda son g’io e nun voglio

senti baruffe. Stateve chete….. Tuccio sposera’ chi   dich’io. M’aggio miso e

preutettore ‘ncasa. Calmateve nu’ pucariello. Vui s ite ‘e figlioccie mie ma

Lucy:

Tuccio e ‘o pate sojo so’ sango mio. Aggiate pacien za. Stateve buone!

I love Tuccio!

Ketty:   Pure io ‘o voglio bene.

Al Cap.:

Ma l’amore no

l’amore non si puo’

comprarlo come tu compri il rossetto.

Finche’ dura

lascialo durar

che non fa mal.

Se tu lo vuoi salvar

non devi civettar

con gli uomini di tutti i continenti

sol cosi’ ti puoi squalificar, disonorar.

Forse te ne andrai

con Ketty altri lidi cercherai.

Ahime’

e se tornerai

poi occupato questo posto troverai

da me.

Lascia star l’amor

non e’ un pizzicor

e’ solo un’influenza passeggera

che si prende una volta sol

e poi mai piu’.

(le due ragazze fanno il broncio e vanno a sedersi; si sente bussare e una

va’ ad aprire, annunciando Mister Warner)

Warner: Good morning Mister Al Capone.

Al Cap.: Good, mister. Saccio puro perche’ site vinuto. State buo’. ‘o saccio.

Warner: (con la parlata alla Oliver Hardy)Ancora non mi avete fatto spiegarenemmeno una parola. Domani noi avere lo spettacolo al teatro di Brodway con le Zigfilds folies e avrebbero dovuto presenziare le tre celebrita’ che vi sono state rapite questa notte. Come si fa’ caro padrino? Non possiamo rimandare lo spettacolo. E’ necessario che le ritroviate portandole a recitare domani. Gia’ abbiamo il “tutto esaurito” con incass i favolosi. Se mancheranno loro, la Warner Brother’s andra’ in fal limento insieme alla metro Gooldwin Mayer. Aiutateci,mister Al Capone, siamo nelle vostre mani.


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Al Cap.: Aggio capito. Mo’ tra cape e cuollo me care pure chest’ata mazzata. Addo’

‘e piglio? Chille se so’ volatilizzati. So’ scumpar se. Tranne che per Greta

Garbo,  tinimmo  ancora  ‘a  controfigura,  ma  l’ate?  Ad do’

stanno  l’ate?

Intanto  jatevenne,  ‘o  suonno  porta  consiglio  e  dimane  se  ne  parlera’.

Assicurate mister Goolwin che mentre lui dorme c’e’  chi

lavora…… e

songh’io! Good-bye.

Warner: Allora io vado….. Mi raccomando a voi. Good mornin  g(via).

Al Cap.: (appena Warner e’ uscito)Aggio passato ‘o guaio, cca’ nu’ solo miracolonce’ puo’ salva’:jatevenne a chill’ata parte pecche ’ aggio cogita’…

Le girls: Chi ha fa’?

Al Cap.: Cogita’! Pensare, insomma, ignoranti!  (le ragazze escono; Al capone si

siede al tavolo pensando, ad un tratto, dopo una pausa, si sente bussare)

Avanti!  (entrano  Alfio,  Salifizia  e  Sugar  conle  valige)  Allo’,  frateme-

cugine, si tu? Cumm estai, bene? (Mettendosi al fianco di Alfio confronta la

pancia) Come mi somigli! E chesta? E’ ‘a mugliereta toja?  Ma che bella

sciascione (ricominciano gli abbracci mentre Sugar sta’ in disparte). Hai

visto che qualche volta la diplomazia italiana serve a qualche cosa? Niente,

niente, aggio ritrovato i parenti miei. Ora mandero’ al Console Italiano i

miei ringraziamenti e na’ cassetta ‘e fichidindia. Ma lassateme vede’ quante

siti bellille. Raccontate, dicitemi, aggiornatemi, rendetemi adotto…… come

e’ ghiuto ‘o viaggio? (mostra il quadro del papa’ suo che e’ una fotograf ia

Alfio:

di Cona vestito di guappo napoletano).

Ora ti cuntu tutti i cosi, ‘o cucinu:

(“Core forastiero”)

Stu’ cori sbarca ‘a merica

comme nu’ gran signore

(coro)   comme nu’ gran signore.

Io sono di Catania

citta’ della Sicilia

e so’ vinuto pe’ truvare a tte’.

Io so’ Alfio Caponnetto

Salifizia Zammataro,

so’ cugino del ramo cadetto

‘o parente cchiu’ bello e cchiu’ stretto.

E mo’ ce simmo riunite a Brucculino

Salifizia:

con Al Capone ca e’ nostro cugino.

Ciuri, ciuri

ciuriddi spampinati

spiramu a Diu

ca semu furtunati.

Ciuri, ciuri

ciuriddi a lu sburciari

a quantu viru

ci sunu vastunati.

Tu non hai caputu ca e’ malandrinu

pirchissu ‘u sanu sentiri ‘u patrinu.

sta’ facci l’haju vistu nto’ giurnali


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e m’assimigghia a iddu tali e quali.

Ciuri, ciuri

ciuriddi di ficu sicchi

cu stu’ cucinu

non s’addiventa ricchi.

Ciuri, ciuri

cca’ non si po’ ciatari

comu n’ammatti

ni cunveni scappari.

Al Cap.: (sospettoso)Che hai ditto?

Salifizia: (continuando)Che e’ tutto bello, caro parenti, diceva proprio accussi’ adAlfieddu. E sogno sicura ca ci stamu comiti…….

Al Cap.: Yes, all right, si! Ma j tengo nu’ grosso dispiaceri e l’aggio a risolvere

immediatamente sinno’ nce’ va’ po miezzo la mia ono rabilita’.

Alfio:    Cucinu,  parra  ca  si  ti  pozzu  essiri  di  aiutu,  sugnu  a  to’

cumpleta

disposizioni. Dimmi, chi hai bisognu……….

Al Cap.: Ebbene, tu fai parte da famiglia mia e mo’ te dico

tutte ‘e cose: le mie

azioni nella famiglia di “cosa nostra” sono in riba sso. Stanotte, tu mi hai

Alfio:

da’ capi’, nu’ capo e banda rivale…….

Pirchi’ tu soni macari nta’ banna?

Al Cap.: (con sottintesi)Si, anch’io so’ nu’ capo banda municipale…….

(facendo

Alfio:

segno con la mitragliatrice) Tu sai suna’?

M’arrangiu cu’ sunettu……….

Al Cap.: Percio’ te dicevo…… nu’ capo ‘e banda ha rapito tr

e miei protetti del

firmamento Hollywoodiano e dimane hanno a presenzia’ a nu’ spettacolo

che adda’ essere ‘o cchiu’ granne do munno. Comma a ggia fa’? J non ‘o

saccio, j so’ imbarazzato…………..

Salifizia: Pigghiti na’ purga!

Al Cap.: E’ na’ parola(poi li guarda)…….. tranne……. Ma si, …….si’ tu……… tu

si’ ‘a stella mia, tu si’ a doppio star……………

Salifizia: Ora facemu ‘u broru!

Al Cap.: Alfio, cugino mio, prestami a muglierate.

Alfio:

Cheeeeeee’, cucinuzzu, accuminciamu a nesciri i peri di fora? ….Ju’ vinni

cca’ pi’ ereditari dollari.

Al Cap.: Ma tu non hai capito un corno!

Alfio:

Inveci su du’ corna, veru, ca mi voi fari ariditari?!

Al Cap.: Aspetta ca ti spiego meglio: muglierete somiglia tutta quanta alla cantanteCarmen Miranda, tu tiene ‘o prufilo ‘e Rodolfo Vale ntino. La controfigura

‘e Greta garbo a tengo. Mi manca solo ……ma si’! Pur    e isso sta’ cca’!

(rivolto a Sugar) Tu si’ Charlie Chaplin. ‘O spettacolo e’ salvo!!! (gira contento coi tre) E’ salvo!!! (entrano i gangster con Tuccio vestito alla moda, il quale vedendo il padre si calca il cappello mentre alla madre brillano gliocchi dalla gioia)

Frank:     Capo ci avimme a fa’ na’ foto.

(sul motivo di “T’ha vo’ fa fa’ na’ foto” tutti i g             angster cantano)

Ci aimme’ a fa’ na’ fo’

ci aimme a fa’ na’ fo’


17


na’ foto gruppo ca famiglia toja

‘u rullo e’ longo ‘o saje

ca non fernesce maie.

Forza cu a fo’

jammo cu a fo’

fatte fotografa’.

Al Cap.:                                   Na’ foto voglo pa’ cugina mia

che ha da canta’ pe dinte ‘o varieta’

se poi in posa co’ marito sojo

se ne fa una mentre sta’ a balla’.

E percio’ co sta Kodak

tiro o scatto e faccio tac

chello rullo e’ longo ‘o saje

pecche’ non fernesce maie.

Tutti:                                                     Jammo facimmo a fo’

facimmo tuti a fo’

con Sally, Al

e Charlot Charlie

che nella vita son

Saro, Rossella e Con

Armando, Killer

Piero e John.

Al Cap.: Caro  fratene  cugino, t’aggio  a presenta’ il  mio  qu artetto, i  miei  solisti

comme ‘e chiamano qui’ a Brucculino: Billy ‘o fetie nte!

Alfio:        E perche’?

Al Cap.: Non si lava mai! Charlie scamorza!

Alfio:        E perche’?

Al Cap.: Gli piace il formaggio! Peter ‘o verme!

Alfio:        E perche’?

Al Cap.: Significa ‘o solitario! Tuccio ‘o Caponcino!

Alfio:        E perche’?

Al Cap.: Ma e’ ‘o figlio tojo, guarda comme s’e’ cagnato!!!

Alfio:        Eh, sdisanuratu! Ti lassai ‘a casa e ti trovu cca’ ? Aspetta ca t’ha sonu ju’ ‘a banna nta’ carina e ti fazzu vidiri cu cumanna ‘a c asa. (Insegue Tuccio attorno agli altri mentre la musica esegue la “Cava lcata delle Valchirie”. Ai due s’aggiunge Salifizia e si chiude il sipario sulla confusione creata).

FINE SECONDO ATTO


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ATTO TERZO

(“Te’ per due” eseguito dall’orchestrae poi:)

Present.:                                   Ed ecco che gia’ inizia la rivista cosi’ come predetto avea Al Capone messi d’accordo Alfio e Salifizia

i sostituti si son messi in vista

mentre la gang s’e’ mimetizzata

per poter dare la protezione

a chi in buona fede si presenta

per Rudy Valentino e la Miranda,

la Dora diventa Greta Garbo

e Sugar, ossia Zuccaro, Chaplin!

Io , che faccio parte della banda

presento lo spettacolo musicale

cio’ che vedrete qui’, e’ naturale

non puo’ trovar riscontro nel reale

perche’ un po’ per celia, o non morir

ogni riferimento e’ casuale.

Son sempre l’abici del sillabario

qualche volta mi tocca alzar il sipario!

(La scena rappresenta un teatro di posa degli studios americani, con un’ampia scalinata argentata, luccicante a specchi tipo anni trenta. All’aprirsi del sipario due ragazze prosperose, viste di spalle, cantano: “Lucciole vagabonde” di Bixio – Cherubini)

Noi siam come le lucciole

brilliamo nelle tenebre

schiave d’un mondo brutal.

Noi siamo i fior del mal

se il nostro cuor vuol piangere

noi pur dobbiam sorridere

danzando sul marciapiede

finche’ la luna c’e’.

(Sul finire del refrain gli altri due gangster non riconoscono i due uomini travestiti e cominciano a corteggiarli)

Salvador:Uhe’, guagliona, tu me piaci, balla cu me’.

Peter:        No, no, io sono una ragazza per bene, non mi toccare! (rivolgendosi a Tuccio) Non ci hanno riconosciuti. Semmai se il tuo amico balla con la miaamica posso accettare.

Billy:         E perche’ no? Chella me piace pure, comme se chiama?

Peter:        Mari’! E io sono gigole’.


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(“Serenata malandrina” di Rusconi – Cherubini)

Salvador:                               Senza chitarra e senza mandolino stanotte Gigole

Voglio cantare a te……..

Il malandrino, con la luna che l’ammanta, a te vicino e’ un canarino sulla pianta; pianta……..

Mettimi un fiore rosso porporino,

regina sei per me

e io mi sento un re!

Billy:         (si mette a ballare insieme all’altra coppia)

Amiamoci Mery,

che tanto anche cosi’

la vita e’ bella

se splendor non c’e’.

Solo lei Gigole’

brilla piu’ di una stella

e quando in un sospir

ti vedo impallidird

di gelosia,

io mi sento gioir

nel vederti soffrir,

mentre il cuor ti vuol dir

che tu sola sei mia!

Salvador:                (portando alla ribalta la partner)

Lascia che il mondo ci ripeta ancora

che io ti amo senza cuor

che siamo senza onor.

Nessuno sa’ che nelle tenebre rimango

e nel sentire che ti chiaman Fior del fango piango……..!

Poi la tristezza mando alla malora

il nostro ardente ardor

lo sa’ soltanto il cuor.

Amiamoci Mary

che tanto anche cosi’

la vita e’ bella…………..

(entra un policeman e mette le manette ai due)

Non tremar Gigole’

e’ la ronda, cos’e’

non sei mica novella.

Ma prima di arrestar

lasciatemi baciar

la donna mia.


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Non piangere Mari’

il destino e’ cosi’;

ma ti giuro che qui’

ci sta’ un nome Maria.

(Il policeman porta via i due; Tuccio e Peter sbuffando scendono dai tacchi a spillo, li raccolgono e)

Peter:        Ne’ gualio’, meno male che eravamo vestiti da femm ena, si no’ ci prendevano pure a nuie. Jamoncenne, scappiamo prima ca torna ‘o policeman.

Tuccio:

Ma allura cu’ i teni a cura all’autri?

Peter:

Ma tu chi vo’ ca arresto sempre femmena? Jammo bello, jamuncenne a

spuglia’, ca mo’ cca’ si comincia a spara’.

Tuccio:  Si  veru  e’,  prima  ca  fazzu  qualchi  masculinicidiu!

(escono  mentre

il

presentatore che entra fischia di ammirazione)

Present.: Ladies  and  gentleman,  come  avevamo  promesso

a

questo  pubblico

di

Brodway, questa sera abbiamo l’alto onore di ospitare i piu’ grandi nomi

del firmamento Hollywoodiano. Quanto ha pubblicato il New York Times

ed il Chicago Post circa il Kidnapping delle nostre stelle non risulta a

verita’.  Ecco  a  voi  la  nostra  grande  Greta  Garbo  in  un  suo  numero

eccezionale: “La signora delle camelie”.

(Scende dalla scalinata Dora truccata da Greta,mentre l’orchestra suona

in sottofondo “Parigi o cara, noi lasceremo la vita

uniti, noi moriremo –

Traviata”. Si sdraia in un sofa’ e l’orchestra tace

)

Greta:

Sono in  attesazione del  mio  Armando  Duval per esalare il mio  ultimo

respiro. Il medico oggi mi ha licenziata. Infatti ero la sua infermiera e ora

sono disoccupata. Perche’ vivere? Non voglio vivere piu’! Riposo eternu

datici  Signuri, di luci di perpetua splendiri! Armando, o mio Duval,perche’

porquoi mi lasci ancora sola a tossire (esegue) in questo sornier pieno di

cimici? Mi lasci sola e vai a vedere la partita? Ma anche la tua Margherita

e’ mezza partita, quindi il secondo tempo lo vedrai gratis. Vieni, dammi

una sigaretta, ti amo….. ti amo, vieni a raccoglier

e i miei microbi ruspanti

della tbc, a conservare l’ultimi lastimi della mia vita. Armando, sfoglia la

margherita,  o  se  tu  vuoi  spoglia  la  Margherita  Gauthier  (tosse)  siente,

sie’……mentre ti gorgheggio, simile a passerotto inf

reddolito, le note della

mia canzone tratte dal film omonimo: ( “Son come tu mi vuoi”)

Riprendimi con te

son come tu mi vuoi.

Le mie misure sai

son quelle che tu hai.

Non so’ mentire piu’

dinnanzi agli occhi tuoi

di vita ho trentasei,

torace ventinove

piedone quattro e sei.

Nella mia vita un solo male ho avuto

un male solo che mi colpi’ nel cuor.


21


Quanta tristezza, io ti saluto

ci rivedremo nell’altro mondo ancor;

questo mio male e’ stato la misura

delle mie scarpe che non potra’ scemar

mentre pel resto, che jettatura

tutto di botto continuo a calar.

Riprendimi con te

son come tu mi vuoi.

Son rassegnata ormai

per quello che tu sai.

io moriro’ cosi’

perche’ ho la tbc;

la vita mi calo’

il torace scompari’

il quarantasei resto’.  (tossisce)

Present.: E dopo questa lacrimevole prestazione della nostra Greta ecco a voicompleto di sonoro il grande Charlie Chaplin che, finalmente non doppiato e dal vivo ci fara’ sentire la sua voce.

(L’orchestra esegue “Luci della citta’”; entra Zucc aro nei panni di Charlot e dopo una breve scenetta del suo repertorio, canta e balla)

Titina o mia Titina

la cerco e non la trovo

la voce mia ho perduto

da quando faccio il muto.

Dal novecentodieci

di film recitati

ne ho fatti cinquecento

forse ne faccio ancor.

Son stato lo scrittore

ne sono il produttore

li recito da attore

che devo far di piu’?

Ne sono anche il regista

e faccio il musicista

il dialogo mi attrista

percio’ non parlo piu’.

Di prosa mi diletto

la poesia ho in petto

or sono baronetto

che me ne frega piu’.

Ed ora vi saluto

ritorno ad esser muto

un saggio vi ho gia’ dato

e’ meglio non parlar.     (beffeggia il pubblico e si ritira)


22


Present.: Con un saluto affettuoso a Sir Charlot passo a presentarvi un numerointernazionale orientale occidentalizzato: la baronessa russa Tatiana Smirnoff Kiskinski Techerova, rifuggita politica in questi Stati democratici dalla caduta degli zar (ogni tanto ne sbroccola una!) Conoscendo il russo mi permettero’ di intervistarla prima di passare al suo numero “Madam la baronessa, en avant”….. (entra Carmen parata con pelliccia e colbacco),

un applauso di incoraggiamento! Direun bo maraseschi kalamari sivoccucca da dumani si nni parra arrostitoff kacuccioloschi nto kuofuni?

Barones.:Piaceruoschi anka wuogghiuti ko una spicchio d’agghiou………

Present.: (rivolgendosi al pubblico)ho chiesto se era felice di essere fra noi ed ha

risposto …. Beh….. molto bene non l’ho capita ma pe         nso che avra’ detto di

“si”.

Barones.:Da;! Da’! Annachiti chiuolla’ e spurugghiati a gh ieratinni, da’! Da’! Present.: Di qua’?

Barones.: No, di dda’(fa’ segno per le quinte; il presentatore si ritira)Eseguirou ‘Ociciornia in originaleski!

(Orchestra introduce: “Occhi neri”)

‘O ciciornia

‘o ciciornia

u viaggioski ci appizzai

ku mo fici fa’

di venire qua’.

‘O ciciornia skimunita

si me stavo la’

demogratica

dove non c’e zar

ma qumpagnoski

ma passavof  bon

senza altro

non cantauo

non ballauo.

(un pezzo di Czarda e poi si ripete il ritornello). (Orchestra:”Serenata a vallechiana” – Marren – Gord on – Devilli)

(Entra una ragazza ballando fino a che si accoppia con un cavaliere e cosi’ per ogni canzone aumentando di una coppia).

Scende lentamante la neve

lenta e triste ancora vien giu’

fioriscono le viole

canta l’usignolo

quando son vicino a te.

Dimmi perche’ il vento la sera

pare che carezzi il mio ben

e come serenata

canta appassionato

quando son vicino a te.


23


(“Settembre sotto la pioggia”)

Lasciamoci cosi’, senza rancore

il mio cuore

vuol cosi’.

Fu’ tanto triste e breve

il nostro amore

come un fiore

che sfiori’.

Settembre lentamente se ne muore

la pioggia sembra un pianto di dolore

amore e’ tanto triste dirsi addio

ma il cuore mio

vuol cosi’.

(“Maria la O” Nisa-Lecuona)

Maria la O,

lasciati baciar

Maria la O

io ti voglio amar.

Se mi guardi tu

non resisto piu’

sento nascere nel mio cuor

tanto amor.

Maria la O

lasciati baciar

Maria la O

tu mi fai sognar.

Nel mio cuore ti portero’

mai ti scordero’

Maria la O!................

(“Silenzioso slow” di D’Anzi – Bracchi) Abbassa la tua radio per favore

se vuoi sentire i palpiti del mio cuore;

le cose belle che ti voglio dir

tu sola amore mio dovrai sentir.

Le mie parole tanto appassionate

son timide carezza profumate…..

Abbassa la tua radio per facor

perche’ io son geloso del mio amor.

(Le ragazze prendono dei veli preparati in precedenza nelle quinte e continuano)

C’e’ una casetta piccina nascosta fra i fior

e’ una casetta carina fra i mandorli d’or

e tu mia piccola fata

ridarle luce potrai alla casetta incantata


24


di sogni d’amor.

Sposi oggi si avvera il sogno e siamo sposi s’apre una nuova vita: la nostra, e luminosi saranno i nostri di’

sposi siamo alfin

mio dolce amor.

(Le note di “Tico-Tico” fanno schierare sotto l’amp ia scala le quattro coppie, mentre Salifizia parata alla Carmen Miranda canta)

(“Tico-Tico” di Abreu-Larici)

O Tico Tico tu,

sai dirmi come fu’?

O Tico Tico, hai preso tutti i cuor.

Le donne al tuo passar

non fan che sospirar

e a te, bel cavalier, mandan baci e fior.

O Tico Tico tu,

bel fior di gioventu’

o Tico Tico tu fai gran furor

che fin dal Canada

persin dal Panama

vengon le donne qui’ per darti il loro cuor.

Delle biondine piu’ carine sei l’amico

o Tico Tico, Tico Tico, Tico Tico.

Ed ogni bruna per te

non so’ capir perche’

rinuncerebbe a un principino oppure a un re.

Ma tu a cavallo come un cavaliere antico

o Tico Tico, Tico Tico, Tico Tico

con dieci palle sul blason

e la canzon le smonti

e dici: No…..si la sol fa mi re do.

(Refrain ballato e finale: “Ma tu a cavallo………..”)

(entra Alfio Caponnetto vestito alla Valentino)

(“Shangai Lilly” di Marren-Zarro-Dubin) Io t’ho cercata in ogni strada in ogni casa, ogni cortil

in tutti i caffe’

dovunque c’e’ del te’

Ho cercato te Sally.

invan frugo la contrada

con l’impazienza piu’ febbril;

entro in ogni bar

mi fermo a guardar

bevo e cerco te Sally.


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E’ una catena

ma val la pena

di star cosi’ in prigion.

Quegli occhi neri

son cosi’ sinceri

pieni di passion.

Io non ti so’ dimenticare

non ci riesco, sono un vil…….

Hai ragione tu

scappiamo via di qui’

se non finisce a tutti li’…………………..

Sally:        (“Belami’”)

Dagli occhi tuoi che fan tremar d’amor

dardeggi fuoco, strage fai di cuor

brune, castane, bione, platinate,

libere, vecchie, giovani, sposate;

passate al largo per il vostro ben

perche’ quegli occhi sprizzano il velen

ed e’ fatale un di’ verra’

che vi fara’ dannar.

Coro:        Sei l’amor d’ogni cuor Valentin

donne qui’, donne li’, Valentin

perche’ poi chi lo sa’

non sei bella, ma chissa’

sai piacer, sai voler, sai mentir.

Sai scappar? Sai fuggir? Velentin.

Sei crudel notte e di’, Valentin.

Ce ne andiamo cosi’     (facendo segno di fuga)

in Italia arriverem

forza su’, andiamo giu’, Valentin.

Alfio:        (“Gelosia” di Gade – Restelli)

Guardami

le cosce tremano

nel cuore sento

come un presentimento.

Credimi

percio’ perdonami

questo tormento

dice il mio spavento.

Amore vuol dir gelosia     (scappa via)

per chi c’ha paura di te.

Tu forse nonpensi che fai di me

che fai del mio cuor, della vita mia.

Se amore vuol dire gelosia

chi mai scappera’ poi con me,

io fremo al pensiero che tu


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resti qui’ con il figlio

mezzo scemo cosi’……….

Al Cap.:(Si presenta dalpubblicoe sotto il palcoscenico esclama) Neh, gualio’, ‘ospittacolo va’ a gonfie vele.La metro Golden e la Paramount mi hanno riconfermato la fiducia. J adda’ parti’ pe San Fran cisco a stendere ‘o cuntratto, sto’ scappando.Al mio ritorno esaminero’ la possibilita’ di farvi fare parte da’banda mia. Good Bye! (Alfio e Sally si fermano stanchi; si fermano anche gli altri guardandosi negli occhi).

Sugar:

Avete capito cosa ha detto il capo?!

Sally:

(con accento inglese che cerca di correggere) Alfio, cca’ cci’ conveni fiure

di  cursa  prima  ca  chissu  torna,  morti  orva!  Quali  ricchizzi,  quali

sistimazioni jemu truvannu? Dumani a matina c’e’ ‘u

vapuri ca ni sbarca ‘a

plaja  direttamenti  con  scalo  San  Giovanni  li  cuti!  Pigghiaminillu,

purtamuni a chissi cumpresa l’orchestra ca ‘u tiatr u nu jemu a fari a nostra

Alfio:

casa, nel circolo Giovani Grasso di via Crociferi 2!

Finisti? Hai ragiuni! A vera America ppi’ nuatri  e’ a Catania ca prumetti ca

quannu arrivamu ni mittemu subitu a travagghiari ppi’ circari l’erva ca Diu

malirici.

Tuccio:  Father!

Alfio:

Viri ca a mia ma’ chiamari all’antica: opa’!

Tuccio:

Opa’. E stu’ pubbricu ca aspetta ‘u finali, chi fa cemu, ‘u lassamu ‘n tridici?

Alfio:

Nonsignori! Il grande impresario Alfio Caponnetto, cugino di …..anzi no,

‘u Consoli appi a sbagghiari, non sugnu ju’ ‘u cuci nu, chissu non apparteni

alla nostra razza e firmamini ddocu. Dicevo: il grande impresario Alfio

Caponnetto  ha  lasciato  sempre  soddisfatto  il  suo  pubblico  sia  esso

miricano, ‘ngrisi, spagnolu, sbeggiu….

Tuccio: …e persicu!   (gran schiaffone di Alfio che zittisce il figlio)

Alfio:

ecc…….. e percio’ Ladies and Gentleman, Siore e Si

ori, ecco a voi il

nostro gran final…………prego maestro!!!!!

Questo spettacolo

e’ giunto orn\mai alla fine

e con rincrescimento

ringraziam.

Di conseguenza

ci prendiam licenza

e la rivista nostra cessa qui’.

Vi salutiamo

gentili spettatori

e se nei vostri cuori ancora siam

applauditeci

con forti battimano

con un grande inchino

noi vi lasciam……………..

FINE


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