Al vecchio mulino : ovvero sesso in campagna

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Al Vecchio Mulino: ovvero sesso in campagna

Al Vecchio Mulino: ovvero sesso in campagna.

Atto unico liberamente tratto da Old Saybrook secondo atto di Sesso e bugie di Woody Allen a cura di Maurizio Bassetti

Personaggi:                                                   Interpreti                  

Carlotta Giudici:                                            Maria Cristina Calamai

Giovanni Giudici:                                          Maurizio Bassetti

Camilla Baldini:                                             Elisiana Franconi

Davide Baldini                                              Doriano Bizzarri

Gemma Russo:                                              Maria Ester Mastrogiovanni

Mario Lippi:                                                   Franco Bardazzi

Agata Cristiani:                                             Tiziana Cerri

Regia

Elisiana Franconi e Maurizio Bassetti
Al Vecchio Mulino: ovvero sesso in campagna.

Liberamente tratto da Sesso e bugie di Woody Allen a cura di Maurizio Bassetti

Il sipario si apre su una casa di campagna in Toscana nei pressi di Bagno a Ripoli. La casa è stata un mulino e ora è ristrutturata in modo elegante-rustico secondo la moda dei ricchi. Ci sono:  un mobile bar, uno stereo, delle poltroncine rustiche, un tavolino, un camino, quattro uscite laterali (da una parte: sala Tv e  camere, dall’altra:  cucina e giardino) e scale davanti (ingresso principale della casa) che comunicano con la platea.

I coniugi Carlotta e Giovanni Giudici, padroni di casa, stanno festeggiando l’anniversario di matrimonio in una bella giornata di ottobre preparando un barbecue in giardino. Ospiti sono Camilla, la sorella di Carlotta, e suo marito Davide. Fuori si sentono delle oche che starnazzano.

 I quattro stanno bevendo e chiacchierando prima di tornare a preparare il barbecue.

C’è una musica che proviene dallo stereo e che Giovanni a un certo punto abbassa…

Piena luce sul palcoscenico.

Carlotta è vicino alla porta-finestra

Carlotta: (guarda verso il giardino) Guarda Giovanni, ci sono le oche!

Giovanni sta prendendo i bicchieri dal mobile bar

Giovanni: L’hai detto come un’eroina tragica del teatro russo

Camilla è a sedere su una delle poltroncine

Camilla: Detesto il teatro russo. Non succede mai niente e il biglietto costa come quello di un concerto di Vasco!

Carlotta: Qualche volta le oche, quando emigrano verso sud all’inizio dell’autunno, scelgono proprio il nostro piccolo stagno per una tappa di qualche giorno, prima di raggiungere la laguna di Orbetello e poi l’Africa.

Giovanni prepara da bere

Giovanni: Te l’ho detto che il nostro Vecchio Mulino è diventato un posto alla moda!

Camilla: Basta che non ci portino l’influenza aviaria.

Davide è stato a leggere la gazzetta dello sport abbassa il giornale alle parole di Camilla

Davide: Lo sai che cosa ci vuole dire la natura, nel suo impenetrabile splendore, con lo starnazzare delle oche?

Carlotta si avvicina a Davide

Carlotta: Che cosa?

Davide: Ci avverte che giorno dopo giorno noi stiamo invecchiando, che siamo destinati a decomporci. Questo è il messaggio della natura.

Giovanni porta i bicchieri sul tavolino e Carlotta prende un bicchiere

Camilla: Tu fai il chirurgo plastico e questo messaggio è il tuo biglietto da visita.

Carlotta: Tua moglie ti conosce troppo bene, Davide.

Davide si alza e  prende un bicchiere

Davide: Brindiamo alle oche!

Anche Giovanni e Camilla prendono un bicchiere. Tutti in piedi vicino

Camilla: Non alle oche, a Carlotta e Giovanni! Al vostro anniversario di matrimonio!

Giovanni: Ai quindici anni più felici della mia vita. Beh forse solo tre o quattro…(Carlotta gli pesta il piede) … sto scherzando!

Carlotta: Freud diceva che in realtà non esistono scherzi…

Giovanni: (alzando il bicchiere) A Sigmud Freud, il cantore dell’invidia del pene!

Davide: Ora scusatemi, io mi ritiro nella saletta tv a guardare la partita: mi voglio vedere in pace il campionato. Oggi c’è Fiorentina Milan! E per favore non disturbatemi fino a quando non avrete tolto le bistecche dalla brace.

Davide esce nella saletta TV

Camilla: A mio marito piace la Fiorentina sia da guardare che da mangiare!

(a Carlotta)  Io vado a preparare il ghiaccio: è l’unica cosa che ho imparato a fare al corso di cucina.

Camilla esce in cucina

Davide rientra dalla saletta

Davide: Ci sono dei pistacchi?

Carlotta: Non credo…

Davide: Non riesco a vedere la partita senza pistacchi.

Carlotta: Davide!

Davide: Mi piacciono quelli siciliani, pistacchi di Bronte, salati.

Carlotta: Vado a vedere in cucina (esce in cucina)

(affacciandosi dalla cucina):Ci sono delle noccioline.

Davide: No! Le noccioline per il basket. I pistacchi per il calcio.

Carlotta sparisce nella cucina

Giovanni: Davide, vai fuori dai piedi! Vai a vederti la partita e falla finita.

Davide ritorna nella saletta TV

Giovanni: (verso il pubblico) Ora ho capito il messaggio delle oche. Ci avvertono di un disastro incombente. Il loro starnazzare è un richiamo per l’accoppiamento e l’accoppiamento significa guai.

(Giovanni accende lo stereo e smorza le luci)

Musica Giovanni accenna a passi di tango con la bottiglia.

(Suona il campanello)

Giovanni: (verso la cucina) Carlotta, aspetti qualcuno?

(Carlotta rientra dalla cucina)

Carlotta: No (va verso la porta d’ingresso ovvero le scale della platea)

Giovanni abbassa la musica dello stereo

Dalla platea arrivano Mario Lippi  e Gemma Russo e Carlotta va loro incontro sulle scalette - luce su di loro.

Carlotta: Sì?

(sulla porta)

Mario: Salve, speriamo di non disturbare.

Gemma: (imbarazzata) E’ stata una sciocchezza Mario.

Anche Giovanni si avvicina

Mario: Sono Mario Lippi e lei e mia moglie Gemma. Sa siamo in vacanza e … ma non volevamo disturbarvi…sapete noi abbiamo abitato in questa casa.

Carlotta: Ah sì?

Gemma: Sì… ci siamo stati per due anni. Poi abbiamo venduto la casa ad una certa Cristini.

Mario: Agata Cristiani, la nota scrittrice… sa? O meglio abbastanza nota.

Giovanni: Ah sì? Noi abitiamo qui più o meno da tre anni. Molto lieto, Giovanni Giudici, mia moglie Carlotta. Entrate, prego. (si stringono la mano)

Gemma: Non vogliamo disturbare. E’ che ormai viviamo nel sud al mio paese a Cerisano, in Calabria… ma abbiamo tanta nostalgia della Toscana e così …. Siamo in vacanza … siamo capitati

da queste parti…

Carlotta: Prego, entrate, accomodatevi. Date pure un’occhiata, fate con comodo.

(si spostano dall’ingresso nella sala – piena luce sul palcoscenico )

Giovanni: E così abitavate qui?

Carlotta: Posso offrirvi qualcosa da bere?

(Mario e Gemma si mettono a sedere)

Mario: Oh, sì grazie.

Gemma: Mario, devi guidare!

(Carlotta pesta un piede a Giovanni e gli fa cenno di andare al bar e  Giovanni le ubbidisce)

Carlotta: Che effetto vi fa?

(Mario e Gemma si guardano intorno)

Mario: Oh … abbiamo tanti ricordi.

Giovanni: Cosa volete da bere?

Mario: Se c’è, un whisky, altrimenti qualsiasi cosa.

Giovanni: E lei?

Gemma: Oh, un po’ di vino bianco, se c’è.

Giovanni: Non abbiamo il vino bianco, ma i nostri Martini sono senza colore.

(Gemma ride alla battuta)

Mario (si alza e guardando verso il giardino): Chi ha fatto quella piscina?

Giovanni: Noi. (porge da bere)

Mario: Non capisco che forma abbia:

Giovanni: Di ameba, un’ameba… è una piscina a forma di ameba.

Mario: Vuol dire quei piccoli batteri…

Gemma: Mario!

(Giovanni gli porge un bicchiere)

Entra Camilla dalla cucina con il ghiaccio

Carlotta: Camilla, loro sono i signori…

Mario: Lippi

Carlotta: Abitavano qui.

Gemma: Volevamo solo rivedere la casa… noi ci siamo sposati qui.

Camilla: Oh, che carino!

(Camilla si avvicina a Mario porgendo il ghiaccio e Mario la guarda)

Mario: Ci siamo sposati in giardino, vicino alla gora del mulino… dove ora c’è la piscina a forma di ameba…

Carlotta: Mangiate qualcosa con noi?

Gemma: No, grazie.

Mario: Perché no? Stiamo morendo di fame.

Giovanni: Allora fermatevi da noi. Stiamo preparando delle bistecche sulla brace: bistecche alla fiorentina.

Gemma: No grazie, non possiamo.

Mario: Ehm… bistecche al sangue? La vera Fiorentina? Sono secoli che non la mangio

Gemma: Ma non c’era la mucca pazza?

Giovanni: No, non più: ora c’è il pollo schizofrenico.

Entra Davide dalla saletta TV, ha una sciarpa viola al collo

Davide: Chi è arrivato? Il campanello ha suonato proprio quando Fiore stava per fare gol. Credo sia stato il suono del campanello a farglielo sbagliare.

Camilla: Lui è Davide, mio marito. I signori sono…

Mario: Mario Lippi e mia moglie Gemma Russo, noi abbiamo abitato qui.

Davide: Ah sì? E dove li tenevate i pistacchi?

Camilla: Si sono sposati in questa casa.

Davide: Fantastico. Giocate a basket o a calcio?

Mario: No.

Davide: Magnifico. Allora giocheremo insieme una volta o l’altra.

(Davide esce nella saletta TV)

Camilla: Ora il calcio, ora il basket… per dirla con Freud, a mio marito piace guardare uomini atletici che infilano le palle da qualche parte.

Vado a preparare il barbecue.

(Camilla esce in giardino)

Mario (guardando per terra, Giovanni lo segue chinandosi) Ehi… ehi, ma che fine ha fatto quel bellissimo pavimento in pietra?

Giovanni: Beh… lo abbiamo cambiato.

Mario: E perché?

Giovanni: Volevamo qualcosa di più liscio.

Gemma: E’ bellissimo!

Mario: Sul pavimento di questa stanza abbiamo fatto l’amore per la prima volta.

Gemma: Ma Mario!

Mario: Proprio qui, dove c’è il tavolino. Per noi era liscio abbastanza.

Gemma: Smettila, Mario!

Carlotta: Ehm… è molto romantico (fa cenno a Giovanni di preparare i piatti)

Mario: Certo che lo è … Gemma è imbarazzata. E’ stato un momento memorabile, anche perché quando siamo venuti qui la prima volta eravamo sposati, ma non tra di noi.

Gemma: Mario, per favore!

Carlotta: Beh … insomma …

Mario: Ora chissà cosa penserete! Eravamo qui, soli, ubriachi, scoppiò un temporale e andò via la corrente … all’improvviso un lampo illuminò la stanza e vidi Gemma, con le sue labbra carnose, i capelli arricciati dall’umidità, che mi fece cenno di avvicinarmi con uno sguardo che prometteva una travolgente avventura sessuale.

Carlotta: Lei di che si occupa, signor Lippi?

Mario: Sono un ragioniere-fiscalista (La sua faccia si fa triste)

Carlotta: Ah sì?

Mario: Mi credeva un poeta, vero? Non ho l’aspetto di uno che tutto il giorno macina numeri, vero?

Carlotta: Non dica così, i fiscalisti sanno essere capaci di voli pindarici. Vedesse la nostra dichiarazione dei redditi!

Mario: Io sento che dentro di me c’è molto, molto di più, ma non ho il coraggio di…

Gemma: Mario vorrebbe scrivere una grande saga toscana.

Mario: Una commedia, Gemma, una commedia, non un romanzo. Sapete, ho scritto anche alcune poesie, sui rischi del colesterolo. Dei sonetti.

Gemma: Voi conoscete la signora Cristiani, la precedente proprietaria del Vecchio Mulino? La scrittrice…

Giovanni: Chi quella di Va dove ti porta il naso?….

Mario: No quella è Susanna Tamavo. Questa le assomiglia ma è meno nota.

 Io l’ho incontrata solo una volta, quando le abbiamo venduto la casa. Ho provato a parlarle, ma non mi ha dato confidenza, è una scrittrice un po’ strana ma molto acuta.

Giovanni: Scusate, ma ora devo andare ad aiutare sua sorella Camilla. Starà ancora tentando di accendere il barbecue e quando ci sarà riuscita andrà in onda il telegiornale della notte.

Giovanni esce in giardino

Gemma: E suo marito, signora, di che si occupa?

Carlotta: Fa il dentista.

Mario: Ehi, sta peggio di me! … E sua sorella? Fa la modella?

Carlotta: Camilla ha un negozio di biancheria intima a Firenze (Gemma ride)

Suo marito Davide invece fa il restauratore di carrozze, specializzato nei posteriori, ma non di automobili. E’ un chirurgo plastico.

Gemma: (guardando verso il giardino) Oh… guarda Carlo, c’è ancora la voliera!

Mario: Quella voliera l’ho progettata e costruita io.

Gemma: Si è ispirato alle sculture del Pecci di Prato.

Carlotta: Ah ora capisco. Credevo fosse un ripostiglio per attrezzi.

Mario: Lo sa che là dietro (indica il caminetto) c’è un cassetto segreto?

Carlotta: No.

Mario: Non l’avremmo saputo neanche noi se non ce l’avesse detto il primo proprietario, quello che ha ristrutturato il vecchio mulino in villetta, il Marchese Anticuori. C’è un cassetto nascosto dietro il cammino.

Carlotta: Davvero?

Mario: Sì

Gemma: Faglielo vedere.

Mario: E’ proprio qui dietro, ma bisogna conoscerne l’apertura segreta (traffica per aprire)

Gemma: E’ lì, in alto e bisogna tirare una levetta …

Mario: Ecco, l’ho trovata, eccola!

Carlotta: Non si finisce mai di stupirsi!

Mario: Non posso crederci che non lo sapesse.

Carlotta: Non lo sapevo. Mi appoggio sempre qui, ma come potevo immaginare che ci fosse un cassetto!

(Guarda nel cassetto segreto) E questo cos’è?

(Tira fuori un quaderno dal cassetto segreto)

Gemma: Quello cos’è?

Carlotta: (legge ad alta voce) “Voglio custodire gelosamente questi momenti, i più appassionati della mia vita” (si ferma e guarda gli altri) Uhm… che cosa sarà?

(sfoglia il diario e riprende a leggere) “Oh, sì… il nostro respiro era sempre più ansimante, i suoi seni palpitavano tra le mie mani”.

Mario: Che cos’è?

Carlotta: (legge) “Diario della mia storia d’amore con Camilla, la sorella di Carlotta, firmato Giovanni Giudici” (si ferma guardando gli altri)

Mario: Ma… Giovanni Giudici non è suo marito?

Gemma: Bene, è stato un piacere conoscerla…(Mario la trattiene)

Carlotta: (verso il giardino) Giovanni! Puoi venire un momento qui?

Gemma: Noi togliamo il disturbo…(Mario la trattiene)

Carlotta: (gridando) Giovanni!

(Giovanni entra dal giardino)

Giovanni: Chiamavi me, amore?

Carlotta: Proprio te, miserabile, ipocrita, figlio di puttana…

Giovanni: Prego? (si rende conto che ha trovato qualcosa)

Gemma: … e ancora complimenti per come avete abbellito la casa. …(Mario la trattiene)

Carlotta: (a Giovanni) Questo è tuo.

Giovanni: Di che stai parlando?

Mario: Ha trovato il suo diario. Sono affari suoi!

Giovanni: Il mio che? Stai scherzando?

Carlotta: C’è scritto il tuo nome.

Giovanni: Santo iddio Carlotta. Ci saranno centinaia di Giovanni Giudici nell’elenco telefonico.

Carlotta: Ma questa è la tua calligrafia.

Giovanni: Sai quante persone scrivono la “t” senza stanghetta?

Carlotta: E questa fotografia con le tette di Camilla in mano?

Giovanni: Beh… questa è l’unica prova che hai.

Carlotta: (legge il diario) “Non posso più frenare la mia travolgente passione per la sorella di Carlotta. Fare l’amore con Camilla mi dà un’esaltazione che non avevo mai provato.”

Gemma: Se vi capita di venire in Calabria, dalle nostre parti, a Cerisano, ci farà piacere…

Giovanni: Come l’hai trovato?

Mario: A me l’avevano detto che c’era quel cassetto, quando abbiamo comprato la casa.

Gemma: Stai zitto, Mario!

Giovanni: Glielo ha detto lei?

Mario: Ma come potevo immaginare che lei se la faceva con sua sorella?

Giovanni: Carlotta, prima che tu arrivi a conclusioni affrettate…

Mario: Si rende conto, Giovanni, che le prove sono schiaccianti?

Gemma: Zitto, Mario!

Carlotta: (legge dal diario) “Eravamo seduti tutti e quattro sul prato, a San Galgano, c’era la luna e le ho infilato la mano sotto la gonna. Per un attimo ho temuto che Carlotta se ne fosse accorta.”

Mario: C’è dell’altro?

Giovanni: Si faccia gli affari suoi!

Carlotta: “Oggi Camilla ha giocato a fare la bambina e io l’ho sculacciata. L’ha trovato molto erotico e abbiamo fatto l’amore.”

Mario: Posso dare un’occhiatina?

Gemma: Mario, smettila!

Camilla entra dal giardino

Camilla: Oh, Giovanni, mi si è spento il fuoco del barbecue!

Carlotta: Oh, “ti si è spento il fuoco del barbecue”? Ora Giovanni ti darà una sculacciata.

Camilla: Che?

Giovanni: Ha trovato il mio diario.

Camilla: Il tuo che?

Carlotta: (legge) “Oggi Camilla e io ci siamo visti a casa sua e abbiamo fatto l’amore nel suo letto matrimoniale”.

Camilla: Tieni un diario?

Giovanni: Sì, ma era ben nascosto. E’ stato lui a farglielo trovare.

Mario: Scusi, come facevo a sapere che siete amanti? Io le ho mostrato innocentemente quel cassetto.

Camilla: Perché cavolo tieni un diario?

Mario: Sono molto utili ai fini fiscali, sa!

Gemma: Bene, sono certa che tutto si sistemerà. E ora, scusateci, ma…

Carlotta: Al diavolo! Voi non vi muovete di qui! Siete testimoni.

Mario: Testimoni? E a che vi servono dei testimoni?

Carlotta: Da quanto mi tradite?

Giovanni: Non cominciamo a usare la parola tradimento… ci siamo solo incontrati qualche volta.

Carlotta: (indicando il diario) Da qui risulta che solo il pomeriggio del 2 giugno avete fatto l’amore quattro volte!

Giovanni: Ma quello è il giorno della festa della Repubblica, sai siamo molto patriottici.

Mario: Non mi sembra il caso di farne un dramma. Tra le classi bene si tradiscono tutti.

Gemma: Come?

Carlotta (legge il diario) Dove avete imparato queste posizioni?

Camilla: Alle lezioni di yoga.

Carlotta si rimette a leggere il diario da una parte, Camilla e Giovanni si fanno dei cenni

Mario: (ridendo in modo esagerato si rivolge a Gemma) Hai sentito?

Gemma: Ah sì, eh! Anche noi siamo benestanti. Spero proprio che tu non mi abbia tradito perché io non l’ho mai fatto.

Mario: Che c’entro io?

Gemma: Allora perché lo hai detto?

Mario: Dicevo così, in generale.

Gemma: Con Mary? Non lo hai mai fatto?

Mario: Mary Capuano? Ma per favore, solo perché è un’attrice?

Gemma: Dici sempre che non è un granché, ma ogni tanto nel sonno pronunci il suo nome.

Mario: Sei tu che hai sempre avuto una cotta per suo fratello e metti le mani avanti.

Gemma: Se volessi farmi Salvatore Capuano, credimi, non avrei problemi!

Mario: Che vuoi dire?

Gemma: Voglio dire che per un anno ci ha provato una volta alla settimana, ma io l’ho sempre respinto.

Mario: Ah! Meglio così! E’ la prima volta che ne parli.

Carlotta (ritornando verso gli altri): Da quanto tempo voi due avete questa travolgente relazione?

Giovanni e Camilla (insieme): Non da molto

Camilla: Tre anni.

Giovanni: Sei mesi.

Camilla: No, un anno.

Giovanni: Un anno e mezzo.

Camilla: Comunque non da molto.

Giovanni: Ci sono state… molte pause.

Carlotta (a Camilla): Come hai potuto farlo? Sei mia sorella!

Camilla: Che vuoi che ti dica? Ci siamo innamorati.

Giovanni: Veramente niente amore, c’è stato solo sesso.

Camilla: Dicevi che era amore.

Giovanni: Non ho mai usato questa parola, mai. Ti ho detto: “Ti voglio bene”, “Mi manchi”, “Ho bisogno di te”, “Non posso vivere senza di te”, ma “amore” mai!

Carlotta: E per tutto questo tempo tu con me dormivi e con Camilla facevi l’amore.

Giovanni: E’ colpa mia se mi ha sedotto?

Camilla: Io ti ho sedotto?

Giovanni (a Carlotta): Tre anni fa sono entrato nel suo negozio di biancheria intima per comprarti un regalo, Carlotta. Ho trovato una cosa carina, le ho chiesto se a te andava bene e lei ha detto che era circa la tua misura e che l’avrebbe provato, così l’avrei visto. Siamo entrati nello stanzino di prova, lei se l’è infilato…

Mario: Infilato cosa?

Giovanni: Un tanga, s’era messo un tanga.

Gemma (a Mario): Vuoi stare zitto?

Mario: Sto solo cercando di seguire.

Gemma: Ti piace, eh?

Carlotta: Piace anche a lei?

Mario: Che cosa?

Gemma: Prima hai chiesto a Carlotta se sua sorella fa la modella, poi non vedevi l’ora di mettere le mani su quel diario.

Mario: Che ci posso fare se sto partecipando involontariamente a questo dramma umano?

Carlotta: (gli dà il diario) Legga, legga pure, lei che apprezza la letteratura.

Mario: (guardando il diario stupefatto) No, no davvero…

Gemma: Leggi, leggi Mario, i particolari della loro attività sessuale potrebbe dare degli stimoli.

Mario: (sfogliando il diario) Beh, forse per… Uh, Uh!

Gemma: O meglio potrebbe dare degli stimoli a un maschio sotto i 90 anni, a un maschio, però!

Mario: Cavolo, Gemma, mi accontenterei che tu avessi un terzo della fantasia di Camilla.

Gemma: Manco morta.

Mario: Senti, non voglio metter in discussione la nostra vita sessuale.

Gemma: Io sì… mi dispiace di non essere all’altezza.

Mario: Senti, ne abbiamo già parlato altre volte… voglio dire che se tu ogni tanto ti lasciassi andare a qualche esperimemto…

Gemma: Se per qualche esperimento intendi una partita a tre con Mary Capuano…!

Mario: Beh, allora sentiamo, che cosa intenderesti per esperimento?

Gemma: Non penso mai alla sperimentazione. Vorrei fare l’amore, non la ricerca scientifica.

Carlotta: Ho sempre sentito parlare di dentisti pervertiti che si fanno le loro pazienti dopo averle anestetizzate per la cura canalare.

Giovanni: Io non sono un dentista pervertito. Sono un ortodontista pervertito e tu non hai mai capito la differenza. Senti mi assumo io tutte le responsabilità. Se devi prendertela con qualcuno, prenditela con me.

Carlotta: E con chi diavolo credi che me la prenda?

Davide entra dalla saletta TV sventolando una bandiera viola e corre lungo tutto il palcoscenico e poi torna indietro

Davide: Gooool! Tonigol! Toni ha fatto gol!

Mario: Anche Giovanni.

Davide: Ragazzi come sono eccitato.

Carlotta: Rimani qui Davide, anche noi abbiamo qualcosa di molto eccitante da farti vedere.

Davide: Non potreste aspettare la fine della partita?

Carlotta: Non credo che sia il caso. Sapessi che scossa abbiamo preso.

Camilla: Sei perversa.

Carlotta: Vieni a sederti qui vicino a me, Davide.

Mario: Gemma, dov’è? Dov’è la telecamera? Ora scoprirà che è cornuto.

Gemma: E’ rimasta in macchina.

Davide si siede accanto a Carlotta

Carlotta: Leggi questo diario, Davide, e guarda un po’ se riconosci i protagonisti.

Davide: (prende il diario) Che cos’è? Guarda che la Fiorentina sta vincendo la partita!

Giovanni: Lascia che si goda la vittoria della Fiorentina, una volta che vince …Lui non c’entra!

Mario: Oh, Giovanni, di sicuro l’argomento lo interessa.

Davide legge

Carlotta: Che te ne pare, Davide, riconosci i protagonisti?

Mario: Ma certo che li riconosce.

Davide: Vuoi dire le persone di cui si parla?

Carlotta: Sì, una certa signora di nome Camilla e un dentista.

Davide: Una certa signora Camilla? Perché dovrei riconoscerla?

Carlotta: Tira a indovinare.

Davide: Che cos’è? Uno stupido gioco di società? Non ho voglia: sto guardando la partita.

Carlotta: Ti sei sposato con il calcio?

Giovanni: Camilla…

Carlotta: Giovanni!

Davide: Non capisco…

Mario: Posso aiutarla con un piccolo suggerimento?

Gemma: Non ti impicciare!

Mario: Non capisce! Non ci credo!

Carlotta: Ti sembra una coincidenza che l’uomo si chiami Giovanni e la donna Camilla?

Davide: E allora?

Gemma: Ora ho capito: lui è il chirurgo!

Carlotta: Riconosci le due persone di questa foto?

Giovanni: Carlotta…

Mario: Non vuole accettare la verità.

Davide: Ah sì, certo, questo è tuo marito…con una donna.

Carlotta: …e la vedi la lingua di Giovanni?

Davide: Sì.

Carlotta: Dove ce l’ha?

Davide: In bocca!

Carlotta: E la punta della lingua?

Davide: Nell’orecchio della donna.

Carlotta: E le mani?

Davide: (guarda attentamente la fotografia) Scusa, Giovanni, cos’è una nuova tecnica per la cura scanalare?

Carlotta: Fai un passetto in avanti, Davide, la riconosci quella donna?

Davide: Mi è decisamente familiare.

Carlotta: Vuoi ancora un piccolo aiuto?

Camilla: Non ce la faccio più!

Carlotta: Ti ricordi, Davide, che anni fa, a una cena, incontrasti una ragazzina, facesti colpo su di lei e cominciaste a uscire insieme?

Davide: Sì…Sì…tutti e due amavamo Tolstoj, i film francesi e la vela, e la sposai… Camilla! Che cosa vorresti dire? Che la donna di questo diario, di questa foto, assomiglia a Camilla? Che questa donna assomiglia a Camilla? Che questa donna assomiglia a Camilla? Che questa donna… Che questa donna è Camilla? E’ Camilla, ci sono arrivato, ci sono arrivato.

Mario: Non mi affiderei mai a costui per un’operazione di chirurgia plastica.

Camilla: Sei crudele, Carlotta.

Davide: (stupefatto a Camilla) Questa sei tu! Tu sei questa, siete la stessa persona.

Camilla: Davide, cerca di capire, è stato un amore platonico, a parte il sesso.

Mario: Davide non si lamenti. Se ha sposato una donna con la quale può parlare di Tolstoj e di film francesi e che sa fare anche questa cosa, lei ha vinto alla lotteria!

Gemma: Tu hai un debole per Camilla. L’ho capito subito.

Mario: Voglio dire che, oltre ad avere una moglie colta, che sa badare alla casa, è bello se la sera vai a letto con una furia scatenata.

Gemma: Ma cosa stai dicendo!

Davide: Sono sbalordito, sono esterrefatto. Non ci posso credere… E quest’uomo chi è?

Carlotta: Giovanni, è Giovanni, guardalo, è lui.

Giovanni: Ora basta, facciamola finita, Carlotta. Sì, è vero Davide, ho avuto una relazione con Camilla.

Davide: Con Camilla…una donna che ha lo stesso nome di mia moglie?

Carlotta: Il trauma è stato troppo forte

Davide: Una relazione sentimentale?

Mario: Questo mi fa morire! Quale altro tipo di relazione esiste?

Davide: Ma questo vorrebbe dire che Giovanni e Camilla vanno a letto insieme!

Camilla: Sì, Davide, abbiamo fatto l’amore, ma, se questo può consolarti, con pochissimi preliminari.

Carlotta: Allora non c’è dubbio, è proprio Giovanni!

Davide: D’accordo, d’accordo…lui è mio cognato e lei è mia moglie. Ma quelli della foto chi sono?

Carlotta: Ha perso il filo.

Davide: Scusate! (esce nella saletta TV)

Mario: Se ora torna a vedere la partita è un vero sportivo.

Carlotta: Tutto questo si traduce in divorzio.

Camilla: Carlotta, è vero, il mio corpo ti ha tradito ma il mio cuore è sempre stato quello di una sorella leale.

Carlotta: Sorella? Come osi? Tu non sei più mia sorella. D’ora in poi tu per me puoi essere al massimo una lontana parente.

Giovanni: Carlotta, dolce Carlotta, come posso farmi perdonare?

Carlotta: Lo studio legale Noferi e Treves te lo farà sapere.

Davide entra con un fucile

Davide E ora preparatevi a morire.

Camilla: Davide!

Le donne si nascondono dietro a Giovanni

Giovanni: Non scherzare Davide. Quel fucile è carico.

Davide: Togliti di mezzo, Giovanni! Togliti di mezzo! Vi uccido tutti! Poi mi infilo la canna in bocca e premo il grilletto.

Mario (guarda l’orologio) : Toh, guarda sono già le sei! E noi abbiamo i biglietti per il teatro per stasera… buon proseguimento.

Davide: Non abbiate fretta. Ho detto che vi ammazzo tutti.

Mario: Noi siamo venuti qui solo per dare un’occhiata alla casa…

Camilla: Davide, hai uno sguardo così strano.

Davide: Prima ammazzo te e Giovanni, poi Carlotta.

Carlotta: Perché me? Io che ho fatto di male? Io sono stata tradita, come te.

Davide: Tu hai trovato quel diario.

Carlotta: E’ stato lui che me l’ha fatto trovare.

Davide: Stai tranquilla, toccherà anche a lui.

Gemma: Ma noi siamo solo due innocenti spettatori.

Davide: E questo rende la storia perfetta per il telegiornale, no? La coppia adultera, il povero marito, la povera moglie e due innocenti spettatori.

Mario: Lei è un pazzo criminale!

Davide: E’ quello che dicevano di Pacciani.

Mario: Non è stato mai provato.

Camilla: E’ fuori di sé.

Mario: Lei non può ucciderci, noi non abbiamo fatto niente di male. Io poi non ho mai tradito mia moglie. Avrei potuto e … mi creda, avrei voluto.

Gemma: Avresti voluto tradirmi?

Mario: Diciamo la verità, Gemma, tu sai anche essere una donna insopportabile.

Gemma: Io?

Mario: Sì, tu… (a Davide) lei è l’opposto di Camilla sa, lei non è affatto portata per gli esperimenti.

Gemma: Beh, forse se tu fossi un po’ più romantico, invece di fare sempre così in fretta.

Mario: Cerco solo di finire prima che mi venga il mal di testa.

Davide: Vuole stare zitto? Ma questi due chi ce li ha mandati? Siete stati sfortunati a capitare qui, ma così è la vita, piena di curiosi imprevisti, alcuni piacevoli, altri orrendi. Per me la vita non è un dono ma un fardello… una condanna… un castigo crudele e imprevedibile. Pregate:

Si stringono mentre Davide alza il cane del fucile. All’improvviso si sente un rumore e una donna (la scrittrice Agata) entra dalla camera parzialmente legata nelle braccia e imbavagliata. Emette suoni soffocati.

Davide si ferma e indietreggia insieme a Carlotta, Camilla e Giovanni.

Davide: Oh no!

Carlotta: Oddio!

Giovanni: Aiuto!

Camilla: Oh santo dio!

Mario e Gemma: Ma che succede?

Luci intermittenti musica misteriosa

La luce intermittente e la musica smettono

Stesso scenario precedente. Agata Cristiani, la scrittrice – vestita in modo eccentrico-, è arrivata al centro ancora legata e imbavagliata e Mario e Gemma le sono vicini. Gli altri si sono spostati  di lato tutti in gruppo illuminati da una luce azzurra.

Mario e Gemma tolgono il bavaglio ad Agata

Davide: Non lo fate, non lo fate… oh no!

Agata: Basta così, la festa è finita!

Gemma: Ma lei chi è?

Mario: Chi l’ha legata?

Agata: Sono stati loro!

Mario: Ma lei è la signora Cristiani! La scrittrice… io sono Mario Lippi. Si ricorda? Le ho venduto la casa alcuni anni fa.

Agata: (indicando le corde) Liberatemi!

Carlotta: E’ la fine.

Mario: (la slega) Che cosa è successo?

Agata: (si muove avanti indietro alterata) Questi cari signori li ho creati io, e mi si sono rivoltati contro.

Davide: Come rivoltati? E’ lei che è una incapace.

Agata: Costoro sono nati dalla mia penna.

Gemma: Che cosa?

Camilla: Il gioco è finito amici, diciamo loro la verità. 

Mario: Non capisco, quale verità?

Giovanni: Noi quattro siamo i personaggi di una commedia, di una commedia che lei stava scrivendo.

Carlotta: Ci ha inventati lei.

Davide: Con la sua fertile immaginazione.

Camilla: Ma ha scritto solo metà della commedia.

Agata: E’ vero, non sono riuscita a continuarla, a svilupparla, non ci sono riuscita.

Davide: Si è bloccata.

Agata: Stavolta ero convinta di aver avuto una grande idea, con il diario, il tradimento… ma quando ho cominciato a lavorarci mi sono accorta che non prendeva nessuna direzione.

Carlotta: Ma ormai era troppo tardi. Noi eravamo già nati.

Davide: Inventati.

Agata: Creati. Ma sono arrivata solo alla fine del primo atto.

Mario: Lei ha sempre avuto un vero talento nel creare bellissimi personaggi, vivi, credibili, con problematiche originali e brillanti dialoghi.

Giovanni: Allora volete sapere lei che ha fatto?

Camilla: Si è arresa.

Agata: E ho chiuso la commedia incompiuta in quel cassetto del camino.

Davide: In quel cassetto buio.

Agata: Ma che altro potevo fare? Se non sapevo come finirla!

Davide: Ho odiato quel dannato cassetto.

Carlotta: Provi a pensarci, lei e sua moglie chiusi in un cassetto.

Camilla: Non si sa che fare in un cassetto.

Giovanni: Una rottura di palle!

Carlotta: E’ stato così che Camilla ha avuto l’idea di riaprirlo, per far sì che noi tornassimo a esistere.

Agata: Ho sentito quel cassetto che si apriva ma non ho fatto in tempo a rendermi conto di quello che succedeva che mi erano già tutti addosso.

Gemma: Ma che cosa pensavate di fare, una volta fuori?

Carlotta: Speravamo di trovare un modo per finire il suo secondo atto.

Giovanni: Per poter tornare a vivere ogni sera nei teatri, per sempre.

Camilla: Non volevamo rimanere per sempre incompiuti, chiusi nel buio di un cassetto.

Davide: Io non ci torno nel cassetto! Non ritorno in quel cassetto! Non ci voglio tornare.

Giovanni (schiaffeggia Davide per farlo smettere): Finiscila!

Agata: Ci ho pensato e ripensato. Ma non sono riuscita ad andare avanti.

Mario (la prende a braccetto confidenzialmente): Calma, proviamo ad andare avanti: ripartiamo da dove eravamo arrivati… Carlotta ha scoperto che sua sorella ha una relazione con suo marito…

Agata (si scosta e lo guarda dal basso verso l’alto): Scusi, lei chi è?

Mario: Mario Lippi, le ho venduto la casa…

Agata: (con disprezzo) Ah…, il fiscalista?

Mario: Ho sempre desiderato scrivere una commedia.

Agata: E chi non lo desidera?

Mario: Cerchiamo di capire perché loro due hanno una relazione. Che cos’è che non va nel loro matrimonio?

Giovanni: Forse mi sono stancato di Carlotta.

Carlotta: Perché?

Giovanni: Non lo so.

Agata: Non lo chiedete a me. Io ho esaurito la vena.

Mario(al pubblico): Perché a un marito viene a noia la moglie? Perché col passare del tempo l’eccessiva familiarità provoca un calo del desiderio, ci si abitua a girare svestiti per casa, ormai è tutto scontato. La segretaria o quella della porta accanto diventano più eccitanti.

Camilla: Mi sembra poco realistico.

Mario: Lo dice lei! E’ lei poco realistica. Lei è un personaggio incompiuto! Quello che ho detto è vero, succede a tutti. Guardate me.

Gemma: Che c’entri tu?

Mario: Bisogna alimentare la vitalità del matrimonio, altrimenti nel rapporto non c’è più musica e la musica è tutto.

Gemma: E se invece fosse colpa del marito che prima faceva il romantico e a poco a poco si smonta, diventa noioso. Quello che prima era un rapporto pieno di fantasia, di stimoli e di poesia, diventa solo una sterile convivenza nella quale si fa del sesso e non l’amore.

Mario: Non mi pare una tesi plausibile.

Gemma: Credo invece che molte donne ci si identifichino.

Carlotta: Sì, a me sembra molto plausibile.

Camilla: E’ una bella sintesi.

Gemma: Io ne sono convinta.

Davide: E lei crede davvero che tutto possa svanire così? Anche tra due persone che si sono amate?

Agata: Questa è una triste verità dell’esistenza. Niente a questo mondo dura in eterno. Anche i personaggi creati dal grande Shakespeare cesseranno di esistere tra milioni di anni, quando l’universo finirà il suo corso e le luci si spegneranno.

(Tutti si guardano)

Davide: Beh allora io me ne torno a vedere la mia partita. All’inferno tutto il resto! (fa cenno di andarsene)

Giovanni (ferma Davide): Ha ragione Davide! A che serve se alla fine il cosmo si disintegra e svanisce?

Camilla (si avvicina a Giovanni): Ma è proprio per questo che bisogna starsene stretti stretti a chi a voglia di stringerti!

Carlotta: Tu non cercare di dare una motivazione esistenziale alle scappatelle con mio marito.

Mario: E se anche Carlotta e Davide avessero una relazione?

Agata: Ci avevo pensato anch’io, ma sarebbe banale.

Camilla: Ma la vita è banale.

Davide: E’ vero, I filosofi dicono paradossale, ma la parola giusta è banale.

Agata: Se fosse così vorrebbe dire che tutti tradiscono tutti e questo non sarebbe credibile.

Giovanni: Ma non occorre che sia credibile, se è divertente. L’arte non è la vita.

Agata: L’arte è lo specchio della vita.

(tutti si guardano)

Mario: A proposito di specchi, io ho sempre desiderato mettere uno specchio sul soffitto sopra il letto, ma lei non ha mai voluto.

Gemma: L’ho sempre trovato idiota.

Mario: Io, molto eccitante.

Gemma: Sei un immaturo. Mario. Io voglio fare l’amore, non guardare noi due che lo facciamo.

Mario: Perché disprezzi sempre le mie aspirazioni? E poi ti stupisci se sogno Mary Capuano a occhi aperti.

Gemma: Non le parlare dello specchio o scoppierà a riderti in faccia.

Mario: E allora ti dico che l’abbiamo già fatto allo specchio.

Gemma: Nelle tue fantasie…

Mario: No. Nel tuo bagno.

Gemma: Cosa?

Davide: Ah! Ragazzi, questa storia è ancora più piccante della nostra.

Mario: Senza amore e senza altre implicazioni. E’ stato una botta e via.

Gemma: Tu e Mary Capuano?

Mario: Perché fai finta di stupirti? Sono due anni che mi accusi, prendendomi in giro.

Gemma: Scherzavo.

Mario: Freud diceva che in realtà non esistono scherzi.

Carlotta: Questa battuta è mia.

Gemma: Se hai sempre giurato che non ti piaceva!

Mario: E’ vero, ho giurato alzando la mano destra, ma io sono agnostico.

Giovanni: Sia ragionevole Gemma. Non si può pretendere che un marito o una moglie confessino un tradimento.

Gemma: Ma lui lo ha appena confessato!

Agata . Io per aver confessato sono stato lasciata da mio marito. Sapete perché ho comprato questa casa? Per vivere da sola, per allontanarmi dalle tentazioni dell’amore. Avevo avuto una relazione con il fratello minore di mio marito.

Giovanni (si stacca dal gruppo e va a sedere a terra davanti ad Agata per ascoltarla): E’ magnifico! e perché non l’ha messo nella nostra commedia?

Agata: Perché non sarebbe stato credibile. Lui aveva solo 18 anni

Camilla (si avvicina e si siede): Ma allora era solo un ragazzo!

Agata: Tu chiamalo come preferisci, io ho preferito portarmelo a letto.

Davide (si siede accanto a Giovanni): E come andata a finire?

Agata: Dopo qualche tempo ho scoperto che se la intendeva con il figlio della portiera.

Carlotta (si siede accanto a Camilla): La solita storia gay. Ma tuo marito come ha fatto a scoprire che lo cornificavi?

Agata (gira intorno al gruppo dei suoi personaggi che l’ascoltano). Il fratello di mio marito teneva un diario, rilegato in pelle, un diario dei nostri momenti più intimi, dei nostri amplessi. Con tutti i particolari, pieno di disegni. Lo trovava molto romantico.

Una sera mio marito chiede in prestito un libro a suo fratello e quello non gli va a dare il suo diario scambiandolo per il libro di Alberto Moravia rilegato in pelle?

Ero accanto a mio marito quando ha cominciato a leggerlo. Ha avuto una metamorfosi,… una trasformazione fisica, come quando la luna piena appare in un film di licantropi.

Mario Ecco dove l’ha presa l’idea del diario!

Giovanni: E lei cos’ha fatto?

Agata: Che potevo fare? Prima ho negato poi ho dovuto cedere all’evidenza.

Giovanni: E suo marito?

Agata: Dapprima ha tentato di uccidersi buttandosi in mare ma non è riuscito ad andare a fondo. In compenso è stato ferito da una medusa. Lo ha toccato proprio nelle parti basse e gli è gonfiato … sembrava diventato un toro da monta. Quando è riemerso mi sembrava un altro che quasi mi sono di nuovo innamorata di lui, ma poi l’effetto è svanito e ci siamo lasciati (si lascia cadere sulla sedia).

Mario (viene al centro del gruppo): Invece, la mia con Mary non è stata una relazione. È stata una botta e via. Alla nostra festa di capodanno erano tutti giù a bere e a cantare, ho incontrato Mary di sopra, davanti al bagno. Mi ha chiesto se c’erano dei cotton fioc, siamo entrati a cercarli, ho chiuso la porta e abbiamo fatto sesso.

Davide: Perché aveva bisogno dei cotton fioc? (si alza e va dietro le sedie)

Camilla: Che importanza ha?

Giovanni: Chi se ne frega dei cotton fioc! (si alza anche lui e va dagli altri)

Anche Agata si alza e si mette a scrivere appunti sedendosi sul bordo del palcoscenico.

(luce su Mario e Gemma)

Gemma: Erano mesi che vi facevate gli occhi languidi.

Mario: Era una tua fissazione, sei tu che facevi gli occhi languidi a suo fratello.

Gemma: Se fossi stato più attento, avresti capito che non era Salvatore che mi interessava.

Mario: Ah, no?

Gemma: Se avessi voluto fare un peccatuccio l’avrei fatto con Sandro Belli.

Mario: Sandro Belli? L’agente immobiliare?

Gemma: Sandro Belli sa come far risvegliare la sessualità di una donna.

Mario: Che vuoi dire.

Gemma: Niente.

Mario: Avresti fatto una botta e via con Sandro Belli?

Gemma: No.

Mario: Ah, bene.

Gemma: Abbiamo avuto un lungo idillio.

Mario: Hai avuto una storia con Sandro Belli?

Gemma: Sì, l’ho avuta.

Mario: Allora confessi!

Gemma: Visto che ci stiamo dicendo tutto, voglio essere onesta.

Mario: Ma se un attimo fa hai detto “se mai avessi voluto fare un peccatuccio” intendendo che non l’avevi fatto.

Gemma: Non posso più vivere nella menzogna. Con tutto il rispetto per te, con Sandro Belli ci sono stato a letto.

Mario: Via con il Belli? ma non farmi ridere!

Gemma: Ti ho sempre voluto bene, Mario, lo sai. Che può fare una donna, quando l’amore svanisce, quando la passione si spegne ma ancora nutre dell’affetto e del rispetto per il marito? Lo tradisce.

Giovanni: Ecco, è proprio quello che io stavo cercando di spiegare a Carlotta.

Mario: Quante volte sei stata con Sandro?

Gemma: Ti cambia qualcosa sapere il numero?

Mario: Sì, sono un fiscalista.

Gemma: Beh, allora diciamo che non sono mai andata dall’analista.

Mario: Vuoi dire che l’hai fatto tutti i mercoledì e i venerdì?

Gemma: Il dottor Musatti non esiste.

Mario: E io che pensavo che tu stessi guarendo dalla depressione.

Gemma. Era vero!

Mario: Ma i cento euro all’ora?

Gemma: Servivano per la stanza d’albergo.

Mario: E io ho pagato due volte alla settimana, per un anno, la tua stanza d’albergo con Sandro Belli?

Gemma: Non ti è parso strano che fosse l’unico psicanalista a non andare in vacanza d’agosto?

Davide: E’ la loro vita che è una commedia, altro che la nostra!

Carlotta: Commedia o tragedia?

Giovanni: Perché tragedia?

Carlotta: Non ti fanno pena due persone che si sono amate, che ancora si vogliono bene ma non sentono più la stessa attrazione, la stessa passione di prima?

Camilla: Non è facile conservare l’attrazione iniziale.

Davide: E’ vero, poi subentra l’abitudine e il sesso viene sostituito da altro: l’affetto, i figli, o simili stupidaggini.

Mario: E ancora continua la storia con Sandro?

Gemma: No. Ricordi che alcuni mesi fa ha avuto una commozione cerebrale?

Mario: Sì. E adesso non è più lo stesso. Che gli è successo?

Gemma: Lo specchio sul soffitto, sopra il letto, gli è caduto addosso.

Mario: Oddio! A lui! Non a me!

Davide: Ecco perché sono personaggi da commedia, perché sono patetici. Non hanno statura tragica. Lui chi è? Un fiscalista. E lei una casalinga. Non sono Amleto, il principe, o Medea, la regina.

Mario: Oh per favore! Non bisogna mica essere principi per soffrire. Ci sono milioni di uomini là fuori che si torturano come Amleto. Io sono un Amleto al Prozac.

Gemma: E ci sono milioni di donne gelose come Medea.

Agata si alza

Agata: E allora quale è la conclusione? Che ognuno ha i suoi oscuri segreti, le sue voglie, la sua sessualità, le sue inconfessabili tendenze. E che per sopravvivere non ci resta che perdonare.

Ed è proprio in questa direzione che dovrebbe andare la nostra commedia. Giovanni ha preso una piccola sbandata per la cognata. Diciamo che anche Carlotta e Davide hanno avuto una notte di passione e alla fine tutti ammettono i loro reciproci e patetici tradimenti e si perdonano a vicenda.

Camilla: Ma sì! Così il pubblico si diverte, noi facciamo finita con questa vita squallida, ci diamo un bacetto e facciamo pace.

Agata: Forse è vero: il perdono darebbe un po’ di spessore e di umanità a questa mediocre farsa di sesso e corna.

Carlotta: Agata ha ragione. Chi sono io per arrogarmi il diritto di giudicare, di gettar via anni d’amore, d’intimità e di affetto, solo perché mio marito dentista ha trapanato mia sorella?

Camilla: E’ vero. Noi diventeremo diversi, saremo capaci di perdonarci. Finché c’è vita c’è speranza.

Davide: Che differenza c’è tra perdonarsi e ignorare, non sapere la verità?

Agata: E’ una questione di statura morale, di grandezza d’animo: il perdono è divino.

Camilla: Forse è la stessa cosa, ma suona meglio.

Agata: Sì, mi piace! Perché è divertente ma anche malinconico, patetico. Ma soprattutto è commerciale, molto commerciale. Venite, andiamo nel mio studio voglio scrivere subito, a caldo, il secondo atto. Sento che il mio blocco creativo sta finendo. La parola chiave è: commerciale, pardon, scusate volevo dire: perdono! La parola chiave è perdono!

Musica: Escono Agata con i suoi personaggi Giovanni, Carlotta, Davide e Camilla.

Rimangono da soli Mario e Gemma

(Mario e Gemma si danno le spalle – luce su di loro) Finisce la musica…

Mario: Io non credo di poterti perdonare Gemma.

Gemma: Neanch’io.

Mario: Anche se capisco che la signora Agata  ha ragione: è una scrittrice che sa andare in profondità.

Gemma: Il perdono è facile nei romanzi, dove l’autore può manipolare la realtà. E come dici tu. Agata è un’abile artigiana.

Mario: Non riesco a credere che tu abbia avuto una lunga relazione con Sandro Belli. Non è che lui ha voluto vendicarsi dell’ispezione fiscale che ho fatto alla sua agenzia immobiliare?

Gemma: Tu non c’entri proprio niente Mario, non ci sei sempre tu al centro dell’universo.

Mario: Sono stato davvero un marito così poco romantico?

Gemma: Diciamo che col passare degli anni hai smesso di esserlo.

Mario: Ma non possiamo fare come i personaggi della commedia di Agata?

Gemma: Loro sono personaggi immaginari, possono essere riscritti, le loro vite possono essere cancellate per poi ricominciare, ma quello che ci siamo detti e che abbiamo fatto noi due non potrà mai essere cancellato.

Mario (si volta verso Gemma): Il tragico è che ti voglio ancora bene.

Gemma (anche lei si volta): E io voglio bene a te. Ma questo è patetico non tragico.

Mario: Se prendessi quel fucile e ammazzassi prima te e poi me, potrei riscattare noi due e le nostre infedeltà con un gran gesto.

Gemma: Non sei il tipo, Mario. I fiscalisti, per riscattarsi, non si suicidano, ma spariscono per poi riapparire alle isole Canarie.

Mario: Che cosa vorresti fare?

Gemma: Che possiamo fare? Fare una croce sopra tutti i lati negativi del nostro matrimonio e perdonarci, oppure divorziare.

Mario: In questa stanza - Gemma ricordi? - abbiamo fatto l’amore per la prima volta. Perché non ricominciamo?

Gemma: Ricominciare funziona meglio nei romanzi.

Mario: La nostra vita ha sempre bisogno di qualcosa di romanzesco, vivere troppo nella realtà è molto sgradevole.

Gemma: Beh… forse ora che ci siamo detti tutta la verità…(si sentono le oche) Che cos’è questo starnazzare?

Mario: (guardando alla finestra verso il giardino) Guarda quante oche!

Gemma: (si avvicina a lui) Che strano! Non c’erano le oche quando abitavamo qui.

Mario: E’ un segno del destino.

Gemma: Di che?

Mario: Di un nuovo inizio, di oche dove non ci sono mai state oche. Questo è un giorno pieno di segni, pieno di scrittura, di personaggi, di letteratura. Il poeta che batte nel petto di questo fiscalista si è manifestato e io ho aiutato Agata Cristiani a scrivere un finale appassionante per la sua commedia. Solo io e tu restiamo irrisolti, indecisi e confusi, stavamo cercando un segno, un modo per ritrovare la musica nel nostro rapporto ed ecco, all’improvviso. Uno starnazzare di oche.

Gemma: Tu lo leggi come un segno del destino?

Mario: Ma non capisci Gemma? Non senti quello che stanno cercando di comunicarci? Sai cosa fanno le oche? Le oche si accoppiano per tutta la vita, per sempre.

Gemma: Anche le oche sono adultere?

Mario: Se lo sono, in un modo o nell’altro si mettono d’accordo. Tutto rientra nel disegno della natura.

Gemma: Forse mio marito è davvero un poeta prigioniero nel corpo di un fiscalista.

Starnazzano le oche. Mario e Gemma si abbracciano Musica e sipario.

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