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ALADINA

di

Salvatore Macri

Autore Posizione SIAE 184727 - Codice Opera SIAE 904626A

mail: macrisa@libero.it - anno 2012

PERSONAGGI:                                

Aladina                    D                           

Felice                                       U           

Perfida                    D                           

Cuoco Grasso                      U           

Genio                                      U

                                                                                                                                                                                                                     

 


 


Aladina                          (entra nella penombra, portando un leggero velo sul viso e una piccola cuffia in testa che lascia intravedere i capelli; si mette avanti alla sedia A, vuota e illuminata da uno spot, rivolgendosi a essa come se ci fosse qualcuno seduto) Permesso? Grazie per avermi aperto, non mi sarei permessa di entrare senza consenso… sono venuta per quel lavoro… sì, sono libera, indipendente… ah… ecco, forse per voi non è molto facile pronunciarlo… il mio vero nome è Ala Al-Din Ebn Ahmed… no, non abbiamo un vero cognome… scusate… di solito scrivono ”Ebn Ahmed”, in quella casella. Ecco… Aladina Ebnamed… lo farò… vedete, conosco la vostra lingua, quando riuscirò ad avere la cittadinanza, allora sarà perfetto… scusate… ma voi offrite un posto di lavapiatti… ho esperienza ed anche un benservito… sì ce l’ho… tre mesi fa! Posso anche fare la cameriera, servire alimenti… lo so che non vi serve, ma sono brava anche nelle preparazioni, in cucina… le torte! Sì, la so fare… e conosco anche i nomi dei vini italiani… no, la religione dei miei padri lo vieta, non c’è una tradizione… no, non più… la mia religione ora è il lavoro… grazie, grazie!

(si spegne lo spot sulla sedia vuota e se ne accende un altro sulla sedia successiva, dove siede Felice)

Felice                             (leggendo da un foglio che ha tra le mani) Accomodatevi, Aladina… ho avuto la vostra scheda… dobbiamo approfondire qualche cosa…

Aladina                          (si gira verso questa sedia) Scusate, questo significa che il primo colloquio… è andato bene?

Felice                             Lo avete superato… ora dovete parlare con me, e voglio parlare chiaro con voi… mi dovete convincere che non siete una sguattera ladra!

Aladina                          Sono una sguattera… ma non ladra… non posso esserla… lo so che sarò sorvegliata, forse anche con la videocamera… non posso permettermi il lusso di rubare.

Felice                             Ruba non solo chi porta via delle cose non sue… ruba chi mangia il cibo degli altri… ruba chi comincia a dire che è stanca e si vuole riposare… ruba chi non previene le necessità dell’azienda!

Aladina                          Grazie… ma sapete… io mangio solo quel poco di avanzi che vengono nei piatti da lavare… mentre li pulisco… e se non ce ne saranno, berrò l’acqua della fontana… in piedi, senza fermarmi. Poi… se ci sarà qualche volta un momento in cui non ci sono piatti da lavare, pulirò il lavandino… a terra… sistemerò i detersivi… non ne consumo molto, sapete? I piatti che pulisco sono lucidi e sgrassati, li faccio solo col detersivo che basta, niente di più.

Felice                             Dovrete stare in piedi dodici ore il giorno! Ci riuscirete? La scheda dice che adesso non lavorate… io non credo che resisterete!

Aladina                          Avete ragione… la scheda dice il vero, non ho lavoro. Ma non dice che rimango in ozio dodici ore il giorno, invece di lavorare… il lavoro l’avevo e l’ho perso… facevo le pulizie di casa a una signora… che ha cambiato città.

Felice                             E non avete pensato di trovare altre clienti?

Aladina                          Sicuro! Oh… scusate… volevo dire che avete ragione, ci ho provato, ma a causa del mio nome… della mia origine… non mi accettano in casa. La signora che mi faceva lavorare era di origine araba anche lei… non ne trovo più…

Felice                             E che facevate, da lei?

Aladina                          Scusate, era scritto nel benservito… si è perduto, per caso?

Felice                             C’era un foglio, qui, ma era scritto in arabo! L’ho buttato via! E comunque, rispondete!

Aladina                          Sì, subito, vi prego, non vi arrabbiate, io facevo tutto, lavavo i piatti, stiravo, pulivo i pavimenti, il bagno, le finestre, mi occupavo della spazzatura, cucinavo anche… ed è stata la signora che mi ha fatto fare la verifica sanitaria, per essere sicura che io fossi idonea.

Felice                             Quante persone c’erano in quella famiglia?

Aladina                          C’erano lei e il marito… ma molto spesso anche degli ospiti, e la cucina araba è laboriosa… poi ci sono anche le preparazioni che portano via molto tempo…

Felice                             Voi avete un tono di voce… fastidioso… sembra che vi lamentiate sempre! Questo non va!

Aladina                          Scusate. Cercherò di parlare meno.

Felice                             Ecco, provateci! E’ importante non deprimere o… scontentare i nostri chef! Voi… se avrete il lavoro, dovrete andare in posti diversi, dove ci sia bisogno di un rinforzo… è chiaro?

Aladina                          Sì, va bene.

Felice                             E non dovrete scontentarli! Qualunque cosa vi chiedano la dovrete fare, senza esitazioni… mi avete capito o devo essere più chiaro?

Aladina                          Io… nessuno si chinerà su una sguattera lavapiatti, credo…

Felice                             Ma se qualcuno lo facesse… voi dovrete assecondarlo… prevenirlo… è chiaro? Un rifiuto… che dico… un’esitazione, vi causerebbe una multa, almeno un mese di salario!

Aladina                          Io ho bisogno di lavorare… non ci saranno multe, per me.

Felice                             Il lavoro è di dodici ore il giorno, tutti i giorni e un giorno di riposo ogni due settimane… il salario non è gran che, voi avete un’idea di quanto vorreste?

Aladina                          Non ho grandi esigenze… solo il cibo e qualcosa per coprirmi d’inverno… poi le scarpe… sogno di potermi comprare delle scarpe comode… ho una malformazione alle piante dei piedi, adesso lavoro con calze e pantofole… altrimenti sento male.

Felice                             Che cosa? Non vi permettete neppure di pensare a lavorare con indumenti trasandati! Fatemi vedere cosa indossate adesso!

Aladina                          Ecco… (alza un poco il vestito ed espone delle scarpe da ginnastica)

Felice                             Queste vi fanno male?

Aladina                          Non molto… però con queste mi devo riposare almeno cinque minuti ogni paio d’ore… poi riprendo subito.

Felice                             Questo è un punto a vostro sfavore… siete fidanzata, avete un amante?

Aladina                          No, sono sola… completamente sola da un anno… la mia famiglia non c’è più, e da allora mi mantengo da sola, non ho proprietà, non ho beni, dormo in una casa per studenti, siamo quattro ragazze in una stanza… ho solo una valigia, con biancheria e vestiti.

Felice                             Quindi se voi poteste dormire nel locale… potreste lavorare anche un poco in più, con lo stesso salario?

Aladina                          Non ho grandi cose da fare, se non tenermi pulita e lavare i miei vestiti… ogni tanto leggo un libro o ascolto musica con la mia radiolina… non m’interessa passeggiare o andare a ballare, come fanno le occidentali… perché no? Stare senza lavoro mi annoia!

Felice                             E allora cosa cercate dalla vita? Il vostro sogno è forse solo quello di pulire piatti?

Aladina                          So che non posso influire su quel che mi verrà… non so se domani sarò viva o morta, chi incrocerò, che canto mi verrà in mente… vivo, spero e aspetto, con fiducia, che sorga il sole anche per me… fino allora… non mi muoverò, non camminerò al buio.

Felice                             Bene… vi faremo sapere.

(si spegne lo spot su Felice)

Aladina                          Chissà… forse sfuggirò alla maledizione della miseria… davvero non ho grandi esigenze… se non quella di sognare che un giorno anch’io avrò una famiglia… ma soprattutto qualcuno che mi voglia bene… qualcuno che non si ritragga di fronte ad una timida carezza di una… orientale. Se avessi denaro, potrei prendere un treno… ma non servirebbe a niente tornare nella mia patria, ormai sarei una “diversa” anche lì… non ho più legami con la mia terra, se non il ricordo di quando ero piccola… ricordo che camminavo a piedi nudi sulla sabbia… era piacevole… scottava un poco… il sole era di fronte a me e si sentiva il rumore del mare… camminavo verso l’acqua… avevo le braccine levate… una delle mie mani era tenuta da un’altra mano piccola e delicata e l’altra era intrecciata in una presa più forte… era molto più grande della mia… dove saranno, ora, quelle mani? In quale dimensione? Sono sicura che si tendono ancora verso di me… ed io non le vedo, non le posso toccare! Mama… baba, dove siete adesso? Aiutatemi… io non so se ci sia davvero Allah o un altro dio… lui non l’ho mai visto… ma voi sì, mi avete cullata, mi avete baciata… mi avete aiutato a entrare nella vita… non mi lasciate, ora… vi prego! Ecco le mie mani… se io non riesco a vedere le vostre… siate voi a venirmi incontro, vi prego… aiutatemi! (cade in ginocchio, con le mani tese verso l’alto)

(si accende lo spot su Perfida)

Perfida                          (leggendo da un foglio che ha tra le mani) Venga il trentotto! Aladina, sbrigatevi! Ma… che state facendo? E che portate addosso? Non mi fate perdere tempo! Via quel velo, via la cuffia! Che roba medievale… mi meraviglio che siate arrivata fino a me!

Aladina                          (si alza velocemente ed esegue)

Perfida                          Voi volete lavorare… il nostro ufficio ha tante occasioni per una come voi, ma dovete dimenticare tutto! Ci servono solo le vostre mani e il vostro cervello!

Aladina                          Scusate… avete proprio detto “le mani”?

Perfida                          Senti, bellina… tutte quelle prima di te le ho mandato via anche per meno… svegliati o caccio via anche te! Fammi vedere le mani! Stendi le braccia verso di me, tendi bene le mani… come se io le dovessi afferrare… dorsi in alto… svelta!

Aladina                          (distende le mani, tremanti, verso Perfida)

Perfida                          Oh, finalmente… niente smalto e una bella pelle, tutta rugosa… quel che cercavo! Domani mattina ti presenterai al ristorante “Rosa Nera”, in via Colombo, vicino al teatro… sai dov’è?

Aladina                          Sì, signora… io abito nella Casa dello Studente, lì vicino.

Perfida                          (scrivendo qualcosa sul foglio) Abitavi… portati la tua roba, avrai una branda in un sottoscala e un armadietto con la chiave. Dopo una mezza giornata per sistemarti, comincerai a lavorare… e smetterai quando tutti saranno andati via dalla cucina. Tutti i giorni sarai l’ultima a uscire da lì, dopo aver lavato il pavimento; il tuo salario sarà una percentuale delle mance che lasceranno in sala, potrai mangiare gli avanzi, bere l’acqua del rubinetto… e avrai l’assistenza medica in caso d’incidenti o malattia… mezza giornata di riposo ogni due settimane… le altre cose te le diranno loro… tutto chiaro? Ti va bene?

Aladina                          Sì, signora, grazie, va benissimo… adesso posso abbassare le mani?

Perfida                          (guardandola sorpresa) Puoi… sì, ora ho capito come sei riuscita ad arrivare fino a me… se ti vuoi tenere questo lavoro, continua a comportarti così, con la massima obbedienza… è chiaro? Ora vattene! Venga il trentanove!

(si spegne lo spot su Perfida)

Aladina                          Mama… baba… vi siete forse vestiti con la pelle di quella donna? Avete fatto questo… vi siete abbassati tanto… per me? (guardandosi le mani) Una volta voi li toccavate… stavate per toccarli anche poco fa… grazie, sapete quanto vi sono grata… (musica orientale in sottofondo)

(spot sul lavandino, dove si trova una pila di piatti da lavare)

Aladina                          Si comincia… via! (comincia a mettere i piatti nel lavandino simulando il lavaggio)

Cuoco Grasso             (prende posto sulla sua sedia, si accende lo spot su di lui) Sguattera! Ho bisogno di te!

Aladina                          Ditemi signor cuoco, che cosa posso fare per voi?

Cuoco Grasso             Ho bisogno di un’oliera… speciale! E’ in fondo al magazzino, l’ho messa tanti anni fa sull’ultimo scaffale… quando riuscivo ancora a entrarci… ora non posso più passare, andrai tu a prenderla per me!

Aladina                          (asciugandosi le mani) Va bene, sono pronta… vi serve solo quella?

Cuoco Grasso             Sì… ma stai attenta… oltre questa porta (indica la praticabile sul fondale munita di un grosso lucchetto, che va ad aprire con una sua chiave) ti troverai in un ambiente strano… non toccare nulla… sono gli oggetti dimenticati qui dai clienti, mai più richiesti… vedrai macchine fotografiche, borsette di coccodrillo, collane di perle di grande valore, scarpette di marca, cappelli firmati, tanti orecchini e anelli d’oro, spille e bracciali di marca, accendini d’oro e preziosi orologi… non toccare nulla! Vai sempre diritta… sull’ultimo scaffale ci sarà lei… l’oliera d’ottone della mia gioventù… portamela qui fuori… sbrigati!

Aladina                          Subito, signor Cuoco!

(si accendono le luci nel Magazzino del Cuoco e si rendono visibili gli scaffali con gli oggetti precedentemente descritti mentre il Cuoco apre completamente la porta)

Aladina                          (entra per la porta e si sofferma a guardare) Ma che meraviglie… io non ho mai visto oggetti simili!

Cuoco Grasso             Sbrigati! Non ti fermare, stupida!

Aladina                          Sì… vado… ma che belle collane… questa borsa! E quest’ombrellino di pizzo… deve averlo fabbricato Allah in persona!

Cuoco Grasso             Non prendere niente! E sbrigati… o ti chiuderò lì dentro e morirai di fame!

Aladina                          Va bene… (avanza fino al fondo del Magazzino) Toh… e questo che cos’è? Forse è proprio la vostra oliera… ma è davvero sporca… si vede che non è stata mai pulita! Ah… qui c’è un detersivo che non ho mai visto… specifico per prodotti di ottone… proprio quel che ci vuole! (prende oliera e detersivo e torna indietro, ma a un certo punto si blocca) Non ce la faccio più a passare!

Cuoco Grasso             Sporgi la mano in avanti… passami l’oliera! (infila un braccio nella porta, ma non riesce a raggiungere Aladina) Hai preso qualcosa con te, brutta sguattera! Posa tutto… e dammi l’oliera… o ti chiudo lì dentro per sempre!

Aladina                          Va bene… ma… sareste davvero capace di chiudermi qui dentro… per farmi morire?

Cuoco Grasso             Lo farò, se non ti sbrighi!

Aladina                          Ho paura… che appena avrete quel che volete… mi chiuderete dentro lo stesso!

Padrone                       (entra e viene in seguito illuminato da uno spot) Tu, cuoco… ti sto cercando da mezz’ora! Che ci fai, qui, invece di lavorare in cucina? Chi ti ha dato la chiave di questo magazzino? Te la sei presa per rubare… ladro! Ti avevo avvisato… e questa è la goccia che fa traboccare il vaso! Sei licenziato! Vattene, non ti voglio più vedere!

Cuoco Grasso             (chiude la porta praticabile) Padrone… stavo cercando di prendere una cosa mia…

Padrone                       Qui non c’è niente di tuo, ladro! E questo è un deposito di oggetti che non c’entrano col tuo lavoro! Tu… stavi cercando di rubare! Fuori dai piedi, immediatamente, se non vuoi che chiami la Polizia!

Cuoco Grasso             Solo un momento, padrone, solo il tempo di far uscire…

Padrone                       Di qui non esce niente! Via subito, ti ho detto! Dammi il lucchetto e vai fuori dal mio ristorante… (chiude il lucchetto, poi prende il Cuoco per un braccio e lo porta fuori)

Aladina                          (muove la bocca come se chiedesse aiuto, e picchia sulla parete semitrasparente dall’interno fino a quando i due non escono) Non mi sentono… nessuno mi sente… sono anche andati via… non ce la farò mai ad aprire quella porta dall’interno… dovrò morire qui dentro… e tutto perché volevo dargli l’oliera pulita… è anche vuota… non potrò mangiare niente, non c’è neppure da bere, qui… tanti tesori, abbandonati, inutili… eccovi… a cosa servite? Perché la gente vi desidera, se chi ora vi possiede morirà di fame? Avete mai dato qualcosa a qualcuno, oggetti tronfi ed egoisti? Siete come le Piramidi del deserto… belli di lontano, ma dentro… avete profumo di morte… inutili oggetti, per i quali la gente si uccide… e non servite a niente! (si siede a terra) Risparmierò le forze… forse mi verranno a cercare… domani… quando vedranno i piatti sporchi… forse mi licenzieranno… ma non è stata colpa mia, ecco… farò vedere che non sono stata inoperosa… pulirò quest’oliera… mi aiuterà anche a far passare il tempo… e forse mi perdoneranno! (comincia a strofinare l’oliera)

(si accende lo spot del Genio sul palco e si spegne gradatamente mentre egli sta parlando)

Genio                            Strofina più forte…

Aladina                          Io… ho sentito… non capisco, ma va bene, padrone… farò più forte…

Genio                            (in piena luce, mentre Aladina continua a strofinare)

                                         Ora va bene, sono ridestato!

                                         Mi sento bene ed or posso operare,

                                         con tante grazie a te che hai strofinato…

                         basta così… ora ti puoi fermare!

Aladina                          Sì, padrone… ma… tu riesci a sentirmi, da lì fuori? Da dove vieni? Dov’eri poco fa? Io… non ti ho visto… mi puoi aiutare a uscire da qui? Qui non c’è nulla, la porta è pesante e di dentro non c’è la maniglia… morirei di fame, e devo anche lavorare…

Genio                            Cara Aladina… non sono il tuo padrone,

                                          tu mi possiedi, come questa oliera;

                                          ora sei diventata tu la mia padrona…

                                         parla e domanda, con te sarò sincero!

                                         Quando mi vuoi, strofina con la mano

                                         quest’oggettino, che pur sembra d’ottone;

                                         è la mia casa, è più di un talismano…

                                         è d’oro puro, lo fece uno stregone!

Aladina                          Ah! Ecco perché il Cuoco la voleva… come ti chiami?

Genio                            Io son tuo servo, e tu sei mia Padrona,

                                         chiamami Genio dell’Oliera Gialla

                                         quella è, per me, come una tua corona

                                         è di potenza segno, che non falla!

Aladina                          Allora… Genio dell’Oliera… apri quella porta!

Genio                            Il tuo comando è chiaro ed eloquente,

                                         e ciò che vuoi, io presto te lo dono;

                                         per il tuo servo, non ci vuole niente!

                                         Eccoti accontentata, mia Padrona! (si alza, sfila il lucchetto come se fosse aperto, e apre la porta)

Aladina                          (uscendo) Grazie… mi hai ridato la vita! Ma adesso… sono in ritardo con la pulitura dei piatti… mi multeranno… o mi licenzieranno!

Genio                            Non si rattristi chi mi tiene in pugno…

                                         Io posso intervenire, se comandi,

                                         pulendo dov’è sugo e dov’è sugna,

                                         facendo tutto lucido e brillante!

Aladina                          Sì, per favore, dammi una mano! Io ho perso molto tempo, lì dentro… e non riuscirei a dare i piatti puliti ai camerieri, quando li vogliono!

Genio                            (andando al lavandino e rimettendo i piatti in pila) Di cosa si parlava, mia padrona?

                                         Ciò ch’era sporco, ora è pulito e asciutto!

                                         Rimane solamente un pentolone,

                                         i piatti ormai sono puliti tutti!

Aladina                          Ma questo è… un miracolo! Come fai? Dove prendi questo potere?

Genio                            Questo potere è nato con me stesso,

                                         libero fui, adesso ho dei confini;

                                         da un negromante nell’oliera messo,

                                         costretto ad obbedire a chi strofini!

                                         Ma un giorno finirà la mia prigione;

uno soltanto è il mezzo e la maniera:

libero tornerò se il mio padrone,

mi donerà per sempre quell’oliera!

Aladina                          Incredibile… chissà quanti anni hai… senti… tu hai detto che puoi realizzare i miei desideri… io… ho bisogno di qualcosa… un paio di scarpe… comode… che non mi facciano male!

 Genio                           Quello che chiedi è invero poca cosa!

                                         Padrona mia, distendi la tua mano;

                                         prendi le scarpe, son petali di rosa,

                                         con esse i piedi tuoi torneran sani!

(si accende uno spot su una sedia, dove c’è un paio di scarpe)

Aladina                          Io non so come fai… sei davvero un genio! (mentre parla, va a misurare le scarpe e le prova) sono leggere… e morbide… sembrano davvero fatte con petali di rosa… e mi vanno anche bene… che bello… cammino come nei sogni, i piedi funzionano… non le sento neppure! Potrei saltare… correre… grazie, Genio! Hai lavato i piatti per me… ora mi hai donato queste scarpe… io non so… vorrei chiederti tante cose… ma non so neppure che vorrei…

Genio                            E invece tu conosci i tuoi bisogni,

                                         le cose ascoste in fondo nel tuo cuore,

                                         quelle che sempre ad occhi aperti sogni:

                                         il desiderio tuo si chiama amore!

Aladina                          E’ vero… io vivo come un cane, sento affetto per gli altri e ne ricevo anche un poco, qualche volta… ma l’amore è diverso… solo che io non amo nessuno… il mio cuore è arido e freddo, nessuno mi ha mai voluto, sono sempre stata considerata diversa… pericolosa, inaffidabile!

Genio                            Ma tu conosci amore, mia padrona!

                                         Lo sai come fa battere il tuo cuore,

                                         ti fa sentire dentro dolce e buona…

                                         se pensi a un giovanotto o ai genitori!

Aladina                          Nessun giovanotto… e te lo posso dire… mi piacerebbe essere amata… ma la purezza e l’intensità di come mi volevano bene i miei genitori… non la uguaglierà nessuno! Ti dico una cosa, ascoltami… ero piccina… mia madre mi teneva sul suo petto, ci guardavamo in silenzio e i nostri volti si sfioravano… poi lei si avvicinava ancora di più al mio viso… tanto vicina che la sentivo più che vederla… avvertivo il suo sorriso mentre cominciava a intrecciare le sue ciglia con le mie… e poi batteva le palpebre… facendomi il solletico… mi piaceva tanto… cercavo anch’io di fare lo stesso con lei… ma non ci riuscivo, scoppiavo a ridere prima…

Genio                            Tu… essere mortale, che fortuna…

                                         chi come me non può conoscer morte,

                                         queste dolcezze giammai ne ha avute una,

                                         perché son nato solo dalla sorte!

Aladina                          Dunque sei nato… sei stato creato senza una madre… sai… io la ricordo bene, lei ed anche mio padre… nella mia vecchia patria, prima che l’abbandonassimo… ero ancora piccola… come mi mancano, sento per loro tanto bene… siamo stati separati da un giudice cattivo, non so più dove siano… se sono ancora insieme… se mi cercano! Che cosa dici, secondo te, si ricordano della loro figlia?

Genio                            Come potranno mai non ricordare

                                         un individuo pensante generato?

                                         Un essere da crescere e allevare,

                                         che con la loro unione si è formato?

Aladina                          Già… ed io come potrò mai dimenticarli e rivolgere il mio amore ad altri? No… senti, Genio… io ti voglio chiedere una cosa, adesso… ma non so se potrai… se non ce la facessi, invoca anche tutte le potenze del cielo e della terra, fai che io possa ricongiungermi a loro! Voglio e ti chiedo… con tutta la forza del mio amore… che io li raggiunga o che loro vengano da me! Voglio vivere per sempre con loro!

Genio                            Non posso che obbedire al tuo comando,

                                         dolce padrona, cara amica mia…

                                         ma è doloroso quel che mi domandi,

                                         e mai ritornerai su questa via!

                                         Io… provo affetto mai sentito prima,          

                                         il cuore mi si torce dentro il petto,

                                         inusitato dolore ora mi opprime…

                                         ma se vuoi star con lor, che ciò sia fatto!

Aladina                          Grazie Genio… dove sono? Non li vedo ancora?

Genio                            Ciò che non vedi ancora, mia diletta

                                         avrai ben presto, solo qualche istante…

                                         Si sta compiendo ciò che ti ho predetto,

                                         anche con te, le mie speranze infrante!

                                         Ti prego, dammi un cenno d’amicizia,

                                         non oso domandare più di tanto…

                                         A tutti è mio destino dar letizia,

                                         ma sono condannato a stare affranto!

Aladina                          Dai, non essere triste… mi hai fatto… mi stai facendo felice! Vuoi un segno di amicizia? Forse… ecco, ti regalo l’Oliera! Così sarai finalmente libero, non avrai più padroni… potrai fare tutto… ehi, mi sta venendo sonno! Mentre mama e baba vengono, mi stenderò un poco… (esegue) che dicevo? Ah, sì… che potrai fare tutto quel che vuoi… forse anche… trovarti qualcuna… per non vivere… che sonno… per non vivere più da solo… che dicevo? Sì… per innamorarti anche tu… (si rilassa sul pavimento; lo spot su di lei si spegne)

Genio                            Eccomi libero… ma… che ne faccio di questa libertà… ora? Non ha capito che l’amavo… e sono stato costretto ad accontentarla… povera Aladina… l’unica persona, l’unico essere umano che ha saputo parlare al mio cuore… l’ho dovuta uccidere! Se potessi, la seguirei… ma veleno e pugnali non hanno presa su di me… (prende l’Oliera e la leva in alto) ma forse qui c’è il segreto del mio futuro … e della mia pace… (mette l’Oliera per terra, e alza un piede, come a volerla schiacciare) della mia pace… per sempre! (si spegne l’ultimo spot, lasciando il palco al buio, prima che il Genio cali il piede)

Fine

                                        

                                        

                                        

                                        

                                        

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