Albergo Splendor (Storie di donne sole)

due

ALBERGO SPLENDOR

(Storie di donne sole)

Commedia in 2 tempi di

RENATO FIDONE

P E R S O N A G G I

ANTONIO QUARTARA/portiere

MARA/sua moglie

LISA/sua figlia

TONY LAMONACA/miliardiario

MARIO/suo figlio

ALFIO DE CARO/pensionato

ROSA/sua moglie

CARLO/suo figlio

MIRIAM GENTILE/insegnante di musica

ALFONSO BASILE/ragioniere

DON LUIGI PACE/sacerdote

DANIELA CANNATA/giornalista

Eil 20 settembre del 1988 in Sicilia Ogni riferimento a fatti o a persone puramente casuale e dettato dalla fantasia dellAutore.

Finita di scrivere il 29.10.2013 in Scicli (Rg) - Tutti i diritti riservati e tutelati dalla SIAE

Renato Fidone, via Lido 47, 97018 SCICLI (Rg) - 333.6016300 0932.937912/0932.830008 fidoner@tiscali.it - fb

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ALBERGO SPLENDOR

(Storie di donne sole)

di Renato Fidone

PRIMO ATTO

La scena.Linterno di una portineria di un ex albergo. Una grande porta a vetri in cui un tempo cera scritto, Albergo Splendor , il fondo, lascia intravedere delle scale che vanno verso i piani superiori e le persone che vi transitano. Tale porta servir da comune. Unaltra porta si trova a sinistra della scena, per chi guarda, conduce allinterno dellabitazione. Qualche quadro, un divano, qualche sedia, un tavolinetto per giocare a carte, con abautjour. Accanto alla vetrata,sulla destra, una vecchia consolle telefonica, disattivata, con dei cavi telefonici che si inserivano nel quadro generale per smistare le varie comunicazioni. Si nota che il tutto, ambiente e mobili, hanno una notevole vecchiaia. E domenica 20 settembre, del 1988.

****************

E in scena Mara, sta preparando il tavolo da gioco, con molta cura, bottiglie di liquore, specie lAmaro Siciliano, bicchieri, un capiente portacenere. Suona il campanello e Mara va ad aprire. Ritorna seguita da Rosa e Alfio.

ROSA : (sui 55 anni, un donnone, mentre il marito Alfio, piccolo di statura, ex ferroviere, pensionato per motivi di salute, ha un discreta balbuzie e il vizio di ripetere le ultime parole dellinterlocutore) Buongiorno Mara.

MARA : Buongiorno cummari. (poco gioviale)

ALFIO : M cumpari Antonio co-co comu sta?

MARA : Sta riposando. Vuliti ca u chiamu?

ROSA : No..no, cummari, non sia mai, lasciatelo riposare, gli fa bene.

ALFIO : Gli fa bene. Dovr sostenere una gi-gi una giornata ca-ca campale, che fa scherziamo, lasciatelo ripo-po...riposare.

MARA : (parlando sottovoce) Puvirazzu, nun ci a f cchi, una responsabilit troppo grossa, dovete capirlo. Ma accomodatevi, vi prego.

ALFIO : Pregoprego...Non vorremmo disturba-ba, disturbare..v! Proprio in qu-ququesto giorno singaliatu.ci accomodiamo, ci accomodiamo.

MARA : Ma quali disturbuprego, prego, accomodatevi. (siedono tutti) Vedete, amici e cumpari miei, m maritu dopu trentanni di st vita, uno come lui, che non ha mai voluto contrariet, arriva a non poterne pi. Il peso di questo palazzo, la responsabilit verso tutti noi, voi, se la sente addossonon ci dorme la notte e poi specialmente quando arriva questo momento disgraziatoogni anno, capite?

ROSA : Capiamocapiamo tutti, cummari carissima. Nuatri nun sapiti la riconoscenza che abbiamo pp iddu. Certamente una grossa responsabilit, ma se non ci aiuta lui, chi ci potrebbe aiutare?

ALFIO : Certu, chi ci potrebbe aiutare! Cummari, nuatri vu-vuvulissimu fari qualcosa, ma ca-ca cavimu a fari? Ditelo! (dalla comune, bussando alla vetrata appare la prof. Miriam, sui 60 anni, ancora piacente, dinamica, ha qualche libro sottobraccio)

MIRIAM : (sottovoce) Buongiorno a tutti. Don Antonio come sta?

MARA : Sta riposando, signorina! Ha fatto una brutta nottata. Poi si nsonna e parraE comu se iucassi e carti..Scupa! Cinqu e dui setti. Scupa, curnutu. Appoi cancia e dici Vittoria, devi moriredevi morire U sapiti, comu e tifusi do palluniTali e quali.Mischinu! Del resto, ogni anno cos, la notte prima non dorme, sente la responsabilit, signorina

ALFIO : La responsabilit, signorina

MIRIAM : Oggi il 30 anniversario, dovremmo festeggiare, almeno i vecchi inquilini, che ne dite?

ALFIO : Una be-beuna bella pinsata, professoressa, che ne dite?

MIRIAM : Sono io che ve lo dico!

ALFIO : Certo, ce lo dite voi? E quello che dico pure io! (certe volte nei ragionamenti si incarta e non riesce a uscirne)

ROSA : E se pirdimu?

MIRIAM : (tutti riflettono, facendo gli scongiuri) Gi!!

ALFIO : Sono si-sisicuro che vinceremo! Antonio u nummuru unu, perdinci!! E poi non per dire, ma con la mia co-cocollaborazione, che non ma-mamanca mai, ehehche fa scherziamo? Scusati cummari, pe-peper potremmo prendere dei provvedime-meprovvedimenti..chi sacciu agghiasalidei cornetti

ROSA : S, cc crema, sali e tabacchi, spaghetti agghia ogghiu e peperoncino. Ma finiscila, scimunitu, ancora sti cosi vai pinsannu(riflettendo) Casomaiputissimu chiamari a don Luigi Pace, u parrucu da Matrici, oltri a essiri preti puru immirutuna tuccateddafacissi benipari ca porta furtuna, i genti venunu apposta pp farisi binidiciri la qualunqueappoi ci scoppunu ammucciuni nto immu e parivoci di populu

ALFIO : voci di Diu!

ROSA : Pari, diceva, che il sortilegio si compia.

ALFIO : A s? Tu u gobbettu u puoi tuccari, iu i curnicchino

ROSA : Ma ccchi centra, chiddu preti , c a scusabenedici a casa, lattrezzatura, u facimu manciari e bivirie chiddu sta! Cchi ni pinsati? E poi sempri uno della nostra partiv?

MARA : Cummari, se diciti di fari a prova, facimu a prova. La posta troppo alta, ne vale la pena, o no? (tutti abbassano la testa) Allura cosa fatta.

MIRIAM : (con nostalgia) Quanto tempo passato! Quanti brutti ricordi..(tutti abbassano la testa, commossi) quante umiliazioni

ROSA : Per lei, mi scusassi, sempri bedda como o suli

MIRIAM : Sempre 60 anni ho, anche lei era bella.Ma perch ci ostiniamo a darci del lei? Chiamami Miriam, Rosasiamo stati nella stessa barca

ROSA : E va beni. Riprendendo il fatto della bellezza, tu battevutu a tutti a tutti

ALFIO : A tutti. E faca firmari i spe-pei spe-pei speri, maliritta sta ba-basta balbuzie

MIRIAM : Ma vi siete fatto vedere da qualche specialista?

ROSA : Nca comu, dici ca una cosa di testa, no di lingua. Iddu si emoziona, voli diri pp forza na cosa e cc lemozioni ci veni il balbettio, nun sulu, ma ppoi voli sempri parrari, non che si capacita ca megghiu ca stapi mutu, no, deve intervenire. ( Alfio mortificato, Miriam lo consola)

MIRIAM : Ma perdiri, mischinu. Rosa, sei stata fortunata che hai trovato questuomo. ( Alfio si presta al ruolo del salvatore) Tutte noi, le signorine, voglio dire quelle di allora, dellAlbergo Splendor, che speranza avevamo?

ROSA : Nessuna! Hai ragiuni, Miriam. Se nun truvava ad Alfiuzzu, mi fineva nmezzu a strata(abbraccia suo marito, tutti piangono)

MARA : Ora basta, pensiamo a quello che ci aspetta oggi. Il passato passato.

ROSA : Cummari maviti a scusari, ma iu na ddummanna ci lhaiu a fari a professoressaMa pirch nun ta spusatu?

MIRIAM : Ma tu pensi che nun ci abbia pensato? Solo che non potevo dimenticareavevo paura che un giorno, mio marito avrebbe scoperto il mio passato e mi avrebbe mandata via di casa.

ROSA : Ma sono cose passate, 30 anni fa. Iu nun ci pensu cchi, si verunei primi tempima poi il mio Alfiuzzu mi ha fatto dimenticare tutto, mi ha dato tante soddisfazioni. Sono stata la moglie di un capo-stazione, chiff schirzamu? (si abbracciano) Mi ha fatto fare nu beddu figghiu, Carluzzu, avvocato civico

MIRIAM : Civilista, vuoi dire?

ROSA : Si chiss ddocu. Chi pozzu vuliri di cchi? (dalla comune entra proprio Carlo, un bel ragazzo, ha una borsa da lavoro) Ecculu cc, il mio pileri!

CARLO : Salve a tutti. Ci aviti riunioni? Ah, parrina,(A Mara ) viditi ca sta vota i signali i fazzu iu. M patri, ormai, nun nn cosa. Lannu scursi pp diricci a m parrinu ca lamericanu aveva u tri, nveci di scacciari locchiu destru, ci scacci chiddu sinistru, ca vuleva diri settibellu. E chiddu ci va a fari a scupa i tri. Stava pirddennu a partita.

ALFIO : Ma chi cci ncucchileviti i ccva fatti laringa

CARLO : Sia beccaficuparrina, ci puntu ah!

MARA : Ah, a propositu, Carluzzu, quannu passi da Matrici, ci u dici o parrucu, don Luigi, ca veni cc prescia

CARLO : (preoccupato) E chi successiSta mali m parrinu?

MARA : No, na cosa tra nuatri, tu dicci di veniri. Se ci telefunu iu, nun veni, se ci u dici tu, di sicuru ca veni

CARLO : Va beni, comu vuoi. Buona mattinata a tutti, nun fati cosi storti, mi raccumannu, ci vediamo a pranzo. (via dal fondo)

MIRIAM : Chi beddu figghiu caviti(a Rosa e Alfio)

ROSA : Se tu avissitu vulutu, cu u sapi a stura quantu navissitu figghi?

ALFIO : Si ca-casi capisciCchi ci voli?

MARA : Scusati, vaiu a vidiri comu st m maritu, se avi bisognu, compermesso. (via a sinistra)

ROSA : Ma le altresi insomma..le altre colleghe, le altre signorine..v, hia notizie, si saranno maritate, o no? Iu, pp furtuna dopo solo un anno, truvai ad Alfiuzzu e scappai pp pazzae quindi allautri mancu mi ricordu beni..beni

MIRIAM : Purtroppo le notizie che ho avuto non sono belle. Ci siano sentite con qualcuno di loro sino a qualche anno fa, poi niente. Con lamica mia del cuore, Aurora, il cognome non ricordo, dormivamo nella stessa stanza. Si era innamorata di un ufficiale americano che le proib di fare il mestiere. Le compr un appartamentino del palazzo, proprio attiguo alla mia stanza e la mantenne inviandole ogni mese un assegno. Veniva a trovarla poche volte lanno, sempre di nascosto, di mattina presto o la sera tardi; io li sentivo dalla mia stanza, ma non lho mai incontrato, n Aurora mi ha mostrato una sua foto. Poi rimase incinta e nacque una bella bimba. Ma durante il parto, la povera Aurora mor. Lamante americano pens alla piccola ricoverandola in un prestigioso istituto che avrebbe provveduto alla sua educazione fino alla maggiore et. Queste cose me le disse lostetrica che la fece partorire, una mia ex collega.

ALFIO : Professoressa di lingue?

MIRIAM : Ma quale professoressa! Era una collega di vitaPer,purtroppo, non mi disse dove era questo posto. Una certa Stella, poi, si suicidata alcuni anni fa, Silvia in manicomio, ad Aversa, Adua ha un brutto malevolete che continui? (piange sommessamente, Rosa la conforta) Come avrei potuto pensare a sposarmi, se solo avessero saputo i miei figli, mio marito

ROSA : Certu, era un problema che io ho avuto con mio figlio. Appena fece 18 anni, mi fici forza. Aiutata da quellangelo di mio marito, u pigghiai e ci dissi tuttu. U picciriddu ormai era un uomu e capiu. Ci cuntai tuttu, della povert ca si tagghiava cc cuteddu, m patri, mbriacuni di setti generazioni, ca nun pirdeva loccasioni pp piggghiari a corpa a m matri, pugna, pidati, tri aborti ci fici fari, ottu figghi terrorizzati. Iu era a cchi granni e ccaveva a fari. O faceva a sguattera nta qualchi nobbili ppi quattru liri e 5 chila di frummientu o misi, e poi, macari, savissi apprufittatu di mia, puviredda, o avissi fattu a(piange)sidicimulu forti.senza paura e senza scantua fimmina i strata(piange, il marito e Miriam la confortano) Ho pagato con la mia stessa vita, nessuno mi ha regalato niente. M figghiu ha capito e mi ha voluto cchi beni i prima. (compare dalla sinistra Mara)

MARA : Scummettu ca ancora parrati di 30 anni fa. Basta, pinsamu a oggi. M maritu st megghiu, sulu ca ci spuntau un forti duluri di testa, ci misi n borsa i ghiacciu. Nun nnaveva a borsa vera e propria e ci misi na borsa i plastica. Mischinu, com cumminatu? Pari nturcu.

MIRIAM : Avete ragione, signora. (fa per alzarsi e nello stesso momento entra un signore, indossa un vestito scuro, occhiali neri, cappello nero e ombrello nero e anche una borsa nera)

BASILE : (tutti alla sua vista sono terrorizzati, a soggetto) Scusate, ma una volta, tanto tempo fa, in questa via, al numero 23, cera lAlbergo Splendor.(Miriam prima di uscire dalla comune guarda incuriosita Basile, i loro sguardi si incontrano..)

MIRIAM : Mi scusi(Basile si scansa e la lascia passare seguendola con lo sguardo)

ROSA : (tirando per il braccio il marito) Cummari, nuatri togliamo il disturbo, quannu siti pronti, ni chiamati. (via dal fondo)

MARA : (rivolta a Basile) Scusassi, ma lei a chi cerca? Siete quello delle tasse

BASILE : No..noma quali tasse!

MARA : Pompe funebri? (Basile scuote la testa)Siete di lutto?

BASILE : Ma quale lutto e lutto!

MARA : Si, va beni, nun di luttu, nun chiddu de tassi, ma lei cu schifiu ? E ac cerca?

BASILE : Una persona che era ospite dellAlbergo Splendor

MARA : A parte il fatto che questo non un albergo o almenonon lo pi da trentanni, e poi, mi scusassi, nun nn ca si ponnu dari nutizi supra e clienti accuss, a piacimento, al primo venuto, senza che si rappresentato. I portieri abbiamo il segreto professionale, comu allavvocati, eh? Cchi ci pari!Anche se non abbiamo lalbum.

BASILE : Giusto, giustissimo! Riconosco di essere stato un maleducato. Mi presento. Ragioniere Alfonso Basile! (stretta di mano)

MARA : Ora ne possiamo parlare, sassittassi. (si siedono)

BASILE : Le racconto in poche parole perch sono qua. (entra Antonio, con in testa una borsa di plastica con dentro il ghiaccio, la tiene con una mano, sembra un turbante, stanco, ha ciabatte e indossa il pigiama, alla vista di Basile ha un sussulto)

ANTONIO : Matri santa, chistu cu? E morto qualcuno? Siti chiddu d tassi? Vi morsi qualcunu di recenti?

MARA : Non ti spaventare, questo il ragioniere Basile, vero?

BASILE : Propriamente, piacere. ( gli porge la mano, Antonio gliela porge, ma con laltra si tocca di nascosto)

ANTONIO : Quartara, piacere tutto mio. Sassittassi, stassi comodo! Scusassi, ma nun po veniri in altro giorno, comu viri,haiu a testa nta lariaho un peso cc, proprio sul cocuzzoloMatri Santa, Mara dammi qualchi cosa, na Cibalgina, naspirina, 50 gocci i novalginabasta ca mi passa questa cefalonia

BASILE : Veda signor Quartara, io per trovare questalbergo

ANTONIO : (Risentito) E cc ci u dissi ca chistu un albergu, quali albergu?

BASILE : Sua moglie.

ANTONIO : Tu? (visibilmente contrariato)

MARA : Ci dissi per ca da trentanni ca non cchi nalbergo!

ANTONIO : (togliendo la borsa col ghiaccio dalla testa, stringendola con le mani) Matri Santa cchi duluri, mi sta scoppianno, malaritta.

MARA : Ma proprio ora tavia a veniri! Ti vappigghiu i gocci?

BASILE : Voi avete una cefalea a grappolo

ANTONIO : Bravubravusi, haiu na rappa di duluricccc, ca mi parti di cc (la testa) e mi scinni finu nellosso bucoqu sotto (osso sacro) un duluriLei bravulei bravuchi dutturi?

MARA : Ma chi dici, ti dissi ca ragionieri!

ANTONIO : Pirch nun po essiri ragionieri e dutturi nello stesso tempo. Ma quantu sei nsurtanti e maleducata

BASILE : Se permette, sempre che non ha niente in contrario, posso fare la prova a farglielo passare. Mia moglie, buon anima, mi diceva che avevo un fluido magico nelle mani

ANTONIO : U dissi iu

BASILE : Come dice?

ANTONIO : Dico che quando mi avete dato la mano, ho capito subito il floido che avetemi vinni ntrimulizzue na calura.

MARA : Ma a mia nun mi vinni?

ANTONIO : Mara, ognunu abbiamo la nostra sensibilit, giustu? E tu non sei sensibile, questo lo sapevamo.(dandosi delle arie)

BASILE : Si capisce. Voi siete pi sensibile.

ANTONIO : Mara, chistu bravuchistu bravu!

BASILE : Grazie. Bene, procediamo, ci vuole un attimo. State sedutocomodo, rilassatevi. Ora vi impongo le mie mani sulla vostra testa e poi vi sentirete meglio, vedrete.

MARA : Si, va beni, ma iu ti vappigghiu i gocci u stissu. (via a sinistra)

ANTONIO : Scusassi, ragioniere. M mugghieri mi ha distratto un poco. Lei dissi ca mi imponiCi fazzu a sapiri ca a mia mimponi nenti nuddu, ci siamo capiti? Sulu i tassi mimponi u Statu, appoi nuddu si po permettere.

BASILE : (tranquillizzandolo) Certocerto. Imporre nel senso di metteremettere le mie mani sopra la vostra testa, non mi permetterei mai di imporvi proprio niente.

ANTONIO : Ah, ora si! Procediamo. Tanto, provi nnhaiu fattu, chista cc lautri. Sutta.

BASILE : Bene. Rilassatevi e chiudete gli occhi. (Antonio toglie la borsa di plastica col ghiaccio dalla testa e Basile vi mette le sue grandi mani) Rilassatevivoi adesso sentirete le mie mani emanere unostrano calore sulla testa che vi pervader tutto il corpo, e pian piano proverete un senso di benessere.di sollievodi rilassamento e il dolore che avevate prima scomparir come per incanto. Appena conter fino a tre, sarete in forma e pimpante meglio di prima. Uno, due e tre! (pausa) Come v?

ANTONIO : (fortemente stupito, gira la testa, poi la piega sinistra poi a destra) Matri Santa, ma un miracoloaviti i manu santi. (cercando di baciargliele) Siti comu a Padre Piu! Nun criru caviti ppi casu i stimm.i stimpitii stipiti.

BASILE : Ma non dite fesserie(entra Mara con un bicchiere in mano e lo porge ad Antonio)

ANTONIO : Mara, un miracolosono rinato,Matri Santa cchi miraculu, autro ca ss schifezza ca ogni vota mi duniettala (rifiuta il bicchiere). Pigghici o dutturicio o ragiuneri, qualcosa da bere Ma pregu sassittassi..

BASILE : Ma non voglio disturbare. Vengo domani! (fa per alzarsi, ma Antonio dautorit lo blocca)

ANTONIO : Chiff schirzati? Voi da qui non vi muovete. Dunchiparrati a vostro piacimento, appoi manciati cc nuatri e se nun nnaviti unni dormiri.a disposizioni, vi dugnu u m lettu cc tutta a mugghieri. Forza!

MARA : Ma quantu si scunchiurutu, scimunitu! Nun ci cridissi, ragiuneri.

BASILE : Si capisce. Dunque, io sono vedovo da 3 mesi

ANTONIO : Condoglianze.

BASILE : Grazie. Mia moglie, buonanima(si segna) prima di moriremi preg di fare delle ricerche sulla sorella Maria

ANTONIO : Si era persa?

BASILE : Ma che! Questa sorella, a 18 anni scapp di casa per seguire un bellimbusto

ANTONIO : nu bellu chi?

BASILE : Insomma, un delinquente, un mafaniente. Costui le promise che lavrebbe sposata, ma poi le cose andarono diversamente

ANTONIO : Chi storia, mi sta parennu nu romanzu do Bolero Film

BASILE : Mia moglie..(segno croce assieme ad Antonio) pace allanima sua, poi conobbe me e

ANTONIO : e si scurd di so soru?

BASILE : La prego, non minterrompa

ANTONIO : Maronna chi sugnu sceccu, certu, ci stuccai u filu?

BASILE : Posso?

ANTONIO : Che cosa?

BASILE : (risentito) Dico, posso continuare?

ANTONIO : Mi dovete perdonare, ma a testa, pregopregocontinuate. (Mara ha il fazzoletto in mano e appena Basile sta per continuare, Mara lo blocca)

MARA : Vi canuscistuvu cc vostra muggheriddocu erumu arrivati quannu u scunchiurutu di m maritu ci stuccau u cuntu.

BASILE : Ah, gi, mia moglie(segnandosi e anche Antonio)

BASILE MARA ANTONIO : buonanima! (Basile sta per continuare ma Antonio lo interrompe)

ANTONIO : Vostra moglie vi aveva pregatoeccecc.poi vi siete accanusciuti e

BASILE : (contrariato) E ci siamo sposati!

ANTONIO : Oh finalmente, siamo arrivati al dunque.

BASILE : Nono, il dunque non questo. Sua sorella Maria, ossia mia cognata, non diede pi notizie di se per divesi mesi. Poi mand una lettera. Una lettera molto commovente, senza indirizzo, dove diceva che faceva una vita moltoeccomolto travagliata e che non sarebbe pi tornata al paese per la vergogna. ( Mara sta piangendo e anche Antonio commosso)

ANTONIO : Scusassi se vi interrompo, ma chi misteri faceva vostra cugnata, no pp farimi i fatti vostri

BASILE : (imbarazzatissimo) Il mestiere pi vecchio del mondo

ANTONIO : A cammarera? (Basile scuote la testa) A lavatrici? (Basile c.s.)A ruffiana?

BASILE : La prostituta! (sorpresa dei due che si guardano increduli)

ANTONIO : No!! Scusassi, e unni afacevainsommaunni prestava servizio, la signorina?

BASILE : Albergo Splendor, ossia, in questo palazzo, fino al 1958, quando la legge Merlin li chiusevoglio direi bordelli. (i due portieri sono esterrefatti) Poi, dopo la chiusura scrisse altre lettere a mia moglie, (tutti si segnano) sempre a mia insaputa. Solo prima di morire, mia moglie mi rivel di questa lettera dove cera lultimo lindirizzo di mia cognata, ossia, questo palazzo, oltre a una bella fotografia che ho portato con me. (prende la foto e la mostra ai due che la osservano attentamente)

ANTONIO : Mara, a cc tassumigghia? A chidda ca pensu iu?

MARA : Proprio cos. Ci assumigghia assai.

ANTONIO : E comu si chiamava?

BASILE : Maria, Maria Notaro, del 28. Era gemella di mia moglie, erano due gocce dacqua. Il padre laveva violentata e cos decise di scappare. Poi la madre si decise a denunziarlo e fu la salvezza per mia moglie, che rimase con la madre sin quando conobbe me.

ANTONIO : Sintissi, io non dovrei parlare, ma lei una persona per bene, e sicuramente cerca a sua cognata perch ha buone intenzioni, quindi ci confesso che in questo palazzo c qualcuno che assomiglia a vostra cognatae

BASILE : Quando sono entrato, mi sono incrociato con una bella donna, sui 60 anni, ci siamo guardati come se ci fossimo conosciuti in unaltra vita, e questa donna assomigliava incredibilmente a mia moglie..quindi penso

MARA : Si, era quello che le voleva dire m maritu. Per la donna che dice lei, si chiama Gentile, Miriam Gentile, professoressa di musica. E con noi da 30 anni, da quando noi abbiamo rilevato la portineria, anzi ci pozzu diri, ca idda era gi cc.

BASILE : Il nome sar falso. A quellepoca tutte le donne che facevano quel mestiere erano schedate e quella macchia rimaneva un marchio infamante, quindi se volevano rifarsi una vita onesta dovevano cambiare nome, era una cosa normale. Il giorno dopo luscita della legge Merlin, si trovarono senza lavoro e senza futuro. Quindi la soluzione era avere documenti falsi, una vita nuova, senza passato.

ANTONIO : Di sicuru accuss. E al secondo piano. La troverete a casa. Se funzionassi u telefunu internu, comu na vota! Zac, ncorpu di spina e vi mettevo in comunicazione

BASILE : Nono, gi quello che avete fatto. Vengo nel pomerigio. Vi saluto e grazie ancora. (stretta di mano, poi Basile via dal fondo)

ANTONIO : Cosi da pazzi! Cchi storia! La signorina Gentile si chiama Notaro! (riflettendo)

MARA : Certo ca cc chiddu ca haiu ntisu oggi putissi scriviri nlibrucchi storii, cchi drammii lacrimi mhannu nisciuti a ciumiQuantu duluri, quanta tristizzae sugnu sicura ca ancora nun s finutu, ci sar qualchi autra sorpresani sugnu sicura comu a morti!

ANTONIO :E iu no? Iu sugnu comu narmalinon ho un cuore, non ho sensibilit?

MARA : Ma c ti dici cosi? Iu parru pp mia, va beni?

ANTONIO : No, mia cara, tu parri a matula, mi vuoi far capire ca tu hai u cori tennuru, che ti commuovi per un non niente. Iu, inveci, sugnu un cannibali, selvaggioQuesto vuoi diriSignora vice portiere, e basta.

MARA : Ma chi cci ncucchiv curchiti, v, ca hai a frevi! (suona il telefono)

ANTONIO : (prende la cornetta) Prontopronto! Nca quali, chista casa Quartara e no Damigiana. Ah, ha sbagliato? Mi sta parennu ca lei sbaglia o spissu, ha capito? (riattacca) Sar ddu cosa fitusu di Lamonaca, mi sfutti finu a casadelinquenti!

MARA : Ma lassulu stari, ma cu tu dici ca iddu. Sar qualcunu ca sbagghia u nummuru e si v a teniri nti nuatri

ANTONIO : Scienziata ca si, unu cavi a chiamari Damigiana, comu fa a chiamari Quartara, un caso? No, fattu apposta, scemunita!

MARA : E se circavunu a un certu Bummala, scoppiava a guerra? Ma finiscila, stai calmo e rilassati. (suonano, un giovane distinto, ben vestito, Antonio va ad aprire.) E stautru cu? A cu cerca?

MARIO : Scusate, se vi disturbo. Io mi chiamo Mario Lamonaca( Antonio ha il sangue agli occhi)

ANTONIO : Comucomu.non haiu capito beni? Lei si chiama Lamonaca! Il figlio di

MARIO : Tony.

MARA : (gentile) Ma pregoprego saccomodassiOh, quali onuri.Ma so patri non doveva venire nel pomeriggio?

ANTONIO : (irritato) Appuntu, lei chi ci fa cc di matina? Vuole sondare il campo? Voli fari un sopralluogo per sentire lumore, latmosfera?

MARIO : No..noadesso le spiego. Ho avuto il piacere di conoscere

LISA : Mario? (raggiante, una gran bella ragazza)

MARIO : Ciao Lisa. Stavo spiegando ai tuoi che ci eravamo conosciuti qualche tempo fa e che

ANTONIO : Un momentoun momentoNun ci sthaiu capennu nenti. Giovanotto, figghiu di chissu ddocu, e mi dici che hai canusciutu a m figghia, e me lo dicicos

LISA : Pap, ma pirch u stai trattannu accuss, chi tha fattu?

MARA : Nun ci fari casu Lisa e anchi lei, signor Mario, ci scusassi.

ANTONIO : A mia no, nun mi scusari e sugnu sicuru ca se lei

MARIO : Mi dia pure del tu, mi fa piacere

ANTONIO : Assettiti, ca ti cuntu na storia di t patri e poi mi dici chi ti nni pari! Ok, comu diciti voi miricani? (Mario acconsente, si siede e pure Lisa)

MARA : Iu siccomu a storia a canusciu bona, priparu u manciari, tantu sempri iu haiu a fari. Compermesso, signor Mario.

MARIO : Prego, signora Mara. (si risiede nel divano accanto a Lisa)

LISA : (infastidita) Nun mi nni vaiu per non essere scortese con Mario, pirch oramai cc sta storia nun nni pozzu cchi!

ANTONIO : Allura sci, via.

LISA : Giustu, aiutu a mamma. Accuss ti sfoghi comu vuoi tu. Mario ti fermi a pranzari con noi?

MARIO : (imbarazzato) Se non disturbo!

ANTONIO : Pregotanto si u patruni!

LISA : Beni, mangi con noi! ( energica, via a sinistra)

ANTONIO : Dunchi. Fino al 1958, questo palazzo era un albergo, lAlbergo Splendor, frequentato dab, a tia nun ti interessa. Ti pozzu diri ca t patri era un ospite fisso, sia in tempo di guerra che in tempo di pace. Dopo qualche anno dalla fine della guerra, tuo padre ritorn in America, dove riprese, se non sbaglio a fare luomo daffari!

MARIO : Esatto.

ANTONIO : Quando veniva in Sicilia, non mancava di passare dal vecchio Albergo Splendor che nel frattempo aveva perso la sua antica tradizione. Ma iddu cera affezionato, pirch? Nun t pozzu diri! Ti pozzu diri che compr lo stabile.

MARIO : Lo so, noi facciamo questo mestiere, compriamo e ristrutturiamo questi vecchi stabili. Ne abbiamo 18 in Sicilia, tra alberghi e vecchi palazzoni. Non comprendo per perch non continu lattivit alberghiera!

ANTONIO : Va beni, te lo dico. Ormai sei uomo. Questo era un albergoinsomma, un.bo

MARIO : Un bordello?

ANTONIO : E comu u sai?

MARIO : Lho immaginato!

ANTONIO : Allura diciamola tutta. Dopo la legge Merlin sulla chiusura delle case chiuse, lattivit dellalbergo si ferm, non veniva nessuno per affittare le camere, avevano ribrezzo e schifo di questo posto che fino a poco tempo prima era stato quello che era stato. Tuo padre cap che doveva cambiare utilizzo del palazzo e allora, via il nome, via tutte le signorine, nuova vita. Lo ha interamente ristrutturato, ci canciau puru u culuri. Di russu, addivintau verdino.pisellosai com, tanto per restare nel tema. (sorriso di Mario) Diventarono appartamenti da affittare o vendere. E stato anche caritatevole, questo si. Ha permesso a me e alla mia famiglia di restare a fare sempre i portieri, alla signorina Gentile e alla signora Rosa con suo marito e suo figlio, di rimanere ospiti del palazzo senza pagare laffitto, cos, per pura concessione bonaria, anche se lui avrebbe avuto un ritorno. Ricordati ca t patri nun fa nenti ppi nenti, credimi. Quindi queste persone gli servivano tanto per fare un po di movimentoLa gente avrebbe visto che qualcuno entrava e usciva dal palazzo, persone normali e soprattutto oneste, da quel punto di vista. Lidea fu ottima, tuo padre riusc a vendere sei appartamenti e cinque li ha affittati. Ma non finisce qua! Nono! Da qualche mese, si aggiunta allelenco degli inquilini col biglietto omaggio, diciamo cos, una ragazza di 25 anni. E stato personalmente tuo padre a dirmi che la giovane, una certa Daniela Cannata, non avrebbe pagato alcun affitto. Tu mi dirai perch? Nun nn sacciu. Io eseguo gli ordini. Ma non finisce qua! La cosa, per, che mi ha dato fastidio stata una

MARIO : E quale?

ANTONIO : Tuo padre con noi, ossia, con gli inquilini col biglietto omaggio, ha giocato come il gatto col topo, come il re con i cortigiani, come il padrone con i servi.

MARIO : In che senso?

ANTONIO :Nel senso che non avremmo pagato alcun affitto a una condizione

MARIO : Quale?

ANTONIO : Ogni anno il 20 settembre, sarebbe venuto dallAmerica e avrebbe giocato con me una partita a scopa. Se io avessi perso, avremmo dovuto pagare laffitto dellanno in corso e degli anni precedenti, se avessi vinto, avremmo continuato col biglietto omaggio. Meno male che ho sempre vinto. Capisci che cattiveria e perch ce lho con tuo padre? Capisci la mia responsabilit?

MARIO : Sono stupito. Non capisco alcune cose del suo racconto, a cui credo in tutto e per tutto, ma

ANTONIO : Ma quali ma?

MARIO : Don Antonio, mio padre, a New York, presidente di una fondazione benefica, intestata a lui. Ogni anno spende pi di 100.000 dollari per i siculo-americani bisognosi. Ma come pu pensare che con voi stia giocando con tutta questa cattiveria. Mi sembra assurdo. Io sono sicuro, invece, che lo fa solo per gioco,senza malvagit e sono convinto che se per caso vincesse a scopa, non succederebbe niente, ok? Continuereste a non pagare niente perch ormai lui ha deciso cos! Vedete, mio padre in cuor suo, nel suo intimo sempre rimasto un ragazzo e forse non si reso conto del disagio che vi reca! Anzi, vorrei vederci chiaro anche su questa ragazza di cui mia avete parlato. Chiss cosa c sotto. (entra Lisa)

LISA : Si calmato, Mario?

MARIO : Beh, tuo padre non ha tutti i torti. Dal suo punto di vista, anche io mi sarei arrabbiato. (entra dal fondo Daniela, una bella ragazza, con una borsa, sui 25 anni, sbarazzina)

DANIELA : Buongiorno a tutti. Ciao Lisa.

LISA : Daniela, ti presento Mario Lamonaca, il nostro padrone di casa.

MARIO : (guardandola incuriosito) Piacere, Mario. Veramente il padrone di casa mio padre, io sono solo il figlio, anche se unico.

DANIELA : (Daniela visibilmente emozionata per lincontro) E un vero piacere conoscerla. Suo padre una persona per bene, di una generosit unica, che non finir mai di ringraziare per quello che ha fatto per me. Appena nata mi ha ricoverato presso lIstituto delle Suore della Misericordia, stato lui che ha pagato la mia retta, che mi ha mantenuto agli studi e ora mi ha regalato lappartamento del primo piano. Mi ha sempre detto di chiamarlo zio, zio Tony. Mi ha detto che aveva promesso a mia madre che lui avrebbe pensato a me se le fosse successo qualcosa. E, infatti, mia madre mor subito dopo il parto.

LISA : (abbracciandola teneramente) Piccola Lisa, quanto avrai sofferto?

DANIELA : Sono stata fortunata, invece, Lisa. Ce nerano peggio di me, sai quante?

MARIO : Ma mio padre, mi scusi, le disse il perch di tutte queste attenzioni, non che io sia geloso, anzi.

DANIELA : Mi ha sempre detto che un suo collega ufficiale, amico per la pelle, si era invaghito di mia madre, dopo la guerra, ancora in servizio in Sicilia, sono stati assieme per diversi anni e poi laveva messa incinta e subito era sparito nel nulla, senza dare notizie di se. Suo padre, sentendosi in colpa perch era stato lui a farli conoscere, ha fatto un po le veci di questa canaglia, di cui io non ho alcun indizio per poterlo rintracciare ma anche perch non minteressava pi! Suo padre, anche se lontano, mi ha dato il calore di un padre. Sono riuscita a farmi una vita. Lavoro, ho una casa e questi amici sono gli unici parenti che ho e mi bastano. (Antonio, commosso, le bacia la fronte, Mario labbracia assieme a Lisa)

ANTONIO : Picciridda mia. (entrano il prete, occhiali rotondi, cappello e tonaca, piccolino, zoppica leggermente, ha una gobba alquanto prominente, un po sordastro, porta il fazzoletto in mano perch sente sempre caldo e si asciuga, ogni tanto, insomma non ha avuto tanta fortuna nella vita, ma lui contento lo stesso, lo accompagna Carlo) Patri parrucu, lei ci voleva. Oggi

DON LUIGI : U sacciuu sacciuu miricanua scupa

ANTONIO : Ma chissu sparti

DON LUIGI : Certu, cu sparti avi a megghiu parti

ANTONIO : Mariu, tutti lavi i difetta, nun ci manca nenti, per, dici ca porta furtuna. Ci vuoi tuccari a gobbatoccaccilla, iddu nenti ti dici. Ci piaci, chi ci po fari mischinu, a natura fu e iddu si fici preti pp chissu.

DON LUIGI : Chissu cui?

ANTONIO : No, nenti, dissi ca u stissu! (allorecchio)

DON LUIGI : Stu picciottu cchi mparenti?

ANTONIO : No, mi pari di no. E u figghiu di Lamonaca

DON LUIGI : Figghiu di na monaca? (si segna) E cchi stu schifu, di quali monaca parri, Antoniu?

ANTONIO : Ci voli pacienza, Mariu. (allorecchio)(alloorecchio) E namicu di Lisa,va beni?

DON LUIGI : E sta bedda picciotta? (indicando Daniela) Di cu figghia ?

ANTONIO : Parrucu, attaccammu linterrogatoriu? E na picciotta di passaggiu!

DON LUIGI : Ah, fa u massaggiu? Bonu fussi, sugnu tuttu unucu pezzu!

ANTONIO : Si vidi! Ci vulissi na bella passata nta pialla.

CARLO : U ccumpagnai iu pirch pinsai, chistu quannu arriva a casa! Ora mi nni vaiu, tantu a partita oggi. Daniela vuoi mpassaggiu?

DANIELA : Si grazie. Andiamo. ( i due via dal fondo)

MARIO : Un altro mistero. Ed sempre mio padre, il centro della storia.

ANTONIO : T patri sempre al centro di tutto, mio caro Mario! (entrano Lisa e Mara dalla sinistra)

LISA : Mamma, cc Mariu ni facemu nu giru, ci fazzu canusciri u paisi, a pranzo saremo qua.

ANTONIO : Tantu iu cc dintra, fazzu u pupu, veru!

LISA : Pap, dai finiscila.

ANTONIO : Ah, sparti la devo finire? (minaccioso) Allura ricordati che qualsiasi permesso, quando io sono in casaossia, presente, lo devi chiedere a me. T matri passa in secono ordine. Per non diri altri cosi.

MARA : Nun ci dari cunti, recita!

MARIO : Tuo padre ha ragione, Lisa. Tocca a me chiedere il permesso.

ANTONIO : E sintimu com sta richiesta di permesso?

MARA : Ma finiscila, cumiddianti

ANTONIO : Iu cumiddianti?

MARA : Sisi, cumiddianti e traggediaturise u vuoi sapiri. E ora mi stuffai! Lisa, itavinni, e turnati quannu vuliti.

MARIO : Se permettete, don Antonio, vorrei lautorizzazione per uscire qualche ora con vostra figlia Lisa e fare una passeggiata!

ANTONIO : Tu sei bravotu sei bravo. Chistu si chiama parrari, questa leducazione. Pensu ca pigghiasti tuttu di t matri, anche se non lho conosciuta. In questa casa, invece, io ho fatto lerrore di delegare mia moglie per leducazione della figlia. (come una elargizione) Potete andare, vi concesso. (teatrale, i due via)

MARA : Parrau u principi ereditariu. Buffone! (via a sinistra)

ANTONIO : Strafalaria, portici a don Luigi na cosa frisca.

MARA : (prima di scomparire a sin. sdegnosa) Nun nci nn cosi frischi, sfrischici tuA cosa frisca voli! Mardittu iddu, sta casa, e u iornu ca mu spusai! (alterata, via)

ANTONIO : Avete capito don Luigi(il prete non risponde, poi fra se) E cc chistu, haiu vogghia di farimi sentiri, I purmuna si mancia! U ficutu s manciau u miricanu e sugnu appostu. Don Luigi

DON LUIGI : Chi dici, Ninuzzu. Ti ricordi quannu ti spusai? Chi cerimonia

ANTONIO : Comu no? Dui uri e menza, stava finennu a pummaroru e friscatina scurau nte manuBellabella veramenti, don Luigi.

DON LUIGI : E quannu morsi t patri, paci allanima sua. Ci fici na prierrica, ci vosi na notti ppi scrivilla, per ho avuto una bella soddisfazione veru, Ninuzzu?

ANTONIO : (ironicamente) M patri era puru cuntentu, infatti si susu do tabutu ca era felici comu na Pasqua. (con le mani sulla testa) Matri santa, e ora cu u ferma? Don Luigi, vi fici chiamari di m figghiozzu

DON LUIGI : E quannu morsi t matri, bonanima? Ti ricordi? Acquaacqua.Ca mi vinni di diri Funerali bagnato, funerali fortunato, risatica pareva carnevali..(si asciuga col fazzoletto il sudore) Mi venunu accuss, spontanee

ANTONIO : (fra se) Sullonor miu, ci spaccu u battisimu. Chisti sunu i pinsati della mia geniali consortiCi avissi a veniri un sintomu e un paralisi nta lingua. (deciso) Dunchi, don luigi,.

DON LUIGI : Ma pirch, quannu(Antonio, per non farlo pi parlare, gli infila un bel sigaro in boccail prete ha come un singulto)

ANTONIO : Vi piaci a misura? Chistu veni di Cuba direttamenti. M cucinu pp circari lanima gemella ebbi a gghiri a Cuba. Patri parrucu, mi dovete credere, na picciotta bedda comu o suliun pocu scurulidda, ma avi ncosa e dui cosi(a soggetto sedere e seni, poi si accorge che ha davati un prete e) insommacosi..coside pazzi. Vuliti addumari, o vu fumati dopu.

DON LUIGI : Dopu chi? Manciu cc?

ANTONIO : Eccu, e ni criscu a spisa. (verso il pubblico) Pirch non che mancia normali, mancia superdicima unni u bba? Nun si sa, iddu mancia, sa cchi cci dunibasta ca mancia. (esce dalla cucina Mara) Senti, tu, viri ca il tuo caro preti immirutu, mancia cc nuatri

MARA : E cc u nvitau?

ANTONIO : Tutti cosi iddu fici, si autoinvitato. Ma cu u chiamau?

MARA : Nun fui iu, fu a cummari Rosa. Dici ca don Luigi una speci di portafortuna.

ANTONIO : Si un ciondolo, un amuleto

MARA : Comunchi, ormai fatta. Ni putemu cunfunniri pp npiattu i pasta?

ANTONIO : Macari a Diu! (verso don Luigi, alzando la voce per farsi sentire) Allura, don Luigi, sentitimi bonu. Manciati cc, per

DON LUIGI : Bravu, u sacciu ca mi vuliti beni.

ANTONIO : Si, va beni, accurzamula. Per, diceva, voi mi dovete fare un piacere

DON LUIGI : Parra, cchaiu a fari?

ANTONIO : Oggi il 20 settembre e

DON LUIGI : E dumani u 21!

ANTONIO : E dopudumani u 22. (urtato) Don Luigi, sintitimi beniOggi, in questa casa succeder una cosa importante per la nostra vita, voi dovete fare una specie di bonifica dellambiente, una specie di esorcismo

DON LUIGI : Cchi?

ANTONIO : E - sor- ci-smo.Nel caso che ci sunu i spirdi malefici, me lo sento, stanno nun nn cumu lautri anni, mi sento debboli

DON LUIGI : Iu canun ci sentu, tu ca parri di minchiati? Esorcismoi spirditi senti debbolima cchi schifiu dici? Lannu scursu, sempre in questo periodo ti binidicii a casa, pirch mi dicisti ca sintevutu vuci, mobili ca si muvevunue iu comu nu lollu, lho fattu, ca u Signuri mha perdonari! (si segna) Ma insomma, unni vuoi arrivari? Vuoi iucari?

ANTONIO : Ah, si? Nun vuliti? Allura nun manciati!

DON LUIGI : (allarmato) Comu nun manciu? Vista lurgenza con cui Carluzzu mi chiam,ci dissi a Michilina, a perpetua, di nun priparari nenti, lassai nsaccu di parruchiani ca savevunu a cunfissaria don Pippinu U Sinsali ci pigghiau nsintomu ca dici ca o spitali mezzu mortu e i parenti ca mi vanu circannu, e ora mi dici ca nun manciu, ma chi manera ?

MARA : Don Luigi, nun vi preoccupati, in cucina cumannu iu.

ANTONIO : Ci pigghiati puru i supra?

DON LUIGI : Nono, che sei selvaggionon hai palmo. Ma iu, per, ti stimu u stissu. Mi ricordu quannu nascisti.

ANTONIO : (ad alta voce) No!! Don Luigi, vui mi vuliti beni, u sacciu(apre il casetto del tavolo da gioco e prende un mazzo di carte siciliane) I viditi chisti?

DON LUIGI : Vuoi iucari? Nun sugnu cosa!

ANTONIO : Ma quali iucari. Sti carti sono la mia salvezza o la mia rovina, sta a voi?

DON LUIGI : (stupito) A mia?

ANTONIO : A voi...a voiVoi mi dovete benedire queste carte..

DON LUIGI : Tu si pazzu.(alzandosi) sisitu si pazzu di manicomiu. A ora mi nni vaiu o casin e incomincio a benedire a roulette, i carti do pocker, i dadie ci dicu a genti..Avvicinatifacitivi avanti cu a benediri qualchi cosaavanti avanti..ma leviti i cc, scemunitu. E iu comu ncretinu ca sugnu cc

ANTONIO : Don Luigi(serio) se nun mi binidiciti sti carti mi ettu do barcuni!

DON LUIGI : Ma cchi dici? Se simu o pianu terra!

ANTONIO : Ah, gi! E iu mi nni vaiu o primu pianu e mi ettu di dd, c cosa?

MARA : Va ettiti nt puzzu, tragediaturi, chistu si, ntintu tragediaturi.

ANTONIO : Allura affucu a m mugghieri(le si avvcina con le mani sul collo, poi lei indifferente)

MARA : Ma affuchiti ntapila! (togliendogli le mani dal collo)

ANTONIO : (quasi supplichevole) Don Luigi, vi ripeto, la mia vita dipende daqueste carte, aiutatemi!

DON LUIGI : (persuasivo) Ma iu, figghiu iu, chi ti pozzu fari? Tu mi devi capiri! Hai a testa dura! Iu nun pozzu fari sti cosi, contro quello che dice la chiesa, la mia coscienza di prete me lo vieta, non si pu fare e basta!! (deciso) E come benedire le macchinette mangiasoldi che portano alla perdizione delle persone, o benedire la pistola di un assassino

ANTONIO : Don Luigi, ogni anno il 20 settembre, dallAmerica arriva Tony Lamonaca.

DON LUIGI : Ancora cc sta monaca

ANTONIO : La-mo-na-cau patri di Mariu, dd picciottu dantura! (don Luigi annuisce) U patruni di stu palazzu.

DON LUIGI : Ah, u canusciu, un galantuomo. ( Antonio risentito)

ANTONIO : Ah, u canusciti? E pirch ngalantuomu?

DON LUIGI : Pirch tri anni fa mi fici una bella donazioni di deci miliuna pp tettu d canonicaIu aveva cinqanni ca faceva a culletta, i parrucchiani sunu di una tirchieria incredibili, poi vinni iddu e abbiamo risolto il problema. Ma cchi centra cc fattu del 20 settembre? (Antonio si sta riprendendo dalla notizia)

ANTONIO : Don Luigi, devo fare una precisazione. Lamericano, quando compr in questo palazzo nel 58, il 20 settembre, mi dett una condizione, lui sarebbe venuto ogni anno a quella data e ci avrebbe permesso di poterci abitare senza pagare laffitto, alla mia famiglia, alla signorina Miriam e alla famiglia di m cumpari Alfiu De Caro, ma solo nel caso in cui io avessi vinto una partita a scopa. In caso di mia sconfitta, avremmo dovuto pagare lanno in corso e gli anni precedenti. Da qualche mese si aggiunta alla comitiva anche una ragazza, pare una protetta del vostro benefattore, una certa Daniela Cannata. Sangu di la marina, u capiti pirch ogni annu, il 20 settembre, un incubo.

DON LUIGI : Certu ca una cosa strana, un capriccio. Un capriccio terribile!

ANTONIO : Bravo, proprio cos, una cosa terribile. Ora capiti pirch i carti sunu lelementu determinanti della vicenda

DON LUIGI : E no, Ninuzzu, nun diri fissarii. E u Signuruzzu che pone le condizioni e il destino che dobbiamo compiere, questa la verit. I carti sunu il mezzo, con cui si compie il destino. Iu pozzu faru sulu na cosa

ANTONIO : Parrati, parrucu. (in ansia)

DON LUIGI : Iu pozzu sulu pregari in nome di Dio e basta!!

ANTONIO : Ca vincimu e carti?

DON LUIGI : Nca quali. Io posso pregare che possiate realizzare i vostri desideri, nella pace del Signore e con la Sua grazia incommensurabile

ANTONIO : Ca poi sempri a stissa cosa, giustu? Siti birbanti! (con le carte a ventaglio gli accarezza la gobbetta a sua insaputa) Bravu, accuss mi piaciti. Bravovoi siete bravo. Oggi vi fazzu mpranzu cch fiocchi.

MARA : Ca poi sugnu iu ca u fazzu, don Luigi.

DON LUIGI : Dar da bere agli assetati e da mangiare agli affamati, cosi dicono le sacre scritture

MARA : Vui siti assitatu e affamatuNun siti unu normali

DON LUIGI : Certu, puru lanimali, armaleddi. Appoi iddi fannu manciari a nuatri, la natura, chi ci putemu fari. Mors tua, vita mea.

MARA : Quannu nun ci cummeni nun senti.

DON LUIGI : Mi raccomando una sola cosa, che ci sia riservatezza, discrezione, senza fari baccanu dellevento. A genti chi pp pinsari? Don Luigi si nniu a pregari pp fari vinciri e carti a Ninuzzu Quartarae no, scusate! Riservatezza e discrezione. (in questo preciso momento entrano Alfio e Rosa, la moglie ha in mano un pacco di sale e lo cosparge in giroAlfio ha la bandiera italiana, una treccia di aglio e una di peperoncino piccante rosso, un fischietto, e una tromba da stadio, tutti rimangono di stucco) E menu mali da dissi riservatezza e discrezione.

ALFIO : Oggi, o si fa lItalia o si mori! Cumpari, purtai un pocu di sasizza, pinsai di manciari ccu vui, pp darivi cunfortu. Vi basta? (da una borsa di plastica prende un mezzo metro scarso di salsiccia)

ANTONIO : Don Luigi, vi basta? (pietosamente)

DON LUIGI : Se propriu nsisti, a mia mi basta.

ANTONIO : Mpari, ci basta, semu appostu.

DON LUIGI : Ccattasti u mustu? Nun mi diri ca manca u vinu?

ANTONIO : (confuso e distrutto) Se nun moru oggi, campu centanni. (velocemente cala la tela sulle note di una spiritosa musichetta)

FINE DEL PRIMO TEMPO

SECONDO TEMPO

Qualche ora dopo pranzo, dello stesso giorno.

La scena vuota, subito allapertura del sipario entrano dalla comune Miriam e Alfonso Basile, sono abbastanza in confidenza, timidamente chiedono permesso, entra dalla destra Mara, alla loro vista piacevolmente meravigliata.

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MARA : Oh, che bella sorpresa! Ma prego, accomodatevi.

MIRIAM : Signora Mara, ci presento mio cognato Alfonso

BASILE : Ci conosciamoci conosciamo, come sta signora?

MARA : Insomma, m maritu si fici pisanti, ma no di pisu, di testa.

BASILE : Non gli passata lemicrania?

MARA : No, chissa ci passau, grazie a lei, proprio il suo temperamento, la sua mentalit. Nun ci po fari nenti. Poi c u fattu da partita e quindiFinalmente vi siete incontrati, ragioniere, vostra moglie, buonanima, sar contenta, da lass.

BASILE : Penso proprio di si, vero, Miriam?

MIRIAM : Lo penso anchio. Oggi stato il giorno pi bello della mia vita. Incontrare il marito della mia cara sorellanon lavrei mai pensato! (entrano Daniela e Carlo) Daniela carissima, ti presento mio cognato Alfonso. (stretta di mano) E questo lavvocato De Caro, il figlio della mia amica Rosa, abitano al secondo piano. (c.s.)

CARLO : Piacere.

MARA : Ma accomodatevi, prego. ( si siedono tutti, vi porto qualcosa )

DANIELA : Io da qualche mese che sono qua, grazie al signor Lamonaca. Ma la signorina Miriam la veterana del palazzo, vero?

MIRIAM : Gi. E pensare che ci siamo incontrate diverse volte, ma mai ci siamo fermate a parlare, questa vita frenetica. E poi per non passare per indiscreta. Corricorri, sempre correre. Certe volte rimpiango il famoso curtigghiu dove si sapeva tutto di tutti e, che certamente, non era il massimo della riservatezza. Ma ci si conosceva tutti, e se si aveva bisogno di aiuto, tutti erano pronti a dare una mano. Ora, puoi vivere 30 anni nello stesso pianerottolo e a malapena buon giorno e buonasera. Era meglio prima o adesso? Non lo so.

CARLO : Beh, se permette, signorina, forse meglio una via di mezzo.

DANIELA : Cio?

CARLO : Insomma, si dovrebbe cercare di essere pi comunicativi, pi disponibili allapproccio amichevole, allo stare con gli altri. Io posso capire i problemi che tutti abbiamo, nel lavoro, nella vita, nella famiglia, ma dovremmo ritagliare un piccolo angolino per noi, con i nostri amici, con i condomini, ecc.ecc. Io per esempio, esco dallo studio, e non frequento pi i miei colleghi.

BASILE : Bravo, proprio cos. In banca, dove lavoravo, stato cos per 35 anninon eravamo amici, eravamo solo colleghi. ( entra Mara con dei bicchieri di limonata fresca)

MARA : Avanti, vi purtai una bella limonata fresca, fatta cch limuni di m cumpari Alfiu, u patri di Carlo.

CARLO : Parrina, si finerru. Lultimi i detti o patri parrucu, dici ca ci piciunu assai.

MARA : E tu dimmi cchi ca nun ci piaci. Addummannici a t patri, oggi a pranzu cchi cosa ca nun si manciau. Tuttu. E una specie di frullatore, ma unni u minta? Appoi ci calau u sonnu e Antoniu u ccumpagnau a casa.

CARLO : Ma veni pp partita?

MARA : VeniveniAntoniu ci fici i pattu.

DANIELA : Signorina Miriam, le posso fare una domanda? Ne approfitto visto che siamo qua, insieme, a parlare simpaticamente!

MIRIAM : Ma certo, Daniela, dimmi pure!

DANIELA : So che lei era amica di mia madre, e che sicuramente avr avuto qualche sua confidenza, qualche indiscrezione sulluomo che aveva amatoHo saputo che faceva la cameriera nellalbergo che vi era in questo palazzo, prima che fallisse. Lei mi pu dire qualcosa in pi?

MIRIAM : ( alla parola cameriera, sulla sua bocca nasce un leggero sorriso verso Daniela, non volendo sconfessare quello che aveva saputo sulla madre e poi mentendo ) Si, faceva la cameriera, come me. Era molto brava, la migliore. Tutti i clienti volevano lei. ( Basile la guarda con tenerezza e le stringe una mano )

DANIELA : E di mio padre, ossia, del suo uomo, s qualcosa?

MIRIAM : Purtroppo devo dirti che a causa dei turni di lavoro, non ho mai visto quelluomo, anche perch lui veniva a trovarla poche volte in orari molto scomodi, quindimi dispiace. Ma, scusami, il signor Lamonaca, il tuo precettore, che, tra laltro era un suo collega e amico, non ti ha mai detto niente di quelluomo?

DANIELA : No. Una volta glielo dissi, mi rispose che era morto a Boston, dove abitava. Gli dissi che avrei voluto mettere un fiore nella sua tombaMi rispose in malo modo. Mi disse che non si meritava quel gesto di piet, perch lui non ne aveva avuta per me. Dopo quelle parole, riflettei, e pensai che forse aveva ragione. Mi disse di non pensarci pi. Zio Tony fatto cos.

MIRIAM : Zio Tony?

DANIELA : Si, il signor Lamonaca. Mi ha detto di chiamarlo cos!

CARLO : Daniela, vieni, che ti faccio vedere delle foto del vecchio albergo.

MARA : Carluzzu, a Daniela a lassari stari in paci.

DANIELA : Ma no, signora Mara. Mi fa piacere stare con Carlo, simpatico..mi fa ridere

MARA :Ah, se ti fa ridiri! Fai pure. Ti avviso, per: cui ti fa ridiri ti fa chianciri, anche se Carlo un bravo ragazzo

CARLO : (tirando Daniela per mano) Andiamo, non darle retta. ( via quasi di corsa dalla comune )

BASILE : Fanno proprio una bella coppia. Miriam, che dici andiamo?

MIARIAM : Abbiamo ancora tanto da dirci, vero Alfonso? (i due si guardano teneramente) E poi ti devo far vedere alcune cose.

BASILE : Si, proprio cos. Con permesso, a pi tardi. ( via per la comune)

MARA : Pregoprego, fate pure. (poi da sola) Puzza di bruciatu c, gatta ci cova! E va beni, megghiu accuss. (entra Antonio, stanco morto, sudato, si accascia alla poltrona) Antoniu, stu palazzu sta divintannuuna casa

ANTONIO : dappuntamento? Attorna?

MARA : Ma no! Una casa per cuori solitari.

ANTONIO : Ah, menu mali! Ma pirch, che cosa successi? Ah, nun mi pozzu alluntanari un attimu.

MARA : A signurina si ricanusciu cc ragiuneri Basili, iddu cci strinceva a manu mentri ca idda, a signurinasignurina pp modu di diri, insomma, mentri da idda stava cuntannu na cosa. Appoi u ragiuneri a un certu puntu ci dissi a idda di andare via...e idda ci rispusi (cambiando la voce) Si, Alfonso, andiamo, che abbiamo tante cose da dirci e poi devo farti vedere delle cose. Appoi si taliarru comu dui innamorati e si nni eru. E nun nnha finutu!

ANTONIO : Ancora ci nn?

MARA : Ta figghiozzu Carlu mi pari ca sta strincennu ccu Daniela, a niputi di Lamonaca, a niputi(sminuendo la parentela) chissa ddocu ca u chiama ziu. Iddu dici ca a fa ridiri, simpaticusa purtau dd ssupra ppi faricci vidiri alcune foto di quannu cera a bbergu! Chi ni pensi?

ANTONIO : Cchaiu a diri. Cc tutti ca strinciunu, sulu nuatri mi pari ca stamu allargannumha!

MARA : Ma chi dici, schunchiurutu? Tu si, ca ogni vota ca arriva stu mumentu di stu schifu di partita, addiventi comu un ciferu infernalie mi indisponieccu e di conseguenza iu mi rinchiudonta.

ANTONIO : ncummentu di clausura! Ddocu a stari, nclausura, ca ti passunu lindisposizioni

MARA : Ma quantu si scemunitu.

ANTONIO : Dimmi na cosa, chiuttostu. Nun sha ntisu nuddu? Lamonaca quannu dissi ca vineva?

MARA : Sempri o stissu orariu, e sei!

ANTONIO : Picca ci manca. Malarittu. (guardando lorologio) Ah, senti, ha propositu di strincimentu, mi pari ca t figghia troppu stritta ccu chissucomu si chiama, u figghiu di Lamonaca

MARA : Mariu?

ANTONIO : Sisi, propriu iddu. Quannu a cercu nun c mai, unn? Cc Mariu! Niscuccu cui? Cc Mariu. (falsando la voce) Mamma, oggi Mariu mancia ccu nuatri. Iu nun cuntu. Il permesso cosa tua. Iu cuntu sulu il 20 settembre di ogni annu, tuttu il resto, ZERO, zero tagghiatu. Appoi ti vogghiu diri, chista unni travagghia, iu nun nnu sacciu? Se a matina sempri ccu chissu, chista quannu ci v a travagghiari? Parra, ca mi pari na timpa i sali, brutta cosa laria.

MARA : A parti u fattu ca avissutu a vasari nterra e diri milli Avi Maria e milli Patri Nostru di ringraziamentu se ss beddu picciottu avissi ntenzioni seri cc m figghia

ANTONIO : Cc t figghia? E pirch, patri nun nnha, figghia di NN senza patri?

MARA : Nca leviti, scunchiurutu, NN senza patri. Purtroppu nun nnu pozzu diri, la tua copia fotocopiata. Almenu ddocu arrisultau t figghia, menu mali ca ppi testa pigghiau di mia. Dunchi, chi vulevi sapiri, zoticu e sarvaggiu? Ah, ci sugnu. Unni travagghia! Beni, se u vuoi sapiri, senza ca fai succediri a terza guerra mondiali tu dicu, per ti premettu ca se ncuminci a diri minchiunarii o a fari catuniu, mi fazzu a valigi e ti lassu

ANTONIO : Cosa i tri liri, unni ti nni vai, dalla mamma Carmela, ca era cchi tisa do tuppu caveva, e a t patri u fici moriri di crepacori e se oggi campa sulu pirch ci passi quattru sordi o misi, sordi miei, ricordati. Vai da lei? Pirch se nesci di cc, nun ti fazzu trasiri cchi. Ricordati, abbandono del talamo nuziale e del tetto coniugale. C puru larrestu.

MARA : Staiu trimannu tutta pp scantu, matri mia. Comu fazzu? (canticchiando) Comu fazzucomu fazzu maccidu mammazzu, m maritu sciutu pazzu. (ripete)

ANTONIO : Tu scherzicci, appoi ti fazzu vidiri iu? Disgraziata, attorna a testa mi fa maliHai un potere malefico unicu e sulu. Se ci fussi u ragiuneri Basili, ma facissi passari iddu.

MARA : Cc ha statu.

ANTONIO : E unni si nni iu?

MARA : Nta so cammara.

ANTONIO : Ma quali cammara? Iddu cchi avi cammara!

MARA : Ma nta chidda di so cugnata, no!

ANTONIO : Certu, nun channu a perdirimancu tempu. Let ci lhannu, ponnu pinsari puru di spusarisimegghiu ccuss. Iu puru ma spusassise putissi.

MARA : (ironica) Facci di basulatu, sa spusassi! Quantu ti pigghiu i gocci, v. (via a sinistra)

ANTONIO : Senza sbagghiari e ci minti u vilenu pp surci! (telefono, Antonio prende la cornetta) Pronto, casa Quartarachi parla?

VOCE : ( dallaccento siculo-americano ) Io cercavo la famiglia Bottiglione

ANTONIO : Senti, cosa fitusa, vidi ca ora mi stai stancannuFatti vidiri di presenza e se hai cosi di dirimi mi dici nta facci. Chista a casa onorata della famiglia QuartaraMa iu u sacciu cu si

VOCE : Ah si? Allora sei veggente, Antonio? Allora mi leggi le carte? Ma no quelle delle cartomanti, le carte della scopaSei bravo, ma questanno ti batto. Ok?

ANTONIO : Ah, ci sugnu. I carti, a scupaok! Ho capito! Siete quellostro, insommail signor Lamonaca.Me lo dovevo immaginare. Vi pigliate gioco di me anche al telefono. Ma questanno dobbiamo chiarire tutto, sono stufo della vostra prepotenza.

TONY : Dai, Antonio, non fari accussIo scherzo sempre, tu u saiFammi truvari un bellamaro siciliano, e quattro biscottini di mandorla, u sai ca mi piaciunu assai. Ok?

ANTONIO : Al cianuro, si..sistate tranquillo, vi sistemo pp festi. Scusati, ma unni siti?

TONY : Siamo partiti dallaeoroporto. Allenati, intanto! Ok?(chiude, Antonio attacca, poi entrano i coniugi De Caro)

ROSA : (molto inquieta) Unn a cummari?

ANTONIO : Sta vinennu. Ma pirch, chi c? Scappau focu? Cumpari chi successi?

ALFIO : Iu nun vitti nenti, idda ddocu, dici ca vitti a signurina Miriam cc cristianuChi c di mali?

ROSA : Ma quantu si bestia! Una signorina, ca si trasa intra, mano nella mano a omu, tu mi dici, Chi c di mali?

ANTONIO : Ah, u ragiuneri Basili! Vuatri nun sapiti nenti, giustamente. (entra Mara con un bicchiere in mano) Cc c la vice portiera

MARA : Senza ca ti siddi, anche io sono la portiera, tua parigrado

ANTONIO : Tu nun si mancu raccattapalli. Sei mantenuta da me, tu e t figghia, chidda can un sacciu unni travagghia. Appoi sta cosa la chiariamo. Oggi o si fa lItalia o si muore, veru cumpari?

ALFIO : Sisi ca-casi capisci cumpari. Oggi ci sunamu nte co-conte corna o miricanu.

ANTONIO : (alla moglie) U vuoi sapiri cu era chiddu delle telefonati misteriosi, ca ora mi dissi se era famiglia Bottiglione? ( indifferenza della moglie) Sempri iddu, linfame di Lamonaca. Antura mi chiamau dallaeoroporto, u curnutu. Dici ca st vinennu e voli lamaru sicilianu e quattru viscuttedda di mandorla. Priparaccilli, o picciriddu!

MARA : E chi c di mali. Cavissumu a vasari i pedi. In questi anni non abbiamo pagato una lira daffitto.

ANTONIO : (su tutte le furie) Comucomu

MARA : Vicinu Milanu! I piedi ci ha vasari

ANTONIO : A mia a vasari i pedi, no a iddu. A mia! Prima mi lavi, appoi mi vasi e cc lacqua ti ci fai i gargarismi. Ingrata e moglie disanorata! (si alza esce a sinistra)

ROSA : Cumpari, nca finitala. A cummari na santa, speci pirch cummatti cc vui. Pigghiativi i gocci, ddocu, e stativi mutu. (prende il bichiere e beve)

MARA : Nun ci fati casu, ci sugnu abituata.

ROSA : Chiuttosto, antura vitti a signurina Miriam ca si traseva nta ppartanentu ncristianu, mano nella mano

MARA : Cummari, chissu era so cugnatu, u maritu vedovo di so soru a gemella, stamatina vinni. Vu scurdastuvu? Chiddu vistutu i nivuru!

ROSA : Veru, veruragiuni aviti. Matri, nun nnhaiu cchi testa, mi dovete scusare.

ALFIO : Ma u parrucu, qu-ququannu veni? Nun cridu ca su scorda?

MARA : Antoniu u ccumpagnau a casa. Doppu tuttu chiddu ca si manciau. Cumpari, mi pari ca vui ceruvu a latu nta tavula. Chi lassau cosi?

ALFIO : Ma-mamancu na muddica, cummari. U piattu u lassau cchi pulitu i prima. E u vi-vi u vinu ca si vippi?

MARA : E siccumu mancu tineva a dritta, Antoniu u vosi accumpagnari a casa. Carluzzu mi dissi ca u va pigghia iddu versu e cinqu. (entrano dalla comune Lisa e Mario)

MARIO : Buongiorno a tutti!

MARA : (a Lisa) Tu comu stai? (preoccupata)

LISA : Bene!

ROSA : Cchi avi Lisuzza? (curiosa)

MARA : Lisa, c t patri ca sul piede di guerra di quannu sappi ca ti canusci cc Mariu, voli sapiri tuttu

MARIO : Io sono pronto a spiegare quello che c da spiegare e ad assumermi le mie responsabilit. Lui dov?

MARA : Ora veni, dd intra. (entra Antonio, ha in testa un fazzoletto rosso con sopra un basco bleu, sembra un sultano arabo) Ma comu ti cumminasti? (sorridendo come pure Rosa e Alfio) Pari u Sci d Persia. Ridiculu!

ALFIO : Nveci a mia mi piaciti, cu-cucumpari. U Miricano appena vi vidi, vi scancia pp Re Nturcu e si scanta! Oh, stu m cu-cum cumpari quantu nni spurmenta!

ANTONIO : A testa la devo rinfrescare, cumpari. Tuttu u mali ci lhaiu nta testa! Haiu nfurnu elettricu addumatu, cumpari! Se ci mintiti na manu, vabbruciati! U fazzulettu avi tutta a notti ca nto frigoriferu, lho scelto rosso contra a malasorti, di supra ci misi a scuzzitta e sugnu a postu. Appena veni u ragiuneri Basilic

MARA : Si, cipudda e petrusinu

ANTONIO : Comu cazzalora si chiama? Ah, Basile. Appena veni mi fazzu fari a seduta di chiddi fa iddu e mi guarisci. Appoi sunu cosi ca a tia moglie ingrata, mantenuta e vice portiera e a voi cumpari, non interessano. Iu mi pozzu mettiri chiddu ca vogghiu, comu vogghiu e quannu vogghiu, sugnu a m casa, va beni?

MARA : Ancora per poco!!

ANTONIO : Nfatti tu sei la malasorti e a pivala di sta casa. Cumpari, mi raccumannu lattrezzatura vostra, agghi, pipalori, cornettieccetra. Ma unni a lassastuvu?

ALFIO : Eh, unni a lassastuvu. Bona sarvata, quannu ura a nesciu, nta vostra cucina !

ANTONIO : Beni!. Vui commari Rosa u sali ci laviti?

ROSA : Nca certu, cumpari, u sali c, ancora chiddu di lannu scursu .

ANTONIO : Beni, tutto Okkei, comu dici dd gran curnutu di Lamonaca. (che non si era accorto dei due ragazzi)

MARIO : Buongiorno, signor Quartara. (timidamente)

LISA : Ciao, pap. (c.s.)

ANTONIO : Eccoci qua. Alla guerra. (cercando di auto controllarsi) Dunchi.

MARA : Dunchi il principio del discorso(ironica) (Alfio e Rosa si alzano e vanno in cucinacol permesso di Mara)

ANTONIO : Dunchidunchi e centomila volte dunchi. Giovanotto, da quando sei arrivato, a me figghia nun a vitti cchi. Siete unanima e u corpo. Unni si tu idda, manci cc

MARA e LISA : Antoniupap

ANTONIO : Mute! Lassatimi parrari. (breve pausa) Iu u sacciu ca nta sta casa non ho mai contato chiassai do dui di spadi quannu a briscola a coppi, ma lhaiu fattu pp stari npaci, tranquillu, pp nun nnaviri grattacapi. Insomma, nun mhaiu miscatu mai in niente.

MARIO : Don Antonio, io vi devo spiegare alcune cose

ANTONIO : Ti prego, appoi parri. U sacciu ca si nu bonu picciottu, t patri ca ti guastau u sangu Dunchi. Iu vogghiu beni a m fighia chiassai d m vita, nta lelenco ci mintu a m mugghieri in seconda posizione, anche se nun su merita, e pensu ca tu u capisci, Mariu. E comu ogni patri ca voli beni a figghia, ci veni larmu di vulirici parrari, na carizza, na semplici parola..Travagghi? Unni Travagghi? Si zita? Piccole cose, parrari, comu fannu i pirsuni civili. Invece, niente! Silenzio di tomba. Ciao pap Mancu fazzu ntempu a diricci Ma unni. gi fora! Appoi ritorna e ci vulissi diri Oggi ccha fattu? idda mi rispunni Pap sugnu stanca, mi curcu, buonanotte E si curca! Me mugghieri sugnu sicuru ca sa qualchi cosa, ma nun mi dici nenti, per quel fatto del due di spadeOra tu si npicciottu ca pacisci, iu cavissi a pinsari? Matri e figghia hanno fatto la santa allenza e a mia non mi calcolano pp nenti. Maffucu o mi sparu. Appoi mintimicci lo stress cc t patri e la frittata pronta. Parrati, ho detto. ( si siede sulla poltrona pi rilassato)

MARA : Antonio(remissiva e pacifica)

LISA : No, mamma, tocca a mia parrari!

MARIO : Lisa, per anche io vorrei dire qualcosa.

LISA : Si, dopo. Prima fammi parlare. Pap, io ti dovevo confidare che lavoro da quasi un anno, con un contratto a tempo indeterminato, sono serena, tranquilla, dove lavoro un bel posto, belle persone e anche il titolare di questa societ una persona a cui io(guardando Mario e la madre, con un po di soggezione) questa personainsomma

MARIO : (prendendo la parola con decisione) Don Antonio, io ho aperto una grossa agenzia immobiliare in citt, visto che rimango in Sicilia per quasi dieci mesi lanno e ho tanti interessi economici e soprattutto numerosi immobili, in citt e nella regione, e visto che mi serviva il personale e un direttore dellagenzia, ho deciso, con lavallo di mio padre, di assumere Lisa. Ma oltre a quello che vi ho detto e che era doveroso dirvi, io amo vostra figlia pi di ogni altra cosa al mondo, e vi chiedo perdono se vi abbiamo tenuto nascosto questo segreto, per vi confesso che ve lo avremmo svelato questa sera. Vi chiedo la mano di vostra figlia, a voi e a vostra moglie.

ANTONIO : (frastornato) Veramenti tocca sulu a mia. Comunchi. Mapirch nun mi dicisti nenti, Lisa? Cosa ti potevo dire, si granni, maggiorenni, una picciotta ca sa chiddu ca fa e quindiSe Mariu deve essere il tuo principe azzurro che siail tuo principe azzurro. Ma dimmi na cosa, (in confidenza, tirandola a se) , tua madre, chissa ddocu o cantu i tia, ( la indica alla figlia che accenna ad un lieve sorriso) sapeva qualchi cosa, veru?

LISA : (Guardando la madre) B, insomma, qualchi cosas, pirch ci nn ancorapap, tieniti forte.( con solennit)

ANTONIO : Matri Santa, nun mi fari scantari? Chi c ancora?

MARA : Nun ti scantari, babbasunazzu. Cosi ca passunu e fannu beni alla salute. E veru, Lisuzza?

LISA : Non solo alla salute, ma anche al cuore. Pap, fra qualche mese sarai nonno!

ANTONIO : Comucomunonnu? Voli diri ca tu aspettinpicciriddu e di cui?

LISA : Ma comu, di cui?

ANTONIO : Ah, il principe azzurro. (abbraccia i due ragazzi) E se masculu, comu ci mintiti? Sintemu!

LISA : Masculu , pap. E ci mintimu Antoniu, ti piaci, pap.

ANTONIO : Certu, accuss Lamonaca ci trasi puru nto nomu. Ma quantu furtunatu. (risata generale) Ma cc iddu nun nnhaiu finutu. Mi aspetta una dura battaglia. (toccandosi la testa) Attorna a testa mi partu. ( entra Basile e Miriam che ha in mano una bottiglia di spumante )

LISA : Noi andiamo di l, Mario deve telefonare. (i due via a sinistra) Ciao a tutti, buona sera signorina Miriam. (scompaiono a sin.)

MIRIAM : Che bella coppia! Potrebbero pensare di accasarsi, ma forse parlo troppo.

ANTONIO : (annuendo) Allura pirch mi doli a testa, ragiuneri. Ma faciti unaltra impostazione con le mani?

MARA : Si, impostazione postaleRaccomandata con ricevuta di ritorno. Ma quantu si ignoranti. Si dici imposizioni.

BASILE : E si capisci! Ma non vi era passata?

ANTONIO : Si, come no, ma sono successe cose..coseche voi manco vimmaginate..Amuninni dda intraca facemu prima. (lo tira con lamano e lo porta a sinistra)

MIRIAM : Mi sono permessa di portare una bottiglia di spumante per festeggiare i 30anni dellevento.

ROSA : Sempri fina, ha statu, Miriam.

ALFIO : Fina, se-sesempri ha statu!

MARA : Ma signurina, non doveva disturbarsi.

MIRIAM : Non niente per don Antonio e per voi, signora Mara. Siete due persone squisite. (parlotta con Rosa e Mara)

ALFIO : Squisiti, zuccarinicomu o me-mecomu o meli! (entrano il prete accompagnato da Carlo e Daniela)

DON LUIGI : Avanti, semo nuovamenti cc. Paremu accampati, avi ngnornu ca simu cc. Arrivau u ziu? (a Daniela)

ANTONIO : U ziu di cui?

DON LUIGI : Unni fui?

ANTONIO : E iu chi nni sacciu? Iu vi dissi, u ziu di cui?

DANIELA : Mio zio Tony. Io lo chiamo cos, stato lui a volerlo.

CARLO : Patri parrucu, voli qualchi cosa?

DON LUIGI : Vulissi 30 anni mancanti, e sti dulura ca haiu i vulissi dari a qualchi amicu ca si lamenta pp nentiInfatti si dici..Cui si lamenta godi! Carluzzu vai pure. U rosari ci l haiu, u libbricieddu cc parola di Diu cccchi purissi vuliri di cchi? Vattinniv! (Carlo e Daniela vanno via dalla comune)

MARA : Digeristuvu, don Luigi?

DON LUIGI : Se digerii? E cchi manciai, Maruzza? Mi pozzu fari a comunioni.

MARA : Matri, cchi facci di ntagghiu! Nenti manciau, u sintistuvu? (proprio in questo momento entra Tony Lamonaca, abito bianco, cappello di canapa bianco, scarpe nere e un grosso sigaro, che ogni tanto aspira, con qualche colpo di tosse, a soggetto, una valigetta scura, tutti alla sua vista si alzano e gli danno la mano, solo il parroco rimane seduto e Tony gli bacia la mano) Signor Lamonaca, prego saccomodassiCi priparai i biscottini ca ci piaciu a lei

TONY : (con laccento siculo-americano) Lei sempre gentile, signora Mara, al contrario di certe personeche conosciamo benissimo. Ma lasciamo stare. Come v? Tutto bene? La figliola? E lei signorina Miriam, come sta?

MIRIAM : Bene, grazie. Ho conosciuto stamattina il marito di mia sorella, buonanimaSono contenta

TONY : Benemi fa piacere. Il suo passato riaffiora nei ricordi pi belli, e questo un bene, yes. Ok! E lei, signora Rosa, come v? E il sig. Alfio De Caro, cosa dite? Vostro figlio sta bene?

ROSA : Bene, tutto bene. M maritu ccmischinu, Carluzzu supra cc so niputi, ora scinnunu, se vuliti i va chiamu?

ALFIO : Signor Tony, a Merica chi si dici?

TONY : Sempri dd . Nun si movi. Ma i cosi nun sunu comu na vota. A vita difficili , caro Alfio. Vui siti furtunati ca siti cc, nella nostra terra nata, a Sicilia nostra. Bedda profumata

DON LUIGI : Pp limunata ci voli donna Mara.

TONY : (apre la valigetta e esce fuori un filo con auricolare) Don Luigi, col vostro permesso ci portai un apparecchio acustico

DON LUIGI : E cchi servi?

TONY : Se acustico, servi pp ntisa!

DON LUIGI : Pp ntisa? E unni mhaiu a mintiri?

TONY : Se vi manca a ntisa vu mintiti ntaricchi. ( Don Luigi lo prende e lo conserva con cura)

DON LUIGI : Grazi.

TONY : E il capo famiglia, don Antonio Quartara, unn. Chiff ha dimenticato quello che dobbiamo fare? Io ho tanti impegni. Ok! (entra dalla sinistra Antonio, sempre con quella specie di copricapo, seguito da Basile che porge la mano a Tony)

BASILE : Piacere, Basile!

MIARIAM : E mio cognato, signor Tony!

TONY : Piacere, vostra cognata una gran donna, signor Basile. Oggi non ce n pi, hanno perso lo stampo, credetemi. E finalmente abbiamo il signor Antonio Quartara

ANTONIO : (non molto felice di incontrarlo, scortese) Ora staiu peggiu, prima di vidiri a certuni stava megghiu! Non ho dimenticato quello che dobbiamo farenon vi preoccupate.

TONY : Mi pariti un turcuvi calarru u suli

ANTONIO : No, a luna! Vui mi pariti chiddu d gelativinniti pezzi duri?

TONY : (a m di battuta) No, iu vinnu e affittu casi, e certi voti le regalo, yes, ma poi mi nni pentu! Vogliamo giocare o ci perdiamo in chiacchiere? Undstend? Capito? Mi sto stufando, ok?

MARA : (sottovoce, a Rosa) Ma quantu cretinu, u sta facennu siddiari! E a porta ancora o longu!

ALFIO : (a Rosa) Stanu ncu-ncu ncuminciannu?

MARA : Si. (Alfio si alza e va in cucina, poi ritorna con addosso la collana di aglio, pipisbezzi, cornetti e il sale per la moglie che a soggetto e di nascosto incomincia a spargerlo per terra, Alfio si piazza dietro a Tony, come sempre per i segnali, Basile e Miriam si alzano e fanno per andare)

MIRIAM : Veniamo pi tardi, Rosa. Faccio vedere a mio cognato il palazzo. Con permesso. (via per la comune)

ROSA : VaivaiViniti pp brindisi?

MARA : Ma a chiddi chi cci nteressa di brindisi e di bari, signora Rosa?

ROSA : In effetti, hannu tanti cosi di dicirisi, mischini. Sugnu cuntenta ppi iddi.

MARA : Ora concentramini pp dd bestia di m maritu. U sali sutta o tavulucummari, ( Rosa esegue indifferente) Don Luigi, attaccati cch preghieri

DON LUIGI : Ieri? E cc su ricorda chiddu ca fici ieri?

MARA : Curnutu a vui e(con la mano in bocca) U rosariue i preghierimi capistuvu

DON LUIGI : U cap..u cap, chi ti paru surdu? Nel primo mistero(forte)

MARA : Cchi siti a chiesa? Piano, sottovoceva beni..?

DON LUIGI : Va benicomu vuoi tu. (incomincia pian pianole altre due rispondono sottovoce, una specie lamentazione, una murmuriata incomprensibile, sempre con lo stesso tono, sono a distanza dal tavolo da gioco, Alfio si posizionato dietro Tony, per i segnali)

TONY : Mi pare che c troppo nervosismo. Yes?

ANTONIO : YessiyessiSicuru! Vui siti a causa, di cchi vi lamintati, chista bella.

TONY : E poi questo continuo lamento, impossibile giocare! Ok? You undestendCapistuvu? Ok!

ANTONIO : Okkey sti cicirici-ci-riantistenti. Nuatri iucamu accuss, tutti i voti, tutti i siri, duranti le lunghe serate invernali, i fimmini si diciunu u Rusariu e raccamunu, e lomini iocunu, o chistu o pietrepi-e-tresassi v, mazzacaniantistenti? (prende le sue carte)Ccni essiri carte di scopa. Quasi nuovi, sunu di lannu scursu, ma nessunu li ha toccati. Yessi! (occhiolino al prete che contraccambia)

TONY : No! (deciso) Impossibol! Impossibile. Le carte devono essere nuove di fabbrica.

ANTONIO : Chistu chi un nuovo regolamento di Nuova Yorchi, quannu mai. Nun lavimu mai fattu. O vuliti dubitari della mia onesta,onesta, bruttu vecchiu vavusu

TONY : Badati a come parrati, ok!

ANTONIO : Ma quali okkei okkei, vui manzurtati e iu nun haiu a diri nenti. Chiff schirzamu? (entrano Mario e Lisa dalla sinistra)

MARIO : Pap, come stai? Ti devo parlare!

LISA : Signor Lamonaca, ha fatto buon viaggio?

TONY : Ragazzi miei.

ANTONIO : Un momento. Ragazzo mio. Lisa, fino a prova contraria m figghia e quindi ragazza mia. Mintimu i puntini sul grammofono. Oh!!!

TONY : Stavo bene prima venire qua, ma Antonio ha il potere di farmi incadi farmi arrabbiare. Ora si fissato che dobbiamo usare le carte dellanno scorso, usate e chiss come saranno sciupate, per non dire altre cose. ( aspira una lunga boccata di fumo che gli indirizza in faccia e poi tosse)

ANTONIO : Avete sentito questo vecchio tubercoloso, mi accusa di aver truccato le cartema come ti permetti, pezzu di mafiusupp sti quattru sordi ca hai! ( si alzano dalle sedie e si parano come due galli in combattimento, le donne ed il prete smettono di dire il rosario )

TONY : ( si siede e poi con calma) Ti perdono, pirch nun sai chiddu ca dici. La paura di perdere troppo forte, ti capisciu, yes!

MARIO : Pap, mi pare il momento di smetterla con questa maledetta partita, che ne pensi.

TONY : Non preoccuparti, Mario. Ho trovato la giusta soluzione per tutto(dal fondo arriva Daniela e Carlo)

DANIELA : Ziozio mio. (va ad abbracciare Tony che gli scappa una parola)

TONY : Figlia mia bedda. ( la abbraccia forte )

ROSA : (a Mara, sottovoce ) Cummari, ci scappau figghia mia. Ne vedremo della belle oggi.

TONY : Ti dicevo per tutto e ..per tutti, pure per la piccola Daniela. (poi rivolto a Carlo) Tu sei Carlo, immagino? (Carlo gli stringe la mano) Per la partita si deve fare lo stesso, per puro principio. E vero don Antonio?

ANTONIO : (che si era calmato) Si capisce, allura pirch sugnu cc, pp taliari a vui?

LISA : Pap, se continui accuss, mi nni vaiu.

MARIO : Lisa, tuo padre non ha tutti i torti, devi capirlo.

ANTONIO : Iucamu ca megghiu.

LISA : Daniela, dammi na manu, pigghiamu u spumanti, amuninni nta cucina, ormai sta partita mi ha stufata. Ragazzi voi venite con noi? ( le due con i due ragazzi via a sinistra)

ANTONIO : ( deciso e serio) Pigghiati i carti ca vuliti vui.

TONY : Bene! (apre la valigetta e prende un mazzo ancora col cellofan, lo apremischia le carte e poi) La mano chi la fa? Alzate! (Antonio alza e prende il sette bello, contento) Tocca a voi.

ANTONIO : Scusate devo dire una cosa a don Luigi. (Tony acconsente, alzandosi, va verso don Luigi, apre le carte a ventaglio, e con la scusa di parlargli allorecchio gli appoggia le carte sulla gobbettaplatealmente) Don Luigi, chisti su nuovi, mi devo tutelare. Mi dovete capire! Fati chiddu caviti a fari. ( ritorna a sedere) Scusate. Sempri a unnici?

TONY : (ricomincia il rosario, Alfio dietro Tony, prontoAntonio mischia le carte, poi le da, e sincomincia) Benebenebene

ANTONIO : Malemalemale

TONY : E va b. Tre e due cinque. (Alfio gli segnala chiaccia locchio destro)

ANTONIO : Quattru

TONY : Bene..benequattru e tre sette e due nove, scopetta, yes? (Antonio rimane di stucco, come tutti gli altri, continuano a giocare e si sentesempre Cinque e due sette, scopetta col settebello, ok? ( beve un amaro e dolcino con calma, nervosismo di Antonio, poi la mano passa a Tony, mescola, alza Antonio, da le carte, poi)

ANTONIO : Ah, chi simu o bar! O si vivi o si mancia o si iocaE cchi stu schifu? Dunchi(guardando le carte) Due e una tre. (guardando Alfio, arrabbiatissimo, che accenna a dei segnali, Tony poi lo guarda e Alfio rimane con la mano nella faccia per dire Donna, resta cos per un attimoTony perplesso)

ALFIO : (per giustificarsi) Haiu nduluri di ianchiChista, ha viditi.? Mi fa mpazziri( Antonio con la mano tra i denti come a dire, disgraziato, continuano a giocare, di queste scene si potr fare quella del Re, gonfiando la bocca.e Tony che incomincia a capire qualcosa) Staiu mpazzennue chistu duluri( poi alzandosi la spallaper il cavallo; Tony lo guarda, lui si blocca e .cos via diverse gags a soggetto.) Haiu stu ticchi, cchi vietatu?

TONY : Si mintissi vicinu a so cumparica megghiu. (Alfio esegue) (contano le carte) Tre di scopette, settebello, primiera, oro e carte a lungo, quattru e tri settisette a zero. Mano mia. (Antonio e sgomento come tutti gli altri, Tony d le carte)

ANTONIO : Bene.beneDui.

TONY : Cinqu.

ANTONIO : Ottu e una novi. Cavalluccioscopetta. (Tony da le carte) Sei, mi calu!

TONY : Sei e due otto.

ANTONIO : Tre e dui cinqu e cinqu deci. Scopettina di Reuccio. (da le carte, urtato) Assu e dui, tri, e quattru setti. Scupittuna di setti bellu. Quantu mi piaci stu iocu. E sincerusinceru!

TONY : Setti iu e quattru vui. Combattuta, ah? Ma per poco. Carte mie. ( beve lamaro e mangia un dolcino con calma, grossa tirata di fumo, poi d le carte)

ANTONIO : MalemaleDunchi(riflette, Alfio gli vorrrebbe suggerire e gli d una gomitata) Stativi mutu,a curpa vostra. (mortificazione di Alfio) Pigghiu, quattru e dui sei

TONY : Sei, e tre novi e una deci. Scopettina di dieci.

ANTONIO : Furtuna e basta. Calu setti.

TONY : Scupa di setti belluCi avissimu a essiri.

ANTONIO : Iucati, ca ancora c ogghiu nta lampa. Cavaddu

TONY : Scopettina di cavadduzzu tic tac. E sunnu undici. Lhaiu a cuntari? ( silenzio generale, la sorte ha voltato le spalle ad Antonio,lui esausto)

ANTONIO : (butta le carte) Basta, mi avete battuto. (alzando il tono a mano a mano) Mi avete battuto.mi avete battuto.Comu fazzucomu fazzu.Staiu murennuMaruzza cchi mi pigghia?(piange diventa un pazzo, si toglie a scuzzitta, il fazzolettosi strappa i capelli, poi si accascia sulla poltrona come se avesse avuto un infarto, urla, grida, tutti cercano di fare qualcosa, entrano i ragazzi dalla cucina lo spumante nei bicchieri, che appoggiano sul tavolino del salottino)

LISA : Ma cchi successi..U pap chi avi?

MARA : Nenti, Lisuzza, un piccolo sintomu. Pigghiamicci un po dacquaI goccii gocci pp sciolta

ROSA : Ma cchi centrunu i gocci pp cacaredda? Chiamamu u spitali

TONY : Lasciate stareOra ci parlo io(allorecchio) Antonio Antonio, non ti devi preoccupare, la casa sar sempre tuanon mi devi niente. Il nostro era un patto sulla parola, niente di pi. Avantifiniscilanun fari u commediantiHo i documenti, firmali e la casa sar tua, come sar dei nostri amici, Rosa, Miriam e Daniela. (Antonio si riprende istantaneamente)

ANTONIO : (senza scomporsi, col tono sereno e tranquillo, allorecchio di Tony) Unni haiu a firmari? (tutti sono pi tranquilli)

TONY : Ah, birbanti, sei guarito?

ANTONO : Ma quannu mai haiu statu malatu? A finta fici. Tu mi dicisti che il nostro era un patto sulla parola e quindinon mi potevi buttare fuori doppu trentanni. Appoi mi sarei appellato al diritto di usu.

ALFIO : ..usufruttu

ANTONIO : nca qualiusu

ROSA : usaiddu

MARA : usapemu

ALFIO : usuraiuusai.

ANTONIO : ca s bestia

CARLO : Usucapione!

ANTONIO : Bravo, chi ffa fari aviri nfigghiozzu avvocato...Usucapione(avvicinandosi a Tony) Vidi Tony, in Italia, ca dicunu ca i cosi nun funzionunu, ci nnuna ca funziona, stranu ma ccuss. Dopu ca unu ca sta in una casa, pavannicci, luci, acqua, gas, spazzatura, ici, iva, e tutta a morti buttana d tassi di questo Paese ecc. ecc. e nun si prisenta nessuno a rivendicare la propriet, dopu vintanni, diceva, diventa automaticamente padrone e dominatore assoluto e incontrastato e nuddu ci po diri vattinni. Si fa un processo, si stabilisce chi ha il diritto o meno, chi perde e chi vince, ecc. ecc. Quindi, tu a mia non mi fai alcuna elemosina. Mhaiu spiegatu?(tutti sono a bocca aperta) Io lo sapevo, volevo vedere sin dove arrivavi. Mi volevo assicurare se il tuo era un capriccio malvagio e spietato contru a quattru puvirazzi o solamente un gioco per tenerci sempre uniti e contro di te. Poi ho sentito e mi sono accorto personalmente ca nfunnu funnu nun s un uomo cattivo, hai sulu un difettu, chiddu daviri nsaccu i sordi. E iu non ti volevo dare u saziu di perdiri, ma non ce lho fatta. Ccu tutti i sortileggi, i mprogghi, i paroli mammalucchini, u sali di m cummari, a citu, lagghia, i corna di m cumpari, u immu di don Luigisunu tuttiminchiati. Il destino destino e u preti ava ragiuni. Ges Cristu nun si minta a difenniri i cristiani ppi sti cosi. Per queste fesserie. (si avvicina a don Luigi e lo abbraccia, toccandogli la gobbetta) Nun si po sapiri mai.

TONY : Bene! Ti sei sfogato? Mi fa piacere che abbiamo chiarito queste cose, per visto che siamo come una famiglia, e io sono orgoglioso di avere avuto la vostra amicizia. Oggi, con laiuto di mio figlio Mario e con la consulenza di Carlo, ho portato dei documenti che metteranno, finalmente, le cose a posto su alcune storie di questo palazzo, l ex Albergo Splendor.

ALFIO : E tu nun mhai detto ne-ne..nenti?

CARLO : Pap, ma cchi tavia a diri? Appoi u cuntavutu a m parrinu e la sorpresa si sarebbe finita.

TONY : Io ho dei documenti che vi riconoscono la propriet degli appartamenti dove vivete, a titolo gratuito fino alla vostra morte, dei vostri figli e dei loro figli se ne avranno. ( tutti cercano di baciargli la mano, ma Tony li allontana, una musichetta romantica accompagna la battuta) Io ho amato una sola donna nella mia vita, una donna sfortunata, e la lontananza non mi ha dato possibilit di poterla assistere, accarezzare, amare fino alla fine dei suoi giorni. Ma il suo amore mi ha donato un frutto, una bella figlia(tutti guardano Daniela) che non ho potuto crescere personalmente e che, per la sua educazione, ho dovuto delegare altri . Questa figlia, so che st crescendo con i valori pi nobili della societ, e io oggi sono venuto per farmi perdonare per non averle rivelato in tutti questi anni la mia responsabilit nei suoi confronti e darle il mio nome se ella lo vorr, oltre a quello della cara madre. Ok? Daniela, io sono tuo padre, perdonami. ( Daniela lo abbraccia, poi abbraccia Mario, si abbracciano tutti e tre, piangono, come tutti i presenti o quasi)

DANIELA : (con le lacrime agli occhi) Zio

TONY : ( la guarda con disappunto e con evidente commozione ) Se vuoi, perch non mi chiami pap

DANIELA : Si, pap!

TONY : Nella valigetta ho dei documenti che potrai firmare quando vuoi, il giorno dopo ti chiamerai Daniela Cannata LamonacaOk?

DANIELA : Firmo subito, pap. (poi va ad abbracciare Carlo)

TONY : Antonio, so che mio figlio Mario vuole bene a tua figlia Lisa e che ci render nonni tra non moltoE spero che voglia bene anche a Daniela come giusto che un fratello voglia bene una sorella.

ANTONIO : U nomu in societ, s furtunatu anchi ddocu! Sempri unni chiovi nto vagnatu.

MARIO : Pap, quando stamattina sono arrivato, ho saputo alcune cose, tra cui il segreto di Daniela.Ho fatto una piccola ricerca e ho dedotto, senza darti alcuna colpa, che tu saresti stato pi che un semplice tutore, anzi, ho subito pensato che il tuo era un legame di padre e figlia. Solo ci poteva spiegare tutti gli sforzi e lattenzione per la piccola Daniela. Ci mi ha riempito il cuore di gioia, perch ho avuto la conferma che razza di uomo sei, un galantuomo e io sono orgoglioso di essere tuo figlio e di avere una sorellina.( si riabbracciano con Daniela) Poi volevo dirti che ho assunto Lisa allagenziadevo creare il personale e quindi, quale migliore occasionedovevo dirterlo, ma non ho avuto il tempo.

TONY : Hai fatto bene, ma non solo, Daniela deve imparare linglese e verr con me a New Yorkfinalmente staremo assieme per un po

CARLO : E per quanto tempo? (allarmato)

TONY : Minimo sei mesi.

CARLO : Sei mesi? (c.s.)

DANIELA : Pap, ma Carlo non potrebbe venire anche lui con noi per imparare linglese?

ROSA : A Merica?

TONY : ( con malizia ) Solo per imparare linglese? Ma deve studiare! (sorridendo)E chi mali c?

ALFIO : Ma nun su po mpa-pamparari cc?

TONY : E no! Se deve fare lavvocato della nostra societ, deve sapere linglesedove si parla. Giusto, Mario?

MARIO : Si, pap. (Daniela gli stringe la mano, contenta, Alfio e Rosa sono un po confusi..)

TONY : Vogliamo brindare alla salute di questi nostri figli? (entrano dalla comune Miriam e Basile)

MIRIAM : Siamo in tempo per il brindisi?

ANTONIO : Certamente, ma prima, Tony, mi putissutu fari lultimu piaciri? (tutti sono attenti a quello che dir)

TONY : Certo. Tuttu chiddu che vuoi, Antony. Ti chiamu Antony?

ANTONIO : Si, va beni, u nomu nun minteressa, ma iu fussi cchi cuntentu ca quannu parti ppa Merica ti porti a m mugghieriU sai, pp fari a sirvizzera bonachi dici? (risata generale)

MARA : (risentita) Pirch nun ci vai tu e ti fai fari nu bellu trapiantu! (Antonio, ferito a morte, risponde con odio mortale)

ANTONIO : (sospettosamente allusivo) E cchi cosa mavissi a trapiantari, sintemu unni vuoi ntappari!

MARA : (dopo una leggera pausa) A testa! Tantu chi nni fai? Ccavevutu caputu, scemunitu?

ANTONIO : Ahhh! Ora si!!! (si abbracciano, con grande risata generale e brindisi, e sulle note di una allegra musichetta.)

FINE DELLA COMMEDIA

ALBERGO SPLENDOR

(Storie di donne sole)

Commedia in due tempi

di

RENATO G. FIDONE

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Tutti i diritti riservati e tutelati dalla SIAE

Finita di scrivere il 29.10.2013 in Scicli (Rg)

BIOGRAFIA DI RENATO FIDONE

SETTEMBRE 2014

RENATO FIDONE nato a Scicli (Rg) il 13.4.1950. Laureato in Scienze Sociali alluniversit DAnnunzio di Chieti/Pescara, ha lavorato presso il di D.S.M di Modica (Rg) coordinando dal 1990 il Servizio Sociale Dipartimentale della AUSL 7, oggi ASP Ragusa. Dall 1.10.2011 in pensione.

Da oltre 40 anni impegnato con il Teatro Amatoriale e dal 1984 dirige la Compagnia Teatrale Gli Amici di Matteo, di cui ne il Presidente/Legale Rappresentante.

Nel 1988 fonda, assieme agli altri componenti dellepoca della compagnia, il Teatro Piccolo Stabile, una struttura teatrale di 99 posti, adiacente alla sede della compagnia, utile per le prove degli spettacoli e per eventuali rappresentazioni.

Come autore ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui:

Premio Speciale alla Carriera dal Comune di Scicli per il 60 anno det 2010

Primo Premio al Concorso Internazionale Teatro di Locarno 1998 Premio Regionale Alessio Di Giovanni sez. Teatro Raffadali (Ag) 1999 Premio Ulivo dOro Catania 1995 Premio Ulivo dArgento Ragalna 1991 Secondo classificato al Premio Scena Zafferana Etnea 1992 Premio Speciale del Comune di Agnone (prov. di Isernia) 1992 Targa di Riconoscimento Speciale dalla Compagnia Le 4 C di Agnone (Is) 1992 Secondo Premio al Concorso Internazionale San Giuliano Milano 1989 Terzo Premio al Concorso Regionale Scrivere in Dialetto Catania 1988 Terzo Premio al Concorso Regionale Ulivo dArgento Ragalna 1998 Migliore Testo di Autore Meridionale Soveria Mannelli (Cz) 1988 Migliore Novit Teatrale al Festival Nazionale di Termini Imerese 1987 Premio Speciale come Miglior Autore alla Rassegna Nazionale di Rosarno (RC) 1988 Premio Speciale come Miglior Autore alla Rassegna Nazionale di Rosarno (RC) 1989 Premio Sezione Cultura Giornale di Scicli 1985

Ha ricoperto per conto della F.I.T.A. ( Federz. Italiana Teatro Amatori ) la carica di Presidente Provinciale e Regionale. Al Congresso Nazionale FITA del 16.5.2000 stato eletto Presidente del Collegio dei Sindaci.

Nel 2008 viene eletto Consigliere Regionale con la delega di Direttore Artistico e responsabile delle attivit teatrali e dei rapporti con le compagnie affiliate. Nellultimo congresso FITA SICILIA del giugno 2012 a Pergusa, stato rieletto Consigliere Regionale e riconfermato Direttore Artistico regionale

Ha scritto diversi monologhi recitati dallattore Enrico Guarneri, in arte Litterio e ha svolto in alcune occasioni le funzioni di esperto nei progetti PON delle scuole pubbliche e di direttore artistico in particolari avvenimenti artistici e teatrali. Viene chiamato di sovente, vista la sua ampia conoscenza ed esperienza nel panorama teatrale siciliano, dalle compagnie amatoriali, come consulente per gli allestimenti dei cartelloni teatrali.

Autore, tra laltro, di poesie dialettali e in lingua, collabora con un gruppo di musica folk , scrivendo i testi di alcune canzoni, racchiuse in un cd e recentemente pubblicato e regolarmente registrato alla siae.

I suoi lavori teatrali, rappresentati in Sicilia, Puglia, Calabria, Basilicata, Toscana, Lombardia, Belgio, Svizzera, Francia, Canada, e N.Y., da numerose compagnie della Sicilia e oltre, sono tutelati dalla SIAE, cui iscritto dal 1984, divenendone Socio il 12.3.1997. Dal 22 maggio 2010 ha acquisito il diritto allassegno mensile di professionalit, riconoscimento riservato agli autori ultra sessantenni pi rappresentativi. Da oltre 25 anni socio del sindacato ANART, associazione nazionale autori radiotelevisivi e teatrali.

Elenco dei suoi lavori depositati alla SIAE :

1.AMURI DI FRATI (1981) commedia brillante in 3 atti (scena unica) 10 personaggi

2.E TUTTA UNA CONGIURA (1982) commedia brillante in 3 atti (scena unica) 11 personaggi

3.LA CASA POPOLARE (1982) commedia in 1 quadro e 3 tempi (scena unica nei 3 tempi) 9 personaggi

4.ALLE DONNE PIACE COLA (1980) commedia in 3 quadri e 2 tempi (3 scene in un unico spazio)11 personaggi

5.LA COSCIENZA NON BASTA (1980) commedia in 2 tempi ( scena unica )9 personaggi

6.LA POESIA E UNA COSA SERIA (1986) commedia in 3 atti ( scena unica )12 personaggi

7.LA POSIZIONE SOCIALE (1984) commedia in un atto (scena unica) 6 personaggi

8.IL PROBOVIRO (1986) da G.Fava rid. e adatt.in 3 atti (3 scene in un unico spazio) ( 50% dei diritti) 12 personaggi e 3 comparse

9.SOLI SULLA NAVE DEL PIACERE AVVINTI DAL DESTINO (1987) commedia brillante in 3 atti (scena unica) 13 personaggi

10.LO SPIRITO DI MIA MOGLIE (1988) commedia brillante in 2 tempi (scena unica)7 pers.

11.I SOLITI IDIOTI COLPISCONO ANCORA (1989) commedia brillante in 3 atti (scena unica) 10 personaggi

12.VI PRESENTO MIA SORELLA (1991)commedia in 3 atti (scena unica)versione in lingua italiana di Amuri di Frati 10 personaggi

13.MEGLIO UN UOMO VERO CHE UN PRETE FINTO (1992) commedia brillante in 3 atti (scena unica) 11 personaggi

14.FERMATA A RICHIESTA (1992) atto unico grottesco (scena unica) 3 personaggi

15.DONNA PIACENTEQUASI VEDOVA, CERCA MARITO (1993) commedia brillante in 2 quadri e 3 atti (scena unica)11 personaggi

16.UN PRONTO SOCCORSO QUASI PRONTO (1993) farsa in un atto (scena unica) 8 pers.

17.IL FILO SPEZZATO (1994) dal romanzo di Nicola Caporale Lamica dinfanzia commedia drammatica (due scene in un unico spazio) 6 personaggi

18.NON TI PAGO (1994) da E.De Filippo- riduzione dialettale e adattamento in 3 atti- (30% dei diritti) 12 personaggi-scena unica

19.IL PARACADUTE,ovvero, come intrappolare un taccagno (1995) commedia brillante in 3 atti (scena unica) 10 personaggi

20.AVANTI A CHI TOCCA , storia tragicomica di un avvocato (1997) atto unico brillante (scena unica) 5 personaggi

21.LEREDI UNIVERSALI (1998) commedia brillante in 3 atti (scena unica) 10 personaggi

22.ASPETTA ESPERA (2002) commedia brillante in 3 atti (scena unica) 10 personaggi

23.IL RITORNO DEI SOLITI IDIOTI (2002) commedia brillante in 3 atti e 1 quadro (scena unica) 12 personaggi

24.U PARANINFU SICILIANU (2004) da Lu Paraninfu di L.Capuana, riduzione e adattamento-11 personaggi-(due scene)

25.MA CHE BELLA FAMIGLIA!! (2005)commedia tragicomica in 3 atti, 10 personaggi in unica scena

26.ALLOMBRA DELLA TORRE (2010) trasposizione teatrale e libero adattamento dal romanzo di M. Giardina La Risacca ( tre scene in un unico spazio con giochi di luci)

27.EMPORIOLOMAZZO, tuttoametprezzo (2012) commedia brillante in due tempi (scena unica) 12 personaggi

28.LULTIMOESAME (2012) atto unico con finale a sorpresa (scena unica) 4 personaggi

29.ALBERGO SPLENDOR, storie di donne sole (2013) commedia in due tempi (scena unica) 12 personaggi

RENATO FIDONE

Via Lido, 47 97018 SCICLI (Rg) - Tel.: 0932 . 937912 casa 0932. 830008 estate e festivi

333.6016300 email fidoner@tiscali.it - fb