Alberto

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Istituto Comprensivo di Castell’Alfero

 


ALBERTO

Commedia brillante in un atto

diangelo nissim

dal romanzo di Choderlos de Laclos

A cura di Masolino d’Amico

PERSONAGGI

MARINA                     anni 18

EUGENIA                   anni 21

CAMILLA                   anni 23

LA MAMMA              anni 45

LA ZIA                        anni 35

LA NONNA                anni 65

NINA (cameriera)       anni 55

LA FIORAIA              anni 18


Commedia formattata da

SCENA I

Marina e Camilla

Marina                         - (spolverando i soprammobili è tutta in faccende per preparare un salotto degno di ricevere un fidanzato) Tutti i giorni si scopa, tutti i giorni si spolvera, ma non è mai pulito abbastanza. Questi fiori noti sono fre­schi; guarda,.. Camilla, i petali delle rose sono sparsi per terra... e si che sono state raccolte stamane, sembrano vecchie di una settimana. (Guardando dentro al vaso) Eh! sfido io, non c'è neppure una goccia d'acqua: ma brava, Nina!... Ti assicuro che abbiamo una cameriera che vale un milione!...

Camilla                                  - (che stava leggendo) Cosa c’è? cosa ti ha fat­to Nina?

Marina                         - Ecco! vale proprio la pena che io chiacchieri, chiacchieri, e tu non mi stai a sentire, così, come se io parlassi da sola come una pazza!

Camilla                        - Scusami, Marina, stavo leggendo ed ero così assorta nella mia lettura, che non prestavo attenzione a quello che dicevi; dunque, che cos'hai con la Nina?

Marina                         - Figurati che nel vaso di queste rose non c'è acqua; così sono appassite in poche ore, mentre pote­vano rimanere belle fresche sino a domani!

Camilla                        - Che t'importa del domani? (Declamando) «Del domani non v'è certezza».

Marina                         - Hai ragione; per il momento, quello che conta è oggi. Fra poco sarà qui Alberto, il mio caro Alberto, ed oggi, se Dio vuole, si deciderà a fare la sua domanda formale di matrimonio.

Camilla                        - (meravigliata) Domanda di matrimonio? e per chi?

Marina                         - (risentita) Come per chi? per me, no?

Camilla                        - Ma di' un po', Marina: cosa ti fa crederò che Alberto sia innamorato di te? Io, francamente, ho sem­pre immaginato che lo scopo delle sue frequenti visite, avesse un altro nome, non Marina...

Marina                         - Bisogna proprio che tu abbia le fette dì sala­me sugli occhi, se non ti sei accorta che io sono l'e­letta del suo cuore!

Camilla                        - (seccata) Bambina! sì vede che sei molto gio­vane, se per qualche sorriso o qualche stretta di mano ti sei illusa fino a questo punto!

Marina                  - Sorrisi? Strette di mano? C'è ben altro!

Camilla                        - (alzandosi di scatto) Marina! Cosa dici? For­se Alberto ha abusato della nostra ospitalità, della no­stra cortesia e ti ha mancato di rispetto in qualche mo­do?

Marina                         - (confusa) Mancato di rispetto... no... non credo..., ma insomma, io sono convinta che se viene sempre in casa nostra, lo fa perché ci sono io.

Camilla                        - Come sei modesta! e, soprattutto, come sei ingenua!

Marina                         - Perché?

Camilla                  - Perché ti fai delle illusioni, bambinona!

Marina                         - Oh basta, con questi «bambinona», «bambina»! tutte le volte che parlate con me, «bambina, ingenua», e via di seguito! Lo so, ho appena diciotto anni, e questo è un gran difetto!

Camilla                        - Oh, in quanto a questo, è un difetto che vorrei avere anch'io... Bene! ti darò un buon consiglio: non farti illusioni e... non pensare più ad Alberto corno pre­sunto sposo: la sua fiamma non sei tu... sono io.

Marina                  - Tu?!!! Cosa dici? Sei pazza?

Camilla                        - Sì, Marina, io non ho mai detto nulla a nes­suno, ma sono ben sicura di quello che dico.

Marina                         - Senti, Camilla...

Camilla                        - Zitta! c'è la mamma; ne parleremo dopo, ma silenzio con tutti! hai capito? zitta, eccola!

SCENA II

La Mamma e dette

Mamma                        - Come? Siete ancora in faccende per questo benedetto salotto? (Passando un dito sul tavolino) Ec'è ancora polvere! Ma che cosa avete fatto sinora? A momenti sarà qui Alberto e la casa è ancora in disordi­ne! E sono le undici e mezzo!...

Camilla                        - Scusa, mamma, questo è un lavoro che dove­va fare la cameriera e non noi...

Mamma                  - Sicuro, sicuro: con tanto donne in casa, quel­la povera Nina dovrebbe fare tutto lei, per lasciarvi leg­gere i romanzi, vero? (Guarda Marina che piange) Ma­rina?! Cosa fai? Piangi? Che cosa c'è di nuovo? Ave­te ancora litigato? Possibile che non siate capaci d'an­dare d'accordo neppure un giorno?!

Camilla                        - No, mamma, non abbiamo litigato: Marina ha un po' di mal di capo; è questo profumo acuto delle rose che le ha fatto male... vero Marina?

Marina                         - Si, è così... scusate... (via).

Mamma                  - Mah! sarà benissimo, ma...

Camilla                        - Cosa vuoi, mamma; vedrai che lo passerà pre­sto; intanto finiamo in fretta qui, perché fra poco... (te­lefono) Ah! forse è lui! (corre al telefono) Casa Ma­schietti... sì... va bene... di fatti dovrebbe già essere qui... sì, appena verrà glielo diremo... prego... buon giorno... (Alla mamma) Bisogna dire ad Alberto che il suo collega Fantini ha da comunicargli subito una cosa importante e urgentissima.

                          

Mamma                        - Vorrei sapere perchè «Alberto»! Che confiden­za è questa? Non potresti dire «il signor Alberto»?

Camilla                        - Esageri, mamma! Per me è Alberto e basta: cosi simpatico, espansivo, brillante... mi pare che dire «signor Alberto» gli tolga quell'aureola che gli aleggia intorno.

Mamma                        - (fissandola) Che entusiasmo! Dico, Camilla... non sarai mica innamorata di Alberto, vero?

Camilla                        - (fingendo di scherzare) E perché no?

Mamma                        - (irritata) Perché non è possibile: ahi le ragaz­ze moderne! Spero bene che scherzerai! Vent'anni fa non era così: le ragazze erano più riservate e non avreb­bero osato alzare gli occhi su un uomo prima di averne avuto una bella dichiarazione d'amore e il permesso dei genitori.,,

Camilla                        - Eh! una volta...

Mamma                  - Oh, non tanto tempo fa! Quando il povero papà sì presentò dai miei a chiedere la mia mano, io l'avevo visto una volta sola in casa di amici e non gli avevo mai rivolto né uno sguardo, nè tanto meno una pa­rola... Poverino, è morto presto e mi ha lasciato con tre bambine di pochi anni... ma ci siamo sempre voluti bene; vedi, dunque, che non è necessario conoscersi tanto tem­po prima.

Camilla                        - Ma questa è una storia vecchia mamma; ce l'hai raccontata tanto volte... e poi mi pare che non vi sia da discutere... Alberto è Alberto!

Mamma                        - E' vero, è un giovane serio, diverso dagli altri; è un giovane posato, che mi piace molto.

Camilla                        - A me invece piace perché, pur non essendo più giovane – dev’essere vicino ai quarant’anni - eppure è spiritoso, allegro, espansivo...

Mamma                        - Espansivo non tanto, ma espressivo, sì. Fra poco tempo spero di potervi dare una buona notizia.

Camilla                        - (ansiosa) Sì? oh, mamma; come sono contenta!

Mamma                        - Spero che tutte e tre accoglierete questa no­tizia con entusiasmo... sai... sono ancora abbastanza gio­vane e mi pare naturale...

Camilla                        - (non capisce) Cosa dici, mamma? Sì capisco che sei giovane, sei la nostra sorella maggiore, ma cosa c'entra con Alberto?

Mamma                        - Ah, hai indovinato subito; sei la più intelligente della casa.

Camilla                        - Oh no, mamma; ma sono cose che si sentono! Non c'è bisogno di essere intelligenti per comprendere l'amore!

Mamma                        - Allora, avete compreso già?

Camilla                        - Avete? Ho compreso! Sono parte interessata...

Mamma                  - Parte interessata? Cosa dici?

Camilla                  - Ma è evidente che Alberto è innamorato di me!

Mamma                        - (sussultando) Innamorato di te? Ma sei pazza?

Camilla                        - E dì chi dunque? E per chi dunque viene qui tutti i giorni?

Mamma                        - Ah, povera bambina!! Povera illusa! Ma è mio dovere aprirti subito gli occhi... ma mi raccomando, Ca­milla, silenzio con tutti per ora.

Camilla                        - (spaventata) Mamma! ho paura di capire... Non crederai anche tu, come Marina, che Alberto venga qui per lei?!

Mamma                        - Marina!? Marina crede questo? Oh, povera me! Ma siete tutte cieche? Ma Alberto viene per me!. E' innamorato di me!

Camilla                        - (cade come svenuta su una poltrona) Ah! mam­ma!

Mamma                        - (accorrendo) Povera Camilla! Coraggio bambina, non fare così... guarda la tua mamma; su, coraggio, coraggio!!!

Camilla                        - (come rinvenendo e quasi balbettando) Ah! que­sta non me l'aspettavo! Oh mamma... non avrei mai cre­duto. (Voci interne molto movimentate).

Mamma                  - Su, Camilla, per carità, tirati su, che nessuno si accorga di nulla... è qui Alberto! Per carità, non farti vedere in quello stato! Eccolo, eccolo... (Si apre la porta ed entra) :

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SCENA III

Eugenia e dette

Eugenia                 - Oh, mamma, in questa casa non si può più vivere: c'è un nervosismo in tutti che non mi so spie­gare (Si sente ancora litigare nell'altra stanza) Senti? gridano, litigano... dicono parole che io non comprendo... pare che debba cadere il fulmine da un momento all'altro. (Camilla scappa dalla parte dove si sente voci­ferare. Eugenia continua) Camilla! Camilla! (Alla mam­ma) Che cos'ha da scappare? e che faccia stravolta! ma mamma, cosa sarà?

Mamma                        - (agitata) Cosa sarà, cosa sarà! Tu vieni sempre dal mondo della luna! non capisci niente, tu (via)

Eugenia                 - (comicamente) Il mondo della luna? E che ne so io? Sono diventate tutte matte... cominciando dalla nonna, dalla cameriera, fino a Marina, poverina, che è là addirittura consumata a furia di piangere.

SCENA IV

La Zia e Eugenia

Zia                                - Ah, sei qui, tu? Che cosa fai qui? C'è la Nina di­sperata perché l'arrosto brucia; la tua mamma paro che non capisca più niente...

Eugenia                       - Oh, meno male, c'ò qualcun altro che non ca­pisce più niente, non io sola!

Zia                                - Oh, di te non c'è da stupirsi; cadi sempre dalle nu­vole...

Eugenia                       - La luna?! Lo nuvole?! Mancano le stelle e poi siamo in piena astronomia.

Zia                         - E sai perché tutto questo? Perché sta per arriva­re Alberto e tutte perdono la testa, salvo io, per buona fortuna...

Eugenia                       - Meno male, zia; allora spiegami cosa vuoi dire tutto questo e cosa c'entra il signor Alberto, e perché Marina piange, e perché Camilla è scappata così di fu­ria, e perché la mamma mi ha parlato della luna, e per­ché la nonna s'infuria, e perché la cameriera..,

Zia                                - Oh, basta con questi perché, perché, perché! Non sei all'altezza: non capisci cos'è l'amore e allora non pos­so spiegarti.

Eugenia                 - L'amore? Che c'entra l'amore adesso?

Zia                                - Ma sicuro: Alberto sta per arrivare, come tutti i giorni, del resto, e invoco di circondare questa vostra po­vera zia che finalmente sta per raggiungere la felicità...

Eugenia                 - La felicità? la zia? circondare?

Zia                                - (tra sé) Oh! ma è insopportabile questa ragazza (A Eugenia) Io, che credevo dì potermi sfogare un po' con te, non trovo che incomprensione, freddezza, indifferenza...

Eugenia                       - Ma zia, io ti voglio bene, lo sai.

Zia                                - Si, cara, ma non mi comprendi; ebbene ti spieghe­rò meglio: io sono innamorata di Alberto, e Alberto é innamorato di me.

Eugenia                       - (fiutando) E' per questo che l'arrosto brucia (scappa via).

Zia                                - (resta a bocca aperta) Poverina, è proprio deficien­te! (Campanello) Ah! è lui, il mio Alberto! (Si mette da­vanti allo specchio, sì ritocca, ecc).

SCENA V

La nonna e la zia

Nonna                          - (entrando) Oh!! che famiglia, che famiglia! che confusione! E tutti igiorni così; non si può mai stare un po' tranquille in questa casa! Casa Maschietti! e tutte femmine, femminucce, pettegole.., inconcludenti.''., e nep­pure uno straccio di maschio! Oh! povero figlio mio, per­ché sei morto cosi presto?! Forse, so vivevi ancora un poco, alla fine, dopo tanto femmine sarebbe venuto un ma­schietto almeno per giustificare il nome: Casa Maschiet­ti! che ironia!

Zia                                - Mamma, non ti disperare: c'è ancora tempo... ci sono ancora io...

Nonna                          - Sì, se aspetti un altro po'... basta, speriamo!...

Zia                         - Sta sicura che non avrai da aspettare tanto... ma chi ha suonato? Non è Alberto?

 Nonna                         - No, è la cameriera che è rientrata poco fa.

Zia                                - (delusa) Ah si? Ed io che speravo...

Nonna                    - Cosa speravi?

Zia                                - Che fosse finalmente arrivato Alberto! Oh, sai, nonnina, gli voglio bene, sono innamorata davvero questa volta!

Nonna                          - Questa volta? Tu sei sempre stata innamorata! Tutte le volte che hai visto un giovanotto, «Ah, mamma, questa volta sono innamorata davvero»; il guaio e che il giovane noti ti ha mai compresa...

Zia                                - E' vero, ma questa è la volta buona: io sono sicu­ra che oggi Alberto ti chiederà la mia mano di sposa.

Nonna                          - Alberto? ne dubito molto! Questo Alberto pare un gran bravo giovano, ma soprattutto mi pare di grande appetito... e trova che la nostra cucina si addica al suo stomaco, perché è sempre qui a pranzo... o trova comodo.

Zia                                - Ah, mamma, come lo giudichi male!

Nonna                    - Può darsi che lo sbagli, ma ne ho viste tante...

Zia                                - No, no, Alberto è innamorato di me... me lo ha fat­to capire in cento modi.. Soltanto... èun po' timido, for­se; gli manca il coraggio di decidersi (Campanello) Ah!!! questa volta è lui... mamma, come sono felice!

Nonna                          - ...E vediamo anche questa... ma non ne sono molto convinta!

Zia                                - Eccolo, eccolo... io tremo tutta! ah, l'amore che scherzi mi Fa! (Sguardo di commiserazione della nonna) Eccolo! Alberto! vieni! t'aspetto fremente! ah, l'amore!

SCENA VI

Eugenia e dette

Eugenia                       - (cantando) Trallalà, trattala, ah che vita mi fai fàaaa! Che noia con questo campanello! ogni tanto: «drinn» chi è? Prima la cameriera, ora il lattaio...

Zia                                - Come? credevo che fosse Alberto!

Eugenia                 - Il signor Alberto? no, è ancora presto!

Zia                                - Ma è quasi mezzogiorno!

Eugenia                       - Quasi: mancano .ancora venti minuti.

Nonna                          - Venti minuti? Allora è giusto che non sia ancora venuto... Non va bene disturbare le signore quando si sa che devono essere affaccendate.

Zia                         - Mi pare un anno che non lo vedo!,..

Eugenia                 - Ma se era qui ieri!... Io non capisco...

Zia                         - Tu non sai ché cosa sia l'amore!

Eugenia                       - Dev'essere una brutta cosa, se mette così in eccitazione tutte quante: a me pare che l'amore dovreb­be essere più gentile.

Zia                                - Ah! (comicamente) l'amore è ansia, l'amore è spe­ranza, ò frenesia, è un dardo... è...

Nonna                    - (cantando) Ah, l'amore e un dardo!

Eugenia                       - (gettandosi fra le braccia della nonna) Ah, ca­ra nonna! brava nonna! così mi piace! tu almeno sei al­legra o tranquilla.

Zia                                - Sfido io! alla sua età...

Nonna                          - No, cara, sbagli; anch'io a suo tempo fui inna­morata... ma ero sempre di buon umore, sempre alle­gra.

Eugenia                       - Infatti mi paro che quando l'amore è corrispo­sto, il cuore dev'essere contento e non c'è ragiono di piangere, di fremere, di stare in ansia come dici tu, zia; guarda me!

Zia                         - Cosa vuoi capire tu? sei fredda come la neve.

Eugenia                 - Ne sei sicura?

Zia                         - Sì: tu non sai cosa vuoi dire amare.

Eugenia                       - Può darsi che sia come tu dici.

Nonna                    - Eugenia è l'unica che abbia il mio carattere.

Eugenia                       - Sarà per questo che ti voglio tanto bene, nonna!

Nonna                          - E c'è qualcuno che dico che sei fredda! (l’abbraccia).

Zia                         - Ma intanto il tempo passa e Alberto non viene!

Eugenia                       - Verrà, zia, non temere che verrà (campanello).

Zia                         - Eccolo! questa volta è lui (esce correndo).

Eugenia                       - Non credo che sialui; sarà ancora Nina che ha dovuto uscire; anche lei ha perso la testa!

SCENA VII

Marina e dette

Marina                         - (entrando) Questo maledetto campanello con­tinua a farmi saltare il cuore... Ciao, nonna!

Nonna                          - Ciao, Marina, ti è passato il mal di capo? Purché questi trilli del campanello non te lo facciano tor­nare...

Marina                  - No, ma mi danno ai nervi... e poi e un sussul­to continuo! tutti balzano in piedi... hai visto anche la zia?

Nonna                          - Quella ha le sue ragioni: aspetta il suo fidan­zato...

Marina                         - Il suo fidanzato?! il fidanzato della zia?!

Nonna                          - Sì! Che c'è di strano? La zia dice che il signor Alberto le ha usato sempre delle attenzioni speciali e che dev'essere innamorato di lei,

Marina                  - Povera zia! Sta prendendo un bel granchio!

Nonna                    - Cosa te lo fa pensare?

Marina                         - Ma sicuro! Proprio così! H bell'Alberto inna­morato della zia! ah! ah! (ride con rabbia).

Nonna                    - Cosa c'è da ridere? (Tra sé) Che sappia già?

SCENA VIII

Nina e dette, poi via Nina ed Eugenia

Nina                             - (entrando) Faccia il piacere, signorina Eugenia, venga lei a darmi una mano, altrimenti oggi non si man­gia.

Marina                  - E chi ha appetito oggi?

Eugenia                       - Oh! io, per esempio... eccomi,

Nina                             - (via con Nina).

Nonna                          - (dopo una pausa) Senti, Marina, vieni a sedere vicina a me e

Marina                  - (avvicinandosi) Eccomi, nonna, che vuoi?

Nonna                          - Voglio sapere che cos'hai, siedi.

Marina                         - (asciutta) Nulla (siede) Niente!

Nonna.                         - Ecco: « Niente» la prima parola che salta alle labbra quando invece c'è molto.

Marina                  - Ti assicuro nonna...

Nonna                          - (energica) Ti assicuro che c'è qualche cosa. (Amorosa) Andiamo, Marina, abbi fiducia nella tua nonna che ti vuoi tanto bene (Marina abbassa il capo) Su quella testina, guardami in viso, dimmi un po' cosa c'è di nuo­vo?

Marina                         - (sospirando) Sono desolata, sono delusa... spera­vo...

Nonna                          - Che paroloni! desolata, delusa, speravi e non speri più? alla tua età?

Marina                         - (seccata) Per carità, non dirmi anche tu «bam­bina», perché sono stufa di sentirmelo ripetere da tutti!

Nonna                          - No, cara, non ti dico «bambina», perché non la sei più. Io ti osservo sempre e ti comprendo: so che ti sei messa, in testa delle idee sbagliate!

Marina                         - (dolce) Ma io credevo...

Nonna                          - Non dovevi credere delle cose senza fondamento. Alberto, eh? sicuro, il bell'Alberto!

Marina                         - (con forza) Non parlarmene, perché lo odio!

Nonna                          - E avanti con le parolone! «Odio»? E’ un pecca­to! e tu sei tanto buona! Dimmi piuttosto che cosati ha fatto pensare che Alberto avesse delle idee su di te.

Marina                         - Ma! non so...

Nonna                          - Ecco finalmente la prima verità! «non sai»!

Marina                         - Cioè, ecco... nulla veramente di preciso, ma mi pareva che mi guardasse in un modo diverso dagli altri.

Nonna                          - Forse perché è un po' miope... anch'io ho avuto l'impressiono che mi guardasse cosi.

Marina                         - E poi mi sembrava che quando mi stringeva la mano...

Nonna                          - (interrompendo) ...facesse un po' di pressione, eh? Sicuro, perché è un uomo robusto e stringe un po' forte: me ne sono accorta anch'io,., a meno che... a me­no che... fosse anche innamorato di me... (comica).

Marina                         - Nonna, cosa dici?

Nonna                          - Ah, cosa dico, eh? dunque non c'è altro?

Marina                  - Mi pare di no...

Nonna                    - E allora vedi che ti sei montata la testa per niente? Via, Marina, sii ragionevole e non pensarci più.

Marina                         - Non posso, nonna! (Piange dirottamente).

Nonna                          - (molto amorosa e lentamente) Vedi, quand'eri piccolina e cadevi in terra, o ti facevi male in qualchealtro modo, piangevi disperatamente e sembrava che non fosse più possibile consolarti... Poi venivi dalla nonnina e le mettevi il viso in grembo, come adesso (scena) e piangevi ancora, ma un po' meno disperata: allora io ti accarezzavo, come faccio adesso (scena) ti davo un ba­cio (scena) ti dicevo qualche parola buona e a poco a poco ti asciugavo le lacrimucce e poi ti domandavo: «E'passato?» e tu, ancora con qualche singhiozzo, mi rispondevi:

Marina                         - (sorridente, un po' infantile) ...passato! cara nonnina, sei sempre la mia buona consolatrice, quella che mi comprendo veramente, che sa trovato le parole che arrivano al cuore.

Nonna                          - E allora passato tutto, eh? e niente gelosie, ve­ro? perché può darsi che al signor Alberto tu debba voler bene in altro modo.

Marina                         - (sorpresa) In che modo, nonna? Forse davvero Camilla...

Nonna                    - Camilla? Non credo; comunque parlerò anche con lei; anzi fammi il favore, Marina, chiamala e dille che ho da parlare a lei sola.

Marina                         - Sì,nonna cara, vado subito. Nonna! cara nonna! (corre a baciarla, poi via).

SCENA IX

La Nonna, poi Camilla

Nonna                          - Eh! amore, amore, cosa mi fai fare! anzi... cosa mi fai disfare! Oh, eccola.

Camilla                  - (triste) Nonna, mi hai chiamata?

Nonna                          - Sì, cara, ho piacere di fare due chiacchiere con te,

Camilla                        - Non hai scelto il momento buono, nonna; sono così eccitata, così... così...

Nonna                    - Alberto, eh?

 Camilla                       - Cosa dici? (Campanello) Oh! è lui questa volta, finalmente! (fa per uscire).

Nonna                          - Aspetta, Camilla, no, non è lui (Guarda l'orolo­gio).

Camilla                        - Eppure è l'ora!

Nonna                          - No, è presto; prima delle dodici e mezza non sarà qui? e invitato per quell'ora.

Camilla                        - Ma è già tardi... mi pare un secolo...

Nonna                          - Guarda (mostra l'orologio) sono appena le do­dici e cinque, dunque c'è tempo per parlarci un po' chia­ro noi due.

Camilla                        - Vuoi farmi dello raccomandazioni? Grazie, nonna, ma non occorre; so come devo comportarmi.

Nonna                    - Sì? Sentiamo corno ti comporterai.

Camilla                        - Farò come sempre e cioè fingerò di non sape­re che Alberto viene per me; quando poi egli farà apertamente la sua domanda alla mamma, io cascherò dalle nuvole, ma gli cadrò fra le braccia felice; ah, non­na! Sono cosi ansiosa! Non aspetto che quel momento!

Nonna                          - Cerca di non affrettarti troppo, perché potreste essere in più di una a cadergli fra le braccia e allora... povero Alberto, non saprebbe come sorreggervi... tanto più che di braccia ne ha soltanto due... e qui siete in tanto.

Camilla                        - Perché? Anche tu credi a quello che dice la mamma?

Nonna                    - Cosa dice la mamma:

Camilla                        - Come? non lo sai? Si è illusa anche lei, po­verina; è convinta che Alberto sia innamorato di lei e che le sue frequenti visite siano dedicate a lei.

Nonna                          - (sorpresa) Anche la mamma!! (seria) Ma allora la cosa si fa più seria di quello che pensavo! Mamma crede...

Camilla                  - Sicuro! non ha capito niente, poveretta! me lo ha detto chiaro e tondo poco fa... e mi ha spaventata tanto, sul momento; poi ci ho ripensato e mi sono convinta che la mamma ha sbagliato. Alberto viene per me, sono sicura.

Nonna                          - E che cos'è che ti fa così sicura? Ti ha già fat­to qualche proposta?

Camilla                        - Proposte proprio, no; ma insomma si capisce quando un uomo vuol bene, no? o poi, certe occhiate...

Nonna                          - (energica) Miope!

Camilla                  - Certe stretto di mano...

Nonna                          - (c. s.) Uomo robusto (boscaiolo)

Camilla                        - Certe parole...

Nonna                          - Ah, anche le parole? Allora cambia... e che cosa ti ha detto di speciale?

Camilla                        - Veramente...

Nonna                          - Su, sii sincera e franca con me... dimmi quali parole ti ha sussurrato alle orecchie?

Camilla                        - Oh, sussurrate no, non si può dire, ma,..

Nonna                    - Insomma, cosa ti ha detto?

Camilla                        - Mi ha detto che... ho tutta la stoffa per essere una buona moglie, una buona madre... (Altro tono) Ma­dre dei suoi figli...

Nonna                          - (sorpresa) Ti ha detto «madre dei suoi figli»?

Camilla                        - No, non ha detto proprio così, ma si capisco che voleva dire questo!

Nonna                          - No, Camilla, no; per carità non lasciar lavorare la fantasia... Alberto e una persona educata e gentile: nulla di strano che veda in te una donnina savia e ca­pace di formare la felicità di un uomo... di quell'uomo che ti sposerà, ma chi sarà?

Camilla                        - Luì! certamente luì!

Nonna                          - Non lui, cara, è necessario che tu cancelli su­bito dal tuo cuore e dal tuo cervello questa sicurezza. Alberto vuol bene a te, come vuol bene a Marina, come vuol bene a me e a tante altre in questa casa, ma in quanto ad amare... Oh! amare è un'altra cosa! Guarda che io sono vecchia; ci vedo bene. Camilla: non illu­derti neanche tu; Alberto non viene qui per te.

Camilla                        - (spaventata) Nonna! cosa mi dici; non viene per me? non devo amarlo? ma è impossibile!

Nonna                          - Camilla, tu non sei più una bambina e hai giu­dizio. Dunque stammi a sentire bene: quando un uomo ha delle intenzioni di matrimonio su una ragazza, glielo fa capire molto bene e non si accontenta di farle qualche complimento gentile; un uomo serio come Alberto, poi non si permetterebbe di creare equivoci sulle sue parole e sul suo modo di agire; prima di tutto, avrebbe par­lato con la mamma... o con me... che in questa casa rap­presento qualcuno.

Camilla                        - Allora, nonna, anche tu credi che Alberto sia innamorato della mamma? Oh, povera me! (piange).

Nonna                          - (accarezzandoli) Non piangere... verrà anche la tua ora... non mancano giovanotti che ti ammirano e ti ronzano intorno... come per esempio quel signor... si­gnor...

Camilla                  - (fra le lacrime) Ilsignor Moretti?

Nonna                    - Ecco, precisamente il signor Moretti. E poi...

Camilla                        - Ah, Carlo Vandi?

Nonna                          - (cessando dì accarezzarla) Ah già! c'è anche il signor Vandi, e magari...

Camilla                  - Forse il signor Ettore?

Nonna                          - (sorpresa) Anche il signor Ettore! Salute! che Santa Lucia ti conservi la vista, altrimenti per vederne tanti, dovrai mettere gli occhiali bifocali!

Camilla                  - (sorridendo) Oh nonna, mi prendi in giro!

Nonna                    - (amorosa) No, cara; so che sei saggia e che tut­ti questi mosconi sai tenerli a distanza rispettosa. Ma non pensiamo più ad Alberto, vero?

Camilla                        - Mi rincresce, però! Fra i tanti, è quello che mi piace di più; ma gli vorrò sempre bene.

Nonna                    - Sicuro, volergli bene; è giusto perché lo meri­ta; ma volergli bene con giudizio, come ad un fratello o ad un...

Camilla                  - (interrompendo) No! la mamma!

Nonna                    - La mamma? Non credo... Oh, eccola che viene, Va' di là un momento, che proverò a sondare.

Camilla                  - Sì, nonna, ma ti raccomando dì non dirle che io... non so come dire...

Nonna                    - Sta' tranquilla! Tu, in questa faccenda non en­tri più, e dammi un bacio.

(Si baciano, poi Camilla uscendo, si scontra quasi con sua madre).

 SCENA X

La Mamma e la Nonna

Mamma                        - (agitata) Oh, Camilla... Mamma, cosa ti lui rac­contato quella pettegolina?

Nonna                          - Pettegolina Camilla? tua figlia? la tua primo­genita? cosa: significa?

Mamma                  - Sì, da qualche giorno non è più come prima o si permette d'intromettersi nelle mie cose più intime e personali!

Nonna                          - Ma questo è più che naturale: la tua figlia mag­giore, ha ventitré anni; tu hai passato da poco i quaran­ta, sembrate sorelle...

Mamma                        - No, non voglio che mia figlia si permetta di dirigere i miei passi.

Nonna                    - E che li diriga io, lo permetti?

Mamma                  - Che cosa vuoi dire?

Nonna                          - (severa) Voglio dire che io mi vergognerei di credermi rivale di mia figlia (previene la Mamma che sta per parlare) sì, la rivale... so tutto, figlia mia, e per­donami se in questo momento, forse per la prima volta in vita mia, faccio veramente la suocera!...

Mamma                  - Sì, sei sempre stata una buona mamma, per me, ma comprendo che ora, il ricordo del tuo povero figlio ti renda gelosa di chi sta per prendere il suo po­sto.

Nonna                          - No, cara; questa non sarebbe la causa del mio sdegno (scena della Mamma) ,sì, perché sono davvero sdegnata con te! Che tu riprenda marito, non mi deve interessare, benché sia una cosa che mi darebbe molto dolore, ma insomma, non tenterei di impedirtelo: ciò che mi fa male, è di vedere in te una leggerezza che non avrei mai immaginata,

Mamma                  - Perché? perché Alberto ha qualche anno me­no di me? ma è così serio, così posato.

Nonna                    - Ah, dunque ci pensi seriamente... e anche tu sei sicurissima che viene qui perché è innamorato di te, vero? quelle occhiate strane, quelle robuste strette di mano, vero? quelle parole gentili, vero? quello frasi piacevoli che qualunque uomo educato dice ad una signora ancora giovane,... specialmente quando questa signora e la mamma di tre belle ragazze che possono avergli tocca­to il cuore...

Mamma                        - Ma cosa dici? Ah, lo pensavo che Camilla e Marina sarebbero venute ad implorare il tuo intervento: sono due bambine che credono di essere innamorate e corrisposte per qualche parola dolce... le saprò mettere a posto io!

Nonna                          - (energica) Tu non metterai a posto un bel nien­te e ti guarderai bene di farne parola con nessuno, se non vuoi perdere la tua dignità, la stima ed il rispetto delle tue figliole e di quanti ti stanno intorno: vergo­gnati, tu lo ripeto, vergognati di essere la rivale delle tue figlie ... alla tua età, poi!

Mamma                        - Oh, non sono ancora vecchia!

Nonna                          - No, non vecchia abbastanza per comprendere la tua situazione! (Più dolce) Ma come!? Tu che sei sem­pre stata una così buona mamma, che ti sei continua­mente sacrificata per il bene delle figliole, saresti pron­ta a distruggere la tua opera, perché poi?

Mamma                        - (triste) Speravo di essere ancora amata...

Nonna                          - E non sei forse amata? non ti vogliamo tutti be­ne qui? (accarezzandola, amorosa) Andiamo figlia mia, comprendo che per un momento tu abbia potuto pen­sare di rifarti la vita con un nuovo amore... ma bada, hai sbagliato: se mai, quello non è l'uomo che farebbe per te. E poi ho le mie ragioni per credere che tu non sia il motivo delle così frequenti visite di Alberto... e allora... non vorrai essere anche ridicola, oltre al re­sto!?

Mamma                        - Anche tu credi che non sia io, che Alberto vuo­le?

Nonna                    - Credo che faresti bene ad aprire un po' di più gli occhi e pensare che prima di tutto sei mamma... la cosa più bella che esista al mondo... (Accarezzandola) cerca di ascoltarmi.

Mamma                        - Mamma! sì... soltanto

Mamma                        - (Piange sulla spalla della nonna).

Nonna                          - Piangi, cara, sì, piangi: questo ti guarirà dal brutto male che ti aveva presa.

SCENA XI

Nina e dette,

Nina                             - Signora, è pronto in tavola, ma il signor Alberto non c'è ancora.

Nonna                          - Aspettiamo un momento; intanto di' a mia fi­glia che le voglio parlare.

Nina                             - Va bene, signora (tra sé) e quell'Alberto che non viene mai! (Via)

Nonna                          - (alla Mamma) Ed ora mia cara, asciugati gli occhi e fa che nessuno si accorga che fini pianto... e via prima che mia figlia ti veda!

Mamma                        - Grazie, mamma! (via).

SCENA XII

La Nonna e la Zia

Nonna                          - (sola) Ed ora a noi... ultimo sforzo!

Zia                                - Cara mamma, tu mi vedi felice, ma impaziente per il ritardo di Alberto!

Nonna                          - Verrà, verrà, sta sicura e sarà sempre troppo presto.

Zia                                - Perché troppo presto?... Non sto più nella pelle...

Nonna                          - Cerca di starci ancora un pòe sentì bene quello che ti dico: tu non sei più una bambina e sono sicurache mi comprenderai.

Zia                         - Che tono, mamma; cosa c'è di nuovo?

 Nonna                         - C'è che voglio chiarire una buona volta quanto succede.

Zia                                - Cosa succede, dunque?

Nonna                    - Succede che tutte quante, in questa casa, siete innamorate del signor Alberto... quasi, quasi, a furia di sentirne parlare bene, ne sono innamorata anch'io; peccato che alla mia tenera età...

Zia                                - Tutte ne sono innamorate, ma la prescelta sono io sola; me l'ha fatto intendere cosi bene...

Nonna                    - Ah sì? cosa ti ha detto?

                               

Zia                         - Lo so io.

Nonna                    - Su, parla francamente; a tua madre puoi dire tutto.

Zia                                - Por esempio, quando un giorno mi vide triste, mi disse che alla mia età non si devo ancora disperare e mi diede un'occhiata molto espressiva. Oh, io sono certa di non sbagliarmi. E poi, quando ieri ha detto che oggi ci sarebbe?! bella sorpresa per una di noi, mi ha guardato come se volesse dirmi: è per te!

Nonna                    - Ne sei ben sicura?

SCENA XIII

Tutte e poi Nina.

Mamma                  - Sono le dodici e mezza suonato e il signor Alberto non può tardare; sarà bene che veniate in sala da pranzo.

Eugenia                 - No, mamma, preferirei che lo aspettassimo qui, anche per non fargli intendere che è un po' in ri­tardo.

Nonna                    - Brava! ciò è molto delicato. (Campanello).

Camilla                  - Oh! Finalmente!!

Marina                         - Questa volta sarà lui!

Zia                                - Speriamo bene!

Nina                       - (entrando) C'è la fioraia.

Camilla - Marina

Zia                                - (deluse) Oh! ! !

Mamma                  - Cosa vuole la fioraia?

Nina                       - Ha portato un gran mazzo di fiori.

Mamma                  - (verso l'interno) Avanti, venga avanti.

SCENA XIV

Fioraia e dette.

Fioraia                        - Buon giorno, signore e signorine: manda il signor Alberto Buonsensi (porge i fiori).

Mamma                        - (sta per prenderli) Grazie.

Fioraia                        - Scusi, ma ho l'ordine di consegnarli a...

Tutte                      - A chi?

Fioraia                        - (leggendo un biglietto) Alla signora Nonna.

Tutte                      - Eh?!

Nonna                   - Allora, qui! sono per me, grazie.

Fioraia                  - E mi ha pregato di dire che fino alla una non potrà venire por una ragione che c'è scritta lì.

Zia                                - Oh! un'altra mezz'ora d'angoscia!

Fioraia                        - Buon giorno, signore e signorine ( via con Nina).

Nonna                    - Avete visto? «Viene per me, viene per me» ed invece i fiori li ha mandati alla nonna. Che persona intelligente quel caro Alberto... ma qui c'è un biglietto.

Tutte                      - (a soggetto) Un biglietto? sentiamo cosa dice, leggilo!

Nonna                          - «Gentile signora, prego scusarmi presso la sua cara famiglia per il ritardo, ma attendo mio padre che arriverà col treno delle dodici e trenta invece delle dieci, come mi aveva telegrafato. Verrò con lui, al quale è con­cesso l'onore di chiedere per me la mano di sposa di sua...».

Tutte                      - (ansiose) ...di sua?...

Nonna                    - «di sua nipote...

Zia                                - (sviene fra le braccia della mamma) Ah !

Camilla e

Marina                         - (ansiosissime) ...di sua nipote...?

Nonna                          - «di sua nipote Eugenia».

Camilla e

Marina                         - (svengono fra le braccia di Eugenia) Ah!

Nonna                          - Che cimitero! bel risultato!

Eugenia                       - Vedrai, nonna, che alla prima scampanellata saranno tutte guarite.

Nonna                          - E sarà la tua volta!

Eugenia                       - Può anche darsi (ride Campanello).

Tutte                             - Oh! Alberto! E' lui!

Nina                       - (annunciando) Il signor Alberto.

Eugenia                       - Questa volta è lui. (Verso l'interno) Avanti, Alberto, vieni! (tende la mano come se fosse sulla porta, mentre la nonna consola tutte le altre e cala la tela).

FINE

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