Alchermes

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ALCHERMES, COCA E MERLETTI

Commedia in due atti di Anna Maria Vannini

PERSONAGGI

LINA SORDI, sorella di Dina

DINA SORDI, sorella di Lina

DOTTOR PICCHIATELLI, direttore del manicomio

PAZZO, paziente del manicomio

NINO, tuttofare

RINO, ospite

VITTORIA, ospite

OTTO, padre di Rino

PRIMO ATTO

Salottino arredato con mobili in stile. In qua e là, trine e merletti in abbondanza. Un cesto con dei lavori all’uncinetto. Una piccola pianta un po’ malandata, posata su un mobile (Questa pianta è sintetica e manovrata con dei fili invisibili. Nel corso della commedia dovrà piegarsi sempre più, pochi secondi dopo che verrà versato nel suo vaso, il micidiale liquore, all’insaputa delle due terribili vecchiette. Il tutto sarà sottolineato da un appropriato gioco di luci, perché al pubblico non sfugga l’azione). Sul fondo, a destra, una comune da cui si accede verso destra, alle camere, verso sinistra, al giardino che fa anche da ingresso. Sul lato sinistro, vicine, una porta per la cucina e una per la cantina. Sulla parete a destra un mobiletto con la coca cola, l’alchermes e i bicchieri; poltroncine, sedie, tavolino da fumo ed altri elementi d’arredo a piacere.

In scena: Nino sta finendo di spolverare. Dina seduta lavora all’uncinetto. Musica a sfumare: That’s amore.

DINA – Hai spolverato tutto, Nino?

Nino è muto e risponde di sì a gesti. Poi dice a gesti che ha da fare.

DINA – Lo so, c’è molto da fare quando ci sono ospiti in arrivo. Spero che questi riescano a trovare la strada per arrivare fin qua, senza troppe complicazioni. (Nino fa il cenno dei soldi e poi appoggia la testa sulle mani per riposare)Eh, sì, hai ragione, Nino! E’ il prezzo da pagare se si vuole un po’ di pace. La nostra pensione è un po’ fuori mano, ma è apprezzata proprio per questo. Silenzio, confort, tranquillità! Qui possiamo lasciare le porte aperte senza correre nessun rischio. Ci conosciamo tutti! (Lino indica il suo orologio e fa capire che è tardi. Dina si alza)Sì, hai da fare in cucina, vai pure, caro. Vai! (Nino va in cucina.) Questa povera pianta non sta per niente bene. Proprio non capisco! Anche Narciso, il nostro bravo giardiniere non sapeva spiegarselo. Ora, purtroppo il nostro fidato Narciso non può più farci niente! Riposi in pace! D'altronde, quella di prendere degli alveari è stata una sua idea! Era così ghiotto di miele, come facevo a dirgli di no? E poi, non potevo davvero sapere che era allergico al veleno delle api! Il guaio è che non lo sapeva neppure lui. Quando lo ha scoperto era ormai morto stecchito. Shock anafilattico! La sua, però, è stata una dolce dipartita, non se ne è certo andato con l’amaro in bocca! Ma dov’è finita mia sorella? Oggi c’è così tanto da fare! Lina! Lina!

Dina esce e va verso le camere.

Voci fuori scena.

LINA – Venga, si accomodi dottor Picchiatelli! Buongiorno!

DOTTORE – Non è proprio un buongiorno!

Entrano dal giardino: Lina con il direttore del manicomio che cammina con una mazza perché claudicante.

LINA – Ha perso il suo corno? Non la facevo superstiziosa, dottore.

DOTTORE – Ma che corno e corno! Ho detto buongiorno, signorina Lina!

LINA – Non si agiti, ne comprerà un altro! Non è poi una gran perdita! ( Va prendere la bottiglia dell’alchermes e un bicchiere, Torna al divanetto)

DOTTORE – Ma come faccio a spiegarle!

LINA – Su, su, si calmi, prenda un bicchierino del nostro delizioso alchermes e non ci pensi più!

DOTTORE – No, grazie! La mia gastrite me lo vieta. Mi ascolti, per favore. (Tra sé)Mi ascolti… è una parola!

LINA – Su, su, non faccia complimenti, dottor Picchiatelli! So che lo gradisce. (Gli porge il bicchierino col liquore) Il nostro alchermes è un elisir di lunga vita! Ha effetti strepitosi, stupefacenti! (Il dottore accetta suo malgrado) Lo sa, io, purtroppo non posso berlo. Sono astemia, come tutti in famiglia, del resto! Amaro scherzo del destino! Lo produciamo da sempre e nessuno di noi ha mai potuto assaggiarlo. (Va a versarsi un po’ di coca cola. Il dottore ne approfitta per gettare il liquore nella pianta che comincia a piegarsi)

DOTTORE – (Distrattamente) Non sa quanto è fortunata, signorina!

LINA – E’ venuto apposta per la mia medicina? Non importava, ne ho ancora

una confezione intera. Le faccio compagnia con un poco di coca. (Alza il bicchiere)A temperatura ambiente, così non mi fa male! (Beve un po’, poi lascia il bicchiere sul tavolinetto)

DOTTORE – E’ un’emergenza! Dov’è Nino?

LINA – È sempre Nino che va a fare la spesa. Per noi è troppo faticoso!

DOTTORE – Accidenti! Nino è fuori! Lui non parla, ma ci sente benissimo. Lei e sua sorella Dina, invece, sono sorde spaccate! Spero di riuscire a farmi capire, aiutandomi con i gesti, come fa Nino. (A Lina)  Un mio paziente, ha preso il volo (gesto del volo)dal manicomio questa notte. Stia attenta, è un tipo (gesto del piccone)pericoloso! Ha fatto finta di prendere (gesto per prendere una pillola) il medicinale che lo tiene calmo. Ha imbrogliato l’infermiere (si prende il polso).

LINA – Non ci posso credere!

DOTTORE – Questa è la sua fotografia, la lascio qui. Mi raccomando se lo vede, mi chiami subito! Come direttore del manicomio ne sono responsabile! E chiuda bene tutte le porte, capito?

LINA – Certamente! Ancora un goccetto?

DOTTORE – (Rapidamente estrae di tasca la scatoletta del digestivo, si mette in bocca una pasticca)Mi dispiace, ho appena preso un pasticca digestiva, non posso proprio! (Si aiuta coi gesti)

LINA – Che peccato! Allora, grazie di tutto, dottore!

DOTTORE – Dovere, cara signorina, dovere! Per la tranquillità di tutti, spero che venga catturato nel giro di poche ore!

LINA – Oh, sì, grazie, grazie e arrivederla!

DOTTORE – Arrivederla signorina Lina! (Esce)

LINA – Non ci posso credere! Che caro il dottor Picchiatelli! Con tutto quello che ha da fare come direttore del manicomio trova sempre il tempo per le necessità mie e di mia sorella! Sapeva che stavamo cercando un giardiniere (gesto del piccone)e lui ce ne ha trovato uno che è anche (gesto del volo)apicoltore! E mi sembra di aver capito che è anche infermiere (gesto della pillola e del polso) Mi ha lasciato perfino la sua fotografia, così potrò riconoscerlo. (Guarda la pianta che è sempre più piegata.) Proprio non capisco, quella pianta sta sempre peggio! (Si siede e inizia a lavorare all’uncinetto).

DINA – (Entrando dalle camere. Ha degli asciugamani che posa su una poltroncina) Eccoti, finalmente! Ma dov’eri finita?

LINA – Lo sai, Dina, il dottor Picchiatelli ci ha trovato un nuovo giardiniere! Quella è la sua foto!

DINA – (L’osserva) No, cara questa non è la foto del dottor Picchiatelli. Non vedi che non gli somiglia per niente! Non so chi sia. Forse, Nino lo sa.

LINA – Sì, domani dobbiamo mandare Nino a fare un po’ di spesa. Oggi, con gli ospiti in arrivo, non è il caso.

DINA – Sì, alle camere per gli ospiti ha pensato Nino. Mancano solo gli asciugamani. Fra poco, arrivano i clienti! (Si versa un bicchiere di coca. Dopo avere bevuto, poserà il bicchiere, sul tavolinetto.)

LINA – Mi dispiace che ti facciano male i denti. Prenditi un Halloween. Penserai dopo agli asciugamani.

DINA – Di nuovo problemi con l’artrite alle mani? Allora lascia perdere  l’uncinetto. Metti, invece, un po’ di quella pomata nuova.

LINA – Giusto, le uova! Meno male che me le hai ricordate. Devo aggiungerle alla lista della spesa. (Entra Nino per riordinare e porta via il bicchierino del liquore, del dottore) E tu, Dina, cara, deciditi a curarti quei denti, una buona volta!

DINA – L’ha colta? Certo, l’ha colta Nino, l’insalata.

LINA – La pomata? Giusto, dove ho messo la mia pomata per l’artrite? La perdo sempre! Accidenti!

DINA – No, non mi fanno male i denti, per fortuna! Metto in camera gli asciugamani puliti. (Va nelle camere)

LINA –Sono molto fortunata ad avere una sorella come Dina, nessuno mi capisce bene come lei. Ci intendiamo perfettamente!

(Sospira soddisfatta e comincia a canticchiare)

Que sera sera
Whatever will be, will be (Si alza e balla)
Nessuno saper potrà
Que sera sera
What will be, will be!

Rientra Dina

DINA – Ecco fatto, le camere sono a posto! (Vede la sorella che canta e balla)

LINA – (Continua a ballare e cantare)

Que sera sera
Whatever will be, will be
Nessuno saper potrà
Que sera sera
What will be, will be!

DINA – Canti proprio la mia canzone preferita!

(Convinta di continuare la canzone di Lina, ne intona invece un’altra: That’s amore. Nessuna delle due, però, se ne accorge. Ballano insieme.)

When the moon hits your eye

like a big pizza pie
That's amore
When the world seems to shine

like you've had too much wine…

LINA – … What will be, will be!

INSIEME – (Ognuno la sua) That's amore! What will be, will be!

Ridono soddisfatte, Lina alza le braccia felice e rimane bloccata con le

braccia in alto.

LINA – No, accidenti, di nuovo bloccata! Con tutto quello che c’è da fare oggi! Questa non ci voleva!

DINA – Devi fare un po’ di attività fisica, non puoi continuare così. Te lo ha detto anche il dottore.

LINA – No, per fortuna non ho dolore. Dovrei seguire i consigli del dottore e

fare un po’ di attività fisica. Ma ne ho poca voglia. E adesso che faccio? Forse troverò qualcosa da fare in giardino.

DINA – Cara, perché non vai in giardino?

LINA – No, è meglio che vada in giardino.

DINA – Se tu andassi in giardino, già che hai le braccia in alto potresti cogliere un po’ di ciliegie.

LINA – No, cara. Però, già che ho le braccia in alto potrei andare in giardino a cogliere un po’ di ciliegie! (Lina esce in giardino)

DINA – (Dina va alla pianta)Mah, questa pianta peggiora a vista d’occhio! (Controlla l’orologio) E’ già tardi! Speriamo che i nostri nuovi ospiti riescano a trovarci. In genere quelli che vengono per la prima volta si perdono sempre perché seguono il navigatore che li porta completamente fuori strada. Seguissero la cartina, alla vecchia maniera, non succederebbe. Per fortuna che ogni volta ci pensano i carabinieri a portarli fin qua!

Entrano due uomini, accompagnati da Nino.

OTTO – Permesso? Buongiorno, piacere, Otto!

RINO – Rino! (Saluti)

OTTO –Ho prenotato una camera.

DINA – Voi siete qui per la camera, vero? Bravi che ci avete trovato subito!

RINO – Veramente sono ore che giriamo! (Rino si guarda intorno, tocca qua e là, seguito dallo sguardo preoccupato di Nino e Dina.)

OTTO – Tu, e il tuo tom tom! Ci ha portati da tutt’altra parte. Alla fine ce l’abbiamo fatta seguendo le indicazioni di una vecchia cartina stradale che, fortunatamente, avevo nel cruscotto.

DINA – Ma avevate prenotato una singola o ho capito male?

OTTO – No, no. Una singola, ha capito benissimo. Io ho solo accompagnato Rino, mio figlio.

DINA – No, Nino, non è mio figlio! Sono nubile! Nino, è il nostro tuttofare.

OTTO – No, ho detto che va bene la singola, la camera è per Rino, mio figlio.

DINA – (Tra sé) E insiste! (A lui) Sono nubile. (Interviene Nino che spiega a gesti l’equivoco). Ah, lui, è suo figlio! Suo figlio… (osserva Nino che si tocca il naso) Naso. Naso?

RINO – Rino, signorina, Rino!

DINA – Certo che osservo Nino! Un momento! (Nino sta facendo il dottore, ascoltando le spalle di Otto, che lascia fare imbarazzato)Naso del dottore? Ma che nome è? (Osserva ancora Nino)Ah! Ho capito! Rino! Si chiama Rino. Piacere, Dina Sordi, signorina, Dina Sordi.

RINO – Piacere!

OTTO – (Tra sé)In nomen omen!

DINA – Ma, prego, accomodatevi! (Si siedono)

RINO – Questo è mio padre Otto.

DINA – Botto? Sarà mica scoppiato un temporale? (Nino dice di no, a gesti)Ah, è lei che si chiama Botto! Che nome strano! Ma… de gustibus! Piacere Dina! (Nino spiega ancora e comincia a contare con le dita fino a otto) Otto! Si chiama Otto! (Tra sé)De gustibus! Di nuovo, piacere, Dina Sordi.

OTTO – Piacere!Otto Undici!

Nino un po’ arrabbiato chiede a gesti, contando sulle dita se si chiama Otto o Undici.

OTTO – Otto di nome, Undici di cognome.

DINA – Che c’è Nino, qualcosa non va? (Nino spiega che va tutto bene. Il signore si chiama Otto. Fa il gesto di dopo e conta fino a undici).

No, mi dispiace, non abbiamo posto per undici persone, abbiamo solo due camere! (Nino spiega ancora e finalmente Dina capisce) Ah, si chiama Undici, di cognome… Ah… già, e di nome l’hanno chiamata… Otto! (Tra sé)De gustibus! La signorina, che fra poco sarà qua, di cognome fa Tredici, ma di nome non si chiama Otto.

RINO – Visto che è una signorina, sarebbe stato un nome alquanto inappropriato, per lei.

DINA – Lei si chiama molto semplicemente Vittoria. Una così cara ragazza! Caro Nino, ti ricordi di Vittoria? E di suo padre, Fortunato?

OTTO – Suo padre si chiama Fortunato! Di nome. E Tredici di cognome! (Tra sé)E poi ha da ridire sul mio nome!

DINA – Vittoria è una così cara ragazza. A lei piacciono molto i miei fiori! (Nino fa il gesto di sfogliare una margherita). Sì, sì, hai ragione! (Agli ospiti) Nino vuol dire che Vittoria ama le margherite. (Nino fa il gesto degli occhiali e segno di disapprovazione) Porta degli occhiali molto spessi e a Nino non piacciono. (Nino si avvicina lentamente a Rino, lo prende a braccetto e comincia a camminare molto lentamente) Lentamente… (Rino fa segno di no)Lenti (Nino conferma e indica il contatto delle braccia) … lenti a contatto!Sì, hai ragione, quando mette le lenti a contatto è più carina. (Nino si mette sull’attenti in atteggiamento militaresco) Sì, è vero, è un tipo un po’ autoritario. (Nino fa il gesto del volo)Però è buona come un angelo! Sì, Vittoria, in fondo, è una brava figliola, molto ubbidiente e molto rispettosa.

OTTO – Fortunato davvero, allora, quel padre, di nome e di fatto! Io non posso dire altrettanto con questo scapestrato! Peggio di Lucignolo! Voglio proprio vedere se anche qua, riesci a combinare guai!

RINO – E come faccio? Siamo in mezzo al nulla! (Alzandosi) Lasciami almeno l’auto!

OTTO – (Si alza) Secondo te, ho fatto tanti chilometri per poi lasciarti l’auto? Ti mandavo da solo e non se ne parlava più.

RINO – Ma che faccio io, tutto il giorno?

OTTO – Studi! Studi! Dovevi esserti già laureato e invece hai dato solo pochi

esami! Hai finito di fare il Lucignolo coi miei soldi! Avrai solo lo stretto indispensabile, d’ora in poi!

Nino si prende prima il polso, poi la gamba.

DINA – Con questi giovani ci vuole polso, altrimenti prendono gambone!

OTTO – Bravo! Proprio così!

RINO – Grazie! Grazie davvero!

OTTO – Bacco, tabacco e Venere, riducon l’uomo…

RINO – A vivere! (Ride)

OTTO – Scherza, scherza!

Nino si mette in fila dietro a tutti e ride.

DINA – Ride bene chi ride ultimo!

OTTO – Proprio così, Nino! Bravo!

RINO – (Tra sé) Non sopporto i proverbi e chi li usa! Saggezza a buon mercato!

Nino fa segno che deve andare via. Ha da fare in cucina.

DINA – Va bene, Nino, vai pure a preparare il pranzo. Hai già deciso cosa cucinare oggi?

Nino, imita un cieco che guida l’auto.

RINO – Falso invalido?

Nino indica: tanti.

OTTO – Falsi invalidi!

Nino si tocca gli occhi.

OTTO e RINO – (Presi dal gioco)Falsi ciechi!

DINA – (Nino assume atteggiamento femminile)False cieche! Bravo Nino, ottima scelta. Ora va’ pure. (Saluti. Nino va in cucina).

Nino è un cuoco eccellente! Noi lo chiamiamo il signore dei fornelli!

Le false cieche sono la sua specialità! Sapete cosa sono? (Padre e figlio

scuotono la testa in segno di diniego). Sono ali di razza, tutte sfilettate e cucinate con aglio e salvia, proprio come si fa con le vere cieche.

RINO – Cieche? Cosa sono?

OTTO – Pesce! Sono gli avannotti delle anguille!

RINO – Pesce? Ma la signorina ha detto ali di gazza.

OTTO – Ali di razza! Il pesce razza. Ma che mi diventi sordo pure tu?

RINO – E’ contagiosa, meglio andarsene.

OTTO – Ti piacerebbe, eh!

DINA – Prego, mettetevi comodi! Posso offrirvi un bicchierino del nostro alchermes?

OTTO – (Aiutandosi con i gesti) No, no, grazie, non stia a disturbarsi.

DINA – Insisto! E’ una nostra specialità! Lo facciamo noi, io e mia sorella Lina. E’ una ricetta segreta della nostra famiglia che viene tramandata di generazione in generazione. (Comincia a servire)

OTTO – In questo caso, accettiamo volentieri! Ma a mio figlio, poco, per

favore!

RINO – E dai, babbo, un po’ di alchermes non ha mai ammazzato nessuno!

DINA – Allora, alla salute!

OTTO – Ma lei, non ci fa compagnia?

Otto e Rino quando parlano si aiutano sempre coi gesti, per farsi capire.

DINA – Certamente, ma con questa! (Prende dal tavolino il suo bicchiere di coca).Non posso bere l’alchermes, purtroppo; nella nostra famiglia non tolleriamo gli alcolici!

RINO – Allora, alla salute!

Padre e figlio si alzano in piedi e ne bevono un sorso. Cominciano a tossire. Imbarazzati non sanno che fare. Rino non visto da Dina che beve la sua coca, versa l’alchermes del suo bicchiere in quello del padre che lo fulmina con lo sguardo.

DINA – Un po’ troppo forte?

OTTO – Ottimo, signorina… ottimo.

DINA – Ma finitelo, non vorrete lasciarlo nel bicchiere, sarebbe un peccato!

RINO – Un peccato mortale!

DINA – No, che non ti fa male ragazzo, bevi, coraggio!

RINO – Grazie, voglio gustarlo con calma.

OTTO – Sì, con calma, così lo assaporiamo meglio.

DINA – Siete degli intenditori, vedo! Bravi, va sorseggiato lentamente, per apprezzarlo fino in fondo!

Otto con disinvoltura si muove per la stanza cercando il modo di sbarazzarsi del liquore. Individua la pianta, vi si avvicina per gettarvi il liquore, alla prima occasione. La pianta starà sempre peggio.

OTTO – Avete molti altri ospiti in questo periodo?

DINA – Abbiamo solo un’altra camera, oltre alla vostra. Ma sarà occupata dalla signorina Vittoria Tredici. Sapete, la signorina di cui vi ho parlato prima? Viene per un periodo di riposo e di studio.

RINO – Sai che divertimenti mi aspettano!

OTTO – E’ quello che ti ci vuole, razza di vagabondo!

DINA – Questo posto è particolarmente apprezzato per la tranquillità, la pace…

RINO - … eterna!

DINA – Per il silenzio…

RINO - …di tomba!

DINA – Lei viene proprio per questo. E’ una brava ragazza, Vittoria!

OTTO – Ho fatto un’ottima scelta per mio figlio, ne sono sempre più convinto.

Entra Lina con le mani in alto.

OTTO – Che succede?

DINA – Mia sorella Lina!

OTTO – Perché sta con le mani in alto? Mi ha spaventato!

RINO – Di cosa hai paura? Secondo te, i banditi vengono a far rapine proprio in questo buco di c…

OTTO – Zitto, screanzato, sei l’apoteosi dell’insolenza!

RINO – Per te, sono sempre l’apoteosi di qualcosa di negativo!

OTTO – Tutto merito tuo! Lucignolo!

LINA – Signori, buongiorno, qualche problema?

OTTO – No, no. Niente d’importante. Buongiorno a lei.

LINA – Scusate se non vi do la mano, ma ne sono temporaneamente impossibilitata.

DINA – Ti presento i signori Undici.

LINA – Meno male che ci avete trovato! Come si chiamano i signori?

OTTO – Undici!

LINA – Embrici? Piacere!

OTTO – (A Lina, aiutandosi con i gesti)Undici!

LINA – Undici? Ma non abbiamo posto per tante persone! Glielo hai detto, vero, Dina, ai signori Embrici?

DINA – I signori Otto e Rino Undici.

LINA – Ma sono sempre tanti anche se sono in otto!

OTTO – (Tra sé)Sorda pure questa! Piacere, mi chiamo Otto. (Ripete i gesti di Nino)

LINA – Ah, lei si chiama Otto. Piacere, Lina. Signorina, Lina Sordi.

RINO – Io invece sono Rino. (Ripete i gesti di Nino, toccandosi il naso)

LINA – Piacere di conoscerla, Naso. Otto e Naso siete i benvenuti.

(Rino ripete i gesti del dottore di Nino)Ah, Rino, giusto! Naso mi pareva strano come nome, ma… de gustibus!

OTTO – Piacere di conoscerla! (Gesticola)

LINA – Accomodatevi, prego! (Si siedono) Dina, cara, perché questi signori gesticolano tanto? Hanno problemi a parlare, come il nostro Nino?

DINA – No, Nino ha già conosciuto i signori!

LINA – Ah, meno male! Dina vi ha parlato di Nino?

RINO – No, però lo abbiamo conosciuto.

LINA – Povero ragazzo! E’ affetto da mutismo selettivo. Lui ci capisce perfettamente…

RINO – Beato lui! (Il babbo gli dà una gomitata)

LINA – … ma sfortunatamente non può parlare. Prima non era così! Da bambino parlava perfettamente, poi, dopo la perdita dei genitori, ha smesso. Deve essere stato un trauma terribile per lui. E’ figlio di nostri parenti acquisiti.

DINA – Sapete, Nino è rimasto orfano di entrambi i genitori in modo

improvviso. (Dina racconta con naturalezza e tranquillità. Otto si commuove e con il fazzoletto si asciuga le lacrime che scendono sempre più copiose) Un terribile incidente con l’auto! L’abbiamo preso subito con noi, non aveva nessuno. Eravamo le uniche parenti, anche se alla lontana. Lo abbiamo aiutato come abbiamo potuto, ma non ha mai più parlato!

LINA – Neanche il dottor Picchiatelli, nonostante tutti i suoi sforzi, è riuscito ad aiutarlo. Povero Nino!

DINA – Nino è un ragazzo d’oro.

OTTO – Sono felice per voi… (A Lina) Posso far niente per aiutarla? Mi sembra a disagio in quella posizione.

DINA – Articolazione, proprio così! Lina, cara, devi far qualcosa per questi

tuoi problemi. Devi fare un po’ di esercizio fisico! La scorsa estate è rimasta

bloccata a braccia conserte per una settimana…

RINO – Più comodo che con le braccia in alto.

DINA – E’ stata un’estate molto calda, e in quella posizione era impossibile lavarla sotto le ascelle… negli ultimi giorni era proprio inavvicinabile. 

RINO – Ma, almeno in quell’occasione, riusciva a sentirla!

LINA – Cara, vedo che hai offerto il nostro alchermes ai signori! E vedo anche che lo hanno gradito! Ancora un goccio? (Si affrettano a negare mentre Dina si alza per servire) Via, non fate complimenti! Dina, servi tu i signori, io non posso, purtroppo.

DINA – Ancora un goccio? Ma sì! Ecco! Alla salute!

RINO e OTTO – Alla salute! (Lo avvicinano alla bocca e fingono di bere)

LINA – (Avviandosi al mobiletto dei liquori, seguita dalla sorella. Gli ospiti ne approfittano per versare il liquore nella pianta)Dobbiamo provvedere a prepararne ancora, Dina, questo nostro alchermes va via come l’acqua! Ne è rimasto poco.

DINA – Quella è l’ultima bottiglia!. Dobbiamo farne ancora, altrimenti Nino ci rimarrà malissimo. A lui piace tanto! Ne prende sempre un bicchierino, il pomeriggio. Non ha mai saltato una volta da quando è con noi!

LINA – Sai, Dina, mi sono accorta che anche il nostro ingrediente segreto è

terminato. Dobbiamo telefonare al nostro fornitore di fiducia. (Agli ospiti)E’ un ingrediente molto costoso, ma noi non badiamo a spese. E poi, ne basta poco, poco ed ha effetti miracolosi! E’ una ricetta segreta che ci tramandiamo di generazione in generazione.

RINO – Speriamo che rimanga segreta, se si diffondesse sarebbe più letale dell’ebola.

OTTO – Taci, stupido, che mi fai ridere!

RINO – Tu che ridi? Allora questa schifezza è veramente miracolosa!

LINA – Buono, vero? Ne volete ancora?

RINO – No, no, grazie! Prima, sarà meglio aspettare che abbiano trovato l’antidoto! Ma ho i miei dubbi. La scienza fa scoperte, non miracoli!

LINA – Le coperte sono nell’armadio. Non preoccuparti caro ragazzo, ti troverai molto bene qui con noi. Non sentirai la mancanza di nulla!

RINO – Neanche delle sbronze, sicuro. Col vostro alchermes diventerebbe astemio anche un alcolizzato cronico!

OTTO – Signore… signorine, io vi saluto perché si è fatto tardi.

DINA – Che peccato, già se ne va? A noi piace avere persone con cui scambiare due parole.

LINA – Rimanga ancora un poco, qui non succede mai niente, con lei possiamo fare un po’ di conversazione. E’ un piacere stare con persone tanto gentili.

RINO – Certo! Tanto, anche se vi mandiamo a quel paese non sentite. Basta sorridervi e siete felici, fattucchiere dei miei stivali!

OTTO – Mi dispiace, devo proprio prendere commiato. Ma vi lascio il mio ragazzo. (scappellotto)Mi raccomando, abbiatene cura, è un’apoteosi di villania, ma in fondo è un bravo ragazzo. Vero? (Ancora scappellotto)Vero, Lucignolo, che sei un bravo ragazzo? (Ancora scappellotto. Rino si lamenta)

DINA – Allora, non ci rimane che prendere congedo.

OTTO – Arrivederle, care signorine! E tu, mi raccomando… (Alza la mano, ma Rino si allontana) Non combinare guai!

RINO – Cosa vuoi che combini, senza auto e senza un euro!

OTTO – Sei spesato di tutto! Per i vizi, trovati da fare qualcosa! In campagna, il lavoro non manca! Ciao, felice soggiorno!

RINO – Sì, sai che goduria! Un’apoteosi!

Saluti. Otto esce.

RINO – E adesso che faccio?

LINA – Caro giovanotto, vuoi ritirarti nella tua stanza o preferisci fare un giro nei dintorni?

RINO – Mah, c’è poco da scegliere. Esco a fare due passi, ci vediamo dopo. (Saluta ed esce. Mentre le sorella conversano tra loro, dalla cucina entra Nino che riordina, toglie i bicchierini, lasciando quelli della coca. Rimette a posto la bottiglia dell’alchermes, poi torna in cucina).

DINA –Quella povera pianta, nonostante tutto, sta sempre peggio!

LINA – Sono preoccupata per questa pianta. Speriamo bene!

DINA – Credo che ci sia poco da fare! Mah! Non pensiamoci. Lina, cara, vado in cucina a farmi una tisana. Tu la vuoi?

LINA – Con le braccia in alto, mi dispiace non poter essere utile. (Scuote la testa in senso negativo)

DINA – Va bene, allora, la faccio solo per me. (Va in cucina)

LINA – Però, posso fare un po’ di ginnastica! (Si piega in avanti e poi si alza) Uno, due, uno due!

Entra il pazzo nella stanza, proprio mentre lei si alza.

PAZZO – Ferma e mani in alto! (Le punta contro pollice e indice uso pistola. Lina non lo sente e continua a muoversi, ora da destra a sinistra)Ho detto ferma! (Colpisce alle spalle Lina. Il colpo riesce a sbloccarla, così abbassa le braccia e si volta).

LINA – Grazie caro! (Ruota le braccia, sollevata)Finalmente! Che sollievo! Ma tu, tu sei il giardiniere!

PAZZO – Ma è sorda? Ho detto mani in alto! E poi io non sono un giardiniere!

LINA – Anche infermiere? Ah, allora avevo capito bene! (Di tanto in tanto ruota le spalle)Sei anche molto bravo! Ti ha mandato il cielo! Vieni, caro, vieni! Siediti, mettiti comodo! (Lui, però, non si siede) Che bello, un giardiniere, infermiere! (Lina si siede e prende la foto).

PAZZO – Infermiere? Ma questa è sorda spaccata! Mani in alto, ho detto!

LINA – (Controlla la foto) Sì, sì, sei proprio tu! Mi ha dato la tua foto, il dottor

Picchiatelli! Devo proprio ringraziarlo. Gli regalerò una bottiglia del nostro elisir, a lui piace tanto! Anche apicoltore, vero?

PAZZO – (Abbassa la mano a pistola. Rivolto a Lina che sta ricollocando a posto la foto)Sì, signora, certo! (Tra sé)  Accidenti, il dottore mi ha cercato proprio qui! Meglio restare nascosto. (Si siede) Andare in giro non è sicuro.

LINA – Avevo spostato in cantina il completo da apicoltore perché non pensavo di trovarne uno in tempi tanto rapidi. Di questo devo ringraziare il dottore!

PAZZO – E bravo il dottore così veloce!

LINA – Pensavo di dare le api al mio vicino che ne ha già altre. Ma ora ci

sarai tu a pensarci, vero? (Gli tocca la mano ancora atteggiata a pistola)

PAZZO – Attenta, signora, è carica! (Fa il gesto di metterla in tasca)

LINA – Che sbadata, non mi sono neanche presentata. Io sono Lina, signorina Lina Sordi.

PAZZO – (Tra sé)Ah, di nome e di fatto! (A Lina)Piacere, Napoleone!

LINA – Nerone! Che bel nome! (Recita) E domani Roma, rinascerà, più bella e più superba che pria! Bravo! Grazie! Grande Petrolini!

PAZZO – Questa è più pazza di me! Napoleone, (si alza) mi chiamo Napoleone!

LINA – Un goccio del mio elisir di lunga vita? (Si avvia al mobiletto dei liquori)

PAZZO – Elisir di lunga vita? (Interessato, la segue)Dice sul serio?

LINA – Lo facciamo noi secondo una ricetta segreta che ci tramandiamo di generazione in generazione. Ha effetti strabilianti!

PAZZO – Signora, se la ricetta è segreta, non voglio che mi riveli i suoi ingredienti. Mi dica solo se contiene alcool perché su di me l’alcool ha degli strani effetti.

LINA – No che non ha difetti. Tranquillo, caro, tranquillo. La ricetta è sperimentata ormai da lungo tempo.. (Si siede sulla poltroncina di destra) Questa è quasi finita, (ha la bottiglia in mano) ma teniamo sempre una bottiglia di scorta… eccola là! (La indica). Bevilo e vedrai che dopo, farai fuoco e fiamme, caro Nerone! (Posa il bicchierino col liquore sul tavolinetto).

PAZZO – Napoleone! (Tra sé, in piedi)Se questa pazza ha veramente trovato la ricetta dell’elisir di lunga vita, diventerò ricco sfondato! Devo solo farla fuori e prendermi la bottiglia.

LINA – Un bicchierino e potrai iniziare il tuo lavoro in piena forza. Potrai prendere il completo da apicoltore in cantina e metterti subito all’opera. Ma fai attenzione alla scala perché è molto ripida e malmessa. Saresti mica in grado di aggiustarla, per caso?

PAZZO – Ma quanto mi vuol far lavorare, questa? Oh, io sono pazzo, mica scemo!

LINA – Vedremo, hai ragione, vedremo, non c’è fretta. Allora, Assaggia!

PAZZO – (Tra sé)Per ora l’assecondo, poi, la faccio fuori! (A lei)Se mi assicura che non contiene alcool, lo assaggio volentieri. Una volta ho mangiato per sbaglio un cioccolatino al liquore e sono rimasto cieco per circa un quarto d’ora. Una paura! Non vedevo più niente. Poi per fortuna mi sono ripreso perché la dose di alcol ingerita era minima. Un’altra volta ho dato un morso ad un pasticcino al maraschino e per mezz’ora  sono rimasto immobile, come una statua. Credevo di essere morto! (Si siede)

LINA – No, non ti do certo torto. Bevi tranquillo, caro.

Dalla cucina, entra Dina.

LINA – Oh, cara, vieni. Questo è il nostro nuovo giardiniere, infermiere e anche apicoltore. Questa è mia sorella Dina. (Il pazzo si alza e fa un inchino di saluto)

DINA – Buongiorno. Chi è questo ragazzo, cara? Mi sembra di averlo già visto, ma non ricordo dove. Io sono Dina Sordi, sua sorella.

PAZZO – (Tra sé)Accidenti, pure la sorella. (A lei)Io sono il nuovo giardiniere.

DINA – Oh, il nuovo infermiere, bene!

PAZZO – (Tra sé)Non ci posso credere, è sorda anche questa! (Si siede sul divanetto)

DINA – Deve essere bravo, cara! Vedo che ti ha subito sbloccato!

PAZZO – (Tra sé)Ora devo farne fuori due! Uffa!

DINA – Non ho capito il tuo nome, scusa, caro.

PAZZO – Napoleone!

DINA – Gastone, ma che bel nome! (Canta) Gastone, sei davvero un bell’Adone, Gastone, Gastone! Gastone ho le donne a profusione e ne faccio collezione, Gastone, Gastone! Grande Petrolini! (Si siede sulla poltroncina di sinistra)

PAZZO – Ma che fa? Ci prova? Roba da matti!

LINA – (Porge il bicchierino al pazzo e prende il suo bicchiere di coca) Stavo giusto offrendo un goccio di elisir al nostro Nerone.

DINA – (Prende il suo bicchiere di coca) Sentirai che prelibatezza! Assaggia, assaggia, Gastone!

PAZZO – (Si alza in piedi, scocciato, col bicchiere in alto)Napoleone!

DINA e LINA – Alla tua! (Si alzano a loro volta coi bicchieri in alto. Poi bevono).

Il pazzo butta giù d’un fiato. Sgrana gli occhi, si agguanta la gola, comincia ad agitarsi, fa per aggredire le signore, ma sente la voce del dottore in lontananza.

DOTTORE (Fuori scena)- Signorina Lina, signorina Dina! Hanno visto il pazzo aggirarsi proprio qui intorno! Fate attenzione!

PAZZO – (Sillabando a stento) No! Il dot… to… re!

Il pazzo allora si guarda intorno per cercare un nascondiglio. Infila la porta della cantina, col bicchierino ancora in mano.

LINA – La scala! Attento! (Rumore di caduta rovinosa) E’ pieno di voglia di

lavorare quel ragazzo! E’ andato a prendere subito l’occorrente per lavorare con le api. (Entra il dottore).

DOTTORE – Signorina Lina, signorina Dina! Perché non avete chiuso le porte?

LINA – Oh dottore, capita al momento giusto! Un goccio di alchermes?

DOTTORE – (Tra sé) Oh, no! Ma perché sono tornato?  No, no! Grazie! Sto dando la caccia a quel pazzo! Sono venuto per mettervi in guardia. Chiudete tutto. Mi raccomando fate attenzione, è qui attorno!

LINA – E’ tornato per il suo corno? Era di valore? (Gli porge il bicchierino col liquore. Il dottore accetta rassegnato) Mi dispiace, ma non credo che lo abbia perso qui. Comunque possiamo controllare. Cara hai visto il corno del dottor Picchiatelli? (Si mette a cercare)Può cercare anche lei dottore, ma attento alla cantina. La scala è da riparare.

DOTTORE – Lo so, lo so, bene. Ne porto ancora le conseguenze. (Agita la mazza)

DINA – Hai perso qualcosa, cara? (Cerca con lei. Nel frattempo, il dottore, con la scusa di cercare, non visto prende l’altra bottiglia di alchermes e la svuota nella pianta insieme al bicchierino che ha in mano. La pianta muore definitivamente).

LINA – Se è qui, lo ritroveremo, il corno del dottore!

DINA – Un oggetto di valore? E cos’è?

LINA – Sarà sicuramente qua attorno.

DINA – Ah, un corno! L’ha perso il dottore, vero?

LINA – Ma guarda tu, dov’era finito il mio uncinetto nuovo! Quanto l’ho cercato!

DINA – Allora era l’uncinetto che cercavi. Ma non è questo il momento, cara. Potevamo farlo dopo. A volte, non ti capisco!

LINA – Mi dispiace, dottor Picchiatelli, qua non c’è, ma se lo trovo glielo farò sapere, non si preoccupi!

DINA – Su, un goccetto! Non faccia complimenti!

DOTTORE – Grazie, no, no, grazie! (Si infila in bocca una pasticca digestiva)

LINA – La vedo preoccupata. Se vuole cerchiamo ancora! (Si mette a cercare e la sorella la richiama.)

DINA – Lina, cara, se è un altro uncinetto che hai perso, lo cerchiamo dopo.

DOTTORE – Signorine, scusate, devo andare. Oggi, sono molto occupato, me ne sono capitate di tutti i colori! Hanno arrestato anche Agostino, il ragazzo che ci porta i medicinali. Spacciava droga. Hanno trovato della coca, nascosta nei barattoli del latte in polvere! Eppure sembrava un così bravo ragazzo!

DINA – Eh, sì il suo è un lavoro di strapazzo, sarà stanco. Su, un altro bicchierino! Sentirà che energia!

DOTTORE – (Tra sé)Meglio che tagli la corda. (Alle signorine, mostrando la confezione delle pasticche digestive) Mi dispiace, ma ho preso la mia pasticca digestiva. Oggi, con tutte queste preoccupazioni, la mia gastrite si fa sentire. Ora devo andare, sono molto impegnato, ma fate attenzione, capito? Mi raccomando, attente all’uomo della foto! E chiudete tutto! Fate attenzione! (Esce frettolosamente)

LINA – Nerone? Sì, sì! Grazie dottore, grazie infinite! è già arrivato Nerone.

DINA – Gastone? E’ in cantina! Ah, ecco dove lo avevo visto! Nella foto!

LINA – Un poco di coca, cara? (le offre il bicchiere)

DINA – Sì, grazie, bisogna bere molto, dice il dottore che fa bene. Hai visto, anche lui, quanto beve!

Rientra il pazzo con la retina dell’apicoltore. Zoppica per la caduta.

LINA – Quanta fretta di lavorare ragazzo, bravo!

DINA – Il dottore è appena uscito, mi dispiace, forse volevi salutarlo! Ma vedrai che è qua nei dintorni, puoi raggiungerlo, se vuoi!

Il pazzo a causa dell’alchermes ha perso l’uso della parola. Si toglie la retina da apicoltore. Si esprime a gesti, come Nino. Indica la gamba dolorante.

LINA – Oh, mi dispiace, ti avevo detto di fare attenzione alla scala!

DINA – (A Lina) Ma perché non parla?

Il pazzo indica il liquore e cerca di spiegare che è diventato muto a causa di quello. Ma è molto agitato e si spiega male.

LINA – Caro, perché non parli? Prima parlavi così bene! Che ti è successo?

Continua a spiegare sempre più agitato.

DINA – Oh, caro, sì, vuoi ancora alchermes? Ti è piaciuto, eh?! (Mostra l’intenzione di prendere la bottiglia).

Il pazzo si copre il viso con la retina e fugge zoppicando, in giardino.

LINA – Hai visto? Quanta voglia di lavorare!

DINA – Perché l’infermiere aveva il cappello dell’apicoltore?

LINA – Ma non capisco perché abbia smesso di parlare. Chiederò al dottore.

DINA – Ah, fa anche l’apicoltore! Bene, speriamo che sappia fare anche il giardiniere così siamo a posto!

Entra Nino dalla cucina, e alza le braccia in alto.

LINA – Che c’è Nino? Sei contento?

Di nuovo e poi conta fino a tredici.

LINA – Ah, ho capito! Vittoria! Dalla finestra hai visto arrivare Vittoria Tredici! Bene! Valle pure incontro, caro.

DINA – Sono proprio contenta che Vittoria sia qui con noi anche quest’anno.

LINA – Quella ragazza è anche troppo brava per la sua età. Dovrebbe, però,

divertirsi un po’! Sta sempre sui libri!

Nino esce nel giardino per rientrare con delle grosse valigie. Le porta in

camera di Vittoria. Entra Vittoria: occhiali spessi, fazzoletto in testa, scarpe maschili, gonna lunga, camicetta accollatissima. Autoritaria, molto seria, vecchio stile.

VITTORIA – Permesso? Signorine Sordi, buongiorno!

LINA – Cara Vittoria, vieni, accomodati. Quest’anno tuo padre, non ti ha accompagnata?

DINA – Brava. Hai saputo guidare, da sola, fino qua!

VITTORIA – Ormai conosco la strada, l’ho fatta tante volte con mio padre! (A Nino che è rientrato) Grazie, per i bagagli, Nino.

A gesti saluta e rientra in cucina.

LINA – Sì, Nino, va’, va’ pure. Sapeva che arrivavi ed ha preparato il tuo piatto preferito!

VITTORIA – False cieche! Grazie, è sempre così premuroso!

DINA – Cara, ti offrirei volentieri un bicchierino del nostro alchermes, ma so che anche tu, come noi, sei astemia! Un vero peccato! Un poco di coca?

VITTORIA – No, grazie, non ho sete.

LINA – Fatto buon Viaggio? Hai trovato traffico?

VITTORIA – Tutto bene, grazie. Ho parcheggiato l’auto qui fuori, spero che non intralci il passo.

LINA – Hai ragione, è un asso in cucina, Nino!

DINA – Fra un po’ serviremo il pranzo, tu fa’ pure come se fossi a casa tua.

LINA – La camera è la solita, se vuoi rinfrescarti un po’, vai pure. Noi controlliamo in cucina che sia tutto a posto. (Alla sorella) Vieni cara. (Vanno in cucina).

Vittoria si volta e s’incammina in direzione della camera. Fuori scena si sente la voce di Rino.

RINO – Cazz…arola! Una Lamborghini Suv! Di chi è?

Entra Rino, dal giardino. Vede Vittoria e rimane sorpreso.

VITTORIA – Buongiorno!

RINO – Buongiorno! Scusi, fuori c’è una Lamborghini.

VITTORIA – Sì? Perché?

RINO – No… dicevo… una Lamborghini suv!

VITTORIA – Non le piace?

RINO – Non mi piace? Ma certo che mi piace… la Lamborghini!

VITTORIA – Allora, le dà fastidio? Se è così la sposto.

RINO – La sposta? Perché, è sua?

VITTORIA – Certo che è mia!

RINO – Ah, no, non occorre che la sposti! Ma… diamoci del tu. D’accordo?

VITTORIA – D’accordo.

RINO – Io sono Rino, piacere.

VITTORIA – Piacere, Vittoria.

RINO – Vittoria Tredici?

VITTORIA – E come fa… come fai, a sapere il mio nome?

RINO – Mi avevano detto che qui avrei incontrato una bella ragazza e allora, io, ho preso le mie informazioni! (Vittoria è sorpresa) Senti, ma l’auto che è fuori… sei sicura di saperla guidare? Altrimenti… io… potrei…

VITTORIA – Ho imparato prima a guidare e poi a camminare. Mio padre è stato campione di formula uno e io l’ho sempre seguito.

RINO – Tuo padre è un pilota?

VITTORIA – Lo era. Poi ha avuto un incidente dove ha perso una gamba e ha smesso di correre.

RINO – Eh, con una gamba sola, difficile correre.

VITTORIA – Non intendevo questo…

RINO – Avevo capito, era solo una battuta.

VITTORIA – Ah!

RINO – E dopo l’incidente che è successo?

VITTORIA – E’ stato un periodo molto brutto. Dopo la gamba ha perso anche mia madre.

RINO – Mi dispiace. Anche tua madre ha avuto un incidente?

VITTORIA – No, mia madre ha incontrato un altro uomo e se n’è andata con lui a Parigi. E’ tornata nella sua città, proprio là dove aveva conosciuto mio padre. Questa sua scelta l’ha addolorato profondamente. E’ stato un periodo molto difficile. Mio padre non si dava pace. Tutto il giorno stava a ripetersi: perché se n’è andata, cosa avrà l’altro più di me?

RINO – (Tra sé)Una gamba?

VITTORIA – Lei non ha dato molte spiegazioni. Gli ha detto solo che non era più l’uomo che aveva sposato, che era diverso, che aveva come la sensazione che gli mancasse qualcosa.

RINO – (Tra sé)E ti credo!

VITTORIA – Io sono rimasta con mio padre. Lo hanno deciso di comune

accordo. Lui, col passare del tempo, si è rimesso in piedi.

RINO – Si fa per dire.

VITTORIA – Come?

RINO – Niente, niente.

VITTORIA – Ha iniziato a commerciare in auto di lusso e non mi ha mai fatto mancare niente.

RINO – Te beata! Mio padre mi ha messo a pane e acqua!

VITTORIA – Cosa?

RINO – Prima, però, mi ha portato al confino.

VITTORIA – Non capisco.

RINO – E’ un discorso lungo. Tanto per fare un esempio concreto. Non ho un soldo in tasca!

VITTORIA – Se è per quello ne ho pochi anch’io! Non è sicuro andare in giro con troppi contanti. Ho la mia carta oro, uso quella.

RINO – Tu, puoi liberamente disporre di una carta oro?

VITTORIA – Sì, mio padre garantisce per me. Il conto è suo.

RINO – Ah! Te beata, lo ripeto!

VITTORIA – Come potrei fare altrimenti? Io non lavoro. Mi sono appena laureata in Ingegneria ed ora sto prendendo un master. Quando inizierò a lavorare baderò da sola a me stessa.

RINO – Sei qui per studiare, allora?

VITTORIA – Certamente! E tu?

RINO – Anch’io.

VITTORIA – Un master? In Cosa?

RINO – No, mi devo ancora laureare. Sai, ho perso un po’ di anni perché… ho lavorato.

VITTORIA – Ah! Che lavoro hai fatto?

RINO – DJ… Sai, lavoravo di notte, e quando lavori di notte, di giorno, hai bisogno di dormire. Non puoi studiare, ti pare?

VITTORIA – Eh, sì, ma vedrai che qui avrai tutto il tempo. Scusa, ma ora vado nella mia stanza. Sono appena arrivata e prima di pranzo vorrei darmi un’aggiustatina. (Vittoria saluta e si allontana; va in camera sua)

RINO – Un’aggiustatina! Quella va demolita e ricostruita dalle fondamenta. Comunque, anche se è un cesso, mi conviene farmela amica. Forse un giro sulla Lamborghini, riesco a strapparlo! Via, a prepararsi per il lauto pranzo. False cieche! Specialità di casa Sordi! E per cena che ci sarà? Anatra muta? (Va in camera sua)

Entrano Dina e Lina dalla cucina.

DINA – (Verso la pianta) Questa pianta è proprio alla fine!

LINA – Ho paura che dovremmo disfarcene! Che peccato! Per me è la posizione che è sbagliata. Non c’è pianta che vi sopravviva!

Zoppicando, entra dal giardino il pazzo in preda ad un’agitazione terribile. E’ stato punto dalle api.

DINA – Caro Gastone, già finito con le api?

LINA – Bravo Nerone, se hai fatto con le api puoi cominciare ad occuparti del giardino. C’è da potare la siepe, tagliare il pratino, concimare le rose: il giardino è molto grande e c’è sempre qualcosa da fare. Poi quando hai finito col giardino, puoi passare all’orto.

Il pazzo indica le punture delle api, disperato.

DINA – Le api ti hanno punto? Vedo, vedo. Meno male che tu non sei allergico, altrimenti saremmo punto e a capo.

Entra dalla cucina Nino. A gesti dice che il pranzo è pronto. Vede il pazzo che gesticola e pensa che lo stia prendendo in giro. Fa un giro con le mani, minaccioso verso il pazzo.

LINA – No, Nino, non ti sta prendendo in giro! (Il pazzo indica Nino e dice che è lui a prenderlo in giro).

DINA – Ma no, nessuno prende in giro nessuno! (Il pazzo si tocca il sedere). Non capisco!

LINA – Dice che lo sta prendendo per il… Oh, no! Le parolacce no! Maleducato!

Nino si avvicina minaccioso e lo prende per il colletto. Il pazzo lo afferra a sua volta.

DINA – Fermi! Nessuno di voi due può parlare! E’ così! Strano, ma è così!

Nessuno sta prendendo in giro nessuno! (Nino e il pazzo si guardano dubbiosi, poi allentano la presa).Ah, bravi, ecco!

LINA – Nino, questo è il nuovo giardiniere e apicoltore. E’ qui per lavorare, ce lo ha mandato il dottore! Ed è anche infermiere.Nerone,caro, c’è ancora tanto lavoro da fare! Ti faccio preparare dei panini da Nino e te li faccio portare in giardino. Su, caro, vai pure a finire il tuo lavoro. E non dimenticare l’orto! (Il pazzo non ha voglia di lavorare, cerca di spiegare che è pieno di punture e vuole riposarsi, ma Nino, minaccioso lo spinge fuori).

LINA – Bravo Nino, grazie. C’è sempre chi è pronto ad approfittarsi di due povere vecchiette indifese. Per fortuna che ci sei tu.

DINA – Ed ora, finalmente, il pranzo!

Musica: Que sera sera. 

FINE DEL PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

Stessa scena. Pomeriggio. La stanza è riordinata. Sul tavolino da fumo, solo la foto del pazzo. In scena: Vittoria e Rino. Vittoria seduta sfoglia una rivista. Rino cammina nervoso.

Musica  sfumare: Que sera sera.

RINO – Il tempo, qui, non passa mai! (Vittoria continua a leggere e non lo considera). Che ne dici di andare a berci qualcosa al bar, giù in paese? Dopo le false cieche, magari un vero cognac?

VITTORIA – No.

RINO – Una vera strega?

VITTORIA – Cosa?

RINO – Sì, il liquore strega, è dolce, alle donne piace.

VITTORIA – Non bevo alcolici. Non posso.

RINO – (Tra sé)E ti pareva!

VITTORIA – Sono astemia. Un goccio d’alcol e perdo subito la testa! Posso bere un po’ di coca cola. Le signorine ne hanno sempre in casa.

RINO – (Tra sé)Accidenti! Niente bar, niente giro sulla Lamborghini! (A Vittoria)In camera ho della Red Bull.

VITTORIA – Red Bull? Non l’ho mai assaggiata!

RINO – No? Allora rimediamo subito! (Tra sé) Giro sulla Lamborghini sfumato, ma forse riesco a farmi quattro risate! (Esce e rientra con le bibite).Prendo i bicchieri! (Va al mobile dove sono i bicchieri, alle spalle di Vittoria che non vede cosa Rino stia facendo. Rino prende la bottiglia dell’alchermes, ma è quasi vuota, versa quel poco rimasto nel bicchiere di Vittoria, poi prende una lattina di Red Bull e versa un po’ di bibita nei bicchieri. Porge a Vittoria quello dove c’è anche il liquore) Tieni! (Poi beve anche lui, ma solo Red Bull)

VITTORIA – Grazie! (Inizia a bere) Ma è cattivissima!

RINO – Però fa bene! E’ una bevanda energetica! Bevi, ti dà energia! (Tra sé) Se questa cozza si apre, ne vedrò delle belle! Anzi, delle brutte!

VITTORIA – Per ora, io sento solo, parecchio caldo. (Beve ancora.

Si toglie il fazzoletto di testa e le scendono sulle spalle dei bellissimi

capelli. Si rivelerà sempre più disinvolta e sensuale.)Tu non senti caldo?

(Comincia a sbottonarsi la camicetta, mostrando un seno prosperoso).

RINO – Sì, un po’. (Stupito dalla metamorfosi).

VITTORIA – (Toglie la camicetta e rimane in sottoveste. Comincia a parlare con accento francese). Questa camicetta mi dà fastidio. Troppo pesante per questo clima. Meglio toglierla, ecco, così va meglio, vero?

RINO – Molto meglio, senza dubbio!

VITTORIA – Farà anche bene, (beve) ma ha un sapore terribile!  (Si alza)

RINO – Già! Succede sempre così! Più le cose fanno bene, più sono cattive! (Sempre più interessato alla metamorfosi)

VITTORIA – Hai ragione! Le cose più buone in genere fanno malissimo! (Beve)

RINO – Proprio così! Bevi, bevi che ti fa bona… ti fa bene!

VITTORIA – (Beve) Basta, non ce la faccio, è troppo cattivo! (Posa il bicchiere) Però, funziona! Sai che mi sento piena di energia?

RINO – Un’energia straripante! (Sguardo al prosperoso seno)

VITTORIA – Questi occhiali sono fastidiosi! (Si toglie gli occhiali e non ci vedrà più. Gag a soggetto). Ecco, li prenderò dopo. (Rivolta ad un quadro) Sai che sei un bel ragazzo?

RINO – Grazie! Sono qua!

Vittoria va verso la direzione della voce e inciampa.

VITTORIA – Ahi! Aspetta, arrivo!

RINO – E chi si muove?

VITTORIA – Troppo lunga questa gonna! Mi fa caldo!

Slaccia la gonna e la lascia cadere a terra mostrando splendide gambe sotto una corta sottoveste. Parla sempre con accento francese.

RINO – Aspetta che ti aiuto! (Si china e le prende la gonna)

VITTORIA – Grazie! Che bei capelli, hai! (Li accarezza)

RINO – Anche tu hai dei bellissimi (guardandole le gambe) capelli!

VITTORIA – Trovi? (Li alza, tipo Gilda)

RINO – Mamma mia! Comincio ad aver caldo anch’io! Un mucchio di caldo!

VITTORIA – Anch’io! Senti le mie spalle come sono calde! (Rino accarezza le spalle, la schiena. Vittoria si volta e gli soffia sul viso)Un po’ di aria fresca!

RINO – Anche per te! (Soffia sul collo e nella scollatura)

VITTORIA – Ah, ah! Mi fai il solletico! (Si toglie le scarpe e rimane a piedi nudi)

RINO – La cosa mi solletica!

VITTORIA – Ah, ah, ah!

RINO – Non ce la faccio più! Dovrei farmi una doccia fredda!

VITTORIA – Oh, sì, una doccia! Vieni facciamola insieme. Nella mia camera c’è anche l’idromassaggio! (Va verso la camera. Lei essendo senza occhiali inciampa ancora)

RINO – L’idromassaggio? Insieme? (Tra sé) Meglio di un giro in Lamborghini! (Spariscono in camera).

Voci fuori scena

VITTORIA – Spicciati! Dai! Io sono già sotto la doccia! Brr, l’acqua è freddissima!

RINO – Arrivo! Arrivo… Accidenti alle scarpe con le stringhe!

VITTORIA – Brr, com’è fredda, l’acqua! Allora, che fai?

RINO – Sono quasi pronto… Tu, intanto aziona l’idromassaggio che ci divertiamo!

VITTORIA – Vieni, dai, spicciati…

RINO – Scusa, ho dimenticato una cosa, torno subito. (Entrando in accappatoio rosa. Va a prendere la bottiglia dell’alchermes). Meglio far rifornimento, non si sa mai! È finita! Accidenti! (La posa sul tavolinetto) Ma c’è la bottiglia di scorta! (Va a prenderla)Anche questa è vuota, possibile? (La rimette a posto) Accidenti! Speriamo bene!

VITTORIA – (Fuori scena) Idromassaggio in funzione, vieni! Brr, è ancora  freddina, ma va meglio!

RINO – Subito! (Vede gli oggetti di Vittoria sparsi, va a raccoglierli)Meglio non lasciare tracce! Ma chi l’avrebbe detto che stanotte avrei conquistato una splendida Vittoria. Undici più Tredici! Non vedo l’ora di fare 24! Ah, ah! Bingo! (Salta e balla)Incredibile! Quella è una bomba! Che metamorfosi! Da bruco a farfalla! Altro che cozza! Quella è un’ostrica! Con due perle! 11, 13, 24, 11, 13, 24… Comincio a dare i numeri! Devo darmi una calmata! Respira! 48, ecco quello che succede! Succede un 48 se entro in quella stanza. Calma! Ommmm! Rifletti, dopo, a sbronza passata, cosa le racconti? Che volevi solo farti quattro risate facendola bere e poi la cosa ha degenerato? Che è stato tutto uno scherzo? Ma a chi la racconti! E se viene a saperlo mio padre… quello, già mi ha tagliato i viveri, ma questa volta mi taglierebbe qualcos’altro! E va bene, le riporto i vestiti, mi riprendo i miei e me ne torno in camera mia. Sarò anche Lucignolo, ma un Lucignolo gentiluomo e le donne, le preferisco sobrie! (Entra in camera di Vittoria)

Voci fuori scena.

RINO –Ti lascio qui i tuoi vestiti e prendo i miei! Ciao!

VITTORIA –Aaaahhhhh! Che ci fa lei in camera mia?! Vada fuori, subito!

RINO – Ma ci davamo del tu!

VITTORIA – E allora, vai fuori, subito!

RINO – Stavo già uscendo! (Esce)Accidenti! (Va in camera sua)

Entra Nino dal giardino, va a prendere la bottiglia sul tavolinetto da fumo, ma si accorge che è vuota, cerca l’altra, ma è vuota anche quella. Si arrabbia ed esce in giardino, furibondo. Entrano dalle camere le due sorelle. Vedono la bottiglia vuota.

DINA – Che giornata faticosa! Guarda, è finito l’alchermes! (Mostra la bottiglia vuota del tavolinetto)

LINA – (Cerca l’altra) C’è l’altra! No! È finita anche quella di scorta! Com’è possibile? Prima era piena, ne sono sicura! Ho il sospetto che se la sia scolata tutta quel giovanotto, Rino. Quello deve essere un gran birbante!

DINA – (Prende un vecchio barattolo di latte in polvere) Guarda, è finito anche il nostro ingrediente segreto!

LINA – Povero Nino, per la prima volta, da quando è con noi, non potrà bere il suo tonico. Gli dà tanta energia!

DINA – Chiamiamo subito Agostino. Oggi dovrebbe fare il giro con il suo furgone. Così facciamo rifornimento.

LINA – Oggi Agostino porta i medicinali al manicomio. Cerco il suo numero e lo chiamo. (Cerca sull’agenda)Agostino…strano, non c’è. Già, è al cognome… come fa di cognome, Agostino?

DINA – Cerca il numero di Agostino, cara. Cerca al cognome: Spinelli. (Aiuta la sorella) Ecco! E’ il suo cellulare. Ora lo chiamiamo e ci facciamo portare un po’ di quella polverina bianca. Mi dimentico sempre il nome.

LINA – Quella polverina è proprio stupefacente! Spero che Agostino non scopra mai che è il nostro ingrediente segreto!

DINA – Sai, ho il dubbio che Agostino cominci a sospettare di noi. Quando mi ha visto metterla nel barattolo del latte in polvere mi ha strizzato l’occhio, e poi ha aggiunto qualcosa, tipo: bell’idea! Non dovevo farmi vedere, ho sbagliato, mi dispiace. Dovremo cambiare fornitore, temo.

LINA – Coca! Ecco, mi è venuto a mente. Ti ricordi, cara, è stata di nostra madre l’idea di nascondere la coca nel barattolo del latte in polvere. Con quello che costa (stropiccia pollice e indice) va ben nascosta!

DINA – Eh, gli ingredienti di qualità (ripete il gesto della sorella) si pagano! Del resto anche lo zafferano puro, e Nino vuole solo quello, è molto costoso. (Al telefono)Accidenti, non è raggiungibile. E ora?

LINA – Non risponde? (Vede la coca cola)Guarda: coca cola. Strano, non ci avevo mai pensato, anche qui ci sarà la coca?

DINA – Sai, anche quella bibita ha una ricetta segreta. Forse è lo stesso ingrediente del nostro alchermes!

LINA – Penso proprio che qui ci sia la coca. Però, strano che abbiano scritto il nome dell’ingrediente segreto, così, in bella vista!

DINA – Però, scritto così, non è più segreto!

LINA – A volte, mettere in bella mostra le cose, è il mezzo migliore per nasconderle! In mancanza di meglio, io proverei a preparare il nostro elisir con questa.

DINA – Dovrebbe funzionare anche con questa. Sarà un po’ diluito, perderà di sapore. Aumenteremo la dose del peperoncino!

LINA – Se aumentiamo la quantità di assenzio dovrebbe funzionare. Andiamo. L’alchermes sarà pronto solo fra qualche giorno, per un po’, Nino dovrà pazientare.

DINA – Qualche goccia in più di laudano e sarà perfetto. Per fortuna i nostri genitori ce ne hanno lasciato una buona scorta! (Vanno in cucina).

Sempre zoppicando, entra il pazzo dal giardino.

PAZZO – Ohi, ohi, povero me! Sono stanco morto! (Meravigliato)Finalmente! Posso di nuovo parlare! Ho smaltito l’effetto dell’alcool! Bugiarde! C’era l’alcool! Eccome se c’era! Quell’elisir di lunga vita è nitroglicerina pura, è imbevibile! Con quella porcheria non diventerò mai ricco. E’ una bufala bell’e buona! Alla prima occasione, taglierò la corda. Prima però voglio far fuori quelle due negriere! Le strozzo, e poi le finisco con questa! (Pollice e indice a pistola. Si siede)Non ce la faccio più! Quel Nino non mi ha levato gli occhi di dosso un momento e mi ha fatto lavorare a cottimo! Farò fuori anche lui! Così impara! Mi sono tagliato un dito con le cesoie. (Mostra una vistosa fasciatura) Ho tutte le ossa rotte, sono pieno di punture di api. Comincio a sentire la mancanza del manicomio! Almeno, là non facevo niente! (Sente la voce di Lina, dalla cucina) Oh, no, se mi vede qua troverà qualche altra cosa da farmi fare. Prima mi nascondo. E poi l’ammazzo. Meno una! (Si nasconde come può. Entra Lina dalla cucina)

LINA – Oh, bene, Dina pensa all’alchermes. Io posso dedicarmi a fare un po’ di movimento. Così il dottore sarà contento. Ha detto che devo usare dei pesi. (Cerca intorno qualcosa di pesante. Intanto il pazzo si mette dietro di lei. Non visto la segue nei movimenti, zoppicando. Gag a soggetto). Ecco! Questi vanno bene! (Lina prende due grossi libri e con le braccia in avanti inizia a camminare avanti e indietro, seguita dal pazzo. Arriva con le spalle alla porta della cantina. Il pazzo è sempre dietro di lei. Improvvisamente, alza un braccio e con un libro dà dei colpi in testa al pazzo che arretra e alla fine ruzzola di nuovo in cantina)Uno! (Colpo) Due! (Colpo) Uno! (Colpo) Due! (E così via fino alla caduta rumorosa). Per oggi può bastare! Torno ad aiutare Dina, il mio l’ho fatto! (Torna in cucina)

Escono contemporaneamente dalle rispettive camere Vittoria e Rino. Lei, non ha il fazzoletto in testa, ma i capelli raccolti. Ha una gonna. Non ha più le scarpe maschili. E’ più graziosa.

RINO – Ciao! (Imbarazzato)

VITTORIA – (Rigida) Ciao!

RINO – Pausa sigaretta?

VITTORIA – Non fumo!

RINO – Eh, ma che pall… Oh, scusa!

VITTORIA – (Più rilassata) Beh, hai ragione! Non bevo, non fumo…

RINO – …E non dico parolacce! “Porca zozza, m’è cascata la cicca nel whisky!

VITTORIA – Divertente!

RINO – E’ vecchia, non la conoscevi?

VITTORIA – No.

RINO – Non sei arrabbiata con me, vero?

VITTORIA – No. Perché? (Con distacco e indifferenza)

RINO – Per prima, sai, ero un po’ sbronzo!

VITTORIA – Sbronzo? Per il Red Bull? (Falsamente sorpresa)

RINO – No… è che all’arrivo, le due simpatiche vecchiette mi avevano fatto bere il loro alchermes… e mi ha dato alla testa.

VITTORIA – Strano, chissà perché, ma mi ero fatta l’idea che tu tenessi meglio l’alcool!

RINO – Di solito lo reggo bene, ma tu, hai mai assaggiato l’alchermes delle nonnine?

VITTORIA – Non lo so. Dimmelo tu! (Pungente)

RINO – (Accusando) Ahi! Scoppiato!

VITTORIA – Non è stato difficile. E’ bastato fare due più due. (Fredda)

RINO – Immagino che per una laureata in ingegneria, per fare due più due non ci sia bisogno della calcolatrice!

VITTORIA – Eh, no!

RINO – Comunque, tanto per precisare, ero entrato solo per portarti i vestiti.

VITTORIA – Sì, l’ho capito. (Più rilassata e sincera)

RINO – Meno male. Sai, voleva essere solo uno scherzo. E non credevo… davvero… Scusa.

VITTORIA – Va tutto bene, tranquillo. Sai, non reggo l’alcool, ma con una doccia fredda riesco a tornare in me abbastanza rapidamente, se non ho bevuto troppo!

RINO – Già! La doccia!

VITTORIA – A proposito! Restituiscimi il mio accappatoio!

RINO – Oh, che peccato, ho sempre desiderato un accappatoio rosa!

(Vittoria sorride. Rino la guarda)Dovresti lasciare sciolti, i tuoi capelli. Sono molto belli!

VITTORIA – Dici?

RINO – Certo! E, dovresti togliere quei grossi occhiali!

VITTORIA – Sono miope. Se li tolgo non ci vedo.

RINO – Me ne sono accorto! (Ridono)

VITTORIA – A volte metto le lenti a contatto, ma sto più comoda con gli occhiali! (Sorride)

RINO – (Con fare seduttivo)Dovresti sorridere più spesso! Il sorriso ti dona!

VITTORIA – Che fai, ci provi?

RINO – Sì, perché? Ti dispiace?

VITTORIA – (Facendo finta di pensarci)No! (Ridono)Ancora non sono del tutto sobria. Chissà se ritornerò mai, del tutto in me.

RINO – Meglio di no!

VITTORIA – Da sobria, sono così terrificante?

RINO – No, no! Come feldmaresciallo vai alla grande! Ops, scusa!

VITTORIA – Sai, mio padre mi ha cresciuto in modo molto rigido. Ma non mi ha mai fatto mancare nulla.

RINO – Neanche un po’ di divertimento?

VITTORIA – Sono io che non gliel’ho mai chiesto.

RINO – Paura di deluderlo?

VITTORIA – Forse!

RINO – Perché non usciamo?

VITTORIA – (Sciogliendosi i capelli) Veramente avrei da studiare.

RINO – Non fai mai un’eccezione?

VITTORIA – E tu? Non pensi mai a studiare?

RINO – Devo essere sincero? (Vittoria annuisce) Dipende! Mi piace studiare solo quello che… mi piace! (Pausa) Io amo fare il dj, amo la musica, e vorrei fare questo di lavoro. Ma mio padre non è d’accordo. Secondo lui non può essere un lavoro, ma solo un hobby. Devo laurearmi e farmi una posizione.

VITTORIA – In cosa ti devi laureare?

RINO – Ho scelto informatica perché coi computer me la cavo. Ma, un conto è smanettare sulla tastiera, un conto studiare per gli esami! Che pizza! Penso che l’unica alternativa che mi rimane è salire su un barcone e sbarcare lontano. Sarò il primo clandestino al contrario.

VITTORIA – Ah, ah! Tu riesci a trovare sempre il lato divertente nelle cose?

RINO – Ci provo!

VITTORIA – Sai, forse, posso aiutarti.

RINO – E come? Non riuscirai mai a convincere mio padre.

VITTORIA – Però, potrei convincere il mio!

RINO – Il tuo? E che c’entra?!

VITTORIA – Mio padre, col lavoro che fa, ha tante conoscenze importanti. Col suo aiuto, se sei bravo, fare il dj potrebbe diventare una professione. Ed anche ben retribuita.

RINO – Sei sicura? Tuo padre farebbe questo per me?

VITTORIA – Se sono io a chiederlo, sì. Non ti negherà una mano.

RINO – Già in fondo gli chiedo una mano, mica una gamba! Ops, scusa!

VITTORIA – (Seccata)E poi, se fallisci come dj, puoi sempre fare il buffone.

RINO – Touché!… Scusa!...  (Indeciso) Allora, hai voglia di andare a fare un giro? Se vuoi, stasera andiamo a ballare.

VITTORIA – A ballare? Qui? E dove?

RINO – Fidati!

VITTORIA – Ma io non so ballare!

RINO – Bene!

VITTORIA – Bene? Perché?

RINO – Perché così posso sdebitarmi! Tu mi aiuti con tuo padre, tu mi porti a giro col tuo macinino là fuori, tu mi pagherai la cena e tutto il resto perché io non ho un euro. In cambio ti darò lezioni di ballo.

VITTORIA – Un po’ costoso, come insegnante!

RINO – La professionalità si paga! (Si guardano e sorridono)D’accordo?

VITTORIA – D’accordo! Ma, niente alcolici!

RINO – Niente alcolici!

VITTORIA – Parola di scout?

RINO – Parola di scout!

VITTORIA – E a mezzanotte dobbiamo essere di ritorno.

RINO – (Ironico) Come Cenerentola?

VITTORIA – Esatto!

RINO –Undici e Tredici fanno le 24! I conti tornano, vero, ingegnere?

VITTORIA – Perfettamente!

RINO – E allora, andiamo?

VITTORIA – Dammi solo un momento.

MUSICA DI SOTTOFONDO: Abatjour. Vanno verso le camere. La luce si abbassa. Dopo un po’ Rino rientra da solo in scena, ha con sé una giacca.

RINO – Vittoria, mi piace proprio! Ho paura che con questa, oltre alla testa, perdo anche la libertà! Mah, vedremo! Se son rose fioriranno! Oh, no, i proverbi no! Sono spacciato! Galeotto l’alchermes…!

Cammina, guarda l’orologio, mostra impazienza. Buio. Luce. Rino dorme sul divanetto.

Vittoria esce di camera, elegantemente vestita, senza occhiali e con i tacchi alti. Ha uno scialle e la borsetta.

VITTORIA – Sono pronta! (Rino continua a dormire. Vittoria lo scuote e urla) Sono pronta!

RINO – (Si sveglia e si stropiccia gli occhi, sorpreso) Come sei cambiata!

VITTORIA – A volte, succede che la gente cambi! (Con accento francese)

RINO – Già! Mai dire mai!

VITTORIA – Meglio tardi che mai!

RINO – Non è mai troppo tardi!

VITTORIA – Chi tardi arriva male alloggia! (Si avviano ridendo verso l’uscita. Incrociano Nino) Nino, stasera noi non restiamo a cena! Avvisa tu le signorine!

Nino, molto stanco, fa il gesto di aver capito, poi si sofferma meravigliato dal nuovo aspetto di Vittoria. Infine, sbadiglia.

Salutano, poi escono.

Voci fuori scena.

RINO – Dai tempo al tempo!

VITTORIA – Chi ha tempo, non aspetti tempo!

Nino sistema in qua e là, poi, lentamente va verso le camere ed esce di scena. Entra dal giardino, il dottore.

DOTTORE – Quel pazzo deve essere qui. Le signorine non mi hanno ascoltato o, meglio, non mi hanno proprio sentito e hanno lasciato tutto aperto, così lui ne ha approfittato e si è nascosto da qualche parte, ne sono sicuro. Ah, ma a me, non la fa! Prima o poi l’acciuffo! Che giornata! Oggi ne sono capitate di tutti i colori. Dulcis in fundo, ho beccato un paziente con queste, sul comodino! (Mostra una scatoletta) Noi li teniamo sotto sedativi, e questi, prendono il Viagra! Roba da matti! Ma poi, d’una furbizia incredibile! L’ha messa in una comune scatoletta di pasticche digestive. L’ho scoperto per caso! Avevo finito le mie e, avendo molta fretta, ho pensato di prendere questa confezione dal comodino del mio paziente. Ho detto all’infermiere di procurargliene un’altra e sono uscito di corsa. Per fortuna mi sono accorto dell’inganno, a tempo! (Ne mostra una) E’ stato il colore blu a farmele osservare meglio prima di metterle in bocca! (Poi, con indifferenza, infila la pasticca nel vaso della povera pianta) Con queste non si scherza! Quel paziente è un cardiopatico, poteva tirarci il calzino! Sono sfinito! (Si siede e fa per mettere in tasca la scatoletta; questa invece, finisce sul divano) E’ stata una giornata terribile!

Dalla camera entra Nino, stanco. Saluta il dottore.

DOTTORE – Ciao, Nino, ti vedo stanco. Che ti succede? (Nino mostra la

bottiglia di alchermes vuota e la posa sul tavolinetto).Non ti preoccupare, non ne voglio! (Nino si siede e sbadiglia. Mano a mano il suo sbadiglio contagerà tutti)

Entrano dalla cucina le due sorelle. La pianta si è rialzata e gode ottima salute.

DINA – Oh, dottore, di nuovo qua?

LINA – Purtroppo non abbiamo niente da offrirle, ma è già in preparazione. Fra qualche giorno potrà berlo.

DOTTORE – Non vi preoccupate! Piuttosto, che succede a Nino? Non si sente bene?

LINA – Ah, povero ragazzo. (Prende il suo lavoro all’uncinetto, imitata dalla sorella) Oggi non ha preso il suo energetico. Ne accusa la mancanza.

DOTTORE – Energetico?Ma non può essere tanto stanco solo perché non ha preso degli integratori! (Nino indica l’alchermes) Nino, non ti preoccupare se è finito, non lo avrei bevuto comunque.

DINA – Nino, fra un po’ l’alchermes sarà di nuovo pronto. Per ora ci vuole pazienza.

DOTTORE – Sì, Nino, non ti preoccupare per me. Aspetterò qualche giorno. (Nino scuote stancamente la testa e indica se stesso)

LINA – Nino, ora riposa pure. Fra qualche giorno, quando sarà pronto, berrai il tuo tonico e tornerai forte come sempre.

DOTTORE – Quando sarà pronto? Intendete dire l’alchermes? (Nino afferma)Quindi, Nino, il tuo energetico sarebbe l’alchermes? E se non lo bevi, ti riduci in questo stato? (Nino afferma, mezzo addormentato) Lo preparate in casa, voi, vero? (Le sorelle non sentono, allora Nino afferma sempre più stanco) E che cavolo ci mettete dentro? Anfetamine? Anabolizzanti? (Prende la bottiglia)Allora, come preparate quest’intruglio?

LINA – Solo pochi giorni, dottore, veramente pochi!

DINA – Porti pazienza!

DOTTORE – L’ho finita la pazienza! Ditemi come lo preparate!

Nino stancamente si alza e si avvia in camera. Saluta, questa volta, unendo ai gesti anche le parole.

NINO – Scusate, sono molto stanco, buonanotte!

DOTTORE – Buonanotte, Nino! (Pausa. Poi, il dottore realizza) Ma, Nino! Ma… hai parlato!

NINO – (Stanchissimo) Ho parlato? (Sempre usando anche i gesti) E’ vero, sto parlando. Scusi, dottore, ne possiamo parlare domani? Ora sono molto stanco. Buonanotte! (Esce)

DINA – Mi pare che Nino abbia parlato!

LINA – Mi è sembrato che Nino abbia detto qualcosa.

DOTTORE – Sì! (Anche con la testa)Ha parlato! Incredibile!

DINA – Che bello! Nino ha superato il trauma!

LINA – Però, strana la vita. Nino ha ripreso a parlare e il giardiniere ha smesso.

DOTTORE – Giardiniere? Quale giardiniere? Voi non avete più un giardiniere!

DINA – L’infermiere che ha mandato lei, dottore! Quello della foto! (Prende la foto e la porge al dottore)

DOTTORE – Non è un infermiere! Ora dov’è? Dov’è?

LINA – Povero ragazzo, all’improvviso ha smesso di parlare.

DINA – Ha bevuto così volentieri il nostro alchermes!

DOTTORE – Lui non può bere alcolici!

DINA – La dobbiamo ancora ringraziare, dottore. Ha le mani d’oro. Vero, Lina? La tua schiena va molto meglio!

DOTTORE – Nino, prima è colpito da astenia improvvisa e poi, parla! L’altro diventa improvvisamente muto! Ma cosa mettete nell’alchermes? (Indica la bottiglia e fa l’atto di scrivere) Datemi la ricetta!

DINA – Dottore! Vuole la nostra ricetta segreta? E perché?

DOTTORE –Perché succedono cose strane e io voglio scoprire perché!

DINA – Pensa che sia pericolosa?

DOTTORE – Sì! La ricetta!

DINA – Oh, se è così, le cose cambiano. Ma si sbaglia! Sono anni che tutti lo bevono e non ha mai ammazzato nessuno! (Anche Lina concorda)Lina, cara penso che possiamo rivelare al dottore il nostro ingrediente segreto. In fondo come medico è vincolato dal segreto professionale e non potrà dirlo a nessuno.

LINA – Dottore, si ricordi che lei è come un prete. Deve mantenere il segreto!

DOTTORE – Certo che manterrò il segreto! (Tra sé)Se potrò!

LINA – Non ci crederà dottore, ma il nostro ingrediente segreto è lo stesso della coca cola! (Prende la coca cola)Vede, c’è anche scritto sopra: coca!

DOTTORE – Coca? Coca… cola? O coca… ina?

DINA – Sì, pochina, pochina, con quello che costa (stropiccia indice e pollice) quella polvere bianca!

LINA – Anche se Agostino ci fa un buon prezzo, è sempre molto cara (ripete il gesto della sorella)!

DOTTORE – Agostino? Ve la procurava Agostino?! E state preparando ancora alchermes con quella, vero? Dove? In cucina? Devo subito sequestrarla! Devo porre fine a questa pazzia! (Crede di andare in cucina, ma, agitatissimo, sbaglia porta e precipita rovinosamente in cantina)

LINA – Non quella porta! L’altra!

DINA – La scala! Attenzione!

Il dottore con gran rumore ha ruzzolato la scala. In cantina trova il pazzo.

PAZZO – (Voce fuori scena)Ahi! Aiuto! Mi arrendo!

LINA – Si confonde sempre! Dopo tanto tempo sbaglia ancora porta!

(Si avvicinano alla porta)Ehi, laggiù! Tutto bene?... Non sento niente. Tu, senti qualcosa?

DINA – Speriamo che non si sia fatto male! (Tornano al divano e riprendono il loro lavoro all’uncinetto).

Voci fuori scena

DOTTORE – Ahi, ahi, che male! La mia testa!

PAZZO – Dottore? Meno male è lei! Che ci fa qui?

DOTTORE – Ahi… non so… non ricordo!

PAZZO – Sta male?

DOTTORE – Sì, la testa! Ahi! Che dolore! Non ricordo come sono finito qui.

PAZZO – Tranquillo, dottore. E’ un banale episodio di amnesia globale transitoria. Tra qualche ora ricorderà di nuovo tutto.

DOTTORE – Ahi, ahi! Ma tu chi sei? Mi sembra di conoscerti!

PAZZO – Sono io, dottore, sono Napoleone!

DOTTORE – Sì, ecco! Napoleone! Mi ricordo di te!

PAZZO – Visto? La memoria sta tornando!

DOTTORE – Sì, qualcosa ricordo! Mi ricordo che… ti stavo cercando! E ti ho trovato finalmente! Ecco dove ti eri nascosto!

PAZZO – Sì, mi ha trovato, finalmente! Mi porti via da questa gabbia di matti! Dottore, voglio tornare in manicomio! Subito!

DOTTORE – Dammi una mano ad alzarmi… Ecco, e adesso vediamo di uscire di qua!

PAZZO – Attento, alla scala, dottore! E’ rotta!

DOTTORE – La conosco bene la scala. Purtroppo!

Il dottore e il pazzo escono, alquanto malconci, di cantina. Entrambi più zoppi di prima. Le sorelle continuano a lavorare all’uncinetto.

LINA – Ah, dottore, finalmente! Stavamo in pensiero!

DOTTORE – Finalmente l’ho acciuffato. Lo riporto al sicuro!

PAZZO – Al sicuro, sì, lontano da voi!

DINA – Oh, c’era anche Gastone! Hai visto, Lina?

LINA – Nerone, che bravo, cercavi di accomodare la scala?

PAZZO – Napoleone!

DOTTORE – Vedo che avevi trovato lavoro.

PAZZO – Sì, mi avevano assunto… come schiavo.

DOTTORE – Ben ti sta!

PAZZO – Io vado via! Vi saluto! (Contento) Ciaone!

LINA – Vai col dottore, sì, vai! Hai bisogno di cure, povero caro!

DINA – Quando sei arrivato non mi sembravi così malridotto, che ti è successo, caro ragazzo? (Il pazzo fa per aggredirle alle spalle, ma il dottore lo blocca)

DOTTORE – Non peggiorare la tua situazione! (Il pazzo si agita, tira fuori la sua pistola fasulla e spara con la mano alle sorelle. Il dottore lo trascina via. Escono)

DINA – Visto, cara come si preoccupa, il dottore, per tutti?! Vedrai che lo rimetterà in sesto, alla svelta. (Si alzano e sistemano i loro merletti. Poi vedranno la pianta che si è rialzata).

LINA – Speriamo che il dottore non riveli a nessuno, il nostro ingrediente segreto. Però non doveva essere così pericoloso! Non ha detto più niente!

DINA – Povero dottore! L’ho trovato parecchio stressato. Il suo è un lavoro di grande responsabilità!

LINA – Dina, guarda! La pianta!

DINA – Com’è possibile? Sta benissimo!

LINA – Chissà se le ha dato qualcosa Nerone. Appena starà meglio glielo chiederemo.

DINA – Sono proprio contenta! Ormai avevo perso le speranze! (Continuano a sistemare)

LINA – Sembra quasi un miracolo!

DINA – (Sistemando i cuscini del divano). Guarda! Le pasticche digestive del dottore! Le ha dimenticate! Ha troppe cose nella testa! Con tutti quei matti da seguire! Speriamo che non cominci a dar di matto pure lui!

LINA – Mi è venuta un’idea. Non ti sembra l’ora di modificare la nostra ricetta segreta? Anche perché ormai non lo è più. Ma, se aggiungiamo un nuovo ingrediente, noto solo a noi, tornerà ad esserlo!

DINA – Non so se sarai d’accordo, ma credo che dovremmo aggiornare la nostra ricetta. Il nostro elisir sarebbe più completo se oltre ad essere fortemente energetico fosse anche digestivo, non trovi? Potremmo triturare qualcuna di queste. Guarda! Sono blu! Pensi che l’elisir cambierà colore?

LINA – Ho il sospetto che con queste pillole digestive l’elisir cambierà colore. Però, potremmo cambiargli nome. Ma sì, basta con l’alchermes! Se sarà blu, faremo il mirtillino!

DINA – Se riusciamo a creare una bibita dal tocco più moderno, potremmo far concorrenza alla coca cola! Se è blu, faremo il mirtillino!

LINA – E Nino che finalmente ha ripreso l’uso della parola, lo assaggerà e ci dirà che cosa ne pensa! Beato Nino che non è astemio! (Escono verso la cucina, con il Viagra in mano).

Buio.

Faretto sulla pianta che, grazie a dei fili invisibili, muoverà la foglie come una marionetta, sulle note di:

When the moon hits your eye

like a big pizza pie
That's amore!
When the world seems to shine

like you've had too much wine…

What will be, will be!                                                             

                                                       FINE



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