Alga Marina

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ALGA MARINA

Commedia in tre atti

Di CARLO VENEZIANI

PERSONAGGI

ALGA MARINA

CESCO PALLAVICINI

FORTUNINO ZAGARA

GUENDALINA DI VALLATAPIANA

GIOIETTA D’ORO

IL PROF. BRANCALEONI

IL CAVALIERE BREGUTTA

LA BARONESSA SAVARELLI

MARGHERITA DEL MARGINE

RAFFAELLO SERPIS

FARFARO’

IL MARCHESE SEBASTIANO

ALEXIS MAKINSKI

ANNUCKA MAKINSKAJA

GIACOMO

RHAVAN GIABUKJ

Il primo atto è a Capri, il secondo a Napoli, il terzo a Posillipo, in tempo d’oggi.

ATTO PRIMO

Il giardino d'una villetta di Capri. L'edificio leggero e gaio forma angolo rientrante tra il fondo e la destra. Da quest'ultima parte, su quattro gradini, c'è l'ingresso. A sinistra; in fondo, un'altra villetta vicina tende una sua piccola terrazza praticabile. Al centro, fra due fabbricati, corre un parapetto oltre il quale al­cuni pali per l'attacco delle barche sporgono la punta. Al di là è l'abbagliante mare di Capri. Un gruppo d'alberi completa il lato sinistro, in primo piano, e a destra piante e vasi da fiori. Qualche sedile di pietra, qualche poltrona di vimini, su cui c'è una vela sdrucita. Mattina piena di sole.

(Al cominciare dell'atto, tre persone sono in iscena: Cesco Pallavicini, seduto sul parapetto, con le gambe penzolanti all'esterno e una canna da pesca in mano; Giacomo, suo domestico, in piedi vicino a lui e di faccia al pubblico, legge ad alta voce un giornale, se­condo gli ordini del padrone; Gioietta D'oro, sulla terrazza della villetta a sinistra, pare as­sorta nella lettura d'un grosso libro scolastico, ma segue con l'occhio ogni movimento di Cesco. Un canto di barcaioli napoletani sì allontana lentamente).

Giacomo                       - (sessantenne, annerito dal sole e dal mare, sembra più un pescatore che un dome­stico. Legge, con un accento fortemente par­tenopeo) «Certo le intenzioni del Presi­dente degli Stati Uniti non sono ancora chiare e continua un vivo scambio di vedute tra le Cancellerie d'Europa e d'America... ».

Cesco                            - (nella sua « mise » d'elegantissimo uomo del gran mondo ha sovrapposto una specie di « toilette » da pescatore, molto « sui generis ». Ha un largo cappellaccio di paglia gros­sa e molta aria di noia sul viso) Auff!

Giacomo                       - Signurì, vulìaseve n'ata nutizia?

Cesco                            - Purché non sia politica. Basta con la politica, per carità! (tirando la lenza) Op! (constatando di non aver preso nulla) Scap­pano perfino i pesci, (rituffa la lenza in mare).

Giacomo                       - (legge) « Il delitto di una donna in­namorata ».

Cesco                            - Le donne innamorate non commettono che delitti.

Gioietta                         - (fa una smorfia di dissenso).

Giacomo                       - (legge) « Padova, quindici. Un gra­ve fatto di sangue si è svolto ieri sera in pieno caffè Garibaldi... ».

Cesco                            - Abbrevia, abbrevia.

 Giacomo                      - (scorre mugolando tutta la notizia, ri­ferendola quindi in riassunto) « Delitto pas­sionale. Una giovane vedova ha tirato sette botte 'e ribotte contro un officiale suo ganzo...

Cesco                            - Solita storia, la donna abbandonata che uccide...

Giacomo                       -... 'o gatto.

Cesco                            - Il ganzo.

Giacomo                       - 'O gatto.

Cesco -                          - Il gatto o il ganzo?

Giacomo                       - Signori, chella ha sparato 'o ganzo e ha acciso 'o gatto. Accussì dice 'o foglio. La verova è arrestata.

Cesco                            - Perché ha ucciso il gatto? Vent'anni di reclusione! Se avesse ucciso l'uomo, l'as­solverebbero... Donne, imparate a sparare! (tira la lenza) Op! (la guarda) Niente!

Gioietta                         - (a parte) Uomini, imparate a pe­scare!

Giacomo                       - (riprende a leggere il giornale) « Il crapiccio d'amore d'una prengipessa barcanica ».

Cesco                            - (rituffando l'amo in acqua) Cos'è?

Giacomo                       - (legge in fretta mugolando, poi rias­sume come prima) La prengipessa Ferdimanda di Slovenia, nipote o"el Re Cirillo, è scomparuta dal palazzo rialo. Diceno ch'è fujuta all'estero di fuori per secutare un suo amniore.

Cesco                            - Seguire!...

Giacomo                       - Seguire o secutare, chella è scap­pata, (leggendo) « La prengipessa Ferdinan­da è nota per i suoi crapicci. E' ricercata in Frangia, in Italia e in Germania ».

Cesco                            - E la lascino far l'amore, poverina! (tira con forza la canna) Oh, ci sei!

Gioietta                         - (sporgendosi subito chiede forte) L'ha preso?

Cesco                            - (si volge e la guarda stupito, lasciando ricadere la canna) Chi è? (a Giacomo) Gia­como, te n'eri accorto?

Giacomo                       - Gnernonzignore, signurì!

Gioietta                         - Dunque, l'ha preso almeno un pe­sciolino?

Cesco                            - Lei me l'ha fatto sfuggir di nuovo.

Gioietta                         - Peccato!

Cesco                            - (galante) Non importa, quel che per­do dalla parte del mare guadagno dalla parte del cielo.

Gioietta                         - Ossia?

Cesco                            - Ossia adescavo una triglia ed ho pe­scato una rondine.

Gioietta                         - Non mi ha mica pescata, signor vi­cino, lei non è capace!

Giacomo                       - (ride) Ah, ah, ah!

Cesco                            - (gli dà uno scapaccione) Non sentire, tu! (a Gioiella) Signorina, lei mi offende!

Gioietta                         - Da quindici giorni osservo la sua costanza nel non saper prendere nemmeno un granchio.

Cesco                            - Crede lei che io stia qui a pescare pensando alla pesca?

Gioietta                         - Oh, allora a che pensa?

Cesco                            - A niente! Mi faccio leggere il giornale da Giacomo per obbligarmi a non pensare. Oblìo, madamigella.

Gioietta                         - Oblia una donna?

Cesco                            - Tutte le donne!

Gioietta                         - Le odia?

Cesco                            - Le amo (a Giacomo) Non sentire, tu!

Gioietta                         - Le ama tutte?

Cesco                            - Tutte e altre ancora. E siccome le don­no fanno strage di me, io faccio strage di pesci.

Gioietta                         - Se non ne prende mai uno.

Cesco                            - Perché i pesci sono più furbi di me. Io mi lascio adescare, io... Ah, ma intendiamoci bene, signorina vicina, se lei nutre I delle speranze su me...

Gioietta                         - (ridendo) Io ?

Cesco                            - Sì, e ne chiamo testimone

Giacomo                       - (a lui) Sta a sentire, tu! (alla ragazza) Se, per disgrazia, io le piaccio come piaccio a I tutte le donne, badi ve'? dimetta ogni idea perché non se ne fa nulla!

Gioietta                         - (canzonando) Davvero?

Cesco                            - (tendendo la canna) Zitta! E' tornata la triglia!

Giacomo                       - Signurì, aggia leggere ancora?

Cesco                            - Sì.

Giacomo                       - Stèvemo alla pringipessa Ferdinan-I da eh'è scappata...

(Fortunino Zagara comparisce sui gradini dell'ingresso).

Fortunino                      - (trentenne, elegante, festoso) Cesco, o Cesco!...

Cesco                            - (con gesto disperato) E' scappata anche la triglia!...

Fortunino                      - (gli va vicino abbracciandolo) Eccoti qui!... Ah, lasciami ridere... Sei buffo!

Cesco                            - Buffo ma tranquillo, (scavalca il parapetto, pianta la canna in modo che l'amo peschi in acqua e durante quest'operazione gli altri gli parlano).

Giacomo                       - Signurì, aggia leggere cchiù?

Cesco                            - Momento!

Gioietta                         - Smette la strage delle triglie?

Cesco                            - Momento!

Fortunino                      - Dunque, dimmi, Robinson Crosuè!

Cesco                            - (infuriandosi) Momento! (a Giaco­mo) Tu corri a preparar la stanza di sopra per l'illustre letterato Fortunino Zàgara.

Giacomo                       - Gnorsissignore! (corre via dalla sca­letta).

Cesco                            - (a Gioetta) Lei mi ascolti...

Fortunino                      - (la guarda, s'inchina e chiede a Cesco) Chi è?

Cesco                            - Una rondine, l'ho pescata poco fa. Non la conosco, ma siamo amici, perché...

Gioietta                         - Perché lei ha sempre la testa fra le nuvole!

Fortunino                      - (a Cesco) Oh, lei ti conosce bene.

Gioietta                         - Io mi chiamo Gioietta d'Oro, sono laureanda in lettere, sto nella villa di mia zia e mi diverto a vedere il signor Cesco Pallavicini tutta la giornata seduto lì.

Cesco                            - Seduto, sì! immobile, granitico! Sono venuto a Capri appunto per fare del moto, del terremoto se occorre...

Fortunino                      - Seduto a pescare?

Cesco                            - La pesca con l'amo è il più movimen­tato di tutti gli sports: ferma il corpo, ma agita l'immaginazione.

Gioietta                         - Immagina perfino di prendere delle - triglie.

Cesco                            - (irritato) Tritoni prendo con la fan­tasia, serpenti di mare, coccodrilli...

Gioietta                         - E neanche un'acciuga!

Fortunino                      - Ti punge a dovere la rondine!

Cesco                            - Ma guarda un po', è la prima volta che le parlo e già mi prende in giro-, (corre alla canna) Zitti, se non sbaglio c'è uno sto­rione.

Una voce                       - (di dentro a sinistra) Gioietta!

Gioietta                         - Mi chiama la zia. Permesso. Ma torno, sa? Voglio vedere se lei tira su uno storione o un baccalà. Ah! ah! ah! (va via ridendo e chiude la vetrata).

Fortunino                      - Carina!

Cesco                            - Ma impertinente! I pesci non vengo­no per colpa sua. (sta per tirare la lenza).

Fortunino                      - (lo ferma) Senti, salva per un at­timo la vita alle balene e dimmi perché mi hai fatto venire a Capri con tanto mistero?

Cesco                            - Perché avevo bisogno del mio miglior amico che mi riferisca le dicerie sul mio con­to. T'è dispiaciuta la passeggiata?

Fortunino                      - Tutt'altro ma     

Cesco                            - Dunque, snocciola le malignità di Napoli contro di me.

Fortunino                      - Nessuna malignità. Annunziasti un viaggio all'estero e tutti ti credono per lo meno a Calcutta. Ora annunzierai il tuo ritorno...

Cesco                            - Fossi matto! Sto tanto bene qui chiuso, imprigionato a godere la mia libertà.

Fortunino                      - Imprigionato in libertà non lo avevo mai sentito.

Cesco                            - Insomma, mi tengo lontano dalle ten­tazioni.

Fortunino                      - Cioè da una sola tentazione. Alla quale per venire da Santa Lucia qui, basta­no due ore di vaporino.

Cesco                            - Bravo, ma questa è la trovata! Ella mi crede all'estero e mi cercherà, sia pure a Calcutta, ma non a Capri.

Fortunino                      - Vuoi proprio finirla con Guendalina?

Cesco                            - Con tutte le donne. Basta! Mondanità, amori, avventure, via! Sono stanco. Nella vita ho compiuto tutto, ho compiuto anche quarant'anni, e ti giuro che non me li me­ritavo. Mi rimane ancora un buon patrimonio, che non voglio sciupare con un cattivo matri­monio.

Fortunino                      - Mio caro Cesco, il guaio è serio. Guendalina è tenace come tutte le vedove, e se ha deciso che tu debba essere il suo se­condo letto, tu lo sarai.

Cesco                            - Io non lo sarò!

Fortunino                      - Uhm!

Cesco                            - Già, prima di tutto devi sapere che come letto io ero secondo, ma come divano venivo trentesimo!

Fortunino                      - Esageri!...

Cesco                            - E io la pianto!

Fortunino                      - Certi amori sono come le zucche, appena si piantano... crescono.

Cesco                            - Se non l'amo più.

Fortunino                      - Perché la sfuggi, allora?

Cesco                            - Perché quelle donne somigliano alle febbri malariche: non te le togli di dosso se non cambi aria.

Fortunino                      - Va là, che ne hai paura. Guenda­lina è sempre La sirena.

Cesco                            - La strega!

Fortunino                      - No, le streghe sono brutte e vec­chie mentre lei è bella e giovine, dunque è una sirena di quelle che la leggenda sparge qui, su le scogliere capresi, tra i Faraglioni e il salto di Tiberio. (Giacomo riappare sui gradini).

Giacomo                       - Signurì, tutto è pronto.

Fortunino                      - (guardando giù dal parapetto) Se non sbaglio, questa tua villa è piantata proprio sopra la grotta delle sirene.

Cesco                            - Sì, dopo la visiteremo.

Fortunino                      - In che modo?

Cesco                            - Con la mia barca, è lì attaccata.

Fortunino                      - A vela?

Cesco                            - La vela s'è sdrucita ieri, è lassù da riparare. Ma io sono un buon rematore...

Fortunino                      - Che bel mare, oggi. Oh, dì, Partenope e Serapide cantano ancora affasci­nando i naviganti?

Cesco                            - Senti, caro, va a far toilette e poi torna, perché adesso la lenza s'è tesa forte. C'è roba pesante.

Fortunino                      - Sarà un sottomarino. Ciao, (entra nella villa seguito da Giacomo).

Cesco                            - (che è corso alla canna, tenta di solle­varla, ma non riesce che a curvarla) Per­bacco, come è affondato l'amo! Il bello è che non vedo niente. L'acqua è torbida. (Un' armoniosissima voce di donna viene dal mare e sembra che s'avvicini lentamente).

La voce                         - (modulando con ritmo carezzevole e continuando sempre, anche mentre Cesco par­la) Fermati, ascoltami, guardami, toccami le braccia candide, le chiome morbide...

Cesco                            - Chi è?

La voce                         - Baci domandano le labbra tenere, Dammene, dammene...

Cesco                            - E' la laureanda, (guarda alla terraz­za) No, ha chiuso le imposte.

La voce                         - L'onde mi sfiorano l'anca, lambi­scono trepide l'omero, languide... languide...

Cesco                            - (sempre esplorando con lo sguardo qua e là) E' voce che viene dal mare ma non vedo altra barca tranne la mia, e non ci sono bagnanti...

La voce                         - Vieni, e baciandomi dolce addor­mentati... Sottili fremiti ti farò scorrere...

Cesco                            - Qualche pazza romantica declama nella grotta delle sirene!...

La voce                         - Sul mar cullandoti lento ti dondolo... Sui flutti tremuli scendi e carezzami...

Cesco                            - (grida sporgendosi verso il mare) Ohe, chi canta qui sotto?

La voce                         - Per bene accoglierti le braccia ten-donsi...

Cesco                            - Chi è lei, signora?

La voce                         - Voluttuosissime danzano l'alighe...

Cesco                            - (curvo sul parapetto) Non si scorge nessuno.

La voce                         - Fermati, ascoltami... ahi! (dà un piccolo grido).

Cesco                          - (balza spaventato e fa per scavalcare il parapetto) Dio, qualcuno annega! (si fer­ma stupefatto) No, nuota... scivola su l'ac­qua... E' una donna viva... (cerca intorno per la scena) Dov'è una corda, che gliela getto? (uno spruzzo d'acqua si abbatte sul parapetto da cui sporge una lesta di bellis­sima donna).

Cesco                          - (afferra la vela ch'e sopra un sedile) La vela fa lo stesso, (la getta verso il mare) A lei! (la donna l’agguanta. Egli scorge ora la magnifica testa e rimane come incantato) Perdinci!

La donna                    - M'hai presa all'amo!

Cesco                          - E non ha freddo lei a fare il bagno ai primi d'aprile?

La donna                    - Togliti di lì, pescatore, lascia ch'io liberi le mie chiome dalla tua lenza che ci s'è impigliata.

Cesco                          - (allontanandosi dal parapetto) Si ver­gogna. Mi pare nuda.

La donna                    - (avvolgendosi nella vela salta a se­dere sul parapetto restando di tre quarti ri­volta al pubblico. Le sue chiome sono ornate d'alghe e di conchiglie. Ella è grondante. Si toglie dai capelli Vanto da pesca e lo butta in mare con la canna) M'hai fatto male nel pescarmi.

Cesco                          - (volgendosi) Già, ho pescato anche lei. Oggi non pesco che donne: una studen­tessa, una bagnante...

La donna                    - Però non ho mica abboccato al tuo amo, io. E' stato per salvare uno scorfano. « Non mangiare il lombrico - gli dicevo - è un amo! » Gli ha fatto segno anche il po­lipo dello scoglietto, e lui duro! Uno scor­fano padre, con tutti gli scorfanini attorno. Gli ho scagliato tre ostriche sul muso. Un gruppo di seppie, per farmi piacere, ha intor­bidato l'acqua e i miei capelli si sono avvolti al tuo maledetto uncino.

Cesco                          - (è strabiliato) Che diavolo di fiaba racconta, lei?

La donna                    - E poi voialtri uomini vi lagnate quando vi avvolgiamo nei gorghi del mare con una canzone.

Cesco                          - (le si accosta osservandola) Ma chi è, lei? (indietreggia impaurito) Oh Dio, c'è un pescecane!

La donna                    - (tranquillizzante) No, calmati!

Cesco                          - Lì... cosa c'è?

La donna                    - La mia coda.

Cesco                          - Avete la coda di pesce?

La donna                    - Di scaglie d'argento!

 Cesco                         - Voi siete dunque?...

La donna                    - Una sirena! E ti spaventi tanto? Non ne hai viste delle altre?

Cesco                          - Mai!

La sirena                     - Eppure a Capri ce ne sono.

Cesco                          - Sirene?

La sirena                     - E Ninfe.

Cesco                          - (si passa una mano sugli occhi) No, scusa... aspetta... Senza dubbio io ho mangia­to roba pesante ed ora ho gl'incubi... no, i succubi... L'ho sempre detto a Giacomo che non voglio peperoni! Ma ora mi sveglierò e passerà tutto.

La sirena                     - Vuoi essere più sveglio di così? Neanche il mio dolce richiamo ti ha fatto ad­dormentare. Tutte le meduse ridevano...

Cesco                          - Allora non sono allucinato per cattiva digestione? (si tocca il polso) Sì, è normale... (poggiandosi una mano sul cuore) Palpito re­golare... (alla sirena) Mi guardi la lingua...

La sirena                     - (ride Sembri un'aragosta!

Cesco                          - Quindi non c'è dubbio, io ho pescato una sirena? Ma se il mondo vi ha sempre supposto inesistenti, roba da mitologia! E chi potrà credere, oggi, che voi... che tu... sei qui, tu esisti? Come faccio a farlo capire alla gente? Mi daranno del visionario!

La sirena                     - Che colpa ho io se il mondo è ignorante?

Cesco                          - Eppure non c'è che dire, quella coda è tua.

La sirena                     - Ne dubiteresti?

Cesco                          - Impossibile, la vedo!

La sirena                     - E allora?

Cesco                          - Allora, perbacco, io ho fatto una sco­perta che... No! Non scappare! Ti fotografo, ti descrivo, t'intervisto... Una sirena! Il si­gnor Cesco Pallavicini ha scoperto un'auten­tica sirena, mostro marino ritenuto favoloso... chissà che chiasso! Il giorno dopo tutti cor­rono qui e... (si arresta)

La sirena                     - E?...

Cesco                          - ... e mi portano al manicomio. Sì, perché tutto questo è uno scherzo. Abbi pa­zienza, vediamo, lasciati toccare. Tu sei una bagnante che fa una mascherata in mare.

La sirena                     - (fa per andarsene) Addio!

Cesco                          - Fermati! Dove vai?

La sirena                     - Torno lì, in fondo alla baia c'è un banco di coralli. Tu qui mi offendi...

Cesco                          - Scusami, ma capirai che io sono piom­bato nel più profondo abisso della stupefa­zione.

La sirena                       - Sei un curioso pescatore, tu. E' da tanti giorni che ti guardo.

Cesco                            - Anche tu? E da dove?

La sirena                       - Vedi i frastagli della scogliera a fior d'acqua? Ti guardo di lì.

Cesco                            - Lì hai la casa?

La sirena                       - (ride) Non abbiamo mica la casa, noi sirene, siamo pesci come gli altri. Anzi, siamo anfibi.

Cesco                            - Macché! Se ti dico che la scienza nega la vostra esistenza!

La sirena                       - Ah, come è cattiva! Chi è la scienza?

Cesco                            - Una cosa fatta dagli uomini.

La sirena                       - Allora non crederci! Fanno tante bestialità, gli uomini. Negano ogni giorno una cosa vecchia e ogni giorno se la ritrova­no sott’occhi trasformata in una cosa nuova. Credono d'inventare e non fanno che rubare alla natura. Credono di scoprire e non fanno che ritrovare ciò che avevano perduto. Che merluzzi!

Cesco                            - Merluzzi?

La sirena                       - Sì, sono pesci molto stupidi.

Cesco                            - Ah, tu disprezzi gli uomini?

La sirena                       - Poverini, 6Ìete stretti in terra e non potete spaziare nelle vastità, non avete ne pinne ne squame...

Cesco                            - Siamo proprio fatti male!

La sirena                       - Tutte le vostre voci si ripercuo­tono sul mare, sappiamo le vostre abitudini, parliamo la vostra lingua...

Cesco                            - Se i pesci son muti!

La sirena                       - Con voi, ma non tra noi! Su tutte le coste dei continenti e degli arcipelaghi vi osserviamo, vi seguiamo quando solcate gli oceani nostri e spesso dalle grotte marine sbuchiamo in terraferma.

Cesco                            - E come camminate?

La sirena                       - Come molti anfibi quando passano in terra: la coda si contrae e le gambe si di­stendono.

Cesco                            - Hai le gambe?

La sirena                       - Due, e non sono brutte!

Cesco                            - Nelle illustrazioni non si vedono.

La sirena                       - Perché gli uomini ci illustrano senza aver mai saputo come siamo veramente fatte.

Cesco                            - A giudicare da quel che si vede così... non siete mica fatte male! E puoi camminare?

La sirena                       - Come te.

Cesco                            - Se t'invitassi in villa?

La sirena                       - Rifiuterei.

Cesco                            - Perché?

La sirena                       - Fuori del mio elemento...

Cesco                            - T'ambienteresti.

La sirena                       - Ma farei del male.

Cesco                            - A me non puoi far nulla, sono abitua­to alle sirene, io, c'è Guendalina...

La sirena                       - Bada ch'io ti affascino, t'addor­mento e ti faccio morire.

Cesco                            - E non puoi farne a meno?

La sirena                       - E' il destino delle sirene.

Cesco                            - Ah, è per questo che anche quell'al­ tra    

La sirena                       - (interrompe vivace) Chi?

Cesco                            - Un'altra sirena...

La sirena                       - Del mar di Sicilia?

Cesco                            - Della terra di Napoli.

La sirena                       - Non ci sono sirene in terra!

Cesco                            - Anzi, sono le peggiori!

La sirena                       - Come puoi dirlo, se non conosci noialtre?

Cesco                            - Ma conosco quella che so io.

La sirena                       - Mettiti di fronte a lei.

Cesco                            - Vieni a Napoli con me.

La sirena                       - Non posso, addio! (fa per salta­re giù).

Cesco                            - (l'afferra con violenza) No!

La sirena                       - (con un grido) Ahi! Mi hai tron­cato un'aletta...

Cesco                            - Un'aletta?

La sirena                       - Una pinna... Ora non posso nuota­re finché non mi ricresce... Ahi!

Cesco                            - Chiamo subito il medico... Cioè no, per te ci vuole il veterinario...

La sirena                       - Basta il vecchio tonno della baia, lui sa tutto. Aiutami a scendere.

Cesco                            - E non ti vedrò più?

La sirena                       - Forse sì, tra qualche momento... se mi fai vestire come una donna. Mi piace­rebbe tanto!...

Cesco                            - Ti faccio un corredo!

La sirena                       - (indicando gli alberi a sinistra) Vedi, lì in Sfondo quella fenditura nella roccia?

Cesco                            - Tra i muschi del giardino?

La sirena                       - Di lì si scende in mare.

Cesco                            - Nella grotta delle sirene, lo so.

La sirena                       - Verrò di lì.

Cesco                            - Nuda?.

La sirena                       - Ho mantelli dinajadàcce e coral­line che tu non immagini. Ahi, la pinna... (scende piano in mare) Adesso il polipo della scogliera mi canzonerà... (lascia sul parapet­to la vela in cui era avvolta e scompare, ma se ne sente ancora la voce. Un altro spruzzo d'acqua si solleva come per un colpo di coda. Ella riprende il tono armonico che si disper­de in lontananza) L'onde hanno spasimi, pal­piti, fremiti, brividi... Addio pescatore...

Cesco                            - (vedendola allontanarsi) Piano, se no affoghi!... Cioè no... è un pesce... rettile... anfibio... insomma è mi mostro. Però come mostro è molto graziosa... La vetrata della terrazza a sinistra si riapre e riappare Gioietta).

Gioietta                         - Signor vicino, l'ha pescato lo sto­rione?

Cesco                            - Altro che storione, signorina rondine! Pesca grossa, in piena mitologia!

Gioietta                         - Ha sognato?

Cesco                            - Sognare, io?

Gioietta                         - Anche l'altra mattina s'addormentò sul muricciolo con la canna in mano.

Cesco                            - Non è vero!

Gioietta                         - Via, che c'è di male? Siamo di aprile, dolce dormire, ed il suo sport è fatto apposta per il moto... dell'immaginazione!

Cesco                            - (seccato) Signorina!

Gioietta                         - L'ha detto lei.

Cesco                            - Altro che immaginazione! Ho preso qualcosa da sbalordire il mondo. E vado a procurarle un corredo, (si avvia ma si ferma subito impensierito) Però... che razza di mu­tandine dovrò comprarle?

Gioietta                         - A chi?

Cesco                            - Alla mia pesca. Tra poco torna... (con dubbio improvviso) Purché non mi abbia rag­girato!

Gioietta                         - Perfino un pesce?

Cesco                            - Macché pesce! Una sirena!

Gioietta                         - Di quelle che fischiano?

Cesco                            - Di quelle che cantano. L'ho tirata con la lenza poco fa. »

Gioietta                         - E poi s'è svegliato? Chissà che bel sogno... Lo storione è diventato una storiella.

Cesco                            - Verità, le dico.

Gioietta                         - Se ha ancora la faccia assonnata.

Cesco                            - (stropicciandosi gli occhi) No... sarò stravolto per la meraviglia, ma...

Gioietta                         - E' sonnambulo, lei?

Cesco                            - Le ho perfino rotto una pinna...

Gioietta                         - A chi?

Cesco                            - Alla sirena!

Gioietta                         - (scoppia a ridere) Ah! ah! ah! Che bel matto! Crede di dormire ancora, ah! ah! ah! (rivolta verso l'interno) Zia, senti la fa­ vola del pescatore di sirene... (a Cesco) Si svegli! Si spruzzi un po' d'acqua in faccia! ah! ah! ah! (rientra in casa torcendosi dal ridere).

Cesco                            - (resta male e le grida) Somara!... Già, è una studentessa della scuola d'oggi... Io sono sveglio, io! Questa è la mia villa, lì c'è la mia barca... Perdinci! Vado a cercarla... Due colpi di remi e sono nella grotta. Avanti! (scavalca il parapetto, scioglie la gomena dal palo e quando sta per scomparire si ferma un po') Ma io dormo o veglio? Perché se ve­glio non sogno, invece se sogno... ma no! io 6ono sveglio! (scomparisce) Là! Là! (lo si sente allontanare in barca) Ehi! Ehi! (via). (Guendalina infuriatissima arriva da destra seguita da Giacomo che tenta di calmarla).

Guendalina                   - (tipo classico della donna fatale; bella, elegante, posatrice, sicura di se) Dov'è? Dov'è? Non mentite! Non c'è nep­pure qui!

Giacomo                       - Teneva 'a canna 'mmane e steva piscanno assettato Uà 'ncoppa, a parola d'onore!

Guendalina                   - Dunque ha sentito la mia voce e s'è nascosto?

Giacomo                       - E che ssaccio, starrà facenno nu scherzo.

Guendalina                   - Canaglia!

Giacomo                       - Chi? Io o isso?

Guendalina                   - Tutti due!

Giacomo                       - Grazie per tutta 'a famiglia!

Guendalina                   - Io voglio vederlo, voglio par­largli, altrimenti faccio rivoltare Capri, Sor­rento e tutto il golfo di Napoli! (Fortunino viene da destra).

Fobtunino                     - (salutando) Oh bella! Donna Guendalina!

Giacomo                       - (a Fortunino) Ecco, signò, dicitancillo vui 'a signora: chillo, 'o patrone, steva piscanno 'o sottomarino, non se n'è fujuto... aspettate, calmàteve ca nun è niente, aspet­tate 'nu tantillo... aspettate... (e se ne va).

Fortunino                      - Avete fretta di veder Cesco, don­na Guendalina?

Guendalina                   - (raggiustandosi il volto: un po' di cipria, un po' di rosso alla labbra) Io?... Oibò... Sono arrivata con una comitiva di amici comuni, per caso ve'? Abbiamo saputo che Cesco Pallavicini è qui... Ci passavamo per caso... Io ho preceduto gli altri che sono andati alla grotta azzurra, e sono entrata...

Fortunino                      - Per caso! Adesso, per caso, verrà Cesco, io opportunamente mi allontanerò per caso...

Guendalina                   - Niente affatto!

Fortunino                      - Avete da dire qualcosa di ur­gente ?

Guendalina                   - Nemmen per sogno!

Fortunino                      - Eppure avete l'aria...

Guendalina                   -... calmissima!

Fortunino                      -... l'aria della sirena...

Guendalina                   - Adulatore!

Fortunino                      - La sirena cui sfugge la preda!

Guendalina                   - Che? Cosa? La preda? Io? Ecco la conseguenza dei pettegolezzi altrui! In­chiodatevi ben bene nella memoria che tra Cesco e me non c'è stato mai nulla!

Fortunino                      - Uhm! Nemmeno un flirt?

Guendalina                   - Un flirtettino appena... voialtre cattive lingue avete gonfiato fino ad insi­nuare che Cesco fosse fuggito da Napoli per fuggire da me!

Fortunino                      - Per conto mio smentisco.

Guendalina                   - Bella roba! Che sono un vam­piro, io?

Fostunino                      - Anzi!...

Guendalina                   - Ed ora il signor Pallavicini mi deve questa riparazione al mio buon nome! (si riscalda fino ad incollerirsi) Egli ha l'ob­bligo di tornare a Napoli con me, al mio fian­co, per sbugiardare chi calunnia e per mante­nere gli impegni quando si sono assunti! E' necessario! Io lo voglio, lo pretendo ed ho il diritto d'imporglielo!

(All'ultima frase di Guendalina La sirena è comparsa tra gli alberi di sinistra, bizzarra­mente avvolta in un mantello d'alghe e di coralline adorno di stelle marine e di ma­dreperla. Avanza lentamente).

La sirena                       - (a Guendalina) Ma non così!

Guendalina                   - (si volta a guardarla, si smonta, tace un attimo).

Fortunino                      - (contempla anche lui, stupefatto, La sirena)

(Gioietta ricompare sulla sua terrazzetta e segue la scena con intenso interesse).

Guendalina                   - (a Fortunino) Chi è costei?

Fortunino                      - Ma già... chi è?... Non l'ho mai vista qui.

La sirena                       - (prosegue calma il suo discorso) Sei troppo in collera, donna, troppo accesa. Come fai a pretendere un uomo, così stra­volta?

Guendalina                   - (con alterigia) Si faccia presen­tare, signora!

Fortunino                      - (si presenta alla sirena, inchinan­dosi) Permette? Fortunino Zàgara. E lei?

La sirena                       - Spero non sia questo l'uomo che vuoi incantare. E' troppo brutto. E tu sei molto piacente.

Guendalina                   - Intanto mi secca che mi si parli col tu!

Fortunino                      - E quanto alla mia bruttezza, non esageriamo...

Guendalina                   - Ha capito?

La sirena                       - (semplice) No.

Gioietta                         - (dall'alto) E' una forestiera, io neanche l'ho vista mai.

Guendalina                   - (guarda Gioietta stupita) Chi è quell'altra?

Fortunino                      - Quella è la rondine, non ci ba­date!

Guendalina                   - (alla sirena) Il suo nome, si­gnora?

La sirena                       - Alga Marina.

Fortunino                      - Alga Marina?

Gioietta                         - (ridendo) Che nome!...

La sirena                       - Così mi chiamano i delfini.

Fortunino                      - I delfìni? Ma è una francese del settecento!

La sirena                       - Ed anche i pescicani.

Guendalina                   - Un'amica di pescicani... Allora è una canzonettista!

Gioietta                         - Sicuro! Alga Marina è il suo nome d'arte.

Fortunino                      - Ma no, guardate la sua toilette, è un'attrice cinematografica. Starà girando qualche pellicola...

Guendalina                   - Insieme al signor Cesco! Ecco perché è fuggito da Napoli come un Cassiere di Banca.

Fortunino                      - Io debbo confessare, ad onor del vero, che Cesco non mi ha mai fatto cenno di una simile avventura.

Guendalina                   - E' naturale! Egli non rivela che per gli uomini infrolliti ci vogliono gli afro­disiaci strampalati, le posatrici a originali. Ma le sue originalità, signora, fanno ridere!

La sirena                       - (sempre calma, dolce, serafica) Hai torto, perché se mi offendi, io ti tolgo quell'uomo.

Fortunino                      - Me?

La sirena                       - (fissandolo amorosamente) Cerchi la sofferenza, tu? Non sei tu pure un grande fanciullo che vive per desiderare? Non do­mandi tu pure un morbido giaciglio e non si chiama amore la dolce carezza che vai so­gnando ?

Fortunino                      - (tenta di padroneggiarsi) E' fo­restiera ma... ma parla bene.

La sirena                       - Felice chi sa dartela, o navigatore stanco, e le mie braccia sono fatte apposta per il tuo riposo.

Fortunino                      - (vacillando) Che... che sia spa­guola?

Guendalina                   - No, è russa!

La sirena                       - (siede mollemente continuando a sog­giogare con gli occhi Fortunino) Vieni al mio fianco, uomo di carne, siedi e udrai la parola che il tuo cuore aspetta, troverai il palpito che risponde al tuo... in ogni attimo può passare la felicità e forse oggi la tua è al mio fianco... Vieni...

Fortunino                      - (casca a sedere accanto a lei, men­tre Gioietta e Guendalina tacciono attonite) Siete affascinante...

La sirena                       - (si alza ricomposta e dice naturalis­sima) Vedi? Ad un invito di dolcezza ogni imbecille casca.

Fortunino                      - (balza colpito) Signora!

Guendalina                   - (irritata) Ben vi sta!

Gioietta                         - (divertendosi) Che figura!

Fortunino                      - Tacete voi! Andate a studiare, se no vi bocciano agli esami, ( le voci degli amici che chiamano Cesco interrompono la scena. Margherita del Margine, Raffaello Serpis e Farfara arrivano di corsa da destra introdotti da Giacomo).

JÀTRE                          - Cesco, dove sei? Fuori Cesco!

Giacomo                       - 'O padrone addò sta?

Margherita                    - To', c'è Fortunino Zàgara!

Raffaello                       - Salve! (e si ferma a guardare La sirena).

Farfarò                          - Ci siam tutti! (e ammutolisce a sua volta fissando Alga Marina).

Giacomo                       - Aggio perso 'o patrone! (e stupisce come gli altri).

Margherita                    - E chi è?

Raffaello                       - Mah!

Farfarò                                     - Mah!

Giacomo                       - Mah!

(Cesco torna dalla parte del mare, scavalcan­do il parapetto s'arresta meravigliato nel vedere tanta gente).

Cesco                            - Eh? Siete tutti qui? (e viene avanti salutando ma guarda Guendalina con una smorfia da scolaro colto in fallo).

Tutti                              - (tranne Alga, fanno rimostranze vivaci, quasi assalendolo) Vergogna! Sparire così! Che modo di comportarsi! Che maniera! Latitante!

Cesco                            - Piano, aspettate, spiegherò...

Guendalina                   - (aspra e secca) Non si compio­no simili fughe nella vita quando si hanno delle responsabilità e si crede d'essere una persona seria! (piano, a lui) Idiota!

Cesco                            - (confuso) Ma...

La sirena                       - (gli si avvicina e lo carezza) E' quella La sirena di terra? Povero pescatore, hai sbagliato animale...

Guendalina                   - (livida) Animale?

Cesco                            - (immediatamente) Mitologico!

La sirena                       - Non è una sirena, quella, è una furia.

Guendalina                   - (investendo Cesco tra i varii com­menti degli altri) Furia io? E voi permet­tete che in casa vostra io venga bassamente insultata dalla vostra amante o cuoca, non so bene?

Cesco                            - (cercando di calmar tutti, volgendo a scherzo la scenata) Macché amante! Che cuoca! Voi non sapete... E' una cosa straor­dinaria...     (si volge alla sirena, sforzandosi di ridere) Vero, amica mia? Ah! Ah! Ah! essi non sanno niente... Ora li stupiremo tutti... Aspetta che te li presento: il conte Farfarò, Raffaello Serpis, Fortunino...

La sirena                       - (lo interrompe col gesto. Ella è al centro della scena, Guendalina e Margherita sono da un lato, tutti gli uomini compreso Cesco, sono in gruppo dall'altro lato, ed ella sì volge a questo gruppo, melodiosissima) Docili uomini! Che nenia canterò io per farvi cadere tutti in una volta?

Gli uomini                     - (dando quasi un urlo) Tutti?

Cesco                            - Accidenti che programma!

Guendalina                   - (ride sprezzante) Perdonate, amici, noi donne ci allontaniamo... Qui diamo disturbo!...

Cesco                            - (intimidito dalle occhiatacce di lei) Ma no, credete...

Margherita                    - A rivederci!

Raffaello                       - Veniamo anche noi... Ciao, Cesco!

Farfarò                          - E scusateci tanto, se...

Cesco                            - Ma no!

Guendalina                   - Andiamo, Fortunino!

Cesco                            - No, Fortunino è il mio ospite, il mio amico!...

Guendalina                   - (con. dolce violenza, infilandosi al braccio di Fortunino) Vorreste ancora farvi dare dell'imbecille?

Fortunino                      - Ah no! A rivederci, Cesco!

Cesco                            - Ma signori...

Guendalina                   - (con intenzione) A rivederci a Napoli!

Gli altri                          - (uscendo) Ciao! Addio! Buon di­vertimento!

(Ed escono seguiti da Giacomo. In iscena ri­mangono Cesco, La sirena e Gioietta su la sua terrazza).

Cesco                            - (avvilito, si trova di fronte ad Alga Ma­rina e le dice con calore) Ah, senti, cara...

Gioietta                         - (lo interrompe subito) Ehi là, si­gnore! Lasciate ch'io me ne rientri prima di abbandonarvi agli sbaciucchiamenti! Sono una signorina, sapete? Oh! (e se ne va indispet­tita).

Cesco                            - Anche quella pulce lì! (ad Alga) Sen­ti, sirena, da dove sei venuta? Dal mare? Eb­bene, va a buttarti a mare un'altra volta! Perché sul mio capo sta per addensarsi tutto il diluvio universale!

La sirena                       - (si stende in posa plastica su le poltrone di vimini) Mi piace qui, pescatore... non ti lascerò mai più!

Cesco                            - Mai più?

La sirena                       - Carezzami le guance, riposa sul mio seno...

Cesco                            - (le si avvicina attratto per un attimo).

La sirena                       - (tende le mani verso di lui) Io sono la tua donna...

Cesco                            - (riscuotendosi con un gesto di ribellione) La donna? Ah no!... Io ti conosco pesce!... Io t'ho visto la coda!

(E restano un attimo a fissarsi intensamente negli occhi, come due nemici. Sipario).

 

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

A Napoli. Una sala del Circolo di Cultura. Ambiente severo. Due porte laterali; quella di sinistra è la comune. In fondo v'è la biblioteca che un'ampia cortina abbassata divide dal resto della scena. Mobili scuri, poltrone di cuoio, scaffali di libri, una boccia di cristallo in cui guizzano dei pesciolini rossi, lampadari accesi. (Qua e là, in piedi e a sedere, ci sono: la Ba­ronessa Savarelli, il Marchese Sebastiano d'Oro, il prof. Brancaleoni, Fortunino Zàgara e Gioietta. Tutti in abito da sera).

 Baronessa                     - (tra i cinquanta e i sessanta anni, rigida e frigida, come si conviene ad una don­na sua pari) Io dico che il nostro circolo di cultura non è fatto per simili feste!

Fortunino                      - Ma si tratta di un filosofo...

Baronessa                      -... pellerossa!

Gioietta                         - E misogino, per giunta!

Marchese                       - Silenzio, tu!

Gioietta                         - (piccata) Papà, sono laureanda in lettere!

Baronessa                      - Una laureanda non è ancora una donna: studi, si secchi molto e poi seccherà anche gli altri.

Fortunino                      - Rhavan Giabukj è il più celebre degli indiani d'America. Egli nientemeno ha scritto la... le... Mi aiuti, professore.

Brancaleoni                   - (solenne come una cattedra d'enci­clopedia) Ha scritto... molto! Moltissimo! Ma tutto in lingua pellerossa.

Baronessa                      - Ha scritto cose atroci contro le donne, dicono.

Marchese                       - Contro la donna, l'amore e non so che altre sciocchezze.

Fortunino                      - Sciocchezze? Ha sprazzato ba­gliori di pensiero, per cui...

Brancaleoni                   - Per cui la civiltà europea molto deve imparare dai pellirosse!

Fortunino                      - E poiché questo è il Circolo di di Cultura, non v'è sede più adatta per rice­vere Rhavan Giabucki.

Gioietta                         - Che significa Rhavan Giabucki in indiano ?

Brancaleoni                   - L'occhio del barbagianni ipocondrico.

Marchese                       - C'è già una gran folla ad aspettarlo nel salone.

Baronessa                      - Parlerà costui?

Brancaleoni                   - Sì, su la liberazione dell'uomo dall'avvilimento in cui lo tiene il bisogno della donna.

Gioietta                         - Parlerà in indiano?

Fortunino                      - In italiano. Lo parla tanto bene, che se parlasse indiano lo si capirebbe di più.

Gioietta                         - Ha la barba?

Fortunino                      - Naturalmente. Se no, come fa ad essere indiano?

(Alexis tylakinskj e sua moglie Annucka ven­gono dalla comune. Sono due evidenti tipi russi e parlano pessimamente l'italiano).

Makinskj                       - Buoni sera.

Annucka                       - (inchinandosi) Signori...

Makinskj                       - Venuto filosifo?

(// marchese va verso i russi, la baronessa e Branealeoni rimangono a discorrere al loro posto, mentre Fortunino e Gioietta vengono un po' in disparte).

 Marchese                                           - No, signor Makinskj.

Annuncka                                           - Moltissimo gente.

Gioietta                         - (a Fortunino) Sì, vi ho visto la pri­ma volta sei giorni fa dalla terrazzetta della villa di Capri, quando quella strana donna, vi ricordate?

Fortunino                      - Mi diede dell'imbecille, ricordo benissimo. Eppure quella donna...

Gioietta                         - Vi è rimasta nel cuore!

Fortunino                      - Ciò prova che nel darmi dell'im­becille aveva ragione.

Makinskj                       - (con aria di mistero al marchese) Questo filosifo indiano molto pirsiguitato partito russo pir sui idei...      

Annunka                       - Uno giorno o uno altro giorno qualchi donna gettiranno a lui bomba chi faci bum!

Marchese                       - Alla larga!

Makinskj                       - Bisogno tìnere d'occhio li spii bombar... come si dici?... bombardini!

Marchese                       - Sì, va bene... Il salone è a destra.

Annuncka                     - Noi saviamo chi fossi cinesi, giap­ponesi, coreano...

Makinskj                       - (conducendola via) Andiamo, Annucka.

Annucka                       - indiano, àribo, calmucchi mammalucchi...

Brancaleoni                   - (fraintende e si volta) Che?

Makinskj                       - (decisamente) Annuncka! (ed esce conducendo via la moglie da destra).

 Baronessa                     - Colonia forestiera?

Marchese                       - Autorità russe. Sono a Napoli per non so quale incarico del loro governo.

Fortunino                      - (a Gioietta) E quello sciocco dij Cesco Pallavicini scommetto che s'è dimen­ticato d'una rondine la quale invece non s'è dimenticata di lui...

Gioietta                         - (indispettita) Non è vero!

Fortunino                      - Mentr'io penso...

Gioietta                         - (pronta)... a donna Guendalina, sej no vi bastona! (e gli volge le spalle). (Da sinistra il cavalier Bregutta arriva tutto stilizzato).

Bregutta                        - Pardon, il marchese Sebastiano d'Oro, presidente di questo circolo di cultura?

Marchese                       - Sono io. (va verso di lui).

Bregutta                        - (porgendogli il proprio biglietto di visita) Onoratissimo! Sono il cavalier Bre­gutta, Commissario di Polizia.

Marchese                       - Ah sì, il questore mi aveva an­nunziato che...

Brecutta                        - Permetta un'indiscrezione: è lei forse che possiede a Capri un villino?

Marchese                       - No, mia sorella. Perché?

Bregutta                        - Mi basta, signor Marchese.

Marchese                       - Ma...

Bregutta                        -... e trapassando al veridico scopo della mia presenza in questo luogo, io debbo espletare alcune segrete mansioni di delicato ordine internazionale nell'esercizio delle quali mi lusingo d'ottenere l'ausilio della signoria sua...

Marchese                       - Cos'è, mette l'occhio su l'occhio del Barbagianni?

Bregutta                        - Non m'è lecito rivelane le superio­ri disposizioni. Mi permetta una congrua visitina alle sale e poscia le sarò preciso con qualche adeguata delucidazione all'uopo. Chiedo venia! (s'inchina e via da destra).

Brancaleoni                   - Si chiama Bregutta quel com­missario?

Marchese                       - (leggendo il biglietto) Sì, cava­lier Filippo Bregutta.

Brancaleoni                   - E' lui.

Baronessa                      - Lui chi?

Brancaleoni                   - Io sono poco fisionomista e molto distratto, ma il suo nome lo ricordo benissimo: Bregutta. Era delegato allora. Mi inseguì per mezzo continente quando...

Baronessa                      - Quando?

Brancaleoni                   - Quando, nove anni fa, fuggii da mia moglie dopo la prima notte...

Marchese                       - (interrompe tossendo) Ehm! Ehm! Gioietta, va in giardino.

Gioietta                         - Ma no, papà, non si usa più man­dare in giardino le ragazze, specie qui dove il giardino non c'è.

Marchese                       - Ricordati che domani hai la ses­sione straordinaria d'esami.

Gioietta                         - Sì, vado in salone, se ti fa piacere, ma tanto è inutile, la storia del professore la so da un pezzo!

Marchese                       - (severo) Gioietta!

Gioietta                         - Auff! Sono laureanda in lettere!

(ed esce sbuffando, da destra).

Marchese                       - (a Brancaleoni) Professore, lei dice certe cose...

Brancaleoni                   - Niente di male, è un fatto no­torio...

Fortunino                      - E' dunque lei il professore che sposò una sua alunna...

Brancaleoni                   - Diciassettenne! Sette lustri più giovane di me.

Baronessa                      - E il giorno dopo le nozze, lei fuggì?

Brancaleoni                   - Lei? Intendiamoci: lei... io, non lei! Mi bastò una notte, per sentire che tra due sposi trentacinque anni di differenza sono troppi. E all'alba mi salvai dal ridicolo della mia posizione con una fuga.

Fortunino                      - E la sposa?

Brancaleoni                   - Mah! Sono tornato dalla Ger­mania sei mesi fa e... ormai tutto è dimen­ticato.

Baronessa                      - E pensare che il mio povero ma­rito invece era più giovane di me.

Fortunino                      - Baronessa, non rievochiamo la storia del medio evo.

(Guendalina, Raffaello Serpis e Farfara en­trano da sinistra).

Guendalina                   - (con tono di rimprovero) Ecco­lo Fortunino Zàgara, è qui!

Fortunino                      - (correndo a baciarle la mano) Donna Guendalina..

Baronessa                      - (al marchese e a Brancaleoni, indicando Guendalina) Avete invitato anche la sirena?

Guendalina                   - (a Fortunino) Cominciate a fare anche voi il misterioso come Cesco Palla­vicini?

Farfarò                          - Tu sparisci...

Raffaello                       - E lei ti ricerca, uomo fortunato! Se sparisco io, donna Guendalina non se n'ac­corge nemmeno!

Guendalina                   - (a Raffaello) Qua, voi bronto­lone, offritemi il braccio!

Farfarò                          - Donna Guendalina, avevate pro­messo d'accettare il mio!

Raffaello                       - (offrendo il proprio braccio) Prego!...

Farfarò                          - (imitandolo) Scusa...

Guendalina                   - (a Fortunino) E voi? Non mi offrite il braccio anche voi che ne avete l'ob­bligo prima degli altri?

Fortunino                      - Ma certo! Perdonate...

Farfarò                          - E perché prima degli altri?

Raffaello                       - Prima c'ero io!

Guendalina                   - (imperiosa): Silenzio! Non vo­glio il braccio di nessuno! Restiamo qui. Una poltrona, un cuscino, un poggiapiedi! (i tre uomini si affrettano a prendere una cosa cia­scuno. Ella siede regalmente e ordina) in­torno a me! (ì tre uomini le si seggono in­torno su tre panchette basse) Divertitemi!

Brancaleoni                   - (piano alla baronessa e al Mar­chese) Ha ragione il filosofo Barbagianni, la donna è lo smidollamento della società. Guardate lì.

Marchese                       - La sirena attrae coi vezzi...

Baronessa                      - E con qualche altra cosa, dicono i maligni... Ma noi non siamo...

Brancaleoni                   - (interrompe) Baronessa, la ma­lignità è il solo piacere che ci rimane quando tutti gli altri non li abbiamo più. (Margherita del Margine arriva da sinistra scalmanata).

Margherita                    - Ah, siete qui? Muovetevi! Ar­riva Rhavan Giabuckj!

Marchese                       - Perbacco!

Brancaleoni                   - Andiamogli incontro!

Baronessa                      - No, io sto qua!

(Movimento generale. Vocio, grida festose. Viene gente da ogni parte: Makinskj, Annucka, Gioietta, Bregutta e finalmente Rhavan Giabukj, circondato da persone varie).

Tutti                              - Viva Rhavan Giabucky!

Rhavan                          - (in costume del suo paese, entra so­lenne come un idolo asiatico, si ferma, guarda intorno, fa un gesto jeratico e dice scandendo le sillabe) Truoppe duonne... (mormorio generale).

Marchese                       - Sssst!

Rhavan                          - La duonna nuon ès lo vuomò, lo vuomo nuon ès la duonna!

Tutti                              - Bene!

Brancaleoni                   - Che profondità!

Fortunino                      - Questi indiani, che pensieri!

Marchese                       - Viva l'occhio del barbagianni!

Tutti                              - Viva!...

(E applaudendo entrano tutti a destra. La scena rimane un istante vuota. Cesco Pallavi­cini e Alga Marina vengono da sinistra).

Cesco                            - (arriva seccato, sbuffando) Auff!

Alga                              - (entra un attimo dopo. Elegantissima, sorridente, ma impacciata nei passi).

Cesco                            - Questo è un luogo inadatto, ti dico! Non dovevi venirci. Ma tu sei d'una cocciu­taggine... Siete tutti così in fondo al mare?

Alga                              - (serafica) Com'è difficile muoversi sul duro. Ho provato ad abbandonarmi all'onda dell'aria come all'onda del mare... e son ca­duta in terra.

Cesco                            - Così impari. Ti ho accontentata in tutto, ti ho vestita da signora terrestre, ti ho fatto un po' di scuola perché non si ri­petano le scene dell'altro giorno a Capri. Chissà cosa son venuti a raccontare a Napoli i miei ottimi amici e, quel ch'è peggio, la mia ottima amica!

Alga                              - Come ogni mostro al mondo, io sono figlia di un capriccio delle forze superiori e il capriccio debbo seguire. Così ha detto il vecchio tonno.

Cesco                            - Il vecchio tonno è un seccatore. Pensi ai fatti suoi, -altrimenti finisce sott'olio, in iscatola anche lui come tutti i tonni della terra... no, del mare... Sì, del mare che c'è sulla terra.

Alga                              - Posso sciogliermi l'onda dei capelli?

Cesco                            - Neanche per sogno! Non si usa!

Alga                              - Pesano sul mio capo.

Cesco                            - Non ti pesano anche in acqua?

Alga                              - No, l'acqua è gentile e li sorregge spar­pagliati a galla. Scioglimi questa rete.

Cesco                            - Vuoi toglierti il vestito?

Alga                              - Fammi star nuda un poco.

Cesco                            - Nuda? Qui?

Alga                              - Ne ho bisogno, la stoffa mi stringe...

Cesco                            - Sei matta? Tu vuoi rivoluzionare il circolo di cultura, la cultura del circolo, l'a­natomia, le scienze naturali... Per amor del cielo! Io non oserò mai macchiarmi di così nero delitto!

Alga                              - (vede i pesciolini rossi nella boccia di cristallo e ne mette qualcuno in bocca) Toh, come sono dolci...

Cesco                            - (trattenendola) Lascia! Cosa fai? Se viene qualcuno e ti vede mangiare i pescio­lini rossi, pensa che scorno! Ti ho versato addosso una damigiana di profumi, per to­glierti l'odor di pesce e tu ti insudici ancora? Stai lì, sii buona, siedi, prendi l'atteggia­mento di una signora alla moda. Ecco, così... ma non distenderti sul divano; non devi mica nuotare! Sta ritta!

Alga                              - Perché mi hai condotta qui?

Cesco                            - Non ti ho condotta io, mi hai seguito tu. Qui c'è stasera l'avvenimento del giorno. C'è un filosofo.

Alga                              - Chi è un filosofo?

Cesco                            - Un chiaccherone che dice delle scioc­chezze con molta solennità.

Alga                              - E io che cosa debbo fare?

Cesco                            - Niente! Chi ti dice di far qualcosa? per carità, non far niente, non esercitare la forza del tuo amore.

Alga                              - Quello ch'io faccio è forza d'istinto, non di amore. E' la mia natura di mostro che mi obbliga a divorare. Voi uomini avete l'a­more e noi quando vogliamo farvi cascare pronunziamo questa parola. Ma noi siamo mostri appunto perché ignoriamo completa­mente che cosa sia l'amore.

Cesco                            - Dio te ne scampi e liberi! E' un ca­taclisma, una colluvie d'accidenti, il sarco­fago della quiete, la catapulta della felicità, il chanchero della vita, l'ira di Dio, la casa del diavolo, la catastrofe dell'umanità!

Alga                              - E sembra agli uomini che noi can­tiamo per amore?

Cesco                            - Irresistibilmente!

Alga                              - (andando verso di lui) E perché tu mi resisti ?

Cesco                            - (indietreggia) Ah no eh? Non ripe­tiamo il gioco del primo giorno! Tanto lo sai che con me fai cilecca. Non resto incantato, io: il ricordo della coda, le squame, la pinna, mi agghiaccia. Se ti baciassi, mi sembrerebbe di mangiare una sogliola in umido. E poi, io non so se tu fai le uova come le arin­ghe o no; ma tuttavia pensa, se dalla nostra unione nascesse per esempio un maschio, sa­rebbe un bambino o un cefalo?

Alga                              - Lo domanderò al vecchio tonno.

Cesco                            - Al diavolo il tonno! Se lo pesco... è fritto!

(Guendalina, Margherita, Forlunino, Raf­faello e Farfara vengono dalla destra).

Fortunino                      - Questi pensatori d'oltre mare non fanno che riportarci indietro il pensiero eu­ropeo rimasticato laggiù.

Cesco                            - (si avvicina salutandoli) Oh, che for­tuna!... I miei migliori amici! (Tutti si voltano dandosi subito un contegno freddo. Alga, con delle movenze d'abbandono, pianta sui tre giovinotti un lungo sguardo in­tenso e dolce. Essi ne restano soggiogati, muti, statuari, come se a poco a poco quello sguar­do li ipnotizzi. Guendalina e Margherita non s'accorgono di ciò, perché volgono le spalle ad Alga. La posizione è questa: Alga è a destra distesa sul divano; i tre giovinotti, rivolti verso di lei, sono quasi al centro della scena, Guenda­lina e Margherita sono a sinistra, di spalla ai precedenti, e parlano con Cesco).

Guendalina                   - (altezzosa e glaciale) Oh, voi?

Fortunino                      - (parla a Cesco e guarda Alga, fa un passo verso l'amico, poi, come se l'attra­zione più violenta sia verso La sirena, va pian piano accanto a lei e tace incantato come Farfara e Raffaello) Cesco... ti credevo a Capri... ma sei qui con... già... sì... ma...tò          

Cesco                            - (indifferente e galante) Donna Guen­dalina! (fa per baciarle la mano, che l'altra ritira) Signorina Margherita! (anche questa non porge la mano) Adesso che ci siamo sa­lutati affettuosamente ditemi come state.

Guendalina                   - Vi sembra questo il luogo più adatto per condurre le vostre amanti?

Cesco                            - E' un'amica, donna Guendalina, non un'amante.

Guendalina                   - In ogni modo, è una canzo­nettista!

Margherita                    - Cinematografala!

Guendalina                   - Russa!

Cesco                            - Chi?

Guendalina                   - Quella!

Cesco                            - Ah già, è anche russa...

Guendalina                   - Fosse pure turca, non la sì conduce a contatto di signore per bene!

Cesco                            - Non esageriamo...

Guendalina                   - Cosa?

Cesco                            - Dico che siete troppo severa, bella signora!

Fortunino                      - (intanto s'è accostato vicinissimo ad Alga e le dice piano) Alga, Alga, perché malgrado la vostra beffa dell'altro giorno, io non posso pensare a voi senza tenerezza? Che cosa mi avete messo nel cuore, voi, che non so dimenticarvi più?

Farfarò                          - (s'accosta quasi attirato anche lui e parla come sospirando) Voi m'incantate... Che strana luce avete negli occhi!

Raffaello                       - (avvicinandosi automaticamente, dà un lungo sospiro di desiderio) Ah!...

Alga                              - (continua a fissarli, sorridendo a tutti e tre e rendendo sempre più invitante la sua posa).

Cesco                            - (a Guendalina) Le mie più sincere congratulazioni! E chi è il fortunato mortale?

Guendalina                   - Chi meglio mi piace! Basta ch'io lanci il fazzoletto. Ce ne sono già tre pronti a raccoglierlo.

Alga                              - (attraendo sempre più i tre giovani tra­sognati modula il ritmo delle parole melo­dicamente) Io cerco un'anima che sappia tendersi verso il mio palpito... Vivo per chie­dere chi voglia tergermi tutte le lagrime; chi voglia spegnere la sete al rivolo della mia bocca; chi sa difendermi contro i tentacoli di tutti i mali... Vi porto amore, uomini, amore! (il suo corpo si torce quasi ad essere tutto una dedizione).

Cesco                            - (prosegue il dialogo con le due donne) E li sposerete tutti tre insieme?

Guendalina                   - Ne sceglierò uno. Un altro lo cederò a Margherita.

Margherita                    - Grazie, cara, come mi vuoi bene!

Cesco                            - E il terzo ve lo tenete in fresco per un'altra volta?

Guendalina                   - (gli volge le spalle) Bifolco!

Margherita                    - (imitando Guendalina) Male­ducato! (Nel volgersi ora a destra, le due donne si accorgono dei tre giovanotti che cascano quasi addosso ad Alga).

Alga                              - (sta terminando la sua canzone) E la mia bocca aspetta chi la baci per primo! (/ tre giovani si lanciano contemporanea­mente, urtandosi tra loro. Cesco si diverte un mondo. Guendalina e Margherita danno un pic­colo strillo d'indignato stupore).

Guendalina                   - Oh!

Margherita                    - Uh!

Cesco                            - Eh?

Fortunino                      - (nel medesimo tempo, afferra vio­lentemente Raffaello) Non toccare quella donna!

Raffaello                       - (respingendolo) Va via!

Farfarò                          - (investe Fortunino) Paladino da strapazzo!

Guendalina                   - (accorre verso gli uomini) Che succede?

Margherita                    - (impaurita) Mio Dio!

Cesco                            - (trattenendo Fortunino) Fortunino!

Fortunino                      - (gli si rivolta contro) Puoi gri­dare quanto vuoi, ma ti toglierò quella don­na! Sono a tua disposizione. Addio!

Guendalina                   - (irritatissima) Ma Fortunino!

Fortunino                      - E non mi seccate anche voi! (esce da destra).

Cesco                            - (bonario a Raffaello) Raffaello, tu mi spiegherai...

Raffaello                       - (veemente) Tutte le spiegazioni che vuoi! Sai bene dove trovarmi! T'aspetto! (e via anche lui).

Margherita                    - (scuotendo Farfarò dalla contem­plazione di Alga) Amico mio...

Farfarò                          - (sgarbato) Auff!

Guendalina                   - Farfarò!

Farfarò                          - (è come fuor di se) Lasciatemi!

Cesco                            - Va, caro, prendi un po' d'aria...

Farfarò                          - Buffone! (ed esce, truce, da destra). (Alga si riaccomoda la posa serenamente, Cesco e le due signore si guardano un attimo in faccia, poi Guendalina quasi esplode d'ira contro Cesco).

Guendalina                   - Ma cosa fa quella strega! E' pazza?

Cesco                            - (calmissimo) No, è russa. L'avete det­to voi...

Guendalina                   - (ad Alga) Vergogna!

Margherita                    - (col medesimo tono) Sì, ver... (non ha il coraggio di finir la parola e ag­giunge) come ha detto Guendalina! (e le due donne escono furenti da destra).

Cesco                            - (ad Alga) Hai visto che putiferio mi hai scaraventato addosso? Hai capito? Te ne sei accorta?

Alga                              - (sempre serafica) Il sole attrae alla superficie del mare certi piccoli molluschi. Essi lo guardano, lo guardano, e il sole li fa morire.

Cesco                            - Con questo vuoi dire che tu sei il sole?

Alga                              - E gli uomini i molluschi.

Cesco                            - Ma che molluschi mi vai contando! Tu fai la civetta... no La sirena e gli uomini fan­no i merli... cioè i merluzzi, come dici tu.

Alga                              - Però in mare è più bello. Noi prima ascoltiamo la voce del navigatore e poi. can­tiamo col suo tono. Dolce? Dolce! Aspro? Aspro! La sirena canta e l'uomo s'incanta. La sirena schiude le braccia e l'uomo preci­pita giù, giù nell'abisso... In terra invece...

Cesco                            - Precipita in un altro modo, ragione per cui andiamocene, altrimenti il precipizio tu lo spalanchi innanzi a me! (Makinskj e Bregutta vengono da destra).

Alga                              - (continuando a Cesco) Andar via di qui?

Cesco                            - Sì, a casa, anzi a Capri addirittura!

Bregutta                        - (gli si pianta dinnanzi sardonico) A Capri, eh?

Cesco                            - (sorpreso) Chi è lei?

Bregutta                        - (con tono autoritario) Pallavi­cini Cesco di Giuseppa, d'anni quaranta, vero?

Cesco                            - Verissimo, ma...

Bregutta                        - Bene! D'altronde sarebbe inutile ogni simulazione...

Cesco                            - Signore!

Bregutta                        - Che? Vorrebbe forse mentire le proprie generalità ?

Cesco                            - Io non intendo...

Bregutta                        - Lei vorrebbe forse ingannare la giustizia?

Cesco                            - Io dico che vorrei...

Bregutta                        - Reato di falso! E se lei insistesse, sarei costretto a dichiararla in arresto!

Cesco                            - (seccato) Ma io voglio sapere chi è lei!

Bregutta                        - La prego di tenersi a mia disposi­zione. Io sono il commissario Bregutta. In­tanto lei ha cominciato con un tentativo di simulazione...

Cesco                            - Simulazione, io? Lei vaneggia!

Bregutta                        - Non oltraggi un pubblico funzio­nario nell'esercizio delle sue funzioni e ri­sponda categoricamente all'interrogatorio che io vengo a formularle!

Cesco                            - Un interrogatorio a me?

Bregutta;                       - Una sommaria inchiesta su due piedi. Prendo degli appunti per l'ulteriore verbale, (scrive infatti su di un taccuino, guardando ora Alga ora Cesco e facendo ri­girar quest'ultimo su se stesso come per pren­derne le misure).

Makinskj                       - (appena entrato s'è messo a fissar La sirena, facendo i gesti e le smorfie di chi riconosce pian piano la persona cercata. Indi attratto dallo sguardo di lei, le si appressa e le dice rapido sottovoce, in tono tragico) E' inutile nascondersi, Nadja Stepanova! Ti riconoscio!

Alga                              - (lo guarda e gli dice col medesimo tono) Che cerchi? Il tuo sogno? Son io!

Makinskj                       - Niente chiassa, io sape tutto!

Alga                              - (ripete il giuoco) Baci, amore, brac­cia, dammi!

Makinskj                       - Non pèrdiri tempo, parla!

Alga                              - Non perdere tempo, bacia!

Makinskj                       - So che hai bomba di fuoco... dove nascosta?

Alga                              - Mi vuoi di fuoco? Son fuoco per te!

Bregutta                        - (continuando a destra, la sua scena con Cesco) Lei un mese fa scomparve da Napoli.

Cesco                            - Beh?

Bregutta                        - Nega? E' reticente?

Cesco                            - Macché reticente! Io non scomparvi, andai a Capri!

Bregutta                        - Non subito, signore! A Capri lei fu visto una settimana dopo, celando in una villetta su la grotta delle sirene un'ospite ignota.

Cesco                            - Io?

Bregutta                        - Si hanno sue tracce alla frontiera balcanica proprio nei giorni in cui fuggiva sua altezza reale la principessa Ferdinanda di Slovenia.

Cesco                            - (ride come un matto) Oh, questa è da cinematografo!

Bregutta                        - (ridendo a sua volta, ma con molto stile) Ah! riconosce anche lei, eh? il mio acume, la mia fulminea intuizione... Da ci­nematografo, si... (con gravità) Non è lecito profittare dell'indole romanzesca d'una princi­pessa capricciosa per traviarla!

Cesco                            - Ma signor commissario...

Bregutta                        - Che? Ribellione alla forza pub­blica? Sarei costretto...

Cesco                            -... a dichiararmi in arresto, ho ca­pito!

Makinskj                       - (a sinistra, con Alga, prosegue il suo dialogo concitato, a bassa voce) Ioavuto rapporto che tu faci spia... Pòrgimi la mano!

Alga                              - Stringimi la vita!

Makinskj                       - Giura, parla, scopri!

Alga                              - Ardo, fremo, scoppio!

Makinskj                       - Dammi la bomba!

Alga                              - Scoccami i baci!

Makinskj                       - Bomba!

Alga                              - Baci!

Makinskj                       - Bomba!

Alga                              - Baci!

 Makinskj                      - (le cade addosso come tramortito).

Bregutta                        - (accorre a staccarlo dalla sirena ener­gicamente) Signor Makinskj, mi meravi­glio! (s'inchina ad Alga rispettosamente) Per­doni, Vostra Altezza, la confidenza di que­sto straniero!

Cesco                            - (a parte, dopo aver fatto ad Alga dei gesti di minaccia) Signore Iddio, mettici la tua mano!...

Makinskj                       - (confuso e barcollante) Signor commissario, qvella donna io respondo!

Bregutta                        - Silenzio e rispetto!

Cesco                            - (a Makinskj) Un'altra volta spenga prima i lumi!

Bregutta                        - (al Alga) Io non ho altri ordini che d'indagare, scoprire e sorvegliare, perciò l'altezza vostra non dubiti che sarà bene indagata, scoperta e sorvegliata! Mi permet­ta a tal uopo di completare la prima inchie­sta testé iniziata col suo rapitore (si volge a Makinskj) Satiro!

Cesco                            - (trattenendo il russo che sta per ribat­tere) Non replichi, se no è costretto a di­chiararla in arresto!

Bregutta                        - (severo a Cesco) Niente scan­dali, veh? (gentile ad Alga) Stendo verbale, (e apre il taccuino).

Alga                              - (lo fissa) Sei l'ammiraglio, tu?

Bregutta                        - Cosa dice?

Cesco                            - Niente: parla male l'italiano.

Bregutta                        - Il nome di Vostra Altezza?

Alga                              - (armonica) Felicità per chi mi ama...

Bregutta                        - Come?

Makinskj                       - Nadja Stepanova!

Bregutta                        - Silenzio!

Cesco                            - Si chiama Alga Marina.

Bregutta                        - No! Ferdinanda di Slovenia!

Cesco                            - Come vuole!

Bregutta                        - Figlia di?...

Makinskj                       - Nicola jewna...

Bregutta                        - Taccia, perbacco!

Alga                              - (melliflua a Bregutta) E dove porti la tua nave?

Cesco                            - (ad Alga) Digli chi ti ha messo al mondo!

Alga                              - Una balena amata da un drago ocea­nico.

Bregutta                        - Sono inutili le mie domande, Al­tezza, io so tutto.

Cesco                            - Se sa tutto, perché domanda?

Bregutta                        - Per ossequio alle forme di legge! Dunque; figlia del principe Ascanio, nipote del re Cirillo...

Makinskj                       - (interviene nervosamente) Prego di mi credere che questa non ci ha li bombe.

Cesco                            - (allontanandolo) Vuol mettersi una bomba in bocca, lei, o no? Taccia! Siamo dinnanzi alla legge!

Bregutta :                      - Che deve agire con serietà!

Cesco                            - Ecco, bravo, agisca con serietà.

Bregutta                        - Quanti anni ha Vostra Altezza?

Alga                              - Non so...

Bregutta                        - Come, non sa quando è nata?

Cesco                            - Il vecchio tonno lo sa.

Bregutta                        - Non parlo cori lei!

Cesco                            - Pardon!

Alga                              - Tremila anni ho io, o forse quattro­mila...

Cesco                            - Poi dicono che le donne si nascondo­no gli anni!

Bregutta                        - All'Altezza Vostra piace scher­zare?

Alga                              - (fissandolo) Sì, ammiraglio, con te, sui flutti...

Bregutta                        - (è soggiogato, vacilla, si asciuga il sudore, si volge ai due uomini e dice rude) Ma cosa fate qui, voialtri? Vorreste forse intralciare l'opera della giustizia?

Cesco                            - (pronto) No, no! Ce n'andiamo!

Makinskj                       - Ma io chi volessi spiegare...

Bregutta                        - (interrompe) Signore, non ho bi­sogno delle vostre delucidazioni! L'interro­gatorio alla principessa non chiede testimoni, potete allontanarvi, altrimenti sarei co­stretto...

Cesco                            -... Non si disturbi! Ci allontaniamo.

Makinskj                       - (trascinato da Cesco, esce chiaman­do teneramente) Nadja! Naducka Stepànova Nikolajewna! (escono entrambi da da destra).

Bregutta                        - (fatta la sua sfuriatina contro Makinskj, passeggia dandosi l’aria della grande importanza).

Alga                              - (fingendosi molto intimorita, corre a rincantucciarsi dietro la cortina della biblio­teca).

Bregutta                        - (calmo, alfine, si aggiusta il colletto, la cravatta, si volge verso Alga ma non la vede ed esclama) Oh dov'è?

Alga                              - (con voce che sembra venir da lontano) Io sono sotto l'onda, ammiraglio, perché tu mi fai paura...

Bregutta                        - (ri rigira senza capir dove sia) Altezza!...

Alga                              - (sporge la testa dall'apertura della cor­tina) No, ammiraglio; non farmi male... Qui non c'è il pescespada che mi difende... (viene avanti timidamente).

 Bregutta                       - (va verso di lei)  Ma...

Alga                              - (scappa gemendo) No! Non man­giarmi, ammiraglio, non mangiarmi, io sarò buona, ti canterò la nenia per farti dormire, ti stringerò tra le braccia per farti godere, ti ridirò che t'amo, che t'amo, che t'amo, che t'amo...

Bregutta                        - (tentando di fare la voce dolce) Ferdinanda, vi piaccio?...

Alga                              - Sei bello come un tritone!

Bregutta                        - (barcolla) Oh!

Alga                              - (gli si va a rannicchiare tra le braccia dicendogli rapidamente) Tienimi, tocca­mi, portami, prendimi, baciami, flèttimi, stringimi, cullami, parlami, legami sempre con te! (gli si attorciglia quasi addosso).

Bregutta                        - (ebbro): Con me?

Alga                              - Proteggimi, conducimi nel tuo navi­glio, son tua, son tua, son tua.

Bregutta                        - (con un gesto trionfale) San Pan­crazio, che conquista! (adagiando Alga sul divano) Ebbene, un attimo solo! Corro e tor­no coll'automobile... (andandosene) Sia quel che sia, io divento un eroe da romanzo! (esce da sinistra. Nello stesso momento Brancaleoni entra da destra).

Alga                              - (appena Bregutta è uscito, ricompone im­mediatamente la propria posa provocante e il viso sorridente, ma non appena si accorge di Brancaleoni, si rimette come stava, pun­tando ora verso di lui lo sguardo fascinatore).

Brancaleoni                   - (ha visto uscir Bregutta e guarda subito Alga, mormorando) Bregutta e una signora?

Alga                              - (si alza voluttuosa e va lentamente verso dì lui con In faccia tesa per voglia di ba­ciarlo).

Brancaleoni                   - (prima indietreggia costernato)) poi balbetta) Signora, noi ci conosciamo, forse ?

Alga                              - (gli si accosta di più, spalancando le braccia).

Brancoleoni                   - (traballa, si batte la fronte) Mio Dio! Possibile? Bregutta è riuscito a far que­sto?... Dopo nove anni... sei tu? E non mi hai dimenticato? Oh, io non ti avrei riconosciu­ta!... Non mi odi, dunque?

Alga                              - (gli è addosso e lo serra tra le braccia) Conducimi nel tuo naviglio, son tua, son tua, son tua, son tua...

Alga                              - (gli si accosta di più, spalancando le braccia) Conducimi nel tuo naviglio, son tua, son tua, son tua, son tua...

Brancaleoni                   - (fuori di sé dalla commozione) Oh, essere amato fino a questo punto dopo quella prima notte... non lo avrei mai cre­duto! (s'inginocchia) Olga, Olga, dimmi che debbo fare per essere perdonato?

Alga                              - Morire... morire...

(Cesco ed il Marchese entrano da destra).

Marchese                       - (stupefatto) Professore!

Cesco                            - Eccone un altro! Cadono Come mosche!

Brancaleoni                   - (non ha avuto tempo di badare alle parole della sirena, si alza immediata­mente e dice rivolto ai due uomini) Si­gnori, niente frasi, niente meraviglie, la vita è la vita, vi presento mia moglie!

Marchese                       - Ritrovata?

Cesco                            - Senti quest'altro!

Brancaleoni                   - (ad Alga) Piccola creatura dal grande cuore, la tua vita m'è sacra da oggi! Vieni, Olga!

Cesco                            - (distratto) Alga!

Brancaleoni                   - (burbero, a Ini) Olga, si è sempre chiamata Olga!

Marchese                       - Ciò è straordinario!

Cesco                            - - Ma no, fermatevi, venite qui che vi spiego l'equivoco... Questa non è una donna!...

I due uomini                 - (al colmo della sorpresa) Eh?

Cesco                            - Già, è vero... come faccio a spiegar­vi? (ad Alga) Tu, se sotto la tua fredda carne di pesce hai un cuore di mammifero, soltanto tu che sei una bestia puoi far capire a costoro...

Alga                              - (interrompendolo) E perché? la feli­cità è di chi non capisce...

Brancaleoni                   - (seccato, a Cesco) Lasciatemi passare, signore! (escono da destra il Marchese, Alga e Brancaleoni).

Cesco                            - (con le mani nei capelli) Che guaio, Madonna, che guaio ho fatto! Il bello è che ha ragione lei!...             (siede dove era Alga- du­rante la scena con Bregutta). (Bregutta torna ansante dalla sinistra).

Bregutta                        - (corre verso Cesco e sta quasi per abbracciarlo) Eccomi, amore! (s'accorge dell'errore e resta male) Voi? (corre alla cor­tina della biblioteca e la solleva) Dov'è?

Cesco                            - Chi?

Bregutta                        - La principessa.

Cesco                            - Col marito.

Bregutta                        - (strabiliato) Col?...

Cesco                            - ... marito!

Bregutta                        - Quale?

Cesco                            - Il suo!

Bregutta                        - (guardando le sue carte) Ma no! Un marito?... Non mi risulta... non so niente...

Cesco                            - Bel tipo, lei, poco fa sapeva tutto!

Bregutta                        - (irritandosi) Signore le beffe alla polizia si pagano, non se ne scordi! Ascolti il mio consiglio: si provveda fin d'ora d'una cella a pagamento, ha capito? Non se ne scordi! (via da destra).

Cesco                            - (gli grida dietro) Va bene, mi farò un nodo al fazzoletto! (sente un vocio che viene dall'interno) Dio, quale tragedia scoppierà lì dentro? Ah, io non ci vado! Possono sparare! (Gioietta, entrando da destra, non s'accorge di Cesco che s'è rimesso a sedere).

Gioietta                         - (rifacendo le movenze e i toni della sirena al primo atto) « Non sei tu pure un grande fanciullo che vive per desiderare? (naturale) No, un po' meglio... (rifacendo come prima) « Non sei tu pure un grande... ».

Cesco                            - Cos'è, un pezzo del filosofo indiano?

Gioietta                         - (lo guarda, ha un attimo d'incertezza poi continua ad imitar La sirena) «Cerchi la sofferenza, tu? ».

Cesco                            - Cerco d'andarmene, io!

Gioietta                         - « In ogni attimo può passare la fe­licità e forse oggi la tua è al mio fianco...».

Cesco                            - Ho capito, è la vostra tesi di laurea per domani.

Gioietta                         - (indispettita) Oh, insomma, come siete duro di comprendonio, voi! (disordi­nate e furenti entrano la Baronessa, Guendalina, Margherita, Annucka).

Baronessa                      - Signor Pallavicini, mi si riferisce che quella donna vi appartenga! E' un'igno­minia!

Cesco                            - Che cosa fa ora?

Guendalina                   - Cose che una signora non fa!

Baronessa                      - Almeno in pubblico!...

Guendalina                   - E noi parliamo per...

Cesco                            -... per invidia?

Guendalina                   - Per dignità!

Margherita -                  - Tutti gli uomini sono intorno a lei e non...

Cesco                            - E non intorno a voi? Questo è grave!

Annucka                       - Queste donne in questi loghi... oh!

Baronessa                      - Si è sciolti i capelli e si è denu­data dalla cintola in su!

Le altre donne               - Che orrore!

Cesco                            - (desolato) L'ha detto e l'ha fatto!

Guendalina                   - Perfino Rhavan Giabuckj... Cesco. Il filosofo?

Gioietta                         - L'occhio del Barbagianni?

Guendalina                   - E' fisso su lei!

Cesco                            - Niente paura, il filosofo odia le donne!   

Annucka                       - Le danno anche la pizza... le pizzacotti!

Cesco                            - Nelle squame?... no... nelle pinne?...

Baronessa                      - La serietà del Circolo di Cultura è compromessa ed io v'impongo di condurre immediatamente via di qui la vostra amante!

Gioietta                         - Ma è la vostra amante, dunque?

Cesco                            - No, ve lo giuro!

Guendalina                   - E chi è allora?

Le altre donne               - Chi è? Chi è?

(Il Marchese, Fortunino e Farfara entrano sconvolti).

Marchese                       - (a Cesco) Siete voi, signore, che ci renderete conto di quanto avviene!

Cesco                            - Dio mio, ha fatto un altro, disastro?

Fortunino                      - Due signori si sono presi a pugni...

Farfarò                          - Corrono altre sfide...

Fortunino                      - Makinskj ha baciato quella don­na in pubblico!

Annucka                       - Eh? (corre via da destra).

Cesco                            - (fa per andare a destra ma è trattenuto Raffaello e Bregutta vengono questionando).

Raffaello                       - (vivamente) Se il suo uomo non sa difenderla, la difendo io!

Bregutta                        - Ed io vi dichiaro in arresto!

Cesco                            - (tentando di andare nel salone) Ma lasciatemi andare! Raffaello           - (gli grida in faccia) Sappiatele difendere le vostre donne, vile!

Bregutta                        - (a Cesco) La questura è avvisata, signore!

(Annucka riconduce      - (Makinskj, tenendolo per un orecchio).

Makinskj                       - Ahi! Annucka!

(Brancaleoni arriva come un bolide fermando ancora Cesco che sta per entrare a destra).

Brancaleoni                   - Dov'è? Dov'è mia moglie?

Marchese                       - Stupido! E' un'avventuriera!

Makinskj                       - E' un spio!

Bregutta                        - (severo) Signori, è la principessa Ferdinanda!

Fortunino                      - Ma se è una canzonettista!

Guendalina                   - (a Cesco) Ditelo voi, dunque, chi è?

Tutti                              - Chi è? Chi è?

Cesco                            - Ma come faccio a dirvi chi è se voi non potete credermi? E quando vi avrò detto la verità voi mi supporrete o pazzo o cretino, perché la verità è fantastica, supera il vostro cervello. Ma lo volete? E sia! Quella che vi sembra una donna, non è una donna, si­gnori, è una sirena! (mormorio generale).

Guendalina                   - (ridendo) Una sirena! Ah! ah! ah! ah!...

Cesco                            - No, non come voi...

Fortunino                      - Lo sappiamo!

Cesco                            - Non sai nulla, ignorante! E' una si­rena autentica, mostro marino, con le squa­me, la coda di pesce, una sirena di quelle che incantano i naviganti per inabissarli come ora siete inabissati voi nello scandalo e nel ridicolo! Ecco, non parlate più? Pensate che io vi prenda in giro? E allora sì, convengo con voi che quella è una moglie!, spia, prin­cipessa, è vero, poiché la verità dev'essere piatta e comune per essere creduta. Fate ve­nire Alga Marina, che ve la regalo, (chiama) Alga!

Brancaleoni                   - (chiama) Olga!

Bregutta                        - Non si trova!

Fortunino                      - Forse è fuggita!...

Makinskj                       - E' nascosta per gettare bomba!...

Tutti                              - (terrorizzati) Nooo!...

 (Un attimo di profondo silenzio e la voce della sirena giunge chiara, flautata, carez­zosa).

Alga                              - (di dentro) Il mio seno si chiama di­menticanza, poggia il tuo capo e dormi, che nella dimenticanza è la felicità! (Fortunino ed altri sollevano la cortina della biblioteca'. Alga discinta e coi capelli sciolti, è tra le braccia di Rhavan).

Tutti                              - (danno quasi un grido d'indignato stu­pore) Oh!...

Cesco                            - (casca a sedere disperato) Anche il filosofo indiano! (E restan lì tutti ammuto­liti, impietriti. Sipario).

Fine del secondo tempo

ATTO TERZO

 Il salotto di Cesco Pallaviebfd in un hotel di Posillipo. Tutto il fondale è un balcone sul golfo di Napoli. L'uscio principale è a destra, un altro minore a sinistra e due porte in primo piano, una per lato. Arredamento chiaro, mo­derno, elegantissimo. V'è una piccola tavola da pranzo apparecchiata per uno, con champagne già pronto in ghiaccio e varie coppe. Mattina.

(Al levarsi del sipario, Giacomo parla ad alta voce verso l'uscio di destra).

Giacomo                       - Portinaro, conziergio, basta cu 'a gente! Nun fa' passa cchìù nisciuno! Oooh! (viene avanti, sta per versarsi dello champa­gne in una coppa, poi si decide meglio e beve alla bottiglia) Vediamo se etammatìna truvammo pace! (tossisce per il frizzore dello spumante nel naso) Ehm! Mannaggia!... (sie­de ed apre un giornale che ha già in mano) Ed ora passiassimo alla cronica, (legge) « Risse, ferimenti, furti... ». Sempe 'a stessa malatìa. Perciò è cronica. (Gioietta viene dall'usciolo di sinistra).

Gioietta                         - Permesso?

Giacomo                       - Ancora scocciature?

Gioietta                         - Il signor Cesco?

Giacomo                       - Uh! la signorina rondina di Capri! E chi l'ha fatta passa 'a chesta porta? L'in­grèsso prengipale è da st'ata parte.

Gioietta                         - Sì, ma il « concierge » ha detto che le donne entrano da qua.

Giacomo                       - Pozza sculà, chillu pachiochio!

Gioietta                         - (guarda intorno) E' bello questo albergo.

Giacomo                       - E' il più meglio di Posillipo e noi ci stiassimo da quasi un lustrino.

Gioietta                         - (si affaccia al balcone) Com'è bas­so! Chissà che fragore quando il mare è grosso!

Giacomo                       - L'onde 'ngi fanno l'onore di spruz­zare tutta la stanza. Capozzèano, fanno 'a scimmia e se ne vanno.

Gioietta                         - E il vostro padrone?

Giacomo                       - E' assente perché non ci e' è.

Gioietta                         - Come, un « viveur » già uscito a mezzogiorno ?

Giacomo                       - Non si è arreterato da ieri sera. Ccà ce sta ancora 'a cena ordinata in camera, (riempie una coppa di spumante) Gra­dite una vèppeta?

Gioietta                         - Grazie, no.

Giacomo                       - Prego! (beve).

Gioietta                         - Abita qui anche La sirena?

Giacomo                       - La... chi?

Gioietta                         - La signora che è sempre con lui.

Giacomo                       - Ah, la signora. Voi siete diciuta La sirena.

Gioietta                         - E' lo stesso, non avete letto i gior­nali?

Giacomo                       - Leggiavo aresso...

Gioietta                         - Si occupano del vostro padrone. (indicando sul giornale) Ecco qua: « Il pesca­tore di sirene ».

Giacomo                       - (legge) oc Uno scandalo al Circolo di Cultura ».

Gioietta                         - (continuando) « La follìa d'un noto gentiluomo ovvero una donna fenomeno? ».

Giacomo                       - E che significa?

Gioietta                         - Che il vostro padrone vuol far credere d'aver pescato una sirena.

Giacomo                       - E che ci sta di straordinario?

Gioietta                         - Una vera sirena di mare, capite?

Giacomo                       - Capescio! Quello che non capescio è la meraviglia d'a gente. Io so' 'mi viecchio marenaro, e sapìsseve 'a notte quanta sirene aggio visto p' 'o mare' 'e Surriente, 'e Pusilleco' 'e Capri? Uno non dice niente si no 'pigliano a sonnambulo, ma addimmannate a tutte 'e marenare ca fanno ammore! Quanta vote sott'è stelle, aggio menata 'a rezza e 'a sirena ha cantato. Allora 'e pisce so' sguiglia-te d' 'a rezza e io so' turnato 'a casa cu 'e mane vacante. « Ma cornute - strillava muglièrema - manco n'auzza puorte d'o ma­re? ». «Muglièra mia, ha cantat' 'a sirena! ».

Gioietta                         - Avete una bella fantasia anche voi!

Giacomo                       - Fantasia? Quanta varcajuole fini­scono in fondo al mare! Io ino' so' giulibbato...

Gioietta                         - Giubilato...

Giacomo                       - Giulebbato...

(Cesco entra dall'uscio di destra).

Cesco                            - (truce, ancora in frak, cappello a sghimbeiscio) Giacomo!

Gioietta                         - (balza di botto fuori al balcone, accennando a Giacomo di tacere).

Giacomo                       - (guarda costernato il padrone) Signò...

Cesco                            - (va difilato ad aprire le due porte sinistra e quella di destra, poi guarda sotto il tavolo e sotto il divano, infine chiede) | Dov'è?

Giacomo                       - (sta per indicare Gioietta, ma si trat­tiene pei gesti di lei) Chi?

Cesco                            - Lei! L'ostrica... La sirena! E' scom­parsa. E bisogna ritrovarla subito. Ha detto che voleva trascinarsi gli uomini fino al mare e poi giù... Mi spiego? Tutti a fondo! Non più zuppa di pesce per gli uomini, ma zuppa di uomini per i pesci!

Giacomo                       - (timidamente) Signo' vulissevo 'na cartina 'e chinino?

Cesco                            - Niente!

Giacomo                       - (versandogli una coppa di champagne) Un dito di friccicante?

Cesco                            - Aiutami a spogliarmi (beve, poi si sfila il frak).

Giacomo                       - (guardando verso Gioietta, esclama lesto) No, signò, vi prego, non sta bene...

Cesco                            - Che ti piglia?

Giacomo                       - Lei vi volete spogliare in presenza...

Gioietta                         - (gli rifà un vivo cenno di tacere).

Giacomo                       - (riprendendosi)... in presenza mia?

Cesco                            - Sei diventato un'educanda, tu?

Giacomo                       - No, ma questo è il salotto e si trase qualcuno ve trova in calzonette... in pettolella...

Cesco                            - Dammi una giacca!

Giacomo                       - Pronto! (esce un attimo da sinistra, poi torna con una giacca da camera e una bottiglia di spumante, che depone, già stu­rata, sulla tavola).

Cesco                            - (finisce di vuotar la coppa, quindi s'in­fila la giacca) Qui non è tornata affatto?

Giacomo                       - Gnernonzignore, ve l'aggio ditto quanno m'avite telefronato.

Cesco                            - E allora dov'è andata?

Giacomo                       - M'addimmannate a me?

Cesco                            - E a chi debbo domandarlo? Al vec­chio tornio? Io non lo conosco! (siede irri­tato).

Giacomo                       - (gli porge la corrispondenza) Posta.

Cesco                            - (senza guardare) Leggi tu.

Giacomo                       - (prende una lettera) Una lettera dell'ufficio tasse.

Cesco                            - Cos'è, mi hanno messo la tassa sulle sirene?

Giacomo                       - (prende un'altra lettera) Un ammeloppe sconosciuto.

Cesco                            - Apri e scorri.

Giacomo                       - (esegue poi dice) Inzuiti.

Cesco                            - Che?

Giacomo                       - Oltraggi. Vogliono sorisfazzione.

Cesco                            - (gli strappa il foglio di mano) Ancora?

Giacomo                       - Hanno venuti pure quattro bigliet­ti di visita seri, seri, a due a due, come i carabinieri.

Cesco                            - (dà un balzo) I carabinieri qui?

Giacomo                       - Gnornò, i biglietti di visita. Dice che sono patrigni.

Cesco                            - Appresso.

Giacomo                       - Po' certi furastiere volevano vedere il mostro umano. « Quanno vene 'o signore lo vedete! » 'ngi ho risposto io.

Cesco                            - Obbligatissimo.

Giacomo                       - Po' tre giurnaliste, 'na vecchia, 'nu studente, 'nu signore eu' 'na mazza accussì, 'a sarta d' 'a signora ca si nun pavate 'o cunto viecchio nun fa' 'o nuovo.

Cesco                            - E poi? Avanti!

Giacomo                       - (guarda Gioietta, che gli rinnova il gesto di poco prima) Poi... poi il conzier-gio portinaro dell'Otello ha chiuso 'a porta... (indica quella di destra) Chesta porta e ha ditto: « Basta ».

Cesco                            - Gli darò una mancia.

Giacomo                       - Grazie.

Cesco                            - A lui, non a te! Tu non sei capace di farmi ritrovare la mostra... il mostro... quell'essere insomma! (si alza deciso) Va­ligia!

Giacomo                       - Comme?

Cesco                            - Si parte!

Giacomo                       - A Capri?

Cesco                            - (quasi investendolo) Fossi matto! Al mare mai più! In montagna! in altissima mon­tagna! Corri a far bagaglio!

Giacomo                       - Mamma d' 'o Carmine (via da si­nistra).

Cesco                            - (bevendo un'altra coppa) Almeno in cima ai monti, di sirene non se ne trovano!

Gioietta                         - (viene avanti) Ma ci si possono tro­vare delle rondini.

Cesco                            - Voi? Voi? Disgraziata! Una ragazza non va nella casa d'uno scapolo... piacente come me!

Gioietta                         - Bum! Qui vengono tutti, posso venire anch'io. E' un hotel!

Cesco                            - Voi vi compromettete!

Gioietta                         - Mi o vi comprometto?

Cesco                            - Vi e mi!

Gioietta                         - Eh via!

Cesco                            - Andatevene subito! se viene papà...

Gioietta                         - E allora, quand'ho bisogno di un consiglio, a chi ricorro se non ad un vecchio amico?

Cesco                            - Io vi conosco da pochi giorni.

Gioietta                         - Ma siete amico, siete vecchio, quin­di siete un vecchio amico. E una povera ron­dinella, che non ha il coraggio d'andare a casa propria, deve; forse fare la rondinella... pellegrina?

Cesco                            - Smettete le spiritosaggini, fanfaluca! Perché non avete il coraggio d'andare a casa?

Gioietta                         - Perché ho dato stamane gli esami di laurea.

Cesco                            - Bocciata?

Gioietta                         - Per colpa vostra!

Cesco -                          - Che c'entro io?

Gioietta                         - Non era a Capri che io mi prepa­ravo per gli esami? E non eravate voi a di­strarmi con la vostra pesca del niente? Perciò non ho studiato e quando il professore mi ha chiesto: oc Chi ha fondato l'Accademia della Crusca? ». Io ho risposto: ce Cesco Pallavi­cini! ».

Cesco                            - E' una calunnia! Io non ho mai fatto di simili azioni!

Gioietta                         - Nemmeno io. Ma tutti i professori han riso, perché i giornali proprio oggi par­lano di voi in modo buffo...

Cesco                            - Lo so.

Gioietta                         - Ed eccomi senza laurea!

Cesco                            - Preparatevi agli esami di riparazione.

GlOlBTTA                    - La mia rovina è senza riparazione! Non mi resta che il passo estremo.

Cesco                            - Il suicidio?

Gioietta                         - a II marito!

Cesco                            - Tornate a scuola, mocciosa!

Gioietta                         - Ho vent'anni, corbezzoli!

Cesco                            - Ed io ne ho il doppio. Ormai la mia giovinezza è all'uscita...

Gioietta                         - La mia è all'entrata...

Cesco                            - Dunque?

Gioietta                         - Dunque c'incontriamo sulla soglia.

Cesco                            - E che vorreste fare?

Gioietta                         - Fondere l'odore della mia prima­vera al sapore del vostro autunno.

Cesco                            - No, cara, non fate La sirena anche voi, perché io a quella resisto, ma voi le squame non ce l'avete ed io con l'amo non prendo granchi, come diceste a Capri quando ridevate.

Gioietta                         - Gli uomini di cui ci innamoriamo, noi ragazze cominciamo sempre col prenderli in giro, perché essi ci prendano sul serio. E voi... oh, chissà quante volte v'hanno preso in giro,.voi!

Cesco                            - Ohe, cicala impertinente!

 ( Fortunino e Brancaleoni arrivano dalla de­stra; sono in orgasmo, ma molto serii).

Fortunino                      - Cesco, non c'è tempo da perdere, ascoltaci!

Brancaleoni                   - (a Gioietta) Voi qui?

Fortunino                      - (sorpreso) Signorina Gioietta!

Brancaleoni                   - E' grave!

Gioietta                         - Vero che è grave? Mi fa piacere! Diteglielo anche voi ch'è gravissimo e che la riparazione deve farla lui, non io... perché una ragazza non va nella casa d'uno scapolo piacente... come lui che dice che qui è un hotel e vengono tutti! A rivederci, signori! (austera) Io sono molto... molto... (passando vicino a Cesco, canterella allegrissimo) sono molto contenta!... (e scappa via da sinistra, ridendo).

Brancaleoni                   - Si hanno fastidi grossi, signor mio, con le minorenni!

Cesco                            - Zitto voi, che avete sposato l'asilo in­fantile!

Fortunino                      - Senti, Cesco, noi due dovremmo batterci, ucciderci dopo gli incidenti al cir­colo, ma io ti sono troppo amico per abban­donarti nell'imbroglio in cui ti sei cacciato!

Cesco                            - (riempiendo i calici di spumante) A voi! siete così affannati! (bevono tutti tre ma senza interrompere il dialogo vivo e serrato).

Brancaleoni                   - Non tergiversiamo, signor Pallavicini, tiratela fuori!

Cesco                            - (interrompendo di bere) Che?

Brancaleoni                   - Mia moglie!

Cesco                            - Quale?

Brancaleoni                   - Olga!

Cesco                            - Alga?

Brancaleoni                   - Olga!

Fortunino                      - Consegnaci la donna, insomma!

Cesco                            - Che fate gli scherani, voi? Siamo for­se nel medio evo?

Brancaleoni                   - Io posso far valere i miei di­ritti di marito.

Cesco                            - Se non è vostra moglie.

Brancaleoni                   - Dimostratelo!

Fortunino                      - Fuori lo stato civile di quella donna!

Brancaleoni                   - Ha le sue carte in regola?

Fortunino                      - Paga le tasse?

Brancaleoni                   - E' regnicela?

Fortunino                      - Italiana, straniera, vedova, zitella o maritata?

Brancaleoni                   - Makinskj l'ha denunziata come spia!

Fortunino                      - Bregutta indaga per la sua /era identificazione.

Brancaleoni                   - Dice ch'è una latitante!

Fortunino                      - Si narra anche che tu l'hai fatta fuggire dal manicomio d'Aversa!

Brancaleoni                   - O l'avete rapita dal convento delle suore di carità.

Cesco                            - (divertendosi) Ma si, bravi! è una suora di carità... pelosa. (Mesce) Un altro sorso!

Brancaleoni                   - Grazie, (bevendo) ma io con­fermo ch'è mia moglie. Ne sono matematicamente sicuro!

Cesco                            - Inequivocabile, come si dice adesso.

Fortunino                      - Il tuo dovere è di comunicare su­bito alla questura il vero essere della tua...

Brancaleoni                   - (interrompe)... non dite ch'è la sua amante altrimenti dovrò querelarlo per adulterio.

Cesco                            - Benissimo! Non mi manca che una querela.

Fortunino                      - E fa presto, se non vuoi che si allarghino le conseguenze del can can di ieri sera.

Brancaleoni                   - Fastidi grossi, ve lo dico io.

Cesco                            - Santi numi, che c'è?

Fortunino                      - Quattro vertenze, sei pugilati, un tentato suicidio...

Cesco                            - Chi?

Fortunino                      - Rhavan Giabuckj.

Cesco                            - Il barbagianni misogino?

Fortunino                      - Una paranza di Mergellina lo ha raccolto dalle onde in cui si dibatteva.

Cesco                            - Quando?

Brancaleoni                   - Poche ore fa.

Fortunino                      - S'era buttato in mare evidentemente per quella donna.

Cesco                            - Lo ha detto lui?

Fortunino                      - No, lui non parla finché non gli pompano tutta l'acqua che ha Bevuto.

Cesco                            - (disperato) Signore Iddio, l'ha fatta!

Brancaleoni                   - Cosa?

Cesco                            - Vi ricordate il subbuglio scatenatosi alla vista d'Alga Marina tra le braccia del filosofo indiano?

Fortunino                      - Tutti si allontanarono indignati.

Cesco                            - Compresi lui e lei. Spariti. Non li ho più trovati. Di lui me ne infischiavo, ma lei l'ho cercata dovunque tutta la notte per evi­tare che facesse una tragedia... E l'ha fatta!

Fortunino                      - Non l'hai trovata?

Cesco                            - No.

Brancaleoni                   - Non sapete dove sia?

Cesco                            - No.

Brancaleoni                   - Non sapete dove sia?

Cesco                            - No.

Brancaleoni                   - Fastidii grossi...

Cesco                            - Siete un bel jettatore, voi!

Fortunino                      - Senti, parliamoci schiettamente, senza finzioni: l'hai perduta davvero o la na­scondi ?

Cesco                            - Che nascondere! E' indispensabile trovarla subito, invece! Vuol gettare gli uo­mini a mare ed ha cominciato col pellerossa.

Brancaleoni                   - E' pellerossa lei!

Cesco                            - No, è una sirena!

Fortunino                      - E dagli! Ma non lo vedi che per codesta tua fissazione i giornali ti fanno diven­tare la favola della città?

Cesco                            - (battendosi la fronte) Mio Dio! e se ne ha affogati degli altri?

Brancaleoni                   - Che dite?

Cesco                            - Farfare, Serpis, dove sono?

Fortunino                      - Non li ho più visti!

Cesco                            - Buona notte! A mare anche quelli!

Brancaleone                  - Che?

Fortunino                      - Come?

Cesco                            - Non capite che se Rhavan Giabuckj è scampato, possono essercene altri non scam­pati?

Brancaleoni                   - Cielo!

Fortunino                      - E' orrendo!

Cesco                            - (con ribrezzo) Vedo il mare coperto di cadaveri...

Brancaleoni                   - Brrr...

Fortunino                      - Non ci rimane che precipitarci in cerca di quella forsennata!

Cesco                            - (preso da una furia convulsa) Si, pre­sto! Giacomo! Un soprabito! (Giacomo ac­corre sbalordito).

Giacomo                       - Pronto! (dà un soprabito al padrone aiutandolo ad infilarlo).

Cesco                            - (intanto continua a parlare con molta sovreccitazione) Corriamo! Un motoscafo! Un vaporino! Bisogna esplorare tutto il golfo, capite ?perché il mostro è tornato in mare, non c'è dubbio, tra i delfini, a dirlo ai pescicani e se va via con le balene, io che non cono­sco il vecchio tonno perché pescavo le triglie, come lo domando ai cefali che ci prendono per merluzzi e chiamano i polipi, le seppie, i calamari e tutta la frittura di mare?Dio! Dio! Dio!... (esce da destra esasperato).

Giacomo                       - (a Fortunino) Signò, ma ch'è succiesso ?

Fortunino                      - Quel poveretto ha smarrito la ragione!

Brancaleone                  - Non lo lasciamo solo!

Fortunino                      - Andiamo!

Giacomo                       - (sempre più disorientato) Pazzo 'o patrone mio? (vede vuote le bottiglie su la tavola e ne aggiunge altre due) E cornine spa-resce 'o cisto! (beve). (Guendalina viene dall'usciolo di sinistra).

Guendalina                   - (concitata) Pregate il signore!

Giacomo                       - (fraintendendo) Come?

Guendalina                   - (recisa) Pregate il signore!

Giacomo                       - (con le mani giunte verso il cielo) Signore, ti prego di darci mi'occhiata...

Guendalina                   - (interrompe irritata) Stupide! Pregate Cesco di venir subito qui!

Giacomo                       - (confuso) Ah, scusate... Stamattina succedono cos' 'e pazze e 'a capa m'avota...

Guendalina                   - Non tardate!

Giacomo                       - 'O signore è asciuto... 'O signore mio, no chillo! (indica il cielo)... E' asciuto mo' mo'... Starrà ancora p' 'a scala grande...

Guendalina                   - Raggiungetelo immediatamente!

Giacomo                       - Ma...

Guendalina                   - Se non volete rovinarlo...

Giacomo                       - Sant'Apostole! (corre via da de­stra).

Guendalina                   - (siede volgendo le spalle al balcone, apre la borsetta, s'incipria, s'arrossa le lab­bra, passa il lapis sugli occhi). (Alga Marina viene fuori dal balcone).

Alga                              - (avanza, osserva un po' il « maquillage » di Guendalina, poi dice sorridendo) Noi siamo le due sirene, non è vero?

Guendalina                   - (scatta in piedi, felina) Ah! Ci sei tu, invece di lui?

Alga                              - Dunque, tu ed io abbiamo la stessa natura...

Guendalina                   -... ma due forme diverse, gra­zie a Dio!...

Alga                              - Già, sirena di terra e sirena di mare: io falsifico il canto, tu il volto.

Guendalina                   - (a denti stretti) Ascolta, canzo­nettista, fissami bene in faccia! Vuoi finirla d'essere la mia rivale e di togliermi gli uo­mini dal fianco? Ma che virtù hai che li se­duci tutti? Che donna sei?

Alga                              - Ecco la mia virtù: non sono donna.

Guendalina                   - Non fingere con me, non temere ch'io sia qui per rubarti l'amante. Io l'odio!

Alga                              - Ed ecco il tuo vizio: tu canti d'odio e non d'amore.

Guendalina                   - Io graffio!

Alga                              - Ed io carezzo.

Guendalina                   - Tu non fai che accendere i de­sideri...

Alga                              -... senza concedere, tu concedi prima d'accendere.

Guendalina                   - Io degli uomini non mi curo affatto!

Alga                              - E allora non servi a niente. Gli ani­mali dell'universo vanno a coppie e se l'uo­mo non ti completa, tu non sei niente per la natura.

Guendalina                   - E tu che cosa sei?

Alga                              - Una sirena che fa la donna!

Guendalina                   - Meno di me! Io sono una donna che fa La sirena.

Alga                              - E canta, allora, col tono che gli uo­mini ti danno, sorridi, prometti, invita, bacia per disprezzare, non disprezzare per poi farti baciare. Che sirena sei tu, se il tuo canto par­la di gelosia, d'odio, d'orgoglio e di felicità non parla mai?

Guendalina                   - Felicità è una parola vuota!

Alga                              - Riempila di musica e dilla sempre, che gli uomini son tutti così grulli da crederci ogni volta!

(Cesco entra da destra con Giacomo che quasi lo trascina).

Giacomo                       - Ccà, signo', sta ccà!

Cesco                            - (stravolto, scomposto negli abiti, afferra

Alga per un braccio e le dice tragicamente)

-Mostro, quanti ne hai uccisi?

-

Guendalina                     - (spaventata dall'aspetto di lui) E Cesco!

Cesco                            - (cade a sedere affranto) Non ne posso più!

Guendalina                   - (ad Alga) Così lo hai ridotto?

Alga                              - Quello? Se è l'unico uomo che non subisca il mio incanto.

Guendalina                   - Possibile? Cesco, allora tu mi ami!...

Cesco                            - (balza in piedi) Non confondiamo!

Alga                              - (avvicinandoglisi) Né io lo lascio finché non l'ho vinto.

Cesco                            - (indietreggia) Un momento!

Guendalina                   - (gli si addossa) Questo non riu­scirai a strapparmelo!

Cesco                            - (scostandosi) Scusate, ma...

Alga                              - (lo afferra) Lo vedremo!

Cesco                            - Prego!

Guendalina                   - (ghermendolo) E' mio!

Cesco                            - Prego!

Alga                              - E' mio!

Guendalina                   - Mio!

Cesco                            - (si svincola dalle due donne che gli si sono strette addosso) Perdinci, piuttosto mi butto a mare!

Alga                              - (pronta, con forza) Bene!

Cesco                            - (energico) Un corno!

Alga                              - Taci, mollusco! E' il tuo destino di preda. Sua o mia! Noi siamo le divoratrici, tu il divorato.

Cesco                            - Macché divorato d'Egitto! Io sono... (Fortunino e Brancaleoni tornano in scena più ansanti di prima. Giacomo continua a por­tar bottiglie su la tavola e a mescere a tutti).

Fortunino                      - (a Cesco)... un mentitore sfac­ciato! Lo dicevo io che la nascondevi!...

Guendalina                   - Fortunino!

Brancaleone                  - (ad Alga) Signora, a casa!

Cesco                            - Ma no!

Fortunino                      - (dominando la confusione) Cal­ma, amici, cerchiamo di conservare la nostra calma! Padroneggiamoci! (ad Alga, con tono rude, che pian piano si attenua fino alla sdol­cinatura) Sentite donna, silfide, dea, qualun­que cosa voi siate... non mi fissate così perché le idee mi si scombussolano nel cervello... Ascoltatemi bene! Bisogna ch'io vi dica che vi vedo... bella... abbagliante... (sta per ingi­nocchiarsi).

Cesco                            - (lo raddrizza con uno scossone) E met­titi gli occhiali da sole, idiota!...

Brancaleone                  - (ripete con energia ad Alga) Signora, a casa!

Cesco                            - (tira indietro anche lui) A casa del diavolo! (ad Alga) Rispondi, dove hai tra­scinato quella mandra d'uomini che ti cir­condò iersera?

Alga                              - Si fermarono su la riva a guardare il mio torso nudo nell'onda ed uno solo mi seguì nel tuffo.

Guendalina                   - Il più inetto!

Fortunino                      - Il filosofo!

Cesco                            - E gli altri?

Alga                              - Li lasciai nei gorghi...

Cesco                            - Del mare?

Alga                              - Delle passioni. Urlavano, si picchia­vano...

Guendalina                   - E' anche quello un modo d'ina­bissarli.

Alga                              - Le sirene di terra non fanno così?

Cesco                            - E poi?

Alga                              - In mezzo al golfo ho cantato tutta la notte.

Cesco                            - (spaventato) A chi?

Alga                              - Ai flutti ed alle stelle. Meduse, mitili e asterie mi si aggrappavano addosso, frotte d'agugìie e dèntici, lucci, anguille e raje mi danzavano intorno, io narravo di voi e tutto il mare pareva torcersi in una convulsione di risate. Gli uomini, ah! ah! ah!...      (scoppia in una larga risata trillante).

Tutti                              - (passano da un primo moto di sorpresa alla suggestione e pian piano ridono tutti apertamente, rumorosamente, andando verso Alga, che è a sinistra della scena). (Bregutta entra con impeto dalla destra).

Bregutta                        - Fermi tutti! (un attimo d'imme­diato silenzio, indi egli si volge ad Alga) Lo sapevo ch'era qui. (ordina verso la porta). Fermatevi alla porta!

Brancaleone                  - Ebbene?

Fortunino                      - Riconosciuta?

Cesco                            - (piano) Sherlok Holmes!

Bregutta                        - La nostra solerzia non si smenti­sce (col braccio teso come un accusatore, in­dica Alga) Gemma Blòa, d'ignoti, d'anni ven­tiquattro, ricercata da sette questure per fro­di,, truffe e raggiri, mistificatrice di profes­sione, sfuggita finora a tutte le indagini, ma non all'oculatezza del Commissario Bregutta!

Cesco                            - (gli porge un calice) Bevete!

Bregutta                        - Io sono qui pel mio uffizio, non per la gozzoviglia, tuttavia, poiché mai il police-man sopprime il gentleman, io bevo.

Cesco                            - Alla vostra intelligenza!

Bregutta                        - All'opera della giustizia! (Tutti bevono, tranne Alga).

Alga                              - (accostandosi a Bregutta, melliflua) Ammiraglio...

Bregutta                        - (evitando lo sguardo di lei) Tutti lor signori, come si trovano, sono pregati di favorire in questura, (ad Alga) E voi... voi...

                                      - (gli trema la voce. Ella fa per carezzarlo) Voi state ferma, non solleticate l'uomo nella pelle del funzionario! Voi mi seguirete tra gli agen­ti... purché non affascinate anche quelli!

Cesco -                          - Arrestata? Ah, finalmente! Alga Ma­rina, dovranno esaminarti e quando ti avran­no vista intera, si capirà chi e che cosa vera­mente tu sei.

Tutti                              - (quasi con ira) Ma che cosa è dunque?

Alga                              - La vostra illusione.

Tutti                              - (si voltano. La sirena è andata indietreg­giando fino a trovarsi ora sul balcone ed è sa­lita ritta su la balaustra).

Bregutta                        - Giù!

Alga                              - Guai a mirarmi intera! I marinai che vedono la coda alle sirene sfuggono all'in­canto com'è sfuggito il mio pescatore.

Fortunino                      - (a Bregutta) Siete sicuro di quan­to avete detto voi?

Bregutta                        - Non mi sbaglio mai!

Cesco                            - Badateci, potreste trovarvi di fronte ad una sorpresa colossale.

Bregutta                        - Poche chiacchiere e avanti, altri­menti chiamo rinforzi! (e va risoluto verso Alga).

Alga                              - Pescatori di sogni, non mi pescate più! (e salta in mare allargando il mantello, che resta tra le mani di chi stava per afferrarla).

Tutti                              - (danno un urlo di raccapriccio. Cesco, Guendalina e Giacomo corrono al balcone. Fortunino e Brancaleoni cascano sul divano quasi svenuti).

Bregutta                        - (gridò verso l'uscio) Correte alle barche! Una donna in mare!

Cesco                            - (chiamando) Sirena! Ehi, Sirena!

Fortunino                      - (sobbalza) E' morta? (va al bal­cone).

Brancaleone                  - (seguendolo) Si sarà sfracellata sugli scogli...

Cesco                            - (continua a chiamarla) Signora pesce! Anfibia!

Giacomo                       - Eccola!...

Guendalina                   - Nuota!

Giacomo                       - Ride!

Brancaleone                  - Guizza sull'acqua.

Fortunino                      - (con un grido di sorpresa) Ha la coda!

Tutti                              - La coda?

Brancaleone                  - Le pinne!

Bregutta                        - S'allontana!

Fortunino                      - Ma è dunque una sirena vera?

Cesco                            - Se ve lo sto dicendo da ventiquattr'ore!

 

Bregutta                        - Ma no! E' un trucco della misti­ficatrice!

Guendalina                   - Non si vede più...

Cesco                            - Addio! Come farò capire agli uomini, ora, che ho veramente pescato una sirena? (Vengono tutti avanti come tanti automi, stupefatti e stranizzati, riprendono in mano le coppe di champagne. Si risente il canto dei bar­caioli del primo atto).

Fortunino                      - Che sia davvero la nostra illu­sione?

Bregutta                        - E' uno scherzo...

 Brancaleone                 - Un sogno!

Cesco                            - (indicando coppe e bottiglie) E' una sbornia, cari miei... e che sbornia!

Tutti                              - (tendendo l'orecchio) Ssssst!

Alga                              - (se ne sente la voce melodiosa che si di­sperde) Fermati, ascoltami, guardami, toc­cami, baci domandano le labbra tenere, dam­mene, dammene... (E' come se l'invito ra­pisse un po' tutti. Rimangono estatici, come per un sogno ad occhi aperti. Le voci dei barcaioli e quella della sirena si fondono in una cantilena sola, lunga, lontana... Sipario).

 

FINE

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