Alla macchia

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Dove non specificato, ogni volta che si va a capo è un nuovo attore a parlare

Genere : tragico

7 uomini, 6 donne

Dove non specificato, ogni volta che si va a capo è un nuovo attore a parlare

Lo spazio è idealmente diviso in due parti. In una reciteranno i fascisti, nell’altra gli antifascisti, fino ad un certo punto però, quando i fascisti invaderanno la parte degli antifascisti. Fino allo scoppio della guerra, da questo momento la parte diventa unica.

Buio

I scena: lo sciopero del ’22 ad Ancona

Musica Banda Ionica - Passione - Per Domenico Morelli                                              

Luce su fascista

L’Italia è un paese di pezzenti che solo grazie a noi potranno dirsi civili. Se non ci fossimo noi, saremmo tutti poveri e morti di fame. Chiederemmo l’elemosina agli angoli delle strade. Chi non sa fare la guerra, molto difficilmente può fare la pace. Oggi bimbi forti e robusti; domani: soldati valorosi per una più grande Italia. Siamo una grande mobilitazione di forze materiali e morali e vogliamo, senza false modestie, governare la Nazione. Col programma necessario ad assicurare la grandezza morale e materiale del popolo italiano. (da forte diventa sottovoce)

Noi agitiamo dei valori morali e tradizionali che il socialismo trascura o  disprezza, ma soprattutto noi rifuggiamo da tutto ciò che é ipoteca arbitraria sul misterioso futuro.

Buio

Luce su antifascista

Il comitato segreto di agitazione a nome dell’Alleanza del lavoro proclama da Ancona lo sciopero generale antifascista.

3 Agosto 1922 è sciopero generale in tutte le Marche. Insieme a quello proclamato in Piemonte è una delle manifestazioni di combattività che precedettero l’ultimo disperato tentativo: sciopero generale “legalitario”, lanciato in tutta Italia.

Ma lo sciopero ha i suoi nemici. Quello del ‘22 si chiama fascismo.

Buio

Luce su fascisti

In Ancona arrivarono camicie nere dall’Emilia Romagna e dall’Umbria comandate da ex ufficiali e giovani agrari come l’onorevole Gai, il maggiore Galeazzi di Jesi, Terrazzani di Montecarotto, De Strani di Arcevia, Rossi e Liverani di Senigallia.

Buio

Luce su antifascisti

Noi degli Arditi del popolo al comando di Erasmo Abate, anarchico, e Guido Molinelli, comunista, abbiamo raggruppato centinaia di giovani per la difesa della città: anarchici, repubblicani, socialisti e comunisti sotto una bandiera, quella dell’antifascismo, alzata in nome della democrazia e della libertà. Per l’occasione abbiamo fatto saltare un tratto della ferrovia Ancora – Pescara, all’Aspio, un treno proveniente da Pescara deraglia e perdono la vita un ingegnere delle ferrovie e un fuochista crumiri. La polizia perquisisce ed arresta i lavoratori in sciopero.

Migliaia di fascisti armati si riversano su Ancona per impedire la riuscita dello sciopero, i magazzini militari sono stati aperti, con la complicità dell’esercito, e ai fascisti è stato concesso di prendere armi appartenenti allo stato italiano.

Buio

Luce su fascisti

Siamo giovani, nati ieri e non abbiamo storia. O ne abbiamo troppa. Ma non ci pesa. Non grava sulle nostre  anime il passato, perché il tumultuoso presente c'incalza verso l'avvenire.

Fra  poco il Fascismo dominerà la situazione. E' la migliore gioventù d'Italia, la più sana, la più ardimentosa. Avanti, Fascisti! Tra poco saremo una cosa sola! Fascismo e Italia! (Benito Mussolini, Diario della volontà, 23 marzo 1921 )

Buio

Rumore di proiettili

Luce su antifascista

3 agosto del ‘22. Il primo scontro avvenne alla Fornaci di Palombella. Il comando degli arditi fa appostare squadre armate antifasciste lungo la strada che fiancheggia la ferrovia e sulle alture vicine. All’arrivo del  treno con i fascisti partono scariche di fucileria e lancio di bombe a mano. Il treno è bloccato.

La lotta si accende accanita: dietro i rialzi, lungo la ferrovia, i fascisti tentano di contrattaccare. Qualche gruppo resiste, altri si danno alla fuga.

A terra ci sono tre morti. Gli antifascisti hanno cinque feriti leggeri. Ma non è che il prologo. Arrivano altri convogli. Altre nutrite raffiche di fucileria.

A Torrette, una piccola frazione di pescatori, i fratelli Olindo ed Ezio Giombi, repubblicani, sorpresi dalla sparatoria e rifugiatisi sotto un ponticello, vengono uccisi dai fascisti. La resistenza di pochi audaci non riesce a fermare l’avanzata dei fascisti.

La resistenza si trasferisce in città presso i Colli Guasco, Capodimonte, Cappuccini.

È verso Capodimonte che i fascisti puntano i loro sforzi con grande impegno di uomini e di mezzi e con l’ausilio delle guardie regie e dei carabinieri. Capodimonte diviene il baluardo della resistenza antifascista di Ancona. Si può dire che tutto il rione partecipi all’impari lotta e solidarizzi con i combattenti: alcuni antifascisti si asserragliano sul campanile della chiesa di san Giovanni.

I fascisti arrivano da tutte le parti e sempre più numerosi. Tutte le armi dei fascisti sono concentrate sul campanile divenuto il simbolo di una strenua eroica difesa. Si spara dalle finestre, dagli angoli delle vie, dai portoni. Finite le munizioni,

Rumore di proiettili fine

la resistenza non cessa e la lotta prosegue corpo a corpo. Cade Renato Quattrini, anarchico, che sarà l’ultimo a lasciare il campanile e a tener testa ad un gruppo di fascisti. Poco distante cade, nella difesa della libertà, il sottocapo di marina Augusto Manna. Gino Savini, detto Armando, anarchico, rimane gravemente ferito.

Ormai i padroni del rione sono i fascisti che si scatenano in una vera e propria caccia all’uomo mentre guardie regie e carabinieri prestano man forte.

Alla frazione Grazie, presso le scuole elementari, cade ferito l’ardito del popolo Remo Maggini: sarà selvaggiamente finito a pugnalate dai fascisti.

Il 4 mattino arrivano ingenti rinforzi fascisti.

Viene mandato alla stazione un battaglione di fanti per impedire che le squadre entrino in città.

Il tenente colonnello del battaglione fa bloccare l’uscita principale, ma man mano che arrivano i treni avverte gli squadristi che l’ingresso della “piccola velocità” non è sorvegliato.. può così giungere in città il gruppo dei fascisti dell’Umbra al comando del console Graziani e  dei deputati fascisti Bastianini e Mughetti.

Arrivano fascisti da Perugia, da Bologna con Arpinati e Manaresi. Nel pomeriggio arriva Italo Balbo da Ferrara. Il bilancio delle tre giornate è di 7 morti e 21 feriti.

Buio

Luce su fascisti

Durante la notte tra il 2 e 3 agosto furono incendiati il Circolo dei ferrovieri e quello dei soviet. Dopo lo scontro a Capodimonte sono stati dati alle fiamme il circolo anarchico dei picconieri, il circolo dei risorti; nel rione san Pietro, la sede della camera del lavoro, la casa del popolo, ossia la casa della delinquenza.

Buio

Luce si antifascisti

Mi ricordo che avevamo costruito la casa del popolo con le nostre mani e con i nostri soldi, pietra su pietra. Era il simbolo della riscossa del popolo ignorante.

Buio

Luce su fascisti

Dobbiamo fargli vedere i sorci verdi a questi miserabili pezzenti, sporchi, sudici e puzzolenti. All’albergo Roma e Pace procederemo agli interrogatori dei sovversivi, lavativi, ignoranti, che si credono di saperne più di quanto ne sappiamo noi.

Buio 

Luce su antifascisti

4 agosto 1922. Raffaele Raschia mentre esce di casa viene freddato da una squadra fascista. In via Saffi nei pressi del caffè Giuliani, Lucia De Mattia, solo perché veste di rosso, viene presa a revolverate dai fascisti: avrà un polmone perforato. Il barbiere Gardini, per sfuggire alla cattura delle squadre fasciste, scavalca una finestra, cade e si frattura la spina dorsale, morirà. Il fiaccheraio Gambi, chiamato al Campo della Mostra per un servizio, era un’imboscata, viene abbattuto a colpi di pistola come un’anatra. Stessa fine farà Romolo Giusti mentre stava governando il suo cavallo.

Di notte nei quartieri operai non si dorme più. Di giorno la vita è impossibile a casa o sul posto di lavoro. Ogni democratico, ogni amante della libertà è braccato come un bandito. Molti sono costretti ad espatriare cercando asilo in Francia o in America.

Qualcuno resta e viene bastonato a sangue. Giovanni Serafini, anarchico, Nazzareno Pacciarelli, anarchico, Duilio Santarelli, repubblicano, Francesco Burattini, Dorino Seccafieno, Egidio Galeazzi, Boccalò, Raffaele Maderloni. A Falconara: Araldo Desideri e il padre, Nello Severini, Piero Palestrini, un certo Baioni, comunista, che morirà mesi dopo all’ospedale di Ancona (da Duilio Santarelli alla fine le  parole sono sovrapposte a quelle del personaggio successivo)

Buio

Luce su fascisti

Io riconosco e mi vanto di possedere uno spirito nobile ed alacre: e  aggiungo che il giorno in cui non mi sentissi più stimolato da questa inquietudine mi riterrei diminuito e liquidato. Io non mi  "adagio" mai in nessuna posizione; non mi siedo, non mi addormento sul già raggiunto; non sono un impiegato tardo e marginatore di pratiche, ma un camminante che non riconosce mai nella mèta raggiunta, quella definitiva o suprema, non mi mancano volontà e tenacia. Sono trenta mesi oramai che io, giorno per giorno, implacabilmente, ho tenuto fermo nella battaglia contro le forze che minacciavano di rovina la Nazione.

Trenta mesi di duro lavoro, di quotidiano lavoro, alternato da vittorie e da sconfitte; confortato talvolta da vasti consensi, gelato talora da isolamenti improvvisi. E non ho mai piegato. Sono infiniti i campi nei quali possiamo applicare le nostre energie. Comprendo e compiango quelli che non sanno astrarre dai loro ambienti, vi si inchiodano e non vedono altro, e non credono alla esistenza di un più vasto e complesso e formidabile mondo. Noi vogliamo sprovincializzare l'Italia e proiettarla come "entità nazionale" , come blocco fuso oltre i mari e oltre le Alpi.

 (Benito Mussolini, 19 agosto 1921 - Diario della Volontà)

Buio

Luce su antifascisti

Camice nere, armate di manganelli, di pugnali, pistole e bombe a mano percorrono i vari quartieri della città, alla caccia dei lavoratori, solo colpevoli di essere democratici. E ancora la marcia su Roma non c’è stata.

II scena Armando

Luce su fascisti

Un uomo imbavagliato è seduto su di una sedia

Hai finito di nasconderti tra i tombini del cimitero. Non ti preoccupare, non ti preoccupare, non ti preoccupare. Presto ci tornerai. Da morto. Bello il circolo operai delle Tavernelle, bello, ma adesso sai che ne facciamo? Gli diamo fuoco. Gli diamo fuoco, con te dentro. Caro Armando Bontempi. Per noi siete tutta mondezza, anarchici, repubblicani, socialisti, comunisti. Questa è la fine che dovete fare, quella del topo di fogna, tu vivi nella fogna. Tu muori nella fogna. Questo circolo sovversivo. Ma prima ti cacceremo un manganello nel culo. Pezzo di un bastardo. Così saprai chi sono i fascisti.

Entrano altri antifascisti nella loro zona trattenuti da fascisti in ombra

Antifascisti: Lasciatelo per carità. Abbiate pietà.

Entrano fascisti con torce accese che prelevano Armando e lo trascinano fuori

Silenzio

Buio

Ticchettio di sveglia

Fascisti: Non sei morto? (ride) Ci penseranno altri camerati a farti fare una bella fine.

Ticchetti di sveglia

Luce su fascista

Armando semi svestito è a testa in giù su di una scala tenuta da camerati, con un limone in bocca, tossisce

Una donna: Chi sono i tuoi compagni? Chi sono i tuoi compagni? Chi sono i tuoi compagni?

Buio

Ticchettio di sveglia

Luce su fascisti

Armando tossisce, non ha più il limone, vomita, è sempre a testa in giù

Buio

Ticchettio di sveglia

Luce su fascisti

Armando è seduto su di una sedia con un imbuto in bocca attraverso il quale viene fatto scendere del liquido

Buio.

Ticchettio di sveglia.

Armando tossisce

Fine ticchettio.

Armando tossisce.

Silenzio

Luce su antifascisti

E il prefetto?

Il questore?

Cosa dicono?

Niente.

L’Italia è in mano ai fascisti.

Il delitto è ormai legalizzato.

E a Jesi?

A guardarla dalla strada che porta a San Marcello sembra un cammello con la testa verso il mare e con la coda verso i monti. Jesi sembra che voglia fuggire. Anche lei. Fuggire dal freddo della montagna e raggiungere il caldo del mare. Sembra che la città voglia fuggire da se stessa, verso il mare e imbarcarsi verso un dove. Un altro dove.

Musica???

III scena: il maggiore Galeazzi e il fascismo a Jesi

Buio

Oggi 6 gennaio 1919 mi rivolgo a te, Avvocato Giuseppe Abbruzzetti, sindaco di Jesi. Cattivo spettacolo, gazzarra, è stato quello che ho visto in occasione della consegna della bandiera delle donne jesine ai mutilati di guerra. La gazzarra ha fatto passare senza nessun applauso gli inni patriottici che i nostri soldati cantavano andando in trincea, per morire, per resistere, per vincere. Ti lascio immaginare l’impressione di chi la guerra l’ha fatta davvero. Ora ti faccio due domande: per il municipio è stato più conveniente alla dignità di un’accolta ufficiale di reduci e di mutilati pagare loro da mangiare senza che nessuno del Municipio portasse la parola e l’adesione del paese? Che cosa ha fatto e cosa intende fare il municipio per provvedere ai mutilati quella posizione di decoro e dignità che loro compete e che invano chiedono da oltre un anno e che noi combattenti vogliamo che non tardi? Gradirò risposta categorica.Il consigliere Comunale Maggiore Ernesto Galeazzi. La risposta mi sarà data pel tramite della sezione dei mutilati di Jesi.

Luce su antifascisti   

Il Consigliere Galeazzi, consigliere di maggioranza, fa un’interpellanza scritta al Sindaco chiedendo una: “risposta categorica” per il: “tramite” di una associazione privata, la sezione dei mutilati di Jesi.

Questo non è molto normale.

La politica stava cambiando stile, e non solo quella.

E chi era il consigliere Comunale Maggiore Ernesto Galeazzi e perché era così arrabbiato?

Al Teatro Pergolesi il giorno precedente si era tenuta una manifestazione patriottica, a cura del comitato per la mobilitazione civile.

Cambio luce

            Diapositiva pag 61 Duilio

Donna: Vado io che sono una signora, non può parlare una vile plebea, signori lasciatemi andare devo parlare io! Buongiorno a tutti. Sono la marchesa…

Astanti: Marchesa statte zitta..

Donna: Erminia Honorati…

Astanti: Guerraiola, statte zitta, que ne sai te de la guera?!

Donna: Con queste brevi parole volevo rendere omaggio

Astanti: Tornatene a casa.

Donna: ai caduti per la guerra…

Astanti: buuuu, ruffiana, prrrrrrrrr

      La marchesa si allontana

Uomo: Diamo ora la parola al maggiore Ernesto Galeazzi e a Pietro Nenni

Astanti: Peggio me sento! Buuu, fiiiiiii.

Buio

Luce su fascista

Ernesto Galeazzi,

Diapositiva pag 82 sovversiva    

Sono un ingegnere di 42 anni, prima della guerra, assessore e consigliere. Mi sono dimesso dalla giunta per andare al fronte, dove vengo pluridecorato al valor militare, e dove ottengo il grado di maggiore. Ho frequentato il liceo di Jesi, poi l’Accademia militare e la scuola di artiglieria e la facoltà di ingegneria, laureandomi come ingegnere elettronico.

Buio

Luce su antifascista

Era un uomo di piccola statura, capelli e baffetti neri; i suoi modi apparivano singolari, tant’è che c’era chi metteva in dubbio il suo equilibrio psichico.

Buio

Luce su Galeazzi

La nostra città ha bisogno di un piano regolatore, di un nuovo ospedale, perché quello che abbiamo è ormai vecchio. Nella parte bassa della città vanno previste, oltre che le industrie, le case popolari, mentre in quella più alta, un quartiere per professionisti, per impiegati e in genere coloro che per natura della loro occupazione hanno bisogno di maggiore tranquillità. Sottolineo la necessità di una scuola professionale, una vera istituzione scolastica del proletariato, giacché “avviene che molti giovanetti si affollano nelle scuole secondarie, ai cui studi non li chiamano né le loro attitudini, né le condizioni economiche dei loro parenti” con la conseguenza di avere poi una quantità di “spostati”.

Buio

Luce su antifascista

Nelle Marche il fascismo non riusciva ad attecchire. Il primo fascio fu costituito nel 1919 a Camerino, ma si dissolse subito. Il secondo a Senigallia, nel luglio del ‘20, ad opera di Nello Zazzarini, già segretario regionale della federazione giovanile del partito repubblicano e durante la prima guerra segretario regionale del pri. Nelle elezioni del ’21 nelle Marche per i fascisti fu eletto deputato con buon successo Silvio Gai. In Ancona si contavano 200 aderenti, ad Arcevia 85, a Fabriano 15, a Senigallia 41, a Jesi 44.

Luce su Galeazzi

A Jesi il capo ero io.

Buio

Luce su antifascista

Iniziano le provocazioni anche a Jesi, ed iniziano a colpi di pistola i volantinaggi e le devastazioni dei locali socialisti, repubblicani, anarchici e comunisti, il tutto con la complicità e lo sguardo assente della forza pubblica.

Il proletariato locale addimostra la sua elevatezza anche nelle discussioni più vive. Repubblicani, mazziniani, socialisti, anarchici e comunisti sostengono le loro idee, parlano vivacemente ma non ricorrono alle armi. I fascisti invece a 16 anni vengono armati e le autorità chiudono gli occhi perché sono bravi e buoni compari.

I maggiori responsabili di questi fattacci sono quei vecchi volponi, quei ferri arrugginiti della polizia, quei pescecani arricchiti alle spalle di chi lavora e produce, i quali armano, nascosti, la gioventù fascista.

E questo non basta, un giorno arrivano a Jesi, sulla scorta di ciò che è accaduto in Ancona, fascisti anche da altre città d’Italia.

Buio

Luce su fascista

Senta signor Sindaco di Jesi, oggi, 5 agosto 1922, sarà una giornata memorabile, lei ci consegni le chiavi del Comune che qui si fa l’Italia.

Sindaco Celso Cingolati: Tu fai un pezzo di cazzo!

Buio

Luce su antifascisti

 Neanche due mesi dopo i fascisti devastano ed incendiano la società del mutuo soccorso del setificio, la sede del partito repubblicano, la Camera del lavoro e la sezione comunista.

Buio

Luce su fascisti

Fascisti di tutta Italia! L'ora della battaglia decisiva è suonata. Quattro anni fa, l'esercito nazionale scatenò la suprema offensiva che lo condusse alla vittoria: oggi, l'esercito delle camicie nere riafferma la vittoria mutilata e puntando disperatamente su Roma la riconduce alla gloria del Campidoglio. Da oggi la legge marziale del fascismo entra in pieno vigore.

Dietro ordine del Duce i poteri militari, politici e amministrativi della direzione del partito vengono riassunti da un quadriumvirato segreto d'azione, con mandato dittatoriale. L'esercito, riserva e salvaguardia suprema della nazione, non deve partecipare alla lotta, il fascismo rinnova la sua altissima ammirazione all'esercito di Vittorio Veneto. Né contro gli agenti della forza pubblica marcia il fascismo, ma contro una classe politica di imbelli e di deficienti che da quattro anni non ha saputo dare un governo alla nazione.

Le classi che compongono la borghesia produttrice sappiano che il fascismo vuole imporre una disciplina sola alla nazione e aiutare tutte le forze che ne aumentino l'espansione economica ed il benessere. Le genti del lavoro, quelle dei campi e delle officine, quelle dei trasporti e dell'impiego, nulla hanno da temere dal potere fascista.

Saremo generosi con gli avversari inermi; saremo inesorabili con gli altri. Fascisti di tutta Italia! Tendete romanamente gli spiriti e le forze. Bisogna vincere. Vinceremo! Viva l'Italia! Viva il fascismo! (27 ottobre 22)

Buio

Luce su antifascista

Oggi 26 settembre ’22, in seguito ad ordini categorici del Comando fascista, io Celso Cingolati e tutta l’Amministrazione Comunale di Jesi, siamo costretti a rassegnare le dimissioni, io da sindaco e da consigliere comunale, gli altri da Assessori, onde evitare alla mia città dolorose conseguenze ed inutili eccidi. Ho la coscienza di aver adempiuto al mio dovere in momenti difficilissimi, sia come sindaco che come cittadino, senza essere assistito da chi ne aveva il dovere. 

Buio

Luce su fascista

La giunta, che ha tenuto il potere da due anni, non avendo più il prestigio necessario per tenersi al governo della cosa pubblica, vincolata com’è da un partito contrario al nuovo indirizzo del popolo italiano, si è dimessa.

Io Roberto Marcellini sono il nuovo commissario prefettizio, il mio compito sarà quello di mettere ordine nelle cose amministrative, governare con senso di giustizia la città di Jesi.

Buio

Luce su antifascista

Roberto Marcellini rimase in carica fino alle elezioni del ’23. In questi pochi mesi mise le cose a posto. Diminuì da 700 a 369 le famiglie che avevano assistenza farmaceutica ed ospedaliera gratuita. Dimezzò le spese per l’assistenza nel bilancio comunale. Aumentò il dazio su di una serie di prodotti. Aumentò la tariffa dell’acqua potabile. Diminuì la sovrimposta sui terreni di 400 mila lire e gli agrari furono totalmente soddisfatti.

Tutta la politica sociale e fiscale ridistribuiva dei repubblicani venne smantellata.

Il mondo va a destra e colpisce inesorabilmente la sinistra. La destra è rappresentata da lor signori, la sinistra dal solito Pantalone, che paga tutte le spese. Finché non sarà stufo.

Nella Vallesina dall’agosto del ’22 fino al 28 ottobre, giorno della marcia su Roma, fu un susseguirsi di violenze, di occupazione di paesi. Di caccia all’uomo.

            I fascisti vanno in platea tra il pubblico

Fascisti: Perquisite i covi. I sovversivi saranno presto messi al muro.

Dio e Patria. Ogni altro affetto, ogni altro dovere viene dopo.

Senza sforzo, senza sacrificio e senza sangue nulla si conquista nella storia.

Tireremo sempre dritto!

Lavoratore, ricorda che anche tu sei soldato, che il tuo lavoro è la tua trincea.

Finirà questa pacchia per voi, presto il duce vi darà quello che meritate.

      I fascisti in platea si bloccano, sul palco

IV scena: il 1923

Antifascisti: All’inizio del ‘23, quando nasce Francesco Contuzzi finiscono in carcere tutti i capi del partito comunista marchigiano per documenti trovati in casa del fermano Umberto Mecozzi, tra loro ci sono anche gli jesini Bruno Pandolfi e Primo Fiordelmondo che si fanno quattro mesi di carcere.

Saranno assolti per insufficienza di prove.

La sezione del PRI di Ancona, insieme ad altre della Romagna, si staccò dal partito e diede vita ad un partito repubblicano con posizioni  afasciste, a Jesi questo non accadde.

Ma comunque il 4 febbraio 1923 alle elezioni comunali, nessuno partito aveva presentato liste,

per paura?

Terrore?

Vergogna?

Ad eccezione del: “blocco nazionale” che racchiudeva fascisti, liberali e nazionalisti, che naturalmente conquistò tutti i 30 seggi a disposizione.

L’unico problema fu l’affluenza alle urne.

I votanti furono il 52% della popolazione avente diritto.

A Jesi città la percentuale non raggiunse il 40% ma in campagna votò il 70%, segno che i sacerdoti non intervenirono molto o furono poco persuasivi, al contrario dei proprietari terrieri, dei fattori, degli squadristi.

I nuovi rappresentanti del popolo al consiglio comunale sono per lo più esponenti delle classi abbienti.

Buio

Luce su fascisti

Abbiamo chiamato attorno a noi tutti coloro che si sentono italiani e abbiamo chiesto loro dei nomi che alle reali competenze unissero un passato di italianità assolutamente irreprensibile. Quindi l’appello al voto. Correte tutti con noi nella buona battaglia! Vostra arma la scheda! Non disertate l’urna! Rappresentereste il soldato che fugge. Ed ora siamo qui al governo della città. Oggi chi ha, o lo ha avuto salvato da noi, deve dunque adeguatamente dare. I proprietari terrieri non si spaventino.       

Buio

Luce su antifascisti

Il 21 aprile viene istituita la festa dei natali di Roma che sostituisce la festa dei lavoratori del 1 maggio.

Duilio Diotallevi, tipografo, il marchese Adriano Colocci e l’ex sindaco Celso Cingolani, per fare un dispetto al maggiore Ernesto Galeazzi detto: “il matto”, festeggiano insieme e privatamente il 1 maggio al ponte di Cingoli.

Il 1 maggio gli operai delle filanda si “astengono” dal lavoro. Nei giorni successivi vengono chiuse le filande, e gli operai perdono il salario.

I fascisti jesini non brillano per acume e moderazione.

Sono gli spiriti dei vecchi e reazionari comandanti di ieri, oggi riverniciati a nuovo con l’etichetta    nazional fascista.

Troppe ambizioni, troppi arrivismi corrodono come un tarlo il nostro fascismo paesano che non ha avuto nessun seguito. Sono le antiche famiglie spodestate, qualche ex banchettatore di Caporetto e qualche figura losca di rinnegato sovversivo compongono la compagine dei locali ricostruttori.

E il Marcio è tutto qui.

I Fascisti non si curano neanche più del ridicolo.

Un anziano venditore che grida in strada: “Rossa, rossa” riferendosi al cocomero, viene minacciato dai fascisti con la pistola, poi si danno alla ricerca di tutti coloro che portano la cravatta rossa.

Nonostante siano al potere, i fascisti litigano anche tra di loro. L’avvocato Nicola Honorati contesta il segretario dei fascisti Antonio Sbriscia e il podestà, avvocato Arturo Montanga, succeduto solo dopo due mesi a Galeazzi, colpevoli di avere un atteggiamento protezionista verso gli oppositori.

Sbriscia si dimette.

Viene eletto segretario Nicola Honorati ma è presto costretto a dimettersi perché un contadino fascista di contrada santa Lucia aveva votato 17 volte, al posto dei delegati assenti.

Sbriscia viene di nuovo eletto segretario del fascio.

In quei giorni viene ucciso un fascista a Cupramontana, per questioni non politiche.

Durante il funerale, i fascisti devastano il circolo cittadino e di passaggio a Jesi devastano il circolo cattolico Contardo Ferrini.

Le camicie nere, tutte individuate, tutte arrestate, tutte rilasciate.

Sbriscia si lamenta con un telegramma con i segretari provinciale e nazionale del partito perché a Jesi ci sono fascisti che compiono scorrerie.

A settembre  Striscia si dimette di nuovo.

Verso Natale si arriva ad un provvisorio assetto del partito.

I repubblicani, i cattolici, i socialisti, i comunisti sono impotenti.

E noi antifascisti per non morire si emigra.

Buio

Luce su fascisti

Il partito più seriamente organizzato in questa città è il partito repubblicano, anche se ha limitato la sua attività visto che si sente continuamente sorvegliato. È un partito che se tenuto a freno non darà eccessive preoccupazioni, sia perché una buona parte dei componenti è benestante, sia perché i dirigenti non amano compromettersi. I partiti che sono meno vivi, ma che mi danno maggiori preoccupazioni, anche perché sfuggono alla sorveglianza, come lucertole di fronte alla preda, sono il partito comunista e quello socialista, nonché gli anarchici. Per essi mi limito a sorvegliare gli elementi più in vista, non essendo possibile, per ora, seguirli nelle loro adunanze, che si svolgono in aperta campagna, specialmente durante le passeggiate dei pomeriggi festivi. Per il partito popolare mi limito a tenere sotto controllo il famigerato canonico Battistoni. Il partito liberale ha aderito completamente al Governo nazionale. Il Fascio jesino è disciolto e attende sempre di essere ricostituito.

Buio

V scena: il 1924

Luce su antifascisti

Il 6 aprile del ’24 ci sono le elezioni politiche. I comunisti sono intenzionati a parteciparvi.

La campagna elettorale a Jesi si svolge in un clima di intimidazioni. Vennero devastate le sedi:

del partito comunista.

Del partito repubblicano.

Del circolo commercianti.

La sezione sportiva “Mazzini”.

Le abitazioni di Pacifico Carotti e di Antonio Vichi.

I comunisti Goffredo Rosini e Molinelli fuggono dall’Italia.

Molinelli verrà eletto deputato.

Con le elezioni politiche del 6 aprile il partito fascista ottiene a Jesi il 28% dei voti, in Ancona il 44%.

La media nazionale è del 52%.

A Jesi il partito fascista non ottiene neanche la maggioranza relativa, che viene conquistata dai repubblicani con il 35%.

Gli altri partiti ottengono: partito socialista riformista 11,8%, partito popolare 11%; partito socialista massimalista 6,8%, partito comunista 6%. 

A seguito delle elezioni si scatena a Jesi una reazione bestiale, che ha lo scopo di mettere in miseria non poche famiglie alle quali devastano tutto e alle quali rubano le varie masserizie casalinghe. In questa opera brigantesca le autorità tutorie sono fedeli alle bande nere.

Il 9 maggio viene devastato per la seconda volta il circolo cattolico Contardo Ferrini dove i soci si ritrovano per leggere il vangelo.

Ci sono danni per 1.900 lire.

Galeazzi comunque riesce a far allontanare gli squadristi venuti da Falconara ed Ancona.

Luce su fascisti

Se i fascisti di Falconara, di Ancona, di Senigallia venivano a Jesi, i nostri andavano in altre città.

      I fascisti salgono sul palco                                       

I partiti sovversivi consegneranno al fascio, sedi, cooperative e  mutui soccorsi.

Allo scopo di risparmiare una calata di squadre romagnole i suddetti partiti consegneranno i propri               simboli, le bandiere, i registri e l’elenco dei soci.

Le sedi sovversive saranno dichiarate sciolte per non risorgere mai più.

Anti. Non possiamo accettare queste umilianti imposizioni.

Fascisti. Il fascismo raggiungerà lo stesso i suoi intenti dato che ha la forza materiale.

      I fascisti escono

Antifascisti: Schiavi, ecco cosa siamo diventati.

Eppoi c’è stato il delitto Matteotti.

E gli oppositori rialzarono la testa.

Mentre i  fascisti litigano tra loro.

Nel ’25 arrivano le leggi limitative della libertà, la proibizione dei partiti e delle associazioni.

In agosto Bruno Pandolfi e Goffredo Rosini, comunisti jesini, vengono arrestati a Napoli.

Luce cambio

VII scena: Il regime

            Entrano in scena: un commissario, un fascista e un antifascista. Il commissario fa cenno all’antifascista di sedersi

Diapositiva 126 sovversivi

Bruno Pandolfi: Signor commissario, lei mi riconosce, sono Bruno Pandolfi e mi scusi la libertà che mi permetto. Sono qui per dirle che sono circa 10 volte che vengo arrestato, le accuse sono sempre somiglianti. E questo senza che mi si sia potuto condannare una sola volta ad un solo giorno di carcere, anzi senza poter mai far giungere le rispettive istruttorie alla fase processuale. Si cominciò col pretesto del mio semplice nome trovato fra le carte di un comunista durante il complotto di Fermo del dicembre 1922 e si continuò con una serie di fermi che servirono a confermare la mia nomea di capo comunista. Ma io non avevo ancora 18 anni. Sono state solo le insinuazioni di elementi fascisti locali che mi misero a capo, da solo o con altri, dei comunisti jesini. Dunque: uscii dal carcere il 4 agosto e il 6 vengo di nuovo arrestato perché nella nottata per i muri di Jesi qualcuno aveva scritto frasi sovversive. In serata vengo di nuovo rilasciato. Non sentendomi più al sicuro mi allontanai da Jesi per Napoli dove trovai un impiego come commesso viaggiatore. Dopo 5 giorni venni arrestato di nuovo e condotto per traduzione a casa. Dopo pochi giorni ritornai a Napoli ma il posto di lavoro non era più disponibile.. io non ho disponibilità finanziarie, tutto quello che ho avuto me lo hanno prestato gli amici. A Jesi non posso tornare, mi arrestano sempre. Allora mi rivolsi al mio partito. Chiesi di poter fare qualcosa, di poter mangiare. E mi hanno accolto. Ma mi arrestano di nuovo a Palermo. Nel carcere rimango due mesi e mezzo e poi mi hanno di nuovo tradotto a Jesi. Non le sto a dire cosa significhi: traduzione Palermo – Jesi. Significa 10 anni di vita. Non è questo l’importante. Vengo al punto. Sono stato rilasciato il 20 di questo mese in condizioni di salute pietose, ho passato 4 giorni a letto. Il 25 vengono a farmi una perquisizione, dal che io ho pensato che la mia permanenza in casa avesse dato il sospetto di una mia nuova partenza. E quindi in giornata uscii di casa, anche per respirare un poco di aria. Sventuratamente in piazza del Plebiscito incontrai un operaio mio conoscente, che logicamente mi salutò e mi chiese notizie sulla mia assenza, due minuti, poi ci siamo salutati. Vengo informato ora che quell’operaio, quella sera stessa, venne arrestato e credo lo sia tutt’ora. Lo stesso giorno alle 21 i fascisti mi hanno fermato dicendomi che devo lasciare Jesi a scanso di peggiori guai. Il giorno 26 uscito di casa, a causa della pioggia devo sostare sotto l’edicola Magnalardo; passata la pioggia, lascio questa e vado a sbrigare in una ditta il lavoro di amministrazione.. al ritorno, mi si avverte che, se avessi messo piede nell’edicola, la polizia avrebbe arrestato il titolare e forse danneggiato il negozio. Ecco commissario i fatti. Non solo, se a loro si uniscono le sue parole oscure e minacciose a me rivolte…. verso un pregiudicato ammonito e sorvegliato si avrebbe, credo, meno asprezza di modi… io credo di poter affermare che il preludio di un nuovo scherzo giudiziario di altra natura sia già iniziato. Lei mi ha rimproverato di aver fatto il finto rassegnato, di averle promesso il mio disinteressamento dalle cose politiche, ebbene signor commissario, in non ho affatto finto, perché se potevo restare ancora 4 giorni a Napoli io avrei avuto il mio impiego e la politica per me era già tramontata. Non voglio supporre che per disinteressamento, intendeva e intende mutamento radicale o conversione alle idee di segno opposto. Per la salute mia e della mia famiglia ho bisogno di mettermi in una posizione molto chiara e netta. Oggi le cose stanno così: se mi allontano da Jesi, lavorando o no politicamente, mi si arresta e mi si rimpatria per traduzione. Sempre a Jesi per la mia fama politica non ottengo lavoro, non posso avvicinare nessuno, non posso frequentare locali pubblici. Per voi a Jesi la mia persona infetta persone e cose. Il locale fascio vuole che io mi allontani da qui. Ora è lei che deve trovare una decisione conclusiva su questa situazione contraddittoria. Voglio sperare che mi ridarà modo di vivere. Se il governo italiano permette l’esistenza del partito comunista, di un giornale comunista, di un gruppo parlamentare comunista, voglio credere che darà la possibilità ad un giovane, nonostante sia comunista e nonostante sia stato funzionario provvisorio del partito comunista, la possibilità di respirare e vivere. Io sono disposto in via estrema a lasciare l’Italia; purché mi conceda il passaporto. Se ella avesse per me una migliore soluzione per il mio caso io sarò onorato di ascoltarla.

Buio

Luce nella parte opposta

            Diapositiva 120 sovversivi

Goffredo Rosini: Sono stato arrestato da 5 giorni, credo per misure di pubblica sicurezza, con me è stato arrestato pure Bruno. Vi direi che sto pure bene, se non fossero quegli innumerevoli animaletti che, in questi luoghi, non mancano mai. Vedete: sto in cella con altri due inquilini, un borsaiolo di professione ed un marinaio accusato di atti turpi contro un sano fanciulletto. Credete voi che io mi senta umiliato di questa compagnia? Mai più! Se qualcuno crede ciò, si illude grossolanamente. La mia anima, superiore a tutte le insidie e a tutte le sozzure del mondo, in questa compagnia è quanto mai sola. Il cavalier Manzi della squadra politica, dopo aver fatto un sacco di elogi alla mia supposta attività, e dopo avermi fatto una contravvenzione per essermi rifiutato di indicare la mia abitazione, mi ha mandato qui a Poggioreale, in attesa che delle indagini, da lui esplicate, raggiungono lo scopo di montare il solito complotto. Non vi è nulla a mio carico, meno delle supposizioni, secondo le quali sarei l’eminenza grigia di Mosca, non so se per Napoli o per tutto il mezzogiorno. Non so nulla di Bruno che sta due piani sopra di me. Io sto ottimamente. Non sapendo cosa fare, mi esercito ad ammazzare le cimici. Ieri ne ho schiacciate un’infinità. Ne ho contate fino a duecento, poi mi sono stancato e ho seguitato a schiacciarle senza contarle più. A tutto penserò io. State tranquille e pensate che in questi tempi si stà meglio dentro che fuori. Se mi scrivete raccontatemi un po’ di storielle paesane, mi daranno un po’ di sollievo. Io posso scrivere una volta per settimana, ma voi anche tutti i giorni. Riempite otto fogli di carta. Fatemi questo favore. Non parlate della mia situazione. Fate conto che io stia in villeggiatura. A colui che mi ha interrogato ho detto che io ero a Napoli per sfuggire ad un mandato di cattura, assorbito ora dall’amnistia e che non tornavo a casa per ragioni di sicurezza personale. Ma in questura si è certi che io sia il n. 420 dell’Internazionale Comunista. E cosa ci volete fare? State allegre e vogliatemi bene. Vostro Goffredo.

Buio

Luce nella parte opposta

Fascista: Cosa volete farci.

Noi facciamo il nostro dovere. Al confino.

Purghiamo.

Bastoniamo.

Seviziamo.

Il canonico don Angelo Battistoni ci ha stancato. Durante la messa dice cose poco piacevoli per il fascio. Portatelo in piazza del Plebiscito e pestatelo e poi caricatelo su di un treno. E ricordate a tutti che è vietato comparire in strada mascherati e portare maschere allusive ad avvenimenti ed uomini politici.

Cominciate col farvela sotto,  presto ci faremo vivi anche a casa vostra, siete persone sgradite. Paura, solo quella dovete avere, paura, perché ora che i partiti sono stati sciolti, scioglieremo presto anche voi. Come quel Giulio Latini, per esempio. Ben gli sta’. Si mette a festeggiare il 1 maggio. Ve lo dovete ricordare che questa festa è abolita. Abolita. Come se decidessimo di cambiare il senso di marcia nelle strade e tutti continuano ad andare come prima. Le leggi vanno rispettate. E se non le rispettate, via, si passa alle armi. Hanno fatto bene i camerati Volpotti, Honorati, Bartoloni a dargli una lezione.

Miserabili, siete una banda di miserabili, il Duce vi dà il pane e voi cosa volete di più? Non vi basta mai. La Patria va difesa e se non ci sono soldi i salari vanno diminuiti. Ha fatto bene il Duce.

Oggi chiudiamo per lutto tutti i vostri circoli compreso quello che sta giù al duomo, “Ferrini” si chiama. E poi lo vendiamo al miglior offerente. Brutti bastardi che siete. La pagheranno cara le vostre madri, sorelle, moglie. Chi si è permesso di portare via il pino piantato accanto al monumento di Pergolesi per ricordare il fratello del Duce? Ma non finisce qui, canaglie puzzolenti. Se vedo qualcuno che si permette di affiggere un solo manifestino per ricordare uno solo dei vostri,  lo impaliamo bene bene. Ci sono un bel po’ di jesini che si danno da fare: Dove vuole arrivare quel signore che si permette il lusso di non parlare di noi agli studenti? Quel Egisto Marcucci, pacifista dei miei coglioni. Bastardi sono questi:  Cardinali e Ponzetti, che con la scusa, di partire in pellegrinaggio a Lurdes, hanno preso il treno a Jesi, se ne sono andati a servire la causa comunista in Spagna? Che vi prenda un colpo. Vi siete serviti di nostro Signore per compiere un’operazione indegna. Al fronte, via canaglie. La rivoluzione è questa. Faremo un grande impero dall’Albania fino all’Abissinia. Saremo forti. “Scendiamo in campo” contro le democrazie reazionarie dell'Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l'esistenza medesima del popolo italiano. La nostra coscienza è assolutamente tranquilla. Abbiamo  fatto quanto era umanamente possibile per evitare la tormenta che sconvolge l'Europa; ma tutto è stato vano. Noi siamo decisi ad affrontare i rischi ed i sacrifici di una guerra. Noi impugniamo le armi per espandere la nostra potenza sia in terra che in mare per conquistare l’Oceano. La nostra è la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l'oro della terra; è la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto, è la lotta tra due secoli e due idee. L'Italia, proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai. Corri alle armi, e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!

Buio

            Ticchettio di orologio

Luce

VIII scena: la guerra

Antifascista: La guerra, appena cominciata non vedi l’ora che sia finita. Un giorno è lungo un anno. Quando vedi i fratelli andare via ad uno ad uno e non tornare più. Quando sai che sono caduti compagni al fianco di altri ad uno ad uno, non hai più voglia di andare avanti.

Quando sento l’odore del sangue nel mattatoio dove lavora mio padre, mi vengono in mente i fratelli in guerra e non voglio più fare niente. Strida di bestie, uguali a strida di uomini. È tutto inutile. Quando ho capito che quelli che comandano sono quelli che hanno mandato i miei in guerra e mi hanno fregato tutto il bene che avevo, vorrei andare al Campidoglio e farli fuori, uno ad uno. Almeno ho una soddisfazione.

Solo la retorica tronfia della guerra vince sempre, fino allo sfinimento. Poi si farà la pace e sono gli stessi che ci hanno fatto fare la guerra a farla.

Quando le bombe tacciono, trovano un altro nemico e mandano noi a fare la guerra.

Noi, poveri cristi di contadini, operai, disoccupati, che bestemmiano iddio per le ferite, mentre loro ci dicono di non farlo, e stanno in pace perché loro Dio lo amano anche durante la guerra. Ci pensa la chiesa a perdonarli, con un po’ di denari. Ma della pace nostra non gli frega un bel cavolo di niente.

E noi popolo beone, stiamo qui e crediamo a tutti quelli che bramano il potere e non ci accorgiamo che ci dicono le stesse cose, tutti……

E ci restano solo i nostri morti da ricordare. Fino a quando? Tra 40 anni di noi non fregherà niente a nessuno.

Musica, entrano i morti

Eraclio. Io sono Eraclio. Classe 1924, capo di stato maggiore della V Brigata Garibaldi.

Francesco. Francesco Contuzzi classe 1923.

Libero. Libero, mi hanno chiamato così. Classe 1904, durante la guerra civile divento il commissario politico della V (quinta)  brigata Garibaldi di Serra San Quirico.

Ivo. Classe 1924. Tutti dicono che sono un ragazzo cordiale.

Mario. Mario. Sono nato nel 1925, sono di Jesi,come tutti gli altri, e faccio il ferroviere.

Eraclio. Mi piace studiare e quando saremo liberi continuerò a farlo.

Francesco. Io sono un fuggiasco, me ne sono andato dall’esercito, la guerra non mi piace.

Ivo. A me piace cantare, e suonare la chitarra.

Mario. Mi è sempre piaciuto fare il ferroviere, credo che lo farò per tutta la vita, finchè non andrò in pensione, s’intende.

Eraclio. Ho fatto tante azioni, compreso il sabotaggio dei macchinari della fabbrica Snia di Arcevia usata dai tedeschi.

Francesco. Come tanti divento partigiano, che bella parola, è una parola che ti fa sentire orgoglioso della tua patria, sono qui per difendere la patria, come tanti.

Mario. Conosco tutti i segreti della ferrovia e sono bravo a fare i sabotaggi.

Libero. Il mio compito è quello di mantenere la disciplina tra i gruppi combattenti.

Ivo. Ho fatto tante azioni contro i fascisti e i tedeschi, tante.

Francesco. I tedeschi danno 5.000 lire a chi mi acchiappa, vivo o morto, e io mi faccio quattro risate.

Libero. Evito sempre di mettere al muro i nemici perché la rappresaglia sui civili è sempre in agguato. L’unità tra i partigiani, questo potrà farci vincere la nostra battaglia.

Mario. Nel marzo del 1944 ho fatto saltare un ponte che collegava San Severino a Cingoli.

Eraclio. Il 4 maggio 1944, durante un’azione lungo la strada di Avacelli di Arcevia,  fermiamo due camion tedeschi, strano ci sono solo due soldati. Gli altri erano scesi prima.

Francesco. Noi partigiani ci abbiamo di fronte la morte, negli occhi, ma non ci frega. Ci sono i sogni che prevalgono. La voglia di dare una lezione agli invasori è troppo forte, ti spinge e vai.

Ivo. Un giorno mentre accompagno sulla costa alcuni piloti anglo-americani che si erano paracadutati nella nostra zona, mi hanno catturato e mi hanno messo prigioniero a Macerata insieme al giovane figlio del generale Battant, ci avevano beccati con le armi in pugno.

Eraclio. Durante l’azione ad Avacelli ci hanno presi alle spalle.

Francesco. 10 giugno 1944. Ero lì, al bivio dei Carbonari per Santa Maria Nuova, ero lì che combattevo contro i tedesco, un colpo di fucile alla testa.

Libero. Tutti devono sapere per chi e contro cosa combattono. Devono istruirsi, devono conoscere la nostra politica e quella degli altri paesi che ci stanno attorno. Il partigiano non è tranquillo, mai, la sua tranquillità è quella della volpe durante la caccia. Il 4 luglio 1944, durante un rastrellamento a Serra San Quirico mi fermano, vengo riconosciuto da un soldato tedesco che avevamo catturato tempo prima e che era riuscito a scappare. Mi portano a Moie.

Ivo. Anche prigioniero cantavo e tutti mi vogliono bene, anche i miei carcerieri. Il 3 aprile 1944 mi hanno fucilato.

Mario. Ero di guardia al ponte con altri due, ma guarda te si avvicina una macchina con dei fascisti che cominciano a sparare. Il mio compagno viene ucciso, a me mi feriscono. Livio Livieri mi soccorre e mi porta all’ospedale di Cingoli con la macchina. L’ospedale è sotto il controllo delle forze partigiane.

Francesco. Ero lì, al bivio dei Carbonari per Santa Maria Nuova, ero lì che combattevo contro i tedeschi, un colpo di fucile alla testa.

Eraclio. Nulla può salvarmi dalla fucilazione.

Mario. Nella zona di Cingoli qualche giorno dopo ci fu un rastrellamento.

Ivo. Macerata 27 marzo 1944 Cara mamma se ti è possibile vieni subito a trovarmi e porta un po’ di pane- cerca di venire una volta a settimana finché sono qui, perché è probabile che ci trasferiscono e dopo non so  se potrai venire  ancora. Io sto bene , così spero di tutti  quelli che chiedono di me. Saluti a tutti e a te un abbraccio. Tuo affezionato.

Libero. Mi portano a Moie. Ci sto 10 giorni. Non vi dico cosa mi hanno fatto, non lo ricordo neanche io.

Francesco. Vorrei cambiare questo mio paese in uno dove si può vivere meglio.

Mario. Nella zona di Cingoli qualche giorno dopo ci fu un rastrellamento. Livieri venne catturato, io no. Livieri fu portato in un campo di concentramento in Germania. Io venni nascosto presso una famiglia di contadini. Livieri torna a Jesi alla fine della Liberazione, io anche.

Ivo. Macerata 31 marzo 11944. Cara mamma, il tempo passa rapido e benché mi trovo in carcere non posso dire di star male. Qui tutti mi vogliono assai bene compreso il direttore il quale dice che mi comporto assai bene, dunque non ti devi rattristare se mi trovi in questo stato, speriamo che presto finisca anche questa guerra, non tanto per me, ma per tutti. Elsa e Settimia e Dimetrio come stanno? Gianfranco si sarà fatto un ometto. Elvira una signorina… e quel birbantello di Sauro? Dagli un bacetto per conto mio a tutti e tre. Per ora non ho altro da dirti che farti coraggio come me lo faccio io, che non faccio altro che ridere e scherzare. Salutatemi tutti, a te un bacio, tuo affezionato Ivo.

Eraclio. Arcevia 5 maggio 1994. Sono il giovane Eraclio Cappannini, prigioniero dei tedeschi. Nulla può salvarmi dalla fucilazione. Il  mio ultimo pensiero è rivolto alla mia famiglia e alla nostra cara Patria, che tanti sacrifici chiede ai suoi figli. Non piangete per me, vi sarò sempre vicino, vi amerò sempre anche fuori dal mondo terreno; voi sarete la mia sola consolazione. Siate forti come lo sono stato io. Salutatemi tutti miei conoscenti. Eraclio. Bacioni alla piccola Maria Grazia.

Libero. Il 14 luglio 1944 vengo fucilato.

Mario. Ma sono troppo malato, ferite di guerra… il 9 marzo del 1945 lascio questo mondo.

Buio

Se ne sono andati.

Anche a chiamarli non rispondono.

Che si può dire di loro?

Era un puro, un idealista.

Un predestinato a salire la scala degli eroi.

……

Scusa?!… Ma il futuro, il futuro come pensi che sarà?

Il futuro? Intendi dire: mettiamo tra 40 anni?

Sì.

…….

Io ci sono stato è uno schifo! Da vomitare.

Allora non è cambiato niente!

Luce

Perché siamo morti?

Buio

Fine


Appunti

Eraclio. Sono Eraclio Cappannini. Classe 1924 capo di stato maggiore della V Brigata Garibaldi. Ho fatto tante azioni, compreso il sabotaggio dei macchinari della Snia di Arcevia usata dai tedeschi. Il 4 maggio 1944, durante una azione lungo la strada di Avacelli di Arcevia,  fermiamo due camion tedeschi, strano ci sono solo due soldati. Gli altri erano scesi prima. Ci hanno presi alle spalle. Nulla può salvarmi dalla fucilazione. Cari genitori e parenti tutti: il mio ultimo pensiero sarà rivolto a voi ed alla mia, alla nostra cara Patria, che tanti sacrifici chiede ai suoi figli. Non piangete per me, vi sarò sempre vicino, vi aerò sempre anche fuori dal mondo terreno; voi sarete la mia sola consolazione. Siate forti come lo sono stato io. Salutatemi tutti miei conoscenti. Eraclio. Bacioni alla piccola Maria Grazia ringrazio perennemente il latore.

Francesco. Francesco Contuzzi classe 1923. Ero un fuggiasco, me ne sono andato dall’esercito, la guerra non mi piaceva, come tanti divento partigiano, che bella parola, è una parola che ti fa sentire orgoglioso della tua patria, sono qui per difendere la patria, come tanti, i tedeschi hanno danno 5.000 lire a chi mi acchiappa, vivo o morto, io mi faccio quattro risate. Non ce nessuno che coi tedeschi. Noi partigiani ci abbiamo di fronte la morte, negli occhi, ma non ci frega. Ci sono i sogni che prevalgono. La voglia di dare una lezione agli invasori è troppo forte, ti spinge e vai.

Era lì, al bivio dei Carbonari per Santa Maria Nuova, era lì che combatteva contro i tedesco, un colpo di fucile alla testa, ed è li steso. Se ne andato. Anche a chiamarlo non risponde. Chi risponde? Era un puro un mistico. Un predestinato a salire la scala degli eroi

Libero. Libero mi hanno chiamato così. Classe 1904. durante la guerra civile divento il commissario politico dell V brigata Garibaldi di Serra San Qurico. Il mio compito è quello di mantenere la disciplina tra i gruppi combattenti. Evito sempre di mettere al muro i nemici perché la rappresaglia sui civili è sempre in agguato. L’unità tra i partigiani, questo potrà farci vincere la nostra battaglia. Tutti devono sapere per chi e contro cosa combattono. Devono istruirsi, devono conoscere la nostra politica e quella degli altri paesi che ci circondano. Ma la tranquillità del partigiano è quella della volpe durante la caccia.  Il 4 luglio 1944, durante un rastrellamento a Serra San Quirico mi fermano, vengo riconosciuto da un soldato tedesco che avevamo catturato tempo prima e che era riuscito a scappare. Mi portano a Moie. Per dieci giorni non vi dico cosa mi hanno fatto, non lo ricordo neanche io. Il 14 luglio 1944 vengo fucilato.

Ivo. Classe 1924. tutti dicono che sono un ragazzo cordiale. Mi piace cantare e suonare la chitarra. Vivevo in via Zara con mia zia che mi voleva un bene dell’anima. Peccato, un giorno mentre accompagnavo sulla costa, per essere imbarcati, alcuni piloti anglo-americani, che si erano paracadutati nella nostra zona, i hanno beccato e mi hanno messo prigioniero a Macerata insiem al giovane figlio del generale Battant, ci avevano catturati con le armi in pugno. Ma anche li cantavo e tutti mi volevano bene anche i miei carcerieri. Prigionieri con me, vittime di rappresaglia c’erano, la madre dei fratelli Coltorti, Elisa Luzi, suo fratello Oberdan, Sauro Rosini e.. altri ancora. Il 3 aprile 1944 mi hanno fucilato. Macerata 27 marzo 1944 Cara mamma se ti è possibile vieni subito a trovarmi e porta un po’ di pane- cerca di venire una volta a settimana finché sono qui, perché è probabile che ci trasferiscono e dopo non so  se potrai venire  ancora. Io sto bene , così spero di tutti  quelli che chiedono di me. Saluti a tutti e a te un abbraccio tuo affezionato. Macerata 31 marzo 11944. Cara mamma, il tempo passa rapido e benché mi trovo in carcere non posso dire di star male. Qui tutti mi vogliono assai bene compreso il direttore il quale dice che mi comporto assai bene. dunque non ti devi rattristare se mi trovi in questo stato, speriamo che presto finisca anche questa guerra, non tanto per me, ma per tutti. Elsa e Settimia e Dimetri come stanno? Gianfranco si sarà fatto un ometto. Elvira una signorina… e quel birbantello di Sauro? Dagli un bacetto per conto mio a tutti e tre. Per ora non ho altro da dirti che farti coraggio come me lo faccio io, che non altro che ridere e scherzare. Salutatemi tutti a te un bacio tuo affezionato.

Mario. Io sono Mario sono nato nel 1925 e faccio il ferroviere. Mi è sempre piaciuto credo che lo farò per tutta la vita. Conosco tutti i segreti e sono bravo a fare i sabotaggi contro i fascisti e i tedeschi. Nel marzo del 1944 abbiamo fatto saltare un ponte che collegava San Severino a Cingoli. Ero di guardia al ponte con altri due, ma guarda te si avvicina una macchina con dei fascisti che cominciano a sparare. Il mio compagno viene ucciso ma a me mi feriscono. Livio Livieri mi soccorre e mi porta all’ospedale di Cingoli con la macchina, per fortuna che l’ospedale era sotto il controllo delle forze partigiane. Nella zona di Cingoli qualche giorno dopo ci fu un rastrellamento. Livieri venne catturato, io no. Livieri fu portato in un campo di concentramento in Germania. Io venni nascosto presso una famiglia di contadini. Livieri torno a Jesi alla fine della liberazione, io anche. Ma ero troppo malato e il 9 marzo del 45 lasciai questo mondo.

Tre anni di guerra fascista: Morti: 93.955; feriti: 177.911; dispersi: 154.483; prigionieri: 653.911

Nella guerra partigiana morti: 97.418; feriti: 48.605; dispersi: 19.210.

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