Alla maniera dei De Rege

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                                    ALLA   MANIERA   DEI   DE  REGE

                                                Scenette  di  Cabaret

                                                            di

                                                Antonio    Sapienza

I fratelli De Rege, furono dei comici italiani degli anni trenta, che divennero famosi per quella battuta iniziale di tutti i loro spettacoli: “VIENI AVANTI CRETINO!”. Negli anni ‘50/60, Carlo Campanini e Walter Chiari li imitarono con successo.

Turi Lifo, aprile 2012

Scenette di cabaret con due personaggi.

Il primo è ( o dovrebbe essere per gli spettatori) il leader, che chiameremo Flik, mentre l’altro è il succube-passivo-ma un po’ furbetto che chiameremo Flok. L’uno veste normalmente, mentre l’altro si veste da quasi pagliaccio. Per quest’ultimo sono indispensabili, grosso naso finto, baffetti finti sbilenchi, pantaloni larghi e la bombetta.  La sua parlata  sarà un misto di tartagliamento, con forzature nelle vocali; ma essa sarà dovuta, non a difetto fisico, ma, principalmente, ad imbarazzo quando si trova di fronte a parole “difficili”;  oppure sarà uno strumento per prendere tempo per “riflettere”.

Tra una scenetta e l’altra si consiglia uno stacco musicale di almeno tre minuti.

                                             1^ scenetta: Il pianoforte.

In scena vi è un pianoforte. Entra in scena Flik. Egli passeggia nervosamente per la scena e guarda in continuazione l’orologio, poi si avvicina al pianoforte e lo guarda come per soppesarlo. Musichetta adatta. Dopo un mezzo minuto si sente qualcuno che arriva in scena.

Flik – (finalmente sollevato) Ah, sei arrivato. Vieni avanti cretino!-

Flok – (arrivando camminando in modo impacciato e guardando ora Flik, ora il pubblico, come a voler dire: E  pazienza, che si deve fare per campare) Pr…Prrr..-

Flik – Ma che fai ora le pernacchie?-

Flok – Ni…ni…niente facevo per dire: Prr…proo…pronto.-

Flik – Chi parla?

Flok – So… soo…soono io, cosa vuoi?

Flik – (gesticolando come per togliersi di dosso un qualcosa di fastidioso)…ohhh. Fai diventare cretino anche a me. Allora, cosa volevi dire?-

Flok – Vo…vo…volevo dire: Pro…pronto, eccomi.-

Flik – E ci voleva tanto? Senti perché sei arrivato in ritardo? –

Flok- Mi… mi stavo struendo…-

Flik – Stuendo? E cosa vuol dire?

Flok – Vuol dire che stu…studio.-

Flik – Allora ti stai i – struendo…

Flok – (facendo segno negativo con dito) No…nonzi… solo io mi sto…stavo struendo. I – struendo sono plurali, cioè tanti, io invece so…sono sin…singolare, quindi struendo…io conosco la senz…la sinza… uffa! La sentasse, ecco.-

Flik – Sentasse? Senza tasse, vorresti dire?-

Flok – Ma sei gnurante…sentassi, cioè…come…insomma…conosco le regole…-

Flik – Allora vorresti dire sintassi?-

Flok – Oh, bella! Ed io come ho detto… poi conosco la ‘npo’-matica…-

Flik- Cosa?  L’impomatica)-

Flok - (come per dire: ma non capisci niente)…gnurant, la ‘npo’ matica, perché io sono piccolino. Per te, che sei graaande, si dice: la gran-matica. Capito?- 

Flik - (guardandolo accuratamente, come per misurarlo) Cretino! (poi, dandogli uno scappellotto e facendogli cadere la bombetta) Ora…ora non vorresti darmi da bere che conosci anche la semantica… l’ortografia…(con molta ironia).-

Flok – Aspetta… aspetta (ci pensa su): A me questi semi antichi e orti di fie non mi interessano… Mica…mica debbo fare l’agricoltore.-

Flik – Semi antichi? Orti di fie? ma che hai capito? Semantica vuol dire… -

Flok – Sem-antiche, come dire: cose vecchie? Non voglio fare l’invecchiatore…-

Flik – ( sbalordito) …E ortografia, non è orto di… (poi deciso) Ma basta. Basta. ( tormentandosi la faccia)  Allora per che cosa studi?-

Flok- Per fare il car…car…(sforzandosi terribilmente)-

Flik - …il carbonaio?

Flok – Per quello non ci vo…voglio gli studi…bastano le ma… le man…-

Flik - …Le Mans, Monza, Imola. -

Flok – Spi…fai lo spiritoso con me… Volevo dire bastano le mani. (le mostra).-

Flik – Beh, allora? Cosa vorresti fare?-

Flok – Il car…il car…-

Flik – (sfottendolo) …il cartolaio…-

Flok - …il carabiniere.-

Flik- Ah, interessante. Un carabiniere tutto scemo.-

Flok – Appunto. (pausa) E anche tu.-

Flik- Cosa? Anch’io scemo?-

Flok-  ( rivolto al pubblico) E chi lo sa? (poi a Flik)… no, il carabiniere.-

Flik – Ah, anch’io carabiniere? e perché?

Flok – Perché devi venire anche tu nei carabinieri- con me.-

Flik – Io? Ma questa è bella. E perché, di grazia?

Flok – ( con molta serietà) Nonzi, non è possibile: Di Grazie è ormai morto; poi i carabinieri vanno a due a due…quindi: io e te.-

Flik – ( al pubblico) Scemo lui, scemo io. ( a Flok) Ma va là, cretino, rispetta l’Arma almeno…ed io che ti sto ancora ad ascoltare. Senti, diamoci da fare, dobbiamo trasportare questo pianoforte…-

Flok  raccoglie la bombetta e la scuote come per pulirla, poi se la passa sulla manica della giacca e intanto guarda il pianoforte di sghimbescio. Quindi si avvicina cautamente allo strumento e lo soppesa, più volte, con un dito, con prudenza, come se dovesse scoppiare al contatto.

Flok – Non si può.-

Flik – E perché, se è lecito?-

Flok – (sorpreso dalla parola “lecito” della quale sconosce il significato) Beh…anche se è  “un lascito”, sempre pesante è.-

Flik (sconsolato) Ho detto lecito, come per dire: se posso sapere…Ignorante.-

Flok – ( facendo negazione con dito) Nonzi: notante, singolare.-

Flik – Tu sei al singolare, al plurale e all’infinito - ignorante! 

Flok – Ah, credevo. Allo…allora se lo puoi sapere, ignorante (rivolto a Flik), questo (indica il piano) è pesaaante, ed io so…sono “a- nimico…-

Flik-  … Vorresti dire che non hai nemici?-

Flok - (scuotendo la testa) No…no... perché?-

Flik- Perché, ignorante (sottolinea la parola), la “a” davanti al nome vuol dire “mancanza”, quindi senza nemici.-

Flok- Ah… (pensandoci) allora a-mici, vuol dire senza mici?-

Flik- (Spazientito) Basta! Al lavoro.-

Flok- E questo che ti volevo di…dire: che sono “animico” e non ce la faccio a trasportare quel cosone lì.-

Flik – Ah, volevi dire anemico?-

Flok – E io cosa ho detto?-

Flok – (altro scappellotto) Al lavoro su.-

Flok – (Guarda in alto) …ehummm…su dove?-

Flik -  ( disperato, trappandosi i capelli) Su non per dire un luogo alto, ma per dire avanti andiamo…-

Flok – Dove?-

Flik – Al cimitero, perché ti strozzo, ora, subito, sul posto, immantinente.-

Flok – ( gesticolando come se volesse parare dei fulmini, poi al pubblico) S’è in…inc…incazzato, chissà perché…-

Flik -  ( poi conciliante, guardando il pianoforte) Forse hai ragione, sarà molto pesante per noi soli, vado di là a vedere chi può darci una mano.-

Flik esce di scena e Flok, intanto, incuriosito si avvicina allo strumento. Prima mostra rispetto (deve far capire che per lui quel piano potrebbe essere una bestia feroce), poi spavento, infine si fa coraggio e pigia un tasto basso. Il suono cavernoso lo fa sobbalzare. Quindi pigia un tasto acuto e fa il viso soddisfatto, poi strimpella con una mano, infine, si gira come se avesse fatto una monelleria e guarda il pubblico come se fosse il suo complice. Allora, ammiccando, cerca di suonare con le spalle alla tastiere. E ci riuscirà a tirar fuori un refreim. Poi si gira, si fa scroccare la dita, si atteggia a grande concertista, si siede e suona (possibilmente pianofortissimo di Carosone).

L’esibizione dura fino al termine del brano  (se l’attore non è anche pianista, usare musica registrata).

Durante le ultime battute, rientra Flik, che rimane  a guardarlo sbalordito, a bocca aperta. Poi crede di capire che c’è un trucco: il piano suona da solo. Lo esamina attentamente. Allora, come se avesse trovato il trucco,  si avvicina a Flok, lo fa alzare e, con gesto pomposo, si pone lui alla tastiere. Ma ne escono note bizzarre. Flok lo guarda, con aria di sufficienza, ma nello stesso tempo d’imbarazzo, facendosi scroccare le dita. Allora Flik, si alza furioso. Poi fa un  altro tentativo (andato a vuoto) Mi fai…mi fai…oh, andiamo via cretino! ( prende Flok per i fondelli ed escono di scena).     

                                           2^ scenetta:  I fiori

In scena c’è Flik che passeggia nervosamente e guarda molto spesso l’orologio. Fa cenni d’insofferenza e di minaccia verso qualcuno.

Breve stacco musicale ed entra in scena Flok, solito abbigliamento, ma in mano tiene un mazzo di fiori.

Flik.- Vieni avanti cretino!-

Flok – Di…dici a me?-

Flik – E a chi senno’?-

Flok – (guardandosi attorno, poi individuando uno spettatore tra il pubblico) A lu…a lui, per esem…esempio.-

Flik – (spazientito) Ma stai zitto, stai zitto, per piacere…-

Flok – Io sto zitto anche con di … dispiacere…( si guarda le unghie della mano)-

Flik – Basta. Basta. Senti, perché ieri non sei venuto all’appuntamento che avevamo dinanzi all’orto botanico? (però sarà pronunziato come se dicesse ortobottanico).-

Flok – Perché mammà non vuole.-

Flik – Tua madre non ha voluto? Ho capito bene?-

Flok – Nonzi…cioè…si…hai capito…no! Non hai capito…insomma.-

Flik – (spazientito) Allora, si o no? mi sapresti dare una spiegazione del perché non sei venuto all’appuntamento?-

Flok – (molto confuso) Io…io volevo… ma mammà mi ha detto: tu non vai nell’orto delle bottane…(facendo moine) Sei ancora così giovane…-

Flik – No tu sei un vecchio scemo! L’orto botanico è una specie di giardino, una villetta, insomma un luogo dove ci sono alberi e piante…-

Flok – (interrompendolo) … anche verdure, ortaggi…-

Flik – Beh, è naturale, trattandosi di un orto botanico…-

Flok – E ci sono anche i finocchi…-

Flik – Mi sembra naturale.-

Flok- Ecco, hai visto? è un orto di …(si tocca con la mano destra un orecchio). –

Flik – (sbalordito) Ma tu sei proprio scemo!-

Folk – Sarà come dici tu, ma mammà aveva ragione…solo che anzicchè bottane femmine ci sono buttani maschi.-

Flik – Dimmi, tua madre ti rassomiglia?-

Flok – Taaaantoooo.-

Flik – E si vede. Senti cosa sono quei fiori?-

Flok – So…sono dei fiooori…-

Flik – E questo s’è capito. Ma a cosa ti servono?-

Flok – De…devo fa…fare un regaaalo…(abbassa gli occhi vergognoso).-

Flik – Ah, ma bene, sei d’animo…sei gentile.-

Flok – Tano Gentile è morto! E io sono inna…innamoraaato.-

Flik – Innamorato? Ma che bella notizia. E di chi se è concesso.-

Flok – ( resta perplesso, poi realizza) Come, col cesso?-

Flok – Col cesso, tu fai il fesso?-

Folk – (più confuso di prima) Aspetta, aspetta… io nel cesso farei sesso?-

Flik – (facendo sempre di più il saputello) Tu? Ma sei un ossesso. ( come se raccontasse un fatto di cronaca) E’ già successo, che un amplesso molto promesso, e infin concesso ad un tipo da pesce lesso assai perplesso, che faceva il commesso, sia finito manomesso, col suo permesso, nel complesso di un ampio processo. Chi l’avrebbe ammesso?-     

  

Durante questa battuta Flok farà la controscena: passerà attraverso espressione di sbalordimento, a paura, a curiosità, a falsa sufficienza. Si allontanerà, ritornerà, si inginocchierà ecc,)

Flik- Allora? Che fai il genuflesso?-

Flok – ( completamente fuso) Lo confesso? Chi io? No…sarebbe che forse…potrei forse offendermi? Forse no! Ecco, ma ti pare…ma…tu che vuoi da me? (piagnucola)-.

Flik – (consolandolo) Stavo scherzando, sai quando mi prende la vena…-

Flok – Aaaanche a me… quando all’ospedale l’infermiere m’ha preso la vena…-

Flik – Cretino! La vena come dire: la fantasia, la creatività - l’estro…-

Flok – Ah, ho capito… anche alla mi cagna ci viene l’es…estr…l’istrio… oppure  l’estrio? Beh, insomma, quello che hai detto tu.-

Flik – Basta così. Basta così ( come per dire: punto). Senti, mi presteresti cento euro? (in modo imbarazzato)-

Flok rimane di stucco, poi realizza, infine si fruga addosso, guarda anche nei pantaloni, sul davanti, e sconsolato fa cenno di no. Flik si sporge come per guardare anche lui, ma Flok fa il pudico. Flik fa cenno con la mano come per dire: nulla? E Flok conferma. Poi come se avesse avuto un’illuminazione, guarda dentro la bombetta e trova un biglietto dell’autobus e lo offre a Flik, che, sdegnosamente rifiuta.

Flok – Non è usato…-

Flik – ( allargando le braccia) Un biglietto d’autobus…Non mi sei mai d’aiuto quando ne ho di bisogno.-

Flok – Ma se ti ho prestato mille lire…-

Flik – Ma quando…mai…-

Flok -…nel 1999…-

Flok - … e ancora se lo ricorda…(verso il pubblico)-

Flik – Me… me lo sono segnato, sai?-

Flok- Come sei pedante…-

Flik – (guardandosi il corpo, confusamente) Io pesante?-

Flik- Pesante? No, ho detto pedante, come dire pignolo, precisino, meticoloso- saccente.-

Flok – S’accende? Cosa? Il fuoco (ci pensa)…al fuoco! I pompieri!-

Flik – ( girandosi a guardare attorno allarmato) Il fuoco? Dove? –

Flok – E che ne so…-

Flik – ( sempre guardando) E se non lo sai perché gridi al fuoco!-

Flok – Ecco l’hai tu detto: S’accende… al fuoco! (come per chiedere aiuto).-

Flik – (Accorgendosi che Flok, come al solito ha equivocato) Ma quale fuoco, cretino!-

Flok – Grazie.-

Flik – Prego. Il fuoco… (come a dire : ma cosa capisci).-

Flok – Allora, se il fuoco è stato spento… ( si gingilla un po’) Allora per le mie mille lire? –

Flik – Tue? (segno affermativo di Flok col capo) Beh, tue, mie che differenza c’è? Siamo amici, è la stessa cosa. ( affrettandosi a cambiare discorso) Allora chi è questa donna fortunata?-

Flok – Quale donna?-

Flik – Quella dei fiori.-

Flok – (facendo il tondo) Ah, quella…-

Flik – Già, quella. Chi è sentiamo. (molto incuriosito)-

Flok – Sentiamo. ( si pone in ascolto)-

Flik – Ma che fai cretino! Ho detto sentiamo per dire avanti parla, dimmi chi è.-

Flok- Ah, è solo queeestooo.-

Flik – Solo questo. Parla. Allora? (si mette le mani sui fianchi, a gambe larghe)-

Flok – Sarebbe…forse è…può anche darsi che sia…-

Flik -… che sia?-

Flok – Che sia… tu… tua… moglie.-

Flik – (prima non ci bada, poi realizza) Ah, benissimo…ma…oh, oh, ma che vai dicendo?-

Flok – E che ne so…io mi so… sono innaaaammmmorrraaatooo.-

Flik-  Di mia moglie?-

Flok – Si, ma cosa c’è di male?-

Flik – Ma…ma è la mia donna.-

Flok – Tua, mia che differenza c’è. Non siamo amici?-

Flik – No! Ti strozzo, ti uccido, ti suicido, t’ammazzo, t’assassino, ti killero e così sia!

Flik si è alterato. Flok fugge sulla scena inseguito da Flik. Ad un  certo punto Flok getta in aria i fiori che arrivano sulla testa a Flik, che tenta di scansarli, mentre, precipitosamente escono di scena.   

                                          3^ scenetta:  La caparra

Sul palco c’è Flik che, come al solito, passeggia nervosamente e consulta spesso l’orologio.

Flik- Sono già quaranta minuti che l’aspetto. Ma com’è possibile che non sa arrivare puntuale ad un appuntamento? Ed io che sempre lo aspetto. Sono un cretino!-

Flok – (entrando e zoppicando) Eccomi, mi hai chiamato?-

Flik – No, ma ti chiamo adesso: Vieni avanti cretino!-

Flok – Ah, mi pareva. (intanto zoppica ancora facendo in modo che l’amico se ne accorga. Flik lo nota, finalmente.)-

Flik – Cosa t’è successo? Perché zoppichi?-

Flok – ( con soddisfazione) So… sono…caduto.-

Flik – (con aria maliziosa) Non mi verrai a raccontare la vecchia battuta del casco e t’accionchi, spero?-

Flok – Quale casco?-

Flik – Quello che stai per indossare per andare in moto, e quindi …-

Flok-…casco e m’accionco. No, ma a cosa vai pensando…-

Flik - …Conoscendoti.-

Flok – No sono sempre cionco ma questa volta perché acc…acc…-

Flik – Salute!-

Flok – Grazie. So…sono cionco perché acc… acc…-

Flik – Sal…(ma vine fermato da Flok)-

Flok – Ni… niente raffreddore. Stavo dicendo che mi sono acc…acc…-

Flik - …Accioncato…-

Flok – …accidentato, perché mi sono pota…pota…-

Flik - …potato?-

Flok – (con soddisfazione) Già, proprio così.-

Flik – Potato? Ma sei tutto scemo. O mi prendi per cretino?-

Flok – (facendo con le mani il gesto: può essere, poi riprendendo il discorso) Siccome sono bass…bassin…bassino e mi sento complessato, allora ho visto il giardiniere che potava i rami alti di un albero e lui, esso, egli (cercando il pronome giusto, poi parlando in modo esageratamente saccente) mi spiegò che facendo così, l’anno dopo, la pianta si sarebbe fatta più alta…-

Flik – (inorridendo) …e ti sei fatto potare la gamba?-

Flok – (con aria di superiorità) Noooo, mi sono auto…-

Flik - …autolesionato? Auto che cosa (vedendo che Flok esita)-

Flok – Mi so no auto…auto potassato.-

Flik – Non mi dirai che ti sei autopotato, (scandalizzato) bestione.-

Flok – Nonzi. Mi sono autopotassato perché, (con aria sempre più saccente) ho pensato di potassarmi i capelli, così allungavo…-

Flik – (scoraggiato) Ho capito, ti sei messo la potassa nei capelli…-

Flok – (soddisfatto) E già.-

Flik – (allargando le braccia) … e sei cresciuto…-

Flok – E già. Guarda ( si leva la bombetta e fa vedere i capelli ritti come spaghetti) Vedi? vedi? come sono cresciuto in altezza?-

Flik- (contorcendosi) No in altezza, ma in imbecillità sicuro! Mi viene da piangere…(poi lo guarda severamente) E l’accioncamento che cosa c’entra?-

Flok- Mi sono cioncato perchè la gamba s’è accorciata…visto che sono allungato… -

Flik –… il materiale necessario l’hai preso dalla gamba. ( energicamente) Ma va là, cretino! Ed io che ti sto ancora ad ascoltare. Senti, piuttosto, dobbiamo andare a lavorare.-

Flok – ( facendo di no col dito) No… c’è lo sciopero.-

Flik – Come lo sciopero? Io non ne so nulla.-

Flok- E’ stato proclamato stamattina.-

Flik – Stamattina, e perché e da chi?-

Flok – Perché…perché… non lo so…

Flik – Ma da chi lo sai?-

Flok- Da me stesso medesimo identico.-

Flik- Da te? Ma che vai dicendo. Mica sei a capo di un sindacato. -

Flok- E invece si. Sono a capo del SNAS.-

Flik- Mai sentito dire. E cosa significa quella sigla?-

Flok- Significa Sindacato Nazionale Aiuto Sfaccendati. Ed io sono il presidente.-

Flik- C’era da scommetterci. Ed ora, capo sindacalista, smuovi le chiappe, march, al lavoro.-

Flok- Oscurantista, antisindacale, padronista e sfruttatore di mino… mino…-

Flik- …Minorati psichici e affini. Dai andiamo.-

Flok – (senza muoversi) andiamo, dove?-

Flik – A lavorare, non te l’ho già detto?-

Flok – Sul tetto? A far che?-

Flik- Sul tetto? E chi l’ha detto?-

Flok- Tu l’hai detto. Andiamo sul tetto… o forse volevi dire letto? No perché se è così vado subito…( tenta d’avviarsi e Flik lo prende per la manica e lo ferma bruscamente)-

Flik- Altolà! Fermo o sparo… volevo dire fermati o spero…no, insomma dove vorresti andare?-

Flok – Ma a letto, a dormire, s’intende.-

Flik- No, qui s’intende una sola cosa: Al lavoro, march!-

Flok – Ma sono mutilato (mostra la gamba), sono infortunato, sono in malattia, sono…-

Flik -…scansafatiche. Comunque abbiamo preso un impegno, e poi, ci faremo dare una caparra e dobbiamo andar… (si interrompe perché si accorge che Flok, sentendo caparra s’è fatto attento)-

Flok – La ca… la capa…la caparra? Quale caparra?-

Flik- – Quella che ci faremo dare… dopo aver lavorato, s’intende.-

Flok- Caaparra? In dollari, lire, euro.-

Flik- In lire, cretino. In euro…ma è tutto scemo.-

Flok – (esitando e temendo) Non si può.-

Flik – E perché? La caparra ci compete.-

Flok – (facendo il segno negativo col dito) Non si può…-

Flik – Ma perché non si può, cretino!-

Flok-  Perché…perché…ce li hanno già dati… ecco perché?-

Flik – Ma se non ho visto ancora una lira.-

Flok – Tu…( cerca di sgattaiolare).-

Flik – (comprendendo. Smarrito) Li hai presi… tu?-

Flok- (confuso, e timoroso) Io non volevo, ma quello mi ha incontrato e per forza me li ha voluto dare…(piagnucola).-

Flik – E dove sono ora i quattrini?-

Flok- ( facendo il gesto: puff, finiti e toccandosi i capelli) Non ci sono più…-

Flik – (comprendendo) Non…non mi… non mi dirai…-

Flok- (disperandosi) M’avevano detto che crescevo… diventavo alto come te…-

Flik- No, questa volta t’accoppo!-

Flok. Scappa via inseguito da Flik.

                                               4^ scenetta : Il viaggio

Sulla scena, come al solito, c’è Flik – sempre nervoso – che controlla, come al solito, l’orologio. Egli dirà l’ora in cui si svolge lo spettacolo.

Flik – Sono passati, esattamente, quaranta minuti dall’orario dell’appuntamento e lui non si vede ancora. (passeggia e si affaccia per vedere se arriva Flok)  Gli avevo detto: appuntamento alle ore….in punto, davanti all’Agenzia di viaggi. E ancora aspetto!-

Entra Flok – Mormora qualcosa. Flik lo sente.

Flik – Finalmente! Vieni avanti cretino!!!-

Flok – Di… dici a me?-

Flik – Perché, qua attorno vedi altri cretini?-

Flok- (guardandolo e soppesandolo con lo sguardo) E chissà…-

Flik- Cosa vorresti insinuare?-

Flok- Chi io? Io non ins…insimuo… insomma non faccio quella cosa là.-

Flik- Non ricominciamo, per piacere. Allora, mi dici perché sei arrivato in ritardo?-

Flok- Perché sono in ritardo?-

Flik- Esatto. Dunque, perché?-
Flok- Non mi confooondere: Cosa ti deeebbo dire pri…ma: Perché o Dunque?-

Flik- Mi devi dire perché sei giunto in ritardo. E non tergiversare.-

Flok- (sempre più confuso, cerca disperatamente di capire) Io…debbo versare…il the?-

Flik- Quale the. Cretino! Devi dirmi perché sei in ritardo, uffa!-

Flok- Ah, solo quello…il ritardo…-

Flik- Certamente! e di ben quaranta…(controllo l’orologio)… di ben quarantadue minuti e trentacinque secondi…-

Flok- … e sei ore…-

Flik- (sbalordito) E cosa c’entrano le sei ore?-

Flok- Per l’anno bisestile…( fa il bimbetto).

Flik – Accidenti a te! Allora, questo ritardo?-

Flik- Questo o… quello di prima?-

Flik- Quello di prima, questo, sempre ritardo è!-

Flok- No, perché se è per quello di priiima (prende un foglio dalla tasca e controlla) …no, …ma perché me lo chiedi?-

Flik- Ah, ti ho atteso per tanto tempo e non  mi dai uno straccio di spiegazione?-

Flok- E va bene…come sei esigente. Mia madre mi ha atteeeso per nooove mesi e non ha preeeteeeso nessuuuna spiegazione…mentre tu…-

Flik- …mentre io, che non sono tua madre (sottolineatura) posso aspettare che tu faccia i cavoli tuoi. Troppo comodo, caro mio. Dunque io aspetto ancora la spiegazione. Allora?-

Flok- (consultando la lista) Sooono staaato all’a… all’agenzia…-

Flik- A quale agenzia? L’agenzia è questa! Questa. Fammi vedere. (strappa il foglio dalle mani e legge) Agenzia Ippica…(sguardo severo a Flok) ; Agenzia per l’impiego…(altra occhiataccia); Agenzia funebre (lo guarda allibito, a bocca aperta). Sei stato anche qui?  Ma…ma… che ti sei ammattito?-

Flok- E non aveeevo caaapito quale agenzia mi ave … mi avevi detto...-

Flik- Agenzia di Viaggi! Agenzia di viaggi, visto che dobbiamo fare un viaggio…-

Flok- …e nell’Agenzia mortu…aria c’era scritto: “Tutto per l’ultimo viaggio, sarete soddisfatti.”  Allora ho pensato: E’ questa, e ho atteso...-

Flik-… senza farti venire il minimo dubbio, vero?-

Flok- Beh, veramente quando hanno pooortato delle caaasse da mooorto il dubbio mi è venuto. Mica sono scemo io…-

Flik- … no, sei solamente cretino! Allora, prima di entrare nell’agenzia, vogliamo decidere dove dobbiamo andare?-

Folk- Nell’agenzia.-

Flik- Certo, nell’agenzia. Ma dove vogliamo andare?-

Flok- (confuso) Prima…vediamo (si gira, tergiversa. Si guarda attorno come a voler cercare aiuto, fa cenno come a voler dire: ma dove?) Allora…si…Decidi tu.-

Flik- Ti va bene se andassimo altre lo stretto?-

Flok- Lo stretto???-

Flik- Lo stretto. Le colonne d’Ercole.-

Flok- ( riflettendo) A questo non lo conosco.-

Flik- Questo, chi?-

Flok- A questo signor Colonna Ercole, o Ercole Colonna.-

Flik- (disperandosi) Sei sempre più ignorante. Le colonne d’Ercole, come per dire: Lo stretto di Gibilterra…-

Flok- Nonzi. Io conosco solo lo stretto di Messina: Scilla e Cariddi! Ma se vuoi m’informo in giro (si guarda attorno).-

Flik- (sprezzante) Scilla e Cariddi. Ma tu l’hai mai visto uno stretto?-

Folk- Mai! Però una volta sono stato in Continente…-

Flik- Davvero? E dove?-

Dlok- So…sono…sono stato a vi…vi…-

Flik- …Vicenza?-

Flok- Nonzi.  A vi…vi…-

Flik- Forse Viterbo?-

Flok.- Nonzi. A … a…Vibo Valentia.-

Flik- In continente?-

Flok- Già, nel Continente di Calabria.-

Flik- E allora devi dire: Vibo Valenzia.-

Flok- E perché? Alla stazione c’era scritto Vibo Valentia.-

Flik- (pazientemente) Si, è vero. Però si pronuncia Vibo Valenzia. Come, per esempio, per te si dice cretino, ma si scrive imbecille. Samaro.-

Folk- Somaro non c’era scritto.-

Flik- Dove?-

Flok- Alla stazione.-

Folk- Quale stazione?-

Folk- Vibo…valent…vibo…valenz…-

Filk.- Basta! Basta! Sei impossibile.  Signori miei, io dovrei andare in vacanza…-

Flok – (guardandosi in giro) Dove sono?-

Flik – Chi?-

Flok- I signori tuoi.-

Flik – Ah no! Guarda che io sono stanco e la vacanza mi servirebbe  per riposarmi… ma io impazzisco appresso a te. Sai cosa ti dico? Ho deciso: Non parto più e tu vai a quel paese! -

Flok- Chi io? Dove?  Quando? Perché? Come?-

Flik- Come ti pare! Purchè ci vada.  Addio! ( esce poi si ferma e resta a guardare Flok)

Folk- Un po’ nervosetto, non vi pare? ( rivolto al pubblico. Poi riflettendo) Ci vado…se ci vado…è una parola… (riflettendo serioso) ora io dovrei – da solo -andare in questo “Quel Paese”…( come ipotesi assurda) Ma come sarà?  ( tentenna il capo) In effetti  di questo “Quel Paese” ne ho sentito già parlare…però non so dove si trova, ne come arrivarci.  Dicono che sia un po’ affollato… ( poi deciso) ma si, un’occhiata, tanto per darla, la darei…  eppoi  ho sentito dire che se si viene raccomandati… per esempio da uno che dice “Digli che ti ci mando io”… credo che…forse dovrei trovare qualcuno che…mi ci mandi. Mi dovrei informare… (poi illuminandosi in  viso) Scusate, c’è in sala qualcuno che mi può raccomandare? -

Flik esce di scena definitivamente tirandosi i capelli e dandosi schiaffetti in faccia.

   

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