Stampa questo copione

ALLA MODA

 


Tre  atti

di Oreste Biancoli e Dino Falconi

Alla memoria di Dina Galli

e Antonio Gandusio primi interpreti.

PERSONAGGI

Marta Sardi

Anna Sardi

La Baronessa Maud

Greta

Carolina

Argìa

Stefano Sandi

Giacomo Sandi

Boby Maltesi

Ruggero Marchi

Il Rag. Rigatti

Ioe

Sam Lee

A Milano, oggi, nella casa di Stefano Sandi.

GHERARDO CASINI EDITORE


ATTO PRIMO

LA SCENA: Un salotto signorile arredato con gusto bor­ghese. Squilla il telefono. Dalla comune entra Carolina, una cameriera sui cinquant’anni. Contemporaneamente suona uà campanello.

Carolina (verso l'interno) - Vada lei, Argìa. Io rispondo al telefono. (Difatti va all'apparechio. Stacca il ricevi­tore) Pronto... Casa dei Signori Sandi.. No! Sandi! Del Comm. Sandi... (grida) Sandi! (compita) S-a-n-d-i... Il lampadario? Quale lampadario? Ma no! Con quale numero vuole parlare? Allora ha sbagliato: questo è il 45.678. (e riattacca).

Argìa (una cuoca entrando dalla comune con un mazzo di fiori incartato) - Il fioraio...

Carolina - Sarà la signora Giuseppina... è sempre così gentile... C'è il biglietto?...

Argìa - È appuntato lì. (accennando il telefono) Erano i signori?

Carolina - Macché. Era uno che aveva sbagliato il nu­mero. Ormai i signori fra poco saranno qui. II signore ha detto che il treno arriva alle 7 e 5. Ha preparato in cucina?

Argìa - Tutto. C'è solo da buttare i ravioli. Lo sformato è riuscito che fa gola.

Carolina - Sarà contento il signorino. Gli piace tanto. La signora non ci aveva pensato; gliel'ho fatto venire in mente io! Il signorino ci andava matto per lo sformato di formaggio.

Argìa - Manca da un pezzo di casa il signorino?

Carolina - Più di tre anni. Da quando si sposò in aprile... no, il 2 maggio del '31. Avesse visto che matrimonio. Una fila d'automobili di qui fino in piazza... la scala infiorata. Lo domandi, lo domandi alla portinaia.

Argìa - Eh, me lo figuro!   Sposò una signorina di qui?

Carolina - No. Una signorina di Roma. Perché lui stette un anno a Roma impiegato lì. Poi si sposò e andò a stare a Parigi, sempre per la stessa Ditta, ma direttore dell'ufficio laggiù. Un magnifico posto. Ha un talento il signorino...! (trilla il campanello) Corra, corra in cu­cina. Saranno loro...

Argìa - Butto i ravioli?

Carolina - Aspetti. In caso glielo dico io. (Escono en­trambe dalla comune. Dopo un attimo entra Ruggero Marchi, seguito da Carolina).

Ruggero (un cinquantenne ancora arzillo: aria di buon­tempone) - Non sono ancora tornati?

Carolina - Nossignore. Ma staranno a momenti.

Ruggero - Sai se hanno, avuto conferma per l'ora?

Carolina - Nossignore. So che questo è il terzo treno a cui sono andati i signori.

Ruggero (ridendo) - Che costanza!

Carolina - Il telegramma del signorino diceva che sarebbero arrivati oggi nei pomeriggio. Allora il signore ha guardato sull'orario tutti i treni da Parigi...

Ruggero - Ci riconosco Stefano, il signore preciso. Ma io ho fame... Quando si mangia?

Carolina (aria di rispettoso rimprovero) - Quando sa­ranno arrivati.

Ruggero - E se non arrivano?

Carolina (allarga le braccia, come per dire che non sa).

Ruggero - Beh, speriamo che arrivino presto. Che c'è di nuovo? Mi figuro che trambusto, qui, in questi giorni. Il ritorno dei figliuoli prodighi... Si stabiliscono qui, poi? Voglio dire qui, in casa?

Carolina (molto soddisfatta) - Sissignore, qui, qui,

Ruggero - Poverini, non li invidio. Con quello scocciatore meticoloso di Stefano, e quella eccellente signora Marta tanto cara, ma... io non ci vivrei neanche dipinto. (Carolina sgrana gli occhi quasi offesa, lui ride) Scherzavo! Sai che voglio bene a Maria e Stefano come un fra­tello, Giacomino eia piccolo mi chiamava zio.

Carolina - Ah sì! Anche il signorino le voleva molto bene!

Ruggero - Tu sola non mi puoi soffrire!

Carolina (spaventata) - Io? Ma le pare...

Ruggero (ride) - Eccola lì.Prende tutto sul serio! Scherzo, stupidona! (Altro tono) Son contento anch'io di ri­vedete quei due ragazzi. Anna la conosco poco, ma mi ha ispirato subito simpatia. Bella donnina... chic!Se avessi vent’anni di meno, cara la mia Carolina, farei di tutto per metter le corna al tuo signorino... (Carolina ride mezzo scandalizzata) Ridi perché sono vecchio, eh! Ma ti assicuro io che sono ancora in gamba... vuoi sen­tire? (fa per abbracciarla).

Carolina (scostandosi seriamente allarmata) - Signor com­mendatore, via... cosa fa?...

Ruggero (ridendo come un matto) - Ah, senti... se non hai capito neanche adesso che scherzavo! Ma di'! Non ti illudevi mica sulle tue qualità estetiche, eh?

Carolina (Rassicurata) - Il signor commendatore è sempre allegro!

Ruggero - Io sì, sono un uomo allegro. E tu sei una donna, allegra? (Carolina crolla il capo con gli occhi al cielo) Beh, sentiamo: che cosa si mangia?

Carolina - Ravioli in brodo, sformato di formaggio e pollo arrosto.

Ruggero - Uhmmm! Non è un menù molto originale, ma può andare. Però tu mi hai taciuto una cosa... abbietta mentitrice...  vuoi  forse  dirmi  che  Marta ha  fatto  il dolce di cioccolata?...

Carolina - Ah già... me n'ero scordata perché l'ha fatto la signora.

Ruggero - Volevo ben dire che in una grande occasione come questa la tua padrona non tirasse fuori il suo dolce di cioccolata. Il dolce di cioccolata è la ban­diera di casa Sandi. Un compleanno? Fuori il dolce di cioccolata. Un buon affare? Fuori il dolce di cioccolata!

Carolina - E lei lo mangia...

Ruggero - Perché mi piace! 

(Suona il campanello).

Carolina (commossa) - Stavolta son loro. Con permesso. (esce).

Ruggero - Deo gratias! Almeno si andrà a tavola! (Entrano Stefano e Marta).

Marta (entrando parla con Carolina) - Niente... Nemmeno con questo treno... Speravo proprio di trovarli a casa.

Ruggero - E invece non ci sono che io, affamato come un  lupo.

Marta (che non lo ha visto) - Oh, buona sera, Marchi... (Ruggero  bacia la mano).

Stefano - Ciao... (si è avvicinato al tavolo e prende l'ora­rio ferroviario che sfoglia attentamente mormorando) Io non capisco con che treno...

Marta - Era una pura speranza mia, perché all'uscita ab­biamo guardato tutti i viaggiatori... Anzi è passato un giovanotto che somigliava tanto a Giacomo, se non era lui  (indica Stefano) a trattenermi, l'avrei abbracciato...

Ruggero - Vogliamo crederci, Stefano? O era una scusa per baciare un giovanotto?

Stefano (che ha guardato l'orario) - C'è ancora un treno alle 19,40, ma per Ventimiglia... E' impossibile. Fareb­bero un giro lunghissimo. E poi il telegramma: (estrae di tasca il telegramma) « Arriveremo domani pomerig­gio ». Benedetti figlioli; vi costava poco di metterci anche l'ora. (rilegge) « Arriveremo domani pomeriggio » fatto alle ore 17,15: loro abitano in Rue des Pyramides... Il tempo di recarsi alla stazione ce l'avevano... a regola dovevano essere qui alle 19.

Ruggero - Eh, bisognerebbe sapere l'età dell'impiegato telegrafico.

Stefano  (sopra pensiero) - Perché?

Ruggero - Perché vuoi sapere tante cose da un telegram­ma... « Arriveremo domani pomeriggio » non sono ar­rivati... arriveranno domani, stasera, stanotte... ecco tutto.

Marta - Va bene, ma potevano pure immaginarsi che la mamma e il papà dopo tre anni che non li vedono, sa­rebbero andati a prenderli alla stazione! O Madonna, Signore! Non sarà mica successo, qualche cosa?!

Stefano - Che cosa vuoi che sia successo, andiamo...

Carolina - Oh Dio, un qualche scontro!

Stefano - Si, come se ce ne fosse uno a ogni cantoniera! Per amor di Dio! Fra l'altro i treni sono tutti arrivati, no? (a Maria). Li abbiamo visti arrivare tutti... abbiamo passato la giornata alla stazione...

Carolina - Signora, e per il pranzo?

Ruggero - Oh! Ecco una donna che non perde il buon senso.

Marta  -  No,  no,  aspettiamo...

Ruggero - Eccone un'altra che l'ha perso... Che ne dici Stefano?

Stefano (che ancora ha consultato l'orario) - A meno che non arrivino alle 22... No... È impossibile; perché non trova la coincidenza a Ginevra...

Marta (a Carolina) - Di' ad Argìa che si tenga pronta, e metta in caldo. (Carolina via).

Ruggero - Buona notte!

Marta (avvicinandosi a Stefano) - Senti. Non te l'ho detto prima, per via di Carolina che s'impressiona...

Stefano - Che c'è? Sai qualche cosa?

Marta - No... Ma m'è venuto in mente... Sai... sui Grandi Espressi... si legge, anche, di certi furti...

Stefano - E vuoi che li abbiano rubati?

Marta - Non scherzare.. Metti che li abbiano narcotiz­zati... aggrediti... imbavagliati.

Ruggero (ridendo) - Eh là! « Il mistero del treno n. 13 ». Ma legge libri gialli, lei?

Stefano - Li legge? Li divora! E poi la notte mi sveglia perché le sembra di sentire chissà cosa... Come l'altra notte...

Marta - Oh l'altra notte! (a Ruggero) Stia a sentire se non avevo ragione... Dormivo... saranno stare le due... mi sento toccare una mano... (spiega). Io dormo così... (la­scia unbraccio abbandonato). Mi sveglio di soprassalto nel buio e vedo due occhi che mi guardano. Ah, Ma­donna, Signore! «Stefano». Chiamo con un fil di voce... « Stefano ». E lui (imita il verso del russare). « Ste­fano! Stefano ». Lui niente perché se non ci sono le cannonate non si sveglia... E i due occhi erano sempre lì... Finalmente  si  veglia.   «Cosa  c'è».  «Guarda lì».

Stefano - Poi dice che non ha paura.

Marta - Già perché tu non hai mica avuto paura! Hai preso persino la rivoltella.

Stefano - Sfido io! Con questa qui che seguitava a dire... « Oh Dio... Stefano... Ci ammazza... Stefano... S'è mosso... Stefano... è armato!».

Ruggero - Ma chi c'era poi?

Marta - ...il gatto.

Ruggero - Armato?

Marta - Lì per lì cosa vuole... con quei due occhi che mi guardavano... Volevo veder lei!

Ruggero (ride poi) - Ma, dite un po' voi due dormite ancora insieme?

Marta - Certo!

Ruggero - Oh! mamma mia! E scommetto magari, magari...

Stefano - Ruggero! (Gli fa un gesto come dire « C'è Marta »)

Marta - Scapolo impenitente che pensa solo a certe cose... perché pieno di peccati...

Ruggero - Mica molti... Uno solo... sempre quello che si ripete... A intervalli... sempre più rari... E' vero, Stefano?

Stefano - Che vuoi che ne sappia, io?...

Ruggero (indicando Stefano) - Già, lui è Turris Eburnea!

Marta - Lo spero... con tutto che degli uomini è meglio non fidarsi.

Ruggero - Ma di lui, sì... Fedele come un cane, troppo... fa schifo persino..

Stefano Perché non dovrei esserlo? Io ho la mia Martuccia...

Marta - E io il mio Stefanuccio... (si accarezzano).

Ruggero - Vergognatevi.., Alla vostra età...

Marta - E' geloso!

Ruggero - Forse, perché per Jei ho sempre avuto un de­bole... Una vecchia passioncella non corrisposta!

Marta - Ma si cheti, via! (vede solo il mazzo di fiori por­tati da Argìa) E questi fiori?

Ruggero - Un mio gentile pensiero.

Marta - Che caro! Ma c'è un biglietto... (lo apre) Ma no, è Giuseppina,

Ruggero - E' il mio pseudonimo.

Marta - Macché! È una mia amica!

Ruggero - Non mi è andata bene! Sarà per un'altra volta!

Marta - Che cara, la Giuseppina! Sempre gentile. Te lo dicevo che dovevamo invitare a pranzo anche lei.

Stefano - No, è tanto cara, ma in una serata così intima stonava e con quei suoi cinquant’anni mascherati da trenta...

Marta  -  Poveretta!

Ruggero - Poveretta se l'aveste invitata! Almeno lei a quest'ora mangia.

Marta - Eh, ma è proprio affamato...

Stefano - E fagli dare un uovo con un brodo!

Ruggero - Non si disturbi, Marta... Davvero... col vostro permesso e senza complimenti... ho di meglio! (si av­vicina al telefono e compone un numero) Pronto... sei tu Lulù? Senti, mi sono liberato di quella scocciatura... (mette la mano al microfono) Scusate eh? (al telefono) E allora preparati che passo a prenderti... Andiamo dove vuoi tu... Ma sì, tesoro, ciao... (riposa il telefono, poi a Marta) Meglio una gallina più tardi che un uovo subito...

Marta - Ma perché? Cosa fa?

Ruggero (a Stefano) - Senti... Spiegale tu... io se glielo dico offendo le sue caste orecchie... Bé, Giacomino lo sa­luterò domani... (saluta Marta) E mi conservi un po' del dolce di cioccolata... Addio Stefano...

Stefano (siavvia dia porta con lui) - Ciao, vecchio matto... (escono).

Marta (E' restata sola, accomoda un po' i fiori nel vaso, poi Stefano rientra).

Stefano - Potrebbero arrivare con quello delle 22,47... Ma non è più pomeriggio.

Marta - Io non sono niente tranquilla...

Stefano - Sei di malumore?

Marta (senza convinzione) - No, caro.

Stefano - Ti capisco. (le carezza una mano). Sono rimasto male anch'io.

Marta (lasciandosi andare) - Ero così felice... Tre anni che non li vediamo... E ora... averlo qui, con la sua sposina, stare tutti e quattro minuti...

Stefano (che condivide) - Eh, lo sa... Ma arriveranno domani...

Marta - Sì, sì. Ma intanto stasera...

Stefano (affettuoso, le carezza una gota) - Cara la mia donnetta...

Marta (improvvisamente) - Che Anna si sia sentita poco bene?

Stefano - Speriamo di no, poverina. E poi vuoi che fosse

così grave da non poter partire?

Marta  (illuminata)  - Metti   che  Anna...  sai...   (indica  il pancino) e non ci abbia detto niente perché volevano farci una sorpresa!   Pensa che gioia, Stefano!

Stefano (alleato all'idea) - Dici? Oh sarebbe...

(Trillo di campanello).

Marta (con gioiosa sorpresa) - Vuoi veder che sono loro?

Stefano - Ma allora che treno hanno preso? Quello delle sette e quaranta da Ventimiglia...

Marta  -  E  avran preso quello,  benedett'uomo...

Stefano - Non capisco perché allungarla tanto. Se pas­savano da Modane facevano più presto...

Marta - Ma che fa Carolina? È andata ad aprire? (si avvia verso  la comune).

Carolina (appare sulla porta) - Signora...

Marta (Putta felice) - Son loro? (Anche Stefano è pronto ad accoglierli).

Carolina - Nossignora. E' un cinese.

Marta - Chi è?

Carolina - Un cinese.

Stefano - Un cinese? E che vuole?

Carolina - Io non lo so. Non capisco. Parla così curioso... Ha una valigia in mano e ride.

Stefano - Sarà uno di quelli che vendono le perle. Digli che non vogliamo niente. Mandalo via. (Carolina esce) Fin su negli appartamenti salgono, adesso. Roba da matti. E la portinaia che li lascia salire... Ah, ma dopo mi sente...

Marta (preoccupata) - Non mi piacciono i cinesi. Quei musi di limone... A me fanno sempre un po' paura.

Stefano - Ma no... la solita storia... «Dieci lile. Volete complale? ».

Marta - No, perché ne « L'enigma della Carta Asciugante »c'è un cinese misterioso che entra nella casa e avvelena la vecchia paralitica...

Stefano (che era distratto) - Dove?

Marta - Nel libro giallo che sto leggendo.

Stefano - Ah, va bene.. Ma sono storie (Carolina rientra con aria sconfitta) Beh, T'hai mandato via?

Carolina - Macché S'è messo a sedere e ride.

Stefano - Un bel tipo!

Marta (spaventata) - E tu l'hai lasciato solo?

Carolina - ...non se ne vuole andare...

Marta (a Stefano) - Oh Dio... Io ho un po' di paura!

Stefano - Ma va!.. (a Carolina) Fallo venire qui, adesso gli faccio vedere io. (Carolina esce) Ti dico io che è roba dall'altro mondo!...

Marta (timida) - Se fosse un delinquente...

Stefano - Ora vedrai!

 

(Rientra Carolina facendo strada a Sam Lee).

Sam  Lee   (un cinese mingherlino  e ridente, a Stefano  e Maria) - Bonzù missi dame...

Stefano  - Sì, bon  jour...  Bon  jour...  Noi  non vogliamo niente!    (indica   la   valigia)   Niente!   Niente   collane... niente cravatte...  (Sam Lee ride. A Marta) Ma quant'è brutto!  (a Sam Lee) Niente... niente comprare. An­dare via. Andare subito. Se non chiamare sorvegliante! Capito?

Sam Lee (senza muoversi) - Excusez, missi dame... moa ze selse missi Sandi; missi Sandi a di Sam Lee il doit attendle lei. Alol moà ze attend, s'pas?

Stefano (a Marta) - E chi lo capisce? (a Sam Lee) Niente, niente. Non volere niente.

Marta - Aspetta... Mi pare che abbia parlato francese.

Stefano  - Francese?  Caso mai inglese. I  cinesi, in caso parlano anche l'inglese.

Marta   -  No,  no.  francese.  Ha  detto  « il  doit  attendre ici »... Ma non ho capito il resto.

Stefano - O perché questo cinese deve parlar francese?

Marta - Cosa vuoi che sappia?

Stefano - Però è strano. (a Sam Lee) Vous parlez français? (pronuncia male).

Sam Lee (ridendo più che mai) - Oui, Missi.

Marta (a Stefano) - Te l'ho detto io.

Stefano   -  Già...   (Fa per  dire  qualcosa  a  Sam  Lee,  poi ci ripensa e dice a Marta) Però è strano.

Marta  -  E va bene.  Adesso mandalo via perché mi  fa impressione.

Stefano (con molta esitazione) - Nous... Nous... ne voulons rien;  rien acheter... pas de perles... rien... pas de cravates... ( a Marta) Come si dice sorvegliante?  (a Sam Lee, soddisfatto di aver trovato) Le  sergent de ville... compris? J'appelle le sergent de ville... Parbleu!

Sam Lee (ride) - Sergeant de ville... Oui... a Palis!   (altro tono) Excusez, missi. Moà zeattend missi Sandi.

Stefano (che non capisce) - Però lo parla male il francese.

Marta - Dice che aspetta il signor Sandi.

Stefano (a Sam Lee) - C'est rnoi monsieur Sandi. Mais je ne veux rien. Allez!  Allez... (a Marta scoraggiato) Di­glielo tu che se ne vada!

Marta - Mon mari c'est monsieur Sandi, Mais il n'à pasenvie d'acheter ni vos perles ni vos cravates.

Sam Lee (ride) - Moà ze ne vend pas pelles, pas des clavates!  Moà ze suis Sam Lee et moà ze attend missi Sandi... Zacques Sondi, de Palis.

Marta - Oh, questa... Dice che non vende niente e che aspetta  il  signor  Giacomo  Sandi  da  Parigi.  Oh cosa vorrà da Giacomino?

Stefano (stupito)  Aspetta Giacomino?

Marta  - Stefano, io ho paura. Che cosa vorrà questo cinese misterioso...

Carolina (che ha seguito la scena a bocca aperta) - Vado a chiamare il sorvegliante?

Stefano - Un momento... Se fosse un amico di Giacomino?...

Marta  (indignata) - Ma ti pare che nostro figlio abbia certe amicizie?

(Trillo di campanello).

Marta  (spaurita) - Oh Dio...  Questo  è un altro  cinese! Un complotto!

Stefano (che è un po' impressionato anche lui) - Eh, ma come  sei   nervosa!   Va   a  vedere,   Carolina.  

(Carolina esce).

Marta - E quella faccia gialla resta qui?

Stefano - Che cosa vuoi che faccia, abbi pazienza...

Voce di Carolina (f.s.) Il signorino... Oh, signorino!

Marta - Giacomo!

(Dalla comune entra Giacomo, un bel ragazzo di ven-totto anni. È seguito dal Maud, una donna sui tren­tacinque anni, truccatissima, molto -virile, e Boby, un giovanottello mollo elegante e molto impomatato. Sono in tenuta di automobile. Chiude il corteo Carolina con due grosse valigie, Baby tiene in mano una valigetta e Maud anche).

Giacomo - Mamma! (abbraccio) Paparone (abbracci, effu­sioni varie a soggetto, Sam Lee fa inchini a tutti ì nuovi venuti).

Marta - Caro! Come stai bene!

Stefano - Non t'aspettavo più... Ma con che treno siete arrivati?

Giacomo - Treno? In macchina, paparone. Con una Ardita Sport.

Stefano - Ah, ecco! Dicevo bene io...

Marta (che s'è guardata in giro) - E Anna?

Giacomo (gaiamente) - Non c'è. Sì è fermata a Juan Les Pins...  Poi,  poi  ti dirò.  Intanto, permettetemi...   (presenta) La baronessa Maud Gutierrez, Boby Maltesi, miei ottimi amici... Questa è mammà e questo è papa... (con­venevoli a soggetto) Oh. Sam Lee! ça marche, Sam Lee. Tu as fait bon voyage?

Sam Lee - Oui, missì. Bonzù, missi.

Stefano - Ah, lo conosci questo qui?

Giacomo - Vuoi che non conosca Sam Lee?

Stefano - Senti, Marta? Lo conosce il cinese, Giacomo.

Marta (sollevata) - Ah, meglio così!

Giacomo - È il mio cameriere.

Stefano e Marta (sbalorditi) - Il tuo...

Giacomo - Sam Lee, cittadino di Shangai, cameriere di gran classe, preparatore di cocktails... fantastici.

Boby (con l'erre moscio) - Abracadabranti!

Giacomo - E masseur, vero Maud?... di primo ordine.

Maud - Un sogno!

Giacomo (a Carolina) - E adesso fagli vedere la sua camera.

Marta  (interdetta)  - Perché?  lo fai dormire qui?

Giacomo - Ah! io non rinuncio a Sam Lee. E Anna poi! Piuttosto mi cava gli occhi.

Boby - E poi sarebbe un peccato.

Maud (a Giacomo) - Se lo mandi via. Io prendo io!

Giacomo - Stai fresca, cara te! Sam Lee ce l'ho io e guai a chi Io tocca. Portalo nella sua stanza, Carolina. Va avec elle, Sam Lee.

Sam Lee - Oui, missi.

Carolina (a Marta) - E dove lo metto, signora?

Marta (turbata) - Ma non so... Mettilo nella stanza dove stava prima il meccanico.

Carolina - Sissignora. Poi mi dà le lenzuola. (a Sam Lee) Andiamo... (quello non capisce) Andom!... Marche!

Sam Lee (ride, poi) - Bonzù, missi dames!  (escono).

Giacomo - Vedrai, mamma, che Sam Lee è una perla!

Body - Una perla giapponese! Mica male, eh? (ride molto divertito).

Maud - Non cominciare a far io stupido, Boby! (a Marta) Non se lo tenga per casa, signora, perché è terribile!

Giacomo - Ah, quando Boby comincia è fenomenale! Anche prima, in macchina, c'era ja strada sbarrata da un branco di pecore tutte intorno al montone... Bela­vano come marre... e quell'idiota di Boby, accennando il montone dice: «Ma guarda! Con tante mogli, lo chiamano becco! ». (ride, assieme a Maud e Boby) Pezzo di scemo!  (batte su la spalla di Boby).

Boby  - Ahi, mi fai male!  Come sei materiale!

Stefano (che è rimasto un po' interdetto, assieme a Marta, ora ripiglia) - Così siete venuti in macchina... Potevi dircelo...                                                   

Marta - Papà e io siamo andati a tutti i treni del pomeriggio.

Giacomo - Oh, poverini! Ma che razza di idea vi è venuta? Come avete pensato che si arrivasse in treno?

Stefano - Sai, c'è chi viaggia in treno...

Giacomo - Sì, ma ve lo avrei messo sul telegramma. No, no!  Macchina!  E poi con una guidatrice come Maud!

Marta - Ah, guidava la signora? Che brava! Siete stati pru­denti, almeno?

Boby (a Stefano, accennando Maud) - Sua moglie non co­nosce questa qui! Maud e la prudenza siamo come io e Carnera! (ride).

Maud - E poi cosa vuoi essere prudenti con questo scemo qui (indica Boby) che mi faceva il solletico (indica le ascelle) ogni cinque minuti. Per poco non si finiva contro i pali del telegrafo!

Marta - Oh, santo cielo! Si leggono tante disgrazie sui giornali...

Giacomo - Va là! Ormai siamo qui... Piuttosto (ai due amici) voi non volevate lavarvi le mani, darvi una spazzolata?...

Marta - E io che non ci avevo pensato! Scusi, sa, signora. Venga, venga, si accomodi di qui...

Maud - Oh grazie! (si avviano, sulla porta) Ma che amore di mammina! Sembra tua sorella! Guarda che pelle! Che cara!... (L'abbraccia e la sospinge via. Marta è un po' sbalestrata. Escono).

Giacomo - Davvero che sta bene la mamma!

Boby - Ma anche tuo padre non scherza! Quanto mi hai detto che ha? Cinquantacinque? (a Stefano) Lei è me­raviglioso.

Stefano (impacciato) - Oh Dio... non posso lagnarmi...

Boby - Guarda che occhi! (con scherzoso gesto di minaccia) Eh, quegli occhi! (a Giacomo) È più bello di te!

Giacomo (ride) - Esagerato!

Boby - Te lo dico io! Ha più «sex-appeal» di te! Simpaticissimo!

Stefano (che non sa cosa dire) - Vuole andare a lavarsi le mani? Da questa parte... (apre una porta) Ecco... lì in fondo... a destra... s'accomodi...

Boby  (uscendo) -  Thank-you!...  A  tout à l'heure!   (esce).

Giacomo (ridendo) - Che tipo quel Boby...

Stefano (con poca convinzione) - Ah... sì... è un tipo...

Marta (rientrando) - E adesso mi dici dov'è Anna?

Giacomo (gaiamente) - Non ve l'ho detto? È rimasta a Juan Les Pins.

Marta - Figliuolo mio, questo non è rispondere... Vi aspet­tiamo qui, tutti e due...

Giacomo - Ah, non ti preoccupare! Lunedi sarà qui. Ora ti spiego... Ci eravamo fermati a Juan Les Pins per pas­sare la notte. Stavamo prendendo un cocktail al bar del­l'hotel, quando, ve la dò in mille, vediamo il piccolo Max tutto disperato...

Stefano - E chi è il piccolo Max?

Giacomo (come se parlasse di Dante Alighieri) - Il piccolo Max Lafitte!  Bebé Lafitte!.,,

Marta (sottovoce a Stefano) - Sarà un bambino...

Giacomo - Era così disperato che quasi piangeva. Anna e Maud gli si fanno intorno, lo accarezzano, lo consolano...

Marta (c.s. a Stefano) - Vedi che è un bambino!

Giacomo - ...egli domandano che cosa era successo. Indo­vinate un po'?...

Stefano - Lo volevano mandare a letto senza frutta.

Giacomo - Chi?

Stefano - Il bambino, lì, il piccolino..,

Giacomo - Quale bambino?

Stefano - Quello che piangeva... il bebé...

Giacomo - Max Lafitte? Se ha ventitré anni... (i due si guardano stupiti, Giacomo ride) Lo chiamano il bebé perché è rutto biondo e rosa!

Marta - E Anna lo ha carezzato e consolato?

Giacomo (gaiamente) - Eh già, perché è il suo flirt. (e ripi­glia, senza accorgersi della stupefazione dei due) Insom-ma era successo questo: a Bebé Lafitte era partita la « partenaire » delle Gymkane Nautiche, e lui era di­sperato perché non trovava con chi far coppia. Potete figurarvi che Anna non se lo è fatto dir due volte: le Gymkane Nautiche sono le sue specialità. E allora è ri­masta a Juan Les Pins fino a domenica, giorno in cui si svolgeranno le Gymkane. Lunedi mattina Bebé Lafitte la riporta qui in macchina.

Stefano - Soli?

Giacomo - Per forza!! Ha una macchina da corsa a due po­sti. Dovranno stare pigiati, anche.

Marta - Ma non hai detto che è il suo flirt?

Giacomo - Appunto. Se no, stai fresca che si prendeva la briga di accompagnarla in macchina fin qui.

STEFANO - E... e non hai paura che...

Giacomo - Oh, Bebé Lafitte guida come un piccolo padre eterno.

Marta - E lasci tua moglie sola...

Giacomo (sempre con lo stesso tono spensierato) - Cosa vuoi farci, quando Anna ha sentito parlare di Gimkane nautiche, ha perso la testa. Del resto state tranquilli: sono sicuro che le vincerà tutte.

Stefano - Ma che diamine sono queste Gimkane nautiche?

Giacomo - Come posso dirti? Specie di gare di destrezza nell'acqua. Per esempio: i cavalieri si mettono la dama a cavalcione sulle spalle e devono fare tre volte di corsa il giro della piscina. Naturalmente vince chi arriva primo. Oppure la dama tiene fra le ginocchia, sottacqua, una pallina di gomma e il cavaliere, nuotando sottacqua, deve prenderla coi denti... Niente di pericoloso. Giuochi da bebé.

Stefano (fra i denti) - Da bebé di ventitré anni...

Marta (sbalordita) - E Anna sì diverte a farsi prendere la pallina?

Giacomo - Anna? Basta che si metta in costume da bagno si diverte sempre. Del resto, ha ragione perché è fatta meravigliosamente.

Boby (che rientra a queste ultime parole) - Chi è fatta tanto bene?

Marta (pudica) - Niente, niente... Si parlava di...

Giacomo - ...si parlava di Anna, di mia moglie...

Stefano (con iroso sarcasmo) - Di mia nuora, della futura mamma dei miei nipotini... Che è fatta tanto bene e che ama di mostrarsi in costume da bagno!

Boby (ammirativo) - Ah, per questo è una donna fuori classe! Quest'estate, quando faceva i bagni di sole a Deauville, sul terrazzo del Normandie, Ì camerieri dei piani vicini fecero una fortuna affittando i cannocchiali!

Marta - Ah sì? Oh, che bella trovata!

Boby (ridendo al ricordo) - Ti ricordi di quel cretino d'un cameriere che ti venne a offrire il binocolo... « Un louis, monsieur... Il parâit qu'il y a une poule épatante là bas ». E lui (accennando a Giacomo) serio serio : «Je m'en fous! C'est moi le coq de cette poule là». Delizioso! (ride).

Stefano (ride forzato) - Oh, che cosa carina! (a Giacomo) Come  sei  spiritoso  in francese!

Boby - Oh, per questo è un vero « gavroche » Mimì!

Marta - Chi è Mimì?

Boby - Giacomo... Giacomino... Mimì... È la matta che l'ha battezzato così.

Marta (spaventata) - La matta? Che matta?

Giacomo - Maud!... La baronessa... Noi la chiamiamo così perché è mezza matta davvero.

Stefano - ...un pochino pareva anche a me.

Marta - A proposito... Gìacomino... (lo trae in disparte) Io non sapevo che tu portassi degli amici. Non so se ci sarà da mangiare per tutti...

Giacomo - Non ti preoccupare, mamma... Ci avevo già pensato.

Boby (a Stefano, ammirativo, guardandogli l'abito) - Bel taglio! Da chi si serve?

Stefano - Ah, un mio vecchio sarto, qui, di Milano...

Boby - Mica male... Però dovrebbe curare un po' di più l'attacco della spalla... (gli afferra le spalle e le gira in dentro) Così, vede... È un po' più « chancrure » in vita... Lei che è fatto bene... Accarezzare un po' più sul fianco... (segna il punto).

Maud (entrando con ungrido che fa trasalire i due geni­tori) - Boby! Ma pensa che sogno! Quest'amore di don­na adopra anche lei il numero tre di Chanel! (a Marta) L'ho svaligiata sa! Me ne sono rovesciata addosso mezzo flacone. Io lo adoro! E pensi che l'avevo dimenticato a Parigi! Ora mi sono rifatta... Senta... senta... (Si fa annu­sare mani e collo. Maria è mezzo soffocata dalla inten­sità del profumo) Non me ne vuole, eh?

Marta (che non può quasi respirare) - Ma le pare...

Maud - Pensi che questo cretino di Boby preferisce «Dans la nuit »... « Dans la nuit »è un profumo da cocotte! Glielo dica lei!

Marta (impacciata) - Veramente... io non me ne intendo...

Maud (l'abbraccia veemente) - Che cara! (a Giacomo) Una sorellina! Tu hai una sorellina! (a Boby) Ma guarda che linea ha questa donna! Guarda che vita!

Boby (a Marta che è molto stupita dall'effusione di Maud) - Non ci badi sa? È la nostra matta...

Maud (che si è buttata a sedere su di un divano) - Sto me­glio! Ora ci vorrebbe un coktail e sarei a posto.

Giacomo - Ci penserà Sam Lee. (va alla comune e chiama) Sam Lee... Sam Lee...

Stefano (a Marta accennando Boby e Maud) - Io non ho capito la parentela fra quei due... E patenti devono es­sere, perché si danno del tu; e poi certe confidenze...

Giacomo (che ha parlato sotto la porta a Sam tee il quale è sparito) - Ora vengono i coktails...

Boby - Nell'attesa... musica! (ha aperto la propria valigetta: è un fonografo portatile).

Giacomo - Hai dischi nuovi?

Boby - Uno... l'ultimo di Johnny Sills... Sentirete che deli­zia... (carica il grammofono).

Marta - Sono graziosi questi grammofoni portatili. Hai visto, Stefano?

Stefano - Già., sembrano valigette e invece sono fonografini...

Giacomo (perché il disco è cominciato) - Sss! State a sen­tire. (Silenzio. Il disco è «Tiger Rag» eseguito dai Mills Brother: un jazz vocale di ardita originalità).

Maud - Fantastico!

Stefano - Però non è molto chiaro... Che lingua, parlano?

Marta - Che sia cinese?

Gli altri tre (energici) - Ssssl

Boby - Ora viene il bello... (il disco prosegue come prima).

Marta (timidamente) - Ma che sia scarico il grammofono?

Giacomo - Zitta, mamma... (il disco finisce).

Maud  (entusiasta) - Un amore!  Vien voglia di baciarlo!

Giacomo - Boby sarà un buono a niente, ma in fatto di dischi... Ha un gusto!

Boby - Vuoi sentire l'altra facciata!

Marta - No, no grazie...

Stefano - Io ho due o tre dischi di Caruso molto belli... Un po' più chiari... « Una furtiva lacrima »... « Amor ti vieta » ...

Giacomo (scherzoso) - I lumi a gas, paparone mio!  (ride).

Sam Lee (che e entralo col suo passo leggero, si avvicina a Marta, e le sussurra all'orecchio) - Madame, s'il vous plait?

Marta (sobbalzando) - Eh? (si volge, vede il cinese, si spa­venta) Ah! (padroneggiandosi) Ah, Madonna, che spa­vento!

Giacomo - Cosa c'è, Sam Lee?

Sam Lee - Peu pas faile des cocktails... Pas de gin... Pas de Kitsch... pas... de wodka...

Maud - Come? Non hanno del ginin casa? Della wodka? Del kirsh? Dell'absinthe?

Sam Lee (disperato) - Lien! Madame!  Lien de tout!

Giacomo - Eh! Ma come si fa a non avere in casa niente?

Marta - Come niente? C'è del vermouth... della ciliegiata... del fernet...

Stefano - C'è il passito che ho fatto venire io da Pantelleria...

Giacomo - Tutta roba che non serve a niente! (a Sam Lee) E non c'è altro?  Rien d'autre?

Sam Lee (mostrando un botpiglino di cognac, di quelli che si comprano nelle stazioni) - Il n'y a que ça.

Stefano - Ah sì, quello! Ma l'abbiamo comperato questa estate quando andammo in campagna... Che la mamma si sentì male...

Marta - Ma quello è cognac!... È troppo forte!...

Maud (rotolandosi sul divano, esilarata) - Cara! Che tesoro!

Boby - Non far.vedere le gambe, tanto sono brutte!

Maud - Sfacciato! (a Stefano) Sono brutte le mie gambe?

Stefano (non sa cosa dire).

Boby - Beh, si beve o non si beve?

Giacomo (umiliato) - Abbi pazienza! In casa non c'è niente.

Maud - Ho capito. Salvo io la situazione. (prende la sua valigetta, l'apre; è un piccolo bar) A vous, Sam Lee... (gliela consegna).

Marta - Oh... Il valigino... con le bottigline...

Sam Lee (pregando Stefano di scostarsi dal tavolo per poter manovrare) - Paldon, Missì...

Stefano  (a Giacomo) - Mi dici  dove l'hai  preso questo pericolo giallo?

Giacomo - Gran casa, paparone. Era prima niente po' po' di meno che dalla contessa Joséphine di Clermon Sursenne...

Stefano - E perché... non se lo è tenuto?

Giacomo (vago) - E'tutta una storia... Boby lo sa, che è amico di Totò Clermont.

Boby  (noncurante) - La solita storia. Si domanda perché Joséphine Clermont Sursenne licenzia i suoi camerieri? Perché Margherita di Borgogna faceva uccidete i suoi amanti! Tout passe, tout lasse, et tour se remplace! N'est ce pas, Sam Lee?

Sam Lee - Oui, Missi!

Maud - E la cronaca dice che il figlio di Confucio è statosostituito da un canaco di Honolulu!  (parodiando canto e danza havajana) Hula!  Hula!  Hula!  Hula!   (Boby la imita).

Sam Lee (che ha finito di preparare) - Voila, Missi daroes...

Giacomo - O. K.

(Si beve. I tre giovani tracannano d'un fiato. I due genitori sono soffocati).

 

Maud - Sam Lee premier, empereur des Barmans!

Boby  (facendole il solletico sotto le ascelle) - Piro!  Piro!

Maud - Scemo! (con una rapida mossa gli afferra la mano con violenza).

Boby (perde l'equilibrio e casca a sedere) - Ohé!  Quanto sei stupida!

Maud - Visto, signora? Questa è una mossa di ju-jitsu che mi ha insegnata Sam Lee... Bisogna pur difendersi noi donne! (a Baby) Ti ho fatto male, topo? Tò! (gli dà un bacio) Passato?

STEFANO (a Marta) - Son marito e moglie. Te lo dicevo io. (a Maud) Si vede che suo marito non se l'aspettava...

Maud (sorpresa) - Mio marito? (scoppia a ridere) Boby mio marito? Questa è grande!

STEFANO (seccato, sottovoce a Giacomo) - Ma non son parenti?

Giacomo - Macché parenti... Ci siamo conosciuti tutti e tre due mesi fa a Deauville!

Maud - Dicano la verità Li scandalizziamo?

Marta - Oh... le pare!  Anzi un po' d'allegria fa piacere.

Maud - Allora non ci serbano rancore se portiamo via Mimì?

Marta - Come via?

Giacomo - Sì, mammina... Non sapevo come dirtelo, ma siccome Maud e Boby si fermano solo stanotte a Milano, così, strada facendo, abbiamo combinato di fare una « surprise-party »  alla Villa degli Altoprandi.

Maud - Sì, Titì Altoprandi è stata mia compagna di col­legio al Sacro Cuore... È una tal matta!

Stefano (fra sé e sé) - E se lo dice lei!

Marta - Ma come una « surprise-party »?

Giacomo - Sì! Loro non sanno niente, Boby non li conosce nemmeno. Arriviamo lì coi pacchetti della roba da man­giale e si fa un po' di chiasso.

Stefano - Chissà come saranno contenti!

Maud - Seccatissimi! Sopratutto il vecchio Altoprandi che è un brontolone! E appunto questo è il bello.

Marta - Ma... ma contavamo di cenare con te... avevo pre­parato tutto...

Boby - Pensi, signora, che loro avranno Mimi per tanto tempo e noi non l'abbiamo che per questa sera!

Giacomo (gentilmente ma fermamente) - E poi non sono più un bambino, mamma cara... In fin dei conti appena arrivato son subito venuto qui a salutarvi...

Stefano (che proprio non ne può più) - Sei stato molto buono...

Giacomo (senza badare) - Staremo insieme domani sera, va bene? Anzi, sai che cosa faremo? Invece di stare qui in casa da soli, che è un po' una barba... andremo a pranzare ai Doodle-do!

Marta - Dove?

Giacomo - Al Doodle-do! Ma come? Lo so io che vengo da Parigi e non lo sapete voi che state a Milano? Il Doodle-do... quel locale nuovo dove c'è il jazz hawajano che c'era a Montmartre alla Boite à Matelots... Va bene? Siete contenti?

MARTA (che non lo è affatto) - Ma... anche Carolina era così contenta di averti qui.

Giacomo (con allegra esasperazione) - Ah beh! Se si deve accontentare anche la serva, poi! No, no, va là! Andre­mo al Doodle-do, vedrai che sarà carino... E adesso... (ai due amici) Sarà meglio andare, se no gli Altoprandi li troviamo a letto.

Boby (entusiasta) - Sarebbe l'ideale! Pensa che seccatura per loro!

Maud - Sì, ma non ci aprirebbe nessuno...

Giacomo - Andiamo, andiamo... ciao, mammina… non ci pensare, va là... staremo insieme domani... ciao, paparone!

Stefano - Le chiavi di casa, almeno... (e le stacca dallo anello che tiene in tasca).

Giacomo - Ah, bravo! A meno che non ci tengano a dor­mire là... In ogni modo ci si vede domattina... Ciao, neh?

Maud - Arrivederci, Sandi. Arrivederci, cara piccola si­gnora! E quando ripasso da Milano spero che ci vedre­mo ancora....

Boby (a Marta) - Signora... (a Stefano) Caro Sandi... conto di rivederla ancora... Mi chaperonnerà per Milano... tor­nerò per Natale... conto su di lei... Mi ha l'aria di saperla più lunga di Mimì, con quegli occhi lì!... Di nuovo!

Giacomo - Ciao, mamma... Ciao, papà.

(Rumorosamente come sono entrati i tre escono. Marta e Stefano sono rimasti a guardarsi in faccia).

Stefano (tutto a un tratto, dirigendosi verso la comune con tono esasperato) - Io dico che... (ma Boby rientra affannato).

Boby - Pardon! Avevo dimenticato il mio disco... Ci conto per fare effetto sugli Altoprandi... Pardon! (Ed esce correndo. Rumore di porta chiusa).

Stefano (sbattendo) - Io vorrei che il vecchio Altoprandi li mandasse via a calci nel sedere. Questo vorrei!

Marta (per calmarlo) - Stefano!

Stefano - E quello è mio figlio! Quello è tuo figlio... (rifa­cendolo) « Le Gimkane nautiche... la surprise-party... il Doodle-do... »   (energico) Quello è un cretino.

Marta (più mite) - È un ragazzo, si sa... Ma è tanto bravo... Vedi che bella carriera...

Stefano - Se deve servirgli per fare quella vita avrei pre­ferito che facesse lo scritturale in un botteghino del lotto! (con uno scatto) E sua moglie? Hai sentito come parla di sua moglie... « II suo flirt... è fatta meraviglio­samente »   Ma,  ma,  ma...  ma...   (non trova parola).

Marta - Magari sono le amicizie... non hai visto quella energumena?... (la rifà) «Che amore di donna! Ma che pelle ha questa donna! Ma guardate la linea di questa donna! ». (parlando indignata) A me!

Stefano - E quell'altro tipo? (lo rifà) Abracadabrante! Oh! lei ha certi occhi... Il sex-appeal... La chancrure... (ag­giustandosi la giacca sulle spalle) E mi ha rovinato ratta la giacca!

Marta - E il cinese? Io dovrei sempre aver per casa quella brutta faccia che mi fa impressione!

Stefano (in crescendo) - E le porcherie che bevono? E poi « in questa casa non c'è niente »! (arrabbiato) C'è fior di roba! Ma guarda un po'! Ho fatto persino venire il passito da Pantelleria e devo sentire un branco di sce­mi dire che in casa non c'è niente!

Marta - E quel disco? Tutti in estasi che non si poteva neanche parlare... Bella forza cantare così! Son buona anch'io... (rifà il disco).

Stefano (furibondo) - Ma a me sta sullo stomaco quel cosino della chancrure e del sex-appeal...

Marta (rassegnata) - Beh, ora non t'arrabbiare, caro. Che ci vuoi fare? Sono alla moda...

Stefano - Alla moda! (grugnito sprezzante) Come tanti scemi che conosciamo... Ma mio figlio, no!

Marta - Ci vuole pazienza... (un silenzio. Sono rimasti male tutti e due).

Stefano (brontolando) - La pallina fra le ginocchia...

Marta (idem) - Il numero tre di Chanel... Me l'avrà vuotato tutto...

Stefano (come sopra) - Si danno del tu... si conoscono da due mesi.

Marta (idem) - E Anna che farà tutto quel viaggio sola con quel bebé...

Stefano - ...che ha ventitre anni... Povero piccolino! E tu che t'eri immaginata... (indica il ventre e sghignazza) Figurati! Non potrebbe più fare i bagni di sole con la gente che la guarda col binocolo... Ah!  (silenzio).

Marta (per sviare il discorso) - Non vuoi andare a tavola?

Stefano (alzando le spalle) - M'è passato l'appetito.

Marta (carina) - No... non devi... ci vuol pazienza... forse è questione d'abitudine... ci abitueremo, vedrai.

Stefano - Abituarsi? È una parola.

Marta - Chissà... o magari si abitueranno loro.

Stefano - No no... qui bisogna far qualcosa... è roba da matti.

Marta (che è in piedi davanti a lui, gli carezza il capo) - Va là... a tutto c'è rimedio... Ci abitueremo.

Sam Lee (che era uscito a tempo e che ora è rientrato, leg­gero e silenzioso come al solito, si avvicina a Marta e le mormora all'orecchio) - Madame est selvie...

Marta (non sa trattenere un grido di spavento e poi con­clude) - Ma a questo brutto muso non mi abituerò mai!

Cala la tela


ATTO    SECONDO

La scena; La stessa del primo atto, alla quale però sono state apportate parecchie modificazioni. Il muro di fondo è stato aperto e al posto della porta c'è una grande arcata molto moderna che mette nell'altra stanza-salotto da dove si va nelle stanze di Anna e Giacomo. La finestra pure è stata allargata dandole una linea più moderna, sì che ora è più visibile di prima il balcone-veranda fiorito. Anche nell'arre­damento sono stati portati molti cambiamenti; quasi turco è di uno spinto modernismo.

All'alzarsi del sipario Carolina entra3 introducendo il rag. Rigatti.

Carolina (che non è più vestita da cameriera ma indossa un abito nero senza grembiule) - S'accomodi pure, signor ragioniere...

Ragioniere (entrando) - E' un po’ presto, ma dopo avevo altre cose da sbrigare. (Si guarda attorno) Oh, ma come è tutto cambiato qui!

Carolina (secca) - Già.

Ragioniere - Non venivo dal signor Sandi da più di sei mesi. (guardando) Bello! Bello! Non mi aveva detto niente il tuo padrone... Mi ha solo detto delle molte note da pagare...

Carolina - Tutta roba costata cara... sicuro.

Ragioniere - Ah sì per esser cara, è cara. Io, però, come amministratore di casa, non ho potuto che pagare.

Carolina - E' stata la signora Anna a dirigere i lavori.

Ragioniere - La moglie di Giacomino?

Carolina - Già. Appena venuta da Parigi... Giù muri, via mobili... (con rimpianto) Quei bei mobili!

Ragioniere - Eh Carolina, la gioventù! Modernismo...

Carolina - Bella roba... Io, per me, non lo avrei fatto.

Ragioniere (sorride) - Immagino che non avranno chiesto la tua opinione...

Carolina (amara) - La mia opinione? Proprio, si figuri! Ormai sono diventata anch'io un mobile vecchio che si deve cambiare...

Ragioniere - Intanto vedo che ti hanno cambiato d'abito.

Carolina - Già. La signora Anna dice che io devo essere la governante...  ma intanto non conto  più nulla, qui dentro.  Meglio  prima,  quando ero solo la cameriera. Giusto perché ci sono affezionata... Se no!

Ragioniere - Eh, ma anche i padroni ti vogliono bene... andiamo!   (per toccare altri tasti che spera più gai) E la signora Marta?

 Carolina (pronta) - È in letto.

Ragioniere - Malata?

Carolina - No; dorme.

Ragioniere - Miracolo!  Lei che era così mattiniera!  Del resto fa bene ad aversi riguardo. Quando non si è più giovani...

Carolina (beffarda) - Quando non si è più giovani, eh? Già, quel che dico anch'io... (altro tono) Beh, lei voleva parlare col padrone? Non c'è.

Ragioniere - Già uscito?

Carolina (col tono di prima) - Già uscito? Magari! Ah!

(crolla il capo, poi) Le chiamerò il signor  Giacomo...

Ragioniere - Per me... Ma digli che avrei premura... perché

sono già le... (si china a guardare un orologio che è sul tavolo).

Carolina - È inutile che guardi quello lì. Novecento. Non ci si capisce niente...  Glielo  dico  io;  sono le dieci e mezza passate. (via).

Ragioniere (Restato solo. I suoi occhi cascano su un quadro moderno. Lo guarda con attenzione da vicino, da lonta­no, da destra, da sinistra, poi ci rinuncia mormorando) -Mah!

(Estrae l'orologio e dopo un momento di perplessità sì avvicina al tavolo sul quale è il telefono. Sta per comporre il numero, ma in quel mentre entra Giacomo, ancora in vestaglia).

Giacomo (entrando) - Caro Ragioniere!

Ragioniere - Oh, signor Giacomo! Quanto tempo che non ci si vede! Ho chiesto di lei al suo signor padre... la tro­vo benissimo!

Giacomo - Bene grazie... Ma lei doveva telefonare?

^Ragioniere - No... non occorre... credevo di far tardi, ma ora vado di persona.

Giacomo - Allora mi dica...

Ragioniere - Ecco : sono venuto per quel ricorso alla In­tendenza di Finanza. Per quanto oggi sia domenica, e di domenica, veramente...

Giacomo - Un ricorso?

Ragioniere - Sì. È una cosa abbastanza urgente, perché il termine sta per scadere e allora bisogna pagare l'intera tassa sull'immobile...

Giacomo - Tassa?... Immobile?... ma questa è roba che ri­guarda papà... Carolina si è sbagliata.

Ragioniere - Infatti, io avevo chiesto del signor Stefano, ma Carolina mi ha detto che chiamava lei...

Giacomo - Carolina non capisce più niente. Per i vecchi ci vogliono le pensioni, caro ragioniere. (chiama) Carolina! Carolina!

Carolina (entrando) - Mi ha chiamato?                      

Giacomo - Il ragioniere doveva parlare con papà, non con me. (Carolina si stringe nelle spalle) Adesso glielo chiamo io...

Ragioniere - Non lo disturbi.

Giacomo - Eh no... Se è urgente. (bussa alla, porta di Ste­fano) Papà!  Papà!  (nessuno risponde, allora egli apre la porta e si sporge nella stanza) Papà... (a Carolina) Ma... È già stata rifatta la stanza?

Carolina - No.

Giacomo - E dove ha dormito papà, se il letto è intatto?

Carolina (si stringe nelle spalle).

Giacomo - È uscito presto?

Carolina - Macché.

Giacomo - E allora?

Carolina (tragica) - Non è uscito. Non è rientrato...

Giacomo (sbalordito) - Da ieri sera?

Carolina - Già, da ieri sera.

Giacomo - Ah, questa poi... Papà non è rincasato da ieri sera? E non ha telefonato?

Carolina - Che sappia io, no...

Giacomo - Ma la mamma non t'ha detto?...

Carolina - Che sappia io, la signora non sa niente.

Giacomo - Ma è roba da pazzi! Roba da pazzi!

Ragioniere - Mi dispiace di aver importunato...

Giacomo - No, è che non capisco! Non so spiegarmi. (chia­ma) Anna! Anna!

Ragioniere - Vuol dire che, caso mai, ripasserò in giornata...

Giacomo - Come crede... (chiama con rabbia) Anna...

Ragioniere - Arrivederla...

Giacomo - Arrivederla... Arrivederla...

(Carolina esce con il ragioniere e Giacomo si avvicina alla porta di Anna).

Ma insomma, Anna...

Anna (Una bella, donnina tipo standard; ma dietro le ciglia rimesse, le sopracciglia spostate e i capelli ossigenati, si nasconde, in fin dei conti, una brava figliola. È in vesta- glia con gambe e spalle esibite a oltranza: e son tutt'altro che brutte, per fortuna; ha un rasoio di sicurezza in mano e le gambe nude) - Che vuoi, seccatore! Mi sto facendo la barba alle gambe... A momenti mi facevi tagliare!

Giacomo - Lascia stare la barba e le gambe!... Ti do in mille che cosa è successo!

Anna - Scommetto che hanno rimandato la prima della ri­vista, in casa D'Armiento? Del resto preferisco, perché la sarta mi darà il costume soltanto domani.

Giacomo - Macché rivista! Figurati che papà non è rin­casato!

Anna - Verrà più tardi.

Giacomo - Ma non capisci? Non è rincasato stanotte... E adesso è ancora fuori!

Anna (sorpresa) - No!

Giacomo - Altro che! Capisci che sto in pensiero!

Anna - Eh, non è mica un bambino!

Giacomo - Comunque è molto strano!

Anna - Beh! Ora è completo!

Giacomo - Come 'sarebbe adire?

Anna - Che non mi stupisce. Una volta o l'altra c'era da aspettarselo con la vita che fa!

Giacomo - La vita che fa! E' sano, forte... anche se si diverte...

Anna - E chi ti dice niente? Si vede che stanotte si sarà divertito più del solito?

Giacomo (seccato) - Come sei spiritosa! Ti par logica una cosa simile?

Anna - Non parliamo di logica, va là!

Giacomo - Insomma che papà vada a ballare per conto suo, che si ritiri tardi, che abbia i suoi amici e magari le sue amiche lo posso ammettere. È una cosa normale... Per quanto, un tempo, non era il suo genere...

Anna - Avrà voluto imitarti... (lo dice con una puntina di beffa).

Giacomo - Cosa c'entra l'imitarmi! Io ho venticinque anni meno di lui, in ogni caso, comunque io son sempre rincasato tutte le notti.

Anna - Avrei voluto vedere il contrario! Non ci mancherebbe che questo!

Giacomo (interdetto) - Come non mi mancherebbe... Cosa c'entra?

Anna - Oh, niente... Dico che le ore notturne sono le sole fra le ventiquattro in cui io e te facciamo la medesima cosa nel medesimo posto.

Giacomo - Esagerata! Ti sei svegliata coi nervi?

Anna - Nervi? Niente nervi. Una constatazione. La mattina tu vai all'ufficio e io dormo. Oggi, no, perché è dome­nica. Ma gli altri giorni, si. A colazione se ci sei tu, non ci sono io e se ci sono io, non ci sei tu. Il pomeriggio io esco per conto mio, tu per conto tuo...

Giacomo - Colpa mia come colpa tua, se è per rimproverare...

Anna - Io non rimprovero niente. Se speri che ti faccia scene di gelosia stai fresco! Non mifai tu l'onore di essere geloso e vuoi che...

Giacomo - Perché ti stimo... se dovessi supporre male...

Anna - Che cosa faresti?

Giacomo - Oh, bella mia, non staresti tanto allegra! Idee larghe sì, quanto vuoi... ma basta! Non fosse che per il bene che ti voglio, stupidaggini o cretinaggini non te ne lascerei fare!

Anna - Eh, altro che! Per quel che tu sai di quel che faccio io!

Giacomo - Oh, presto o tardi male si sa, stai tranquilla.

Anna - In ogni modo sai com'è carino trovarsi, come ieri sera nello stesso « dancing » tu a un tavolo e io a un altro.

Giacomo (stringendosi nelle spalle - ma la cosa era seccata anche a lui) - Combinazioni!

Anna - Combinazioni noiose!

Giacomo (cercando di scherzarci su) - Sei gelosa!

Anna (senza rispondere) - Avevo appena finito di dire a Gaby che tu non eri venuto con me perché avevi da fare... e ti vedo seduto a un tavolo dirimpetto a noi... Almeno avessi saputo chi erano le persone con le quali eri tu!...

Giacomo - Non vorrai mica che ti presenti le amanti dei miei amici!

Anna - Carino per una moglie! Preferisci stare con delle poco di buono che con le amiche mie.

Giacomo - Va là. che molta differenza poi non c'è!

Anna - Finissimo!

Giacomo - Oh, insomma, anch'io non conoscevo quel pic­colo idiota che ti faceva ballare...

Anna - Oh, per questo era un giovanotto molto « chic »e niente affatto idiota!

Giacomo - Sarà benissimo. Il fatto è che Tonj Malerbi mi ha chiesto: « Con chi balla ma moglie? » E io, che non lo sapevo, son rimasto come un cretino.

Anna - Imparerai a venire nelle  « boites »   dove vado io.

Giacomo - Come se a Parigi, a Deauville o a Biarritz non fosse mai successo.

Anna - Parigi! Parigi è Parigi e qui è qui! E, se vuoi sa­perlo, a Parigi non ci siamo mai incontraci in un tea­tro con tuo padre che faceva il galante con una « co­cotte ».

Giacomo - Non posso mica impedirglielo. Vuoi che gli faccia la predica io?

Anna - Predica, no; ma se tu gli dessi il buon esempio... Tu stesso dicevi che prima non era così.

Giacomo - Vedrai, che adesso mi devo far frate per ricon­durre sulla retta via il paterno genitore! Del resto, potrei dire altrettanto di te per la mamma.

Anna - È diverso, perché io non faccio niente di male. E neanche la mamma.

Giacomo - Lo spero bene. Ma potrei anche dirti che la vita che fai, a me, tuo marito...

(A questo punto entra Stefano. È in « smoking », con  cappello sulle ventiquattro, il pastrano di traverso, e la sciarpa penzoloni. E, soprattutto, è brillo; oltraggiosa­mente ed inequivocabilmente brillo).

Anna - Guarda, c:è qui tuo padre!

Stefano (con voce malferma) - « Canto quel motivetto che mi piace tanto e che fa...».

Giacomo - Papà!

Stefano (accennando movenze- di ballo) - « Du - du - du - du du - du - du - du ». (e imita il finale delle danze di « girls » ) Oplà!

Giacomo (indignato) - Papà!

Stefano - Ciao, Mimì... Ciao, Anny... che ora è?

Giacomo - Quasi le undici, papà.

Stefano - «Parbleu», disse il principe dando una prova di più della sua perfetta conoscenza delle lingue. « Par-bleu», sono le undici! Undici di mattina, vero? Allora ho fatto un po' tardi!

Anna - Ma se non sei nemmeno rincasato, papà!

Stefano - Potrei dirti di sì, ma io aborro la menzogna! Aborro! Bella parola, eh? O si dice aborrisco? Beh, an­che se si dice aborrisco, io ho detto aborro e ripeto abor­ro! « Canto quel motivetto che mi piace tanto ». Ma sapete che è ben stupida questa canzonetta? « E faccio du - du - du!... ».

Giacomo - Papà, ma ti par giusto far certe cose?

Stefano - Fare du du du du du? No, io lo trovo stupido. Perché se dicesse «e faccio tralalalà», pazienza! Ma chi è che fa du du du du du? Tu fai du du du du? Io non faccio du du du du,

Anna - È inutile parlargli, lo vedi in che stato è?

Stefano - Giacomo, di' a tua suocera di rispettare il nuoro! Di' a tua nuora di rispettare mio suocero... Come son complicate le parentele alle undici di mattina!

Giacomo - Andiamo papà... Alla tua età!

Stefano - Prima di tutto i begli uomini non hanno età. E del resto è colpa mia se mi hanno fatto bere? E da ieri notte alle cinque... No... alle cinque di stamattina; per­ché si deve dite stanotte alle cinque, quando invece erano le cinque di stamattina? Eh! È da stamattina alle cin­que che abbiamo giocato a « poker » coi dadi... Quello che perdeva doveva bere alla salute di tutti... Invece se era una donna, doveva levarsi un indumento perso­nale... Io ho sempre perso e ho sempre bevuto! Ma pensa che fortuna che non fossi una donna, se no a quest'ora sarei tornato a casa tutto... Anna, questi non. sono discorsi adatti per te! « Scendete in giardino, an­date a giocare al volano »! Anna! Anna! Anna! Perché stai a sentire certi discorsi?

Giacomo - Insomma, papà, che un uomo serio come te debba ridursi...

Stefano - Ehi, ehi, chi! Un uomo serio! Cosa credi che abbia fatto?

Giacomo- Ma che vuoi che sappia io!Sei uscito di casa ieri sera alle nove!

Stefano - E sono andato al Lirico a vedere le riviste tede­sche... Cosa c'è di male? C'erano tutti uomini seri, tutti... Oh, quanti uomini seri c'erano ieri sera al Lirico! Dopo siamo andati a cena...

Anna (sarcastica) - Già... con chi?

Stefano - Uomini seri! Tutti uomini seri. E quattro brave ragazze della compagnia. Serie anche loro. Meno degli uomini, ma serie. Tutte persone serie... Poi siamo an­dati a casa di Mulignani... e se mi dici che lui non è un uomo serio io ti faccio du du du du per due ore... perché lui è nientemeno che un banchiere! Dunque figurati! Lì è successa la storia del «poker»... e mi si confondono un poco le idee.

Giacomo (indignato) - È roba dell'altro mondo!

Anna - Non mi dirai che questo non ti dia fastidio!

Giacomo - Ah, ma ammetterai che c'è una bella differenza... E non vorrai mica insinuare che gli dia io l'esempio...

Stefano - Questo è vero. Mi ha detto Mulignani che l'altra notte sono stati tutti insieme con Giacomino a casa di Biraldi... e che il mio Giacomino, poverino, ha tenuto un contegno esemplare... C'erano ben cinque ragazze della compagnia e Giacomino se n'è andato alle tre tutto solo, buonino buonino. senza far storie, con la codina fra le gambine...

Giacomo - Ma sì, va bene!

Anna (amara) - Sai come mi deve far piacere tutto questo!

Giacomo - Ti deve far capire che in ogni modo non faccio niente di male! Che quello che faccio io...

Anna - Oh, io non voglio sapere quello che fai tu! So quello che faccio io...

Stefano - Voi fate quel che pare a voi, che io faccio quel che pare a me. E vado a letto. Perché se debbo dire la verità... E come dicevo poc’anzi a questa onorevole as­semblea, io aborro la menzogna... e insisto sull'aborro checché mi si obbietti... Se devo dire la verità sono un po' stanchino e vorrei fare un po' di nannina.

Giacomo - Ma sì, ma sì... va a letto che è meglio.

Stefano - Bene! Accetto il consiglio disinteressato e oso dire anche affettuoso. Vado a fare la nannina. (malizioso) Ma prima di far la nannina sapete cosa faccio? (can­tando) «  Io faccio du du du du »  (esce).

Giacomo (dopo un attimo) - Ah beh! Se mi avessero detto che io avrei dovuto un giorno veder rincasare mio padre ubriaco!

Anna - Sai che bella figura ci si fa anche di fronte ai domestici?

Giacomo - Non mi preoccupo di questo!... Come se Sam Lee non avesse mai visto gente ubriaca per casa a Parigi!

Anna - E dagli con Parigi! A Parigi si fanno tante cose che qui non si fanno.

Giacomo - Ma se l'altr'anno, a martedì grasso, ti sbronzasti anche tu!

Anna (seccata) - Che finezza di espressione! Sbronzarsi    E poi non è vero, perché ero soltanto allegra.

Giacomo - Alla grazia dell'allegria! Montasti sul tavolo a fare l'imitazione di Josephine Baker... Non ti dico quan­to fu grazioso per me, che stavo a vedere.

Anna - Però me lo dici solo a un anno di distanza! Si vede che allora non ti dette fastidio!

Giacomo - Di certe cose dà più fastidio il ricordo che il fatto in sé.

Anna - Proprio come quando tu, a Deauville, facesti il ba­gno a mezzanotte con quella isterica di Maud, che non aveva neanche il costume. Cose che lì per lì una moglie non ci pensa, ma poi seccano!

Giacomo (che non sa cosa obiettare) - Invece di farci rim­proveri postumi, mi pare che sarebbe meglio pensare a papà. Non vorrei che questa storia sì ripetesse. Io av­verto la mamma.

Anna - Ecco come siete voi uomini! Perché vuoi dare un dispiacere a quella povera donna? Se mi venissero a raccontare quello che fai tu. credi che mi farebbe pia­cere? Io non le direi niente.

Giacomo - E io sì. E subito anche. (va alla porta centrale della camera di fondo e chiama) Mammà... Mammà...

Marta (che indossa un pigiama ed è visibilmente cambiata, ringiovanita dalle tinture, ai capelli e al volto, entra) Ma che vuoi? Che ti prende?

Giacomo - Ho da parlarti, mamma.

Marta - Proprio adesso? Lascia che finisca la mia toilette.

Giacomo - È urgente, mamma...

Marta - Fra una mezz'oretta.

Giacomo - Se ti dico che è urgerne.

Marta - Ah, come sono scocciatori gli uomini. È vero, Anna?... Scocciatori e inopportuni. Che cosa c'è, benedetto da Dio?

Giacomo - Ecco, vedi...

Marta - Aspetta un momento... (chiamando) Sam Lee, venez ici...

Sam Lee - Oui, Madame.

Marta - Lo farò qui il massaggio. Sam Lee, continuons...

Sam Lee - Oui, Madame. (E infatti si appresta a prodigare le sue cure di « masseur», strani massaggi consistenti nell'agitare e far roteare gambe e braccia. Marta prende delle posizioni buffe e apparentemente scomode).

Marta (scossa dai massaggi) - Non avete idea come questi massaggi diano forza e freschezza per tutto il giorno.

Anna - A me lo dici? Sono stata io a consigliarteli.

Marta (c.s.) - Hai ragione, cara, e te ne sono proprio grata. E poi questo Sam Lee è straordinario... Il vero massaggio giapponese, come il terremoto. Non trovi Giacomo? Dunque, cosa volevi dirmi?

Giacomo - Ma cosa vuoi che ti dica? È possibile parlare in queste condizioni?

Marta - E perché? Non ti generai mica... Veramente mi fai ridere... (ride) Mia cara Anna, tuo marito sta diventando, un piccolo borghese provinciale insopportabile.

Sam Lee - Cest assez, Madame?

Marta - Pas ancore, un peu de gimnastique... ça va?

Sam Lee - Oui, Madame... Allons-y...

Marta (eseguisce: inizia una ginnastica che consiste nella alzare le gambe come le «girls »).

Sam Lee- Un, deux, trois, quatre, cinq. six.

Marta (continuando) - Sai, Anna, che ieri mattina sono arrivata a quindici?

Sam Lee - Quatorze, quinze, seize, dix-sept...

Giacomo - Basta, adesso hai battuto il « record»...

Marta - Ma che noioso! Assez, Sam Lee. (Sam Lee si inchina ed esce. Ad Anna) Tu a che numero sei arrivata?

Anna - Non so; trenta mi pare.

Marta - Ci arriverò anch'io... ci devo arrivare anch'io...

Giacomo - Ma vuoi mettere, mamma...

Marta - Perché son più vecchia? Ti farò vedere come son giovane invece.., Ti dico che mi sento un'altra... E' pas­sata, mio caro, l'epoca in cui le donne si intorpidivano accanto all'arcolaio e ai fornelli... Oggi aria libera, allegria... movimento! A proposito, Anna chérie, ho parlato con l'ingegnere. Costruiamo la piscina sul terrazzo... Il tuo progetto, sai...

Anna - Ma no? Che bello!

Marta - Ah sì! Io gliel'ho detto all'ingegnere: « Studi, ri­fletta, calcoli, ma la piscina bisogna farla. E la faremo ». Così potremo dare delle feste in costume...

Giacomo (beffardo) - Sì... adamitico...

Marta - Sei « schocking! » In costume da bagno, si capisce.

Giacomo - Ho sbagliato di poco...

Marta - E se a te non piacerà di venirci non ci verrai. È vero, Anna? (Anna sorride) Figurati che ho convinto anche  Stefano...

Giacomo - Papà in costume da bagno?

Marta - Per amor di dio! È tollerato il pigiama...

Giacomo - Senti, a proposito di papà...

Marta - Oh, giusto! Ton père! Non mi parlare di ton père!... Finirò col toglierli il saluto...

Giacomo - Invece faresti bene...

Marta - Eh no, capirai! L'altra sera in casa Cluberti mi vien a sostenere che lui preferisce Gary Cooper a Clark Gable! Ma come si fa a dire una cosa simile! Clark Gable. L'ho visto ieri sera al San Carlo nello « Lo spar­viero della notte ». Che uomo! « "What a man! »Ti piace?

Anna - È il mio «béguin »...

MARTA - Io ne son pazza! J'en raffole! È l'unico uomo al quale non saprei resistere! E Greta Garbo! Che donna! Si contorce come una serpe quando bacia... (la imita)..

Giacomo - Senti, mamma...

Marta - E parla, benedetto figliuolo! È un'ora che aspetto... Prima tanta furia, pareva che stesse per cascar la casa... e poi... al momento di dichiarare, passi... (ad Anna) Uh! a proposito di « bridge » dimenticavo di chiederti una cosa importante. Si giuoca a «bridge». Tu hai quattro cuori di donna, sei picche di asso e re, fermo a quadri, singleton a fiori e il tuo compagno parte di tre cuori; tu cosa fai?

Anna - Quattro picche...

Marta - Ah, allora aveva ragione Fufù, povero Fufù! E io che l'ho tanto sgridato!

Anna - Fufù? L'hai visto ieri sera? Ecco perché non è venuto all'Embassy. Aveva promesso di raggiungerci.

Marta - Eh, cosa vuoi, cara, c'era la Giuggy!

Anna - Perché continua ancora il flirt?

Marta - Sì, chiamalo flirt. Pare che il marito non abbia più un soldo, e che sia Fufù a pensare a tutto.

(Giacomo che ha fatto di tutto per parlare senza riuscirvi, ora scatta di malumore).

Giacomo - Mamma, questi sono pettegolezzi!

Marta - Senti da che pulpito viene la predica! Pettegolezzi! Macché pettegolezzi! Sono potins... Di che cosa vuoi parlare, se no?

Giacomo (irritato) - Di cose più serie, santo Cielo!

Marta - Eh, ma che tono! (ad Anna) Che cosa? Un debole per la Giuggy. T'illudi caro, perché ha ballato sempre con Fufù...

Giacomo - Ah! Avete anche ballato?

Marta - Oh un giretto... Dopo il «bridge»... con il gram­mofono: una rumba e poi quel bel valzer (l'accenna) « Parlez moi d'amour, dites moi des choses tendres... » (ride) Quello scemo di Joe mi ha fatto morir dal ridere!

Anna - Chi è Joe?

Marta - Un ragazzo... Un ragazzaccio... non mi ricordo il cognome... (con un piccolo strillo) Oh, io che mi dimen­ticavo, poverino! Ora mi deve venire a prendere per andare alla Kermesse alla villa Dosnago...

Giacomo - Non ci andrai mica adesso alla Kermesse!

Marta - Sicuro che ci vado adesso... Tengo io il banco del bar... Cosa vuoi, la Baronessa Edoarda mi ha tanto pre­gata... Eppoi è per beneficenza!  Ma mi son scelta Joe            171

per compagno, almeno si ride... Vedrai che cocktail prepareremo! Gin, cherry, vermouth, angostura... cin­quanta lire! È per beneficenza. L'Edoarda voleva darmi per partner quel vecchio rammollito del marchese Cluberti. « Ah no, ma chérie » le ho detto. « La beneficenza va bene, ma non bisogna esagerare. Di vecchi ne ho ab­bastanza di mio marito ».

Sam Lee (entrando a Marta) - L'auto, Madame,

Marta (altro strillo) - La macchina? Già mezzogiorno? Ah, Madonna, ho appena il tempo! Oh, Anna vieni anche tu, neh! L'Edoarda mi ha tanto pregato. « Porti anche quel tesoro della sua nuora! ». Non mi mancare, per amor di Dio.

Giacomo - Mamma, ma io volevo parlarti!

Marta - Oh caro... Non posso mica dedicarti tutta la gior­nata! « Senti mamma, - senti mamma - senti mam­ma » e non mi dici niente. Sarà per un'altra volta. Ora è tardi. Mi raccomando, Anna non mi mancare. Si fa co­lazione lì, à petites tables... ti sceglierò un compagno divertente. (a Giacomo) Se vuoi venire anche tu vieni pure. Per quanto i mariti non siano desiderati... Ma per te si farà un'eccezione. (ad Anna) Corri, corri Anna... così usciamo insieme. Aspetta ti voglio prima far ve­dere il mio vestito! Vedrai: un sogno! E' un modello di Schiaparelli... « Mots d'amours »... vieni... (e se ne va seguita da Anna canterellando) « Parlez-moi d'amour, dites moi des choses tendres... »  (esce).

Giacomo (che è rimasto solo con Sam Lee) - Oh, che bella domenica! Uno si dovrebbe riposare e invece... (a Sam Lee) Sì, ma si esagera, però! Che io non possa neanche spiegare a mammà quello che è successo... Ma son stati morsi dalla tarantola! Quello che mi passa la notte fuo­ri... La mamma che scodinzola fra kermesse e benefi­cenze. (seccato) Ma già a te è inutile parlare, perché non capisci l'italiano. E cosa aspetti, poi, per impararlo, cretino!

Sam Lee (con un sorriso beato) - Oui, missi. (trillo di cam­panello).

Giacomo Vas voir. Sam Lee. (Il cinese esce. Giacomo ac­cende una sigaretta brontolando; ad un tratto entra, seguita da Sam Lee, Greta, una biondina molto truccata e vestita con una certa eccentricità),

Greta (accento tedesco) - Ma sì, mi attentono... (vede Gia­como) Buon ciorno, signor Casa Sandi?

Giacomo (interdetto) - Sì.

Greta - Bene, crazie. (e si siede).

Giacomo (a Sam Lee) - Qui est-elle?

Sam Lee - Sais pas, missi. Pas voulu me dile. Elle est en-tlée come ça...

Giacomo - Va t'en. (Sam Lee esce) Scusi, signorina, io non sono molto presentabile. Ma non sapevo che lei... Lei cerca delle signore, forse?

Greta (ride) - Oh, no, io cerco di signor Sandi. Sono Greta Goertz.

Giacomo - Sono io il signor Sandi.

Greta - Oh, no, più fecchio!

Giacomo (sobbalzando) - Cerca di Stefano Sandi?

Greta - Oh, sì. Stefi mi ha detto ieri notte di fenire qui.

Giacomo (inorridendo) - Ieri notte? Di venire qui?

Greta - Sì. Mi ha dato suo tirizzo. (mostra un bigliettino da visita).

Giacomo - E che cosa vuole?

Greta (con un sorriso ambiguo) - Oh, io non so. Stefì è così allegro.

Giacomo - Per l'amor di Dio! Se ne vada, signorina!

Greta - Perché?

Giacomo - Perché questa è casa sua.

Greta - Lo so. Mi ha tetto. Mi ha tetto che faremo gola-zione tutti insieme.

Giacomo (con un grido) - Ci mancherebbe altro! Vada via per carità! Se la vedesse qualcuno... Le dirò la verità. Stefano Sandi è ammogliato...

Greta (irosa) - Oh, ganaglia! Non mi afere tetto!

Giacomo - Ma guarda cosa mi combina!

Greta  (minacciosa) - Oh, io gli  dirò qualche cosa!  Mi afere promesso... Oh, ganaglia! Io gli tirò... io gli tirò!...

Giacomo (prendendola per le mani) - Gli tirà quel che vuole ma non qui... Venga con me... vada via...

Greta (cascandogli fra le braccia, piangente) - Oh foi uo­mini siete tutti ganaglie!

Giacomo - Sì, cara, sì cara... ma adesso vattene...

Greta (c.s.) - Sempre promesse, sempre promesse e poi niente! Siete tutti uquali! (Anna entra a queste parole).    

Giacomo (che non l'ha vista) - Sì, cara... ma adesso va via... Non piangere... Ah, Madonna! Se entrasse mia moglie!

Anna (secca) - Non ti preoccupare, è già entrata.

Giacomo (cercando di scrollarsi di dosso Greta) - Ah... Oh... Ora ti spiego... (a Greta) Su, via... via... se ne vada... se ne vada!   (la spinge fuori).

Greta (prima di uscire, ad Anna) - Gli uomini sono tutti porcheria, signora!

Giacomo - E se ne vada, perdio! (la spinge fuori, uscendo lui stesso per un attimo).

Anna (sola, furibonda, sulpunto di piangere) - Ah, questa! Questa! (Giacomo rientra) Questa me la paghi! Questa me la paghi!

Giacomo - Che cosa?  (comprende, ride) Ma no! Che cosa hai capito?

Anna - Vedrai che ci vuoi l'interprete!  Io te l'ho sempre detto, eh?   Fin da quando ci  sposammo!   Occhio per occhio!

Giacomo - Ma no, stupidella! Non capisci che io non la conoscevo nemmeno!

Anna - Ah, senti... almeno non negare!

Giacomo - Ma se era per papà!

Anna - Anzi per il nonno! Finiscila, va là! Di', che ci si do­veva arrivare un giorno o l'altro! Questo sì.

Giacomo - Non ci credi? Non ci credi? (va alla porta del padre) E va bene! Papà!  (ad Anna) Ora vedrai!  (apre la porta, chiama più forte) Papà!... papà!...

Stefano (Affacciandosi sulla porta. È in pigiama, asson­nato, intontito) - Che maniera è di svegliare uno all'alba?

Giacomo - Ma che alba! È quasi mezzogiorno!

Stefano - Non gridare che ho un mal di testa da ammattire!

Giacomo - Papà...

Stefano - Non gridare, accidenti!

Giacomo - Papà... è stata qui una donnina... tedesca.  (a Anna) Ora vedrai!   (al padre) ...bionda che cercava dei signor Sandi.

Stefano (arrabbiato) - E mi svegli per raccontarmi queste stupidaggini? Ma va a quel paese!  (e fa per ritirarsi).

Giacomo  -  Aspetta un momento!   Siediti  qui...   (Stefano siede) Sai come si chiama? Greta Goertz.

Stefano - E a me che me ne importa?

Giacomo (impressionato) - Papà... ma non capisci niente?

Anna (scattando) - Ma perché vuoi imporgli di dire una bugia? Finiscila; finiscila!

Giacomo - Ma che bugia! Papà, ti ho detto che si chiamava Greta Goertz!

Stefano - E che c'è di strano? Sarebbe stato strano se si fosse  chiamata  Giuseppe  Mazzini.  Lasciami  andare  a dormire, va là,

Giacomo - Ma non capisci che Anna crede che sia venuta per me?

Stefano - E invece non è venuta per te?

Giacomo (indignato) - Ma come? Se è venuta per te!

Stefano - Per me? Oh bella! Se io non la conosco!

Anna (trionfante) - Ah, lo vedi?

Giacomo - Ma se le hai detto tu di venire qui!

Stefano - Io? Ma tu sei matto!

Giacomo (ad Anna) - Era ubriaco! (a Stefano) Papà! Cerca di ricordarti!   Anna suppone che sia venuta per me... Suppone che sia la mia amante...

Anna - Ne sono certa, caro te! Mi dispiace tanto, ma tuo padre ha troppo bevuto ieri sera, per essere pronto sta­mattina a farti da paravento!

Giacomo - Macché paravento! Se tu fossi entrata due minuti prima, avresti sentito tu stessa...

Anna - Mi è bastato di aver sentito quello che ho sentito!

Giacomo - Ma come puoi pensare che...

Anna - Dovevo pensarlo prima! Dovevo immaginarmi che un bel giorno si sarebbe arrivati a questo!

Giacomo - Ma sei ingiusta! Papà, diglielo tu!

Stefano (che si era appisolato e che sì è svegliato di sopras­salto) - Che ora è?

Anna - E un pezzetto, sai, che avevo aperto gli occhi! E me li aveva aperti la vita sregolata di tuo padre!

Stefano (a Giacomo) - Ce l'ha con me?

Giacomo - Papà può fare quello che vuole, ma non è una buona ragione che tu debba credere che sia matto io, se è matto lui! (a Stefano) È giusto o no?

Stefano - Giusto. Cioè, un momento...

Anna - E io ti dico che so quello che mi resta da fare. E che se fossi nei panni della mamma l'avrei già fatto. E chissà che non l'abbia già fatto anch'io del resto.

Giacomo (fuori dalla grazia del cielo) - Ma la senti, papà, la senti?

Stefano - Eh, altro che, se la sento! Strilla come un'aquila...

Giacomo - E non dici niente? Non mi dai ragione?

Stefano - Ah, sì... Giacomo ha ragione.

Anna (piuttosto tigre) - Ah, ha ragione? Se ha un'amante ha ragione? Se se la porta in casa ha ragione?

Stefano - Ah, no! Giacomo ha torto!

Giacomo - Come ho torto!! Io ho torto?

Stefano - Si può sapere che cosa devo dire?

Anna - È meglio che tu non dica niente, va là!

Giacomo - E invece dovrebbe parlare, per farti capire come stanno le cose. Perché sei una visionaria!

Anna - Visionaria, sicuro! E che parli, avanti, che parli, che parli, che mi faccia la predica lui, adesso! Così il ridi­colo sarà completo!

Stefano (seccato) - Ah, senti, per questo io posso sempre parlarti...

Giacomo - E invece no! Ha ragione lei. Devi star zitto! La colpa è tutta tua. Dovresti vergognarti!

Stefano (scattando) - Oh, basta poi! Parli, non parli! Ha ragione, ha torto... E finitela! Non si sveglia un povero uomo all'alba per fargli fare da burattino! E sbrigatevele da voi certe faccende! Ma guarda un po'! Mi svegliano allo spuntar del sole per parlarmi di Greta Garbo, di Giuseppe Mazzini e per dirmi un sacco d'insolenze! Ma andate a farvi benedire, oh perbacco! E' pazza lei, sono pazzo io... Siete pazzi tutti e due, ecco quel che siete! E adesso... buona notte!  (e si rinchiude in camera).

Anna (ridendo convulsamente) - Bella figura che ci hai fatto! Un'altra volta mettiti d'accordo prima...

Giacomo - Sai che cosa sei? Una testarda!

Anna - Già, adesso il torto è mio, se ti porti le amanti per casa!

Giacomo - Non ti rispondo più...

Anna - Comodo! Ma allora ti dirò io una cosa. Ho avuto fiducia fino ad oggi, ho creduto che nonostante tutto tu mi volessi un po' di bene... (è sul putito di piangere) invece... Ma fino a questo punto non credevo che sarem­mo arrivati... E va bene! Adesso però l'hai voluto tu. Del resto scommetto che non te ne importa niente.

Giacomo - Ma che stai dicendo? Che stai dicendo?

Anna (che non vuol piangere per puntiglio) - Oh niente! (ride) Niente... niente « chacun son tour », vero? Bene, bene. Sarà comodissimo, eh? Dopo però non lamentarti, eh? L'hai voluto tu!

Giacomo (avvicinandosi con forzata dolcezza) - Senti, amore mio... Io ti giuro...

Anna (scostandosi, quasi con ribrezzo) - Va via! Va via! Guarda... mi fai ribrezzo!

Giacomo (seccato, sgarbato, andandosene) - Oh, senti:   se vuoi crederci, bene. Se no, fa come ti pare! Ecco! (E se ne va in camera sua. Anna cade a sedere piangendo infantilmente).

Marta (entrando indossa un elegante toilette da pomeriggio cantando) - « Parlez mol d'amour... » (vede Anna) Non ti sei messa ancora il cappello?

Anna (con voce piagnucolosa) - No.

Marta - Fa' presto, che Joe sarà qui a momenti... (si avvi­cina) Ti è andato il rimmel negli occhi? Li hai così rossi... Va di là, cara, sulla mia toilette, e scegli tra i lapis quello più lungo... È di Lelong, lo trovo adorabile. di un azzurro... Ma perché non ti muovi? Piangi? Po­verina... E perché?

Anna - È stato Giacomo...

Marta - Ti ha fatto male? Ti ha picchiata?

Anna - No, peggio... Ha un'amante...

Marta - Tutto qui? E tu piangi? Andiamo, vatti a preparare.

Anna - No... non esco.

Marta - Non vuoi uscire perché Giacomo ha un'amante?

Anna - Ha un'amante e l'ha fatta venire in casa, capisci?

Marta - Questo, se vogliamo, è un po' eccessivo... Ma pian­gere! Coi tempi che corrono, una moglie tradita, piange? Eh, ci vuoi altro! Sorridere bisogna! E sorridere poco, se no si fanno le rughe... Ma poi, è ridicolo che proprio io te lo debba insegnare... Viaggi in automobile sola con i giovanotti, esci di sera senza tuo marito e rincasi alla ora che vuoi, consideri tuo marito, giustamente, più un « partner » per il « bridge o per il golf », che un com­pagno per la vita, e poi piangi se scopri che ha un'aman­te?... Lascia che ti dica, piccola mia, che questo non è chic! Prima non eri ingannata, ma lo sembravi. Adesso lo sembri e lo sei. Sei più nella logica adesso. Però. però... Devi vendicarti. Una bella vendetta... « Chic »! Fatti comprare una pelliccia nuova. Vedrai come sarà seccato tuo marito! (trilla il campanello) Oh, questo è Joe... (infatti entra Carolina).

Carolina - C'è un signore...

Marta - Fallo passare... (Carolina via. Ad Anna) Lo vedi che è lui... siamo in ritardo, mio Dio! (a Joe che entra andandogli incontro) Caro Joe! (gli dà la mano da baciare).

Joe - Son puntuale?...

Marta - Non troppo, ma anch'io ho fatto tardi. Colpa di questa stupidella... Consolatela voi... Chagrin d'amour... Distraetela un po' con le vostre boutades... Uh, pardon! Non la conoscete? Mia nuora! Ve lo dicevo che potrei esser nonna? Che caro, sorride... sempre galante lui! Che tesoro! Vado a darmi l'ultimo tocco di giovinezza e ven­go... A' tantôt, darling... Tenetela allegra! Piange per suo marito! Petite sotte! Ah povere donne! Bye bye... (esce).

(Anna e Joe sono rimasti soli-. Anna tace di malumore).

Joe (dopo un piccolo silenzio) - Oh prego, non si disturbi...

Anna (distratta) - Come?

Joe (ironico) - Sto anche in piedi. Non si disturbi.

Anna - Oh, scusi!... Si accomodi. (gli indica una sedia piut­tosto lontana).

Joe (c.s.) - Se vuole, posso anche sedere in anticamera...

Anna - Perché?

Joe - Mi vuol far sedere così lontano da lei... (Anna ha un sorriso di cortesia) Vengo lì?... (senza, aspettare la rispo­sta le si siede accanto) Che cos'ha?

Anna - Niente. Le pare?

Joe - Quel muso... Un bel musetto, sì... Sì. Ma vediamo... un sorrisino? (si fa da sé il solletico al labbro inferiore, come si usa coi bimbi per farli ridere) No? Che egoista! Almeno per dovere di ospitalità! Non si fa vedere a un signore in visita una così bella bocca senza neppure ornarla di un sorriso!


        

Anna (fiacca) - No... non mi sento bene. Mi scusi.

Joe - Ho sentito. Suo marito. Brutto male, i mariti. Bisogna ricorrere al medico. Mi dia il polso. (glielo prende quasi per forza, sfacciato) Uhm... polso frequente, alterato... Faccia vedere gli occhi... Male, male! Qui ci vuole una cura energica.

Anna  (irosa) - Eh, davvero!

Joe - Un intervento chirurgico... Così... (la bacia sul collo).

Anna (ribellandosi) - Mi lasci... è pazzo?

Joe (che la tiene stretta) - È l'unico rimedio... così... così... (la vorrebbe baciare ancora per forza mentre Anna de­bolmente grida « No »).

Giacomo (Entra. Vede. A mascelle contratte si avvicina. Violentemente prende  Joe per il  bavero   della giacca;  lo rivolta a sé) - Ehi!  Queste cose è meglio farle quando il marito non c'è!

Anna (spaventata) - Giacomo!

Giacomo (duro beffardo) - Oh, non gli faccio niente. Non voglio essere ridicolo. (ma intanto lo tiene fermo per il risvolto della giacca e gli sibila sul volto) Immagino che questo signore agli schiaffi dei mariti ci abbia fatto il callo.

Joe (impaurito) - Ma lei...

Giacomo - Stia zitto, sa! È meglio per lei... Se ne vada! (lo tira fino alla porta) Se ne vada! E le do un consiglio non mi volti la schiena. Può aver fatto il callo agli schiaffi... Non vorrei iniziare la serie delle pedate. Vada via!  (L'ha spinto fuori. Joe è sparito).                        

Anna (sperduta) - Giacomo...

Giacomo (di sulla porta) - Credi aver fatto una bella cosa?  Credi  di aver fatto bene?

Anna - Ma no, Giacomo. Non sai... era venuto qui...

Giacomo (furibondo) - Non hai nessuna scusa... capisci? Nessuna scusa!

Anna  - Ma no...  mammà...  mammà...  (chiama) Mammà...

 Marta (completamente vestita, appare sotto la porta, se­rena) - Ma che c'è? Non fate che chiamare la mamma... sembrate due bambini.

Anna  (in lacrime) - Mamma... Giacomo crede che io...

Marta - È inutile metter di mezzo la mamma, ora!

Stefano (affacciandosi alla sua porta) - Ma non si può dormire in questa casa! Che diamine avete da strillare così?

Giacomo - Cos'ho? Ho che poco fa sono entrato qui den­tro e ho trovato mia moglie che si faceva baciare da un giovanotto! Ecco cos'ho!

Marta (con affettuoso rimprovero ad Anna) - Oh, imprudente!

Giacomo - Capisci, papà: A questo siamo arrivati!

Stefano (paterno ad Anna) - Benedetta figliola, c'è biso­gno di farseli venire in casa?... (a Giacomo) Sai, son giovani.., esagerano...

Anna (disperata) - Ma non è vero! Io non lo conoscevo... Era venuto qui per lei...  (indica Marta).

Marta - Ah, era Joe! Benone! Sei indelicata, cara!

Stefano - Cosa c'entra lei?... (indica Marta).

Giacomo - Vorrebbe farmi credere che quel tipo era qui per la mamma.

Stefano - Ohé, ohé, ohé!

Giacomo - Va là che fai così per proteggerlo. Credi che non lo capisca?

Ansa - Ma ti assicuro, Giacomo!

Giacomo - Ma che cosa vuoi che importi a un tipo così una donna d'età come  la mamma?

Marta (offesa) - Ohé, ohé, ohé!

Giacomo - E poi se era qui per lei. perché abbracciava te?

Anna - E tu prima abbracciavi una « cocotte » ?

Giacomo - Quella sì che era venuta per papà.

Marta - Ohé! Ohé! Ohé!

Stefano - Oh!  Oh!  Non mettere di mezzo me, adesso!

Giacomo  -  Ma  sì,  papà  stanotte  era ubriaco  fradicio  e non capiva più niente!

Stefano - Ma, dico, sono tuo padre o...

Giacomo (scattando) - Sì, sì... sei mio padre... ed ecco cosa m'hai combinato. Che mia moglie ha creduto fosse mia la tua amante.

Marta - Ohé! Ohé! Ohé!

Giacomo - E per vendicarsi si è data in braccio al primo venuto.

Anna - Ti dico che era il « flirt »  della mamma!

Stefano (arrabbiandosi) - Ma che bella famiglia!

Giacomo - Sì... che bella famiglia!... Del resto è anche colpa vostra... Della vita che vi siete messi a fare tu e tu... (indica Stefano e Marta) Ma adesso, basta!  (ad Anna) Quando una donna si comporta come te, vuol dire che non èuna donna onesta. Mi sono sbagliato! Per fortuna c'è il divorzio!

Anna (ai limiti di una crisi di nervi) - Ma sì! Ma sì! Quello che vuoi! Tanto peggio per te... Il divorzio!

Marta - Anna!

Anna (stridula) - Oh lasciatemi in pace voi!  Non voglio più vedere nessuno!   (E si chiude, sbattendo la porta, nella propria camera).

Giacomo  -  L'avete  sentita?   Neanche  discolparsi!   Avete sentito! lo vuole anche lei!  E benone. Peggio per lei!

Marta - Giacomino...

Giacomo - E tu lasciami stare! (si chiude nella sua camera, sbattendo la porta anche più forte).

Marta (un tono nuovo, quello del primo atto: sbigottita) Stefano! Ora è troppo!

Stefano (improvvisamente serio anche lui le fa cenno di tacere).

Marta - Forse abbiamo esagerato a far venire quei due...

Stefano (calmo, la interrompe ancora con un gesto per farla tacere, poi va a origliare alle porte dei due gio-vani).

Marta (in apprensione) - Cosa fanno?

Stefano (sereno) - Lei piange, lui bestemmia. Va benone.

Cala la tela


ATTO TERZO

La scena : È la medesima. L'azione è, idealmente, la immediata continuazione di quella conclusasi al calar del sipario sul secondo atto. In scena sono Stefano e Marta nelle medesime posizioni che avevano al precedente finale.

Stefano - Va tutto benone, ti dico!

Marta (un silenzio) - Io non credevo che arrivassero a questo punto.

Stefano - E io sì! Ti dico anzi, che speravo ci arrivassero. Sai come si fa il caffè? Bisogna che l'acqua bolla per versarla sopra la polvere. Non basta che sia soltanto calda, altrimenti l'infusione non viene abbastanza forte. Deve bollire. Adesso bollono. Va benone.

Marta - Sicché te l'aspettavi?

Stefano - Sicuro! Non te l'ho detto, se no, impressionabile come sei tu, pietosa come sei, mi avresti riempito la testa di « se » e di « ma » e di « non vorrei che ». Ma me lo aspettavo. (con un gran respiro di soddisfa­zione) Ah! Se dio vuole, Marta mia cara, abbiamo finito di darci alla pazza gioia! Non dovrò più cenare fuori in certi ristoranti che mi guastano lo stomaco!

Marta - E io potrò farmi ricrescere questi capelli, che mi vien da ridere ogni volta che mi guardo allo specchio!

Stefano - Però siamo stati bravi, eh? L'abbiamo graduata bene.

Marta - Ti ricordi quella sera che ti arrivò il bigliettino profumato? L'ho fatta bene la parte della gelosa? Come se il bigliettino non l'avessi scritto io!

Stefano - E quella volta che tu andasti al ballo dai Dasnago senza di me, perché non ero neanche venuto a pranzo?

Marta - Non ti puoi figurare come mi son sentita quando sono entrata in quella sala tutta scollata e truccata che parevo non so cosa! Una vergogna! Mi pareva di es­ser tornata indietro con gli anni e di trovarmi al primo ballo della mia giovinezza... Mi guardavano tutti con certi occhi! Come allora... Soltanto che allora pensa­vano: « Chi sarà quella graziosa fanciulla? » e adesso invece avran pensato : « E chi è quella vecchia matta? ».

Stefano (carino, affettuoso) - Oh, lascia andare... Per questo tu puoi dare dei punti a tante giovani, te lo dico io! Con quel sorriso lì e questa figurina...  (l'abbraccia).

Marta (soddisfatta) - Beh, se devo essere sincera... questo me lo son dettoanch'io! (con un po' di muso) E mi son detta anche che era un po' pericoloso lasciarti tanto vicino a certe donne!

Stefano - Oh, io, ormai...

Marta - No! No! No! La volta che passammo per via Manzoni in macchina, io e Anna, e che tu ti facesti ve­dere davanti al Continental con quella tale, mi ricordo benissimo che dissi fra me: « Sarà per il bene dei nostri figlioli, ma questo scherzo mi piace poco! ». Un sim­paticone come te-, stare accanto a quelle sfacciatelle...

Stefano - Se sapessi come miseccava, cara! Quando ti vidi passare, pensai: «Povera la mia Martuccia, guarda cosa mi tocca fare! » E avrei avuto voglia di mandarti un bacio!

Marta (commossa) - Caro il mio ometto!  (lo abbraccia).

Stefano - D'altronde non c'era altro mezzo! Era chiaro che prediche e raccomandazioni sarebbero entrate qui... (accenna un orecchio) e uscite di qui... (accenna l'altro orecchio) Ci voleva qualcos altro, di più energico, di più persuasivo. In altri tempi i genitori potevan dichia­rare i figli pazzi e come tali trattarli... Bei tempi!

Marta (con pietoso rimprovero) - Oh, Stefano!

Stefano - Dico per dire. Oggi, non potendo fare come i nostri antenati... abbiamo fatto i pazzi noi. Cura omeopatica.

Marta - Sì, va bene.. Ma adesso? Che si fa?

Stefano - Loro cos'hanno fatto? Hanno litigato? Litighe­remo anche noi. Cura omeopatica.

Marta - Come? Come?

Stefano - Ho già il mio piano. Litigio loro, litigio noi. Divorzio loro, divorzio noi.

MARTA - Ma tu sei matto!

Stefano - A parole, si capisce. A parole, come loro. Per­ché anche loro, credi a me, sono convinti ancora meno di noi di quel che hanno detto. Come di tutto, del re­sto. Ma ti pare che due persone di buon senso possano essere veramente convinte che quella lì, è la vita che si deve fare? E che questa roba qui (accenna la scena) sia mobilio ragionevole? E che quello sgorbio lì, (accenna il quadro) sia unvero quadro? Perché a me, se ti devo dire la verità, più di tutto il testo, sta sullo stomaco quello  scarabocchio  lì!

Marta (sorride) - Caro! (altro tono) Allora io faccio come dici tu. Quando sarà il momento, avvertimi che io ti assecondo.

Stefano - Quando? Ma subito. Battere il ferro finché è caldo, Marta mia cara. (Improvvisamente, a voce altissima) Ah, per Dio!

Marta (spaventata) - Che è successo!

Stefano (a voce normale) - Niente, è il litigio che comin­cia. Bisogna ben alzar la voce, se no quelli non sentono. (e ripiglia, strillando) Ah, per Dio! È ora di finirla!

Marta (imitandolo) - È quel che dico io! Non voglio più essere ridicola! (Parlato) Va bene così?

Stefano (idem) - Benone! (forte) Se non vuoi essere ridi­cola, non far più la stupida! (tono normale) Scusa, sai... ma devo ben dire qualche cosa...

Marta (idem) - Figurati caro!... (ripigliando) E tu smet­tila di fare il Don Giovanni spennacchiato... (tono nor­male) Abbi pazienza, eh!

Stefano (idem) - Ma ti pare... (ripigliando) A me? A me? A me?... A me?... (interrompendosi; tono normale) Vengono?

Marta (idem) - Per ora no. Seguita, seguita...

Stefano (forte) - Tu sei l'ultima persona che mi possa rimproverare, svergognata!

Marta (idem) - Se io sono una svergognata; tu sei un vizioso!

Stefano - E tu una matta!

Marta - E tu un libertino!

Stefano - E tu... (tono normale) Ma non possiamo mica seguitare a dirci male parole per due ore!

Marta (idem) - Amore mio, se non si fanno vivi!

Stefano (arrabbiato) - Però son due bei tipi! Sentono che litighiamo e non si muovono! (rassegnato) Beh, forza, ripigliamo... (a voce altissima) Eh, cara mia!

Marta  (imitandolo) - Oh, caro mio!

Stefano (con più energia) - Ah, cara mia!!! (parlato) Il guaio è che non so cosa dire... È difficile litigare a vuoto!

Marta - Va là, sforzati!

Stefano (con un pugno sul tavolo, voce tremenda) - Eh, cara mia!!

Carolina (entrando) - Signore...

Stefano (seccato dall'interruzione) - Cosa c'è?  Che vuoi?

Carolina - Non mi ha chiamato?

Marta - Ma no, ma no!

Carolina (poco persuasa) - Ho sentito gridare: « Caro­lina!  Carolina! ».

Stefano (irritato) - Macché «Carolina»! Lasciami fare. Si stava litigando.

Carolina  (sgranando gli  occhi spaventata)  - Litigando!!

Marta (seccata) - Sì, sì... litigando. Lasciaci lavorare, adesso...

Carolina - Ma signora...

Stefano - Te ne vai si o no?

Carolina (inghiottendo male, andandosene) - Anche questa mi tocca vedere...

Marta (improvvisamente) - Carolina!

Carolina  (fermandosi)  - Comandi...

Marta - Ci son dei piatti rotti in cucina?

Carolina (sbalordita) - Piatti rotti?

Marta - Sì; incrinati, sbocconcellati. Ce n'è?

Carolina - Ce ne sarà, sì.

Marta - Portamene qui due o tre.

Carolina - Qui?

Marta - Qui, qui. E subito!

Carolina (che non capisce niente) - Sissignora (e se ne va con un crollar di testa).

Marta (per spiegare a Stefano, che la guarda sorpreso, accennando ì soprammobili) - Questa roba, qui, costa troppo caro. Ma visto che non sentono gli strilli; sen­tiranno i cocci.

Stefano (illuminato) - Ah! Sei un genio!

Carolina (rientrando con ire piatti) - Ecco tutti quelli che ho trovati...

Marta - Brava, Posali lì. (indica un tavolino) Adesso vai pure.

Carolina (incretinita) - Sissignora. (si avvia, si ferma) Guardi che quello del servizio fine lo deve aver rotto la cuoca che c'era prima. Io l'ho trovato cosi. Non vor­rei che lei credesse...

Stefano (spingendola via) - Non me ne importa un fico.

Carolina (esce con raccapriccio).                               

Marta  - Coraggio  adesso.  (piglia in mano un piatto  e con voce stridula) Ah, tu mi tratti così! Ebbene, tieni! (Scaraventa   il   piatto   in   terra.   Poi,   parlato)   Se non sentono ora...

Stefano (afferrando un altro piatto - forte) - Credi di farmi paura?  Guarda!   (Giù il piatto, poi normale) Si fanno vivi?

Marta (idem) - No. (afferra un altro piatto - forte) Ah, io  sento che mi viene una crisi di nervi! Non mi toccare, canaglia!  (già il terzo).

Stefano (forte). Ah, questo è troppo... (parlato) Qui non c'è niente altro da rompere e quelli non sentono! Aspetta.  (forte) Questo è troppo!   (facendo di lontano il cenno che finge di picchiarla) Non so chi mi trattenga, corpo di mille bombe!

Marta - Non mettermi le mani addosso, sai!   (sono lontanissimi l'uno dall'altro).

Stefano - E io te le metto!  (Ma non si muove).

Marta - Ah, Vile! Vile! Vile!

(E finalmente le porte di Giacomo e Anna si aprono ed entrambi si precipitano in scena. Soltanto allora Stefano, dopo aver strizzato l'occhio a Marta, si decide a precipitarlesi contro, giusto in tempo per farsi fer­mare da Giacomo).

Giacomo - Papà!

Anna (quasi contemporaneamente, correndo ad abbracciare Marta) - Mamma!

Stefano (fingendo di lottare col figlio, intonazione enfatica) - Lasciami!  Lasciami!

Marta (fingendo paura)  Aiuto!

Giacomo - Ma papà! Che cosa vuoi fare?

Stefano (recitando la parte da gran primo attore) - Ah! Figliolo mio... Niente... sono calmo... lo vedi? Sono calmissimo... (ma fa tremare le mani come in una danza spagnola).

Anna - Ma insomma... che cosa è accaduto?

Marta (molto Adelaide Ristori) - Oh, Anna... Mia piccola Anna... Tutto è finito fra lui e me... Non voglio aver più nulla a che fare con quell'uomo!

Giacomo - Papà... mi spiegherai

Stefano (c s.) - Sì, è giusto figliuolo mio, Ed è bene venire a una spiegazione una volta per tutte. È acca­duto che io voglio divorziare.

Marta - Ah no! Sono io che lo voglio!

Giacomo - Papà, ma parli seriamente?

Anna - Mamma... è possibile!

Stefano - Credi che io abbia voglia di scherzare? Non vedi in che stato sono? Guarda le mani! (e per ren­derlo più evidente, accentua tremiti e ansiti).

Marta - L'egoista! L'egoista! E non parla del mio stato! Oh i miei nervi! I miei nervi! (e si fa venire due o tre sussulti ben imitati).

Stefano - Mio caro figliolo, tu avevi ragione! Il matri­monio per essere tale deve essere veramente il sacro nodo d'amore e di stima... Ma la condotta di tua ma­dre ha reso intollerabile la nostra situazione!

Marta - Ma non parla della sua! Oh, i miei nervi! I miei poveri nervi! (e poiché le erano così ben riusciti, si con­cede un bis di quei tali sussulti).

Anna  - Oh mamma  cara... calmati!  Calmati!

Marta - M'ha sospettata, capisci, me! Me! M'ha ingiu­riata, sospettandomi capace di... Oh, che vergogna!

Anna - Povera mammina! Ora capisci anche tu la mia pena!          

Stefano - ...e lei, invece di difendersi, mi ha scagliato contro le più indegne accuse! Ma guarda, guarda in che stato sono!  Guarda le mani!  (altro tremito).

Giacomo - Ti capisco, ti capisco, papà mio caro. Ma ora vedi di calmarti!

Stefano - Oh, ora è passata... tanto più che tu stesso poc'anzi, mi  hai suggerita la soluzione. Oh, era da tempo, sai che io rodevo il freno... E se non siam giunti prima a questo punto è stato solo perché io pensavo a voi due... Ma poiché anche voi avete deciso... Divorzieremo. L'Ungheria non è lontana e la cittadi­nanza ungherese non è difficile da ottenere.

Marta - Sì! Sì! Il divorzio! (con un gesto di finta gioia ad Anna) Ah, libere! Finalmente libere! Oh, non te­mere... staremo sempre insieme tu ed io! Anche se i tuoi non t'approveranno perché essi non sanno quello che tu, poverina, hai sofferto... Ma anche se non ti approveranno loro, ti sarò accanto io. E troverò in te il conforto per la mia vita spezzata. Giacché per me sì, tutto ciò significa la fine. Tu no...

Anna (che non è allegra) - Io, no?...

Giacomo - Senti, papà...

Stefano - Oh, so già quello che vuoi dirmi! Lo scandalo... i pettegolezzi... la difficoltà di rifarsi un'altra vita... Cose che, se mai, dovrebbero spaventare te, che sei giovane, e non me. Ma tu non le temi. Dello scandalo ti ridi. I pettegolezzi li disdegni. Fai benone. Figurati dunque se io, alla mia età...

GIACOMO - Sì... ma... la mamma... lasciarla sola...

Marta - Oh non ci pensare... Viaggerò! Viaggeremo in­sieme, vero Anna? Io e te. Oggi qui, domani là... Vita di grandi alberghi... Vedrai! (imitando gli accenti dei pro­babili curiosi) Chi sono quelle due signore cosi ele­ganti? «Due divorziate »« E vivono qui in un al­bergo, sole? » « Solissime ». E allora si sa, sorrisi, pa­role sussurrate, avances... e per te che sei giovane... Chissà, magari un secondo marito...

Anna - Oh, quello...

Marta - E perché no? Certo non sarà più come la prima volta... Ma meglio cosi! Tutto quel sentimentalismo rancido... I fiori d'arancio che hanno un profumo che inebria... l'organo della chiesa che innalza un canto che   stringe   il  cuore...   (accenna   la  marcia  nuziale   di Mendelssohn) E poi... quando si è sole con lui... ca­dono i veli bianchi che hanno vestito la nostra gio­ventù... e si va verso l'ignoto, verso il mistero, paurose tremanti ma felici, con completa dedizione di tutto, perché si sente di amare per la prima volta... (e un po' commossa) Non sarà più così... (altro tono) Se Dio vuole! Niente più ignoto, niente mistero, niente veli bianchi... e forse neanche più amore... e la libe­razione che si è sognata, si paga con la malinconia della solitudine e l'amarezza della delusione! (altro tono) Ma meglio così!

Stefano (commosso, senza, volerlo) - Brava! (si ripiglia) Cioè...  (con riprovazione)  Brava!   Belle cose!   (pausa).

Anna (timidamente) - Mamma... (E' commossa evidente­mente) Mamma... papà... io non sono una vostra fi­gliola e non avrei nessun diritto di parlarvi così. Do­vrebbe farlo questo signore... (indica Giacomo, irosa­mente)... ma si sa lui come ragiona... (altro tono) eppure... io penso alla mia mamma e al mio papà che sono lontani, e penso quanto dolore proverei se... mam­metta cara, non credi che faresti meglio a perdonare?

Marta (dopo un'occhiata a Stefano che le fa cenno di no) - Perdonare? Mai!

Anna - Eppure... in fondo sono certa che papà non ha fatto nulla di male... Sono certa che ti vuole bene... Gli uomini, si sa... (squilla il telefono).

Stefano (all'apparecchio) - Pronto... Sì. Chi parla?... Boby?... Che Boby? (e capisce che è quel tale « coso » del primo atto; non è entusiasta) Eh, altro che! Me ne ri­cordo benissimo. Eh, non c'è male. Giacomo? Sì, subito. (coprendo la cornetta) Giacomo, c'è Boby Maltesi... Dice (imitandolo) «che non vede l'ora di riabbracciarti».

Giacomo (seccato) - Oh, proprio lui! Dammi. (Prende il ricevitore) Ciao. Come va? Mica male. Sei di passag­gio? Bravo. Se vuoi... stasera? Ma... non saprei... non so... Sì... Anna è qui, ma...  Non so se...  (senza entusiasmo ad Anna) Dice Boby se stasera andiamo con loro a cena...

Anna (con tono bellicosa) - Boby? Dai qua!... Adesso ve­drai... (Di malagrazia gli toglie il microfono di mano. Marta e Stefano si guardano impressionati; mentre Anna sgarbata al microfono): Buongiorno. No. Sta­sera, no. E neanche domani. Quando? Mai più. Ecco! (e riattacca).

Giacomo (piacevolmente sorpreso) - Anna!

Anna (con le lacrime agli occhi) - Oh, non lo faccio per te!... Lo faccio... lo faccio... (e per non piangere, corre sul balcone).

Giacomo (commosso, correndole dietro) - Anna...

Marta (spaurita, sta per inseguirli) - Oh, Dio... cosa vogliono fare?

Stefano (trattenendola) - Non si buttano giù, stai tranquilla...

Marta (c.s.) - Ma io voglio sapere...

Stefano (c.s.) - Ma lasciali fate! Oramai, non hanno più bisogno di noi. O piuttosto, sì. Un po' di melodramma. La musica addolcisce i cuori.

(Si avvicina alla radio e ne gira l'interruttore, un lan­guido motivo di danza moderna si spande per l'aria. E dopo un attimo Stefano e Marta hanno la soddisfazione di vedere i loro figlioli abbracciati teneramente)

Marta (in estasi) - Cari!

Stefano (malizioso) - Di'... non t'invita questa rumba?

Marta - Vuoi ballare?  (sorride) Ma t'è presa davvero la fregola della modernità?

Stefano - Visto che l'abbiamo imparata... E poi, non so cos'ho... ma mi sento ringiovanito!... Vieni qui...   (le cinge la vita e muovono i primi passi. Ma la musica smette).

Tutti e due - Oh!

La voce  dell'altoparlante  -  “Cinquantenni,  contro la gotta, l'artrite e gli acidi urici usate le pillole Excelsior...”

(Una piccola pausa. Marta  e  Stefano  ci son rimasti male. Poi d'un tratto):

Marta  (rivolta alla radio, con tono  di chi afferma una rivendicazione) - Ma noi  ci vogliamo bene lo stesso!

(E si abbracciano mentre)

Cala la tela

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 2 volte nell' ultimo mese
  • 10 volte nell' arco di un'anno