All’inferno e ritorno

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ALL’INFERNO, SENZA RITORNO

Carlo Rizzi

ALL’INFERNO E RITORNO

Atto Unico

Personaggi

Pietro                          Il protagonista. Un uomo maturo, segnato più dall’esperienza che dall’età.

Lola                            Una bella donna, non giovanissima.

La Morte                     Personaggio nerovestito, dal sesso incerto, con falce sulla spalla.

Un palestinese            Giovane e fanatico. Si è appena fatto saltare.

Un cardinale               Anziano, tronfio, grasso.

Cav. Corbelloni          Sui sessanta, azzimato, in doppiopetto, capelli tinti.

Un ebreo                     Sembra appena uscito da un campo di concentramento.

Inoltre:

- 4 lacchè in abiti del settecento, che ballano e cantano un rap.

- Due ballerini che interpretano in chiave erotica alcuni minuti del Bolero di Ravel.

- 2 G-men.

Atto primo

L’atmosfera è spettrale. Nebbiosa. Massi di scuro basalto sorgono dalla terra, come menhir. Pietro è in scena. E’ un uomo maturo, vigoroso. Ha l’aria perplessa, quasi spaventata. Il passo è incerto, come di chi non conosce il cammino. Sullo sfondo, ben mascherato, uno schermo, su cui vengono proiettate figure umane che, come ombre cinesi, si muovo in un andirivieni a varie velocità. Questa caotica processione viene spesso animata da meteore luminose, sfreccianti. Il moto delle ombre non ha sosta, nonostante i reiterati richiami dell’uomo in scena.

Pietro                         (Tendendo la destra verso lo schermo) Ehi! (La figura passa) E’ andato. (A un’altra ombra) Ehi, scusi… (anche questa non si ferma. A un altro gruppo di ombre) Perdìo, fermatevi! (Anche queste non si fermano) Ma dove andate? Alt! Stop! Pàrense! Arrêtéz-vous! Che razza di lingua parleranno questi? (Escono dall’inquadratura. Pietro si siede di schianto su un sasso) Tutto inutile. Dove sono?

Entra una bionda provocante. Tacchi vertiginosi, che la fanno ondeggiare pericolosamente, ampia scollatura, minigonna, sigaretta all’angolo della bocca, borsetta a tracolla. Scorge Pietro e gli si avvicina ancheggiando.

Lola                            (Canticchia) Su il morale, qui c’è Lola, che con poco vi consola.

Pietro                          Oh! Finalmente qualcuno in carne e ossa! Chi sei?

Lola                            (Si accarezza i fianchi, provocante) Che domande! Sei cieco?

Pietro                          (Stupito) Una puttana?

Lola                            (Offesa) Non essere volgare. La mia è una professione antica, e il tempo, com’è noto, consacra ogni attività umana, anche la più eterodossa, e la nobilita. (Pietro ride, ma il suo riso ha toni isterici) Perché ridi come uno sciocco?

Pietro                          (Torna serio) Scusa, non volevo offenderti. E’ la situazione che è ridicola. Non so dove sono, ho un vago sentore di chi io sia, è un’ora che cerco d’interrogare qualcuno (indica lo schermo dove le ombre continuano a muoversi in tutte le direzioni) e, quando finalmente incontro una persona è una… professionista del sesso che parla come un libro stampato.

Lola                            Sì, ammetto che la situazione ha il suo lato comico.

Pietro                          Io non ci trovo niente da ridere. Sono disorientato, spaventato… puoi dirmi dove ci troviamo?

Lola                            (Si volta, per sedersi su un sasso sporgente) All’inferno.

Pietro                          Ora sei tu scortese. T’ho chiesto scusa, per la puttana di prima, che bisogno c’è, ora, di mandarmi a quel paese?

Lola                            (Ride) Che hai capito? T’ho semplicemente risposto. Domanda: dove siamo? Risposta: all’inferno.

Pietro                          (S’alza di scatto) Cosa? Vuoi dire proprio…inferno?

Lola                            Questo è il termine d’uso comune, sì.

Pietro                          (Stupito e addolorato) E io che credevo che inferno, paradiso e cose simili fossero invenzioni dell’uomo, favole create per l’umanità bambina, per aiutarla a crescere. Che cantonata! Che presunzione, poi!

Lola                            (Con nonchalance) Oh, sai, le parole servono solo per definire le cose. Ripeto: questo è il temine d’uso.

Pietro                          Dunque… siamo all’inferno. E dove sono i diavoli col forcone? E il fuoco? E le bolgie dei dannati? I gironi e Belzebù? Perché se la favola è vera, deve esserlo fino in fondo, no?

Lola                            Eh, sei rimasto indietro. Sono passati ottocento anni da quando un tuo connazionale è sceso da queste parti. Il posto, da allora,  ha subito una profonda ristrutturazione. S’è adeguato ai tempi. E anche le pene, sai, sono cambiate. Anche noi, quaggiù, come voi lassù, depenalizziamo, altrimenti… sai che casino! Non ci sarebbe più posto per nessuno.

Pietro                          Infatti, ho notato scarsa affluenza. Non c’è l’affollamento che ci si potrebbe aspettare. E anche l’aspetto… uno pensa al fuoco, alle carni che bruciano, a indicibili sofferenze… e invece…

Lola                            Tranquillo: c’è tutto quello che ci dev’essere… e qualcosa di più.

Pietro                          (Ghigna) Vedo. Anche una puttana nell’esercizio delle sue funzioni.

Lola                            Ancora offensivo.

Pietro                          Oh, scusami di nuovo. Come devo chiamarti? Una donnina allegra? Una peripatetica? Una consolatrice degli umani affanni?

Lola                            Eh! Non male questa ultima definizione. Meriti un premio.

Pietro                          Cosa? Qualcuna delle tue numerose grazie?

Lola                            No. Per quelle si paga: anche questo è d’uso. Il premio sono altri cinque minuti del mio prezioso tempo. Ho da fare, io! Non crederai d’essere il solo avventore, qui, che abbia bisogno della mia consolazione! (Indica lo schermo delle ombre) Non ci sono ingorghi, ma un po’ di traffico c’è.

Pietro                          Forse tu riuscirai a fermarli. Io non ci sono riuscito.

Lola                            Oh, beh, sai…è come un porto di mare: chi va, chi viene…

Pietro                          Sì, vagano… come anime perse. Dove vanno? Sembra che si muovano senza senso, senza sapere dove siano diretti …

Lola                            Più o meno, è così.

Pietro                          E la tua funzione? Ecco un’altra cosa che non capisco. Chi può aver voglia di una donna, non appena si rende conto d’essere sceso all’inferno?

Lola                            Non hai idea di quanti rifiutino di lasciare la loro dimensione terrena, una volta giunti qui. Sono disperati. Lo sguardo volto all’indietro, al mondo dei vivi, alle passioni terrene, ai loro vizi segreti, a cui erano molto affezionati… Hai mai sentito parlare del dolore di un arto amputato? (Pietro annuisce) E’ la stessa cosa. Hanno appena lasciato le loro spoglie mortali, ma è come se queste li rivestissero ancora.

Pietro                          (Si tocca)  Ma è così! 

Lola                            Appunto! Che ti dicevo?

Pietro                          Vuoi dire che se facessimo l’amore, questo simulacro si corpo si comporterebbe come quello vivo?

Lola                            Né più, né meno. Vuoi provare?

Pietro                          (Scacciando con la mano l’idea) Ho altro per la testa. Eppoi, non ho una lira.

Lola                            (Lo guarda lascivamente) Uhm, quasi quasi , con uno come te, lo farei gratis.

Pietro                          Dài, piantala di provocarmi. Come si fa a pensare a certe cose… all’inferno!?

Lola                            E’ un modo come un altro, tra i meno spiacevoli, direi, di entrare nell’eternità.

Pietro                          L’eternità! Non riesco a immaginarla. Mi sento ancora troppo legato al tempo!

Lola                            Ecco: questo è uno dei miei compiti: aiutarvi a compiere il salto, dal tempo finito a quello infinito.

Pietro                          Allargando le gambe?

Lola                            Ancora volgare, ma l’atto a cui alludi è tra i più immediati e diretti per perdere individualità e ricongiungersi alla matrice indifferenziata della specie.

Pietro                          Parli difficile. Non ci arrivo. Se mi ricordo bene, ho sempre desiderato una semplice e onesta morte e, poi, la fine di tutto, la pace di un sogno senza sogni. Il viaggio che mi prospetti non m’interessa.

Lola                            Eppure, dovrai affrontarlo. Quella di esistere è la nostra condanna, sebbene io ti consigli di definirla un privilegio… il privilegio di far parte della “coscienza della specie”.

Pietro                          (Quasi gridando) Ho capito bene? Vuoi dire che non avrò mai pace?

Lola                            Non farne una tragedia! Tutti gli esseri viventi della Terra fanno parte di una forma di materia organizzata, tesa verso l’autocoscienza. Noi umani siamo la punta di diamante.

Pietro                          Sei oscura. Per quanto mi riguarda, vorrei essere lasciato tranquillo. Sono morto, no? Lasciatemi riposare in pace.

Lola                            La tua morte individuale è mera apparenza. Il processo continua per l’eternità, che tu lo voglia o no.

Pietro                          (Irato) Non ho capito un accidente. M’è già difficile concepire una puttana all’inferno, figuriamoci una puttana filosofo (Lola scoppia a ridere) C’è poco da ridere. Se la mia morte, come dici, è solo apparenza, allora non sono morto. E se non sono morto, perché mi trovo qui?

Lola                            (Sospirando, paziente) Come ti chiami?

Pietro                          Pietro.

Lola                            Non t’inquietare. Cerca di capire, invece. Come Pietro, sei davvero morto (Pietro scoppia in singhiozzi). Che hai da frignare, adesso?

Pietro                          Sarò padrone di piangere la mia morte, visto che non ho potuto assistere al mio funerale! (Singhiozza) E’ triste sapere che si è passati a miglior vita… (si guarda attorno)… si fa per dire.

Lola                            Sei buffo.

Pietro                          Ero affezionato al mio vecchio corpo (si tocca). Funzionava, questa carcassa: non mi ha mai tradito…

Lola                            (Lo osserva, valutandolo) Uhm, forse… bisognerebbe metterlo alla prova.

Pietro                          Ci risiamo! Non sai pensare ad altro?

Lola                            (Ridacchia) Al contrario di te, ho le idee chiare, io!

Pietro                          Io no, invece. Perché, se sono morto, mi trovo qui a parlare con te? Chi sei, tu? Perché mi tenti? Ho capito: sei una diavolessa.

Lola                            Già! Come no? Un bel tocco di diavolessa in minigonna, che sculetta all’inferno (ancheggia esageratamente).

Pietro                          Beh, perché no? Il catechismo insegna che il diavolo è in grado di assumere aspetti diversi: non potresti essere un diavolo tentatore che, con la sua avvenenza e i continui richiami al sesso, alla lussuria, ai piaceri della vita, mi trattenga e m’impedisca di cercare e di trovare la strada che conduce alla santità?

Lola                            La santità? (Sbadiglia) Che noia!

Pietro                          Vedi? Al solo nominarla, fai fuoco e fiamme dalle narici.

Lola                            Uff! Ma ci tieni davvero, alla santità?

Pietro                          C’è forse qualcosa di più alto e nobile da perseguire?

Lola                            Io ho qualcosa di meglio da offrirti.

Pietro                          E sarebbe?

Lola                            La conoscenza.

Pietro                          Ecco il diavolo che torna… il serpente che tentò Eva. Dove nascondi la mela, il frutto della conoscenza del bene e del male?

Lola                            (Si gira e si schiaffeggia le natiche) Le uniche mele che nascondo sono due e sono queste. (Pausa)

Pietro                          Insomma, sei o non sei il diavolo?

Lola                            Alla tua età, credi ancora nelle favole?

Pietro                          L’hai detto tu che questo è l’inferno.

Lola                            T’ho anche detto che bisogna pur ricorrere a parole e a concetti noti, per intenderci. Non è la terra, dove passeggiavi fino a ieri. Non è un limbo, dove si gira a vuoto per l’eternità… quindi…

Pietro                          Perché non chiamarlo paradiso?

Lola                            Per non illudere i pellegrini (fa un cenno verso lo schermo delle ombre), che s’aspetterebbero d’entrare, prima o poi, in qualche luogo incantato, tra cori di angeli e beatitudini infinite.

Pietro                          Perché non chiamarlo purgatorio, allora?

Lola                            (Molto seria) Perché non c’è alcun prezzo da pagare, né pene da espiare, per crescere e andare avanti. Ognuno compie il percorso che gli è proprio, secondo il livello di crescita che ha saputo darsi. Ognuno contribuisce all’evoluzione della materia lungo il cammino verso l’autocoscienza. Alcuni di noi sono maggiormente dotati e spingono in avanti il processo più di altri, ma, in generale, non riusciamo ad andare al di là dei limiti impostici dal momento storico ed evolutivo che stiamo vivendo.

Pietro                          (Apre le braccia, sconsolato) Il buio si fa sempre più fitto. Sei troppo difficile, per me. Non c’è un limbo speciale per chi si è rotto le scatole? Un pizzico di nulla, in cui adagiarmi e trovare la pace nell’assenza d’ogni cosa? Se nei hai il potere, avvolgimi in un bozzolo di nulla e appendici un cartello: don’t disturb, da non risvegliare mai più.

Lola                            (Ride, scotendo la testa) Non si può cancellare la coscienza, come non si può cancellare l’universo. Siamo condannati a esistere. L’unico modo per morire davvero sarebbe che l’intera specie si estingua. Solo così troveresti la pace che cerchi.

Pietro                          Ah, questo mi consola: forse non dovrò aspettare a lungo. Mi sembra che l’umanità abbia imboccato la strada giusta, in questa direzione.

Lola                            Dici bene: sembra davvero che non ci tenga troppo alla propria sopravvivenza, visto come tratta l’ambiente. Ma intanto, finché anche un solo uomo viva, viviamo tutti.

Pietro                          Vita! Non sai parlare d’altro? E’ qualcosa che non mi appartiene più. E poi, parli, parli e, invece di chiarirsi, le idee mi si confondono. Sono all’inferno e sto qui a chiacchierare con te come se ci trovassimo in un salotto o, meglio, nella sala d’aspetto di un bordello. E dici cose difficili, mentre avrei bisogno di apprendere l’abc della vita nell’aldilà. Te lo ripeto: so a mala pena chi sono, il mio passato è avvolto nella nebbia: come sono vissuto? E come sono morto, visto che non ho ferite e il mio corpo sembra godere di buona salute?

Lola                            Già: non ha l’aspetto che assumono i cadaveri: e io, di corpi, me ne intendo! A volte mi toccano di quei catorci, sapessi!

Pietro                          Eh, immagino. (Ironico) Un mestieraccio,  il tuo!

Lola                            Che fai? Sfotti? Magari scopriamo che il tuo era peggiore del mio.

Pietro                          Già, scopriamo: e come?

Lola                            Guardando da quella parte (indica un lato del palcoscenico).

La scena si oscura totalmente. Viene illuminato un angolo del palco, in precedenza tenuto nascosto da un fondale. E’ l’interno di una cella di una prigione. Arredamento spartano: un tavolo, coperto di libri, con una sedia e una branda. In un angolo, un bugliolo. Incombente, la grata, da cui entra una luce livida, il classico “sole a scacchi”. In scena Pietro, che ha raggiunto la cella durante l’oscuramento dell’intera scena, sostituito da una controfigura, la cui silouette, insieme a quella di Lola, s’intravvede nella parte semioscura del palcoscenico.

Pietro ha la faccia corrucciata, scontenta. Passeggia su e giù, nella piccola cella: sembra un leone in gabbia. D’un tratto scoppia in una risata, con una colorazione autoironica e amara:

Pietro                          Dovevo proprio finire in galera per sentirmi libero. (Ora serio) Ancora un po’ e avrei vomitato l’anima per il disgusto! Intrappolato nelle ruote di un ingranaggio in perenne movimento, senza il potere di fermare la macchina. Una specie di catastrofe in moto perpetuo. E tutto quel sangue, poi! Ho le mani pesanti, sporche, grondanti… non torneranno mai pulite. (Ride amaro) Ho visto le manette degli sbirri come una liberazione. (Breve pausa) Com’è stato possibile che mi sia ridotto tanto a mal partito?! Che brutta malattia, la sete di potere!

Si sente sferragliare. Da un cancello invisibile entrano due G-men. Hanno un cartellino attaccato al taschino della giacca che li identifica. Uno si siede sull’unica sedia. L’altro, resta in piedi

1° G-man                    (Quello seduto, più anziano e più autorevole. Si guarda attorno) Ben sistemato?

Pietro                          A meraviglia.

1° G-man                    Nessun rimpianto?

Pietro                          Neanche l’ombra.

1° G-man                    Non me la dai a bere: non è il tuo appartamento al Ritz, questo! E non mi dire che non ti mancano le cenette da Sardi, e soprattutto le tue donnine!

Pietro                          Ti suonerà strano, Mac, ma non ci penso proprio. Tutto questo fa parte del passato.

1° G-man                    Mary ti manda i suoi saluti.

Pietro                          Mary? (Ghigna) Chi è Mary?

1° G-man                    Fai il furbo? Potresti riottenere la libertà, lo sai? E, non dico tutto il tuo patrimonio, ma abbastanza da vivere di rendita per il resto dei tuoi giorni.

Pietro                          (Esageratamente sorpreso) Davvero? E che dovrei fare?

1° G-man                    Chiacchierare con noi. Qualche nome, particolari. Insomma, sbottonarti un po’, sai com’è…

Pietro                          No, non so com’è. Non l’ho mai fatto.

1° G-man                    Potrebbe essere la volta buona. Sono autorizzato a farti la seguente proposta: tu ci dài la possibilità di mettere le mani sull’intera rete, sul boss…

Pietro                          (Fortemente ironico) Niente di meno, il boss!

1° G-man                    … e noi ti garantiamo l’immunità, buona parte dei tuoi quattrini, un bel colpo di spugna su tutta la gente che hai fatto fuori - tanto era gente della tua risma, che la società non rimpiange di certo – e un biglietto di sola andata per il tuo paese d’origine.

Pietro                          (Ghignando) Sono davvero commosso!

2° G-man                    Se non accetti, invece, ti saranno confiscati tutti i beni e uscirai di qui solo con i piedi in avanti.

Pietro                          (Al 1° G-man) E’ vero, Mac?

1° G-man                    (Annuisce) Verissimo.

Pietro                          (Fa finta di meditare la proposta) Non mi pare che ci sia altra scelta.

1° G-man                    Vuol dire che accetti?

Pietro                          No. Prendete pure le misure per la bara.

2° G-man                    (Si volta, per uscire) Perdiamo tempo, qui.

1° G-man                    (Si alza) Ok, andiamo. (A Pietro) Noi l’offerta te l’abbiamo fatta. Ora tocca a te. Pensaci. Se cambi idea, chiama il direttore. Lui ci rintraccerà. Ma non far passare troppo tempo: quello che sai, invecchia con te; potrebbe succedere che fra qualche tempo non c’interessi più.

Pietro annuisce, distrattamente, guardando fuori dalla grata. I due escono.

Pietro                          Eccomi di nuovo al punto di partenza… e povero come quando sono arrivato negli States. Dovrei essere depresso, ma non lo sono. Tutt’altro! L’essere stato privato della libertà mi svincola da ogni obbligo. Da oggi, devo rispondere solo a me stesso. Di ciò che sono stato e di ciò che sarò. Imprigionandomi, mi hanno tolto la possibilità di agire, ma loro non sanno che la mia volontà di agire s’era esaurita da tempo. Troppo sangue hanno versato, queste mani. E, tutto per far denaro! Quanto tempo sprecato, quando poi quello che ho sempre voluto è “capire”. (Scuote la testa, sconsolato) Ma, devo ammettere che non ne ho i mezzi. Alle domande che pongo non c’è risposta. Non in questa dimensione, almeno! Chi siamo? Perché esistiamo? Dove siamo diretti? Non sono riuscito a rispondere quando avevo a disposizione grandi spazi: non ci riuscirò certo nei pochi metri quadrati di questa cella. E’ la nostra dimensione finita che c’impedisce di ottenere risposte. Dovrei liberarmi dei limiti fisici. E non c’è che un mezzo: morire. Oltre la vita tutto si farà chiaro… o definitivamente oscuro. In questo caso, troverò almeno la pace. Ma, come incontrare la morte?

La scena si fa buia. Rullio di tamburi. Tuoni e saette. La scena si rischiara. Nella cella c’è un nuovo personaggio. Indossa un mantello nero e il suo sesso è incerto. Ha una grande falce appoggiata alla spalla.

Morte                          M’hai chiamato?

Pietro                          Ma… sei la…

Morte                          Proprio io!

Pietro                          (Ride) La migliore tradizione è rispettata.

Morte                          Già. Che barba, però! Non c’è che il teatro capace di farmi questi scherzi. Come gli prende l’uzzolo, un guitto mi scaraventa in scena e: va’, mi dice, gioca un po’ con noi. Con tutto quello che ho da fare!

Pietro                          (Allegro) Su, amica mia, non prendertela: è un bel modo di fare pubbliche relazioni. Devi migliorare la tua immagine: sei un personaggio scomodo e la gente non ti ha mai avuto in gran simpatia. Sì, sei proprio infrequentabile: è un fatto.

Morte                          (Impermalita) Chissà perché, poi!

Pietro                          Domanda retorica. Si ha così poca voglia d’avere a che fare con te, da arrivare a dire che non esisti.

Morte                          Che sciocchezza!

Pietro                          Sì. Siamo soliti dire che quando si è vivi tu sei assente, mentre, quando ci sei tu, non ci siamo più noi.

Morte                          Ah, sì, una vecchia storia, questa. E se aiutano a vivere, non ho nulla contro gli aforismi. Perché non ho nulla contro la vita: ne faccio parte.

Pietro                          Come sua negazione.

Morte                          Sbagliato: conclusione, non negazione.

Pietro                          Spiegati meglio.

Morte                          (Guarda Pietro con sospetto) Cosa stai cercando di fare?

Pietro                          (Fa lo gnorri) Niente. Perché?

Morte                          Ho avuto l’impressione che stessi cercando di estorcermi informazioni. Spiacente: non sono in grado d’illuminarti.

Pietro                          (Ridacchia) Va be’, confesso, c’ho provato. Sei offesa?

Morte                          Ci vuol altro! Ma, lasciamo perdere le chiacchiere e dimmi perché m’hai chiamata.

Pietro                          Ma è proprio quella, la ragione! Voglio sapere. Da sempre cerco risposte, senza successo.

Morte                          A quali domande?

Pietro                          Perché siamo al mondo? Dove siamo diretti? C’è una finalità a tutto questo? (Abbraccia con un gesto l’intero universo)

Morte                          (Sghignazza, lugubre) Ma come sei originale! E’ da quando ha cominciato a usare la testa che l’umanità si pone queste domande. Per chi mi hai scambiato? Per una sibilla? Non emetto oracoli, io. Anzi, se proprio vuoi saperlo, sono un tipo di poche parole. Agisco. Quando arrivo, zac! Una falciata… e via! (Muove la falce in semicerchio e la riappoggia alla spalla)

Pietro                          (Tetro)  Lo supponevo.

Morte                          Bene. Chiarito questo, che posso fare per te?

Pietro                          T’ho chiamato perché mi aiuti a superare la barriera del tempo. Pur di sapere, di capire, sono pronto a entrare nell’eternità. Persino il nulla assoluto, il totale, buio, terrificante “nulla” è preferibile all’incertezza e alla confusione.

Morte                          Ah! Se le cose stanno così, non hai che da dirmelo e io…zac!.. una falciata (con la falce fa lo stesso movimento di poco prima) e il tuo problema è risolto.

Pietro                          Davvero? Allora, che aspetti? Sono impaziente…

Morte                          Calma. Che hai capito?

Pietro                          Non hai appena detto che, grazie al tuo intervento con quell’arnese lì, il mio problema si risolverà?

Morte                          Non ho mai detto niente del genere. Intendevo dire che la falce assolverà il compito per cui è nata: taglierà il filo della tua vita. Vuoi morire? Sono qua, pronta e disponibile, non mi tiro mai indietro: non tento neppure di dissuaderti, vedi? Ma te lo ripeto: non do risposte. La tua resta una scommessa. Vincerai? Perderai? Non so dirtelo.

Pietro                          (Rabbioso) Non servi a niente, dunque.

Morte                          Sciocco! Sono tanto importante quanto la vita. Il nostro è un binomio indissolubile. Andiamo sottobraccio per l’eternità.

Pietro                          Allora siete entrambi inutili.

Morte                          Utilità? Inutilità? Concetti umani. Siamo: è un fatto. E nessuno può porci rimedio.

Pietro                          (S’illumina, per un’idea improvvisa) Possiamo scendere a patti? (La Morte allarga le braccia in segno d’impotenza) Magari concludere un accordo…

Morte                          Non fare il bambino. Sai chi sono: ti sembro il tipo che scende a patti? Sono come la mia falce: quando cade, non sbaglia mai. Recide, zac! (Ancora lo stesso gesto: la falce che rotea, veloce, e torna sulla spalla della Morte) Un colpo netto, definitivo. Eppoi, a che tipo di accordo ti riferisci? A una proroga? Perché è questo che un uomo chiede, di solito, quando è giunta la sua ora. E’ inutile: oggi non è il tuo giorno. Sono qui solo perché mi hai chiamato. Anzi, sembravi impaziente. Hai cambiato idea?

Pietro                          Forse.

Morte                          Perché?

Pietro                          Perché non ho la certezza che, al di là della vita, ci sia ciò che cerco.

Morte                          (Ridacchia) Nessuno può averla, questa certezza.

Pietro                          Sei sadica, Morte! Godi nel vederci preda degli stessi dubbi angosciosi.

Morte                          Ti sbagli. Il fatto mi lascia del tutto indifferente. Sono problemi, questi, che interessano la mia inseparabile compagna: la Vita. Io mi limito a svolgere il mio compito, silenziosa ed efficiente. Allora, vuoi che usi la falce o che me ne vada?

Pietro                          Non essere precipitosa, che diamine! Solo un minuto…

Morte                          (Impaziente) Mi fai perdere tempo: hai idea di quanto lavoro mi aspetti? Che vuoi ancora?

Pietro                          E’ noto che ti piace giocare.

Morte.                         Questa è davvero bella! Chi ti ha raccontato una simile panzana?

Pietro                          La letteratura, il cinema, il teatro ti presentano, oltre che a cavallo, con la tua odiosa, stramaledetta falce, spesso intenta a giocare: a scacchi, a carte, a dadi…

Morte                          Ah! Ne avete di fantasia voi umani! Così, vorresti giocare con me. E quale sarebbe la posta?

Pietro                          La mia vita.

Morte                          (Sghignazza) Ridicolo. L’avrò comunque, prima o poi, la tua vita.

Pietro                          Puoi averla subito, così eviti di tornare a cercarmi. Zac! E un pensiero levato.

Morte                          Ammesso che la cosa rivesta per me qualche interesse, se giochiamo e tu vinci: che vinci?

Pietro                          Un assaggio di eternità.

Morte                          Uhm! Credi davvero che sia in mio potere concedertelo?

Pietro                          Perché no? Un’occhiatina, brevissima… chi lo verrebbe a sapere?

Morte                          Ma guarda un po’ quello che mi costringono a fare! Sono proprio senza ritegno. Va bene. A che vuoi giocare?

Pietro                          (Mette una mano in tasca, estrae due dadi e li mostra) A dadi. Ti va?

Morte                          Per me fa lo stesso.

Pietro                          Vuoi vederli?

Morte                          Non importa.

Pietro                          Potrebbero essere truccati.

Morte                          Su, non farmi perdere altro tempo.

Pietro                          Il primo che fa sette, vince.

Morte                          D’accordo.

Pietro                          Tiro io?

Morte                          Tira tu:

Pietro                          (Lancia i dadi, ma non controlla il risultato) Sette.

Morte                          Hai vinto.

Pietro                          Ma non hai controllato.

Morte                          Non ne ho bisogno.

Pietro                          Non sei, poi, quel gran giocatore che dicono.

Morte                          Il gioco! Che futilità!

Pietro                          Allora? Ho davvero vinto?

Morte                          Hai vinto.

Pietro                          Paga la posta.

La Morte si toglie un medaglione dal collo e lo usa come pendolo. La scena si oscura a poco a poco, infine diventa buia. Il fondale che copriva la cella si riabbassa e la scena iniziale si ricostituisce e si rischiara. Pietro è  tornato al suo posto, accanto a Lola.

Lola                            Ora si spiega.

Pietro                          Che cosa?

Lola                            Il tuo corpo così vivo! Sei qui ad interim. Ogni tanto capita. Abbiamo citato quel tuo connazionale, ottocento anni fa o giù di lì. Quello, poi, c’è stato per un bel pezzo. Ha gironzolato, ficcando il naso dappertutto, persino giù negli scantinati, e ha scomodato un sacco di gente.

Pietro                          C’eri anche tu?

Lola                            Sì, ero appena arrivata.

Pietro                          E…non è che ti chiamassi Beatrice?

Lola                            Ma che vai a pensare! Me la ricordo, quella! Una smorfiosa che si dava un sacco d’arie. Una topa diaccia!

Pietro                          Che significa?

Lola                            Che tra le gambe aveva un frigorifero. S’accontentavano dell’amore platonico, quei due. Che barba! C’è da dire, però, a sua parziale discolpa, che il tipo era sì una gran testa, ma decisamente bruttino.

Pietro                          Ok, lasciamolo al suo tempo e veniamo al mio. Quello che mi son giocato, con quel personaggio dabbene che s’è fatto fregare con due dadi truccati, è una sbirciatina tra le pieghe dell’eternità. Quindi, suppongo che dovremo fare in fretta.

Lola                            Non mi sono mai piaciute le sveltine. Ogni cosa a suo tempo, un tempo per ogni cosa… Ascolta… (si odono in lontananza le note del Bolero di Ravel, che si fanno sempre più forti) … e guarda!

Entrano due ballerini, in body rosso, attillatissimo. Danzano gli ultimi minuti del Bolero. La loro è una danza molto sensuale. L’uomo cerca di afferrare la donna, che gli sfugge. La donna compie balzi, le mani e il corpo protesi verso il cielo. L’uomo la insegue e cerca di piegarla a terra, di sottometterla. A volte ci riesce, ma la donna, appena può, scivola via e riprende a tendere verso le stelle. Alla fine l’uomo ha partita vinta e si chiude sulla donna. Inizia una copula mimata e le ultime squillanti note del Bolero segnano un orgasmo apoteosi. I ballerini scompaiono subito dopo.

Lola                             Beh? Che ne dici?

Pietro                          Bellissimo.

Lola                            Come definiresti quello che hai appena visto?

Pietro                          Hanno rappresentato la vita, senza alcun dubbio.

Lola                            Leggi dentro di te, adesso. Che cosa provi?

Pietro                          Dovrei provare dell’eccitazione, uno slancio di compartecipazione, un empito di appartenenza… invece provo solo nostalgia e rimpianto. E’ grave?

Lola                            Abbastanza. Ti comporti come se fossi davvero morto.

Pietro                          Porc! Ma i patti erano chiari!

Lola                            Ti metti a giocare con la Morte, che è un personaggio di per sé sconcertante, pericoloso, con cui è meglio non avere a che fare, bari usando dei dadi truccati e pretendi poi che la nerovestita rispetti i patti?

Pietro                          (Si dispera) Oh, povero me! Volevo solo un assaggino d’eternità, un piccolo sorso, e va a finire che dovrò bermela fino in fondo.

Lola                            Tutto è possibile.

Pietro                          Sono stato davvero sciocco: non si gioca con la Morte: si perde anche quando si vince.

Lola                            Una buona battuta, non c’è che dire.

Pietro                          Eppure, sembrava così affidabile: m’è parso addirittura che sorridesse, benevola, e che fosse disposta ad accontentarmi…Invece, zac… caduto, come un pollo…

Lola                            Eh, sì, potrebbe essere.

Pietro                          La cosa che più mi fa incazzare, però, è che ha detto che non era arrivata la mia ora… e invece ha anticipato la mia dipartita. Un sopruso bell’e buono! Un arbitrio. Inoltre, mi si fossero schiarite le idee, almeno! Sono più incasinato di prima e ho una fifa blu.

Lola                            Di che hai paura?

Pietro                          Del giudizio e della condanna di qualche sconosciuto potente, di qualche ignoto dio. Temo il dolore: è normale, no? La punizione per quel che ho combinato in vita. Non sono stato una mammoletta. Hai visto: la giustizia umana m’aveva inflitto un bell’ergastolo. Che mi toccherà, adesso, da parte della giustizia divina? Sono stato un killer e ho fatto fuori un bel po’ di gente… oddìo, gente che non meritava di stare al mondo, per lo più, ma si sa che solo Dio può disporre della vita degli uomini e io, senza averne nessun diritto, mi sono spesso sostituito a lui. Sarebbe anche normale se fosse incazzato con me, non trovi?

Lola                            Non scomodare Dio. Non vorrei che ad essere incazzato fosse proprio il tipaccio con con cui hai giocato a dadi: quando qualcuno non gli permette di usare il suo stramaledetto strumento, se la prende di brutto. Apprezza i pugnali, armi antiche, soprattutto se di fattura squisita, perché sono lame come la sua, ma odia le pistole.

Pietro                          La mia arma. Ho capito: m’ha fregato.

Lola                            Chissà? Non disperare. Non c’è niente di certo, nella vita… e persino nella morte c’è qualche lato oscuro, a quante pare. Intanto goditi un po’ d’eternità. Non è per questo che volevi morire…e che forse sei morto davvero?

Pietro                          Sì, è per questo, se il mio nuovo stato mi consentirà di capire, di far luce nella confusione che ho in testa. Se questo non accadrà, vi prego, azzeratemi!

Lola                            Impossibile, te l’ho detto: siamo condannati a esistere. Ogni individualità è parte dell’intera specie. L’individuo muore, la specie continua. Siamo presenti dal giorno in cui l’uomo è stato illuminato dal primo barlume di coscienza e lo saremo finché la specie esisterà. Non ti soddisfa l’idea di poter avere un’altra possibilità… anzi, infinite altre possibilità?

Pietro                          Stai per caso parlando di reincarnazione?

Lola                            Pietro, Pietro, le parole limitano, lo sai! Vivrai, anche tuo malgrado, negli altri.

Pietro                          E avrò anche coscienza di me?

Lola                            Certo, ma non come Pietro. La tua partecipazione alla coscienza della specie ti rende “uno” nel tempo finito e “tutti” nell’eternità.

Pietro                          Non riesco a capirti, mi dispiace: sei troppo difficile, per me.

Lola                            Le parole, purtroppo, sono adatte solo a definire concetti ed eventi propri del tempo finito; nessuno conosce il linguaggio dell’eternità. E’ ancora da inventare. In sua mancanza, bisogna procedere a colpi d’intuizione.

Pietro                          Ma, ti rendi conto che a qualsiasi mio tentativo corrisponde una capocciata in un muro, più duro e invalicabile di quello della mia prigione? (Si mette le mani nei capelli, disperato)

Entra un arabo, stracciato e affumicato, i vestiti a brandelli: appare chiaro che è  un kamikaze, di quelli che s’imbottiscono di tritolo e si fanno saltare in aria. Trascina dietro di sé un fucile. Ha un aspetto stanco e ammaccato. Si rallegra quando scorge i due personaggi in scena e si avvicina, inchinandosi più volte.

Soldato                       Che Allah sia con voi. Potete dirmi dove mi trovo?

Pietro e Lola               (Insieme) All’inferno.

Soldato                       (Ha un moto di sorpresa e di disagio) Quello dei cristiani?

Lola                            L’inferno è inferno per tutti.

Soldato                       No, no… devo aver sbagliato strada. Io sono diretto al “giardino di Allah”.

Lola                            (Scoppia a ridere e si rivolge a Pietro) Che ti avevo detto? Eccone un altro in cerca di un giardino delle delizie, traboccante di fiori, di cibi prelibati e di abbondanti “urì” con pochi vestiti addosso. E scommetto dieci a uno che s’è appena fatto saltare in aria, in una delle tante guerre sante in atto sulla Terra. (Il soldato, sempre più confuso, fa cenno d’andarsene) Ehi! Dove credi di andare?

Soldato                       Avete detto che mi trovo all’inferno: è territorio cristiano, non fa per me. Io sono un seguace della vera fede. Allah è grande e Mohammàd è il suo profeta. Vado a cercare il mio territorio… (con aria furbina) perché, se ho trovato l’inferno degli infedeli, prima o poi troverò il paradiso dei miei avi.

Lola                            Non hai dubbi, vero? 

Soldato                       (Con disprezzo) Ci puoi scommettere, donna! Ho pregato tutti i giorni, sono andato alla moschea tutti i venerdì, ho combattuto agli ordini del mio imam… e sono morto con il nome di Allah sulle labbra. Nessuno è più degno di me di entrare nel suo giardino.

Lola                            Potresti vagare fino alla fine dei secoli, senza riuscire ad annusare il profumo di un solo fiore dell’orticello che cerchi.

Soldato                       Perché perdo tempo ad ascoltare le parole blasfeme pronunciate da bocche infedeli? Tutta la civiltà dei miei padri si fonda su queste certezze. Chi sei, tu, per dire che sono falsità?

Lola                            Una donna, soldatino. Un animaletto inferiore sulla tua scala di valori. Una voce che puoi non ascoltare, se vuoi: la cosa mi lascia del tutto indifferente.

Pietro                          Ascoltala, amico! Sembra possedere maggiori informazioni di quante potremmo assumerne noi se vivessimo altre cento vite.

Soldato                       (S’adombra, sospettoso. Alza il fucile e li prende di mira) Cosa tentate di fare? Volete fermarmi? Perché volete impedirmi di ricevere il premio che ho meritato?

Pietro                          Non fare l’idiota e risparmiaci il fracasso del tuo fucile. Come puoi ucciderci, se siamo già morti?

Lola                            Vattene, sciocco! Va’ pure a cercare il tuo giardino e quando l’avrai trovato, mandaci una cartolina.

Il soldato indietreggia, tendendo sotto tiro i due. Poi esce.

Lola                            Perduto. Che spreco.

Pietro                          Perché perduto?

Lola                            Non tutti si muovono allo stesso passo. C’è chi corre, chi cammina lentamente, chi sta fermo e chi torna indietro. Quel tipo appartiene alla categoria di quelli che remano contro. Sono vere palle al piede: il fanatismo rende cieca e improduttiva la loro intelligenza. Il credere in dogmi, in ideologie che non si rinnovano, frena l’evoluzione, la blocca per anni: la ragione, il libero pensiero, la sperimentazione e il dubbio sono amici del progresso; la fede è amica soltanto della contemplazione e della staticità: più è solida e incrollabile, più si oppone a ogni innovazione.

Pietro                          Che razza di lingua! Com’è possibile che una donna con un cervello come il tuo faccia…scusa…la puttana all’inferno?

Lola                            (Ride) Faccio questo...e molte altre cose. Prima o poi, forse, sarai in grado di cogliere l’aspetto simbolico di tutta la faccenda.

Pietro                          Ma, chi sei veramente?

Lola                            (Sghignazza) Lucifero, ricordi? Il portatore di luce. Oppure  Lilith. Eva, se vuoi… la meretrice, la sposa, la sorella… la madre… la tua parte nascosta. Fusi, siamo l’organismo primigenio. Insieme, trasmettiamo il bagaglio delle conoscenze acquisite a quelli che vengono dopo…

Pietro                          Non ti lascerò mai più.

Lola                            Non mi hai mai lasciata. Sono la tua compagna di viaggio fin dai primi passi dell’umanità. Non puoi fare a meno di me. Siamo imprescindibili, condannati a vivere insieme, uniti, fino alla fine dell’avventura.

Pietro                          (L’abbraccia e le strizza una natica) Una piacevole condanna, devo dire.

Proprio mentre Pietro e Lola si strofinano lascivamente, entra un cardinale, grasso, tronfio, con disegnata sul viso un’aria di falsa umiltà.

Lola                            (Si stacca da Pietro) Ecco un cliente che promette bene.  Questi qui sono i migliori. Aspetta e lasciami lavorare, ok? (Va incontro al prelato) Ciao, bel ragazzo. Si fa qualcosa?

Cardinale                    Figliola! Un po’ di rispetto per l’abito che indosso!

Lola                            (Fortemente ironica) Oh, paparino, ti chiedo perdono, ma sono avvezza a valutare e a nutrire rispetto solo per quello che l’abito nasconde. Come si dice? L’abito non fa il monaco. Per te lo fa?

Cardinale                    Dio mio! Ma dove son capitato?

Lola                            All’inferno, buon uomo. (S’inchina cerimoniosamente) Benvenuto nell’Ade.

Cardinale                    Ade? Perché usi parole pagane? Inferno? Dev’esserci un errore!

Lola                            Credi davvero?

Cardinale                    Non ho dubbi. Ho dedicato tutta la mia vita a Dio. Non può, Lui, che è giustizia infinita, avermi riservato un trattamento così iniquo!

Lola                            Non stai esagerando? A vederti, non sembri proprio il campione degli asceti.

Cardinale                    Non ho detto questo. Non ho trascorso la mia vita in contemplazione dell’Altissimo, ma l’ho impiegata nella diffusione del Suo Verbo. Ora dimmi, ragazza: sei certa che questo luogo sia l’inferno?

Lola                            Certissima. (Mette una mano sul cuore) Sul mio onore!

Cardinale                    (Sempre più tronfio e vagamente schifato) Non parliamo d’onore, non mi sembra il caso. Se posso esprimere un’opinione, direi che non dell’inferno si tratti, ma, piuttosto, della sua anticamera.

Lola                            Ah, capisco: è perché mancano i diavoli con i forconi, il fuoco e così via? Devi sapere, grand’uomo, che siamo in piena crisi energetica e che bisogna risparmiare. Così hanno deciso di fare a meno della coreografia.

Cardinale                    Ti prego di non insultare la mia intelligenza. E’ che non vedo dannati. E un inferno senza dannati, che inferno è?

Lola                            Ma i dannati ci sono, paparino! Chi credi di essere, tu: un beato?

Cardinale                    Io, un dannato?! (Sorride con aria di superiorità) Impossibile! Un equivoco, senza dubbio. E la prova è che non sento alcun dolore. Che dannato sono, se non soffro?

Lola                            E’ ancora presto: sei ancora troppo pieno di te.

Cardinale                    Scempiaggini.

Lola                            (A Pietro) Vedi? La superbia, come il fanatismo, induce gran parte di noi a girare in tondo, senza poter fare un solo passo in avanti. Si è così certi d’essere in possesso dell’unica verità possibile… o di una verità rivelata, chissà da chi, poi… che non si apre la mente e non la si prepara ad accogliere verità nuove, punti di vista diversi, e a gettare lo sguardo su orizzonti più ampi…

Cardinale                    (Scosso) Chi sei? Le tue parole suonano come una condanna. Stai scherzando, vero? Non può, Lui, nella sua infinita saggezza e misericordia, vestire un suo giudice così, come sei vestita tu: rappresenti ciò che Lui ci ha insegnato ad aborrire. Chi sei, dunque? Forse… la Maddalena?

Lola                            (A Pietro) Eccoti un altro cultore di fiabe.

Pietro                          (Al Cardinale) Ha detto di chiamarsi Lola, ma anche Eva, Lilith, sposa, madre, sorella, amante… a questo punto, puoi anche chiamarla Maddalena. Di certo non si offenderà.

Lola                            Ben detto.

Cardinale                    Ho l’impressione che mi si stia turlupinando. Se volete fare un’opera di bene e aiutare un povero vecchio, vi prego d’indicarmi la strada giusta.

Lola                            Per dove?

Cardinale                    Per il luogo dove sono diretto e dove ho sempre desiderato arrivare: il paradiso.

Lola                            Niente di meno! Corbezzoli, paparino, miri in alto, tu!

Cardinale                    Il cammino è così arduo? (Falsamente umile) Se si è deciso che io paghi qualche debituccio, lo pagherò: nessuno è perfetto.

Lola                            Qualche palpatina nel confessionale? (Rimproverandolo come si fa con i bambini) Ah, brutto sporcaccione!

Cardinale                    Non essere volgare, prego!

Lola                            E con la gola, come la mettiamo?

Cardinale                    Eh, sì, lo confesso: il cibo è stato a per me la tentazione più irresistibile.

Lola                            Più del culo di una bella donna?

Cardinale                    Stai cercando di scandalizzarmi? No, non ci riuscirai. Non ti ascolterò, non ti seguirò per questa strada. Ammetto solo peccatucci veniali che, se meritano qualche punizione… ebbene, sono qui, pronto a espiare. Ma fanno da contrappeso i sacrifici che ho fatto per tacitare i richiami della carne. Possibile che tutte le privazioni che mi sono inflitto non mi assegnino alcun merito?

Lola                            Neanche un anno d’indulgenza, paparino. Del tutto inutili. Anzi, definiamole pure bestemmie contro la vita. Per anni ti sei masturbato tra lenzuola di lino e ci hai considerato, noi donne, i raccoglitori dei peggiori peccati, oggetti impuri, figlie del demonio. Negalo, se hai il coraggio.

Cardinale                    E’ vero. Ammetto che la tradizione vi vuole brave figlie, buone mogli e sante madri, oppure esempi di corruzione e veicoli di perdizione.

Lola                            In una parola, streghe, capaci, con le nostre arti magiche, i nostri artifici, di portare alla rovina i puri maschietti, i verginelli troppo ingenui e deboli da non riuscire a resisterci! Ti rendi conto, paparino, che la vostra concezione della vita non si è mossa di un millimetro dai tempi in cui ci stringevate il collo con la garrota per farci confessare anche i peccati che non avevamo commesso? E che, a lasciarvi fare, ci trattereste ancora come allora: di notte tra le nostre gambe e di giorno al rogo?

Cardinale                    Perché tanta durezza? Spesso non sono i fatti che dobbiamo giudicare, ma le intenzioni. Poche vittime, in tempi oscuri, per preservare la purezza della fede…

Lola                            O, piuttosto, per conservare il vostro strapotere sulla Terra?!

Cardinale                    Comunque: perché mi accusi di nefandezze che non ho commesso? Quei tempi sono definitivamente passati. Rifiuto di pagare per le colpe di altri: vorrei essere giudicato per me stesso: non ho vittime sulla coscienza, io!

Lola                            Ne sei proprio convinto? Non è vittima solo chi ha le carni martoriate dal fuoco dei roghi! O le ossa spezzate dalla garrota! O il collo disarticolato dal cappio. Nossignore. Hai giocato per anni con la paura delle genti. E ti sei nutrito della loro ignoranza. Hai bevuto, mai sazio, il loro sudore. Hai prosperato all’ombra dei loro sensi di colpa…

Cardinale                    (La interrompe) Basta! Basta! M’aspettavo ben altro giudice, in verità… e ben altro giudizio! Sia quel che sia: dominus non sum dignus (si batte il petto). Qual è la pena?

Lola                            (Fa molti sforzi per non scoppiare a ridere) Condannalo tu, Pietro, che a me viene da ridere.

Pietro                          Con grande piacere, mia cara Maddalena. Dunque, vediamo: credo, prete, che la tua condanna sia quella di segnare il passo, di girare in tondo come un cane che tenti di mordersi la coda, di andare comunque avanti, tuo malgrado e non per tuo merito, con la faccia rivolta all’indietro. (A Lola) Sono andato bene?

Lola                            A meraviglia. (Al prelato) Va’ dunque, che aspetti?

Cardinale                    Dove?

Lola                            (Indica il flusso ininterrotto di ombre che si muovono sullo schermo) Segui il gregge: è la cosa che sai fare meglio.

Il prelato, impettito e offeso, esce. Pietro è perplesso, scuote la testa, pensoso.

Lola                            Cosa c’è che non ti convince?

Pietro                          Non credo di aver capito il senso di tutto questo…

Lola                            No? Eppure hai emesso un verdetto esemplare: io non avrei saputo fare di meglio.

Pietro                          Ho forse intuito il meccanismo, ma tremo all’idea che vi sta alla base.

Lola                            Quale idea?

Pietro                          Il fatto che non ci sia speranza, per noi. Né salvezza, se ho ben capito. (Indica lo schermo) Siamo tutti condannati a vagare in eterno… senza mai arrivare da nessuna parte.

Lola                            E’ vero.

Pietro                          Questo significa che non ci sono premi per le nostre buone azioni, né pene da scontare per le nostre colpe.

Lola                            Già, né inferno, né paradiso, dopo la morte. Fanno parte della vita come condizioni dell’anima… Il primo è il vestito dell’ignoranza, il secondo è il premio per la conoscenza. Abbiamo un solo obbligo verso la vita, un dovere che ci viene imposto dal fatto d’essere vivi: crescere. La natura ha impiegato centinaia di migliaia di anni per dotarci di una mente poderosa: nell’attuale stadio evolutivo siamo in grado di utilizzarne solo un quindici per cento scarso. Per colpa di gente come quella (indica lo schermo) la nostra crescita è lenta: leggi, regole morali e religiose comprimono l’umanità in schemi rigidi. In breve, la nostra piaga peggiore è il conservatore.

Pietro                          Non mi sono mai stati simpatici, quelli!

Lola                            Si può essere conservatori non solo in politica. La conservazione è un abito mentale, indipendentemente dal colore politico: è propria di chi si accontenta delle posizioni acquisite, di chi, pur di restare attaccato alla poltrona che occupa, contrasta ogni innovazione, rallentando o bloccando il divenire della società, del libero pensiero, della scienza. E’ gente che vede ogni nuova sperimentazione come il fumo negli occhi.

Pietro                          Sì, ma quelli sono i peggiori

Lola                            Se vuoi… ma conservare, ripeto, è una mentalità, generata da una visione statica della vita, dal timore del vero rinnovamento... E immobilismo è l’esatto contrario di crescita.

Pietro                          Lasciami spezzare una lancia in favore dell’uomo: vive troppo poco per crescere come vorresti.

Lola                            E’ una misera giustificazione. In realtà non ha imparato ad attingere alla fonte inesauribile di informazioni che è la coscienza della specie. E questo significa anche che non ha acquisito la misura della propria immortalità. Pensa ancora in termini di tempo senza fine, in un'altra vita, per la propria individualità.

Pietro                          Sei di nuovo oscura. Di che immortalità parli?

Lola                            Dell’unica possibile. Ricordi?  “Uno” nel tempo finito, “tutti” nell’eternità. Muori come individuo e perdi la coscienza di ciò che sei stato in vita… ma sei già la coscienza di un altro. Quando esisti, riunisci in te passato, presente e futuro dell’intera umanità. Anche se non ne hai consapevolezza. Per ogni nuovo nato è come ricominciare da zero… invece è tutto lì, a disposizione, basta imparare a consultare l’archivio.

Pietro                          In altre parole, studiare la storia.

Lola                            Certamente. L’umanità ha raccolto informazioni anche al di fuori di sé e le ha stipate nelle biblioteche. Ma la sua storia è anche registrata nella nostra coscienza: bisognerà, prima o poi, imparare a rovistarvi dentro.

Entra un personaggio vestito in doppiopetto grigio: porta un vistoso parrucchino, con capelli ovviamente tinti, di un marrone acceso. Ha un cappotto grigio d’ottima taglia gettato sulle spalle, un sorriso stampato sulle labbra, fisso, inamovibile. Cravatta grigio perla, scarpe lucide. Elegantissimo.

Cavaliere                     Vorrei presentarmi. Sono il cavalier Corbelloni.

Pietro                          Corbelloni? Perché ha il vizietto di corbellar la gente?

Lola                            No, per le corbellerie che dice.

Pietro                          Omen, nomen, dicevano gli antichi…

Cavaliere                     Su, su, non scherzate. Non capisco il greco…

Pietro                          Ma, veramente… era latino.

Cavaliere                     Neppure, anche se ogni tanto chi mi scrive i discorsi ricorre a qualche citazione. Con chi ho il piacere di parlare?

Lola                            (Canticchia, passandosi le mani sui fianchi) Su il morale, sono Lola, che con poco ti consola.

Cavaliere                     Non ho bisogno di consolazione, signorina, ma d’informazioni. Dove mi trovo?

Lola                            All’inferno.

Cavaliere                     (Il sorriso si spegne sulle sue labbra) Ho capito: questo significa che sono morto e che ho sbagliato strada.

Lola                            Non pretenderai, anche tu, di approdare in paradiso!

Cavaliere                     Perché no? Vorrei essere almeno giudicato da un tribunale più rispettabile.

Lola                            Che vizio, il tuo, di contestare sempre i giudici!

Cavaliere                     Voi, dei giudici? Veramente, si dice che ogni anima si presenti a San Pietro e che lui decida dove deve andare, se entrare in paradiso, scendere per un po’ in purgatorio o precipitare all’inferno. Lei, signorina, non mi sembra indossare abiti da santa, né toga da giudice. (A Pietro) E lei chi è?

Pietro                          In effetti, mi chiamo Pietro…ma…

Cavaliere                     Pietro? Mi aspettavo un anziano con la barba bianca. Non è che ho capito male… non si chiama Di Pietro, vero?

Lola                            (A Pietro) Ha gli incubi, il cavaliere! Vede persecutori ovunque!

Cavaliere                     Mi consenta, signorina: perché insiste a rivolgersi a me in modo così poco rispettoso? Perché mi dà del tu?

Lola                            Perché qui i conti non contano.

Cavaliere                     Parla per enigmi? A quali conti si riferisce?

Lola                            A quelli nelle banche italiane, svizzere, di Vaduz e di Nassau, di Singapore e delle Isole Caiman… qui cariche e ricchezze non danno particolari privilegi. Siamo tutti uguali.

Cavaliere                     Oddio! (Si mette le mani tra i capelli e sposta il parrucchino) Sono finito tra i comunisti!

Lola                            Sì, se intendi che l’unico bene che possediamo è un destino comune.

Cavaliere                     Mi consenta, signorina, di non essere d’accordo con lei: ognuno è padrone del proprio destino. Io, il mio, me lo sono costruito con queste mani, giorno dopo giorno.

Lola                            A scapito di chi? E osservando quali regole?

Cavaliere                     Quelle di un mondo che giustamente dà valore all’iniziativa privata e alla libertà individuale.

Lola                            Già, conosco il vostro liberismo: libertà di saccheggiare, senza tener conto delle regole del viver civile, dell’umanità della gente, dell’ambiente in cui viviamo…

Cavaliere                     No, no, creando posti di lavoro…

Lola                            Come no! Almeno un milione! (Inizia il rap) O poltroncine per un esercito di lacchè?

Entrano quattro personaggi, in livrea, con parrucca. S’inchinano cerimoniosi e recitano le loro battute come se i personaggi in scena non esistessero. Attraversano l’intera scena, accennando passi di minuetto e cantando il loro “rap”. Escono  senza rivolgere la parola a nessuno.

Primo Pers.                 Sono Difoggia, e pur siciliano/ sono il campione del baciamano/col mio compare Dinonsocché/ del nostro capo siamo i lacchè.

Secondo Pers.             Sono Tafani/ m’annuso le mani/ho appena stretto quelle del boss/ e me la godo a più non poss….

Terzo Pers.                  Mi chiamo Zito/ mi lecco il dito/ il culo del capo/ ho appena pulito.

 

Quarto Pers.                Piacere, son Metta, e vado in giro con sacco e paletta/ seguo il mio capo dovunque va/ e raccolgo tutto quello che fa.

Escono

Lola                            Visto? Basta chiamarli e loro accorrono, come cagnolini ben addestrati.

Cavaliere                     (Ha la bocca spalancata per lo stupore)  La mia squadra. Hanno voluto seguirmi fin qui? Che dedizione!

Lola                            Che presunzione! Hai subito un attentato e loro ti stavano così attaccati alle chiappe… A volte non è male saper prendere le distanze. Ci si guadagna in salute.

Cavaliere                     (Esce correndo) Sono morti per colpa mia! Amici miei, aspettate. Restiamo insieme. (La fine della battuta si ode, come amplificata, quando il personaggio è già fuori scena).

Lola                            E’ così abituato ad avere intorno un esercito di yesmen che non riesce più a fare a meno di loro. Quale sarà la sua condanna, mio giudice a latere?

Pietro                          Quella di rincorrerli per tutta l’eternità senza riuscire a raggiungerli.

Lola                            Bravo. Hai sbagliato mestiere. Dovevi davvero fare il giudice.

Pietro                          Ho solo frequentato, troppo spesso e mio malgrado, le aule dei tribunali.

Lola                            Beh, si vede che, anche stando dall’altra parte della barricata, si sviluppa un ottimo senso della giustizia.

Pietro                          No, è che credo di aver capito come funziona. Non è vero che all’inferno si subiscono pene corporali… le torture, la garrota, lo squartamento, il rogo, la fustigazione, l’accecamento… e amenità del genere, sono il prodotto della fantasia perversa dell’uomo sulla terra… non ha davvero limiti, quando si tratta di far soffrire i propri simili… qua, invece,  non c’è dolore fisico: forse perché il corpo ce lo siamo lasciato dietro alle spalle, sotto terra, a corrompersi… il dolore, qui, è d’altra natura… qui si patiscono le pene dell’anima.

Lola                            Bravino, non c’è che dire! Vai avanti.

Pietro                          Ci portiamo dietro un bagaglio ingombrante, fatto di pregiudizi, d’ignoranza… soprattutto di colpevole ignoranza: è il nostro limite. E più siamo stati ottusi, ciechi, egoisti sulla terra, più qui segniamo il passo, incapaci di spingere lo sguardo al di là di quel limite.

Lola                            Sì. Non capire è la nostra condanna. Ma anche capire e non poter far niente. Guarda.

Indica un uomo appena entrato in scena. Piangente. E’ chiaramente un ebreo, emaciato, stracciato: l’immagine stessa dell’olocausto. Sul suo braccio spicca il classico numero identificativo. Sulla giubba a strisce si nota la gialla stella di David. Piange, si strappa i pochi capelli che gli sono rimasti in testa e recita una giaculatoria in ebraico, del tutto incomprensibile.

Lola                            (Lo blocca, con un cenno imperioso, ma la sua voce è dolce e carezzevole) Fermati, ebreuccio errante e raccontaci i tuoi guai.

Ebreo                          Io non ne ho più, di guai: si sono dispersi nell’aria, col fumo dei forni.

Pietro                          Perché, allora, tanta disperazione?

Ebreo                          Piango per la mia gente in armi! Non avrei mai voluto vedere il popolo a cui appartengo, il popolo degli oppressi, dei perseguitati, degli assassinati, opprimere, perseguitare, assassinare. No. Avrei voluto che la mia gente si ponesse al di sopra di queste miserie, proprio in virtù di tutto quello che hanno patito da duemila anni a questa parte. Non abbiamo imparato niente?

Pietro                          Ma, forse, temono d’essere cancellati, spazzati via…

Ebreo                          Come? A sassate? Se davvero questa paura esiste, è paranoia collettiva, una follia di massa, da curare, in qualsiasi modo possibile. Ma ho il sospetto che sia solo una scusa per invadere il paese di un altro e impadronirsi di territori su cui insediare coloni. Una volgare storia di sopraffazione, insomma, indegna di un popolo come il nostro, che della sopraffazione ha fatto un vessillo.

Pietro                          Parli bene, tu, ma come reagiresti se un fanatico facesse saltare in aria te o un tuo figlio?

Ebreo                          (Ironico) Infatti, parlo dall’alto della mia inviolabilità: sono stato semplicemente gasato…  una morte dolce, incruenta, comminata come un privilegio! (Di nuovo serio) Tutta la mia famiglia ridotta a un mucchietto di cenere e dispersa nell’aria, in volute di fumo. Chi meglio di me dovrebbe capire e usare la parola vendetta!? Eppure.. (scuote la testa, vigorosamente)… non è questa la strada. Sono sicuro! Se avessimo scelto di restare vittime e di non trasformarci a nostra volta in carnefici, il macello attuale si sarebbe già fermato. Il mondo non avrebbe tollerato lo scempio. Loro ci odiano perché abbiamo fatto di tutto per farci odiare. Non si muove guerra a un popolo di mansueti, a gente che non solo dimostra di saper soffrire, ma che soprattutto opera affinché gli altri non soffrano… e noi non ci siamo dimostrati mansueti: per allontanare dai nostri cuori una paura antica, irrazionale, abbiamo attaccato, occupato, colonizzato…

L’uomo, commosso, si asciuga le lacrime, mentre conclude la sua battuta andandosene, camminando curvo, sotto il peso schiacciante dei suoi sensi di colpa.

Lola                            (A Pietro, mentre l’ebreo scompare) Vedi? S’incontrano uomini d’ogni tipo. C’è chi non serve a niente, come quello che abbiamo visto prima, che tu hai condannato a inseguire i suoi lacchè per l’eternità…gente di nessuna utilità, perché non consente all’umanità di fare un solo passo avanti, neppure un passettino. E poi, s’incontrano tipi come l’ebreo di poco fa.

Pietro                          Una bella persona.

Lola                            Sì, e soprattutto una bella mente, aperta, capace di far muovere in avanti l’intera specie, nel senso della conoscenza, della comprensione delle cose…

Pietro                          Peccato che l’abbiano azzerato prima che potesse mettere a disposizione degli altri la sua saggezza.

Lola                            Non è così. Ricordati quello che ti ho detto: uno nel tempo finito, tutti nell’eternità.

Pietro                          Vuoi dire che potrà ancora tornare utile?

Lola                            Nessuna conquista va perduta. Se quello che ha pensato e detto è giusto e utile per spingere in avanti il processo di crescita, è già patrimonio di tutti.

Pietro                          Vuoi dire che qualcuno, trai vivi, lo tirerà fuori e lo metterà a disposizione degli altri?

Lola                            Questi pensieri già circolano: devono solo conquistare il maggior numero di coscienze possibile.

Pietro                          Potrei dare una mano… se quel brutto ceffo che mi ha spedito quaggiù si rifacesse vivo e m’illuminasse circa la sorte che mi ha riservato.

La Morte                     (Compare, improvvisa, grazie a  qualche trucco scenico) Mi hai chiamato? Meno male che sono un tipo che non si offende: brutto ceffo! Pfui! Bello, brutto, futilità…necessario, ecco l’attributo. Zac! (Compie il solito gesto, facendo roteare la falce) E si ricomincia. Qual è l’ultima immagine che ricordi, del nostro incontro?

Pietro                          Tu che mi stavi facendo pendolare davanti agli occhi un medaglione.

La Morte                     (Lo solleva con la mano libera) Appunto. Non ho usato la falce, con te, altrimenti non sarei qui.

Pietro                          Quindi puoi riportarmi indietro.

La Morte                     (Titubante, facendo schioccare la lingua) Potrei proporti di fare un’altra partita, usando i tuoi dadi: ma questa volta toccherebbe a me tirare per prima.

Pietro                          E la posta qualche sarebbe?

La Morte                     La solita: la tua vita.

Pietro                          Allora azzerami subito.

La Morte                     (Gorgoglia, come se ridesse) La tentazione è forte, ma non posso farlo: non è ancora il tuo momento e persino io sono obbligata a rispettare le regole del destino.

Pietro                          (Tira fuori i dadi e li offre alla Morte) Tieni, te li regalo, perché non li userò mai più.

La Morte                     Ah, bene. Questo significa che il viaggetto che hai vinto è servito a qualcosa. Sono contenta d’essere stata utile, almeno una volta, e non solo efficiente, oltreché necessaria, naturalmente… Ma perché vuoi darli a me? Pensi che mi possa trovare nella necessità di usarli? Sai bene che non ho bisogno di barare, io. Quando non sono in teatro, ma presente nell’esercizio delle mie funzioni, niente trucchi, né proroghe, né compromessi… (inizia a compiere il solito gesto)           

Pietro                          Zac, un colpo e via! Lo sappiamo, ormai: ce l’hai ripetuto fino alla nausea.

(Tuoni, fulmini, saette. La scena si oscura. Giusto il tempo del trasferimento di Pietro e viene immediatamente illuminata la cella. Pietro si solleva dal letto, scuote la testa come se si fosse appena destato. Si alza, si avvicina alla porta e comincia a percuoterla)

Pietro                          (Grida) Guardia! Guardia!

Voce fuori campo       Che hai da urlare tanto!

Pietro                          Vai dal direttore e digli che sono pronto.

Voce f.c.                     Pronto? Pronto per cosa?

Pietro                          A uscire di qui.

SIPARIO

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