Altro nascosto

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ALTRO NASCOSTO

DRAMMA IN DUE ATTI

di

Gianfranco Nicolini

Personaggi

Leo, cuoco

Sonia, sua moglie

Marino, studente keniota

Antonio, aiuto cuoco

Gino, aiuto cuoco

Laura, aiuto cuoca

signora, cliente del bar

bambina, sua figlia

signorina, cliente del bar

visitatori, all’interno degli Uffizi

gente, a Villa Borghese

ATTO PRIMO

Roma, Villa Borghese. È mattina presto ed è freddo. Leo percorre un viale delimitato da vecchie panchine.

LEO (avvicinandosi ad un albero)

Soavemente pendi

dolce ramicello,

quasi m’accarezzi il viso.

Sei inclinato perché anche tu tormentato?

Credo tu sia debole e indifeso.

(pausa) Chissà quante persone hanno potuto ammirare quest’albero?

(all’albero) Puoi rispondermi? Peccato tu non abbia il dono della parola; però puoi sentirmi, capisci quando ti parlo! Questa è una gran cosa per un semplice albero.

(pausa) Come è possibile che tutta questa abbondanza rimanga separata dal mondo umano? L’uomo spende le sue ore migliori a lavorare per sopravvivere, ma la Natura? Dobbiamo lavorare, dobbiamo guadagnare.

(agli uccelli) Voi non lavorate, voi volate…eh, volate…dove? Posso sapere dove state andando? Io cucinerò anche oggi, questo è il mio ruolo, questo mi permette di parlarvi.

Voi cucinate? Sicuramente no. Se venissi con voi?

(risata) Direbbero tutti: "diceva di essere un uccello, voleva volare…"

(risata) Non ho le ali, però sono dotato di una mente che vola più veloce di voi!

(pausa, riprende a camminare) Che bello sarebbe vedere il mondo dall’alto! Oggi volo sopra un tetto, domani su un altro…

(pausa) Come sarà questo parco dall’alto? Loro lo sanno, ma non ci possono parlare.

(tira fuori una lettera dalla tasca, la guarda attentamente e la rimette a posto. Cammina calciando alcuni sassi per stizza, accelera il passo poi lo rallenta, infine si china ne prende uno in mano e fissamente lo guarda. Lo pulisce sulla giacca e lo porta con sé. Siede su una panchina e inizia a parlare col sasso) Mi piacerebbe sapere la tua storia. Lo so, sei solo un piccolo sasso, ma cos’eri prima? Vediamo di trovarti una storia. Dunque, ti trovavi in montagna, in mezzo…

(getta via il sassolino con disgusto; casualmente colpisce una persona sdraiata sulla panchina situata dall’altra parte del viale)

MARINO (urlando) Ahi!

LEO (girandosi) Chi è che urla?

MARINO Mi ha colpito col sasso sull’orecchio!

LEO Davvero? Poteva dormire da un’altra parte, questo non è un ostello. Si vergogni! Io sono libero di lanciare tutti i sassi che voglio!

MARINO Stia zitto e chieda scusa!

LEO Scusarmi con te? E perché dovrei farlo? Hai forse il diritto di impegnare codesta panchina a tuo piacimento?

MARINO (irritato) Certo, per questo mi deve chiedere scusa!

LEO (impaurito) Cioccolatino mio, non volevo colpirla. Distratto da un altro pensiero ho lanciato il timido sassolino all’indietro. Vista la sua reazione, le porgo le mie scuse.

MARINO (con sufficienza) La prossima volta, quando ha un sassolino in mano non si distragga più, fazzolettino mio!

(Marino torna a dormire e Leo continua a passeggiare)

LEO Soffrire non voglio

in questa vita veloce.

Tornando sui miei pensieri

vedere non riesco

l’intensità del mondo.

Datemi amati occhi

un po’ di vista,

la vita sarà men dura.

(si gira verso Marino)

Che persona, ha preteso le mie scuse. Bastava dormire su un’altra panchina.

(prosegue il suo percorso e scompare dal viale)

Cucina del ristorante. Un lungo tavolo, sul quale vi è appoggiata una notevole quantità di verdura, domina il centro. Gli aiuto cuochi, seduti davanti al tavolo, gettano le verdure pulite dentro un recipiente accanto ai loro piedi.

GINO Penso che sia più difficile raccontare a tua moglie d’aver bevuto, che farla bere.

ANTONIO Non capisce i miei sfoghi. Non le chiedo molto, soltanto un giorno al mese.

(pausa) Che schifo, un verme!

(pausa) Dice che non devo più incontrare i miei amici, perché saranno la mia rovina. Gelosa anche del mio passato, solo lei deve far parte della mia vita.

(pausa) Un altro verme, questo è più lungo.

(pausa) Se gli amici sapessero di questa gelosia, mi prenderebbero in giro.

GINO Ma no, che dici! Io per esempio non ti prendo in giro. (pausa) Tua moglie andrebbe istruita.

ANTONIO Come farlo? È troppo vigorosa per me.

GINO Vuoi che ci parli io?

ANTONIO Lo faresti? Senza interesse?

GINO Sicuro!

ANTONIO Sarebbe un gran gesto.

GINO Potrei passare un’intera serata con lei parlando di voi due.

ANTONIO Sei proprio un amico.

GINO (eccitato) Va bene stasera?

ANTONIO (indeciso) Vado a prendere altra verdura. Cerchiamo di finire prima che Leo arrivi. (esce)

GINO (guarda attentamente la verdura che ha pulito, si alza in piedi e ne prende un po’ sulla mano) "Buona sera signore! Gradisce della verdura? È ottima, la preparano dei bravissimi chef, con uno speciale trattamento. Ohhh Annibale, anche lei verdura? Oggi è buonissima!"

(pausa) Ma si, mangiamo tutti verdura tanto c’è chi la pulisce! (siede, rientra Antonio)

ANTONIO Questa è l’ultima.

GINO (pausa) Pensavo a tua moglie.

ANTONIO Io alla verdura.

GINO Non ho sentito.

ANTONIO Neanch’io.

GINO (pausa) Un giorno mi sposerò.

ANTONIO Ti auguro di trovare una donna comprensiva e intelligente… per esempio una come Sonia. Leo è fortunato, non litigano mai...

GINO (pausa) Secondo me non si ritiene così fortunato.

ANTONIO È vero!

GINO Forse non vuole sbilanciarsi. Difficilmente parla di sé, comunque a me non interessa. Non lo sopporto più, ci teniamo sempre a distanza e poi sono stanco sentirlo parlare di Storia. A te non stanca?

ANTONIO Qualche volta, soprattutto quando ripete le stesse cose.

GINO Come ripete?

ANTONIO Quando parla dei soliti personaggi.

GINO Quali personaggi?

ANTONIO Ma tu lo ascolti quando parla?

GINO Poco.

ANTONIO (pausa, mostrando la verdura) È tutta rovinata.

(pausa) Dovresti ascoltarlo di più, lui legge molto, non è come noi. Compra sempre il giornale!

GINO Legge male! Un giorno gli domandai una cosa sul mio paese, ma non seppe rispondermi.

ANTONIO Naturale, non è un’enciclopedia. (pausa) Fra poco sarà qui. (pausa) Tu perché non hai studiato?

GINO I libri non m’interessavano. E poi a cosa servono?

ANTONIO A me sarebbe piaciuto, ma non ne ho avuto la possibilità.

GINO Come mai?

ANTONIO Mi sembrava lo sapessi!

GINO Non lo ricordo.

ANTONIO Forse non m’ascoltavi.

GINO Forse.

ANTONIO Tu non sai ascoltare!

GINO Che vuoi dire?

ANTONIO Non sopporto il fatto che…

(inaspettatamente manca la luce)

GINO Dove sono le candele?

ANTONIO Nel primo cassetto in basso!

GINO Eccola! (accende la candela)

ANTONIO Speriamo che la luce torni presto, altrimenti come lavoriamo?

GINO A me non importa, peggio per lui!

ANTONIO No, per noi. Leo è una brava persona, un po’ strano, ma merita rispetto.

GINO È uno sbruffone!

(ritorna la luce e improvvisamente entra Leo)

LEO Buongiorno ragazzi!

(ad Antonio) Hai preparato come t’avevo detto?

ANTONIO Si Leo.

LEO Anche le patate?

ANTONIO No, la verdura era rovinata così abbiamo impiegato tutto il tempo a pulirla.

LEO Va bene, potresti farlo adesso.

ANTONIO Si subito! (Antonio va a prendere le patate)

GINO Scusa Antonio, perché non finiamo di pulirle prima di prendere le patate?

ANTONIO (a Gino) Non hai sentito Leo?

LEO Fate come volete, vado a prendere il pesce. (esce)

GINO Hai visto che sguardo, che atteggiamento, come se capisse tutto lui (con sarcasmo) "Antonio, hai preparato come ti avevo detto, si Leo, no Leo, certo Leo, subito Leo".

(con tono minaccioso) No, non ho preparato niente e niente ti preparerò! Questo dovevi dire, sei forse uno schiavo?

ANTONIO A me non sembra.

GINO Gli permetti troppo, sii più sicuro!

ANTONIO (pausa) Tu sei sicuro?

GINO Più di te!

ANTONIO Allora perché sei davanti al tavolo di una cucina?

GINO Cucinare è stata la scelta della mia vita.

ANTONIO A me non sembra.

GINO È così e basta!

ANTONIO Sei un superbo! Sai quanto è costata ai nostri connazionali l’unificazione d’Italia? Quanti morti?

GINO Che dici?

ANTONIO Se fossero stati egoisti come te, adesso l’Italia non sarebbe unita!

GINO Oggi hai la lingua sciolta, come mai?

Sicuramente la tua semplicità, o meglio la tua incapacità…

(entra Leo)

LEO Chi è incapace Gino, sei forse esaltato oggi? Pensi di essere stato assunto per offendere? Il tuo compito è quello di lavorare, possibilmente in silenzio!

GINO Non volevo offenderlo, è stato lui ad attaccarmi. Ho risposto come meglio potevo.

LEO Non importa, prepara il pesce!

GINO Subito!

LEO (pausa, ad Antonio) Conosci quel mio amico fiorentino, un certo Andrea? Quello che venne a salutarmi lo scorso anno con le figlie?

ANTONIO Non ricordo.

LEO Davvero? Biondo, baffi lunghi …

ANTONIO No, mi dispiace.

LEO Su, sforza quella testolina!

ANTONIO Che posso farci se non ricordo?

LEO Beh, stanotte l’ho rivisto.

ANTONIO Come?

LEO Si è separato dalla moglie tre mesi fa. È fuggita!

GINO Si vede che ha trovato di meglio!

LEO Meglio? No, non per questo motivo. Lei, era molto affettuosa, però…

(Gino e Antonio non lo ascoltano, Leo capisce e tace)

ANTONIO Ohh, finalmente ho finito! (a Gino) Mi aiuti?

GINO Certo! (i due spostano la verdura e mettono le patate al centro del tavolo)

ANTONIO Quando hai finito col pesce, mi daresti una mano a pulirle?

LEO (stizzito) Lavorate!

ANTONIO Non possiamo mica volare!

LEO Lo so ma è tardi! (pausa) Dicevo della moglie di Andrea che dopo tanti anni è fuggita a causa di quella storia.

ANTONIO Non offenderti, ma dobbiamo lavorare.

LEO Lei ignara che nel precedente matrimonio …

GINO (mostra il pesce) Va bene così?

LEO (irritato) Si!

(pausa, i due puliscono le patate, si guardano e si ammiccano) Lasciamo stare questa storia.

ANTONIO Quale storia?

LEO Niente, riguarda il passato. Vi pare giusto essere lasciati per un fatto accaduto molti anni fa?

ANTONIO No, ma se il fatto fosse grave?

LEO Io non posso giudicare.

GINO Se non dici cosa ha fatto quest’uomo, come possiamo esprimere un’opinione? Nascondi qualcosa?

LEO (sorpreso) Io?

GINO Forse non sai come sono andati i fatti.

LEO Invece lo so!

GINO Allora parla, ormai vogliamo sapere!

LEO (pausa) Lavorate, è meglio.

ANTONIO Perché ti sei adombrato? Prima ci fai una domanda e poi la ritiri.

LEO Scaltro! Vedo che sei scaltro, ma dal vostro comportamento ho capito che i fatti d’un amico non vanno raccontati.

GINO Come vuoi tu.

(silenzio, Leo esce)

ANTONIO Strano, di solito non è così nervoso, comunque io non ricordo nessun Andrea.

GINO È una bugia, voleva metterci alla prova. Scherzava. Assecondalo se ti fa domande e non vuoi farlo innervosire.

(entra Leo)

LEO (deciso) Non dovrei farlo, ma ormai non posso tirarmi indietro. Un uomo deve sempre assumersi le proprie responsabilità. Promettetemi…

ANTONIO Come puoi pensare che noi… (guarda Gino)

LEO (siede, pausa) Qualche anno fa, poco più che adolescente… (aumenta il volume della musica, Leo continua a spiegare, il pubblico vede l’azione ma non la sente, finché i due si guardano e incominciano a ridere sfacciatamente. Non si accorgono dell’espressione di Leo che fortemente amareggiato si allontana. Cessa la musica)

GINO (piano, ad Antonio) Si sarà offeso?

ANTONIO Non so, forse perché abbiamo riso? Come non ridere a una simile storia?

GINO Hai visto com’è serio?

ANTONIO Zitto, parla piano!

LEO (provato) Ho un forte mal di testa.

GINO Sembra…

LEO (urlando) Basta! Vi ho dato il permesso di parlare? (stordito si accascia)

ANTONIO Leo, stai bene? Vado a prenderti dell’acqua.

LEO Lascia stare! Ho solo mal di testa.

ANTONIO Torna a casa, non preoccuparti per la cucina, faremo tutto noi!

GINO Avviso tua moglie.

LEO Ragazzi non so cosa mi succede, vi ringrazio di tutto. (Gino esce. Antonio e Leo lo seguono)

Camera da letto con arredamento prezioso e ricercato. A sinistra un guardaroba con ampio specchio, al centro il letto e a destra un comò. Leo e Sonia preparano la valigia.

LEO Non pensavo si aggravasse in così poco tempo.

SONIA Neanch’io.

LEO Quando tornerò andrai tu.

SONIA Va bene.

LEO Vuoi partire al mio posto?

SONIA Avresti qualcosa in contrario?

LEO Non vorrei che mia sorella pensasse male di me.

SONIA Quante mutande?

LEO Non so, due paia anzi tre, dovessi restare più giorni.

SONIA Più giorni? I ragazzi non sono in grado di gestire la cucina da soli e neanch’io.

LEO (nervoso) Lo so! Non starò molto.

SONIA Non arrabbiarti, era solo una frase innocente.

LEO (calmo) A volte penso cosa avrei fatto senza te.

SONIA (mostra i pantaloni) Vuoi anche questi?

LEO (distratto) Poco, forse niente.

SONIA Hai bisogno di questo paio di pantaloni?

LEO Fai come vuoi. (siede)

SONIA Cosa ti succede? Da quando ti sentisti male al lavoro, sei pensieroso. I ragazzi mi raccontarono che parlavi di un certo Andrea.

LEO È tardi, non dimenticare le scarpe.

SONIA Si può sapere chi è Andrea?

LEO Non c’è bisogno di alzare la voce, infatti…

(cade la valigia) Sei distratta, distratta come sempre!

SONIA (disinvolta) Non più di te!

LEO Io faccio cadere le valige? Guarda, tutto per terra, ora è tutto da ripiegare, è tardi, tardissimo. Non è possibile fare questi errori.

SONIA Non volevo (si abbassa e incomincia a raccogliere tutti i vestiti) Che disastro. Calmati per favore!

(Leo è nervoso). Si è rovesciato tutto!

LEO (pausa) Un amico di scuola.

SONIA Cosa?

LEO Un vecchio amico che non conosci.

SONIA I ragazzi mi hanno detto che l’hai incontrato l’altra notte, io non lo ricordo.

LEO L’avrò visto al mercato del pesce.

SONIA Insomma, cosa vuole questo Andrea?

LEO Hai visto che ore sono? Farò in tempo?

SONIA Sicuro! (chiude la valigia) Quasi dimenticavo la giacca, è rimasta…

LEO (allarmato) Quale giacca, dove?

SONIA La tua preferita, purtroppo l’ho dimenticata in tintoria.

LEO Era sporca?

SONIA Si.

LEO Dovevi chiedermelo.

SONIA Chiedere?…Certo, vuoi che ti faccia una domanda, ne ho subito pronta una: Chi è Andrea?

LEO Ancora?

SONIA Spiegamelo, poi te ne andrai.

LEO Sono interrogato dalla maestra, sono un bambino, sono chi? (adirato) Te l’ho già detto chi è!

SONIA Detto?

LEO Un amico!

SONIA (sottovoce) Bugiardo, non esiste nessun Andrea.

LEO (smarrito) Se voglio raccontarti una bugia, lo faccio!

SONIA Ah si , grazie del rispetto!

LEO Prego!

SONIA Tu non sei un uomo, ma un bambino viziato, non sei in grado di dirmi le cose in faccia! Se preferisci te lo dico io, mollusco! Mollusco, diceva mio padre.

LEO Cosa diceva tuo padre?

SONIA Hai sentito, diceva che eri un mollusco. (seccata) Dimmi chi è Andrea.

LEO (titubante) Capire certi atteggiamenti, cose che non conosco. Questo volevo avere da quei ragazzi.

SONIA Cose, atteggiamenti? No, tu volevi raccontare loro la tua storia senza scoprirti e sapere cosa loro, poverini, ne pensassero!

LEO Brava!

SONIA Sono solo una moglie che si prende cura del proprio marito e quindi dei suoi vestiti. Tutti i vestiti, pure quelli che non dovrebbe toccare. (Leo ha capito che Sonia ha letto la sua lettera, si alza e le da le spalle; pausa, pacatamente) Scusami, ma non sapevo come fare a dirtelo! Questo era l’unico modo. (pausa) Eri curioso di conoscere la mia reazione al tuo problema, cosi lo chiedesti a quei ragazzi. Tutto qui!

LEO Non so.

SONIA Mi hanno raccontato quella storia e onestamente faceva ridere anche me. Però quando ho letto la lettera che era nella giacca, non ho riso più. Pensavo che per te fosse una cosa seria, così sono stata discreta e ho aspettato. Ma non ti sei mai deciso a darmela. Adesso vorrai sapere cosa penso? (Leo annuisce) Non preoccuparti, amore mio, io non fuggo, voglio restare con te sempre! Mentre leggevo la lettera, non sapevo se crederci, poi ho capito che doveva essere solo frutto della tua stanchezza. (pausa) Sono contenta che tu parta, troppe responsabilità ti confondono.

LEO (girandosi lentamente) Ma non sono stanco, guardami bene, pensi che dica o scriva cose non vere?

SONIA Si, dici cose che non hai mai detto! Soprattutto scrivi cose strane, come se fossero astratte, se provenissero da un’altra dimensione, diciamo fuori tempo.

LEO Perché?

SONIA Se fossero vere, ormai sarebbero innocenti, private del loro contesto. Come poterle giudicare retroattivamente? Dieci anni sono tanti, cosa volevi che ti dicessi? Credevi di liberarti d’un peso, ma io non vedo pesi! A me non interessa affatto il tuo passato. Come posso cambiarlo? Pensavi che dopo tutto questo tempo io potessi buttare via il nostro matrimonio per una tua vecchia verità? (pausa) Parla!

LEO È tardi, devo andare! (la bacia) Non preoccuparti per me. (pausa) Tutto ciò che hai letto è vero e pesa assai! Semplicemente misuriamo i fatti in maniera diversa.

SONIA (sorridente) Leo non scherzare, potresti veramente perdere tempo in futili chiacchiere. (Amareggiato la saluta. Sonia gli fa un cenno col capo mostrando d’aver compreso il suo problema)

Villa Borghese, viale. Leo passeggia vicino ai busti.

LEO (tono dimesso) Che risposte… Saranno stati veri questi anni di matrimonio? Mi aspettavo più comprensione. Qualcuno è in grado di dirmi dove sono vissuto finora? Forse in una bolla di sapone, una bolla che ho costruito io stesso. Che bisogno c’era di soffrire tutto questo tempo? Ti allontani dalla verità più che puoi sperando di ritornarci un giorno vincitore. Cosa pensavo d’ottenere? Mia moglie, i miei collaboratori, sono persone che conosco davvero? Nella vita non si può raccontare tutto, altrimenti si compromette il rapporto con gli altri. Giusto! E quando si decide di farlo, cosa trovi dall’altra parte? Un muro che ride e ride forte, tanto forte da farti sentire male. Forse le persone sincere, sono quelle che vivono meglio. (pausa) Ma si può essere sempre sinceri? Quante persone mentono a se stesse? Un milione? Un miliardo? Tutti viviamo nella finzione.

(si alza dalla panchina dove era seduto e si avvicina alla schiera di busti situati ai lati del viale) Conte di Cavour, tu che segreti avevi?

(ad un altro busto) Tu Casanova, certamente eri pieno di segreti.

(agli altri) E voi ne avete?

(ad un altro) Hai condotto alla morte migliaia di soldati, non è vero generale? Chi non è affascinato dalla tua figura, caro il mio Napoleone? Non intendo fisica, ma storica!

(a tutti) Comunque siano le vostre verità, anche se piene di bugie di segreti di Stato di contraddizioni, io vi rispetto. Per me siete grandi, proprio per tutto quello che noi non sappiamo e non sapremo mai! In fondo, quella sventurata di mia moglie, come poteva credermi dopo tutti questi anni?

(alla panchina) Io non sono Bonaparte e nemmeno il Conte di Cavour. Loro sono immortali nonostante le bugie. Ma io non ho questa magnificenza storica, ho bisogno di essere creduto!

(ai busti) Voi che ne pensate? Anche voi non parlate?

(risata) Vi hanno ingessato cosicché non parlate più. Io non mi offendo se non rispondete. Una mezza idea ce l’ho già, però non vi nascondo che mi piacerebbe sapere cosa pensate della mia storia. Già sento le vostre voci, immagino il più prepotente…Bonaparte stai zitto, parlerai dopo! Non è vero imperatore?

(si avvicina con l’orecchio al viso del busto come se attendesse una risposta e poi parla con un altro vicino)

Buongiorno Manzoni, stavo chiacchierando con Napoleone, non le dispiace spero? Mi dica la verità, a lei credevano? Beh, lei aveva uno spirito eremita, se ne infischiava degli altri. Ho letto il suo capolavoro tante volte. (pausa) Che varietà di personaggi, sembrano proprio come voi, lei compreso.

(si accorge che delle persone lo guardano da lontano; si vergogna e finge di cantare ma costoro continuano; imbarazzato inizia a camminare, quindi si mette vicino ad un busto e rimane immobile. Le persone si allontanano ridendo) Vi piace il mio busto, ma se sperate di farmi parlare state sbagliando. Io faccio come loro, taccio! Ho deciso di non dirvi più niente, tanto se ve lo dicessi non ci credereste. Qualcuno di voi pensa che io sia folle perché mi sono protratto a parlare coi busti. Ma vi assicuro che non è così come sembra! Con chi dovrei sfogarmi? Non ho nessuno, sono solo!

(ai busti) Beati voi che non parlate!

(continua a passeggiare lungo il viale a testa bassa e lentamente scompare)

ATTO SECONDO

Firenze. Esterno di un prestigioso bar. Alcune persone siedono ai tavoli; un cameriere prende le ordinazioni; un pianista, situato alle spalle dei clienti, suona musiche francesi con un pianoforte a coda. Accanto al tavolo di Leo siedono una signora, sua figlia di otto anni e una signorina.

MARINO Vuole ordinare?

SIGNORA Si grazie, mi porti un tè.

BAMBINA A me una cioccolata.

MARINO Subito. Desiderano nient’altro?

SIGNORA No, grazie.

(Leo osserva la scena)

MARINO (alla signorina) Vuole ordinare?

SIGNORINA Non ho ancora deciso.

(Marino entra nel bar, intanto la musica domina la scena. Applauso dei clienti a fine esecuzione)

SOGNORA (a Leo) Non l’è piaciuta l’esecuzione?

LEO Si, bravo.

BAMBINA Sono veri i suoi baffi?

SIGNORA (alla figlia) Stai ferma e zitta!

LEO Ti piacerebbe toccarli?

BAMBINA Si.

SIGNORA Non disturbare il signore! La scusi, ma sa come sono fatti i bambini…

LEO Lo so, lo so.

(la bambina si alza velocemente e va a tirare i baffi di Leo per verificarne l’autenticità) Ahi, ahi!

BAMBINA Mamma, sono veri!

SIGNORA Adesso siedi! (a Leo) Lei ama la musica classica?

LEO Si, ma non so apprezzare le melodie che non conosco.

SIGNORA Capisco…Il pianista è un maestro famoso in Francia. Lo conobbi al conservatorio diversi anni fa.

LEO Interessante.

SIGNORINA (alza la mano per richiamare l’attenzione) Cameriere?

MARINO Desidera ordinare?

SIGNORINA Mi porti un cappuccino, grazie.

MARINO Subito.

(Marino si allontana poi ritorna con le ordinazioni) Questo è per lei e la cioccolata per la bambina.

BAMBINA (indica il cameriere) Mamma perché è nero?

SIGNORA Perché sua madre è nera.

BAMBINA Perché tua madre è nera?

MARINO Perché mia madre è nata in Kenia.

BAMBINA Dove è il Kenia?

MARINO In Africa.

SIGNORA Non disturbare il cameriere!

MARINO Si figuri, per me è un onore parlare della mia terra.

BAMBINA Perché non stai in Kenia?

MARINO Perché qui studio Architettura.

(Marino serve il cappuccino alla Signorina)

SIGNORINA Grazie.

(Leo chiama il cameriere)

MARINO Prego?

LEO Mi porti un bicchiere di rum, per favore.

MARINO Liscio?

LEO No, con ghiaccio.

(Marino si allontana)

SIGNORA Abita qui vicino?

LEO No, non io, mia sorella. Non sta molto bene e sono venuto a trovarla. Io vivo a Roma.

SIGNORA Scusi se mi sono permessa.

LEO Mi fa piacere parlare. Quando tornerò a Roma dirò di aver conosciuto una gentile signora fiorentina.

SIGNORA Lei…

LEO Domandi pure.

SIGNORA Niente.

LEO Domandi, coraggio!

SIGNORA Come mai un uomo come lei è qui solo?

LEO In realtà non dovrei essere …

(Marino serve il rum)

MARINO Prego.

LEO Grazie. (Marino esce)

SIGNORA Ci scusi un momento. (signora e figlia lo seguono. Marino ritorna e prende cappotto e sciarpa dimenticati dalla bambina)

LEO (a Marino) Scusi, se ne sono andate?

MARINO No signore, sono al bar.

LEO (sconsolato) Grazie.

(pausa) Scusi, vive a Roma?

MARINO No signore, studio e lavoro a Firenze.

LEO Lei mi ricorda una persona che conobbi a Villa Borghese.

MARINO (pausa, sorpreso) Fazzolettino?

LEO Cioccolatino, allora sei tu!

MARINO Si ricorda del sasso?

LEO Come dimenticarlo!

MARINO Dormii nel parco tutta la notte, perché il mio amico romano che andai a trovare, partì improvvisamente. Non avendo abbastanza soldi per dormire in albergo m’accontentai di quell’umile panchina. Mi risvegliai quando lei ...

LEO Vado spesso in quel parco, ma non c’è mai nessuno. Nessuno che possa importunare come è successo con te.

MARINO Scusi, ma devo…(mostra il cappotto)

LEO Ritorni?

MARINO Certo, lavoro qui.

LEO Mi chiamo Leo.

MARINO Marino. (si danno la mano, Marino entra nel bar e ritorna) Eccomi qua, serve aiuto?

LEO No, mi porti il conto, grazie.

MARINO Subito! (esce e torna col conto)

LEO Tieni anche il resto.

MARINO Non posso accettare questa cifra, signore.

LEO Leo!

MARINO Leo non posso accettarla, corrisponde esattamente alla mia giornata lavorativa.

LEO Bene, compraci un libro.

MARINO Grazie, ma non posso accettare!

LEO I soldi sono miei, quindi decido come meglio disporne, accettali per favore.

MARINO La ringrazio di cuore, come posso sdebitarmi?

LEO Non devi sdebitarti!

MARINO Conosco Firenze, se accetta domani le farò da guida.

LEO Ti ringrazio cioccolatino mio, domani purtroppo sarò a Roma.

MARINO Allora non rimane che ringraziarla. (esce)

Uffizi, sala Botticelli. Leo e Marino siedono sulla panca in mezzo alla sala. Alcuni turisti ammirano "La Primavera" e "La Nascita di Venere".

LEO Sono stanco, sediamoci.

MARINO Va bene. (siedono e guardano i turisti) Che ne pensi?

LEO Riguardo cosa?

MARINO La nostra passeggiata.

LEO Stancante ma bella. Quando visito le gallerie d’arte, sento un contatto diretto con la Natura. La tua guida è stata impeccabile. Sei veramente preparato, conosci bene le opere financo i particolari.

MARINO Grazie, questo è il mio lavoro, studio Arte da molti anni.

LEO Queste sale senza te sarebbero come un pianoforte senza pianista, incapace d’emettere alcuna nota. Quando un mago dalle dita fatate, affronta solennemente il suo strumento, beh, in quel momento c’è la vera unione. Tu ora suoni divinamente per me. Sono affascinato dalla potenza del trasporto artistico. Io guardo…(un turista si siede vicino a Leo, che infastidito si sposta e continua il discorso) Noi guardiamo curiosi perché avidi di sapere. Certe volte rifletto sul valore estetico delle cose. L’opera d’arte, è veramente così come si mostra ai miei occhi? Non lo so, dipende dal mio stato d’animo. Oggi infatti non so se sia la giornata giusta per appagare i miei sensi percettivi. Bisogna mangiare solo quando si è affamati, non è così?

MARINO Capisco questo filosofeggiare, ma i guanti bianchi mi aspettano. Però mi piacerebbe terminare la nostra visita. Ad essere sinceri, ogni volta che vengo qui, rimango catturato da queste opere. Su Leo, andiamo. (pausa) Ti senti bene?

LEO Si. Non è semplice esternare ciò che pensiamo. Noi non ci conosciamo e per questo sarà più facile aprirsi. (pausa, amareggiato) Finiamo il nostro giro. Per una volta mi ero illuso d’aver incontrato la persona disposta ad ascoltarmi.

MARINO Sono interessato a ciò che dici. Ti ho interrotto perché pensavo preferissi spendere il nostro pochissimo tempo per queste opere. Chiunque visiti Firenze vuole venire qui. Invece tu…

LEO Questi opere hanno un fascino universale, come potrei non esserne sedotto, soprattutto con una guida come te. Ma l’impulso visivo trasmesso ora al mio cervello, ottiene un effetto ingiusto. Sarebbe solo una costrizione.

MARINO (irritato) Ho sbagliato ad invitarti. È vero, i tuoi sensi sono indolenti e hai la mente occupata. Andiamo!

LEO (arrabbiato) Perché mi hai proposto di visitare Firenze? Dovevo stare a lavoro vicino a mia moglie. Lei si che sa ascoltare, non è come te!

MARINO Dimentichi che siamo due sconosciuti. Pretendi davvero che io m’interessi della tua vita privata? Allora a che serve l’amicizia se possiamo dire tutto al primo che capita. Mi sono offerto di accompagnarti perché…

LEO Ho capito, per denaro. Il motore principale delle nostre azioni. (impassibile) Vai, corri a lavorare! Di sicuro hai perso la mia verità.

MARINO Pensi che per soldi voglia mostrarti il mio amore per l’Arte? Credi forse di comprarti le persone? Credi di essere immortale? (pausa) Erri, amico mio. Nessuno è obbligato a frequentarti, non vederti come una statua da idolatrare. Se hai una verità, piccola o grande che sia, non imporla. Potresti…Addio!

(Marino se ne sta andando)

LEO Marino! (pausa) Scusami! Questa è la seconda volta che ti chiedo scusa. Poche volte m’è capitato, mi sono sempre sentito in diritto di non farlo. Con te non so, è diverso, sento che questo diritto non c’è più. Non andare via così, non volevo offenderti. Mi è successo…niente, lasciamo stare. (pausa) Parlami di quest’opera, mi farebbe piacere.

MARINO (titubante) Ci sono turisti che vengono qui esclusivamente per vedere questo dipinto. (Marino mostra "La Primavera", Leo sembra interessato ma in realtà pensa ad altro)

Questa come sai è l’allegoria della Primavera di Sandro Botticelli. È un dipinto del ‘400 fiorentino commissionato da Lorenzo di Pierfrancesco dei Medici. L’opera fu dipinta per la Villa Medicea di Castello. In sostanza si tratterebbe del regno di Venere. (Leo si distrae) Devo fermarmi?

LEO No continua pure! Non badare alla mia espressione.

MARINO A destra Zefiro insegue Flora, dalla loro unione nasce la Primavera che avanza spargendo fiori. (la indica col dito) Al centro c’è Venere sormontata da Eros saettante. A sinistra le tre Grazie danzano la carola dell’Amore. Quello è Mercurio (lo indica col dito) che alza il caduceo, simbolo della prosperità e della pace. Quest’opera è una melodia, una voce unica che canta. (pausa) È meglio che mi fermi. Vuoi sederti?

LEO Grazie. (siedono)

MARINO (voce dimessa) Se desideri parlarmi, so ascoltarti.

LEO Mi crederesti superficiale se ti rivelassi qualcosa che ho tenuto nascosto per più di dieci anni?

MARINO Assolutamente no!

LEO Ho accettato il tuo invito perché speravo di aprirmi senza i pregiudizi che contraddistinguono i rapporti d’amicizia. (pausa) Ti ringrazio.

MARINO Ringraziarmi? Perché?

LEO Per il fatto stesso che sei lì seduto pronto ad ascoltarmi quando potresti essere chissà dove. (il vociare delle persone copre la voce di Leo che continua a raccontare la sua storia, Marino sembra interessato. Silenzio) Sei libero di credermi!

MARINO (colpito) Ti credo e non posso biasimarti. Ora capisco perché sei così confuso. Lo sarei altrettanto!

LEO (sorpreso) Mi credi? Credi alla mia storia?

MARINO Certo, perché non dovrei? Anche se non fosse vera, ho apprezzato l’intensità con la quale parlavi.

LEO (pausa) Sono felice che abbiamo comunicato e soprattutto d’averti conosciuto.

MARINO Ora che ti sei liberato dal peso che t’ancorava alla tua vecchia realtà, resta a Firenze. T’aiuterà a capire cosa fare della tua vita. (pausa) Se scegli di rimanere passa a salutarmi, addio Leo. (si danno la mano e amichevolmente si abbracciano, Marino esce)

LEO (perplesso) Perché non ha riso come gli altri?

Cucina di un ristorante. Leo e Laura preparano il pranzo. Dalla sala proviene il vociare dei clienti.

LAURA Mi aiuti a spostare il bidone? (Leo come un automa si gira e aiuta Laura, poi ritorna a tritare cipolle) Grazie. Mi aiuti ad alzare questa cassetta di mele, per favore? Da sola non ci riesco. (Leo l’aiuta poi ritorna al suo lavoro) Riesci a sbucciare le mele velocemente? Io sono lenta.

LEO (seccato) Io veloce, molto veloce.

LAURA M’insegneresti?

LEO Va bene! (si lava le mani e avvicinandosi a Laura, prende una mela, la guarda e la butta, poi ne prende un’altra) Il coltello non è quello giusto. (prende il coltello adatto) La mano deve…(si ferma perché Laura lo sta guardando intensamente. Infastidito) Fai come meglio credi! Non ho tempo di insegnarti, questo non è compito mio! Non te lo mostrò l’altro cuoco?

LAURA Soltanto una volta, ma non sono mai riuscita ad imitarlo.

LEO Dovevi insistere e fartelo rispiegare.

LAURA Glielo chiesi una seconda volta, ma rispose che non aveva tempo.

LEO Dovevi insistere!

LAURA Dici? Perché non lo fai tu?

LEO Un’altra volta.

LAURA Va bene. (Leo torna al suo posto. Pausa) Come sta tua sorella?

LEO Bene. (pausa) Come vi siete conosciute?

LAURA Suo marito è un amico di un mio amico.

LEO Ah, un amico di un tuo amico.

LAURA (pausa) Perché ti sei stabilito a Firenze?

LEO Non te l’ha detto mia sorella? (pausa) Te lo spiegai il mese scorso!

LAURA Si mi ricordo. Hai detto che volevi starle più vicino perché versava in gravi condizioni e perché non saresti mai riuscito a vivere con un eventuale rimorso.

LEO Giusto!

LAURA Non è facile lasciare affetti a Roma e trasferirsi in un’altra città come se niente fosse.

LEO No.

LAURA Volevi scappare da qualcuno?

LEO (irritato) Come?

LAURA Dopo una vita vissuta a Roma, non hai lasciato affetti? Non ne senti la mancanza? (lunga pausa) Ti piaccio?

LEO Come, mi piaci? Intendi come aiuto cuoca?

LAURA No, intendo come donna!

LEO Non offenderti, ma non ho occhi per vederti. Adesso lavora.

LAURA Ho capito, sei impegnato. Un uomo come te non può certo stare solo. Chissà quante persone ti aspettano…

LEO Ma cosa stai insinuando, che stai dicendo, perché dovrebbero aspettarmi? E poi perché me lo domandi? Te lo ripeto, forse non avevi capito, non mi piaci! Adesso lavora, per favore!

LAURA (pausa) Grazie del rifiuto! (pausa) Posso almeno parlarti?

LEO No, non puoi.

LAURA (pausa) Che bello pensare d’essere la compagna d’un uomo tutto d’un pezzo, un uomo trasparente, sicuro di quello che dice e di quello che fa. Mi sentirei più protetta…forse mangerei meno, adesso mangio troppo…

LEO Basta! Di quale uomo stai parlando?

LAURA Di te, con quei dolci baffi.

LEO Pensi che io sia veramente trasparente?

Ti sbagli. Sono un bugiardo, anche verso me stesso. Per tanti anni mi sono raccontato bugie vere e false che sono anche peggio.

LAURA Vuoi dire che non m’hai detto la verità? Sei forse sposato?

LEO (seccato) No!

LAURA (pausa) Perché metti in dubbio le mie considerazioni su di te?

LEO Sono finite le carote?

LAURA Non ricordo. Vuoi che vada a vedere?

LEO Non importa.

LAURA (pausa) Di cosa stavamo parlando? Ah delle tue qualità morali, rare oggi negli uomini, sono tutti falsi! Promettono cose che non mantengono mai, parlano di sé stessi come se si trattasse di un’altra persona. (pausa) Sembro aggressiva, ma in realtà sono timida. La vita mi ha insegnato che gli eventi accadono solo se siamo noi a provocarli. Tu mi interessi mi piaci, perciò t’invito io, con la speranza d’ottenere un migliore risultato che se avessi aspettato una tua proposta. Ho conosciuto pochi uomini come te. Sento che sei la persona che ho sempre desiderato. Se…

LEO Non vedi oltre la luce che t’acceca. Non voglio essere scortese, ma non mi piace il tuo fisico, la tua personalità e non mi piace che qualcuno entri prepotentemente nella mia vita!

(Laura è offesa e Leo è nervoso) Vado a prendere le carote! (esce)

LAURA Sei proprio il mio tipo. Sono stata invadente, scusami ma potevi stare al gioco. Beh forse a te non piace questo tipo di gioco, forse preferisci donne più riservate. (pausa) Aiutami a crescere. (Laura mette le mele in un recipiente ed esce)

Giardino di Boboli. È mattina presto. Leo passeggia.

LEO Brrr, che freddo stamattina. (agli alberi) Avete freddo? Come possono rispondermi stanno ancora dormendo, tutta la città dorme. I pochi che come me sono già in piedi, stanno al caldo, fanno bene, invece io sento l’esigenza di passeggiare e di parlarvi. Quando vivevo a Roma ero confortato dai busti dalle mille espressioni. Loro si, che sanno confortarmi! In questo momento, qualcuno li sta interrogando al posto mio. Quante ne debbono sentire! Ci sarà qualcuno che come me non riesce ad esprimersi se non davanti a loro? (stupito) Sono esseri umani oppure espressioni? Peccato, sono solo espressioni, ma di persone esistite veramente, allora il contatto c’è…forse. (pausa) Sono riuscito a tirare fuori quel tarlo che rodeva la memoria, finalmente sono libero! (pausa) Ah che aria, magnifica da respirare. (pausa) Libero? Libero mi sento: di pensare, di parlare, di scambiare sentimenti. (pausa) Ma se così non fossi? E perché non dovrei esserlo, ora non ho più segreti. (lunga pausa) Qualcosa non ha funzionato. Non mi sento veramente libero, troppi pensieri, forse più di prima. Non basta cambiare vita? Non basta aprirsi agli altri? Sono già tre mesi che vivo a Firenze, ma la mia condizione è sempre la stessa. Eccomi qua, sempre qua! Appena mi libero di un peso, subito n’è pronto un altro. (pausa) Tacere? Era meglio. Nessuno è stato disposto ad ascoltarmi. Marino, ma ha creduto veramente alla mia storia? Chissà, mi ha visto abbattuto e ha cercato di aiutarmi. È andata così! (pausa) Gli altri ridono increduli, bene, ho capito la lezione! Devo tacere quando tutti dormono. E poi perché svegliarli? (si alza lentamente) Non preoccupatevi sarò silenzioso, se proprio sentirò l’esigenza di comunicare, lo farò con questi alberi. (cammina guardando gli alberi e tocca le foglie) Magnifici alberi tutti in fila come uno stuolo di soldati, che pronti a combattere la propria causa, si fermano prima di tuffarsi nella lotta. (stacca una foglia) Profumate, come profumate! Riuscite voi a comunicare? Mi piacerebbe sapere come. Non avete la parola, tanto per quello che serve! Io sogno quando il vento vi trasporta. (arriva sotto un albero e si ferma. Sottofondo musicale. Alcune foglie gli cadono in testa e neppure se ne accorge tant’è preso dal suo pensiero. Improvvisamente alza gli occhi e tra le foglie vede sua moglie sorridente. Incredulo, si allontana lentamente e continua a guardarla; si gira dall’altra parte e si ferma; raccoglie una foglia e la porta all’orecchio come se volesse ascoltare qualcosa.

Appare sul proscenio un coro composto da Marino, Gino, Antonio e Laura)

CORO Sotto il giudizio altrui viviamo

credemmo di liberarcene presto

saremo giustamente condannati.

(circondato da un vortice di foglie che diventano un’infinità di opprimenti parole, Leo fugge)

Sipario.

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