Amici per la pelle

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AMICI PER LA PELLE


AMICI PER LA PELLE

Titolo originale: Ami - Ami

Commedia in tre atti

di Pierre BARILLET e Jean Pierre GREDY

Traduzione di Paola Ojetti

PERSONAGGI

NICOLETTA

MARIA GIUSEPPINA

JOLANDA

CRISTIANO

ALES­SANDRO

MAX

ATTO PRIMO

L'azione ha luogo ai giorni nostri, nella stanza di soggiorno di una giovane coppia di sposi, arredata con gusto raffinato. Siamo a Parigi. In primo piano un divano molto comodo. A destra la porta della stanza da letto. A sinistra la porta che dà nell'« office » e in cucina. In fondo, l'in­gresso. Un telefono.

(Quando si alza il sipario, la scena è vuota. E' sera. La luce è accesa. Dopo un attimo, Nicoletta entra dal fondo. E' vestita da passeggio - siamo- in mar­zo - e ha molti fagotti. E' stanca. Butta su una poltrona il cappello, i guanti, e i fagotti, poi si sfila le scarpe e si butta sul divano tirando un sospirone. Pausa. Suona il telefono. Cristiano viene dall'«of­fice ». E' in maniche di camicia. Ha un grembiule legato alla vita. Tiene in mano una scodella; con­tinua a frullare, compunto, la maionese per la cena).

Cristiano                   - Toh, sei qui?

Nicoletta                  - No, non ci sono, non ci sono per nessuno, sono in viaggio! (Esagerata) Sono morta, morta e seppellita. (Prende un cuscino e se lo mette sul viso. Cristiano va verso il telefono. Esita, poi sì decide a mollare la maionese e a prendere il ricevi­tore del telefono. Risponde).

Cristiano                   - Pronto! (In falsetto) No, la signora non c'è... Sono la donna di servizio... Non so quando torna... Non c'è nemmeno il signore... Va bene... Riferirò... buonasera, signora. (Riaggancia e riprende la scodella. Ci guarda dentro) Ecco fatto! E' im­pazzita!

Nicoletta                  - Per forza!... A sentire la tua voce. Chi era?

Cristiano                   - La signora Harpers.

Nicoletta                  - (saltando su) Eh? Come? E fai lo spiritoso al telefono? Ma insomma, Cristiano, la signora Harpers! E' venuta apposta da New York per vedere la nuova collezione.

Cristiano                   - Eri morta e seppellita.

Nicoletta                  - Per tutti, salvo che per lei! Se ancora non sei al corrente quando mai lo sarai?

Cristiano                   - Ma scusa, oggi non è sabato?

Nicoletta                  - Sabato! Come se ci fossero dei sabati per me! Non posso nemmeno richiamarla! Dove vuoi che la vada a pescare?

Cristiano                   - Ritelefonerà.

Nicoletta                  - Certo che ritelefona! Però sarebbe ora che stessi un po' più attento! (Con rispetto) La signora Harpers!

Cristiano                   - Oh, senti, la signora Harpers!

Nicoletta                  - Ma lo fai apposta?

Cristiano                   - Sì. E' ricca. Lo so.

Nicoletta                  - (indignata) Ricca? I Rothschild sono ricchi! Rockfeller è ricco! Alla signora Harpers... la ricchezza si rinnova tutti i giorni! Almeno finché ci saranno gabbiani. Tanto perché tu te ne faccia un'idea.

Cristiano                   - (distratto, cerca di far rinsavire la maio­nese) Gabbiani?

Nicoletta                  - Sì. Il guano. Le isole del guano. Guano! (Vede che lui non capisce) Bisogna proprio spiegarti tutto come ai bambini: popò di gabbiani. Si ammucchia. Forma delle montagne. Ci si sca­vano delle gallerie. Si fonda una società. Si ven­dono le azioni... valgono miliardi! Insomma, tutte le volte che un gabbiano fa popò, la fa in tasca alla signora Harpers. E tu le attacchi il telefono sul naso!

Cristiano                   - Oh povera Nicoletta, come sei snob!

Nicoletta                  - Snob? Io sono snob? Oh bella! Mi guadagno la vita! E questo sarebbe snobismo?

Cristiano                   - Ecco, me l'aspettavo.

Nicoletta                  - E non credere che ti rinfacci qual­cosa!

Cristiano                   - Io non me la guadagno la vita, forse?

Nicoletta                  - (conciliante) Certo: io mi guadagno la vita. Tu ti guadagni la vita. Ognuno di noi si guadagna la vita.

Cristiano                   - Il che vuol dire che in tre mesi tu guadagni tanto quanto io guadagno in un anno.

Nicoletta                  - Per forza! Mica tutti possono avere la fortuna di essere direttori di una sartoria in voga!

Cristiano                   - E' vergognoso! Pensare a tutti gli esami che ho dovuto dare!

Nicoletta                  - Ecco, adesso dici delle stupidag­gini! Credi che senza titoli di studio saresti arrivato dove sei?

Cristiano                   - Dove sono arrivato? A un impiego in un'agenzia di viaggi...

Nicoletta                  - Non parlo di questo! Parlo di me! Credi che papà mi avrebbe lasciato sposare un ragazzo senza istruzione, senza titoli di studio?

Cristiano                   - Senti, Nicoletta, ti adoro... Ma se mi c'è voluta la laurea in scienze commerciali per essere degno di te, allora...

Nicoletta                  - Allora?

Cristiano                   - Allora... accidenti!

Nicoletta                  - Grazie!

Cristiano                   - Un generale... lo sai qual è lo sti­pendio di un generale?

Nicoletta                  - Me l'hai già detto e me lo sono dimenticato perché me ne frego!

Cristiano                   - Permettimi di ricordartelo, solo per provarti che è immorale.

Nicoletta                  - Che cosa c'è di immorale?

Cristiano                   - E' immorale che la signora Harpers possa prendere l'aeroplano da New York per venirsi a comprare un vestito e che la tua senseria su quel vestito sia maggiore dello stipendio che io guadagno in un mese! E tutto questo perché ha delle miniere di popò!

Nicoletta                  - Beh, noi non ne abbiamo... no? Dunque dobbiamo trovare un altro mezzo per vivere! Credi che mi diverta vendere vestiti?

Cristiano                   - E credi che io mi diverta in ufficio?

Nicoletta                  - Allora perché ci vai?

Cristiano                   - Insomma, Nicoletta...

Nicoletta                  - Ma sì, Cristiano! Sarebbe molto più logico, molto più ragionevole che tu rimanessi qua ad occuparti della casa, visto che il lavoro mi costringe a star fuori tutto il giorno. Del resto, ti diverte un mondo...

Cristiano                   - Mi diverte... mi diverte... bisogna pure che qualcuno ci pensi!

Nicoletta                  - A proposito, tesoro, è venuta la lavandaia?

Cristiano                   - (volubile) Sì, proprio adesso. E ho chiarito bene la faccenda del lenzuolo. E' proprio come dicevo io. Quello che ci hanno reso la setti­mana scorsa non è mai stato nostro. Forse saranno state le stesse iniziali, ma erano ricamate a mac­china. Figurati se non li conosco i lenzuoli di mammà! E, poi, sai, adesso basta con la biancheria di seta. La rendono in uno stato... I tuoi pagliac­cetti sono a brandelli... (Categorico) Da ora in poi, la biancheria personale la laviamo in casa. (Nico­letta sbuffa dal ridere. Cristiano, sospettoso) Che hai?

Nicoletta                  - Oh, Cristiano! Sei un amore!

Cristiano                   - Sono un amore. Ma tu ti infischi di me, vero?

Nicoletta                  - Se ne ha per male! Ma no, non mi infischio di te! Trovo meraviglioso un marito che sa cucire e stirare, che mette i fiori nei vasi, meglio di chiunque al mondo... e pel quale la pasta frolla non ha segreti! Sei il mio angelo; il mio angelo custode. Che cosa farei, io? Che cosa farei, io, senza di te?

Cristiano                   - Prenderesti una serva.

Nicoletta                  - Ti sottovaluti! Perché ho parlato soltanto delle tue virtù domestiche. Le altre...

Cristiano                   - Nicoletta, te ne prego!

Nicoletta                  - Stella! Ti sei scandalizzato? Vieni, vieni qua vicino a me.

Cristiano                   - E la maionese?

Nicoletta                  - Peggio per lei!

Cristiano                   - Ti ripeto, Nicoletta, che oggi è sabato. Fra poco vengono i tuoi amici.

Nicoletta                  - I miei amici? Sono anche tuoi, mi pare.

Cristiano                   - Oh!

Nicoletta                  - Come: «oh!». Jolanda e Max non sono tuoi amici?

Cristiano                   - Sì, sono amici miei ma li vedo troppo!

Nicoletta                  - (filosofa) E' sempre così, con gli amici!

Cristiano                   - Di un po', Nicoletta, che cos'hai in comune con Jolanda e Max?

Nicoletta                  - (riflettendo) In fondo, niente.

Cristiano                   - Ecco, vedi?

Nicoletta                  - Né con loro né con altri. (Subito) Salvo con te, naturalmente, amor mio. Hai ragione, Non abbiamo amici.

Cristiano                   - (con lieve rimprovero) C'era Ghe­rardo...

Nicoletta                  - Grazie! Il tuo Gherardo era soppor­tabile, benché i suoi baffetti avessero il dono di farmi aggricciare la pelle. Ma sua moglie... no, non era possibile! Tanto vale non vedere nessuno.

Cristiano                   - Avere un amico, quando si è soli, è molto difficile. Ma dopo sposati, è impossibile!

Nicoletta                  - Ma no, non è impossibile. Guarda gli altri!

Cristiano                   - Quali altri?

Nicoletta                  - Non so... gli altri, tutti gli altri, l'altra gente! Hanno tutti degli amici.

Cristiano                   - Sembra... Ma la verità è che tutti sono soli e si lamentano di non avere amici.,Jolanda e Max, per esempio.

Nicoletta                  - Jolanda e Max?

Cristiano                   - Facevo un esempio. Che amici hanno?

Nicoletta                  - Ma scusa, Cristiano: hanno... noi!

Cristiano                   - Io proprio non capisco che cosa si dovrebbe fare. Riceviamo molto bene... e spesso. Siamo invitati dappertutto... Non credo che si sia più noiosi di altri...

Nicoletta                  - Siamo molto spassosi.

Cristiano                   - Tu sei piuttosto elegante...

Nicoletta                  - (indignata) Piuttosto?

Cristiano                   - Balliamo, giochiamo a bridge... In­somma, siamo quello che si dice della gente carina.

Nicoletta                  - Appunto! Troppo carina! Hanno paura di noi!

Cristiano                   - Ah! non sanno che cosa perdono! Non sanno che amici saremmo per i nostri amici se avessimo degli amici!

Nicoletta                  - Peggio per loro. Stiamo benissimo per conto nostro.

Cristiano                   - Questo non vuol dire, Nicoletta. Bisogna avere degli amici.

Nicoletta                  - Perché «bisogna»? Non ti basto io?

Cristiano                   - Stupidina! Si debbono avere degli amici perché si vive in società. L'essere umano è un animale socievole. Non bisogna essere egoisti.

Nicoletta                  - Egoisti! Questo di noi non potranno mai dirlo! E' tanto chiaro: passiamo la vita a cercar di far piacere agli altri. Ecco, stasera, per esempio; ho una sorpresa per Alessandro. Oh Alessandro!

Cristiano                   - Beh, Alessandro?

Nicoletta                  - Me l’ero scordato! Il nostro miglior amico! Ma, caro, dove hai la testa? Questa proprio non te la perdonerò mai!

Cristiano                   - Non so perché avrei dovuto pen­sarci io per primo.

Nicoletta                  - Ingrato! Quel povero Alessandro, così buono, così fedele, così affezionato non vive che per noi! E' di casa!... In fondo, è forse per questo che non lo avevamo calcolato tra gli amici. E' troppo vicino a noi.

Cristiano                   - A te, sopratutto!

Nicoletta                  - A me naturalmente! Ci facevano il bagno nella stessa tinozza!

Cristiano                   - Non è una buona ragione per farlo adesso.

Nicoletta                  - Ma che stai dicendo?

Cristiano                   - Non viene forse qui, due volte alla settimana, a invadere la nostra stanza da bagno, a confondere i nostri asciugamani e a consumare la mia acqua di colonia?

Nicoletta                  - A casa sua non ha acqua calda. Bravo, sei molto altruista! Adesso capisco perché non abbiamo amici!

Cristiano                   - Giusto! Credo che Alessandro avrebbe potuto benissimo essere mio amico.

Nicoletta                  - Chi te lo impedisce?

 

Cristiano                   - Te.

Nicoletta                  - Sei geloso?

Cristiano                   - No. Ma mi dà fastidio vederlo sem­pre così premuroso con te.

Nicoletta                  - E' proprio come dicevo io. Sei geloso! Com'è bello! Dopo cinque anni di matri­monio! Grazie, tesoro mio!

Cristiano                   - Forse ti sembra straordinario, perché non sei gelosa, tu!

Nicoletta                  - Perché dovrei essere gelosa? E di chi, mio Dio? Mi tradisci, Cristiano?

Cristiano                   - Sì.

Nicoletta                  - Bugiardo!

Cristiano                   - E allora perché me lo chiedi?

Nicoletta                  - Te lo domando per provarti che non ho nessuna ragione di essere gelosa.

Cristiano                   - Allora, secondo te, per essere gelosi una ragione

Nicoletta                  - E' chiaro!

Cristiano                   - Invece no, Nicoletta. La vera gelosia è cronica e non ha bisogno di motivi.

Nicoletta                  - Oh, come sei complicato! Si è gelosi quando non si ha niente altro da fare. Ti assicuro che quando si lavora otto ore al giorno...

Cristiano                   - Stavo in pensiero!

Nicoletta                  - Come?

Cristiano                   - Era un pezzo che non alludevi alla tua attività!

Nicoletta                  - Ma non si tratta di me, Cristiano. Parliamo della gelosia in generale.

Cristiano                   - E di Alessandro in particolare! E' in­namorato di te.

Nicoletta                  - Ma va là!

Cristiano                   - Non dico mica che sia colpa tua.

Nicoletta                  - Oh, lo credo bene! Alessandro inna­morato di me! (Alza le spalle) E' un ragazzo bene educato. Non se lo permetterebbe mai!

Cristiano                   - Bella scusa!

Nicoletta                  - Io lo conosco bene, Alessandro. Meglio di te! Mi ammira... mi rispetta... Per Ales­sandro io sono Dio in terra! Beh, non ci si inna­mora mica di Dio! (Scampanellata) Hanno suonato. Che ore sono?

Cristiano                   - (guarda l'orologio) Le otto meno cinque.

Nicoletta                  - Allora è lui. Vai, tesoro. Vai ad aprire ad Alessandro.

Cristiano                   - Le scarpe!

Nicoletta                  - Eh?

Cristiano                   - Mettiti le scarpe! In che stato sei... Hai il naso lucido!

Nicoletta                  - Per Alessandro!...

Cristiano                   - No, per me!

Nicoletta                  - Meno male!... (Si alza, si rimette le scarpe e va in camera da letto, buttando un bacio a Cristiano. Cristiano va ad aprire ad Alessandro).

Alessandro               - (entrando, dopo un attimo, con un mazzo di fiori in mano) Come va?

Cristiano                   - (laconico) Non c'è male. E tu?

Alessandro               - Novità?

Cristiano                   - Oh... niente!

Alessandro               - C'è Nicoletta?

Cristiano                   - Sì.

Alessandro               - E' in camera?

Cristiano                   - Sì. (Alessandro si avvia verso la camera da letto. Vivamente) Credo si stia cam­biando... (Alessandro non si ferma. Gridando) Oé!

Alessandro               - (voltandosi) Che c'è?

Cristiano                   - Ho detto: credo si stia cambiando...

Alessandro               - E con questo? Ci facevano il bagno nella stessa tinozza!

Cristiano                   - (seccato) Lo so! Lo so!

Alessandro               - Parola d'onore, sei geloso.

Cristiano                   - (furibondo) E va bene! (Riprende la scodella con la maionese. Entra Nicoletta piacentissima).

Nicoletta                  - Salve, ragazzi!

Alessandro               - Sai la novità, Nicoletta? Bada che è grossa! Tuo marito è geloso!

Nicoletta                  - (superiore) Sandrino mio, sei cam­pione di poco tatto. Con noi non ha importanza perché ti vogliamo bene e ci siamo abituati, ma ti assicuro che cominci ad essere preoccupante!

Alessandro               - Non si può più neanche scher­zare...

Nicoletta                  - Con certi argomenti non si scherza mai.

Cristiano                   - Oh, te ne prego, Nicoletta!

Alessandro               - Ma che c'è, ragazzi? Mi fate paura...

Nicoletta                  - C'è che hai detto la verità. Cri­stiano è geloso.

Alessandro               - Non di me!

Cristiano                   - Non le dar retta. Non sa quello che dice...

Nicoletta                  - E' inutile mentire, quando è tanto semplice dire la verità e spiegarsi. Specialmente con Alessandro!

Cristiano                   - Non c'è niente, da spiegare. Nico­letta, non mi seccare!

Nicoletta                  - (ad Alessandro) Mi ha appena fatto una scenata per causa tua.

Alessandro               - Ne sono desolato...

Cristiano                   - Preferisco andarmene, prima di com­binare un guaio.

Nicoletta                  - La maionese... (Cristiano esce).

Alessandro               - Ohioi... Come si fa? Non so che cosa bisogna dire... Che cosa bisogna fare!

Nicoletta                  - Spero che non ti metterai a pian­gere. Non c'è niente di drammatico. Cristiano' non è mica in collera, hai visto!

 

Alessandro               - Dopo tanto tempo che ci vediamo... che usciamo tutti e tre insieme...

Nicoletta                  - Appunto! La gente è cattiva... Una riflessione... basta questo...

Alessandro               - E... ci sospetta?

Nicoletta                  - Ma che ti viene in mente! No... Si sente punto nell'amor proprio, ecco tutto. Mettiti nei suoi panni!

Alessandro               - Perché gli voglio molto bene, io, a Cristiano!

Nicoletta                  - Non ci mancherebbe altro! Del resto ha ragione. Per quanto si possano avere le idee larghe... mi comprometti!

Alessandro               - Io ti comprometto?... Oh bella!

Nicoletta                  - Sei un uomo, no? Beh, tanto basta. Toh, questo mazzo di fiori, che cos'è questo mazzo di fiori?

Alessandro               - Sono violette.

Nicoletta                  - Sì, lo vedo che non sono peonie. Non è questo che ti chiedo! Perché questi fiori?

Alessandro               - Per te!

Nicoletta                  - (guardando i fiori) Come sono fre­sche... Son proprio commossa! (Cambiando tono) Ma è ridicolo! Non hai bisogno di portarmi dei fiori!

Alessandro               - Mi fa piacere!

Nicoletta                  - Non essere egoista. Non pensare soltanto a te stesso! Gli altri inquilini, la portiera, che cosa diranno a vederti passare tre volte la setti­mana con un mazzo di fiori! Povero Cristiano!

Alessandro               - Va bene! Più niente fiori!

Nicoletta                  - Oh, sarebbe troppo semplice! (Cri­stiano socchiude la porta dell' «office» e fa capo­lino).

Cristiano                   - La volete piantare, sì o no?

Nicoletta                  - No, non ancora!

Cristiano                   - Spicciatevi! Ho bisogno di Alessan­dro per tagliare l'aragosta!

Nicoletta                  - Te lo mando subito. (Cristiano' scom­pare).

Alessandro               - Dunque, che cosa devo fare? Non vedervi più?

Nicoletta                  - Pensa, pensa un po' a che cosa si ridurrebbe la tua vita se tu non mi... (si riprende) non ci vedessi più!

Alessandro               - Nicoletta, non dici mica sul serio, vero?

Nicoletta                  - Vedi! Ti disperi come un bambino! Povero Sandrino, ci penso tante volte, sai? La tua vita è troppo triste!

Alessandro               - La mia vita? Che ne sai tu, della mia vita?

Nicoletta                  - Tutto... cioè niente. Perché non c'è niente.

Alessandro               - Lo dici tu.

Nicoletta                  - Oh, sì! Ho visto come eri orgoglioso l'altro giorno, in quel groviglio di tassì a Place de l'Opera quando t'ho visto insieme a quella bion­dina, commessa o manicure che fosse! Certe cose non contano, Alessandro, e tu lo sai meglio di me...

Alessandro               - Non capisco dove vuoi arrivare!

Nicoletta                  - Ti adoro, Alessandro, ma sono la moglie di Cristiano! Non potrò mai darti più di quanto ti do adesso!

Alessandro               - Ma io non ti domando di più.

Nicoletta                  - Non basta! Sei un uomo normale. Hai una bella posizione. Non sei repellente...

Alessandro               - Molto gentile!

Nicoletta                  - . Era un modo di dire ottocentesco: vai a dire che sei piuttosto piacente. Hai un buon carattere...

Alessandro               - Insomma, mi vuoi dar moglie!

Nicoletta                  - Comunque mi sento responsabile del tuo celibato.

Alessandro               - Ma non lo sei affatto!

Nicoletta                  - Tira via!

Alessandro               - Mi piace molto la vita da scapolo!

Nicoletta                  - Ma se passi la vita appeso al nostro telefono per la paura di dover passare la serata da solo! Mi dici che faresti se gli affari di Cristiano ci costringessero a trasferirci all'estero? Saresti un'a­nima in pena. Saresti capace di un colpo di testa, magari di sposare la prima venuta.

Alessandro               - Ti ripeto che non ho nessuna voglia di sposarmi!

Nicoletta                  - Non attacca. O sei innamorato di me, e se sei innamorato di me... a me puoi dire tutto. Parlami come a un medico. Vediamo... Quan­do mi stai vicino da solo, come in questo momento, beh, che senti?

Alessandro               - (dopo lunga riflessione) Niente.

Nicoletta                  - Va là! Quando ti prendo una mano, così, eh? devi certamente provare qualcosa.

Alessandro               - Sì!

Nicoletta                  - Ah!

Alessandro               - Mi viene da ridere! .

Nicoletta                  - Oh no, te ne prego! Non è mica uno scherzo! Barcolliamo nel buio. Indaghiamo nel subcosciente. Fai uno sforzo. L'introspezione è un bucatino interno al quale bisognerebbe sottomettersi tutti. E'... il «lassativo» dell'anima!'

Alessandro               - Beh, allora, di', che cosa vuoi sa­pere?

Nicoletta                  - Che effetto ti faccio?

Alessandro               - Come?

Nicoletta                  - Fisicamente.

Alessandro               - Te lo dico dopo.

Nicoletta                  - Dopo che cosa? (improvvisamente capisce) Ah! Vuoi che chiami Cristiano perché ti rompa il muso?

Alessandro               - (come un bambino) Direi che sei stata tu a cominciare.

Nicoletta                  - Non divaghiamo. Per sapere, bi­sogna risalire all'infanzia. E' la chiave del subco­sciente.

Alessandro               - Tu devi dirmi che cosa stai leg­gendo.

Nicoletta                  - Ah! so bene che hai visto sul mio comodino « Io e l'inconscio » di Young... questo ti prova che so mettere a frutto i libri che leggo...

Alessandro               - Bisognerà che ti regali un libro di cucina.

Nicoletta                  - Povero Sandrino! Faresti meglio a star zitto! Quando penso che non hai nemmeno letto Proust... Ho perso il filo, adesso... Oh, le balie non hanno giudizio.

Alessandro               - Le balie?

Nicoletta                  - Ma sì, davvero... Non pensano mai alle conseguenze, lavano due bambini nella stessa tinozza, e poi ecco!

Alessandro               - Che cosa?

Nicoletta                  - Ecco noi! I bambini siamo noi!

Alessandro               - Ne è passata di acqua sotto i ponti, da allora!

Nicoletta                  - ' Ragione di più! Le prime impres­sioni sono indelebili! Ci pensi spesso, tu, a quel nostro bagnetto comune?

Alessandro               - (scoppiando dal ridere) Insomma, Nicoletta...

Nicoletta                  - Pensaci bene. Ne parli mai?

Alessandro               - No, mai... Ah, sì!

Nicoletta                  - Vedi! E' importantissimo!

Alessandro               - (ridendo) ...poco fa, con Cristiano!

Nicoletta                  - Con Cristiano? Beh, t'è andata bene! Ma che bisogno avevi di ricordare certe cose a Cristiano?

Alessandro               - Voleva impedirmi di entrare in camera tua, con la scusa che ti stavi cambiando. Allora gli ho detto: « Ma ci lavavano nella stessa tinozza, Nicoletta ed io»!

Nicoletta                  - Bravissimo! Avevo appena finito di dirgli esattamente la stessa cosa!

Alessandro               - (torcendosi dal ridere e puntandole contro un dito accusatore) Ci pensavi! E'. im­portantissimo!

Nicoletta                  - Non invertiamo le parti! Il paziente sei tu, non io! Vediamo sulla spiaggia di Dinard... ti ricordi quel bambinetto con i bioccoli biondi, quello che ci aveva vinto alla gara dei castelli di sabbia... beh, già allora tu eri geloso!

Alessandro               - Oh, sì, eccome!

Nicoletta                  - Il classico triangolo! Già lo consi­deravi come mio marito.

Alessandro               - Sei fuori strada. Ero innamorato di lui, non di te!

Nicoletta                  - (scandalizzata) Oh!

Alessandro               - Sembrava una bambina... e poi, sai, avevamo tutti poco più di cinque anni!

Nicoletta                  - Perbacco! Adesso il problema è illu­minato da una luce nuova.

Alessandro               - Stai tranquilla. Non c'è stato se­guito.

Nicoletta                  - Peccato: tante cose sarebbero state semplificate.

Alessandro               - Non per me.

Nicoletta                  - Scommetto che hai una mia foto­grafia nel portafoglio!

Alessandro               - Oh, lo dici per scherzo!

Nicoletta                  - Alessandro, dammi il tuo porta­foglio!

Alessandro               - Sia mai! Che cosa c'entra?

Nicoletta                  - Dammi il tuo portafoglio!

Alessandro               - Nicoletta, m'hai stufato!

Nicoletta                  - Allora, non vuoi darmi il porta­foglio? (Gli si scaraventa addosso e gli fa il solletico per prendergli il portafoglio).

Alessandro               - (strillando a perdifiato) Nicoletta, smettila!... Mi fai il solletico!... Cristiano! Aiuto! (Cristiano appare sulla porta dell'« office »).

Cristiano                   - Beh, siete impazziti?

Alessandro               - Oh, Cristiano mio, tua moglie, che scocciatrice!

Nicoletta                  - Che villano! Non si può più invi­tarlo!

Cristiano                   - Date un bello spettacolo, tutti e due! Seguitate, seguitate pure a rotolarvi sui divani... Intanto io me la spasso in cucina! (Scompare sbattendo la porta).

Nicoletta                  - Eccolo! L'ho trovato! (Gli fa vedere il portafoglio).

Alessandro               - Nicoletta, rendimelo subito! (Ni­coletta apre il portafoglio e lascia cadere una diecina di fotografie).

Nicoletta                  - (accovacciata, curiosando) Oh, lo sapevo! Un vero harem...

Alessandro               - Sei d'una indiscrezione imperdo­nabile!

Nicoletta                  - Come son belle, le tue bambole! Capisco che tu non te ne vanti!

Alessandro               - Dunque, hai cercato bene,  non ci sei, vero?

Nicoletta                  - Grazie a Dio!

Alessandro               - Ti sei persuasa che non sono in­namorato di te?

Nicoletta                  - Mi sono persuasa che è ora di agire!

Alessandro               - Allora forza!

Nicoletta                  - Sandrino, Sandrino mio caro, hai sempre avuto fiducia in me. Quando ti dico che hai i capelli troppo lunghi, corri dal barbiere. Quando ti dico che hai bisogno di un vestito nuovo, mandi me a scegliere la stoffa... E la tua nuova donna di servizio è quella che ho scelto io, non è vero? Bene. Dunque se ti dico che devi pensare a sposarti, mi fai il piacere di darmi retta!

 

Alessandro               - Ci siamo!

Nicoletta                  - (molto staccata) Ti sbagli... Non ho ancora pensato a nessuno.

Alessandro               - Beh, allora vuol dire che è già scelta! Sento che un bel giorno mi troverò fidan­zato senza nemmeno sapere come e con chi!

Nicoletta                  - Non ho pensato a nessuno di pre­ciso ma ho stabilito di passare in rassegna tutte le nostre conoscenze. E stasera...

Alessandro               - E stasera?

Nicoletta                  - Ho invitato la ragazza Bonhomme.

Alessandro               - E dove l'hai pescata la ragazza Bonhomme?

Nicoletta                  - Maria Giuseppina Bonhomme, di Troyes, figlia di quello delle maglierie. Un bellis­simo partito!

Alessandro               - Proprio il genere che piace a me.

Nicoletta                  - Comunque la dovevo invitare. Siamo lontani parenti. Gente insopportabile ma che bi­sogna tener buona.

Alessandro               - E io che cosa c'entro?

Nicoletta                  - Te la guardi... E poi mi dici che ne pensi!

Alessandro               - Nemmeno per sogno! Non la vo­glio guardare!

Nicoletta                  - Vuol dire che sei un cretino... e ti dai la zappa sui piedi!

Alessandro               - Perché? E' tanto bella?

Nicoletta                  - Perché no?

Alessandro               - Tutto tempo perso. (Scampanellata dall'ingresso, un vero carillon).

Nicoletta                  - Ecco Jolanda e Max!

Alessandro               - Vuoi che vada ad aprire?

Nicoletta                  - No... sì... aspetta un momento! (Ap­pare Cristiano, sempre col grembiule).

Cristiano                   - Jolanda e Max!

Nicoletta                  - Ho sentito.

Cristiano                   - Credevo che stasera non venissero...

Alessandro               - Ma è sabato!

Nicoletta                  - E con questo? Non sono mica ob­bligata a invitarli tutti i sabati! Quella Jolanda! Lo fa apposta di non telefonarmi benché le abbia detto cento volte: «Telefonami, così confermiamo».

Cristiano                   - Beh, che facciamo? (Altra scampa­nellata).

Nicoletta                  - State bene a sentire; tu special­mente, Alessandro! Niente pasticci! Stasera siamo invitati a pranzo fuori. Stavamo uscendo. Avete ca­pito? Non li voglio, a nessun costo. (A Cristiano) Levati il grembiule!

Cristiano                   - Ah, sì! (Va verso la camera da letto).

Nicoletta                  - Vai tu, Alessandro. (Alessandro va nell'ingresso. Sola) Ah no! In casa mia comando io, non Jolanda! (Ingresso di Jolanda e Max, seguiti da Alessandro).

Jolanda                     - Oh, che ascensore! Come fai a vivere in una casa che ha un ascensore come questo? Bisogna proprio volerti bene per salire in quella trappola! Ciao, cara!

Nicoletta                  - Ciao, cara. Sei uno splendore... Ciao, Max.

Max                          - Non lo sentite il campanello?

Jolanda                     - (dà un'occhiata poco discreta verso Ales­sandro) Oh, scusate, forse disturbiamo! Cristiano non c'è?

Alessandro               - Come no! Cristiano è di là!

Nicoletta                  - Dove vuoi che sia?

Jolanda                     - Ti salta subito la mosca al naso! Mi sembri sulle spine, cara. Forse siamo in ritardo, non è colpa di Max...

Max                          - Non si trovava un tassì in tutta Parigi!

Jolanda                     - Perché il signore ha portato la mac­china in garage!

Max                          - E' sabato sera e per trovare un posteggio bisogna fare il girotondo per un'ora. Poi, piove. C'è troppa gente che non sa guidare... io tengo alla mia pelle!

Jolanda                     - A guardarlo in faccia sembra impos­sibile! (Cristiano esce dalla camera da letto. Si è levato il grembiule e infilato una giacca).

Cristiano                   - Salve, piccioncini!

Jolanda                     - Oh, buona sera, Cristiano!

Max                          - Ciao!

Jolanda                     - Muoio di fame. Che ci ha preparato di buono il nostro Cristiano?

Max                          - Mangiamo prima o dopo il cinema? E' meglio deciderlo subito.

Jolanda                     - Come volete! Ma io ho un buco al posto dello stomaco. Bisogna che mangi qualcosa... Mi arrangio da sola... (Si avvia verso la cucina).

Nicoletta                  - Jolanda! Ho paura che troverai molto poco...

Jolanda                     - (proseguendo) Oh, non ti preoccu­pare... mi basta un crostino per ingannare l'appetito.

Nicoletta                  - Non c'è niente! Nemmeno un pez­zetto di pane!

Jolanda                     - Eh?

Max                          - (senza entusiasmo) Ceniamo fuori?

Nicoletta                  - No. Siamo invitati.

Jolanda                     - Oh, adoro l'imprevisto. Non mi dire dove andiamo... voglio che sia una sorpresa.

Max                          - Meglio così. Al ristorante non ce la ca­viamo con meno di mille franchi a testa.

Nicoletta                  - Ho detto: siamo invitati. Noi. Non voi! Quando avete suonato stavamo per uscire.

Max                          - Come? Ci volete piantare in asso?

Jolanda                     - Ma è sabato.

Nicoletta                  - E' stata una tegola improvvisa. Un pranzo d'affari molto importante per Cristiano. Non si poteva rifiutare. E' stato tutto organizzato all'ul­timo minuto. Ho cercato di telefonarti...

Jolanda                     - Ah, sì?

Nicoletta                  - Ma non rispondevi...

Jolanda                     - Strano! Sono stata a casa tutto il po­meriggio, mi sono depilate le gambe.

Nicoletta                  - Eppure è così. Oh, non mi pian­terai mica il muso, vero? Siamo più desolati di voi. Ma pure mi sembra che tra amici...

Max                          - Ma noi capiamo benissimo...

Cristiano                   - Mi facevo una festa di cenare fuori con voi, stasera...

Jolanda                     - Se è un pranzo d'affari, anche Ales­sandro poveretto...

Alessandro               - (seccatissimo) Ma io...

Jolanda                     - Mi rimetto a lui che è un ghiottone e saprà indicarci un ottimo localetto. Ci divertiremo un mondo, noi tre! Molto più di voi!

Nicoletta                  - Non hai capito bene. Anche Ales­sandro è invitato.

Jolanda                     - Ah, s'è messo negli affari con Cri­stiano?

Nicoletta                  - (seccata di dover dare tante spiegazioni) La persona che ci ha invitati conosce Alessandro meglio di noi. Prima che venisse lui, poco fa, non lo sapevamo nemmeno... voglio dire che lo abbiamo scoperto proprio per caso... Troppo lungo da spie­garsi, ma bisogna dire che è molto buffo.

Jolanda                     - (scura) Molto! Ho visto che c'è la vostra macchina, giù. Potreste almeno darci un pas­saggio...

Nicoletta                  - Tesoro mio, molto volentieri, ma è una cena dopo teatro... una cena in abito da sera...

Jolanda                     - Ma se mi hai detto che stavate per uscire!

Nicoletta                  - Sì. Stavamo proprio per uscire. Ma non per andare alla cena. Prima volevamo passare a un cocktail!

Jolanda                     - Da chi?

Nicoletta                  - Gente che non conosci.

Jolanda                     - Da sabato scorso le tue conoscenze mi sembrano stranamente moltiplicate!

Max                          - Beh, andando al cocktail, un passaggio ce lo potete dare lo stesso.

Nicoletta                  - Non ci andiamo più! Eravamo già tanto in ritardo e... insomma, non ne abbiamo più voglia!

Jolanda                     - Allora vatti a vestire!

Cristiano                   - E' giusto, Nicoletta... bisogna an­darsi a vestire.

Nicoletta                  - (fuori di se per la rabbia) Sì! Bi­sogna andarsi a vestire!

Max                          - Beh, possiamo aspettarvi, ragazzi! Non abbiamo mica fretta!

Jolanda                     - Ti sarai fatta prestare un vestito della nuova collezione! Ti dirò francamente quello che ne penso.

Nicoletta                  - Come sempre!

Max                          - E Alessandro?

Alessandro               - Eh?

Max                          - Ci vai vestito cosi?

Alessandro               - Dove?

Nicoletta                  - (vivamente) Beh, dai... si... sì, alla cena!

Alessandro               - (guardandosi il vestito) Ah, sì... è vero!

Jolanda                     - Com'è distratto! Proprio uno scapo-Ione! Caro mio, è ora di prender moglie!

Nicoletta                  - Non seccarlo!

Max                          - Cristiano può prestargli lo smoking, e mettersi il frac.

Nicoletta                  - Così sembreranno due scimmie am­maestrate! E poi, no, no e no! Non si veste nes­suno! Andiamo come siamo! E se i nostri ospiti trovano da ridire, peggio per loro!

Cristiano                   - Brava!

Jolanda                     - Così abbiamo un po' di tempo per fare due chiacchiere. Potresti per lo meno offrirci qualche cosa da bere.

Alessandro               - Non fate tardi per il cinema?

Max                          - Possiamo andare all'ultimo spettacolo! (Si­lenzio. Jolanda e Max si siedono comodamente).

Jolanda                     - A proposito, Nicoletta, stamattina ho pensato a te. Ho trovato uno splendido rasone a grandi righe gallo di montagna... elegantissimo! Ho comprato tutta la pezza: cinquanta metri! E, ben inteso, facciamo a metà.

Nicoletta                  - Che cosa vuoi che ne faccia, io?

Jolanda                     - Delle tende per camera tua. Non hai mai il tempo di pensare al tuo arredamento.

Cristiano                   - Per una finestra bastano sei metri!

Jolanda                     - Era un'occasione!

Nicoletta                  - Dei rigoni gallo di montagna... non so se staranno molto bene con la coperta del letto che è scozzese...

Jolanda                     - (risentita) Credevo di farti un favore... Ecco che cosa capita a farsi in quattro per far pia­cere agli amici...

Nicoletta                  - (avvilita) Ma no, ma no, Jolanda se l'hai comprata facciamo come vuoi tu... sei un amore! (Scampanellata).

Jolanda                     - Aspetti qualcuno?

Nicoletta                  - (imbarazzata) So chi è... scusami.

Cristiano                   - Sono vicino alla porta. Apro io.

Nicoletta                  - No.

Jolanda                     - Spero che non sia un seccatore!

Alessandro               - Ci hai indovinato!

Nicoletta                  - (per farlo star zitto) Alessandro!

Jolanda                     - Ma chi è? Si può sapere? (Entra Maria Giuseppina, piuttosto timida. Ha un piccolo tailleur blu scuro e una camicetta bianca. In testa, un fel­trino. Scarpe senza tacco. Ha proprio l'aspetto della ragazzina di provincia, non ridicola ma incolore. Max la fa passare nella stanza dì soggiorno. Nico­letta le va incontro).

Nicoletta                  - Buona sera, cara Maria Giuseppina.

Maria Giuseppina     - Che vergogna... Mi sono sbagliata di autobus... non avreste dovuto aspet­tarmi...

Nicoletta                  - (interrompendola) Ma tutt'altro, tutt'altro... Non avevamo idea dell'ora...

Maria Giuseppina     - Avresti dovuto avvertirmi. Credevo che saremmo stati soli.

Nicoletta                  - In casa nostra, sai ci sono sempre delle sorprese... si entra, si esce, come in un porto di mare. Ma lascia che ti presenti ai nostri amici... la mia cuginetta Maria Giuseppina Bonhomme... La signora Petit-Letulle...

Jolanda                     - Buona sera, signorina. Nicoletta mi ha tanto parlato di lei!

Maria Giuseppina     - Davvero?

Nicoletta                  - Alessandro Chapoteau, l'amico inse­parabile... Max Petit-Letulle, e questo è Cristiano, mio marito.

Maria Giuseppina     - Davvero non dovevate aspet­tarmi per andare a tavola...

Jolanda                     - (da parte a Max) Deve aver sbagliato giorno! Guarda la faccia di Nicoletta!

Nicoletta                  - (con la febbre) Forse vuoi venire in camera mia a levarti il cappello... (Cerca di por­tarla via):

Maria Giuseppina     - Oh, no, sono tanto mal pet­tinata che preferisco tenere il cappello...

Nicoletta                  - Siediti, cara... (Nicoletta cerca di fare dei cenni a Maria Giuseppina che non capisce niente).

Jolanda                     - (a Cristiano) Non sa come liberarsene. Ora l'aiuto io.

Cristiano                   - Oh, no, non te ne impicciare!

Jolanda                     - Ci vuole garbo! (Si avvicina a Nicoletta e con molta disinvoltura) Nicoletta mia, qui stiamo d'incanto, ma abbiamo fatto spaventosamente tardi. Non vogliamo farti fare una brutta figura per colpa nostra. I vostri amici staranno in pensiero... (Verso Maria Giuseppina) Se crede, signorina, pos­siamo accompagnarla in tassì.

Maria Giuseppina     - Oh, mio Dio! Forse mi sono sbagliata di giorno. Sul mio taccuino ho segnato che era per sabato. Ero sicura che m'aveste invitata a pranzo per stasera... (Silenzio di tomba).

Jolanda                     - (finalmente capisce quello- che sta succe­dendo, da un'occhiata furibonda a Nicoletta e si rivolge a Max) Beh, Max, che cosa aspetti? (Max che era distratto, alza gli occhi senza capire) Ci hai messo le radici, su quel divano? Non vedi che siamo di troppo? Andiamo! Vieni!

Nicoletta                  - Che ti viene in mente, Jolanda?

Jolanda                     - Lascia andare, va'!

Cristiano                   - Quanta fretta, tutt'a un tratto!

Nicoletta                  - Domani ti telefono. Ti spiego tutto...

Jolanda                     - Non c'è niente da spiegare. (Piagnucolosa) Mi fai molta compassione, povera Nicoletta. Molta compassione. (Esce).

Nicoletta                  - (seguendola) Ma via, Jolanda... Max - (ancora sulla porta) Io non ci ho capito niente. Arrivederci, ragazzi! (Esce).

Maria Giuseppina     - Credo che sia tutta colpa mia...

Alessandro               - Credo anch'io.

Cristiano                   - Ma no... E, poi, non ha importanza! Bene o male dovevano pure andarsene. (Torna Nicoletta).

Nicoletta                  - (a Maria Giuseppina) Tu non capivi i miei gesti disperati.

Maria Giuseppina     - Veramente, no... cioè...

Nicoletta                  - Quella Jolanda... quando se ne va... oh, tiro il fiato!

Cristiano                   - Che cosa posso darle da bere? Mar­tini? Whisky?

Maria Giuseppina     - Niente alcool; grazie. Una spremuta d'arancio, se c'è.

Alessandro               - Che brava ragazzina! (Nicoletta lo fulmina con un'occhiataccia. Cristiano serve loro da bere).

Nicoletta                  - Dimentichiamo questo piccolo inci­dente e pensiamo a noi. Dunque parlaci un po' di Troyes.

Maria Giuseppina     - Oh, beh, sai... dopo l'ul­timo sciopero, non è successo niente di speciale.

Nicoletta                  - Certo, gli scioperi... Tuo padre ha delle gravi responsabilità...

Alessandro               - Calzini, vero?

Maria Giuseppina     - (precisa) Sì. E maglieria personale per uomo e per signora.

Nicoletta                  - (lirica) Oh, si può dire che Troyes e la sua maglieria siano il fior fiore dell'industria francese.

Cristiano                   - E Parigi? Che cosa ne pensa di Parigi?

Maria Giuseppina     - In che senso?

Cristiano                   - Beh, Parigi, il movimento, i negozi, gli spettacoli... insomma tutta la diversità della vita parigina!

Maria Giuseppina     - Siamo soltanto a tre ore di treno, sa... A due ore e quaranta con l'elettromo­trice. E poi... vi ero già stata.

Nicoletta                  - Maria Giuseppina viene qui tutte le settimane per seguire il corso della scuola del Louvre.

Maria Giuseppina     - Sì, è così divertente!

Nicoletta                  - Appunto, anche Alessandro se ne occupa molto, ha tanto...

Alessandro               - Che cosa?

Nicoletta                  - Oh, senso artistico.

Maria Giuseppina     - Davvero? E in quale campo?

Alessandro               - In rottura di scatole... E' il mio esercizio preferito.

Nicoletta                  - Imbecille! Non starlo a sentire. Vuol fare lo spiritoso. Ma in fondo è veramente un ar­tista.

Cristiano                   - Non lo dà a vedere, però.

Nicoletta                  - Per pudore! Spetta a te metterlo in valore, cara Maria Giuseppina. Intanto, Cristiano ed io andiamo a finire di preparare la cena. (Cri­stiano si avvia per primo verso la cucina).

Maria Giuseppina     - Non vi posso aiutare?

Nicoletta                  - No, no... stai comoda. Rimani pure qua... Alessandro ti farà compagnia.

Alessandro               - Ma l'aragosta devo tagliarla io.

Nicoletta                  - Sei mio ospite, sì o no?

Alessandro               - Di solito mi fate anche lavare i piatti!

Nicoletta                  - Non insistere, Alessandro. (Esce. Pau­sa imbarazzante).

Maria Giuseppina     - Ce l'ha una sigaretta?

Alessandro               - Fuma?

Maria Giuseppina     - Le pare straordinario?... Non il sigaro, s'intende. (Alessandro le porge il por­tasigarette, le accende la sigaretta. Silenzio. Cerca graziosamente di riattaccare discorso) La sua battuta di spirito di poco fa m'ha rivelato il suo carattere, ma non mi ha rivelato quale forma d'arte le è cara.

Alessandro               - A me?... La lettura! (Prende un giornale dal tavolinetto che gli sta davanti e lo schiaffa sulle ginocchia di Maria Giuseppina. Poi ne prende un altro e si mette a leggere per conto suo, senza badare a lei. Maria Giuseppina lo squa­dra, morta dal ridere, poi anche lei si immerge nel giornale. Dopo un momento la porta dell'« office » si socchiude. E' Nicoletta che da un'occhiata di­screta. Alessandro la vede) Cucu!

Nicoletta                  - (entra furibonda) Oh! che orso! Ma­ria Giuseppina, scusami... (Ad Alessandro) Visto che non si può fare affidamento su di te, vai in cucina. Così potrai renderti utile, perché non so chi dei due sarà fatto a pezzi per primo, se Cristiano o l'aragosta!

Alessandro               - (precipitandosi verso la cucina) Ci penso io! (Esce).

Nicoletta                  - E' incredibile! Che tipo! Come sono a Troyes?

Maria Giuseppina     - Chi?

Nicoletta                  - I giovanotti!

Maria Giuseppina     - Oh, non ce ne sono!

Nicoletta                  - Che triste città! Grazie a Dio, come hai detto poco fa, Parigi è vicina! (Si siede vicino a Maria Giuseppina; sul divano. A bruciapelo) Sei una delizia. Ti trovo deliziosa, Maria Giuseppina.

Maria Giuseppina     - Anche tu, Nicoletta. Mi sei molto simpatica.

Nicoletta                  - Spero che diventeremo grandi amiche.

Maria Giuseppina     - Mi dovrai dare un mucchio di consigli. Vicino a te, mi sento così provinciale.

Nicoletta                  - E' il tailleur, non te. Oh, penserò io a vestirti! Intanto verrai a vedere la collezione...

Maria Giuseppina     - Con gioia. Ma ho paura che i prezzi delle grandi sartorie...

Nicoletta                  - Coi mezzi di tuo padre! Del resto, me la vedrò io con lui. Agli occhiali ci tieni? (Ni­coletta le leva gli occhiali).

Maria Giuseppina     - Sono molto miope!

Nicoletta                  - Che importa? Per una donna, l'im­portante è farsi vedere, non vedere.

Maria Giuseppina     - Quando si è come te: bella, elegante...

Nicoletta                  - (riflettendo, guarda prima Giuseppina) « Proton-Minet »!

Maria Giuseppina     - Eh?

Nicoletta                  - «Proton-Minet»! «Proton-Minet» è l'ideale per te!

Maria Giuseppina     - (che non capisce) Ah!

Nicoletta                  - E' un insiemino a scacchetti creato apposta per te! Basta che tu lo metta per sentirti libera da ogni complesso! Una nuova creatura!

Maria Giuseppina     - Non è troppo eccentrico?

Nicoletta                  - Semplicissimo. (Fa un gesto di lato) Pst! Con una doppia fila di bottoni trasversale. Tipo «can che fugge»... Mi par di vederti. Avrai un successone!

Maria Giuseppina     - Forse non è molto adatto al mio genere di vita.

Nicoletta                  - Ma quale sarebbe il tuo genere di vita?

Maria Giuseppina     - Il dispensario, tutte le mat­tine. Due volte la settimana le lezioni alla scuola del Louvre. E il giovedì uscita in gruppo coi miei lupacchiotti.

Nicoletta                  - Coi tuoi lupacchiotti?

Maria Giuseppina     - Sono capitana, sai?

Nicoletta                  - E seguiterai così per tutta la vita?

Maria Giuseppina     - Fino al mio matrimonio.

Nicoletta                  - Ah, pensi al matrimonio?...

Maria Giuseppina     - Oh, perché no?... Un giorno mi sposerò anch'io... Ma c'è tempo.

Nicoletta                  - Tempo! Certo, se c'è da pensare ai lupacchiotti!

Maria Giuseppina     - Oh, Nicoletta, non pren­dermi in giro!

Nicoletta                  - Senti, Maria Giuseppina mia, noi non ci conosciamo da molto tempo ma sono più vecchia di te... (S'interrompe, ma Maria Giuseppina non smentisce) ... Ma sì, ma sì! E' inutile che tu finga di credere il contrario! Più vecchia di te, e questo mi permette di dirti che è proprio ora di reagire!

Maria Giuseppina     - Scusa, ma non ti seguo.

Nicoletta                  - Ci penserò io a mettere i punti sugli «i». Sei ricca, molto ricca.

 

Maria Giuseppina     - Oh, non si deve parlare di certe cose.

Nicoletta                  - Non c'è mica da vergognarsene, sai!] Ricordati il proverbio: «Il denaro è la felicità!» Non sono sempre d'accordo coi proverbi, ma questo riassume tutta la filosofia della vita moderna!

Maria Giuseppina     - Appunto! E io mi chiedo se sono veramente una ragazza moderna!

Nicoletta                  - Non farmi ridere! Con una bocca come la tua...

Maria Giuseppina     - (preoccupata) Che cos'ha la mia bocca?

Nicoletta                  - Ho studiato fisionomia! E' la scienza del volto umano. Io posso assicurarti, figliola mia,che con una bocca come la tua saresti stata felice nell'Ottocento.

Maria Giuseppina     - Nicoletta, mi fai paura!

Nicoletta                  - Bisogna guardare in faccia la realtà. La tua bocca è la bocca di una donna. Quella donna è ancora ragazza. E quella ragazza ha dei milioni. Ti pare giusto? Beh, io trovo che è uni controsenso!

Maria Giuseppina     - Io non sono il genere di ragazza che piace...

Nicoletta                  - Ma queste affermazioni sono sco­raggianti! Vedi, io per esempio, sono carina? Beh, non lo ero affatto. Mi sono fatta, tutta, da capo a piedi, salvo i seni... Bisogna dire la verità: ho sempre avuto dei seni bellissimi. Ma il resto... era molto qualunque.

Maria Giuseppina     - E' un miracolo!

Nicoletta                  - (un po' seccata) Sì... insomma, non esageriamo! Ho saputo valorizzarmi... ecco tutto!

Maria Giuseppina     - Voglio crederti, Nicoletta, e ti ammiro anche di più. Ma che cosa vuol dire?... Nel mio caso, s'intende?

Nicoletta                  - Che cosa vuol dire? (Alza le Sfalle) Non hai voglia, no, non hai voglia che un uomo ti faccia la corte?

Maria Giuseppina     - (sulle spine) Ho ben altro da fare, io!

Nicoletta                  - Non hai voglia di suscitare interesse... Desiderio...

Maria Giuseppina     - (sempre più sulle spine) Non so dove vuoi arrivare, ma ti avverto subito, Nicoletta, che la mia educazione religiosa non mi permette.;.

Nicoletta                  - (interrompendola) Ho detto «uomo», ma intendevo: fidanzato, marito...

Maria Giuseppina     - E' diverso... ma comunque, preferirei che si parlasse d'altro.

Nicoletta                  - Ma niente è più naturale... più nobile... della possibilità di crearsi un focolare, una famiglia... Penserò io a tutto. Abiterete a Parigi. Vi troverò un appartamento sulla riva sinistra!

Maria Giuseppina     - Mi par già di vederlo. Pareti chiare. Piante verdi. E poi rigoni, tanti rigoni... Tende a rigoni... Gallo di montagna...

Nicoletta                  - Lo trovo io! Bisogna che sia tutto molto allegro, pieno di sole... e poi voi due!

Maria Giuseppina     - Noi due?

Nicoletta                  - Una coppia ideale!

Maria Giuseppina     - Chi?

Nicoletta                  - Tu e... (Si riprende) Non so! Tu e lui: tuo marito! Che poca fantasia! A me pareva di vederlo! (Entra Alessandro).

Alessandro               - Cristiano domanda se ci vuole una tovaglia pulita.

Nicoletta                  - Che ne so io? Faccia lui!...

Alessandro               - Sissignora. (Esce).

Maria Giuseppina     - E' meraviglioso! Tuo ma­rito pensa a tutto!

Nicoletta                  - A tutto! E io penso al resto. E così ci completiamo alla perfezione. (Entra Cristiano).

Cristiano                   - Nicoletta...

Nicoletta                  - Sì, tesoro?

Cristiano                   - Te ne prego, vai a prendere la tova­glia di lino giallo...

Nicoletta                  - Dov'è, tesoro?

Cristiano                   - Nell'armadio della biancheria. Oh! No, vado io, se no mi sbatti tutto in terra.

Nicoletta                  - Come vuoi tu, tesoro.

Cristiano                   - (attraversando la scena per andare verso la camera da letto) Con Alessandro in cucina non sto tranquillo... Tocca tutto... mette le dita nella maionese... che schifo! (Esce).

Nicoletta                  - E' proprio un fenomeno, sai?

Maria Giuseppina     - Non potrebbe essere più simpatico.

Nicoletta                  - Davvero? Mi fa molto piacere. Avevo paura della tua prima impressione... Si è occupato così poco di te, vero?

Maria Giuseppina     - Anch'io sono un po' orsa. Non posso soffrire gli sconosciuti che saltano al collo fin dal primo incontro.

Nicoletta                  - E' un istrice, ma un istrice di cuore. Una persona leale, diritta.

Maria Giuseppina     - Non ne dubito.

Nicoletta                  - E poi è un uomo. Non puoi cre­dere, cara, quanto successo ha con le donne!

Maria Giuseppina     - A sentir te, Nicoletta, sem­bra che ti faccia piacere!

Nicoletta                  - Certo che mi fa piacere! Sai, io non sono esclusivista!

Maria Giuseppina     - Però...

Nicoletta                  - Non trovi che sia naturale? Anche come personale, è piuttosto bello, no?

Maria Giuseppina     - Non so giudicare...

Nicoletta                  - E' giusto, lo vedi vestito. Ma nudo, è...

Maria Giuseppina     - Ma Nicoletta, mi meravigli!

Nicoletta                  - Nudo... voglio dire, con lo slip: allora, sì, bisogna fargli tanto di cappello! Un torso, dei pettorali...

Maria Giuseppina     - Nicoletta, non so proprio perché mi dici queste cose.

Nicoletta                  - E i denti! Non hai osservato i suoi denti? Adesso lo farò ridere apposta! Ah, un uomo con dei denti così farà dei bambini meravigliosi!

Maria Giuseppina     - (alzandosi) Non hai che da farli.

Nicoletta                  - Oh, io non voglio bambini!

Maria Giuseppina     - Senti, Nicoletta, adesso esa­geri...

Nicoletta                  - Perché? Ti scandalizzi?

Maria Giuseppina     - Sì... confesso che mi scan­dalizzo!

Nicoletta                  - Perché, proprio adesso, ho parlato di lui in slip? Alla scuola del Louvre la studiate l'anatomia, no?

Maria Giuseppina     - E' un'altra cosa... Non ha niente a che fare coi tuoi segreti di alcova!

Nicoletta                  - I miei segreti di alcova? Ma che ti viene in mente? Adesso sono io che mi scandalizzo! Alessandro è come un fratello per me!

Maria Giuseppina     - Alessandro?

Nicoletta                  - Sì! Di chi credevi si trattasse?

Maria Giuseppina     - Di... tuo marito!

Nicoletta                  - Di Cristiano? Che orrore! Credevi che ti offrissi mio marito... su un vassoio d'argento? (Cristiano torna con una tovaglia e dei tovaglioli).

Cristiano                   - La biancheria da tavola stava insieme agli asciugamani da bagno! (Nicoletta e Maria Giu­seppina sono tutt'e due molto imbarazzate) E questi fiori?

Nicoletta                  - Questi fiori?... Oh, me li sono scor­dati...

Cristiano                   - Muoiono di sete. (Li porta via) Sei crudele coi fiori, Nicoletta!

Nicoletta                  - E' stato Alessandro. Che stupido! Ora mi vergognavo a guardarlo!

Maria Giuseppina     - Figurati io! Ma mi devi promettere di non dirgli niente!

Nicoletta                  - Povera stella! Non lo crederebbe nemmeno!

Maria Giliseppina     - Ma, sai, Nicoletta, quello che dicevi era molto più adatto a Cristiano che ad Alessandro!

Nicoletta                  - Di un po'! Ha fatto colpo, mio marito!

Maria Giuseppina     - Oh, Nicoletta!

Nicoletta                  - Scherzo, tesoro. Quei due cretini in cucina... Se sapessero che li abbiamo spogliati... col pensiero!

Maria Giuseppina     - Bisogna proprio che prenda un aperitivo!

Nicoletta                  - Brava! (Le versa da bere) Alla nostra amicizia! (Maria Giuseppina beve tutto d'un sorso. Entra Alessandro seguito da Cristiano).

Alessandro               - E' tutto pronto. Su, apparecchiamo.

Cristiano                   - Apparecchiamo! Svelti! (Le due donne scoppiano a ridere. Sbalordimento di Cristiano e di Alessandro).

Alessandro               - Che hanno quelle due?

Cristiano                   - Oh, con le donne è mutile cercare di capirci qualcosa!

Nicoletta                  - Su, su, apparecchiamo, mangiamo... e dopo andiamo a ballare.

Cristiano                   - Avete deciso di fare bagordi?

Nicoletta                  - O stasera o mai più.

Cristiano                   - Ecco l'aragosta. Dopo ci saranno i crocchia-marito. (Risate di Nicoletta e di Maria Giuseppina).

Maria Giuseppina     - No, proprio no. Non riesco a figurarmelo in slip.

Cristiano                   - (ad' Alessandro) Avrò capito bene?...

Alessandro               - La preghiera di una vergine!

Nicoletta                  - Alessandro, ridi... ridi... ridi... Che denti! Guarda, Maria Giuseppina, che denti!

Fine del primo tempo

ATTO SECONDO

(Quattro -mesi dopo. Stessa scena. Di sera. Le luci sono accese. Molta intimità. Nicoletta, in vestaglia; Cristiano, vestito da casa: pantaloni di flanella, pullover, camicia aperta. Nicoletta è distesa sul divano e sfoglia attentamente un librone rilegato di scuro. Cristiano sta al telefono).

Cristiano                   - (al telefono) Pronto? Ufficio sorve­glianza? Jasmin 28-42. Per favore, prendete nome e numero di tutti quelli che: mi cercano. Fino a lunedì mattina. No, non ci sono comunicazioni da fare. Grazie! (Riaggancia) E così staremo in pace!

Nicoletta                  - Un vero sabato, finalmente!

Cristiano                   - E una vera domenica! Due giornate di vacanza! Niente telefono, niente posta; niente donna di servizio...

Nicoletta                  - Niente donna di servizio?

Cristiano                   - La domenica non viene mai.

Nicoletta                  - Già... Eppure, la donna di servizio l'avrei sopportata.

Cristiano                   - La sostituirò io. E la signora sarà servita come sempre!

Nicoletta                  - Oh, no, tesoro, non ti metterai mica a far ordine negli armadi o a dare la cera ai pavi­menti, vero? Per te, è un vizio. Me lo ricorderò finché campo il Natale che hai passato a lavare il soffitto della cucina!

Cristiano                   - Niente di tutto questo, ti assicuro. I piatti sporchi si ammucchieranno sull'acquaio. Non facciamo il letto e io ne approfitto per non farmi la barba...

 

Nicoletta                  - Vivremo in paradiso! Sarà mera­viglioso!

Cristiano                   - E ci faremo dei buoni mangiarini!...

Nicoletta                  - Domenica rimango a letto fino a mezzogiorno... poi ascolto la partita alla radio...!

Cristiano                   - No, Nicoletta, niente partita! Se noi ne approfitto per verniciare il tubo della caldaia

Nicoletta                  - No, niente partita... sentirò il concerto. Purché si stia insieme, soli soli, caldi caldi..!

Cristiano                   - Come due portinai!

Nicoletta                  - Fuori può tirar vento, nevicare...

Cristiano                   - In giugno non è molto probabile!

Nicoletta                  - Caschi il mondo me ne frego e strafrego!

Cristiano                   - Jolanda non s'è fatta sentire?

Nicoletta                  - Oh, no, figurati col broncio che hai!

Cristiano                   - Ancora?

Nicoletta                  - Oh, sai, con lei dura un pezzo! Non ce ne lamentiamo.

Cristiano                   - Eppure avete fatto pace!

Nicoletta                  - Non abbiamo mai litigato!

Cristiano                   - Ma è positivo: ci vediamo sempre meno. Ti ricordi i nostri pranzetti del sabato sera, quest'inverno...

Nicoletta                  - Altro che! Come ci eravamo compli­cati la vita! E' incredibile: uscivo dalla sartoria sfinita dalla stanchezza e venivo qua a rotta di collo a preparare i sandwiches. Ce n'ho messo di tempo a capirlo. Si finisce per diventare egoisti, ma è logico; è colpa del prossimo.

Cristiano                   - Però stiamo attenti a non perdere dei veri amici, che hanno i loro difetti, come tutti, ma che per lo meno sono fidati.

Nicoletta                  - (scrolla le spalle) Perdere? La cono­sco bene, la mia Jolanda! Quando ne avrà abbastanza, tornerà! Tutta la sua strafottenza consiste in quello che lei chiama «accusare il colpo».

Cristiano                   - Che colpo?

Nicoletta                  - Che ne so io? Se una mattina non s le telefono, accusa il colpo. Se mi rifiuto di accom­pagnarla a un bridge insopportabile, accusa il colpo. Se dò l'indirizzo del suo calzolaio a Maria Giuseppina, accusa il colpo. E tutto questo con tanta frequenza che si finisce per non sapere più qual è ili motivo. E non lo sa nemmeno più lei; però seguici ad accusare il colpo. E allora, anch'io accuso il colpo.

Cristiano                   - Cioè?

Nicoletta                  - Faccio come lei! Mi dò delle arie dia superiorità. Ma la verità è che a me non me nel importa niente.

Cristiano                   - La partenza di Alessandro e Maria Giuseppina pel viaggio di nozze avrebbe potuto sistemare le faccende, almeno provvisoriamente.

Nicoletta                  - Jolanda è molto più complicata di  così. Se la vedessi più spesso, direbbe che la cerco  perché Maria Giuseppina è partita e io non ho nessuno che mi tenga compagnia.

Cristiano                   - Non c'è dubbio. La nuova amicizia con Maria Giuseppina le dà ombra.

Nicoletta                  - Nuova amicizia? Anzitutto non è con Maria Giuseppina ma con la moglie di Ales­sandro. E per me, Alessandro... col tuo permesso, conta più di Jolanda!

Cristiano                   - Oh, sì, lo so! Tra Alessandro e te...

Nicoletta                  - Che lagna, Cristiano! Non rico­minciamo! Ho fatto sposare Maria Giuseppina ed Alessandro perché tu mi lasciassi in pace!

Cristiano                   - E un pochino anche per farli felici, no?

Nicoletta                  - (diffidente) Come sarebbe a dire?

Cristiano                   - Ma come? Non ti diverti a far felice il prossimo, tu? E' il tuo sport preferito, il tuo vizio... come per me lavare il soffitto della cucina! Quattro mesi fa, proprio un sabato sera, combinavi un incontro tra una ragazza ben educata, e una specie di orso scarmigliato che meni per il naso a tuo pia­cimento. Si vedono. Non si piacciono. Ma tu non ti scoraggi. Tutt'altro! Due mesi di sforzi. Non ve­diamo che loro, non giuriamo che su Maria Giu­seppina e Alessandro. Ci mettono pochissimo di loro, ma tu ci metti moltissimo di tuo: vittoria, si fidanzano, e uffa! si sposano! Questo non si chiama far felice il prossimo?

Nicoletta                  - Ne dubiti, Cristiano?

Cristiano                   - Sì. Certe cose debbono essere spon­tanee. Sarei felice di sbagliarmi ma, insomma, a prima vista, non sono certo fatti per andare d'ac­cordo.

Nicoletta                  - Condisci tutto col sentimentalismo.

Cristiano                   - Non tutto, il matrimonio soltanto.

Nicoletta                  - Son qua io! Non ho intenzione di abbandonarli! Oh, se fossero abbandonati a loro stessi...

Cristiano                   - Per ora sono soli. Non ti preoccupi del loro silenzio?

Nicoletta                  - No. (Con un gesto vago) Alle Baleari...

Cristiano                   - C'è la posta alle Baleari, no? Ven­dono le cartoline illustrate alle Baleari, no?

Nicoletta                  - Le cartoline illustrate! Come sei volgare, qualche volta!

Cristiano                   - Mi piacciono le cartoline illustrate!

Nicoletta                  - Piacciono anche a me, certo, ma appiccicate su un paravento. Non per scriversi, non per mandarsi reciproche notizie!

Cristiano                   - Quando tornano?

Nicoletta                  - Presto. Da un giorno all'altro. Aspetto un telegramma. Capirai che sarò la prima a saperlo. Alessandro verrà di corsa a raccontarmi tutto.

Cristiano                   - Tutto? Nicoletta!...

Nicoletta                  - Non quello! E' proprio l'ultimo dei miei pensieri. Come si può essere sciocchi quando si parla di un viaggio di nozze! Certe persone vedono una cosa sola!

Cristiano                   - E' proprio per «quella cosa sola», come tu dici, che si fanno i viaggi di nozze!

Nicoletta                  - Bisogna aver del tempo da perdere. Infatti...

Cristiano                   - Infatti?

Nicoletta                  - Infatti, noi... E per un'ottima ra­gione! Era già accaduto tutto prima.

Cristiano                   - Nicoletta!

Nicoletta                  - Ti vergogni di essere stato il mio amante prima di essere mio marito?

Cristiano                   - Trovo che è inutile gridarlo ai quat­tro venti!

Nicoletta                  - Ai quattro venti! Qua siamo sol­tanto a quattr'occhi. E poi, il giorno che mi hai sposata, non avevi la pretesa di essere vergine!

Cristiano                   - No. Ma avevo la pretesa che lo fossi tu.

Nicoletta                  - Osi dire che non lo ero?

Cristiano                   - Scusami, ma non lo eri.

Nicoletta                  - (offesa) Oh...

Cristiano                   - (logico) ... perché ero già il tuo amante.

Nicoletta                  - Beh... insomma, non c'è bisogno di discutere per ore su...

Cristiano                   - Su che cosa?

Nicoletta                  - Su niente! M'hai seccato. Ho fame.

Cristiano                   - (teneramente) Sei un pozzo senza fondo. Che cosa vuoi mangiare?

Nicoletta                  - (-precisa) Dello schibulik coi pepe­roni in salsa rossa.

Cristiano                   - Eh?

Nicoletta                  - E' una specialità turca... aspetta... ci ho fatto una crocetta... (Sfoglia il librone).

Cristiano                   - Che cos'è quel libro?

Nicoletta                  - «La Bibbia dei ghiottoni»! Mille­duecento pagine. Una pazzia! Non ho saputo resi­stere! (Gli mostra il libro) Guarda le tavole a colori! Com'è appetitoso! Mi viene l'acquolina in bocca.

Cristiano                   - (titubante) Dello schi... schibulik? Non potevi trovare qualcosa di più semplice?

Nicoletta                  - Ecco la ricetta! Un bambino di cin­que anni la saprebbe eseguire! (Legge) « Macinare centocinquanta grammi di carne di manzo - di preferenza controfiletto - e centocinquanta grammi di carne insaccata. In mancanza della carne insac­cata, adoperare della mollica di pane intinta nel latte e in un uovo».

Cristiano                   - Non abbiamo niente di tutto questo.

Nicoletta                  - C'è avanzato un po' d'arrosto di sta­mattina.

Cristiano                   - Ma è cotto!

Nicoletta                  - E allora? E' pur sempre carne di manzo. Se ci si ferma davanti ai particolari...

Cristiano                   - E la carne insaccata?

Nicoletta                  - Non ne abbiamo. Pazienza. E' chiaro che non ti manderò a quest'ora dal macellaio. Se­guiamo il libro: un uovo e la mollica di pane.

Cristiano                   - (le ha tolto il libro di mano e seguita a leggere) « Aggiungere tre spicchi d'aglio tagliati molto fini». (Fischietta) Verrà sempre su!

Nicoletta                  - Per forza! La cucina orientale! Ma che importa? Siamo soli...

Cristiano                   - (seguitando a leggere) Odori: men­tuccia, origano, salvia...

Nicoletta                  - Dove si trova tutta questa roba? In Turchia?

Cristiano                   - No, dall'erbivendolo.

Nicoletta                  - Toh! Beh, al posto di tutta questa roba basta un pochino di prezzemolo. Per ora va tutto benissimo. Poi...

Cristiano                   - (sottovoce, saltando da un capoverso all'altro) Fate delle palline... beh... sì... bene... buttatele nell'acqua bollente... secondo le comuni regole della cottura...

Nicoletta                  - Beh, queste le sai tu. Avanti! Avanti!

Cristiano                   - (seguita a leggere) « Ricoprire il tutto con la salsa rossa».

Nicoletta                  - Oh, deve essere un mangiarino da re!

Cristiano                   - (titubante) La salsa rossa...

Nicoletta                  - Già! La salsa rossa! E' il meglio!

Cristiano                   - La sai fare, tu?

Nicoletta                  - Dammi il libro! (Legge) Vedi pa­gina 508. Non sei capace di vedere a pagina 508, vero? Ecco! (Legge) «Salsa rossa: far consumare dieci chili di pomodoro per cinque ore». Esagerano! Lo fanno per scocciare il prossimo! « Si mescola con un fondo di salsa canonica...».

Cristiano                   - (legge sopra le spalle di Nicoletta) Salsa canonica. Vedi pagina 300. Sembra di giocare a nasconderella... Vado avanti?

Nicoletta                  - (torva) Sì. Avanti! Mi piacerebbe sapere fino a che punto vogliono prenderci in giro!

Cristiano                   - (legge) « La salsa canonica è una delle salse più delicate da cucinare e richiede una mano quasi professionale. Prendete un prosciutto crudo di almeno tre chili, fatelo bollire in una pentola di terracotta... ».

Nicoletta                  - (furibonda, strappa il libro di mano a Cristiano e lo butta sul divano) Credeva di far­mela il libraio! Ma lunedì gliela riporto la sua « Bibbia dei ghiottoni ».

Cristiano                   - Vuoi due uova col prosciutto?

Nicoletta                  - No. Te ne prego, non parlare di cucina. Mi vien da vomitare!

Cristiano                   - E allora che cosa facciamo?

Nicoletta                  - Che cosa facciamo? Che cosa facciamo? Ti annoi?... di già?

Cristiano                   - Non mi annoio mai, ma mi piace avere le mani occupate!

Nicoletta                  - Fai la calza, non ci mancherebbe che questo! Toh! Fammi un po' di massaggio al collo, già che vuoi renderti utile per forza!  Mi distende un po' i nervi.

Cristiano                   - Mettiamoci più comodi. (Si siede sul divano, Nicoletta sì rialza i capelli e posa la testa sulle ginocchia di Cristiano) E non fare la stupida come l'ultima volta! (Comincia a massaggiarla).

Nicoletta                  - Non è colpa mia! In principio mia fa il solletico!... (Fa degli strillettì) Non aver paura! Mettici un po' di forza!... Ecco, così... Oh, come mi piace!

Cristiano                   - Lasciati andare del tutto... Non pen­sare a niente... (Pausa).

Nicoletta                  - Senti, Cristiano... quand'è che siamo andati a cena dai Monod?

Cristiano                   - Oh... aspetta... martedì saranno quin­dici giorni...

Nicoletta                  - Ah, due settimane! Il giorno prima di quella cena ho ricevuto l'ultima lettera di Ala Sandro... Dunque sono quindici giorni che non si; fa vivo...

Cristiano                   - E allora?

Nicoletta                  - Niente... (Silenzio. Nicoletta comin­cia a ridere).

Cristiano                   - Che hai da ridere?

Nicoletta                  - In fondo, come deve annoiarsi, Ales­sandro!

Cristiano                   - Uffa!

Nicoletta                  - Si diverte delle cose soltanto quando le fa insieme a me. (Cristiano smette di massag­giarla) Avanti, coraggio! (Sì volta) Beh, Cristiano?

Cristiano                   - Ti guardo... Non m'è permesso guar­darti, no? Hai la pelle liscia, profumata... mi piaci!

Nicoletta                  - Lo spero bene! Avanti.

Cristiano                   - Un momento! (La prende fra le braccia e la bacia sulla bocca).

Nicoletta                  - Certe volte, Cristiano, ti assicuro;; mi fai paura. Non so proprio se sei una persona normale.

Cristiano                   - Vieni un momento in camera, Nicoletta?

Nicoletta                  - Oh! Sentilo! Non sa stare senza far niente! Si stava tanto bene qua, in pace... Via Non far storie! Per adesso, massaggiami!

Cristiano                   - Grazie! Ti ringrazio tanto! Chi egoista sei! L'altra sera quando siamo tornati cinema, morivo dal sonno. Eppure...

Nicoletta                  - Dillo che è stato un sacrifici (Pausa) Va bene, come vuoi. Già che non si star in pace, andiamo.

Cristiano                   - Se ti costa tanta fatica...

Nicoletta                  - Quando faccio una cosa, io, la faccio come si deve!

Cristiano                   - D'accordissimo!

Nicoletta                  - Sei qui, tranquillo, e, a un tratto, a bruciapelo, eppure sai che sono una sentimentale.

Cristiano                   - (volgendo uno sguardo al cielo) Oh, sì... Beh, dunque che cosa hai deciso?

Nicoletta                  - Spegni la luce!... (Cristiano spegne le luci, salvo una lampada debolissima. Si sfila il pullover, si sdraia vicino a Nicoletta e la stringe) Tesoro mio... (Scampanellata alla porta d'ingresso. La scampanellata di Jolanda. Nicoletta e Cristiano si mettono a sedere. Stanno a sentire, di sasso. Si­lenzio. Desolata) Jolanda e Max!

Cristiano                   - Maledizione! Non potevi bisticciare una volta per tutte, già che c'eri?

Nicoletta                  - Se me lo fossi figurato!

Cristiano                   - Non aprire se no combino un guaio. (Altra scampanellata).

Nicoletta                  - Oh, che maniera di annunciarsi!

Cristiano                   - Se suonassero come tutti, pazienza! Ma no! Così si sa subito che sono loro!

Nicoletta                  - Non si può volergliene. Jolanda ha fatto il primo passo. E' un gesto affettuoso...

Cristiano                   - Me ne infischio! Facciamo i morti.

Nicoletta                  - In un modo o nell'altro saprà che siamo in casa. E questo non ce lo perdonerà mai!

Cristiano                   - Brava. Allora valle ad aprire, già che ne hai tanta voglia!

Nicoletta                  - Sai benissimo che ne ho voglia quanto te, ma...

Cristiano                   - Tanto, oramai, è finita. (Nuova scampanellata).

Nicoletta                  - Vengooo! (Va verso l'ingresso, Cri­stiano riaccende le luci, mette in ordine il divano. Voci in quinta, rapido conciliabolo segreto tra Nico­letta e Jolanda. Jolanda entra di volata e attraversa la scena).

Jolanda                     - (passando, a Cristiano) Ciao! Scusa un attimo, devo... (Apre la porta della camera da letto e sparisce. Nicoletta viene lentamente verso Cri­stiano. E' esterrefatta).

Cristiano                   - Che ha? Dove va?

Nicoletta                  - (sbottando, sottovoce) In bagno! Gli è venuta tutt'a un tratto! Passava da queste parti! E ha trovato semplicissimo salire qua, da noi!

Cristiano                   - (morto dal ridere) Un gesto affet­tuoso... Il primo passo!

Nicoletta                  - Non me la dà mica a bere, sai? Orgo­gliosa com'è, non ha trovato altra scusa!

Cristiano                   - Elegantissima! Ha anche il vantaggio di stabilire subito i vecchi rapporti di intimità.

Nicoletta                  - Zitto!

Jolanda                     - (tornando disinvolta) Beh, che cosa avete fatto in tutto questo tempo?

Cristiano                   - Sempre la solita vita...

Jolanda                     - Oh, si può proprio dire che ci avete messi in disparte!

Nicoletta                  - Potrei farti lo stesso discorso, cara mia!

Jolanda                     - Non era un rimprovero! Comunque, non avrei avuto il tempo di vedervi... Usciamo tutte le sere. Una noia, quei pranzi, quei cocktail... Con Max, ci meravigliamo di non avervi mai incontrati...

Nicoletta                  - Oh, frequentiamo mondi così di­versi...

Jolanda                     - A proposito, ho visto la tua ultima collezione. Non avertene a male: è ridicola!

Nicoletta                  - Sono proprio contenta! Non fac­ciamo sconti a nessuno e mi sarebbe dispiaciuto doverti dire di no!

Cristiano                   - Non prendi niente, Jolanda?

Jolanda                     - Grazie, Cristiano. Vado via subito. (Si siede comodamente in poltrona).

Nicoletta                  - Allora non dovevi metterti in pol­trona. Quando ci si siede lì dentro non ci si rialza più!

Jolanda                     - Voltati, Nicoletta. Sarà la luce, ma mi sembra che tu abbia cambiato il colore della base per la cipria.

Nicoletta                  - Sai bene che non ne metto mai.

Jolanda                     - Allora, tesoro, è il fegato! Hai il colo­rito molto torbido!

Nicoletta                  - In compenso sei più colorita di una bambola. Sembri un manifesto.

Jolanda                     - Io? Non adopero mai un filo di ros­setto. Tutto merito di Kiki Cohen!

Nicoletta                  - Come?

Jolanda                     - Una certa signora Cohen che si chiama Kiki Cohen masseuse... Ad ogni buon conto ho già fissato un appuntamento per te la settimana ventura.

Nicoletta                  - Perché mi hai fissato un appun­tamento?

Jolanda                     - Perché ti faccia dei massaggi, perdiana! Adesso mi sta facendo una cura contro la cellulite, non ti dico di più... Ah!

Nicoletta                  - Sei molto gentile, ma non ho la cellulite!

Jolanda                     - Lo credi tu! E se non sarà per la cel­lulite, sarà per altro! Con te, sai, avrà del pane per i suoi denti.

Nicoletta                  - E il pane sarei io?

Jolanda                     - Kiki è una fata per la carnagione e per la figura. Leva le forme dove ce ne sono troppe e le aggiunge dove non ce ne sono abbastanza... E' un'artista! Ti assicuro che a Vienna era un'autorità.

Nicoletta                  - Scusa tanto, ma il mio appunta­mento devi disdirlo.

Jolanda                     - Non esiste donna che abbia fatto un affronto così a Kiki Cohen! Lo pagherò... carissimo quell'appuntamento! (Cristiano, in punta di piedi, va verso la camera da letto).

Nicoletta                  - Beh, Cristiano, dove vai?

Cristiano                   - Siete così contente di ritrovarvi che penso avrete un mucchio di cose da dirvi... Io, in­tanto, vado a fare il bagno!

Nicoletta                  - Non stare troppo a lungo nell'acqua. Ti fa male!

Cristiano                   - (a Jolanda) Saluti a Max!

Jolanda                     - Grazie. Buon bagno! (Cristiano esce) Come stanno i nostri sposini?

Nicoletta                  - Non potrebbero star meglio. Ho ricevuto una loro lunga lettera... Son felice di averli mandati alle Baleari. Sono incantati del luogo. Fanno il bagno nudi nelle grotte in cui pullulano le aragoste...

Jolanda                     - Oh, deve essere una delizia...

Nicoletta                  - Insomma, voglio dire che il luogo è meravigliosamente selvaggio.

Jolanda                     - In questo momento non ci deve essere anima viva.

Nicoletta                  - Oh, certo! Non è un luogo adatto a te e a Max. Vi annoiate tanto voi due, quando siete soli!

Jolanda                     - Non quando eravamo sposi!... E poi è affar nostro.

Nicoletta                  - Quanto ad Alessandro e Maria Giu­seppina sono stati adorabili con me! Ogni giorno una lettera, un mazzo di fiori, un ricordo... Oh, ti assicuro che non dimenticano tutto quanto ho fatto per loro!

Jolanda                     - Hai avuto fortuna. La riconoscenza è tanto rara.

Nicoletta                  - Tanto più che non gliela chiedevo. Ho solo voluto vederli felici. Ecco tutto,

Jolanda                     - Naturalmente!

Nicoletta                  - Devo dire che mi son data molto da fare. Non soltanto ho scovato loro un apparta­mentino che è un sogno, sia detto fra parentesi; un rilievo irrisorio, ma ho pensato io ad arredarlo durante la loro assenza.

Jolanda                     - Sono rimasti contenti?

Nicoletta                  - Aspetta! Da' loro il tempo di arri­vare!

Jolanda                     - Da dove?

Nicoletta                  - Dalle Baleari, toh! Ti ho appena detto che...

Jolanda                     - Ma come, non sai che Alessandro e Maria Giuseppina sono tornati?

Nicoletta                  - Come? Ma che stai dicendo? Sei impazzita?

Jolanda                     - (gongolante) Tutt'altro! Non credevo davvero di scoprire i loro altarini! Che gaffe!

Nicoletta                  - Che sciocca! Come puoi pensare che Alessandro e Maria Giuseppina siano tornati.

 

Jolanda                     - Poco fa, passando con l'autobus, ho visto le loro finestre illuminate.

Nicoletta                  - Al terzo piano?

Jolanda                     - Sì, al terzo piano.

Nicoletta                  - Non è possibile.

Jolanda                     - Ammetterai che sappia contare fino a tre.

Nicoletta                  - Non discuto, ma è impossibile.

Jolanda                     - Ho visto delle ombre. Ho riconosciuto la sagoma di Alessandro.

Nicoletta                  - Perbacco, hai avuto il tempo di ve­dere molte cose dall'autobus!

Jolanda                     - Insomma, Nicoletta, non prendertela con me. Non volevo affatto darti un dispiacere. Ti informo soltanto, e per puro caso, che i tuoi grandi amici sono tornati a Parigi forse diversi giorni fa e che non hanno provato il bisogno di farsi vivi con te!

Nicoletta                  - E io ti rispondo che il tuo abituale malanimo ti spinge a fare invenzioni assurde!

Jolanda                     - Beh, come vuoi. Non parto più. (Silen­zio. Intanto prende i guanti e la borsetta, come sa si fosse decisa ad andarsene) Telefona. Così ti per­suadi subito.

Nicoletta                  - (ancora titubante) E anche se fos­sero tornati ieri sera o stamattina? Sono liberi! Non tirannizzo mica gli amici, io!

Jolanda                     - Insomma, convieni che sono tornati?

Nicoletta                  - Io non convengo proprio nulla! (Va verso Jolanda e le parla con molta durezza) Che cosa vuoi provare, Jolanda? Che cos'hai in mente? Hai un pensiero segreto. Non fingere di no!

Jolanda                     - (innocente) Io?

Nicoletta                  - Sei gelosa, Jolanda. E segui un pio-cedimento molto puerile per cercar di persuadermi che i miei amici si infischiano di me e che tu sei la sola, la fedele, l'Unica.

Jolanda                     - E' vero. (Piagnucola) Un giorno te ne accorgerai. (Piange a dirotto) E quel giorno non è lontano.

Nicoletta                  - Non piangere, Jolanda... Te ne supplico, non piangere!

Jolanda                     - Ero venuta qua, buona buona, pronta a perdonare tutto!...

Nicoletta                  - A perdonare che cosa? Che cosa t'ho fatto, io?

Jolanda                     - Mi hai trattata come una pezza dai piedi, ecco che cosa m'hai fatto! Max era indignato! Nei momenti difficili, sai dove siamo; ma quando parti in quarta per i nuovi venuti, noi non esistiamo più. Via... Nella spazzatura!

Nicoletta                  - Subito coi paroloni, tu!

Jolanda                     - Sei sempre stata così! Ti ricordi li nostre vacanze al Cap d'Antibes? Quanti colpi ho dovuto accusare! Quella serata di gala al Palm Beach! Quando penso che a metà del pranzo siete! andati a raggiungere quegli inglesi che avevano il panfilo e ci avete piantati lì, Max ed io, a tavola, come due cretini!

Nicoletta                  - Oh, tu drammatizzi tutto. Io faccio certe cose, così, senza pensarci! Qualche volta, forse, sono incosciente, ma mai cattiva! Bisogna volermi bene come sono.

Jolanda                     - Questa volta hai passato i limiti! Se mi avessi, mettiamo... trascurata per degli amici che ne valevano la pena, te ne avrei serbato meno rancore! Ma vederti poi trattata così, mi fa doppia­mente soffrire, per te e per me!

Nicoletta                  - A sentir te sembra proprio che abbia conosciuto Alessandro due giorni fa.

Jolanda                     - Alessandro... Alessandro! Non ce l'ho con Alessandro! Ho mai avuto a dire con Ales­sandro quando uscivamo insieme tutti e quattro... il sabato sera?

Nicoletta                  - Allora ce l'hai con Maria Giusep­pina? Non dirmi che dai importanza a quella ra­gazzina...

Jolanda                     - Io non le dò nessuna importanza. Sei tu che gliela dai!

Nicoletta                  - Non capisci niente! Cerco di for­marla, per affetto ad Alessandro. E tu, invece di aiutarmi, semini zizzania.

Jolanda                     - Bada bene, mi sono molto simpatici, Alessandro e Maria Giuseppina; per quanto questa maniera di tornare a Parigi senza farsi vivi mi sembri un po' eccessiva! A me la sola cosa che dà sui nervi è di essere messa in disparte!

Nicoletta                  - In disparte da che cosa?

Jolanda                     - In disparte da tutto! (Scampanellata).

Nicoletta                  - Hai dato appuntamento a Max?

Jolanda                     - No, non sapevo nemmeno che sarei venuta da te!

Nicoletta                  - Ah, già, è vero! Il bisogno non ha legge...

Jolanda                     - Dio vede e provvede. Pensa che se non avessi bevuto sei tazze di té, saremmo rimaste in freddo!

Nicoletta                  - E' una scampanellata che conosco. Ma chi è?

Jolanda                     - Per saperlo non c'è che un mezzo, andar ad aprire. (Si precipita e torna, precedendo Alessandro in smoking) Era proprio al terzo!

Alessandro               - Nicoletta mia! Come sono felice di rivederti. (Le va incontro per abbracciarla).

Nicoletta                  - (ne carne né pesce) Sei qua, allora? (Quando sta per abbracciarla, lo ferma) Un ab­braccio?

Alessandro               - Certo! Che c'è di cambiato?

Nicoletta                  - Te, forse!

Alessandro               - Perché dici così? Sapevo bene che saresti stata furibonda perché non t'ho mai scritto. Ma questo prova che sono sempre lo stesso, no?

Jolanda                     - (abusando della situazione) Non devi volergliene, Nicoletta! Due innamorati in viaggio di nozze, non pensano che a loro stessi, è naturale! Non potevi pretendere che ti mandassero ogni giorno lunghe lettere, mazzi di fiori, ricordini...

Nicoletta                  - (lanciandole un occhiataccia) Va là, va là!

Jolanda                     - E poi le Baleari... Il bagno nudi nelle grotte in cui pullulano le aragoste!...

Nicoletta                  - Sì, Jolanda, sì... ho capito!

Alessandro               - Io no! (Ride) Cara Jolanda, sempre misteriosa! Hai una faccia... Ma la salute va bene, si vede. (Jolanda è raggiante).

Nicoletta                  - A che cosa dobbiamo l'onore di questa tua visita in abito di gala?

Alessandro               - Passo di volata... Siamo fuori di casa e poi abbiamo un ballo dai Lapointe.

Nicoletta                  - Ignoti.

Alessandro               - Lo so! Sono amici di Maria Giu­seppina... E così, vedi, non ho saputo resistere e sono salito!

Nicoletta                  - Molto gentile. E tua moglie?

Alessandro               - Oh, mia moglie! Come lo dici!

Nicoletta                  - Come vuoi che la chiami? E' tua moglie, no?

Alessandro               - Chiamala Maria Giuseppina, come sempre.

Nicoletta                  - Tutte queste sfumature, sai, per me... Dov'è?

Alessandro               - (un po' imbarazzato) E' giù, in macchina. Si scusa, ma siamo già in ritardo e dice che se sale rimane qua tre ore... Preferisce venirti a trovare da sola, e farti una lunga visita.

Nicoletta                  - Dille che venga quando ne ha tempo.

Alessandro               - E Cristiano, come sta? E' in cu­cina?

Nicoletta                  - No, fa il bagno. E... quando siete tornati?

Alessandro               - Non ho il coraggio di dirtelo... Ieri l'altro sera! Non è molto carino, ma te lo giuro, non ho avuto un attimo di respiro!

Jolanda                     - C'è il telefono!

Alessandro               - Nicoletta sa bene che con il tele­fono io me la intendo poco. E poi avevo tante cose da dirle!

Nicoletta                  - Davvero? Beh, dille...

Alessandro               - Prima di tutto, per la casa. Hai faticato tanto per noi. E' quasi pronta...

Nicoletta                  - Per modo di dire... Se avessi saputo che tornavate tanto presto, avrei sollecitato gli operai.

Alessandro               - Non preoccuparti. Ci siamo ac­campati in una stanza.

Nicoletta                  - E la cucina? Non c'è fornello...

Alessandro               - Non so come se la sbrogli Maria Giuseppina, credo che faccia tutto su un fornellino a spirito. Ma ti assicuro che mi fa delle pietanze complicatissime...

Jolanda                     - A qualcosa serve essere stata capitana!

Alessandro               - Uno di questi giorni organizziamo un pic-nic in casa nostra.

Nicoletta                  - Non imporre questa fatica a tua moglie! So bene quanto danno da fare certe cose.

Alessandro               - Ma no! Maria Giuseppina fa tutto senza far pesare la sua fatica. Non lo dico perché è mia moglie, ma è una padrona di casa perfetta.

Nicoletta                  - Com'è buffo! Siete arrivati ieri l'al­tro... non vantarti troppo!

Alessandro               - Non sai? Ha già disfatto tutti i bagagli. E se vedessi i suoi armadi... una perfe­zione.

Nicoletta                  - Meno male, non dovrò più occu­parmi dei tuoi vestiti. Come vedi, Sandrino mio, anche la provincia ha i suoi vantaggi!

Jolanda                     - Ho sentito un claxon! Non sarà Maria Giuseppina che si spazientisce?

Nicoletta                  - Non bisogna farla aspettare!

Alessandro               - Ho ancora cinque minuti. Non si annoia, ha la radio!

Jolanda                     - La radio? E' una novità?

Alessandro               - Sì. E anche la macchina. Una Chrysler.

Nicoletta                  - Accidenti! E' vero che con la dote della signorina Bonhomme ti puoi permettere que­sto e altro! Nessuno è più felice di me! Scusa, Jolanda, non dovevi fare una telefonata?

Jolanda                     - Io? No. (Si riprende) Ah! sì, è vero! A Max, per dirgli che mi venga a prendere. (Va al telefono).

Nicoletta                  - In camera mia, starai più tranquilla. (Jolanda esce, portandosi via il telefono).

Jolanda                     - Ne approfitto per dire a Cristiano di venir fuori dal bagno. (Esce).

Nicoletta                  - Eppure vedi, Sandrino mio, non riesco a capacitarmi che ti sei sposato!

Alessandro               - Sono innamorato cotto, sai?

Nicoletta                  - Questa non me l'aspettavo!

Alessandro               - Incredibile, eh? Mi son fatto pro­prio menare pel naso! Credo, anzi, che se, alla fine, mi son deciso a sposarmi è stato perché tu mi la­sciassi in pace. Tu, eri la più lungimirante di tutti noi! Tu avevi capito che Maria Giuseppina ed io eravamo fatti per andare d'accordo.

Nicoletta                  - Sono stata io a farvi andare d'ac­cordo! Ero sicura che fosse la donna per te. Quando mi dici che è deliziosa, non mi dici niente di nuovo. Ma adesso non crederti in dovere di forzare il tono e di far la parte dell'amante appassionato... E' un po' ridicolo!

 

Alessandro               - Sono ridicolo, lo so! Ma, invece, non è ridicolo il mio amore per lei.

Nicoletta                  - Questo tuo atteggiamento è esage­rato come quello che sbandieravi la sera in cui vi ho presentati l'uno all'altra. Moderati! Puoi assu­merlo se ti diverte, ma non puoi impedirmi di ri­dere.

Alessandro               - Però, Nicoletta, mi dici una cosa molto sgradevole!

Nicoletta                  - Non te lo ho mai mandato a dire! Tra noi, ci possiamo dire qualsiasi cosa.

Alessandro               - Ma adesso non sono il solo in causa, dimentichi Maria Giuseppina.

Nicoletta                  - Maria Giuseppina! Era in causa proprio Maria Giuseppina quando... diciamo la ve­rità, crepavi d'amore per me! Alessandro     - (cadendo dalle nuvole) Eh?

Nicoletta                  - Non te ne ricordi più? Hai la me­moria molto labile!

Alessandro               - Non voglio offenderti, ma debbo dirti che i sentimenti provati per te sono sempre stati di natura molto diversa da quelli che adesso provo per Maria Giuseppina.

Nicoletta                  - L'amore è sempre amore!

Alessandro               - E' quello che dico io. Per te, non era amore!

Nicoletta                  - Alessandro, ricordati la sera in cui ti ho presentato Maria Giuseppina, il nostro col­loquio, su questo divano...

Alessandro               - Eccome se me ne ricordo! Eri os­sessionata dal pallino della psicanalisi e mi hai dimostrato con la formula A più B che non ero innamorato di te.

Nicoletta                  - Ma non è vero niente. E' andata che... (Cristiano appare in accappatoio. Si asciuga i capelli con un asciugamano).

Cristiano                   - Ecco Alessandro! Bisogna vederlo per crederci. Beh, e le Baleari?

Alessandro               - Ne torniamo adesso, come vedi!

Cristiano                   - E Maria Giuseppina?

Nicoletta                  - E' rimasta sul marciapiedi ad aspet­tare lo sposo! (Jolanda fa capolino dalla stanza da letto).

Jolanda                     - Posso tornare adesso?

Cristiano                   - Nicoletta, Jolanda può tornare?

Nicoletta                  - Che cosa dici? Jolanda è in casa sua. Può andare e venire come e quando le pare!

Jolanda                     - Ho vuotato la scatola dei cioccolattini che avevi vicino al letto. Era una tentazione troppo forte.

Alessandro               - Bisogna assolutamente che scappi!

Cristiano                   - Sono io che ti faccio scappare?

Alessandro               - Dev'essere tardissimo! (Maria Giu­seppina appare nel fondo, sulla porta dell'ingresso. E' vestita da sera, radiosa di bellezza. Tutti le voltano le spalle e non l'hanno udita entrare).

Maria Giuseppina     - Sono le otto e mezzo! (Tutti si voltano) Son più di venti minuti che aspetto giù... Siccome la porta era aperta mi sono permessa di entrare...

Alessandro               - Oh, scusami, amor mio...

Maria Giuseppina     - Buona sera, Nicoletta!

Nicoletta                  - Buona sera.

Maria Giuseppina     - Come stai, Jolanda?

Jolanda                     - Benissimo. E tu, cara? Nicoletta ed io ci domandavamo se... (Nicoletta le rifila una gran gomitata. Jolanda si interrompe di scatto).

Maria Giuseppina     - Oh, Cristiano! Come son contenta di rivedervi tutti!

Cristiano                   - Anche a noi fa tanto piacere!

Maria Giuseppina     - Scusate questa interru­zione... Alessandro voleva ad ogni costo salire ad abbracciarvi. Io non ho osato accompagnarlo...

Cristiano                   - Ma perché?

Maria Giuseppina     - A dir la verità, mi sento un po' in colpa nei vostri riguardi e non avrei vo­luto venirvi a salutare così, di volata! (Alessandro e Cristiano si mettono a parlare tra loro, un po' in disparte).

Nicoletta                  - Ci conosci molto male, Maria Giu­seppina cara, o per lo meno ci hai dimenticati.

Maria Giuseppina     - Non credere che fosse una questione di forma. Era puro egoismo! Volevo go­dermi una bella rimpatriata.

Alessandro               - (voltandosi) Prendi subito appun­tamento con Nicoletta e scappiamo via!

Maria Giuseppina     - Oh! (Alza un lembo della gonna e si scopre una gamba) Ecco! Una maglia che scappa!

Jolanda                     - Un po' di sapone per fermarla!

Nicoletta                  - Ma no. Ho appena ricevuto delle meravigliose nylon dall'America, molto più fini delle tue. Voglio avere il piacere di offrirtene un paio.

Maria Giuseppina     - Prestamele. Sarà già una grande cortesia.

Nicoletta                  - Io non presto niente. Dò. (Va verso la annera da letto).

Maria Giuseppina     - (che comincia a sfilarsi le calze, un po' in disparte, ad Alessandro) Se arriviamo tardi, non è più soltanto per colpa tua, tesoro!

Jolanda                     - Io, è presto detto, rayon o nylon, ster­mino un paio di calze al giorno. Max ha fatto il calcolo. Con quello che spendiamo di calze in un anno, senza contare la rimagliatrice, potremmo avere due donne invece di una.

Maria Giuseppina     - Sei un fiore, Jolanda!

Jolanda                     - (che si strugge) Oh!... Tu piuttosto. Io non sono un po' troppo pallida?

Maria Giuseppina     - Tutt'altro... Sei decisamente colorita.

Jolanda                     - Davvero? Eppure oggi non ho nemmeno fatto la maschera! (Nicoletta torna con le calze che porge a Maria Giuseppina).

Nicoletta                  - Tieni.

Maria Giuseppina     - Grazie, Nicoletta. (Prende le calze e comincia a mettersele).

Jolanda                     - Trovo che Maria Giuseppina è di un'eleganza sublime!

Nicoletta                  - Sì. Che metamorfosi! E' incante­vole, quel vestito! (Pausa) Ma nella scollatura c'è qualcosa che mi disturba. Se fossi in te, non sco­prirei tanto le spalle. Sono un po' magre.

Jolanda                     - Perché è molto giovane.

Nicoletta                  - (a Jolanda) Scusa. Parlo da un punto di vista professionale. Quando avrai un'ora libera, dovrai venire a vedere la nostra nuova collezione.

Maria Giuseppina     - Con piacere. Ma, a dir la verità, non trovo che sia molto adatta a me. Voi vestite bene sopra tutto i tipi eccentrici, fatali...

Nicoletta                  - Ti dirò io che cosa devi prendere.

Maria Giuseppina     - Ma tu non mi vedi coi miei occhi... Vestita da sposa sembravo una soubrette.

Jolanda                     - Infatti era un po' rivista... (Nicoletta squadra Jolanda, furibonda).

Maria Giuseppina     - E, poi, non scelgo più niente senza il consiglio di Alessandro.

Nicoletta                  - (scoppiando a ridere) Oh, Ales­sandro!

Alessandro               - (voltandosi) Chi mi chiama?

Nicoletta                  - Nessuno! Rimanete per conto vostro, uomini. Parliamo di vestiti.

Alessandro               - (a Maria Giuseppina) Sei pronta, gioia?

Maria Giuseppina     - Mi rimetto la cipria sul naso e vengo, amore

Nicoletta                  - siete commoventi.

Jolanda                     - (sincera) Sono adorabili!

Maria Giuseppina     - (che comincia a incipriarsi, a darsi il rossetto, ecc.) Sai, Nicoletta, sono ri­masta un po' male per i parati di sala da pranzo.

Nicoletta                  - Liavevamo scelti insieme.

Maria Giuseppina     - Forse mi sono lasciata in­fluenzare... non so...

Nicoletta                  - Trovo che sono l'ideale!

Maria Giuseppina     - Credo che non saprò mai abituarmici!

Jolanda                     - Il colorito unito è sempre più pratico. Non stanca mai.

Nicoletta                  - E tu, Alessandro, che cosa ne pensi?

Alessandro               - (voltandosi) Come?

Nicoletta                  - A tua moglie non piacciono i parati della sala da pranzo.

Alessandro               - Io sono sempre del parere di Maria Giuseppina. Bisogna cambiarli.

Cristiano                   - Come sono?

 

Nicoletta                  - Tutti dipinti a mano, con scenette 1830, stile Nuova Orleans. Uno splendore!

Maria Giuseppina     - Cara Nicoletta, nessuno ti impedisce di coprirne le pareti di casa tua. Quanto a me, ho già deciso.

Nicoletta                  - Va bene, non insisto. Non ne par­liamo più. Ci avrò rimesso soltanto qualche pome­riggio e un patrimonio in tassì... ma questo non conta!

Maria Giuseppina     - Anzi! Hai faticato tanto per la nostra casa... troppo! Mi metti in imbarazzo. Hai perso per colpa nostra un sacco di tempo pre­zioso. Da oggi, non voglio più che tu ti occupi di niente.

Nicoletta                  - Oh Dio! Ma chi se ne occuperai1

Maria Giuseppina     - Beh, son qua io... insomma, ci siamo noi!

Nicoletta                  - (incredula) Non voglio scoraggiarvi, ma ci vuole una certa pratica!

Maria Giuseppina     - Pazienza. Faremo delle sciocchezze, ma saranno sciocchezze nostre!

Nicoletta                  - Beh, è un gusto come un altro. Io cercherò di rimediare ai danni... se saranno rime­diabili. Ma state in guardia contro un difetto di carattere...

Maria Giuseppina     - Oh, ne ho tanti!

Nicoletta                  - Alludo alla tua indecisione. Non sei sola. E' il difetto di moltissime donne. Nel mio mestiere, ci sono avvezza. Non sai mai che cosa vuoi.

Maria Giuseppina     - Giusto, Nicoletta, ma sono molto cambiata. Credo che, da qualche tempo in qua, so benissimo quello che voglio. Ho delle idee molto chiare, molto nette. Te ne stupiresti! Son pronta, Alessandro. Se vuoi, possiamo andare.

Alessandro               - Ai tuoi ordini, cara.

Jolanda                     - Dovete assolutamente venire a pren­dere il tè in casa mia.

Maria Giuseppina     - Con gioia. Fammi una te­lefonata la settimana prossima.

Jolanda                     - Non ho il tuo numero... Me lo darà Nicoletta.

Maria Giuseppina     - Grazie per le calze, Nico­letta. A prestissimo.

Nicoletta                  - Certo. Uno di questi giorni ci ve­diamo.

Maria Giuseppina     - Arrivederci a tutti!

Alessandro               - Arriveremo tardi. Arrivederci, Jo­landa. Arrivederci, Cristiano. Ciao, cara!

Maria Giuseppina     - (dall'ingresso) Vieni, Ales­sandro?

Cristiano                   - Ti accompagno. (Escono).

Jolanda                     - Avevi ragione. E' deliziosa! Mi ha conquistata!

Nicoletta                  - (perfida) Povera sciocchina! Mi ver­gognavo per te!

Jolanda                     - Perché'? Che cosa ho fatto?

Nicoletta                  - Ridicola, sei assolutamente ridicola! Che volgarità! Quella maniera di buttarsi al collo della gente! Che esagerazione, tutte quelle smorfie!

Jolanda                     - Pare impossibile! Poco fa me ne hai dette di tutti i colori perché sostenevi che ero ge­losa. E adesso mi rimproveri di essere stata troppo gentile! O sono troppo affettuosa o non lo sono abbastanza, non te ne va mai bene una!

Nicoletta                  - Sarebbe bastato fossi stata spontanea. Ma di questo sei incapace.

Jolanda                     - In compenso, tu non hai bisogno di fare sforzi: un'arpia, una vera suocera! (Torna Cri­stiano).

Cristiano                   - Evviva! Ricominciate a punzecchiarvi! Allora va tutto bene.

Jolanda                     - Nicoletta è insopportabile!

Cristiano                   - (sedendosi e prendendo una rivista) Bella novità, questa!

Nicoletta                  - Che bisogno avevi di invitarli a prendere il tè a casa tua? Li ho forse invitati, io? D'altronde non ci verranno!

Jolanda                     - L'ho fatto per fare un piacere a te. E, poi, perché non dovrebbero venire?

Nicoletta                  - Perché, se vuoi saperla tutta, Ales­sandro non vi ha mai potuto' soffrire.

Jolanda                     - Ma va là!

Nicoletta                  - Vi sopportava per fare un piacere a me.

Jolanda                     - Va là, va là, non attacca! Cerchi di confondere le carte! «Dividere per regnare»! E' un vecchio sistema.

Nicoletta                  - Tu, poi, l'esasperi a parlar sempre senza dir niente.

Jolanda                     - Non è per me.

Nicoletta                  - Quanto a tuo marito, lo trova avaro e volgare.

Jolanda                     - Avaro, può darsi! Ma volgare... cerca qualcos'altro.

Nicoletta                  - Non basta: ad Alessandro non piac­ciono le idee politiche di Max.

Jolanda                     - Beh, questa è bella! Per quanto tu; possa inventare tutto, questa è troppo grossa! Sii più precisa!

Nicoletta                  - Tuo marito parla del generale De Gaulle con un tono che gli dà fastidio.

Jolanda                     - Oh! perché un giorno ha detto che il generale stona quando canta la « Marsigliese »! E' vero: è stonato.

Nicoletta                  - Può darsi. Ma non si tratta di que­sto! E' un vizio tipicamente francese: denigrarsi!

Jolanda                     - (strillando) Sì, sono francese; e me ne vanto!

Nicoletta                  - Non più di me! Io sono rimasta in zona libera durante l'occupazione! I tedeschi non li ho voluti nemmeno vedere!

Jolanda                     - Troppo comodo! Noi invece, abbiamo sofferto! Abbiamo fatto le code! Abbiamo avuto fame, a Parigi! Basta, preferisco andarmene, perché se dessi retta a me stessa, ti direi certe verità che è meglio tacere.

Nicoletta                  - Dille! Dille!

Jolanda                     - Quest'altra volta. Non ci rimetti nulla ad aspettare! Arrivederci, Cristiano!

Cristiano                   - Arrivederci, Jolanda. Non te la pren­dere, va là! (Falsa uscita di Jolanda, che torna indietro).

Jolanda                     - (senza più argo-menti) Mi fanno ridere quelle che parlano di patriottismo e non sono nem­meno state capaci di mettere al mondo un figlio!

Nicoletta                  - Oh! Sentila, Cristiano! (A Jolanda) E tu, quanti ne hai messi al mondo di figli?

Jolanda                     - Ho tre nipotini e cinque nipotine, io! E, poi, non ho ancora detto l'ultima parola! (Esce molto dignitosamente, sbattendo la porta).

Nicoletta                  - Le ho detto il fatto suo!

Cristiano                   - Siete una più stupida dell'altra.

Nicoletta                  - Bravo! Difendila! Sei stato di una vigliaccheria inaudita, durante tutta la discussione.

Cristiano                   - Un po' di pace, Nicoletta!

Nicoletta                  - (gli strappa la rivista di mano che egli sta leggendo) E lascia stare questa rivista! L'hai già letta cento volte. Ho i nervi in pezzi. Vogliamo uscire?

Cristiano                   - Oh, questo no!... E' andato bene il nostro sabato!

Nicoletta                  - Bisogna proprio far due passi. Il giro del lago, per esempio. Fai presto, vestiti!

Cristiano                   - A quest'ora?

Nicoletta                  - Ho bisogno di una boccata d'aria! Aria! Aria! Aria!

Cristiano                   - Apri la finestra!

Nicoletta                  - (alzando le spalle) Dunque, non vuoi accompagnarmi?

Cristiano                   - No!

Nicoletta                  - (si lascia cadere sul divano, vicino a lui) L'umanità mi fa schifo! (Cristiano è di nuovo piombato a capofitto nella lettura) Bravo! Leggi! Parlo al muro; io! Sposatevi! La solitudine in due! La più brutta!

Cristiano                   - (che non la sta nemmeno a sentire) Un portacenere, per favore! (Nicoletta si alza; prende un portacenere e glielo porge meccanicamente sem­pre seguendo la propria idea).

Nicoletta                  - Sacrificatevi! Dedicate la vostra gio­vinezza, il vostro amore a un uomo. Fatelo felice! Ecco il risultato... E dire che non l'ho tradito nem­meno una volta... nemmeno una volta! (Cambiando tono) Di' un po', che ti raccontava Alessandro?

Cristiano                   - Eh?

Nicoletta                  - Chiedevo di che cosa parlavi con Alessandro dianzi, dietro le mie spalle?

Cristiano                   - Era lui che parlava! Io stavo a sentire.

Nicoletta                  - Di che si trattava?

Cristiano                   - Di Maria Giuseppina.

Nicoletta                  - Confidenze... da uomo a uomo?

Cristiano                   - Per modo di dire... non vede che per gli occhi suoi. E' la ottava meraviglia del mondo. E' proprio rimbecillito. Te ne dò atto. Hai fatto un pateracchio perfetto. Puoi aprire un'agenzia ma­trimoniale. (Lungo silenzio. Cristiano s'è rimesso a leggere. Nicoletta è pensierosa).

Nicoletta                  - Povero Alessandro!

Cristiano                   - Perché « povero Alessandro »? Nes­suno è più felice di lui. Ha una bella posizione. Ha sposato una ragazza deliziosa, che lo adora. E' piena di capriccetti, il che non guasta... Mi sem­bra al colmo della felicità.

Nicoletta                  - E io ti ripeto: povero Alessandro!

Cristiano                   - Spiegati!

Nicoletta                  - E' cornuto... cornuto a priori.

Cristiano                   - Sempre benevola.

Nicoletta                  - Capirai che Maria Giuseppina nes­suno l'ha capita meglio di me.

Cristiano                   - E io, invece, vedi, sono convinto che lo renderà felice.

Nicoletta                  - Oh, tu, figuriamoci... non hai nes­sun senso psicologico. Non hai visto niente, non hai osservato niente?

Cristiano                   - Ho visto che è diventata molto sedu­cente!

Nicoletta                  - Sì!... s'è accomodata. Non ti chiedo come la trovi fisicamente. Cristiano, non dirmi che non hai visto come ti guardava!

Cristiano                   - Mi guardava?

Nicoletta                  - Sì. Ti guardava! E in un certo modo, credi a me... E a più riprese.

Cristiano                   - Toh! E come mi guardava?

Nicoletta                  - Che bocca!... Non t'ha fatto impres­sione, quella bocca?

Cristiano                   - Non m'avrà mica guardato con la bocca!

Nicoletta                  - No. Ma ha una bocca che la sa lunga quando sta di fronte agli uomini.

Cristiano                   - Oh, agli uomini! Non c'eravamo che suo marito ed io!

Nicoletta                  - T'ha fatto delle sguerguenze vergo­gnose!

Cristiano                   - Povera Nicoletta mia, sei proprio ridicola. Che cosa sono tutte queste storie?

Nicoletta                  - Sei d'un candore disarmante! Anche se hai occhi solo per me, le altre donne sono liberis­sime di vederti! E di trovarti di loro gusto... Sei un bellissimo ragazzo!

Cristiano                   - Sì, beh, non c'è tanto male; ma da questo...

Nicoletta                  - Via, non far la civetta! Sei un bel figliolo e lo sai benissimo. Maria Giuseppina ha naso per gli uomini. Fin dal primo giorno ho visto che la turbavi. Caro mio, basta che tu alzi un dito perché cada come una pera cotta!

Cristiano                   - Parola mia d'onore, se seguiti finirò per provarci!

Nicoletta                  - Prima o poi, un uomo le farà la corte, e Alessandro sarà infelice.

Cristiano                   - Non precipitiamo gli eventi.

Nicoletta                  - Che bisogna fare, Cristiano?

Cristiano                   - Niente. Per l'amor di Dio, niente! Smetti per un po' di tempo di impicciarti dei fatti degli altri e lasciami in pace con tutte queste storie! (Nicoletta si sdraia vicino a Cristiano, sem­pre sprofondato nella sua rivista, e fa la gattina).

Nicoletta                  - Hai ragione, amor mio. Pensiamo un po' a noi.

Cristiano                   - (sbadigliando, butta via la rivista e co­mincia ad alzarsi in piedi) Beh... io vado a letto!

Nicoletta                  - Oh, no! Rimani con me!... Sii carino!... Adesso non ci disturberà più nessuno! Te lo prometto!

Cristiano                   - No., è troppo tardi... Sono stanco... Ho sonno! (Seguita a sbadigliare).

Nicoletta                  - (furibonda) Sei un bel tipo!

Cristiano                   - Non so perché, ma non mi reggo più in piedi.

Nicoletta                  - E' colpa del bagno. Per forza, con la tua mania di fare dei bagni bollenti e di starci dentro per delle ore.

Cristiano                   - A nanna! A nanna, tra i cuscini!

Nicoletta                  - Ma la doccia mi dici a che cosa serve? Stanotte non chiuderò occhio, lo sento!

Cristiano                   - (entra in camera da letto senza voltarsi indietro) Buona notte, ranocchietta!

Nicoletta                  - Bah... buona notte, rospaccio! (Ri­masta sola Nicoletta tira un sospirane e afferra mec­canicamente il libro di cucina che sfoglia. Legge sottovoce) « Ranocchie saltate alla Tarasconese. La rana deve essere tagliata da viva... ». Che orrore! Ma che mi son messa a leggere? Ah, ancora quel librac­cio schifoso! (Lo butta rabbiosamente dall'altra parte del divano).

Fine del secondo tempo

ATTO TERZO

(Un mese dopo. E' la sera del 14 luglio. Nicoletta e Alessandro sono soli. Bevono. Un lunghissimo silenzio. Suona una pendola).

Nicoletta                  - Smettila di mangiarti le unghie.

Alessandro               - (sgomento) Le nove e mezzo!

Nicoletta                  - Non far tante storie. Quell'orologio è sempre cinque minuti avanti.

Alessandro               - Bella consolazione! Li aspettiamo dalle sette.

Nicoletta                  - Maria Giuseppina non può essersi persa. E' con Cristiano! Arriveranno da un mo­mento all'altro.

Alessandro               - Son due ore che dici così, a quest'ora dovrebbero essere arrivati!

Nicoletta                  - Che ti devo dire?... Ne so quanto te! Non è buono, questo whisky?

Alessandro               - Una disgrazia! Non sarà mica acca­duta una disgrazia?

Nicoletta                  - Che disgrazia?

Alessandro               - Di macchina, per esempio! Cri­stiano guida da far pietà!

Nicoletta                  - E' un po' distratto, ma ha degli ottimi riflessi. E, poi, la macchina è mia. E Cri­stiano non s'azzarderebbe mai a riportarmi un para­fango ammaccato.

Alessandro               - Se provassi a telefonare?

Nicoletta                  - Dove? Se a casa tua non risponde nessuno!

Alessandro               - Al Commissariato!

Nicoletta                  - Se si dovesse disturbare il Commis­sariato tutte le volte che una persona ritarda di cinque minuti!

Alessandro               - E' il tuo orologio che va avanti di cinque minuti! Loro sono in ritardo di due ore! E' molto strano.

Nicoletta                  - Strano, ma non drammatico. O, per­lomeno, non ancora... Come sei pessimista!

Alessandro               - E tu, come sei incosciente!

Nicoletta                  - Comunque non è molto lusinghiero per me! Tu che ti lamenti di non vedermi più da sola...

Alessandro               - Confessa che in queste circostanze.,. Insomma, ricapitoliamo. Eravamo tutti e quattro al mercatino, davanti alle bancarelle. Maria Giusep­pina e tuo marito erano davanti a noi. Noi li segui­vamo a qualche passo di distanza, e ci siamo perduti di vista.

Nicoletta                  - Insomma, Alessandro, di che cosa hai paura?

Alessandro               - Di tutto.

Nicoletta                  - Di tutto che cosa?

Alessandro               - Non hai osservato niente da un po' di tempo in qua? Non trovi che Cristiano dimo­stri una eccessiva premura... nei riguardi di Maria . Giuseppina?

Nicoletta                  - Come sempre.

Alessandro               - Ma comincia a dispiacermi molto.

Nicoletta                  - Non devi dirlo a me, devi dirlo a Maria Giuseppina.

Alessandro               - E' la prima a esserne seccata.

Nicoletta                  - Si è lamentata?

Alessandro               - Non le piace piantare delle grane. Ma io trovo che tuo marito ha passato veramente i limiti...

Nicoletta                  - Tu trovi sopratutto che tua moglie sia il centro del mondo! E' una fissazione!

Alessandro               - Anche l'altra sera, al cinemato­grafo. Quel modo di trascinare Maria Giuseppina verso le due poltrone libere e di piantarmi tre file dietro, su un seggiolino... Con te!

Nicoletta                  - Una volta eri cortese e delicato. Non è più che un vago ricordo.

Alessandro               - Tutto questo è sgradevolissimo. Sono sposato, Maria Giuseppina è mia moglie. Niente concorrenze.

Nicoletta                  - Lascia che ti dica una cosa, Sandrino mio, non è la prima volta che una donna si butta al collo di Cristiano.

Alessandro               - Insinui che Maria Giuseppina?...

Nicoletta                  - Non m'interrompere, ti prego. Cri­stiano è un bellissimo uomo. E non se ne rende conto. Non se ne rende conto perché se ne infi­schia. Una sola donna l'interessa: io. Non ho nes­suna paura di Maria Giuseppina.

Alessandro               - Può darsi. Ma, invece, io non sono tanto tranquillo per quello che riguarda Cristiano. Dopo tutto, è un uomo!

Nicoletta                  - Perché: dopo tutto? Tu non hai nemmeno un quarto del fascino virile di Cristiano!

Alessandro               - Lascia andare il fascino virile...

Nicoletta                  - La verità è che Cristiano è una scusa. Tu hai semplicemente paura che tua moglie ti tra­disca.

Alessandro               - Oh, Nicoletta!

Nicoletta                  - Non solo adesso ho detto pane al pane e vino al vino! (Pausa) No, eppure, no, non credo che Maria Giuseppina ti tradisca. O per lo meno, non adesso...

Alessandro               - Non adesso? Benissimo! Lo dici come se un giorno dovesse capitare per forza!

Nicoletta                  -Non deformare il senso di tutto quanto sto dicendo, sappi soltanto che se ti capi­tasse, faresti parte della grandissima maggioranza degli uomini! Ecco tutto!

Alessandro               - Conosco abbastanza bene Maria Giuseppina per poter affermare che non mi capi­terà mai!

Nicoletta                  - No, non la conosci affatto!

Alessandro               - Mia moglie?

Nicoletta                  - Oh! da due mesi soltanto! Qualche settimana prima, non sapevi nemmeno che fosse al mondo!

Alessandro               - Può darsi, ma l'amo!

Nicoletta                  - Ragione di più per non poterla né giudicare né capire.

Alessandro               - Senti, Nicoletta, mi fai paura!

Nicoletta                  - Perché?

Alessandro               - Mi parli in un certo modo, sta­sera... Non so più nemmeno in che mondo sono! Io mi domando che cosa devo pensare!

Nicoletta                  - Oh! questo... Non c'è nessun nesso tra quello che dico e la loro scappatella!

 

Alessandro               - (angosciato) E se fossero partiti?

Nicoletta                  - Ma stai calmo... Ho detto « scappa­tella»... è la prima parola che mi è venuta alle labbra. Non hai niente da temere, è con Cristiano e, te lo ripeto, Cristiano è mio marito!

Alessandro               - E perché non dovrebbe apparte­nere anche lui all'immensa maggioranza di mariti che ingannano le mogli?

Nicoletta                  - Ho parlato di mogli che tradiscono i mariti e non mariti che tradiscono le mogli. E' diverso!

Alessandro               - E con chi li tradiscono... se non con i mariti delle altre?

Nicoletta                  - Li tradiscono con chi vogliono. Co­munque non con Cristiano!

Alessandro               - Siccome tu sei tanto sicura di Cri­stiano e io, dal canto mio, ho la più assoluta fiducia in Maria Giuseppina...

Nicoletta                  - Ma ero forse preoccupata, io?

Alessandro               - Pensavo a una disgrazia... Non pensavo di essere becco!

Nicoletta                  - E' una disgrazia come un'altra. Ed è proprio una disgrazia di questo genere che pensavi tu! Non farmi passare per stupida: altrimenti, non avresti fatto una scenata a proposito di Cri­stiano!

Alessandro               - Non ne parliamo più. Abbiamo già detto tante stupidaggini... Dopo tutto, la sera del quattordici luglio, con tutta la folla che c'è per le strade... quegli imbottigliamenti, quei balli sulle piazze...

Nicoletta                  - Adesso si che cominci a ragionare! Due ore e mezzo di ritardo che cosa vuoi che siano?

Alessandro               - Scusa, riprendo un po' di whisky... (Nicoletta si alza per versargli da bere).

Nicoletta                  - Ahi!

Alessandro               - Che c'è?

Nicoletta                  - Kiki!

Alessandro               - Eh?

Nicoletta                  - Kiki Cohen, la masseuse di Jolanda, la sua cura fa un bene... Di che cosa parlavamo?

Alessandro               - Ah, beh, sì... sì... (Silenzio imba­razzante).

Nicoletta                  - (gran dama) Non trovi che questo luglio sia molto più caldo del luglio scorso?

Alessandro               - Sì... forse. Benché l'anno scorso, se ricordo bene, proprio il quattordici luglio, mi sono dovuto cambiare tre volte la camicia!

Nicoletta                  - (fingendosi  molto interessata) Dav­vero?

Alessandro               - Ma il caldo era diverso. Non era un caldo asciutto come quest'anno.

Nicoletta                  - No, infatti, era un caldo piuttosto... come si dice?... un caldo umido.

Alessandro               - Sì, giusto. Un caldo umido.

Nicoletta                  - Perché c'è il caldo umido e il caldo asciutto.

Alessandro               - Le dieci meno un quarto!

Nicoletta                  - Come?

Alessandro               - Le dieci meno un quarto! Oh Dio! Dove diavolo saranno andati a finire?

Nicoletta                  - Ricominciamo! Ma son qua io. Mi sto rompendo la testa per trovare degli argomenti di conversazione... Parlo come un mulino a vento. E non mi sta nemmeno a sentire!

Alessandro               - Non è ammissibile! Non si spiega, assolutamente. Doveva pur capire che io sarei stato fuori di me. (Va avanti e indietro come una belva in gabbia) Il male è che sono cieco, completamente cieco. Ha sempre avuto un debole per Cristiano'. Lo vedono tutti, non è vero? Dillo! Dillo!

Nicoletta                  - Hem...

Alessandro               - Ma che cosa crede? Di darmi da bere le frottole che vuole? Ma nemmeno per sogno! Questa volta non attacca! Hai capito, Nicoletta, questa volta non attacca!

Nicoletta                  - Hem...

Alessandro               - (lasciandosi cadere sul divano) Ma perché mi fa una cosa simile? Perché? Svergo­gnata... (Si prende la testa fra le mani).

Nicoletta                  - (sedendosi vicino ad Alessandro) Fatti coraggio, bambinone.

Alessandro               - Ma, insomma, tu che cosa credi? Mi sembri tanto calma.

Nicoletta                  - Non voglio creder nulla. Del resto, m'è indifferente. La sola cosa che mi addolora è vederti in questo stato...

Alessandro               - Nicoletta, che cosa devo fare?

Nicoletta                  - E' proprio il momento buono per venirmi a chiedere un consiglio! Tutto quanto ac­cade, Sandrino mio, puoi dire di averlo voluto tu!

Alessandro               - Ma nemmeno per idea!

Nicoletta                  - Ti sei voluto sposare...

Alessandro               - Mi son voluto sposare, io? Sei tu che mi hai voluto sposare!

Nicoletta -                - Insomma, non si fa mica sposare un uomo per forza!

Alessandro               - No, ma l'idea è stata tua!

Nicoletta                  - Non era molto originale! Un giorno o l'altro, tutti si sposano! Non pensavo davvero, spingendoti a questo passo, che ti saresti lasciato menare pel naso così!

Alessandro               - Hai ragione. Da ora in poi ti giuro che l'aria cambia! Se no...

Nicoletta                  - Se no? (Scampanellata).

Alessandro               - (precipitandosi) Eccoli!

Nicoletta                  - Non buttarti come un pazzo! So­prattutto, non bisogna mai dare la soddisfazione di essere stati in pensiero! Toh, leggi il giornale. (Dopo un attimo, Nicoletta torna precedendo Jolanda e Max).

 

Jolanda                     - Ho suonato una sola volta per farti uno scherzo...

Max                          - Non credevi che saremmo venuti, vero?

Nicoletta                  - Infatti, no...

Alessandro               - Credevo foste andati a passare qual­che giorno in campagna...

Jolanda                     - Pensa che quando siamo arrivati alla Porta d'Orléans, sono stata presa dal rimpianto di non passare il quattordici luglio a Parigi.

Max                          - E abbiamo fatto dietro-front!

Jolanda                     - Parigi è così allegra! Bandiere! Bande militari! Petardi! Io sono nata per queste cose!

Max                          - Venite, andiamo fuori tutti insieme!

Jolanda                     - Cristiano e Maria Giuseppina dove sono?

Nicoletta                  - (perplessa) Ah... a vedere le ban­carelle...

Max                          - Di notte?

Jolanda                     - Beh, allora aspettiamoli! Ma non troppo! Io ho il fuoco sotto ai piedi! Mi sembri di cattivo umore, Alessandro!

Alessandro               - Ma tutt'altro! Passavamo una sera-, dna deliziosa, Nicoletta ed io!

Jolanda                     - Se fossi in te, caro Alessandro, non lascerei mai Maria Giuseppina sola con' Cristiano! E' un don Giovanni pericolosissimo!

Max                          - Mia moglie lo sa per esperienza!

Alessandro               - Vedo che stasera siete tutti e due molto in vena! Faremo un sacco di risate!

Jolanda                     - Ho deciso che stasera dobbiamo fare i balli popolari, e ti scritturo per una giava, Ales­sandro! Faremo ridere tutti!

Max                          - E i fuochi d'artificio! Non bisogna perdere i fuochi d'artificio!

Jolanda                     - Oh, Dio, è vero! L'anno scorso, era­vamo sulla terrazza dei Puilladoux, ma quest'anno sono tutti al mare!

Alessandro               - (imbronciato) Io ho fatto la guerra ed ho orrore dei fuochi d'artificio!

Jolanda                     - Non cercare di sciuparci il diverti­mento. Tutti hanno fatto la guerra... in un modo o nell'altro.

Max                          - Beh, che cosa facciamo? Sono quasi le dieci!

Alessandro               - (angosciato) Quasi le dieci?

Nicoletta                  - Andate avanti, noi vi raggiungiamo.

Jolanda                     - Come facciamo a ritrovarci fra tutta quella gente? Non bisogna perdersi!

Nicoletta                  - A meno che... perbacco!... dal set­timo piano si devono vedere benissimo i fuochi!

Max                          - Dal settimo piano sì, ma qua siamo al secondo!

Nicoletta                  - Nella stanza della donna! E' vuota! Ragazzi, se ve la sentite... Non ho altro da proporvi!

Jolanda                     - Perché no? La stanza della donna di servizio, il quattordici luglio è l'ideale!

Nicoletta                  - Vieni, Alessandro?

Alessandro               - No.

Nicoletta                  - (perentoria) Sì. Vieni.

Max                          - Portiamo su il whisky e i bicchieri.

Jolanda                     - Ottima idea!

Nicoletta                  - Si passa dalla cucina, coraggio! Bi­sogna fare la scala di servizio!

Jolanda                     - Che divertente! Nicoletta, sei un genio... (Escono tutti. La scena rimane deserta per qualche momento. Si sente sbattere la porta dell'ingresso. Poi, dall'ingresso, appaiono Maria Giu­seppina e Cristiano).

Maria Giuseppina     - Non c'è nessuno. (Chiama) Nicoletta!

Cristiano                   - (va ad aprire la porta della camera da letto) E' tutto acceso. Sono in casa di sicuro!

Maria Giuseppina     - (va ad aprire la porta della cucina) Nicoletta!

Cristiano                   - Saranno usciti un momento!

Maria Giuseppina     - Non ci mancava altro!

Cristiano                   - Aspettiamoli qua!

Maria Giuseppina     - Per stasera ne ho abbastanza di te!

Cristiano                   - Me ne vuoi?

Maria Giuseppina     - Sì. Te ne voglio. E' stata una cosa di pessimo gusto. Mi hai messo in una situazione insopportabile. Che cosa penserà Ales­sandro?

Cristiano                   - Mi romperà il muso!

Maria Giuseppina     - Non sarà gratuito!

Cristiano                   - Sì. Per me sarà gratuito! Tanto va­leva...

Maria Giuseppina     - Zitto! Sei un essere abbietto!

Cristiano                   - Va bene, sono un essere abbietto.

Maria Giuseppina     - Mi hai deluso, Cristiano!

Cristiano                   - Anche tu.

Maria Giuseppina     - Oh, smetti di fare lo spiri­toso. Ti credevo un amico.

Cristiano                   - Sai, tra uomo e donna le frontiere dell'amicizia sono molto elastiche.

Maria Giuseppina     - No, non lo so! So soltanto che il tuo atteggiamento mi offende' e mi dispiace.

Cristiano                   - Eppure, Maria Giuseppina, ti giuro che il mio desiderio di te non sminuisce affatto la mia amicizia!

Maria Giuseppina     - Manigoldo!

Cristiano                   - E' vero! Pranzo con te, gioco a carte con te, vado al cinematografo con te... Perché non dovrei fare l'amore con te? Si potrebbe dire: fare l'amicizia, ecco tutto!

Maria Giuseppina     - Il tuo senso dell'amicizia è molto sviluppato.

Cristiano                   - Il tuo, troppo poco!

Maria Giuseppina     - Credevo che fossi amico di Alessandro!

Cristiano                   - Sì... ma in un altro modo!

 

Maria Giuseppina     - Ti sbagli! Alessandro ed io siamo la stessa persona. Pensa a lui come pensi a me!

Cristiano                   - Ti assicuro, Maria Giuseppina mia, che sarebbe molto imbarazzante per tutti!

Maria Giuseppina     - Smetti di chiamarmi mia. Io non sono la tua Maria Giuseppina. Pensiamo piuttosto a quello che dobbiamo dire...

Cristiano                   - Le sai dire le bugie?

Maria Giuseppina     - Sì, come tutti!

Cristiano                   - Ma non è un obbligo.

Maria Giuseppina     - E' indispensabile per evi­tare una catastrofe!

Cristiano                   - E' molto generoso da parte tua. Gra­zie, Maria Giuseppina!

Maria Giuseppina     - Oh! Se si trattasse soltanto di te... Non so come potrò spiegare ad Alessandro e a Nicoletta che,, con la scusa di ricondurmi a casa in macchina, hai preso la direzione opposta... che mi sono ritrovata sulle rive della Senna e che, mal­grado le mie proteste, hai proseguito fino alla « Lo­canda del Frutto proibito»!

Cristiano                   - Hai pranzato con molto appetito!

Maria Giuseppina     - Ma controvoglia! Quel pran­zetto in due era ridicolo. E la tua arte di seduttore... devi perfezionarti, caro mio!

Cristiano                   - Sono ancora alle prime armi! Non avendo mai tradito Nicoletta... insomma, mai... una volta, o due o tre...

Maria Giuseppina     - Troppe. Ma questo non mi riguarda. Voglio soltanto che Nicoletta non sappia che avrei potuto essere la quarta.

Cristiano                   - A proposito, perché non hai voluto esserla?

Maria Giuseppina     - Come sei fatuo! Siccome sei un ragazzo piuttosto belloccio, e Nicoletta te lo ripete tutto il santo giorno, credi che nessuna donna possa resisterti. Beh, Cristiano non illuderti!

Cristiano                   - Ti prego, smetti di parlare con quel tono che proprio non ti sta a viso! Sii franca! Non ti dispiaccio, Maria Giuseppina. Non te lo dico per vanità. Tra noi c'era qualcosa di più della sim­patia reciproca. Ti giuro che non avrei fatto quella ridicola figura se il tuo atteggiamento non mi avesse incoraggiato.

Maria Giuseppina     - (cambiando tono) Sono molto giovane, Cristiano. E può darsi che, infatti, non mi sia resa ben conto di molte cose...

Cristiano                   - Non ti rendevi conto che ci vede­vamo tutti i giorni, sempre più spesso senza Ales­sandro e Nicoletta? Non ti rendevi conto che i nostri gusti si assomigliavano sempre più? Mi pre­stavi i tuoi libri preferiti, io ti accompagnavo dagli antiquari... Andavano a giocare a tennis, al galop­patoio... insomma, in una parola, non ci lasciavamo mai! Di tutto questo non ti rendevi conto, vero?

Maria Giuseppina     - Sì. E pensavo che tutto era semplice e chiaro, che niente era meno sospetto della nostra amicizia. Il tuo modo di fare non mi è mai parso equivoco!

Cristiano                   - Evidentemente mi sapevo dominare meglio di te. Perché durante le ore che abbiamo passate insieme, eri l'immagine stessa della donna innamorata!

Maria Giuseppina     - Sono una donna innamo­rata! Innamorata di mio marito! Tu partecipavi alla mia felicità, ecco tutto!

Cristiano                   - Non ti credo!

Maria Giuseppina     - Allora, non credermi! Ma anche se fossi innamorata di te, sappi che questo non cambierebbe niente. Sono sposata. Mi piace la lealtà. Forse è un po' fuori moda, ma ho piena coscienza del mio dovere. (Breve silenzio).

Cristiano                   - Dunque, siamo nemici?

Maria Giuseppina     - Dipende da te.

Cristiano                   - Ad ogni modo mi sembra difficile che continuiamo a vederci.

Maria Giuseppina     - Non essere tanto stupido da complicare le cose! (Nicoletta entra dalla porta della cucina).

Nicoletta                  - Ah, siete tornati?

Cristiano                   - Eri in casa?

Maria Giuseppina     - Alessandro non c'è?

Nicoletta                  - Siamo tutti al settimo piano nella stanza della donna, a vedere i fuochi. Ci sono anche Jolanda e Max. Ci divertiamo un mondo... Ero scesa proprio per lasciarvi un bigliettino nel caso foste tornati. Non vi aspettavamo tanto presto!

Maria Giuseppina     - Non sta troppo in pensiero?

Nicoletta                  - Alessandro? E perché? Ah, sì, per questo piccolo ritardo! Oh, no, tutt'altro! Non m'è parso fosse affatto in pena! Del resto avrei pensato io a tranquillizzarlo! Eri con Cristiano. Che cosa ti poteva succedere?

Maria Giuseppina. - Niente, naturalmente!

Cristiano                   - Naturalmente.

Nicoletta                  - Era tanto tempo che Alessandro ed io non stavamo un po' di tempo soli...

Maria Giuseppina     - Sei stata molto carina, Ni­coletta, ad aiutarlo a passare il tempo coi vostri vecchi ricordi...

Nicoletta                  - Il tempo è volato. I nostri vecchi ricordi li abbiamo ritrovati straordinariamente gio­vani! Intanto per non far misteri con te, devo dirti mia cara che abbiamo flirtato in un modo inde­cente!

Cristiano                   - (torvo) Anche noi, puoi figurartelo!

Nicoletta                  - Meno male! Mi sento meno in colpa!

Maria Giuseppina     - Se permettete, vado a rag­giungere mio marito... o, per lo meno quel po' che me ne rimane!

Nicoletta                  - Sali pure! La porta è aperta! E i gorgoglìi di Jolanda ti indicheranno la strada! Ti raggiungiamo subito! (Maria Giuseppina, esce dalla cucina) Beh, te l'avevo detto, no, che avrebbe! dato del filo da torcere ad Alessandro? Non mi sbaglio mai, io! Ammetterai che per una sposi» I è un po' grossa! Ma è divertente vedere le cose] I come le vedo io, con occhio obbiettivo.

Cristiano                   - E io?

Nicoletta                  - Come, e te?

Cristiano                   - Ero con lei!

Nicoletta                  - Grazie a Dio! Meglio te che un altro! Così le cose rimangono in famiglia.

Cristiano                   - Quali cose? Che cosa credi che sia  successo?

Nicoletta                  - Niente, proprio niente. Ti conosco bene! Ma, comunque esagera un po'. Dove siete  andati?

Cristiano                   - Alla « Locanda del Frutto proibito ».

Nicoletta                  - Raccontami tutto. Mi diverte...

Cristiano                   - Ti assicuro, Nicoletta, che c'è poco da ridere.

Nicoletta                  - Oh, non lamentarti! Dopo tutto, è una bella figliola. Un altro, al posto tuo, avrebbe ' fatto meno smorfie.

Cristiano                   - Sono stato io a condurcela.

Nicoletta                  - Non ne dubito! Visto che la mac­china la guidavi tu!

Cristiano                   - Sono stato io ad avere l'idea di quel pranzetto.

Nicoletta                  - Come avresti potuto fare diversamente? Moriva dalla voglia di andarci! Povera stella, avevi i soldi per pagare il conto?

Cristiano                   - Maria Giuseppina, per l'appunto, I non aveva proprio nessuna voglia di accompa­gnarmi laggiù.

Nicoletta                  - Bravo! E tu ce l'hai trascinata a viva forza!

Cristiano                   - Sì.

Nicoletta                  - Non le hai neanche permesso di telefonare per tranquillizzare il marito.

Cristiano                   - No.

Nicoletta                  - (scoppia a ridere) Valle a raccontare ad Alessandro che è pronto a berle tutte, ma a me no! (Primi scoppi di fuochi d'artificio che si succedono a intervalli regolari, fino alla fine della scena) . Perdiamo le prime girandole... Peccato!

Cristiano                   - Credo, che perderemo tutte le gi­randole. Ti devo parlare.

Nicoletta                  - Possiamo parlare più tardi, quando saranno andati via. Andiamo a raggiungerli. Siamo proprio villani... E, poi, vorrei molto sentire Maria  Giuseppina che dà delle spiegazioni ad Alessandro! Non fare quella faccia, tesoro; tu non ne hai colpa.

Cristiano                   - E' molto più importante che ci spieghiamo noi due.

Nicoletta                  - Che ci spieghiamo? Non ti chiedo  dei particolari! Credo a tutto quanto mi hai detto!

Cristiano                   - Io non ho detto niente! Sei tu che hai sistemato tutto a modo tuo! Siediti e stammi a sentire. E' questione d'un momento.

Nicoletta                  - Mi incuriosisci.

Cristiano                   - La tua confessione di poco fa mi fa piana la strada.

Nicoletta                  - Quale confessione? Oh! che razzi! Mi danno sui nervi! Ho confessato qualcosa, io?

Cristiano                   - La tua seratina con Alessandro...

Nicoletta                  - Sì. E allora?... .

Cristiano                   - Quello che avete fatto voi...

Nicoletta                  - Oh, scusa, povero caro. Ci hai creduto? Non pensavo di certo di dartela ad inten­dere! Era soltanto per complicare un po' le cose... E' così sicura di se quella Maria Giuseppina! Ca­pirai bene che se fosse dovuto accadere qualcosa tra me e Alessandro sarebbe accaduto da un pezzo. Non avrei aspettato che tu andassi a spasso con sua moglie!

Cristiano                   - I tuoi rapporti con Alessandro sono sempre stati misteriosissimi! Gli vuoi ' bene come una madre, come una sorella e come un'amante, tutt'insieme!

Nicoletta                  - Non capisci. Alessandro è un bam­bino. Anche tu, del resto, sei un bambino. Siete tutti dei bambini!

Cristiano                   - E Maria Giuseppina?

Nicoletta                  - (esitando) Sto parlando degli uo­mini!

Cristiano                   - Uomo o donna, credo che il più bambino tra tutti questi adulti sia proprio te!

Nicoletta                  - (conciliante) Ma sì, Gesummio, se ti fa piacere! Dunque, che cosa mi volevi dire?

Cristiano                   - Nicoletta, da qualche tempo, tra di noi c'è qualche cosa che non quadra.

Nicoletta                  - Cristiano, che stai dicendo?

Cristiano                   - Sei la solita incosciente, non ti ac­corgi di niente... Nicoletta, sono innamorato!

Nicoletta                  - Un vecchio amore... tra te e Rita Hayworth!

Cristiano                   - Non si tratta di una donna imma­ginaria!

Nicoletta                  - Non farmi ridere con questo mal di schiena! Chi è?

Cristiano                   - Non la conosci.

Nicoletta                  - Certo che la conosco! E' Maria Giu­seppina! Ti piace, eh?

Cristiano                   - Sì, mi piace.

Nicoletta                  - Ah. E poi?

Cristiano                   - Mi pare chiaro, no?

Nicoletta                  - Insomma... non è una cosa seria!

Cristiano                   - Sì, molto seria.

Nicoletta                  - Non ti credo! Siccome sono stata io a...

Cristiano                   - Sì, sei stata tu! E' tutta colpa tua!

Nicoletta                  - Ma allora?

Cristiano                   - Allora niente! Mi ha mandato al dia­volo!

Nicoletta                  - Eh?

Cristiano                   - Sì.

Nicoletta                  - Questa poi! E' un'umiliazione per me! L'ha fatto soltanto per umiliarmi! La signora ritiene che mio marito non sia degno di lei!

Cristiano                   - Si vede.

Nicoletta                  - Che figura ci faccio, io, adesso, con un marito che nessuna vuole! Un uomo rifiutato! Invecchi, Cristiano, ti assicuro che invecchi!

Cristiano                   - In altre parole ti secca che non. sia diventato l'amante di Maria Giuseppina?

Nicoletta                  - Oh, Cristiano, è vergognoso quello che dici! Povero Alessandro, avresti avuto il cuore di fargli un torto simile?

Cristiano                   - E tu? Che altro cercavi buttandomi fra le braccia di Maria Giuseppina?

Nicoletta                  - Buttandoti... buttandoti...

Cristiano                   - Quando mi enunciavi le sue qualità... quando mi dicevi che mi guardava con la bocca e che era innamorata pazza di me...

Nicoletta                  - Io ho detto che era innamorata pazza di te? Non me ne ricordo più!

Cristiano                   - Quando facevi di tutto per lasciarci soli, dove volevi arrivare?

Nicoletta                  - Prima di tutto esageri! A sentir te, sarei... machiavellica! Era soltanto una prova, una piccola prova!

Cristiano                   - Ad ogni modo mi accorgo che prendi le cose con molta filosofia. Che io sia inna­morato di un'altra donna non ti dà fastidio. Non ci pensi nemmeno. Tu vedi soltanto il fallimento della tua piccola manovra!

Nicoletta                  - Come fallimento è un bel falli­mento! Maria Giuseppina trionfa mentre io volevo soltanto farle mettere giù la cresta! Ah! Mi hai giocato un bel tiro, Cristiano!

Cristiano                   - Bisogna ad ogni costo provare ad Alessandro che era becco? Beh, non lo è! Bisogna che tu ti rassegni... Credi pure: il primo a essere desolato sono io!

Nicoletta                  - Adesso è tutto da rifare. Bisogna escogitare un altro sistema!

Cristiano                   - Non credi di averne fatti abbastanza dei disastri?

Nicoletta                  - Non ammetto che Alessandro abbia una falsa felicità!

Cristiano                   - Ma lascialo un po' in pace, Ales­sandro! (Jolanda e Max appaiono sulla porta della cucina).

Jolanda                     - Oh, ragazzi! Quella girandola, che ubriacatura! Ne vorrei una al giorno!

Max                          - Accidenti!

Jolanda                     - Avrei voluto essere un razzo anch'io, e lanciarmi nel cielo di Parigi per ricadere, poi, in una pioggia di stelle!

Max                          - Non ci badate. E' il whisky.

Jolanda                     - Non hai diritto di parlare! Io ho una grande sensibilità. Certe cose mi impressionano, così, mi portano via, quasi contro la mia volontà.

Max                          - Infatti Jolanda non perde mai né un fune­rale né un matrimonio!

Jolanda                     - Mi piacciono le belle cerimonie! Fin da bambina, vibravo tutta a sentire gli organi e gli ottoni!

Max                          - E i fuochi d'artificio!

Cristiano                   - Dunque era bello?

Jolanda                     - Un po' scialbo. I colori non sono più come prima della guerra. Ma, però, con un po' di fantasia...

Nicoletta                  - Perché non sei rimasta su?

Max                          - Perché è finito.

Nicoletta                  - E Maria Giuseppina e Alessandro che fanno?

Jolanda                     - Oh, non parlarmene. Va male.

Cristiano                   - Va male?

Max                          - Erano un po' tesi. Davamo disturbo.

Jolanda                     - Abbiamo fatto finta di non accorger­cene.

Nicoletta                  - Che si dicevano?

Max                          - Molto poco, almeno finché ci siamo stati noi...

Jolanda                     - Sì, ma in compenso, appena siamo venuti via... Oh, ti assicuro che c'era da tapparsi le orecchie!

Max                          - M'è toccato trascinar via Jolanda che indu­giava nel corridoio...

Jolanda                     - Che sfacciato! Era lui che stava tutt'orecchi!

Cristiano                   - In altre parole, stavate tutt'e due con l'orecchio incollato alla porta!

Jolanda                     - Beh, tanto non ho sentito niente... Sì, qualche parolina qua e là.

Nicoletta                  - (soddisfatta) Era ora che Alessandro facesse sentire la sua autorità di uomo!

Max                          - Sai, la sposetta è piuttosto brava a difen­dersi!

Jolanda                     - Sono affari loro. Non immischiamo­cene. Che si fa, adesso?

Cristiano                   - Adesso ve ne andate!

Jolanda                     - Oh, no, ci mancherebbe altro!

Cristiano                   - Non era una domanda la mia!

Nicoletta                  - Cristiano è un po' nervosetto. Li hai voluti i fuochi d'artificio? Beh, li hai avuti. E adesso vai a letto!

Max                          - Diamo fastidio?

Cristiano                   - E' che Nicoletta ed io vorremmo stare un po' soli.

Jolanda                     - Lassù davamo fastidio; quaggiù, diamo fastidio... dunque, se ho capito bene, diamo fastidio dappertutto.

Nicoletta                  - Ma no, cara, sai bene che tu non mi dai mai fastidio. Ma stasera...

Jolanda                     - Son successe cose poco ortodosse! Pit ferisco non saperle. C'è un po' di confusione ti voi quattro... Non importa! Farci tornare dalla campagna per cacciarci fuori alle dieci e un quali la sera del quattordici luglio... la sconterai!

Nicoletta                  - Ma se non siete nemmeno i i dalla Porta d'Orléans!

Jolanda                     - Abbiamo fatto malissimo! Quando che Max, esaurito com'è, avrebbe potuto riposar! pescando con la lenza... Vieni, Max...

Nicoletta                  - Ci telefoniamo.

Jolanda                     - Mi telefonerai tu, se vorrai.

Nicoletta                  - Ci vediamo domani.

Jolanda                     - Non so se sarò libera...

Nicoletta                  - Ad ogni modo, ci vediamo prestis­simo.

Jolanda                     - Forse. Vedremo. Se ne avrò voglia! I

Max                          - A domani!

Cristiano                   - Scusateci! E buon riposo!

Jolanda                     - Riposo? Andiamo a ballare a Piazza del Tertre! (Stupore di Max. Escono).

Nicoletta                  - Meno male.. Due di meno.

Cristiano                   - Anzi tre! (Si avvia verso la camera da letto).

Nicoletta                  - Cristiano, che cosa vai a fare?

Cristiano                   - La valigia.

Nicoletta                  - La valigia? E dove vai?

Cristiano                   - Dove non ci sei tu!

Nicoletta                  - Ma che cosa t'ho fatto? Che cosa t'ho detto?

Cristiano                   - (nel vano della porta) Mi hai seccato!!  

Nicoletta                  - Ti ho seccato! Non è la prima volta! Io ti ho sempre seccato!

Cristiano                   - Ma questa volta al punto che non posso più né sentirti né vederti.

Nicoletta                  - Cristiano!

Cristiano                   - Non c'è Cristiano che tenga! Cri­stiano ti ha sopportato più a lungo che ha potuto. Adesso ne ha abbastanza.

Nicoletta                  - Amore mio...

Cristiano                   - Una volta!

Nicoletta                  - «Ma mi ami!

Cristiano                   - Non lo so più.

Nicoletta                  - Lo so io!

Cristiano                   - Un amore non si mette mica in ghiacciaia come un pollo in gelatina.

Nicoletta                  - Paragoni il nostro amore a un pollo in gelatina!

Cristiano                   - Oh, non piagnucolare adesso.

Nicoletta                  - Mi abbandoni e vuoi che rida! Mi abbandoni proprio?

Cristiano                   - Solo per qualche tempo. Per una quindicina di giorni. E' meglio. Ho bisogno di calma.

Nicoletta                  - Ti proibisco di andare da tua madre.

Cristiano                   - Ti ho detto che ho bisogno di calma!

Nicoletta                  - Oh, quanto dolore mi dai! A me, che amo te solo al mondo!

Cristiano                   - Nessuno ci crederebbe!

Nicoletta                  - Ma tu mi conosci, sai come sono io!

Cristiano                   - Sei un'incosciente!

Nicoletta                  - E' vero! E' giusto! Sono un'inco­sciente!

Cristiano                   - E' molto comodo!

Nicoletta                  - Io voglio soltanto il bene di chi mi sta vicino, e non è affatto comodo! Nessuno di voi sa quanto mi dovete tutti; tutti quanti siete! Incom­presa! Sono una povera incompresa!

Cristiano                   - Niente drammi! Sono risoluto. Parto per otto giorni. Non è una tragedia. Ci farà un gran bene, all'uno e all'altra. Potrai finire in pace la tua serie di massaggi.

Nicoletta                  - Come lo dici! Cristiano, sfammi a sentire. Se parti...

Cristiano                   - Beh?

Nicoletta                  - Non so cosa sarà di me! Non posso vivere senza di, te! Non ci siamo mai lasciati da quando siamo sposati!

Cristiano                   - Tre giorni soli! Non ti chiedo che tre giorni!

Nicoletta                  - E alla casa chi ci pensa?

Cristiano                   - Ti arrangerai!

Nicoletta                  - Amore mio, stammi a sentire...

Cristiano                   - Che c'è?

Nicoletta                  - Ti ricordi il nostro viaggio in tan­dem nel Morvan?

Cristiano                   - Non cercar di intenerirmi!

Nicoletta                  - Amore mio, guardami!

Cristiano                   - Ti si scioglie il rimmel dagli occhi.

Nicoletta                  - (patetica) Sono cosa tua!

Cristiano                   - Una cosetta molto piccola... ma che occupa molto posto!

Nicoletta                  - Ma pur sempre cosa tua! E a Jolanda che dirò?

Cristiano                   - Quello che vorrai!

Nicoletta                  - Del resto non la vedrò. Non vedrò più nessuno. Eri tu che volevi avere degli amici! Eri tu che ti lamentavi di non averne! Beh, ci hanno fatto un bel servizio, gli amici! Gli amici servono soltanto a creare delle complicazioni! (Cristiano va verso la camera da letto. Nicoletta, rimasta sola si abbandona singhiozzando sul divano) Questo non me lo meritavo! No, non me lo meritavo... (Sulla porta della cucina appaiono Maria Giuseppina e Alessandro. Non vedono Nicoletta).

Alessandro               - Non ti sei stancata a far tante scale, tesoro?

Maria Giuseppina     - No, amore.

 

Nicoletta                  - (tirandosi su) Ah, siete qua, voi?

Alessandro               - Nicoletta mia, abbiamo una gran notizia da darti!

Nicoletta                  - Che combinazione! Anch'io!

Alessandro               - Ma che c'è? Mi sembri stravolta?

Nicoletta                  - C'è... c'è che Cristiano mi vuole lasciare.

Alessandro               - Cristiano? Avete litigato?

Nicoletta                  - Sono una donna ingannata, tradita!

Maria Giuseppina     - (con dolcezza) Ma no, Ni­coletta.

Nicoletta                  - Eh? Che cosa dici? Che cosa osi dire?

Maria Giuseppina     - Io dico: ma no! Cristiano ti adora e non ha la minima intenzione di lasciarti, anche se avete avuto una piccola discussione.

Nicoletta                  - Mi sembri molto al corrente dei fatti nostri.

Alessandro               - Ma, insomma, si può sapere che cos'è successo?

Nicoletta                  - Domandalo a Maria Giuseppina.

Alessandro               - Maria Giuseppina non c'entra niente. Tanto più che eravamo al settimo piano.

Nicoletta                  - So di che cosa parlo!

Maria Giuseppina     - Insomma, Nicoletta, non pensi a quello che dici!

Nicoletta                  - Tua moglie non t'ha riferito niente della sua seratina?

Alessandro               - Ma certo. Che cosa hai creduto? Sono rimasti con una gomma sgonfia all'altro capo di Parigi. Non c'era nemmeno un garage aperto. Per forza, la sera del quattordici luglio!

Nicoletta                  - Toh, divertente! Non ci avrei pen­sato! E il telefono, era chiuso anche quello?

Alessandro               - Maria Giuseppina credeva che fossi tornato a casa. Ha telefonato molte volte. Ma non rispondeva nessuno. Anzi, stava molto in pen­siero.

Nicoletta                  - Toh! E noi intanto, stavamo qua a bere del whisky e a ridacchiare come due cre­tini...

Maria Giuseppina     - E a flirtare in un modo indecente!

Alessandro               - Ah, proposito, bella trovata! Sono scherzi da farsi?

Nicoletta                  - Come? Maria Giuseppina l'ha be­vuta?

Alessandro               - (beato) Eccome! E quante me ne ha dette!

Nicoletta                  - Com'è ingenua! Abilissima!

Maria Giuseppina     - Hai un tono che non mi piace affatto, Nicoletta.

Nicoletta ;                 - Una domanda sola: il pranzetto alla «Locanda del Frutto proibito», lo avete fatto prima o dopo che si sgonfiasse la gomma?

Alessandro               - Ma che ti viene in mente?

Nicoletta                  - Come? Non lo sai? Scusami, Maria Giuseppina. Credevo che tuo marito fosse al cor­rente.

Alessandro               - Maria Giuseppina!

Maria Giuseppina     - T'ho detto una bugia, Ales­sandro. La gomma non s'è sgonfiata. Sono stata a pranzo da sola con Cristiano, alla « Locanda del Frutto proibito», come ha detto Nicoletta.

Nicoletta                  - Ecco, Alessandro! Ecco la verità! Tua moglie m'ha portato via il marito!

Alessandro               - Spiegati, Maria Giuseppina. Non capisco...

Maria Giuseppina     - Cristiano crede di essere innamorato di me...

Alessandro               - Che porco! Lo avrei giurato!

Maria Giuseppina     - E chi gli ha messo questa idea nella testa? Tu, Nicoletta. Tutti i mezzi erano buoni a farmi naufragare agli occhi di mio ma­rito. Ma non avevi previsto che invece di me sa­rebbe caduto in trappola Cristiano. Riprenditi tuo marito, cara mia, io non so che cosa farmene!

Alessandro               - Comunque spero che non ti abbia mancato di rispetto!

Maria Giuseppina     - Niente paroloni, Alessan­dro, te ne prego! (Cristiano apre la porta e affare. Ha una valigia in mano. Maria Giuseppina ad Alessandro) Te ne supplico, Alessandro, non far storie!

Cristiano                   - Oh, no! Niente storie, per carità! Devo soltanto passare! (Si avvia verso la porta dell'ingresso). Non dico niente, ma lo penso

Maria Giuseppina     - Cristiano! Non fare scioc­chezze! Basta, non fare altre bambinate!

Nicoletta                  - (staccata) Che io sappia, è maggiorenne! Alessandro anch'io!

Maria Giuseppina     - Stammi a sentire, Cristiano. Anche tu, Nicoletta...

Nicoletta                  - Non faccio altro! Mi pare anzi di essere molto paziente!

Maria Giuseppina     - Voglio che siate i primi a condividere la nostra gioia!

Nicoletta                  - A me le condivisioni piacciono poco!

Maria Giuseppina     - Alessandro, dillo tu!

Nicoletta                  - Beh, sì o no?

Cristiano                   - Che c'è?

Alessandro               - (confuso, come un collegiale) Beh, dunque, Maria Giuseppina ed io... anzi, più Maria Giuseppina che io... Ma anch'io ci ho la mia parte... dunque, Maria Giuseppina ed io...

Cristiano                   - Forza, partorisci, Alessandro, parto­risci!

Alessandro               - Quello, deve sempre sciuparmi gli effetti!

Nicoletta                  - Che, un bambino?

 

Maria Giuseppina     - Sì, Nicoletta. E' per questo che ti prego di dimenticare tutte le parole sgradevoli che ci siamo scambiate. Per conto mio, non ricordo più niente.

Nicoletta                  - (dopo un attimo di riflessione) il bambino!... Me lo potevi dire subito! Mi hai sui rato in velocità! Chiedo la riconciliazione.

Cristiano                   - (ad Alessandro) hanno ragione loro, Insomma, Alessandro, siamo amici o non lo siamo?

Alessandro               - Avresti potuto domandartelo un po' prima. Comunque, sono superiore a queste cose,

Nicoletta                  - Forza, un bell'abbraccio! (Va per abbracciare Cristiano) Cristiano, è deciso, non partì] più?

Cristiano                   - (borbottando) Non parto più... non parto più...

Maria Giuseppina     - No, Cristiano, non parti più!

Alessandro               - Ah, è una voglia! Non bisogna contrastare le voglie delle donne incinte! Cristiano, non parti più!

Nicoletta                  - Alessandro! Un bambino! Un bambino piccolo piccolo! Sono madrina! Oh, come lo vizierò il mio figlioccio!

Alessandro               - Perché un maschio?

Nicoletta                  - Oh, niente femmine! Che orrore! E poi, sai Alessandro, ci penso io a guidare tuo figlio! E come sarà educato! Ho delle idee molto personali sull'educazione dei bambini. In Francia non se ne intendono! I metodi scandinavi sono i più sicuri!

Maria Giuseppina     - Spero che qualche volta me lo farai vedere.

Nicoletta                  - Cristiano, vai a prendere lo cham­pagne! Bisogna festeggiare l'avvenimento!

Maria Giuseppina     - Non per Alessandro. Ha già bevuto troppo whisky.

Alessandro               - (felice) Vedi che cosa vuol dire? Una corda al collo...

Nicoletta :                - Non bisogna martirizzare il marito, Maria Giuseppina! Io non ho mai rifiutato da bere a Cristiano!

Cristiano                   - (sulla soglia della porta della cucina) Per la semplice ragione che ha sempre più sete di me! (Esce).

Nicoletta                  - Se non ci si sbronza un po' stasera, quando è che ci si deve sbronzare?

Maria Giuseppina     - Devo dire che saremmo stati degli stupidi a litigare per tanto poco! Che cosa c'era venuto in mente, ragazzi?

Alessandro               - C'è proprio da chiederselo!

Nicoletta                  - E' molto semplice: eravamo tutti da manicomio! (Cristiano torna con lo champagne).

Cristiano                   - Sapete, non faremo pazzie! E' l'ul­tima! (Versa da bere durante le battute seguenti).

Nicoletta                  - Beh, Cristiano, non ti pare tanto bello essere qui tutti e quattro, così? Oh! Rivedo la sera in cui Maria Giuseppina è venuta qua per la prima volta... Era così timida... Così carina...

Alessandro               - Il colpo di fulmine!

Nicoletta                  - Questa seratina è la mia ricompensa!

Maria Giuseppina     - A proposito, dove sono fi­niti Jolanda e Max?

Nicoletta                  - Liquidati! Si è offesa, tanto per cambiare...

Alessandro               - Sono buoni, ma un po' rompi­scatole...

Maria Giuseppina     - Bisogna essere indulgenti con gli amici!

Nicoletta                  - E invece no, scusa, non sono del tuo parere. In amicizia bisogna essere molto esi­genti! Si hanno i « propri » amici, e poi gli « altri »... Non vuol dire che Jolanda sia mia amica pel sol fatto che si fa in quattro per farmi dei piccoli fa­vori. Sarebbe troppo facile!

Maria Giuseppina     - Tra Jolanda e noi ci sarà sempre un abisso: non appartiene al nostro am­biente.

Cristiano                   - E Max è impresentabile!

Nicoletta                  - Sì. Possiamo dircelo proprio perché vogliamo bene a tutt'e due...

Alessandro               - Eppure sembra che non se ne ren­dano conto affatto: questo è molto grave...

Cristiano                   - Non si potrebbe cambiare discorso? Che cos'avete fatto di bello in questi giorni?

Maria Giuseppina     - Niente di straordinario...

Alessandro               - Ieri sera avevo voglia di andare al cinematografo, ma non c'era niente da vedere...

Nicoletta                  - Invece sì! Vi consiglio molto quel film a colori che danno adesso ai Champs Elysées... Accade tutto a Honolulu... Oh! Non mi ricordo mai i titoli e i nomi degli attori...

Cristiano                   - C'è una scena d'amore sottomarina che è una meraviglia!

Maria Giuseppina     - Ah! Ho capito a che cosa alludi! L'abbiamo visto. Ti ricordi, Alessandro? Sia­mo venuti via prima che finisse.

Alessandro               - Oh, una barba!

Nicoletta                  - Non mi sembra affatto. Cristiano s'è divertito un mondo. Siete troppo difficili, fi­glioli miei. Il cinematografo è così,..

Maria Giuseppina     - Per fortuna, no! C'è di che falsare lo spirito di una intera generazione con delle stupidaggini come quella.

Cristiano                   - Allora vuol dire che abbiamo lo spirito falsato!

Alessandro               - Io non capisco com'è possibile che gente come voi...

Nicoletta                  - Che vuol dire « gente come noi »?

Alessandro               - Insomma, il pubblico medio!

Nicoletta                  - Il pubblico medio! Hai capito, Cri­stiano?

 

Alessandro               - Che cosa dovrei dire: il pubblico intellettuale?

Nicoletta                  - Almeno così, non ci facciamo illu­sioni. E' chiaro, e preciso. Cristiano, prendiamo atto, siamo due cretini!

Maria Giuseppina     - E', strano, Nicoletta, ma qualche volta hai una voce così stridula! Vibra negli orecchi!

Cristiano                   - Prima di tutto mi ricordo che ogni volta che abbiamo portato Alessandro al cinemato­grafo, s'è addormentato!

Nicoletta                  - Sai benissimo che Alessandro se ne frega del film. Ripete quello che dice Maria Giu­seppina...

Maria Giuseppina     - Preferiresti che ripetesse quello che dici tu?

Alessandro               - Ho tanta età per poter esprimere un giudizio che sia mio!

Nicoletta                  - (ridendo) Va là, va là, povero Sandrino!

Maria Giuseppina     - A che cosa vorresti alludere?

Cristiano                   - (un po' scherzoso) Toh, non siamo mica tutti costretti ad inventare la polvere da sparo...

Alessandro               - (che non sta affatto allo scherzo) Senti un po', Guglielmo Marconi...

Maria Giuseppina     - Mi sembra piuttosto diver­tente che Cristiano, il quale non è mai riuscito di farsi una posizione, si permetta di criticare Ales­sandro!

Cristiano                   - Ma come, non si può nemmeno scherzare?

Nicoletta                  - In voi due c'è una cosa veramente pietosa, ed è la vostra mancanza di spirito. Pesate delle tonnellate, delle tonnellate!

Maria Giuseppina     - E' troppo facile chiamare « spirito » la mancanza di tatto e di educazione!

Nicoletta                  - Potrei insegnartene io! Sono stata allevata da una governante inglese, sai?

Alessandro               - Sì, per dar la polvere negli occhi! C'è qualcosa di più importante di tutte queste smorfie: è l'educazione del cuore. Ma tu non ne hai!

Nicoletta                  - Ah, dunque, io non avrei cuore? Io, non avrei cuore? Dopo tutto quello che ho fatto per te!

Maria Giuseppina     - Hai di che vantartene!

Cristiano                   - E pensare che per cinque anni ho sopportato quel pappagallo alla mia tavola e nel mio bagno!

Alessandro               - Per quel che t'è costato! Ti fai mantenere da tua moglie!

Nicoletta                  - Bravo! Come se tu avessi sputato sulla dote di Maria Giuseppina!

Maria Giuseppina     - Giustissimo! Ci siamo di­menticati di pagarti la senseria, Nicoletta!

Nicoletta                  - (col fiato mozzo) Vipera!

Cristiano                   - Lascia andare, Nicoletta! Che cosa vuoi che ci importi dell'opinione di questi cafoni!

Alessandro               - Una mano sul viso! Ora gli sbatto una mano sul viso!

Cristiano                   - Provaci un po'!

Maria Giuseppina     - Fermali! Ora si picchiano!

Nicoletta                  - Non ti avvicinare, se no ti cavo gli occhi!

Maria Giuseppina     - Isterica.

Nicoletta                  - Ti sputo in faccia.

Alessandro               - Se non mi trattenessi lo ridurrei una poltiglia!

Cristiano                   - Via! Fuori! Fuori di casa mia!

Alessandro               - (a Cristiano) Povero smidollato!

Nicoletta                  - (ad Alessandro) Cornuto!

Maria Giuseppina     - Lasciali perdere, Alessandro.

Nicoletta                  - Andate all'inferno!

Alessandro               - (prima di andarsene) Schifosi! (Maria Giuseppina ed Alessandro se ne vanno si at­tendo la porta).

Nicoletta                  - (lungo silenzio) Ma insomma, che cos'è successo, Cristiano?

Cristiano                   - Ho sturato lo champagne... Vi stavate abbracciando...

Nicoletta                  - E poi?

Cristiano                   - Beh, poi... la conversazione si è su­bito animata!

Nicoletta                  - Accidenti! Come sono sbottati! Ho i nervi che tremano...

Cristiano                   - Calmati, cara. E che questo ti serva di lezione.

Nicoletta                  - Sì. Ci si dà tanta pena per tutti, e poi...

Cristiano                   - Che gentaglia!

Nicoletta                  - Per fortuna ci sono io, povera stella! Era ora che ti liberassi dalle sgrinfie di quell'arpia!

Cristiano                   - Di quell'arpia?... Ah, sì... Oh, sai, le donne...

Nicoletta                  - Hai proprio ragione. Una vale l'altra.

Cristiano                   - E tu?

Nicoletta                  - (raggiante) Io? Io sono la maggiore di tutte!... E a te piace tanto che sia così! Infatti: sei rimasto con me!

Cristiano                   - Sai perché sono rimasto? Per le pian­tine verdi. Con te, dopo tre giorni, sarebbero morte! Ti assicuro che se non ci fosse stato il filodendro...

Nicoletta                  - Lo dici: ma è triste che lo pensi!

Cristiano                   - Ora ti domo io. Vedrai!

Nicoletta                  - Bravo, tesoro. Domami.

Cristiano                   - Intanto dobbiamo cambiare aria tutti e due. Un viaggetto, ci vuole per forza.

Nicoletta                  - Oh, non prima di settembre, amor mio. Non prima che sia pronta la nuova collezione!

Cristiano                   - Pianti tutto. Hai capito?

Nicoletta                  - Abusi della situazione... dove andiamo?

Cristiano                   - Alle Baleari!

Nicoletta                  - Giusto! Alle Baleari! Così crepano! di rabbia.

Cristiano                   - Bisogna provargli che si può essere felici come loro!

Nicoletta                  - Molto di più! Non te ne voglio! mica, sai?... Un po' di sangue alla testa, una vampata di desiderio... E' molto naturale in un ragazzo della tua età!

Cristiano                   - Crisi di rammollimento!

Nicoletta                  - Non è questo, l'amore... Mi ami

Cristiano                   - Sì, cosa mia.

Nicoletta                  - Che cosa vuol dire?

Cristiano                   - Non sei più cosa mia?

Nicoletta                  - (alzando le spalle) Sono tutto ciò! che vuoi tu! (Si baciano).

Cristiano                   - Non li rivedremo mai più, vero

Nicoletta                  - Chi, amor mio?

Cristiano                   - Maria Giuseppina e Alessandro.

Nicoletta                  - No, sai... (Pausa) O per lo meno, ci vorrà,molto tempo... (Pausa) Quando torneremo dalle Baleari!

Cristiano                   - Andiamo a nanna?

Nicoletta                  - Jolanda... Jolanda.

Cristiano                   - Jolanda?

Nicoletta                  - Perché no? Jolanda! Ti meraviglia che telefoni alla mia amica Jolanda? Siamo state in collegio insieme... Ha un cuore d'oro... (Comincia a formare il numero) Mi ha salvato la vita... quella volta degli orecchioni! E' stata... ammirevole... Nes­suno voleva avvicinarmi. E tanto meno tua madre, naturalmente...

Cristiano                   - Povera mamma! Non ha mai avuto gli orecchioni! A settant'anni...

Nicoletta                  - Io, sai, sono fatalista! Di qualcosa bisogna pur morire! (Al telefono) Sì, Jolanda... Mi hai salvato la vita... Come? Non ti pare che ne valga la pena? Ma no, non ho bevuto! Ti telefono per dirti che vi vogliamo molto bene, tutti e due. Per quanto grandi siano le porcherie che mi fai, la nostra amicizia è sacra! E qualsiasi cosa accada, Jolanda mia, noi quattro saremo sempre... amici per la pelle....

FINE

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