Amicissimi

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AMICISSIMI

Novella dialogata di Luigi Pirandello Adattamento di Peppino De Filippo

Personaggi

GigìMear

L'amico (intimo)

La domestica

Il narratore

IL TEMA: Dall'incontro dei fratelli De Filippo con Pirandello nacque una collaborazione artistica, e Peppino volle adattare questa sua novella fondata su un grottesco vuoto di memoria.

Il resto pubblicato èintegrale.

Senza scena. V'èsolo un ridònero o di altro colore, un tavolo per due, e due sedie. Il resto saràtutto immaginario.

NARRATORE: (fuori sipario) GigìMear, incappottato quella mattina (eh, con la tramontana dopo i quaranta non si scherza) aspettava sul Lungotevere de' Mellini il tram per Porta Pia, che doveva condurlo, come tutti i giorni, in via Pastrengo, innanzi alla Corte dei Conti, ove era impiegato.

Ènoto a tutti che i tram non passano mai, quando sono aspettati. Quella mattina intanto tirava la tramontana gelida, tagliente, e GigìMear (sipario) pestava i piedi guardando l'acqua aggricciata del fiume, che pareva sentisse un gran freddo anch'esso, poverino, lì, come in camicia, tra quelle dighe rigide, scialbe, della nuova arginatura.

Come Dio volle, ecco il tram. (campanella) E GigìMear si disponeva a montarvi, quando, dal Ponte Cavour, si sentìchiamare a gran voce:

L'AMICO: Gigin! Gigin!

NARRATORE: E cercava di scorgere in mezzo alla folla la persona che l'aveva chiamato. In compenso si trovòfra le braccia d'uno sconosciuto che si mostròsuo intimo amico almeno a giudicare dalla violenza con cui si fece avanti per baciarlo. Intanto il tram, passando di corsa, se la filò.

L'AMICO: Gigin: sono io! Ti ho riconosciuto subito. Ma che vedo! Giàvenerando? E non ti vergogni? Un altro bacio, a Gigì. Quando t'ho visto alzare le braccia per montare su quel demonio m'èparso un tradimento, m'èparso!

GIGINO: Già. Andavo all'ufficio.

L'AMICO: Mi farai il piacere di non parlare di porcherie in questo momento.

Tu non m'aspettavi èvero? Eh, ti vedo dalla faccia. Non m'aspettavi.

GIGINO: No... per dir la verità! ...

L'AMICO: Sono arrivato ieri sera. E ti porto i saluti di tuo fratello, il quale... ti faccio ridere! Voleva darmi un biglietto di presentazione per te. Come! dico. Per Gigione? Ma sa che io l'ho conosciuto prima di lei. Amici d'infanzia, porca miseria, ci siamo rotti tante volte reciprocamente la testa .... Compagni di Università... la grande Pisa, Gìgt, ti ricordi? Il campanone della chiesa che tu non sentivi mai, mai, dormendo come un... diciamo ghiro, eh? Sarebbe meglio dire: come un porco. Una volta solo lo sentisti, e ti parve che chiamassero al fuoco. Bei tempi! Tuo fratello sta benone, sai?, grazie a Dio. Abbiamo combinato assieme un certo affaruccio, e son qua per questo. Oh, ma tu che hai? Sei funebre. Hai preso moglie? ...

GIGINO: (riscotendosi) No, caro.

L'AMICO: Stai per prenderla?

GIGINO: Sei matto? Dopo i quaranta? Neanche per sogno!

L'AMICO: (fissandolo con uno sguardo acuto) Quaranta? E se fossero cinquanta, Gigione, e sonati?... Sei nato... aspetta: nell'aprile di 50 anni fa, non èvero? ...

GIGINO: Quarantanove, se permetti, o vuoi saperlo meglio di me, adesso? Tu sei di quelli che quando hanno conosciuto una persona pretendono di saperne tutto: vita morte e miracoli! Ma tu che sai? Mi conosci? Che conosci di me? Fa il piacere. Finora quarantanove e qualche mese.

L'AMICO: E niente moglie! Beato te. lo sì, purtroppo. Ah, una tragedia: ti faròschiattare dalle risa. Restiamo intesi, intanto, oh! che tu mi hai invitato a pranzo. Dove mangi di questi tempi? Sempre dal vecchio Barba?

GIGINO: (con crescente stupore) Ah, sai anche del vecchio Barba? C'eri forse anche tu?

L'AMICO: Io? Da Barba? Come vuoi che ci fossi, se sono a Livorno. Mi ricordo ...

GIGINO: Ma adesso... se devi farmi compagnia a tavola, bisogna che avverta

a casa mia, la cameriera ...

L'AMICO: Giovane?...

GIGINO: Eh, così...

L'AMICO: E dove abiti? Da queste parti?...

GIGINO: Proprio qui a pochi passi ...

L'AMICO: Andiamo t'accompagno. Mi piace vedere dove alloggi. Oggi non ti lascio più. (Escono)

Siparietto

NARRATORE: E Gigìentra con lo sconosciuto nel portone di casa sua. Cominciano a salire le scale. (sipario) Ma il Mear ha un'idea fissa nel cervello: ricordare il nome di questo amico cadutogli addosso e del quale, per quanti sforzi faccia, poprio non si rammenta.

L'AMICO: Bel palazzotto

GIGINO: Sai, si tratta di una casetta ...

L'AMICO: La casetta... ma tu parli anche in diminutivi adesso.

GIGINO: Bisogna prenderla con le buone questa vitaccia, carezzarla coi diminutivi, se no te la fa. Non voglio mica ridurmi alla fossa a quattro piedi, io.

L'AMICO: Perché? Tu credi l'uomo bipede? So io che sforzi faccio certi momenti a tenermi ritto su due zampe soltanto: a lasciar fare alla natura, noi saremmo, per inclinazione, tutti quadrupedi. La miglior cosa! Piùcomodi, ben posati, sempre in equilibrio. Quante volte mi butterei a camminare a terra, così, con le mani puntate, gattoni! Questa maledetta civiltàci rovina! Quadrupede, io sarei una bella bestia selvaggia: senza moglie, nédebiti, népensieri... vuoi farmi piangere? Me ne vado! Hai sigarette? Ah, già! Tu non fumi.

GIGINO: Tu sai che io non fumo. Una volta ...

L'AMICO: Ho visto il tabaccaio all'angolo, un salto e torno subito... (via)

GIGINO: Ti aspetto.

NARRATORE: GigìMear intontito dalla buffonesca loquela di quel suo amico piovuto dal cielo, metteva a tortura la memoria per sapere come diamine si chiamasse, come e quando lo avesse conosciuto a Pisa, da ragazzo o da studente d'Università. Non osava intanto domandargli un chiarimento. L'intimitàche esso gli dimostrava era tanta e tale, che temeva d'offenderlo. Pensòdi consultare il taccuino nel quale aveva segnato i nomi e gli indirizzi di alcuni suoi amici e conoscenti. Si propose d'usare qualche astuzia.

L'AMICO: Eccomi di ritorno, Gigino (suonano il campanello)

DOMESTICA: Chi è?

L'AMICO: (con voce melliflua) Il padroncino.

DOMESTICA: Ma il padrone non èin casa.

GIGINO: (all'amico) Sta zitto. (alla domestica) Sono io, apri, insomma.

DOMESTICA: (apre e i due entrano)

GIGINO: Sono tornato in compagnia. Apparecchierai per due, e disimpegnati!

Con questo mio amico, che ha un nome curiosissimo, non si scherza!

L'AMICO: Non si scherza, non si scherza. Se lei sapesse chi sono, tremerebbe.

GIGINO: Una celebre forchetta, un buongustaio di rinomanza mondiale! Un nome, cara mia, che fa battere il cuore di ogni cuoco. (all'amico) Glielo diciamo?…quel cretino di Picchiani... Asdrubale eh? Sai che gli facevo tutte le volte che l'incontravo? Gli mollavo un colpetto in testa.

GIGINO: Ma scusa, tu conoscevi?...

L'AMICO... conoscevo? ...

GIGINO: (impacciato) Ah, già... Eri amico di mio fratello ...

L'AMICO: Amico di tuo fratello? Amico di tuo fratello sono diventato molto piùtardi, in questi ultimi anni; amici, allora eravamo noi due, e intimissimi, indivisibili: appunto perchéio non facevo lezione di morale a te, nétu ti saresti mai sognato di farne a me ed èper questo che siamo andati d'amore e d'accordo per tanti anni (con una affettuosa strizzata d'occhi) (va a riporre la fotografia)

GIGINO: (debolmente) Hai ragione ...

L'AMICO: Come sempre, Gigione! (indicando una fotografia) Vorrei un cognato come questo, io. Sapessi quanto èbirbone il mio.

GIGINO: Tratta forse male tua sorella? ..

L'AMICO: Tratta male me! E gli sarebbe facile aiutarmi in questi frangenti... ma!

GIGINO: Scusa, non ricordo piùcome si chiami tuo cognato ...

L'AMICO: Non te lo puoi ricordare: non lo conosci. Sta a Livorno da due anni appena. Sai che m'ha fatto?... Tuo fratello tanto buono con me, m'aveva promesso aiuto, se quella canaglia m'avesse avallato le cambiali... Lo crederesti? M'ha negato la firma! E allora tuo fratello, che alla fin fine benchéamicissimo èun estraneo, non èriuscito ad aiutarmi. Malgrado il nostro negozio sia sicuro.

GIGINO: Perchévoi avete un negozio?

L'AMICO: Sì, il negozio di babbo. Ma se ti dicessi la ragione del rifiuto di mio cognato! Sono ancora un bel giovane, non puoi negarlo. Simpaticone, non faccio per dire. Bene: la sorella di mio cognato ha avuto la cattiva ispirazione d'innamorarsi di me, poverina... Ottimo gusto, ma poco discernimento. Figurati se io basta... S'èavvelenata.

GIGINO: (restando) Morta! .

L'AMICO: No. Ha vomitato un po' e poi èguarita... Ma io capirai, non ho potuto mettere piùpiede in casa di mio cognato, dopo questa tragedia. A proposito, a che ora andremo a tavola? ...

GIGINO: Ma non so, appena èpronto.

L'AMICO: (Gigino lo fissa forte) Ma che hai da guardarmi in bocca?... GIGINO: (scombinato) Io?... Ti guardo in bocca? ...

L'AMICO: Sìtu, mi stai sempre a guardare in bocca: come un tonto. Come un baccalà. Come uno che non sappia con chi stia parlando.

DOMESTICA: Il pranzo èpronto. (fettuccine, formaggio, vino)

NARRATORE: A tavola, GigìMear, oppresso dalle espansioni d'affetto dell'amico, cominciòa domandargli notizie di Livorno e di questo e di quello, sperando di fargli uscir di bocca il proprio nome, cosìper caso. Finchénon potendone più, si decise.

GIGINO: Senti, tu devi dirmi chi sei.

L'AMICO: Chi sono? ...

GIGINO: No: dico... chi sei... stato a trovare ieri a Livorno per quell'affare con mio fratello. No, scusa, non volevo chiederti questo! Di' un po', e quel Valverde, direttore della Banca d'Italia... te lo ricordi? ...

L'AMICO: E come no? ...

GIGINO: Te lo ricordi prooprio? Non ti capita qualche volta di non ricordarti... (esasperato) Puòcapitare, no!? E poi, grazie a un particolare, d'improvviso ricostruisci e allora ti torna la memoria: Valverde, per esempio, me lo ritrovai nella memoria ripensando a quella moglie bellissima che aveva e a quel magnifico mostro di sorella.

L'AMICO: Ah, ah ...

GIGINO: Guercia... per giunta guercia... se non m'inganno. Guercissima.

L'AMICO: (non riuscendo a frenare le risa, come in convulsione) Sta zitto! Sta zitto! Guercissima... E con un naso, dio ce ne liberi, che le lascia vedere il cervello. Èquella ...

GIGINO: Quella chi?...

L'AMICO: Mia moglie.

GIGINO: Oh! Scusa.

L'AMICO: E di che? …

GIGINO: Non sapevo.

L'AMICO: (scoppia a ridere piùfragorosamente, poi si calma) Caro mio, ci sono drammi ignorati nella vita, che la piùsbrigliata fantasia non potràarrivare a concepire ....

GIGINO: (sospirando) Eh, sì! Hai ragione... comprendo ...

L'AMICO: (negando) Non comprendi un bel corno! Credi che io voglia alludere a me? lo l'eroe? Tutt'al piùla vittima, potrei essere. L'eroismo èstato quello della moglie di Lucio Valverde. Senti un po' (ferma la mano di Gigino) cieco, stupido, imbecille ...

GIGINO: Io? …

L'AMICO: No, io, io: credere che la moglie di Lucio Valverde si fosse innamorata di me, sino al punto di fare un torto al marito. Macché! Macché! Sai che era invece? Disinteressato spirito di sacrificio. Sta a sentire. Valverde parte, o meglio, finge di partire, come si fa di solito (d'intesa certo, con lei) E lei allora mi riceve in casa sua. Venuto il momento tragico della sorpresa, mi caccia in camera della cognata guercia, la quale, accogliendomi tutta tremante e pudibonda, aveva l'aria di sacrificarsi anche lei per la pace e per l'onore di suo fratello. lo ebbi appena il tempo di gridare: "Ma abbia pazienza, signora mia, come èpossibile che Lucio creda sul serio ... " Non potei finire; Lucio irruppe furibondo nella camera, e il resto te lo puoi immaginare. Hai capito Gigione?

GIGINO: Ma tu col tuo spirito ...

L'AMICO: (Fortissimo) E le mie cambiali? Le cambiali di cui Valverde mi accordava il rinnovo per le finte buone grazie della moglie? Me le avrebbe protestate seduta stante, capisci? E mi avrebbe rovinato. Vilissimo ricatto! Non ne parliamo più. (la domestica porta la frutta) In fin dei conti, visto e considerato che non ho neppure un soldo di mio e che non ne avròmai, visto e considerato che non ho intenzione di prendere moglie ...

GIGINO: (interrompendolo) Come? Se sei sposato? ...

L'AMICO: Io? Niente affatto! Lei, mi ha sposato! lo, per conto mio, glielo ho detto avanti. Patti chiari, amicizia lunga. "Lei, signorina, vuole il mio nome, e se lo pigli pure: non so proprio che farmene! Ma basta, eh?"

GIGINO: (gongolante) Cosicchéprima si chiamava Valverde ed ora si chiama...

L'AMICO: (sbuffando) Purtroppo... si chiama come me.

GIGINO: (non potendone Piùe prendendo il coraggio a due mani) Ah no, senti! Tu m'hai fatto passare una mattinata deliziosa: io ti ho accolto come un fratello: ora mi devi fare un favore ...

L'AMICO: Vorresti, per caso, in prestito, mia moglie? ...

GIGINO: No, grazie. Voglio che tu mi dica come ti chiami...

L'AMICO: Io? Come mi chiamo io? Non lo sai? Non ti ricordi? …

GIGINO: (avvilito) No, scusami, chiamami l'uomo piùsmemorato della terra, ma io poprio potrei giurare di non averti mai conosciuto.

L'AMICO: (riprendendosi) Ah, sì? Ah, benissimo! Caro Gigione mio, qua la mano. Ti ringrazio di tutto cuore del pranzo e della compagnia e me ne vado senza dirtelo.

GIGINO: (scattando e balzando in Piedi) No! Tu me lo dirai, per Dio! Mi sono torturato il cervello un'intera mattinata. Non ti faccio uscire di qua.

L'AMICO: (impassibile) Ammazzami, tagliami a pezzi, non te lo dico!

GIGINO: (cambiando tono) Ti prego!: tu, in questo momento rappresenti un incubo per me. Dimmi come ti chiami!

L'AMICO: Come mi chiamo? Mi chiamo Vattelapesca.

GIGINO: Te ne scongiuro! Vedi, la dimenticanza non m'ha impedito di farti sedere alla mia tavola; e del resto, quand'anche non ti avessi mai conosciuto, quand'anche tu non fossi mai stato mio amico, lo sei diventato adesso, e carissimo, credi! Sento per te una simpatia fraterna, ti ammiro, ti vorrei sempre con me e dunque dimmi come ti chiami! ...

L'AMICO: Non te lo dico. (va a prendere il cappello) Èinutile, sai, non mi seduci. Sii ragionevole: tu vuoi che mi privi adesso di questo inatteso godimento, di farti restare con un palmo di naso, senza sapere a chi tu abbia dato da mangiare? No, via: pretendi troppo, e si vede proprio che non mi conosci più. Se vuoi che non ti serbi rancore di questa indegna dimenticanza, lasciami andare via così.

GIGINO: (esasperato) E allora vattene! Non ti posso piùvedere davanti a me!

L'AMICO: Me ne vado, sì. Ma prima un bacetto, Gigione mio: me ne riparto domani ...

GIGINO: (gridando) Non te lo dò, se non mi dici... sei De Angelis? …

L'AMICO: (troncando) non te lo dico! Addio!

FINE

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