Amilcare

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AMILCARE

AMILCARE

di Mary Chase

Rosa Zampieri (figlia di Vera Santi)   ………………  .     Antonella   

Vera Santi ved. Zampieri ………………………………….    Fioralba

Elio  Santi  …………………………………………………….    Carlo

Sig.ra Calvino   ……………………………………………….   Giovanna

Sara Chelli (segretaria)  ……………………………………   Milena

Dott.Sabbioni (assistente del Prof.) …………………….   Pampolini

Prof. De Amicis (direttore della clinica) ……………….   Sergio G.

Bettina De Amicis (moglie) …………                              Benedetta

Guglielmo (Infermiere) …………………………………….    Sergio S.

Avvocato   ………………………………………………………   Daniela Z.

Autista …………………………………………………………..    Anna

La biblioteca della villa gentilizia della famiglia  Santi .Pareti ricoperte di libri. Pesanti mobili di stile vittoriano  e tappezzerie scolorite che testimoniano un passato di splendori. Colpisce subito il ritratto ad olio che sovrasta il caminetto. E' il ritratto di una vecchia signora. A destra una porta con i battenti spalancati, si vede parte dell'atrio, che comunica, ma non si vede, con uno o più salotti . Alla sinistra su di un tavolinetto un telefono. La biblioteca oggi appare insolitamente gaia . Vecchie argenterie e vasi da fiori decorano l'ambiente. Dalla destra (cioè dal salotto invisibile) arriva una voce stonata e sgraziata che canta una romanza.

Squilla il telefono

ROSA :  (entra e si affretta all'apparecchio) :  La Signora Zampieri ? E' mia madre, ma in questo momento sta dando un ricevemento … Chi la desidera? (la voce assume subito un tono rispettoso) Oh !.. vuole  attendere un minuto ? (va alla porta e chiama sottovoce) Mamma  (allunga il collo)  mamma (accenna varie volte … con le mani dal salotto continua ad arrivare l'aria della romanza)

VERA : (entra dalla destra canticchiando)  Cosa c'è Rosa ?

ROSA :   Ti vogliono al  telefono

VERA :   Oh no cara. Non posso, con tanta gente di là  (si volta per uscire di nuovo)  Dì che sono occupata

ROSA :  Ma mamma, è la giornalista del Gazzettino della Sera

VERA  :  Una giornalista ?   Allora é molto importante ( si accomoda i capelli e corre al telefono. La sua voce diventa dolce) Oh Buongiorno Signorina  Dallera, sono la signora Zampieri … sì , un the … un ricevimento per le socie dell'Accademia del Giovedì … sì è stata fondata da mia madre, certo  (accenna al ritratto) una vera pioniera della cultura,  arrivò qui da bambina dalla campagna e poi fondò l'Accademia del Giovedì  … (sottovoce) Rosa, quante credi che saranno ?

ROSA : (guardando verso il salone) Almeno settantacinque 

VERA :  (al telefono) circa cento … sì c'è un concerto vocale della signora Pizzigoni … accompagnata al piano dalla signora Wanda Del Caglio

ROSA :  Sbrigati mamma, la signora Pizzigoni ha quasi finito ..

VERA :  (alla figlia)  Tanto  concederà il bis

ROSA :   E se gli applausi saranno pochi ?

VERA :   La conosco da anni  .. lo concederà ugualmente

ROSA :  (si avvia verso l'uscita)

VERA :  può anche scrivere che mia figlia Rosa, mi aiuta a fare gli onori di casa  .. ( A Rosa indicando il vestito) come chiameresti quel colore ? 

ROSA :    Mi hanno detto Azzurro Baita

VERA :   Sì può scrivere che la signorina Rosa  era incantevole nel suo vestito Azzurro Baita, ravvivato da un cintura color smeraldo

ROSA :  Mamma ti prego  .. stanno finendo e non vedo la cameriera

VERA :  (a Rosa) E' tutto pronto .. non appena smetterà di cantare apriremo le porte della sala da pranzo e le inonderemo di the e pasticcini  .. (al telefono) Sì i salotti e l'atrio sono ornati di festoni verdi … Si signorina Dallera  è il primo ricevimento che diamo da molti anni … la ragione ? Sì c'è ma non posso dirla al giornale ..è, come posso dire ,  … privata  …. L'elenco degli invitati..  oh certo

ROSA : Mamma  andiamo … 

VERA : Signorina Dellera, mi scusi ma la richiamo più tardi e le darò tutti i dettagli , grazie di aver chiamato  (riattacca il ricevitore)

ROSA :  Mamma è arrivata anche la Signora Calvino

VERA :   (sistemando i fiori) La signora Calvino …Suo nonno era un garibaldino

ROSA : Adesso capisco dove ha preso quel cappello … 

VERA :  (avviandosi alla porta) Cerca di essere gentile con la signora Calvino, ha un nipote che ha la stessa tua età

ROSA :  Che importanza ha. Tanto con lo zio Elio

VERA :   Rosa … ricordati che per oggi mi avevi promesso di non parlarne … Se ho organizzato questo ricevimento è solo per te  … attraverso queste signore arriveremo ai loro figli

ROSA :  Tanto la sera non possiamo ricevere nessuno qui. Ed è alla sera che i giovanotti girano per le case . E se abbiamo potuto invitare gente questo pomeriggio è solo perché lo zio Elio sta giocando a carte nella caserma dei pompieri  … Siano ringraziati i pompieri !

VERA  : Lo so. Ma adesso però dovranno restituire l'invito. Oh Rosa tu hai tanto da offrire, le ragazze hanno sempre una specie di fragranza, poi arriva un uomo e sciupa ogni cosa  ( si ferma a pensare) ma tu   devi conoscere gente, non c'è altro da fare …

ROSA :  Ammettiamo pure che io conosca gente, diranno sempre ecco Rosa Zampieri. Nipote di Elio Santi e… del suo amico …

VERA :  (portando l'indice alla bocca)   Ssssstt  .. avevi promesso di non parlare di questa faccenda !Senti quando le socie si raduneranno, tu farai un discorsetto in onore della nonna, non dimenticarti (fa un gesto verso il ritratto)

ROSA :  (indignata, accomodando nervosa i fiori) E dopo ricorderò mio zio Elio e dirò qualche parola sul suo amico ,Amilcare  … Maledetto Amilcare  (si siede accanto al tavolo)

VERA  :  (colpita da quel nome come da una scossa, si precipita a chiudere la porta . Suona il telefono)  Rosa , ma bene, benissimo .Fatti sentire dall'intera Accademia del Giovedì. Ti avevo chiesto di non pronunciare quel nome ..  mi avevi promesso di non dirlo e invece l'hai detto !

ROSA :  (si alza) Scusami mamma  .. ma supponi che adesso arrivi lo zio Elio e cominci a presentare Amilcare a tutte quante (si arresta e ricomincia a sistemare i fiori)  

VERA  : Questo non è degno di te Rosa, Elio è la mia più grande preoccupazione   .. E anche se la gente lo trova strano è pur sempre mio fratello  . Quest'oggi comunque non tornerà a casa.

ROSA :  Sei sicura ?

VERA :  Certo che ne sono sicura !

ROSA :  Oh mamma, ma perché non possiamo vivere una vita normale come tutti gli altri ?

VERA :   Te lo devo ripetere ? Non è Elio che vive con noi   … siamo noi che viviamo con lui

ROSA : Sì con lui e con Amilcare. Senti la nonna lo sapeva di Amilcare ? 

VERA :   Me lo sono chiesto tante volte, ma non lo so

ROSA :  E perché ha lasciato tutto allo zio Elio

VERA :   Forse perché è morta fra le sue braccia. La gente si commuove sempre in simili situazioni

ROSA :  Tu dici sempre così, ma sai che è una stupidaggine, non poteva mica fare il testamento dopo morta no ?  

VERA : Rosa non essere pedante .. lo sai che gli uomini detestano le donne pedanti   … Beh insomma non ti dimenticare di fare un cenno  con la mano verso il ritratto

ROSA :  Farò del mio meglio … (si sente il finale di Ciribiribin)

VERA :   Dio mio la signora Pizzigoni sta perdendo la voce

ROSA :  Gliene rimane sempre troppa (esce)

VERA :  (esce battendo le mani) Brava, brava, signora Pizzigoni …. Complimenti cara …

ELIO :  (entra dalla porta di sinistra. E' un uomo di 47 anni distinto, , dignitoso, ma con una espressione sognante negli occhi. Il suo comportamento è benevole e tuttavia serio ed assai grave. Ha il soprabito grigio ed un vecchio cappello posato sulla testa. Ha un altro soprabito sul braccio ed un altro cappello in mano .Sebbene sia solo entrando sembra che si inchini e mostri la strada a qualcuno che è con lui. Così facendo scorta l'invisibile persona fino alla seggiola e gli fa cenno di sedersi, sempre inchinandosi. Elio cammina rapido e leggero, i suoi movimenti sono sicuri, la sua voce bassa e gradevole. Si rivolge all'ospite invisibile ) 

Ah sì ai ragione adesso rispondo al telefono. Tu intanto mettiti comodo Amilcare  ..

(solo dopo questa battuta il telefono squilla) Pronto. Oh, no! Lei ha sbagliato numero. Ma in ogni modo, come sta ?Io mi chiamo Elio  Santi. ….  lei trova ? Oh grazie. E lei mia cara come si chiama ?Signorina Elsa Campiverdi ? (ad Amilcare sulla sedia) Amilcare è la Signorina Elsa Campiverdi (al telefono) E come sta oggi signorina Elsa ? .. Bene sono contento .. Sì, Sì mia cara … sì sarei felice di iscrivermi alla sua associazione.  Sa sono già socio di diverse Associazioni , quella degli ex Universitari, il Golf Club, l’Accademia del Tarocchino, quella dei Pompieri.  Sì devo dire che questa è la mia preferita, infatti passo molto tempo da loro, oppure al Bar dei Fiori o all'Osteria di Edoardo Ma qual è la sua associazione signorina Elsa ?  (ascolta poi si rivolge ad Amilcare) Amilcare, senti, mi darebbe l'abbonamento al Giornale delle Signore, il Giornale dei Ragazzi e la Buona Massaia per due anni a venticinque mila lire (al telefono)  Mi sembra un affare .Sottoscrivo senz'altro … (ad Amilcare) Che te ne pare Amilcare ? … (al telefono) Amilcare dice che sembra conveniente pure a lui. Dice che si fa socio anche lui. Sì allora due abbonamenti . Si adesso le do' l'indirizzo … spero che avrò il piacere di incontrarla mia cara signorina Elsa , sì ed anche ad Amilcare farebbe molto piacere  (al telefono)  Quando ?  Anche subito signorina . Mia sorella riceve oggi alcune amiche e per me sarebbe un onore se potesse venire , anche mia sorella  ne sarà felicissima… Via Fusari 8. Spero di vederla fra pochi minuti ..mia cara.. arrivederci (riattacca il ricevitore) Sarà qui a momenti (viene al centro accanto ad Amilcare) Senti Amilcare che ne diresti se ci rimettessimo in ordine?  .. Sì? D'accordo  (raccoglie cappotto e cappelli ed esce a sinistra)

VERA :  (entra) Non riesco a ricordare dove ho messo l'elenco delle invitate… devo leggerlo alla  Signorina Dellera  ..

ROSA : (entrando da destra) Mamma la signora Calvino ha chiesto di te   .. (si volta parlando verso l'atrio con tono molto rispettoso) Ecco la mamma ,Signora Calvino. Era qui …

CALVINO :  (Entra. E' una signora fra i 55 e 60  anni massiccia vestita con eleganza sontuosa da ricca matrona, con ornamenti di lamé d'argento pesanti bracciali d'oro. Ha una stola di visone, nonostante la stagione primaverile. Si precipita verso Vera) Vera Luisa Zampieri … cara  .. credevo fossi morta … (L'abbraccia)

VERA :  (assecondandola; si baciano sulle guance) - Zia Ester! (fa segno a Rosa di avanzare) Ma io... sono viva  evegeta... fortunatamente...

CALVINO :  E questa bella ragazza... è tua fi­glia? T'ho conosciuto quand'eri una bambina.

ROSA: Lo so.

CALVINO :  Come ti chiami, carina?

VERA : (con orgoglio) - Ma è Rosa, zia Ester!... Rosa Maria... Ha preso i nomi delle due sorelle di suo padre... non ti ricordi ?..

CALVINO :  Dov'è Elio?

VERA : (con un'occhiata nervosa a Rosa) - Non è potuto venire, zia Ester... Permettimi che ti dia una tazza di the... (va a destra, dov'é la tavola).

CALVINO :Elio non è in casa?

VERA : No.

CALVINO : Si vergogni! (deposita la stola di visone sulla sedia, a sinistra della tavola). Si può dire ch'io sia venuta per lui... Voglio vedere Elio...

VERA :  Andiamo! C'è un mucchio di gente che non vede l'ora di parlare con te...

CALVINO : Ti rendi conto, Vera, che sono secoli che non vedo Elio?

VERA :  Eh, come passa il tempo!

CALVINO : Ma non lo capisco... Proprio l'altro giorno dicevo a mio marito: Che diamine credi che sia successo a Elio Santi? Non si vede più ai balli del sabato. Non l'ho più visto da un'eternità. Ma Elio non vede nes­suno abitualmente?

VERA : (scambia un'occhiata significativa con Rosa) - Oh si, zia Ester... Elio vede qualcuno...

ROSA (insieme a Vera) - Oh si...!

CALVINO :Tuo zio Elio, bambina mia, è una delle persone che mi stanno più simpatiche...

VERA : (si alza e traversa la stanza ponendosi a de­stra della tavola).

CALVINO : Mi è stato sempre simpatico.

VERA :  Oh me lo ricordo... Ma Elio sta be­nissimo, zia Ester... Non devi preoccuparti per lui... (guarda a destra, non vede ora di cambiare argo­mento) Oh ecco la Signora Francesca Cumini... Arriva ades­so. Non vuoi parlarle?

CALVINO : (guarda). E' un verospauracchio... La credevo morta.

VERA :  Oh no!

CALVINO : Beh, non m'avevi promesso un the Vera?

VERA :  Ma certo... (avanza per indicarle la strada) Col tuo permesso ti precedo...

ELIO (entra).

CALVINO :(si volta per riprendersi la stola d visone dalla sedia e lo vede; lanciandosi verso di lui) - Elio! Elio Santi! Finalmente

ELIO:  (viene avanti e s'inchina prima di stringerle la mano)  Zia Ester! Che piacere entrare qui e trovare una bellissima donna che mi sta aspettando.

CALVINO :(guardandolo con affetto)  Elio. Sei sempre lo stesso...

VERA : (interviene rapidamente)  Vieni via, zia Ester... O perderai la riunione...

ROSA : C'è anche del « vermut » se il the no ti piace.

CALVINO :  Ma il the mi piace ! E smettetela di trascinarmi, voi due... Elio... la prossima settimana puoi venire a cena da noi?

ELIO :Quando vuoi... Qualsiasi giorno mi  va bene zia Ester... Sarà una festa!

VERA :  Elio, c'era posta per te oggi. L'ho portata in camera tua.

ELIO : Davvero, Vera?  Sei stata molto gentile... Zia Ester... Permetti che ti presenti Amilcare... come vedi è un Puka... (si volta verso l'immagina­rio Amilcare) Amilcare, tu m'hai sentito parlare spesso della signora Calvino, no? L'abbiamo sempre chiamata zia Ester, ricordi? E' una delle mie più vecchie, e più care amiche.(fa segno di sì, come se sen­tisse parlare qualcuno accanto a sé) Sì... si...esatto... E' proprio lei... Lei in persona... (alla Calvino) Dice che t'avrebbe riconosciuta in mezzo a una folla... (e qui un'espressione confusa, spaven­tata appare sul volto di Signora Calvino, mentre questa guarda affannosamente a destra e a sinistra di Elio e infine allunga il collo per vedere se c'è qualcuno dietro di lui. Elio, senza notarla, s'avvicina a Vera e a Rosa Maria) Come siete ele­ganti oggi! Su, vieni con me, Amilcare   Dobbiamo salutare tutti i nostri amici... (s'inchina alla Calvino) Ti chiedo perdono, zia Ester... Scusami, un momento solo. (le mette gentilmente una mano su di un braccio e cerca di allontanarla).

CALVINO :  Cosa fai ?

ELIO :  Gli impedisci di passare...

CALVINO :(si sposta un poco istintivamente con gli occhi sbarrati su Elio).

ELIO :Vai ora, Amilcare... (segue con lo sguar­do, Amilcare l'invisibile, traversare la sala ). A questo punto lo chiama) Ehi ehi! (raggiunge Amilcare sull'uscio. Gesticola come se vo­lesse accomodargli la cravatta e lisciargli il pelo sulla testa. Poi accomoda la    " sua" cravatta.  Le tre donne lo guardano,  Signora Calvino affascinata e terrorizzata, Vera e Rosa con la testa china per la vergogna) Vai pure dentro, Amilcare... Ti raggiun­go fra un minuto... (gesticola come se, per incorag­giare Amilcare, gli battesse una mano sulla spalla, e poi lo spinge al di là della porta. Ciò fatto torna dalla Calvino) Zia Ester, ho notato che Amilcare t'ha reso nervosa... ti prego, non esserlo... Lui guarda sempre così fisso tutti... E' fatto così. Ma tu gli piaci... Te lo dico io. Gli sei piaciuta moltissimo. (le dà qualche colpetto sul braccio, come per ras­sicurarla, le sorride e poi. calmo e sicuro di sé, esce dalla porta di destra. Dopo la sua uscita la Calvino, Rosa e Vera restano silenziose.

VERA (si decide a schiarirsi la gola; rivolgendosi alla  Calvino)  zia vuoi un po’ di thé?

CALVINO : Che cosa ? No  Non adesso... Io, beh...             forse è meglio che me ne vada... (esce girando die­tro la tavola).

ROSA: Ma...

VERA : (le prende le mani per calmarla)  Mi di­spiace proprio...

CALVINO : Mm... allora ti telefono io uno di questi giorni... ciao... addio... (esce rapidamente dal­la sinistra).

VERA : (rimane rigida, quasi paralizzata dalla rab­bia).

ROSA (finalmente, in punta di piedi, va a chiu­dere metà di una porta - a destra - e se ne fa schermo per osservare quel che succede fuori sce­na)   Oh Dio... Dio mio... (rinunziando al suo na­scondiglio s'avvia frettolosa all'uscita).

VERA :  Rosa... dove stai andando?

ROSA: Su, in camera mia... sta presentando Amilcare a tutte.... Vorrei essere morta...

VERA :  Torna qua... Stai con me... Adesso lo tiriamo fuori di lì, e lo mandiamo in camera sua...

ROSA: Io non lo faccio... Non posso non posso...

VERA :  Rosa Maria!... (Rosa si ferma. Vera la raggiunge e la trascina al centro della scena, di dove si possono sorvegliare il movimento al di là della porta) Facciamo finta ch'io ti accomodi il vestito...

ROSA :(si copre la faccia con le mani per la ver­gogna) Oh mamma!

VERA :  « Dobbiamo » farlo! Fa finta di parlare con me, allegramente... Continua a guardare... Ap­pena lui ti riconosce avvisami... Quando lo chiamo  lui obbedisce sempre.. su coraggio .. ti sta guardando adesso ?

ROSA :  No. non ancora. Buona sera Signora Cumini

VERA :  Sorridi... Non puoi sorridere? Tu, non hai orgoglio! Sorrido io (fa cenni verso destra e le enfaticamente) vistoche è mio fratello  ….

ROSA :  Oh mamma tutti i giorni c'é gente che va sotto un camion … Non potrebbe succedere una cosa simile, allo zio Elio

VERA : Rosa mi  vergogno di  te   Tu zio non ha colpa di questa cosa  (squilla il telefono)

Sarà  La signora Dellera. Continua a guardare e­ sorridi sempre (va al  telefono)

ROSA : La Signora  Cumini se ne va, lo  zio Elio deve averle detto chi e Amilcare Oh mio Dio

VERA : (al telefono)   pronto.. sono la signora   Zampieri …. Sì., certo che può venire vestita come si trova... ma lei chi è scusi ? …. Ma io non conosco nessuna signora Campiverdi. Posso chiederle  chi l'ha invitata ?Il signor Santi! senta la ringrazio ma credo che  ci sia uno sbaglio... (appoggia il ricevitore) Beh., non l'avrei mai pensato …

ROSA:  Che cosa?

VERA : :  Un'amica di tuo zio Elio…….Mi chiedeva se poteva far comodo una bottiglia di grappa all'Accademia del Giovedì..

ROSA : Ecco lo vedo … Sta parlando con la signora Lenzi

VERA : (stonata) C'è Amilcare con lui?

ROSA :  Ma che domande fai? Come potrei Saperlo. Come potrebbe  saperlo chiunque, eccetto lo Zio Elio..

VERA : (ad  alta voce) – Elio, Elio !. Puoi venire qui un momento, mio caro? (a Rosa) Giuro che è l'ultima  volta che tuo  zio Elio ci svergogna così in questa  casa.  Sarò costretta a fare qualcosa che non volevo  fare,

ROSA :  Cosa volevi direpoco fa  dicendo che non è colp­a di zio Elio.,. Se non è colpa sua, di chi è la  colpa?

VERA :   Non ci pensare.  Lo so io di chi è la colpa ! Su alza la testa, sorridi e torna di  là come se non fosse successo niente.

ROSA : Tu non puoi lottare con  lo zio Elio.

VERA : - Lo vedrai.

ELIO (s'avvicina e si incrocia sulla soglia con   Rosa. .)

ROSA: Mamma ti aspetta  (esce).

VERA : ( a Elio) : Posso parlarti  un momento, caro?

ELIO :  Si certo. Scusami Amilcare..

VERA : (avanza rapidamente e  chiude la porta alle spalle di Elio, come per tagliare  fuori Amilcare)  Elio, non ti dispiace sederti qui e aspettarmi sino a che la gente non se n'é andata? Devo parlart­i. E' molto importante.

Elio : (venendo al centro)  Ma certo cara. Vuoi  che  Amilcare aspetti con me?

VERA :  (alla destra di Elio.   Gli risponde in tono serio) - No! (come per calmarlo) cioè … si, Elio. Mi farebbe piacere (esce furtivamente guardando bene mentre attraversa verso destra e dopo che è uscita vediamo le porte rinchiudersi dal di fuori  e sentiamo lo scatto di una serratura),

ELIO :  (si avvicina con calma ad uno scaffale., lo perlustra attentamente  e quando ha, trovato il libro che cercava lo  tira fuori, ed estrae dallo spazio die­tro al volume una bottiglia di liquore pieno o metà,. guarda la copertina del libro che  tiene in mano)  Ah , Alessandro Manzoni.. (prende uno sedia e la di­spone di fronte al  pubblico, sul davanti. Ne prende un'altra e la dispone accanto alla prima. Si siede) Siediti Amilcare. Vera vuole parlarci. Ha detto  che é importante. Credo che voglia congratularsi con noi per la buona impressione che abbiamo fatto  alle sue amiche. (comincia a leggere, Rivolto Amilcare).. Edizione di lusso.. limitata...  " I Promessi sposi ". La solita prefazione. Capitolo primo. (mentre legge, il sipario si chiude su primo tempo).

FINE PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

SCENA

La segreteria della Casa di Riposo De Amicis per le malattie mentali.  La parete di fondo è per metà (in basso) dipinta alla calce e per metà (in alto) è il vetro.  Nel mezzo una porta a vetri. Attraverso questa porta si scorge un lungo corridoio della Case di Salute.  Nella parete di destra una porta a vetri opachi con l'iscrizione « Dr. De Amicis » dipinta su vetro. Nel fondo, appoggiata alla stessa parete, uno scaffale e sullo scaffale un piccolo schedario. Dall'altra parte, nella parete di sinistra, nuova porta con nuova iscrizione, "Dr. Sabbioni". Sempre a sinistra, verso la ribalta, la porta che conduce all'esterno. C'è una grande scrivania (davanti alla parete di sinistra) davanti a cui sono disposte simmetricamente due poltrone, ciascuna accompagnata de una lampada a fusto (portatile) a destra un tavolo con sedie da una parte e dall'altra. Una sedia più' piccola al centro della scena verso la ribalta.

E' passata un'ora dalla fine della prima scena. Aprendosi il sipario vediamo la Signorina SARA CHELLI  (infermiera principale della casa, seduta alla sinistra della scrivania, che prende appunti, mentre parla con Vera Zampieri, che si trova al centro della scena. La signorina CHELLI  è una donna molto graziosa, formosa.. Ha grembiule, uniforme e cuffia bianca, inamidati. Mentre parla con Vera scrive a lapis su un pezzo di carta) - Signora V. L. Zampieri, Via Fusari 8. Esatto?

VERA : (annuisce, estrae un fazzoletto dalla borsa) Siamo nati e cresciuti là. E una vecchia casa, ma ci siamo affezionati... (attraversa la scena sino alla tavola a destra, su cui deposita la borsetta).

CHELLI :  E lei desidera far ricoverare suo fratello qui da noi perché venga curato. Suo fratello si chiama?

VERA : (torna al posto di prima; porta il fazzoletto agli occhi) - Si chiama ... oh!

CHELLI :  Signora Zampieri, come si chiama suo fratello?

VERA : -Mi scusi... la vita non è facile per nessuno... e ora dovrò sforzarmi ad andare in giro testa alta, come se niente fosse successo ... Questo é quello che ripeto sempre a Rosa e che Rosa  ripete sempre a me. Non si può dar pace per lo zio Elio... Elio Santi... si chiama... (cade a sedere sulla poltrona a destra della scrivania).

CHELLI : (scrive) - Elio Santi. Età?

VERA : - Quarantasette compiuti il 24 aprile... Costellazione del Taurus, il toro.. Io sono Leone... Rosa è una Vergine...

CHELLI :  Quarantasette. E' sposato?

VERA :  No, Elio non s'è voluto sposare. E' rimasto con nostra madre. E' il tipico figlio di famiglia. Adora la casa.

CHELLI :  Si trova con lei adesso?

VERA :  In un tassì, giù al cancello. Ho dato  mille lire  all'autista perché lo tenga d'occhio, senza spiegargli la ragione. Non si possono dire certe cose a un perfetto sconosciuto.

GUGLIELMO :   (entra dalla porta di centro. E' la guardia del corpo della Casa di Salute, un infermiere grande e grosso, con nere sopracciglia cespugli  (Ha circa 40 anni).

CHELLI : (passando davanti alla scrivania va allo schedario scaffale) - Signor Guglielmo, , per  favore, vada al cancello, lì troverà in un tassì, domandi del signor Santi  e gli chieda se per cortesia vuole venire ad abitare nella stanza numero 24, Ala G.

GUGLIELMO : (guardando meravigliato a sinistra della scrivania)  Devo chiederlo  "a lui"?

CHELLI : (in piedi dietro la tavola a destra, guar­dando significativamente Vera) - Questa è la Signora Zampieri, sua sorella. (Chelli si avvicina di nuovo allo schedario).

GUGLIELMO : (con un sorriso contegnoso) - Piacere! Ma certamente!... Sarò lieto di  "accompagnarlo "(esce dalla sinistra).

VERA :  Grazie!

CHELLI : (venendo al centro a destra di Vera, per consegnarle un cartoncino stampato) - Le nostre tariffe, Signora Zampieri, le troverà stampate qui...

VERA : (con gesto di sufficienza, allontana il car­toncino) - Se ne occuperà l'amministrazione dei beni di mia madre.

CHELLI :  Ora vedrò se il dottor Sabbioni può riceverla. (s'avvia verso l'ufficio a sinistra).

VERA :  Il dottor Sabbioni? Ma io voglio vedere il professor De Amicis in persona...

CHELLI : (torna al centro)  Ma Signora, il dottor Sabbioni è quello che vedono tutti. il dottor De Amicis non vede nessuno.

VERA : E' ancora a capo di questa clinica, o no? Fa ancora lo psichiatra, voglio dire?

CHELLI : (inorridita) - Ancora lo psichiatra! Il dottor De Amicis è più che uno psichiatra. E' uno scienziato di fama internazionale.

VERA : (indicando con il dito) - Quello è il suo ufficio, eh? Beh, lei corra immediatamente a dirgli che io voglio vederlo. Appena saprà chi c'è qui, vedrà che viene fuori subito.

CHELLI :  Non oserei mai disturbarlo, Signora Zampieri. Sarei licenziata, se lo facessi.

VERA :  Beh, io non sono affatto disposta a trattare con un sotto pancia.

CHELLI :  Il dottor Sabbioni non fa da sottopancia a nessuno. (corre dietro la scrivania con gli occhi in fiamme) Certo non ha l’esperienza del dott.De Amicis, ma le assicuro che il dottor De Amicis ne ha pro­vati dodici prima di scegliere il dottor Sabbioni. E' un uomo meraviglioso... (controllandosi) con i malati.

VERA :  E va bene. Gli dica che sono qua io.

CHELLI : (si aggiusta la cuffia, e uscendo dalla por­ta di sinistra, inciampa) - Sarà fatto.

VERA : (si alza, si toglie il cappotto, lo mette sulla poltrona a destra della scrivania, poi mormora) Oh Dio, Dio... (traversa la scena sino al tavolo a destra).

Guglielmo ed Elio appaiono nel corridoio centrale.  Si libera da Guglielmo non appena vede Vera) Vera!Non  è magnifico?... Guglielmo lo spinge con  forza verso le scale che portano al piano superiore).

Vera ancora nervosa per la sorpresa, volge le spalle alla porta di  sinistra quando entra...

SABBIONI : (Il dottor Lucio Sabbioni è un bell’uomo . Molto elegante. Segue con  gli occhi Signorina Chelli che lo ha preceduto ed esce subito dalla porta di centro, chiudendola dietro di lui . Subito dopo vede Vera, acquistando  rapidamente una attitudine professionale.

VERA non lo ha sentito entrare. Si dà frettolosamente la cipria  guardandosi nello specchietto della trousse.

SABBIONI :( guardando un pezzo di carta che ha in mano arriva al centro) : Signora Zampieri

VERA : (sorpresa ha uno scatto) Oh, oh Dio... non l'ho sentita entrare. Mi ha spaventata. Lei è il dottor Sabbioni ?

SABBIONI : (annuendo)        Si. Se vuole accomodarsi, prego

VERA : (si siede sulla poltrona  a sinistra del tavolo di destra)  Grazie. Spero che lei non creda che io sia sempre cosi nervosa, ma io...

SABBIONI : (raggiunge la sedia a destra, davanti al tavolo)  Oh certo che no. La signorina Chelli mi ha detto che lei è preoccupata per suo fratello é così? Il signor Elio. Santi.

VERA : Si, dottore... ecco vede … dottore  non è una cosa facile da farsi ..

SABBIONI : (gentile)  Naturalmente, non sono mai cose piacevoli per i familiari.Capisco benissimo.

VERA (spiegazza il suo fazzoletto nervosamente) Vede è che Elio fa del male a se stesso,  principalmente. Poi Rosa Maria ha diritto aa un fidanzato! Non è più una bambina e deve sposarsi !  Rosa Maria è mia figlia.

SABBIONI : (siede a destra del tavolo) Sua figlia.  Da quanto tempo lei ha cominciato a rendersi conto di qualche stranezza nel comportamento di suo fratello?

VERA :  Me ne accorsi appena morì nostra madre e Rosa Maria ed io tornammo a casa da Pesaro, per vivere insieme a Elio. Vidi subito  che lui... che lui... (tormenta il fazzoletto, guarda il dottore come implorando il suo aiuto).

SABBIONI :  Che lui... cosa? Non abbia fretta Signora Zampieri. Non si affatichi. Si lasci andare io posso aspettare.

VERA - Dottore... tutto quel che le dico resta fra noi... promette?

SABBIONI :  Ma si capisce signora, sono un medico !

VERA : Beh, per cominciare, beve.

SABBIONI :  Smodatamente?

VERA :  Smodatamente? Come lo chiama lei, quando un uomo non lascia mai passare un giorno senza entrare in una di quelle orribili osterie e spreca il suo tempo con canaglie e ogni sorta di gente mai sentita nominare E li invita a casa, e gioca a carte con loro, le sfama e gli dà pure del denaro. Mentre io intanto mi sforzo di mettere in contatto Rosa Maria con un gruppo di gente giovane, carina e per bene. Se questo non è bere smodatamente non saprei davvero cosa significhi il termine " smodatamente".

SABBIONI :  Non metto in dubbio quanto lei mi riferisce, Signora Zampieri. Le ho chiesto soltanto se suo fratello beve.

VERA :   Ebbene, sì, sostengo in modo categorico cheElio beve, e voglio che sia ricoverato qui in permanenza perché non posso sopportare quell'Amilcare un'ora di più! Rosa e io dobbiamo sempre mettere un piatto a tavola per Amilcare. Dobbiamo tirarci da parte sul divano perché si deve sedere Amilcare. Dobbiamo correre all'apparecchio quando Elio telefona da fuori e ci chiede di parlare con Amilcare. Infine, al ricevimento di quest'oggi con la Signora Calvino.... Dottore, non crede che mia madre avrebbe potuto essere più gentile e scrivermi per avvisarmi prima di questo Amilcare? Sia sincero adesso. Ho  ragione?

SABBIONI :  Creda, non posso rispondere all sua domanda, perché io...

VERA :  Ma io sì!  E le dico che è così. Sarebbe stato meglio...

SABBIONI : - Ma questa persona... che lei chiama Amilcare... chi è?

VERA :  E' un coniglio

SABBIONI :  Può darsi  che non sia molto coraggioso,   ma insomma chi è? Un amico, qualcuno che suo fratello ha pescato in una osteria?

VERA : (pazientemente) - Dottore, gliel'ho già detto. Amilcare è un coniglio... un grande coniglio bianco; alto un metro e 85, o anche uno e 87. Dio solo sa se lo conosco! E' un pezzo ormai che gira per casa.

SABBIONI : (guardandola con molta sbalordita at­tenzione)  Senta, Signora Zampieri, è meglio chia­rirlo subito, questo... Dice lei...

VERA : (con pazienza) - Dottore, quante volte de­vo ripeterlo? Mio fratello insiste che il suo più in­timo amico è questo grosso coniglio bianco. Que­sto coniglio si chiama Amilcare. Amilcare abita a ca­sa nostra. Mi sono spiegata? Elio e lui vanno insieme da per tutto. Elio compra doppi biglietti di treni, biglietti doppi a teatro, biglietti per tutti e due. Io dico sempre a Rosa Maria: se tuo zio si sentiva così solo tanto che ha dovuto portarsi qualcuno a casa, perché non vi ha portato un essere umano? Ci sono io, dopo tutto. C'è Rosa Maria, no? (si spinge avanti sulla poltrona) Dottore... (alza la te­sta verso Sabbioni che s'inchina verso di lei) Ora le dirò qualcosa che non ho detto mai sinora ad anima viva. Di tanto in tanto quel gran coni­glio bianco ho l’impressione di verderlo anch'io. Dica lei, non è spa­ventoso? Non l'ho mai detto neanche a Rosa Maria.

SABBIONI :  (ormai convinto, alzandosi lentamente) Signora Zampieri  ...

VERA : (affrettandosi) - C'è di più... è proprio alto come dice Elio. Senta, non lo dirà mica a nes­suno dottore? Me ne vergogno (si alza e va al cen­tro, poi si avvicina alla poltrona a destra della scri­vania).

SABBIONI : (accostandosi a Vera) - Mi rendo con­to che lei è stata sottoposta a una grande tensione nervosa, di recente...

VERA :  Su questo non c'é dubbio.

SABBIONI :  Soffre d'insonnia?

VERA :  E chi potrebbe dormire con quello che succede?

SABBIONI :  Facile a perdere il controllo dei nervi?

VERA :  Ci provi lei a vivere con quei due e vedrà come si controlla.

SABBIONI : (preme un bottone di campanello) Perdita d'appetito?

VERA :  Sfido chiunque a mangiare seduto a ta­vola con mio fratello e un enorme coniglio bian­co. Bah, meno male che adesso è finita. Venderò quella casa e finalmente potremo ri­cevere i nostri amici in santa pace. Quello che è troppo è troppo, dottore. Non ce la faccio più.

SABBIONI : (ha già più volte suonato il campanel­lo  sulla scrivania. Guarda con impazienza  verso lo porta dell'atrio. Ma la sua risposta a Vera è gentile)

VERA :  Ma certo, Signora Zampieri. Mi rendo conto. Lei è stanca.

VERA : (annuendo)  Oh si, e come!

SABBIONI :   Lei si è preoccupata troppo.

VERA : (annuisce)   Si, è così. E' il mio carattere.

SABBIONI :  Bene, adesso l'aiuterò io.

VERA :  grazie dottore...

SABBIONI : (va con; cautela alla porta,  sempre guardandola)    Ora resti tranquilla, seduta là, Signora Zampieri. Torno subito (esce dal centro).

VERA : (sospira di sollievo, poi si alza, riprende il suo cappotto  e annuncia  ad alta voce)  Scendo un minuto a prendere la roba di Elio nel tassì! (esce da sinistra, mentre...

SABBIONI , ( Mentre con  CHELLI  e  GUGLIELMO  entrano dal centro...) Perché nessuno ha risposto al campanello? Si può sapere?

CHELLI :    Non l'ho sentito, dottore.

SABBIONI :  Ho suonato e risuonato.(guarda dentro al suo ufficio. E'  vuoto)  Signora  Zampieri! (apre la porta a sinistra, guarda fuori, la richiude, torna indietro) Suoni l'allarme. Guglielmo! Quella po­verina non deve uscire di qui.

GUGLIELMO - E' stata svelta a filarsela, eh dottore! (preme  un bottone sul muro e immediatamente ascoltiamo il suono di una sirena d'allarme).

SABBIONI :  E' seriamente ammalata ! vada subito a cercarla

GUGLIELMO (esce dal centro).

SABBIONI : (siede alla sinistra della scrivania e alza il ricevitore del telefono) Portineria? E' il dottor Sabbioni. Enrico, non faccia uscire nessuno dal cancello. Stiamo cercando un paziente (riattac­ca). Non avrei dovuto lasciarla sola, ma nessuno rispondeva al campanello.

CHELLI : : Guglielmo era nell'Ala H., Dottore.

SABBIONI : (riempiendo un formulario) Che camera ab­biamo disponibile, Signorina Chelli?

CHELLI : - Il numero 13, Ala C., è pronta, dottore.

SABBIONI :  La faccia trasportare li immedia­tamente, poi le prescriverò le prime cure. Bisogna trovare il fratello. Si chiama Santi. Elio  Santi. Per favore me lo chiami subito al telefono, Signorina Chelli.

CHELLI :  Ma dottore. Io non sapevo che fosse la donna che aveva bisogno di curarsi. M'ha detto lei che era suo fratello.

SABBIONI :  Ne ero certo. E' il trucco più vec­chio del mondo; sistematicamente usato dai più astuti psicopatici. E' evidente che la donna sapeva che il fratello stava per internarla.    L'ha prece­duto per screditarlo. Me lo dia al telefono, prego.

CHELLI : - Ma dottore... Io ho creduto che la don­na fosse normale, allora ho incaricato Guglielmo di condurre il fratello al numero 24, Ala G. Ora è lì

SABBIONI : (la guarda con orrore)  Lei ha or­dinato a Guglielmo di internare il fratello? Chelli, nien­te scherzi, la prego. Non dice mica sul serio, no?

CHELLI :  Ma è così, dottore, purtroppo. Oh dot­tore, mi dispiace proprio tanto.

SABBIONI :  Le dispiace ? lei dice che le dispiace ? Oh no! (nasconde il volto fra le mani).

CHELLI :  Lasci, dottore, ci penso io. (parlando al telefono interno) Signorina, per piacere vuole aprire al numero 24, restituire i vestiti al Signor Santi e... (guarda Sabbioni, attendendo istruzioni)

SABBIONI :  ... e pregarlo di scendere subito in direzione?

CHELLI : (al telefono) - E pregarlo di scendere subito in direzione? C'è stato un orribile equivoco e il dottor Sabbioni vuole spiegargli...

SABBIONI : (arrivando nervosamente al centro della scena) - Spiegargli... Chiedergli scusa, perdono!

CHELLI : (riattaccando) - Grazie al cielo non gli avevano ancora fatto le docce fredde... Lo fanno  uscire  subito!

SABBIONI : (guardando Chelli attentamente) - Bella..  e stupida. (con altra espressione) Se non fosse successo a me non ci crederei !

CHELLI : (venendo al centro, alla sinistra di Sabbioni) - Dottore, lei non sa come mi sento io... Chi l'immaginava. Telefona la dott.ssa Graffi e dice che la Signora Zampieri e suo fratello verranno qui, e che appena lei arriva... non c’ é bisogno far quella faccia...

SABBIONI : - Ah no? Beh smettiamola. In qualche modo ce la caveremo. (s'incammina a destra sopra pensiero).

CHELLI : - Dove va ora?

SABBIONI :  Devo riferirne al professore, Chelli.  Può darsi che voglia occuparsene di persona.

CHELLI :  Diventerà una furia. Già lo vedo.  Prima gli verrà un colpo. E poi mi licenzierà .

SABBIONI : (afferrandola alle spalle, per confortala) - La responsabilità è solo mia, Chelli.

CHELLI : - Oh no, lei deve dirgli di chi è colpa dottore.

SABBIONI : (avviandosi alla porta a destra) Non faccio mai il suo nome, Chelli... se non quando sogno.

CHELLI :  Ma quest'uomo, Santi... (s'inginocchia sulla poltrona di destra)

SABBIONI : Non lo faccia andar via. Vado e torno.

CHELLI : (passa a sinistra della poltrona a destro della tavola) - Ma cosa gli devo dire? Come farò? Sarà su tutte le furie !

SABBIONI :  Senta, Chelli, sarà magari un pazzo da legare, ma è sempre un uomo, no?

CHELLI :  Ritengo di si... non l'ho mai visto. (si allontana dalla sedia).

SABBIONI :  Allora  applichi il suo sistema,  ... Sa bene: le occhiate, la camminata. Gli dia spago... Io ne sono immune, ma ho visto che attacca con molta gente... con più di un cliente della Casa. Lo trattenga qui, Chelli, a tutti costi anche a costo di togliersi il grem­biule... (esce dalla destro).

CHELLI : (arrabbiata parla verso la porta chiusa) Oh questa poi... oh lei è straordinario, dottor Sabbioni... lei è l'uomo più straordinario che abbia mai conosciuto... (prende a calci la poltrona).

GUGLIELMO (entrando dal centro, in tempo per sen­tire l'ultima frase)  Già, ma intanto sarebbe bene che lei mi desse una mano...

CHELLI :  A che proposito?

GUGLIELMO : Quella signora, la Zampieri...

CHELLI : (gli si avvicina) - E' riuscito a pren­derla?      

GUGLIELMO: : Come una farfalla... Andava verso il cancello canticchiando un motivetto... Io ero die­tro un albero, le sono saltato addosso. Dico: Ehi, amica, c'è un uomo che vuole parlarti.  Doveva sentire che strilli! E' proprio picchiata in testa.

CHELLI : - La porti al numero 13, Ala C. (passa  davanti a Guglielmo, e si mette dietro la scrivania).

GUGLIELMO:  E' già li. Gridava e scalciava come una mu­la. Se lei viene a svestirla gliela tengo ferma.

CHELLI : - Abbia pazienza, Guglielmo. lì dottor Sabbioni m'ha detto dì restare qui sinché non arrivi  il            fratello... (siede alla scrivania).

GUGLIELMO:  Veda di sbrigarsi. (esce dal centro).

ELIO : (entra dal centro).  

CHELLI : (si alza) Lei è Signor Santi?

ELIO (sempre con il cappotto e cappello in braccio) Esatto, Elio Santi

CHELLI:                Io sono la Signorina Chelli.

ELIO :        Mi permetta di darle il mio biglietto da visita.    Se volesse telefonarmi, mi chiami a questo numero .

CHELLI :   Grazie

ELIO :    Non c'è proprio di che, e se dovesse perderlo, non se la prenda mia  cara... Ne ho ancora molti

CHELLI :  Posso offrirle una sedia, Signor Santi?

ELIO : ( vede Amilcare dalla porta di sinistra, ac­canto alla ribalta .Lo segue con gli occhi mentre il coniglio traversa la scena  e arriva presso il tavolo) Grazie Ne prenderò due. Mi permetta.

Porta innanzi          un'altra sedia dal fondo (centro) alla sinistra della tavola. Posa cappello e cappotto di Amilcare sulla tavola

Invita (a gesti) Amilcare a sedersi a sinistra della tavola. Lui ri­mane in piedi

CHELLI :Il dottorSabbioni non vede l'ora di parlare con lei. Sarà qui a momenti... Prego, si accomodi. 

ELIO : (indicandole ­la sedia a destra della scrivania) Dopo di lei ­mia cara.

CHELLI :Oh grazie , ma non posso proprio. Non faccio altro che entrare e uscire. Ma lei non si preoccupi. Sieda la prego

ELIO :  (inchinandosi)  Solo dopo di lei.

(Chelli  si siede nella poltrona a destra della scrivania Elio si siede nella poltrona a cui ha cambiato posto)

CHELLI :Vuole che le trovi ungiornale illustrato da guardare mentre aspetta ?

ELIO : Preferirei guardare lei , se non le dispiace Signorina Chelli. Lei è una splendida creatura mi creda.

CHELLI :               Oh grazie del complimento. Non "tutti"  la pensano come lei.

ELIO :C'è molta gente cieca a questo mon­do. E' una riflessione che faccio spesso. E ora, Signorina Chelli, mi permetta di presentarle...(Gesto versoAmilcare).

SABBIONI : (entra dalla destra. La Signorina Chelli si al­za, e ritorna dietro la scrivania. A sua volta Elio si alza rispettosamente. e a cenni sollecita Amilcare ad alzarsi anche lui. Sabbioni va verso Elio, offrendogli la destra) - Signor Santi?

ELIO :  Mi chiami pure Elio . Mi permetta di darle il mio biglietto da visita... se volesse te...

SABBIONI : (venendo al centro) - Signor Santi... Io sono il dottor Lucio Sabbioni, assistente del professor De Amicis.

ELIO :Bene, mi compiaccio con lei. Lieto di conoscerla. Come  va la vita, dottore?

SABBIONI :   Questo dipenderà in parte da lei, ho paura. Prego, sieda. Ha già conosciuto La Signorina Chelli?

ELIO :Ho avuto questo onore, e ora desi­dero presentare a entrambi un mio vecchio, caro amico...

SABBIONI : - Più tardi, ne sarò lietissimo. La prego di accomodarsi perché desidero dirle su­bito...

Elio  :  Dopo di lei  Signorina Chelli

SABBIONI : - Si segga, Chelli. (Chelli siede a si­nistra della scrivania come Elio, che fa cenno al coniglio di sedere a sua volta) E' comodo  in quella poltrona, Signor Santi?

ELIO : Sì... Vuole provarla anche lei?

SABBIONI : No, grazie.

ELIO : E ci sarebbe un portacenere per favore ?

SABBIONI : Signorina per favore porti un portacenere per il Signor Santi?

CHELLI : (si alza e trova un portacenere a fustoa sinistra, accanto alla parete. contemporaneamente si alzano Elio ed Amilcare. Elio segue con un sorriso compiaciuto i movimenti di La Signorina  Chelli mette il portacenere a portata di mano di Santi che lo sposta un po' perché anche Amilcare possa servirsene).

SABBIONI :  Non fa troppo caldo qui dentro per lei, Signor Santi? Non desidera ch'io apra una finestra?

ELIO : (non l'ascolta. Guarda la  Signorina Chelli).

CHELLI : (ricambiandogli il sorriso) - Signor Santi, il dottor Sabbioni le ha chiesto se deve aprire una finestra

­ELIO :Dipende se fa piacere a lui. Io non mi permetterei mai di suggerirgli come comportar­si a questo mondo.(Durante questo dialogo Sabbioni ha raggiunto la finestra. Chelli lo guarda, ricambiata. Elio sorride ad Amilcare, amichevolmente. Chelli è seduta a sinistra della scrivania).

SABBIONI : - Parliamoci chiaro, Signor Santi. Capisco che lei non è il tipo che uno possa am­mansire con qualche parolina dolce, e preferisce andare dritto allo scopo. (siede sulla scrivania, an­golo di destra).

ELIO : (educatamente)Se lo dice lei dottore , sarà così?

SABBIONI :  Lei sa che  per il fatto stesso d'essere uomini siamo destinati ad errare. Io e La Signorina Chelli abbiamo... commesso quest'oggi un errore , Signor Santi, e vorremmo poterle spiegare il perché.

CHELLI :  La colpa non è del dottor Sabbioni Signor Santi; ma soltanto mia.

SABBIONI :  Non fu colpa, ma errore, come 1e ho spiegato.

ELIO :Quel che mi dite è comunque molto interessante. Allora lei e La Signorina Chelli? (I due fanno cenno di sì) Quest'oggi ha detto ? (i due fanno ancora cenno di sì)

CHELLI : Speriamo nella sua comprensione, Signor Santi.

ELIO : Oh si. Spesso cose simili diventano la base di una lunga e affettuosa amicizia.

SABBIONI :  Quanto alla responsabilità, questa è naturalmente mia, e non sua.

ELIO :Il suo atteggiamento sarà magari passato di moda, dottore, ma mi piace.

SABBIONI :  Certo, se io avessi visto prima sua sorella, avrei subito cambiato atteggiamento

ELIO : (crede che il dottore possa voler far la corte a Vera) - Lo sa che lei mi sorprende Ho la più grande ammirazione per Vera, ma in somma i suoi annetti li ha e non può competere con ...(fa un gesto verso la sig.na Chelli)

CHELLI : (si siede nella poltrona a destra della scrivania).

SABBIONI : (senza capire) - Ma non deve dare la colpa a lei minimamente. E' una donna molto malata. E' venuta qui a insistere che lei aveva bisogno d'esser curato. E' semplicemente ridicolo.

ELIO :Vera fa male a preoccuparsi per me. Io ho una salute di ferro.

SABBIONI : - Esatto. Ma sua sorella aveva già parlato con La Signorina Chelli, e poi ha telefonato il vostro legale di famiglia. Il Avvocato Graffi.

ELIO :Oh si, lo conosco. Conosco anche 1a moglie. Brava gente! (si volta verso Amilcare,  offrendogli una sigaretta).

SABBIONI :  Posso fare qualcosa per lei, Signor Santi?

ELIO :Mi dica lei cosa vuole da me.

SABBIONI :. ecco... lasci che glie l'accenda. (corre da Elio, gli accende la sigaretta) Insomma sua sorella appariva enormemente nervosa e poi, a un tratto, s'è messa a fare una gran tirata sul fatto che lei beve. (ritorna a sedere sulla sedia a destra della scrivania).

ELIO :Non mi sorprende.

SABBIONI : - Ha fatto una scena isterica.

ELIO :Dirò a Vera di calmarsi. So io come comportarmi.

SABBIONI : - Certo. Oh, suppongo che lei beva una cosetta di tanto in tanto, come facciamo tutti

ELIO :Proprio così. Anzi, giacché ne parliamo, vorrei bere qualcosa adesso.

SABBIONI : - In confidenza piacerebbe anche me, comunque la reazione di sua sorella nei riguardi del bere mi sembrò eccessiva. Forse sua sorella beve, Signor Santi?

ELIO :Oh no, dottore. No. Credo che Vera non abbia mai provato alcool in vita sua.

SABBIONI : - Beh, le dirò qualcosa che la sbalordirà. Io credo che ne abbia bevuto in passato, e beva anche  adesso, di continuo.

ELIO :Ne sono sbalordito!

SABBIONI :  :Tuttavia l'alcoolismo non sarà la base della diagnosi che farò sul suo caso. La faccenda è molto più seria. Me n'accorsi quando cominciò a parlare disordinatamente di un grande coniglio bianco: Amilcare. Si, mi pare che lo chiamasse Amilcare.

ELIO : (approvando) - Infatti si chiama Amilcare

SABBIONI : - Signora Zampieri sostiene che lei la perseguita con questo Amilcare.

ELIO :Io non la perseguito affatto con Amilcare. Vera non dovrebbe pensarlo neanche. E ora dottore, prima di proseguire, insisto perché lei mi permetta di presentarle...

SABBIONI : - Mi lasci prima finire, Signor Santi , per me le condizioni di sua sorella sono serie, ma io posso aiutarla. Però, almeno per un po' di tempo, dovrà restare quassù...

ELIO :Ho fatto sempre il possibile perché Vera avesse tutto quel che le occorre.

SABBIONI : - D'accordo?

ELIO :Ma non me la sentirei di lasciarla qui a meno che a lei non piaccia il posto, e decida di restarvi.

SABBIONI : - Ma certo... (a Chelli) Guglielmo ha poi trovato quel che cercava?

CHELLI : (fa segno di sì) - Sì dottore. (si alza).

SABBIONI : - E, Signorina Chelli, come è stata la rea­zione di Signora Zampieri?

CHELLI : (diretta allo scaffale dell'archivio, a de­stra) - Abituale, dottore.

SABBIONI : (alzandosi) - Signor Santi, se si trat­tasse di un complesso dei soliti, originato da un riflesso sul quadro mnemonico, in altre parole se sua sorella vedesse qualcosa che ha già visto nel passato, sarebbe un'altra faccenda.  Ma  questo  è molto più serio. Lei si rende conto che un coni­glio bianco alto un metro e 85 nessuno l'ha vi­sto mai.

ELIO : (sorride ad Amilcare) - Certo accade di rado, dottore.

SABBIONI : - Lei mi è simpatico, Santi.

ELIO : :  E anche lei a me, dottore, anche se devo dire che la Signorina Chelli... (guarda la Signorina Chelli che in questo momento passa davanti alla finestra. Elio balza in piedi, Chelli si siede rapidamente. Elio fa cenno ad Amilcare e si siedono ambedue)  m'è  ancora più simpatica.

SABBIONI : - Insomma dev'essere temporanea­mente internata qui. In queste circostanze farei internare anche mia nonna. (va alla sinistra della scrivania).

ELIO :Perché, anche sua nonna beve?

SABBIONI : :  Per modo di dire... (si china sulla scrivania). Ora vuol firmare, prego, questa dichia­razione di affidata custodia, quale parente più stretto. Una pura formalità.

ELIO : (alzandosi e ponendosi alla destra della scrivania) - Sarà meglio che la faccia firmare a Vera, dottore. E' lei che firma e tiene i conti in famiglia. E' molto brava. (spinge la sedia di de­stra sotto la scrivania),

SABBIONI : - Ma non possiamo disturbarla ades­so. (Siede a sinistra della scrivania).

ELIO :   Forse sarà meglio ch'io ne parli prima col Avvocato Graffi.

SABBIONI :  Lei potrà benissimo spiegargli tut­to dopo. Gli dica che l'ho consigliato io. E poi lei potrà sempre fare un salto qui, ogni volta che vorrà, per informarsi di persona. Sarà il benve­nuto. Le darò una tessera di libera circolazione permanente. Quando le farebbe comodo tornare? Diciamo sabato? O diciamo domenica?

ELIO :Tanto lei che la Signorina Chelli siete stati così cortesi, che quasi quasi torno dopo cena. Di­ciamo fra un'ora.

SABBIONI : (che non se l'aspettava)  Beh! Ci troverà molto occupati, ma torni pure.

ELIO :In fondo potrei anche restare. Non ho molta fame.

SABBIONI : Felici di averla qui con noi, ma ora la Signorina Chelli ed io dobbiamo andar di sopra. C'è un mucchio di cose da fare, sa! Ma potrei suggerirle qual­cosa che le farebbe piacere.

ELIO :Cos'è che mi farebbe piacere?

SABBIONI : E' un vero strappo alle nostre regole... ma, proprio per convincerla che sua sorella è in buone mani, perché non fa un giretto qui dentro? Se lei imbocca quella porta... (si alza, indica le scale) e volta a destra, subito dopo le scale lei troverà la sala di musica, la libreria e la cucina dietetica...

ELIO :     In fondo dottore, nell'interesse di Vera,  sarebbe     meglio che lo facessi.

SABBIONI :    D'accordo allora. (impaziente di por fine al lungo colloquio si alza, stringe la mano a Elio) Questa piccola chiacchierata mi ha fat­to molto piacere, Signor Santi. (lo lascia passare per primo)

ELIO : (avanzando verso Chelli) - Oh no ! Il piacere è tutto mio dottore, conoscere lei e ….  la Signorina  Chelli.

Ma senta, giacché ci troviamo tanto bene insieme tut­t'e tre, perché non continuiamo?... Fatemi l'onore di venire con me da Mario a bere qualcosa. Quan­do una persona mi piace cerco di restarvi insieme il più che posso

SABBIONI : Spiacente ! ma siamo di servizio. Co­me se avessimo accettato. Un'altra volta verremo con piacere.

ELIO :Quando?

SABBIONI : Oh non saprei, così su due piedi. La Signorina Chelli ed io siamo di guardia sino alle dieci di stasera.

ELIO :Allora andremo da Mario alle dieci.

SABBIONI :  Veramente.

ELIO :D'accordo, Signorina Chelli?

CHELLI : Io... (guarda Sabbioni).

SABBIONI :Il professor De Amicis non ha piacere che il personale faccia amicizia coi clienti, ma giacché lei  è stato così comprensivo potremmo fare una eccezione...

ELIO :Verrò a prendervi con un tassì alle precise, così passeremo tutti e quattro una bella serata... Desidero che facciate amicizia con un mio carissimo amico... Per ora arrivederci (fa segno di ad Amilcare. Si mette il cappello e se lo leva. Esce dal centro).

CHELLI : (rimette la sedia e il portacenere contro la parete di fondo) Fffiuh ! Finalmente posso respirare!

SABBIONI : - Eh! Ci siamo andati molto vicino. Ma per fortuna c'è capitato un tipo molto ragionevole. Ora devo dare un'occhiata alla sorella. (attraversa la scena, al di qua della scrivania, di­retto al centro). C'è una sola cosa che non mi va giù in quest'affare...

CHELLI : E cioè?

SABBIONI :  Aver dovuto accettare quell'invito.. Certo Santi è uscito di qui entusiasta della Casa... e per questo sarà meglio ch'io vada con lui stasera... ma non è necessario che venga anche lei.

CHELLI : (si mette dietro la sedia a sinistra del tavolo)  Oh!

SABBIONI :- Non è affatto necessario . Berrò un bicchiere con lui, poi gli batto la mano sulla spalla e me ne vado. Comunque avevo già un impegno per stasera.:

CHELLI : (fredda, poi scaldandosi) - Va bene. Senz'altro .   Del resto non è che avessi intenzione di andarci. La sola idea mi fa venire il sonno. Non vi andrei a costo di non mettere più piede fuor di qui. Neanche se dovessi morire stasera stessa ! 

SABBIONI : (arretrando sino a lei) - Cosa le prende Chelli? Perché si riscalda tanto?

CHELLI : Sarà magari uno strano tipo vestito buffo, ma sa benissimo come comportarsi. I suoi modi sono perfetti!

SABBIONI :  Crede che non l'abbia vista lan­ciargli quelle occhiate a gancio? Non m'è sfuggito niente.

CHELLI : Non s'è seduto mai sin quando non ero seduta io. M'ha detto che sono una stupenda creatura e m'ha chiamata cara. Se lei non ci va, ci vado io a bere con lui.

SABBIONI :  Non ne dubito ! Ma l'ha guardato bene? Un tipo che passa la vita nei bar, che non fa altro dalla mattina alla sera. Però si inchina e si alza dalla sedia ogni volta che una donna si sposta di un centimetro. Un uomo più antiquato d'un candeliere in ferro battuto! Ma lei sarebbe disposta a passare delle ore con lui davanti a un bar per farsi fare la corte... Lei è veramente imprevedibile, Chelli.

CHELLI (furiosa) - Ora permetta che parli io; lei è..,

DE AMICIS (entra dalla destra, il celebre, il gran­de Dr. Wiligelmo De Amicis. E' un uomo grande, gros­so, di piacevole aspetto, di circa 57 anni. Ha i ca­pelli grigi e porta occhiali senza armatura, che spes­so si toglie per batterseli sulle mani, a colpetti. E' vestito con proprietà. i suoi modi sono sicuri, si­gnorili e un po' enfatici. E' un uomo buono, ma è chiaro che lo sa; ha un libro in mano) - Dottor Sabbioni! Signorina Chelli!

CHELLI e SABBIONI (si allontanano uno dall'altro, e si mettono sull'attenti come due soldati sorpresi a litigare dal comandante) - Si, dottore.

DE AMICIS - Dite al giardiniere di stare attento quando adopera le sue forbici in vicinanza delle mie dalie campione. Solo fra una settimana si potran­no tagliare... (recandosi davanti allo scaffale del­l'archivio) Sono state appianate le difficoltà con quella donna del gran coniglio bianco?

SABBIONI :  Sì dottore. Ho parlato col fratello  e si è mostrato molto ragionevole.

DE AMICIS: Ho avuto diversi pazienti qui che vedevano degli animali, ma non si era  mai  pre­sentato un paziente con un animale di questa gran­dezza... (rimette il libro che ha in mano nello scaf­fale).

SABBIONI : - Già dottore. Lei lo chiama Amilcare.

DE AMICIS - Amilcare! Non è un nome comune per un animale di qualsiasi specie... Amilcare è un nome di persona. Ho conosciuto in passato diversa gente che si chiamava Amilcare, ma non ho mai neanche sentito dire che un qualsiasi animale di qualunque razza avesse un nome simile. Il caso si presenta interessante, dottore. (finisce di mettere a posto i libri).

SABBIONI : Si, dottore.

DE AMICIS:  Adesso andremo di sopra insieme e darò un'occhiata a questa donna. Chissà che non possa usare per lei la mia formula 977. Le darò qualche consiglio circa la cura da prescrivere, dot­tore. (arriva al tavolo).

SABBIONI : - Grazie, dottore.

DE AMICIS :(comincia a camminare verso il cen­tra della scena, ma poi si ferma di' scatto raddriz­zandosi severamente)   ... e adesso posso chiederle cosa rappresentano su questa tavola quel cappello e quel cappotto? Di chi sono?

SABBIONI :  Non lo so. Lei lo sa, Signorina Chelli?  Forse di Santi?

CHELLI (si china sul tavolo, raccoglie cappello e cappotto) - Aveva il cappello in testa quand'è usci­to, dottore. Forse appartengono a un parente di qualche altro malato.

DE AMICIS :(venendo al centro) - Dia qui quel cappello. (Chelli glielo consegna. De Amicis vi guar­da dentro) Potrebbe esservi qualche indicazione... Ehi... cos'è questa roba? (mette due dita nei buchi della lobbia che servono a far passare le orecchie di Amilcare) Due buchi nella cupola di un cappello nuovo. Guardi.

CHELLI : E' strano.

DE AMICIS : Una nuova moda, è probabile. (cam­biando tono) Li metta... li appenda, li porti via di qua... (Chelli li porta nell'ufficio di sinistra. De Amicis s'avvia alla tavola di destra. Chelli esce da sinistra).

GUGLIELMO : (arriva dal centro; ha un gran rispetto per il dottor De Amicis e gli e molto devoto) - Os­sequi, dottor De Amicis.

DE AMICIS :- Oh, eccoti qua.

GUGLIELMO : - Come va la vita oggi, al nostro dot­tore?

DE AMICIS :(raccoglie un notes dalla scrivania, va a destra, legge gli appunti. Chelli rientra da sini­stra) - Non c'è male, grazie Guglielmo, non c'è male.

GUGLIELMO : (si avvicina alla scrivania)  Sentite, bi­sogna che qualcuno venga a darmi una mano con questa signora, ordinatele una camicia di forza, fate qualcosa... E' terribile. (a Chelli) Leimi ha dimenti­cato, eh? Beh, sono riuscito a spogliarrla da solo.

DE AMICIS :- Stavamo proprio venendo su a vi­sitarla, Guglielmo.

GUGLIELMO : - E' sotto la doccia scozzese, adesso. (sussulta) Santo Cielo! Ho lasciato aperta l'acqua ge­lata! (corre via dal centro, salendo le scale, seguito da Chelli).

BETTINA  DE AMICIS :(moglie del dottore, entra dalla sinistra, in basso. E' una donna allegra, energica e di quieta indole, di circa 55 anni - Willy... ricor­dati che hai promesso... Come va dottor Sabbioni? Willy non ti sarai dimenticato del cocktail del dottor De Carli. Abbiamo promesso di essere puntuali.

DE AMICIS : hai ragione. Devo andar su a dare un'occhiata ad un paziente. Torno subito... (esce dal centro, sale la scala).

BETTINA : (quasi correndogli dietro da prima, poi siede nella poltrona a sinistra della tavola; s'ag­giusta una scarpetta; nodo, bottone, o altro)  Fai una piccola diagnosi svelta,... non vorrei ar­rivare tardi a questo ricevimento... Muoio dalla voglia di vedere come hanno ristrutturato la casa.

ELIO : (entra dal centro, non vede BETTINA , ma si guarda intorno con cautela).

BETTINA :  buona sera!

ELIO : (levandosi il cappello e inchinandosi)        buona sera! (deposita il cappello sulla scriva­nia. Si dirige verso BETTINA :).

BETTINA :  lo sono la Signora De Amicis. Moglie del pro­fessore.

ELIO :Felice di apprenderlo. lo mi chiamo Santi. Elio Santi permetta che le dia un mio biglietto. (glielo dà)  Se mai volesse telefonarmi, mi chiami a questo numero. (avanza d'un passo. Guarda intorno).

BETTINA :  Grazie. Posso fare qualcosa per lei?

ELIO : (guardandola di scatto)  Perché me lo domanda?

BETTINA :  Misembrava che lei cercasse qualcosa.

ELIO : (muovendosi) - Sì, è così. Sto cercando Amilcare. Sono uscito senza di lui.

BETTINA :   Amilcare? E' ricoverato qui?

ELIO : (voltandosi) - Oh no.  Tutt'altro. (ar­riva alla porta di sinistra).

BETTINA :  Allora lavora qui?

ELIO : (apre la porta e guarda dentro l'ufficio). Oh no, Amilcare è, si può dire, il mio migliore amico. Inoltre è un puka. E' venuto qui insieme a me e Vera oggi pomeriggio.

BETTINA :  Dov'era quando l'ha visto l'ultima volta

ELIO : (dietro la sedia a sinistra della scrivania) - In quella poltrona lì... e il suo cappello cappotto sulla tavola...

BETTINA :  Non mi pare che ci siano né cappelli né cappotti qui in giro adesso. Forse se n'è andato

ELIO :Così sembra . Non lo vedo in nessun posto (guarda dentro l'ufficio del dottor Sabbioni).

BETTINA :  Com'è quella parola che lei ha usato poco fa? Puka?

ELIO : (venendo al centro, guarda nell'ingresso al centro) - Si, è così.

BETTINA : (guardando a sua volta verso il centro) E' una parola nuova?

ELIO :Oh no. (tornando sui suoi passi) Per quanto ne so io, è anzi molto antica.

BETTINA :  Oh davvero? Non m'è mai successo di sentirla prima.

ELIO :La cosa non mi sorprende troppo. Neanch'io l'avevo sentita prima di conoscerlo. Spe­ro che anche lei possa incontrarlo. Perché sono cer­to che lei gli farebbe un'enorme impressione. (viene al centro, all'altezza di BETTINA :).

BETTINA :  Oh davvero? Beh in ogni modo lei è molto gentile a dirlo.

ELIO : Non è niente. Se Amilcare comincia a prendere in simpatia qualcuno lo fa capire in modo aperto. Se invece non lo interessa in modo particolare rimane lì come una sedia vuota o uno spazio vuoto sul pavimento. Amilcare ci mette del  tempo prima di decidere se una persona gli va a genio. E' schizzinoso, direi.

BETTINA :  Non è mica una brutta cosa con i tempi che corrono.

ELIO :Amilcare vuole bene a mia sorella, Vera .Sarà perché vuole bene a me, e Vera ed io siamo  della stessa famiglia. Ora lei si immaginerà che questo sentimento sia reciproco, no?(guarda nell'ufficio di destra, avanza sino alla sedia a destra dei tavolo) E invece a Vera Amilacare non le piace, non le pare che  sia  un peccato, Signora De Amicis

BETTINA : Oh chi lo sa, Signor Santi? Ho rinunciato da un pezzo alla speranza che i miei amici  piacciano ai miei parenti. E' inutile !

ELIO : E' nostro dovere insistere! (siede nella poltrona a destra del tavolo).

BETTINA :  E insistiamo; male non può fare.

ELIO :Mi creda se Amilcare  dice una cosa una volta, è come se l'avesse detta per sempre: Per esempio Clara, la zia della signora Maria Adelina, arriva da Milano stasera e all'improvviso. Lo sapeva?

BETTINA : No, non lo sapevo...

ELIO :E  questo è il buffo : neanche la signora Maria Adelina lo sa ancora. Capisce?

BETTINA :- E' che... non conosco nessuno che si chiami così...

ELIO : Non conoscle la signora Maria Adelina? E' stata nostra  vicina di casa. Una bravissima donna. E' Amilcare che mi ha raccontato il fatto di sua zia Clara. Una notiziola non priva d'interesse, che ritengo lei possa comunicare a chi vuole senza scrupoli...

BETTINA : - Ecco, io...

ELIO :Le farebbe comodo venire adesso città insieme a me, mia cara? Avrei piacere di offrirle un bicchierino.

BETTINA : - Grazie davvero, ma sto aspettando il dottor De Amicis, e se non mi trova quando scende  sarebbe capace di fare il dia... (riprendendosi)  siirriterebbe molto...

ELIO :Cosa che noi non desideriamo affatto. Un'altra volta, allora? (si alza).

BETTINA : Però, posso fare una cosa per lei. Se il suo amico venisse mentre io sono ancora qua, gli farò una commissione  da parte sua.

ELIO (con cortese gratitudine) - Lo farebbe davvero? Gliene sarei molto grato. (va al tavolo a riprendersi il cappello).

BETTINA : - Non c'è di che. Me lo segno dietro questo pezzo di carta. (prende un cartoncino, lo esamina. Prende il lapis da una borsa) Cosa devo dirgli se arriva che sono ancora qua?

ELIO :Gli chieda di raggiungermi in centro. Ovviamente  se non ha altri programmi.

BETTINA : (scrivendo) - Raggiungere  il Signor Santi  in centro... e dove?

ELIO : Oh!lui sa dove. Amilcare conosce questa  città come le sue tasche. Benché lui sia forestiero. E' d'Angora.

BETTINA : (scrivendo) - Ah! Bene . Amilcare  e poi ?

ELIO :Solo Amilcare.

BETTINA : Senta ho una idea, mio marito ed io  questa sera andiamo in centro. Al­l'angolo di via Lame con via Marconi. Il dottor De Carli dà un rticevimento stasera.

ELIO (a sinistra della scrivania, scrive su un notes) - Ricevimento all'angolo di Lame con via marconi

BETTINA :  Partiamo di qui fra pochi minuti. Se viene il suo amico gli daremo un passaggio.

ELIO :Non vorrei approfittare... ma gliene sarei enormemente grato.

BETTINA :  Non si preoccupi !   Il dottor De Carli dà questa festicciola in onore di una sorella che viene da Firenze.

ELIO :Non sapevo che il dottor De Carli avesse una sorella a Firenze.

BETTINA : Allora lei conosce il dottor De Carli?

ELIO :No !

BETTINA : (posa il biglietto di Elio sulla scriva­nia) - Mah! (siede sulla poltrona a destra della scri­vania).

ELIO :E' sicura di non aver il tempo di venire a bere un bicchierino?

BETTINA : - Davvero non posso... ma la ringrazio lo stesso.

ELIO :Un'altra volta, allora?

BETTINA : - Grazie.

ELIO :E' stato un piacere conoscerla e spe­ro di rivederla, mia cara.

BETTINA : - Anch'io, grazie.

ELIO :Buona sera, mia cara. (saluta col cap­pello va  alla porta e poi si gira) Amilcare non può sfuggirle. E' molto alto... (fa segno con le mani) E' così... (esce dalla sinistra, in avanti).

DE AMICIS :(viene adesso dal centro, seguito da Sabbioni e Chelli. Va dritto alla sedia a destra della scrivania.  Chelli traversa la scena e va nel­l'ufficio di De Amicis a prendergli cappello e cap­potto. Sabbioni si mette dietro la scrivania, late­ralmente, faccia al pubblico) Quella Zampieri non collabora affatto, dottore. Si è rifiutata di am­mettere che vede quel grosso coniglio. Insiste che è il fratello. Le dia due di queste pillole alle nove ed una alle dieci se continua a esser così agitata. Poi un'altra doccia scozzese alle otto ed una domani alle sette. E vedremo se le passa, ha capito dottore?

SABBIONI :  Certo dottore.

DE AMICIS :(ripone la stilografica) - Lei sa dove trovarmi se avrà bisogno di me... Pronta, mia cara ?

BETTINA :    Sì, Viligelmo, ma ascolta 

DE AMICIS :  Sì?

BETTINA :   E' venuto un signore qui... un tale che si chiama... vediamo un po'. (riprendendo il biglietto dalla scrivania) Oh, ecco il suo biglietto... Santi. Elio Santi.

CHELLI (rientra da destra e si dirige alla tavola. Ha in mano il cappello del dott. De Amicis).

SABBIONI :  Ah, è il fratello della Signora Zampieri. L'ho autorizzato a visitare la casa, e a tornare quan­do vuole

DE AMICIS : La malata non può vedere nessuno, stasera. Ripeto nessuno. Lo dica anche a lui.

SABBIONI : Sì, dottore non dubiti.

BETTINA : Ma non ha chiesto di vederla... Cer­cava qualcuno, non so, un amico suo.

qualcuno che l'ha accompagnato qui oggi pomeriggio.

SABBIONI : - C'era qualcuno con Santi quando ha visto lei, Signorina Chelli?

CHELLI (dal centro della scena, a destra. Consegna ­il cappello al dottor De Amicis) - No, dottore finché sono stata qua io, no.

BETTINA :- Beh, lui mi ha detto così. Ha detto che l'ultima volta che l'ha visto, il suo amico stava seduto su quella poltrona con cappello e cappotto  Sembrava piuttosto contrariato.

CHELLI : (dietro la tavola, con una curiosa espressione sul viso) - Dottor Sabbioni!   

BETTINA :  Gli ho risposto che se il suo amico fosse fatto vivo gli avremmo dato un passaggio sin in città. Ho fatto male Viligelmo?

DE AMICIS : Oh no, hai fatto benissimo.

BETTINA : Ah, bene, ho scritto il nome dell'amico dietro al biglietto. L'amico si chiama Amilcare.

CHELLI : Amilcare!

BETTINA : Il cognome non me l'ha detto. Ha detto che era un... puka, mi pare. Ma non ho capito bene.

SABBIONI  e DE AMICIS :(insieme) - Amilcare!

BETTINA : (alzandosi) - Ha detto che quest'amico è molto alto... Beh, perché mi guardi in quel modo Viligelmo?

SABBIONI : (emozionato) - E dove... dov'è  andato, Signora De Amicis? Quanto tempo fa si trovava qui?

DE AMICIS :(tuonando) - Portatemi quel cappello Voglio risolvere questa storia una volta per tutte!

CHELLI : (va nell'ufficio di sinistra e prende il cappello di Amilcare).

BETTINA : (raggiunge la sedia a destra del tavolo De Amicis e Sabbioni siedono a destra della scrivania) - Ma non lo so dov'è andato. E' uscito un minuto fa.

SABBIONI : (serio in volto, siede alla sinistra de la scrivania e alza il ricevitore del telefono interno.  DE AMICIS, con una espressione irata comincia a sfogliare l'elenco dei telefoni) (al telefono interno) - Cancello?  Parla il dottor Sabbioni.  Passatemi Enrico.

DE AMICIS :(sfogliando l'elenco) - Graffi,   avvocatessa Graffi.

SABBIONI : - Enrico, un uomo con un cappotto grigio è passato dal cancello poco fa? Ah sì? E'  uscito? (riattacca, avvilito).

CHELLI (entra da sinistra col cappello e viene al centro).

DE AMICIS :(ha formato intanto un numero al telefono esterno) - Avvocatessa Graffi?  Qui parla dottor Viligelmo De Amicis, lo psichiatra. Vorrei essere sicuro di come si scrive il nome di un nostro cliente, prima di trascriverlo sul registro. Senta Avvocatessa... lei ci ha telefonato questo pomeriggio pregandoci di internare un suo raccomandato? come si scrive il suo cognome? Signor Elio Santi. Grazie, Avvocato. (riattacca, si alza spinge  la sedia sotto la scrivania, prende il cappello che gi porge Chelli. Rimane un istante silenzioso guardando fisso Sabbioni) Dottor Sabbioni... Mi pare che le si chiami Sabbioni?

SABBIONI : - Si dottore.

DE AMICIS :  Meno male che questo lo sa! Lei hai studiato in medicina, si è specializzato in psichiatria, no?  Ha preso una laurea, continua a perfezionarsi. (tiene sollevato il cappello, e infila due dita nei buchi della cupola) Forse però si sono dimenticati di insegnarle che un coniglio possiedi due lunghe orecchie a punta. E che al cappello d'un coniglio bisogna praticare due buchi per farvi passare queste orecchie?

SABBIONI :  Ma Santi sembrava abbastanza ragionevole.

DE AMICIS : Dottore, è compito di uno psichiatra saper distinguere coloro che « sono » ragionevoli da coloro che « sembrano » ragionevoli. (suona un campanello. Lancia il cappello sulla scrivania). Si rende conto del danno che mi ha creato ?  Ah non mi risponde? Glielo dirò io. Lei ha permesso a uno psicopatico di allontanarsi da questi luoghi e andarsene scorrazzando in compagnia di un abnorme coniglio bianco..

GUGLIELMO : (entra).

SABBIONI : - Dottor De Amicis, io...

DE AMICIS :- Aspetta un minuto, Guglielmo, ho bi­sogno di te.(rivolto di nuovo a Sabbioni) E ora dovrò fare qualcosa che non ho mai fatto in vita mia.  Dovrò correre dietro a questo maniaco: Elio Santi, e riportarlo qui. Ma, nello stesso istante che passerò di nuovo il cancello insieme a lui, avrà termine ogni suo rapporto con questo ospedale, dottore ! (rivolto a Guglielmo, mentre gli altri lo guardano terrorizzati)  Guglielmo, prendi la macchina. (alla moglie) Bettina, chiama i De Carli, e avvertili che non possiamo andare . Signorina Chelli, venga di sopra con me e tiriamo via subito quella disgraziata dalla doccia. (s'avvia correndo alle scale del centro)

CHELLI (correndo gli dietro) - Sì, dottore.

SABBIONI : (compie un rigido semicerchio sui talloni e poi entra nel suo ufficio).

GUGLIELMO : (mette intanto il cappotto nell'atrio).

BETTINA : (davanti allo scaffale di destra) - Ora dovrò dire alla cuoca che ceniamo a casa. Diven­terà una belva. (si volta) Guglielmo!

GUGLIELMO : - Sissignora?

BETTINA :  Cos'è un puka?

GUGLIELMO :  Un che?

BETTINA :  Un puka.

GUGLIELMO :  Lei vuol scherzare, Signora De Amicis.

BETTINA : Chissà che non sia scritto nell'enciclopedia. (tira fuori un libro dallo scaffale). Mi domando se è un grado massonico o che altro può essere.(comincia a guar­dare, poi lascia il libro aperto sulla tavola) Oh, non ho il tempo di cercare adesso.  Se Viligelmo mi trova ancora qua al suo ritorno, è capace... (co­mincia a camminare sempre più presto verso l'ul­tima porta verso il pubblico a sinistra) di mandar­mi al dia... oh Dio, s'arrabbierà! (esce).

GUGLIELMO : (va cauto al tavolo. Raccoglie il volume e ci guarda dentro, sottolinea le parole con il dito)   P.U.K.A. Puka. Dalla antica mitologia celtica. Uno spirito folletto in forma di animale. Sempre di grandi dimensioni. Il puka appare e scompare qua e là, a questi o a quegli, di giorno o di notte, secondo il suo capriccio. Intelligente ma dispettoso. Predilige i seguaci di Bacco e le teste svanite, come lei Signor Guglielmo» (guarda meglio nel li­bro, poi con timore verso la porta centrale, quindi torna a guardare il libro, con diffidente attenzione.  Sottolinea le parole col dito) « E lei come sta Signor Guglielmo? » (scuote il libro, e torna a guardarlo sorpreso) E che gliene importa come sto, a quest'en­ciclopedia? (guarda di nuovo il volume, e lo fa ca­dere sulla tavola) Oh, all'inferno tutti quanti! (esce rapidamente dall'ultima porta di sinistra).

FINE DEL SECONDO ATTO


ATTO SECONDO

QUADRO  PRIMO

Tempo:    Circa un'ora dopo la fine del I  Atto.  All'aprirsi del sipario: Suonano alla porta di  casa.

ROSA: (entra dalla porta di fondo; a sinistra. Si rivolge ad alta voce a qualcuno nell'atrio) Esatto. La scalinata in fondo. Arriva sino al terzo piano. Andate pure su. Io vi raggiungo subito. (tra­versa la scena sino alla sedia a sinistra del tavolo).

AVVOCATO GRAFFI (entra dalla destra.. Ha l'aria a con­trariata; guardandosi intorno) - Beh, dove sta?

ROSA:  (va dietro al tavolo) - Dove sta chi? Chi intende dire, Avvocato Graffi? Sieda, la prego.

AVVOCATO : Intendo tua madre.  Dov'è Vera Luisa? (passando davanti alla sedia).

ROSA: - Ma Avvocato Graffi! Sa benissimo do­ve si trova. E' andata a portare zio Elio in ma­nicomio.

AVVOCATO : Questo lo so. Ma  perché mi ha tele­fonato in ufficio urlando come una pazza? Non ho neanche capito cosa dicesse. Era molto arrabbiata con qualcuno. (siede nella poltrona a destra dei tavolo di destra).

ROSA:  Mamma arrabbiata? A che proposito? (va alla sedia a sinistra del tavolo di destra).

AVVOCATO : Non lo so. Sembrava isterica!

ROSA: - Che strano! Ha accompagnato lo zio in manicomio. Non aveva altro da fare che lasciar­celo! (ritorna a destra, apre la porta, e vi guarda attraverso, poi ad alta voce) L'avete trovata? Ven­go subito. (attende un istante. poi, rivolta al Avvocato) L'hanno trovata.

AVVOCATO : Chi? Trovata cosa? Che cosa stai di­cendo?

ROSA: Appena mamma è uscita con lo zio Elio sono andata dall'agente immobiliare e gli ho offerto la casa in vendita. Immagina un po' chi vi ho trovato?

AVVOCATO :  Cosa sono io un  indovino?

ROSA: Beh, c'era lì un tale che cercava una vecchia casa un po' come questa, da dividere in piccoli appartamenti. E' su che la visita, ora.

AVVOCATO : Stammi a sentire, Rosa Maria. Questa villa non appartiene a te. E' di tuo zio Elio.

ROSA: Ma ora che Elio è sotto chiave, è mamma che amministra la proprietà, no'?

AVVOCATO : Dov'è tua madre?  Dov'è Vera Luisa?

 ROSA: Ma Avvocato, è andata alla casa di salute a spiegare la faccenda di Amilcare e a rinchiu­derci Elio.

AVVOCATO : Perché diamine mi ha chiamato al club mentre ero sul più bello d'una partita gridan­do di venire qui per un affare molto importante?

ROSA: Non lo so. Creda che non lo so. Li ha lei i documenti della casa?

AVVOCATO : Certo, nella mia cassaforte. Rosa, questa faccenda di chiudere Elio in manicomio non mi piace affatto.

ROSA: La mamma ed io ora potremo final­mente fare un bel viaggio a Parigi.

AVVOCATO : Mi era tanto simpatico quel ragazzo. Avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, diventare qual­cuno, farsi una posizione in questo paese.

ROSA: E s'è accontentato di un coniglio gi­gante.

AVVOCATO : Aveva tutto per riuscire. Intelligenza, personalità, amicizie. Era simpatico agli uomini. simpatico alle donne, simpatico a me.

ROSA: Vuol dirmi che zio Elio era differente da adesso, che piaceva davvero alle donne, ma intendiamoci, sul serio?

AVVOCATO : Oh no, non da quando ha comin­ciato ad andare in giro con questo grosso coni­glio. Ma prima piaceva molto. ci fu un tempo che la cassetta delle lettere di tua nonna traboccava di piccole buste azzurre profumate, tutte dirette ad Elio.

ROSA: Non posso crederlo.

AVVOCATO : Certo è stato sempre un po' diffe­rente dagli altri.

ROSA: Questo non lo dubito.

AVVOCATO : Già... era sempre così calmo, anche se cambiava idea all'improvviso. Era una qualità che gli invidiavo. Avrei fatto meglio a sospettarne. Prendi un altro uomo qualsiasi che veda ad un tratto un grande coniglio bianco. Farebbe subito qualcosa! Ma Elio no. Se la prese calma. E guarda dov'è andato a finire.

ROSA: Lei non se lo sogna neanche sin dove l'ha condotto questo coniglio...

AVVOCATO : Oh sì lo so. L'ha portato nel mio uf­ficio più di una volta. (rumore dai piani superiori) Cos'è questo rumore?

ROSA: E' l'aspirante compratore, su al terzo piano

(scorge Vera, che è apparsa immobile sull'uscio, come un'anima inseguita dalle furie. Scuote la testa tristemente, guarda nella stanza, sospira; ha il  cappellino a sghimbescio, Salta in piedi) Mammina! Guardi, Avvocato...

AVVOCATO (alzandosi) - Vera Luisa, stai male, ragazza mia?

VERA : - Non speravo più di rivedervi, nessuno dei due.

ROSA  e l' AVVOCATO portano Vera alla poltrona sinistra del tavolo di destra, - La regga bene, Avvocato. Ho paura che svenga.(Il Avvocato la sorregge da un lato e Rosa dall'altro. Cominciano c trascinarla verso la sedia) Su, mamma, ora è passata. Vedrai che starai bene subito.

AVVOCATO : Forza, ragazza mia. Coraggio.

VERA : - Piano, vi prego.

AVVOCATO : Non così che si sforza, Rosa. Dalle tempo.

VERA : - Fatemi sedere. Non chiedo altro che di potermi sedere.

AVVOCATO: (conducendola a sedere su una poltrona)      Eccoti qua, figlia. Piano, Rosa, piano

VERA : (con le mani alla fronte) - Oh... oh mio Dio... (siede).

AVVOCATO :   porta un  po' dì the, Rosa. Non  vuoi del the Vera?

ROSA::   Ora ti porto il the, mamma. Avvocato le tolga il     cappotto.

AVVOCATO :       Aspetta che Rosa ti leva il cappotto, il cappotto, Rosa.

VERA : - Lasciatemi in pace. Fatemi sedere. La­sciatemi riprendere fiato.

ROSA: La lasci riprendere fiato, Avvocato.

VERA : : - Fatemi stare qui seduta un attimo, e poi portatemi a letto, che non ne posso più. ROSA: Ma che t'é successo, mamma?

VERA : : - Daniela, devi citarli immediatamente.  Hanno rinchiuso me, e lasciato libero Elio.

AVVOCATO : Che dici?

ROSA:: Mamma!

VERA : (levandosi il cappello) - Guardate i miei ca­pelli.

ROSA: - Ma perché? Cos'hai detto? Che cosa hai fatto? (s'inginocchia ai piedi della madre) De­vi aver  "fatto » qualcosa.

VERA : - Non ho fatto niente. Gli ho detto sem­plicemente, di Elio e Amilcare.

AVVOCATO :        Ma allora come t'è potuto succedere non riesco a capire. (siede nella poltrona di destra).

VERA : : Gli ho spiegato di Elio e poi sono i giù al tassì a prendere la sua roba. E men­tre  percorrevo il viale. è sbucato fuori quell'orribile  uomo . Fa la tratta delle bianche... L'ho capito tutto vestito di bianco. Come si legge, sui giornali

ROSA:    Un uomo, e che cosa ha fatto mamma?

VERA :   Che cosa ha fatto? Mi ha afferrata, por­tata dentro e poi mi... (abbassa la testa. Rosa e il Avvocato  si scambiano un'occhiata).

AVVOCATO  (con dolcezza) - Coraggio, Vera Luisa. Continua ragazza mia

ROSA: (prendendole una mano) - Povera mam­ma Era un uomo giovane?

AVVOCATO :  Rosa Maria... Forse è meglio che tu un momento...

ROSA:    Adesso? Ma neanche per sogno... Continua mamma

AVVOCATO (facendosi più da presso) - Cosa t'ha fatto, Vera ?

VERA : : Mi ha portata su e mi ha strappato i vestiti da dosso

ROSA:( con un piccolo grido) - Oh... Ha sentito, Avvocato­(è a tutt'orecchi).

AVVOCATO : Per Giove  Li denunzio tutti quanti sono!

VERA :  E poi ….    E poi ….mi ha  messo sotto la doccia.

ROSA:(delusa)  Solo questo  …  Volevo dire  Oh santo cielo! (si alza).

VERA :  .  Quel­l'uomo m'ha sbatacchiata come una donna di stra­da... ma io mi sono difesa, sai.  L'ho sempre detto:  se un uomo mi salta addosso io mi difendo. Non ho sempre detto questo, Rosa?

ROSA: L'ha sempre detto, Avvocato. Ed è quello che m'ha sempre detto di fare.

VERA :  E poi m'ha trascinata dentro il mani­comio e m'ha messo sotto la doccia e ha comin­ciato a trattarmi come se fossi una...

ROSA: Una che?

VERA :  Una pazza !

AVVOCATO : Oh maledetto!

VERA :- E poi sono venuti quei dottori a farmi un mucchio di domande, ma tutte sui miei im­pulsi sessuali, e ogni sorta di porcherie. Quello è un posto che bisognerebbe disinfettare, Daniela. Ti consiglio di chiamare le autorità e farlo ripulire bene bene. E tu, Rosa, che non ti venga mai in testa d'andarci. Hai capito?

AVVOCATO : Quest'affare puzza da lontano un mi­glio, Vera. Per Giove se puzza!

VERA : - Ma tu devi fare qualcosa, Avvocato. Devi fargli causa.

AVVOCATO : Lo farò ragazza mia. Per Giove se lo farò. Se De Amicis pensa di poter gestire impu­nemente un postaccio equivoco come questo, qui in questa città, si sbaglia e sarà casti­gato in conseguenza. Per Giove, lo farò radiare!

VERA : - Dimmi una cosa, Avvocato. Tutti i medici che stanno in posti simili non hanno niente di me­glio da fare che pensare agli organi della ripro­duzione?

AVVOCATO : E che ne so?

VERA : - No, perché se è così, dovrebbero sul se­rio vergognarsi. Sono loro malati nel cervello. Perché non escono di lì e si fanno delle belle pas­seggiate all'aria aperta? AVVOCATO : Ora lasciatemi prendere qualche ap­punto. (Rosa va dietro la tavola) Hai detto che i dottori sono venuti a parlarti. Uno era De Amicis, e... come si chiamava l'altro dottore?

VERA : - Sabbioni... (è allarmata. Siede rigida ed eretta e li osserva senza parere) Ma senti Avvocato, non dargli ascolto qualunque cosa venga a dirti. E' un bugiardo. Ha gli occhi troppo vicini. Quelli così sono tutti bugiardi. E poi... gli ho detto qualcosa in strettissima confidenza e lui è andato a ridirlo in giro.

ROSA: Cos'è che gli hai detto, mamma? (è dietro la tavola).

VERA :  Oh che importanza ha più, adesso. La­sciamo stare. Non voglio più neanche parlarne. (si alza, va a mettersi dietro la sedia) Non ti puoi fi­dare di nessuno!

AVVOCATO : Senti, qualsiasi cosa tu abbia detto a questo dottor Sabbioni ora puoi ripeterla a noi, Vera Luisa. Qui c'è tua figlia e il tuo legale.

VERA :  So benissimo chi siete. Non ne voglio più parlare. Voglio dargli querela e andarmene a letto subito.

AVVOCATO (si alza).

ROSA: Mamma... dicci almeno la cosa più importante. Dov'è lo zio Elio?

VERA : (fra sé) C'è qualcosa che lo pro­tegge.  Deve essere quel maledetto Puka...

ROSA: Dov'è zio Elio? Rispondi.

VERA : (cercando di apparire disinvolta)   Perché dovrei saperlo io? L'hanno lasciato andare (va alla porta di destra) Sembra che gli uomini non inte­ressino, in quei posti. Non fare l'ingenua. Rosa Maria. (Rumore dai piani superiori) Cos'è questo ru­more?

ROSA: Ho trovato uno che compra la casa.

VERA : - Che?

ROSA: Senti, mamma, dobbiamo trovare zio Elio. Mi dispiace che ti siano saltati addosso, ma adesso dobbiamo trovarlo e rinchiuderlo.

VERA: Non lo so dove sta... La prossima volta portacelo tu al manicomio, Avvocato. (con brusco salto di logica) Aspetta che Elio venga a sapere quello che mi hanno fatto. Non è uomo da lasciar correre, lui! E tu Avvocato non dimenticare di ci­tarli! Rosa, mi auguro che mai, mai in vita tua un uomo ti strappi di dosso i vestiti se poi é per ficcarti sotto una doccia fredda! (esce dalla destra).

ROSA:(rivolta al Avvocato, è in piedi dietro la sedia di sinistra) Qualunque cosa sia successa là, è un fatto che zio Elio è sempre in giro col  suo Amilcare.

AVVOCATO : (dopo riflessione)  Non mi resta che prendere qualche altro appunto.

ROSA:  E' tutta colpa di zio Elio. Si è ac­corto di quello che gli voleva far lei, e l'ha fatta mettere dentro lui. Poi è scappato.

AVVOCATO:  Oh, no, non parlare a vanvera... Tuo zio è affezionatissimo a tua madre. Mi ricordo che, sin da piccolo, divideva con lei tutto quello che aveva.

ROSA: Io non mi arrendo! Chiameremo la po­lizia, lo troveremo! E comunque sarebbe meglio che lei riservasse la sua pietà per me e per mia madre. Lei non si rende conto di quello che dob­biamo sopportare noi. Aspetti che le mostri una certa cosa che zio Elio portò a casa sei mesi fa, e noi abbiamo nascosto in garage. Aspetti, e vedrà.

AVVOCATO : Io vado di sopra a parlare con Vera. C'è sotto più di quanto non voglia dire. Lo sento a fiuto!

ROSA: Aspetti che vado a prenderla.

AVVOCATO : E va bene. Aspetto.

GUGLIELMO : (entra dalla destra; traversa la scena sino al tavolo di destra) - O. K. E' qua?

AVVOCATO (arrivando alla sedia a destra della ta­vola) Chi è lei ?  Cosa vuole ?

GUGLIELMO :  Quello svanito col coniglio! Non è qua?

AVVOCATO : No. E le ripeto  chi è lei?

GUGLIELMO : (esce nell'atrio gridando) - Non è qui, dottore. O. K. (rientra subito, al Avvocato) Il dottor De Amicis vien qui lo stesso. Lei come si chiama?

AVVOCATO : De Amicis... bene, bene, bene... Ho giu­sto qualcosa da dirgli... (siede pomposamente).

GUGLIELMO : - Ehi, come si chiama? Poche storie!

AVVOCATO : Sono l’ Avvocato Graffi... Dov'è De Amicis?

GUGLIELMO : - Se gliel'ho chiesto è perché il dottore vuoi sempre sapere prima con chi parla. (entra De Amicis) Costui dice di chiamarsi Avvocato Graffi, dottore...

AVVOCATO : Di bene in meglio, De Amicis...

DE AMICIS : Buona sera, Avvocato. Non perdiamo tempo. E' stato qui? (va alla sinistra della tavola).

AVVOCATO : Chi? Elio?... No... Ma senta un po', dottore.

GUGLIELMO : - E' chiaro che non è venuto qui. Or­mai è prevenuto. S'è nascosto. Ci vorrà il diavolo a quattro per stanarlo.

DE AMICIS : Sarà un po' difficile ma ci riuscirò. E' gente furba. In gamba. Ma io li pesco. Io li pesco sempre. Hai con te la lista dei posti dove siamo stati, Guglielmo?(si dirige verso Guglielmo).

GUGLIELMO : (tira fuori la lista dalle tasche) - Certo, dottore.

DE AMICIS :(siede) - Leggila.

GUGLIELMO : (mettendosi davanti a De Amicis) - Sia­mo stati in diciassette bar. « Da Edoardo, al Bar dei Fiori, alla Cappannuccia, alla Caserma dei pompieri di via Brocchindosso, a quella del Pratello ed a quella di Via Riva di Reno, per misura precauzionale, alla Sta­zione Centrale, al Deposito del Grano... »  ma cosa ha da spar­tire quel tipo con i magazzini del grano?...

AVVOCATO : Il guardiano è amico suo... Ha molti amici, in molti posti...

DE AMICIS : Sono entrato un attimo qui per chie­dere alla Signora Zampieri se avesse da suggerirci qualche altro posto dove cercarlo.

AVVOCATO : Dottor De Amicis, devo prima infomarla che sono stato incaricato dalla Signora Zampieri di sporgere denuncia contro di lei...

DE AMICIS :- Cosa?

AVVOCATO : Per quanto le è accaduto oggi  nella sua Casa di Salute.

DE AMICIS :- Una denuncia!

AVVOCATO : E giacché siamo in argomento...

GUGLIELMO : (portandosi dietro la tavola) - Bell'affare, no, dottore? Dopo che abbiamo messo sotto sopra la città per trovare questo tipo...

DE AMICIS :- Quanto è accaduto quest'oggi è dovuto a un disgraziatissimo equivoco... Ho già licenziato l'assistente che vi è incorso. E sono disposto a occuparmi personalmente del caso di questo signore. Mi interessa. E quando io mi interesso a un caso non c'è denaro che basti a pagarmi. Lo domandi a chi vuole.

AVVOCATO : Ma questa faccenda di oggi, dottore.

DE AMICIS :- Acqua passata. Stia a sentire il mio parere. Io la vedo così...

ROSA:(è entrata intanto nella stanza. orta, quasi trascina, un enorme pacco (un quadro) ricoperto di carta da imballaggio. Lo appoggia a un parete, e ascolta, accanto alla porta di sinistra).

DE AMICIS :- L'importante è adesso di trovare quest'uomo e condurlo in manicomio, dov'è il posto suo.

ROSA:(avanzando) - Giustissimo, Avvocato... proprio quello che penso anch'io...

AVVOCATO : Mi permetta di presentarle Signorina Rosa Maria Zampieri, la nipote del Signor Santi, figlia  della signora...

DE AMICIS :(si alza).

ROSA: Molto lieta, dottor De Amicis.

DE AMICIS :(guardandola attentamente come fa con tutte le donne) - Molto lieto, Signorina Zampieri...

GUGLIELMO :  Ciao, Rosa...

ROSA:(non lo aveva visto, lo guarda con un misto di orrore e di curiosità) Come si permette…!

DE AMICIS :- Ed ora... vorrei parlare con la Signora Zampieri...

ROSA: E' inutile dottore. Mamma non verrà giù a parlarle... Glielo dico io... (al Avvocato) Vada su lei, Avvocato, a cercare di convincerla...

AVVOCATO : Il fatto è che tua madre è stata sbatacchiata... maltrattata... E' stata... Dio solo sa quel che le è successo... Insomma, il modo di comportarsi di costui nei suoi riguardi non è stato strettamente  professionale...  ma  personale.  (guarda Guglielmo).

DE AMICIS : Guglielmo !  Questa é una accusa  molto seria.

GUGLIELMO : - Dottor De Amicis, sono dieci anni e sto con lei... Non andrà mica a credere... che questo .. avvocato … ma come diavolo si chiama lei?...

AVVOCATO (con riluttanza) - Graffi, Avvocato Daniela  Graffi.

GUGLIELMO : - Grazie. Non crederà mica questo rimbambito di Graffi...

DE AMICIS : Guglielmo!

GUGLIELMO :  Io! Ci proverei  con una tale che vede il coniglio.

AVVOCATO : Non è la Signora Zampieri che vede il Coniglio. E' suo fratello.

ROSA: SI, è lo zio Elio...

AVVOCATO : Se vuole accompagnarmi, dottore...

DE AMICIS :- Benissimo, Avvocato. Guglielmo, ho bisogno di controllare anche questa situazione. (si riferisce al fatto che anche Rosa Maria è da tenere d'occhi) Aspettami qui... (esce da destra col Avvocato).

GUGLIELMO : - O. K. dottore.

ROSA:(è affascinata da Guglielmo. Gli gira intorno guardandolo. Lui le si avvicina sorridendo).

GUGLIELMO : - Allora tu ti chiami Rosa Maria?

ROSA: Cosa? Oh... sì... (indietreggia).

GUGLIELMO : - Se acchiappiamo tuo zio tu potresti venire da noi a trovarlo nei giorni di visita, no ?

ROSA: Oh, non so ancora... Io...

GUGLIELMO : - Beh... se vieni, io sto là.

ROSA: Davvero? Oh...

GUGLIELMO : - E se non mi vedessi subito, insisti. Datti da fare. Prima o poi sbucherò fuori.

ROSA: Sbuch... Oh...

GUGLIELMO : (l'ha sempre seguita intorno alla stanza) Certo... Hai sentito il dottor De Amicis quando m'ha detto di aspettarlo?

ROSA: Sì... ma...

GUGLIELMO : - Beh sai che ti dico... intanto che l'a­spetto una tazza di caffè e un panino m'andrebbero proprio bene.

ROSA: Ma certo! Se lei permette vado in cucina... (cerca d'uscire).

GUGLIELMO : (la spinge in un angolo) - Proprio co­sì... Non ti manca niente, Rosa...

ROSA: Cosa?

GUGLIELMO : Il dottor' De Amicis se n'è accorto su­bito. Come ti guardava, eh? Niente gli sfugge. (la tocca quasi col petto... poi alza un dito e con quello le carezza un braccio) E ti dirò di più, Rosa...

ROSA: Che?

GUGLIELMO :  Tu non hai solo una bella carrozzeria... oh no... hai pure qualche altra cosa.

ROSA: Cosa?

GUGLIELMO :  Hai lo zio più svitato che abbia mai visto (esce, verso la cucina, seguito da Rosa, che, dopo aver sperato chissà che è ora furiosa).La scena rimane vuota per mezzo secondo, poi ELIO (entra dalla destra. Va direttamente al telefono e forma un numero) Pronto, Casa di Sa­lute De Amicis? Il dottor De Amicis è in casa? Oh, Signora De Amicis I Qui parla Elio  Santi.  Come va stasera?  Mi dica, Signora De Amicis, è stata poi ca­pace di rintracciare Amilcare?  Non se ne preoccupi più.  Lo troverò io.  Mi dispiace di non averla vista al ricevimento dei De Carli.   C'era un mucchio di bella gente e ho potuto distribuire moltissimi biglietti da visita.  L'ho aspettata sinché lei non ha telefo­nato e ha detto che non poteva venire perché era fuggito un paziente.  Dove sono adesso?  Sono qua, Ma vado via subito.   Devo trovare Amilcare.  Bene, arrivederci, Signora De Amicis. I miei rispetti a lei e a chiunque altro dovesse incontrare stasera. Addio! (riattacca e vede il pacco lasciato da Rosa. Sulla  faccia compare un'espressione soddisfatta. Co­me: « Ah, eccolo qui, finalmente!» S'impadronisce del pacco e ne toglie l'involucro. E vediamo appa­rire qualche cosa di molto strano.  E' un ritratto ad olio di Elio seduto in poltrona, con dietro di lui, eretto, un gran coniglio bianco. Amilcare ha in collare blu inamidato a pallini bianchi e una cravattina rossa. Elio prende il quadro in mano e lo esamina con orgoglio. Poi si guarda intorno come a scegliere un posto da appenderlo. Lo coll­oca infine sul camino oscurando il ritratto di Mar­cella Santi completamente. Raccoglie la carta da imballaggio, torna ad ammirare il quadro, si leva il cappello ed esce dalla destra.  Il  telefono suona nello stesso momento che,

VERA : (dalla sinistra, entra seguita dal dottor De Amicis) - Dottore, torni a casa e stia tranquillo: la  cito per 50 milioni. (al telefono. Con le spalle al caminetto. Non ha visto il nuovo quadro).

DE AMICIS :(la segue, sino alla poltrona di sinistra)- Ma Signora Zampieri...

VERA : (al telefono) - Sì, bene... Ho capito...

DE AMICIS :- Quel quadro sul caminetto..

VERA : - E' un ritratto di famiglia. Ci teniamo molto. Perché?

DE AMICIS :(osservandolo) - Chi l'ha dipinto?

VERA : - Oh, un tale! Non mi ricordo come si chiamasse... Veniva spesso, l'ha dipinto qui, poipagato e non s'è visto più.(al telefono) Pronto.., no... ha sbagliato numero. (riattacca).

DE AMICIS :(con gli occhi al ritratto) Insomma si può convincere la gente a far qualsiasi cosa, se uno ha abbastanza denaro per pagarla.

VERA : - Senta dottor De Amicis... (lascia il telefono e gli si mette di fronte) Quando lei è venuto a tirarmi fuori dalla doccia, nel suo ospedale, cosa le ho detto io?

DE AMICIS :- S'è spiegata benissimo. Non ricordo esattamente le parole, ma si è spiegata benissimo.

VERA : - Le ho detto: dottor De Amicis, la sua cor­tesia è in ritardo! Non le ho detto questo?

DE AMICIS :- Sì, qualcosa del genere...

VERA : - Beh, giacché lei ora mi provoca, voglio insegnarle qualcosa alla svelta. Ho seguito un corso di storia dell'arte quest'inverno. E posso dirle che la differenza fra un buon ritratto ad olio e un prodotto meccanico come può essere una fotografia è semplicemente questa: una fotografia esprime sol­tanto la realtà, un dipinto esprime non solo la realtà, ma il sogno dietro la realtà... Sono i nostri sogni che ci tengono in vita. Che ci distinguono dalle bestie. Ne io potrei continuare a vivere se la faccenda si limitasse a mangiare, dormire e le­varmi i vestiti di dosso e naturalmente rimetterli... (si volta, vede il ritratto di Amilcare, urla, vacilla, cade all'indietro) Oh, dottore, oh... mi aiuti... oh...

DE AMICIS : (sorreggendola) -  Calma,  adesso, calma. Non si spaventi. Tutto andrà bene, vedrà. (la fa sedere sulla poltrona di sinistra) Ma insom­ma, che è successo?

VERA : (indicando) - Dottore, quello non è mia madre!

DE AMICIS : Sono felice di saperlo.

VERA : - Oh dottore... Elio è stato qui. E' tor­nato.

DE AMICIS : La prego si calmi. (suona il telefono) Rispondo io. (va all'apparecchio) Pronto, sì, sì. Chi parla? (copre il ricevitore con la mano) E' lui. Signora Zampieri. Suo fratello.

VERA : (balzando in piedi. Non è più debole) Oh lasci che gli parli io...

DE AMICIS : Non gli dica che sono qui. Sia di­sinvolta.

VERA :  Ciao, Elio  (ride) Dove sei? Che? Oh... Aspetta un secondo. (copre il ricevitore) Non vuole dire dove si trova. Mi ha chiesto se Amilcare è qui.

DE AMICIS : Gli dica che Amilcare è qui.

VERA :  Ma non c'è.

DE AMICIS : Lei glielo dica. Chissà che non venga qui lui. Gli dia spago. Bisogna dargli sempre spago.

VERA : - Sì, Elio. Sì, caro. Amilcare è qui. Per­ché non torni a casa? Oh... oh... oh... bene... come vuoi. (si guarda intorno smarrita. Copre di nuovo il ricevitore)  Non attacca. M'ha detto di far venire Amilcare al telefono...

DE AMICIS : Risponda che Amilcare è qui ma non può venire all'apparecchio... Gli dica che... lui... che ora... è nel bagno...

VERA :  Nel bagno?

DE AMICIS : Gli dica che è nel bagno, e che lo manderà subito da lui. Così sapremo dove si trova.

VERA :  Oh dottore...

DE AMICIS :- Coraggio, deve farlo, Signora Zampieri.

VERA :  Senti, Elio... Sì, caro. Amilcare è qui, ma non può venire al telefono; è nel bagno. Te lo mando subito lì, appena si sarà asciugato. Tu dove sei? Dove Elio? (riattacca il microfono indispet­tita).

DE AMICIS :- Ha riattaccato?

VERA : - Amilcare è entrato ora nel locale. Mi ha detto di guardare bene nel bagno, ci dev'essere uno sconosciuto. Ma io so dove si trova. E' da Vito. E' una osteria in Cirenaica.

DE AMICIS :(riprende il suo cappello dalla tavola a destra) –Benissimo, ci arriviamo subito

VERA : - Dottore, dove va adesso?

DE AMICIS :- Vado là a prendere suo fratello e a riportarlo in manicomio.

VERA :   Oh, dottor De Amicis. Non ci vada lei. Non le conviene , mandi uno dei suoi aiutanti!

DE AMICIS :- Signora Zampieri, se vuole che aiuti suo fratello...

VERA :  Lei non può aiutarlo. (guarda il quadro) Nessuno può aiutarlo, Bisogna acchiapparlo, e chiu­derlo dentro per sempre.

DE AMICIS :- Allora lei considera suo fratello un uomo pericoloso?

VERA : - Pericolosissimo!

DE AMICIS : Perché?

VERA : - Non posso dirglielo, ma perché crede che io domandi che venga internato?

DE AMICIS :- Ragione di più perché io lo osservi da vicino. Devo studiare bene l'espressione del suo volto mentre egli parla con questo coniglio. Per­ché lui gli parla, ha detto?

VERA :   Certo che gli parla. Ma non vada lei a cercarlo, Dottore. Potrebbe pentirsene, se ci va.

DE AMICIS :   Sciocchezze! (dirigendosi a destra) Lei mi sottovaluta, Signora Zampieri.

VERA : - Oh no, dottore. E' lei che sottovaluta mio fratello.

DE AMICIS : Niente affatto. Non si preoccupi più. Vedrà che lo domerò io. (esce dalla destra).

VERA : (appena è uscito) - Domarlo tu! Povero sciocco. (chiama, ad alta voce, verso sini­stra). Rosa Maria! Guarda un po' chi c'è nel ba­gno. (vergognosa di quel che ha detto) Oh! Ma cosa dico ?

SIPARIO


QUADRO  SECONDO

LA SCENA

La segreteria della Casa di Salute De Amicis; co­me al primo atto.

IL TEMPO

Quattr'ore dopo la fine della scena precedente.

QUANDO SI APRE IL SIPARIO, la signorina Chelli è al telefono; Guglielmo sta aiutando Sabbioni a por­tare fuori dal suo ufficio (a sinistra) e sulla tavola (al centro) grandi pacchi di libri.

CHELLI (al telefono) - Grazie a lei. Richiamerò più tardi. (riattacca).

GUGLIELMO : (a sinistra della tavola di destra) - E tutta quella roba che c'è sopra, dot­tore?

SABBIONI : (raggiunge la tavola, dove depone i pacchi di libri) L’hogià nelle valigie. Grazie Guglielmo.

GUGLIELMO : - Mi dispiace che abbia buttato fuori anche lei. Di tanti che ne sono passati era l'unico su cui avrei scommesso.

SABBIONI : - Bisogna saper perdere.

GUGLIELMO : - Quando sgombra?

SABBIONI : - Appena il dottor De Amicis rientra.

GUGLIELMO : (a Chelli) – Cosa  le ha risposto il brigadiere?

CHELLI  Ancora niente. Stavo parlando adesso col pronto soccorso. Non risulta niente neppure a loro.

GUGLIELMO : - L'affare comincia a puzzare in malo modo. E' sparito da quattr'ore, senza lasciar trac­cia. (avanza verso Sabbioni, con la mano tesa) For­se non la rivedrò più, dottore, e perciò voglio au­gurarle buona fortuna e ripeterle quanto m'è dispiaciuto di questo calcio nel culo che le hanno dato.

SABBIONI : - Grazie, Guglielmo. E buona fortuna an­che a lei.

GUGLIELMO : (s'avvia all'uscita, ma si ferma davanti alla porta centrale, e si rivolge a Chelli)  Senta, Chelli, mi telefoni, perché, se non si saprà ancora niente del Dottore entro un’ora,  vado io in città a cercarlo. Del resto cosi impara a correre dietro a un matto senza di me.

SABBIONI : - Vorrei aiutarlo anch'io a ritrovare il Dottore, Guglielmo.

GUGLIELMO : (senza ironia) - Bravo, dottore! Dopo che lui l'ha messo alla porta.

SABBIONI : - Io non ho niente contro il dottor De Amicis. Aveva ragione lui e torto io.(si alza) e il dott. De Amicis  rimane sempre quel gran psichiatria che è . Sono io che ci rimetto, non lavorando da lui. (raggiunge lo scaffale).

GUGLIELMO :    Non si faccia più scemo di quelloche è, dottore.

SABBIONI : - Grazie Guglielmo.

GUGLIELMO : - Dovere  (esce dal centro).

CHELLI (si alza, rimanendo dietro la scrivania, e raduna le sue forze per il discorsetto) -...Dott. Sabbioni...

SABBIONI : (senza guardarla) - Dica...

CHELLI (coraggiosamente)    Ecco, dottore.,.(prende il fiato) Anch'io voglio augurarle tutta la fortuna che merita, e dirle quanto mi dispiace vederla andar via.

SABBIONI : (continua a rimettere i libri nello scaffale, senza guardarla) Non crede Signorina Chelli che  farebbe meglio a risparmiare i suoi auguri per una  migliore occasione?

CHELLI (arrossendo)  Beh, ripensandoci bene, ha ragione lei. Sia come non detto. (raggiunge l'estremità della scrivania).

SABBIONI : (ora la guarda) - Signorina Chelli... (da dietro tra la tavola) Se mi permette vorrei darle un piccolo consiglio gratuito. Al posto suo starei molto più attenta a certe compagnie.

CHELLI : Grazie, ma non può spiegarsi meglio  Dottore?

SABBIONI : (venendo al centro) - Non c'è di che. Il consiglio era gratuito. L'ho vista bene, sabato sera, con quel campione al caffè de Paris.

CHELLI (posando alcuni libri sulla scrivania) Ah, m'ha vista? Io non l'ho notato affatto.

SABBIONI : - Io starei un po' più attenta a quel tipo, Signorina Chelli. M'ha fatto l'impressione di uno schizofrenico scatenato.

CHELLI : Io non ci penserei neanche un minuto al posto suo. Dopo tutto stava con  me e non con lei. (porge i libri a Sabbioni)

SABBIONI :  Questo per qunato riguarda la morale. Quanto al  fisico del giovanotto... Bah!... (mette i libri  sulla tavola).

CHELLI :Lei invece era bellissima...  

SABBIONI :  Chi?

CHELLI : La ragazza che stava con lei...

SABBIONI : - Ha detto che non m'ha notato, sbaglio?

CHELLI:  Ci avete dato due spintoni... Non ho potuto farne a meno.

SABBIONI : - Per quanto la cosa non possa interessarla, le dirò che quella ragazza è una vera signora. Ha un carattere dolce, gentile e sa  sempre come comportarsi.                           

CHELLI :Peccato non trovare niente di meglio, sabato sera !

SABBIONI : - Inoltre è piena di spirito.

CHELLI : Solo che non l'adopera.

SABBIONI : (avanza verso Chelli)  Beh, le dirò che ho molta indulgenza per queste sue manie eccessivamente disinvolte. E' chiaro che lei le adopera come corazza per nascondere qualche grave scompenso.

CHELLI : Non è vero, e le proibisco di esercitare la sua scienza su di me.

SABBIONI : - Bah... a volte mi domando se non varrebbe la pena di compiere un piccolo esperimento su di lei... uno solo. Giusto per vedere sino a che punto è dura la sua corazza... chissà  che  sotto …...

CHELLI : Lei non lo saprà mai, dottore.

SABBIONI :  Perché vede, lei mi interessa come  un caso clinico... nient'altro. Mi piacerebbe proprio sapere che origine ha il suo « ego » esagerato (ritorna dietro la scrivania).

CHELLI (prossima alle lacrime) - Lei è la persona più cattiva che conosco: caso clinico, ,ego esagerato... (gli volta le spalle e s'affretta verso la porta centrale).

SABBIONI :  Non scappi! Non ho finito! (suona il telefono).

CHELLI : Mi  lasci in pace! (si dirige al telefono).

SABBIONI :  Con piacere. (esce).

CHELLI (al telefono)    Casa di Salute De Amicis Oh sì, brigadiere. « Nessun incidente in città o ne dintorni riguarda il nostro nominativo . Senta, brigadiere, non sarà meglio... (guarda verso la porta di sinistra, che da sull'esterno, da cui entra Elio con in mano un mazzo di dalie) Oh, non ha più importanza, brigadiere. Sono tornati.  (riattacca. Rapida verso Elio) Signor Santi !

ELIO (raggiunge il centro, poi le offre i fiori)  Buona sera, mia cara. Questi sono per lei.

CHELLI (al centro, riceve i fiori) - Per me? Oh, grazie.

ELIO :Sono freschissimi. Li ho colti pro­prio ora, qui fuori.

CHELLI : Speriamo che il dottor De Amicis non lo abbia visto. Sono le sue dalie campione. Ma dov’è il dottor De Amicis ? (arretrando).

ELIO :   Lo ignoro. Hanno un colore che s'intona a meraviglia ai suoi capelli.

CHELLI : Non ho mai osato portarlo. Crede che mi stia bene?

ELIO : Lei ravviverebbe qualsiasi colore, mia cara...

CHELLI : Grazie. Il dottor De Amicis è andato di­rettamente nel suo appartamento?

ELIO : Non saprei. Dov'è il dottor Sabbioni?

CHELLI : E'  nel suo ufficio, credo. (torna die­tro la scrivania).

ELIO (va alla porta di Sabbioni e bussa)  Grazie!

SABBIONI : (entrando) - Santi! Finalmente!

ELIO :Ho una vettura che m'aspetta. E' pos­sibile per lei e Signorina Chelli venire via subito?

SABBIONI :  Dov'è il dottor De Amicis?

ELIO :Viene anche lui con noi? E' gentile!

CHELLI (risponde alla domanda muta di Sabbioni) - Non lo so, dottore.

ELIO :Devo chiedere scusa. Sono leggermen­te in ritardo. Ma ho pensato che Signorina Chelli avesse diritto a qualche fiore. (raggiunge il tavolo) Vera­mente, dopo quanto è accaduto qui questo pome­riggio, ai fiori avrebbe dovuto provvedere lei, dot­tore. Quando sarà più anziano e le belle signore le passeranno accanto senza fermarsi, vedrà che penserà con profonda gratitudine alle generose com­pagne della sua gioventù. Allora andiamo?

CHELLI (esce).

SABBIONI : (premendo un campanello)  Un mi­nuto ancora, Santi... (s'avvia a destra) La situazio­ne è cambiata da quando ci siamo conosciuti oggi pomeriggio. Ma la pregherei di non serbare ranco­re a nessuno. Il dottor De Amicis è un suo amico. Vuole soltanto esserle d'aiuto.

ELIO :Molto gentile da parte sua. Vorrei po­terlo aiutare anch'io.

SABBIONI : - Se lei si mostrerà disposto sin dal­l'inizio  a collaborare con noi... la sua battaglia è già vinta a metà. Tutti dobbiamo affrontare la real­tà, Santi, prima o poi

ELIO :Ho lottato con la realtà quarant'anni di seguito, dottore, e sono lieto di poterle annun­ciare che ho finito per vincerla, uscendone fuori. (Chelli rientra) E ora se vogliamo andare ..

GUGLIELMO : (entra dal centro) - Eccolo qua! (rag­giunge Elio) Di sopra, amico... Ora andiamo di sopra... (a Sabbioni)  Il professore è O. K.?

ELIO :Ci deve essere un errore. La Signorina Chelli, il dottor Sabbioni ed io siamo diretti ad un ristorante per passarvi la serata. Sarò lieto se vorrà essere dei nostri Signor...

GUGLIELMO :  Guglielmo.

ELIO : Guglielmo. C'è un eccellente film con un personaggio che si chiama Guglielmo!

GUGLIELMO :  Un film  eh? Aspetta e vedrai che film ti facciamo vedere noi... Di sopra, amico...

SABBIONI ::  Un minuto, Guglielmo. Dove ha detto che è andato il dottor De Amicis, Santi?

ELIO : Le ho già detto che non mi ha confidato i suoi piani.

GUGLIELMO :   Vuoi dire che il dottore non si è ancora  visto? (s'avvicina alla scrivania).

CHELLI : Non ancora.

GUGLIELMO : - E dov'é?

SABBIONI : - E' quello che stiamo cercando di sapere.

CHELLI : Il signor Santi è venuto qui da solo.

GUGLIELMO :  Da solo eh? Ehi tu, sbrigati a parlare o ti lavoro io subito.

ELIO : Preferirei che lei non lo facesse, e preferirei che lei non usasse un simile linguaggio in presenza di una graziosa persona come Signorina Chelli.

SABBIONI : - Signor Santi, il dottor De Amicis s'è recato in città alla sua ricerca. E questo quat­tro ore fa.

ELIO :Come passano svelte le serate, eh?

GUGLIELMO :  Sentitelo! Fa pure lo spiritoso!

SABBIONI :  Un secondo, Guglielmo. Lei ha visto il dottor De Amicis questa sera, Santi?

ELIO :Sì, l'ho visto. E' arrivato da Mario all'ora di cena. E' un posto simpatico. Andiamoci tutti insieme e potremo discutere con un bel bicchiere di vino davanti.

GUGLIELMO : - E invece non andremo da nessuna par­te... (s'inserisce fra Elio e Sabbioni) Ora ti fac­cio una domanda e se non chiudi il becco e mi rispondi a tono te ne do tante finché non ti  esce il fiato.

ELIO : Quanto lei suggerisce non mi sembra possibile.

GUGLIELMO : - Sarebbe a dire?

ELIO : Lei mi suggerisce di chiudere il bec­co e risponderle a tono. Una delle due. (siede sulla poltrona a sinistra della tavola).

SABBIONI : - Lasci fare a me, Guglielmo. (spinge Guglielmo a sinistra).

GUGLIELMO : - Bene, faccia lei. Ma veda di scoprire dov'è il dottore. (va dietro la scrivania).

SABBIONI :  Lei ha detto che il dottor De Amicis è venuto da Mario, è vero?

ELIO : E' così, e sono stato lieto di vederlo.

GUGLIELMO : - Sbrighiamoci...

ELIO :Chiese subito di me, e naturalmente il padrone lo portò al mio tavolo, e se ne andò. Qui ci scambiammo i soliti saluti. Io dissi: « Come va, dottor De Amicis? », e lui: « Come va, Signor Santi? » Mi pare che questo lo dicemmo almeno una volta per uno.

GUGLIELMO :  :  O.K. O.K.  continua

ELIO :Mi sto sforzando d'esser preciso. Quin­di lo presentai ad Amilcare.

GUGLIELMO : - A chi?

CHELLI : A un coniglio bianco. Alto un metro e 85.

ELIO :Un metro e 87, direi.

GUGLIELMO : - O. K. Scherziamoci pure, e intanto il dottore é in qualche fosso, che sanguina a morte.

ELIO :  Se questi erano i suoi piani per la serata a me non l'ha detto.

SABBIONI :  Continui, Santi.

ELIO : Il dottor De Amicis sedette dunque al ta­volo con noi. Io ero seduto dalla parte di fuori, così. (mostra come) Amilcare era seduto vicino alla parete, e il dottor De Amicis si mise davanti ad Amilcare, in modo da poterlo osservare bene.

GUGLIELMO : (avanza verso destra) - Benissimo! Adesso passiamo la notte a spiegare com'eravate seduti!

ELIO :A questo punto Amilcare mi chiese di offrirgli da bere. Siccome so che non gli piace bere solo proposi al dottor De Amicis di tenergli compa­gnia.

GUGLIELMO : - E allora?

ELIO :Gli tenemmo compagnia.

GUGLIELMO : - Avanti, continua.

ELIO :Gli tenemmo compagnia un'altra volta.

GUGLIELMO : - E poi che successe?

ELIO :Continuammo a  tenergli compagnia.

GUGLIELMO :  Oh, lascia perdere la compagnia...

ELIO : SeLei mi chiede di trascurare la compagnia mi chiede di trascurare una larga parte della serata...

GUGLIELMO : - Dicci che successe poi... andiamo... ti prego...

ELIO :Il dottor De Amicis ed Amilcare iniziaro­no una conversazione. Da principio molto calma. Più tardi si riscaldò alquanto e il dottor De Amicis alzò la voce.

GUGLIELMO : - Ah si, e perché?

ELIO : Amilcare mi pare sostenesse che il dot­tor De Amicis dovesse assumersi una parte almeno degli oneri finanziari della compagnia, ma il dot­tor De Amicis non aveva l'aria d'esser d'accordo.

CHELLI :  (spontanea) - Questo lo credo senz'altro.

GUGLIELMO :  Lasciatelo parlare. Vediamo a che pun­to arriva. Ha una faccia di bronzo che non finisce mai.

ELIO :Accettai di far fronte io a tutto, per­ché non volevo storie. Andiamo molto spesso da Mario, Amilcare ed io; il padrone è un bravissimo uomo che ha sulla vita idee molto interessanti. E poi è venuta fuori l'altra faccenda.

GUGLIELMO :  Piantala di parlare per rebus, e spic­ciati una buona volta.

ELIO : Signor Guglielmo, lei è una persona mol­to sincera, ma devo pregarla di non usare questo linguaggio davanti a Signorina Chelli. (s'inchina legger­mente alla ragazza).

SABBIONI :  Lei ha ragione, Santi; ci scusi. Stava dicendo: è venuta fuori l'altra faccenda?

ELIO : C'era una bellissima donna, bionda, una certa Signora Collina in compagnia d'un tale, a un tavolo di fianco al nostro. Il dottor De Amicis è andato a sedersi vicino a lei, per spiegarle che  si erano già conosciuti a Venezia. Il compagno della signora ha riaccompagnato il dottor De Amicis al tavolo mio e di Amilcare non senza spiegarci, a sua volta, che sarebbe stato molto meglio se il dot­tor De Amicis si fosse cercato le sue avventure al­trove. Ne ha molte?

GUGLIELMO : : Molte cosa?

ELIO:   Ha molte avventure?

GUGLIELMO : - Che ne so io?

CHELLI : Continui, prego, Signor Santi. Siamo tutti molto preoccupati.

ELIO :Il dottor De Amicis allora pregò Amilcare di accompagnarlo al Mulino della Biondina, Amilcare invece voleva andare all'Osteria di Edoardo.  Mentre loro litigavano sono andato al bancone per ordinare un al­tro giro, e quando sono tornato non c'erano più.

GUGLIELMO :  Dove sono andati? Dov'è andato il dottore?

ELIO :Non lo so. Io avevo un appuntamen­to qui con la Signorina Chelli e il dottor Sabbioni e sono venuto a prenderli nella speranza che, più tardi, potessi­mo imbatterci in Amilcare e il dottore e finire in gloria la serata.

GUGLIELMO : - Beh, siete soddisfatti? Avete voluto la sua storia? (va addosso a Santi minacciandolo col pugno chiuso) O. K. Tu sei un bugiardo, e non c'è dubbio...

ELIO :Io non dico mai bugie, Signor Guglielmo.

GUGLIELMO : - Tu hai fatto qualcosa al dottore e ora vedrai che me lo dici subito...

SABBIONI : (allontanandolo) - Lo lasci stare, Guglielmo...

GUGLIELMO : (ai due, furioso) - Ma non vedete ch'è impastato di bugie? Ehi, voi due, non crederete mica la sua storia del nostro dottore seduto a par­lare con un coniglio bianco, per caso?

CHELLI : Forse il dottore è andato sul serio da Mario.

GUGLIELMO - E ha visto il gran coniglio, no?

ELIO :E perché no? Amilcare era li. Da prin­cipio il dottore sembrava un po' spaventato, di Amilcare, ma poi lo spavento si muto in ammirazione man mano che le ore fuggivano!... « Le ore fuggi­vano! » Che bella espressione! Con il vostro permesso vorrei ripeterla... « Le ore fuggivano! ».

GUGLIELMO : (buttandosi su di lui) - Col vostro permesso ora gli faccio saltare i denti.

ELIO (senza turbarsi) - Signor Guglielmo, non ha nessun vecchio amico col quale si può permettere scherzi di questo genere?

SABBIONI : (aveva afferrato Guglielmo e lotta intan­to con lui).

GUGLIELMO : (tenuto fermo da Sabbioni. Guarda Elio con occhi di fiamma. Intanto Chelli telefona) Che faccia tosta! Poteva presentarsi qui come un caso normale di « Delirium tremens », no? Eb­bene no. Si presenta con un coniglio di un me­tro e 85.

ELIO (si alza, va verso la scrivania di sinistra) La vostra compagnia è molto gradevole, ma devo pro­prio andar via.

CHELLI : Bar dei Fiori? Per caso c'è il dottor De Amicis li da voi? C'è stato prima con il Signor Santi. Cosa? Beh, questa poi è grossa (riattacca). Quel tipo è impazzito. Ha detto che Signor Santi è  benvenuto ogni volta che ci vada, ma l'amico suo no.

ELIO :Dev'essere Natalino, il barista. Ha una grande opinione di me. E ora andia­mo tutti là a bere qualcosa.

GUGLIELMO : - Aspetta un po'...

CHELLI : Signor Santi... (le si avvicina).

ELIO :Sì, mia cara... posso prenderle la mano?

CHELLI : Se... le fa piacere.(Elio le prende la mano) La povera Signora De Amicis è tanto preoccu­pata. Deve essere successo qualcosa al dottore. La prego, cerchi di ricordare ancora... qualche altro particolare che possa esserle utile. Suvvia...

ELIO :Per lei farei qualunque cosa. Sarei quasi disposto a ricominciare la mia vita da capo. Quasi. Ma le ho detto tutto.

CHELLI : Ne è sicuro?

ELIO :Sicurissimo. Ma lei me lo chieda di nuovo, comunque. M'è piaciuto il tono caldo della sua voce, quando me l'ha chiesto.

SABBIONI : (senza rendersi conto di quel che di­re) - Anche a me!

GUGLIELMO :  che stronzate!

ELIO :Cosa?

GUGLIELMO : Ho detto stronzate!

ELIO :Beh, devo andarmene. Ho molto da fare.

CHELLI : Signor Santi. Cosa fa lei?

ELIO :Amilcare ed io andiamo all’osteria,  ci se­diamo, beviamo un paio di bicchieri e ascoltiamo la musica. E subito le facce della gente si voltano verso la mia, e sorridono. Come dicessero: non sap­piamo come ti chiami, Signore, ma non ha impor­tanza. Amilcare ed io ci scaldiamo al tepore di que­sti istanti dorati. Siamo entrati sconosciuti, ora sia­mo fra amici. La gente si avvicina; si siede con noi; beve con noi; parla con noi. Ci raccontano le grandi terribili cose che hanno fatto. Le grandi cose meravigliose che faranno. Le loro speranze, i loro rimpianti, i loro amori, i loro odi. E tutto è molto grande perché nessuno ha mai portato niente di piccolo in una osteria. Poi li presento ad Amilcare. E lui è più grande e più grosso di qualsiasi cosa che essi possano offrirmi. E quando se ne vanno, vanno via impressionati. E' raro che la stessa gente ritorni; ma è tutta invidia, mia cara. C'è un pochino d'invidia in fondo al migliore di, noi. Peccato?

SABBIONI : (facendosi avanti) - E come mai lo ha chiamato Amilcare?

ELIO : Perché, si chiama Amilcare.

SABBIONI :  Come fa a saperlo?

ELIO :Per una combinazione piuttosto inte­ressante, dottore.  Diversi anni fa, di sera presto passavo per Via Marsala. Conosce la via?

SABBIONI :  Sì, sì.

ELIO :Avevo appena aiutato Aldo ad entrare in un taxi.  Aldo aveva mischiato dello champagne con del gin, e mi ero reso conto che avevo bisogno d'un aiuto. Io mi incamminavo a piedi quand'ecco che sento una voce: « Buona sera, Signor Santi ».Mi volto e vedo questo grosso coniglio, alto un me­tro e 87, appoggiato a un lampione.  Beh, non ci feci troppo caso, perché quando uno ha vissuto in una città a lungo, come io ho campato in que­sta qui, si finisce per abituarsi all'idea che tutti ti conoscano per nome.  E naturalmente mi avvicinai per chiacchierare.  Mi dice: "Aldo era un poco fatto stasera, o forse mi sbaglio?" Beh, era chiaro che non si sbagliava.  Io ho la più grande ammirazione per Aldo, ma fatto era fatto. Beh, rimaniamo li un poco a parlare e finalmente gli dico: « Lei ha un vantaggio su di me. Conosce il mio nome, e io non so il suo ». Immediatamente mi risponde: « Che nome gli piace? » Beh, non do­vetti pensarci neanche un minuto: Amilcare è stato sempre il mio nome favorito. Così gli dico: « Amilcare!>. E questa è la parte più interessante della storia. Mi fa: « Guardi che combinazione! Mi chia­mo proprio Amilcare ».

SABBIONI : (mettendosi dietro la scrivania) Suo padre che nome aveva  signor Santi?

ELIO :Giovanni Federico.

SABBIONI : - Santi. Quando era piccolo non aveva un compagno di giuochi? Un amico a cui fosse molto affezionato, col quale ha passato mol­te ore spensierate e felici?

ELIO   Oh sì, dottore. E lei no?

SABBIONI : -Come si chiamava?

ELIO :: Fortuzzi Eliano detto "Verme". Per caso conosce i Fortuzzi, dottore?

SABBIONI : - No.

ELIO :Peccato. Magnifica gente!

SABBIONI :  Rifletta bene, Santi. Non c'è stato mai nessuno, in nessun luogo che lei abbia cono­sciuto e si chiamasse Amilcare? Non ha mai incon­trato per caso qualcuno che si chiamasse così?

ELIO :No, dottore. Nessuno. Forse per que­sto l'ho sempre sperato tanto.

SABBIONI :  Andiamo, Guglielmo.  Ora accompa­gneremo il signor Santi di sopra.

GUGLIELMO:  Io non l'accompagno in nessun posto. Ha voluto fare a testa sua. Se la sbrighi da sé. Ha permesso che si sedesse in poltrona, dimenticandosi completamente del Dr. De Amicis. O. K. E' la sua festa. Si diverta!

SABBIONI : -Andiamo, Santi. (pausa, stenden­dogli la mano) Venga, Elio.

ELIO :(alzandosi)  Come vuole, Lucio.(Sabbioni e Chelli lo accompagnano alla porta) Ma temo che non potrò trattenermi a lungo fra di voi. Ho promesso ad Amilcare di fargli vedere il varietà! (escono dal centro).

GUGLIELMO : (rimane solo. Siede alla scrivania, con­sulta il suo orologio a polso) – Come è possibile,  è passato solo un minuto ! (si nascon­de la testa fra le braccia, stando appoggiato alla scrivania. Il dottor De Amicis entra dalla sinistra. Guglielmo non lo vede sino a quando il dottore non ha quasi raggiunto il centro della scena. Saltando in piedi, correndo a lui) Dottor De Amicis!  Si sente bene?

DE AMICIS :- Bene? Certo che sto bene. Mi seguono. Chiudi quella porta.

GUGLIELMO : (va alla porta di sinistra, la chiude a chia­ve) - Chi è che la segue?

DE AMICIS :- Non sono affari tuoi (esce, rifugian­dosi nel suo ufficio a destra e chiude la porta die­tro di sé).

GUGLIELMO : (rimane un istante perplesso, poi fa le spallucce, ­spegne alcune luci ed esce dalla sinistra.    La stanza  resta illuminata fiocamente.  Poi si avverte un rumore alla porta di sinistra, come qualcuno che di girare la maniglia.   La porta si apre e si richiude  L'invisibile Amilcare è entrato.  In fine attraversa la scena: la porta dell'ufficio di De Amicis si apre  e si richiude)

Qualche istante dopo esce il dottor De Amicis

DE AMICIS :(a destra, s'allontana rinculando dalla porta del suo ufficio.   Il suo volto è l'immagine del terrore.   La sua voce è bassa, impaurita e gutturale.  Gesticolando fa segno al coniglio di allontanarsi)Va via! Va via! Tu non sei lì.   Non esisti.   Mi chiamo Viligelmo De Amicis e non ho paura di mo­rire. (grida) Guglielmo! Guglielmo!

GUGLIELMO : (entra dal centro) - Comandi, dottore.

DE AMICIS :- Guglielmo, non lasciarmi solo.

GUGLIELMO : - No, dottore.

DE AMICIS :- Butta quell'uomo, Santi, fuori di qui.

GUGLIELMO : - Sì, dottore (s'avvia alla porta cen­trale).

DE AMICIS :- No, non mi lasciare.

GUGLIELMO :(voltandosi indietro, confuso) - Ma lei ha detto...

DE AMICIS :  Chiami  Dondi al telefono!

GUGLIELMO : - Sì, dottore. (va al telefono interno) Dondi, restituisci i vestiti a quel tipo, Santi, e fallo scendere subito qui. (bussano alla porta).

DE AMICIS :- Non te ne andare.

GUGLIELMO : - Un minuto, dottore. (va a riaccende­re le luci, poi riattraversando la scena apre la por­ta di sinistra). L’ Avvocato Graffi!

AVVOCATO : Voglio vedere il dottor De Amicis. (entra con Rosa ).

GUGLIELMO : - Ciao, Rosa.

ROSA: Ciao.

AVVOCATO : De Amicis, dobbiamo parlarle. L'affa­re è serio.

ROSA: E come!

AVVOCATO : Più serio di quanto possa sospettare lei. Dove possiamo parlare in pace? (s'avvia verso l'ufficio di De Amicis).

DE AMICIS :(gli si para davanti) - Lì no.

GUGLIELMO : - Il dottore non vuole che entri nel suo ufficio.

DE AMICIS :- No di certo.

AVVOCATO : Allora si segga, dottor De Amicis. Siediti, Rosa Maria.

DE AMICIS :Gugliemo. Non mi lasciare !

AVVOCATO : Senta, De Amicis, qui ci sono i miei ap­punti, con i fatti. C'è nessuno che mi ascolta?

GUGLIELMO : - Certo, siamo tutt'orecchi.

AVVOCATO (fulmina Guglielmo, con disprezzo) - Ora, De Amicis, mi dica: non ha mai pensato alla possi­bilità che qualcosa di simile a questo coniglio, Amilcare, possa esistere?

ROSA: Non esiste di sicuro. E se qualcuno lo crede possibile è un pazzo. (De Amicis la guarda intensamente) Beh, che ha da guardarmi così?

AVVOCATO : Beh, dunque, la mia cliente, la que­relante, Signora Vera Luisa Zampieri ha dichiarato sotto giuramento che, la mattina del due novem­bre scorso, trovandosi nella cucina della sua casa si sentì chiamare per nome: si voltò, e vide questo gran coniglio bianco, Amilcare. La stava fissando. Offesa per l'indiscrezione la querelante non mancò di formulare alcuni severi giudizi e cacciò la crea­tura dalla stanza. Il coniglio andò via.

DE AMICIS :- Cos'è che gli disse?

AVVOCATO : Non è importante.

DE AMICIS :  E invece sì !Voglio sapere come cacciò la creatura dalla sua clinica... voglio dire dalla sua casa.

ROSA: Si guardi bene dal dirglielo, Avvocato Non è una frase degna di mia madre.

GUGLIELMO : - Poche chiacchiere. Fuori la verità.

AVVOCATO : Vera lo guardò fisso negli occhi ed esclamò, trascinata dall'ira: Vai all'inferno!

DE AMICIS :(guardando la sua porta) - « Vai all'inferno!... » E se n'andò?

AVVOCATO : Sì. Se n'andò. Ma il problema non è questo. Il problema è: ha giurato il falso, o dob­biamo prenderla in considerazione? Vorrei la sua opinione.

CHELLI (entra scendendo dalla scala del centro).

SABBIONI : (arriva dal corridoio) - Sara! Ti ho cercata da per tutto.

DE AMICIS : Dottor Sabbioni, non tenga conto di quanto le ho detto oggi pomeriggio. La confermo nel suo incarico. Lei è un dottore molto acuto.

CHELLI : Oh Lucio! Hai capito?

SABBIONI :  Oh, amore!

CHELLI : Ci vediamo dopo. (esce dal centro lan­ciandogli un bacio).

SABBIONI : (va nel suo ufficio).

ROSA: Dottore, lei deve tenersi qui zio Elio, assolutamente.

DE AMICIS : No, voglio che la mia Clinica torni com'era prima che quest'uomo vi met­tesse piede.

ROSA: La capisco benissimo.

DE AMICIS :- Davvero?

ROSA: Certo: capisco che possa dare ai nervi a chiunque il modo che zio Elio ha di sapere le cose prima che accadano.   Stamane, per esempio, ci ha detto che Amilcare l'aveva avvisato che Clara, la zia della signora Maria Adelina, arrivava da Milano stasera e le si sarebbe presentata in casa allo improvviso...

DE AMICIS :- Ed è successo?

ROSA: E' successo cosa?

DE AMICIS :- La zia  Rosa, è sbucata fuori proprio come aveva detto Amilcare?

ROSA: Oh si... Le cose vanno sempre a fini­re nel modo annunziato da zio Elio.   Ma che im­portanza ha?   Che cosa importa a noi della signora Maria Adelina?

DE AMICIS :- E cose come questa accadono di fre­quente?

ROSA: S^, e non è ridicolo? Zio Elio so­stiene che Amilcare gli dice tutto, che Amilcare sa tutto. Ma come può essere se è proprio Amilcare che non esiste?

DE AMICIS :(va a contemplare la porta di destra) Sciocchezze! E ho sciupato la mia vita stu­diando sciocchezze mentre in via Marsala i miracoli  stavano appoggiati alle colonne del portico.

VERA : (entra dalla sinistra. Si guarda intorno sospettosa. Respira con sollievo) - Meno male. Solo persone.

ROSA::  Oh mamma. Avevi promesso che non saresti venuta qui.

VERA :  Beh, buona sera. Calmati, Rosa Maria... Ho portato l'accappatoio di Elio. Beh, che state a fare tutti qui seduti? Pensavo che a quest'ora l'aveste già consegnato.

AVVOCATO : (indicandole la sedia accanto a Guglielmo) Siediti, ragazza mia.

VERA : - Non mi siederò mai là, vicino a quel bruto (siede nella pol­trona a destra della scrivania)

GUGLIELMO :  Senti, Rosa Maria, che ne diresti di venire a spasso con me sabato sera?

VERA :   No di certo !.

ROSA: Mi spiace. (s'avvicina a sua madre).

VERA :  Allora, è tutto  a posto?

DE AMICIS :Lo sarà  presto.

SABBIONI : (entrando nel suo ufficio) - Dottore, posso esprimere un parere?

DE AMICIS :- La prego. Senz'altro.

VERA : (con disprezzo) - Il suo parere... Daniela, è lui il dottore di cui ti ho parlato... Il genio!

SABBIONI : - Il mio parere è che Elio  Santi vada soggetto a una forma d'allucinazione di terzo grado, e il secondo caso in questione (indica Vera alle spalle) sia vittima di un'autosuggestione. Sug­gerisco la formula traumatica numero 977 per lui, e riposo a letto in casa per... (indica di nuovo Vera).

DE AMICIS :- E' sicuro?

SABBIONI : - E' la mia diagnosi, dottore. (a Vera) IlSignor Santi non vedrà più il suo coniglio dopo l'iniezione. L'abbiamo usata in centinaia di casi di psicopatia.

VERA : - Come si permette di chiamare mio fra­tello un caso di psicopatia? Non c'è stato mai niente di simile nella nostra famiglia.

ROSA: Se tu non credi che zio Elio sia psicopatico perché l'hai portato qui?

VERA : - Dove altro potevo portarlo? Non potevo mica portarlo in prigione, no? A parte che non è colpa di tuo zio. Perché Amilcare s'è rivolto a lui, prima di tutto? Con tanta gente che c'è in città è andato proprio a seccare Elio?

AVVOCATO : Non mettere più bastoni fra le ruote. Smettila. Se questa formula traumatica riporta dav­vero la gente alla realtà, fategli l'iniezione. E' tutto quello che vogliamo.

DE AMICIS :- Non sono certo che si applichi a un caso come questo, dottore.

SABBIONI : - Ha sempre funzionato.

VERA : Amilcare verrà sempre a casa, a cercare Elio

DE AMICIS : Sì, ma se gli facciamo l'iniezione Elio non vedrà più Amilcare, e non lo farà più entrare. E poi, quando si ripresenta alla porta, me ne incarico io.

ROSA: Mamma, volete finirla di parlare di Amilcare come se esistesse davvero?

VERA :  Rosa Maria, hai ancora molte cose da imparare, e spero che non debba farlo a spese tue. (avanza verso Guglielmo).

ELIO : (lo si sente canticchiare, mentre s'avvi­cina alla scena).

AVVOCATO : Zitti! Arriva!

ELIO : (entra dal centro) - Buona sera a tutti!

TUTTI (annuiscono per ricambiare).

VERA :   Buona sera, Elio. Ti ho portato la vestaglia

­ELIO :Grazie, Vera.

AVVOCATO : Allora, De Amicis, che si fa? Dobbiamo pur fare qualcosa?

VERA :  Oh certo, bisogna.

ROSA: Non c'è dubbio.

DE AMICIS :(guarda la sua porta) - Sì. Non c'è via di scampo.

ELIO :Beh, intanto che vi decidete perché non andiamo tutti da Mario a bere qualcosa?

VERA :  Tu non vai in nessun posto, Elio. Tu rimani qui.

ROSA:  Sì, zio Elio.

AVVOCATO : Resta qui, per favore.

ELIO :Io penso d'andarmene. Voi vorreste farmi restare. La discussione è l'anima della con­versazione. Significa che ognuno vi prende parte, e nessuno ne è tagliato fuori. Mi piace! Oh... Si è messo poi d’accordo con Amilcare, dottore?

DE AMICIS :- Ssss...

AVVOCATO : Aspettiamo la sua risposta, dottore.

DE AMICIS :- Che?

AVVOCATO : Cosa ha deciso?

DE AMICIS : Voglio restare solo con lui. Volete passare un momento nell'altra stanza? (Rosa esce dalla sinistra) Avrete la mia diagnosi fra un minuto.

VERA : - Si sbrighi, dottore.

DE AMICIS :- Non mancherò.

VERA : - Tu rimani qui, Elio. (esce coll’ Avvocato alla sinistra).

DE AMICIS : Ecco Signor Santi. S'accomodi su questa poltrona. (indica la poltrona a sinistra della tavola di destra) Mi permette d'offrirle un sigaro? Posso fare nient'altro per lei?

ELIO : (siede)  Che intenzioni ha?

DE AMICIS : Signor Elio... (abbassa la voce e guarda verso il suo ufficio) Che specie d'uomo è lei? Da dove viene?

ELIO (estrae una carta da visita) - Non le ho già dato il mio biglietto?

DE AMICIS :- Allora mi dica in quale angolo di questa vecchia e stanca terra, ha scovato un essere come quello?

ELIO :Amilcare, il Puka?

DE AMICIS :(siede nella poltrona a destra della ta­vola) - E' vero che ha la facoltà... che insomma...

ELIO :Riceve le notizie in anticipo? Sono lie­to di confermarlo. Amilcare è versatile. Amilcare po­trebbe fermare un orologio...

DE AMICIS : davvero ?

ELIO :Amilcare dice che può guardare il tuo orologio e fermarlo, e intanto tu puoi andartene quando ti pare con chiunque ti pare e dove ti pare. E quando torni non sarà passato neppure un mi­nuto...

DE AMICIS :- VuoI dire che davvero lui... (guarda verso l'ufficio).

ELIO :Einstein ha superato il tempo e lo spa­zio. Amilcare ha superato non soltanto tempo e spazio, ma qualsiasi obiezione...

DE AMICIS :- E lui fa questo per lei?

ELIO :E' pronto a farlo in qualsiasi momen­to, ma sinora non sono stato capace di pensare un solo posto dove preferirei stare. Mi diverto sempre enormemente dovunque mi trovi, e con chiunque mi trovi. In questo momento mi diverto molto qui con lei, dottore. (offre un sigaro)

DE AMICIS : Io lo so dove andrei.

ELIO : Dove?

DE AMICIS : Andrei a  Monghidoro.

ELIO : A Monghidoro?

DE AMICIS  - C'è un campeggio, proprio fuori Monghidoro, in un parco, fresco, verde, magni­fico... pieno di cedri

ELIO : La mia pianta preferita.

DE AMICIS :- Io andrei lì con una donna giovane, carina; una donna strana, una donna silenziosa.

ELIO :Sotto un albero?

DE AMICIS :- Non vorrei neanche sapere il suo nome. Io mi farei chiamare, non so, Signor Rossi.

ELIO :Perché non vuole sapere il suo nome? Potreste avere delle conoscenze in comune.

DE AMICIS : La manderei a comprarmi della bir­ra fresca. Le parlerei. Le direi cose che non ho mai dette a nessuno; che sono chiuse qui dentro. (si batte il petto. Elio gli guarda il petto con interesse) E poi la manderei a comprarmi dell'altra birra fresca!

ELIO : Niente vino?

DE AMICIS : Birra è meglio.

ELIO : Forse, sotto un albero. Ma la dama potrebbe aver voglia di un bicchiere di frizzantino.

DE AMICIS :- Non le permetterei di rivolgermi la parola, ma mentre parlo io, vorrei che lei allungasse una mano bianca, morbida e mi carezzasse la testa, e dicesse: « Poverino! Oh povero, povero caro!”

ELIO :E quanto dovrebbe durare, secondo lei?

DE AMICIS : Due settimane.

ELIO : Non risulterà monotono? Soltanto  fuori Monghidoro , birra, e « povero, povero caro » per due settimane.

DE AMICIS :  No, affatto. Sarebbe meraviglioso!

ELIO : Non posso fare a meno di pensare che commette un errore vietando alla donna di parlarle Se è un tipetto che ha girato un po', c'è il caso abbia raccolto una quantità di storielle divertenti. E un altro sbaglio è certo tutta quella birra senza vino. Ma dopo tutto le vacanze sono sue

DE AMICIS :(sognante) - Birra fresca a Monghidoro e un ultimo  flirt! Troppo bello!

ELIO :    Non crede che le farebbe bene sdraiarsi un poco?

DE AMICIS :- No, no. Mi dica, Signor Elio, lui potrebbe ... crede che lui farebbe questo per me?

ELIO       :Potrebbe, e lo farebbe. Non ho mai sentito Amilcare dire una sola parola contro Monghidoro. A proposito, dottore, dov'è Amilcare?

DE AMICIS :: (si alza con circospezione) - Perché, non lo sa?

ELIO :L'ultima volta che l'ho visto era con lei.

DE AMICIS :- Ah!

ELIO :Oh, è probabile che mi stia aspettan­do al Bar dei Fiori.

DE AMICIS :- E' così!  E' sicuramente al Bar dei Fiori.

ELIO :Mi scusi, dottore. (si alza, e s'avvia alla porta centrale).

DE AMICIS :(girando dietro la tavola, a sinistra) -No, no, Signor Santi. Non lì.

ELIO :Non potrei andarmene senza augurare la buona notte al mio amico dottor Sabbioni.

DE AMICIS :- Signor Elio, il dottor Sabbioni non è amico suo. Nessuno di costoro le è amico. Io sono suo amico.

ELIO :Grazie. Ed io suo, dottore.

DE AMICIS :- E quanto a sua sorella, è l'origine di questa congiura contro di lei. Vorrebbe persua­dermi a rinchiuderla qui. Oggi ha fatto le carte per internarla. Ha ottenuto la sua interdizione e la chiave della sua cassetta di sicurezza. E poi l'ha portato qui...

ELIO :Ha fatto tutto questo in un pomerig­gio solo? E' un fulmine vero e proprio.

DE AMICIS :(si avvicina a lui, lungo la scrivania)               Ma ,per Giove, amico mio!.

Lei :è dunque non è capace di odiare nessuno?

ELIO :Dottor De Amicis, mia madre diceva:« A questo mondo, Elio », m'ha chiamato sem­pre Elio, diceva: « A questo mondo, devi esse­re o furbo, ma allora furbissimo, oppure molto ama­bile ». Per anni sono stato furbo, furbissimo. Le consiglio l'amabilità. L'autorizzo a citarmi.

DE AMICIS :- Non importa, io la proteggerò, an­che a costo di internare sua sorella. Vuole che lo faccia?

ELIO :Oh no di certo, dottore, a meno che non sia Vera a desiderarlo. Oh non dico che qui il posto non sia bello, ma io ritengo che Vera sarebbe  più felice a casa insieme a me, Amilcare e Rosa Maria.

CHELLI (rientra dal centro con un fiore (dalia) nei   capelli. Va a disporre delle riviste sulla tavola di destra).

ELIO (si rivolge a lei) - Signorina Chelli! « Più divina grazia giammai illuminò splendido volto ». (al dottore) Ovidio: Quinta Elegia. (a Chelli) Mia cara,mai sembrerà più bella di oggi.

CHELLI : E mai mi sentirà più felice, Signor Santi. Lo so. (lo bacia sulla guancia).

DE AMICIS :- Bene.

CHELLI : Sì, dottore. (esce, salendo le scale al centro).

GUGLIELMO : (entra in tempo per vedere, quando è nel­la  l'atrio, il bacio).

ELIO :Chissà se sono capace di ricordarmi il   seguito di quei versi...

GUGLIELMO : - Ehi, mi pare che il tipo del coniglio sia piuttosto in gamba!

ELIO (guardando Guglielmo) - Ovidio è sempre stato il mio poeta favorito.

GUGLIELMO : - O. K. amico. Lei è in libertà! Da que­sta parte... (lo prende per un braccio e raccompa­gna all'uscita di sinistra).

DE AMICIS :- Guglielmo! Giù le mani dal signore!

GUGLIELMO : (a destra della scrivania) - Che?

DE AMICIS :- Chiedi scusa a Signor Santi.

GUGLIELMO : - Chiedere scusa a lui... a uno che vede i conigli?

DE AMICIS :(guardando verso il suo ufficio)  Chie­digli scusa... Chiedigli scusa.

GUGLIELMO : - Chiedo scusa. La porta è quella.

ELIO :Quando verrà il momento, me lo ri­corderò.

GUGLIELMO : (esce dalla sinistra).

DE AMICIS :- Senta un po', Santi. Le accade spesso che le donne vengano a baciarlo, come ha fatto Signorina Chelli, poco fa?

ELIO :Di tanto in tanto.

DE AMICIS :- Si?

ELIO :Io le incoraggio, naturalmente.

DE AMICIS :-- Beh, questa poi... Vada pure ma si ricordi che ho assoluto bisogno di questo coniglio.

ELIO (s'avvia alla porta di Sabbioni, ma Sabbioni ne esce in quell'istante) Dottore non posso andarmene senza...

SABBIONI : - Un momento solo, Santi... (a De Amicis) Dottore, allora è d'accordo con la mia diagnosi?

DE AMICIS :- Sì, sì. Li faccia entrare tutti quanti

SABBIONI : - Grazie, dottore. Signora Zampieri, Avvocato Graffi, volete favorire qui un minuto, prego

VERA : (entrando) - Sistemato tutto?

ROSA e l' AVVOCATO (entrano).

DE AMICIS :- Condivido il parere del dottor Sabbioni!

SABBIONI : Grazie, dottore!

ROSA: Ma è magnifico! Che sollievo!

AVVOCATO : Molto bene!

ELIO :Bene, festeggiamo l'avvenimento... (estrae un libriccino dalla tasca) Mi sono segnato certi nuovi bar dietro questa copertina.

DE AMICIS :(parla agli altri a bassa voce)  E' che l'iniezione comporta una violenta reazione. Non pos­siamo praticargliela senza il suo consenso. Credete che lo darà?

VERA :  Certo lo darà, se glielo chiedo io.

DE AMICIS : Dovrà rinunziare al coniglio... Ne dubito!

ROSA: Non chiedetegli niente. Fategliela, e chi si e visto s'è visto.

ELIO (leggendo sul taccuino, dietro la fodera)            « Ponpon  Bar,vino e danze, Mulino della Biondina, Me­glio tardi che mai, la Locanda di Benni »,.

VERA : Elio!

ELIO :Proviamo questa « Locanda di Ben­ni »... Quanti dici che saremo, Vera?

VERA :  (comincia a contare meccanicamente, poi si riprende) - Oh, Elio!

DE AMICIS : Signor Santi... Io ho una formula, la 977, che sarebbe ottima per lei. Vuole provarla?

AVVOCATO : Elio, così non vedrai più questo coniglio.

SABBIONI :  Ma riconoscerà invece le sue re­sponsabilità, i suoi doveri...

ELIO :Sono certo che l'idea è sua, dottore, deve trattarsi di un'ottima cosa. E se mi capiterà di incontrare qualcuno che ne avesse bisogno, sarò lieto di consigliargliela. Quanto a me, non credo che m'interessi.

VERA : Lo senti, Avvocato? Ha sentito, dottore? Cosa ci tocca sopportare tutti i minuti?

ELIO (voltandosi a guardare) - Vera, tu vuoi ch'io mi faccia questa faccenda?

VERA : - Elio,  io penso soltanto al tuo be­ne. Sei mio fratello, ti conosco da quando sono nata. Farei qualsiasi cosa per te! E Amilcare non farebbe niente per te, invece. Ti sta ricoprendo di ridicolo, Elio. Non esser ridicolo.

ELIO :Oh, sta tranquilla..,

VERA : - Quando penso che potresti arrivare dove vuoi! Potresti fare il Direttore  dell'Acquedotto anche adesso, se ti prendessi la pena di an­darglielo a chiedere.

ELIO :Va bene, Vera. Se non desideri altro, Amilcare ed io glielo andiamo a chiedere domani stesso.

VERA : - Domani. Non voglio neanche veder l'al­ba di domani se Rosa Maria ed io dovremo con­tinuare a vivere con quel coniglio. I nostri amici non vengono a trovarci, non facciamo vita di so­cietà, non abbiamo più una vita, si può dire. Sia­mo due miserabili.

ELIO (lentamente) - Ho sempre pensato che Vera dovesse avere tutto quello che vuole. Vera, vuoi sul serio questo? (Vera fa cenno di si) Accetto dì farmela. Dove devo andare, dottore?

DE AMICIS :- Nell'ufficio del dottor Sabbioni, Santi.

ELIO :Saluti quel vecchio amico da parte mia, la prego. (esce).

AVVOCATO : Quanto tempo ci vorrà, dottore?

SABBIONI : - Affare di qualche minuto. Sarà meglio che restiate. (esce a sua volta).

AVVOCATO : Aspetteremo. (si siede a sinistra della scrivania).

VERA : (sospira) - Il dottor Sabbioni ha detto che sarà affare di poco.

ROSA: Su mamma, non essere nervosa.

VERA : - Eh si fa presto a dire.

ROSA (alza un lembo di una tenda e se ne dra­ppeggia) - Straordinario! Mamma, credi che un ve­stito così mi starebbe bene?

VERA : (prima guarda la tenda, poi sospira, infine risponde) - Sì cara, ma prima di tutto vorrei ri­posare stanotte.

(Bussano vigorosamente alla porta di sinistra).

AVVOCATO : Avanti!

AUTISTA (entra).

AVVOCATO : Cosa vuole?

AUTISTA : - Cercavo una certa... (vede Vera) Oh, eccola. « Signora », lei è scesa dal taxì senza pagarmi.

VERA : - Oh sì. Dimenticavo. Quant'era?

AUTISTA :  il percorso intero, dalla città sin qui. Due mila cinquecento lire.

VERA : (guardando nella borsetta) - Due mila e cinquecento! Avrei giurato d'avere il portamonete... Dov'è andato a fi­nire? (si alza, va alla tavola, vi rovescia la borsetta con tutto il suo contenuto, in modo che tutti possono vedere. Ma ne esce soltanto una trousse, un fazzoletto e qualche chiave) Rosa, non hai un po' di denaro per caso?

ROSA: I soldi che mi ha dato zio Elio lì ho spesi per la parrucchiera.

VERA : - Avvocato, non avreste duemila cinquecento lire  da dare a quest'uomo?

AVVOCATO : Spiacente. Potrei darti un assegno.

AUTISTA :  Non possiamo prendere assegni.

AVVOCATO : Lo so, per questo te l'ho proposto

VERA : - Dottor De Amicis, non ha per caso duemilacinquecento lire da prestarmi per pagare quest'autista?

DE AMICIS :- Non ho il portafogli. L'ho lasciato in ufficio. E non ho tempo di andare a prenderlo adesso. Devo occuparmi di quest'iniezione. (esce da sinistra).

VERA : - Beh, me li farò dare da mio fratello, ma non posso farlo subito. Devono fargli prima un'inie­zione, lì dentro. Non ci vorrà molto. Ma lei dovrà aspettare.

AUTISTA : - Cioè il mio denaro dovrebbe darglielo ­suo fratello che ora è lì dentro per farsi pun­cicare con quella roba che usano qui?

VERA : - Si, è questione di pochi minuti.

AUTISTA : - Signora, voglio i miei soldi subito.

VERA : - Ma le ho detto che è cosa di pochi mi­nuti. Comunque lei dovrà riportarci in città.

AUTISTA : - E io le ho detto che voglio i miei quat­trini adesso, oppure volto la macchina e filo, e lei potrà aspettare l'autobus... domattina alle sei...

VERA : - Beh, ne ho visto di persone cocciute come un mulo, ma lei...              

ROSA: E' quello che dico anch'io.

AVVOCATO : Ma si può sapere che vuole? Insomma, che le succede?

AUTISTA : - Niente. Con duemilacinquecento lire  si siste­ma tutto. Mi sono spiegato? Prendere o lasciare.

VERA : (alzandosi e andando verso sinistra) - Non ho mai sentito una persona ragionare meno di lei. (bussa alla porta) Dottor De Amicis, lasci venir qua Elio un minuto solo. L'autista non vuole aspet­tare.

DE AMICIS :(. a sinistra) - Veda di sbrigarsi.

ELIO (entra).

VERA : - Elio, sono uscita senza borsellino. Vuoi dare per favore a costui duemilacinquecento lire ? Ma non un soldo di più. E' stato molto scortese.

ELIO (offrendogli la mano) - Buona sera.. Io mi chiamo Santi. Elio Santi.

AUTISTA : - Ed io Stupazzoni, Anna Stupazzoni

ELIO :Lieto di conoscerla, Signorina Stupazzoni. Mia sorella, Signora Zampieri, la mia simpatica nipo­tina Rosa Maria Zampieri, l’ Avvocato Graffi e il dottor De Amicis.

TUTTI (s'inchinano con freddezza).

AUTISTA : - Salve

ELIO :E' un pezzo che bazzica queste partì, Signor Stupazzoni?

AUTISTA : - Direi. Bazzico queste parti da quando son nato.

ELIO :Le piace il lavoro?

AUTISTA : - Non c'è male. Lavoro con il taxi ormai da 15 anni,  mio fratello Giovanni invece lavora  da circa dodici anni

ELIO :Ah anche suo fratello fa il taxista? Molto interessante, non trovi, Vera? Signor Stupazzoni, permetta ch'io le dia il mio bigliet­to da visita. (gliene dà uno).

DE AMICIS :- Sarà meglio sollecitare, Signor Santi.

ELIO :Certamente. Ancora un minuto. Mia sorella e la mia simpatica nipotina abitano con me, allo stesso indirizzo. Non vuole venire con suo fra­tello a cena da noi, una di queste sere?

AUTISTA : - Come no? Con piacere.

ELIO :Quando? Quand'è che le farebbe pia­cere?

AUTISTA : - Potrei venire solo di giovedì sera. Il resto della settimana sono di servizio.

ELIO :Allora è per giovedì prossimo. L'aspet­tiamo sia d'ora, e saremo lieti dì riceverla, no VERA :?

VERA : - Oh Elio. Sono certa che questa signora  ha già degli amici nel suo ambiente.

ELIO :VERA :  Non si hanno mai troppi amici.

VERA : - Elio, non fare aspettare il dottor De Amicis, non è carino.

ELIO :Certo. (dà all'autista una banconota) Ecco qua. Tenga ilresto. Felice d'averlo conosciuto e l'aspetto giovedì con suo fratello. E adesso mi scusi.

AUTISTA : : Certo

ELIO (esce a sinistra).

AUTISTA : - Che simpaticone!

VERA : - Naturalmente. Ma lei poteva anche aspet­tare.

AUTISTA : - Oh no. Senta, signora. Sono quindici anni che faccio questo percorso. Ne ho portati tanti qui a farsi puncicare e poi li ho portati via dopo la puntura. Li cambia! (arriva sino alla scrivania).

VERA : - Lo spero bene!

AUTISTA : - C'è poco da scherzare! Venendo qui stanno belli seduti comodi e gli piace farsi scarroz­zare. C'è delle volte che ci fermiamo a guardare il tramonto o gli uccellini che volano. Delle volte ci fermiamo e guardiamo gli uccellini anche quando non ci sono, e ammiriamo il tramonto anche quando piove. Insomma stiamo allegri e ci scappa sempre una  buona mancia. Ma dopo oh... oh...

VERA : - Dopo oh oh... Che intende dire: dopo oh oh?

AUTISTA : -Sono noiosi, noiosi, noiosi... Gridano di stare attento ai segnali, attento ai freni, attento alle traverse. Mi riempiono di urli perché mi sbri­ghi perché hanno fretta Non hanno più fiducia, nè in me, nè nella mia vettura, eppure è sempre lo stesso tassì, lo stesso autista, e rifacciamo la stessa strada di prima. Fi­nito il divertimento, finite le mance... (s'avvia allo porta)

VERA : - Mio fratello le avrebbe dato la mancia in ogni modo. E' molto generoso, e lo è sempre stato.

AUTISTA : - No, dopo non lo sarà più. « Signora », dopo questo, diventerà un essere umano perfettamente normale, e lei sa che razza di carogne sono.:. Lieto di averla conosciuta. Aspetto giù. (esce a sinistra)

VERA : (s'affretta verso la porta del dottor Sandeson) - Oh Avvocato Graffi, Rosa Maria... Ferma teli! Fermateli! Non fategliela più! Elio, vieni fuori di lì.

AVVOCATO : Non puoi comportarti così... Il dot­tor De Amicis gli sta facendo l'iniezione.

ROSA: Smettila mamma!

VERA : (picchia alla porta del dottor Sabbioni) -Non voglio che Elio si faccia l'iniezione. Non voglio che Elio cambi. Non mi piace la gente così

ROSA: Faccia qualcosa, Avvocato, la trattenga... Smettila, mamma...

VERA : (rabbiosa) - E tu sta' zitta. Ho vissuto mol­to più di te. Mi ricordo cos'era mio padre. Mi ricordo anche cos'era tuo padre. Mi ricordo...

DE AMICIS :(aprendo la porta) - Che succede? Perché tutta questa confusione?

GUGLIELMO : (entra dal centro) - Serve aiuto, dotto­re? E' impazzita  di nuovo?

DE AMICIS :- Vorrebbe impedire l'iniezione?

VERA : - Non gliel'avrà... non gliel'avrà già fatta, per caso?

DE AMICIS :- No, ma eravamo pronti. Conduci la signora Zampieri fuori. Guglielmo.

VERA : - Mi lasci stare. Giù le mani, scimmia ne­griera!

AVVOCATO : Tu non sai quello che vuoi. Non vo­levi più il coniglio, sì o no?

VERA : - E che cos'hai contro Amilcare? Se Elio, Rosa Maria ed io vogliamo vivere con Amilcare la cosa non ti riguarda. Non hai il minimo bisogno di venirci a trovare. Sono affari nostri. Elio! Elio!

ELIO (rientra dall'ufficio di Sabbioni. Vela gli si butta fra le braccia piangendo. Elio la con­sola con piccoli colpi sulla schiena) - Andiamo, coraggio Vera! (agli altri) Vera è molto stanca. Si è data molto da fare oggi.

AVVOCATO : E fate di testa vostra. La prossima volta non rinuncio al mio lavoro neanche se l'animale fosse più grande di una casa.

VERA : (attirando Elio verso la scrivania) - An­diamo Elio, usciamo subito di qui. Odio questo posto. Vorrei non averlo mai visto.

DE AMICIS :- Senta un po' lei...

ELIO :Bisogna fare come vuole Vera, dot­tore...

VERA : - Ma guarda! Questa è bella! (trova il suo borsellino nella borsetta) Era qui e non l'ho tro­vato. Avrei potuto pagare io l'autista... Beh, che importanza ha ormai? Vieni via, Rosa Maria. Vieni Elio. Sbrighiamoci. (esce dalla sinistra).

ELIO :Buona notte, dottor De Amicis! Buona notte, Signor Guglielmo!

VERA : (d.d.) - Fai presto, Elio!

ELIO :Dottore, sapevo da un pezzo quel che la mia famiglia pensava di Amilcare. Ma spesso mi sono chiesto cosa penserà di me la famiglia di Amilcare. (guarda alle spalle di De Amicis verso la porta del suo ufficio) Oh eccoti finalmente! Dotto­re, le dispiace? (gli fa segno di tirarsi indietro) Gli impedisce di passare. (L'invisibile Amilcare lo raggiunge e mentre tutt'e due escono insieme, Elio esclama) Ma dove sei stato? T'ho cercato  da per tutto!

FINE

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