Amleto Moleskine

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Progetto

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AMLETO

MOLESKINE

Due atti unici di   Ugo Chiti

·AMLETO - BRUSCELLO

"Tragedia in farsa"

·I CRUCCI DEL SIGNOR POLONIO E DI SUA FIGLIA OFELIA

"Farsa in tragedia"

Primo atto

AMLETO - BRUSCELLO

"Frammenti di una tragedia in farsa"

Pubblico sul palco (platea in parte utilizzo dei palchetti). Il sipario è chiuso davanti ai cinquanta spettatori. Orazio entra da una quinta laterale con una lettera in mano. È molto civile, preciso nelle parole.

ORAZIO        "Orazio se tenevi al tuo re…se tieni al tuo amico lascia il ricamino degli studi, il punto a croce delle slinguatine filosofiche e corri…Orazio se il pianto non è risciacquatura d'occhi…corri. Una fossa si riempie in dieci minuti se il becchino è robusto, un cuore ha bisogno di parole, conforto…corr! Ti avverto, non metterti troppo a lutto…il vestito più serio da studente va bene…questo per dirti che se non corri, se non ti sbrighi ad arrivare ti becchi un matrimonio invece di un funerale." (Orazio si rivolge al pubblico indicando la lettera) Segue una girandola di frasi, vaneggiamenti, iperbole…conosco lo stile di Amleto…lui non intinge la penna nell'inchiostro…ha una mistura tutta sua…per metà materia organica e l'altra…sogno liquido, delirio. Io e Amleto ci siamo sempre scambiati delle missive. Questa pratica è iniziata sui banchi di scuola…all'inizio piccole frasi ai margini di una pagina…

                        Poi, con gli anni abbiamo intrapreso una vera e propria corrispondenza…anzi…più precisamente una specie di "avviamento all'esercitazione epistolare". Consuetudine sostenuta anche dalla regina. Lei pensava che servisse a migliorare l'accento, il modo di coniugare di Amleto (sorride) ipotesi del tutto improbabile! In questa reggia tutti discorrono in modo colorito…un fraseggio ai limiti della volgarità, un gergo. Amleto, tranne il sottoscritto, non ha avuto esempi, si è conformato di conseguenza!  (dal sipario iniziano a sentirsi suoni di un'intimità piuttosto rumorosa. Orazio alza la voce.) Talvolta anch'io sono sedotto all'idea di sgangherare una frase, di essere meno attento alle regole! Mai fatto…conosco il mio ruolo a corte…è inutile affilare la spada…quando non serve, io sono figlio di scrivano e sarò sempre un dignitoso scrivano (Orazio dà un colpetto stizzito al sipario, il cigolio del letto s'interrompe un secondo, poi riprende). Penso che Amleto colga in questo mio atteggiamento una sorta di piccolezza d'animo…una leggera ignavia ecco! A modo suo ha ragione…Lui è troppo occupato a divagare per cogliere, con un solo sguardo, i quattro lati di un pensiero! È uno che cavalca per il piacere d'essere disarcionato…no…non è una malattia dell'anima la sua…direi piuttosto una complicazione involontaria... sì (Orazio stizzito dà un pugno al sipario per zittire i suoni di una copula selvaggia).) Scusate la lunga digressione (mostra la lettera), dicevo che, appena ricevuta la lettera io sono corso subito alla sua chiamata…Amleto non sbagliava!

Una facciona ridente e stralunata apre il sipario, parla con voce roca, affaticata.

AMLETO       Visto Orazio! Che ti dicevo?  L'arrosto di' funerale s'è servito freddo pe' le nozze! Risparmio, Orazio…risparmio.

ORAZIO        (Ride appena ricacciando indietro il faccione accaldato) Amleto eccelle in sarcasmo!! Ora scusate ma…ho la consegna di seguirlo, di stargli dietro con discrezione…(sbrigativo) devo evitare che faccia danno! Con  permesso

Orazio esce e contemporaneamente si apre lentamente il sipario. Nel buio della sala un letto di ferro in luce, ai lati due comodini e un armadio sbilenco. Nel letto si sta consumando una copula selvaggia, furiosa. L'uomo vestito, inarca la schiena, s'arregge ai ferri del letto, la donna sotto stacca le mani dalla schiena e urla dibattendosi, colpisce il comodino, fa cadere una sveglia che attacca a suonare. Cadono altri oggetti. Anche l'uomo urla, ruggisce, poi i due corpi crollano esausti. Un minuto di fiati rappresi e poi l'uomo si tira su raggomitolandosi, la donna butta le gambe fuori dal letto, si pulisce tra le cosce, di spalle al pubblico, con un piccolo asciugamano. L'uomo allunga la mano, la donna passa l'asciugamano, l'uomo si pulisce. La donna si alza, mentre l'uomo rimane a fissare a terra poi pesta la sveglia zittendola. La donna, più tranquilla, prende dal cassetto del comodino un rosario, lo bacia e s'inginocchia sul tappeto. L'uomo la guarda con disprezzo.

RE                  Un altro rosario?

REGINA        Ti do noia?

RE                  No. Ognuno è libero di consolassi come gli pare…

REGINA        Io dopo sto meglio.

RE                  (Incredulo) Come farai?!

REGINA        Prova!! Vedrai tu ti riai!

RE                  Un posso!…L'istinto ce l'avrei ma c'è la corpa che mi tira addreco. La corpa non vole che m'accosti ai' rosario…son troppo maledetto!…Prima di fammi fare un segno benedetto la mi stiaccia i' petto!

REGINA        T'ho detto proaci! Ti va via i' dolo…credimi!!…io, con tutti questi rosari mi sento rinata…quando si dice un'altra…ecco eguale.

RE                  (Cupo, riflessivo) Pregare per chiedere icchè? Un diluvio tutto qui, qui su questa manaccia scriteriata? Cosa credi? Gl'affoga i' mondo ma i' grennume di sangue ci rimane! I' mi' delitto è peggio di' tuo…i' sangue d'un fratello gl'è indelebile!

REGINA        Se uno disdegna le preghiere raddoppia i' peccato. Fino a prova contraria le preghiere l'hanno inventate apposta per avere clemenza. Te non dimenticatti che in cielo c'è misericordia!

RE                  Se prego icché chiedo? "Perdonami di avere ammazzato i mi' fratello pe' pigliagli i poderi e la moglie?" Ammesso che uno m'ascorti, mi crede? No…come minimo s'offende! E c'ha ragione! Come mi si pole perdonare quando ancora c'ho sotto l'ugne la boria, un ferraccio di corona in capo, e te che m'allupi la notte! No,…non si pole chiedere perdono e insistere ni' peccato!

REGINA        Ni' mondo oggi si fa di peggio!

RE                  Ni' mondo sì…si pole…certo…se uno c'ha la mano di comando figurati…fa come gli pare. "Qui' muro mi da noia…giù". "Non si pole". "Perché?" "Gl'è i' muro della giustizia". "E allora? Poggia su i' mio…fo come mi pare…giù!" Questo, si sa, è l'andazzo di mondo…anche ultimamente s'è visto gente con l'ova marce d'un delitto, comprassi i giudici, gl'avvocati, gl'usceri! Tutti! Ma lassù, se tu permetti, gl'è differente. Lassù, fino a prova contraria, non vale l'inganno, lassù ogni atto è precisato, la bilancia non è starata, se tu porti la merda in cambio ti danno roba puzzolente…

REGINA        Ma che bestemmi, pensa al pentimento…il pentimento pole tutto…leva i' lezzo di' marcito…in quarche modo t'appretta il cuore…te lo stende. A me il pentimento m'ha fatto ripigliare a respirare!

RE                  (Quasi un grido) Dev'essere vero i' pentimento!! I' mio, a me, mi parrebbe di sentillo come sincero…però, lo so, me l'invento dentro…pe' sollevammi…lo sento! A piegare le ginocchie, a battessi il petto son capace anch'io (si mette in ginocchio) Guarda! Icche ci vole! Ma perché, queste giunture, non si sono piegate prima, da sole? L'ha fatte piegare i' capo, i' cervello…no i' pentimento!

REGINA        Allora ascortati i' core! I mio unne sta mai fermo.

RE                  Pe' quello anche i' mio… Gl'è tutto un rivortorone…cardo e diaccio insieme…però, perché allora non spurga i' veleno? No…lo trattiene. Sa che questo gl'è i' su' alimento. Io sono peccatore…non c'ho giustificazione. Santi di' cielo zittitemi i capo…datemi pace…fatemi pregare.

Mentre il re e la regina, sulla platea, pregano con i gomiti sul letto, Amleto e Orazio entrano in un palco duellando con due grandi spadoni di legno. Amleto è stravolto, arruffato, animale nel viso e negli occhi. Orazio pallido, stremato, impaurito. Amleto Vede il Re, getta via lo spadone di legno e raccatta un forcone che subito punta verso il Re inginocchiato in sala.

AMLETO       Ora gl'è i' momento d'ammazzallo! Ora che mi vorta le spalle (ride) Forza Ameleto…ora!

ORAZIO        (Addossato alla parete) Amleto? Se l'ammazzi ora gli fai un regalo! Lo gratifichi con il cielo! Amleto, questa non è vendetta, è premio! Dai, ragiona, stando a quanto dici, "quello" ha ucciso tuo padre all'improvviso, ora, a parte il peccato dell'aggressore va preso in considerazione anche lo stato peccaminoso dell'aggredito. Se io ben ricordo, il re defunto era uomo piuttosto propenso alle urgenze della carne…

AMLETO       (Abbassa un attimo il forcone) Diciamo che non era un campo fiorito! Essendo un uomo di morto sanguigno, co' i' peccato ci faceva pranzo, cena, merenda e colazione…va' a sapello che conto s'è portato a i' creatore…a occhio e croce dev'essere peso…qualcosa la dee pagare!

ORAZIO        Appunto! Te cosa vuoi fare? Uccidi l'assassino proprio nell'atto della contrizione? L'anima si monda sempre con la preghiera, lassù nell'alto dei cieli, stando a quanto è scritto nei vangeli, sono propensi al perdono se l'uomo appare pentito. Ora, quest'angeli premurosi raccattano un uomo intento a raschiare dal corpo la crosta del peccato, cosa fanno? Si mettono lì a valutare il passato? Ma figurati!! "A te salvezza eterna! Entra!" Una volta entrati nel Regno dei Cieli…(ironico) Amleto, si chiude un occhio!!

AMLETO       (Amleto si sposta in un altro palchetto) No…spada…oggi te non lavori, te oggi riposi…lo so che t'è preso la zizzola di svirgolare in qui' bollito di marcito, mi dispiace oggi non si pole…calma (agita il braccio col bidente) ma cosa mi tiri? Cosa strattoni? Calmati favona! Bona!! Si deve aspettare!…Quando? Appena s'imbriaca, appena si mette carponi a leccare la trippa sconsacrata di quella donna che vorrebbe ancora fassi riconoscere come mamma! Appena bara a i' gioco, appena gli scoreggia in faccia a i' sottoposto la boria di' padrone. Tranquilla spada vedrai che non mancheranno l'occasioni. Allora spada, te lo prometto, gli  si da un colpo da' i basso verso l'arto…uno solo però spada, lo giuro, una volta entrata non ti mollo…ti fo sentire i' fremito dell'ultimo budello…finché non si diaccia i' sangue la lascio dentro. (Si ritrae).

In platea il re si alza rivolgendosi alla regina sempre assorta nella preghiera.

RE                  Le parole l'ho buttate in alto, però i pensieri sono rimasti in basso…come dice il proverbio "Parole vote di pensiero non toccano il cielo".

La regina si alza di slancio fermando il Re. La voce è appassionata mentre cerca d'essere convincente.

REGINA        E allora resta in terra, cerca intanto di capire icché frulla ni' cervello d'Amleto! Ora non t'è nipote e basta…t'è anche figliolo, tu hai l'obbligo di ragionacci, di sapere quanto sa di noi e quanto ci tien nascosto!

RE                  Icché ci porta?! Dimmi il guadagno?

REGINA        I' sollievo di non sapecci scoperti! Vedessi innocenti negl'occhi degli altri! Ti pare poco? Noi, almeno su questa terra, s'ha bisogno di trovare un po' di pace! Ci sa tutta l'eternità pe' vivere come dannati!

RE                  (Smanioso, irritato) Come l'avvicino? Come? Se mi vede da lontano subito rincula o svolta l'angolo. Se gl'arrivo davanti all'improvviso non mi guarda…lo fermo, si move prima su un piede e poi su quell'altro…dice che i' mondo è verminoso e che lui fermo non ci pole stare perché i bachi gli mangiano i calcagni! Come posso ragionare con uno rivortato di capo a questo modo? Te dimmelo e io ci provo!

REGINA        Insisti, dagli spago, sforzati! Non t'arrendere alla prima smusata, stai al giuoco. (Abbraccia il re cominciando a piangere contro il suo petto) Almeno in questa spicciolata d'anni che ci rimane, vediamo di respirare! Bisogna essere ipocriti, ruffiani? Facciamolo! Cosa ci cambia?! Stai tranquillo pe' i cielo non si peggiora (singhiozza).

RE                  (Sbrigativo liberandosi dall'abbraccio) Sì..sì..ci provo …però …chetati … smetti di lagnatti!!

La regina apre un'anta dell'armadio e sempre singhiozzando smuove all'interno le grucce con i vestiti. Il re si agita.

RE                              Allora continua!! T’ho detto ci provo, esco…dammi la corona vo' a parlacci. (La regina trattenendo le lacrime passa la corona) Solo, i' difficile, non è tanto i' cercallo, è i' trovallo!

Il Re si mette la corona in testa, quasi fosse un cappello. La regina vorrebbe fargli il segno della croce con il rosario, il re la ferma dignitoso e dolente.

RE                              (Con mesta ironia accennando al crocefisso) No, lui lascialo fori…n'ha presi già abbastanza di sputi negl'occhi!

Il re avanza. Rimane solo in luce. Vede Orazio in un palchetto, immerso nella lettura e subito lo chiama imperioso.

RE                  Orazio! Fermo…aspettami! (Esce dalla platea).

ORAZIO        (Da solo) Certo che v'aspetto mio signore (accenna stizzito al libro) ero sul più bello ma lo ripongo! (Si mette compunto in attesa) Anche voi vorrete sapere come si comporta "quell'ombra" nella testa di Amleto (accenna alla regina in platea) Vi darò la medesima risposta che ho dato a lei: "Si muove!…Mutabile, sempre estrosa, sempre più indecisa sulla forma da assumere…per non parlare poi della sostanza" (Orazio guarda verso l'ingresso del palchetto, ancora nessuna traccia del re, continua) Con voi signore sarò più esplicito "Filosofeggia a vanvera (ridacchia) se fossi un becerone al par vostro mi verrebbe da dirvi  "a corpo sciorto". (Si ricompone) Orazio, per favore… almeno uno, educato!

RE                  (Entra nel palchetto) Dov'è?

ORAZIO        (Puntuto) Chi? Scusate ma senza il soggetto non capisco.

RE                  Amleto!

ORAZIO        Un'ora fa era qui…

RE                  Ora dov'è andato?

ORAZIO        (Sottovoce) Credo a …"covare"!

RE                  (Spiazzato)   Cosa?!! Spiegati, ragiona!

ORAZIO        (Premuroso) Oggi era più cupo del solito…tirava certi fendenti con la spada!!  (Indica) Quel querciuolo guardate!…L'ha troncato! Amleto, lo sapete, non misura sempre la forza…

RE                  (Tra sé pensieroso) I' su' babbo…eguale!

ORAZIO        …poi s'è messo a riflettere sull'uomo, e sul mondo…

RE                  (Sorpreso) Come? Una cosa di pensiero, di religione o di …(cerca la parola) "conto"…di convenienza?!

ORAZIO        In un certo senso tutte tre assieme. (sorride e poi lirico) Noi spesso siamo spaventati all'idea di saperci sospesi sotto questo superbo baldacchino d'aria e di stelle, ecco, lui s'interrogava in merito. A modo suo cercava una "misura" una "proporzione" tra l'uomo e il creato...

RE                  (Sbrigativo con un gesto pratico) Insomma…stringendo e semplificando?

ORAZIO        (Rapido e seccato) Ha detto che il mondo è una cacata di mucca a spasso tra le stelle e che l'uomo, tanto  decantato nei libri, è giusto l'abitante di questa cacata di mucca! Altro che capolavoro del creato! L'uomo, come dice lui, è un baco che prima o poi verrà beccato da una gallina di passaggio! (Puntualizza) Credo che con la gallina volesse alludere alla morte!

RE                  (Tra sé) Andiamo bene…

ORAZIO        (Falsamente brillante) Poi, lui stesso, s'è messo ad imitare una gallina…

RE                  Una gallina?!!

ORAZIO        Sì…faceva lo spiritoso, mi girava attorno…zampettava (imita) co-co-co- una gallina giuro! Eguale! Io ho riso, tanto per dargli un po' di soddisfazione, ma lui si è subito come rannuvolato…ha detto che andava nella colombaia a covare e che non voleva essere disturbato!

Il re lo guarda sospettoso, si sente preso in giro.

RE                  (Duro) Orazio smamma! Levati di torno…(lo trattiene per un braccio) queste strullate tientele per te…non le raccontare a giro…me n'avrei a male, vai.

Via Orazio. Il re si muove in un altro palchetto. Starnazzare di polli e piccioni.

RE                  (Entrando) Amleto…Amleto…dov'è s'è rintanato questo doddo!! (Picchia un pugno sul muro stizzito) No…zitto…zitto…se l'offendi subito non va bene! Eh! (Uscendo) Amleto! (entra in un altro palchetto) Amleto! Basta mi fermo…non posso buttare all'aria il creato per trovare un grullarello!! (Vede e prende un uovo) ancora tiepido…appena uscito dal buco del culo…sono quelli più nutrienti.(Inizia a bucarlo sul fondo) È peccato bucallo…un ovo ti fa riflettere. Esce da un culo, il culo d'una bestia grulla come la gallina, eppure, è perfetto…con c'è nulla di più perfetto…anche dentro se ci pensi…(comincia a berlo) i' sapore, la dolcezza salata, la consistenza morbida…l'ovo mette assieme i contrari e ci riesce, i' cervello dell'omo invece ancora, non ha trovato i' verso. (finisce di berlo). Ma come farà i' buco di' culo d'una gallina a raggiungere questa perfezione!

Dal palchetto accanto si affaccia Amleto.

AMLETO        Zio? Ti è piaciuto l'ovo?

RE                  Amleto, lo volevi te? Mi dispiace è che c'avevo un po' di buco nello stomaco….

AMLETO        Non ti preoccupare zio!. Io l'ho fatto, ma tanto non m'andava di covallo! In casa ci son già troppe covate, tutti si mettono a chioccia e, le più son velenose, barlacce! Zio, zio!!!

RE                  Amleto ascoltami…

AMLETO        (Alza la voce di colpo indicando in alto) Zio guarda quella nuvola! Non ti pare che c'abbia la forma di un omo? Le gambe, le braccia, i' capo…

RE                  (Sbrigativo) Sì, sì, potrebbe sembrare.

AMLETO        Dev'essere un altolocato perché, vedi, in capo c'ha come una corona!

RE                  (Stando al giuoco) Sì, pare anche a me che c'abbia la corona in capo, ora però Amleto…guardami, ascortami…

AMLETO        (Buttando lo sguardo altrove) Secondo te icché fa quell'uomo?

RE                  (Si guarda attorno smarrito) Quale?

AMLETO        (Tornando ad indicare il soffitto) Quello! Il nuvolone.

RE                  (Scocciato) Potrebbe essere uno chino a cacare o uno che monta una donna a pecorone,…la posizione mi pare sguaiata! E ora Amleto mi voi ascortare pe' piacere?

AMLETO        Sbagli zio! Guardalo bene, è uno che dorme sotto la pergola come faceva sempre i' mi' babbo dopo mangiato! Così a distanza gl'assomiglia anche un poco…

RE                  (Approfitta dell'appiglio) No, ti pare, è un'impressione (poi naturale) si diceva anche prima, con la tua mamma, a vorte i' dolore entra ni' cervello e muta l'ordine alle cose…

AMLETO        (L'interrompe ancora con un grido puntando il dito) Zio guarda quell'altro!!

RE                  Quale altro?! O unn'era uno?! Ora perché sono diventati due?

AMLETO        (Logico, semplifica) Perché un nuvolone gl'è tornato ora dal mercato!

RE                  (Frenando a stento la rabbia) Ah! Dal mercato! Da cosa si capirebbe?

AMLETO        (Logico) E' andato a comprare i' veleno pe' topi…non lo vedi che c'ha la boccetta nella tasca dei calzoni.

RE                  (Impaurito indietreggia verso l'uscita del palco) No…no…non lo vedo! Amleto tu hai troppa fantasia…non ti seguo! (Esce)

AMLETO        (Grida dietro allo zio) Aspetta! Aspetta zio dove vai?! Aspetta tu' ti perdi i' più bello! Quello tornato dal mercato versa la boccetta nell'orecchio di quello addormentato…ora si torce…fa le capriole. Vai…è ito!! (Urla verso la sala) Zio, già che tu eri nei paraggi gli potevi dire di morire meglio!

Il re entra in sala veloce e turbato. La regina lo raggiunge.

REGINA        Allora?

RE                  (Sbrigativo tirando dritto) Allora, allora parlaci te…può darsi che te tu ci capisca qualche cosa (fa un rapido dietro-front precisando) va bene essere grulli però: lui cova l'ova - la gallina è la morte - i nuvoloni vanno al mercato - prima ce n'è uno poi due…L'ultimo sono io!…siamo fregati Geltrude…sa tutto addio! (Esce).

La regina rimane interdetta, siede sull'orlo del letto.

REGINA        Sì…ma io… icchè gli dico?

Amleto la raggiunge velocemente alle spalle, siede accanto mostrando due fotografie.

AMLETO       (Veloce) Mamma gli riconosci questi due signori? Gli devi riconoscere! Sono due fratelli, è vero non sembrano ma sono. Guarda bene questo, l'espressione, gli occhi…appare subito lampante che questo è un uomo serio. Guarda quest'altro…te qui ci vedi un viso? Te qui ci capisci qualcosa? (Quasi schiaccia la prima foto sul volto della madre) Questo invece è uno che comanda con la ragione, il cuore e con tutti gl'apparati del cervello, questo non frega nessuno, a questo la facoltà del comando gliel'ha data i' padreterno…questo, mamma, non l'ha raccattata per strada, non l'ha rubata di tasca a un morto!! Ecco mamma, io ti ricordo che quest'uomo era i' tu marito…io, quest'omo, ho avuto la fortuna di chiamallo babbo!

La regina scuote la testa, abbassa la mano del figlio che la costringe a guardare le foto.

REGINA        Ma cosa voi? Oh! Io sento i' dolo come te…ma stringo i denti…me ne fo una ragione! (Più dolce) Amleto non ci si pole portare pe' tutta la vita un morto a strascico pe' i core…(prende la foto del marito) si rispetta, ci si dimentica le cose brutte ricevute, lo so io quante labbrate m'ha tirato; e si pensa solo a quelle belle…

La regina fa per baciare la foto. Amleto, pronto, gliela leva di mano.

AMLETO        No, mamma, te questo non lo poi fare! Te, se ti giovi, bacia questo (mostra l'altra foto). Io non lo posso neanche guardare perché m'entra i' palletico negli occhi (grida) Bacialo!

REGINA        (Strappa la foto di mano al figlio) Levami queste fotografie di torno…te non c'hai nulla da rimproverarmi…inteso?

AMLETO        (Insiste) Ma come ha fatto a sposallo…come? D'accordo ci sarà stata una convenienza da vedova…qualche inciucio da donnetta sola però, mamma, tu hai un'età, un giudizio…lo dovresti capire subito, a naso, se uno è nato bene o se è barlaccio!! Non sei più una ragazzina con la smania tra le cosce…con la passerina da arruffare…i' cervello dovrebbe metterci una parola…fare da sensale con certe strullate!

REGINA        (Si alza) Chetati, chetati boccaccia! Basta!! Con codeste eresie. Tu mi vorresti far vedere i' fondo dell'anima sudicio come un vaso da notte! No! Codesta un' sono io! Esci…fori…va via…lasciami in pace!

AMLETO        (Disfacendo il letto) Mamma te avevi un letto pulito…una stanza con l’aria, la luce…no…non ti bastava…tu e hai preso e sei andata a dormire nello stalletto, ni’ buio, si ni’ buio perché ni’ buio si dicono meglio le parole sudice…ni’ buio ci si leva i denti per ciucciare meglio le pelletiche…ni’ buio si fa rizzare le grinze…s’inghiotte il moccolo svanito come fosse saporito!

REGINA        Amleto, zitto! Queste non  sono offese…sono randellate, coltellate! Fori una dentro l'altra…basta…poi smettere…tu m'hai spaccato i' core in due…sei contento? (Esce singhiozzando)

AMLETO        (Le grida dietro) Allora butta via la parte peggio! Con metà, se l'è pulita, si vive bene! Mamma domani mattina svegliati da sola…fai un fioretto! Una notte da sola!! Provaci!

Amleto rimasto solo si mette di fianco all'armadio come un bambino in punizione. Entra Orazio con due spade in mano. Le posa sul letto, si mette la maschera da schermitore.

ORAZIO        Amleto tiriamo un po' di scherma?! Vuoi? Però, piano, calmo…non scatenare la forza…mi raccomando…io sono un tipo meditativo…se ti vedo davanti troppo stravolto mi spavento. Lo so che mi vuoi bene…però…indietreggio, poi casco…un pò mi vorrei risparmiare.

AMLETO       (Oscilla appena contro l'angolo dell'armadio) Orazio vedi? Lui viene da me…lui vole che io trovi i' coraggio! Dove lo raccatto io il coraggio? Unn'è come troare un sasso pe' la strada! Lui vole essere vendicato, Orazio!

ORAZIO        Anche se mi pare d'avere inteso…Lui, sarebbe?

Amleto indica attorno. Nei palchetti alcuni attori con dei soffietti spandono fumo.

AMLETO       Da quand'è morto non mi da più pace…(voce) "Amleto grande e grosso come sei, fai qualcosa" Orazio…io…non sono tanto capace…Il corpo non fa sempre scopa con i' carattere…Orazio parlaci te…te t'ascolta!

ORAZIO        Amleto qui…non c'è nessuno te l'assicuro! Io vedo l'armadio…i' letto, le pareti…basta! Questo, lui, ti viene dal cervello, credimi! Qui non esiste! (Debole e timoroso) Dai…tiriamo un po' di scherma?!

AMLETO       Orazio domandami le tabelline! Chiedimi che giorno è oggi…che giorno è domani…se le radice d'un albero vanno in su o in giù, se la notte è celeste o se i' giorno è nero? Vedrai ti rispondo giusto…l'azzecco tutte…prova! Prova! No Orazio…magari fosse pazzia la mia. Magari! Parlaci te…digli che voglio stare in pace…che ho bisogno di vedere i' mondo senza tante spine…non voglio più angoli! Io mi consumo troppo i' cervello a fare le bucce alla gente!…Basta!…(Picchia sempre più forte la fronte nell'angolo dell'armadio) Qua dentro non c'è più sonno né riposo…è tutto un buglione, vecchio e novo, è tutto uno stramutio di cose! Aiutami Orazio…

Orazio si rivolge agli spettatori. Lentamente resta solo lui in luce, al centro della sala.

ORAZIO        Ultimamente ho cominciato a dare credito alle cose sotterranee, …più segrete della mente di …(accenna) Amleto! Confesso di averlo fatto per risparmiarmi la fatica di duellare. Il territorio della mente mi è più familiare della sala d'armi. Essendo io quello più avvantaggiato, in questo campo, Amleto, me lo porto dietro. (Ride)  Provo la soddisfazione di un comprimario che guida il primattore!

                        Tutto questo per dire cosa? Che ultimamente ho sostenuto di avere visto anch'io il fantasma del padre!

                        Non è stata una bella pensata no! Lui mi sveglia sempre di notte, mi trascina sui bastioni…mi fa correre dietro a folate di nebbia…tiriamo sempre l'alba…una noia…un sonno! (Sbadiglia)

Sui palchi si muovono Marcello e Bernardo. Atto primo-scena prima. Bernardo si sporge verso la sala.

BERNARDO            Chi c'è lì? Orazio?!

ORAZIO        Un buon pezzo di lui…(voltandosi verso i palchetti) Marcello, la "cosa" si è vista questa notte?

MARCELLO (Sbadiglia) Io non ho visto nulla…

BERNARDO            Zitto! Guardate! Là, ecco che torna!

Apparizione del fantasma su trampoli e bastoni; una maschera orientale.

MARCELLO Tale e quale il re morto!…

BERNARDO            Sali Orazio! Vieni! Tu che sei istruito parlaci…interrogalo!

Orazio si muove seguendo il percorso del fantasma sui palchetti. Il fumo invade sempre più la sala.

ORAZIO        Che cosa sei tu, che usurpi quest'ora della notte e, insieme, quella forma bella marziale e il passo maestoso onde marciava il sepolto re di Danimarca…

Orazio si precipita verso i palchetti - la voce si allontana.

ORAZIO        In nome di Dio te lo comando: parla!

Orazio appare in un palchetto. Lla musica (forse traviata 2 atto, o altro spartito di Verdi) copre la voce mentre il sipario si chiude lentamente davanti al pubblico.

Il fantasma del padre entra in palcoscenico vestito con un pettorale antico di armatura e sopra un cappotto e pantaloni militari. Una maschera funebre, fissa il pubblico. Il sipario comincia a chiudersi alle sue spalle quando Orazio sale nei palchetti. Dall'alto calano cappotti militari che sfiorano il pubblico.

SPETTRO     (Al pubblico) Amleto…su, in piedi! Guardami…sono tuo padre! Spettro o nebbia artificiosamente modellata poco importa. Amleto…come padre pretendo vendetta!! (Militaresco al pubblico) Su, in piedi! Butta fuori le gambe dal letto! Esci allo scoperto…è finita la stagione dell'indolenza…basta cazzeggiare! Hai chiuso con il trastullo vago del segaiolo impenitente! In piedi ho detto! In piedi. Perdio! Talloni uniti…su con le spalle…guarda tuo padre come sta dritto…impara (dà ordine) At-tenti!

                        Amleto sei chiamato alle armi…nessuno presta attenzione alla scarsezza del tuo torace! Il viso…fatti audace! Io ho bisogno di un alleato. Caino m'ha rubato il comando…mio fratello!! Soldati nella stessa trincea!! Uno approfitta del sonno dell'altro per sbudellarlo con la baionetta!!! Ora una serpe porta la corona…lo sai…non ti racconto niente di nuovo…(invita militaresco il pubblico) E allora forza…vienimi dietro…muoviti…obedisci!! Fianco sinist…avanti…march!

Musica di marcia militare. Lo spettro esce dal palcoscenico, le maschere invitano il pubblico a seguirlo.

SPETTRO     Tua madre io la tenevo così (mostra il palmo della mano). Rispettata, sempre!…ovunque…nell'intimo e nell'intimità e ora lei…vergogna!! Assieme a mio fratello…a Caino…sbevazza sputo…umori…succhi delle viscere…liquami!! In questa camera la lussuria fa vendemmie di sconcezze! (Si allontana quasi correndo, continuando ad aprire le tende dei palchetti. La voce del restante monologo si perde lontano mentre le maschere fanno accomodare il pubblico nei palchetti). In questa camera si barattano stracci di virtù…rottami d'onore…in questa camera è tutto un ribollire di latrina…fortori…fetori…ribrezzo!! Neanche si toglie l'anello delle prime nozze…lui, Caino, non vuole…anzi, lo rimimira quando gl'impone il bacchiolo giù per la gola! Orrendo! Troppo orrendo…Amleto se hai tempra d'uomo, non lo sopportare…Vai, obbedisci! Vai!

Secondo atto

I CRUCCI DEL SIGNOR POLONIO E DI SUA FIGLIA OFELIA

"Farsa in tragedia"

Si apre il sipario. In sala Ofelia seduta sul letto; accanto Laerte che le stringe la testa contro il petto. Il fratello tiene gli occhi chiusi, è ispirato, dolente. Un minuto di questo contratto silenzio e Ofelia inizia a muoversi, agitarsi, alla fine libera la testa da quella pressione.

OFELIA         Laerte…ci siamo salutati abbastanza…devi partire…è tardi.

LAERTE        I bagagli sono già a bordo…tranquilla! Sorella io ora, vedi, non ti vorrei più lasciare! Scrivimi, scrivimi…tutti i giorni…mi raccomando, non fare che appena partito… (gesto).

OFELIA          Tutti i giorni, te l'ho promesso…appena vedo una nave che parte…

LAERTE        Quanto ad Amleto non vorrei ripetermi…però…non dargli peso. Ragiona! (prende ancora la testa di Ofelia la bacia) questa…questa innanzi tutto…questa deve sempre pensare, che per lui l'amore è un trastullo, un vezzo, un estro del sangue!

OFELIA          (Risentita liberandosi) Ma tu non lo sai come mi ragiona, nell'intimità…

LAERTE        Quale intimità? Quale?

OFELIA          (Puntualizza annoiata) Delle parole! Lui, con me, non si vergogna ad essere semplice…sentimentale…lui con me…è sincero…io sento che lui ha un cuore…

LAERTE        (Stizzoso, furente) Vedi che non capisci? Vedi che non capisci? Come faccio io a farti entrare le cose dentro? Come? Allora io, fino ad ora, ho parlato per niente? Prima ti ho detto chiaramente che un ragazzo sì, ce l'ha un cuore ma prima gli batte quell'esterno. Poi, eventualmente, quell'altro, quello interno! Ti ho detto tutte le ipotesi, le previsioni!!! Se fa questo vuol dire questo. Se usa questo tono, attenzione perché vuole arrivare a ottenere il contrario di quanto sostiene…tutto, tutto t'ho detto…ero convinto d'averti messa con i piedi in terra…di poter partire bello tranquillo…e te (la imita) "Io sento che Amleto c'ha un cuore". Ma che vuol dire? Allora è inutile, allora è stato tutto fiato buttato, sprecato. Come posso partire? Te dimmi con che animo io parto? No, non parto…rimango, sono costretto a rimanere…sei tu che mi costringi! (Quasi sbatte la testa di Ofelia sui cuscini) Questo almeno lo capisci?

OFELIA          (Con rabbia e sconcerto) Piano! Mi fai male!

LAERTE        (Controllandosi) D'accordo…scusa…mi calmo!

OFELIA          (Tirandosi a sedere) Sempre uguale…non sai ragionare.

LAERTE        (Duro) Ti ho detto mi calmo (respira) ricominciamo da capo!

OFELIA          Oh noo!!

LAERTE        Non buttare gli occhi al cielo, ascoltami.

OFELIA          (Tira fuori un foglietto) Qui, mi hai scritto tutte le cose…

LAERTE        (Abbassa il foglietto) Lascia perdere…(allude alle cose scritte) queste sono riflessioni…devi prenderle come le pagine di un breviario…letture per rinforzare la mente quando io sarò lontano! Ora, più semplicemente, voglio spiegarti che Amleto può darsi che ti voglia bene…d'accordo, ammettiamo che non ci sia  calcolo, peccato d'intenzione, tutto pulito, onesto, va bene! E dopo? Lui non è uno comune…noi e lui non siamo uguali…altra nascita, altra estrazione…lui, prima o poi, diventa uno a capo di una nazione! Non può fare come gli pare…ha tutto un armamentario di regole, d'obblighi da rispettare! Lui sarà uno che quando si muove sposta dieci cose…voglio dire che non sposta solo l'aria che sposta normalmente la materia naturale di un corpo che si muove…no!No! In lui tutto è subordinato…in lui tutto deve dare voce al consenso di un altro corpo più organizzato…Eh?

Pausa

OFELIA         Non ho capito niente!

LAERTE        Mi sono perso…scusa! Insomma, andando terra terra, in due parole, non è adatto a te. Con lui non ti puoi fidare e buttarti a babbo morto, in un legaccio d'amore.

OFELIA         Lo so, me l'hai scritto chiaramente! (Torna a leggere il foglietto) "Tieniti sempre alla retroguardia della tua passione, mettiti al riparo dagli assalti del desiderio, rammenta sempre che la virtù è esposta alle frecciate della calunnia, troppo spesso il verme…

Laerte la interrompe e prosegue.

LAERTE        …verme rode i germogli di primavera…Ofelia, nella giovinezza tutto è dolce e precoce, niente è durevole, tutto è profumo e svago di un attimo…(Abbassa il foglietto) Ofelia sulla giovinezza grava sempre un'ombra di smarrimento…grava naturalmente e quindi…

OFELIA         (Lo previene) "…la miglior difesa è nella paura" questo me l'hai anche sottolineato…io il concetto l'ho afferrato…

LAERTE        (Malinconico accarezzandola sfinito) Non basta sorella amata…la gioventù ha troppe tentazioni in sé stessa (le sfiora il seno) senza colpa la gioventù scivola nel peccato.

OFELIA         (Vaga) Questa carezza non è innocente…

LAERTE        (Sconfitto) Lo so…

OFELIA         (Quasi divertita) Se anche Amleto facesse questo?

LAERTE        (Dolce) Prima l'uccido e poi per accompagnarlo all’inferno gli vado dietro (Avvicina la bocca ad Ofelia che volta la testa)

OFELIA          No…questo no!

LAERTE        (A sé stesso) Io devo partire, devo!

Scivola in grembo ad Ofelia che l'accarezza.

LAERTE        (Dolcissimo) No…no…non essere tollerante…ti prego…allontanami... rimproverami come se io fossi il fratello minore e te la maggiore. Ti prego.

Entra Polonio

POLONIO      Laerte! Ancora qui?! Fila a bordo… Vergogna! Il figliolo di Polonio non si fa aspettare.

Laerte scivola dal letto in ginocchio davanti al padre.

LAERTE        Un'altra benedizione.

POLONIO      (Buttando gli occhi al cielo molto scocciato) Un'altra?! (Lo benedice) N'approfitto per ricordarti un'altra volta i "precetti comandati" del bravo viaggiatore. Non dare mai voce ai tuoi pensieri più segreti, né pretendere di sottomettere gli altri con i medesimi…se succede bene, ma di principio, attenzione! Sii sempre familiare ma mai volgare, l'amico, prima di accettarlo, mettilo alla prova! Non consumarti le mani a lisciare ogni nuova conoscenza. (mentre parla controlla l'interno della valigia di Laerte in ginocchio compunto a capo chino). Vesti bene ma non stravagante, ricorda che spesso l'abito è l'uomo. Porgi l'orecchio a tutti ma credi a pochi, accetta sempre l'altrui parere e tienti il tuo per te. Non chiedere prestiti e non farli…un prestito fa spesso perdere il denaro e l'amico…cerca di essere sempre schietto con te stesso e quand'è possibile fiuta la falsità degli altri. Puoi andare! (Dalla valigia ha preso un piccolo ritratto di Ofelia e dei guanti piccoli da bambina, dei calzetti bianchi ecc. ecc.).

LAERTE        (Afferra Polonio) Padre attenzione!

POLONIO      Cos'è un'intimidazione?

LAERTE        (Segreto) No…no…dico con lei (indica Ofelia) Amleto!…Si vedono! Lui avanza delle richieste! Ho frucato nella scatola che nasconde sotto il letto…lettere, biglietti…bisbigli…ho letto un intruglio di sconcezze travestite da sdilinquimenti, pensieri fessi…una campana stonata dove batte un unico batacchio…

POLONIO      (Gli tappa la bocca) Ho frucato e letto prima di te…(allusivo) non sono quelle le cose che mi fanno impressione…no! Vedo che abbassi gli occhi? Ci siamo intesi… forse sei intelligente…non aggiungo altro! Vai!

Laerte esce a testa china. Polonio appare sorridente poi scaglia con violenza il piccolo ritratto in un angolo. Ofelia sobbalza sul letto. Polonio siede sull'orlo tenendosi la testa tra le mani. Parla con un buffo singhiozzo.

POLONIO      Te e Laerte ancora non avete capito la mia posizione (sic) io sono sempre in bilico…l'angelo che viene il giorno della fiera (sic) quello che attraversa la piazza, dal campanile alla trattoria (sic) uguale! Lui però in mano tiene un bastone…s'aiuta con quello…con quello e con l'ali (sic) io con cosa m'aiuto? Dovreste essere voi il giusto contrappeso (sic) certo! Come figli dovreste darmi leggerezza, ossigeno, sospensione e invece, giù, giù…mi sapete buttare solo giù! Uno lo devo allontanare…una chiudere a chiave(sic)…

OFELIA         (Accenna al singhiozzo) Signor babbo dovreste bere?

POLONIO      (Arrabbiato, buffo) Mi passa! Se mi sfogo mi  passa! (sic) Povero Polonio, un San Cristoforo con due ciuchi attaccati alle spalle…almeno stessero buoni, fermi! Noo!! S'agitano, mi mordono, mi prendono a zoccolate nei denti!

OFELIA         Signor babbo non v'arrabbiate!

POLONIO      Noo!! Chi s'arrabbia!! Ormai con voi non riesco neanche più ad arrabbiarmi…sono arreso. (sospira e allude al singhiozzo) È passato! Allora signorina, concludendo a chiare note d'ora innanzi non voglio che tu adoperi a mio discredito i tuoi momenti di ricreazione…inteso?

OFELIA         No signor babbo, non  capisco a cosa alludete?

POLONIO      Amleto! Forza, la verità! Che c'è tra di voi?

OFELIA         In questi tempi mi ha dato molti segni di squisita tenerezza.

POLONIO      Tenerezza? Davvero? Credi d'incantarmi con codesta boccuccia educata? Una rosellina stretta stretta nì bocciolo virginale la mattina dopo si trovò tutta larga e spampanata. Non la conosci la storiella? No? Male! La notte aveva ascoltato troppo le lusinghe d'un merlone innamorato…questo succede sempre quando si corre alla prima  fischiata. Da domani niente più scambi con il principe. Parole, lettere, bigliettini, niente chiuso…è un ordine.

OFELIA         (Puntualizza) Signor babbo almeno si può conoscere il perché di quest'ordinanza?

POLONIO      (Polemico) T'interessa davvero?

OFELIA         Io, signor babbo vi ascolto sempre  con tutti i sensi accesi lo sapete!

POLONIO      (Ironico, mentre fruca nella scatola di cartone sotto il letto) Certo, ci credo viperina! T'accontento subito. Ofelia non  ti conviene scodinzolare con quello svanito d'Amleto. Lui ha il guinzaglio lungo e te corto…quello ti  monta, alza la gambina fa la sua pisciatina di ringraziamento e via…te gli corri dietro di slancio e trac! Rimani strozzata al guinzaglio…nella vita è tutta quistione di guinzaglio. Ofelia, vai fuori e rifletti.

Ofelia scende dal letto, si chiude nella sua "sottana girello" allontanandosi.

Polonio tira fuori dalla palandrana una bottiglia che posa sul letto. Chiama a gran voce.

POLONIO      Rinaldo! Rinaldo!

RINALDO      Sì.

POLONIO      Avrei bisogno del solito favore.

RINALDO      Padrone, non ho più l'età per certe cose…

POLONIO      Cosa mangi?

RINALDO      Croccante.

POLONIO      (Ride) Buon segno…ancora sgranocchi (si stende sul letto tirandosi giù i calzoni).

RINALDO      (Allude al croccante) Non vi fate troppe illusione…lo faccio rinvenire tra la lingua e il palato…quando è mollo mollo l'inghiotto.

Polonio si cala le mutande continuando a parlare fitto fitto.

POLONIO      Domani t'imbarchi, appena arrivato scopri quanti Danesi stanno a Parigi…il domicilio, le compagnie, i dispendi (ridacchia) insomma tiri fuori il vecchio fiuto! Ancora il naso dello spione non s'è infreddato?

RINALDO      Padrone anche quello c'ha l'età del resto…

POLONIO      (Ride) Io sono pronto…dammi sollievo.

Rinaldo sale sul letto mettendosi a cavalcioni di Polonio. Sembra una cosa strana.

RINALDO      Ma proprio me dovete mandare?

POLONIO      Di te mi fido, sai come fare. Domanda in giro se conoscono Laerte, senza scoprirti troppo, sempre tenendoti sul vago…Mi segui?

RINALDO      Sì, a rota!

POLONIO      Rinaldo che aspetti a levarmi l'uggia dal codrione?

RINALDO      Se non mi dite dov'è il balsamo padrone! Fo’ collo sputo?!

POLONIO      (Passa la bottiglietta) Ah! Giusto…tieni! Te devi solo un poco, come si dice, scachicchiare su Laerte…usare la vecchia strategia di sempre…dici tre cose per raccattarne il doppio!

RINALDO      (Massaggiandolo) Tipo "So che gli piace mangiare, bere, giuocare, duellare, bestemmiare, menare le mani…andare a troie!"

POLONIO      Piano…piano, non esagerare!

RINALDO      Che è? Vi pigio troppo sul codrione?

POLONIO      No…dico, piano con le parole…ho detto …"Appena scachicchiare" codeste non sono cacatine…codeste sono labbrate, palate di letame…te devi solo accennare le cose. Come un alito a fior di labbra. Le accuse devo apparire leggere…vampate di un temperamento giovanile. Non devi intaccare l'onore di Laerte. Quello deve rimanere fuori discussione!

RINALDO      Ho capito padrone però…a che serve questa missione?

POLONIO      Perdio Rinaldo, come m'invecchi male!! Te l'ho detto prima…è la vecchia strategia, il trucco per sapere…se io conosco le debolezze, gli svaghi le puttanate che può fare un figliuolo io lo prevengo…lo controllo e così lo fermo prima che faccia del male a me, ferendosi lui malamente. Tu devi solo buttare un boccone di falsità per incocciare nella trota della verità.

RINALDO      Però padrone, anch'io v'ho detto come stanno le cose, non ho più l'età per viaggiare!

POLONIO      Ti pare! Io sento le mani…ancora le sono forti! (Ride scherzoso) Vai scendi! Rinaldo, mica ti sarà preso il vizio di montare contropelo…scendi sporcaccione!

RINALDO      (Scendendo) Padrone voi celiate ma io lo dicevo sul serio…mi sa anche che il mare mi faccia vomitare!

POLONIO      (Indifferente, rivestendosi) Te controlla Laerte, osserva il suo comportamento…sempre a distanza, capito?

RINALDO      Sì, sì…

POLONIO      Lascialo suonare la sua musica ma avvertimi appena ti pare stonata…Laerte è nero nell'anima, c’ha una seppia al posto del cuore…non è il buio del cuore che mi preoccupa…è quello della mente! Mi fa paura, sono spaventato! (Sospira) Beato te Rinaldo!

RINALDO      E perché padrone?

POLONIO      Non hai avuto figlioli…non sai le preoccupazioni!

RINALDO      Veramente ho avuto tre femmine…tutte e tre morte!

POLONIO      Appunto…ti rimane i' bello di' ricordo e nessuna umiliazione. Vai amico, oggi sei libero…fino a domani puoi fare quello che ti pare!

Via luce. Rinaldo esce, Polonio si accomoda i pantaloni. Tira fuori una lanterna magica.

Accende la candela, mette il vetrino che proietta la scritta "Alcuni giorni dopo".

Ofelia entra con la sua gonna girello, investe Polonio, quasi lo rovescia.

POLONIO      Ofelia attenta! Sei impazzata?! Entrarmi in casa così di corsa?

OFELIA         (eccitata) Signor babbo che paura!! Io v'ho dato retta e abbiamo fatto danno…ora sarete soddisfatto?! (puntualizza) Voi e Laerte! (si volta) Gli voglio scrivere subito! (melodrammatica) Ora con la scena ancora viva, scolpita dentro gli occhi.

POLONIO      (la ferma infastidito) Ofelia ragiona normale. Sei nella vita, non siamo a teatro. Quale scena?

OFELIA         Amleto mi compare davanti, il giustacuore slacciato, la testa scoperta, le calze inzaccherate, senza giarrettiere, calate come due ceppi sulle caviglie! Bianco, spettrale! (nei palchetti immagini di Amleto) La voce spezzata "Ofelia mi sono affacciato sull'orlo del mio cuore, ho visto l'inferno".

POLONIO      (quasi ironico) Vorresti farmi intendere ch'è impazzito d'amore per te?

OFELIA         (sostenuta) Signor babbo io non mi pronuncio più! Se volete suggerirmi cosa pensare ditemelo!

POLONIO      (colpito) Continua.

OFELIA         Io gli grido "Non posso più vederti lo sai…me l'hanno proibito" e lui mi prende il polso (afferra quello di Polonio) …mi punta gli occhi addosso, sul viso, mi fissa…vuole leggermi dentro poi scuote la testa, cammina all'indietro, cammina. Trova subito l'uscita…sembra non avere bisogno degli occhi. Prima d'uscire fa un respiro così angoscioso che poteva tramortirlo, sradicarlo…un respiro che mi fredda la fronte come un risucchio di corrente.

POLONIO      (quasi tra sé) Codesti respiri non s'inventano…no! Spesso sono il fiato che soffia sulla volontà di un atto disperato. (si agita) No…no Polonio…se, veramente, quello svampitello mi facesse qualche bischerata?! Se poi viene fuori che la colpa è mia perché ho impedito ad Ofelia di…(riprende il buffo singhiozzo nervoso) oh povero, povero Polonio…quanti crucci in casa e tutti assieme (sic)!

OFELIA         (Liberandosi del fazzoletto) Signor babbo volete dell'acqua?

POLONIO      No…no mi passa (la guarda stizzito) magari te sei stata troppo incarognita…troppo dura nel diniego, (sic), io ti avevo consigliato un no, pur deciso ma che suonasse all'orecchio piuttosto caramellato. È una regola primaria della buona educazione…il minimo di grazia che una fanciulla deve sapere usare!

OFELIA         Signor babbo, voi mi ferite inutilmente! Io non potevo essere crudele con Amleto…lo sapete. (lacrimosa) È una settimana che piango, sono debole, stanca! Sfinita.

POLONIO      (l'abbraccia) Sì…sì…scusa! Maledetta la mia cautela…è proprio dei vecchi  esagerare nel sospetto! Ora dovrei informare subito il re, la regina, ma questo vorrebbe dire riconoscermi in anticipo colpevole…sarebbe già una mortificazione. No! No! Il re sai, tarabaralla! Ma la regina…quella è mamma!! Sarà mascalzona, di potta facile…di mano svelta, di lingua viperina ma il figliolo non si tocca!!

OFELIA         Perché non parlate con lui!

POLONIO      Eh!

OFELIA         Amleto, di solito nel pomeriggio, studia nel roseto.

POLONIO      See!!

OFELIA         Si sforza, simula d'essere almeno un bravo studente…voi lo raggiungete e gli parlate!

POLONIO      (si agita) Ofelia se io l'avvicino quello magari si allarma… lo metto in agitazione…potrebbe non capire…questo tipo di follia di solito è imprevedibile…non lo so…penso che sia meglio di no!

OFELIA         Sbagliate signor babbo…parlateci, apertamente svelando i calcoli della mente e le titubanze del cuore (si atteggia come Polonio) "Signore che cosa avreste pensato se io, avendo colto il sentore di questo rovente amore fossi rimasto muto?" Ecco un babbo ruffiano, ecco un rimestatore che istruisce la figliala a mettere legacci e tagliole…"L'importante è catturare il "beccaccione! Meglio se di fava reale!" Questo avete pensato!

POLONIO      (scandalizzato) Ofelia!!! Modera le parole!

OFELIA         Non sono io che parlo signor babbo! Siete  voi e Amleto, lasciatemi finire. (precisa) Ora, per inciso, sono voi "Signore io, con Ofelia sono stato onesto…gli ho detto figliola Amleto è un principe fuori dalla tua costellazione quindi…meglio non se ne faccia niente! E così lei ha fatto perché è onesta, buona, brava, ubbidiente, perché promette bene come moglie madre…" (ci ripensa) No, forse questi apprezzamenti meglio non farli, (ribadisce) onesta e ubbidiente basta. "Principe posso dirvi che anche lei ha sofferto, malinconia, disappetenza, insonnia prostrazione però a lei non è svaporata la mente" signor babbo potrete anche fare il simpatico e l'accattivante. (ridacchia) "Eh! Eh! Eh! Questo è un pregio che hanno le donne. Eh! Eh! Eh!". Sì…dovrete ridere proprio così, da uomo un po' stolto…non vi fate sentire scioccamente intelligente. A lui non serve la vostra intelligenza…anzi buttatevi un po' giù, tipo "Io purtroppo non ho capito niente dei miei figlioli…mi dispiace!" Calarsi così le brache davanti ad un giovane è molto importante. Per lui poi, poverino, che non è mai stato tanto considerato in casa! Anche il padre non è che stravedesse…ora poi lo zio, se potesse!

                        Voi ai suoi occhi, dovete diventare il riflesso di un padre che riflette…

POLONIO      Buona strategia Ofelia! Si vede che c'hai carattere…e dopo?

OFELIA         Dopo? Semplice, dimesso senza essere remissivo "Principe……"

Ofelia passeggia a testa china Polonio schiocca le dita.

POLONIO      Ofelia? Ofelia?

OFELIA         Signor babbo la pausa serve…fa capire il cruccio interno…la difficoltà di cedere, questo è importante (ripete gesto e voce precedenti) "Principe…potete frequentare  mia figlia…se ancora lo volete" (si volta, fa alcuni passi a testa china ingobbita nelle spalle poi rapida si volta) questa camminata è molto importante, ricordatevela…lui deve provare una certa compassione, solo la compassione apre la strada alla comprensione. Non solo, nel caso specifico è doppiamente utile. Lui così non vi vede più nemico e con voi, il padre, lo zio,…insomma vi sbirilla tutti assieme! Con un colpo solo  azzera un sacco di problemi…

POLONIO      (esulta) Ofelia! Ofelia! Perché non mi sei nata col pisello? Te eri perfetta a Parigi a studiarmi d'ambasciatore! Altro che Laerte…te sei me, solo più graziosa e più gentile.

OFELIA         Signor babbo, queste parole le vorrei vedere scritte…

POLONIO      Vai! Vai! Ora l'aspetto e poi ti riferisco…vai…intelligente!!

Ofelia esce. Polonio sospira sollevato.

POLONIO      Che sollievo al cuore! (ride) ora mi sento meno San Cristofaro…di questi due ciuchini uno sa volare…ciuchino? Ofelia è aquila e cigno assieme! Beh, senza inorgoglirmi troppo posso dire che Ofelia m'è riuscita bene…sì! (vede Amleto) Ecco quello scemerello d’Amleto.

Saluta titubante e rispettoso. Amleto non si accorge di lui, tiene in mano un libro a rovescio, appare fintamente assorto. Arriva davanti a Polonio che torna a salutarlo. Amleto sembra cambiare posizione poi si ferma, sempre fingendo di leggere davanti a Polonio.

POLONIO   Ehi, Amleto…mi vedi?

AMLETO     Dovrei?

POLONIO   (Sorride) Penso!

AMLETO     Leggo (come giustificandosi).

POLONIO   Comunque…stai bene!

AMLETO     Se m'interrogate domani, vi rispondo.

POLONIO   Ah! Allora sei uno scolaro studioso!

AMLETO     Incomincio ora a raccapezzarmi con il mondo (sorride fesso mostrando il libro rovesciato).

POLONIO   Ma insomma, Amleto…mi conosci?

AMLETO     Certo!! Siete un pescivendolo! Vendete il pesce il giovedì in piazza…quando c'è il mercato.

POLONIO   Ma quale pesce! (si tocca) Sono Polonio! Il nome non ti dice niente?

AMLETO     Il pescivendolo è un uomo onesto, non gratta sul peso…non t'incarta il pesce marcio, bravo! Di questi tempi non è facile trovare un uomo onesto!

POLONIO   Questo è vero!

AMLETO     Voi siete bravo…tenete sempre il pesce all'ombra…fate bene…se uno tiene i pesci al sole vende cacaiola! Bravo, bravo! Voi avete una figliola?

POLONIO   Io sì…il pescivendolo non lo so…si chiama Ofelia! Il nome ti dice niente? Amleto con me puoi parlare apertamente…(ride) sono stato giovane anch'io.

AMLETO     Davvero? E state bene? L'avete scampata bella perché la gioventù, dicono, t'azzoppa e ti sfrinzella!

POLONIO   (bonario) Amleto la gioventù è fatta di ferite passeggere…l'amore è solo un'ulcera apparente…non cachi mai sangue, credimi!

AMLETO     Proff, devo prendere nota?

POLONIO   Non pensare che io mi metta in cattedra…no! Ti dico giusto quelle tre scemenze sulla vita che s'imparano anche senza volere. Non conviene intorcinarsi il cuore per niente…scusa l'intromissione ma t'ho visto nascere. Ti sono affezionato.

AMLETO     Grazie! Vi sono riconoscente, grazie. Io non disdegno le carezze di nessuno…tanto meno d'un pescivendolo onesto.

POLONIO   (freme) Insisti?! (tra sé) Vai a sapere cosa vuole significare con la metafora del pescivendolo! (diretto) Io sono Polonio! Lo sai! D'accordo sono stato al giuoco però un giuoco è bello quando dura poco.

AMLETO     (mette il libro a diritto e si pettina con le dita) Scusate! M'andava un poco di giuocare…non ve la siete presa a male?

POLONIO   (sollevato) No…no…la considero una pacca sulla spalla, una confidenza. Chiuso. Ecco, ora se vogliamo parlare seriamente.

AMLETO     Il pescivendolo è vostro marito, lo so!!

POLONIO   (sbotta) Cosa?!

AMLETO     Però anche voi siete onesta…

POLONIO   Ora basta!!

AMLETO     E bella…la vostra onestà però dovrebbe guardarsi bene dall'attaccare discorso con la vostra bellezza.

POLONIO   Allora se proprio ci vogliamo dilettare con la filosofia, caro ragazzo, dimmi con chi potrebbe meglio accoppiarsi la bellezza se non con l'onestà?!

AMLETO     E qui sbagliate gentile signora, sbagliate, perché arriverà prima la bellezza con le sue sguerguenze a fare della vostra onestà un puttanone, che l'onestà a dare la sua impronta alla vostra bellezza. L'onestà ha il fiato corto, non cambia niente! Scuotete la testolina graziosa? Lo so, questo un tempo era un paradosso ma ora è garantito. Comunque io una volta vi ho amata.

Polonio, tirato a denti stretti, prende un tralcio di rose facendosi una coroncina.

POLONIO   Amleto io non m'incazzo! Vedi, resto calmo…diciamo che intuisco l'antifona. Tu sai che io sono Polonio e quindi indirettamente tu parli al padre di Ofelia facendo finta che sia la moglie del pescivendolo…zitto non m'interrompere, allora pur non capendo la ragione di questo arzigogolo io sto allo scherzo. (si mette la coroncina in testa) Se deve risultare meglio la recita io cambio voce, sculetto, mi tiro su le poppe, quello che vuoi, però ragioniamo. Allora tu a Ofelia, cioè a me, alla moglie del pescivendolo, se ben ricordo hai fatto credere d'amarmi?

AMLETO     Non dovevate prestarmi fede.

POLONIO   Ho quindici anni, sei il primo ragazzo che mi guarda, mi manda i biglietti, mi mette i fiori nei libri, sei bello da chiudere gli occhi, che fo’? Se permetti mi s'apre un abisso in mezzo al petto. Sono una bambina non ho difese.

AMLETO     (l'accarezza) Povera, povera infelice…dovevi sapere che nessuna virtù si può innestare su un legno marcito…in noi, piccolina, non c'è fibra che germogli. Siamo fottuti! (Lo scruta) A guardarti bene più da vicino sembri cambiata…no…io non vi amo.

POLONIO   Bravo, ora me lo dice!

AMLETO     Vai in convento, vai, se ci tieni a salvarti, vai sparisci…qui siamo un branco di canaglie…padri e figli, tutti…te lo dice uno stolto che connette poco o niente…Ofelia…ad occhio e croce, sei diventata bella grande…non ti fare incantare da nessuno…vai…..

POLONIO   Torna qui Amleto.

AMLETO     So che usate i belletti…ma come?! Dio vi ha dato questa bella faccina e voi sciocchina sopra vi pasticciate quest'altra? (con il fazzoletto intinto di sputo inizia a pulire il volto di Polonio) Via, via queste rughe, queste ombre, questa bocca, questo naso da mascherone.

POLONIO   (arrabbiato) Fermo basta! Questo giuoco non lo reggo più!

AMLETO     A me lo dici? Mi ha portato alla pazzia…non ci saranno più matrimoni onesti su questa terra…nessuna donna si farà più arare e onestamente seminare…e quindi fanciullina è inutile restare sulla piazza. Vai…vai in convento…(esce)

POLONIO   (gli va dietro) Amleto aspetta…li cappello.

AMLETO     (Voce fuori scena) Insisti a venirmi dietro!

POLONIO   (Voce fuori scena) Cosa credi imbecille che mi faccia scureggiare in bocca senza replicare! Fermati!

AMLETO     (Voce fuori scena) Attenta, un topo! Fatti da parte!

Segue un urlo di Polonio.

POLONIO   Ah! Sono morto!

Entra in platea un gomitolo di lana rossa, che si dipana in parte.

Cambio di luce.

Una parte della buca dell'orchestra viene sollevata. Un becchino si sporge con il busto, lancia in platea pala e vanga, cantando una "canzonaccia" popolare (il passero ferito).

BECCHINO              (Canta) Il prete scuro in viso come pece s'arrampicò sul pulpito e poi fece "Fratelli, chi ha l'uccello, per favore esca fuori dal tempio del signore!!"… I maschi un po' stupiti a tal parole, lenti si accinsero ad alzare le suole.

Il becchino cambia le sagome bianche dei gabbiani con gli uccelli neri continuando la "canzonaccia".

BECCHINO  "Fermi, gridò, mi sono espresso male. Rientrate tutti e statemi a sentire. Solo chi ha preso l'uccello deve uscire!" A testa bassa, con la corona in mano, cento donne s'alzarono piano piano. "Ferme sorelle amate, rientrate ch'io non volevo dire quel che pensate. Mi rivolgo a tutti con voce chiara e tesa. Preciso: solamente a chi l'ha preso in chiesa!" A tal detto, nello stesso istante, tre monache s'alzarono tutte quante…

Laerte entra con la sacca da marinaio sulle spalle, ascolta un secondo e subito, irritato, scaraventa la sacca per terra. Poi si rivolge al becchino rientrato nella buca, da dove tira fuori una quantità di scarpe vecchie.

LAERTE      Ehi! Ehi! Te!

BECCHINO  Dite a me?

LAERTE      (Nervoso e petulante)…non ricordi più il mestiere che fai? Se non vado errato sei un becchino?!     

BECCHINO  (Togliendosi il cappellaccio) Per servirla padroncino!

LAERTE      (Infastidito) Allora dovresti sapere che questa è terra consacrata, qua tutto è nobile e solenne…qua nessuno ha voglia di sentire il becerume della tua vociaccia sconclusionata!

BECCHINO (Ride) E chi mi sente! Anche ammesso che ni' cielo ci sia i' pieno invece che i' voto, qua son tutti svaniti d'orecchio, non si disturba nessuno credete!

LAERTE      (Puntuto, rabbioso) Disturbi me! Va bene? Non solo…hai scelto il punto sbagliato!! Proprio qui vieni a cantare?! Sotto queste zolle riposa una persona che mi fu cara…

Il becchino guarda la suola della scarpa che tiene in mano

BECCHINO  (Legge) Signor Polonio…cortigiano di corte…

LAERTE      (Prende la scarpa, la tiene con affetto in mano) Quest'uomo sai quante volte m'ha portato a cavalluccio sulle spalle?! Un giorno mi tirava l'orecchio…l'altro mi dava un bacio…io da lui avevo tutto da imparare; quest'uomo m'è stato maestro…censore…"sobillatore" di princìpi, "millantatore" di propositi…(butta via la scarpa)

 

BECCHINO  (L'interrompe mostrando un robusto panino) Volete favorire?

LAERTE      (Scandalizzato) Ma cosa fai? Mangi?! (Gli toglie il panino di mano) Qua non si mangia…qua si viene mangiati! Qua il verme impera e comanda! Io e te siamo portate della stessa tavola, ricorda?!

BECCHINO  Sarebbe a dire?

LAERTE      (Stizzito) Che ti devi chetare! (Rende con un gesto schifiltoso il panino) Tieni!

BECCHINO  (Risentito) Scusate signore, ma io zitto, a bocca chiusa, non riesco a lavorare!

LAERTE      Allora cambia canzone…intona un de profundis…un requiescant…scegli un viatico giusto nell'ufficio dei morti…

BECCHINO  Non posso! Pare che questa fossa sia ordinata per una ragazzina che s'è annegata di proposito…una mezza scriteriata……morto il babbo dice che abbia preso a svirgolare con la testa… e poi  gl'è andata subito dietro… a rota! Segno che c'era di' morto affezionata. Non vi pare?

Laerte vacilla, indietreggia, finisce tra gli uccelli che muove, agita come uno stormo di corvi.

LAERTE      (Balbetta) Il nome…il nome!!

BECCHINO  Ofelia…

Laerte per tutta risposta, esplode esternando platealmente il suo dolore.

LAERTE      Arsura disseccami il cervello! Lacrime sette volte salate bruciatemi il senso, la virtù degli occhi! Povero Laerte doppiamente orfano!

BECCHINO  (Incredulo guarda Laerte) Icché ho detto di male?! Su, tiratevi su, su!! (Lo alza) Non fate l’esagerato!

In platea entra Amleto che trascina per un filo una scatola bianca da scarpe, dentro riposa una bambola velata. Lo seguono il re e la regina vestiti di bianco, compunti e con le corone in testa. Subito dietro, a completare questo funeralino, entrano Polonio e Ofelia tutti e due con un tamburino di latta al collo che battono  mestamente.

Laerte tirato in piedi dal becchino vacilla di nuovo, torna a sostenersi alle aste flessibili degli uccelli.

LAERTE      (Lirico) Ragione, rompi l'ago della bilancia! Pazzia dilaga…infettami!! Ofelia…rosa di maggio, centomila fratelli non arriveranno mai, con tutto il loro amore, a pareggiare il mio…

BECCHINO  Guardate arriva gente. Tiratevi su perdio!!

 

LAERTE      (Si alza da solo, lucido, asciutto, nervoso) Becchino…tu sei becchino vero?

BECCHINO  Per servirla!

LAERTE      (Folle, stralunato) Conosci, nei paraggi, un artigiano che sappia riparare il corpo d'Ofelia? No? Allora un prete, un mezzo guaritore che possa evocare una parvenza di vita? No? Un cantiniere che sappia travasare i' sangue come il vino da una botte? No? Becchino, allora non conosci proprio nessuno!! Ma non importa…ascolta, io ti propongo un affare! Ti va di guadagnare qualche soldo?

BECCHINO  Non disdegno!

LAERTE      (Dando soldi) Bene…scava una fossa di velluto…pensa ad un letto di nozze…appena andati via tutti quegl'uggiosi (accenna al gruppo attorno alla scatola) lasciami salutare mia sorella (dà altri soldi). Sarà una cosa lunga…abbiamo molte cose da dirci…lo so…capisco che tu devi finire il tuo lavoro…lo so, lo so… non puoi lasciare una fossa aperta! (Altri soldi) Ricoprila! Con me dentro…getta terra e terra sulla morta e sul vivo…non ti preoccupare…io riuscirò ugualmente a respirare…(altri soldi) fai una collina…una montagna…una cima che non abbia eguali…un'eresia dell'universo affinché io non possa più uscire!

Laerte si getta singhiozzando tra le braccia del becchino che, con il panino stretto tra i denti, cerca inutilmente di consolarlo.

BECCHINO  Su! Su…che fate?! Su…

Polonio vede Laerte e subito comincia a sbracciarsi in quella direzione.

POLONIO   Laerte! Laerte! Ofelia, bambina mia, guarda Laerte, (lo indica) è tornato apposta dalla Francia per vendicarci!

Polonio eccitato tira fuori dalla tasca un foglietto e poi si rivolge ad Ofelia.

POLONIO   Tu vienimi dietro…(indica il tamburo) batti forte…accompagnami (inizia a girare attorno a Laerte con fare istrione. Ofelia gli va dietro battendo il tamburino di latta) Io sono lo spettro di tuo padre condannato a vagare la notte…ascolta, ascolta Laerte se mai amasti tuo padre accendi il sangue…asciuga le lacrime…e carica a capo basso colui che tanto turpemente m'ha assassinato!! Vendicami Laerte!! (Batte anche lui il tamburo di latta) Vendetta!! M'hai inteso Laerte?! Vendetta!!

Il becchino lascia cadere il corpo di Laerte e si guarda attorno stranito.

BECCHINO  Ohi, ohi!! Padrone zitto!…Ascoltate! Non vi pare di sentire qualcosa?!

POLONIO   (Incazzato, si china verso Laerte) Ofelia, mi sente un becchino e tu niente?!!! Tirati su pelandrone. Vendetta! Voglio essere vendicato!! Ma che figlio sei…(sconfitto si siede) Povero Polonio…sic!…neanche la soddisfazione, sic, d'essere vendicato! Sic! (Alza gli occhi al cielo) (sic) Noo! Il singhiozzo anche da morto!

OFELIA       Signor babbo, voi non ci avete mai saputo fare con noi figlioli…

POLONIO   (Risentito indica Laerte) No…è lui che è tardo…gli manca l'acume…lo gnegnero…le palle! Non ha carattere!

OFELIA       Visto come siete! Voi avete sempre considerato Laerte un mezzo deficiente…scusate signor babbo, ma ora perché Laerte vi dovrebbe sentire?! Ditemi quale sentimento, quale affetto dovrebbe vendicare?!

POLONIO   (Si alza irritato) Chetati petulante!! Sempre a criticare…(prende a "fantasmatici calci il corpo "singhiozzante" di Laerte) Tirati su…smetti di frignare…datti da fare…lo vedi quel baccalà lì, messo a rinvenire (indica Amleto) ecco lui, Amleto, mi ha assassinato! Capito?!! Anche la tu' sorella, se s'è messa a "squilibrare" col cervello, la colpa è sempre sua…m'intendi?! Alzati perdio!!

Polonio continua a tirare pedate. Il becchino le "sente", si para il culo e indietreggia scappando.

BECCHINO Ahi, Ahi!!

OFELIA       (Dolce) Basta…basta signor babbo!

POLONIO   (Depresso, arreso) Ecco…vedi bambina come va il mondo!! Un cortigiano non ha l'onore, il piacere, la giustizia d'essere vendicato…una volta morti noi non siamo nessuno! Come mi sento sgonfio!! (M'hanno proprio bucato le rote!)

OFELIA       Signor babbo non v'abbattete troppo! Ci penso io…se permettete gli faccio fare un sogno…

Ofelia benda gli occhi di Laerte che subito si solleva trasognato ma vitale.

LAERTE      Ofelia!! Sorella amata…cosa?! Certo, la spada…la tengo nella sacca…

Laerte s'inginocchia e fruca nella sacca da marinaio, tira fuori una spada da carnevale. Anche Amleto prende una spada. Il re e la regina si posizionano di lato. Laerte tira fuori una bottiglietta. La versa sulla spada.

LAERTE      Ofelia, metto solo una goccia di veleno sulla punta (ride mostrando ad Ofelia la boccetta). L'ho comprato a Parigi…qua non si conosce l'antidoto…un graffio appena e Amleto è stecchito…questo era per te…(rimette la boccetta nella sacca e tira fuori un cappellino grazioso) e questo è per te…(con pudore) mettilo!

Ofelia mette il cappellino, Laerte fruca ancora nella sacca e tira fuori delle buste da calze di nylon.

LAERTE      (Turbato) Anche queste!! (Ofelia sembra richiamarlo all'ordine e lui subito le ripone). Dopo! Va bene..dopo! (Si volta "eroico" verso Amleto). Amleto!

Amleto si porta la centro della scena ed inizia a piroettare facendo una serie di gesti con la spada, una specie di complesso rituale da schermitore.

AMLETO     Laerte cosa vogliamo fare? Piangere assieme? Combattere? Lasciarci morire di fame? Scolarci un litro d'aceto? Tu lo vuoi? Anch'io! Laerte siano due lattonzoli nati dalla stessa covata…coccolati da quest'età di sterco…educati ad essere schiuma di sapone…una generazione insulsa…se uno ci soffia in culo c'escono bolle dalla bocca…bolle di sapone è tutto quello che sappiamo dire…

LAERTE      Amleto basta! Smetti di sballonzolare! In guardia!

Amleto continua il suo "balletto" meccanico attaccando a gran voce una specie di arringa di difesa.

AMLETO     Fu forse Amleto ad offendere Laerte? Certo che no!…Amleto lo nega! Chi fu dunque? La sua pazzia? Se così è, allora è Amleto che riceve il torto maggiore…perché la pazzia è il vero nemico del povero Amleto. Io senza volere ho ucciso un passero (indica la scatola da scarpe con la bambola) e ferito il cuore di un fratello…

LAERTE      (Duro) Hai finito di vaneggiare? Oh, sei pronto?

Amleto piroetta, gira, flette le gambe.

AMLETO     Aspetta…aspetta…fammi prima scaldare il brac…

Laerte scocciato l'infila con la spada.

LAERTE      Muori buffone!

Amleto barcolla e poi cade nella buca. Il re e la regina si sporgono a guardare e Polonio scalpita eccitato indicando i due.

POLONIO   Laerte anche loro!! Ti prego Laerte…dammi questa soddisfazione!

Laerte raccoglie le due buste di calze, le trattiene con i denti puntandosi la spada contro il petto.

LAERTE      Arrivo sorella amata!!

Si uccide mentre Polonio saltella e si sbraccia gridando.

POLONIO   Noo!! Fermo…aspetta!! Ofelia fai qualcosa!!

Laerte cade a terra e subito salta in piedi vitale e sorridente. Felicità di breve durata perché Polonio si toglie la cinghia dei pantaloni come nella peggiore farsa.

POLONIO   (Rincorrendolo) Ti avevo detto aspetta…vieni qui!!

LAERTE      No…fermo babbo…cosa fate!

Ofelia sorride, scrolla la testa poi tira fuori dalla scatola di scarpe due bocce rosse, quelle per giuocare in spiaggia. Laerte e Polonio si fermano. Ofelia, prima di  lanciare, si rivolge al pubblico nei palchetti.

OFELIA       E voi spettatori non vi adirate troppo…la vita è ancora più farsesca e s                     gangherata…riflettete e tornate, feriti e dubbiosi, a casa!

Ofelia tira la boccia. Musica allegra. Il re e la regina vanno in buca. Seguono i saluti.

FINE

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