Ammorbati

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Leonardo Gazzola

Leonardo Gazzola

AMMORBATI

(panico, colera!)

gennaio 2002

liberamente ispirato a “U contra” di Martoglio ma depositato in SIAE a nome Leonardo Gazzola.

Possiamo definirlo teatro con interazione musica, danza, canto, prosa di matrice africana.


PERSONAGGI

                                                                Don Baku   pseudo intellettuale morto di fame          

                                                                Don Cíteli   rivale di Don Baku, un po’ più benestante

                                                     Donna Georgina   moglie di Don Cíteli

                                                                        Cicca   ragazza del paese, giocoliera/musicista

                                                                         Sara   ragazza del paese, cuoca

                                                                         Béta   ragazza del paese, sfaccendata

                                                                       Neyla   ragazza del paese, sfacccendata

                                                           Donna Petra   donna del paese, ricchissima

                                                                      Antòn   commerciante del paese in stoffe e giornali

                                                                       Orcín   addetto dell’Ufficio d’Igiene

                                                               Dottoressa   medico forestiera


In scena ci sono degli strumenti musicali in un angolo e varie postazioni da mercato di paese. Uno sgabello con un tappeto davanti, un tavolino basso con merce esposta, una pentola su di un rudimentale fornello, ecc…

Voce:

-Dieci luglio 1943; sbarco alleato in Sicilia: aerei a basso volo bombardano il paesino di Modziki, ritenendolo rifugio di truppe naziste. Venti vittime tra cui quattro bambini.

-Febbraio 1966: elicotteri americani bombardano il villaggio di Modziki, nella foresta del Viet-Nam. Nessun superstite.

-Autunno 1999: carri armati Nato fanno irruzione nella cittadina di Modziki, in Serbia e demoliscono un ospedale. Data la presenza di degenti affetti da colera, il morbo si sparge per tutta la zona.

-Gennaio 2002: aerei americani bombardano il paese di Modziki, in Afghanistan. Viene inquinata la falda acquifera e scoppia un’epidemia di colera presso gli abitanti. Si valuta un centinaio di morti.

-Aprile 2003: mezzo corazzato inglese fuori controllo fa irruzione al mercato di Modziki, Iraq meridionale. Trenta vittime, in prevalenza donne che stavano facendo la spesa.

-Luglio 2013: il governo siriano lancia gas letali sulla scuola elementare della cittadina di Modziki per reprimere una rivolta. I ribelli rispondono con fuoco pesante. Cinque superstiti tra insegnanti e bambini.

A Modziki cominciano a pensare che qualcuno ce l’abbia con loro.

Entrano, parlando per attirare i clienti, le donne che vendono. Sara va alla pentola con dei fagioli, Cicca si esibisce in numeri di giocoleria, Beta vende delle bottiglie. Neyla sta lustrando delle scarpe. I musicisti cominciano a suonare.

Rumore di aereo che passa. Tutti si fermano, musica compresa, e osservano il cielo. Passato l’aereo, riprende la musica. Questo avviene due volte.

Arriva Antòn, carico di lettere, giornali e riviste. Euforia tra i presenti mentre Antòn distribuisce i giornali e lettere. La musica sfuma piano piano.

Beta: Bene arrivato Antòn. Mi hai portato i merletti? E i miei damaschi?

Sara: I nastri di seta di Modziki! Ce li hai i nastri di seta?

Antòn: Ma quali damaschi e seta! Stavolta non ho potuto portare niente. Non ti lasciano portare niente da Modziki! Lo dicono i dottori medici!

Beta: I dottori medici? E che c’entrano con le nostre stoffe?

Antòn: C’entrano, c’entrano. (misterioso) A Modziki, infuria il colera! Cadono come pere… Dopo un paio di giorni di dolori di stomaco.

Neyla: (allarmata) Dolori di stomaco? Anche qui tutta la famiglia di Yessenki, sta con il mal di pancia!

Antòn: Quello non c’entra. Sarà indigestione come al solito, avranno mangiato troppo.

Tutte: (a soggetto) Eeeh… - Beati loro. - E’ vero… - Chi troppo e chi niente.

Antòn: No, qui a Guerdemes ancora non arrivano. Ma a Modziki… (fa il segno della croce) Un lutto in ogni casa! Anche il canonico Alessio…

Beta: No! Il nostro canonico!Che fece? Che fece?

Antòn: Che fece? Morì.

Beta: Con il colera?

Antòn: Con il colera.

Beta: Quant’era buono!

Sara: Quant’era istruito!

Beta: Quanto si interessava per Guerdemes.

Neyla: Quant’era buono!

Antòn: Certo, buono era buono. Diverso da certa gente maligna che va seminando malati tac, tac, tac…

Beta: E che vuoi dire?

Antòn: A Modziki vanno dicendo che il morbo lo genera gente malvagia che lo sparpaglia nel cielo a mezzo di arioplani…

Tutte a soggetto ripetono la parola “arioplano” e confermano averne già sentito parlare. Alcune chiedono come avviene.

Antòn: A mezzo di polpette intossicate gettate dagli arioplani…

Tutte a soggetto fanno scongiuri e pregano di essere tenute alla larga da tutto ciò.

Beta: Polpette? Ma chi le getta e perché?

Antòn: Certa gente maligna. Dicono per ordine del Governo.

Passa un aereo. Fischio di una bomba che cade, piccola esplosione in lontananza.

Sara: Il Governo! Il Governo! Sempre lui! Sempre contro noi poveretti!

Beta: E’ vero! Vorrei averlo tra le mani per smozzicargli il collo! ... Ma sopra agli arioplani, non c’è il Governo nostrano. Dicono che c’è uno straniero.

Tutte a soggetto si interrogano su chi può mai essere questo governo straniero.

Antòn: E’ vero. Sono stranieri. Gente che non parla la lingua.

Sara: Comunque ci vanno sempre di mezzo gli stessi.

Neyla: Noi povera gente.

Antòn: Brava. E invece di ribellarci; perdiamo il tempo a discutere su come si sparpaglia il malanno. E parteggiamo per i colonnisti o per i polpettisti.

Tutte a soggetto chiedono cosa significhi.

Antòn: Semplice. I polpettisti dicono che il colera è generato a mezzo di polpette ammorbate  gettate dagli arioplani. I colonnisti invece dicono che il colera è generato per mezzo di colonne d’aria…

Tutte: Alzate dagli arioplani!

Iniziano a cantare tutte a ritmo. Ogni tanto vi è un assolo.

assolo: A questo mondo tutti siamo

Secondo l’occasione

Polpettisti o colonnisti

Senza tanta convinzione

assolo: Siamo sempre cani e gatti

Sia in pace che in guerra

E non passa un momento

Che campiamo senza fatica

assolo: Come ora che il colera

Quale scopa tutti coglie

E ramazza rasoterra

Le persone come foglie

assolo: Ma intanto chi è ammorbato

Si contorce e si dispera

Ricco o povero, il malato

Sempre muore col colera

Finisce la canzone ed il ritmo.

Cicca si avvia per uscire. Sara la ferma.

Cicca: Non è che non voglio restare ma mi aspettano.

Sara: Ma chi ti deve aspettare? Vieni qui. Non è che, niente niente, commare Cicca ti sei pentita dei fichi che mi hai promesso?

Cicca: Ah, è per quelli? Mammetta che rabbia!

Sara: Sentiamo un po’…

Cicca: Quell’orfanazzo di mio fratello mi aveva colto un cesto di fichi che erano una galanteria: belli, grossi, maturi, con la camicetta lucida e l’acquolina in bocca…

Sara: Va bene. Ho capito, vai avanti.

Cicca: Un cesto di fichi degni di un re. Insomma, arrivo al dazio della porta di Guerdemes e quel fetuso del doganiere…

Sara: Ma perché, i fichi pagano dazio?

Cicca: Aspetta. Lui dice: che portate? Che porto? Santa Lucia! E non lo vedete? Fichi sono! Favorite… Mi ha levato il cesto di mano, l’ha svuotato in una specie di pentolone e me l’ha restituito vuoto. Dicendo che per ordine de l’ingenuo, i frutti in città non possono entrare.

Sara: E chi è l’ingenuo? Un altro impiegato?

Cicca: Ma che ne so! Malamente di lui! Ho gridato, pestato i piedi… Niente! Spero che gli venga un tropico maligno a chi se li è mangiati!

Baku: Buona giornata, signore. Sempre in collera fresca, commare Cicca! Cara donna Sarina, i miei omaggi…

Sara: Sedetevi, Don Baku. Sedetevi.

Baku: (sedendosi) Grazie donna Sara. Dunque, che vi accade commarina Cicca? Pronunciatevi.

Cicca: Ma niente… Per via di alcuni fichi che mi hanno sequestrato quelli del dazio.

Sara: Per ordine dell’ingenuo. Lo sapete voi, Don Baku, chi è?

Baku: Ma che ingenuo e astuto! E’ “igiene”, l’igiene!

Cicca: E chi è l’Igiene? Il sindaco? Malamente a lui! Che c’entra con miei fichi?

Baku: Ma che sindaco! Non muovete aria per nulla. L’igiene è… come vi posso spiegare?

Cicca: Ah, non lo sapete neanche voi?

Baku: …Lo so…

Neyla: Secondo me Don Baku lo sa.

Beta: Scommetto di no. Trenta centesimi!

Neyla:  Ci sto.

Baku:  Sì, ce lo so... Solo che non è facile da spiegare a delle genti ignoranti… Facciamo un esempio: voi portate le mutande?

Cicca: Ma vedi ‘sto vecchio amaro e triuluso! Perché non andate a spiare vostra sorella se porta le mutande?

Intanto Beta e Neyla a gesti si disputano la vincita della scommessa.

Baku: Ma che c’è di offensivo in quello che ho chiesto?

Sara: E’ vero, non c’è offesa. Io, per esempio, non ne porto. E allora; che c’è di male?

Baku: Niente, per carità. Però è antigienico. Perché essendo senza mutande, specialmente voi donne che camminate un po’ così… (mima) Sbattendo la veste di qua e di là, producete una colonna d’aria che solleva il polverazzo. Che ne viene di conseguenza? Che il microbo, che si trova accovacciato nell’interstizio della strada, si solleva assieme alla polvere e si inficca di sotto; trova la persona senza mutande, si attacca al punto debole e s’introduce nelle vene del sangue producendo malattie, malattie positive.

Neyla: Ma cosa dice, Don Baku?

Sara: (ride) Ma statevi zitto, Don Baku! Che inventate?

Baku: Vangelo, amiche mie, vangelo pitturato.  Invece con le mutande, tutto questo non succede; perché il microbo trova la porta chiusa e non si può introducere.

Cicca: E questo è l’ingenuo?

Baku: Igiene! E comunque non è solo questo. Per esempio, tenere pulita la casa e le masserizie domestiche. Guardare, prima di bere, se nell’acqua non ci sono, per esempio delle manozzole o mazzamarelle, ovverosia delle lumache allo stato infantile ed altri parassiti.  Non mangiare oggetti che possono attaccare la doglia colica indebolendo l’apparato digerente… Preservarvi dalle correnti d’aria, specialmente quando tira scirocco, vento umido, proveniente dal levante dove il sole è più solstizio e dischiude i focolari del morbo asiatico…

Beta: Alla facciazza vostra!

Baku: Insomma, per concludervi, l’igiene è un preservativo, ecco tutto.

Cicca: E levandomi i fichi, chi preservano?

Baku: Dalla dissenteria e dal colera.

Sara: Il colera nei fichi?

Neyla: La dissenteria nei fichi?

Baku: Ci sono stati cinque o sei casi di colera al giorno a Modziki. Alcuni medici dicono che è dissenteria, altri che è colera, essendo rimasto a terra il vomito di due anni fa.

Beta: Vomito di due anni a terra? E che era? Catrame? E comunque! Il colera nei fichi di Cicca chi ce l’ha gettato?

Baku: Non diciamo sciocchitudini! Gettato! Chi deve gettare? Siete polpettista?

Beta: A Modziki sono venuti gli arioplani del governo e hanno gettato polpette. Pim pim pim…E adesso sono tutti incolerati.

Baku: Santa ignoranza! E perché il governo dovrebbe fare questo?

Ognuno a soggetto vuole dire la sua.

-Sara sostiene che il governo è d’accordo con gli stranieri.

-Beta sostiene che è colpa dell’ufficio d’igiene che è più potente dei governi.

-Antòn dice che il governo e l’ufficio d’igiene sono la stessa cosa e che è colpa degli stranieri.

-Cicca sostiene che è per avere la scusa di sequestrare i suoi fichi.

-Neyla dice che ci vuole più istruzione.

Sara: E’ perché siamo troppi e non possiamo campare bene visto che tutti quanti pensano solo a fare montagne di figli sventurati. Allora il governo, invece di farci mangiare gli uni con gli altri, ci butta le polpette con il colera e così quelli che restano campano meglio.

Baku: Eh, povera terra nostra, terra di secchitudine! Ma non vi vergognate a ripetere le fandonie delle gentarelle?

Sara: Oh, Sant’Antonia e Filumena! Ma se è così. Se no perché muoiono tutti i poverelli e i signori restano vivi?

Baku: Prima di tutto perché i ricchi, potendolo fare, evacuano la città e vanno in montagna dove il freddo uccide il microbo. Poi perché i poveri sono insensati, come voi, che vi lavate una volta alla settimana e non osservate le regole dell’igiene: siete tutta una cosa con la monnezza. Mentre i ricchi sono più puliti e igienici e il microbo, sentendo l’odore dell’igiene, ovvero dell’acido fenico e del cloruro di potassa, non ci vuole andare, oppure si suicida dalla disperazione.

Tutte ridono. Entrano Don Cíteli e sua moglie, Donna Georgina. Tra Don Baku e Don Cíteli c’è attrito e vecchia ruggine.

Cíteli: Baciamo le mani… Caro Don Baku!

Baku: Caro lei…

Georgina: Qui siete?

Baku: Non mi vedete?

Cicca: Don Cíteli, sentite Don Baku che dice che non è vero che il colera si getta con le polpette dagli arioplani. Adesso vi spiega della colonna d’aria e delle mutande…

Baku: Colonna d’aria! Sissignori! Che solleva il microbo e lo fa allippare da un paese all’altro, da una persona all’altra.

Cíteli: (divertito) Quindi voi dite che il colera non è gettato?

Baku: No!

Georgina: Ma sì che è gettato, lo sanno tutti.

Baku: E’ una colonna d’aria.

Cíteli: Sono le polpette, sulfumigio!

Baku: Sulfumigio? Ma cosa dite? E’ corrente atmosferica.

Neyla: Corrente isterica?

Georgina: E’ sulfumigio! L’abbiamo visto con i nostri occhi!

Cíteli: Cose che non si possono scordare!

Baku: E dite un po’ per vedere.

Georgina: Racconta, Cíteli, racconta.

Cíteli: (con aria misteriosa) Durante il colera dell’ottantasei, qua morivano come pere, e nel nostro quartiere di Guerdemes, non c’è stata mortalità. Perché?

Baku: Perché la colonna d’aria non era ancora passata.

Georgina: Zittitevi, colonnista. E’ perché di notte facevamo la guardia, a turno con pistole e lupare, davanti alle porte e in mezzo alle strade.

Don Baku scoppia a ridere.

Sara: Zittitevi. Lasciatelo raccontare.

Baku: (ironico) Proseguite professore.

Cíteli: La sant’anima di Miciu, che tornava da Brucola, aveva portato un melone d’acqua così (allarga le braccia) e l’aveva messo in fresco dentro al pozzo. Finita la minestra, tira su il melone e lo spacca; rosso come una papalina, goccioloso, dolce che non vi dico. Lo taglia a fette e… piglia tu che piglio io. Ci siamo fatti una spanciata.

Cicca: Beati voi. I miei fichi invece…

Sara: Lasciatelo finire.

Cíteli: E proprio mentre eravamo intenti a lavarci la faccia in quella delizia, alziamo gli occhi e cosa vediamo?

Beta: La stella con la coda!

Georgina: Niente affatto. Un arioplano spettacoloso con i remi che gli giravano in testa. (fa il gesto con la mano)

Baku: Ho capito, un elicottero.

Cíteli: Don Baku, non parlate difficile perché a me non mi ubriacate con quattro parolone come a queste femminelle qui per farle credere tutto quello che volete. Io sono andato a scuola meglio di voi, vado al teatro e so tutta la storia antica dei cavalieri della Corona.

Baku: Voi altro non siete che una bestia irragionevole in mezzo ad un pantano.

Cicca: E lasciatelo finire, prima.

Baku: (ironico) Proseguite professore.

Cíteli: Per farla breve, quando questo arioplano a remi fu sopra le nostre teste, pa pa pa, spara da uno sportellino come una scacazza di segatura e dentro ad ogni scacazzino c’era il colera fulminante!

Georgina: Tutti i presenti l‘hanno preso!

Tutte fanno commenti a soggetto sulla veridicità dell’aneddoto. Passa un aereo. Silenzio generale.

Baku: Lo volete sapere dove era il colera che si è allippato su tutte quelle bestie arricchite, compresi i compianti estinti?

Georgina: Nelle polpette uscite dall’arioplano!

Baku: Nel cocomero che calarono nel pozzo inquinato che si buttarono sulle loro facce sporche.

Beta: E già, e il muscolino si ficcava dentro al melone tutto intero e senza finestre!

Baku: Microbo, non muscolino!

Tutti ridono. Musica e ritmo, molti si salutano ed escono di scena. Sara si avvicina a Cicca.

Sara: Con permesso signori. Commare Cicca, datemi un occhio a questa pignatta di fagioli. (esce)

Cicca: E se me ne devo andare? Va bé…

Restano Don Baku e Cicca. Don Baku è visibilmente contrariato dal confronto perso con Don Cíteli.

Cicca: Lasciate perdere queste cose, Don Baku bello. Piuttosto, dato che siete qui, mi fareste un favore?

Baku: Se posso anche due.

Cicca: Dovreste scrivermi una lettera…

Baku: Ancora?

Cicca: Bé, l’ultima volta vi ho dato un uovo per il servizio…

Baku: Sì ma papolo. Era papolo, con la scorza moscia, non compiuta, fluttuante; tanto che, mettendomelo in tasca, si crepò da solo ed evacuò il liquido insozzandomi tutta la giacca. (ciò dicendo si prepara comunque a scrivere)

Cicca: Questa volta ve ne do due e con la scorza dura.

Baku: Non crediate che scrivo per interesse, però.

Cicca: No, no…

Baku: Bene. A chi volete scrivere?

Cicca: Alla mia padrona di casa.

Baku: Parlate.

Cicca: Grandissima svergognata fetentissima e micidiaria…

Baku: E che è? Voi dettate e io scrivo?

Cicca: E se no come?

Baku: Il come ve lo dico io. Voi ditemi il concetto, di che si tratta di che non si tratta, e per scriverla ci penso io. Se non potete andare dallo scribacchino sotto al Banco Centrale.

Cicca: No, no. Va bene. Allora si tratta di quella gran fitusa della mia padrona di casa che, per via di sette mensilità che le devo...

Baku: (ironico) Solo sette?

Cicca: Perché? Vi sembrano molte?

Baku: Proseguite.

Cicca: Mi ha fatto levare i canali dal tetto.

Baku: Le tegole.

Cicca: Che sono ‘ste tegole? No, no: i canali.

Baku: Le tegole. Proseguite.

Cicca: Va bè. E mi sta facendo pigliare una polmonite. Non solo ma, se è vero che c’è il colera, trovando il tetto scoperchiato, mi possono gettare polpette di notte quando sto dormendo...

Baku: Che cosa volete dirle?

Cicca: Le voglio dire che questa è stata un’infamità e le posso fare una querela. Perché, anche se non pago da sette mesi, io la posso pagare quando voglio se appena mi rimette i canali.

Baku: (la guarda bonariamente, scrive) Allora: Onorevole signora...

Cicca: Ma che onorevole, se è un’infamona?

Baku: Va bè. Allora la scrivete voi.

Cicca: No, no. Va bene. Ueh... Come siete permaloso, però.

Baku:  L’azione di levarmi le tegole da sopra il focolare domestico...

Cicca: Ma quale focolare? Quello è in cucina, non c’entra... (Don Baku mette giù la penna) No! Va bene. Colpa mia. Scrivete quello che vi piace.

Baku: ... Il focolare domestico che lei mi affitta, è degno di tempi cosacchi ormai finiti. Onde è pregata di farmi rimettere subito i suddetti utensili arbitrariamente asportati perché io le garantisco che verrò presto con lei alle vie di fatto. E ora, datemi l’indirizzo.

Cicca:  Che indirizzo? No, niente indirizzo. A mano mano la porto. (prende la lettera)

Baku: Bene. Io vi ho servito... (allude al pagamento)

Entra Sara.

Cicca: Ah, eccovi Sarina. Vado a dare questa lettera. Là ci sono i tuoi fagioli. (incamminandosi) Grazie don Baku. (esce)

Baku:  E l’uovo se n’è andato.

Sara: Oh, povera me! Sono bruciati tutti i fagioli! No... Una fagiolata così bella... Tutti attaccati!

Baku: Attaccati?

Sara: Attaccati, guardate qua!

Baku: Nnnno... Un po’ avanti con la cottura.

Sara: Ma che avanti! E vi avevo detto di sorvegliarli! E chi se li mangia più? Una pentola intera da buttare! E’ proprio una scema quella! E scema io che li ho affidati a lei.

Baku: Calmatevi donna Sarina. Sono un po’ avanti con la cottura.

Sara: Vi sembrano fagioli questi? Ed erano belli!

Baku: (prendendo in mano il cucchiaio) Permettete che osservi? (immerge il cucchiaio e assaggia i fagioli con fame evidente) Se vogliamo, perduti del tutto non sono... Un poco amarostici, ma sapete come si dice: “in amaritudine salus”.

Sara:  Don Baku, senza cerimonie, se vi piacciono, li potete anche finire. Sono attaccati ma...

Baku: No, non è che mi piacciono... (continua a mangiarne) E’ che io sono nemico giurato di tutti gli sprechi.

Sara: Ma se sono attaccati, lasciateli stare...

Baku: E, ma fa lo stesso... Scusatemi, mi favorireste un bicchiere di acqua?

Sara: Un po’ di vino meglio. (versa del vino)

Baku: Come volete donna Sara. Certo che dopo un mangiare leggermente amarostico, un bicchierotto di vino, acquista un sapore più abboccato.

Georgina: (irrompe in scena trafelata) Commare Sara! Commare Sara! Fermi tutti! (ha il fiatone)

Sara: Maria Santissima. Come siete arruffata. Che è successo?

Georgina: Scusate, avete comprato dei fagioli al mercato stamattina?

Sara: Sì, perché?

Georgina: Quelli di Modziki?

Sara: Certo ma perché me lo chiedete?

Georgina: Ve li siete mangiati?

Sara: No, si sono attaccati.

Georgina: Ah, sia lodato il Cielo. Non tutti i mali vengono per nuocere.

Baku:  Ma per quale ragione, scusate?

Georgina: Ma che c’entrate voi?

Sara: (un po’ a disagio) Come cosa c’entra. C’entra...

Cíteli: (entrando) Permettete. Permettete. Che succede?

Cicca: (arrivando) Che succede? Che succede?

Cíteli: Succede che quelli dell’ufficio d’igiene... Ci siamo capiti, quelli. Hanno gettato il sulfumigio!

Cicca: Ma non erano gli arioplani?

Sara: Eh, dei governi stranieri!

Cicca: I governi e l’Ufficio d’Igiene, sono la stessa cosa.

Baku: Che cos’è ‘sto sulfumigio?

Cíteli: E cosa deve essere? Io lo chiamo colera. Tutti quelli che mangiano i fagioli di Modziki... colera fulminante!

Don Baku comincia a essere in panico, ma non vuole darlo a vedere.

Georgina: Sia come sia. Meno male che non li avete mangiati. Buttateli via. Lontani.

Sara: Veramente... Don Baku se li è mangiati.

Reazione di stupore da parte di Cíteli e Georgina.

Sara: (disperata) Se li è mangiati!

Cicca scoppia in pianti e lamenti, anche urla di lutto, guardando don Baku.

Baku: (cercando di darsi un contegno) Basta, signori miei. Non crederete mica a queste sciocchezze!

Cicca continua a lamentarsi in sottofondo.

Cíteli: Ma come? Se li è mangiati davvero?

Sara: (tra i singhiozzi) Sì...

Cíteli: (guardando Baku) E’ morto.

Le grida aumentano.

Baku: Oh!! E non dite bestialità! Che sulfumigio e sulfumigio! Il colera è una colonna d’aria. (avverte dei dolori alla pancia)

Cicca e Sara cantano una litania funebre in onore di Don Baku mentre l’interessato è a disagio con i dolori e suda freddo. Entrano le altre donne e chiedono cosa succede. Ricevono risposte e si mettono a cantare anch’esse.

Beta: Ma com’è possibile che muoia don Baku?

Baku cerca di protestare ma non riesce perché si torce dal dolore. Nessuno gli fa caso. Continuano a cantare la litania.

Sara: E’ colpa mia! Gli ho lasciato mangiare i fagioli! Che si erano attaccati!

Cicca:  E’ colpa mia! Io dovevo sorvegliare i fagioli ma mi sono detta: Ecco don Baku, adesso mi faccio scrivere una bella lettera...

Sara: E ha fatto attaccare i fagioli! Una pentola tanta! Avanti di cottura ha detto don Baku. Ma quale avanti, gli dissi. Si sono attaccati.

Beta: E gli li lasciasti mangiare?

Sara: Lui ha detto che non voleva sprechi. Nell’amaro c’è il sale... o qualcosa del genere. E si li è mangiati.

Cicca: (guardando la pentola) Tutta l’ha mangiata.

Georgina: Tutta la fagiolata con il sulfumigio dell’Ufficio d’igiene!

Beta: Il sulfuche?

Cíteli: Il sulfumigio. Colera. Colera fulminante.

Arriva Antòn e si informa. Tutti ricominciano a parlare sovrapposti.

-Cicca insiste che è colpa sua perché ha chiesto a don Baku di scrivere una lettera a quella svergugnazza fetusissima della sua padrona di casa.

-Sara dice che non doveva fargli mangiare i fagioli e sottolinea che doveva gettare un pentola intera di fagioli.

-Cíteli parla di sulfumigio e polpette dell’ufficio d’igiene.

-Georgina dice che lo sapeva che di quelli di Modziki non c’era da fidarsi.

-Beta spiega ad Antòn l’antecedente, il quale chiede conferma alle altre.

Don Baku tenta un paio di volte di parlare ma non ci riesce. Esce tenendosi la pancia.

Buio

Musica di cambio scena. Gi attori cambiano alcuni elementi scenici. La musica sfuma su alcuni rumori di paese: voci, galline, cani, scampanellii, strilloni di giornali, ecc...

Don Baku è steso sul suo letto che sta male. Scoreggia violentemente un paio di volte e si decide ad alzarsi: va in bagno tenendosi la pancia. Si sentono rumori di fuoriuscita di diarrea.

Bussano alla porta da fuori. Don Baku non risponde, mugola ma non lo sentono.

voce di Cicca: Don Baku! Don Bakulello bello!

voce di Beta: Rispondete, don Baku!

voce di Sara: Don Baku! Perché non parlate! Siamo tutte qui! Veniamo ad aiutarvi! Rispondete!

voce di Cicca: Don Baku! Nemmeno la Cicca vostra riconoscete? Don Baku! Rispondete! Siete morto?

voce di Beta: Ahh! Morì! Morì! E’ morto! Don Bakulello bello!

voce di Sara: Ah, me lo sentivo! E’ morto! Aaah!!

Tutte piangono e si lamentano.

voce di Cicca: Non è possibile! La persona più scienziata del paese! Come faremo adesso? Scellerati! Gli arioplani del governo! Scellerati tutti con le loro polpette!

voce di Beta: Bisogna avvertire la legge. Subito che lo seppelliscano presto. Altrimenti se lo mangiano i sorci.

voce di Sara: E com’è possibile questa tragedia? Il nostro don Baku!

voce di Beta: Non è più di questo mondo, l’orfanazzo amaro e triuluso.

I lamenti si allontanano mente Don Baku rientra in scena, sudato e sofferente. Cerca di parlare ma escono solo rantoli. Si tasta per assicurarsi di essere vivo.

Le donne cantano una canzone- refrain per il pettegolezzo. Vanno a spettegolare in mezzo al pubblico. Passa un aereo. Fischio di bomba che cade, esplosione in lontananza. Il pettegolezzo si smorza poco a poco.

Antòn bussa alla porta.

Baku: Chi è?

Antòn: Antòn vostro, don Baku.

Baku:  Avanti.

Antòn: Come vi sentite?

Baku: (sforzandosi) Magnifico.

Antòn: Magnifico e vi contorcete tutto?

Baku: Ognuno a casa sua è libero di contorcersi come gli pare.

Antòn: Su, don Baku, che vengo per aiutarvi. Lo so che siete ammorbato...

Baku: Ma quale ammorbato? Io sto benissimo.

Antòn: (sussurrando) Il colera!

Baku: Ma che colera, bestia!

Antòn: Ma se state morendo! Avrete al massimo tre ore di vita. Io vi voglio salvare.

Baku: E io non voglio essere salvato!

Antòn:  Non parlate così che io vi voglio bene. E’ di passaggio in paese una dottoressa medica che viene dall’estero. E ho pensato. Siccome gli arioplani dell’estero buttano le polpette, ho pensato che sicuramente avranno il contro.

Baku: Il contro?

Antòn: Il contro-colera.

Baku: Si dice l’antidoto.

Antòn: Va bene, quello lì. A Modziki si dice che l’ufficio d’igiene, assieme alle polpette del colera, ha inventato anche il contro-colera. E si sono messi d’accordo con il governo degli arioplani per farlo distribuire ai dottori medici per darlo alle persone che dicono loro.

Baku: Sentite, andatevene e lasciatemi morire in pace.

Antòn: Ma smettetela! Ha detto donna Cacaligna che questa dottoressa medica è una brava persona. Se vi mostrate gentile, non vi rifiuterà il contro. (Don Baku non risponde e si sdraia di nuovo) Fate chiamare la dottoressa, fate come vi dico. Non diventate salma, per carità!

Don Baku è immobile sul letto con una mano sulla pancia.

Entra Beta con un fiore. Piange, si avvicina al letto e deposita il fiore sul petto di Don Baku.

Baku: Oooh! Che fai?!

Beta: (spaventata) Aaaaah! Maria Addolorata! Che spavento. Ma non eravate morto? Tutto il paese vi sta piangendo.

Antòn: Ma davvero?

Baku: Sono vivo! Asina! Anzi, fammi un favore: vai subito a cercare la dottoressa medica straniera. (a Antòn) Voi lo sapete dove trovarla?

Antòn: Sì; in fondo alla via del mercato. Nella ex villa dei conti Valmonski.

Baku: (a Beta)  Ci vai a chiamarla e le dici, per cortesia, di venire subito?

Beta: Sì, signore, sì, don Baku. Ci vado.

Esce accompagnata da Antòn.

Dopo un po’ entra Orcín con un attrezzo per disinfettare, un vaporizzatore o qualcosa di simile.

Orcín: Dov’è il morto?

Baku: Ma quale morto? Chi siete e che volete?

Orcín: Sono Orcín, il facchino del servizio d’igiene e cerco il morto.

Baku: Qua non ci sono morti, Orcino della malora. Cos’è quella roba?

Orcín: E’ per la disinfezione. (comincia a spruzzare in giro)

Baku: Oooh! Andate a disinfettare a casa vostra! Qui non ce n’è bisogno!

Orcín:  Scusate... (legge un biglietto)  E’ qui via Savyurt numero nove?

Baku: E’ qua, è qua... (si tiene la pancia, scoreggia)  Sbrigatevi che non posso darvi troppo retta...

Orcín: La casa di don Baku, inteso Pallamozza, è qua?

Baku: Belamoska, non Pallamozza... Sono io.

Orcín: Allora il morto siete voi.

Baku: Sì e il putrefatto siete voi!

Orcín: Ma scusate...(rilegge il biglietto)  Avete detto che siete don Baku o no?

Baku: Sì, ma non lo vedi che sono vivo? (balla goffamente e gli scappa un’altra scoreggia)

Orcín: Io non so niente non vedo niente. Per me risultate morto e perciò in conseguenza vi devo disinfettare. (spruzza un po’ su don Baku, un po’ in giro per la stanza)  Ecco; io il mio dovere l’ho fatto.

Baku: Ma vedi di andare affan...

Orcín: Affari vostri, sono. Io non so niente. (esce)

Baku: (tenendosi la pancia dal dolore)  Io devo ancora capire se me l’hanno soffiato con colonna d’aria, se sono gli arioplani o le polpette.

Beta: (arrivando con la dottoressa) Permesso?

Baku:  Avanti, avanti. Dio vi benedica, Dottoressa. Avanti, prego. Piacere, io sono Don Baku Belamoska.

Dottoressa: Piacere. Elide Colombi, MSF.

Baku: Ah, britannica?

Dottoressa: Veramente sono di Brescia.

Baku: Ah, certo, certo. Betina, tu puoi andare, grazie.

Beta: Ah, così?  Senza... Un regalino?

Baku: (discretamente a Beta) Sì, sì... Non adesso. Devo cercare... Più tardi...

Don Baku si rivolge alla Dottoressa ma si accorge che Beta non si muove. Attimi di disagio.

Baku:  Ma non hai paura ti prenderti il morbo?

Beta: Sempre spassoso, voi. (ride ma non si muove)

Dottoressa: Di che si tratta, signor Baku, colera?

Baku: E che ne so? I sintomi sono allarmanti.

Dottoressa: Si faccia un po’ vedere.  (lo esamina: unghie, occhi, lingua) All’anima!

Baku: Ah, ci siamo, eh, è lui... Il co... Il co...

Dottoressa: No, dico... Che cos’avete mangiato ieri?

Baku: Ah. Allora hanno ragione loro?

Dottoressa: Ma di che cosa?

Baku: Vedete, io non ci credevo, ero colonnista. Ma ora...

Dottoressa: Ma cosa state dicendo?

Baku: (in confidenza disperata) L’ho mangiata!

Dottoressa: Ma cosa?

Baku: La fagiolata!

Dottoressa: E c’è bisogno di dirmelo con tutto questo mistero?

Baku: La fagiolata di Modziki. (la dottoressa non capisce) Quella del sulfumigio!

Dottoressa: Signor Baku, non vi capisco. Ditemi con parole vostre cosa vi sentite.

Don Baku si tiene la pancia.

 Dottoressa: Dolori, eh? Dove?

Baku: (si tocca l’intestino) Con conseguenze prolungate...

Dottoressa: Ah. E dove?

Baku: (evidenza) Eh, da dove?!

Dottoressa: No, voglio dire i dolori?

Baku:  Eh, dalla pancia in giù.

Dottoressa:  Mh. Infiammazione gastrica. E non avete preso nulla?

Baku: No. Dottoressa, se voi non mi date quello che sapete, tra tre ore sono morto!

Dottoressa: Ma che cos’è che so? Tre ore? Precise?

Baku: Non mi prendete in giro. Se io sono tra quelli che non devono essere salvati, andate e lasciatemi morire. Ma se mi salvate, saprò essere riconoscente.

Dottoressa: Ma cosa state dicendo? Voi avete una solenne infiammazione gastrica. Avete sicuramente mangiato alimenti avariati o con cattiva combustione.

Baku: I fagioli di Modziki, quelli con il sulfumigio... E voi mi lasciate morire così, senza darmi nulla?

Dottoressa: Non capisco cosa c’entri Modziki, comunque per il mal di pancia le do qualche goccia di laudano. Avete una zolletta di zucchero?

Baku prende e porge una zolletta; la Dottoressa la imbeve di alcune gocce di laudano e la tende a Baku il quale la divora avidamente.

Dottoressa: Ecco. Con questa poco a poco vi passerà il mal di pancia.

Baku: E... basta?

Dottoressa: Cosa?

Baku: Il contro.

Dottoressa: Ma che pro e contro. Non dite sciocchezze. Questo è laudano e lo si può comprare dappertutto. E’ contro il mal di pancia e basta.

Baku: Ma mi avete ridato la vita, mi sento già meglio.

Dottoressa: C’è sicuramente un po’ di suggestione, ma agisce in fretta, questo sì.

Baku: E se mi dovesse tornare?

Dottoressa: Che tipo che siete. Ecco (porge la boccetta) Tenete pure, ve la regalo. Poi domani, dieta.

Baku: Ah, se è per questo...

Dottoressa: Una dieta a base di brodo di gallina. Al massimo vi mettete un po’ di miglio a stemperare.

Baku: Ma... ma...

Dottoressa:  State tranquillo, non avete niente. (sta per andarsene)

Baku: No. Dicevo... non ci sarebbe una dieta più economica?

Dottoressa: Non vi capisco.

Baku: No, è che non mi conoscete. Qui si tratta di un male molto più conosciuto. Gallina? Miglio? E chi se li può comprare? Io vivo alla giornata; cercando di fare favori un po’ di qui un po’ di là. A volte scrivo per chi non lo sa fare, a volte faccio un po’ di insegnamento a piccolini che non possono andare a scuola. Ma perché credete che mi mangiai la fagiolata bruciata? E voi mi parlate di gallina e di miglio. (a Beta, ironico) Tu, mi raccomando non te ne andare che poi ti faccio il regalo.

La dottoressa prende dei soldi dalla sua tasca e li porge a Don Baku.

Dottoressa: Prendete e andate a comprarvi la gallina. E’ stato un piacere conoscervi.

Baku: No, no, dottoressa medico! Che fate. Non posso, non posso.

Dottoressa: Invece dovete. Se no mi offendo. (stringendo la mano a Baku) Allora siamo intesi. Stasera purga e domani brodo e miglio. E tenetevi cara la boccetta di laudano.

Baku: (commosso) Dottoressa, grazie. Grazie di cuore. Non ho parole! Non ho parole!

Esce la dottoressa ma Beta rimane immobile.

Beta: E come mai siete così contento?

Baku: Perché provo una grande gioia di vivere.

Beta: Lo so io il perché. La dottoressa medico vi ha dato il contro.

Baku: Ma che contro. Non hai sentito? E’ laudano.

Beta: Vi ha dato il contro! Vi ha dato il contro!

Baku: Muta, bestia! (le porge i soldi)  Ecco, vai a comprare una bella gallina e smettila di dire scemunitezze.

Beta esce con uno strano sorriso.

Canzone – refrain dei pettegolezzi. Intanto Don Baku si lava e si veste.

voce di Cíteli:  Don Baku, come andiamo?

Baku: Magnifico e con la pancia piena. Entrate pure, se volete.

Cíteli: Due parole, Don Baku. Volete farvi una posizione, assicurarvi un futuro per tutta la vita?

Baku: E che cos’è?

Cíteli: Un affarone!

Baku: E voi avete un affarone tra le mani e lo proponete a me?

Cíteli: A voi? No. Metà per uno.

Baku: Ah, ho capito. E’ una cosa che da solo non potete fare.

Cíteli: Precisamente.

Baku: Ossia, io faccio la faticata e il guadagno lo spartisco con voi.

Cíteli: Ma quale faticata? Voi non dovete fare niente.

Baku: E allora spiegatevi meglio.

Cíteli: Ecco, c’è una persona ricca, talmente ricca che non lo sa neanche lei quanto è ricca. Ed è ammorbata di colera.

Baku: E chi è?

Cíteli: Ma siete proprio babbocchio. Se vi dico chi è, voi fate l’affare da solo!

Baku: Ma quale affare? Vi compatisco, povero bestione che non siete altro. Chiamate la dottoressa piuttosto, prima che lasci Guerdemes.

Cíteli: Eh, no caro. Quella non si fa pagare, lo sanno tutti. Ma se voi ci mettete un tantinello di quel contro che vi ha dato la dottoressa... io vi faccio vedere dove abita la riccona ammorbata e poi le chiediamo fino a seimila denari per guarirla.

Baku: Sentite; io non so se siete più farabutto o più ignorante. Quello che mi ha dato la dottoressa è laudano, non contro chissà cosa.

Cíteli: Allora: prima di tutto quello che avete è il contro, altrimenti a quest’ora sareste bell’e morto. In secondo; che importa che voi non ci crediate? L’importante è che ci credano gli altri. E gli altri ci credono, oh se ci credono.

Baku: Bello. E la coscienza?

Cíteli: Don Baku, lo volete fare l’affare o no?

Baku: No perché quello che mi proponete non è un affare ma un furto ad un poveraccio disgraziato.

Cíteli: Poveraccio, no. Io voglio ridistribuire le ricchezze!

Baku: Ma levatevi. Mezzo merluzzo e mezza sanguisuga!

Cíteli: (si scalda)  Don Baku! Io sono uno che si deve cercare il pane e voi non avete il diritto di togliermelo di bocca!

Baku: Allora per fare campare voi, io devo farvi da socio in una birbonata?

Cíteli: Va bene. Facciamo un terzo per me e due terzi per voi!

Baku: Siete pazzo. Uscite di qui.

Cíteli: (uscendo furente) Don Baku, fidatevi che ve ne faccio pentire!

Da dietro le quinte si sente una litania ossessiva come per una richiesta. Ci può essere un refrain: “dateci il contro”. Don Baku cammina esasperato per la stanza tappandosi le orecchie. Urla e si siede sul letto.

Percussioni ossessive che salgono fino a smettere.

Bussano alla porta di Baku. Entra Donna Petra, cadaverica e sorretta da Beta e Georgina. Entrano anche Antòn, Cicca e Neyla.

Petra: Eccomi. Vi ho dato la soddisfazione di venire fino a qui per supplicarvi. Voi che avete sempre pulito le scarpe dei miei servi, adesso vi volete togliere questa soddisfazione. E va bene. Ma adesso ve ne prego, aiutatemi e non ve ne pentirete. Mi posso anche mettere in ginocchio.

Donna Petra sta per inginocchiarsi ma i presenti glielo impediscono, guardando Baku con rancore.

Baku: Ma donna Petra, perché invece di perdere tempo con la mia povera persona, disutile e inconcludibile, non chiamate la dottoressa? Non è che vi manca il pecunio; per cui potete permettervi tutti i medici che volete.

Beta: E’ ripartita la dottoressa straniera. E ha lasciato qualcosa a voi.

Tutti a soggetto investono Baku di parole.

 

Petra: (reclama il silenzio) E’ vero che sono ricca, non lo nego. Ma la mia ricchezza la metto nelle vostre mani. Chiedetemi quello che volete, don Baku, ma salvatemi!

Baku: Ma, signora mia. Perché volete che faccia l’impostore?

Tutti lo investono nuovamente di male parole, implorandolo di salvare Donna Petra.

Baku: Ma non esiste ‘sto contro! Possibile che debba diventare imbroglione per forza?

Di nuovo tutti lo investono di parole.

Baku: E va bene! Se volete che sia così, così sarà! (silenzio di tomba) datemi una zolletta di zucchero.

C’è una tensione palpabile. In un silenzio assoluto si sentono solo i passi di Sara che va a prendere una zolletta e la porge a Baku.

Ci può essere una musica che sale mentre Baku prende la boccettina di laudano e versa poche gocce sulla zolletta.

Cíteli: Eccolo il colonnista che dice e poi...

Tutti: Sssssst!

Petra: Il Signore ve lo renda. Tutto quello che volete. Sissignore, tutto quello che volete.

Baku: Ecco. Fatele mangiare questa zolletta e poi abbondanti fregagioni.

Tutti dimostrano di non aver capito.

Baku: Sulla pancia! Fregatela sulla pancia.

La musica sale e può essere accompagnata da un canto propiziatorio. C’è chi mantiene la testa di Donna Petra, chi le dà la zolletta, chi le frega la pancia, chi canta.

Il canto e la musica perdono volume mentre Cíteli prende in disparte Baku.

Cíteli: Se guarisce, spartiamo, sia chiaro. Sono io che ve l’ho portata qui.

Baku: E se muore?

Cíteli: Se muore sono fatti vostri. Siete voi che le avete dato il contro.

Baku: (ironico) Ah, avete fatto bene i calcoli come al solito, vedo. Bé, ve lo scordate. Io con un imbroglione come voi, non spartisco nulla.

Cíteli: Guardate che dico tutto.

Baku: Tutto cosa?

Cíteli: Tutto.

Baku: Fate come volete. Io non ho nulla da nascondere.

La musica smette. Donna Petra sta meglio.

Sara: Miracolo! Miracolo! Si sente meglio!

Beta: Come don Baku. Era morto ed è resuscitato! L’ho visto io.

Cicca: E’ vero! Guardate che si riprende.

Baku: (avvicinandosi a Donna Petra) Si sente meglio?

Petra: Don Bakulello bello. Mi avete salvato la vita. Dio ve ne renda grazie.

Antòn: Solo Dio, Donna Petra?

Petra: E anch’io, certo. Quello che ho detto rimane detto. (tira fuori un pacco di banconote) Queste sono per voi don Baku. E se ne volete ancora...

Cicca: (piano) Diventa ricco don Baku...

Baku: Io... io non posso... Io non ho fatto niente.

Tutti ricominciano a strepitare: chi fa i complimenti a Baku, chi lo esorta a prendere i soldi, chi è contenta perché Donna Petra sta guarendo.

Don Cíteli approfitta per prendere in mano la boccetta di laudano.

Cíteli: Ma che miracolo e miracolo! Laudano è! Solo laudano. Si vede che Donna Petra aveva solo il mal di pancia. (mostra a tutti la boccetta) Laudano che don Baku vuole spacciare per contro! E dice di essere un galantuomo!

Tutti strepitano, stavolta addosso a Cíteli. Dicono che sicuramente è il contro colera e che nessuno deve più mettere in dubbio le parole di Baku. Che grazie a lui Donna Petra è guarita.

Baku: Va bene! Va bene! Io sono un galantuomo e... (ci pensa su un po’) E questi (prende i soldi) sono per tutti noi. Intanto Cicca potrà pagare l’affitto, Sara si prenderà una nuova pentola, Beta avrà il suo regalo e noi andremo tutti in montagna ad aspettare che finisca questo colera.

Grande gioia. Cantano la canzone dell’inizio.

Ad un certo punto si sente il rombo di un aereo che interrompe la canzone. Il fischio di una bomba che cade. Non si sente l’esplosione. Silenzio. Buio.

FINE

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