Amo quattro donne

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GIOVANNI BOKAI

AMO QUATTRO DONNE

Traduzione italiana di Mario De Vellis


PERSONAGGI

Maddalena

Gabriele

DOBAY, suo marito

GIORGIO VALLAY

CARLO, fratello di Maddalena

LILI KOZMAN

SUSANNA, dattilografa

BETTINA, cameriera

GIOVANNI, domestico.

A Budapest -  Oggi


ATTO I

Settembre. Mezzogiorno. La scena rappresenta una strana stanza all’ultimo piano di uno stabile moderno. A prima vista è molto elegante. Nel suo « stato normale » sembra lo studio di un giovane professionista moderno, arredato con razionale comodità. La parete di destra è costituita da un'unica vetrata, un po' obliqua verso il pubblico, con la metà superiore apribile, dalla quale si scorgono i tetti, i fumaioli e le cupole di Budapest. A sinistra, in primo piano, una porticina tappezzata che si confonde con la tappezzeria rosso scuro e che dà nel bagno. In secondo piano una così detta « porta cieca » dietro la quale non vi è che un piccolo vano. Nella parte interna di questa porta è tesa una corda dalla quale pen­dono delle cravatte di Gabriele e un paio di calze di seta di Maddalena. Le pareti e i mobili della stanza sono dello stesso colore. A destra, in primo piano, di fronte al pub­blico, un'ampia scrivania senza nulla sopra. Dietro la scri­vania una poltrona di legno girevole, e un'altra accanto più piccola, ma dello stesso genere. Qua e là per la stanza vari sgabelli, bassi, nudi e rotondi. A fianco alla scrivania la macchina da scrivere in un tavolino rientrante ed anche davanti alla macchina uno sgabello. Alla parete di fondo, proprio al centro, la comune e su di essa, incastralo nel muro, un orologio che, quando il sipario si alza, segna le 12,15. A destra della comune un grande scaffale con libri, incassalo; a sinistra, sulla parete, nudo, semplice, di legno, è ben fissalo un unico quadro: il ritratto a pastello di Maddalena con un'espressione dolce. Accanto al ritratto, infissa nella parete, all'altezza di quasi due metri, c'è una maniglia di ottone, il cui scopo per ora è misterioso. Negli angoli, piuttosto in alto, incastrate nel muro, delle lampade moderne con vetri opachi. Su un tavolino, presso la porticina del bagno, un telefono por­tatile con cordone lunghissimo. Anche a sinistra, fra due sgabelli grottescamente giganteschi, un portacenere e un portafiammiferi con fiammiferi piatti, lunghi almeno dieci centimetri. In seguito si vedrà che questa stanza costi­tuisce Punico ambiente dell'appartamento: studio, camera da letto e cucina al tempo stesso e che non esiste che un piccolo bagno dietro la porticina tappezzata di sinistra. Quasi tutti i mobili adempiono a vari obblighi: così l'ampia scrivania, con cassetti laterali, nel suo interno, cela un fornello elettrico. Infatti sollevando il piano superiore, che si apre in due metà, e ribaltando la parte anteriore, si scopre una cucinetta elettrica a due fornelli, su uno dei quali è una pentola e sull'altro una casseruola. Intorno ai fornelli, in varie scatole, barattoli eccetera, droghe e altro per cucinare: paprica, sale, burro, farina eccetera. In un cestino portauova in miniatura, tre uova. Lo scaffale dei libri, che si trova nella parete del fondo, con la pressione di un bottone gira intorno a se stesso su un perno e lascia vedere, nella parte posteriore, un armadio per abiti e biancheria. L'armadio è fatto a vari scompartimenti: in uno sono abiti maschili e femminili alla rinfusa, in un altro, a scansia, biancheria femminile e maschile, scarpe, e perfino un reparto chiuso per bian­cheria sudicia. La maniglia di ottone serve a ribaltare in avanti la parte sinistra della parete del fondo. Così viene fuori un ampio letto che si appoggia u terra come nei moderni appartamenti americani e che ha doppi guanciali con federe di pizzo, una coperta a fiorami e una delicata camicia da notte di donna. Il ritratto di Maddalena, quando la parete è abbassata, naturalmente rimane sotto il letto. Ed infine anche la macchina da scrivere, come s'è detto, rientrerà completamente nel tavolino.

(Quando il sipario si alza, la stanza è nella sua “nor­male” funzione di studio. La macchina da scrivere è scoperta. Il palcoscenico rimane vuoto un momento, poi dalla comune entra Carlo col cappello in mano. Si guarda intorno, poi va alla porticina di sinistra del bagno).

Carlo(forte) — Maddalena! Dove .sei, Maddalena? (Apre la porticina) Ciao, cara. Vieni?

Maddalena (di fuori) — Vengo... (Entra in un abitino da camera semplice e grazioso. Ha il    capo avvolto in un fazzoletto a colori. Porta nelle mani una piccola cesta di biancheria da      stirare e un ferro elettrico. Dal suo modo di camminare e dai gesti si vede che ha fretta) Ciao, Carlo. Cosa c'è di nuovo? (Posa la cesta in terra accanto alla macchina da   scrivere, chiude la macchina, vi stende su un tappetino e un asciugamano che prende dalla         cesta. Collega il ferro ad una presa e comincia a   stirare.Intanto Carlo le si avvicina e fa          per baciarla. Ma essa si schermisce) Lasciami, ti         prego! Non ho tempo, ora! Ho un da fare     tremendo... Gabriele può tornare da un momento all'altro.

Carlo (fra ironico e sprezzante) — Poverino... corre qua e là nella speranza di trovare un          modesto impiego...                        

Maddalena (dandogli sulla voce) — E' già in trattative... (Con calore) Sai?... ci sono in           vista degli affaroni... affa­roni da far girare la testa... Non saresti neanche capace di        immaginarli!

Carlo(ironico) — Eh! me li immagino benissimo! (Siede. Maddalena durante il dialogo            continua a stirare).

Maddalena— Inutile fare l'ironico! Se sapessi di che si tratta cadresti dalla sedia!

Carlo(ride) — No! Ma no!

Maddalena — E allora, senti, ma aggrappati bene!

Carlo — Mi sono aggrappato. Dunque?

Maddalena(con calore ed un certo orgoglio) — Figurati che Gabriele tra breve assumerà         la direzione della Fab­brica di Mobili Vallay!...

Carlo(con spontaneo stupore) — Che dici?!

Maddalena(trionfante) — Eh! Che te ne pare? Non è straordinario?

Carlo(si è già un po' riavuto dalla sorpresa) — Che significa «assumerà»?

Maddalena(con superiorità) — Significa... che da ora in poi la fabbrica la dirigerà lui invece del vecchio Giorgio Vallay!

Carlo(sospettoso) — Il vecchio Vallay cederebbe le armi? Ehm! ci credo poco!

Maddalena(alza le spalle scontrosa) — E tu non ci credere, se non ti fa piacere!

Carlo — Gabriele ha già firmato il contratto? (Mad­dalena non risponde e volge altrove la       testa) L'ha firmato o non l'ha firmato? (Silenzio. Ironico) Insomma, non l'ha ancora        firmato...

Maddalena(stizzita) — Si tratta soltanto di una for­malità!

Carlo — Ho capito: sono ancora in trattative.

Maddalena(incerta) — Già... tratteranno...

Carlo (ironico, canticchiando) — In un prossimo fu­turo di là da venire.

Maddalena (abbassa gli occhi vergognosa) — In un prossimo futuro...

Carlo(con affettuosa comprensione) — Povera scioc­chine, come ti illudi! Continui       sempre            a costruire ca­stelli in aria!

Maddalena (con uno sfogo, con crescendo) — Proprio come ti ho detto! Prestissimo!   Tratteranno, sicuro... e si metteranno d'accordo. E Gabriele dirigerà quell'im­mensa    fabbrica, anche se tu scoppi dall'invidia!

Carlo — Dall'invidia? Io?

Maddalena(in collera) — Naturale... non puoi mandar giù che Gabriele sia un genio!

Carlo — Dimmi, Maddalena mia, come va che le donne giudicano sempre i loro mariti o         genii o idioti?

Maddalena(con un sorrisetto beffardo) — Tua moglie come ti giudica?

Carlo — Un genio, no di certo.

Maddalena(ridendo) — Ah ah! Ecco, vedi?

Carlo (un po' risentito) — Del resto non glielo per­metterei di credermi un genio... è il   lusso degli arrivati...

Maddalena(animata) — No no, invece è il lusso dei principianti, dei poveri! Non hanno          altro che una fede cieca in sé stessi, nel loro talento e nella vittoria finale. E' una        forma di         orgoglio, di arroganza che li tiene in piedi. (Con disprezzo) Ma già in non lo puoi            capire.

Carlo (dopo breve pausa, stizzito) — Vuoi sapere che cosa penso di te, sorellina mia?...

Maddalena — Non lo voglio sapere. Tientelo per conto tuo.

Carlo — ...che tu gli sei fatale a quel povero ragazzo.

Maddalena (come fulminata) — Come?... Gli sono fatale?... Io?... A Gabriele? Rimangia        subito quello che hai detto! (Scoppia in pianto e siede).

Carlo(le si avvicina, con affetto) — Non piangere, cara... non volevo... Guarda,             Maddalena mia...

Maddalena (attraverso le lacrime) — Sei ripugnante!

Carlo — Volevo dire soltanto che sei proprio tu ad istigare sempre Gabriele.

Maddalena(con calore) — Naturale che lo istigo... non per niente sono sua moglie!

Carlo — Ma tu lo spingi verso mete irraggiungibili.

Maddalena — Per te, non per lui!

Carlo — Va bene, va bene. Gabriele è un bravissimo architetto, però al mondo ci sono             anche altri bravissimi architetti.

Maddalena — Nessuno come lui.

Carlo — E intanto è senza impiego...

Maddalena — Potrebbe avere cento posti, se volesse!

Carlo — Ecco! Il tuo compito sarebbe appunto di persuaderlo ad accettare uno di questi         piccoli posti, invece di correre dietro alle chimere. Per esempio il posto che gli ho          offerto nella mia fabbrica.

Maddalena — Una fabbrica di turaccioli... ah ah!

Carlo — Con quattrocento pengo mensili. E' sempre meglio die dibattersi nella miseria e         digiunare.

Maddalena(indignata, con calore) — Il mio Gabriele dovrebbe occuparsi di turaccioli...          lunghi... corti... grossi... sottili...

Carlo(con orgoglio) — Ma noi facciamo anche turac­cioli per i migliori spumanti...

Maddalena — No no! Preferisco continuare a com­battere.

Carlo — Sono già sette anni... non ti sembrano ab­bastanza?

Maddalena(animata) — Sono stati sette anni meravi­gliosi... non li avrei cambiati per   nessuna cosa.

Carlo — Già già... avete digiunato in tutto il mondo. Avete cominciato da Parigi...

Maddalena (lo interrompe fantasticando) — Oh Parigi...

Carlo — … poi lo hai trascinato a Nuova York...

Maddalena (stizzita) —- Io l'ho trascinato? Non è vero!

Carlo — ...per fare la miseria sulle cime dei grattacieli...

Maddalena — ...per studiare! E abbiamo studiato molto! Immensamente!

Carlo — ...per poi tornarvene qui a Budapest, delusi e finiti.

Maddalena(con calore) — Non è vero! Finiti, mai!

Carlo — Per sette anni hai lavoralo come una serva.

Maddalena — Perchè occorreva farlo. Era necessario. Ero tutto per lui: moglie, amante,          collaboratrice, serva, a seconda delle circostanze. (Guarda l’orologio spaventata) Oh      Gesù! Sono già le dodici e mezzo! Per favore, Car- letto mio, apri la cucina e accendi      sotto la casseruola.

(Carlo eseguisce, apre le due metà del piano superiore della scrivania e le abbassa lateralmente; ribalta la ta­voletta sul davanti e appare la cucina nella sua gra­ziosa semplicità. Solleva il coperchio della pentola, vi guarda dentro, ricopre; mette una spina al muro, apre una chiavetta del fornello. Maddalena intanto, sempre più febbrilmente, finisce di stirare) Ohi! Dove sarà andata a finire? Hai visto per caso la mia combinazione di seta?

Carlo — Io?

Maddalena — Ah ecco! Lo so lo so dov'è... nell'ar­madio. (Corre allo scaffale, preme un         bottone sulla parete. Lo scaffale gira intorno al suo perno e appare l’armadio coi          vestiti e la biancheria. Maddalena febbril­mente fruga e finalmente trova la     combinazione, l'afferra ela sventola vittoriosamente) Lo sapevo che era qui!

Carlo — Se non siete pazzi voi...

Maddalena — Naturale che siamo pazzi! Oggi tutti quelli che hanno ancora fiducia in sè,       nella vita, nell'a­more, nell'umanità, sono chiamali pazzi. (Comincia a stirare la     combinazione).

Carlo — Mi si stringe il cuore a guardarti.

Maddalena — Perché?

Carlo — Come si fa a vivere in questo buco?... ad avere una sola stanza?...

Maddalena (mentre stira) — Una sola stanza? Ma questo è un appartamento di almeno...        quattro locali: studio, camera da letto, cucina, sala da pranzo... A che servirebbe di più? (In       fretta stacca il ferro e corre al fornello) Mio Dio!... la minestra! Dobbiamo mangiar subito e        non ho ancora preparato nulla. (Con gesti rapidi cava fuori dai cassetti            della scrivania            delle carote e delle erbe che tagliuzza e mette nella pentola, vi aggiunge delle ossa e  delle droghe e rimescola tutto col mestolo) Potresti anche   aiutarmi!

Carlo — Nemmeno per sogno.

Maddalena(carezzevole) — Guarda, là, nell'ultimo cas­setto, ci sono le patate. Le vuoi             sbucciare, Carletto mio? Tò... ecco il coltello. (Gli mette in mano il coltello).

Carlo (indignato) — Ma ti pare che mi metto a sbuc­ciare le patate?

Maddalena — E perché no? Da bambino ti piaceva tanto... Fammi il favore, sbucciale...

Carlo (di mala voglia apre il cassetto, prende un pic­colo cesto con le patate, si siede e  comincia a sbucciare, poi le porge a Maddalena che le taglia a tacchetti e le butta          nellapentola) E quella è tutta la vostra colazione?

Maddalena — Taglia la buccia un po' più sottile... ne sciupi la metà!

Carlo(serio) — Rispondimi: ti ho chiesto se quella è tutta la colazione.

Maddalena — E non ti pare che sia abbastanza?

Carlo(si alza) — Vado a comprarti qualche cosa di più sostanzioso.

Maddalena — No no, è proibito! (Scherzosa) Dobbiamo dimagrire, siamo troppo...      (Gonfia le gole, fa un gesto con le braccia) ...gonfi...

Carlo — Insomma, non avete il becco d'un quattrino.

Maddalena (scrollando le spalle, leggermente) — Per ora no... ma l'avremo... E' soltanto         questione di tempo.

Carlo — E se vi manderanno via di qui? Se non avrete più neanche una casa?

Maddalena — Non ti preoccupare per noi.

Carlo(molto serio) — Senti, Maddalena... il portinaio mi ha raccontato tutto... sono     venuto             su in ascensore con lui. Stamattina, quando è salito per la pigione, ha dovuto quasi       forzare la porta perché non volevate lasciarlo en­trare. Siete in arretrato di sei mesi.

Maddalena(battagliera) — Non è vero! Il campanello era guasto! Non avevamo sentito.

Carlo — Ma ha bussato per mezz'ora...

Maddalena(con disprezzo) — Perché è un villano!

Carlo — Non avete denaro, non avete da mangiare, non avete campanello. Ora non c'è più     neanche il luc­chetto alla porta... Non avete nulla al mondo.

Maddalena(con orgoglio scherzoso) — Abbiamo una cucina elettrica, un ferro da stiro...         luce... (Indica il finestrone) Poi abbiamo un bagno... dei libri a rate, mol­tissimi vestiti,        delle combinazioni di seta... (Indica il portauova) Abbiamo tre uova e una forte dose        di         otti­mismo. Siamo le persone più ricche dell'Ungheria! (Guarda il telefono) E abbiamo         perfino il telefono. (Ani­mata) Sai che tesoro rappresenta? (Scherzando) Si tele­fona qui. si      telefona lì, si telefona al droghiere, al salu­miere, alla sarta, al parrucchiere. Si mandano dei         tele­grammi per telefono, si chiama il tassì, si parla con Roma, con Berlino, con Buenos        Aires, si concludono affari... si vive nel centro dell'universo, si può raggiun­gere tutto e   tutti... (Improvvisamente il telefono squilla.             Ancoraseduta, come se rispondesse al          telefono, con dol­cezza) Pronto... pronto, chi parla? (A Carlo) E' proprio lei... lei che ho            aspettata per sette anni... è proprio lei la Fortuna, che suona, che vuole entrare.. Avanti!             Avanti! (Il telefono squilla ancora.    Maddalena fa un cenno vittorioso a Carlo e corre al           telefono col volto raggiante,          stacca ilricevitore e dice con superiorità) Pronto... chi parla?          Sì... è la casa   dell'ingegnere Dobay... (Ha un gesto, disperala, lottando col pianto nella voce) No no, scusate, non potete farlo... manderemo, ma certo! Aspettate ancora soltanto        fino a   domani. Ve ne prego... è impossibile! Il signor ingegnere è partito per l'estero...        

            ecco perché non ha ancora pagato... Pronto! Pronto! Pronto! (Con un ultimo sospiro        affievolito) Pronto! (Ac­casciata depone il ricevitore e cade su una sedia. Tutta  rannicchiala su se stessa guarda fisso davanti a sé).

Carlo(spaventato) — Per amor di Dio! Cosa è ac­caduto?

Maddalena(disperata) — Mascalzone! Hanno tagliato i fili...

Carlo (la guarda per alcuni minuti con pietà, poi prende il portafoglio. Con affetto) — Dimmi, cuoricino mio... quanto ti occorre?

Maddalena(scatta) — Nulla! (Cora altra voce) Piuttosto mescola la minestra perché non          si attacchi.

Carlo — Non essere tanto orgogliosa. In fin dei conti sei mia sorella!

Maddalena — No. Sono la moglie di Gabriele, nient'altro!

Carlo(scrolla le spalle) — Morirete di fame! (Contono persuasivo, sobrio) Senti,          Maddalena... se malgrado tutto, queste meravigliose trattative con Vallay andassero a            monte... io mantengo sempre la mia offerta. Ripensaci... quattrocento       pengo di fisso             mensile... Va bene, va bene, vada per quattrocentoventi e...

Maddalena (con calore) — Ma tu non la vuoi capire? Di un po'... non conosci ancora   com'è   Budapest? Qui la sorte di ognuno si decide in partenza. Se vuoi vincere il gran          premio non      devi metterti in condizioni di inferio­rità... non devi prender parte ad una corsa     secondaria,      altrimenti sarai eternamente considerato un brocco, anche se corri come il vento. Qui       bisogna impressionare la gente, imporre soggezione. Bisogna vendersicari per            farsi pagar       bene. (Dalla comune entra di corsa, eccitato, Gabriele. Salta, agita le braccia, afferra             Maddalena per la vita, la fa girare su se stessa, la bacia, è fuori di sé).

Gabriele (animato) — Vittoria! Vittoria! Ci siamo! L'abbiamo afferrato! L'abbiamo    colpito             in pieno e l'ab­biamo vinto!...

Carlo(lo guarda scandalizzato. Con disprezzo) — Che cosa hai vinto? Pazzo!

Gabriele — La grande lotteria! Il Gran Premio! Il premio Nobel!

Maddalena(agitata, in fretta) — Racconta, racconta, racconta!

Gabriele — Ho cucinato a dovere il vecchio Vallay— ora è tenero come un piccioncino!

Maddalena(entusiasta) — Dunque... finalmente sei riu­scito a parlargli?

Gabriele (baldanzoso) —Se gli ho parlato? Ho di­scusso con lui ... ho trattato con lui...            abbiamo trattato per un'ora intera.

Maddalena(salta al collo di Gabriele, poi verso Carlo con disprezzo) — Senti?... che ti           avevo detto?

Carlo(sornione)— E vi siete messi d'accordo, poi?

Gabriele — Non ancora su tutti i punti, ma il vecchio ha abboccato... e il resto verrà da sé.     (A        Maddalena) Se avessi visto... sono stato veramente grande!

Maddalena e Carlo(insieme ma con tono diverso) — Eh... me lo figuro!

Gabriele — Gli ho parlato dall'alto come se avessi avuto le tasche piene di biglietti da            mille!

Maddalena — Bravo! Così si deve fare!

Gabriele — Scusate - ho detto - prima di tutto vorrei vedere la vostra azienda, perché io mi   dedico esclusiva­mente a lavori in grande stile...

Maddalena — Magnifico!

Carlo — E lui?

Gabriele— Lui s'è messo a ridere e mi ha risposto: (un po' rifacendo la voce) “ Caro    figliuolo,         prima voglio vedere io la vostra piccola azienda “...

Maddalena — Che significa?

Gabriele — Che significa? Che verrà qui a guardare, a fiutare...

Maddalena — Qui?... Dove?

Gabriele — In casa nostra.

Maddalena — E quando viene?

Gabriele — Adesso, fra poco.

Maddalena (sbalordita) — E me lo dici così... soltanto ora? Oh disgraziato! Non vedi             come è tutto sottosopra?Ragazzi, aiutatemi, svelti! (Rapidamente comincia a met­tere    tutto in ordine. Getta tutto nei cassetti, porta fuori la cesta della biancheria, ecc.).

Carlo — Che viene a fare in casa tua il vecchio Vallay?

Gabriele — Si capisce che è un po' maniaco come tutti i vecchi scapoli. Vuol vedermi nel mio           ambiente ,vedere come vivo...

Carlo(con ironia maligna) — Lo vedrà, Io vedrà...

Gabriele — Ha detto che vuol conoscere non soltanto di fuori, ma anche di dentro la             persona a         cui affida la sua fabbrica— Lo interessa non solo l'ingegnere, ma anche          l'uomo.

Carlo — Poverino! Chi sa che sorpresa!

Maddalena(mentre si dà da fare) — Che gradevole sorpresa, devi dire.

Gabriele — Vuol vedere il mio studio, la casa, la famiglia... Insomma vuol conoscermi           anche moralmente.

Maddalena(agitata) — Non chiacchierate tanto! Piut­tosto aiutatemi.

Gabriele(fiutando l'aria) — Qui c'è un terribile odore di mangiare, ragazzi miei!           Bisognerebbe far cambiare l'aria. (Va ad aprire la vetrata).

Carlo — Però è strano... l'odore del mangiare si sente sempre nelle case dove da mangiare       non ce n'è.

Maddalena — Venite! Non posso fare tutto da sola! (Tutti e tre si mettono a rassettare e con comica velocità buttano qua e là gli oggetti e spingono i mobili senza pronunziar    parola. Maddalena corre nel bagno con la cesta della biancheria e torna subito          indietro.          Carlo chiude la scrivania in modo che i fornelli spariscono. Solo più tardi un esile filo   di         fumo trapela dalle con­nessile. Gabriele apre il tavolo della macchina da scrivere. Ora la         stanza è in perfetto ordine. Soltanto lo scaf­fale dei libri mostra le    sue budella. Tutti e tre            nello stesso momento si seggono accasciati, sfiniti su tre sedie e dicono nello stesso      tempo, con un gransospiro) Auff!

Gabriele — Ora, se vuole, il vecchio può anche arrivare.

Maddalena (balza in piedi, corre all'armadio, prende alcuni capi di vestiario) — Niente          affatto! Prima devo cambiarmi. Certo vorrà vedere anche me.

Gabriele — Certissimo.

Maddalena — Te l'ha detto lui?

Gabriele — Si capisce. Mi ha detto: «La buona moglie fa il buon marito ».

Carlo(ride) — Non mi persuade troppo. Qui sotto si nasconde qualche cosa.

Maddalena(ha preso due o tre vestili. Mostrando a Ga­briele) — Quale devo mettere?

Gabriele — Quello che ti sta meglio.

Maddalena(sembra un momento indecisa guardando i vestiti. Poi se li butta su un        braccioe          corre verso il bagno. Sulla porta si ferma, getta un bacio a Gabriele e via).

Gabriele — Tu, Carletto, corri giù e portaci una bot­tiglia di vermut. Puoi comprare anche       sigari e sigarette. (Carlo si avvia) Aspetta— ti dò il denaro— (Prende il portafoglio e          fruga dentro. Poi in imbarazzo) Fa lo stesso— ti prego, anticipa tu…

Carlo — Va bene, va bene. (Esce dal fondo. Nello stesso momento Maddalena rientra e           guarda intorno).

Gabriele — L'ho mandato giù a prendere una bottiglia di vermut e da fumare. Tu intanto       potresti telefonare per farci mandare dei biscotti.

Maddalena(si avvia verso il telefono, poi ricordando, spaventata) — Ma il telefono non c'è!   

Gabriele — Che vuol dire?

Maddalena — Non funziona.

GABRIELE— E' guasto?

Maddalena — Sì. E come! Hanno tagliato i fili perché non abbiamo pagato.

Gabriele(rimane un attimo titubante, poi stacca il cordone dalla presa al muro) — Lo             metterò subito a posto. (Dalla spina, svitando qualcosa, stacca un filo che comincia a         denudare con un temperino) Ecco fatto. Ve­drai che suonerà di nuovo. (Mette a contatto        due      fili eil telefono suona forte. Trionfante) Che ti avevo detto?

Maddalena — Allora posso ordinare i biscotti?

Gabriele — I biscotti non hanno importanza. Possiamo farne a meno. Ma abbiamo un             telefono che vive, parla, funziona... capisci?

Maddalena — No.

Gabriele(va verso la porta di sinistra con il cordone in mano) — L'importante è che suoni,     che      faccia chiasso- che dia l'illusione di uno studio di grandi affari. Hai ca­pito ora?   Porteremo       il cordone di là nel bagno e tu di tanto in tanto metterai a contatto questi due fili— Guar­da—             così... (mostra; il telefono suona) —e per tutto il resto me la sbrigo io.

Maddalena — Che idea geniale!

Gabriele — Va. Facciamo una prova.

Maddalena — Subito. (Prende il cordone ed esce a sinistra. Dopo un attimo il telefono           comincia squillare. Gabriele, con signorile sussiego, va al telefono; nello stesso            momento         dal fondo rientra Carlo con una bot­tiglia in mano. Si ferma stupito sulla        soglia).

Gabriele(al telefono) — Pronto! Qui parla Dobay! Felicissimo, Eccellenza— No, scusate,       no— non posso ac­cettare, non mi interessa. Mi rincresce— sono sovracca­rico di lavoro.        E' impossibile— vi prego di non insistere. (Impaziente) Ma se vi dico che non posso! Vi          prego ancora di non insistere. Sono modesti lavori che non mi interessano. Buon giorno.      (Riattacca con un gesto di disprezzo).

Carlo(scrolla il capo disapprovando mentre posa la bottiglia e prende dalle tasche i sigari e    le sigarette) — Scusa, caro Gabriele, ma fai male a rifiutare del lavoro. Il lavoro è             sempre lavoro anche se è di poco conto. Con chi parlavi?

Gabriele(con disinvoltura) — Col sottosegretario Mikes.

Carlo — Che sciagurato!

Maddalena(fa capolino dalla porta di sinistra, sorri­dendo) — E' andata bene? (Entra. Si         riprende, breve pausa).

Carlo(li guarda, sospettoso) — Ma come mai ha ri­cominciato a funzionare? Avevano   tagliato i fili...

Gabriele(sicuro) — Sono andato dai nostri vicini e ho telefonato personalmente al direttore   generale. Gli ho detto il fatto suo, e si è talmente spaventato che ha fatto riattivare subito la linea.

Carlo (stupito) — Mah!... Sarà …

Maddalena(colta da un'idea, a Gabriele) — Senti, mi è venuta una magnifica idea.      Vestiamo        Carlo da came­riere...

Gabriele — Colossale!

Carlo(indignato) — Io?! Da cameriere?! Questo poi no!

Maddalena(carezzevole) — Sii buono, Carletto mio... acquisteremmo tanta importanza! E       poi un così bel ca­meriere !

Carlo — Non lo farei per tutto l'oro del mondo!

Maddalena (va all'armadio) — Ti darei un magnifico paio di guanti di filo bianco …

Carlo(urla)— No e poi no! Non sono un pagliaccio!

Maddalena(delusa) — Peccato! Sarebbe stato così si­gnorile— (Indica la bottiglia del   vermut) Beh, almeno stura la bottiglia … Aspetta, ti darò un cavatappi.

Carlo(cava dalla tasca del panciotto un piccolo cava­tappi tascabile) — Non occorre. Ce          l'ho.     Sono i ferri del mestiere! (Mentre si dà da fare col tappo, stringe la bot­tiglia tra le       ginocchia e lira, ma il tappo non cede. An­sando brontola con disprezzo) Che sughero infame. Merce pessima! Certo non esce dalla mia fabbrica... (Continua a lottare con la   bottiglia. Intanto Maddalena mette nel portasigari i sigari e le sigarette e prepara i           bicchieri su un vassoio).

Gabriele(a Carlo) — Dalla a me. (Gli prende di mano la bottiglia e con un gesto elegante e    leggero lira fuori il tappo) Fatto! (Restituisce il cavaturaccioli poi va alla finestra con la         bottiglia e versa fuori un po' di vermut).

Carlo (corre verso di lui come per fermarlo) — Sei matto? Che stai facendo?

Gabriele — Ne tolgo un po'. Non è elegante portare la bottiglia piena.

Carlo(cupo) — Beh! Io me ne vado— Ciao! In bocca al lupo. Se non vi mettete d'accordo      con      Vallay, prima di morire di fame ricordatevi di me. (Si avvia in fretta, ma per errore        spalanca la « porta cieca ». Sbalordito) E questa porta che cos'è?

Maddalena(entra di corsa, chiude la porta, con enfasi) — Quella porta, nella nostra     fantasia,          ci conduce nelle altre stanze dell'appartamento!

Carlo — Mi sembra d'essere in un manicomio! (Corre alla porta del fondo ed esce in fretta      battendosi la porta alle spalle).

Maddalena (gli grida dietro) — Sei un bruto! (Corre all’armadio, preme il bottone; la             libreriatorna al suo posto. Si guarda intorno) Cosi è veramente una bella stanzetta.

Gabriele(che è seduto su una sedia, allunga le braccia verso di lei con affetto) — Vieni...

Maddalena — Debbo ancora cambiarmi—

Gabriele — C'è tempo! Vieni! (Maddalena gli siede accanto. Gabriele la prende per le           mani)   Mi ami? Hai fiducia in me?

Maddalena(sorridendo, scherzando) — Ehm...

Gabriele(un po' commosso, rauco) — Non ti sei mai pentita di... (Maddalena scrolla  violentemente la testa) Hai sofferto molto per me?

Maddalena(allegra, gentile) — Sono stata sempre fe­lice con te!

Gabriele (l'attira, la bacia, poi con vivacità) — Senti, ora soltanto comincerà la nostra vera     vita! Saremo ricchi! Saremo celebri! Sarò il direttore generale di una delle più grandi    aziende industriali.

Maddalena — E anche allora mi amerai allo “tesso modo”?

Gabriele (con amore) — Sciocchini! Soltanto allora li amerò veramente! Ti risarcirò di            tutto... avrai un'au­tomobile di lusso, delle pellicce, una bella casa, dei             domestici...non           dovrai più lavorare... E viaggeremo, ve­dremo tutto il mondo, Napoli, Nizza, Portofino   ...         Ti ricordi del nostro viaggio di nozze?

Maddalena — Se me ne ricordo!

Gabriele — Perché questa volta la spunteremo. Dob­biamo riuscire! Ci metteremo in mezzo il             vecchio Vallay. Gli faremo girare la testa... gli faremo credere che siamo ricchi, molto       ricchi...

Maddalena — E' importante?

Gabriele — Sicuro che è importante! Un povero non ha mai credilo: si ha paura di lui... porta             sfortuna … Come prima cosa, dobbiamo dirgli che abbiamo un ap­partamento di almeno         cinque locali e che questo non è che uno studio appartato … per ricevere …

Maddalena — Già già … per poter parlare tranquilla­mente …

Gabriele — ...che le altre stanze sono piene di gente che aspetta per trattare con me...             Servitù, segreteria, te­lefono che suona...

Maddalena — Al telefono provvedo io.

Gabriele — Insomma una grande azienda! Lo studio affollatissimo di un ingegnere alla          moda... per invo­gliarlo … perché si persuada che sono molto ricercato— Capirai che se     venisse a conoscere la verità …

Maddalena(con dignità) — Oh! anche se la conoscesse! L'importante è che sei un uomo di     genio.

Gabriele(impaziente) — Questo lo so io— lo sai fu­ma lui, come potrebbe saperlo? Uno          stupido piccolo borghese... un conservatore ad oltranza, tipo Vallay, da che cosa rimane   soggiogato? Che cosa può pretendere da un professionista, da un uomo in voga, oltre il         suo talento? Prima di tutto che abbia una mogliettina bella, squisita, elegante...

Maddalena—  Questa l'hai …

Gabriele — ...e poi almeno un'amante che sia ancora più squisita e più elegante della stessa    moglie …

Maddalena(piano, con voce velata, con passione) — E io non sono anche la tua amante?        (Accavalla le gambe con un gesto procace e dice con voce e posa languida, voluttuosa,             come unamondana che voglia fare una con­quista) Me la dai una sigaretta, bel          biondino?

Gabriele — ...e poi che abbia una brava segretaria, intelligente, svelta, che sappia        stenografare, scrivere a macchina, che pensi per lui …

Maddalena (prende dal cassetto della macchina da scri­vere un blocco di carte e una matita     e          comincia a steno­grafare ripetendo a mezza voce il testo di una lettera) — Illustre        signor Presidente Giorgio Vallay, Budapest. Ho l'onore di comunicarvi che accetto     l'incarico da voi of­fertomi di ingegnere capo e direttore generale della vostra azienda    alle      seguenti condizioni: primo, stipendio mensile duemila pengo— (Posa il blocco    sulla             macchina).

Gabriele  — … e oltre tutto questo, occorre anche una cameriera giovane, graziosa, stilizzata,            con un musetto sorridente, un grembiulino civettuolo …

Maddalena(balza in piedi, corre fuori a sinistra. Anche Gabriele si alza e va alla finestra in     modo da volgerle le spalle. Maddalena in un attimo torna con il grembia­lino e la          cresta.             In ogni gesto e in ogni parola è una camerierina perfetta. Si avvicina a Gabriele             in punta di piedi e dicecon la grazia di una servetta da teatro) — Comandate, signor     ingegnere? Posso versarvi un ape­ritivo?

Gabriele(sorridendo allunga la mano verso di lei) — Sei un angelo!

Maddalena (recitando la parte della servetta) — Prego, signore … non sta bene … se la          padrona vi vedesse …

Gabriele — Sei una donnina perfetta!

Maddalena (con tono normale ammonendolo) — Ti pare necessaria una cameriera quando ci sono io? Io che ti ho sempre servita con gioia, con umiltà, come se fossi veramente la tua          servetta? Sono diventata tua proprio per essere tutto questo: moglie, collaboratrice,    amante, cameriera— quattro donne in un corpo solo. Una donna che non sa sostenere     tutti     questi ruoli quando se ne pre­senti l'occasione, non è una vera donna, non è la vera             compagna. (Breve pausa) Ora vado a cambiarmi. Vedrai come mi farò bella!

Gabriele — No no, rimani così... crederà che abbiamo la cameriera …

Maddalena(un po' esitante) — Vuoi proprio che io? …

Gabriele — Oh Dio... soltanto per riceverlo...

Maddalena (ridendo allegra) — Bene! Bene! Lo farò! Oh che scherzo magnifico! A    proposito         … il campanello non suona. E non c'è nemmeno il lucchetto alla porta. Può entrare      chiunque.

Gabriele — Che seccatura! E adesso come si fa?

Maddalena — Andrò io in anticamera a spiare quando arriva …(Si avvia verso la comune).

Gabriele — Aspetta! Non mi hai dato nemmeno un bacio!

Maddalena (corre da lui, lo bacia monellescamente) — To'!

Gabriele(la tiene ferma e la costringe affettuosamente a rimaner seduta sulle sue ginocchia     durante tutta la scena. Con repentino scoraggiamento) — Maddalena... ho paura …

Maddalena — Di che hai paura, tesoro mio? Sei gio­vane, forte, sfacciato e hai talento... ed io            sono la tua compagna, il tuo socio... (Con altra voce) Di' un po'— che tipo è quel       Vallay?

Gabriele — Pretenzioso e stupido!

Maddalena — Gli piacciono le donne?

Gabriele — E' scapolo...

Maddalena — Allora gli piacciono …

Gabriele — Perché me lo domandi?

Maddalena (evasiva) — Così... E dimmi... ma voglio sapere la verità … a che punto sei con    lui?

Gabriele(imbarazzato) —  Sai... veramente, veramente …a nessun punto... Per ora si limita    a degli assaggi... tasta il terreno... Abbiamo parlato del più e del meno... dei paesi che ho    visti … dell'incarico che dovrei assumere— delle mie capacità...

Maddalena — E l'argomento (gesto con le dita) quat­trini... non è stato ancora toccato?

Gabriele — Nò

Maddalena — Dammi retta, Gabriele, tu non sei un uomo a buon mercato... non li vendere     per       poco.

Gabriele — Lascia fare a me!

Maddalena — Però non essere impaziente, non fargli capire che hai fretta e che hai bisogno   

            urgente del po­sto— perché il capitalista ne approfitta sempre— Trattalo dall'alto in         basso— discuti con superiorità, come se la cosa ti interessasse mediocremente.

Gabriele — Lo sai che è un'occasione magnifica? E se mi sfugge?

Maddalena — Pazienza! Se ne presenterà un'altra!

Gabriele — Abbiamo già lottato tanto, tanto...

Maddalena — E lotteremo ancora! Ormai siamo pra­tici! (Gabriele l'abbraccia incantato.         Lungo bacio com­mosso. Intanto si apre la comune ed entra Giorgio Val­lay: il tipo   dell’industriale venuto dal nulla ed ora ar­ricchito. Colletto alto inamidato, polsini          rotondi con grandi e ricchi bottoni Toro. Orologio d'oro a doppia cassa, con massiccia        catena infilata nell'occhiello del panciotto dalla quale pende un grosso ciondolo. Da un   cordoncino di seta nera pende anche un monocolo che Vallay, molto miope, riesce a       incastrare raramente e a stento. Capelli folli tagliali a spazzola. Entrando ha an­cora in         testa la bombetta ed in mano i guanti e il ba­stoncino. Si ferma sulla soglia e volge in             giro     uno sguardo incerto. Si raschia la gola, avanza, poi incastra il monocolo. Maddalena e   Gabriele non si accorgono di lui e continuano a baciarsi).

Vallay (giunge vicino a loro. Si toglie il cappello) — Scusate— (Maddalena e Gabriele si        staccano e balzano in piedi spaventati) Scusate se entro senza preavviso … ma da           cinque             minuti premo inutilmente il bottone del campanello— ed essendomi accorto che            la porta era aperta …

Gabriele(gli va incontro e balbetta) — Veramente ... sono confuso …

Vallay — Non fa nulla! Ho già visto tante cose nella mia vita... anche cose del genere... E'      vero che adesso è passato di moda, però qualche volta si fa ancora …

Maddalena(recitando la parte della cameriera si av­vicina a Vallay e gli prende di mano          cappello guanti e bastoncino) — Permettete, signore? …(Esce dalla comune             dondolandosi procacemente. Vallay incastra il monocolo che gli era caduto e la segue         con      lo sguardo).

Vallay — Carina! Carina!

Gabriele — Già … già—

Vallay — Immagino che sarà anche mollo abile …

Gabriele — Abilissima …

Vallay — E' tanto tempo che l'avete?

Gabriele — Sette anni. E' un mobile di casa …

Vallay — Non si direbbe... (Maddalena torna dalla comune e va verso la bottiglia del vermut).

Maddalena — Desiderale un aperitivo, signor presi­dente? (Versa).

Vallay(sorpreso) — Voi mi conoscete, figliuola?

Maddalena — No, signore.

Vallay — Allora perché mi avete chiamato presidente?

Maddalena(con grazia insolente e birichina) — Avete un aspetto così distinto … un'aria         cosi      signorile … (Di na­scosto ammicca verso Gabriele che la guarda soddisfatto. Poi si      avvia verso la porticina di sinistra).

Gabriele — Aspettate un momento... Màriska...

Maddalena — Desiderate, signor ingegnere?

Gabriele — Fatemi il favore di dire alla signora che sono nello studietto col presidente.          Vallay …  e pregatela di venir qui.

Maddalena — Sì signore. (Esce).

Vallay(seguendola con lo sguardo) — E' una ragazza svelta ed intelligente a quanto pare!

Gabriele — Già …  è buona a tutto …

Vallay — Che mi dite?! E la pagate molto?

Gabriele — Pochissimo. Mollo ma molto meno di quanto meriterebbe.

Vallay — Ottimo sistema. Non bisogna mai trattare troppo bene i propri dipendenti.

Gabriele — Da noi c'è molto da fare …

Vallay — E lo immagino …

Gabriele — La casa è grande … abbiamo solo tre do­mestici … gli altri due poi, non valgono proprio nulla. E' come se non ci fossero! (Alza il bicchiere) Alla vostra salute,          presidente!

Vallay — Alla vostra, ingegnere! (Bevono. Il telefono squilla).

Gabriele — Permettete …(Va al telefono) Pronti... No, ora non ho tempo … tratto un affare importante …  passate la comunicazione alla mia segretaria  …(Riattacca).

Vallay(sorpreso) — Avete anche una segretaria?

Gabriele(con animazione) — E come è brava! Un vero tesoro! Sarebbe capace di mandare     avanti lo studio da sola!

Vallay(intanto scruta intorno) — Molto carino qui da voi!

Gabriele(con una piccola smorfia di disprezzo) — Oh questo è solo un piccolo ambiente         appartato, una specie di salottino per i colloqui confidenziali, quando non vo­glio essere disturbato. Anzi vi chiedo scusa di ricevervi qui, ma di là c'è tanta gente... un continuo           via       vai …(Il telefono squilla. Mentre va al telefono) Non mi lasciano vivere. Ed è così         tutto il giorno! (Al telefono) Pronto! E sia... va bene, datemi la comunicazione! (Piccola  pausa) Pronti … Dobay … Felicissimo, Eccellenza, in che cosa posso servirvi?

            Purtroppo oggi è impossibile!Sono com­pletamente ipotecato. Al massimo stasera,            dopo cena. Prego… volentieri … allora alle nove al Ritz. No no, non fa nulla, anzi … sarò       puntuale…      arrivederci. (Depone il ricevitore, con un sospiro stanco) Non se ne può      più.

Vallay(impressionato) — E avete sempre tanto lavoro?

Gabriele — Sempre, sempre … ma proprio oggi, non so perché, è addirittura una valanga. Se             sapeste la gente che mi aspetta di là …

Vallay (un po'irritato) — Io, invece, avrei voluto par­larvi con calma di tutto.

Gabriele(con negligenza, guardando l’orologio) — Fate pure tranquillamente. Al massimo,    di         tanto in tanto, mi permetterete di assentarmi per un attimo.

Vallay — Bene, faremo così. (Guarda fuori dalla fine­stra) Non è un po' troppo alto qui?

Gabriele — Che volete?... mi sono abituato coi grat­tacieli a Nuova York... Non posso            sopportare che qual­cuno mi cammini sulla testa. (Seggono. Offre) Un sigaro?

Vallay — Grazie. (Accende un sigaro, poi con altro tono, passando al vero argomento)           Dunque, ascoltatemi, mio giovane amico... cominciamo subito dal nodo... in « medias res »        ... come si dice in latino. Io non so quasi nulla di voi.

Gabriele — Scusate, io...

Vallay — S'intende che ho chiesto informazioni sul vostro conto...

Gabriele — Spero che siano state ottime...

Vallay — Non ho saputo un bel niente.

Gabriele — Ah! è naturale... ho lavorato sempre al­l'estero.

Vallay — Ho potuto appurare soltanto che siete abile e a buon mercato.

Gabriele — Ed ora trattate con me perché sono abile.

Vallay — No. Perché siete a buon mercato.

Gabriele — Chiedo scusa, ma su questo punto vi sba­gliate.

Vallay — Chi vivrà vedrà. Ma l'importante è che voi mi piacete.

Gabriele — Anche voi a me.

Vallay — Ho bisogno d'un giovane svelto, pratico, di vedute moderne e che voglia fare          strada.

Gabriele — D'accordo.

Vallay — Già. Sn questo punto siamo d'accordo, lo so. Ma io agisco con ponderatezza... Ho i            miei principii. Stimo il talento ma c'è qualcosa che stimo ancora di più... la fiducia.

Gabriele(stupito) — Non capisco.

Vallay — Il legno duro vale poco se ha dei nodi. La persona che metto nella mia fabbrica,      deve darmi pieno affidamento anche per quanto riguarda la moralità... (Lo squillo del           campanello lo interrompe; non può più con­tinuare).

Gabriele(si alza) — Terribile! (Al telefono, stizzito) Pronto! Ma che c'è ancora? Lasciatemi      in         pace una buona volta! Non mi passate più nessuna comunicazione. Non mi interessa!          Che     vada al diavolo! (Getta il ricevitore e, come se passeggiasse su e giù nervoso, si         avvicina          alla porticina di sinistra. Grida, perché Maddalena possa sentire) Basta! Basta!

Vallay (spaventato) — Siete tanto nervoso, voi?

Gabriele(nervoso) — Ma no... però ogni cosa ha un limite! Quella stupida telefonista mi dàtutte        le comuni­cazioni.

Vallay(stupito) — Avete anche un centralino?

Gabriele — Naturale! Che il diavolo se lo porti!

Vallay(un po' meravigliato) — Non vi pare che qui tutto sia di dimensioni esagerate?

Gabriele — Proprio così! E pensavo appunto di ri­durre questo enorme macchinario     impazzito!

Vallay — Dove eravamo rimasti?

Gabriele — Che avete dei principii.

Vallay — Già già ... sono un conservatore, anche nel campo della morale... non per falsa         ipocrisia, Dio mi salvi. Io, per esempio, posso comprendere che un uomo cerchi qualche      conforto fuori della vita coniugale... sem­pre che lo faccia con molta discrezione... con           una      donna diversa dalla moglie, con un tipo diametralmente opposto. Siccome gli uomini molto   spesso vedono la vita nello specchio dell'amante, così hanno modo di             apprezzare sempre      meglio le virtù della moglie. Non è cosi?

Gabriele — Oh che sofista!... E... siete scapolo?

Vallay — Sì. Non ho ancora incontrato la donna che sarei capace di amare anche senza           amore. Perché l'amore .passa e la moglie rimane. Insomma posso comprendere molte       cose, ma il troppo è troppo. Per esempio, quello che ho visto poco fa, qui, con quella piccola cameriera....

Gabriele(imbarazzato) — A volte, le tentazioni...

Vallay — Vedete, ingegnere, uno dei punti saldi dei miei principii è il rispetto verso i dipendenti... Il di­pendente è sacro. Se poi mi viene voglia di entrare in rapporti   confidenziali con una mia sottoposta, prima la licenzio... Così è giusto, non vi pare? E            risponde ad un più alto criterio sociale. (Dalla porta di sinistra entra Maddalena in un             abito da casa molto elegante ma molto serio. Il vestilo, i gesti e il parlare sono quelli di    una      onesta moglie borghese. E' angelicamente garbata e sedu­cente. Sarà compito dell'attrice,            nelle successive sue tra­sformazioni, di variare, oltre l'abito, anche il trucco del viso, delle           sopracciglia, delle labbra ecc. come pure l'ac­conciatura dei capelli, che      nel caso di Dedè         potranno essere interamente ricoperti da un eccentrico cappellino, per             esempio a        turbante, in modo da rendere il più ve­rosimile possibile il facile equivoco di Vallay, data la             sua forte miopia. Vallay di tanto in tanto incastra il monocolo e guarda     Maddalena con           la rispettosa discrezione che si deve ad una signora, ma dal suo contegno si comprende          che Maddalena gli ha prodotto un'ottima impressione).

Maddalena — Gabriele... (A Vallay) Scusale... (Vallay balza in piedi, anche Gabriele si alza.  A Gabriele) La gente di là, comincia addirittura ad ammutinarsi...

Gabriele — E lasciali ammutinare! Non m'interessa. (Altro tono) Permetti, cara, che ti             presenti il presidente Giorgio Vallay …

Maddalena — Felicissima... (Porge la mano a Vallay che, inchinandosi profondamente,          gliela bacia) Disturbo?

Vallay(con stupido complimento) — Una così bella signora non disturba mai... al massimo...   turba.

Maddalena — Grazie. Molto arguto il vostro compli­mento. Però... vi prego... accomodatevi.   (Tutti e tre seg­gono. A Gabriele) Avete già bevuto il vermut? Fra poco vi farò portare   delle tartine. La cuoca le sta tostando proprio ora. Temo che siano ancora un po' troppo            calde.

Gabriele — Lascia andare, è già tardi. Ci guasteremmo l'appetito.

Maddalena(come se le rincrescesse) — Come vuoi, caro. (A Vallay) Dunque sareste voi quel brutto uomo che mi vuole rapire mio marito?

Vallay — Come! Lo sapete già?

Maddalena — Ho sentito qualcosa. Per essere sincera, preferirei che non vi metteste    d'accordo.

Gabriele(con finta severità) — Te ne prego, Mad­dalena, non ti immischiare nei miei affari.

Vallay(pronto) — Anzi, anzi, continuate. Mi interessa molto.

Maddalena (dolendosi) — Finora di mio marito non ho avuto quasi nulla. Sempre in moto,      di         giorno, di notte, per lavori, trattative, affari... Da sette anni non ha tregua... E adesso,          anche la vostra fabbrica, insieme con le altre mille cose …

Vallay — Scusate... al contrario... sarò proprio io che ve lo restituirò: avrà un ufficio    ordinato,         un lavoro me­todico... così la vostra vita sarà più tranquilla.

Maddalena(stupito) — Dunque voi credete... (Quasi indignata a Gabriele) Oh Gabriele!         Vorresti abbandonare la professione libera?

Gabriele — Ma no, ma no, di questo non si parla nemmeno.

Maddalena — Ah volevo dire!

Vallay — Anzi, anzi, scusate... Si tratta proprio di questo.

Gabriele(serio) — Allora c'è un malinteso... la cosa mi giunge nuova.

Maddalena(con calore) — Non avrete certo pensato, caro presidente, che mio marito possa    sacrificare la sua carriera, il suo avvenire per i vostri mobili?

Vallay(offeso) — Prego, prego, la mia fabbrica ha cento anni di vita... ha un nome mondiale: «Tavolini a rotelle Vallay »! Appartenere alla mia fabbrica non è poi tanto da             disprezzare!

Maddalena — Va bene, va bene, scusate. Vi credo: è una cosa molto lusinghiera essere il        direttore generale di una fabbrica di mobili.

Vallay(timidamente) — Soltanto ingegnere capo...

Maddalena(indignata) — Ingegnere capo?! Oh ma al­lora non se ne parla nemmeno. O            direttore generale o nulla! Che credete?

Vallay(a bassa voce, c. s.) — Abbiamo appena iniziato le trattative...

Maddalena(appassionata) — Fiato sprecato, caro pre­sidente. (A Gabriele in tono di    rimprovero) Non ti ca­pisco, amor mio!

Vallay(si alza, si inchina cortesemente e si avvia verso la porta del fondo) — Allora     perdonate        il disturbo... se non è possibile mettersi d'accordo... (Gabriele, spaventato, glicorre dietro        cercando di trattenerlo).

Maddalena (subito, graziosa e lusinghiera) — Natural­mente siete in collera con me, signor      presidente. Mi rin­crescerebbe proprio. Mi siete riuscito subito così sim­patico...

Vallay(felice) — Davvero? (Torna indietro) Allora cercheremo una soluzione che possa           soddisfare tutti: pialleremo le divergenze, finché la cosa sarà liscia, liscia.

Maddalena(continua) — ...ma gli affari sono affari... Lo sapete anche voi... (In tono sempre   più carezzevole) Mi rendo conto della vostra penosa situazione... Solo, senza nessuno,             con      una enorme azienda che comincia a pesarvi... Non avete un amico fidato che divida le   vostre preoccupazioni... in modo da poter vivere anche voi una buona volta secondo i            vostri gusti... e godervi un po' la vita dopo tanti anni di lavoro...

Vallay(sospira) — Certo, certo...

Maddalena (continua) — ...avete bisogno di un colla­boratore che sia anche un amico, che       abbia una famiglia e una casa, dove vi stimino, vi amino, vi accolgano con calore e con             simpatia... (Di nascosto fa cenno a Gabriele di lasciarli soli ma Gabriele non se ne       accorge. Madda­lena sospira) Vedete?... anche noi sentiamo la mancanza di un vero buon amico.

Vallay — Vi comprendo, vi comprendo, signora. Un buon amico è come la colla forte...

Maddalena(di nascosto fa cenni ancora più energici a Gabriele il quale ora capisce e si          alza) — Un vero amico vale più di... di...

Vallay — ...tiene uniti e rinsalda i buoni matrimoni. (A Gabriele) Se dovete andare di là non fate      complimenti.

Gabriele — Non si tratta di cose urgenti...

Vallay — Ma no, ma no, andate pure … andate tran­quillamente.

Gabriele — Allora... se mi permettete... (Si avvia a sinistra. Si volge indietro, a Maddalena)   Intanto ti trat­terai tu col nostro caro presidente. Tienigli buona com­pagnia, mi    raccomando.

Maddalena — Farò del mio meglio. (Gabriele esce).

Vallay(con una galanteria un po' goffa le fa la corte) — Insomma, se ho ben capito, voi vi      annoiate, signora...

Maddalena— Oh! un pochino sì.

Vallay — Vostro marito non pensa a farvi divertire?

Maddalena — Povero Gabriele! E' così assorbito dagli affari...

Vallay — Un uomo che ha una compagna come voi dovrebbe essere felice.

Maddalena (ride) — Dilani... Gabriele è felice.

Vallay(con disprezzo) — Oh! tutti i mariti sono eguali! Sono come quei banchieri che non       hanno un'idea dell'immensa ricchezza rinchiusa nella loro cassaforte...

Maddalena(ride) — ...ma conoscono il valore di ogni singolo titolo...

Vallay — Però speculano sui valori degli altri. (Im­provvisamente si accorge che dalla  scrivania si leva un sottile filo di fumo: è il vapore della minestra che cuoce sul           fornello.          Accorre agitato) Qui c'è un filo di fumo!

Maddalena (pronta) — No no! Sembra... ma vi sba­gliate!

Vallay(sempre più agitato) — Eppure vi assicuro che brucia qualcosa.

Maddalena (con noncuranza) — Forse un mozzicone di sigaretta. Non ci badate!

Vallay(c. s.) — Nella scrivania cova un incendio! Telefonerò ai pompieri.

Maddalena (balza al telefono difendendolo quasi col suo corpo) — No, no... è inutile!

Vallay(intanto scuote il piano della scrivania che si apre. Appare la cucinetta con la    pentolafumante. Stu­pito) — Che cos'è questo? (Maddalena non risponde. Serio) Vi ho domandato che cosa è questo?

Maddalena(con un lampo di genio) — Ebbene... è la grande invenzione di Gabriele... il           suo      segreto... Ma giac­ché l'avete visto... E' il recentissimo modello della scri­vania     elettrica...        «La cucina invisibile »... « La minestra sotterranea » !

Vallay (sbigottito) — Magnifico! Colossale!

Maddalena (corre alla parete, sempre più animandosi) — E questo è ancora nulla!...   Guardate         le altre meravi­glie! (Preme il bottone. La libreria gira) «Scienza e vita »…«Spirito e        corpo»... «Libro e camicia»... (Con un altro balzo afferra la maniglia, la tira,     abbassa il        letto. Sempre più animata) « L'amore tra le pareti » — “ Di giorno parete, di notte letto “.

Vallay(sbalordito) — Oh che genio... oh che genio!

Maddalena(animata, rapidamente) — Studio, cucina, camera da letto, sala da pranzo... un     appartamento di quattro camere in un solo ambiente! Per il popolo, per i poveri... Perché     oggi, signor presidente, vi è molta, moltissima gente che non ha denaro per grandi        appar­tamenti, per mobili di lusso, per la cameriera, per l'a­mante, per la segretaria, per   niente! Oggi è per la pic­cola gente che bisogna costruire, fabbricare... ma cose pratiche,             semplici, economiche, come quelle create dal genio del mio Gabriele, e non robacce        costose, ingom­branti e vecchie come quelle che vengono fuori dalla vostra fabbrica        sorpassata.

Vallay(offeso) — Signora, che dite?! I tavoli a ro­telle di Vallay …

Maddalena — Fateveli fritti!(Si accascia sul letto) Auff! che caldo!

Vallay (dopo breve pausa) — E tutte queste sono in­venzioni di vostro marito?

Maddalena(orgogliosa) — Naturale! Tutte! Tutte!

Vallay — Interessante... molto interessante. (Sospet­toso) E ditemi... a che serve questa stanza             cosi curiosa?

Maddalena (pronta) — E' come un banco di prova­la stanza sperimentale per gli industriali      del       ramo.

Vallay (ansioso) — Perché... avete già venduto i bre­vetti?

Maddalena(con indifferenza) — Non ancora!

Vallay(ironico) — E non credo neppure che li ven­derete!

Maddalena — Però molti li tengono d'occhio... privati, fabbriche... specialmente all'estero...   Proprio in questo momento Gabriele sta trattando di là con un signore che...

Vallay — Ah! uno straniero! Non è una cosa seria! Con gli stranieri non si conclude mai         nulla. Ci vuole un acquirente del paese. Vale più un pengo oggi che un dollaro domani.        Per favore, fate venire qui vostro marito.

Maddalena — Perché?

Vallay — Per poter parlare di tutto questo.

Maddalena — A Gabriele non piace che lo si disturbi.

Vallay — Riflettete ... io sono un acquirente serio … a prezzi ragionevoli, si capisce... e          forse ci metteremo d'ac­cordo anche per il posto …

Maddalena (con finta superiorità) — In verità non è molto urgente... ed io neppure ci tengo.

Vallay — Almeno non fate opposizione... non vi schie­rate contro di me.

Maddalena(trascinando le parole) — Per voi... per farvi piacere... non sarò contraria.

Vallay(felice) — Vi ringrazio! (Le bacia la mano con rispetto. La guarda negli occhi   trattenendole la mano) Insomma... saremo buoni compagni?

Maddalena(ride) — Compagni di affari ... compagni di mobili …

Vallay(ammiccando) — E diciamo... compagni di stanza... (Ride) Ah ah!

Maddalena(si avvia verso sinistra. Dalla soglia si volge indietro) — Come suonerà bene:         «Stanza totalitaria Val­lay »! (Via a sinistra).

Vallay — Questa me la scrivo! (Segna sul suo tac­cuino. Per qualche momento rimane solo      sul       palcoscenico osservando con interesse i mobili).

Gabriele(tornando da sinistra) — Scusate se vi ho fatto aspettare... (Si accorge dei     mutamenti       avvenuti. Con finta sorpresa, indignato) Come mai è tutto sossopra?

Vallay(trasalendo alla sua voce. In fretta, balbettando) — Stavo proprio osservando... le         vostre invenzioni...

Gabriele (severo, cupo) — Chi ve le ha fatte vedere?

Vallay— La signora è stata così gentile...

Gabriele (irritato) — Perdinci!

Vallay(in fretta, cortese) — Sono dei mobili indovi­nati! Abbastanza indovinati!

Gabriele — Molto indovinati! (Intanto rimette a posto lo scaffale, chiude la scrivania, poi       raccoglie le forze per rimettere a posto il letto).

Vallay(gli si accosta) — Posso aiutarvi?

Gabriele — Grazie. (In due spingono nella parete il letto).

Vallay(ansando) — E' un po' difficile a manovrare.

Gabriele — Più tardi funzionerà elettricamente.

Vallay (sorridendo) — Intanto noi con la signora ci siamo quasi messi d'accordo.

Gabriele (con finto sbigottimento) — Su che cosa?

Vallay — Che voi accettate la direzione tecnica della mia fabbrica a condizione …

Gabriele(con finta ira) — E' una donna terribile! Ficca il suo nasino dappertutto! Le ho già    detto cento volte di non immischiarsi nei miei affari.

Vallay — Poverina! Ha creduto di far bene.

Gabriele — Come lo può sapere una donna?

Vallay — Quando una donna è così intelligente come lei...

Gabriele — Tutte le donne sono intelligenti, ma non tutte sono assennate. (In altro tono)        Sentite, caro presi­dente, io accetto volentieri la direzione della vostra fabbrica …

Vallay (lo interrompe ridendo) — Ah ah! Lo credo,credo. Però non bisogna correr troppo,      mio      giovane amico. Prima dovete esporre le vostre pretese... Quanto chiedete?

Gabriele (serio) — Coi brevetti o senza?

Vallay — Coi brevetti, ei capisce!

Gabriele(dandosi delle arie) — Eh! la differenza è sostanziale.

Vallay — Io esigo tutta la vostra capacità di lavoro.

Gabriele — Ah! allora...

Vallay — Dunque?

Gabriele (corruga la fronte) — S'intende con la carica di direttore generale.

Vallay — Su questo punto decideremo più tardi.

Gabriele(riflette, poi dopo un lungo sospiro) — Al­lora … allora tremila pengo mensili.

Vallay (astuto) — Io vi offro di più: una partecipa­zione sugli utili netti … diciamo del dieci    per       cento.

Gabriele(con lieve ironia) — E a quanto ammonta deficit della vostra azienda?

Vallay(quasi offeso) — Oh oh! Ma che credete?

Gabriele — Ciò che importa è il fisso.

Vallay — No, la percentuale.

Gabriele — Anche quella. Però duemila cinquecento fìssi...

Vallay(pronto) — Vi dò il tredici per cento, invece.

Gabriele — Duemila quattrocento...

Vallay — Il quindici per cento...

Gabriele(con sempre minore resistenza) — Duemila trecento...

Vallay — Neanche per sogno!

Gabriele — Una fabbrica di sugheri importantissima mi offre...

Vallay(cava di tasca un libretto di assegni. Scrive) — Lasciamo andare. Io non sono    abitualo a mercanteggiare. Vi farò un'offerta... accettate « rifiutate... ma basta!

Gabriele — Allora... qual è la vostra offerta? (Durante queste ultime battute, dalla comune è  entrata inosservata Maddalena, che si presenta ora come Dedè. E' truccata da « donna          fatale »con le ciglia lunghe e rivolte all’insù. Ha lo sguardo languido, i gesti lenti e         morbidi, indossa un abito vistoso, guanti e scarpe eccentriche. Noia e posa. Parla con          affettazione e accentolievemente esotico. Ascol­ta ansiosa i due uomini che             mercanteggiano, pronta a intervenire al momento opportuno).

Vallay(pronunzia come un verdetto agitando l'assegno)- Mille pengo di fisso e il quindici        per       cento. Neanche un filler di più! C la mia ultima parola. Vi anticipo subito il primo           stipendio. Accettate? (Gabriele, il cui viso esprime il consentimento, sta per stendere la           mano; Maddalena svelta lo precede).

Maddalena(strascicando le parole annoiata e sdegnata)Che succede? E' da mezz'ora che        aspetto giù in macchina e voi intanto vi divertite a bisticciare con un uomo?...

Gabriele(si riprende subito. Con finto imbarazzo) — Piccina mia, va giù... vengo subito          anch'io.

Maddalena — Che vuol dire subito? Immediatamente verrete con me.

Vallay(macchinalmente mette rassegno in tasca. Ha osservalo affascinato Maddalena.            Sussurra a Gabriele) — Chi è?

Gabriele — E'… Dedè... la mia... la mia amica...

Vallay — Ancora un'altra donna? Incredibile! (Con un gesto galante va incontro a      Maddalena      e si inchina profondamente) Permettete signora che mi presenti. Sono   Giorgio Vallay.

Maddalena (porge solo un dito) — Vedo, vedo... Il famoso Vallay... il falegname a rotelle.

Vallay(offeso) — Chiedo scusa, signora... sono l'in­dustriale dei mobili.

Maddalena (annoiata) — Fa lo stesso! Poi mi farete una camera da Ietto mollo originale, in    madreperla e legno di rosa... col letto a rotelle.

Vallay(che nella sua eccitazione non riesce più a tenere il monocolo) — Volentieri...   lusingatissimo...

Gabriele(con finta nervosità) — Ma ora, cara, lasciaci un po' soli. Stiamo trattando di affari    molto importanti.

Maddalena(si siede nella poltrona accavallando le gambe in una posa procace) — Oh, di       affari? Mi inte­ressano. Li adoro addirittura. Continuate pure... conti­nuate... non mi         disturbate. (Prende dalla borsetta un portasigarette di smalto e ficca una sigaretta in un   lun­ghissimo bocchino).

Gabriele — Sii buona, mia piccola Dedè; non fare capricci... se ti dico di andare...

Maddalena(fa una smorfia sdegnosa con le labbra. Annoiata a Vallay) — Devo proprio          andarmene?

Vallay(con calore) — Rimanete, rimanete, ve ne prego! Sono felicissimo di avervi       conosciuto      e di po­termi trattenere con voi.

Maddalena(guarda intorno annoiata) — Fuoco... fuoco... nessuno mi dà fuoco?

Vallay (balza in piedi, accende un fiammifero lun­ghissimo e lo porge a Maddalena) —            Eccovi servita.

Maddalena — Muchas gracias! Dunque... siete in trattative... per un grosso affare?

Vallay(pronto) — Le trattative sono già finite. Ci siamo messi d'accordo proprio ora.

Maddalena(dimenticandosi, con la sua vera voce e con gioia) — Ah! siete d'accordo? (Si       riprende subito, con la voce di prima) Siete d'accordo? In che cosa?

Gabriele(con malcelato entusiasmo) — Il signor Val­lay mi assume nella sua fabbrica come     direttore generale.

Maddalena — Direttore generale! Questo si che è buono... (Languida) E' buono?

Vallay — Molto buono! E' un grande posto!

Maddalena — Gran posto... questo mi piace. Molto lavoro?

Vallay — Secondo...

Maddalena — Di giorno e di notte? Perché di notte non mi piace.

Vallay — Ma no, ma no, vi pare...

Maddalena — Grande stipendio?

Gabriele (senza dare importanza) — Non troppo...

Vallay — Grandissimo!

Maddalena — Questo mi piace. Per la piccola Dedè ci vuole molto denaro... E quanto è?

Vallay — Mille pengo e...

Maddalena(l'interrompe) — Alla settimana?

Vallay — Ma no, al mese.

Maddalena — Siete un tipo allegro... scherzoso.

Gabriele(che volge le spalle a Vallay ammicca a Mad­dalena. Marcato) — Dobbiamo ancora             mettere in iscritto i nostri accordi..

Vallay — Non c'è fretta... possiamo farlo anche nel pomeriggio.

Gabriele — Temo che nel pomeriggio la segretaria non ci sia. Devo chiamarla subito?

Maddalena(prendendo in giro Gabriele) — Chiama­tela, caro, chiamatela pure. Non mi           disturba affatto.

Gabriele (accetta il giuoco) — Non vorrei che ti ve­desse qui... Sai... per mia moglie!

Maddalena (con sdegno, annoiata) — La moglie... sem­pre la moglie! E voi, mio piccolo          Vallay, siete sposato?

Vallay (con calore) — Sono scapolo, libero!

Maddalena — Questo è bello, questo mi piace! (A Gabriele) Andate pure, tesoro! E chiamate            la vostra or­ribile segretaria! Io intanto me ne vado: non ci incon­treremo, non abbiate paura. Ciao! (Salutandolo con la mano) Ciao! (Gabriele, un po' meravigliato, esce a sinistra, esitante).

Vallay(va subito da Maddalena e dice in fretta, ec­citato) — Signora— cara piccola Dedè...     mi        permettete di chiamarvi così, non è vero? Vi devo dire una cosa urgentissimamente...     una      cosa molto importante.

Maddalena (seduta, sbadiglia) — Dite.

Vallay(con calore) — Voi... siete un faggio con delle bellissime venature! La più bella            donna che ho visto nella mia vita. La più bella donna del mondo!

Maddalena(annoiata) — Si dice …

Vallay (con calore, con furia) — Ditemi... che cosa ci trovale in quel Dobay, rozzo,     greggio?...       Lavora tutto il giorno... corre qua e là per guadagnarsi la vita e non gli rimane tempo per          nulla! Per voi ci vuole un uomo ricco, che vi curi, vi accarezzi, e vi ricolmi di tutte...

Maddalena(lo interrompe)— Dov'è quell'uomo?

Vallay — E' qui: sono io. Non sono proprio bello hello e giovane giovane, però mi difendo     ancora! Non ho sperperato le mie forze! Dice li proverbio: vecchia pialla, pialla bene.

Maddalena(sbadiglia) — Piallate bene? Davvero? Questo mi piace.

Vallay(agitato) — E il vostro indirizzo?

Maddalena — Non ancora …

Vallay— Almeno il numero del telefono …

Maddalena — Mistero!

Vallay — Come vi chiamate?

Maddalena — Dedè.

Vallay — No… il cognome.

Maddalena — E' un segreto.

Vallay — Vi scongiuro! (Maddalena alza le spalle, sorride civetta. Vallay, preso da un'idea    repentina) Al­lora permettetemi che almeno io vi dia il mio biglietto da visita. (Cava di         tasca rassegno firmato precedente­mente e lo preme in fretta nelle mani di Maddalena).

Maddalena(capisce soltanto ora di che si tratta. Con istintiva indignazione, uscendo     dalla parte)     — Ma che audacia è la vostra? Siete uno sfacciato! (Di colporiprendendosi. Guarda             annoiata, calma l'assegno) Ah... è un assegno— allora è             tutt'altra cosa. Questo mi       piace! Credevo che fosse un biglietto da visita. (Lentamente econ degnazione mette l'assegno nella borsetta).

Vallay (con voce roca) — Posso sperare?

Maddalena(lo guarda) — E che ne sarà del povero buon Gabriele?

Vallay — Non vi preoccupate. Sistemerò tutto io!

Maddalena — Però dovete trattarlo bene... non voglio che soffra, poverino— Insisto su          questo punto!

Vallay — Sarà fatto... Dunque... ditemi... posso spe­rare?

Maddalena(civetta) — Potete sperare.

Vallay (le afferra la mano e la bacia felice) — Vi rin­grazio, amore, vi ringrazio! (La spinge     verso l'uscio) E ora, andatevene, cara Dedè! Pensateci: Vallay... il re dei mobili! E voi sarete la regina.

Maddalena(con andatura provocante, si avvia al fondo. Giunta all’uscio si volge) — Salve,    piccolo Vallay! E salve anche a Gabriele!— Poverino— (Lo minaccia col dito)          Trattatelo        bene! Me l'avete promesso! (Via dal fondo. Vallay rimane estatico a guardare la             porta. Poi scorge sul tavolo i guanti di Dedè, li afferra, li annusa, se li      mette in tasca.             Anche in seguito, ricordandosi di Dedè, caverà fuori i guanti e farà lo stesso gesto. Dalla   porta di sinistra rientra Gabriele).

Gabriele (fingendosi seccato) — Non so dove può es­sersi cacciata la mia segretaria. Non la     trovo in nessun posto. Dedè è già andata via?

Vallay — Eh, da tanto tempo! (Con calore) E' una donnina affascinante.

Gabriele(con indifferenza) — Sì, una buona ragazza.

Vallay — E' bellissima!

Gabriele(tiepido) — Passabile!

Vallay — E ditemi... una domanda indiscreta... vi costa molto?

Gabriele — Precisamente quanto mi costa mia moglie.

Vallay — Mi piace il vostro senso di giustizia! (Fa­cendo il furbo) E non siete un po' stanco     di         lei?

Gabriele — No. Perché? Non si può mai esserne stan­chi. E' una donna divertentissima.

Vallay(c. s.) — Volevo dire... se per voi non sono troppe — tre donne nello stesso tempo…

Gabriele — Non sono troppe. Mi sono abituato. Poi— sono fatto così.

Vallay — Perchè in verità... anche moralmente non è corretto.

Gabriele(serio) — Questo è un affare personale, signor presidente. Strettamente personale.

Vallay — Va bene, va bene. Dicevo così— per dire... (Con finta indifferenza e senza dar peso)           E— dove abita— quella cara piccola Dedè?

Gabriele — Non Io so.

Vallay(ride) — Ah ah! Non lo sapete? Capisco— non volete dirmelo!

Gabriele— No.

Vallay — Siete geloso?

Gabriele — Sì.

Vallay — Ma davvero le volete bene? (Con ironia)A proposito… mi ha incaricato di dirvi      qualche cosa … di dirvi... (Con un gesto di saluto) Salve! L'ha pronun­ziato come se non        dovesse tornare più.

Gabriele(ride) — Oh tornerà, tornerà! E' certissimo— non può vivere senza di me neanche per          un'ora.

Vallay(con finta leggerezza) — Dunque— facciamo il contratto o no?

Gabriele(un po' insolente) — Possiamo anche farlo! Non ho nulla in contrario! Beninteso se   accettate le mie condizioni.

Vallay (sbalordito) — Le vostre condizioni?! Ma se eravamo d'accordo?!

Gabriele(duro) — Non eravamo d'accordo per nulla!

Vallay — Via, via...

Gabriele (ancora più duro) — Voi mi avete fatto una offerta ridicola. Stavo per rifiutare        quando Dedè ci ha interrotti. (Tagliente) Sentite, caro presidente, io sono un uomo che           bisogna pagare … pagare al suo giusto va­lore  …  e poi c'è dell'altro. Non sono abituato a      mercan­teggiare. E' una cosa che mi irrita, che mi fa diventare nervoso. Il mio prezzo è         tanto... Accettale o rifiutate … ma basta!

Vallay(ansioso) — E quant'è il vostro prezzo?

Gabriele(breve) — Ve l'ho già detto: duemilatrecento e il quindici per cento. Non un filler di             meno!

Vallay(con sempre minore resistenza) — E' un po' troppo...

Gabriele(insolente) — Allora mi rincresce, ma la nostra partita è chiusa.

Vallay (spaventato) — Non è chiusa affatto! Ho bi­sogno di riflettere...

Gabriele — E, s'intende, con la qualifica di direttore generale. E' la condizione base.

Vallay (più dolce) — Va bene...

Gabriele — E lo stipendio?

Vallay(dopo breve lotta interna) — Concesso.

Gabriele(con gioia repressa) — Insomma... siamo d'accordo su tutto.

Vallay(deferente) — Sì. (Dalla porta di sinistra entra Maddalena, trasformata in Ghita,          dattilografa. Sotto il braccio ha una cartella con dei fogli e una scatola di carta carbone.          Indossa un grembiulone nero che le copre completamente il vestito e la fa apparire goffa e       più grossa. Ha i capelli arruffati, grossi occhiali cerchiati di nero e il viso pallido senza trucco. Ha un paio di grosse scarpe e cammina con andatura dinoccolata. E' proprio il   tipo            della dattilografa sgraziata. Gabriele la guarda sorridente, Vallay con orrore).

Maddalena (con mala grazia) — Mi avete cercato?

Gabriele(con finta collera) — Si capisce che vi ho cercala. In tutti i buchi... come si cerca uno            spillo. In quale parte del mondo eravate?

Maddalena(offesa) — Sono uscita un momento! In fin dei conti anch'io sono un uomo!           (Goffamente fa un cenno con la testa verso Vallay e dice sgraziata) Buon giorno.

Vallay(con ribrezzo) — Buon giorno! (A Gabriele piano) Sarebbe questo il famoso tesoro?...

Gabriele — Proprio questo. (Maddalena e Vallay si guardano in cagnesco. A Maddalena)      Signorina Ghita! (Maddalena si volta di colpo) Non perdete tempo. Sede­tevi e scrivete.

Maddalena — Con sottocopia?

Gabriele(che non ha capito) — Come?

Maddalena(gridando) — Con sottocopia?

Gabriele — Due copie! (Maddalena si siede, si agita come per trovare una buona posizione. Si          alza, guarda lo sgabello, lo cambia di posizione per trovare un posto comodo, poi si siede        definitivamente ma si agita ancora un po' sullo sgabello, come farebbe un cane nel suo            cestino. Mette la carta carbone fra due fogli, li gira nella macchina da scrivere, li guarda        attentamente, si toglie una forcella dai capelli e pulisce una lettera, poi guarda con aria          arcigna verso Gabriele).

Vallay(subito) — Detterò io.        

Gabriele  — No, detterò io.

Vallay — Soltanto i punti essenziali. Il contratto de­finitivo lo farà il mio consulente.

Gabriele (a Maddalena in tono brusco, passeggiando su e giù) — Scrivete. Accordo   preventivo.      Giorgio Vallay...

Maddalena(mentre scrive) — Con due « elle » e « i greco » ?

Gabriele — Con due «1» e « y »... (Continua a det­tare)... proprietario e presidente del            Mobilificio Vallay, assume nella sua azienda l'ingegnere Gabriele Dobay con la qualifica        di direttore generale... (Siccome Mad­dalena si ferma un momento commossa, portandosi            una mano al cuore, per rincuorarla)Pronti? (Maddalena fa un cenno con la testa.         Gabriele continua a dettare) Sti­pendio...

Maddalena (con voce tremante guardando Gabriele)Stipendio?....

Gabriele (continua a dettare) — Duemila trecento... Scrivete in tutte lettere... duemila trecento          pengo di sti­pendio fisso mensile, e... (Maddalena smette di scrivere quasi pietrificata dalla     sorpresa. Gabriele, brusco, la ri­chiama all’ ordine) Perché non scrivete? Non avete            sentito? Duemila trecento di stipendio fisso mensile e il quindici per cento sugli utili netti.     Data...             eccetera... (A Vallay) Va bene così? Siamo a posto?

Vallay — Siamo a posto.

Maddalena(asciugandosi una lacrima, fissa Gabriele che di nascosto le sorride. Con le mani tremanti cava dalla macchina i fogli e li consegna a Gabriele il quale, a sua volta, ne   consegna uno a Vallay. 1 due uomini scor­rono il foglio, prendono fuori la penna         stilografica e fir­mano. Poi si scambiano i fogli e li rimettono in tasca insieme con le penne          stilografiche).

Vallay(stringendo la mano a Gabriele) — Auguri, caro direttore.

Gabriele — Grazie, caro presidente. (Improvvisamente Maddalena scoppia in un gran            singhiozzo, si china sulla macchina da scrivere e piange. Spaventato) Che c'è? Che avete?

Vallay — Che cosa è accaduto?

Maddalena(li guarda sorridente, con le lacrime nella voce) — Nulla... nulla... solamente...      solamente mi sono un po' commossa... Mi è venuto in mente qualcosa. Ho pensalo a tanti       poveri giovani, anche bravi ingegneri, che corrono su e giù per Budapest in cerca d'un Im­        piego. Ne conosco uno che per sette anni di seguilo... eppure è pieno di talento.

Vallay — Che sciocchezze! Il talento, prima o poi, si fa strada!

Gabriele(a Vallay, piano) — E' una ragazza un po' romantica, però ha un cuor d'oro!

Vallay(severo) — Non mi piace! Non mi piace! (Si avvia) Dunque, caro amico, arrivederci      domattina in fabbrica.

Gabriele (mentre accompagna Vallay al fondo) — A domattina. (I due uomini escono.           Maddalena si alza, guarda verso la porta. Dopo un momento torna Gabriele. Si gettano         uno nellebraccia dell'altro. Commosso) Devo tutto a te!

Maddalena(piangendo, con entusiasmo) — Gabriele! Gabriele mio!

Gabriele — Sei stata insuperabile! Hai recitato le tue parti come una grande attrice.

Maddalena — Sono molto brutta? Dimmi, mi ami un po' anche così?

Gabriele (si siede e la fa sedere sulle sue ginocchia)Ti amo sempre, sotto qualunque spoglia.

Maddalena (con rimprovero) — Come amante, ti credo!

Gabriele — Anche come segretaria.

Maddalena — E anche come cameriera?

Gabriele (l'abbraccia, la guarda) — Come moglie! (Bacia Maddalena. Durante il bacio, dal  fondo rientra   Vallay col cappello in lesta. Ha in mano i guanti e il bastoncino. Maddalena        e Gabriele continuano a baciarsi non accorgendosi della sua presenza. Vallay li guarda   pietrificato. Sul suo viso si legge l'indignazione).

Vallay(stizzito) — Basta una buona volta! (Brontola) E' incredibile! (Maddalena e Gabriele,   spaventati, si staccano).

Gabriele(balbettando) — Desiderate? Desiderate, caro presidente?

Vallay — Volevo far chiamare un tassì.

Gabriele (col tono del principale a Maddalena) — Non avete sentito? Perché rimanete lì         impalata? Un tassì al signor presidente! (Maddalena guarda titubante il telefono e           ammiccacon l’occhio. Gabriele brusco) Perché mi guardate? Siete sorda?

Maddalena — Ho capito... (Corre al telefono, fa tre numeri, poi) Pronti... un tassì, per favore...          (Breve pausa. Stupita) Come?... davvero?... (Verso Vallay) Dice che non se ne trovano...            pare che minaccino lo sciopero...

Vallay(che si era avvicinalo a Maddalena, seccato, quasi prendendosela con lei e con uno      sgarbato gesto delle braccia) — Al diavolo! (Si avvia irritato al fondo. Gabriele, mogio           mogio, lo segue. Giunto alla comune Vallay si volta e lancia un ultimo sguardo di ribrezzo          verso Maddalena. Poi a Gabriele) Però... quello che è troppo è troppo... e poi con un           mostro simile! Vergo­gnatevi! (Si gira sui tacchi e si avvia).

Gabriele(contrito alle sue spalle) — Che colpa ne ho se amo quattro donne?... (Vallay è già    fuori. Si volge, ridiscende in scena. Verso Maddalena con tutt'altro tono e aprendo le       braccia) ...in una sola?

FINE DEL PRIMO ATTO

ATTO II

Due mesi dopo. Tardo pomeriggio. Inverno. La scena rappresenta lo studio di Gabriele nel nuovo appartamento. Una stanza arredata molto modernamente e con ricca eleganza, però con gusto signorile. Comode poltrone. A sinistra una massiccia scrivania con lampada e telefono. Sulla scrivania incartamenti, disegni, libri, ecc. Dinanzialla scrivania un tavolino per la macchina da scrivere, aperto, che somiglia a quello del primo atto, però più artistico e di maggior valore. A destra un'ampia libreria piena di libri rilegati in pelle e davanti ad essa un tavolino da fumo con poltroncine intorno. Pesanti tappeti persiani. Contro la parete del fondo, ma ancora appog­giato in terra, e ben visibile, il ritratto di Maddalena del primo atto. I mobili sono tutti nuovi fiammanti. La luce elettrica è accesa. Tre porte: quella del fondo dà in anticamera; quella di sinistra in camera da letto e quella di destra in un salottino.

(Quando il sipario si alza, Gabriele è solo in scena, seduto alla scrivania e sfoglia delle carte. Dopo un at­timo dal fondo entra Bettina, la cameriera, giovane e carina. UT vestila in nero e bianco, molto civettuola. Il       20 suo sguardo, il modo di camminare, il sorriso, tutto in­somma, è insolentemente provocante. Dal conlegno di Gabriele si vede che non è indifferente alle attrattive della ragazza).

Gabriele(alza lo sguardo verso Bettina) — Che c'è figliuola? Cosa volete?

Bettina — La signora fa chiedere se prendete il tè in casa...

Gabriele — No, grazie.

Bettina — ...e se avete ancora molto da lavorare. Dice che in tutta la giornata non vi ha           nemmeno veduto.

Gabriele(un po' nervoso) — Passerò da lei.

Bettina — Sì signore. (Si avvia al fondo mentre guarda con civetteria Gabriele che la segue    con gli occhi).

Gabriele(un po' incerto) — Sentite, Màriska....

Bettina (si volta e sorride) — Dite a me, signore?

Gabriele — A voi, naturale.

Bettina  (ride) — Ma io non sono Màriska... mi chiamo Bettina.

Gabriele — Già già, dimentico sempre. La cameriera di prima si chiamava Màriska. Eppure    sono due mesi che è andata via...

Bettina — Desiderate, signore?

Gabriele (un po' imbarazzalo) — Ma che volevo?... non mi ricordo più... Va bene, Bettina,     potete andare. (Bettina si avvia di nuovo, Gabriele la segue con lo sguardo come prima. Bettina giunta alla porta, di colpo si afferra una gamba).

Bettina(spaventata) — Oh mio Dio!

Gabriele — Un crampo?

Bettina(mentre, mette un po' di saliva su un dito e bagna la calza) — No, signore... peggio,     peggio... si è smagliata la calza! (Mostra a Gabriele)Guardate un po'...

Gabriele(mentre guarda con visibile interessele gambe ben formate di Bettina, scrollando il    capo) — Ah perdinci!

Bettina — Per queste disgraziate calze non c'è saliva che basti! (Mentre fa vedere sempre più audacemente la sua gamba) Se avessi le gambe grosse capirei... ma cosi... come potete             vedere anche voi... (Mostra) Eppure si smagliano ad ogni momento.

Gabriele(osservando più attentamente) — Si è fatto un buco grande come un occhio.

Bettina — Più tardi andrò al negozio e mi senti­ranno... (Sorridendo) Occhio per occhio!

Gabriele(cava dal portafoglio un biglietto da dieci pengo e lo consegna a Bettina) — Ecco,    prendete, compratevene un altro paio.

Bettina (felice) — Oh grazie, grazie... che cavaliere compito! Vi sarò sempre grata...

Gabriele (mentre le batte sulle braccia) — Va bene, va bene.

Bettina (civetta, provocante) — ... e se posso esservi utile non avete che a dirmelo... Per voi    farei volentieri qualunque cosa... (Nel mezzo della frase dalla comune entra Susanna la    dattilografa. Ha due grandi cartelle con la corrispondenza da firmare. Bettina subito     ammutolisce. Susanna è molto carina; vestita all'ultima moda con un abitino provocante).

Susanna(un po' stizzita) — Scusate, signor direttore è mezz'ora che aspetto fuori.

Gabriele (a Bettina) — Perché non mi avete annun­ziato la signorina?

Bettina(scrolla le spalle) — L'ho dimenticato. (Sfac­ciata) Non sapevo che la signorina fosse   così importante per il signore. (Esce dalla comune mentre squadra con disprezzo Susanna.         Dal tono delle battute seguenti si capirà che i rapporti dei due sono piuttosto        confidenziali).

Gabriele(gentile) — Che -c'è di nuovo, cara Susanna?

Susanna — Ho la poeta serale. Volete firmarla, si­gnor direttore?

Gabriele — Naturale! Datemela.

Susanna(mentre pone davanti a Gabriele una delle cartelle) — Se permettete vi aiuterò.

Gabriele — Grazie. (Susanna si mette alle spalle di Gabriele e mentre lui macchinalmente      firma, Susanna con la sinistra prende i fogli e con la destra asciuga le firme con un      tampone, in modo che quasi abbraccia Gabriele. La vicinanza e il profumo della ragazza        lo turbano. Intanto procede ildialogo) Ci sono novità nella fabbrica?

Susanna — Niente di speciale. Soltanto il presidente ha cercato di voi.

Gabriele— Che cosa vuole ancora?

Susanna — Non l'ha dello. Brontolava. Pareva che fosse in collera.

Gabriele — In collera?

Susanna — Sì sì. In questi ultimi tempi si è com­pletamente cambiato. E' brontolone, impaziente,          non si riconosce più.

Gabriele — Credete che ce l'abbia con me?

Susanna(un po' imbarazzata) — Ma... se mi è lecito parlare... credo di sì.

Gabriele(alza lo sguardo su lei) — Ha detto forse qualche cosa?

Susanna(reticente) — Non vorrei fare pettegolezzi

Gabriele — Dite, dite sinceramente. Non vi tradirò, e state tranquilla.

Susanna(reprimendo un sorriso) — Sapete che fa il moralista... parlava della vostra condotta in           termini non troppo lusinghieri…

Gabriele(irritalo) — Della mia condotta?

Susanna — Scusate... non ve la prendete con me! Io non ho nessuna colpa.

Gabriele(brontola) — Vecchio somaro!

Susanna(con familiarità insolente, mentre asciuga) — Credo che sia geloso di voi... che soffra,            poverino, perché(marcalo) siete molto amato dalle donne. (Nel mezzo della frase da            sinistra compare Maddalena. Ha un abito da casa molto elegante ma corto. Rimane ferma         sbalordita e li guarda muta. Gabriele e Susanna che vol­gono le spalle alla porta non si          accorgono di lei).

Gabriele (alza lo sguardo su Susanna) — Io?... dalle donne?

Susanna(con un sorriso sfaccialo) — Lo sanno tutti a Budapest e noi siamo orgogliosissime del           nostro di­rettore generale.

Gabriele — E voi ci credete?

Susanna(abbassa gli occhi con finta timidezza. A bassa voce come se facesse una dichiarazione            d'amore) — Ionon lo so— (Gabriele la guarda, sembra che voglia dire qualche cosa, ma        poi in fretta ricomincia a firmare. Susanna si china tutta sopra di lui, sfiorandolo e con           zelo      gli porge le lettere. La mano di Gabriele si ferma, suo sguardo si indugia sul braccio    nudodi Susanna. Maddalena adagio, cautamente, si ritira inosservata. Su­sanna, come   ricordando) A proposito— sono venuti a cercarvi— quella tale persona... insomma          capite benis­simo— quella che è venuta più di una volta... come si chiama?

Gabriele(subito con interesse posando la penna) — Lilì... Lilì Kozman.

Susanna(con disprezzo) — Sì... qualche cosa del ge­nere.

Gabrielepremuroso) — Che ha lasciato detto?

Susanna — Non so— parlava di una chiave che le avreste promesso— Del resto vi telefonerà più tardi, qui.

Gabriele(c. s.) — Quando?

Susanna — Questo poi non l'ha precisato. (Con ironia) Ma non vi preoccupate! Telefonerà,      telefonerà— non se ne dimenticherà di certo. (Prendendo un foglio passa il braccio quasi        sotto ilnaso di Gabriele).

Gabriele(con affettata indifferenza) — Che buon odore ha la vostra pelle, piccola Susanna.

Susanna (civetta) — Vi piace?

Gabriele — E' un profumo magnifico.

Susanna — Infatti... piace a tutti. (La porta del fondo si apre. Prima si vede soltanto la cima di            una doppia scala, poi appare anche Giovanni che la porta. Dietro a Giovanni è          Maddalena      e per ultima Bettina che ha in mano un martello e dei chiodi).

Maddalena(a Giovanni, disinvolta, come se non ve­desse neppure Gabriele e Susanna) —        Mettete lì, Gio­vanni— (Indica la parete contro la quale è appoggiato il suo ritratto.         Giovanni eseguisce).

Gabriele (sbalordito) — A che serve quella scala? Che devi fare?

Maddalena(disinvolta) — Voglio appendere il mio ritratto.

Gabriele — Adesso?... mentre lavoro?

Maddalena — Anche noi lavoriamo. (Ironica) Voi col tampone e noi col martello.

Susanna(a Maddalena, un po' sostenuta) — Buona sera, signora.

Maddalena (fredda) — Buona sera, signorina.

Gabriele(nervoso) — Scusa, tesoro— devi comprendere che il mio è un lavoro urgente...

Maddalena — Ed io mi annoio. (Senza dar peso) Ci sbrighiamo subito. (Come trattenendolo  con      la mano) Resta, resta pure— non ti disturbare cuoricino mio— (Con ironia a Susanna) E   voi, cara signorina, continuale tran­quillamente come se io non ci fossi. (AGiovanni) Sa­lite,      sbrigatevi! Vi daremo dopo il quadro. (Giovanni eseguisce, sale in cima           alla scala che Bettina col piede tiene ferma. Gabriele sospira, continua a firmare, ma ora Susanna gli          sta       più lontana e gira i fogli da un lato in modo da non toccarlo. Maddalena prende il ritratto e          lo dà a Bettina che, alzando le braccia, lo consegna a Giovanni. Questi     lo appoggia al            muro).

Giovanni — Sta bene, cosi, signora?

Maddalena(osserva un po' da lontano) — Un po' più in alto... un po' più in basso... Ecco... ora           un pochino a sinistra... no, un po' più a destra... ancora... ancora... adesso è troppo...      troppo... ecco, così. Avete fatto un segno?

Giovanni — Si signora.

Maddalena(con un leggero tono di rimprovero) — Bettina... figliuola mia, dalle il chiodo e il martello a Giovanni. (Bettina, che guardava Gabriele, trasalisce. Con­segna. Giovanni   comincia a battere sul chiodo)

Gabriele(nervoso) — Ma così non si può lavorare.

Maddalena(calma) — Finiamo subito, caro. (A Gio­vanni, il quale continua a battere ma non  riesce a con­ficcare il chiodo) Cosa c'è, Giovanni, non entra?

Giovanni(solenne) — Abbiamo incontrato un sasso, signora.

Bettina(sfacciata a Giovanni) — Scendete, non siete buono a nulla! (Gli prende di mano il     martello e il chiodo) Date a me! (Da un lato della scala scende gof­famente Giovanni e nello stesso tempo dall’altro lato con grazia e leggerezza sale Bettina che con un unico      colpo di martello conficca il chiodo, poi appende il ritratto che Giovanni le porge. Il colpo        ha fatto balzare Gabriele che alza nervosamente la testa, ma i suoi occhi poi si fermano sulle gambe di Bettina).

Maddalena(se ne accorge. Dopo breve pausa, con ve­lata ironia, equivocando) — Ti piace?

Gabriele(involontariamente) — Molto! Molto!

Maddalena — Ti pare che stia bene a quel posto?

Gabriele (riprendendosi) — Ah sì... molto, molto bene.

Maddalena(a Bettina) — Allora, Bettina, adesso po­tete scendere. (Bettina scende e aiuta        Giovanni a portar fuori la scala. Maddalena li segue ma si ferma sulla soglia) Ne avete         ancora per molto?

Gabriele(mentre continua a firmare) — Pochi minuti...

Maddalena(impaziente e nervosa) — Smetti una buona volta! E' da stamattina che ti aspetto.

Gabriele — Subito!

Susanna(con ironia velata a Maddalena) — Un po' di pazienza, signora, ci sbrigheremo            presto... al massimo un centinaio di lettere ancora.

Maddalena(a passi lenti si avvicina a Susanna come una belva alla sua preda. In tono minaccioso) — Andate via, vi prego... lasciate in pace mio marito...

Susanna(risentita) — Sicuro che lo lascio in pace. Che credete? Sono una ragazza per bene,      io!... relati­vamente...

Gabriele(chiude la cartella, si alza. A Susanna) — Beh, andate, figliuola, continueremo          domani. (Madda­lena si allontana, va al tavolino a sinistra, prende una sigaretta e.          l'accende. Intanto Susanna, raccogliendo le let­tere sulla scrivania, si strofina di nuovo    contro Gabriele che, con un gesto della mano, proprio quando Maddalena si volge verso      di loro, le consiglia la prudenza. Gabriele si accorge che Maddalena ha visto).

Susanna (mentre rapidamente si avvia al fondo, a denti stretti a Maddalena) — Buona sera.

Gabriele — Buona sera, Susanna. (Susanna via dalla comune. Con un riso forzato come per   giustificarsi) A momenti l'abbracciavo! La forza dell'abitudine!... Mi pare sempre di avere            te vicino.                    

Maddalena — Vedo che ve la intendete bene...

Gabriele — Che dici, Maddalena?

Maddalena — E' una bella ragazza.

Gabriele — Sì sì.. (riprendendosi) Cioè...

Maddalena — E' tanto bella quanto sfacciata.

Gabriele — No no... soltanto un po' troppo libera di modi. Però è molto onesta,..

Maddalena— Relativamente...

Gabriele — Sai... le ragazze di oggi—

Maddalena(ironica) — Lo so.

Gabriele(con un riso forzato) — Eh eh... spero che non sarai gelosa...

Maddalena — Perchè dovrei essere gelosa? Però se fossi in le non le permetterei di starmi tanto         vicina.

Gabriele(sospettoso, indagando) — Che intendi dire?

Maddalena(imita il gesto di abbracciare) — Questo—

Gabriele (impaccialo, subito, con leggerezza) — Il lavoro in comune crea una certa intimità., ma non si­gnifica nulla... devi capirlo—

Maddalena — Capisco, capisco., però una volta quella certa intimità era solo per me.

Gabriele — Maddalena, che dici?

Maddalena(scherzosamente ma in fondo con una punta di sincero rimprovero) — Allora tu mi           appartenevi in­teramente... ora invece devo dividerti con tante altre donne... C'è chi ti spazzola i vestiti... chi ti prepara la colazione... chi scrive le lue lettere... (Con un sospiro)         Tu hai avuto un magnifico impiego... sei diventato di­rettore generale... io invece, in un      colpo solo, ho perduto tutti i miei impieghi... Oramai non sono che moglie.

Gabriele(un po' irritato) — E' colpa mia, forse?

Maddalena — Sicuro! Mi hai tolto dalla cerchia del suo lavoro, hai licenziato Màriska, hai      mandato via Ghita.. e chi sa... domani romperai anche con Dedè. (Gabriele sta per       rispondere quando squilla il telefono. Maddalena fa un gesto verso l'apparecchio, ma   Gabriele la precede e alza il ricevitore).

Gabriele(al telefono) — Pronti... sono Dobay... (Im­barazzalo mentre di tanto in tanto guarda Maddalena) Buona sera... si sì... la mia segretaria me lo ha riferito— no... ora no... è     impossibile... mi rincresce... domani, sta bene. Ve la farò avere... provvederò io... (Breve          pausa) Dovreste capire che ora non posso... ecco, benissimo— no, qui no... d'accordo...         accetto.... no no... sì sì... arri­vederci! (Riattacca, guarda Maddalena con l'aria del             colpevole. In fretta) Clienti...

Maddalena(un po' ironica) — Davvero? (Breve pausa).

Gabriele(cauto) — Dimmi, Maddalena, mia... l'hai ancora tu la chiave del nostro vecchio       appartamentino?

Maddalena — Naturale che l'ho. Perchè?

Gabriele — C'è una persona che se ne interessa.

Maddalena — Chi è?

Gabriele(con finta disinvoltura) — Una piccola orfanella. L'hanno mandata via di casa.          L'aiuterei volentieri.

Maddalena — Parlavi con lei, ora?

Gabriele (un po' impacciato) — Sì …

Maddalena — Dunque, non erano clienti …

Gabriele(sempre più confuso) — Sì., cioè... non era lei, era suo padre...

Maddalena — Un'orfanella ha il padre?

Gabriele — Veramente... il padrigno— Verrà per la chiave per poi andare a vedere     l'appartamentino.

Maddalena — Con chi?

Gabriele — Con me.

Maddalena(con malizia) — Non darti tanta pena, caro! L'accompagnerò io. Mandala da me.

Gabriele(in imbarazzo) — No no... impossibile.

Maddalena — Perchè? Io non ho nulla da fare.

Gabriele — Vedi... non ti conosce... si sentirebbe a disagio.

Maddalena(con dolcezza, ma decisa) — La chiave non me la faccio portar via.             Quell'appartamentino pic­colo, modesto, era mio, soltanto mio... non come questo, che è       bello, grande, ma... (Dal fondo entra Bettina).

Bettina(Gabriele) — C'è la signorina Lili Kozman. Devo farla passare?

Gabriele(imbarazzato) — Un momento. Suonerò. (Bettina esce).

Maddalena — E' l'orfanella?

Gabriele(nervoso) — Si, è lei... E ora lasciami solo per un momento.

Maddalena — Perchè? Ho tanta voglia di conoscere quella piccola orfanella...

Gabriele (impaziente) — Non scherzare! Ti prego, va va.

Maddalena — Come vuoi. Però la chiave non la con­segno e l'appartamento glielo farò vedere            io.

Gabriele (sempre più nervoso) — Ma renditi conto una buona volta! Non posso confessarle che         li abita­vamo noi... in un'unica stanza. Che figura ci faremmo?

Maddalena — E allora che cosa le hai detto?

Gabriele — Che... che lo tenevo per la mia amante.

Maddalena (spaventata) — Per la tua amante?

Gabriele — Per Dedè, naturale—

Maddalena(colta da un'idea) — Benissimo! Allora sarà Dedè che le farà la consegna   dell'appartamento.

Gabriele(nervoso) — Lasciala stare Dedè... non esiste più. L'abbiamo uccisa.

Maddalena — Chi l'ha uccisa? Io? Tu?

Gabriele — L'essenziale è che non ci sia più. E' spa­rita dalla nostra vita. E basta con gli scherzi.

Maddalena — Gabriele! Quando non si scherza più la vita è finita. (Bettina entra dal fondo).

Bettina — La signorina è impaziente. Se ne vuole andare.

Maddalena — E vada pure!

Gabriele(agitato) — Pregatela di aspettare ancora un momento. Sarò subito da lei. (Bettina    via).

Maddalena — E' cosi importante per te quella donna?

Gabriele(impaziente) — Ma che importante! Le ho chiesto io di venire qui. Non posso non     riceverla. Sa­rebbe un'offesa.       

Maddalena(mentre si avvia verso sinistra) — Allora dille che domani alle cinque l'aspetto       nella vecchia casa.

Gabriele (sta per rispondere qualcosa ma Maddalena gira sui tacchi ed esce a sinistra.           Gabriele rimane un momento indeciso, riflette, scrolla le spalle, corre alla porta del fondo       e l'apre. Versofuori) — Favorite, vi prego. (A Lili che entra) Scusatemi se vi ho fatto    aspet­tare. (Lili è una graziosa donnina vestita in modo appa­riscente. Ha il tipo della Dedè        creata da Maddalena, ma è un'edizione più volgare. Però come Dedè ha le stesse pose             stanche e annoiate).

Lili — Siete sempre così preso? Non avete mai tempo per nulla…

Gabriele(in tono complimentoso) — Per voi ho sem­pre tempo.

Lili — Veramente non me ne sono accorta …

Gabriele — Dovete perdonarmi. Oggi si sono accumu­late tante cose…

Lili — A casa mia, la consegna è: prima Lili e poi tutto il resto…

Gabriele (ridendo) — Cercherò di uniformarmi an­ch'io.

Lili — … e non mi si può liquidare per telefono con quattro paroline. Con me bisogna essere    sempre gentile e galante.

Gabriele — Ma non ero solo.

Lili — Lo so. C'era anche vostra moglie.

Gabriele — Come lo sapete?

Lili (con superiorità) — Eh via! Se un uomo risponde per telefono ad una donna: «si si— no    no— » ed usa dei periodi brevi spezzati... allora si può essere certi che è il marito che            parla, non l'uomo.

Gabriele — E tra i due c'è una differenza?

Lili(ride) — Immensa! Sono agli antipodi. L'uomo è insolente e audace; il marito educato e      vile…

Gabriele — Non tutti, intendiamoci.

Lili — In massima parte— però pochi lo riconoscono.

Gabriele — Avete un abito elegantissimo.

Lili — Sì... sono vestita bene— però non ho ancora una casa.

Gabriele(imbarazzato) — C'è un piccolo contrattempo per la casa, o meglio per la chiave. Non          ho potuto procurarmela. L'ha ancora l'inquilina di prima.

Lili (lo guarda, ironica) — La signorina Dedè.

Gabriele (sbalordito) — Lo sapete? E come lo sapete?

Lili (ride) — Tutta la città ne parla.

Gabriele (c. s.) — Che dite? (Riprendendosi) E io mi illudevo che…

Lili — Oh beata ingenuità! A Budapest tutti sanno tutto di tutti.

Gabriele— Che magnifica città!... Sanno perfino quello che non è vero.

Lili (lo fissa) — E ora— fra voi due... non c'è più nulla?

Gabriele — Nulla! Non c'incontriamo nemmeno.

Lili — Stanchezza? Sazietà?

Gabriele(riflettendo, come esaminandosi) — No… questo non potrei dirlo … Soltanto … non           è facile spie­gare… qualche cosa era mutato fra noi. Cominciava ad essere una             moglie…come tutte le mogli…

Lili — Ahi ahi!

Gabriele(continua) — ... era presa dalla mania della casa, dell'ordine… mi rimproverava il      mio      troppo lavoro… non ci vedevamo più con gli occhi di una volta e così sono rimasto         solo.

Lili(con convinzione) — E' un errore! Quando un uomo si lascia solo cominciano subito i guai.

Gabriele — Una volta essa per me rappresentava tutte le donne. Ora invece una sola donna. Comincio a sentire la mancanza delle altre... e perciò le cerco.      

Lili(provocante) — E avete già trovato una... sup­plente?

Gabriele(la guarda sorridendo. Galante) — Credo di essere sulla buona strada!

Lili(ride) — Perciò la signorina Dedè è gelosa e non vuole consegnare la chiave. E' così?

Gabriele(imbarazzato) — Vuole lei stessa farvi ve­dere l'appartamento.

Lili (con leggerezza) — Va bene. Si accomodi pure. Non ho nulla in contrario.

Gabriele — Non vi dispiace?

Lili — Perchè dovrebbe dispiacermi?

Gabriele — E' una situazione un po' strana... Pove­retta! E' una creatura molto sensibile. Non le          parlate di me, vi prego.

Lili — State tranquillo, caro. Noi donne ci conosciamo e sappiamo come trattarci. Ci propiniamo         le cose più micidiali con un sorriso angelico.

Gabriele — Non le fate male.

Lili — Non ci penso nemmeno. Sarò gentilissima con lei. Tutto sta a sapere se il suo nuovo       appartamento è più grande o più piccolo dell'antico.

Gabriele — Oh! più grande... più bello...

Lili — Allora siamo a posto. Non c'è donna al mondo che non preferisca le cose migliori. E      quando potrò vederla?

Gabriele — Domani alle cinque.

Lili — Ci sarete anche voi?

Gabriele(imbarazzato) — Forse...

Lili(senza dar peso) — A proposito... e la pigione? Spero che non sia molto alta.

Gabriele — Modesta... molto modesta. Per il trimestre in corso l'ho già pagata io e... sarei      felicissimo se voleste accettare...

Lili (protesta per formalità) — Oh vi pare... perché volete disturbarvi?

Gabriele — E' una cosa da nulla... non vale neanche la pena di parlarne.

Lili — E l'arredamento? E' compreso?

Gabriele — I mobili sono incastrati nelle pareti. Anche volendo non si potrebbe portarli via...

Lili — Come siete carino, Dobay...

Gabriele (con enfasi) — Voi siete carina, piccola Lili, non io...  

Lili(provocante) — Saremo buoni amici?

Gabriele — Dipende da voi.

Lili (sorridendo, piano) — E allora saremo buonissimi amici... Io mi conosco...

Gabriele — Grazie! (Le prende la mano, gliela bacia e poi la trattiene) Dunque, siamo intesi...           domani alle cinque. Via Verpeleti 24. Non ve ne dimenticate.

Lili — Non c'è pericolo! Arrivederci. (Mentre Ga­briele le bacia di nuovo la mano, ora più a     lungo, dal fondo entra Vallay che porta adesso gli occhiali fissi. Si ferma di botto sulla        soglia e guarda Lili con gli occhi sbarrati. Lili si accorge subito di lui e gli sorride         sfacciatamente. Gabriele invece lo vede soltanto dopo il baciamano).

Gabriele(sorpreso) — Oh, presidente! (A Lili, mentre l'accompagna fuori) Di nuovo   arrivederci,      (Lili esce).

Vallay — E' incredibile! Ogni volta che entro nel tuo studio tu baci una donna!

Gabriele — E' incredibile! Ogni volta che bacio una donna tu entri nel mio studio!

Vallay(con crescendo) — La finirai una buona volta, altrimenti te la farò finire io!

Gabriele — Che cosa?

Vallay(c.s.) — Tutto ha un limite! Non ti bastano le donne che hai già? Un'altra nuova, adesso?

Gabriele (energico) — Non gridare!

Vallay — Tante donne per un solo uomo! E' antiso­ciale! Questo è monopolio! Capitalismo!    Accaparramento!

Gabriele — Ma di quali donne parli?

Vallay — Di questa... e delle altre... delle nuove e delle vecchie. Dovunque si guardi c'è una   donna. Basta, basta! E' proibito il cumulo delle cariche!

Gabriele(con un gesto) — Calmati, calmati! Ti spie­gherò.

Vallay(stizzito) — Non mi spiegare nulla! Non oc­corre! Tutte le ragazze della fabbrica sono    innamorate di te.

Gabriele — Ed è colpa mia?

Vallay — Certo! La tua cattiva reputazione le attira. E' una follia collettiva. Si sa che ami       quattro donne alla volta, e basta questo per far impazzire tutte le altre.

Gabriele — Sciocchezze! Chi vuoi che Io sappia?

Vallay — Tutti! Tutta la città. E' di pubblico do­minio. Sei il Casanova di oggi...

Gabriele(in collera) — Chi è il farabutto che mette in giro sul mio conto simili calunnie?

Vallay — Se proprio vuoi saperlo... io.

Gabriele — Tu?!

Vallay — Si, io. Per vendicarmi. Ti metto alla berlina affinché tutti ti conoscano.

Gabriele — Inaudito!

Vallay — L'ira mi bolle dentro. E' un'ingiustizia. A te tutte e a me niente?! Oggi che tutto è   tesserato, dov'è l'equa distribuzione dei beni?

Gabriele — Ma insomma, che pretendi?

Vallay — Una fra le tante: Dedè.

Gabriele (stupito) — Dedè?

Vallay — Cedimi Dedè e tieniti le altre.

Gabriele(confuso) — Con Dedè... non c'è più nulla.

Vallay — Allora dammi il nome e l'indirizzo.

Gabriele — Non li conosco.

Vallay — Ecco, vedi? Mentisci per tenerla ancora in tuo potere. La terrorizzi, poverina!

Gabriele — Io la terrorizzo?! Come ti salta in testa?

Vallay(cava di tasca un assegno e lo sventola sotto il naso di Gabriele) — Ecco la prova! Il    corpo del reato!

Gabriele — Che cos'è?

Vallay — Un assegno. Gliel'ho dato due mesi fa.

Gabriele(sbalordito) — Tu hai dato un assegno a Dedè?

Vallay(ipocrita) — Per renderti un servigio. Per li­berarti di lei!

Gabriele(agitato) — E Dedè lo ha accettato?

Vallay — E' una donnina intelligente!

Gabriele(fuori di sè) — Lo ha accettato?!

Vallay — Già... ma poi me lo ha rimandato.

Gabriele (con un sospiro di sollievo ride) — Ah! dunque esistono ancora donne oneste al       mondo!

Vallay — No. Donne oneste, in astratto, non ne esi­stono... esistono soltanto donne innamorate.         E soltanto le donne innamorate sono oneste. (Stizzito) Dedè mi ha rimandato l'assegno perché ti ama ancora e tu non la lasci libera. Però me lo ha rimandato senza una parola. E            questo mi ha esasperato. Farò un repulisti!

Gabriele — Calma! Calma!

Vallay— Calma un corno! (Solenne) Devi scegliere tra Dedè e il posto. Ecco il dilemma.

Gabriele(impaurito) — Vorresti mettermi alla porla?

Vallay(risoluto) — Si. O tu liquidi lei, o io liquido te. Non transigo.

Gabriele(quasi fra sè) — Ma è impazzito!

Vallay(furibondo) — Non mi muovo di qua finché non mi farai apparire Dedè.

Gabriele (disperato) — Ma come faccio? Ti ripeto die non so nemmeno dove abita.

Vallay(gelido) — Non mi interessa. Arrangiati. Ti dò un'ora di tempo. Ed esigo che tu la        finisca con lei, qui davanti ai mici occhi.

Gabriele — Non sai che cosa mi chiedi!

Vallay(quasi schiumando dalla rabbia) — Non mi menerai più per il naso, figliuolo mio.         Vedrai di che legno sono fatto. Sono duro come il faggio.

Gabriele(calmandolo) — Metti giudizio, caro Giorgetto.

Vallay — Ormai è troppo tardi.

Gabriele(accasciato) — Va bene, allora... Se proprio lo vuoi parlerò con Dedè.

Vallay(trionfante) — Ah ah! Dunque Io sai dove abita!

Gabriele — Non lo so ma la cercherò... Dammi un po' di respiro. Tra qualche giorno...

Vallay (irremovibile) — Fra un'ora.

Gabriele — E' impossibile.

Vallay(risoluto avviandosi al fondo) — Allora ab­biamo finito!

Gabriele (gli corre dietro) — Presidente! Per amor di Dio!

Vallay (dalla soglia ad alla voce) — Domani riceverai la lettera di licenziamento. Ciao. (Sta    per uscire quando da sinistra corre dentro spaventata Maddalena).

Maddalena (sgomenta) — Che c'è? Che è accaduto? Qualche guaio?

Vallay(ancora fuori di sè, ansante) — Signora... non volevo dirvi nulla, ma quello che fa        vostro marito…

Gabriele(energico) — Taci!

Maddalena(agitata) — No no! Parlate pure! (Vallay sta per dire qualche cosa, ma       d'improvviso si ferma e guarda con gli occhi sbarrati Maddalena) Perchè non parlate?       Perché non parlate? Perchè mi fissate a quel modo?

Vallay(incerto, continuando a fissarla) — Non so— mi rammentale tanto una persona... Dove            ho visto un volto come il vostro? (Stizzito) Non riesco a ricordarmi.

Maddalena (in fretta) — Non ve ne preoccupate, ora… Che cosa fa Gabriele?

Vallay — Lo licenzio— lo caccio via!

Maddalena — Per amor di Dio! Perchè?

Vallay — Non posso tollerare che la mia onesta fab­brica sia diretta da un mostro di immoralità.

Gabriele — Non ti permetto...

Maddalena — Un mostro? Il mio Gabriele?!

Vallay — E' un albero marcio… roso dal tarlo!

Maddalena — Da quale tarlo?

Vallay(solenne) — Ebbene! Sappiate signora che vostro marito vi tradisce!

Maddalena (con finta indignazione) — Oh cielo! Ga­briele … tu mi tradisci? E’ vero?

Gabriele — Macché!

Vallay — Sicuro… e con diverse donne nello stesso tempo… simultaneamente...

Gabriele — Non dargli retta! Vaneggia!

Vallay — Una delle sue amanti si chiama Dedè. E' la più carina di tutte. (Con enfasi) Oh la    vedeste... è una donna pericolosissima! Ve lo dico io. State attenta. Vi ruberà vostro         marito.

Maddalena (con finta disperazione) — Ma parla anche tu. Dì che non è vero.

Vallay(severo a Gabriele) — Oseresti negare?

Maddalena — Avanti!

Gabriele(con aria contrita) — Si— Io confesso— Dedè era la mia amante.

Maddalena — Oh Dio… svengo!

Vallay (trionfante) — Ecco! Così è fatto vostro marito.

Gabriele — Ma ora tutto è finito.

Vallay — Ma che finito e finito. Fosse vero! Lo co­stringeremo noi a finirla unendo le nostre   forze. E’ vostro interesse che…

Gabriele(stizzito) — Perché sobilli mia moglie?

Vallay (a Maddalena) — E' scandaloso che abbia una amante! Se almeno fosse scapolo...

Maddalena(ironica) — Avete ragione... non posso tol­lerarlo.

Vallay — Benissimo. Non mi aspettavo da meno da voi.

Gabriele(a Vallay) — Finirò per ammazzarti!

Vallay(a Maddalena) — Dovete esigere che rompa subito questa relazione.

Maddalena (a Gabriele) — Lo esigo! Hai capito?

Vallay(trionfante a Gabriele) — Non c'è via di scampo! Fa venire Dedè qui e parlale in           presenza nostra.

Maddalena(ora veramente spaventala balbetta) — An­che in presenza mia? Mi pare esagerato!           E' proprio necessario?

Vallay — E' l'unico modo. Per strappare una donna ad un uomo occorrono: un'altra donna che la       cacci via e un altr'uomo che la raccolga.

Maddalena — E dov'è l'altro uomo?

Vallay (chinando modestamente gli occhi) — Ci sarà… ci sarà… lo troveremo!

Gabriele(a Maddalena) — Non ti posso esporre a tanta umiliazione.

Maddalena — Pretendete che parli con una donna simile?

Vallay — Insisto, insisto. Sono un uomo all'antica… non sopporto l'immoralità altrui. O si farà          come dico io o il posto è perduto.

Maddalena(capisce che è inutile opporsi. Decisa) — In conclusione, che cosa pretendete?

Vallay(risoluto) — Che Gabriele telefoni a Dedè e la faccia venire qui subito subito.

Maddalena (riflette un momento, poi risoluta a Ga­briele) — Telefona!

Gabriele(non comprende ancora il gioco) — Come faccio a telefonare? Non ha il telefono—

Vallay(gridando) — Mentisce! Mentisce!

Maddalena(a denti stretti, energica) — Non hai capito ancora?... Telefona! Subito! In             presenza mia! Lo voglio! Lo esigo!

Vallay — Benissimo. Siete una donna magnifica.

Gabriele (guarda Maddalena interrogativamente, poi capisce e di mala voglia, fingendo di     cedere alla violenza, va al telefono e fa un numero. Imbarazzato) — Pronti... Dedè?.. Si,           sono io… Prendi subito un tassi e vieni da me... a casa mia... si sì, a casa mia… lo saprai.          E' urgente, urgentissimo. Sbrigati. (Con volto di colpevole riattacca).

Vallay (felice) — Ah ah ah!

Gabriele — Sei l'essere più nefasto del mondo!

Vallay — Sono soltanto un po' pedante. Mi piace andare sino in fondo alle cose.

Maddalena — Allora me ne vado. Non voglio incon­trarmi con quella donna.

Gabriele(subito) — Sì si, hai ragione! Va!

Vallay — Niente affatto. Abbiamo bisogno di voi. Dovete darle il colpo di grazia. Questo, solo         una moglie sa farlo.

Maddalena — Lasciatemi andare... non mi sento troppo bene.   

Gabriele— Poverina, non la tormentare.

Vallay — Vi sentirete bene solo quando le avrete detto in faccia il fatto suo. Dovete estirparla           comple­tamente. Rimanete!

Maddalena(di colpo a Vallay con un lampo di sor­riso) — E sia! Rimango. Farò io i conti con             la signorina Dedè.

Vallay — Brava!

Gabriele — Maddalena! Maddalena... che vuoi fare?

Maddalena — Sta tranquillo, ci penso io. (Altro tono) Vado un momento di là a tirare il fiato e           poi sarò pronta alla battaglia. (Si avvia a sinistra. Dalla soglia a Vallay) Non temete, la     estirperò in modo che non ne rimanga più traccia. (Via).

Gabriele(in collera) — Perchè hai provocato un tale pandemonio?

Vallay(esplodendo, melodrammatico) — Perché amo la tua Dedè!

Gabriele(sbalordito) — Tu?! L'ami?!

Vallay(con ardore lirico) — L'adoro! Da quando l'ho vista non posso fare altro che pensare    sempre a lei! Di notte, di giorno, sempre! E' il mio primo vero amore!

Gabriele (con disprezzo) — Vergognati!

Vallay(c.s.) — Ho sempre sognato una donna simile, che fosse un demonio di fuori e un angelo         di dentro... (Altro tono) E non il contrario, come sono le altre donne. (Si toglie gli occhiali,     li chiude in un astuccio, cava di tasca il monocolo, fissa il nastrino all'occhiello, si    aggiusta la cravatta, si liscia i capelli, ecc.).

Gabriele (stizzito) — E perciò hai sconvolto la mia pace domestica? Solo per poter rivedere    Dedè?

Vallay (flemmatico) — Si capisce! Non ti pare un motivo sufficiente?

Gabriele — Non so chi mi trattenga dallo strozzarti! Ma ti rendi conto di avermi messo in una           situazione pe­nosa... come marito?

Vallay — Me ne infischio di tutti i mariti! Meritano la loro sorte. Li odio! Tradiscono le mogli           con le amanti— per poi tradire le amanti con le mogli. Brutta genia!

Gabriele — Ci sono anche delle eccezioni!

Vallay — Parliamoci francamente... conosci forse un marito fedele?

Gabriele — Si, Io conosco.

Vallay— E sei certo che rimarrà sempre fedele?

Gabriele(lo guarda stupito, poi a bassa voce scrollando le spalle, quasi a se stesso) — Questo            poi non lo so.

Vallay(vittorioso) — Ecco! Vedi?

Gabriele (altro tono) — Giorgio mio... li scongiuro! Siamo ancora in tempo! Non le facciamo             incontrare quelle due donne!...

Vallay (freddo, spietato) — Invece è proprio questa la cosa più importante: il taglio netto.

Gabriele(agitato) — Ma è assurdo!

Vallay — Niente affatto. Quanto più un'operazione è dolorosa, tanto più è efficace.

Gabriele — Vuoi proprio esporre Maddalena ad una scena così spiacevole? Lascia che ine la sbrighi io! Se vuoi, anche in presenza tua.

Vallay — No no... tu tenti di farmela di nuovo! (Cam­panello tra le quinte. I due stanno ad     ascoltare. Scuotendo la testa, compassionevole) Quasi mi fai pena. Coraggio! Non si può           evitare.

Gabriele — Mia moglie mi ammazzerà.

Vallay — Non ti ammazzerà. Le donne non bisogna mai prenderle troppo sul serio.

Gabriele — Già... ma sono loro che ci prendono sul serio e da ciò derivano tutti i guai! (Dal   fondo entra Maddalena truccata da Dedè. Ila una ricca pelliccia che copre completamente     l'abito di prima. Cappello borsetta e guanti molto originali. Una veletta, eccentricamente            ac­comodata, le cela in parte il volto. Vallay rimane verso il fondo).

Maddalena (corre da Gabriele fingendo di non vedere Vallay) — Che cosa è accaduto            Gabriele mio? Perchè mi hai fatta correre qui?

Gabriele — Dedè! Cara piccina—

Maddalena — Che hai? Sei così turbato!

Gabriele(melodrammaticamente) — Dobbiamo dirci addio!

Maddalena(isterica) —Vuoi lasciarmi? (Gabriele china la lesta. Fuori di sè) Vorresti   scacciarmi? Così? Su due piedi? Senza neanche darti la pena di trovare un pre­testo?

Gabriele(con finta commozione) — A me duole più di…

Maddalena (irritata) — Perciò mi hai chiamata qui? Che credi? Che io sia ai tuoi ordini fino a            questo punto?

Gabriele — Non è colpa mia... ci sono stato costretto­mi è stato imposto...

Maddalena — Da chi?

Gabriele — Da... da mia moglie... E' venata a sapere... tatto...

Maddalena(scettica) — E' una cosa che non mi per­suade...

Gabriele — Ed ora esige che ci stacchiamo per sempre.

Maddalena(con le lacrime nella voce) — E tu subito le ubbidisci? Mi sacrifichi alla sua prima             parola? Dun­que... non mi ami più?

Gabriele(con tenerezza) — Ti amo, tesoro mio... sei la luce dei miei occhi...

Vallay(stizzito interrompe) — Non gli credete!

Maddalena(sorpresa, si volta. Espansiva) — Oh! il piccolo Vallay! Come va? Come va, caro presidente?

Vallay(dopo averle baciato la mano) — Vi stupisce di trovarmi qui? Non ve l'aspettavate, non           è vero?

Maddalena(con finto imbarazzo) — Anzi, sono con­tenta di rivedervi... (Come per celare il suo          imbarazzo) A proposito! Che ne è della mia camera da Ietto a rotelle? Brutto omaccio, cosi       mantenete le vostre pro­messe?

Vallay(irritato) — E voi?! Forse voi avete mantenuto le vostre?

Maddalena(ingenua) — Vi avevo promesso qualche cosa? Davvero? Non ricordo!

Vallay — Dove avrei potuto mandarvi la camera da letto se non so nemmeno dove abitate?

Gabriele(con finta eccitazione) — Non fate tante chiacchiere inutili. Dobbiamo parlare di cose           ben più importanti.

Maddalena(a Gabriele) — Perchè siete cosi nervoso?

Vallay — Poverino! E' come una volpe nella tagliola! (Maligno) Sua moglie vi ha fatto venir qui        per assistere alla vostra rottura.

Maddalena — Ah no! Neanche per sogno! Non avrà mai questa soddisfazione! Non voglio    neppure vederla... Me ne vado subito!

Vallay — La temete tanto?

Maddalena — Sicuro che la temo! Qui la più forte è lei! Gioca sul suo campo: conosce il         terreno!

Vallay — Dal momento che dovete finirla, è lo stesso!

Maddalena — Gabriele! E' proprio vero?

Gabriele — Non posso farne a meno... anche a costo di morire!

Vallay(sogghignando) — Non morirà, non abbiate paura! Ha già trovato il rimedio.

Gabriele — Taci!

Maddalena — Rimedio?

Vallay — Tradisce anche voi! Ha una nuova amante.

Maddalena(sinceramente sbigottita) — Hai un'amante?

Gabriele (sincero) — Non è vero!

Vallay (con crescente calore) — E' verissimo. Lo so. Ho sorpreso per caso una sua telefonala.

Gabriele — Mi sorvegli? E' un colmo!

Vallay — Le prometteva perfino un appartamento.

Maddalena — Un appartamento?

Gabriele(subito) — Non gli credere.

Vallay(con aria di trionfo) — Si chiama Lili.

Maddalena(le sfugge) — L'orfanella! (Casca a sedere).

Gabriele — Ma no! Ti giuro! Non c'è nulla tra noi.

Vallay — Perchè è insaziabile! Non gli basta una donna: ce ne vuole una dozzina per lui! La   moglie e l'amante... la cameriera e la dattilografa... belle o brutte... non guarda tanto per il       sottile. Non è un uomo! E' la marea, il diluvio, l'inflazione, il finimondo!

Gabriele(stizzito) — Taci!

Vallay — Voi siete una fra le tante. Un mobile del­l'insieme! Ma ora non vi ama più! Vi tiene per        la passione del collezionista! Se aveste un briciolo di amor proprio non vi dividereste con      le altre!

Maddalena(con le lacrime agli occhi) — Non mi divido, no! Dedè non si divide con nessuna.

Vallay (incalzando) — E lo mettereste alla porta, voi! Prima che vi licenzi.

Maddalena — Farò cosi.

Gabriele — Dedè...

Vallay (c. s.) — Benissimo... e parlerete con sua moglie!

Gabriele(subito) — Questo poi no.

Vallay — Fatelo per me. Solo così sarò tranquillo.

Maddalena — Non posso... non posso farlo!

Vallay(lirico) — Per la mia pace... per la mia felicità...

Maddalena(riflette un po', poi Io guarda con un sor­riso) — Va bene! Vi voglio contentare. Lo           farò per voi, mio piccolo presidente!... Per voi farò anche questo. Vedrete.

Gabriele(non capisce) — Sei impazzita? Vuoi incon­trarti con mia moglie?

Maddalena — Sì!

Gabriele(a Vallay, dopo breve pausa) — Ti prego, lasciaci soli. Facci parlare un momento a    quattr'occhi.

Vallay(sospettoso) — Che stai escogitando?

Gabriele — Nulla. Mi voglio congedare da lei. (Vallay scrolla il capo sospettoso) Va!

Vallay (a Maddalena) — Devo andare proprio?

Maddalena — Andate, andate.

Vallay — Però sbrigatevi, eh!

Gabriele (lo spinge verso la porta di destra) — Di qui... in salottino...

Vallay(camminando con la testa rivolta verso Mad­dalena) — Non vi lasciate infinocchiare!    (Via. Le bat­tute che seguono sono dette molto rapidamente a bassa voce).

Maddalena(aggressiva) — Che c'è tra te e quella Lili? Voglio saperlo!

Gabriele(alzando le spalle) — Nulla! Sono supposi­zioni di Vallay.

Maddalena (seria) — Guardami negli occhi! (Ga­briele la guarda imbarazzalo sbattendo le     palpebre. Con amarezza) Insomma, è la tua amante!

Gabriele(subito, sincero) — No!

Maddalena — Allora perché batti le palpebre?

Gabriele — Anche questo è un delitto?

Maddalena — Vergognati! Io sto qui a recitare la commedia per te... racconto delle frottole...            faccio le cose più assurde... e tu, come premio, concedi i tuoi favori ad una sgualdrinella!

Gabriele (senza dar peso) — Non prenderai sul serio le sue parole... spero. Mi accusa per        soffiarmi Dedè. E' innamorato di le come un somaro. Ha perduto la testa. Io, piuttosto,         dovrei essere geloso!

Maddalena(ironica) — E perché non lo sei?

Gabriele — Perchè ho fiducia in te. Ecco la base della vita coniugale: la reciproca fiducia!     (Ricordando improvvisamente) Ma neanche tu ti sei comportata cor­rettamente!

Maddalena — Perchè? Che ho fatto?

Gabriele — Hai accettato un assegno da lui.

Maddalena — Ma gliel'ho anche restituito.

Gabriele — Però mi hai taciuto tutto. E questo non avresti dovuto farlo.

Maddalena(lo guarda, con ironia) — Ah! passi alla controffensiva! Dunque ti senti colpevole?

Gabriele(con un gesto) — Via via! Non perdiamo tempo! Dimmi piuttosto... come farai ad    incontrarti... con te stessa? Come pensi di cavartela?

Maddalena — Non aver paura per me. Qualcosa esco­giterò.

Gabriele — Mi raccomando: non commettere scioc­chezze.

Maddalena(lo guarda, marcato) — Tu invece non commettere sciocchezze!

Gabriele (ipocrita) — Io?

Maddalena — Si, con Lili.

Gabriele (preoccupato) — Ti prego. Maddalena, par­liamo di cose serie. Ora il vero pericolo è             Vallay. Que­sta è la sola cosa importante.

Maddalena (sarcastica) — La sola?

Gabriele — Capisci che se scoppia uno scandalo sono finito e mi ritrovo al punto di partenza...          nella miseria! Ti scongiuro, cavami fuori da questo ginepraio! Aiutami!

Maddalena(lo guarda a lungo) — Sempre io devo aiutarti? Ma ne vale ancora la pena? (Vallay          fa capolino dalla porta di destra. Maddalena lo scorge e subito cam­bia tono. Guarda negli    occhiGabriele, commossa) Dun­que, è proprio finito? Davvero? non amate più la pic­cola            Dedè?

Gabriele(l’asseconda. Le stringe una mano. E' com­mosso) — Puoi perdonarmi?

Maddalena — Datemi un ultimo bacio. (Si baciano. Vallay li guarda commosso e si asciuga gli         occhi).

Gabriele(ancora abbraccialo) — Grazie, piccina mia... grazie di tutto...

Maddalena(tenendolo stretto e fissandolo negli occhi. Sincera, con voce un po' tremante) —    Siete certo che un'altra vi farà più felice di me? Lili, per esempio?

Gabriele (un po' confuso) — Sta tranquilla... Lili non conta.

Maddalena (cambiando tono) — Addio, addio caro. Fate venire vostra moglie.

Gabriele(incerto) — Non sarebbe meglio se...

Maddalena(risoluta) — No no. Fatela venire, ho detto.

Vallay — Va dunque! Che cosa aspetti?

Gabriele(sulla soglia) — Addio Dedè.

Maddalena — Addio Gabriele. (Gabriele scrolla le spalle, getta un ultimo sguardo      interrogativo   a Madda­lena, poi esce a sinistra. Maddalena cade su una poltrona e si     asciuga una lacrima).

Vallay(geloso) — Lo rimpiangete? Dunque lo amate?

Maddalena(con la voce spezzata dai singhiozzi) — Gli voglio bene.

Vallay — Ancora?

Maddalena — Ininterrottamente.

Vallay(le si avvicina, le prende una mano) — Non riesco a capire che cosa ci trovate in           quell'uomo!

Maddalena — Ma Gabriele è un amore!

Vallay — Che amore e amore! Voi siete un amore! (La contempla estatico. All'improvviso con            altro tono) Eppure ho visto il vostro viso in qualche posto... Po­trei giurarlo... ma non             ricordo dove.

Maddalena(subito spaventata, fingendo di asciugarsi gli occhi per coprirsi il volto e     ritraendosi) — Non sa­pete trovare nemmeno una parola di conforto per me?

Vallay (con calore) — Sarei felicissimo di riuscire a confortarvi. Dedè... piccola Dedè... io vi amo... vi amerò sempre... non vi tradirò con cento donne come quel pazzo!

Maddalena(scherzando) — Oh! questo lo credo bene! (Seria, ansiosa) Ma perché... siete         proprio sicuro che mi abbia già tradita?

Vallay — Se non l'ha fatto, Io farà.

Maddalena — Un capriccio... ma dopo tornerebbe a me.

Vallay — No. Da voi non tornerebbe più... al mas­simo dalla moglie.

Maddalena(uscendo dalla parte, contenta) — Ah si? Dalla moglie tornerebbe? (Altro tono) E perché?

Vallay — Perché la moglie è come un porto sicuro nel quale, dopo un viaggio in acque estranee,         si torna sempre col cuore pieno di nostalgia. La moglie è la più forte.

Maddalena — E in che consiste la sua forza?

Vallay — Nell'abitudine, Dedè. Un marito è infedele perché ha fatto l'abitudine alla moglie... ed       è riportalo verso di lei per forza d'abitudine. Non vi pare logico?

Maddalena (con ironia. Scherzosa) — Voi siete un gran filosofo, caro presidente.

Vallay — Sono un filosofo posato, esperto e altruista. Se voi voleste, io luciderei tutta la vostra         vita.

Maddalena — Ne riparleremo...

Vallay(breve pausa. Altro tono) — Ditemi Dedè, perché mi avete rimandato l'assegno?

Maddalena (con un sorriso birichino) — Perchè non potevo offrirvi nessun controvalore.

Vallay(con calore, implorando) — Ma io non vi ho chiesto nulla. Vi chiedo soltanto di potervi          amare e, al massimo, che voi facciate come se mi amaste. Per me anche questo è         sufficiente. Dunque?

Maddalena — Siete il falegname più gentile che abbia mai conosciuto.

Vallay (prende la mano di Maddalena e gliela bacia. In estasi) — Dedè! Mia piccola -Dedè...            se sapeste come sono felice! (Si è seduto su una poltrona e si muove come per provarne le   molle) Mi sento un altro... mi sento come se... come se mi avessero messo le molle nuove...       Quando vi posso vedere?

Maddalena (con un sorriso represso) — Domani alle cinque del pomeriggio. No... no, alle      cinque e mezzo. Va bene?

Vallay (felice) — Benissimo! E dove?

Maddalena — Nell'antico appartamento di Gabriele, dove ci siamo visti la prima volta.

Vallay(sorpreso) — Abitate là?

Maddalena — Si.

Vallay(c. s.) — Sola? In una casa così grande?

Maddalena — Dedè è abituata male.

Vallay — Capisco... Ma è un'esagerazione! (Dalla porta di sinistra entra, agitato e sconvolto,  Gabriele. La scena,che segue deve essere svolta febbrilmente in un'at­mosfera di             orgasmo).

Gabriele (con finta eccitazione) — C'è mia moglie... viene... (A Vallay, prendendolo per un     braccio) Fug­giamo! Via!

Vallay — Io? Neanche per sogno!

Gabriele(mentre lo spinge verso la porta di destra) — Non vorrai assistere ad uno scontro      orrendo!

Vallay — Anzi, mi interessa molto. (Maddalena in fretta raccoglie la sua roba e fa l'atto di     fuggire. Sorpreso) Dove andate?

Maddalena — Scappo anch'io., ho paura... non voglio che mi trovi qui!

Vallay — Ma no, voi dovete rimanere...

Maddalena — E se mi picchia?

Vallay — Ci sono io per difendervi!

Maddalena(con un sorriso) — No no, davanti a voi mi sentirei troppo umiliata. Dopo non      avrei più il co­raggio di guardarvi.

Vallay — Va bene... andremo di là... e se avrete bi­sogno di me chiamate.

Gabriele(a Vallay) — Andiamo, per amor di Dio!

Vallay(stizzito) — Perché mi spingi? (A Maddalena, mentre Gabriele lo spinge fuori) Sangue freddo, mi rac­comando. Lasciatela sfogare, poverina... e se vi caccia via, non vi ribellate...         andatevene... anche lei deve avere la sua soddisfazione. Ora che avete me... che ve ne             importa?

Gabriele(dandogli l'ultima spinta) — Presto! Presto!

Maddalena — Che paura! Tremo tutta!

Vallay(dalla soglia a Maddalena) — Non temete. La­sceremo la porta socchiusa! Prudenza!    (Finalmente Ga­briele riesce a spingere fuori Vallay, lasciando la porta leggermente        socchiusa. Maddalena, rimasta sola, corre alla porta di sinistra e la spalanca            rumorosamente, come se la moglie fosse entrata. Poi inizia un dialogo sempre più       concitalo con sé stessa: ora parla con la sua voce, ora con quella di Dedè, come se         veramente le due donne fossero in scena. L'intonazione, il timbro della voce e il linguaggio devono essere tanto diversi che nessuno cre­derebbe che le battute siano dette dalla stessa     persona. La comicità deve essere accresciuta dal fatto che l'at­trice accompagna le sue     parole con i gesti caratteristici della donna che impersona in quel momento. Durante il             dialogo Maddalena gradatamente si trasforma da Dedè in Maddalena : uno dopo l'altro si         toglie gli indumenti di Dedè, la pelliccia sotto la quale è il vestito che essa aveva al principio delTatto, il cappellino provocante, il velo, ecc. In fretta trasforma la sua            acconciatura in quella di Maddalena; attraverso la porta di sinistra lasciata aperta            scaraventa nella stanza attigua i guanti, la borsetta e le altre cose, alla fine si toglie dal    volto il trucco un po' eccessivo, incipriandosi abbondantemente in modo che anche il       colore del suo volto muti del lutto. Alla fine della scena, quando è perfettamente tornata          Madda­lena, con grande rumore chiude la porta di sinistra come se l'avesse sbattuta alle             spalle di Dedè).

Maddalena (appassionata) — Ah, dunque siete voi che mi avete rubato mio marito!

Dedè(sarcastica) — Non c'è stato bisogno di rubarlo, signora mia. L'ho trovato così... smarrito...          senza padrona.

Maddalena — Come sarebbe a dire senza padrona? Era mio, della sua legittima moglie!

Dedè — Ma dopo è diventato mio.

Maddalena (battagliera) — E ora me lo riprendo! (Esplodendo) Amo mio marito e se sarà       necessario mi batterò per lui con tutte le mie dieci unghie. Ve lo strapperò, siatene certa!            (Con un gesto impetuoso delle due mani si strappa il cappello).

Dedè — Non ve la dovete prendere con me... Con le vostre dieci unghie andate piuttosto a       minacciare quel­l'altra, la sua nuova amante...

Maddalena — Che dite mai?

Dedè(con voce lamentosa) — Quel mascalzone di Gabriele non soltanto ha tradito voi, ma, quel           che è peggio, ha tradito anche me.

Maddalena(sbalordita) — Due donne nello stesso tempo! Anzi tre! E' impossibile! Non vi      credo! Ga­briele non è capace di un'azione così nefanda! (Forte, marcato, verso destra) E         se la commettesse gli caverei gli occhi.

Dedè(con un riso forzato) — Ah ah! Non è capace?

Maddalena (energica, con passione) — E chi è questa donna? Come si chiama?

Dedè — Se proprio lo volete sapere... Lili. E* una persona volgare... non è una distinta signora             come me.

Maddalena — Mentite!

Dedè(con sempre crescente impelo) — E si trattasse solo di una... ma ne ha delle altre, parecchie          altre... un'intera collezione.

Maddalena(indignata) — Tacete!

Dedè(crescendo) — Non tacerò! Anzi griderò an­ch'io. Ne ho il diritto!

Maddalena — Vi impongo di tacere!

Dedè (sempre più appassionata) — Quel signorino vuole tutte le donne... ad eccezione di noi   due!     Eppure siamo le uniche che lo amiamo veramente!

Maddalena(molto energica) — Ora basta!

Dedè(forte, marcato, verso destra) — Se fossi io sua moglie, gli darei una bella lezione a quel   mascalzone... gli romperci la testa.

Maddalena — Non ho bisogno dei vostri consigli... so come dovrò regolarmi.

Dedè — Eh quanta superbia! Chi credete di essere?

Maddalena — Andatevene! Andate via!

Dedè — Come? Mi scacciate? Invece di ringraziarmi per quello che ho fatto...

Maddalena(dura) — Andatevene vi dico! Quella è la porta... uno! due! March! (Maddalena, ridivenuta del tulio Maddalena, corre alla porta di sinistra, lancia fuori l'ultimo oggetto e        la richiude con violenza, poi ridiscende in scena, si accascia su una poltrona, ansima, sbuffa, si nasconde il volto tra le mani. Al rumore della porta, da destra, entrano           spaventati Vallay e Gabriele. Le corrono vicino, le prendono uno la mano destra, Poltro la         sini­stra. Maddalena alza losguardo su Vallay e dice melo­drammatica) Giustizia è fatta!        Ho ucciso la belva! (A Gabriele minacciosa) E una!

FINE DEL SECONDO ATTO

ATTO III

Il giorno seguente alle cinque del pomeriggio. La scena è la stessa del primo atto, ma si vede che la casa è disabitata. I soliti sgabelli; davanti alla macchina da scrivere, aperta, il seggiolino girevole; e cos'i davanti alla scrivania. Manca il servizio da fumo e non c'è nep­pure il telefono: al muro però c'è ancora la a presa ». L'orologio alla parete, fermo, segna le 12. Attraverso la vetrata si scorge il solito panorama, però in edizione invernale. La scrivania è chiusa. Il mobile, in fondo a destra, sbadiglia verso il pubblico dalla parte dell'ar­madio. E' vuoto e dentro si vede soltanto un paio di vecchie babbucce da donna. La « porta-cieca o è chiusa. Il letto è abbassato; naturalmente non ci sono né len­zuola né coperte: soltanto il materasso. Per terra, sparsi, pezzi di carta e qualche bottiglietta vuota. Polvere dap­pertutto e senso di abbandono.

(Quando il sipario si alza, Maddalena, truccata da Dedè, è sola. E' in pelliccia e cappello. Sta mettendo qualcosa a posto e intanto guarda con affetto i mobili, mette in un vaso dei fiori freschi in luogo di quelli appassiti; poi rapidamente esce da sinistra. La scena rimane vuota per qualche momento; ma subito dopo, contemporaneamente, si aprono le due porte, quella del fondo e quella di sinistra. Dal fondo entra Lili, anche lei in pelliccia e cappello; da sinistra torna Maddalena. Le due donne, come tipo, vestito, truccatura, hanno una comica rassomiglianza ; come se fossero state fatte col medesimo stampo. Però Lili è più appariscente, più sfacciata, più truccata e dai suoi modi e dall'aspetto si deve comprendere che la mondana « autentica » è lei. Vedendosi, esse si fermano di scatto e si guardano in cagnesco. Poi si muovono incontro di qualche passo, si fermano ancora, si squadrano).

Maddalena(dopo una pausa, con ripugnanza) — Lili?

Lili(con ripugnanza) — Dedè?

Maddalena(c. s.) — Buon giorno.

Lili(c. s.) — Buon giorno.

Maddalena — Desiderale?

Lili — Sono venula a vedere l'appartamento.

Maddalena(breve) —- L'appartamento non si affitta.

Lili(sorpresa) — Non si affitta?

Maddalena(risoluta, sottolineando) — No, a voi, no!

Lili(irritata) — Che intendete?

Maddalena — Che l'appartamento è mio, era mio e sarà sempre mio.

Lili(ironica, provocante) — Vi sbagliate, cara: invece appartiene a me e sono venuta a   prenderne possesso.

Maddalena(risoluta, dura) — Ed io sono venuta per dirvi che non l'avrete mai e che non sono            disposta a cedervi nulla di quanto è mio e soltanto mio.

Lili — Non siete voi che dovete decidere.

Maddalena — Davvero? E chi, se è lecito?

Lili — Gabriele Dobay. E lui ha già deciso. Mi ha regalalo appartamento e mobili.

Maddalena(con calore) — Non è vero.

Lili — Domandateglielo, sé non mi credete.

Maddalena (fissandola negli occhi, marcato) — Tutto quanto vedete è proprietà di Gabriele   Dobay...

Lili (ride) — Non ho nulla da eccepire... Accetto quanto dite come base di discussione.

Maddalena — ...e Gabriele Dobay appartiene a me.

Lili (insolente, beffarda) — Ho capito! Insomma vi siete pentita di averlo lasciato...

Maddalena (decisa) — Non ci siamo mai lasciati.

Lili — ...ed ora vorreste riprenderlo.

Maddalena — Nessuno me lo ha portalo via.

Lili(in tono di sfida) — Ne siete proprio certa?

Maddalena (fissandola) — Certissima!

Lili(insolente) — Che cosa vi fa essere tanto ottimista?

Maddalena(sincera) — Il mio amore per Gabriele.

Lili (ironica) — Oh! esistono ancora donne roman­tiche!

Maddalena (con passione) — Amo Gabriele e se sarà necessario mi batterò per lui con tutte e             dieci le mie unghie. (Le mostra le mani).

Lili(con lo stesso gesto) — Vi avverto che ho dieci unghie anch'io.

Maddalena — Non lo cedo a nessuno.

Lili — E io me lo prendo senza chiedervi permesso.

Maddalena (battagliera) — Provatevi!

Lili(con calma insolente) — Proverò, proverò! State tranquilla...

Maddalena — Con quale diritto?

Lili (ride) — Io ho tanto diritto quanto ne avete voi.

Maddalena(esplode) — Non è vero! Voi non avete nessunissimo diritto, perché non lo amate,            non avete lottato, non avete sofferto, non avete fatto nessun sacri­ficio per lui... non vi         interessa nemmeno di renderlo felice!

Lili — Partite come una moglie.

Maddalena — Parlo come una donna innamorata che ha paura di perdere il suo compagno. Non         c'è differenza tra amante o moglie quando amano sinceramente.

Lili (sarcastica) — Avete molto spirito.

Maddalena(con passione, commossa ) — La vedete questa stanza? Era tutta là nostra casa... Qui abbiamo vissuto insieme e abbiamo lottato insieme... Qui io cu­cinavo, lavavo, stiravo                     per lui... gli facevo coraggio...

Lili(ora ascolta con interesse. Con senso pratico, un po' preoccupata) — Un momento, un       momento... non vorrete dirmi che questo... (indicando in giro) è tutto l'appartamento? Una           stanza sola?

Maddalena — Sì.

Lili — E nient'altro? ,

Maddalena — Nient'altro... quel piccolo bagno...

Lili — Oh che mascalzone! In verità non capisco come Dobay si permetta di offrirmi...

Maddalena — Neanche io lo capisco.

Lili — E siete tanto attaccata a questo miserabile buco?

Maddalena — Qui sono stata felice.

Lili — Mi pare di aver sentito dire che ora abitate in un appartamento molto più grande...

Maddalena — Molto più 'grande... in un appartamento di lusso.

Lili(con sincera ammirazione) — E avete la nostal­gia di tornare qui? Mah!

Maddalena(con calore) — Per questa stanza darei tutti gli appartamenti del mondo... e per     Gabriele darci tutti gli uomini del mondo!

Lili(sarcastica) — Quando non si ha da scegliere, si dice sempre così.

Maddalena (con superiorità) — Per vostra norma... se volessi… avrei un uomo cento volte più           ricco di Ga­briele. Basterebbe una sola parola e...

Lili (Ma interrompe, con compassione) — Ho capito... allora, mia cara, voi siete pazza!

Maddalena — Secondo voi.

Lili — Sono cose che si dicono! A che serve raccon­tarci delle frottole? Tra noi ci conosciamo bene. Gli uomini per noi sono altrettante scale per salire sempre più in alto... uno scalino            dopo l'altro, fin dove si può. (Ironica) Lo vorrei proprio vedere quel riccone che sacrificate     al povero Gabriele.

Maddalena — Niente di più facile. Verrà qui.

Lili(con subito interessamento) — Qui? Quando?

Maddalena — Tra poco.

Lili — Davvero? E come si chiama, se non sono troppo indiscreta?

Maddalena — Vallay... Giorgio Vallay.

Lili(stupita) — Il re dei mobili? Il milionario?

Maddalena — Né più né meno.

Lili(sbalordita) — Che sentono le mie orecchie! E rinunziereste a lui per Gabriele?

Maddalena — Vallay non mi interessa. Me ne infischio di tutti i Vallay.

Lili— Come avete detto? Ripetete, ripetete.

Maddalena (con passione) — Ho detto che me ne in­fischio di Vallay e me ne infischio di tutti gli      uomini del mondo, escluso Gabriele.

Lili(stupita) — Ah mia cara... si capisce che dovete essere innamorata in modo pericoloso.

Maddalena(con crescente passione) — Avete detto bene... e guai a chi oserà alzare gli occhi sul         mio Ga­briele.

Lili(spaventata) — Piano, piano...

Maddalena(r.s.) — E non lo cedo! Non lo cedo a nessuno! Perchè solo io sono capace di        renderlo felice... solo io lo amo veramente.

Lili — Calmatevi, per amor di Dio!

Maddalena(con disprezzo, perdendo la padronanza di se) — Che potete capire voi e tutte le   vostre pari... pic­cole sanguisughe... surrogati di donna...

Lili(la interrompe incollerita) — Che dite? Surrogali?

Maddalena — ...che offrite l'amore senza nemmeno sapere che sia!...

Lili — A momenti svengo!

Maddalena(non si può più fermare) — Sentitemi bene... Guai a voi se osate toccare il mio      Gabriele! Vi torco il collo... così... (Maddalena, fuori di sé, sta quasi per gettarsi su Lili ma       ora riesce a padroneggiarsi, si gira sui tacchi e corre fuori dalla porta di sinistra che           richiude con violenza. Lili fa qualche passo come per raggiungerla, poi si ferma di botto. E'           furibonda. Strappa nervosamente il fazzoletto, col pugno minaccia la porla chiusa, poi torna           indietro, si lascia cadere sfinita sul letto e comincia a piangere di rabbia. Dal fondo entra    Vallay in soprabito e col cappello in mano. Guarda spa­ventato Lili che piagnucola col viso         tra le mani. Crede che sia Dedè, bulla via il cappello e le si avvicina in fretta).

Vallay(con tenerezza) — Perchè piangete? Chi ha osato farvi del male, mia piccola Dedè? Dov'è       quel ma­scalzone? (Lili lo guarda con gli occhi pieni di lacrime. Confuso balbettando) Oh             scusate... credevo che...

Lili(con un singulto) — Giorgio Vallay?

Vallay — Sì... come lo sapete? (Si incastra il mono­colo. La fissa).

Lili(con civetteria) — Esiste forse a Budapest una donna che non vi conosca?

Vallay — Ma il vostro volto non mi è nuovo! Dove l'ho visto? Dove ci siamo incontrati? Ah... ora     ricordo. Da Dobay... ieri in casa sua. Già... ieri... (Guarda intorno un po' agitato) Siete sola?   Non c'era nessuno qui?

Lili — Chi avrebbe dovuto esserci?

Vallay — Una persona... la proprietaria dell'apparta­mento... la signorina Dedè.

Lili — C'era, ma se n'e andata.

Vallay — Se n'è andata? E non vi ha lascialo detto nulla?

Lili(come compatendolo) — Ha tanta importanza per voi quella donnina?

Vallay(serio) — Sì... molta importanza.

Lili — Ne siete innamorato?

Vallay(quasi offeso) — Scusate...

Lili (con dolcezza) — Non ve n'abbiate a male. Ma voi siete un uomo cosi simpatico... ispirate tanta fiducia... che involontariamente vi parlo come se fossimo vecchi amici.

Vallay — Molto onorato.

Lili (c. s.) — Perdonatemi se sono stata indiscreta.

Vallay — Oh non fa nulla. Non è un segreto. (Ro­mantico) Sì, l'amo... amo Dedè più di qualsiasi        mobile della mia fabbrica... (Mentre si asciuga la fronte perlata di sudore) Appena penso a      lei mi sento salire le fiamme alla testa e comincio a sudare.

Lili(si alza e fa un gesto per aiutarlo) — Toglietevi il soprabito... Permettete?

Vallay (protesta) — No, grazie. (Agitato) Me ne vado... vado in cerca di Dedè.

Lili (pronta) — Non ve n'andate. Tornerà.

Vallay (raggiante) — Tornerà? Ve l'ha detto lei?

Lili — Sì.

Vallay — Ah allora è un'altra coso. Allora mi posso togliere il soprabito... (A Lili che l'aiuta) No         no, grazie... non posso permettere...

Lili (dopo che ha aiutato Vallay a togliersi il sopra­bito e lo ha messo da parie, si siede sull'orlo             delletto) — Accomodatevi signor presidente.

Vallay(con un gesto di rifiuto) — Preferisco rima­nere in piedi.

Lili(melliflua) — Mi consentite di farvi una domanda?

Vallay — Prego, prego…

Lili — Prima dovete promettermi di non andare in collera... (Breve pausa) Ditemi, caro presidente,      siete certo che anche Dedè vi ama?

Vallay(raggiante) — Mi ama! Perchè me lo doman­date? Mi ama come l'edera ama l'olmo.

Lili(in tono compassionevole) — Povero ingenuo!

Vallay(offeso) — Ingenuo, io?... perché? Forse sono ancora un po' inesperto, non lo nego,       specialmente in fatto di donne... ma ingenuo, proprio no!

Lili(falsa) — Sapete perché piangevo prima?

Vallay — Piangevate? Già, già... perché piangevate?

Lili(piano) — Perchè mi ha insultata, quella bestia!

Vallay — Quale bestia?

Lili — Dedè.

Vallay(con impeto) — Non osate offenderla! Ve lo proibisco! Rispettate almeno i miei           sentimenti.

Lili (si alza. Con odio) — Sapete voi che cosa ha detto la vostra Dedè? Ha detto che se ne       infischia di voi. Che vi vuol vedere solo quando riuscirà a guar­darsi la spina dorsale...

Vallay(sbigottito, pallido) — Non è vero.

Lili (continua a tutta forza) — Perchè lei non ama che Gabriele, il suo antico amante.

Vallay — Ma se fra loro tutto è finito?

Lili — Non è vero. Hanno rifatto pace.

Vallay — Hanno rifatto pace? E allora perché mi ha invitato a venir qui?

Lili — Per darvi il benservito.

Vallay(abbattuto, boccheggiando) — Ah no! Questo non lo sopporto!

Lili (incalzante) — Ha sparlato di voi, vi ha oltrag­giato... ha detto delle cose mostruose...

Vallay(rauco) — Mi ha oltraggiato?!

Lili(sempre più in fretta) — Non ho potuto più ascoltarla... offendeva il mio pudore di donna...           ero in­dignata... ho protestato, vi ho difeso…

Vallay(sorpreso) — Voi mi avete difeso?

Lili — ...facendole capire che non tolleravo che in mia presenza si dicesse male di un brav’uomo         onesto e generoso come voi! Allora si è scagliata contro di me come una furia e me ne ha dette di tutti i colori. (Scop­pia in pianto) Che scena disgustosa!

Vallay — Ma perché l'avete fatto? Perché avete preso le mie difese senza neanche conoscermi?

Lili (Ira i singhiozzi) — Perché io sono fatta cosi­mi giudicherete pazza, ma sono fatta cosi…sono        una creatura delicata, sensibile… ho il culto della giustizia, non sopporto l'ingratitudine…       (Si siede e singhiozza nascondendo il volto nel fazzoletto).

Vallay(le si avvicina commosso) — No no, non pian­gete… mi fate male... Allora che dovrei dire       io? (Si siede accasciato accanto a lei).

Lili (con un sospiro) — E' terribile!

Vallay(con un sospiro chinando la testa) — Terribile! Mi sento come se mi fosse caduto         addosso il soffitto.

Lili(lo guarda di sottecchi, gli si avvicina carezzevole e gli appoggia teneramente la mano su un           braccio) — Mio povero e buon presidente!

Vallay(con una smorfia di dolore) — E dire che ero cosi di buon umore! Come mi sentivo felice        stamattina! Dovevo concludere un affare e conquistare una donna. Ero sicuro che tutto         sarebbe andato bene. L'affare l'ho concluso— magnifico! sensazionale! Ma adesso— che       schiaffo solenne! Ecco le beffe del destino!

Lili (interessata) — Che affare?

Vallay — Ho venduto un nostro brevetto ad una ditta americana. La scrivania elettrica…

Lili — Un grande affare?

Vallay — Colossale!

Lili (con uno slancio raddoppiato di tenerezza) — Mio caro e buon presidente!

Vallay (la guarda) — Ma è proprio vero? Dedè ha detto che se ne infischia di me?

Lili — Parola per parola.

Vallay — Lo giurate?

Lili — Lo giuro.

Vallay — Povero me! Dovrò sedermi tutta la vita ad un desco nudo e solitario…

Lili(interrompe) — Non vi crucciate.

Vallay(testardo) — Sicuro che mi cruccio! Soffro!

Lili (con un sospiro) — Oh mio Dio, come sono for­tunate certe donne! (Romantica) Sapete, caro         presidente, che in vita mia non ho ancora amato nessun uomo di vero amore?

Vallay (improvvisamente ricordando, con un po' d'ira) — E Dobay?

Lili (con superiorità) — Dobay non è il mio tipo. A me piacciono soltanto gli uomini seri...       solidi… dei quali ci si può fidare... Gli uomini di…valore!

Vallay (orgoglioso) — Un certo valore lo ho anch'io!

Lili (con pudore) — E sarei molto grata all'uomo che sapesse conquistarmi… e l'amerei con tanta         fedeltà...

Vallay(commosso, amaro) — Chi potrebbe amare un vecchio ceppo come me?

Lili (c. s, pronta) — Io!

Vallay(la guarda) — Davvero? Voi? (Volge la testa. Cava di tasca un guanto di Dedè e lo      annusa col solito gesto. Insieme col guanto viene fuori anche l'assegno. Vallay non se ne     accorge ma Lili lo vede, si china, lo prende e lo guarda con avidità).

Lili(stupita) — Mille!

Vallay(si palpa la tasca) — Ah già— il mio assegno. (Allunga la mano come se volesse          riprenderlo ma subito cambia idea. Ritira la mano, fa un gesto di indifferenza, si stringe    nelle spallecome per dire: (“Ormai fa lo stesso“) Tenetelo…ve lo siete meritato.

Lili(alzandosi di scatto) — Ed ora andiamo. Andiamo via subito.

Vallay — No, io rimango. Aspetto Dedè.

Lili(con finto dolore) — Ancora Dedè... pensate sem­pre a lei?

Vallay(come a se stesso) — L'odio— l'amo... (Con uno scoppio d'ira) Oh se tornasse! Le direi il        fatto suo! Le farei passare la voglia di infischiarsi di Giorgio Vallay.

Lui(guarda la porta di sinistra, intimorita) — Dedè è là...

Vallay(agitato) — E' là?

Lili — Si... in quella stanza.

Vallay— E me lo dite solo adesso?! Perché me lo avete taciuto? (Corre alla porta di sinistra e           l'apre di furia. Intanto dal fondo entra Gabriele con cappello e soprabito. I due non lo     scorgono.Gabriele si ferma sulla soglia. Vallay un po' brusco chiama per la porta aperta)     Dedè... venite! (Maddalena entra. Non ha più né pelliccia né cappello ed è già un po' meno           truccata. Recita ancora la parte di Dedè, ma ormai è un po' meno Dedè di prima).

Maddalena (calma) — Desiderate, caro presidente?

Vallay(non riesce a frenarsi; con violenza) — Volevo soltanto dirvi che siete l'ultima delle     donne.

Gabriele(impulsivamente, fuori di sé) — Ah no! Non posso tollerare che a mia moglie... (Si     ferma di botto).

Vallay(sbigottito si mette in fretta gli occhiali e fissa Maddalena con gli occhi sbarrati) — Tua            moglie?! (Si­lenzio glaciale. Vallay guarda stupito ora Maddalena ora Gabriele. In lui comincia a farsi un po' di luce) Come, come?... Voi?...

Maddalena(esplodendo col coraggio della dispera­zione) — Si, è vero, sono la moglie. La stessa         donna che...

Gabriele(spaventato) — Maddalena!

Maddalena — ...che anche voi conoscete!

Vallay(sbalordito) — Incredibile!

Lili(istintivamente) — I miei rispetti, signora.

Maddalena(con crescendo) — Dedè non c'è più. Non è mai esistita! Ero io Dedè... ed ero anche        la moglie e tutto il resto... una comparsa dopo l'altra... a seconda del bisogno, come era          necessario... per mettere in valore Gabriele, affinché vi decideste a dargli il posto.

Vallay(grida) — Mi avete imbrogliato!

Maddalena(con crescendo)— Voi ci avete istigati a fare questa mascherata, perché per voi non          è abbastanza che un uomo abbia talento. Per fidarvi di lui, volete che sia un uomo noto,           ricercato, amato, che viva nel lusso, che sia un gaudente, insomma... solo cosi vi siete deciso     a prendere Gabriele.

Vallay(furibondo) — Mi hanno imbrogliato!

Maddalena — Nessuno vi ha imbrogliato. La merce che vi abbiamo dato valeva il suo prezzo,            solo l'invo­lucro era falso, ma era di vostro gradimento. (Con pas­sione) Che altro avrei         dovuto fare? Potevo permettere che il mio Gabriele, un uomo di genio come ce n'è pochi,          continuasse a dibattersi nelle ristrettezze in questo misero piccolo appartamentino?...

Vallay (interrompe stupito) — Accidenti! Cinque ca­mere per voi sono un appartamentino?!

Gabriele(stizzito) — Che cinque camere d'Egitto!

Lili(ironica, con un gesto circolare) — Questo è tutto!

Vallay — Sono stato imbrogliato!

Maddalena (con slancio) — Avrei forse dovuto aspet­tare che si avvilisse del tutto, sino a perdere      la voglia di lavorare? Potevo ancora rimanere inerte senza dire una parola?... proprio io che    avevo in lui una fede cieca?

Vallay (verso Gabriele, con voce tonante) — Vi scaccio dalla mia fabbrica! Ritenetevi            licenziato!

Gabriele(spaventato) — Ma caro presidente!

Maddalena (con impeto) — E va bene! Gettatelo fuori! Che ce ne importa? Ne ho fino alla gola         di tante men­zogne! (Con un sorriso doloroso) Ricominceremo dac­capo. Soffriremo di            nuovo la miseria... Che fa? Lavorerò sempre con gioia per il mio Gabriele... Lavorerò...            stirerò... mi rimetterò a cucinare su quella scrivania...

Vallay(a questa parola si ricorda di aver venduto il brevetto. Sussulta. Ora parla piùmoderatamente, piut­tosto con finta ira) — La scrivania... (Si gratta la testa. Breve pausa) Beh, se            continuate cosi sarete costretta a fare la serva per tutta la vita!

Gabriele(timido) — Presidente mio... non saresti capace di perdonarci?

Maddalena(sdegnosa) — Perché ti umilii? Cosa stai ad implorare?...

Vallay(a Gabriele, con un gesto) — A te, si. Nessuno ti toglierà il tuo posto. Sei abile, un po'             troppo abile... rimarrai, sebbene di te non ci si possa fidar troppo… (Guarda Maddalena,           condolore e con ira repressa) Ma per quanto riguarda voi, cara Dedè... Scusatemi, volevo      dire cara signora... io non ho nulla da rimproverarmi, perché quello che mi avete fatto...     Beh! vi saluto! (Con un gesto repentino prende il soprabito, lo indossa, poi a capo chino si   avvia verso il fondo).

Gabriele(gli corre dietro) — Non essere in collera con noi, caro presidente.

Vallay (amaro) — Sono in collera con me stesso! Ero venuto qui per concludere un affare e non        mi sono ac­contentato... volevo ancora di più... una cosa assai più bella d'un affare... che non            ho mai trovato in tutta la vita: l'amore. Ma l'amore bisogna darlo, non prenderlo... avrei        dovuto saperlo. (Volgendosi verso Maddalena, amaro) Ora sono rimasto nuovamente solo. Per tutta la vita dovrò sedermi ad un desco nudo e solitario... definitivamente! (Esce dal     fondo. Lili sta alla porta incerta e confusa non sapendo cosa fare. Gabriele le va vicino).

Gabriele(un po' impaccialo) — Sono mortificato, signorina, di avervi fatto venire qui. Ma      l'appartamento non è da affittare.

Lili (con una smorfia comica) — Oh, lo prevedevo. Ora anch'io sono rimasta di nuovo sola e    dovrò sedermi ad un desco nudo e solitario...

Maddalena(ironica) — Povera orfanella!

Lili — ...Ma non definitivamente, spero! (Esce dal fondo. Maddalena si allontana da Gabriele e          rimane a testa china).

Gabriele — Che hai? Piangi?

Maddalena (lo guarda, con una punta di ironia) — Non sono ancora arrivata al punto da        piangere per te.

Gabriele(addolorato) — Maddalena!

Maddalena — Desideri?

Gabriele — Perché mi parli così? Tutto sommato non è accaduto nulla.

Maddalena — Però non è dipeso dalla tua volontà, caro. Tu eri sulla buona strada, anzi sulla   cattiva.

Gabriele (si ferma davanti a lei in atteggiamento di sfida) — Si, è vero... ero sulla buona strada...       diciamo così... per farlo, ma è tutta colpa tua.

Maddalena(stupita) — Mia?                                 

Gabriele — Tu hai svegliato in me il leone dormente.

Maddalena — Che cosa ho svegliato in te? Ti prego, parla chiaro.

Gabriele(esasperato) — Si può mai parlare con una donna? Voialtre non siete capaci di          comprenderci.

Maddalena(ironica) — E invece voi uomini ci capite benissimo... non è cosi?

Gabriele — E' assai più facile.

Maddalena — E invece è assai più difficile, perché molte volte neanche noi stesse riusciamo a            capirci. (Al­tro tono) Dunque... spiegami la faccenda del leone!

Gabriele — Sei tu che mi hai viziato, che mi hai abituato ad amare in te parecchie donne. Mi hai        mo­strato come sono fatte le Dedè, le Màriske, le Ghite... mi hai fatto sentire il loro sapore.            Poi, da un giorno all'altro, me le hai fatte scomparire.

Maddalena — Io?

Gabriele — Si si. Capirai che quando un uomo si è abituato a quattro donne, non è più capace di       vivere solo con una, anche se quell'una è tanto, tanto carina.

Maddalena — Ma se ancora ieri ti ho recitalo la parte di Dedè...

Gabriele — Anzitutto dopo una pausa di due mesi... e poi non la recitavi per me.

Maddalena — No no, per te...

Gabriele — Per Vallay.

Maddalena — Anche per te. Come avvertimento... per fermarti sulla china...

Gabriele — Mi permetti di essere sincero? Tu mi hai presentato un certo numero di esemplari             femminili, dei quali eri oscuramente gelosa, e mi hai immuniz­zato contro tutte le specie, con       un innesto preventivo- come si fa per il vaiolo...

Maddalena — Dunque per te una donna non basta?

Gabriele(coraggiosamente) — E' poco!

Maddalena — E tutti gli uomini sono fatti cosi?

Gabriele — Ci sono anche dei martiri... quelli che si sacrificano ad averne una sola.

Maddalena — Siete dei mostri!

Gabriele(imbarazzato) — Scusami. Maddalena... giac­ché ci siamo, cerca di comprendere una            volta per sem­pre... in modo definitivo— L'uomo non è nato per la monogamia... tenta di          farlo... si sforza di farlo... ma non gli riesce... non ci riesce. E' triste ma è così.

Maddalena(ironica) — E' veramente triste.

Gabriele — Noi siamo così fatti, che quando ci inna­moriamo di una donna, amiamo in lei tutto il       genere femminile, tutte le altre donne del inondo. Voi, invece, quando amate un uomo, in          quel momento non siete innamorate che di lui— e tutti gli altri per voi non esi­stono.

Maddalena — Certo, certo.

Gabriele(sempre più infervorandosi) — Voi amate soltanto l'amore, il sentimento, non l'uomo.           Noi invece amiamo la donna anche se non siamo innamorati di lei. Riesci a capire?

Maddalena — Si sì— ma questo è brutto.

Gabriele — Noi, per la donna che amiamo, facciamo il sacrificio di rinunziare a tutte le altre; voi       invece soltanto per l'uomo che amate compite il sacrificio di accettare l'uomo che è in Ini.

Maddalena — E questo è bello.

Gabriele — Ecco la differenza tra noi.

Maddalena (con disprezzo) — Differenza di tempera­mento.

Gabriele — No no... differenza basilare, una differenza che esiste fin dalla nascita... E' la       differenza capitale tra i due sessi.

Maddalena — E allora, perché vi sposate?

Gabriele — Perché— perché l'amore ci tende una trappola. Perché invece di tutte le donne del          mondo, ne troviamo una che crediamo capace di sostituire tutte e nella quale crediamo che si           assommino tutti i sorrisi e tutti i sospiri di tutte le donne del mondo. In quel­l'unica e sola       donna noi sposiamo tutta l'umanità fem­minile. In lei abbracciamo cento donne, mille donne,   tutte le donne!

Maddalena — Siete proprio insaziabili fior di canaglia.

Gabriele (scherzosamente) — Va va... voi lutto questo Io sapete… lo sentite istintivamente… ed      è quello che vi dà vita, calore, gioia… vi fa mettere nuove gemme e vi fa sbocciare come        tanti fiori. Perciò vi preoccupate che i vostri baci abbiano sempre un sapore nuovo. In     principio è così, intendiamoci… quando si comincia… più tardi diventate pigre e         indifferenti…

Maddalena — Perché anche voi diventate pigri. Siete sempre voi che cominciate per primi.

Gabriele — …e non cercate più di farlo. Credete che ormai sia inutile perché avete vinta la    battaglia. E noi improvvisamente constatiamo che invece di mille donne ne abbiamo sposato        soltanto una, anche se è molto ca­rina… ma purtroppo è una sola... e allora sentiamo la          mancanza delle altre e cominciamo a cercarle.

Maddalena (con disprezzo) — Le Dedè.

Gabriele — Non soltanto quelle…ma le Màriske, le Ghite. tutte!

Maddalena — E' orribile!

Gabriele — Che ci posso fare se siamo fatti così?

Maddalena — E non c'è nessun rimedio?

Gabriele — Mah... credo che esista.

Maddalena — Dimmi, dimmi.

Gabriele — Quell'unica donna, la moglie, dovrebbe cercare di essere sempre diversa… cioè di           non essere esclusivamente la moglie ma anche l'amante, la com­pagna, la collaboratrice,         secondo le circostanze... come cri tu una volta in questa piccola stanza che ha visto le nostre      pazzie…

Maddalena(sognante) — Oh come siamo stati felici qui! Qui attingevamo da noi e in noi tutto           quello che ora portano di fuori, belle fatto, con « servizio a do­micilio ».

Gabriele — Accidenti! Ci siamo smarriti quando le cose sono cominciate ad andare a gonfie vele!

Maddalena(con un sospiro) — Come eravamo ricchi quando eravamo poveri! (Si allontana da           lui, va alla vetrata e guarda fuori).

Gabriele (le si avvicina commosso, con affetto) — Maddalena, mia piccola Maddalena...

Maddalena(senza voltarsi) — Lasciami stare.

Gabriele — Non essere in collera, guardami.

Maddalena (con scherzosa ostinazione, sempre voltan­dogli le spalle) — No!

Gabriele — Non fare la scontrosa! Guardami... (La prende, la rigira verso di se. Piano, con   calore,sorri­dendo) Guardami come faceva Dedè.

Maddalena(alza su di lui lo sguardo seduttore e lan­guido di Dedè. Nello stesso momento i gesti,         la voce, l'espressione e i modi la trasformano in Dedè) — Se credete, ragazzo mio, di       sedurmi con le vostre belle paroline...

Gabriele (ridendo, un po' acceso vuol baciarla) — Dedè!

Maddalena — Meno fuoco, mio caro signore! Non siamo ancora in così buoni rapporti.

Gabriele — Sei deliziosa!

Maddalena(con posa languida) — La piccola Dedè è triste, molto triste, ha bisogno di tanto conforto.

Gabriele — Cara, cara, dimmi che cosa posso fare per te.

Maddalena(scherzosa) — A Dedè occorre prima di tutto una piccola pelliccia... di visone... poi          bisogna fare un bel viaggetto con lei... poi bisogna amarla, amarla molto... più che mai.

Gabriele(l’abbraccia con ardore) — Se non vuoi che questo!

Maddalena (svincolandosi) — Non tanta furia! Prima la piccola pelliccia e dopo il grande amore!

Gabriele(ridendo) — Sei una bella canaglia! (Altro tono) Vieni! Andiamo a cenare. Tutte queste        emozioni mi sono andate allo stomaco. Ho una fame da lupi. (Va al letto per prendere il suo    soprabito, vuole indos­sarlo. Maddalena, coi gesti di una piccola cameriera, gli corre vicino,     glielo toglie dalle mani e l'aiuta con comico zelo).

Maddalena — Posso aiutarvi, signor ingegnere?

Gabriele (sorride) — Grazie, Màriska. (Dopo allunga la mano con amore e tenta di     abbracciarla. Maddalena gli sfugge).

Maddalena(con finta indignazione) — Le mani a posto, prego. Altrimenti Io dico alla mia       padrona.

Gabriele (ridendo) — Ah già! Voi siete Màriska. Bene, bene... allora dite alla vostra padrona che       stasera non ceno a casa. Andrò fuori con quella bella signora, con la signora Dedè.

Maddalena(squadrandolo, energica) — Ah no, prego... voi stasera cenerete precisamente con            vostra moglie, con quella cara, buona e bella signora che è tanto innamo­rata di voi... e non          capisco proprio il perché...

Gabriele (commosso) — Davvero è tanto innamorata?

Maddalena (con grazia comica) — Purtroppo! Chi lo può sapere meglio di me? Sono cose che           non sfug­gono ad una cameriera intelligente. In queste ultime settimane era così triste,     poverina... ha pianto tanto! La sera, quando non tornavate a casa, se ne stava seduta, in silenzio, guardando fisso davanti a sé, come una ca­pretta ammalata. Era un tormento    vederla, ve rassicuro! Io le dicevo sempre: non vi struggete a quel modo... non ne vale la            pena per un simile mascalzone! Fiato sprecato ! E1 una sciocca, ve Io dico io!

Gabriele(commosso) — Maddalena mia!

Maddalena (corre verso sinistra, poi cambia idea, si gira sui tacchi, guarda la macchina da    scrivere, sorride e, trasformando i suoi modi in quelli della dattilografa del primo atto, va       allamacchina da scrivere e siede come faceva prima) — Volete dettarmi, signor direttore?

Gabriele(sorride accettando il gioco) — No, Ghita, ora sono stanco. Domani, domani... c'è    tempo...

Maddalena(severa, mentre infila un foglio nella mac­china) — Non c'è tempo da perdere. E' una         pratica che si deve sbrigare oggi stesso.

Gabriele — Che cos'è?

Maddalena(c. s.) — Quel contratto… quel contratto con vostra moglie... Non vi preoccupate...          posso sten­derlo da sola. (A mezza voce si detta e scrive) Io sotto­scritto, nella mia qualità di marito e capo di famiglia, mi impegno, qualora mi sentissi attratto verso una qua­lunque   donna, di comunicarlo alla mia piccola cara mogliettina, fornendole i più ampi particolari        affinché essa possa confezionarmi il tipo da me desiderato, fatto e servito a domicilio. (Cava         fuori il foglio dalla macchina e lo porge a Gabriele, severa) Vi prego di firmare.

Gabriele — Volentieri. (Firma e restituisce sorridendo).

Maddalena(si alza) — Sta bene. Grazie. Buona sera signor direttore.

Gabriele — Buona sera, Ghita.

Maddalena(col solito incedere si avvia a sinistra. Sulla soglia goffamente fa con la testa un      cenno di sa­luto ed esce. Dopo qualche momento torna con pelliccia e cappello e col suo        graziosoautentico viso. Con leg­gera grazia si avvicina a Gabriele. Sospira e si stiracchia)          — Finalmente soli! Non mi piace che tu abbia intorno tante donne. Per colpa loro quasi    quasi non c'era più posto per tua moglie. E tu l'hai completamente dimen­ticata.

Gabriele (con amore) — Invece è precisamente lei che amo più di tutte... così com'è.

Maddalena(lo fissa) — Seduttore! E’ proprio vero? Posso crederti?

Gabriele (sincero, commosso) — E' proprio vero... te lo giuro. Dammi un bacio Maddalena.

Maddalena(con severità comica lo guarda e lo mi­naccia con la mano) — Meriteresti un sacco           di legnate ma... (Gli si butta al collo e lo bacia).

Gabriele(dopo il bacio)— Mi ami?

Maddalena(un po' birichina, con leggerezza) — Senti, Gabriele... se quelle quattro donne non ti         bastassero, io posso fartene anche delle altre, perché una donna, una vera, autentica donna,       racchiude in sé tutte le donne, dalla servetta fino alla regina, e dipende esclusivamente da         voi che essa ne faccia vivere una sola, ammazzando le altre.

Gabriele (con calore giovanile) — Io le voglio... tutte!

FINE

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