Amore di Don Perlimplin con Belisa nel suo giardin

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AMORE DI DON PERLÌMPLIN

CON BELISA NEL SUO GIARDIN

Farsa amorosa in un prologo e 3 quadri, riduzione da camera

Di FEDERICO GARCIA LORCA

Versione italiana di Dimma Chirone

PERSONAGGI

DON PERLIMPLIN

BELISA

MARCOLFA

LA MADRE DI BELISA

PRIMO FANTASMA

SECONDO FANTASMA

Commedia formattata da

PROLOGO

(Casa di Don Perlìmplin. Pareti verdi, con sedie e mobili neri. Sul fondo, un balcone, dal quale si scorge la finestra di Belisa. Perlìmplin veste una casacca verde, e porta parrucca bianca, tutta riccioli. Marcolfa indossa il classico abito a righe della governante).

Don Perlìmplin              - Sì?

Marcolfa                       - Sì.

Don Perlìmplin              - Ma, perché sì?

Marcolfa                       - Eh, perché sì.

Don Perlìmplin              - E se io dicessi di no?

Marcolfa                       - (secca) Come no?

Don Perlìmplin              - No.

Marcolfa                       - E allora, signor mio, mi dica le ragioni di questo suo no.

Don Perlìmplin              - Dimmi tu, testona d'una serva, le ragioni del tuo sì. (Pausa).

Marcolfa                       - - Venti e venti fanno quaranta...

Don Perlìmplin              - (attento) Avanti...

Marcolfa                       - E dieci, cinquanta.

Don Perlìmplin              - E poi?

Marcolfa                       - Con cinquant'anni non si è più bambini.

Don Perlìmplin              - Chiaro.

Marcolfa                       - Io ormai posso morire da un momento all'altro.

Don Perlìmplin              - Naturale.

Marcolfa                       - (piangendo) E che sarà di lei, solo, in questo mondo?...

Don Perlìmplin              - Quel che è sempre stato.

Marcolfa                       - Perciò deve accasarsi.

Don Perlìmplin              - (distratto) Sì?

Marcolfa                       - (con energia) Sì.

Don Perlìmplin              - (preoccupato) Ma, Mar­colfa... perché sì? Quando ero piccolo, una donna strangolò suo marito, un calzolaio. Non potrò mai dimenticarlo; perciò ho sempre pensato di non sposarmi. I miei libri mi bastano. Di che altro ho bisogno?

Marcolfa                       - Il matrimonio ha grandi incanti, signor mio. Non c'è soltanto quello che si vede di fuori. E' pieno di segreti incanti. Cose che non sta bene che le dica io... vede dunque...

Don Perlìmplin              - Che cosa?

Marcolfa                       - Cose che mi fanno arrossire... (Pausa; si sente il pianoforte).

Voce di Belisa              - (cantando dall’interno) Amore, amor! Tra le mie cosce strette guizza come un pesce il sole. Acqua tiepida fra i giunchi, amore, amor! No, gallo, che la notte se ne va! Che non finisca, no!

Marcolfa -                     - Vedrà, caro signore, se ho ra­gione.

Don Perlìmplin              - (grattandosi la testa) Canta bene.

Marcolfa                       - Questa è la moglie per lei: la bianca Belisa.

Don Perlìmplin              - Belisa... Però, non sarebbe meglio...

Marcolfa                       - No... venga subito. (Lo prende per mano e si avvicina al balcone) La chiami.

Don Perlìmplin              - Belisa...

Marcolfa                       - Più forte.

Don Perlìmplin              - Belisa!(La finestra della casa di fronte si apre ed appare Belisa, risplendente di bellezza. E' discinta).

Belisa                            - Chi mi chiama? (Malcolfa si na­sconde tra le tende del balcone).

Marcolfa                       - Risponda.

Don Perlìmplin              - (tremante) La chia­mavo io...

Belisa                            - Sì?

Don Perlìmplin              - Sì.

Belisa                            - Ma perché sì?

Don Perlìmplin              - Eh, perché sì.

Belisa                            - E se io dicessi di no?

Don Perlìmplin              - Mi dispiacerebbe... perché... Abbiamo deciso che mi voglio sposare...

Belisa                            - (ride) Con chi?

Don Perlìmplin              - Con lei...

Belisa                            - (seria) Ma... (A voce alta) Mamma, mamma, mammina!(Esce la madre, con una grande parrucca diciottesimo secolo, carica di uccelletti, nastri e perline).

Belisa                            - Don Perlimplin mi vuole sposare. Che faccio?

La Madre                      - Buonissima sera, incantevole vi­cino mio. L'ho sempre detto io, alla mia povera figliuola, che lei ha tutta la grazia e la gentilezza di quella gran dama che fu sua madre, che io non ebbi la fortuna di conoscere.

Don Perlimplin              - Grazie!

Marcolfa                       - (in fretta, dietro la tenda) Ho deciso che dobbiamo...

Don Perlimplin              - Abbiamo deciso che dob­biamo...

La Madre                      - Sposarvi, non è così?

Don Perlimplin              - Così, sì.

Belisa                            - Ma mamma... Ed io?

La Madre                      - Tu sei d'accordo, naturalmente. Don Perlimplin è un marito incantevole.

Don Perlimplin              - Spero di esserlo, signora.

Marcolfa                       - (chiamando Don Perlimplin) E' già quasi fatto.

Don Perlimplin              - Credi? (Parlano).

La Madre                      - (a Belisa) Don Perlimplin ha molti poderi ed in quelli tante oche e pecore!... Le pecore si portano al mercato; al mercato dan fior di quattrini. I quattrini dan la bellezza... e la bellezza fa gola a tutti gli uomini.

Don Perlimplin              - Allora...

La Madre                      - (emozionatissima) Belisa... Torna dentro, non sta bene che una ragazza a modo senta certi discorsi.

Belisa                            - Subito... (Se ne va).

La Madre                      - E' un giglio. Ha visto che fac­cino? (Abbassando la voce) E se poi la vedesse dentro! come zucchero... Ma, perdoni... Non è necessario che io dica queste cose ad una persona così moderna e competentissima come lei...

Don Perlimplin              - Sì?

La Madre                      - Oh sì, l'ho detto senza ironia.

Don Perlimplin              - Non so esprimerle il no­stro piacere.

La Madre                      - Oh, il nostro piacere... che straordinaria delicatezza! Il piacere del suo cuore; e quello di lei stesso... capisco, capisco... E pensare che sono vent'anni che non discorro con un uomo.

Marcolfa                       - (piano) Le nozze!

Don Perlimplin              - Le nozze...

La Madre                      - Oh, quando vuole... anche su­bito... Sebbene (tira fuori il fazzoletto e piange) a tutte le madri... (Se ne va).

Marcolfa                       - Finalmente!

Don Perlimplin              - Ah, Marcolfa, Malcolfa! In che mondo mi hai cacciato?

 Marcolfa                      - In quello del matrimonio...

Don Perlimplin              - A dir la verità, ho molta sete... Perché non mi dai un po' d'acqua? (Marcolfa gli si avvicina e gli parla all’orecchio) Pos­sibile? (Si sente il piano. La scena resta in pe­nombra. Belisa apre le cortine della sua finestra, quasi svestita, cantando con languore).

Belisa                            - Amore, amor! Tra le mie coscie strette guizza come un pesce il sol!

Marcolfa                       - Che bella ragazza...

Don Perlimplin              - Come zucchero... bianca anche di dentro. Sarà capace di strangolarmi?

Marcolfa                       - La donna, è docile, se uno sa farsi rispettare in tempo.

Belisa                            - Amore, amor! No, gallo, che la notte se ne va! Che non finisca, no!

Don Perlimplin              - Che cosa dice, Marcolfa? Che cosa dice? (Marcolfa ride) E che cosa è questo? Cos'è? (Continua il suono del piano. Dal balcone entra uno stormo di uccelli di carta nera).

FINE DEL PROLOGO

PRIMO QUADRO

 (Camera di Don Perlimplin. Al centro un gran letto con baldacchino e pennacchi di piume. Alle pareti sei porte. La prima di destra serve di entrata e uscita a Don Perlimplin. E' la prima notte di matrimonio).

Marcolfa                       - (con un candelabro in mano, sulla prima porta di sinistra) Buona notte.

Voce di Belisa              - (dall'interno) Addio, Mar­colfa. (Entra Perlimplin vestito splendidamente).

Marcolfa                       - Buona notte di nozze al mio signore.

Don Perlimplin              - Addio, Marcolfa. (Marcolfa esce. Perlimplin si dirige in punta di piedi alla stanza di fronte e guarda dalla porta) Belisa, nella spuma di tutti i tuoi pizzi, mi sembri un'onda, e mi dai lo stesso timore che da bam­bino provavo davanti al mare. Da quando sei tornata dalla chiesa, la mia casa è piena di mi­steriosi rumori, e l'acqua si intiepidisce da sola nei vasi. Ah, Perlimplin, dove sei Perlimplin? (Esce in punta di piedi. Appare Belisa, con una sontuosa veste da camera tutta pizzi. Ha i ca­pelli sciolti e le braccia nude).

Belisa                            - La serva ha profumato questa stanza con timo, e non con menta come avevo detto io... ( Verso il letto) E non ha messo nel letto le belle federe di lino che abbiamo. (Chiamando, con­trariata) Marcolfa... (In quell'istante giunge un dolce suono di chitarra. Belisa si porta le mani al cuore) Ah, chi mi cerca con passione mi tro­verà! Ahi, che la mia sete non si sazia mai, come la sete eterna dei mascheroni delle fontane. (La musica continua) Ah, che musica, che musica, mio Dio!... come tiepide e morbide piume di cigno... Ah! E' la musica o sono io? (Si getta sulle spalle un gran mantello di velluto rosso, e passeggia per la stanza. Cessa la musica. Si sentono cinque fischi) Sono cinque!(Entra Perlimplin).

Don Perlimplin              - Ti dò noia?

Belisa                            - Ti pare?

Don Perlimplin              - Hai sonno?

Belisa                            - (ironica) Sonno?

Don Perlimplin              - Fa un po' freddo, stanotte. (Si stropiccia le mani. Pausa).

Belisa                            - (decisa) Perlimplin!

Don Perlimplin              - (tremante) Che vuoi?

Belisa                            - (vagamente) E' un bel nome, Per­limplin.

Don Perlimplin              - E' più bello il tuo: Belisa.

Belisa                            - Oh, grazie!(Ride. Breve pausa).

Don Perlimplin              - Vorrei dirti una cosa...

Belisa                            - Che cosa?

Don Perlimplin              - Mi sono deciso tardi... ma...

Belisa                            - Dimmi...

Don Perlimplin              - Belisa... ti amo!

Belisa                            - Oh, caro il mio cavaliere! Tuo dovere!

Don Perlimplin              - Sì?

Belisa                            - Sì.

Don Perlimplin              - Ma perché sì?

Belisa                            - (risentita) Eh, perché sì!

Don Perlimplin              - No.

Belisa                            - Perlimplin!

Don Perlimplin              - No, Belisa! prima di spo­sarti, non ti volevo bene.

Belisa                            - (burlandolo) Che dici?

Don Perlimplin              - Ti ho sposata perché... Beh, lasciamo andare... Però non ti volevo bene. Non avrei potuto immaginare il tuo corpo, finché non l'ho visto dal buco della serratura, mentre ti vestivi da sposa. Da quell'istante ho sentito di amarti. Allora! Come una pugnalata alla gola.

Belisa                            - (insinuante) Ma... e le altre donne?

Don Perlimplin              - Quali donne?

Belisa                            - Quelle che hai conosciuto prima di me...

Don Perlimplin              - Ma non ci sono altre donne...

Belisa                            - Mi fai meraviglia!

Don Perlimplin              - Sono io il primo a meravigliarmi!(Pausa. Sì riodono i cinque fischi) Che cosa è?

Belisa                            - L'orologio.

Don Perlimplin              - Sono le cinque?

Belisa                            - E' ora di dormire.

Don Perlimplin              - Permetti che mi tolga la vestaglia?

Belisa                            - Fai pure      - (sbadigliando) maritino mio! E spegni la luce, se vuoi.

Don Perlimplin              - (spegne la luce, poi a voce bassa) Belisa.

Belisa                            - (a voce bassa) Che vuoi, carino?

Don Perlimplin              - (a bassa voce) Ho spento la luce.

Belisa                            - (burlona) Lo vedo bene.

Perlimplin                      - (a voce ancor più bassa) Be­lisa...

Belisa                            - (a voce alta) Che c'è, mio incanto?

Perlimplin                      - Ti adoro!(Due fantasmi gio­vanissimi, uscendo dai lati opposti della scena, tirano un velario grigio. La scena resta in pe­nombra. Si ode una dolce sognante melodia di flauti. I due fantasmi siedono sulla cuffia del suggeritore, rivolti al pubblico).

Primo Fantasma            - Come te la passi con questo buio?

Secondo Fantasma        - Né bene, né male, com­pare.

Primo Fantasma            - Ci siamo!

Secondo Fantasma        - E che te ne pare? E' sempre bello coprir le colpe degli altri...

Primo Fantasma            - Si incarica poi il pubblico di scoprirle.

Secondo Fantasma        - Perché se le cose non si nascondono con accorgimento e precauzione...

Primo Fantasma            - Non si scoprono mai.

Secondo Fantasma        - Ma senza questo copri­re e scoprire...

Primo Fantasma            - Che ne sarebbe della po­vera gente?

Secondo Fantasma        - (guardando il velario) Che non ci sia nemmeno una fessura?

Primo Fantasma            - Le fessure di ora, sono buio pesto domani. (Ridono).

Secondo Fantasma        - Quando le cose sono così chiare...

Primo Fantasma            - L'uomo crede di non do­verle scoprire...

Secondo Fantasma        - O va a pescare nel tor­bido, per scoprirvi segreti che già conosceva.

Primo Fantasma            - Ma è per questo che noi siamo qui. I fantasmi!

Secondo Fantasma        - Lo conoscevi Perlimplim ?

Primo Fantasma            - Fin da bambino.

Secondo Fantasma        - E Belisa?

Primo Fantasma            - Oh, benissimo. La sua stanza aveva un profumo così intenso che una volta mi ci addormentai, e mi svegliai tra le grinfie dei suoi gatti. (Ridono).

Secondo Fantasma        - Questo fatto era...

Primo Fantasma            - Chiarissimo!

Secondo Fantasma        - Tutti se lo immagina­vano.

Primo Fantasma            - Ma il commentatore ri­correrebbe a cause più misteriose...

Secondo Fantasma        - ...perché non si scopra l'efficacia sociale della nostra funzione di para­vento.

Primo Fantasma            - Per carità, che non ven­gano a capire.

Secondo Fantasma        - L'anima di Perlimplin, piccola e paurosa, come un anatroccolo appena nato, si arricchisce e si sublima in que­sti istanti. (Ridono).

Primo Fantasma            - Il pubblico è impaziente.

Secondo Fantasma        - Ed ha ragione. An­diamo ?

Primo Fantasma            - Andiamo. Già sento un dolce zeffiro nelle spalle.

Secondo Fantasma        - Cinque fresche camelie d'aurora sono sbocciate sulle pareti dell'alcova.

Primo Fantasma            - Cinque balconi aperti sulla città. (Si alzano e infilano grandi cap­pucci azzurri).

Secondo Fantasma        - Don Perlimplin. Ti abbiamo fatto un bene o un male?

Primo Fantasma            - Un bene... Perché non è giusto esporre agli sguardi del pubblico l'in­fortunio d'un buon uomo.

Secondo Fantasma        - Hai ragione, compare: che non è lo stesso dire: « Ho visto » e « si dice ».

Primo Fantasma            - Domani, lo sapranno tutti.

Secondo Fantasma        - E' quel che vogliamo.

Primo Fantasma            - Commentatore, vuol dire tutti.

Secondo Fantasma        - Ssst... (Incomincia un suono di flauti).

Primo Fantasma            - Andiamo, nel buio?

Secondo Fantasma        - Andiamo, compare.

Primo Fantasma            - Sì?

Secondo                        - Sì. (Aprono la cortina. Si vede Don Perlimplin sul letto, con due enormi corna dorate e infiorate. Belisa al suo fianco. I cinque balconi sono spalancati; entra la luce bianca dell'alba).

Don Perlimplin              - (svegliandosi) Belisa, Be­lisa, rispondi!

Belisa                            - (fingendo di destarsi) Perlimpli­nuccio, che vuoi?

Don Perlimplim             - Dimmi subito!

Belisa                            - Che cosa devo dirti? Non mi sono addormentata molto prima di te? (Perlimplin. si alza dal letto e riindossa la sua veste da camera).

Don Perlimplin              - Perché sono aperti i balconi?

Belisa                            - Perché stanotte c'è stato un gran ventaccio.

Don Perlimplin              - Perché ogni balcone ha una scala che scende a terra?

Belisa                            - Perché questo è l'uso del paese di mia madre.

Don Perlimplin              - E di chi sono questi cin­que cappelli che vedo sotto i balconi?

Belisa                            - (uscendo dal letto) Degli ubriachi che vanno e vengono, Perlimplinuccio. Amore!(Perlimplin la guarda e resta imbambolato).

Don Perlimplin              - Belisa, Belisa! E perché no?! Spieghi tutto così bene! Mi convinci. Perché non dovrebbe esser così?

Belisa                            - (risentita) Non sono bugiarda.,

Don Perlimplin              - E io ti voglio sempre più bene; ogni istante di più.

Belisa                            - Così mi piace.

Don Perlimplin              - Per la prima volta in vita mia sono felice!(Le si avvicina e l'abbraccia. Ma subito si scosta bruscamente da lei) Belisa, chi t'ha baciato? Non mentire, perché lo so!

Belisa                            - (raccogliendo i capelli) Credo bene che tu lo sappia! Che maritino burlone sei!(A voce bassa) Tu! Tu mi hai baciata!

Don Perlimplin              - Sì. T'ho baciata... però... se ti avesse baciata qualche altro? Tu mi vuoi bene?

Belisa                            - (alzando un braccio nudo per abbrac­ciarlo) Sì, Perlimplinuccio mio.

Don Perlimplin              - Allora... che m'importa. (L'abbraccia) Sei Belisa?

Belisa                            - (risentita e a voce bassa) Sì, sì, sì!

Don Perlimplin              - Quasi mi par di sognare!

Belisa                            - (scuotendosi) Su, Perlimplin, chiu­di i balconi che tra poco s'alzerà la gente.

Don Perlimplin              - Perché? Tutti e due ab­biamo dormito abbastanza; ora vedremo l'au­rora... Non ti piace?

Belisa                            - Sì, ma... (Siede sul letto).

Don Perlimplin              - Non avevo ancora mai visto il sorger del sole... (Belisa, spossata, cade sui cuscini) E' uno spettacolo, che... sembra im­possibile... mi commuove! A te non piace? (Si dirige al letto) Belisa... dormi?

Belisa                            - (assonnata) Sì. (Don Perlimplin, in punta di piedi, la copre col mantello rosso. Una luce intensa, dorata, entra dai balconi. Stor­mi di uccelli di carta li attraversano, tra il suono delle campane mattutine. Don Perlim­plin s'è seduto sull'orlo del letto).

Don Perlimplin              -

Amore, amor,

ferito.

Ferito d'amor fuggito;

ferito,

morto d'amor.

Dite a tutti che è stato

l'usignolo.

Oh, duolo!

Bisturi a quattro tagli,

gola spezzata e oblio,

prendi la mia mano, amor mio,

che sono assai ferito,

ferito d'amore fuggito,

ferito,

morto d'amor!

SECONDO QUADRO

 (Sala da pranzo di Don Perlimplin. Ciò che si scorge è tutto finto, ma imitato alla perfe­zione. La tavola, con tutti gli oggetti, è dipinta come nelle « Cene » primitive).

Don Perlimplin              - Farai come ti dico?

Marcolfa                       - (piangendo) Stia tranquillo.

Don Perlimplin              - Marcolfa, perché continui a piangere?

Marcolfa                       - Perché so il suo bel guadagno. La notte di nozze sono entrate cinque persone dai balconi. Cinque! Uno per ogni razza della terra: l'europeo con la barba; l'indiano; il ne­gro, il giallo e il nord-americano. E senza che lei se ne accorgesse.

Don Perlimplin              - Non importa...

Marcolfa                       - E si figuri, che ieri l'ho anche vista con un altro.

Don Perlimplin              - (seccato) Come?

Marcolfa                       - - E non cercò neanche di nascon­dersi.

Don Perlimplin              - Però, io sono felice, Mar­colfa.

Marcolfa                       - Ma lei mi fa trasecolare, signore.

Don Perlimplin              - Felice, che non ne hai idea. Ho imparato molte cose, e soprattutto pos­so immaginarle.

Marcolfa                       - Signor mio, le vuol troppo bene.

Don Perlimplin              - Non quanto lei merite­rebbe.

 Marcolfa                      - Eccola.

Don Perlimplin              - Vattene. (Marcolfa se ne va. Don Perlimplin si nasconde in un angolo. Entra Belisa).

Belisa                            - Non sono riuscita neppur a ve­derlo. Mentre passeggiavo nel pioppeto, tutti mi venivano dietro, meno lui. Deve esser bruno di pelle, e i suoi baci devono aver il profumo del garofano e bruciare come il fuoco. Qualche volta passa sotto i miei balconi, e lentamente mi saluta con la mano. A me trema il cuore.

Don Perlimplin              - Ehm, ehm!

Belisa                            - (girandosi) Che spavento m'hai fat­to prendere!

Don Perlimplin              - (avvicinandosi grazioso) Vedo che parli da sola.

Belisa                            - (infastidita) Lasciami!

Don Perlimplin              - Vuoi che ti accompagni a passeggiare?

Belisa                            - No.

Don Perlimplin              - Vuoi che ti conduca in una pasticceria?

Belisa                            - Ho detto di no.

Don Perlimplin              - Scusami. (Entra dal bal­cone, lanciato dalla strada, un biglietto legato ad un sasso. Don Perlimplin lo raccoglie).

Belisa                            - Dammelo!

Don Perlimplin              - Perché?

Belisa                            - Perché è per me.

Don Perlimplim             - (scherzando) E chi l'ha detto?

Belisa                            - Perlimplin, non leggerlo!

Don Perlimplin              - (arrabbiandosi) Che vuoi dire?

Belisa                            - (piangendo) Dammi quel biglietto!

Don Perlimplin              - (avvicinandosi) Povera Be­lisa! Comprendo il tuo stato d'animo, e ti do il biglietto che tu pensi sia per te... (Belisa lo prende svelta e lo nasconde in seno) Mi rendo conto di tutto; ciò che avviene mi ferisce pro­fondamente; ma comprendo che stai vivendo un dramma.

Belisa                            - (tenera) Perlimplin!

Don Perlimplin              - So che mi sei infedele e che continuerai ad esserlo.

Belisa                            - (graziosa) Non conobbi mai al­tro uomo che il mio Perlimplinucio.

Don Perlimplin              - Perciò voglio aiutarti, co­me deve fare ogni buon marito, quando la sua sposa è uno specchio di virtù... Ascolta... (Chiu­de le porte e prende un'aria di mistero) So tutto; mi son reso conto di tutto. Tu sei giovane, ed io vecchio... Che vuoi farci? Comprendo per­fettamente. (Pausa. A voce bassa) E' passato di qui?

Belisa                            - Due volte.

Don Perlimplin              - E t'ha fatto dei cenni?

Belisa                            - Sì, ma .poco chiari. E questo mi secca!

Don Perlimplin              - Non temere. Cinque gior­ni fa ho visto questo giovane per la prima volta. Debbo dirti con tutta sincerità che la sua bel­lezza mi colpì. Non avevo mai visto un uomo così fisicamente armonioso, tutto virilità e de­licatezza. Senza saper rendermene conto, pen­sai a te.

Belisa                            - Io non l'ho visto in faccia... però...

Don Perlimplin              - Parlamene pure senza ti­more... Io so che tu lo ami... Vedi, in questo mo­mento ti voglio bene come se fossi tuo padre... Ormai non ho più l'età delle sciocchezze... E' così...

Belisa                            - Mi manda dei biglietti.

Don Perlimplin              - Lo so.

Belisa                            - Ma non si lascia vedere.

Don Perlimplin              - E' strano.

Belisa                            - E pare persino... che mi disprezzi.

Don Perlimplin              - Sei ingenua!

Belisa                            - Ma sono sicura che mi ama come desidero io...

Don Perlimplin              - (interessato) Davvero?

Belisa                            - I biglietti che ho ricevuto dagli al­tri, a cui non ho risposto perché tengo al mio maritino, mi parlavano di paesi ideali, di sogni e di cuori feriti... Ma i suoi biglietti, invece...

Don Perlimplin              - Parla senza timore...

Belisa                            - Parlano di me... del mio corpo...

Don Perlimplin              - (accarezzandole le braccia) Del tuo corpo!

Belisa                            - Perché amare la tua anima?, mi dice. L'anima è patrimonio dei deboli, degli eroi mancati, della gente malaticcia. Le anime belle stanno sull'orlo della morte, reclinate su chiome bianchissime e mani macilenti. Belisa, non è la tua anima che desidero, ma il tuo bianco e mor­bido corpo palpitante!

Don Perlimplin              - Chi sarà questo giovane?

Belisa                            - Nessuno lo sa.

Don Perlimplin              - (inquisitivo) Nessuno?

Belisa                            - Ho chiesto a tutte le mie amiche.

Don Perlimplin              - (misterioso e deciso) E se ti dicessi che io lo conosco?

Belisa                            - Possibile?

Don Perlimplin              - Aspetta. (Va al balcone) E' qui.

Belisa                            - (correndo) Sì?

Don Perlimplin              - Ha girato l'angolo.

Belisa                            - (con voce soffocata) Ah!

Don Perlimplin -------- - Dal momento che sono vecchio, voglio sacrificarmi per te... Ciò che io faccio, non l'ha mai fatto nessuno; ma io sono ormai fuori del mondo e della morale ridicola della gente. Addio.

Belisa                            - Dove vai?

Don Perlimplin              - (maestoso, sulla soglia) Saprai tutto più tardi! Più tardi.

TERZO QUADRO

 (Giardino di cipressi e aranci. Al levarsi del sipario, entrano Don Perlimplin e Marcolfa).

Marcolfa                       - E' già ora?

Don Perlimplin              - No. Non è ancora il mo­mento.

Marcolfa                       - Ma che cosa vuol fare, padron mio?

Don Perlimplin              - Ciò che non avevo mai pensato prima.

Marcolfa                       - (piangendo) La colpa è mia!

Don Perlimplin              - Oh, se tu sapessi che gra­titudine ha il mio cuore per te!

Marcolfa                       - Prima era tutto così bello. Vi portavo ogni mattina il caffè-latte, l'uva...

Don Perlimplin              - Sì... l'uva, l'uva! Ma... ed io? Mi sembra che siano passati cent'anni. Pri­ma non potevo pensare a tutte le cose straordi­narie che ci sono nel mondo... Me ne stavo alla finestra... Invece, ora... L'amore di Belisa mi ha dato un tesoro prezioso che ignoravo... Vedi?... ora chiudo gli occhi e... vedo ciò che voglio... per esempio... mia madre, quando la visitarono le fate... Oh, tu sai come sono le fate... piccine... E' meraviglioso!... possono ballare sul mio mi­gnolo.

Marcolfa                       - Sì, sì, le fate, le fate... ma... e l'altro?

Don Perlimplin              - L'altro! Oh!(Con soddi­sfazione) Che hai detto a mia moglie?

Marcolfa                       - Non faccio di queste cose, io! Le ho detto quello che lei mi ha ordinato: che è giovane, che verrà questa notte alle dieci in punto, in giardino, avvolto, come sempre, nel suo mantello rosso.

Don Perlimplin              - E lei?

Marcolfa                       - Lei? Diventò rossa come un ge­ranio, portò le mani al petto e poi incominciò a baciarsi appassionatamente le trecce.

Don Perlimplin              - (entusiasta) Sicché di­venne rossa come un geranio?... e... che disse?

Marcolfa                       - Sospirò, nient'altro. Ma, che sospiro!

Don Perlimplin              - Oh, sì., come nessun’altra donna, vero?

Marcolfa                       - Il suo amore deve rasentar la pazzia.

Don Perlimplin              - (vibrante) E' così! Voglio che ami quel giovane più di se stessa, e non c'è dubbio: lo ama.

Makcolfa                       - (piangendo) Mi fa pena sentirla... Ma come è possibile? proprio lei spinge sua moglie su quella strada?

Don Perlimplin              - Perché Don Perlimplin non ha onore e vuol divertirsi. Perché, vedi, que­sta notte verrà il nuovo e sconosciuto amante della mia signora Belisa. Che mi resta a fare se non cantare? (Cantando) Don Perlimplin non ha onore, non ha onore!

Marcolfa                       - Allora sappia, signor mio, che da questo momento può considerarmi esonerata dal servizio. Noi serve abbiamo più dignità.

Don Perlimplin              - Oh, ingenua Marcolfa! Domani sarai libera come un uccello; aspetta fino a domani. Ora vai, e fai il tuo dovere. Fa­rai come ti ho detto? (Marcolfa se ne va asciu­gandosi le lacrime).

Marcolfa                       - Che mi resta da fare?

Don Perlimplin              - Così va bene! (Incomin­cia una dolce serenata. Don Perlimplin si nasconde dietro un roseto).

Belisa                            - (cantando dall'interno) Nell'acqua del fiume si bagna la notte... Voci    -

Si bagna la notte. Belisa         -

E il cuor di Belisa Muore d'amore! Voci       -

Muore d'amore Don Perlimplin         -

Muore d'amore! Belisa -

Canta la notte nuda sopra i ponti di marzo. Voci     -

Sopra i ponti di marzo. Belisa            -

Belisa si bagna in acque di nardo. Voci        -

In acque di nardo. Don Perlimplin    -

Muore d'amore! Belisa -

La notte d'anice e argento splende sui tetti. Voci     -

Splende sui tetti.

Belisa                            -

Argento di specchi e ruscelli e anice il tuo bianco corpo.

Voci                              - Muore d'amore!(Appare Belisa dal giardino, splendidamente vestita. La luna illu­mina la scena).

Belisa                            - Che voci riempiono di dolci ar­monie quest'ora della notte? Ho sentito il ca­lore del tuo corpo, amore dell'anima mia... Oh, le fronde si muovono. (Appare un uomo av­volto in un mantello rosso, ed attraversa il giar­dino con circospezione) Sst... è qui, è lui!(L'uo­mo fa cenno che ritorna subito) Oh, sì... torna, amor mio! Gelsomino fluttuante, senza radici, il cielo si curverà sulla mia spalla odorosa Notte, mia notte di menta e lapislazzuli... (ap­pare Don Perlimplin).

Don Perlimplin              - (sorpreso) Che fai qui?

Belisa                            - Passeggiavo.

Don Perlimplin              - E nient'altro?

Belisa                            - Passeggiavo al chiarore della notte.

Don Perlimplin              - (energico) Che facevi qui?

Belisa                            - (sorpresa) Ma non lo sapevi?

Don Perlimplin              - Non so niente io.

Belisa                            - Sei tu che mi hai dato il biglietto.

Don Perlimplin              - Belisa... lo aspetti an­cora?

Belisa                            - Con tutto il mio ardore...

Don Perlimplin              - (forte) Perché?

Belisa                            - Perché lo amo.

Don Perlimplin              - Ora verrà.

Belisa                            - Sento il suo profumo attraverso gli abiti. Lo amo, Perlimplin, lo voglio. Mi sembra d'esser un'altra donna!

Don Perlimplin              - E' il mio trionfo, questo.

Belisa                            - Il tuo trionfo?

Don Perlimplin              - Sì, il mio trionfo.

Belisa                            - Certo che mi hai spinto ad amarlo!

Don Perlimplin              - Come ora te lo farò pian­gere.

Belisa                            - (esterrefatta) Perlimplin, che dici? (L'orologio batte le dieci. Canta l'usignolo).

Don Perlimplin              - E' l'ora!

Belisa                            - Deve arrivare da un momento all'altro.

Don Perlimplin              - Salta la siepe del mio giardino.

Belisa                            - Avvolto nel suo mantello rosso.

Don Perlimplin              - Rosso come il suo sangue!(Estrae un pugnale).

Belisa                            - (soggiogata) Che vuoi fare?

Don Perlimplin              - (abbracciandola) Belisa, lo ami?

Belisa                            - Sì.

Don Perlimplin              - Se tu lo ami tanto, non voglio che ti abbandoni. E perché sia tuo, com­pletamente tuo, penso sia meglio immergergli questo pugnale nel suo cuore d'amante. Ti pare?

Belisa                            - Mio Dio, Perlimplin!

Don Perlimplin              - Morto, lo potrai sempre accarezzare, nel tuo letto, così bello e compo­sto, senza il timore che smetta di amarti. Egli ti amerà sempre con l'amore senza fine dei morti, e io mi libererò dal torbido incubo del tuo corpo meraviglioso... (Abbracciandola) Il tuo corpo... che non potrò conoscere mai!(Guar­dando verso il giardino) Guarda di dove viene... Voltati, Belisa... Voltati. (Esce correndo).

Belisa                            - (disperata) Marcolfa, gettami un coltello! vado ad uccidere mio marito!(Gri­dando) Don Perlimplin .marito pazzo se me l'uccidi, ti ammazzo!

                                      - (Appare tra i cespugli un uomo avvolto in un manto rosso. Viene avanti ferito e vacillante).

Belisa                            - (abbracciandolo) Chi ti aprì le vene, per inondar di sangue il mio giardino? Amore, lasciami vedere il tuo viso per un istante almeno. Ah, chi ti uccise, chi?

Don Perlimplin              - (scoprendosi) Tuo ma­rito, con questo pugnale di smeraldi. (Mostra il pugnale che ha confitto in petto).

Belisa                            - (stupefatta) Perlimplin!

Don Perlimplin              - Scappò di corsa per la campagna, il giovane; non lo vedrai più. Mi uccise perché sapeva che ti amavo come nessun altro. E mentre mi feriva, gridò: «Belisa ha un'anima! ». Avvicinati. (Si accascia su una panchina).

Belisa                            - Che vuol dire? Ma sei ferito dav­vero...

Don Perlimplin............. - Perlimplin mi uccise Ah! Don Perlimplin! Vecchio senza sangue, fantoccio senza forza, tu non potevi'godere il corpo di Belisa... il corpo di Belisa è fatto per mu­scoli più forti, per labbra di brace... Ed io amavo proprio il tuo corpo, e nulla altro. Il tuo corpo! Mi ha ucciso con questo tizzone ardente di pie­tre preziose.

Belisa                            - Che hai fatto?

Don Perlimplin              - (morente) Capisci? Io sono solo la mia anima, e tu soltanto il tuo corpo: lasciami, in quest'ultimo istante abbrac­ciare il tuo corpo; lasciami stringere il tuo corpo che ho tanto desiderato. Lasciami morire.

Belisa                            - (si avvicina e lo abbraccia) Sì... Ma, quel giovane? Perché mi hai ingannata?

Don Perlimplin              - Quel giovane!(Chiude gli occhi. La scena si oscura. Entra Marcolfa).

Marcolfa                       - Signora!

Belisa                            - (piangendo) Don Perlimplin è morto!

Marcolfa                       - Lo sapevo! Ora l'avvolgeremo in quel mantello rosso giovanile e spavaldo col quale passeggiava sotto le sue stesse finestre.

Belisa                            - (piangendo) Non avrei mai imma­ginato che fosse un uomo così complicato!

MarcolfA                      -: Se ne è accorta troppo tardi. Gli farò una corona di fiori come un sole di mez­zogiorno.

Belisa                            - (assorta e come trasfigurata) Per­limplin, che cosa hai fatto, Perlimplin?

Marcolfa                       - Belisa, sei già un'altra donna: sei vestita di sangue, ora; del sangue amoroso del mio padrone!

Belisa                            - Ma chi era quest'uomo? Chi era?

Marcolfa                       - L'adolescente meraviglioso del quale non vedrai mai il volto.

Belisa                            - Sì, sì, Marcolfa. Ora lo amo, lo amo con tutta la forza della mia carne e della mia anima. Ma dov'è il giovane dal mantello rosso? Dio mio, dov'è?

Marcolfa                       - La senti, Don Perlimplin? Dormi tranquillo... La senti, Don Perlimplin..., la senti? (Suono di campane).

FINE

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