Andare a teatro

ANDARE A TEATRO

di Karl Valentine

L'azione si svolge in una mansarda piccolo-borghese di aspetto vecchiotto, con alle pareti una tappezzeria ingiallita da poco prezzo, ancora del tempo dei non-ni. A sinistra, sopra il divano dallo schienale ricurvo, foderato di felpa, appesa, entro una cornice dorata di cattivo gusto, una riproduzione in quadricromia di un quadro floreale. Le due finestre sullo sfondo sembrano affacciarsi su un qualunque muro sparti-fuoco; ogni anta composta di tre vetri. A entrambi i lati delle finestre prive di cortinaggi sono arricciate delle tendine a vetro color crema chiaro, non pi lavate da tempo; tra le due finestre un antiquato ritratto femminile in una cornice ovale, e sopra questo un immane calendario commerciale, sul quale segnato un grande 8 oppure un'altra data molto vecchia, in modo che si capisca che da molto tempo nessuno ha pi strappato i fogli. A destra della finestra, sopra una mensola, una gabbia per uccelli, nell'angolo una stufa di ceramica con un tubo di latta rivolto verso l'alto, al quale appesa una corda con biancheria stesa ad asciugare; sullo spigolo superiore della stufa un macinino da caff; nella griglia una rotonda, panciuta caffettiera di ceramica nella quale evidentemente sta scaldandosi il caff. Tra le due finestre un vecchio com, sul quale sono posati una radio e diversi ninnoli. Al centro della scena un tavolino quadrato di bamb ricoperto da una tovaglia di pizzo bianca; su esso, in un vaso da pochi soldi, un mazzo di fiori. Davanti al divano un tavolo rotondo con un drappo di felpa bordato di passamaneria lucida. Nella parete laterale obliqua una finestrella da abbaino.

La moglie (Liesl Karlstadt) porta sopra il vestito un grembiule azzurro bordato di bianco. Il marito (Karl Valentin) ha un barbone ispido e una pelata delimitata verso la fronte da pochi capelli 'richiamati', pantaloni scuri larghi e stropicciati, un panciotto chiaro pieno di rammendi e sbottonato, una camicia con un largo e basso colletto di gomma rivoltato, sotto cui annodata una vecchia cravatta nera, all'antica maniera degli artigiani. All'aprirsi del sipario si vede il marito che, seduto al tavolo, sta leggendo il giornale.

moglie (entrando in fretta). Pensa, vecchio mio, un momento fa stavo venendo su per le scale e ho incontrato la padrona di casa che mi ha fatto ancora un altro regalo. Indovina un po'?

marito. Su, parla, meno bambinate.

moglie. Guarda qua, due biglietti per il Faust... Cosa ne dici?

marito. Tante graziel E perch non ci va lei, quella vecchia strega?

moglie. Toh, non avr tempol

marito. Ah cos, eh? Lei il tempo non ce l'ha, noi invece lo dobbiamo trovare.

moglie. Sei proprio un ingrato.

marito. chiaro che quella l ce l'ha con noi, altrimenti perch verrebbe a regalarceli proprio a noi, i suoi biglietti?

moglie. Ma lei voleva solo farci un piacere.

marito. Lei a noi, un piacere? E quando mai noi abbiamo fatto un piacere a lei? Mail

moglie. Allora ci vuoi venire? S o no?

marito. A che ora comincia?

moglie. Non so... Vado gi un attimo e glielo chiedo.

marito. Comincer alle sette e mezzo.

moglie. Sono gi le sette meno un quarto, non faremo in tempo a prepararci! Ma di solito i teatri cominciano pi tardi... alle otto.

marito. Mah, comincer tra le sette e mezzo e le otto.

moglie. Noo, prima delle otto no di sicuro; i teatri fanno sempre un po' di ritardo. Ti ricordi, un mese fa abbiamo anche fatto in tempo a farci un bicchiere, cominciato solo alle dieci.

marito. Be', allora cosa facciamo?

moglie. Non starci a pensare tanto, sul

marito. Non abbiamo neanche mangiato.

moglie. Il mangiare pronto.

marito. Bene, mi do solo una rawiatina e son pronto anch'io.

moglie. Quello puoi farlo dopo, adesso mangia. (Esce).

Lui prende uno specchio e lo mette sul tavolo; 10 specchio cade continuamente. Entra la Moglie con piatti e posate.

moglie. Ecco qua, cerchiamo di sbrigarci. Ci mancava anche questa... Tiralo su.

Lo specchio resta in piedi, ma a rovescio.

marito. Ma cos come faccio a vederci...?

moglie. Dai, giralo.

11 Marito gira lo specchio, che per non sta dritto e ricomincia a cascare. La Moglie lo sistema nella posizione giusta. Lui si pettina,

moglie. Mi vuoi spiegare cos'hai da pettinarti l... Non puoi mica pi farti la riga, su quella zucca pelata.

marito. Sai, la forza dell'abitudine.

moglie. Come si fa a essere cos vanitosi... Si pu sapere per chi ti fai cosi bello? Piaci a me e non hai bisogno di piacere a nessun'altra.

marito. Forse a teatro capito seduto vicino a una bella ragazza.

moglie. S, giusto te guarder quellal Guarder il Fausti

marito. Ma io pensavo all'intervallo.

La Moglie esce e rientra con la cena, un piatto di crauti e wurstel.

marito. Di nuovo piatto unico? moglie. cosa mai s' mangiato d'altro in casa nostra?

Ci sono due salsicce, una per uno. Lui le prende, tira fuori il metro dalla tasca dei calzoni, le misura, d la pi piccola alla Moglie e tiene per s la pi lunga; poi tutti e due infilano di scatto la forchetta nei crauti, le forchette si incastrano, i due tentano entrambi inutilmente di tirare dalla propria parte, finch lui riesce a staccare le due forchette col coltello. Durante questo tira-molla tiene lo sguardo sulla pendola appesa al muro.

moglie. Ecco, si piegata. Cos almeno adesso so chi che rompe sempre le forchette. Su, ora mangiamo in fretta.

marito. Non si deve mangiare in fretta, fa male alla salute.

moglie. Tieni i crauti. (Si alza e gli mette i crauti nel piatto).

marito (arrabbiato, respinge con la mano i crauti dal piatto). La mia roba me la prendo io. (Si rimette i crauti nel piatto. Si guarda allo specchio).

moglie. Non fare il pagliaccio, non hai nessun bisogno di guardarti allo specchio mentre mangi.

marito. Invece s, cos la porzione doppia. E se il ragazzo torna a casa dal lavoro, come si fa?

moglie. Ci ho gi pensato. Dobbiamo tenergli in caldo il mangiare e prima di uscire gli scriviamo un biglietto... Tu continua pure a mangiare, lo scrivo io. (Prende carta e calamaio dal com) Allora, gli scrivo che non siamo in casa.

marito. Questo non hai bisogno di scriverglielo, lo vede da solo... scrivigli che siamo usciti!

moglie. quello che volevo fare! Gli scrivo che non ci siamo perch siamo assenti.

marito. Scrivi: Monaco, virgola.

moglie. No, scrivo: caro...

tutti e due. Ma com' che si chiama?

moglie. Visto che sei suo padre, dovresti almeno sapere come si chiama tuo figlio.

marito. Visto che sei sua madre, dovresti saperlo tu pi di me.

moglie. che lo chiamiamo sempre figliolo..., ma come diamine si chiama?

marito. Aspetta, vado a chiederlo alla vicina.

moglie. Noo, dovremo pur arrivarci da soli, Gesummaria e san Giuseppe... ah, ecco, si chiama Giuseppe. Allora: mio caro Giuseppe...

marito. Questo non hai il diritto di scriverlo, perch lui anche mio.

moglie. Allora non faccio altro che scrivere nostro caro Giuseppe, cos sarai contento... Nostro caro Giuseppe...

marito. Egregio signore, nostro caro Giuseppe...

moglie. Il tuo mangiare in cucina sulla stufa, fallo scaldare perch ormai freddo...

marito. Siamo gi a dicembre.

moglie. Parlavo del mangiare... ormai freddo, e visto che dobbiamo andare a teatro.

marito. Dobbiamo? Se non ci va, mica dobbiamo.

moglie. Allora scriver: perch abbiamo modo... perch possiamo... perch vogliamo... perch...

marito. ...dovremo andare.

moglie. Ma quando lui legger il biglietto noi saremo gi usciti.

marito. E allora scrivi: siamo andati.

moglie. In caso il teatro dovesse finire, forse verremo sicuramente a casa. Ti salutano...

marito. Con osservanza...

moglie. I tuoi usciti genitori, unitamente a tua madre.

marito. Dicendo genitori la madre gi compresa!

moglie. E poi ci metto un punto, senn quel cretino va avanti a leggere.

marito. Scrivi ancora questo: nel caso per che tu il mangiare lo preferissi freddo, allora non hai bisogno di farlo scaldare.

moglie. Senn diventa bollente. Ecco fatto, ora lo mettiamo sul tavolo. Anzi no, forse qui non lo vede subito... lui di solito entra dalla porta, allora mettiamolo qui sul pavimento.

marito. Cos lo pesta con gli stivali sporchi e non riesce pi a leggerlo. (Mette la lettera sul tavolino di fianco, appoggiata al vaso di fiori).

moglie. Ma no, non vicino al mazzo di fiori! Penserebbe che il suo onomastico.

marito. Ma non il suo onomastico.

moglie. Gi, ma si arrabbierebbe... insomma, cosi non va.

marito (appoggia la lettera allo specchio). Cos perfetto, vieni a vedere: quando lui entra viene a mettersi qua, guarda dentro lo specchio e pensa: che razza di biglietto questo? E cos lo vede.

moglie. Certo che noi ci guardiamo dentro perch sappiamo che c' il biglietto! Ma lui non lo sa. E se non ci guarda?

marito. indispensabile che ci guardi.

moglie. E se invece non ci guarda, il biglietto l'hai messo per niente.

marito. Aspetta, ho trovato. Scrivi un altro biglietto: appena entri in casa, guarda immediatamente lo specchio.

moglie. Allora scrivo: appena entri in casa, guarda immediatamente lo specchio e vedrai qualcosa. Ecco, abbiamo perso tanto di quel tempo a scrivere che son quasi le sette... meno male che il teatro comincia solo alle otto.

marito. Comincia alla sette e mezzo.

moglie. Quasi quasi i piatti li lavo domattina, altrimenti si fa troppo tardi. (Sparecchia).

marito (fruga dappertutto come se cercasse qualcosa, apre i cassetti e scuote la testa). Fanny, dove hai messo il mio bottoncino del colletto?

moglie. Ecco che ricomincia la ricerca del bottoncino! Saranno centomila i bottoncini che ti ho...

marito. Troppi, troppi... Me ne basta uno.

moglie. Vorrei proprio sapere dove li ficchi tu i bottoncini, comincio a pensare che te li mangi. (Va a prendere la scatola dei bottoni e gliela mostra).

Lui si precipita verso la scatola, i due si scontrano con le teste, poi lui fruga dentro, trova finalmente un bottoncino e glielo sventola trionfante davanti al naso.

moglie. Ora vado io a prepararmi. Ah, devo tornare in cucina. (Esce).

marito (la chiama). E il colletto dov'?

moglie. Dove l'hai lasciato ieri.

marito (tenta disperatamente di allacciarsi il colletto, ma non riesce a infilare il bottoncino nel secondo occhiello del bordo della camicia). Fanny, prima che diventi pazzo, vieni ad allacciarmi il colletto.

moglie (rientra di corsa con il ferro per arricciare infilato nei capelli). Se non mi lasci in pace non sar mai pronta... cosa c' adesso?

marito. Devi allacciarmi il colletto, altrimenti lo scaravento dietro la stufa.

moglie. Toh, tieni un attimo il ferro! (Lo prende per il manico di legno e glielo porge dalla parte metallica che rovente).

marito. Ahi! Cretina che non sei altro, ti sembra il modo di porgermi il ferro?

moglie. E come dovrei porgertelo? Cos no di certo! (Prende in mano il ferro dalla parte metallica) Ahi!

marito (lascia cadere in terra il bottoncino del colletto). Ecco, ora mi caduto il bottoncino. (D un paio di strattoni al cordone della lampada scorrevole per abbassarla e ci sbatte contro la testa).

moglie. Adesso ha perso ancora il bottoncino... Guarda che se vai avanti cos arriveremo in ritardo, te lo dico gi. (Cerca anche lei il bottoncino) Che sia sotto il divano?

marito. Ma se il divano finto... Eccolo, finito sotto il com! (Mentre lei si china a cercarlo, lui solleva leggermente il com facendo cadere i piatti e i ninnoli).

moglie. Gesummaria e san Giuseppe, il mio servizio buono! (Continua a inveire, furente).

marito (ride). Eccolo, il bottoncino] E il colletto dov'?

moglie. E di nuovo gli manca il colletto... Eccolo!

marito. No, che colletto... ah s, eccolo.

moglie. Adesso mi vesto, cos almeno uno dei due sar pronto; cosa dici, mi metto il vestito nero?

marito. S.

moglie. O quello marrone?

marito. S.

moglie. Ma non posso mica mettermi due vestiti!

marito. Cos non avrai freddo.

moglie. Per una volta che ti si chiede qualcosa... adesso mi metto quello marrone... poi vedremo, faccio sempre in tempo a cambiarlo con quello nero. (Esce).

Il Marito nel frattempo si messo il colletto e la cravatta. Poi cerca le scarpe, le trova, una la infila e l'altra la mette sul tavolo. Neil'allacciarsele si arrabbia con le stringhe.

moglie (entra di corsa in scena indossando il vestito marrone). Su, allacciami il vestito, da sola non ce la faccio.

marito. Mamma mia, ora siamo daccapo con quei cinquecento gancetti.

moglie. No, non aver paura, ci ho fatto mettere la cerniera lampo. (Il Marito tira su la cerniera lampo) Certo, prima era tremendo, si riusciva appena a chiudere un gancetto che se ne apriva un altro, e quando mi svestivo appena ne avevo aperto uno se n'era gi richiuso un altro.

marito. Via, non star sempre a parlare, pensa a prepararti. (La stringa di una scarpa si spezza, lui comincia a imprecare e a bestemmiare).

moglie. Non essere cos nervoso! Non capisco, gli altri ci vanno pure a teatro...

marito. Che razza di stringhe sono queste!

moglie. La prossima volta ti ci infilo due cavi di ferro... ma tu sei capace di spezzare anche quelli! (Esce).

Il Marito si allaccia le scarpe, si alza, pesta un paio di volte i piedi per terra, poi si infila il panciotto e la giacca.

moglie (rientra con in mano un cappello). Non so, ma mi sembra che questo cappello col vestito marrone non stia troppo bene.

marito. Mettitene un altro, spicciati! (Si mette in testa il suo, ed pronto).

moglie. E questo qui, invece, mi involgarisce terribilmente.

marito. A me quello non mai piaciuto.

moglie. Mi metto il foulard da teatro, mi sta meglio.

marito. D'accordo... ma sbrigati, dai... faremo tardi.

(Cammina nervosamente avanti e indietro).

moglie (cerca la borsetta e il ventaglio). Ho solo da rimettere un attimo in ordine.

marito (strillando). Ma s, ma s! Se fossi in te darei anche una pulitina alle scale e alle finestre. Che razza d'impiastro!

moglie (anche lei alzando la.voce). E non essere cos scorbutico! Cosa ne posso io se mi hanno regalato due biglietti?!

marito. Quella carogna, che ci vada lei la prossima volta a teatro, invece di disturbare altra gente!

moglie. Ecco, per una volta che ero contenta di fare qualcosa... va a finire sempre cos in casa nostra, per lavorare vado bene tutto Fanno, ma...

marito. E io per guadagnare.

moglie. Avanti, ci risiamo, come se non ti conoscessi! Ora chi la smette pi, litigheremo per tutta la strada, litigheremo a teatro e dopo mezzanotte staremo ancora litigando! E allora sai cosa ti dico, a un simile divertimento io ci rinuncio ancora prima di cominciare. Preferisco restarmene a casa, e tu a teatro ci vai da solo.

marito. Come faccio con due biglietti a andare a teatro da solo?

moglie (piange e si siede). Ma insomma, che colpa ne ho io se mi hanno regalato due biglietti?

marito. Me l'aspettavo! Avanti, marsch! Andiamo a teatro!

moglie. Mi sento cos scombussolata, lo sai che non sopporto quel tuo modo di alzare la voce, ora non mi va pi di uscire, e non ce la faccio neanche. Fa' quel che vuoi, va' a teatro con chi ti pare! Io ora mi spoglio e me ne vado a letto, mi venuto uno di quei mal di testa...

marito. Allora prendi un cachet. (Glielo d).

moglie. Me la cavo benissimo anche senza di te, vattene pure dove vuoi, io me ne vado a letto. (Inghiott la medicina ed esce).

marito. Aspetta, l'hai gi ingoiata? Risputala!

moglie. Mi hai dato una cosa sbagliata?

marito. Gi, tu mandi gi proprio tutto quel che ti capita!

moglie. Parla, avanti, cosa mi hai dato?

marito. Leo, pillole per andar di corpo.

moglie. Ora s che l'hai combinata bella! Pillole lassative! Guarda, c' scritto: effetto immediato entro un'ora. Adesso sono le sette e mezzo, alle otto e mezzo saremo giusto seduti a teatro, e a quel momento comincer.

marito. No, alle sette e mezzo comincia.

moglie. Per me, volevo dire... Ma, insomma, adesso andiamo, pu essere che a quell'ora saremo tornati a casa. Vorrei proprio sapere se anche agli altri, quando escono, succedono di queste cose.

marito. Identiche!

moglie. Eh no, come queste impossibile!

marito. Solo perch non ne parlano. Be', andiamo.

moglie. Come ti sei di nuovo conciato, non la perderai mai quest'abitudine? Ehi, ma che razza di camicia ti sei messo?

marito. Una camicia da uomo.

moglie. Non vorrai mica andare a teatro con questa camicia? la pi vecchia che hai, sono quindici giorni che la porti.

marito. Ma non si vede mica!

moglie. No, con quella camicia io non esco, non faccio neppure un passo; se ti vede qualcuno, penser di me che sono una sporcacciona.

marito. E cosa importa?

moglie. No... adesso tu ti metti un'altra camicia! (Va a prenderne una nell'armadio della biancheria).

marito. Certo questa una giornata che non dimenticher; mai, mai pi a teatro!

moglie. Su, ti aiuto io. (Lui si toglie tutto, compresa la camicia; proprio in quel momento entra la vicina di casa con una tazza in mano. Vedendo l'uomo spogliato lancia un urlo di spavento e lascia cadere in terra la tazza).

moglie. Ma perch non bussa alla porta, lei? E tu sei l tutto nudo! Va' in camera da letto! (Lui esce ciabattando) Non abbiamo tempo, andiamo a teatro!

vicina. Oh, per favore, se potesse prestarmi un po' d'olio per l'insalata!

moglie. Lei arriva sempre al momento sbagliato, ogni volta le serve una cosa diversa. (Va a prendere la bottiglia dell'olio) Allora, quanto ne vuole?

vicina. Solo un goccetto. (La Moglie versa l'olio nella tazza).

Nel frattempo rientrato il Marito. Ha ancora i pantaloni in mano e d una gomitata alla Moglie proprio mentre sta versando l'olio.

marito. Dove hai messo la mia camicia?

L'olio va a finire sul vestito della Moglie.

moglie. Ges, ci mancava anche questa, il mio vestito buono,... ho voglia di piangere.

vicina. Mi dispiace proprio tanto.

moglie. S, ma sono io che ci vado di mezzo... il vestito rovinato... meno male che solo olio, almeno non macchia. Le basta cos? Ecco! (Le d la tazza piena).

vicina. Grazie... Buon divertimento. (Esce).

marito. Dov' la mia camicia?

moglie. L, sulla sedia.

marito (prende la camicia, la spiega e la tiene sollevata. Si vede che una camicia da bambino). Ges, Ges.

moglie. Ma questa la camicia del ragazzo, era l'unica che c'era nel cassetto... Disordinato che non sei altro, sai benissimo che hai solo due camicie... e le tiri sempre fuori senza dir niente, allora mettiti un davantino... eccoti un davantino fresco. (Gli d un davantino di gomma).

marito. Ma questo troppo lungo.

moglie. E allora strappane un pezzo!(Strappa la parte inferiore del davantino).

marito. Prestol Sono le sette e mezzo!(Si veste in gran fretta, facendo cadere il davantino, la cravatta e l'orologio; poi infila l'orologio nei calzoni e l'orologio cade a terra scivolando attraverso la gamba del pantalone; la Moglie gli porge il panciotto, giacca, cappello, ombrello e infine il soprabito; lui infila il braccio nella fodera e l'ombrello nella manica; nasce uno scompiglio allucinante).

moglie. Ormai arriviamo in ritardo, dovremo prendere il tram, per almeno saliamo sulla motrice, arriveremo prima. Aspetta, non abbiamo preso il binocolo, portalo tu.(Prende dal cassetto un astuccio con dentro un binocolo da teatro e glielo porge).

marito (lo lascia cadere in terra). Si rotto.

moglie. Ci mancherebbe anche questa!(Apre l'astuccio) Ah, meno male che non c'era dentro, senn si rompeva. Su, andiamo adesso. Hai tutto? Le chiavi, il portafoglio, un fazzoletto, il tabacco da naso... hai chiuso la finestra in camera da letto? Potrebbe venire un temporale.(Controlla).

marito. Vieni, su!

moglie. Dai, spegni la luce e chiudi.

marito (al buio). Li hai tu i biglietti?

moglie. No, li hai tu!

marito. No, tu... Aspetta, accendi.

moglie. Sarebbe il colmo se adesso non ci avessimo i biglietti.(Accende la luce e guarda nella borsetta) Ma se non l'ho neanche aperta, la borsetta... Tu eri seduto 11 di fronte e io ti ho dato in mano i biglietti.

marito. Li avrai posati laggi. (Va vicino al com e allunga una mano).

moglie. No, sono sicurissima. (Chiude con forza il cassetto schiacciandoci dentro il dito del marito).

marito. Ahi, ahi!(Piange e si appoggia alla moglie).

moglie. Parola mia, l'idea di andare a teatro comincia a darmi la nausea! Almeno avessimo i biglietti! Senza biglietti non ci fanno entrare.

marito. Ferma!(Tira fuori i biglietti dalla tasca dei pantaloni).

moglie. Eccoli! Adesso per li metto nella borsetta, senn tu li perdi un'altra volta... Ehi, guarda, potevamo guardarci prima... c' scritto quando comincia: inizio ore otto... Chi che aveva ragione? Io!... sempre la donna ad aver ragione... c'scritto qui, nero su bianco... inizio ore otto.

marito. S, vero. Inizio ore otto. Venerd 17 luglio.

moglie. Come sarebbe venerd? Oggi gioved!

Si guardano tutti e due in faccia smarriti.