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Radiodramma

di Anna Luisa MENEGHINI

da IL DRAMMA n. 125

15 Gennaio 1951

V O C I

ANDREA

ELENA

TERESA

GIORGIO

VLADIMIRO

IL MAESTRO DI SCUOLA

UN MEDICO

UN INFERMIERE

I COMPAGNI DI  SCUOLA

*  Tutti i diritti riservati.

A questo radiodramma è stato assegnato il primo premio nazionale radio-drammatico, promosso dal Sindacato Nazionale Autori radiofonici, sotto l'egida della Presidenza del Consiglio e in collaborazione con la Radio Italiana. Detto premio - riservato esclusivamente ad opere di prosa, concepite e scritte per la realizzazione radiofonica - è stato basato sulla formula dello scrutinio doppio, e cioè: il primo da parte di una Commissione nazionale; il secondo da parte del pubblico. La Commissione, nell'agosto 1950, giudicò migliori cinque lavori prescelti tra 44 opere trasmesse. Dal 21 settembre al 21 ottobre 1950 quei cinque lavori furono presentati al definitivo giudizio degli ascoltatori. Risposero oltre tremila persone con un giudizio graduatorio, com'era indicato. L'8 novembre una Commissione di scrutatori ha esaminato i punteggi sta­biliti da uno a dieci. Il radiodramma di Anna Luisa Meneghini, che qui pubbli­chiamo, ha ottenuto la maggiore media con punti 9,67. Regìa di A. G. Majano.

(Musica di apertura: serenata di Bramhs per violino e orchestra. Ambiente acustico: acciottolio di stoviglie nell'acquaio).

Teresa        Andrea, mangia. Non star lì intontito a guardare le mosche che volano.

Andrea        (assente)  Non ho fame.

Teresa         Come non hai fame? Se non hai mangiato niente da ieri sera?! Lo sai che se non mangi rimarrai piccolo e magro?

Andrea        (c. s.)  Non ho fame.

Teresa         Dio mio, che razza di dispettoso. Per chi l'ho fatto allora il budino di riso? Ho smesso di fare il bucato per preparartelo. E questa sarebbe la ricom­pensa?!  (Silenzio) Su, avanti, andrà a male se non lo mangi.

Andrea       Dallo a Orazio.

Teresa        Orazio? Puah! Un cane allevato a budini, bella roba. Diventerà così lento e grasso che se ver­ranno i ladri, faranno a tempo a svaligiare tutta la casa, prima che lui si muova. Andrea  Orazio è un bravo cane.

Teresa        Ma sì, sarà un bravo cane, ma tu devi mangiare. Guarda come sei piccolo e pallido. Alla tua età i bambini sono molto più alti e grossi.

Andrea       Alla mamma piacciono i bambini alti e grossi?

Teresa        Che c'entra questo? Ad ogni madre piac­ciono i suoi figli. Al mio paese c'era una donna che aveva un bambino che era diventato scemo per la paura,durante l'altra guerra, e poi questo bambino era morto e lei se l'era tenuto vicino per sei giorni, finché, dovettero andare gli agenti a portarglielo via per seppellirlo.

Andrea        (fermo nella sua idea)  Alla mamma piac­ciono i bambini biondi.

Teresa        Ma non è vero niente. Cosa vuoi che importi il colore dei capelli? Io ho i capelli rossi e tutti gli altri miei fratelli li avevano neri come le penne dei corvi, eppure nostra madre ci ha voluto bene in modo identico a tutti quanti.

Andrea       Io credo che importi il colore dei capelli. Stefano era biondo e la mamma voleva bene solo a lui.

Teresa         Ma fammi il piacere. Non c'entra essere biondi o bruni. Tutte le mamme, si sa, sono un po' più affezionate ai figli più grandi.

Andrea       Tu hai detto che tua mamma vi voleva bene uguale a tutti quanti.

Teresa        Sì, è vero. Ma mia mamma ne ha avuti tanti di figli che alla fine non sapeva più nemmeno lei qual era il più grande.

(Pausa).

Andrea       Credi che se morissi anch'io, la mamma mi verrebbe a trovare ogni giorno al cimitero, con tanti fiori?

Teresa        Ma senti che idee si mette in testa questo stupido, invece di mangiare. Per quale ragione do­vresti morire?

Andrea       Ma Stefano è morto.

Teresa        È difficile che il fulmine vada due volte sullo stesso albero.

(Pausa).

Andrea       Senti, perché quando i mariti muoiono, le donne prendono subito un altro marito?

Teresa        Beh, queste sono cose che succedono solo in città, o alle donne giovani... E poi cosa vuoi che ne sappia io? Smettila di far domande. Saprai tutto quando sarai grande.

Andrea       Ma perché ci sono sempre delle cose che i bambini non possono sapere?

Teresa        Perché se no sarebbero come i grandi, e allora che gusto ci sarebbe a essere bambini?

Andrea       A me non piace essere bambino.

Teresa        Lo dici adesso. Vedrai quanto la rimpian­gerai questa età quando sarai un uomo e avrai dolori e preoccupazioni e dovrai faticare dalla mattina alla sera per mantenere la tua famiglia.

(Rumore di una auto che si ferma, giù, nella strada).

Andrea        (felice)   Sarà mamma! Le vado incontro.

Teresa        Rimani qui. Lo sai che si sente sempre male quando torna dal cimitero. E sarà tanto peggio oggi, che è l'anniversario. Vedrai che non vorrà ve­dere nessuno.

Andrea       E adesso si chiuderà in camera di « lui », come l'anno scorso!                                          

Teresa        Mah, non lo so. E poi, guarda, è il tuo patrigno, non è tua madre. Su, vai a salutarlo! Ha un pacchetto in mano. Forse è per te.

Andrea        (stizzoso)   Non ci vado.

Teresa        Sei proprio un bambino cattivo. Perché lo tratti così? È molto buono con te.

Andrea       Lo odio.

Teresa        Sei un bambino senza cuore. Vorrei pro­prio sapere perché stamattina non hai voluto prendere i fiori che ti aveva portato per regalarli a tua madre.

Andrea       Non li ho voluti. Erano i fiori da portare al cimitero!

Teresa        Ma certo, erano i fiori per il tuo povero fratello, e lui aveva avuto un pensiero gentile. Voleva che tu facessi una bella figura con tua madre.

Andrea        (un po' strozzato, come stesse per piangere)   Non ho voluto portarle quei fiori... perché... spe­ravo che si dimenticasse del cimitero... Non volevo che ci andasse ancora...

(Rumore di porta che si apre).

Giorgio      Teresa, dov'è Andrea! Ah, eccolo. Vuoi venire di là con me, Andrea?

Teresa        Ma certo che ci viene, vero Andrea?

Andrea       Non posso, devo far colazione.

Giorgio      Sai, pensavo di portarti con me. Oggi c'è il derby. Il favorito è Orione...

Andrea        (come chi sostiene una dura lotta con se stesso)   Oggi... oggi dovrei rimanere in casa... devo fare i compiti...

Giorgio      Hai mezz'ora di tempo per deciderti. Ti aspetterò nello studio.

(Rumore di porta che si chiude).

Teresa         (insorgendo)   Non ho mai visto uno sciocco simile. Rinunciare a uno spettacolo così bello per... fare i compiti. Fosse vero almeno. Pensare che i miei fratelli hanno sognato tutta la vita di vedere una corsa di cavalli.

(Fischi prolungati in terzo piano) 

Oh, ecco quel bel campione del tuo amico. Su, rispon­digli.

(Finestra che spalanca).

Andrea        (gridando)   Che vuoi?

Vladimiro   (in secondo piano)   Vieni alle corse, oggi? C'è il derby! conosco uno stalliere che ci farà passare dalla parte di dietro. Vieni, sarà una magnifica corsa.

Andrea       Non posso venire.

Vladimiro  Perché?

Andrea       Vacci da solo. Ci vediamo a scuola domani. Ciao.

Vladimiro  Allora, ciao.

(Finestra che si chiude).

Teresa        Allora ci vai col tuo patrigno, alle corse?

Andrea        (irritato)   No, no e no. Non ci voglio andare con lui.

Teresa        Mah... stare a casa tutto il giorno... non ti capisco proprio. Aspetti qualcuno?

Andrea        (cupamente)  Io non aspetto nessuno. (Pausa. Campanello).

Andrea        (scattando)  Ecco la mamma.

(Passi. Porta che sbatte).

Elena           (in secondo piano)   Oggi non ci sono per nessuno, Teresa. Ti chiamerò quando avrò bisogno di qualche cosa.

Teresa         (in secondo piano)   Va bene, signora. Il signor Giorgio è arrivato. È nello studio.

Elena           (c. s.)   Digli pure che sono in questa stanza, se vuol venire a salutarmi.

Teresa         (c. s.)   E c'è Andrea, signora. Non vuol vederlo? Forse lei riuscirebbe a convincerlo a man­giare di più.

Elena           (c. s.)   Oggi non sono in buona disposizione di spirito. Cerca di convincerlo tu. Andrò a salutarlo stasera prima che si addormenti.

(Accordo improvviso, emotivo. Dissolvenza su « Serenata di Brahms per violino e orchestra »).

Andrea        (di soprassalto)   Sei tu, mamma?

Teresa        No, sono io. Ti ho portato l'acqua e l'arancia, se stanotte avessi sete. Ma perché non dormi ancora! È molto tardi.

(Musica in primo piano, assume un tono quasi straziante).

Elena           (euforica, frivola)   Su spazzola, spazzola, Teresa. Voglio essere in forma perfetta, oggi.

Teresa         (lamentosa)   Mi duole il braccio, signora. Guardi, io credo che basti. Ha dei capelli che sem­brano oro, ormai.

Elena          Benissimo. Mi è passata anche l'emicrania con questa spazzolata. Su, preparami un infuso di tè e delle pezzuole pulite. Mi servono per gli occhi. Avremo ospiti, stasera, e voglio essere raggiante. Su, svelta, sai che sono in ritardo.

Teresa        Subito, subito, signora.

Elena          Come si vuol bene alla vita, quando ci si sente giovani e belle.

Andrea        (entra trafelato)   Mamma, mamma.

Elena           Che c'è, Andrea?

Andrea       Mamma, sei pronta?

Elena          Fra poco, caro. Ma perché ti preoccupi tanto?

Andrea       Perché è quasi l'ora. Se non andiamo in tempo troveremo i migliori posti occupati.

Elena           (cercando di rammentare)   I migliori posti...

Andrea       Ma sì, al teatro delle marionette. Ti ricordi che mi hai promesso di accompagnarmi? Oggi è sabato.

Elena          Oh, caro, come mi dispiace di non poter venire. Sai, ho avuto degli impegni così importanti...

Andrea       Te lo sei scordato, mamma.

Elena          Oh, caro, mi dispiace. Ma ti giuro che non succederà più. Il prossimo sabato sarà tutto per te.

Andrea       Tutti i miei compagni vengono con la madre al teatro delle marionette. Tu non sei mai venuta. Non vuoi mai uscire con me.

Elena          Caro,  non essere noioso. Te l'ho detto, stasera ho degli ospiti, oggi ho un impegno importante. Le marionette possono aspettare, Giorgio no.

Andrea        (astioso)   Perché lui non deve mai aspettare?

Elena          Perché è mio marito, tesoro. I mariti sono una cosa molto importante. Te lo farai dire da tua moglie quando sarai un uomo. Su, caro, non fare quella faccia da funerale. Vai col tuo amico Vladimiro, lui ci va pure da solo, no?

Andrea       Perché sua mamma ha l'edicola. Se avesse tempo sarebbe tanto contenta di andare con lui.

Elena          Va bene, va bene. La prossima volta sarò tutta per te. Mi hai fatto perdere del tempo prezioso. Ora vai, da bravo.

Teresa        Ecco, signora, l'infuso di tè e le pezzuole pulite.

Elena          Non ho più tempo, Teresa. Sarà per questa sera. Io corro, altrimenti Giorgio si inquieta ad aspet­tare. Arrivederci, ciao tesoro, divertiti e non essere in collera. Sabato sarò tutta per te. (Si allontana).

Teresa        Beh, che ti succede? Sembri un cane bastonato.

Andrea       Ero sicuro che non che con sarebbe venuta con me nemmeno oggi.

Teresa         E allora se ne eri sicuro, perché fai tante storie?

Andrea       Lo so io, perché.

(Trillo del telefono) 

Teresa        Pronto? sì., sì... Cosa?... Dove?... Madonna... Madonna santa... Sì... subito... Subito... (Senza riattaccare il ricevitore, si allontana gridando)  Signora! Signora!

Elena           (tornando in primo piano)   Che c'è? Perché strilli così?

Teresa        Eh, signora, che disgrazia! Il signor Giorgio, la macchina... c'era anche l'avvocato Orlando con lui... Sono all'ospedale tutti e due...

Elena           (con un grido)   Dove? Chi l'ha detto? Dove sono?

Teresa        Il telefono...

Elena          Pronto?... Sì... sono la moglie... gravi?... Sì... sì... Vengo subito. (Riattacca con voce di pianto)  Vado... Non so quando tornerò... Vado all'ospedale...

(Passi che si allontanano di corsa).

Teresa         (con uno scoppio irritato)   E tu che vuoi? Perché te ne stai lì impalato come uno stupido! Su, vattene al teatro, e torna più tardi che puoi...

Andrea        Dimmi, se Giorgio muore, credi che la mamma uscirà con me la sera?

Teresa        Ma che razza di domande mi vieni a fare in un momento simile? E poi, per fortuna, il signor Giorgio non morirà. L'infermiere ha detto che è sol­tanto contuso.

Andrea       Cosa vuol dire contuso!

Teresa        Vuol dire che si è fatto soltanto delle ammaccature. Molto probabilmente gli sarà venuto il raffreddore, giacché è caduto nel fosso.

Andrea       Ma allora... la macchina non è caduta nel burrone!

Teresa        E perché avrebbe dovuto cadere nel bur­rone! Non ci sarebbe mancato altro. Allora non avrebbero ritrovato nemmeno i pezzetti, altro che contusioni.

Andrea        (con apprensione)   Allora bisogna che vada subito dove sta la macchina. Fammi il piacere. Teresa, dimmi dove sta, devo proprio andarci subito.

Teresa        Ma a fare che cosa! Perché vuoi andare là?

Andrea        (agitato)   Bisogna che vada a rimettere a posto i bulloni prima che se ne accorgano. Se se ne accorgono, Vladimiro si arrabbierà moltissimo...

Teresa        Quali bulloni!

Andrea        (quasi senza badarle)   Quelli della ruota davanti. Ti prego, fammi andare subito. Voglio sapere dove sta la macchina...

Teresa        Che c'entra Vladimiro!

Andrea        (irritandosi)   Ma sì, te lo dirò dopo, ora dimmi dove sta la macchina, ti prego...

Teresa        No, devi dirmi subito che c'entra Vladimiro.

Andrea       Mi ha aiutato a svitare i bulloni. Lui se ne intende di macchine, suo padre é meccanico...

Teresa         (con un grande urlo)   Incoscienti! Disgra­ziati! Allora siete stati voi, è colpa vostra se quei due sono all'ospedale...

Andrea       Ma no, non c'entra Vladimiro. Gliel'ho chiesto io di aiutarmi. Lui non sapeva a che cosa servisse. Gli ho dovuto regalare il mio fucile. Lui non c'entra. Sono stato io...

Teresa         (continuando a urlare)   E hai anche il coraggio di dirlo. Sei un mostro, un assassino, volevi uccidere due persone...

Andrea       Non è vero, te lo giuro. Non volevo ucci­dere due persone. Volevo solo che Giorgio cadesse nel burrone...

Teresa        Ah, e lo dici così! Volevi uccidere tuo padre...

Andrea        (furibondo)   Non è mio padre!

Teresa        Ma sì, lo sappiamo, è per questo che lo volevi ammazzare.  A otto anni volevi ammazzare. Un assassino! Un assassino.

(Si allontana urlando. Serenata di Brahms).

(Brusìo caratteristico di stazione ferroviaria) 

Giorgio       Ti sono piaciuti i leoncini allo zoo?

Andrea       Perché mi ci hai voluto portare? Giorgio Perché volevo distrarti prima della par­tenza. So che ti piace lo zoo. E così avrai qualcosa di nuovo da raccontare ai tuoi compagni di collegio.

Andrea        (dopo una pausa)   È molto feroce la leonessa?

Giorgio      Non molto. Diventa feroce solo quando le vogliono portar via i suoi leoncini.

Andrea       Lei non li manderebbe mai in collegio, vero? anche se fossero cattivi.

Giorgio      Non ci sono collegi per gli animali. Ma non credere che non esistano punizioni anche per loro. Vengono picchiati, e come!

Andrea       La mamma di Vladimiro lo picchia sempre con la scopa, ma gli vuol bene.

Giorgio      Tutte le mamme vogliono bene ai loro figlioli.

Andrea       Anche se li mandano in collegio!

Giorgio       Di più, in  questo caso. Vedrai quanti ragazzi troverai in collegio. E tutti vi sono stati mandati unicamente per il loro bene.

Andrea       Ma i collegi sono fatti per i ragazzi che non hanno nessuno che si occupi di loro.

Giorgio      Ci sono anche dei collegi così, ma sono un'istituzione diversa. Quei collegi si chiamano orfanotrofi.

(Pausa).

Andrea       Se Vladimiro partisse, sua mamma ver­rebbe a salutarlo alla stazione.

Giorgio       So a che cosa pensi. La mamma non è venuta perché aveva molti impegni, stamattina.

Andrea       Non è vero. È ancora in collera con me.

Giorgio       Vedi, le donne hanno i nervi più deboli. La mamma ha presomolta paura. Bisogna darle il tempo di rimettersi. Vedrai che per Natale tutto tor­nerà a posto.

Andrea       Mancano ancora due mesi a Natale.

Giorgio      Passeranno più presto di quel che tu pensi.

Andrea       Conterò i giorni. Sono sicuro che starò malissimo in collegio.

Giorgio      Non puoi dire questo prima di esserci.

(Fischio di partenza) 

Su, sali sul treno. Nella valigia ti ho messo delle buste con i francobolli e l'indirizzo scritto a macchina. Così ti riuscirà più semplice scri­vere a casa.

Andrea       Credi... che mi risponderà?

Giorgio      Ma certo che ti risponderà. Stai tranquillo, me ne occuperò io.

(Treno che si mette in moto).

Andrea        (a voce alta)   Saluta Teresa.

Giorgio       (c. s.)   Saluterò tutti, non preoccuparti!

Andrea        (a voce sempre più alta)   Ti fa ancora male il braccio?!

Giorgio       (c. s.)   No, sono guarito. Arrivederci.

Andrea        (lontano)  Arrivederci!  

(Treno in corsa. Musica).

Teresa        Signora! Signora! Signora!

Elena          Che c'è da gridare, Teresa?

Teresa        Un telegramma. È arrivato un telegramma.

Elena         Non spaventarti,  per l'amor del cielo. Dammelo. (Leggendo lentamente)             « Vostro figlio man­cante appello da ieri sera stop Finora vane nostro ricerche ostacolate maltempo stop Avvertite polizia vostra città il direttore ». (Scoppiando)  Oh, mio Dio, mio Dio!  Quel figlio mi vuol far morire con tutti questi dispiaceri.

Teresa        Io l'avevo detto che non ci sarebbe rima­sto in collegio. Andrea non è un bambino come gli altri.

Elena          Peggio, peggio degli altri. Ma perché sono sempre i migliori ad andarsene? Il mio povero Stefano...

(Porta che si apre improvvisamente).

Giorgio       (con voce chiusa e un po' severa)   I morti stanno in pace, Elena, e non hanno bisogno di nulla; il dovere dei vivi è di pensare ai vivi. Andrea è tuo figlio, come lo era Stefano; hai il dovere di pensare a lui.

Elena           (disperata. Un po' melodrammatica)   Mio Dio, ma che cosa, che cosa devo fare? Ho cercato di agire per il suo bene in ogni circostanza, ho cer­cato di capirlo...

Giorgio      Forse non è colpa tua se non ci sei riuscita.

Elena          Ma ora, ora, che devo fare, che devo fare?

Giorgio      Stare seduta in poltrona e calmarti. Teresa ti preparerà una tazza  di camomilla. Andrò io alla polizia.

Elena          Ma il mio dovere è di cercare mio figlio...

Giorgio      Penserò io a tutto. Piove troppo, perché tu possa uscire. Non voglio che tu corra il rischio di prenderti una polmonite. Arrivederci, mia cara.

(Porta che si chiude. Musica)

Giorgio      E allora, dottore!

Il Medico    Polmonite.

Giorgio      Crede che se la caverà?

Il Medico    Faremo tutto il possibile. Questo bam­bino è come un fiore dallo stelo troppo esile. Bisogna stare attenti ai colpi di vento.

Giorgio      Possiamo portarlo a casa?

Il Medico   Meglio tenerlo all'ospedale, finché non sarà fuori pericolo.

Giorgio      Come sta, in questo momento?

Il Medico   Delira. Non fa che chiamare sua madre. Bisognerebbe avvertirla.

Giorgio      Ci penserò io, dottore. E mi raccomando a lei. Tenti l'impossibile, se sarà necessario.

Il Medico   Non dubiti. È il nostro dovere. (Breve pausa)  Lei è il padre?

Giorgio      No, sono il patrigno.

Il Medico    (meravigliato)   Ah! Lei è un patrigno fuori del comune.

Giorgio      Credo sia soltanto il bambino, fuori del comune.

(Musica).

Elena           Andrea,   bambino  mio,  dimmi  come ti senti.  Dimmi cos'è che ti fa soffrire.  Sono la tua mamma, amore. Su, rispondimi...

Andrea        (con un filo di voce)   Mamma... non... mi mandare più... in collegio...

Elena          No, no, amore mio. Non ti manderò più in collegio.  Starai sempre a casa con me.  Vedrai, saremo tanto felici...

Andrea        (c. s.)   Sì... saremo tanto... tanto felici...

(Musica).

Andrea        (brusio di aula scolastica)   Noi siamo amici, vero?

Vladimiro  Ma certo.

Andrea       Giuralo.

Vladimiro  Ma tu hai la mania dei giuramenti.

Andrea       Ti prego, giura.

Vladimiro  E va bene.

Andrea       Metti le dita in croce e sputa tre volte per terra.

Vladimiro  Va bene così?

Andrea       Va bene. E adesso, senti, mi giuri...

Vladimiro  Ma se ho appena giurato!

Andrea       Voglio dire, mi assicuri che se il maestro sceglierà te per portare i fiori alla nuova direttrice, tu cederai il posto a me?

Vladimiro   (con indifferenza)   E perché no?

Andrea       Oh, grazie, sei proprio un amico.

Vladimiro  Tanto il maestro non mi sceglierà mai per questo incarico.

Andrea       Perché?

Vladimiro  Perché sono un perticone e poi perché sono un ripetente...

Andrea       Allora... credi che sceglierà uno che ha bei voti!

Vladimiro  Mah, io penso di sì. È sempre così che succedono queste cose. D'altra parte, io me ne infischio dei bei voti. Tanto finché sto a scuola, mia mamma non mi fa stare all'edicola. E anche della nuova direttrice me ne infischio. Tanto, chissà che vecchia racchiona sarà.

Andrea       No, no. Il bidello mi ha detto che è una bellissima donna.

Vladimiro  Che vuoi che ne sappia quel rimbam­bito del bidello che non ci vede a un metro di distanza. Sarà una zitella con l'occhialetto, i capelli rossi e il vestito verde come un pappagallo, e lui l'avrà presa per una bellissima donna.

Andrea       Me l'ha detto anche Franco che è bella. Lui é stato assente due giorni e ha dovuto andare in direzione per giustificarsi. Lei stava lì col vecchio direttore.

Vladimiro  Povero vecchietto, quasi mi dispiace che se ne vada. Cieco come una talpa e sordo come una campana: potevi dargli ad intendere tutto quello che volevi.

Andrea       Io sono contento invece che venga una direttrice. A me piacciono più le donne e mi piace che siano belle.

Vladimiro  A me piace una sola donna: mia cu­gina Rita. E quando sarò più grande me la sposerò.

Andrea       Ma se è una bambina.

Vladimiro  Che c'entra? le bambine crescono.

Andrea       A me piacciono le donne grandi. Quando stavo all'ospedale con la polmonite,  un giorno  mi sono svegliato e ho visto una donna vestita da infer­miera che  mi guardava.  Sembrava un  angelo.  Era bella... bella... come... quasi come mia mamma. Ap­pena l'ho vista mi sono subito sentito meglio.

Vladimiro  Anche Rita diventerà bellissima quando sarà grande. Credo che saremo molto felici insieme.

Andrea       Io non mi sposerò.  Rimarrò con mia mamma. La porterò a teatro e alle corse e le com­prerò tanti vestiti.

Vladimiro  Ma queste sono cose che devono fare i mariti.

Andrea       Peccato che non si possa sposare la propria madre.

Vladimiro  Ma anche se si potesse, nessuno vor­rebbe sposare la propria madre. E poi le madri son tutte vecchie.

Andrea       Mia mamma è giovane.

Vladimiro  Ma quando sarai un uomo, lei sarà vecchia.  Anche mia mamma è abbastanza giovane, ma non mi sognerei di sposarla. Ti figuri, tutta la vita con una donna che ti prende a scopate e ti vuol far lavorare per forza?  Meglio morti.

Andrea       Mia mamma non mi picchia mai.

Vladimiro  Beh, che c'entra? Tua mamma è una signora.  Ma avrà anche lei i suoi difetti. Non c'è genitrice che non torturi il proprio figlio.

Andrea       Mia mamma non mi tortura e non ha difetti.

Vladimiro  Beh, sarà un fenomeno. (Pausa)  Che ore sono! Le dieci!...

(Fischio) 

Il maestro non s'è fatto vivo. Che pacchia questa nuova direttrice. Almeno ne cambiassero una alla settimana.

(Il brusio si fa più alto. Porta che si apre di colpo. Silenzio improv­viso, perfetto).

Il Maestro   Sedete, ragazzi.

(I ragazzi siedono rumorosamente) 

Spero che vi siate divertiti in mia assenza.

I Ragazzi     (in coro)  Sì, signor maestro!

Il Maestro   Bravi, ragazzi! Naturalmente ognuno di voi si sarà dato alla pazza gioia con la coscienza di aver ripassato alla perfezione la lezione di oggi. Ieri è stato giorno di vacanza e quindi immagino che ognuno di voi sarà in forma perfetta oggi. Ne appro­fitteremo per far una bella interrogazione. Prima però devo assolvere una formalità. Voi sapete che il nostro vecchio direttore sarà messo a riposo per limiti di età. E a sostituirlo è stata mandata la professoressa Lucia Marini-Filomusi-Scotti, una persona di grandi meriti morali e professionali. Domani prenderà ufficialmente sede nella nostra scuola e ci sarà una piccola festa di presentazione. C'è da scegliere un allievo per inca­ricarlo di porgerle, con un mazzo di fiori, il benvenuto. Perciò, vediamo chi si potrebbe... naturalmente sarà scelto di preferenza tra i più meritevoli... vediamo un po' quali sono i migliori voti di questo trimestre... Martini,  Novaresi,  Nutini,  Operti, Oriani, Panelli... Andrea Oriani... Andrea, i tuoi voti sono decisamente i migliori.

Andrea       Sì, signor maestro.

Il Maestro   E dopo di te, viene Riccardo Panelli. Io, per essere imparziale, com'è mio costume, sce­glierei te, Andrea, ma... vedi, il direttore mi ha tanto raccomandato di scegliere un ragazzo un po'... diciamo pure... decorativo e... soprattutto non troppo timido. Riccardo è assente stamattina e perciò possiamo dirlo liberamente... egli è uno dei più alti e... sì, insomma, decorativi, non è vero, ragazzi?

I Ragazzi     (in coro)   Sì, signor maestro.

Il Maestro   Tu sei un po' troppo piccolino, ma non ti preoccupare. Fra sei mesi ci sarà la festa della scuola, alla chiusura dei corsi, e sarai senz'altro desi­gnato per un incarico d'onore. Va bene, Andrea?

Andrea        (inghiottendo saliva)   Sì, signor maestro.

Il Maestro    Anche questa è fatta. Su, ragazzi, cominciamo la lezione. Oggi, se non sbaglio, c'era da sapere a memoria  una poesia di  Giuseppe Giusti. Chi vuol venire?... Nessuno!... Va bene, allora chia­merò   io.   Vediamo   un   po'...   Ferrari,   Fioravanti, Fuschi... Martiglio... Mozzi... Medici... Vieni fuori tu, sono sicuro che la saprai benissimo, vero, Medici?

Vladimiro   (sottovoce, in primo piano)  Che razza di schifoso, con quelle arie da santificietur!  Aveva detto che dovevi essere scelto tu, e allora perché non ti ha scelto?                       

Un Ragazzo(ridacchiando)   Capirai, proprio lui, con quelle orecchie a ventola.

Vladimiro   Sta zitto, ripetente che non sei altro.

Un Ragazzo              Senti chi parla.

Secondo Ragazzo(in secondo piano recita a voce alta la poesia) 

Presso alla culla in dolce atto d'amore,

Che intendere non può chi non è madre,

Tacita siede e immobile; ma il volto,

Nel suo vezzoso bambinel rapito,

Arde, si turba e rasserena in questi

Pensieri della mente inebriata.

Teco vegliar m'è caro,

Gioir, pianger con te; beata e pura

Si fa l'anima mia di cura in cura;

In ogni pena un nuovo affetto imparo.

Esulta alla materna ombra fidato,

Bellissimo innocente!

Se venga il dì che amor soavemente

Nel nome mio ti sciolga il labbro amato;

Come l'ingenua gota e le infantili

Labbra t'adorna di bellezza il fiore,

A te così nel cuore,

Affetti educherò tutti gentili.

Vladimiro   (mentre il compagno recita la poesia, sot­tovoce, in primo piano)   Morissi  qua se non mi voglio vendicare.

Andrea       Che vuoi fare?

Vladimiro  Domani, appena entra la direttrice tutta in ghingheri, le schizzo dietro la stilografica e le macchio il vestito. Tu me la presti la penna, eh?!

Andrea       Non puoi farlo, ti cacceranno dalla scuola.

Vladimiro  E chi se ne importa?!

Andrea       Ma tua mamma?

Vladimiro  Scopata più, scopata meno! Tanto me le suona ogni sera. Caro mio, guarda se valeva la pena di studiare tanto per non essere nemmeno scelti a portare i fiori a quella pappagallo della direttrice. Sacrificarsi per quella  mummia del maestro.

Andrea       Ma io non mi sono mica sacrificato per lui.

Vladimiro  E per chi, allora? Per Gesù?

Andrea       Mi piace portare a mia madre una bella pagella.

Vladimiro  Non c'è pagella e non c'è madre che valga una bella partita di calcio. Me ne infischio dei voti, io.

Andrea       Mia madre è contenta quando sa che sono bravo a scuola.

Vladimiro  Tua madre, tua madre, sempre tua madre, sembri un grammofono! Infischiatene di tua madre e goditi la vita.

Andrea       Io la godo la vita.

(Accordo improvviso, emotivo).

Secondo Ragazzo(in primo piano, a voce alta, spe­ditamente, recita la poesia fino alla fine. Le due ultime righe, in dissolvenza) 

E tu nel tuo dolor solo e pensoso

Ricercherai la madre e in queste braccia

Asconderai la faccia;

Nel sen che mai non cangia avrai riposo.

(Musica).

Andrea       La crema la mettiamo in questo piattino celeste?

Teresa        Ma fammi il piacere, non vedi che è un portacenere? Vallo subito a riportare dove lo hai preso.

Andrea       Ci vado dopo. E i biscotti dove li met­tiamo?

Teresa        Dove vuoi che li mettiamo? Dove li met­tiamo sempre, no?

Andrea       Deve essere tutto più bello, oggi.

Teresa        In fondo non è che il suo compleanno, non è mica una festa nazionale.

Andrea       Il compleanno della mamma è  molto importante.

Teresa         (brontolando tra sé)   Già! Bel gusto festeg­giare una persona che compie gli anni, e neanche ti dice quanti ne ha.

Andrea        (inalberandosi)   La mamma è giovane.

Teresa        Tutte le signore di città sono giovani.

Andrea       E quelle di campagna sono vecchie?

Teresa        Pressappoco.

Andrea       Perché!

Teresa        Perché hanno troppo da fare.

Andrea        (dopo una pausa)   E il regalo, dove lo mettiamo?

Teresa        Qui, sul vassoio.

Andrea       Bisognerebbe sistemarlo in modo che non lo vedesse subito.

Teresa        Ma fammi il piacere, è una collana, dove vuoi  metterla!

Andrea       Mettiamola qui, fra le zollette di zucchero. Spicca bene, no! (Dopo una pausa)  Credi che si accorgerà che è falsa?   

Teresa        Ma no, è una collana bellissima e di alto prezzo.

Andrea       Se non c'eri tu che mi aiutavi, non avrei mai potuto comperarla. Mai sai, ho intenzione di puntare su Orione, domenica. Se farò una buona vincita ti restituirò tutto.

Teresa         Non ti disturbare, va! L'importante è che tua madre sia contenta e che tu mi lasci in pace. M'hai fatto alzare alle sei stamattina. Chissà poi perché!

Andrea       Ma c'era la colazione da preparare.

Teresa        Capirai, la colazione. E adesso che è pronta, dobbiamo star qui impalati ad aspettare. Lo sai che si alza tardi tua madre.

Andrea        Non potremmo andare noi...

Teresa        Meglio aspettare. Lo sai che la mattina non è mai di buon umore.

Andrea       Credi che mi aspetterà?

Teresa        E perché non dovrebbe aspettarti? Deve pur fare colazione.  Intanto  perché non cominci a farla tu?

Andrea       Non ho fame.

Teresa        Me l'aspettavo. Ma si può sapere quando ti deciderai a mangiare e a crescere? Non vedi che sembri un ranocchio?

Andrea       Mangerò dopo.

Teresa        Allora mangerò io.

Andrea       Non mangiare. Lo farai più tardi.

Teresa        E perché? Più tardi ho da fare.

Andrea       Perché so che ci chiama.

Teresa        Se ci chiama, andiamo.  Io intanto mi rinforzo per sostenere l'emozione.

Andrea       Credi che le piacerà la collana?

Teresa        Vorrei vedere che non le piacesse.

Andrea       Abbiamo girato tutti i negozi per cer­care la più bella. Credi che se la metterà per andare a teatro?

Teresa        Ma certo. Le collane di vetro verde sono di gran moda.

Andrea       Non è vero? Guarda, sembrano smeraldi, l'ha detto anche il negoziante. (Pausa. Sospirando)  Ne ha così tante, lei.

Teresa        E allora, se sapevi che ne ha tante, per­ché non le hai comperato qualche altra cosa?

Andrea       Vladimiro mi ha detto che alle signore si regalano sempre collane e braccialetti.

Teresa        Va bene, vedrai che sarà contentissima.

Andrea       Lo porterò io il vassoio.

Teresa        Ci mancherebbe altro. È più pesante di te.

Andrea       Ti prego, fammelo portare.

(Porta che si apre).

Giorgio       Buongiorno, Teresa. Buongiorno, Andrea. Teresa, la signora mi prega di avvertirti che farà colazione fuori stamani.

Teresa        Dove sta la signora?

Giorgio      È uscita.

(Rumore di tazze che cadono a terra e si rompono).

Teresa         (costernata)   E ora che hai combinato? Madonna santa, Andrea, ma non puoi stare attento? Hai rovinato il servizio. 

(Musica).

Andrea       Mamma, li voglio anch'io i calzoni lunghi.

Elena          Tesoro mio, non essere così noioso. È una settimana che mi fai questa storia. Te l'ho detto, sei troppo piccino per i calzoni lunghi.

Andrea       Ma alla comunione ci si va coi calzoni lunghi, tutti i miei compagni li avranno...

Elena          Ti assicuro che i più piccoli non li avranno. Sii ragionevole, tesoro. Guarda, con questi calzoncini bianchi e la giacca lunga, sarai incantevole.

Andrea       Quando ero malato me li avevi promessi i calzoni lunghi. Te lo sei scordato?

Elena          Su, caro, non fare così. Li avrai presto. Vedrai quante occasioni ci saranno in seguito per sfoggiare i calzoni lunghi.

Andrea       Ma la cresima si fa una volta sola!

Elena          Te li farò fare a fine anno, se avrai bei voti, va bene così? E io sono certa che li avrai bellissimi, sei tanto bravo a scuola.

Andrea        (in un accesso d'ira, urlando)   No, no, non me ne importa niente dei calzoni a fine anno. Li voglio ora, subito. Me ne infischio dei bei voti, non voglio più studiare ed essere bravo per niente. Voglio i calzoni lunghi adesso, subito. (Piange).

Elena           (sdegnata)   Andrea, sei impazzito a fare queste scene! Ti accorgi che mi stai mancando di rispetto! Sono questi gli insegnamenti che ti dànno a scuola? Ho detto che i calzoni lunghi li avrai l'anno prossimo e tu devi fidarti di tua madre. E ricordati che queste scenate non le voglio più sentire. Ora calmati, e quando sarai sceso a più miti consigli, vieni pure a chiedermi scusa.

(Porta che si apre e si richiude).

Teresa        Hai visto che hai combinato con le tue scenate da isterico?

Andrea        (tra il pianto)   Stai zitta, serva che non sei altro.

Teresa        Vuoi che ti allunghi uno schiaffone, Andrea? Perché cominci a stancare anche me, ora.

Andrea       Sei cattiva, cattiva. Tutte le donne sono cattive.

Teresa        Meno male che ora sono una donna cat­tiva, ma donna. Su, su, stupidino, lo sai che ti voglio bene. Ti ho vistoche eri in fasce e pareva dovessi tirare il fiato ad ogni ora. Ti ho tirato su col « mio » fiato, si può dire.

Andrea       E la mamma, che faceva?

Teresa        Beh, tua mamma aveva i ricevimenti, le feste, le visite e tante altre occupazioni.

Andrea       E poi... aveva Stefano, vero?

Teresa        Beh, sì, c'era anche il povero Stefano. Sai, c'era più gusto a stare con un bel ragazzetto come lui che con un poppante piagnucoloso come te. Vivevi di pappa e di pianti. Alle volte dovevo cullarti per intere notti e tu piangevi, piangevi e non volevi dormire. Non ho mai capito perché piangessi tanto. Forse non eri contento di essere venuto al mondo, povera creatura. Ti volevo bene, perché mi facevi pena. E continuavo a cullarti, anche se i piedi mi scoppiavano tant'erano gonfi. E la mattina final­mente ti addormentavi, ma per me era l'ora di co­minciare la giornata. E allora cominciavo a piangere. E per tutto il giorno rimanevo intontita e con gli occhi rossi. Tanto che il mio fidanzato credette che fossi innamorata di un altro e piangessi per quello e così mi piantò.

Andrea       Così per colpa mia hai perduto il fidanzato.

Teresa        Non ti preoccupare. Era brutto, ignorante e così geloso che mi asfissiava. Quello mi avrebbe ammazzata, se avessi continuato a stare con lui. Meglio che ne ammazzi un'altra, piuttosto che me.

Andrea       E... la mamma, perché non mi teneva nella sua camera?

Teresa        Perché eri  troppo  noioso, caro. E lei voleva dormire, e anche tuo padre voleva dormire, la notte. E poi, tanto, non ti allattava, quindi era praticamente inutile che ti tenesse con sé.

Andrea       Ma il brano che ci ha letto il professore diceva che tutte le madri devono allattare i loro figli, perché essi crescano forti, sani e robusti.

Teresa        Ma fammi il piacere, se tu badassi a tutto quello che c'è scritto sui libri diventeresti matto.

Andrea       Tu ci badi!

Teresa        Io non so leggere. E mi son sempre trovata bene.

Andrea       Ma allora, quando andrò alla scuola navale non potrò scriverti.

Teresa        Tu scrivimi. Qualcuno mi leggerà le tue lettere, oppure qualcuno mi insegnerà a leggere. Ma, dimmi un po', come mai ti salta in mente di andare all'accademia navale?

Andrea       Perché i cadetti dell'accademia hanno una magnifica divisa e la mamma li ha molto ammi­rati domenica e ha detto che le sarebbe molto pia­ciuto avere un figlio cadetto.

Teresa        Ma se andrai in marina ti avanzerà poco tempo per stare con tua madre. Dovrai stare in mare per anni e anni, e sempre col pericolo di finire in bocca ai pesci.

Andrea       Dici davvero?

Teresa        Ma certo.  Io in marina non ci andrei. Si è molto più sicuri in terra.

Andrea       Bisogna che mi informi.

Teresa        Vuoi mangiare, Andrea? Su, almeno per farmi un piacere. Se no resti sempre piccolo e non ti vorranno  alla scuola  navale.

Andrea       Va bene.  Mangerò.

Teresa        Bravo. Oggi mi dài veramente una con­solazione.

Andrea        (dopo una pausa)   Senti, Teresa: quando Stefano fece la cresima, li aveva i calzoni lunghi?

Teresa        Non mi ricordo. E poi, Stefano è morto, e i morti bisogna lasciarli in pace. A star sempre lì a rinvangare la loro vita, a stuzzicarli e a disturbare il loro riposo, si fa peccato mortale, lo sai?

Andrea       Va bene.

(Porta che si spalanca)

Vladimiro  Ciao, Andrea!

Teresa        Da dove sei entrato, bel campione?

Vladimiro  Dalla porta. Era aperta.

Teresa        E tu l'hai chiusa?

Vladimiro  No. Io non tocco mai niente nelle case degli altri.

Teresa        Così adesso devo andare a chiuderla io. Chissà chi l'avrà lasciata aperta.

(Porta che si richiude).

Vladimiro  Beh, che hai da raccontare?

Andrea       E tu?

Vladimiro  Io penso che il Padreterno le cose non le ha fatte mica tutte giuste. Le madri, per esempio. La peggiore idea che potesse avere. Quelle ti avvele­nano la vita, altro che Angeli custodi! Ti impongono la loro volontà, ti proibiscono quello che ti piace, quando non vuoi parlare, vogliono che tu parli; quando hai voglia di parlare, ti chiudono la bocca con una sberla; quando tu dici di sì, loro dicono no, e quando tu dici no, loro dicono sì, a bella posta. Ti fanno sgobbare, sudare, studiare, pregare, dima­grire a forza di affanni e quando viene il giorno che tu, per la prima volta, desideri una cosa importante, ti dicono di no. E se protesti: urla, scene e bastonate. Che è vita, questa?

Andrea       I calzoni lunghi non te li vuol fare?

Vladimiro  No.

Andrea       Nemmeno mia mamma.

Vladimiro     Hai visto che nemmeno lei è quel cherubino che tu dicevi?

Andrea       Dice che sono troppo piccolo e sarei ridi­colo coi calzoni lunghi.

Vladimiro  La mia dice che costano troppo e che è roba da signori. E ci ho preso pure un sacco di botte.

Andrea       Anche la mia mamma si è arrabbiata molto.

Vladimiro  Verrà il giorno che saremo più grandi e grossi di loro.

Andrea       Mia mamma non mi ha picchiato.

Vladimiro  Ma i calzoni non te li fa. E questa è una cosa da legarsi al dito.

Andrea       Io non picchierò mai mia madre.

Vladimiro  Mah, forse nemmeno io. Ma la legherò a una sedia tutte le volte che vorrò fare una cosa che lei mi proibisce. E la farò.

Andrea       Anche la tua è molto arrabbiata?

Vladimiro  È  fuori dei gangheri. Come avesse ragione lei. Ma ho strillato anch'io, sai.

Andrea       Che le hai detto?

Vladimiro  Le ho detto che è cattiva, e che se fossi il capo dello Stato terrei alla larga le madri dai figli finché questi non sono in grado di difenderai.

Andrea       E lei?

Vladimiro  E lei mi ha detto se sono questi gli insegnamenti che mi dànno a scuola.

Andrea       Anche mia mamma mi ha detto così.

Vladimiro  Capisci quanto sono ignoranti? A casa li chiedono cosa  t'insegnano  a scuola;  a scuola ti chiedono cosa t'insegnano a casa, e alla fine non ti insegna niente nessuno. Ti avvelenano soltanto la vita.

Andrea       Mi aiuti a far colazione?

Vladimiro  E come no?

Andrea       Allora,  mangia, e sbrigati, prima che torni Teresa.

Vladimiro  Caspita, come ti tratti bene, Andrea. Cacao, pane tostato, burro, miele... Così oggi a pranzo potrò fare lo sciopero della fame e mia madre si impressiona.

Andrea        (soprapensiero)  Certe  volte  è  faticoso vivere, non è vero?

Vladimiro   (con la bocca piena)   A chi lo dici.

Andrea       Ho sognato per un anno intero il giorno della cresima, e ora so che sarà un bruttissimo giorno.

Vladimiro   (c. s.)   A me succede lo stesso.

Andrea       Pensa un po': tutti i ragazzi vestiti di bianco, coi pantaloni lunghi...

Vladimiro  ...tutte le ragazze col vestito lungo da sposa, e fra loro mia cugina Rita...

Andrea       ...e soltanto noi coi calzoni corti, come i bambini dell'asilo...

Vladimiro  ...e le ragazze che ammirano e vanno in coppia con quelli dai pantaloni lunghi...

Andrea       ...e le madri che ammirano quelli...

Vladimiro  ...e dicono: guarda che bei ragazzi, sembrano giovanotti, mentre di noi diranno: poveri ometti. E fino all'ultimo le nostre genitrici ci tor­menteranno: non sporcarti le ginocchia, pulisciti quelle gambe; e i compagni ti prenderanno in giro: guarda che gambe corte, guarda che gambe grasse...

Andrea        (assente)   E la mamma ricorderà certamente Stefano, e la cresima di Stefano, e il vestito di Stefano, e per rivederlo dovrà guardare un ragazzo coi calzoni lunghi, e non me...

Teresa         (porta che si spalanca)   Vladimiro, tua madre ti chiama dalla strada. Perché non la vai ad aiutare all'edicola? Lo sai quanto avrà da fare oggi.

Vladimiro   (solenne)   L'edicola è sua e se la tenga. A me non piace. Io voglio essere meccanico come mio padre.

Teresa        Ma devi aiutare tua madre.

Vladimiro  Mia madre, da questa mattina, è morta: non esiste più per me.

Teresa        Non scherzare con queste cose, scimunito che non sei altro! Su, vai a vendere un po' di gior­nali, vedrai come ti farà bene per la voce.

Vladimiro  Vieni anche tu, Andrea?

Andrea       No, no, ho da fare.

Vladimiro  Allora ci vediamo stasera. Ti chiamerò col fischio. Ti racconterò com'è finita. Ciao, Andrea. Ciao, bellezza rara.

Teresa        Non fare il galletto, poppante che non sei altro.

(Musica).

Giorgio      Tu sei un ragazzo ragionevole, Andrea. Questa è una cosa che capirai benissimo.

Andrea       Non voglio che la mamma parta.

Giorgio      Deve partire. È ammalata, gliel'ha ordi­nato il dottore.

Andrea       Quando sono stato malato, il dottore non mi ha ordinato di partire.

Giorgio      Ma la malattia della mamma è diversa dalla tua.

Andrea       Che malattia è?

Giorgio      Esaurimento nervoso.

Andrea       Che vuol dire?

Giorgio      E una malattia che viene quasi sempre alle donne. Lo capirai quando sarai grande.

Andrea       Ma quando ero malato la mamma mi ha assistito. Perché non posso andare con lei e assisterla?

Giorgio      Perché solo i grandi sono in grado di assistere i piccoli, è difficile che possa avvenire il contrario.

Andrea       Ma perché ci sono sempre delle cose che noi non possiamo fare e dire e capire? Perché non possiamo nascere tutti grandi?

Giorgio      Anch'io da piccolo dicevo queste cose.

Andrea       Da piccolo ti sentivi infelice?

Giorgio      Sì.

Andrea       Eri piccolo e magro come me?

Giorgio      Di più. E tutti mi prendevano in giro e mi torturavano perché ero il più debole e il più timido e il più spaventato.

Andrea       Ma ora sei grande e forte. E la mamma dice sempre che sei bello. Come hai fatto a diventare così?

Giorgio      Ho reagito. Fu mio zio che mi consigliò. « Giorgio - mi disse - tu stai soffrendo di quello che comunemente si chiama un complesso d'inferiorità. Reagisci. Se uno ti offende, prendilo a pugni, anche se ti stende a terra non importa. Gli avrai dimostrato che sai combattere con le sue stesse armi e soprattutto che non hai paura. Se uno ti picchia, rispondigli e poi allontanati fischiettando e guarda gli altri come se tu fossi il più forte. Se non reagisci in tempo, rimarrai cosi tutta la vita ».

Andrea       E tu?

Giorgio      E io feci così. Quella sera stessa picchiai tre compagni e mi accorsi che non ero meno forte di loro. Da quel giorno mi rispettarono e io cominciai a far ginnastica e ad alzare la voce. E poco a poco, col passare degli anni, sono diventato grande e forte.

Andrea       E io che devo fare per diventare come te?

Giorgio      Fare come ho fatto io: reagire.

Andrea       Ma io non ho nessuno da picchiare.

Giorgio       Vedi, ci sono tante maniere per reagire. Devi trovarla da te, quella che ti ci vuole.

Andrea       Reagire vorrebbe dire andare dalla zia Camilla ?

Giorgio      Anche.

Andrea        (ribellandosi)   Ma io non voglio andare dalla zia Camilla.

Giorgio      Nemmeno se ti dico che è necessario?

Andrea       La detesto la zia Camilla. Fuma la pipa, ha un sacco di gatti e un pappagallo che mi becca sempre. Non voglio andare da lei. Voglio stare qui.

Giorgio      Ma la casa verrà chiusa. Non potrai rima­nere qui solo.

Andrea       Voglio stare vicino alla mamma.

Giorgio      Senti, Andrea, prima di parlare con te ho  avuto  una  lunga discussione  con  lei  e insieme abbiamo deciso che ti parlassi io per primo. Mi sarebbe piaciuto dirle che ti ho persuaso, dirle che sei un ra­gazzo serio e ragionevole, dirle soprattutto che siamo amici  noi  due.  Mi  dispiace  di non  esserci riuscito. Volevo evitarti delle scene con tua madre.

Andrea       Mi dispiace... ma io non voglio andare dalla zia Camilla.

Giorgio      Ti capisco. E vorrei essere io tua madre.

Andrea       Sai... mi... mi dispiace di aver svitato i bulloni della tua automobile... 

(Musica).

Andrea       Se fossi ammalato la mamma non parti­rebbe, vero?

Teresa        Ma perché ti fai venire in mente queste idee assurde?

Andrea       Rispondimi: è vero!

Teresa        Ma sì, credo di sì. Ma prega Iddio di non ammalarti proprio ora. Tua madre                 « deve » partire!

Andrea       Perché?

Teresa        Perché deve calmarsi. La città non le fa bene. Vuoi che metta al mondo un altro nevrastenico come te! (Silenzio)  Beh, perché mi guardi a quel modo! Non te l'hanno detto che aspetta un bambino?

(Accordo emotivo).

Andrea       Non voglio che la mamma parta, non voglio che abbia un nuovo Stefano.

Teresa        Quanto sei sciocco! Stefano è morto e non tornerà più. Dovresti essere contento di avere un fratello più piccolo. Così sarai tu, ora, il più grande!

(Musica).

Teresa        Su, Andrea, mangia, non vedi che sei verde in faccia?

Andrea       Sono malato?

Teresa         Macché malato. Sciagurato, sei! Credi non mi sia accorta che dài tutto a Orazio, invece di mangiarlo tu?

(Musica).

Teresa        Su, incosciente che non sei altro, bevi la limonata!

Andrea       Scotta.

Teresa        Bevila. Fumare alla tua età e poi vomitare l'anima. Dovresti vergognarti. Vorrei sapere chi te l'ha impegnata una cosa simile.

Andrea       Credi che mi ammalerò?

Teresa        A forza di bastonate ti ammaleresti, se fossi capitato sotto le sgrinfie di quella buon'anima di mia madre.

Andrea        (tra sé con cupa fermezza)   Non voglio che mia madre parta.

(Musica).

Teresa        Vai a letto, Andrea. Non vedi che sei a pezzi dalla stanchezza?

Andrea       Non sono a pezzi; non ho sonno.

Teresa        Vattene almeno tu che puoi. Io devo ancora finire le valige di tua madre. Non vedo l'ora che venga domani mattina, così almeno sarà partita.

Andrea        (tra sé)   Non voglio.

(Musica).

Teresa         (colpo di pendola. Assonnata)   Andrea, è mezzanotte e mezzo. Dormi. (Come sopra)  Ma insomma che hai, stanotte? Perché non dormi? Andrea, dormi!

Andrea       Sì.

(Tutte le voci seguenti si susseguiranno a ritmo incalzante, sottolineate da un punteggio musi­cale ossessivo, atto ad esprimere l'atmosfera di incubo).

Primo Ragazzo(con voce soffiata, intensa)   Orecchie a ventola.

Secondo Ragazzo(c. s.)   Gambe corte.

Terzo Ragazzo(c. s.)    Faccia da topo.

Voce di Donna Stefano era bello! Stefano era bello! Stefano era bello!

Primo Ragazzo(c. s.)    Orecchie a ventola!

Secondo Ragazzo(c. s.)    Gambe corte!

Terzo Ragazzo(c. s.)   Faccia da topo!

Elena          Il mio povero, piccolo  Stefano!  Il  mio cuore è morto assieme a lui.

Andrea       Credi che se morissi anch'io, la mamma mi verrebbe a trovare al cimitero ogni giorno, con tanti fiori?

Il Medico   Polmonite! Pericolo di vita.

Elena          Non morire, Andrea, piccino, bambino mio! Ti terrò sempre vicino a me, ti comprerò i cal­zoni lunghi, tutto quello che vorrai. Saremo tanto felici insieme, amore!

Andrea       Voglio i pantaloni lunghi! Me li avevi promessi!

Elena          Non essere maleducato! Li avrai l'anno venturo!

Voce di Donna Andrea è morto!

Voce di Uomo Andrea è morto!

Giorgio      I fiori per Andrea!

Elena          Povero, piccolo Andrea!  Il  mio cuore è morto assieme a lui.

Teresa         (con voce squillante)    Tua madre parte.

Giorgio       (autoritario)   Tua madre parte.

Teresa        Tua madre aspetta un bambino! (Ride).

Giorgio      Tua madre aspetta un bambino!

Una Voce    (con meraviglia)   Ritorna Stefano!

Prima Voce  La culla per Stefano!

Seconda Voce I giocattoli per Stefano!

Terza Voce  I vestiti per Stefano!

Prima Voce  Tua madre parte!

Altra Voce   Va da Stefano!                               

Altra Voce   Non tornerà più!

Altra Voce   Ti lascerà solo!

Altra Voce   Addio, mamma di Andrea...  

(La musica cessa. Fischio lacerante del treno. Una pendola batte tre colpi).

Teresa         (assonnata)   Andrea, sei tu? Ma che hai stanotte che non puoi dormire?! Ti senti male?

Andrea        (piano)   No.

Teresa        Ti ho sentito gridare. Hai avuto paura? (Silenzio)  Dove vai?

Andrea       Vado in cucina a bere un bicchiere d'acqua. Ho sete.

Teresa        Fai piano e poi torna a letto subito.

Andrea       Sì.

(Lungo silenzio. Oggetto metallico che cade.  Silenzio. Un urlo altissimo di  Teresa. Sirena dell'autoambulanza).

Il Medico   Età?

L'Infermiere              Otto anni.

Il Medico   I genitori?

L'Infermiere             Pare sia orfano di padre. È stato condotto qui da una domestica.

Il Medico   Prepariamo la cartella clinica.

L'infermiere  Sono pronto, dottore.

Il  Medico     (dettando)  Profonda  ferita  al  polso sinistro causata da arma da taglio. Rottura e svuota­mento quasi totale dell'arteria radiale sinistra. Pul­sazione sessanta. Stato di semincoscienza.  

(Breve pausa)   Ci vogliono quattro punti di sutura e una trasfusione di plasma. Subito. Che sia portato in camera operatoria e venga chiamato il professor Verri. Presto!

(Breve stacco musicale).

Il Maestro   Come è successo!

Teresa         (piangendo)   Con questo.

Il Maestro   Un coltello da pesce.

Teresa        Mi aveva detto che andava in cucina a bere un bicchier d'acqua. Gliela mettevo ogni sera sul comodino. Proprio ieri sera mi sono dimenticata, dell'acqua.

Elena           (carezzevole, un po' melodrammatica)  Andrea, bambino, amore mio, risvegliati, sono la tua mamma, guardami!

Il Maestro Andrea, mi senti, sono il tuo maestro di scuola.

Teresa        Nessuno ha mai voluto bene a questo bambino; è per questo che è successo!

Elena           (singhiozzando) Non morire, Andrea, amore mio, non devi lasciarmi. Risvegliati, anima mia, guardami!

Il Maestro(sottovoce)   Andrea, hai creduto di essere un eroe. Hai fatto del male a te e a tua madre senza averne il diritto. Sarai punito per quello che hai fatto!

Teresa         (ribellandosi)   Basta, basta con le punizioni.

Elena           Andrea, mi senti? Dimmi dove ti fa male, dimmi cos'è che ti fa soffrire. Apri gli occhi, mi senti?

(Inizia musica celeste.  Ninna nanna di Brahms, pianissimo).

Andrea       Mamma!

Elena          Dimmi, amore mio.

Andrea       Non partirai più, vero? Rimarrai sem­pre con  me?

Elena          Sì, amore. Non ti lascerò mai più. Staremo sempre insieme.

Andrea       Noi due soli, mamma? Sarai tutta per me?

Elena          Ma certo, caro, noi due soli. E saremo tanto felici.

Andrea       Mi aspetterai sempre? Non ti dimenticherai più di me?

Elena          Mai più, amore mio, mai più!

Andrea        (con un filo di voce sempre più sottile)   Ti ho sempre aspettata, sai,  mamma, anche dietro le porte. E tu non venivi mai.

Elena          Io non sapevo, amore, non sapevo... Ma ora tutto sarà diverso, sarò sempre con te.

Andrea       Mi terrai in camera con te? Non piangerò più la notte, come quando ero piccolo.

Elena          Ti terrò con me, farò tutto quello che vorrai.

Andrea       Ti voglio tanto bene, mamma!

Elena          Anch'io, anch'io, amore!

Andrea       Mi sento già forte, mamma.

(Musica in primo piano.   Cessa di colpo).

Elena           (gridando)   No, no, Andrea. Andrea! Andrea!

Teresa         (affranta)   Pare proprio che sia felice, ora.

Elena           (singhiozzando)   Mio figlio, il mio povero, piccolo figlio...

Giorgio       (severo)   Ti sei accorta un po' troppo tardi di avere questo figlio!

L'Infermiere             Scusate, hanno portato questi fiori.

Giorgio      No, questi no. Ci vogliono fiori bianchi per un bambino. 

(Musica di chiusura. Gong).

FINE DEL RADIODRAMMA

Al premio nazionale radiofonico, vinto da questo radiodramma Andrea di Anna Luisa Meneghini, il secondo posto è toccato a Il mio cuore è nel sud di  Giuseppe Patroni  Griffi e  Bruno Maderna con la media (punteggio scrutinio  dei  radioascolta­tori)  di  9.01. Sono seguiti in graduatoria gli altri tre lavori scelti al  primo scrutinio: Sabato rivoluzione di A. S.  Rugiu e C. Franci (media: 8.79); Contemplazione di Diego Fabbri (media: 7.97);   La bugiarda meravigliosa di Gian Francesco Luzi e A. Renzi (media: 7,68).

L'autrice del radiodramma Andrea, Anna Luisa Meneghini, è nata a Venezia nel 1921. Dal 1948 èmembro del Centro Ita­liano di studi radiofonici. Nel 1949 ha vinto ex-aequo il premio Venezia per un soggetto cinematografico. Andrea, attualmente programmato anche dalla Radiodiffusion Française, nella ver­sione di André Charmel, ha destato vivo interesse di critica e consensi di ascoltatori per la semplicità e sincerità di stile, non disgiunto da un certo sapore polemico contro l'indifferenza degli adulti per i ragazzi.

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