Anfitrione

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ARGOMENTO I

Anfitrione

PERSONAGGI

Mercurio, dio

Sosia, schiavo di Anfitrione

Giove, dio

Alcmena, moglie di Anfitrione

Anfitrione, condottiero

Blefarone, pilota di nave

Bromia, schiava di Anfitrione

ARGOMENTO I

Giove, mutatosi d'aspetto in Anfitrione, che è impegnato nella guerra contro i nemici Teleboi, ha preso in prestito sua moglie Alcmena. Mercurio riveste la figura dello schiavo Sosia, anche lui assente; Alcmena è ingannata da questi trucchi. Al ritorno dei veri Anfitrione e Sosia, tutti e due vengono presi in giro in modo straordinario. Da ciò nasce lite e confusione tra marito e moglie, finchè Giove, facendo udire dal cielo la propria voce assieme al tuono, confessa di essere lui l'adultero.

ARGOMENTO II

Giove, innamoratosi di Alcmena, si è trasformato nella figura di suo marito, mentre Anfitrione combatte per la patria contro i nemici. Suo fedele aiutante, nelle vesti dello schiavo Sosia, è Mercurio, il quale inganna alloro ritorno servo e padrone. Anfitrione fa una scenata alla moglie, e i due rivali si accusano a vicenda di adulterio. Blefarone, preso come arbitro, non riesce a distinguere chi dei due sia Anfitrione. Tutta la storia viene infine chiarita: Alcmena partorisce due gemelli.

PROLOGO

MERCURIO

(esce dal palazzo di Anfitrione, vestito da schiavo, ma con delle alucce sul cappelIo da viaggio, e si rivolge agli spettatori) Volete che nei vostri commerci, nelle compere e nelle vendite, vi assicuri guadagni generosi e vi aiuti in tutto? Volete che sistemi per bene gli affari e i conti di voi tutti, all'estero e in patria, e riempia di buoni, grandi guadagni, senza fine, gli affari già avviati e quelli da avviare? E volete che dia buone notizie a voi e a tutti i vostri, che io vi riferisca, che io vi annunzi, le novità per voi più vantaggiose? Certo, voi lo sapete: è proprio a me che gli altri dèi hanno dato ogni potere sulle notizie e sul guadagno. Ma se volete che vi esaudisca, e mi dia da fare perché sia sempre a vostra disposizione un guadagno duraturo, allora dovrete fare un po' di silenzio per questa commedia, e tutti quanti cercar di esserne giudici giusti e imparziali. Ora vi dirò per ordine di chi vengo e perché sono qua, e insieme vi dirò il mio nome: vengo per ordine di Giove, il mio nome è Mercurio. Mio padre mi ha mandato qua da voi per avanzare una richiesta, anche se non dubita che prenderete come un ordine ogni sua parola, perché sa bene che lo venerate e lo temete, come è giusto fare con Giove. Ma in verità, mi ha ordinato di chiedervi questo favore sotto forma di preghiera, con dolcezza e buone parole. E infatti, quel Giove per ordine del quale io vengo, teme le disgrazie come chiunque di voi: è nato da madre mortale, da padre mortale, non è il caso di meravigliarsi, se ha una gran paura per sé. E anch'io, che sono figlio di Giove, per influsso di mio padre, ho paura dei pericoli. Perciò vengo pacificamente e vi porto la pace: voglio ottenere da voi una cosa semplice e giusta. Perché io sono un ambasciatore giusto, mandato a chiedere una cosa giusta a uomini giusti - e certo non sta bene chiedere ingiustizie ai giusti! - mentre chiedere giustizia agli ingiusti è da stupidi, perché le canaglie non sanno neppure cosa sia la giustizia: figuriamoci se la rispettano! Adesso, dunque, fate tutti attenzione a ciò che vi dirò. Dovete stare dalla nostra parte: sia io che mio padre abbiamo molti meriti verso di voi e verso il vostro Stato. E perché mai, come ho visto fare ad altri nelle tragedie (Nettuno, la Virtù, la Vittoria, Marte, Bellona), che ricordavano i benefici a voi fatti, perché mai dovrei anch'io rievocare i benefici di cui mio padre, il re degli dèi, è artefice per tutti? Ma lui, mio padre, non ha mai avuto l'abitudine di rinfacciare agli uomini perbene il bene che fa: pensa che voi gliene siate riconoscenti, e che i benefici che vi dà, siano meritati. Per prima cosa, ora vi dirò il motivo per cui sono venuto qui a pregarvi: dopo di che, vi esporrò la trama di questa tragedia. Come mai avete corrugato la fronte? Perché ho detto che sarà una tragedia? Sono un dio, cambierò tutto! Farò in modo che diventi, se volete, da tragedia, commedia: con gli stessi identici versi. Volete che sia così o no? Ma che stupido, come se non sapessi che lo volete, io che sono un dio! So qual è la vostra opinione in materia. Farò in modo che sia una commedia con un misto di tragedia. Perché non mi par giusto far che sia una commedia, dall'inizio alla fine, un'opera dove compaiono re e dèi. E allora? Visto che anche uno schiavo recita qui la sua parte, farò in modo che sia, come ho detto, una tragi-commedia. Ora, questa è la preghiera che Giove mi ha ordinato di rivolgervi: lasciate che degli ispettori si aggirino, sedia per sedia, in tutto il teatro, per controllare gli spettatori. Se troveranno delle persone reclutate per applaudire a comando, verrà loro sequestrata la toga come pegno, qui in teatro. E se poi ci fosse qualcuno che briga per far avere la palma a certi attori o a qualche artista, sia con lettere scritte, sia di persona, o tramite intermediari (per non parlare del caso in cui gli edili assegnino la palma in malafede), Giove ha ordinato che si applichi la stessa identica legge, che se avessero trafficato per ottenere una carica per sé o per altri. Il valore - disse - vi ha assicurato la vittoria e la vita, non l'intrigo o la slealtà: perché per gli attori non dovrebbe valere la stessa legge che per i grandi personaggi? Bisogna aspirare alle cariche con il valore, non con le amicizie. Ha amici a sufficienza chi agisce sempre rettamente, se sono onesti coloro dai quali dipende la scelta. Fra gli incarichi che Giove mi ha affidato, c'è poi anche questo: che si facciano delle indagini sugli attori. Chi avrà dato ordine a una claque di applaudirlo, o chi avrà fatto in modo che un altro abbia minor successo, che gli si straccino il costume e la pelle! Non vorrei che vi stupiste, perché adesso Giove si preoccupa degli attori. Nessuna meraviglia: lui stesso, Giove, si accinge a recitare questa commedia. Perché vi stupite? Come se fosse una gran novità, che Giove fa l'attore! Anche l'anno scorso, quando gli attori qui sul palcoscenico hanno invocato Giove, lui è venuto, e li ha aiutati. E poi, di certo compare in tragedia. Vi dico che oggi, qui, Giove in persona reciterà quest'opera, e io con lui. E adesso, fate attenzione, mentre vi esporrò il soggetto della nostra commedia. Questa città è Tebe, in quella casa abita Anfitrione, nato ad Argo da padre argivo; sua moglie è Alcmena, figlia di Elettrione. In questo momento, il nostro Anfitrione è al comando dell'esercito, perché il popolo tebano è in guerra con i Teleboi. Prima di partire per la guerra, Anfitrione ha messo incinta sua moglie Alcmena. Bene, credo che sappiate già com'è fatto mio padre, che libertà si prenda in molte di queste faccende, e quanto sia focoso nell'amore, se trova qualcosa che gli piace. Così, ha cominciato ad amare Alcmena all'insaputa del marito, ha posseduto il suo corpo e con il suo amplesso l'ha messa incinta. Ora, perché voi comprendiate meglio la situazione di Alcmena, lei è incinta di entrambi, di suo marito e del sommo Giove. E adesso mio padre è qui dentro, a letto con lei: ecco perché questa notte è stata resa più lunga, mentre lui si concede i suoi piaceri con quella che ama. Ma si è truccato in modo da sembrare Anfitrione. E non meravigliatevi neppure del mio vestito, perchè sono venuto in scena conciato in questo modo, con il costume di uno schiavo. Vi presenterò una vecchia e antica storia in forma inedita: perciò vengo vestito in forma inedita. Dunque, ecco che mio padre Giove ora è dentro al palazzo: si è trasformato nell'immagine di Anfitrione, e tutti gli schiavi che lo vedono, credono che sia lui: tanto è bravo a mutar pelle quando gli piace. Io ho preso l'aspetto dello schiavo Sosia, che è partito di qui per la guerra assieme ad Anfitrione: così potrò ben servire mio padre nei suoi amori, e gli altri della servitù non mi chiederanno chi sono, vedendomi spesso girare qui per casa. Allora, credendomi uno schiavo come loro, nessuno chiederà chi sono o perché sono venuto. Adesso mio padre, qui dentro, se la sta proprio spassando: nel letto, abbraccia colei che è in cima ai suoi desideri. Racconta anzi ad Alcmena quello che è successo laggiù, in guerra. Lei crede che sia suo marito, e invece se ne sta con un amante. In questo momento, mio padre le sta raccontando come ha messo in fuga le legioni dei nemici, e come ha ricevuto moltissimi onori. Quei premi, che laggiù sono stati attribuiti ad Anfitrione, noi li abbiamo rubati: mio padre riesce facilmente a fare ciò che vuole. Oggi stesso, Anfitrione tornerà dalla guerra, e con lui il suo schiavo, di cui io porto l'aspetto che vedete. Ora, perché voi possiate distinguerci più facilmente, io avrò sempre queste alucce sul cappello, e mio padre avrà una trecciolina d'oro sotto il cappello, cosa che non avrà Anfitrione. Questi segni, nessuno di quelli che abitano nella casa li potrà vedere, mentre voi li vedrete. Ma quello lì è Sosia, lo schiavo di Anfitrione! Giunge ora dal porto con una lanterna. Appena arriva, io lo caccerò di casa. State ben attenti: varrà la pena di vedere Giove e Mercurio che fanno gli attori davanti ai vostri occhi! (si ritira in un angolo del palcoscenico)

- ATTO I -

SCENA I

SOSIA MERCURIO

SOSIA (entra in scena da sinistra, con una lanterna in mano: non si accorge della presenza di Mercurio e parla tra sé) Chi altro c'è di più audace, più temerario di me, io che conosco le abitudini della gioventù, eppure me ne vado in giro da solo a quest'ora di notte? Che cosa potrei fare, se ora le guardie mi cacciassero in prigione? Di lì, domani, quasi come da una dispensa, sarei tirato fuori e dato in pasto alla frusta, e non avrei la possibilità di difendermi, né alcun aiuto dal mio padrone, e non ci sarebbe nessuno che non pensi, come tutti, che ben n'i merito la pena. Così, come se fossi un'incudine, povero me, sarei percosso da otto uomini robusti, [e non penserà se il suo ordine sia giusto o ingiusto]: così, arrivando dall'estero, sarei ospitato a spese pubbliche! A questo mi ha costretto la prepotenza del mio padrone, che a quest'ora di notte mi ha spinto via dal porto controvoglia. Non mi poteva mandare di giorno, con questo stesso compito? E' proprio vero che l'essere agli ordini di un padrone ricco è duro, che lo schiavo di un ricco è più sfortunato: notte e giorno, continuamente, è sempre abbastanza, e anche di più, quello che c'è da fare o da dire, perché tu non possa stare tranquillo. Il padrone, ricco di bisogni e libero dalla fatica, qualsiasi voglia gli venga, pensa che si possa fare, pensa che sia giusto: non riflette sulla fatica che ci vuole, e non penserà se il suo ordine sia giusto o ingiusto. Così alla servitù capitano molte ingiustizie. Pazienza: bisogna sopportare e tollerare questo peso con tutte le sue fatiche!

MERCURIO (a parte) Sarebbe più giusto che fossi io a lamentarmi in quel modo dell'essere schiavo: io che fino a oggi ero libero, e adesso sono stato ridotto in schiavitù da mio padre! E lui, che è schiavo di nascita, si lamenta!

SOSIA Sono proprio uno schiavo da prendere a schiaffi: mi è forse venuto in mente, appena arrivato, di ringraziare gli dei per i loro benefici, di rivolgere loro una preghiera? Certo, per Polluce, se volessero restituirmi il favore che mi merito, dovrebbero mandare qualcuno che al mio arrivo mi rompa la faccia come si deve: perchè tutto il bene che mi hanno fatto, l'ho accolto senza gratitudine, come se nulla fosse.

MERCURIO (a parte) Costui ha una qualità piuttosto rara: sa cosa si merita!

SOSIA Quello che mai nessuno, nè io, nè alcun altro dei cittadini, avrebbe pensato che ci potesse succedere, è accaduto: sani e salvi torniamo a casa! Le nostre legioni vittoriose, vinti i nemici, ritornano in patria, spente le fiamme di una guerra immane e sterminati i nemici. Quella città che molti, acerbi lutti portò al popolo tebano, per la forza e il valore dei nostri soldati è stata vinta ed espugnata, soprattutto grazie al comando e alla fortuna del mio signore Anfitrione: ha colmato i suoi di bottino, terre e onori, e ha consolidato il trono al re di Tebe, Creonte. Dal porto mi ha mandato avanti, a casa sua, per dare a sua moglie la notizia: come ha retto le sorti dello Stato con la sua guida, il suo comando, la sua fortuna. Ora penserò in che modo ridferirlo a lei, quando sarò giunto là: se racconterò delle frottole, farò come al mio solito. Perchè certo, quando gli altri erano al culmine della lotta, io ero al culmine della fuga. Ad ogni modo, farò finta di essere stato presente, e riferirò quanto ho sentito dire. Ma voglio prima pensare ancora qui da solo, in che modo e con quali parole debba svolgere il racconto. Comincerò così: <Eravamo appena arrivati laggiù, avevamo appena toccato terra, che subito Anfitrione sceglie i primi dei primi, e li manda in ambasceria: ordina che riferiscano ai Teleboi la sua decisione. Se, senza violenza e senza guerra, volevano consegnare preda e predoni, se restituivano il maltolto, egli aveva intenzione di ricondurre subito l'esercito in patria: gli Argivi se ne sarebbero andati dal paese, offrendo loro pace e tranquillità. Se invece erano di parere diverso, e non gli davano ciò che chiedeva, egli avrebbe attaccato la loro città con tutta la forza dei suoi uomini. Gli ambasciatori incaricati da Anfitrione dettano esattamente queste condizioni ai Teleboi, ed ecco che quegli uomini generosi, confidando nel valore e nelle forze, apostrofano superbamente i nostri ambasciatori, con molta fierezza. Rispondono di poter difendere se stessi e i propri cari con la guerra: che dunque i nemici ritirassero in fretta l'esercito dal loro paese. Come gli ambasciatori riferiscono tale risposta, subito Anfitrione spiega l'esercito davanti all'accampamento; dall'altra parte i Teleboi fanno uscire dalla città le loro truppe, fornite di armi straordinariamente belle. Dopo che da entrambe le parti sono usciti gli eserciti al completo, si schierano gli uomini, si schierano i reparti: noi disponiamo le nostre legioni secondo la nostra solita tattica, e così pure dall'altra parte i nemici dispongono le loro legioni. Poi entrambi i comandanti escono nel mezzo e discutono tra loro, fuori dalle formazioni schierate. Si stabilisce che chi dei due fosse stato vinto in quella battaglia, si sarebbe arreso senza condizioni, consegnando tutto: città e territorio, edifici sacri e profani, e le loro stesse persone. Quando ciò fu compiuto, dai fronti opposti squillano le trombe: la terra risuona, d'ambo i lati si leva il grido di guerra. I comandanti, dalle due parti, di qua e di là, offrono voti a Giove, dalle due parti esortano l'esercito. Ciascuno, in base al proprio valore, dà prova di tutto ciò che può e sa fare: fa strage con la spada, le aste si spezzano, il cielo rimbomba per il tumulto degli uomini, dal respiro e dal fiato ansante si forma una nebbia, i soldati soccombono sotto l'impeto dei colpi. Infine, con la nostra tesa volontà, la nostra parte risulta superiore, i nemici cadono fitti, e i nostri di contro incalzano: vinciamo con la forza e la fierezza. E tuttavia nessuno si dà alla fuga, nessuno abbandona la posizione, ma continua a combattere restando saldo: i nemici sacrificano la vita, piuttosto che ritirarsi dal posto assegnato. Ciascuno cade dove gli era stato ordinato di stare, e mantiene serrato lo schieramento. A tale vista, subito il mio signore Anfitrione ordina di far avanzare i cavalieri da destra. i cavalieri obbediscono rapidi, si slanciano dal lato destro con un fortissimo grido, in un assalto pieno d'ardore: sconciano e schiacciano le schiere dei nemici ingiusti, che così ebbero il giusto castigo>.

MERCURIO (a parte) Finora non ha detto una sola parola sbagliata: perchè io e mio padre eravamo lì, presenti sul campo, durante la battaglia.

SOSIA <I nemici si gettano in fuga: allora ai nostri cresce il coraggio; ormai le lance riempivano le spalle dei Teleboi in rotta. E Anfitrione in persona riuscì ad abbattere di propria mano il re Pterelao. Quella battaglia fu combattuta lì dalla mattina alla sera: questo, tanto più me lo ricordo, perchè quel giorno sono rimasto senza mangiare. Ma alla fine la notte, al suo arrivo, separò i contendenti. Il giorno dopo, vengono dalla città al nostro accampamento i capi dei nemici, piangendo: con in mano le bende dei supplici, implorano il perdono della loro colpa, e tutti affidano le loro persone, ogni bene umano e divino, la città e i figli, al potere e all'arbirio del popolo tebano. Infine il mio signore Anfitrione ricevette un dono, come premio al valore: la coppa d'oro con la quale il re Pterelao soleva fare le sue libagioni>. Ecco quello che racconterò alla padrona, proprio così. Ora mi sbrigherò a eseguire l'ordine del padrone, e a raggiungere la casa.

MERCURIO (a parte) Attenzione! Quello là vuoI venire da questa parte! Gli andrò incontro, e non lascerò mai che si avvicini oggi a questa casa. Dal momento che sono la sua copia, ho deciso di prendermi gioco di lui. E davvero, dato che ho il suo aspetto e la sua condizione, è giusto che abbia simili anche le maniere e il carattere: perciò devo metterci cattiveria, furbizia e molta astuzia, e respingerlo dalla porta con la sua stessa arma, la furberia. Ma che succede là? Sta fissando il cielo. Vediamo un po' cosa fa.

SOSIA Davvero, per Polluce, se c'è una cosa che credo e so per certo, credo proprio che questa notte il dio Notturno si è addormentato sbronzo: le sette stelle dell'Orsa non si muovono da nessuna parte nel cielo, la luna non si sposta da quando è sorta, nè Orione nè la stella della sera nè le Pleiadi tramontano. Così, immobili, le stelle stanno ferme al loro posto e la notte non cede per nulla il passo al giorno.

MERCURIO (a parte) Continua, o Notte, come hai iniziato! Asseconda mio padre! Stai prestando nel migliore dei modi il miglior servizio al migliore degli dei: fai un prestito conveniente!

SOSIA Credo di non aver mai visto una notte più lunga di questa, se non una: quella in cui, dopo essere stato frustato, sono rimasto appeso per tutto il tempo. Ma anche quella, per Polluce, questa qui la supera di molto in lunghezza! Credo proprio, per Polluce, che il Sole stia dormendo, e dopo una bella bevuta. C'è da stupirsi se non se l'è spassata un po' troppo a cena!

MERCURIO (a parte) Dici davvero, faccia da schiaffi? Pensi che gli dei siano simili a te? Per Polluce, a causa di queste tue parole e malefatte, pendaglio da forca, io ti preparerò una bella accoglienza: dai, prova soltanto a venire qui, e ti capiterà un bell'incidente!

SOSIA Ma dove sono i puttanieri, quelli che da soli dormono controvoglia? Ecco, questa è la notte giusta, per mettere sotto la puttana pagata a caro prezzo!

MERCURIO Secondo le parole di costui, ora mio padre agisce bene e con furbizia: lui che, abbracciato ad Alcmena,se ne sta a letto e fa l'amore, soddisfando il proprio desiderio

SOSIA Andrò a riferire ad Alemena quello che il padrone mi ha ordinato. (finalmente si accorge della presenza di Mercurio, ma è convinto di non essere visto) Ma chi è quell'uomo, che vedo davanti a casa a quest'ora di notte? Non mi piace.

MERCURIO (a parte) Non esiste un fifone come lui.

SOSIA Adesso capisco: questo qua, oggi, mi vuol dare una bella pettinata!

MERCURIO (a parte) Il nostro uomo ha paura; mi prenderò gioco di lui.

SOSIA Sono finito! Ho già un senso d'irritazione ai denti: certo, al mio arrivo, costui mi farà trattare come un ospite... in un incontro di pugilato! Ma sì, è un animo pietoso; il padrone mi ha costretto a stare sveglio, e lui adesso, a suon di pugni, mi metterà a dormire! Sono completamente spacciato. Pietà, per Ercole; (com'è grande e grosso!

MERCURIO (a parte) Parlerò ad alta voce verso di lui, perchè ascolti quel che dico; e così gli crescerà ancor più la paura in corpo. (ad alta voce) Forza, pugni! E' già da tanto che non mi date di che riempire ta pancia! Mi sembra sia passato un secolo, da quando ieri ne avete spogliati e messi a dormire quattro!

SOSIA Ho una brutta paura di dover cambiare nome, e diventare, da Sosia, Quinto. Dice di averne messi a dormire quattro: temo di dover aumentare quella cifra.

MERCURIO (come se si preparasse al pugilato) Ecco dunque, così adesso!

SOSIA Si rimbocca le maniche; certo si sta preparando.

MERCURlO (a parte) Non riuscirà a cavarsela senza prenderle!

SOSIA Ma chi?

MERCURIO (a parte) Chiunque verrà qui, assaggerà dei pugni!

SOSIA Via, non mi va di assaggiare del cibo a quest'ora di notte; ho appena cenato. Dunque, se sei furbo, questa cena va' ad offrirla a chi ha fame!

MERCURIO (a parte) Niente male la potenza di questo pugno!

SOSIA Sono spacciato; soppesa i pugni!

MERCURIO (a parte) E se gli dessi una carezza per addormentarlo?

SOSlA Mi salveresti: son tre notti di fila che non dormo!

MERCURIO (a parte) Male, male, non ci siamo proprio; la mia mano non sta imparando bene come si sfascia una mascella. (rivolgendosi alla propria mano) Deve essere irriconoscibile, la faccia di quello che sfiorerai con un pugno!

SOSIA Quell'uomo ha intenzione di darmi una bella ripassata e rimodellarmi il viso...

MERCURIO (a parte) Bisogna che resti disossato, il viso di quello che colpirai per bene!

SOSIA Vuoi vedere che questo sta pensando di disossarmi come se fossi una murena? Alla larga da costui che disossa gli uomini! Sono finito, se mi vede!

MERCURIO (a parte) Un uomo manda puzza, per sua sventura.

SOSIA Cosa? Forse ho fatto puzza?

MERCURIO (a parte) E non dev'essere molto lontano, anche se viene da lontano.

SOSIA Quell'uomo è un indovino!

MERCURIO (a parte, provando qualche pugno in aria) Mi prudono le mani...

SOSIA Se hai intenzione di esercitarle su di me, per piacere, sfogale prima contro un muro!

MERCURIO (a parte) Una voce mi è volata alle orecchie.

SOSIA Sono stato proprio un disgraziato, a non strapparle via le piume; ho una voce che vola!

MERCURIO (a parte) Costui cerca da me un brutto carico per la sua groppa.

SOSIA Ma io non ho la groppa di un somaro!

MERCURIO (a parte) Bisogna caricarlo per bene di pugni.

SOSIA Per Ercole, sono ancora stanco del viaggio in nave; ho ancora la nausea. A stento posso camminare anche senza pesi, non credere che possa portare un carico!

MERCURIO (a parte) Di certo, qui c'è proprio non so chi che parla.

SOSIA Sono salvo, non mi vede; dice che c'è "Non-so-chi" che parla: e io di sicuro mi chiamo Sosia.

MERCURIO (a parte) Certo, qui sulla destra, una voce mi percuote le orecchie, a quanto sembra.

SOSIA Ho paura di essere io a prenderle, oggi, per la voce che percuote lui!

MERCURIO (a parte) Benissimo, ecco, viene da me!

SOSIA Che paura; sono tutto irrigidito! Per Polluce, se ora qualcuno me lo chiedesse, non saprei nemmeno dire in che punto della terra mi trovo. Povero me; non posso muovermi dallo spavento! E finita: gli ordini del padrone sono perduti, e Sosia con loro! Ma ormai ho deciso; lo affronterò ostentando sicurezza, per potergli sembrare forte, perché non osi mettermi le mani addosso.

MERCURIO Dove vai, tu che porti Vulcano racchiuso in un corno?

SOSIA Perché me lo chiedi, tu che disossi a pugni la faccia degli uomini?

MERCURIO Sei schiavo o libero?

SOSIA Come mi pare.

MERCURIO Dici davvero?

SOSIA Dico davvero!

MERCURIO Faccia da schiaffi!

SOSIA Questo non è vero;

MERCURIO Ma presto ti farò dire che dico il vero!

SOSIA Che bisogno c'è?

MERCURIO Posso sapere dove vai, di chi sei schiavo, o perché sei venuto?

SOSIA Vengo qui, sono schiavo del mio padrone. E allora: adesso ne sai qualcosa di più?

MERCURIO Ma io oggi a te, disgraziato, ti fotto quella linguaccia!

SOSIA (con uno sberleffo) Fotterla? Non puoi; ci tengo alla sua verginità!

MERCURIO Continui a far lo spiritoso? Cosa ci fai davanti a questa casa?

SOSIA Cosa ci fai tu, piuttosto!

MERCURIO Il re Creonte mette sempre delle sentinelle notturne.

SOSIA Fa hene: siccome noi eravamo all'estero, ha preso misure di sicurezza in patria. Ma adesso va' pure, annuncia che sono arrivati i familiari.

MERCURIO Non so quanto tu sia familiare: ma se non te ne vai subito, mio caro familiare, farò in modo che tu sia accolto in modo non proprio familiare!

SOSIA Abito qui, ti dico, e sono schiavo dei padroni di qui!

MERCURIO Ma sai che succede? Ti farò arrivare in alto, se non te ne vai.

SOSIA In che modo?

MERCURIO Te ne andrai a spasso in lettiga, non potrai andartene con le tue gambe, se metterò mano a un bastone!

SOSIA Ma se ti sto dicendo a chiare lettere che sono un famiglio di questa famiglia!

MERCURIO Vedi piuttosto fra quanto poco tempo vuoi farti bastonare, se non te ne vai subito!

SOSIA Tu pretendi d'impedirmi di entrare in casa, a me che ritorno da fuori?

MERCURIO Sarebbe questa la tua casa?

SOSIA Sì, ti dico!

MERCURIO Chi è dunque il tuo padrone?

SOSIA Anfitrione, quello che comanda l'esercito tebano, che ha per moglie Alcmena.

MERCURIO Cosa dici? Qual è il tuo nome?

SOSIA I Tebani mi chiamano Sosia, generato dal padre Davo.

MERCURIO Certo oggi sei venuto qui per tua sventura, cima di sfrontatezza, con questa trama di menzogne intessuta di trucchi!

SOSIA Ma io, veramente, vengo solo con la tunica intessuta, non con le menzogne!

MERCURIO E continui a mentire: di certo vieni con le gambe, e non con la tunica!

SOSIA Sì, certo.

MERCURIO E allora, certo, prèndile per questa bugia!

SOSIA No, certo, per Polluce, non voglio!

MERCURIO Sì, certo, per Polluce, anche se non vuoi! (sferrandogli un pugno) Almeno questo "certo" è sicuro, non è in discussione!

SOSIA Ti supplico, pietà!

MERCURIO Tu osi dire di essere Sosia, che invece sono io?

SOSIA Sono morto!

MERCURIO Dici ancora poco, in confronto a quello che ti succederà! Di chi sei schiavo, ora?

SOSIA Tuo: con i pugni mi hai fatto tuo. (gridando) Aiuto, cittadini di Tebe!

MERCURIO Gridi anche, boia? Di', perché sei venuto?

SOSIA Perché ci fosse qualcuno che tu potessi prendere a pugni.

MERCURIO Di chi sei schiavo?

SOSIA Di Anfitrione, ti dico: sono Sosia!

MERCURIO Per questo, ancor più, perché sei un contaballe, le prenderai. Sono io Sosia, non tu!

SOSIA Lo volessero gli dèi, che tu piuttosto fossi me, e io fossi te a bastonarti!

MERCURIO Ancora apri bocca?

SOSIA Ormai starò zitto.

MERCURIO Chi è il tuo padrone?

SOSIA Quello che vuoi tu.

MERCURIO Che dunque? Qual è il tuo nome, adesso?

SOSIA Nessuno, se non quello che mi vorrai ordinare.

MERCURIO Dicevi di essere "Sosia", di Anfitrione.

SOSIA Mi ero sbagliato: volevo dire di essere "socio" di Anfitrione.

MERCURIO Sapevo bene che da noi non c'è nessuno schiavo Sosia, se non io. Hai perso il cervello.

SOSIA Potessi tu aver perso i pugni!

MERCURIO Sono io quel Sosia, che prima mi dicevi di essere.

SOSIA Ti prego, fammi parlare durante una pace, senza che corra il rischio di prendere pugni.

MERCURIO No, facciamo piuttosto una breve tregua, se vuoi dire qualcosa.

SOSIA Non parlerò se non a pace fatta, perché a pugni sei più forte.

MERCURIO Dillo pure, se vuoi dire qualcosa: non ti farò niente.

SOSIA ho la tua parola d'onore?

MERCURIO Sì.

SOSIA E se mancherai alla parola?

MERCURIO Allora, l'ira di Mercurio ricada su Sosia!

SOSIA Fa' attenzione: ora posso dire tranquillamente qualsiasi cosa. Io sono Sosia, lo schiavo di Anfitrione.

MERCURIO (con tono minaccioso) Di nuovo?

SOSIA Ho fatto la pace, ho fatto il patto, dico il vero!

MERCURIO Prendi! (gli sferra un pugno)

SOSIA Come vuoi, fa' come vuoi: a pugni sei più forte. Ma qualunque cosa farai, questo per Ercole non lo tacerò di certo!

MERCURIO Tu oggi da vivo non riuscirai mai a fare in modo che io non sia Sosia.

SOSIA E tu, certo, per Polluce, non riuscirai mai a farmi cambiare proprietà, così che io non appartenga più a questa casa! Da noi non c'è nessun altro schiavo Sosia oltre a me, io che sono partito di qui con Anfitrione per andare in guerra!

MERCURIO Quest'uomo non sta bene!

SOSIA Il male che mi attribuisci, ce l'hai tu! Cosa, accidenti, non sono io Sosia, lo schiavo di Anfitrione? Non è forse giunta questa notte la nostra nave dal porto Persiano, la nave che mi ha portato? Non mi ha in andato qua il mio padrone? Non mi trovo ora davanti a casa nostra? Non ho una lanterna in mano? Non sto parlando? Non sono sveglio? Non mi ha preso a pugni quest'uomo, poco fa? Ma sì, per Ercole: le mascelle mi fanno ancora male, povero me! E dunque, perché ho dei duhhi? Perché non vado dentro, in casa nostra?

MERCURIO Come? In casa vostra?

SOSIA Proprio così.

MERCURIO Ma se quello che hai appena detto è tutto falso! Di certo sono io Sosia, di Anfitrione! E davvero la nostra nave è salpata questa notte dal porto Persiano; noi abbiamo espugnato la città dove regnava il re Pterelao, combattendo con valore abbiamo avuto ragione dell'esercito dei Teleboi, e Anfitrione in persona è riuscito ad abbattere il re Pterelao in battaglia!

SOSIA (a parte) Non credo proprio alle mie orecchie, a sentirgli dire queste cose: certo costui sa per filo e per segno le imprese che si sono svolte laggiù. (a Mercurio) Ma che mi dici? Qual è il dono che Anfitrione ha ricevuto dai Teleboi?

MERCURIO La coppa d'oro con la quale il re Pterelao soleva fare le sue libagioni.

SOSIA (a parte) L'ha detto! (a Mercurio) Dov'è ora la coppa?

MERCURIO In un cofanetto, sigillato con il sigillo di Anfitrione.

SOSIA E qual è il sigillo?

MERCURIO Il sole nasccnte con la quadriga. Perchè cerchi di cogliermi in fallo, boia?

SOSIA (a parte) ha vinto con le prove: devo cercarmi un altro nome. Non so da dove abbia potuto vedere tutto ciò. Ma adesso, lo frego per bene io. Perché certo, quello che ho fatto da solo (e non c'era nessun altro nella tenda), almeno quello, ora non potrà dirlo! (rivolgendosi a Mercurio) Se tu sei Sosia, quando le legioni erano al culmine della lotta, che cosa hai fatto nella tenda? Mi arrendo, se me lo dici.

MERCURIO C'era una botte di vino: ne ho riempito una bottiglia...

SOSIA (a parte) E' sulla buona strada.

MERCURIO Quella bottiglia me la sono scolata fino in fondo: di vino puro, com'era nato da sua madre.

SOSIA (a parte) E' successo proprio così: laggiù mi sono scolato una bottiglia di vino puro. Incredibile! O si era nascosto dentro la bottiglia?

MERCURIO E allora? Ti ho persuaso con le prove che non sei Sosia?

SOSIA Tu dici che non lo sono?

MERCURIO E perché non dovrei dirlo, dal momento che lo sono io?

SOSIA Giuro su Giove che lo sono io, e che non dico il falso!

MERCURIO E io giuro su Mercurio che Giove non ti crede: so bene che crederà più a me senza giuramento che a te sotto giuramento.

SOSIA Chi sono io, almeno, se non sono Sosia? Lo chiedo a te!

MERCURIO Quando io non vorrò più essere Sosia, tu certo sarai Sosia. Ma adesso, siccome lo sono io, le prenderai, se non te ne vai via di qui, sconosciuto!

SOSIA (a parte) Certo, per Polluce, quando lo guardo e riconosco il mio aspetto, come sono fatto io - spesso mi sono guardato allo specchio - certo mi assomiglia moltissimo. Ha uguale il cappello e il vestito: mi assomiglia come mi assomiglio io. Gamba, piede, statura, capelli, occhi, naso, labbra, guance, mento, barba, collo: tutto. Che bisogno c'è di parole? Se ha la schiena piena di cicatrici, non c'è una somiglianza più simile a questa. Ma, quanto più ci penso, davvero io sono lo stesso che sono sempre stato: non c'è dubbio. Conosco il mio padrone, conosco la nostra casa, ho a posto il senno e i sensi. Non dò retta a quello che dice lui: busserò alla porta.

MERCURIO Dove vai?

SOSIA A casa.

MERCURIO Se ora tu montassi sulla quadriga di Giove e fuggissi di qui, anche così, a stento potresti evitare una disgrazia!

SOSIA Non posso riferire alla mia padrona ciò che mi ha ordinato il mio padrone?

MERCURIO Alla padrona tua, se vuoi riferire qualcosa, puoi farlo: alla nostra, qui, non ti lascerò avvicinare. Guarda che se mi fai arrabbiare, oggi ti porti a casa un...rompi-schiena!

SOSIA Me ne vado, piuttosto. (a parte) O dèi immortali, vi prego, dove ho incontrato la mia fine? Dove mi sono trasformato? Dove ho perso la mia identità? O forse mi sono lasciato laggiù, e me ne sono dimenticato? Perché, di certo, costui possiede tutto il mio aspetto, quello che prima era mio. Mi accade da vivo quello che nessuno mi farà mai da morto! Non mi resta che andare al porto e riferire al mio padrone come sono andate le cose: a meno che anche lui non mi riconosca più! Che Giove mi faccia davvero questa grazia, così che oggi possa radermi la testa, e calvo mettermi il berretto dei liberti! (esce di scena)

SCENA II

MERCURIO

Questa faccenda oggi mi è andata proprio bene: ho respinto dalla porta il più grande dei seccatori, perché mio padre potesse abbracciare al sicuro la sua amata. E adesso, quando costui giungerà laggiù dal suo signore Anfltrione, gli racconterà che a respingerlo dalla porta è stato lo schiavo Sosia: lui allora penserà che gli dica una bugia, e non crederà che sia venuto qui come gli aveva ordinato. Io riempirò di confusione e di pazzia quei due, e tutta la casa di Anfitrione, fino a che mio padre non si sarà saziato di colei che ama: solo allora, tutti sapranno ciò che è realmente accaduto. E poi Giove farà tornare Alcmena in pace col marito, come prima. Perchè Anfitrione, subito, farà una scenata alla moglie, e la accuserà di tradimento. Allora mio padre riporterà per lei la calma dopo il tumulto. A proposito di Alcmena, ora vi dirò quello che non vi ho detto prima: oggi partorirà due gemelli, uno nascerà al decimo mese dal concepimento, l'altro al settimo. Dei due, il primo è figlio di Anfitrione, l'altro è di Giove: il figlio più piccolo ha il padre più grande, il più grande il più piccolo. Adesso avete capito come stanno le cose? Ma in segno di riguardo ad Alcmena, mio padre ha fatto in modo che nascano in un solo parto, perché con una sola doglia si liberi di due travagli, non venga posta in sospetto di adulterio, e resti nascosto agli occhi del mondo il suo segreto rapporto amoroso. Anche se, come ho già detto, Anfitrione verrà a sapere tutto. E allora? Alcmena certo non verrà tacciata d'infamia da nessuno: perché non sarebbe giusto che un dio facesse in modo di lasciare che la propria colpa e il proprio fallo ricadano su una donna mortale. E' meglio che dia un taglio al discorso: sento il rumore della porta. Ecco il falso Anfitrione che esce fuori con Alcmena, la moglie presa in prestito.



SCENA III

GIOVE ALCMENA MERCURIO

GIOVE (travestito da Anfitrione, esce dalla porta del palazzo, accompagnato da Alcmena) Stammi bene, Alcmena. Bada alla casa, come sempre, e riguardati, mi raccomando: i tuoi mesi sono ormai alla fine, lo vedi. Io devo per forza andarmene di qui: ma il bambino che nascerà, riconoscilo come legittimo.

ALCMENA Che cosa sarà mai questo impegno tanto importante, marito mio, per cui te ne vai via da casa così all'improvviso?

GIOVE Per Polluce, non certo perché io sia stanco di te o della casa: ma quando il comandante in capo non é presso l'esercito, accade più facilmente ciò che non dovrebbe di ciò che dovrebbe.

MERCURIO (a parte) Ma che bravo simulatore: si vede proprio che è mio padre. E osservate con quanta dolcezza saprà blandire la donna!

ALCMENA Per Castore, lo vedo quanto ti interessa tua moglie!

GIOVE Ti basta, se non c'è nessuna donna che io amo come te?

MERCURIO (a parte) Per Polluce, se quella lassù sapesse che ti stai dedicando a queste belle imprese, scommetto che preferiresti essere Anfitrione piuttosto che Giove!

ALCMENA Preferirei saperlo per esperienza, anzichè sentirmelo dire. Te ne vai prima che sia giunta a scaldarsi la parte diletto dove ti sei coricato. Sei venuto ieri a mezzanotte, e ora te ne vai. Ti sembra bello?

MERCURIO (a parte) Mi avvicinerò a lei, le rivolgerò la parola e asseconderò mio padre, come un vero parassita da commedia. (rivolgendosi ad Alcmena) Per Polluce, credo che mai nessun mortale abbia amato sua moglie così ardentemente, come costui ti ama perdutamente!

GIOVE Boia, non ti conosco? Ti vuoi togliere dai piedi? Che hai tu da occuparti di questa cosa, faccia da schiaffi, o da aprire bocca? Io, adesso, con questo bastone ti...

ALCMENA (a Giove) Ah, no!

GIOVE (a Mercurio) Prova solo ad aprir bocca!

MERCURIO (a parte) Per poco il mio debutto nella parte di parassita finiva male.

GIOVE Ma, tornando a quello che stai dicendo, moglie mia, non è giusto che tu sia in collera con me. Ho abbandonato l'esercito alla chetichella: per te ho sottratto questo tempo ai miei doveri, perché tu fossi la prima a sapere, e io il primo a raccontarti, come ho retto le sorti dello Stato. Ti ho raccontato tutto. Se non ti amassi sopra ogni cosa, non l'avrei fatto.

MERCURIO (a parte) Non fa proprio come ho detto? Con le carezze blandisce il suo carattere ombroso.

GIOVE Ora, perché l'esercito non se ne accorga, devo tornare là di nascosto, perché non dicano che ho anteposto mia moglie ai doveri di Stato.

ALCMENA La fai piangere, tua moglie, con la tua partenza!

GIOVE Zitta, non sciuparti gli occhi; ritornerò subito.

ALCMENA Questo "subito" è già tardi.

GIOVE Non fa piacere neanche a me lasciarti qui e andarmene da te.

ALCMENA Lo vedo: nella stessa notte in cui sei venuto da me, te ne vai!

GIOVE Perché mi trattieni? Il tempo stringe. Voglio uscire dalla città prima che cominci a far chiaro. (estrae dalla borsa un cofanetto, e lo porge ad Alcmena) Ora prendi, è per te: la coppa che laggiù mi è stata data in premio per il mio valore, quella con cui libava il re Pterelao, che ho ucciso di mia propria mano, io la regalo a te, Alcmena.

ALCMENA (aprendo il cofanetto) Sei sempre lo stesso. Per Castore: un dono veramente degno di chi lo fa!

MERCURIO Di' piuttosto: un dono veramente degno di chi lo riceve!

GIOVE Insisti? Non ti posso forse, pendaglio da forca, mandare in rovina?

ALCMENA No, Anfitrione, ti prego! Non arrabbiarti con Sosia per causa mia.

GIOVE Farò come vuoi.

MERCURIO (a parte) Come lo rende intrattabile l'amore!

GIOVE (per congedare Alcmena) Vuoi altro?

ALCMENA Sì: che tu mi ami quando sono lontana, io che sono tua anche quando sei lontano.

MERCURIO Andiamo, Anfitrione: comincia già ad albeggiare.

GIOVE Vai avanti, Sosia, adesso ti seguo. (Mercurio esce di scena. Giove saluta di nuovo Alemena) Vuoi altro?

ALCMENA Ancora una cosa: che ritorni presto.

GIOVE Va bene. Sarò qui prima che tu non pensi. Stai tranquilla. (Alcmena rientra in casa). Ora, o Notte che mi hai aspettato, io ti lascio andare, perché tu ceda il posto al giorno, che cominci a illuminare i mortali con la sua luce chiara e candida. E di quanto, o Notte, sei stata più lunga della precedente, di tanto più breve farò in modo che sia il giorno, perché le due anomalie si compensino. Va': sorga il giorno dalla notte! Io me ne andrò, e raggiungerò Mercurio. (esce)

- ATTO II -

SCENA I

ANFITRIONE SOSIA

ANFITRIONE (entra dalla via del porto assieme a Sosia e ad altri servi che portano i bagagli. A Sosia) Dài, viemmi dietro!

SOSIA Ti seguo, ti seguo subito.

ANFITRIONE Penso che sei proprio un fior di canaglia!

SOSIA E perché?

ANFITRIONE Perché mi vieni a raccontare una storia che non può succedere, né ieri, né oggi, né domani!

SOSIA Ecco, fai come al solito: non credi mai ai tuoi.

ANFITRIONE Cosa? Come? Adesso io, per Ercole, ti strappo, sciagurato, quella lingua sciagurata!

SOSIA Sono tuo: fammi pure qualunque cosa, come ti pare e piace. Ma non potrai mai impedirmi in nessun modo di dire cosa è successo qui!

ANFITRIONE Razza di canaglia, hai il coraggio di andar dicendo a me che in questo momento tu sei a casa, tu che sei qui?

sono tuo.

ANFITRIONE Tu osi, faccia da schiaffi, prenderti gioco di me, il tuo padrone? Osi affermare ciò che nessun uomo ha mai visto prima d'ora, e non può accadere: che nello stesso tempo la stessa persona sia insieme in due luoghi diversi?

SOSIA Certo: è proprio come dico.

ANFITRIONE Giove ti mandi un colpo!

SOSIA Padrone, che male mi sono meritato nei tuoi confronti?

ANFITRIONE E me lo chiedi, spudorato? Tu che anche adesso continui a farti beffe di me?

SOSIA Mi meriterei d'esser trattato male, se la faccenda non fosse andata così. Ma io non mento, e dico le cose proprio come sono andate.

ANFITRIONE Quest'uomo è ubriaco, mi pare proprio.

SOSIA Magari lo fossi!

ANFITRIONE Desideri ciò che è.

SOSIA Io?

ANFITRIONE Sì, tu! Dove hai bevuto?

SOSIA Da nessuna parte, davvero, non ho bevuto!

ANFITRIONE Che razza d'essere sarà questo qua?

SOSIA Ma te l'ho detto dieci volte: io sono a casa, ti dico! Mi stai ad ascoltare? E sono qui, davanti a te, lo stesso Sosia. Non ti pare, padrone, che ora te l'abbia detto in modo abbastanza chiaro, abbastanza eloquente?

ANFITRIONE Puah, allontanati da me!

SOSIA Che c'è?

ANFITRIONE Sei appestato.

SOSIA Ma perché dici questo? Io davvero sto bene, sono perfettamente sano, Anfitrione!

ANFITRIONE Ma adesso ti sistemo io, come ti meriti: starai meno bene, anzi molto male, se solo riesco a tornare sano e salvo a casa! Seguimi, dài, tu che prendi in giro il padrone con parole da pazzo, tu che, dopo aver trascurato di eseguire gli ordini del padrone, adesso vieni anche, per di più, a prendere in giro il padrone! Storie che non possono accadere, e che nessuno ha mai sentito dire, tu le tiri fuori, boia! Ma oggi farò in modo che queste menzogne ricadano sulla tua schiena!

SOSIA Anfitrione, la più infelice delle infelicità per uno schiavo onesto che dice la verità al suo padrone, è proprio quando la verità è vinta dalla violenza.

ANFITRIONE Ma come può accadere, maledizione - ragiona un po' con me - che tu ora sia qua, e in casa? Voglio che me lo spieghi!

SOSIA Sono proprio qua e là: è giusto che chiunque se ne meravigli, e la cosa non sembra affatto più strana a te che a me.

ANFITRIONE Come?

SOSIA Ripeto: la cosa non sembra affatto più strana a te che a me. Da principio - gli dèi mi proteggano - neanch'io riuscivo a credere a me stesso Sosia, finché quell'io là, Sosia, mi ha costretto a credergli. Mi ha raccontato per filo e per segno tutto ciò che è accaduto mentre eravamo alle prese con il nemico: e inoltre mi ha rubato l'aspetto assieme al nome. Due gocce d'acqua non si somigliano più di quanto quell'io là somiglia a me. Quando, poco fa, prima dell'alba, dal porto mi hai mandato avanti, a casa tua...

ANFITRIONE E allora?

SOSIA Io stavo già davanti al palazzo, molto prima di esserci arrivato.

ANFITRIONE Accidenti, che razza di sciocchezze sono queste? Sei sicuro di star bene?

SOSIA Sono come mi vedi.

ANFITRIONE A quest'uomo, dopo che si è allontanato da me, è stata lanciata non so quale malìa da una mano malefica!

SOSIA Questo non lo nego: sono stato malamente ammaccato di pugni.

ANFITRIONE Chi ti ha picchiato?

SOSIA Io stesso ho picchiato me stesso, io che ora sono a casa.

ANFITRIONE Attento a non rispondermi nulla, se non ciò che ti chiedo: prima di tutto, chi è questo Sosia? Lo voglio sapere.

SOSIA E' un tuo schiavo.

ANFITRIONE Ma se, con te solo, per me è anche troppo! E poi, da quando sono nato, non ho mai avuto uno schiavo di nome Sosia, se non te.

SOSIA Ma ora, Anfitrione, te lo assicuro: un tuo schiavo di nome Sosia, un altro oltre a me, ti dico, te lo faccio trovare in casa al tuo arrivo: nato dallo stesso padre Davo, come me: con il mio stesso aspetto e la mia stessa età. Che bisogno c'è di parole? Il tuo Sosia è diventato gemello!

ANFITRIONE E proprio strano quello che mi racconti. Ma l'hai vista, mia moglie?

SOSIA Macchè, non mi è stato mai permesso di entrare in casa!

ANFITRIONE Chi te l'ha impedito?

SOSIA Quel Sosia di cui ti sto parlando da un pezzo, quello che mi ha pestato.

ANFITRIONE Chi è questo Sosia?

SOSIA Io, ti dico. Quante volte te lo devo dire?

ANFITRIONE Ma cosa dici? Non è che ti sei addormentato, poco fa?

SOSIA Niente affatto.

ANFITRIONE Forse questo Sosia l'avrai visto in sogno.

SOSIA Non ho l'abitudine di eseguire gli ordini del padrone sonnecchiando. L'ho visto da sveglio, come ora da sveglio io ci vedo, da sveglio sto parlando: e da sveglio, poco fa, lui sveglio mi ha ammaccato di pugni.

ANFITRIONE Lui chi?

SOSIA Sosia, ti dico: io, quello là. Ma scusa, non capisci?

ANFITRIONE Come potrebbe qualcuno capirci qualche cosa, maledizione? Vai blaterando tali stupidaggini!

SOSIA Presto conoscerai la verità, quando conoscerai quello schiavo Sosia.

ANFITRIONE Seguimi dunque per di qua: questa è la prima cosa che devo chiarire. [Ma ora bada che dalla nave scarichino tutto quello che ho ordinato.

SOSIA Ho memoria e diligenza ahhastanza perché ciò che comandi sia eseguito. Non me lo sono scolato insieme al vino, il tuo ordine.

ANFITRIONE Voglia il cielo che i fatti smentiscano le tue parole!

SCENA II

ALCMENA ANFITRIONE SOSIA

ALCMENA (a parte, uscendo di casa accompagnata da una schiava) Non sono davvero piccola cosa i piaceri di cui godiamo nel corso della vita, in confronto alle pene? Così è stabilito per tutti, nella vita degli uomini, così hanno voluto gli dèi: che il dolore segua come compagno al piacere. Che anzi, mali e disgrazie si presentino subito in maggior numero, se mai capita un po' di bene. Ecco ora ne faccio esperienza in casa mia e lo imparo a mie spese, io che per un po' di tempo ho conosciuto il piacere finché ho potuto vedere mio marito, ma per una sola notte e lui all'improvviso se n'è andato via da me, prima dell'alba. Adesso qui mi sento sola, perché colui che amo più di tutti è lontano da me. Ho sentito più dolore alla partenza di mio marito, che gioia al suo arrivo. Ma questo, almeno, mi rende felice: che ha vinto i nemici e ritorna in patria coperto di gloria. Questo mi conforta. Stia pur lontano, purché torni a casa carico di gloria: sopporterò, sopporterò fino in fondo la sua assenza, con animo forte e saldo, se solo mi sia data questa ricompensa: che la fama di mio marito, vincitore in guerra, rifulga: questo sarà per me abhasranza. Il valore è il miglior premio, il valore supera di certo ogni altro bene: protegge e conserva la libertà, la salvezza, la vita, il patrimonio e i genitori, la patria e i figli. Il valore ha tutto in sé: chi possiede il valore, possiede ogni bene.

ANFITRIONE Per Polluce, credo proprio che tornerò a casa molto desiderato da mia moglie, che mi ama, e anch'io amo: specialmente adesso che ho condotto a buon fine l'impresa e ho vinto i nemici: quelli che tutti credevano invincibili, li abbiamo superati al primo scontro, grazie al mio comando e alla mia fortuna. Dunque, sono proprio sicuro che arriverò da lei desiderato, secondo le sue speranze. SOSIA Cosa? E non pensi che anch'io arriverò desiderato dalla mia bella?

ALCMENA (a parte, vedendo Anfitrione) Ma questo è mio marito!

ANFITRIONE (a Sosia) Seguimi per di qua.

ALCMENA (a parte) Ma perché ritorna, lui che poco fa diceva di avere tanta fretta? Forse mi mette alla prova di proposito, e vuol sapere se sono dispiaciuta per la sua partenza? Per Castore, non sono affatto scontenta se ritorna a casa sua!

SOSIA Anfitrione, è meglio che torniamo alla nave.

ANFITRIONE Perché?

SOSIA Perché a casa nessuno ci darà da mangiare, al nostro arrivo.

ANFITRIONE Come mai ora ti viene in mente una cosa simile?

SOSIA Perché senza dubbio arriviamo tardi.

ANFITRIONE Come?

SOSIA Vedo Alcmena in piedi davanti a casa, con la pancia già piena.

ANFITRIONE L'ho lasciata che era incinta, quando sono partito!

SOSIA Oh, povero me, sono rovinato!

ANFITRIONE Che cos'hai?

SOSIA Arrivo a casa proprio nel momento giusto: mi toccherà la seccatura di procurare l'acqua alla partoriente: al decimo mese, come capisco dal tuo calcolo.

ANFITRIONE Fatti coraggio!

SOSIA Vuoi sapere qual è il mio coraggio? Lascia solo che prenda il secchio, e non credere d'ora in poi a nessun giuramento che faccio, se una volta incominciato, non riuscirò a cavar fuori tutta l'anima da quel dannato pozzo!

ANFITRIONE Seguimi da questa parte, ora. Non temere: incaricherò un altro di questo compito.

ALCMENA (a parte) Ora, penso che farò meglio il mio dovere andandogli incontro.

ANFITRIONE (con tono solenne) Anfitrione saluta felice la moglie tanto desiderata, lei che il marito giudica la migliore di tutte le donne di Tebe, e che anche i cittadini tebani decantano come modello di onestà. Sei stata sempre bene? Giungo desiderato?

SOSIA (a parte) Mai visto un desiderio più forte! Lo saluta, lui il desiderato, non più calorosamente di come si saluta un cane.

ANFITRIONE E sono pieno di gioia nel vederti incinta e con la pancia ben gonfia!

ALCMENA Ti prego, per Castore, perché mi saluti e mi parli così per prendermi in giro, come se non mi avessi appena vista, come se adesso per la prima volta tornassi a casa dalla guerra? [E mi parli ora come se mi rivedessi dopo tanto tempo?]

ANFITRIONE Ma io davvero non ti ho mai vista, se non oggi, in questo momento!

ALCMENA Perché lo neghi?

ANFITRIONE Perché ho imparato a dire la verità.

ALCMENA Non sta bene disimparare ciò che si è imparato. O volete mettermi alla prova per scoprire i miei sentimenti? Ma perché tornate indietro così presto? Ti ha trattenuto qualche cattivo presagio o è il maltempo che ti impedisce di raggiungere l'esercito, come mi avevi detto poco fa?

ANFITRIONE Poco fa? Quanto poco fa è successo?

ALCMENA Tu mi metti alla prova: ma poco fa, or ora!

ANFITRIONE Ma come può essere - scusa - come dici: poco fa, or ora?

ALCMENA Cosa credi? Che io voglia deridere il mio derisore, tu che dici di essere arrivato adesso per la prima volta, mentre te ne sei appena andato via di qui?

ANFITRIONE Questa donna sta delirando!

SOSIA Aspetta un attimo, che finisca il suo sogno...

ANFITRIONE Ma lei sogna da sveglia?

ALCMENA Ah, no, per Castore! Io sono ben sveglia, e da sveglia racconto cose che sono accadute: perché poco fa, prima dell'alba, io ho visto lui, e anche te!

ANFITRIONE Dove?

ALCMENA Qui, nella casa dove abiti.

ANFITRIONE Mai successo!

SOSIA Non vuoi star zitto? E se la nave ci avesse portati qui dal porto mentre dormivamo?

ANFITRIONE Anche tu le vai dietro?

SOSIA Cosa ci vuoi fare? Non lo sai? Se ti vuoi opporre a una Baccante che baccheggia, la renderai da folle ancor più folle, e ti colpirà più spesso. Se invece le dai ragione, te la cavi con un colpo solo.

ANFITRIONE Ma, per Polluce, in qualche modo sono ben deciso a farle una ramanzina, a lei che oggi al mio ritorno a casa mi ha negato il saluto!

SOSIA Stuzzicherai i calabroni!

ANFITRIONE (a Sosia) Sta zitto. (ad Alcmena) Alcmena, ti voglio chiedere una cosa soltanto.

ALCMENA Chiedi pure quello che vuoi.

ANFITRIONE Sei diventata stupida o sei sopraffatta dall'orgoglio?

ALCMENA Come può venirti in mente di chiedermi una cosa del genere, marito mio?

ANFITRIONE Perché, prima d'ora, avevi l'abitudine di salutarmi al mio arrivo, e rivolgermi la parola come di solito le buone mogli fanno con i loro mariti. Al mio ritorno, ti ho trovata a casa priva di questa abitudine.

ALCMENA Ma certo, per Castore, ieri di sicuro, quando sei arrivato, subito ti ho dato il saluto, e ti ho anche chiesto se fossi stato sempre in buona salute, marito mio: ti ho stretto la mano e ti ho dato un bacio.

SOSIA Tu ieri l'hai salutato?

ALCMENA E anche te, Sosia!

SOSIA Anfitrione, la mia speranza era che lei ti avrebbe dato un figlio: ma non è un bambino quello che ha nella pancia!

ANFITRIONE E cos'è, allora?

SOSIA Il demone della follia!

ALCMENA Ma io sto bene, e prego gli dèi di partorire il figlio sana e salva! Tu, invece, avrai un male maledetto, se questo qui (indica Anfitrione) fa il suo dovere: per questo augurio, uccellaccio del malaugurio, ti prenderai ciò che ti meriti!

SOSIA (con uno sberleffo) A dire il vero, mali e mele conviene darli alla donna incinta, perché abbia qualcosa da rosicchiare, se comincia a star male...

ANFITRIONE (ad Alcmena) Tu ieri mi hai visto qui?

ALCMENA Sì, ti dico: se vuoi che te lo ripeta dieci volte!

ANFITRIONE In sogno, forse?

ALCMENA Macché: sveglia io e sveglio tu!

ANFITRIONE Oh, povero me!

SOSIA Che ti prende?

ANFITRIONE Mia moglie delira.

SOSIA E un travaso di bile nera. Non c'è nulla che riduca gli uomini al delirio così in fretta.

ANFITRIONE Donna, quando hai cominciato a sentirti male?

ALCMENA Ma per Castore, sto bene di corpo e di mente!

ANFITRIONE E perché, allora, sostieni di avermi visto ieri, mentre noi siamo giunti al porto questa notte? Laggiù ho cenato, laggiù ho dormito sulla nave per tutta la notte, e non ho ancora rimesso piede in questa casa da quando sono partito di qui con l'esercito contro i nemici Teleboi e dopo la vittoria.

ALCMENA Ma no: hai cenato con me e hai dormito con me!

ANFITRIONE Cosa?

ALCMENA Dico la verità!

ANFITRIONE Per Ercole, non certo su questa faccenda: sulle altre, non so.

ALCMENA Allo spuntar dell'alba sei tornato presso l'esercito.

ANFITRlONE Come?

SOSIA (ad Anfitrione) Dice bene, come si ricorda: ti sta raccontando un sogno. (ad Alcmena) Ma tu, donna, dopo che ti sei svegliata, oggi avresti dovuto pregare Giove che allontana i prodigi, offrendogli farina salata o incenso.

ALCMENA Accidenti a te!

SOSIA A te piuttosto... sarebbe convenuto occupartene.

ALCMENA (ad Anfitrione) E' già la seconda volta che lui mi insulta, e senza essere punito!

ANFITRIONE (a Sosia) Sta zitto, tu. (ad Alcmena) E tu dimmi: io sono andato via da te, da qui, oggi all'alba?

ALCMENA E chi dunque, se non voi, mi avrebbe raccontato come laggiù si è svolta la battaglia?

ANFITRIONE Sai forse anche questo?.

ALCMENA Sì, perché l'ho sentito da te: come hai espugnato una grandissima città e hai ucciso di tua mano il re Pterelao.

ANFITRIONE Io ho detto questo?

ALCMENA Tu in persona, proprio qui, e anche alla presenza di Sosia.

ANFITRIONE (a Sosia) Tu oggi mi hai sentito raccontare queste cose?

SOSIA E dove mai avrei potuto sentirle?

ANFITRIONE Chiedilo a lei!

SOSIA Alla mia presenza, almeno, non è mai accaduto, che io sappia.

ALCMENA (ad Anfitrione, ironicamente) Non c'è da meravigliarsi, se non ha il coraggio di contraddirti!

ANFITRIONE Dài, Sosia, guardami negli occhi.

SOSIA Ti guardo.

ANFITRIONE Voglio che tu dica la verità: non voglio che tu mi dia ragione per forza. Mi hai sentito oggi raccontarle ciò che afferma?

SOSIA Ma per favore, per Polluce, anche tu sei diventato matto, a farmi una domanda del genere? Davvero, è la prima volta che la vedo, adesso, insieme a te!

ANFITRIONE E allora, donna? Lo senti?

ALCMENA Sì, lo sento benissimo, e sento che dice il falso!

ANFITRIONE Non credi né a lui né a me, che sono tuo marito?

ALCMENA No, perché credo soprattutto a me stessa, e so che le cose sono andate proprio come dico io.

ANFITRIONE Tu dici che sono arrivato ieri?

ALCMENA E tu dici che non sei partito di qui oggi?

ANFITRIONE Lo dico, certo, e insisto, che adesso arrivo a casa da te per la prima volta.

ALCMENA Per favore, non negherai anche questo: di avermi oggi dato in dono la coppa d'oro, che dicevi ti era stata donata laggiù?

ANFITRIONE Per Polluce, non te l'ho data e non l'ho detto! Però avevo l'intenzione, e ancora ce l'ho, di donarti quella coppa. Ma chi ti ha detto questo?

ALCMENA Io veramente l'ho sentito dire da te, e ho ricevuto dalla tua mano la coppa.

ANFITRIONE Aspetta, aspetta, ti prego. (a Sosia) Mi domando proprio, Sosia, come faccia a sapere che laggiù mi è stata donata una coppa d'oro. A meno che tu, poco fa, non abbia avuto un incontro con lei, e le abbia raccontato tutto.

SOSIA Per Polluce, io non le ho detto nulla, e non l'ho vista se non assieme a te!

ANFITRIONE (a parte) Che razza d'essere sarà questa qua?

ALCMENA Vuoi che ti faccia portar fuori la coppa?

ANFITRIONE Voglio proprio.

ALCMENA Va bene. (alla schiava che la accompagna) Tu, Tessala, porta fuori da casa la coppa che oggi mi ha regalato mio marito.

ANFITRIONE Sosia, vieni qui in disparte. Davvero, questa sarebbe per me la meraviglia delle meraviglie, se lei possiede quella coppa!

SOSIA E tu anche ci credi? La coppa che io porto in questo cofanetto, sigillato col tuo sigillo?

ANFITRIONE Il sigillo è intatto?

SOSIA Guarda.

ANFITRIONE Bene: è proprio come l'ho sigillato.

SOSIA E allora, perché non la fai esorcizzare come posseduta da Cerere?

ANFITRIONE Per Polluce, ce ne sarebbe proprio bisogno! Perché, per Polluce, è proprio invasata dagll spiriti!

ALCMENA (esibendo la coppa portata da Tessala) Che bisogno c'è di parole? Eccoti la coppa: eccola!

ANFITRIONE Dammela!

ALCMENA (senza dargliela, ma continuando a esibirla) E dài, per favore, guarda qui ora, tu che neghi i fatti: adesso ti potrò sbugiardare apertamente. E questa la coppa che ti è stata donata laggiù?

ANFITRIONE Sommo Giove, cosa vedo? E' proprio questa la coppa, non c'è dubbio. Sosia, per me è la fine!

SOSIA Per Polluce, o questa donna è di gran lunga la più grande illusionista, o la coppa deve essere qui dentro.

ANFITRIONE Dài, allora, apri il cofanetto.

SOSIA E perché dovrei aprirlo? E' sigillato per bene. Siamo proprio a posto: tu hai prodotto un altro Anfitrione, io un altro Sosia. Se ora la coppa ha prodotto un'altra coppa, tutti ci siamo sdoppiati.

ANFITRIONE Ho deciso di aprire e vedere.

SOSIA Per favore, verifica com'è il sigillo, per non dare poi la colpa a me.

ANFITRIONE Apri, ora: lei certo con le sue parole vuol farci diventare pazzi!

ALCMENA E allora? Da dove viene questa coppa, se non da te, che me l'hai regalata?

ANFITRIONE Questo è quello che devo chiarire.

SOSIA (aprendo il cofanetto) Oh Giove, per Giove!

ANFITRIONE Che cos'hai?

SOSIA Qui nel cofanetto non c'è nessuna coppa!

ANFITRIONE Che cosa sento?

SOSIA La verità.

ANFITRIONE Sì, ma con te alla tortura, se non salta fuori!

ALCMENA (esibendo ancora la coppa) E' già saltata fuori: è qui!

ANFITRIONE E chi te l'ha data?

ALCMENA Chi me lo chiede.

SOSIA (ad Anfitrione) Vuoi prendermi in giro? Tu, alla chetichella, sei corso avanti dalla nave e mi hai preceduto fin qua per un'altra strada, hai estratto di qui la coppa e l'hai data a lei: poi di nascosto hai rimesso il sigillo!

ANFITRIONE Oh, povero me! Adesso anche tu assecondi la sua follia? (Ad Alcmena) Tu dici che ieri saremmo venuti qua?

ALCMENA Certo, e al tuo arrivo, subito, mi hai salutato, e io ti ho risposto, e ti ho dato un bacio.

SOSIA Già questo principio con il bacio, mi piace poco!

ANFITRIONE (ad Alcmena) Continua a raccontare.

ALCMENA Hai fatto il bagno.

ANFITRIONE E dopo il bagno?

ALCMENA Ti sei messo a tavola...

SOSIA Bene, benissimo! Incalzala di domande, adesso!

ANFITRIONE (a Sosia) Tu non interrompere. (ad Alcmena) Continua dunque a raccontare.

ALCMENA Ci è stata servita la cena. Tu hai cenato con me, che ero al tuo fianco.

ANFITRIONE Sullo stesso divano?

ALCMENA Sullo stesso.

SOSIA Ahimè! Questo banchetto non mi piace!

ANFITRIONE (a Sosia) Lascia solo che racconti la storia. (ad Alcmena) E poi, dopo che abbiamo cenato?

ALCMENA Dicevi di aver sonno. Tolta la mensa, siamo andati a letto.

ANFITRIONE In che letto?

ALCMENA Nello stesso letto, insieme a te, in camera.

ANFITRIONE Mi hai assassinato!

SOSIA Che ti prende?

ANFITRIONE Lei mi ha appena pugnalato a morte!

ALCMENA E perché mai? Ti prego!

ANFITRIONE Non rivolgermi la parola!

SOSIA Che ti prende?

ANFITRIONE Povero me, sono finito! Qui, in mia assenza, è stato macchiato il suo onore!

ALCMENA Ti prego, per Castore, perché sento dire questo da te, che sei il mio uomo?

ANFITRIONE Io sarei il tuo uomo? Falsa, non chiamarmi con un nome falso!

SOSIA (a parte) La faccenda si fa compllcata, se ormai lui da uomo è diventato donna!

ALCMENA Che cosa ho fatto, per sentirmi dire queste parole?

ANFITRIONE Tu stessa vai raccontando le tue prodezze: e chiedi a me in cosa hai mancato?

ALCMENA In cosa ho mancato nei tuoi confronti, se io, che sono tua moglie, sono stata con te?

ANFITRIONE Tu sei stata con me? C'è un essere più sfrontato di questa svergognata? Almeno, se di tuo ti manca il pudore, prendilo a prestito!

ALCMENA La colpa di cui tu mi accusi non è degna della mia stirpe. Se cerchi di cogliermi in fallo come adultera, non ci riuscirai.

ANFITRIONE Per gll dèi immortali! Almeno tu, Sosia, mi riconosci?

SOSIA Più o meno...

ANFITRIONE Non ho cenato ieri sulla nave, nel porto Persiano?

ALCMENA Anch'io ho dei testimoni pronti a confermare ciò che dico.

SOSIA Non so proprio cosa dire su questa faccenda: a meno che non ci sia qualche altro Anfitrione, che forse qui in tua assenza cura i tuoi affari, e in tua assenza svolge le tue funzioni. Perché certo, se è molto strana la storia di quel finto Sosia, l'altra storia di questo Anfitrione è più strana ancora.

ANFITRIONE Non so quale illusionista si sta prendendo gioco di questa donna!

ALCMENA Giuro per il regno del re supremo e per la buona madre di famiglia Giunone - che è giusto che io rispetti e tema soprattutto - che all'infuori di te solo, nessun mortale ha mai toccato con il suo corpo il mio, così da togliermi l'onore.

ANFITRIONE Vorrei che fosse vero!

ALCMENA Il vero io lo dico, ma invano, perché non vuoi credermi.

ANFITRIONE Sei una donna: spergiuri con tranquillità.

ALCMENA Colei che è innocente, è giusto che sia tranquilla, che parli in propria difesa con ardire e baldanza.

ANFITRIONE L'ardire non ti manca certo!

ALCMENA Com'è giusto per una donna onesta.

ANFITRIONE Ma tu sei onesta solo a parole!

ALCMENA Io ritengo che la dote non sia per me quella che comunemente si chiama dote, ma l'onore, il pudore e il dominio delle passioni, il timore degli dèi, l'amore per i genitori, la concordia con i parenti, l'essere docile con te e generosa con gli onesti, l'essere d'aiuto alle persone perbene.

SOSIA (a parte) Certo, per Polluce, se costei dice il vero, è proprio una donna perfetta, a regola d'arte!

ANFITRIONE Sono a tal punto fuori di senno, che non so più chi sono.

SOSIA Di certo sei Anfitrione, ma per favore, stai attento a non rinunciare alla proprietà di te stesso: tanto facilmente ora gli uomini si mutano, da quando siamo tornati dall'estero!

ANFITRIONE Donna, questa faccenda io sono fermamente deciso a non lasciarla perdere senza andarne a fondo.

ALCMENA Per Polluce, lo farai con mio piacere!

ANFITRIONE Cosa ne dici, rispondimi: se porto qui dalla nave il tuo parente Naucrate, che ha fatto il viaggio con me sulla stessa nave, e lui smentisce la tua versione dei fatti, cosa pensi di meritarti? Forse tirerai fuori qualche obiezione, perché non ti debba punire con il divorzio?

ALCMENA Nessuna obiezione, se ho commesso una colpa.

ANFITRIONE Va bene. (accennando ai servi con i bagagli) Tu, Sosia, fa' entrare in casa quella gente. Io condurrò qui con me Naucrate dalla nave. (esce)

SOSIA (ad Alcmena) Ora che non c'è nessuno oltre a noi due, dimmi sul serio la verità: c'è forse in casa un altro Sosia, che mi assomiglia?

ALCMENA Vuoi andare via da me, schiavo degno del tuo padrone?

SOSIA Vado, se me lo ordini. (entra in casa con gli altri servi)

ALCMENA (a parte) E' davvero strano, come a mio marito sia venuta la voglia di accusarmi falsamente in questo modo di una colpa così grave. Comunque sia, presto saprò tutto dal mio parente Naucrate. (rientra in casa)

- ATTO III -

SCENA I

GIOVE

(tornando verso la casa di Anfitrione) Io sono quell'Anfitrione, padrone di quel Sosia che diventa anche Mercurio, all'occorrenza: sono quello che abita al piano superiore, e divento a volte Giove, quando mi piace. Ma appena porto qui la mia presenza, subito divento Anfitrione e cambio d'abito. Ora vengo qui in vostro onore, per non lasciare incompiuta la commedia. E vengo anche per portare aiuto ad Alcmena: lei che, pur innocente, è accusata di tradimento dal marito Anfitrione. Perché sarei ben colpevole, se ciò che ho commesso dovesse ricadere su Alcmena innocente. Ora, come ho iniziato, continuerò a far finta di essere Anfitrione, e oggi provocherò nella loro casa il più grande degli inganni. Poi, alla fine, farò in modo che ogni cosa si chiarisca, e quando sarà il momento, porterò aiuto ad Alcmena, facendo sì che dia alla luce in un solo parto sia il figlio di suo marito che il mio, senza dolore. A Mercurio ho comandato di raggiungermi subito, se per caso avessi qualche ordine da dargli. Ora andrò a parlare con lei.



SCENA II

ALCMENA GIOVE

ALCMENA (uscendo dalla porta del palazzo senza vedere Giove) Non posso resistere in casa. Essere accusata in questo modo da mio marito di tradimento, vergogna, disonore! Lui gridando crede di annullare i fatti accaduti, e poi accusa me di cose mai successe e di colpe mai commesse: e crede che queste offese non mi faranno né caldo né freddo? Non sarà così, per Polluce! Non mi lascerò accusare falsamente di tradimento, senza che io lo pianti in asso o riceva la giusta soddisfazione: e mi dovrà anche giurare che non voleva dire le parole che ha detto contro di me innocente!

GIOVE (a parte) Devo fare in modo che si realizzi ciò che chiede, se voglio che mi riceva ancora con amore. Quello che ho fatto in precedenza ha danneggiato Anfitrione, e il mio amore poco fa ha causato dei fastidi a lui innocente: adesso, invece, la sua ira e le sue offese contro la moglie ricadranno su di me innocente.

ALCMENA Ma ecco, vedo lì colui che mi ha accusata, me infelice, di tradimento, di vergogna.

GIOVE Moglie mia, vorrei dirti una parola... Perché ti sei voltata dall'altra parte?

ALCMENA Questo è il carattere del mio carattere: non ho mai potuto sopportare di guardare in faccia i nemici.

GIOVE Suvvia, addirittura "i nemici"!

ALCMENA Sì, dico il vero: a meno che tu non voglia insinuare che anche questo è falso!

GIOVE Sei troppo arrabbiata. (tenta di abbracciarla)

ALCMENA E' mai possibile che tu tenga le mani a posto? Perché certo, se sei sano di mente o hai un briciolo di cervello, con la donna che pensi e dici essere svergognata, non dovresti scambiar parola né per scherzo né sul serio: a meno che tu non sia il più stupido degli stupidi!

GIOVE Se l'ho detto, non per questo tu lo sei, né io ritengo che tu lo sia, ed è per questo che sono tornato indietro: per chiederti scusa. Non ho mai sentito tanto dolore nel mio cuore, come da quando ho saputo che sei arrabbiata con me. - Perché l'hai detto? - mi domanderai. Te lo spiegherò. Non certo perché ti credessi una svergognata, ma ho voluto mettere alla prova i tuoi sentimenti, vedere cosa avresti fatto e come ti saresti risolta a sopportare la cosa. Davvero, ciò che ti ho detto poco fa, te l'ho detto per scherzo, per ridere. Chiedilo pure a Sosia.

ALCMENA Perché non porti qui il mio parente Naucrate, che prima dicevi di voler produrre come testimone del fatto che non sei venuto qui?

GIOVE Se una cosa è stata detta per scherzo, non è giusto prenderla sul serio.

ALCMENA Lo so io, quel tuo scherzo, quanto male ha fatto al mio cuore!

GIOVE (inginocchiandosi e prendendole la mano) Per la tua destra, Alcmena, ti prego, ti scongiuro: fammi questa grazia, perdonami, non essere arrabbiata!

ALCMENA Io ho reso le tue parole nulle con la mia virtù. Ora, dal momento che non ho commesso azioni disonorevoli, non voglio certo stare a subire parole disonorevoli. Me ne vado: riprenditi i tuoi beni, e dammi indietro i miei. Perché non dai ordine a qualcuno di accompagnarmi fuori?

GIOVE Ti senti bene?

ALCMENA Se non lo ordini, me ne andrò via da sola: avrò come accompagnatrice la dea Pudicizia.

GIOVE Rimani: giurerò, in qualunque modo vorrai, che io ritengo mia moglie virtuosa. E se mento, allora, o sommo Giove, ti prego di essere per sempre irato con Anfitrione!

ALCMENA Ah, questo no! Gli sia propizio, piuttosto!

GIOVE Sono sicuro che lo sarà, perché ho giurato il vero davanti a te. E adesso, non sei più arrabbiata?

ALCMENA No.

GIOVE Fai bene. Perché, certo, nella vita degli uomini accadono molti fatti come questi: si hanno dei piaceri, e poi vengono i dolori; Sopraggiungono i litigi, e poi ci si riconcilia. Ma se per caso si scatenano delle liti come queste, poi, se si fa la pace, si ritorna due volte più amici di prima.

ALCMENA Come prima cosa, avresti dovuto evitare di dire certe parole: ma se ora tu stesso mi offri le tue scuse, le accetterò.

GIOVE Ordina dunque che mi si preparino i vasi sacri, perché possa sciogliere tutti i voti che ho promesso in guerra, se fossi ritornato a casa sano e salvo.

ALCMENA Me ne occuperò io stessa.

GIOVE Fate venire qui Sosia. Voglio che inviti Blefarone, il pilota della mia nave, a venire a pranzo da noi. (a parte) Rimarrà a bocca asciutta e beffato, quando prenderò per il collo Anfitrione e lo sbatterò fuori di qui!

ALCMENA (osservandolo> Chissà cosa starà dicendo solo tra sé, in disparte? Ma ecco là, si apre la porta: è Sosia che esce.



SCENA III

SOSIA GIOVE ALCMENA

SOSIA (uscendo di casa) Anfitrione, sono qui: se c'è bisogno di qualcosa, comanda, e io eseguirò il tuo ordine.

GIOVE Sosia, arrivi proprio al momento giusto.

SOSIA E' già pace fatta, tra voi due? Davvero, dato che vi vedo tranquilli, ne sono felice e mi rallegro. Ecco come è giusto che si comporti lo schiavo perbene: come sono i padroni, così sia lui stesso, atteggi il suo volto al loro volto, sia triste se i padroni sono tristi, sia allegro se sono contenti. Ma su, rispondimi: siete già tornati in perfetto accordo?

GIOVE Vuoi prendermi in giro? Lo sai bene che poco fa ho detto quelle parole per scherzo!

SOSIA Ah, sì? Le hai dette per scherzo? Credevo proprio che le avessi dette sul serio e per davvero.

GIOVE Ho chiesto scusa, abbiamo fatto la pace.

SOSIA Benissimo.

GIOVE Io andrò dentro a celebrare un rito, secondo i voti fatti.

SOSIA Va bene.

GIOVE Tu invita da parte mia il pilota Blefarone, e fallo venire qui dalla nave, perché pranzi con me, dopo la cerimonia.

SOSIA Sarò già di ritorno, mentre tu penserai che sono ancora laggiù.

GIOVE Vedi poi di tornare subito qui. (Sosia se ne va)

ALCMENA Hai bisogno ancora di qualcosa o posso andare dentro a far preparare il necessario?

GIOVE Va' pure, e fa' in modo che ogni cosa sia preparata al meglio.

ALCMENA Entra dentro quando vuoi. Farò in modo di evitare ogni ritardo.

GIOVE Parli bene, proprio come si addice a una moglie solerte. (Alcmena rientra in casa) Ormai tutti e due, schiavo e padrona, sono ingannati. Credono che io sia Anfitrione: si sbagliano di grosso. Ora tu, Sosia divino, vieni qua. Tu senti le mie parole, anche se non sei presente. Vedi di tener lontano dalla casa Anfitrione, quando arriva: inventa qualsiasi scusa. Voglio che lo si inganni, mentre io me la spasso con questa moglie presa in prestito. Fa' in modo di curare questa faccenda, per piacere, come sai che io voglio, e poi vieni ad assistermi nel sacrificio, che offrirò a me stesso. (rientra in casa)



SCENA IV

MERCURIO

(arrivando di corsa) Cedetemi il passo, fatevi tutti indietro, sgombrate la strada! Nessuno abbia il coraggio di darmi intralcio! E perché mai, proprio a me, che sono un dio, non dovrebbe essere permesso di minacciare la folla, se non mi sgombra il cammino, come fa qualsiasi schiavetto da commedia? Quello lì, di solito, annuncia l'arrivo di una nave sana e salva o di un vecchio in collera: io sono agli ordini di Giove, e vengo qui per suo comando. Dunque, è più giusto sgombrare la strada e cedere il passo a me. Mio padre mi chiama, io arrivo, sono pronto a obbedire ai suoi ordini. Quale deve essere un buon figlio nei confronti del padre, così sono io con mio padre. Nei suoi amori, io lo assecondo, lo incito, lo assisto, gli dò consigli, mi rallegro. Se una cosa fa piacere a mio padre, quel piacere per me è di gran lunga il più grande. Fa l'amore? E' furbo e fa bene perché segue i suoi desideri: così dovrebbero far tutti, senza però dare scandalo. Adesso mio padre vuole che Anfitrione sia beffato? E allora io farò in modo d'ingannarlo a dovere, sotto i vostri occhi, spettatori. Mi metterò una corona in testa e farò finta di essere ubriaco. E salirò lassù. (indica una terrazza sul tetto) Da lì lo caccerò via nel migliore dei modi, dall'alto, quando si avvicinerà: farò che si senta ubriaco senza aver bevuto. Poi, subito dopo, gliene pagherà le conseguenze il suo schiavo Sosia: il padrone lo incolperà di tutto quello che avrò fatto io qui. Che me ne importa? Il mio dovere è obbedire a mio padre: è giusto che esegua i suoi desideri. Ma ecco Anfitrione: sta arrivando. Adesso, proprio qui, sarà ingannato per bene, sempre se voi vorrete darmi una mano ascoltando. Andrò dentro e mi concerò da ubriaco. Poi salirò sul tetto, per allontanarlo da qui. (entra in casa)



SCENA V

ANFITRIONE

(tornando dal porto) Quel Naucrate con cui volevo parlare, non era sulla nave: non trovo nessuno che l'abbia visto, né a casa sua, né in città. E sì che ho girato tutte le piazze, i ginnasi e le profumerie: mi sono stancato a forza di cercarlo all'emporio, al mercato, in palestra e nel foro, dai dottori, dai barbieri, in tutti gli edifici sacri: ma in nessun luogo riesco a trovare Naucrate. Adesso tornerò a casa e continuerò a indagare su questa storia con mia moglie, per scoprire chi sia stato l'uomo per il quale ha macchiato il proprio corpo di vergogna. Perché certo, oggi preferirei morire, piuttosto che lasciare senza soluzione questa indagine. Ma hanno sprangato la porta? Benissimo! Le cose continuano ad andare come sono andate finora... Busserò alla porta. Aprite! Ehi, c'è qualcuno qui? Qualcuno vuole aprire questa porta?



SCENA VI

MERCURIO ANFITRIONE

MERCURIO (affacciandosi dalla terrazza) Chi è alla porta?

ANFITRIONE Sono io!

MERCURIO Io chi?

ANFITRIONE Io, ti dico!

MERCURIO Certo Giove e tutti gli dèi sono infuriati con te, che sconquassi la porta in questo modo!

ANFITRIONE In che modo?

MERCURIO In un modo che senz'altro ti farà vivere disgraziato per tutta la vita!

ANFITRIONE Sosia!

MERCURIO Sì, sono Sosia: pensi che me ne sia scordato? Che vuoi ora?

ANFITRIONE Farabutto, mi chiedi anche cosa voglio?

MERCURIO Sì, te lo chiedo: per poco non mandavi in frantumi i cardini della porta, imbecille! O credi che le porte ci vengano fornite a spese pubbliche? Perché stai lì a guardarmi, deficiente? Che vuoi ora, e chi sei?

ANFITRIONE Faccia da schiaffi, mi chiedi pure chi sono, cimitero di bastoni? Per Polluce, io oggi, per queste parole, ti farò andare a fuoco a forza di frustate!

MERCURIO Tu una volta devi essere stato prodigo, da giovane.

ANFITRIONE Perché?

MERCURIO Perché da vecchio vieni da me a mendicare... qualche malanno!

ANFITRIONE E' per il tuo supplizio che oggi, servo, mi servi queste parole!

MERCURIO Voglio fare un sacrificio in tuo onore.

ANFITRIONE Come?

MERCURIO Ti consacro una disgrazia.



FRAMMENTI

I <ANFITRIONE> Io invece ti consacrerò una croce e la crocifissione, pelle da frustate!

II <MERCURIO> Il mio signore Anfitrione è occupato.

III <MERCURIO> Ora hai anche l'occasione per andartene.

IV <MERCURIO> A buon diritto ti si potrebbe spaccare in testa una pentola piena di cenere.

V <MERCURIO> Non chiedermi che ti versi in testa un vaso pieno d'acqua.

VI <MERCURIO> Sei invasato dagli spiriti. Per Polluce, che disgrazia! Cercati un medico.

VII <ALCMENA> Hai giurato che me l'avevi detto per scherzo.

VIII <ALCMENA> Ti prego, fatti curare mentre il male è agli inizi: tu certo sei posseduto dagli spiriti o perseguitato da Cerere!

IX <ALCMENA> Se le cose non sono andate come dico io, accetto come giuste le tue accuse di tradimento.

X <ANFITRIONE> di chiunque in mia assenza ha prostituito il suo corpo.

XI <ANFITRIONE> Cosa minacciavi di farmi, se avessi bussato a questa porta?

XII <ANFITRIONE> Lì scaverai più di sessanta fosse al giorno

XIII <ANFITRIONE> Non intercedere per questa canaglia!

XIV <BLEFARONE> Risparmia il fiato.

XV <GIOVE> Lo tengo per il collo. colto in flagranza di furto, di adulterio!

XVI <ANFITRIONE> Io piuttosto, cittadini tebani, tengo stretto colui che a casa mia ha trascinato mia moglie nel disonore: un vero ricettacolo d'ogni vergogna!

XVII <ANFITRIONE> Non ti vergogni, sciagurato, di presentarti in pubblico?

XVIII <ANFITRIONE> Di nascosto.

XIX <GIOVE O ANFITRIONE> Tu che non sai distinguere chi di noi due è Anfitrione!

[XX Non ti conosco, scribacchino navale, sfacciato pendaglio da... forcola?]

- ATTO IV -

SCENA I

BLEFARONE ANFITRIONE GIOVE

BLEFARONE Arrangiatevi tra voi: io me ne vado, ho da fare. (a parte) E credo di non aver mai visto in nessun luogo tante meraviglie!

ANFITRIONE BIefitrone, ti prego, rimani come mio difensore, non andartene!

BLEFARONE Addio: che bisogno c'è della mia difesa, se non so chi dei due dovrei difendere? (se ne va)

GIOVE (a parte) Io me ne torno dentro. Alcmena sta per partorire. (rientra in casa)

ANFITRIONE Sono spacciato, povero me! Che fare? Ormai anche i difensori e gli amici mi abbandonano! Ma, per Polluce, quello là, chiunque sia, non riuscirà a prendersi gioco di me impunemente! Andrò dritto dal re e gli racconterò come sono andate le cose. Per Polluce, oggi mi prenderò la mia vendetta su quello stregone tessalo che ha malamente stravolto il cervello della gente di casa mia. Ma dov'è? Per Polluce, è andato dentro: da mia moglie senz'altro! Chi è più disgraziato di me, fra quanti vivono a Tebe? Che fare ora? Nessuno mi riconosce più, e tutti mi sbeffeggiano a piacere. Ho deciso: farò irruzione in casa, e chiunque troverò, o schiavo o schiava, o moglie o amante, o padre o nonno, appena lo vedo, lo ammazzo sul posto. Nè Giove nè tutti gli dèi potranno impedirmi, se lo vorranno, di fare come ho deciso. E ora, avanti, in casa (mentre si slancia, un fulmine lo colpisce)

- ATTO V -

SCENA I

BROMIA ANFITRIONE

BROMIA (precipitandosi fuori di casa, senza vedere Anfitrione che giace a terra svenuto) Le speranze e le risorse della mia vita giacciono sepolte in fondo al petto, né più ormai c'è nel cuore una fiducia, che non sia svanita. Così mi sembra che tutto, mare, terra, cielo, ora mi insegua per schiacciarmi, per annientarmi. Povera me! Non so che fare. Così tante meraviglie sono capitate in casa! Oh, povera me! Mi sento male, vorrei un po' d'acqua: sono rovinata, sono distrutta. Mi fa male la testa, sono sorda e quasi cieca. Non c'è, nè potrà mai esserci, una donna più infelice di me! Che cosa è capitato oggi alla mia padrona! Quando incominciò a partorire e a invocare gli dèi, ecco allora strepitìo, crepitìo, suono, tuono! Come tuonò all'improvviso, e vicino, e forte! Tutti, là dove si trovavano, caddero a terra per il frastuono. Allora non so chi, con una voce fortissima, grida: "Alcmena, è qui il tuo soccorso, non temere: giunge benigno a te e ai tuoi l'abitatore del cielo. Alzatevi - disse - voi che alla mia terrificante apparizione siete caduti a terra per la paura". Come ero caduta, mi rialzo: pensai che la casa bruciasse, tanto brillava in quel momento. Allora Alcmena mi chiama a gran voce, e ciò mi riempie di terrore. Prevale il timore per la padrona, accorro per sapere cosa voglia: e vedo che ha partorito due gemelli. E nessuno di noi si era accorto che avesse partorito, né lo aveva potuto prevedere. (vedendo Anfitrione) Ma cosa c'è? Chi è questo vecchio che giace a terra così davanti a casa? Forse è stato fulminato daGiove? Lo credo proprio, perché - per Giove! - sembra proprio morto e sepolto! Andrò a vedere chi mai sia. Ma è Anfitrione, il mio signore! (cercando di farlo rinvenire) Anfitrione!

ANFITRIONE (riavendosi) Sono morto!

BROMIA Alzati!

ANFITRIONE Sono defunto!

BROMIA Dammi la mano!

ANFITRIONE Chi è che mi sostiene?

BROMIA Bromia, la tua schiava!

ANFITRIONE Sono in preda al terrore: Giove mi ha talmente stordito! È proprio come se tornassi dall'Acheronte. Ma perché sei uscita fuori, tu?

BROMIA La stessa paura ci ha spinte, tremanti di terrore. Nella casa dove abiti ho visto meraviglie davvero straordinarie. Povera me, Anfitrione: a tal punto mi mancano ancora i sensi!

ANFITRIONE Andiamo, racconta: tu sai che io sono Anfitrione, il tuo padrone?

BROMIA Lo so.

ANFITRIONE Guardami ancora.

BROMIA Lo so.

ANFITRIONE Questa qui è la sola che ha il cervello a posto, fra la gente di casa mia!

BROMIA Nient'affatto: sono tutti sani di mente!

ANFITRIONE Ma mia moglie ha fatto diventare pazzo me, con la sua condotta vergognosa!

BROMIA Ma io ti farò parlare diversamente, Anfitrione: devi sapere che tua moglie è una donna virtuosa e casta: te ne darò indizi probanti in poche parole. In primo luogo, Alcmena ha partorito due gemelli.

ANFITRIONE Dici davvero? Gemelli?

BROMIA Gemelli.

ANFITRIONE Gli dèi mi salvano!

BROMIA Lasciami dire, perché tu sappia che tutti gli dèi sono propizi a te e a tua moglie.

ANFITRIONE Parla.

BROMIA Quando oggi tua moglie ha cominciato a partorire, alle prime doglie, si mette a invocare gli dèi immortali perché le diano soccorso, come fanno di solito le partorienti, con le mani pure e il capo velato. Ed ecco allora, subito, con grandissimo fragore, scoppia un tuono. Sulle prime, credevamo che la tua casa crollasse: tutta la casa brillava, come se fosse d'oro.

ANFITRIONE Per favore, dimmelo subito in breve, quando ti sarai presa abbastanza gioco di me. Cos'è accaduto poi?

BROMIA Mentre accadono queste cose, nessuno di noi ha sentito tua moglie gemere o piangere: di certo ha partorito senza dolore.

ANFITRIONE Questo mi fa piacere, qualunque sia stato il suo comportamento verso di me!

BROMIA Lascia perdere, e ascolta quello che ti dico. Dopo che ebbe partorito, ci ordinò di lavare i bambini. Ci mettemmo all'opera. Ma il bimbo che ho lavato io, com'era grande e robusto! Nessuno riuscì ad avvolgerlo nelle fasce.

ANFITRIONE Mi racconti meraviglie davvero straordinarie. Se ciò che dici è vero, non dubito che a mia moglie sia giunto un aiuto dal cielo!

BROMIA Adesso ti farò ancor più esclamare di meraviglia. Sistemato il bambino nella culla, due serpenti crestati piombano giù nell'impluvio, enormi. E subito, rizzano entrambi il capo.

ANFITRIONE Ahimè!

BROMIA Non temere. Ma i serpenti ci osservano tutti coi loro occhi. Al vedere i bambini, si dirigono rapidi verso le culle. E io a tirare, a trascinar via le culle sempre più indietro, temendo per i bambini e spaventata per me stessa, ma i serpenti a inseguirci con tanto più accanimento! Quello dei due bambini che ti ho detto, al vedere i serpenti, rapido salta fuori dalla culla, si slancia dritto contro i serpenti e li afferra rapidamente, uno con una mano e l'altro con l'altra.

ANFITRIONE Stai narrando un prodigio: Mi racconti un fatto davvero spaventoso! Alle tue parole il terrore mi ha attanagliato le membra, povero me. Cos'è successo dopo? Continua raccontare.

BROMIA Il bambino uccide tutti e due i serpenti. Nel frattempo tua moglie viene chiamata ad alta voce da...

ANFITRIONE Chi?

BROMIA Il sommo re degli dèi e degli uomini: Giove! Disse di aver avuto di nascosto rapporti di letto con Alcmena, e rivelò che era figlio suo, quello che aveva vinto i serpenti: quell'altro era figlio tuo.

ANFITRIONE Per Polluce non mi dispiace se mi è dato di dividere la metà del mio bene con Giove. Va' in casa, ordina di preparare subito dei vasi sacri per chiedere la pace al sommo Giove con molti sacrifici. Io farò venire l'indovino Tiresia gli chiederò cosa bisogna fare e gli racconterò come si sono svolti i fatti. (un tuono rimbomba) Ma che succede? Che tuono forte! Oh dei, vi supplico, pietà!



SCENA II

GIOVE ANFITRIONE

GIOVE (cala dall'alto grazie a una macchina teatrale) Fatti coraggio, Anfitrione: vengo in aiuto a te e ai tuoi. Non hai nulla da temere; gli indovini, gli aruspici, lasciali andare tutti: il passato e il futuro te li dirò io, e molto meglio di loro, perché sono Giove. Prima di tutto, ho posseduto il corpo di Alcmena, e con il mio amplesso l'ho messa incinta di un figlio. Anche tu l'avevi lasciata incinta, quando sei partito per la guerra: lei con un solo parto ha dato alla luce tutti e due figli. Di questi, uno, quello che è nato dal mio seme, con le sue gesta ti darà gloria immortale. Tu torna a voler bene ad Alcmena, come una volta. Non ha meritato che le venisse attribuita una colpa: è stata la mia violenza che l'ha costretta a farlo. Io torno in cielo. (viene sollevato dalla macchina e scompare)

SCENA III

ANFITRIONE

Farò come ordini, e ti prego di mantenere le tue promesse. Andrò dentro, da mia moglie: quanto al vecchio Tiresia, posso mandarlo via. E ora, spettatori, in onore del sommo Giove, applaudite forte!

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