Angelo Brunetti detto Ciceruacchio

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MAIGRET E IL PAZZO DI BERGERAC

 ANGELO BRUNETTI

DETTO

CICERUACCHIO

di

Giancarlo Ripani

Quinta versione

26 Ottobre 2011


Personaggi  (in ordine di apparizione)

giulio                                                zio                             

carlo                                            nipote

filomena                                     ostessa

toto                                               oste 

annetta brunetti                    popolana

ciceruacchio                              popolano

zenaide Bonaparte                 principessa      

pio nono                                                    papa

orazio antinori                        marchese

lodovico Bonaparte                       principe

menicuccio                                  popolano

checco                                          popolano

cira                                               popolana

Gianbattista velluti             voce bianca

Letizia  tondini                         soprano


L’ambientazione: Roma 1846

Le Musiche

M1 Inizio M2 M’hai messo le catene M3 Canto della malavita M4 Vola l’aritornello M5 Sora Menica M6 Salterello

Le proiezioni

Proiez. 1 Monumento a Ciceruacchio Proiez. 2 Proiez. 3 Interno osteria Proiez. 4 Carcere Regina Coeli Proiez. 6 Interno osteria Proiez. 7 Sequenza innamorati Proiez. 8 Interno osteria Proiez. 9 Sequenza popolane romane Proiez. 10 Interno osteria Proiez. 11 Sequenza immagini di cieli e voli d’uccelli. Proiez. 12 Interno osteria Proiez. 13 Vedute romane dalle stampe del Pinelli Proiez. 14 Monumento a Ciceruacchio

Le luci

Pz1  Monumento a Ciceruacchio Pz2  Salterello Pz3  Interno osteria romana Pz4  M’hai messo le catene Pz5  Interno osteria romana Pz6  Canto della malavita Pz7  Interno osteria romana Pz8  Vola l’aritornello Pz9  Interno osteria romana Pz10 Sora Menica Pz11  Interno osteria romana Pz12 M’affaccio a lla finestra Pz13  Interno osteria romana Pz14 La società dei magnaccioni Pz15  Monumento a Ciceruacchio Pz16 ringraziamenti

Parte M1

Dopo 10” sipario

Luci in Pz1

Stop M1

Proiez.1 (monumento a Ciceruacchio)

Giulio e Carlo  sono seduti ad un tavolino da bar con alle spalle il monumento a Ciceruacchio, sorbiscono una granatina.

Con impazienza.

car:

A zì, me voi di’ perché se semo fatti ‘na scarpinata, pe’ venì a pijasse ‘sta gratta checca?

Preoccupato.

giu:

Perché nun è bona ?

Assentendo, con fastidio.

car:

P’esse bona è bona, ma potevamo annà ar baretto sotto casa !

pacatamente

giu:

Stamo qua perché vojo riccontatte ‘na storia.

Con risentimento,

car:

E c’era bisogno de fasse ‘sta sudata ?

Indicando la proiezione.

giu:

Lo vedi quer monumento che c’hai a lle spalle?

Girandosi poco interessata.

car:

Si llo vedo embè ?

Indicando la proiezione.

giu:

La storia che vojo riccontatte riguarda proprio quer zignore !

Perplesso.

car:

E chi sarebbe quer fregno buffo ?

Precisa con puntiglio.

giu:

Quer fregno buffo, come llo chiami tu, è Angelo Brunetti, ma a Roma llo conoscheno tutti come: Ciceruacchio.

Con meraviglia.

car:

E che avrà fatto mmai de tanto fico da meritasse d’esse immortalato sur marmo ?

Con fierezza.

giu:

E’ stato uno de ll’eroi der Risorgimento italiano e precisamente de lla Repubblica Romana, che sicuramente hai studiato a scola.

Minimizzando.

car:

Me pare, ma orammai è acqua passata, nun frega più gnente a nissuno !

Con sicurezza.

Con convinzione.

giu:

E’ qui che te sbaji !

Perché, si quest’anno festeggiamo lli centocinquant'anni de ll’unita d’Itaja, llo dovemo in bona parte anco a llui !

Con rassegnazione e impazienza.

car:

Vabbè, sentimo ‘sta storia, ma fa’ ‘na cosa de prescia, che tra ‘na mezzora c’ho ‘n appuntamento co ll’amiche mia !

Soddisfatto dell’interesse di Carlo.

giu:

Vorrà di’ che te n’aricconto solo ‘n pezzo, e ppoi, se t’interessa domani famo er seguito !

Approvando.

car:

Così me piaci !

Prende a narrare.

giu:

Dunque, stamo a Roma ner mille ottocento quarantasei, sur trono de Pietro è stato eletto da poco Giovanni Maria Mastai Ferretti …

Interrompe con fare saccente.

car:

Pio Nono !

Compiaciuto.

Riprende il filo del racconto.

giu:

Brava !

Vedo che quarcosa t’aricordi !

Li patrioti itajani, e quelli romani pe’ primi, avevano accolto lla sua elezzione co’ granne giubbilo …

Interviene ricordando.

car:

Me pare de ricordammo che je staccarono lli cavalli da lla carozza !

Confermando precisa.

giu:

Nun zolo, ma llo tirarono a forza de braccia da San Pietro ar Quirinale !

Con sarcasmo.

car:

E sai che faticaccia !

Puntualizza con forza.

giu:

Questo perché era considerato ‘n omo da ll’idee llibberali che, da papa, avrebbe concesso lle riforme e prima fra tutti lla costituzione !

Conclusivo.

car:

E invece se rimagnò tutto !

Frenando la facile conclusione di Carlo.

giu:

Nun core e sta a sentì come è annata co’ Ciceruacchio !

Parte M1  “M’hai messo le catene”
Proiez.2

Durante il canto la scena è traformata da esterno  bar a internio osteria

Me dicheno che è stata lla malaria

a famme ll’occhi granni e ‘r viso bianco;

me dicheno che è lla febbre ‘sto tremore

ma pe’ me questa febbre se chiama amore.

M’hai messo lle catene,

nun posso più campà,

m’hai messo lle catene,

nun posso più campà.

Me dicheno che qui chi resta more,

che ‘st’aria maledetta nun perdona;

ma si me stai vicino, amore, amore,

er foco ce guarisce: er foco de passione.

M’hai messo lle catene,

nun posso più campà,

m’hai messo lle catene,

nun posso più campà.

Proiez3 (osteria)
Luci In Pz2

Annetta e Ciceruacchio si fronteggiano, Toto e Filomena sono dietro il bancone

Aggressiva.

Ann:

Angelé te decidi a venì a casa sì o no ?

Spazientito, sottovoce.

CIC:

Quante vorte te llo devo da di che nun vojo  più esse chiamato Angelo !

Curiosa, mentre inforna una teglia.

fil:

E come allora, ve dovemo da chiamà ?

Con orgoglio, rivolto a Filomena.

CIC:

Io pe’ tutto er popolo de Roma mo so’ Ciceruacchio !

Perplesso, mentre  asciuga i bicchieri

tot:

Andove llo sete annato a capà ‘sto nome, llo devo ancora da capì !

Associandosi, con animosità.

ann:

E puro io !

Con disprezzo

Con orgoglio si porta il pugno al petto, caricandosi man mano.

CIC:

Ammazza quanto sete ‘gnoranti !

Io so’ er Cicerone moderno, er tribuno della plebe romana, er difensore de lli diritti der popolo oppresso !

Faccia a faccia con Ciceruacchio, con tono di minaccia.

ANN:

Si nun te sbrighi a rimette’ lli piedi dentro casa,  llo devi da trovà tu chi te  difenne  da lle tortorate de lla sottoscritta !

Preoccupato, a voce bassa.

CIC:

Abbassa lla voce, sinnò me sputtani davanti a tutti !

Insistendo con determinazione.

Afferrandolo per un braccio.

ANN:

Me frega assai !

Allora annamo ?

Divincolandosi.

Con tono cospiratorio.

CIC:

Nun posso!

Sto aspettanno er principe Bonaparte e er marchese Antinori, che dovemo mette a punto er discorso mio de domani  a madina.

Non del tutto rabbonita, minaccia.

ANN:

Vedi de sbrigatte, sinnò trovi lla porta de casa inzerrata e per sempre !

Annetta esce da destra.

Gridandole dietro, sulla soglia.

CIC:

Anné ricorderte che si se chiude ‘na porta s’opre un portone !

Intrigante, mentre va al tavolo di destra a passare lo straccio

FIL:

C’avemo quarche problemuccio domestico eh, sor Angelé ?

Spazientito.

Con tono aggressivo.

CIC:

Aridaje !

Io so’ Ciceruacchio, volete ficcavvelo ne lla capoccia ‘na vorta pe’ tutte ?

Stringendosi nelle spalle

Indicando il banco.

FIL:

Contento voi !

Che ve porto da beve?

Sicuro.

CIC:

Un ber boccale d’acqua fresca, che lli congiurati devono mantené lla capoccia lucida!

Battagliero.

tot:

Famo a capisse, sor coso, ner locale mio nun se scalleno lle sedie a uffa !

Tranquillizzante, avvicinandosi al banco.

CIC:

Mo che viè er principe ordinamo, state tranquillo.

Laconico.

tot:

Tranquillo è finito co’ lle pezze sur deretano !

Filomena  torna al  banco

A destra si affaccia Zenaide nascosta da un mantello con cappuccio.

Chiamando con l’indice Ciceruacchio.

ZEN:

Psss ….Psss ….

Guardandosi attorno.

CIC:

Che è entrato ‘n gatto ?

Vezzosa.

ZEN:

Ciceretto ?

Cicerino ?

Andando verso Zenaide, incuriosito.

CIC:

Dite a me ?

Celiando.

ZEN

Non mi riconosci ?

Perplesso.

CIC:

None.

Togliendosi il cappuccio.

Con vanto.

ZEN:

Tribunetto mio già ti sei dimenticato di me ?

Eppure sono io che ho scelto per te il nome di Ciceruacchio !

Stupito.

Preoccupato.

cic:

Donna Zenaide !

Che ce fate qui ?

E’ successo quarche cosa ar principe?

Li svizzeri der papa ll’hanno ingabbiato ?

Sostenuta.

Speranzosa.

ZEN:

Quei buzzurri non si permetterebbero mai di toccare un Bonaparte.

Magari arrestano te !

Si gira e fa le corna.

Torna a rivolgersi a Zenaide.

CIC:

Famo lle corna !

Allora che volete ?

Dispiaciuta

ZEN:

Che fai, ora mi dai del voi ?

Vago

CIC:

Mbe pe’ rispetto ar principato ….

Maliziosa.

ZEN:

Non avevi questa preoccupazione quando facevamo certi giochini nella mia alcova !

Con raccapriccio.

Enumera con disgusto.

CIC:

Nun me ce fate pensà !

Er lettone nero, er bardacchino nero, lle llenzola nere,  lla coperta nera !

Sensuale.

ZEN:

Il nero fa risaltare maggiormente il candore della mia pelle !

Toccandosi i genitali.

CIC:

Ancora me sto a grattà !

Con tono imbronciato.

Con evidente disappunto.

zen:

Sono tre giorni che non ti fai vedere ed ero in pena per te !

Ho temuto che i papalini ti avessero già ucciso, senza che io fossi lì presente a raccogliere il tuo ultimo respiro !

Cercando di metterla alla porta, indicando Filomena, con fare sbrigativo.

CIC:

Mo che avete visto che so’ vivo e veggeto annatevene de corsa, che si quelle du’ arpie che stanno ar banco  sgamano er movimento, domani diventamo lla favola de tutta Roma !

Turbata.

ZEN:

Come sarebbe eccitante !

Impensierito.

CIC:

Er problema è che se se  eccita puro mi’ moje so’ dolori !

Altezzosa

ZEN:

Cosa vuoi che mi importi di quella insignificante plebea !

In apprensione.

CIC:

A voi nun ve ne potrà frega gnente,  ma si Annetta magna lla foja, quella è capace de agguantà er cortello  mannamme all’arberi pizzuti !

Con un grido entusiasta.

Folgorata da un’idea.

ZEN:

Il camposanto!

Il camposanto questa si che è un’idea !

Non realizzando.

CIC:

Ma de che ?

Sensuale.

ZEN:

Questa notte ci incontreremo al cimitero così, al lume dei fuochi fatui, sazierai la mia libido !

Infastidito.

CIC:

Lassamo perde, io già c’ho er da fa mio pe’ evità le schioppettate de lli svizzeri der Papa !

In un crescendo di lascivia.

Drammatica.

ZEN:

Si… Si… gli svizzeri … i fucili ….

Una bella pallottola nel cuore e mentre agonizzi io ti stringo sul mio petto !

Con un brivido di terrore.

CIC:

Oppuramente  fini in braccio a Mastro Titta !

Al massimo dell’eccitazione.

Grida estasiata.

zen:

Aaah ….. . Aaah ….

Non mi ci far pensare !

Il patibolo! … Il patibolo è il massimo !

Con crescente preoccupazione

CIC:

Ve stesse a da’ de vorta er cervello ?

Rapita, come in trance.

ZEN:

Ti vedo … ti vedo !

Là sul palco delle esecuzioni in piazza del Popolo ….

Definitivo

CIC:

Ma annate a moriammazzata !

Esaltata.

Con voce roca.

zen:

Non io ma tu !

I tuoi occhi !

I tuoi occhi che, prima che prima di offrire il collo al boia, cercano i miei !

Cercando di calmarla

CIC:

Stateme bene a sentì …

In pieno furore erotico.

Sognante.

Zen:

La sento, la sento la tua voce!

La tua voce che rompe il silenzio, il silenzio che precede il momento finale, per invocare il mio nome !

Contrariato.

CIC:

Sora Zenà sete voi che avete rotto  …

A conclusione dell’amplesso virtuale.

ZEN:

E tu che muori!

Muori sereno, dopo che io ti ho lanciato l’ultimo bacio !

Disgustato.

CIC:

E nun sai lla soddisfazione !

Con un sospiro lascivo.

zen:

Cosa c’è di più erotico della morte per amore !

Spazientito.

CIC:

Ma è ‘na fissa oggi de vedemme moriammazzato !

Con passione travolgente.

Man mano esaltandosi.

ZEN:

Ti amo mio bell’eroe popolano !

Amo il tuo tanfo di maschio selvatico !

Amo la tua ignoranza di sintassi e grammatica!

Amo le tue maniere rozze !

Di una sola parola e sarò la tua schiava fino al momento della tua dipartita !

Cercando di darci un taglio.

CIC:

Lassate perde donna Zenà, che io a mi moje je vojo ancora bene, e nun lla vojo mannà a corneto !

Con voce carica di promesse.

Fiduciosa.

ZEN:

Ti aspetto questa notte, dopo  compieta, così metteremo a punto tutti i particolari !

Ci conto !

Ironico

CIC:

Potete comincià a contà da mone!

Lanciandogli un bacio.

Un secondo bacio.

Un terzo bacio.

ZEN:

Addio mio Lancillotto !

Addio mio don Chisciotte!

Addio mio Romeo !

Zenaide esce da destra.

Perplesso.

CIC:

Mo chi so’ tutti sti fregni ?

Avvicinandosi a Ciceruacchio.

TOT:

Avete finito de fa’ er cascamorto co’ lla principessa Zenaide ?

Tagliente.

Con sicurezza.

CIC:

Ammazzeve sor Totarè, voi e vostra moje  state sempre co’ ll’orecchie appizzate !

Ma stavorta avete sbajato indirizzo !

Sicura

Pettegola, mentre si avvicina anche lei a Ciceruacchio, con tono confidenziale.

FIL:

Nun credo !

Quella so’ diec’anni che va cercanno de fa’ becco er principe che, detto fra noi, saranno armeno trenta che nun mette più a segno ‘na botta !

Ironicamente conclusivo, mentre torna al banco.

TOT:

Ma, appena attacca co’ lla storia de la morte se squajeno tutti !

Entra, da destra Pio vestito da frate e con il bussolotto delle elemosine.

Tracciando un benedizione.

PIO:

Pace e bene  !

Annoiato.

CIC:

Ce mancaveno puro lli frati !

Tendendo il bussolotto.

PIO:

Bon omo che lla faressivo ‘n’offerta pe’ lla Trappa de lle Tre Fontane?

Allargando le mani.

CIC:

A zì fra’ cascate male, che nun c’ho ‘n bajocco!

Spostando il tiro.

PIO:

‘Na fojetta potessivo puro offrilla !

Malizioso.

CIC:

Perché no, si ve la bevete a lla salute mia e der popolo romano!

Accondiscendente, con ironia.

PIO:

Ce poi contà soprattutto pe’ quella eterna !

Scocciato, va verso il banco

A Filomena con fare da anfitrione.

CIC:

Nun ve ce mettete puro voi co ‘sta storia !

Sora Filomè mezzo litro, de quello bono, pe’ zì’ frate sur conto mio !

Brusca.

FIL:

Allora beve quanno pija moje !

Facendo per andare via.

PIO:

Se lle cose stanno così è mejo che nun ve incommodate …

Con orgoglio ferito.

Determinato.

CIC:

Nun sia mai !

Quanno Ciceruacchio promette ‘na cosa è llegge!

Sorpreso.

Con celato sarcasmo.

PIO:

Ah !

Così voi saressivo er famoso Ciceruacchio ?

Risentito, mentre si avvia al tavolo di sinistra.

CIC:

Perché c’avessivo quarche cosa da ridì ?

Umilmente.

Mostrando riconoscenza.

PIO:

Io ?

Ma per ll’amor der celo!

Solo ringrazziavve de quanto state a fa’ pe’ me!

Portando il mezzo litro e un boccale.

FIL:

Ecchive er vino zì fra’ !

Precisa da dietro il banco.

TOT:

Offre lla casa !

Entrano Lodovico e Orazio da destra.

Indicando Ciceruacchio.

Ora:

Eccolo il nostro caro amico !                                                  

Sentenziando, con voce da alticcio.

lod:

Da ll’amichi me guardi Iddio, che dai nemichi me guardo io !

Sconcertato, mentre si avvicina ai due.

CIC:

Ma che dite sor principe!

Lo sapete che io per lla causa me butterebbe sur foco !

Sentenzia, sullo stesso tono.

lod:

Acqua e foco nun aspettan ‘n poco !

Cercando di minimizzare, rivolto a Lodovico mentre prendono posto al tavolo di sinistra.

ORA:

Caro Lodovico, cercate di non turbare l’animo semplice del nostro Angelo, con le vostre  dotte citazioni.

Sentenziando

lod:

Mejo ‘na parola oggi, che ‘n cortello domani !

Tira fuori dei fogli sgualciti ed unti, un po’ vergognoso.

Timidamente.

CIC:

Sor marchese io m’avrebbe fatto scrive’ er discorso da Peppe llo speziale.

Solo che c’è ‘n problema.

Prendendo il manoscritto

ora:

Quale?

Umiliato

CIC:

Nun so llegge !

Ironico.

PIO:

Caro er mi Ciceruacchio, come capopolo stamo conciati maluccio !

Declama leggendo.

ora:

Romani !

Fratelli !

I tempi sono maturi …

Non si lascia scappare l’occasione per sentenziare.

lod:

Cor tempo e co’ lla paja se maturano lle nespole!

Dubbioso.

CIC:

Ce  dovemo da mette ner discorso ?

Minimizzando, indica Lodovico.

ORA:

Non ci badate, questa sera il principe Bonaparte ha fatto troppo onore allo champagne, ed è in vena di aforismi !

Cercando di evitare guai.

tot:

Io nun so che cacchio so’ ‘sti afocrismi, ma si sta bevuto, è mejo che ve llo riportate a casa !

 

Rassicurante.

Fiducioso.

ORA:

Ma no, ci sono qua io !

E poi vedrete che non ci farà mancare il suo sagace contributo !  

Dubbiosa.

fil:

Si llo dite voi !

Prosegue

ora:

I tempi sono maturi per liberare il popolo dalla schiavitù dei preti !

Intervenendo con veemenza.

PIO:

Eeeeh ! Schiavitù !

Ammazza che parola grossa !

Guardandolo di traverso.

cic:

A zì’ fra’ ma de che ve impicciate voi ?

La butta lì.

lod:

Fa quer che er prete dice e non quer che er prete fa !

Tranquillizzante a Pio.

Indicando i fogli.

ORA:

State tranquillo, voi non siete chiamato in causa.

Qui si vogliono intendere i monsignori, i vescovi, i cardinali ….

Rincarando la dose, con acrimonia.

CIC:

E soprattutto qua carogna der papa !

Pontifica.

lod:

A Roma Iddio nun e` trino, ma quadrino !

Accalorandosi nella difesa del papa.

PIO:

Che male v’ha fatto quer povero vecchierello? Perché ce ll’avete tanto co’ llui ?

Con acredine.

CIC:

Quer balordo prima c’ha preso per  lli fonnelli, promettenno lle riforme, e ppoi  s’è rimagnato tutto!

Sproloquiando.

lod:

Chi nun sa figne, nun sa regnà !

Cercando di rabbonire Ciceruacchio.

Adduce le sue giustificazioni.

PIO:

Metteteve ne lli panni sua!

Quer poveraccio sta stretto fra lli vescovi e lli cardinali, che, come c’ha ‘n’idea, appena, appena libberale,  se fanno in quattro pe’ boicottajela !

Risoluto.

ORA:

Se è un inetto si faccia da parte e lasci governare i rappresentanti del popolo !

Ironico, indica con la testa Ciceruacchio.

PIO:

Come, per esempio, er qui presente Ciceruacchio, che nun sa fa’ ‘na o cor bicchiere!

Puntualizza con enfasi.

Indicando se stesso e Lodovico.

ORA:

Certamente non sarà lasciato da solo.

Al suo fianco ci saranno le persone giuste che lo potranno consigliare …

Intuendo il fine dei nobili.

A Ciceruacchio, con amarezza.

PIO:

Ho capito!

Mo ho capito !

Caro er mio capopopolo te vonno fa’ fa’ lla fine der cappone  !

Perplesso.

CIC:

Sarebbe a di’?

Conclusivo, con sottile ironia.

PIO:

Prima te fanno illude’ de diventa gallo, poi, bene che te va, te trovi castrato, si nun finisci addirittura in brodo !

Con sufficienza.

ORA:

Signora Filomena portate al nostro fraticello un'altra foglietta, che cosi si calma un po’ !

Impaziente.

CIC:

Co’ ‘sto discorso annamo avanti si o no ?

Aiutando Carlo a mettere il mantello.

ORA:

Si è fatto tardi, il principe deve rientrare per prendere le sue medicine per la circolazione del sangue.

Laconico.

tot:

De sicuro ne po’ fa’ puro a meno, tanto più rincojonito de così nun ce diventa !

Blaterando, mentre si avvia a destra.

lod:

Mejo un matto a casa sua, che ‘n savio a casa de ll’antri !

Intascando le scartoffie.

ORA:

Vorrà dire che il proclama  lo porto con me e dopo cena gli do una limatina !

Tagliente.

tot:

Sentite a me: dateje de raspa pe’ llevaje tutte lle bojate che ce stanno scritte  !

Spara l’ultimo proverbio.

lod:

Va’ in piazza e ppija consijo, aritorna a casa tua e ffa come te pare !

Orazio e Lodovico escono da destra.

Avviandosi anche lui a destra.

CIC:

Sora Filomè faccio un sarto a Borgo pe’ controllà che sia tutto a ll’ordine.

Vedo d’aritornà er prima possibbile.

Ciceruacchio esce da destra.

Si sposta dal banco e va verso il tavolo con Pio. Riflettendo ad alta voce.

FIL:

Zì fra’, più ve guardo e più me pare d’avevve incontrato da quarc’artra parte !

Confermando, si protende verso Pio.

TOT:

Puro io c’ho avuto subbito ‘st’impressione!

Evasivo.

PIO:

Sarete venuti a Messa a lla Trappa e m’avete visto mentre riccojevo ll’offerte !

Rimuovendo il mezzolitro, perplessa.

FIL:

None !

So sicura che se tratta de quarche cosa de più importante !

Cercando di distogliere l’attenzione.

Accenna con la mano la benedizione papale.

PIO:

Che ne pensate de portamme quer goccetto che m’aveva promesso er  marchese Antinori ?

Sinnò finisce in benedizione!

Colta da un ricordo che non riesce a mettere a fuoco.

FIL:

Quer gesto … quer gesto co lla mano, so’ sicura de avevvelo ggià visto fa’!

Filomena torna al banco.

Entrano Menicuccio e Checco,  già ubriachi, da destra.

Alticcio.

Men:

Buonasera a tutta lla compagnia !

Alticcio.  Facendo eco.

CHE:

La compagnia !

Andando al tavolo di sinistra.

Men:

Sor Totarè portatece ‘n tubbo, de quello bono, me riccomanno !

Seguendo Menicuccio al tavolo.

CHE:

Quello bono !

Contrariato.

TOT:

Eccheteli tiè !

Puntuali, come er cannone der Gianicolo, so’ arivati lli du’ imbriaconi de lla controra!

Risentito.

MEN:

A Menicuccio de lli Coronari cannone nun je ll’ha detto mai nissuno !

Facendo  eco.

CHE:

Nissuno !

Indicando Checco.

Men:

E nimmanco a Checco de Panico !

Facendo eco.

CHE:

De Panico !

Entra Cira da destra.

Canticchia a mo di filastrocca.

CIR:

Er popolo sarà sovrano

Er papa co’ lle pezze in mano !

Mentre porta il vino al tavolo degli ubriachi.

FIL:

Sora Cira che ce fate qui ?

Mostra un drappo ripiegato, con grande fierezza.

Cir:

So venuta a fa’ vede’ a Ciceruacchio lla nova bandiera  de Roma libbera !

Rompendo la tensione.

Men:

Che ce lla fate puro a noi ?

Facendo eco

CHE:

Puro a noi ?

Mostrandola aperta, con fierezza.

CIR:

Bella eh ?

Indicando

Perplesso

MEN:

Ce sta puro ‘na lupa !

Ma che sta a fa’ ?

Facendo eco

CHE:

Che sta a fa’ ?

Feroce.

CIR:

Mozzica in testa ar papa !

Intervenendo timidamente

Pio:

Sora sposa me pare che sia troppo …

Interrompe.

Decisa.

CIR:

Troppo poco !

Quanno torno a casa ce metto puro Romolo e Remo  che strozzeno ‘n cardinale  pe’ mano!

Con pacatezza a Cira.

PIO:

Fija cara potrei sapé perché puro tu ce ll’hai tanto co’ Sua Santità ?

Con astio.

CIR:

Quer moriammazzato, ha mannato ar Coeli er povero fidanzato mio.

Perplesso

PIO:

Si ll’hanno arrestato ce saranno stati boni motivi ….

Interrompendo

Con grande sicurezza.

CIR:

Ma de che !

Ninetto de Parione nun sarebbe capace de fa’ male a ‘na mosca !

Intervenendo ironica.

tot:

A lle mosche forse no, ma a bucà lla panza de llo stracciarolo de via de’ Coronari, ammazzelo si è stato capace !

Riduttiva.

CIR:

E che j’avrà fatto mai ? !

Con marcata canzonatura.

MEN:

Me dite gnente, dodici asole cor cortello  !

Facendo eco

CHE:

Cor cortello !

Accalorandosi.

Con tono angosciato.

CIR:

Tutto pe’ pijà lle parti de quell’infame de Pio Nono !

Io je llo dicevo sempre: nun te impiccià, nun …

Interrompe.

Piacevolmente sorpreso.

PIO:

Aspettate ‘n momento, ho capito bene ?

Quer povero giovine sta in galera pe’ avé difeso er papa ?

Spiega con pazienza.

CIR:

Memmo llo stracciarolo s’era intignato a di’ che er papa bisognava bruciallo vivo, mentre Ninetto, che c’ha er core bono, diceva che abbastava staccaje lla capoccia !

Tagliente.

PIO:

A lla faccia de lla bontà !

Implora con partecipazione.

CIR:

Zì fra, nun ce potete mette ‘na bona parola cor cardinal governatore, e fa’ sorti de galera Ninetto ?

Ironica.

tot:

E che je va a riccontà, che Ninetto er papa llo voleva si mortammazzato, ma senza troppe sofferenze !

Determinata.

CIR:

Allora vorrà di’ che llo llibbero co’ lle mano mia, quanno  daremo ll’assarto er carcere der Coeli !

Laconico.

tot:

Me sa che allora a bottega ce rimane a vita !

Mostrando un involto.

CIR:

Mo vado a portaje ‘sto fagotto de robba da magnà  !

Beffardo.

MEN:

Dovesse da morì de fame prima che ce pensasse Mastro Titta !

Facendo eco

CHE:

Mastro Titta !

Parte M3 “ Canto della malavita”
Proiez.3 ( carcere)

Cira canta

cir:

Amore, amore mio te porto ‘na pagnotta

che er vitto der Coeli nun t’abbasta.

Che er vitto der Coeli nun t’abbasta

si nun me sbrigo ce trovo ll’ossa.

Cantano.

Tutti:

E gira e fai lla rota,

lli dentro rinserrato,

si nissuno ll’aiuta,

rimane senza fiato.

Canta.

cir:

E lo mio amore sta a Reggina Coeli,

portateje da pranzo borzaroli,

portateje da pranzo borzaroli,

che quanno sorte llui llo porta a voi.

Cantano.

Tutti:

E gira e fai lla rota,

lla rota der trentuno,

quanno stai carcerato,

nun te cerca ppiù nissuno.

cir:

Dentro Regina Coeli c’è ‘no scalino,

chi nun salisce quello nun è romano.

Chi nun salisce quello nun è romano,

nun è romano né trasteverino.

Tutti:

E gira e fai lla rota,

lla rota e lla rotella,

davanti a Reggina Coeli

c’hanno messo lla sentinella.

Stop M3
Proiez.4 (interno osteria)

Luci in Pz7

A mo di saluto, andando verso destra.

CIR:

Io mo vado e cerco d’aritornà quanno ce trovo Ciceruacchio!

Cira  esce da destra.

A Toto.

FIL:

Io scegno ‘n attimo in cantina.

Filomena esce da sinistra.

A Toto, mostrando interesse.

PIO:

Dite un po’, voi che me sembrate bene informato,  è proprio forte ‘sto Ciceruacchio!

Con scarsa convinzione.

tot:

Ha sentì a llui: Garibbardi ar confronto suo è come ‘n castrato defronte a ‘n  tenore co’ lle palle  !

Entra Giambattista da destra.

Parla in falsetto, offeso.

Gia:

Ostaccio quanno parlate  de lli grandi artisti ve dovete da sciacquà lla bocca !

Canzonatorio.

Men:

E’ arrivata lla voce bianca !

Facendo eco.

CHE:

Voce bianca !

Con tono effeminato.

GIA:

Bona sera a tutti, brutti maschiacci !

Confuso.

PIO:

Voi chi siete ?

Risentito.

Facendo una piccola carezza a Pio.

GIA:

Come chi so’ ?

Fraticé sarete pure bellino, ma sete più ignorante der papa !

 

Laconico.

PIO:

Allora sto in bona compagnia !

Con certezza.

Con vanto.

GIA:

A me, me conosce tutto er monno !

Da Roma a Pariggi fanno lla fila pe’ venimme a sentì cantà !

Riduttivo.

TOT:

Cala ! Cala !

Nun v’allargate troppo !

Con orgoglio.

GIO:

Io so’ Giovanbattista Velluti, primo soprano der teatro de ll’Opera  !

Precisando con ironia.

Men:

Castrato !

Facendo eco

CHE:

Castrato !

Con fierezza.

GIA:

Io ho immolato su ll’altare de lla gloria …

Conclude con un sogghigno.

men:

Le palle !

Facendo eco

CHE:

Le palle !

Con stima, rivolto a Gianbattista.

UGO:

Sabato abbiamo molto apprezzato il vostro canto al teatro Argentina.

Ironico.

tot:

Eravate proprio caruccia !

Non trovando una ragione.

MEN:

Che gusto ce po’ pija ‘n omo a vestisse da femmina, llo devo ancora da capì!

Facendo eco.

CHE:

Da capì !

Con slancio.

Dimostrando acrimonia.

GIO:

Solo cosi me sento me stesso !

Se nun fosse per lla bigottaggine de quer retrogrado de Pio Nono,  ce potarebbe annà in giro sempre, e no sortanto sur parcoscenico !

Rassegnato.

PIO:

Ecchine n’artro che nun aspetta artro  che de levasselo de torno quer povero papa !

Correggendo.

Precisa il suo pensiero.

GIO:

Fraticé sete su lla strada sbajata !

Io Pio Nono llo vojo vivo e veggeto  !

Assentendo.

Da la sua spiegazione.

pio:

E qui tenete raggione !

Perché, si ar posto suo, posto comannassero lli giacobinacci de Garibbardi, a quelli come a voi je farebbero cambià aria a carci ner posteriore!

Entra Letizia da destra.

prendendo la palla al balzo.

let:

E metterebbero a cantare al posto loro delle donne vere !

Infastidito.

Preoccupato.

tot:

Ce mancava puro lla sora Letizia !

Mo ricominceno co’ lla solita sorfa !

Con animoso risentimento.

LET:

Per colpa di voi, finocchi imbellettati io, Letizia Tondini Spiazzi, sono costretta a soffocare il mio purissimo talento di soprano lirico …

Riduttivo.

tot:

Purissimo talento, nun esaggeramo !

Conclude con foga.

let:

Dentro le  mura domestiche, e non far godere della mia arte il pubblico !

A Letizia inviperito.

Con un gesto delle mani.

GIA:

Che ce fai qui brutta pettegola ?

Sciò, sciò !

Risentita, risponde a tono.

LET:

Sciò, sciò lo dici a quei mezzi uomini come te !

Ironico.

men:

Caso mai mezze donne !

Fa eco.

che:

Mezze donne !

Sostenuta, si scaglia contro il clero.

LET:

La colpa è  del clero, e in primis di quel pavido di Pio Nono, che pensa che le donne stiano bene solo accanto ai fornelli e ci impedisce di pioterci esibire in teatro !

Sconsolato.

PIO:

Qui, come te lla riggiri, lla corpa è sempre der papa !

Precisa con insofferenza guardando Gianbattista.

LET:

Nel ruolo che ci compete, invece da essere sostituite da questi aborti di natura !

Aggressivo.

GIO:

Abborto de natura a chi ?

Indicando Gianbattista, con disgusto.

LET:

Ma guardati quanto sei ridicolo:  le ciglia finte,  il rossetto sulle labbra e la faccia incipriata per coprire la barba !

Risentito.

Borioso.

GIO:

E’ ll’invidia che te fa parlà !

Perché te ll’inzogni d’avecce ‘n acuto come er mio!

Ribatte con convinzione.

LET:

E tu un solfeggio aggraziato come quello della sottoscritta !

Fremente.

GIO:

Me stai sfidanno ?

Sicura dei propri mezzi.

LET:

Sia pure, tanto non ci sono dubbi a chi tocchebbe la palma del vincitore !

Deciso.

GIO:

Allora sai che famo, pijamo er fraticello come giudice e chi perde paga da beve a tutti !

Entusiasta.

Men:

Questa si ch’è ‘n’idea !

Facendo eco

CHE:

N’idea !

Tirandosi indietro.

PIO:

Nun me mettete in mezzo, io nun ne so gnente de canto, so’ ‘n poro frate cercatore.

A Pio.

Invitante.

LET:

Scegliete voi un pezzo.

Un aria di vostro gradimento.

Timidamente.

PIO:

Io conosco solo lli canti de chiesa …

Fregandosi le mani dalla contentezza.

Con orgoglio.

GIO:

Me invitate a nozze !

So’ stato er primo cantore de lla cappella Sistina!

Precisando ironico

TOT:

Voci bianche !

Conclusivo

PIO:

E vabbé cantatice “Vola ll’aritornello” !

Parte M4 (vola l’aritornello)

Proiez.5 (sequenza di innamorati)

Luci in Pz8

Letizia e Gianbattista canteranno cercando di superarsi in virtuosismo.

Canta.

GIA:

Vola vola ll’aritornello

core bello, core mio bello.

Canta.

LET:

Vola vola ll’aritornello

core mio bello, nun me scordà.

Canta.

GIA:

Le stelle su ner celo so’ millanta

er marinaro disse: “Conta conta”.

Canta.

LET:

Er marinaro disse: “Conta conta,

quella che cerchi te, sempre ci ammanca”.

Canta più veloce.

LET:

Vola vola ll’aritornello

core bello, core mio bello.

Canta ancora più veloce.

GIA:

Vola vola ll’aritornello

core mio bello, nun me scordà.

Canta ancora più veloce.

LET:

Me ne vorrebbe annà lontano tanto

nun m’ha da ritrovà nemmeno er vento.

Canta ancora più veloce.

GIA:

Nun m’ha da ritrovà nemmeno er vento

dove lla Maddalena ce fece er pianto.

Cantano in coro.

GI-le:

Vola vola ll’aritornello

core bello, core mio bello.

Vola vola ll’aritornello

core mio bello, nun me scordà.

Stop M4

Proiez.6 (interno osteria)

Luci in Pz9

Sicuro.

GIO:

Allora fraticello, penzo che nun c’avete dubbi: er più mijore so’ io !

Tranquilla di aver superato la prova.

LET:

Se avete un minimo di buon gusto non avete che una risposta possibile: eleggere me come vincitrice di questa tenzone canora !

Timidamente.

PIO:

Fratelli …

Precisando sfottente.

men:

Sarebbe mejo di’ sorelle !

Fa eco.

che:

Sorelle !

Con modestia precisa il suo stato d’animo.

PIO:

Fratelli cari, voi volessivo che facessi come Paride, ma io me sento deppiù Pilato !

Replica acidamente.

LET:

Lavarsene le mani è l’unica cosa che voi del pretume, dal papa all’ultimo frate, sapete fare!

A malincuore.

GIO:

Me dispiace dillo, ma stavorta c’ha raggione lla sciacquetta !

Soddisfatta.

LET:

Finalmente abbiamo un punto in comune !

A Toto, con comando.

GIO:

Oste portatece un fiasco de cannellino che dovemo brindà a ll’alleanza canora !

Gianbattista e Letizia  si siedono al tavolo di sinistra facendo alzare i due ubriachi.

Con amara constatazione.

PIO:

Quanno se tratta de dacce addosso a noi, poveri servi de Dio, er diavolo s’allea co’ ll’acqua santa !

Ve saluto fratelli cari, devo de anna a recità compieta.

Pio esce da destra

A Toto, con delusione.

Men:

Noi annassimo a fa visita a ‘n’artra osteria, che qui er vino fa schifo !

Facendo eco.

CHE:

Fa schifo !

Menicuccio e Checco escono da destra.

Avvicinandosi a Toto, confidenziale.

LET:

Oste, avrei bisogno di chiedere una cortesia a vostra moglie, vi dispiace accompagnarmi ?

Ossequioso

TOT:

Ai vostri comanni, donna Letizia.

Letizia e Toto escono da sinistra.

Entra Zenaide da destra.

A Gianbattista, interrogativa.

ZEN:

Scusate, avete visto Ciceruacchio ?

Distrattamente.

Gia:

No.

Lo stanno a aspettà da ‘n momento all’artro.

Riflessiva.

Andando vicino a Gianbattista.

Fa una carezza a Gianbattista.

ZEN:

Questa voce … questa voce inconfondibile …

Santo cielo, ma sei proprio tu ?

Il mio piccolo Giobatta!

Si alza di scatto.

Preoccupato.

Gia:

Porca zozza !

Donna Zenaide !

Abbracciandolo con trasporto.

ZEN:

Come sono felice di trovarti qui !

Tirandosi indietro.

Gia:

Io none !

Speranzosa.

Con voce sensuale.

ZEN:

Hai riflettuto sulla mia proposta?

Se questa notte mi vieni a trovare, ti farò avere quella scrittura a Parigi.

Con raccapriccio, tenta di esimersi.

Gia:

Donna Zenà quante vorte ve llo devo da ripete che nun c’ho … ll’attribbuti pe’ fa certe cose !

Minimizzando.

Allusiva.

ZEN:

Che importanza ha !

Basta che facciamo in modo che mio marito ci sorprenda nell’intimità ….

Angustiato al pensiero.

Gia:

Così caccia fora lo schioppo e chi s’è visto s’è visto !

Con slancio.

Con estatica enfasi.

ZEN:

E proprio li che sta il bello !

Tu che, crivellato di colpi, cadi ai miei piedi esanime!

Con paura.

Gia:

Oppuramente me sfida a duello  !

Esaltandosi.

Tremando di eccitazione.

ZEN:

Ancora meglio !

Sarebbe un’emozione irripetibile vedere due uomini che si battono per me !

Laconico.

Con amara constatazione.

Va verso destra.

Gia:

Ma quali ommini !

Tra me e er principe potemo fa’ lla conta a chi ll’è de meno !

Cercateve quarchedunartro !

Gianbattista esce da destra.

Indispettita.

Riflette ad alta voce.

ZEN:

Tutti uguali gli uomini !

Quando si tratta di ottenere quello che gli interessa ti riempiono la testa di belle promesse per poi dimenticarsene a loro comodo !

Entra Annetta da destra cogliendo le parole di Zenaide.

Facendosi avanti, aggressiva.

ANN:

Ben detto sora zozza !

Risentita.

ZEN:

Come vi permettete ?

Ponendosi di fronte a Zenaide co fare battagliero.

ANN:

Me permetto, e come si me permetto, sora principessa de lli mi stivali !

Stupita.

ZEN:

Mi conoscete ?

Con veemenza.

Con sofferenza.

ANN:

Tutta Roma sa che panni vestite e io, purtroppo, ne so più de ll’antri !

Mi marito m’ha riccontato tutto !

Spazientita

ZEN:

E chi sarebbe questo vostro marito ?

Precisa, con astio.

ANN:

Angeletto, Ciceruacchio come llo chiamate voi.

Con protervia.

ZEN:

Il mio piccolo eroe !

Accalorandosi man mano.

Con disprezzo.

ANN:

Quer poveraccio ll’avete abbindolato co’ lle llenzola nere, lle tende nere, lle coperte nere, lle carzette nere, lle mutande nere.

Tutto nero come lla coscienza vostra !

Sdegnata.

ZEN:

Attenta a come parlate !

Disgustata.

ANN:

E pe’ nun di’ de lla smania de mannallo a moriammazzato pe’ accontentà lle frelletiche de ‘na depravata come a voi !

Con alterigia.

ZEN:

Io sono la principessa Bonaparte !

Aggressiva.

Estraendo il coltello.

ANN:

Si nun ve sbrigate a levavve de torno ve faccio diventà la principessa Malaparte !

Entra Letizia da sinistra.

Con sdegno.

ZEN:

I vostri modi da popolana di Trastevere sono intollerabili !

Bellicosa.

LET:

Cosa avete da dire sulle Trasteverine ?

Denigratoria.

ZEN:

Per quelle del mio lignaggio trasteverine, monticiane, borghiciane eccetera, eccetera sono tutte delle volgari plebee !

Entra Cira da destra.

Combattiva.

cir:

A sora cosa che c’avessivo stampato llo stemma puro su lle parti intime ?

Entra Filomena da sinistra.

Parte M5  “Sora Menica”

Proiez.7 (sequenza di popolane)

Luci in Pz10

Canta.

cir:

A Roma a Roma lle belle romane

ma so’ più belle lle Trasteverine;

l’arubba cori so’ lle Monticiane,

l’arubba cori so’ lle Monticiane

Cantano.

tutt:

Sora Menica, sora Menica

oggi è domenica lassece sta’.

Sora Menica, sora Menica

oggi è domenica lassece sta’ !

Canta.

LET:

Semo Trasteverine e nun tremamo,

paura nun avemo de nisuno;

ci avemo bona lingua e mejo mano,

ci avemo bona lingua e mejo mano !

Cantano.

tutt:

Sora Menica, sora Menica

oggi è domenica llassece sta’.

Sora Menica, sora Menica

oggi è domenica llassece sta’ !

Canta.

Ann:

Sete lla banderola de Castello,

avete dato er core a questo e quello;

‘na botta cercate de cortello,

‘na botta cercate de cortello !

Cantano.

tutt:

Sora Menica, sora Menica

oggi è domenica llassece sta’.

Sora Menica, sora Menica

oggi è domenica llassece sta’ !

Canta.

ZEN:

Er core mio ll’ho dato a chi me pare,

ll’hanno tenuto tutti come’n fiore,

ll’hanno tenuto tutti come’n fiore,

er vostro s’è appassito ner cantone !

Cantano.

tutt:

Sora Menica, sora Menica

oggi è domenica llassece sta’.

Sora Menica, sora Menica

oggi è domenica llassece sta’ !

Stop M5
Proiez.8 (interno osteria)

Luci in Pz11

Altezzosa.

ZEN:

Le offese delle pari vostre non toccano la mia nobile persona !

Minacciosa.

cir:

Ma lle mano si !

Spingendola verso l’uscita con violenza.

ANN:

Smammate, sparite, nun ve fate vede più a ronzà attorno a mi’ marito, si nun ve puzza de campà!

Sostenuta.

Dispregiativa.

ZEN:

Vado, vado !

Che bisogno c’è di scaldarsi tanto per un piccolo fanfarone locale !

Zenaide esce da destra.

Gridandole dietro sulla soglia.

Ann:

Pe’ voi sarà puro ‘n fregnacciaro da quattro sordi, ma è ll’omo mio, ll’eroe mio e nun llo cambierebbe co’ cento Garibbardi !

Intervenendo, sognante.

CIR:

Ciceruacchio è lla  speranza de noi romani !

Sorpresa.

Ad Annetta, interessata.

LET:

Ciceruacchio ! ?

Così voi sareste la moglie di Ciceruacchio ?

Precisa con mestizia.

ANN:

Già, pe’ disgrazia mia  e de quelle pore criature che se llo scordato come padre !

Prendendo Annetta sotto braccio, comprensiva.

LET:

Amica mia come vi capisco anche mio marito si è messo in testa di fare il rivoluzionario !

Decisa andando verso destra.

ANN:

Dovemo trovà lla maniera de levaje ‘sto grillo da lla capoccia !

Venite che dovemo da parlà noi dua !

Letizia e Annetta escono da destra, da sinistra rienta Toto.

Impaziente a Filomena.

CIR:

Se po’ sapé che fine ha fatto Ciceruacchio ?

Lapidaria.

tot:

Sarà ito a cercà de convince quarc’artro scimunito come lui  !

Convinta

CIR:

Devo da trovallo subbito pe’ sapé quanno damo er via a lla rivoluzzione !

Cira esce da destra incrociando Pio che entra.

Infastidita.

A pio con malagrazia.

tot:

Ariecco er fratacchione !

Zì fra’, ma che avessivo presa ll’osteria mia pe’ er convento vostro ?

Non raccogliendo, si informa.

pio:

Diteme, brav’omo, seconno voi, er popolo romano sta davero  pronto a llottà ar fianco de Ciceruacchio pe’ caccià via er papa?

Laconica.

tot:

A chiacchiere po’ esse !

Sconcertato.

pio:

Come a chiacchiere ?

Precisa con disprezzo.

tot:

A parole lli romani smoverebbero lle montagne, poi, quanno se tratta de fa’ sur serio, è ‘n artro discorso !

Poco convinto.

pio:

Che volessivo da dì ?

Entra Toto da sinistra.

Continuando sullo stesso tono.

tot:

Ar momento bono, chi co’ ‘na scusa chi co’n’artra, se inguatteno tutti e llasseno a sbrojassela da soli a quei quattro imbecilli a cui je se bevuto er cervello!

Ne lla fattispece quello scemo de Angeletto !

Entrano Lodovico e Orazio da destra.

Sentenziando, va a sedere assieme ad Orazio al tavolo di sinistra.

lod:

Chi s’accontenta gode, e se gratta er culo si je rode !

Ostentando sicurezza.

ORA:

Le cose cambieranno grazie al nostro Ciceruacchio !

Entra Ciceruacchio da destra.

Scattante.

Incuriosito.

CIC:

Ecchime !

Chi me noma ?

Con slancio.

Interessato.

ora:

Finalmente siete qui !

Quando si comincia ?

Deciso.

Confidenziale ad Orazio.

CIC:

Prima de subbito !

Ho appena preso ll’urtimi accordi co’ lli capi battajone.

Piacevolmente interessato.

ORA:

Sono tutti pronti alla pugna ?

Con trasporto.

Puntualizza con enfasi.

CIC:

So’ tutti gassati !

Je frilleccicano lle mano e nun vedeno ll’ora de comincià a menà mazzate !

Scuotendo la testa, sentenzia.

lod:

‘Na mela fracica ne guasta cento bone !

Timidamente si informa.

pio:

Solo pe’ curiosità !

Come state messi a bocche da foco ?

Un po’ esitante.

CIC:

Ar momento c’avemo trenta mazzafionne, dua senza ll’elastico, una ventina de tricche e tracche, ‘n centinaro castagnole e sett’otto razzi cor fischio !

Ironica.

fil:

Che ve state a preparà lli botti pe’ ll’urtimo dell’anno ?

Ignorando la battuta.

Incalzante.

pio:

Insomma quanti fucili ?

Quanti cannoni ?

Quante bombarde ?

Rammaricato.

Indicando i due nobili.

CIC:

Veramente pe’ mo stamo a zero.

A ll’armi da foco ce doveveno da pensà lli qui presenti: principe Bonaparte e marchese Antinori.

Interviene con slancio.

Precisando

tot:

Me pare giusto !

So’ loro che c’hanno lli sordi !

Sentenziando.

lod:

Li quadrini so’ come lla rena, ‘na soffiata e voleno !

Cercando dare la sua interpretazione al motto di Lodovico, butta lì una improbabile giustificazione.

Ora:

Il principe vuole dire che al momento siamo un po’ a corto, poiché abbiamo dovuto  pagare la nuova tassa papale sulla raccolta dei rifiuti !

Sentenziando

lod:

Mejo dolor de borsa che dolor de core !

Sdegnato, replica con aggressività.

tot:

Sori cosi, nun riccontate cazzate !

Lo sanno tutti che lli nobili e er clero so’  esentati dar pagamento de lle gabelle !

Prendendo la palla al balzo.

cic:

‘Na ragione de ppiù pe’ battese !

Dovemio da eliminà tutti lli privileggì !

Sentenziando.

lod:

Sparagna, sparagna arriva er gatto e se llo magna !

Preoccupato dalla piega del discorso.

ORA:

Intendete dire che, un domani che trionfasse la rivoluzione, noi nobili saremmo costretti a pagare le tasse ?

Puntualizzando con determinazione.

CIC:

Non zolo, ma tutti lli ricchi dovranno donà lli beni ar sole a lli poveracci !

Sentenziando.

lod:

Regalà è morto e Donato sta pe’ morì !

Cercando di esimersi dall’impegno con Ciceruacchio.

ORA:

Caro principe conviene che ci concediamo una pausa di riflessione.

Ironica.

tot:

Mo che fate, ve state  a rimpiagne er papa già prima de cacciallo via ?

Sentenziando.

lod:

Chi impiccia lla matassa se la sbroji !

Imbarazzato.

tot:

Allora tutte le belle parole …

Sentenziando.

lod:

A la vigna de lli minchioni ‘gni ucello ce fa er nido !

Incollerito.

CIC:

Nun ce potete ammolla proprio sur più bello !

Prendendo sottobraccio Carlo lo fa alzare.

Ora:

Venite principe, vi riaccompagno a casa.

Allibito.

CIC:

Ve ne annate cosi ?

E la rivoluzzione ?

Sentenziando va verso destra.

Facendo il gesto dell’ombrello.

lod:

In grolia fra Giovanni, che in celo te vo’ Gesù, m’hai fregato ‘na vorta, nun me freghi più !

Lodovico e Orazio escono da destra.

Sarcastico.

tot:

Me sa che quei dua  lli rivedete cor cacio !

Cercando di auto convincersi.

Accalorandosi.

CIC:

Potemo fa’ a meno de loro !

Da subbito organizzamo ‘na bella colletta tra er popolo e lli quatrini pe’ lli schioppi li trovamo prima de subbito !

Pazientemente chiamando presso di se Ciceruacchio.

PIO:

Senti a me fijo: prima d’annavve a imbarcà in ‘sto casino pensatece sette vorte, che si lla situazzione ve sfugge de mano so’ dolori de panza !

Assentendo.

tot:

Me sa che zi’ frate c’ha raggione!

Accomodante, espone la sua idea.

pio:

Sapete che famo, vado chiede’ per voi un’udienza ar Santo Padre, cosi je spiegate lle ragioni vostre ….

Mentre si avvia verso l’uscita di destra.

CIC:

Famo puro questa tanto, male che va, domani cominciamo a menà le mano !

Ferma con un braccio Ciceruacchio.

A Toto e Filomena.

PIO:

Aspetta un momento, potemo fa de mejo !

Miei cari osti, che ne pensate d’annà in cantina a pija ‘na bottija de schiumante, der mejo che c’avete ?

Avviandosi, laconico.

TOT:

Abbasta che c’è chi paga !

Toto e Filomena escono da sinistra.

Impaziente.

CIC:

Allora che me dovete da di’ ?

Bonario.

Cercando di sfilarsi il saio.

PIO:

‘N po’ de pazzienza Ciceruà.

Prima ajuteme a llevamme ‘sto sajo che so’  ‘n bagno de sudore !

Di mala voglia esegue.

CIC:

Che m’avete preso pe’ er sacrestano vostro ?

Mentre toglie il saio.

PIO:

Fa’ piano che c’ho ‘na certa età !

Tolto il saio appare Pio vestito da Papa.

Non riuscendo a parlare

CIC:

Sa … Sa …. Sa …

Sarcastico.

Con un sorriso.

PIO:

Che cosa ti succede ?

Te s’è bloccato llo scilinguagnolo?

Buttandosi in ginocchio.

Incredulo.

CIC:

Santità !

Sete proprio voi ?

Ironico.

PIO:

No!

Siamo pulcinella !

Scombussolato.

CIC:

E che ce facevate vestito da frate ?

Malizioso, spiega.

PIO:

Alle volte, come al nostro predecessore Sisto Quinto, ci piace sapere quello che la gente pensa di noi, così …

Preoccupato.

CIC:

Così avete sentito tutto !

Facendo rialzare Ciceruacchio.

PIO:

Diciamo che non abbiamo potuto farne a meno!

Mettendosi le mani nei capelli, sconsolato.

CIC:

So’ aruvinato !

Povera Annetta mia !

Poveri fiji mia !

Riflessivo.

PIO:

In fondo, riflettendoci bene, in mezzo a tante castronerie qualche cosa di buono l’abbiamo sentita !

Sconcertato dal tono faceto di Pio.

CIC:

Sete sicuro che nun me state a pija pe’ lli fonnelli ?

Sostenuto.

PIO:

Anche se a volte ci piacerebbe non ci e’ concesso, siamo il Papa noi !

Umilmente.

CIC:

Scusate Santità.

Riflettendo su quanto è venuto a sapere.

PIO:

Ha colpito il nostro cuore la tua affermazione che dovremmo ascoltare maggiormente  la voce delle nostre pecorelle ….

Interrompendo. Con calore.

CIC:

Parole sante !

Sottilmente ironico.

PIO:

E come potrebbe essere diversamente dal momento che siamo noi a dirle !

Perplesso.

CIC:

Ma allora perché, si lla pensate così bene razzolate così male ? 

A malincuore.

PIO:

Purtroppo, figlio caro, la politica e la ragion di stato, c’impongono di seguire il cervello e non il cuore !

Deciso.

Con entusiasmo.

CIC:

E voi fregatevene.

Diventate er Papa de lla pora gente!

Riflessivo.

Con rammarico

PIO:

Ci piacerebbe !

Eccome se ci piacerebbe  ma …

Buttandosi in ginocchio.

cic:

Santità perdono !

Paternamente ironico.

pio:

Alzati Ciceruacchio, che potrebbe entrare qualcuno dei tuoi amici rivoluzionari, e allora che figura ci faresti ?

Con trasporto.

cic:

Ve vojo chiede perdono puro a nome loro !

Con sentimento.

PIO:

Invece chiediamo tutti il perdono di Nostro Signore ed imploriamolo che, nella Sua infinita saggezza, metta una mano sulla testa del popolo perché si accorga che non è la violenza il sistema migliore per veder riconosciuti i propri diritti.

Con convinzione.

cic:

C’avete proprio raggione !

Prosegue sullo stesso tono.

Pio:

E a noi le metta tutte e due perché ci aiuti a governare pensando solo al bene delle pecorelle affidateci !

Preoccupato per le conseguenze.

cic:

Santità, ma ner mentre che er Padreterno se dà da fa’, io che je vado a riccontà a lli capo rioni?

Possibilista.

pio:

Domattina ti aspettiamo al Quirinale, assieme a loro, per gettare le basi per un futuro più giusto per tutti e per la salvezza delle anime nostre.

Con entusiasmo.

cic:

Viva er Papa !

Viva Pio Nono !

Buio

Parte M9 (La renella)

Proiez.9 (vedute del Tevere)

Durante il canto l’arredo “osteria” è sostituito da quello “bar”.

let:

A lla renella,

più cresce er fiume e ppiù legna viè a galla,

più t’arimiro e ppiù me pari bella !

Fior de mortella,

leggo ll’amore tuo ne lla pupilla,

l’amore vero che nun se cancella !

Fior de granato,

la vigna nun po’ sta senza canneto,

come lla donna senza innamorato !

Fior de verbena,

ar monno nun c’è rosa senza spina,

né core innamorato che nun pena !

A lla renella,

più cresce er fiume e ppiù legna viè a galla,

più t’arimiro e ppiù me pari bella !

Buio

Proiez.10 (monumento Ciceruacchio)

Entrano Giulio e Carla.

Luci in Pz15

Come concludendo il racconto.

GIU:

Fermamose qui !

Infastidito.

Interessato.

car:

Zì, perché te interrompi ?

Mo che me stava a interessà !

Armeno ricconteme come je ita a finì a Ciceruacchio co’ lla rivoluzzione.

Scuotendo la testa, rammaricato.

GIU:

Male Carlé, assai male !

Dispiaciuto.

car:

Nun me dì !

Palesando incertezza.

Lascia in sospeso il racconto.

GIU:

Er papa nun mantenne lla parola o nun potette fallo.

Allora er nostro eroe s’unì a Garibbardi durante lla repubblica Romana der quarantanove, ppoi …

Incalzante.

car:

Eppoi ?

Riprende a raccontare con tono drammatico.

GIU:

Quanno lli franzosi rioccuparono Roma, pe’ rimette sur trono Pio Nono, Ciceruacchio assieme a lli fiji: Luigi e Lorenzo, che ereno poco ppiù che regazzini, dovettero scappà da Roma speranno de trovà rifuggio a Venezia !

Preoccupato.

car:

L’hanno presi ?

Precisa con mestizia.

GIU:

L’hanno presi, ll’hanno presi !

Nun zolo, ma ‘na brutta notte, ner Polesine, l’hanno messi ar muro e fucilati come bestie !

Sinceramente addolorato.

car:

Poro Ciceruacchio e pori quei du’ regazzini !

GIU:

Già, ma ricordete Carlé che er sacrifizzio loro è stato come er lievito pe’ er pane, ha fatto cresce lla voja de llibbertà a tutti ll’itajani !

Buio.

Parte M10 (salterello)

Proiez.11 (Sereni)

Luci in Pz16

FINE

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