Anna Christie

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ANNA CHRISTIE

ANNA CHRISTIE

Commedia in quattro atti

di EUGENIO O’NEILL

Versione italiana di Alessandro Scalero

PERSONAGGI

CHRIS CHRISTOPHERSON, padrone della barca da carbone

«Simeon Winthrop»

ANNA, sua figlia

MARTA OWEN

MAT BURKE, fuochista

JOHNNY IL PRETE

LAR­RY, garzone di bar

DUE SCARICATORI DEL PORTO

UN PORTALETTERE

JOHNSON, marinaio della «Simeon Winthrop»

TRE UOMINI D'EQUIPAGGIO di un piroscafo.

L'azione ha luogo verso il 1910.

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

Il « saloon »    - la bettola - di Johnny-il-Prete, a Nuova York, nei pressi del porto. La scena è divisa in due parti: a sinistra, il bar; a destra, una saletta. Nel primo, verso sinistra, una larga finestra che dà sulla strada, la porta d'ingresso, un'altra finestra. Il banco tiene quasi tutta la lunghezza della pa­rete di fondo. Una vetrina con bottiglie dì liquori; barilotti di whisky, specchi. A destra, una porta dà alla saletta, dove ci sono quattro tavoli circondati da seggiole. In fondo, una porta d'in­gresso privato si apre su una via laterale. E' la fine d'un pomeriggio, in autunno. Johnny-il-Prete, smilzo, faccia smorta e ben rasata, occhi azzurri e ca­pelli bianchi, merita il nomignolo, coi suoi modi blandi e melliflui. Ma dietro quella maschera di dolcezza si sente l'uomo cinico, duro come l'acciaio. Un paio d'oc­chiali sul naso, è intento a leggere un giornale, comoda­mente appoggiato al banco. Dalla strada entrano due sca­ricatori del porto, in tuta da lavoro.

Il primo Scaricatore         - (avvicinandosi al banco, vi butta su una moneta) Un cicchetto.

Il secondo Scaricatore     - Anche a me. (Johnny mette loro davanti due bicchieri di whisky che spilla da un barilotto).

Il primo Scaricatore         - Alla salute! (L'altro accenna col capo. Mandano giù un sorso d'un fiato. Parlottano tra loro. Dalla saletta entra Larry, un giovinotto sui vent’anni, prosperoso e bonaccione).

Larry                                - (o Johnny) Salve, padrone!

Johnny                             - Salve, Larry! (Con un'occhiata all'orologio) Arrivi giusto in tempo. (Larry va dietro il banco, si toglie la giacca e si mette un grembiule bianco. I due scari­catori, finito di bere, se ne vanno. Mentre escono, entra il portalettere).

Il Portalettere                  - (buttando sul banco una lettera) E' indirizzata qui da voi, Johnny. Conoscete...?

 Johnny                            - (prende la lettera, si accomoda gli occhiali. Legge adagio) Christopher Christopherson.

Larry                                - (guarda dietro le spalle di Johnny) E' il vecchio Chris!

Johnny                             - Ah!... Già. Avevo dimenticato, che Chris ci aveva un diavolo di nome... Ora mi ricordo, qualche volta sono venute qui delle lettere per lui. E’ molto tempo, però.

Il Portalettere                  - Oli arriverà, in ogni modo?

Johnny                             - Non dubitate! Capita sempre qui, quand'è in porto. E' capitano d'una barca da carbone, capite...

Il Portalettebe                  - (sorridendo) Un gran personaggio, allora! Beh, buona sera.

Johnny                             - Buona sera. Ci penso io a fargliela avere. (Il portalettere esce. Egli torna a scrutare la lettera) Tu che ci hai gli occhi buoni, Larry... da dove viene?

Larry                                - (guarda il bollo) Da St. Paul. E’ nel Minne­sota, mi pare. E mi ha l'aria d'una scrittura di donna...

Johnny                             - Se non «baglio, una volta mi aveva detto che ci aveva un figlia, in qualche parte nel West. (Posa la lettere sulla cassa-registro) E' un secolo che non si vede, il vecchio Chris. (Indossa il soprabito, esce di dietro al banco) Sarà ora che me ne vada a casa. A do­mani, allora.

Larry                                - Buona sera a voi, padrone. (Mentre Johnny si avvia verso la porta d'ingresso, questa si apre ed entra Christopher Chistopherson. E' basso e tozzo, largo di­ spalle, sui cinquanta, con una faccia tonda, abbronzata, battuta dalle intemperie, in cui ammiccano due occhietti azzurri. La bocca, coperta a mezzo dai baffi spioventi giallastri, è puerilmente ostinata, debole. Le braccia dalle grosse mani pelose, le gambe terminanti in piedi grossi e piatti, sono brevi e muscolose. Ha l’andatura dondo­lante del marinaio; veste giacca, e pantaloni scuri troppo larghi, spiegazzati, sulla zazzera bionda brizzolata un berretto di tela grigia sbiadita. Parla con voce tonante, quando non l’abbassa a un borbottio confidenziale vaga­mente lamentoso: In questa, momento ; irradia una beati­tudine, la quale palesemente indica che ha bevuto).

Chris                                - Salute, Johnny! Su, bevete con me. Pago io... E anche tu, Larry! (Si ficca una mano in tasca) Ho le tasche piene!

Johnny                             - Quando si parla del lupo, eh? Giusto si stava dicendo di voi...

Chris                                - Dacci da bere, Larry! ,

Johnny                             - (sorridendo) Mi sembra che siete già pieno! E dov'è che vi siete riempito?

Chris                                - Eh, è stato un irlandese, su un'altra barca, aveva una bottiglia di whisky e ce la siamo vuotata tra noi due. Era 'di quello che fa scuoter le orecchie, vi dico!... Son sbarcato che è poco. Dacci da bere, Larry! Sono un po' sbronzo, un poco soltanto. Mi sento pro­prio bene.! (Ride, e con voce stridula e nasale comincia a cantare) Oh sole mio... (Continua la melodia in un tremolio confuso, battendo il tempo con le mani come se dirigesse un'orchestra).

Johnny                             - (scoppia a ridere) Sempre il vecchio Chris, eh?

'Chris                               - Non sapete le belle canzoni, voi! Questa me l'ha insegnata un italiano, che ci aveva una barca... Da­teci da bere, dico! (Getta una manciata di spiccioli sul banco).

Larry                                - (in tono professionale) Comandate, «ignori?

Johnny                             - Una piccola birra, Larry.

Chris                                - Whisky.

Larry                                - (mentre prepara le bibite) E io mi piglierò un sigaro alla vostra salute.

Chris                                - (alzando il bicchiere) «Skoal»! (Beve).

Johnny                             - Salute:!

Chris                                - (subito dopo aver bevuto) (Beviamone un altro!

Johnny                             - un'altra volta. Adesso è ora che vada a casa. Sicché, siete sbarcato che è poco? E da dove venite?

Chris                                - i Da Norfolk. Abbiamo viaggiato - un tempo da cani - nebbia e sempre nebbia dal principio alla fine, maledetta! (Dalla porta d'ingresso alla saletta, il cam-panèllo .strilla insistente. Chris trasale) Perbacco, m'ero scordato... Vado io ad aprire, Larry. E' Marta. E' venuta con me. (Si avvia alla saletta).

Larry                                - (ridacchia) Quel vecchio pazzo, ci ha ancora sempre la stessa ragazza!

Johnny                             - Un buontempone, quel Chris! Beh, io- me ne vado. Arrivederci... (Va verso la porta d'ingresso) A proposito, ricordati di dargli la sua lettera.

Larry                                - Me ne ricordo, padrone. (Johnny esce. Nel frattempo, Chris ha aperto l’altra porta, facendo entrare Marta. E' una donnetta grassoccia, che può avere quaranta come cinquant’anni, dal faccione floscio, striato di violaceo, in cui predomina il naso rosso. I capelli grigi sono arrotolati alla meglio e tenuti su da quattro forcine a sommo del capo ; parla forte, con voce masco­lina, con grandi scoppi di risate rauche. Ma negli occhi chiari, iniettati di sangue, brilla tuttora una giovanile gioia di vivere, una gaiezza bonaria che una dura vita non ha soffocato del tutto. Veste una frusta gonnella di cotone grigio, una giacca da uomo a doppio petto; in testa ha un berretto da marinaio. Le scarpe da uomo, scalcagnate e troppo larghe, le danno un'andatura stra­scicata e dinoccolata).

Marta                               - (di malumore) Che cosa ti credi, eh? Vor­resti lasciarmi fuori fino a notte? (Va a sedersi al ta­volo a destra, in avanti).

Chris                                - Scusami, Marta. Discorrevo con Johnny, e mi sono scordato! Che cosa prendi?

Marta                               - Un bicchiere di birra scura.

(Chris                               - Vado a prenderlo subito. (Ritorna nel bar) Una birra scura per Marta, Larry. E un whisky per me. (Butta degli spiccioli sul banco).

Larry                                - Bene. (Ricordando, prende la lettera sulla cassa e glie la porge) Qui c'è una lettera per voi - viene; da St. Paul nel Minnesota - e dall'indirizzo, pare una! signora. (Ride).

Chris                                - (prendendola) Oh, allora è di mia figlia, di Anna. Abita là. (Rigira la lettera titubante) Sarà uni anno che non ho più avuto urna lettera da lei...

Larry                                - (scherzoso) Sì, belle storie che raccontate... vostra figlia! Son sicuro che è una ragazza.

Chris                                - (serio) No. E' di Anna. (Preoccupato) Per cristo, son troppo sbronzo per leggere una lettera di Anna. Sarà meglio che mi segga un momentino. Portaci da bere di là, Larry... (Va nella saletta).

Marta                               -(di malumore) (E la mia birra scura dov'è, barbagianni?

Chris                                - (assorto nei suoi pensieri) (Ora Larry te la porta. (Le siede di faccia. Larry porta i bicchieri e li posa sul tavolo, guardando Chris incuriosito. Marta beve un lungo sorso, trae un gran sospiro di soddisfazione e si asciuga la bocca col dorso della mano. Chris, dopo aver fissato un po' la lettera, lentamente la apre, e aggrottando le sopracciglia legge faticosamente, muovendo le labbra nello sforzo. La sua faccia si va rischiarando in un'espressione di gioia e stupore).

Larry                                - Buone nuove?

Marta                               - (incuriosita a sua volta) Che razza di letterali stai leggendo? Si può sapere?

Chris                                - (esita un istante, dopo che ha finito di leggere, poi, con un gran pugno sul tavolo) Percristo! Pensa un po', Anna arriva qui. Dice che s'è ammalata, sul lavoro, laggiù a St. Paul. Non scrive altro che questo... (Rag­giante) Percristo, una buona nova, per un povero vec­chio! Lo sai, Marta, te l'avevo ben detto che non l'ho più vista, la mia Anna, da quando aveva cinque anni, là in Svezia.

Marta                               - E quanti ne avrà adesso?

Chris                                - Deve averne i fammi pensare - eh, dev'es­sere sui vent'anni, per Giove!

Larry                                - (sorpreso) E sono quindici anni che non la vedete?

Chris                                - (rattristandosi, a voce bassa) Già. Quando lei era piccola, io ero nostromo a bordo d'un veliero. E a casa, non ci andavo che qualche volta... E mia mo­glie, allora, s'è stancata di aspettarmi sempre, ed è venuta qui in America, e s'è portata dietro Anna. Sono andate a stare con certi cugini, che ci avevano una fattoria nel? Minnesota. E poi, quando essa è morta, ho pensato che Anna era meglio lasciarla dai cugini. Meglio venisse sul in campagna, così non avrebbe mai conosciuto quel vecchio demonio, il mare... non avrebbe neppur saputo d'avere un padre come me.

Larry                                - (con un cenno a Marta)  (Eh, ma la ragazza finirà per sposare un marinaio, anche lei. Quelle cose lì, uno ce l'ha nel sangue.

Chris                                - (balza in piedi, picchia un gran pugno sul tavolo) No, perdio! Non lo farà mai!

Larry                                - Ohi, che vi piglia? Non siete un marinaio,, voi? Non lo siete stato sempre?

Chris                                - Per questo appunto parlo così. I marinai, I sono brava gente, ma non dovrebbero pigliar moglie, mai. Lo so io. E la madre di Anna lo sapeva anche lei. (Cade in un silenzio greve di tristezza).

Larry                                - (dopo una pausa) E vostra figlia, quand'è che arriva?

Chris                                - (ridestandosi) Ah, perdio, ho dimenticato». (Torna a guardar la lettera) Eh, qui dice che viene su­bito.

Larry                                - E allora, può darsi che venga a cercarvi qui. (Ritorna al bar, fischiettando).

Chris                                - (rimasto solo con Marta, che lo guarda con un sorrisetto malizioso, appare imbarazzato. D'un tratto balza in piedi) Ho da dire una parola a Larry. Torno subito. Ti porto un altro bicchiere...

Marta                               - (vuota il bicchiere) Bene! Questo si chiama parlare... (Mentre egli s'allontana col bicchiere, scoppia in una sommessa risata di derisione).

Chris                                - (a Larry, sottovoce, allarmato) Percristo, bi­sogna che mi liberi di Marta, subito, ora che viene Anna! La bambina farà il diavolo a quattro e lo farà anche Marta, quest'è poco ma sicuro!

Larry                                - (ride) Vi sta bene, vecchio pazzo... tenervi una donna alla vostra età!

Chris                                - (grattandosi il capo, perplesso) Di' un po', che frottola potrei raccontare a Marta, per cavarmela dai piedi?

Larry j                              - Lo sa che arriva vostra figlia! Ditele che se ne vada al diavolo... Oppure, tenete lontana dalla barca la ragazza. Tanto, vorrà ben stare a terra... Che razza di lavoro fa, la vostra Anna?

Chris                                - Fino a due anni fa, era dai cugini... Poi, ha trovato un posto da bambinaia, a St. Paul. Ma non vo­glio più che lavori, ora! Ha da stare con me!

Larry                                - Su una barca da carbone!? Non so se le piacerà!

Marta                               - (gridando, dalla saletta) Ehi, Chris, arriva o no, questa birra?

Chris                                - (trasale, confuso) Sì, sì, vengo, Marta!

Larry                                - (spillando la birra, la porge a Chris, ridendo)   - • Adesso siete in un bel pasticcio! Fareste meglio a dirle le cose come sono!

Chris                                - Percristo... (Posa il bicchiere sul tavolo, sie­de. Marta sorseggia in silenzio. Larry., curioso, si avvi­cina al tramezzo e origlia, un sorrisetto sulle labbra. Chris, titubante, manda giù il suo whisky, come per darsi coraggio. Fischietta qualche battuta di « Oh sole mio », ma la melodia gli muore sulle labbra. Marta lo guarda di sottocchi, maliziosamente, godendo di quell’imbarazzo).

Chris                                - (tossicchia) Marta...

Marta                               - Eh?... (Poi, subito, fingendosi irata, aggres­siva, godendosi la tortura di Chris) Ho bell'e capito quel che ti passa pel capo! Vorresti darmi il benservito, adesso Che arriva lei? Ma lascia che te lo dica, in tutto il porto non c'è barba di marinaio capace di farla a me! E non ti mettere in capo certe idee... (Lo guarda un momento, poi non riesce a frenare il riso) Ah! Mi fa­resti morir dal ridere...

Chris                                - (offeso) Non vedo che ci sia da ridere...

Marta                               - Guardati nello specchio, e vedrai! (Smette di ridere. Sprezzante) Uno svedese che cerca di farla a Marta Owen, dopo vent'anni che bazzica coi marinai! Eh, lo conosco, il gioco! Mica son nata e cresciuta per niente, sul porto! Ah, credevi di farmela? Ma sono «io » che faccio fagotto e me ne vado! Son stufa di stare con te... e ce ne sono dei padroni di barche, che son pronti ad accogliermi a braccia aperte! (Batte sul dorso a Chris, sbalordito) Vai là, che me la batto prima che arrivi la bambina! Mi ti leverò dai piedi, stavolta - e tu ti leverai dai miei - e sarà tanto di guadagnato per tutti e due!

Chris                                - (grave) Non volevo dire... Sei stata sempre una brava figliola, Marta.

Marta                               - Davvero? (Ride) Beh, anche tu m'hai sem­pre trattato bene, in quanto a questo! Sicché, siamo pari. E restiamo buoni amici, no? (Larry, soddisfatto, in punta di piedi ritorna al banco).

Chris                                - (sollevato) Sicuro, perdiana!

(Marta                              - Che avevi paura che t'avrei messo nei guai? Eh, Marta Owen non ha mai fatto di queste partacce! E poi, cosa credi, che proprio mi si spezzi il cuore? Che mi butti a mare, per amor tuo? Il mondo è pieno di uomini! (Vuota il bicchiere) Su, portamene un altro, che beva alla salute della tua bambina!

Chris                                - (premuroso) Te lo porto subito! (Va al banco) Due bicchieri!... Perdio, è una brava figliola, quella Marta! Oggi voglio far festa... Dammi un Whisky, che lo bevo qui... (Vuota il bicchiere che Larry gli ha versato) «Skoal »! (Canta ad alta voce) « Oh sole mio »... (Prende i due bicchieri di birra, e sempre cantando ri­torna al tavolo nella saletta)(Che voce, eh? («Skoal»! (Beve) Oggi si fa festa, perché Anna viene a casa. Sai. Marta, non le ho mai scritto di venire, perché non mi pareva d'essere abbastanza buono per lei. Ma ho sempre pensato che un giorno o l'altro, le sarebbe venuto vo­glia di vedermi - ed è proprio andata così, per Giove! Come credi che sarà, Marta? Io scommetto che è una bella ragazza robusta e brava: un bottone di rosa! Ha sempre vissuto in campagna... E un giorno, sposerà un bravo ragazzo, un contadino di quelle parti, e avranno una casa e dei bambini... e io sarò nonno, allora, per­diana! E tutte le volte che scendo a terra, andrò a tro­varli! (Dimenandosi dalla gioia) Per Giove, voglio far festa! Larry, da bere! (Picchia un gran pugno sul tavolo).

Larry                                - (s'avvicina, irritato) Ehi, non c'è bisogno che ci rompiate i tavoli, vecchio pazzo!

Marta                               - (tocca Chris sul braccio) Sei pieno fino agli orecchi, Chris. Su, vai a mangiare un boccone, che ti farà bene. Non sappiamo a che ora arriva, la tua bam­bina e non vuoi mica farti vedere sbronzo, diamine!

Chris                                - (alzandosi a fatica) (Dici bene, perdiana! Vado e torno, Marta... (Attraversa il bar ed esce per la porta d’ingresso).

Larry                                - Se mangia qualche cosa, gli passa... (Va al bar, riprende il giornale. Marta sorseggia la sua birra, pensierosa. Il campanello alla porta dell'ingresso privato, trilla. Larry va ad aprire, e trattiene a stento un'escla­mazione, all’entrata di Anna Christopherson. E' una ra­gazza alta e bionda sui vent’anni, vigorosa e bella in un certo modo nordico; appare, in questo momento, male in salute, e dimostra anche troppo chiaramente di appar­tenere alla « più antica professione di questo mondo ». Sotto la maschera del belletto, il viso giovanile è già duro e cinico. Veste col chiassoso cattivo gusto della contadina che s'è data alla bella vita. Avanza, e si lascia cadere spossata su un tavolo a sinistra, all'avanscena).

 Anna                               - Un whisky. (Mentre Larry sta per andare, con un sorriso) E non far lo spilorcio, marmocchio.

Larry                                - (ironico) Volete che ve lo serva in un secchio?

Anna                                - (con ima risata dura) E' proprio quel che mi ci vorrebbe. (Larry va al banco. Le due donne si squa­drano senza ritegno, Larry ritorna col whisky, che Anna manda già d'un sorso. Dopo un istante, riscaldata dal liquore, si volge a Marta con un sorriso) Ah! Ne avevo bisogno!

ìMarta                              - (assentisce, con simpatia) Già, m'avete l'aria un po' giù. Avete fatto baldoria?

Anna                                - Macché! Un giorno e mezzo son stata in viaggio. Tutta la notte ho passata in ifcreno! Credevo di non arrivare mai!

,Marta                              - (si fa attenta, la guarda) Da dove venite?

Anna                                - Da St. Paul... giù nel Minnesota.

(Marta                              - (la fissa, stupita) Ah!... sicché, sareste... (Esce in una risata rauca, ironica) Oh, Dio!...

Anna                                - Dal Minnesota, sicuro... Ehi, che vi piglia? Cosa c'è da ridere?

Marta                               - Niente, niente... Pensavo ad altro...

Anna                                - (rabbonita, sorride) Beh, non vi darei torto... Devo avere una faccia... Sono uscita dall'ospedale due settimane fa, appena. Ho voglia d'un altro whisky. Posso offrirvi qualcosa?

Marta                               - Piacere, grazie. Ehi, Larry! (Larry viene).

Anna                                - Un altro bicchierino.

Marta                               - A me una birra. (Larry prende i bicchieri ed esce).

Anna                                - Su, venite a sedervi qua da me. Son nuova in questa città ed è da ieri l'altro che non scambio una parola con anima viva.

Marta                               - (va a sedersi al tavolino di Anna) Figura­tevi! (Larry porta le bibite. Anna lo paga).

Anna                                - « Skoal »! (Beve).

Marta                               - Salute! (Guarda Anna con un interesse nuo­vo, tanto da ridestar la diffidenza della ragazza).

Anna                                - Ma si può sapere, perché mi guardate così?

Marta                               - Eh, c'è poco da guardare! (Irritata) Basta vedervi... per capire cosa siete!

Anna                                - Siete furba, davvero! E voi... Così sarò io, da qui a trent'anni! (Dà in una risatina cinica).

Marta                               - (irritata) Ehi, bada come parli! Marta Owen non è mai stata... (Si frena. Con un sorriso) Ma perché ci stiamo litigando? Finiamola un po'... (Tendendo la mano) Su, facciamo la pace!

Anna                                - (stringendole la mano, convinta) Con pia­cere. Io non vado mica cercando guai. Beviamo ancora?

Marta                               - Io no, grazie. Ne ho abbastanza. State at­tenta, voi, piuttosto, se è da un pezzo che non mangiate...

Anna                                - Avete ragione... E poi, debbo vedere qual­cuno. Ma avevo i nervi scossi, dopo quel viaggio scia­gurato.

Marta                               - Dicevate, che siete uscita dall'ospedale?

Anna                                - Due settimane fa. (Accostandosi a Marta, in tono confidenziale) C'è venuta la polizia, nella casa... là dove stavo, a St. Paul. Ci han dato trenta 'giorni, a tutte noialtre ragazze. Le mie compagne non pativano troppo, a vedere il sole a scacchi. Qualcuna c'era abi­tuata. Ma io non potevo resistere... non mangiavo più, non dormivo più. Già, non ho mai potuto star rinchiusa... Mi sono ammalata, e han dovuto mandarmi all'ospedale. Era bello, là, e vi accerto che mi ha rincresciuto venir via! (Una pausa).

Marta                               - Dicevate... che dovete veder qualcuno, qui?

Anna                                - Sì. Oh, non quel che credete... E' mio padre. Ve lo giuro! Buffo... non l’ho visto da quand'ero bam­bina... non so nemmeno più com'è. Mi scriveva ogni tanto... E mi dava sempre quest'indirizzo qui, per rispondergli. Una volta faceva il marinaio... adesso è portiere in una casa...

Marta                               - (stupita) Portiere!?

Anna                                - Già. E ho pensato, visto che da quando sono al mondo non ha mai fatto niente per me..., forse mi terrà con lui fino a che mi sia rimessa in gamba. (Stan­ca) Accidenti, se ne ho bisogno! Son tutta fracassata. (Rassegnata) Ma già, non mi aspetto gran che. Gli uo­mini vi danno un calcio, quando siete a terra. (Con improvvisa acredine) Gli uomini, li odio tutti quanti! E non m'aspetto che mio padre sia migliore del resto... Ma voi se bazzicate da queste parti forse lo conoscete, mio padre... o l'avete visto qualche volta?

Marta                               - E' il vecchio Chris - così lo chiamano - Chris Christopher son, eh?

Anna                                - Sicuro! E' proprio lui! Io mi chiamo Anna Chistopherson... solo laggiù mi .chiamavano Anna Christie. Ah, dunque lo conoscete? E ditemi, com'è?

Marta                               - Oh, un ometto...

Anna                                - (impaziente) Ma non voglio dire che faccia ha! Che razza d'uomo è?

Marta                               - (seria) Ah, in quanto a questo, figliola, è la più buona pasta d'uomo che ci sia al mondo! Son io che ve lo dico!

Anna                                - (sollevata) Beh, son contenta. E allora, cre­dete che mi piglierà con sé, e mi terrà, tanto da farmi riprendere fiato?

Marta                               - Sicuro, che lo farà! Ma... chi vi ha messo in capo che faceva il portiere?

Anna                                - Oh... me l'ha scritto lui.

Marta                               - Eh, v'ha raccontato una storia. Non è vero. E’ padrone d'una barca da carbone... e ci ha cinque uomi­ni sotto di lui.

Anna                                - (stupita e delusa) - Una barca da carbone... e che roba è? (Con una risata dura) Ah! Bel mestiere da trovarci il genitore, dopo tanti anni che uno non lo vede! Accidenti, lo sapevo che qualcosa aveva da andar male: capita sempre così, a me! Altro che rimettermi in gamba...

Marta                               - Che volete dire?

Anna                                - Ci vivrà anche lui, sulla barca, eh? E mi ci vedo, in mezzo al carbone! Per chi mi prendete?

Marta                               - (risentita) Che ne sapete di barche, voi? Scommetto che non ne avete mai vista una! Ecco quel che ci ha guadagnato, a tenervi in campagna per farvi venir su bene... lontano dal vecchio demonio, il mare... Buon Dio! (Ride).

Anna                                - (sdegnata) Tenermi in campagna perché ve­nissi su bene? E1 questo, che racconta alla gente? Bella faccia tosta! Mi ha lasciata da quei cugini di mia ma­dre, che alla fattoria mi facevano lavorar come un cane!

Marta                               - Cosa volete, lui ha le sue idee... L'ho sentito dire che per una bambina, una fattoria era proprio il posto che ci voleva.

Anna                                - Sicuro! E così mi scriveva sempre... e tante altre scempiaggini... che dovevo star lontana dal mare, io... il perché , poi, non l'ho mai capito. Qualche volta pensavo che fosse un po' tocco 'di cervello.

Marta                               - Su quel punto lì, non si può dire che non lo sia. Sicché... la vita in campagna non vi andava trop­po, eh?

Anna                                - Hm... Il vecchio, sua moglie e quattro figli... e io dovevo sgobbar per tutti quanti! Ero la parente povera, e mi trattavano peggio d'una serva... (Esita un istante, poi, cupa) E' stato uno dei figli, il più giovane, a rovinarmi... avevo appena sedici anni. Dopo, li odiavo tanto che li avrei ammazzati tutti. E sono scappata a St. Paul.

Marta                               - (che ha ascoltato con compassione) Ho sen­tito il vecchio Chris dire che facevate la bambinaia, in città. Glie l'avete dato a intendere, nelle vostre lettere?

Anna                                - Macché! Era vero... per due anni, almeno. Non son mica finita male tutto in una volta! Ma poi, a starci a badare ai bambini degli altri, a sentirli piagnucolare, chiusa in casa tutto il santo giorno, quando anche tu sei ancora bambina, quasi, e vorresti correre e giocare. Quando il caso m'ha condotta là, in quella casa... non ho resistito. (Torva) E neppure me ne sono pentita. (Dopo una pausa, amara) Tutta colpa degli uomini. Uomini, che in campagna mi strapazzavano e mi picchia­vano... e che mi hanno rovinata. E anche quando facevo la bambinaia, c'erano certi uomini che mi giravan d'at­torno, per veder di cavarne qualcosa. (Ride) E anche adesso, saranno gli uomini... Dio, come li odio! E voi...?

Marta                               - Ma... non so. Ce ne son dei buoni e dei cat­tivi. Finora, voi ne avete sempre incontrato dei cattivi. Ma il vostro babbo, il vecchio Chris, quello è uno dei buoni. Io lo conosco da un pezzo. Mi ha parlato di voi, tante volte... E sapeste il 'bene che pensa di voi! Sul serio... soltanto, vedete, è fatto a modo suo, e ha certe idee. Ma vi vuol bene. Sentite, figliola... (La porta d'in­gresso si apre. Si ode la voce di Chris) Ssst...

Chris                                - (è entrato nel bar. Appare alquanto rinsavito) Perdiana, Larry, mi son rimesso a posto lo stomaco. Marta, è di là?

Larry                                - Sì... e c'è un'altra gallinella, con lei.

Marta                               - (ad Anna, sottovoce, agitata) E’ lui! Viene qui. Su, coraggio...,

Anna                                - Chi...? (Chrti apre la porta).

Marta                               - Oh!... Chi si vede! Il vecchio Chris! (Prima ch'egli possa parlare, s'alza e passa nel bar, facendogli cenno) Giusto avevo da dirvi una parola... Venite qua! (A bassa voce, a Chris che l’ha seguita) Sentite… io vado giù alla barca, prendo i miei quattro stracci e me la batto. Di là c'è lei... la vostra Anna... è arrivata adesso, e vi aspetta. Trattatela bene... è stata malata. Beh, addio... (Rientra nella soletta) Buongiorno, figliola. Devo scap­pare. Ci vediamo...

Anna                                - (nervosa) Buongiorno. (Marta esce in fretta, dall'ingresso privato).

Chris                                - (è rimasto davanti alla porta della saletta, im­barazzato, in preda all'emozione. Finalmente si fa co­raggio, ed entra. Guarda Anna, evidentemente intimidito dagli abiti sgargianti di lei. Si guarda intorno, come a evitar lo sguardo con cui essa lo sta valutando. Con voce quasi supplichevole) Anna!

 Anna                               - (profondamente imbarazzata anch'essa) Buon­giorno, babbo. Quella donna... mi ha detto ch'eri tu. Sono arrivata poco fa.

Chris                                - (s'avvicina lentamente) Son contento di ve­derti... dopo tanti anni. (Si china su di lei. Dopo aver alquanto esitato, si abbracciano e si baciano).

Anna                                - (con una punta di emozione sincera nella voce)

                                        - Anch'io... son contenta di vederti.

Chris                                - (prendendola per le braccia, la guarda in viso. Poi sopraffatto dalla tenerezza) Anna « lilla »! Anna « lilla »! (La stringe a se).

Anna                                - (si ritrae, quasi spaventata) Che cos'è... sve­dese? Non lo capisco... (Volubile, come \per 'dissipare il suo nervosismo) Ho fatto un viaggio infernale. Son tutta fracassata. Non ho potuto chiudere occhio, stanotte... e poi, ho faticato per trovare questa baracca! Non ero mai stata a Nuova York, e allora...

Chris                                - (che non ha cessato di guardarla, con slancio)

                                        - Lo sai che sei proprio una bella ragazza, Anna? Cor­po di Bacco, scommetto che tutti gli uomini che ti ve­ dono ti cascano ai piedi...

Anna                                - (irritata) Smettila! Dici le stesse cose che tutti dicono.

Chris                                - (ferito, umilmente) Oh, Anna, non c'è niente di male, se è tuo padre...

Anna                                - (sforzandosi a ridere) No... no, certo. Soltan­to... mi par così strano, vederti e non ricordare niente. Mi sembra... di non conoscerti.

Chris                                - (triste) Eh, già... Non son venuto a casa che poche volte, quando tu eri piccina, in Svezia. E non te ne ricordi?

Anna                                - No. Ma perché non venivi mai a casa, allora? E perché non sei mai venuto a trovarmi, nel West?

Chris                                - Ma- vedi, dopo Che tua madre è morta, e io ero sempre in mare, pensavo che era meglio, se tu non m'avessi mai visto! (Si lascia cadere su una seg­giola, sconfortato) Non lo so, Anna, il perché non venivo mai a casa, allora... Volevo vedere tua madre, e i tuoi due fratelli, prima che morissero annegati, e anche te, che eri piccola - e poi... non ci andavo. M'imbarcavo di nuovo., andavo nell'America del Sud, in Australia, in Cina... chissà quante volte ho fatto il giro del mondo... soltanto sui bastimenti che andavano in Svezia non m'imbarcavo mai. E quando avevo messo insieme abbastanza quattrini per pagarmi il viaggio come passeggero, anche allora (China il capo, pieno di rimorsi) Mi scordavo, e buttavo via i quattrini. E quando tornavo a pensarci, era troppo tardi. (Sospira) Non so come sia, ma così succede ai marinai, a quasi tutti, Anna. Il mare, quel vecchio demonio, gioca certi brutti tiri che fan perdere la testa. E così...

Anna                                - (che non ha cessato di guardarlo, con una punta d'ironia) Sicché, tu daresti la colpa di tutto quanto al mare, eh? Intanto, ancora lavori sul mare, e sì che mi scrivevi sempre che non potevi vederlo. Quella... signora che era qui m'ha detto che eri padrone d'una barca da carbone, e tu m'avevi scritto che facevi il portiere in una casa d'affitto!

Chris                                - (confuso, mentisce tuttavia) Oh, per parec­chio tempo son stato a terra, e avevo trovato un posto da portiere. L'ho lasciato che è poco, perché non stavo bene, avevo bisogno d'aria      

Anna                                - (incredula) Stavi poco bene? Hm...

CHRIS                            - E poi, Anna, questo non si chiama mica fare il marinaio! Non è un vero bastimento... è una vecchia tinozza che galleggia, come un pezzo di terra con su una casa. Lavorar su una barca da carbone non vuol ancor dire navigare. No... dovessi morire, non navigherò più! L'ho giurato quando è morta tua madre. E ho mantenuto la parola, perdio!

Anna                                - (perplessa) A proposito di mali, son io che son stata malata... quindici giorni fa ero ancora all'ospe­dale...

Chris                                - (premuroso) Tu, Anna? Oh, santo cielo! Ma ti senti meglio, adesso, vero? Hai l'aria un po' stanca, altrimenti...

\Anna                              - . Sono stanca morta, infatti. Avrei bisogno di riposarmi, e non vedo... Ecco, quando ho deciso di ve­nire da te, credevo che tu facessi il portiere... e ho pen­sato che forse, avresti potuto darmi una camera, dove potessi stare un po' di tempo, e rimettermi in forze, prima di tornare al lavoro...

Chris                                - Ma io ho posto per te, Anna! E potrai ri­posarti fin che vuoi! E anche se tu non volessi tornare mai più a fare la bambinaia... starai con me, per Giove!

Anna                                - (sorpresa, lusingata) Allora, sei proprio con­tento di vedermi... davvero?

Chris                                - (stringendole una mano fra le sue) Se sono contento!? Non parlare mai più di lavoro. Tu hai da stare con me. E' un'eternità che non ti vedo... (La voce gli trema) Divento vecchio. E non ho nessuno al mondo, all'infuori di te.

Anna                                - (commossa da quel tono, insolito per lei) Grazie. Fa bene, sentir parlare... così. Ma dimmi... «osi solo come eri... perché non hai ripreso moglie?

Chris                                - (scuote U capo, grave) Ho voluto troppo bene a tua madre, Anna.

Anna                                - (pensosa) Non ricordo niente di lei. Com'era? Dimmi...

Chris                                - Ti racconterò tutto, va, e tu mi racconterai di te, e della tua vita. Ma non qui. Questo non è un posto per una ragazza per bene. Qui ci vengono soltanto degli sfaccendati di marinai, a prender cicchetti. (Si alza in piedi, prende la borsetta da viaggio di Anna) Vieni, vieni con me. Hai bisogno di riposo. Andiamo a bordo...

Anna                                - (che già s'era alzata, torna a sedersi, delusa) Che, a bordo della tua barca? Non ci vengo! (Forzan­dosi a sorridere) E credi che sia un posto per una ra­gazza... come me, una barca da carbone?

Chris                                - (umile) E perché no? (Esita, poi riprende, quasi supplichevole) Non lo sai quanto si sta bene, su una barca, Anna. Viene il rimorchiatore, e ci porta via in viaggio... nient'altro che acqua, tutt'intorno, e sole, e aria fresca... e si mangia bene! Vedrai come tornerai bella e forte! E vedrai tante cose che non hai mai visto finora. La luna, di notte; e qualche volta s'incontra un piroscafo, e magari una goletta, con tutte le vele spie­gate. E' di questa vita che hai bisogno! Hai già lavorato fin troppo, per una ragazza giovane. E hai bisogno di un po' di vacanza, sicuro!

Anna                                - (lo ha ascoltato con interesse sempre più vivo. Ride, incerta) Fa bene, sentir parlare così... Sì, forse mi piacerebbe, un viaggio in mare. Ma era l'idea della barca... Insomma, vengo con te a vedere. Chissà che non mi decida...

Chris                                - (prende la borsa) Si va, allora?

Anna                                - Quanta fretta! Aspetta un momento... (Di­mentica, per un istante, della situazione, dardeggia uno dei suoi equivoci sorrisi) Accidenti, ho una sete!

Chris                                - (posa la borsa) Oh, scusami... Che cosa vor­resti bere?

Anna                                - Un... (Si frena. Confusa) Non so... Che co3a hanno, qui?

Chris                                - Ma... non so se hanno roba per una signo­rina, qua dentro... Un «ginger ale », o un tamarindo, forse...? Senti, Anna, bisogna far festa, oggi... perché ci siamo trovati dopo tanti anni. Ci hanno del buon (Porto... Ti farà bene... un bicchierino. E non è mica forte... non ti darà alla testa!

Anna                                - E sta bene. Vada per il Porto!

Chris                                - Vado a pigliartelo... (Non appena è uscito, Anna balza in piedi).

Anna                                - (prende la sua borsa. A mezza voce, esasperata) Dio, Dio, io non ci resisto! Me ne vado... (Poi lascia cadere la borsa, si accascia sulla seggiola e singhiozza piano, il viso tra le mani).

Larry                                - (all'entrare di Chris) Beh, chi è quella bionda?

Chris                                - (fiero) E' la mia Anna, Larry!

Larry                                - (stupito) Vostra figlia!?

Chris                                - Una bella ragazza, eh? Su, Larry, dammi un bicchiere di Porto... è per Anna! Si 'ha da far festa oggi! E una piccola birra per me. (Prende i bicchieri. Uden­dolo ritornare, Anna si asciuga in fretta gli occhi. Egli entra, la guarda ansioso) Hai l'aria stanca... su, bevi. Ti darà un po' di vita. (Anna alza il bicchiere) «Skoal », Anna!... Lo sai, cosa vuol dire in svedese?

Anna                                - « Skoal »! (Manda giù il vino d'un sorso, come se fosse liquore. Le tremano le labbra) «Skoal »?... Altro, se lo so! Altro che...

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

Dieci giorni più tardi. Il ponte della Simeon Winthrop M'ancora nel porto di Provincetown (Massachussetbs).

(Sono le 10 di sera. Dense nebbie da ogni parte; una lanterna, posata su un rotolo dì gomene, manda una luce tremula. In fondo, la cabina, con un finestrino illumi­nato, sormontato da un fumaiolo. Un suono di campana, dai piroscafi ancorati, rompe il silenzio a intervalli. Anna, vicino alla lanterna, appare trasformata, riposata e colo­rita di faccia. E' a testa nuda; veste una giacca nera di tela cerata. Guarda verso poppa, nella nebbia, con un'e­spressione di stupor vago. Dalla cabina esce Chris. Veste d'incerata gialla, giubba, pantaloni, cappello, con alti stivali da marinaio).

Chris                                - (ammiccando con gli occhi) Anna!... Anna!

Anna                                - (trasale. A voce sommessa) Sono qui. Cosa vuoi?

Chris                                - (s'avvicina, premuroso) Non vuoi venir den­tro? E' tardi. Non ti fa bene, star così alla nebbia.

Anna                                - E perché? (Un'ombra di strana esaltazione nella voce) Mi piace, la nebbia!... E il silenzio. Mi sento fuori dal mondo.

Chris                                - (sputa, disgustato) La nebbia... è uno dei suoi tiri più sporchi, percristo!

Anna                                - (ride) Ce l'hai di nuovo col mare? Ma a me comincia a piacermi, per quel poco che ne ho visto.

Chris                                - (di malumore) Sciocchezze! Quando ne avrai visto un altro poco, non parlerai più così! Ma mi fa piacere che ti trovi bene, qui... Di', sei contenta di viver qui tutta sola, col tuo vecchio padre?

Anna                                - Si... Qui, tutto è così diverso... E in questa nebbia mi par di sentirmi pulita... come se avessi preso un bagno.

Chris                                - (dopo una pausa) Vai dentro, Anna... sarà meglio che tu vada a dormire, adesso.

Anna                                - (irritata) .Non voglio 'dormire. Voglio star­mene qui fuori e pensare ai fatti miei! (Pausa) Tu sei stato buono con me, e lo riconosco... ma non guastar le cose, adesso... (Forzandosi a sorridere) Parliamo d'altro, via. Siediti qui... (Accenna al rotolo di gomene).

Chris                                - (siede, con un sospiro) E' tardi, Anna. Sa­ranno i cinque tocchi...

Anna                                - I cinque tocchi? E che ora è?

Chris                                - Le dieci e mezzo.

Anna                                - So così poco di queste cose... dai cugini non si parlava mai altro che di. raccolto, e idi bestie... Auff!

Chris                                - Non ti piaceva la vita in campagna, Anna?

Anna                                - Te l’ho detto cento volte, no! Preferisco un pezzetto di mare a tutte le fattorie di questo mondo! (Dopo una pausa, meditabonda) Raccontami un po'... nella nostra famiglia sono stati tutti marinai?

Chris                                - Sì. Pazzi dannati! Tutti gli uomini nel no­stro villaggio là in Svezia, vanno in mare. E che altro dovrebbero fare? Mio padre è morto a bordo d'un pi­roscafo, nell'Oceano Indiano. L'hanno sepolto in mare... Io non l'ho mai conosciuto. E i miei tre fratelli, che erano più vecchi di me, sono andati in mare. E poi, ci sono andato anch'io. E mia madre è morta presto anche lei... tutta sola. (Una pausa) Due dei miei fratelli sono morti annegati, su una barca da pesca... come i tuoi fra­telli, né più né meno. Il maggiore soltanto s'era messo un po' idi quattrini da parte... ed è l'unico, quello, che il vecchio demonio non abbia arraffato.

Anna                                - - Erano tutti marinai semplici?

Chris                                - Bravi marinai, sì. (Con un certo orgoglio, esitando) Io... io ho fatto strada. Ero nostromo.

Anna                                - E che sarebbe?

Chris                                - E' una specie d'ufficiale. (Timoroso dell'en­tusiasmo di lei, ricade nella sua depressione) Una vita dura. Una vitaccia, ti dico... (Risoluto a disgustar Anna della vita di mare) Tutti pazzi, nelle nostre famiglie. Si son dati tutti alla vita di mare per niente... Non si curavan d'altro che d'aver la paga in tasca e poi si ubria­cavano, si facevano vuotare il portafoglio e poi torna­vano a imbarcarsi! E in casa non ci venivano mai. E il gente in gamba! E... le donne della nostra famiglia han sempre sposato dei marinai, anche loro? Chris (pronto... cogliendo l'occasione per la sua causa) Sicuro... e male se ne son trovate! Non vedevano mai i loro uomini, se ne stavano sempre ad aspettare, sole solette... E quando i ragazzi crescevano, andavano in mare, anche quelli... Oh, sono pazze, ti dico, le donne che sposano gente di mare! (Una pausa).

Anna                                - (trasognata) Strano, come mi sento, stasera... così vecchia... Come se da tanto, tanto tempo avessi vis­suto fra questa nebbia. Non so spiegarmi... ma imi pare d'esser tornata a casa, dopo un lungo viaggio... Quasi che tante altre volte mi fossi trovata qui... sul mare... (Ride) Tu dirai che mi gira la testa, no?

ìChris                               - (brusco) E a chi non gira la testa, con una nébbia come questa?

Anna                                - Ma perché dovrei sentirmi così... come so avessi trovato qualcosa che ho perduto, e che cercavo... come se questo fosse il posto che ci voleva per me? E mi sembra d'aver dimenticato tutto il resto... Mi sento pulita, e felice, ti giuro, felice come non son stata mai in vita mia!

Chris                                - (tace. Poi, un presagio cupo nella voce) Comincio a pensare che sono stato un pazzo, a portarli in mare con me, Anna!

Anna                                - Parli come se tu avessi paura... paura che debba succeder qualcosa!

Chris                                - Questo lo m Dio soltanto, Anna.

Anna                                - (scherzosa) E allora, sia fatta la volontà di Dio!

Chris                                - (balza in piedi, iroso) No! Quel vecchio demonio del mare, non è Dio! (Nel silenzio che regna, tra la nebbia risuona, lontano, flebile, il grido d'una voce maschile, rauca, esausta : « A-hoi »! Chris dà in un'escla­mazione).

Anna                                - (balza in piedi) Che cos'è?...

Chris                                - (si ricompone) Perdio, quasi mi spaventavo... Sarà soltanto qualcuno che ha perduto la rotta, nella nebbia... forse un battello da pesca. Avrà avuto un guasto al motore... (Il grido torna a risonare, assai più vicino. Chris si accosta al parapetto) Viene da questa parte... dal mare aperto. (Portando le mani alla bocca, a uso portavoce) «A-hoi»! Che cosa c'è, laggiù?

La Voce                           - (ancor più vicina, a prua e in basso, quasi sotto il parapetto) Buttateci giù una corda. (Poi irri­tata) Ma dove siete, ehi, lassù?

(Chris                               - Ti sento remare... (Forte) Da questa parte!

La Voce                           - Eccoci qua! (Si esente un rumor di remi ritirati entro gli scolmi).

Anna                                - (tra sé, come stizzita) Ah, perché non se ne sta a casa sua, quello là?

Chris                                - (in fretta) Vado a prua. Dormono tutti, meno l'uomo di guardia. Bisogna buttar giù una corda a quella gente. (Prende un rotolo dì corde, e corre via).

Anna                                - (va verso l'estremo angolo di poppa, quasi vo­lesse isolarsi, e fissa nella nebbia. Sì ode la voce gridare ancora: «A-hoil » e Chris che risponde: «Da questa parte! ». Una pausa - un mormorio di voci - uno strovane svedese biondo, segue, sorreggendo un altro uomo esausto).

Chris                                - Anna! Vieni a darci una mano... C'è del whisky nella cabina. Questi disgraziati han bisogno d'un sorso. Erano mezzi morti...

Anna                                - (avvicinandosi) Ohi sono? Che cosa è suc­cesso?

Chris                                - Ii loro vapore è naufragato... Cinque giorni son stati in una scialuppa... erano in quattro... uno solo si reggeva in piedi. (Anna precede nella cabina, e tiene aperta la porta. Chris e Johnson entrano coi due uomini. La porta si chiude, poi si riapre, e ne esce Johnson. Chris gli grida dietro) Vai a prendere quell'altro, Johnson.

Johnson                           - Subito... (La porta si richiude. Un mo­mento dopo Mat Burke arriva da prua, adagio, barcol­lando, reggendosi al parapetto. E' nudo sino alla cintola, con null’altro indosso fuorché i pantaloni di tela. E' alto, vigoroso, largo di petto, sui trent’anni ; i muscoli pode­rosi rivelano una forza tremenda. Il viso ha una sua bellezza rude e brutale; ora ha gli occhi iniettati dì sangue, inferociti dalla fatica e dall'insonnia. Avanza fino al rotolo di gomene, siede di faccia alla cabina, il dorso curvo, la testa fra le mani, sfinito).

Burke                               - (mormora tra sé, come delirando) Rema, demonio! Tu... (Alza la testa, si guarda intorno) Dove diavolo siamo? Beh, siamo salvi, almeno... con l'aiuto di Dio. (Macchinalmente si fa il segno della croce. Johnson viene da prua, sorreggendo il quarto uomo, che borbotta parole incoerenti. Burke lo guarda sprezzante) Hai perduto quel po' di testa che avevi, sciagurato! (I due entrano nella cabina, lasciando la porta aperta. Burke torna ad abbandonarsi, stanco) Son finito...

Anna                                - (esce della cabina, con un bicchiere pieno di whisky. Trasalisce, al vedersi davanti Burke; la luce che viene dalla porta lo illumina in pieno. Quasi vin­cendo un senso di repulsione, si avvicina) Oh... Ec­covi qui... Bevete, è per voi. Ne avete bisogno.

Burke                               - (alza \il capo. Confuso, come sbalordito) Ohi... E' un sogno.

Anna                                - (sorride, suo malgrado) Bevete, e vedrete che non sognate.

Burke                               - (vuota il bicchiere d'un fiato) Ah... Ne avevo bisogno! Buono... (La guarda sogghignando, con franca ammirazione) Non era mica questo che intendevo, quando dicevo che sognavo. Ho creduto che fosse una sirena venuta su dal mare per pigliarmi in giro. (Le tocca il braccio) E invece, è carne soda, diavolo.

Anna                                - (si scosta, fredda) Piantatela.

Burke                               - Dite un po'... sono su una barca da carbone, no? Non mi sbaglio mica?

Anna                                - No.

Burke                               - E che cosa ei fa, una bella donna come voi, su questa tinozza?

Anna                                - (fredda) Non ci badate. (Divertita, suo mal­grado) Siete un bel tipo, voi! Avere il coraggio di scher­zare, dopo quel che avete passato...

Burke                               - (lusingato, fiero) Eh, non è niente... per un tipo che ha del fegato tome me! (Ride) Sono i rischi del mestiere, bella mia... Però, non nego che l'abbiamo scappata bella! A quest'ora, ci si dovrebbe trovare in bocca ai pesci. Non fosse stato per me, e per i muscoli e il fegato che ci ho...

Anna                                - (indifferente) Bene, adesso venite dentro, a coricarvi. Dovete aver bisogno di dormire.

Burke                               - (punto sul vivo, male in gambe, ma tenta dì raddrizzarsi, gonfiando i muscoli) Coricarmi? Dor­mire, dite? Non credete mica che sia della razza di quei tre rammolliti che erano con me nella scialuppa. Sarei capace di farli ballare con una mano sola! Loro sì che saranno spacciati, ma io no... e sì che per gli ultimi due giorni, ho remato sempre io, perché gli altri non eran più capaci di alzare una mano! (Furibondo, poiché vede che non ha fatto impressione su Anna) E mi sento di far ballare tutti quanti su questa tinozza, stanco come sono!

Anna                                - (ironica) Accidenti, che tipo in gamba! (Con un'ombra di simpatia, poiché lo vede barcollar di de­bolezza) Vi credo, via... Se non volete venir dentro, sede­tevi almeno. Lo vedete, che non vi reggete in piedi.

Burke                               - Cosa!? Non mi reggo... Maledizione...

Anna                                - (fredda) Fate pure come volete. E badate come parlate. Gli uomini che conosco io non dicono pa­rolacce, quando ci sono delle signorine.

Burke                               - Delle signorine!? Ah! Ah! Volete farmi ridere? Che cosa ci farebbe, una signorina, su questa maledetta carcassa? (Poiché Anna fa per tornare alla cabina, le sbarra la via) Ehi, piano! Adesso, mi direte che siete la moglie di quel vecchio baggiano, e che dor­mite con lui, nella sua cabina, eh? (Vedendo l'aria ostile di Anna,,muta la sua ironia in rumorosa giovialità) An­diamo... fin dal primo momento che vi 'ho visto, ho pensato che era peccato mortale, per una bella ragazza come voi, buttarsi via a quel vecchio svedese! So io di tanti ragazzi in gamba, sul mare, che si farebbero strap­pare il cuore per avere un bacio vostro!

Anna                                - (sprezzante) Ragazzi come voi, eh!

Burke                               - (sorride) Mi avete tolto la parola di bocca! Sono io, il ragazzo che ci vuole per voi! (Con un gesto svelto, le cinge la vita) Zitta, bella mia! ET proprio d'un bacio tuo che ho bisogno, per farmi passar la stanchezza delle ossa! Su, un bacio... (Fa per baciarla).

Anna                                - (divincolandosi) Lasciatemi stare, imbecille! (Lo spinge da sé con tutte le sue forze. Burke, ancora male in gambe e colto alla sprovvista, barcolla; nel ca­dere batte il capo contro il parapetto e giace immobile a terra. Anna s'inginocchia, gli prende \U capo in grembo, lo scruta in viso, impressionata).

Burke                               - (agitandosi, mormora) Maledizione... (Apre gli occhi e la guarda, vagamente stupito).

Anna                                - (sollevata) Ah... Accidenti, per un momento ho avuto paura d'avervi ammazzato!

Burke                               - (con uno sforzo si alza a sedete, appoggian­dosi al parapetto) Ammazzato? Eh, ci vuol altro, per spaccarmi la testa! (La guarda con ammirazione) Perdio, una bella forza ci avete, in quelle due braccine! Sapete, che non c'è un uomo ai mondo, che possa dire di aver visto Mat Burke disteso ai piedi, come un morto!

Anna                                - Non. ci pensate più. E non l'ho fatto apposta, credetemi! (Burke si alza, siede su una panca) Così, im­parerete a far l'insolente! E non vi mettete in capo certe idee. Sono qui la bordo, perché faccio un viaggio con mio padre, che è il padrone su questa barca.

 

 Burke                              - H vecchio... il vecchio svedese, dico? Bah... avrei dovuto indovinarlo subito, scemo che sono! Altri­menti, dove avreste preso quei bei capelli d'oro che sono una corona di regina sulla vostra testa?

Anna                                - (ride) Insomma, ricominciate? Invece di Chie­dermi scusa per .quel che avete detto e fatto, un mo­mento fa...

Burke                               - Avete ragione... vi chiedo perdono mille volte, e in ginocchio, se volete... Ma, voglio morir strozzato, se in tutti i porti del mondo s'è mai trovato una donna che mi abbia dato una lezione come voi!

Anna                                - (ironica) Ho capito. Voi vi credete un sedut­tore... pensate che vi caschino tutte ai piedi.

Burke                               - (offeso) Smettetela di prendermi in giro! Non vi racconto storie, vi giuro... Con tutto che sono un babbeo, a volervela dare a intendere... perché quelle sgualdrine che vi girano per i porti son le sole donne che abbia mai conosciuto, da quando m'è spuntata la barba... (Poiché Anna fa Patto di ritrarsi, umile) Sono un uomo rozzo, un ignorante, che non è neppur degno di baciar la suola delle scarpe a una signorina come siete voi. E' perché non son abituato a trattar .con donne come voi, che non ho capito subito con chi avevo a che fare. Ma voi mi perdonate, non è vero? E saremo buoni amici, d'ora in avanti... (Timidamente le tende la mano).

Anna                                - (perplessa, ma commossa e lusingata suo mal­grado, prende la mano) Certo...

Burke                               - (con fanciullesco entusiasmo) Che Dio vi benedica! (Indica al rotolo di gomene) Accomodatevi, signorina, e vi racconterò un po' della mia vita, e voi mi racconterete un po' della vostra... e non passerà un'ora che saremo vecchi amici come se fossimo nati nella medesima casa. (La tira per la manica) Su, sedetevi...

Anna                                - (sorridendo) Ebbene, sì... (Siede) Ma non parliamo di me... Ditemi di - (voi, piuttosto, e del nau­fragio.

Burke                               - (lusingato) Sì, sì, vi dirò!... Ma posso farvi piuma una domanda, signorina?

Anna                                - (guardinga) Una cosa...?

Burke                               - Ecco... Che cosa fate, quando non siete in viaggio col babbo? Non è mica possibile, che una ra­gazza, fine come voi, viva sempre su questa vecchia ti­nozza?

Anna                                - Oh... no... (Lo scruta in viso, timorosa di qual­che insinuazione. Vedendo l’ignara semplicità di Burke, prosegue, rinfrancata) Vi dirò... faccio la governante. Bado ai bambini dei «ignori, e faccio un po' di scuola.

Burke                               - (impressionato) La governante?... Dovete es­sere molto istruita, allora.

Anna                                - Ma mi avete promesso di raccontarmi del nau­fragio...

Burke                               - (con importanza) Ecco come è andato, si­gnorina. Due settimane fa siamo incappati in una tem­pesta infernale,' e ci si è aperta una falla a prua. Il ca­pitano sperava di far Boston, prima che un altro colpo ci ferisse, ma dieci giorni(fa troviamo un'altra buriana, peggio della prima. E ce la siamo vista brutta! (Con or­goglio) E se non fosse stato per me, e per i miei muscoli, si sarebbero ammutinati, giù alle caldaie! Son stato io che, un calcio all'uno e un pugno all'altro, li ho tenuti insieme, e degli ufficiali se ne sarebbero infischiati, se non avessero avuto paura del mio braccio destro più che dei cavalloni!

Anna                                - Siete stato bravo, no?

Burke                               - Certo, che lo sono stato! Divento un diavolo, io, quando vedo certi mammalucchi, che non si reggono più in piedi! Ma a molto ha servito!... Gli ultimi minuti è stato un parapiglia... non so più cosa sia successo, ma ci siamo trovati in quattro in una scialuppa, e un'ondata ci ha portati su, su... e quando ho potuto guardarmi in­torno, non c'era più ombra di piroscafo, né di uomini...

Anna                                - Allora... sono annegati tutti, gli altri.

Burke                               - Una brutta fine per chi vive a terra, forse. Ma per noi che viviamo sul mare, una bella fine, vi dico, spiccia e pulita!

Anna                                - (colpita da quella parola) Pulita, sì. E' pro­prio la parola giusta.

Burke                               - (con interesse) Dovete avercelo un poco nel sangue anche voi, il mare. Il vostro babbo non sarà mica stato un topo di chiatta... scusate Tutta la sua vita?

Anna                                - No, per molti anni è stato nostromo sui pi­roscafi. E tutti gli uomini di casa nostra, son sempre an­dati in mare, dice lui. E tutte le donne han sempre spo­sato dei marinai.

Burke                               - (con soddisfazione intensa) 'Sì, eh? Erano donne in gamba, allora. E" soltanto in mare, che si tro­vano degli uomini di fegato, buoni per delle belle ra­gazze... come voi.

Anna                                - (ride) Ora ricominciate a scherzare... Ma rac­contatemi ancora... siete irlandese, da quel che capisco?

Burke                               - (fiero) Sì, sono irlandese, grazie a Dio... ben­ché in Irlanda non ci abbia più messo piede da quindici anni.

Anna                                - (pensierosa) I marinai non ci vanno quasi mai a casa? Così dice mio padre...

Burke                               - E non v'ha detto una bugia. (Con improv­visa malinconia) E' una vita dura e solitaria, quella del marinaio. Le uniche donne che s'incontrano nei porti, e che vi dicono una parola buona... non son nemmeno donne. Sapete, che razza voglio dire... che Dio abbia misericordia di loro, povere disgraziate! Non pensano che a pigliarsi i quattrini.

Anna                                -(distoglie il viso, s'alza in piedi, agitata) Sarà meglio che vada a vedere... cosa succede là dentro.

Burke                               - Non ve ne andate! Non vi avrò mica offesa... con questi discorsi? Non ci badate! Lo so, che sono un marrano, quando mi trovo a parlare con una signorina come voi. Che volete? Dal giorno che me ne sono andato via da casa, credo sia la prima volta che m'incontro con una ragazza come si deve, e non con una di quelle... Sic­ché, non mi voltate la schiena proprio ora che si comin­cia a essere amici.

Anna                                - (sforzando a sorridere) Non sono in collera con voi, no.

Burke                               - (grato) Dio vi benedica!

Anna                                - Ma... se davvero credete che sia tanto brutta la vita di mare, perché non ve ne cavate?

Burke                               - (sorpreso) Per lavorare a terra, dite? (Spu­ta, sdegnoso) Per andare a stappar le patate dal mattino alla sera, forse? No, signorina!, non son fatto per quella vita lì!

Anna                                - (ridendo) Lo sapevo, che m'avreste risposto così!

Burke                               - E poi, vedete.- anche in mare si trova del buono e del cattivo, come in terra. Se trovassi [un posto nelle caldaie d'un buon piroscafo, d'un transatlantico, potrei avere la mia casetta, e venirmene a casa una set­timana su quattro. E magari potrei aver la fortuna d'in­contrare una brava ragazza, una ragazza per bene... una carne voi, per esempio... che volesse sposarmi...

Anna                                - (si distoglie. Con una risata breve) Certo. Perché no?

Burke                               - (accostandosi a lei, esultando) Allora, cre­dete che una ragazza come voi non guarderebbe al pas­sato, ^quanto al bene che può farmi?

Anna                                - Ma sì, certo...

Burke                               - Ah! E non avrebbe a pentirsene, ve lo giu­ro! Allora, niente più bere né bighellonare... le metterei in mano la paga, e starei con lei, buono, come un agnel­lo, tutte le sere che passerei a casa!

Anna                                - (commossa suo malgrado da quelle velate propo­ste) Quel che conta è trovare la ragazza.

Burke                               - E l’ho trovata!

Anna                                - (sempre cercando di voltare la cosa in ridere) Davvero? E quando? Mi pareva che...

Burke                               - (audace) Questa sera! (Chinando U capo umile) Sempre che mi voglia. (Alzando gli occhi a lei, con semplicità) Sareste voi, che intendo.

Anna                                - (un distante posa gli occhi in quelli di lui, poi, si scosta con una risata stridula) Dite un po'... vi gira? Una proposta simile... per amor di Dio! E non è mezz'ora che ci conosciamo... (In quel momento, Chris esce dalla cabina. Al veder Anna in un atteggiamento che rivela una certa intimità col marinaio, si fa scuro in viso).

Burke                               - (seguendo Anna, supplichevole) Sentite... è stata la volontà di Dio a condurmi attraverso tempeste e nebbia qui, proprio qui dove ci eravate voi...

Chris                                - Anna! (Le va incontro, iroso) Anna,, vai subito dentro! Hai sentito?

Anna                                - ((la sua emozione si trasforma in risentimento, a quel tono) A chi credi di parlare... a una serva?

Chris                                - (ferito, con voce tremante) Hai bisogno di riposo, Anna. (Vai a dormire. (Essa non si muove. A Bur­ke, furibondo) E voi, che fate, qui? Non state male come gli altri, voi! Andate di sotto, vi daranno una cuccetta. Spicciatevi, dico!

Anna                                - (pronta) Sta male. Guardalo... appena si regge in piedi.

Burke                               - (raddrizzandosi, gonfia i muscoli) Credete di comandarmi, eh? Badate a voi... così conciato come sono, son sempre capace di rompervi il fil della schiena, e «li vostri uomini 'dopo di voi! (S'interrompe, brusca­mente) Perdonatemi. Siete il suo babbo, e non sarei capace di torcervi un capello... (Gli mancano le ginoc­chia, e sta per cadere. Anna getta un grido angosciato, e ' corre a sostenerlo).

Anna                                - Venite dentro. Vi cedo il mio letto, se non c'è altro posto.

Burke                               - ((giubilante, mentre vanno verso la cabina) Dio sia ringraziato... è proprio il vostro braccio che ci ho intorno al collo! Anna! Anna! Un nome così dolce...

Anna                                - Zitto...

Burke                               - Zitto, eh? Non mi sto zitto, no! Io voglio gridare con quanta voce ho in gola, che mi sentano per tutto il mare! Siete la più bella ragazza del mondo e presto mangeremo i confetti!

Anna                                - (mentre entrano nella cabina) Zitto! Non dite di queste cose. Adesso si va a nanna...

Chris                                - (che a bocca aperta ha ascoltato le ultime pa­role di Burke, guarda loro dietro, desolato. Ad un tratto si volta al mare, tende il pugno chiuso, minaccioso) Ecco uno dei tuoi sporchi tiri, maledetto vecchio demo­nio! (Furibondo) Ma, perdio, non ne farai niente! Non fino a che son vivo io! No. perdio, no!

Fine del secondo tempo

ATTO TERZO

L'interno della cabina, sulla Simeon Winthrop, all’ancora nel porto di Boston.

(Uno spazio stretto, col soffitto basso, le pareti di le-gno chiaro con le intelaiature laccate di bianco. Una. porta, a sinistra, conduce alle cuccette, A sinistra, nell'angolo, un largo armadio laccato di bianco sullo spor­tello del quale uno specchio è appeso a un chiodo. Alla parete di fondo due finestrini quadrati, dalle tendine-bianche inamidate, e una porta che s'apre sulla coperta, verso poppa. Alla parete di destra altri due finestrini. AT centro un tavolo con due seggiole e un vecchio seggio­lone a dondolo di vimini, laccato di bruno. E' il pome­riggio d'una bella giornata, circa una settimana più tar­di. Dalle porte e finestre chiuse giungono attutiti i ru­mori del porto: fischi di sirene, sbuffar di motori, ecc. Anna è seduta sul seggiolone, con un giornale in mano; non legge, ma fissa avanti a se, preoccupata, immersa nei suoi pensieri. Chris va su e giù, gettandole ogni tanto un'occhiata, oppure guarda distratto fuor della finestra. Anche lui è in preda a un'ansia cupa che lo divora. Si dà da fare, sposta ogni tanto qualche oggetto; si raschia in gola, e a voce bassa canticchia «Oh sole mio »...).

Anna                                - (si volge a lui, sarcastica) Meno male che qualcuno è allegro. (Cupa) Vorrei esser mille miglia lon­tano ida qui...

Chris                                - (sospira) Anch'io sarò contento quando ci ri­metteremo in viaggio. (Poiché essa tace, con un tentativo d'ironia) Non vedo perché non ti debba piacere Boston, però! Ti svaghi, mi pare. Sei stata a terra idi giorno e di sera, dacché siamo qui. Sei andata al cinema, » teatro, ti sei divertita. (Con uno sguardo pieno d'odio) Sempre con quel maledetto irlandese!

Anna                                - Ah, per amor di Dio, ricominci da capo? Che male c'è, se mi accompagna a terra? Vorresti che me ne stessi tutto il santo giorno qui a far la calza?

Chris                                - Non sta bene, che tu te ne vada in giro con quell'individuo.

Anna                                - Ma ogni sera alle undici son tornata a bor­do, no? (Come colpita da un pensiero, sospettosa} Che cosa vuoi dire... che non sta bene? Non vorresti mica insinuare che c'è qualcosa di male, tra di noi?

Chris                                - No, Anna! Te lo giuro, non ci penso neppur di lontano!

Anna                                - (raddolcita dall’evidente sincerità di i«i) Eb­bene, non ci pensare, altrimenti... (Torna a irritarsi) Se mai ti passasse pel capo un'idea simile, filerei via di qui e di me non ne vedresti più neanche l'ombra! Maled...

Chris                                - Ma non mi son mai sognato... (Dopo una breve pausa, con rimprovero) Impari delle brutte pa­role, che non stanno bene in bocca a una ragazza.

Anna                                - (con l'ombra d'un sorriso) Scusami. (Faccio male. Ma lo vedi, che cosa imparo, vivendo sul mare!

Chris                                - (indignato) Ma non sono io, che t'insegno certe brune parole! E' quel marinaio-.

Anna                                - Non è un marinaio. W un fuochista.

Chris                                - Peggio che mai! Quella gente lì che lavora alle caldaie, è la razza più schifosa che ci sia al mondo!

Anna                                - Non voglio sentirti parlare così, di Mat! (Mu­tando tono, persuasiva) Su, sir buono... Che cos'hai, che sei di malumore? E non vorresti che nessuno sia buono e gentile con me, all'in fuori di te?

Chris                                - (placato, le si avvicina) Si che lo voglio, Anna... purché non sia gente di mare. Anzi, vorrei che tu sposassi un bravo giovane e che aveste una casetta vo­stra, in campagna...

Anna                                - (balza in piedi, brusca) Oh, piantala!... Una casetta in campagna! Vorrei fartela vedere, la casetta dove m'hai tenuta in prigione fino a sedici anni! (Con crescente irritazione) Un giorno o l'altro, mi farai per­dere la pazienza con le tue chiacchiere, e allora ti dirò... certe cose che ti apriranno gli occhi.

Chris                                - (allarmato) Ma non volevo...

Anna                                - Lo so, che non volevi; e intanto, continui a ribatter sullo stesso .chiodo.

Chris                                - Bene, d'ora in avanti me ne starò zitto.

Anna                                - Mi devi promettere di non parlar più male di Mat Burke. ogni volta che ti capita l'occasione!

Chris                                - (evasivo, sospettoso) Ma... ti piace proprio molto quell'individuo, Anna?

Anna                                - Sì! Avrà i suoi difetti, ma è un uomo! Val più un dito suo che non tutti gli uomini che ho cono­sciuto... 'in campagna.

Chris                                - (si fa scuro in viso) Allora... gli vuoi bene? E magari... penseresti a sposarlo?

Anna                                - No! (Lentamente, un'ombra di malinconia nel­la voce) L'avessi incontrato quattro, anche soltanto due anni fa, non ci avrei ripensato su un momento! E lo farei anche adesso... ma è così franco, lui... un ragazzone sem­plice... e non ho cuore d'ingannarlo. Non dire mai più che non è abbastanza buono per me! Sono io... che non sono abbastanza buona per lui!

Chris                                - (sbuffa, sdegnoso) (Perdio, Anna, sei pazza?

Anna                                - (con un riso triste) Eh, credo di non aver mai avuto la testa a posto, come da un po' di tempo in qua! (Va a prendere imo scialle appeso a un gancio presso la porta, se lo butta sulle spalle) Vado a far due passi sul molo... Mi piace, veder passare i piroscafi. Mat sarà qui fra poco... Gli dirai dove sono.

Chris                                - (sulle sue) E va bene... (Anna esce dalla porta in fondo. Chris le guarda dietro, poi sì accosta alla fine­stra, brontolando: «Vecchio demonio... ». Va al tavolo, raccoglie li giornale caduto al terra, siede sul seggiolone; posa il giornale e si lascia fuggire un grosso sospiro. Si ode sulla coperta un passa pesante; una mano bussa forte alla porta. Chris fa per alzarsi, poi riflette e non si muove. Tornano a bussare, poi la porta sì apre di colpo ed entra Mat Burhe. Chris lo guarda di brutto; istintivamente la mano gli corre al coltello che porta al fianco. Burke veste un abito da città turchino scuro, da buon prezzo, con una camicia di cotone a righe e una cravatta nera e scarpe nuove lucide. Appare raggiante, di ottimo umore).

Burke                               - (vedendo Chris, gioviale) Beh, che Dio be­nedica chi è idi casa! Come ve la va, oggi, babbo di Anna?

Chris                                - (imbronciato) Non c'è male... se non fosse per certa gente...

Burke                               - (sorride) Intendete me, eh, vecchio bronto­lone?... E lei, dov'è? (Irritato dal silenzio di Chris) Dov'è Anna, vi sto domandando.

Chris                                - (esitando) E' andata giù, sul molo.

Burke                               - Vado a cercarla, allora. Ma dacché vi trovo qui solo, vorrei scambiar due parole con voi... (Siede di faccia a Chris, al tavolo) E' presto detto, del resto. Prima di stasera, io e la vostra Anna saremo sposi; sicché tanto vale decidervi subito, sia che vi piaccia o no.

Chris                                - (con gli occhi sbarrati, si sforza a un risa sprez­zante) Ah! Ah! Fate presto a dirle, voi!

Burke                               - E se credete che sarete voi, a mettermi dei bastoni tra le ruote...

Chris                                - Sicuro. Proprio io. Ma non ce ne sarà bi­sogno. Anna...

Burke                               - (sorride fiducioso) 'Credete che Anna mi dica di no?... Ma essa lo sai che le voglio bene, e anche lei mi vuol 'bene, in quanto a questo!

Chris                                - Che! Vi prende in giro! Poco fa ancora mi ha detto che non avrebbe mai sposato un uomo come voi.

Burke                               - Non vi credo! E’ una bugia... Ma sentite ne parliamo un po' da uomo a uomo. Voi siete suo padre... e sarebbe una vergogna che seguitassimo a guardarci in cagnesco quando avessi sposato Anna. Ditemi che cosa avete contro di me!

Chris                                - (placato suo malgrado, ma sempre sulle sue) Ecco... erano quindici anni che non la vedevo, la mia Anna: E' tutto quel che ho al mondo... Sono vecchio... e proprio adesso che l'ho ritrovata, non vorrei perderla di nuovo, capite?... E voi, che bisogno avete di una moglie? Un tipo come voi, via... trova una ragazza in ogni porto, lo sapete!

Burke                               - Diavolo... per ogni uomo, in terra o in mare che sia, viene il momento che è stufo di quelle sgual­drine e vorrebbe trovare una ragazza per bene e farsi una casa e avere dei bambini. Non cercate di toglier­mela di testa, Anna! E' la donna che ci vuole per me, e neppur la morte me la farebbe scordare! E poi... le cose non saranno brutte come le fate voi. Anna seguiterà a star qui, in America, e la vedrete, non dubitate, più spesso che non quando era nel West!

Chris                                - Ho sempre pensato che era meglio se veniva su in campagna, dove non avrebbe mai visto il mare... e non volevo Che incontrasse un marinaio(picchia il pu­gno sul tavolo, furibondo) che le avrebbe fatto una vita d'inferno, perdio, come ho fatto io a sua madre! No, non vi sposerà, dovessi...

Burke                               - E vi dico che Anna e io saremo sposi prima di stasera!... Che cosa andate chiacchierando... date la colpa al mare di questo e di quello? Vergogna, un vec­chio marinaio come voi, che per tanti anni è stato nostromo, non dovrebbe parlare così! E vorreste che Anna sposasse un contadino - un sudicione che puzza di le­tame - oppure uno di quei mingherlini color dell'acqua fresca che lavorano nelle fabbriche?...

'Chris                               - lo non...

Burke                               - Il mare è l'unica vita, per un uomo che ab­bia fegato e muscoli, ve lo dico io! Sul mare si è liberi e si vede un po' 'di mondo, e se non si metton quattrini da parte, almeno non si rubano in tasca agli amici, come fanno tanti marioli a terra!

Chris                                - (furibondo, porre con la mano al coltello che porta al fianco) Porco irlandese!

Burke                               - (in tono di sfida) Ah, non vi vanno a genio gli irlandesi, vecchio scimmione? Ed è proprio di un irlandese che avreste bisogno, nella vostra famiglia... che vi dia idei nipotini che non abbiano paura del mare come voi...

Chris                                - (con un grido rauco ) Badate a quel che dite! (Si getta contro Burke, il coltello in mano. Burke balza in piedi, ridendo; senza malmenare né colpire il vecchio, fulmineamente lo afferra pel polso destro, glielo torce forzandolo ad abbandonare l'arma, che raccoglie e butta in un angolo).

Burke                               - I vecchi rimbambiti non dovrebbero giocar coi coltelli. .(Sempre tenendo pel polso Chris che si di­mena, ha un improvviso accesso di rabbia) Mi vien vo­glia di menarvi un pugno nella zucca che vi farebbe rinsavire... (Con un urtane manda Chris a sbatter contro la parete, dove rimane ansante, a fissare Burke con odio) E che non ivi venga in mente di riprovare... vi schiaccio in terra come un verme, siate o no il, padre di Anna... (Ride forte, divertito) Beh, siete un tipo di fegato» non c'è che dire! Mai avrei creduto che aveste tanto corag­gio da attaccarmi da solo... (Un'ombra passa davanti alle finestre. I due uomini  - (trasaliscono. Anna appare sulla soglia).

Anna                                - (lieta e sorpresa) Sei qui, Mat?... (S'interrom­pe; guarda dall'uno all’altro, subito conscia di quel che è successo) Che cosa? (Perché quella seggiola è, in ter­ra? (A Burke, con rimprovero) M'avevi promesso che lo avresti lasciato in pace, Mat!

Burke                               - Non ti dar pensiero, Anna. Abbiamo di­scusso un po', tanto per passare il tempo... (Tira su la seggiola).

Anna                                - (a Chris) E tu, perché non parli? Che cos'è stato?

Chris                                - (titubante) Si parlava di marinali... e di navi...

Burke                               - (risoluto) Non ti dice la verità. Si parlava di te... e adesso che ci sei tu, finiamo la discussione, se non ti rincresce... Ecco, in poche parole: tanto per venirne in chiaro tra noi due, ho detto al tuo babbo che ti vo­levo bene. Ed è la verità sacrosanta, Anna, e tu lo sai!

Chris                                - (sprezzante, ride) Oh!-. Oh! Gli stessi di­scorsi a ogni ragazza, in tutti i porti dove capiti!

Anna                                - Zitto, tu! (A Burke) Lo so che è vero, Mat.

Burke                               - E ,allora... diglielo tu, Anna, che mi vuoi un poco di bene, amebe tu!

Anna                                - Forse..., sì, Mat. Ci ho pensato tanto-, non volevo, ma... Sì Mat, ti voglio bene! E non ho mai vo­luto bene a nessuno così in vita mia, puoi crederlo... qualsiasi cosa succeda!

Burke                               - (va verso di lei) Sicuro, che credo a ogni parola tua! Vai là, che vivremo felici e contenti insie­me, noi due... (Fa per baciarla. Anna si distoglie, poi vinta da un impulso appassionato, gli prende la testa fra le mani e lo bacia sulla bocca).

Anna                                - (respingendolo, con un riso che le muore in gola) Addio... (Va verso la porta, guarda fuori, volgen­do il dorso ai due. Un singhiozzo trattenuto le scuote le spalle).

Burke                               - Addio?! Neanche per idea... (Volgendosi a Chris, che per un attimo si è rischiarato in viso) L'avete sentito, adesso, eh? Qua la mano (gli tende la mano) e dimentichiamo quel che è stato!

Chris                                - Peuh... Anna ha detto che vi vuol bene... ma che vi volesse sposare, io non l'ho sentito...

Anna                                - (all’udire il suo nome, si è voltata. E' composta, ora, ma la sua è la calma della disperazione) No, Mat, non l'ho detto, infatti. Ti ho detto addio. (Con voce tremante) E quel bacio... voleva dire addio per sempre, Mat.

Burke                               - (allarmato) Come sarebbe?...

Anna                                - Non posso sposarti, Mat... e ci siamo detti addio. Ecco tutto.

Chris                                - (esultante) Ah, lo sapevo io, che era così!

Burke                               - Anna! Ti prendi gioco di me, ora? Ti av­verto che non è il momento di scherzare.

Anna                                - (guardandolo negli occhi) No, non scherzo, Mat...

Burke                               - Ma allora... perché , in nome di Dio? Oh Signore, io non ci capisco più niente! Ma dimmi... che cosa c'è che c'impedisce di sposarci, quando ci vogliamo bene? Forse... (Colto da un'idea improvvisa) Hai dato ascolto alla bubbole di questo vecchio pazzo, che non mi può vedere...

Chris                                - (balza in piedi, trionfante) Sicuro. Anna crede a me, e non a voi! Sa che il suo babbo non è un bu­giardo...

Anna                                - Stai zitto, tu! Non venirmi a guastare tutto!... (Cupa) Dio mio, e pensare che incominciavo a volerti bene, e a dimenticare... Ma non posso dirti altro... ho le mie ragioni. Non possiamo sposarci, ecco tutto. Per amor di Dio, non ne parliamo più.

Burke                               - (assume un tono da padrone, fiducioso in sé) Comincio a credere che sei anche tu come tutte le altre, che non si sanno decidere se non si fa loro un po' di coraggio... (La prende pel braccio, sorridendo, come a rabbonirla al tempo stesso) Su, che di chiacchiere ne ab­biamo fatte abbastanza. Vai di là a metterti l'abito bello e poi andiamo a riva insieme...

Chris                                - (risentito) No, perdio!

Burke                               - (imperioso, poiché Anna non si muove) Vai a vestirti, ho detto! (A Chris) La vedremo chi vince, alla fine! Voi l'avete comandata abbastanza. Tocca a me, adesso!

Anna                                - (con una risata aspra) Tocca a te!? Di', che cosa ti credi ch'io sia?

Burke                               - Non mi importa di quel che sei, fino a che non bai già un marito... m'importa di quel che sarai... e ,cioè, mia moglie prima che faccia notte. Su, spicciati a vestirti.

Chris                                - Non ne farà niente! Sono suo padre, io!

Burke                               - Ebbene, d'ora in avanti son io che comando

Anna                                - (ridendo) Tu che comandi! Ah, questo mi piace!

Burke                               - (impaziente) Non abbiamo tempo da per­dere... mi senti?

Chris                                - Tu resti qui, Anna!

Anna                                - (prorompe impetuosa) Andate all'inferno, tutti e due! (C'è nel tono di lei, qualcosa che ai due uomini fa obliare la loro discordia. Sbalorditi si volgono ad Anna, che ride sfrenatamente) Tali e quali tutti gli altri... anche voi! Dio mio, cosa credete che sia? Un mo­bile? Ora vi faccio vedere io! Sedetevi!... Sedetevi, dico, e fatemi parlare un momento. Vi sbagliate, tutti e due, capite? Ascoltatemi. Ora parlo io... e poi, me ne vado pei fatti miei. (A Burke, con una risata aspra) Stai bene attento, tu, che te ne racconto una bella... (Indicando a Chris) Tante volte, son stata lì lì per spifferargli tutto, ogni volta che tornava da capo con quella fandonia di volermi tenere in campagna, perché lì ero in buone mani. E con te, non avrei proprio voluto parlare, ma tu mi ci costringi. Cosa importa, ormai? Non avete ca­pito niente, e tanto vale che apriate gli occhi... (Beffarda, brutale) Soltanto, non dimenticare, Mat, quello che hai detto un momento fa... che non te ne importava niente delle ragioni che potevo avere, purché non avessi già un altro marito.

Burke                               - (energico) L'ho detto e mantengo la parola!

Anna                                - (guarda dall'uno all'altro dei due uomini, sfor­zandosi di mantenere un tono calmo) Prima di tutto... sentite bene. Nessuno di voi due è il mio padrone! Io faccio quel che mi pare e piace, e non c'è uomo al mondo che possa comandarmi! E nemmeno v'ho chiesto di mantenermi. A questo ci penso da me... in un modo o nell'altro.

Burke                               - (protestando) Io non l'intendevo così, e tu lo sai! Non è con me che devi prendertela, e far tanto chiasso. (Indica a Chris) Con lui avresti diritto...

Anna                                - Ora ce n'è anche per lui. Ma tu anche tu sei come tutti gli altri. Stai zitto, alla malora! Fammi parlare!

Burke                               - Che parolacce... in bocca a una ragazza per bene come te!

Anna                                - (con una risata cinica) Per bene? E chi ti dice che io sono una ragazza per bene? (A Chris, che è se­duto, curvo il capo fra le mani, scuotendolo violente­mente per le spalle) Non t'addormentare, babbo! Sentimi, è con te che parlo!

Chris                                - (si raddrizza, si guarda attorno, come a cercare una via d'uscita) Non voglio sentir nulla, Anna. Mi sembra che tu sia fuor di cervello.

Anna                                - (furente) Sì, a star con te è abbastanza per fare uscir di cervello chiunque! Non t'ho scritto sempre che vita schifosa facevo là alla fattoria, e che dai cugini m'ero ridotta peggio d'una serva? E tu te ne infischiavi! Non hai mai neppur pensato a venir giù a vedermi! E quelle fandonie di volermi tener lontana dal mare, non le mando più giù, ora! E' che volevi sbarazzarti di me, che ti davo noia! Sei anche tu come gli altri!... Però. c'è una cosa che non t’ho mai scritto. E' stato proprio uno di quei cugini che tu credevi così brave persone -il figlio minore Paolo • è stato lui che mi ha messo sulla cattiva strada. (Gridando) Non è stata colpa mia. Io non lo volevo soffrire e lui lo sapeva. Ma era robusto... un toro   - (indica a Burke) come te!

Burke                               - (balza in piedi, i pugni serrati) Che Dio ti...

Chris                                - (inorridito) Anna!

Anna                                - Ecco perché son scappata dalla fattoria, e sono andata a St. Paul, a cercarmi un posto da bambi­naia. (Ride, cinica) E se credi che fosse un posto per una ragazzina semplice, anche quello... (Sarcastica) Tanti bravi giovanotti, che non aspettavan che di sposarmi, eh? Sposarmi? Altro che una sposa cercavano! Ero in gab­bia, vi dico... come in prigione... badare ai bambini degli altri... sentirli strillare e piangere giorno e notte... avrei voluto andarmene via... e mi sentivo sola, senza un'anima al mondo! (Abbattuta, stanca) E così, finalmente ho ce­duto. (Guarda dall'uno all’altro dei due uomini, che tac­ciono, immobili. Chris è in preda a uno stupore ottuso; Burke è livido di rabbia, ma troppo sorpreso per trovare uno sfogo) Non dite niente... ma io lo so, che cosa vi passa per la testa! Siete come tutti quanti!

Chris                                - Non parlare così, Anna! Io impazzisco! Non voglio sentire! (Si tura le orecchie con le numi).

Anna                                - (infuriata) Quando ti scrivevo che facevo la bambinaia, da tre anni a questa parte, non era vero: ero in una casa... Sì... una di quelle case dove andate voi e Mat, quando siete nei porti... e ci va anche la gente di città, la gente per bene», ci vanno tutti gli uomini, che Dio li maledica! Li odio! Li odio! (Rompe in un pianto isterico, si butta su una seggiola presso al tavolo, celando il viso nelle mani).

Chris                                - (piagnucola come un bambino) Anna! Anna! E' una bugia! (Piange, torcendosi le numi).

Burke                               - (tutto il gran corpo teso come una molla, cupo) Eccola dunque, la ragione!

Anna                                - (alza il capo, udendo la voce di lui. Amara) Ti ricorderai la promessa, adesso, Mat? Non c'era altra ragione, per te, a meno che non fossi sposata? E allora vado a vestirmi e si va a riva, vuoi? (Ride) Sì, che vuoi!... Ma... se adesso cercassi di farti capire che non sono più quella di prima, mi crederesti? E se ti dicessi che trovarmi qui, su questa barca, e vivere sul mare mi ha cambiata da cima a fondo, e mi son sentita un'altra, come se non fossi io che ho fatto quella vita... rideresti, eh? E moriresti dal ridere, se tu sapessi che a incontrarti quella sera nella nebbia, e dopo, quando ho visto che eri preso a quel modo... per la prima volta ho cominciato a pensare a tante cose, e ho capito che eri d'una razza diversa... un marinaio, diverso dagli uomini a terra come l'acqua dal fango... e perciò sono rimasta presa anch'io! Non lo vedi, come sono diversa? E avevo troppo ver­gogna di dirti la verità ma poi, tra tutti e due, mi avete costretto a parlare... (Guarda Burke, che tace, il viso distolto) Mi credi, se ti dico che è stato l'amore a ren­dermi così... pura? E’ la verità, te lo giuro! (Poiché egli tace) Al diavolo! Non mi credi! Sei come gli altri, an­che tu!

Burke                               - (prorompe in un furor cieco, con voce in cui vibra l'ira) Gli altri, eh?... Parli di purezza, tu? Sgual­drina, ho voglia di ammazzarti! (Solleva alta la seggiola su cui sedeva, e minaccia Anna. Chris si precipita come a difendere la figlia, con un grido. Anna, col coraggio della disperazione, sostiene lo sguardo di Burke che si frena, la seggiola sospesa a mezz'aria).

Cris                                  - Ferma, pazzo dannato, vuoi ammazzarla?

Anna                                - (spinge da parte il padre, sempre fissando Bur­ke) Lascia stare, tn, che non c'entri! (A Burke, cupa) Ebbene, ti manca il coraggio? Avanti, su! Ti dirò grazie, te lo giuro! Ne ho abbastanza di tutta la baracca!

Burke                               - (butta la seggiola in un angolo, scoraggiato) Che Dio mi aiuti... non posso, con quei due occhi che mi guardano! (Iroso) Eppure, mi pare che avrei diritto di fracassarti la testa come un uovo marcio. Se c'è mai stata al mondo una donna perversa come te, e un cre­tino che si sia lasciato gabbare come me... (Grida, la voce acuta nel parossismo del suo dolore) Che Dio mi aiuti! Son finito, ho il cuore a pezzi! Ch'io sia arrivato fin qui per viverla, questa vergogna... per dar tanto amore a una donna che è tale quale a quelle altre che s'incontrano in tutte le gargotte, vestite di seta rossa e col muso pittu­rato, e che si possono avere per un dollaro o due!

Anna                                - (con un grido) No, Mat! Per amor di Dio! (Poi, furibonda, picchia il pugno sul tavolo) Vattene fuori di qui! Lasciami stare! Vattene via!

Burke                               - Sicuro che me ne vado! E voglio bere dei barili di whisky, per lavarmi la bocca dei tuoi baci ma» ledetti; ubriaco fradicio voglio essere, tanto da non ri­cordarmi mai più d'averti veduta; e m'imbarcherò su una nave Che mi porti in capo al mondo, dove non veda mai più la tua faccia! (Si volge verso la porta).

Chris                                - (che è rimasto lì come istupidito, subitamente afferra Burke pel braccio) No, non ve ne andate. Ades­so, penso che è meglio Che Anna vi sposi.

Burke                               - (liberandosi dalla stretta, furibondo) Lascia­mi, vecchio scimmione! Sposarla, eh? Voglio vederla arrostire all'inferno, piuttosto! Me ne vado in capo al mondo, vi dico! (Indica od Anna) E tu... che tu possa passar le notti sveglia, tormentata dal pensiero di Mat Burke e dal gran male che gli hai fatto!

Anna                                - (angosciata) Mat! (Senza una parola egli si volta ed esce. Anna fa per corrergli dietro, poi singhioz­zando cela il viso fra le braccia. Chris rimane istupidito, lo sguardo a terra).

Chris                                - (dopo una pausa) Vado a riva, anch'io...

Anna                                - Non gli andrai mica dietro? Lascialo perdere...

Chris                                - (cupo) Vado a bere.

Anna                                - (con una risata aspra) Ah, dunque vuoi ubria­carti anche tu per dimenticare... come lui?

'Chris                               - Sicuro! Se tu credi che m'abbia fatto pia­cere, sentir tutte quelle cose! (Si accascia, piangendo) Non pensavo che tu fossi una di quelle donne, Anna! (Le va vicino, le batte sulla spalla) Non è colpa tua, Anna, lo so. E' quel vecchio demonio, il mare! (Leva il pugno verso la porta) E' uno dei suoi sporchi tiri! Si stava tanto bene, io e te soli, qui a bordo! Aveva da capitar quell'irlandese, nella nebbia! Se non fosse mai venuto, io non avrei mai saputo niente. (Torna a scuo­tere il pugno) Sporco vecchio demonio!

Anna                                - (spenta, depressa) A che serve, ormai? Vai a riva, a bere...

Chris                                - (va verso la porta, in silenzio, inebetito. Si volta) M'aspetti qui, Anna?

Anna                                - (apatica) Chi lo sa... Forse, mi ubriaco anch'io. Forse... Ma che te ne importa di quel che faccio io? Vat­tene, ti dico... (Chris esce. Anna, seduta al tavolo, fissa avanti a se).

FINE DEL TERZO ATTO

ATTO QUARTO

La stessa scena del Terzo Atto, verso le nove d'una sera di nebbia, due giorni dopo.

 (Si odono le sirene dei piroscafi nel porto. La cabina è illuminata da una piccola lampada a petrolio sul tavolo, j Sul pavimento, una valigia. Anna, seduta sul seggiolone a dondolo, è vestita come nel Primo Atto. Appare pallida, stanca, dopo due giorni di sofferenze e insonnia. Bussano timidamente, alla porta in fondo. Anna balza in piedi, guarda alla porta con un'espressione di speranza mista a timore).

Anna                                - Avanti... (La porta si apre. Appare Chris. E' in condizioni pietose; palesemente ha bevuto molto. In mano tiene un boccale di peltro pieno di birra).

Chris                                - (cerca di evitar lo sguardo di Anna. Istupidito, borbotta) C'è la nebbia, fuori.

Anna                                - (lo guarda con disprezzo) Sei tornato, final­mente! E in un bello stato!... Credevo te ne fossi andato per davvero!

Chris                                - Non dir così, Anna! (Siede presso il tavolo, posa il boccale di birra, e si regge il capo fra le mani).

Anna                                - (con una certa compassione) Che cosa c'è? Ti senti male?

Chris                                - Mi fa male la testa.

Anna                                - E che ti aspetti, dopo due giorni di bisboccia? Ti sta bene! Bella cosa, piantarmi qui sola!

Chris                                - Non ho male alla testa così come intendi tu. Ho male a forza di pensare... a te, a me.

Anna                                - Ah! E ti figuri che non abbia pensato anch'io, eh?

Chris                                - Perdonami, Anna. (Vedendo la valigia, tra­sale) Stavi facendo la valigia, Anna? Te ne vai?

Anna                                - Sì, me ne torno dritto filato là dove sai... Ero stufa di aspettare... Ero andata a riva, a prendere un treno per Nuova Jork... Poi, ho cambiato idea, e ho de­ciso di non partire oggi. Ma andrò via domani, e vuol dire lo stesso...

Chris                                - (supplichevole) No, Anna, no! Non devi più tornare... là. Vedrai, che accomoderemo tutto...

Anna                                - Che cosa accomoderai?

Chris                                - (come se non avesse udito la domanda) Aspet­tavi, hai detto? Non avrai mica aspettato me. Quell'ir-landese?...

Anna                                - Hai indovinato! (Con un riso desolato) Se tor­nasse, sarebbe per battermi, o peggio ancora. Ma poco m'importa... purché tornasse!

Chris                                - Eh, mi sembra Che eri ben cotta!

Anna                                - Giusto!

Chris                                - E... vedi, dispiace anche a me che non si faccia vedere! giorno!

Anna                                - (raddolcita.) Là, mi pare che la musica sia cambiata parecchio!

Chris                                - Ho pensato... Credo sia stata colpa mia... tutti i guai che ti son capitati. (Supplichevole) Cerca di non volermi male, Anna! Sono un povero vecchio sce­mo... E vorrei vederti felice per tutto il resto della tua vita. E se tu fossi contenta di sposare quell'irlandese, eb­bene, son contento anch'io.

Anna                                - (depressa) - E' un po' tardi, ormai. Però, mi fa piacere che la pensi diverso, ora.

Chris                                - E credi che - forse - mi perdonerai, un giorno?

Anna                                - (con un sorriso triste) Ti perdono anche adesso.

Chris                                - (le prende la mano, gliela bacia. Con voce rotta) Anna <« lilla »! Anna «lilla »!

Anna                                - (commossa ma un po' imbarazzata) Via... non c'è niente da perdonare. Non è stata colpa tua, né mia, e neppure di Mat. Siamo tutti quanti dei poveri disgraziati...

Chris                                - I/hai detta giusta, perdiana! Non è colpa di nessuno! (Scuote il pugno) E’ quel vecchio demonio, il mare!

Anna                                - (con un riso esasperato) Andiamo, quando la pianterai con quella istoria? (Chris tace, offeso. Dopo ima pausa, Anna riprende, incuriosita) Dicevi, un mo­mento fa>, che ci avresti pensato' tu, a me...?

Chris                                - (titubante) M'imbarco di nuovo, Anna... Mi sono ingaggiato, su un bastimento che parte domani mi hanno dato il mio vecchio posto di nostromo... Mi pare sia il           meglio che possa fare, anche per te. Non t'ho por­tato che sfortuna, come ho rovinato la vita a tua madre. Non son più buono per nessuno. E poi, ho pensato che se il vecchio demonio m'avesse ripreso, forse avrebbe lasciato in pace te.

Anna                                - (amara) Ma, per amor di Dio, non lo vedi che fai la stessa cosa che hai sempre fatto? E poi, non capisco in che modo tu abbia pensato a me...

Chris                                - Non è tutto. Ho detto a quei signori alla compagnia di navigazione, che tutti i mesi 'diano a te la mia paga, fino a che son fuori.

Anna                                - Grazie...

Chris                                - (umile) Non è molto, lo so... ma basterà, perché tu non deva più...

Anna                                - (brusca) Di questo ne parleremo più tardi...

Chris                                - (dopo una pausa, come a ingraziarsela) Vor­resti che vada a riva a cercar quell'irlandese, Anna?

Anna                                - Che ti salta in mente? Credi che voglia ti­rarlo qui per forza?

Chris                                - (inquieto) Perdio, quella roba che ho bevuto non mi ha fatto bene. Sento caldo... Mi par d'avere la febbre. (Si leva la giacca, la lascia cadere per terra. Si sente un tonfo).

Anna                                - Che ci hai in tasca... del piombo? (Tira su la giacca, e toglie dalla tasca una rivoltella. Guarda il padre, stupita) Una rivoltella? E che ne vuoi fare?

Chris                                - M'ero scordato... Non è niente. Tanto è sca­rica.

Anna                                - (l’apre, per accertarsene, poi torna a chiuderla. Sospettosa) Sì, ma non m'hai detto ancora perché la porti in tasca.

 Chris                              - . Sono un vecchio scemo. Quando son andato a riva, pensavo ancora che fosse tutta colpa di quell'ir­landese.

(Anna                              - (con un brivido) Dì, sei più pazzo di quanto non ti credevo. Non mi sarei sognata, che tu arrivassi a questo punto! (Sempre ancora insospettita) A buon conto, carica o no, la custodirò do, per ora. (Pone l'arma nel cassetto del tavolo, e lo richiude. Dopo una pausa) Dove va, quel bastimento sul quale ti sei imbarcato?

Chris                                - A Città del Capo, nell'Africa del Sud. E' il « Londonderry ». (Dopo aver esitato alquanto) Anna... è sicuro che mi perdoni?

Anna                                - (stanca) Ma sì.

Chris                                - Allora... permetti che ti baci?

Anna                                - (con un sorriso fiacco) Sì...

Chris                                - (la bacia. Con voce tremante) Anna « lilla »! (Cerca altre parole, ma la voce gli muore in singhiozzo) Buona notte, Anna...

Anna <                            - Buona notte.

Chris                                - (prende il suo boccale e se ne va, a sinistra, curvo, a capo chino. Chiude la porta dietro di se).

Anna                                - (volta le pagine d'un giornale, distratta: poi, le butta sul tavolo, balza in piedi, muove alcuni passi per la cabina, torcendosi le mani. Tra se, la voce tremante) Dio! Non resisto più!.» Ma che cosa aspetto? (Ride, di­sperata, poi si frena, udendo un passo sulla coperta. Si rischiara in viso) Mat!... (Come colta da un improvviso, ^inesplicabile terrore, corre al tavolo, apre il cassetto e prende la rivoltella, e va a rannicchiarsi nell’angolo a sinistra, dietro la credenza).

Burke                               - (entra, male in arnese, gli abiti strappati, spor­chi qua e là di segatura, come chi abbia dormito o si sia rotolato in terra. Ha un occhio pesto un livido su una guancia... segno che deve aver fatto baruffa in qualche parte. Gli occhi gonfi, iniettati di sangue, esprimono una specie di rabbia impotente, delusa dalla stessa abiezione in cui è caduto. Si guarda attorno, ammiccando. Il suo sguardo cade sulla valigia di Anna).

Anna                                - (si fa avanti, stringendo la rivoltella nella de­stra, abbandonata lungo il fianco) Che cosa fai qui?

Burke                               - (gira su se stesso, sorpreso) Dio sia lodato! (Un istante rimangono immobili, muti, a fissarsi negli occhi).

Anna                                - Ebbene,»?

Burke                               - Mi bai messo una paura... Mi credevo solo...

Anna                                - Una bella faccia tosta, a entrar senza bus­sare... Che cosa cerchi?

Burke                               - (disinvolto) Oh, niente. Volevo dirti ancora una parola, prima di... (Muove un passo verso di lei).

Anna                                - (alzando la rivoltella) Piano, eh?

Burke                               - Vorresti ammazzarmi, che Dio ti perdoni! (Con una risata sprezzante) Credi di mettermi paura, con quel vecchio fischietto? (Muove diritto a lei)

Anna                                - Stai attento, ti dico!

Burke                               - ((si avvicina tanto che la rivoltella gli sfiora quasi il petto) E spara, allora! Facciamola finita, al­meno... perché è una vita ida cani, che ho vissuto da due giorni a questa parte, da quando so chi sei... e vorrei non esser mai nato!

Anna                                - (sopraffatta dall'emozione, lascia cadere la rivol­tella, come se non avesse più forza nelle dita) Che! cosa vuoi, allora? Perché non te ne vai? (Gli passa davanti, si lascia cadere sul seggiolone a dondolo).

Burke                               - (cupo) Hai ragione, a domandarmi che cosa voglio... E' perché sono il più gran sciocco di questo mondo... Fiumi di roba ho mandato giù, per dimenticare! Dimenticare? Mi vedevo sempre davanti quel tuo ghi­gno, e comincio a pensare che starei bene al manicomio... Ah! Un gran vigliacco son stato, a tornar qui da te! E avresti ben ragione di ridermi dietro!

Anna                                - Non rido di te, Mat.

Burke                               - Ah, che vergogna...

Anna                                - Vattene via, allora! Nessuno ti trattiene qui!

Burke                               - Non me ne vado, no, fino a che non ti ho detto quel che mi pesa sul cuore! (Alza il pugno, mi­naccioso) E voglio vedere, se sei capace di cacciarmi via! (Lascia ricadere il pugno, desolato) Non t'inquietare. Parlo come Un pazzo... il dolore che mi hai dato    - (mi ha fatto perder lai testa. (Afferrandola pel braccio, tutt'a un tratto, appassionatamente} Dimmi che eran tutte bugie! E' per sentir questo che son venuto qui! Son sicuro, che eran bugie... che ti prendevi gioco di me! Dimmelo, Anna, e ringrazierò la Provvidenza in ginocchio!

Anna i                              - Non posso, Mat... (Poiché egli si distoglie, supplichevole) Oh, Mat, non puoi capire che, comunque io sia ora, non sono più quella d'una volta? Senti... oggi ho fatto la valigia, e sono andata a riva. Erano due giorni che aspettavo qui, tutta sola, e speravo che tu saresti tornato... avevo paura di uscire anche per uni mi­nuto solo... se tu fossi tornato e non mi avessi trovata... Poi, siccome non venivi, ho perduto la speranza, e sono andata alla stazione. Volevo andare a Nuova York... Vo­levo tornare...

Burke                               - Maledizione...

Anna                                - Tu non eri venuto, e io avevo perduto la spe­ranza... Poi non ho avuto coraggio... Avevo già com­prato il biglietto... (Cava fuori il biglietto dalla camicetta e glielo fa vedere) E così, sono tornata qui... ad aspet­tare. Oh, Mat, non lo vedi come sono cambiata? Non puoi perdonarmi, per quello che ormai non è più... e dimenticare?

Burke                               - Dimenticare, eh? (Nuovamente invaso dall'ira) Fino al giorno della mia morte non cesserà di tor­mentarmi, quel pensiero!

Anna                                - (dopo una pausa, mortalmente calma) Ebbene, quel che volevi dirmi me l'hai detto, ora... puoi anche andartene.

Burke                               - (si avvia lentamente verso la porta. Esita) E tu, che farai?

Anna                                - Che cosa te ne importa?

Burke                               - Rispondimi.

Anna                                - La valigia l'ho fatta, e ho anche il biglietto. Domani parto per Nuova York.

Burke                               - (desolato) Vuoi dire che andrai di nuovo... là?

Anna                                - Sì.

Burke                               - (angosciato) E io ti dico di no! Perché mi tormenti così?

Anna                                - Oh, per amor di Dio, Mat, lasciami stare! Vattene! Non lo vedi, che non ho più forza?

Burke                               - E non ti credi di meritare peggio di quel che t’ho detto finora? 22

 Anna                               - Eva bene! Può darsi che sì! Ma tu, perché non hai fatto come avevi detto? Perché non ti sei im­barcato su quella nave che t'avrebbe portato dall'altra! parte del mondo, dove non «n'avresti visto mai più?

Burke                               - E chi ti dice di no? 'Mi sono ingaggiato stamane, ubriaco com'ero. Si parte domani.

Anna                                - (sorpresa) Come... allora parti? E dove vai?

Burke                               - A Città del Capo.

Anna                                - (ricordando d'aver già udito quel nome, con­fusa) Città del Capo... dov'è?

Burke                               - In fondo dell'Africa...

Anna                                - (con un riso sforzato) Sei stato di parola, allora! ,(Dopo una pausa, incuriosita) E la nave, come] si chiama?

Burke                               - E’ il « Lomdonderry »!

Anna                                - Il « London derry »! Lo stesso... ah, questo è troppo! (Rompe in una risata isterica) Ah! Ah!...

Burke                               - (irritato)) Che cosa c'è da riderò?

Anna                                - Ah, Ah! E' troppo buffo! Lo saprai, anche troppo presto lo saprai! (Frenandosi, dopo una pausa, cinica) E che posto sarà, quella Città del Capo? Sarà pieno di belle signorine, no?

Burke                               - Al diavolo le donne! Potessi non vederne mai più nessuna fino al giorno che muoio!

Anna i                              - Sì, parli così, ora... ma quando sarai arrivato laggiù, avrai bell'e che dimenticato tutto e racconterai le stesse frottole alla prima che ti capiterà!

Burke                               - (offeso) Credi proprio che sia fatto come te, allora? Tu sì che... Ma sono ben stupido, a perdere il mio tempo con te! Me ne vado, e per davvero, stavolta... (Va verso la porta, poi si ferma, furibondo) E in quanto a te           - mi figuro che saranno state le stesse bugie, che avrai raccontato a chissà quanti prima di me!

Anna                                - (indignata) Non è vero! Vorresti dire, allora... che ero innamorata, di quegli altri?

Burke                               - E perché no?

Anna                                - (furibonda, come se questo fosse estremo in­sulto) Mascalzone, va! Ho sopportato abbastanza da te! Come puoi osare? (Amara, sprezzante) Innamorata! Oh, mio Dio-. Li ho odiati, ti dico! Odiati! Ch'io possa rimaner fulminata, e la mia povera mamma con me se fosse ancora viva, se non dico la verità!

Burke                               - (lusingato dalla collera 'di lei, si rischiara in volto, diviso tra il dubbio e il desiderio di crederla) Ah, potessi crederti!

Anna                                - (disperata) Ma perché parlo? (Implorando) Oh, Mat, non devi crederlo, neppur per un secondo! Insultami pure fin che vuoi, e non fiaterò, perché ne hai diritto... ma quello no! Non sopporto l'idea che tu te ne vada lontano, dove non ti vedrò mai più... e che tu pensi una cosa simile di me!

Burke                               - (dopo un'aspra lotta con se stesso, con uno sforzo) Se potessi credere... che non hai amato altri che me al mondo... dimenticherei il resto, forse.

Anna                                - (con un grido di gioia) Mat!

Burke                               - Se tu mi dicessi la verità... forse arriverei a credere che tu sei veramente cambiata e che son stato io a far di te un'altra donna      

Anna                                - Oh, Mat... E' questo, questo che cercavo di farti capire!

Burke                               - (con semplicità) Perché io mi sento tanto forte, da guidar gli uomini come voglio, e anche le donne, e mi figuro che saprei fare di te una donna nuova... una che neppur io ricorderei cosa sia stata...

Anna                                - Sì che potresti, Mat! Lo so, che potresti!

Burke                               - Penso che alla fin fine, non è stata colpa tua, ma di quel vecchio scimmione idi tuo padre, che ti ha lasciata venir su tutta isola. E per poco che potessi crederti... :

Anna                                - Devi credermi, Mat! Che cosa, che cosa posso fare, per provarti che non ti dico bugie?

Burke                               - (riflette un istante, poi si fruga in tasca e ne cava qualcosa. Solenne) Saresti pronta ai un giura­mento... un giuramento terribile, che ti manderebbe l'anima all'inferno, se mai tu mentissi?

Anna                                - Certo, Mat... giurerei su qualsiasi cosa!

Burke                               - (ha tolto di tasca un piccolo vecchio crocifisso, e ilo tende verso Anna) Questo è un crocifisso che m’ha dato la mia povera mamma, che Dio abbia in pace l'anima sua, quand'ero ragazzo, e m'ha detto di tenerlo sempre, che m'avrebbe portato fortuna. E’morta poco dopo, e io l'ho portato sempre indosso, e m'ha salvato da tante sventure, nei miei viaggi. L'avevo legato al collo, Oliando ce stato il naufragio, e infatti, ho potuto arrivare a terra, mentre gli altri son morti quasi tutti. (Grave) Ora, se tu vuoi giurare su questa memoria, è la mia vecchia che ti guarda dal cielo, e prega il Signore e i Santi che ti mandino un castigo, se giurerai il falso!

Anna                                - (impressionata) E ti pare che avrei cuore di giurare, se dicessi una bugia? Non ho paura, no. Che cosa devo dire?

Burke                               - (le porge il crocifisso) Giura che io sono l'unico uomo che tu abbia mai amato.

Anna                                - (guardandolo negli occhi, mentre tiene il cro­cifisso) Lo giuro.

Burke                               - E che da oggi in poi, dimenticherai la mala­vita che hai fatto, e non ci tornerai mai più.

Anna                                - (con energia) Lo giuro!

Burke                               - (con un sospiro di sollievo) Ah! Dio sia lodato, ti credo, adesso! (Raggiante, riprende il croci­fisso e se lo ripone in tasca. Cinge con un braccio Anna intorno alla vita, e la bacia).

Anna                                - (con un grido di gioia) Mat!

Burke                               - (grave, con un tono quasi di sfida) E adesso, se Dio vuole, ci sposeremo domani mattina... (Ancor più grave) E saremo felici... (La stringe a sé, torna a ba­ciarla. La porta a sinistra si apre, e appare Chris, che li guarda, interdetto. Dapprima, il vecchio odio per Bur­be ha il sopravvento, ma tosto cede a un'espressione ras­segnata. S'illumina in viso come a. un pensiero felice. Ritorna indietro; subito riappare col boccale di birra in mano, sorridente).

Chris                                - Perdiana, è un brindisi che bisogna fare!

Burke                               - (si stacca da Anna, con un'imprecazione repres­sa a mezzo. Minaccioso, muove un passo verso Chris) Badate, eh, voi...

Anna                                - (gioiosa, al padre) Questo si chiama parlare! (Ride} Mi pare che anche tu e Mat dovreste baciarvi! Sarebbe ora! Lo sapete che sarete compagni a bordo del «Londonderry »?

Burke                               - (sbalordito) Compagni? Come... anche lui...

Chris                                - (anche lui stupito) Come... io sono nostromo...

Burke                               - Diavolo    - (Poi iroso) Dunque tornate a im­barcarvi, e la piantate sola?

Anna                                - ('interviene, pronta) Non dir niente, Mat. Per lui è quel che ci vuole, e io son contenta che vada. E devi andare anche tu; i quattrini ci faranno comodo, adesso. '(Ride, mentre va a prendere il bicchieri) E' vero che io rimango isola, ima lei si è abituati, in famiglia, e ci farò       - (l'abitudine, anche io. (Versa la birra) Metterò su una casetta, in qualche parte, così voi due troverete un posticino, al ritorno. E adesso, bevete, da buoni amici.

Burke                               - (allegro, sebbene con un po' di risentimento verso il vecchio) Certo! (Tocca il bicchiere con Chris) Alla vostra salute! (Beve).

Chris                                - «Skoal»! (Beve).

Burke                               - (ad Anna) Non resterai sola a lungo. Ci penserò io, con l'aiuto del Signore. Non andrà molto, e questo vecchietto avrà un nipotino da far ballare sulle ginocchia!

Anna                                - (distogliendosi, imbarazzata) Oh, non è il momento di scherzare... (Prende la valigia, ed esce a sinistra. E' appena uscita, che Burke ricade in un atteg­giamento cupo, meditabondo. Chris fissa U bicchiere, as­sente).

Burke                               - (scuotendosi finalmente) Ci avrete ben una religione, voi e la vostra Anna?

Chris                                - (sorpreso) E come no? Siamo luterani, nel nostro paese.

Burke                               - (scandalizzato) Luterani, eh? (Poi, con una torva rassegnazione, tra sé) Sicuramente sarò dannato... Bah, che importa? E* stata la volontà di Dio

Chris                                - (seguendo il corso dei suoi pensieri, cupo, mentre Anna rientra da sinistra) Mah Se non è cu­rioso... che voi e io ci siamo ingaggiati sullo stesso va­pore. Non so ma è in questo modo che quel vecchio demonio del mare gioca i suoi tiri più sporchi. Già... (Si alza, apre la porta della cabina e guarda fuori, nel buio).

•Burke                             - (assentisce, triste, con un grosso sospiro) Ho ben paura che per una volta tanto abbiate ragione, che il diavolo vi porti!

Anna                                - (forzandosi a ridere) Eh, Mat, saresti d'ac­cordo con lui? (Gli mette un braccio attorno alla spalla, risoluta a esser gaia) Basta con la malinconia! Ormai, siamo d'accordo, io e te, no? (Gli vèrsa dell'altra birra, e riempie un bicchiere per se. Battendogli sul dorso) Su, alla salute del mare... poco importa, cosa succederà! (Vuota il bicchiere. Burke, con una mossa del capo, come a scacciare i tristi presagi, le sorride, e beve an­che lui).

Chris                                - (guarda fuori nella notte, sperduto nei suoi tristi pensieri... scuote il capo nuovamente) Nebbia, nebbia, e sempre nebbia... maledizione! Non si vede nemmeno dove si va! Lo sa soltanto quel vecchio demonio, dove si va... (I due lo guardano. Dal porto, attu­tito, giunge il triste lamento delle sirene delle navi)

FINE

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