Annata ricca massaru cuntentu

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ANNATA RICCA

ANNATA RICCA

MASSARU CUNTENTU

COMMEDIA IN DUE ATTI

DI

NINO MARTOGLIO


PERSONAGGI

Mastru Filuppu                    - pigiatore (55 anni)

Massaru Michelangilu         - ricco contadino (55 anni)

Pina                                       - sua figlia (22 anni)

Grazia                                    - sua moglie (28 anni)

Marianu                                 - carrettiere (30 anni)

Mastru Vinnirannu              - insaccatore di mosto (60 anni)

Santa                                      - sua moglie (32 anni)

Filibertu                                - soprastante (28 anni)

Filumena                               - servotta contadina (20 anni)

I° portatore di mosto            - (30 anni)

II° portatore di mosto          - (35 anni)

I° vendemmiatrice                - 28 anni)

II° vendemmiatrice               - (28 anni)

Pigiatori, Vendemmiatori, Vendemmiatrici.

Alle falde dell’Etna, sulla costa orientale. La notte del 29 settembre, ai giorni nostri.

ATTO PRIMO

Vasto sterrato circondato di case basse. In fondo un pergolato che attraversa la scena; qua e là, dentro di essa, alberi da frutto e qualche piccolo pagliaio, nello sfondo dell’Etna fumoso. Sotto il pergolato passaggio aperto e praticabile d’ambo i lati.

A sinistra della scena, in prima, casetta rustica, con porta. Attaccato ad essa il palmento, con porta in seconda e finestra dal largo davanzale in terza. Sotto la finestra due ampi scalini praticabili.

A destra, in prima, magazzino con porta; in seconda fienile e in terza stalla, anch’essi con porta; tra il fienile e la stalla cisterna con griglia e botola, praticabile, accanto alla quale giace una brocca di terracotta, legata a due o tre tese di corda.

Sul tramonto. L’aria è mite e pregna di acri odori, il cielo è terso, e la luna crescente è già all’orizzonte, benchè pallidissima, pel sole che domina ancora coi suoi bagliori di fuoco.

SCENA PRIMA

Prima vendemmiatrice, seconda vendemmiatrice, primo vendemmiatore, secondo vendemmiatore e mastru Vinnirannu.

All’alzarsi della tela, le due vendemmiatrici su scalette a piuoli e i due vendemmiatori su piccoli scanni, sono intenti a cogliere l’uva del pergolato, le une sulla destra, gli altri sulla sinistra; e la depongono in cesti e panieri, che hanno vicini. Mastru Vinnirannu in mezzo, in piedi, finisce di mangiare un grappolo d’uva. Si ode il batter cadenzato dei pigiatori, in fondo alla scena a sinistra.

I° vendemmiatore       - Non cci criditi, mastru Vinnirannu? Cci su’ ranocchi, sissignuri, ranocchi!

M.Vinnirannu             - (incredulo) Unni?[1] Vah, stativi muti, ranocchi!

I° vendemmiatrice       - Non cci criditi? A di chi munnu è munnu, cca, ‘a notti di San Micheli, s’hannu ‘ntisu ‘i ranocchi, sempri.

Mastru Vinnirannu     - Ma chi semu a’ Chiana, a parti di vattali[2] e di margi?[3]…

II° vendemmiatore     - Pirchì, non cci ponnu essiri, cca?

Mastro Vinnirannu      - Ma santu cristianu ca siti, ‘a ranocchia è armali d’acqua, di pantanu, di margiu, di gebbia,[4] cca è tutta sciara e tuttu ripiddu,[5] ca cc’è ‘n siccarizzu spavintusu!...

II°vendemmiatrice      - E ‘a jsterna unni ‘a mittiti? Chidda d’’a jsterna non è acqua?

Mastru Vinnirannu      - Allura chi sunnu, dintra ‘a jsterna, ‘i ranocchi?

I° vendemmiatore       - Ca certu, dintra ‘a jsterna. Vui vinitavinni cca versu du’ uri di notti e sintiriti comu carcarianu.[6]   

I°vendemmiatrice        - A du’ uri di notti? A du’ uri di notti mastru Vinnirannu è ‘nt ‘o megghiu sonnu, ca mancu cci ponnu bummi!

II°vendemmiatrice      - Cci ponnu livari la mugghieri di sutta, ca mancu si nn’adduna.[7]  

II° vendemmiatore      - Daveru, Mastru Vinnirannu, comu faciti, di ‘sti tempi, ca vui durmiti a ‘na banna[8] e vostra mugghieri dormi a ‘n autra? Non vi scantati?[9]….

SCENA SECONDA

Il primo portatore e detti, poi Marianu, indi Grazia.

I° portatore                  - (venendo da sotto il pergolato a destra con l’otre vuoto gittato a spalla, sulla quale avrà una pelle di montone legata a tracolla, ha udito le ultime parole e s’è fatto scuro in volto)

Mastru Vinnirannu      - Di chi m’haiu a scantari?

II° vendemmiatore      - Ca chi sacciu… v’ ‘a ponnu rubari…

I° portatore                  - Jamu mastru Vinnirannu, ‘o ‘nsaccamu. Chi vi mittistuvu a ciuciuliari[10] ccu ‘sti chiacchiaruni, ora?

Mastru Vinnirannu      - (buttando via il rospo e avviandosi al palmento, dove entra): Non cc’è periculu. (i quattro vendemmiatori ridono sguaiatamente, provocando irritazione al I° portatore, che si ferma a guardarli).

I° vendemmiatrice       - (sfidandolo imperterrita): Non cc’è periculu, oh!... (ride ancora) Chi nni diciti?...

I° portatore                  - (minaccioso) Dicu ca jti pittinannu ‘u cani, senza pinsari ca muzzica. Tiniti a cura. (entra nel palmento).

II° vendemmiatrice     - Caspita, chi tonu tragicu, ‘u sintistuu?...

I° vendemmiatore       - Mischinu! Oh, ma a mastru Vinnirannu cci l’avemu a fari cridiri. A tri uri di notti trumamuni cca, puntuali, e cci facemu ‘i ranocchi.

I° vendemmiatrice       - Truvamuni cca, cui?

I° vendemmiatore       - Ca tutti quattru chisti ca semu; unu, dui, tri e quattru.

I° vendemmiatrice       - Vui pazzu siti, ca iu vineva cca a tri uri di notti!

II° vendemmiatore      - (alla seconda vendemmiatrice) E vui chi faciti, non cci viniti?

II° vendemmiatrice     - (facendo il relativo segno): Cucù!...

I° vendemmiatore       - E allura non cci putemu fari ‘ssu scherzu, e si perdi ‘u bellu.

I° vendemmiatrice       - Facitaccillu vuautru suli.

II° vendemmiatore      - Quantu siti bona! Ppi fari ‘i ranocchi n’ ‘o sapiti ca cci volunu quattru pirsuni, dui masculi e dui fimmini?

II° vendemmiatrice     - Vih! Guarda chi su’ graziusi, tutti dui!

I° vendemmiatore       - Chi cc’entra, ‘i graziusi, abbunnanti, siti vui, ma si non viniti siti cchiù lisci d’ ‘u sapuni moddu.

II° vendemmiatore      - Guardati chi vi dicemu: Nuautri a tri uri di notti precisi, semu cca, arreri ‘a porta d’ ‘u malazzeni;[11] si viniti facemu ‘i ranocchi. Chi cc’è di mali, si anchi nni vidunu? Scherzu lecitu; è vero cumpari?

I° vendemmiatore       - A mia mi pari lecitu. Si tratta di faraccilla calari a mastru Vinnirannu.

I° vendemmiatrice       - E si non vinemu?

II° vendemmiatore      - Si non viniti nni circamu ‘n ‘autri dui: chi cci siti vui suli ‘nt’ ‘a vigna?

II° vendemmiatrice     - E cu’ su’, ‘ss’autri dui, sintemu?

II° vendemmiatore      - Chisti, poi, su’ affari nostri. Si non viniti non cci duviti entrari.

I° vendemmiatore       - Vui circati di veniri… a du’ uri di notti precisi. (vedendo con la coda dell’occhio Grazia entrare in scena dalla prima a sinistra, con lo scialle sotto bracci, tossisce, per avvertire i compagni che non sono più soli, e si dà a canticchiare una canzone villereccia, che s’intreccia dai quattro vendemmiatori). Cu’ ti l’ha’ datu ‘ssa scarpina, oilì…

II° vendemmiatore      - Cu’ ti l’ha’ datu ‘ssa mantali,[12] oilà…

I° vendemmiatrice       - E mi l’ha’ datu cu’ beni mi voli,

                                       Tochi, tichi, tichi, tolla,

                                       Tochi, tichi, tichi, ta.

Tutti e quattro             - (a coro, ripetono): E cci l’ha’ datu, cu’ beni cci voli, etc….

Grazia                          - (va in giro, come per osservare come procede il lavoro, ma spia, con la coda dell’occhio, verso la destra in fondo, come in cerca di qualcuno)- (ricomincia nell’interno del palmento la conta dell’insaccatore).

Mastru Vinnirannu      - A nomu di Diu, e di Maria, San Giuseppi in cumpagnia, e cincu, cunta sei, e setti, cunta ottu, e novi. (così di seguito fino a trentatrè, dopo il qual numero griderà più forte) Singa[13] ‘na sarma! (e ricomincerà) A nomu di Diu etc… etc…. (per dire poi) Singa du sarmi. (e ricominciare). (i due portatori andranno e torneranno a vicenda, con l’otre pieno all’andata e vuoto al ritorno, dal palmento, al di là del passaggio a destra sotto il pergolato,dove si suppone sia il carro con la botte; si odono difatti di tanto in tanto tintinnire i sonagli del cavallo, ora dolcemente, a due o tre alla volta, ora fortemente, tutti insieme, come per moti bruschi della bestia. Tanto la conta che il via vai dei portatori continueranno fino a che massaru Michelangilu non avrà fatto smettere il lavoro. Né il dialogo sulla scena né il canto dei vendemmiatori devono interromperli. Il tintinnio dei sonagli durerà per tutto l’atto.

Marianu                       (appare dalla destra in fondo e fa come per andare verso il palmento).

I° vendemmiatore       - (ripetendo la canzone):

                                    Cu’ ti l’ha’ datu ‘ssu bustinu, oilì…

II° vendemmiatore      - (ammirando):

Cu’ ti l’ha’ datu ‘ssa pistagna, oilà…

I° vendemmiatore       - (ammiccando, alla sua volta a Marianu e Grazia, che sono già vicini):

                                    E mi l’ha’ datu cu’ beni mi voli,

                                    Tochi, tichi, tichi, talla, etc…

In coro                         - E cci l’ha’ datu etc…

Grazia                          - Marianu, l’aviti vistu a Filumena?... ‘A mannai a cogghiri un panaru di ‘nzolia,[14] ppi purtarimmillu o’ paisi, e si persi!... (piano) Mi nni staju jennu, non tardari.

Marianu                       - (forte) Tanti grazii, ma cc’ ‘u vostru commudu. (piano) Chi si’ pazzu? Alluntaniti, nun ti fari vidiri vicinu… Me’ maritu già suspetta!...

Marianu                       - (piano) Chi dici, babba? È sirenu comu l’ogghiu.

Grazia                          - Ti pari! A mia m’ha’ fattu certi discursi ca m’ha’ parsu chiddu d’ ‘a mala vintura.

I° vendemmiatrice       - (maliziosa, cambiando canzone)

                                    Si mi lassi ‘na sira sula

                                    ‘I causi[15] novi ti fazzu allura.

Coro                            - Llarì, llarì, llarà

                                    Llarì, llarì, llarera

II° vendemmiatrice     - E ciala mugghieri cuntenti,

                                    ciala maritu vicchiazzu fitenti.

Coro                            - Llarì, llarì, llarà

                                    Llarì, llarì, llarò.

Grazia                          - (indispettita va alla cisterna e vi attinge una brocca d’acqua per bere, mentre Marianu s’affaccia al palmento. I quattro vendemmiatori si caricano delle ceste piene e vanno a svuotarle nel pigiatoio, dalla finestra, indi tornano a vendemmiare)

Marianu                       - (approfittando della momentanea assenza dei vendemmiatori si accosta a Grazia e le dice piano) Allura vattinni sula, ma vattinni subitu, ca di cca a menz’ura ‘a vutti[16] è china[17] e scinnu cc’ ‘u carrettu.

Grazia                          - (piano) Sta beni. Non veniri tardu, ‘u senti? Pensa ca quannu t’aspettu ogni minutu mi pari cent’anni.

Marianu                       - (avviandosi nella vigna chiama forte)  Filumena! Filumena! (scompare per la sinistra).

SCENA TERZA

Massaru Michelangilu, Grazia, primo vendemmiatore, secondo vendemmiatore, prima vendemmiatrice, seconda vendemmiatrice, poi Marianu e Filumena.

Massaru Michel.          - (esce a ritroso dal palmento e fermandosi sulla soglia dice a quei di dentro) Lesti ‘i ‘ammi,[18] carusi. (si ode il pigiare più forte e frequente; poi a Grazia, che vedendolo s’è gittato lo scialle sulle spalle) Dunca, a qualunchi costu ti nni vo’ jri, ah? Ora ch’è quasi notti!...

Grazia                          - Comu si mi nni jssi ppi capricciu! ‘U sapiti…

Massaru Michel.          - Tutta ‘sta nicissità, in funnu, non cc’è… giustu giustu ‘sta sira.

Grazia                          - E ‘a chiavi d’ ia jspenza[19] chi vuliti lassalla ‘n manu a ‘dda testa pazza di Vituzza?... E’ ‘u pani dumani, cu’ v’ ‘u fa? Haju ‘u lèvitu prontu nni cummari Zenna e si nun vaju a ritirallu prima c’annotta, chidda si curca ed iu ruvinu un pastuni di dudici pisi.[20]

Massaru Michel.          - Tutti cosi su’ disposti in modu, ‘nsumma, ca tu ti nn’ha’ a jri ppi forza ed ju, stasira, haju a dormiri sulu.

Grazia                          - Nicissità non guarda liggi. Chi vuliti ca facissi? Si mi putissi spartiri, menza cca e menza o’ paisi… Ma spartiri non mi pozzu…

Massaru Michel.          - (rassegnato) Ca sia fatta la vuluntà di Diu e di San Micheli Arcangilu.

Marianu                       - (tornando dalla vigna, seguito da Filumena) Cca cc’è Filumena. (per non allontanarsi si mette a rastrellare il fieno e la vinaccia)

Grazia                          - Oh! Sia lodatu Diu. Dammi ‘ssu panaru.

Filumena                     - (porgendole un paniero colmo d’uva ricoperto di pampini) L’haiu scigghiutu ‘rappu[21] ppi ‘rappum vossia guarda ch’è bedda. (fa per togliere i pampini di sopra)

Grazia                          - (togliendole il paniere, brusca) Sta beni, vattinni.

Filumena                     - (va via per la prima di sinistra).

Massaru Michel.          - Pirchì nn’ ‘a mannasti? Non vogghiu ca ti nni vai sula, a ‘st’ura. Portatilla ccu tia.

Grazia                          - (contrariata) A cui?

Massaru Michel.          - A Filumena.

Grazia                          - (c.s.) E stanotti unni si curca?

Massaru Michel.          - Cca tia.

Grazia                          - ‘Nt’ ‘o me’ lettu? Ccu ‘ddu fetu di sarvaggiu ca fa? Pazzu siti!

Massaru Michel.          - Cci jetti un strapuntinu ‘nt’ ‘a pagghiarola… Ppi idda è cchiù ca sufficienti.

Grazia                          - (che cerca d’arrampicarsi all’ultimo rampino)  e o’ sceccu[22] cci aviti pinsatu? Comu fa, povira bestia, a purtari dui pirsuni granni?

Massaru Michel.          - ‘U sceccu servi ppi tia sula! Filumenta si nni veni a pedi, comu ha’ fattu sempre…. Senzamai, cci fannu mali ‘i pedi!...

Grazia                          - (rassegnata) Ca comu vuliti vui… Chiamatila dunca, ca si fici notti!

Massaru Michel.          - (va per la prima di sinistra, spiando con la coda dell’occhio, Marianu che non smette di rastrellare)

Marianu                       - (scomparso Massaru Michelangilu, sempre rastrellando, s’accosta a Grazia e le mormora) Unn’è ca ‘a fai dormiri?

Grazia                          - (piano) ?Nt’ ‘a pagghialora… N’ha’ paura, ca avi ‘u sonnu cchiù duru d’ ‘u ‘ntagghiu.[23]

II° vendemmiatrice     - (ammiccando, canta)

                                    Massaru, teni a cura a un jadduzzeddu,

                                    la testa russa e la cuda pulita…

                                    si nun chiudi la porta e lu canceddu

                                    ti trasi dintra e fa…

Gli altri tre                   - Chi fa?

II° vendemmiatrice     - Chichirichì!

Tutti e quattro             - Ti trasi dintra e fa…. Chichirichì!

Marianu                       - (si morde le labbra e senza dire altro depone il rastrello e si allontana dalla scena entrando nella stalla).

Grazia                          - (fa un moto di dispetto, depone il paniero per terra e guardando i quattro vendemmiatori, quasi in atto di sfida, si porta lo scialle sulla testa).

Massaru Michel.          - (tornando in iscena con Filumena, alla stessa) Mi raccumannu a tia, Filumena, ha’ capitu? Chiudi beni tuttu; ‘a casa, ‘a pagghialora, ‘a stadda, ‘u canceddu di l’ortu… e si quarcunu avissi a tuppuliari,[24] faciticci jttari sangu ma con cci grapiti;[25] ‘u senti, Grazia?

Grazia                          - Ca quali grapiri, vah!

Filumena                     - Vossia non dubita, massaru Michelangilu, (riprende il paniero con l’uva e se lo pone sotto il braccio) Santa notti.

Grazia                          - Bona notti… Nni videmu dumani doppu pranzu, ca vi portu ‘u pani friscu.

Massaru Michel.          - Veni cchiù prestu ca poi, ‘u senti?

Grazia                          - Non dubitati. (si avvia per la sinistra, seguita da Filumena)

Massaru Michel.          - Santa notti (mentre le due donne scompaiono al di là del pergolato, rientra nel palmento).

SCENA QUARTA

Quelli del pergolato, la fila dei vendemmiatori, Mastru Filippu e massaru Michelangilu, poi il primo portatore. I quattro del pergolato rimasti soli si abbandonano ad una grande risata.

I° vendemmiatrice       - Ahi, ahi, ahi: non nni pozzu cchiù!... Macari[26] ‘a curridda[27] mi doli, d’ ‘u tantu ridiri!...

II° vendemmiatrice     - A mia macari, Maria Santissima!...

I° vendemmiatrice       - (al primo vendemmiatore, sempre ridendo) Ahi, ahi, ahi!... Agguantatimi, agguantatimi ca cascu!...

II° vendemmiatrice     - (al secondo vendemmiatore) E vui agguantati a mia, ppi carità, ca persi l’equilibriu!... (i due vendemmiatori prendono di peso le due vendemmiatrici e stringendosele forte tra le braccia le portano verso la ribalta).

I° vendemmiatore       - (deponendo il suo dolce fardello) N’aviti cascatu mai, ‘nsinu a ora?

I° vendemmiatrice       - Ppi grazia di Diu no!

II° vendemmiatore      - (c.s. alla seconda vendemmiatrice) E vu mancu?

II° vendemmiatrice     - Mancu, pirchì?

II° vendemmiatore      - Pp’aviri ‘u piaciri di cascari ‘nsemi.

II° vendemmiatrice     - Rumpitivi ‘u coddu vui sulu, grazii!...

I° vendemmiatore       - (al compagno) Ti persuari? Una sula, cca, è ‘a fimmina gintili e ginirusa, ‘a massara Grazia… Chisti su’ du’ jatti sarvaggi, diminiscanza.[28]

I° vendemmiatrice       - E vui pigghiativi ‘a massara Grazia… Piccatu ca è ‘mpignata, ‘u viditi? Arrivastuu tardu. (arriva dal fondo la fila dei vendemmiatori, rumorosi e allegri con le ceste cariche in testa).

IeII vendemmiatrice   - (tornando di corsa verso il pergolato) Viva! Viva!... (tornano a vendemmiare).

II° vendemmiatore      - (le segue col compagno, dicendo) Basta, stasira, a tri uri precisi, viniti fora e facennu ‘i ranocchi; po’ darisi, ca facemu paci, ‘u sintiti?

II° vendemmiatrice     - Mischini! Pigghiati avanti ppi spuntari prima. Nuautri ancora nni l’avemu a risorviri, si vinemu! (i vendemmiatori d’ambo i sessi, che giungono dal fondo, vanno a vuotare le ceste nel pigiatoio, dalla finestra, uno alla volta, e poi le buttano sullo sterrato. Il battere degli zoccoli dei pigiatori sull’uva incalza. Quelli che han finito di lavorare si sbandano sulla scena).

Mastru Filippu             - (al di là della finestra del pigiatoio, parlando con gli ultimi vendemmiatori) Forza picciotti, sdivacati…[29] E chi è oru zicchinu?... Oh, chi billizza! (rivolto ai pigiatori) Abballamucci sùpira, picciotti!... Forza, l’urtima trippiata vagghiarda[30] e poi livamu manu!...

II° vendemmiatore      - (forte) Livati pedi, Mastru Filippu.

Mastru Filippu             - (affacciandosi alla finestra) Bravu!... Spiritusu!... Quantu ti vidu ‘nt ‘a facci…

II°vendemmiatore       - Eccu cca, iu sugnu.

Mastru Filippu             - Non puteva falliri, ‘u cchiù spiritusu d’ ‘a chiurma!...[31] cci nn’era ‘n ‘autru e ‘u scacciò ‘a ciocca[32]. (si ritira tra le risate generali e a quei di dentro) Cantamu picciotti!...

Massaru Michel.          - (torna fuori soddisfatto e fa smettere di vendemmiare ai quattro del pergolato, che vanno a svuotare c.s. gli ultimi resti)

Mastru Filippu             - (attacca la canzone villereccia, cui fan coro tutti i pigiatori, battendo il passo):

                                    Tu porti lu ‘alofuru[33] a la anga[34]

                                    Di centu migghia si… senti l’oduri.

                                    Cu’ ti lu desi a tia ‘ssu nomu, Anna,

                                    cu’ ti lu desi ‘ssu… nomu d’amuri.

Massaru Michel.          - (salendo i gradini sotto la finestra, ai pigiatori) Forza, giuvini, ca poi si mangia!... (assiste per un po’ soddisfatto alla pigiatura e al canto, poi, facendosi alla porta del palmento) Bonu, mastru Vinnirannu, livati manu d’insaccari.

I°  portatore                 - (uscendo con l’otre pieno e correndo verso il carro, allegro)  Si leva manu, si leva manu.

II° portatore                - (torna con l’otre vuoto e invece di rientrare nel palmento si mette a sedere, stanco, sui gradini sotto la finestra).

SCENA QUINTA

Mariano e detti, poi Santa.

Marianu                       -­ (irrompendo sulla scena, dalla stalla, allarmato) Cu’ è ca leva manu? A vutti ancora è menza leggia[35].

II° portatore                -­ (calmo) Cc’è tant’acqua, ‘nt’ ‘a jsterna!

Marianu                       -­ Vah, jemuninni, non facemu scherzi.

II° portatore                -­ E ti nni poi cuminciari a jri!

Marianu                       -­ Ppi daveru ‘u diciti?

II° portatore                -­ Annunca[36] comu? (gittando l’otre vuoto dentro una cesta) Iu ppi mia, livai manu.

I° portatore                  -­ (tornando con l’otre vuoto, che gitta anch’esso dentro una cesta) E iu non si nni parra!

Marianu                       -­ (fremente) Vi dicu di non fari scherzi, cumpari!

II° portatore                -­ (seccato) Chi scherzi e scherzi, auh?... Chi ti pari ca semu fatti di ferru? ‘U patruni dici di livari manu e iddu no!... Iu mi sentu i ‘ammi rutti, mi sentu!...

Marianu                       -­ (al primo portatore) Macari tu?

I° portatore                  -­ Iu? ‘U sai ca sugnu cca d’ ‘i setti di stamatina?

Marianu                       -­ (esasperato) E iu? Unn’era, iu, e’ setti di stamatina? Non era cca, ccu vujautri? E ppi truvarimi cca e’ setti, ‘u sai chi veni a diri? Veni a diri ca m’appi a susiri[37] e’ quattrum ppi strigghiari ‘u cavaddu, puliziari ‘u carrettu, ‘mpajari[38] e fari tri migghia d’acchianata[39].

II° portatore                -­ Sì, ma doppu t’assittasti e ti mittisti a chiacchiariari cch’’i fimmini, mentri nuautri nn’avemu rumputu ‘i spaddi!...

Mariano                       -­ (irritato) Ma cchi fimmini? Unni sunu, cca, ‘i fimmini?

I° vendemmiatrice       -­ Ohè, ohè, chi siti orvu? Nuautri chi semu, armali?

Marianu                       -­ Ah, vui!...

II° portatore                -­ E poi tu travagghi a cottimu e nuautri travagghiamu a jurnata. Tu, cchiù viaggi fai e cchiù guadagni, nuautri cchiù viaggi facemu e cchiù nni mangiamu ‘a saluti, ma ‘a jurnata è sempri chidda!

Marianu                       -­ Già, mi staju arricchennu! ‘U sapiti vuautri ca ‘u sulu cavaddu mi costa un occhiu?

I° vendemmiatrice       -­ E pirchissu siti orvu e non nni viditi cchiù. (accostandoglisi provocante) E’ veru?

Marianu                       -­ (ai due portatore e a mastru Vinnirannu, che esce in quel momento dal palmento) A li curti, ppi finirimi di jnchiri[40] ‘a vutti, quantu vuliti?

II° vendemmiatrice     -­ Ah, chi siti in vena di pagari? Allura vogghiu ‘a me’ parti.

Marianu                       -­ (dolce) Ccu tuttu lu cori, cummari, si m’aiutati a persuadiri a ‘sti putrunazzi[41].

Santa                           -­ (intervenendo) Cui, unni, chi siti pazza, a vu’ n’autra?

II° vendemmiatrice     -­ Ccu mia l’aviti? Pari ca cci haju dittu sì.

Santa                           -­ Si anchi fussiru persuasi l’autri, me’ maritu non travagghia cchiù, mancu ppi tuttu l’oru d’ ‘u munnu. È veru, Vinnirannu?

Mastru Vinnirannu      -­ Bah!... (accende la pipa e si accoccola su un canestro rivoltato a bocca sotto).

Marianu                       -­ (fa un gesto di minaccia alla donna che si allontana) Ragiuni aviti… si non v’ ‘u guvirnassivu vui, a vostru maritu!...

Massaru Michel.          -­ (intervenendo autorevole) Ragiuni avi, ragiuni, Marianu! Ppi ‘sta vota, mettiti ‘u cori ‘mpaci, pirchì non ti si po’ cuntintari!... ‘A genti è stanca e si divi risturari… Oggi è ‘u me’ Santu e si mangia un pocu di grazia di Diu cc’ ‘a furchetta, e si bivi un barrilottu di chiddu susanu[42], vecchiu, ccu comutu.

Tutti                            -­ Bravu massaru Michelangilu!

Massaru Michel.          -­ Poi ni nni jemu a dormiri tutti, ccu la grazia di Diu e dumani nni susemu beddi frischi e sani comu l’agghi e putemu travagghiari tutti ccu forza e ccu arduri.

Tutti                            -­ Santi paroli!

Massaru Michel.          -­ Inveci, si nn’affaticassimu ora, dumani matina non nni putissimu susiri. Iu pirchissu cci haju fattu livari manu menz’ura prima.

Tutti                            -­ Binirittu tuttu!

Marianu                       -­ E mi facistuu ‘stu bellu serviziu!

Massaru Michel.          -­ Si è ppi tia, non ti dari pinseri, ca cca cc’è fenu e cc’è pagghia ppi tutti, ppi bestii e ppi omini!

Marianu                       -­ Tanti grazii!... (tutti ridono)

Massaru Michel.          -­ Sentu diri, ppi dormiri. Pirchì?... Non cci dormu puru iu?... Non cci dormi me’ figghia?... (guardando attorno) A proposito, unn’è Pinuzza? (interroga tutti con lo sguardo e tutti aprono le braccia per significare che non ne sanno nulla. Si avvia dietro il pergolato e mettendo una mano aperta sulla guancia, grida) Pina!... Oh Pina!!... Pina!...

SCENA SESTA

Mastru Filippu e detti, poi Filibertu.

Mastru Filippu             -­ (esce dalla porta del palmento seguito dagli altri pigiatori. Sono tutti con gli zoccoli di legno inzaccherati di mosto fino al calzone di tela rimboccato) Cu’ è ca si persi?

I° vendemmiatrice       -­ Cu’ puteva essiri?

Santa                           -­ Pina.

II° vendemmiatrice     -­ Pinuzza.

Massaru Michel.          -­ (ripete con voce stentorea) Oh Pinaaaa!

Mastru Filippu             -­ Chista accussì non è Pina, è pena! (tutti ridono)

Santa                           -­ Si potti perdiri ‘nt’ ‘a macchia, o’ solitu.

Mastru Filippu             -­ Vi pirditi vui, ca siti un boi[43] di Odessa!...

Santa                           -­ Ahu, Mastru Filippu, tiniti a cura comu parrati, ca ju non m’haiu persu mai, ppi sapillu!...

Mastru Filippu             -­ S’ ‘u diciti vui, cci avemu a cridiri. (piano) Cu’ è ca manca, d’ ‘i giuvinotti?

I° vendemmiatrice       -­ (subito con malignità)Filibertu!...

Santa                           -­ (c.s.) ‘U suprastanti!

II° vendemmiatrice     -­ (quasi contemporaneamente) Filiberto!..... (risate)

Massaru Michel.          -­ (voltandosi, seccato) Chi cc’è da ridiri? Sa’ chi cci successi! (facendosi visiera della mano e guardando sulla sinistra) Alla ddà[44]… ddà jusazzu[45], ca sta vinennu di cursa. (forte e lungo) Non curriri! Non curriri ca non cc’è prescia!... Ha’ capitu? S’annunca poi sudi e t’arrifriddi!... Leggiu[46], leggiu, venatinni leggiu, leggiu!:..

Santa                           -­ (maligna) Avi ragiuni! A ‘st’ura ‘u sa’ com’è stanca, criatura!... Cc’ ‘u curriri si stanca. (rivolta alle presenti) dicu giustu?...

I° vendemmiatore       -­ Chi nni diciti Mastru Filippu? Chista è peju di so’ matrastra!

Mastru Filippu             -­ Dicu ca appena unu nesci ‘n chianu, ppi pigghiari ‘na vuccata d’aria, si trova ‘n menzu a certi mali lingui, Diu nni scanza e libira!... Siti cchiù peju d’ ‘i salifizii[47], malanova di vu’ sulu. Grapiti ‘a vucca e attussicati l’aria!

Santa                           -­ Mischinu! Guarda cu’ parra di mali lingui!...

II° vendemmiatrice     -­ Mastru Filippu, mentri siti in vena, pirchì non mi declamati ‘u secutu d’ ‘i palatini di Francia?

I° vendemmiatrice       -­ sì, sì, daveru! ‘U fattu d’Angelica e Medoru!...

II° vendemmiatrice     -­ Bravu! Bravu!...

Mastru Filippu             -­ (additando Filibertu, che se ne viene mogio, mogio, ammusonito, dalla destra in fondo) Oh, ecculu Medoru! Facitavilla cuntari d’iddu. (con voce di marionetta, al nuovo arrivato) Dimmi, Medoro, dove hai lasciato la leggiadra Angelica? Perché sei mesto?

Filiberto                       -­ (seccato) Cc’aviti, Mastru Filippu, chi circati rugna?

Mastru Filippu             -­ Chia hai, oggi, ca non ti ponnu diri: chi su’ beddi ‘ss’occhi?

Filiberto                       -­ Vidicu, pinsati e’ fatti vostri.

Santa                           -­ Vah, vah, ‘a storia di Orlandu e Rinaldu. (lo tira verso la sinistra)

Mastru Filippu             -­ (scostandola) Vaja, livativi storia!... Haju ‘na fami ca si sbadigghiu mi rumpu ‘masciddara![48]

I° vendemmiatrice       -­ Allura nenti? Non diclamati, oggi?

Mastru Filippu             -­ Cchiù tardu, cchiù tardu. Prima lasciatemi rifocillare. (forte c.s.) Massaru Michelangilu, è pronta l’imbandegione? Che ci offrite nel vostro ostello, oggi che è il dì del vostro agnomastico?

Massaru Michel.          -­ Pasta cc’’i ciciri[49] e sasizza prummintia[50].

Mastru Filippu             -­ Oh! Biati, noi, che potremo sbocconcellare di simili camangiari!... (tutti ridono) E per il sofico?[51]

Massaru Michel.          -­ Susanu di chiddu vecchiu, a vuluntà.

Mastru Filippu             -­ Oh! Me felice! (tutti applaudono, torna in scena Marianu scuro in volto)

Massaru Michel.          -­ Marianu, spaja e mèttiti ‘u cori ‘npaci ppi ‘sta notti.

Marianu                       -­ No, iu non spaju e mi ‘nni vaju ‘u stissu.

Massaru Michel.          -­ Unni?

Marianu                       -­ O’ paisi.

Massaru Michel.          -­ Ccu menza vutti leggia?

Marianu                       -­ Ccu chiddu ca cc’è.

Massaru Michel.          -­ Bravu accuss’, rischiacquannulu pp’ ‘a strata, a locu di mustu mi porti avitu a’ jspenza!

Marianu                       -­ E chi cci pozzu fari iu? Ch’è curpa mia?

Massaru Michel.          -­ Cci po’ fari ca resti, spai ‘u cavaddu, mangi e dormi cca, comu l’autri e rimetti ‘u viaggiu a dumani matina.

Marianu                       -­ Unni, quannu? Iu divu dòrmiri o’ paisi.

Mastru Filippu             -­ Cca cc’è aria cchiù fina, Marianu.

I° vendemmiatrice       -­ Non putemu riciviri l’onuri, eccu.

Marianu                       -­ No, chi cc’entra, l’onuri fussi tutti ‘u miu.

Santa                           -­ Vah, lassatinnillu jri. Signu ca è aspittatu e non po’ mancari.

Massaru Michel.          -­ (seccato ed imperioso) Tu resti cca pirchì t’ ‘u cumannu iu, ha’ capitu?

Mastru Filippu             -­ e quannu cumanna massaru Michelangilu, ca oggi è san Micheli Arcangilu!...

Marianu                       -­ Non pozzu, c’haju tanti cosi da fari, ddà jusu.

II° vendemmiatrice     -­ Ma sì, avi ragiuni ‘a gnà Santa, lassatannillu jri, puureddu!... E’ aspittatu! (a massaru Michelangilu che la guarda irato) N’ ‘o sapiti?... Oh! Guarda! Siti u’ sulu a non sapillu.

Massaru Michel.          -­ (furibondo) Chi cosa, linguazza d’infernu, chi cosa?

II°vendemmiatrice      -­ (imperterrita) Ca è aspittatu d’ ‘a so’ ‘nnamurata, oh bella!

Massaru Michel.          -­ Al diavolo ca ti ‘mpuni[52], a tia e a iddu. (a Marianu c.s.) Basta sunza purtarla a longu: tu resti!

Marianu                       -­ (fa una mossaccia delle spalle e torna nella stalla)

Massaru Michel.          -­ (sulle spine, alla seconda vendemmiatrice) Veni cca, fraschetta. Cu’ è ‘ssa ‘nnamurata ca l’aspetta, ‘a conusci tu?

II° vendemmiatrice     -­ Eh!

Massaru Michel.          -­ E cu è? Dillu, mala lingua!

II° vendemmiatrice     -­ Chistu nenti, massaru Michelangilu! Si dici ‘u piccatu ma non si dici ‘u piccaturi.

Mastru Filippu             -­ Santi paroli! Un muttu anticu, ca vali tant’oru! Comu ‘dd’autru: Occhiu ca non vidi, cori ca non doli.

Massaru Michel.          -­ E chi cc’entra ‘ss’autru pruverbiu, mastru ‘ncucchia?

Mastru Filippu             -­ No, diceva accussì… ppi diri ‘ss’autru pruverbiu… comu mittemu: Cu’ avi crapi avi corna…

Massaru Michel.          -­ Bonu, sarvativilli[53] ppi vui, ‘ssi pruverbi!

Mastru Filippu             -­ E sarvati l’haiu. V’offinnistuu, massaru Michelangilu? Cci sinteva diri a ‘sta giuvinotta ca fa beni a non muntuari pirsuni.

Massaru Michel.          -­ E chistu è giustu. Tanti voti si nesciunu calunni ed è megghiu ca non si ripetunu. (torna verso il pergolato per attendere la figlia, alla quale grida) Ma chi ti successi, Pina?

I° vendemmiatrice       -­ (piano, alle più prossime) Chi sorti di nnannalau![54] Macari quann’è ‘n casa, so’ mugghieri, d’ ‘u barcuni, cci ‘a fa sutta l’occhi, ccu Marianu…. Jettunu certi suspiri, tutti dui, ca ppi miraculu non rumpunu l’embrici di l’acqua gigiana[55] ca cc’è ‘nta l’astricheddu![56]... (risate).

Santa                           -­ Ma statti muta, ca l’embrici ha’ da quant’ha’ ch’è ruttu! E ‘u ruppi Marianu, ppi satari ‘nta l’astricu quannu ‘u vecchiu è foravia e ‘a chiudi a chiavi!.... (si ride).

Mastru Filippu             -­ Chi lingui sacrilighi!... Ma si sunnu ancora in luna di meli, massaru Michelangilu e massara Grazia!... Si ancora hannu a fari quattru misi ca s’ ‘a maritau.

II° vendemmiatrice     -­ E fici ‘ssa bella frittata! All’età so’ maritarisi, ccu ‘na picciotta di vintott’anni!...

Santa                           -­ Ca pari cchiù picciotta d’ ‘a figghia!... Bonu cci sta!...

SCENA SETTIMA

Pina e detti

Massaru Michel.          -­ (tornando verso la scena con la figlia, ch’è giunta dalla sinistra rossa in viso, accaldata e appare contrariata): Ma ‘nsumma, unn’è c’ha’ statu?

Pina                             -­ Sutta ‘u sorbu.

Massaru Michel.          -­ A fari chi cosa?

Pina                             -­ Vitti ‘na cosa curiosa.

Mastru Filippu             -­ ‘U serpenti d’Eva!

Massaru Michel.          -­ Lassatila parrari!

Mastru Filippu             -­ Sì, massaru Michelangilu!... Sùpira ‘ddu sorbu cc’è il serpende d’Eva!... stasira, poi, ca è san Micheli Arcangilu, scinniti vui vistutu di guerriero, ccu ‘na lancia – ‘u sapiti cc’atri a pariri bellu? – e cci scacciati ‘a testa, accussì… (fa la mossa eroicomica, tutti ridono).

Marianu                       -­ (torna in scena)

Massaru Michel.          -­ Videmu quannu ‘a finiti, Mastru Filippu!...

Mastru Filippu             -­ E allattu ‘o sorvu cc’ ‘u sirpenti cce ‘u pumu d’Adamu!... Sì, ca chista vigna archialogica è… E vui, ca siti ‘u patruni, mancu ‘u sapiti!:… Dimannaticci a vostra figghia. È veru, Pinuzza, ca cc’è ‘u pumu d’Adamu?... Dicitaccillu vui!... (tutti ridono)

Massaru Michel.          -­ (seccatissimo) Vi vuliti stari zittu, pesti ‘nt’ ‘a lingua!... (alla figlia) Quantu sentu chi vidisti…

Pina                             -­ Vitti un scravagghiu[57].

Mastru Filippu             -­ E pp’un scravagghiu aviti fattu tutti ‘sti spittaculi? Ca cca tutti scravagghi su’ (indicando gli uomini presenti, meno massaru Michelangilu) chistu, chistu, chistu. (arrivato a Marianu) No, tu sì baddottula[58]… (tutti ridono).

Massaru michel.          -­ (dandogli sulla voce) Mastru Filippu!... Vi stati mutu, santu e santissimu diantanuni[59]!... (alla figlia) Dunca: vidisti un scravagghiu. E chi faceva?

Pina                             -­ S’arrampicava supra ‘u sorbu: ma juntu ‘ncima d’ ‘u zuccu[60] si firmava e poi: puffiti, ‘nterra!... s’arriminava[61] tuttu, si scutulava[62] e si arrampicava ‘n’autra vota: ma a ‘ddu datu puntu si firmava e…. patatunfiti!... ‘nterra….. E d’accussì quattru, cincu, se’ voti, ccu ‘n’ostinazioni, ccu ‘na pacenzia!... A la fini passau ‘u zuccu e si persi ‘nt’ ‘e rami.

Santa                           -­ Guarda chi cosa curiusa!

I°vendemmiatrice        -­ Guarda chi cosa nova!

II° vendemmiatrice     -­ Ma ‘n si sa’ pirchì?

Mastru Filippu             -­ La salita del sorbo!... E’ tanta semplici e naturali… Non nni sapeuru nenti, vuatri?

Santa                           -­ Nenit, chi veni a diri?

Mastru Filippu             -­ La famosa acchianata del sorbo… non l’aviti ‘ntisu diri mai?

Ià vendemmiatrice      -­ Mai, chi cunsisti? Spiegativi.

Mastru Filippu             -­ (cattedratico) La scalata del sorbo è un fatto pessicologico perpendicolare e consiste della seguente, stati attenti. Il sorbo è una pianta frottifera che fino a dove è zucco, avi una scorcia ruveda, rustica, sbrozzolosa, arrascusa, vah, di facile appiglio, ma dove si psarpaglia in tanti rami, a causa dello sforzo diventa tignusu, calvo, lisciu comi una cucuzza[63] d’acqua. Chi nni veni, di quenseequenza, che lo scravaglio arrozzula baddi, ovverosia lo scarafaggio villico, campaguolo, contadino, il quale è licco[64] di sorbe, e se le vuole andare a cogliere…

I° vendemmiatore       -­ E chi bisognu avi d’arrampicarisi ‘nta l’arvulu[65]? Cci nni su’ tanti ‘nterra!

Mastru Filippu             -­ Sì, ma chiddi di ‘nterra sunnu boni per te, per quello, er quell’altro, perchè sunnu fracite, ma non per lo scarafaggio, ca li voli sani e allora s’arrampica. Trova la corteccia rusticana, si cci addentica[66] con le mantibole dei gambi (fa il gesto con le dita) tinchi, tinchi, tinchi, tinchi, e fino a quando trova ‘rascusu va meglio di un tiru a quattro.

I° vendemmiatrice       -­ Mi nni persuaru! ‘Nt’ ‘o lisciu ti vogghiu!

Mastru Filippu             -­ Viene il liscio, non trova più dove addinticarsi e istintivamenti si ferma: ciara[67], s’arrimina, cerca di proseguire, casca…

I° vendemmiatore       -­ E si rumpi l’ossa!

Massaru filippu           -­ ‘A bestia ca sì’! non si nni rumpi pirchì non nn’avi. Lo scravaglio arrozzula baddi è mollusco e unni casca casca moddu!... Si rialza, si scotula il prodosso, torna da capo…

II° vendemmiatore      -­ E casca ‘n’autra vota.

Mastru Filippu             -­ E cci arrebrica.

Mastru Vinnirannu      -­ E casca sempri.

Mastru Filippu             -­ No. Siccomu è bestia cchiù intilligenti di vui si persuari ca cc’è bisognu di l’abbrivu, e chi fa? Si ferma a due terzi di strata, piglia ciato, si parti di tutta forza, senza firmarisi cchiù e senza guardari piriculu: e ccu la forza di l’abbrivu passa il liscio e si nni va sopra le rame, dove poi, col suo comito, si cagnìa[68] le meglio sorbe.

Filibertu                       -­ (a Pina) ‘U viditi? Non v’ ‘u dissi, iu, ca tantu faceva ca cci arrinisceva, a la fini?

II° vendemmiatrice     -­ Ah, cc’eruu macari vui, sutta ‘u sorvu?

Filibertu                       -­ (confuso) Sì… un mumentu… vitti ‘a cummari Pina tutta spavintata, cci dimannai chi aveva e m’ ‘u fici vidiri.

I° vendemmiatrice       -­ Chi vifici vidiri?

Mastru Filippu             -­ Chi cci aveva a fari vidiri, a vu’ ‘n’autra? Ca ‘u scravagghiu arrozula baddi! (a Filibertu) E’ veru?

II° vendemmiatrice     -­ E accussì vidistuu macari vui comu si passa ‘u lisciu!...

I° vendemmiatrice       -­ E vui, suprastanti, ‘u sapiti passari?

II° vendemmiatrice     -­ Non cridu!... Non lu fazzu di troppu abbrivu!... (risate)

Santa                           -­ Si si trattasi di Marianu, sì!...

I° vendemmiatrice       -­ Oh, Marianu chi cc’entra? È sautampizzu[69]!...

II° vendemmiatrice     -­ Chiddu acchiana mura lisci megghiu d’un lucirtuni[70]?

Marianu                       -­ Piccatu ca vuautri siti tutti arrascusi!...

Santa                           -­ (piccata) Chi sintiti diri?

I° vendemmiatrice       -­ (contemporaneamente) Spiegativi bonu!

II° vendemmiatrice     -­ (c.s.) Parrati chiaru!

Marianu                       -­ Ca non cc’è difuurtà pp’arrivarivi!... A vuautri, cu’ è ed è v’arriva senza sforzu, di bonu a bonu[71].

I° vendemmiatrice       -­ Ffu, malanova, e chi nni sapiti, vui, ca parrati accussì?... Cu’ vi l’ha’ datu ‘ssa cunfidenza?

II° vendemmiatrice     -­ Sbagghiatu siti!:.. Non tutti ‘i fimmini su’ comu chiddi ca praticati vui, don Cicirumignu!

Santa                           -­ nuautri non nn’avemu embrici ‘nta l’astricheddu, pp’attaccarivicci e satari dintra di notti!:..

Mastru vinnirannu       -­ Zittiti, Santa, ca chiddu non po’ parrari di tia. Ariu nettu non avi paura di trona!... ti canusciunu tutti cu’ si’…

Marianu                       -­ E giustu appuntu…

Massaru michel.          -­ (imperioso) Basta, basta, vuccazzi di carcara[72]!... Pinsamu a mangiari’ tostu!... Tutti a malazzeni!

Mastru Filippu             -­ (spingendo maschi e femmine) A malazzeni: roba nova e roba vecchia.

I° vendemmiatrice       -­ Cchiù vecchiu di vui?

Mastru Filippu             -­ Vecchiu ma sempri in gamba! ‘U bon vinu finu a’ fezza, ‘u bon pannu finu a’ pezza! È veru Marianu?

Marianu                       -­ Affari vostri sunnu.

Mastru Filippu             -­ Ah già: mi l’aveva scurdatu. Tu non si’ bon pannu, si0 bona lana! (tutti ridono) Jamu, passa vo’ mangiamu.

Marianu                       -­ Pinsiti ppi vui (si tira indietro)

Mastru Filippu             -­ Non nn’hai pitittu[73]?

Marianu                       -­ No.

Mstru filippu               -­ Pirchì, chi ti successi, ti morsuru ‘i vacchi?

Marianu                       -­ (facendo largo a Pina, galante) Passsati, cummari Pinuzza!:..

Pina                             -­ Grazii, non trasu[74], per ora.

Mastru Filippu             -­ Cci pinsastuu pp’ ‘u vinu, massaru Michelangilu?

Massaru michel.          -­ (battendosi una mano sulla fronte) Daveru, oh!...

Mastru Filippu             -­ E comu, ‘u megghiu vi scurdauru?

Marianu                       -­ Ma si vui biviti acqua, Mastru Filippu…

Mastru Filippu             -­ (lo guarda con aria melensa) Iu? V’arrispunnu in puisia:

                                    -­ iu vivu vinu e mai mi sentu saziu,

                                    -­ quantu nni vivu vivu dicu siziu,

                                    -­ iu vinu vali cchiù di lu topaziu

                                    -­ ppi mia cu’ vivi acqua, ha’ un bruttu viziu!

Massaru michel.          -­ E caminati dunca, ca sbuttamu (a Marianu) Ajutini macari tu, ca nui suli non bastamu.

Mastru Filippu             -­ (allegro) Pronti! (spingendo Marianu verso la prima a sinistra) Curaggiu, Marianu! (con questi e massaru Michelangilu, scompare verso la prima c.s.) (intanto tutta la ciurma, allegra e festante, è entrata nel magazzino, dove rumoreggia)

SCENA OTTAVA

Pina e Filibertu

Pina                             -­ (rimasta sola, gira lo sguardo attorno, ansiosa; alla fine, vedendo Filibertu, che viene dalla sinistra in fondo, gli sorride, lo chiama con un cenno della mano e quando le è vicino, dolce) ‘Nsumma… chi mi vulevi diri?...

Filibertu                       -­ (timido, impacciato) Tanti cosi, v’avissi vulutu diri!... Ma sempri ccu’ ‘ddi genti peri peri[75]!...

Pina                             -­ Basta, ora semu suli… Sintemu, vah, parra…

Filibertu                       (c.s.) Tanti così… ma non sacciu di unni cuminciari…

Pina                             Cumincia di l’urtima…

Filibertu                       (sempre più impacciato) Accussì, tuttu ‘nta ‘na vota?

Pina                             Videmu, vah. Mi vo’ diri ca mi vo’ beni?

Filibertu                       (con calore) Sì.

Pina                             E chistu l’aveva capitu. Appressu[76]… Si iu ti vulissi beni, chi disidirassi ‘u to’ cori?

Filibertu                       -­ (c.s.) Non haju curaggiu di diratillu… Mi mettu siggizioni!...

Pina                             -­ Di cui? Si non cc’è nuddu!...

Filibertu                       -­ Di tia, mi mettu suggizioni!...

Pina                             -­ (sorridendo, gli prende le mani) Picciridduni ca si’!... (se le porta ai fianchi) Ammizzì ca[77] fai ‘u suprastanti e l’omu energicu!...

Filibertu                       -­ E chi cci pozzu fari? Si si trattasi di ‘mpacciarimmilla[78] ccu centu cristiani, di pigghiari un viteddu pp’ ‘i corna e abbattillu, mi sintissi ‘a forza; ma ccu tia… è ‘n’autra cosa!...

Pina                             -­ (guardandolo negli occhi con occhi di fuoco e mettendogli la bocca sotto la bocca, quasi a sfiorarla) Un pezzu di cristianu tantu, avi suggizioni di ‘na fimmina debuli comu mia?... Chi voi? Parra!...

Filibertu                       -­ (ha dei contorcimenti quasi spasmodici, accenna a stringersela al petto, ma non osa; fino a quando si riode la voce di Marianu che torna con massaru Michelangilu e Mastru Filippu e lascia la ragazza, scostandola da sé)

Pina                             -­ (ha un moto di sdegno, gli lancia in faccia delle parole di scherno) Oh, lu bellu passuluni[79] ‘ncannistratu ca si’! (e voltandogli brusca le spalle se ne va nel magazzino)

Filibertu                       -­ (si morde una mano, poi si strappa per la rabbia un ciuffo di capelli, ed entra, alla sua volta, avvilito nel magazzino).

SCENA NONA

Marianu, Mastru Filippu e massaru Michelangilu.

Marianu                       -­ (tornando in scenda con un barile sulle spalle) No… dal mumentu ca non si po’ fari ‘u viaggiu, spaju…

Massaru michel.          -­ Benissimu.

Marianu                       -­ Attaccu ‘u cavaddu ‘nt’ ‘a mangiatura.

Massaru Michel.          -­ Tuttu santu e binidittu! Cci duni ‘na bella regna[80] di fenu e menzu munniu[81] d’orzu…

Marianu                       -­ E mi nni vaju.

Massaru Michel.          -­ (turbandosi) Unni ti nni vai?

Marianu                       -­ (posando il barile per terra e sedendovisi) Oh bella, ca o’ paisi!

Massaru Michel.          -­ (contrariatissimo) E comu, a pedi?

Marianu                       -­ Oh! Chi maravigghia! Tri migghia, di calata sparti[82], m’ ‘i fazzu ‘nta menz’ura.

Mastru Filippu             -­ (accennando al barile) Allura, si ti nni vai…

Massaru Michel.          -­ Ma si è giù notti!...

Marianu                       -­ (accennando al chiaro lunare) Non viditi chi chiaru di luna?

Massaru Michel.          -­ (che non può ingozzarla) Ma chi dici?... E dumani, a prim’ura, cu’ è ca fa ‘u viaggiu?

Marianu                       -­ Ca iu, cu’ vuliti ca ‘u facissi?

Masasru Michel.          -­ Ma tu chi si’ pazzu? Nuautri, cca, mittemu manu all’altba e, ppi truvariti prontu ‘a ‘dd’ura, duvissi partiri d’ ‘u paisi a notti china, quannu non cc’è cchiù luna e ‘u scuru si pizzia[83]…

Marianu                       -­ Chi vi nni ‘mporta a vui? Basta ca non pirditi tempu!:..

Mastru Filippu             -­ (cercando di farlo alzare, per liberare il barile) senti ppi non perdiri tempu…

Marianu                       -­ (scostandolo seccato) Vui all’alba ricuminciati a ‘mbuttari e si prima di jnchirisi ‘a vutti non sugnu cca ppi ‘mpajari, pagu centu liri, vi piaci?...

Mastru Filippu             -­ Benissimu… ma si tu ti nn’hai a jri, ‘u varrili[84]…

Marianu                       -­ (c.s.) Mi sottopongu a centu liri di multa, mi spiegu?

Mastru Filippu             -­ Dici beni, massaru Michelangilu, chi vi ‘mporta a vui? Lassatinnillu jri e circamu di pizzicaricci ‘ssi centu liri!

Massaru Michel.          -­ Vo’ jtavinni a pizzicari rapè, vui, mastru ‘npiccia!

Mastru Filippu             -­ E iu mi nni vurrissi jri, ma n’’o viditi unni s’assittau?

Massaru Michel.          -­ (senza dargli retta, a Marianu) Marianu, tu non m’ ‘a cunti giusta! Cc’ha ‘ a jri a fari o’ paisi? Chi ‘mprisa stai machinannu? Bada a tia, sai?

Marianu                       -­ Oh! ‘U sapiti ca siti curiusu? Chi vi ‘mporta, a vui, di sapiri ‘i fatti mei?

Massaru Michel.          -­ A mia mi ‘mporta d’ ‘i fatti mei, ha’ capitu?

Marianu                       -­ (facendo lo gnorri) D’ ‘i fatti vostri? E chi cc’entru, iu, ‘nt’ ‘e fatti vostri? Vui siti, ca vuliti entrati ‘nt’ ‘e mei!

Massaru Michel.          -­ Cc’entri! Non mi fari parrari!

Mastru Filippu             -­ Chiddu ca non cc’entru sugnu iu e mi cci stati facennu stati ppi forza… Cci permetti, ‘u varrili?

Marianu                       -­ Com’è, ca cc’entru? Spiegatimmillu!

Massaru Michel.          -­ Cc’entri pirchì si dumani a matina non fussitu prontu pp’ ‘u viaggiu, mi purtassi un dannu terribili.

Marianu                       -­ Ma si vi dicu ca sarò prontu!… Si mi obbligu di pagari centu e macari du’ centu liri di multa si tardu di cincu minuti! Vuliti ca vi lassu ‘u depositu?

Mastru Filippu             -­ Ppi camora[85] basta ca lassi ‘u varrili.

Massaru Michel.          -­ Non vogghiu depositi! Si’ caparbiu, ‘u sai? Quannu voi fari ‘na cosa non guardi piriculu!…

Marianu                       -­ Ma chi periculu, unn’è ‘stu periculu? Non è ‘a prima vota e non sarà l’urtima ca vaju a pedi, di notti, pp’ ‘a campagna!… Chi jti fantasticannu?

Massaru Michel.          -­ (dopo breve riflessione, come chi ha preso il suo partito) Beh, allura, dal mumentu ca non nni poi fari a menu…

Marianu                       -­ (rinfrancato) Criditi, massaru Michelangilu, si puteva farni a meno non v’avissi fattu parrari tantu…

Massaru Michel.          -­ Apprufittu di l’occasioni…

Marianu                       -­ Tuttu chiddu ca vuliti!… Dicitimi chi vi servi.

Massaru Michel.          -­ E vegnu ccu tia.

Marianu                       -­ (sconcertato) Chi dicistuu, viniti ccu mia?

Massaru Michel.          -­ Sissignuri.

Marianu                       -­ Vui?

Massaru Michel.          -­ Iu. Pirchì, ti dispiaci?

Marianu                       -­ Cchi cc’entra… pirchì m’avissi a dispiaciri?…

Massaru Filippu           -­ (a Marianu) ‘A virità, chista non ti l’aspittavi!…

Marianu                       -­ E chi viniti a fari, massaru Michelangilu?

Massaru Michel.          -­ Haju certi facenni da sbrigari o’ paisi macari iu… Accussì stanotti ti vegnu a risbigghiari e po’ stari sicuru ca dumani matina saremu cca a tempu giustu.

Marianu                       -­ E vi vuliti ‘ncuddari se’ migghia a pedi, di notti, all’età vostra.

Massaru Michel.          -­ (inviperito) Chi senti diri, all’età mia?… Auh, giuvinottu, ju, ppi sapillu, mi sentu cchiù forti e cchiù guagghiardu di tia, e si pensi o’ cuntrariu sta’ facennu un cuntu sbagghiatu!

Marianu                       -­ E cu’ vi dici nenti?… Ma pensu…

Massaru Michel.          -­ Chi pensi?… Pirchì non mi cci voi o’ paisi?

Marianu                       -­ Iu?… Ma chi vi stati ‘nsunnannu?… Chi fu’ iu ca vi fici veniri cca susu?

Massaru Michel.          -­ Cci sugnu ppi guardari ‘i me’ ‘nteressi.

Marianu                       -­ E ora ‘i ‘bbannunati.

Massaru Michel.          -­ O’ paisi macari haju ‘nteressi… E cchiù forti!

Mastru Filippu             -­ Ah! Ppi ‘ssa cosa ‘u sacciu iu : fortissimi e ramificati. (siccome Massaru Michelangilu lo guarda minaccioso, precisa) Interessi di vigni, di casi, di castagniti…

Marianu                       -­ E a vostra figghia, comu ‘a lassati?

Massaru Michel.          -­ Cc’è un saccu di genti, cca! Non s’ ‘a mangianu a me’ figghia, non ti scantari!…

Marianu                       -­ Non dicu ppi idda… ma vi fazzu riflettiri ca cci su’ certi scapula voi[86], ‘nmenzu a ‘sti vinnignaturi…

Massaru Michel.          -­ O scapula voi o scapula pudditri, me’ figghia, ppi regula to’, si sapi fari rispittari di cui è ed è[87]…

Marianu                       -­ E si ci fussi quarcunu ca cci pirdissi ‘u rispettu?

Massaru Michel.          -­ Oh! ‘U sai chi ti dicu? Finiscila!

Mastru Filippu             -­ (sullo stesso tono) E susiti di supra ‘ssu varrili!…

Marianu                       -­ E iu ‘u sapiti chi vi dicu? Ca non pozzu permettiri ca lassati ‘i vostri ‘nteressi e a vostra figghia d’accussì. Non vi vogghiu dari l’occasioni di fari marrunati.

Massaru Michel.          -­ E chi mi vurrissutu impediri di jri o’ paisi?

Marianu                       -­ No… ma iu non v’accumpagnu.

Massaru Michel.          -­ E chi fai, ‘n’autra strata?

Marianu                       -­ No, restu.

Massaru Michel.          -­ Ah, resti?

Marianu                       -­ Restu, siti cuntentu?

Massaru Michel.          -­ Cuntintissimu. Tantu cuntenta ca restu macari iu.

Marianu                       -­ (guardandolo) ‘U sapiti ca siti un bellu tipu?

Massaru Michel.          -­ Iu sugnu bellu, ma tu si’ bruttu!… Però l’hai da fari ccu mia, ‘u sai?… Unni vo’ dormiri?

Marianu                       -­ Si dicistuu vui ‘nt’ ‘o finili!…

Massaru Michel.          -­ Benissimu! Ti po’ chiudiri macari dintra, pirchì cci dormi tu sulu.

Voci                            -­ (dall’interno del magazzino) ‘U vinu! ‘U vinu!…

Marianu                       -­ (si alza alfine rassegnato) Jemuninni a mangiari, Mastru Filippu!

Mastru Filippu             -­ Oh, finalmente! (si precipita sul barile, se lo carica sulle spalle e trionfante va presso il magazzino, seguito da massaru Michelangilu)

Voci                            -­ (c.s.) ‘U vinu!… Massaru Michelangilu, ‘u vinu!…

Marianu                       -­ (affacciandosi sulla soglia, faceto) Non cci nn’è cchiù, s’ ‘u vippi tuttu Mastru Filippu !… (entra tra gli urli)

Mastru Filippu             -­ (spingendo Marianu avanti, si ferma sulla soglia e declama):

                                    Non criditi a ‘stu mulu scintinu[88]

                                    Ca cci l’appi a livari d’ ‘i manu;

                                    eccu cca lu varrili ch’è chinu

                                    e di chiddu stravecchiu susanu!

                                     (entra anch’egli seguito da massaru Michelangilu, tra un uragano d’evviva e di applausi)

CALA LA TELA


ATTO SECONDO

La stessa scenda del primo atto. Due ore dopo.

SCENA PRIMA

Massaru Michelangilu, Mastru Filippu, Pina, Marianu, Santa, mastru Vinnirannu, Filibertu, primo vendemmiatore, secondo vendemmiatore, prima vendemmiatrice, seconda vendemmiatrice, primo portatore, secondo portatore, pigiatori, vendemmiatori e vendemmiatrici.

All’alzarsi della tela la scena è vuota, rischiarata dal lume di luna. Nell’interno del magazzino si canta l’ultima canzone villereccia, Mastru Filippu fa di prima e tutti gli altri formano il coro.

Mastru Filippu             Ora c’amu mangiatu,

                                     ora c’amu vivutu,

                                    ringraziamu a Diu

                                    ca nni l’ha’ datu.

                                    Niscemu a lu sirenu,

                                    la luna è ‘nta li celi,

                                    evviva la Madonna

                                    e San Micheli.

                                    -­ (finito il coro tutti applaudono, acclamano massaru Michelangilu ed escono nello sterrato, allegri, rumorosi, un po’ brilli)

Mastru Filippu             -­ (con la pipetta accesa si avvia presso i gradini sotto la finestra del pigiatoio, dove va a sedersi) Oh, sia lodatu!

I° vendemmiatrice       -­ E chi fu, Mastru Filippu, v’assitati?

Mastru Filippu             -­ Assittativi ccu mia. Cc’è ‘stu scaluni ca è megghiu di ‘na seggia putruna.

II° vendemmiatrice     -­ E ‘a storia di Orlandu e Rinaldu?

Santa                           -­ ‘A prumissa è debitu! V’ ‘u scurdastuu?

Tutti                            -­ (lo attorniano e, a soggetto, lo invitano, insistentemente, a declamare)

Mastru Filippu             -­ (si alza e, facendo segno che si calmino con le mani) Bonu, bonu, ca mi stunastuu! Assittativi!…

Tutti                            -­ Bravu, bravu!… (le donne si dispongono a semicerchio attorno alla scena, sedute sulle ceste capovolte; gli uomini si sdraiano sul fieno, accanto ad esse, qualcuno appoggia la testa alla cesta, qualche altro, fingendo di non accorgersi, l’appoggia all’anca della donna seduta, provocando scenette gustose, a soggetto)

I° portatore                  -­ (si sdraia accanto a Santa) Ppi mia non cc’è postu?

Santa                           -­ Cca, cca, aviti vogghia. E vui cca banna, mastru Vinnirannu.

Mastru Filippu             -­ A dui a dui, vui, gnà Santa, ah? (tutti ridono, qualcuno tossisce)

Santa                           -­ Cu’ è ca avi ‘a tussi? Vuliti qualche calameli di carrubba o qualche virga di niculizia[89]? (facendo il segno con le mani) Non cci chiovi[90] cca sutta, ppi regola vostra!

Mastru Vinnirannu      -­ Ti dissi di non rispunniri mai quannu non ti muntuvunu!… Non ponnu tussiri ppi, tia, si’ canusciuta e basta.

Mastru Filippu             -­ Ora ddocu cci voli!… Avi ragiuni mastru Vinnirannu, pirchì vi vagnati prima di chioviri?

I°vendemmiatore        -­ (siede accanto alla prima vendemmiatrice)

II° vendemmiatore      -­ (accanto alla seconda vendemmiatrice)

Filibertu                       -­ (se ne resta in piedi, lontano da Pina, ma non smette di guardarla, appassionatamente)

Marianu                       -­ (gli sta accanto e adocchia, anch’esso, la ragazza, sorridendo)

Pina                             -­ (che ha un po’ bevuto, è rossa accesa, siede sul collo della cisterna e facendosi vento col grembialino guarda ostentatamente Marianu senza mai degnar Filibertu d’uno sguardo)

Mastru Filippu             -­ (prende una specie di basso bigoncio o avanzo di mezza botte col fondo, alta un palmo, ch’è presso la porta del palmento, lo rovescia, e se ne fa un predellino largo poco più di mezzo metro, che situa nel bel mezzo della scena)

Massaru Michel.          -­ (va a prendere una sedia e siede presso il predellino per godersela da vicino)

Mastru Filippu             -­ (intanto ha preso una lunga verga di castagno e tornando presso il predellino) Semu tutti a postu?

Tutti                            -­ Sì.

Mastru Filippu             -­ (monta sul predellino) Dunca, silenziu! (attende un po’ che il silenzio sia perfetto e comincia la declamazione. La sua voce è da marionetta, i suoi gesti sono larghi ed eroici, egli gira attorno al fondo della mezza botte, manovrando la verga a mo’ di brando e varia le voci a seconda dei personaggi che rappresenta) Il prode Carlomagno, imperatore dei Francesi, era nella sua corte, seduto sul trono…

II° portatore                -­ Vih! E si cci scattiava di sutta?

Mastru Filippu             -­ Non fari ‘u spiritusu, sceccu di Pantiddaria!… il trono è la seggia putruna dove giacciono i re e gli imperatori! Dunque… era seduto nel suo trono, solo e cogitabondo, con la mano sulla testa, in atto di frastorno, così (fa il gesto), quando ad un tratto si sente tuppoliare alla porta: - Tuppi, tuppi!… - Chi è?… - Aprite, nobile maestà,  - risponde una voce femminile – sono io, Bradamante. – Oh, mia cara figliuola,  - dice l’imperatore susendosi e andando ad aprire la porta – qual vento ti mena?… - Entra Bradamante, con un pargoletto in braccio, armato di tuttu puntu, e s’inginocchia: - Sire, eccomi ai vostri piedi. – Oh,  - cci dici Callomagno, sollevandola – alza, alza, non ti presternare… ma che vedo? Un nionato?… Dunque t’ha successo il lieto evento?… - Sì, nobile Maestà, per grazia di Dio. – E con chi l’hai fatto? – Col nobile Ruggero di Guisa, mio diletto consorte… - Carlomagno fece un salto indietro: - Consorte?… Dunque avete sposato senza chieder il mio consenso?… Ah, tricotanti, via della mia corte, io vi scaccio!… - Ascoltate, sacra Maestà, - cci dici piangendo Bradamante – prima lasciatemi raccontare come fu… - No, - roggisce Carlomagno – non voglio sapere come fu e come non fu… Guardie, buttate n chiano a questa donna con questo malmocchio che mai più si presentino alla mia presenza. – Ma nobile Maestà, mio sire e padrone, - insiste Bradamante – lasciatemi raccontare e forse, dopo che avrò esposto ogni mio riposto segreto e ve l’avrò messo sotto gli occhi, voi mi perdonerete! – No, inutile, - replica Carlomagno – non voglio sentir ragioni, via dalla mia presenza! – e cci volta le spalle.  – Vaja, arranca, arranca. – cci dicono le guardie, la prendono in mezzo e si la portano a viva forza, con tutto il nionato.

Santa                           -­ ‘Nuzzintedda!… Che cori avia, ‘ssu Carlumagnu.

Pina                             -­ A la fini, cc’aveva fattu?

II° portatore                -­ Nenti, un figghiu.

Marianu                       -­ Cosa liggera.

Pina                             -­ Ma l’aveva fattu ccu so’ maritu….

I° vendemmiatrice       -­ Senza consensu di l’imperaturi.

Pina                             -­ Viriti chi cc’è ddocu!… Allura ‘i fimmini d’oggi, ppi fari figghi, chi cci hannu a dimannari ‘u cunsensu o’ re?

Massaru Michel.          -­ Zittiti, tu, ca non su’ discursi ca stannu ‘nt’ ‘a to’ vucca, chissi. (parecchi degli astanti, starnutiscono)

II° vendemmiatrice     -­ Chi cci su’, genti arrifriddati?

Massaru Michel.          -­ (seccato) Proseguiti, Mastru Filippu.

Mastru Filippu             -­ (proseguendo) Uscita Bradamante, l’imperatore Carlomagno si torna a assittari nel trono, più pinsiroso di prima. Quannu senti un piritozzolo[91] dietro la porta segreta, arreri[92] il trono: - Cu’ è? – grida, torbato, e curri ad apriri. – Voi, Gano di Magonza?!…

I° vendemmiatore       -­ Eh! Vilunazzu e sbirru, arreri ‘a porta ascutava, oh!

I° portatore                  -­ Sempri maganzisi, è!…

Mastru Filippu             -­ (c.s.) Sì, mio caro e stimatissimo cognato, moi sire e moi padrone, - cci rispunni Ganu, tuttu ammilatu – sono io, ca mi mantengo ranti ranti[93], per essere pronto all’appello abbeniaggi[94] vi serve  in quarcosa.

II° portatore                -­ Ffu, malanova d’iddu sulu!…

II° vendemmiatore      -­ Si era iu di Carlomagno cci ‘mmiscava ‘na pirata[95], sull’onuri miu!…

Mastru Filippu             -­ (c.s.) Entrate cognato, - cci dici Carlomagno – e su, su, non vi buttate in ginocchio! Sono contento di vedervi perché sono frastornato. – Che avete, mio diletto Sire? – cci dici Ganu – Mi sembrate un poco patito e avete un colure un poco sfalbito. Ci sono strubbe[96]? Forsi v’hanno purtato dei mali novelle? Con me vi potete confidare!…

Mastru Vinnirannu      -­ (ironico) Ca comu!…

II° portatore                -­ Giustu, giustu ccu iddu!

Mastru Filippu             -­ Ebbene, caro cognato e mio fido vassallo, con voi mi voglio confidare e vi voglio fare conoscere il mio interno: ma mi raccomando di essere segreto… - Oh! – replica Ganu – Voi mi conoscete che sono uomo di panza ed ho uno stomaco ca è cchiù funnu del pozzo di Gambazita… Parlate.

I° vendemmiatore       -­ ‘Nfamunazzu e birbanti, sempri accussì, oh!

Mastru Filippu             -­ (c.s.) Ebbene – cci dici Carlomagno – sono frastornato a causa dei baroni di Francia, miei paladini, ca cu’ nni fa cotti e cu’ nni fa crudi!… - Daveru?…  - rispondi Gano – Pozzu mai crideri che dei prodi paladini di Francia potrebbero mancari di nobeltà e del suo dovere?

Mastru Vinnirannu      -­ Vidi quant’è gisuita e duppiu!…

Mastru Filippu             -­ Eppuri è così. – rebrica l’imperatore – Ruggero di Guisa m’ha’ fatto una ‘mpraca[97] ccu Bradamanta…. – Davero? – dici Gano. – E comi! – cci risponde Carlo. – E cc’è la quensequenza di un feto, che l’ho visto ora ora, armato di guerriero.

Mastru Vinnirannu      -­ Chi fetu era, Mastru Filippu?

Mastru Filippu             -­ Fetu d’ova duri!… A vui fetu chi vi pari malu oduri?

Mastru Vinnirannu      -­ Annunca chi?

Mastru Filippu             -­ Fetu voli diri picciriddu natu allura.

Mastru Vinnirannu      -­ Caspita!… E appena natu era armatu di tuttu puntu? Comu po’ essiri?

Mastru Filippu             -­ A vui chi vi pari, ca a tempi di Carlumagnu ‘i picciridditti erunu comu ora?… Autri tempi!… Ora cci mettunu ‘a fascia e ‘a scufiedda[98] e cci dununu ‘u pupuneddu[99], allura cci mittevunu ‘a farancina e l’elmu e cci davunu ‘na spata… Lassatimi proseguiri. (c.s.) Voi mi fate sbalordire – cci dici Ganu. E Carlumagno prosegue: - Rinaldo, in seguito ai miei rimbrotte… - E perché lo avete rimbrottato? – lo ‘ntirrompe Gano, cusirioso[100]. – L’ho rimbrottato – risponde Carlomagno – perché bussava sempri a dinari ed io era stanco di aprire la mia borsa. Ma fu peggio, perché, per fari monita con una masnada dei suoi, si buttò trazzeri, sutta il suo castello di Montalbano e cu’ passa passa lo assalisci e cci leva perino le scarpi dei pere, con grande disdoro della corti di Francia!… - Ahi, amaro me! – esclama Gano – Giusto giusto ora che devono venire certi maganzesi miei cumpaisani, per rendervi omaggio, e divono passare sutta Montalbano!… Maistà, non c’è un rimedio? – E quali? – dici Carlo, dispirato – Pinsatilo voi, caro cugnato. – Io penserebbe,  - cci dici Gano – si non vi dispiace, di andarlo a cercare io personalmente per dissuaderlo dei suoi propositi. E si poi – risponde Carlomagno – vi manca di rispetto, specialmente che con voi cci l’avi addaqquantà[101], vi prende dietro qualche sipala[102] e vi fa stare nero come un ficoto[103] di polco?

I° vendemmiatrice       -­ Ora ddocu cci voli!…

II° vendemmiatore      -­ Bravu Carlu, ragiuni aveva!…

Mastru Filippu             -­ Ma io non penserebbe di andarci liscio liscio. – Cci dici Gano. – E in compagnia di chi? – risponde Carlo. – In compagnia d’una borsa piena d’oro zicchino, che voi mi potete dare ed io faccio finta ca cci la dono di tasca mia, basta che torna alla Corte. Daccussì voi non vi calate e ristate sempre sul vostro soglio, io mi rabbonisco a quel diavulo scatinato e lui finisci di sdisonorari la corte di Francia!…

Santa                           -­ E bravu Agganu!

Mastru Filippu             -­ (c.s.) – Sì, caru cugnatu, bravu ! aviti fattu una bella pinsata ! permettiti quanto vi abbraccio… Sempri siete un caro congiunto!… - cci dici Carlo. – Oh, mio nobile Sire e cognato, - rispondi Gano abbracciandolo – chi cosa non farebbe io per levarvi delle confusioni? Voi lo sapete che mi butterebbe anche nel fuoco! Pronti, allura, datemi codesta borsa.

Santa                           -­ E chi fa cci ‘a duna?

Mastru Filippu             -­ L’imperatore Carlo si suse, grape il comò, prende una borsa piena d’oru zicchinu e cci la proi: - Eccovi, carissimo cognato, e grazii! Andate. – Oh, mio amato Sire, per voi e per la corte di Francia, farebbe questo ed altro! – Si piglia quella borsa e parti di tutta cursa.

Marianu                       -­ E cci ‘a purtau a Rinaldu?

Mastru Filippu             -­ Ca comu! Rinaldu ancora sta aspittannu. – Doppu tri jorna Ganu turnau tuttu ‘nfuriatu e all’imperaturi cci fici cridiri ca l’aveunu assartatu di notti e cci l’aveunu arrubatu, doppu d’avillu massacratu.

II° vendemmiatore      -­ E l’imperaturi cci critti?… Oh, lu bellu ammiccabaddi[104]!…

Mastru Filippu             -­ Tutti ‘i re di curuna sunnu ammuccabaddi…. Spiicci[105] a mastru Vinnirannu.

Mastru Vinirannu        -­ Chi nni sacciu iu, chi sugnu re di curuna? (risate generali e qualche colpetto di tosse) (mentre Mastru Filippu parla, i due vendemmiatori fanno moine alla due vendemmiatrici, il primo portatore a Santa e a poco a poco finiscono con le teste tra le gambe delle donne. Pina, corrisponde, maliziosa, ai sorrisetti di Marianu; mentre Filibertu, che osserva, se ne dispera. Mastru Vinnirannu finisce per appisolarsi, ogni tanto si desta per un istante e richiude gli occhi. Massatu Michelangilu, assorto nel racconto, non vede e non nota nulla).

Santa                           -­ E di Orlandu, nenti cci dissi, Carlumagnu?

Mastru Filippu             -­ Non appi tempu, pirchì, appena Ganu alluzzau[106] l’oru zicchinu, partiu comu un lebbru stiddu[107].

Pina                             -­ va beni, ma Orlando, intantu, chi faceva, vui duviti sapillu.

Mastru Filippu             -­ Sicuru ca ‘u sacciu.

I° vendemmiatrice       -­ E dicitilu, allura!

Mastru Filippu             -­ (c.s.) Orlando, intanto, montato sul suo destriero correva per valli e boschi e fiumi e montagne in cerca della bella Angelica…

II° vendemmiatore      -­ ‘A fimmina traditura!…

Mastru Filippu             -­ Ogni tanto suonava il corno. Tutuum!… Ma che, niente.

Santa                           -­ Chi sunava, ‘u cornu? ‘I corna sonunu, macari?

Mastru Filippu             -­ Spiaticci a vostru maritu. (risate c.s.)

Santa                           -­ (facendo per alzarsi, infuriata e minacciosa) Oh, vecchiu stortu e fracitu, chi sintiti diri?

Mastru Filippu             -­ Non v’alterati, gnà Santa, assittativi!… Siccomu vidu ca s’appinnica[108], vi dissi di dimannallu a vostru maritu, ca d’accussì s’arrisbigghia.

Santa                           -­ Ah, mi pareva!… (riaccomodandosi) Prisichiti.

Massaru Michel.          -­ Avanti Mastru Filippu… E cusitivi ‘a vucca!

Mastru Filippu             -­ Allura finisciu di cuntari… ccu ‘a vucca cusuta!

Tutti                            -­ No, no! Avanti,  avanti!

Mastru Filippu             -­ Dunque… (c.s.) Orlando cercava invano la bella Angelica e invano l’appellava a voce alta: Angelicaaaaaa!… Angelicaaaaa!….. Nenti!… Faceva ‘n’autri dui, tri migghia, si fermava sul suo destriero: Angelicaaaaa! Angelica!… Ma che, non cci rispunneva nessuno!… Sprona il cavallo e prosegue, quando ad un tratto, attaccato nello zucco di un carrubbo, vede un cartellino.

Marianu                       -­ Chi cartellinu?

Mastru Filippu             -­ Un cartillinu stampatu, comu fussi chiddu ca cc’è ‘nt’ ‘a putia[109] di massara Nunziata, unni cc’è scrittu: “Oggi non si fa credito, domani sì”.

Pina                             -­ E chi cc’era stampatu?

Mastru Filippu             -­ Un mumentu. S’avvicina, ferma il destriero e leggi :  “Angelica e Medoro, amanti e sposi, a dispetto di Orlando Paladino”!

Pina                             -­ Maria Santissima! (le coppie di innamorati si agitano come per curiosità e più caldo interesse e ne approfittano per stringersi senza ritegno)

Mastru Filippu             -­ (che osserva tutto, proseguendo con più calore) Eh! Madonna di lu Carminu!…. ‘Npazzisci attunnu[110], solleva la spada in aria (e solleva la verga) e comincia a rotearla a mo’ di frombola, poi azzicca gli sproni nel destriero e currennu a la diavulina accumincia a chiatari corpa di durlintana!… Ogni corpu sataunu ‘nta l’aria cincu, sei alberi secolari. Tutta quella furesta la rasi al suolo!… V’abbasta a diri ca di lu sulu carbuni ca ficiru ccu tutta ‘dda lignami, carricaru qualche duemila papori… (le donne, come per spavento, si stringono agli uomini che ne approfittano d’avantaggio)

Mastru Filippu             -­ (roteando la verga c.s.) Ah, Satanasso, Aloè, Farfarello, spiriti infernali, prendetemi sopra ‘i vostri spalli, vi dugnu l’anima, basta che mi condoceti in presenza dei due perfidi amanti, quantu nni fazzu sasizza!… E seguitava coi suoi colpe furebondi: ccin, ccin, ccin…. (ad arte, come invasato, colpisce, con la verga, le varie coppie amorose che scattano in piedi e scappano via, gridando)

I°vendemmiatore        -­ Ahi! Ahi!… E chi fu?

I° vendemmiatrice       -­ Chi faciti… Mastru Filippu?

Santa                           -­ Vih, e chi nisciu pazzu?

II° vendemmiatore      -­ ‘Nsumma, ‘u pazzu cu’ è, Orlandu, o siti vui?

II° vendemmiatrice     -­ Guarda ch’è bella!…

Mastru Filippu             -­ Ca ‘u sapiti chi è, mi immedesimu, mi pari di essiri Orlandu, vidu Angelica e Medoru di cca, Medoru e Angelica di ddà e chiantu lustru[111]!…

Santa                           -­ Ch’è beddu… Chiantati lustru supra di vui stissu!… Guardati chi cc’è cca, mi lassau ‘a ‘nzinga[112] ‘nt’ ‘o vrazzu!…

Mastru Filippu             -­ (rimasto solo sul predellino, ne scende e va a scuotere col piede mastru Vinirannu, che dorme e non s’è mosso) Eh, mastru Vinnirannu, arrusbigghativi c’agghiurnau!…

Mastru Vinnirannu      -­ (svegliandosi) Ah!… A chi puntu semu?

Mastru Filippu             -­ Sempri ‘nta ‘mpuntu semu.

Massaru Michel.          -­ (che s’è alzato ed ha riposta la sedia) Semu o’ puntu di jrini a curcari, vah, signuri mei, a dormiri, ca dumani nni avemu a livari di bonura… ‘I fimmini nn’ ‘o malazzeni, o’ solitu, e l’omini ‘nt’ ‘e pagghiara, ddà jusu.

Tutti                            -­ (sbandandosi) Santa notti. (gli uomini van via per il fondo, Filibertu ultimo di tutti, dopo aver lanciato l’ultimo sguardo supplichevole a Pina; le donne rientrano nel magazzino)

Pina                             -­ (senza degnare Filibertu d’uno sguardo, sorridendo a Marianu) Santa notti. (al padre) Benediciti, patri. (va via)

Marianu                       -­ Santa notti.

Massaru Michel.          -­ Santa e biniditta.

SCENA SECONDA

Massaru Michelangilu, Marianu e Mastru Filippu.

Massaru Michel.          -­ (accompagnando Marianu al fienile) Tu cca starai comu un papa: sulu e patruni di tuttu ‘u finili!… Vah, bona notti, Marianu.

Marianu                       -­ (entrando nel fienile, rassegnato) Bona notti.

Mastru Filippu             -­ (avviandosi alla sua volta, verso il fondo, dopo aver riposta la mezza botte) Santa notti, massaru Michelangilu, e ppi ‘n’autri cent’anni.

Massaru Michel.          -­ Grazii… Vui unni durmiti?

Mastru Filippu             -­ ‘Nt’ ‘o pagghiaru ‘ranni, sutta ‘u miniccuccu[113].

Massaru Michel.          -­ Ah… Non durmiti cchiù all’apertu?

Mastru Filippu             -­ E no, massaru Michelangilu, avi ‘na simana ca non cci dormu cchiù…. Semu quasi ‘nta ottobri e ‘a matina l’acquazzina[114] è forti… Ppi quali santu?

Massaru Michel.          -­ Ppi ‘ssa cosa… vi putissuu cupriri beni… Cc’è ‘u cupirtuni d’ ‘u carrettu, ca non trapana…

Mastru Filippu             -­ E non è megghiu dintra ‘u pagghiaru, ca sugnu arriparatu di tuttu puntu?

Massaru Michel.          -­ Sì… ma autru è dormiri sulu e stinnicchiarivi[115] comu vuliti, autru è dormiri ccu ‘n’autri setti pirsuni, ca mancu vi tutiti arriminari!...

Mastru Filippu             -­ A li curti, massaru Michelangilu: chi vuliti ca dormu ‘nchianu?

Massaru Michel.          -­ Iu? Chi cc’entru iu?... Vui siti patruni di dormiri unni vuliti…

Mastru Filippu             -­ E allura… pirchì vi puliciati[116] tuttu?... Non è megghiu ca parrati bellu chiaru?... Vulissivu ca durmissi cca fora… pirchì?

Massaru Michel.          -­ No… non è ppi cosa… Siccomu dici ca vittiru ‘na baddottula, ajeri notti, e’nt’ ‘o puddaru[117] haju vinti puddastri…

Mastru Filippu             -­ E allura mi curcu accostu ‘u puddaru.

Massaru Michel.          -­ No… non cc’è bisognu… Ppi trasiri, ‘a dabbottula, di cca divi passari…

Mastru Filippu             -­ Massaru Michelangilu ‘a stati abbadduttuliannu[118] di ‘na manera ca non nni sappumu sèntiri cchiù. Parrati chiaru, vi dicu, e lassati jri ‘a baddottula… Vuliti ca dormu cca fora… ppi quali ragiuni? Parrati.

Massaru Michel.          -­ (mettendogli una mano sulla bocca, piano) Non faciti vuci, vucca d’infernu! (lo trae a sé verso la ribalta) Iu non pozzu fallu pirchì non cci vogghiu dari a capiri ca mi nni ‘nteressu troppu…

Mastru Filippu             -­ (piano) A cui?

Massaru Michel.          -­ A Marianu.

Mastru Filippu             -­ (sorridendo sotto i baffi, malizioso) Ah, iddu è ‘a baddottula!... Chi vi scantati, ca vi arrobba di notti?

Massaru Michel.          -­ No, ppi chissu, non è capaci… Mi scantu ca si nni va o’ paisi, di notti a notti.

Mastru Filippu             -­ Ma vi dissi ca non cci va…

Massaru Michel.          -­ Non mi nni fidu!... Chiddu è capaci di fuirisinni di cca a menz’ura…

Mastru Filippu             -­ E ‘u cavaddu?

Massaru Michel.          -­ ‘U cavaddu l’avi beddu arrizzittatu[119] ‘nt’ ‘a stadda.

Mastru Filippu             -­ Si nni scappa, diciti vui?... Ma ppi turnari quannu?

Massaru Michel.          -­ Oh! Ppi ‘ssa cosa, prima di l’alba…

Mastru Filippu             -­ (facendo lo gnorri) E allura? Sudd’è accussì; chi vi nni ‘mporta a vui?

Mastru Michel.            -­ Auffa!... Quantu siti curiusu!... Veni a diri ca mi nn’importa!... (guarda, sospettoso verso la porta del fienile, poi traendolo a sé, pianissimo e con intenzione) Vui capiti ca si fa chistu, dumani mi torna straccu comu ‘n’aimazzu straburutu[120] e a locu di farimi quattru viaggi mi nni  fa dui e ‘u mustu m’arresta ‘nt’ ‘a tina.

Mastru Filippu             -­ Conclusioni: Disidirati ca cci fazzu ‘a guardia?

Massaru Michel.          -­ Non dicu chistu!... Basta ca vi mittiti a dormiri cca, all’apertu, e s’ ‘u viditi nèsciri d’ ‘u finili, m’avvirtiti: “Massaru Michelangilu, niscìu a dabbottula!”

Mastru Filippu             -­ Mi pari ca stati discurrennu a pedi di vancu[121].

Massaru Michel.          -­ Pirchì?

Mastru Filippu             -­ Ca pirchì si dormu non pozzu vidiri nenti, e si divu vidiri non pozzu durmiri, di cca non si scappa.

Massaru Michel.          -­ Basta, faciti vui.

Mastru Filippu             -­ Si è ppi farivi piaciri…

Massaru Michel.          -­ (stringendogli la mano forte) Vi nni arristirò gratu.

Mastru Filippu             -­ Non nni parramu cchiù, fidativi di mia e jtavinni a dormiri tranquillu: appena ‘u vidi nesciri v’avvertu: “Massaru Michelangilu, ‘a baddottula!”

Massaru Michel.          -­ Senza fari vuci, ca iu dormu ccu ‘n’occhiu chiusu e unu apertu e vi sentu subitu.

Mastru Filippu             -­ Non signuri, chiuditili tutti dui e stati tranquillu…

Massaru Michel.          -­ Ca quali tranquillu, ppi dòrmiri tranquillu avissi a essere sicuru ca dormi e non si movi di cca…. Inveci guardati, lassau ‘ porta abbutata[122]…

Mastru Filippu             -­ Megghiu, accussì, di fora stissu, pozzu vidiri chi fa e chi non fa.

Massaru Michel.          -­ Ora vegnu. (va per la prima a sinistra)

Mastru Filippu             -­ (rimasto solo, va pian piano a spiare dietro la porta del fienile)

Massaru Michel.          -­ (tornando con un copertone da carro e un fiasco di vino, piano) Chi fa?

Mastru Filippu             -­ (tornando sui suoi passi) S’arrimina tutto, sbuffannu ‘n menzu ‘u fenu!... Cridi ca senti cauru!....

Massaru Michel.          -­ Smania, ‘u bestia!... ‘U sacciu iu pirchì… bisogna tinillu d’occhiu, Mastru Filippu.

Mastru Filippu             -­ Non dubitati.

Massaru Michel.          -­ Cca cc’è ‘u cupirtuni e cca cc’è un ciascu di vinu, si v’avissi a veniri siti. (glieli porge)

Mastru Filippu             -­ (con un occhio risolente prendendo gli oggetti) Grazii.

Massaru Michel.          -­ Oh! Cc’è paura vi ‘mbriacati?

Mastru Filippu             -­ Ju?... Ppi ‘mbriacarimi iu cci nni voli ‘na sarma! (battendosi colla mano sulla pancia) ‘A stipa è forti, massaru Michelangilu. Bon riposu.

Massaru Michel.          -­ (rinetrando) Speramu.

SCENA TERZA

Mastru Filippu solo, poi primo portatore, indi Santa.

Mastru Filippu             -­ (rimasto solo raduna tutte le ceste in tre cataste, che dispone in fila presso la prima di sinistra, dietro di esse ammucchia del fieno, facendone come un giaciglio e un nascondiglio, vi si sdraia sopra, coprendosi col copertone e depone il fiasco lì accanto. Da lì a poco ode un calpestìo, dal fondo; solleva cauto la testa e osserva, dagli spazii tra catasta e catasta di ceste, costringendo il corpo all’immobilità)

I° portatore                  -­ (viene adagio adagio, guardingo, dalla destra in fondo e spia verso la porta del magazzino, impaziente. Da lì a un po’ questa si apre lentamente, e ne sguscia fuori Santa, che la richiude, con cautela, andandogli incontro) Ti vitti nuddu?

Santa                           -­ Nuddu, dormunu tutti. Sulamenti Pinuzza mi pari ca non pigghia sonnu, ma siccomu è curcata arreri ‘i cannizzi[123], non mi puteva vidiri. E iddu?

I° portatore                  -­ Sta arrungannu comu un mantici di firraru! (passandole il braccio attorno alla vita) Camina.

Santa                           -­ Sì, ora facemu ‘i cunti, birbanti!... (abbracciati stretti si perdono nella vigna)

Mastru Filippu             -­ (che seguendo la scena e udendo il dialogo, ha fatto la sua controscena, accompagna la coppia con lo sguardo fin tanto che scompare, poi alzandosi) Chissa è chidda ca cca sutta non cci chiovi!... (si accosta pian pianino, alla porta del fienile e osserva e spia. Ad un sospirone di Marianu torna di corsa al suo giaciglio e vi si sdraia di nuovo, poscia prende il fiasco) Megghiu non pinsaricci. (beve e si distende, restando immobile)

SCENA QUARTA

Mastru Filipppu, il primo vendemmiatore ed il secondo vendemmiatore, poi la prima vendemmiatrice e la seconda vendemmiatrice.

I° vendemmiatore       -­ (venendo dal fondo, seguito dal secondo vendemmiatore, si ferma al di qua della cisterna) ‘U vo’ vidiri ca non venunu?

II° vendemmiatore      -­ Venunu, venunu, non ti scantari!....

I° vendemmiatore       -­ Cci vo’ scummettiri ca non venunu?

II° vendemmiatore      -­ Cci vo’ scummettiri ca si ni nni turnamu a’ casedda nni venunu a truvari pp’ansina ddà genti di foravia su’, babbu!...

Ià vendemmiatore       -­ ‘I tri uri di notti sunaru, ‘i’ntisimu ‘a campana di Sant’Antoni.

II° vendemmiatore      -­ (tirandolo per un braccio, accanto a sé, rasente il muro) Zittiti, ca cca su’!...

Mastru Filippu             -­ (osserva e ascolta c.s. con le solite controscene)

I° vendemmiatrice       -­ (sgattaiola dalla porta del magazzino, appena socchiusa, e alla seconda vendemmiatrice, che la segue) Chiudi senza fari scrusciu!... Cu’ sa’ si venunu o nni chiatanu comu ‘u basilicò?...

II° vendemmiatrice     -­ Non cridu ca fannu chissu!...

I° vendemmiatore       -­ (accostandosi) Cca semu, non faciti mali pinseri. (fa per prendere una mano alla prima vendemmiatrice, ma questa la ritira)

II° vendemmiatore      -­ (alla seconda vendemmiatrice che s’è lasciata prendere la mano) Vah, jemuninni.

II° vendemmiatrice     -­ Unni?

II° vendemmiatore      -­ A’ casedda vecchia.

II° vendemmiatrice     -­ (liberandosi) Unni, quannu? Cca, si vuliti.

I° vendemmiatore       -­ Cca?... Chi stati dicennu?

I° vendemmiatrice       -­ Oh! Sa’ chi vi pari pirchì semu vinuti?

I° vendemmiatore       -­ Pirchì siti vinuti?

II° vendemmiatrice     -­ Ppi fari ‘i ranocchi, comu semu rimasti.

II° vendemmiatore      -­ E sì, ddà ‘nfunnu, no cca! Di cca chi nni po’ sentiri Mastru Vinnirannu?

I° vendemmiatore       -­ (cercando di trascinare la prima vendemmiatrice) Vah, jemuninni a’ casedda vecchia, non vi faciti priari!

I° vendemmiatrice       -­ Guarda chi su’ belli tutti dui!... Oh, non tirati, sannunca ni nni trasemu!

II° vendemmiatrice     -­ Ma cca chi cci cunchhiudemu?

I° vendemmiatrice       -­ Cca è l’acqua, e cca cci sunnu ‘i ranocchi, si vuliti.

II° vendemmiatrice     -­ Vah, jenuninni. (fa per tornarsene dentro)

II° vendemmiatore      -­ E bonu, vah, mintenuni cca, arreri ‘a jsterna. (se ne vanno tutti e quattro presso la cisterna e si dispongono attorno al collo di essa con la faccia rivolta alla ribalta)

I° vendemmiatore       -­ (al secondo) Tu dici unu (alle due vendemmiatrici) vui dui, vui tri e iu quattru, attenti: Unu, dui e tri (tutti insieme ripetono, con voce fessa)

II° vendemmiatore      -­ Unu, unu, unu, unu.

I° vendemmiatrice       -­ Dui, dui, dui, dui.

II° vendemmiatrice     -­ Tri, tri, tri, tri.

I° vendemmiatore       -­ Quattru, quattru, quattru, quattru. (dando l’illusione quasi perfetta del gracidare delle ranocchie)

Mastru Filippu             -­ (dopo un bel po’, battendo un colpo di zoccolo in terra produce un suono secco che spaventa i quattro vendemmiatori e li fa correre all’impazzata)

Ià vendemmiatore       -­ (alle donne che dopo il primo sgomento, cercano di riguadagnare la porta del magazzino, parandosi loro davanti) No, no, unni jti, ‘n vucca ‘u lupu?

II° vendemmiatore      -­ Di ddocu partiu ‘u scrusciu!... (trascinandosi la seconda vendemmiatrice, che fa finta di arrendersi contro voglia) Di cca, di cca!...

I° vendemmiatore       -­ (ugualmente, con la prima vendemmiatrice) Presu scappamu!...

II° vendemmiatrice     -­ Chi nni stannu facennu fari, beddamatri!...

I° vendemmiatrice       -­ E chi sacciu! (a coppia, stretti, avvinghiati, scompaiono nella vigna)

Mastru Filippu             -­ (dopo averli seguiti con lo sguardo) San Micheli è festa ‘ranni… E iu cci vivu supra!... (si riattacca al fiasco, ne beve altre larghe sorsate, lo ripone e si copre col copertone fin sulla testa)

SCENA QUINTA

Mastru Filippu e massaru Michelangilu.

Massaru Michel.          -­ (riapparendo) Mastru Filippu!.... Mastru Filippu!...

Mastru Filippu             -­ (alzando la testa) Ah!

Massaru Michel.          -­ E chi fu, durmiti?

Mastru Filippu             -­ (sollevandosi a sedere) Cu’ iu?... Sugnu svigghiu comu ‘n ariddu[124]…

Massaru Michel.          -­ O foru l’oricchi mei, o mi pari ca cci hannu a essiri ranocchi… E’ possibile mai, ‘n menzu ‘a sciara!

Mastru Filippu             -­ Ca comu!... L’haiu vistu ccu ‘st’occhi mei, un mumentu fa.

Massaru Michel.          -­ E unni?

Mastru Filippu             -­ Ddà jusu, viditi? Arreri ‘a jsterna.

Massaru Michel.          -­ (va presso la cisterna, per osservare) Unni?

Mastru Filippu             -­ E mai, oramai si nni scapparu!... S’ ‘i vuliti truvari, ddà jusazzu, ‘nt’ ‘a casedda vecchia.

Massaru Michel.          -­ (tornando sui suoi passi) ‘Stu pinseri, haju!... (piano accostandoglisi) S’ha’ mossu?

Mastru Filippu             -­ Nenti, sta durmennu.

Massaru Michel.          -­ Vordiri ca è di parola. Ma vui sempre all’erta ah!...

Mastru Filippu             -­ Comu ‘na taddarita[125], nun dubitati.

Massaru Michel.          -­ Bona notti!

Mastru Filippu             -­ Bona notti… mi l’aviti fattu diri quarche vinti voti. (si alza e pian pianino va a spiare ancora dietro la porta del fienile) Madonna, comu fa!... Pari l’ursu ‘nt’ ‘a gaggia… (torna al giaciglio e si ridistende e cerca di riposare: poi ci ripensa, riprende il fiasco, ribeve e si ricopre, ma per riscoprirsi subito, perché ode rumore di passi)

SCENA SESTA

Mastru Filippu e Grazia.

Grazia                          -­ (viene dalla destra in fondo, pian pianino, cauta, spiando dappertutto, coperta dallo scialle)

Mastru Filippu             -­ (che c.s. la spia, credendola la gnà Santa, forte) Ben turnata, gnà Santa, daccussì prestu vi spicciastuu?

Grazia                          -­ (spaventata) Gesù!... cu’ è ddocu?

Mastru Filippu             -­ (sorpreso) Oh, massara Grazia, vui?... E comu fu? (si alza e le va incontro) Turnastuu?...

Grazia                          -­ Maria Santissima, mi facistuu spavintari, ammucciatu[126] ddocu arreri!... Tutti pari dormunu?

Mastru Filippu             -­ Tutti.

Grazia                          -­ Ma tutti, tutti?

Mastru Filippu             -­ Chi sacciu… all’infora di mia… e di vostru maritu, forsi, ca ora ora era cca… Quantu vidu chi fa… (fa per andare nella casetta in prima)

Grazia                          -­ (vivacemente) No, lassatilu stari, puureddu! Si dormi!... E ‘u carrettu picchì è fora?

Mastru Filippu             -­ Ah!... Ca vostru maritu n’ ‘o vosi fari carricari d’ ‘u ‘n tuttu, n’ ‘o vosi fari partiri leggiu e perciò Marianu spajau ‘u cavaddu, ‘u misi ‘nt’ ‘a stadda e ‘u carrettu ‘u lassau fora… E’ bon tempu…

Grazia                          -­ E… iddu unni si nni iu?

Mastru Filippu             -­ (fingendo di fraintendere) Non v’ u dissi? Cca dintra è, ca cridu ca dormi…

Grazia                          -­ No… dicu… comu si chiama? ‘U carrittieri…

Mastru Filippu             -­ Oh, Marianu?.... Ddà è, ‘nt’ ‘o finili, sulu e patruni, comu chiddi boni…

Grazia                          -­ (dopo aver girato lo sguardo attorno, impaziente) E vui puureddu, prichì misu cca fora? Ora non è cchiù tempu, Mastru Filippu, di dormiri ‘nchianu!... Chi nuddu cci pensa, ppi vui?... Vò curcativi ‘nt’ ‘o pagghiaru, ccu l’autri…

Mastru Filippu             -­ Mai, non po’ essiri.

Grazia                          -­ E pirchì?

Mastru Filippu             -­ (divertendosi, piano) Ca pirchì iddu, ‘u massaru non voli.

Grazia                          -­ Massaru Michelangilu?

Mastru Filippu             -­ Sì… mi lassò di guardia, cca, pp’avvisallu, ‘nta ‘n casu ca Marianu avissi a nesciri di notti a notti ppi sbilarisilla[127].

Grazia                          -­ (si morde le labbra) Ah, pirchissu?

Mstru Filippu              -­ Sicuru… Ma vui, comu va?

SCENA SETTIMA

Massaru Michelangilu e detti.

Massaru Michel.          -­ (dall’interno) Ccu cu’ è ca parrati, Mastru Filippu?

Grazia                          -­ (contrariata, fa un moto di dispetto)

Mastru Filippu             -­ (allegro e forte) Nisciti ‘nchianu, massaru Michelangilu, guardati chi belle surprisa!

Massaru Michel.          -­ (venendo fuori preoccupato e vedendo la moglie, con sorpresa) Oh! Tu cca? E chi fu? Chi ti successi?

Grazia                          -­ (confusa) Nenti… chi m’aveva a succediri?

Massaru Michel.          -­ Ma di unni veni, d’ ‘u paisi?

Grazia                          -­ (riprendendo il suo spirito) D’ ‘u paisi, prichì, vi dispiaci?

Massaru Michel.          -­ E pirchì?... Doppu ca ti priai tantu di ristari, e no, e poi, ora…

 

Grazia                          -­ E appuntu ppi chissu, massaru Michelangilu. Quannu juncii a’ casa, m’arricurdai ca oggi è San Micheli Arcangilu, ‘u vostru santu, e mi nni parsi forti d’avereve lassatu sulu.

Massaru Michel.          -­ E ti pigghiasti ‘a strada di pettu, sula, di notti?

Grazia                          -­ Chi cc’è?... Ccu ‘stu lustru di luna, ca pari jornu chiaru!:…

Mastru Filippu             -­ Pinseri gintili di fimina, massaru Michelangilu! Quannu ‘na fimmina cci voli fari ‘na bona azioni o’ maritu non guarda periculu, e non cci ponnu mancu ducentu carrabinieri a cavallu!:..

Grazia                          -­ (prendendo una mano al marito, affettatamente tenera) Vi dispiaci?... Vuliti ca mi nni tornu ‘n’autra vota?

Massaru Michel.          -­ (in brodo di giuggiole) Ca chi vai dicennu, ti nni vai ‘n’autra vota!... A mia mancu mi pari veru!...

Mastru Filippu             -­ E mancu pari veru ppi daveru!... Taluni voti si dunanu certi cumminazioni!...

Massaru Michel.          -­ E ‘u pani ppi dumani?

Grazia                          -­ Lassai tuttu all’ordini e cci pensa Filumena.

Massaru Michel.          -­ E ‘a chiavi d’ ‘a jspenza?

Grazia                          -­ (cavando una chiave di tasca e mostrandogliela) Alla ccà!...

Massaru Michel.          -­ (contento come una pasqua) E bravu me’ mugghiredda! (abbracciandola) Tistaredda pazza ma affiziunata!...

Mastru Filippu             -­ Oh! Ppi ‘ssa cosa, ‘a massara Grazia, avi ‘u cori cchiù granni di ‘sta vigna!... E bravu daveru!...

Massaru Michel.          -­ (trascinandola seco) Vah, trasi, ca sarai stanca ed hai bisognu di riposu. (la fa passare, poi, prima di chiudere la porta) Santa notti, Mastru Filippu (richiude)

Mastru Filippu             -­ ‘N’autra vota!... (dopo richiusa la porta) Ma non tanta santa, massaru Michelangilu!... (torna al suo giaciglio, vi si accomoda bene ed esclama, sollevando pugni di vinaccia e facendola ricadere) Annata ricca, auannu[128], di tutti maneri… (odorando una manciata di nepitella secca) Fenu, vinazza, nipitedda!... Cca ccu ‘u sulu oduri, unu si ‘mbriaca!... (distendensosi) Sia fatta la vuluntà di Diu… e di massaru Michelangilu.

SCENA OTTAVA

Mastru Filippu, Marianu, Pina e massaru Michelangilu.

Marianu                       -­ (esce dal fienile, stiracchiando le braccia, senza giacca, colla camicia dalle maniche rimboccate e aperta, che lascia vedere tutto il collo e il petto nudi; con un grande fazzoletto s’asciuga il sudeore della fronte, del petto, del collo e delle mani, poi beve l’aria fresca della notte a grandi boccate; infine prende da terra la brocca con la corda, apre la griglia della cisterna e vi attinge acqua)

Mastru Filippu             -­ (nel vederlo venire dal fienile alza la testa e mormora) Ah, ah! Aveva ragiuni ‘u massaru… (lo spia)

Pina                             -­ (esce dal magazzino tutta accaldata, sbracciata anch’essa, senza busto e con la camicetta a metà sbottonata davanti e va sicura verso la cisterna, dove Marianu le volta le spalle)

Marianu                       -­ (sorpreso dal rumore dei passi, voltandosi) Cu’ è?

Pina                             -­ (indietreggiando) Oh! Diu!... Mi facistuu scantari!

Marianu                       -­ Ah, vui siti, Pinuzza?... E vi scantati di mia? Sarà ca sugnu bruttu, ma a ‘stu puntu, poi…

Pina                             -­ Chi cc’entra… non pirchì siti bruttu…. .anzi ‘u sapiti ca non siti bruttu, ma accussì, a vidirivi e sintirivi all’intrasatta[129], mentri credeva di essiri sula…

Marianu                       -­ (con malizia) Si non mi cci vuliti mi nni vaju…

Pina                             -­ E pirchì non vi cci haju a vuliri? Chi mi mangiati?

Marianu                       -­ Mangiari non vi pozzu… benchì siti fatta di zuccaru e di meli, Pinuzza bedda! Pirchì siti vinuta?

Pina                             -­ Pp’ ‘a stissa ragiuni ppi la quali siti vinutu vui… haju ‘na gran qualura e ‘na gran siti e vineva ppi tirari un jnchituri[130] d’acqua e biviri.

Marianu                       -­ Oh, tali e quali comu a mia!... Vi servu iu. (le porge la brocca piena) Biviti allura…

Pina                             -­ No, biviti vui.

Marianu                       -­ Chi cc’entra?

Pina                             -­ Vinistuu prima!

Mastru Filippu             -­ (piano) A cirimonii ‘a misiru!... Sa comu vo’ finisci?!...

Marianu                       -­ Va beni, ma si bivissi prima fussu un maleducato!:..

Pina                             -­ E allura chi vuliti, ca ‘a maleducata fussi iu?

Marianu                       -­ Non è ‘a stissa cosa, Pinuzza, a vui v’attocca di dirittu.

Pina                             -­ E pirchì?

Marianu                       -­ Pirchì unni maggiuri cc’è minuri cessa.

Pina                             -­ ?Nta ‘stu casu ‘u maggiuri siti vui, ca siti cchiù granni.

Marianu                       -­ No, siti vui, ca siti cchiù bedda, cchiù gentili e cchiù giniusa[131]!... Biviti, iu bivennu doppu, mi bivu ‘i vostri pinseri e ‘i vostri biddizzi!...

Pina                             -­ Non aviti paura ca vi ‘nfettu l’acqua?

Marianu                       -­ Ccu ‘ssa vuccuzza di ‘nzalora[132], grisca e odurusa comu ‘na magnolia?... ‘A me’ paura ‘n’autra è…

Pina                             -­ Quali?

Marianu                       -­ Chidda ca bivennu doppu di vui mi ‘mbriacu.

Pina                             -­ Di chi?

Marianu                       -­ Di vui!

Pina                             -­ Dati cca, esageratu! (beve alla brocca che Marianu le regge e un sottile rigagnolo le scorre dalle labbra al mento e poi giu, per il collo fino al seno). Oh, Diu, cc’haju fattu?...

Pina                             -­ Mi bagnai tutta, guardati! (come senza volere si scopre il seno, per fargli vedere dov’è giunta l’acqua)

Marianu                       -­ (pronto, col fazzoletto asciuttandole il mento) N’ha’ paura!... (poi il collo) N’ha’ paura!... (indi il seno) N’ha’ paura!... (e freme di desiderio e di voluttà)

Pina                             -­ (che a quel contatto si piega e si contorce come una serpe) No, no, basta!... Ppi carità, basta!...

Marianu                       -­ (ubriaco, cingendola alla vita) Ca quali basta, oramai, si sugnu ‘mbriacu!... Non v’ ‘u dissi ca mi ‘mbriacava?

Pina                             -­ (fingendo di volersi svincolare) Ma si non aviti bivuto?

Marianu                       -­ Chi ‘mporta, sugnu ‘mbriacu di vui, di tia, Pinuzza!... Di l’oduri to’, di ‘ss’occhi to’ di ‘ssa vuccuzza!...

Pina                             -­ Oh, Madonna, no, no, iu sugnu ‘mbriaca!...

Mastru Filippu             -­ E non vi smaniati ca tutti dui ‘mbriachi siti!...

Pina                             -­ Tutti ‘st’oduri d’accussì forti… ‘stu caluri cc’haju d’intra… ppi carità, non pozzu cchiù stari addritta[133]… purtatimi a quarche banna, ca mi sentu muriri!...

Marianu                       -­ (sollevandola quasi sotto il braccio e baciandola sui capelli mentre si avvia al fienile) Sì, sì, curina[134] mia, ciatuzzu miu beddu!... (entra e richiude la porta)

Mastru Filippu             -­ Tummula!... (si alza lesto, e va a picchiare alla prima di sinistra, chiamando con voce di petto) Massaru Michelangilu!... Massaru Michelangilu!....

Massaru Michel.          -­ (dall’interno, seccato) Chi fu, cc’aviti?

Mastru Filippu             -­ Nisciti, lestu!

Massaru Michel.          -­ (come sopra) Non puzzu!

Mastru Filippu             -­ Nisciti, ca non cc’è tempu di perdiri!

Massaru Michel.          -­ (c.s.) Vi dicu ca per ora non pozzu!

Mastro Filippu             -­ (affannato) ‘Nta l’interessi vostru, misseri e bestia!... Nisciu d’ ‘a tana…

Massaru Michel.          -­ Cui?

Mastru Filippu             -­ ‘A boddottula!...

Massaru Michel.          -­ Salutatimmilla!

Mastru Filippu             -­ E addinticau ‘a puddastra!... Nisciti massaru sceccu!...

Massaru Michel.          -­ (irato) Auh, santu e santissimu, non mi rumpiti la testa!...

Mastru Fililppu            -­ ‘A boddottula, mi capiti?

Massaru Michel.          -­ Lassatila allianari[135], ca non mi nni ‘mporta un ficu!... E vo’ dati li cianchi!...

Mastru Filippu             -­ (allontanandosi dalla porta) Iu?... Vostra figghia!... (va a prendere il fiasco, si piazza in mezzo alla scena, guarda, con un sorrisetto indefinibile, ora la prima di sinistra, ora la seconda di destra ed esclama) Ccu bona saluti!... E bon pro vi pozza fari!... (si porta alle labbra, mantenendolo in alto e tracanna, tracanna beatamente)

SIPARIO


[1] Dove.

[2] Solco fra le porche per irrigare: rigagnolo.

[3] Acquitrini.

[4] Vasca in muratura in cui si conserva l’acqua per l’irrigazione.

[5] Terreno roccioso.

[6] Schiamazzano.

[7] Se ne accorge.

[8] In un posto.

[9] Spaventate.

[10] Parlottare.

[11] Granaio, magazzino.

[12] Grembiule.

[13] Segna.

[14] Varietà di uva molto diffusa in Sicilia.

[15] Calzoni.

[16] Botte.

[17] Piena.

[18] Gambe.

[19] Cantina.

[20] Unità di peso equivalente a 4 Kg.

[21] Grappolo.

[22] Asino.

[23] Blocco di pietra.

[24] Bussare.

[25] Aprite.

[26] Anche.

[27] Coccige.

[28] Dio me ne scampi.

[29] Svuotate.

[30] Pigiata vigorosa.

[31] Squadra di lavoranti.

[32] Chioccia.

[33] Garofano.

[34] Dente.

[35] Vuota.

[36] Altrimenti.

[37] Alzare.

[38] Attaccare il cavallo al carro.

[39] Di salita.

[40] Riempire.

[41] Pigroni.

[42] Delle parti alte.

[43] Bue.

[44] Eccola.

[45] Laggiù.

[46] Piano, lentamente.

[47] Scorpioni.

[48] Mascelle.

[49] Ceci.

[50] Salsiccia primaticcia.

[51] Esofago.

[52] Che ti prenda.

[53] Conservateli.

[54] Idiota.

[55] Acqua piovana.

[56] Terrazzino.

[57] Scarafaggio.

[58] Donnola.

[59] Diavolone.

[60] Tronco.

[61] Si muoveva.

[62] Si scuoteva.

[63] Zucca.

[64] Ghiotto.

[65] Albero.

[66] Si aggrappa.

[67] Odora.

[68] Mangia.

[69] Persona superficiale, irrequieta.

[70] Ramarro.

[71] Pacificamente.

[72] Fornace.

[73] Appettito.

[74] Entro.

[75] Fra i piedi.

[76] Esortazione a procedere oltre.

[77] Meno male che, fortuna che.

[78] Prendermela.

[79] Fico secco intero, citrullo.

[80] Covone.

[81] Recipiente di legno usato anticamente come misura per cereali.

[82] Per giunta.

[83] È buio pesto.

[84] Barile.

[85] Per adesso.

[86] Scapestrati.

[87] Da chiunque.

[88] Si dice di persona inaffidabile.

[89] Liquirizia.

[90] Piove.

[91] Calpestìo, rumore di passi.

[92] Dietro.

[93] Rasente.

[94] Qualora, casomai.

[95] Gli avrei assestato una pedata.

[96] Per astrubbi: guai.

[97] Per ‘mpraucchiu: imbroglio, pasticcio.

[98] Cuffietta.

[99] Pezzuola attorcigliata e zuccherata che si dava ai neonati come ciucciotto.

[100] Per: curioso.

[101] Da lungo tempo.

[102] Cladodio del fichidindia.

[103] Per: fegato.

[104] Credulone, ingenuo.

[105] Chiedi.

[106] Ebbe in mano.

[107] Lepre che ha una macchia di peli bianchi.

[108] Si assopisce.

[109] Bottega.

[110] Del tutto.

[111] Picchio di santa ragione.

[112] Segno.

[113] Pianta e frutto del bagolaro.

[114] Rugiada.

[115] Sdraiarvi, distendervi.

[116] Vi agitate come se aveste le pulci.

[117] Pollaio.

[118] Aggrovigliando.

[119] Acquietato.

[120] Gabbiano disorientato, stordito.

[121] State discorrendo coi piedi.

[122] Accostata.

[123] Grandi recipienti cilindrici di canne intrecciate per tenervi il frumento.

[124] Grillo.

[125] Nottola.

[126] Nascosto.

[127] Svignarsela.

[128] Quest’anno.

[129] All’improvviso.

[130] Brocca.

[131] Simpatica.

[132] Biancospino.

[133] In piedi.

[134] Parte più interna e più tenera per estensione cuoricino.

[135] Divertire.

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