ANONIMA FRATELLI ROYLOTT
Dramma giallo in tre atti
di GUGLIELMO GIANNINI
PERSONAGGI
GEORGE EVANS, avvocato commerciale
JOE ROYLOTT, industriale
ERICK ROYLLOT, industriale
DICK MACKAY, ispettore di polizia
ROGER ROGERS, ingegnere
HARRIS, ingegnere
DIXON, ingegnere
PETERS, dottore in scienze commerciali
GIOVANNI, usciere
ROCKY, sergente di polizia
NORTON, sergente di polizia
NATHANSON, direttore banca dellEst
1 AGENTI DI POLIZIA
LAUTISTA
BRIEN (non parla)
IL CUSTODE
2 AGENTE
3 AGENTE (non parla)
4 AGENTE (non parla)
ELENA ROYLOTT
CLARA IMPIEGATA
ROSA IMPIEGATA
1 234 IMPIEGATO (comparse che non parlano)
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
La Direzione della Societ Anonima Roylott, proprietaria della fabbrica di prodotti chimici Erick e Joe Roylott. Due entrate a destra, una a sinistra avanti, una al fondo verso destra, coperta da una portiera. Una finestra a sinistra. Imponente scrivania a sinistra, indietro, con telefono e quant'altro occorre per il disbrigo del lavoro. Sulla scrivania un grosso portafoglio di cuoio giallo, chiuso. Divani e poltrone di cuoio, alcune sedie di stile italiano. Una cassaforte di media grandezza, alla parete di fondo. Un tavolo verso destra. Alle pareti disegni e prospetti interessanti l'industria chimica. Le undici del mattino. Al levarsi del sipario Joe Roylott alla scrivania, firmando varie carte; Roger Rogers in piedi, rispettosamente dall'altra parte della scrivania, aspettando.
La mano quella del suggeritore.
Joe - (sui cinquant'anni, eleganza commerciale, sigaro di prezzo, brillante all'anulare. Legge rapidamente, punteggiandole qua e l con una grossa matita rossa, le carte che Rogers gli ha portato. Firma ogni foglio. soddisfatto e borbotta ogni tanto una lode) Bravo... questa una trovata... Sicuro. Rimarranno a bocca aperta. (Rilegge ancora soddisfattissimo, e firma l'ultimo foglio). Ottimamente. (Si tira leggermente indietro, per dar modo a Rogers di ritirare i documenti).
Rogers - (ha raccolto le carte in una cartella di cuoio nero) Nient'altro?
Joe - No. (Rogers si muove). Ossia, s. (Rogers si ferma). Hai dimenticato il documento pi importante... per te. (Prende la penna, sceglie un libretto di chques fra i vari che ci sono sulla scrivania, poi, dopo aver esitato, rimette a posto il libretto e ne prende un altro da un cassetto della scrivania). Meglio uno personale.
Rogers - Oh, lo stesso.
Joe - (spiegando il libretto e aggiustando la penna) Preferisco un assegno che non passi per la contabilit. Fammi una ricevutina.
Rogers - (prende un foglio di carta, intinge la penna, scrive) Ricevuto da.... (Guardando Joe) Dai fratelli Roylott o dalla societ?
Joe - (scrivendo rapidamente) Da me, questa volta, solo da me. Tengo a darti una personale prova d'amicizia. Scrivi: Ricevuto dal signor Joe Roylott la somma di....
Rogers - (ha scritto) Di?...
Joe - (scrivendo) Du...e...mila... (Rogers riprende a scrivere) dollari a titolo di gratificazione... . (Firmando) Data dell'altro ieri. (Stacca lo chque).
Rogers - (pensando) No... l'altro ieri ero fuori.
Joe - (ha staccato lo chque e lo porge) Ah, gi... (Ripensando) E che c'entra?
Rogers - Ti farei una ricevuta irregolare.
Joe - E che importa? un rapporto privato fra me e te. La ricevuta solo un promemoria: il documento lo chque. (Glielo porge).
Rogers - (prendendolo) Grazie.
Joe - (scrivendo sulla matrice) Non occorre la ricevuta.
Rogers - (scrivendo) Ma no, perch? (Firma). Ecco. (Porge il foglio a Joe).
Joe - (sigla la ricevuta, le d uno sguardo) Con la data regolare... Dopo tutto hai ragione. Che bisogno c'? Oggi o l'altro ieri lo stesso. (Gli porge il foglio siglato) Tieni, mettilo al personale.
Rogers - (prende il foglietto, apre la cassaforte, che ha le chiavi in una delle serrature, e mette a posto la ricevuta. Chiude quindi e riprende cartella e chque) Altro?
Joe - No.
Rogers - Debbo dir niente a tuo fratello?
Joe - Di che?
Rogers - Della gratificazione.
Joe - Niente... Cos pu darsi che ne becchi un'altra da lui... (Ride piano).
Rogers - (sorridendo) Sar una piccola truffa.
Joe - (sorridendo) Il saggio pecca sette volte al giorno. (Serio, ma sempre cordiale) Niente altro, per oggi.
Rogers - (serio, rispettoso) Grazie. (Saluta lievemente, fa per uscire dalla seconda a destra).
Erick - (viene dalla seconda a destra. Cinquantacinque aiuti, stessa eleganza del fratello; cappello, bastone: quasi urta Rogers. Cordialmente) Oh, addio, Rogers.
Rogers - Ciao, Erick. (Gli cede il passo; esce dalla prima a destra).
Joe - (con lievissima ansia) Ebbene?
Erick - (togliendosi il cappello, deponendolo col bastone su una poltrona, sedendosi) Fatto. (Cava una sigaretta).
Joe - Tutto?
Erick - Tutto. (Accende). Anche i pneumatici. (Fuma soddisfatto).
Joe - (ha un sospiro di sollievo, poi) Quando si deve pagare?
Erick - Oggi stesso.
Joe - (prende vari libretti di chques).
Erick - Ah... c' una differenza di trentamila dollari, per il figlio di Seymour.
Joe - noioso.
Erick - Aveva bisogno di soldi per non so quale sciocchezza e non se ne andava pi. Il padre s'era ostinato e stava mettendosi di cattivo umore. Stavamo discutendo la differenza di sessantamila e per tagliar corto ho proposto di dividere il male a met, dando i trentamila al ragazzo a titolo di mediazione. Seymour si messo a ridere ed ha firmato.
Joe - Hai fatto bene: tanto sempre lui che paga. Allora la cifra globale ?
Erick - Quattro milioni e seicento... trenta... Le famose trenta. (Joe si accinge a scrivere su un libretto. Interrompendolo) No, niente assegni della societ, ne della fabbrica...
Joe - Hai ragione. Far un assegno personale.
Erick - Nove assegni, otto da cinquecento e uno da seicentotrenta... e al latore. sempre meglio.
Joe - Giusto.
Erick - Firma soltanto e falli riempire da un altro.
Joe - Da Rogers. (Prende il telefono).
Erick - Aspetta, voglio telefonare alla banca. quasi mezzogiorno. (Prende il telefono).
Joe - (firma i nove assegni accuratamente).
Erick - (al telefono) Banca dell'Est, il signor Nathanson. (Lascia il telefono).
Joe - (firmando) Ho dato duemila dollari a Rogers,
Erick - (fumando) Ah!
Joe - (firmando) La direzione del Gabinetto Esperienze era quello che ci voleva per lui.
Erick - Sta' tranquillo, guadagna un sacco di soldi, non ha rischi... La gente non 6a mai quando deve dirsi contenta.
Joe - (firmando l'ultimo chque) Il mondo fu fatto in sette giorni. Con la pazienza e le belle maniere si arriva a tutto. Ecco fatto. (Prende il telefono) Pronto? S, io. Mi mandi il signor Rogers... Ah, c' la banca. Dia subito. Pronto? Siete voi, Nathanson? Buongiorno... Grazie... s, ottimamente, qui vicino a me... S... ah, buono a sapersi, grazie... Dunque, sentite... Vi saranno presentati nove assegni a mia firma... s, non intestati, al latore. Pagate senz'altro. Grazie. Quando ve li presenteranno? Oggi nel pomeriggio, credo... o domattina... sicuro.
Evans........................... - (quarant'anni, avvocato commerciale, elegantissimo, magro, brizzolato, cauto, viperino, disinvolto per abitudine, ma con un che di Falso e d'indeciso nella voce, nel riso, nello sguardo, nel gesto. Cappello, bastone, portafogli sotto il braccio, guanti in mano. Viene dalla sinistra) Eccomi qua.
Erick - Oh bravo, giusto voi. (Prende il libretto degli assegni firmato da Joe) Riempite questi assegni.
Evans - (depone cappello, bastone, guanti e busta sul tavolo).
Joe - (al telefono, continuando) Come? (A Erick) Piano, per favore... (Al telefono) S, nove assegni... un pagamento privato...
Erick - (s' alzato ed ha accompagnato Evans al tavolo).
Evans - (s' seduto al tavolo, ha cavato la penna stilografica).
Erick - (a voce bassa) Nove assegni al latore, otto da cinquecentomila, uno da seicentotrentamila...
Evans - Nespole! Che roba ?
Erick - La definizione Seymour.
Evans - Ah!
Joe - (al telefono, ridendo) No, non ho comprato nessuna villa... Un affare personale... (Ride). No, niente societ e niente fabbrica. Faccio concorrenza a mio fratello... (Ride). Sleale? La concorrenza sempre sleale...
Evans - (scrivendo) ... quando la fanno gli altri!
Joe - (ride) No, l'avvocato Evans che vuol far sapere che ha dello spirito... Come, non ha altro? Ha i suoi bei pacchetti di fogli da mille e non li arrischia mai, appunto perch un uomo di spirito... Grazie... S, grazie. Arrivederci. (Lascia il telefono).
Evans - (scrivendo) Definizione inesatta e infondata.
Joe - (ancora ridendo) Quale?
Evans - (scrivendo) Non vero che non rischio perch sono un uomo di spirito... vero invece che sono un uomo di spirito perch non rischio.
Erick - Siete troppo attaccato al danaro.
Evans - (scrivendo) Sono attaccato alla mia dignit.
Joe - (con grossa ironia) Non esageriamo!
Evans - Non esagero affatto, lo sono un uomo di grande talento...
Erick - (interrompendo) Lasciate che lo dicano gli altri.
Evans - (scrivendo) Non lo direbbe nessuno. Il mio talento la mia dignit. Lasciandomi derubare lascerei offendere il mio talento, ossia la mia dignit. E quindi non arrischio mai.
Joe - Il mondo finirebbe se tutti la pensassero cos.
Evans - (scrivendo) Oh, Non c' pericolo. In ogni citt della terra nasce un imbecille al minuto secondo e tutti vivono una vita intera rischiando.
Joe................................ - (serio) E pagando le vostre parcelle.
Evans - (scrivendo) Le pagano, ma non sanno di avere questo onore.
Erick - (serio) Lo sappiamo anche troppo.
Evans - (ha finito di scrivere, e rimette con cura la penna stilografica) Non equivochiamo, perch nulla pi pericoloso dell'equivoco. Gli imbecilli a cui mi riferisco non siete voi che non rischiate mai.
Joe - (ironico) Noi non rischiamo mai?
Evans - Mai. Cosa avete perduto, da venti anni che mi onoro di conoscervi?
Erick - Questo significa solo saper fare i propri affari.
Joe - E giuocare sicuro.
Evans - Appunto. E siccome chi giuoca sicuro non rischia, voi non rischiate.
Erick - Cos'avete oggi? Siete di una moralit inquietante.
Evans - Il mio cameriere m'ha servito un caff ignobile, e temo d'averne lo stomaco e il cervello influenzato.
Joe - (premendo il bottone del campanello) Vi faccio dar subito un whisky.
Evans - meglio, altrimenti vi rovino l'affare Harris. Quando prendo un cattivo caff mi ricordo d'essere stato poeta...
Giovanni - (usciere, appare sulla soglia della seconda a destra).
Joe - Un whishy per l'avvocato.
Giovanni - (esce).
Evans - (prendendo il libretto di chques riempiti e alzandosi) ...E non c' niente di peggio della poesia per intenerire le meningi. (Porge il libretto a Joe).
Joe - (prendendo il libretto) A proposito di tenerezza... Come va la biondina?
Evans - (fatuo) Quale?
Joe - Quella della scampagnata... la Nelly.
Evans - finita male, disgraziata! Joe - Che l' successo?
Evans - Sposa regolarmente un cugino idiota che ho fatto impiegare nel vostro stabilimento di Daytona.
Erick - (ridendo) Vedete che siamo sempre noi a pagare?
Evans - Cosa? Lo stipendio d'un ragioniere? Non avete bisogno d'un buon ragioniere?
Erick - Ma non in soprannumero.
Evans - Ci ho pensato, e perci ne ho fatto licenziare un altro per non incidere sulle spese generali.
Erick - Quale?
Evans - Quel tale Stefano Morris.
Erick - Perch proprio quel disgraziato?
Evans - Abbiamo tirato a sorte col direttore generale ed toccato a lui.
Giovanni - (dalla seconda a destra con il vassoio, un bicchiere e la bottiglia del whisky. De pone il vassoio, versa il liquore nel bicchierino)
Evans - Bevo io solo?
Joe - (ironico) Temete d'essere avvelenato?
Evans - (serio) Non si sa mai.
Joe - (a Giovanni) Porta altri due bicchieri.
Giovanni - (esce dalla prima a destra).
Erick - (ridendo, a Evans) Siete d'una diffidenza...
Joe - ...e d'una stupidaggine...
Evans - sempre l'effetto deprimente di quell'orribile caff. (Beve il whisky). Ah, ora mi pare di star meglio.
Giovanni - ( rientrato coi due bicchieri).
Joe - (s' alzato).
Giovanni - (versa nei due bicchieri, poi fa per versare di nuovo in quello dell'avvocato).
Evans - No, grazie.
Joe - (beve, poi, deponendo il bicchiere, a Erick) Bevi anche tu, cos non avr sospetti.
Erick - (ride, beve).
Giovanni - (porta via bottiglia e bicchieri per la seconda a destra).
Evans - Nessun sospetto. Prima di tutto poteva essere avvelenato il bicchiere e non il liquore. Poi sarebbe assurdo. Quale interesse avreste a privarvi di un prezioso collaboratore?
Joe - Non si sa mai... Per il brivido sportivo.
Evans - Non siete amanti dello sport... Forse per esperimentare la potenza d'un nuovo prodotto chimico... Ma scegliereste un altro soggetto, pi economico.
Erick - Ed al quale non fossimo cos affezionati...
Evans - Appunto. (Prende delle carte dal portafogli). Ecco il contratto di Harris. Il ragazzo di l che aspetta.
Joe - (prendendo le carte) Si pu firmare subito.
Evans - Meglio rileggere la parte tecnica.
Joe - (siede, legge).
Evans - (a Erick) Ho visto che avete versato altri duemila dollari a Rogers.
Erick - Ah, gi.
Joe - Chi ve l'ha detto?-
Evans - (sdegnoso) Ho letto la matrice del primo assegno, diamine!
Joe - (leggendo) Ah. Avevo torto a dubitare della vostra delicatezza.
Evans - Non bisogna esagerare. Duemila dollari sono molti.
Joe - (leggendo) Secondo ci che si fa.
Evans - Duemila dollari in mano ad un uomo gli conferiscono duemila dollari di potenza di pi.
Erick - Non si pu decentemente tenere Rogers sempre a cinquecento dollari al mese. Ce lo porterebbero via.
Evans - E il contratto? E la penale?
Joe - (leggendo) Si pu trovare chi la paga.
Evans - Non facile. Io sono del parere che l'uomo non deve arricchire se non si vuole che insuperbisca.
Erick - Voi per non pensate ad altro.
Evans - Io sono una rara eccezione, perch ho capito la vita da giovane. L'umanit si divide in due sole categorie: gli sfruttati e gli sfruttatori. Io mi sono subito messo dalla parte degli sfruttatori, senza tentare ribellioni eroiche a profitto degli sfruttati che, solo per questo fatto, sono imbecilli, ed essendo imbecilli sono indegni della mia attenzione.
Erick - (serio) Ora vi faccio portare un altro whisky.
Joe - (leggendo, serio) E col veleno, questa volta.
Evans - Me lo meriterei perch sto proprio scoprendo tutte le mie batterie spirituali.
Joe - (ha finito di leggere) Fortuna che sragionate solo quando parlate e non quando scrivete. Il contratto perfetto.
Evans - Meno male.
Joe - (premendo il bottone del campanello) Serviamo Harris.
Erick - Io me ne vado.
Evans - E fatelo prima entrare!
Giovanni - (sulla seconda a destra).
Joe - Fa entrare il signor Harris.
Giovanni - (esce).
Evans - (prende il cappello, il bastone, i guanti, il portafoglio. Si copre).
Erick - (prende cappello e bastone) Andr al laboratorio.
Joe - (a Evans) Voi sarete qui all'una, non dimenticate.
Evans - Non esco nemmeno. Vado in ufficio a sbrigare due o tre causette.
Giovanni - (appare sulla seconda a destra).
Harris - (lo segue. Ventidue anni, forte, sicuro, fiducioso, pieno di vita, facile al sorriso. Ben vestito, ma senza ricchezza).
Evans - (a Joe, subito, con tono professionale) Allora, caro signor Roylott, vi saluto perch sono affaratissimo. (Accenna Harris) Il nostro ottimo ingegnere non ha bisogno di me per l'accordo.
Harris - (sorridendo, protestando) Ma no.
Evans - (a Joe) un furbo di primissimo ordine, ve ne prevengo, signor Roylott! Non soltanto un inventore geniale, ma un uomo d'affari accorto! Attento a non lasciarvi giuocare!
Harris - (lusingato) Lei troppo buono con me, avvocato.
Evans - (uscendo) Mai troppo buono, ma sempre equanime. Lei un giovine di grandissimo talento ed giusto ed onesto riconoscerlo. (Gli stringe la mano). Auguri... e fra sei mesi milionario.
Harris - (sicuro) Speriamo anche prima!
Joe - (s' alzato).
Evans - (uscendo) Arrivederci, signor Roylott... Arrivederci... (Stringe la mano ad Erick ed esce dalla seconda a destra).
Joe - (presentando) Mio fratello Erick... L'ingegner Harris.
Erick - Molto fortunato... Ho sentito dire che ha un ritrovato eccellente...
Joe - S, riguarda la benzina sintetica.
Erick - Bravo, auguri cordiali. Addio, Joe.
Harris - (stupito) Se ne va?
Erick - Ho da fare... e poi l'affare non riguarda me, ma mio fratello. lui che lo fa, non la ditta.
Harris - (lievemente punto) Lei non ha fiducia?
Erick - Altro! Se mio fratello ci sta, segno che l'affare buonissimo... Ma la societ una cosa e i soci ne sono un'altra, non vero? (Gli stringe la mano) Molto piacere... Auguri vivissimi... Addio Joe. (Si muove).
Joe - Addio, Erick.
Erick - (esce dalla seconda a destra).
Joe - (ad Harris, che ha guardato uscire Erick con disappunto e s' appena voltato) S'accomodi, caro ingegnere. (Gli indica una sedia vicina alla scrivania).
Harris - (siede).
Joe - (siede) Do un'occhiata al nostro progetto di contrattino. Me l'hanno or ora portato dalla segreteria. Non ho avuto il tempo di leggerlo.
Harris - (gentile) Non ho nessuna fretta.
Joe - (comincia a leggere).
Harris - (guarda intorno).
Joe - (sempre leggendo, prende la copia del contratto) Ecco... dia un'occhiata alla copia che rimane a me.
Harris - Non occorre. Ho gi letto stamane, dall'avvocato Evans.
Joe - (levando la testa) C' qualche piccolo ritocco che ho fatto fare io... (Gli porge il foglio).
Harris - (senza inquietudine) Niente di fondamentale, spero... (Prende il foglio).
Joe - (leggendo) Oh, solo formalit.
Harris - (comincia a leggere attento).
Joe - (appena si sente non veduto comincia a guardarlo con attenzione).
Harris - (legge e sembra preoccuparsi. Ad un certo punto leva la testa per, interrogare).
Joe - (riprende subito a leggere con grande attenzione).
Harris - (aspetta pazientemente).
Joe - (accenna di s tre o quattro volte, commentando mentre legge) Ecco... sicuro... benissimo. (Guarda Harris). Ho una segretaria eccellente che capisce i miei pensieri. Non un errore, mai. Non ha che un solo difetto: vuole un marito.
Harris - Non ha torto.
Joe - Secondo i punti di vista. Che bisogno c' di sposarsi per menare una vita grama?
Harris - Ma quando si ama...
Joe - (col tono di chi dice: a Questo il problema: quando che si ama?) Quando si ama? Si crede sempre di amare, e poi, passato quel momento, ci si accorge che non era vero. Bisogna aver fatto i capelli bianchi per guardare con il necessario disinteresse le questioni d'amore. (Ha preso la penna, l'ha intinta, s'accinge a firmare il contrattino). Ah, caro ingegnere, lei giovine, e la giovent una bella cosa: ma io son contento di non esserlo pi perch mi sento meno vulnerabile. (Firma rapidamente, porge il foglio ad Harris). Ecco.
Harris - (con disappunto) Ha gi firmato?
Joe - (prendendo la copia di Harris e firmandola) Certo. Sta tutto benissimo. C' qualcosa che non chiaro per lei?
Harris - Ecco, due o tre cose.
Joe - (con comico spavento) Addirittura! Allora tutto da rifare! (Porge anche l'altro foglio ad Harris, offre la penna). Andiamo, via! Firmi chiudendo gli occhi, che un giovine alla sua et non ha mai fatto uri affare simile!
Harris - (prende la penna, imbarazzato) Ci sono tre o quattro punti che non capisco.
Joe - Non pi due o tre, ma tre o quattro: sentiamo.
Harris - Prima di tutto: il capitale della societ...
Joe - (candido) Ebbene?
Harris - Avevamo stabilito che doveva essere di cinquecentomila dollari...
Joe - E non di cinquecentomila dollari?
Harris - Allora ci sar un errore nella copiatura: io ho letto cinquantamila!
Joe - Scusi. (Prende il contratto, cerca). Ecco qua. (Legge:) Il capitale sociale composto da numero cinquecento azioni da cento dollari ciascuna... .
Harris - ...Ossia cinquantamila!
Joe - (protestando) Adagio! (Legge:) ... con l'impegno d'aumentarlo, entro un anno da oggi, a cinquecentomila dollari. (Guardando Harris) chiaro, mi pare.
Harris - chiaro: cinquanta, non cinquecento!
Joe - Ma cinquanta la formalit per il fisco! Non vorr gettare nelle fauci del fisco la tassa su cinquecento quando pu pagare solo quella su cinquanta!
Harris - E non la dovremo pagare ugualmente dopo?
Joe - (ridendo) Ma no, benedetto ragazzo; in che mondo vive, lei? Sull'aumento di capitale si paga un'altra tassa, molto minore: ed ecco perch tutte le societ si costituiscono con un capitale minimo che in seguito si aumenta! (Ride). Lei deve pensare alle trovate geniali, come quella della benzina sintetica per esempio, e lasciare a me, povero burocrate, la cura delle minuzie, per le quali il suo cervello non fatto... (Ride ancora rumorosamente). Sentiamo le altre osservazioni!
Harris - Non capisco perch la societ viene costituita fra me e lei, e non fra me e la sua societ...
Joe - Per una ragione semplicissima: perch la societ ha molti soci, un consiglio d'amministrazione, un'assemblea, e in pochi giorni non si pu materialmente spiegare e far accettare un affare come questo a tanta gente diversa. Ma io avevo previsto anche questa obiezione, e vi ho riposto con l'articolo sette del contratto... (Cerca, legge:) ce Ove la Societ Anonima Fratelli Roylott lo ritenesse di sua convenienza, potr entrare a far parte della Societ per la Benzina Sintetica a condizioni di perfetta parit. (Fissando Harris) Non aveva letto?
Harris - (confuso) A dire la verit, no. Mi era sfuggito. (Prende il suo contratto, legge; pausa). non avevo torto... Nella mia copia questo periodo non c'!
Joe - (stupito) Non c'?... (Esamina la carta; seccato; preme il bottone del campanello).
Clara - (trent'anni, abito da ufficio. Dopo una pausa appare sulla prima a destra).
Joe - (furioso) Ma dove diamine ha la testa, lei? Come ha copiato quest'atto?
Clara - (sbigottita) C' uno sbaglio?
Joe - (sgarbato) Altro che sbaglio! Mancano quattro righe! (Le getta con stizza le due copie).
Clara - (esamina) Dove?
Joe - Articolo sette, in testa alla terza facciata!
Clara - (guardando) Ah... C' sulla prima copia... Si vede ch' scivolata la carta-carbone...
Joe - Questo l'avevo capito! Perch non sta attenta a quello che fa?
Clara - Lo ricopio subito...
Joe - Spero bene! Si sbrighi!
Clara - (esce addolorata dalla prima a destra).
Joe - Che gente!
Harris - (sorride) Poco fa mi vantava la sua segretaria...
Joe - Ha visto? Io sono ancora troppo buono, caro ingegnere, troppo buono! Ma torniamo a noi. Sono finite le sue obiezioni?
Harris - Ne ho una sola...
Joe - (ride) Meno male...
Harris - ...di carattere funebre...
Joe - Ah, ah! La clausola della premorienza...
Harris - ... e della scomparsa.
Joe - Le secca che la societ si preoccupi della sua vita? Badi che di buon augurio.
Harris - Questo lo dicono tutti gli agenti di assicurazione. Ma a me fa un certo freddo... (Scherzando) Ho quasi paura che lei abbia interesse a farmi assassinare.
Joe - (serio) Lei non creder mai, caro ingegnere, in seguito a quali dure esperienze sono stato costretto a inserire quella clausola in tutti i contratti che faccio con gl'inventori. Stia attento. Noi abbiamo costituita una societ fra me e lei, abbastanza importante: mezzo milione di dollari di capitale a perfetta met. In pratica io sborso duecentocinquantamila dollari: ma lei cosa sborsa? Niente!
Harris - (piccato) Scusi...
Joe - (protestando) Lei apporta un'invenzione: d'accordo, ma un apporto non uno sborso, un apporto un'idea, e un'idea pu produrre danaro, ma non danaro! Ora, supponiamo, per una ragione qualunque, che lei mi manchi e che l'invenzione, in pratica, abbia bisogno di qualche ritocco...
Harris - Ma io spero di vivere altri cento anni...
Joe - Duecento, per conto mio! Ma posso vietarle di andare in automobile? Mi debbo opporre a che faccia un bagno di mare? Debbo imporle di vivere sotto una campana di vetro, con cinquemila dollari al mese di anticipo in conto utili che la societ le d, e che, naturalmente, lo spingeranno a vivere con una certa... pericolosit?
Harris - (ridendo) Oh, preferirei ritornare in collegio!
Joe - Vede, dunque! Allora niente pi obiezioni?
Harris - (serio) Una sola.
Clara - (entra dalla prima a destra).
Joe - (fa per rispondere, ma tace vedendo Clara. Prende le carte che questa le porge, verifica, la congeda con un gesto brusco).
Clara - (esce).
Joe - (porge una copia dell'atto ad Harris) Sentiamo l'ultima obiezione.
Harris - Mi tolga di dosso la paura che lei mi voglia assassinare.
Joe - Ossia?
Harris - (leggendo) In caso di morte o scomparsa dell'ingegnere Harris il suo pacchetto d'azioni rimane senz'altro acquisito al signor Joe Roylott .
Joe - Ebbene?
Harris - Correggiamolo cos: In caso di morte o scomparsa di uno dei soci il suo pacchetto d'azioni rimane acquisito al sopravvivente.
Joe - In tal caso sarei io che dovrei temere un assassinio.
Harris - Tutti e due, prego.
Joe - Il rischio non uguale.
Harris - Perch?
Joe - L'ho gi detto venti volte durante le nostre trattative: io metto danaro nell'affare, lei solo quello che ha nel cervello... Il mio apporto si controlla, il suo no! Bisognerebbe poterle tagliare la testa e chiuderla nella cassaforte.
Harris - Questo mi eviterebbe il mal di capo, ma non converrebbe al mio cappellaio...
Joe - Sentiamo, Harris: lei ci tiene proprio a questa clausola?
Harris - Affatto: se vuole, leviamola del tutto. Ma se deve rimanere tengo alla mia versione anche per una ragione di dignit. Sar una ridicolaggine, ma non mi sentirei di firmare, ecco. Dovrei ripensarci.
Joe - (dopo breve pausa) Non voglio dispiacerle per cos poco. Correggiamo l'articolo. (Prende la penna).
Harris - A mano?
Joe - A mano: io correggo la sua copia e lei la mia. (Si scambiano i fogli, ciascuno prende una penna e scrive). Diciamo dunque: In caso d morte o scomparsa... (entrambi cancellano e correggono) di uno dei soci... il suo pacchetto d'azioni rimane senz'altro acquisito...
Harris - (correggendo) ...al sopravvivente...
Joe - (scrivendo) ...all'altro socio... meno funerario...
Harris - (scrivendo) All'altro socio. (Asciuga lo scritto, firma, asciuga ancora, prende il suo contratto e lo legge attento).
Joe - (ha firmato, asciugato, preso il suo contratto e sta leggendo. Dopo una pausa) Benissimo. Ora andremo subito a fare un giro nello stabilimento: cos potr vedere gli uffici destinati a lei.
Harris - Avrei bisogno anche di qualcuno...
Joe - Gi pensato. Le dar un chimico valentissimo... (Preme il bottone del campanello).
Giovanni - (appare sulla prima a destra).
Joe - Il signor Rogers.
Giovanni - (esce).
Joe - (continuando) Un uomo pieno di idee e di risorse che le sar di grandissima utilit...
Elena - (diciotto anni, elegantissima, affannata. Irrompe dalla sinistra. Si ferma vedendo Harris) Oh... scusa!...
Joe - (voltandosi) Ancora!
Elena - (con grazia) Scusami.
Joe - Non faccio altro, da quando sei nata. (Ad Harris) Mia figlia Elena...
Elena - (stringendo la mano ad Harris) Oh, io conosco benissimo l'ingegnere Harris. Siamo insieme al tennis.
Joe - (colpito) E lei non mi diceva nulla?
Elena - Lei fa affari con pap?
Joe - Altro che affari! Siamo soci da un quarto d'ora!
Elena - Oh, se l'avessi saputo l'avrei raccomandato.
Harris - La ringrazio della buona intenzione.
Rogers - (entra dalla prima a destra; si ferma).
Joe - Ah, ecco la persona di cui le parlavo. L'ingegnere Rogers, capo del nostro gabinetto esperienze. L'ingegnere Harris.
Rogers e Harris - (si salutano cortesemente).
Joe - (a Rogers) Lei a disposizione dell'ingegnere Harris per l'impianto d'una nuova sezione. Ora andremo di l a vedere i locali.
Elena - (ha salutato con un cenno amichevole Rogers).
Joe - (a Elena) Tu!
Elena - Io!
Joe - Cosa vuoi?
Elena - Ti dir dopo.
Joe - Non vedi che debbo andar via?
Elena - Aspetter.
Joe - Preferisco ricevere il colpo subito.
Giovanni - (dalla prima a destra, con un vassoio su cui un pezzo di carta).
Joe - (a Giovanni) Domani.
Giovanni - quel signore.
Joe - Ah! (A Rogers) Pensi lei a guidare l'ingegnere Harris. (Ad Harris) Lei mi scuser: fra la famiglia e le visite non mi rimane un secondo libero. Quando avr finito il suo giro ritorni qui con l'ingegner Rogers.
Harris - Senz'altro. (Si muove).
Rogers - (si trae da parte).
Harris - (con deferenza lo premura a uscire per il primo. Escono dalla prima a destra).
Joe - (a Giovanni) Il signor Rocky venuto?
Giovanni - Da un'ora.
Joe - Chiama l'avvocato Evans.
Giovanni - (esce dalla prima a destra).
Joe - (rimane pensoso).
Elkna - Dunque?
Joe - (riscuotendosi) Ah!
Elena - A che pensi? Ai pochi soldi che ti chieder?
Joe - No: sto pensando a quel ragazzo che mi sembra molto pi furbo di quanto pare.
Elena - Harris?
Joe - Harris.
Elena - (come protestando) Ma un giovine intelligentissimo!
Joe - Anche troppo. Da quando lo conosci?
Elena - Da due o tre mesi.
Joe - Sapeva che sei mia figlia?
Elena - Credo di s... Per quanto io non mi presenti mai con la tua raccomandazione a un giovanotto.
Joe - Grazie... E non t'ha mai chiesto d'esser presentato a me?
Elena - Si vede che non ne aveva bisogno, perch ti conosce gi.
Joe - Eh no, non mi conosceva.
Elena - Da chi s' fatto presentare?
Joe - Da nessuno. venuto da s... Be': quanto ti occorre?
Elena - Seicento dollari!
Joe - (scrivendo un assegno) Tu spendi troppo, figlia mia.
lena - Tu guadagni tanto danaro!
Joe - Non una ragione, anche perch non sai quanto ne perdo. (Stacca l'assegno, glielo porge).
Giovanni - (sulla prima a destra) L'avvocato uscito.
Joe - Ma se m'aveva detto che non si sarebbe mosso!
Giovanni - La signorina Rosa ha detto ch' uscito cinque minuti fa.
Joe - Chiama la signorina. (Giovanni esce per la seconda a destra. Ad Elena) E tu, fila!
Elena - Volevo aspettare Harris.
Joe - Nemmeno per sogno. Ti prego anzi di evitare qualunque intimit con lui. Ormai qui nell'azienda, quasi un impiegato, e non conveniente.
Elena - Impiegato?... Ma non m'hai detto ch'era socio?
Joe - Socio... socio della Ditta Roylott... non da tutti, piccola mia. Poi... poi questi sono affari, e non ti riguardano. Addio.
Rosa - (sulla seconda a destra. Trent'anni, abito da uffici) Eccomi, signor Joe.
Joe - Dov' andato l'avvocato?
Rosa - Non lo so. Ha ricevuto una telefonata ed uscito dicendo che sarebbe ritornato subito.
Joe - Chi gli ha telefonato?
Rosa - Non so... Dall'Hotel del Parco, una persona.
Joe - Che genere di persona?
Rosa - (sorride) Genere... non saprei... (Mentre Elena distratta fa un gesto a Joe, poi, a bassa voce) Genere Hotel del Parco.
Joe - Impossibile... Sapeva bene che avevamo un appuntamento...
Rosa - (ha un gesto come per dire: Non so che dirle ).
Joe - (seccato) Va bene. (La congeda con un gesto).
Rosa - (esce dalla seconda a destra).
Joe - (a Elena) Addio.
Elena - Senti, pap... Vorrei tanto che non litigassi con Harris...
Joe - Ma una mana, dunque! Prima di tutto... (S'interrompe). Che c' fra voi due? Dimmi la verit.
Elena - Niente. (Ma turbata).
Joe - (le va vicino, premuroso) Elena, piccina mia... Tu sai che non ho che te al mondo...
Elena - (turbata) S... ed la prima volta che ti domando qualcosa che non siano i pochi dollari per i miei capricci... (Commossa) Risparmialo, pap.
Joe - (allarmato) Cosa vuoi dire?... Cosa sai, tu?...
Elena - Non sono pi una bambina... So che nella tua vita tu non hai avuto piet che d'una sola persona...
Joe - (allarmato) Elena!
Elena - (appassionata) Di me... Tu mi ami come se fossi veramente tua figlia...
Joe - Sei la figlia della mia povera sorella...
Elena - (c. s.) Ed io non so pensare che non sei mio padre... Sento che farei qualunque sacrificio per te... Ti chieggo una sola cosa: risparmia Harris.
Joe - Ma cosa vuoi dire? Non crederai che voglia mangiarmelo... Gli offro una splendida posizione... gli do modo di guadagnare enormemente...
Elena - Finisci sempre col non andare d'accordo con chi fa affari con te... E quando ti metti contro una persona finita... (Joe fa per. protestare; Elena continua) Lo so... l'ho visto...
Joe - Ma, insomma... sei innamorata di Harris?
Elena - S.
Joe - (amaro) la prima volta che sono giuocato. pi furbo di quanto temevo.
Elena - No, non credere. Harris non mi ha detto una parola...
Joe - Non un uomo di parole, lui, ma di fatti... Me ne accorgo tardi... (Quasi fra se) Ma ancora in tempo, per fortuna!
Elena - (spaventata) Cosa vuoi fare?
Joe - (brusco) Non te ne occupare. Non ti ho allevata come una principessa per offrirti al primo audace disperato che mi venisse fra i piedi...
Elena - Ma lui...
Joe - Tu sarai la moglie d'un uomo degno di te, della posizione che io e mio fratello occupiamo nel mondo. C' una nobilt del danaro, e noi siamo i re del danaro. Qualunque nostro atto dev'esser governato dal senso di questa dignit.
Elena - Pap... promettimi di risparmiare Harris...
Joe - (severo) Io ti prometto solo di perdonarti questa prima interferenza nei miei affari a patto che sia l'ultima. Addio, Elena.
Elena - (va verso la sinistra, poi si ferma) Pap...
Joe - T'ho gi detto addio.
Elena - (rialzandosi sotto la sferzata) Pap, se so che non vai pi d'accordo con Harris, andr da lui e gli chieder di sposarmi. (Esce dalla sinistra).
Joe - (ha un gesto di furore; siede alla scrivania con la testa fra le mani).
Giovanni - (appare sulla prima a destra. Non veduto da, Joe, e allora tossisce).
Joe - (vivamente) Cosa c'?
Giovanni - (preoccupato) Scusi tanto, signor Joe... Ma il signor Dixon furioso... non vuole pi aspettare...
Joe - tornato l'avvocato?
Giovanni - Nossignore.
Joe - Il signor Rocky venuto?
Giovanni - S, signore. Da un'ora, gliel'ho detto.
Joe - Fallo entrare.
Giovanni - (esce dalla seconda a destra; poco dopo rientra).
Rocky - (lo segue. Quarantanni, chiassosa eleganza, ossequiosissimo con Joe) Buongiorno, signor Roylott!
Joe - (freddo) Buongiorno.
Brien - (trentanni, segue).
Dick - (trentacinque anni, segue).
Giovanni - (esce dalla seconda a destra).
Rocky - Un altro avvoltoio, eh?
Joe - Disgraziatamente, s. Facciamo presto, per favore.
Rocky - Subito. (A Brien) Tu ti metterai dietro quella porta l (indica la sinistra) ed entrerai al mio fischio.
Brien - (esce dalla sinistra).
Rocky - (a Dick) Tu... (A Joe) Da dove entrer questo tale?
Joe - (indicando la seconda a destra) Di l, al solito.
Rocky - (a Dick, indicandogli la prima a destra) Allora ti metterai l, ed entrerai al mio segnale.
Dick - (esce dalla prima a destra).
Rocky - Io, al solito, dietro la portiera. (Va al fondo, guarda dietro la portiera, prende una sedia, la mette dietro la portiera stessa. A Joe) Chiamer lei o intervengo io?
Joe - Chiamer io... s'intende, se quel signore diventasse un po' troppo vivace, non dategli tempo di fare sciocchezze.
Rocky - Va bene. (Si nasconde dietro la portiera).
Joe - (preme il bottone del campanello).
Giovanni - (appare sulla seconda a destra).
Joe - (a Giovanni) Fa passare Dixon...
Evans - (irrompendo dalla sinistra) Eccomi qua, ancora in tempo, spero!
Joe - (seccato) mezz'ora che vi cerco!
Evans - (fa cenno a Giovanni d'uscire).
Giovanni - (esce dalla seconda a destra).
Evans - Sono stato chiamato dall'Hotel del Parco... Chiamata particolarissima, alla quale non potevo ricusarmi...
Joe - Grazie tante!
Evans - Oh! Ve la sareste cavata benissimo da solo; e poi l'ottimo Rocky di l?
Rocky - (affacciandosi alla portiera) Buongiorno, avvocato.
Evans - Buongiorno, amico mio. (Rocky sparisce). Corro ali1Hotel, e so che nessuno mi ha telefonato di l... e che la persona non c'era.
Joe - (ironico) Siete interessantissimo.
Evans........................... - Telefono a casa della persona... e so che fuori da tre giorni... Allora ho subito capito ch'era un trucco per allontanarmi dal l'ufficio...
Joe - (ironico) Mi compiaccio della vostra penetrazione.
Evans - Chiunque ci sarebbe caduto. Solo mi domando: a quale scopo Dixon ha fatto questa bella pensata?
Dixon - (dall'interno a destra, forte) Oh, insomma, lasciami passare...
Giovanni - (dall'interno, a destra) Ma signor Dixon, scusi... ecco... (Irrompe, spinto, sulla seconda a destra). Signor Roylott... il signor Dixon dice che...
Joe - (s' alzato).
Evans - (s' voltato).
Dixon - (appare sulla seconda a destra. Trentacinque anni, forte, minaccioso, cappello in testa, un po' trasandato) Il signor Dixon stanco d'aspettare! Sono sei mesi che aspetta ed ora di finirla!
Joe - (freddo) Entra.
Dixon - (viene avanti).
Joe - (freddo) Tieni pure il cappello.
Dixon - (senza cavarselo) Grazie.
Evans - (gentile) Buongiorno, signor Dixon.
Dixon - (lo fissa, poi, a Joe) Manda via questa canaglia se non vuoi che lo prenda a calci.
Evans - (dignitoso) Ma io...
Dixon - (movendosi) Te ne vai, s o no?
Evans - (impaurito) Vado... vado... Che modo di trattare gli affari! (Si muove verso la prima a destra).
Dixon - (fa per colpirlo).
Evans - (sfugge, esce in fretta).
Dixon - (a Giovanni) Tu vattene, e chiudi la porta.
Giovanni - (ha un gesto).
Joe - (gli fa cenno d'uscire).
Giovanni - (esce dalla seconda a destra).
Joe - (ironico) Io posso restare?
Dixon - Senti, Joe... Bada che sono al limite estremo della pazienza.
Joe - Sono sei mesi che lo dici.
Dixon - Questa volta sto per perderla.
Joe - Sei tu che devi deciderti.
Dixon - Io non posso uscire dal nostro affare con ventimila dollari.
Joe - Io non posso offrirtene di pi.
Dixon - Dammene centomila e rinunzier a tutto... Ho cinque figli.
Joe - Oh, non cominciamo con i figli. Non colpa mia se sei cos prolifico.
Dixon - (ha un gesto di minaccia, poi si domina con evidente sforzo) No. No. Non possiamo discutere cos. Calmiamoci...
Joe - (sprezzante) Comincia tu...
Dixon - (sforzandosi) Comincio io. Sicuro. Io ho torto, lo so..; Ho un carattere troppo violento. Ascoltami, Joe: una questione di coscienza... i miei brevetti valgono milioni.
Joe - (calmo) Sar, ma finora ci abbiamo rimesso cinquecentomila dollari.
Dixon - (calmandosi) Esaminiamo il rapporto con la maggiore serenit... vuoi? Stammi a sentire. Facemmo una societ, tu ed io, soli, senza la tua grande anonima, per lo sfruttamento dei miei brevetti. Cinquecentomila dollari di capitale, duecentocinquantamila per uno...
Joe - Ossia duecentocinquantamila versati da me e basta. Tu non hai versato che i brevetti...
Dixon - D'accordo. Ma valevano duecentocinquantamila dollari!
Joe - Perch tanto li ho valutati io!
Dixon - Per me valgono molto di pi. Ma non voglio insistere. In sei mesi....
Joe - (interrompendo) Scusa se interrompo.
Dixon - (interrompendo) Lasciami dire...
Joe - Non posso lasciarti continuare perch la premessa che sbagliata. Tu dici che i ce tuoi brevetti valgono molto di pi di duecentocinquantamila dollari...
Dixon - Lo dico e lo dimostro...
Joe - Adagio. Prima di tutto non sono tuoi, ma della societ formata fra me e te, se non ti dispiace.
Dixon - Va bene, ma...
Joe - Scusa: la societ ha un capitale composto di cinquecentomila dollari, di cui duecentocinquantamila li ho messi io e duecentocinquantamila li hai messi, per modo di dire, tu quando abbiamo valutato i brevetti duecentocinquantamila dollari.
Dixon - Scusa...
Joe - Permetti. I brevetti sono quindi della societ, e non tuoi.
Dixon - Ma io non dico che siano completamente miei...
Joe - Non sono tuoi n completamente n parzialmente: sono della societ! Li hai apportati, s o no?
Dixon - S, ma...
Joe - Ma che? Sarebbe lo stesso come se io pretendessi che i duecentocinquantamila dollari che ho versati fossero miei. Sono della societ, invece...
Dixon - giusto. Sono della societ. Ora tu mi dici che la nostra societ passiva...
Joe - - Non lo dico io: lo dice il bilancio.
Dixon - Ma il bilancio lo fai tu!
Joe - Purtroppo! Spetta a me di farlo, perch toccato a me il guaio di fare l'amministratore. Ora il bilancio segna una perdita netta, nel primo esercizio, di trecento diecimila dollari, ossia pi della met del capitale, e la societ non pu pi andare avanti per mancanza d'ossigeno. Bisogna o reintegrare il capitale, o metterla in liquidazione.
Dixon - Ma come faccio a reintegrare il capitale se non ho un soldo?
Joe - Allora lascia che lo reintegri io solo, come ti ho gi proposto.
Dixon - Ma in questo modo tu diventi il padrone di tutto, ed io non sono pi niente!
Joe - Se il capitale lo metto tutto io mi sembra anche giusto.
Dixon - Ma i miei brevetti...
Joe - E dagli con i tuoi brevetti! Non sono pi tuoi! Non sono mai stati tuoi, da quando li hai messi nella societ!
Dixon - (frenandosi) Scusa. Supponiamo che io ceda e consenta che tu solo reintegri il capitale. Quanto verseresti?
Joe - Cosa t'importa?
Dixon - Cos, per saperlo.
Joe - Non ho ancora un'idea della somma che occorre.
Dixon - (con rabbiosa pazienza) Di' una cifra... Cinquecentomila dollari, per esempio.
Joe - Vada per cinquecento mila.
Dixon - Il capitale allora diventerebbe di un milione?
Joe - D'un milione? E perch?
Dixon - Scusa: altre cinquecentomila li metteresti tu...
Joe - Be'?
Dixon - E i cinquecentomila che ci sono gi?
Joe - Ma non ci sono pi! Se ci fossero ancora non saremmo in situazione fallimentare! Ci sono trecentodiecimila dollari di perdita netta, ossia sessantamila dollari pi del capitale liquido... Il valore attuale dell'azienda di cinquecento meno trecentodieci: ossia centonovantamila dollari, valore nominale.
Dixon - Io, quindi, nella nuova societ, rimarrei per centonovantamila dollari...
Joe - Sei pazzo? Da quei centonovantamila devi togliere innanzi tutto la mia parte...
Dixon - (avvilito) Ah?
Joe - Eh! Sono sempre socio a met se non mi sbaglio... Restano novantacinquemila. Tu hai preso, per quindici mesi, cinquemila dollari al mese di anticipo in conto stipendio, il che forma la somma di settantacinquemila dollari. Novantacinque meno settantacinque rimane venti. La tua parte di capitale si riduce quindi a ventimila dollari soltanto.
Dixon - (abbrutito) La nuova societ avrebbe allora un capitale composto di cinquecentomila dollari tuoi...
Joe - Pi i novantacinquemila che mi spettano ad oggi cinquecentonovantacinquemila che arrotonderei a seicento.
Dixon - E contro seicento... i miei ventimila...
Joe - E gi.
Dixon - Di modo che non conterei niente...
Joe - Conteresti per ventimila dollari...
Dixon - Contro venti volte tanto, ossia niente...
Joe - Ecco perch ti ho offerto di versarteli senz'altro e chiudere la partita...
Dixon - E prenderti la mia invenzione...
Joe - La tua? Ma sei cocciuto!
Dixon - No, non sono cocciuto... sono un imbecille... Ora ho capito in quale tranello mi ha tirato quel tuo mascalzone d'avvocato col suo sorriso di falso cretino... (Senza alzare la voce) L'unica sarebbe ammazzarvi tutti e due...
Joe - (alzandosi) Tu mi minacci?
Dixon - (senza alzare la voce) No, no... non ti minaccio... considero un'ipotesi... (Pausa). Naturalmente, se accetto, tu non mi darai pi i cinquemila dollari al mese...
Joe - Capirai bene che la prima cosa da fare instaurare un regime di stretta economia...
Dixon - Ho capito... (Pausa; poi si alza, deciso, dominandosi). Va bene. Sono rovinato, ma ho imparato una nuova cosa... E forse non l'ho pagata troppo cara questa esperienza. Tu, dunque, non vuoi darmi una liquidazione di E centomila dollari per permettermi di rifarmi una vita?
Joe - Non posso, Dixon.
Dixon - Va bene. Io rifiuto d'andarmene, non approver il bilancio, non approver nessun conto, mi opporr ad ogni deliberazione, di qualunque genere. Finche la societ in piedi io sono socio a met; vedremo chi si stancher prima.
Joe - Non te lo consiglio.
Dixon - (senza collera) Hai ancora il coraggio di darmi consigli?
Joe - S, perch te ne occorrono ancora. Come ben ricorderai la mia societ, non la nostra, fra me e te, ma la mia, la grande Anonima Fratelli Roylott, ha il diritto di entrare quando crede nella nostra societ a condizioni di perfetta parit...
Dixon - (colpito) E che c'entra questo?
Joe - C'entra perch scritto, accettato e firmato da te. Se assumi questo atteggiamento di ricattatore...
Dixon - Io ricattatore?
Joe - Hai minacciato di opporvi sistematicamente a tutto se non ti do centomila dollari: e questo non si chiama ricatto?
Dixon - (stringendo i pugni) Ah, senti...
Joe - Se insisti, oggi stesso la mia societ eserciter il suo diritto di opzione ed entrer nella nostra in condizioni di perfetta parit versando cinquecentomila dollari. Il capitale sar subito per tre quarti nostro, e la liquidazione la faremo lo stesso...
Dixon - (gettandoglisi addosso) Ah, ora basta! (Lo tempesta di pugni, lo afferra alla gola, lo rovescia sulla scrivania).
Joe - (chiamando) Rocky!
Rocky - (si slancia su Dixon).
Brien - (irrompe dalla sinistra).
Dick - (irrompe dalla prima a destra).
Evans - (lo segue).
Giovanni - (irrompe dalla seconda a destra).
Dixon - (convulso) Ah! M'avevi preparato il tranello? (Respinge violentemente Rocky che va a cadere sul divano, afferra gli oggetti sulla scrivania e li lancia contro Joe. Prende il grosso portafoglio di cuoio, glielo getta in faccia. Joe si schermisce istintivamente: il portafoglio esce dalla finestra).
Joe - Arrestatelo...
Tutti - (si gettano su Dixon e lo immobilizzano).
Joe - Miserabile... ladro... ricattatore... Ammanettatelo!
Rocky - (cava di tasca le manette).
Dick - Alt. Niente manette. Questo signore non passibile d'arresto.
Joe - (furioso) Cosa dite?
Rocky - Come ti permetti...
Dick - Mi permetto ci che posso, signor Rocky. Io sono l'ispettore Dick Mackay, della Direzione Centrale, e quindi vostro superiore in tutto e per tutto. Ecco i miei documenti. (Porge la sua tessera a Rocky).
Rocky - (allibito, guarda la tessera, poi) Io... Non so...
Dick - Mostratemi ora la vostra licenza di condurre un'agenzia di polizia privata, e vi auguro di trovarla in regola.
Rocky - (sollevato) Ah, di questo non c' dubbio... sempre in regola. (Porge la sua licenza).
Dick - (la esamina attentamente) Meglio per voi.
Joe - (rimettendosi) Ma... che significa tutto questo?
Dick - Significa semplicemente che la Direzione Centrale ha voluto controllare il funzionamento dell'Agenzia di Polizia Privata diretta dal signor Rocky, ex sergente di polizia, e mi ha ordinato di entrarvi come semplice agente.
Joe - Non vedo in che la cosa possa interessare la mia societ...
Dick - Ho risposto ad una sua domanda. Aggiunger che alla Direzione Centrale apparso strano il fatto che in tre anni il signor Rocky ha fatto in questa societ ben sette verbali di tentato ricatto e minaccia a mano armata... tutti senza seguito giudiziario.
Evans - Perch l'ufficio legale dell'azienda ha ritenuto, a suo insindacabile giudizio, di non denunziare i ricattatori alla polizia regolare.
Dick - Affari vostri.
Dixon - ( rimasto imbambolato, poi si riscuote) Signor ispettore... io non ho fatto niente di male...
Evans - Questo si vedr.
Dick - Appunto: si vedr, e si potr vederlo solo in Tribunale, se lor signori sporgeranno querela per minacce e... (guarda Joe che ha un occhio nero) percosse contro il signor Dixon, il quale, non avendo commesso che questo reato, non pu essere perseguito senza querela di parte. (A Brien e Giovanni che lo tengono) Lasciatelo.
Brien - (lascia Dixon).
Giovanni - (fissa Joe, come attendendo una conferma).
Dick - (a Giovanni) Avete inteso?
Giovanni - (indicando Joe) Ma...
Dick - Ma che?
Giovanni - (imbarazzato) Il padrone...
Dick - Il padrone in cielo. Lasciate il signor Dixon... (Giovanni esita). Avete capito, s o no? (Giovanni esegue. A Dixon) Lei pu andare.
Dixon - (prende il cappello. Esce a destra).
Evans - Scusi, sa, ma ho la vaga impressione che lei esageri.
Dick - Non credo.
Evans - Ho la presunzione di intendermi un po' di legge...
Dick - Anch'io.
Evans - Il signor Dixon ha minacciato il signor Roylott...
Dick - Occorre la querela per perseguirlo.
Evans - Ha tentato di estorcergli centomila dollari con minacce...
Dick - Non esatto: ha chiesto centomila dollari mentre il signor Roylott gliene offriva ventimila: questa contrattazione, non tentativo d'estorsione.
Evans - Ma se ha minacciato di opporsi ad ogni deliberazione!
Dick - Ogni azionista ha diritto di opporsi nei modi e termini di legge a ci che ritiene lesivo dei suoi interessi.
Evans - Lei vorr convenire che il signor Dixon ha commesso almeno una violazione di domicilio!
Dick - No. Il signor Dixon ha semplicemente percosso il signor Roylott nel di lui domicilio, dopo essere stato da costui volontariamente ammesso nel suddetto domicilio. Non responsabile che di percosse inferte dopo grave provocazione che io sono pronto ad attestare occorrendo. (A Rocky) Lei si presenti nel pomeriggio al Commissariato Quarto chiedendo di me. Porti tutti i registri, e, in attesa d'altri ordini, tenga chiusa l'agenzia. Buongiorno, signori. (Esce dalla seconda a destra).
Evans - (a Rocky) Che bestia!
Rocky - (allibito) Chi avrebbe mai potuto prevedere...
Joe - (riprendendosi) Inutile recriminare. Andate, Rocky.
Rocky - (saluta, esce dalla seconda a destra).
Brien e Giovanni - (lo seguono).
Joe - Non perdiamo la testa. un semplice infortunio. Lo zelante ispettore Mackay si accorger prestissimo d'aver sbagliato. Scriver subito per lui... anzi partir senz'altro dopo pranzo. In quanto a Dixon liquidatelo con i centomila che domanda: meglio levarselo dai piedi senz'altro. Tanto e rimarr un imbecille... (Si muove verso la scrivania). E andr in rovina lo stesso... (Squilla il campanello del telefono; Joe prende il telefono, nervoso) S... Che c'? Stefano Morris? Non ho tempo, ora... Reclami, faccia causa, non mi secchi! (Rimette a posto il telefono; a Evans) Ecco, vedete? Voi li fate licenziare per le vostre biondine, ed io ho le seccature. (Guarda sulla scrivania). Ma... (Allarmato) Dov' il portafoglio?
Evans - Quale portafoglio?
Joe - (allarmato) Il mio, privato, con i documenti riservati... (Getta per aria tutte le carte). Chi l'ha preso?... Signorina!
Giovanni - (dalla seconda a destra) uscita per la colazione, signore...
Joe - (frenetico) Quel grosso portafoglio di cuoio giallo ch'era qui... sulla scrivania... dov'?
Giovanni - Ah! Ora ricordo... Dev'essere in cortile...
Joe e Evans - (insieme) In cortile?
Giovanni - S... ho veduto il signor Dixon mentre lo tirava...
Joe - (c. s.) Ah, perbacco... Corri... correte... tutti.... (Va alla finestra, si sporge, grida) Ehi, l, voi... S, voi!
Giovanni e Evans - (escono di corsa dalla sinistra).
Joe - (sempre alla finestra) Voi, s... anche voi... tutti... caduto un portafoglio... grosso, di cuoio giallo... chiuso a chiave... cercate... cercatelo tutti... tutti... S, qui sotto... dev'esser caduto di qui... (Si volge di scatto, fa per correre alla seconda a destra, si ferma terrorizzato, alza le mani. Pausa tragica; poi, mentre sale dal cortile V affannoso mormorio di quelli che cercano il portafoglio, con voce in cui vibra uno spavento mortale) No... No... non farlo... ho una figlia... avrai tutto... tutto ci che vorrai., no... dei milioni... (Prende il libretto di chques che ha firmato, lo getta nella seconda a destra) Prendi... tuo... sono nove assegni firmati... al latore... non devi che incassare... per piet... te ne scongiuro... (Cade in ginocchio con le mani giunte). Ti prometto qualunque cosa... te lo giuro sulla tomba di mia madre... (Rimbomba un colpo di revolver dalla seconda a destra; quindi si odono dei passi frettolosi. Joe cade morto. Continua il voco nel cortile, che man mano s'avvicina. Si distingue la voce di Erick che grida: Si deve trovare! Qui caduto...; poi, dopo una pausa: Joe! Joe, affacciati!. Aumentano il voco e il rumor di passi, quindi tutti entrano dalle varie entrate, disordinatamente).
Peters - (segue dalla prima a destra. Sessantanni, tipo di vecchio impiegato).
Evans - (per il primo vede il corpo di Joe) Oh!...
Erick - (furioso) Ma come ha fatto a perdere una cosa cos importante... (Vedendo il cadavere) Oh!... (Urlando) Joe! Joe! (Si getta sul fratello, lo scuote, lo solleva, lo lascia con ribrezzo e terrore). Sangue... (Si guarda le mani).
Tutti - (hanno un grido d'orrore).
Erick - (urlando) Dixon! Dixon! Dixon stato... Afferratelo... Arrestatelo... Telefonate... Oh, povero fratello mio... povero Joe... Joe.... Joe!... (Singhiozza violentemente, cadendo in ginocchio accanto al corpo del fratello).
(Movimento: qualcuno si precipita alle uscite; Evans telefona febbrilmente; le donne piangono; gli altri s'affacendano intorno a Joe ed a Erick).
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
Stessa scena del primo. Qualche ora dopo.
Erick - ( seduto su una poltrona, abbattutissimo).
Evans - (al telefono, impaziente di finire, sebbene corretto) S... sicuro... riferir... No, il signor Erick non c'... non ancora tornato... No... Va bene... Sicuro... Grazie... Riferir... Oh, no, per carit, non s'incomodi... Il povero Erick non sarebbe in grado di riceverlo... abbattutissimo... Niente, per ora... Grazie... Certo che riferir... Gr... Arrivederci... Sicuro... Arriv... Ah!... Certo, certo. Grazie. Buon-giorno. (Toglie la comunicazione, chiama di nuovo) Signorina? S. Faccia il piacere di non dare pi la comunicazione... No, a nessuno... Li faccia parlare tutti con l'ingegnere Rogers. (Impazientendosi) Tutti, tutti ho detto. (Riappende il telefono).
Erick - (con voce alterata) Chi era?
Evans - Jackson.
Erick - Ah... forse avrei fatto meglio a parlargli io.
Evans - Non si formalizzer in una circostanza come questa.
Erick - (dopo una pausa) Mi pare d'impazzire.
Evans - Dovete farvi coraggio, Erick.
Erick - Mi sembra di non aver pi la testa. Mio fratello era l'anima di tutto.
Evans - Me ne rendo conto... Sono appena due ore che l'hanno portato via... Ma bisogna dominarsi, reagire... Altrimenti dovrete chiudere lo stabilimento.
Erick - Ci ho pensato... E forse lo chiuder se Elena d'accordo.
Evans - Elena? Ah, gi...
Erick - lei l'erede generale di mio fratello, e met della ditta sua... E apparterr tutta a lei quando sparir anch'io... e sar presto.
Evans - (dopo una pausa) Voi avete bisogno di riposo, Erick.
Erick - Oh s, un bisogno estremo... Joe ed io ci davamo il cambio, ed ecco perch alla testa del movimento c'era sempre un cervello fresco, agile, attento... Se potessi liquidare tutto, al settanta... al cinquanta per cento...
Evans - Non lasciatevi abbattere cos... Cercheremo, vedremo... Io stesso, se volete, potr occuparmene... con l'aiuto di Rogers, di Peters. (S'ode bussare alla porta). Avanti!
Giovanni - (sulla seconda a destra. Parla a voce bassa) Il signor ingegnere Rogers.
Evans - Digli domani... Domani ci sar tempo per tutto.
Giovanni - (esce).
Erick - L'ispettore che sta facendo?
Evans - Gira per lo stabilimento e prende delle misure... Mi d l'idea d'un uomo poco sicuro di quello che fa.
Giovanni - (sulla seconda a destra di nuovo) L'ingegnere Rogers dice che si tratta di cosa molto urgente.
Erick - Fa' passare.
Giovanni - (fa un cenno).
Rogers - (entra dalla seconda a destra).
Erick - Che c', Rogers?
Rogers - La signorina sta dando tutte le telefonate a me... Ma ce n' qualcuna molto importante... come quella del Presidente della Banca...
Erick - Ah... avrei dovuto parlargli io...
Evans - (spazientendosi) La gente capir benissimo che non potete parlare con nessuno... Rogers, pensate voi a tutto e lasciatelo tranquillo.
Rogers - quello che pensavo anch'io... ecco perch son venuto a chiedere un'autorizzazione.
Evans - Allora andate...
Rogers - C' un'altra cosa. L'ispettore di polizia mi ha chiesto di fargli preparare un elenco di tutti i pagamenti fatti oggi.
Evans - Date ordine in contabilit...
Rogers - L'ho fatto. Ma il ragioniere desidera l'ordine dal signor Roylott.
Evans - Quante formalit... Chiamate il ragioniere.
Rogers - (esce dalla prima a destra e rientra poco dopo).
Peters - (lo segue).
Evans - proprio questo il momento di fare dell'ostruzionismo?
Peters - (aspro) Io non faccio nessun ostruzionismo, ed a quanto mi risulta non so di trovarmi alle sue dipendenze, signor avvocato.
Evans - Oh, scusi tanto, sa!
Peters - Scusi lei.
Erick - (stanco) Dica, Peters.
Peters - Questo elenco dei pagamenti posso darlo anche subito, perch pronto... Ma Rogers m'ha detto che l'Ispettore vuole tutte le giustificazioni di spesa...
Erick - Ebbene?
Peters - Ci sono, proprio oggi, varie voci senza giustificazione...
Erick - (colpito) Ah, gi.
Peters - Il versamento alla vedova Snobbins, il versamento al tutore degli orfani O'Hara...
Erick - (riprendendosi) Diamine, diamine... Ho capito...
Peters - Poi c' un versamento all'avvocato Evans, come al solito ingiustificato...
Evans - (seccato) Ingiustificato?
Peters - (aspro) Per me s, perch non esiste documento corrispondente.
Evans - So ben io perch ho riscosso.
Peters - (aspro) Ma io non lo so.
Evans - Cosa intende dire?
Peters - Quello che ho detto: che non lo so. Ho avuto ordine di pagare ed ho pagato, ma ne ignoro la ragione. .
Evans - La quale non la riguarda.
Peters - Non mi riguarda e non me ne importa, ma la ignoro lo stesso. Quindi non posso rispondere alla richiesta della polizia. Ecco perch non ho ottemperato all'invito dell'ingegnere Rogers, e non per fare dell'ostruzionismo come lei, con grande leggerezza, ha ritenuto.
Evans - (seccato) Ragioniere!
Peters - (secco) Dottore in scienze commerciali, prego.
Erick - (alzandosi) Basta. (Si porta le mani alla fronte, si copre gli occhi ed il viso. Pausa. Poi, rimettendosi) S. Bisogna riprendere subito. Questo non uno studio: una trincea. (Va alla scrivania, calmo, istintivamente metodico). Ha ragione, Peters. Grazie. (Siede, riflette con la testa fra le mani).
Dick - (dalla seconda a destra, dopo una pausa) Eccomi qua. Vedo che il lavoro non s'arresta, malgrado tutto.
Erick - (con tristezza, ma deciso) Il lavoro non d tregua, ispettore. Lei ha bisogno di me, non vero?
Dick - Di lei e di tutti.
Erick - Sono subito a sua disposizione.
Dick - (a Rogers) Ha fatto preparare quell'elenco?
Rogers - (ha un gesto).
Erick - (interrompendo) Stiamo appunto studiando il modo per farglielo avere al pi presto.
Dick - (sedendosi) un affare complicato?
Erick - No, o almeno non lo sarebbe se lei non volesse tutte le giustificazioni di spesa. In un'azienda come la nostra ci sono sempre molti pagamenti... dir cos... segreti.
Dick - Sono proprio quelli che m'interessano.
Erick - (lo fissa stupito) Scusi... perch?
Dick - Per l'inchiesta... Mi meraviglio che lei me lo domandi.
Erick - (dopo una pausa) Ho capito. Allora faccia quest'elenco, Peters...
Dick - Completo, per cortesia.
Peters - (guarda Erick).
Erick - Completo.
Peters - Va bene. (Esce per la prima a destra).
Rogers - (lo segue).
(Un silenzio).
Evans - Dunque, ispettore... Cosa ha scoperto?
Dick - Quasi nulla.
Evans - Non ci sono indizi?
Dick - Trascurabili.
Evans - Sospetti?...
Dick - Sospetti seri nessuno.
Evans - Pure, quel Dixon...
Dick - Dixon uscito prima di me da questa stanza... Io sarei pi indiziato di lui.
Evans - Questa non una ragione.
Dick - Purtroppo. Ed la ragione che bisogna innanzi tutto cercare in un delitto... Conosciuta quella si fa presto a riconoscerne l'autore.
Erick - Cos si potesse scoprire la ragione dell'assassinio di mio fratello...
Dick - Ah, quella l'ho scoperta.
Erick - (sorpreso) Lei...
Dick - S. Si tratta d'una vendetta.
Erick - Una vendetta?
Evans - Ma se poco fa diceva di non aver scoperto nulla!
Dick - Nulla d'importante, ma non nulla di nulla. Suo fratello era qui alla finestra, gridando di cercare il portafoglio di cuoio giallo... (Movendosi verso Erick). Qui, proprio dov' lei. (Erick si alza di scatto, turbato). I testimoni sono tutti concordi nell'affermare che fra il suo ultimo grido e la scoperta del delitto non trascorso un minuto... Egli dunque stato colpito in quel minuto. La finestra alta sul cortile tre metri e mezzo, e per salire fin qui, dal cortile, bastano quindici secondi. Quindi l'assassino pu essere anche fra quelli che cercavano nel cortile il portafoglio scomparso.
Evans - Eravamo in trenta...
Erick - Ed anche pi!
Dick - Precisamente diciassette persone. Ho potuto controllarlo. Suo fratello teneva enormemente a quel portafoglio, nel quale c' forse la causa del delitto. Ha gridato ancora di cercarlo, poi s' voltato per venire a cercare anche lui. Voltandosi ha veduto l'assassino, fermo l (indica la seconda a destra), che lo prendeva di mira.
Erick - (tremando) Oh...
Dick - Suo fratello lo ha immediatamente riconosciuto ed caduto in ginocchio...
Evans - In ginocchio!
Dick - Si vede nettamente la polvere sui pantaloni... Si anzi trascinato in ginocchio, forse per impietosire, per chiedere perdono...
Evans - (terrorizzato) Perdono... ma perch, scusi... per quale ragione...
Dick - Se lo sapessi saprei chi ha sparato...
Evans - Ma pu esser caduto sulle ginocchia dopo d'essere stato colpito!
Dick - Il cammino della palla dall'alto in basso, e ci dimostra che il colpo partito da un uomo in piedi, che mirava contro la vittima gi in ginocchio.
Erick - (con la faccia fra le mani) terribile... terribile... (Rialzando la testa) Non capisco, non vedo... perch quel miserabile avrebbe atteso che Joe si mettesse in ginocchio per sparare?
Dick - Non ha atteso che si mettesse in ginocchio... Ma atteso solo che si voltasse...
Erick - E perch?
Dick - Per non colpirlo alle spalle quando era alla finestra... Per essere veduto e riconosciuto... (Erick si alza spaventato). Ha voluto non solo colpire, ma far sapere alla vittima chi colpiva e perch colpiva. Ecco perch son certo che si tratta d'una vendetta.
Erick - (emozionato) Ho capito... chiaro... proprio come lei dice...
Dick - (dopo una pausa) Chi, secondo lei, poteva sentire il bisogno di vendicarsi di suo fratello... e perch?
Erick - (ricomponendosi) Non... non ne ho un'idea. Quello che posso dirle che n io n il mio povero fratello sapevamo d'avere dei nemici. In tutta la nostra vita non abbiamo fatto che del bene, dando da vivere a centinaia di operai e d'impiegati... (Guarda Evans).
Evans - (guarda Dick).
Dick - (fissa Evans).
Evans - (guarda il soffitto).
Erick - Abbiamo due medici fissi... D'estate contribuiamo a mandare al mare e in montagna i figli degli operai e degli impiegati... Non so... non so proprio.
Dick - Nemmeno io. Del resto quello che lei mi dice mi noto... Tutte le grandi organizzazioni praticano ormai questa politica del lavoro. Innanzi tutto perch vi sono obbligate...
Evans - Ecco...
Dick - Non c' la legge che regola il lavoro?
Evans - S, ma noi l'applichiamo con particolare benevolenza.
Dick - Noi? Lei fa parte della ditta?
Evans - Non come socio. Io sono solo il capo dell'ufficio legale.
Dick - Oh, benissimo. Lei proprio la persona pi adatta per illuminarmi alcuni punti oscuri...
Evans - Ai suoi ordini.
Erick - (abbattuto) Ed io lo lascer libero d'interrogarlo con tutto il suo comodo, ispettore. Vado a casa, da mia nipote ch' in uno stato indescrivibile... Sono io stesso in condizioni da non poter resistere... (Esce dalla sinistra, quasi barcollando).
Dick - (guarda uscire Erick; poi, dopo una pausa, si volge a Evans).
Evans - ( inquieto, ma si ricompone appena incontra lo sguardo di Dick) A sua disposizione.
Dick - (con una sfumatura di disprezzo) Capo dell'ufficio legale... In che consiste quest'ufficio legale?
Evans - (come sorpreso dalla domanda) Mio Dio... un ufficio legale...
Dick - La ditta ha molte cause?
Evans - Una ditta importante... si sa... ha sempre delle cause.
Dick - Di che genere?
Evans - Di che genere?!
Dick - (cavando una sigaretta, affermativo) Eh. (Accende, fuma).
Evans - Ma... di ogni genere.
Dick - Adulterio, sostituzione d'infante, ratto consensuale...
Evans - Che c'entra questo?
Dick - Lei mi parla di cause d'ogni genere ed io cerco d'orientarmi.
Evans - Dico d'ogni genere relativamente all'attivit dell'azienda... che uno stabilimento chimico.
Dick - Ossia? Di genere chimico?
Evans - Anche.
Dick - Avvocato, lei mi delude.
Evans - Io?
Dick - Vedendo il signor Roylott cogliere con tanta premura l'occasione per andarsene e lasciarmi a discorrere solo con lei avevo creduto che lei fosse la testa forte della societ.
Evans - Scusi... non capisco.
Dick - Eppure sono chiaro. Le ho rivolto due domande semplicissime: In che consiste il suo ufficio legale e che genere di cause ha: e lei non riesce ancora a darmi una risposta.
Evans - (con dignit) Il suo sembra un vero interrogatorio.
Dick - Non sembra: lo . Che ci trova di strano?
Evans - Tutto: cominciando dall'interrogatorio. Lei ha sospetti su di me?
Dick - Ora lei che interroga, mentre non ha che il dovere di rispondere.
Evans - (alzandosi) Il dovere?
Dick - Il dovere. Sono qui formalmente delegato per un'inchiesta, e non esiter ad arrestare chiunque, se lo riterr necessario.
Evans - Lei dimentica che io sono avvocato.
Dick - E lei non sa che lo sono anch'io. Non si diventa ispettori superiori senza laurea. Quindi si calmi, risponda senza divagare e non pensi d'impressionarmi in nessun modo.
Evans - (dominandosi) Lei ha un modo di esprimersi... Mi rendo conto ch' abituato a interrogare ladri ed assassini, ma un minimo di deferenza verso un... un collega non lo troverei fuori posto.
Dick - Per me la qualifica di avvocato un'aggravante non una attenuante.
Evans - (tace sbalordito, poi si passa le mani sulla fronte, come per riordinare le idee; ja quindi alcuni passi come per imporsi la calma. Riprende quindi a parlare, preciso, sicuro) Sono pronto a rispondere a tutte le sue domande, e a dirle tutto quello che so nei limiti che la legge mi consente...
Dick - (freddo) Ossia nei limiti del segreto professionale.
Evans - (freddo) Perfettamente.
Dick - D'accordo. Spetter a me giudicare quando il segreto professionale raggiunger i confini dell'omert.
Evans - No. Questo giudizio devoluto ad una autorit molto superiore a lei ed a me.
Dick - Lo so. Al magistrato. Ed precisamente davanti al magistrato ch'io la porter se le mie domande rimarranno senza risposta.
Evans - (scattando) Ma sotto quale accusa?
Dick - (freddo, subito) Questo si vedr.
Evans - Ma lei pazzo!
Dick - Lei, per sua disgrazia, non lo . Ci premesso e considerato, come si dice negli atti legali, vuol decidersi a rispondere alle mie domande, s o no?
Evans - (perdendosi) Ma quali domande, Dio santo?
Dick - Gliele ho gi fatte.
Evans - (guardingo) Sull'ufficio legale?
Dick - Sull'ufficio legale.
Evans - (pensa. Pausa; poi, sedendo) Ebbene m'interroghi. Diriga lei la conversazione, perch io non so proprio da dove cominciare. Avanti.
Dick - Avanti. In che consiste quest'ufficio legale? (Evans lo guarda stupito. Dopo una pausa) Coraggio.
Evans - Cosa vuole che le dica del mio ufficio? Di quante stanze si compone? Che personale impiega? Di quali mobili arredato?
Dick - (dopo aver fissato Evans, movendosi, paziente) Il suo ufficio, avvocato, si compone di quattro stanze che s'aprono sul corridoio in fondo al quale sono i locali del Gabinetto Esperienze. Nella prima stanza c' l'avvocato Johnson, suo sostituto, e una signorina. Nella seconda c' la signorina Clara, sua segretaria particolare. Nella terza stanza c' lei. Nella quarta c' l'altro suo sostituto, avvocato Stork, e il signor Palmeston, antico ufficiale giudiziario, il cui vero nome Giorgio Barret.
Evans - Ecco...
Dick - So cosa vuol dirmi. Barret fu condannato per falso in atto pubblico.
Evans - Desidero chiarire...
Dick - Non occorre. Ha espiato la sua pena, e nessuno pu molestarlo.
Evans - L'ho impiegato per piet...
Dick - La piet un sentimento, e lei non un sentimentale. Barret si trova nel suo studio perch utile.
Evans - Certo io non posso fare della beneficenza...
Dick - Precisamente... Barret un intermediario che tratta quella categoria di persone con cui n lei n i suoi sostituti potrebbero incontrarsi...
Evans - Si render conto che ci sono delle distanze sociali...
Dick - Naturalmente: distanze sociali, gerarchie, capisco. Non pu trattar lei certi testimoni, n dare di sua mano cento dollari a un usciere che notifica un atto con una data irregolare o a un domicilio volutamente sbagliato...
Evans - Permetta...
Dick - Per queste faccende ci vuole il mascalzone bollato.
Evans - (emozionato) Ma questa un'infamia...
Dick - (tagliando) Lo so. negli uffici legali come il suo che si tramano queste infamie. l che si stillano contratti dall'aria innocente, che nelle sapienti diciture degli articoli contengono la trappola in cui cadono gl'inesperti e i deboli. una forma di delinquenza legale che la vigente legislazione, disgraziatamente, non punisce: la delinquenza dei pirati della finanza che armati di carta bollata predano n pi n meno dei briganti del secolo scorso, i quali avevano almeno il merito di affrontare i moschetti della polizia. Ecco cos' il suo ufficio legale, avvocato Evans: un covo di banditismo moderno, uno strumento legale per eludere la legge. E lei che di quell'ufficio si serve per servire i rapaci che lo pagano, per me non che un sicario, un gangster con un titolo accademico, un bravo armato di laurea, e perci pi pericoloso di quelli del Seicento che erano armati solo di pugnale.
Evans - (beffardo) Se ha finitomi permetter di chiederle se ha domande precise da farmi. Io sono qui per rispondere ad un interrogatorio, non per ascoltare un discorso da comizio.
Dick - La domanda precisa gliel'ho rivolta, e lei non ha ritenuto opportuno rispondermi. Il discorso da comizio gliel'ho fatto nella speranza che lei si decidesse ad aiutarmi a scoprire la verit innanzi tutto nel suo interesse, perch su di lei pesa la stessa minaccia che grava su Erick Roylott.
Evans - (beffardo) Oh... La mia coscienza tranquillissima, e la mia posizione chiara come il cristallo.
Dick - (fissa Evans, si alza, fa qualche passo, pensoso).
Evans - (accende una sigaretta, disinvolto).
Dick - (fermandosi, fissando Evans) Quale crede che sia il pericolo che minaccia lei ed Erick Roylott?
Evans - (tranquillo) Non ne ho un'idea, ma sono pronto ad ogni eventualit. Ho le carte in regola, caro signor ispettore e avvocato. Le ho sempre avute in regola.
Dick - Anche Joe Roylott le aveva in regola...
Evans - (ha un guizzo) Joe?
Dick - Joe. Aveva una biblioteca intera di carte, ma non gli servita a niente. Ah, lei crede d'esser minacciato da un processo, d'essere sfidato ad un duello a colpi d'articoli di quel codice che lei conosce tanto bene, e quindi s sente sicuro di s, perch sa d'essere il pi forte e il pi agguerrito? Si sbaglia, illustre capo dell'ufficio legale. La minaccia che grava su di lei una minaccia di morte...
Evans - (ha un gesto di terrore) Lei...
Dick - Di morte! Chi ha ucciso Joe Roylott tiene l'arma puntata su Erick e su lei. Chi ha ucciso Joe Roylott ha voluto vendicarsi, ed ha colpito al petto e non alle spalle per godere del terrore della vittima, forse per compensarsi di un anno, di dieci, di vent'anni d'attesa! (Evans terrorizzato; Dick ride nervosamente). Eh, eh! Discorso da comizio... Ne vuole un supplemento, di quel discorso? Eh? Vuole sentire il resto? Le dir allora che la delinquenza una malattia che non si sopporta a lungo, ed arrivata ad un certo stadio, affrontata col ferro, cos come il bubbone trattato col bisturi! Cento anni fa, quando i delinquenti rubavano, violavano, uccidevano, scorrendo questo paese allora scarso di mezzi di comunicazione, di forze regolari, di una polizia veramente temibile, la gente, stanca d'esser vessata, taglieggiata, assassinata, fece sua la legge del giudice Lynch, si mun di corde e impicc i delinquenti agli alberi. E cessarono in breve tempo i furti di greggi, gl'incendi di fattorie e tutte le altre spogliazioni d'allora che la legge imperfetta era impotente a punire. Oggi, quando un disgraziato derubato della sua idea, del suo danaro, di ogni suo bene, ha invano ricorso al magistrato, invano lottando contro un ufficio legale formidabile che ha lavvocato Evans per le trovate giuridiche geniali, i distinti professionisti Johnson e Storck per svolgerle, sei dattilografe per fissarle nella terribile carta bollata, il prezioso Barret per far domiciliare erroneamente le citazioni, fabbricare volumi di prove, presentare schiere di testimoni falsi che cosa fa, dico, questo disgraziato che spesso ridotto alla miseria e sa che lufficio legale pu disporre di milioni di dollari? Con gli ultimi soldi rimastigli compra un revolver e sette cartucce, ed applica a modo suo la legge di Lynch. Ha capito ora, egregio ed illustre avvocato?
Evans - (terrorizzato) Forse forse credo. Di si.
Dick - (soddisfatto) Oh! Nel caso in esame debbo escludere la circostanza degli ultimi soldi e del gesto disperato, perch il nostro assassino si comportato con la calma e la sicurezza di chi applica un piano perfetto, studiato e preparato nei suoi minimi particolari. Egli era fra coloro che hanno cercato il portafoglio di cuoio nel cortile, ed ha sparato solo dopo essersi impadronito di quel portafoglio che conteneva elementi che lo tenevano alla merce di Joe Roylott. Con quei documenti in mano luomo si sentito sicuro e ha dato inizio alla vendetta, uccidendo Joe Roylott. Ma Joe non pu essere il solo, perch ogni suo atto era legale, e preparato dal prezioso ufficio. Ci sono quindi altre persone da punire, altri uomini che, come Joe Roylott, debbono cadere in ginocchio e chiedere un perdono che non sar mai concesso. Chi questo assassino che si fa giustizia da s? Non pu essere che una delle vittime del suo stupendo ufficio legale, caro ed illustre avvocato capoufficio. Se lei mi guida, se maiuta, se parla, io posso arrivare alla scoperta ed allarresto dellassassino prima che Erick Roylott e lei stesos siano collocati sulla lastra di marmo del teatro anatomico. Se non maiuta, se non mi guida, se non parla arriver ugualmente a scoprire lassassino e ad arrestarlo, ma forse troppo tardi per lei e per il socio superstite della Societ Fratelli Roylott. E con questo il comizio finito, perch davvero non ho altro da dirle.
Evans - ( rimasto pensoso; si alza, viene avanti riflettendo; si muove ancora, si ferma di nuovo, pensa, poi)Lei certo che lassassino stato commesso da uno di coloro che hanno cercato il portafogli nel cortile?......
Dick - Sono certo che lassassinio stato commesso da colui che ha trovato il portafoglio nel cortile.
Evans - Ha detto che a cercare siamo stati in diciassette.
Dick - (cavando il taccuino)Ho scritto i diciassette nomi: ma a che vuol arrivare, avvocato?
Evans - A restringere il numero dei sospetti. L'assassino , secondo lei, fra quelli che cercavano... Ora fra i cercatori eravamo Erick ed io: si cominci con l'escludere noi due. Rimangono quindici persone...
Dick - Ammettiamo pure che siano quindici, il che non esatto.
Evans - Perch?
Dick - Glielo spiegher dopo: mi dica il suo ragionamento, ora.
Evans - Abbiamo quei quindici nomi... Basterebbe... se vero che l'assassino debba ricercarsi fra coloro che potrebbero aver avuto motivo di vendetta... vedere chi fra i quindici si trova in quelle condizioni... (Si ferma vedendo Dick scuotere negativamente la testa).
Dick - (ha scosso negativamente la testa) Questa indagine l'ho gi fatta, e, se non sono venuto a capo di niente, perch non ci sono state diciassette persone nel cortile, ma diciotto: diciassette che hanno cercato, e uno che ha trovato... forse senza cercare... che forse s' trovato a passare quando il portafogli caduto, che l'ha raccolto, aperto, e, sicuro ormai di poter agire, salito ed ha sparato, mentre gli altri continuavano a cercare.
Evans - Cos... se le sue deduzioni sono esatte... questo delitto non sar punito... rimarr un mistero per sempre...
Dick - A meno che un'indagine accurata nei documenti del suo ufficio legale non ce lo chiariscano...
Evans - (pensoso) Gi... Ma per fare questa indagine occorre un mese.
Dick - Perci le ho chiesto d'aiutarmi.
Evans - Col mio aiuto occorrer un mese... Senza di me le ci vorrebbe un anno... se pure...
Erick - (rientra dalla sinistra. Ha il cappello in testa, il portafogli di cuoio giallo di Joe sotto il braccio. un po' incurvato; un tremito lo prende ogni tanto).
Autista - (giovanotto sui trentanni, lo segue col berretto in mano).
Erick - (ha veduto Dick ed Evans, fa un cenno di saluto).
Dick e Evans - (lo guardano stupiti, e, notando il portafogli sotto il braccio di Erick, se lo accennano).
Erick - (all'autista) Puoi andare, Giulio. Non aprire la macchina... la chiave... dov' la chiave?
Autista - (gli porge la chiave).
Erick - (gliela toglie di mano, lo congeda con un gesto).
Evans - (agitato) In nome del cielo, dove avete trovato... (S'interrompe ad un gesto di Dick).
Erick ........................... - (all'autista) Va'.
Autista - (esce dalla sinistra).
Dick - Quel portafogli, signor Erick... quello di vostro fratello?
Erick - (con un fremito) Si. Era nell'automobile. Qualcuno deve averlo gettato dallo sportello aperto.
Dick - Cosa c' entro? (Fa per prenderlo).
Erick - (scostandosi) Nulla... Pi nulla. completamente vuoto. (Lo apre, fa constatare a Dick che vuoto; va quindi verso la scrivania, siede affranto).
Dick - Sapevate cosa c'era?
Erick - No.
Evans - impossibile... Cercate di ricordarvi... Dalla conoscenza di ci che stato sottratto si pu sapere forse...
Erick - (ostinato) Non lo so... non ricordo...
Evans - (ansioso) Ma non possibile... Joe non aveva segreti per voi... Cercate... ricordate... ora forse vi riuscir difficile, ma pi tardi, con calma...
Erick - Non so, non ricordo... Mi sono gi torturato il cervello... inutile. Non scopriremo mai niente.
Dick - (fissandolo) Non credo.
Erick - (nervoso) Non scopriremo mai niente.
Evans - Con l'ispettore siamo gi arrivati a stabilire...
Dick - (interrompendo) ...che l'assassinio stato commesso per vendetta. (Si mette fra Evans ed Erick, e tenendo una mano dietro le spalle fa cenno ad Evans di tacere). Ora andremo nell'ufficio legale con l'avvocato Evans per fare un'ispezione pi attenta...
Erick - (nervoso, ansioso) Ecco, bene, andate, io non v'accompagno perch...
Dick - (interrompendo) ... stanco, lo vedo. Non abbiamo bisogno di lei, per ora. Voglio solo dirle, signor Roylott, che se lei ha un sospetto fa male a tenermelo nascosto.
Erick - (ostinato) Non ho nessun sospetto, gliel'ho detto gi.
Dick - (fissandolo) Anche un'idea di sospetto... una ipotesi per quanto assurda... farebbe bene a dirmela prima che sia troppo tardi.
Erick - (c. s.) Nessun sospetto, nessuna ipotesi, glielo assicuro. Lei crede che nell'ufficio legale si possa trovare una traccia... Cerchi, frughi... L'avvocato Evans a sua disposizione. Io non posso... Sono abbattuto, stroncato, fuori di me... Non desidero altro che... non pensare... lavorare... esser lasciato... (esitando) qui... solo.
Dick............................. - Ho capito. Del resto nemmeno io ho mai creduto di poter risolvere questo problema in poche ore. Par preparare un elenco delle carte che mi occorrono e me ne ritorner in ufficio ad aspettarle. Lascer qui un brigadiere con due agenti...
Erick - Come vuole. Pu fare anche a meno di lasciarli. L'assassino non certo qui, ora.
(Bussano alla seconda a destra, due o tre colpi. Erick ha un balzo).
Dick - (volgendosi) Avanti.
Peters - (appare sulla seconda a destra. Ha in mano un quinterno di carta).
Erick - (nervoso) Cosa c', Peters?
Peters - L'elenco dei pagamenti chiesto dall'ispettore.
Dick - Ah, bene. Date a me.
Peters - (fissa Erick),
Erick - (ha uno stanco gesto d'assenso).
Peters - (porge il quinterno a Dick e fa per uscire).
Dick - (ha preso il quinterno e l'apre subito) sicuro che ci sia tutto?
Peters - (fermandosi) Tutto quanto passato oggi per le mie mani, direttamente e indirettamente. (Fa per muoversi).
Dick - (senza guardarlo, leggendo) Un momento ancora, signor Peters. Forse dovr chiederle qualche schiarimento. (Legge).
Evans - (a Dick) Allora io vado nel mio ufficio e comincio a farle preparare quanto abbiamo stabilito. (Esce per la prima a destra).
Erick - (tocca nervosamente un tagliacarte, guarda il soffitto, le porte, la finestra).
Dick - (con gli occhi sul quinterno) Io vorrei sapere intanto cos' questa cifra di... (Bussano alla prima a destra). Avanti.
Giovanni - (appare sulla prima a destra) Signor ispettore, c' un sergente arrivato dal Commissariato. Dice che ha un ordine urgentissimo.
Dick - Fatelo entrare.
Giovanni - (esce, e rientra precedendo Norton).
Norton - (lo segue. Giovane e forte sottufficiale di polizia, in borghese. Entra dalla seconda a destra, avanza verso Dick, gli porge un foglio di carta piegato).
Dick - (prende il foglio, legge; ha un gesto lievissimo di sorpresa. A Norton) Quando avete saputo?
Norton - Dieci minuti fa.
Dick - Rintracciate immediatamente le persone e accompagnatele qui.
Norton - (saluta, esce dalla prima a destra).
Giovanni - (lo segue).
Dick - (a Peters) La chiamer pi tardi, signor Peters.
Peters - (a Erick) Volevo dire... Nel mio ufficio c' il signor Morris...
Erick - (lo guarda stupito).
Peters - Stefano Morris, il ragioniere della sede di Daytona, licenziato ieri... Vorrebbe esser ricevuto...
Erick - (brusco) Non voglio vedere nessuno. (Gli fa cenno d'andare).
Peters - (esce dalla prima a destra).
Dick - (fissa Erick; poi, gentilmente) Vuol decidersi a dirmi tutto quello che sa, signor Roylott?
Erick - (ostinato) Gliel'ho gi detto.
Dick - La paura una cattiva consigliera.
Erick - (c. s.) Non ho nessuna paura.
Dick - Io- sono certo... certo come della certezza... che lei commette un errore di cui si pentir amaramente. Se non avessi la sicurezza matematica che non stato lei...
Erick - (si scuote, quasi si alza in piedi, fissa l'ispettore).
Dick - (continuando dopo la breve pausa) ... e potessi avere solo un'ombra di sospetto che me lo consentisse... lo arresterei per metterlo al sicuro e darle il tempo di riflettere.
Erick - (si alza, viene avanti pensoso, si ferma. Dopo una pausa, tranquillo) Sarebbe il fallimento, ispettore. Le aziende come la nostra non si possono fermare un solo istante. La fiducia e il credito sono il sangue nelle vene di un'impresa. La circolazione la vita.
Dick - Lei sa di questo? (Porge il foglio che gli ha portato Norton).
Erick - Di che si tratta?
Dick - Di sua nipote.
Erick - L'ho saputo quando sono tornato a casa, un'ora fa.
Dick - Chi questo ingegnere Harris?
Erick - Un giovine di grande talento, che ha un ritrovato molto ingegnoso sugli idrocarburi sintetici.
Dick - Benzina?
Erick - Benzina.
Dick - Un problema che, se non sbaglio, si cerca di risolvere da venti anni.
Erick - E che stato gi risolto venti volte. Ma i progetti e le formule vanno a dormire negli archivi, altrimenti l'industria ed il commercio della benzina sarebbero rivoluzionati. Le grandi invenzioni spesso non cagionano che rovine.
Dick - Capisco. Forse per questo che tanti inventori muoiono giovani.
Erick - (freddo) Pu darsi. Credo che la morte o l'internamento in un manicomio d'un giovine inventore siano molto meno gravi della crisi d'una grande industria che d vita a milioni di persone.
Dick - forse per questo che sua nipote ha sposato l'ingegnere Harris?
Erick - (freddo, calmo) No, ispettore. (Breve pausa). Lei vuole farmi subire il solito interrogatorio che ogni ufficiale di polizia si ritiene in dovere di infliggere a chi si trova nelle mie condizioni. Lo prevedevo, ed ho cercato d'evitarlo, perch lo ritengo inutile e dannoso. Ma lei ha un dovere da compiere e vuole compierlo. S'accomodi, dopo di che spero mi vorr usare il riguardo di lasciarmi tranquillo.
Dick - Le user i riguardi che sono dovuti a chiunque.
Erick - (ancora calmo, ma via via riscaldandosi, senza per oltrepassare i limiti d'una fredda cortesia) No, ispettore. Gli uomini come me non sono chiunque. Chi provvede con la propria potenza di lavoro alla vita di migliaia di uomini, che rappresentano altrettante famiglie la cui esistenza la vita di interi paesi, non chiunque.
Dick - (punto) Mi permetta...
Erick - (tagliando) Non permetto. Lei ha bisogno del consiglio d'esser prudente. Il suo posto non qui. Chi pu parlare con me... parlare, trattare, discutere... il capo della polizia della Repubblica che ho gi chiamato e che sar qui domani. Gli uomini della mia posizione non vanno interrogati e investigati alla stregua di tutti. Noi abbiamo delle responsabilit che non sono quelle ordinarie, viviamo come non tutti vivono, abbiamo dei diritti speciali...
Dick - (interrompendo) E dei doveri speciali...
Erick - (ergendosi, con forza) Ed una morale speciale, di cui non dobbiamo render conto a uomini del suo grado, anche quando sono di una intelligenza pericolosa come la sua. Ha capito, ispettore?
Dick - Ho capito. Sentir domani cosa mi dir il mio superiore in proposito. Per ora ho fatto invitare sua nipote e il suo freschissimo sposo a venir qui...
Erick - Non apprender nulla d'importante. Non si tratta che d'un colpo di testa giovanile di cui ho gi rimproverato quella povera ragazza...
Norton - (viene dalla sinistra, si trae da parte per lasciar passare).
Elena - (vestita diversamente dal primo atto, appare sulla sinistra).
Harris - (negli stessi abiti del primo atto, la segue).
Elena - (avanza singhiozzando verso Erick; si getta fra le sue braccia).
Harris - (avanza per alcuni passi. Si ferma).
Erick - (accarezzando Elena) Calmati ora, cara... Calmati...
Elena - (piangendo) Ah, terribile... terribile... spaventoso.
Dick - Ci non le ha impedito di sposarsi, per.
Elena - (gridando) Ah... ma com' possibile pensare...
Harris - (a Dick, freddo) Non sapevamo nulla quando ci siamo sposati.
Dick - Lei non era qui, stamattina?
Harris - Ero qui, ma sono andato via dieci minuti prima della tragedia. Stavo con l'ingegnere Rogers nel Gabinetto Esperienze, quando Elena mi ha chiamato al telefono, scongiurandomi di raggiungerla subito. Avevamo deciso di sposarci da molto tempo. (Porgendo a Dick delle carte che ha cavato dalla tasca) Ecco la licenza di matrimonio, regolarmente chiesta e rilasciata quindici giorni or sono.
Dick - (esamina i documenti, perplesso) Cos' questo?... ( la copia dell'atto di societ fra Joe e Harris firmato nel primo atto).
Harris - (guardando) Ah... un accordo firmato stamattina fra me e il signor Joe. (Fa per riprenderlo).
Dick - (apre il foglio, legge).
Elena - (guarda stupita).
Dick - (legge attentamente, poi fissa Harris) Questo contratto perfettamente valido, secondo lei?
Harris - Credo di s.
Dick - E lei intende valersene?
Harris - una cosa che discuteremo in un momento pi propizio ed in famiglia...
Erick - (ha un gesto di stizza subito represso).
Harris - (fissando Erick) ...visto che ormai faccio parte della famiglia.
Dick - (a Elena) Conosce il contenuto di quest'atto, signora?
Elena - S.
Dick - Lo ha letto prima o dopo il matrimonio?
Elena - Prima, mentre aspettavamo il reverendo.
Dick - E non si stupita di questa clausola che stabilisce come in caso di morte di uno dei contraenti tutte le azioni della societ vanno di diritto al socio superstite?
Elena - Se mio padre aveva deciso cos doveva avere le sue ragioni.
Dick - (ad Harris) Questo contratto la mette in una situazione molto delicata, signor Harris.
Harris - (freddo) Non credo. Alle undici e mezzo stavo sposandomi, e da quel momento non ho pi lasciato mia moglie.
Dick - (pensa, poi) Perch queste nozze sono avvenute proprio oggi, e proprio a quell'ora?
Harris - Gliel'ho detto: perch Elena cos ha voluto.
Dick - Che cosa ha pensato di questa... improvvisata?
Harris - Era stabilito fra noi da tempo di sposarci cos, perch sapevamo che mai il signor Joe avrebbe dato il suo consenso se non di fronte al fatto compiuto.
Dick - La ringrazio per la sua franchezza...
Elena - (interrompendo) Scusi, signore... Il giudizio sulla condotta di Harris non riguarda che me...
Harris - (subito) Il nostro matrimonio assume un carattere di gravit solo perch stato celebrato oggi... Ma chi avrebbe potuto immaginare una cosa simile? Chi poteva pensare che mentre ci sposavamo...
Elena - (piange).
Harris - (si ferma).
Dick - (pensoso, restituisce i documenti ad Harris; poi, dopo una lunga pausa, ad Elena) Un'ultima domanda, signora...
Elena - (alza gli occhi, lo guarda).
Dick - Per quale ragione ha deciso di sposare l'ingegnere Harris proprio oggi?
Elena - Era gi una cosa stabilita.
Dick - (dolcemente) Ma non per oggi, tanto vero che gli ha telefonato di raggiungerla subito.
Elena - (esita) Ispettore... Lei sa come siamo noi donne... Un'idea improvvisa... appena ho lasciato mio padre... Non so spiegarle meglio.
Dick - Ho capito. (Ad Harris). S'accomodi pure, ingegnere. La signora ha bisogno di riposo.
Harris - (freddo) Grazie. (Ad Elena) Andiamo, Elena?
Elena - (si stacca piangendo da Erick, poi ritorna a lui, lo bacia, esce piangendo per la sinistra al braccio di Harris).
Norton - (esce dalla seconda a destra).
Erick - (fissa Dick).
Dick - (pensa, poi) Tutto sta in questo: da quale pericolo quella donna ha voluto proteggere quell'uomo?
Erick - (stringendosi nelle spalle) Sciocchezze! (Il campanello del telefono squilla. Erick stacca il ricevitore) Chi ?... Ah... S. (Riattacca il ricevitore).
Dick - (riprende il quinterno) Su questo elenco di pagamenti...
Erick - (interrompendo) Peters mi ha telefonato che ha una novit. Viene subito. Veda con lui. (Bussano alla porta). Eccolo... Avanti!
Peters - (entra affannato dalla prima a destra).
Erick - Cos'altro c'?
Peters - Ha telefonato il signor Nathanson dalla Banca dell'Est...
Erick - (improvvisamente allarmato) Eh?
Peters - E mi ha segnalato che il cassiere ha pagato degli chques a firma del signor Joe, prima che sapesse della... del... fatto... Dice che aveva l'ordine dato per telefono di pagare al latore...
Erick - Quanto?
Peters - Una somma forte... Quattro milioni e seicentotrentaduemila...
Erick - (spaventato) Ma gli chques dovevano essere ancora qui... Mio fratello non ha potuto... (Corre alla scrivania, fruga rabbioso; a Peters) Il signor Seymour al telefono, subito.
Peters - Il signor Seymour ha telefonato ed ha parlato con me... Mi ha chiesto anzi se era stato disposto per un versamento in suo favore... e quando gli ho detto della disgrazia si scusato, e voleva venir qui per le condoglianze... poi gli ha parlato l'avvocato Evans pregandolo di non venire perch lei non stava bene...
Erick - Ma probabilmente mio fratello deve avergli rimesso la somma a mezzo di qualcuno...
Peters - Non credo... Perch mi ha detto anzi di dirle che, data la circostanza, avrebbe aspettato fino a sabato...
Erick - (torcendosi le mani) E gli chques sono stati incassati ugualmente... Maledetto... (Ha un gesto di furore).
Dick - (prende il cappello, si copre. A Peters) Ha detto signor Nathanson... Banca dell'Est?
Peters - S, signore.
Dick - Vado. (A Erick) Sar qui fra dieci minuti. (Con ironia) Se nel frattempo lei si sar convinto d'essere una creatura umana come tutti noi e si sar deciso a dirmi tutto, forse saremo ancora in tempo. (Esce in fretta dalla prima a destra).
Peters - ( rimasto sbalordito).
Erick - (dopo una pausa gli fa cenno d'andarsene).
Peters - (esce in punta di piedi dalla seconda a destra).
Erick - (cade a sedere con la testa fra le mani. Dopo una lunga pausa leva la testa, si guarda intorno. in preda allo spavento. Si alza, s'avvicina alla scrivania, cava di tasca una rivoltella, s'assicura che funzioni bene, siede alla scrivania, mette la rivoltella a portata di mano, prende il ricevitore del telefono, fa per chiamare, poi scuote la testa, rimette il telefono a posto. Pensa. Improvvisamente s'ode il fischio d'una sirena. Erick ha un balzo, poi si calma, e aspetta che il fischio finisca. Cessato il fischio riprende il telefono, poi ci ripensa e lo rimette a posto. Preme il bottone del campanello, e aspetta. Dopo una pausa bussano alla porta. Erick guar. da la porta, mette la mano sulla rivoltella, poi, forte) Sei tu, Giovanni?
Giovanni - (dall' interno, a destra) S, signore.
Erick - (copre la rivoltella con una carta) Avanti.
Giovanni - (entra dalla prima a destra. Si ferma).
Erick - (dopo una pausa) Sono andati via tutti?
Giovanni - S, signore.
Erick - Anche la telefonista?
Giovanni - S, signore. sempre pronta appena comincia a suonare la sirena.
Erick - Tu non andar via se non te lo dir io.
Giovanni - S, signore.
Erick - Non ti muovere dal corridoio...
Giovanni - S, signore.
Erick - E se qualcuno ti ordinasse qualcosa... di andare in qualche posto... di chiamare qualcuno... non obbedire e non muoverti.
Giovanni - S, signore.
Erick - Non entrare senza bussare.
Giovanni - Non entro mai senza bussare.
Erick - Voglio dire non bussare ed entrare contemporaneamente come fai qualche volta. Bussa e aspetta ch'io ti dica d'entrare.
Giovanni - S, signore.
Erick - Va'.
Giovanni - (esce).
Erick - (prende il ricevitore del telefono).
Giovanni - (dall'interno bussa).
Erick - (ha un balzo, afferra la rivoltella) Chi ?
Giovanni - (dall'interno) Io, signore.
Erick - Giovanni?
Giovanni - (c. s.) S, signore.
Erick - Cosa vuoi?
Giovanni - (c. s.) Posso entrare?
Erick - Entra.
Giovanni - (apre la porta, entra, ha un gesto di spavento vedendo Erick impugnare la rivoltella).
Erick - (s'accorge d'avere l'arma in mano. La rimette sulla scrivania) Cosa vuoi?
Giovanni - Gli ordini che mi ha dato valgono anche per l'ispettore?
Erick - Per tutti. Va'.
Giovanni - (esce).
Erick ........................... - (riprende il ricevitore del telefono, esita; poi, decidendosi, tocca un tasto della tastiera. Subito s'accende una luce sull'apparecchio. Breve pausa) Sei tu? Aspettavi la mia chiamata, eh?... Hai capito che avevo capito... Ho una proposta da farti... No, una buona proposta... S. Met delle mie azioni, e la direzione generale, al posto di Joe. Ti avrei offerto met di tutto, ma la parte di Joe oggi di sua figlia, e non posso disporne senza far nascere sospetti... No... nessun rancore. stato un colpo da maestro... il colpo che nessuno avrebbe preveduto. Sono un combattente, e so quando bisogna inchinarsi al nemico... No... No... No, non faccio dell'ironia, sarebbe fuori luogo. Ti farei arrestare subito se avessi delle prove... Se non fossi certo che dovrebbero rilasciarti con tante scuse... Ucciderti? Ci ho pensato, ma c' il rischio di essere scoperto e preferisco transigere, da buon commerciante... (Con stupore contenuto) Non vuoi? Perch... Cosa vuoi, allora?... Niente?... Cosa significa niente? No... non sono irritato... sono calmissimo. Sto trattando un affare... cerco d'assicurarmi la pace... un affare anche per te... No, di convenienza reciproca, come tutti i buoni affari... Io non sono ancora morto... (tocca la rivoltella) e non morir tanto facilmente... S... armato fino ai denti. S... No, ascoltami... io ho pi pratica di te... Cosa guadagni cos? Anche se io morissi... e non facile... S, pu accadere, d'accordo... se io morissi tutto andrebbe a mia nipote, e tu rimarresti quello che sei... Se dovesse morire anche mia nipote sarebbe lo stesso... Rimarresti quello che sei, e forse nemmeno quello... Anche il danaro che hai incassato sar sempre morto nelle tue mani... Non potresti giustificarlo, e quindi non potresti spenderlo n godertelo,.. (A questo punto la prima a destra comincia ad aprirsi lentamente finche s'apre del tutto. Erick, continuando) I! padrone assoluto... Eh?... Rispondi? Pronto... Pronto... Rispondimi... Rispondimi... ( in preda ad una paura mortale. Rimette macchinalmente il ricevitore a posto, e la piccola luce si spegne; prende la rivoltella, leva la testa, guarda verso la seconda a destra, poi alla prima. Ha un urlo) Giovanni! (Punta la rivoltella sulla prima a destra. Ma non fa a tempo a sparare: dalla prima a destra partono due colpi secchi, rapidissimi. Erick si abbatte sulla scrivania fulminato. La porta della prima a destra si chiude).
Giovanni, Rogers, Norton, Primo e Secondo Agente, Rosa - (irrompono dalla prima a destra).
Evans, Peters,
Clara - (irrompono dalla seconda a destra).
Terzo e Quarto Agente - (irrompono dalla sinistra).
Evans - (urlando) Anche lui!
Rogers - (urlando) Erick!
Tutti - (si precipitano alla scrivania, cercando di rianimare Erick. Voco confuso. Le due donne piangono) Aria... La finestra... Com' stato?... armato anche lui... Signore... Signor Roylott... Oh, mio Dio... Un dottore... Il dottore, presto...
Peters - Telefonate alla guardia medica...
Norton - inutile. morto.
Dick - (irrompe dalla sinistra) Norton!
Nathanson, Autista, Custode - (lo seguono).
Norton - (si volge) Come lei prevedeva, ispettore.
Dick - (disperato) Troppo tardi! Troppo tardi!... Ed lui che l'ha voluto!
Evans - Si suicidato... (Indica la rivoltella che Erick ha in mano).
Dick - (prende l'arma, lesamina) Lo sapevo che non era possibile. ancora carica. (Interrogando tutti) Quando successo?
Tutti - (voco).
Dick - Silenzio, per favore. Chi entrato per il primo qui?
Tutti - (voco confuso).
Dick - Per favore... Chi gli ha parlato l'ultima volta?
Giovanni - (piangendo) Io, signore.
Dick - Quando?
Giovanni - Due minuti fa.
Dick - Ditemi tutto.
Giovanni - Mi ha ordinato di non entrare senza bussare e di dir bene il mio nome prima d'entrare.
Dick - E poi?
Giovanni - E poi sono uscito.
Dick - Chi entrato dopo di voi?
Giovanni - Nessuno... (Ricordando) Ah... Aveva la rivoltella in mano...
Dick - Chi?
Giovanni - Lui... Il signor Erick... Sono uscito, ho chiuso la porta e mi sono seduto al mio tavolino nel corridoio.
Dick - Non vi siete mosso?
Giovanni - Mi sono avvicinato due o tre volte alla porta e m' parso di sentirlo parlare fra s a bassa voce...
Dick - Cosa diceva?
Giovanni - Non ho potuto capire.
Dick - Non poteva parlare con qualcuno?
Giovanni - Non ho inteso che la sua voce.
Dick - (s'avvicina alla scrivania, guarda il telefono, pensa; poi, alle due donne) Chi addetta al telefono?
Clara - La signorina Albertina, ma uscita. Noi siamo rimaste per lo straordinario.
Giovanni - Non c' stata nessuna telefonata. Avrei inteso io il campanello.
Dick - (pausa, pensa, poi) Nessuno tocchi nulla fino all'arrivo del giudice istruttore. Telefonate, Norton.
Norton - (va al telefono).
Dick - No, telefonate di l.
Norton - (esce dalla seconda a sinistra, seguito da Giovanni).
Dick - (a Nathanson) Mi dia quegli assegni, signor Nathanson.
Nathanson - (cava dalla borsa di pelle che ha sotto il braccio i dieci assegni del primo atto e li porge a Dick).
Dick - (prende gli assegni).
Tutti - (movimento, mormorio; il gruppo si fa pi compatto).
Dick - Silenzio, per favore. Signor Peters...
Peters - (stupito, impaurito) Eccomi...
Dick - (porgendogli gli assegni) Pu verificare la firma?
Peters - (prende gli assegni, li osserva attento, poi) un conto privato del signor Joe, di cui non conoscevo l'esistenza... La firma del signor Joe... certissimo...
Nathanson - (respirando) Non avrei potuto sbagliarmi...
Peters - La scrittura per... (GuardaEvans).
Evans - (vivamente) Ecco... ricordo benissimo...
Dick - (interrompendo) Silenzio! (A Peters) La scrittura di chi ?
Evans - Ma...
Dick - (energico) Silenzio! (A Peters) Risponda!
Peters - (tremando) dell'avvocato Evans...
Tutti - (fissano Evans e se ne allontanano spaventati).
Dick - Cos'ha da dire, avvocato?
Evans - (perdendo la testa) Cosa ho da dire? Ma non la prima volta che ho riempito degli chques per pagamenti che si facevano senza che passassero per la contabilit... Peters... Il signor Peters deve ricordarselo... E lei anche, Nathanson... Era un'abitudine... Comunque io non ho incassato... non sono andato... nessuno m'ha visto... (Disperandosi) Ispettore... ma cosa crede... cosa pensa di me?... Io posso dimostrare... (Gridando) Non mi guardi cos! Non sono stato io! Non sono stato io!
Norton - (seguito da Giovanni e dal Primo Agente entra dalla prima a destra. Si ferma stupito).
Evans - (continuando fuori di se dal terrore, rivolgendosi a tutti) Ma cosa credete... come potete pensarlo... Perch vi allontanate?... (Avanza d'un passo, tutti arretrano lasciandolo isolato). Io... io... io avrei potuto immaginare... (Improvvisamente ricordandosi, battendosi la fronte) Ecco... Ecco, s, ricordo benissimo! Non li ho scritti tutti io! Il primo di quegli assegni di duemila dollari, ed intestato all'ingegnere Rogers!
Rogers - (s'avvicina a Peters, guarda gli assegni) Difatti io ho avuto un assegno di duemila dollari stamane... (Sceglie l'assegno suo, lo mostra a Dick) L'ho incassato regolarmente: ecco la mia firma.
Evans - (fremente, a Dick) Vede dunque ch vero!
Rogers - Certo che vero, Evans... Io non l'ho mai negato!
Dick - Perch ha avuto quella somma?
Rogers - un compenso straordinario per un progetto che ho presentato stamattina. Del resto ho rilasciato una ricevuta che dev'essere ancora nella cassaforte. (Va alla cassaforte, l'apre con le chiavi che vi sono ancora attaccate come nel primo atto, cerca e trova la ricevuta e la porge a Dick) Ecco la mia ricevuta, ispettore.
Dick - (prende il foglio di carta, legge) Ricevuto dal signor Joe Roylott la somma di duemila dollari a titolo di gratificazione... (A Rogers) Cos' questo segno?
Rogers - (guarda) La sigla del signor Joe, guardi Peters.
Peters - (guarda il foglio) S, ispettore.
Dick - (a Rogers) Come sapeva lei che la ricevuta era nella cassaforte?
Rogers - Perch ce l'ho messa io, dietro invito del signor Joe, e dopo ch'egli l'aveva siglata.
Dick - (guarda Rogers, poi fissa Peters).
Peters - (confondendosi) Signor ispettore... io non so nulla...
Dick - (senza rispondergli si volge a Evans, lo fissa).
Evans - (terrorizzato) Ispettore... lei non creder che...
Dick - (fa un gesto a Norton).
Norton - (si muove verso Evans).
Primo Agente - (lo segue).
Evans - (urlando, a Dick) Lei commette un delitto! Io giuro...
Norton - (gli s avvicina a sinistra e gli mette una mano sulla spalla afferrandolo per il braccio sinistro).
Primo Agente - (lo afferra per il braccio destro).
Evans - (dibattendosi con furia, urlando) Non sono stato io! Lasciatemi!
Norton - (brutalmente) Fermo!
Primo Agente - (stringendolo) Fermo... (Ha toccato qualcosa di duro nella tasca di Evans) Ma... armato...
Norton - (afferra Evans per entrambe le braccia).
Evans - (sbalordito) Io? Non vero!
Primo Agente - (gli mette la mano nella tasca della giacca, ne cava una rivoltella che porge a Dick) ancora calda, ispettore...
Tutti - (hanno un grido d'orrore).
Evans - (guardando stupefatto) Ma non possibile... (Quasi si abbatte fra le braccia di Norton).
Dick - (apre la rivoltella, verifica; poi con voce rude) Mancano tre colpi... ed ancora calda...
Evans - ( inebetito) Oh... io impazzisco...
Dick - (rude, a Norton) Via! Via subito!
Norton e Primo Agente - (trasportano Evans quasi di peso verso la seconda a destra spingendolo brutalmente).
Evans - (inebetito, con voce lamentosa) Non sono stato io... non sono stato io...
Norton - (c. s.) Silenzio!
Primo Agente - (c. s.) Basta!
Norton - (c. s.) Meno chiacchiere!
Primo Agente - (c. s.) E cammina!
Norton, Evans, Primo Agente - (escono dalla seconda a destra cos parlando).
Dick - Nessuno esca dallo stabilimento senza mio ordine...
Tutti - (si guardano terrorizzati).
Dick - (ha preso il ricevitore del telefono e comincia a formare un numero).
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
La stessa scena del primo e del secondo atto. Dieci mesi dopo gli avvenimenti del secondo. La scrivania stata spostata verso la sinistra, e sta fra la sinistra e la finestra, fronte a destra. Anche la cassaforte ha cambiato posto, ed ora vicino alla scrivania indietro, verso sinistra. Gli altri mobili anche sono tutti pi o meno spostati. Sul tavolo c' un grande interruttore elettrico per alta tensione. Una delle poltrone collocata nel centro della stanza. Le cinque del pomeriggio. Al levarsi del sipario la scena vuota, e rimarr vuota qualche istante.
Giovanni - (dopo la pausa, entrando dalla seconda a destra, parlando a voce bassa, come spaventato) Ecco il signor ispettore... guardi. (Viene avanti). Stava qui. (Si ferma a sinistra della scrivania e indica il pavimento).
Dick - ( venuto avanti, attento. Ha in mano un involto. Osserva il punto indicato da Giovanni, indietreggia per meglio apprezzare una distanza e urta contro la sedia-poltrona. Si volge, la guarda, ritorna verso la scrivania pensoso) Un rotolo di corda... A che pu servire?
Giovanni - A niente... Io non le avrei dato nessuna importanza se lei non avesse insistito perch la tenessi informato di qualunque cosa anche insignificante...
Dick - (grave) D'ogni fatto, anche insignificantissimo, Giovanni... Ricordatevi bene le istruzioni mie e del colonnello Stork... Avete un'indennit di cinquanta dollari al mese... vi stata sempre pagata, non vero?
Giovanni - Da dieci mesi, e puntualissimamente, non dico di no... La morte di quei poveri signori si direbbe che m'abbia portato fortuna... La societ mi ha aumentato lo stipendio e la polizia mi d cinquanta dollari al mese per non far niente.
Dick - (pensoso) Credete voi di non far niente. (Indietreggia ancora per riapprezzare la distanza).
Giovanni - Mi pare... In dieci mesi non vi ho detto altro che del cambiamento di posto dei mobili, e quest'affare delle corde che ho trovato qui per terra.
Dick - (guardando la scrivania) Con quella di stamattina sono tre, se non sbaglio.
Giovanni - S, ispettore.
Dick - E la prima volta trovaste il rotolo disfatto... come se avesse servito a legare qualcosa... (Indietreggia ancora, urta di nuovo con la schiena la sedia. Si volge, e la guarda irritato, poi ritorna a fissare il posto dove Giovanni dice d'aver trovato la corda. S'avvicina, svolge l'involto, ne cava un pezzo di corda di circa quattro metri di lunghezza, ben arrotolata. Porge la corda a Giovanni) Rimettetela esattamente come stava.
Giovanni - (rimette la corda per terra accanto alla scrivania) Ecco.
Dick - (indietreggia, guarda) Curioso! (Indietreggia di nuovo, urtando ancora contro la sedia. Ha un gesto furioso, si tocca la spalla con cui ha urtato. A Giovanni) E rimettetela a posto, perbacco!
Giovanni - quello il suo posto.
Dick - (senza dar importanza alla propria domanda, ma anzi evidentemente pensoso d'altro) In mezzo alla stanza?
Giovanni - E gi. tempo perso volerla rimettere contro la parete. Appena volgo gli occhi ritorna in mezzo alla stanza. Ma visto che vi d noia... (Prende la sedia e la colloca al giusto posto, contro la parete del fondo).
Dick - (si muove verso la scrivania, fissando il pezzo di corda a terra. Si china a guardarlo meglio. Ma evidentemente distratto, e compie quasi macchinalmente i suoi gesti. Senza alzarsi prende la corda ma non la guarda. Pensa: e ad un certo punto spalanca gli occhi come allucinato. Guarda quindi Giovanni che gli si avvicinato) Che cosa dicevate?
Giovanni - Io, niente.
Dick - (alzandosi) Avete detto: Appena volgo gli occhi ritorna in mezzo alla stanza.
Giovanni - la verit!
Dick - (sorridendo, inseguendo un'idea, chiara per lui solo) Ritorna da s?
Giovanni - Se credessi agli spiriti direi di s.
Dick - (c. s.) Non credete agli spiriti?
Giovanni - (sorridendo anche lui) Oh... (Scuote la testa).
Dick - (c. s.) Ebbene?
Giovanni - (c. s.) Credo che gli spiriti stiano troppo bene per desiderare di tornare dove hanno penato tanto.
Dick - Secondo gli spiriti... Ce n' di quelli ostinati, vendicativi...
Giovanni - (sincero) Per me i signori Roylott erano dei galantuomini che m'hanno fatto solo del bene... Se li dovessi rivedere all'improvviso non mi farebbero paura... Non certo su di me che vorrebbero vendicarsi...
Dick - (pensando ad altro) Oh, certo.
Giovanni - E poi, a quest'ora, sono belle che vendicati. Anche se viene la grazia, l'avvocato Evans far i lavori forzati a vita... E credo che sia peggio della morte.
Dick - Non li far. Il Governatore ha rifiutato la grazia.
Giovanni - (impressionato) Allora?... (Ha un gesto).
Dick - Eh, gi. Dopodomani, forse... Nella settimana certamente.
Giovanni - (pensoso) Se l' meritata... ma mi dispiace lo stesso.
Dick - Anche a me. Ho firmato anch'io la domanda di grazia insieme ai giurati che l'hanno condannato... ma il Governatore non ha avuto piet.
Giovanni - (timidamente) Del resto... nemmeno lui ha avuto piet.
Dick - (subito) Ah s. Questo s. Non ha mai avuto piet... questo il suo peccato... Ma ritorniamo alla sedia, Giovanni. Non vi rimprovero di non avermene mai detto nulla, ma desidero saper tutto, ora.
Giovanni - (stupefatto) Dovevo dirle anche della sedia?
Dick - Tutto. Ma la colpa non vostra di non aver parlato, mia di non avervi interrogato bene. Sentiamo dunque... e... prima di tutto... rimettete la sedia dove stava.
Giovanni - (rimette la sedia nel centro della stanza, esattamente dov'era prima).
Dick - (siede sulla sedia, guarda intorno e poi al soffitto. Si alza, esamina la sedia attentamente) Dunque... Da quanto tempo questa sedia ha iniziato i suoi movimenti?
Giovanni - Anche lei crede che si muova da s?
Dick - (paziente) Rispondete, non interrogate. Avete mai visto nessuno a muoverla?
Giovanni - No... non credo... anzi sono sicuro di no. stata sempre contro la parete finche l'ingegnere Harris non fece cambiare la disposizione dei mobili, un mese dopo la morte dei padroni. Poi, qualche giorno dopo, entrando la mattina a fare le pulizie, la trovai dov' adesso. La rimisi contro il muro, e non dissi niente a lei perch non ci feci caso. (Si ferma).
Dick - (paziente) Avanti.
Giovanni - Qualche tempo dopo... quindici giorni, credo... trovai il primo pezzo di corda, svolto per... un capo stava qui, accanto alla scrivania (accenna), e l'altro sulla sedia... E la sedia stava in mezzo alla stanza.
Dick - (ha un gesto) E non mi diceste nulla!
Giovanni - (imbrogliandosi) Non credevo che...
Dick - (spazientendosi) Non credevo e non pensavo erano due imbecilli, e finirono molto male.
Giovanni - (c. s.) Ma io, signor ispettore...
Dick - (di nuovo paziente) Andate avanti. Vi ho detto gi che la colpa mia. Quante altre volte avete trovato la sedia spostata?
Giovanni - Molte altre volte, signor ispettore, tanto che ho finito col non farci pi caso, e fino a che trovai il secondo pezzo di corda... Fu la sera che l'avvocato Evans fu condannato in Tribunale. Si ricorder che lei venne qui... anche allora... e la sedia era dov' ora e lei non ci fece caso.
Dick - (pensoso) E dopo d'allora?
Giovanni - Dopo d'allora niente... fino a questa mattina... Quando ho veduto la corda non mi sono nemmeno meravigliato perch me l'aspettavo...
Dick - (lontano) Ah.
Giovanni - La prima volta la trovai la mattina dopo dell'inchiesta... la seconda la mattina dopo della condanna in Tribunale...
Dick - E stamattina? Non successo niente ieri.
Giovanni - stato respinto il ricorso della Corte Suprema...
Dick - Dieci giorni fa, per.
Giovanni - Ma i giornali l'hanno pubblicato solo ieri...
Dick - (pensoso, ironico) Si vede ch' uno spirito che legge i giornali... Siete sicuro che non c' altro?
Giovanni - Ecco, ora... dopo il rimprovero che m'ha fatto... non sono sicuro... Vorrei che guardasse lei e mi domandasse...
Dick - (cava l'orologio).
Giovanni - (tranquillizzandolo) Oh, non torna nessuno oggi prima delle sei... sabato inglese.
Dick - (pensieroso) Ah, gi!
Giovanni - Solo il signor Dixon... qualche volta l'ingegnere Harris, l'ingegnere Rogers... Ma il signor Peters torner di sicuro verso le sei. Lui non manca mai, nemmeno la domenica.
Dick - (lontano) molto zelante.
Giovanni - Non ha dove andare... La moglie lo ha lasciato... la seconda moglie, dico, perch la prima gli mor. (Preoccupandosi) Questo non glielo avevo mai detto...
Dick - Eh gi. Non ci avevate pensato.
Giovanni - Appunto.
Dick - Cosi come non m'avete mai detto perch la seconda moglie di Peters fuggita...
Giovanni - Ma scusi, signor ispettore, che c'entra... Sono fatti privati...
Dick - Fortunatamente l'ho saputo lo stesso... Ah, non c' che dire, siete uno straordinario confidente, amico mio... Non siete nato per fare questo mestiere.
Giovanni - (seccato) Ah no, certo!
Dick - Molto bene. (Raccoglie il pezzo di corda, lo incarta, gira per la scena, e intanto si mette l'involto in tasca. Si ferma davanti al tavolo, su cui il grande interruttore elettrico. Si ferma) E questo cos'?
Giovanni - Un nuovo modello d'interruttore e sta qui da una quindicina di giorni. Ce l'ho messo io.
Dick - (paziente) Ah.
Giovanni - Per ordine dell'ingegnere Harris.
Dick - (esamina) A che serve?
Giovanni - Ho inteso dire che deve essere messo in una cabina.
Dick - (senza interesse apparente) Una cabina di trasformazione?
Giovanni - S, ho inteso proprio trasformazione, ma credevo d'aver capito male.
Dick - (esamina ancora, poi continua il giro, si ferma un istante davanti alla cassaforte, poi viene avanti verso la scrivania. Si ferma pensoso. Dopo la pausa) Rimettete la sedia contro la parete.
Giovanni - (esegue).
Dick - (dopo una pausa) E cercate di scoprire chi che la muove. Io ritorner oggi stesso forse... Non vi allontanate se non vi telefono.
Giovanni - Ma alle otto debbo chiudere l'ufficio...
Dick - Prima delle otto vi avr telefonato.
Giovanni - Non se ne dimentichi, ispettore... Sto tutta la settimana in quel corridoio, e il pomeriggio del sabato e la domenica sono i soli momenti che vedo un po' di sole...
Dick - Aspettate la mia telefonata...
Dixon - (appare sulla seconda a destra. vestito bene: cappello, bastone, guanti; ha l'aria dell'uomo tranquillo e sicuro. Di buonissimo umore) Oh, ispettore Mackay!... Un'altra inchiesta? (Viene avanti, gli stringe la mano).
Dick - (dopo brevissima esitazione) Sono venuto a farvi una visita.
Dixon - (dando bastone e cappello a Giovanni, comincia a levarsi i guanti) A me? Mi trovate per miracolo. Di solito al sabato me ne vado a spasso.
Dick - Ho telefonato qui a Giovanni e ho saputo che forse sareste tornato verso le sei...
Dixon - (ha dato i guanti a Giovanni, gli ha fatto cenno d'uscire) molto che siete qui?
Dick - Oh... poco pi d'un minuto.
Giovanni - (esce dalla seconda a destra).
Dixon - Sono lietissimo di vedervi... Credetemi, ispettore... io nutro per voi una vera amicizia... (Cerca con lo sguardo qualcosa che sembra gli manchi). Da quel giorno... Oh! (Cerco ancora). Se non era per voi chiss cosa sarebbe avvenuto di me... (Cerca e. s.). Ma prego, accomodatevi... (Cerca ancora e. s., poi) Vogliamo andare nella mia stanza?
Dick - Preferisco rimaner qui.
Dixon - Allora... (Accosta una sedia accanto alla scrivania, la offre a Dick). Prego.
Dick - (siede).
Dixon - (guarda in giro, come se gli mancasse qualcosa).
Dick - (lo osserva con estrema attenzione).
Dixon - (vede la sedia-poltrona alla parete, la prende, la porta in mezzo alla scena dov'era prima, siede) Dunque... che volevate dirmi?
Dick - Il Governatore ha rifiutato la grazia per Evans.
Dixon - (serio) Oh!... (Pausa). E allora... quando...?
Dick - Dopodomani, all'alba.
Dixon - (serio) sicuro?
Dick - Sicuro.
Dick - Ho fatto tener segreta la notizia, e la comunicher alle nove di sera, quando saranno uscite le ultime edizioni... Cos si sapr tutto luned a mezzogiorno, dopo l'esecuzione.
Dixon - (pensa, serio, poi si alza, si muove) Voi mi crederete un cannibale, ma secondo me il destino, una volta tanto, stato giusto. Evans ha avuto quello che si meritava.
Dick - Pure mi avete detto di non credere ch'egli fosse l'assassino.
Dixon - (fermandosi) Ecco... io ho convenuto con voi, e dopo che voi mi avete convinto con i vostri perfettissimi ragionamenti, che forse vero che non stato lui. Ma gli chques erano scritti di sua mano, e la rivoltella l'aveva lui in tasca, ed era ancora calda... E i tre colpi sparati erano quelli che mancavano al caricatore, stesso calibro, stessa blindatura..
Dick - Ricominciamo la discussione?
Dixon - No: ma vi riassumo i fatti come stanno: fatti che sono prove schiaccianti.
Dick - Tanto schiaccianti che l'hanno schiacciato, ma ci non esclude che per me Evans non colpevole.
Dixon - (stringendosi nelle spalle) Voi l'avete arrestato.
Dick - S. Ed stato l'errore poliziesco che ha portato all'errore giudiziario. Io me lo sento sulla coscienza.
Dixon - (c. s.) Storie! Quando l'agente gli trov la rivoltella in tasca non potevate non dar l'ordine d'arrestarlo.
Dick - Quando l'agente gli trov la rivoltella in tasca io avevo gi ordinato l'arresto. Dir anzi che l'agente trov la rivoltella solo perch io detti ordine d'arrestarlo... Ed questo pensiero che mi tormenta...
Dixon - (fissa Dick, si muove, poi) Voi non mi farete mai credere d'aver dei rimorsi per Evans.
Dick - Eppure li ho.
Dixon - A voi non importa niente di Evans... Quello che vorreste sapere perch sono stati uccisi i due Roylott... quale stato l'interesse di Evans!
Dick - Non stato Evans!
Dixon - (con vivacit) Quale stato l'interesse di colui che ha ucciso, sia o non sia stato Evans? (Si ferma),
Dick - Sentiamo il resto.
Dixon - Ho finito. Quello che chiamate rimorso solo disappunto professionale.
Dick - Disappunto professionale a cui s'aggiunge il dolore di veder giustiziare un uomo che so essere innocente.
Dixon - (si muove nervoso, poi) Innocente di questo delitto... ma colpevole di molti altri, per cui la sua sorte meritata.
Dick - Noi non abbiamo il diritto di ragionare cos.
Dixon - (veemente) Ah no! Io ce l'ho il diritto di ragionare cos! Io che sono un resuscitato, salvato per miracolo. (Si muove eccitato. Dick lo osserva attento. Dixon ritornando verso di lui, appassionato) Sapete che m'avevano distrutto? Un amico che mi vuol bene, un buon avvocato... mi consigli di cedere, di transigere a qualunque costo... Mi disse: Se vinci in Tribunale ti chiamano in Appello, se vinci in Appello ti trascinano in Cassazione... Ti faranno durare la causa dieci anni, e fra dieci anni sarai impazzito. Io venni qui deciso ad uccidere... e senza di voi avrei ucciso, ed oggi starei io al posto di Evans! Ah, perbacco! Una volta tanto il destino stato giusto. Gli eredi hanno modificato il mio contratto ed io respiro... Mentre i due Roylott sono dieci mesi che non respirano pi, e di Evans fra due giorni si potr dire lo stesso. Rimorsi? No. Dolore? Nemmeno. giustizia superiore, ed bene che ci sia.
Dick - Giustizia superiore la pena di morte a un innocente?
Dixon - (veemente) Tanto meglio se innocente! Cos la vendetta sar completa!
Dick - (s' alzato; attentissimo) La vendetta?
Dixon - (c. s., fremente) S, ' la vendetta. Ah s, ispettore. Io non vi ho mai detto tutto il mio pensiero, tutta la verit...
Dick............................. - (porta la destra dietro la cintola, apre la fondina dove ha la rivoltella, e lentamente lestrarr mettendosela quindi nella tasca destra della giacca mentre Dixon continuer a parlare senza avvedersi di nulla).
Dixon - (continuando, c. s.) ...tutto quello che vedo, chiaro, preciso, lampante... S, i due Roylott furono vittime di una vendetta; s, chi li uccise li colp al petto solo per esser veduto e riconosciuto da loro mentre li colpiva... Il vostro ragionamento corrisponde esattamente alla verit... Volete sapere il resto della verit?... della verit vera come l'ho ricostruita io? Io che so quali insensati progetti di vendetta rodono il cervello delle vittime? I Roylott avevano assassinato e furono assassinati. Evans ha torturato ed stato torturato. L'uomo che, col codice alla mano, ha martirizzato degli innocenti stato portato al martirio d'un processo in cui, sapendosi innocente, s' sentito schiacciare udienza per udienza da prove terribili come quelle che lui ha tante volte create contro gli altri. A sua volta ha provato lo strazio di sentire l'incredulit dei giudici, di presentire la condanna in ogni domanda e in ogni risposta, anche lui ha dovuto limitarsi a gridare Non vero alle tremende argomentazioni di un avvocato avversario, anche lui ha saputo quanto sia disperatamente vano gridare d'essere innocente, sapendo di esserlo, e sapendo pure che nessuno ci vorr e ci potr credere! La morte niente per lui, ormai... sar anzi la battaglia che ha combattuta per otto mesi contro il Procuratore Generale ed i giudici, sapendo che l'avrebbe perduta, perdendola ad ogni istante. Se gli avessero dato l'ergastolo sarebbe stato peggio per lui. Ecco perch non ho voluto firmare anch'io la domanda di grazia.
Dick - (attentissimo) Per piet.
Dixon - (lo guarda; s' calmato dopo la sfuriata) Per piet. Vi sembra strano?
Dick - Per lo meno in contrasto con l'apologia della vendetta che ho udita or ora.
Dixon - (pensoso) Anche la vendetta deve avere dei limiti...
Dick - (attento) Quali, ingegnere?
Dixon - (pensoso, ma calmo) Almeno quelli del tempo. Nel parossismo del furore concepibile qualunque atto, ma ormai Evans una povera cosa, un uomo finito.
Dick - (c. s.) Voi, dunque, ritenete che chi ha voluto vendicarsi di Evans pu dirsi soddisfatto?
Dixon - (subito) Oh s, anche troppo.
Dick - (cava la mano dalla tasca, si muove. Scuote la testa, come per dire a se stesso d'essersi sbagliato. A bocca chiusa) Hmh. (Pausa; poi, come chi vuol fare un'ultima prova, ma gi sicuro di non ottenere il risultato) E credete che Evans sappia chi che s' voluto vendicare di lui?
Dixon - (subito) No.
Dick - Perch?
Dixon - Lo avrebbe accusato.
Dick - Senza prove?
Dixon - Non si grida ugualmente la propria innocenza senza prove? Non l'ha gridato per otto mesi? Se avesse avuto solo l'ombra d'un sospetto son certo che avrebbe accusato qualcuno.
Dick - (a bocca chiusa, movendosi) Hmh! (Pausa). E non credete che questo qualcuno, che ha ucciso Joe Roylott dicendogli: Son io che ti uccido... che ha colpito Erick Roylott gridandogli: Son io che colpisco... sia contento di vedere Evans subire il supplizio senza potergli dire: Son io che mi vendico? (Siede sulla sedia-poltrona).
Dixon - E come potrebbe dirglielo senza denunciarsi?
Dick - Io son certo che glielo direbbe a costo di denunciarsi... che morrebbe volentieri per aver la gioia di dirglielo... ma che tace per una sola ragione: perch lo salverebbe. Non teme per la sua vita: teme di perdere la morte di Evans! E la vendetta non completa per questo qualcuno!
Dixon - A meno che non glielo mormori in un orecchio quando Evans sar sulla sedia, legato e imbavagliato, un secondo prima che l'operatore lanci la corrente.
Dick - (ha un balzo, fissa Dixon, gli batte sulla spalla, corre al telefono, forma il numero, aspetta un secondo) Pronto? Il sergente... Ah, siete voi, Norton. Date ordine all'ufficio stampa di diramare che la grazia di Evans stata respinta e che l'esecuzione avr luogo all'alba di dopodomani, luned! Comunicatelo per telefono ai giornali... No, non voglio che lo pubblichino stasera... Grazie... Mi raccomando... Benissimo. (Riattacca il ricevitore, si mette il cappello. A Dixon) Cosa avete da fare, qui?
Dixon - Rispondere a una diecina di lettere.
Dick - Mi date la vostra parola d'onore che non direte a nessuno della conversazione che avete avuto con me?
Dixon - Senz'altro... Anzi non dir nemmeno d'aver parlato... vengo con voi, se volete.
Dick - No. Invece desidero che rimaniate qui o diciate a chiunque verr qui oggi che io vi ho comunicato che l'esecuzione di Evans avr luogo luned mattina alle cinque.
Dixon - Lo far. Avete detto a chiunque?
Dick - Chiunque... Anche se venisse qui una persona che non avete mai vista... trovate modo di dirglielo. Arrivederci. (Esce in fretta dalla seconda a destra).
Dixon - (scuote la testa; esce dalla prima a destra dopo aver dato uno sguardo in giro).
Giovanni - (dopo una pausa, entra dalla seconda a destra. Ha un gesto di stupore vedendo la sedia in mezzo alla stanza. Viene avanti, prende la sedia, la trasporta di nuovo verso la parete di fondo. Va al telefono, forma un numero, aspetta; poi) Ah... Con chi parlo? Bene... C' il sergente Norton? Ah, lei... Parla Giovanni, l'usciere, s...
Elena - (entra dalla sinistra, non vista da Giovanni. Si ferma ascoltando).
Giovanni - (continuando) Sicuro, l'usciere della Direzione... Ecco, vuol dirgli, quando torna, che s' mossa di nuovo... Sa lui di che si tratta. Gli dica che appena ho voltato gli occhi tornata in mezzo... S... Sa lui di che si tratta, vi dico. S. L'ho rimessa a posto, ma se ci rif la lascio dove sta... tanto inutile combatterci. Buonasera... No, sa lui di che si tratta. Buonasera. (Attacca il ricevitore, si volta, vede Elena, rimane interdetto). Buonasera, signora... Non c' nessuno... Ossia solo il signor Dixon.
Elena - (viene avanti. pensosa. Mette i guanti e la borsetta sulla scrivania) Il signor Peters venuto?
Giovanni - No, signora.
Elena - Con chi parlavate?
Giovanni - (vivamente) Con... con un amico mio... sicuro... l'usciere della banca... Per la partita di stasera.
Elena - (seccata) Ho creduto che parlaste d'una donna.
Giovanni - Una donna, signora? Alla mia et?
Elena - (c. s.) La vostra et non m'interessa. Per l'avvenire non adoperate i telefoni d'ufficio se non per affari d'ufficio... e parlate dal corridoio, non da quest'apparecchio.
Giovanni - S, signora.
Elena - (movendosi) Appena verr il signor Peters fatelo entrare subito.
Giovanni - S, signora.
Elena - (gli fa cenno d'andarsene).
Giovanni - (esce per la seconda a destra dopo aver dato un'occhiata alla sedia).
Eleina - (si muove per la scena. Cerca con lo sguardo qualcosa che non trova. Va quindi alla scrivania, forma un numero, accosta il ricevitore all'orecchio. S'impazientisce non ottenendo risposta. Preme due o tre volte un bottone sull'apparecchio, poi suona il campanello).
Giovanni - (dalla seconda a destra) Comandi.
Elena - isolato il telefono?
Giovanni - Ho messo la comunicazione di l... per non disturbare. C' il signor ingegnere.
Elena - (vivamente) Dove?
Giovanni - Al telefono.
Elena - (spazientita) E datemi la comunicazione!
Giovanni - gi in linea. Bisogna premere il bottone rosso.
Elena - (esegue, poi) Ah... pronto. S, io... (Congeda Giovanni con un gesto).
Giovanni - (esce dalla seconda a destra).
Elena - (al telefono, continuando) S... Pronto, pronto... No, ho aspettato che uscisse l'usciere. S... Non ancora venuto... No, non preoccuparti. Sono certa che riuscir... No, sta' tranquillo... S, torner direttamente a casa. No... Non posso... Perch l'ho mandato dal profumiere... Appena ritorna ti mando la macchina... S, non preoccuparti di nulla. Ti dico che riuscir...
Giovanni - (entra dalla seconda a destra).
Elena - (gli fa cenno d'andarsene).
Giovanni - (inchinandosi) C' la macchina, signora.
Elena - (al telefono) Ah, tornato ora... (A Giovanni) Fate entrare Giulio.
Giovanni - (esce).
Elena - (al telefono) Te la mando subito.
Giovanni - (rientra dalla seconda a destra).
Autista - (lo segue).
Elena - (al telefono) Va bene. (Riappende il ricevitore; a Giulio) Andate subito a casa a prendere l'ingegnere.
Autista - S, signora. (Fa per uscire dalla seconda a destra).
Elena - (indicandogli la sinistra) Passate di l... Farete pi presto.
Autista - (esce per la sinistra).
Elena - (guarda Giovanni).
Giovanni - C' il signor Peters. arrivato or ora con l'ingegnere Rogers.
Elena - Fatelo entrare.
Giovanni - (esce dalla prima a destra).
Elena - (siede alla scrivania).
Giovanni - (dopo una pausa, dalla prima a destra. Entra, precedendo Peters).
Peters - (dalla prima a destra) Ai vostri ordini, signora.
Giovanni - (esce dalla seconda a destra ad un cenno di Elena).
Elena - (affabile) Accomodatevi, signor Peters.
Peters - (viene avanti, si ferma).
Elena - (e. s.) Sedete.
Peters - (guarda intorno, si dirige alla sedia-poltrona, la porta avanti, si ferma).
Elena - (gli fa cenno di sedere).
Peters - (siede).
Elena - (dopo una pausa) Spero che mi perdonerete per avervi costretto a sacrificarmi questo pomeriggio.
Peters - Nessun sacrificio, signora. Sabato, domenica, grandi ricorrenze, non mi vedono mai assente dall'ufficio. Sono quarantanni che lavoro in questa casa, anche prima che venissero i signori Roylott, e tutta la mia vita posso dire d'averla trascorsa qui. Ecco perch ho presentato rispettosa domanda alla Direzione di affittarmi le due camerette del secondo piano. Se le otterr non uscir pi dallo stabilimento.
Elena - Ne abbiamo parlato con mio marito.
Peters - Ah... e che cosa avete deciso?
Elena - Harris mi ha detto proprio le vostre parole... Se gli diamo quelle due stanzette Peters non metter pi il piede fuori dallo stabilimento.
Peters - (ansioso) Allora deciso di s?
Elena - (un po' triste) Penso che vivreste come un prigioniero, signor Peters.
Peters - La mia vita qui, in questa fabbrica che considero come propriet mia. (Elena lo guarda un po' stupita, poi sorride). Sono io che amministro tutto... Per le mie mani passa tutto il danaro che entra e che esce... Una volta, quando i signori Roylott avevano i loro conti personali, c'erano delle cifre che mi sfuggivano, ma ora tutto passa di qui... (mostra le mani) e di qui... (si batte la fronte). Non esagero dicendo che il vero padrone posso considerarmi io.
Elena - (con indulgenza) Ed io che cosa sono, Peters?
Peters - Voi siete come una mia figliuola, signora, a cui io voglio tanto bene.
Elena - (commossa) Voglio subito valermi di ci che m'avete detto. Se veramente mi considerate come una persona cara esaudirete una mia preghiera.
Peters - Qualunque cosa vorrete...
Elena - Vostra moglie...
Peters - (si alzato) Io non ho moglie.
Elena - cos pentita... Pensate ch' tanto giovine!
Peters - Chieda il divorzio ed io non mi opporr.
Elena - Voi le volete sempre bene?
Peters - No.
Elena - Tanto vero che non avete chiesto voi il divorzio.
Peters - Non l'ho chiesto per non fare inutili spese legali.
Elena - Perdonatele, Peters... Col vostro cuore, con la vostra bont... potete farlo.
Peters - Certo che lo posso, ma non lo voglio.
Elena - Non avete niente di preciso contro di lei. Solo dei sospetti... forse ingiusti.
Peters - lei che vi ha detto che sono ingiusti?
Elena - Me l'ha giurato.
Peters - anche spergiura, dunque.
Elena - Un giorno l'avete mandata via dicendole di non tornare pi altrimenti... (Si ferma).
Peters - (continuando) L'avrei uccisa.
Elena - Me l'aveva detto, ma non ci credevo... Pensavo non foste capace... non dico di fare... ma solo di dire una cosa simile...
Peters - E perch? Cosa occorre ad un uomo per uccidere? Solo un motivo, solo che il sangue acceleri di poco la sua corsa nelle vene... solo un'arma...
Elena - (spaventandosi) Ma... Peters... non avrei mai creduto.
Peteks - E perch? In che sono diverso da un altro, io? E lei sapeva bene ch'io non scherzavo, perch non tornata. Sapeva che non avrei esitato. Mi conosce. E non so con quale coraggio vi ha chiesto di pregarmi di riprenderla.
Elena - Non m'ha chiesto di pregarvi di riprenderla, anzi. Sono io che, di mia iniziativa, vorrei riconciliarvi.
Peteks - Ah... non lei, dunque? E perch venuta da voi, allora?
Elena - Perch ha ripreso il suo posto nell'amministrazione della sede di Albany... Ci conoscevamo anche prima che vi sposaste... Eravamo amiche... e lo siamo ancora. Quando ha occasione di venire qui non manca mai di visitarmi. Mio zio Joe le voleva molto bene.
Peters - Lo so. stato lui che me l'ha fatta sposare.
Elena - Ricordo bene.
Peteks - Era la sua amante.
Elena - (balzando) Eh? Cosa dite?
Peters - Era la sua amante, come lo furono tante altre ragazze dell'ufficio..
Elena - (emozionata) Ora oltrepassate i limiti, Peters!
Peters - Fu la sua amante per qualche mese. Poi dovette pensare a sistemarla e me la fece sposare. Io accettai per non esser costretto a lasciare lo stabilimento.
Elena - Ma Peters... com' possibile?...
Peters - Io non potrei vivere fuori di quest'organismo amministrativo che ho creato... Sapevo, o almeno credevo, che la relazione fosse finita, perch il signor Joe faceva sposare le sue amanti solo quando ne era sazio. Invece, dopo due mesi, ricominci. Subii, perch uno scandalo mi avrebbe costretto ad andarmene. Ma subito dopo la morte dei signori Roylott la mandai via... e lei se ne and senza protestare perch sapeva che io sapevo...
Elena - ( terrorizzata, un terribile sospetto in lei. Guarda Peters, poi, esitante) Quando avete mandato via Lucia?
Peters - All'indomani. La tragedia avvenne nel pomeriggio del mercoled. Lucia lasci la mia casa il gioved alle sette del mattino.
Elena - (mormorando) Il gioved...
Rogers - (entra dalla seconda a destra, con delle carte in mano. Vede Elena) Oh, scusi... Credevo ci fosse l'ingegnere...
Elena - (vivamente) Si accomodi.
Rogers - (gentile) Posso ritornare pi tardi... (Fa per, uscire).
Elena - (vivamente) No! Mio marito deve venire subito... E poi... desidero... s, anch'io desidero parlarle.
Rogers - (s'inchina, viene avanti).
Peters - Allora, signora... Posso sperare che avr le due stanze?
Elena - (nervosa) S... per mio conto, s. Mio marito decider... lui che decide tutto.
Peters - Se voi appoggerete la mia domanda...
Elena - (vivamente) L'appogger, certamente.
Peteks - Allora... (s'inchina) se permettete... Ho molti conti da rivedere...
Elena - (nervosa) Andate... andate pure.
Peters - (s'inchina di nuovo ed esce per la prima a destra).
Elena - (lo guarda uscire. sconvolta. Dopo una pausa fissa Rogers) S'accomodi, ingegnere.
Rogers - (s'inchina, siede su una sedia accanto alla scrivania).
Elena - (ha preso una sigaretta dalla borsetta, e le mani le tremano. Cerca ancora, poi) Non ho l'accendino... Debbo averlo dimenticato.
Rogers - (alzandosi, si cerca addosso) Ho lasciato il mio sul tavolo con i sigari... (Si muove). Vado a prenderlo.
Elena - (allarmata) No! Non... mi lasci... sola. Non fumer.
Rogers - Possiamo chiederne a Giovanni. (Suona).
Giovanni - (appare sulla seconda a destra. Subito nota la poltrona in mezzo alla stanza ed ha un gesto di sconforto).
Rogers - Avete dei fiammiferi, Giovanni?
Giovanni - (premuroso) Sissignore. (Porge una scatoletta di fiammiferi. Esce dalla seconda a destra, dopo aver guardato la poltrona).
Rogers - (accende un fiammifero).
Elena - (gli offre il portasigarette).
Rogers - (fa accendere Elena, accende a sua volta, fuma. Guarda Elena con simpatia, poi) Quel povero Peters non cattivo, ma un po' strano.
Elena - (nervosa) Molto strano.
Rogers - un misantropo... Ma bisogna compatirlo. vecchio, ormai.
Elena - (c. s.) Mi ha detto eh' innamorato dello stabilimento... Che il suo solo amore, anzi... lo sempre stato.
Rogers - Lo credo. Sta sempre qui... A volte fino alle due, le tre di notte. un po' maniaco, come tutti gli uomini della sua et che non sono riusciti a farsi una famiglia. (Pausa). Mah! A me non d fastidio. (Fuma). L'ingegnere Harris ritarder molto?
Elena - (c. s.) No... dovrebb'essere gi qui.
Rogers - (dopo una pausa) L'altra notte, verso le tre, ho sentito un lieve rumore in questa stanza. Sono entrato ed ho trovato Peters seduto sulla sedia... l... (accenna la sedia-poltrona) fermo, immobile... M'ha fatto pensare a un condannato a morte.
Elena - (ha un brivido).
Rogers - Impressionante, non vero? Poi, senza accorgersi di me, s' alzato ed uscito di l (indica la sinistra).
Elena - (guardando la sinistra) Ma...
Rogers - (interrompendo) Capisco... l'ingresso riservato ai padroni della fabbrica, sicuro... ma Peters ha tutte le chiavi. un'altra delle sue mane. Se n' andato nelle due stanzette di sopra.
Harris - (appare sulla sinistra. Ha un giornale in mano).
Rogers - Oh, ecco Harris... La signora cominciava ad essere in pensiero.
Harris - ( nervoso, preoccupato) Mi sono fermato per comprare un giornale... e credo di aver perduto tempo a leggerlo... Hai veduto Peters?
Elena - (nervosa) S.
Rogers - Ho qui i disegni delle modifiche al modello dell'accumulatore di Dixon... (Apre la cartella). Se vogliamo chiamarlo...
Harris - (c. s.) Preferisco che ne parliamo prima noi, Rogers... Il tempo per mandar via mia moglie e vi chiamo subito.
Rogers - Non mi muovo dalla ma stanza. (Saluta Eleva, esce dalla seconda a destra).
Elena - (appena Rogers uscito balza in piedi, si getta piangendo fra le braccia di Harris).
Harris - (carezzandola, tentando di calmarla) Ma non agitarti cos...
Elena - (singhiozzando) Ah terribile, terrbile... stato lui, Peters... Ne ho avuto la sensazione netta, precisa!
Harris - (allarmato) Lui... Peters... a far che?...
Elena - lui che ha ucciso mio padre e zio Erick... L'ho capito in un lampo...
Harris - Ma non dire sciocchezze... (Mostrando il giornale) Guarda, luned all'alba...
Elena - (senza ascoltarlo) Sono rimasta come abbagliata... ho ricostruito tutto... Ho capito perch Lucia non vuole ritornare con lui, perch m'ha scongiurato di non fare questo tentativo di riconciliazione...
Harris - Te l'avevo detto che era inutile!
Elena - Non sapevi la verit, non potevi indovinarla... M'ha detto che Lucia era l'amante di... mio... di Joe Roylott...
Harris - la verit... Ed i soli a non saperla eravate tu e lui...
Elena - (tremando) Lui sapeva... ha sempre saputo... me l'ha detto... Non l'ho mai inteso parlare cos... pazzo, Harris, pazzo! L'ho capito... Bisogna avvertire subito la poliza.
Harris - Non precipitiamo, ora. Che Peters abbia il cervello un po' sconvolto lo credo, ma da questo a crederlo pazzo...
Elena - (c. s.) pazzo, ti dico ch' pazzo... della pazzia pi terribile... quella che dissimula. Ci sono dei pazzi che sono riusciti per anni a nascondere a tutti il loro male... che sembravano ed erano persone normali in tutto meno che nella loro idea fissa... E poi, rifletti... Tutto ci ch' successo non denunzia l'opera d'un pazzo? La polizia ha stabilito che l'assassino ha voluto essere riconosciuto dalle vittime...
Harris - Ma quale motivo aveva Peters di vendicarsi dei tuoi zii?
Elena - La gelosia!
Harris - Sarebbe stato sufficiente divorziare.
Elena - Aveva paura d'esser costretto a lasciare lo stabilimento... e dice che lo stabilimento suo, che lui solo il padrone di tutto qui... (Piangendo) Oh... Harris... andiamo via... portami via... non ho il coraggio di rimaner qui un altro minuto.
Harris - (calmandola) Va bene, torna a casa, io verr appena avr finito con Rogers.
Elena - Vieni anche tu... Non posso star sola.
Harris - Ma non posso lasciar qui Rogers dopo averlo pregato di trattenersi oggi...
Elena - (agitata) Digli che mi son sentita male...
Harris - (calmandola) Lo pregher di venire a casa. Va bene?
Elena - Come vuoi, basta che andiamo via subito.
Harris - (suona il campanello).
Giovanni - (appare sulla seconda a destra).
Harris - Chiama l'ingegnere Rogers.
Giovanni - (esce).
Elena - (si alza, comincia a mettersi guanti).
Harris - (si mette il cappello, prende i guanti, guarda in giro cercando il giornale che poi trova).
Rogers - (bussa alla seconda a destra, entra) Oh... andate via?
Harris - S... Vi dispiace accompagnarci a casa? Discorreremo con pi comodo, prendendo un t.
Rogers - Volentieri, ma... ci sar bisogno anche di Dixon.
Harris - Pregate anche Dixon di venire.
Rogers - (esce dalla prima a destra).
Elena - (sospirando) Sar lunga.
Harris - Per ci volevo parlare qui... (Si mette in tasca il giornale). Certi affari non si possono discutere che al sabato o alla domenica. Negli altri giorni non c' tempo.
Rogers - (dalla prima a destra. Ha il cappello in mano, la cartella sotto il braccio).
Dixon - (lo segue, col cappello in mano. Ad Elena) Buonasera, signora.
Elena - (gli stringe la mano).
Harris - (stringe la mano a Dixon) Ci scuser se le rubiamo la serata.
Dixon - Ma che scuse... Rogers m'ha detto che abbiamo diritto anche ad una tazza di t... vero?
Giovanni - A momenti le otto. Vorrei chiudere...
Peters - Chiudi pure. Io ho ancora qualche cosa da fare. (Tossisce).
Giovanni - (va alla finestra, fa per chiudere).
Peters - No, lascia stare l... Penso io.
Giovanni - (esitante) Non se ne dimenticher come l'altro ieri?
Peters - (sbuffando) Come sei noioso, amico mio! (Si alza). Chiudi, sbarra, fa tutto quello che vuoi! (Va alla sinistra). E vattene subito, d le chiavi al custode e digli di lasciarmi tranquillo! (Fa per uscire).
Giovanni - (timidamente) Va nelle stanzette, signor Peters?
Peters - (fermandosi) S! Ti occorre altro?
Giovanni - Domandavo per sapere se le occorreva qualcosa...
Peters - (aspro) Mi occorre solo d'esser lasciato tranquillo! (Esce tossendo).
Giovanni - (lo guarda uscire, sbigottito).
Dick - (appare sulla seconda a destra. Fa cenno a Giovanni: uscito?).
Giovanni - (accenna affermativamente).
Dick - (fa cenno a Norton di seguirlo e avanza).
Norton - (entra dalla seconda a destra).
Dick - (a Giovanni) La chiave.
Giovanni - (gli porge esitante una chiave, poi) In nome del Cielo, ispettore... non mi faccia aver noie. I padroni tengono a questa uscita - (indica la sinistra) e non vogliono che ci passi nessuno.
Dick - Penser io a difendervi. Andatevene,
Giovanni - Badi che il signor Peters su, nelle stanzette.
Dick - Penser io per lui. Andatevene, ora. Buonasera.
Giovanni - (esce dalla seconda a destra).
Dick - (porgendo la chiave a Norton) Ecco la chiave dell'ingresso riservato. Fateli entrare, chiudete la porta dal di fuori e rientrate dall'ingresso principale. Ricordatevi bene: due uomini nella stanza del custode al cancello, e gli altri nel corridoio.
Norton - S, ispettore.
Dick - Andate.
Norton - (esce dalla sinistra).
Dick - (va alla sedia-poltrona, la colloca meglio nel centro della scena. Va quindi alla finestra e verifica se ben chiusa. Accende quindi la luce. La scena si rischiara).
Primo Agente - (entra dalla sinistra).
Dick - (volgendosi al rumore) Oh...
Evans - (in divisa di detenuto segue il Primo Agente. l'ombra di se stesso, curvo, incanutito, tremante, invecchiato. Avanza a stento).
Secondo Agente - (segue).
Dick - (al Primo e Secondo Agente) Andate nel corridoio.
Elena - (con lieve sorriso) Certo
Dixon - Allora tocca a noi scusarci. D'altronde son contento d'uscire. Quando non c' la solita folla di gente l'ufficio ha qualcosa di sinistro.
Rogers - Oh! E perch?
Elena - Per me ha ragione l'ingegnere Dixon.
Dixon - vero? E poi, specialmente oggi, dopo aver saputo le ultime notizie di Evans...
Harris - Ah, gi. Andiamo?
Elena - Quali notizie?
Harris - Andiamo a casa. (Si muove verso la sinistra).
Dixon - Della grazia.
Rogers - L'hanno concessa?
Harris - (spazientito) Andiamo a casa!
Elena - Ma no, scusa, fammi sentire... Hanno concesso la grazia?
Dixon - (scuote la testa negativamente).
Rogers - Cosicch... (Fa un gesto).
Dixon - Luned, all'alba. Dev'esser gi sui giornali.
Elena - (ad Harris) Hai letto?
Harris - (seccato) S, e stavo per dirtelo... poi t'ho veduta cos sconvolta...
Dixon - Sconvolta? Perch?
Rogers - Peters le ha inflitto una delle sue conversazioni deprimenti. Per fortuna sono arrivato io. E cosa dicono i giornali?
Harris - (andando alla sinistra) Ve l'ha gi detto Dixon. Luned.
Rogers - (movendosi) Del resto... (Ha un gesto vago).
Elena - (esce per la sinistra).
Dixon - (la segue).
Harris - Sono dolente di non potergli parlare... prima.
Rogers - (ha un guizzo, fissa Harris) Cosa vorreste dirgli?
Harris - (nervoso) Avrei voluto parlargli... da solo. Ma nessuno ammesso a visitarlo.
Rogers - (fissando Harris) Nessuno?
Harris - (nervoso) Solo il suo avvocato... (Pausa). Luned!
Elena - (dall'interno) Ebbene? Venite?
Harris - (uscendo dalla sinistra) Eccoci. (Esce).
Rogers - (lo segue mettendosi il cappello). (La scena comincia ad oscurarsi lentamente).
Peters - (dopo una pausa s'ode un colpo di tosse, poi Peters entra dalla seconda a destra, viene avanti. stanco, respira con fatica. Si passa una mano sulla fronte. Va verso la finestra, l'apre. La scena si rischiara un po' della luce del tramonto. Torna avanti).
Giovanni - (appare dalla seconda a destra) Ah... lei, signor Peters.
Peters - (siede, stanco, pensieroso, sulla sedia-poltrona) Che ora , Giovanni?
Primo e Secondo Agente - (escono dalla prima a destra).
Evans - (con voce fioca) Dove... posso... sedermi?...
Dick - (lo prende per, un braccio, sorreggendolo, lo accompagna alla sedia-poltrona) Qui. Lo fa sedere, lo sistema con le gambe diritte, con le braccia distese sui bracciuoli). Dovete rimanere cos, immobile... per un'ora, due... forse tutta la notte...
Evans - (c. s.) Non vedo la ragione... Ormai non chiedo che una sola cosa... che mi sia rifiutata la grazia... e che finisca tutto.
Dick - Vi assicuro che otterrete la grazia, Evans. Ma dovete promettermi che vi sforzerete di obbedirmi in tutto.
Evans - (c. s.) Ve l'ho promesso.
Dick - Qualunque cosa accada... chiunque entri... chiunque vi parli... Non vi movete, non rispondete... Limitatevi a guardarlo negli occhi... Guardarlo soltanto. Ah... se lo sapessi!... (Ha un gesto, poi) Avete capito? Immobilit assoluta... Come se foste un morto... un fantasma... Anche se vi tocca... Anche se volesse colpirvi. Noi vediamo tutto di l e non vi lasceremo far male.
Evans - (c. s.) Far male... Chi pu farmi pi male, ormai?
Dick - Siamo intesi, dunque. Coraggio... e pazienza. Tutta la pazienza. La vostra salvezza dipende solo da questo.
Evans - (fissa un punto davanti a se).
Dick - (d un ultimo sguardo intorno, spegne la luce).
(La scena si oscura completamente. S'ode la porta della prima a destra aprirsi e chiudersi, dei passi, poi pi nulla. Dopo una pausa squilla il campanello del telefono. Suona con insistenza cinque o sei volte, a lungo. S'ode la porta che si riapre).
Norton - (invisibile nelloscurit) Vuole che stacchi il ricevitore, ispettore?
Dick - (id.) No, anzi. Lasciate che suoni. (S'ode un rumor di passi, lo scoppio di tosse di Peters).
Norton - (basso) Ssst...
Dick - (basso) Silenzio!
(S'ode il rumore della porta che si chiude).
Peters - (invisibile) Accidenti... chi l... Ma... c' qualcuno qui, dunque... Ehi... sei tu, Giovanni? Dormi? (S'odono i suoi passi, poi lo scatto dell'interruttore. La scena si rischiara. Peters guarda terrorizzato Evans).
Evans - (immobile, lo guarda. Il suo sguardo sembra davvero quello d'una creatura ultraterrena. I suoi occhi, scuri, profondi, spiccano sul volto sbiancato e fissano Peters, esprimendo una dolce profonda terribile malinconia. Intanto il telefono ha cessato di suonare).
Peters - (alza le braccia, annaspa, ha un urlo di terrore) Aiuto!... (Indietreggia verso la prima a destra). Aiuto!...
Evans - (continua a fissarlo c. s.).
Dick e Norton - (sono sulla soglia e ricevono Peters fra le loro braccia).
Peters - (a Dick, urlando indicando Evans) L... guardate...
Dick - (gli mette una mano sulla bocca, lo trascina fuori).
Norton - (viene avanti, gira di nuovo la chiavetta dell' interruttore. La scena si oscura di nuovo. S'ode il rumore dei passi di Norton che esce, della porta che si richiude).
Rogers - (dopo una lunga pausa entra dalla sinistra. S'ode il rumore della porta che s'apre, poi lo sfregamento d'un fiammifero. Brilla la piccola fiamma Rogers ha il cappello in testa, la cartella sotto il braccio. Non vede Evans, quasi indistinto nell'oscurit. Va all'interruttore, lo gira. La scena si rischiara. Rogers depone il cappello e la cartella sulla scrivania. Si volge, vede Evans. Non ha un gesto di stupore, come se sapesse gi di trovarlo).
Evans - (lo guarda come sopra descritto).
Rogers - (siede alla scrivania, apre la cartella, ne cava i disegni che Contiene, comincia a studiarli, appuntando col lapis, come se fosse solo).
Evans - (lo guarda sempre).
Rogers - (dopo una pausa, si passa una mano sulla fronte; poi, scuotendo la testa come rispondendo a una domanda) No. Stasera non possibile lavorare. (Guarda Evans, poi, beffardo) Perch mi guardi? Credi di farmi paura? (A bocca chiusa) Hmh. (Fissa Evans) Sono dieci mesi che tenti di spaventarmi... Ma finita, ormai. Domani sera avr la tua ultima visita. All'alba di luned partirai per l'tere tranquillo... Ritornerai atomo. (Pausa; poi, a bocca chiusa) Hmh. (Si rimette a lavorare).
Evans - (lo guarda sempre).
Rogers - (dopo una pausa, guarda Evans. Ha un gesto di dispetto) M'infastidisci, stasera. Non guardarmi!
Evans - (continua c. s.).
Rogers - (getta via le carte, si alza, si muove per la scena, nervoso. Si ferma a guardare Evans) Ho sofferto tanto per attirarti qui nei primi giorni... Ma devi venire solo quando voglio io, non quando vuoi tu. Vattene... (Muove le braccia come per interrompere un fenomeno ipnotico). Debbo lavorare. (Pausa). Vattene, ti dico! (Pausa). Ah, non vuoi andartene? Credi di potermi impedire di lavorare? (Ride). Ti sbagli. Mai il mio cervello stato pi vivo, pi ricco, pi fecondo. (Prende le carte che sono sulla scrivania, le mette sotto gli occhi di Evans). Guarda... questo l'accumulatore a jodio di Dixon... M' bastata un'ora per perfezionarlo, per farne una cosa completa... E non c' pi il tuo maledetto contratto a farmi schiavo, a farmi mungere il cervello in cambio di un'elemosina. Sono io che guadagno il danaro, io che raccolgo le lodi! Tutte le invenzioni portano il mio nome... Tutto l'utile mio... Ah, come vorrei poterti essere vicino luned... Per dire non solo a te ma anche al tuo corpo vile come ti ho odiato per vent'anni, come mi sono preparato per distruggerti insieme a quei due ladri! (Gli batte le carte sulla faccia ed colpito di sentire il rumore del colpo, l'impressione della guancia di Evans. Indietreggia, ha un grido soffocato, poi comincia a toccargli la faccia, le braccia, le gambe. Arretra, sopraffatto dallo spavento e dalla gioia). Ma... ma... ma dunque anche il tuo corpo qui... Puoi sentirmi, capire, ricordare... Io sono riuscito anche a questo miracolo... Non solo il tuo spirito che viene qui a soffrire, a scontare la pena. (Ride). Finalmente! la notizia dell'esecuzione che t'ha deciso... la grande notizia... (Ride). Dopodomani... dopodomani all'alba di questo tuo corpo non rimarr che cenere... E sono io... io che l'ho voluto! La mia disperazione era di non potertelo dire... di sapere che non sapevi... che avevi dimenticato il miserabile uomo di genio che vent'anni fa consegnasti mani e piedi legati perch lo sfruttassero... lo sfruttassero... lo sfruttassero! Ricordi? Mi facesti trovare di fronte alla rovina, con i bilanci falsificati, la cassa vuota... Ed osaste accusarmi, accusare me d'aver fatto sparire tutto, e m'imponeste di firmare una confessione per non denunziarmi, d'accettare un contratto di schiavo... Se mi aveste denunziato, mia madre sarebbe morta di dolore... (Ride). Ora morta davvero per! Non sai? Non ho pi nemmeno questa paura, ora... E tu non hai che un minuto di vita... Puoi sapere tutto... Tutto... E non parlerai... Soffrirai in silenzio come me... impazzirai come me... Senti... Joe teneva la mia confessione nel portafogli... insieme a quella di Hobbart, di Gordon, di tanti altri... Ci doveva mettere anche quella di Dixon, che tu avevi gi preparata... Io passavo di l... (indica la finestra) sotto... quando mi cadde il portafogli sul collo... Lo aprii, lessi, compresi in un attimo, volsi per le scale, lo vidi alla finestra, attesi che si voltasse... (Ride). Ah se lo avessi visto in ginocchio chiedere piet come l'ho visto io! E poi fu la volta di Erick... Tu venisti per ultimo, e ti misi la rivoltella in tasca mentre gridavi contro di me... (Ride). Contro di me! Ma ora sei qui, sulla sedia... Sapevo che t'avrei visto, che t'avrei fatto soffrire quello che io ho sofferto... E non potrai sfuggire...
Evans - (controscena di terrore durante tutta la battuta. A questo punto ha un gemito, chiude gli occhi).
Rogers - (scoppiando a ridere selvaggiamente) Ah, piangi, ora? Ma non otterrai piet... non hai avuto piet di nessuno tu... di nessuno... ( accanto al grande interruttore). Ecco... lancio la corrente... Fra un secondo non ci sar che cenere... (Chiude il grande interruttore con forza, scoppia a ridere di nuovo, a lungo).
Evans - ( svenuto e non s' pi mosso).
Dick - (entra dalla prima a destra).
Norton, Primo e Secondo Agente - (lo seguono).
Peters - (si ferma, sulla soglia, tremante).
Dick e Norton - (s'avvicinano a Rogers, lo prendono per le braccia).
Rogers - (grave, accennando Evans) Vedete? Giustizia fatta!
Dick - S, ingegnere. Ma riposatevi, ora. (Accennandogli Norton) Andate con lui.
Rogers - Ma prima voglio essere ringraziato dal Presidente della Corte!
Dick - Ecco, bravo. (A Norton) Accompagnatelo dal Presidente.
Norton e Primo Agente - (prendono Rogers per le braccia, lo accompagnano verso la prima a destra).
Peters - ( ancora sulla soglia. Si scosta vivamente).
Rogers - (allegro) Arrivederci, vecchio Peters! (Esce).
Norton e Primo Agente - (seguono).
Evans - (riapre gli occhi, guarda Dick, poi con voce fioca) Credevo... di non poter pi avere paura di nulla. (Chiude gli occhi).
Secondo Agente - (versa un po' d'acqua in un bicchiere, porge il bicchiere a Evans) Ecco...
Evans - (apre gli occhi, beve. Con voce quasi spenta) Sono innocente... innocente...
Dick e Secondo Agente - (lo aiutano ad alzarsi, lo conducono verso la prima a destra).
Evans - (camminando) Innocente... innocente...
FINE


