Antigone
di Vittorio Alfieri
PERSONAGGI
CREONTE
ANTIGONE
EMONE
ARGIA
GUARDIE
SEGUACI D'EMONE
Scena, la Reggia in Tebe
[Dedica]
AL SIGNOR FRANCESCO GORI GANDELLINI, CITTADINO S.ANESE
A lei non stato possibile di fare una scorsa fin qui, per veder l'Antigone rappresentata: Antigone dunque viene a trovar lei: e spero, che ci abbia a ridondare in mio maggior vantaggio; poich moltissime cose, che forse nella recita le sarebbero sfuggite, ella tutte vedr, leggendola. Quindi dal di lei ottimo giudizio mi lusingo d'ottenere (s'io pur la merito) lode scevra di adulazione; e biasimo, che in troppo maggior copia mi si dovr, scevro di livore. Gradisca per tanto questo segno dell'amicizia mia, piccolo a quanto io l'amo e stimo, ma il maggiore tuttavia, che io dimostrar mai le possa.
Roma, 8 Decembre 1782
VITTORIO ALFIERI
ATTO I
SCENA I
ARGIA
Argia
Eccoti in Tebe, Arga... Lena ripiglia
del rapido viaggio... Oh! come a volo
d'Argo venn'io! Per troppa etade tardo,
mal mi seguiva il mio fedel Mente:
ma in Tebe io sto. L'ombre di notte amico
velo prestaro all'ardimento mio;
non vista entrai. Questa l'orribil reggia,
cuna del troppo amato sposo, e tomba.
Oh Polinice!... il traditor fratello
qui nel tuo sangue l'odio iniquo ei spense.
Invendicata ancor tua squallid'ombra
si aggira intorno a queste mura, e niega
aver la tomba al fratel crudo appresso,
nell'empia Tebe; e par, ch'Argo mi additi...
Sicuro asilo Argo ti fu: deh! il piede
rimosso mai tu non ne avessi!... Io vengo
per lo tuo cener sacro. A ci prestarmi
sola pu di sua mano opra pietosa
quell'Antigone, a te gi cara tanto
fida sorella. Oh come io l'amo! oh quale,
nel vederla, e conoscerla, e abbracciarla,
dolcezza al cor me ne verr! Qui seco
a pianger vengo in su la gelid'urna,
che a me si aspetta; e l'otterr: sorella
non pu a sposa negarla. Unico nostro
figlio, ecco il don, ch'io ti riporto in Argo;
ecco il retaggio tuo; l'urna del padre!
Ma dove, incauta, il mio dolor mi mena?
Argiva son, sto in Tebe, e nol rimembro?
L'ora aspettar, che Antigon' esca... E come
ravviserolla?... E s'io son vista?... Oh cielo!...
Or comincio a tremar;... qui sola... Oh!... parmi,
che alcun si appressi: Oim!... che dir? qual arte?
... Mi asconder.
SCENA II
ANTIGONE
Antigone
Queta la reggia; oscura
la notte: or via; si vada... E che? vacilla
il core? il pi, mal ferme l'orme imprime?
tremo? perch donde il terrore? imprendo
forse un delitto?... o morir forse io temo?
Ah! temo io sol di non compier la impresa.
O Polinice, o fratel mio, finora
pianto invano... Pass stagion del pianto;
tempo d'oprar: me del mio sesso io sento
fatta maggiore: ad onta oggi del crudo
Creonte, avrai da me il vietato rogo;
l'esequie estreme, o la mia vita, avrai.
Notte, o tu, che regnar dovresti eterna
in questa terra d'ogni luce indegna,
del tuo pi denso orrido vel ti ammanta,
per favorir l'alto disegno mio.
De' satelliti regi al vigil guardo
sottrammi; io spero in te. Numi, se voi
espressamente non giuraste, in Tebe
nulla opra mai pietosa a fin doversi
trarre, di vita io tanto sol vi chieggio,
quanto a me basti ad eseguir quest'una.
Vadasi omai: santa l'impresa: e sprone
santo mi punge, alto fraterno amore...
Ma, chi m'insegue? Oim! tradita io sono...
Donna a me viene? Oh! chi sei tu? rispondi.
SCENA III
ARGIA, ANTIGONE
Argia
Una infelice io sono.
Antigone
In queste soglie
che fai? che cerchi in s tard'ora?
Argia
Io... cerco...
... d'Antigone...
Antigone
Perch? Ma tu, chi sei?
Antigone conosci? a lei se' nota?
che hai seco a far? che hai tu comun con essa?
Argia
Il dolor, la piet...
Antigone
Piet? qual voce
osi tu in Tebe profferir? Creonte,
regna in Tebe, nol sai? noto a te forse
non Creonte?
Argia
Or dianzi io qui giungea...
Antigone
E in questa reggia il pi straniera ardisci
por di soppiatto? a che?...
Argia
Se in questa reggia
straniera io son, colpa di Tebe: udirmi
nomar qui tale io non dovrei.
Antigone
Che parli?
Ove nascesti?
Argia
In Argo.
Antigone
Ahi nome! oh quale
orror m'inspira! A me pur sempre ignoto,
deh, stato fosse! io non vivria nel pianto.
Argia
Argo a te costa lagrime? di eterno
pianto cagion mi Tebe.
Antigone
I detti tuoi
certo a me suonan pianto. O donna, s'altro
dolor sentir che il mio potessi, al tuo
io porgerei di lagrime conforto:
grato al mio cor fora la storia udirne,
quanto il narrarla, a te: ma, non il tempo,
or che un fratello io piango...
Argia
Ah! tu se' dessa;
Antigone tu sei...
Antigone
... Ma... tu...
Argia
Sei dessa.
Arga son io; la vedova infelice
del tuo fratel pi caro.
Antigone
Oim!... che ascolto?...
Argia
Unica speme mia, solo sostegno,
sorella amata, al fin ti abbraccio. Appena
ti udia parlar, di Polinice il suono
pareami udire: al mio core tremante
porse ardir la tua voce: osai mostrarmi...
Felice me!... ti trovo... Al rattenuto
pianto, deh! lascia ch'io, tra' dolci amplessi,
libero sfogo entro al tuo sen conceda.
Antigone
Oh come io tremo! O tu, figlia di Adrasto,
in Tebe? in queste soglie in man del fero
Creonte?... Oh vista inaspettata! oh vista
cara non men che dolorosa!
Argia
In questa
reggia, in cui me sperasti aver compagna,
(e lo sperai pur io) cos mi accogli?
Antigone
Cara a me sei, pi che sorella... Ah! quanto
io gi ti amassi, Polinice il seppe:
ignoto sol m'era il tuo volto; i modi,
l'indole, il core, ed il tuo amore immenso
per lui, ci tutto io gi sapea. Ti amava
io gi, quant'egli: ma, vederti in Tebe
mai non volea; n il vo'... Mille funesti
perigli (ah! trema) hai qui dintorno.
Argia
Estinto
cadde il mio Polinice, e vuoi ch'io tremi?
Che perder pi, che desiar mi resta?
Abbracciarti, e morire.
Antigone
Aver puoi morte
qui non degna di te.
Argia
Fia degna sempre,
dov'io pur l'abbia in su l'amata tomba
del mio sposo.
Antigone
Che parli?... Oim!... La tomba?...
Poca polve, che il copra, oggi si vieta
al tuo marito, al mio fratello, in Tebe,
nella sua reggia.
Argia
Oh ciel! Ma il corpo esangue...
Antigone
Preda alle fiere in campo ei giace...
Argia
Al campo
io corro.
Antigone
Ah! ferma il pi. Creonte iniquo,
tumido gi per l'usurpato trono,
leggi, natura, Dei, tutto in non cale
quell'empio tiene; e, non che il rogo ei nieghi
ai figli d'Argo, ei d barbara morte
a chi d lor la tomba.
Argia
In campo preda
alle fiere il mio sposo?... ed io nel campo
passai pur dianzi!... e tu vel lasci?... Il sesto
giorno gi volge, che trafitto ei cadde
per man del rio fratello; ed insepolto,
e nudo ei giace? e le morte ossa ancora
dalla reggia paterna escluse a forza
stanno? e il soffre una madre?...
Antigone
Arga diletta,
nostre intere sventure ancor non sai.
Compier l'orrendo fratricidio appena
vede Giocasta, (ahi misera!) non piange,
n rimbombar fa di lamenti l'aure:
dolore immenso le tronca ogni voce;
immote, asciutte, le pupille figge
nel duro suol: gi dall'averno l'ombre
de' dianzi spenti figli, e dell'ucciso
Laio, in tremendo flebil suono chiama.
Gi le si fanno innanti; erra gran pezza
cos l'accesa fantasia tra i mesti
spettri del suo dolore: a stento poscia
rientra in s; me desolata figlia
si vede intorno, e le matrone sue.
Fermo ell'ha di morir, ma il tace; e queta
s'infinge, per deluderci... Ahi me lassa!...
Incauta me!... delusa io son: lasciarla
mai non dovea. Chiamar placido sonno
l'odo, gliel credo, e ci scostiamo: il ferro,
ecco, dal fianco palpitante ancora
di Polinice ha svelto, e in men ch'io il dico,
nel proprio sen lo immerge; e cade, e spira.
Ed io che fo?... Di questo fatal sangue
impuro avanzo, anch'io col ferro istesso
dovea svenarmi; ma, piet mi prese
del non morto, n vivo, cieco padre.
Per lui sofferta ho l'abborrita luce;
serbata io m'era a sua tremula etade...
Argia
Edippo?... Ah! tutto ricader dovea
in lui l'orror del suo misfatto. Ei vive?
e Polinice muore?
Antigone
Oh! se tu visto
lo avessi! Edippo misero! egli, in somma,
padre del nostro Polinice; ei soffre
pena maggior che il fallo suo. Ramingo,
cieco, indigente, addolorato, in bando
ei va di Tebe. Il reo tiranno ardisce
scacciarlo. Edippo misero! far noto
non oser il suo nome: il ciel, Creonte,
Tebe, noi tutti, ei colmer di orrende
imprecazioni. Al vacillante antico
suo fianco irne sostegno eletta io m'era;
ma gli fui tolta a forza; e qui costretta
di rimanermi: ah! forse era dei Numi
tale il voler; che, lungi appena il padre,
degli insepolti la inaudita legge
Creonte in Tebe promulg. Chi ardiva
romperla qui; chi, se non io?
Argia
Chi teco,
chi, se non io, potea divider l'opra?
Qui ben mi trasse il cielo. Ad ottenerne
da te l'amato cenere io veniva:
oltre mia speme, in tempo ancora io giungo
di riveder, riabbracciar le care
sembianze; e quella cruda orribil piaga
lavar col pianto; ed acquetar col rogo
l'ombra vagante... Or, che tardiam? Sorella,
andianne; io prima...
Antigone
A santa impresa vassi;
ma vassi a morte: io 'l deggio, e morir voglio:
nulla ho che il padre al mondo, ei mi vien tolto;
morte aspetto, e la bramo. Incender lascia,
tu che perir non dei, da me quel rogo,
che coll'amato mio fratel mi accolga.
Fummo in duo corpi un'alma sola in vita,
sola una fiamma anco le morte nostre
spoglie consumi, e in una polve unisca.
Argia
Perir non deggio? Oh! che di' tu? vuoi forse
nel dolor vincer me? Pari in amarlo
noi fummo; pari; o maggior io. Di moglie
altro l'amor, che di sorella.
Antigone
Arga,
teco non voglio io gareggiar di amore;
di morte, s. Vedova sei; qual sposo
perdesti, il so: ma tu, figlia non nasci
d'incesto; ancor la madre tua respira;
esul non hai, non cieco, non mendico,
non colpevole, il padre: il ciel pi mite
fratelli a te non di, che l'un dell'altro
nel sangue a gara si bagnasser empi.
Deh! non ti offender, s'io morir vo' sola;
io, di morir, pria che nascessi, degna.
Deh! torna in Argo... Oh! nol rimembri? hai pegno
l del tuo amor; di Polinice hai viva
l'immagin l, nel tuo fanciullo: ah! torna;
di te fa' lieto il disperato padre,
che nulla sa di te; deh! vanne: in queste
soglie null'uom ti vide; ancor n'hai tempo.
Contro al divieto io sola basto.
Argia
... Il figlio?...
Io l'amo, ah! s; ma pur, vuoi tu ch'io fugga,
se qui morir si dee per Polinice?
Mal mi conosci. Il pargoletto in cura
riman di Adrasto; ei gli fia padre. Al pianto
il crescerei; mentre a vendetta, e all'armi
nutrir si de'. Non v'ha timor, che possa
tormi la vista dell'amato corpo.
O Polinice mio, ch'altra ti renda
gli ultimi onori?...
Antigone
Alla tebana scure
porger tu il collo vuoi?
Argia
Non nella pena,
nel delitto la infamia. Ognor Creonte
sar l'infame: del suo nome ogni uomo
sentir orror, piet del nostro...
Antigone
E tormi
tal gloria vuoi?
Argia
Veder io vo' il mio sposo;
morir sovr'esso. E tu, qual hai tu dritto
di contendermi il mio? tu, che il vedesti
morire, e ancor pur vivi...
Antigone
Omai, te credo
non minore di me. Pur, m'era forza
ben accertarmi pria, quanto in te fosse
del femminil timor: del dolor tuo
non era io dubbia; del valore io l'era.
Argia
Disperato dolor, chi non fa prode?
Ma, s'io l'amor del tuo fratel mertava,
donna volgare esser potea?
Antigone
Perdona:
io t'amo; io tremo; e il tuo destin mi duole.
Ma il vuoi? si vada. Il ciel te non confonda
colla stirpe d'Edippo! Oltre l'usato
parmi oscura la notte: i Numi al certo
l'attenebrar per noi. Sorella, il pianto
bada tu bene a rattener; pi ch'altro,
tradir ci pu. Severa guardia in campo
fan di Creonte i satelliti infami:
nulla ci scopra a lor, pria della fiamma
divoratrice dell'esangue busto.
Argia
Non pianger;... ma tu,... non piangerai?
Antigone
Sommessamente piangeremo.
Argia
In campo,
sai tu in qual parte ei giace?
Antigone
Andiam: so dove
gli empi il gittaro. Vieni. Io meco porto
lugbri tede: ivi favilla alcuna
trarrem di selce, onde s'incendan. Segui
tacitamente ardita i passi miei.
ATTO II
SCENA I
CREONTE, EMONE
Creonte
Ma che? tu sol nella mia gioia, o figlio,
afflitto stai? Di Tebe al fin sul trono
vedi il tuo padre; e tuo retaggio farsi
questo mio scettro. Onde i lamenti? duolti
d'Edippo forse, o di sua stirpe rea?
Emone
E ti parria delitto aver pietade
d'Edippo, e di sua stirpe? A me non fia,
nel d funesto in cui vi ascendi, il trono
di cos lieto augurio, onde al dolore
chiuda ogni via. Tu stesso un d potresti
pentito pianger l'acquistato regno.
Creonte
Io pianger, se pianger dessi, il lungo
tempo, che a' rei nepoti, infami figli
del delitto, obbedia. Ma, se l'orrendo
lor nascimento con pi orrenda morte
emendato hanno, eterno obblio li copra.
Compiuto appena il lor destin, pi puro
in Tebe il sol, l'aer pi sereno, i Numi
tornar pi miti: or s, sperar ne giova
pi lieti d.
Emone
Tra le rovine, e il sangue
de' pi stretti congiunti, ogni altra speme,
che di dolor, fallace torna. Edippo,
di Tebe un re, (che tale egli pur sempre)
di Tebe un re, ch'esul, ramingo, cieco,
spettacol nuovo a Grecia tutta appresta:
duo fratelli che svenansi; fratelli
del padre lor; figli d'incesta madre
a te sorella, e di sua man trafitta:
vedi or di nomi orribile mistura,
e di morti, e di pianto. Ecco la strada,
ecco gli auspici, onde a regnar salisti.
Ahi padre! esser puoi lieto?
Creonte
Edippo solo
questa per lui contaminata terra,
col suo pi starvi, alla terribil ira
del ciel fea segno; era dover, che sgombra
fosse di lui. Ma i nostri pianti interi,
figlio, non narri. Ahi scellerato Edippo!
che non mi costi tu? La morte io piango
anco d'un figlio; il tuo maggior fratello,
Menceo; quei, che all'empie e stolte fraudi,
ai vaticini menzogneri e stolti
di un Tiresia cred: Menceo, ucciso
di propria man, per salvar Tebe; ucciso,
mentre pur vive Edippo? Ai suoi delitti
poca vendetta il suo perpetuo esiglio.
Ma, seco apporti ad altri lidi Edippo
quella, che il segue ovunque i passi ei muova,
maledizion del cielo. Il pianger noi,
cosa fatta non toglie; oggi il passato
obliar dessi, e di Fortuna il crine
forte afferrare.
Emone
Instabil Dea, non ella
forza al mio cor far. Del ciel lo sdegno
bens temer, padre, n' d'uopo. Ah! soffri,
che franco io parli. Il tuo crudel divieto,
che le fiere de' Greci ombre insepolte
varcar non lascia oltre Acheronte, al cielo
grida vendetta. Oh! che fai tu? di regno
e di prospera sorte ebbro, non pensi,
che Polinice regio sangue, e figlio
di madre a te sorella? Ed ei pur giace
ignudo in campo: almen lo esangue busto
di lui nepote tuo, lascia che s'arda.
Alla infelice Antigone, che vede
di tutti i suoi l'ultimo eccidio, in dono
concedi il corpo del fratel suo amato.
Creonte
Al par degli empi suoi fratelli, figlia
non costei di Edippo?
Emone
Al par di loro,
dritto ha di Tebe al trono. Esangue corpo
ben puoi dar per un regno.
Creonte
A me nemica
ell'...
Emone
Nol creder.
Creonte
Polinice ell'ama,
e il genitor; Creonte dunque abborre.
Emone
Oh ciel! del padre, del fratel pietade
vuoi tu ch'ella non senta? In pregio forse
pi la terresti, ove spietata fosse?
Creonte
Pi in pregio, no; ma, la odierei pur meno.
Re gli odi altrui prevenir dee; nemico
stimare ogni uom, che offeso ei stima. Ho tolto
ad Antigone fera ogni pretesto,
nel torle il padre. Esuli uniti entrambi,
potean, vagando, un re trovar, che velo
fesse all'innata ambizion d'impero
di mentita pietade; e in armi a Tebe,
qual venne Adrasto, un d venisse. Io t'odo
biasmare, o figlio, il mio divieto, a cui
alta ragion, che tu non sai, mi spinse.
Ti fia poi nota; e, bench dura legge,
vedrai, ch'ella era necessaria.
Emone
Ignota
m' la ragion, di' tu? ma ignoti, parmi,
ten son gli effetti. Antigone pu in Tebe
dell'esul padre, e del rapito trono,
e del fratello che giace insepolto,
non la cercando, ritrovar vendetta.
Mormora il volgo, a cui tua legge spiace;
e assai ne sparla e la vorria delusa;
e rotta la vorr.
Creonte
Rompasi; ch'altro
non bramo io, no; purch la vita io m'abbia
di qual primier la infranger.
Emone
Qual fero
nemico a danno tuo ci ti consiglia?
Creonte
Amor di te, sol mi v'astringe: il frutto
tu raccorrai di quanto or biasmi. Avvezzo
a delitti veder ben altri in Tebe
il cittadin; che pu far altro omai,
che obbedirmi, e tacersi?
Emone
Acchiusa spesso
nel silenzio vendetta...
Creonte
In quel di pochi;
ma, nel silenzio di una gente intera,
timor si acchiude, e servit. Tralascia
di opporti, o figlio, a mie paterne viste.
Non ho di te maggior, non ho pi dolce
cura, di te: solo mi avanzi; e solo
di mie fatiche un d godrai. Vuoi forse
farti al tuo padre, innanzi tempo, ingrato?
Ma, qual di armati, e di catene suono?...
Emone
Oh! chi mai viene?... In duri lacci avvolte
donne son tratte?... Antigone! che miro?...
Creonte
Cadde l'incauta entro mia rete; uscirne
male il potr.
SCENA II
Guardie con le fiaccole, ANTIGONE, ARGIA, CREONTE, EMONE
Creonte
Che fia? quale han delitto
queste donzelle?
Antigone
Il vo' dir io.
Creonte
Pi innanzi
si lascin trarre il piede.
Antigone
A te davanti,
ecco, mi sto. Rotta ho tua legge: io stessa
tel dico: inceso al mio fratello ho il rogo.
Creonte
E avrai tu stessa il guiderdon promesso
da me; lo avrai. Ma tu, ch'io non ravviso,
donna, chi sei? straniere fogge io miro...
Argia
L'emula son di sua virtude.
Emone
Ah! padre,
lo sdegno tuo rattempra: ira non merta
di re donnesca audacia.
Creonte
Ira? che parli?
Imperturbabil giudice, le ascolto:
morte con esse gi: suo nome pria
sveli costei; poi la cercata pena
s'abbiano entrambe.
Antigone
Il guiderdon vogl'io;
io sola il voglio. Io la trovai nel campo;
io del fratello il corpo a lei mostrava;
dal ciel guidata, io deludea la infame
de' satelliti tuoi mal vigil cura:
alla sant'opra, io la richiesi; ed ella
di sua man mi prestava un lieve aiuto.
Qual sia, nol so; mai non la vidi in Tebe;
fors'ella d'Argo, e alcun de' suoi nel campo,
ad arder no, ma ad abbracciar pietosa
veniva...
Argia
Or s, ch'io in ver colpevol fora;
or degna io, s, d'ogni martr pi crudo,
se per timor negare opra s santa
osassi. Iniquo re, sappi il mio nome;
godine, esulta...
Antigone
Ah! taci...
Argia
Io son d'Adrasto
figlia; sposa son io di Polinice;
Arga...
Emone
Che sento?
Creonte
Oh degna coppia! Il cielo
oggi v'ha poste in mano mia: ministro
a sue vendette oggi m'ha il ciel prescelto.
Ma tu, tenera sposa, il dolce frutto
teco non rechi dell'amor tuo breve?
Madre pur sei di un pargoletto erede
di Tebe: ov'? d'Edippo sangue anch'egli:
Tebe lo aspetta.
Emone
Inorridisco,... fremo...
O tu, che un figlio anco perdesti, ardisci
con motti esacerbar di madre il duolo?
Piange l'una il fratel, l'altra il marito;
tu le deridi? Oh cielo!
Antigone
Oh! di un tal padre
non degno figlio tu! taci; coi preghi
non ci avvilire omai: prova non dubbia
d'alta innocenza, esser di morte afflitte
dove Creonte il re.
Creonte
Tua rabbia imbelle
esala pur; me non offendi: sprezza,
purch l'abbi, la morte.
Argia
In me, deh! volgi
il tuo furore, in me. Qui sola io venni,
sconosciuta, di furto: in queste soglie
di notte entrai, per ischernir tua legge.
Di velenoso sdegno, ver, che avea
gonfio Antigone il cor: disegni mille
volgeva in s; ma tacita soffriva
pur l'orribil divieto; e s'io non era,
infranto mai non l'avrebb'ella. Il reo
d'un delitto chi 'l pensa: a chi l'ordisce
la pena spetta...
Antigone
A lei non creder: parla
in lei pietade inopportuna, e vana.
Di furto, vero, in questa reggia il piede
port, ma non sapea la cruda legge:
me qui cercava; e timida, e tremante,
l'urna fatale del suo dolce amore
chiedea da me. Vedi, se in Argo giunta
dell'inuman divieto era la fama.
Non dir gi, che non ti odiasse anch'ella;
(chi non t'odia?) ma te pi ancor temea:
da te fuggir coll'ottenuto pegno
del cener sacro, agli occhi tuoi sottrarsi,
(semplice troppo!) ella sperava, e in Argo
gli amati avanzi riportar. Non io,
non io cos, che al tuo cospetto innanti
sperai venirne; esservi godo; e dirti,
che d'essa al par, pi ch'ella assai, ti abborro;
che a lei nel sen la inestinguibil fiamma
io trasfondea di sdegno, e d'odio, ond'ardo;
ch' mio l'ardir, mia la fierezza; e tutta
la rabbia, ond'ella or si riveste, mia.
Creonte
Qual sia tra voi pi rea, perfide, invano
voi contendete. Io mostrerovvi or ora
qual pi sia vil fra voi. Morte, che infame,
qual vi si dee, v'appresto, or or ben altra
sorger far gara tra voi, di preghi
e pianti...
Emone
Oh cielo! a morte infame?... Oh padre!
nol credo io, no; tu nol farai. Consiglio,
se non pietade, a raddolcir l'acerbo
tuo sdegno vaglia. Arga, di Adrasto figlia;
di re possente: Adrasto, il sai, di Tebe
la via conosce, e ricalcarla puote.
Creonte
Dunque, pria che ritorni Adrasto in Tebe,
Arga s'immoli. E che? pietoso farmi
tu per timor vorresti?
Argia
Adrasto in Tebe
tornar non pu; contrari ha i tempi, e i Numi;
d'uomini esausto, e di tesoro, e d'arme,
vendicarmi ei non puote. Ora, Creonte;
uccidi, uccidi me; non fia, che Adrasto
ten punisca per ora. Arga s'uccida;
che nessun danno all'uccisor ne torna:
ma Antigone si salvi; a mille a mille
vendicatori insorgeranno in Tebe,
che a pro di lei...
Antigone
Cessa, o sorella; ah! meglio
costui conosci: ei non crudo a caso,
n indarno. Io spero omai per te; gi veggo,
ch'io gli basto, e n'esulto. Il trono ei vuole,
e non l'hai tu: ma, per infausto dritto,
questo ch'ei vuole, e ch'ei si usurpa, mio.
Vittima a lui l'ambizione addita
me sola, me...
Creonte
Tuo questo trono? Infami
figli d'incesto, a voi di morte il dritto,
non di regno, rimane. Atroce prova
di ci non fer gli empi fratelli, or dianzi
l'un dell'altro uccisore?...
Antigone
Empio tu, vile,
che lor spingevi ai colpi scellerati.
S, del proprio fratello nascer figli,
delitto nostro; ma con noi la pena
stavane gi, nel nascerti nepoti.
Ministro tu della nefanda guerra,
tu nutritor degli odi, aggiunger fuoco
al fuoco ardivi; adulator dell'uno,
l'altro instigavi, e li tradivi entrambi.
La via cos tu ti sgombrasti al soglio,
ed alla infamia.
Emone
A viva forza vuoi
perder te stessa, Antigone?
Antigone
S, voglio,
vo' che il tiranno, almen sola una volta,
il vero ascolti. A lui non veggo intorno
chi dirgliel osi. Oh! se silenzio imporre
a' tuoi rimorsi, a par che all'altrui lingua,
tu potessi, Creonte; oh qual saria
piena allor la tua gioia! Ma, odioso,
pi che a tutti, a te stesso, hai nell'incerto,
nell'inquieto sogguardar, scolpito
e il delitto, e la pena.
Creonte
A trarvi a morte,
fratelli abbominevoli del padre,
mestier non eran tradimenti miei:
tutti a prova il volean gl'irati Numi.
Antigone
Che nomi tu gli Dei? tu, ch'altro Dio
non hai, che l'util tuo, per cui sei presto
ad immolar, e amici, e figli, e fama;
se tu l'avessi.
Creonte
A dirmi, altro ti resta?
Chieggon Numi diversi ostie diverse.
Vittima tu, gi sacra agli infernali,
degna ed ultima andrai d'infame prole.
Emone
Padre, a te chieggo pria breve udienza.
Deh! sospendi per poco: assai ti debbo
cose narrar, molto importanti...
Creonte
Avanza
della per loro intorbidata notte
alquanto ancora. Al suo morir gi il punto
prefisso in me; fin che rinasca il sole,
udrotti...
Argia
Oim! tu di lei sola or parli?
or s, ch'io tremo. E me con essa a morte
non manderai?
Creonte
Pi non s'indugi: entrambe
entro all'orror d'atra prigione...
Argia
Insieme
con te, sorella...
Antigone
Ah!... s...
Creonte
Disgiunte sieno.
Meco Antigone venga: io son custode
a s gran pegno: andiam. Guardie, si tragga
in altro carcer l'altra.
Emone
Oh ciel!...
Antigone
Si vada.
Argia
Ahi lassa me!...
Emone
Seguirne almen vo' l'orme.
ATTO III
SCENA I
CREONTE, EMONE
Creonte
Ad ascoltarti eccomi presto, o figlio.
Udir da te cose importanti io deggio,
dicesti; e udirne potrai forse a un tempo
tali da me.
Emone
Supplice vengo: il fero
del tuo sdegno bollente impeto primo
affrontar non doveva: or, ch'ei d loco
alla ragione, io (bench sol) di Tebe
pur tutta a nome, io ti scongiuro, o padre,
di usar pietade. A me la negheresti?
Tua legge infranto han le pietose donne;
ma chi tal legge rotta non avrebbe?...
Creonte
Qual mi ardiria pregar per chi la infranse,
altri che tu?
Emone
N in tuo pensier tu stesso
degna di morte la lor santa impresa
estimi; ah! no; s ingiusto, snaturato
non ti credo, n il sei.
Creonte
Tebe, e il mio figlio,
mi appellin crudo a lor piacer, mi basta
l'esser giusto. Obbedire a tutte leggi,
tutti il debbono al par, quai che sien elle:
tendono i re dell'opre loro ai soli
Numi ragione; e non v'ha et, n grado,
n sesso v'ha, che il rio delitto escusi
del non sempre obbedir. Pochi impuniti
danno ai molti licenza.
Emone
In far tua legge,
credesti mai, che dispregiarla prime
due tai donne ardirebbero? una sposa,
una sorella, a gara entrambe fatte
del sesso lor maggiori?...
Creonte
Odimi, o figlio;
nulla asconder ti deggio. O tu nol sappi,
ovver nol vogli, o il mio pensier tu finga
non penetrar finora, aprirtel bramo.
Credei, sperai; che dico? a forza io volli,
che il mio divieto in Tebe a infranger prima,
sola, Antigone fosse; al fin l'ottenni,
rea s' fatt'ella; omai la inutil legge
fia tolta...
Emone
Oh cielo!... E tu, di me sei padre?...
Creonte
Ingrato figlio;... o mal esperto forse;
che tale ancora crederti a me giova:
padre ti sono: e se tu m'hai per reo,
il son per te.
Emone
Ben veggio arte esecranda,
onde inalzarmi credi. O infame trono,
mio non sarai tu mai, se mio de' farti
s orribil mezzo.
Creonte
Io 'l tengo, mio tuttora,
mio questo trono, che non vuoi. Se al padre
qual figlio il dee non parli, al re tu parli.
Emone
Misero me!... Padre, .. perdona;... ascolta;...
oh ciel! tuo nome oscurerai, n il frutto
raccorrai della trama. In re tant'oltre
non val poter, che di natura il grido
a opprimer basti. Ogni uom della pietosa
vergine piange il duro caso: e nota,
ed abborrita, e non sofferta forse
sar tal arte dai Tebani.
Creonte
E ardisci
tu il dubbio accor, finora a tutti ignoto,
se obbedir, mi si debba? Al poter mio,
altro confin che il voler mio non veggio.
Tu il regnar non m'insegni. In cor d'ogni uomo
ogni altro affetto, che il terrore, io tosto
tacer far.
Emone
Vani i miei preghi adunque?
il mio sperar di tua pietade?...
Creonte
Vano.
Emone
Prole di re, donne, ne andranno a morte,
perch al fratello, ed al marito, hann'arso
dovuto rogo?
Creonte
Una v'andr. Dell'altra
poco rileva; ancor nol so.
Emone
Me dunque
me pur con essa manderai tu a morte.
Amo Antigone, sappi; e da gran tempo
l'amo; e, pi assai che la mia vita, io l'amo.
E pria che tormi Antigone, t' forza
tormi la vita.
Creonte
Iniquo figlio!... Il padre
ami cos?
Emone
T'amo quant'essa; e il cielo
ne attesto.
Creonte
Ahi duro inciampo! Inaspettato
ferro mortal nel cor paterno hai fitto.
Fatale amore! al mio riposo, al tuo,
e alla gloria d'entrambi! Al mondo cosa
non ho di te pi cara... Amarti troppo
il mio solo delitto... E tal men rendi
tu il guiderdone? ed ami, e preghi, e vuoi
salva colei, che il mio poter deride;
che me dispregia, e dirmel osa; e in petto
cova del trono ambiziosa brama?
di questo trono, oggi mia cura, in quanto
ei poscia un d fia tuo.
Emone
T'inganni: in lei
non entra, il giuro, alcun pensier di regno:
in te, bens, pensier null'altro alligna.
Quindi non sai, n puoi saper per prova
l'alta possa d'amor, cui debil freno
fia la ragion tuttora. A te nemica
non estimavi Antigone, che amante
pur n'era io gi: cessar di amarla poscia,
non stava in me: tacer poteami, e tacqui;
n parlerei, se tu costretto, o padre,
non mi v'avessi. Oh cielo! a infame scure
porger il collo?... ed io soffrirlo?... ed io
vederlo? Ah! tu, se rimirar potessi
con men superbo ed offuscato sguardo
suo nobil cor, l'alto pensar, sue rare
sublimi doti; ammirator tu, padre,
s, ne saresti al par di me; tu stesso,
pi assai di me. Chi, sotto il crudo impero
d'Etecle, mostrarsi amico in Tebe
di Polinice ard? l'ardia sol ella.
Il padre cieco, da tutti diserto,
in chi trov, se non in lei, pietade?
Giocasta infin, gi tua sorella, e cara,
dicevi allor; qual ebbe, afflitta madre,
altro conforto al suo dolore immenso?
qual compagna nel piangere? qual figlia
altra, che Antigon', ebbe? Ella d'Edippo
prole, di' tu? ma, sua virtude ammenda
ampia del non suo fallo. Ancor tel dico;
non regno il pensier suo: felice
mai non sperar di vedermi a suo costo:
deh, lo fosse ella al mio! Del mondo il trono
dara per lei, non che di Tebe.
Creonte
Or, dimmi:
sei parimente riamato?
Emone
Amore
non , che il mio pareggi. Ella non m'ama;
n amarmi pu: s'ella non mi odia, quanto
basta al mio cor; di pi non spero: troppo,
al cor di lei, che odiar pur me dovrebbe.
Creonte
Di'; potrebb'ella a te dar man di sposa?
Emone
Vergin regal, cui tolti a un tempo in guisa
orribil son ambo i german, la madre,
e il genitor, dara mano di sposa?
e la darebbe a chi di un sangue nasce
a lei fatale, e a' suoi? Ch'io tanto ardissi?
la mano offrirle, io, di te figlio?...
Creonte
Ardisci;
tua man le rende in un la vita, e il trono.
Emone
Troppo mi nota; e troppo io l'amo: in pianto
cresciuta sempre, or pi di pria nel pianto
suoi giorni mena. Un tempo a lei men tristo
risorger poi forse, e avverso meno
al mio amor; tu il potrai poscia...
Creonte
Che al tempo,
ed a' suoi dubbi eventi, il destin nostro
accomandare io voglia? invan lo speri.
Al mio cospetto, ol, traggasi or tosto
Antigone. Di morte ella ben rea;
dargliela posso a dritto; e, per me forse,
dargliela fia pi certo util partito...
Ma pur, mi sei caro cos, ch'io voglio
lasciarla in vita, accoglierla qual figlia,
s'ella esser tua consente. Or, fia la scelta
dubbia, fra morte e fra regali nozze?
Emone
Dubbia? ah! no: morte, ella scerr.
Creonte
Ti abborre
dunque.
Emone
Tropp'ama suoi.
Creonte
T'intendo. Oh figlio!
vuoi, che la vita io serbi a chi torrebbe
la vita a me, dove il potesse? A un padre,
che tanto t'ama, osi tu chieder tanto?
SCENA II
ANTIGONE, CREONTE, EMONE, guardie
Creonte
Vieni: da quel di pria diverso assai
a tuo favore, Antigone, mi trovi.
Non, ch'io minor stimi il tuo fallo, o meno
la ingiunta pena a te dovuta io stimi:
amor di padre, pi che amor del giusto,
mi muove a tanto. Il figliuol mio mi chiede
grazia, e l'ottien, per te; dove tu presta
fossi...
Antigone
A che presta?
Creonte
A dargli, al mio cospetto,
in meritato guiderdon,... la mano.
Emone
Antigone, perdona; io mai non chiesi
tanta merc: darmiti ei vuol: salvarti
vogl'io, null'altro.
Creonte
Io, perdonar ti voglio.
Antigone
M'offre grazia Creonte? A me qual altra
grazia puoi far, che trucidarmi? Ah! tormi
dagli occhi tuoi per sempre, il pu sol morte:
felice fai chi te non vede. Imptra,
Emone, il morir mio; pegno fia questo,
sol pegno a me, dell'amor tuo. Deh! pensa,
che di tiranno il miglior dono morte;
cui spesso ei niega a chi verace ardente
desio n'ha in cor...
Creonte
Non cangerai tu stile?
Sempre implacabil tu, superba sempre,
o ch'io ti danni, o ch'io ti assolva, sei?
Antigone
Cangiar io teco stil?... cangiar tu il core,
fora possibil pi.
Emone
Questi m' padre:
se a lui favelli, Antigone, in tal guisa,
l'alma trafiggi a me.
Antigone
Ti padre; ed altro
pregio ei non ha; n scorgo io macchia alcuna,
Emone, in te, ch'essergli figlio.
Creonte
Bada;
clemenza in me, qual passeggero lampo;
rea di soverchio sei; n omai fa d'uopo,
che il tuo parlar nulla vi aggiunga...
Antigone
Rea
me troppo or fa l'incontrastabil mio
trono, che usurpi tu. Va'; non ti chieggio
n la vita, n il trono. Il d, che il padre
toglievi a me, ti avrei la morte io chiesta,
o data a me di propria man l'avrei;
ma mi restava a dar tomba al fratello.
Or che compiuta ho la sant'opra, in Tebe
nulla a far mi riman: se vuoi ch'io viva,
rendimi il padre.
Creonte
Il trono; e in un con esso,
io t'offro ancor non abborrito sposo;
Emon, che t'ama pi che non mi abborri;
che t'ama pi, che il proprio padre, assai.
Antigone
Se non pi cara, pi soffribil forse
farmi la vita Emon potrebbe; e solo
il potrebb'ei. Ma, qual fia vita? e trarla,
a te dappresso? e udir le invendicate
ombre de' miei da te traditi, e spenti,
gridar vendetta dall'averno? Io, sposa,
tranquilla, in braccio del figliuol del crudo
estirpator del sangue mio?...
Creonte
Ben parli.
Troppo fia casto il nodo: altro d'Edippo
figliuol v'avesse! ei di tua mano illustre,
degno ei solo sarebbe...
Antigone
Orribil nome,
di Edippo figlia! ma, pi infame nome
fia, di Creonte nuora.
Emone
Ah! la mia speme
vana pur troppo omai! Pu solo il sangue
appagar gli odi acerbi vostri: il mio
scegliete dunque; il mio versate. degno
il rifiuto di Antigone, di lei:
giusto in te, padre, anco lo sdegno: entrambi
io v'amo al par; me solo abborro. Darle
vuoi tu, Creonte, morte? or lascia, ch'ella,
col darla al figliuol tuo, da te la merti.
Brami, Antigone, aver di lui vendetta?
Ferisci; in questo petto (eccolo) intera
avrai vendetta: il figlio unico amato
in me gli togli; orbo lo rendi affatto;
pi misero d'Edippo. Or via, che tardi?
Ferisci; a me pi assai trafiggi il core,
coll'insultarmi il padre.
Creonte
Ancor del tutto
non disperar: pi che il dolor, lo sdegno
favella in lei. Donna, a ragion d loco:
sta il tuo destino in te; da te sol pende
quell'Arga che tant'ami, onde assai duolti,
pi che di te medesma; arbitra sei
d'Emon, che non abborri;... e di me il sei;
cui se pur odi oltre il dover, non meno
oltre il dover conoscermi pietoso
a te dovresti. Intero io ti concedo
ai pensamenti il d novel che sorge:
la morte, o Emone, al cader suo, scerrai.
SCENA III
ANTIGONE, EMONE, guardie
Antigone
Deh! perch figlio di Creonte nasci?
O perch almen, lui non somigli?...
Emone
Ah! m'odi.
Questo, che a me di vita ultimo istante
esser ben sento, a te vogl'io verace
nunzio far de' miei sensi: il fero aspetto
del genitor me lo vietava. Or, sappi,
per mia discolpa, che il rifiuto forte,
e il tuo sdegno pi forte, io primo il laudo,
e l'apprezzo, e l'ammiro. A foco lento,
pria che osartela offrire, arder vogl'io
questa mia man; che di te parmi indegna,
pi che nol pare a te. S'io t'amo, il sai;
s'io t'estimo, il saprai. Ma intanto (oh stato
terribil mio!) non basta, no, mia vita
a porre in salvo oggi la tua!... Potessi,
almen potessi una morte ottenerti
non infame!...
Antigone
Pi infame ebberla in Tebe
madre e fratelli miei. Mi fia la scure
trionfo quasi.
Emone
Oh! che favelli?... Ahi vista!
atroce vista!... Io nol vedr: me vivo
non fia. Ma, m'odi, o Antigone. Forse anco
il re deluder si potria... Non parlo,
n il vuoi, n il vo', che la tua fama in parte
n pur si offenda...
Antigone
Io non deludo, affronto
i tiranni; e il sai tu. Piet fraterna
sola all'arte m'indusse. Usar io fraude
or per salvarmi? ah! potrei forse oprarla
ove affrettasse il morir mio...
Emone
Se tanto
fitta in te sta l'alta e feroce brama,
deh! sospendila almeno. A te non chieggio
cosa indegna di te: ma pur, se puoi,
solo indugiando, altrui giovar; se puoi
viver, senza tua infamia; e che? s cruda
contro a te stessa, e contra me sarai?
Antigone
... Emon, nol posso... A me crudel non sono:
figlia d'Edippo io sono. Di te duolmi;
ma pure...
Emone
Io 'l so: cagione a te di vita
esser non posso; compagno di morte
ti son bens. Ma, tutti oltra le negre
onde di Stige i tuoi pietosi affetti
ancor non stanno: ad infelice vita,
ma vita pur, restano Edippo, Arga,
e il pargoletto suo, che immagin viva
di Polinice cresce; a cui tu forse
vorresti un d sgombra la via di questo
trono inutil per te. Deh! cedi alquanto.
Finger tu dei, che al mio pregar ti arrendi,
e ch'esser vuoi mia sposa, ove si accordi
frattanto al lungo tuo giusto dolore
breve sfogo di tempo. Io fingerommi
pago di ci: l'indugio ad ogni costo
io t'otterr dal padre. Intanto, lice
tutto aspettar dal tempo: io mai non credo,
che abbandonar voglia sua figlia Adrasto
tra infami lacci. Onde si aspetta meno
sorge talora il difensore. Ah! vivi;
per me nol chieggo, io tel ridico: io fermo
son di seguirti; e non di me mi prende
piet, n averla di me dei: pel cieco
tuo genitore, e per Arga, ten priego.
Lei trar de' ceppi, e riveder fors'anco
il padre, e a lui forse giovar, potresti.
Di lor piet, che pi di te non senti,
sentir t' forza; e a te il rimembra, e, pieno
di amaro pianto, a' tuoi piedi si prostra,
... e ti scongiura Emone...
Antigone
... Io te scongiuro...
or, che costanza, quanta io n'ebbi mai,
mi d'uopo, in molli lagrime di amore
deh! non stemprarmi il cor... Se in me puoi tanto,...
(e che non puoi tu in me?)... mia fama salva;
lascia ch'io mora, se davver tu m'ami.
Emone
... Me misero!... Pur io non ti lusingo...
Quanto a te dissi, esser potria.
Antigone
Non posso
esser tua mai; che val, ch'io viva? Oh cielo!
Del disperato mio dolor la vera
cagione (oim!) ch'io almen non sappia. E s'io
sposa a te mi allacciassi, ancor che finta,
Grecia in udirlo (oh!) che diria? Quel padre,
che del pi viver mio non vil cagione
sol fora, oh! s'egli mai tal nodo udisse!...
Ove il duol, l'onta, e gli stenti, finora
pur non l'abbiano ucciso, al cor paterno
coltel saria l'orribile novella.
Misero padre! il so, pur troppo; io mai
non ti vedr, mai pi:... ma, de' tuoi figli
ultima, e sola, io almen morr non rea...
Emone
Mi squarci il core;... eppur, laudar mi forza
tai sensi: anch'io virt per prova intendo...
ma, lasciarti morire!... Ultimo prego,
se tu non m'odi, accetta: al fianco tuo
starommi, e nel mio petto il mortal colpo,
pria che nel tuo, cadr: cos vendetta
in parte avrai dell'inuman Creonte.
Antigone
Vivi, Emon, tel comando... In noi l'amarci
delitto tal, ch'io col morir lo ammendo;
col viver, tu.
Emone
Si tenti ultima prova.
Padre inuman, re sanguinario, udrai,
le voci estreme disperate udrai
di un forsennato figlio.
Antigone
Oim! che trami?
ribelle al padre tuo?... S orribil taccia
sfuggila ognora, o ch'io non t'amo.
Emone
Or, nulla
piegar ti pu dal tuo fero proposto?
Antigone
Nulla; se tu nol puoi.
Emone
Ti appresti dunque?...
Antigone
A non pi mai vederti.
Emone
In breve, io 'l giuro,
mi rivedrai.
Antigone
T'arresta. Ahi lassa!... M'odi...
che far vuoi tu?
Emone
Mal grado tuo, salvarti.
Antigone
T'arresta...
SCENA IV
ANTIGONE, guardie
Antigone
Oh ciel!... pi non mi ascolta. Or tosto,
guardie, a Creonte or mi traete innanzi.
ATTO IV
SCENA I
CREONTE, ANTIGONE, guardie
Creonte
Scegliesti?
Antigone
Ho scelto.
Creonte
Emon?
Antigone
Morte.
Creonte
L'avrai.
Ma bada, allor che sul tuo capo in alto
penda la scure, a non cangiarti: e tardo
fora il pentirti, e vano. Il fero aspetto
di morte (ah!) forse sostener dappresso
mal saprai tu; mal sostener di Arga,
se l'ami, i pianti; che morirti al fianco
dovr pur essa; e tu, cagion sei sola
del suo morir. Pensaci; ancor n'hai tempo...
ancor tel chieggio. Or, che di' tu?... Non parli?
Fiso intrepida guardi? Avrai, superba,
avrai da me ci che tacendo chiedi.
Doleami gi d'averti dato io scelta,
fra la tua morte e l'onta mia.
Antigone
Dicesti?
Che tardi or pi? Taci, ed adopra.
Creonte
Pompa
fa di coraggio a senno tuo: vedrassi
quant', tra poco. Abbench il punto ancora
del tuo morir giunto non sia, ti voglio
pur compiacer nell'affrettarlo. Vanne,
Eurimedonte; va'; traggila tosto
all'apprestato palco.
SCENA II
EMONE, ANTIGONE, CREONTE, guardie
Emone
Al palco? Arresta...
Antigone
Oh vista!... Or, guardie, or vi affrettate; a morte
strascinatemi. Emon,... lasciami;... addio.
Emone
Trarla oltre pi nessun di voi si attenti.
Creonte
E che? minacci, ove son io?...
Emone
Deh padre!...
cos tu m'ami? cos spendi il giorno
concesso a lei?...
Creonte
Precipitar vuol ella;
negargliel posso?
Emone
Odi; oh! non sai? ben altro
a te sovrasta inaspettato danno.
D'Atene il re, Teso, quel forte, fama
che a Tebe in armi ei vien, degli insepolti
vendicatore. A lui ne andar le Argive
vedove sconsolate, in suon di sdegno
e di piet piangenti. Udia lor giuste
querele il re: l'urne promesse ha loro
degli estinti mariti; e non lieve
promettitor Teso. Padre, previeni
l'ire sue, l'onta nostra. A te non chieggio
che t'arrendi al timor; bens ti stringa
piet di Tebe tua: respira appena
l'aure di pace; ove a non giusta guerra
correr pur voglia in favor tuo, qual prode
or ne rimane a Tebe? I forti, il sai,
giaccion, chi estinto in tomba, e chi mal vivo
in sanguinoso letto.
Creonte
A un timor vile
mi arrendo io forse? a che narrar perigli
lontani, o dubbi, o falsi? A me finora
Teso, quel forte, non chiedea pur l'urne
de' forti d'Argo; e non per anco io darle
negato gli ho: pria ch'ei le chiegga, io forse
suo desir preverr. Sei pago? Tebe
riman secura; io non vo' guerra. Or, lascia,
che al suo destin vada costei.
Emone
Vuoi dunque
perder tuo figlio tu?... Ch'io sopravviva
a lei, n un giorno, invan lo speri. poco
perdere il figlio; a mille danni incontro
tu vai. Gi assolta Antigone; l'assolvi
tu col disfar tua legge. A tutti noto
gi, che a lei sola il laccio vil tendesti.
La figlia amata de' suoi re su infame
palco perir, Tebe vedria? di tanto
non lusingarti. Alte querele, aperte
minacce, ed armi risuonar gi s'ode;
gi dubbio...
Creonte
Or basta. Sovra infame palco,
poich nol vuoi, Tebe perir non vegga
la figlia amata de' suoi re. Soldati,
la notte appena scender, che al campo,
l dove giaccion gl'insepolti eroi,
costei trarrete. Omai negar la tomba
pi non dessi a persona: il gran Teso
mel vieta: abbiala dunque, ella, che altrui
la di; nel campo l'abbia: ivi sepolta
sia, viva...
Emone
Oh ciel! che sento? A scherno prendi
uomini e Dei cos? Versar qui pria
tutto t' d'uopo del tuo figlio il sangue.
Viva in campo sepolta? Iniquo;... innanzi
estinto io qui; ridotto in cener io...
Antigone
Emon, dell'amor mio vuoi farti indegno?
Qual ch'egli sia, t' padre. A fera morte
gi, fin dal nascer mio, dannata m'ebbe
il mio destino: or, che rileva il loco,
il tempo, il modo, ond'io morr?...
Creonte
Ti opponi
indarno; ah! cessa: lei salvar non puoi,
n a te giovare... Un infelice padre
di me farai; null'altro puoi...
Emone
Mi giova
farti infelice, e il merti, e il sarai; spero.
Il trono iniquo por ti fa in non cale
di re, di padre, d'uomo, ogni pi sacro
dovere omai: ma, pi tu il credi immoto,
pi crolla il trono sotto al rio tuo piede.
Tebe appien scerne da Creonte Emone...
V'ha chi d'un cenno il mal rapito scettro
pu torti: regna; io nol dar; ma, trema,
se a lei...
Antigone
Creonte, or s t'imploro; ah! ratto
mandami a morte. Oh di destino avverso
fatal possanza! a mie tante sventure
ci sol mancava, ed al mio nascer reo,
che instigatrice all'ira atroce io fossi
del figlio contro al padre!...
Emone
Or me si ascolti,
me sol, Creonte: e non di Atene il ferro,
n il re ti mova; e non di donne preghi,
n di volgo lamenti: al duro tuo
core discenda or la terribil voce
di un disperato figlio, a cui tu stesso
togli ogni fren; cui meglio era la vita
non dar tu mai; ma, che pentir pu farti
di un tal don, oggi.
Creonte
Non voce al mondo,
che basti a impor legge a Creonte.
Emone
Al mondo
brando v'ha dunque, che le inique leggi
pu troncar di Creonte.
Creonte
Ed ?
Emone
Il mio brando.
Creonte
Perfido. Insidia i d paterni; trammi
di vita, trammi; osa; rapisci, turba
il regno a posta tua... Son sempre io padre
di tal, che omai figlio non mi . Punirti
non so, n posso: altro non so, che amarti,
e compianger tuo fallo... Or di'; che imprendo,
che non torni a tuo pro? Ma, sordo, ingrato
pur troppo tu, preporre ardisci un folle
e sconsigliato, e non gradito amore,
alla ragione alta di stato, ai dritti
sacrosanti del sangue...
Emone
Oh! di quai dritti
favelli tu? Tutto sei re: tuo figlio
non puoi tu amare: a tirannia sostegno
cerchi, non altro. Io, di te nato, deggio
dritto alcuno di sangue aver per sacro?
A me tu norma, in crudelt maestro
tu sol mi sei; te seguo: ove mi sforzi,
avanzerotti; io 'l giuro. Havvi di stato
ragion, che imprenda iniquitade aperta,
qual tu disegni? Bada; amor, che mostri
a me cos, ch'io a te cos nol renda...
Delitti, il primo costa; al primo, mille
ne tengon dietro, e crescon sempre; e il sai.
Antigone
Io t'odio gi, s'oltre prosiegui. Ah! pria
d'essermi amante, eri a Creonte figlio:
forte, infrangibil, sacro, e il primo sempre
d'ogni legame. Pensa, Emon, deh! pensa,
che di un tal nodo io vittima pur cado.
Sa il ciel, s'io t'amo; eppur tua man rifiuto,
sol perch meco non si adirin l'ombre
inulte ancor de' miei. La morte io scelgo,
la morte io vo', perch il padre infelice
dura per lui non sopportabil nuova
di me non oda. Ossequioso figlio
vivi tu dunque a scellerato padre.
Creonte
Il suo furor meglio soffrir poss'io,
che non la tua piet. Di qui si tolga.
Vanne una volta, vanne. Il sol tuo aspetto
fa traviare il figliuol mio. Nell'ora
ch'io t'ho prefissa, Eurimedonte, in campo
traggasi; e v'abbia, anzi che morte, tomba.
SCENA III
CREONTE, EMONE, guardie
Emone
Pria dell'ora prefissa, in campo udrassi
di me novella.
Creonte
Emon fia in s tornato,
pria di quell'ora assai. Le tue minacce
antivenir potrei: ma, del mio amore
darti vo' pi gran pegno; in te, nel tuo
gran cor fidarmi, e in tua virt primiera,
ch'io spenta in te non credo.
Emone
Or va, fia degna
quant'io far, di mia virt primiera.
SCENA IV
CREONTE, guardie
Creonte
L'indole sua ben so: pi che ogni laccio,
sensi d'onor lo affrenano: gran parte
del suo furor la mia fidanza inceppa...
Pur, potrebb'egli, ebro d'amor fors'oggi,
alla forza? .. Ma lieve a me i suoi passi
spiar, deluder, rompere: di vita
tolta Antigone prima, il tutto poscia,
Teso placar, silenzio imporre al volgo,
riguadagnarmi il figlio, il tutto nulla.
Ma, che far di Arga? Guardie, a me tosto
Arga si tragga. Util non m' sua morte;
l'ira d'Adrasto anzi placar mi giova:
troppi ho nemici gi. Mandarla io voglio
in Argo al padre: inaspettato il dono,
gli arrecher pi gioia; e a me non poco
cos la taccia di crudel fia scema.
SCENA V
CREONTE, ARGIA, guardie
Creonte
Vieni, e mi ascolta, Arga. Dolor verace,
amor di sposa, e pio desir, condotta
ebberti in Tebe, ove il divieto mio
romper tu sola osato non avresti...
Argia
T'inganni, io sola.
Creonte
Ebben, rotto lo avresti,
ma per piet, non per dispetto, a scherno
del mio sovran poter; non per tumulti
destare: io scerno la piet, l'amore,
dall'interesse che di lor si vela.
Crudo non son, qual pensi; abbine in prova
salvezza e libert. Di notte l'ombre
scorta al venir ti furo; al sol cadente,
ti rimenino al padre in Argo l'ombre.
Argia
Eterno ad Argo gi diedi l'addio:
del morto sposo le reliquie estreme
giacciono in Tebe; in Tebe, o viva, o morta,
io rimanermi vo'.
Creonte
La patria, il padre,
il pargoletto tuo, veder non brami?
Argia
D'amato sposo abbandonar non posso
il cener sacro.
Creonte
E compiacer pur voglio
in ci tue brame: ad ottener di furto
l'urna sua ne venivi; apertamente
abbila, e il dolce incarco in Argo arreca.
Vanne; all'amato sposo, ivi fra' tuoi,
degna del tuo dolore ergi la tomba.
Argia
E fia pur ver? tanta clemenza, or donde,
come, perch? Da quel di pria diverso
esser puoi tanto, e non t'infinger?...
Creonte
Visto
mi hai tu poc'anzi in fuoco d'ira acceso;
ma, l'ira ognor me non governa; il tempo,
la ragion la rintuzza.
Argia
Il ciel benigno
conceda a te lungo e felice impero!
Tornato sei dunque pi mite? oh quanta
gioia al tuo popol, quanta al figliuol tuo
di ci verr! Tu pur piet sentisti
del caso nostro; e la pietade in noi
tu cessi al fine di appellar delitto;
e l'opra, a cui tu ne spingevi a forza,
a noi perdoni...
Creonte
A te perdono.
Argia
Oh! salva
Antigone non fia?
Creonte
L'altrui fallire
non confondo col tuo.
Argia
Che sento? Oh cielo!
ancor fra lacci geme?...
Creonte
E dei tant'oltre
cercar? ti appresta al partir tuo.
Argia
Ch'io parta?
che nel periglio la sorella io lasci?
Invan lo speri. A me potea il perdono
giovar, dov'ella a parte pur ne entrasse;
ma in ceppi sta? pena crudel fors'anco
a lei si appresta? io voglio ceppi; io voglio
pi cruda ancor la pena...
Creonte
In Tebe, io voglio;
non altri; e al voler mio cede ciascuno.
Mia legge hai rotta; e s pur io ti assolvo:
funereo rogo incendere al marito
volevi; e il festi: il cener suo portarti
in Argo; ed io tel dono. Or, che pi brami?
che ardisci pi? Dell'oprar mio vuoi conto
da me, tu?...
Argia
Prego; almen grazia concedi,
ch'io la rivegga ancora.
Creonte
In lei novello
ardir cercar, che in te non hai, vuoi forse?
Di Tebe uscir, tosto che annotti, dei:
irne libera in Argo ove non vogli,
a forza andrai.
Argia
Pi d'ogni morte duro
il tuo perdon: morte, ch'a ogni altri dai,
perch a me sola nieghi? Orror, che t'abbi
di sparger sangue, gi non ti rattiene.
D'Antigone son io meno innocente,
ch'io pur non merti il tuo furore?...
Creonte
O pena
reputa, o grazia, il tuo partir, nol curo;
purch tu sgombri. Guardie, a voi l'affido:
su l'imbrunire, alla Emolida porta
scenda, e al confin d'Argo si tragga: ov'ella
andar negasse, a forza si strascini.
Torni intanto al suo carcere.
Argia
Mi ascolta...
abbi pietade...
Creonte
Esci.
SCENA VI
CREONTE
Creonte
Trovar degg'io
al mio comando, o sia pietoso, o crudo,
ribelli tutti? E obbediran pur tutti.
ATTO V
SCENA I
ANTIGONE tra le guardie
Antigone
Su, mi affrettate, andiam; s lento passo
sconviensi a chi del sospirato fine
tocca la meta... Impietosir voi forse
di me potreste?... Andiam. Ti veggo in volto
terribil morte, eppure di te non tremo.
D'Arga sol duolmi: il suo destin (deh! dica)
chi 'l sa di voi?... nessun?... Misera Arga!...
sol di te piango... Vadasi.
SCENA II
ANTIGONE, ARGIA tra guardie
Argia
Di Tebe
dunque son io scacciata?... Io porto, vero,
meco quest'urna, d'ogni mio desire
principio, e fin;... ma, alla fedel compagna
neppur l'ultimo addio!...
Antigone
Qual odo io voce
di pianto?...
Argia
Oh ciel! chi veggio?
Antigone
Arga!
Argia
Sorella...
oh me felice! oh dolce incontro! Ahi vista!
carche hai le man di ferro?...
Antigone
Ove sei tratta?
deh! tosto dimmi.
Argia
A forza in Argo, al padre.
Antigone
Respiro.
Argia
A vil tanto mi tien Creonte,
che me vuol salva: ma, di te...
Antigone
Se in voi,
guardie, pur l'ombra di piet, concessi
brevi momenti al favellar ne sieno.
Vieni, sorella, abbracciami; al mio petto
che non ti posso io stringere? d'infami
aspre ritorte orribilmente avvinta,
m' tolto... Ah! vieni, e al tuo petto me stringi.
Ma che veggo? qual pegno al sen con tanta
gelosa cura serri? un'urna?... Oh cielo!
cener del mio fratello, amato pegno,
prezioso e funesto;... ah! tu sei desso.
Quell'urna sacra alle mie labbra accosta.
Delle calde mie lagrime bagnarti
concesso m', pria di morire!... Io tanto
non sperava, o fratello;... ecco l'estremo
mio pianto; a te ben io il doveva. O Arga,
gran dono questo: assai ti fu benigno
Creonte in ci: paga esser dei. Deh! torna
in Argo ratta; al desolato padre
reca quest'urna... Ah! vivi; al figlio vivi,
e a lagrimar sovr'essa; e, fra... i tuoi... pianti...
anco rimembra... Antigone...
Argia
Mi strappi
il cor... Mie voci... tronche... dai... sospiri...
Ch'io viva,... mentre... a morte?...
Antigone
A orribil morte
io vado. Il campo, ove la scorsa notte
pietose fummo alla grand'opra, or debbe
essermi tomba; ivi sepolta viva
mi vuol Creonte.
Argia
Ahi scellerato!...
Antigone
Ei sceglie
la notte a ci, perch'ei del popol trema.
Deh! frena il pianto: va'; lasciami; avranno
cos lor fine in me di Edippo i figli.
Io non men dolgo; ad espiare i tanti
orribili delitti di mia stirpe,
bastasse pur mia lunga morte!...
Argia
Ah! teco
divider voglio il rio supplizio; il tuo
coraggio addoppia il mio; tua pena in parte
fia scema forse...
Antigone
Oh! che di' tu? Pi grave
mille volte saria.
Argia
Morendo insieme,
potremmo almen di Polinice il nome
profferire; esortarci, e pianger...
Antigone
Taci...
deh! non mi far ripiangere... La prova
ultima or fo di mia costanza. Il pianto
pi omai non freno...
Argia
Ahi lassa me! non posso
salvarti? oh ciel! n morir teco?...
Antigone
Ah! vivi.
Di Edippo tu figlia non sei; non ardi
di biasmevole amore in cor, com'io;
dell'uccisore e sperditor de' tuoi
non ami il figlio. Ecco il mio fallo; il deggio
espiar sola. Emone, ah! tutto io sento,
tutto l'amor, che a te portava: io sento
il dolor tutto, a cui ti lascio. A morte
vadasi tosto. Addio, sorella,... addio.
SCENA III
CREONTE, ANTIGONE, ARGIA, guardie
Creonte
Che pi s'indugia? ancor di morte al campo
costei non giunse? Oh! che mai veggo? Arga
seco ? che fu? chi le accoppi? Di voi
qual mi tradisce?
Antigone
I tuoi, di te men crudi,
concesso n'han brevi momenti. A caso
qui c'incontrammo: io corro al campo, a morte;
non t'irritar, Creonte. Opra pietosa,
giust'opra fai, serbando in vita Arga.
Argia
Creonte, deh! seco mi lascia...
Antigone
Ah! fuggi,
pria che in lui cessi la piet.
Creonte
Si tragga
Arga primiera al suo destino...
Argia
Ahi crudi!
svellermi voi?...
Antigone
L'ultimo amplesso dammi.
Creonte
Stacchisi a forza; si strappi, strascinisi:
tosto, obbedite, io 'l voglio. Itene.
Argia
Oh cielo!
non ti vedr pi mai?...
Antigone
Per sempre,... addio...
SCENA IV
CREONTE, ANTIGONE, guardie
Creonte
Or, per quest'altra parte, al campo scenda
costei... Ma no. Donde partissi, or tosto
si riconduca: entrate. Odimi, Ipso.[1]Gli favella alcune parole all'orecchio.[Chiudi]
SCENA V
CREONTE
Creonte
Ogni pretesto cos tolto io spero
ai malcontenti. Io ben pensai: cangiarmi
non dovea, che cos;... tutto ad un tempo
salvo ho cos. Reo mormorar di plebe
da impazienza natural di freno
nasce; ma spesso di piet si ammanta.
Verace, o finta, da temersi sempre
piet di plebe; or tanto pi, che il figlio
instigator sen fa. Vero , pur troppo!
Per ingannar la sua mortal natura,
crede invano chi regna, o creder finge,
che sovrumana sia di re la possa:
sta nel voler di chi obbedisce; e in trono
trema chi fa tremar. Ma, esperta mano
prevenir non si lascia: un colpo atterra
l'idol del volgo, e in un suo ardir, sua speme,
e la indomabil non saputa forza.
Ma qual fragor suona dintorno? Oh! d'arme
qual lampeggiar vegg'io? Che miro? Emone
d'armati cinto?... incontro a me? Ben venga;
in tempo ei vien.
SCENA VI
CREONTE, EMONE, seguaci d'Emone
Creonte
Figlio, che fai?
Emone
Che figlio?
Padre non ho. D'un re tiranno io vengo
l'empie leggi a disfar: ma, per te stesso
non temer tu; ch'io punitor non vengo
de' tuoi misfatti: a' Dei si aspetta: il brando,
per risparmiar nuovi delitti a Tebe,
snudato in man mi sta.
Creonte
Contro al tuo padre,...
contra il tuo re, tu in armi? Il popol trarre
a ribellar, certo, novello il mezzo
per risparmiar delitti... Ahi cieco, ingrato
figlio!... mal grado tuo, pur caro al padre!
Ma di': che cerchi? innanzi tempo, scettro?
Emone
Regna, prolunga i giorni tuoi; del tuo
nulla vogl'io: ma chieggo, e voglio, e torre
saprommi io ben con questi miei, con questo
braccio, ed a forza, il mio. Trar di tue mani
Antigone ed Arga...
Creonte
Che parli? Oh folle
ardire iniquo! osi impugnar la spada,
perfido, e contra il genitor tu l'osi,
per scior dai lacci chi dai lacci sciolto?
Libera gi, su l'orme prime, in Argo
Arga ritorna; in don la mando al padre:
e a ci finor non mi movea, ben vedi,
il terror del tuo brando.
Emone
E qual destino
ebbe Antigone?...
Creonte
Anch'ella or or fu tratta
dallo squallor del suo carcere orrendo.
Emone
Ov'? vederla voglio.
Creonte
Altro non brami?
Emone
Ci sta in me solo: a che tel chieggo? In questa
reggia (bench non mia) per brevi istanti
posso, e voglio, dar legge. Andiamo, o prodi
guerrieri, andiam: d'empio poter si tragga
regal donzella, a cui tutt'altro in Tebe
si dee, che pena.
Creonte
I tuoi guerrier son vani;
basti a tanto tu solo: a te chi fia
ch'osi il passo vietare? Entra, va', tranne
chi vuoi; ti aspetto, io vilipeso padre,
qui fra tuoi forti umle, infin che il prode
liberator n'esca, e trionfi.
Emone
A scherno
tu parli forse; ma davvero io parlo.
Mira, ben mira, s'io pur basto a tanto.
Creonte
Va', va': [2]S'apre la scena, e si vede il corpo di Antigone.[Chiudi] Creonte ad atterrir non basti.
Emone
Che veggio?... Oh cielo!... Antigone.., svenata!
Tiranno infame,... a me tal colpo?
Creonte
Atterro
cos l'orgoglio: io fo cos mie leggi
servar; cos, fo ravvedersi un figlio.
Emone
Ravvedermi? Ah! pur troppo a te son figlio!
Cos nol fossi! in te il mio brando.[3]Si avventa al padre col brando, ma istantaneamente lo ritorce in se stesso, e cade trafitto.[Chiudi] Io... moro...
Creonte
Figlio, che fai? t'arresta.
Emone
Or, di me senti
tarda piet?... Portala, crudo, altrove...
Lasciami deh! non funestar mia morte...
Ecco, a te rendo il sangue tuo; meglio era
non darmel mai.
Creonte
Figlio!... ah! ne attesto il cielo...
mai non credei, che un folle amor ti avria
contro a te stesso...
Emone
... Va',... cessa; non farmi
fra disperate imprecazioni orrende
finir miei giorni... Io... ti fui figlio in vita...
tu, padre a me,... mai non lo fosti...
Creonte
Oh figlio!...
Emone
Te nel dolore, e fra i rimorsi io lascio.
Amici, ultimo ufficio... il moribondo
mio corpo... esangue,... di Antigone... al fianco
traggasi;... l, voglio esalar l'estremo
vital... mio... spirto...
Creonte
Oh figlio... amato troppo!...
e abbandonar ti deggio? orbo per sempre
rimanermi?...
Emone
Creonte, o in sen m'immergi
un'altra volta il ferro,... o a lei dappresso
trar... mi... lascia,... e morire...[4]Viene lentamente strascinato da' suoi seguaci verso il corpo d'Antigone.[Chiudi]
Creonte
Oh figlio!... Oh colpo
inaspettato![5]Si copre il volto, e rimane immobile,finch Emone sia quasi affatto fuori dalla vistadegli spettatori.[Chiudi]
SCENA VII
CREONTE
Creonte
O del celeste sdegno
prima tremenda giustizia di sangue,...
pur giungi, al fine... Io ti ravviso. Io tremo.
FINE
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