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APRI GLI OCCHI

-LA PAGINA BIANCA -

di

Matteo Tibiletti

(in collaborazione con Alessandra Giudici)

PERSONAGGI

PAOLO (uomo sui trent’anni)

ANNA (donna sui trent’anni)


BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Matteo Tibiletti nasce a Varese il 23/10/1978. Da sempre coltiva una profonda passione per il cinema, la fotografia e per la scrittura creativa. Autore di sceneggiature, racconti, poesie e copioni teatrali si cimenta spesso come regista di brevi cortometraggi o shooting fotografici (su www.youtube.com/teotibi e www.flickr.com/teotibi  è presente tutta la sua produzione). Nel 2009 ha pubblicato tramite il sito www.lulu.com   una raccolta dei suoi migliori scritti dal titolo “LO SCONOSCIUTO”.  Ha frequentato per cinque anni la Scuola di Teatro Città di Varese. Dal 2008 è uno dei membri fondatori, attori e registi dell’Associazione culturale “Compagnia Dusedi Besozzo. Da gennaio 2012 è regolarmente iscritto alla SIAE come autore teatrale e fotografo.

DATI DELL’AUTORE

NOME E COGNOME: Matteo Tibiletti

NATO A : Varese il 23/10/1978

RESIDENTE IN: Via C. Goldoni 41/B, Varese (VA)

CELLULARE: 3462219045

INDIRIZZO MAIL:  tibilettimatteo@gmail.com

POSIZIONE SIAE: 213623

APRI GLI OCCHI

“Quanto contano i sogni nella vita reale?”

Paolo  è in seduto su uno sgabello e sta ruotando su se stesso in maniera vorticosa. Di sottofondo, la musica “Mad World”. Anna, che è in piedi accanto a lui, di tanto in tanto lo spinge per farlo ruotare ancora. Dopo un po’, Anna si mette solo ad osservarlo in silenzio e poi se ne va.

Paolo finisce di ruotare su se stesso.

PAOLO: Non ricordo più nulla! E mi gira tutto come dopo un turno sulle montagne russe…è come quando ero bambino…io non volevo scendere dalle giostre ed emozionato mi arrabbiavo perché chi mi stava attorno non voleva capire !...

Non ricordo perché sono qui…è pazzesco!

Buio. Luce improvvisa.

PAOLO: Respirazione aerobica: (citando una sorta di dizionario) processo fisiologico macroscopico che consiste nella assunzione di O2 e nel rilascio di CO2 da parte di organismi pluricellulari. In biochimica si usa il termine respirazione in senso microscopico per riferirsi ai processi molecolari che implicano consumo di O2 e formazione di CO2 da parte della cellula.

Tutto si muove per mezzo della respirazione, eppure ogni passo che facciamo siamo sempre più oppressi da un senso di colpa…quasi ci sentissimo in colpa per aver rubato quell’aria preziosa a chi riteniamo averne più bisogno di noi!

Questo è l’unico pensiero che mi torna alla mente, mentre mi rendo conto di non ricordare più nulla del mio presente e del mio passato:  ma cosa è successo? E’ come se la pellicola scorresse veloce con rapidi lampi bianchi, il film è finito? Oppure è solo l’inizio e devono ancora cominciare i titoli di testa?

Buio.

Paolo  è in seduto al tavolo, davanti a sé il portatile.

PAOLO: (scrivendo e leggendo ad alta voce) ..E le responsabilità del padre ricaddero su di lui. E questi ancora attonito osservava lo scorrere delle cose, come davanti al grande schermo di un cinematografo di provincia. La vita gli era scivolata tra le dita mentre la guardava come si guarda la pioggia dalle finestre appannate in una giornata d’inverno…

Si ferma, guarda quanto scritto, sembra soddisfatto.

PAOLO: Ora sì che funziona, non è vero?...Anna?

Si abbassano le luci.

Anna è in piedi accanto alla quinta di sinistra, è come se guardasse fuori dalla finestra. Paolo è seduto al tavolo con il suo portatile.

ANNA: Piove ancora.

PAOLO: (distrattamente) Cosa?

ANNA: Piove.

PAOLO: Come dici?

ANNA: (irritata) Ho detto che piove!

PAOLO: (sempre più assente)…in che senso?

ANNA: (voltandosi verso di lui) Non esisto pù per te…

Paolo finalmente alza lo sguardo verso Anna.

PAOLO: Cosa hai detto?

Buio.

SI ODE UNO SPARO DI PISTOLA.

- 1 -

Lentamente dal buio si scorge la figura di Anna seduta su di una sedia al centro di un salotto.

ANNA: Dopo un po’ tutto finisce, l’ho sentito ripetere dai miei tante di quelle volte, quella che ricordo di più è il giorno della loro separazione. Per spiegarmi che papà se ne doveva andare di casa, mia madre mi ha detto che tutte le cose prima o poi finiscono e che anche il suo rapporto con papà era finito…io da allora ho vissuto nell’angoscia che anche il loro amore per me finisse…così come l’amore di Paolo…quando continuo a cercare la sua  considerazione…mi sembra di essere tornata a 5 anni, quando mio padre se n’è andato. Le volte in cui mi veniva a trovare, cercavo sempre di attirare la sua attenzione, ma lui era sempre pensieroso…il lavoro diceva…ma sapevo che non gli faceva piacere venire a casa, rivedere la mamma forse gli faceva del male…ma…io cosa centravo?!
Mentre se ne andava dopo avermi detto appena qualche parola, io correvo alla finestra, lo guardavo salire in macchina, girare la chiave, partire ed andarsene senza guardare una sola volta verso di me…sembrava che non gliene importasse, mentre io pensavo: ”non te ne andare”…Mio marito è come mio padre…totalmente assente…l’avessi fatto di proposito non sarei riuscita con altrettanta precisione a scegliere, nel mazzo, quello
meno adatto a me …

Si abbassano le luci.

Squilla il telefono. Paolo entra di corsa e trafelato, prende il ricevitore.

PAOLO: Pronto?

Niente.

PAOLO: Pronto?!

Niente

PAOLO: Papà, sei tu?

Niente

PAOLO: Papà lo so che sei tu, perché non rispondi?

Niente

PAOLO: Allora facciamo così, parlo io…Ciao papà, come stai? Io sto bene….sì e anche Anna sta bene…stiamo bene tutti e due…è un peccato che tu e la mamma non veniate mai a trovarci…è un peccato perché è davvero tanto che non vi vediamo…anzi forse dovrei essere più preciso…è da quando ci siamo sposati che non vi vediamo…meglio ancora…Anna non vi ha mai conosciuti, visto che al matrimonio non c’eravate! Però sarebbe sicuramente contenta di incontrarvi… se soltanto vi degnaste di farvi vivi…e pensare che basterebbe così poco…anche solo…(pausa)…Ti assicuro che se sapesse di questa tua abitudine però le passerebbe la voglia di sapere chi siete (sorride)…hai un che di maniacale così sai?...avanti…per favore, dì qualcosa…

Niente

PAOLO: Papà?...

Si ode il rumore della comunicazione che viene interrotta.

Buio

- 2 -

Paolo e Anna sono a tavola, stanno mangiando. PAOLO è immerso nella correzione di un manoscritto, mentre Anna sta pranzando. Anna cerca, guardandolo di attirare la sua attenzione  od  unoscambio di sguardi, ma inutilmente.

ANNA: Mi passeresti l’olio?

Paolo non risponde

ANNA: Oh?

Niente.

ANNA: Ehi?

Niente.

ANNA: Paolo?! Mi senti? Sto parlando con te!

Niente

ANNA: (a parte) E’ incredibile! Quando è in questo stato di demenza creativa non lo sopporto!

(ANNA prende un tappo di sughero dalla tavola e glielo tira con forza sulla testa.)

Paolo ha un sussulto

PAOLO: Ahia! Che c’è?!

ANNA: Paolo, ti stavo giusto chiedendo se per favore mi passi l’olio, così posso condire l’insalata.

PAOLO: Ah, ok. Sì, subito.

Ma non esegue e torna a leggere.

ANNA: (a parte) dico, lo avete visto?! È come se non fossi nemmeno qui! Potrebbe anche esplodergli una granata sotto gli occhi, che avrebbe la medesima reazione… se non si parla del suo lavoro…lui è…assente!

Pausa

ANNA: (accondiscendente) Paolo, cosa stai scrivendo?

PAOLO (come mosso da un fluido nuovo e vitale): Cosa sto scrivendo?! Oh…sapessi, sto riscrivendo una vecchio racconto, lo voglio dilatare in un romanzo perché una casa editrice qui in provincia sembra interessata a produrlo! Ho parlato del soggetto e sono sembrati entusiasti…solo che ci sono un paio di cose che ancora non funzionano…e allora ci sto rimettendo mano.

ANNA (a parte): Che vi avevo detto?! Ora è un fiume in piena! E di che parla?

PAOLO: Te ne avevo parlato tempo fa, ricordi?

ANNA: No

PAOLO: (in difficoltà)..Beh…come ti avevo accennato qualche tempo fa, il protagonista del mio racconto ha un rapporto edipico con la madre, che però ha avuto rapporti incestuosi con suo fratello tempi addietro per cui si sviluppano intricati e torbidi intrighi riguardo alle sue parentele. Tutto ciò alle spalle del padre, figura austera e dura che però nel frattempo è praticamente divenuto vegetale a causa di un gravissimo incidente d’auto…che lo ha ridotto ad un tronco umano, perennemente sdraiato su di un lettino ed è attaccato ad un respiratore…che la madre staccherà prima della fine…con grande sorpresa da parte del protagonista che a questo punto,  nonostante l’amore inespresso, sarà costretto ad uccidere anche lei!

ANNA: (perplessa)Ah…

PAOLO: Bello vero?

ANNA: Mmm…e come finisce?

PAOLO: Oh, lui si suiciderà impiccandosi ad un palo della luce, ma non morirà per strangolamento, poiché in quel momento sarà un fulmine, simbolo della punizione divina, a folgorarlo e portarlo a morte per incenerimento.

ANNA: Sembra…allegro!

PAOLO: Mi stai dicendo che non ti piace?

ANNA: No, ho solo detto che forse…

PAOLO: Forse, cosa? È splendido, non percepisci la provocazione? Il profondo messaggio? La voglia di uscire dagli schemi della narrazione per stereotipi standard, ormai privi di vera ispirazione poetica?….il pubblico ne rimarrà entusiasta!

ANNA: (tra sé) Ispirazione poetica? Narrazione per stereotipi? Si è rimesso a giocare con il dizionario?! Giochino molto utile! Certo gli effetti… ( A Paolo) Ehm…Scusami Paolo, quale sarebbe…il messaggio?

PAOLO: Ma come quale? Il messaggio è la responsabilità che ogni genitore ha verso il proprio figlio…ognuno di noi è il risultato degli errori dei nostri padri e delle nostre madri!

ANNA: Quindi, tu sei così perché…ehm intendo dire…Con ciò discolperesti tutti i figli dai propri errori?

PAOLO: no…ma accuserei i padri degli errori dai quali loro stessi, spesso fuggono..anche attraverso la morte…pur di non affrontare i problemi dei propri figli.

Pausa di silenzio

ANNA: C’è per caso qualcosa di autobiografico in tutto questo?

PAOLO: Per uno scrittore è difficile non trasmettere qualcosa che non riguardi anche solo da lontano la propria vita privata.

ANNA: (sarcastica) Ma tu non sei uno scrittore.

PAOLO (sorride di sbieco) Molto divertente!...beh, non sarò uno scrittore, ma ho una vita privata.

ANNA: D’accordo, ora raccontami davvero di cosa parla il tuo libro.

PAOLO: Ma te l’ho appena detto!

ANNA: Mi hai appena detto solo un mucchio di idiozie

PAOLO: Ma come sarebbe?!

ANNA: Paolo, nonostante tu ormai ne sia convinto, non sono così stupida come credi

PAOLO: Si può sapere di cosa stai blaterando?

ANNA: Senti, sono mesi che scrivi e riscrivi qualcosa ma ancora non so cosa…forse quel che stai scrivendo ha a che vedere con tuo padre, questo è possibile…visto che ne parli sempre! Oppure ha a che vedere con me e con la nostra instabilità coniugale…in fin dei conti, ti conosco abbastanza per poter dire che quando non sai a cosa aggrapparti…non è che ti “ispiri” ma proprio prelevi a piene mani dalla tua vita privata…quindi…e ad ogni modo non penso proprio che un qualsiasi editore ti darebbe corda dopo aver sentito il soggetto di cui mi hai parlato ora!

PAOLO: (spazientito) Mi lasci lavorare per favore?

ANNA: Allora, anche su questo non vuoi dirmi la verità? Anche su sciocchezze come queste non vuoi…

PAOLO: Anna?! Per favore! Ho quasi finito e tu continui a distrarmi!

ANNA: Ok, ok, non dico più niente. (pausa) Ora mi passi l’olio per favore

Paolo finisce di scrivere.

Anna allunga la mano e prende, molto scocciata, l’oliera per servirsi da sola.

PAOLO: Beh…si è fatto tardi, ora…devo proprio scappare

ANNA: Non finisci nemmeno di pranzare? Hai scritto tutta la mattina..e anche ieri notte…

PAOLO: Anna, questa per me è una grandissima occasione! Lo capisci vero? Non posso gettarla via…altrimenti come ti tiro fuori da questo scantinato!

ANNA: Tirarmi fuori?E da quando ti interessa così tanto tirarmi fuori da qui?

PAOLO: Ma perchè non è quel che meriti e lo sai!

ANNA: Ah no? (a parte) Ipocrita!

PAOLO: Come dici?

ANNA: Niente, riflettevo ad alta voce.

PAOLO: Mia moglie deve poter meritare di più!

ANNA: Davvero?A me sembra che tu lo dica più per te che per me…

PAOLO: Che cosa vorresti dire…?

Pausa

PAOLO: Ahhh..senti, vedrai che andrà tutto bene…vado e torno, ok? Tu aspettami …vado.

ANNA: In bocca al lupo

PAOLO: Crepi!

ANNA: (tra sé) Che faccia tosta!

Buio.

- 3 -

Le luci si alzano e questa volta ad essere da solo e seduto sul palco è PAOLO.

PAOLO: Dopo un po’ finisce tutto… Non provo più niente per Anna. Mi vergogno persino a dirlo, ma non so più andare avanti così. Non penso a lei come una volta, non è più nei miei pensieri, semplicemente è scivolata via. Esattamente come mio padre. Per quanto io faccia di tutto per essere diverso, spesso mi ritrovo a comportarmi esattamente come avrebbe fatto lui in quella situazione e non lo sopporto! Io non sono come LUI! Anche se mi sorprendo a commettere i suoi stessi errori. Bastava che mi parlassi un po'!!!. Cos'erano quei lunghi silenzi a tavola? A cosa pensavi? Sicuramente non alla tua famiglia. Non mi hai mai rimproverato...Negli anni di scuola sentivo i miei compagni che parlavano dei loro genitori e quando prendevano un brutto voto percepivi, nel tono della voce, quel timore riverenziale che ti fa capire che hanno paura del giudizio di qualcuno. O meglio temono di deludere la persona per la quale nutrono un profondo e spesso incondizionato rispetto. Credo tu non abbia mai fatto nulla per guadagnarti il mio rispetto, probabilmente non ti è mai nemmeno importato. Anna prima parlava con me, ed in me ci credeva, mi spronava, mi dava un parere, sempre! Ora non più, adesso non crede più in me, e molto probabilmente non crede più in nulla…esattamente come te non le importa più di nulla.

E’ tutto così triste…eppure è così…non…non c’è più nulla…stiamo affondando…

Buio

- 4 -

Si alzano le luci sul palco. Anna e Paolo stanno facendo ginnastica. Anna salta la corda, Paolo solleva due manubri seduto su di una sedia.

ANNA: E’ davvero dura..è dura tirare avanti, siamo sposati da otto anni e l’unica cosa che riusciamo a fare con una certa sincronia di movimenti è la ginnastica da salotto.

PAOLO: Anna ti stai lamentando ancora?

ANNA: No, ti ho dato quest’impressione?

PAOLO: (ironico) Noooo!

ANNA: E’ che io ho non ho buttato giù un chilo nelle ultime tre settimane e tu hai dei maniglioni che sembrano delle scialuppe di salvataggio…

PAOLO:Ma è perché non faccio movimento

Anna si ferma e lo guarda mentre solleva i manubri.

PAOLO: Ma questo non è movimento vero e proprio…questo è sgranchirsi le ossa…dai, non essere così superficiale!...per avere un fisico perfetto dovremmo fare tutt’altro lavoro…

ANNA: Ah sì e quale?

PAOLO: Beh, tu ad esempio dovresti anche solo COMINCIARE a lavorare…e saremmo un bel pezzo avanti!

ANNA: Senti, lavoratore, tu sono sei mesi che stai scrivendo il tuo romanzo…mi chiedo se vedrà mai la luce…e se soprattutto qualcuno lo vorrà mai produrre…oppure se finiremo quel poco di risparmi che ancora ci restano dal tuo ultimo lavoro serio!

PAOLO: Positiva e rassicurante come al solito vedo! Ti sei svegliata di buon’umore stamattina! Così ora salta fuori anche che  non ti piace quel che scrivo?!

ANNA: Non ho mai detto questo…

PAOLO: Ma lo hai pensato!

ANNA: Mi è vietato pensare?

PAOLO: Assolutamente no, anzi mi stupisce che tu sia ancora in grado di farlo!

ANNA: Cos’è, stai cercando di irritarmi?

PAOLO: Ci sto riuscendo?

ANNA: Nemmeno per idea

PAOLO: E come mai?

ANNA: Perché per irritarmi dovrei tenere in qualche considerazione ciò che dici

PAOLO: E non lo fai?

ANNA: Tu con me lo fai?

PAOLO: Certamente

ANNA: Ah sì?

PAOLO: Certo!

ANNA: Beh, sei molto bravo a celare il tuo interesse per la mia persona, l’altro giorno per passare dal salotto alla cucina mi hai camminato sui piedi e non te ne sei nemmeno accorto.

PAOLO: Ma quando?

ANNA: Lo vedi?

PAOLO: Per me viaggi troppo con la fantasia

ANNA: Lo facessi, forse non mi accorgerei che mi cammini addosso

PAOLO: Ma io non ti cammino addosso!

ANNA: Certo, sono io che viaggio troppo con la fantasia

PAOLO: Una volta non la pensavi così… se mio padre fosse qui…sai, lui diceva sempre….

ANNA: Tuo padre? E Quando ti avrebbe parlato?

Cala improvvisamente il buio. Rimane la luce solo su Paolo.

PAOLO: Ora la strozzo! A volte quando fa così mi verrebbe voglia di dirle che io e mio padre…Ahhh! Si mia cara, certe chiacchierate!! E se fosse qui adesso! Sai le risate che ci faremmo alle tue spalle…ricordo quando eravamo a tavola e…e… e niente…(pausa) in effetti non diceva proprio nulla mio padre, lo ricordo bene…stava seduto, mi fissava severo e non faceva altro che fumare…e mi guardava…fumava e mi guardava, fumava e mi guardava…mai che mi abbia detto qualcosa però…chissà se l’avesse fatto…forse ora….almeno saprei cosa dire! E invece sono qui a farmi insultare da questa inquilina abusiva che passa le giornate a lamentarsi di tutto, senza fare uno sforzo per trovarsi un lavoro!

Torna la luce

ANNA: Allora? Che diceva tuo padre?

PAOLO: Lasciamo stare!

ANNA: Ecco meglio… pensavo volessi ammorbarmi con la storia della tua famiglia…ne ho già sentite abbastanza sui tuoi genitori per capire che non ci avrebbero mai aiutato seriamente…sono passati otto anni…e chi li ha più sentiti…tuo padre poi…

PAOLO: Beh…e che mi dici della tua famiglia allora?…quando c’è stato da parlarne tu invece hai sempre tergiversato…sei sempre stata restia a parlare del tuo passato e di ciò che ti riguarda da vicino.

ANNA: Il fatto è che non c’è mai stato nulla di eclatante che valesse la pena d’essere raccontato.

PAOLO: Oh questo l’avevo capito benissimo…non sei mai stata una donna imprevedibile.

Cala di nuovo il buio. Luce solo su Anna.

ANNA: E invece sono molto più imprevedibile di te, stronzo! La mia vita è stata un continuo succedersi di avvenimenti totalmente imprevedibili! Ma guarda un po’ quest’altro?! E chi si crede di essere con quella faccia da bolso? Indiana Jones?! Io mio caro ho vissuto finchè non ho incontrato te! E sai che saliscendi di emozioni e sesso prima di imbattermi in quella faccia da perdente! Se solo penso che mi sono innamorata di lui semplicemente perché la sua faccia mi ricordava il muso di un cocker…sempre con il broncio e le orecchie basse! Ahhh… ma quale amore?! L’amore è un' illusione per chi non crede più in se stesso e pensa di poter trovare nel prossimo quel che ha perduto per strada!

Buio.

- 5A -

Si ode squillare il telefono.

Paolo è seduto ad una scrivania e scrive sul suo portatile, sembra molto eccitato.

Poco dopo entra Anna. E’ rientrata solo in quel momento. Paolo è come se non se ne sia accorto.

Anna rimane ad osservarlo mentre non risponde al telefono.

ANNA: Ma non senti?

PAOLO: Ah sì, ciao!

Anna sbuffa e va al ricevitore e risponde

ANNA: Pronto?

Niente

ANNA: Pronto?!

Niente

ANNA: Uff…sempre così…

Riaggancia

ANNA: Ma sei ancora lì? Quando ti decidi ad andare a letto?

PAOLO: E tu? Ti sei divertita? (canzonatorio) con le tue amiche?

Silenzio.

ANNA: Dai, smettila sono le quattro del mattino!

PAOLO: Lo sono pure per te…e comunque ora non posso, sto lavorando!

ANNA: Ma se sei disoccupato!

PAOLO: Senti chi parla! E comunque se continui a parlare disoccupato lo sarò in eterno!

ANNA: Ah, e così la tua disoccupazione è legata al fatto che cerco di comunicare con mio marito!

PAOLO: Certo! Anche al fatto che mia moglie pensa di poter fare la mantenuta con un marito in cerca di lavoro.

ANNA: Spero solo che tu stia scherzando!

PAOLO: No. Hai altre spiegazioni?!

ANNA: Certo, un centinaio, così come ne ha il nostro consulente matrimoniale!

PAOLO: Sei ubriaca. E comunque noi non abbiamo un consulente matrimoniale!

ANNA: Ci metto poco a trovarne uno!

PAOLO: Anna! I consulenti matrimoniali costano! Ammettilo, non ti è permesso mollarmi, costa troppo! E tu non hai un centesimo…intendo dire tuo! Vuoi chiedere i soldi ai tuoi? Puoi sempre provare, saranno immagino felicissimi di aiutarti!

Anna sorride maligna.

ANNA:  Cretino!

Paolo la guarda sbuffando

PAOLO: Cinque minuti e ho finito, d’accordo ?

ANNA: Ma non hai detto la stessa cosa  tre ore fa, quando stavo uscendo?

PAOLO: Certo e se non vai a dormre te lo ripeterò anche tra tre ore!

ANNA: Ma almeno quel che stai scrivendo serve a qualcuno?!

Anna comincia a prepararsi per andare a letto.

PAOLO: Certo che serve…mi hanno commissionato un lavoro!

ANNA: Davvero? Ma non avevi chiuso con le case editrici perché dicevi che non possono permettersi di pubblicare i tuoi testi così come li vorresti vedere pubblicati tu?

PAOLO: Certo, ma in questo caso conosco bene l’editore, ha detto che vuole rispettare a pieno le mie intenzioni…

ANNA: Anche questa l’ho già sentita…

PAOLO: Senti, non è meglio se ti metti a dormire?

ANNA: Sì, va bene…forse è meglio, signor genio

PAOLO: Ah ah ah! Vedremo poi chi ha ragione…

ANNA: Mica è questione di ragioni…è questione di sonno…

PAOLO: Te l’ho detto, mi manca poco….

ANNA: (un po’ spazientita) Vuoi del caffè?

PAOLO: Si grazie, ma solo se lo fai anche per te

ANNA: Io voglio dormire, mica sono impazzita!

PAOLO: Allora lascia stare

ANNA: Va bene

Pausa, si guardano. Anna esce.

PAOLO: Grazie.(ironico)

Musica. Buio

 - 5 -

Le luci si alzano lentamente sul palco. Coreografia di corpi avvolti in un sacco aperto sui due lati. Un lento risveglio al ritmo di musica. Dal sacco, ai lati opposti spunteranno le teste ed in seguito i corpi di PAOLO e ANNA.

Una volta fuoriusciti mimeranno un risveglio vero e proprio dal lavarsi al vestirsi, posti ai lati opposti del palco, ma con simultaneità di gesti.

Buio.

- 6 -

Anna è intenta a sistemare casa. In quel momento entra Paolo

PAOLO: Ciao. (su di giri)

ANNA: Ciao. (molto fredda)

ANNA:  Com’è andata?

PAOLO: Hanno detto che leggeranno il mio libro e mi faranno sapere, ma sembravano entusiasti del soggetto che ho proposto loro!

ANNA: Davvero?! Beh fantastico, no?(sempre più fredda)

PAOLO: Certo è meraviglioso ed è per questo che stasera dobbiamo vederci con loro!! Ci portano fuori a cena stasera. La mia prima vera cena d’affari!(eccitatissimo)

ANNA: Oh davvero?! (neutra)…Va bene esci pure se vuoi.

PAOLO: No senti forse non ci siamo capiti…ho detto che DOBBIAMO vederci con loro!

ANNA: E allora?

PAOLO: Allora ci saranno l’editore ed il suo socio

ANNA: E quindi?

PAOLO: E quindi è sottinteso che sei inclusa anche tu nel DOBBIAMO vederci con loro.

ANNA: Mi stai dando degli ordini?

PAOLO: No, ti sto chiedendo di non rovinare tutto anche questa volta!

ANNA: Rovinare tutto? ANCHE QUESTA VOLTA? Come sarebbe a dire?

PAOLO: Voglio dire che forse per la prima volta mi sta accadendo qualcosa di straordinario

ANNA: Ho già detto che sono molto contenta per te

PAOLO: Anna…

Silenzio

PAOLO: Vediamo se riesco a spiegarmi meglio: qui non conta il tuo desiderio di venire a cena con me ed il mio editore, qui conta soltanto il fatto che se non ottengo questo lavoro, se non mi pubblicano il libro in questa casa non si mangia, chiaro? E visto che tu passi le giornate a lamentarti di me ma non cerchi di cambiare la situazione in nessun modo sei moralmente ed in questo caso pure fisicamente obbligata a eseguire quello che ti sto gentilmente chiedendo… insomma, qualcosa sta cominciando a muoversi nella direzione giusta…per una volta nella nostra vita…

ANNA: Nella nostra vita?

PAOLO: Sì, Anna! Nella nostra vita! Nonostante tutto, sei mia moglie…  e questo lo abbiamo deciso insieme!...Nonostante quel disprezzo che da un po’ di tempo a questa parte ti leggo sempre negli occhi!

ANNA: Quindi mi stai dicendo che mi vuoi portare fuori a cena…ad una cena di affari? Io, tu e il tuo editore?

PAOLO: Ed il suo socio

ANNA: Ed il suo socio…Sa di molto romantico…

PAOLO: Sto solo cercando di fare una buona impressione.. e un marito di solito esce a cena con sua moglie, ha il permesso di farlo o sbaglio?

ANNA: Parlando di UN marito qualunque no…e parlando di te che il discorso cambia

PAOLO: Anna, per l’ultima volta, oggi ci portano al ristorante…fai conto che ti sto offrendo una cena, se non vieni, da domani sarai costretta ad offrirmela tu e magari per molto tempo. Pensaci bene. 

Si guardano.

ANNA: (un po’ seccata) Vado a prepararmi

PAOLO: Fa’ in fretta.

Anna esce.

PAOLO: Ho una fame, sai?!...oggi mi hanno tenuto in ballo per mezz’ora ma è stato molto eccitante parlare così del mio lavoro…e vedere che dall’altra parte c’era un reale interesse per quel che ho scritto, non mi era mai successo! E invece… pare che questa volta… sia la volta buona! E’ solo che il finale che non mi convince, devo trovare il modo di sostituirlo…voglio inserire la svolta colossale che dia la il colpo di grazia al lettore…ci sto perdendo il sonno per questo…e tu lo sai.

Ride.

Anna entra in quel momento.

ANNA: Eccomi qui!

PAOLO: Wow ! già fatto?...

ANNA: Allora dove mi porti?

Buio

-7 -

Coreografia che rappresenta la vita di coppia dei due. Gesti di avvicinamento e allontanamento continui. Musica di Rondò Veneziano. Anna vestita di bianca con velo. PAOLO, di nero, con cravatta. Lo stile della coreografia ha l’andamento di una danza antica.

Al termine i due si troveranno molto lontano tra loro, ai lati opposti del palco.

- 8 -

SI ODE UNO SPARO.

Trafelati rientrano Anna e Paolo.

PAOLO: Oh Merda!!

ANNA: Paolo, per favore, stai calmo!

PAOLO: non dirmi di stare calmo!… Cosa facciamo adesso?!

ANNA: Per favore, prenditi un bicchiere d’acqua, respira, ma ti prego, stai calmo!

PAOLO: Ti ho detto e ti ripeto che non voglio sentirti dire queste cazzate va bene?! Mi spieghi cosa facciamo adesso? Rispondimi! O non sei in grado neanche di fare questo?!

ANNA: (cercando di calmarlo) Smettila…dobbiamo mantenere la calma, capisci? Non possiamo farci prendere dal panico… dobbiamo aiutarci l’un l’altro per uscire fuori da questa situazione..

PAOLO: Ma ti rendi conto delle cazzate che stai dicendo?!

Anna si fa avanti e gli da uno schiaffo

ANNA: Adesso basta, chiaro?!Siamo in questa situazione, ma non te ne sto facendo una colpa…so perché l’hai fatto…e ora sono qui con te, d’accordo?!

PAOLO: Cosa ne facciamo ora del corpo?

ANNA: Fammi pensare.

PAOLO: (è scioccato)Tu non sai nemmeno come si prende in mano una pistola! E’ successo tutto così in fretta! …tremo ancora!… mentre guardavo quel maiale che cercava di violentarti…io non ci potevo credere che stesse succedendo proprio a noi… ho chiuso gli occhi e (alza il braccio come a riptetere il gesto di sparare)…se soltanto…

ANNA: (lo interrompe abbassandogli il braccio) Se che cosa? Se che cosa? Se non avesse perso la pistola? Se non gli fosse caduta di mano mentre mi metteva le mani addosso?!

PAOLO: (tremante) Ma cosa ci è successo?…

Silenzio.

ANNA: Tu credi che qualcuno possa averci visto?

PAOLO: No.

ANNA: Però potrebbero averlo fatto, non credi?

PAOLO: lo so, lo so, non ripetermi cose che già so per favore!

ANNA: E allora?!

PAOLO: Allora finiscila, sono già abbastanza nervoso per stare a sentire anche le tue stronzate!

ANNA: Paolo!! forse non hai capito la situazione! Qualcuno potrebbe averci visti, magari ci ha spiati…seguiti fin qui.. !

PAOLO: Forse dovremmo chiamare la polizia.

Silenzio.

ANNA: No!

PAOLO: No?!...ma…

ANNA:  (sottovoce, quasi sibilato) Non capisci?!

PAOLO: (quasi intimorito dall’atteggiamento di Anna)Capire cosa?

ANNA: Se chiami la polizia, sarà la fine.

PAOLO: Ma di cosa stai parlando? Sei sicura di stare bene? Stai calma!

ANNA: Paolo, non lo puoi fare! Non ora che le cose cominciavano a sistemarsi!...ricordi quel che mi hai detto prima di uscire stasera? Sono tua moglie…e questo lo abbiamo deciso insieme! Non mi importa quel che è successo! Davvero! Non credevo avrei avuto la forza di starti ancora accanto se mai fosse accaduto qualcosa di grave ed invece…ora sento che è possibile! Siamo sempre stati due perdenti nella vita, ma non lasciamoci sconfiggere anche questa volta! Ricordi cosa ti ha detto il tuo editore? Che il tuo libro potrebbe essere davvero un successo! Che potrebbe portarci parecchia fortuna! E soprattutto molti soldi! E sai bene quanto abbiamo bisogno di quelli, oltre ad una bella dose di stima reciproca …non roviniamo tutto, ti supplico!

PAOLO: Ma Anna… era legittima difesa!

ANNA: No, non è stata affatto legittima difesa…e tu lo sai bene!

PAOLO: Ma cosa stai dicendo…?

ANNA: Paolo questo non è un film! E che se soltanto riflettessi su tutto quello che è successo con la calma che tu chiedi a me di mantenere, capiresti che siamo in guai seri! …non si tratta di legittima difesa! Ragiona!, quando sei arrivato lui mi aveva già preso! e mentre cercavo di divincolarmi dalla sua stretta lui è inciampato e… e poi... gli è caduta a terra la pistola

PAOLO: Si però…

ANNA: Tu hai raccolto la pistola e gli hai sparato in pieno petto.

PAOLO: Ma lui stava per…

ANNA: Lui non si è mosso! Ha solo continuato a guardarti negli occhi, mentre lo uccidevi…Ero lì con te! Mi ricordo bene cosa è successo! E poi siamo scappati via! Questo aggraverebbe tutta la situazione! Siamo fuggiti e ci siamo portati via anche la pistola! Capisci?

Paolo si siede, disperato

PAOLO: Oh mio Dio…

ANNA: Mi hai difeso!, mi hai difeso! Però sono soltanto io ad averlo capito! Non c’erano testimoni, nessuno capisci? Nessuno che possa confermare qualsiasi indizio a nostro favore! Se tu vai alla polizia e confessi tutto ora, ti diranno che hai sparato per uccidere ad un uomo disarmato!

PAOLO: Ma…

ANNA: Non c’è nessun “MA”! avresti dovuto tenerlo sotto tiro e se avesse provato a muoversi, avresti potuto sparare prima in aria per spaventarlo e poi al limite verso di lui, ma solo per ferirlo! Solo che tu non lo hai ferito….

Paolo è senza parole, immobile

ANNA: Ecco perché non voglio che tu chiami la polizia! Voglio uscirne, amore mio, come se nulla fosse mai successo, va bene? E non solo per i soldi, ma perché sono stanca anche io di vivere una vita in cui cerchiamo continuamente di rovinarci a vicenda! Sul serio! Siamo di fronte ad una scelta molto precisa: rimanere vicini ed affrontare quel che ci è accaduto, oppure andare alla polizia e vedere le nostre strade separarsi per sempre.

Lo scuote

ANNA: Forza, rialzati! Quel bastardo mi stava facendo male davvero e se non fossi arrivato tu, sarebbe andato avanti!

PAOLO: Ci scopriranno…

ANNA: Smettila per favore, non è proprio il momento questo per perdersi d’animo!

Lo alza in piedi

PAOLO: Non capisco…

ANNA: Ma di che cosa stai parlando…

PAOLO: C’è qualcosa  di strano…è come se tutto avesse un tono così surreale ora…

ANNA: Basta Paolo! Io ho fatto come mi hai chiesto, sto mantenendo la calma, va bene? Ma ora non  devi essere tu a lasciarmi sola!

PAOLO: Non è questo…anche tu…tu sei diversa…

ANNA: Avanti, andiamo, ti aiuto io…

PAOLO: Come?

ANNA: Ti aiuto a nascondere il corpo.

PAOLO: Dove?

ANNA: In cantina…lì è perfetto poi quando farà buio lo porteremo nel bosco e lo sotterreremo, d’accordo?

PAOLO: Stai parlando sul serio?

ANNA: Sì, parlo sul serio…ci siamo dentro tutti e due, non ti lascio solo.

Pausa

Paolo si alza. Ed estrae dalla tasca la pistola.

Pausa di silenzio.

PAOLO: E questa?

ANNA: Mettila via, ma non nasconderla, potremmo averne bisogno.

PAOLO: Intendi dire per noi due?

ANNA: Ma cosa stai dicendo?! Assolutamente no! Senti ti devi calmare per favore. Devi essere lucido e ragionare!

Paolo fa cenno di si con la testa

PAOLO: Ti chiedo scusa…

Pausa

PAOLO: …Sono calmo.

Anna sorride.

ANNA: Bene, Ora però andiamo, dobbiamo metterci al lavoro, Io ti aspetto giù.

PAOLO: D’accordo.

Buio.

- 9 -

All’alzarsi delle luci la musica della canzone di De Andrè DISAMISTADE invade il palco. Anna e PAOLO sono in piedi, di fronte al letto, in pigiama, ondeggiano come in trance, mimano un rapporto, intrecciando mani, braccia e volti, procedendo a ritmo di musica.

D’un tratto. Buio.

- 10 -

PAOLO urla. Le luci si accendono su di lui. E’ solo sul palco.

PAOLO: Lo ricordo bene!Erano i primi giorni d’estate. Faceva caldo e avrò avuto all’incirca otto o nove anni. Ero in piedi sul balcone. Mentre tu stavi partendo con i tuoi amici per il mare. Fu allora che udii mia madre singhiozzare dall’interno della stanza. Rientrai per vedere cosa fosse successo. Lei era lì, in un angolo, mi guardava e si vergognava. Mi disse “Vai a salutare tuo padre”. Io non capivo cosa stesse succedendo. Sono dovuti passare parecchi anni perché capissi tutto, perché comprendessi il male che le stavi facendo e che le avresti fatto nei giorni a seguire. Facendo finta di niente. Le cose sarebbero finite molto presto. E per fortuna non finirono in discordia. Ma anche ora che tutto dovrebbe essersi risolto…io sento che lo è solo per voi due, perché quando chiudo gli occhi sento ancora quel singhiozzare aldilà delle persiane semi abbassate ed il senso di colpa mi assale, come se sentissi d’aver agito io al posto tuo, d’aver causato io quella sofferenza.

Buio.

- 11 -

Si ripete la scena precedente, con la coreografia sognante per poi nuovamente interrompersi con l’urlo di Anna.

ANNA: Era sera ed ero triste, non volevo andare a dormire, quasi sapessi che il giorno dopo non ti avrei rivisto. Un asinello verde grande come me che mi avevi portato tu, questo ricordo e tu che mi hai presa in braccio e mi hai distesa nel letto. Sei rimasto poco, come sempre, e io mi sono alzata e sono tornata nel salone con i grandi. Le persone si ostinano a non raccontare lo cose ai bambini che, forse per istinto, le conoscono già molto prima di loro.negare non dimostra forza ma debolezza, avrei affrontato la situazione

se l'aveste affrontata anche voi!!!

- 12 -

Si ripete la scena precedente, con la coreografia sognante

-  13 -

Squillo del telefono.

Luci sul palco. Anna e Paolo sono a letto. Paolo si alza e di corsa va a rispondere al telefono.

PAOLO: Pronto?

Nessuno

PAOLO: Pronto?!

Riattacca spazientito

Anna resta in silenzio e lo guarda. Paolo ricambia lo sguardo e fa cenno di no con la testa.

ANNA:  Che ore sono?

PAOLO: Sono le 7 e mezza

ANNA: E’ presto

PAOLO: Già. Ancora dobbiamo aspettare.

ANNA: Passerà.

PAOLO: Vorrei che fosse già notte, vorrei potermi già liberare di questo peso!

ANNA: Lo so, lo so, per favore, stai calmo…ora vieni qui.

Paolo si va a sedere sul bordo del letto.

Paolo e Anna si guardano.

PAOLO: Anna io…

ANNA: Shhhht!

Gli mette una mano sulla bocca e sorride.

Silenzio. Si guardano con tenerezza.

Pausa.

PAOLO: Non ti ho mai sentito tanto vicina come in questo momento…

ANNA: E’ perché non ti sei mai realmente accorto di me…io ci sono sempre stata…

PAOLO: Possibile che la morte ci stia riavvicinando? È un pensiero così tetro..ma lo sento talmente vero ora..

ANNA: Il problema è che cerchi sempre di dare delle spiegazioni così filosofiche a tutto! (sorride) certo a volte accadono cose così terribili e strane da non poter credere che ne nasca qualcosa di positivo…eppure…

PAOLO: Sai a cosa pensavo ora?

ANNA: A cosa?

PAOLO: E’ pazzesco ma…non riesco a distogliere i miei pensieri dal finale del mio libro…dovrei essere sconvolto e invece… mi sembra di essere più leggero e di avere quasi sotto mano la soluzione…

ANNA: In che senso?

PAOLO: Ogni volta che mi siedo al tavolo per scrivere il finale…mi manca ogni volta qualcosa…vorrei che risultasse una sorpresa anche per me…invece ogni cosa diviene poi troppo banale e non vale la pena d’essere inserita.

ANNA: Forse pensi troppo, dovresti semplicemente guardare meglio dentro di te…non so, aprire gli occhi…

PAOLO: Aprire gli occhi…

ANNA: Già…

PAOLO: Tu come stai ora?

ANNA: Anche per me è strano ma…non ho più paura. Ce la faremo.

PAOLO: Le tue ferite?

ANNA: Niente. Non sento più nulla. (sorride)

PAOLO: Forse la pagheremo per tutto questo…

ANNA: Qualcuno che tu dovresti conoscere bene una volta ha detto “la morte si sconta vivendo”… forse non dobbiamo più avere paura.

Buio

PAOLO: (sottovoce) Portiamo subito il corpo nel bosco…non voglio più aspettare…Vai in garage, metti in moto e aspettami sul retro.

ANNA: D’accordo.

- 14 -

Ricomincia la musica dei Massive Attack, di nuovo la coreografia del sacco di juta, questa volta però sia PAOLO che Anna si agitano parallelamente in due singoli sacchi, dai quali ne emergono con la testa e con tutto il resto del corpo, quasi contemporaneamente.

Danno entrambi le spalle al pubblico. Dopo poco avanzano, contemporaneamente verso il proscenio. In silenzio, solennemente.

- 15 -

Luci bianche oniriche su PAOLO

PAOLO: Ho sognato e tu mi hai deriso anche in questo, dov’è la tua responsabilità, dove il mio destino? Tu sei svanito nel nulla abbandonandomi allo scherzo del sonno! Sono rimasto a guardare impotente al risveglio…Il tuo silenzio è palpabile come la tensione che in me non lascia spazio al perdono. E fu in estate che svanisti come la polvere, trasportato dal vento…e la domande senza risposta rimasero chiuse tra le mie labbra, quando ancora non avevo avuto il tempo di crescere per poterti comprendere.

- 16A -

Le luci si abbassano, alzandosi su Anna.

ANNA: Ho sognato d’essere per te qualcosa in più di un errore, ho desiderato con la forza, l’amore che non mi hai donato…e ora il risveglio non è dolce come lo schiudersi del sogno. E’ rimasta la forza e l’amore le ha ceduto il posto, il dolore è rimasto sulla pelle dimenticando il resto nelle lacrime che via via sono andate scivolando nel passato. Anche qui non sei venuto a salvarmi, anche qui sei rimasto distante. Il ricordo di te si addormenta ogni notte con il mio pensiero, ma non ho potuto rincorrerlo, questa volta mi ha travolto, e non l’ho potuto guidare…

Buio. La musica si ferma. Luci improvvise. Nessuno sul palco. Entra Anna, correndo, eccitatissima.

 

- 16 -

ANNA: Paolo! Paolo!

Paolo non risponde. Lei si guarda attorno.

ANNA: Coraggio, Anna, stai calma, vedrai che andrà tutto bene…forza! Ora tocca a te.

Sospira

Paolo entra in quell’istante.

PAOLO: Ciao tesoro!

Paolo entra e abbraccia Anna. Anche lui pare molto emozionato.

ANNA: Piano…piano, fai attenzione!

PAOLO: Che cosa ha detto il medico?

Anna tace e sorride.

PAOLO: Ma allora…

ANNA: Tocca a noi...

Paolo sorride.

PAOLO: Quando?

ANNA: Se va tutto come deve…a dicembre.

ANNA: E il tuo libro?

PAOLO: Quale libro?

ANNA: il tuo…

PAOLO: Ah, il complesso d’edipo, misto a bordello Turco con finale apocalittico?

Anna ride

ANNA: Sì, quello!

PAOLO: Credo riscriverò il finale, non mi convince per niente.

ANNA: Ah, perciò…

PAOLO: Ma perché a te piaceva?

ANNA: Posso essere sincera?

PAOLO: Devi

ANNA: Era proprio brutto

Paolo ride.

PAOLO: Ah ma ora….

ANNA: Ora com’è?

PAOLO: Ora lui viene investito da un camion carico di benzina, mentre attraversa la strada che porta alla chiesa nella quale si sta sposando la madre…il camion prende fuoco, esplode, lui muore carbonizzato mentre la madre, che assiste dalla chiesa, è colta da infarto. Rimarrà il vedovo, che si annegherà nell’alcool per dimenticare.

ANNA: Ah….

PAOLO: Bello vero?

ANNA:…mmm…certo…molto…

PAOLO: Già…

Pausa

ANNA: Senti, Paolo…io…

PAOLO:  (interrompendola) Stavo scherzando…ancora non ho trovato un finale adatto…ma ci sto lavorando…piuttosto…ho trovato lavoro al negozio del pesce qui all’angolo

ANNA: Dici sul serio?!

PAOLO: Sì, hanno detto che mi prendono in prova per un mese

ANNA: Ma a te il pesce non piace!

PAOLO: Neanche il finale del mio romanzo, eppure l’ho scritto

Anna ride. Paolo anche..

ANNA:  (indicando il pancione) Ancora non mi rendo conto.

PAOLO: Nemmeno io…ma chi ci riesce mai veramente? Così a freddo.

Si abbracciano.

ANNA: (staccandosi improvvisamente dall’abbraccio) Non te ne andrai anche tu, vero?

Buio

- 19 -

(Musica improvvisa e angosciante)

Luce. Anna sta cercando di divincolarsi dalla stretta di un uomo. Paolo entra poco dopo. E rimane pietrificato dalla scena. L’aggressore, a seguito di una gomitata di Anna, lascia cadere la pistola. Paolo, senza pensarci troppo la raccoglie, prende la mira con un po’ di indecisione. Nel frattempo l’aggressore si è fermato, terrorizzato dalla situazione. Anna sorride nervosamente.

ANNA: Paolo

Paolo spara. Silenzio. Poco dopo, con sorpresa l’aggressore fugge via. Anna cade a terra, morta. Paolo, immobilizzato rimane fermo a guardare la moglie mentre muore e poi cade in ginocchio.

- 20 -

Si abbassano e rimane solo Paolo. E’ sconvolto. Si siede al tavolo e comincia a scrivere sul suo portatile.

PAOLO: La verità, sebbene incredibile, gli appariva ora come un limpido specchio di quel che era realmente avvenuto e finalmente si accorse di non mai sognato. Quella rivelazione stregata dal silenzio mistico nel quale era piombato lo aiutò, ispirando il suo talento. Mise mano finalmente a quella pagina bianca che per mesi lo aveva tormentato e sulla quale egli stesso aveva proiettato la propria vita, cercando di riempire, con l’inchiostro e il dolore, l’una e l’altra…

Pausa, respira profondamente, quasi piange.

PAOLO: …Quella sera, l’estraneo, quasi il male personificato, aveva cercato di strappargli l’unica cosa al mondo che avesse avuto un senso, lui aveva cercato di difenderla con i denti…ma la fretta, la paura e forse l’incapacità di essere un uomo anche in quel momento, lo aveva fatto tremare…e la pistola tremò con lui…

L’estraneo era fuggito senza attendere un istante di più e da quel momento lui aveva continuato a sognare una vita che non sarebbe mai stato in grado di vivere…Un figlio…suo figlio…

pausa, appoggia la penna, si prende la testa tra le mani

PAOLO:…suo figlio…

Riprende la penna

PAOLO:  Lei gli aveva detto di aspettare un figlio…chissà quale responsabilità sarebbe stata per lui, che ancora non riusciva ancora a rendersi conto di nulla… che continuava a vivere nell’attesa di poter riempire…quella pagina bianca…che ora pareva galleggiare nella sua mente, come fosse l’esistenza che non era mai riuscito a vivere…Nascose il corpo della donna, nella cantina, rimpiangendo la sua voce che ora era diventata muta come le pareti di quella casa ormai satura di dolore. Quando venne la notte caricò il fardello nel cofano dell’auto e si diresse, frastornato, verso il bosco. Trovato che ebbe un luogo adatto, seppellì il corpo, consapevole che nessuno oltre lui avrebbe potuto sapere di quella disgrazia. Abbandonati entrambi al proprio destino da una vita che li aveva rinchiusi nella loro solitudine.

lunga pausa.

PAOLO: …E le responsabilità del padre ricaddero su di lui. E questi ancora attonito osservava lo scorrere delle cose, come davanti al grande schermo di un cinematografo di provincia. La vita gli era scivolata tra le dita mentre la guardava come si guarda la pioggia dalle finestre appannate in una giornata d’inverno…

VOCE DI ANNA FUORI CAMPO : (come un’eco) Piove ancora.

Ride nervosamente.

PAOLO: (si alza e barcolla) L’ho finito! E questo si che è un finale! Anna! L’editore e il suo socio rimarranno a bocca aperta e finalmente noi potremo cambiare vita! Mi spiace non averti detto subito di cosa parlava il mio libro…ma ne ero così geloso da non volerlo condividere con nessuno…sai non mi capita spesso di imbroccare la strada giusta…ora invece… e sai un’altra cosa? Avevi ragione!, c’è molto di autobiografico in quel che ho scritto…ora sarai davvero orgogliosa di me…

Si volta di scatto, ma c’è solo buio alle sue spalle.

PAOLO:..Vero Anna?

Nulla.

PAOLO:Vero?....Anna?…

Squilla il telefono. Paolo risponde

PAOLO: Pronto?

Pausa

PAOLO: Ciao papà…finalmente…come sto? Oh benissimo e tu? Anna?...Anna è in cucina è molto presa.. sapessi com’è brava a cucinare! Ma perché non venite qui una sera, tu e la mamma? Così potreste….

Lentamente si abbassano le luci e si alza la musica.

FINE

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