AQUILA
di
Marilena Monti
PERSONAGGI
P - LA DONNA CHE HA VINTO LA NOTTE
UN ATTORE CHE SARA:
LUOMO DELLA CAVERNA, UN VALLETTO.
UN ATTORE CHE SARA':
LO SPOSO, IL PADRE , LANGELO.
UN ATTORE CHE SARA' L'AQUILA
UNA ATTRICE CHE SARA:
LA DONNA DELLA CAVERNA, UNA VALLETTA, LA MADRE.
La scena si svolge in una camera nera al centro della quale campegger, alta
fin quasi al cielo della stessa, una roccia che simboleggi quella del supplizio
eterno di Prometeo condannato da Giove, per aver rubato il fuoco agli Dei, da
regalare agli uomini. La roccia avr una nicchia, allo interno della quale sar
adagiato il corpo della protagonista in catene, come una sorta di piccolo
terrazzo, ampio abbastanza da consentirle di muoversi. Avr anche dei gradini
approssimati dai quali possa salire e scendere. Ad apertura di sipario la
roccia sar in totale penombra e, quasi in proscenio, gli attori, accovacciati,
parleranno. Essi indosseranno delle pelli cos da evocare i primitivi abitanti
della terra
Il tempo di questo dramma si compone di tutti i tempi del mondo.
( una musica che sia pi di sonorit notturne e inquietanti, piuttosto che
strettamente melodica. Rester in sottofondo per la durata dellintera scena.)
Lui- E questo muro che ricopre le cose, questo che mi atterrisce, questo
che toglie le parole
Lei- E questo che toglie vita alle cose no, non a me o a te che continuiamo a
esistere ma le cose! Esse scompaiono come se morissero tutte
Lui- E vero. Tornano, poi tornano tutte quante: le pietre, i cavalli, gli
alberi, i fili derba e le montagne, ma
Lei- Tornano, e intanto, in quel lunghissimo tempo che la notte, le cose
muoiono.
Lui- Oh! E atroce quel sentimento straziante di abbandono che ci lasciano
quando le copre il manto nero, quando le inghiotte la coltre oscura
Lei Loscura coltre dellassenza Se stendo un braccio non tocco pi Cielo!
Non tocco pi le canne del canneto, n lo sfioro con gli occhi il fiume, o il
capriolo che fuggela quercia, la belva, i suoi cuccioli e le predeTutto,
perdiamo tutto.
Lui- Che pena ci infliggono gli Dei! La pi crudele! E troppo breve il tempo
della realt, troppo lungo quello del sogno!
Lei- Tutto ci che gli occhi non possono cogliere, solo sogno, dunque?
Lui- Non so. La notte e il buio sono essi menzogna, o piuttosto il giorno con
la sua luce, portatore dinganno?
Lei- Gi, linganno ci coglie nei sogni delle tenebre o quando ai nostri occhi
le multiformi realt si mostrano?
Lui- Realt o apparenze!
VOCE FUORI CAMPO di P- Bisogna vincere la notte.
Lui- Bisogna vincerla
LEI- Bisogna
Lui- E questo manto pietrificato che ricopre le cose, questo che mi
atterrisce; questo che toglie il nome alle cose e le cose al loro nome
Lei- Toglie le cose al loro nome
Lui- E cos difficile che si appartengano le cose e i nomi, come i corpi e le
ombre, come le anime e i corpi
Lei- E cosi facile che si perdano gli uni agli altri fuggendo
Lui- E cos difficile tenere ancorati strettamente il contenuto e il
contenente
LEI- Gli Dei hanno voluto divertirsi facendoci disorientati, frastornati di
eguali e contrari, di opposti che si negano e si affermano, generatori di
attrazioni e incertezze.
Lui- Molto difficile comprendere tutto ci. Impossibile accettare e
sopportare ci che non si comprende
(VOCE FUORI CAMPO DI P)- Bisogna vincere la notte.
Lei- Bisogna vincerla
Lui- Bisogna per la chiarezza, nel tentativo di unificare il contenente e il
contenuto. Alla ricerca di una conciliazione.
(VOCE FUORI CAMPO DI P)- Loro lo fanno, loro, gli Dei che hanno inventato il
fuoco
Lei- Per se stessi e non per noi, n per la nostra brama di chiarezza
Lui- Non per la nostra brama, n per la nostra paura
Lei- Per se stessi e per la loro stessa potenza. Ad essi tutto chiaro. A noi le
domande per le quali non esistono risposte
Lui- A noi il rovello di doverci continuamente chiedere che cosa accade quando
la coltre nera ci ricopre
(Voce FUORI CAMPO DI P)- Bisogna vincere la notte
Lei- Si, ma come? Solo una volont pi forte di ogni paura potrebbe riuscire
Lui- Solo una titanica determinazione
I DUE ATTORI ESCONO LENTAMENTE DI SCENA. In piena luce la roccia.
( Una musica poderosa, maestosa e fortemente drammatica in cui siano molto
presenti percussioni, fiati e coro, accompagner la visione della roccia.
Questo tema sar conduttore del dramma)
( P ancorata alla roccia, catene le circondano la vita e le costringono polsi
e caviglie. Evidenti ferite su tutta la superficie del suo corpo. La vedremo
cos per lunghi istanti. Poi si sveglia dolorosamente strattonando le catene. )
P- Ho rubato la luce, il fuoco, per vincere la notte e la condanna che ora
la consapevolezza di ci che nella notte ho visto mi attanagli come il becco
feroce di unaquila insaziabile. Al sangue del mio cuore essa attinge,
lasciandomi a morire, ogni volta... e ogni volta non muore la titanica brama di
verit.
Oh giorno che ritorni, di materno tepore coprendo le ferite, sanando lo strazio
di questo dilaniato corpo mio Oh giorno tiepido damore, giorno tu non mi
basti! Saresti chiaro di certezze se nella notte non si perdesse il segno, il
filo del discorso Ho attraversato largine, ho guardato lontano, oltre la
culla dei tuoi raggi, ho indagato le tenebre, profilo indistinto delle cose, ho
preteso chiarezza, ho domandato parole di fuoco, nomi per lindicibile Oh
giorno non mi basti!
( con furia) Sapido di certezze, disdicevole inganno, tu ordine apparente
Volevo, ho dovuto saperne di pi, oltre il profilo della ridente faccia, oltre
la tua pacificata concretezza, giorno, che si nasconde? Oh si, potrei amarti,
sarebbe cos semplice, riposerei il tormento. Amarti come tutti semplicemente,
ti amano, perch tu plachi e dai certezze. Ma tu mi nutri di incompiutezza Mi
rendi gabbiano senza unala
(come piangendo) Bisognava sconfiggere la notte.
(tenta di raggomitolarsi su se stessa in un abbraccio e si culla) Oh quante
favole dinganno, che promesse mancate, fiducia mal riposta.
Ho cavalcato lavventura, si! Come un cavallo fiero, e avevo agli occhi lacrime
di vento ed annusavo laria, giunta al confine con la verit
- (sciogliendosi dalle catene, svincolandosi dalla roccia. Molto lentamente,
affanno in ogni muscolo del suo corpo. Scende i pochi gradini e, venuta gi
dalla roccia, avanza)
Di giorno si ricrea la forza della menzogna, si ricompongono le cellule della
finzione, non sanguinano pi le mie ferite, di spossatezza.
(La roccia alle sue spalle sar in ombra; ella si muover in uno spazio
laterale che simboleggi, delimitato da agili pannelli, linterno di una stanza,
in piena luce diurna. I due, a m di valletti, cominceranno a porgerle una
serie di oggetti per la pantomima che ella si apprester a rappresentare: una
sfarzosa veste da camera, parrucca, cappellini, gioielli, ecc.)
Di giorno rido, e metto in ordine la stanza, e dico grazie al pane; di giorno
vesto la vanit del mondo, concretizzo un disegno che non mio, paziento,
mento, ascolto un cicaleccio, aspetto. Costruendo decoro indosso rinnovate
verginit, cappellini, sorbetti, gentilezza in punta di labbra, attraverso
tappeti, in punta di piedi, e raccatto parole cadute, come sciami perduti, come
sprechi e mi guardo allo specchio e ritrovo la faccia ridente e amara della
mia finzione.
( I due saranno vanitosi e superficiali personaggi, passeggeranno blaterando e
ridacchiando su una musichetta ossessiva e un po isterica)
-
Di giorno vado fiera di me, cavalieri, sottane, collane e lorgoglio di cose
usuali: tra i capelli un riflesso e tessuti a nascondermi il cuore
Di giorno lanimale non geme. Egli tace pasciuto di nefandezze, cieco, nella
chiarezza spietata del mezzogiorno proclama la sua estasiata saziet
Di giorno lanimale come non ci fosse, lavida
belva della mia voglia intelligente
Di giorno mi accontento dellalfabeto, mi accontento dei punti cardinali,
rassetto le genealogie e le stagioni
Mi scompongo in mille pezzi, e sembro intera e mi circondo di altri infiniti
interi: scomposti inconsapevoli
Mondo, con il tuo zucchero filato, addizionato di veleni, mondo di brame vacue,
che di giorno riluci di zecchini, affanni e dare e avere, addizioni e
sottrazioni boriose Mondo di giorno gioco i giochi tuoi e scommetto e rifletto
vanagloria.
( in sottofondo voci, fragori, parlottii, rumori, risate del giorno, sempre pi
presenti e incalzanti)
( Su un silenzio improvviso e gelido)
Di giorno esclamo viva il re! e chiamo reggia la mia prigione. ( ride
rabbiosamente sarcastica)
( P lentamente si spoglia e, mentre la stanza scompare, torna a incatenarsi
alla roccia)
Ma di notte ritorna la brama oscura della mia nudit. Si risveglia lavido
animale. Di notte, la feroce solitaria aquila della consapevolezza mi strappa
le vesti, le corazze, la pelle. Sacrifica il mio corpo martirizzandolo,
semplicemente mettendo a nudo tutte le ferite della mia anima, affinch io
paghi il prezzo della mia temerariet. Ho voluto guardare oltre la tela spessa
dellapparenza, ho scarnificato il suono perch il silenzio mi parlasse, ho
accecato di lampi le pie tenebre per folgorare lessenza umana di me stessa La
verit, vacui e attoniti spettatori dellinfelice gogna che mi imprigiona, la
verit il seme da cui germoglia il senso pi profondo del nostro esistere
umani.
Bisognava, oh si! Bisognava vincere la notte e farsi carico delle ferite. Il
corpo. Le mie ferite, unica strada di una improbabile luce non di parole
lurlo, prima ancora la scrittura filigrana di capillari gementi, fiotto di
sangue prosciugato dallinsipienza delle pupille spente che mi circondano, che
guardano e non vorrebbero vedere le vele spiegate della mia fronte
( una musica dolcissima, struggente)
Andrei lontano, col mio peccato stretto al cuore come fosse il bambino che
nato dalla mia notte, dal cratere segreto della mia scienza
Andrei sopra i tappeti verdi della luna, lasciando impronte dallegria, andrei
coi girasoli e i gigli di mare a portare, come verbo, la straordinaria
chiarezza del disagio la sfrontatezza del mio essere vera!
(furente) Legatemi a mandate doppie e triple e io stessa raddoppier catene,
mostrate la vergogna del mio essere me, a testa alta, sempre, ferocemente, con
orgoglio furente!
Ma non legate i miei occhi: sciolti rivelano la mia felicit dessere me.
Ridono pupille bambine di abissale bisogno incastonate su un bianco di schiuma
di mare, scure come la voglia della sera, fresche come una nuvola destate,
dolci come gelsi vermigli No, non li legate gli occhi miei, sciolti rivelano i
mille colori dellamore, la mia felicit dessere me
( entra lo sposo in abito da sposo con in mano il bouquet da cerimonia nuziale)
Sposo- La tua felicit dessere te mi rende inquieto, insensato, mi preoccupa e
mi destabilizza.
P- Tu sei il mio sposo, ti scelsi affinch tu mi scegliessi, perch fossimo
la parte mancante luno dellaltra.
Sposo- E vero, ci scegliemmo, e io ti volli e mi volesti
P- E fummo complici di voli
Sposo- E fummo complici di voli in pieno giorno poi cominciasti loscuro
viaggio
P- Loscuro viaggio verso me stessaNon volesti seguirmi
Sposo- No, ma rimasi ncora ad aspettare il tuo ritorno, con la mia forza, con
la mia intelligenza. Rimasi solo a controllare che non si spegnesse il nostro
fuoco
P- e feci ritorno dal mio viaggio e sera spento il nostro fuoco, non
tebbi pi al mio fianco
Sposo- (insofferente) Non posso sopportare spalancate e indecenti le tue grida,
cos mostrate al mondo
P- (con ira) Le mie ferite, dici? Non sono che i morsi del dolore, dovresti
sopportarle, di pi, amarle compitarle, pietre miliari del mio furore e della
mia pena linguaggio primordiale del mio bisogno! Dovresti amarle, invece che
morirne di paura
Sposo- Io ne provo disagio
P- Dovresti in esse trovare la mia storia, poggiarvi le tue labbra,
restituirmele sanate, persino! Queste mie allegorie dolenti
Sposo- In esse leggo trasgressione e imperfezione
P- Dovresti in esse coltivare germogli di primizie: nuovi, probabili
risvolti. In esse dovresti riconoscere il filo vermiglio che ci legaPerch lo
sai che quello il filo che ci lega!
Sposo- Lo so, non lo so vorrei fuggire da oscure cognizioni
P- Cosa amasti di me?
Sposo- La tua capacit dessere libera
P- Cosa da me ti fa fuggire?
Sposo- Non potere ingabbiare e possedere la tua libert
P- E te ne vai
Sposo- E me ne vado, ad odiarti lontano da te. Avrei voluto invisibile quel
filo vermiglio che ci lega Ma tu osi mostrarlo Non c piet! Il tuo eccesso
di temerariet mi ha reso crudele
P- Il muro che hai alzato tra te e la tua notte ti rende crudele.
Sposo- E spaventoso ci che si mostra allo sguardo, troppo vertiginosa la
percezione del fondo di noi stessi!
P- Vertiginosa e cara, per quanto crudele, verit
Sposo- Non c piet per chi ha osato guardare
(si allontana a capo chino)
P- Vorrai restare ignaro alla tua notte. La notte del tuo cuore ti rester
segreta. Io ti salvai affinch tu mi salvassi dalle nostre profonde solitudini.
E adesso vai sommi dolore al mio dolore. Ferita nuova e acuta tu mi infliggi,
semplicemente perch io sono io. Mi lasci gabbiano senza unala Fuggi dalla
mia luce, triste eroe senza la spada
(P si abbandona, forse dorme, avvinta dalle catene.)
CAMBIO DI LUCI: LA ROCCIA ANCORA IN PENOMBRA
( I due accovacciati a terra come nella scena dapertura, questa volta gli
abiti saranno moderni e ci saranno i resti di un fuoco, davanti a loro. Il tema
musicale sar quello dellinizio.)
LUI- Avevamo incertezze e tutta linfelicit delle tenebre avevamo paura della
notte, del sonno, del sogno in essa contenuti
LEI- Giungesti tu a stanare il buio dalla sua tana, dandoci il fuoco della
conoscenza. Che rischio grave, quale indicibile pericolo ci hai fatto correre!
Invece che chiarezza, vuoi ingenerare confusione.
LUI- Meglio viveva la nostra vita senza che lombra e il corpo si vincolassero
luno allaltro e il contenuto al contenente e gli opposti tra di loro. E
nella caverna tenebrosa della notte, nellinconsapevolezza delle sue ombre che
si rintanano i segreti e l, non visibili agli occhi della coscienza,
imbavagliati dal buio, essi non urlano, non fanno male come se non
esistessero, alla fine
LEI- Perch ci hai tolti alla giocosa terraferma del non sapere, perch
vincesti la notte! Oh sciagurata per te stessa e per noi, destino di sicura
infermit
LUI- Le tue ferite, coprile, noi andiamo sani per il mondo, avendo cura di
coprire i primi segni, i sintomi leggeri di un qualche male che dal di dentro
ci minacci.
LEI- La tua afflizione spudorata cos svelata, nascondi le ferite, non
sopportiamo lorgoglio, che ostenti, della rivelazione.
LUI- Non sopportiamo di sapere quel che c da sapere. Ci piace di mostrare al
mondo la consuetudine di sterili ripetizioni, pianificato nulla, reiterata
stoltezza, incapacit assoluta dessere noi stessi coi nostri sogni e bisogni.
Incapacit dessere felici. Ci piacciono i nostri errori madornali!
( ridono a crepapelle, uscendo)
( Molto lentamente, come svegliandosi, ancora trascinando in ogni gesto, il
peso delle catene)
P- Bisognava vincere la notte ed io lho vinta. Orrore ho, adesso, della
vostra terraferma, delle planimetrie dei vostri giorni, dei giochi vanitosi che
vi giocate addosso, delle menzogne ho orrore! Delle vostre e delle mie, quelle
di prima, quelle di quando soggiacevo alla penombra E ancora, ancora,
ancoraho un insensato bisogno damore
( I due rientrano, vestono abiti da personaggi maturi con qualche elemento che
caratterizzi fortemente il loro essere rispettivamente, la madre e il padre)
Madre- Figlia ribelle, sventurata crudele, dilapidi il pudore delle nostre
palpebre abbassate!
Padre- Ma se la tua natura umana come la nostra, perch, se fosti generata da
viscere mortali, nella luce del soleperch esplorando nella notte porti alla
luce il terribile segreto: che forse fummo noi lorigine del male che ti
affligge!
Madre- Oh figlia sciagurata, che vai guardando e rimestando nel pentolone della
luna, nel suo recondito volto che non si mostra?
Padre- (indignato) Hai la notte tra le rughe del giorno, nulla pu scagionarti:
conosci i segreti del tuo cuore, perch hai vinto le tenebre
Madre- Oh figlia sventurata Non ci mostrare orrende le cicatrici. Non sono
parole per noi che non sentiamo, per noi, talpe del sole. Non ci raccontano la
storia del tuo dolore, il filo del tormento che ti tormenta, non le leggiamo,
non ci dicono nulla, non possono cucirci al pianto tuo
Padre- Figlia che in qualche modo volemmo amare
P- Padre che non avesti forza di tenere la fiaccola duna stella che ti cerc
le pupille una volta soltanto. Da quello sfavillio di un istante avresti potuto
squarciare le tenebre della tua notte
Padre- Figlia, ebbi paura dellinfinita notte del mio cuore, delle parole dei
miei antichi silenzi.
P- Cos sommasti la tua notte alla mia notte.
Padre- Cos sommai la mia notte a quella tua.
P- Madre che non avesti forza di tenere la fiaccola della cometa che una
volta soltanto ti attravers il sorriso. Da quella scia, la strada per
schiudere il segreto della tua notte.
Madre- Figlia, spaventoso il segreto avrebbe potuto mostrarsi al mio disagio.
P- Cos sommasti la tua notte alla mia notte
Madre- Cos sommai la mia notte a quella tua.
( con furore ) Voi che avreste potuto squarciare di luce le vostre tenebre,
abbiate almeno la fermezza di leggere sul mio corpo la vostra storia...
( si volgono coprendosi bruschi gli occhi)
P- ( urla) Guardate! Vi impongo di guardare!
Padre- Nascondi questo strazio alla benevolenza del mattino
Madre- alla purezza della luce restituisci il suo decoro!
Padre- Tu, eterno oltraggio per la mia mente e limpassibilit della mia
faccia!
Madre- Tu, eterno oltraggio per le mie viscere e limpassibilit della mia
faccia
( escono ancora coprendosi gli occhi)
(Tema musicale dolce e struggente)
P- Aspettate! Vi prego, non andate via E cos grande la solitudine del
cuore, e voi come ombre lasciate che il supplizio resti senza sollievo, come se
non fosse stato vostro il soffio delle labbra che diede vita alla creta inerte
del mio non esistere! Voi che mi concepiste senza volere, belve del desiderio
di voi stessi e non di me!
Padre- Io non sopporto il peso della sua sofferenza, (rivolto alla madre) tu lo
sopporti?
Madre- Io non sopporto il peso.
Entrambi- Non sopportiamo il peso della tua sofferenza.
P- Non sopportate di guardarla! Non che essa esista: ci non vi turberebbe,
non vi ha turbati mai! Ma che io ne abbia consapevolezza e la mostri alla luce
del giornoQuesto v insopportabile
Padre- Questo linsulto
Madre- Si, questo linsulto! Non vedere un poco come non sapere ma ci
saggezza e saggia tu, non fosti mai! Tu mostri al mondo la storia dellillecito
viaggio! E anche se di giorno copri di veli di lieve piet la tua ferita, ormai
si sa che unaquila, di notte, ti mangia il cuore con morsi atroci di
consapevolezza.
P- Orgoglio e solitudine, cos sacrificata al mio supplizio di dire a ognuno
che questo mondo ha dentro, nel nucleo delle sue tenebre, la ragione prima del
suo dolore. Ma la felicit di esserne cosciente il premio
Padre- Solitudine e pianto. Di quale orgoglio vai parlando, di quale premio,
incatenata al tuo supplizio, povera figlia di sventuraNon c piet!
Madre- Di quale premio vai parlandoLe tue ferite parlano e sono nidi di
sconcezza Non c piet!
(volgono le schiene indifferenti e da ora mimeranno ad intervalli, le azioni
dellottuso quotidiano vivere in forma farsesca)
(La stessa musica e P che dolorosamente ne segue il ritmo muovendo le catene
che le legano i polsi. Da questo momento assumer tutte le possibili posture
della sofferenza)
Madre, o scellerata madre tu, seme dellodio, per quella culla che lasciasti di
ghiaccio ad abbracciarmiMadre mia prima pena, orma di lupo il tuo silenzio
nella mia vita
Madre tu che volesti che il tuo sorriso azzurro non mi centrasse mai con la sua
luce al centro del petto, madre sventura, goccia smarrita tra le infinite gocce
della pioggia, tu unica col segno del mio bisogno!
( i due in una specie di danza farsesca)
Padre, ghepardo agile alla fuga, gagliardo e rapido a sparire, fantasma
colorato della mia fantasia. Padre, mio scellerato padre, seme mancato del mio
giudizio, tu promessa disattesa, hai tolto le mie ali al primo volo. Giocoso
padre mio, nel buio della mia notte ho ritrovato il tuo abbandono. Mentre tu mi
tradivi, in pieno giorno, da esso, dal tuo abbandono, sgorgava il frutto pi
amaro del mio dolore
( i due come sopra)
Madre fiera e rocciosa, ignara di te stessa, di cosa nutrivi la mia attesa?
Splendida madre mia, nel buio della mia notte ho ritrovato la tua ingenerosit.
Mentre tu mi negavi e ti negavi, in pieno giorno, da essa, dalla tua
ingenerosit, sgorgava il fiotto pi cocente del mio pianto.
(i due come sopra)
Padre, tu il canto mio smarrito, vela della mia nave lacerata, arioso con una
notte oscura, dietro la bella fronte. Se tu avessi ieri ascoltato le tue tenebrosit
io oggi canterei a gola spiegata la mia allegria
( i due come sopra)
Padre, ragazzo taciturno di vaghezze e nebulosit infinite Madre grande
fanciulla avara e grave
Se aveste guardato il pozzo nero della vostra luna io oggi, sarei salva. Avrei
compagna la quiete ed un guanciale di glicini fioriti e i pianeti e le stagioni
in armonia. Andrete a capo chino come tutti coloro che non sanno e soggiacciono
al peso sfibrante e vano dellinconsapevolezza.
( i due di colpo si arrestano e a capo chino escono)
Non c piet! Del giorno, di tutti i giorni ormai, io so le pagine mendaci e
non le sfoglio pi. Ma ancora ho un bisogno insensato damore (urla
strattonando le catene) Ancora, ancora, ancora.ho un bisogno insensato
damore!
( mentre si distende estenuata , entra langelo che sempre le volger il
profilo)
Angelo- Tavrei potuta amare
P- Oh mio angelo, ti amai! Chi fosti tu, lamante di squisita eccezionalit,
il corpo del mio sogno, o il figlio della mia carne a cui impedii di nascere
Angelo- Chi sono io, il tuo angelo
P- Ma se fosti il mio amante, lunico che elessi degno di questo nome, ti ho
visto troppe volte cambiare volto, ed ogni volta ripetevi lillusione: fosti
soltanto sogno..
Angelo- Un angelo non , non pu essere materia del tuo corpo, un sogno non
che materia del tuo desiderio..
P- Io guardai fino in fondo il mio desiderio. Tornai a ripetere laffannata
ricerca. Tu mi somigli, angelo, chi sei? Sei tu lamante cercato, intravisto e
mai trovato veramente
Angelo- Un angelo anche il tuo amante mai trovatoe ti somiglia
P- Ma forse sei il figlio che sacrificai perch il mistero della mia notte a
me stessa svelato lo volle fare salvoSei tu, bambino mio?
Angelo- Salvo da cosa, dalla vita
P- Dalla mia spaventosa avidit. Seppi, dal viaggio nelle tenebre che tu
saresti stato il mio risarcimento, linnocente immolato, la vittima sacrale del
mio bisogno Ti avrei soffocato damore senza remissione, tavrei strappato le
ali con i denti, per tenerti ancorato alla mia vita, sostegno, indennizzo, tu,
mia vendetta! (pausa) Sei dunque tu, angelo, il figlio che non strinsi fra le
braccia?
Angelo- Un angelo anche il tuo unico figlio mai nato e ti somiglia
P- Fermati dunque a contemplare la mia sorte e che io ti contempli, fanciullo
mio
Angelo- Un angelo non alza mai la fronte. E chino il capo, n ti fu dato di
vedere lamore dei miei occhi.
P- Per risparmiarti ferite pi spaventose delle mie, io non ti diedi al
mondo, mio gentile, mio veramente mio! Ma ti conosco e ti riconosco! Ti so cos
simile al mio sogno, alla mia perdita di esso.So il tuo profilo amabile e la
forza della tua schiena, so le tue labbra e il palmo della mano so la tua
spada che mi placa e mi acceca di desiderio, conosco il canto del tuo primo
volo tu solo, veramente, mi appaghi e mi commuovi
Angelo- Non ti fu dato di vedere lamore dei miei occhi
P- Se sei il mio sogno o il sogno dellamante straordinario, o del figlio che
non divenne carne o infine il sogno che io ho di me, io ti conosco. Oh si che
ti conosco! Nessuno somiglia quanto te alla solitudine
Angelo- Nessuno somiglia quanto me, alla solitudine
P- Prima di andare spiegami perch Esistono risposte?
Angelo- Esiste una risposta. Ci sono, come te creature rare che hanno luce e
danno luce, e la pretendono e la prendono, oltre ogni tenebra. Per esse non c
scelta e il prezzo alto da pagare per s e per chi ne incrocia il cammino.
Non c piet
( langelo esce a capo chino. P si inginocchia abbracciandosi a se stessa))
P- ( cantilenando)Non c piet Non c piet e ancora, ancora, ancora, ho
un bisogno insensato damore!
(IL tema musicale di percussioni, voci e fiati)
(Arriva laquila: lattore a torso nudo indosser del rapace, le ali e la
maschera. Si mostra da dietro la roccia, si pone immobile sulla cima di essa)
P- (La voce di freddo, doloroso distacco)
Adesso quasi notte, beffardo ghigno di luna impoverisce la risonanza di un
giorno in pi che muore. Cosa pretendi, ormai, solitaria e sovrana, non ho pi cuore
da cui potresti trarre nutrimento
(Laquila scende lentamente e si pone ai suoi piedi, dritta, la guarda, le
spalle al pubblico)
P- ( risata pianto) Non mi resti che tu, come destinoE ancora, ancora,
ancora ho un bisogno insensato damore
( Laquila si avvicina ancora di pi)tema musicale
No, non ho pi paura e ho ancora un bisogno insensato damore
Portami lontano, strettamente avvinte la mia alla tua solitudine, portami tra i
ghiacciai ardenti su cui io possa specchiare la mia desolata incompiutezza.
Sono frutto maturo di me, siamo io e il mio dolore io la sapienza che ho
dessermi trovata e per sempre smarrita nellistante in cui varcai la gelida
caverna della notte. Portami ove io possa mostrare le ferite, storia, mia
storia, a un sole altro pi alto, pi potente di misericordia.
Bisognava vincere la notte e io la vinsi. Bisognava comunque cercare un amore
che fosse vero amore. Ma non si ama se non si inondato di luce il groviglio
oscuro della ignoranza di noi che ci alberga e in cui alberghiamo
Nel punto incerto che sta tra il giorno e la notte, su quella soglia insoluta,
inquietante, conturbante ci fermeremo, Aquila, e l mi lascerai, proseguirai il
tuo inarrivabile volo. Su quella soglia io rester a trarre nutrimento e
tormento dalla mia estrema, fatale, solitudine. Dalla mia , consapevole,
distanza dal mondo.
(LAquila la prende tra le braccia, la solleva . Prenderanno il volo verso
lalto, oltre il cielo)-
-sipario-
- Questo copione è stato visto:


