Arcifanfano re dei matti

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Arcifanfano re dei matti

di Carlo Goldoni

Personaggi

Arcifanfano re dei matti.

Il Sig. Francesco Baglioni.

Sordidone pazzo avaro.

Il Sig. Alessandro Renda.

Madama Gloriosa pazza superba.

La Sig. Dionisia Lepri.

Madama Semplicina pazza ritrosa.

La Sig. Costanza Rossignoli.

Madama Garbata pazza allegra.

La Sig. Serafina Penni.

Furibondo pazzo collerico.

Il Sig. Francesco Carrattoli.

Malgoverno pazzo prodigo.

La Sig. Berenice Penni.


MUTAZIONI DI SCENE

ATTO PRIMO

Campagna deliziosa con collina amena in prospetto, adornata di vari alberetti; e da un lato veduta della Citt, con porta che introduce nella medesima. Trono da un lato, e tavolino e sedie. Camera

nel palazzo dell'Arcifanfano.

ATTO SECONDO

Camera suddetta. Sala reale con varie gabbie di ferro.

ATTO TERZO

Campagna remota in poca distanza dalla Citt. Sala dell'Arcifanfano, con trono e sedie. Luogo capriccioso destinato per dar il nome alla reale Citt.

Le Scene sono d'invenzione e direzione del Sig. Girolamo Mauro


ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

Campagna deliziosa con collina amena in prospetto, adornata di vari alberetti; e da un lato veduta della Citt, con porta che introduce nella medema.

Arcifanfano sotto un trono capriccioso. Due Pazzi, suoi ministri, al tavolino scrivendo; ed altri

Pazzi serventi.

Tutti gli altri sei Pazzi, uomini e donne, stanno sedendo, sparsi per la collina sotto gli alberetti; e due Pazzi stanno a' piedi della collina, ascoltando quello che loro dicono.

Li sei Pazzi cantano come segue:

a due Vogliamo l'Arcifanfano Signor della citt. Veniam per esser sudditi Noi pur di sua Maest.

GLOR. } adue Andate, andate subito,

FUR.

E poi tornate qua.

Tutti - Vogliamo l'Arcifanfano Signor della citt.


ARC.

E a due

GLOR.

FUR.

TUTTI
I due Pazzi partono dalla collina, e vengono al trono dell'Arcifanfano; s'inchinano, e gli parlano piano.

Dunque sono sei pazzi

Che voglion diventar sudditi nostri?

Vengano pur, ma acci scoprir io possa

Come l'intenda la lor mente stolta,

Fateli a me venire uno alla volta.

(i due Servi s'avviano verso la collina)

E voi, pazzi ministri,

Che i nomi registrate

Dei sudditi del mio famoso impero,

Provvedetevi pur di carta assai,

Perch crescono i pazzi pi che mai.

Li sei Pazzi nel ricevere la risposta dei Servi cantano:

Evviva l'Arcifanfano,

Signor della citt.

Saremo tutti sudditi

}

a due

Noi pur di sua Maest. Andiamo, andiamo subito

Che gi ci accoglier. Evviva l'Arcifanfano Signor della citt.


Furibondo s'alza, e viene abbasso con i Servi, e si accosta al trono.

Arcifanfano - Ol: chi siete voi?

Furibondo - Mi chiamo Furibondo,

E fo col mio valor tremar il mondo. Arcifanfano - Qual il vostro mestier?

Furibondo - Fo professione

Di farmi rispettar dalle persone.

Chi mi zappa sui piedi

Mortifico e strapazzo,

Sfido, bastono, ammazzo;

Son pieno di coraggio, e valoroso. Arcifanfano - Bravo, signor Furioso !

Anch'io, quando mi vien la mosca al naso,

Precipito, fracasso,

Meno, taglio, conquasso,

E non son di quei matti

Ch'hanno molte parole e pochi fatti.

V'accetto nel mio regno, e poich siete

Un uom cos bravone,

Vi fo del regno mio guardaportone. Furibondo - Accetto il grande impegno, e se qualcuno

Mi vorr dar una guardata storta,

Fracasser, se occorre, anco la porta. Arcifanfano - Ma, signor Furibondo,

Signor terror del mondo,

Perch siete venuto in questo regno? Furibondo - Qui m'ha fatto venir l'ira e lo sdegno.

Non potevo soffrire

Vedermi preferire

In cariche d'onore

Gente perfida e vil, senza rossore.

I torti e le ingiustizie

M'han fatto delirare, e son venuto

A pregar l'Arcifanfano signore

Dar gloria al mio valore,

Acci il mondo non cada

Sotto la formidabile mia spada.

Con un colpo di terza e di quarta

Ho una spada che tronca, che squarta,

E fa tutti col lampo tremar. Comandate, e vedrete chi sono:

Sar turbine, fulmine e tuono;

Sapr farmi da tutti stimar.

(parte, ed entra nella porta della Citt, accompagnato dai Servi che poi ritornano) Arcifanfano - Quest' un pazzo infelice e sfortunato,


Perch da tutti odiato.

Anch'io fingo bravura,

Ma son dell'opinione

Che sia meglio negozio esser poltrone.

Frattanto scende Madama Gloriosa, servita da due Servi, e va al trono.

Gloriosa - Siete voi l'Arcifanfano?

Arcifanfano - Son io.

Inchinatevi tosto al trono mio. Gloriosa - Una donna mia pari non s'inchina.

Arcifanfano - Siete qualche regina?

Gloriosa - S, signore.

Arcifanfano - Perdonate l'errore. (scende)

Ditemi: di qual trono? Gloriosa - Io delle belle la regina sono.

Arcifanfano - Questo un regno soggetto a molti danni,

E suol durar al pi sin a trent'anni. Gloriosa - Le trentatr bellezze

In donna ricercate,

In me perfezionate

Son tutte ad una ad una:

Di trentatr non me ne manca alcuna. Arcifanfano - In quanto a questo poi,

Son pi bello di lei:

Sono le mie bellezze trentasei. Gloriosa - Come il mio viso bello,

vago il mio cervello.

In ogni mia struttura

Un miracolo son della natura. Arcifanfano - Or fortunato in vero

Renderassi de' pazzi il vasto impero.

Ma per che causa mai,

Signora sostenuta, Siete voi qui venuta?

Gloriosa - Perch il mondo

Non degno di me, perch nessuno

Conosce il merto mio,

Perch non sono io

Dalla gente malnata

Quanto basta servita e rispettata. Arcifanfano - Eppure il mondo pieno

Di gente pazza, per costume avvezza

A incensar delle donne la bellezza. Gloriosa - Ma io che di belt m'appello il nume,

Voglio esser adorata oltre il costume.

Per a voi, Arcifanfano,

Vengo e mi raccomando

Acci un vostro comando

Faccia che in questo regno,

Ripien di strani umori,


Tutti sian del mio viso adoratori. Arcifanfano - Andate, andate pure,

Che se non fosser pazzi

I miei sudditi eroi;

A farli pazzi bastereste voi. Gloriosa - Pazzo pu dirsi quello

Che non conosce e non apprezza il bello.

Bel labbro, bel viso

Pu dire, pu far :

Col vezzo, col riso,

Vu farmi adorar. Qual sol che d'intorno

Fa splendido il giorno,

Faran questo regno

Mie luci brillar. (parte per la porta della Citt, servita ecc.)

Arcifanfano - Se tutte qua venissero

Quelle donne che sono Pazze per vanit, come costei, Empirebbero presto i stati miei.

Sordidone scende dalla collina con un scrigno sotto il braccio, servito al solito.

Sordidone - Andate, andate via;

Non voglio che sentite,

Non voglio che vedete,

Perch alla ciera due bricconi siete. (alli due Servi che si ritirano) Arcifanfano - Chi siete, galantuomo?

Sordidone - Io son un pover'uomo

Che ho sempre faticato,

Sempre poco ho mangiato,

Pochissimo ho bevuto e mal dormito,

E son andato sempre mal vestito. Arcifanfano - Poverino! perch?

Sordidone - Per avanzarmi

Un poco di denaro.

Benedetto denar, mi sei pur caro! Arcifanfano - Ehi! ne avete voi molto?

Sordidone - Io non vorrei

Che alcuno mi sentisse. Eccolo qui,

Eccolo il mio tesoro:

Quattro mille filippi in doppie d'oro. Arcifanfano - Zitto, che non si sappia.

Ditemi in confidenza: quel denaro

L'avete guadagnato,

O l'avete rubato?

Sordidone - Vi dir.

Ho fatto delle usure;

Ho prestato denar col pegno in mano.


Se ho trovato il baggiano, Con la mia borsa ad aiutarlo intenta, Ho principiato a numerar dal trenta; E m'hanno sopratutto profittato Sedici soldi al mese per ducato.

Arcifanfano - Vossignoria perdoni:

Qui si accettano pazzi, e non bricconi.

Sordidone - Purtroppo con strapazzo

Mi dice il mondo pazzo, Perch in tasca il denaro m'ho tenuto, E un momento di ben non ho goduto. Ma il mio ben, il mio core, questo, questo solo, (accenna il cassettino) E guardar il denaro io mi consolo.

Arcifanfano - Ma che volete far di quell'intrico?

Io non ne sono amico. Sapete pur che i pazzi Hanno con le monete antipatia, quand'hanno denar, lo gettan via.

Sordidone - Per questo son venuto

A ricorrer da voi. Nel mio paese

Non mi posso salvar. Perch si sa

Che ho un poco di denaro,

Ciascun mi vien d'intorno,

N mi lasciano star notte n giorno.

Questo un laccio mi tende,

Quello al varco m'attende,

Ognun mi va facendo il bello, il caro,

Per rubarmi di tasca il mio denaro.

Qui, dove di denar non si fa caso,

Sono almen persuaso

Che senza insidiatori

Potr in pace goder i miei tesori

Arcifanfano - Date a me quel denaro.

Io lo custodir; E quando lo vorrete, Sempre nelle mie man voi lo vedrete.

Sordidone - Ma signor...

Arcifanfano - Diffidate?

Di vivere fra noi non siete degno, E vi far cacciar fuor del mio regno.

Sordidone - Ma sar poi sicuro?

Arcifanfano - Sicurissimo:

Giuro da re de' pazzi arcipazzissimo.

Sordidone - Quand' cos, tenete. (gli d il cassettino)

Oim, oim!

Arcifanfano - Che avete?

Sordidone - Mi vien un gran sudore.

Ahi, che vi lascio nello scrigno il core!

Arcifanfano - Andate, andate dentro

Della citt felice. Io vi destino,


Per secondar il vostro bell'umore,

Economo de' pazzi e spenditore. Sordidone - Ander... Ma non so... Vi raccomando

Il mio povero cor. Arcifanfano - Il vostro core,

Ditemi, ov' riposto?

Sordidone - Dentro quel cassettino io l'ho nascosto.

Il mio core, poverino,

Che sta l nel cassettino, Mi trattiene, a s mi chiama; E il mio fegato che l'ama, Senza il core non pu star. Anco l'ale dei polmoni

Voglion dir le sue ragioni; E i budelli, poverelli, Fanno in corpo del rumore, Perch il core von cercar. (parte coi Servi)

Arcifanfano - Quello di tutti i pazzi il maggior pazzo

Che fa di s strapazzo.

L'avaro un animale

Che a nessuno fa bene, e a s fa male.

Io parlo qualche volta

Che pazzo non rassembro, ma dovere

Che il re de' pazzi nella mente stolta

Dei lucidi intervalli abbia talvolta.

Scende dalla collina Malgoverno, Pazzo prodigo.

Malgoverno - Arcifanfano, io sono

Malgoverno chiamato

Perch il mio patrimonio ho consumato.

Io stavo allegramente

Senza pensare a niente;

Ora ho finito il tutto,

E se prima era bello, ora son brutto. Arcifanfano - Evviva, non importa.

Almeno avrete fatti degli amici

Che si ricorderan dei d felici. Malgoverno - Gli amici son finiti,

Se finito il denaro. Anco le donne,

Che facevan di me le innamorate,

Or che non ho denar si son cambiate. Arcifanfano - Ora s, siete degno

Di venir nel mio regno.

Malgoverno - A qual motivo?

Arcifanfano - Perch, se voi credeste

Delle femmine al cor bugiardo e scaltro,

Siete pazzo, pazzissimo senz'altro. Malgoverno - Ora che ho terminato d'impazzire,

Tutti gli altri son savi, e non ritrovo


Chi si ricordi pi, per cortesia,

Che ha fomentato un d la mia pazzia.

Disperato ora sono:

Eccomi al vostro trono.

Spero si mover

Qualche pazzo di me forse a piet. Arcifanfano - Non sarei re de' pazzi,

Se a pietate di voi non mi movessi.

Ecco denar: tenete,

Consumate, spendete.

Perch voi siete il capo dei balordi,

Vi fo mastro de' chiassi e de' bagordi. Malgoverno - Grazie a vostra Maest. Tenete, amici, (d denari ai Servi)

Finch ve n', godete.

Quando poi non ne avremo,

Baroni come prima torneremo.

Il denaro tondo tondo

Corre presto e se ne va.

Il piacer pi bel del mondo Il denaro ognor sar. (parte dando denari ai Servi, e va in Citt con lo scrigno)

Arcifanfano - Ecco il fin del denaro

Che accumula con stenti il pazzo avaro.

Scende dalla collina Madama Semplicina coi Servi.

Arcifanfano - Che vaga pazzarella!

Com' graziosa e bella!

Con questa, in fede mia,

Il regno spartirei della pazzia.

Semplicina - Via, via con quelle mani;

Andatemi lontani. (ai Servi)

Arcifanfano - Cos'avete,

Pazzarella gentil, che irata siete?

Semplicina - Fuggo dal mio paese

Perch non voglio che nessun mi tocchi;

E mi voglion toccar quei pazzi alocchi.

Arcifanfano - Via di l! Poverina,

Chi siete voi?

Semplicina - Madama Semplicina.

Arcifanfano - Fanciulla, o maritata?

Semplicina - Oib, che dite?

Io maritata? Io? Come? Se mai

Un uomo nella faccia non mirai?

Arcifanfano - Perch cos ritrosa?

Semplicina - Perch sono un tantino vergognosa.

Arcifanfano - Voi siete fatta come il genio mio,

Perch son molto vergognoso anch'io.

Semplicina - Eh, gli uomini son tutti


Furbacchioni e cattivi.

Arcifanfano - Come il sapete voi?

Semplicina - Gi li ho provati.

Arcifanfano - Se in faccia non li avete mai mirati!

Semplicina - Le fanciulle modeste

Non alzano mai gli occhi.

Arcifanfano - Dite bene.

Guardarsi non sta bene.

Si pu ben dire qualche parolina.

Semplicina - Quando sia modestina.

Arcifanfano - Si pu toccar la man con pudicizia.

Semplicina - Quando la cosa sia senza malizia.

Arcifanfano - Ho imparato a trattare

Senza malizia alcuna,

Dopo aver visto il Mondo della Luna.

Semplicina - Signor, io son venuta

A ricorrer da voi. Gli uomini arditi

Non lascian d'insultarmi,

E oramai non so pi dove salvarmi.

Arcifanfano - Avete padre e madre?

Semplicina - Signor s.

Arcifanfano - Perch non vi maritano?

Semplicina - Dir:

Perch non vonno i genitori miei

Dar per marito a me quel ch'io vorrei.

Arcifanfano - Siete voi innamorata?

Semplicina - S, signore.

Arcifanfano - bello il vostro amante?

Semplicina - Non lo so,

Perch in viso mirato mai non l'ho.

Arcifanfano - Oh veramente degna

Di star fra queste pazze fortunate,

Poich senza veder v'innamorate!

Semplicina - Mi raccomando a vostra Maest;

Arrossisco, signor, se sto pi qua.

Arcifanfano - Andate, e non temete,

Che toccata dai pazzi non sarete.

Ma prima, Semplicina,

Datemi un'occhiatina.

Semplicina - Oh cosa dite!

Arcifanfano - Non fate verun mal guardando me,

Perch'io son alla fin de' pazzi il re.

Semplicina - Nol far mai, se non allora quando

M'obbligasse di farlo un suo comando.

Arcifanfano - Ol, donna, ascoltatemi :

Alzate le pupille, e poi miratemi.

Semplicina - Vi miro fiso fiso,

vedo in quel bel viso

Quell'occhio che sta l,

Che mi ferisce qui;

E amor da quella bocca

Qua una saetta scocca.

Quel ciglio... ve lo dico?

Mi fate vergognar.

Non ho mirato mai

D'un uomo i vaghi rai,

non li vu mirar. (parte coi Servi in Citt)

Arcifanfano - Questa quella pazzia

Chiamata ritrosia, La quale a poco a poco Col gel principia, e termina col foco.

Madama Garbata con i Servi, dalla collina.

Garbata - Animo, buona gente,

Che si stia allegramente. Arcifanfano mio, signor dei pazzi,

10 vengo per goder spassi e sollazzi. ARC. Brava! cos mi piace.

Evviva l'allegria;

Vada in malora la malinconia. Garbata - Mi conoscete voi?

Arcifanfano - Signora no.

Garbata - Chi son, ve lo dir.

Son madama Garbata:

D'allegrezza impastata.

Non vu parlar di guai:

Non ci ho pensato, e non ci penso mai. Arcifanfano - Oh che bizzarro umor!

Garbata - Sia guerra o pace,

Sia pioggia o sol, sia tempo triste o buono,

Sempre la stessa io sono.

Perisca tutto il mondo,

Caschi la casa anch'essa,

Sempre sar la stessa.

Amanti o non amanti, non m'importa:

Drizzatemi la scuffia, che l'ho storta. Arcifanfano - Oh mille volte degna

Del gran regno de' pazzi! In fede mia,

11 ristoro de' pazzi l'allegria. Garbata - Io son fuggita dalla mia citt,

Perch gli uomini l

Vogliono far i savi,

E con i grilli suoi

Sono pazzi tre volte pi di noi.

Fan talora un festino, e sul pi bello

Prendono gelosia,

E si cambia in dispetti l'allegria.

Saranno a qualche cena

Accanto alla sua bella,


E invece di mangiare

Si sente sospirare.

Giocano col penin sotto la tavola,

E s'ella non risponde,

L'amante si confonde,

D'amor, di gelosia, di rabbia pieno;

Spende il denaro, e poi mangia veleno. Arcifanfano - Oh che pazzi, oh che pazzi! Io di costoro

Esser re non vorrei.

Sono pazzi assai meno i pazzi miei. Garbata - Io voglio star allegra

Senza sentir sospiri e battitori.

Per son qui venuta

Da vostra Maest,

Che il cielo vi conservi in sanit. Arcifanfano - Andate, andate dentro, e ci vedremo;

In pace goderemo.

Faremo i nostri patti!

Staremo allegramente. Garbata - Evviva i matti!

Vu star allegramente;

Vu prendermi sollazzo;

Fo bene a far cos?

V' chi mi dice s,

V' chi risponde no.

O l'uno o l'altro pazzo,

O siamo pazzi in tre. Il mondo tanto bello

Perch di vari umori.

Vu fare tutto quello

Che pare e piace a me. (parte coi Servi verso la Citt) Arcifanfano - Or s posso chiamarmi

De' pazzi il gran monarca,

Perch la monarchia de' pazzi carca.

Oggi ho fatto l'acquisto

Di sei varie persone

Con diversa opinione o fantasia,

Con diverso costume o sia pazzia.

Il pazzo furioso

Vuol tutti ammazzar. La pazza superba Vuol farsi adorar. Il povero avaro Ha il cor nel denaro. Il prodigo in fretta Lo spende, lo getta. La semplice pazza Per finta bont. L'allegra svolazza,


Pensieri non ha.

E vivano i matti!

Lan la ra, la, la. (parte)

SCENA SECONDA

Camera.

Madama Gloriosa e Malgoverno

Gloriosa - Ol, che ardir il vostro?

Abbassate quegli occhi,

Non mi guardate in viso;

O con un mio sorriso,

O con un vezzo accorto,

Vi faccio adess'adesso cascar morto. Malgoverno - No, mia bella, non fate:

Lo sdegno trattenete.

Cara, non m'uccidete.

In segno della stima

In cui del vostro bel tengo il tesoro,

Vi faccio il sagrificio di quest'oro. (le d alcune monete, e lei le prende) Gloriosa - D'oro non ha bisogno

Chi ha nel biondo crine

D'oro pi bel ricchezze peregrine. (getta l'oro, e fugge via) Malgoverno - Fermate: se non basta

Di quest'oro il valore,

V'offerisco il mio sangue ed il mio core. (la segue)

SCENA TERZA

Sordidone vede l'oro in terra.

Oh fortuna, oh fortuna, oh me beato!

Quant'oro ho ritrovato!

Che bel paese questo!

Se si trova cos per tutto l'oro,

Si puol senza sudar far un tesoro.

Ma vien gente; non voglio

Che qualcun me lo veda. Andr a riporlo

Nell'amato mio scrigno.

Quanto del mio tesor cresce il valore,

Tanto mi sento in sen crescer il core. (parte)


SCENA QUARTA

Furibondo con la spada incalzando alcuni Pazzi; poi Arcifanfano con un nerbo di bove.

Furibondo - Canagliaccia, vu ammazzarvi,

Voglio tutti trucidarvi.

Para, mena, tira, ah! Arcifanfano - Alto, alto, alto l. (d una nerbata a Furibondo)

Furibondo - Grazie a vostra Maest.

Arcifanfano - Lo conoscete? (gli mostra il nerbo)

Furibondo - S, signor, lo conosco.

Arcifanfano - E ben, come si appella?

Furibondo - Al mio paese

Questi nerbi gentili e s ben fatti

Si sogliono chiamar castigamatti. (parte) Arcifanfano - Per castigar i pazzi pi bricconi,

Queste son le mie spade e i miei cannoni.

SCENA QUINTA

Madama Semplicina e detti; poi Madama Garbata

Semplicina - Signor, posso venir?

Arcifanfano - S, s, venite; Voi siete la padrona

Della mia arcipazzissima corona.

Semplicina - Oh quanto son pentita

D'esser venuta qui! Vu tornar via.

Arcifanfano - Non fate tal pazzia.

Perch siete pentita?

Semplicina - Voi m'avete col guardo tramortita.

Arcifanfano - Io vi medicher.

Semplicina - Non voglio, signor no.

Arcifanfano - Se non volete,

Dunque me n'ander. (vuol partire)

Semplicina - Ehi! dove andate?

Arcifanfano - Cara, sono da voi. (torna vicino a lei)

Semplicina - Non mi toccate.

Arcifanfano - Via, non vi toccher;

In l mi volter.

Semplicina - Perch in l vi voltate?

Arcifanfano - Dunque vi guarder.

Semplicina - Non mi guardate.

Arcifanfano - Che cosa ho da far?

Andare o restar?

Toccar, non toccar?

Voltarmi o guardar?

Semplicina - Restar, non toccar.

Voltar, non guardar.


Arcifanfano - Io son re de' pazzi,

Non posso pi star. (l'incalza)

Semplicina - Andate, partite,

Lasciatemi star. (va fuggendo)

Garbata - (Pigliamoci spasso). (esce Madama Garbata)

Cos' questo chiasso?

Arcifanfano - Non vuol che la miri.

Semplicina - Mi guarda, mi tocca.

Garbata - Che pazza, che gnocca!

Lasciatelo far.

Arcifanfano - Io son re de' pazzi,

Non posso pi star.

Semplicina - Andate, partite,

Lasciatemi star. (parte)

Garbata - Lasciate che vada,

Godiamo fra noi.

Arcifanfano - Almeno con voi

Si puole scherzar.

Evviva per sempre

a due La bella allegria.

La bella pazzia.

Ci fa giubilar.

Semplicina - (Oh che gelosia(torna)

Mi fanno provar!)

GARB.

ARC.} Per pura allegria

a due Vi voglio abbracciar.

Semplicina - E a me, poverina?

Mi fate penar.

Arcifanfano - Venite ancor voi

GARB.} a due Potete con noi Giuliva restar.

Semplicina - Mi sento nel petto

Il core balzar.

Che bella allegria,

a tre Che bella pazzia

Che fa giubilar!

Ritorna la prima scena con collina, su cui stanno sedendo i Ballerini e le Ballerine, rappresentanti altri Pazzi e Pazze che vengono per aver l'ingresso nella Citt, e dopo esser stati per ordine del Re de' Pazzi accettati, scendono dal colle, e intrecciano le loro danze.


ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

Camera.

Madama Gloriosa collo specchio in mano e Malgoverno collo scrigno.

Malgoverno - Fermatevi un momento.

Gloriosa - Che brio, che portamento! (guardandosi nello specchio)

Malgoverno - Deh, vi prego:

Udite due parole.

Gloriosa - Lo splendor de' miei rai supera il sole.

Malgoverno - Ma voi non mi abbadate?

Gloriosa - Non vi abbado,

Per sostener della belt il decoro.

Malgoverno - Un piccolo tesoro,

Mia bella, io vi presento:

Datemi un solo sguardo, e son contento.

Gloriosa - L'offerta che mi fate,

A quanto ascender?

Malgoverno - Saranno incirca

Due mille doppie d'oro.

Gloriosa - Questo al merito mio non un tesoro.

Malgoverno - Non posso far di pi.

Gloriosa - Le gemme del Per

Sariano poche ancora,

Per la belt che le mie guance infiora.

Malgoverno - Oh preziosa belt che non ha prezzo!

E pur con meno assai

Qualcun pi fortunato

Troveria delle donne a buon mercato.

SCENA SECONDA

Madama Garbata e detti.

Garbata - Riverisco, signori. E che si fa?

Malgoverno - Sospiro invan piet.

Garbata - Pazzo, se sospirate. (a Malgoverno)

Malgoverno - Pazza voi, se pietade a me negate. (a Gloriosa)

Gloriosa - Pazza colei che a tutti

Della propria belt concede i frutti

Malgoverno - Mirate, offro a colei

Tutti i denari miei, e li ricusa

Con tanta villania.


Garbata - Il denaro ricusa? Oh che pazzia!

Malgoverno - Se l'offerissi a voi, l'accettereste?

Garbata - S signor, s signor, l'accetterei,

E vi ringrazierei:

Sempre vi porterei scolpito in petto;

Vi farei, occorrendo, anche un balletto. Gloriosa - Come! Farete voi

Alla bellezza mia s fiero torto? (a Malgoverno) Malgoverno - Se all'amor mio conforto, (a Garbata)

Bella, voi promettete,

Di tutto l'oro mia padrona siete. Garbata - Giuro che se mi fate un tal onore,

Voi sarete padron di questo core. Gloriosa - (Che risolve? Che fa?)

Malgoverno - Tenete, o cara. (a Garbata)

Voi siete fra le belle la pi bella;

Mi parete una stella.

Non curo una bellezza

Che ogni core disprezza.

Viva quella belt

Che, a chi chiede piet, piet riserba.

Pera con suo rossor piet superba.

Se bello il sol si chiama, perch ognun riscalda. Nessuno apprezza ed ama La inutile belt.

Con tutti i suoi splendori Che va spargendo intorno, Non trova adoratori La pazza vanit. (parte)

SCENA TERZA Madama Gloriosa e Madama Garbata

Gloriosa - Uomo vile, mal nato,

Uomo che non apprezza

Il tesoro miglior della bellezza.

E voi, che senza merto

Mi usurpate i tributi

A mia belt dovuti,

Vergognarvi dovreste

D'esser bella chiamata in faccia mia. Garbata - questa la pazzia

Che hanno le donne tutte,

Sian belle o siano brutte.

Se stessa ognuna apprezza,

crede non si trovi altra bellezza.


Gloriosa - Ma voi, o brutta o bella,

Accettar quel denaro non dovete. Perch, se brutta siete, A voi non si conviene, avendo di belt ricco tesoro, Lo dovete tener con pi decoro.

Garbata - Io non so se sia brutta o se sia bella:

Ma vi dico, sorella, Che l'oro piace a tutte, E che l'oro fa belle anco le brutte. Ora non pi il tempo Che vogliano gli amanti Spender per la belt sospiri e pianti. Coi regali ciascun si fa la strada ; E nulla pu sperare Bellezza ritrosetta, Che se una ricusa, un'altra accetta.

Per me son fatta Sempre cos; Chi mi vuol bene, L'ha da mostrar. Io nulla credo Quando non vedo. Con me s'inganna Chi vuol burlar.

Non son avara,

Non son di quelle Che degli amanti Voglion la pelle; Ma un regaletto, Segno d'amore, Presto il mio core Fa innamorar. (parte)

SCENA QUARTA

Madama Gloriosa sola.

No, non sar mai vero

Ch'io m'abbassi a tal segno

D'amar un uom di mia bellezza indegno.

Se Giove non discende in pioggia d'oro,

O trasformato in toro,

A farmi un dolce invito,

Io non voglio nel mondo alcun marito.

Donne belle, che vantate Di belt ricco tesoro,

Mantenete con decoro Quel favor che il ciel vi d. Lusingar non vi lasciate Dal virile sesso ingrato, Perch quando maneggiato, Perde il fior la sua belt. (parte)

SCENA QUINTA

arcifanfano e Sordidone

Sordidone - Il mio scrigno, il mio scrigno.

Arcifanfano - Il scrigno andato.

Sordidone - M'avete assassinato.

Volete ch'io m'ammazzi?

Ah, che sanno rubare ancora i pazzi! Arcifanfano - Non vedi, Sordidone,

Che ti ho fatto servizio

A levarti d'attorno il precipizio? Sordidone - Il mio core, il mio core, ov' il mio core?

Arcifanfano - Povero pazzarello,

Non cercare il tuo cor, cerca il cervello. Sordidone - Se voi non mi rendete

Il cor che mi tenete,

Meschino io morir;

Ma prima di morir v'ammazzer. (impugna un coltello contro Arcifanfano) Arcifanfano - Ehi, ehi, non far la bestia.

Pazzi, pazzi, venite. (vengono due Servi con bastoni)

Costui d in frenesia;

Moderategli un poco la pazzia. (i Servi alzano i bastoni) Sordidone - Fermatevi, per grazia.

Oltre la mia disgrazia,

Bastonar mi volete? (ridono)

Ancor mi deridete,

E ho perso il mio denaro? Arcifanfano - Questo il degno piacer del pazzo avaro.

Sordidone - Che cos' quest'avaro?

Economo son stato.

M'ho il denar risparmiato,

E il diavolo me l'ha portato via. Arcifanfano - Frutto dell'avarissima pazzia.

Sordidone - Oim, non posso pi.

Che fiamma questa

Che mi viene alla testa?

Ol, chi siete voi? (d in furore contro Arcifanfano)

Chi sei tu, chi sei tu?

Gradasso o Orlando?

Io ti sfido a battaglia. Ecco il mio brando. (leva il bastone a un Pazzo) Arcifanfano - Tenetelo, tenetelo.

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Sordidone - Fermate,

O a tutti vi dar delle stoccate. (bastona i Pazzi, e fuggono. Vuol fuggir

Arcifanfano, e lo trattiene)

Fermati, non partir. Arcifanfano - Non mi conosci?

Sono de' pazzi il re. Sordidone - Che cosa importa a me?

O dammi il mio denar che m'hai rubato,

O ti faccio morire bastonato. Arcifanfano - O caro signor pazzo,

Non mi fate strapazzo;

Lasciatemi partir e torner,

Ed il vostro denar vi porter. Sordidone - Non mi fido.

Arcifanfano - Lo giuro.

Sordidone - Non ti credo.

Arcifanfano - (Se potessi fuggir da quest'imbroglio!)

Sordidone - Vanne... resta... va pur... ferma, non voglio.

Arcifanfano - Sordidone, caro caro,

Deh lasciatemi partir. Vado a prendere il denaro, Vi prometto di venir. S signore, torno presto. Non volete? Resto, resto. Io son vostro buon amico. (Ah, se posso, gliela ficco). Oh chi viene? Non mi movo. (Or mi provo di fuggir). (parte correndo

SCENA SESTA

Sordidone, poi Madama Garbata

Sordidone - Dove sta? dove sei? Ah m' fuggito!

Anche il re m'ha ingannato. Ah ch'io sono da tutti assassinato! Ho perso le mie doppie, Ho perso il mio tesoro. Che smania! che dolore! Io manco, io moro. Ma che ho da far al mondo, Senza il tesoro mio?

Morto il mio cor, voglio morire anch'io. (si leva una corda con cui cinto) S, s, con questa corda, Per uscire d'impaccio, Voglio formare un laccio. Giacch niente pi v' che mi consola, Io mi voglio appiccare per la gola. (attacca il laccio per appiccarsi)

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Garbata - Ol. ol, che fate?

Sordidone - Via, non mi disturbate.

Garbata - Si pu saper cosa volete fare?

Sordidone - Io mi voglio appiccare.

Garbata - E appiccar vi volete senza il boia?

Sordidone - Se questo vi d noia,

Signora dottoressa,

Venite dunque a far voi da boiessa.

Garbata - Son qui, datemi il laccio.

Sordidone - Eccolo.

Garbata - Eh via, (getta via il laccio)

Questa de' pazzi l'ultima pazzia.

Dite, per qual cagione

Vi volete ammazzar?

Sordidone - Perch il mio scrigno,

Ahi, m' stato rubato.

Garbata - Zitto, che il vostro scrigno io l'ho trovato.

Sordidone - Datemel, per piet.

Garbata - Ve lo dar;

Con un patto per,

Che vu che stiate meco allegramente;

Vu che facciamo il chiasso,

E che lasciate andar la morte a spasso.

Sordidone - Se mi restituite il mio denaro,

Il viver mi sar prezioso e caro.

Garbata - Aspettate un momento. (va a prender lo scrigno)

Sordidone - Il mio scrigno, il mio scrigno. Oh che contento!

Garbata - Eccolo: che ne dite?

Siete ora consolato?

Sordidone - Il mio core, il mio core. Oh me beato!

Garbata - Ora m'avete a mantenere il patto.

Sordidone - Son pronto, comandate.

Garbata - Ora torno: aspettate.

Sordidone - Povero scrigno! aperto.

Mi par che scemo ei sia.

Garbata - Presto, presto, allegria; presto, allegria.

Sordidone - E che ho da far?

Garbata - Tenete

Il chitarrin. Io suono, e voi sonate.

Io vi voglio cantare, e voi cantate. (toccano il chitarrino, e l'orchestra coi violini

pizzicati l'accompagna)

Garbata - La bella pastorella

Sen va col suo pastor,

In questa parte e in quella

Spiegando il proprio amor.

Sordidone - In questa parte e in quella,

Andr col mio tesor.

Io son la pastorella,

E questo il mio pastor. (verso lo scrigno, senza chitarrino)

Garbata - Lasciate il denaro,

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Volgetevi a me. Sordidone - Oggetto pi caro

Di questo non c'. Garbata - Guardate, son quella

Che a voi porta amor. Sordidone - Voi siete assai bella,

Ma questo il mio cor.

Garbata - Se non volete amarmi, non importa:

A me mi basta star in allegria. Il giubilo del core mi trasporta A dir cantando: Evviva la pazzia!

Sordidone - S, cara, l'allegrezza mi conforta;

Ma il sol denaro l'allegrezza mia.

a duePigliamoci ciascun nostri sollazzi:

Evviva l'allegrezza, evviva i pazzi! (partono)

SCENA SETTIMA

Madama Semplicina, fuggendo da Furibondo

Semplicina - Alla larga, alla larga.

Furibondo - Non temete,

Non voglio farvi offesa,

Anzi sempre sar vostra difesa.

Non mi curo di voi. Furibondo - Dunque sprezzate

Il mio valor, la protezione mia?

Non sapete chi sia?

Son un che fa terror a tutto il mondo,

E di nome mi chiamo Furibondo. Semplicina - Col nome e la figura

Voi mi fate tremar dalla paura. Furibondo - Baciatemi la mano.

Semplicina - Guardate che villano!

Furibondo - Come! Villano a me? Corpo del diavolo,

Io non so chi mi tenga,

Ragazza temeraria,

Ch'io non vi getti con un pugno in aria.

Vi vorrei stritolar, ridurvi in polvere,

Ma non mi so risolvere,

Perch dice l'arietta:

Non si sdegna il leon coll'agnelletta.

Leon ch'errando vada Per la natia contrada, Se un agnellin rimira, Non si commove all'ira Nel generoso cori. (parte)


SCENA OTTAVA

Madama Semplicina, poi Arcifanfano

Semplicina - Grazie al ciel, se n' andato.

Oh che pazzo egli mai spropositato!

Ma viene l'Arcifanfano.

Vorrei... e non vorrei...

Andrei... e non andrei...

Mi piace, ma non so...

Sono fra il s ed il no.

Per veder che sa far e che sa dire,

Finger di dormire. (siede, e finge di dormire) Arcifanfano - Che vale il regno mio,

Se goder non poss'io qualche contento

Con quella pazzarella un sol momento?

Ma eccola che dorme.

Quanto, quanto bellina!

Oh che bella bocchina!

Che bel color di rosa!

Mi dispiace che sia tanto ritrosa.

Eppure il re dei pazzi

Non doverebbe aver tanti riguardi.

Ma amor con sue vicende

Ora leva il cervello, ora lo rende.

Voglio destarla... e poi

Se n'ander quando sar destata;

Dunque meglio lasciarla addormentata.

Ma fino ch'ella dorme,

Non pu dell'amor mio sentir piet.

Dunque meglio svegliarla... e che sar?

Andr cos bel bello

Svegliandola, chiamandola pian piano,

Non star n vicino, n lontano.

Semplicina bella, bella,

Su, svegliatevi, per piet.

Semplicina - Arcifanfano caro caro, (dormendo)

Consolatemi per piet.

Arcifanfano - Vengo, vengo... dorme ancora.

Semplicina - Caro, caro...

Arcifanfano - Dorme ancora,

E dormendo si sogna di me.

Semplicina, mia bellina.

Semplicina - Chi mi chiama? (si sveglia)

Arcifanfano - S, son io.

Semplicina - Dove siete, idolo mio? (mostra non vederlo)

Arcifanfano - Cara, cara, eccomi qua.


Semplicina - Compatitemi, che ho sognato.

Arcifanfano - Ecco il sogno verificato.

Semplicina - Oh che sogno!

Arcifanfano - Semplicina!

Semplicina - Mi vergogno.

Arcifanfano - Via, carina!

a due Giacch il sogno si spiegato,

Oh che sogno fortunato!

Oh che dolce e caro amor!

SCENA NONA

Salone stravagante, o altra scena capricciosa, con cinque gabbie di ferro.

In una vi Madama Gloriosa, nella seconda Sordidone, nella terza Madama Garbata, nella quarta Furibondo, e nella quinta Malgoverno. Altri Pazzi stanno osservando e ridono di loro.

Tutti - Venga la stizza,

Venga la rabbia

A chi m'ha fatto

Metter in gabbia.

Son tutto sdegno,

Tutto furor.

Furibondo - E voi ridete,

Pazzi che siete, } adueEnonavete

Gloriosa -

Di noi dolor.

Tutti - Venga la stizza,

Venga la rabbia

A chi m'ha fatto

Metter in gabbia.

Son tutto sdegno,

Tutto furor.

Arcifanfano - Ol, pazzi arrabbiati,

Che strepito cotesto?

O state zitti, o proverete il resto.

Gloriosa - Signor, la mia bellezza

Rinchiusa non pu stare.

Sordidone - Deh lasciatemi andare.

Malgoverno - Se voi mi liberate,

Signor, vi doner

Dieci ducati quando li aver.

Furibondo - Apritemi, villani,

O il ferro romper con le mie mani.

Garbata - Aprite in cortesia,

Ch'io vi far star tutti in allegria.

Arcifanfano - Le vostre istanze, o gente pazza, ho udite.

Quello ch'io vi rispondo, ora sentite:


La superbia stia l Finch scema la troppa vanit; Stia l dentro l'avaro Finch perde l'amor del suo denaro; L dentro stia il furioso Finch divien pietoso; E il prodigo non esca Finch il meschino asciutto come l'esca. Ora che avete inteso Come dovete uscir da questi guai, Dite: quando uscirete?

LI QUATTRO PAZZIMai, mai, mai.

Garbata - E di me che sar? Se uscir io deggio

Quando amica io sar d'affanni e guai,

Anch'io dico con gli altri: mai, mai, mai.

Arcifanfano - Di madama Garbata

La pazzia fortunata

Giova de' pazzi al trono:

Onde la libertade ora le dono.

(I Servi pazzi aprono la di lei gabbia, ed ella esce giuliva)

Garbata - Evviva l'Arcifanfano, Evviva il nostro re.

Semplicina - Evviva l'Arcifanfano, Ma viva anco per me.

Arcifanfano - Cos mi date gusto: Evviva il vostro re.

Garbata - Signora Gloriosa, Voi siete vezzosa, Ma statene l.

Gloriosa - Piet, piet, piet.

Semplicina - Oh sordido avaro, Godete il denaro, Ma state col.

Sordidone - Piet, piet, piet.

Arcifanfano - Il prodigo odioso, Il pazzo furioso, Giammai uscir.

FUR. MALG. a due Piet, piet, piet.

GARB. SEM. a due Piet, piet sentite;

Piet vi chiedo anch'io.

Arcifanfano - A voi l'affetto mio Piet negar non sa.

Gloriosa -

SORD. Furibondo - } aquattro Piet, piet, piet,

MALG,

Garbata - } tre Piet voi proverete,

Semplicina -

E avrete libert.

Arcifanfano -

(S'aprono le gabbie, e tutti escono)


Tutti - Evviva l'Arcifanfano,

Signor della citt. GARB. SEM. a dueBaciategli la mano

In segno di umilt. Tutti - Evviva l'Arcifanfano

Signor della citt.

Evviva l'allegria,

Evviva la pazzia

Che danno altrui non d.

Evviva l'allegria,

Evviva la pazzia

Che lieto ognuno fa.

Evviva l'Arcifanfano,

Signor della citt.

Il Re de' Pazzi, per dar divertimento ai nuovi Sudditi, vuol introdurre il ballo, onde un maestro di ballo, Persignac, disegnando e ricercando l'idea, instruisce i Ballerini, li quali con vari caratteri eseguiscono quello che stato loro ordinato.


ATTO TERZO

SCENA PRIMA

Campagna corta.

Sordidone con lo scrigno e un badile, poi Malgoverno

Sordidone - Terra, terra, madre terra,

Prendi, prendi, serra, serra

Il mio scrigno ed il mio cor.

(cantando scava una fossa, in cui seppellisce lo scrigno, poi copre con la terra.

Malgoverno in disparte osserva) Ora questi bricconi Non mi ruberan pi l'argento e l'oro. Ho nascosto, ho nascosto il mio tesoro. (parte) Malgoverno - Terra, terra, madre terra,

Lascia, lascia, a me disserra

Questo scrigno, ch' il mio cor. (cava la terra, leva il tesoro e lo prende)

O povere monete,

Condannate in prigion, che avete fatto?

Seppellir il denaro? Oh che gran matto!

SCENA SECONDA

Madama Gloriosa e detto.

Gloriosa - Ecco lo sprezzator di mia bellezza.

Malgoverno - Madama, vi son schiavo.

Gloriosa - In man che cosa avete?

Malgoverno - Un tesor, se il volete;

Ma voi non vi degnate;

Ma voi l'oro e l'argento ricusate.

Gloriosa - Lo prender, con patto

Che dite ch'io son bella fra le belle.

Malgoverno - Splendete come il sol tra tante stelle.

Gloriosa - Ora contenta io sono.

Malgoverno - Prendetelo, mia cara, io ve lo dono. (le d lo scrigno, e parte)

SCENA TERZA

Madama Gloriosa, poi Furibondo

Gloriosa - La bellezza


Non s'apprezza Se non prende, Se non rende, Se non chiede, Se non d. Furibondo - Lascia, lascia,

Lascia qua. (le prende lo scrigno)

Gloriosa - Oim, che pel timore

Perder delle guance il bel rossore. (parte)

SCENA QUARTA

Furibondo, poi Madama Garbata

Furibondo - L'oro e la terra,

Tutto per me.

Voglio far guerra

Con tutti i re Garbata - Cos furente?

Dite, perch? Furibondo - Non voglio niente;

Tutto per te. (le d lo scrigno, e parte)

Garbata - Oh questa bella assai!

Chi nasce matto non guarisce mai.

Che ho da far, che ho da far di questo imbroglio?

L'ho donato una volta, e pi nol voglio.

SCENA QUINTA

Arcifanfano e detta.

Arcifanfano - Ol, donna rapace,

Restituisci a me

Quello che tuo non . Garbata - Tenete quest'intrico,

Che del denar non me n'importa un fico.

Non sono interessata, Per fiori rendo frutti; Mi spoglierei per tutti; Son tutta carit. (parte)

SCENA SESTA

Arcifanfano, poi Madama Semplicina

Arcifanfano - Che diavolo ha quest'oro?

Pare che sia fatato : Si vede ch' denar mal acquistato. Ma io che sono il re, Io ne posso disporre a modo mio; A Semplicina mia dar lo vogl'io. Eccola che sen viene. Presentarlo conviene All'amorose piante, Come s'io fossi un cavalier errante. (Frattanto che si fa il ritornello dell'aria, viene Madama Semplicina)

Idolo mio diletto,

Mi levo il cor dal petto,

E lo consegno a te.

Prendilo, o bella,

Prendilo, o cara,

Ch'io sono il re.

Unico mio tesoro,

Ahi, per te languo e moro.

Cosa sar di me?

Prendilo, o bella,

Prendilo, o cara,

Sono il tuo re. (le lascia lo scrigno, e parte)

SCENA SETTIMA Semplicina, poi Sordidone

Semplicina - M'ha detto la mia mamma

Che, quando si vuol bene, si regala.

Se mi regala il re,

Dunque l'affetto suo sar per me.

Ma poi dell'amor suo

Che cosa ne vu fare?

Non lo voglio guardare,

Non lo voglio toccare;

E non voglio pi fare

La gente innamorare

Di queste luci chiare, rare, avare. Sordidone - Avare, o non avare,

Che cosa v'ha a importare?

Questo denaro mio,

Ed a vostro dispetto lo vogl'io.

S lo voglio, lo voglio, lo voglio.


Maledetto! Che pena, che imbroglio! Non so dove nasconderlo pi. Zitto, zitto, so quel che far. Liquefatto me lo bever. (parte)

SCENA OTTAVA

Semplicina sola.

Crede d'avermi fatto un dispiacere,

E m'ha fatto servizio:

L'oro delle fanciulle il precipizio.

Mi diceva un d mia nonna: Il denaro tutto fa; E la povera onest Per cagione del denaro Qualche volta se ne va. (parte)

SCENA NONA

Camera con trono e tre sedie.

Arcifanfano con Guardie; poi Madama Gloriosa, Madama Garbata e Madama Semplicina

Arcifanfano - Dunque il regno de' pazzi (alle Guardie)

Vuol che il suo re si unisca in matrimonio.

Cospetto del demonio,

L'hanno ben ritrovata fuor del mazzo,

Per farmi diventar sempre pi pazzo.

Ol, giacch le belle

Novelle pazzarelle

Aspirano de' pazzi alla corona,

Vengano tutte tre,

Che una di loro sceglier per me...

(Parte una Guardia, e Arcifanfano va in soglio. Vengono le tre Donne) Gloriosa - Monarca, per voi carca

La rocca della Parca

Sia sempre, e stia da voi lungi la barca

Di Caronte, che l'alme a Stige varca. Arcifanfano - Viva la bella Laura del Petrarca.

Garbata - Sovrano, sempre sano

Il cielo vi mantenga, e stia lontano

Dal vostro corpo il morbo oltramontano. Arcifanfano - Elena siete voi del ciel troiano.

Semplicina - Signore, con il core (senza mirarlo)

M'inchino al bel splendore,


Perch ho un po' di rossore, ed ho timore

Di perder, se vi miro, il mio pudore.

Arcifanfano - Siete sorella del bambino Amore.

Ors, quel che volete,

Chete, liete, discrete,

Esponete, e sedete se potete.

Gloriosa - Brama la mia bellezza

Del trono la grandezza,

Se la vostra rozzezza non mi sprezza.

Arcifanfano - A me troppo non piace la grassezza.

Garbata - Io vi voglio pregare

Volermi, se vi pare,

Fra queste pazze rare incoronare.

Arcifanfano - Voi mi fareste in pochi d crepare.

Semplicina - Vorrei e non vorrei...

Spiegare i desir miei...

Oimei, che di vergogna morirei.

Arcifanfano - Ho inteso, ho inteso, e tu mia sposa sei.

Gloriosa - Io sdegno il vostro regno,

E siete voi di mia bellezza indegno. (parte)

Arcifanfano - La bellezza superba un grande impegno.

Garbata - Dell'allegria nemico,

Sapete che vi dico?

Che gi di voi non me n'importa un fico. (parte)

Arcifanfano - Il ciel m'ha liberato da un intrico.

Semplicina - Ed io cosa dir?

Davvero io non lo so.

Arcifanfano - Venite.

Semplicina - Signor no.

Arcifanfano - Per darvi confidenza scender. (scende dal trono, e va a sedere vicino a lei)

Semplicina - Oib, signore, oib.

Arcifanfano - Lo scettro vi dar.

Semplicina - Lo scettro mi darete? Il prender.

Arcifanfano - Brava, brava!

Semplicina - Per

Che mantenete io vu

Tutti, tutti quei patti ch'io far.

Arcifanfano - Cosa son questi patti?

Semplicina - Or li dir:

Se sposa sar,

Io sempre far

Quel mai che vorr!

N mai sentir

Da voi dirmi no.

Arcifanfano - Non son s coc.

Semplicina - Io dunque men vo;

Sposarmi non vu.

Arcifanfano - Fermate; sar,

Mia cara, un coc. (partono)


SCENA DECIMA

Sala.

Sordidone, Malgoverno, Furibondo, Madama Gloriosa, Madama Garbata, Servi pazzi.

Tutti - Saper vogliamo

Da sua Maest

Il nome proprio

Della citt. a dueCe n'anderemo,

Se nol dir. a dueVogliamo il nome

Della citt. Tutti - Saper vogliamo

Da sua Maest

Il nome proprio

Della citt.

SCENA ULTIMA

Arcifanfano, Semplicina e detti.

Arcifanfano - Pazzi, sudditi miei,

Or contenti sarete. Tutti saper volete Il nome della nostra gran citt; Ora, ve lo prometto, si sapr. Vengano innanzi a noi

I sei pazzi novelli.

Io voglio che da quelli, Uniti alla real persona mia,

II nome alla cittade oggi si dia.

(vengono avanti sei Pazzi cantando)

Saper vogliamo Da sua Maest Il nome proprio Della citt.

Arcifanfano - Ol, diasi, o ministri,

Una lettera a ognun dell'alfabeto,

Che il nome abbia a compor chiaro e perfetto.

(I servi pazzi danno a tutti una lettera dell'alfabeto, ed una anche all'Arcifanfano) Arcifanfano - Su via, tutti schieratevi,

E in buona consonanza accomodatevi.

Or ora si vedr


Il nome della nostra alma citt. (li va accomodando, ma non si vede nome perfetto) No, cos non va bene;

Tramutarvi conviene. (li dispone diversamente) Cos non viene ancora: Eh, lo far ben io venir or ora.

(Li dispone diversamente, e unendosi lui agli altri, si vede dalle lettere formare queste due parole: IL MONDO) Arcifanfano - Ecco il nome, ecco il nome.

Sarete soddisfatti. Poco vi vuole a soddisfare i matti.

Nel mondo albergano

I savi e i matti;

E si confondono

Spesso fra lor. Chi pazzo credesi,

Talor saggio;

E saggio credesi,

Chi ha pazzo il cor.

Fine