Art. 527: Atti osceni in luogo pubblico

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Sebastiano Di Bella

Sebastiano Di Bella

ART. 527: ATTI OSCENI IN LUOGO PUBBLICO

Commedia in due atti

                           

                                         Personaggi:

Capitano Morano                            Carabiniere Rosa Cardilio

Brigadiere Stramandino                  La Fauci (fermato dai carabinieri)

Carabiniere Francesco Terrizzi       Monticelli (fermato dai carabinieri)

Carabiniere Bonelli

TRAMA

A causa della flagranza di reato, due nudisti (ognuno per conto proprio) scoperti in una zona frequentata da omosessuali,  vengono condotti dai carabinieri in caserma per essere denunciati alle autorità giudiziarie. Ne nasce un conflitto fra il capitano Morano che desidererebbe risolvere la questione senza strascichi giudiziari, magari eludendo le norme del regolamento, e il brigadiere Stramandino dal carattere intransigente e rigido che non intende cedere e che, sentendosi paladino di moralità, vuole per i due omosessuali la giusta punizione prevista dalla Legge. Solo se gli venisse richiesto dallo stesso capitano Morano, acconsentirebbe a mitigare la posizione dei due rei redigendo un verbale meno severo.  Alla comprensione e alla tolleranza dei comportamenti umani del capitano Morano, quindi, si contrappone un senso del dovere del brigadiere che rasentando il patologico  nasconde a se stesso e al mondo la sua fragilità e le sue perversioni.

Nel contesto hanno ruolo determinante le condizioni dei due nudisti-omosessuali. Uno, il giovane La Fauci, è profondamente abbattuto per il dispiacere che arrecherà alla sua famiglia, di cui lui rappresenta il riscatto sociale. L’altro, Monticelli, stimato professionista, pur essendo sicuro che non perderà l’affetto della sua famiglia per questa sua colpa, pensa soprattutto alla demolizione da parte dei suoi amici e nemici di quella correttezza e serietà con cui aveva portato a termine brillantemente la sua carriera. E questa correttezza lo costringerà ad evitare di chiedere aiuto a colleghi ed amici che avrebbero potuto toglierlo dall’imbarazzante situazione.

I due lasciano la caserma disperati ed incapaci di affrontare la questione e soprattutto incapaci di trovare un’immediata soluzione. Uno dei due però risolve il problema gettandosi sotto un treno in corsa.

 


ATTO I

UNA CASERMA DI CARABINIERI IN UN PICCOLO PAESE DELLA SICILIA, PROSSIMA ALLA CHIUSURA PER LA RAZIONALIZZAZIONE DELLE SPESE E DELLE RISORSE. NELL’UFFICIO: IL CAPITANO  MORANO, L’AGENTE ROSA CARDILIO, L’AGENTE FRANCESCO TERRIZZI. SIAMO A LUGLIO E FA TANTO CALDO.

ROSA, AVVICINANDOSI ALLA FINESTRA PER APRIRLA:-  che caldo! Manca l’aria. Non tira neanche una “bava” di vento. Tutto fermo.

CAPITANO MENTRE VA SU E GIU’ PER L’UFFICIO: - eh già! Tutto fermo! Ma arriverà il freddo, tranquilli, così come è arrivato il caldo! E’ la solita ruota e, come sempre, noi ci lamentiamo del sole e del caldo d’estate e della pioggia e del freddo d’inverno.

ROSA:- d’estate ci dovrebbe essere tanta pioggia e d’inverno tanto sole!

TUTTI RIDONO PER LA BATTUTA.

TERRIZZI, ALZANDOSI DALLA SCRIVANIA:- fortuna che non c’è nulla da fare, altrimenti il caldo diventerebbe veramente insopportabile. E’ un continuo sudare ed asciugarsi; mi sembra di squagliare come cera al sole.

ROSA SI SOFFIA CON UN FOGLIO DI GIORNALE:- ma pure seduti si muore, Terrizzi! Questa caserma è sotto il sole tutta la giornata e diventa fuoco;  almeno quei due, Bonelli e Stramandino, sono fuori all’aria, troveranno qualche angolo all’ombra, avranno occasione di bere una rinfrescante limonata al sale o prendere una bella granita dissetante.

TERRIZZI:- almeno faranno qualcosa per loro stessi, visto che non hanno neanche l’ordine del controllo dei mezzi in circolazione. Me li immagino al chiosco della spiaggia coi bicchieri gelati in mano, anche se è arduo pensare (CON MOLTA IRONIA) il brigadiere Stramandino in divisa appoggiato al chiosco e a godersi un momento di relax.

CAPITANO RIVOLGENDOSI A ROSA:- eppure sono sicuro che se fosse stata mandata lei al posto di Stramandino avrebbe avuto da dire; non avrebbe condiviso volentieri. Il capitano dovrebbe essere dentro le vostre teste e fare il servizio secondo come vi aggrada. Ma quello che è disorientante è che qualunque decisione non vi va bene. Anzi, non aggrada a lei, Cardilio.

E purtroppo il capitano non può fare il servizio a seconda del suo umore. No, non si può!

ROSA:- esigenze di famiglia, signor capitano. Sapesse quanto richiede la famiglia ad una donna che lavora! Praticamente noi lavoriamo il dop….

CAPITANO:- ecco l’ha detto! Aspettavamo che lo dicesse che lavora il doppio. Ma quelle che lei chiama “esigenze” mi sembrano piuttosto pretesti: a volte ben camuffati, altre mi creda……

INTERVIENE TERRIZZI:- mi sa cara collega che se vuoi continuare a fare il carabiniere dovrai cambiare testa. Fin qui mi pare che noi colleghi e il signor capitano abbiamo cercato di agevolarti. Ma non so se troverai la stessa disponibilità altrove. Qui, bene o male, si lavora come se si fosse in famiglia. Siamo quattro gatti sonnacchiosi. Ci chiamano tutori dell’ordine; ma in questo posto l’ordine non ha bisogno di nessuna tutela; ci trattano con deferenza e siamo autorevoli, pensate che quando entravo in farmacia, prima che la chiudessero, e vi trovavo, cosa assai rara, una o due persone in attesa, mi lasciavano passare e mi davano la priorità. Francamente mi sentivo a disagio, anche perché non mi riconoscevo degno di tanti meriti.

CAPITANO:- i meriti ci sono! Non necessariamente ci deve essere il furto, il sangue o il morto  per acquisirli. La stessa nostra silenziosa presenza è recepita come rassicurante protezione. E qui basta! Pensate che vecchi e bambini e qualche giovane donna possano svegliare questo paese dal letargo? La domanda non ha bisogno di risposta: lo vedete da voi come si vive qui; succedono solo disgrazie. E’ come se i malviventi avessero paura di passare da questo paese.

TERRIZZI:- proprio questo mi fa dubitare di me stesso. In un’altra realtà territoriale sarò capace di mostrare quel temperamento per il quale ero stato formato? Starmene in questo posto forse mi ha fatto dimenticare tante cose del mio mestiere. Ma non mi riferisco alle cose imparate sui libri, quelle le posso rileggere quando voglio; piuttosto mi riferisco alla competenza e all’esperienza.

Avevo scelto di fare il carabiniere perché volevo fare una professione dinamica. Da bambino ammiravo estasiato i carabinieri del mio paese, soprattutto quando con le loro divise tirate a lucido passeggiavano per il corso ricevendo saluti ossequiosi da destra e da sinistra.

ROSA APPOGGIA IL FOGLIO DI GIORNALE SULLA SCRIVANIA:- io avrei fatto volentieri altro. Ma questo è lo scotto che ho dovuto pagare per essere figlia unica di carabiniere che mi ha avviata alla “carriera” da quando aveva perso le speranze che non avrebbe avuto altri figli. Incominciava già al mattino quando mi accompagnava a scuola a parlarmi di caserma, gazzelle e posti di blocco. Dissertava con enfasi intorno alla gratificazione che dà il dovere e della bellezza della giustizia. Lo ascoltavo, ma non capivo. E quando incontrava suoi colleghi o soprattutto suoi superiori, mi presentava sempre come un carabiniere in via di formazione e mi faceva fare il saluto militare.

Sapete che mi faceva provare il suo cappello e mi faceva guardare allo specchio? Ma io non glielo chiedevo mai. Era lui che me lo metteva in testa e con una certa insistenza.

CAPITANO:- gli errori dei padri! Certo loro lo fanno per il nostro bene. Ma non si domandano mai quale sia veramente il nostro bene!

ROSA:-  sicuro io ho fatto il suo. Sapesse come passeggiava orgoglioso con me quando venni per la prima volta in paese in divisa! Mi fece fare il giro di tutti i parenti; a tutti spiegava del successo dei miei studi. Diceva che per fare il carabiniere non ci voleva solo l’onestà e l’ottima reputazione della famiglia, ma anche intelligenza, studio, dedizione. Senza dubbio mi vedeva migliore di lui.

CAPITANO:- immagino sarà rimasto deluso quando gli avrà detto che diventare carabiniere non era il suo obiettivo  di vita.

ROSA:- non gliel’ho mai detto! Anzi inizialmente la vita militare mi aveva dato grinta e non nascondo che mi piaceva. Ma dopo, quando mio padre, che aveva scomodato persino il papa per avermi vicino, mi trasferirono in certi paesi e soprattutto in questo, ho visto il matrimonio come unico scopo della mia vita. E oggi le uniche mie soddisfazioni provengono dai miei figli. Insomma, qui la noia ha addormentato ogni aspirazione professionale.

ROSA SI SIEDE, SI TOGLIE IL BERRETTO, SI APRE UN BOTTONE DELLA CAMICETTA RIPRENDE IL FOGLIO DI GIORNALE E SI SOFFIA. DOPO QUATTRO O CINQUE MOVIMENTI LENTI AGGIUNGE:-  quando finirà questo caldo? Mi rimane poca resistenza, mi sembra di morire asfissiata, e di notte è ancora peggio.

CAPITANO:- eh sì! Quest’anno si muore veramente. Ma è quello che abbiamo detto l’anno passato e quello che diremo l’anno prossimo.

IL CAPITANO S’INTERROMPE PER QUALCHE SECONDO, POI RIPRENDE:- …se saremo qui l’anno prossimo.

ANCORA UNA PAUSA, IL CAPITANO RIPRENDE:- almeno lo sapessimo prima dove andremo a finire! Loro stabiliscono i trasferimenti e chiudono la caserma, ma non pensano ai nostri disagi. Ci toccherà poi fare tutto di fretta. Per me i disagi sono molto limitati ma penso a voi e alle vostre famiglie. La cosa più seccante sarà la scuola: l’inserimento dei figli in un ambiente diverso con compagni ed insegnanti nuovi può causare qualche problema.

ROSA:- Ma no! I bambini si adattano velocemente a tutto. Semmai saremo noi  a risentirne per via delle abitudini. Per voi uomini sicuramente è più facile: si tratta solo di cambiare luogo di lavoro e avere a che fare con nuovi colleghi. Potete restare anche in paese, se la sede che vi assegnano è vicina. Per noi donne è diverso. Saremo costrette a scegliere: andare via con la famiglia  oppure viaggiare. E se decido di andare via dovrei portarmi appresso mia madre. Come farei senza di lei con i bambini?

ROSA SI FERMA, RIFLETTE E POI AGGIUNGE:- non so se sia giusto trascinarla in un altro posto, e mi rendo conto cosa significa portarmela a vivere in un’altra città, ma non posso fare a meno di lei: i bambini sono troppo piccoli.

IL CAPITANO GUARDA GLI SCAFFALI IMPOLVERATI SU CUI SONO ALLINEATE POCHE CARTELLE. A VOCE ALTA NE LEGGE L’ANNO, SCRITTO A PENNA SUL DORSO. FASCICOLI MAGRI. POI CON RASSEGNAZIONE DICE:- d’altronde non si può mantenere una caserma in un paese così piccolo. Qui non succede mai nulla! Mi sono sempre chiesto se è la nostra presenza o se è il carattere dei paesani a mantenere questa calma. Se non fosse quella volta l’anno per la processione di San Nicola o ………..

LA VOCE DEL CAPITANO  E’ INTERROTTA DAL PASSAGGIO DI  UN TRENO. TREMANO I VETRI DELLA FINESTRA E GLI SCAFFALI. IL CAPITANO SI PRECIPITA A CHIUDERE LE FINESTRE. ALLONTANATOSI IL TRENO, RIPRENDE:- …dicevo che se non fosse per la processione di San Nicola o per l’ubriacone di don Peppe che di tanto in tanto va ad urlare sotto le finestre dell’amante o per le fissazioni maniacali di Ignazio lo scemo che gira nudo per il paese, passeremmo tutto l’anno a contare le mosche in volo.  Anche il treno passa diritto. Eppure c’è una vecchia stazione. Mah! Fra qualche anno sposteranno pure i binari e finirà che il paese sparirà.

TUTTI RIDONO ALLE BATTUTE SARCASTICHE DEL CAPITANO. POI INTERVIENE ROSA: - ma, capitano, non è del tutto vero che non ci sia nulla da fare! Ci sono gli incidenti automobilistici, le missioni, i controlli nello stradone e…...

ROSA VIENE INTERROTTA CON UN’ESPRESSIONE DI SCHERNO DA TERRIZZI CHE GESTICOLANDO ESCLAMA:-  ohhhhh! Figurati! Lavori molto impegnativi!

CAPITANO:- è troppo poco, mia cara Rosa. Comunque, aspettiamoci al più presto un trasferimento collettivo e forse, almeno per voi che siete più giovani, è meglio. Qui sempre le stesse facce. Si conosce vita morte e miracoli di ciascuno; e ciascuno ormai è talmente prevedibile che potremmo leggergli il futuro. Dove saremo mandati sicuramente saremo più utili e potremo trovare più piacere in quello che potremo fare. Non vi pare?

ROSA APRENDO LA FINESTRA:- eppure un tempo questo era un paese molto abitato. Da bambina ricordo che facevamo a gara per prendere i primi posti a messa. Il refettorio della scuola poi pullulava di fanciulli. All’ora del pranzo che fracasso! Quanti nastrini annodati ai colletti bianchi inamidati!

TERRIZZI:- non è difficile immaginare che andando così le cose, prima o poi chiuderanno anche la scuola elementare e l’asilo. Diventeranno edifici abbandonati e fatiscenti come la maggior parte delle case.

CAPITANO ESAGERANDO:- non c’è più neanche il prete! E andando di questo passo chiuderanno pure la chiesa.

TERRIZZI APPROVA CON LA TESTA, POI DICE:- quando l’occhio cade su queste case abbandonate mi prende una stretta al cuore e una malinconia che mi fanno star male. Penso ai sacrifici che ciascuno aveva fatto per costruire la propria casetta. Chissà quanti avevano provato il piacere di affacciarsi dalla finestra e vedere il proprio paese pulsare di tante attività.

Che malinconia oggi camminare nella strada principale e vedere le finestre chiuse con le persiane stinte dalla pioggia, gli intonaci sgretolati che mostrano i mattoni rossi, le tegole ormai bruciate dal sole da cui spuntano erbacce! E nei balconi quei tristi vasi secchi!

CAPITANO:- io trovo ancora più triste le tracce di vita nei vicoli dove ora c’è solo il silenzio: un lavatoio, la cantina con le botti sconquassate, qualche vecchia macchina agricola che nessuno ha avuto fino adesso voglia di allontanare e qualche attrezzo da lavoro abbandonato lì quasi momentaneamente, in attesa di essere riutilizzato.

ROSA:- è vero capitano! Anch’io trovo questo molto triste ed evito di passare per i vicoli. D’altronde usando sempre la macchina, faccio solo la strada larga.

TERRIZZI:- peccato! Il paese è bello. Purtroppo, però, non interessa neanche ai figli degli emigranti che non tornano nemmeno per le vacanze.

ROSA:- perché dovrebbero tornare? Perché spendere soldi per una casa alla quale non si sentono legati? Forse molti, i più lontani, neanche sanno di avere una casa qui e se lo sanno nulla gliene importa.

TERRIZZI:- ormai siamo alla terza generazione e i figli dei figli giustamente hanno perso radici e legami. Altro mondo altra vita.

ROSA:- mi ricordo  come si animava d’estate il paese, come brulicava di gente la piazza. Com’erano contenti i nostri emigranti di ritornare e di raccontare la loro vita e quella dei loro figli.

SQUILLA IL TELEFONO E RISPONDE ROSA:- caserma dei carabinieri. Sì il capitano è qui, ve lo passo.

RIVOLGENDOSI AL CAPITANO:- sono i due colleghi Stramandino e Bonelli; sono in controllo territorio.

Il CAPITANO PRENDE IL TELEFONO E RISPONDE:- cosa c’è?

IL CAPITANO ASCOLTA E POI DICE:- Bene! Ma non inoltratevi molto. Vorrei evitare che vi impantanate nello stagno. Andate piano e con cautela.

IL CAPITANO RIAGGANCIA E RIVOLGENDOSI A ROSA:- stanno effettuando una perlustrazione nel bosco e lungo le rive del fiume, come da disposizione. Dobbiamo dimostrare  che stiamo rispondendo seriamente alle segnalazioni insistenti pervenuteci. Nudisti, coppie che amoreggiano e froci rappresentano per l’opinione pubblica di questo paesino gravi pericoli sociali (IRONICO). Qui, purtroppo, gli scheletri li tengono ben chiusi negli armadi, ma si scandalizzano se vedono un culo per aria o un pisello al sole. E poi con tanti posti per andare a passeggiare proprio lì devono andare? Durante la mia necessaria perlustrazione non ho visto altro in quel posto che spazzatura, rifiuti, copertoni, carcasse di lavatrici e tante altre porcherie; e poi una tale quantità di escrementi che per evitarli devi saltellare per tutto il percorso. In un posto simile non ci andrei io a passeggiare tanto meno ci porterei la mia famiglia.

TERRIZZI:- ridicoli! Di tanto in tanto si ricordano che lungo il fiume ci sono i froci. Prima che venisse lei, parecchi anni fa, signor capitano, era sorta un’associazione a tutela del  diritto di passeggiare nei boschi senza fare “brutti incontri”, ma era un’azione contro i froci. Il capitano di allora abilmente li aveva distolti e aveva fatto capire chiaramente che non erano un problema. Ma c’è sempre qualcuno che nostalgicamente riprende il discorso aizzando tutti gli altri paesani.

ROSA:- ma a parte il diritto di passeggiare ovunque senza il pericolo di fare incontri sconvenienti, i paesani sono terrorizzati dall’aids. Ormai il binomio è quello: aids uguale gay. La gente neanche sa cosa sia l’aids; ha paura persino della parola, tanto che non si pronuncia più. “Quella malattia” dicono. Ma non è cosa solo del nostro paese. La potenza della televisione ci ha anche uniformato in questo.

CAPITANO ASSAI IRONICO: vedi che bella situazione! Da un lato le denunce contro i nudisti e i gay; e dall’altro noi che dovremmo punirli. Ma bisogna andare cauti. Se non sorpresi in flagranza si perde solo tempo. E poi chi ce la farebbe a sostenere il peso di associazioni di gay e lesbiche? E come difendersi eventualmente dall’accusa di omofobia? O di quella di carabinieri aggressivi ed intolleranti? E, in aggiunta, vista la nostra situazione, diventeremmo il caso dei carabinieri che non avendo nulla da fare “perseguitano” i froci.

ROSA:- certo, però, se è così come dicono….. non è bello. E poi, capitano, vengono qui da tutte le parti della Sicilia. Uno  va a passeggiare con la famiglia e si trova un uomo nudo di fronte o… davanti a scene indecenti.

CAPITANO:- ma no, dai! Qualcuno sfacciato ci sarà, ma non bisogna generalizzare. Ci sarà gente perbene, gente discreta. Lei ha mai visto qualcuno?

ROSA:- quando andiamo al mare, dalla spiaggia si nota un movimento strano: uomini solitari che passeggiano ma si capisce che non sono lì per stare all’ombra; qualche coppietta isolata che si scambia effusioni piuttosto focose, nulla di più. Ma dicono di   ….. (IMPACCIATA E A DISAGIO)  di avere visto nel boschetto fare certe cose che non si possono descrivere.

CAPITANO:- molto spesso chi dice di avere visto queste cose le ha solo immaginato; anzi sono manifestazioni di invidia nei confronti di chi presumibilmente ha una vita sessuale senza condizionamenti e pienamente libera. Ma è solo immaginazione. Niente perversioni, niente orge, niente trasgressioni. Magari si tratta di sesso banale.

TERRIZZI:- sì, ma non si può tollerare certo atteggiamento. Forse ancora non siamo pronti. E poi ciascuno a casa propria fa quello che vuole, ma per strada e nei giardini deve esserci il rispetto per gli altri.

CAPITANO:- Terrizzi, sono certo che lei non ci andrebbe lì a passeggiare e sicuramente non ci andrebbe con la sua famiglia in quella specie di discarica all’aperto. D’altronde si sarà reso conto durante le sue perlustrazioni dell’abbandono del luogo da parte delle autorità.

TERRIZZI:- è vero signor comandate! Il posto è schifoso, pieno di fango e di tutte quelle porcherie che ha ricordato lei prima, ma a me darebbe fastidio vedere una scena con due uomini che si baciano. Eppure non dico che tutti si comportano male. Io ne conosco di gay. C’era un mio compagno di scuola, oggi professionista serio, che sicuramente queste cose non le farebbe mai.

CAPITANO:- non vuol dire. A volte per trovare sesso e compagnia è necessario scegliere percorsi pericolosi e squallidi, addirittura assumere un comportamento che apparentemente non è consono alla personalità. Quindi gli incontri occasionali e clandestini fra persone rispettabili lungo il fiume non devono essere considerati rari o fuori dall’ordinario. E poi ………….

TERRIZZI INTERROMPE IL CAPITANO:- ma sapete quanti ce ne sono sposati che non possono mostrarsi e quindi costretti al rapporto occasionale? Tanti, tanti.

ROSA:-in paese dicono di un medico dei dintorni. Ha moglie e figli. L’hanno visto.

TERRIZZI: - adesso cadiamo nel pettegolezzo?  Il  paese per sentirsi vivo ha bisogno di sparlare su qualcuno: non ha importanza se sia il farmacista o il dottore, ma ci deve essere qualcuno a cui ricamare una bella camicia.

ROSA:- non è pettegolezzo e non è immaginazione. In ogni caso fatti suoi. Però, e su questo potrei giurare, nessuno gli farebbe del male. Nessuno si permetterebbe di offenderne la rispettabilità.

TERRIZZI:- ma le segnalazioni e le denunce anonime arrivano, però!

CAPITANO:- non saranno le segnalazioni telefoniche, né le denunce anonime, né i nostri controlli o le nostre perlustrazioni a cambiare la situazione. Chi spera di fare piazza pulita resterà deluso. Il sesso ha un richiamo troppo forte per farne a meno. Se i superiori ci daranno l’ordine di sorvegliare 24 ore su 24 il bosco qualcosa otterremo: i froci si sposteranno qualche chilometro più a sud o più a nord, l’importante che sia un luogo appartato e fuori da occhi indiscreti.

TERRIZZI:- fanno le denunce, gridano che i ricchioni  infangano il paese e corrompono i giovani, ma poi saranno loro stessi a spassarsela con i ricchioni. Chissà quanti fra i ciclisti o fra i pescatori vanno a sbirciare fra i cespugli, a caccia di situazioni eccitanti. Ma poi si deplora e si impreca.

CAPITANO:- ma questo è l’unico fatto che faccia sentire sveglio il paese, come d’altronde le ben note storie di corna presunte o vere. Tutti sono così bravi a tenere chiuse le porte e le finestre di casa propria da non fare entrare una mosca o, peggio ancora, l’aria. Eppure come fanno a sapere gli uni degli altri? E soprattutto come fanno a sapere quello che succede al buio sotto le lenzuola?

E’ più veloce una chiacchiera di sesso che un‘epidemia influenzale. E’ la provincia! E’ la provincia! Di qualcosa bisogna pur parlare, altrimenti a dire tutto il giorno il rosario si consumano i grani.

LO SQUILLO DEL TELEFONO INTERROMPE IL CAPITANO. ROSA PIU’ VICINA AL TELEFONO FA PER RISPONDERE MA IL CAPITANO LA FERMA E RISPONDE LUI STESSO. ASCOLTA E POI DICE:- Stramandino, faccia attenzione e soprattutto eviti atteggiamenti arroganti. Proceda all’identificazione e poi valuti se è il caso di portarli in caserma.

IL  CAPITANO ASCOLTA L’INTERLOCUTORE DALL’ALTRO LATO DEL TELEFONO. PERENTERIO E VISIBILMENTE ARRABBIATO AGGIUNGE:- ma dove li avete pescati? Dove? Allo Sciaro? Ma vi avevo raccomandato di non inoltrarvi troppo! Va bene! Va bene! Tornate in caserma.

IL CAPITANO CON GESTO DI STIZZA E FASTIDIO POSA IL TELEFONO ED ESCLAMA RIVOLGENDOSI A ROSA: ma chi li ha portati lì. Lei sa dov’è questo Sciaro?

ROSA:- è una zona oltre la strada sterrata. Bisogna andarci a piedi. Ma era proprio necessario infilarsi fin lì dentro?

CAPITANO:- è quello che mi domando anch’io, ma se hanno fatto così un motivo si spera ci sia. Aspettiamo. Se devo essere sincero, anche se condivido la giustezza dell’azione, non mi piace l’atteggiamento di Stramandino con queste sue iniziative da prima linea. E’ un tipo molto strano.

ROSA, ALZANDOSI:- molto strano! E’ molto strano! Eppure non si può dire nulla contro di lui. Così preciso, corretto e disponibile. Ogni volta che si fanno i turni di lavoro si tiene pronto per  eventuali cambi.

CAPITANO:- e lo so! Magari è innamorato di lei!

RISATA DEI TRE

ROSA RIPRENDE, SCHERZANDO:- adesso è troppo tardi. L’avrei dovuto conoscere prima. Sicuramente sarebbe stato un marito ideale, comprensivo, affettuoso, pronto ad aiutare in casa, insomma un marito di quelli …. rompiscatole.

GROSSA RISATA

CAPITANO:- è sempre così: i migliori vengono puniti e quasi sempre rifiutati (RIDE).

CAPITANO DOPO UNA BREVE PAUSA:- un uomo come Stramandino avrebbe potuto essere la fortuna di una donna. Mi sono sempre chiesto com’è che non si è sposato. La solita delusione d’amore? Possibile? L’aspetto fisico è più che buono, parla bene; lo dica lei Rosa, che è donna, sarebbe da sposare?

ROSA SUL SERIO E SUL FACETO:- sì, certo che sì! Quando arrivò qui era stato adocchiato da più di una ragazza. E se devo dire la verità anche a me piaceva. Ma lui elegantemente ha evitato tutte, anche quelle che erano un buon partito. Quando si capì che sarebbe rimasto a lungo in paese tutti aspettavano da un momento all’altro l’arrivo da un’altra città di una signorina promessa sposa. Ma anche quella fu un’attesa vana.

CAPITANO:- se devo dire la verità anch’io avevo pensato che potesse essere l’uomo giusto per la nipote di mia moglie, quella che poi ha sposato il giornalaio. L’ho invitato due volte a casa avevano fatto anche amicizia, ma poi ognuno per la propria strada. Ah l’amore non segue alcun tracciato premeditato! Ci vuole l’attrazione, ci vuole il sentimento, ci vuole quel fastidioso pensiero che di tanto in tanto nella giornata ti si ripresenta e ti blocca, qualunque cosa tu stia facendo.

TERRIZZI CONVINTISSIMO: il sentimento è una cosa, accasarsi per la sistemazione è ben altro!

CAPITANO CON FARE QUASI INFASTIDITO:- ma poi portarsi dietro quella madre anziana! Sono certo che se la vecchietta non gli facesse trovare le comodità, deciderebbe per il matrimonio. Non pensa lei che possa essere così (RIVOLGENDOSI A ROSA)?

ROSA:- forse. Lei è una vecchietta così garbata, veste abiti demodè ma ben fatti e ben stirati  e porta guanti e cappello d’estate e d’inverno. D’inverno non le manca mai l’ombrello. Saluta chiunque con un sorriso sincero. Non si ferma mai a chiacchierare con nessuno. Quando esce col figlio gli dà il braccio con piglio fiero. Non si appoggia a lui per essere aiutata nel passo, ma per enfatizzare il suo orgoglio di madre.

SQUILLA IL TELEFONO, RISPONDE NUOVAMENTE IL CAPITANO:- caserma dei…., ancora lei Stramandino? Allora cosa avete deciso? Ascolto, dica.

IL CAPITANO ASCOLTA IN SILENZIO E POI AGGIUNGE:- Stramandino, cerchiamo di limitare la cosa a delle semplici ammonizioni. Visto pure che si tratta di faccenda di solo nudismo. Oppure c’è altro? Se vi rendete conto che sono persone perbene evitate di portarli in caserma. Come dice? Vuole denunciarli? Stramandino, lasciamo perdere per adesso. Poi decidiamo con calma. Comunque, agisca con prudenza. Lo so che le conosce le regole e che prima di muoversi riflette.

IL CAPITANO TIRA UN SOSPIRO, CHIUDE LA COMUNICAZIONE. E’CONTRARIATO E RIVOLGENDOSI A TERRIZZI:- io non so perché stia facendo tanto casino per due nudisti. E’ vero che abbiamo ricevuto segnalazioni, ma un controllo efficace con un intervento discreto potrebbe risolvere il problema lasciando tutti contenti. Perché sollevare tanta polvere?

TERRIZZI:- sicuramente saranno gay e questo aggrava la situazione.

CAPITANO RIDENDO:- perché in Italia non si può essere ricchioni?

ROSA ASSOCIANDOSI ALLA RISATA:- ma no capitano, magari un poco di pregiudizio i due ce l’hanno. Forse ce l’avrei anch’io.

CAPITANO SPAZIENTITO:- è vero che abbiamo fatto un piano per contenere il fenomeno, o, come dice il signor sindaco, di frenare l’indecenza, ma se non ci sono cose gravi mi pare esagerato segnalare i due al tribunale! Se si trattava di solo nudismo potevano mandarli via, come ha fatto lei, Terrizzi.

TERRIZZI SCOCCIATO:- quindi adesso avremo ospiti? Che bellezza!

CONTINUA TERRIZZI MA SARCASTICO:- prepariamoci quindi ai piagnistei  e agli strilli isterici, fra sciarpine colorate e fazzolettini profumati. Si apre il circo, prepariamoci.

CAPITANO SORRIDENDO:- ma no, via! Non tutti i gay sono come quelli descritti nelle barzellette.

TERRIZZI:- durante la perlustrazione col collega Franceschini ne ho beccato uno che non si sapeva se dovevamo ridere o piangere. Nel tentativo di scappare aveva perso un braccialetto e piangeva disperatamente perché era un caro ricordo. Si riavviava i lunghi capelli continuamente mettendone a posto ogni ciocca con fare spontaneo e naturale. Sembrava più dispiaciuto di aver perso il braccialetto che per essere stato sorpreso nudo! La cosa divertente è stata poi l’esibizione dei documenti: dal borsone ha tirato fuori di tutto prima di trovarli.

Cosa si poteva fare? Punirlo solo perché era stato meno veloce degli altri a fuggire? abbiamo seguito il suo suggerimento, signor capitano: l’abbiamo mandato a casa dopo l’identificazione. Penso sia stato più dignitoso per lui che neanche si rendeva conto di avere commesso un reato e per noi imbarazzatissimi.

TERRIZZI NON PARLA PIU’ FISSA IL CAPITANO E DOPO UNA BREVE PAUSA AGGIUNGE:- francamente, signor capitano, mi aspettavo che avrebbe dato lo stesso suggerimento ai due colleghi.

CAPITANO: Stramandino ha un atteggiamento irritante: le regole, l’osservazione delle leggi e delle norme. La sua aria di irreprensibile mette a disagio. Certo non puoi dirgli chiaramente di mandarli via quei due disgraziati, glielo fai capire. Ma lui, no! La Legge è Legge e va rispettata. E lui è lì per farla rispettare. E se tu gli dici di fare una deroga, la farebbe pure, ma solo per ossequiosa obbedienza nei confronti dei superiori.

ROSA: sì, sì, signor capitano! non direbbe mai di no a lei.

CAPITANO:- è proprio questo che non sopporto! Gli altri dispongono e dirigono e lui obbedisce. Nessuna responsabilità. no! Il capitano decide? Anche se lui non è d’accordo va bene lo stesso. L’importante che qualcuno abbia dato la disposizione. Per lui conta solo l’ordine ricevuto e portarlo a compimento senza incertezze. Tutto è bianco o nero, niente zone di grigio, niente interpretazioni personali.

ROSA:- ma Bonelli che ha detto? Era d’accordo pure lui a portarli in caserma?

CAPITANO:- non gli ho parlato. Ma cosa vuole? Segue il collega rognoso ma corretto.

CAPITANO CON ARIA DI STIZZA:- mio Dio! Qui non succede mai nulla e dobbiamo fare la caccia ai ricchioni e vanno a cercarli allo Sciaro, fra gli sterpi e i rovi. Un’impresa veramente eroica da scrivere nei memorabilia del paese. Anzi, un giorno, quando ci avranno sbattuti chissà dove, al centro della piazza il Sindaco con il Consiglio Comunale inaugureranno il monumento ai carabinieri che hanno liberato il bosco  e le rive del fiume da quattro checchine che prendevano il sole nude. La comunità ringrazia devotamente. Ma per favore……..

ROSA RIDENDO DI CUORE:- eh sì! Almeno qualcosa l’abbiamo fatta, per cui i miei tre figli potranno essere orgogliosi. Ci sarà scritto pure il mio nome nel monumento. E quando saranno grandi, passando da lì, noteranno i meriti della madre e il suo impegno a difesa della morale del paese.

TERRIZZI CON MARCATA IRONIA:- ma le checchine e i froci faranno all’ingresso del paese un contro monumento e ricorderanno con devozione tutti coloro che erano venuti a cercarli nel boschetto. Ahi che scompiglio allora! Che grande baruffa! Ciascuno a dire: “all’epoca io non c’ero, ero in Germania!” Ma nessuno ci crederà, tanto lo sanno tutti che pure i nonni andavano al boschetto a prendere una boccata d’aria buona!

ROSA SERIAMENTE:- ma adesso più che il monumento mi interesserebbe una sede più vicina; spero tanto che mi trasferiscono in un paese dei dintorni, così mi sposterei solo io senza sconvolgere la famiglia. Qui abbiamo casa, il lavoro di mio marito, la scuola dei figli. Diventa un problema. E nessuno ti chiederà se sarai in grado di risolverlo.

E poi nuovi colleghi, nuovi superiori, gente tutta sconosciuta alla quale ti dovrai abituare. E poi devi affrontare la diffidenza degli  abitanti della nuova sede e conquistare la loro fiducia. Qui ormai ci conoscono tutti e….. 

CAPITANO: non sarà facile per nessuno; anzi …. sarà facile solo per Stramandino. Per lui qui o un altro mondo è la stessa cosa. Si adatta a qualunque ambiente, a qualunque clima, a qualunque latitudine; tanto lui quello è e quello resta.  Sempre. A lui non piace contestare e non piace neanche conversare. L’importante che gli si dica cosa deve fare.

ROSA:- anche per la madre sarà la stessa cosa. E poi quella dove la metti sta; non è certo come la  mia che qui ha altri affetti. Quella per fare piacere al figlio gli andrebbe dietro ovunque. Farà la sua valigia, ci metterà i suoi inseparabili guanti, i cappellini e l’ombrello e lo seguirà senza dire nessuna parola.

IL CAPITANO RIDE:- eh sì! D’altronde essendo soli tutti e due che fanno si dividono? Impensabile e poi non essendoci bambini tutto diventa più facile, si sa.

ROSA:- magari non sarebbe male una nuova vita per il brigadiere Stramandino, lontano dalla mamma.

CAPITANO:- vuol dire che si sposerebbe?

ROSA: diciamo che sostituirebbe la madre con un’altra donna. Il che sarebbe il maggior male possibile per l’ipotetica donna. Quello è uno che farebbe sempre il confronto: ah la camicia come la lavava mia madre non la lava nessuno. Troverebbe difettoso pure l’uovo bollito fatto dalla moglie. Ne conosco di tipi simili; anzi, voi uomini per natura avete perenne riguardo verso la  mamma. La mamma non ha difetti e se li ha sono aspetti caratterizzanti della sua personalità. Pensi, capitano, che mio marito giustifica sua madre anche quando la pasta è salata: è saporita, dice. E quando brucia la pasta al forno dice che  è “ccastagnata”, come piace a lui.

IL CAPITANO RIDE :- che pessima cuoca è sua suocera, carabiniere  Cardilio!

ROSA, RIDENDO:-  che pessimo marito che ho, invece! Ma credo che in questo gli uomini si assomiglino tutti. Forse pure lei, capitano, avrà pensato qualche volta che a sua madre un qualcosa riusciva meglio che a sua moglie.

CAPITANO:- si l’ho pensato più volte, ma non l’ho mai detto; e quando sono stato interpellato insistentemente ho scelto sempre la via diplomatica. Diplomazia, diplomazia ci vuole anche in questo, altrimenti mio caro agente Cardilio la guerra la fomenti tu stesso in casa.

Non ho amato mai le guerre né tanto meno le posizioni di intransigenza. Meglio la via della comprensione.

TERRIZZI:-  io che la conosco signor capitano posso ben dire che qualche problema l’ha risolto con la persuasione e con la diplomazia, usando la forza delle parole  e non quella della divisa.  E ricordo quelle carte sulla sua scrivania che sono rimaste settimane prima di essere inoltrate ai comandi superiori o alle autorità giudiziarie, in attesa che, passato il brutto momento, le cose si aggiustassero da sè.

Mi meravigliavo allora di questo atteggiamento, ma col passare del tempo, ho capito ed ho apprezzato il suo comportamento.

Certo qualche fallimento c’è stato. E se mi permette signor capitano non sopportavo la sua delusione. Non sopportavo quell’aria di sconfitta che l’affliggeva.  Ma sono tante le  persone che ancor oggi devono ringraziarla.

CAPITANO CON UN GESTO DI BONARIA INSOFFERENZA: ehhhhhhh! Diciamo che abbiamo cercato di non far peggiorare certi fatti. Ma i fallimenti sono stati pure tanti.

 

TERRIZZI:- signor capitano, fallimenti voluti da altri non certamente da lei. Quando ci si ostina è difficile fermarsi a riflettere e fare qualche passo indietro. Si perde la ragione e a tutti i costi la si vuole vinta. E cosa possono fare i carabinieri se non accertare la verità e passare tutto al magistrato?  Avrebbe potuto riempire le scrivanie dei magistrati con le beghe, i dispetti e le questioni dei nostri paesani, sempre diffidenti e convinti di essere stati truffati da qualcuno, eppure lei, signor capitano, con la pazienza riesce ancor oggi a farli ragionare.

ROSA MOLTO CONVINTA:- lei signor capitano non vuole che si dica, ma ha insegnato a noi cose ben diverse e più importanti di quello che si fa a scuola. 

 

CAPITANO:- ma qui è facile! Grazie a Dio mai un omicidio, mai una rapina. Le cose più gravi? Il tentativo di rubare la “roba”, sconfinamenti, costruzioni abusive. Quattro chiacchiere fra persone ragionevoli e tutto ritorna a posto. Più impegnative le liti familiari con nuore agguerrite, suocere intransigenti,  cognati avvelenati, consuoceri arrabbiati.

ROSA:- non è poco! Non solo devi mettere d’accordo tutti, ma devi stare attento a che ciascuno si senta trattato privilegiatamente e soprattutto senza che si senta danneggiato! Grande impegno signor capitano e grande fatica!

CAPITANO PENSIEROSO:- quando ero un semplice e giovane carabiniere non capivo la tensione e l’ansia dei miei superiori nell’affrontare le varie questioni che gli si presentavano. Seguivo le loro disposizioni ma non riuscivo a condividerle; essi facevano il loro dovere nel miglior modo possibile ma mi rendevo conto che il loro spiccato senso del dovere non risolveva i problemi, anzi, a volte li aggravava.

TERRIZZI:- glielo dicevo poco fa, signor capitano, le parole giuste risolvono tante cose. A nulla servono le denunce e le liti se non ad incancrenire i rapporti fra uomini, dello stesso paese o, addirittura, della stessa famiglia.

 

CAPITANO:- la verità  poi è che  non sono nato per fare il segugio. Fortunatamente se ne sono accorti e grazie a Dio mi hanno assegnato posti tranquilli, dove anziché il carabiniere mi pare di avere fatto il prete.

ROSA RIDENDO:- meno male che c’è lei capitano. Qui ormai sono anni che manca il prete.

Anzi visto che lei è prossimo alla pensione si faccia nominare parroco dall’arcivescovo così evita il trasferimento.

CAPITANO DIVERTITO:- fraintendete sempre! Sono un uomo e non un prete!  

SI SENTONO VOCI ALL’INGRESSO DELLA CASERMA E SUBITO DOPO SI APRE LA PORTA DELL’UFFICIO. COMPAIONO IL BRIGADIERE STRAMANDINO E IL CARABINIERE BONELLI. SCARPE SPORCHE, GAMBALI DEI PANTALONI BAGNATI. SONO SCOMPOSTI ED ACCALDATI.

STRAMANDINO E BONELLI SALUTANO IL CAPITANO E I DUE COLLEGHI. POI STRAMANDINO SI RIVOLGE AL SUPERIORE:-  agli ordini signor capitano!

CAPITANO, MENTRE ROSA E TERRRIZZI GUARDANO ATTONITI: ma cosa vi è successo? Vi siete visti come siete combinati?

BONELLI VA VERSO ROSA E CHIEDE DELL’ACQUA: che sete! Dacci tre bicchieri d’acqua fresca o moriamo. Che caldo! Allo Sciaro siamo arrivati!

 IL CAPITANO RIVOLGENDOSI A STRAMANDINO:- nessuno vi aveva detto di arrivare fin lì. Immagino che avete dovuto abbandonare la macchina.

STRAMANDINO:- sì signor capitano, ma non l’abbiamo persa di vista. I due sono di là. Li abbiamo identificati e adesso dovremmo verbalizzare.

CAPITANO: calma, con calma. Raccontatemi tutto.

ROSA DA’ DA BERE A BONELLI E POI PORTA UN BICCHIERE D’ACQUA PURE A STRAMANDINO:- no, grazie, non ho sete.

CAPITANO:- sistematevi un po’. Pare piuttosto che siate state inseguiti voi.

I DUE SI AGGIUSTANO LE CAMICIE, SI TIRANO SU I PANTALONI E DANNO UNA SPOLVERATA CON LE MANI ALLA DIVISA.

CAPITANO:- almeno il decoro per la divisa. dite. Ascolto.

STRAMANDINO: li abbiamo presi in flagranza. Erano nudi.

CAPITANO:- erano solo nudi, oppure erano in atteggiamenti equivoci?

BONELLI, PRONTAMENTE:- no, no! Anzi erano distanti l’uno dall’altro di almeno 80 -100 metri. Vero Stramandino?

STRAMANDINO ANNUISCE:- sì erano distanti l’uno dall’altro, ma erano completamente nudi.

CAPITANO:- l’ho capito questo. Volevo sapere se c’erano altre motivazioni che vi hanno spinto a portarli qua.

BONELLI:- signor capitano io l’avevo detto al collega. Mettiamogli timore e convinciamoli affinchè la cosa non si ripeta. Mi ero ricordato dell’indicazione che lei stesso aveva dato a Terrizzi. Ma……..

STRAMANDINO: gli ordini erano quelli signor capitano. E penso che ci siamo comportati secondo le disposizioni che lei stesso ci aveva dato nella riunione. E ancora francamente ho le sue parole insieme con quelle del sindaco nelle orecchie.

CAPITANO:- va bene, lasciamo perdere. Chi sono questi due?

STRAMANDINO TIRA FUORI UN FOGLIO E LO PASSA AL CAPITANO:- un giovane studente prossimo alla laurea e un pensionato. Hanno presentato documenti regolari.

IL CAPITANO LEGGE IL FOGLIO E LO PASSA A ROSA:- veda se a carico di questi due risulti qualcosa. Ma a voi sembrano persone perbene?

ROSA ESCE DALLA STANZA COL FOGLIO IN MANO

BONELLI:- sì questa è la mia impressione. Sono molto preoccupati di essere stati fermati ed identificati e soprattutto di trovarsi qui in caserma.

                                                                                                          

STRAMANDINO:- ci mancava pure che non fossero preoccupati! Sono loro che hanno scelto di cacciarsi nei guai. Nessuno ce li ha portati!

TERRIZZI CON SGUARDO SCRUTATORE: e va be’. E che cosa stavano facendo?

SI AVVERTE UN CERTO DISAGIO FRA TERRIZZI E STRAMANDINO.

STRAMANDINO INTUISCE IL SARCASMO DEL COLLEGA E DICE, RIVOLGENDOSI A TERRIZZI:- non capisco perché certe cose non si dicano prima. Si danno disposizioni in un senso ma poi bisogna comportarsi in un altro? E’ questo che vuoi dire?

BONELLI:- infatti, bisognerebbe essere più chiari. Dico la verità ci state guardando con occhi di rimprovero. Mi fate sentire in colpa.

IL CAPITANO PENSIEROSO MENTRE STA FISSANDO IL PAVIMENTO DELLA STANZA:- ma che dice Bonelli! Voi avete fatto il vostro dovere. RIMARCANDO:- Il vostro dovere! PAUSA:- come al solito!

STRAMANDINO: forse bisognava fare diversamente?

CAPITANO:- bisognava fare come avete fatto. D’altronde si era parlato ampiamente di infliggere severe punizioni e soprattutto si era parlato di liberare il boschetto da questi “fetenti”. Tutti lancia in resta, in prima fila il signor sindaco. Bisogna restituire gli spazi ai compaesani, gridava; non possiamo più tollerare incalzava. Se è indispensabile garantire un bordello all’aperto che si faccia lontano dal nostro Comune. Ovviamente tutti applaudivano ma penso che neanche sapevano di che cosa si stesse parlando. E quell’altra, la maestra, presidente di non so quale associazione ad approvare. Lei, ridicola tutrice della morale degli adolescenti  pericolosamente messi a rischio, ma già esperti fumatori di canne.

IL CAPITANO SI FERMA DAVANTI A STRAMANDINO LO SCRUTA ATTENTAMENTE E QUINDI CON TONO MENO POLEMICO AGGIUNGE:- Stramandino, ritengo che abbiate fatto il vostro dovere, così come ce l’hanno chiesto i cittadini e il sindaco, ma quello che mi domando: siamo sicuri di avere fatto quello che era giusto? Siamo sicuri che abbiamo risolto un problema a vantaggio di tutti? Questo mi domando.

TERRIZZI:- signor capitano, molto spesso lei mi ha detto che non ci dobbiamo porre domande; che dobbiamo seguire regole e norme per non sbagliare. Che le regole sono il conforto delle nostre decisioni. E francamente anch’io più volte domandandomi se una decisione era giusta o sbagliata, ho seguito la regola. Non ero contento, ma mi mettevo il cuore in pace e non ci pensavo più. Non si può ……………………

PASSA VELOCEMENTE UN TRENO. TREMA TUTTO. BONELLI CHIUDE LA FINESTRA. APPENA PASSATO IL TRENO, TERRIZZI RIPRENDE:- …. non si può fare l’altalena: oggi sì, più tardi no, poi forse, e andare avanti senza precisi punti di riferimento.

CAPITANO:- decidere secondo le norme non si sbaglia. Ma è più difficile decidere secondo coscienza. Il guaio è che ogni coscienza è diversa da quella di un altro. Però mi pare che decidere solo per precetti scritti sia scaricarsi della responsabilità etica.

MENTRE BONELLI RIAPRE LA FINESTRA, ENTRA ROSA CON FOGLI IN MANO E SI RIVOLGE AL CAPITANO:- signor capitano, puliti come l’acqua di sorgente. Qualche anno fa il più giovane ha esposto denuncia per la perdita di documenti. Devo dire che mi aspettavo due personaggi da palcoscenico. Altro che fazzolettini profumati e braccialetti! Sono due persone dall’aspetto molto dignitoso che non lascia sospettare nulla.

TERRIZZI RIDENDO:- si vede che anche in questo sono sfortunato. A me capitano le checche, a Stramandino e Bonelli i gay insospettabili e seri.

IL CAPITANO PRENDENDO I FOGLI E CAMMINANDO PER LA STANZA:- bene! Allora provvedete alla verbalizzazione e scrivete un rapporto accurato. Significa che manderemo dal giudice due nudisti con la sola colpa di avere mostrato che cosa? il culo? O altro?

STRAMANDINO AVVICINANDOSI AL CAPITANO:- signor capitano, lei non ha condiviso questa operazione. Ma ci ha mandato lei. Se vuole io posso ritirarmi. Dica lei quello che è necessario fare. Io sono un subalterno e sono abituato ad obbedire. Mi dica come procedere.

IL CAPITANO MOLTO LENTAMENTE:- Stramandino, l’obbedienza non c’entra! E lo so che lei è rispettoso degli ordini e che non si metterebbe mai contro la mia volontà.

Potrei dire di  lasciare perdere tutto, di rimandare quei due a casa e sono certo che lei obbedirebbe senza esitare, ma non è questo. Avrebbe dovuto sentire lei che oltre il rigore delle Leggi c’è pure il buon senso.

STRAMANDINO:- signor capitano, è lei che mi deve dire cosa dobbiamo fare. Io ho eseguito degli ordini ed aspetto ordini. Posso mettere da parte, come è giusto che sia, il mio disgusto e la mia totale disapprovazione per quello che ho visto al fiume. Sono un brigadiere temprato e forte, abituato anche alle contraddizioni dei superiori, con tutto rispetto. Bonelli sarebbe d’accordo, credo.

BONELLI:- sì, nessun problema, forse sarebbe anche una seccatura in meno.

ROSA: soluzione perfetta! Pensate ai risvolti pratici. Niente carte, rapporti, timbri e firme; niente giudici, avvocati e testimoni…

ROSA, TERRIZZI E BONELLI RIDONO. STRAMANDINO E’ SERIO.

ROSA AGGIUNGE:- ma non può essere sempre così, purtroppo.

CAPITANO:- secondo lei, Stramandino, basta un mio ordine per risolvere una situazione così delicata? Certo potrei mandare i due a casa, ma perché lo devo fare io e non l’avete fatto voi? Ma ogni testa, come si dice, è un tribunale ed allora affidiamoci tutti alla Legge. Solo così si evitano complicazioni.

STRAMANDINO:- ma quali complicazioni, capitano?

CAPITANO: potrei essere io una seria complicazione.

TERRIZZI: lei? E perché lei, signor capitano?

CAPITANO RIVOLGENDOSI DIRETTAMENTE A STRAMANDINO:- non discuto sull’operazione in sé, corretta ed ineccepibile, ma sul significato e sul valore che gli abbiamo dato. Il mio modo di vedere sicuramente è distante da quello di altri e in particolar modo dal suo.

STRAMANDINO:- signor capitano, sono qui a disposizione e non aspetto altro che un suo ordine. Ma è lei che mi deve dire che ciò che ho fatto insieme col collega Bonelli andava fatto diversamente.

CAPITANO:- è la seconda volta che tenta di farmi dire di un’operazione riuscita che non è andata bene solo perché non la condivido. Perché dovrei dire questo quando è certo che voi avete fatto con scrupolo quello che si voleva da voi?

STRAMANDINO:- ma signor capitano, mi pare così contrariato, invece! Ho il sospetto di aver sbagliato. Anzi si legge in faccia che lei avrebbe desiderato un nostro comportamento diverso.

TERRIZZI:- eh, già!

CAPITANO:- forse sì, ma io non posso obbligarvi.

STRAMANDINO:- cosa avrebbe fatto lei, signor capitano? 

CAPITANO:- non mi faccia queste domande! Dall’esterno siamo tutti bravi a trovare la soluzione a tutti i problemi. E poi lei non ha bisogno di suggerimenti e ripeto che quello che ha fatto va benissimo.

IL CAPITANO SMETTE DI PARLARE PER QUALCHE SECONDO, MA POI RIPRENDE CON LA STESSA VENA POLEMICA:- finalmente in paese potranno dire che ci stiamo dando da fare contro gli omosessuali e contro i nudisti. Diranno che era ora di prendere le parti dei cittadini educati ed onesti. Saranno felici. Solo che a pagare per tutti saranno quei due che stanno di là. Due talmente stupidi che vedendovi non sono riusciti neanche a fuggire.

BONELLI:- ma non hanno neanche tentato! Non so se per la sorpresa di averci visto o se per sfacciataggine. Qualcun altro, invece, è fuggito e si è nascosto fra i rovi e le canne del bosco.

ROSA:- ma quale sfacciataggine, li avete visti?

TERRIZZI:- si tratta dei soliti imbranati.

CAPITANO:- continuando così prenderemo pure quelli che stamattina sono riusciti a scappare.

BONELLI:- secondo lei ritorneranno?

CAPITANO: certo che ritorneranno, ma fra qualche giorno.

BONELLI:- proprio per questo forse sarebbe opportuno mandare in tribunale questi due. Magari tutti quelli che girano lì intorno avranno un poco di timore.

CAPITANO:- spariranno per qualche giorno, per qualche mese; magari per rischiare di meno non si spoglieranno più, ma verranno. Chi può avere timore se qualcuno è stato portato in caserma o perché è stato denunciato? Se c’è qualcuno timoroso sicuramente non è mai venuto e non verrà allo Sciaro.

TERRIZZI:- se è per questo non sarebbe esemplare neanche il carcere!

STRAMANDINO:- allora, signor capitano, il nostro intervento è stato inutile?

CAPITANO CON TONO PUNGENTE:- no, no, no! È servito a qualcosa: spaventare quei due, creargli problemi, infangare la famiglia. Però noi abbiamo fatto il nostro dovere e il paese ha finalmente il territorio ripulito.

STRAMANDINO:- signor capitano,  ne parla come se fossimo stati spinti da un esasperato accanimento. Siamo ancora in tempo e possiamo sistemare come si vuole.

CAPITANO:- non è accanimento. Lei non sarebbe così pusillanime da lasciarsi trascinare da un sentimento così vigliacco, semmai è un’idea ossessiva: il dovere a qualunque costo!

STRAMANDINO:- questo ci hanno insegnato! Il dovere sopra ogni cosa!

CAPITANO:- lo so. Ma mi chiedo se a volte il dovere è il piacere di avere servito gli altri o quello di avere soddisfatto una smania personale! Una sorta di vizio segreto inconfessabile persino a noi stessi.

STRAMANDINO E TERRIZZI GUARDANO IL CAPITANO PIUTTOSTO PENSIEROSI. MENTRE ROSA E BONELLI SEMBRANO DISORIENTATI. DOPO UNA BREVE PAUSA IL CAPITANO RIPRENDE:-  procedete alle verbalizzazioni. L’azione è stata affidata a due carabinieri onesti e seri e sono certo che quanto da loro affermato corrisponde alla verità. Noi dobbiamo assolvere a dei compiti ben precisi, saranno gli altri a giudicare.

STRAMANDINO:- e allora… ci dica lei.

BONELLI AGITATO:- ma se non siamo d’accordo, possiamo rimandare tutto a domani e intanto si riflette sul caso.

CAPITANO:- non c’è nulla su cui riflettere. E non servirebbe rimandare la questione a domani. Meglio concludere ora. D’altronde non stiamo dando né sentenze né condanne.

NESSUNO PARLA. DOPO UN LUNGO SILENZIO STRAMANDINO, GUARDANDOSI ATTORNO E VEDENDO CHE BONELLI ERA STATO MESSO FUORI GIOCO DALLE PAROLE DEL CAPITANO, CHIEDE:- signor capitano, nella denuncia quale reato bisogna segnalare alle autorità giudiziarie?

IL CAPITANO ANNUISCE  E DOPO DUE O TRE PASSI NELLA STANZA RIVOLGENDOSI A BONELLI:- mi prenda il codice.

BONELLI SI AVVICINA ALLO SCAFFALE, PRENDE UN GROSSO VOLUME, LO SPOLVERA CON LE MANI E RIVOLGENDOSI AL CAPITANO:- prego, signor capitano.

IL CAPITANO SI SIEDE, APPOGGIA IL VOLUME SULLA SCRIVANIA, LO APRE E SI SOFFERMA A LEGGERE UNA PAGINA. POI SI ALZA, VA AL CENTRO DELLA STANZA, E CON TONO DECISO DICE A STRAMANDINO CHE LO ASCOLTA ATTENTAMENTE:-articolo 527 del codice penale: atti osceni in luogo pubblico.

   

FINE PRIMO ATTO


 ATTO II

STESSA SCENA. ALLA SCRIVANIA STRAMANDINO. TERRIZZI DAVANTI ALLA FINESTRA A PRENDERE ARIA FRESCA. SI APRE LA PORTA: ENTRANO BONELLI E UN GIOVANE. QUEST’ULTIMO HA UNA SACCA A TRACOLLA ED E’ MOLTO AGITATO.

STRAMANDINO:- si accomodi, signor La fauci. Si sieda pure.

LA FAUCI SI SIEDE E DICE CON UN FIL DI VOCE:- ma che bisogna fare? Perché mi tenete ancora qui? Cosa ho fatto?

STRAMANDINO NON RISPONDE. PARLA BONELLI:- stia tranquillo. Vedrà che non è una cosa terribile. Purtroppo, come le avevamo anticipato lei è stato colto in flagranza di reato e pertanto dobbiamo segnalarla alle autorità giudiziarie.

LA FAUCI:- ma per così poco? Sono anni che si va lì a prendere il sole nudi. Lo sanno tutti.

STRAMANDINO:- questo non significa che non sia un reato. In Italia nei luoghi pubblici è vietato fare nudismo o, come preferisce dire lei, naturismo. La sua libertà finisce dove inizia quella di un altro. Lei col suo atteggiamento costringe persone a vedere cose che non desiderano vedere.

LA FAUCI:- ma se non c’è mai nessuno! Mi creda. E poi l’avete visto voi stessi che è una specie di landa desolata. Nessuno ci viene mai a passeggiare, tranne i ...  nudisti. Anche i bagnanti lo sanno.

STRAMANDINO:- signor La Fauci deve indicarci un avvocato, se vuole, e soprattutto ci deve dare sotto sua responsabilità un domicilio dove dovranno essere recapitate tutte le comunicazioni relative al suo caso.

LA FAUCI ALLARMATO:- l’avvocato? Ma è una cosa grave, allora! Ma perché? Non capisco. Come faccio?

STRAMANDINO:- lo Stato mette a disposizione il difensore d’ufficio: se vuole può ricorrere a lui.

LA FAUCI:- ma non è questo! E che non riesco ancora a capire. Per una questione tutto sommato di poco conto e poi voi non potete dire di avermi visto nudo: in quel momento avevo tolto il costume bagnato e quando mi sono accorto di voi mi sono coperto con il telo.

STRAMANDINO IRONICAMENTE:- non era nudo! Infatti, aveva pure la cravatta; anzi aveva la sciarpa intorno al collo, visto il freddo!

BONELLI:- non dica bugie: era nudo. In ogni caso se non lo era in quell’istante lo sarebbe stato dopo.

LA FAUCI:- questo è vero, ci vado apposta lì, per prendere il sole nudo. Ma in quella circostanza  non ero nudo.

STRAMANDINO CON FARE DECISO E DETERMINATO:- comunque, si potrà giustificare e discolpare dal giudice. Sarà lui a dire se era nudo oppure no.

LA FAUCI AGITATISSIMO:- giudice? Ma qui siamo pazzi? Ma vi rendete conto che io non posso affrontare una causa? Voglio parlare col capitano. Possibile che non ci siano dei superiori?

BONELLI CON FARE MOLTO CONSOLATORIO:- dai, si calmi. Cerchi di stare tranquillo. Così non fa altro che peggiorare la sua situazione. Prima di procedere abbiamo sentito i nostri superiori, in particolar modo il capitano Morano. In ogni caso nessuno può cancellare il reato che gli verrà ascritto. Solo il giudice può intervenire. Prenda un bel respiro e cerchi di facilitare l’espletamento della pratica, così andrà via subito da qui.

LA FAUCI: sì voglio andare via! Chi mi ci ha portato oggi qui tra questi guai? Meglio  andare a finire sotto un tir e morire che stare qui.

STRAMANDINO, MOLTO CALMO:- se non voleva finire in caserma doveva evitare di starsene nudo in quel posto e andare, invece, sulla spiaggia dove ci sono tanti altri bagnanti a prendere il sole decentemente. Nessuno di noi l’avrebbe costretta a venire nei nostri uffici!

STRAMANDINO DOPO UNA BREVISSIMA PAUSA RIPRENDE IL DISCORSO MARCANDO LE PAROLE:- ma a quanto pare né a lei né agli altri interessa il sole: nel boschetto si fanno tante porcherie, infischiandosene di chi possa passare.

LA FAUCI FISSA STRAMANDINO NEGLI OCCHI E TROVANDO LA FORZA DICE:- adesso dite pure che stavo facendo sesso o qualche altra cosa brutta.

BONELLI:- nessuno ha detto questo e il brigadiere voleva sottolineare una cosa che è nota a tutti e che ormai dà fastidio a tutti, tranne a voi che ci andate.

TERRIZZI SI AVVICINA. LANCIA UNO SGUARDO SCRUTATORE A LA FAUCI E GLI DOMANDA:- lei è studente?

LA FAUCI CON UN FIL DI VOCE: - sì sono studente, prossimo alla laurea. Ed ero venuto qui per passare una giornata tranquilla e riposarmi un poco.

STRAMANDINO, SEMPRE IRONICAMENTE: - mi dispiace se abbiamo fatto sballare il suo programma, ma……… come capirà non è dipeso da noi.

LA FAUCI:- eh già! Maledetto che sono! Di chi è la colpa se non mia?  E penso a tutte le conseguenze di questa maledetta giornata. Stando così le cose e da come mi avete fatto capire non finisce qui. No, non finisce qui!

LA FAUCI SI ALZA E SI PORTA LE MANI SUL VOLTO. BONELLI GLI SI AVVICINA GLI METTE UNA MANO SU UNA SPALLA E LO INVITA A SEDERSI:- dai si risieda e non si disperi. Cerchiamo di andare avanti.

BONELLI RIVOLGENDOSI A STRAMANDINO:- brigadiere è pronto il verbale?

STRAMANDINO:-sì! Signor La Fauci risulta che tre anni fa ha denunciato presso questa caserma lo smarrimento di alcuni documenti più o meno nella zona dove oggi è stato colto nudo. Il collega che allora aveva verbalizzato esprimeva il sospetto che lei avesse subito un’aggressione da lei negata decisamente.

LA FAUCI:- sì ho fatto quella denuncia. Mi sono limitato a quello. Non volevo neanche allora creare problemi alla mia famiglia. In effetti c’era stato uno scontro con dei giovinastri e qualcuno che aveva assistito aveva avvisato i carabinieri col telefonino. Per evitare seccature e chiudere la vicenda lì mi sono presentato spontaneamente in caserma ed ho dichiarato lo smarrimento dei documenti.

STRAMANDINO:- era quindi una messinscena? Non aveva perso i documenti?

LA FAUCI:- mi avevano portato via la borsa con i documenti e i soldi. Ma non potevo dichiarare altro se non lo smarrimento. Sarebbe stato pregiudizievole per me se i miei avessero saputo che ero stato aggredito al fiume.  Ormai è noto a tutti che a frequentare quella zona sono solo omosessuali.

STRAMANDINO:- così ha dato via libera a dei  mascalzoni. Doveva denunciarli. Se si continua così non la finiranno mai di aggredire cittadini inermi ed onesti.

LA FAUCI:- non sarebbe valso a nulla denunciarli. Non l’avreste presi ed io avrei creato solo tensione ed ansia alla mia famiglia. È andata bene così!

STRAMANDINO SI ALZA PRENDE TRE FOGLI DALLA STAMPANTE E RIVOLGENDOSI A LA FAUCI:- con questo la informiamo di quanto verrà comunicato alle autorità competenti. Lei dovrà leggere e firmare. Come potrà vedere, oltre alla firma mia, brigadiere Stramandino, c’è pure quella del carabiniere Bonelli Francesco.

 

STRAMANDINO PORGE I TRE FOGLI A LA FAUCI, IL QUALE SI SIEDE, NE PRENDE UNO ED INIZIA A LEGGERLO ATTENTAMENTE. DOPO DUE O TRE RIGHE URLA:- atti osceni in luogo pubblico? Ma siete pazzi? Volete rovinarmi? Ma come fate a scrivere una cosa del genere?

BONELLI:- si calmi, non urli. Purtroppo la pratica del nudismo rientra  in questo articolo che contempla diversi reati.

LA FAUCI HA UNA CRISI DI NERVI: TREMA E SI MORDE LE LABBRA. POI SCOPPIA A PIANGERE. I TRE AGENTI GUARDANO IMPASSIBILI. POI STRAMANDINO GIRANDO INTORNO ALLA SCRIVANIA:- lei è sensibile, ci dispiace che l’abbia presa con tanta preoccupazione. Ma deve capire che la Legge è Legge e che noi …………..

PASSA VELOCEMENTE UN TRENO. STRAMANDINO SI INTERROMPE. BONELLI SI AVVICINA A CHIUDERE LA FINESTRA MA SI FERMA. PASSATO IL TRENO STRAMANDINO CONTINUA:- … noi stiamo facendo il nostro dovere. Siamo solo degli strumenti. Degli strumenti dai quali si pretende la verità dei fatti.

TERRIZZI SI AVVICINA A LA FAUCI  E CON FARE COMPRENSIVO DICE:- firmi e vada via. Più sta qui e più sta male. Firmi e intanto pensi a quello che dovrà dire al giudice.

LA FAUCI: al giudice? Ma devo pensare a quello che dovrò dire ai miei! Cosa dirò? Cosa posso inventarmi? Ci sarà una bugia che potrà giustificare la mia presenza in un luogo frequentato da gay che vanno in cerca di altri gay per fare sesso?

TERRIZZI:- non è necessario farlo sapere. Lei è maggiorenne e può fare tutto senza dare comunicazione ai suoi e  senza spendere soldi per l’avvocato, fortunatamente.

LA FAUCI: non posso. Alla vergogna dovrei anche aggiungere le menzogne. E poi chissà quante altre cose nasceranno ancora.

STRAMANDINO:- perché parla adesso di vergogna? Non ne aveva prima e non può averne neanche adesso.

LA FAUCI:- ma che dice, brigadiere! Certo che ho vergogna. La mia è una famiglia modesta e mio padre mi ha portato avanti con tanti sacrifici e io rappresento il riscatto e il frutto di anni di duro lavoro. Mi stima, sono il suo orgoglio; dirgli adesso che sono gay e che vengo in quel posto schifoso sarebbe per lui una delusione.

In fondo che lo sappiano gli altri mi importa poco, ma lui che ha riversato su di me tante aspettative non merita questo dispiacere.

TERRIZZI:-  ma non è sempre così. Magari inizialmente proverà delusione e risentimento, ma poi si accorgerà che lei gli potrà dare ugualmente le soddisfazioni che si aspettava.

LA FAUCI:- si sentirà tradito. E poi non è bello che venga a sapere che mi hanno beccato in quel posto maledetto e sapere che sarò processato per atti osceni in luogo pubblico.  Cosa diranno i suoi colleghi o i suoi amici quando parlerà di me? Gli rideranno dietro. Oppure eviterà di parlare di me, dei miei studi, delle mie qualità per non sentirsi a disagio e non sentire i giudizi prevenuti e cattivi di chi lo ascolta. Sono certo che sarà un duro colpo per lui. Devo evitarglielo.

STRAMANDINO:- tanto prima o poi l’avrebbe saputo, no? Oppure l’avrebbe ingannato all’infinito?

LA FAUCI:- evitare dispiaceri non è ingannare. Quale necessità c’è di fargli sapere che sono gay? Per chiarezza? Per onestà mia? Non mi importa più di tanto, l’importante è non fargli male.

STRAMANDINO:- l’avrebbero fatto gli altri. Sarebbe successo prima o poi qualcosa che lo avrebbe messo al corrente della sua situazione. Ma questi non sono problemi dei carabinieri. Sono problemi familiari che deve risolvere lei. Adesso a noi importa che lei firmi, se vuole firmare, e finirla qui.

LA FAUCI: certo i problemi familiari esulano dalla vostre competenze. Ma intanto li aggravate. Avrei potuto parlare io a mio padre della mia condizione, avrei trovato gli argomenti e le parole giuste  e sono certo che mi avrebbe capito. E’ un uomo molto buono. Ma così diventa vergogna solo a pensarci!

STRAMANDINO:- ha deciso di firmare? Di là c’è un’altra persona che sta aspettando noi. Mi pare che non abbiamo altro da aggiungere. C’è forse qualche cosa che non le è stata detta chiaramente?

LA FAUCI: - è tutto maledettamente chiaro, purtroppo!

LA FAUCI ABBASSA GLI OCCHI. È DISPERATO. SCUOTE LA TESTA E DICE:- come faccio? Atti osceni in luogo pubblico! Come potrò spiegare a mio padre che non stavo facendo nulla di male.

BONELLI:- infatti stava solamente prendendo il sole nudo. Fin qui non c’è nulla di male. Capiranno tutti.

LA FAUCI:- ma è il posto che è equivoco e che non lascia dubbi su facili deduzioni. Cosa potete fare? Vi prego, aiutatemi! Sono certo che siamo ancora in tempo e che potete tirarmi fuori da questa trappola. Ve lo chiedo umilmente. Se non volete farlo per me, fatelo per mio padre, per la mia famiglia. Credetemi, mio padre è una persona corretta non merita questo.

BONELLI INFASTIDITO:- adesso finiamola col pietismo. Non ci dica che la mamma è malata, che il papà è invalido ecc. sono storie vecchie che ormai non reggono più.

STRAMANDINO:- nessuno ce l’ha con suo padre; anzi ha ampiamente la nostra comprensione.

TERRIZZI:- i genitori sono abituati ai dispiaceri che danno i figli e sanno comprendere più di quanto spesso ci si aspetti.

LA FAUCI CON VOCE ROTTA DAL PIANTO:- ma non a questo tipo di dispiaceri. Mio padre mi considera un ragazzo con la testa a posto, attento agli studi e alle esigenze della famiglia. Mi indica come esempio di serietà. Come potrò dire tutto questo o come potrò nasconderlo?

STRAMANDINO SOLLECITA ANCORA LA FIRMA:- allora firma?

LA FAUCI:- ma come posso firmare un verbale così grave? E se non firmo cosa succede?

TERRIZZI CON FARE BONARIO E PERSUASIVO:- la situazione non cambia. Il reato resta e la comunicazione forse gliela fanno recapitare con un carabiniere a casa e se lei decide di tenere tutto all’oscuro ai suoi diventa più complicato. D’altronde, si tratta solo di una comunicazione; non sta ammettendo di avere commesso il reato che gli viene ascritto.

LA FAUCI PRENDE LA PENNA E CHIEDE:- dove bisogna firmare?

LA FAUCI TENTA DI RILEGGERE, POI AGGIUNGE: io vorrei annotare delle mie considerazioni su quanto voi avete scritto. Vorrei contestare sin da adesso che non stavo facendo alcun atto osceno, che ero solo e che stavo prendendo il sole.

STRAMANDINO GLI INDICA DOVE DEVE FIRMARE:- deve firmare qui. Solo la firma. Non può aggiungere altro sul verbale. Le contestazioni vanno fatte al magistrato. Qui non siamo in tribunale.

LA FAUCI FIRMA VELOCEMENTE I TRE FOGLI E AGGIUNGE:- devo pensare a qualche cosa. Devo risolvere il problema. SI FERMA PENSIEROSO E POI CON ARIA RASSEGNATA AGGIUNGE:- un’idea mi verrà!

BONELLI SI AVVICINA A LA FAUCI E LO INVITA A SEGUIRLO: venga con me in sala di attesa. Aspetti lì nel frattempo che il capitano firmi il verbale.

 

BONELLI ACCOMPAGNA NELLA SALA D’ATTESA LA FAUCI. LASCIA LA PORTA APERTA  E SUBITO DOPO RIENTRA CON UN SIGNORE ALTO E ROBUSTO DALL’ ATTEGGIAMENTO TURBATO. STRAMANDINO SI SIEDE ALLA SCRIVANIA E LO FA ACCOMODARE:- si sieda signor Monticelli.

MONTICELLI MOLTO A DISAGIO SI ACCOMODA E DICE:- grazie.

STRAMANDINO:- signor Monticelli, siamo costretti, vista la flagranza del reato, a comunicare alle autorità giudiziarie quanto da noi rilevato. Lei potrà giustificarsi in quella sede e fin d’ora può indicarci un suo difensore di fiducia.

MONTICELLI:-se dicessi che mi trovavo lì per la prima volta nessuno mi crederebbe. Però è la verità e, inoltre, non ho fatto altro che seguire delle indicazioni abbastanza chiare su internet e su alcune riviste.

STRAMANDINO MENTRE DATTILOSCRIVE:- questo purtroppo non cancella il reato. Ripeto: potrà dare le sue giustificazioni al magistrato, quando verrà chiamato. Adesso dobbiamo espletare la pratica con tutti i dati che lei stesso ci ha fornito e che sicuramente sono corretti. Vuole forse cambiare qualche dato?

MONTICELLI:- i dati sono esatti. Ma vorrei aggiungere qualche cosa, prima che voi procediate. Voi avete visto che appena mi sono accorto della vostra presenza mi sono rivestito.

STRAMANDINO INTERROMPENDO DI DATTILOGRAFARE E ALLONTANANDO LE MANI DALLA TASTIERA:- ci mancava pure che vedendo arrivare i carabinieri lei non si ricomponesse! Sarebbe stato più grave, mi creda. Di ciò il magistrato ne terrà conto.

MONTICELLI CON MOLTA TRANQUILLITA’:- lei parla come se io avessi fatto chissà che cosa! E che addirittura posso godere di attenuanti!

STRAMANDINO:- la prego, signor Monticelli, noi dobbiamo fare solo il nostro rapporto, secondo le disposizioni di Legge. Tutto il resto non ci riguarda.

MONTICELLI:- non si può parlare prima di andare avanti? Magari vedere di sistemare le cose…

BONELLI SI AVVICINA A MONTICELLI E GLI DICE:- certo che può parlare. Ma la situazione resta quella che è. Noi non possiamo cambiare le cose. Possiamo ascoltarlo per suo sollievo, ma di più non possiamo fare.

TERRIZZI SI AVVICINA PURE A MONTICELLI E GLI RIVOLGE LA PAROLA:- se è una cosa importante ai fini del verbale la può dire. Il brigadiere Stramandino lo ascolta, anche se è difficile dare una svolta in senso positivo alla questione.

STRAMANDINO INFASTIDITO DALL’INTERVENTO DI TERRIZZI:- più che difficile, impossibile! Ma l’ascolto.

MONTICELLI GUARDA INTORNO A SE’, TIRA UN SOSPIRO E POI CON UN SENSO DI VERGOGNA DICE:-  non solo ho una certa età, ma io sono soprattutto un padre di famiglia. Ho moglie e figli.

STRAMANDINO:- doveva pensarci prima! Adesso non può tirare fuori il discorso del padre di famiglia onesto che rovina moglie e figli. Prima di fare certe cose bisogna riflettere. Purtroppo il nostro ruolo non ci consente di impietosirci.

MONTICELLI:- io non sto chiedendo pietà! Non sono come il ragazzo che sta di là e che per paura trema e piange e si morde le mani per avere commesso una sciocchezza che forse poteva evitare.

Io mi assumo le mie responsabilità e se è il caso pago per come vuole la Legge. So di non avere fatto nulla di grave che possa intaccare la mia moralità: ben altre sono le accuse che possono fare di un uomo onesto e rispettoso un delinquente.

MONTICELLI SI FERMA E CON LO SGUARDO CERCA GLI OCCHI DI STRAMANDINO:- il problema per me è un altro: la mia famiglia. Devo cercare che questa storia non gli arrechi danni.

BONELLI:- in quali situazioni difficili a volte ci si mette! Ritornare indietro poi significa calpestare le  macerie.

TERRIZZI:- signor Monticelli, avrà tutto il tempo per chiarirsi con sua moglie e i suoi figli. Certo ci saranno momenti di disagio ma possono essere superati.

MONTICELLI CON TONO MOLTO BASSO E DOPO AVER RIFLETTUTO:- di questo sono sicuro. Non mi affligge quello che penseranno di me mia moglie e i miei figli, ma quello che dovranno subire loro dagli altri.

STRAMANDINO INTERROMPE MONTICELLI:- veda, anche adesso lei si sta ponendo su un piano non condivisibile. Ci fa capire che sua moglie sa di lei. E certamente che non va al fiume solamente a prendere il sole nudo. Se posso essere sincero: lei ha commesso reato nei confronti dei cittadini e soprattutto nei confronti della sua famiglia. Comunque, non inverta le parti: noi non abbiamo torto.

MONTICELLI CONCITATO: no, ma che dice! Come potrei dare torto ad un servitore dello Stato così zelante e preciso come lei e così attento nelle sue funzioni? Ma io guardo pure dentro me stesso e vedo che non ho fatto male a nessuno. Come posso condannarmi?

Anche se mi fossi appartato in compagnia di qualcuno, confesso che probabilmente l’avrei pure fatto, quale sarebbe stata la mia colpa?  

BONELLI QUASI PERPLESSO:- ma lei qui sta confessando una cosa non edificante. Non dimentichi che è un padre di famiglia.

MONTICELLI:- non sono capace di fare del male. Non ne ho fatto mai. Eppure a volte basta una sola parola. Ed io nella mia qualità di professionista l’avrei potuto fare tranquillamente, per punire un mio nemico, per riparare ad un danno subito ingiustamente, oppure, che so, per antipatia grande o piccola. Invece, sono sempre stato corretto. Ho garantito a tutti il necessario rispetto, vincendo a volte anche la forza delle mie passioni.

BONELLI ASCOLTA INTERESSATO, MENTRE TERRIZZI AVVICINANDOSI COMMENTA:- ma proprio per questo, signor Monticelli, dovrebbe comportarsi in maniera da evitare disonore alla sua famiglia.

MONTICELLI:- l’onore della mia famiglia resterà pulito e non potrà essere scalfito da questa imbarazzante situazione. Mia moglie non mi giudicherebbe mai attraverso un rapporto dei carabinieri: ha più fiducia in quello che dico io. Tanti anni insieme, trascorsi con fiducia reciproca e con illimitata sincerità, significa comprendersi e capire l’una dell’altro anche quello che diviene difficile spiegare a parole.

STRAMANDINO PIUTTOSTO IRRITATO:- certo lei a sua moglie può raccontare quello che vuole, può anche dire che la nostra è una meschina persecuzione.

MONTICELLI CON FOGA:- no! No! Non è questo che volevo dire. A mia moglie posso dire tutto quello che voi non avete potuto vedere e che non può essere scritto in un semplice foglio di carta. Ci sono delle motivazioni che sembrano incomprensibili ma che sono molto spesso i motori dei nostri comportamenti.

STRAMANDINO GLI PORGE TRE FOGLI E CON DECISIONE DICE:- senta, riservi le sue lezioni di filosofia e psicologia ad altri momenti. Firmi! E si ricordi che sta dichiarando tutto sotto la sua responsabilità per quanto riguarda i dati che ci ha fornito. Il resto non c’è bisogno di discuterlo: piena flagranza.

MONTICELLI SI ALZA SI VOLGE A BONELLI E TERRIZZI:- aspettate, vi prego. Cercate di capirmi. Non devo dimostrare alcun affetto alla mia famiglia. I miei figli saranno sempre grati di quello che ho dato loro e degli insegnamenti che ne hanno fatto oggi uomini stimati. Questo me lo riconosceranno sempre e a me basta.

Ma non posso tollerare che per questa mia disavventura divengano oggetto di scherno e pettegolezzo.  

STRAMANDINO:-  adesso non stia qui a sbattersi la testa e a farci venire i sensi di colpa che non abbiamo. Avrebbe dovuto essere più prudente lei.

MONTICELLI:- posso accettare tutto, ma non posso tollerare che vengano colpiti da chi aspetta meschinamente un mio passo falso. Immagino già i commenti di questi miserabili. Appena i miei figli gireranno le spalle saranno sommersi dalle conclusioni volgari dei loro nemici, immagino pure le conversazioni dei loro amici che non gli risparmieranno allusioni e bestialità. Questo è quello che non sopporto! Io sarò il pensionato porco e loro obiettivo di chiacchiere gratuite. Non voglio pensare quello che diranno di mia moglie. Ho bisogno di aiuto. Devo……, devo……

BONELLI DANDOSI UN’ARIA PIU’ AUTOREVOLE:- lo sa: il nostro aiuto è stilare un rapporto fedele ai fatti. Non vogliamo assolutamente danneggiarla per cose che non ha commesso.

MONTICELLI SI RISIEDE. SI SENTE PERDUTO:- eppure posso chiamare qualcuno influente che possa tirarmi fuori da questo incubo. Basterebbe una telefonata e sono certo che il vostro rapporto alla magistratura sarebbe solo tempo perso. Ma non posso. Non riesco a fare cose che sono lontane dal mio modo di vedere la vita e da quell’impegno di serietà che ha caratterizzato le mie scelte professionali.

STRAMANDINO:- sarebbe inutile! Nel nostro ufficio certe cose non avvengono. E la smetta, altrimenti non saprei come giudicare questo suo atteggiamento. Sta cercando di dirci che è in grado di trovarsi un’autorevole raccomandazione?

MONTICELLI SOSPIRA:- la chiami come vuole! Chissà quanti sarebbero felici di aiutarmi in questa storia! Ma non so se questa felicità sarebbe per avermi tirato fuori dall’imbroglio o perché romperebbe quel rigore morale che mi ha sempre contraddistinto e contro il quale avevano trovato sempre un muro di gomma.

BONELLI:- mi scusi, signor Monticelli, io non conosco cosa faceva prima, però uno che dice di avere condotto una vita moralmente rigorosa e poi si lascia beccare sulle rive di un fiume nudo e in attesa di…… è una forte contraddizione.

STRAMANDINO GUARDA MONTICELLI CON ARIA MOLTO SOSPETTOSA, POI AGGIUNGE:- e certamente è solo la prima volta che viene beccato. Ma non certamente la prima che ci è venuto.

MONTICELLI:- deduzioni logiche. Lei già anticipa tutte quelle conclusioni di una città affamata di scandali. E chissà quanti diranno che in fondo avevo l’aspetto strano ed ambiguo e che tutto sommato avevano intuito che non ero una persona a posto.

Nulla per me è meno importante dei loro discorsi. Purtroppo, però, questo nulla diviene fango che senza riguardi verrà scaricato su mia moglie e sui miei figli. Prima di uscire da questa caserma devo trovare una soluzione. Sarà difficile, ma devo. Tutto ciò è intollerabile ed è al di sopra delle mie umane capacità.

TERRIZZI SI AVVICINA LENTAMENTE A MONTICELLI E CON ACCENTO PERSUASIVO DICE: signor Monticelli la soluzione la deve trovare insieme con la sua famiglia. Noi possiamo garantirle il massimo della riservatezza, chiunque lei sia e chiunque siano i suoi figli. Su questo punto ha la mia parola e …. quella del brigadiere Stramandino.

STRAMANDINO IRRITATO:- adesso basta. Stiamo trasformando la caserma in un consultorio.

STRAMANDINO SI AVVICINA A MONTICELLI E  LO INVITA, CON DETERMINATEZZA, A FIRMARE: deve firmare qui. È suo diritto leggere quanto gli stiamo comunicando.

MONTICELLI TENTA DI LEGGERE MA NON RIESCE A CONCENTRARSI QUINDI DECIDE DI FIRMARE  SENZA LEGGERE:- devo firmare qui?

INSIEME STRAMANDINO E TERRIZZI:- sì, proprio lì.

MONTICELLI DOPO AVER FIRMATO SPINGE I FOGLI SULLA SCRIVANIA VERSO STRAMANDINO POI SI GIRA VERSO TERRIZZI E GUARDANDOLO NEGLI OCCHI GLI DICE:- devo inventarmi qualcosa. Non posso rientrare a casa e fare questo bel regalo ai miei. Ci sarà un modo per risolvere questo brutto impiccio.

STRAMANDINO CON UN CENNO CHIAMA BONELLI: puoi accompagnare il signore in sala d’attesa.

BONELLI:- venga signor Monticelli. Abbiamo quasi finito. Manca la firma del capitano, dopo di che può andare via.

BONELLI ESCE CON MONTICELLI. RESTANO TERRIZZI E STRAMANDINO. SI SCRUTANO. POI STRAMANDINO SI METTE ALLA SCRIVANIA, MENTRE TERRIZZI INIZIA AD ANDARE SU E GIU’. STRAMANDINO INTUISCE CHE TERRIZZI VUOLE DIRGLI QUALCOSA:- dai collega spara! Si capisce solo guardandoti che non sei d’accordo.

TERRIZZI:- infatti non lo sono. E francamente non condivido neanche il comportamento del nostro capitano. Poteva intervenire dando un esito diverso al fatto. Ma non poteva non riconoscere che tu hai eseguito tutto secondo regolamento. Non si può cancellare un reato in flagranza rilevato da un carabiniere, anzi, scusa, brigadiere, e per di più solerte. Forse avrebbe dovuto avere più grinta e più coraggio.

STRAMANDINO:- il capitano ha fatto bene a decidere per la denuncia. Non possiamo fare finta di niente. Troppe segnalazioni!.

TERRIZZI:- qualcuno sicuramente sarà contento, ma non vi rendete conto che è una farsa? Da un lato si percepisce il ridicolo e lo scandalo, dall’altro un dramma.

ENTRA BONELLI E DICE:- il ragazzo è in un angolo che si sta strappando la pelle delle mani, non mi pare in buone condizioni.

STRAMANDINO:- lo era fino a poco fa. Non esageriamo e non lasciamoci coinvolgere emotivamente. Noi abbiamo fatto tutto secondo il regolamento. Tutto secondo la realtà dei fatti. O sbaglio, Bonelli?

BONELLI:- tutto regolare, come al solito! Dammi i fogli li faccio firmare dal capitano.

STRAMANDINO DALLA SCRIVANIA PORGE I FOGLI A BONELLI CHE VA NELL’UFFICIO DEL CAPITANO. TERRIZZI PENSIEROSO VA SU E GIU’ PER LA STANZA. SUBITO DOPO RIENTRA BONELLI COL CAPITANO.

STRAMANDINO SI ALZA, IL CAPITANO SI AVVICINA ALLA SCRIVANIA E DISPONE SUL SUO PIANO I FOGLI. LI FIRMA UNO PER UNO SENZA ESITARE. DOPO SI RIVOLGE A STRAMANDINO:- ecco fatto: il paese è salvo. L’onore dei carabinieri pure. Si rilassi, Stramandino, il doveroso verbale farà il suo corso. GLI PORGE I FOGLI E VA VIA.

STRAMANDINO BATTE PIU VOLTE I FOGLI SULLA MANO LIBERA, POI LI POSA SULLA SCRIVANIA. GIRA INTORNO AD ESSA, SI FERMA, BATTE LE NOCCHE DELLE DITA SULLA SCRIVANIA. POI TRAE DUE FOGLI DAL FASCIO E CON GESTO FULMINEO SENZA VOLTARSI LI PORGE A BONELLI.

BONELLI CONTROLLA I NOMI, POI LENTAMENTE SI AVVIA VERSO LA SALA D’ATTESA E SPARISCE. TERRIZZI VORREBBE RIPRENDERE IL DISCORSO DI PRIMA. SI SIEDE VICINO  A STRAMANDINO CHE PARE VOGLIA EVITARLO. INFATTI SI SPOSTA AL CENTRO DELLA STANZA E DICE:-  il coraggio. Manca il coraggio. Molto spesso la vostra accondiscendenza e la vostra falsa comprensione non è altro che vigliaccheria.

TERRIZZI RIDE FRAGOROSAMENTE E POI AGGIUNGE:- lo so, mio caro brigadiere Stramandino. La realtà è che non abbiamo il senso del dovere, come ce l’hai tu. E’ un vecchio discorso che non voglio fare e sentire. Un discorso che fa bene più a te che agli altri.

STRAMANDINO NON RISPONDE.

TERRIZZI SI ALZA E SI AVVICINA A STRAMANDINO E CON VOCE LENTA MA  CON RABBIA GLI DICE GUARDANDOLO BENE NEGLI OCCHI:- e che cosa avrebbero sottratto  quei due ricchioni agli altri da mandarli in tribunale e rovinargli la famiglia?

STRAMANDINO:- collega posso capire il tuo rammarico ed anche per me non è stata una cosa piacevole. Mi rendo conto che quei due avranno più problemi in famiglia che in tribunale. Anzi spero proprio che il giudice sia di mentalità aperta e che non prenda in considerazione le denunce e le archivi. Questo può succedere. Ma francamente di quello che avviene delle nostre denunce e delle nostre segnalazioni alle autorità giudiziarie mi interessa poco.

ENTRA BONELLI ED ESCLAMA:- finalmente andati via! Non ne potevo più. Questo fatto mi ha rovinato la giornata. Meno male che è ora di andare via.

BONELLI DOPO UNA BREVE PAUSA GUARDANDO I DUE COLLEGHI:- ci scommetto che stavate commentando ancora la vicenda. Ormai è finita, qualunque siano le vostre considerazioni.

TERRIZZI:- sì, stavamo commentando. Anzi io stavo per dire a Stramandino che tutto sommato è una vicenda da ridere, ridicola. Se provassimo a raccontarla ad amici o conoscenti chissà quante risate! Tutti immaginerebbero la caserma inondata di profumi e paillets; immaginerebbero un giovane gay sculettante fra una sedia e l’altra, implorante affinchè venga evitato lo scandalo; immaginerebbero un vecchio ed incallito ricchione, viscido e schifoso, senza vergogna e senza dignità, a chiedere di farlo tornare a casa.

Nessuno sicuramente capirebbe il dramma di questi due uomini trattati come volgari maniaci solo per concedersi qualche ora di sesso.

STRAMANDINO:- Ma noi li abbiamo fermati a causa della nudità. Non c’entra il sesso.

BONELLI:- di questo credo che nessuno se ne meravigli, ormai. Sappiamo benissimo che le segnalazioni riguardano soprattutto gli incontri clandestini fra uomini. E anch’io, sinceramente, quando feci la perlustrazione avrei preferito fermare due mentre facevano sesso, anziché un povero ricchione.  Adesso manderemo dal giudice due poveri cristi, sorpresi  nudi a prendere il sole. Li puniranno per quello che non hanno fatto o per quello che avrebbero potuto fare?

NESSUNO RISPONDE. BONELLI GUARDA L’OROLOGIO E DICE:- beh! Adesso devo andare. Ci vediamo domani. Salutatemi il capitano.

STRAMANDINO:- domani siamo ancora insieme, secondo il piano del capitano abbiamo un’altra perlustrazione nel bosco, ma non alla stessa ora.

BONELLI RIDENDO:- speriamo allora che quello che è successo stamattina divenga di dominio pubblico fra i frequentatori dello Sciaro, così eviteranno brutti incontri. Questa caccia ai ricchioni mi incomincia a dare fastidio.

TERRIZZI, ANCHE LUI RIDENDO:- magari vi fate preannunciare dalla sirena! Così scapperanno tutti.

BONELLI DIVERTITO RIVOLGENDOSI A STRAMANDINO:- comunque, non dimenticherò, sarò puntuale. E’ un piacere lavorare con lei, signor brigadiere.

BONELLI ESCE. TERRIZZI SI SIEDE, ACCAVALLA LE GAMBE SI ASCIUGA IL SUDORE E DICE:- quanto caldo! E siamo ancora a luglio. Prima che finisca l’estate moriremo soffocati.

STRAMANDINO NON DICE NULLA. RACCOGLIE LE CARTE CHE ERANO SULLA SCRIVANIA POI SI AVVICINA AGLI SCAFFALI E TIRA UN RACCOGLITORE. LO SPOLVERA CON LA MANO LO APPOGGIA SULLA SCRIVANIA E SI TOGLIE LA POLVERE DALLA DIVISA. TERRIZZI SI ALZA; SI CAPISCE CHE E’ NERVOSO, POI INFINE DICE:- anche per me è arrivata l’ora di andare a casa. Chi resta in caserma oltre te?

STRAMANDINO:- è disponibile il capitano, ma adesso è a casa. Sarà un lungo pomeriggio.

TERRIZZI:- eh già! Neanche un bel programma in tv. D’estate chiudono tutto. Allora buon pomeriggio. SI ALLONTANA E QUANDO E’ ALLA PORTA:- ci vediamo domani mattina, a Dio piacendo.

STRAMANDINO:- Sì, ci vediamo domani mattina a Dio piacendo.

RIMASTO SOLO, STRAMANDINO CHIUDE LA  FINESTRA E POI CHIUDE A CHIAVE LA PORTA. LENTAMENTE E CON SORRISO DI SODDISFAZIONE SI RISIEDE ALLA SCRIVANIA, DOPO AVER PRESO I DUE VERBALI APPENA REDATTI E FIRMATI.  SI SBOTTONA I PANTALONI E INCOMINCIA A TOCCARSI PRIMA LENTAMENTE E CON PIACERE POI FRENETICAMENTE. PIU’ VOLTE STROFINA I DUE VERBALI AL SUO PENE,  POI  LI ODORA CON GUSTO E LI RILEGGE. SUCCESSIVAMENTE IMPUGNA LA PISTOLA D’ORDINANZA E LA PUNTA CONTRO I VERBALI. HA LE BAVE ALLA BOCCA DA CUI SI INTRAVEDE LA LINGUA GONFIA ED UMIDA TREMANTE PER I PICCOLI E ANSIMANTI RESPIRI. RIPETE I GESTI CONFUSAMENTE FIN QUANDO IMPROVVISAMENTE NON SQUILLA IL TELEFONO. CONCITATO RISPONDE:- caserma dei carabinieri di…. Come? chi parla? Chi parla? Ma cosa sta dicendo?

STRAMANDINO SI ZITTISCE ED ASCOLTA PALLIDO IN VOLTO: Un uomo si è buttato sotto il treno adesso?  

DOPO UNA BREVE PAUSA IL BRIGADIERE STRAMANDINO SCONVOLTO AGGIUNGE:- ma è sicuro che è uscito da qui? Ma … ma quale? Quale dei due?

FINE

                       

 

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