Asassinio in agriturismo "Cascina delle rose"

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CASCINA

Giallo in tre atti

di

Kramer Moggia

 

Nel dialetto di Casalmaggiore

Socio S.I.A.E autori n° 88397 – 31/12/’89 qualità D.O.R. autore parte letteraria26041 CASALMAGGIORE ( Cremona) Via Cairoli, 93 Tel, 0375.41110 cell. 3396821681

Ogni riferimento a persone ,fatti, situazioni, sono puramente occasionale

Personaggi

I fratelli Negri, proprietari della pensione Cascina delle rose.

Rosa Negri

Nando Negri

I clienti dell’Agriturismo “ Cascina delle Rose”

Zeri Fausto

Signora Giusi Randi

Maggiore Rasi Andrea

Signorina Luisa Rossi

Signor Bucci Armando

Maresciallo Lince del comando Carabinieri

Il dramma si svolge nell’agriturismo “ Cascina delle rose” sul lato sinistro del fiume Po.

L’ambiente, uguale per tutti i tre atti, è una sala soggiorno  con porte nelle pareti di Dx e di Sx . Vetrata sulla parete di fondo. il camino sulla parete di Dx, radiatore. Il mobile consiste in: divano, poltrone, tavolino, mobile bar, scrittoio Quadri alle pareti.

Tempo dell’azione scenica: invern 1985


Atto primo

PRELUDIO

È quasi sera.

Poco prima che si alzi il sipario le luci in platea si smorzano lente fino al buio completo, quindi inizia un brano di musica lirica.

La musica si attenua e finisce; subentra qualcuno che fischietta lo stesso motivetto con toni aspri e acuti.

ESORDIO

All’alzarsi del sipario, il palcoscenico è al buio.

Il palcoscenico s’illumina sul salone della Cascina delle  rose”.

Sta scendendo la sera ed è quasi buio.

Dalla vetrata si scorge il fitto cadere della neve.

Il camino è acceso

Un’insegna dipinta da poco è appoggiata obliquamente alle scale. Dice: CASCINA DELLE ROSE – PENSIONE FAMIGLIARE 

ROSA             (chiama la donna delle pulizie) Meredit! Meredit! ( non riceve risposta)  Ma che fröt, evviva la facia dl’istà. (raccoglie la borsetta che aveva buttato sul divano, lasciando distrattamente un guanto. Si leva il cappotto e lo porta nella stanza di sinistra.)

Gh’è propia an bel fröt!

(Accende le appliques sopra il camino, poi si avvicina alla vetrata,tocca il calorifero e accosta le tende. Infine va ad accendere l’abat-jour dietro il divano. Nel voltarsi scorge il cartello, fa un passo indietro e lo studia.)

ROSA             Ma che bravino me fradèl. L’ha fat propia na bèla insögna. ( nota l’errore di ortografia)  Che pcà cl’ha fat n’erur d’ortografia: “ famigliare” al sa scrif sensa “G” (guarda l’orologio) uddio ma è tardi! ( esce)

NANDO         Dalla porta d’ingresso entra Nando. Anche lui viene dalla città.  Ha acquistato un cappello per Rosa in onore del primo anno di attività.

È un giovanotto di trent’anni, dall’aria spavalda, ma piuttosto attraente.

Pesta i piedi  per liberarli dalla neve,  nasconde nella cassapanca il grosso involto con dentro il cappello per la sorella.

Si toglie il cappotto, la sciarpa e il cappello, va a gettarli sulla poltrona centrale.

Poi si avvicina al caminetto a scaldarsi le mani.

Nando.           Rosa!... Rosa!... Rosa!... Dove sei?  

ROSA             (entra) Seri atzura  a fa i master in dli camari. L’è an laurà da duni, però sa ta’m dösat  anca te  na man am la’m darös mia fastidi.

NANDO         Bene. Me intant andrò a dà n’üciada al brüsadur.     ( abbraccia la sorella e le da un bacio in fronte) Ciao, sorellina, che bel nasino freddo che hai…

ROSA             Anca me sum gnida a ca’ poc temp fà.

NANDO         Sèt gnida mata andà föra cum qul temp ché? ( cambiando tono) E andua sèt andada?

ROSA             Ho duì andà in paes par cumprà dli robi ca’m s’eri smangada.  E te?  L’èt catada la  rete metalica par al pulèr?

NANDO         (slacciandosi) La gh’era mia qula ca circavi. Dopu sum andà in n’atar post, ma gnanca lé, Praticament ho pers na giurnada. Sum ché ca sum slà. La machina la sbandava da fa paüra, at pö imaginà cum töta cla nef ché. Vöt scumötar che adman rastum isulà?

ROSA             Udio, sperum ad  no! ( va a toccare il calorifero) Basta ca zela mia i tübi. Sarà mej ca tiumi cargada la caldera.

ROSA             (si avvicina a Rosa e tocca anche lui il radiatore)  Sèt c’andum mia tant ben?... Se almeno is mandös al gasolio… Agnum quasi gnanca pö.

ROSA             Sperum che töt al vaga ben. Che cla nef ché ac faga mia gnì ai nostar client, la vöja da mia gnì.

NANDO         (sedendosi accanto a Rosa) Alura? Gh’è töt prunt? S’è gnamò vest gnanca  n’anima..

 ROSA                       Meredit,, ciapada da la paüra par la nef lè andada via prima.

NANDO         Certo che cla lé las smasa mia dal laurà. Acsé qul cla fa mia lé gum da fal nüatar.

ROSA             Certo!

NANDO         Basta ca’t vögna  mia la vöja da mandam me in cuseña.

ROSA             No, no sta tranquil, che cla lé l’è na me mansion. Comunque, dla roba in scatula annum abasta, anca sa sium blucà da la nef. ( preoccupata)  Nando… dit c’andrà töt ben?

NANDO         Parchè gh’èt da preücupat. Me pensi da vi fat  an bon afari. I nostar genitur, puvröt in cana, bon paisan comunque, i s’ha lasà in eredità cla cascina chè, che nuatar un trasfurmà, aggiungo con notevoli sforzi economici,  in agriturismo.  Gum da ringrasià  al nostar cumercialista  ca’l sa fat vì la suvension guvernativa.

ROSA             Par nüatar l’è na bèla impresa. ma sperum… A  pruposit: guarda an po’ qul cartel là (indica l’insegna,  fatta da Nando,appoggiata alla  parete)  Vogliamo togliere la “G” a familiare?

NANDO         Osteria che erur! Chissà cusa s’eri dré a pensà in qul mument là.  (spiritoso) Cum na “ G” in pö, ai client susciterà una maggior familiarità.

ROSA             Sarà mej cat’la curögiat.

NANDO         Vò a dà n’üciada al  brüsadur. Dit ca sarà mej sbasà an po’ al termostato par la not?

ROSA             Speta amò an po’.

NANDO         Ricordamal. ( si siede sul divano accanto a lei  )

ROSA             Adès garös da rivà an qualdön.

NANDO         Et bèla decis  chi mötar in dli camari?

ROSA             Sì. (si siede alla scrivania e consulta l’agenda)

Signora Giusi Randi, camera rosa

Maggiore Rasi Andrea, camera azzurra.

Signorina Luisa Rossi, camera a mattino.

Signor Fausto Zeri, camera delle querce.

NANDO         Chisà che tipi i sarà? Forse sarös stà mej fas pagà prima: dit da: no?

ROSA             No. Pensi cla sia mia na roba giösta.

NANDO         Sium amò an po’ inespert. N’an d’esperiensa par qul master ché la’m par mia tant.

ROSA             Scultum: i riva cum li valis. Si paga mia, nüatar tgnum li valis. L’è semplice.

NANDO         Sono sempre convinto che avremmo dovuto seguire un corso di tecnica alberghiera per corrispondenza. In na manera o cl’atra, ta’vdirè si sal möt  mia in dal chicchin. Magari in dli valis i garà dli  predi invujàdi in dan giurnal. Nüatar alura cusa pudum fa?

ROSA             Taj  dat i’indiris giöst.

NANDO         Si: propria  müte i camarer chi dà li referensi falsi. Pensa:    qualcuno di loro può essere anche un criminale fuggito alla giustizia.

ROSA             Finchè is dà 7.000 franc  al dé, m’interesa mia chi jè.

NANDO         (alzandosi) Rosa,: sei una donna d’affari straordinaria!      

( Rosa indica al fratello di andare alla fornace. Nando esce, prendendo  l’insegna. e va verso la cucina. Rosa accende la Radio)

VOCE DELLA RADIO       Una lettera anonima spedita ai carabinieri della zona secondo cui sembra che un non ben  identificato individuo voglia giustiziare una persona  implicata nel fatto di sangue avvenuto nella città della provincia  di Cremona alcuni anni fa. Vittima fu una signora proprietaria  di un autosalone che per la richiesta di centocinquantamila lire per l’immatricolazione di una vettura, l’acquirente tornato con una pistola all’autosalone ha, con fredda determinazione,  uccisa la signora Modini Maria….

( Rosa si irrigidisce al nome della Modini Maria)

( sempre dalla voce della radio)…Il comando carabinieri della zona sta cercando attivamente per interrogarlo, l’individuo della lettera anonima. Si sospetta di un uomo  che, come da testimonianza ancora da verificare , portava un cappotto scuro con sciarpa e cappello floscio.

( Rosa prende dal divano il cappotto, la sciarpa bianca ed il cappello del fratello ed esce)

( sempre dalla voce della radio) …Ancora una volta si raccomanda la massima prudenza agli automobilisti.

( Suona il campanello di ingresso)

( sempre la voce della radio ) … ...Si prevede che l’eccezionale nevicata proseguirà per diverse ore, e in molte zone. La temperatura...

Rosa rientra, spegne la radio e torna a uscire frettolosamente da sinistra .

SCENA SECONDA: Fausto, Rosa.

ROSA             ( fuori scena) Molto lieta. Come va?

FAUSTO        ( fuori scena ) Bene: grazie infinite.

(Entra Zeri Fausto,  da Sx con una valigia in mano, e va a deporla sul tavolo. È un giovanotto nevrotico, dall’aria un po’ spiritata . Ha i capelli lunghi, scomposti e porta una cravatta da artista, tessuta a mano . Ha un’espressione fiduciosa, quasi infantile.)

(Rosa entra un attimo dopo e gli si avvicina.)

Fausto.          Che tempo maledetto. Il mio taxi ha dichiarato sciopero davanti al vostro cancello.

(Va a posare il cappello sul tavolino da gioco).

Non se l’è sentita di affrontare il viale. Pfu, che razza di spirito sportivo... Lei è la signora Negri? Magnifico. Io mi chiamo Fausto Zeri. E anca me sum dat  ché  anca sa sum sta via tant temp.

ROSA             Oh, che bel… Molto lieta. siur Fausto.

FAUSTO        Sala? Lé l’è mia müte am la immaginavi. Am s’eri mes in testa cla fös na vödva, dall’aria austera come si addice ad una proprietaria terriera, ed un ambiente altrettanto austero. Cla ca’ ché l’è propria interessante. Pensi cl’am piasarà propia. L’è ben aredada. Pensi che anca li cameri li sia aredadi acsé.  Ghif anca di bej quadar…?

ROSA             Si: in chiatri cameri

FAUSTO        ( seguendo il suo sguardo ) Là dentar? G’ho propria da vödi.

(Zeri sparisce in sala da pranzo- Dx-   seguito da Rosa.)

(Entra Nando, si guarda intorno e studia la valigia. Poi, sentendo delle voci, esce da Sx.)

ROSA             ( fuori scena) Sö, al vögna dad’là a scaldas.( ( rientra seguita da Fausto)

FAUSTO        Assolutamente perfetto: di una rispettabilità granitica.  Ma parchè if rinuncià al taul centrale?    

ROSA             Um pensà che i client jarös preferì i tauj da parlur. ( indicando Nando che entra)  Ah, le presento mio fratello.

( Fausto si avvicina a Nando e gli porge la mano)

FAUSTO        Come va? Tempo ignobile , vero? It fa ricurdà li fiucadi dna volta. quant s’andava in sal liston a fa li blisgadi. ( si volta verso il camino per scaldarsi) A pensac a sura la signorina la g’ha rason,  par via di tauleñ. Am s’eri fat ciapà da la me smania dl’epoca.

NANDO         ( prendendolo in immediata antipatia) Porti atsura la valis.. ( A Rosa)  La camera dla quercia, te det?

ROSA            Sì,

FAUSTO        Speri proria ca’c sia  an lèt comut e accogliente.

NANDO         E inveci al gh’è mia. (incamminandosi verso le scale portando la valigia)

FAUSTO        Crödi propria mia che sò fradel al gniarà an me ammiratore. ( avvicinandosi a Rosa) E’ tant cla ten cl’agriturismo ché?

ROSA             ( freddamente) Da n’an. (incamminandosi verso le scale) Forse al vurrà vödar la sò camara?...

FAUSTO        Touché! Ma me am pias cunusar al prosim. Vurevi dì, la gent acsè interessante. Disla da no?

ROSA             Be’ c’è chi lo è e chi non lo è.

FAUSTO        No, sum mia d’acordi, Töti jè interesant, purchè i sappia mia mai mütl’è na parsoña., e cusla pensa; par esempi: lei non sa cosa sto pensando io in qul mument ché, èl vera’( e sorride, come per uno scherzo segreto)

ROSA             G’ho mia la minima idea. ( si avvicina al tavolo e prende una sigaretta da una scatola) Sigaretta?

FAUSTO        No, grazie. (avvicinandosi a Rosa) Capisce? Li parsoñi cli sa verament müt’jè chiatar jè, j’artisti, E il la sa mia al parchè! Ma s’jè pitur, ritrattisti, in sla tela al salta föra. E’ questione di sensibilità.

ROSA             Lö èl pitur?

FAUSTO        No. Sum solament amante dl’arte. Daspös, i cunfunt al me cugnum cum qul at “ Zeri” critich d’arte cl’è daspös a “ Maurizio Costanzo” , anche se qul siur là al pudrös esar me padar.

( rientra Nando)

FAUSTO        ( a Nando) Pensi ca’m catarò ben ché. Sua sorella è terribilmente simpatica.

NANDO         ( di ghiaccio) Già.

FAUSTO        (voltandosi verso Rosa) E bellissima, poi.

ROSA             Oh, l’esagera mia…

FAUSTO        Me capesi mia perché li duni at campagna li g’abbia da vargugnas quant ich fa an cumpliment, che, aggiungo: del tutto sincero. ( volgendosi a Nando)

NANDO         Beh, insuma zum: che me surela l’è mia bröta. E g’ho paura che prima o poi an qualdön am la purtarà via.

ROSA             ( affrettandosi a interromperlo) Al vögna a vödar la sò camera.

FAUSTO        G’ho propria da gnì’

NANDO         Pensi ca sia mej  dà n’üciada al termostato, vet te?

ROSA             ( affrettandosi ad interromperlo) Al vögna a vödar la sò camera)

FAUSTO        Debbo proprio?

(Nando si incupisce. Zeri raccoglie il cappello, e con Rosa va al piano di sopra.)

TERZA SCENA: Nando, Giusi, poi Rosa

(Suona il campanello d’ingresso. Una breve pausa, poi il campanello torna a suonare: una serie di squilli impazienti.)

(Nando si affretta ad andare ad aprire.)

Signora Giusi          (fuori scena). E questo l’agriturismo “ Cascina delle rose”  immagino.

Nando            (fuori scena). Sì.

(la signora Giusi entra reggendo una valigia, un fascio di riviste e un paio di guanti.

È una donna minuta e supponente, ed è di pessimo umore. Depone la valigia)

Giusi.                         Sono la signora Giusi Randi.

Nando.           E io sono Nando Negri. Venga vicino al fuoco, signora... Si scaldi  un po’.(mentre la signora Giusi si accosta al camino.)Che tempo orribile, vero? Ha altri bagagli?

Giusi.                         Un certo maggiore... Rasi, mi pare... se ne sta occupando.

Nando.           Allora gli lascio la porta aperta.(torna velocemente nell’atrio.)

Giusi.                         L’autista non se l’è sentita di affrontare il viale.

(Nando rientra e le si avvicina).

Al s’è firmà al cancel. A la stasion um dui dividas al taxi… Catà qul, l’è stada n’impresa anca qula. ( in tono d’accusa)  I mandà ansöni atös, am para.

NANDO         ( compiaciuto)  La parla müte nüatar… as vöt cl’è dat ché anca lé.

GIUSI            Infatti.

NANDO         ( cambiando tono)  Am dispias… Savi mia che treno arösi turì. Sal savi, avremmo provveduto. a … ehm… ricevervi.

GIUSI            Gh’era da mandà an qualdön a töti i treni.

NANDO         ( un poco scocciato) L’an daga al paltò.

(La signora Giusi pianta in mano a Nando le riviste e i guanti , ma rimane col cappotto e si scalda al fuoco.

NANDO         Mia sorella arriva subito. Io vado a dare una mano al signor Rasi con le valigie. (Esce, riponendo sul tavolo le riviste della Giusi.)

GIUSI            Almeno gavu da spalà la nef in dal vial. ( Dopo che Nando è uscito) Che sistema. Che gent. ( torna al camino e si guarda in giro con aria di disapprovazione)

(Rosa  che ha sceso di corsa le scale,   si avvicina un po’ trafelata  alla signora Giusi)

ROSA             Mi dispiace molto, ma io…

GIUSI            La signorina Negri?

ROSA             Sì, io… ...(E fa l’atto di porgere la mano all’ospite, poi la ritira, non sapendo di preciso come deve comportarsi la padrona di una pensione.)

GIUSI            Le l’è giuvna.

ROSA             Giuvna?

GIUSI            Par mandà avanti n’impresa müte custa. La pöl mia vich na gran esperienza.

ROSA             Ghè ben da cumincià: disla da no?

GIUSI            Capesi. Niente esperienza. ( si guarda intorno ) Na ca’ vècia. Speri ca gabieghi mia li tarmi dal lögn. ( fiuta in giro con aria sospettosa)

ROSA             ( indignata) Ma propria!...

GIUSI            Sla savös quanta gent la’s rönt mia cünt da vich li tarmi in ca’  fina a quant l’è trop tardi.

ROSA             La casa è in condizioni perfette!

GIUSI            Oh…atzè mia… Na man at bianch l’ac darös mia fastidi. Gh’è di verum in cla campagna ché:  al la sal?

QUARTA SCENA: Nando, Rasi, Giusi, poi Fausto..

NANDO         (fuori scena). Daquesta parte, maggiore.

(Entrano Nando e il maggiore Rasi).

(Il maggiore è un uomo di mezz’età, dalle spalle quadrate e dal portamento militaresco. Depone la valigia che ha con sé e si dirige alla poltrona centrale.)

(Rosa gli va incontro).(Rasi, stringendole la mano)

Maggiore Rasi.        Molto lieto. Fuori c’è un’autentica bufera. Abbiamo temuto di non farcela….

(Scorgendo la signora Giusi.) Oh, mi scusi!(Si leva il cappello.)

(La signora Giusi lascia la stanza, impettita, va nel vestibolo a posare il cappotto.)

…Se va avanti così, domattina avremo un   bel po’  di neve. (Si avvicina al caminetto per scaldarsi.) Vi garantisco che non ho visto niente di simile da quando sono  partito anni fa da questo paese.

(Nando prende le due valigie degli ospiti.)

NANDO                     ( contento) Ho che bello! Anche lei di qua. ( cambiando tono). Io porto di sopra queste.(A Rosa:)  Che camera èt det? Qula rosa o cula azzurra?

ROSA             No., In dla camera rosa ho mes al siur Zeri. Gh’è piasì tant al let… Quindi la siura Randi l’è in dla camera delle querce e al Maggiore Rasi in qula azzurra.

(Nando si incammina verso le scale; rivolgendosi a Rasi, autoritario)

NANDO         Maggiore

RASI              Sì.(Segue Nando per le scale.)

(Giusi rientra e va al camino.)

GIUSI            Am sa ca gabighi di problemi at servitù chè?

ROSA             Gum na brava duna cla ven dal paes a das na man.

GIUSI            E come personale fisso?

ROSA             Niente personale fisso. Ac sium sulament nüatar. Finura a sla sium cavada ben.

GIUSI            Però! Da la pubblicità chi fat m’è parì da capì che custa la fös na pension perfettamente efficiente.

ROSA             Questo dimostra che: la pubblicità è l’anima del commercio.

GIUSI            ( con fare ironico) A parte la batüda infelice ( cambiando tono) La ma scüsa: ma quant as pensa da gestì n’agriturismo cla vurrös fas an num, cum cla pubblicità fasulla là,la garös da   prücü ras al persunal adat prima da vèral… La vostra inserzione gettava solo fumo negli occhi. Posi dmandà se sum l’unica ospite oltre al magiur?

ROSA             Oh, no. Gh’è djatri parsoñi.

GIUSI            (insofferente) E qul temp ché po’… Na turmenta adritüra. L’è propria na roba fastidiusa!

ROSA             Pudevum mia prevödar al temp…

(Fausto scende le scale senza rumore e avanza alle spalle di Rosa.)

FAUSTO        ( canticchiando un motivetto) Io adoro canticchiare, e lei?

ROSA             Permette? Il signor Zeri, la signora Randi.

GIUSI            ( fredda) Piacere.

FAUSTO        Questa casa è veramente deliziosa. Non è d’accordo anche lei?

GIUSI            A la me età: al me signorino: la roba püsè importante jè li cumudità  che dal sò fa!

(Fausto si allontana un po’ Va presso il tavolino e gioca con l’accendisigari)

(Nando scende le scale e si sofferma sotto l’arco.)

GIUSI            Sa savi   che as tratava dna pension müte dighi me, sarös mai gnìda ché. I m’ava fat crödar ca’c sarös stà töta la servitù adata par na pension am po’ sö. ( ironicamente) ed eroicamente pubblicizzata.

NANDO         Sa’c pias mia l’è mia ubbligada a sta ché par forsa.

GIUSI            ( imperativo) Ah,no. Mi’n sugni gnanca an po’ da andaman.

NANDO         Sa’s’sium mia capì, sarà mej che lé la vaga da n’atra part. Gum tanti richiesti ca’l sarà mia dificil rimpiasala. Comunque cum al mes prosim tirum sö i presi.

GIUSI            G’ho ansöna intension d’andaman prima da esum fata n’idea dal post. Al s’inlüt sa’l cröt da mandam via …( a Rosa) Signorina, ac dispias cumpagnam in dla me camera?  (s’incammina maestosamente verso le scale)

ROSA             Sübit siura. (Segue la signora Giusi mentre passa accanto a Nando gli mormora) Che dò scatuli qusta ché! 

FAUSTO        ( con l’aria di un bambino, rivolto a Nando) Cla duna lé l’è insopportabile, letteralmente pestilenziale: la detesti. Sarös cuntent se al la sbatös in dla nef, la sla meritarös.

NANDO         E’ un piacere che dovrò rimandare, purtrop.

( suona il campanello d’ingresso) 

NANDO         Talché n’atar! ( va ad aprire)

QUINTA SCENA:NandoLuisa, Fausto.

NANDO         (fuori scena). Avanti, avanti, si accomodi.

( Seguita da Nando, entra la signorina Luisa .È una ragazza piuttosto mascolina e porta un lungo cappotto scuro e una sciarpa chiara. È senza cappello e ha in mano una valigia, che getta a terra non appena entrata .Con voce profonda, quasi maschile:

LUISA.          La mia macchina s’è bloccata nella neve a mezzo chilometro da qui.

(Nando prende la valigia e va a deporla sul tavolo.)

NANDO         . Ha altri bagagli in macchina?

LUISA                       . No, viaggio  leggera.(Va al camino e vi si pianta davanti a gambe larghe, come un giovanotto.) Ah, che piacere un bel fuoco!

NANDO         . Ehm... Il signor Fausto, la signorina...?

LUISA                       . (Saluta Fausto osservandolo attentamente poi  con un cenno del ca.) Luisa.

NANDO.        Mia sorella  scende subito.

LUISA                       Non c’è fretta. (Si toglie il cappotto.)

Devo scongelarmi. A proposito, pare che finiremo bloccati dalla neve.

(Prende un giornale dalla tasca del cappotto. Legge)

«Il bollettino meteorologico prevede nevicate abbondanti. Si raccomanda agli automobilisti...», eccetera . Spero che qui abbiate una buona scorta di viveri.

NANDO         Oh, sì. Me surèla l’è na cöga eccezionale. E par mal cla vaga pudum fa festa a li nostri galeñi.

LUISA                       ( spiritosa) … Prima da mangias fra nüatar.

(Dà una risata stridula, lascia andare il giornale nel portariviste, e butta il cappotto a Nando che lo prende al volo e lo porta nel vestibolo, poi si siede sulla poltrona centrale)

FAUSTO        Nient at nöf in sal giurnal, oltre li prevision?

LUISA                       ( fissando ancora attentamente Fausto). La solita pulitica. Epür, no. spèta… an delitto cal völ dal vö.

FAUSTO        An delit? Figurumas se i giurnaj, la radio  i dàga mia dli bröti nutisii.

LUISA                       Specialment a l’ura at sena. I pensa ca’l sia an mat. ( con espressione di diprezzo)

L’ha masà cu an culp at pistola na duna in cla zona ché. An mat!

FAUSTO        (Raccoglie il quotidiano della Luisa e va a sedersi sulla poltroncina accanto al fuoco a leggere a voce alta.) Che sö al dis mia tant…

( rientra Nando) 

( continuando a leggere) «La polizia ricerca attivamente per interrogarlo un uomo particolarmente indiziato. Indossava un cappotto scuro, una sciarpa chiara e un cappello floscio. La radio ha trasmesso tutto il giorno un appello del comando carabinieri, in merito».

LUISA                       ( ilare ma seria) Descrision perfèta. La va ben par töti li situation.

FAUSTO        Quant i dis che la pulisia la cerca vön par interugal l’è al sitema diplumatich par dì cl’è lö  l’indisià.

LUISA                       Al pensi anca me.

NANDO         Müta as ciamavla la vittima?

FAUSTO        ( serio) Modini Maria. As trata d’an delit at tanti an fa.

NANDO         Giuvna o vecia?

FAUSTO        Che al la dis mia.

LUISA                       ( a Nando falsamente)  Cusa zevi? An maniach…

FAUSTO        Però , al giurnal al la dis mia.

(Rosa rientra e si avvicina alla nuova venuta).

NANDO         Rosa, ecco la signorina Luisa. ( presentando) Mia sorella..

LUISA                       ( stringendo energicamente la mano a Rosa)  Molto lieta.

ROSA             Che temp! Völ’la gnì a vödar la sò camera? Sla völ fa an bagn, l’acqua l’è calda.

LUISA                       Atar ché. Che bèla idea.

(Rosa e la signorina Luisa escono, seguite da Nando con la valigia.)

SESTA SCENA: Nando, Rosa, Fausto.

( Rimasto  solo, Fausto lascia il giornale sulla poltroncina e parte in esplorazione.

Apre la porta del salotto, fa capolino, poi sparisce nell’interno. Un attimo dopo ricompare.

(Nando e Rosa rientrano, discorrendo fra loro.)

(Fausto si nasconde dietro i tendaggi.)

ROSA             G’ho da curar in cuseña a fa da mangià. Al magiur l’è simpatich, di problemi sa’n darà mia. Qula ca’m fa paura l’è la Randi.: gum da preparà na bèla sena. Pensavi da verar an per da scatuli at piselli… Da fa an puré . Müte duls: an budén. Dit cl’andrà ben?

NANDO         Me zirös da. sì. Fum mia na gran figüra, però…

FAUSTO        ( entrando a Rosa) La lasa cl’ajöta. Parchè fum mia, inveci, un’omelette? Gala an qual off?

ROSA             Ann’ho fin cal völ. Gum n’esercit at pulastar. I fa mia töti jöff, ma num mes via an bèl po’,

( Nando si allontana dai due e va verso il cammino.) 

FAUSTO        …E na boña butiglia at ven da spöndar poc, da sarvì cum la caran e piselli? L’ha det acsé ,no? Am para ca ga’n sia abasta. Sla’m lasa andà in cuseña posi fa bèla figüra.

ROSA             Andum.

(Rosa e Fausto si stanno avviando in cucina quando…)

Nando, accigliato, borbotta qualcosa di poco lusinghiero all’indirizzo del giovanotto. Poi prende il giornale dalla poltroncina e si sofferma a leggerlo in piedi, concentratissimo .Quando Rosa rientrando gli rivolge la parola, trasale.

ROSA             E’l mia  an tesor? Al s’è mes al me scusal e l’è bèla adré a preparà töt qul cac völ. Al m’ha det da lasà fa a lö, e mia mötar i pe in cuseña par mezura. Se i nostar client i völ fas da mangià par sò cünt, par nütar al và ben.

NANDO         Am sèt dì, parchè ta ghè dat la camara püsè bèla?

ROSA             Tl’ho det: parchè la ghè piasida.

NANDO         Puvren… Gli è piaciuto il lettino morbidino! Al bimbo  cretino!

ROSA             (riprendendolo) Nando!?

NANDO         Me cla gent lé la suporti mia. Te, la sò valis, at’ lè mia purtada: me sì.

ROSA             Erla piena at  predi?

NANDO         L’era ligera müte na piöma. Par me. gh’era dentar nient. An client cla’s presenta cum na valis vöda, o al g’ha altri fini o l’intond ciavà al padron.

ROSA             Sta mia esar trop permalus… A me la’m pias… ( tace un attimo, poi…) La signorina Luisa la’m par an tipo am po’ strano.

NANDO         Donna tremenda… se po’  l’è na duna. ( dubbioso) A me l’am par cla pönda da cl’atra part.

ROSA             ( decisa)  Insuma! O i nostar client  jè antipatich opür i pönt. L’è am po’ düra. Al magiur, però, la’m par a post: te cusa dit?

NANDO         Ma…

ROSA             ( osservandolo) Cusa gh’èt?

NANDO         Al sò mia… l’è che am senti am po’ zò. ( posa il giornale sulla poltrona)  Comunque, i cliet jè bèla rivà töti. Jum bèla cunusì: a parte cl’antipatich at Fausto e l’odiosa Giusi, chiatar im para abastansa pasabij., 

( suona il campanello dell’ingresso)

ROSA             Chi pöl esar?

NANDO         ( spiritoso)  L’assassino cl’ha det la radio!.

ROSA             ( seria) Si, fa al spiritus, te..,. Piantala! Par piaser….

(Suona ancora il campanello d’ingresso.)

NANDO         Vögni!

(Nando va ad aprire e Rosa si avvicina al camino)

SETTIMA SCENA: Nando, Bucci, Rosa.

NANDO                     (fuori scena). Oh!

(Il signor Bucci entra a passo incerto con una valigetta in mano È uo particolare tipo in età, bruno, con un paio di baffi innaturali. È’  elegantemente ricercato tanto da avere atteggiamenti a volte femminili. e può dare un’impressione sbagliata agli spettatori. Indossa un pesante cappotto foderato di pelliccia. Depone la valigetta sul tavolo.)

(Nando entra subito dopo di lui).

Signor Bucci.          Chiedo moltissime scuse. Io sono... dove sono io?

Nando.           Questa è l’agriturismo “ Cascina delle Rose”

Bucci.            Sono proprio stato fortunato! ( vede Rosa, Le si avvicina e le bacia la mano  Signora… Mi trovo in un accogliente rifugio di fronte ad una padrona di casa incantevole. Par la nef, la me machina in cürva l’ha sbandà e l’è andada a fnì in dal fos. Fortunatamente la s’è fata nient.  Sulament che adès cum töta cla nef ché l’è impusibil tirala sö. Me ho parfin sbaglià strada e si ca sum dad ché. Si, insuma vers Viadana. Comunque ho ciapà na bèla paüra.  Dopu ho tol sö la me valis e sum  gnì a fnì ché. Ho vest la bèla faciada at cla ca’ ché, e sum gnì a sunà. ( cambiando tono) Pudì fitam na camera? ( preoccupato) Zim mia da no.

NANDO         La’m diga mia che anca lö l’è dad che?

BUCCI           Agl’ho pena fnì at dì.

NANDO         Ma certo.

ROSA             L’è mia tant granda….

BUCCI           Fa nient: l’impurtant c’abbia catà an querc. Ghif di’atar client?

ROSA             Si… Persone di tutto rispetto

BUCCI           ( guarda Rosa con aria libertina)  Incantevole…

NANDO         Ehm… müta fum par al sò bagaglio?

BUCCI           Nient at grave. Ho sarà sö la machina.

NANDO         Sarà mia mej anda a tö’l?

BUCCI           No, no. Al staga sicür che in na not müte qusta di ladar in gir agn’è mia. E par me, qul ca’m serf, l’è töt ché.

ROSA             Sarà mej ca’l sa scalda. Intant me ac prepari la camara. La sarà an po’ fröda. Prevedevum mia ca gnös di’atar client.

BUCCI           Ghif tanti ospiti?

ROSA             Ghè la siura Randi, al magiur Rasi, La signorina Rossi, e an giuvnot cla‘s’ciama Zeri Fausto . E adès ghè lö.

BUCCI           ( spiritoso) Sì: l’ospite inatteso. Colui che non fu invitato. L’ospite giunto or ora dal nulla….Sono l’inatteso ospite. “  l’Invitato di pietra”  di Don Giovanni mozartiano. ( ride) 

(poiché anche Rosa ride e Nando abbozza un sorrisetto incerto. allegrissimo, le fa un cenno d’intesa.)  Crödi propria che par sta sira an riva propia pö. Gh’è tropa nef. G’ho propia idea da esar tajà föra dal mund ( con tono ufficiale)  Permettete che mi presenti: Bucci Armando (inchinandosi) Vostro servo!

NANDO         Ah! E nüatar as ciamum Negri.

BUCCI           Il signore e la signora Negri.

NANDO         Nando e la signorina Rosa, siamo fratelli.  L’albergo che ha l’onore di ospitarla è: “ “La cascina delle rose” agriturismo, per essere esatti.

BUCCI           Perfetto! ( ride e  ritorna al camino)

SIPARIO

A T T O   S E C O N D O

           

 

           

ATTO SECONDO

Stessa scena. l’azione si svolge  al pomeriggio del giorno seguente.

Ha smesso di nevicare

PRIMA SCENA: Nando, Rosa, Rasi, Fausto, Giusi, Luisa,.

(.Rasi seduto sul divano sta leggendo un libro).

(Giusi, seduta accanto  al camino sta prendendo appunti su un tacquino. )

GIUSI             Am para mia che la pubblicità chi’ha fat la curispunda a la realtà.

RASI               Be’… la matrà che l’ambient l’è familiare. La culasion l’era ottima: caffè bon, uova strapazzate, marmellata di arance fatta in casa. E sarvida müte dio comanda. Cunsiderum che Rosa la fa töt da par le.

GIUSI             An po’ at persunal al stunarös mia…

RASI               Anca  al disnà l’era otim.

GIUSI             (con disprezzo) Carne in scatola.

RASI               Sì, ma ben preparada. Al ven l’era pütost comune, ma l’era  nustran. E par stasira la Rosa la s’ha prumes un pasticcio di carne.

GIUSI             (alzandosi e andando a sentire i caloriferi)   Sperum cla sia mia amò qula in scatola, magari vansada da jer. Chi radiatur ché jè propria  mia calt. Mi farò sentire!

RASI               Anca i lèt jè comut. Almeno al me. Speri anca al sò.

GIUSI             ( tornando a sedersi sulla poltrona) Beh,,, accettabile. Capesi mia, però, parchè i g’abbia dat la camera pü bèla a qul giuvnot cla’m par an po’ mat.

RASI               L’è rivà prima at nüatar e al’la sa ancha lé: chi prima arriva meglio si accomoda.

GIUSI             Dal giurnal am s’eri fata n’atr’idea. Al savi che arös mia catà n’albergo a cinque stelle, ma almeno cu an qual salot in pö . Am po’ püsè da spasi.

RASI               Insomma: un paradiso per vecchie befane.

GIUSI             (risentita) Prego?       

RASI               Ehm… vurevi dì… Ho capì cusa la vureva dì.

                        ( Fausto entra  senza che gli altri lo notino).

GIUSI             Eh, no. Crödi propia ca rastarò mia pö tant ché!

FAUSTO        ( ridendo) No, no, Al crödi gnanca me. ( esce)

GIUSI             E’ veramente bizzarro quel giovanotto. L’è am po’ squilibrà.

RASI               ( ironico) Ca’l sia scapà da’n manicomi?

GIUSI             An meravigliarös mia… Al capesi mia al sò cumpurtament.

            (Arriva Rosa dalla cucina) 

ROSA             Nando?

NANDO         ( fuori scena, dalla parte opposta)     Sì?

ROSA             Pudrösat mia spalà an po’ at nef in sal restro?

NANDO         ( fuori scena) Vögni!

(Rosa sparisce per dove era venuta)

(Nando entra ed esce dalla stessa porta di Rosa)

RASI              (alzandosi e rivolgendosi a Rosa che è già fuori scena) Posi gnì a dac na man? L’è na ginastica cla fa ben. ( esce dalla stessa parte di Rosa)

(Rientra Rosa con un secchio e un piumino,attraversa il salotto,ed esce di corsa dalla parte opposta,  quasi scontrandosi con la signorina Luisa che entra  e ha con sé la borsa.)

ROSA             La ma scüsa.

LUISA                       Certo. ( si avvia verso il tavolo mentre Rosa sparisce)

GIUSI            Me sò mia! Che ragasa la sia cla lé! Dla ca’ la capes pran poc.. Guarda sl’a gà da travarsà al salot a cla manera lé. Gavla atar sit d’andà a pasà?

LUISA                       ( con una certa antipatia) Sens’atar. As vöt cher qusta l’era la strada püsè cürta.

GIUSI            Alura parchè al la dröva mia? E comunque i master at ca’ is fa a la mateña bunura.

LUISA                       Am sa che la Rosa la g’ha da fa anca da mangià.

GIUSI            Töt fat a na qual manera. ( disprezzando) Che rasa at gestion…

LUISA                       Beh…. Insuma…

GIUSI            Cla gent ché la’s rönd mia cünt dla responsabilità cla g’ha.

LUISA                       ( prendendola in giro con sempre un certo astio) Guarda un po’ questa classe di inferiori…Sono diventate intrattabili, vero? Non hanno più la voglia di servire le classi superiori.

GIUSI            ( di ghiaccio) Vödi che lé l’è  comunista.

LUISA                       Oh, no. Sum mia rusa… al masim sum rosa pallido. ( va a sedersi su un bracciolo del divano) La pulitica m’interèsa propria gnanca  an po’. La staga sicüra che i deputati i cüra maj i me intares, i g’ha trop da pensà ai sò.

GIUSI            Pensi che all’estar la sia na roba diversa.

LUISA                       Mah… G’ho idea chi la sia precisa par töti. 

GIUSI            Certo che nüatar sium dré a  andà a rotoli. Che difarensa dna volta…

LUISA                       ( seria)  Ag dò mia tort in qust.

GIUSI            Certo che di probblemi i cerca da risolvan… Ma quanti an resta… La guarda l’immigrasion…

LUISA                       Sarà dificil ca gla cavumi a fa l’integrasion…

GIUSI            Sempar chi sia mia lur a integrà nüatar.

(Giusi riprende a scrivere).

(Luisa va alla radio e l’accende, alzando il volume al massimo) .

GIUSI            (stizzita mentre scrive) Ma che cincèl!  Am fala an piaser da sbasala an po’ cla surgaröla lé? Sum drè a scrivar e la radio la’m fa perdar la cuncentrasion.

LUISA                       Dabon?

GIUSI            …Sla g’ha niet at particolare da scultà…

LUISA                       L’è la me müsica peferida. ( accennando col capo)  Dad’là ghè ansöni.

GIUSI            Al sò, ma chè ghè cald.

LUISA                       Certo ca gh’è püsè calt.  . (Si mette a ballare al ritmo della musica.)

(Per un momento, la signora Giusi fissa la ragazza con occhio velenoso,poi si alza e va di là).

LUISA                       (si avvicina al tavolino e prende una rivista  con espressione dura) Bröta stria...

Fausto.          (entrando)  Oh!

Luisa.             Salve!

Fausto           ( sbirciando nella stanza dove è andata Giusi)  In qualsiasi post ca vò, am cati sempar quella femmina immonda! E po’ l’am guarda con odio: propia cum odio.

LUISA                       ( a Fausto indicando la radio)  Sbàsla an po’

( Fausto spegne la radio) 

FAUSTO        ( dopo aver spento la radio) L’ho smursada. vala ben adès?

LUISA                       Sì, l’è sarvida al nostar scopo.

FAUSTO        E cioè?

LUISA                       ( lo guarda come se volesse dirgli qualche cosa) Tattica, ragazzo. (Luisa gli indica la biblioteca.)

Fausto.          ( . guarda perplesso Luisa, ed indicando la stanza dove si trova Giusi) Ho  capì l’era par lé.

LUISA                       La s’era tolta la pultroña püsè comuda e adès am la töghi me.

( si deve capire che fra loro duo c’è un qualche cosa che li accomuna)

FAUSTO        Tl’è fata scapà…. Sum cuntent, cuntentisim. Al sèt? Cla lé la’m pias gnanca an po’. (avvicinandosi di slancio a Luisa serio) Pensum a cusa gum da fa par fac dispèt. Vurrös cl’andös föra dli bali.

LUISA                       Cum qul temp ché al sarà dificil.

FAUSTO        Però cla nef ché la garà ben da calmas.

LUISA                       ( molto seriamente) Quando la neve si scioglierà chissà quante cose saranno successe.

FAUSTO        ( con espressione dura)  Sì, sì, l’è vera. ( si avvicina alla finestra) E’la mia simpatica la nef? Acsè pura… cla dà pace… La’t fa smangà li robi…

LUISA                       ( decisa) A me la’m fa smangà nient!

FAUSTO        Müte a ta’l dì.

LUISA                       Te dit?... Pensavi…

FAUSTO        Che tipo at penser?

LUISA                       ( seria) A li me robi.

FAUSTO        Ma atzè pran seria…

LUISA                       Al savat mia ca’m pias a scrivar? Propia müte vön at Casalmagiur ca cunusi me.

Fausto           . Davvero?  (Si avvicina tutto contento alla signorina Luisa.)

LUISA                       ( decisa) Par piaser!...

( Fausto la guarda perplesso poi esce)

SECONDA SCENA: Luisa, Nando, Rosa.

(Squilla il telefono. Rosa entra in scena con il fiatone per essere giunta di corsa.)

ROSA             ( risponde al telefono) Pronto?.......Sì. è l’agriturismo………Cosa?  No, mio fratello non può venire al telefono in questo momento…….Chi? I carabinieri?

(Luisa abbassando la rivista ascolta con interesse)

ROSA             Oh, sì Capitano.  Temo che raggiungerci sia un’impresa piuttosto difficile. Vede quanto è nevicato. Lì in città avranno già spalata la neve, ma qui da noi non si è ancora visto nessuno. Considerando che siamo in aperta campagna,… Sì,….. benissimo……  Ma come……Pronto?....Pronto… Anche il telefono deve fare le bizze. ( depone il ricevitore )

( Luisa si alza ed esce)

(Nando entra con il cappotto addosso, perché era fuori a spalare la neve. Si leva il  cappotto e va ad appenderlo.)

NANDO         Al sèt an dua l’è andà a fnì al badil?

ROSA             Nando, j’ha telefunà i cababigner.

LUISA                       ( a Nando) Guai di legge? ( a Rosa) Al sarà mia parchè i vandì i liqur sensa licensa… ( esce)

ROSA             I carabinieri is manda anquajdön, Am para da vì capì chi is manda an marescial.

NANDO         ( dubbioso) Sa gla cavarà… cum cla nef ché…

ROSA             Gl’ho det anca me al capitani, e lö al m’ha rispost che: “ La fedele” è ben attrezzata e istruita.

NANDO         As pöl savì cus’è sucès?

ROSA             Am l’ha mia vurì dì.  Al m’ha sulament det da rispundar a li sò richiesti e a li sò dumandi. Se ho capì ben: al maresciallo Lince. Me qul cugnum lé la’m fa redar an po’.

NANDO         Beh… ma cusu’m fat?

ROSA             Al sarà mia par qul “divieto di sosta”  Ma me am part mia cla sia na roba da mandà an marescial.

NANDO         L’abunament a la radio, lum pagà?

ROSA             Gum la ricevüda…

NANDO         Spèta… Par an pelo, cl’atar dé, g’ho mia vì an tampunament? … Però l’era mia culpa mia. L’era at cl’atar.

ROSA             Epur qualcosa arum pür fat…Al sò mia cosa… Ma i carabigner j’era decis…

NANDO         (mette un ciocco di legna al fuoco) Forse gh’è in bal l’agriturismo. Forse um mia uservà na qual legge. Ta’l sé mütl’è dificil stac adré a li leggi…

ROSA             L’e vera anca qula. ( preoccupata) T’afdirè che par cla nef ché rastarum sensa mangià.

NANDO         Ma dai… Finura l’è andà töt les. La lögna par al camen aglum. Al gasolio sperun ca’l düra… Sl’è par al mangià… fum la festa a li galeñi. ( pensieroso) Però a pensac ben: par scumudà an marescial … Me am sa cla sia na roba abastansa grave.

( i due fratelli si guardano molto a disagio )  

TERZA SCENA:Rosa,Nando, Giusi, Bucci .Rasi.

GIUSI            ( entrando) Oh  ecco al siur Negri. ( decisa) Sa’l che dadlà i radiatur jè slà?

NANDO         Am dispias, siura: sium a cürt ad gasolio.

GIUSI            Paghi 7.000 franc al dé. Quidi vurrös mia mörar dal fröt.

NANDO         Vò  vödar al brüsadur. ( esce)

(Rosa sta per seguirlo.)

GIUSI            Signorina Negri, sl’am parmöt… J  acetà an client: al siur Zeli che a dì poc è strano. Al sò cumpurtament, li sò cravati… Para cl’abbia tacà da lit cum al barber.

ROSA             L’è an propagandista brou.

GIUSI            Müta?

ROSA             Zeri Fausto l’è an propagandista.

GIUSI            Cara  la me ragasa: al cunusi ben me al siur Zeri, mela volti s’è santì li sò intervisti a la radio par l’arte.

ROSA             Me sum dré a parlà at qusché. Anca se cum qul siur là al g’ha in cumön solament al cugnum, qul siur ché l’è töt atar. In comune i g’ha solament l’amore per l’arte.

GIUSI            Uhmmmm. Ac crödi poc. ( va a sedersi) Crödi ca sarös mej ca v’infurmeghi  ad lö. Cusa savì üatar at lö?

ROSA             Più o meno qul ca sium at le, siura. Töti üatar ghi in cumön ca ghi da pagà töti la retta par la pension, par me l’è bèla suficent. G’ha na söna impurtansa che i nostar client is piasa  (con intenzione)o is piasa mia..

GIUSI            Le l’è giuvna. La garös da esar cuntenta da sentar da vöna  cla sa püsè che lé, di consigli. E da qul siur cl’è pena rivà an sala quel?

ROSA             Sò mia cusa dich.

GIUSI            Ripeto: “ inatteso”.

ROSA             Pudum mia mandà in drè al client rivà l’ültim minüt. Qusta l’è na regola  che le la garös da savì.

GIUSI            Parchè disla acsé?

ROSA             Le èla mia an “ magistrato dal tribunal. Duturèsa Randi?

GIUSI            Me zevi sultant che qul siur Bucci ( Bucci entra senza far rumore)  o mütl’as ciama la’m par an…

BUCCI           … Gentile signora lei sta parlando del “ lupo” che entra in “ fabula”.

GIUSI            ( trasalendo) L’avi mia santì gnì dentar.

BUCCI           Me vögni dentar sempar in punta at pè… acsé ( mostra come) Ansöni as nacors quant me vegni dentar, se me vöj mia. Fal mia redar: gnì dentar impruvisament?

GIUSI            Dabon?

BUCCI           ( si stende sulla poltrona) Ora, una volta c’era una gentile signorina…

GIUSI            ( si alza) Sarà mej che me a vaga a fnì li me leteri. Speri che in cl’atra camara ac sia finalment an po’ cald.( esce)     

BUCCI           La me ospite la’m par an po’ scossa. Cus’è sucès?

ROSA             Sta mateña l’è töt püsè cumplicà par via da cla nef ché.

BUCCI           Sì, adli volti la nef l’è benedetta e a volti maledetta. ( Si alza a va a sedesi sulla panca. )

ROSA             Ho mia capì la batüda.

BUCCI           Infatti. Tanti robi le la pöl mia savìli. Me crödi, che lé la sia mia tant ben infurmada in sli pension..

ROSA             L’è vera., però, me e me fradèl agla matum töta….

BUCCI           ( applaudendo) Brava!...Brava!...     

ROSA             L’amöta almeno na roba: sum na brava cöga.

 BUCCI          ( con un sorriso libertino)  Lei è senza dubbio una cuoca deliziosa…( si avvicina a Rosa e le prende la mano) ( Rosa ritira la mano e si allontana) Posso darle un consiglio: ( seguendo Rosa)          Üatar fradej ghi da mia esar trop fiducius di vostar client. At lur ghif dli infurmasion?

ROSA             Parchè… s’üsa? Me ho sempar pensà ca’l fös mia necesari. L’impurtant l’è chi vögna.

BUCCI           L’è mej savì sempar quel, dla gent cla dorum suta al vosta töcc. Fò n’esempi: me am presenti dicendo ca g’ho vì n’incident. Ma le: cusa sala at me? Nient. Propria nient. Pudrös esar scapa da li man di carabigner, an ladar, ( si avvicina lentamente  a Rosa) Uno che fugge dalla polizia… un assassino.

ROSA             ( ritirandosi istintivamente)  Oh!

BUCCI           Par via dla signora Randi…

( Giusi entra e va a sedersi su una poltrona)

GIUSI            Al salot l’è na giasèra. L’è impusibil stac. Scrivarò adman.

BUCCI           Pòsi giustà al föc par le? ( esegue)

( Il maggiore Rasi entra e si rivolge a Rosa con un certo imbarazzo.)

RASI              E’l ché in gir sò  fradèl? G’ho paura che al scarich dal “cess “…ehm… dello stanzino al piano terreno al sia slà.

ROSA             Udio che giurnada.!  Prima i carabigner e ades  al Water.

( il signor Bucci lascia cadere rumorosamente l’attizzatoio.)

( Il maggiore Rasi sembra improvvisamente paralizzato)

GIUSI            ( scossa) I carabigner?

RASI              ( a voce alta come se non credesse alle sue orecchie) I carabinieri ha detto?

ROSA             J’ha telefunà poc temp fa. J’ha det chi mandarà an marescial. ( tutti guardano la neve fuori) Però, me crödi chi gla cavarà mia a gnì

(Nando compare con un cesto di legna per il fuoco)

NANDO         Al gasolio al para gnanca gasolio. E sì cum qul ca’l custa. ( vedendo le facce) Ma cus’è sucès?

RASI              Pare che stia arrivando la “ Benemerita”.

NANDO         Gh’è mia da preücüpas. Dificil chi posa gnì cum na nef cumpagna.. Li stradi jè blucadi ( porta i ciocchi di legna e posa la cesta) Al ma scüsa, siur Bucci, vurös mötar zò la lögna.

( il signor Bucci si scosta dal camino e si siede sulla poltrona. Rasi va verso la scrivania)

QUARTA SCENA Nando, Rosa, Bucci, Fausto,Rasi,Giusi,Lince.

(si sente bussare alla finestra. Il maresciallo preme il viso contro i vetri e guarda dentro .Rosa da un piccolo grido, indicandolo. Nando va alla finestra e la spalanca.

MARESCIALLO LINCE     ( è una persona cordiale, molto semplice di carattere. E’ giovane.  – a piacimento della regia indosserà a no la divisa da carabiniere- Ha ai piedi le racchette da neve Rivolgendosi a Nando) .E’lei il signor Negri?

NANDO         Sì.

LINCE                       Sono il maresciallo Lince dei carabinieri di questa stazione. Posso togliermi queste racchette da neve che mi intralciano abbastanza?

NANDO         ( gli fa segno di entrare) Giri sulla sinistra e c’è subito la porta d’entrata.. Le vengo incontro. Le racchette le metta dove vuole.

LINCE                       Grazie.

( Nando raccoglie la cesta ed esce)

GIUSI            Vödar dli rachèti da nef da li nostri part l’è am po’ insolit. T’è da mötar che qul siur là l’è abituà a druàli.

BUCCI           ( si avvicina a Rosa e le bisbiglia all’orecchio) Parchè if ciamà i carabinier, signorina?

ROSA             Me ho propria ciamà an bèl nient.

(Rosa va a chiudere la finestra e Bucci va a sedersi sulla panca)

FAUSTO        ( entra in salotto) Chi èl qul carabigner? Da’ndua èl saltà föra? l’ho vest pasà davanti a la fnestra dal salot?

GIUSI            Parchè s’èl mia capì cl’era an carabigner?

(dal vestibolo entra Nando e Lince che naturalmente ha con se le racchette.)

NANDO         Ehm… Vi presento il maresciallo Lince.

LINCE                       Buona sera a tutti.

GIUSI            Per essere un maresciallo mi sembra abbastanza giovane?

LINCE                       Tutti mi dicono che non dimostro la mia età. ( ironico) Comunque la carriera si fa anche per  i meriti conseguiti,

FAUSTO        Complimenti per la carriera. ( anche lui con espressione ironica) Anche per la risposta alla signora Randi, che come al solito ha puntualizzato. ( va a sedersi)

NANDO         ( a Lince) Metto le sue racchette nel sottoscala. Se vuol seguirmi?

( Nando e Lince escono dalla porta che dà sul vestibolo)

RASI              Signorina Rosa, la ma scusa: ma par telefunà, posi?

ROSA             Certo Maggiore.        

(Rasi va al telefono e compone il numero)

FAUSTO        L’am par na parsoña par ben.

GIUSI            A me la’m par am po’ inucà.

RASI              ( al telefono) Pronto?   Pronto.. (a Rosa) Signorina al telefono al rispunt mia. As sent nient.

ROSA             Capesi mia, prima al funsiunava.

RASI              La’vdirà che, par la nef, è cascà  i fij.

FAUSTO        ( si alza osservando) Acsé sium isulà. Prima la nef e adès al telefono. ( rivolto a Rasi) E’ vera magiur?

RASI              Dirös  propria at sì. ( siede sul divano)

GIUSI            Figürumas sa va qualcosa par al vers giöst.

FAUSTO        Buoni! Torna la “forza pubblica”.

QUINTA  SCENA: Sono presenti tutti.

(Il maresciallo rientra con Nando dal vestibolo, e tira fuori un taccuino.)

LINCE                       Adesso possiamo venire al dunque., signor Negri… ( rivolto a Rosa) Lei è la signorina Negri?

ROSA             Siamo fratelli.

NANDO         Se vuole parlarci in privato, possiamo andare in biblioteca.

LINCE                       Non è necessario. Anzi, se ci sono tutti risparmiamo tempo. Posso mettermi qui? (si avvicina al tavolo)

BUCCI           Mi scusi.( si sposta un poco)

LINCE                       Grazie. (Si siede sulla panca con aria ufficiale. Rosa gli si avvicina e si siede.)

ROSA             ( preoccupata)  La prego di dirci… Sono preoccupata… Che cosa abbiamo fatto?

LINCE                       (sorpreso). Fatto? No, no, non avete fatto niente. Si tratta di una cosa ben diversa... Di protezione da parte nostra.. Non so se mi spiego.

ROSA             ( stupita) Dla nostra prutesioñ?  Ci scusi se parliamo in dialetto, ma sa,,,è questione di  abitudine.

LINCE                       Non si preoccupi,. Ormai ci’ho fatto l’orecchio al vostro dialetto, E’ un po’ che mi trovo in questa vostra stazione dei carabinieri, ( cambiando tono) Mi riferisco all’uccisione della signora Modini Maria avvenuta ormai da molto tempo. Penso che dai giornali e dalla radio abbiate già sentito qualcosa in merito.

ROSA             Sì, ann’ha parlà anca la radio. La duna masada…. Mah…

LINCE                       Precisamente ( rivolgendosi a Nando) Innanzitutto vorrei sapere se conoscevate la vittima.

NANDO         ( falso) Me am para da no.

LINCE                       Forse vi sfugge il nome…

( Luisa appare in scena)

LINCE                       La persona uccisa che aveva un’attività di autosalone, uccisa per motivi del tutto futili…

NANDO         Ah, al fatto cl’è capità da cli bandi ché…

LINCE                       Esatto. La signora di cui si parla, considerata una brava persona….

GIUSI            ( pungente) Quant vön al mör la gent al la fa sant. E’ prassi.          

LINCE                       ( guarda Giusi con una certa sufficienza, poi continuando) …Aveva un figlio, si dedicava molto al volontariato, -ne sanno qualcosa molte persone del luogo - per una banale questione di soldi ci ha rimesso, come si suol dire, le penne.

GIUSI            ( con lo stesso tono di prima)L’am para n’espresion poco riverente, ma…

ROSA             ( sconvolta) E’ stata una cosa orribile!

LINCE                       L’omicida condannato in primo grado, poi rilasciato per cavilli che ancor oggi il pubblico critica, e direi anche molto duramente e aggiungo giustamente, ha fatto perdere le proprie tracce. Forse morto: ma non direi. Forse fuggito all’estero: probabile…

GIUSI            ( Rivolta a Lince e giudicante)  Ac para mia da esprimar di giudesi forse am po’ trop personaj:  dato il suo incarico?

 LINCE          (toccato ) Mi scusi signora.

ROSA             Sì, ma cosa centr…

LINCE                       Ci sto arrivando. Una lettera anonima  giunta al nostro comando diceva che quel fatto non era ancora risolto e che ancora mancava alla sua risoluzione una severa punizione ad altre persone.

ROSA             Ripeto: cusa grintum nüatar?

LINCE                       Lo scritto era sul retro della carta intestata usata come volantino pubblicitario del vostro agriturismo.

NANDO         Coooosa?

FAUSTO        ( spiritoso) Qul siur là la mia scret la lètera santà al scrittoio…

GIUSI            ( sprezzante) E cust ca’l völ dì?

FAUSTO        Beh, in sal scritojo la carta da lètèri la garös mia da mancà. Chissà andua la’s catava in qul mument là.

LINCE                       Quello non è certo un gran indizio, ma quando si inizia un’indagine si agisce a 360 gradi. Ecco perché il nostro comandante mi ha dato questo incarico pregandomi di iniziare da qui.

NANDO         Secunt me: as trata dna circustansa.

( Rasi si volta e rivolge  lo sguardo in faccia a Lince. Poi mentre il maresciallo continua a parlare medita intensamente)

LINCE                       . ...Sarebbe venuto personalmente, se fosse stato possibile. Ma date le condizioni del tempo, e visto che io sono più attrezzato, ha mandato me, con l’ordine di ottenere tutti i particolari possibili degli abitanti della casa, di fargli il mio rapporto per telefono e diprendere tutte le misure che riterrò necessarie per la sicurezza dei presenti.

NANDO         Sicurezza? Ma che pericul gum da cùrar? Ehi, La’m dirà mia che ché i masarà anquaidön?

LINCE.          Non vorrei spaventare le signore, ma francamente: sì. Temiamo proprio questo.

NANDO.        Ma parché?

LINCE                       Èappunto per scoprire il perché, che sono venuto qua.

NANDO         Ma custa l’è na roba da mat.

LINCE                       Sì, signor Negri E’ proprio perché è folle e pericolosa.

GIUSI            ( eccessivamente decisa) Che stüpidadi!

LUISA                       Me la’m par na roba tirada an po’ trop par i cavej.

FAUSTO        Par me l’è na meraviglia.

ROSA             Gh’è na qual roba ca’l s’ha mia det, marescial?

NANDO         Dla vittima cusa’ssà’ amò?

LINCE                       Il ragazzo,  figlio della vittima,  deve avere circa 25 anni.   Ha disertato il servizio militare e da allora non se ne è più saputo niente. Secondo lo psichiatra dell’esercito era decisamente schizofrenico... (chiarendo il concetto) cioè a dire, un po’ picchiato in testa.

ROSA             E uatar carabigner: pansè che chi l’ha scret cla lètera al sia sò fiöl?

LINCE                       Sì,

ROSA             E cl’è am mat criminal. E ca’l gnarà ché a masà anquaidön? Ma parchè?

LINCE                       E’’ Ciò che debbo scoprire da voi. Secondo il capitano, deve esserci un punto  di contatto.

(Il maresciallo torna a rivolgersi a Nando.)

LINCE                       Dunque, signor Negri, lei afferma di non saperne nulla.

NANDO         Assolutamente no.

LINCE                       . Enemmeno lei, signorina?

ROSA             ( a disagio) Io… io non…

LINCE                       E i domestici?

(La signora Giusi assume un atteggiamento di alta disapprovazione.)

ROSA             NOn ne abbiamo dei domestici. E a prupòsit… ( si alza) le dispiacerebbe, maresciallo se andassi in cucina? La’m catarà là, sa’l garà büsögn at me.

LINCE                       Si accomodi pure.

(Rosa se ne va verso la cucina.)

(Nando fa per seguirla, ma le parole del maresciallo lo fermano.)

LINCE                       . E adesso signori; datemi il vostro nome.

GIUSI            Tutto ciò è ridicolo. Noi siamo semplicemente ospiti di questa specie di agriturismo  Sium rivà solamente jer. Non abbiamo niente a che fare con il paese.

LINCE                       . Però avete stabilito in precedenza di venire qui. Avete prenotato le camere in anticipo.

GIUSI            Be’ ..sì… tutti tranne il signor Bucci. ( guarda Bucci)

BUCCI           La me machina l’è fnida in dal fos par via dla nef.

LINCE                       Capisco. Ora, io cercavo di farvi capire che se qualcuno vi sorvegliava, può benissimo aver scoperto che venivate qui. E c’è una cosa che voglio sapere, e subito. Chi di voi ha avuto una parte, anche minima, nella faccenda dell’omicidio?

(Cade un silenzio greve).

LINCE                       . Non siete molto ragionevoli. Uno di voi è in pericolo... In pericolo di morte. Devo sapere chi è.

(Di nuovo silenzio.)

LINCE                       E va bene:  ve lo domanderò uno per uno.( a  Bucci). Prima lei, visto che è capitato qui più o meno per caso, signor Bucci.

BUCCI           ( alzandosi)  Bucci Armando. Ma cara al me marescial, me sò propria nient at qul ca parlavu prima. Me di vostar afari, del tempo che fu, an sò nient.

(Lince si alza e si avvicina alla signora Giusi).

LINCE                       . Signora...?

GIUSI            ( falsa) Giusi Randi. Non vedo proprio… Sul serio, ansi cunsideri n’impertinenza. perché proprio io avrei dovuto aver a che fare con questa storia?

(Il maresciallo si avvicina al divano dov’è seduto il maggiore Rasi)

LINCE                       . E lei, signore?

RASI              . Maggiore Rasi.  Rasi Andrea Ho seguito il caso sui giornali a suo tempo. Non ho informazioni di prima mano.

LINCE                       (  a Fausto)     E lei?

FAUSTO        (a disagio e falso) Ero un marmocchio, quando è successo. Me am ricordi da vi’l gnanca santì.

LINCE                       Ed è tutto quello che avete da dirmi... tutti quanti? (Silenzio.) Bene! Se uno di voi muore assassinato se la sarà voluta. E ora, signor Negri, potrei fare il giro della casa?

(Il maresciallo esce con Nando, diretto al piano di sopra)

SESTA SCENA:  tutti, meno Lince e Nando.

FAUSTO        Cara la me gent. che melodramma! E’l mia bèl al maresial? Me vegni mat par i pulisiot… ( a Rasi, rassicurandolo) e anca i militari in genere. Così austeri tutti di un pezzo… Cla roba ché l’è trop eccitante.

GIUSI            Al la pianta! Ac par che qusta la sia na roba da tö sö in redar?

( Fausto scivola  dietro Giusi con aria furtiva)

FAUSTO        La spèta signora Giusi… La spèta quant me gnarò in silensio dadrè a li sò spali e  ac ciaparò al col e  al stricarò fin quant ac gnarà föra la lengua da la buca.

( Giusi balza in piedi)

GIUSI            Piantala stupidot at n’om!!

RASI              Basta, Zeri! L’è an schers poch serio. Ansi, l’è gnanca an schers.

FAUSTO        Oh, atar ché sall’è. Propria an schers. Al schers da’n mat. L’è cust ca’lla rönt deliziosamente macabro. ( sta per uscire) Sa gösu da vödar li vostri faci. ( sparisce)

GIUSI            ( sprezzante) L’è an ragas propria vilan e anca mat.

( Rosa entra dalla sala lasciando la porta aperta)

ROSA             An duèl me fradèl?

LUISA                       L’è in gir cum al marescial.

GIUSI            Am para che al sò amic pubblicitario al sia anca trop maleducà.

RASI              Al dè d’incö lè mia det chi sia tant sensibil a li beli maneri. Ma quant i muciarà an qual an  e na qual preucupasion, avdirì ch’ is matrà in caregiada anca lur.

GIUSI            Me g’ho mia pasieSa cum cla gent chi dà in si nervi. Me propia: .no.

RASI              No? Forse par lé signora Rasi l’è na furtöna.

GIUSI            Cusa völal dì?

RASI              Non era lei, forse, il giudice del processo in cui era accusato l’omicida della signora dell’autosalone?

GIUSI            Sì, ma mi sembra di aver fatto il mio dovere, come ho sempre fatto del resto. Ho applicata la legge.

RASI              ( puntualizzando) Forse anche troppo.

(Rosa si avvicina alla signora Giusi e, guardandola fissa)

ROSA             Sì! gavi rason. L’è propria lé.

(Il maggiore lancia un’occhiata radente a Rosa).

GIUSI            Una cerca di fare il suo dovere per il paese e cusa’c guadagna.: degli insulti!

( Bucci scoppia a ridere di cuore)     

BUCCI           Le la g’ha da scüsam, ma me cati töt qusché spassosissimo. Me am diverti a la grande.

( sempre ridendo se ne va in salotto)

GIUSI            Cl’om lé al me mia piasì da la prima volta cl’ho vest.

LUISA                       D’andua gneval jEr sira?

ROSA             Al sò mia.

LUISA                       Al g’ha l’aria d’an parolaio trafficone. Al g’ha na facia…

ROSA             Però al salta datché e dadlà müte an ragas. parfina la vus la’m par mia vera.

RASI              ( guardando il camino) Da che an po’ ché ac völ dla lögna. Vò a töla. ( esce)

ROSA             L’è dré a gnì scür, e pür jè pena li quatar. Impesi la lüs.

(Va ad accendere le applique sopra il camino)

(Una pausa)

(La signora Giusi sogguarda nervosamente Rosa e la signorina Luisa che la stanno osservando.)

GIUSI            (si mette allora a radunare l’occorrente per scrivere.)  Dove avrò lasciata la penna?

(si alza ed esce)

( Si sente suonare il pianoforte con un dito, dall’altra stanza, stonando, una canzoncina per bambini)

ROSA             ( riferendosi alla canzoncina) Cum cla stünadüra là, l’è brütleña anca la canson.

LUISA                       Parchè ac piasla mia’? Forse la’c ricorda l’infansia infelice?

ROSA             Sum staDa ben da püteña.

LUISA                       L’è stada furtünada.

ROSA             Parchè: lé èla mia stada ben?

LUISA                       No. O meglio…anche…

ROSA             Am dispias.

LUISA                       Ma l’è stà tant temp fa.( seria e meditabonda) Certi robi però, sagla cava mia a smangali.

ROSA             Crödi.

LUISA                       ( cercando di correggesi) O forse no? Chi al la pöl dì?

ROSA             I dis che qul ca suceD da püten al cünta püsè che töt al rest dla veta.

LUISA                       I dis… I dis… Ma chi al la dis?

ROSA             Gli spicologi.

LUISA                       Töti ciaciari. Me gli psicologi, ja suporti mia.

ROSA             Me par dì  l’avrità ann’ho mai vi modo da vigan at busögn.

LUISA                       Mej acsé par lé. L’è töt föm ind jocc… La veta l’è müte a sla custrüum nüatar.

ROSA             Però a volti as pöl mia fan a meno.

LUISA                       Storie. L’è question ad volontà.

ROSA             Forse.

LUISA                       ( con forza)  Me al so!

ROSA             Pöl das cla gabbia rason. ( sospira)  Però sücet dli robi cli t’obliga a pensag a sura.

LUISA                       Par qul cl’ha dèt sum d’acordi e ansi: si deve provvedere. Però la ceda mia, la gira li spali al passato sa gla cava.

ROSA             Ma qual èla la strada giösta? Ma’l dmandi…. Forse l’è n’erur. Forse gum da vich la forsa d’afruntal

LUISA                       Dipönt at cusa’s’parla.

ROSA             ( con una risatina incerta) A volti al sò gnanca me at cusa parli.

LUISA                       Nulla del passato può toccarmi se non lo voglio io.

SETTIMA SCENA  Nando, Rosa, Lince,  ( fuori scena ) Giusi , Luisa.

 (Arrivano Nando e il maresciallo dalle scale.)

 (Lince entra in salotto chiudendosi l’uscio alle spalle)

LINCE                       . Be’, di sopra  tutto è in ordine.

(Il maresciallo sbircia in sala da pranzo dalla porta aperta, poi vi entra sempre seguito da Nando

Poco dopo ricompaiono da  sinistra)

(Luisa esce )

(Rosa si alza, comincia ad allineare i cuscini e a fare ordine.)

(il maresciallo  va ad aprire la porta di destra.)

LINCE                       E questo cos’è? Il salotto.

(Un attimo dopo ricompare.)

GIUSI            ( fuori scena) Le dispiace chiudere la porta? Cla ca’ ché l’è piena ad spifferi!

LINCE                       Mi scusi, signora, ma devo farmi una idea della pianta della casa.

(Il maresciallo  esce chiudendosi  l’uscio alle spalle.)

NANDO         Rosa gh’èla mia?  Parchè cla facia lé? Ehi?

( Lince ricompare)

LINCE                       . Bene. Così si conclude il giro. Niente di sospetto. Adesso mi conviene fare il mio rapporto al  comando.(Va al telefono).

ROSA             Al pöl mia telefunà. Gh’è mia la linea.

LINCE                       ( voltandosi di scatto esageratamente) Cosa? (Solleva il ricevitore.) E da quando?

ROSA             Al magiur Rasi l’ha circà da drual prima ca’l rivös lö.

LINCE                       Ma prima funzionava. Il mio capitano le ha parlato, no?

ROSA             Oh, sì. Pensi che i fii dal telefono i sia cascà par la nef.

LINCE                       . Sarà. Ma possono averli tagliati. (Depone il ricevitore e si volta verso Rosa e Nando.)

NANDO         Tajà? Ma chi pöl vi’l fat?

LINCE                       (comincia a camminare. Cambiando tono). Signor Negri, cosa ne sà, lei, delle persone che alloggiano nella sua pensione?

NANDO         Io…noi… Sa g’ho da dich l’avrità al sò propia mia.

LINCE                       Ah.

ROSA             Ma se anca qul… pazzoide al völ gnì che a masas töti, almeno vön at nüatar, par al mument sium sicür, grasie a la nef. Fin ché la nef la sa sdesfa mia, sium sicur.

LINCE                       (va verso il camino). Perché? Io non son giunto poco fa?  Non può essere già qui da prima?

 NANDO        . Bèla ché ?

LINCE                       . E perché no, signor Negri? Tutta questa gente è arrivata ieri sera.

NANDO         Ma töti, salvo Bucci, java prenutà prima.

LINCE                       E allora? Anche i delitti si possono progettare in tempo.

NANDO         Delitti? Gh’è stà solament an delit, sucès, po’ tanti an fà, anca. Ac par ca’l sia in relation a qust? Ga’l pensa ca’n posa gnì n’atar?

LINCE           .           Che ci sarà , spero di riuscire a impedirlo. Ma che sarà tentato sì.

NANDO         Posi mia crödac. L’è tropa na roba da mat.

 LINCE          . Non è per niente fantasioso. È realtà pura e semplice.

ROSA                        Glif na descrision at cl’om là?.

LINCE                       .Secondo un testimone, sembra che questa persona abbia visto imbucare una lettera da un individuo  che dato il suo atteggiamento furtivo l’ ha messo in allarme, tanto da spingerlo a venire al comando a riferire. Naturalmente nessuno ci ha fatto caso però per scrupolo….Il testimonio ha riferito che: l’individuo avevacorporatura imprecisata, cappotto sullo scuro, cappello floscio, faccia nascosta da una sciarpa. . Ci sono tre cappotti scuri appesi nell’atrio in questo momento. Uno è suo, signor Negri... E ci sono tre cappelli flosci...

ROSA             Me cla cavi mia a cunvinsum.

 LINCE          . Èil cavo del telefono che mi preoccupa. Se è stato tagliato…

.(Va all’apparecchio e si china a studiare il cordone.)

ROSA             G’ho propria da andà a preparà la vardüra.  ( esce)

(Nando raccoglie il guanto della sorella  dimenticato sulla poltrona e lo liscia distrattamente. Ad’un tratto si trova in mano lo scontrino di cassa di un bar del paese.. Lo guarda sbalordito, poi guarda Rosa che esce, poi ancora il biglietto.

LINCE                       . C’è una derivazione?

(Nando fissa il biglietto accigliato e non risponde. Poi, riscotendosi)

NANDO         Al ma scüsa. Al det qualcosa?

LINCE                       Sì, signor Negri. Ho chiesto: “ C’è una derivazione?”

NANDO         Sì, in dla me  camera

LINCE                       . Le dispiace andare di sopra a vedere se funziona?

(Nando esce, stranito, portando il guanto e il biglietto.)

(Lince controlla a palmo a palmo il cavo del telefono. Arriva alla finestra, scosta i tendaggi e apre i vetri, cercando di seguire con lo sguardo il percorso del cavo. Poi va nel vestibolo e torna con una torcia elettrica. Si avvicina alla finestra, la scavalca, si china a guardare qualcosa e sparisce)

OTTAVA SCENA:, Rosa, Giusi.

Ormai è quasi notte.

La signora Giusi arriva dalla biblioteca e rabbrividisce. Poi nota la finestra spalancata.

GIUSI        Chi è cl’ha lasà vert cla fnestra chè?

Va a chiuderla e accosta i tendaggi, poi accende la radio, va a prendere una rivista dal tavolo e la sfoglia. Si avvicina al caminetto e mette un altro pezzo di legna sul fuoco.

( Con lo scopo di creare l’atmosfera delittuosa la voce della radio…)

Voce della radio....è tra i fenomeni più studiati dagli specialisti negli ultimi anni, con indagini che investono tutte le specie animali più complesse. Ma per capire quella che definirei la meccanica della paura, bisogna studiarne l’effetto soprattutto sulla mente umana. Immaginate, per esempio, di essere soli in una stanza. È quasi sera. Una porta si apre lentamente davanti a voi.

(La porta di destra si apre. Qualcuno fischietta il motivo già sentito prima)

(La signora Giusi si appoggia alla poltrona centrale, trasalendo.)

(Una sagoma appare sulla soglia, ma non riuscite a distinguerne il volto. La penombra della stanza acuisce il carattere spettrale dell’atmosfera.).

GIUSI        ( sollevata) Ah, è lei… Non l’avevo riconosciuta. (fra sè) Che rompi scatole sono questi qui. ( alla persona giunta) Vdum sa cla cavum a catà qualcosa in dla radio

Voce della radio. ...Ebbene, anche se foste la persona più sfrontata e coraggiosa del mondo, dubito che riusciate a frenare quel tuffo al cuore che, per un automatismo inesorabile, coglie qualsiasi essere umano quando viene a trovarsi in una situazione analoga...

( Giusi va alla radio e passa a una trasmissione musicale.)

(Una mano compare dallo spiraglio della porta e si avvicina all’interruttore.

Di colpo, il salone piomba nel buio.)

GIUSI            . Dico, ma cosa fa? Perché ha spento la luce?

La radio sale al massimo volume. Frastuono: si sentono dei gorgoglii e un rumore di lotta.

Il pianoforte smette definitivamente di suonare.

La signora Giusi cade.

p a u s a    l u n g a

(Rosa arriva dalla cucina e si ferma, perplessa.)

ROSA             Cus’èl qul scür ché? … Dio ma che cincèl!

Accende la luce e si avvicina alla radio per abbassarla. Poi vede il cadavere della signora Giusi e lancia un urlo.

CALA IL SIPARIO VELOCEMENTE

      

                       

                                              

A T T O   T E R Z O

           

                       

                                  

ATTO TERZO

PRIMA SCENA: presenti tutti,meno naturalmente Giusi trovata morta da Rosa.

La stessa scena, dieci minuti dopo.

Quando si alza il sipario, il cadavere della signora Giusi è già stato portato via e tutti sono riuniti nel salone.

Lince ha preso il comando delle operazioni e si è insediato al tavolo.

Rosa è in piedi al capo sinistro del tavolo.

Tutti gli altri sono seduti:

Il maggiore Rasi sulla poltrona di cuoio,

Fausto alla scrivania.,

Nando             sul divano: il signor Bucci, a destra, e la signorina Luisa(giunta per ultimo) , a sinistra.

LINCE           .           ( a Rosa) Su, signorina, si concentri, cerchi di pensare...

LINCE                       . La signora Giusi era appena stata uccisa, quando l’ha trovata. Lei veniva dalla cucina. È sicura di non aver visto o sentito nessuno, mentre passava nel corridoio?

ROSA             No..no…crödi da no. Ho santì sulament la radio cla sbrajava, intant ca gnevi datzà. Agla cavavi mia a capì chi pudeva alsà acsé tant al vulöm. Anca par qul, ca pudevi mia santì d’iatar rümur.

LINCE                       . Evidentemente era quello che voleva l’assassino o... (con intenzione) l’assassina.

ROSA             . Quindi, vödal…

LINCE                       . Ma lei può ugualmente aver sentito qualcosa. Se l’assassino se n’è andato per di là (fa segno a sinistra),può essersi accorto che lei stava arrivando ed essere sgattaiolato in sala del pianoforte e poi su per le scale di servizio.

ROSA             La’m par… Ma sum mia sicüra…. da vì santì al scricchiolio dna porta o al sò sbatar, intant ca gnevi da la cuseña.

 LINCE          Quale porta?

ROSA             . Non lo sò.

LINCE                       . Ci pensi, si sforzi di pensare... Sopra? Da basso? Vicino a lei? A destra? A sinistra? Dove?

ROSA             ( quasi in lacrime) Ac dighi ca’l sò mia! Sum gnanca sicüra da vì santì qualcosa!

NANDO         (scattando in piedi) Ma al la  pianta da turmentala! Vödal mia cl’an pöl pö?

(Rosa siede sulla panca.)

LINCE                       (aspramente). Stiamo indagando su un delitto, signor Negri.

(Fa segno a Nando di sedere.)

Finora nessuno di voi ha preso sul serio la situazione. La signora Giusi, per esempio. E mi ha taciuto qualcosa. Tutti mi avete taciuto qualcosa. Bene: la signora Giusi è morta. E se non andiamo a fondo di questa faccenda, e alla svelta, può esserci un altro morto.

NANDO         N’atar? Che idea! E parchè po’?

LINCE                       ( grave)  Chi lo può dire?

NANDO         G’ha da esac an nesso frà la mort dla signora Giusi e qula dl’autosalone?

LINCE                       Proprio così.

NANDO         E parchè n’atar delit amò ché?

LINCE                       Lo scritto intimidatorio stava scritto sulla carta intestata di questo agriturismo , e qui le persone ospiti sono diverse…

( Si guarda intorno, con aria significativa.)

LUISA                       Custi jè dli stupidadi. La sarös na circustansa da mia crödar che ché ac sia dò parsoñi interesadi al delit dl’autosalone.

LINCE                       Date le circostanze non sarebbe poi questa gran coincidenza. Ci pensi bene;  signorina Luisa.

(Il maresciallo si alza, taccuino in mano,  si piazza al centro)

LINCE                       . Ora, io vorrei stabilire con la massima precisione dove si trovava ciascuno di voi quando la signora Giusi è stata uccisa. Ho già la dichiarazione della signorina Negri.

Dunque: lei era in cucina a preparare la verdura. È uscita, ha percorso il corridoio, è entrata nel vestibolo per la porta a molle ed è venuta qui. La radio strepitava, ma il salone era al buio. Lei ha acceso la luce, ha visto la signora Giusi e ha urlato.

ROSA             Sì, ho sbraja… Sbrajavi tant fort ca gla cavavi mia a firmam, e finalment è rivà anqualdon.

 

LINCE                       ( avvicinandosi a Rosa ). Infatti. Come lei dice è arrivato qualcuno... Parecchia gente, anzi, che veniva da direzioni diverse, più o meno contemporaneamente.

(Fa una pausa,)

(quindi va verso la vetrata voltando le spalle al pubblico.)

LINCE                       . Ora, quando io sono uscito dalla finestra per seguire il cavo telefonico lei, signor Negri, è salito in camera sua a controllare la derivazione. (Andando verso Nando.) Bene. Dov’era, quando sua sorella ha gridato?

NANDO         S’eri amò in dla me camera. Anca la derivasion la funsiunava mia. Ho guardà föra  dla fnestra par vödar sa gh’era di fii tajà, inveci nient. Avì apena sarà i vedar quant ho santì la Rosa cla sbrajava, alura sum curs ché sübit.

LINCE                       Per fare queste due cosette ci ha messo un mucchio di tempo, no?

NANDO         .Me’m’par mia.

LINCE                       . Diciamo che l’ha presa comoda.

NANDO         S’eri dré a pensà a na roba.

LINCE                       . Va bene. ( rivolgendosi a Fausto) . E adesso, signor Fausto, sentiamo che cosa ci racconta lei.

(Fausto si alza e si avvicina al maresciallo).)

FAUSTO        Sum andà in cuseña par vödar sa pudevi dà na man a la signorina Rosa…Al sa… me am pias fa da mangià…Dopu sum andà  in dla me camera.

LINCE                       Perché?

FAUSTO        L’am par abastansa natüral che vön ogni tant al g’abbia büsögn d’andà in camera sua, a lö ac par mia? Si ha voglia di stare soli ogni tanto.

LINCE                       E lei è andato in camera sua perché desiderava star solo?

FAUSTO        Volevo pettinarmi e… uhm… ( spiritoso) Mettermi un po’ in ordine incipriarmi il viso… Ecco.

LINCE                       (, fissando scetticamente i capelli arruffati di Fausto).Ah, sì?

FAUSTO        . ( deciso) Comunque s’eri in dla me camera.

LINCE                       . E ha sentito la signorina Negri gridare?

FAUSTO        Sì.

LINCE                       . Ed è sceso?

FAUSTO        . Sì.

LINCE                       Strano che lei e il signor Negri non vi siate incontrati per le scale.

(Fausto e Nando si guardano)

FAUSTO        Sum gnì zò par chi’atri scali. Jè püsè davseñi  a la me camera.

LINCE                       Ed è anche salito in camera sua per quelle stesse scale, o è passato di qui?

FAUSTO        Ho fat li stèsi scali.

LINCE                       Capisco.

(Il maresciallosi avvicina al divano.)

LINCE                       . E lei, signor Bucci?

BUCCI           Gl’ho bèla det,ispetur: me s’eri dadlà ca sunavi al piano.

LINCE                       . Non sono ispettore, signor Bucci, sono solo maresciallo. E dopo il mio passaggio dal salotto, l’ha sentita qualcuno, mentre suonava il piano?

BUCCI           ( sorridendo) Crödi mia. Al la vest anca lö: sunavi a vus basa. cum  an dì apena…. acsè.

ROSA             Al sunava na musichina da püten e abastansa stunà.

BUCCI           Si, na cansunseña molto orecchiabile. E… müte dì?... Attaccaticcia. Sif mia d’acordi anca üatar?

ROSA             Par me l’è orribile.

BUCCI           Epur…l’è in dla testa dla gent cla runza daspös. Gh’era anca vön ca’l la sifulava.

LINCE                       Cosa vuol dire “ sifulava”?

BUCCI           “ Fischiava”

LINCE                       Ah, fischiava . E dove? (considerando) Vedo che il vostro dialetto per me è ostrogoto…

BUCCI           Infatti viene un po’ di là, un po’ dal mantovano, un po’ dal parmigiano, dal frances, e dal tudösch. ( cambiando tono) Sum mia sicür. Forse in dl’ingrès? … In sli scali?... O forse anca dat zura, in camera?

LINCE                       Chi fischiava?

( nessuno apre bocca)

LINCE                       Signor Bucci si stà inventando tutto?

BUCCI           No, no, ispettore… ( si alza e si aggrappa al ventre di Lince) Ac dmandi scüsa maresciallo. Io non mi permetterei mai una cosa simile.

LINCE                       Be’, continui. Stava suonando il piano…

BUCCI           ( sedendosi mostrando l’indice)  Cun an dì solament…Sì. Po’ senti la radio cla suna e  anca fort, e an qualdon cac sbaja dentar. Questo offende le mie orecchie. E dopu… a l’imprivis… sento la signorina Negri che urla.

LINCE                       Dunque... Il signor Negri di sopra. Il signor Fausto di sopra. Il signor Bucci in salotto.

Si volge alla signorina Luisa.

LINCE                       E lei, signorina Luisa?

LUISA                       Stavo scrivendo delle letttere in biblioteca, ma in cl’atar salot: Savi che ché in soggiorno gh’era la signora Giusi, e amandava propia mia da vödla.

LINCE                       . Ha sentito quello che stava succedendo qui?

LUISA                       . No. Non ho sentito niente, fin quando la signora Negri non ha gridato.

LINCE                       . E allora cos’ha fatto?

LUISA                       . Sono venuta qui.

LINCE                       . Immediatamente?

LUISA                       . Credo... credo di sì.

LINCE                       . Ha detto che stava scrivendo, quando ha sentito gridare.

LUISA                       . Sì.

LINCE                       E si è alzata dal tavolo ed è corsa qui?

LUISA                       Sì.

LINCE                       . Eppure non c’erano lettere incompiute sul tavolo-lettura della biblioteca.

LUISA                       Am la sum tolta sö.

(Tira fuori un foglio piegato,  dalla borsetta e lo porge al sergente.)

(Lince scorre la lettera)

LINCE                       . Jessie carissima... Uhm... È una sua amica? Una parente?

LUISA                       . Questo non la riguarda.

LINCE                       . Non mi riguarda... (restituisce la lettera e torna a sedersi al tavolo) Sa? Se io sentissi qualcuno che urla di terrore mentre sto scrivendo una lettera, non credo che perderei tempo a piegarla e a metterla in borsetta prima d’andare a vedere cosa succede.

LUISA                       ( spiritosa) Lö al dis? Interessante!

(Il maresciallo si rivolge a Rasi.)

LINCE                       Dunque, maggiore, sentiamo un po’ lei. Mi ha detto che era in cantina. Come mai?

RASI              (A Rosa).Avete una bella cantina. 

ROSA             Sum cuntenta cla’c piasa. L’è la part dla ca’ che me nonu ac piaseva püsè.

RASI              L’è propri na bèla canteña.

LINCE           . Non stiamo facendo ricerche enologiche, maggiore. Stiamo facendo indagini su un delitto. La signorina Negri ci ha detto di aver sentito una porta chiudersi con un lieve cigolio. È possibile che, dopo aver ucciso la signora Giusi, l’assassino abbia sentito la signorina Negri arrivare dalla cucina e sia scivolato dalla sala da pranzo verso lo sgabuzzino, chiudendosi la porta alle spalle.

RASI              Sono possibili tante cose…

( una pausa)

FAUSTO        Garös da esac d’imprunti digitali in dal camareñ.

RASI              . Le mie ci sono senz’altro. Ma di solito i criminali non si preoccupano di mettersi i guanti?

LINCE                       . Di regola sì. Ma tutti i criminali, prima o poi, commettono un errore.

BUCCI           Me a ma’dmandi se quschè,  l’è vera, marescial…

NANDO         ( avvicinandosi a Lince) Senta un po’, ac para mia ca siumi dré a perdar dal temp? Gh’è na parsoña cl’è stada …

LINCE                       Signor Negri. la prego. Sono  io che conduco le indagini.

NANDO         Sì, sium d’acordi, però… ( guarda Rosa) Insuma, me g’ho da cuntrulà al cadavar!

(Se ne va verso le scale.)

LINCE                       (autoritario). Signor Negri!

(Nando rientra, ingrugnito, ma rimane sulla porta)

LINCE                       Grazie.

LINCE                       (si alza e si appoggia al tavolo )Dobbiamo stabilire le possibilità, oltre al movente. E vi dirò una cosa: tutti avevate la possibilità di commettere il delitto.

(Si levano mormorii di protesta)

(Il maresciallo li fa tacere alzando una mano.) Mima silenzio a Bucci e Luisa, che continuavano a chiacchierare.)

LINCE                       . Ci sono due scale. Chiunque di voi può essere salito da una e sceso dall’altra. Chiunque può essere andato in cantina passando dalla porta accanto alla cucina ed essere tornato su dai gradini che portano alla botola sotto le scale, laggiù (fa segno alla sua destra). Il punto cruciale è che tutti eravate solial momento del delitto.

NANDO         L’am sculta, marescial! Lö al parla müte sa fösum töti respunsabii. Me la’m par na roba esagerada.

LINCE                       In un caso di omicidio si deve sospettare di tutti.

NANDO         ( deciso) Insuma! Che gh’è solamente na parsoña cla rispunt ai connotati dell’omicida.!

LINCE                       Ma lei sa benissino chi ha ucciso la donna. Sa anche che il figlio che ha lasciato è uno squilibrato di 25 anni. Ebbene…

FAUSTO        ( sentendosi accusato) Lè propria mia vera! Siete tutti contro di me! Töti, sempar töti jè cuntra at me. L’è na persecüsion…Propia na persecüsion. Pensef mia che al mund di giùan  chi g’ha 25 an ga’n sia mia an bèl po’?  ( si rifugia dal maggiore Rasi)

( Nando fa per seguirlo, poi cambia idea)

RASI              ( si alza e si rivolge a Fausto con gentilezza) Calma, figliolo, calma. ( da qualche manata affettuosa sulla spalla del ragazzo, poi tira fuori la pipa)

( Rosa si avvicvina a Fausto)

ROSA             Va töt ben., Fausto. Ansöni igl’ha cum te, ( a Lince) Gli dica che va tutto bene.

LINCE                       ( guardando Nando arcigno)  Noi non incastriamo la gente.

ROSA             Ga’l diga cl’è mia in arèst.

LINCE                       “ Me arèsti an soni” come direste voi. Dovrei avere delle prove, par farlo, ed al momento non ne ho proprio.

NANDO         ( a Rosa) At gh’è da èsar gnida mata, Rosa. E anca lö marescial! Sulament na parsoña la curispunt a la descrision, e secunt me, par stà in sal sicür al garös d’arestal. Propria par sta in sal sicür, anca par chiatar, almeno.

ROSA             Spèta, Nando, al spèta marescial!  (al maresciallo)  Potrei parlarle un momento da sola?

LINCE                       Certo, signora. Tutti gli altri, per favore, vadano in sala da pranzo.

(Tutti si alzano e si avviano alla porta: la signorina Luisa, poi il signor Bucci che protesta, seguito da  Fausto e dal maggiore Rasi, che si ferma ad accendere la pipa.

(D’un tratto il maggiore si accorge che tutti lo fissano ed esce dietro al gruppo).

NANDO         Me rèsti.

ROSA             No, Nando, va via anca te, fam an piaser.

NANDO         ( furioso) Ho det ca rèsti. Sò mia cusa tat’zè mesa in testa, Rosa.

ROSA             . Tiprego!

(Nando esce lasciando la porta aperta, Rosa va a chiuderla.)

SECONDA SCENA: Lince, Rosa, poi  Fausto, Nando.

LINCE                       Dunque signorina cosa voleva dirmi?

ROSA             (avvicinandosi) Maresciallo: lei pensa che il… pazzo omicida sia il figlio della imprenditrice, no?

LINCE                       Di sicuro non sappiamo niente. Tutto ciò  che fin’ora ci risulta, è: che la donna magistrato  che ha diretto il processo ha fatto la stessa fine. Per di più il cavo del telefono che doveva tenermi in contatto con il mio comando è stato tagliato.

ROSA             Nemmeno di questo può essere sicuro. Pudrös esar stada la nef.

LINCE                       . No. Il cavo è stato tagliato a pochi passi dalla porta d’ingresso. L’ho visto coi miei occhi.

ROSA              (scossa). Capisco.

LINCE                       . Sisieda, signorina.

(La sospinge verso il divano. Rosa si lascia cadere sul divano).

ROSA             . Tuttavia lei non può avere la certezza assoluta...

LINCE                       Io vado con la teoria delle probabilità, e tutto  punta nella stessa direzione: (Si siede sulla poltrona centrale). Labilità emotiva, mentalità infantile, diserzione, la diagnosi dello psichiatra...

ROSA             Oh, lo sò. Ecco parchè töti i dà la culpa al siur Zeri. Me crödi mia cal sia stà lö. G’ha da esac di’atri robi.

LINCE                       Per esempio?  

ROSA             La signora dell’auto salone oltre ad avere un figlio, sembra che avesse anche una figlia, che però at cla là s’è pö santì nient.

LINCE            Dell’altra figlia se ne son perse le tracce…. Ma non penso che ciò sia interessante ai fini delle indagini.

ROSA             E del marito?

 

LINCE            Era nell’esercito, Sembra che abbia fatto carriera e che sia stato lontano dal’Italia molto tempo. Penso, anche, che ormai sarà in pensione.

ROSA             Non sapete dove si trova ora?

LINCE            Al momento non abbiamo informazioni.

ROSA             Matum ca’l sia turnà indré e cl’abbia santì par sò mujer. Può averne sofferto,  perdere la testa, e vendicarsi.

LINCE            Queste son semplici illazioni.

ROSA             Ma è possibile.

LINCE            Oh, tutto è sempre possibile.

ROSA             Quindi, l’asaseñ al pudrös èsar n’om at mèza età, magari an vècc. ( tace un momento e poi)  Quanto ho detto che aveva telefonato il suo comando, al magiur Rasi, l’ha fat an bröt muviment. Mi creda, era sconvolto. L’ho vest in facia.

LINCE            ( pensoso) Il maggiore Rasi…

ROSA             (insinuando) Un militare…di mezza età…Sembra normale, e l’è anca simpatich …ma mia sempar la pazzia si nota, èl mia vera?

LINCE            No,. Spesso non ci si accorge di nulla.

ROSA             ( si alza e va verso il maresciallo) Acsé Fausto l’è mia l’ünich suspetà. Gh’è anca al magiur.

LINCE            E secondo lei c’è qualche altro?

ROSA             Be’, Il signor Bucci l’ha lasà cascà al fer dal cameñ, quant l’ha santi parlà dla pulisia.

LINCE            ( pensandoci su, sorridendo) Il signor Bucci…

ROSA             A me la’m par che an po’ d’an   la’ghi’abbia. Cal sia an tipo an po’ particolare gh’è mia dübi. Para parfina ca’l sia an tipo divers da qul ca’l par.

LINCE            Lè sta molto a cuore dimostrare che Fausto è innocente, vero?

ROSA             Al par tant n ragas indifes…l’è infelice. Sa g’ho da dich la vrità : mi fa tenerezza.

LINCE                       ( malizioso) Solo…? (si alza). Signorina Negri, lasci che le dica una cosa. Fin dal principio io ho tenuto presenti tutte le possibilità: il ragazzino,, suo padre e qualcun altro. C’è anche una sorella, di cui abbiamo parlato.

ROSA             Oh… la sorella…

LINCE            Può essere stata anche una donna  a uccidere la signora Randi.

ROSA             La signorina Luisa?

LINCE                       . Mi pare un po’ vecchia, per la parte. Anche se il suo accento dialettale è di questa zona. (Va ad aprire la porta della biblioteca, guarda dentro, richiude e torna indietro.) Eh sì, cara signorina: il campo è molto vasto. C’è anche lei, per esempio.

ROSA             . Io?

LINCE                       . Ha più o meno l’età giusta.

(Rosa fa per protestare ma il maresciallo  la ferma.)

LINCE                       . No, no... Qualunque cosa mi dica di sé, al momento non la posso controllare.

(Breve pausa)

LINCE                       E poi c’è suo fratello.

ROSA             Nando? Ma è ridicolo!

LINCE                       Suo fratello e Fausto non è che abbiano tanti anni di differenza Che cosa sa lei di suo fratello?

ROSA             Beh, dico… E’  mio fratello.

LINCE                       Nemmeno i fratelli si conoscono sempre alla perfezione.

ROSA             Teoricamente… L’è anca vera ca sium stà tanti an sensa frequentas. Lö l’è andà a laurà a Milan e me a Parma- Sium rastà separà par am bèl po’ … ma, però,… Dopu la mort di nostar genitur  e l’eredità chi s’ha lasà da cla cascina ché, um pensà da mötla a post e gestila insöma, e müta’l vöt para c’andumi mia mal… però,  maresciallo: non mi faccia ridere.

                                  

LINCE                       .Lei non ha idea, signorina, di quanti casi come il suo dobbiamo occuparci. Specialmente dopo la fine della guerra. Gente morta... Famiglie distrutte...

ROSA             Mi sembra che lei stia spaziando un poco troppo…

LINCE                       Lei dice?  Fino a prova contraria, fin quando non si conoscerà il nome dell’omicida, tutti possono essere sospettati. Ritornando a suo fratello; è sempre stato in cascina questi giorni?

ROSA             E’ andato in paese.

LINCE            A fare cosa?

ROSA             L’è andà föra paes, a na liquidasion , par cumprà na rete metallica par al pulèr.

LINCE            E l’ha comperata?

ROSA             No: l’era mia dal tipo ca’l cercava.

LINCE                       Un momento signorina  (va nel vestibolo e torna con un cappotto scuro) Questo è di suo fratello, vero?

ROSA             ( guarda il cappotto , poi con aria sospettosa) Si.

LINCE                       Il testimone non ha forse detto di aver visto, con movimenti furtivi, un signore con cappotto scuro imbucare la lettera?

ROSA             Sta a vedere che se vön al porta an paltò scür l’è  un assassino.

 (Lince ritorna nel vestibolo per riporre il cappotto)

( Rosa va a sedersi accanto al camino , piuttosto pensierosa)

( la porta alle sue spalle si apre lentamente. Fausto sbircia dentro, vede che la ragazza è sola ed entra)

FAUSTO        Rosa!

ROSA             ( spaventata si gira) Oh… Al m’ha spavantà.

FAUSTO        Andua èl andà a fnis?

ROSA             Chi’

FAUSTO        Al marescial…

ROSA             L’è andà föra dad’là.

FAUSTO        Müte sarös cuntent sal pudös andà föra da li …….! In na manera o cl’atra… Gh’è mia an sit andua posi nascundum in cla ca’ ché?

ROSA             Nascondas?

FAUSTO        Sì, da lö.

ROSA             Parchè?

FAUSTO        Ma cara! I gl’ha töti sö cum me! Da ché an po’ i zirà ca sum sta me a compiere il delitto. Sò fradel. po’ al la zirà at sicür.

ROSA             Al g’ha mia da preucupas trop, al pöl mia scapà par töta la veta.

FAUSTO        Parchè dit acsé.

ROSA             L’è vera, no?

FAUSTO        ( sconsolato)  Oh, sì. certo cl’è vera. (si siede in un angolo del divano)

( Rosa si siede affettuosamente accanto a lui)

ROSA             Prima o poi gh’è da crösar.

FAUSTO        Vurrös  esar mai carsì.

ROSA             Te ta’t ciami mia Zeri Fausto, èl vera?

FAUSTO        No.

ROSA             E alura parchè’…?

FAUSTO        Parchè cambià num dli volti am pias.

ROSA             Al vödat ca ta’t cumporti müte an püteñ? ( cambiando tono) Müte ta’t ciamat, insuma?

FAUSTO        Che impurtansa g’ha’l ? Quant favi al suldà sum scapà.  L’era bestiale, l’udiavi a fa al suldà.

(Rosa per il comportamento pazzoide di Fausto si impaurisce, perciò si sposta da lui)

( scherzosamente recitando) Sì, proprio come l’assassino misterioso.( serio) Tl’avi det: tutti i dati corrispondono. Vödat. me mama….

ROSA             Sì, tò mama…?

FAUSTO        Al sarös andà töt ben s’ la fös mia morta. La m’arös prutèt… cürà…

ROSA             Pudum mia fas prutègiar par töta la veta.  A suced dli robi boñi e cativi… gum d’afruntali. Gum da tirà avanti müte se gnent a fös.

FAUSTO        Me vöi scapà dat ché!

ROSA                        ( prendendolo quasi abbracciandolo) La sarös müte na cunfesion d’omicidio...

 (Nando arriva dalla sala da pranzo e, vedendoli, si ferma di botto sulla soglia.)

(Rosa si ritrae).

(Fausto  si siede sul divano.)

NANDO         A quanto pare ho interut quel.

ROSA             No… no sierum dré a parlà. ( cambiando tono) Me g’ho d’andà in cuseña.. g’ho li patati… e al pasticcio at caran. E po’ g’ho da preparà i spinas. ( si avvia)

( Fausto fa per seguirla

FAUSTO        Vegni a dac na man.

NANDO         No. Lö lac va mia.

ROSA             Nando!

NANDO         I tète–a tète jè mia tant igenich in chi mument ché.  Al gira al largo da la cuseña e soprattutto da me surèla.

FAUSTO        ( risoluto) Ma al ma scüsa… 

NANDO         ( furioso) Stia lontano da mia sorella signor Zeri.! Vöi mia cla sia la tersa vitima.

FAUSTO        Alura l’è qust qul ca’l pensa at me?

NANDO         L’ho det anca prima, am sa. Secund me ché gh’è n’asaseñ e lö al curispund a la descrision.

FAUSTO        Sum mia al solo…

NANDO         Vödi mia chi al pöl esar d’atar.

FAUSTO        L’è ciusc o  fal finta da èsal?

NANDO         Ac ripeti ca’m preocupi par me surèla.

FAUSTO        Anca me! E  g’ho nisöna intension da lasala chè da par lé. ( va  a mettersi a fianco di Rosa)

NANDO         ( si pianta all’altro lato della sorella) Ma che diavolo…

ROSA             ( a Fausto) At preghi: va via.

FAUSTO        No.

ROSA             Signor Zeri: al preghi: al vaga.. Fam an piaser. Dighi in sal serio.

FAUSTO        Starò a purtada at vus.

( molto mal volentieri Fausto esce)

( Rosa va alla scrivania e Nando la segue)

NANDO         Müt’èla cla storia ché? Rosa at gh’è da vì pers la testa: acetà da sarat sö in cuseña cum an mat criminal.

ROSA             Al l’è mia an mat criminal.

NANDO         Basta guardal in facia par capì cl’è an mat.

ROSA             Al l’è mia. L’è solament n’infelice. at sicüri me Nando, l’è mia periculus. Me al sarös sal‘la fös. E, comunque, sum boña at pensà a me stèsa.

NANDO         Qusché al la zeva anca la Randi.

ROSA             Oh, Nando fnesla.

NANDO         Di’ an po’, cusa gh’è fra te e qul mat là?

ROSA             Cusa vöt ca’c sia? La’m fa pena, Töt ché.

NANDO         Temp fa ho ligì in sal giurnal che i mat criminaj i g’ha an fassino speciale in sli duni. A quanto pare l’è vera. Andua l’èt incuntrà? Cla storia ché da quant dürla?

ROSA             At zè ridicul. Zeri Fausto l’ho mai vest prima ca’l gnös ché.

NANDO         Qust ta’l dì te. Forse atzè andada in paese par incuntrat cum lö.

ROSA             Ta’l  sè benisim cl’è an po’ ca vò mia in paes.

NANDO         ( con aria strana) Te at dì? Ma dabon? S’et mia andada anca te, fursi, cl’atar dé in paes?

ROSA             Va ben. Ac sum andada. E cum qusché?

NANDO         L’è mia ca tat zè vesta cum al mat.

ROSA             Ma piantala! ( cambiando tono) L’è che cum töti li culpi che al marescial al dà a töti; para ca siumi töti di delinquent. Sarà mej ca vaga. ( ma rimane)

NANDO         Rosa cusa gh’èt?

ROSA             L’è che cla situation ché, la m’ha fat gnì al narvus.

TERZA SCENA:  Nando, Bucci, Rosa, Lince. Rasi, Luisa.

BUCCI           (vedendo i fratelli alterati) Oh, l’è la solita lit fra fradej?

NANDO         Ma no! Robi nostri

BUCCI           ( cambiando tono) S’eri gnì par dì che al marescial al cata mia li sò racheti da nef.

ROSA             ( fra sé) Zeri!

NANDO         Müte al det?

(Il maresciallo Lince entra dal vestibolo, rosso in faccia e seccatissimo).

LINCE                       . Signor Negri, signorina:  avete tolto le mie racchette dallo sgabuzzino?

NANDO         Assolutamente: no!

LINCE                       Qualcuno le ha prese.

BUCCI           Parchè gh’è gnì in ment da circali?

LINCE                       . La neve è ancora altissima. Ho bisogno di aiuto, di rinforzi. Volevo raggiungere il  il mio comando per spiegare la situazione.

BUCCI           Adès al pöl pö. Oh cielo… Anquajdön agl’ha cavada  a impedigal. Ma pöl esac na qual atra rason, vero?

LINCE                       Sì, e quale?

BUCCI           Qualcuno,forse, vuol andarsene.

NANDO         ( rivolgendosi a Rosa) Rosa: cusa vurevat dì quant t’è det “ Zeri”

BUCCI           ( con un risolino) Oh, guarda: il nostro pubblicista ha preso il volo eh?

LINCE                       E’ vero, signorina?

( Fausto entra e va a sedersi sul divano)

ROSA             Oh, grazie al cielo! Alura atzè mia andà via.

LINCE                       ( avvicinandosi a Fausto ) Ha preso lei le mie racchette, signor Zeri?

FAUSTO        ( sorpreso) No. Maresciallo. E parchè po’?

LINCE                       . La signorina Negri aveva l’aria di pensare che lei... Qualcuno mi ha tolto l’unica possibilità di comunicare col mondo esterno. Voglio tutti qui. Immediatamente.

BUCCI           Credo che la signorina Luisa sia salita su.

ROSA             Vò a ciamala. ( esce)

BUCCI           Al magiur l’è in sala da pranzo. ( Apre la porta della sala e guarda dentro) Maggiore Rasi! ( al maresciallo) Al gh’è mia.

NANDO         Vò a circal me.

(Rosa e Luisa arrivano dal vestibolo. Luisa siede sulla poltroncina di cuoio. Rosa resta in piedi ).

(Rasi entra  dal salotto.)

RASI              Qualcuno mi cercava?

LINCE                       . Oggi lei è entrato in quello sgabuzzino.

RASI              .Infatti.

LINCE                       .Nell’ora in cui è stata uccisa la signora Giusi.

RASI              A quall’ora ero in cantina per la precisione,

LINCE                       Questa è una situazione che mi costringe a diffidare di  tutti.

RASI              Scusi, non capisco.

LINCE                       .Ormai, data la situazione, devo mettermi nei panni dell’assassino. Devo ragionare col suo cervello, malato e scaltro. Devo domandarmi che cosa vuol farci fare e che cosa ha intenzione di fare lui. E devo cercare sempre di precederlo di un passo. Perché se no ci sarà un altro morto.

LUISA                       ( quasi predendolo in giro). Ne è ancora convinto?

LINCE                       Sì,signorina Luisa. Ne sono ancora convinto (Rivolgendosi al gruppo, con le spalle al pubblico). Siete qui in sei, che mi ascoltate. E uno di voi è l’assassino.

(Una pausa di silenzio. Tutti sono turbati e si scambiano occhiate cariche di disagio).

LINCE                       Uno di voi è l’assassino. Non so ancora chi, ma lo scoprirò. E un altro di voi  può essere  la prossima  vittima . Ed è a questa persona che parlo. (Avvicinandosi a Rosa.) La signora Giusi mi ha nascosto qualcosa... ed è morta. (Spostandosi al centro della stanza.)

(all’ipotetico assassino) E ora anche tu... chiunque tu sia... mi stai nascondendo qualcosa. Ma non devi. Perché sei in pericolo. Chi ha ucciso una  volte non esita a uccidere la seconda (Avvicinandosi al maggiore Rasi.) E al momento, io non so chi di voi ha bisogno di protezione.( Una pausa.) (va in fondo al salone, voltando le spalle al pubblico.) Coraggio, chi di voi ha qualcosa- anche una cosa minima- da rimproverarsi a proposito di quella vecchia storia, farà bene a parlare! (Un’altra pausa.) D’accordo. Preferisce tacere. Io scoprirò l’assassino, su questo non ho dubbi... Ma forse sarà troppo tardi, per uno di voi. (Va dietro al tavolo.) E vi dirò un’altra cosa. L’assassino si diverte, per questa situazione. Sì. Si diverte un mondo...(Ancora una pausa.)

Il maresciallo scosta un po’ le tende e guarda fuori, poi si siede in un angolo della panca sotto la vetrata, a riordinare gli appunti.

E va bene. Potete andare. ( escono tutti.Rimangono in scena Lince, Luisa.)

QUARTA SCENA:Lince, Luisa, ( poi )Fausto.

LINCE           ( rivolgendosi a Luisa) Um momento per favore.

LUISA           Desidera?

LINCE           Vorrei alcune informazioni su di lei.

LUISA           Cioè? Mi dica.

LINCE                       Qui tutti la chiamano Signorina Luisa, ma non ho mai sentito il suo cognome. Un particolare che avrei dovuto assodare già alla mia venuta.

LUISA                       Mi scusi se ho un cognome comune, ma è mio da anni. Rossi Luisa.

LINCE                       ( sentendo quel cognome viene preso da un pensiero)  Rossi Luisa. E dove abita?

LUISA                       Abito a Cremona.

LINCE                       Da sempre?

LUISA                       Da bambina abitavo da queste parti, poi per vicissitudini famigliari ho dovuto trasferirmi a Cremona.

LINCE                       . Come mai è venuta  in questo agriturismo signorina Luisa?

LUISA                       . Cercavo un posto tranquillo, in campagna.

LINCE                       .E quanto pensava... o pensa... di fermarsi?

LUISA                       Finché non avrò terminato quello che sono venuta a fare.

LINCE                       E sarebbe? (una pausa di silenzio) E sarebbe?

LUISA                       . Eh?

LINCE                       .Che cosa è venuta a fare?

LUISA                       Mi scusi. Stavo pensando ad altro.

LINCE                       . Non ha risposto alla mia domanda.

LUISA                       .Non vedo perché dovrei risponderle. L’è na roba töta mia. Na roba privada.

LINCE                       Tuttavia  signorina Luisa…

LUISA                       . Non ho intenzione di discutere su questo punto.

LINCE                       Le dispiacerebbe dirmi la sua età?

LUISA                       .Per niente. È scritta sulla carta di identità. ( porge la carta d’identità)

LINCE                        . (prende la carta e la legge) Grazie.

LUISA                       . Le sembravo più vecchia, eh? Sono d’accordo.

LINCE                       .C’è nessuno in questo paese che possa... ehm... garantire per lei?

LUISA                       .La mia banca  di  Cremona le chiarirà la mia posizione finanziaria  se è ciò che le interessa. Posso anche darle il nome di un legale, se vuole... un uomo molto discreto.  Sü no sarös mia che referensi pudrös dac.

LINCE                       .Sa, signorina Luisa? Non riesco a capire che tipo è lei.

LUISA                       .E ha importanza?

LINCE                       . Non lo sò. Che cosa fa lei qui?

LUISA                       Am sa cas’la töga ampò trop.

LINCE                       Mi preoccupa, infatti.

LUISA                       Me sagueti a mia capì.

LINCE                       Perché poco fa, sentendo il suo cognome, sembra che nella mia mente si sia risvegliato un qual cosa che al momento non riesco a…

( entra Fausto)

FAUSTO        Am cardevi che al terzo grado al fös fnì

LINCE                       Stavo semplicemente interrogando la signorina.

FAUSTO        Am sa call’abbia scunvolta ( a Luisa) Cusa ga’l fat?

LUISA                       Nient… l’è che qul delit ché al m’ha scunvolt. ( si alza guardando Lince, con tono indifferente) Am sum acorta sulamente adès. Vò in dla me camera. ( esce)

( Lince con espressione assorta segue Luisa mentre esce)

LINCE                       . È impossibile... Non riesco… Mah…..

FAUSTO        Cosa non riesce a credere?

LINCE                       Mah.

FAUSTO        Mamma mia che facia! La’m par an po’ preücüpà…

(Lince riacquista padronanza di sé, tornando quello di sempre.)

LINCE                       Ho provato una sensazione che avrei dovuto provare prima. Ma adesso credo che potremo concludere qualcosa.

FAUSTO        ( impertinente). “La forza pubblica “ ha un indizio!

LINCE                       (con un’ombra di minaccia nella voce). Sì, signor Fausto, finalmente la “ Benemerita” ha un indizio. Voglio di nuovo tutti qui. Sa dove sono?

FAUSTO        Nando e Rosa jè in cuseña. Me ho jütà al magiur Rasi a circà li sò racheti.

Um circa dapartöt ma jum mia catadi. At Bucci g’ho mia idea in dua al sia.

LINCE                       Lo chiamo io. Lei vada a prendere gli altri.

(Fausto va in sala da pranzo.)

QUINTA SCENA: tutti.

LINCE                       .( apre la porta del salotto)  Signor Bucci! (Va verso il divano) Signor Bucci! (Torna alla porta, a voce altissima) Signor Bucci!

(Bucci rientra dal salotto, tutto allegro)

BUCCI           . Desidera,  maresciallo? Che cosa posso fare io per lei?

(Il maggiore Rasi arriva dal vestibolo,)

(Rosa e Nando dalla sala da pranzo, insieme a Fausto.)

(Rasi si avvicina al camino)

RASI              Che cosa succede?

LINCE                       Maggiore, signorina Negri, sedetevi.

( nessuno si siede)

ROSA             G’ho propria da stà ché? Par me l’è an mument abastansa scomud.

LINCE                       . Ci sono cose più importanti dei pasti, signorina Negri. La signora Giusi, per esempio, non ha più bisogno di mangiare.

RASI              . Maresciallo! Un po’ di tatto!

LINCE                       Mi dispiace, ma ho bisogno di collaborazione e sono deciso a ottenerla. Signor Negri, le dispiace andare dalla signorina Luisa per chiederle di tornare giù? È salita in camera sua. Le dica che è questione di pochi minuti.

(Nando va di sopra.)

FAUSTO        Me g’ho idea che anquaidön as’la goda a fa qul giöc ché.

BUCCI           Lö al pensa che l’assassino la’s diverta? Mah… pöl anca das…

(Nando torna con la signorina Luisa, di nuovo perfettamente padrona di sé.)       

LUISA                       Cosa süced?

LINCE                       . Signorina Luisa, signora Negri, sedetevi...

(Luisa si siede sul sofà    Rosa va a mettersi sulla poltrona al centro. Nando rimane in piedi, vicino alle scale.

LINCE                         (Va a sedersi al tavolo. In tono ufficiale). Fate attenzione: prego.

Come ricorderete, dopo l’assassinio della signora Giusi, ho raccolto tutte le vostre deposizioni. Queste deposizioni specificavano dove vi trovavate al momento del delitto. E precisamente:

(consultando il taccuino)

la signorina Negri in cucina,

il signor Bucci in salotto a suonare il piano,

il signor Negri in camera sua

e così pure il signor Fausto.

La signorina Luisa in biblioteca, sala- lettura

e il maggiore Rasi...

(Fa una pausa fissando il maggiore).

...in cantina.

Rasi. Esatto.

LINCE                       Queste le vostre dichiarazioni. Io non ho avuto modo di controllarle. Forse sono vere... e forse no. Per la precisione, cinque sono vere e una è falsa... Ma quale?

(Fa una pausa e guarda i presenti a uno a uno.)

Cinque di voi hanno detto la verità e uno ha mentito. Ma io ho un piano che mi aiuterà a scoprirlo. E se scopro chi ha mentito so chi è l’assassino.

LUISA                       Non necessariament. Anquaidön al pöl vì det al fals, par di’atar mutif.

LINCE                       Ne dubito.

NANDO         Che idea sarösla? Lö l’ha det ca’l g’ha mia vi modo da cuntrulà qul cum det.

LINCE                       No. Ma se tutti ripetessero le loro azioni soltanto una volta…

BUCCI           La ricostruzione del delitto. L’è na roba vècia.

NANDO         Che idea da dò palanchi.

LINCE                       . Non la ricostruzione del delitto, signor Bucci. La ricostruzione dei movimenti di un gruppo di persone che si dicono innocenti.

RASI              . E cosa pensa di scoprire, con questo?

LINCE                       . Deve scusarmi, ma per il momento preferisco non spiegarlo.

NANDO         . Insuma lö al völ la repplica?

LINCE                       Precisamente.

ROSA             . L’è na trapula.

LINCE                       . Che cosa intende?

ROSA             . È una trappola. Ne sono certa.

LINCE                       . Io voglio solo che tutti facciano esattamente quello che hanno fatto l’altra volta.

FAUSTO        ( anche lui insospettito) Capesi mia… Capesi mia cusa al pöl scuprì a fas fa a töti qul chi’ha fat prima. Me la’m sa cla sia sensa sens.

LINCE                       Davvero signor  Zeri?

ROSA             Be’ at me al garà da fan a meno. Sum trop ciapada in cuseña. ( si avvia verso l’atrio)

LINCE                       . Non posso fare a meno di nessuno. (Si alza e abbraccia i presenti con uno sguardo circolare.) A vedervi, si direbbe che siate colpevoli tutti. Perché siete così riluttanti?

NANDO         Sium ai sò urdan, marescial. Töti ag dum na man, E’ mia vera, Rosa?( rivolgendosi, uno alla volta, a tutti)

ROSA             ( malvolentieri) Va ben…

NANDO         Zeri?

( Fausto fa un cenno d’assenso)

Signorina Luisa?

ROSA             Sì.

NANDO         Signor Bucci?

BUCCI           ( levando le braccia in alto)   Va ben.

NANDO         Maggiore?

RASI              ( lentamente) Sì.

NANDO         Gum da fa esatament qul cum bèla fat.

LINCE                       Si ripeteranno le stesse azioni.

BUCCI           Alura me vò in salot, al pianoforte. E amò cu an dì sunarò la sigla dell’assassino.

(Canticchia agitando un dito). Tra-la-là... Tra-la-là...

LINCE                       . Calma, calma, signor Bucci. (A Rosa )Lei suona il piano, signorina?

ROSA             Sì.

LINCE                       Quindi può ripetere il motivo con un dito, come ha fatto il signor Bucci?

(Rosa annuisce.)

 Bene Allora, la prego, vada in salotto, si sieda al piano e si tenga pronta a suonare quando le darò il segnale.

BUCCI           Mah, marescial: me avi capì ca gavum da fa li stesi robi cum fat cla volta là.

LINCE           .           Siripeteranno le stesse azioni, sì. Ma non sarà necessariamente la stessa persona a compierle. Grazie, signorina Rosa.

NANDO         . Non vedo lo scopo.

LINCE                       . Uno scopo c’è. È un sistema per controllare le deposizioni precedenti, e, forse, una particolare deposizione. E adesso, per favore, ascoltatemi tutti. Assegnerò a ciascuno la sua nuova parte.

Signor Fausto, sia così gentile da andare in cucina. Farà da custode alle pentole della signorina Negri. Lei ama cucinare, se non sbaglio.

(Fausto acconsente  ed esce dal vestibolo.)

Signor Bucci, lei vada in camera del signor Fausto. Passi per le scale di servizio, è meglio.

Maggiore Rasi, per cortesia, salga in camera del signor Negri e controlli il cavo del telefono.

Signorina Luisa vuol raggiungere il posto dove si trovava al momento del delitto? Purtroppo, mi occorre qualcuno che ripeta le mie azioni. Mi dispiace per lei, signor Negri, ma dovrà uscire da quella finestra e seguire il cavo telefonico. Prenderà parecchio freddo, ma probabilmente lei è il più robusto della compagnia.

RASI              . Elei cosa farà?

LINCE                       . Io farò la parte della signora Giusi.

RASI              Un po’ rischioso, no? (Lince gira sui tacchi e si appoggia allo scrittoio)

LINCE                       . Vi assicuro che il senso vi sarà perfettamente chiaro fra qualche minuto. Adesso, per favore, andate tutti ai vostri posti e rimaneteci fino a quando non vi chiamerò.

(La signorina Rosa si alza e va verso la sala del pianoforte).

 Nando va alla finestra e scosta i tendaggi.

Il maggiore Rasi sale al piano di sopra.

Lince accenna a Bucci di muoversi.

Bucci si stringe nelle spalle.

BUCCI           Giochi di società. ( esce dalla sala da pranzo)

NANDO         Ga’l nient da dì sa’m möti al paltò?

LINCE                       No, anzi, glielo consiglio.

(Nando va a prendere il cappotto nell’atrio, l’infila e torna alla finestra.)

(Il maresciallo va al tavolo e scrive qualcosa sul taccuino.)

LINCE           .           Prenda la mia torcia, signor Negri. È dietro la tenda.

(Nando prende la torcia, scavalca la finestra e scompare).

SESTA SCENA: tutti.

(Lince si avvicina al camino e si siede sulla poltrona)

( Pausa)

(Lince si alza va alla porta  del salotto e chiama)

LINCE                       Signorina Rosa, per favore suoni. (torna a sedersi. Mentre si sente il pianoforte Lince si stende i nervi, pronto  per la prossima scena)

(pausa  lunga )

LINCE                       (Dopo che si è nuovamente alzato va alla porta e si rivolge a Rosa) Signorina Rosa, mi scusi: la prego di dare una voce a tutti e pregarli di venire tutti qui.

( pausa mentre tutti appaiono in scena)        

BUCCI           ( entrando) Ma sbagli o sa’l tolt par dli pedini dla dama?

LINCE                       Mi scusi, ma in un certo senso ha ragione.

 (quanto tutti sono entrati)

LINCE                       Mi scuso con tutti voi. Effettivamente come ha fatto notare il signor Bucci, vi ho mossi come se foste pedine degli scacchi.  Vi chiedo nuovamente scusa.

NANDO         Sperum che töt quschè  al serva a quèl.

RASI              Speri anca me.

( Rosa con il gesto esprime la stessa idea del fratello e si siede)

LUISA                       ( spiritosa) Maresciallo cominci pure a farci divertire.

LINCE                       Signorina Luisa cercherò di dimostrare  a lei e a questi signori: come sono giunto alla certezza sul colpevole della signora Randi.

FAUSTO        L’ascoltiamo in trepidante attesa.

LINCE                       Vi ho pregato di raggiungere le postazioni che vi ho assegnato per dimostrare che solo una persona poteva raggiungere, indisturbata, questo soggiorno dove la signora Randi è stata assassinata. La più vicina a questa stanza è stata la signorina Rosa. Ma poiché ha continuato a suonare non poteva essere in due posti contemporaneamente.

ROSA             (spiritosa) Infatti il potere dell’ubiquità non l’ho ancora raggiunto.

LINCE                       ( rivolgendosi a tutti gli altri) Ognuno di voi si trovava in posizioni tali per cui muovendovi , nello  stesso momento, come si suol dire: vi sareste pestati i pieni gli uni con gli altri.

(tutti, esclusa Luisa, si guardano e col il viso affermando l’esattezza della dichiarazione di Lince)

LINCE                       ( rivolgendosi a Luisa ) L’unica persona che da dove si trovava , cioè nell’altra stanza, poteva raggiungere questa della signora Giusi e ritornare sui  suoi  passi, è lei: signora Luisa.

LUISA                       ( spiritosa) Pudevi mia, infatti, andà a scrivar in cuseña.

LINCE                       Però, la calma usata da lei nell’ imbustare la lettera alla sua amica non può essere logica, dato il grido di “aiuto” della signorina Rosa .

LUISA                       Per imbustare una lettera non occorre un anno.

LINCE                       Non è questione di tempo, ma di stato d’animo. ( rivolgendosi a tutti ) Comunque…Comincio con il dire che all’inizio sembravate tutti colpevoli, per l’incertezza nelle risposte e per zone d’ombra nelle vostre dichiarazioni. (rivolgendosi a Fausto) Le confesso signor Fausto che, come ha asserito il signor Nando, per la sua età poteva essere l’unico indiziato; lo stesso suo comportamento  sembrava non creare dubbi. Ma il suo alibi trovandosi con la signorina Rosa in cucina lo ha scagionato.

NANDO         (impaziente)  Am piasrös propia vödar andua andum a fnis?

 LINCE                      ( con un appropriato gesto) Ci stiamo arrivando. ( rivolto a Luisa) Signora “ Rossi Luisa “, dopo essermi concentrato sulle sue generalità, benché comuni, mi son ricordato di quanto segue: lei è  la figlia della sorellastra di Modini Maria, la vittima  di quell’increscioso diverbio avvenuto  ormai molti anni fa, ,nella nostra provincia, fra Liberti Ernesto e la Modini che ha portato all’omicidio della stessa signora.

BUCCI           E noi cosa c’entriamo?

LINCE                       Ricordo ai presente che per una irrisoria cifra per l’intestazione di una macchina l’irascibile quanto molto ricco Liberti Ernesto uccideva la già ricordata Modini M aria.. Il processo che ne è seguito, a mio parere è stato un po’, se permettete, un po’ leggerino….

LUISA                       ( decisa) Al diga pür: una buffonata.

LINCE                       … Alcuni cavilli legali hanno mandato assolto il Liberti.

LUISA                       Aggiunga pure,  per immondo merito del giudice:  amante e prezzolata giudice.

LINCE                       Ricordiamoci che stiamo parlando di un omicidio…

LUISA                       Mia zia Maria che dopo la morte di mia  mamma, nel mettermi al mondo, mi ha cresciuto come una figlia.

LINCE                       Dal rapporto che abbiamo al comando ciò era già apparso, ma al momento non è stato considerato interessante. ( scusandosi) Tutti possiamo sbagliare.

LUISA                       (esplodendo) Al mio cuore quel delitto ha gridato:  vendetta!

FAUSTO        Quanto ti capisco!

(tutti guardano Fausto con espressione interrogativa)

LUISA                       ( con disprezzo) Quella giudice doveva pagare!

FAUSTO        ( deciso) …E ha pagato.

LUISA                       Ed è inevitabile che quei soldi ricevuti dalla signora Randi e non solo, ma anche  dal mafioso comportamento della famiglia dell’omicida vadano   a beneficio dei figli.

FAUSTO        Non del figlio, poiché questo potrebbe sembrare un ricatto.

LUISA                       ( rivolta a Fausto) Credo di capire i tuoi sentimenti.

FAUSTO        Quei soldi debbono essere devoluti ad Enti benefici. Qui da noi non mancano.

LUISA                       ( felice) Grazie Fausto!

LINCE                       ( a Luisa) E come pensa di recuperarli?

LUISA                       Quando mi ha fatto quell’interrogatorio non le ho detto, forse,  che per informazioni poteva rivolgersi ai miei avvocati?

LINCE                       Ricordo bene.

LUISA                       Quegli stessi avvocati provvederanno al recupero.

NANDO         ( rivolto a Fausto)  Am para da vì capì che fra lö e la signora Rossi ac sia an qual raport.

FAUSTO        Esatto. siun fiöj at surèli.

BUCCI           E müt’èla che sulament at cla parentela ché   gnum a savì solamente adès?

LUISA                       Vöna la cunuseva mia gl’intension at cl’atar, per cui, l’era mej mia fas ricunusar.

LINCE                       ( rivolto agli astanti) Sarà chiaro a tutti voi che la giudice in questione era la dottoressa Randi.

ROSA             (esclamando) Cl’antipatica! ( ravvedendosi) Chiedo scusa.

( tutti si guardano e con l’espressione condividono l’affermazione di Rosa)

Durante la pausa che ne segue tutti si guardano con espressione interrogativa ed anche per la raggiunta soluzione del dramma che si era creato in quei giorni)

LINCE                       ( va alla finestra) Il tempo si sta rimettendo. Dovrò avvertire il mio comando.

RASI              Ma  come?

LINCE                       ( volgendosi a Nando)  Signor Nando… Ora può riallacciare i fili del telefono… ha già controllato dove li ho tagliati.

RASI              E perché questa messa in scena?

LINCE                       Desideravo tenere in questo “ guscio”  persone e procedimento.

RASI              Condivido il suo comportamento

LINCE                       Come mai?

RASI              Benché in pensione, sono un ufficiale dei carabinieri, e poiché sono di queste parti anche se assente   per lavoro da molti anni, desideravo dare una mano a questa inchiesta che in quel tempo mi aveva colpito molto. Ho pregato il capitano Rasi di sostituirlo nell’indagine. Il capitano ha  consentito. Poi evidentemente comprendendo che la mia non poteva essere un’ inchiesta ufficiale ha preferito mandare lei con l’autorità che le compete.

LINCE                       ( sorridendo) Così in un certo senso anch’io ero sotto inchiesta?

RASI              Con esito favorevole, devo dire; e me ne compiaccio.

LINCE                       Grazie. (cambiando tono) Ora andrò a telefonare per procedere a…. ( esce)

( Fausto e Luisa si abbracciano e seguiti da Lince escono) ( Rasi  li segue )

BUCCI           ( mentre esce) Crödi c’andrò in dla me camera par n’atim.

ROSA             E me ca’m cardevi cal fös Bucci.

NANDO         Pensi che i carabigner, prima cla vaga  via i guardarà ben cusa gh’è dentar il dla sò machina…. E am meravigliarös mia se intan in dla röda da scorta i catös an qual centuner d’uruloc svisar. E sì, parchè  l’amico lavora in borsa… nera. Rosa, me par an po’ ho cardì che te ta’m suspetösi, e…

ROSA             (curiosa) Nando, parchè sèt andà in paes?

NANDO         Par cumprà an regal par l’aniversari. Inco l’è n’an ca sium in piena attività.

ROSA             Oh! Anca me ac sum andada par al stès motivo; ma vurevi mia ca ta’l savösi.

NANDO         No!

(Rosa va a prendere il pacchetto che aveva nascosto e lo porge a Nando)

ROSA             L’è na cravata, speri cla’t piasa.

( Nando apre il pacchetto)

NANDO         (aprendo il pacchetto) Sorellina che pensiero gentile.

ROSA             Tatla mütarèt sö?

NANDO         ( eroico) Ma certo!

ROSA             E al me regal?

NANDO         Ah, che stupit mal s’eri smangà. (Corre alla cassapanca dell’atrio, tira fuori il suo paccone e ritorna da Rosa, orgogliosamente) L’è an capèl.

ROSA             (sbalordita) An capèl? Ma me i capèj ja porti mia…

NANDO         Be’, insuma: ta’l purtarè par na qual ucasion.

ROSA             ( toglie il cappello dalla scatola)  Oh, ma l’è bèl, Nando…

NANDO         Mötatal.

ROSA             Dopu, quant sarò patnada mej.

BUCCI           (entrando già pronto per partire) Miei cari ospiti, am sum divartì an munt! Che stupendo “ interludio” che superbo thrilling a la fen! Rasi, al m’ha cüntà töt par fil e par sögn. L’è an genio qul Lince, propria möte al sò num. Meno male che al magiur al m’ha mia fat la “ radiografia”, dato cl’è stà anca lö an carabigner, sü nò l’andava a fnì che i carabinier intant chi tureva sö la signorina Luisa im tureva sö anca mé,

ROSA             L’am parduna siur Bucci, se ho dubità at lö.

BUCCI           No, incantevole ragazza! La me veta l’è töt an rumans: in cö sum an “ mistero” atman an “ croupier”, pasadman an “ baro” o la donna di cuori. Suspetà at me l’è na roba naturale.

NANDO         Ma lö èl dré andà o ma sbagli?

BUCCI           Al g’ha ciapà. Me sarà mej ca ma’n vaga subit. S’è sdafasta  an po’ la nef,  e i me master im reclama. . (Tira fuori dalla tasca del cappotto 15.000 lire e le dà a Nando.)15.000 par al cünt, e al tögna al rest par mancia. (Bacia la mano a Rosa e si avvia verso il vestibolo) Addio!

NANDO         Grazie. G’auguri di bon afari at bursa … cla sia bianca o negra. Ma sarà mej cal vaga via an po’ prèst. I carabigner jè dré a rivà: non vorrei che ciò…. ehm…le provocasse un contrattempo.

BUCCI           Niente contrattempi per me: la me aventüra l’è bèla cuminciada. ( esce)

(Dal vestibolo giunge di corsa Fausto, allarmato)

FAUSTO        Rosa! Rosa! In cuseña gh’è an gran bröt udur at brüsà!

ROSA             ( sta per uscire)  Oh, al me pasticcio at caran!

NANDO         ( rivolto a Rosa) Lasa  stà: ag vò me. Na volta tant fam fa al cöc.

( Rosa e Fausto si guardano con occhi da innamorati)

FAUSTO        Tu dici?

ROSA             Io dico!

( si abbracciano )

FAUSTO        Al sèt ca para c’abiumi recità an giallo d’ Agatha Christie…

ROSA             Tu dici?

FAUSTO        Io dico!

Una leggera musichetta completa la scena mentre…

 SCENDE IL SIPARIO

Casalmaggiore, lì 16 / novembre / 2009, ore 13,47 giornata così così.

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