Ascesa e rovina della città di Mahagonny

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Opera

di Bertolt Brecht

Titolo originale  Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny

Collaboratori: E. Hauptmann, C. Neher, K. Weill

Traduzione di Emilio Castellani

Giulio Einaudi Editore SpA - Torino - 1970

PERSONAGGI

Paul,taglialegna

Heinrich,taglialegna

Jakob,taglialegna

Joseph,taglialegna

Leocadia Begbick

Mosè-Trinità

Willy il procuratore

Jenny

Uomini e ragazzedi Mahagonny


I.

Fondazione della città di Mahagonny.

In una località deserta si ferma un grosso camion malconcio.

willy il procuratore    Ehi, dobbiamo andare avanti!    

mosè-trinità    Ma il camion è guasto.                       

willy  Già, allora non si può andare avanti.

Pausa.

mosè                Ma dobbiamo andare avanti.

willy  Ma da qui in poi non c'è che deserto.

mosè   Già, allora non si può andare avanti.

Pausa.

willy  E allora torniamo indietro.

mosè   Ma abbiamo alle calcagna i poliziotti, che ci riconoscono a vista.              

willy  Già, allora non si può tornare indietro.

Si siedono a fumare sul predellino.

mosè    Lassù sulla costa, però, c'è l'oro.

willy Già, ma la costa, sai quant'è lunga!

mosè    Già, allora non ce la facciamo ad arrivare.

willy  Però là si trova l'oro.

mosè    Già, ma la costa è troppo lunga.

leocadia begbick  (mostrandosi sul camion) Non si va avanti?

mosè    No.                                                

begbick  Bene, allora rimaniamo qui. Mi è venuta un'idea. Se non ce la facciamo ad arrivare lassù, rimaniamo quaggiù. Vedete, tutti quelli che sono tornati di lassù hanno detto che non è niente facile togliere l'oro ai fiumi. È un lavoro duro, e noi non possiamo lavorare. Ma io, che ho visto quegli uomini, vi dico che ci daranno il loro oro! Non è facile togliere l'oro ai fiumi, ma agli uo­mini sì!

Perciò in questo luogo fondiamo una città

e chiamiamola Mahagonny

ossia: città-rete!

Come rete sia distesa a catturare

uccelli mangerecci.

Altrove si pena e si lavora,

qui ci si diverte.

Poiché tale è la voglia degli uomini:

niente soffrire, tutto godere.

Questo è il seme dell'oro:

gin e whisky,

ragazze e maschietti.

E una settimana qui significa sette giorni d'ozio

e i grandi uragani fin qui non arrivano.

Ma gli uomini senza litigare

aspettano fumando il sorgere della sera.

Ogni tre giorni si danno dei match

urlanti e feroci, ma all'insegna del fair-play.

Dunque piantate questa canna in questo tratto di terra, ed issate

questo panno perché le navi in transito, provenienti dalla costa dell'oro,

possano vederci.

Sotto quell'albero della gomma

montate il banco del bar:

qui è la città,

qui è il suo centro

e si chiama « Hotel all'Uomo Ricco ».

Il rosso drappello di Mahagonny sale fino all'estremità di una lunga canna da pesca.

willy e mosè

Ma questa Mahagonny esiste solo

perché tutto è cattiveria,

perché non regna pace,

non regna armonia                   

e perché non c'è nulla                              

di solido cui tenersi.                                 

In poche settimane sorse rapidamente una città, e i primi « pescicani » giunsero a prendervi dimora.

Entrano Jenny e sei ragazze portando grosse valige; si siedono sulle valige e cantano l'Alabama-Song.

Oh, show us the way to the next whisky-bar!

Oh, don't ask why, oh, don't ask why!          

For we must find the next whisky-bar           

for if we don't find the next whisky-bar

I tell you we must die!

Oh, Moon of Alabama

we now must say good-bye

we've lost our good old mamma

and must have whisky

oh, you know why.

Oh, show us the way to the next pretty boy!

Oh, don't ask why, oh, don't ask why!

For we must find the next pretty boy

for if we don't find the next pretty boy

I tell you we must die!

Oh, Moon of Alabama

 we now must say good-bye

we've lost our good old mamma

and must have boys oh, you know why.

Oh, show us the way to the next little dollari

Oh, don't ask why, oh, don't ask why!

For we must find the next little dollar                 

for if we don't find the next little dollar

I tell you we must die!

Oh, Moon of Alabama

we now must say good-bye

we've lost our good old mamma

and must have dollars

oh, you know why.

Le ragazze escono con le loro valige.

III.

La notizia della fondazione di una città paradisiaca raggiunge le grandi metropoli.

Una proiezione cinematografica mostra la veduta di un'immensa città e le fotografie di molti uomini.

gli uomini

Le nostre città hanno di sotto le fogne,

dentro nulla, di sopra lo smog.

Nulla abbiamo goduto e ancora le abitiamo:

esse lentamente, noi rapidi deperiamo.

Entrano Willy il Procuratore e Mosè-Trinità recando dei cartelli.

willy  Lontano dal viavai del mondo...

mosè   ... dalle grandi arterie ferroviarie...

willy  ... sorge Mahagonny, città dell'oro.

mosè    Vi si parlava di voi, giusto ieri.

willy  Ai nostri tempi le grandi città sono piene di gen­te che non vi si trova più a proprio agio. E questi allora vengono a Mahagonny, la città dell'oro.

mosè    Vi si beve a buon prezzo.

willy

In queste vostre città c'è troppo frastuono,

tutto è tumulto e disarmonia

e nulla di solido a cui tenersi.

mosè

Perché tutto è cattiveria.                             

willyemosè

E venite dunque a stare

qui da noi a Mahagonny!

Anche voi fumerete

e dalle vostre pelli giallastre

salir fumo vedrete.

Cielo di pergamena,

tabacco biondo!

Se brucia San Francisco

bellezze d'ogni genere

finiscono in un sacco

di cenere.

gli uomini

Sotto le città le fogne,

dentro nulla, sopra lo smog.                           

Nulla abbiamo goduto e ancora le abitiamo:

esse lentamente, noi rapidi deperiamo.          

willy  A Mahagonny, dunque!                              

mosè   Vi si parlava di voi, giusto ieri.                  

IV.

Negli anni seguenti gli scontenti di ogni parte del mondo accorsero a Mahagonny, la città d'oro.

Quattro uomini: Paul, Jakob, Heinrich e Joseph, giungonorecando valige.

A Mahagonny, presto!

C'è l'aria fresca e il resto:

bistecche al sangue e bocche

di donne, whisky e poker.

Bella, verde luna

dell'Alabama, tu

c'illumina!

Oggi sotto la camicia

sai che abbiamo? Bigliettoni!                                                                            

E tu facci una risata

con il tuo faccione stupido.

A Mahagonny, avanti!

Col vento di levante.

C'è carne in insalata

e niente capintesta.

Bella, verde luna

dell'Alabama, tu

c'illumina!

Oggi sotto la camicia

sai che abbiamo? Bigliettoni!

E tu facci una risata

con il tuo faccione stupido.

A Mahagonny, orsù!

La nave può partire.

La si-si-si-sifilide 1

ce la faran guarire.

Bella, verde luna

dell'Alabama, tu

c'illumina!

Oggi sotto la camicia

sai che abbiamo? Bigliettoni!

E tu facci una risata

con il tuo faccione stupido.

V.

Anche Paul Ackermann arrivò allora, tra gli altri, alla città di Mahagonny, ed è la sua storia che voglia­mo narrarvi.

Approdo di Mahagonny: I quattro uomini sono fermi davanti a un segnavia «Per Mahagonny» al quale è appesa unatabella di prezzi.

paul                                                                                                                    

Quando si sbarca in un nuovo paese                  

si è sempre un po' disorientati.                          

jakob                                                                                           

Non si sa di preciso dove andare.

heinrich

Chi si può maltrattare.

joseph

A chi togliersi il cappello.

paul

Questa è la seccatura, quando si sbarca

in un nuovo paese.

Entra Leocadia Begbick con un'enorme lista di prezzi.

begbick

Cari signori,

benvenuti tra noi!

(Guarda nella lista)                                            

Lei non è il signor Paul Ackermann             

famoso affilatore di coltelli?                           

Ogni sera prima di andare a letto                  

si fa portare un gin al bitter.                         

paul    Piacere!                                                      

begbick    Vedova Begbick. (Convenevoli).             

Signor Jakob Schmidt, per il suo arrivo           

abbiamo rastrellato la ghiaia.                         

jakob              Mille grazie.                                                     

begbick    E lei, signor Merg?

paul (presenta)    Heinrich Merg.

begbick    E lei, signor Joseph Lettner?

paul (presenta)    Detto Joe-Lupo dell'Alaska.

begbick    Per farvi cosa gradita, ribasseremo un po' le no­stre tariffe. (Corregge le tabelle).

heinrich e joseph    Grazie vivissime!

Convenevoli.

begbick    Volete prima di tutto assicurarvi ragazze fre­sche?

mosè (porta fotografie di ragazze e le dispone come cartelli da cantastorie) Signori, ogni uomo porta nel suo cuore l'immagine della donna amata. Quella che è ma­gra per uno, è opulenta per l'altro. Per lei, signor Joe, credo che andrebbe bene un paio di fianchi slanciati co­me questi.

jakob  Forse andrebbero bene per me.

joe        Io, in realtà, pensavo a qualcosa di più scuro.

begbick    E lei, signor Merg?

heinrich    Per me non si preoccupi.

begbick    E il signor Ackermann?

paul

No, un ritratto mi lascia freddo, devo toccare per sapere

se l'amore c'è.

Belle di Mahagonny, fatevi vedere:

noi abbiamo soldi, voi cosa avete?

jakob, heinrichejoe

Sette anni nell'Alaska

vuol dir freddo, vuol dir denari.

Mostratevi, belle di Mahagonny:

quando ci va, non siamo avari.

jenny e le sei ragazze

Buondì ì ragazzi dell'Alaska.

Faceva freddo là? Avete denari?

paul

Buondì, belle di Mahagonny.

jenny e le sei ragazze

Noi siamo le ragazze di Mahagonny.

Avrete quel che vi va, se non siete avari.

begbick (indicando Jenny)

Ecco la sua ragazza, signor Jakob Schmidt.

Se non ha i fianchi slanciati questa,

i suoi cinquanta dollari sono carta da cesso.

jakob  Trenta dollari!

begbick  (alzando le spalle, a Jenny)    Trenta dollari!

jenny

Ma pensi un po', signor Jakob Schmidt:

con trenta dollari, pensi, che ci si piglia?

 Dieci paia di calze, tutto lì.

Io sono dell'Avana,

mia madre era una bianca

e mi diceva sempre:                                              

« Figlia, non buttarti via

per quattro dollari, come ho fatto io:

guarda me: guarda come mi ci son ridotta! »

Ci pensi un po', signor Jakob Schmidt.

jakob  Venti dollari, allora.                                            

begbick    Trenta, signore, trenta.

paul    Forse la prendo io. (A Jenny) Come ti chiami?

jenny

Jenny Smith dell'Oklahoma.

Son qui da nove settimane.

Ero laggiù nelle grandi città.

Tutto quel che mi si chiede, lo faccio.

Conosco bene i Paoli-Paoli-Paoli dell'Alaska:

hanno sgobbato che neanche i negri

e di soldi ne han fatti una barca, una barca

e imbottiti di grana salgono tutti allegri

sugli espressi di lusso per venire fin qui.

O Paolo, Paolo, non m'hai vista?

Alle mie gambe non c'è chi resista:

un paio di gambe tutto per te!

Qui, Paolo, siediti in braccio a me,

che sia l'amore, su, fammi sapere,

beviamo insieme dal mio bicchiere!

paul    Va bene; ti prendo.                                           

Tutti fanno per dirigersi verso Mahagonny, quando in senso con­trario sopraggiungono degli uomini con valige.

uomini con valige (passando di corsa)

La nave è già salpata?

No! Meno male, c'è ancora!

(Si precipitano verso l'approdo).

begbick (gli grida dietro) Cretini, teste di cavolo! Guar­da come corrono a imbarcarsi! E hanno ancora le tasche piene di quattrini! Razzaccia! Gente priva di spirito!

jakob

Strano che se ne vadano.                                                                    

Dove uno sta bene, resta.

A meno che non ci trovi del marcio.

begbick

Ma voi, signori miei,

venite con noi a Mahagonny

e poco m'importa se dovrò

ribassare ancora il whisky.

Davanti alla seconda tabella ne pianta un'altra con prezzi anco­ra più bassi.

joseph

Questa Mahagonny tanto decantata

sembra che valga poco, non mi va.

heinrich

Io trovo tutto carissimo.

jakob

E tu, Paolo, pensi che ci staremo bene?

paul

Dove siamo noi, si sta bene.

jenny

Qui, Paolo, siediti in braccio a me.

le sei ragazze

Qui, Paolo, siediti in braccio a me.

jenny e le sei ragazze

Che sia l'amore fammi sapere!

Beviamo insieme dal mio bicchiere!

jenny, le sei ragazze,begbick, paul, jakob, heinrich e joseph

Son questi i Paoli-Paoli-Paoli dell'Alaska

jenny e le sei ragazze

hanno sgobbato che neanche i negri

paul, jakob, heinrich e joseph

e di soldi ne han fatti una barca, una barca

jenny e le sei ragazze

e imbottiti di grana salgono tutti allegri                 

sugli espressi di lusso per venire fin qui.

Tutti vanno verso Mahagonny.

VI.

Insegnamenti.                                         

Pianta di Mahagonny. Paul e Jenny camminano.

jenny Ho imparato che quando si fa conoscenza con un uomo, bisogna chiedergli subito com'è abituato. Mi dica perciò come mi preferisce.

paul    Mi piace così com'è. E se volesse darmi del tu, pen­serei che anch'io le piaccio.

jenny Di', Paolo, come li vuoi i capelli? Sulla fronte o all'indietro?

paul    Non posso dirlo adesso, non è sempre lo stesso.

jenny E per il dessous, caro? Vuoi che porti la bianche­ria sotto il vestito, o vado senza?

paul    Senza.

jenny  Come preferisce, Paolo.

paul    E lei desidera?

jenny  Forse è un po' presto per parlarne, no?     

VII.

Ogni grande impresa attraversa una crisi.

Proiezione di diagrammi statistici sulla criminalità e sulla circo­lazione monetaria a Mahagonny. Sette diverse liste di prezzi. In­terno dell'Hotel all'Uomo Ricco: Willy il Procuratore e Mosè-Trinità sono seduti al banco del bar. Entra di corsa la vedova Begbick, tutta truccata di bianco.

begbick Willy, Mosè! Willy e Mosè, avete visto che ne stanno partendo degli altri? Sono già al porto, li ho vi­sti io.

willy Già, e che cosa dovrebbe trattenerli qui? Qual­che bettola e una buona dose di silenzio?

mosè    E che uomini, poi! Gli basta pescare un pesciolino per essere felici! Stanno seduti a fumare davanti alla porta e sono contenti...

begbick, willy e mosè

Ah, questa Mahagonny non è stata un buon affare.

begbick Oggi il whisky è a dodici dollari.

willy  Domani di sicuro sarà già sceso a otto.

mosè   E non risalirà mai più.

begbick, willy e mosè

Ah, questa Mahagonny non è stata un buon affare.

begbick    Non so più come cavarmela! Tutti mi chiedono qualcosa, e io non ho più niente. Che cosa devo dargli, perché restino e mi facciano campare?

begbick, willy e mosè

Ah, questa Mahagonny non è stata un buon affare.     

begbick                                                                                                                

Anch'io una volta stetti vicino a un muro                  

insieme con un uomo                                               

e ci scambiammo promesse                                        

e parlammo d'amore.                                               

Ma il denaro spari, e con lui la sensualità.                                    

willy e mosè

Il denaro accende i sensi,

accende i sensi.

begbick    Diciannove anni or sono principiò la miseria,  la lotta per l'esistenza mi ha ridotto a una rovina. Questa era la mia ultima grande impresa; aveva nome Mahagonny, la città-rete. Ma nella rete non è rimasto nulla.   

begbick, willy e mosè                                                                

Ah, questa Mahagonny non è stata un buon affare.

begbick

Non ci resta che tornare indietro, dunque,

e attraversare ancora le mille città

e ricontare ancora i diciannove anni.

Fate i bagagli! Torniamo indietro.

willy  Sì davvero, vedova Begbick! Sono già là che ti aspettano, vedova Begbick! (Legge da un giornale) Si segnala da Pensacola l'arrivo di poliziotti a cavallo che in­seguono una donna di nome Leocadia Begbick. Hanno perquisito tutte le case e poi si sono rimessi in viaggio.

begbick    Ah, niente più ci salva, ormai!

willy e mosè

È così, vedova Begbick:

fare il male a nulla serve

e chi pratica il vizio

è uno che non invecchia!

begbick

Ah! se avessimo soldi!

Se avessimo fatto soldi

con questa città-rete che non ha reti,

venissero pure i poliziotti!

Oggi non c'erano dei nuovi arrivati?

E avevan l'aria di essere forniti...

Forse ci daranno il loro denaro.

VIII.

Ogni ricerca sincera va incontro a delusioni.

Approdo di Mahagonny. Dalla città giunge Paul, nello stesso at­teggiamento degli uomini con valige della scena V; i suoi com­pagni cercano di trattenerlo.

jakob

Paolo, perché scappi?

paul

E che cosa dovrebbe trattenermi?

heinrich

Perché fai quella faccia?

paul

Perché ho visto un cartello

con su scritto: «È proibito».

joe

Non hai gin? Non paghi poco il whisky?                                                                     

paul

Troppo poco!

heinrich

E quiete, e armonia?

paul                                                                                       

Troppa quiete!

jakob

Se vuoi mangiare un pesce

non hai che da pescartelo.

paul

Non basta a farmi felice.

joe

Si fuma.

paul

Si fuma.

heinrich

Si dorme un po'.

paul

Si dorme.

jakob

Si nuota.

paul    (facendogli il verso)

Ci si prende una banana.       

joe

Si guarda l'acqua.

Paul alza le spalle.

heinrich

Si dimentica.

paul

Ma qualcosa manca.

jakob,heinrich e joe

È incantevole il giungere della sera

e bello udire gli uomini conversare tra loro.

paul

Ma qualcosa manca.

jakob,heinrich e joe

Bella la calma e la pace, serena l'armonia.

paul

Ma qualcosa manca.                                            

jakob,heinrich e joe                                                        

Mirabile la vita semplice,                                      

senza pari la maestà della natura.

paul                                                                                      

Ma qualcosa manca.

Ho voglia, credo, di mangiarmi il cappello,

così la fame mi passerà.                                      

Perché uno non dovrebbe mangiarsi il cappello?     

Altrimenti, altrimenti, altrimenti che si fa?

Dovrei andarmene, credo, in Georgia:           

là ci dev'essere una città.                               

Perché uno non dovrebbe andarsene in Georgia?

Altrimenti, altrimenti, altrimenti che si fa?   

A fabbricare cocktail siete esperti          

ed a guardar la luna fino all'alba.                     

A Mandelay il bar non è più aperto         

e questa vita è tanto scialba!

Oh, ragazzi, non lo vedete quanto è scialba!

jakob,heinrich e joe

Paolo, un po' di self-control: è questo il bar di Mandelay!

joe

Paolo vuol mangiarsi il cappello.

heinrich

Ma perché vuoi mangiarti il cappello?

jakob,heinrich e joe

T'ha preso la mattana, Paolo?

jakob

No, questo non puoi farlo, Paolo!

jakob,heinrich e joe

Bel gioco dura poco!

Paolo, scherzi col fuoco!

(Urlando tutti insieme)          

Noi ti rompiamo i denti,

Paolo, se non rientri in

te stesso!

paul    (placidamente) Ma cari miei, io non ho nessuna vo­glia di rientrare in me stesso!

joe       Ecco, adesso ti sei sfogato, e adesso, da bravo, te ne torni con noi a Mahagonny.

Lo riportano in città.

IX.

Davanti all'Hotel all'Uomo Ricco, sotto un immenso cielo, sie­dono gli uomini di Mahagonny, fumando, bevendo e dondolan­dosi sulle sedie. I nostri quattro amici sono tra loro. Ascoltano una musichetta e osservano trasognati una nuvola bianca che at­traversa il cielo da sinistra a destra, poi viceversa e cosi di segui­to. Tutt'intorno sono piantati cartelli con scritte: « Per favore, non sciupare le mie sedie», «Non fare rumore», «Evitare canzoni sconvenienti ».

paul

Là in fondo ai boschi dell'Alaska,

bianchi di neve, solo insieme a tre compagni

ho tagliato alberi e li ho portati ai fiumi

mangiando carne cruda e ammucchiando denaro.   

Sette anni ho aspettato

per venir qui.

In quel capanno al fiume sette inverni

incidemmo nei tavoli bestemmie

col coltello e discutemmo dove andare,

dove andare, quando il denaro ci bastasse.

Tutto ho sopportato

per venir qui.

Finito quel tempo, ci mettemmo i denari in tasca

e tra tutte le città scegliemmo Mahagonny

e per la via più breve venimmo qui

senza fermarci,

e quando fummo qui si vide

che non c'era niente di peggio

e che non potevamo avere una più sciocca idea

che venir qui.

(Balza in piedi) Ehi, dico, cosa vi credete? Con noi non si tratta a questo modo! Avete sbagliato indirizzo! (Spa­ra un colpo di pistola) Vieni fuori, vecchiaccia dei non-si-può! Qui c'è Paul Ackermann dell'Alaska, che non è soddisfatto del trattamento!

begbick (precipitandosi fuori)    Di che non sei soddisfatto?

paul    Della tua merdosa baracca!                               

begbick    Mi è parso di sentire « merdosa »! Non ha detto «merdosa»?                                                   

paul    Sissignora, l'ho detto, io, Paul Ackermann.

La nuvola si scuote tutta e si ritira in fretta.

paul           Sette anni, sette anni ho tagliato legna.             

le sei ragazze, jakob, heinrich e joe

Ha tagliato legna.

jakob                                                                                             

Sta' calmo, Paolo!

paul

E l'acqua era, l'acqua era, l'acqua era a quattro gradi.

le sei ragazze, jakob, heinrich e joe

L'acqua era a quattro gradi.

paul

Tutto ho sopportato, tutto, per venir qui.

Maqui non mi piace, perché non succede niente!

jenny

Caro Paolo, caro Paolo

dacci retta, giù il coltello.

paul

Tenetemi!

jakob, heinrich e joe

Dacci retta, giù il coltello.

jenny

Caro Paolo, vieni con noi, sii un gentiluomo.

paul

Tenetemi!

jakob, heinrich e joe

Vieni via, sii gentiluomo.                                                                 

paul

Sette anni a tagliar alberi

sette anni a patir freddo:

tutto, tutto ho sopportato

per trovare cosa? Questo!

begbick, willy e mosè

Hai calma, armonia, whisky, ragazze.

paul

Calma, armonia, whisky, ragazze!

jenny, jakob heinrich e joe

Metti in tasca quel coltello!

coro

Cal-ma! Cal-ma!

begbick, willy e mosè

Puoi dormire, puoi fumare,

puoi pescare, puoi nuotare.

paul

Dormire! Fumare! Pescare! Nuotare!

jenny, le sei ragazze, jakob heinrich e joe

Metti giù il coltello, Paolo!

Metti giù il coltello, Paolo!

coro

Cal-ma! Cal-ma!

begbick, willy e mosè

Così sono i Paoli dell'Alaska

così sono i Paoli dell'Alaska.

paul                                                                                    

Badate che son pazzo, badate che vi ammazzo:

qui non succede niente!

qui non succede niente!

(Monta in piedi su un tavolo)

Ah, questa vostra Mahagonny non riesce

a far felice un uomo

perché c'è troppa calma,

troppa armonia,

perché c'è troppo

di solido a cui tenersi.

La luce si spegne. Tutti rimangono sul palcoscenico buio.


X.  

                   

Sui cartelloni dello sfondo appare, a caratteri giganteschi, la scrit­ta: «un ciclone! », a cui ne fa seguito un'altra:  «un uragano sta dirigendosi su mahagonny».

tutti                                                                        

O evento fatale!                                    

La città della gioia minacciata di rovina!

Sui monti stanno gli uragani                   

e dall'acque si alza la morte.                   

O evento fatale,                                    

o sorte atroce!                                        

Dov'è un muro che mi ripari?                

Dov'è una grotta che mi ospiti?              

O evento fatale,                         

o sorte atroce!                           

           

XI.

In quella notte di orrore un semplice taglialegna di nome Paul Ackermann scoprì le leggi dell'umana felicità.

La notte dell'uragano. Al riparo di un muro sono seduti a terra Jenny, la Begbick, Paul, Jakob, Heinrich e Joe. Tutti sono in preda a disperazione; solo Paul ride. Dal fondo della scena si odono cantare uomini in processione che sfilano dietro il muro.

uomini di mahagonny (dietro la scena)

Animo, fratelli, non abbiate paura,

anche se la luce del giorno si oscura

siate ognora fidenti.

Che giovano i lamenti                                         

a chi affronta le ire della natura?

jenny (sottovoce, triste)                                              

Oh, moon of Alabama

we now must say good-bye,

we've lost our good old mamma

and must have whisky, oh, you know why.

jakob

Dovunque tu vai

non serve a nulla.

Dovunque tu sei

non puoi scampare.

Meglio di tutto

è starsene seduti

ad aspettare

la fine.

uomini di mahagonny (dietro la scena)

Animo, fratelli, non abbiate paura,

anche se la luce del giorno si oscura

siate ognora fidenti.

Che giovano i lamenti

a chi affronta le ire della natura?

Paul ride.

begbick (a Paul) Perché ridi?

paul

Vedi, così va il mondo:

non c'è calma né armonia

ma ci sono gli uragani

e, se non bastano, i cicloni.

E proprio questo è l'uomo: deve

distruggere ciò che esiste.

Che bisogno c'è dell'uragano?

Cos'è la furia del ciclone

a paragone dell'uomo che cerca di godere?

In lontananza riprende il coro: «Animo, fratelli» ecc.

jakob

Sta' buono, Paolo!

joe

Che diavolo dici?

heinrich                                                                             

Siediti, fuma, dimentica!                              

paul

Perché costruire torri alte come l'Himalaia    

se poi non possiamo

abbatterle e riderci su?

Quello ch'è piano deve curvarsi,

quello ch'è eccelso crollar nella cenere.

Non ci serve l'uragano,

non ci serve il ciclone                                            

perché i disastri che può provocare

noi stessi li sappiamo

noi stessi li sappiamo

noi stessi li sappiamo fare.

In lontananza: «Animo, fratelli» ecc.

begbick

Tremendo è l'uragano,

più tremendo è il ciclone,

ma più di tutto tremendo è l'uomo.

paul (alla Begbick)

Vedi, hai piantato cartelli                   

e ci hai scritto su:

« Questo è vietato »

e «proibito far quello».

Ma non è venuta la felicità.

Qui, camerati, guardate

questo cartello: «Stanotte è proibito

cantare canzoni allegre».

Ma prima che suonino le due

io, Paul Ackermann,

canterò canzoni allegre

perché vediate che nulla è proibito!

jakob

Non ci serve l'uragano,

non ci serve il ciclone

perché i disastri che può provocare

noi stessi li sappiamo fare.

jenny

Sta' calmo, Paolo! Che diavolo dici?

Esci con me e facciamo l'amore.

paul    No, adesso parlo.

Non vi fate sedurre1:

non esiste ritorno.

Il giorno sta alle porte,

già è qui vento di notte.

Altro mattino non verrà.

Non vi lasciate illudere

che sia poco, la vita.

Bevetela a gran sorsi,

non vi sarà bastata

quando dovrete perderla.

Non vi date conforto:

vi resta poco tempo.                                            

Chi è disfatto, marcisca.

La vita è più di tutto:

non vi sarà più data.

Non vi fate sedurre                                                

da schiavitù e da piaghe.

Che cosa vi può ancora spaventare?

Morite con tutte le bestie

e non c'è niente, dopo.

(Si fa alla ribalta)

Se c'è qualcosa

che puoi avere col denaro,

piglia il denaro.

Se uno che passa ha denaro

picchialo sulla testa e pigliagli il denaro:

puoi farlo!

Vuoi abitare in una casa?

Entra in una casa

e coricati in un letto

e se la donna entra, dàlle ospitalità.

Ma se si rompe il letto, vattene!

Puoi farlo!

                                             

Se esiste un pensiero                             

che tu non conosci                                   

pensa quel pensiero.                         

Ti costi pur denaro, ti costi la casa:             

pensalo! pensalo!                                

Puoi farlo!                                       

Nell'interesse dell'ordine pubblico,  

per il bene dello Stato,

per l'avvenire del genere umano,

per il tuo personale benessere

lo puoi!

Tutti si sono alzati e si tolgono il cappello. Paul torna indietro e viene congratulato.

uomini di mahagonny (dietro la scena)

Siate ognora fidenti!

Che giovano i lamenti

a chi affronta le ire della natura?

begbick (fa cenno a Paul e si apparta con lui in un angolo) Secondo te, dunque, ho sbagliato a imporre tanti divie­ti?

paul    Sì. E io, che sono allegro, spezzerò i tuoi cartelli e i tuoi divieti e abbatterò le tue mura. Dato che lo fa l'u­ragano, anch'io voglio farlo. Ti compenserò con denaro. Eccolo.

begbick (a tutti)

E fate allora quel che vi pare:

tra poco, del resto, verrà il ciclone

e dal momento che c'è un uragano

tutto possiamo tutto possiamo

tutto possiamo fare.

paul, jakob, heinrich e joe                                           

Così vogliamo vivere sempre:

come quando c'è l'uragano,

vogliamo fare quel che ci pare

perché se il vento si mette a soffiare

nello spazio

di un secondo

può mandarci all'altro mondo.

Entrano di corsa Willy il Procuratore e Mosè-Trinità, tutti affannati.

willy e mosè

Distrutta Pensacola!

Distrutta Pensacola!

E il ciclone si dirige qui

verso Mahagonny!

begbick (esplode trionfante)

Pensacola!

Pensacola distrutta!

Sotto le rovine morti i poliziotti!

Periscono i giusti con gl'ingiusti!

Per tutti è la fine.

paul

E perciò vi ordino: stanotte

fate tutto quello che è vietato.

Se viene il ciclone, sarà lui a farlo!

Visto ch'è vietato, per esempio, cantate!

uomini di mahagonny (dietro il muro, vicinissimi)

State calmi, state calmi.

paul, jenny e joe

Cantate dunque con noi,

cantate con noi canzoni allegre:

poiché è proibito

su, cantate con noi!

paul (balza in piedi sul muro)

Buon letto, vuol dire buon sonno:

mano amica non ti coprirà.

A chi toccano i calci, suo danno:

io sarò sempre quello che li dà!

tutti                                                                                     

Buon letto, vuol dire buon sonno:

mano amica non ti coprirà.

A chi toccano i calci, suo danno:

io sarò quello che li dà!

Oscurità. Sui tabelloni del fondo non si vede più che una carta geografica rudimentale, con sopra una freccia che lentamente si sposta verso Mahagonny, indicando il percorso del ciclone.

coro (in lontananza)

Animo, fratelli, non abbiate paura!

XII.

In una luce livida, ragazze e uomini sono fermi in attesa sulla strada che porta alla città di Mahagonny. Sui cartelli del fondo riappare la freccia della fine del primo atto e si dirige lentamen­te verso Mahagonny. Un altoparlante, su un ritornello eseguito dall'orchestra, trasmette a intervalli degli annunci:

« il ciclone avanza su atsena alla velocità di 120 miglia orarie ».

Secondo annuncio:

« atsena rasa al suolo. mancano notizie da atsena per l'impossibilità di stabilire contatto ».

Terzo annuncio:

« la velocità oraria del ciclone è ancora aumentata: esso si dirige in linea retta su mahagonny. i collgamenti telefonici  con mahagonny sono già interrotti. ii.ooo morti a pensacola ».

Tutti, atterriti, fissano la freccia. Un minuto prima di raggiunge­re Mahagonny la freccia si ferma. Silenzio mortale. Poi la freccia descrive un rapido semicerchio intorno a Mahagonny e prosegue.

Voce dell'altoparlante:

« il ciclone ha aggirato la città di mahagonny e continua la sua corsa ».

coro, ragazze e uomini

O mirabile epilogo!

Risparmiata la città della gioia!

Gli uragani trascorsero a grande altezza

e la morte si rituffò nelle acque.

O mirabile epilogo!

E da allora in poi gli abitanti di Mahagonny adottarono la paro­la d'ordine « Puoi farlo », quella stessa che avevano appresa nel­la notte d'orrore.

XIII.

Un anno circa dopo il grande uragano, la vita a Mahagonny è molto intensa.

Gli uomini vengono alla ribalta e cantano.

coro

Tenete a mente: prima mangiare,

numero due d'amor l'incanto,

terzo, la boxe non tralasciare,

quarto sborniarsi, e questo è quanto.

Ma soprattutto sia ben chiarito

che qui da noi nulla è proibito.

Gli uomini tornano indietro sul palcoscenico e prendono parte all'azione. Sui cartelloni del fondo si legge a caratteri cubitali la parola «mangiare». Un certo numero di uomini sono seduti ciascuno a un tavolo con un grande piatto di carne. Tra loro è Paul. Al centro della scena, Jakob, ormai soprannominato «lo Strippa », è seduto a un tavolo e mangia senza posa. A destra e a sinistra, i due musici.

jakob

Ho già mangiato due vitelli

e adesso ne mangio un terzo.

Non lo dico per ischerzo,

mangerei anche mio fratello.

paul e joe

Amico, buon pro ti faccia:

 non ti fermare a metà!

alcuni uomini

Signor Schmidt, non badi alla linea,              

mangi anche il terzo, se le va.                       

jakob

Amici, vi prego, guardate

come mangio di gusto.                                     

E poi sarò tranquillo,                                   

godrò la pace del giusto.                              

Amici, datemi un altro...

(Stramazza morto).

gli uomini (disponendosi a semicerchio si tolgono i cappelli)

Mirate, Schmidt ora è morto!

Mirate quale angelico                                   

mirate quale famelico                                     

sorriso sul suo viso!                                     

La pancia ha riempita,                                 

la legge ha seguita                                         

del valoroso!                                                  

(Si rimettono i cappelli e sfilano alla ribalta)   

Numero due: d'amor l'incanto!

XIV.                                                                  

Sui cartelloni del fondo appare a caratteri cubitali la parola « amore ».

Sopra una tribuna è allestita una stanza molto semplice, al cui centro è seduta la Begbick; alla sua sinistra è seduta una ragazza, alla destra un uomo. Sotto la tribuna, gli uomini di Ma­hagonny fanno la fila. Musica in fondo alla scena.

begbick (rivolta all'uomo che le siede vicino)

Sputa il chewing-gum.                                   

Prima lavati le mani.                                       

Dàlle un po' di tempo                                  

e scambia con lei quattro chiacchiere.

gli uomini (senza guardare in su)

Sputa il chewing-gum.

Prima lavati le mani.

Dàlle un po' di tempo

e scambia con lei quattro chiacchiere.

(Nella stanza la luce lentamente si abbassa).

Su, ragazzi, forza!

Attaccate il song di Mandelay!

L'amore cammina a passi da gigante.

Forza ragazzi, non c'è da perdere un istante!

Non splende eterna la luna su di te, Mandelay!

Nella camera è tornata lentamente la luce.

begbick (rivolta alla ragazza)

Non basta il denaro ad accendere i sensi.

gli uomini (senza guardare in su)

Non basta ad accendere i sensi.

(La stanza nuovamente si oscura).

Su, ragazzi, presto!

Attaccate il song di Mandelay!

L'amore cammina a passi da gigante.

Presto ragazzi, non c'è da perdere un istante!

Non splende eterna la luna su di te, Mandelay!

Nella stanza ritorna la luce. Vi entra un altro uomo, appende il cappello al muro e si siede sulla sedia rimasta vuota. Lentamente ritorna l'oscurità.

gli uomini

Non splende eterna la luna su di te, Mandelay!

Quando ritorna la luce, Paul e Jenny sono seduti l'uno accanto all'altra, su due sedie poste a una certa distanza. Paul fuma, Jen­ny si fa il trucco.

jenny

Guardalo, quel grand'arco delle gru1!

paul

Le nuvole che navigano erano

jenny

già insieme a loro quando via volarono

paul

da una vita verso un'altra vita.

jenny

A eguale altezza e con eguale moto

a due

paiono queste a quelle appena prossime.

jenny

Sì che la gru e la nube condividono

quel che in brev'ora bel cielo trasvolano,

paul                                                                                              

sì che alcuno dei due più non s'indugia

jenny

né altro se non l'ondulazione vede

dell'altro dentro il vento, cui consentono

essi che ora nel volo uniti posano.

paul

Così portare li può al nulla il vento

solo che non si sciolgano e in sé restino:

jenny

nulla li può turbare sino allora

paul

e sino allora volan via da dove

piogge minaccino o schianti di spari.

jenny

Così per lune e soli, poco dissimili spere,              

volano via, l'uno all'altro devoti.

paul

E dove?

jenny                           In nessun luogo.

paul                                                            E via da chi?                   

jenny                                                                                         Da tutti.

paul

Da quando, voi chiedete, sono insieme?

jenny

Da poco.

paul                               E si separeranno?

jenny                                                           Presto.

a due

Che sembra amore agli amanti una sosta.

Alcuni uomini sfilano lungo la ribalta.

gli uomini

Tenete a mente: prima mangiare,

numero due d'amor l'incanto,

terzo, la boxe non tralasciare,

quarto sborniarsi, e questo è quanto.

Ma soprattutto sia ben chiarito

che qui da noi nulla è proibito.

(Se si hanno soldi).

XV.

Gli uomini tornano sul palcoscenico, sul quale si sta allestendo un ring da boxe davanti allo sfondo su cui campeggia la parola « lotta». Una banda suona su una tribuna laterale.

joe (in piedi su una sedia)

Signori, stasera presentiamo una grande

sfida di boxe con finale a k.o.

Io qui presente, Joe-Lupo dell'Alaska,

con Mosè-Trinità mi batterò.

willy

Con Mosè-Trinità? Che idea ti prende?

Raccomandati al tuo santo patrono!

Battersi con lui non è una sfida,

è un suicidio bell'e buono!

joe

Per il momento non sono ancor morto

e tutto il denaro che ho raccolto

in Alaska, lo punto su di me!

E chi di sua stima credette onorarmi

mi imiterà, cosi voglio augurarmi.

Jim, specialmente conto su te!

Tu che hai fama di persona seria,

che credi più al cervello che alla materia,

fino all'ultimo soldo che hai in tasca

puntalo su Joe-Lupo dell'Alaska!

gli uomini

Chiunque ha fama di persona seria

e crede più al cervello che alla materia

fino all'ultimo soldo che ha in tasca                      

lo punti su Joe-Lupo dell'Alaska!

Joe si è avvicinato a Heinrich.                                               

heinrich

Joe, come uomo mi sei caro,                               

ma di rischiare il mio denaro

dopo che ho visto Mosè-Trinità

m'è passata ogni volontà.

Joe va da Paul.

paul

Joe, t'ho sempre molto stimato

dal primo giorno che t'ho incontrato

e perciò tutti i miei soldi oggi li punto su di te.

joe

Paolo, a queste tue parole risorge

l'Alaska nel mio cuore:

i grandi geli, i sette inverni

che passammo nei boschi laggiù!

paul

Joe, vecchio amico, parola mia

vorrei scommettere anche di più:

i grandi geli, i sette inverni che ho passati laggiù con te!

Quando sento parlar dell'Alaska                 

la tua immagine risorge in me.

joe                                                                      

Punta tranquillo, parola mia:

anche la pelle rischio per te.                       

Intanto è stato eretto il ring. Mosè-Trinità vi fa il suo ingresso.

uomini

Triplice urrà per il grande Mosè!

Forza Mosè! Picchia durissimo!

voce di donna

È un assassinio!

mosè                                 Dolentissimo!                                                                           

uomini

È una bazzecola per te!

arbitro (presenta i due contendenti) Mosè-Trinità, pe­so un quintale. Joe-Lupo dell’Alaska, peso ottantacin­que chilogrammi.

un uomo ( grida )    Schiappa !

Si svolgono gli ultimi preliminari.

paul    (da sotto)

Hello, Joe!

joe       (salutandolo dal ring)

Hello, amico!

paul                                Bada ai denti!

joe                                                        Non c'è pericolo!

Ha inizio l'incontro.

uomini (parlando, a vicenda)

Dài, attacca! Meno arie!

Piantala! Già le sta buscando!

Attento! Vai calmo! Colpo basso! Mollalo!

Toccato! Non è niente! Ha il labbro rotto!

Sotto, Joe! Magnifico! Hai visto, è già cotto!

(Mosè e Joe si picchiano ritmicamente).

Mosè, fanne salsicce!

Fanne carne tritata!

Mosè, vai per le spicce!

Dagli una ripassata!

Joe stramazza a terra.

arbitro    È morto.

Grande risata che dura a lungo. La gente sfolla.           

uomini (allontanandosi)                                         

K.o., niente da dire. Incassava malissimo.

arbitro

Vincitore: Mosè-Trinità.

mosè                                                            Dolentissimo.

(Via).

heinrich (a Paul, soli sul ring)

Gliel'avevo pur detto.                                          

Adesso è k.o.

paul    (sottovoce)    Hello, Joe!                                     

uomini (sfilando alla ribalta)                 

Tenete a mente: prima mangiare,                

numero due d'amor l'incanto,    

terzo, la boxe non tralasciare,        

quarto sborniarsi, e questo è quanto.

Ma soprattutto sia ben chiarito

che qui da noi nulla è proibito.

XVI.                                                                          

Gli uomini tornano sul palcoscenico. Sui cartelloni del fondo ap­pare a lettere cubitali la parola « sbornia ». Gli uomini si siedo­no, appoggiano i piedi sul tavolo e bevono. In primo piano, Paul, Jenny e Heinrich giocano a biliardo.

paul

Orsù, amici, stasera a bere tutti v'invito.                                         

Vedete come in un lampo                             

il povero Joe è sparito.

Vedova Begbick, riempi a tutti il bicchiere!

uomini

Ma perché no? Bravo Paolo! Con piacere!

Ogni giorno a Mahagonny

cinque dollari era il minimo

e magari non bastavano

per chi aveva più pretese.

Nel poker-drink-salon di Mahagonny

tutti chiusi se ne stavano.

Che perdessero era giusto,

ma vuoi mettere che gusto!

Sulla terra e sul mare

tutta quella brava gente si fa scorticare                                                                             

e rimane lì seduta

e la pelle va venduta

visto che tra pelli e dollari sempre c'è conguaglio.

paul

Vedova Begbick, a tutti un altro bel bicchiere!

uomini

Bravo Paolo! Ancora whisky! Con piacere!

Sulla terra

e sul mare

si cerca pelle fresca in stragrande quantità.

Certo, sanguini a levarla

ma la sbornia puoi pagarla

e la pelle costa poco mentre il whisky costa caro.

Ogni giorno a Mahagonny

cinque dollari era il minimo

e magari non bastavano

per chi aveva più pretese.

Nel poker-drink-salon di Mahagonny

tutti chiusi se ne stavano.

Che perdessero era giusto,

ma vuoi mettere che gusto!

begbick                                                                          

E adesso, signori, si paga!

paul    (sottovoce a Jenny)

Da' retta, Jenny!

Non ho più un soldo, Jenny!

Sarà meglio che ce ne andiamo

non importa dove, ma in fretta!

(A gran voce, indicando a tutti il biliardo)

Signori, facciamo un viaggio in mare

servendoci di questa barchetta!

(Di nuovo sottovoce)

Ma tu stammi vicino, Jenny:

il pavimento ondeggia che pare un terremoto,

e anche tu, Rico, stammi vicino.

Voglio tornarmene in Alaska,

questo posto non fa per me.

(Forte)

Stanotte andrò fino all'Alaska su questa nave.

Tutti insieme trasformano il biliardo in una nave, servendosi di un'asta da tenda e altri oggetti; Paul, Heinrich e Jenny vi salgo­no sopra e imitano i gesti e l'andatura dei marinai.

paul

Abbassiamo le persiane rosa,

vomitiamo la grappa nella vasca,

fumiamo e godiamo senza posa

ma poi partiamo verso l'Alaska.

Gli uomini si siedono sotto il biliardo e si divertono.

uomini

Olà, Paolo, gran navigatore!

Guardate come manovra il suo vascello!

Spogliati, Jenny, fa caldo, siamo all'equatore!

Rico, attento al Gulf-Stream, tienti il cappello!

jenny

Oh Dio! Non si prepara un tifone laggiù?

uomini (solenni, tipo società corale)

Mirate: all'occaso                                              

il cielo di nembi s'ammanta!                               

Con urli e fischi imitano una tempesta.                                

jenny e paul (urlando)

Onde infuriate, notte di tempesta,

la nave beccheggia ma non s'arresta.

Gente, c'è poco da scherzare!

Siamo in sei su tre col mal di mare.

uomini

Di nembi s'ammanta, s'ammanta il del...

jenny (stringendosi angosciosamente all'albero maestro) Sarà meglio che per farci coraggio cantiamo « Notte di tempesta»!

heinrich    « Notte di tempesta » è quel che ci vuole quan­do uno si sente mancare il coraggio. paul    Ad ogni buon conto, cantiamolo subito.

jenny, paul e heinrich

Notte di tempesta, vola e non s'arresta                

sui neri gorghi il veliero!                                                                       

Ruggono le onde, scrosciali furibonde,

vigila fido il nocchiero!

jenny Andate più presto e usate molta prudenza. Ricor­datevi di non veleggiare mai controvento, e non cercate novità.

uomini

Udite, udite

sibilare il vento tra i pennoni!

Guardate, guardate

come il cielo di nembi s'ammanta!

heinrich Se la tempesta aumenta d'intensità, non faremmo meglio a legarci all'albero maestro?

paul

No, amici, vedete quella striscia nera?

Sono le foreste dell'Alaska.

Sbarcate pure,

Non abbiate più paura.                                           

(Scende e grida) Hello, siamo in Alaska?

mosè   (sorgendogli a fianco)    Fuori i soldi per il whisky!

paul    (profondamente deluso)    Ah! È Mahagonny!

uomini (venendo avanti coi bicchieri in mano)

Paolo, hai pagato due bevute

e noi brindiamo alla tua salute.

Ci hai dato da bere e da sfamarci,                  

di cibi e bevande hai voluto colmarci.            

begbick                                                                  

Be', amico, adesso paga!                                           

paul

Vedova Begbick, sono all'asciutto,

creda, pagare non posso più.                                     .

A quanto pare ho speso tutto.

begbick

Come? Non vuoi pagare?

jenny

Paolo, cerca meglio, da bravo.

Vedrai, qualcosa ti è rimasto.

paul

Un minuto fa vi dicevo...

mosè                                                                                              

Come, il signore non ha più un soldo?

Come, il signore non vuoi pagare?   

Sa che cosa lo aspetta, allora?         

willy                                                        

Mio caro, è suonata la tua ora!        

Tutti, ad eccezione di Jenny e di Heinrich, si sono scostati da lui.

begbick (a Heinrich e Jenny) E voi, non vi sentite di dargli una mano? (Heinrich, muto, si allontana). Tu, Jenny?

jenny Io?

begbick    Ma sì, perché no?

jenny Scherziamo! Da noi ragazze anche questo si pre­tende?

begbick    Dunque, non se ne parla nemmeno?

jenny  No, glielo dico chiaro e tondo.

mosè                Legatelo!

Jenny canta la sua canzone camminando in su e in giù alla ribal­ta mentre Paul viene incatenato.

jenny                                                                                                       

1.                                                   

Miei signori, un giorno mia madre

mi parlò in una certa maniera                               

che mi fece impressione: «Finirai»

mi disse « all'obitorio o in galera ».

A parlare così si fa presto!

Ma io vi dico: manco per idea!                       

Il mio carattere, ce l'ho anch'io!                    

E vedremo alla fine se uno non sa                 

quel che si fa!

Buon letto, vuol dire buon sonno:

mano amica non ti coprirà.

A chi toccano i calci, suo danno:

io sarò sempre quella che li dà!

                                                                            

2.                                                                         

Miei signori, il mio amico un giorno            

me l'ha detto apertamente:                            

« L'importante al mondo è l'amore »            

e « Il futuro non conta niente ».                   

Già, non conta niente, è presto detto!

Ma poi, quando ogni giorno c'invecchia        

e le parole d'amore si perdono,

guai a quel momento se uno non sa                       

quel che si fa!

Buon letto, vuol dire buon sonno:

mano amica non ti coprirà.

A chi toccano i calci, suo danno:

io sarò sempre quella che li dà!

mosè

Olà gente, qui vedete un tale

che non può pagare i suoi conti.

Sfacciato, pazzo, manigoldo!

E, quel ch'è peggio, senza un soldo!

(Paolo viene condotto via).

Naturalmente lo aspetta il capestro,

ma voi non contristatevi per questo.

Tutti ritornano ai loro posti e continuano a bere e a giocare al biliardo.

uomini

Chi non risica non rosica

e gli bastan cinque dollari

anche quando ha preso moglie;

meno ancora, poi, se è scapolo.

Nelle austere dimore del buon Dio

ora chiusi se ne stanno.

Che guadagnino è ben giusto

(battendo coi piedi il ritmo a gran forza)

ma ci trovan poco gusto.

S'interrompono bruscamente e rimettono con calma i piedi sui tavoli. Un gruppo di uomini sfila lungo la ribalta andando verso il fondo.

Tenete a mente: prima mangiare,

numero due, d'amor l'incanto,

terzo, la boxe non tralasciare,

quarto sborniarsi, e questo è quanto.                      

Ma soprattutto sia ben chiarito

che qui da noi nulla è proibito.                         

XVII.

Paul Ackermann incatenato. È notte.

paul

Quando il cielo sarà chiaro

comincerà un gran brutto giorno.

Ma per adesso fa ancora buio.                          

Che la notte                                                     

non finisca,

che quel giorno

mai non nasca.

Ogni momento tremo: son qui?

Mi sdraierò sul pavimento

quando verranno.

Dovranno strapparmi da terra

se vogliono portarmi via.

Che la notte

non finisca!

E che il giorno non nasca!

Caccia tutto nella pipa,

vecchio mio

e fumaci su.

Quel ch'è stato

non era poi tanto male,

quel che ha da venire

caccialo nella pipa.

Ma certo, farà notte ancora a lungo.

(Spunta il giorno).                                                                        

No, niente luce

perché è un gran brutto giorno checomincia.

XVIII.

I tribunali di Mahagonny non erano poi peggiori degli altri.

Padiglione del tribunale. Una tavola e tre sedie;dietro, un pic­colo praticabile di ferro ad emiciclo, come nelle sale operatorie delle cliniche chirurgiche; su di esso il pubblico, che legge gior­nali, mastica gomma, fuma. Sul seggio del giudice la Begbick, sullo scanno della difesa Willy il Procuratore, sul banco degli ac­cusati - collocato lateralmente - un uomo, Tobby Higgins.

mosè (sulla porta d'ingresso, in veste di pubblico ministero)

Tutti sono muniti di biglietto?

Tre posti ancora liberi, tariffa cinque dollari.

Due magnifici processi,

cinque dollari il biglietto.

Solo cinque dollari, signori,

per udire la voce della giustizia.

(Poiché nessuno più entra, sale sullo scanno dell'accusa)

Primo processo: Tobby Higgins.

L'uomo seduto sul banco degli accusati si alza.

Siete reo di omicidio premeditato

commesso per provare una vecchia pistola.

Mai si vide

un delitto consumato

con tanta ferocia,

spudoratamente attentando

ad ogni senso d'umanità.

Dal cuore della giustizia vilipesa

si eleva un grido: espiazione!

Perciò io, pubblico ministero,

davanti al cinico contegno dell'imputato,

di quest'uomo inconcepibilmente perverso,

chiedo che la giustizia segua il suo corso         

(esitando)                                                        

e che...                                                         

considerate le circostanze...                          

sia assolto!                                                    

Durante l'arringa del « pubblico ministero » si è svolta una mu­ta, accanita battaglia tra l'accusato e la Begbick. L'accusato, fa­cendo segni con le dita, ha fatto capire quanto sarebbe disposto a pagare per corrompere il tribunale. Con lo stesso sistema la Begbick ha spinto l'offerta sempre più su, e l'esitazione finale del « pubblico ministero » ha corrisposto al momento in cui l'ac­cusato ha aumentato un'ultima volta la sua offerta.

begbick    Le conclusioni del difensore?

willy  Chi è la parte lesa?                                             

Silenzio.

gli uomini (spettatori nell'emiciclo)    I morti stanno zitti.

begbick

Se la parte lesa non si presenta

non ci resta che assolverlo, per forza.

L'accusato scende dal banco e va a sedersi nell'emiciclo.

mosè (leggendo)

Secondo processo: contro Paul Ackermann

reo di furto e di millantato credito.

È apparso Paul in catene, accompagnato da Heinrich.

paul (prima di sedersi sul banco degli accusati)

Rico, ti prego, dammi cento dollari

perché i miei giudici mostrino comprensione.

heinrich

Paolo, come uomo mi sei caro,

ma, quanto ai soldi, è un altro affare.

paul

Rico! Hai dunque dimenticato

i vecchi tempi dell'Alaska?

I grandi geli, i sette inverni,                                                                                     

quando stavamo nei boschi laggiù?

E dammi i soldi!

heinrich

Paolo, non ho dimenticato

i vecchi tempi dell'Alaska,

i grandi geli, i sette inverni

quando stavamo nei boschi laggiù

e quanta fatica a far quei soldi!

Perciò, Paolo, i soldi

non posso darteli.

mosè

Siete reo di non aver pagato

il vostro whisky e un'asta da tenda.

Mai si vide

un delitto consumato                                            

con tanta ferocia,

spudoratamente attentando

ad ogni senso d'umanità.

Dal cuore della giustizia vilipesa

si eleva un grido: espiazione!

Perciò io, pubblico ministero, chiedo

che la giustizia segua il suo corso.

Durante l'arringa del pubblico ministero, Paul non ha dato ret­ta alla mimica digitale della Begbick. Tra quest'ultima, Willy il Procuratore e Mosè-Trinità avviene uno scambio di occhiate si­gnificative.

begbick

Si inizi dunque l'interrogatorio,

imputato Paolo Ackermann!

Appena giunto a Mahagonny, hai sedotto

una fanciulla di nome Jenny Smith

e l'hai costretta per denaro alle tue voglie.

willy Chi è la parte lesa?                 

jenny (facendosi avanti)    Io.

Mormorii tra gli astanti.

begbick

All'approssimarsi del ciclone                        

in un momento di generale sconforto

hai cantato una canzone allegra!

willy                                                                                    

Chi è la parte lesa?                                      

uomini                                                                       

Nessuno si fa avanti.                                     

Nessuno lamenta danni.                                

Se non c'è parte lesa,                                    

c'è speranza per te, Paul Ackermann.

mosè   (interrompendo)                                         

Ma in quella notte quest'uomo                             

si è condotto come il ciclone

né più né meno

e ha traviato la città, distruggendo

calma e armonia !

uomini       Bravo, Paolo! Evviva!

heinrich (alzandosi nell'emiciclo)

Questo semplice taglialegna dell'Alaska             

ha svelato le leggi della felicità,                            

quelle che stanno a base della vita

di voi tutti, uomini di Mahagonny!

uomini

E perciò si assolva Paul Ackermann

il taglialegna dell'Alaska.

heinrich                                                                                 

Paolo, faccio questo per te

perché ripenso all'Alaska,

ai grandi geli,

ai sette inverni       

quando stavamo

nei boschi laggiù.                                                       

paul                                                                                                              

Rico, quel che hai fatto per me

mi fa ripensare all'Alaska,                                                                    

ai grandi geli,

ai sette inverni

quando stavamo

nei boschi laggiù.

mosè   (picchiando sul tavolo)

Ma in una sfida di boxe

questo « semplice taglialegna dell'Alaska »

per pura avidità di denaro

ha spinto il suo amico a morte certa!

heinrich (balza in piedi)

Ma chi, eccellentissima Corte,

chi è stato ad uccidere l'amico?

begbick

Chi ha ucciso il nominato

Joe-Lupo dell'Alaska?                                                       

mosè   (dopo una pausa)   

Questa Corte non ne è a conoscenza.                                                                               

heinrich

Di tutti quelli che stavano a guardare

nessuno scommise su lui                                                 

che per un match rischiava la vita                                  

salvo il qui presente Paul Ackermann.                    

uomini (a vicenda)                                                                     

Perciò si condanni Paul Ackermann                              

perciò si assolva Paul Ackermann                                  

il taglialegna dell'Alaska.                                                

Applausi e fischi degli uomini.

mosè                                                                                            

E ora il principale capo d'accusa.

Hai consumato tre bottiglie di whisky

e ti sei divertito con un'asta da tenda.

Ma perché, Paul Ackermann,

non hai pagato il conto?

paul    Non ho denaro.

uomini (a vicenda)

Non ha denaro,

non ha pagato il conto.       

A morte Paul Ackermann a morte!

begbick   

Chi è la parte lesa?

La Begbick, Willy il Procuratore e Mosè-Trinità si alzano.

uomini      Ecco la parte lesa.

Quella è la parte lesa.

willy  La Corte pronunci il verdetto.

begbick    In considerazione della sfavorevole situazione economica, la Corte si concede le circostanze attenuanti. Paul Ackermann, sei condannato –

mosè    Per omicidio indiretto di un amico - 

begbick    A due giorni di arresto.

mosè    Per aver turbato la calma e l'armonia -                                 

begbick    A due anni d'interdizione.

mosè    Per aver sedotto una fanciulla di nome Jenny –

begbick    A quattro anni con la condizionale.                               

mosè    Per aver cantato canzoni proibite durante il ciclone –

begbick    A dieci anni di carcere.

Ma perché non hai pagato le mie tre bottiglie

di whisky e la mia asta da tenda,

per questo, Paul Ackermann, sei condannato a morte.

begbick, willy e mosè

Per mancanza di denaro,

massimo tra tutti i delitti

che possano darsi sulla terra.

Uragano d'applausi.

                                                               

XIX.

Esecuzione capitale di Paul Ackermann. Tra quelli che tra poco assisteranno all'esecuzione di Paul Ac­kermann, molti certamente non la approveranno; ma, a nostro avviso, nemmeno costoro sborserebbe­ro un soldo per lui. Tale è la reverenza che il denaro suscita nella nostra epoca.

Una proiezione cinematografica sullo sfondo mostra il panora­ma generale di Mahagonny, immersa in una luce di serenità. Tut-t'intorno, gruppi di gente in piedi. Quando appare Paul, accom­pagnato da Mosè-Trinità, da Jenny e da Heinrich, gli uomini si scappellano. A destra si sta procedendo al montaggio della sedia elettrica.

mosè (a Paul)

Saluta!

Ti stanno salutando, non vedi?

(Paul saluta).

Sbriga subito le tue faccende

perché questi signori desiderano vederti morire

ma delle tue faccende non vogliono saperne.

paul

Cara Jenny,                                                

me ne vado.                                                  

Piacevoli giorni

ho trascorso con te

e piacevole è stata

anche la fine.                                            

jenny

Caro Paolo,

anch'io ho passato orefelici con te

e che sarà di me non lo so.

paul

Credimi,

come me ce n'è ancora molti.

565

jenny                             

Non è vero.                                                  

Quel tempo, lo so, non tornerà più.            

paul                                                                              

Non ti sei anche messa un velo bianco          

da vedova?                                                  

jenny

Sì. Sono la tua vedova

e non ti dimenticherò                                               

quando sarò tornata

tra le ragazze.

paul

Baciami, Jenny.

jenny

Baciami, Paolo.

paul

Pensa a me.

jenny                                                                                         

Certamente.

paul

Non serbarmi rancore.

jenny                                                                       

Perché?                                                      

paul

Baciami, Jenny.

jenny

Baciami, Paolo.

paul

E adesso ti affido

a Rico, l'ultimo amico mio.

Egli è il solo

a sopravvivere

di noi che venimmo dall'Alaska.

heinrich

Addio, Paolo!

paul

Addio, Rico! Si avviano verso il patibolo.

566                                                                               

alcuni uomini (sfilano accanto a loro dicendosi l'un l'altro)

Tenete a mente: prima mangiare,

numero due, d'amor l'incanto,

terzo, la boxe non tralasciare,

quarto sborniarsi, e questo è quanto.

Paul, che si è fermato, si volge a guardarli.

mosè    Hai qualcosa da dire?

paul    Ma dunque, davvero volete mettermi a morte?

begbick    Sì, questa è l'usanza.

paul    Dunque, non sapete che c'è un Dio?

begbick    Che cosa c'è?

paul    Un Dio!

begbick Ah, vuoi sapere se per noi c'è un Dio? Ecco co­me ti risponderemo. Fategli ancora la scena di Dio a Mahagonny! Tu però, intanto, siediti sulla sedia elet­trica!

Quattro uomini e Jenny si pongono davanti a Paul Ackermann e recitano la scena di Dio a Mahagonny.

i quattro uomini

In un'alba livida

tra i fumi del whisky                                       

Dio venne a Mahagonny,

tra i fumi del whisky

noi scorgemmo Dio a Mahagonny.

mosè-trinità (che fa la parte di Dio, si stacca dagli altri e viene avanti, coprendosi il viso col cappello)

Dunque la mia avena anno per anno

tutta quanta in whisky va a finire?

Non v'aspettavate che arrivassi?

Ora con me siete pronti a venire?

jenny

Si guardarono gli uomini di Mahagonny.

Sì, dissero gli uomini di Mahagonny.

i quattro

In un'alba livida

tra i fumi del whisky           

Dio venne a Mahagonny,

tra i fumi del whisky

noi scorgemmo Dio a Mahagonny.

mosè

Voi venerdì sera ridevate.

Ma ho visto Mary Weeman di lassù                        

muta come un baccalà nuotar nel lago

salso. E quella non s'asciuga più!

jenny

Si guardarono gli uomini di Mahagonny.

Sì, dissero gli uomini di Mahagonny.                     

i quattro (come se non avessero sentito)

In un'alba livida

tra i fumi del whisky

Dio venne a Mahagonny,

tra i fumi del whisky

noi scorgemmo Dio a Mahagonny.

mosè

Conoscete queste cartucce?

Il mio buon missionario, chi l'ha ucciso?

E dovrei godermi sempre i vostri

grugni da beoni in paradiso?

jenny

Si guardarono gli uomini di Mahagonny.

Sì, dissero gli uomini di Mahagonny.

i quattro

In un'alba livida

tra i fumi del whisky

Dio venne a Mahagonny,

tra i fumi del whisky

noi scorgemmo Dio a Mahagonny.

mosè

Presto, tutti all'inferno!

Di sigari fate incetta!

Mettetevi in fila, canaglie

e in marcia per l'inferno che vi aspetta!

jenny

Si guardarono gli uomini di Mahagonny.

No, dissero gli uomini di Mahagonny.

i quattro                                               

In un'alba livida

tra i fumi del whisky

tu capiti a Mahagonny,

tra i fumi del whisky

t'insedi qui a Mahagonny.

Che nessuno si muova!

Sciopero! Non ti è permesso

tirarci all'inferno pei capelli:

all'inferno già ci stiamo adesso!

jenny (urla nel megafono)

Guardarono Dio gli uomini di Mahagonny.

E «No! » dissero gli uomini di Mahagonny.

paul    Ora lo capisco: quando arrivai a questa città per comprarvi la gioia col denaro, la mia condanna era già segnata. Ora eccomi qui sulla sedia elettrica, senza aver goduto nulla. Ero stato io a dire: «Ciascuno, con ogni coltello, si tagli il suo pezzo di carne»; ma la carne era marcia! La gioia che comprai non fu gioia, la libertà che ebbi per denaro non fu libertà. Ho mangiato senza po­termi saziare, ho bevuto e mi è venuta sete. Via, datemi un bicchier d'acqua!

mosè   (abbassandogli il casco sulla testa)    Chiuso!

XX.

E mentre la confusione, la carestia, l'ostilità di tutti contro tutti non facevano che aumentare, nelle ulti­me settimane della città-rete i non ancora eliminati manifestavano cocciutamente per i loro ideali.

Sulle tavole dello sfondo appare Mahagonny in fiamme, poi co­minciano a sfilare cortei di dimostranti che, incontrandosi e scon­trandosi, passano incessanti fino alla fine.

primo corteo (la Begbick, Willy il Procuratore, Mosè-Trinità e il loro seguito. Recano cartelli con le seguenti scritte)                

« per il rincaro »                                                

« per la lotta di tutti contro tutti »

« perché le nostre città rimangano nel caos »    

« perché duri l'età dell'oro ».

Si sa, in questa bella Mahagonny

tutto c'è finché il vostro denaro c'è.

Allora ci trovate di tutto

perché tutto è in vendita

e perché non c'è nulla che non si possa comprare.

secondo corteo (reca cartelli con le seguenti scritte)

« per la proprietà »

« per l'espropriazione degli altri »

« per la giusta ripartizione  dei  beni  ultraterreni »

« per l'ingiusta ripartizione dei beni terreni » « per l'amore »

« per la venalità dell'amore »

« per il disordine naturale delle cose »

« perché duri l'età dell'oro ».

Non ci serve un uragano,

non ci serve un ciclone:

i disastri che può provocare

noi stessi li sappiamo fare.

terzo corteo (reca cartelli con le seguenti scritte)

« per la libertà dei ricchi »

« per il coraggio contro gli inermi »

« per l'onore degli assassini »

« per la maestà dell'immondizia »

« per lo schifo imperituro »

« perché duri l'età dell'oro ».

Buon letto vuol dire buon sonno,

mano amica non ti coprirà,

a chi toccano i calci suo danno,

io sarò sempre quello che li dà!

primo corteo (ritorna con i suoi cartelli)

Ma Mahagonny per voi,

se non avete denaro,

non ha niente.

Per denaro c'è di tutto,

e niente senza denaro

e perciò l'unica cosa solida è il denaro.

quarto corteo (di ragazze che portano su un guanciale l'orologio, la pistola e il libretto degli assegni di Paul Ackermann e, su una pertica, la sua camicia)

Oh, moon of Alabama,

we now must say good-bye,

we've lost our good old mamma

and must have dollars,

oh, you know why.

quinto corteo (con la salma di Paul Ackermann, seguita immediatamente da un cartello: « per la giustizia »)

Possiamo portargli l'aceto,

possiamo strofinargli il viso,

possiamo portare una tenaglia,

possiamo cavargli fuori la lingua,

nessun aiuto possiamo dare a un uomo morto.

sesto corteo (con un piccolo cartello: «per la stupidità»)

Possiamo esortarlo,

possiamo redarguirlo,

possiamo lasciarlo lì,

possiamo portarlo via,

nessun ordine possiamo dare a un uomo morto.

Possiamo mettergli dei soldi in mano,

possiamo scavargli un buco,

possiamo seppellircelo,

possiamo picchiarci su la terra col badile,

nessun aiuto possiamo dare a un uomo morto.

settimo corteo (con un gigantesco cartello: «perché duri l'età dell'oro»)

Possiamo discorrere dei suoi tempi eroici,

possiamo scordare quei tempi,

nessun aiuto possiamo dare a un uomo morto.

Cortei a non finire in continuo movimento.

tutti i cortei

Né a noi né a voi né a nessuno possiamo dare aiuto.


NOTE ALL'OPERA «ASCESA E ROVINA DELLA CITTÀ DI MAHAGONNY »1

Opera - ma novità!

Da un po' di tempo si tenta di rinnovare l'opera. Senza al­terare il suo carattere gastronomico, si vuole attualizzarla nel contenuto e tecnicizzarla quanto alla forma. Siccome l'opera è cara al suo pubblico proprio per ciò che ha di arretrato, biso­gnerebbe poter contare sull'afflusso di un nuovo pubblico con nuovi appetiti, ed effettivamente ci si conta: si tende a demo­cratizzare, beninteso senza mutare il carattere della democra­zia che consiste nel concedere al «popolo» nuovi diritti, ma non la possibilità di valersene. In fin dei conti, al cameriere è indifferente di sapere chi serve, quando a ogni modo deve ser­vire! Perciò si chiedono o si difendono - e questo da parte dei più evoluti - novità che permettano di rinnovare l'opera; ma una discussione di principio sull'opera (sulla sua funzione! ) non viene richiesta e probabilmente non verrebbe difesa

Se i più evoluti avanzano rivendicazioni tanto modeste, ciò dipende da cause economiche a loro stessi ignote in parte. I grandi apparati come l'opera, il teatro, la stampa fanno passa­re le loro opinioni, per così dire, in incognito. Mentre già da lungo tempo questi apparati si servono del lavoro (musica, poe­sia, critica ecc.) prestato da lavoratori intellettuali che ancora partecipano al guadagno - economicamente dunque apparte­nenti alla classe dominante, socialmente già semiproletarizza­ti - soltanto al fine di alimentare i loro modi di organizzazione del pubblico, e con ciò valutano questo lavoro a modo loro e l'orientano nel loro senso, i lavoratori intellettuali stessi con­tinuano a credere che l'attività di coteste imprese consista sol­tanto nell'utilizzare il loro lavoro intellettuale, e venga perciò a costituire un fattore secondario che non influenza il loro la­voro, ma, al contrario, gli procura influenza. Tale imprecisione d'idee di musicisti, autori e critici circa la realtà della propria condizione, produce conseguenze enormi, di cui si tien conto in modo affatto inadeguato. Poiché, illudendosi di possedere un apparato che in realtà li possiede, essi difendono un appa­rato che non controllano più, che non è più - come essi conti­nuano a credere - un mezzo che serve i produttori intellettua­li, ma è diventato un mezzo che si rivolge contro di loro, con­tro la loro produzione (quando cioè questa produzione perse­gue tendenze proprie, nuove, non corrispondenti o addirittura contrarie a quelle dell'apparato). Essi sono ridotti allo stato di fornitori. Il valore della loro produzione finisce per essere mi­surato a una scala che ha per base la nozione della smerciabilità. Da qui l'uso invalso di esaminare ogni opera d'arte sotto l'a­spetto della sua convenienza all'apparato, e di non preoccupar­si se l'apparato sia, o no, conveniente all'opera d'arte. Si di­ce: «Questa o quell'opera è buona»; e s'intende senza dirlo: « buona per l'apparato ». Ma quest'apparato è determinato dal­la società esistente e assimila solo ciò che gli permette di sus­sistere in questa società. Si potrà dunque discutere di tutte le novità che non abbiano un carattere minaccioso per la funzione sociale di quest'apparato, quella cioè del divertimento serale. Non si potrà invece discutere di tutte quelle novità che tenda­no a fargli mutare funzione, vale a dire a situare diversamente l'apparato nella società, per esempio connettendolo alle istitu­zioni d'insegnamento o ai grandi organi di pubblicazione. At­traverso l'apparato la società assimila ciò che le serve per riprodursi. Cosi, nel migliore dei casi, l'apparato lascerà passare una « novità » che porti al rinnovamento, ma non mai al cam­biamento della società esistente, buona o cattiva che sia la for­ma di questa società.

I più evoluti non pensano nemmeno a cambiare l'apparato, perché sono convinti di avere a disposizione un apparato che serve ciò che essi liberamente inventano, un apparato, dunque, che si trasforma da sé con ogni loro nuovo pensiero. Il fatto è che la loro invenzione non è libera: l'apparato adempie la pro­pria funzione con loro o senza di loro, i teatri lavorano ogni se­ra, i giornali escono x volte al giorno; essi assimilano ciò di cui hanno bisogno; e hanno semplicemente bisogno di una certa quantità di materiale2.

Si potrebbe pensare che il mettere in luce questo stato di cose (cioè l'inevitabile dipendenza dall'apparato di quelli che producono arte) equivalga a condannarlo: tanto pudicamente lo si tiene nascosto!

Il fatto stesso di limitare la libera invenzione del singolo individuo sarebbe invece un progresso. Sempre in maggior mi­sura l'individuo viene immesso nei grandi avvenimenti che cam­biano il mondo. Egli non può più semplicemente « esprimersi», ma viene sollecitato e abilitato alla soluzione di problemi gene­rali. Il male è che oggi gli apparati non sono ancora quelli della comunità, che i mezzi di produzione non appartengono ai pro­duttori e che di conseguenza il lavoro assume carattere di mer­ce e quindi obbedisce alle stesse leggi delle merci. L'arte è merce - non si può produrre senza i mezzi di produzione (gli appara­ti)! Un'opera, non la si può fare che per l'opera. (Non sarebbe certo possibile immaginare un'opera come Bocklin immaginava i suoi mostri marini, e poi, una volta preso il potere, esporre un simile fenomeno negli acquari; più ridicolo ancora sarebbe vo­lerlo far entrare di sotterfugio nel nostro buon vecchio giardino zoologico!) Anche se si volesse provocare una discussione di principio sull'opera stessa (sulla sua funzione!), sarebbe neces­sario fare un'opera.           

Opera...

L'opera attualmente in auge è l'opera gastronomica. Essa costituì un mezzo di godimento molto prima di essere una mer­ce. Serve al godimento anche là dove esige o procura istruzio­ne, perché allora esige o procura appunto l'educazione del gu­sto. Affronta ogni oggetto con intenzione di godimento, prova ed appresta « emozioni ».

Perché Mahagonny è un'opera? La sua intenzione fonda­mentale è quella dell'opera, cioè gastronomica. È vero che Ma­hagonny affronta il suo oggetto con intenzione di godimento? Così è. È vero che Mahagonny è emozionante? È emozionante. Poiché Mahagonny è un divertimento.

L'opera Mahagonny tiene conto coscientemente di ciò che l'opera, come genere artistico, ha di assurdo. Ciò che l'opera ha di assurdo consiste nel fatto che essa si serve di elementi ra­zionali, che tende verso una rappresentazione plastica e reali­stica, ma nello stesso tempo tutto ciò viene annullato dalla mu­sica. Un uomo che sta per morire è reale. Se in quel momento egli canta, eccoci nella sfera dell'assurdo. (Tale non sarebbe il caso, se l'ascoltatore che lo guarda cantasse anche lui). Quanto più la musica rende la realtà imprecisa, irreale - e certamente ne risulta una terza cosa, molto complessa, in se stessa di nuo­vo perfettamente reale, da cui possono derivare effetti perfet­tamente reali, ma che però si è del tutto allontanata dal suo oggetto, dalla realtà di cui si serviva - tanto più l'insieme rie­sce denso di godimento: l'intensità del godimento dipende di­rettamente dal grado d'irrealtà.

Detto che Mahagonny è un'opera, un tale concetto - che non dovrebbe venir posto in questione - la definisce per tutto il resto. Vale a dire, cose assurde, irreali, non serie, dovrebbe­ro, se situate al posto giusto, risolversi da sé. Le assurdità che qui appaiono sono semplicemente conformi al luogo in cui appaiono.

Un atteggiamento simile è, perdefinizione, quello del godimento.

Quanto al contenuto di quest'opera: il suo contenuto è il godimento. Divertimento, dunque, non solo come forma, ma anche come oggetto. Lo svago dovrebbe almeno essere oggetto di ricerca, se si ritiene che la ricerca deve essere oggetto di sva­go. Qui esso si presenta nel suo attuale aspetto storico: come merce1.

Non negheremo che per ora questo contenuto debba agire come provocazione. Quando per esempio nel quadro xiii di Mahagonny il ghiottone mangia fino a crepare, egli fa questo perché vive in un mondo dove regna la fame. Benché nell'ope­ra non vi sia neppure un accenno al fatto che altri avevano fa­me mentre lui mangiava, l'effetto era ugualmente provocante: poiché, se non è vero che chiunque ha da mangiare muore d'in­digestione, è vero che molti muoiono di fame perché lui man­gia da crepare. Il suo godimento è provocante a motivo del con­tenuto di cui è pregno2. In simili concatenazioni l'opera, come fattore di godimento, può avere oggi un'efficacia eminentemen­te provocatoria. Oggi l'opera, come stimolante di godimento, ha un effetto provocatorio. Certo non su quei pochi che l'ascol­tano. Ma nella provocazione vediamo ristabilita la realtà. Può darsi che Mahagonny non sia molto appetitosa, può anche darsi che (per cattiva coscienza) si faccia un puntiglio a non esser­lo: comunque, essa è gastronomica da un capo all'altro.     

Mahagonny non è nient'altro che un'opera.                      

... ma novità!                                                                  

L'opera doveva essere portata al livello tecnico del teatro moderno. Il teatro moderno è il teatro epico. Nello schema se­guente sono indicati alcuni spostamenti di peso dal teatro drammatico a quello epico 3.

       

Forma drammatica del teatro

Forma epica del teatro

Attiva

involge lo spettatore in un'azio-       

ne scenica

ne esaurisce l'attività                    

gli consente dei sentimenti

delle emozioni                                         

lo spettatore viene immesso in 

qualcosa                                       

suggestioni                                   

le sensazioni vengono conservate   

lo  spettatore sta nel bel mezzo,   

partecipa                                      

l'uomo si presuppone noto           

l'uomo immutabile                        

tensione riguardo all'esito             

una scena serve l'altra                   

crescita                                        

corso lineare degli accadimenti       

determinismo evoluzionistico        

l'uomo come dato fisso                

il  pensiero determina l'esistenza   

sentimento                                   

Narrativa

fa dello spettatore un osservato-

re, però

ne stimola l'attività

lo costringe a decisioni

a una visione generale

viene posto di fronte a qualcosa

argomenti

vengono spinte fino alla con sape-

volezza

lo spettatore sta di fronte, studia

l'uomo è oggetto di indagine

l'uomo mutabile e modificatore

tensione riguardo all'andamento

ogni scena sta per sé

montaggio

a curve

salti

l'uomo come processo

l'esistenza  sociale  determina il

pensiero

« ratio »

                                                            

L'irruzione dei metodi del teatro epico nell'opera ha per conseguenza maggiore una radicale separazione degli elementi. La grande lotta per il primato fra parola, musica e recitazione (che sempre provoca la questione chi sia l'occasione di che co­sa - se la musica del fatto scenico oppure il fatto scenico della musica, ecc.) può essere risolta semplicemente grazie alla netta separazione degli elementi. Finché «opera d'insieme» signifi­ca che l'insieme è una slavatura, finché cioè si tratta di « fonde­re » le diverse arti, tutti i singoli elementi vengono necessaria­mente degradati in ugual misura, giacché ognuno può costitui­re solo uno spunto per l'altro. Nel processo di fusione viene in­cluso anche lo spettatore che fondendosi finisce col rappresen­tare, nell'insieme, una parte passiva. Una simile magia è natural­mente da combattersi. Bisogna rinunciare a tutto ciò che rappre­senta un tentativo di ipnosi, a tutto ciò che è atto a produrre in­degne ubriacature e nebulosità.

Era necessario conferire maggiore autonomia alla musica, alla parola, alla figurazione.

a)  Musica.    Per la musica gli accenti vennero spostati nel modo seguente:

Opera drammatica

Opera epica

la musica serve                               

la musica esalta il testo                      

la musica afferma il testo                  

la musica illustra                             

la musica dipinge la situazione psichica

la musica è mediatrice

interpreta il testo

presuppone il testo

prende partito

indica il comportamento

                        

Dei contributi al tema la musica è il più importante1.

b)  Testo.    Dal divertimento, perché non fosse soltanto un'assurdità, si doveva trarre qualcosa di istruttivo, di diretto. Ne è risultata la forma della pittura di costumi. Descrivere i costumi è compito dei personaggi. Il testo non doveva essere sentimentale o moraleggiante, bensì mostrare la sentimentalità e la morale. Importanza pari alla parola parlata ha assunto la parola scritta (nei titoli). Probabilmente attraverso la lettura il pubblico riesce ad assumere l'atteggiamento più comodo rispet­to all'opera.

c) Immagini.    L'esposizione di immagini autonome in una rappresentazione teatrale è una novità. Le proiezioni di Neher prendono posizione rispetto a ciò che avviene sulla scena, sicché il mangione reale sta seduto davanti a quello raffigurato. Pari-menti la scena, da parte sua, ripete in movimento ciò che è con­tenuto nell'immagine. Le proiezioni di Neher sono un elemen­to autonomo dell'opera non altrimenti che la musica di Weill, e il testo. Esse ne costituiscono il materiale illustrativo.

Naturalmente queste novità presuppongono un nuovo at­teggiamento anche da parte del pubblico che frequenta le opere.

Conseguenze delle novità: pregiudizio all'opera?

Senza alcun dubbio, certi desideri del pubblico chela vec­chia opera soddisfaceva in pieno, nella nuova opera non ven­gono più tenuti in considerazione. Qual è l'atteggiamento del pubblico nell'opera, e può esso mutare?

Precipitatasi fuori da tranvie e ferrovie sotterranee, avida di trasformarsi in cera fra le mani dei maghi, gente adulta, tem­prata e resa inesorabile dalla lotta quotidiana per l'esistenza, prende d'assalto i botteghini dei teatri. Nel guardaroba, assie­me al cappello, abbandonano il loro contegno abituale, il loro modo di comportarsi «nella vita»; e usciti dal guardaroba prendono il loro posto in atto di regnanti. È il caso di farne lo­ro una colpa? Per trovare ridicolo il loro comportamento sa­rebbe necessario non preferire l'atteggiamento regale a quello dei commercianti di formaggi. A teatro questa gente prende un atteggiamento che non è degno di loro. È possibile che lo cambino? Non si potrebbe indurii a tirar fuori i loro sigari?

Poiché dal punto di vista tecnico il « contenuto » si è muta­to in elemento autonomo verso il quale testo, musica e imma­gini « prendono posizione », per il fatto che rinunciando a crea­re illusioni si è creata la possibilità di discutere, ed essendo lo spettatore messo in grado, non già di provare delle emozioni, ma di dover per così dire dare il proprio voto, non già di iden­tificarsi, ma di prendere posizione, si è dato inizio cosi a una trasformazione che trascende di gran lunga la sfera formale e che incomincia infine a considerare la funzione vera e propria del teatro, la sua funzione sociale.

La vecchia opera esclude assolutamente ogni discussione sul suo contenuto. Se per esempio dovesse accadere che lo spettato­re prendesse partito riguardo a un qualsiasi stato di cose che gli si rappresenta, la vecchia opera avrebbe perso la battaglia, perché lo spettatore non « parteciperebbe » più. Beninteso, anche la vecchia opera conteneva elementi che non erano puramente gastronomici: è necessario distinguere l'epoca del suo sviluppo da quella della sua decadenza. Il Flauto Magico, Le Nozze di Fi­garo, Fidelio contenevano elementi ideologici attivi. Ma l'ideo­logia, diciamo il rischio, era sempre talmente condizionato da considerazioni gastronomiche, che il senso di queste opere e-ra per cosi dire perituro e passò poi alla sfera del godimento. Quando il vero « senso » fu estinto, l'opera non restò affatto pri­va di senso, ma ne ebbe un altro, cioè un senso come opera. Nel­l'opera il contenuto era stato messo in disparte. I wagneriani di oggi si contentano di ricordare che i primi wagneriani avevano constatato un senso e ne erano stati consapevoli. Quelli che an­cora producono sotto l'influsso di Wagner, continuano a mante­nere con stolta ostinazione l'atteggiamento di chi interpreta la vita: una Weltanschauung che, non essendo più buona a nien-t'altro, viene smerciata come mezzo di godimento! (Esempi: E-lettra di Strauss, Jonny spielt auf di Krenek). Si continua a ser­virsi di tutta l'evolutissima tecnica che rese possibile quell'in­tenzione: e nell'atteggiamento di chi ha le sue idee sull'esisten­za, del Weltanschauender, il borghesuccio trascorre la sua paci­fica vita di tutti i giorni. Solo considerando questo senso che sta per morire (intendiamoci: questo senso poteva morire) si spie­gano tutte le innovazioni che continuano a tribolare l'opera, co­me tentativi disperati di dare retrospettivamente un senso a quest'arte, un «nuovo senso»; e quel senso finirà poi coll'essere la musica stessa, talché lo svolgimento delle forme musicali può prendere un senso come svolgimento di per sé, e certe pro­porzioni, certi spostamenti ecc, da mezzi che erano, si mutano bellamente in fini. Simili progressi da nulla conseguono, né han­no alcuna conseguenza; non nascono da nuovi bisogni, ma si contentano di soddisfare con nuovi stimoli bisogni vecchi e svolgono dunque una funzione puramente conservatrice. Ci si serve di nuovi materiali che « in questo luogo » sono ancora sco­nosciuti, perché, quando «questo luogo» venne occupato, non erano noti nemmeno altrove. (Locomotive, sale di macchine, ae­roplani, stanze da bagno ecc. servono da diversivo. I migliori, poi, ricusano addirittura ogni soggetto e presentano il contenu­to, o meglio l'assentano, in lingua latina). Quei progressi dimo­strano soltanto che qualcosa è rimasto indietro. Essi si realizza­no senza alterazioni della funzione generale, o meglio: si realiz­zano solo perché quella non sia alterata.

E la « musica d'uso », la Gebrauchsmusik?

Nello stesso momento in cui si raggiunse la più schietta espressione dell'arte per l'arte, lo stile concertante (e la si rag­giunse per reazione all'elemento emozionale della musica impres­sionistica) sorse, direi quasi come Venere dalla spuma, il con­cetto della « musica d'uso », del quale si potrebbe dire che è la musica a far uso del profano. Usa il profano allo stesso modo che si « usa » di una donna. Novità sopra novità: l'ascoltatore, stanco di ascoltare, si mette a suonare! Dalla lotta contro l'in­dolenza dell'ascoltatore si passa di colpo alla lotta per la sua diligenza nell'ascoltare e poi per la sua diligenza nell'eseguire. Il violoncellista dell'orchestra, padre di parecchi figli, non suo­nava più per ragioni ideologiche, ma per il piacere di suonare. Il gastronomismo era salvo!1.

Ci si chiede: che scopo ha cotesto piétiner sur place? Per­ché con tanta ostinazione si difende il godimento, l'ebbrezza? Perché l'interesse per le proprie faccende è cosi scarso fuori dei propri quattro muri? Perché si evita la discussione?

Risposta: Da una discussione non ci si può ripromettere niente. Una discussione sulla forma attuale della nostra socie­tà, o anche soltanto sulla condizione dei suoi componenti me­no importanti, costituirebbe immediatamente e irreparabil­mente una minaccia totale alla forma di questa società stessa.

Abbiamo visto che l'opera si smercia come divertimento se­rale, ciò che pone limiti ben determinati a tutti i tentativi di modificarla. E vediamo che questo divertimento deve essere solenne e dedicato alle illusioni. Perché?

Nella società attuale è per così dire impossibile « fare astra­zione » dalla vecchia opera. Le sue illusioni adempiono a fun­zioni di portata sociale. L'ebrietà è indispensabile; non c'è niente, che la possa sostituire2. In nessun altro luogo all'infuo-ri dell'opera l'uomo ha occasione di poter restare uomo! Tutte le funzioni della sua intelligenza sono da gran tempo ridotte a quelle poche che servono la sua paurosa diffidenza, la sua lotta per sopraffare il prossimo, i suoi calcoli egoistici.

La vecchia opera non continua a esistere soltanto perché è vecchia, ma soprattutto perché le condizioni alle quali essa si addice sono tuttora quelle vecchie. Non lo sono più completa­mente. Qui stanno le possibilità per la nuova opera. Oggi ci si può già chiedere se l'opera non si trovi ormai in condizioni ta­li che ogni ulteriore novità porti non più al rinnovamento di questo genere, ma addirittura alla sua distruzione3.

L'opera Mahagonny, per quanto gastronomica sia - tanto gastronomica quanto a un'opera si conviene - comporta già una funzione di modificazione della società, appunto perché mette in questione il gastronomismo, perché attacca la società che habisogno di simili opere; essa sta per così dire ancora solidamen­te seduta sul vecchio ramo, ma almeno (sia per distrazione, sia per cattiva coscienza) incomincia a segarlo un pochettino... E col loro dolce cantare le novità hanno saputo far questo.

Le vere novità attaccano la base.

Per le novità - contro il rinnovamento!

L'opera Mahagonny fu scritta due anni or sono, nel 1928-29. Nei lavori seguenti ci dedicammo a tentativi intesi ad accentuare sempre più il carattere d'insegnamento a spese di quello ga­stronomico. A sviluppare cioè dal mezzo di godimento un og­getto d'istruzione e a trasformare certe istituzioni da luoghi di divertimento in organi di pubblicazione.

brecht - suhrkamp

                 


1 Gioco di parole, non rendibile in italiano, con Zivilis (Zivilisation = civiltà) [N.d.T.]

1   Si riporta, con lievi varianti, la versione di R. Leiser e F. Fortini del­la poesia Contro la seduzione (da brecht, Poesie e canzoni, Einaudi, Tori­no, 1961).

1 Si riporta la versione di R. Leiser e F. Fortini della poesia Gli amanti (dabrecht, Poesie e canzoni cit.).

1   Traduzione di Renata Mertens.

2   I produttori invece sono totalmente condizionati dall'apparato, sia economicamente che socialmente; esso monopolizza la loro azione, e i pro­dotti degli scrittori, dei compositori, dei critici, assumono sempre più il ca­rattere di materia prima: il prodotto finito è quello che esce dall'apparato.

1   Merce è in questo caso anche il romanticismo. Esso pure si presenta come puro contenuto, non come forma.

2   «Un distinto signore dal viso congestionato aveva tirato fuori un maz­zo di chiavi e protestava rumorosamente contro il teatro epico. Sua moglie, non volendo lasciarlo solo in quell'ora decisiva, s'era messa due dita in boc­ca e, socchiudendo gli occhi e gonfiando le guance, fischiava più forte della chiave della casa» (Dalla recensione di A. Polgar sulla prima rappresenta­zione di Mahagonny a Lipsia).

3 Questo schema non indica dei contrasti assoluti, ma solo il modo in cui si spostano gli accenti. Cosi, in un processo comunicativo, si può cercar di agire coi mezzi intuitivi della suggestione, o con quelli puramente raziona­li della persuasione.

1   Il gran numero di esecutori manuali nelle orchestre d'opera non rende possibile altra musica che quella associativa (un fiotto di suoni ne provoca un altro); è dunque necessario ridurre l'apparato orchestrale a un massimo di 30 specialisti. Il cantante diventa un relatore i cui privati sentimenti deb­bono rimanere affare privato.

1 Novità di questo genere sono criticabili solo finché servono unicamen­te a rinnovare istituzioni decrepite. Esse rappresentano un progresso quando si persegue lo scopo di cambiare la funzione di tali istituzioni. Allora co­stituiscono dei miglioramenti quantitativi, delle eliminazioni, dei processi di spurgo che solo dal cambiamento di funzione, attuato o da attuarsi, trag­gono il loro senso.

Il  vero progresso non è l'essere progredito, ma il progredire.

Il vero progresso è ciò che rende possibile o necessario il processo del progredire. E che lo fa implicando nel moto di progresso un vasto fronte di categorie aggregate.

Il vero progresso ha come causa l'insostenibilità di una condizione reale, e come conseguenza il modificarla.

2   « La vita come la dobbiamo vivere è troppo difficile per noi, ci pro­cura troppi dolori, delusioni, compiti insolubili. Per sopportarla non pos­siamo fare a meno di lenitivi. Di lenitivi ce n'è forse di tre specie: potenti diversivi che ci fanno tener poco conto della nostra miseria; surrogati di soddisfazioni che la fanno diminuire; stupefacenti che ci rendono insensibili verso di essa. Comunque, qualcosa del genere è indispensabile. Dei surro­gati di soddisfazioni, quali li offre l'arte, in confronto alla realtà sono illu­sioni; ma non perciò psichicamente meno efficaci, grazie alla parte impor­tante che prende la fantasia nella vita psichica» (freud, Das Unbehagen in der Kultur, p. 22). «Questi stupefacenti sono, in determinati casi, responsa­bili del fatto che grandi somme di energia che si potrebbero applicare a migliorare la sorte degli uomini, vadano perse senza profitto alcuno» (ibid., p. 28).

3   Nell'opera Mahagonny sono di tal genere quelle novità che consento­no al teatro di proporre descrizioni di costume (di rendere evidente il ca­rattere di merce rivestito tanto dal divertimento quanto da chi si diverte), nonché quelle per mezzo delle quali lo spettatore assume una posizione mo­rale.

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