Atterraggio di… fortuna

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ATTERRAGGIO DI ... FORTUNA

   

S.I.A.E.

                                                                                           TEATRO COMICO NAPOLETANO  

ATTERRAGGIO DI… FORTUNA

2002

Commedia in due atti

di

Colomba Rosaria ANDOLFI

Non sono consentiti adattamenti o riduzioni, né variazioni del titolo. Non è altresì consentita la traduzione in altre lingue o dialetti, senza espressa autorizzazione scritta dell’autrice. Tutti i diritti sono riservati.

Questa commedia nasce nel 1993 come atto unico col titolo “Chisti so’ nummeri”, titolo ortograficamente sbagliato, ma più comprensibile a tutti. Dopo diverse rappresentazioni dal 1995 al 2000, il testo viene incrementato, diventando nel 2002 la commedia in due atti “Atterraggio di… fortuna”, portata in scena ancora dalla Compagnia Il Guazzabuglio, che ne aveva l’esclusiva S.I.A.E. per la rappresentazione.

Tutelata dalla S.I.A.E.

                                                                                            TEATRO COMICO NAPOLETANO  

ATTERRAGGIO DI… FORTUNA

2002

Commedia in due atti

di

Colomba Rosaria ANDOLFI

PERSONAGGI 

Michele Cofecchia

Gisella, sua moglie

Gennaro, vettore

Totore, facchino giovane

Mimì, facchino anziano                        

Patrizia, vicina di pianerottolo

Signora X, padrona del cane       

Cavaliere, padrone di casa

Muratore (Tonino)

Carolina, figlia della signora Patrizia

Angelina, cugina di Gisella

Donna Giustina, vecchia zia di un amico di Michele

Dottore, medico della Commissione Sanitaria

Dottoressa, medico della Commissione Sanitaria

Per il giornale radio si consiglia di avvalersi di un CD con la voce registrata di un attore o di un’attrice che abbia un’ottima dizione italiana.

Caratteristiche dei personaggi

MICHELE COFECCHIA: uomo di mezza età, dal carattere mite. Il suo ottimismo lo porta a vedere sempre il mezzo bicchiere pieno. È legatissimo a Pietruccio, un amico di infanzia che si è trasferito da molti anni negli Stati Uniti.

GISELLA: casalinga, moglie di Michele, di poco più giovane di lui. Del marito non condivide l’esagerato ottimismo, perché troppo stanca di una vita disagiata.

GENNARO: vettore. È uno scapolo di circa quarant’anni che sprizza gioia di vivere. Si sente realizzato nel lavoro, perché la sua ditta di traslochi gli consente una discreta agiatezza.

TOTORE: giovane facchino che lavora alle dipendenze di Gennaro. È svelto e disinvolto.

MIMÌ: facchino di mezza età che lavora da anni alle dipendenze di Gennaro. Ha l’aria stanca e un po’ cupa.

PATRIZIA: simpatica vicina di pianerottolo della famiglia Cofecchia che ha legato moltissimo con Gisella, sua coetanea.

SIGNORA X: donna sulla sessantina dalla voce molto stridula. Personaggio caratteristico, ma non farsesco.

CAVALIERE: proprietario della casa in cui i coniugi Cofecchia sono entrati sposi. Uomo astuto e senza scrupoli, nonché avaro e arrogante.

MURATORE (Tonino): uomo sulla sessantina, dall’accento paesano. È un lavoratore di altri tempi, molto scrupoloso. Le scarpe e i vestiti, imbrattati di stucco e pittura, già lo presentano.   

CAROLINA: figlia venticinquenne di Patrizia, carina, dai modi garbati e molto semplice nel vestire.

ANGELINA: cugina di Gisella. Ha circa quarant’anni; è piacente e felicemente sposata. Nutre una spiccata antipatia per Michele. 

DONNA GIUSTINA: vecchia zia di Pietruccio, accolta in casa da Michele Cofecchia. È il personaggio intorno al quale ruota il secondo atto della commedia. Ha ottantasette anni, capelli bianchi un po’ arruffati. È rugosa e leggermente sorda; la voce e le dita, che fuoriescono dai mezzi guanti di lana, rivelano appieno la sua età. Un inizio di Parkinson le fa muovere, talvolta, il capo da un lato e dall’altro (come se dissentisse) e le conferisce un’andatura traballante, aggravata dal pannolone che porta per l’incontinenza. Un leggero tic, tipico di alcuni anziani, le fa muovere la bocca (quando non parla) come se assaporasse qualcosa. Sulla gonna di maglina nera indossa una blusa e un giacchino di lana con le tasche. Un vecchio scialletto le copre le spalle; le calze sono spesse, le pantofole chiuse.

DOTTORE e DOTTORESSA: medici della ASL, incaricati di accertare l’invalidità di Giustina Capallerta. Entrambi indossano un impermeabile di colore chiaro. Appaiono distaccati e diffidenti verso i Cofecchia, ma gentili e pazienti nei confronti dell’anziana Donna Giustina.

Atterraggio di… fortuna

  

ATTO PRIMO

La scena nell’ingresso-soggiorno di casa Cofecchia, già priva di mobili, va svuotandosi per il trasloco in atto. La porta d’ingresso, quasi al centro della parete frontale, è completamente aperta e fa vedere parte del ballatoio con la ringhiera. Sulla parete destra, guardando il palcoscenico, verso il fondo, una porta stinta semiaperta immette nelle altre stanze. Sulla parete sinistra, il balcone praticabile presenta infissi vetusti e un vetro incollato con una grossa striscia di scotch beige. Sulle pareti logore sono visibili le impronte chiare lasciate dai mobili e dai quadri appena tolti, nonché una crepa. In terra, in un angolo, un mucchietto di vecchi giornali. Al centro della stanza, un po’ a sinistra, pronti per essere caricati sul furgone : una vecchia sedia di legno, una cesta di vimini con piatti e bicchieri (coperta da una tovaglietta), una vecchia valigia, un comodino e sette cartoni confezionati di diverse misure, di cui uno legato con lo spago e uno aperto dal quale fuoriescono delle stampe incorniciate. Appoggiati alla parete frontale: un asse da stiro piegato, uno sgabello e un portaombrelli con sopra una rivista.

La vicenda si svolge a luglio in un quartiere popolare di Napoli. I personaggi sono in abbigliamento estivo.

GENNARO (entra in scena, canticchiando e guarda le poche cose che sono rimaste da caricare sul furgone) : Felicità è un bicchiere di vino, nu bellu panino… la felicità… (prende la sedia per portarla via).

GISELLA (entra in scena dalla porta della stanza con la borsa a tracolla) : Almeno na seggia lassatencella!

GENNARO (rimette la sedia giù e guardandosi intorno) : Già, comme seggia è rimasta sulo chesta.

GISELLA : Giuvinò, pe’ piacere, v’arraccumanno ’a lavatrice… Facite attenzione quanno ’a caricate ’ncopp’ o furgone.

GENNARO : Vuje dicite chella cosa c’avimmo scesa primma?… Ma pecché funziona ancora?!…

GISELLA (risentita) : Sì, funziona ancora (appende la borsa alla maniglia del balcone).

 

GENNARO (sorride, meravigliato) : Overo!… E penzà ca na lavatrice accussì ’a teneva ’a nonna mia… Io me credevo ca pe’ vvuje era, comme se dice, nu piezzo d’antiquariato.

GISELLA (decisa) : Comunque, vuje mettitece attenzione… Dicitencello pure a chill’ate dduje giuvene… (sposta la sedia più avanti, quasi di fronte al balcone).

GENNARO : Sì… non dubitate…

Entra in scena Totore, uno dei  facchini.

GENNARO (porgendogli il cartone più grande): Totó, scìnnete stu cartone abbascio e doppo saglie n’ata vota.

TOTORE : Ce mancava sulo ’o palazzo senza ascensore! (si carica il pesante cartone su una spalla e esce di scena).

Gennaro lo segue e si ferma sul ballatoio.

GISELLA : (si avvicina al balcone e parla a una sua dirimpettaia - tono mesto) : Sì, ce ne jammo… Accussì ha vuluto ’o padrone ’e casa… Tanti saluti a Don Nicola… (Saluta con la mano) Arrivederci…  (Commossa, si gira e guarda la stanza vuota) Ciao, casarella mia!… Quanti ricordi!… E che vuo’ fà…

GENNARO (rientra in scena, seguito da Mimì) : Ja’, Mimì, c’avimmo quase fernuto.

MIMÌ : Mamma mia, che calore!… (si asciuga la fronte con il dorso della mano).

GENNARO (porgendogli il pesante cartone, legato con lo spago, che è vicino alla sedia) : Mimì,  ccà ce stanno’e piatte… Statte accorto!

GISELLA : No, no …’e piatte stanno dint’ ’a cesta.

GENNARO (poggia il cartone sulla sedia) : E allora, Mimì, scìnnete primma chesta… (gli indica la cesta).

GISELLA : Ce stanno pure ’e bicchieri… Facite chiano…

MIMÌ (aiutato da Gennaro, si carica la pesante cesta su una spalla) : Ma chesta pesa na tunnellata!… (barcolla).

GISELLA  : Attenzione!

GENNARO : Signó, chisto è mestiere nuosto… Nun ve preoccupate… (esce di scena dietro a Mimì).

GISELLA (a parte) : Sperammo ca nun facimmo Santa Maria d’ ’e ccrastulelle!…

MICHELE (entra in scena, ansimando) : E che stanchezza!… Ll’aggio dato na mano pur’io… Stanno caricanno ’e mobile… (Si spolvera il pantalone con la mano) Mò m’arreposo nu poco e po’ scengo n’ata vota…

GISELLA : Nun dà retta!… Tu nun si’ abituato a fà sti ffatiche…

MICHELE (toccandosi la schiena, fa una smorfia di dolore) : Sì, è meglio che m’assetto cinche minute… (Si guarda intorno) E addó m’assetto?… (Vede la sedia) Ah, menumale ca na seggia ce sta ! (Con evidente sforzo libera la sedia del pesante pacco e vi si accascia sfinito) Finalmente!

PATRIZIA (entra in scena, portando un piccolo vassoio con due tazzine di caffè) : Permesso?…

GISELLA (contenta) : Uh, ’a signora Patrizia!

PATRIZIA (sorride, porgendo il vassoio ) V’aggio purtato nu poco ’e cafè.

MICHELE : Grazie. Ce vuleva propio!… (prende la tazzina e sorseggia il caffè).

GISELLA (prende l’altra tazzina) : Grazie assaje… (sorseggia il caffè).

Patrizia poggia il vassoio su un cartone

MICHELE (finisce di sorseggiare il suo caffè) : Comm’è bbuono!…

GISELLA (fa cenno a Michele di alzarzi) : Michè!…

MICHELE (si alza con la tazzina in mano, cedendo la sua sedia) : Prego, accomodatevi!… (poggia la tazzina nel vassoio).

PATRIZIA  (sedendosi) : Grazie. 

GISELLA (finisce il suo caffè e poggia anche la sua tazzina nel vassoio) : Me so’ cunzulata!… Ma quanto disturbo!

PATRIZIA : Qua’ disturbo!?… Vuje v’ammeretate chesto e ato…

GISELLA (prende il vassoio) : Michè, tié!… Puoggelo ’a quacche parte… (porge il vassoio a Michele che si stava dirigendo verso lo sgabello).

PATRIZIA : A chille ca venarranno ’e casa ccà ce voglio purtà na tazza ’e veleno.

MICHELE  (poggia il vassoio sul comodino) : E pecché?…

GISELLA (prende lo sgabello e si siede di fronte a Patrizia) : Ma chi so’?…

PATRIZIA : So’ chille ca teneno ’a lavanderia all’angolo d’ ’a via… L’anno passato ce purtaje ’o cappotto mio a lavà… E chilli fetiente, doppo che me l’arruvinajeno, nun me dettero arèto nemmanco ’e sorde d’ ’a lavatura… Dicetteno ca si s’era scagnato ’a colpa era d’ ’a stoffa…

GISELLA : Gesù, chille ’o cappotto ve l’avesseno avut’ ’a pavà pe’ nuovo!

MICHELE : E certamente!

GISELLA : Io ll’avesse pigliate a pacchere…

PATRIZIA : E fuje propio chello che facette…. (Nervosa) E ssapite comme jette a fernì?… Doppo, pe’ lle fà arritirà ’a denunzia, ll’avett’ ’a mannà pure nu mazzo ’e sciure cu nu biglietto ’e scuse.

MICHELE (scandalizzato) : Nu biglietto ’e scuse!

PATRIZIA : E pe’ forza!

GISELLA : Che munno!… ’A giustizia nun ce stà propio cchiù!

PATRIZIA : ’A gente però nun cumbatte nemmanco… Io, ’o posto vuosto, sta casa ’o propietario nun ce l’avesse lassata manco si che… Me sarrìa piazzata dint’ ’o lietto cu nu bellu certificato medico e po’ se vedeva… L’avesse fatto ’nfracetà ’o fegato ’o cavaliere…

MICHELE : E quanno putevemo durà?… (prende la rivista che è poggiata sul portaombrelli, la apre  e va verso il balcone).

GISELLA : Oramaje chillo aveva deciso ’e ce ne mannà e mò aggio capito pecché jeva accussì ’e pressa… Se vede ca ’e nuove inquiline lle pavano na bella pigione…

MICHELE : Eh chille so’ commerciante …  (va a leggere la rivista sul balcone).

PATRIZIA (tono confidenziale a Gisella) : ’O ssapite, aieressera è venuta n’ata vota ’a polizia ’a casa d’ ’o maestro ’e viulino… (Per giustificarsi) L’aggio vista pecché stevo mettenno ’o sacchetto d’ ’a munnezza fore ’a porta…

GISELLA : No, io nun ce credo ca ’o maestro è petofilo…

PATRIZIA : Cert’ è ca isso, nu piezzo d’ommo, s’è pigliato pe’ mugliera a n’anatrella corta corta…Chella, quanno parla, tene propio ’a voce ’e criatura.

GISELLA : E vvuje dicite ca…

PATRIZIA (ride) : Se vede ca d’ ’a anatrella nun s’accuntenta cchiù.

MICHELE (rientra dal balcone) : Ogge, ’a mmità d’ ’e rriviste è tutta pubblicità.

PATRIZIA : Comm’ ’a televisione.

Michele, poggia la rivista sul mucchietto di giornali che sta sul pavimento.

SIGNORA X (voce stridula, fuori campo) : Artuuuro!

GISELLA (spazientita) : Ma chi è?…

PATRIZIA : C’ha passato!

SIGNORA X (voce stridula, fuori campo) : Artuuuro!… Artuuuro!

MICHELE (tappandosi un orecchio con il palmo della mano) : Che voce!…

VOCE MASCHILE (fuori campo)  : Signó, ccà nun ce stà….Vedite lloco, addó stà ’a porta aperta…

SIGNORA X (entrando in scena) : Artuuuro!… (Rivolta ai presenti) Scusate, avite visto ’e trasì nu?… (indica con la mano qualcosa di molto basso).

MICHELE  (interrompendola) : No

GISELLA : No, ccà nun è trasuto.

PATRIZIA : Ce ne fossemo accorte.

SIGNORA X (non convinta, va verso la porta aperta che immette nelle altre stanze) : Forse s’è ’nfilato ccà… Permettete?…

GISELLA : E trasite!

SIGNORA X (si affaccia verso l’interno)  Artuuro! … E nun fà ’o cretino…  Vieni fuori!… (Affranta, rivolta ai presenti) Io nun ce ’a faccio cchiù!… È terribile… Mia figlia l’ha viziato troppo….Nun ’o strilla maje… Tutt’ ’e mmatine essa se ne va a faticà e io me l’aggi’ ’a spupazzà… (Disperata) E comme faccio!… Comme faccio!… Chi ’a sente si m’arritiro senza Arturo!…

PATRIZIA : Nun ’o ddicite nemmanco!

GISELLA : Ma quant’anne tene?…

SIGNORA X : Tene tre anne e mmiezo.

PATRIZIA  (sorride) : E chillo è piccerillo, pe’ chesto ce tene ’o ppepe…

GISELLA  : Se sarrà annascosto pe’ pazzià…

SIGNORA X (stringe il braccio di Michele) : Comme faccio!… Comme faccio!… Chella mia figlia m’accide.

 

MICHELE : Calmateve!… Mò ve faccio vedé ca ’o truvammo (Si affaccia alla porta della stanza - tono accattivante) Artù, si viene, te dongo na pazziella… (va verso l’interno - voce fuori campo)  Na bella palla rossa e verde…

SIGNORA X (rivolta alle due donne) : Sapisseve quanta palle ce aggio accattate!… Ce pazzea nu poco e po’ ’e scassa… 

PATRIZIA : Chillo è ancora piccerillo…

MICHELE (voce fuori campo) : Artù e viene fore!… Jammo, facimmo cucù setté… (Rientra in scena) Signó, me dispiace, nun ce stà.

GISELLA : Ma vuje site sicura ch’ è trasuto int’ a stu palazzo?…

SIGNORA X (affranta) : Sì… Chillo forse ce l’ave cu mme, pecché stammatina ll’aggio strillato…  (Adirata) Sei purpette s’è mangiato!

MICHELE : Benedico!

SIGNORA X : Serveveno pe’ cenà stasera (tira su col naso).

PATRIZIA (ironica) : Però è de buono appetito…

GISELLA : E se sape, cu ’a foja che tene… (Cede lo sgabello alla signora X)  Jammo, assettateve nu poco…

SIGNORA X : Grazie! (Si siede - tono confidenziale)  Na settimana fa s’è ’nfilato int’ a na machina… Menumale ca aggio fermato a chillu disgraziato ca s’ ’o steva purtanno… (Piange) Nun sia maje!

MICHELE : Ogge fa paura cu tutto chello ca se sente…

PATRIZIA (rivolta a Gisella) : Chillo puteva essere nu pitofilo…

GISELLA : O uno ’e chille ca s’ ’e vvenneno.

SIGNORA X  : P’ ’o vennere s’ ’o vennessero subbeto, pecché Arturo è bello assaje. È tutto ricciulille… (Voce lamentosa) Che disgrazia!… Che disgrazia!… Chi ce ’o ddice a mia figlia!… (piange, nascondendo il viso fra le mani).

GISELLA (decisa, prende Michele per un braccio) : Michè, muovete!… Ccà s’ ha da chiammà ’a polizia.

MICHELE   : ’A polizia!?…

PATRIZIA (si alza) : Sì, è l’unica cosa… Pe’ telefonà putite venì addu me…

MICHELE : E va buo’… Però ’a signora ce avess’ ’a dicere comme sta vestuto… Chille certamente ’o vvonno sapé.

GISELLA (si avvicina alla Signora X, le poggia una mano sulla spalla) : Jammo, nun chiagnite… Ve faccio vedé ca ’o truvammo.

SIGNORA X (si toglie le mani dal viso, incrociandole) : Sperammo…  (Apre la borsa e tira fuori un piccolo guinzaglio) Ma, nun appena ’o trovo, l’attacco. 

PATRIZIA (scoppia in una risata) : Ahaah… È nu cane!…. 

GISELLA  (ride) : Gesù, io nun ce pozzo credere!…

MICHELE  : Signó, però,  che nomme pe’ nu cane!…

SIGNORA X (commossa) : È ’o nomme d’ ’a buonanima ’e mio marito… (Guarda la foto nel medaglione che porta appeso alla catenina) Comm’era bello!… (Bacia la foto) Quanno chiammo a chella bestiulella me pare d’ ’o tené ancora vicino…

PATRIZIA (fingendo comprensione) : Ah, aggio capito, ’o cane l’avite chiammato accussì p’affezione!

GISELLA (sorride, ironica) : E certamente!

MICHELE (a parte, verso il pubblico) : Chisà ’a bbonanema comme sarrà cuntento!

VOCE MASCHILE (fuori campo) : Signó scennite!… L’avimmo truvato…

VOCE FEMMINILE (fuori campo) : Steva dint’ ’a guardiola…

SIGNORA X (si alza di scatto - contenta) : Vengo! Vengo! (Uscendo frettolosamente di scena) Grazie!… (Voce fuori campo)  Artuuuro!  (Dissolvenza) Artuuuro!

MICHELE : E cu chella voce ’o fa scappà n’ata vota…

Gisella e Patrizia tornano a sedersi. Entrano in scena Gennaro e Totore.  

TOTORE  (guardando verso il ballatoio) : Ma che vò essa e Arturo?!… M’ha stunato na recchia.

GENNARO (rivolto al facchino) : Totó, pienze a vuttà ’e mmane… Nun perdere tiempo!… Tu e Mimì fernite ’e caricà ’a rrobba piccerella… P’ ’e mobile e pe’ ccose cchiù pesante aspettate a me… Cercammo ’e nun scassà niente. 

PATRIZIA (rivolta a Gisella) : Se vede ca so’ giuvene accorte…

GENNARO : E si no, nun faticassemo cchiù… (Toglie il vassoio con le tazzine dal comodino e rivolto)Ja’, scinnete sta culunnetta! (Poggia il vassoio su un cartone chiuso) Io me scengo ’e quadre.

TOTORE (sposta il comodino per sollevarlo) : Io me penzavo ca ’e mobile erano fernute.

GENNARO (vede Totore in difficoltà) : Aspè, te dongo na mano… (Lo aiuta a portare il comodino sul pianerottolo - Voce fuori campo) Statte accorto mentre ’o scinne!… (Rientra, prende il cartone con le stampe incorniciate e, fischiettando il motivo di una vecchia canzone napoletana, segue Mimì fuori scena).

PATRIZIA : Mamma mia comme faticano!…

GISELLA (guarda Michele in modo allusivo) : E chille so’ abituate…

Michele va sul pianerottolo, uscendo di scena.

PATRIZIA  (rivolta a Gisella - tono confidenziale) : ’O ssapite?….’A figlia ’e Don Antonio se sposa… Ha truvato ’o fesso che s’ ’a piglia… Pe’ me è incinta… Isso stà bbuono; fatica int’a pasticceria d’ ’o pate… Pare ca se ne vanno ’e casa a Pianura pecché ’a famiglia d’isso llà tene ddoje case ’e proprietà…

GISELLA : A me chella guagliona nun m’è maje piaciuta… A stiento saluta… E po’ stà sempe cu chella minigonna corta corta e tutte ’e cosce ’a fore.

PATRIZIA : E che vulite fà?… ’E gguaglione accussì so’ chelle cchiù furtunate…. (Tono mesto) Io tengo na pena dint’ a ll’anema pe’ Carolina mia… (Tono adirato) A me chillu coso ca s’è mmiso vicino nun me piace propio!… È nu guagliunazzo scorbutico e ’a fatica nun lle sona… Nun saccio chella figlia mia che ce ha truvato… Chillo ato che fa… pazzèa cu ll’amice a pallone… Povera figlia mia!… Nun va maje a nu cinema, maje a ballà, pecché chillo sta sempe disperato…. Comm’ ’a vulesse vedé sistemata!… Ma aggio voglia ’e parlà… Chella nun me sente… Dint’ ’a capa soja tene sulo a Rafele, chillu turzo ’e penniello …

MICHELE (rientrando in scena sulla battuta) :  Se vede ca ’a guagliona è ’nnammurata…

PATRIZIA : Eh, seh… comm’a Sant’Antonio ca s’annammuraje d’ ’o puorco!…

GISELLA (rivolta a Patrizia) :  Ve faccio vedé ca Rafele mettarrà ’a capa a fà bene…

PATRIZIA : È na parola!… A me me dispiace sulamente ca ll’anne passano e Carolina stà perdenno tiempo… Chillu fetente è ’a ruvina d’ ’a casa mia… (Cambia tono - sorride) Ma mò nun ve voglio affliggere e po’, comme se dice, ’e miracule ponno sempe succedere… Pò essere ca ’o Signore se move a pietà…. Pure a vvuje v’ ha da fà avè tantu bbene…

GISELLA : Ammèn.

PATRIZIA : Ah, mò me scurdavo!… (Fruga in una tasca della gonna) Addó l’aggio miso?…(Cerca nell’altra tasca e tira fuori un corno rosso appeso a una lunga catena con chiusura a moschettone; lo porge a Michele con un sorriso) Chisto porta furtuna e io v’ ’o dongo cu tutt’ ’o core.

MICHELE (ammirandolo) : Grazie!…E comm’è gruosso!

PATRIZIA : ’A catena è longa comm’ ’a misericordia ’e Dio.

MICHELE (apre la chiusura a moschettone e aggancia la catena a un passante del pantalone) : M’ ’o metto subbeto (Infila il corno in tasca e sorride soddisfatto) Accussì m’ ’o tengo sempe dint’ ’a sacca…

GENNARO (entra in scena): Signó, tenite quacche pianta fore ’e balcune?…

GISELLA : No, ’e ppiante l’avimmo regalate… (Tono mesto) Addó jammo tenimmo sulo feneste.

GENNARO : Allora è rimasta sulamente sta rrobba ccà?…

GISELLA : Sì… Quanno site pronte, dicitencello, accussì venimmo areto a vvuje cu ’a machina…

GENNARO (prendendo l’asse da stiro) : No, è meglio che ghiate annanze vuje che sapite ’a via.

PATRIZIA : Chistu palazzo, senza ’e vuje, nun sarrà cchiù ’o stesso (Indicando il vettore) Primma aggio dato nu pacchetto a stu giovane.

GENNARO (rivolto a Gisella) : Sì, l’aggio puggiato dint’ ’o cartone addó stanno ’e quadre (esce di scena, portando via l’asse da stiro).

PATRIZIA : Dinto ce aggio miso ddoje lattine ’e cocacola, nu vasetto ’e mulignane sott’acito e na bella pizza rustica c’aggio appriparata ajeressera … Accussì, quanno arrivate ’a casa nova, sparagnate ’e cucenà e v’arricurdate ’e me…

GISELLA (commossa) : Ma nuje ’e vuje nun ce putimmo scurdà maje…

PATRIZIA (frenando la commozione) : Avevo penzato ’e ve purtà dduje fiore…

MICHELE (a parte) :Ce  mancavano  sulo ’e fiore int’ a stu mumento… 

PATRIZIA (sorride) : Nun appena ve site sistemate, io e Carolina mia ve venimmo a truvà (si alza).

GISELLA (alzandosi anche lei) : E ce facite piacere assaje… Nuje llà nun cunuscimmo a nisciuno…

MICHELE : ’A casa, però, nun è male e l’affitto è bbuono… (cerca di conquistare la sedia).

GISELLA (sorride) : Affianco a nnuje ce stà ’e casa na vecchia sorda cu nu figlio abbunato… Sapite c’allegria!….

PATRIZIA (rivolta a Michele) : A pruposito ’e vecchia, comme stà ’a vicchiarella?… ’A zia ’e chill’amico vuosto…chillo che stà in America..…

MICHELE : Puverella!… Ogne tanto ’a vaco a truvà… Me fa na pena int’a chill’ospizio… Se fa sempe cchiù secca…. Chisà si ’a danno a mangià?…

GISELLA : E te pare ca Donna Giustina nun t’ ’o ddicesse!?… Mò nun te fissà!…. (Rivolta a Patrizia) Sulo ’e mamma mia nun ave pena… Povera mammà!…

MICHELE : Gisè, mamma toja s’allamenta, s’allamenta, ma ce atterra a tutte quante (finalmente si siede).

GISELLA (rivolta a Patrizia) : ’O sentite?!…. ’A casa ’e mammà, ’a che ce simmo spusate, sarrà venuto sì e no tre o quatto vvote e po’ va a truvà a chella vecchia ch’ è n’estranea… (Nervosa) I’ vulesse capì pecché…

PATRIZIA : E nun v’arraggiate… Si Don Michele nun vene addu ’a mamma vosta è pecché ’o ssape ca ce jate vuje e po’ ’a mamma vosta tene a tanta pariente ca ’a vanno a truvà…

MICHELE : Propio accussì…  

GISELLA (rivolta a Michele) : Ma chille che stanno facenno?… Quanno veneno a se piglià sta rroba?…  Ja’, muovete!… Va a dà n’uocchio!

MICHELE : E va bè, aggio capito… (a malincuore, si alza, esce sul ballatoio e si affaccia a guardare dalla tromba delle scale).

GISELLA  : Sperammo ca se spicciano! …

PATRIZIA : Io aggio visto però ca so’ tanto accorte…

MICHELE (rientra in scena) : Se stanno facenno nu spuntino… (Rivolto a Gisella) Mò ’e vvide ’e saglì… E po’ so’ rimaste sulo sti quatto cose…

PATRIZIA : Io ve saluto mò, si no me metto a chiagnere quanno ve ne jate… (Commossa, abbraccia Gisella -  si baciano) Allora, ce vedimmo…

GISELLA (commossa) : Ce conto.

PATRIZIA (tende la mano a Michele - si baciano) : Arrivederci… (esce di scena, accompagnata da Gisella).

MICHELE (a voce alta) : Vi aspettiamo…

PATRIZIA (voce fuori campo) : Auguri!…

GISELLA : Grazie (commossa, rientra in scena).

MICHELE (le si avvicina) : T’arricuorde, Gisè, quanno venettemo a vedé sta casa?… (Le cinge la spalla col braccio) Comme stive cuntenta!… Finalmente ce putevemo spusà…

GISELLA : Già…Quanta illusione uno se fa quanno è giovane!… (Fa un passo avanti, liberandosi dalla stretta) Po’ tutto cagna…(Si guarda intorno) Tutto fernesce… 

CAVALIERE (in giacca e cravatta, affacciandosi in scena) : Permesso?… (Rivolto al muratore) Trase!… Trase, Tonì!…

GISELLA (a parte) : Ce mancava sul’isso!

Il muratore Tonino indossa una canotta e un jeans, macchiati di stucco e di pittura; le scarpe sono imbrattate di cemento secco. Nell’entrare, in segno di saluto, solleva un po’ il cappello fatto con fogli di giornale. 

CAVALIERE  (rivolto ai suoi inquilini) : Sulo nu mumento… quanno faccio vedé  ’e lavori che s’hann’ ’a fà.

MICHELE (ironico) : E vvuje site ’o padrone (si siede sulla sedia).

GISELLA : Si propio nun putite aspettà…

CAVALIERE : Ah, visto ca me trovo ccà, doppo me piglio pure ’e cchiave… (Rivolto al muratore) Tonì, s’avess’ ’a dà sulamente na rinfrescata ’e ppareti e ’o suffitto… na pittatella ’e pporte e quacche ata sciucchezza….

MURATORE (guardando le pareti logore e una grossa crepa - marcato accento paesano) : Ma qua’  sciucchezza!… Cavalié, ccà, primma ’e pittà, s’ha da rattà tutto ’o muro e  s’ha da stucchià… (Pigia un piede sul pavimento) Pure ’o pavimento stà arruvinato… Guardate sta riggiola comme truculéa…

CAVALIERE : E va buo’ quacche riggiola se ’ncolla…

MURATORE : Ma c’avimm’ ’a ’ncullà!…. Chelle so’ tutte scassate… (Indica il vetro del balcone rotto e coperto dallo scotch) E guardate stu balcone… Ccà s’ha da chiammà pure ’o vetraro…

CAVALIERE (minimizzando) : E na lastra che pò custà?…

MURATORE (nervoso) : Ma è ’a fatica che costa…  (Si avvicina alla porta che immette nelle altre stanze e rivolto a Michele) Permettete?…

MICHELE : Prego…

Il muratore varca la porta della stanza e esce di scena.

CAVALIERE (rabbioso, osserva le pareti e il pavimento) :  Vedite comme m’hanno ridotto sta casa!…

GISELLA : Eh già, mò ce spennevemo pure ’e sorde!… Nun è manco cuntento ca ce ne jammo senza fà storie… Michè, falle vedé ’o cuntatore d’ ’a luce e chillo ’e ll’acqua pe’ cuntrullà ’o cunsumo, primma ca fanno ’e lavore.

MICHELE (si alza, tira fuori da una tasca dei pantaloni due foglietti piegati e porgendone uno al Cavaliere) : Ecco qua… Nu foglio a vvuje e uno a me… Ccà ce stà tutto signato, acqua luce e gas… (ripone il suo foglietto in tasca).

GISELLA : Cavalié, dopo controllate… I’ nun voglio pavà ’e bullette ’e ll’ate!… Anzi siamo noi c’avanzammo ancora i soldi del deposito.

CAVALIERE (agitando il foglietto) : Qua’ deposito!?… Io v’avess’ ’a cità p’ ’e danne!…

GISELLA : Qua’ danne!… Pare che sta parlanno d’ ’a Reggia ’e Capemonte.

CAVALIERE : Io sta casa, quanno ve l’aggio data…

GISELLA (interrompendolo) : Già faceva schifo.

MICHELE : Nuje ce simmo sempe arrangiate…

GISELLA : Cu ’e ffeneste ca nun chiudevano, cu ’o suffitto ca scurreva, cu ’o pavimento ca truculiava…

MICHELE : Cu ’a culonna fecale che s’appilava, cu ’e pperziane scassate… Cavalié, vuje pe’ sta casa nun avite spiso maje nu sòrdo!

CAVALIERE : Pecché vuje ce l’avite spiso?….

MICHELE : E chella ’a casa nun era ’a nosta…

GISELLA (trattenendo il pianto) : Pure si ce lassammo ’o core…

MICHELE(abbracciandola) : Gisè, nun fà accussì… Nun ne vale ’a pena…

MURATORE (rientra in scena dalla stanza) : Cavalié, ma llà ’a cucina se ne cade a piezze!… ’E tube ’e ll’acqua s’hann’ a fà d’ ’o capo e ’e ppiastrelle s’hann’ ’a cagnà pe’ forza pecché ce stà nu rappezzo ’e n’atu culore…

GISELLA (ironica) : E chillo fuje nu regalo d’ ’o cavaliere quanno cagnajeno ’e tube d’ ’o gas… Dicette ca nun putevemo pretennere nu lavoro ’e lusso…

CAVALIERE : E se sape…

MURATORE : Cavalié, ccà ce vò na fatica ’e pazze… E chisà ’a stanza ’e bagno comme starrà ridotta!…

GISELLA : Qua’ bagno!… A stiento ce stà na meza vasca.

CAVALIERE : Tonì, llà abbasta na pittatella.

GISELLA : Seh, seh, na pittatella…

MURATORE : Aggio capito… Signó, diciteme addó stà…

GISELLA : È chella purticella che stà dint’ ’a cucina…

MURATORE : Ah, i’ me penzavo ch’era nu sgabuzzino… (va di nuovo verso l’interno della casa, uscendo di scena).

GISELLA : Overo è nu sgabuzzino… Nun ce sta nemmanco na fenesta pe’ fà passà l’aria.

MICHELE : Pare na cammera a gas.

CAVALIERE : E chisà vuje che schifezze ve mangiate…

GISELLA (rivolta al marito) : Ma tu ’o siente?!… Se permette pure d’offennere…

MURATORE (nervoso, rientra in scena) : Cavalié, e m’ ’o chiammate bagno!… Ato che pittata!… Llà ’e tube so’ tutte fracete… ’E servizi igienici s’hann’ ’a sulo jettà… Chella sta casa s’avess’ ’a fà d’ ’o capo.

CAVALIERE : Tonì, vacce chiano… A me m’abbasta ca tu ’a ’mpupazze nu poco, tanto i’ l’aggio già affittata…

MURATORE : Cavalié, io ’a fatica arrunzata, comme vulite vuje, nun ’a saccio fà… A me me chiammano il maestro del pennello.   

CAVALIERE : E c’avimm’ ’a affriscà ’a Cappella Sistina!?…

MURATORE : Io a sta Sistina nun ’a saccio… Saccio sulamente ca pe’ sta fatica v’avit’ ’a cercà a n’ato.

CAVALIERE (tono accattivante) : Ma Tonì, arragiona!… Vedimmo ’e truvà n’accomodamento…

MURATORE  (nervoso) : Qua’ accomodamento, si vuje nun vulite spennere!…

CAVALIERE (tono confidenziale) : Spennere sì, ma senza sprecà denare… P’ ’e ppiastrelle, si propio s’hann’ ’a cagnà, putimmo piglià chelle ’e siconda scelta… Int’ ’e stanze, invece d’ ’a pittura, putimmo mettere ’e parate… Ce stanno parate che costano poco e niente… (Sorride) Accussì nun ce stà manco bisogno ’e rattà ’o muro ’a sotto…

MURATORE (scandalizzato) : Ma che state dicenno!… No, Cavalié, io me ne vaco… Aggio perzo già troppo tiempo… Tengo che fà… (fa per andarsene).

CAVALIERE (lo ferma per il braccio) : Aspè!… Chille ll’ inquiline nuove vonno venì ’e casa ccà fra dduje mise.

MURATORE : Pure!!!

CAVALIERE (sorriso ammiccante) : E pe’ chesto nun ponno pretennere nu lavoro fatto a regola d’arte…

MURATORE (sbrigativo) : Cavalié, io me n’aggi’ ’a jì… Restammo accussì… (Prende un foglio piegato dalla tasca) ’A pianta d’ ’a casa ’a tengo… io ve faccio avé ’o preventivo cu ’a mano d’opera e ’o mmateriale e vuje vedite si ve sta buono o no… Bongiorno! (esce, frettolosamente, di scena).

CAVALIERE (seguendolo) : Tonì, aspè!… (Voce fuori campo) Stamme a sentì!… (Dissolvenza) E nun correre!…

GISELLA : P’ ’o cavaliere ’e sòrde so’ sempe assaje quanno ll’ha da caccià isso, però so’ sempe poche quanno l’ha da avé!

MICHELE : E nun ’o ssapive!… ’A malatìa d’ ’e sorde è brutta assaje… Chillo, ’o vvì, putesse campà bello tranquillo…. invece, nun se ne vede bene ’e niente… Stà sempe ’ntussecato.

GISELLA (sorride) : Sarrà p’ ’e mmaledizione ca l’accumpagnano….

GENNARO (entra in scena, seguito da Totore) : Signó, me dispiace, da na seggia se n’è venuto nu père… Forse era già rotta… ’A lassammo ’nterra… Che ’a caricammo a fà?…

GISELLA : No, no, mettitela ’o stesso ncopp’ ’o furgone e mettitece pure ’o pere ca se n’è venuto … Pò essere ca se pò accuncià…

GENNARO : E va buó… Comme vulite vuje.

TOTORE (a bassa voce)  : Ma pecché so’ seggie antiche?…

GENNARO : Statte zitto! (Porgendogli la valigia e un cartone più piccolo) : Tiè, scinnete sta valigia e pure stu pacco… (lo segue fuori scena).

MICHELE (poggia una mano sulla spalla di Gisella) : Gisè, pò essere ca ’a casa nova ce porta furtuna e allora ce cagnammo ’a lavatrice e ce accattammo pure ’e mobile nuove…

GISELLA (sfiduciata) : Sì, sì…

MICHELE : Gisè, ma nun fà chella faccia!… Tu ’a furtuna te l’hé ’a chiammà…

GISELLA (spazientita) : Michè, chella ’a furtuna cu me è sórda…. Ma tanto ce staje tu ca ’a chiamme… E chiamma, chia’!…

MICHELE (si allontana verso il balcone) : Gisè, me faje cadé ’e bbraccia!… Quanno staje nera, faccio bbuono  che  m’addormo.

GISELLA : Tanto, o duorme o staje  scetato, sempe niente accucchie!… Hé capito o no ca io nun voglio campà cchiù ’e speranza!?… Speranza ’e che?… Ah, già… tu me vuo’ vedé ridere… (Risata isterica) Ahahah ahahahah… Che felicità!…. Ahahah… Ahahah…

MIMÌ (entra in scena) : ’A signora comme stà allera… Biata a essa!

GISELLA (continua a ridere) : Ahah ahah… Ahah ahah… Ahah ahah (si siede).

MICHELE  : E ferniscela ’e ridere!

GENNARO (entrando in scena) : E pecché?… È accussì bello ridere… (Porge un cartone a Mimì) Mimì, tié… puortatillo abbascio!… (Porgendogli anche il portaombrelli) Ah, pigliate pure chisto.. (Segue Mimì fuori scena - voce fuori campo) No, accussì ’o scasse!… (Dissolvenza)  Aspè!

MICHELE (poggiandole una mano sulla spalla) : Gisè, te faccio vedé ca mò ’e ccose cagnano…

GISELLA (sfiduciata) : Seh, seh!…

CAVALIERE (entra in scena) : Permesso?… Allora site pronte?…

MICHELE (seccato) : Sì, oramaje è questione ’e minute …

CAVALIERE (guarda l’orologio) : Ma io nun pozzo aspettà … Facimmo accussì, dateme ’e cchiave… Quanno ve ne jate, ’a porta v’ ’a tirate sulamente.

MICHELE (prende dalla tasca dei pantaloni due chiavi legate insieme da un anello e consegnandogliele) : Ce stà pure ’o chiavino d’ ’o purtone…

CAVALIERE : E quacche duppione nun ’o tenite?…. Nemmanco nu duplicato ve site fatto!?…

GISELLA : Sì, ma stà dint’a valigia e pure vulenno….

CAVALIERE (adirato) : Ma vedite, mò aggi’ ’a cagnà pure ’a serratura!

GISELLA (scatta dalla sedia) : Cavalié, comme ve permettite!… Nuje simmo gente onesta…

MICHELE (al limite della sopportazione) : E mariuole so’ chille ca ’mbrogliano comm’ a vvuje… Mò, m’avite scucciato!… (Aria minacciosa) Primma ca perdo ’a pacienza, ve cunziglio ’e ve n’ascì cu ’e piede vuoste, si no ve ruciulèo pe’ ’e scale…

CAVALIERE (timoroso, alza le mani e indietreggia) : Sì, va bè… me ne vado… (Uscendo di scena) Buongiorno!

GISELLA : Finalmente te si’ scetato!… E chisto è nu miracolo… (Ride istericamente) Ahah ahah… Ahahah ahahah…

MICHELE : E ferniscela!

GISELLA (ironica) : E mò, cu n’ommo ’e conseguenza affianco, sicuramente m’aspettano vestite, pellicce, gioielle…

MIMÌ (entra in scena a metà della battuta - a parte, asciugandosi il sudore) : Chi tanto e chi niente!…I’ fatico comm’a nu ciuccio e nun  apparo maje nu sòrdo.

GENNARO (entra in scena) : Mimì, nun t’allamentà!… (Indicandogli un grosso e pesante cartone) Jammo a fà ampressa!

Mimì, aiutato da Gennaro, si carica il pacco sulla spalla e esce di scena

GENNARO (lo segue sul pianerottolo e si affaccia alla ringhiera) : Totò, e spiccete a saglì!…. Votta ’e mmane!…  (rimane fermo sul ballatoio).

TOTORE (entra in scena e guardandosi intorno) : Menumale, so rummaste sulo sti dduje cartune!… (Solleva con evidente sforzo uno dei cartoni e se lo carica sulla spalla -  uscendo di scena) E vvuje, On Gennà, nun scennite?…

GENNARO (vedendo arrivare Carolina) : Me fumo na sigaretta e  vengo.

CAROLINA (con un sacchetto di plastica in mano) : Permesso?…

MICHELE : Gué, Carolì, trase!… Gisè io vaco a vedé int’ ’e stanze si ce simmo scurdate niente… (va verso l’interno della casa, uscendo di scena).

Gennaro rimane sulla porta d’ingresso a guardare Carolina.

CAROLINA (porgendo il sacchetto a Gisella) : Mammà v’ha mannato pure stu ppoco ’e frutta, accussì stasera, dopp’ ’a cena, ve rinfrescate ’a vocca.

 

GISELLA (commossa, prende il sacchetto) : Mammà ha penzato propio a tutte cose.

CAROLINA : Zì Caterina ve manna nu bacio… Vuje ’o ssapite comm’è fatta… Si veneva a ve salutà, se metteva a chiagnere e nun ’a ferneva cchiù.

Gennaro entra, fingendo di controllare dal balcone le operazioni di carico.

GISELLA : E tu, Carolì, che me dici?… Comme va cu Rafele?… (poggia il sacchetto a terra in un angolo).

CAROLINA (sospira) : E comme ha da jì!… Si chillo nun mette ’a capa a posto, va a fernì ca ’o lasso…

GENNARO (a quelle parole, si gira) : E ffacite bbuono!… (Avvicinandosi) Na bella guagliona comm’ a vvuje s’ammereta nu principe.

GISELLA  : Giuvinó, ce vò ancora tiempo?…

 

GENNARO (senza distogliere gli occhi da Carolina) : Oramaje avimmo fernuto…

CAROLINA (fingendo indifferenza, sorride a Gisella) : Mammà s’è scritto l’indirizzo, accussì ve venimmo a truvà.

GENNARO (a parte verso il pubblico) : Tene ’o zzucchero quanno parla.

CAROLINA  : Chisà quale mezzo ce cunviene ’e piglià?…

GENNARO (atteggiandosi a latin lover) : Signurì, se volete, se permettete, ve pozzo accumpagnà io… Per me sarebbe un piacere.

CAROLINA (imbarazzata) : Ma…

GISELLA (risentita) : Giuvinò, chella è na guagliona seria…. Io ’a cunosco ’a quann’era piccerella … E po’ è fidanzata… ’O vvulite capì o no?…

CAROLINA (sorride) : Eh già…

GENNARO (rivolto a Gisella): Io pure so’ n’ommo serio… Me chiammo Gennaro Altamura… tengo sta ditta ’e trasporti ’nzieme a nu frato d’ ’o mio…. Simmo gente onesta e faticatora, ve putite ’nfurmà… (Rivolto a Carolina) Si avesse ’a furtuna ’e me piglià a na guagliona comm’ a vvuje, ’a facesse fà ’a vita ’e na reggina…

 

GISELLA (interompendolo) : Giuvinò, ma vuje perdite ’a capa accussì ampressa, quanno vedite a na guagliona?…

GENNARO : No signó, io ’a capa nun ’a perdo maje…(Incantato, guarda Carolina) Stavota però so’ sicuro ’e nun me sbaglià… Io a sta signurina Carolina m’ ’a spusasse pure dimane.

CAROLINA (imbarazzata, ma lusingata, lo guarda) : Ma che dicite!… Vuje nemmeno me cunuscite!…

GENNARO : Io veco gente d’ ’a matina ’a sera… Tengo fiuto… Saccio chello che dico…(Guarda Caterina mentre esce di scena, cantando) “Tu si’ na cosa grande pe’ me… na cosa ca me fa suspirà… (Voce fuori campo) na cosa ca si tu staje cu mme… (Dissolvenza) me ne moro accussì … guardanno a te

GISELLA : Ma che ll’hé fatto na fattura?!…

CAROLINA : E chisà?… Però nun c’è male… (Sorride) Si ’o ssapesse Rafele!?… (Si rattrista) Chillo nun me fa maje nu cumplimento… Mammà nun ’o supporta…  Dice ca è scustumato e ca nun tene genio ’e fà niente…

GISELLA : Int’a sti ccose nisciuno ce pò risponnere… Cheste so’ ccose ca hé ’a decidere tu.

CAROLINA : Eh, già…

MICHELE (torna in scena con un borsone) : Pare che stà tutto a posto… Stu burzone ’o metto ccà, accussì è sicuro ca nun ce ’o scurdammo….

CAROLINA : ’A casa nova è grossa comm’a chesta?…

MICHELE : Veramente tene pure na stanzulella ’e cchiù…

CAROLINA : Overo?!

GISELLA (sorride) : Povera a me che l’aggi’ ’a arricettà!…

MICHELE (sorride) : È na bumbuniera.

GISELLA : Però tene sulo feneste.

MICHELE (rivolto alla moglie) : Accussì sparagne ’e pulezza ’e balcune.

GISELLA (lo guarda, nervosa) : Eh già… 

CAROLINA : Saccio ca ce sta pure l’ascensore.

MICHELE (va verso il balcone) : E chillu è nu palazzo moderno (si affaccia).

GENNARO (voce fuori campo - canta) : “Io te vurrìa vasà… Io te vurrìa vasà…”   (Entra in scena, portando un pacco sul quale spicca l’etichetta con l’indirizzo) Signó, ’o purtiere m’ha dato stu pacco… ’Ncoppo sta scritto (Legge) Signor Michele Cofecchia… (lo poggia a terra e sorride a Carolina).

GISELLA : Gesù, e pecché ve l’ha fatto saglì?!… ’O putiveve caricà direttamente ncopp’ ’o furgone.

GENNARO : ’O purtiere m’ha ditto d’ ’o saglì pecché isso nun se vò piglià responsabilità… (Sorride a Carolina) Ve piace ’o cinema?…

CAROLINA (timidamente) : Sì.

GENNARO : E scummetto ca ve piace pure ’a ciucculata.

CAROLINA (vezzosa) : E comme no?!

GENNARO : Nu zio d’ ’o mio tene na fabbrica ’e ciucculata.

GISELLA (guarda il pacco e rivolta al vettore) : Giuvinò?…. Giuvinò?… Mò ve l’avit’ ’a scennere n’ata vota…

GENNARO (imbambolato) : Che cosa?…

GISELLA (indicandogli il pacco) : ’O pacco.  

GENNARO : E che fa?… Io so’ cuntento ca so’ sagliuto… Si succede na cosa ca tengo ’ncapo, parola mia, v’invito a tutte quante ’o ristorante…. Cunosco nu posto addó fanno nu fritto ’e pesce comme Dio cumanna… (Sorride alla ragazza - a bassa voce) Ve piace ’o mare?…

CAROLINA (sorride) : Assaje.

GENNARO : Tengo na casarella a Licola ch’è nu bijou… (Solleva il pacco da terra e guardando i vari timbri postali) Signó, ma tenite quacche parente in America?….

Michele rientra dal balcone.

GISELLA (guardando il marito) : No, è n’amico ’e mio marito… Ce fà sempe quacche attenzione…(Nervosa) E chesta vota ha ’nduvinato pure ’o mumento.

Gennaro esce di scena

MICHELE : Chi Pietruccio?…

 

GISELLA (sorride) : Sì, t’ha mannato quacche ata pezza.

 

CAROLINA : Io ve saluto, si no ve faccio fà tarde… (La bacia) Ancora auguri!

GISELLA (le sorride) : Pure a te…

CAROLINA (commossa, bacia Michele) : Allora ce vedimmo… (esce di scena).

GISELLA (accompagna Carolina sul pianerottolo - voce fuori campo) : Gué, Angelì, che ce faje ccà!?… Trase!

 

ANGELINA (preceduta da Gisella, entra in scena con giaccone, borsa a tracolla e un sacchetto di plastica in mano - saluta Michele da lontano) : Ciao, Michè!…

MICHELE (con indifferenza) : Ciao.

ANGELINA (rivolta a Gisella) : Aggio fatto na corza!….

MICHELE  (aria indifferente) : E pecché?…

ANGELINA (porgendo il sacchetto a Gisella) : Te vulevo dà stu sacchetto… Ce stanno dduje panine cu ’e puparuole fritte… Servono a ve suppuntà nu poco ’o stommaco.

GISELLA (contenta, prende il sacchetto) : Grazie!

MICHELE (sguardo benevolo) : Overamente nu bello penziero!

GISELLA (sorride, porgendole la sedia) : Angelì, i’ te pozzo offrì sulo sta seggia.

ANGELINA (si siede e rivolta a Gisella) : Ce aggio miso pure na lattina ’e birra e quacche bicchiere ’e carta.

GISELLA (sorride e rivolta a Michele) : Vide a quanti ccose è ghiuta a penzà… (le si siede accanto).

GENNARO (entra in scena, seguito da Totore) : Totò, scinnete st’urdemo cartone… Finalmente avimmo fernuto!… Mò ce vò propio nu bellu cafè… Aggio visto ca ce sta nu bar all’angolo d’ ’a via…

TOTORE (caricandosi il cartone sulla spalla) : E comme pesa!… ’On Gennà, allora p’ ’o ccafè aspettammo a vvuje?…

GENNARO (seguendolo sul ballatoio) : Sì, mò vengo.

 ANGELINA (guardando Michele con aria allusiva) : Povera gente, comme s’ ’a faticano ’a giurnata!

Michele si ferma vicino al balcone e guarda fuori.  

GENNARO (rientra in scena e scorgendo il borsone in un angolo) : Ah, ma ce sta ancora stu burzone… (fa per prenderlo).

GISELLA : No, no, lassate stà!… Chisto ce ’o purtammo nuje cu ’a machina…

GENNARO : Come volete.

GISELLA (alzandosi) : Però ce stanno stu sgabello e  ’a…

GENNARO (interrompendola) : State comode… Ce vedimmo fra poco… (esce di scena).

Angelina fa segno a Gisella di mandare via Michele.

GISELLA (tono confidenziale a Angelina) : Int’ ’o burzone ce stanno ll’urdime cusarelle… ’o pigiama ’e Michele, ’a camisa ’e notte mia, dduje asciugamane e pure ’a cullana e ’e ricchine ca me facette mammà…  (Rivolta a Michele) Michè, pecché nun vaje abbascio a vedé a che stanno?…

MICHELE : E chille oramaje hanno fernuto.

Angelina fa nuovamente segno a Gisella di mandarlo via.

GISELLA : E va ca, si ce staje tu, chille se spicciano primma…

MICHELE  : Ah, aggio capito… Che pacienza!… (si avvia fuori scena).

GISELLA : Ah, Michè, visto ca te truove, scinnete stu sacchetto (gli porge il sacchetto con i peperoni) Aspè, ce stà pure chillu sacchetto cu ’a frutta (Glielo indica) Miettele già dint’ ’a machina…

MICHELE (prende anche l’altro sacchetto) : Sì, va bene… (esce di scena).

GISELLA (rivolta a Angelina) : E allora?…

ANGELINA : Gisè, tengo na bella nutizia…

GISELLA:  Overo?!…

ANGELINA : Io… forse… inzomma … penzo ca so’ incinta …

GISELLA : Uh, che bellezza!…

ANGELINA (contenta): Ce pienze, nu criaturo doppo tant’anne!

GISELLA : Lassa fà a Dio!

ANGELINA : Però, primma d’ ’o ddicere a Alfredo ne voglio essere sicura…  È meglio aspettà si no chillo ce mette ’o penziero e, si  nun è, se dispiace.

GISELLA : Eh già.

ANGELINA : Comm’ a chella vota c’aggio aburtito… Povero  Alfredo, steva  tutto ammuinato!… Vuleva accattà subbeto ’a cunnulella… (Tono mesto)  E po’…

GISELLA (sorride): Te faccio vedé ca sta vota è sicuro.   

ANGELINA : Sperammo!… A mammà nun lle dico niente, si no chella va facenno ’a trumbetta ’a vicarìa… ’O ssaje comm’è fatta…

GISELLA : E comme no!…  Però nun ’o fà pe’ male…

ANGELINA : Ma io mò me so’ mparata e lle conto sulo chello ca lle pozzo cuntà… Tanto ’o ssaccio, ca nu cicero ’mmocca chella nun s’ ’o sape tené…

 

GISELLA : E ffaje bbuono… È meglio c’aspiette primma ’o risultato ’e  ll’analisi.

MICHELE (entrando in scena) : Chi s’ha da fà ll’analisi?…

GISELLA (prontamente) : Angelina…

MICHELE : E pecché?

GISELLA  : Pecché…pecché tene nu poco d’anemìa.

MICHELE : E che d’è st’aria ’e mistero?…

ANGELINA (sorride) : Qua’ mistero?…

GISELLA : Ma comme maje già si’ sagliuto?

MICHELE : E chille hanno fernuto ’e caricà.

GISELLA : ’A benzina dint’ ’a machina ll’hé misa?…

MICHELE :  Sissignora… Aggio fatto ’o pieno a primma matina…

GISELLA (preoccupata) : Sperammo ca chillo carruociolo nun ce lassa p’ ’a  via!

ANGELINA (alzandosi) : Gisè, allora io me ne vaco… Tengo ’a fà ancora ’a spesa.

GISELLA : Sì, ma nun correre… (si baciano).

ANGELINA : Allora ce vedimmo ’a casa nova, nun appena te sarraje sistemata… Auguri! (Uscendo di scena, saluta Michele da lontano) Ah, Miché, ciao!

MICHELE : Ciao.

GISELLA (accompagnandola alla porta) : Allora, Angelì, t’aspetto… Ciao.

MICHELE (risentito, incrociando lo sguardo di Gisella) : Tua cugina,  cu me è sempe gentile, pure quanno me saluta.

GISELLA (minimizzando) : E chella jeva ’e pressa.

GENNARO (entra in scena, seguito da Mimì) : Mimì tié, puortete sta seggia… ’o sgabello m’ ’o scengh’io.

MIMÌ (portando via la sedia) : Io m’assettasse e nun me susesse cchiù… (esce di scena).

GENNARO (rivolto a Gisella e a Michele) Nuje simmo pronte… Putite scennere (chiude cortesemente un battente della porta di ingresso, fermandolo sopra e sotto, prende lo sgabello e esce di scena).

MICHELE (prende la borsa che è appesa alla maniglia del balcone e porgendola a Gisella) : Jammo, Gisè! 

GISELLA (prende la borsa) : E ghiammo! (Con aria malinconica dà un ultimo sguardo alla stanza e si avvia verso la porta d’ingresso, mentre Michele chiude il balcone) Nun te scurdà ’o burzone!

MICHELE: Già…(prende il borsone e la segue).

 

GISELLA(con voce rotta, uscendo di scena) :Tirete bbuono ’a porta!…

Michele esce di scena, tirandosi la porta, mentre cala il sipario

FINE ATTO PRIMO

Atterraggio di… fortuna

  

ATTO SECONDO

Sette mesi dopo: un pomeriggio di febbraio nella nuova casa dei Cofecchia. Le pareti, attintate di recente, e le porte nuove contrastano con il misero arredamento. Quasi al centro della parete frontale c’è la comune da cui si intravede parte del corridoio, dove a sinistra (guardando il palcoscenico) c’è la porta di ingresso (non visibile) e si sviluppa il resto della casa e a destra si vedono il portaombrelli e il citofono. Sulla parete frontale, a sinistra della comune: una vecchia credenza alta con due cassetti nella parte centrale e dei ripiani nella parte superiore che contengono stoviglie, nonché una piccola bugia con candela usata e un accendino. Sulla parete frontale, a destra della comune: un mobiletto basso da cucina con antine su cui è poggiata una coppa di ceramica colorata. Sulla parete sinistra (sempre guardando il palcoscenico): una porta praticabile che dà nel ripostiglio e una sedia. Sulla parete destra (partendo dal proscenio): un mobiletto basso con sopra una vecchia radio e un piccolo posacenere, una finestra praticabile con portierini ai vetri e, quasi nell’angolo, un’altra sedia. Quasi al centro della scena: un tavolo da cucina, coperto da incerata a fiori, con tre sedie intorno. Qualche stampa alle pareti completa il misero arredamento.

I personaggi sono in abbigliamento invernale.

La finestra è chiusa. Sul tavolo c’è un cestino con alcune mollette per panni. In prossimità del ripostiglio: un’altra sedia con sopra dei panni da stirare e un asse da stiro aperto con sopra una camicia già spiegata (la spina del ferro è inserita nella presa di corrente).

            Michele, seduto al tavolo, in prossimità dell’asse da stiro, è assorto nella lettura di un giornale sportivo. Indosso ha una camicia di flanella a quadroni, molto vistosa, aperta un po’ sul collo, che lascia intravedere la maglia intima.

GISELLA (prova il calore del ferro con l’indice inumidito di saliva e inizia a stirare la camicia) : Io fatico e isso legge (Poggia il ferro nell’apposita griglia e rivolta a Michele) So’ sette mise ca stammo ’e casa ccà e te pare bello c’ ’a gente d’ ’o quartiere nun sape ancora comme ce chiammammo!

MICHELE  (solleva lo sguardo)  : E mò vuo’ dicere ca pure chesto è colpa mia!?

GISELLA : E se capisce!... Tu vicino ’o campaniello d’ ’a porta nosta e pure abbascio, vicino ’o citofono, hé miso na targhetta accussì piccerella ca p’ ’a leggere ce vonno ’e llente pure a chi tene ’a vista bbona (riprende a stirare).

MICHELE (infastidito, scuote il giornale che ha in mano) : Io aggio miso ’a targhetta comm’ ’a teneno tutte ll’ate. (Si alza - mimica) Mò pe’ t’accuntentà mettevo ’e lato d’ ’o purtone nu bellu manifesto  “Si avvisa ca ’o terzo piano di questo palazzo, nella casa dove stava la famiglia Cavallo, si è trasferita la famiglia Cofecchia”… (Sedendosi di nuovo) Gisé, nun me fà ridere!

GISELLA (passando il ferro sulla camicia) : Uffà, se ne sta venenno nu buttone! 

VOCE FEMMINILE  (proveniente dal cortile del palazzo) : Signora addó steva ’e casa ’a signora Cavallo?…

GISELLA (nervosa)  :  Ma tu siente?!

MICHELE  : E comme nun sento!?… Affacciate e vide che vò.

GISELLA (poggia il ferro sull’apposita griglia dell’asse-stiro e si affaccia alla finestra) : Se dite a me, io faccio Cofecchia!…

VOCE FEMMINILE  (proveniente da giù)  :  E  che me ne ’mporta a me d’ ’e ccufecchie voste!… A me me ’mporta sulamente c’avite stiso ’e panne troppo ’nfuse e ’o bucato mio s’era quase asciuttato.

GISELLA (tono forzatamente gentile) : E me dispiace... Aggiate pacienza!... ’A prossima vota me stongo cchiù accorta.... (si ritrae).

ALTRA VOCE FEMMINILE  (fuori campo) : Gesù, vedite comme colano chilli panne!…  Cu ’a signora Cavallo nun era maje capitato...

GISELLA (chiude la finestra e rivolta al marito - tono adirato)  : Gué, io cu ’a gente d’ ’o palazzo nun ce voglio avé a che fà!… Ccà ce vò ’a lavatrice nova… Chella ca tenimmo nun serve.

MICHELE (serafico) : E fra nu mese, quanno Donna Giustina piglia ’a penzione, tu daje n’anticipo e te l’accatte...

GISELLA (nervosa gli si siede accanto) : E già, chesta è stata n’ata bella penzata d’ ’a toia ’e ce piglià a na vecchia rimbambita dint’ ’a casa!… Comme si ’e ffatiche mie nun abbastasseno…

MICHELE (tono pacato) : Gisé, Donna Giustina è ’a zia ’e Pietruccio, ’o meglio amico mio… Tu pure te cummuviste quann’ isso ce scrivette dall’ America pe’ ce raccumannà ’a vicchiarella!… E po’ hé visto tu stessa comme ’a tenevano int’ a ll’ospizio.... S’arritiravano chellu ppoco ’e penzione e chisà pure si ’a deveno a mangià…

GISELLA: Miché, chella ’a penzione sociale nun abbasta nemmanco pe’ dà a mangià a nu gatto! (Si alza e ritorna a stirare).

MICHELE (per rasserenarla) : Però, tu ’o ssaje ca fra poco  ha da venì ’a visita ’e cuntrollo p’ accertà l’invalidità ’e Donna Giustina.... Cu ’e sorde, ca lle darranno pe’ l’accompagnamento, te putarraje accattà ’a lavatrice nova, nu frigorifero cchiù gruosso,  na vesta ’e cchiù....

Squilla il citofono

GISELLA : E chi sarrà a chest’ora?… (Poggia il ferro sull’apposita griglia e andando verso la comune)  Forse è ’o pustino…

MICHELE (soddisfatto) : Hé visto?… Si uno ce vò, ce sape truvà … ’A targhetta c’aggio miso se legge..…

GISELLA (risponde al citofono che è dietro l’arco della comune, rimanendo visibile al pubblico) : Pronto?… Che piacere!… Sì, è ’o terzo piano… (Abbassa la cornetta del citofono - agitata) È ’a signora Patrizia cu ’a figlia… (Frettolosamente, va verso il ferro da stiro) Famme stutà ’o fierro (gira la rotellina sotto il manico del ferro e guardando indispettita Michele) Leva stu giurnale ’a miezo!

MICHELE : Gisè, è nu giurnale, nun è munnezza! (malvolentieri, lo piega e, sollevandosi un po’ dalla sedia,  ve lo poggia e vi si siede sopra).

GISELLA (prende il cestino con le mollette dal tavolo e portandolo nel ripostiglio)  Accosta ’e sseggie vicino ’a tavola!

Michele, senza alzarsi, accosta al tavolo soltanto la sedia che gli sta accanto, mentre Gisella porta nel ripostiglio anche la camicia e gli altri panni da stirare.

GISELLA (richiude la porta del ripostiglio e, ravviandosi i capelli con le mani, guarda il marito) : E appuntete sta cammisa!

Michele si abbottona la camicia quasi fino al collo.

Bussata di porta (campanello) 

GISELLA  : Eccomi!… (Voce fuori campo) Che piacere!… Finalmente!… (Entra in scena, seguita da Patrizia e da Carolina)  Accomodatevi!…

PATRIZIA (sorridente, entra in scena) : Innanzitutto, auguri!… (Stringe la mano a Michele) Auguri, auguri, auguri…

MICHELE : Grazie!… (Indicandole la sedia) Ma prego!…

PATRIZIA (sedendosi, si sbottona un po’ il cappotto) : Ah, finalmente, m’assetto nu poco!…  (Viso dolorante) Sti piede nun m’ ’e ssento cchiù (non vista, si sfila le scarpe sotto il tavolo - espressione beata).

CAROLINA (sorride  porgendo una piantina fiorita a Gisella) : È n’augurio p’ ’a casa nova.

GISELLA : Grazie assaje!… Comm’è bellella…(Poggiandola sul mobiletto basso, accanto alla radio) Mò ’a mettimmo ccà…

Carolina si avvicina al tavolo e stringe la mano a Michele

MICHELE (guardandola) : Carolì, te si’ fatta ancora cchiù bella…

CAROLINA (sorride) : Grazie, so’ ll’uocchie vuoste ca me vedono accussì… (accosta la sedia a quella della madre, in posizione quasi frontale e si siede).

GISELLA  : Che surpresa sta visita!..

 

PATRIZIA : Veramente chesta nun è na visita, pecché nun ce putimmo trattené… ma ce simmo truvate a venì ’a chesti pparte e avimmo penzato ’e ve fà na surpresa…

GISELLA : Ma almeno nu cafè v’ ’o pozzo fà?…

CAROLINA (aprendosi un po’ il giubbino) : No, grazie… ce l’avimmo pigliato primma ’e saglì…

MICHELE (scherzando) : E ce avite fatto st’affronto?!…

Gisella prende la sedia che è accanto alla finestra, l’avvicina al tavolo e si siede alla sinistra di Carolina, quasi di fronte al marito.

PATRIZIA : Chillo Gennaro ha insistito tanto pe’ ce purtà ’o bar… Comm’è bravo chillu giovane!… E penzà che Carolina l’ha cunusciuto grazie a vvuje! (Vedendo la faccia interrogativa di Michele) È chillo ca ve facette ’o trasloco… (Compiaciuta) Priopio ’o titolare d’ ’a ditta…

MICHELE : Ah, me fa piacere!… Allora, Carolì, fra poco vedimmo ’e cunfiette?

CAROLINA : Pare propio che sì…

PATRIZIA : Nuje ce simmo truvate ’a chesti pparte, pecché nu zio ’e Gennaro tene nu negozio ’e mobile ccà vicino… E che mobili!

CAROLINA : Gennaro ha ditto ca nun vò perdere tiempo… Se vò spusà a maggio, ’o giorno ’e  Santa Rita.

PATRIZIA : Io ce l’aggio ditto chiaro e tunno… “Gennà, tu vaje ’e pressa, ma io nun campo ’e rendite… Chille ’e mobile costano!”…E isso, abbraccianneme “Mammà, vuje penzate ’a salute ca ’o riesto ce penz’ io!”… (Contenta) Nu tesoro, nu tesoro ’e genero m’è capitato! (Commossa, guarda Carolina) Sicuramente, figlia mia, te farrà felice.

GISELLA : Ma mò saglie pur’isso?…

PATRIZIA : No, anze v’ha lasciato ’e salute… Ha ditto ca po’ vene ’nzieme a Carolina.

CAROLINA : Sì, accussì ce trattenimmo primma nu poco ccà e po’ ce ne scennimmo ’nzieme… Gennaro ha ditto ca ce vò purtà a nu ristorante ca cunosce isso… 

MICHELE (sorpreso) : E grazie.

PATRIZIA (tono confidenziale) : Chillo v’ha da addimannà nu piacere…

GISELLA (guarda Carolina) : Overo?!… (Sorride)  ’E che se tratta?….

CAROLINA  : È nu piacere ca propio nun ce putite negà… Pure pecché si nun era pe’ vvuje… (sorride) Ma è meglio ca v’ ’o ddice isso stesso.

MICHELE  : E allora quanno venite ne parlammo. 

GISELLA : Eh già.

CAROLINA : Però, ve telefonammo primma… ’O telefono l’avite avuto?… (prende il cellulare dalla borsa).

GISELLA  : Sì, ’a pochi giorne… ’O nummero è… (Pensosa) Zero ottantuno, cinquantasette… quarantaquatto… ventinove.

CAROLINA (memorizza il numero sul cellulare, mentre Gisella parla) : Ecco fatto (Legge) zero ottantuno, cinquantasette, quarantaquattro, ventinove.

MICHELE (guarda incantato quel piccolo aggeggio) : Te si’ fatto stu telefonino!

CAROLINA (compiaciuta) : Me l’ha regalato Gennaro… (Lo rimette in borsa e si alza) Mammà, ce n’avimm’ ’a jì… Gennaro ce starrà aspettanno…

PATRIZIA (prende tempo per infilarsi di nascosto le scarpe) : ’A vita mia è addeventata na corza pe’ ’e mobile, ’e llenzole, ’e piatte, ’o vestito, ’a chiesa, ’o fotografo… Che stanchezza!…  Comme se fà a organizzà nu matrimonio int’ a pochi mise!… (Si alza, imitata da Gisella e da Michele) ’A prossima vota che vengo, voglio vedé ’a casa… (Bacia Gisella) Int’ ’o palazzo ce mancate tanto! (Stringe la mano a Michele).

CAROLINA (abbraccia Gisella) : Ve voglio bbene… Allora ce vedimmo… (Sorride a Michele, stringendogli la mano) Arrivederci... (Prende la mamma per il braccio) Mammà, e ghiammo…

PATRIZIA (uscendo di scena con Carolina) : Arrivederci e ancora auguri…

GISELLA (le accompagna - voce fuori campo) : Grazie… Tanti saluti a Zì Caterina…

PATRIZIA  (voce fuori campo) : Sì, non dubitate….

MICHELE (riprende il giornale dalla sedia, si siede e inizia a sfogliarlo) : È n’ata ca se sposa… E isso va pure ’e pressa!…

GISELLA (rientra in scena e guardando Michele) : Gesù, Gesù, chillo legge!… Ma tu hé capito Carolina che vò ’a nuje!?…

MICHELE (senza sollevare gli occhi dal giornale) : Certo che ll’ aggio capito… Ce vò comme cumpare ’e nozze…

GISELLA  : E tu ’o ddice accussì!?… (rimette la sedia accanto alla finestra).

MICHELE : E comme ll’aggi’ ’a dicere?…

GISELLA (preoccupata) : ’O ssaje ca pe ghì a nu matrimonio ce vonno vestite, scarpe e tutt’ ’o riesto appriesso… E po’ ’o regalo ’e nozze de’ cumpare nun po’ essere na fessarìa… Nooo, nun è possibile!… Me dispiace pe’ Carolina, ma avimm’ ’a truvà na scusa…

MICHELE : Gisè, nun te preoccupà… Dimane, Dio penza… 

GISELLA  : Eh, seh, seh, Dio penza…  Sperammo ca nun penza comm’ a te… M’hé fatto piglià a chella vecchia dint’ ’a casa e io ce stongo arrefunnenno pure ’a salute…

MICHELE : Gisè, hé ’a purtà nu poco pacienza… ’E sorde ’e ll’accumpagnamento so’ sicure… Avimm’ ’a aspettà sulo c’arriva ’a visita ’e cuntrollo…

GISELLA : Vulesse propio sapé quanno se spiccia a venì stu cuntrollo!… (Adirata) I’ nun ce ’a faccio cchiù!

MICHELE (chiude il giornale) : Hai ragione!… Pure Pietruccio sta mortificato e, pe’ se dissobbligà, me manna sempe cchiù rroba… mò nu vestito, mò na cammisa, mò nu paro ’e scarpe quase nove…

GISELLA (ironica) : E che robba fine!… Te l’arraccumanno!… Cammise e cravatte accussì pacchiane ca io, p’ ’o scuorno, quanno ’e ghietto, l’annasconno dint’ ’o sacco d’ ’a munnezza, sott’ a tutto.

MICHELE (guardandosi la camicia) : Gisè, pecché è pacchiana chesta?…

GISELLA (spazientita) : Michè, me vulisse sfottere!… Chella se vede luntano nu miglio ch’è robba americana… A proposito, me so’ scurdata ’e t’ ’o ddicere… (Seccata) Ajere è arrivato nu pacchetto ’a ll’America... N’atu regalo ’e Pietruccio.

MICHELE (scatta dalla sedia, allarmato) : E addó l’hé miso?… Io ’o stevo aspettanno!

GISELLA (va verso il mobiletto che è accanto alla finestra - ironica) :Pecché t’hanno invitato a na festa ’e Carnevale?...

MICHELE : Nun pazzià!…  Addó l’hé miso?…

GISELLA (si abbassa, apre un’antina del mobiletto e tira fuori un pacchetto postale, chiuso sopra da una striscia di scotch) : Ecco qua!

MICHELE : Fa chiano!…(Prende con molta delicatezza il pacchetto dalle mani della moglie e poggiandolo sul tavolo) Ccà dinto ce stanno i resti mortali d’ ’o pate ’e Pietruccio… (cerca il taglia-unghie nella tasca dei pantaloni, ne tira fuori la limetta e fa scorrere la parte appuntita sulla striscia di scotch beige per aprire il pacco).

GISELLA (tremante, si guarda le mani) : Ma allora tenimmo nu muorto dint’ ’a casa?!... (si strofina le mani sulla gonna).

MICHELE : Gisé, nu poco ’e pacienza!... (solleva le alette di cartone e dà un’occhiata all’interno del pacco) Pietruccio int’ ’a l’urdema lettera m’ha chiesto ’o piacere ’e purtà ’a casciulella cu chello ca rimane d’ ’o pate’ncopp’ ’o cimitero…  Menumale ca, primma ’e partì, me lassaje ’a chiave d’ ’a cappella… Nemmanco si s’ ’o ssenteva… (con commiserazione, abbassa le alette di cartone).

GISELLA  : E ’a casciulella stà lloco dinto? …

MICHELE : E certamente.

GISELLA :  Gesù, che ’mpressione!…

MICHELE (sistema con delicatezza il pacchetto sul mobiletto basso che è accanto alla comune) : Però, almeno na cannela ce vò… (Prende dalla credenza un accendino e una bugia nella quale è già inserita una candela usata) Dimane, a primma matina, porto ’a casciulella ncopp’ ’o cimitero, facendo la volontà del defunto… (Accende la candela e poggia la bugia accanto al pacco - conserva l’accendino in tasca).

GISELLA (prende la piantina fiorita dal mobiletto e porgendogliela con mano tremante) : Tié, Miché, miettece pure sta pianticella cu ’e fiore….

Michele poggia la piantina sul cartone.

GISELLA : No, accussì nun me piace… Sistemala meglio…

MICHELE (sistema la piantina nella coppetta di ceramica che è sul mobile) : Te piace mò?… Si nun te piace, chiammammo ’o fiuraio…

GISELLA : Che ce azzecca!… È pe’ rispetto.... (Accennando un inchino, si fa il segno della croce)  Però fa brutto na cannela sulamente … Doppo ne cerco n’ata… (Tono confidenziale) Michè, ma stanotte avimm’ ’a fà ’a veglia?…

MICHELE  : Gisè, che dice!…  Chillo è muorto duje mise fa!… ’A veglia già ce l’hanno fatta....

GISELLA (incredula)  : E int’ a dduje mise s’è fatto accussì piccerillo?…

MICHELE   : Ma noo!… Llà, in America, doppo ca è muorto, l’hanno cremato..... (Vedendo l’espressione interrogativa di Gisella) È comme si l’avessero bruciato...

GISELLA  : Mamma mia, che crudeltà!

MICHELE : E già, pecché sotto terra è meglio… Gisè, quann’ uno è muorto che importanza pò tené?…

GISELLA  : Ma stanotte ’o lassammo sulo sulo?...

MICHELE (ironico) : Noo… mò invitammo tutt’ ’a gente d’ ’o palazzo.

Bussata di porta (campanello)

GISELLA (sobbalza) : Uh, chesta sarrà Angelina!… M’ero propio scurdata! 

MICHELE (seccato) : E chella, tua cugina riesce sempe a truvà ’o mumento pe’ ce venì a … truvà.

Bussata di porta più insistente (campanello)

 

GISELLA (rivolta al marito) : Stuta chella cannela!... Angelina è incinta; se pò spaventà... (Andando ad aprire ) E mmuovete!… Fa’ ampressa!

Michele, controvoglia, spegne la candela.

GISELLA : Vengo, vengo!… (Voce fuori campo) Gué, Angelì, te stevo aspettanno....

ANGELINA (col pancione di otto mesi, entra in scena, seguita da Gisella; annusa l'aria, dà la mano a Michele) : E menumale ca me stive aspettanno, si no for’ ’a porta ce passavo pure ’a nuttata! (si siede di lato al tavolo, senza togliersi il giaccone).

GISELLA (per giustificarsi)  : E io stevo vicino a Donna Giustina, ll’aggio appena cagnato ’o pannulone… (si siede, frontalmente al pubblico, alla destra di Angelina).

ANGELINA (rivolta a entrambi)  : A pruposito, comme sta ogge?

MICHELE (si siede dall’altro lato del tavolo, alla destra di Gisella) : Sempe ’o stesso… Ogni tanto lle vene quacche fissazione, spisso scagna ’a notte p’ ’o giorno; però, pe’ furtuna, riesce ancora a fà a meno d’ ’a seggia a rutelle, pure si traballa tutta quanta.... Ah, sta arrivanno… Forse ha ’ntiso ’a porta.

GISELLA : Chella ce sente sulo quanno vò essa.

DONNA GIUSTINA (entra in scena con passo incerto, muovendo per un tic le labbra come se assaporasse qualcosa - si avvicina a Michele) : Fra poco è mezanotte… Avimm’ ’a sparà ’e botte!… Guaglió, addó hé miso ’e tricchi  tracche?…

 

MICHELE (con tono pacato) : Donna Giustì, ma mò stammo a Carnevale…   L’urdemo ’e ll’anno è passato!                                                     

GISELLA (a bassa voce, rivolta  a Angelina): ’O vvì, nun arragiona propio!

DONNA GIUSTINA (si avvicina a Gisella con andatura traballante): Hé visto?… M’ha annascosto ’e botte c’avevo accattato e mò stasera nun putimmo appiccià nemmanco na stelletella…

GISELLA (sguardo d'intesa al marito) : Si è pe' chesto, nun ve preoccupate, stasera appicciammo ddoje cannele....

DONNA GIUSTINA (si rivolge a Angelina, quasi cercando comprensione) : Ccà so’ tutte pazze! (Le guarda il pancione) A te però ’o capitone t’ ha fatto pesantezza... Guarda che panza ca hé fatto!

GISELLA (sorride ad Angelina) : T’ ’o ffaccio nu poco ’e cafè?…

ANGELINA  : No, pe’ carità!…  Si mò me bevo ’o ccafè, stanotte nun dormo.

DONNA GIUSTINA (barcolla e si appoggia al mobile per non cadere) : Madonna!

MICHELE (si alza di scatto e le va in aiuto)  : Donna Giustì, stateve accorta!… Pe’ poco nun site caduta… (Sorreggendola, l’accompagna alla sedia che sta accanto alla finestra e l’aiuta a sedersi) Jammo, assettateve e facitece stà cuiete! (l’aiuta a sedersi e le sistema meglio il piccolo scialle di lana sulle spalle).

GISELLA (rivolta a Angelina) :  E chesto fa…Va cadenno… Ce aggio miso pure ’a televisione int’ ’a stanza p’ ’a fà sta assettata ncopp’ ’a pultrona… Ma niente… Va giranno tuorno tuorno…

        Michele torna al tavolo. Donna Giustina, seduta mentre gli altri conversano, muove le labbra come se assaporasse qualcosa e con aria svanita, si guarda le dita, si tocca la manica del giacchino di lana, si accarezza la gonna, si gratta il naso.

ANGELINA (rivolta a Gisella)  : Mammà toja comme sta?

GISELLA  : Da na settimana lle fa male ’o cuollo… Sarrà l’artrosi.

Donna Giustina si appisola con la bocca aperta, inclinandosi leggermente su un lato. 

ANGELINA : Me dispiace…. Sperammo ca è cosa ’e niente!… Si Alfredo m’accumpagna, ’a vaco a truvà.

GISELLA  : Lle farraje sicuramente piacere… Io mò nun me pozzo movere...  Povera mammà, pure l’artrosi!

Donna Giustina si sveglia di colpo, si raddrizza e dopo un po’ si riappisola.

MICHELE : Va buo’, Gisè, nun esagerammo!… Chella, mamma toja, tene na salute ’e fierro.

GISELLA : ’O siente!?… Sulo pecché chella puverella supporta e nun s’allamenta… Angelì, t’arricuorde quanno mammà s’operaie ’a cistifella?… Nemmanco ascette d’ ’o spitale ca già se mettette allerta p’ ’a casa….

ANGELINA : E quanno se facette ’o raschiamento, stette int’o lietto appena cinche giorne.

GISELLA : Pe’ nun parlà ’e ll’operazione ’a tiroide....

ANGELINA : E te si’ scurdata d’ ’e ccataratte a ll’uocchie?… (Rivolta a Michele)   Io stevo accussì prioccupata pe’ zizì, ma chella ’ncapo a nu mese turnaje meglio ’e primma…

MICHELE(ironico, guarda la moglie) : Certo che n’ha perzo ’e piezze, màmmeta!

GISELLA (risentita) : È meglio ca nun te rispongo.  

DONNA GIUSTINA (dormendo, si è piegata troppo in avanti e sta per cadere dalla sedia a faccia in giù - spaventata, grida con le braccia penzoloni) : Uh, Madonna!

MICHELE (si alza di scatto) : Donna Giustì! (Afferra la vecchia) Vuje si cadite ve struppiate.

GISELLA (alzandosi) : Ce mancasse sulo na caduta!…(va a sorreggere Donna Giustina).

ANGELINA (seduta)  : Nun sia maie!… Chello già accussì, ce vo’ na perzona perduta vicino a essa…

Michele torna a sedersi.

GISELLA : Jammo, Donna Giustì, venite cu me.... (porge un braccio alla vecchia) Ve faccio assettà ncopp’ ’a pultrona int’ ’a stanza vosta.

DONNA GIUSTINA  (rifiuta il braccio)  : No!… No!… E  no!

GISELLA  (tono accattivante) : Jammo, ca v’appiccio ’a televisione....

DONNA GIUSTINA  (meno resistente) : E me faje sentì pure ’a cantata de’ pasture?…  (si alza).

GISELLA (sorreggendola) : E comme no!?…  ’A cantata de’ pasture e ’a messa ’e requièm…

DONNA GIUSTINA (si accorge del pacco sul mobiletto e vuole fermarsi a guardare)  : Aspè, voglio vedé na cosa....

GISELLA (tirandola) : Jammo, ’a vedite doppo…  (Mentre esce di scena con la vecchia)   Scusame, Angelì…

ANGELINA  : Nun te preoccupà,  faje cu commodo… (Carezzandosi il pancione) Povera Gisella, io nun ce ’a facesse a suppurtà.... Chella è na santa.

MICHELE  : Overo… Che vita sacrificata che sta facenno…

ANGELINA  : E pe’ na perzona ca nun v’è nemmanco caso cuotto cu ll’uoglio…

MICHELE   : Che ce azzecca!… È sempe n’opera bona....

GISELLA (voce fuori campo)  : Donna Giustì, chiammateme quanno ve vulite aizà…    (Torna in scena)  Sperammo ca ce fa stà nu poco quiete! (si siede).

ANGELINA  : Proprio chesto stevo dicenno a Michele ca tu te sbatte d’ ’a matina ’a sera pe’ na vecchia ca nun t’appartene nemmanco…

MICHELE (guarda in cagnesco Angelina)  : Ecco qua… (A parte) Mò chella sgrana tutta ’a curona...

GISELLA (rivolta a Angelina) : Nun me ce fà penzà!… Pe’ na vecchia ca nun m’è niente stongo trascuranno a mammà.... (Nervosa) E che vuo’ fà?!… Chisto è stato n’atu regalo che m’ha fatto ’o maretiello mio …

ANGELINA (per cambiare discorso) : Ma l’accertamento pe’ l’invalidità nun è venuto ancora?…

MICHELE : Niente… Stammo ancora aspettanno.... Se vede ca l’ASL nun tene nisciuna intenzione ’e sburzà sòrde…

ANGELINA : Che peccato!… Che peccato ca nun ce sta cchiù!…

MICHELE : Chi?….

ANGELINA : Chillo bravo ommo ’e ll’onorevole… Facette avè ’a penzione d’invalidità a mammà int’ a quatto e quatt’ otto… E pure chella steva bbona… (Tono confidenziale) Papà ’o cunusceva pecché lle faceva ’e sserenghe… (Ride) Spisso ’o truvava annanze ’o specchio che s’arripassava ’a parte d’ ’o cumizio… A Nannina, cu ’a scusa ch’era invalida, lle truvaje nu bellu posto… A Carmeniello po’ lle facette avé ’o risarcimento sulo pe’ na caduta int’ ’o pulmanno!... Che peccato ch’è muorto!

MICHELE (ironico)   : Si no, pure Fido, ’o cane tuio, mò tenesse ’a penzione.

ANGELINA  : Michè, m’ero scurdata… tu tiene sempe ’a battuta pronta.

MICHELE : E che vuo’ fà?… Nuje gli onorevoli nun l’avimmo cunusciute…  forse pecché papà mio nun sapeva fà ’e sserenghe…

GISELLA : Angelì, nun ’o dà retta!… Chiuttosto, dimme… Alfredo comme sta?…

ANGELINA (si sistema meglio sulla sedia)  : Eh, che t’aggi’ ’a dì?!... È sempe cchiù geluso.... Mò s’è fissato finanche cu ’o purtiere… Dice ca me guarda troppo e  ca tene sempe na scusa pe’ se fermà a parlà cu me....

MICHELE (perplesso, guarda Angelina): Ma pecché ’o purtiere che fà?…

ANGELINA  : Niente… Chillu povero ommo è gentile sulamente... Cierti vvote me saglie pure ’a spesa… Sarrà pecché tengo sta panza…

MICHELE  : Ma sì, certamente sarrà pe’ chesto… P’ ’a panza....

GISELLA (lancia un'occhiataccia al marito e rivolta a Angelina) : Chillo tuo marito è stato sempe geluso.

ANGELINA : Sì, ma i’ stongo preoccupata pecché Alfredo a chillu puveriello ce ne votte ’e maledizione!… E pure va a fernì ca nu juorno ’e chiste ’o fà passà nu guajo... (guarda Michele come a volergli presagire qualche disgrazia).

MICHELE : Eh, seh!... Si overamente ’e maledizione cugliesseno, ’a mmità d’ ’a pupulazione nun ce stesse cchiù.

ANGELINA  : ’O ssaccio, ma Alfredo mio tene na putenza!… (Rivolta a Gisella  - tono confidenziale) Tu ’o ssaie, mammà pe’ me ce ha tenuto sempe assaje… pe’ chesto, quanno me spusaie me veneva a truvà spisso… Alfredo, però, ogni vota rusecava e a mammà, quando se ne jeva, lle capitava puntualmente na disgrazia… mò nu scippo, mò na caduta, mò na storta, tanto ca essa stessa decidette ca era meglio si ’a jevo a truvà io.

MICHELE (senza farsi scorgere da Angelina, tira fuori dalla tasca del pantalone il corno rosso e tenendolo stretto sotto il tavolo) : Ma sarrà impressione!…

ANGELINA : E tu m’ ’a chiamme impressione!... Mò ve conto st’atu fatto ca è succieso a Don Ciccio, ’o salumiere che stà int’ ’a zona mia.... Chillo teneva na chiacchiera ca, pure pe’ vennere ciento gramme ’e muzzarella, ce metteva mezora.... Nun ve dico ’e nierve d’Alfredo!… E va vide comm’è ghiuto e comm’ è venuto, na cosa è certa, ca pe’ colpa ’e n’operazione ’nganno, chillo puveriello è addeventato quase muto.

MICHELE (toccandosi la gola e schiarendosi la voce) : E tuo marito che commento ha fatto?…

Donna Giustina appare sotto la comune. Silenziosamente, entra in scena, e, non vista, va a guardare da vicino il pacco che aveva notato sul mobiletto. Senza far rumore, mentre gli altri continuano a conversare, solleva le alette del cartone e, con le spalle al pubblico, inizia a rovistare all’interno.

GISELLA : Michè, ma che dumande vai facenno!?... Se sarrà certamente dispiaciuto…

ANGELINA : Noo! Anzi ’o principio è stato assaje cuntento, ma po’ s’è arraggiato cchiù assaje quanno ha visto ca Don Ciccio vuleva parlà ’o stesso..... Fatto stà ca mò, pure si va a accattà nu poco ’e pane, nun se spiccia primma ’e n’ora… E quanno torna ’a casa e veco che stà comm’ a nu pazzo, i’ già m’accummencio a prioccupà penzanno a chello ca pò capità ancora a Don Ciccio (si fa il segno della croce).

MICHELE : Ma pecché tuo marito nun cagna salumiere?!…

ANGELINA  : Ce ’o ddico i’ pure, ma Alfredo se scoccia ’e piglià ’a machina pe’ ghì luntano... Dice ca ’a benzina costa e ca isso nun tene ’o banco ’o sciulio…      

Donna Giustina prende dal pacchetto qualcosa che nasconde nella tasca del giacchino; poi, senza far rumore, infila di nuovo la mano nel cartone.

GISELLA (preoccupata) : Ma pecché Alfredo tene quacche problema?!…

ANGELINA : Noo!... Nun è che scialammo, però nun ce putimmo allamentà… (Tono confidenziale)  Chillo è sempe stato nu poco avaro.…(Sorride) ’O brillante ca me facette p’ ’o fidanzamento è talmente piccerillo ca a stiento se vede … Eppure isso nun m’ ’o fa mettere maje pe’ paura de’ mariuole. 

Donna Giustina, spalle rivolte al pubblico, abbassa il viso sul palmo della mano per portare qualcosa alla bocca e, masticando con gusto, si gira con il pacchetto fra le mani.

MICHELE : Eh seh, chille ’e mariuole s’accuntentassero d’ ’a pretella toia! … (Strofina il corno fra le mani) Comunque a me tuo marito m’è stato sempe simpatico e penzo ca pure io a isso… 

Donna Giustina ingoia qualcosa e, sentendosi soffocare, tossisce forte.

GISELLA (allarmata, vedendola con il pacco in mano): Donna Giustì, che state facenno?!…

Donna Giustina, tossendo, stringe a sé il pacco.

MICHELE (alzandosi di scatto) : Ma vedite a sta vecchia pazza!… Ja’, dateme stu pacco… (cerca di toglierle il pacco).

DONNA GIUSTINA : No, no e no... Ncopp’ a stu pacco ce stanno nu sacco ’e francubolle e sul’ io tengo ’o nepote in America... Perciò sta scatola è ’a mia!

ANGELINA : E va buono, nun ha fatto niente ’e male... Certamente, primma o doppo, chella scatola l’avisseve aperta… Che ce vuliveve mettere ’e cannele annanze!?…

GISELLA  : Donna Giustì, si nun ’a fernite ’e mangià, ’e ccannele ’nnanze ve ’e mettimmo a vvuje…

DONNA GIUSTINA (risentita)  : Sciò! Sciò!

MICHELE (si avvicina alla vecchia per farsi consegnare il pacco - tono accattivante) : Donna Giustì, me facite vedé pure a me che ce sta ccà dinto?…

DONNA GIUSTINA (coprendo con una mano la scatola)  : No, no e no !

              

Bussata di porta (campanello)

GISELLA (rivolta a Angelina mentre va ad aprire) : Forse sarrà Alfredo ca t’è venuto a piglià....

DOTTORE (voce fuori campo) : È casa Cofecchia?…

Angelina, che si era alzata per andare incontro al marito, si ferma e guarda Michele con aria interrogativa.

GISELLA (voce fuori campo) : Sì… Ma voi chi siete?…

DOTTORESSA (voce fuori campo) : Siamo della ASL

GISELLA : Prego!…Prego! 

Dottore e Dottoressa, entrambi con impermeabili chiari, entrano in scena, preceduti da Gisella.

DOTTORE (con cartellina sotto il braccio) : Siamo della Commissione medica della ASL.

MICHELE  (mantenendo ferma Donna Giustina) : Ma prego, accomodatevi!

Gisella, premurosa, porge ai dottori le sedie dove prima stavano sedute lei e Angelina.

DOTTORESSA (sedendosi - aria stanca) : Finalmente!... Qua nella zona, come Cofecchia, non vi conosce nessuno!… Figuratevi, poi, quando chiedevamo di… (Rivolta al collega) Come si chiama la paziente? 

DOTTORE (apre la cartella e legge su un foglio) : Giustina Capallerta.

DOTTORESSA (a voce più alta) : Già, Giustina Capallerta.

DONNA GIUSTINA (prontamente) : Songh’ io, per servirvi!

MICHELE : Allora siete venuti per la  visita di controllo?…

DOTTORESSA : Proprio così.

MICHELE (prende la vecchietta sotto braccio): Donna Giustì, sti dottori so’ venute pe’ vvuje! (con tatto le toglie il pacco dalle mani e lo rimette sul mobile).

DONNA GIUSTINA (dà uno strattone a Michele)  :  A me?... I’ stongo bbona… Fatte visità tu e mugliereta!… (segue con lo sguardo il pacco).

 

DOTTORE (la studia con aria impenetrabile) : Bene, bene, bene.... Allora questa sarebbe l’ammalata.... l’invalida, insomma.

GISELLA : Sì!... (Tono confidenziale) Sapete, è la zia di un’amico di mio marito… Steva int’ a n’ ospizio… P’ ’a curà meglio ce l’avimmo pigliata dint’ ’a casa cu nnuje... (fa segno a Angelina di sedersi e va a prendere dal cassetto della credenza una grande busta gialla a sacchetto).

Angelina si siede sulla sedia che prima occupava Michele.

DOTTORESSA (rivolta ai presenti) : Suppongo che la qui presente, Giustina Capallerta, benefici di qualche pensione?…

DONNA GIUSTINA  (prontamente) : Sì, sì, tengo ’a penzione d’ ’e viecchie...

GISELLA (imbarazzata per la inspiegabile lucidità della vecchia) : Vo' dicere ’a penzione sociale.....  (Porge la busta al dottore)  Qua ci stanno tutti gli accertamenti…  Ce sta pure na copia d’ ’a  domanda d’invalidità.....

DOTTORE (dà un’occhiata alle carte e ne sottopone una all’attenzione della collega): La domanda è abbastanza risalente… Guarda la data.

DOTTORESSA (legge al  punto indicato) : Già.

Donna Giustina va verso il mobiletto dov’è il pacco.

MICHELE (rivolto ai medici) : Sapete, nun ce sta propio cu ’a capa…

GISELLA : Quanno parla scumbina, nun s’arricorda niente, scagna ’a notte p’ ’o giorno....

MICHELE : E soffre pure d’incontinenza.... Inzomma, ce vò na perzona perduta vicino a essa.

ANGELINA : Proprio così.

DOTTORESSA (rivolta ad Angelina) : A proposito, voi chi siete?

ANGELINA (indicando Gisella) : Sono una parente della signora Cofecchia...

DOTTORESSA  : Ah, capisco!

DONNA GIUSTINA (avvicinandosi alla dottoressa con il pacco in mano) : ’O vulite nu ciucculatino?... Sapite, mio nipote m’ha mannato sta scatola ’a ll’America!

MICHELE (ha un sussulto)  : Donna Giustì, nun è ’o mumento!…

DOTTORE (rivolto a Michele) : La signora ha veramente un nipote in America?…

MICHELE (sconsolato, annuisce) : Sì.

DOTTORE : E veramente quel pacco viene dall'America?

MICHELE (con voce fievole) : Sì…

DOTTORE :Bene, bene, bene… (prende appunti su un foglio).

DONNA GIUSTINA (con il pacco in mano) : Da Neva York!… (Sorride alla dottoressa)  Mò ve faccio assaggià nu ciucculatino! (Ripone la scatola sul mobile).

DOTTORESSA (rivolta a Gisella) : Il nipote della signora vive proprio a New York?…  

GISELLA (timidamente) : Sì…

DOTTORE (rivolto alla collega) : Direi che sarebbe il caso di rivolgere qualche domanda direttamente alla signora (legge il nome sulle carte) Giustina Capallerta per appurare il suo stato…

DOTTORESSA : Sono d’accordo.

DONNA GIUSTINA (si avvicina al tavolo, infila una mano nella tasca del giacchino e poggia un grosso cioccolatino sul tavolo) : È bbuono assaje!… Però stateve accorta… ’a dinto ce sta na nucella.

DOTTORESSA (con un sorriso)  : Grazie!… Lo gusterò dopo.

DONNA GIUSTINA (allontanandosi) : Dopo…

MICHELE  : Donna Giustì, aspettate… (Con tatto, la riporta verso i due medici) Sti dottori ve vonno fà quacche domanda.

DOTTORE (rivolto a Donna Giustina) : Bene... bene... bene....  Donna Giustina, ditemi, avete capogiri durante la giornata?.... (Vedendola perplessa, traduce)  V’avota ’a capa?...

Donna Giustina, per il tic, gira il capo da un lato e dall’altro come a dire no.

DOTTORE : Avete vuoti di memoria?… (Traduce) Ve scurdate ’e ccose?…

Donna Giustina, per il tic, gira il capo da un lato e dall’altro come a dire no.

DOTTORE : Avvertite una certa fiacchezza?... (Traduce, alzando la voce)  Ve sentite stanca?...

DONNA GIUSTINA : Chi po’?…

DOTTORE : Vuje.

DONNA GIUSTINA : I’ stiro ’e panne e cucino finanche!… (Si dirige verso il mobiletto).

GISELLA (fra i denti)  : Seh! seh!

MICHELE (la ferma e la riconduce verso i medici) : Donna Giustì, aspettate… ’E duttore ve vonno fà n’ata domanda…

DOTTORESSA  (sorride) : Donna Giustina, sapete dirmi che giorno è oggi?…

Michele e Gisella si guardano soddisfatti, prevedendo la risposta che confermerà l’infermità di mente della vecchia.

DONNA GIUSTINA (pensosa) : ’O giorno propio nun ’o saccio... però stammo a febbraio pecché è Carnevale.

DOTTORESSA : Brava! 

DONNA GIUSTINA (contenta) : Brava 

Michele, Gisella e Angelina si guardano increduli.

DOTTORE (Legge qualcosa su un documento - tono confidenziale) : Ma voi quanti anni avete?… (Per maggiore chiarezza) Donna Giustì, quant’anne tenite?…

DONNA GIUSTINA (civettuola) : Si v’o ddico nun ce credite.... Ne tengo uttantasette!

DOTTORE  : Ma brava! (Indica alla collega la data riportata sul documento) L’anno di nascita coincide perfettamente (con aria impenetrabile prende altri appunti).

DOTTORESSA : Brava!

 

DONNA GIUSTINA : Brava… (va di nuovo verso il mobiletto). 

La dottoressa ripone gli accertamenti nella busta gialla, che lascia sul tavolo.

DOTTORE (richiude la cartellina con gli appunti e rivolto alla collega) : Direi che possiamo andare (si alza).

DOTTORESSA (alzandosi anche lei) : Hai preso nota di tutto?…

DOTTORE  : Sì… (mette la cartellina sotto il braccio).

GISELLA  (meravigliata) : E nun ’a visitate nemmanco?!

MICHELE (tempestivo, prendendo Donna Giustina per le spalle) : L’accumpagno int’ ’a cammera ’e lietto…

DONNA GIUSTINA  (opponendo resistenza) : No!…No!

DOTTORESSA  : A dire il vero, non ne vediamo la necessità! (Sorride a Donna Giustina) Mi raccomando, sempre in forma!…  (Rivolta ai presenti) Arrivederci.

DONNA GIUSTINA (ripete) : Arrivederci…

GISELLA (accompagnandoli alla porta) : E pe’ l’invalidità?…

DOTTORE : Per il momento non ci sembra il caso… Buonasera (esce di scena dietro la collega).

DONNA GIUSTINA : Buonasera…

GISELLA (tono mesto - voce fuori campo) : Buonasera... (Torna in scena e nervosa) E bonasera! (si siede pesantemente sulla sedia).

DONNA GIUSTINA (ripete) : E bonasera…

GISELLA: Gesù, chiste so’ nummere!... Angelì, ma tu hé visto chella comme arragiunava?…

ANGELINA : Pareva nu miracolo.

MICHELE (scuote la testa) : Si sulo fossero venute cinche minute primma!

DONNA GIUSTINA (traballante, si avvicina a Michele) : Guaglió, me vuo’ dicereaddó hé miso ’e botte c’ avimm’ ’a sparà?…  ’O ssaje o no ca ogge è ll’urdemo ’e ll’anno?…

MICHELE (furioso, si alza) : Mò ce ’a sòno io na botta ’ncapo!

ANGELINA (prende la vecchia sotto braccio) : Jammo, donna Giustì!… Jammo dint’ ’a stanza vosta, accussì ve dicite ’o rusario…

DONNA GIUSTINA : Ma io già me l’aggio ditto…

ANGELINA (accompagnandola) : E ve ne dicite n’ato…

DONNA GIUSTINA (farfuglia) : N’ato… (esce di scena con Angelina).

GISELLA : Io me vattesse!… (Rivolta a Michele) E che d’è, mò nun parle!?… Nun dice niente?…

MICHELE (mesto) : E c’aggi’ ’a dicere?… Tu hai ragione… Mò capisco ’a chella gente c’arape ’o gas e ’a fà fernuta pe’ sempe… Io pure nun ce ’a faccio cchiù a campà  ’e speranze… (nasconde il volto fra le mani).

GISELLA (gli si avvicina di spalle, gli accarezza i capelli) : E ghiammo, nun fà accussì… Pò essere ca  tutto s’acconcia…

MICHELE (la guarda) : Gisè, ce vulesse sulo nu miracolo, ma ’e miracule nun capitano a nnuje.

ANGELINA (torna in scena) : L’aggio fatta assettà ’nnanze ’a televisione e ce aggio miso ’a curona ’mmano…(Si siede, poggia la mano sulla busta) Michè, si tu vuo’, sti ccarte ce ’e ppòzzo purtà a uno che saccio io… Pò essere ca isso cunosce ’e miedece  ca so’ venute e tutto se sistema.

GISELLA (contenta) : Overo?!…

ANGELINA : Si chillo ’o ppò fà, ’o ffà sicuramente… Però, Michè, t’ ’o ddico subbeto, isso se piglia ’o cinquanta pe’ ciento ’ncopp’a ll’arretrate che spettano ’a vecchia.

MICHELE (diffidente) : E chi sarebbe stu signore?…

ANGELINA : Uno ca cunosco io… A te nun te serve ’e sapé ato, pure pecché, quanno sarrà ’o mumento, ’e sòrde ce ’e port’ io.  

GISELLA : Michè, e c’aspiette a dicere sì?!… Angelina ce stà facenno nu piacere… ’O ccapisce o no?…

MICHELE (seccato) : Eh sì, sì… Va buó… ’E ccarte stanno tutte int’a sta busta.

Squilla più volte il cellulare nella borsa di Angelina (volume basso).

ANGELINA (cercandolo) : Addó stà!…  Pronto?…… Sì, Alfrè stò scennenno!.….. No, nun é succieso niente… Me so’ trattenuta ’e cchiù (mentendo, ammicca a Gisella) pecché addu Gisella ce steva pure n’amica mia ’e scola…… Se chiamma Maria… nun ’a saie…… Sì mò scengo!… (Chiude il cellulare e lo rimette in borsa) Uffà, comm’è scucciante!… (Si alza e prende la busta dal tavolo)Allora, Gisè, te faccio sapé… (Bacia Gisella e dà la mano a Michele) Ciao, Michè!

MICHELE : Ciao, Angelì… E grazie…

GISELLA (porgendole il cioccolatino che è rimasto sul tavolo) : Angelì ’a dottoressa s’è scurdato ’o ciucculatino ccà… Tié, mangiatillo tu!…

ANGELINA : No, io sto a dieta… E po’ è nu poco ’e tiempo ca ’a ciucculata nun me va propio… (si avvia fuori scena) Ciao, Gisè… Dimane te telefono…

GISELLA (l’accompagna - voce fuori campo) : Ciao… E grazie assaie!… (Rientra in scena) Michè, hé visto?… Pò essere ca mò ’e ccose cagnano… Chella bella mamma d’ ’o Carmine, essa ce ha da penzà! (gli si siede accanto).

MICHELE : E sperammo!… Intanto p’avé chello ca ce spetta avimm’ ’a pavà a chi ’mbroglia!… Che schifo ’e munno!

GISELLA (distrattamente giocherella con il cioccolatino) : Ma tu stu munno nun ’o può cagnà!… (Porgendogli il cioccolatino) ’O vuo’?….

MICHELE (si alza) : No, Gisè,  tengo ’a vocca tutta ’mpastata… (Andando verso la radio) Mah!… Sentimmece nu giurnale radio, accussì ce cunzulammo cu ’e guaje ’e ll’ate…(accende la radio e cerca la stazione).

Gisella scartoccia il cioccolatino.

GIORNALE RADIO : “Panico a New York fra i passeggeri di un volo diretto a Los Angeles… L’aereo, poco dopo il decollo, è stato costretto a effettuare un atterraggio di fortuna, per un guasto al carrello…Grazie ai soccorsi immediati, il bilancio è soltanto di quattro morti e venti feriti… Nell’incidente ha perso la vita anche un italiano residente da ahnni negli Stati Uniti, il cinquantenne Pietro Capallerta, originario di Napoli… E passiamo a un’altra notizia dall’estero… In Australia un canguro…”

MICHELE (spegne la radio e, a fatica, raggiunge il tavolo) : Gisè, hé ’ntiso?! (Si accascia sulla sedia) Pietruccio...

GISELLA (preoccupata) : Michè! (si alza per andargli vicino e, meccanicamente, mette in bocca il cioccolatino).

MICHELE : Che disgrazia! (nasconde il viso fra le mani per piangere).

Gisella inizia a tossire forte per liberarsi di qualcosa che le ostruisce la gola.

MICHELE (spaventato,  si alza) : Gisè, che tiene?!…

GISELLA (prende il fazzoletto dalla manica del maglioncino, vi tossisce dentro e mostra qualcosa sul fazzoletto - voce roca) : Guarda ccà!… Guarda che ce steva dint’ ’o ciucculatino… Nu piezzo ’e vrite… Mò m’affucavo.

MICHELE : Famme vedé!… (Prende il pezzetto di vetro fra le dita)Ma è strano… (Pulisce la pietruzza sul fazzoletto di Gisella) Overo è strano… (La guarda, la osserva controluce) Gisè, ma chisto è nu brillante! (Prende il piccolo posacenere che è accanto alla radio e vi poggia dentro la preziosa pietra) Guarda pure tu….

GISELLA (a bassa voce) : Nu brillante!…  (Istintivamente) ’A scatola!

MICHELE (sorride) : Eh già!… (prende il pacco dal mobiletto, lo poggia sul tavolo e ne tira fuori due fettucce elastiche nere annodate e una scatola di latta, con apertura a libro, sul cui coperchio è incollato un fiocco viola).

GISELLA(tremante): Aspé!… E si ce stà ’o muorto?…

MICHELE : Gisè, chella Donna Giustina sta scatola l’ha già aperta… (Indica gli elastici tolti) ’O vvì, ha luvato pure ’e mmolle (Con delicatezza apre la scatola) Guarda quanta ciucculatine ca ce stanno!… (Ne scartoccia uno, lo mastica lentamente e toglie dalla lingua una pietruzza - contento) Pure ccà ce stà na preta!

Gisella gli porge il fazzoletto.

MICHELE (pulisce la  piccola pietra e la osserva controluce) : Nu smeraldo! (Pone la pietra nel posacenere) Nu smeraldo, Gisè!… Guarda ccà! (Solleva una manciata di cioccolatini dalla scatola) Sarrano cchiù ’e trenta ciucculatine!

GISELLA (indica il fondo della scatola) : Michè, llà sotto aggio visto cierti fogli verde…

MICHELE (guarda sul fondo della scatola – incredulo tira fiori alcune banconote) : So’ dollari!… (Abbassa la voce) Dollari, Gisè!… (si siede). 

GISELLA (si accascia sulla sedia) : Madonna mia bella, io nun ce pozzo credere!

MICHELE (felice): Chiste so’ sòrde scise d’ ’o cielo… Ccà è atterrata ’a furtuna!

GISELLA : E penzà ca, si nun era pe’ Donna Giustina, tutto stu bene ’e Dio ferneva ’ncopp’ ’o Campusanto e nisciuno ne sapeva niente… Povera vecchia!… Chi ce ’o ddice ca ’o nepote è muorto!?…

MICHELE (affranto) : Povero, Pietruccio!… Povero amico mio!… D’ ’a vita che se n’è visto?….Se n’è ghiuto luntano… Ha faticato sulamente e mò  tutta sta furtuna l’ha lassata ccà… l’ha lassata a nnuje… (butta i dollari nella scatola).

GISELLA (si alza) : E me pare pure giusto, pecché addu nuje ca ce stà ’a zia… (Chiude la scatola di latta e la ferma ai lati con i due elastici, lasciando al centro del coperchio il fiocco viola - ponendola nel mobiletto) Chesta pe’ mò ’a mettimmo ccà.

MICHELE (porgendole il posacenere) : Nun te scurdà sti pprete! 

GISELLA (sorride) : E chi s’ ’e scorda! (Spiega sul tavolo il fazzoletto, striato di cioccolato, vi pone al centro le due pietruzze, lo chiude con un nodo e lo infila nel reggiseno - soddisfatta)Ecco fatto… Michè, fa’ na cosa… Và a accattà dduje ciucculatine p’ ’a vicchiarella…(Indicando il cartone) Ce ’e mettimmo ccà dinto… Pò essere ca Donna Giustina esce d’ ’a stanza cu  ’o penziero d’ ’o pacco…(Nasconde il cartone vuoto in un angolo della stanza)… Michè. piglia pure na bella muzzarella e nu poco ’e presutto.

MICHELE (sorride) : E pecché nu poco?… (Pensoso) Gisè, stevo penzanno ca Donna Giustina nu ciucculatino se l’è mangiato…

GISELLA (ride) : E  chella tene ’o pannulone… Quanno ce ’o cagno, vedimmo.

MICHELE :  Eh già… (A parte - disgustato) Che schifo!

VOCE FEMMINILE (fuori campo - proveniente dal cortile): Gesù, m’ha nfuse tutte ’e magliune!

ALTRA VOCE FEMMINILE (fuori campo - proveniente dal cortile) : A me ’o bucato s’era quase asciuttato.

 

GISELLA : Uffà!… Aspé!… (Sorride a Michele e si affaccia) : Scusatemi!… Sono mortificata… La lavatrice nuova dovrebbe arrivare domani… Voi sapete come sono i commercianti… Sono svelti solamente quando devono incassare, ma per consegnare fanno dannare… (Tono confidenziale) Prendete il mobiliere… mi ha fatto portare qua dei mobili vecchi, perché quelli che avevo ordinato non erano pronti…

VOCE FEMMINILE (fuori campo) : Gesù, e vvuje ce avite arrefuso pure ’o trasporto pe’ ve purtà chella  rroba vecchia!

GISELLA : Proprio così… Però, i mobili da lui non li ho più presi … Sono andata da un altro mobiliere che me li consegnerà fra pochi giorni… Anzi, quando mi sarò sistemata, se mi fate l’onore, ci prendiamo un caffè insieme…

VOCE FEMMINILE  (fuori campo) : E certamente!… L’onore sarà tutto  nostro…

ALTRA VOCE FEMMINILE (fuori campo) : E pure ’o piacere. 

GISELLA : Allora, scusatemi ancora…

VOCE FEMMINILE (fuori campo) : Nun ’o ddicite nemmanco!… So’ ccose ca ponno capità…

GISELLA : Buonasera… (Soddisfatta, guarda Michele e si trattiene vicino alla finestra aperta ad ascoltare).

VOCE FEMMINILE (fuori campo) : Se vede ca so’ perzone perbene… Si chiamano Cofecchia.

ALTRA VOCE FEMMINILE : Ce aggio addimannà ’e che marca s’è pigliata ’a lavatrice?… Io pure m’ ’a vulesse cagnà…

GISELLA (chiude la finestra e sorride, guardando Michele) : ’E ssiente mò?…

MICHELE (divertito) : E comme no!… Gisè, nu negozio ca venne gli elettrodomestici sta propio ccà vicino… Tene pure ’e telefonine… Che dice?…

GISELLA (contenta) : E certamente!… Lavatrice, telefonine, mobile, vestite nuove…

DONNA GIUSTINA (entrando in scena sulla battuta) : Pure a me me ce vulesse nu vestito nuovo… Mò, però, vulesse nu biscotto…

GISELLA (le sorride) : E va be’, Donna Giustì… Michele mò scenne e ve n’accatta na scatola sana… È ovè, Michè?…

MICHELE : Sì, Donna Giustì, vaco e vengo (esce di scena).

DONNA GIUSTINA (con aria svanita e passo incerto) : Vaco e vengo… Vaco e vengo… (esce di scena, seguita da Gisella, mentre cala il sipario).

F I N E

P.S. : Nelle due pagine che seguono è riportata, in ordine di lettura, la traduzione in italiano di molte parole e espressioni napoletane, presenti nel testo. Ciò per agevolare chi non è padrone dell’idioma partenopeo.

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Il regista che volesse realizzare questa commedia può richiedere, a mezzo posta elettronica (corandolfi@libero.it), i dettagliati bozzetti di scena del primo e del secondo atto, preparati da me, come d’abitudine, durante la stesura del lavoro. Detti bozzetti, utilissimi già per le prove, saranno inoltrati, in tempi brevi, al numero di fax che verrà fornito.

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Su InternetBookshop.it e su Unilibro.it è possibile ordinare la mia grammatica “Facile facile. Impariamo la lingua napoletana” (Ed. Kairos 2008). Un manuale semplice, pratico e completo per apprendere l’idioma partenopeo o approfondirne la conoscenza.

“Atterraggio di… fortuna”

Traduzione in italiano di parole e espressioni napoletane,

presenti nel testo (in ordine di lettura)

Atto Primo : Totóre = Salvatore // scìnnete! = scenditi! // seggia = sedia // lassatencélla! = lasciatecela! // chesta = questa // giuvinò! = giovanotto! // v’arraccumanno = vi raccomando // accussì = così // dicitencéllo = diteglielo // abbascio = giù // ce ne jammo = ce ne andiamo // calóre = caldo // chiano = piano // Santa Maria d’ ’e ccrastulélle = Santa Maria dei vetri rotti // addó = dove // ca venarranno ’e casa ccà = che verranno ad abitare qua // arèto = indietro // scagnato = scolorito //  ve l’ avésseno avut’ ’a  pavà = ve lo avrebbero dovuto pagare // a pàcchere =  a schiaffi //sciure = fiori // manco si che = per nulla al mondo // ’nfracetà = infracidire // aggio = ho // jeva accussì ’e pressa = andava così di fretta // òmmo = uomo // muglièra = moglie // anatrèlla corta = piccola anatra (donna minuta e bassa) // criatura = bambina // cchiù = più // llòco = costì // trasì = entrare //  nemmanco = nemmeno // pazzià = giocare // pazzièlla = giocattolo // ce pazzéa = ci gioca // piccerillo = piccolo // jammo = andiamo // facimmo cucù setté = giochiamo a nascondino // trasuto = entrato // foja = vivacità // ha da = deve // àddu = da // piénze a vuttà ’e mmane  = pensa a buttare le  mani (pensa a muoverti velocemente) // scassà = rompere // sta culunnètta  = questo comodino // ’a fòre  = di fuori // dinto = dentro // se ne vanno ’e casa = se ne vanno ad abitare // pate = padre // isso = lui // guaglióna = ragazza // guagliunazzo = ragazzaccio // ’a vulesse = la vorrei // dint’ ’a capa soja = nella sua testa // turzo ’e penniello = buono a nulla // comm’ a Sant’ Antonio ca s’annammuraje d’ ’o puorco = come Sant’Antonio che si innamorò del maiale (ovvero, l’amore è cieco) // mettarrà ’a capa a fà bene = metterà la testa a posto // pònno = possono // che ghiate = che andiate // mulignane = melanzane // sparagnàte = risparmiate // putimmo = possiamo // abbunato = ritardato // t’ ’o ddicesse = te lo direbbe // mò = ora // se spicciano = si sbrigano // chiagnere = piangere // cagna = cambia // s’avess’ ’a dà = si dovrebbe dare // isso = lui // s’hann’ ’a fà = si devono fare // rattà = grattare //  riggiola = mattone // se ’ncolla = si incolla // truculéa = traballa  // na lastra = un vetro // ce spennévemo = ci spendevamo // Capemonte = Capodomonte // s’appilava = si otturava // ccà = qua // ’o siente = lo senti // fracete = fradici // jettà = gettare // chiano = piano // ’a ’mpupazze = la abbellisci soltanto in apparenza // jì = andare // ’o vvì = lo vedi // putesse campà = potrebbe vivere // ’ntussecato = amareggiato // père = piede // che ’a caricammo  a fà? = a che serve caricarla? // accuncià = riparare //  ce accattammo = ci compriamo // l’hé ’a chiammà = la devi chiamare // accucchie = concludi // allèra = allegra //  hé = hai // ’e mariuole  = i ladri // ve ruciuléo = vi rotolo // te si’ scetato = ti sei svegliato // n’ommo ’e conseguenza = un uomo fattivo // ciuccio = asino // jammo a fà ampressa! = muoviamoci! // spìccete a saglì = sbrigati a salire // vótta ’e mmane! = sii veloce! // vócca = bocca // tutte còse = tutto quanto // va a fernì ca ’o lasso = va a finire che lo lascio // ce vò = ci vuole // ve pozzo = vi posso // ’a quanno era piccerélla = da quando era piccola // ’nzieme a nu frato d’ ’o mio = con uno dei miei fratelli // ’a facesse fà = le farei fare // ampressa = presto // véco = vedo // gènio = voglia // nisciuno = nessuno // so’ = sono // hé ’a = devi // ’e cchiù = di più // l’aggi’ ’a arricettà = la devo rassettare // pulezzà = pulire //  ve l’avit’ ’a scennere = ve lo dovete scendere // ’ncapo = in testa // t’ha mannato = ti ha inviato // puparuóle = peperoni // suppuntà = sostenere // ’è ghiuta a penzà = è andata a pensare // ammuinato = affaccendato // ’a cunnulélla = la culla // va facenno ’a trumbètta ’a vicarìa = va diffondendo la notizia come un banditore // lle cónto = le racconto // ’o ssaccio = lo so // nu cìcero ’mmocca = un cece in bocca (un segreto) // sagliuto = salito // fernuto = finito // ll’hé misa = l’hai messa // carruóciolo = carretto vecchio // chella jeva ’e prèssa = quella andava di fretta // m’ ’o scengh’io = me lo scendo io // m’assettasse e nun me susésse cchiù = mi siederei e non mi alzerei più // // e ghiammo! = e andiamo!

“Atterraggio di… fortuna”

Traduzione in italiano di parole e espressioni napoletane,

presenti nel testo (in ordine di lettura)

Atto Secondo : isso = lui // so’ = sono // ca stanno ’e casa ccà = che abitano qui // nun sape = non sa // hé miso = hai messo // ce vònno = occorrono // tèneno = tengono (hanno) // ll’ate = gli altri // d’ ’e ccufécchie = degli intrighi // ’nfuse = bagnati // asciuttato = asciugato // aggiate! = abbiate! // stongo cchiù accorta = sto più attenta // chille = quei // avé a che fà = avere contrasti // vicchiarèlla = vecchietta // te putarraje accattà = potrai comprarti // ce vò = ci vuole // stutà ’o fierro = spegnere il ferrro // ’a miezo = di mezzo // appuntete! = abbottonati! // cammisa = camicia // m’assètto = mi siedo // so’ ll’uocchie vuoste = sono i vostri occhi // ce simmo = ci siamo // avimmo = abbiamo // ’e ve fà = di farvi // ’a chesti pparte = da queste parti (in zona) // tunno = tondo // ce n’avimm’ ’a jì = dobbiamo andarcene // pe’ ghì = per andare // avimm’ ’a = dobbiamo // pazzià = giocare // ’ncopp’ ’o = sul // me lassaje = mi lasciò // nemmanco si s’ ’o ssenteva = nemmeno se se lo sentiva // ’a casciulella = la cassettina // che ce azzecca?! = cosa c’entra?! //  n’ata = un’ altra // ’o lassammo sulo = lo lasciamo solo // stuta! = spegni! // for’ ’a = fuori alla //  ha ’ntiso = ha sentito // avimm’ ’a sparà ’e bòtte = dobbiamo sparare i botti // ’e tricchi tracche = i mortaretti // nun putimmo appiccià = non possiamo accendere // stelletèlla = fuoco d’artificio per bambini, costituito da un’asticina che produce tante stelline incandescenti //   

ddoje = due // assettàteve = sedetevi // facìtece stà cuiete = fateci stare quieti (tranquilli) // tuórno tuórno = tutto intorno (di qua e di là) // cuóllo = collo // cosa ’e niente = sciocchezza // zizì = zietta // n’ha perzo ’e piezze = ne ha perduto di pezzi // màmmeta = tua madre // essa = lei // caso cuotto cu ll’uoglio = niente (che non ha nessun legame, come il cacio cotto con l’olio) //

sgrana tutt’ ’a curona = recita tutte le lamentele // maretiéllo = maritino // sburzà sòrde = sborsare soldi // ’e sserénghe = le iniezioni // puveriéllo = poverino // jéva = andava // nierve = nervi // ’nganno = alla gola // ’o banco ’o sciùlio = la banca che si appropriava dei soldi dei clienti // pretélla = piccola pietra // l’avìsseve = l’avreste // vuliveve = volevate // ’nnanze = davanti // ve ’e mettìmmo a vvuje = le mettiamo a voi // Sciò! Sciò! = Via! Via! // songh’io = sono io // scagna = scambia (confonde) // ’a dinto = all’interno // nucélla = nocciola // ve vònno = vi vogliono // v’avòta ’a capa? = vi gira la testa? // chi po’? = chi poi? (a chi vi riferite?) // chiste so’ nummere! = questi sono numeri da giocare al lotto! // me vattésse = mi picchierei // che d’è? = cos’è? // c’aggi’ ’a dìcere = che devo dire // s’accòncia = si sistema // ce vulesse = ci vorrebbe // ’mmano = in mano // saccio = conosco // avimm’ ’a pavà = dobbiamo pagare // nun ’o puó cagnà = non lo puoi modificare // dint’ ’o = nel // vrite = vetro // prèta = pietra // m’affucavo = morivo per soffocamento // pòzzo = posso // nun ’o ddicite nemmanco! = non lo dite nemmeno! // ca pònno = che possono // ’e ssiénte mò? = le senti ora?// e cómme no! = altroché! // ve n’accatta = ve ne compra // sana = intera.     

N.B. : in napoletano, la “j” si legge “i”. Il verbo avere (avé), seguito dalla preposizione “da” (’a o da), assume il significato del verbo “dovere”. Le vocali atone “e” ed “o”, a fine parola, sono sempre mute. L’idioma napoletano fa molto uso di aferesi e di elisioni.     

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