Atto unico

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ATTO UNICO

due atti di Claudio Forti

Personaggi:

ALBERTO CAFIERO, scrittore

ADELE, sua moglie

MARIOLINO BARATTA, un amico

LO SCONOSCIUTO

PRIMO UOMO

SECONDO UOMO

Scene:

Ambiente unico di una casa arredata con gusto moderno. Da una parte, angolo studio, libreria, scrivania con macchina da scrivere, fogli di carta qua e là. Dal lato opposto del palcoscenico si intravede una stanza adibita a lavanderia e una lavatrice in funzione.

ATTO PRIMO

Alberto Cafiero è alla macchina da scrivere e batte, con molta difficoltà, sui tasti.

ALBERTO: È... È... È... ma dove ti sei cacciata? Ah, eccola! (interdetto) Ma ci andrà l’accento (mima con la mano acuto e grave) così... o così? (risoluto) Bah, mettiamo questo così. (mima) Anche gli accenti ci si mettono! Acc... (continua a scrivere, sempre lentamente) Adele... (un po’ più forte) Adele... (più forte) Adele!! (non risponde nessuno) Mai! (stizzito) Mai! Che mi risponda una... una volta! (continua a scrivere; dopo, con enfasi) “Ogni vita segue il proprio destino, John, e il tuo destino passa per la mia pistola”... Ecco il finale! (scrive le parole che ha appena detto; appena finito di scrivere ripete la stessa frase più volte, con voci diverse) “Ogni vita segue il proprio destino... ” (entra in scena Adele, moglie di Alberto. È vestita in maniera sciatta, in tenuta da lavoro. Porta tra le braccia una pila di biancheria da stirare. La posa su un divano, esce un attimo dalla scena per tornare in lavanderia e ritorna con un asse da stiro pieghevole sotto braccio)

ADELE: Mi chiamavi?

ALBERTO: Sì... mezz’ora fa!

ADELE: La lavatrice... (fa cenno di non averlo sentito a causa della lavatrice)

ALBERTO: Già... la lavatrice! (si alza dalla sedia posta di fronte alla macchina da scrivere) Ho trovato il finale, sai?

ADELE: Ah, sì? Che soddisfazione! (ironicamente)

ALBERTO: (con enfasi) “Ogni vita segue il proprio destino, John, e il tuo destino... ” (proprio in quel momento Adele apre, con grande fragore, l’asse da stiro e il ferro a vapore fa il suo inconfondibile sbuffo. Alberto getta in aria i fogli che ha in mano) Ma allora dillo chiaro... non te ne frega niente! Io ti leggo il finale e tu... trac... fuuuuh... vuoi anche accendere l’aspirapolvere? Prego, accomodati!

ADELE: (decisa) Non rompere le scatole! E lava... e stira... e cucina... e rammenda le calze dell’“artista” (con sarcasmo) e ti lamenti pure? Ma io ti mollo... uno di questi giorni me ne vado, caro mio! Così ti lascio in pace a scrivere i tuoi... capolavori... (ride)

ALBERTO: Ma sì! Ma sì! Vattene! (la guarda) Guarda come ti sei ridotta! Neanche una massaia, una... profuga mi sembri! Ma che donna ho sposato?

ADELE: Una stupida, hai sposato. Una stupida che ti fa da serva, mentre tu... scrivi...

ALBERTO:... le mie commedie... beh?

ADELE: Le tue “tragedie”", vorrai dire!

ALBERTO: Cattiva ed incompetente... ecco cosa sei! Prima di tutto le mie sono commedie “noir”... e poi... e poi... non è vero che tu mi fai da serva!

ADELE: Non è vero? Hai il coraggio di dire che non è vero? Hai perfino lasciato il lavoro per le tue maledette commedie... blu... o marrone... o... che cavolo ne so!

ALBERTO: Noir! Commedie noir! Ah, beata ignoranza!

ADELE: Mentre tu ti dedichi all’“arte”, trascurando il lavoro, io mi occupo della casa... e tu...

ALBERTO: Ma io scrivo!

ADELE: Se non ci fossi io, in pochi giorni ti trasformeresti in un barbone, sporco come un maiale e... pidocchioso!

ALBERTO: Pidocchioso? (comincia a toccarsi la testa come per togliersi dei pidocchi dai capelli)

ADELE: Non fare lo spiritoso! Senza lavoro... scrittore fallito... vivi coi soldi che IO ho ereditato dai MIEI... ma ti rendi conto di essere un parassita?

ALBERTO: Pidocchioso? Parassita? (si gratta in tutto il corpo) Ma, cara, cosa stai leggendo... un libro sugli insetti?

ADELE: Leggere... altro che leggere! Lavorare e poi ancora lavorare... povera me! Ah, se avessi sposato Roberto!

ALBERTO: (seccato) Ancora con la storia di Roberto...

ADELE: Quello sì che era un uomo!

ALBERTO: Ma che uomo e uomo! È andato a convivere, due anni fa, con un portuale di origine marocchina... pensa che uomo!

ADELE: Non è vero! Roberto sì che mi amava... non mi avrebbe mai permesso di ridurmi così! E poi... ricco! Lui sì che era ricco! Non squattrinato come te!

ALBERTO: Ma io sono un artista! Un creativo! E poi... non ho lasciato il lavoro... sono soltanto in... aspettativa. Perché vedrai... prima o poi...

ADELE: Vedrai... vedrai... tre anni... tre anni di attesa! Mai che nessuno ti chiami... Cinque commedie...

ALBERTO: Noir...

ADELE: Cinque ne hai scritte! E mai che se ne rappresenti una!

ALBERTO: Ma ho inviato i copioni a dieci teatri, una ventina di critici, una quarantina di esperti e...

ADELE:... e nessuno ti ha mai risposto! Mi permetti di essere, quantomeno, scettica?

ALBERTO: Il tuo scetticismo è mancanza di fiducia, ecco cos’è! Quelli ne leggono centinaia di lavori... ci vuole tempo... ma prima o poi...

ADELE: (smette, per un attimo, di stirare) Te lo voglio dire in faccia, una volta per tutte, Alberto... (Alberto si protegge il volto come per volersi difendere dalle bordate offensive della moglie) Secondo me, tu non vali niente... (precisando) Come scrittore, voglio dire... (poi, ripensandoci) Beh, in fondo, anche come uomo... (come dire “non vali granché”)

ALBERTO: (lentamente toglie le mani dal viso) Tutto qui? Però... pensavo di peggio! Grazie per lo splendido concetto che hai di me... cara!

ADELE: (dopo avere stirato un lenzuolo) Dai, aiutami a piegarlo! (Alberto si avvicina, prende l’altro capo del lenzuolo e aiuta la moglie a piegarlo)

ALBERTO: “Ogni vita segue il proprio destino, John, e il tuo destino passa per la mia pistola”

ADELE: Che roba è? (poi, riferendosi al lenzuolo) E piegalo bene!

ALBERTO: Come “che roba è”? È il finale della mia ultima commedia “noir”!

ADELE: Quello lì, un finale? Ah... andiamo bene...

ALBERTO: Perché, scusa... non ti piace?

ADELE: Bah! A me sembra una roba da ragazzini, quando giocano a guardie e ladri...

ALBERTO: (lascia cadere di mano il lenzuolo) Roba da ragazzini? Una frase così profonda, così psicologica, così... (cerca altri aggettivi, senza trovarli) così...

ADELE: Così banale!

ALBERTO: (in un primo momento accetta, automaticamente il suggerimento) Così banale! (poi, ragionando) Ma che banale! Che mi fai dire! Geniale, semmai... geniale! (pausa) Ma sì... tu non puoi capire! Forse pretendo troppo da una... (indica la moglie, muovendo la mano dall’alto in basso) … povera casalinga!

ADELE: Ma stai zitto, che nessuno ti calcola... mai un giudizio positivo sui tuoi lavori... Mai!

ALBERTO: Ma neanche negativo!

ADELE: Te l’ho già detto... non ti calcolano neanche!

ALBERTO: (parlando come tra sé e sé) Eppure i miei personaggi... così umani... così reali... così ricchi di temperamento... certe volte mi sembra di vederli, tanto sono reali!

ADELE: A me sembrano tutti uguali, i tuoi personaggi... e poi, non è me che devi convincere!

ALBERTO: In questo hai ragione... sai cosa faccio? Provo a richiamare il teatro Corallo... Hai visto mai... (Adele fa dei cenni di scetticismo; Alberto si avvicina al telefono e compone un numero) Pronto? Teatro Corallo?… Sono Alberto Cafiero. Potrei parlare con la direzione artistica, per favore?… Sì, grazie... (attende al telefono) Pronto, il maestro, per favore?… Ah, è la segretaria... è in riunione... da un’ora... e... quando... (con sorpresa) Fra dieci giorni? Ma, scusi, quanto dura questa riunione?… Ah... capisco... dopo parte e... fra dieci giorni. Capisco. Scusi... non riattacchi... le risulta che il maestro abbia letto i lavori che ho inviato? Sì, un mese fa... circa... per un pare... Cafiero, sì, Cafiero... non Tapiero... (si rivolge alla moglie, mettendo la mano sulla cornetta) Sta vedendo... (la moglie fa degli ampi gesti per esprimere il proprio scetticismo) Pronto? Sì, eccomi... L’ha letto? Li ha letti, vorrà dire... sono cinque atti unici... Come? Strappati? Ma... ma... e... quindi... ma... per... stra... ppati... uno solo! E l’ha letto! Sì... sì... sì... (sempre addolcendo) Siiiii... Siiiiii... … gonista... Cent... bene! (a voce alta) Protagonista azzeccato! Trama da... (a voce bassa) … rivedere, ma... protagonista centrato! Lei è stata gentilissima! Grazie! Arrisentirci! (posa la cornetta) Adele, hai sentito? Non ho talento, eh? Un parassita...

ADELE: Beh? Quattro su cinque, saranno servite al maestro per ricavare tanti quadratini di carta su cui prendere appunti...

ALBERTO: Adele!

ADELE: Mi sembra di vederlo... la lista della spesa da un lato... e le parole di una tua commedia... scura... dall’altro!

ALBERTO: Noir! Commedia noir! Non scura!

ADELE: Scura... noir... che ne so! E l’unica dove il protagonista è accettabile ha una trama tutta da rivedere... (Alberto guarda meravigliato perché pensava che Adele non avesse sentito questo particolare)

ALBERTO: Ma, hai sentito...

ADELE: Non sono certo sorda! Se è un giudizio positivo questo... (breve pausa)

ALBERTO: Siamo diversi! Scusa se te lo dico, ma siamo profondamente diversi...

ADELE: No, no... dillo pure! Essere diversa da te, per me, è motivo di grande gioia!

ALBERTO: Tu vedi il bicchiere sempre mezzo vuoto, io, invece, ottimista come sono, vedo sempre il bicchiere mezzo pieno...

ADELE: Vedi troppi bicchieri, da qualche tempo! E il guaio è che sono prima pieni e poi... vuoti...

ALBERTO: Giusto un biccherino ogni tanto... per tirarmi su... per sopportarti meglio!

ADELE: E io, allora? Per sopportare te? Altro che bicchierini dovrei bere... autobotti!

ALBERTO: Ti ostini a non capire! È questo che mi fa rabbia! Una mia commedia, finalmente, fa centro, e tu...

ADELE: Bah, scrivi, scrivi... e i tuoi lavori... nel cassetto! Speriamo bene... ma ci credo poco... (Adele piega l’asse da stiro e torna in lavanderia)

ALBERTO: (le corre dietro, gridandole ironicamente) Sempre ottimista ed incoraggiante! Grazie, cara! (quando lei scompare) Cassandra non si smentisce mai! (Si siede alla macchina da scrivere, riguarda i fogli che ha scritto. Suonano alla porta. Alberto si alza e va ad aprire)

MARIOLINO: Si può?

ALBERTO: Mariolino! Entra... entra! Grandi novità!

MARIOLINO: Hai trovato il finale?

ALBERTO: Non solo ho trovato il finale... ma, siediti, siediti... (Mariolino si siede)

MARIOLINO: Fammi indovinare... rappresentano qualcuna delle tue commedie!

ALBERTO: Bravo! Ci hai quasi preso! Mi hanno telefonato dal teatro Corallo per... (nel frattempo rientra in scena Adele, vestita per uscire, che va a prendere sul divano, qualcosa che aveva dimenticato prima. Sempre camminando, interrompendo il marito)

ADELE: Ciao Mariolino... non dargli retta! Lui ha chiamato il teatro Corallo... (riesce di scena)

ALBERTO: (riprendendo) Ehm... dicevo... ho telefonato al teatro Corallo e mi hanno detto (guarda con preoccupazione se la moglie stia rientrando) che... che...

MARIOLINO: Beh?

ALBERTO: (vedendo che sua moglie non rientra) Che i miei cinque atti unici sono stupendi... stupendi! Erano entusiasti... e complimenti... complimenti all’autore... da arrossire, credimi, da arrossire!

MARIOLINO: Tutti e cinque li hanno letti?

ALBERTO: Altro che... e complimenti... comp... (rientra Adele proprio nel momento in cui Alberto è distratto)

ADELE: (ironicamente) Lista per la spesa del maestro...

MARIOLINO: (sorpreso) Ma che dice?

ALBERTO: (cercando di minimizzare) Niente... cerca la lista delle cose... da comprare. Ecco!

MARIOLINO: E da quando in qua, ti chiama maestro?

ALBERTO: (guardando se la moglie, che nel frattempo è uscita, si stia apprestando a rientrare) Da... da quando… (con incertezza) … ha sentito cosa hanno detto sulle mie commedie... finalmente... mi rispetta... forse... (rientra nuovamente Adele)

ADELE: Carta straccia ne hanno fatto delle sue commedie! Carta per scriverci su: 1 etto di salame, 2 etti di scamorza, ammorbidente, lucido per scarpe... ecc., ecc. Hai capito, Mariolino, che bell’affare?

ALBERTO: (insorge) Non è vero! (poi, rivolgendosi a Mariolino) Non è vero!

MARIOLINO: Non ci capisco più niente! Volete spiegarmi...

ADELE: Quattro commedie su cinque sono state giustiziate! (strappa simulando)

ALBERTO: Ma la quinta...

ADELE: ... è da rivedere... (esce, nuovamente, di scena)

ALBERTO: Ma il protagonista è centrato! Anzi, centratissimo!

MARIOLINO: E qual è questo personaggio centratissimo?

ALBERTO: Indovina...

MARIOLINO: Non lo so...

ALBERTO: E indovina, dai...

MARIOLINO: E non lo so, Alberto!

ALBERTO: Dai, che indovini!

MARIOLINO: (seccato) E non lo so, Alberto! Dimmelo tu!

ALBERTO: Il killer di “Una pistola sul cuore”! Joe Marcio! Te l’aspettavi?

MARIOLINO: Joe Marcio? Quello dell’omicidio... “machiavellico”?

ALBERTO: Sì! Quello che mi hai suggerito tu... psicopatico che non sei altro!

MARIOLINO: (reagendo) Ehi! Io sono un esperto di gialli... non uno psicopatico!

ALBERTO: Ma che hai? Ti offendi, adesso? Psicopatico... in senso buono... s’intende! Grande suggeritore di torture e tecniche d’omicidio...

MARIOLINO: (con finta modestia) Si fa quel che si può...

ALBERTO: Sei grande, Mariolino! L’amico ideale per uno scrittore di commedie “noir”! Quell’idea del killer che anziché uccidere la sua vittima con la pistola...

MARIOLINO: ... ricorre ad un sistema complicatissimo...

ALBERTO: ... per fare impazzire gli inquirenti... Geniale!

MARIOLINO: La corda che sostiene il phon... acceso...

ALBERTO: ... la bacinella piena d’acqua...

MARIOLINO: E i piedi della vittima...

ALBERTO: ... dentro l’acqua! Geniale! Alla prima della mia commedia dirò (con enfasi): “Grazie al mio amico Mariolino Baratta, per i suoi preziosi suggerimenti, dettati da una mente... psicopatica!”

MARIOLINO: (seccato) E dalli... non sono psicopatico! (rientra in scena Adele, pronta per uscire)

ADELE: Mariolino, non gli dare retta!

MARIOLINO: Perché, che ha detto?

ADELE: Non lo so. Non ho neanche sentito. Ma tu non gli dare retta... Io esco... vado a fare la spesa, io! (apre la porta ed esce; breve pausa)

ALBERTO: Beato te, caro Mariolino, che non sei sposato! È un continuo tormento! Adesso mi rimprovera, anche, di essere un parassita...

MARIOLINO: Che vuoi... le donne sono fatte così... se l’uomo fa il ragioniere... o il droghiere... o il bancario... rimpiangono di non avere sposato un artista... quando, invece, il marito si dedica, veramente all’arte...

ALBERTO: (pieno di sé) Come nel mio caso...

MARIOLINO: ... rimpiangono di non avere sposato un uomo... normale!

ALBERTO: Già! (pausa) Però! Ne capisci di donne... e non sei neanche sposato!

MARIOLINO: È proprio perché ne capisco, che non mi sono sposato!

ALBERTO: (sorridendo) Hai ragione! (poi, alzandosi) Dai, facciamoci un goccetto alla... faccia delle donne! (si avvicina ad un armadietto e lo apre; dentro ci sono alcune bottiglie) Allora... whisky... (prende la bottiglia ma vede che è vuota) Ehm... è finito... brandy... un bel bicchierino di brandy! (prende la bottiglia ed è vuota) Ehm... no... sambuca? (prende la bottiglia e ce n’è dentro due dita) Sambuca! (soddisfatto)

MARIOLINO: Ehm... no... lascia stare... magari un’aranciata...

ALBERTO: (interdetto) Un’aranciata? (poi, riprendendosi) Ah sì, subito! Ce l’ho nel frigo... vado e torno! (esce per andare a prendere l’aranciata. Mariolino si alza e va ad osservare le bottiglie vuote nell’armadietto che Alberto ha lasciato aperto; rientra Alberto)

ALBERTO: L’aranciata non ce l’ho... va bene un chino... (vede Mariolino che sta osservando le bottiglie)

MARIOLINO: Alberto, ma quanto bevi?

ALBERTO: (colpito nel vivo) Chi... io? No... che dici... ti riferisci a... (indica le bottiglie; ride falsamente) No... no... Sai... Adele...

MARIOLINO: Adele? Ma se è sempre stata astemia!

ALBERTO: (con sicurezza) Prima... ma, da un po’ di tempo in qua... una spugna!

MARIOLINO: (sorpresissimo) Adele... una spugna?

ALBERTO: Mah! Sarà l’età... che ne so! (cercando di interrompere l’imbarazzante discussione) Bevi il chinotto! (lo versa in un bicchiere e va subito a chiudere, con stizza, l’armadietto dei liquori. Mariolino comincia a sorseggiare il chinotto ma si capisce che non è di suo gradimento. Guarda l’orologio)

MARIOLINO: Mamma mia... le quattro! Devo scappare... (si alza)

ALBERTO: Così di fretta?

MARIOLINO: Sai... un convegno...

ALBERTO: Un... convegno?

MARIOLINO: (con complicità) Vergine... di Norimberga!

ALBERTO: (stupito) Una donna straniera... e vergine? Stai attento, Mariolino! Non ti inguaiare...

MARIOLINO: Ma che hai capito? La "vergine di Norimberga", era un sistema di tortura! È un convegno sugli antichi sistemi di tortura...

ALBERTO: (come rincuorato) Ah! Ora capisco! Mi sembrava strano... (prende Mariolino per la guancia) “Pissicopatico”...

MARIOLINO: (seccato) Di nuovo! Beh, allora io va... (bussano violentemente alla porta)

ALBERTO: Ehi, che violenza! Chi sarà mai? (bussano nuovamente)

MARIOLINO: Adele, forse...

ALBERTO: No... ha le chiavi... (bussano ancora più forte) Ma che modi! Adesso gli faccio vedere! (va ad aprire la porta. Si vede sull’uscio un individuo enorme, dal volto pieno di cicatrici, vestito di un lungo impermeabile nero e, in testa, un cappello. Alberto e Mariolino rimangono sorpresissimi) Acc... (riprendendosi) Desidera? (lo sconosciuto scosta, con una mano, Alberto, ed entra. Poi gli si avvicina e con un basso tono di voce che evidenzia un marcato accento siculo-americano gli parla)

LO SCONOSCIUTO: Indagini statistiche, OK?

ALBERTO: Indagini statistiche? E... su cosa?

LO SCONOSCIUTO: (con voce ancora più roca e avvicinandosi, ancora di più, ad Alberto) Machinette p’’ucafè...

ALBERTO: Macchinette da caffe? Ma...

LO SCONOSCIUTO: (interrompendolo) Quanto ne tieni ‘nta ‘sta house?

ALBERTO: (interdetto) Come?

LO SCONOSCIUTO: Quanto machinette p’’ucafè tieni in casa?

ALBERTO: (sempre interdetto) Mah... una, due...

LO SCONOSCIUTO: (minacciosissimo, indica con le dita, a pochi centimetri dalla faccia di Alberto) Una... o due? Devi essere preciso... la statistica non ammette errori!

ALBERTO: (impaurito) Vado a vedere... per sicurezza...

LO SCONOSCIUTO: (gli dà uno schiaffetto sulla guancia) Bravo! Vedi che hai capito? Anzi, sai che ti dico? Prepara pure ‘u cafè... accussì vediamo come funziona... ‘sta machinetta...

ALBERTO: Ma io veramente... non sono pratico...

LO SCONOSCIUTO: (minacciosamente ma a voce bassa) Non sai preparare ‘u cafè? (falsamente dispiaciuto) Che dispiacere... (prende Alberto per il collo) Senza cafè io divento nevvoso! Ma tanto nevvoso!

ALBERTO: (impauritissimo) Beh... posso provare... che sarà mai, in fondo... un po’ di caffè...

LO SCONOSCIUTO: Bravo! (lascia il collo di Alberto e lo spinge verso la cucina) Va’ a preparare ‘u coffee, va’... e fallo buono, paisà!

MARIOLINO: (inizia a spostarsi, lentamente, verso l’uscita; poi, con voce tremante) Beh... io tolgo il disturbo... avrei un convegno e... arrived... (fa per uscire, ma lo sconosciuto si frappone tra lui e l’uscita)

LO SCONOSCIUTO: Te ne vuoi andare? Senza tastare ‘u cafè di tuo friend? Tu no sei buono amico, allora... E poi, (alzando la voce) tutta questa fretta... ti sono... antipatico?

MARIOLINO: Noooooo!!!! Anzi, lei mi è... simpaticissimo! Ma non so perché... (pensieroso) ma, adesso, dovrei andare...

LO SCONOSCIUTO: No! Tu resti con noi! Understand? Hai capito? (chiude la porta e trasporta, di peso, Mariolino, vicino al tavolo. Lo fa sedere)

MARIOLINO: (a denti stretti) Eh... un goccio di caffè si piglia sempre volentieri... (lo sconosciuto si toglie il cappello e lo lancia verso l’appendiabiti, centrando l’obiettivo, poi si siede, con la spalliera della sedia davanti, e guarda Mariolino)

LO SCONOSCIUTO: (improvvisamente, puntando il dito verso Mariolino) E tu?

MARIOLINO: (interdetto) Io... cosa?

LO SCONOSCIUTO: Quante machinette p’’u cafè tieni a casa?

MARIOLINO: (impaurito) Ma io... veramente... il caffè... lo prendo sempre al bar... sa... vivo da solo e...

LO SCONOSCIUTO: (con arrogante lentezza) Non sai cosa ti perdi... ‘U café fatto in casa... è tutta un’altra cosa... (lo sconosciuto mette la mano destra dentro l’impermeabile. Mariolino fa un salto sulla sedia pensando stia prendendo una pistola. Lo sconosciuto, invece, estrae una penna e un bloc note) Allora... ti chiami...

MARIOLINO: Mariolino... Mariolino Baratta...

LO SCONOSCIUTO: Che lavoro fai?

MARIOLINO: Lavoro in proprio...

LO SCONOSCIUTO: Business?

MARIOLINO: Un’edicola... ma la mia passione...

LO SCONOSCIUTO: ... sono i spy stories e horror movies...

MARIOLINO: Sì... gialli e film dell’orrore... ma, (interdetto) lei come... (rientra in scena Alberto con un vassoio con su tre tazze e una zuccheriera)

LO SCONOSCIUTO: (guardando Alberto con diffidenza, prende una delle tazzine dal vassoio. Alberto fa per avvicinargli lo zucchero, ma lui lo precede) Amaro! (avvicina la tazzina alla bocca, molto lentamente; Alberto e Mariolino aspettano, impauriti, le reazioni dello sconosciuto) Puah! Che schifezza! Brodo di polpo pare! (getta, con violenza, la tazzina sul tavolo. Guarda Alberto con aria denigratoria) Sei proprio un buono a nulla... (con arrogante lentezza) Che guaio che hai fatto! Che guaio! Te l’avevo detto... io, senza café, divento nevvoso, tanto nevvoso! (a queste parole Alberto ha una reazione rabbiosa)

ALBERTO: E si innevvosisca pure! E che cavolo! Entra a casa mia con la scusa del sondaggio... sulle macchinette da caffè, poi mi costringe a preparare il caffè e dice che sono un buono a nulla... Beh, la sua visita è durata anche troppo. Si accomodi fuori...

MARIOLINO: (prendendo coraggio) Sì! Adesso basta! Fuori di qua! (lo sconosciuto si alza e prende per il collo i due)

LO SCONOSCIUTO: (con tono minacciosissimo) Non costringetemi a usare le maniere forti! (lascia la presa)

MARIOLINO: (rivolgendosi ad Alberto) Ma... questo armadio qua, non ti ricorda qualcuno?

ALBERTO: (sta un attimo sovrappensiero) N-no... Credo di no...

MARIOLINO: A me, invece, pare di...

LO SCONOSCIUTO: (interrompendolo, con rabbia) Ma che pare a te, essere inutile! (con grande enfasi) La mia faccia è di quelle che non si ricordano, perché quando l’hai vista... ma lassa perdere...

ALBERTO: Lei ci sta minacciando! Ma che cosa vuole da noi? (si avvicina al telefono)

MARIOLINO: Chiama la polizia!

LO SCONOSCIUTO: E chiamala, ‘a polizia, se ci riesci... (Alberto alza il ricevitore, ma si accorge che non c’è segnale. Capisce che lo sconosciuto ha tagliato i fili del telefono) Ora basta scherzare... (estrae una pistola) Mani in alto! (Alberto e Mariolino, impauriti, obbediscono)

ALBERTO: Allora... il sondaggio... una scusa!

LO SCONOSCIUTO: Ihhhh! Machinette p’’ucafè... (ride)

MARIOLINO: Ma allora, che vuole?

ALBERTO: Se è qui per rubare, casca male... non ho oggetti di valore, né quadri... né soldi...

LO SCONOSCIUTO: Soldi? Quadri? Rubare? Ehi, paisà, ma per chi mi hai preso? Per un ladro? (con la pistola sfiora il volto di Alberto) Potrei offendermi...

ALBERTO: (tremante, parlando tra sé e sé) Ma che vuole, questo...

LO SCONOSCIUTO: Un debito. I debiti si pagano... si devono pagare...

ALBERTO: Ma io non ho debiti!

MARIOLINO: Zitto... zitto... vuoi vedere che... quei cinque milioni, per ristrutturare l’edicola... Ciccio ‘o fetente...

ALBERTO: Hai chiesto dei soldi a Ciccio ‘o fetente?

MARIOLINO: Non avevo una lira e...

ALBERTO: ... e ora siamo nei guai! Per colpa tua!

MARIOLINO: (abbassa le mani e si avvicina allo sconosciuto) Senti, amico! Ciccio ce l’ha con me perché gli devo dare ancora due milioni... lo so... e ha ragione, per carità! Sono quasi due anni! Ma cosa vuoi... le cose girano male... soldi se ne vedono pochi... Lasciami andare e ti prometto che, entro stasera, Ciccio riavrà i due milioni... e con gli interessi.

LO SCONOSCIUTO: Ehi! Stai indietro! Poche confidenze! Ciccio ‘o fetente... e ti sembro il tipo da fare il tirapiedi di uno che si chiama Ciccio ‘o fetente? Ma mi hai visto bene in faccia? Non mi interessano i tuoi soldi! E non sono lo sgherro di Ciccio! Io... lavoro in proprio!

MARIOLINO: (con sollievo) Uff, che paura! Meno male, non mi sembra vero!

ALBERTO: Ma che dici? Almeno gli davi i due milioni ed eravamo liberi...

MARIOLINO: Due milioni? E chi ce li ha, due milioni? Io non ho una lira!

ALBERTO: Ma se avevi detto che entro stasera...

MARIOLINO: (interrompendolo) Stasera... stasera... mica si può dire sempre la verità!

LO SCONOSCIUTO: (innervosito) Ehi, ehi! Stop, stop cu ‘sta storia! Non me ne fotte niente dei vostri affari! E poi il debito che avete con me non si paga con i soldi...

MARIOLINO: Senti, Alberto? Questa è una buona notizia...

LO SCONOSCIUTO: ... si paga... con la vita. (attimo di silenzio assoluto. Alberto e Mariolino non credono alle loro orecchie)

ALBERTO: (a Mariolino) Che... che ha detto?

MARIOLINO: (ad Alberto) Mi... mi è sfuggita l’ultima parola...

LO SCONOSCIUTO: Non fate finta di non capire! Non fate gli spiritosi, perché la spiritosaggine mi rende nevvoso, molto nevvoso! Vi devo ammazzare! È chiaro, adesso? (Alberto e Mariolino, che adesso hanno capito, vengono quasi colti da malore e si siedono, di colpo, sulle sedie)

ALBERTO: (a Mariolino, con voce tremante) Ci vuole ammazzare! Hai capito?

MARIOLINO: Mamma mia! Mamma mia! Mi sta venendo una sincope...

ALBERTO: Questo ci spara! Ci spara!

LO SCONOSCIUTO: (guarda la pistola) Spararvi? No... troppo semplice... per voi... un colpo e... tutto OK!

ALBERTO: E allora...

LO SCONOSCIUTO: (interrompendo la discussione) A tempo e luogo! (estrae dall’impermeabile una corda, poi si rivolge ad Alberto) Legalo!

ALBERTO: (balbettando) Le... legarlo?

LO SCONOSCIUTO: (indicando con la pistola la sedia) Sì... alla sedia! E sbrigati! (Alberto comincia a legare Mariolino alla sedia, con molta difficoltà)

MARIOLINO: Ahi! Non stringere troppo!

ALBERTO: Mariolino, scusami, ma se non ti lego quello mi ammazza!

LO SCONOSCIUTO: (guardando Mariolino) Ma ci riesci o no a legare il tuo friend? Imbranato buono a nulla... (Alberto si ferma per un attimo)

ALBERTO: (in un attimo di orgoglio, pur se impaurito) Beh, adesso basta con questa storia del buono a nulla! Ammazzaci pure, ma non chiamarmi buono a nulla!

MARIOLINO: (ribellandosi) Ehi, Alberto! Parla per te!

ALBERTO: Buono a nulla! Adesso basta! Mi sembra mia mo... (si interrompe e si rivolge, a bassa voce, a Mariolino, mentre continua a legarlo) Già! Mia moglie! Mariolino, stai calmo. Fra poco torna Adele... se riuscisse ad avvisare qualcuno...

LO SCONOSCIUTO: Che dici? Parla più forte! (con sarcasmo) Buono a nulla!

ALBERTO: (rivolgendosi allo sconosciuto) Ma perché vuoi ucciderci? Chi sei?

LO SCONOSCIUTO: (con arroganza, rivolgendosi a Mariolino)) Esperto di gialli... vediamo se ci azzecchi... dimmelo tu... chi sono!

MARIOLINO: (dopo averci riflettuto un po’ su) Controspionaggio! (lo sconosciuto fa cenno con la mano di lasciar perdere, perché Mariolino è fuori strada) Terrorismo internazionale! (lo sconosciuto ride facendo di no col dito) Contrabbando di opere d’arte!

LO SCONOSCIUTO: (ironicamente) E che sareste voi due, le... opere d’arte?

MARIOLINO: Allora... allora... (con terrore) No! Non dirmi che sei un serial killer che uccide senza motivo!

LO SCONOSCIUTO: (tornando serio e avvicinandosi ai due) Quando io ammazzo qualcuno, il motivo c’è... eccome...

ALBERTO: Ma io non ho mai fatto male neanche ad una mosca!

LO SCONOSCIUTO: Lo dici tu! Colpevole sei! Tu e questo essere inutile del tuo amico! Dovete pagare... con la vita! (lo sconosciuto prende un’altra corda, fa sedere, con violenza, Alberto e comincia a legarlo)

ALBERTO: ... e a chi avrei fatto del male? Sentiamo...

LO SCONOSCIUTO: (smette, per un attimo, di legare Alberto. Si fa triste) A me!

ALBERTO: (incredulo) A te? Ma se neanche ti conosco! (lo sconosciuto riprende, con rabbia, a legare Alberto)

LO SCONOSCIUTO: Non mi conosci, eh? Ma ne sei sicuro, paisà? (lo sconosciuto che, nel frattempo, ha finito di legare Alberto alla sedia, gli si porta davanti e gli mette la sua faccia a pochi centimetri dagli occhi) E guardala, ‘sta faccia! Guardala bene! Ti ricorda qualcuno? (poi va verso Mariolino) E tu pure... esperto di gialli... che non capisci manco chi sono io... guardami bene!

MARIOLINO: Mah! Mi sembra di averti visto... in sogno...

LO SCONOSCIUTO: Sogno? Io sono un incubo... il vostro incubo!

ALBERTO: Mariolino, non farlo innervosire! E poi, per me, è una faccia nuova... mai visto! (poi, a bassa voce) Siamo nelle mani di un pazzo! Ma quando torna, Adele...

LO SCONOSCIUTO: Eppure è strano! Prima di venirvi a... fare visita, ero sicuro che, appena entrato, tutti e due dicevate: “Lui è! Ma come è possibile? Lui, qui!”. E invece... buoni a nulla! E va bene! Ve lo dico io chi sono... ma tenetevi forte! Io sono... (in quell’istante si sente la chiave entrare nella serratura. Lo sconosciuto si nasconde dietro una porta del soggiorno. Entra Adele con le borse della spesa, guarda i due, legati, molto distrattamente, e si avvia in cucina, per posare i sacchetti. Alberto tenta, in tutti i modi, di attirare l’attenzione della moglie, con smorfie del viso e colpetti di tosse, ma invano. Adele continua a passare e ripassare davanti ai due, senza degnarli di uno sguardo)

MARIOLINO: (a voce bassa, rivolgendosi ad Alberto) Doveva avvisare qualcuno, eh? Doveva salvarci, eh? Guarda...

ADELE: (con arroganza) Se invece di fare gli scemi, come al solito, mi aiutaste a trasportare la spesa...

ALBERTO: (marcando ogni sillaba) Ci è un po’ difficile, cara! Ti dispiace guardarci un attimo? (Adele si gira a guardarli)

ADELE: Quanto siete scemi! Vi siete legati l’un l’altro e magari... non sapete più liberarvi! Che scemi!

ALBERTO: (marcando) E come abbiamo fatto, cara, secondo te, a legarci l’un altro? Ti sembra possibile? Pensaci bene...

MARIOLINO: Scusa, Adele, come avrei fatto io a legare alla sedia Alberto, se ero già legato?

ADELE: Mmmmh... È vero! Non ci avevo pensato!

ALBERTO: (rivolgendosi a Mariolino, a bassa voce) Mariolino, che affare hai fatto a non sposarti!

ADELE: (dopo aver riflettuto) Ma allora... ma allora... è stato... un altro a legarvi!

ALBERTO: Bingo! Che acume! Che prontezza! Il fatto è che... (lo sconosciuto esce dal nascondiglio, pistola in pugno)

LO SCONOSCIUTO: ... io li ho legati!

ADELE: (impaurita e sorpresissima, fa cadere i sacchetti che portava in mano) Ma... non è possibile! Alberto... che ci fa lui... qui? Non è possibile!

ALBERTO: Ma, Adele, che stai dicendo?

MARIOLINO: Tu conosci quest’uomo?

ADELE: (incredula) Non ditemi che... non l’avete riconosciuto!

ALBERTO: Mai visto! (lo sconosciuto ripone la pistola nell’impermeabile e si avvicina ad Adele. Le prende la mano e le fa un galante baciamano)

LO SCONOSCIUTO: Sei una gran femmina... pronta e intelligente... mi hai riconosciuto subito... (poi, indicando i due, legati) Loro, invece...

ADELE: (interrompendolo) Sono dei buoni a nulla! L’ho sempre detto!

ALBERTO: Ah, andiamo bene! (Alberto guarda lo sconosciuto che continua a baciare, con trasporto, la mano di Adele) Ehi... ehi... scusate se vi interrompo... ma, anche noi, vorremmo capirci qualcosa... o chiediamo troppo? (lo sconosciuto si avvicina ad Alberto, allarga il collo del pullover nero e gli indica un punto)

LO SCONOSCIUTO: La vedi questa cicatrice? Ti ricorda qualcosa?

ALBERTO: Una cicatrice? E io cosa...

LO SCONOSCIUTO: Non sai che male mi fa, quando cambia il tempo...

MARIOLINO: (perplesso) La cicatrice... (lo sconosciuto estrae dalla tasca un oggetto e lo mostra prima ad Alberto e poi a Mariolino)

LO SCONOSCIUTO: E questo... lo riconoscete? È il mio portafortuna... a forma di teschio...

ALBERTO: (falsamente allegro) Ah! Un portafortuna! Ma che bello...

LO SCONOSCIUTO: Zitto! Zitto! La sfortuna mi perseguita... non la fortuna!

MARIOLINO: Ma... il portafortuna a forma di teschio... non è possibile... allora tu sei... no! No! Non è possibile!

LO SCONOSCIUTO: E questo accento? Mezzo siciliano, mezzo americano... non lo sopporto più! Gli altri colleghi mi sfottono, pure... non ne posso più! (Adele si avvicina allo sconosciuto per consolarlo)

ADELE: Povero Joe! Meritavi qualcosa di meglio...

ALBERTO: (incredulo) Come... come lo hai chiamato?

ADELE: Joe!

MARIOLINO: Ma, Alberto! Ancora non capisci?

ALBERTO: Ma mi sembra tutto così assurdo... Joe... Ma... Joe Di Maggio è… morto!

MARIOLINO: (con sorpresa) E che c’entra... Joe Di Maggio?

ALBERTO: Ma… allora… di che Joe state parlando?

ADELE: Ma come fai a non riconoscerlo? È Joe Marcio!

ALBERTO: Joe Marcio? E chi è?

MARIOLINO: Alberto, certe volte mi preoccupi... come, non ti ricordi chi è… Joe Marcio?

ALBERTO: Ma chi... Joe Marcio... proprio lui?

ADELE: E chi, se no?

ALBERTO: Joe Marcio... qui? Oddio, mi sento male!

LO SCONOSCIUTO: Male ti senti? E che hai visto, ancora? Ti farò rimpiangere di essere nato! Sono qui per vendicarmi. Buono a nulla!

SIPARIO

ATTO SECONDO

Stessa scena del primo atto. Alberto e Mariolino sono sempre legati alle sedie. È l’alba del giorno successivo. Alberto e Mariolino sono appisolati sulle sedie.

MARIOLINO: (parlando nel sonno) No, no! La mannaia, no! Non mi ammazzate, vi prego!

ALBERTO: (svegliandosi) Sssssh! Silenzio, Mariolino! E che? Parli pure nel sonno?

MARIOLINO: (alterato) Mamma mia, che brutto sogno! Mamma mia! Sognavo che il boia mi stava tagliando la testa! Che impressione! Meno male che era un sogno!

ALBERTO: Sì, perché invece la realtà... Mariolino! Svegliati! Abbiamo passato la notte qui, legati come due salami... e da uno che dice... sostiene di essere Joe Marcio!

MARIOLINO: Già! Ma come è possibile?

ALBERTO: Infatti è impossibile... Ti sembra normale che un personaggio vada a trovare il suo autore? Ti sembra sensato? I personaggi esistono, soltanto nella fantasia di... (con sussiego) … menti fertili come la mia!

MARIOLINO: E tua moglie?

ALBERTO: Mia moglie... cosa?

MARIOLINO: Come ha fatto a riconoscerlo subito? Appena l’ha visto, subito... è lui! Incredibile! E tu...

ALBERTO: Ma, Mariolino, vuoi capirlo o no, che stiamo parlando di un personaggio che nella realtà non esiste? Io sono un tipo razionale...

MARIOLINO: E allora?

ALBERTO: Secondo me questo è un pazzo che ha letto, non so come e dove il mio copione, e adesso... (guarda, con insofferenza, le corde che lo legano) Dobbiamo trovare il modo di liberarci...

MARIOLINO: (con aria furba) Quando mi hai legato, ho gettato fuori tutto il fiato che avevo nei polmoni, per potere, poi, gonfiarmi d’aria e allentare le corde. L’ho visto fare in una decina di film!

ALBERTO: (con impazienza) E che aspetti, allora? Dai... prima che “lui” ritorni... (Mariolino comincia a gonfiarsi e tenta di liberarsi, invano; i suoi movimenti risultano goffi e ridicoli) Mariolino! (Mariolino continua a fare i suoi ridicoli tentativi) Mariolino! (Mariolino insiste) E smettila! Mi sembri un topo in trappola!

MARIOLINO: (ansimante per la stanchezza) Ma perché nei film riesce sempre?

ALBERTO: Dobbiamo farci venire in mente qualcosa... e al più presto!

MARIOLINO: Se tua moglie potesse avvisare la polizia...

ALBERTO: La polizia? E cosa dovrebbe dire alla polizia? C’è un personaggio di una commedia di mio marito che minaccia di ucciderlo? Sai le risate...

MARIOLINO: Ma Adele potrebbe slegarci... potremmo scappare...

ALBERTO: Povera Adele! Sarà gettata in un angolo, legata come un salame... Come sarà in pena per me, povera donna! Non mi ha mai apprezzato, ma che donna! Tutta casa e famiglia! Pulire e stirare! Stirare e pulire! Quanto lavora, quella povera donna! Una casalinga perfetta! (Proprio in quell’istante entra in scena Adele, ancora assonnata, vestita con biancheria intima molto sexy. Appare una donna trasformata) Ma chi… Adele? Sei tu? (con sussiego) Amore mio! Come hai fatto a liberarti? (la guarda con più attenzione) Ehi, ma come sei vestita?

ADELE: (con grande noncuranza) Liberarmi? E da cosa?

MARIOLINO: Non ti ha legata, quell’energumeno? Minacciata di morte?

ALBERTO: (con molta falsità) Non ti avrà mica... violentata!

ADELE: (con un sorriso ironico) Joe… legare… me? Joe che fa del male… a me? Poveri sciocchi!

ALBERTO: (preoccupato) Ti ripeto… ma come ti sei vestita?

ADELE: (come con la testa tra le nuvole) Ho deciso di indossare per la notte qualcosa di più… sbarazzino…

ALBERTO: Ma se vieni sempre a letto col mio vecchio pigiama di felpa, perché dici che ti tiene caldo!

ADELE: Ma non ho freddo, Alberto! Anzi... E poi... sono affari miei!

ALBERTO: (arrabbiatissimo, ma sforzandosi di parlare a voce bassa) Affari tuoi? Io e Mariolino siamo legati, come due salami, da circa sedici ore, e tu giri per la casa, senza neanche tentare di liberarci... e vestita come una... una...

MARIOLINO: Una zoccola!

ALBERTO: Mariolino, ma come ti permetti? È pur sempre mia moglie!

MARIOLINO: E Alberto! Quando ci vuole ci vuole!

ALBERTO: (accorato) Adele! Adele mia! Ma che ti sta succedendo? Le tue pulizie... Il ferro da stiro...

ADELE: Pulire? Stirare? Dopo, forse! Domani, chi la sa... (canticchiando) Ma oggi è un giorno speciale!

MARIOLINO: Proprio speciale...

ALBERTO: Legati e minacciati di morte... più speciale di così! Ma, Adele, sei impazzita?

ADELE: Sì!!!!! Sono pazza, pazza, pazza! (danzando)

ALBERTO: (rivolgendosi a Mariolino) Povera cara! Il trauma dell’incontro con quel bruto l’ha troppo segnata!

MARIOLINO: (con diffidenza) Sarà... ma io ho un dubbio... Vuoi vedere che...

ADELE: (interrompendolo) Sì!!!!! Sono pazza di lui!

MARIOLINO: Tombola!

ALBERTO: (guardandosi intorno con fare sorpreso) Pazza… di chi?

ADELE: (con naturalezza) Di Joe! E di chi, se no? Avete mai visto un uomo virile, duro, maschio… (riflette sulla parola e la ripete con sensualità) Maschio... come quello? (poi, come tornando alla realtà) Puah! Ma cosa chiedo, a voi... guardali lì, come due prosciuttoni, incapaci di reagire... di fare qualcosa… se fosse Joe nella vostra situazione...

ALBERTO: (interrompendola) Ma Adele, che dici? Joe l’ho creato io! Vuoi che non sappia che tipo è? Tutto quello che fa, le sue caratteristiche fisiche, il suo carattere, sono stato io a darglieli! Io per lui sono più di un padre, sono il suo creatore! Capisci?

ADELE: Sì, Alberto. Devo ricredermi sul tuo conto. Sai come la pensavo su di te e sul tuo modo di scrivere ma... devo dire... questo personaggio… (con malizia) l’hai fatto proprio bene...

MARIOLINO: Alberto, la colpa è tua! Te lo dicevo, io, di non esagerare con gli attributi fisici… … l’hai definito superdotato! Adesso, arrangiati!

ALBERTO: Vuoi vedere che è mia, la colpa? Chi poteva mai immaginare che un mio personaggio potesse venire, addirittura, ad insidiarmi la moglie? Via! È assurdo!

ADELE: Ehi, ehi... ma che dici? Joe non mi ha insidiata! Sono stata io che...

ALBERTO: Tu... cosa?

ADELE: Un colpo di fulmine! Sono pazza di lui! E lui è pazzo di me! Pensa: mi ha anche proposto di fuggire con lui e, poi, di sposarci!

ALBERTO: Ma tu sei completamente pazza! Tu un marito ce l’hai già! E sono io, quel marito! E poi, sappilo, non ti concederò mai il divorzio!

ADELE: Divorzio? Ma, caro, tu non devi concedere alcun divorzio! Già domani mattina, a quest’ora, io sarò una donna libera... libera di gestire, finalmente, come voglio, la mia vita!

MARIOLINO: (preoccupato) Potresti … chiarire il concetto?

ALBERTO: Già! Ma che dici?

ADELE: Semplicissimo. Domani mattina io sarò una povera, lacrimevole, inconsolabile… vedova!

ALBERTO: (tremante) Vedova? Ma… ma… non mi sembra di essere… morto!

ADELE: Non ancora! Ma, stasera, allo scoccare dell’ora X, tu e Mariolino…

MARIOLINO: (preso da disperazione) O mamma mia! O mamma mia! Ma chi mi ci ha portato! Non voglio morire! (implorante) Adele, ti prego, liberami! Non dirò niente a nessuno! Di Alberto fai quello che vuoi, ma libera me!

ALBERTO: Ah, bravo! Proprio un vero amico… non c’è che dire!

ADELE: (portando un dito alla bocca) Silenzio! Silenzio! Volete farlo svegliare? E poi, niente da fare... è Joe che comanda, qui!

ALBERTO: (tentando di mantenere la calma) Adele, cerchiamo di ragionare... Io sono tuo marito... l’uomo che hai sposato! Con quale coraggio permetteresti a quel... bruto di farmi del male?

ADELE: (si avvicina lentamente ad Alberto e gli accarezza i capelli) Alberto, Alberto... capisco la tua sorpresa ma... da una vita cercavo un uomo come quello! E quindi... rassegnati!

ALBERTO: (perdendo la calma) Rassegnarmi? Legato come un salame e con una troia di moglie che prende una sbandata per un mio personaggio? È assurdo! È assurdo! (Entra in scena Joe Marcio. Indossa una vestaglia da camera che gli viene corta e stretta)

JOE MARCIO: (seccato) Ma che minchia avete da parlare? Mi avete fatto svegliare! E quando mi sveglio così, divento nevvoso, ma tanto nevvoso!

ADELE: (correndogli incontro) Ti hanno svegliato, questi buoni a nulla? Povero caro!

JOE MARCIO: Stavo dormendo così buono... Mannaggia!

ALBERTO: (guardando Joe) Ehi, ma quella è la mia vestaglia da camera!

JOE MARCIO: (guardandosi) Sì. È un poco small... stretta e corta pi mmia, ma… non ti preoccupare, va bene così!

ALBERTO: Io, preoccuparmi… per te? Ci mancherebbe altro! Sto semplicemente osservando che stai prendendo possesso delle mie cose, della mia casa, perfino di mia moglie!

JOE MARCIO: (con aria minacciosa) Ehi, ehi! Non parlare male di Adele! Questa femmena è la cosa più bella e più romantica che ho visto da quando sono qui...

ALBERTO: Senti, amico... parliamoci chiaro... ma a chi vuoi darla a bere? Dai... dimmi chi sei veramente, perché sei qui e cerchiamo di smetterla! Questa storia di... Joe Marcio è durata anche troppo!

ADELE: Ma, Alberto...

ALBERTO: Zitta, tu... fedigrafa! Voglio che sia questo impostore a parlare!

JOE MARCIO: (senza perdere la calma) Hai mai sentito parlare di scrittori com’a ttia che vengono ammazzati in circostanze misteriose e non si trova mai l’assassino?

ALBERTO: Sì... ma che c’entra?

JOE MARCIO: Vengono ammazzati tutti da quelli com’a mmia! Personaggi frustati...

ALBERTO: Frustrati, non frustati! Ma come parli?

JOE MARCIO: Come parlo? Come parlo? Questo coraggio hai, di chiedermi come parlo? Questo accento mezzo siciliano, mezzo americano non lo sopporto più! Perché non mi facevi... che so... francese... sì,.. francese... ho sempre desiderato parlare francese! (Joe Marcio dice qualche parola in francese e l’effetto risulta sgradevole perché l’accento siculo-americano predomina notevolmente) Bonjour! Merci beaucoup!

ALBERTO: Basta! Basta, per favore!

JOE MARCIO: Lo vedi, buono a nulla? Questo accento non lo sopporti tu, e lo devo sopportare io! E poi dice che vi ammazziamo a voi scrittori esseri inutili!

MARIOLINO: Ma che ammazzate! I personaggi dei romanzi, allora? Non si lamentano, loro, che sono destinati a rimanere in un cassetto, o quando va bene, in una libreria?

JOE MARCIO: Non mi parlare di quelli! Quelli sono gente piatta... Non li ho mai sopportati! Non hanno sangue dinta i vvene! Si contentano di stare sulle pagine di un fottuto libro e non si lamentano mai! E qualcuno di quei bastardi, ogni tanto, fa pure carriera nel cinema! Ma noi, personaggi di teatro, siamo un’altra cosa!

ALBERTO: Ma perché sei qui? Spiegamelo, una buona volta!

JOE MARCIO: Quando un buono a nulla com’a tte ci... richiama in servizio, o lavoriamo subito, o… dopo un certo tempo, ci vendichiamo dell’autore. E questa notte... la resa dei conti... (Adele corre ad abbracciare Joe) E dopo… tu (rivolgendosi ad Adele) vieni via con me! È vero, gioia, che vieni con me?

ADELE: Sì, Joe!

ALBERTO: (esterrefatto) Ma non è possibile! Questo è un incubo! Mariolino, dimmi che è un incubo!

MARIOLINO: Alberto, se questo è un incubo, ti assicuro che siamo in… "incubazione" tutti e due!

ALBERTO: E allora, questo qui è un pazzo! Non c’è altra spiegazione! Un pazzo che ha letto, chissà come, il mio copione e...

JOE MARCIO: (interrompendolo) Senti… volevo chiederti… che giorno è oggi?

ALBERTO: (interdetto) Il… il 25 gennaio... Perché?

JOE MARCIO: Cerca di remember... di ricordare. In che giorno Joe Marcio ammazza la sua vittima, nalla commedia?

MARIOLINO: Accidenti! Il... 25 gennaio!

JOE MARCIO: Hai visto? E festeggiamo ‘sta ricorrenza... Stasera tocca a voi due!

ADELE: Se non uccide voi due, Joe non può liberarsi da questo personaggio... E poi, sei mai stato capace di fare rappresentare la sua storia? Te lo dicevo, io! Scrivi, scrivi… ma nessuno te le rappresenta mai, le tue commedie "noir"!

ALBERTO: Ma non è certo colpa mia! Mi sembra che il protagonista vada abbastanza bene... mi sembra anche un po’ troppo reale!

MARIOLINO: (disperato) E io, stupido che non sono altro, a darti consigli... in che guai mi sono cacciato!

JOE MARCIO: Basta chiacchiere! Che dovrei dire io, imprigionato in questo… (si tocca, con disgusto) e con questo accento... Io, un tipo così sensibile! Un cuore così tenero! Buoni a nulla! Ero un’idea perfetta e voi mi avete trasformato in un rifiuto della società...

ADELE: (avvicinandoglisi) Ma a me piaci così come sei, Joe!

ALBERTO: Ma Adele, ti rendi conto che la persona per la quale hai perso la testa è soltanto un personaggio?

MARIOLINO: L’ha detto lui! Hai sentito?

ALBERTO: Le sue caratteristiche sono le caratteristiche di Joe Marcio, un mio personaggio, non di chi... o di che cosa c’è sotto! Quindi…

JOE MARCIO: Non dargli retta, darling! Al naturale sono molto meglio... Lascia che mi libero di ‘sta faccia e di ‘stu maledetto accento...

MARIOLINO: Ma, allora...

JOE MARCIO: Basta "ma"... È il momento della resa dei conti!

ALBERTO: E... come vorresti... ucciderci?

JOE MARCIO: E proprio tu mi fai ‘sta domanda? Non è stata tua l’idea dell’omicidio "machivelico"?

ALBERTO: Machiavellico! Non "machivelico"!

MARIOLINO: No! Non dirmi che...

ALBERTO: Il phon… alla corda... e la bacinella d’acqua...

JOE MARCIO: Ehi, friends! Tutta ‘sta meraviglia! L’idea è stata vostra, non è certo stata mia! Se era pi mmia (si avvicina, minacciosamente, pistola in pugno) un colpo e… good bye! Però... dato che devo rispettare il finale... (rivolgendosi ad Adele) Adele, my dear, bacinella, please! E riempila di water... OK? (Adele corre a prendere una bacinella)

ALBERTO: (a voce bassa, verso Mariolino) Dobbiamo fare qualcosa!

MARIOLINO: (impaurito) Io già sto facendo... qualcosa!

ALBERTO: E che cosa?

MARIOLINO: Me la sto facendo... addosso!

ALBERTO: Via! Reagisci! (sta un attimo a riflettere) Ma, Mariolino, non hai fatto quel corso di ipnosi?

MARIOLINO: Sì. Due anni fa...

ALBERTO: E perché non tenti...

MARIOLINO: E come faccio? Dovrei guardarlo negli occhi... è una parola!

ALBERTO: Gioca d’astuzia, Mariolino... dai, datti una mossa!

MARIOLINO: (dopo aver riflettuto un po’, facendosi coraggio) Ehm, scusa… scusa, Joe…

JOE MARCIO: (sgarbatamente) Che vuoi?

MARIOLINO: Ti… ti dispiacerebbe guardare qui...

JOE MARCIO: Qui, dove?

MARIOLINO: Qui, nell’occhio! Mi è entrato, sicuramente, qualcosa e... sai com’è... le mani legate... Mi dà un fastidio, ma un fastidio! (Joe Marcio si avvicina, si abbassa a guardare gli occhi di Mariolino)

JOE MARCIO: Uhm... ma io cca non vedo niente!

MARIOLINO: (lo guarda fissamente, con molta scena, tentando di ipnotizzarlo) Guarda bene, guarda bene! Qualcosa c’è sicuramente! E... rilassati!

JOE MARCIO: Ma cca non c’è… (sembra rimanere ipnotizzato)

ALBERTO: (a voce bassa) Ci siamo! Ci siamo!

MARIOLINO: (continua a fissare Joe, con occhi spalancati) Rilassati... rilassati... (poi, a voce bassa) Credo proprio di...

JOE MARCIO: (per niente ipnotizzato, interrompendolo) Tieni ragione! C’è un pelo n’ta l’occhio... E ora ci penso io! (apre con due dita la palpebra dell’occhio di Mariolino e soffia con grande violenza)

MARIOLINO: No... no… aiuto! Mamma mia! E che è, una tromba d’aria?

JOE MARCIO: (soddisfatto) Tutto OK!

ALBERTO: Sì. Proprio tutto OK! Eh, sì! Un amico vale più di un tesoro! (rivolgendosi a Mariolino) Ma che ti hanno insegnato, al corso?

MARIOLINO: Che ci posso fare? Al corso funzionava... (Entra Adele con una grossa bacinella piena d’acqua)

JOE MARCIO: Avanti, my dear... I piedi nell’acqua… please… (Adele si affretta a togliere le scarpe ad Alberto e Mariolino e fa mettere loro i piedi in ammollo)

MARIOLINO: (con sollievo) Ahhhh... Finalmente un po’ di frescura! Avevo i piedi gonfi, a furia di stare seduto!

ALBERTO: Ma allora sei proprio scemo! Fra poco, questo ci ammazza… …

JOE MARCIO: Il phon, please! E la corda... (Adele va a prendere il phon e la corda)

ALBERTO: Ehi, Joe! (Quasi sottovoce, amichevolmente) Joe, vieni... (Joe si avvicina) Ma non potremmo trovare un accordo... un compromesso...

MARIOLINO: Dicci cosa vuoi!

JOE MARCIO: Niente compromessi, cu mmia! Sono un personaggio tutto d’un pezzo, io!

ALBERTO: Senti che idea... Ti cambio accento nel copione! Ti va? Ti do l’accento francese che hai sempre desiderato…

JOE MARCIO: Francese? Mi piace l’accento francese…

ALBERTO: E allora? Cosa ne pensi? Tu ci liberi e io, subito, cambio il copione! E, dopo, tu sarai Joseph Marche, parigino purosangue e…

MARIOLINO: ...e Alberto ti fa anche il nasino all’insù! Sei contento?

ALBERTO: Dai, liberaci, che cambio subito il copione!

JOE MARCIO: (appare tentennante. Poi, dopo un po’, con decisione) No!!! Adele, arriva ‘stu phon?

ALBERTO: Aspetta, aspetta! Cambio la trama e ti faccio agire in un harem pieno di donne, tutte bellissime… Ti va?

JOE MARCIO: (con decisione) No! E poi... e poi io la femmena l’ho già trovata...

MARIOLINO: Accetta, Joe! Accetta l’offerta di Alberto! Vuoi mettere un harem di odalische con quella... mezza calzetta di Adele?

ALBERTO: Mariolino! Stai parlando di mia moglie!

MARIOLINO: Ma dai, che la conosco da quando eravamo bambini... Ha pure le gambe storte!

JOE MARCIO: (arrabbiatissimo) Non ti permettere! Quella donna è un angelo! Guai a ttia! Adele, il phon, please! (Entra Adele con il phon e la corda. Joe Marcio comincia, subito, a sistemare la corda, collegata a terra e, attraverso un gancio, al tetto. Dalla corda penzola il phon che viene acceso e lasciato in alto in direzione della bacinella con l’acqua)

MARIOLINO: Che fine stupida stiamo facendo! Uccisi da un personaggio!

ALBERTO: (a voce bassa) Non è per essere ottimista, ma ho buone speranze...

MARIOLINO: Ma come? Questa è una situazione tragica!

ALBERTO: Scusa se te lo chiedo... ma... questa idea dell’omicidio machiavellico, sei sicuro che funzioni?

MARIOLINO: Non ti seguo...

ALBERTO: Non potrebbe essere come le corde, l’ipnosi… e tutto il resto?

MARIOLINO: Mah! Al cinema funziona sempre!

ALBERTO: Già! Al cinema! Forse non tutto è perduto, allora!

MARIOLINO: Ma che vuoi dire? Che sono un buono a nulla?

ALBERTO: Lo spero vivamente! (Joe Marcio ha sistemato, nel frattempo, tutto il meccanismo. Adele, impassibile, osserva la situazione senza parlare, come in trance. Joe Marcio estrae la sua pistola e si pone di fronte alla corda che sostiene il phon)

JOE MARCIO: Questa è la fine che fanno gli scrittori inutili!

ALBERTO: Dai, spara e facciamola finita!

JOE MARCIO: Cinque colpi. Sparerò cinque colpi. Uno di questi colpirà la corda... Può essere il primo... ma può essere pure l’ultimo! (Joe Marcio punta e spara il primo colpo, mancando il bersaglio) Meno uno... (spara il secondo colpo, mancando la corda) Meno due! (Joe va a versarsi da bere, con calma)

MARIOLINO: (terrorizzato) Ci siamo, Alberto! Ora ci ammazza!

JOE MARCIO: (spara il terzo colpo, mancando il bersaglio) Meno tre... Restano due colpi… Siete pronti, buoni a nulla? (spara il quarto colpo, mancando, ancora, la corda) Sono un poco fuori forma, mannaggia...

MARIOLINO: Se non sei in forma, possiamo sempre... rimandare...

ALBERTO: Discutiamone, Joe... la mia offerta è sempre valida! Anzi, sai cosa ti dico? Ti do anche mia moglie, visto che ci tieni tanto... pensaci bene... (Joe Marcio appare seriamente interdetto. Punta la pistola ma senza più troppa convinzione)

MARIOLINO: Rifletti, Joe...

ALBERTO: Pensa alla mia offerta, Joe...

MARIOLINO: Non sparare!

ALBERTO: Non sparare! (Joe Marcio in quell’istante spara il quinto colpo, mancando ancora la corda. Attimo di sorpresa di Mariolino e Alberto. Joe Marcio abbassa il braccio con la pistola. In un attimo, Adele, velocissima, va, con un paio di forbici, a tagliare la corda. Il phon acceso cade nella bacinella d’acqua. Si sentono delle grida. Si spengono tutte le luci. Nel buio più assoluto, una luce va ad illuminare un uomo, con dei fogli in mano e una penna, che, entrato dalla comune si avvicina ai protagonisti)

UN UOMO: (a bassa voce) C’è qualcosa che non va... devo rivedere un po’... inventarmi un po’ questo finale... (cancella e riscrive qualcosa sui fogli, dopo essersi seduto, con calma) Allora... "Alberto e Mariolino si liberano delle corde che li legano e…" (nel frattempo, una luce va ad illuminare Alberto e Mariolino che, istantaneamente, si liberano dei legacci e si alzano dalle sedie, ancora indolenziti) Il cattivo è, in realtà, una ex spia del KGB e parla russo... dovrebbe andare meglio...

ALBERTO: (avvicinandosi, ancora indolenzito all’uomo) Ma lei... chi è?

UN UOMO: (impaurito) Ma… ma … tu… piuttosto... tu sei... e come…

ALBERTO: Guardi che lei è a casa mia! Che vuole?

UN UOMO: Tu… sei… Alberto?

ALBERTO: Alberto Cafiero... e sto aspettando, ancora, di sapere cosa vuole!

UN UOMO: Ma tu... parli? I personaggi… non parlano!

ALBERTO: Personaggi? Ma io sono l’autore!

UN UOMO: Tu? L’autore? (comincia a ridere)

ALBERTO: Io sono l’autore! C’è poco da ridere!

UN UOMO: (riflettendoci un po’ su) Ah! Ho capito! Ho bevuto troppo! I personaggi non parlano… quindi...

ALBERTO: Senta... non mi faccia perdere la pazienza. Ho avuto una giornata… pesante! Le ripeto che sono l’autore!

UN UOMO: È vero! Tu sei l’autore!

ALBERTO: (stupito) E allora?

UN UOMO: Sei un autore, ma nella mia commedia! Sei il personaggio di un autore, nella mia commedia!

ALBERTO: Ma che diavolo sta dicendo?

UN UOMO: Sei un personaggio! Ti ho creato io! Vuoi che non lo sappia?

ALBERTO: Io... un personaggio? (nel frattempo, gli altri protagonisti si avvicinano lentamente) Lo chieda a loro... se sono un personaggio! Quell’energumeno lì mi voleva ammazzare… proprio perché sono l’autore! Diglielo Joe...

JOE MARCIO: (con marcatissimo accento russo) Mio nome Boris. Boris Ivanov. Nome in codice "Lupo Rosso". In servizio nel KGB fino a due anni di ora. Da!

ALBERTO: Ma, Joe... come parli?

UN UOMO: Hai visto? Mi credi adesso? Ho cambiato le sue caratteristiche e...

MARIOLINO: Ho capito! Guarda Alberto, che questi due sono d’accordo! È evidente che ci stanno prendendo in giro...

UN UOMO: Tu sei... Mariolino... (ironicamente) Grande intuito, eh? Il creatore di tutti voi, sono io! Fatevene una ragione!

MARIOLINO: Non ci credo! Dammi una prova sicura!

UN UOMO: Chiedi...

MARIOLINO: Voglio diventare ricco... subito, qui, all’istante!

UN UOMO: Ma non è previsto, per te...

MARIOLINO: Lo vedi? Sei un imbroglione! Ti crederò solo se mi fai ricco…

UN UOMO: E va bene... (prende il copione, cancella e riscrive diverse cose)

MARIOLINO: E allora? Non è successo niente, mi pare! (L’uomo indica a Mariolino le tasche, Lo invita a frugarvi dentro. Mariolino comincia ad estrarre banconote e queste sembrano non finire mai) Ehi, ma allora... sono ricco! Sono ricco!

UN UOMO: Non sei ricco! Sei un personaggio! Mi credi, adesso? (Mariolino tocca e stringe tutti quei soldi tra le mani)

MARIOLINO: (con rammarico) La prima volta che tocco tutti questi soldi… e scopro di non esistere. Più sfigato di così…

ALBERTO: Ma allora noi siamo...

UN UOMO: Ombre!

ALBERTO: E tu, invece...

UN UOMO: Io sono concretezza, autodeterminazione, libero arbitrio.

JOE MARCIO: (sempre con un forte accento russo) E io che sa di essere personaggio, cosa sono?

UN UOMO: Un personaggio "illuminato"...

ALBERTO: Mi scusi, potrebbe cambiargli quest’accento russo? Fa un’impressione...

UN UOMO: E va bene... (cambia qualcosa sul copione)

JOE MARCIO: Di nuovo ‘stu schifosissimo accento? Quasi quasi era meglio l’altro!

UN UOMO: Ehi, ehi, adesso basta! Tutte queste pretese!

ALBERTO: Signor autore, mi scusi... l’ultima cosa... (parlandogli sottovoce) Potrebbe cambiare un po’... mia moglie... sa com’è... è così rompipalle! Se poi potesse, addirittura, sostituirmela, le sarei...

UN UOMO: Basta! State esagerando! Potrei, anche, decidere di strappare il copione e di dedicarmi ad un’altra commedia... Anzi, quasi quasi…

MARIOLINO: No! Per pietà!

ALBERTO: Non lo faccia! In fondo, per noi, è vita anche questa... perché togliercela? Continueremo a vivere come personaggi … "illuminati"...

ADELE: (che fino a quel momento era rimasta zitta) Sa cosa penso? Caro autore? Che noi dovremmo... ucciderla... sì… ucciderla!

ALBERTO: Zitta, Adele! Ma che dici? (a bassa voce) Vuoi che strappi il copione?

UN UOMO: Sentiamo… sentiamo... Uccidermi? E dopo?

ADELE: Liberi! Saremmo liberi!

UN UOMO: Già. Liberi... credetelo pure, se vi fa piacere... ma… (ride) poveri illusi! Voi vorreste uccidere... me? Non è possibile! Noi viviamo in due mondi diversi...

JOE MARCIO: E come mai, allora, stiamo parlando?

UN UOMO: Già... questo non lo capisco neanch’io...

ADELE: Dai, Joe... uccidilo! È lui l’autore...

ALBERTO: Fallo fuori, Joe!

MARIOLINO: Ora, adesso! (Joe prende un filo di ferro e ne avvolge il collo dell’uomo che si dibatte, disperatamente, sulla sedia. Di colpo, silenzio. Buio assoluto. Entra un uomo, dalla comune, con un blocco di fogli in mano)

SECONDO UOMO: Cosa ci si deve inventare, per essere originali! Eh, il teatro dell’ottocento! Un bambino malato, un cane cionco, una bella storia d’amore e facevi tre atti... e riempivi i teatri... E adesso? L’autore dell’autore, il teatro nel teatro... non si sa più cosa inventare! (poi, prendendo il copione) Mah, questo personaggio, forse, lo elimino... Decisamente eccessivo! (L’uomo si stacca dalla morsa di Joe Marcio e si avvicina, lentamente, al nuovo entrato)

UN UOMO: Chi… chi elimina, lei?

SECONDO UOMO: (sorpreso) O bella! Da quando in qua i personaggi... parlano!

UN UOMO: Non si permetta! Sono l’autore, io! E con la "A" maiuscola, per di più! (guardando il secondo uomo, con sufficienza) Lei, piuttosto, chi è? Si qualifichi, poche storie!

SECONDO UOMO: (quasi distrattamente) Eh, siì Non si sa più cosa inventare... Addirittura i personaggi che… parlano!

UN UOMO: Signore, la sua insolenza è pari, soltanto, alla sua ignoranza. Questi, (indicando il gruppetto di personaggi) sono i miei personaggi! Ha capito?

SECONDO UOMO: Ehi, amico… calmati. È vero. Sei tu l’autore di questi personaggi!

UN UOMO: (con sospetto) E... e allora?

SECONDO UOMO: Tu sei un personaggio! Un personaggio della mia commedia! L’autore dell’autore, ma pur sempre un personaggio della mia commedia! Pensa... avrei l’intenzione di sopprimerti!

UN UOMO: Sopprimere… me? E con quale diritto? Chi è, lei?

SECONDO UOMO: Io sono l’autore, il creatore! Ho su di voi, tutti, nassuno escluso, diritto di vita e di morte. (gli altri personaggi si avvicinano, lentamente)

UN UOMO: Caro signore, lei però deve provarmi quello che sta dicendo... Io, poco fa, ho dato ampia dimostrazione… Adesso, tocca a lei!

SECONDO UOMO: Tu mi stai provocando... (adirato) Vuoi vedere come ti annullo, subito, così… su due piedi?

UN UOMO: (in segno di sfida) E provaci... (Il secondo uomo cancella qualcosa sul copione e, progressivamente, la luce che illuminava l’uomo, si spegne, fino a farlo scomparire) Ehi, ma che mi sta succedendo... sto scomparendo... aiuto!

ALBERTO: (rivolgendosi al secondo uomo) E basta con questi giochetti!

ADELE: Lo riporti subito qui!

MARIOLINO: (preoccupato, stringendo ancora i soldi di prima) Non mi faccia tornare povero, la prego! Non cambi, ancora, il copione...

SECONDO UOMO: Ehi, ma che cos’è, un ammutinamento? Io faccio quello che mi pare! Vi siete resi conto, adesso, di chi comanda, qui?

JOE MARCIO: (con fare minaccioso) Intanto, fallo tornare qua… che poi discutiamo!

SECONDO UOMO: (sorpreso) Eh? Sì, va bene… va bene… (riscrive qualcosa sul copione. Riappare l’uomo)

UN UOMO: (provatissimo) Ma che è successo? Mi sento così strano...

SECONDO UOMO: Ti ho fatto morire e rinascere… povero il mio… personaggio… Mi credi, adesso? Ho potere di vita... e di morte!

ALBERTO: Io non ne sarei così certo, signor… creatore!

UN UOMO: Già... perché così sicuro?

SECONDO UOMO: Perché... perché... ve l’ho dimostrato! E poi… e poi... (non sapendo cosa dire) perché è così, e basta!

ADELE: Troppo comodo...

MARIOLINO: Troppo banale...

ALBERTO: Fino a pochi minuti fa io e il qui presente... (indica il primo uomo) ci credevamo, come lei, creatori, manipolatori di situazioni e personaggi... e adesso...

SECONDO UOMO: (con rabbia) Ma che cavolo andate dicendo?

MARIOLINO: Noi, ormai, siamo personaggi… "illuminati"… Tu, invece, sei...

ALBERTO: Ancora al buio...

SECONDO UOMO: Ma che, parlate con le parole della mia commedia?

UN UOMO: Eh, sì, caro amico... ma noi, almeno, ormai lo sappiamo, di essere personaggi, tu invece… vivi, ancora, nella tua illusione…

ALBERTO: In fondo, pensandoci bene, non mi dispiace essere un personaggio... Ti garantisco, amico... non è poi così spiacevole!

ADELE: Ma che dici, Alberto! Siamo schiavi, pedine… vuoti a perdere…

MARIOLINO: Ma, Adele, da personaggio "illuminato" sei diventata anche più profonda!

ADELE: Ho semplicemente capito...

SECONDO UOMO: Ma che capito... Quello che non capisco, invece, è come mai io sto a parlare con voi che siete dei personaggi...

ALBERTO: Già. È impossibile... soltanto i personaggi parlano tra loro... (pausa) Hai capito, adesso?

SECONDO UOMO: Allora.. vorreste dire… che... anch’io...

UN UOMO: Quella porta! Da quella porta potrebbe entrare un uomo che…

SECONDO UOMO: Ma allora...

UN UOMO: Fattene una ragione... sei un personaggio anche tu...

SECONDO UOMO: (insorgendo) Non è possibile! Che razza di commedia sarebbe, questa... addirittura l’autore dell’autore dell’autore... sarebbe impossibile! Quale mente… malata potrebbe arrivare a tanto?

UN UOMO: (con sufficienza) Eh, ne conosco tanti di autori... squinternati... (pausa) Dicevi bene, poco fa, amico mio... Eh, il teatro dell’ottocento...

ALBERTO: (intervenendo) Zitti, zitti! (sottovoce) Mi sembra di sentire qualcosa...

MARIOLINO: Dove?

ALBERTO: Là. Alla porta.

UN UOMO: Potrebbe essere...

SECONDO UOMO: Occhio alla porta!

JOE MARCIO: Ora basta! Ci penso io... (A questo punto, un attore, seduto fino ad ora in platea, si alza e si appresta a salire sul palcoscenico. Il gruppetto di personaggi che guardava la porta, si gira di scatto verso la scaletta. Joe Marcio estrae la pistola e spara verso quell’uomo. L’uomo stramazza sulla scaletta che porta al palcoscenico. A questo punto, Joe Marcio, pistola in pugno, fa due passi avanti e parla, senza alcuna inflessione)

JOE MARCIO: "Libertà va cercando che è si cara, coma sa chi per lei vita rifiuta" Splendido finale! Sipario!

SIPARIO

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