Aylù nel regno dei morti

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Aylù

Leonardo Gazzola


ispirato ai racconti di iniziazione sessuale camerunesi

e alle epopee minori dello mvet

inverno 1993 - primavera 2005

Depositato in SIAE a nome Leonardo Gazzola.

Possiamo definirlo teatro con interazione musica, danza, canto, prosa di matrice africana.


personaggi

GENIO

AYLU'

BAABA

KUMPI

EFFA

TATO

POPP

altri paesani

AGNELLO

LUPO

STREGA

1°MORTO

i Morti

i Cinghiali


Buio. Musica. Flauto e tamburo che scandiscono la canzone del lavoro dei paesani.

 Luce. I paesani attraversano la sala cantando con zappe, badili, sacchi per la raccolta. Pantomima del lavoro campestre in mezzo al pubblico. Aylù ed il Genio sono dietro: l'uno suona il flauto, l'altro il tamburo. Quando il canto ed il flauto si affievoliscono, il Genio comincia a parlare.

GENIO: Eh, sì. E' veramente faticoso il lavoro nei campi... Ti spezza la schiena e ti indurisce le mani. Ma lascia libero il cuore. E' il nostro lavoro, la nostra vita. Come? Vi state chiedendo perché quel ragazzo che suona il flauto non sta lavorando? Ah. Perché non lavoro io? Bé, io sono il Genio; sono qui per raccontarvi la leggenda di Aylù nel Regno dei Morti. Sì, sì, leggenda; andando avanti vi accorgerete che non può certo essere realtà. Ai tempi in cui la gente credeva ancora nelle leggende, ci credeva tanto... Tanto che taluni le vivevano veramente le loro leggende. E molto sottile era la barriera che divideva la realtà che si viveva da quella che si sarebbe voluto vivere. La leggenda che voglio raccontarvi stasera...

Ritmo che consente ai paesani di cantilenare le loro battute.

POPP: Si svolge in un piccolo villaggio...

Tutti i paesani: Ai margini, ai margini, ai margini...

POPP: Ai margini della grande foresta tropicale...

Tutti i paesani: Di Nimbuluh.

GENIO: Quello che suona il flauto si chiama Aylù e vi ingannate se pensate che lui non stia lavorando; Aylù suona il flauto e... Come diventa più leggero il lavoro quando è accompagnato dalla musica di Aylù!

Canti e musica di nuovo forti. I paesani finiscono il lavoro, salgono in scena e si spartiscono il raccolto. Baaba prende troppe patate.

KUMPI: Ehi, Baaba! Dove credi di andare con tutte quelle patate?

BAABA: Non rompere, Kumpi. Mi spettano di diritto. Ho lavorato più di tutti voi.

KUMPI: Nemmeno per idea. Tu dimentichi che alla semina ero io a tirare l'aratro.

BAABA: Ma non dire idiozie!

TATO: Tu non insulti il mio amico!

BAABA: Vai a quel paese, tu.

Scoppia una rissa. Aylù si mette a suonare il flauto. Poco a poco i paesani si calmano.

AYLÙ: Ma non lo sapete che le patate appesantiscono? E poi non si riesce a stare svegli durante le feste. Oltre che a rendere spesso il cervello di chi ne mangia troppe... (brontolii dei paesani) Kumpi, perché non ringrazi Baaba che si preoccupa di non intorpidirti il cervello? (timide risate dei paesani) Comunque Baaba, è inutile che tu ti sacrifichi per noi a mangiare più patate. Non ti vogliamo più torbido di così. (altre risate)

BAABA: Insomma, io...

AYLÙ: Ma sì. Facciamo così: tu il gesto generoso l'hai fatto. Adesso perché nessuno ne soffra più degli altri queste patate in più le mettiamo da parte per mangiarle tutti insieme. (approvazioni e applausi)

TATO: Le cucino io! Voi portate le foglie di zom e le noci di palma.

EFFA: Sì, andiamo da Tato, che sa fare da mangiare.

KUMPI: Aylù, sei nostro ospite, naturalmente.

BAABA: A condizione che ci suoni qualcosa.

Aylù comincia a suonare mentre tutti i paesani si incamminano fuori.

GENIO: Bé, avrete capito. Il lavoro di Aylù non finiva lasciati i campi. Quattro note, due parole e soprattutto la sua presenza bastavano per ridare serenità all'intero villaggio. (suona il tamburo e balla) Anch'io sono contento. (ride)

Sporgono le teste dei paesani.

Tutti i paesani: Ma... C'è sempre un "ma" se no che storia è?

GENIO: Aylù che viveva per dare tutto ai suoi amici non aveva ancora fatto i conti con i suoi desideri personali. (ride, balla)E così accadde che... (ride, balla)

Entrano ballando i paesani con pentole e bottiglie di vino. Mangiano, cantano danzano.

Di colpo non si sente più né musica, né canti. Aylù s'immobilizza guardando un punto nel vuoto in mezzo  al pubblico. Gli altri continuano a ballare come prima.

AYLÙ: Avete visto? Ehi! Dico a voi! Guardate che splendore.

TATO: (distrattamente) Che cosa c'è Aylù?

AYLÙ: Come che cosa c'è?! La creatura più bella che la terra abbia mai portato. (tutti continuano a ballare) Mi ha sorriso! Ma guardate!

GENIO: Ma gli altri non potevano vedere la bellissima ragazza che aveva affascinato Aylù. E sì che era di quelle bellezze che vi lasciano il respiro a metà trachea e con gli occhi senza voglia di sbattere le palpebre per non perdere neanche un secondo di quella visione. Di quelle bellezze dietro alle quali si indovinano un'estrema dolcezza e un profondo sentimento. Una di quelle che... (guarda Aylù e gli dà una sberla) Che vi fanno ignorare tutto quello che vi succede intorno. (gli dà un calcio nel sedere) Di quelle che vengono prima di tutto e di tutti. Comunque vado a presentarvela. (balza giù dalla scena e va verso il punto che sta fissando Aylù) Eccola. Si chiama Edin. (pausa) Ah, volete sapere perché gli altri non possono vederla? E' semplice. Edin non è una creatura di questo mondo. Essa viene dal Regno dei Morti. Nel regno dove vivono, o meglio abitano, non posso certo dire che vivono, fianco a fianco quelli che sono passati sulla terra e quelli che non sono mai nati. Edin ovviamente appartiene alla seconda categoria, se no il suo passaggio su questa terra si sarebbe notato, non vi pare? E soltanto i puri di spirito, quelli con la gioia nel cuore, possono vederla. Non ne vale la pena? (pausa) Come? Non mi direte che neanche voi la vedete? (pausa) No, eh? (imbarazzato) Ehm... Ehm... Bé, ci sono eccezioni... Eeee... Non è detto che non siate dei puri, che non abbiate la gioia nel cuore. Non è detto che siate degli insensibili, dei buzzurri, dei viscidi personaggi. (si scalda) Non è detto che siate per forza degli orripilanti figuri, delle carogne!! (pausa, si calma) Ehm... Insomma... Può anche darsi che Edin non esista... Chi lo sa?

Si sente di nuovo la musica, di sottofondo.

AYLÙ: Se ne sta andando! (la segue con lo sguardo) Fermati, dolce creatura! Ti devo parlare. E' vero che mi hai sorriso? Fermati! (ai paesani) Aiutatemi! Cosa posso fare?!  (finisce la musica e i paesani smettono di ballare)

BAABA: Tu ci prendi in giro Aylù. Là non c'era proprio nessuno.

AYLÙ: Ma vi assicuro...

TATO: Ma stai scherzando o hai veramente le allucinazioni?

KUMPI: Credo che tu abbia bisogno di riposarti.

EFFA: Sì Aylù, veramente. Tu non hai visto nessuno.

AYLÙ: Alloraio...

GENIO: No, Aylù. Tu hai visto veramente quella creatura. E' solo che si tratta di Edin, la figlia dei Bekon, che viene dal Regno dei Morti.

TUTTI: Ahi!! (paura)

I paesani si nascondono. Sporgono le teste.

AYLÙ: Genio, allora esiste. Dimmi dove posso trovarla. Devo parlare con lei assolutamente.

BAABA: Aylù tu sei pazzo. Lascia stare le ragazze dei morti.

POPP: Aylù, lascia perdere i Bekon.

KUMPI: Sono pericolosi.

EFFA: Aylù, vieni che è ora di dormire. (Aylù resta immobile)

POPP: Aylù, scantati!

AYLÙ: Devo rivederla. Amici, aiutatemi.

EFFA: Aylù, ti ricordi di quello che successe al nostro antenato Azegue?

AYLU': Ma non mi interessa di Azegue...

BAABA: Azegue...

TATO: ...il secondo figlio della terza moglie del figlio primogenito di Zémedan il conquistatore...

POPP: Decise di tendere le trappole nella foresta con la complicità dei Bekon...

EFFA: ...dei fantasmi!

POPP: I Bekon gli proposero di aiutarlo a scavare una trappola magica nella quale ogni giorno sarebbe caduta almeno una preda. Azegue sarebbe andato a visitare la trappola ogni mattina e, tutti gli animali maschi li avrebbe tenuti per sé. Le femmine...

BAABA: ...sarebbero state consegnate ai fantasmi Bekon.

TATO:  "Ricordati solo che gli accordi sono inviolabili nel Regno dei Morti!"

KUMPI: Disse uno di loro con tono minaccioso.

KUMPI: Azegue accettò, pensando che, senza sforzo, avrebbe catturato circa la metà delle prede!

EFFA: Il primo giorno...

TATO: Nella trappola c'era una grossa antilope...

Tutti i paesani: Maschio!

BAABA: Azegue la mostrò ai Bekon che gli dissero che gli spettava di diritto.

EFFA: Il secondo giorno...

TATO: Nella trappola c'era un bufalo.

Tutti i paesani: Maschio!

BAABA: Azegue voleva sdebitarsi e offrì metà della preda ai Bekon.

TATO: "No, non di certo! Gli accordi sono inviolabili nel Regno dei Morti!"

KUMPI:  Disse uno di loro con tono perentorio.

EFFA: Il terzo giorno...

TATO: Nella trappola era caduto un elefaaaante...

Tutti i paesani: Maschio!

BAABA: Questa volta ad Azegue sembrava di ricevere troppo. Pregò i fantasmi di accettarne una parte.

TATO: "Non sia mai! Gli accordi sono inviolabili nel Regno dei Morti!"

KUMPI: Disse uno di loro con  tono burocratico.

POPP: E Azegue si portò a casa anche l'elefante.

GENIO:  Questo non è esattamente un racconto per vegetariani, vi avverto.

POPP: Lui e sua moglie banchettarono felici per una settimana con quel ben di Dio.

BAABA: Ma l'uomo, si sa, è più smodato della donna. E così Azegue si ritrovò con il mal di pancia dopo una settimana di abbuffate.

POPP: Chiese quindi a sua moglie di andare a verificare la trappola al posto suo.

Tutti i paesani:  Hiiiiiiiscchh...

POPP: La moglie cadde nella trappola dei Bekon.

EFFA: La moglie era una femmina.

KUMPI: Arrivarono i Bekon.

TATO: Videro la moglie di Azegue nella trappola.

BAABA: Azegue, visto che la moglie non tornava, si diresse alla trappola.

POPP: Ebbe appena il tempo di vedere che i morti si allontanavano con sua moglie.

TATO: "Arrivederci. Gli accordi sono inviolabili nel Regno dei Morti!"

KUMPI: Disse uno di loro con tono beffardo.

GENIO: Bisogna dire che ai Bekon piacciono molto le donne dei vivi. Ma quella beffa non rimase del tutto impunita. Ogni tanto qualche ragazza in gamba riesce a scappare dal Regno dei Morti e a fare innamorare un mortale. Il seguito? Eh... il seguito...

AYLU': Genio ti prego, dimmi come posso fare.

GENIO: E' difficile arrivare nel Regno dei Morti e non è sicuro che alla fine tu possa rivedere Edin.

AYLÙ: Non importa quanto sia difficile. Dimmi, Genio; io tenterò tutte le strade possibili.

GENIO: Ti vai a cacciare in una brutta avventura.

AYLÙ: Non m'importa, dimmi Genio.

GENIO: Te ne pentirai.

AYLÙ: Dimmi!

GENIO: Farai pentire anche me.

AYLÙ: Dimmi!

GENIO: Può darsi che tu non possa poi tornare indietro.

AYLÙ: Dimmi!

GENIO: E non credo che...

AYLÙ: (scuotendo il Genio) Lascia decidere a me! Ti scongiuro, dimmi come faccio a rivederla.

Poco alla volta i paesani escono allo scoperto.

GENIO: (rassegnato, sospira) L'avrai voluto tu. Il cammino che porta al Regno dei Morti si trova alla fine della foresta di Nimbuluh; ma non lo troverai se prima non giurerai davanti a te stesso e agli spiriti dei tuoi antenati, che rinneghi la tua vita presente fino a quando non avrai raggiunto il Regno dei Morti. Solo così nella foresta potrai incontrare le tappe successive per procedere.

AYLÙ: Lo farò.

EFFA: No, Aylù. Non rinnegare la tua vita!

KUMPI: Non lo fare.

POPP: Non sai a cosa vai incontro.

BAABA: Cosa t'importa di una ragazza che non si può nemmeno vedere?

AYLÙ: Amici, io devo andare a trovarla. Sento di avere le forze per farlo. (mormorii di diffidenza) Andrò nel Regno dei Morti!

Nuovo fuggi fuggi generale dei paesani. Sporgono le teste.

AYLU': E tornerò. Con Edin.

TATO: Oh, se lo dici tu...

AYLÙ: Genio, dammi le tappe successive.

GENIO: Quelle le devi scoprire tu. E le supererai nel modo che riterrai più giusto.

AYLÙ: Ma come farò a sapere quali sono?

GENIO: Te lo deve dire il tuo cuore. Se ci tieni a Edin, non ti farà sbagliare.

AYLÙ: Sono pronto. Domattina prima che si alzi il sole partirò per la foresta di Nimbuluh.

Tutti i paesani:  Nooooh!

Buio.

Luce debole in scena. E' quel breve momento che precede l'alba dove si avverte la luce del sole che verrà senza vederla veramente. Entra Aylù con una lampada a petrolio in mano. Il Genio, che era coricato per terra si alza e si stiracchia.

GENIO: E così, prima che le luci dell'alba trafiggano il buio del villaggio, salutati i suoi amici, Aylù si mette in cammino per la grande foresta di Nimbuluh. (Aylù scende dal palco) Aspetta! Aspetta un attimo! (Aylù si ferma) Il giuramento. Se no non arriverai da nessunissima parte.

AYLÙ: E' vero. (esita un attimo) Giuro, davanti a me stesso e davanti agli spiriti dei miei antenati che rinnego la mia vita presente e passata. La mia vita non mi interessa più fino a quando non avrò trovato il Regno dei Morti per arrivare da Edin.

Si sente un fischio penetrante, lungo. Aylù si tappa le orecchie, poi silenzio.

GENIO: Ti voglio dare questa zucca magica. Ogni volta che avrai bisogno di aiuto ci potrai soffiare dentro e...

AYLÙ: Io non avrò bisogno di aiuto.

GENIO: Si ha sempre bisogno di aiuto. Prendi questa zucca e ci soffierai dentro quando ti troverai in difficoltà. Ricordati che la forza più grande è quella di sapere accettare l'aiuto degli altri.

AYLÙ: (dopo una pausa) Grazie Genio, me ne ricorderò.

Aylù prende la zucca e si incammina. Rumori della foresta.

Possono eventualmente sporgere le facce dei paesani ad imitare i rumori della foresta.

 Dopo un po' che cammina si sente un ululato triste di lupo. Aylù si blocca e si guarda attorno. Le facce dei paesani sono sparite. Altro ululato seguito da un belato molto deciso di agnello. Con precauzione Aylù si avvicina alla scena dove ora la luce consente di vedere un Lupo ed un Agnello che discutono.

LUPO: Ma è insensato! Che cosa c'entro io?

AGNELLO: C'entri, c'entri. Sei un lupo o no?

LUPO: Sì, ma...

AGNELLO: E non stiamo forse bevendo dallo stesso ruscello?

LUPO: Agnello! Ma è la prima volta che ci vediamo!

AGNELLO: Fosse anche la millesima, non cambia nulla!

LUPO: Ma cambia per me!

AGNELLO: Guarda. Chiediamo a quel passante di dirci chi ha ragione.

L'Agnello indica Aylù che istintivamente fa un passo indietro.

LUPO: Per me va bene.

AGNELLO: Avvicinati, amico e non avere timore.

LUPO: Noi non mangiamo nessuno.

AGNELLO: Questo resta da stabilire. Comunque avvicinati che abbiamo solo bisogno di un giudice.

AYLÙ: (salendo in scena, timoroso) Non so se potrò esservi utile. Ma posso sempre provare.

AGNELLO: Così, bravo. Allora, ecco quanto è successo: questo lupo ed io stavamo abbeverandoci a questo ruscello quando ho scoperto che lui con le sue luride zampacce mi insozzava l'acqua che bevevo...

LUPO: Ma non è possibile. Se io stavo a valle rispetto a dove bevevi tu.

AGNELLO: Questo è solo un dettaglio. Le tue zampe sono o non sono più sporche delle mie?

LUPO: (si guarda le zampe) Bé...

AGNELLO: Quindi insozzavi l'acqua!

LUPO: Ma non quella che bevevi tu! Amico viandante; questo Agnello mi vuole fare arrosto. Dillo tu che non sporcavo la sua acqua.

Aylù vuole parlare ma viene anticipato dall'Agnello.

AGNELLO: Forse non sporcavi la mia acqua ma l'altro ieri tuo padre ha fatto i suoi bisogni nel prato dove pascolava la mia famiglia. Per questo ti taglierò a fette e ti cuocerò a fuoco lento.

LUPO: Ma è impossibile. Mio padre non l'ho mai conosciuto. Giovanissimo è emigrato in un altra foresta. Sto ancora aspettando il ricongiungimento fam...

AGNELLO: Oh, bé... Insomma! Allora sarà stato tuo... Nonno. (ad Aylù) Tu non lasciarti influenzare dalla sua parlantina.

AYLÙ: Io...

AGNELLO: Comunque. Da che il tempo è tempo i lupi hanno sempre mangiato gli agnelli con i più futili pretesti. Ci fu un lupo che accusava un agnello di intorpidirgli l'acqua che beveva mentre l'agnello si trovava più a valle rispetto al lupo. Il lupo finì per mangiarsi l'agnello.

LUPO: Ma io...

AGNELLO: Compreso di coda e di zoccoli! Inventando storie assurde di nonni e di padri. Quindi io qui ho il pieno diritto di mangiarti. Anche perché se non ti mangio io adesso, la prossima volta di sicuro mi mangerai tu. Giusto, nostro amico giudice?

AYLÙ: Bé, in effetti...

LUPO: Ma io non c'entro. Non c'ero. (solenne) Ti prometto che non ti mangerò mai.

AGNELLO: Non cercare di influenzare il giudice. (con grinta ad Aylù) Allora!? Ho ragione o no?

Lupo e Agnello mettono Aylù alle strette.

LUPO: Ti prego, non ha ragione.

AGNELLO: Deciditi!

LUPO: Non voglio finire arrosto...

AGNELLO: Muoviti!

AYLÙ: Aiuto! (si blocca, guarda la zucca, esita poi vi soffia dentro - ne esce un suono lungo e profondo) Aiuto!

VOCE DEL GENIO: Perché temi, Aylù? Ti stai avvicinando al mondo dei morti e le cose cominciano a capovolgersi.

AYLÙ: Cosa significa? E io cosa devo fare? Se l'agnello non mangia il lupo, domani il lupo mangerà l'agnello.

VOCE DEL GENIO: Perché continui a pensare come un vivo?

Aylù è smarrito, viene stretto in un angolo dal Lupo e dall'Agnello.

AGNELLO: E allora?!

LUPO: Ti prego, fai qualcosa...

L'Agnello lancia belati terribili, il Lupo degli ululati malinconici e sinistri; Aylù, continuando ad indietreggiare, perde l'equilibrio, cade ed il suo flauto gli esce di tasca. Istintivamente lo raccoglie, lo guarda, ha un attimo di esitazione ed infine comincia a suonare. Lentamente Lupo e Agnello si scostano da lui e si fermano ad ascoltare la musica.

AYLÙ: Agnello, sei sicuro che sia importante quello che succede nelle storie dei vivi? (belato dell'Agnello) E tu, Lupo, che domani passerai dalla parte di chi minaccia, continua a discutere, tanto qui la forza non conta. (ululato del Lupo)

Aylù si rimette a suonare e abbandona lentamente la scena mentre la luce cala e si sente l'ultima discussione tra Lupo e Agnello.

AGNELLO: Stavamo dicendo che la cosa giusta è che io ti tagli a fette.

LUPO: Nemmeno per sogno. Stai attento a non imbrogliare le carte.

AGNELLO: Bé, ricostruiamo la scena. Tu stavi bevendo qui...

LUPO: E tu... Un momento. Chi sta a valle stavolta?

AGNELLO: Mettiti tu, va.

LUPO: Humm... Toccherebbe a te.

AGNELLO: Ma così sarai tu a sporcarmi l'acqua.

LUPO: Certo. Così ti potrò fare un'accusa ingiusta.

AGNELLO: E bravo. Così poi mi mangi.

Le loro voci svaniscono nel

buio.

Musica e rumori della foresta. Aylù cammina tra il pubblico con la sua lampada. Rispuntano le facce dei paesani. Fanno qualche verso poi raccontano.

KUMPI: In fondo forse ce la fa. Come Ondol Bitom.

TATO: Già, Ondol Bitom che portò via la figlia di Zama Ya Mbé.

EFFA: Zana Ya Mbé, uno dei Bekon più gelosi!

POPP: Aveva deciso che avrebbe concesso la sua bellissima figlia...

BAABA: Avete notato che in queste storie le figlie da sposare sono sempre bellissime?

POPP: ... Aveva deciso che avrebbe dato in sposa sua figlia solo ad un uomo dotato di due peni.

EFFA: Di cosa?!

POPP: Di due peni. I pretendenti non mancavano né nel regno dei Morti, né in quello dei vivi...

BAABA: Ma nessuno era in possesso dei requisiti minimi richiesti.

KUMPI: Finché Ondol Bitom, figlio di Angon Bita, talmente innamorato della bella figlia dei morti, ne parlò a suo padre.

TATO:  Suo padre faceva l'apicoltore e lo scultore a tempo perso.

BAABA: Prese della cera delle sue api e ne modellò un oggetto stupefacente per verosimiglianza.

EFFA: Anche nel colore?

BAABA: Era così ben fatto e colorato che chiunque l'avrebbe preso per vero. Vi fece un buco e lo cinse ai fianchi del figlio.

TATO: "Figliolo hai due proibizioni:"

KUMPI:  Disse il padre con tono molto serio.

TATO: "Non dormire mai a casa della ragazza che vuoi sposare e, prima di tornare a casa con la tua amata, fatti un bel bagno assieme a lei."

KUMPI: Concluse il padre con tono paterno.

POPP: Il giovane Ondol Bitom si mise in viaggio ed arrivò nel Regno dei Morti.

KUMPI: Si presentò a Zama Ya Mbé e gli chiese in moglie la sua bella figliola.

BAABA:  Come di costume...

EFFA: Gli fece togliere il costume.

BAABA: Ma... sì. Ma non davanti a lui.

TATO: Non sia mai uno suocero veda il grappolo del genero.

EFFA: Se poi il grappolo è doppio...

POPP:  Non sia mai, non si mai. Chiese a sua figlia di ritirarsi con il pretendente in una stanza attigua.

BAABA: La ragazza chiese al giovane Ondol Bitom di mostrarle il pube, il quale eseguì.

KUMPI: Dalla stanza dove si trovava Zama Ya Mbé, si udì un gridolino di soddisfazione della ragazza. Finalmente aveva trovato un marito.

POPP: Rassicurato dalla figlia sull'anatomia del futuro genero, il Morto dovette acconsentire al matrimonio e fece preparare un banchetto per la sera.

TATO:  Antilope grassa, bastoni di manioca, ndolé con i gamberi, pasta di cocomero e tanto tanto vino di palma.

EFFA: L'idea era di farlo ubriacare!

POPP: Per penetrare nella stanza nuziale durante la notte e asportare al genero l'oggetto grazie al quale costui gli portava via la figlia.

KUMPI:  Ma Ondol Bitom aveva una proibizione: non dormire a casa della sua futura sposa.

EFFA: Mangiò, bevve... ma non dormì?

TATO: No. "Ho una proibizione. Non posso dormire nella tua casa. Se mi ami, seguimi e andiamo al mio villaggio."

KUMPI: Disse il giovanotto con tono deciso.

BAABA: La decisione fu presa velocemente. Sapeva che le sarebbe stato difficile trovare un altro pretendente che soddisfacesse i requisiti imposti dal padre.

POPP: Face su le sue quattro carabattole e sparì con Ondol Bitom nel cuore della notte.

EFFA: Cammina, cammina...

TATO: Arrivarono sulla riva del fiume.

GENIO: Cammina cammina, Aylù arrivò sulle sponde di un grande fiume.

Le facce dei paesani si guardano, si fanno dei segni come a dire: "ci vediamo dopo" e scompaiono.

Aylù risale in scena dove nel frattempo si è creata una luce azzurrastra. Rumore di un grande corso d'acqua che scorre. Aylù guarda verso il pubblico.

AYLÙ: Ehi... Che fiume! Si vede a malapena l'altra sponda. Di sicuro è di là il Regno dei Morti. E adesso?

Aylù guarda perplesso il "fiume" mentre silenziosamente, una vecchia cenciosa si avvicina alle sue spalle. Aylù si volta, la vede e sobbalza. Ghigno della vecchia che è una strega.

AYLÙ: Chi sei tu? E perché vieni alle mie spalle senza farti sentire?

La Strega ride, non risponde e si avvicina ancora di più ad Aylù.

AYLÙ: Cosa vuoi da me? Da dove vieni?

STREGA: (ride) Caso mai le domande le dovrei fare io visto che vivo qui da sempre e sei tu quello capitato qui. Perciò dovrei chiederti chi sei e cosa vuoi. Ma non te lo chiedo perché lo so già. Lo so già non perché me lo abbia detto qualcuno ma perché io so tutto. E così so che tu devi arrivare nel Regno dei Morti e per arrivarci devi attraversare questo fiume. Considera che da queste parti non passa molta gente; soprattutto dei bei giovanotti come te. A questo punto ti conviene darmi un bacio. Poi ti farò bere un decotto di mia preparazione. (si avvicina con una ciotola in mano) Se infine tu vorrai fare un po' di più di un semplice bacio, io non mi ribellerò di sicuro... cioè magari un po', così per salvaguardare il rispetto per la mia età... (ridacchia tra sé) Vieni allora, così passerai il fiume.

AYLÙ: (facendo un balzo indietro) Tu sei matta! non ti avvicinare. il fiume lo attraverso da solo.

La  Strega ride. Aylù fa per tuffarsi ma si blocca, incredulo.

AYLÙ: Dov'è finita l'altra sponda? (la Strega ride) Oh, no. Questo è un oceano. (la Strega ride, Aylù si volta verso di lei) Ne sai qualcosa tu? Brutta vecchiaccia disgustosa...

Silenzio. Aylù guarda la zucca, ci pensa un po' ed infine vi soffia dentro. Appare il Genio.

GENIO: Hai chiamato, Aylù?

AYLÙ: (spaventato) Ah! E tu chi sei? Non... Non lo so se ho chiamato. Tu... Tu vieni da questa zucca? (il Genio annuisce) Io devo attraversare questo fiume. Questo oceano. Non so più. Ma... Non ti ho già visto da qualche parte?

GENIO: Può darsi.

AYLÙ: Mi ricordi un mio carissimo amico. Ma non mi ricordo chi.

GENIO: Qualcuno sarà.

AYLÙ: Strano. E' come se la mia vita prima di adesso non fosse mai esistita. L'ultima cosa che ricordo è di avere parlato con un lupo e un agnello.

GENIO: Dicevi a proposito di quel fiumiciattolo?

AYLÙ: Fiumiciattolo? Ma se è un ocean... (si blocca sbarrando gli occhi verso il pubblico)

KUMPI: (sporgendo la testa) Nel frattempo il fiume del quale non si vedeva l'altra sponda, era diventato un piccolo corso d'acqua da attraversarsi con due o tre bracciate.

AYLÙ: Genio della zucca! Non ho più bisogno di te. Questo rigagnolo lo passo come voglio.

GENIO: Certo. E' bene però passare prima dal guardiano del fiume che separa il mondo dei vivi da quello dei morti.

AYLÙ: Va bene. Dove lo posso trovare?

GENIO: (indicando la Strega) E' lei. (Aylù sobbalza)

STREGA: (ridacchiando) Vieni, bravo giovane? Vieni a bere questo decotto che ti proteggerà dalle insidie del fiume. (si avvicina ad Aylù con la ciotola)

AYLÙ: No! Non mi toccare, sai! Mi spiace ma vado da solo.

Aylù fa per tuffarsi ma si blocca. La Strega ride. Il Genio si rivolge al pubblico.

GENIO: Naturalmente il fiume era ridiventato immane.

AYLÙ: Ho capito. Non ho scelta, vero?

GENIO: Sì che ce l'hai. Puoi sempre tornare indietro. Ma se il tuo cuore è così pieno di amore, perché dovresti disprezzare questa schif... eh, questa povera vecchia?

Aylù sospira, si avvicina alla Strega e la bacia. A questo punto la Strega si avvinghia ad Aylù, lo bacia violentemente quasi ad aspirargli la lingua. Aylù geme, cerca di dire qualcosa ma la Strega urla più di lui: lo tocca dappertutto.

STREGA: Aaaahhh! Lo sapevo! Vuoi abusare di me! Lasciami, mandrillone! Oooh! Oooh! Va bé, ho resistito abbastanza! Vieni!!

Ayl§ e la Strega rotolano a terra urlando chi dal piacere, chi dall'orrore.

Buio. Le grida di Aylù sono sempre meno di orrore ma più di sforzo. Quando torna la luce, la Strega non c'è più e i suoi stracci con  la ciotola sono per terra. Aylù si rende conto che sta copulando con il vuoto.

AYLÙ: Prendi! Prendi questo! E ancora questo! Ne avrai abbastanza, o no?! Dov'è? Oh spiriti dei miei padri! Cos'è successo? (pausa) Cos'è successo? Cos'ho fatto?

GENIO:  Aylù...

AYLÙ:  Ma cos'ho fatto?!

GENIO: Aylù, il fiume. Edin è di là.

AYLÙ: (si riprende) Sì, vado. (si ferma, beve dalla ciotola) Non è poi così malvagio. Ehi! il fiume è tornato piccolo. (si tuffa, felice verso il pubblico)

GENIO: Splash!

Appaiono le facce dei paesani.

POPP: Così come Ondol Bitom si buttò nel fiume per tornare al suo villaggio.

EFFA: Da solo?

POPP: No, si ricordava della seconda indicazione di suo padre.

TATO: "Vieni a farti un bel bagno con me prima di presentarti alla mia famiglia."

KUMPI: Disse Ondol Bitom alla sua sposa con tono gioioso.

BAABA: I due si spogliarono ignudi e si tuffarono nella corrente del fiume.

POPP: Non aveva ancora fatto due bracciate che la corrente gli spazzò via il pene posticcio.

EFFA: E risalendo?

TATO: "Aaaaah!"

KUMPI: Gridò la ragazza con tono disperato guardando il monopene del marito.

TATO: "Dov'è finito il tuo secondo pene?"

KUMPI: Chiese la ragazza con tono desolato.

TATO: "Ahimé, è stata la corrente."

KUMPI: Disse il giovane con tono rassegnato.

TATO: "Se fossi stata più attenta ai tuoi beni, non sarebbe andato via. Ormai la corrente l'ha portato chissà dove."

KUMPI: Disse Ondol Bitom con tono di leggerissimo rimprovero.

POPP: Ma ormai la nostra eroina non ne voleva più sapere di tornare zitella e squadrò lo sposo...

EFFA: ... decise che non era male anche così.

BAABA: E si tenne il marito. Anche menomato.

TATO: "Cammina davanti. Io starò dietro. Semmai dovessi perdere anche questo, io lo raccoglierò."

KUMPI: Disse la ragazza con tono leggermente sottomesso.

BAABA: E da allora le mogli da noi camminano sempre dietro ai mariti e...

POPP: E i morti sanno che ogni tanto i vivi gliela possono fare.

Tutti i paesani: Ma proprio ogni tanto tanto.

Spariscono le facce dei paesani.

Luce spettrale sulla scena. Musica inquietante fatta di suoni e di echi. Aylù sale in scena uscendo dal fiume, si scrolla l'acqua di dosso.

AYLÙ: Bé, eccomi qua. (pausa) Non c'è nessuno. (ha un brivido) Che freddo che ho preso nel fiume. (altro brivido) Brrr...

1° VOCE: Chi è il temerario che osa introdursi nel nostro Regno?

2° VOCE: Dice di tremare dal freddo.

3° VOCE: Forse non è il freddo.

1° VOCE: Forse non è poi così coraggioso.

AYLÙ: Chi siete? Dove siete?

4° VOCE: Tu sei qui.

3° VOCE: Nel Regno dei Morti.

2° VOCE: Chi speri di incontrare?

AYLÙ: Ma dove siete? Fatevi vedere!

1° VOCE: Aaah... Ci vuole vedere.

2° VOCE: Vedere...

3° VOCE: Vedere...

4° VOCE: Vedere...

5° VOCE: Vedere...

AYLÙ: (facendosi coraggio) Sì, certo che vi voglio vedere.

1° VOCE: Ma credi davvero che il primo venuto possa vederci così, solo perché lo desidera?

5° VOCE: Perché un vivo possa vederci, ci deve essere un motivo più che valido.

TUTTE LE VOCI: Più che valido.

AYLÙ: (facendosi ancora più coraggio) Ce l'ho un motivo valido. (inghiotte saliva)Sono venuto per vostra figlia Edin. Voglio portarla con me.

La musica cresce fino ad un urlo lacerante all'improvviso. I morti entrano in scena come in un vortice e circondano Aylù.

1° MORTO (o re dei Morti): Puoi ripetere per favore?

AYLÙ: Io... (ancora inghiotte saliva)

I MORTI: Puoi ripetere per favore?

AYLÙ: Sono venuto ... Perché voglio vostra figlia Edin.

Il 1° Morto emette un suono breve e deciso, poi con un gesto invita gli altri a radunarsi attorno a lui. I Morti confabulano tra di loro. Si rivolgono infine nuovamente ad Aylù.

4° MORTO: Ti rendi conto di quello che chiedi?

1° MORTO: Si viene forse nel Regno dei Morti per prendere moglie?

I MORTI: Nooo!

1° MORTO: Quando si viene nel Regno dei Morti?

3° MORTO: Quando si è...

I MORTI: Morti!

5° MORTO: Sei forse morto?

AYLÙ: Non... No. Almeno non credo.

1° MORTO: Ah. Non sai se sei vivo o morto.

4° MORTO: Però vuoi prendere moglie...

2° MORTO: Dai morti!

1° MORTO: Fratelli!

I MORTI: Mmmmh!

1° MORTO: Possiamo forse prendere in considerazione la domanda di uno che non sa nemmeno chi è?

I MORTI: No.

1° MORTO: Come farai a provvedere ad una famiglia?

3° MORTO: Impossibile.

AYLÙ: No, ascoltate. Io so benissimo chi sono. Io sono un vivo.

I MORTI: Aaah! (con disgusto e facendo gesti scaramantici)

1° MORTO: Faresti meglio ad andartene al più presto.

I MORTI: Al più presto!

AYLÙ: (esita) Va bene... Allora io... (si volta per andarsene, poi si blocca) Ma no! Non sono venuto fin qui per andarmene a mani vuote. Sono venuto per vedere Edin. (acquistando coraggio) E non me ne andrò senza di lei. (silenzio)

5° MORTO: Ma che pretenzioso.

4° MORTO: E cosa ti può far pensare...

2° MORTO: Che te la faremo vedere?

3° MORTO: Pensi davvero di meritartela?

AYLÙ: Non chiedo altro che di dimostrarvelo.

1° MORTO: Ah. Fratelli; siete tutti testimoni?

I MORTI: Lo siamo.

1° MORTO: Comincia a risolvere questo indovinello.

AYLÙ: Sono pronto.

1° MORTO: Indovinello!

I MORTI: (facendo burlescamente finta di non sentire)Eeeeh?!

1° MORTO: Indovinello!

I MORTI: (come sopra) Eeeeh?!

1° MORTO: Indovinello!!

I MORTI: (burlescamente come se avessero avuto una rivelazione) Aaaah!

1° MORTO: Chi pur avendo gli occhi sempre ben aperti, se piange, non ce ne si accorge?

2° MORTO: Ti diamo due possibilità.

AYLÙ: (dopo aver riflettuto invano, si accorge della zucca) La zucca magica!

I MORTI: Sbagliato!

AYLÙ: Cosa sbagliato?

1° MORTO: Ti resta una possibilità.

AYLÙ: Ma non era una risposta. Stavo solo chiamando il mio Genio.

3° MORTO: Ci vuoi forse insegnare il nostro mestiere?

2° MORTO: Se è così...

4° MORTO: Non hai più bisogno di noi...

5° MORTO: E ce ne possiamo anche andare.

AYLÙ: No. No, va bene. Mi resta una possibilità. Fatemi solo chiamare il mio Genio. (soffia nella zucca, appare il Genio) Genio, aiutami. Se non sciolgo questo indovinello non mi faranno vedere Edin.

GENIO: Non c'è motivo di allarmarsi, Aylù. (bisbiglia qualcosa all'orecchio di Aylù)

AYLÙ: (soddisfatto, ai Morti)E' il pesce. Ha sempre gli occhi ben aperti, ma se piange come accorgersene visto che sta nell'acqua?

I Morti si guardano e applaudono con un certo distacco.

1° MORTO: Bravo. Bravo davvero. (pausa)Peccato che ve lo abbia suggerito uno di noi. (burlescamente, ai Morti) Chi ha fatto la spia? (i Morti negano)

AYLÙ: Ma no. Sono solo io con il mio Genio che abbiamo trovato la soluzione.

1° MORTO: Quindi secondo te, io avrei mentito.

AYLÙ: Non ho detto questo.

1° MORTO: Ma lo hai sottinteso. A meno che non menta tu.

AYLÙ: Ma no.

1° MORTO: Allora stai dicendo che mento io.

AYLÙ: No...

1° MORTO: Ma sì.

AYLÙ: Noo!

1° MORTO: Mi contraddici. Insomma mi dai del bugiardo ancora una volta.

AYLÙ: Ma... Non lo so... Forse hai ragione.

1° MORTO: Quindi uno di loro mi ha tradito.

I MORTI: Allora siamo tutti dei bugiardi?!

AYLÙ: Insomma! non so più cosa dire, io!

GENIO: Calmati. Stanno solo cercando di confonderti.

AYLÙ: Io... Io non li sopporto più.

1° MORTO: Ti diamo un'ultima possibilità.

AYLÙ: (adirato)Come un'ultima possibilità?! Cosa ho sbagliato fino adesso?

I MORTI: (minacciosi) Eeeeh?!

GENIO: Calmati, ti ho detto.

1° MORTO: Hai copiato la soluzione dell'indovinello...

2° MORTO: Ci hai dato dei bugiardi a tutti...

3° MORTO: E chiedi anche...

I MORTI: Cos'hai sbagliato?

AYLÙ: (rassegnato) Datemi quest'ultima possibilità.

1° MORTO: Ecco. Prendi questo cesto di vimini e riempilo con l'acqua del grande fiume affinché noi ci possiamo lavare le mani prima di darti nostra figlia.

I MORTI: Mh-hmmm! (approvazione)

Aylù prende il cesto dalle mani del 1° Morto e scuote la testa scoraggiato.

AYLÙ: Ma è impossibile... (prova comunque ad attingere l'acqua del fiume, senza riuscirci) Come si fa? Esce dappertutto. (si dispera)

GENIO: E tu non farla uscire.

AYLÙ: E come... Ho capito! Genio, sei un genio!

Le facce di alcuni paesani si sporgono.

TATO: Se il cesto è in fondo al fiume...

KUMPI: ... è sempre pieno d'acqua!

Tutti i paesani: Genio, sei un genio!

 Aylù prende un masso e lo posa nel cesto, poi adagia il cesto sul fondo del fiume - si rivolge ai Morti.

AYLÙ:  Ecco, il cesto è pieno d'acqua. Potete lavarvi le mani.

1° MORTO: (dopo un attimo di smarrimento) In verità la tua saggezza è grande. E noi manterremo la promessa. Ti accordiamo nostra figlia Edin.

I MORTI: Nostra figlia Edin.

Aylù urla di gioia. Musica. Il Genio suona il tamburo ed Aylù il flauto.

Danza  di pre-matrimonio dei morti e Aylù.

1° MORTO: Solamente dovrai rispettare una condizione.

AYLÙ: E ti pareva. Quale?

2° MORTO: Quando tornerai al tuo villaggio troverai Edin che ti aspetta. Ma per i primi sette giorni non potrai pronunciare la parola "cinghiale" in nessun linguaggio o idioma.

3° MORTO: Se invece lo farai...

4° MORTO: Edin tornerà immediatamente qui da noi.

5° MORTO: E questa volta tornare qui non ti servirà a nulla.

I MORTI: Non ti servirà a nulla.

AYLÙ: Tutto qui? Cosa ci vuole? Per  prossimi sette giorni non mi capiterà certo di dire cin...

GENIO: (mettendogli una mano sulla bocca) Sssst!

Buio.

Luci in scena. C'è solo il Genio.

GENIO: E Aylù tornò al villaggio. Oh, com'è più corta e facile la strada del ritorno! Il fiume pareva un ruscelletto, la strega non c'era più, la foresta assomigliava a un boschetto ed il Lupo e l'Agnello sembravano non litigare più. Giunto al villaggio, recuperò la memoria della sua vita e... Meraviglia delle meraviglie; Edin lo aspettava davanti alla sua capanna. Che giorni di felicità furono per Aylù e per Edin quelli che seguirono. Facevano tutto insieme. Dal seminare nei campi al riparare il tetto della capanna.

Sporgono le facce dei paesani.

BAABA: E ogni giorno Edin e Aylù si ritiravano nella loro capanna sempre più presto...

POPP: E ogni giorno ne uscivano sempre più tardi.

Ritmo al tamburo. I paesani intonano una cantilena.

                - Hanno chiesto a piccolo papa di fare il suo lavoro.

                - Piccolo papa era piccolino e debole.

                - Forse dormiva, era stanco.

                - Allora lo accarezzarono, lo scrollarono.

                - Piccolo papa allora alzò la testa.

Mimo allusivo dei paesani.

                - Divenne forte e vigoroso.

                - Accettò di fare il suo lavoro.

                - Lo fece bene e lo fece a lungo.

                - Poi piccolo papa si stancò.

                - Piccolo papa tornò piccolo e debole.

Spariscono le facce dei paesani.

GENIO: E così passarono sei giorni. Ma all'alba del settimo giorno; tutti i paesani erano andati a caccia e toccava ad Aylù sorvegliare i campi. Un lavoro noiosissimo, dove non succedeva mai niente.

Entra Aylù, stiracchiandosi e sbadigliando. Si siede di fronte al pubblico, con le gambe a penzoloni dal palco. Osserva il pubblico con aria annoiata. Improvvisamente musica fortissima e molto ritmata, irrompono in sala i cinghiali che devastano i campi in mezzo al pubblico. Aylù, spaventato, balza in piedi.

GENIO: Un'orda di cinghiali stava devastando i campi del villaggio.

AYLÙ: Devo avvisare gli altri. (suona il tamburo)

GENIO: Ed Aylù batteva sul tamburo: "Aiuto! Venite! I nostri campi sono devastati dai cinghiali!" (tamburo) "Aiuto! Venite! I nostri campi sono devastati dai cinghiali!"

La musica tace. Grido terribile di donna. Aylù si blocca e guarda verso la capanna.

GENIO: Ahimé. Nel momento stesso in cui Aylù batteva la parola "cinghiale" sul tamburo; Edin veniva richiamata nel Regno dei Morti.

AYLÙ: (correndo fuori scena)Edin! Nooo!!

I cinghiali spariscono.

GENIO: Eh, sì. L'avrete capito. I cinghiali non erano altro che i morti che venivano con il solo scopo di provocare la parola proibita.

Entra Aylù, affranto dal dolore, il Genio gli si siede accanto.

GENIO: Ahi, ahi, ahi... Andiamo male. Vedi Aylù, non è colpa tua. I morti lo sapevano fin dall'inizio che...

AYLÙ: Non m'interessa.

GENIO: Vedi, Edin apparteneva ad un altro mondo e tu hai fatto del tuo meglio per...

AYLÙ: Non m'interessa.

Il Genio allarga le braccia in segno di impotenza. Entrano trafelati gli altri paesani.

EFFA: Dove sono i cinghiali?

TATO: Aylù, dove sono?

POPP: Non vedo cinghiali, Aylù.

KUMPI: Sono già andati via?

BAABA: Non ci dire che li hai cacciati tu?

KUMPI: Da solo!

TATO: Aylù, c'erano davvero i cinghiali?

BAABA: Non saranno come quella ragazza... (il Genio gli fa cenno di tacere, poi fa capire ai paesani che Aylù attraversa un brutto momento)

TATO: Bé, rimettiamo in ordine il campo.

KUMPI: Popp, vai a prendere gli attrezzi.

POPP: Vado. Per fortuna quelle bestie sono andate via subito.

EFFA: Sì, non hanno fatto molti danni.

BAABA: Non ci vorrà molto a rimettere a posto.

TATO: Forza, forza. Al lavoro.

Il Genio dà il ritmo con il tamburo, ma manca chi suoni il flauto. Effa cerca di improvvisarsi suonatore di flauto con risultati penosi ma i paesani fanno finta di niente. Finché Aylù non balza in piedi, prende il flauto dalle mani di Effa e comincia a suonarlo. Il Genio aumenta il ritmo al tamburo e l'allegria si diffonde nuovamente tra i lavoratori che cominciano a cantare. Fanno il giro della sala finché risalgono in scena.

fine

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