Babbo dammi ‘n soldo

Ambientazione:

Babbo dammi n soldo

Atto unico comico- brillante fanta-storico

da recitare in piazza

di

Fulvio Barni e Maria Letizia Ceccuzzi

Personaggi:

Due ambasciatori

Due soldati

Capitano Bandinelli

Priore

Introduttore

Onelio: una guardia

Leone: una guardia

Torquato: oste

Palle: garzone delloste

Ristoro: fabbro

Ridolfo: calzolaio

Meco: garzone del calzolaio

Mustiola: moglie di Ristoro

Onesta: popolana

Angela: popolana

Giustina: nipote di Onesta

Paolino: figlio di Ristoro

Rosa: popolana

Tubicine (banditore) del Comune

Un ufficiale delle truppe spagnole

Un soldato spagnolo

Gosto: un contadino

Pasquino: un contadino

Un Cerusico (medico)

Situazione.

A Siena e nella Val di Chiana inferiore sono acquartierati gli spagnoli.

I due ambasciatori Cesare Della Ciaia e lArciprete Giovanni Venturi, partono alla volta di Siena per promettere ai senesi mille fiorini se impediranno agli spagnoli di acquartierarsi anche a Chiusi.

Lorenzo di Biagio Avveduti Commissario senese, fa credere loro che se avessero inviato alle truppe spagnole uningente quantit di vettovaglie, sarebbe stato risparmiato ai chiusini lobbligo di ospitare i soldati stranieri.

Scena prima: partenza degli ambasciatori.

Alba. Porta Lavinia chiusa. Le sentinelle russano rumorosamente nella loro postazione in cima alla porta. Arriva il corteo che accompagna fuori le mura gli ambasciatori. Il corteo composto da:

2 ambasciatori

2 servi carichi di polli, prosciutti, salami, una carretta con sopra una botticella ecc.

1 ufficiale

2 soldati

il Priore del Comune

Il priore e gli ambasciatori si fermano a parlare, mentre i servi si avvicinano alla porta ed iniziano sottovoce a chiamare la sentinella.

Priore: Ci raccomandiamo a voi: state attenti, le strade sono insidiose. Il pericolo incombe. Le sorti della citt sono nelle vostre mani (accennando alle mercanzie che portano i servi). AssicurateVi che tutto arrivi a chi di dovere. State attenti ai banditi, l verso Torrita.

Andrea di Cesare della Ciaia 1 Ambasciatore: State tranquillo, conosco personalmente Messer Lorenzo di Biagio Avveduti. Posso garantire io stesso per lui.

1 servo: Onelio, Leone (sempre pi forte) Oneliooooo, Leoneee.

Intanto gli ambasciatori, lufficiale e il priore chiamano anche loro alternatamene: sentinelleeee, sentinelleeee.

2 servo a un soldato: Sparigli, delle due una, o le spicchi o le svegli!

Il soldato prende la mira, gli altri si turano le orecchie (qualcuno scoppia un raudo o quello che ).

Onelio: (come se avesse sentito un rumorino) Ete chiamo?

Ufficiale: Apri questa porta imbecille! Che questi nobili signori devono partire.

Leone: Calma h! Ora apro. Un c mica bisogno di falla tanto lunga. Anzi, ora scendo e vaiuto a caric tutta la mercanzia.

Ufficiale: Fermo l! Resta ndo sei, un ti move! (rivolto al pubblico) Se scende lui chiss che gli portamo a spagnoli! Le breccule?

Leone: (rivolto a Onelio) Certo ci si po fida di te! Ieri sera mhai detto: te dorme tranquillo, che ci so qua io.

Onelio: Ma sentite che discorsi! Ora perch dormivo..se no ndovero?

Leone: E la quarta volta in una settimana che ci ntoppono a dormi. O te! Se ci trasferiscono a fa la guardia al Passo de le Chiane, vedrai se le famo fini come spaghetti delluno.

Si apre la porta. I servi escono con i viveri e si sentono i rumori delle merci che vengono caricate nei carri. I soldati rimangono sulla porta. I nobili continuano i convenevoli di saluto.

Arciprete Giovanni Venturi 2 Ambasciatore: (rivolto al priore) Si, si, dormite tra quattro guanciali. Messer Lorenzo uomo timorato. E come se i doni che portiamo fossero nelle mani di Lui (scandito) lass (indicando con il dito il cielo).

2 soldato: (indicando con la testa in su verso Leone) A, allora stamo freschi! Se lagguanta lui addio i mi polli.

Arciprete Giovanni Venturi 2 Ambasciatore: (che ha capito) Ma no caro, cosa hai capito. Non la sentinella, ma qualcuno molto pi in alto.Il Padre Eterno, volevo dire.

2 soldato: A ecco! Allora se se ne interessa lui, qualcosa a Siena forse ci arriva.

Escono dalla porta i due ambasciatori seguiti dalle guardie che la chiudono dietro di se.

Priore: (rivolto allufficiale incamminandosi con lui per uscire dalla scena) Comandante. Avremo fatto bene? O era meglio se gli si fosse mandato i mille fiorini doro?

Onelio: Sie, chiss ndo le pigliavi.

I due non rispondono. Come se non avessero sentito.

Ufficiale: E stata la miglior cosa. Date retta a me. Ai soldati fanno pi gola le cibarie dei soldi.

Escono di scena e mentre si abbassano le luci entra lintroduttore.

Introduttore:

Buona sera signore e signori.

Ci troviamo qui, in questa serata settembrina, per rinnovare la consuetudine, interrotta purtroppo in questi ultimi anni, della commedia popolare in chiusino, recitata dalle persone dei Terzieri.

Nella scena a cui avete appena assistito, avete visto il commiato delle autorit cittadine a due nobili che sono partiti, carichi di viveri, alla volta di Siena.

Ma quale lantefatto che ha condotto a ci? E soprattutto, cosa successe dopo?

La storia ufficiale narra che nel 1545, finita la guerra con la Francia, Il Marchese del Vasto, governatore di Milano, invi una parte delle sue truppe nel territorio senese. Il 22 maggio del 1545, i soldati spagnoli si acquartierarono in Siena e nella Val di Chiana inferiore. E Chiusi, anche in quelloccasione, ebbe la sua triste parte. Invano i Chiusini mandarono come ambasciatori a Siena quei signori che avete visto partire: Andrea di Cesare della Ciaia e lArciprete Giovanni Venturi. Li inviarono per promettere mille fiorini ai senesi, se avessero accordato la grazia di impedire agli spagnoli di acquartierarsi anche nella nostra citt. Si umiliarono invano. Anzi, furono presi in giro da Lorenzo di Biagio Avveduti, commissario senese, il quale li lusing che non sarebbero stati obbligati ad alloggiare gli stranieri, se avessero loro somministrato uningente quantit di vettovaglie. Ma appena consegnati i doni, gli spagnoli arrivarono a Chiusi: era il 2 giugno e si trattennero fino al 2 ottobre, rendendo inabitabile con le loro devastazioni un quarto della citt e come riportano le memorie dellArchivio Comunale principiando da porta Lavinia dove pi evidente la maggiore iattura.

Questo ci dicono le fonti storiche. Ma and sul serio cos?

Noi lo sappiamo, spesso quello che troviamo nei libri non che una parte della verit: la parte vista dal lato dei potenti.

Siamo convinti per che chi fa veramente la storia il pi delle volte il popolo, e il popolo di Chiusi si ricorda che le cose andarono in unaltra maniera: gli spagnoli arrivarono vero, ma ci stettero un giorno solo, perch i chiusini ..ma guardiamo quello che accadde qualche giorno dopo.

Scena seconda: vita di paese

E giorno fatto. Aprono le botteghe artigiane e losteria. Tutte laterali, la scena comunque sgombra al centro.

1 bottega. Ciabattino. Il proprietario Ridolfo. Di bellaspetto, pottoncello, donnaiolo e furbino, poca voglia di lavorare. Il lavorante, fatto oggetto di continue bonarie vessazioni, Meco, capisce sempre fischi per fiaschi, pi cerca di far bene e pi sbaglia.

2 bottega. Situata dalla parte opposta. Fabbro. Il proprietario Ristoro. Burbero ma simpatico, bercia sempre, sposato con Mustiola, che quando in scena lo comanda a bacchetta. Ha un figlio, Paolino, saccente e un po rompiscatole, che lo aiuta (!) in bottega.

Osteria. Torquato oste, ha per garzone Palle.

Arriva per primo loste con il garzone.

Oste: Leoneee! Come andata stanotte?

Leone: Che te ne frega! Io co losti ladri channaffiono il vino un ci parlo!

Loste e il garzone iniziano a tirar fuori i tavoli e i panchetti. Loste canticchia.

Arriva il fabbro.

Ristoro: (rivolto alloste) Dammi un goccino che ne lo stomaco cho posto, unho fatto manco colazione. Bisogna che mi tiri su.

Leone: Se aspetti di tiratti su con quellacquetta che ti da lui, stai fresco.

Ristoro: Mi! O te, sei gi sveglio?

Arriva in quel momento il ciabattino seguito dal garzone carico di scarpacce vecchie.

Ridolfo: Come sveglio? Veramente lui la notte un dovrebbe dormi!

Ristoro e oste: Buongiorno Ridolfo, buongiorno Mechino.

Leone: Si, tanto so te, che tutte le notti vai a gatta. Io cho famiglia.

Mechino: (imbambolato verso Ridolfo) Ma che gatto? O voi un cavete lcane?

Ridolfo: (a Meco) Sie e la cana! Camina tira fori larnesi e comincia a fa qualcosa!

Mechino intanto apre la bottega, Ridolfo rimane allosteria con il fabbro.

Ridolfo: Leone, si sa niente dellambasciatori? So tornati?

Leone: Macch tornati, che vo sape quando tornono! So andati a Siena mica al Goluzzo! Se un si so confusi pe la strada, ritorneranno tra na quindicina di giorni, se no anche pi!

Arriva Mustiola con due donne, una pi giovane Giustina e una vecchia di nome Onesta, nonna di Giustina. Vanno al bottino a lavare i panni.

Mustiola: (rivolta al marito ancora allosteria) E te! Leggera! Ancora un ti s fatto giorno? Cerca di fa qualcosa avanti stasera e di riscote piuttosto, che ne la madia c rimasto un capo daringa e mezzo cetrolo.

Ristoro sobbalza e si avvicina subito alla sua bottega mettendosi a lavorare.

Ridolfo: (avvicinandosi a Giustina che timidamente rimane in disparte, sottovoce) Giustina! Siete sempre pi bella! Quando vi posso ved da sola?

Onesta: ( pi vicina a Mustiola che a Giustina, ma sente e si rivolge sarcastica a questultima) Si, ti vole vede da sola, se lascia a casa quellaltre sette o otto che governa (calcando su governa)!

Giustina: (quasi dispiaciuta) Oh nonna!

Ridolfo: E Onesta, io parlavo co la vostra nipote, mica con voi.

Onesta: Ho capito, ho capito che parlavi co lei. Ma lei la mi nipote e io so lOnesta (battendosi la mano aperta sul petto)

Onelio: E da quando siete onesta? Che io un lavevo mai sentito di?

Onesta: Chiacchieri proprio te, che pigliasti moglie perch te la portarono n casa. E se un e sbaglio era gi di qualche mese.

Onelio: Va a guard il capello. Se le guardi tutte moglie un la piglieresti mai.

Ridolfo girella intorno a Giustina, facendo il cascamorto. Mustiola e Onesta parlottano degli spagnoli.

Palle: (rivolto alloste) Padrone, il vino quasi finito. Che fo, vo a pigli lacqua e la robba, lo famo subito?

Oste: Sta zitto Pallino, per carit, un ti fa sent. Gi le dicono poche (dandogli in mano un secchio). T, chiappa e v.

Palle: (si sta allontanando, ha un ripensamento e a voce alta domanda) Padrone?

Oste: Che c ora?

Palle: Come avete detto che lo famo oggi? Bianco o rosso?

Oste: Rosso, rosso che va di pi.(ripensandoci) Ma che mi fai di? Leviti da tre passi, camina.

Palle: (di spalle mentre si allontana) Oh! Un ce mica bisogno dincancherissi tanto. Che lannaffiate lo sanno tutti ormai.

Mustiola: (a Onesta) Ma un avete sentito di niente davero?

Onesta: Dio mi ciechi, se sapevo qualcosa! Ecco le prime parole! Ma siete sicura?

Mustiola: Vi dico che cos e poi fatevelo di da Ristoro se un ci credete. Che tanto lui sta qui tutto l giorno senza fa niente, le raccatta tutte.

Onesta: Ristoro, Madonnina, ma vero che vengono spagnoli? (quasi contenta)

Ristoro: Speriamo di no!

Onesta: Perch no, Ristorino, e a chi danno noia? Lultima volta che ci so stati i soldati francesi mi so divertita tanto? (gongolante)

Onelio: Si ma allora eri giovane. Ora chi volete che vi rampichi? Manco la lellera.

Ristoro: (rivolto alla moglie) E, ma quel figliolo ancora dorme? O un veniva a aiutammi?

Mustiola: A aiutatti a fa che? A sta senza fa niente? Se deve sta qui per andatti a prende da beve allosteria, tanto vale che stia a letto, pora creatura.

Onesta: Mustiola, Giustina, stamani se presa per Santa Maria del Piano, si va a lava ste du panni al bottino? Nnamo, via, nnamo, se no famo Pipone.

Giustina saluta Ridolfo e tutte e tre escono dalla porta.

Contemporaneamente entra un contadino, tutto trafelato e sudato per la fatica, che con il suo carretto porta la verdura al mercato.

1 contadino: Si pole? (posa il carretto e si asciuga la fronte)

Leone: Che c ora ? Stamani cominciamo proprio bene.

1 contadino: So Pasquino de la Crocetta, volevo nd al mercato.

Leone: (sporgendosi) Fammi ved che porti.

1 contadino: Ma un eveno detto che la gabella un si pagava pi?

Leone: La gabella stata soppressa, ma hanno messo la mancia a la guardia. Camina, mette un pelo dinsalata e du cetroli dentro quel paniere e steccia.(Il contadino esegue senza fiatare)

Ridolfo: Ricoprelo bene, che se viene lufficiale gliela la da lui la mancia.

Ristoro smette di lavorare e va allosteria per un altro bicchiere e si intrattiene a parlare con loste. Osservando la scenetta successiva, il fabbro e loste parlottano e ridono.

1 contadino: O Ridolfo, proprio voi, giorni fa vi portai ste scarpe a aggiust, ma un c verso di caminacci. Quando le metto mi manca lequilibrio e se v n salita poi mi pare quasi di ribalt alladdietro. Guardate n po, fatigli qualcosa.(porgendogliele)

Ridolfo: (le rigira tra le mani e strabuzza gli occhi. Rivolto al garzone mentre una gliela batte nel capo).Guarda che ha fatto sto torso, gli ha messo e tacchi davanti.(Il contadino riprende il carretto e se ne v).

Meco: Ma voi mi volete martirizz. San Meco martire.

Ridolfo: Sie e vergine!

Meco: E poi di sta cosa qui la colpa la vostra.

Ridolfo: e perch sarebbe la mia, sentiamo!

Meco: (piagnucolante) La facesti lunga nora, con que le scarpe di Pasquino. Mechino mi raccomando, fallo per bene sto lavoro che quello noioso. N ci mette tanto tempo che quello paga poco, e i tacchi mettiglieli in cima in cima, un ne sprec tanto cuoio.

Ridolfo: Che ti venisse n colpo, io tavevo detto n cima n cima ma mica ne le punte. Speravo che doppo tutti stanni tu lavessi capito che i tacchi vanno messi sempre di dietro.

Meco: (sempre piagnucolante) A voi n vi contenter manco l becchino. Se f n bel paio di scarpe reclamate perch cendato troppo cuoio, se le f giuste dite che so n po strette, se le f verdi le volevi rosse, se le f rosse le volevi marroni.

Ridolfo: Oh, lillo, famo a capissi. Le scarpe dellAgnese le dovevi fa rosse le facesti verdi, che mi tocco regalalle a la Caterina. Le scarpe della Maddalena le dovevi fa marroni, le facesti rosse, che mi tocc regalale a la Santina. N parlamo poi de le scarpe di Gosto.

Meco: E no caro, l evo ragione io. Voi come mi dicesti? Questo l campione, rifalle uguali uguali, e io le rifeci identiche spiccicate.

Ridolfo: Che ti rivenisse du coliche. In un paio di scarpe nove di zecca, dopo avelle finite, gli ci facesti davanti e da le parti e buchi p lupini e le patate.

Meco: Oh, ci avete poco da chiacchier, in quelle che mi dasti cerono.

Ridolfo: Ma o che chai nel capo? Quelle erono vecchie e da buttassi, apposta Gosto gli aveva fatto e buchi. Nsomma, tutti ste danni che fai, a me chi me le rid? Bisognerebbe te le levassi da la paga.

Meco: Perch? Secondo voi qualche volta ho riscosso?

Ridolfo: Sta zitto, che con me un ci hai mai rimesso!

Meco: E nfatti, lunica volta che mavete invitato a mangi a casa vostra, mi tocc di porta l vino e n galletto fregato nel pollaio de la mi mamma. E mi ci volle per fagli crede che era stata la volpe.

Ridolfo: Ora basta, famola corta, lavora e st zitto. Io cho da and via, arrivo quass, (facendo cenno col capo e piuttosto misterioso)

Meco: N do ndate? Da la Giovanna?

Ridolfo: A te che te ne frega. Ma sentite sto mpiccione. Che tanto lultima volta che ndai da la Maria, ti dissi che se veniva lOrtensia gli dovevi di che ero ndato a mette a mollo lcuoio e nvece gli dicesti che avevo fatto na capatina da la Artemisia.

Meco: O, mero sbagliato, che sar mai!

Ridolfo: Ah! E me lo misero loro a mollo l cuoio. Se un era pe Leone che mi vide corre, cap lantifona e mi fece nasconde ne la su cantina, meveno accrocco tutto. Ovvia, io vo.

Meco: Arrivederci.

Ridolfo: Ah! Meco!

Meco: Dite, sor padrone.

Ridolfo: Se dovesse veni lAngela a cercammi, digli che n ci sar per tutto l giorno. Inventigli qualcosa, fa m po te.

Meco: (assorto nel lavoro annuisce) State tranquillo ci penso io.

Ridolfo: (mentre va via) StAngela mha fatto du cosi cosi (facendo il verso con le mani) che lacciacco co piedi.

Ridolfo esce dalla scena, entra il garzone delloste con il secchio dacqua e un cartoccio sotto braccio. Loste preoccupato fa cenno al garzone di aspettare.

Oste: Ristoro, ti chiama Mechino. Va va, senti che vole.

Ristoro: (avvicinandosi a Meco) Mi chiamavi?

Meco: Io no, (ha voglia di sfogarsi) ma lavete visto che ripulita che mha fatto anche oggi? E pens che so io che mando avanti tutta la baracca..

Ristoro: Ma via, Meco un te la pigli. (continuano a parlare sotto voce).

Nel frattempo loste ha fatto cenno al garzone di avvicinarsi. Vanno nel retro bottega che deve essere visibile al pubblico, dove si trova un tino con dentro un bastone. La scenetta si svolge quindi fuori dal centro della scena, ma i dialoghi e gli sciacquii prodotti, devono essere uditi anche dal pubblico.

Palle: Padrone, ci so passato dallo speziale: questo per il colore e questo per il sapore. Per ha detto di sta attenti con quello del sapore, che se ce lo mettete troppo, poi piglia di cercone.

Oste: Che vole nsegn al babbo a fa i citti? Ho fatto pi vino io n vita mia che tutte le tenute del Bastogi in cinquantanni di vendemmie! Via, Palle, butta lacqua dentro l tino. Ora mpochino di cotesto, va bene, basta, ora mpochino di quellaltro (dopo vari sciacquii), ora sassaggia! (me prende un po, lo scinaguotta in bocca e poi lo sputa forte) Bono! Stavolta venuto speciale!

Palle: Padrone, perch lo sputate sempre? Voi un lo bevete?

Oste: E che so scemo, un mi voglio mica avvelen! (prende due bicchiere e esce andando verso Meco e Ristoro) Sentite sto vinello novo che mhanno portato stamattina.

Leone: Stamani quando? Che carri co le botti un so passati punti?

Meco e Ristoro: (come se non avessero sentito Leone) Bono! Si sente ch duva.

Loste riprende i bicchieri e ritorna verso losteria.

Oste: (girato verso il pubblico, come parlando tra se) Sto bugiardo maldicente, tanto un giorno lo spicco! Lo spicco, lo spiccoa voglia te se lo spicco!

2 contadino: (da fuori la porta) Leoneee! Leoneee! Ha aperto l fabbro?

Leone: O che so io l segretario del fabbro? Viecci a ved da te. Ti sudi?

2 contadino: (entrando con i mano vari attrezzi agricoli) O che hai stamani? Ti prude? (si avvicina alla bottega del fabbro) Bongiorno Ristoro.

Ristoro: Bongiorno. Fammi ved. Che ti s scucito?

2 contadino: Na tasca! Volevo ribatte sto pennato, sta falce, sta vanga, sta zappa e staccettone

Ristoro: Oh! Oh! Piano lillo, ndu secondi mhai gi dato il lavoro duna settimana.

2 contadino: Ah, le rivolevo pe stasera io.

Ristoro: Uh lillo, pe stasera manco se tu mi portassi n oco per regalo!

2 contadino: Un oco sar troppo! Vi posso port na coppia di piccioni.

Ristoro: E un fiasco di quello bono.

Il contadino va via. Arriva di corsa Paolino, il figlio del fabbro.

Paolino: Babbo! Babbo! (con la mano tesa) Me lo dai un soldo?

Ristoro: Quattro chiappate ti do. E questa lora darriv?

Paolino: Dai dammi un soldo.

Ristoro: Leviti, sei sempre a chiede, sei come la tu mammaccia. Che so io? Il pozzo di San Patrizio?

Paolino: (rassegnato) Va bene, va bene. (fa latto di allontanarsi e poi ammiccando) Allora un te lo dico!

Ristoro: Viene qua! (arrabbiato) Che mi devi di?

Paolino: Quello che il lattaio e la mamma si so detti stamattina. Che lho sentiti di nascosto.

Ristoro: (incuriosito) E che si so detti?

Paolino: (allungando la mano) Te dammi il soldo!

Ristoro: (prende il soldo dalla tasca e lo porge al bambino) Toh! Arpia! Ora dimmelo.

Paolino: (parla con lunghe pause, tenendo sulle spine il babbo che a tratti sollecita) Stamani.quando ha chiamato il lattaio..la mamma credeva che dormivo.e nvece ero sveglio.allora lui gli ha detto..

Ristoro: Che gli ha detto?

Paolino: .Bongiorno Mustiola. E s avvicinato.

Ristoro: E la mamma?

Paolino: .Bongiorno Pietro. E s avvicinata

Ristoro: E poi?

Paolino: E poi erono vicini, vicini e allora lui..no! Un te lo posso di (e fa latto di andare via).

Ristoro: (agitato)Viene qua! Ch successo poi?

Paolino: ..poi erono vicini vicini ..ma il lattaiosi vedeva che un aveva coraggio.e doppo tuttan tratto gli fa..

Ristoro: Me lo voi di che gli ha detto?

Paolino: (urlando mentre scappa) Mustiola, lo volete un litro o mezzo litro stamani?

Ristoro: (urlando arrabbiato) Ma senti sto delinquente! Che ha nventato pe fregammi un soldo. Ma tanto ti richiappo, sse ti richiappo... Verrai a cena stasera noo! (abbassando la voce) Gi un ci sar niente.

Entra dalla porta una contadina con un cesto di verdura e va diritta al banco delloste.

1 contadina: Sor Torquato, vho portato la robba che mavevi chiesto. Strate tranquillo che tutta fresca, lho colta stamattina appena giorno.

Oste: Brava la mi cittina, giusto mi ci voleva. Cominciavo proprio a fa l minestrone. Quanto ti devo d? Oppure v fa a scambio merci? Ti d n fiasco di vino rosso speciale, fatto di stamani. Mmmmm (battendosi una mano sulla fronte) che coglione volevo d portato proprio stamattina da Chianciano.

1 contadina: No,no, Sor Torquato, l mi babbo prima di usc di casa mha detto: un ti fa freg dalloste che quello n mandragolone. Piglia i soldi e vieni via subito. Fanno 5 scudi (tendendo la mano).

Oste: (mentre prende i soldi e glieli porge) Come ti pare, ma un sai che vi perdete.

Leone: Qualche colica di stomaco si perdono.

1 contadina: Sor Torquato, mi posso ripos n attimo a sed qui al tavolino?

Oste: Come se tu fosse a casa tua.

1 contadina: Mille grazie.

Arriva Rosa, ragazza molto spigliata che si diverte a far arrossire Meco. Va diretta da lui.

Rosa: Buongiorno Meco.

Meco: (vergognoso) Oh! Signorina Rosa, Buongiorno. Il signor Ridolfo un c, ma dovrebbe torn tra poco.

Rosa: A me mi fate anche voi, (smielata) anzi, proprio voi che voglio.

Meco: (mentre si alza in piedi e si spolvera il grembiule) Che. che posso fa per voi?

Rosa: (ammiccante) Me la dareste na sistematina?

Meco : (sudando per limbarazzo) Ma io.. veramenteecco....cos allimprovviso.

Rosa: .a ste scarpine che domenica ci ho le nozze del mi fratello.

Meco: (tirando un sospiro di sollievo) Aaaah, (tutto contento) pe le scarpine n ci s problemi. (rivolto al pubblico) Mero belle trovato perso.

Rosa: E voi Meco quando la pigliate moglie?

Meco: (comincia ad aggiustare le scarpe) Io moglie la piglierebbi nco ma n ci ndu tienilla.

Rosa: Come sarebbe a d?

Meco: Che ci sa la casa piccina. Si dorme n sette n una stanza.

Rosa: Pigliate n altra casa allora.

Meco: E gi, con quello che mi d quel pagone di Ridolfo, c da scial.

Onelio (o insieme a Leone): Sciala Meco, tho cotto n ovo!

Rosa: Sentite Meco, tanto che ci siete, me le tingereste anche?

Meco: Certo. Ditemi l colore preciso che volete, perch io, sap, f n po di confusione. Ultimamente un n che ci ho chiappato tanto co colori.

Intanto rientrano dai lavatoi Onesta, Giustina e Mustiola, in compagnia di Angela, una spasimante di Ridolfo che non interessato allarticolo.

Mustiola: Nsomma, cara Onesta, voi avete a d quello che vi pare, se dovessero ven gli Spagnoli io un mi sentirei tanto tranquilla.

Onesta: I soldati, cara mia, quando ci hanno da mangi e da beve n danno noia. Come si dice, bocca unta n disse mai male di nessuno. Voi che dite, Angela? Coi francesi anche voi, mica vi trovaste male?

Angela: Che dite la mi Onestina! Fortuna cerono loro, che quellanno col podere un ci si ricav niente!

Ristoro: (rivolto ad Angela) Pienaste l libretto de la pensione scommetto. Del resto l vostro marito lo dice sempre: i corni so come i denti, fanno male quando cacciono, poi ci si mangia!

Angela: A certo! Anche il mi marito de la vostra razza! La voglia di lavora vi rivultica.

Mustiola: (rivolta a Ristoro) Oh, te le cerchi come serpi vecchi, ma vedrai che le trovi!

Si ode in lontananza il rullo di un tamburo.

Giustina: Zitte un momento, questo deve esse l tubicine che viene a legge una grida.

Si avvicina il rumore di tamburo fino ad entrare in scena il tubicine ed un tamburino. Si piazzano al centro di fronte al pubblico.

Leone: Ecco porta disgrazie m. Ora ci mancavi voi, cos semo tutti.

Tubicine: (rivolto ad Leone) Te comincia a st zitto e lasciaci lavorare.

Onelio: E chi vi tocca. Auuuuu!

Tubicine: (aprendo il rotolo della pergamena) Popolo di Chiusi.

Ristoro: (battendo l martello sopra lincudine) Ma quale popolo, se saremo rimasti si e no n dugento, dugencinquanta n tutto l paese. (tutti i presenti annuiscono in un brusio malcelato).

Tubicine: Allora la famo finita? (mentre da uno sguardo minaccioso in giro) Considerata la possibilit..

Leone: Che le zanzare ci finiscono di magn tutti.(comiziante).

Tubicine: Ma possibile che ogni volta che vengo quaggi dovete fa ste versi?

Oste: (ivolto al tubicine) Forza, fatela meno lunga e ndate avanti.

Tubicine: (schiarisce la voce) Dicevo.

Onesta: Io, m, se vengono i soldati Spagnoli, proprio bene.

Tubicine: Onesta, un vi ci mettete anche voi per piacere. Considerata la possibilit che gli ambasciatori..

Leone: Magnino tutti i polli e i prosciutti..(sempre comiziante).

Tubicine: Basta, me ne v! Tanto un vi meritate niente!

Giustina: E fatelo parl Santo Dio. O che siete!

Tubicine: Grazie Giustina, siete una cara ragazza. (rispiegando la pergamena) Considerata la possibilit che gli ambasciatori siano di ritorno..

Angela: (rivolta ad Onesta vicino a lei) Se vengono spagnoli davero, la volta che compro na casina qui in paese.

Tubicine: (rivolto a tutti, incazzatissimo) Che vi venisse n colpo a quanti siete! Delinquenti! Farabutti! (disperato) Un avete piet manco per chi lavora!

Ristoro: Allora! (mostrando un martello pesante e brandendolo verso i presenti che si scansano) Lo fate parla si o no!

Tubicine: (rispiegando la pergamena) Considerata la possibilit che gli ambasciatori siano di ritorno portando seco buone notizie..

Meco: Messer tubicine, scusate, potreste ricominci da capo che n ho capito bene?

Tubicine: Ste cose succedono altro che a la Cimina! (rivolto al tamburino) Gnamo! si va a falla da naltra parte. (se ne vanno).

Leone: Si, si, ndate a falla danaltra parte che meglio! Qui ce n gia abbastanza davello che viene su da Chiane!

Ristoro: Certo che ncazzereccio l tubicine. Un gli si pole di niente.

Mustiola: Madonnina come permaloso.

Palle: Signorino aiutatici! Quanto la fa casc dallalto, ora perch sa legge in un pezzo di carta. Io da grande voglio fa proprio l tubicine.

Rosa: Anche voi Meco per, a dirgli di ricominci da capo. Era tre o quattro volte che ci provava.

Meco: Oh! (alterato e a voce alta) Se un avevo capito n avevo capito, mica lho magnato.

Angela: (come vedendolo ora) Mi! Meco! Proprio te! Ridolfo n dov?

Meco: (titubante e confuso) Boh! Che vi devo di? Qualcosa ha nfarfugliato, ma ora un me lo ricordo. (indicandogli un panchetto) Spettatelo, prima o poi ritorner.

Ritorna Ridolfo e vede Angela seduta vicino a Meco.

Ridolfo: (rivolto al pubblico) Mi! (indicando Meco e Angela) Quando dici na cosa a lui come di brutto al cane. (rivolto a Meco) E te, sciorno! (battendo sulla spalla di Meco che sobbalza) Ma io che tavevo detto?

Meco: (confuso giustificandosi) E arrivata allimprovviso, mica ce lho fatta a prepara un discorso.

Ridolfo: (a presa in giro) Ha ragione Mechino, un mica facile mette nsieme tre parole!

Angela: Ridolfo, ti volevo.

Ridolfo: Zitta un momento, che devo di na cosa a ste genti. Oh che glavete fatto al tubicine anche stavolta? Che lho trovato quass n cima che diceva na fila di litanie! Certo n vi si po lasci mai soli. Che poi un vi doveva mica di niente di strano. se fosse venuto per qualcosaltro, lo potrei cap. Ma per questo..

Gli altri lo guardano tutti attenti e incuriositi.

Meco: Perch padrone, voi lo sapete che ci doveva di?

Palle: Ora vi fa l curioso. Lo potevi fa chiacchier quandera qui. Che ndato via per colpa tua.

Meco fa latto di tirare una scarpa a Palle, poi ci ripensa, il bambino gli fa uno sberleffo.

Ristoro: Ridolfo, n ci tenete ne le spine, se lo sapete diticelo.

Anche gli altri insistono: Ridolfo parlate.

Ridolfo: Io un vi direi niente. (si atteggia e guarda Giustina) Ve lo dir giusto perch si! Io il tubicine lho sentito al Domo, che l lhanno fatto parl, senza fallo tribbola tantoe diceva..(pomposo pi del tubicine)

.Popolo di Chiusi.Pu darsi che arrivino i soldati spagnoli a Chiusi. Per .siccome gli s mandato l un carro pieno di (elencando con le dita) polli, capponi, conigli, oci, nane, prosciutti, salami, capocolli, salsicce e fiaschi di vino

Onelio: Cala, cala se voi vende la somara.

Ridolfo: (come non avesse sentito) Pu darsi che stiano ndo so!

Ristoro: E quel borioso ci doveva d questo e basta?

Ridolfo: Lui lavrebbe fatta pi lunga, ma l discorso era questo.

Leone: (mettendo una mano sulla fronte a m di benda e guardando in direzione della strada che viene da Siena) Oh! Oh! fermi, fermi, boni tutti. Maremma impestata, che polverone vedo laggi verso la piana.

Ridolfo: Come n polverone?

Leone: Secondo me so omini a cavallo.

Meco: (mentre continua a lavorare a capo basso) E vengono verso Chiusi?

Leone: A me mi sa di si. E potrebbero esse soldati, vedo luccic qualcosa. Qualcuno vada subito a chiam l capo guardia.

Tutti corrono vicino alla porta

Ridolfo: Meco, svelto v a chiam l capitano Bandinelli e digli di scapicollassi alla porta.

Meco: Sie, ora chiss n do lo trovo l capo guardia.

Ridolfo: A ball a la Bussola! Camina sciorno, n do sar l capo guardia a questora, n fortezza nel su alloggio noo.(Meco va via borbottando brollo, brollo) Te, Palle, v a rintracci l tubicine per Chiusi e digli che avverta l sor Priore di ven gi subito anche lui.

Palle: Obbedisco! (fa il saluto militare e parte di corsa)

Onesta: St a ved che gli Spagnoli arrivono davero (fregandosi le mani).

Mustiola: Ora almeno sarete contenta? E tutto l giorno che aspettate ste Spagnoli.

Ristoro: Io dico che un possono esse gli Spagnoli, con tutto quel ben di Dio che gli s mandato.

Leone: A me mi sa nvece che proprio per quello che vengono. Ora chiss che gli damo , le chelle?

Oste: Io aspetterei a preoccupammi. Potrebbero esse i soldati che vengono a d l cambio alla guarnigione della Fortezza.

Leone: E te, Torquato, comincia a preoccupatti, perch ora che le vedo bene so proprio soldati e duna razza che un ho mai visto.

Rosa: Quanti so? Tanti?

Leone: (che non sa contare) Un pochi davanti e n pochi dietro.

1 contadina: Si va bene, ma ditici la quantit, il numero.

Leone: Quelli davanti so meno, quelli di dietro so pi.

Giustina: Leone, ma voi un contate?

Leone: Lamicittina, Io un conto niente manco a casa mia. Giusto quando so solo.

Mustiola: Ma almeno fatici n esempio. Tanto per rendisi conto di quanti so.

Leone: Ma, che vi devo di? .Grosso modo.saranno quante la gente che chiama Sciancichino quando miete.

Onesta: Uh allora ho capito! Quello l podere piccino, saranno massimo quindici o sedici.

Ridolfo: Meno so e meglio ! Voi comunque costass, controllate la situazione e tienitici informati. (guardando la strada e passeggiando nervoso) O quanto ci mettono a arriv quelli del concone? O ragazzi, sempre cos: quando le vi un le trovi mai! Quando ci cercono loro per le tasse, a noi ci trovono sempre, o come mai?

Rientra Palle a passo svelto.

Palle: Ridolfo, l tubicine e l sor priore arrivono subito.

Ridolfo: Bravo palle. Chiss quellaltro scemo n do sar ndato?

Ristoro: Eccolo, eccolo Meco.

Ridolfo: Lhai avvertito l capo guardia?

Meco: A me un m riuscito di trovallo.

Ridolfo: Ma almeno lha lasciata nimbasciata n fortezza?

Meco: Io so arrivato l e al soldato gli ho detto: (scandendo) Per quello che ho capito dovrebbero arriv da un momento allaltro Spagnoli a Porta Lavinia. N dov l capo guardia?

Ridolfo: E lui che tha risposto?

Meco: Prima laveva n bocca n frate, ora n lo s.

Ridolfo: (mettendosi le mani nei capelli) Come si fa a fidassi di te. Nsomma come ndata a fin?

Meco: Io so passato anche quass da frati, a San Franceso, e glielho domandato.

Ristoro: No! E che thanno detto?

Meco: Ma n ci vai Mechino a fa n sonnello l giorno? Co sto caldo ti farebbe bene. E hanno chiuso l portone. Io per, se ve lavessi a d, n ci ho capito niente.

Ridolfo: Speriamo che l soldato sia meno rincoglionito di te e che gli e lo dica al capitano. E Ristorocaso mai n arrivasse, ci riandate voi, su n fortezza, a cercallo eh?

Ristoro: Va bene, state tranquillo.

Entrano in scena a passo veloce il tubicine seguito dal priore.

Tubicine: (facendo ampi gesti con le braccia) Fate largo, fate largo, scansativi! Fate posto al sor priore!

Meco: (rivolto a chi gli pi vicino) Ma a chi lo dice: fate largo scansativi? Che qui siamo quattro gatti.

Ridolfo: Eh Mechino, questa gente che si deve da sempre importanza.

Priore: Dove sono questi benedetti soldati spagnoli, che qui non vedo nessuno? Sentinella, se mi hai fatto disturbare per nulla, ti far dare trenta frustate nelle chiappe! Non che hai scambiato un folto gruppo di mietitori per dei soldati?

Leone: Sentite sor priore, con tutto il rispetto eh!, io sar anche strullo, ma un ho mai visto i contadini miete di corsa e per giunta n mezzo alla strada!

Priore: (rivolgendosi a Ridolfo) Ridolfo, voi che pensereste di fa?

Ridolfo: A me lo dite, sor priore? Se erono scarpe ve lo potevo anche di..sentite po lufficiale.

Meco: Si, si, le scarpe del signor ufficiale so pronte.

Ridolfo: Mechino per piacere un confonde la fiera, che qui i lazzi un so belli.

Entra di corsa lufficiale (se ci sono anche due soldati meglio). Nel frattempo, arrivano a gruppetti i curiosi, che parlottano tra loro e domandano ai presenti (che successochi arriva ecc.ecc.)

Ufficiale: Prendo io in mano la situazione! (sguainando la spada) Ricacceremo gli spagnoli al di l del mare (con tono mussoliniano).

Tutti i presenti: (battendo le mani) Bene, bravo!

Ufficiale: Spezzeremo le reni alla Spagna!

Tutti i presenti: (battendo le mani) Bene, bravo!

Ufficiale: Perch laratro che traccia il solco, ma la spada che lo difende!

Tutti i presenti: (battendo le mani) Bene, bravo!

Ristoro: (a chi gli vicino) Fermelo che ha preso via!

Ufficiale: Tutti gli uomini validi, si muniscano di schioppo, polvere e piombo. Le donne accendano i fuochi e mettano a bollire lolio.

Tutti i presenti: (battendo le mani) Bene, bravo!(iniziando a spostarsi nella scena per fare quello che gli stato richiesto).

Ridolfo: (alzando le mani come per calmare la folla urlando per farsi sentire) Fermi, calma, boni!

Allora (enumerando con le dita) schioppi, sun ce lavete voi n fortezza, un saprei proprio ndo trovalli; la polvere sun si piglia quella gi pe la strada del Rielle, quella da sparo un ci sa davero;

per..per.al posto del piombo si potrebbero addopra i noccioli de le ciliegie; ma un ci chiedete lolio! E siccome (a questo punto Ridolfo si trova tra lufficiale e il priore) tra l canchero e la rabbia (indicando alternativamente lufficiale e il priore) la differenza poca e di tutte due i mali si more, ho deciso che prendero io (solenne) il comando delle operazioni belliche!

Tutti i presenti applaudono, anche il priore e lufficiale.

Priore: Capitano Bandinelli, meglio di cos un ci poteva and.

Ufficiale: Avete ragione, se vogliono fa da soli, lasciamoli fa. Certo, quando per si sapr a Siena, non faremo un gran figurone.

Priore: Potremo sempre dire che si sono impossessati delle armi e che ci hanno cacciati. I senesi crederanno a noi, mica ai popolani.

Si avviano per uscire di scena.

Ufficiale: Di questo statene certo. Ma ora voi, sor priore, dove vi nasconderete?

Priore: Ora vado a casa. Attacco i cavalli al calesse. Carico bagagli e famiglia e vado a Montepulciano da mia sorella. Almeno l sar sotto la protezione dei Fiorentini. Invece voi che farete?

Ufficiale: Vado in fortezza, metto in licenza i soldati e andr su in montagna, a San Cassiano. Arrivederci e buona fortuna, signor priore.

Priore: Buona fortuna anche a voi capitano.

In questo frattempo Ridolfo, prima confabula con Ristoro e Torquato poi sembra distribuire vari compiti ai curiosi sopraggiunti che escono di scena.

Oste: Leone, ndove so arrivati?

Leone: Allora sei di bossolo! Tho detto che con quelli che annaffiono l vino e fanno beve quei chimpetti come fai te alla gente, io un ci parlo.

Ristoro: (quasi scocciato, con tono di rimprovero) Leone, lora di falla finita. La situazione grave e un pi l tempo di ruzz. Qui c bisogno di tutti. Dicci piuttosto do so arrivati.

Leone: So vicini, persi so fermati e so scesi da cavallo.

Ridolfo: Meglio, ci sa pi tempo per preparassi.

Leone: (come se stesse facendo la telecronaca) Ora s . Grossomodo..(ci pensa un pochino) verso le Fontanelle, tra la casa del Caciotti e il villaggio dei vigili urbani. La maggior parte stanno a gambe larghe accostati al greppo, qualcuno s accovacciato

Ridolfo: Basta, basta, un la munge tanto, s capito. (poi rivolto alloste) Torquato, v chiaro l vostro compito?

Oste: Certo.

Ridolfo: O ncominciate a fa qualcosa su, che tra poco ci sa pi da fa che da d. (loste e il garzone vanno nel retro bottega e cominciano a stegam). Ristoro, venite qua, (Ristoro savvicina) ndate a cerc du mini e fateli ven qui, e poi tanto andate n su, parlate anche col Cerusico, ditegli della nostra idea e di tenessi pronto. Poi (gli parla nellorecchio e appena finito Ristoro parte, poi si rivolge alle donne) voi, Mustiola, Giustina e Rosa sparite alla svelta dalla circolazione e nascondetevi. Ste spagnoli avessero lideacce, n si sa mai. Portate con voi anche Domenica (contadina seduta allosteria) che un l caso di mandalla a casa sola. Prima per aspettate un momento che mi date n mano. Voi, Onesta, Angela

Onesta: Un cominciamo perch io via n ci v. Voglio proprio ved come so fatti ste Spagnoli.

Onelio: Volevi d: voglio senti come so fatti.

Onesta: Chiude sto sbrencio sotto l naso, torso.

Angela: A me da qui un mi manda via manco Domine Dio.

Ridolfo: No, no, vi volevo d riman酅.pi tardi ci potreste fa comodo. Intanto voi Onesta ndate qui, subito fori la porta e..(anche a lei parla nellorecchio) appena fatto le date su a Leone, ma fate na corsa. Meco, vieni qua, te fa na volata n fortezza, prima che soldati se la squagliono e fatti da(anche a lui parla nellorecchio) e anche te le porti su a Leone. (Meco corre via veloce). Te Angela, doppo che ci hai aiutato a sistema, piglia quel paniere (indicando il paniere delle tangenti di Onelio) e fa finta di vende al mercato.

Leone: Porta s, porta s, ma si po sap io che devo fa?

Ridolfo: Te lo dico io che devi fa. La robba che ti da lOnesta la tiri di sotto proprio mentre passono gli Spagnoli, (fiori o volantini) e a quella che ti porta Meco gli dai foco appena so passati. (fuochi dartificio)

Leone: Ridolfo,n mi mette di mezzo che ci ho poco and n pensione. Quelli ci hanno lo schioppo mica trappole.

Ridolfo: (finge di non sentire Leone) Qua, donne, pigliamo que tavoli delloste e le banche e mettemoli qui nel mezzo, forza, sbrigamoci che so a le porte co sassi.

(appena sistemato il tutto le donne escono di scena).

Leone: O Ridolfo.

Ridolfo: Che c. (Il dialogo avviene mentre sistemano i tavoli)

Leone: Io ho paura.

Ridolfo: Si, de la gatta gnuda. Smettela scemo, o che soldato sei?

Leone: No, volevo d, io ho paura che sta bucata n ci verr bianca.

Ridolfo: Senti st zitto e cerca di un port scarogna. Vedrai te se avanti notte gli Spagnoli ripiglieno l su traicche e telono a tutta gallara a la volta di Siena.

Leone: Ma! Sar anche come dici te, io per ci credo poco.

Ridolfo: (Rivolto verso losteria) Palle, vieni qua di corsa che ti mando a fa na faccenda. (il garzone si avvicina e anche a lui parla nellorecchio)

Leone: (mentre Ridolfo da istruzioni al garzone) Io pagherei a sap che saranno oggi tutti ste mbiascicamenti nellorecchi.

Ridolfo: Hai capito bene?

Palle: (mentre va via di corsa fuori porta) E che so Meco.

Ridolfo: Torquato, a voi vanno pizzicato ste giorni le zanzare?

Oste: Ah! ci ho certi bullettoni che n vengono manco a chi ci ha la peste!

Ridolfo: Ottimo!

Oste: (lo guarda arrabbiato) Ma come sarebbe a d ottimo?

Ridolfo: Doppo ve lo spiego.

Le donne hanno fatto, salutano i presenti e se ne vanno.

Ritorna Ristoro.

Ristoro: Io ho fatto, la robba l dietro (indicando in un punto fuori scena).

Ridolfo: Bene, ora speriamo che arrivi anche Meco con quellaltra robba. Ah! Lmini lavete trovati?

Ristoro: Si,.si, ho rinciampico Gosto e Pasquino, tanto dovevono ripass di qui pe nd via.

Arriva anche Meco. Ha in mano una balla con dentro della roba.

Meco: Ecco la robba, (scotendo la mano) ma per falli cap mi c voluto.

Leone: Sar stato l contrario.

Ridolfo: Portela su a Leone. No spetta un momento. Te ce lhai addosso i pizzichi di zanzara.

Meco: Ah! (posa la balla e fa l verso con le mani) Bestie cos. (e porta la roba a Leone)

Ridolfo: Perfetto!

Rientra lOnesta.

Onesta: Fatto, ho dato tutto a Leone.

Ridolfo: Bene. Ristoro, via, voi ndate a preparavvi e fate alla svelta. Appena tornate v io. (Ristoro va) Oste, Quanto ci avete?

Oste: Si po d che pronto.

Ridolfo: Bene, ndate di l da Ristoro, ve lo dir lui che dovete fa, e fatelo senza tanti versi. (minaccioso) Ci semo capiti! Meco, Meco, quanto ci hai?

Meco: (apre la porta e entra) Arrivo, arrivo, eccomi. Madonnina! ma n ci avete un minutino di pazienza , o che siete!

Ridolfo: E giusto ora l momento dav pazienza m!. Forza, va l e fa quello che ti dice Ristoro senza tante sguerguenze. (Meco va via brontolando). (rivolto a Leone) Leone, che mi dici?

Leone: O che ti devo d l mi cittino. Ti dico che s belle gonfio e nvece s cominciato ora.

Ridolfo: Ne, ne, volevo sap che fanno Spagnoli.

Leone: O lillo, ma sen ti spieghi, mica so ndovino. S sempre li fermi e girellono.

Ridolfo: Meglio! Appena ripartono a la volta nostra chiama, n fa l coglione.

Onelio: Mmmmmmm. Che nanna oggi.

Ridolfo: Onesta, voi sapete ball?

Onesta: O questa ora, che domanda sarebbe, guardate che con me un attacca.

Ridolfo: (Serio) Onesta, forza, ditemi se sapete ball, o si o no.

Onesta: Certo che so ball. Quand ero ne mi cenci ero richiestissima a le feste.

Ridolfo: Basta, basta cos, un mi serve altro.

Rientra il garzone delloste.

Palle: Ridolfo, tutto a posto, stanno gi a sal s da Leone.

Ridolfo: Bravo Palle, te si che sei n omo(Palle ritorna a stegam).

Leone: (non rivolto verso il pubblico ma a delle persone che stanno salendo su da lui)

Ma che fate? N do ndate? Mica ci sentra tutti quass. Ora fatimi casc sap. Auuh! Io mica celho con voi, con quello sciorno che vha mandato a chiam.

Ridolfo: Zitto Leone, fagli posto e aiuteli piuttosto. Guarda di sistemalli n qualche modo.

Onelio: Ci mancava anche sonatori ora. (suoneranno linno spagnolo oppure la marcia trionfale)

Rientra Ristoro vestito da Capoguardia. (fa finta di essere lufficiale).

Ristoro: Come sto Ridolfo? Posso and? (facendo un giro su se stesso pavoneggiandosi)

Ridolfo: Budelli! Che signorone che siete. Sembrate l cane dun ricco.

Ristoro: Ma voi n ci andate a cambiavvi?

Ridolfo: Volo, f n quattro balletti. (esce di scena)

Lonesta nei pressi dellosteria

Ristoro: Onesta, ma voi perch n siete andata via? E pericoloso rest qui. I soldati approfittono sempre delle donne.

Onesta: La vostra bocchina dicessel vero.

Ristoro: (scherzoso rivolto a Angela) Angela preparati, che eccoli.

Angela: Preparativi voi piuttosto, che un siete mai pronto!

Leone: (senza capire chi linterlocutore) Ci stai fermo o ti butto di sotto. Pesticchia, pesticchia, o che pesticchi, la tu nonna.

Ristoro: Leone, Onelio, stte calmi, che loro so di pi. Vavessero a fa come l riccio al serpe.

Ritorna Paolino, figlio di Ristoro.

Ristoro: Paolino, chi cerchi?

Paolino: (guarda in giro del padre e a colpo docchio non riesce a vederlo, poi lo vede. Rimane esterefatto) O come ti sei vestito? Se ti vede la mamma sentirai che lecche. (indicando i vestiti) co vestiti boni al lavoro! A me mi sa che n ci chiappi pi.(battendo lindice sulla testa)

Ristoro: Camina che la tu mamma lo sa, va via o cavo la cigna. (fa latto di togliersi la cinghia)

Ma sentite sto moccicoso quante ne sa. Che sei venuto a fa?

Paolino: (mentre scappa) La Mamma maveva mandato a ved se lavoravi. Ma ora glielo dico sa che sgallettavi tutto ricutinato co lOnesta nvece di fa qualcosa.

Ristoro: Delinquente! Rovina famiglie.

Ridolfo: (arriva anche lui cambiato) Che succede, con chi ce lavete?

Ristoro: Con quel torso del mi figliolo.

Ridolfo: (pavoneggiandosi anche lui) Mi sembra che mi stia bene. (lui fa finta di essere il priore)

Onesta: Io un ho capito che vi siete messi nel capo. Speriamo bene.

Leone: Oh! Oh! Ripartono, si mvono, vengono n su.

Ridolfo e Ristoro: (urlando) Torquato, Meco, allora, semo pronti. Forza.

Tutti e due con voce fuori campo.

Oste: Eccoci, sarriva o che bociate.

Meco: (piagnucolante) Me lo porgeva l sangue d un ven al lavoro stamani. Era meglio se mi davo malato.

Entrano in scena.

Onesta: O Madonnina quanto siete brutti!

Meco: Se lo sa la mi mamma mi sdoga.

Oste: (rivolto a Ridolfo) Lho fatto giusto perch mavete detto che pel bene della patria.

Ridolfo: Voi Torquato mettetevi vicino allosteria e fate la padrona. Te Meco spolvera i tavoli, aggiusta le panche , nsomma fa finta di esse na cameriera. Ristoro, Ma Gosto e Pasquino ndo so?

Entrano in quel momento.

Gosto e Pasquino: Eccoci, Eccoci. Che si deve fa?

Ridolfo: Che avevi paura darriv troppo presto? Te Gosto, mettiti l n bottega mia e fa finta daggiust le scarpe e te Pasquino fruzzica collarnesi di Ristoro. Deve sembr n paese normale. (poi da istruzioni sottovoce ai due di quello che dovranno fare ad un suo segnale) Ci semo capiti? Quando dico: Viva la Spagna.

Gosto e Pasquino: Va bene, ndate tranquillo

Leone: (con voce strozzata come se volesse parlare sottovoce ed invece urla) O voi, mi sentite?

Ridolfo: Mica siamo sordi. Che c?

Leone: So qui sotto. Davanti alla porta. Confabuleno fra se, ma un mi riesce capche dicono.

Ristoro: Per forza, parlono spagnolo.

Angela: (ricomponendosi) Oddio Madonnina, preparamoci.

Si sentono due o tre colpi forti battuti sulla porta.

Ridolfo: Onelio, Onelio,(sottovoce) digli chi va l.

Onelio: Chi va l?

Voce dietro la porta: La fuerza.

Leone: O, ha detto la fuerza, che vol d?

Ridolfo: La fuerza, vol d la forza.

Leone: (guardando al di l della porta) Allora aprite da voi se siete la forza.

Voce dietro la porta: Buenos dias hombre.(sempre dietro alla porta)

Leone : Ah lombra si. Viene a sent quass che c. C n sole che ti stempia.

Ristoro: Leone, falla finita e falli entr.

Leone: E che gli dico, chi lo sa parl lo spagnolo.

Meco: Basta mette le esse n fondo a le parole.

Ridolfo: Zitti tutti, basta. (quasi urlando) Adelante amigos.

Si apre la porta e entrano gli spagnoli. Per primo entra un ufficiale seguito da quattro soldati che si fermano appena subito dopo la porta.

Ufficiale: Se puede?

Ridolfo: Entre por favor, adelante, adelante. (lo invita ad entrare)

Ufficiale: Con mucho gusto.

Leone getta i fiori su di loro, e fa partire i fuochi dartificio. Parte anche la musica. Gli spagnoli rimangono di stucco e sembrano bloccati: Si guardano intorno come per capire che sta succedendo.

Ridolfo: (dopo finito il trambusto gli va incontro) Quin es ella?

Ufficiale: El comandante Joaquin Navarro Perez Conte de Oliveira.

Ridolfo: Encantado de conoscerla.

Ufficiale: E.. quin es ella?

Ridolfo: El comandante del pueblo de Chiusi. (mentre gli da la mano) Ridolfo DAgnoluccio conte de la Cimina e Barone de la Pietriccia. (sottovoce fa un gesto soddisfatto con il braccio) Tih!

Ufficiale: Muy bien, estoy contento.

Ridolfo: (invitando Ristoro ad avvicinarsi) Puedo presentarle El segnor Ristoro di Giovanmatteo, conte dellasso di Picche, marchese del camposantovecchio e barone di Francaville. Comandante de la fuerza militare?

Meco: (rivolto a Onesta) Mica lo sapevo che Ridolfo e Ristoro erono conti.

Onesta: Meco, sta zitto, smettela.

Meco: Io boh! Che ti devo d, un lavoro come questanno un sera visto mai!

Ristoro: (rivolto a Ridolfo) E ora che gli dico?

Ridolfo: Ditigli, encantado de conoscerla.

Ristoro: Encantado de conoscerla.

Leone: Potete parl n pochinino pi forte che da qui n si sente na...n si sente niente.

Ufficiale: Encantado. (poi facendo segno verso Leone) Qu ha dicho el soldato?

Ridolfo: Nada, nada, es simpatico.

Ufficiale: Bien, quisiera decir dos palabras al pueblo de Chiusi.

Ridolfo: (rivolto a tutti i presenti) Zitti tutti e ascoltate che ora vole di due parole al popolo di Chiusi. Avete sentito voi, lass. (rivolto ad Leone) Doppo venitimi a d che n avete capito sa.

Onelio: Basta che parli forte!

Ridolfo: (rivolto ai presenti) portategli un banchetto. (rivolto ai presenti) E se voi cercherete di un fa casino prover a fa la traduzione di quello che dice.

Ufficiale : Pueblo de Chiusi, gracias, muchas gracias.

Ridolfo: Popolo di Chiusi, grazie, tante grazie.

Ufficiale: No habriamos venido, pero en quanto hemo visto la comida que nos habeis preparado, nos hemos dicho: partimos de pronto, adonde estaremos melyor que all?

Ridolfo: Noi non saremmo voluti venire, ma quando abbiamo visto tutto quel ben di Dio che ci avete portato ci siamo detti: partiamo subito, dove si sta meglio di l?

Leone: Toh! Che vavevo detto, manco fossi stato strego!

Onelio: Tanto noi semo la quercia del posatoio, noo!

Ufficiale: Me he quedado sorprendilo de la vuestra hospitalidad. No lo habra nunca creido. Nosotros, soldados espanoles, hemos venido para invadir vuestra ciudad, Vosotros nos habeis acogido con amistad.

Ridolfo: Sono rimasto stupefatto della vostra accoglienza, non avrei mai creduto. Noi, soldati spagnoli che siamo venuti per occupare la vostra citt, siamo stati accolti come vecchi amici.

Ufficiale: Desde hoy, esta ciudad ser nuestra casa. Si os comportais bien, nosotos haremos lo mismo.

Ridolfo: Da oggi in poi questa citt sar anche la nostra casa. Se voi vi comporterete bene anche noi faremo altrettanto.

Ufficiale: Pero si intentais de encianar nos, usaremos la fuerza y ser peor para vosotros. Buena suerte.

Ridolfo: Ma non tentate di fare i furbi, altrimenti saremo costretti ad usare la forza e sar peggio per voi. Buona fortuna. (scende dal banchetto)

Ridolfo : Comandante, ora che vi siete spiegato voi, fatimi spieg anche a me (salendo a sua volta nel banchetto): Soldati spagnoli! Ho sentito poco fa per bocca del vostro capo, che siete stati trascinati a Chiusi dalla voglia di mangiare ancora ochi, nane, prosciutti e capocolli. Scordativeli!

Tutto quel ben di Dio, s racimolato solo per non fare brutta figura di fronte alle altre citt della Repubblica Senese.

Leone: Noi i poveri si fanno a casa nostra.

Ridolfo: Quello che vi abbiamo mandato era tutto quello che ci si aveva. Se avete pensato che Chiusi fosse stata una citt ricca ed opulenta.. ebbene vi dico: vi siete sbagliati! La malaria imperversa in tutto lagro chiusino, il paese e le campagne sono ormai quasi disabitate. Gli ultimi due o tre polli rimasti li abbiamo fatti cucinare alloste per darvi il benvenuto. Purtroppo dopo la cena di stasera, dovrete dividere con noi solo quelle povere cose che ci sono rimaste: du peli dinsalata, du cetroli, qualche sarda e qualche aringa.

Leone: La miseria vole l su sfogo.

Ridolfo: (rivolto al comandante che gli vicino) Ho parlato in italiano perch siccome gia da tempo che siete in Italia, sono sicuro che mi avete capito. E poi noi siamo a casa nostra. Bisogner che vadattate. (Scende dal banchetto)

Ora accomodiamoci tutti a tavola e se per voi non ci sono problemi, gradirei che anche i vostri soldati sedessero insieme a noi.

Onelio: E noi quass che famo? L cane di Betto! Almeno portateci n goccino.

Ridolfo: (rivolto verso losteria) Palle. Portigli su n boccale di vino, almeno stassero zitti.

Palle va fuori della porta e poi rientra.

I curiosi accorsi a questo punto se ne vanno.

Ufficiale: Muy bien signor priore. (rivolto ai soldati e facendo cenno con le mani) Adelante, Adelante. El signor priore ve invita a comer.

Ristoro: Sediamoci che le donne intanto ci portano da bere.

Scena del banchetto e del ballo spagnolo

In scena c una tavola imbandita con seduti a mangiare i soldati spagnoli. Li servono Onesta e Meco e Torquato vestiti da donna, che fanno con loro le smorfiose. Al desco sono seduti anche Ridolfo e Ristoro (vestiti il primo da priore ed il secondo da ufficiale), che intrattengono in conversazione gli spagnoli con fare di lusinga.

Si siedono tutti: Lufficiale Spagnolo al centro e ha alla sua destra Ridolfo e a sinistra Ristoro.Poi i soldati. Meco, Torquato e lOnesta cominciano a servire le portate.

Ufficiale: Muy bonite este muchache. Como se chiamano?

Ristoro: Meca e Torquata.

Onesta: E io che so concio?

Ristoro: Scusate Onesta, ero distratto. Poi c lOnesta che la nonna de le segnorite.

Onesta : (con un inchino e un grosso sorriso) Encantada el mio ufficial.

Ufficiale: Felicidades. Muy hermosa.

Ridolfo: (rivolto allufficiale) Ve gustano le muchache?

Ufficiale: Mucho, mucho. Ma Onesta un po tardona.

Onesta : (tra se e se) Sar anche tardona, ma se ci si mette a cont le battaglie, sa quante lho fatte pi di lui.

Ridolfo: (con una mano davanti alla bocca e sottovoce) Se volete approfitta, fatelo. Ci stanno.

Ufficiale: Mas se puede remediar una torta!

Ristoro: E! E! Signor ufficiale spagnolo, Il priore poco fa vi ha detto che un c rimasto pi manco locchi per piange, ora voi volete anche una torta. Un mi sembra bello.

Ridolfo: Ristoro fatimi l piacere state zitto, voi lo spagnolo un lo conoscete. Una torta significa uno schiaffo.

Ristoro: (che rimasto male) Si sar meglio.

Ufficiale: Voi signor priore dove avete imparato ad ablar spagnolo.

Ridolfo: Dovete sapere che io sono stato fidanzato per tre anni con una muchacha spagnola di nome Carmencita. E. tra le tante cose che mi ha insegnato cera pure lo spagnolo.

Meco: (che vuol apparire raffinato sta servendo lufficiale) Lo aggradisce n ticchino?

Ufficiale: No ho entendito, non ho capito.

Ristoro: Ha detto se lo volete un po.

Ufficiale: Oh! Si , muchas gracias. (e intanto con la mano da dietro cerca di toccarla)

Meco: (interrompe di servire e fa uno scatto) O Ridolfo, a me mi sa che mi tocca l culo.

Ridolfo: E te ritocchiglielo.

Meco: Sie, cos un la famo pi finita.

Torquato: Comandante. La volete na coscettina? (con la voce cantilenante)

Ufficiale : Gracias, anco el bocconcin del prete se se puede. (e prova a toccare pure lui. Poi rivolto a Ridolfo) Avevate ragione voi. Ci stanno!

Ridolfo: Che vi dicevo! Voi datemi sempre retta che vi troverete bene.

E intanto Ridolfo e Ristoro riempiono in continuazione il bicchiere dellufficiale. LOnesta si cura dei Soldati servendoli e facendoli bere molto. Ricompare Paolino, figlio di Ristoro. Arriva sempre di corsa.

Paolino: Babbo, babbo n do sei. (guarda in giro e non lo vede)

Ristoro: so qua, che voi? Scusatemi comandante dellOliviera.

Ridolfo: Si, capooperaio al mulino dellolio. Comandante Joaquin Navarro conte de Oliveira.

Ristoro: Ma sie, ora mi metto a falla lunga cos per chiamallo.

Ridolfo: E allora chiamatelo solo comandante.

Ristoro: Va bene. Da capo. Scusatemi comandante, (facendo sempre il raffinato) ma sono desiderato da mio figlio. (come un orco) Che c! Sei sempre a rompe i corbelli. Si po sap che vi.?

Paolino: Te oggi mi sa che le cerchi. La mamma du volte che mi manda a vede che facevi. Na volta tho trovato allOsteria che facevi l ganzino collOnesta, ora nvece ti s messo bello bello a tavolino a magn come no sfondo. A me mi sa che stasera la mamma quando torni a casa ti sdoga.

Ristoro: Caviti, camina, caviti da tre passi. T, chiappa n soldo e v.

Paolino: (saccente) Tienteli i tu soldi, degno membro di questa societ corrotta. Al pi tardi stasera sarai inchiodato dalle tue responsabilit

Ristoro: Io boh! Co sto fregno n ci ho ricavato niente.

Ufficiale: Che grinta! Vieni, bel nigno, avvicinati, como te chiami?

Paolino: Perch lo voi sap?

Ufficiale: Perch certamente avrai un bel nome.

Paolino: E nvece no.

Ufficiale: Ma tu dimmelo lo stesso.

Paolino: Dammi un soldo e te lo dico.

Ridolfo: Paolino ora basta, un esse maleducato. V a casa, camina.

Ufficiale: (che ha messo una mano in tasca e porge un soldo a Paolino) Tieni! E ora dimmi come ti chiami.

Paolino: (mentre prende il soldo e se ne v) Mi chiamo svegliacoglioni.

Lufficiale resta impietrito e non sa pi che dire.

Ridolfo: ( si alza in piedi con il bicchiere in mano per un brindisi):

Questo vino e buono ed fatto con rari infusi..vero Torquata?

Evviva i soldati spagnoli e la nostra Chiusi.

Applausi dei presenti

Leone: Vorrei fa un brindisi anchio.

Ristoro: O sentiamo via.

Leone: Vino vinello, sei forte e sei bello,

peccato che loste briccone ti faccia con lacqua e l bastone.

Torquato: (ritorna per un attimo con la voce da uomo) Tanto n giorno lo spicco, ha voglia te se lo spicco. (poi continua a servire il vino e fa a volte cenni dintesa al fabbro ed al ciabattino).

1 soldato spagnolo: (rivolto a Meco vestito da donna che porta un vassoio, prendendolo per un braccio) Vieni qua bella biondina!

Meco: (con la voce in falsetto, svincolandosi) Madonnina, ma per chi mavete preso, so na ragazza per bene io.

Onesta: (facendo scudo con il proprio corpo) Lascia sta la mi nipote, che na creatura. Se bisogna che una di noi si sacrifichi, (con gesto plateale) allora mi sacrifico io!

1 soldato spagnolo: (ritraendosi) Io veramentegli volevo chiedere un po di vino

Onesta: Oh! Stasera un ne mbrocco una!

Torquato: Pronti! Palle, porta n po di quello novo speciale de la riserva del mi babbo.

Palle: (a bassa voce rivolto alloste) Eh Torquata..

Torquato: Ete l mi cittino, un ti piglia tante confidenze. Ormai per stasera giusto perch si.

Palle: (sempre sottovoce) Guardate, mi sa che l colore di sto vino ndato m po gi, che fo lo rincalzo?

Torquato: Si , ma n ti fa ved.

Palle ritorna allosteria cambia il boccale e ritorna in scena.

Torquato: (serve il vino al capitano spagnolo facendo un cenno a Ridolfo e Ristoro) Soquasi cotti (ammiccando verso gli spagnoli).

Capitano spagnolo: Che cotto?

Ridolfo: Quellarrostino che gira ne lo spieto.

Capitano spagnolo: Buono larrosto (crollando sul tavolo).

Ristoro: Oh Ridolfo, mi sa che si pole cominci che questi lhanno bell avuta.

Capitano spagnolo: (tirandosi su) Avuta? Che cos avuta?

Ridolfo: No avuta! Na bevuta! (riempiendo nuovamente il bicchiere del capitano) Ci vole n altra bevuta (alzando il bicchiere)

Ristoro: Comandante ci faccia lei un brindisi.

Ufficiale: (ci pensa un po, dato gli evidenti segni di ubriachezza, poi alza il bicchiere) Brindo a Chiusi, paese della cuccagna, evviva la Spagna, evviva la Spagna.

Applausi dei presenti.

Ridolfo: (rivolto verso lalto di Porta Lavinia) Musica musicanti!

Onesta: (si avvicina allufficiale e lo invita a ballare) Comandante, facciamoci questo Flamenco.

Ufficiale: Con mucho gusto, muchaca hermosa.

E cominciano a ballare un flamenco. Due soldati spagnoli invitano anche Torquato e Meco e ballano anche loro. Si avvicina Angela che inizia a ballare con Ridolfo e Ristoro.

Leone: Ditimi voi se in una situazione cos ci si po mette a ball. Ma che ci avete nel capo.

Palle, che esce dallosteria, accennando un po di passi di flamenco.

Ridolfo: (Ridolfo sembra essere preso dalla foga) Viva la Spagna.

Immediatamente Gosto comincia a lamentarsi steso per terra, lo segue da l ad un attimo anche Pasquino steso per terra anche lui e fanno finta di avvolgersi dai dolori. Si ferma la musica e tutti si precipitano a soccorrere i due.

Ridolfo: Che successo? State male? Ferma la musica! Che vi sentite?

Leone: Si potrebbe da la colpa al l vino di Torquato, ma loro un hanno bevuto.

Ristoro: Palle, corre a chiam l Cerusico. Tanto lo sai ndo sta, vero? Sta subito qui dietro.

Palle: Si, si, lo so, volo.

Onesta: A me mi sembra na cosa grave e pericolosa.

Meco: Ora che ci ripenso anche io mica st tanto bene.

Ridolfo: Sta zitta Meca n ti rimette a fa la scema proprio ora.

Torquato: Sha fagli nus un po del mi vino?

Leone: Si! Cos le finite dammazz.

Torquato: (molto incazzato con Leone prende una scarpa e gliela tira) Maldicente che n sei altro, Tanto ti spicco, ti spicco, ti spiccoha voglia te se ti spicco!

Angela: Madonnina, a vede du omini cos per terra, mi fa n effetto!

Ridolfo: Camina effetto! Falla finita che l momento grave.

Ristoro: Io manco le toccherei, fosse na malattia nfetta. Mi sembra di vedegli qualche bullettone.

Ufficiale: (guardando le braccia di Gosto, o di Pasquino) Maledicion sembrano proprio bubboni. ( si alza e fa un passo indietro)

Palle: ( di corsa) Eccolo, ecco l Cerusico.

Cerusico: Via, via, scanzatevi, fate largo che pu esse pericoloso. Voi! (rivolto ai soldati Spagnoli) datemi una mano a spogliarlo( O Gosto o Pasquino).

Ufficiale: ( ferma i suoi soldati) No, fermi, est pericoloso.

Ridolfo: Vaiuto io, che un ho paura.(armeggiano un po e scoprono il petto)

Cerusico: (come tra se e se) E inconfondibile, non ci sono dubbi, non pu essere altro.

Ristoro: N ci tenete ne le spine che po esse. E na malattia grave?

Cerusico: C nessuno di voi che ha addosso bubboni come questo? (indicando un punto del corpo del paziente)

Meca: (tira su una manica e rivolto al Cerusico) Mirate qui che bestie!

Torquata: (anche lui si scopre una parte) Come questi volete d?

Cerusico: Fate ved. (ha un sussulto, si mette a gridare e scappa) E la peste, la peste, scappate, scappate.

Ufficiale: (concitato ai suoi soldati) Vamos, vamos ombre! (i soldati impauriti radunano le loro cose e fanno latto di scappare) La peste.

Ridolfo: Comandante, ma dove andate?

Ristoro: N fate l coglione che l tempo lavete. Venite qua tirate via.

Ufficiale: Esto paese s maldito. Si ritorna a Siena, adios, adios.

I militari se ne vanno e chiudono la porta. I presenti rimangono in silenzio ascoltando per essere sicuri che gli spagnoli sono andati via. Dopo qualche secondo:

Ridolfo: Leone, che vedi di lass?

Leone: Oh che voi che veda: notte! Per un si sente bulica pi niente, per me so gi allArbia.

Meca: Sor padrone, mi posso anda a cambia?

Ridolfo: (sarcastico) No, Mechina, viene qua. Sei tanto bellina, voglio fa un ballo con te.

Leone: Oh, boni, boni. Sento traspigge

Tutti si allarmano, bloccandosi impauriti, Pasquino e Gosto si sdraiano nuovamente in terra e i presenti si dispongono intorno a loro.

Voce fuori dalla porta: (sottovoce) Leone, Onelio.

Leone: Mi sa che uno di casa (rivolto ai presenti).

Onelio: Chi (guardando fuori dalla porta)?

Voce fuori dalla porta: so Dolfo. Apre.

Onelio: E aperto.

Dolfo: (entra concitato) E tutto apposto, tutto apposto. Mhanno mandato avanti a davvi la notizia: s consegnato tutta la robba e doppo lunghe trattative i nostri bravi ambasciatori hanno strappato la promessa che gli spagnoli (trionfale) non verranno a Chiusi.

Si spenge la luce.

Tutti: (urlando) Ma vaffanc(inizia la musica).

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