Baccanale nella Roma Imperiale

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BACCANALE

BACCANALE

NELLA   ROMA

IMPERIALE

COMMEDIA IN TRE ATTI

DI  GIULIANA GNUTTI ED EGIDIO BONOMI

AMBIENTAZIONE

L’azione si svolge sul lago di Garda

Il 1° ed il  3°  atto  hanno per fondale un capanno da pesca sulla riva del lago.

           

Il capanno dell’Ispettore Serra, ha una porta con tenda di perline ed un portico antistante con tavolo panca e sedie; nel  lato destro una cucinetta all’aperto, nel lato sinistro un muretto con spacco passante, con piante, che rappresenta il confine col parco della villa della contessa .

                                                           

       

ABITI

La contessa, nella 1° scena del  1° atto  è vestita da giardiniera, cappello di paglia , guanti , cesoie , cesto con rose rosse recise.

L’Ispettore, è in tenuta sportiva, il  Francese è sempre compunto in giacca e cravatta.     

Nella scena 2° la contessa è elegante, l’Ispettore ha un grembiulino ed il cappello da cuoco,  Adelina è in divisa da camerierina, con la crestina.

Nel  2° atto hanno tutti il costume del loro personaggio, la contessa che interpreta  Messalina, avrà  due pepli, uno candido per le prime due scene e uno macchiato di rosso sul cuore per la scena  3°.

Nel 3° atto tutti sportivi meno il Francese, sempre impeccabile. 

PERSONAGGI  REALI  E  CORRISPONDENTI  ROMANI

Claudio Serra:                        Ispettore Capo Squadra Speciale Scientifica     “ Trimalcione”

Louis De La Tourbiere:           Professore, tecnico della scientifica Suretè di  Parigi “ Obelix”

Contessa Linda Cantoni:       “ Messalina “

Paolo Santini:                         ex amante della contessa  “ Marcantonio”

Vittorio Cantoni:                    nipote della Contessa “ Nerone”

Angelo:                                  detto Bel-Amì   “ Il Gladiatore”

Dario Brezzo:                         Notaio  “ Catone il Censore”

Adriana:                                 l’amica   “Poppea”

Adelina:                                 camerierina  “ Schiava Celtica”

Il pescatore, e il Maresciallo:  (interpretati sempre da Bel-Amì che nel terzo atto è fuori  scena)

Agenore:                                il Pappagallo

ATTO I

Cont.                          Eccoti  Ispettorone d’oro! Il mio Sherlock, o preferisci Maigret o addirittura Poirot?

Ispett.                         Contessa dei miei sogni!, ( si alza e accenna al baciamani) che piacere rivederti, né Sherlock, né Maigret, e tantomeno Poirot, gente da romanzetti, io sono Claudio Serra, cognome dolce, temibile, emblematico. Richiama i fiori e pure le manette che serrano i polsi, e S.Gennaro sape, quanto vorrei serrare pure i tuoi tra le mie mani…

Cont.               Sempre galante e impetuoso, come si conviene ad un napoletano verace.

Ispett.                         Verace si dice delle vongole, io sono vorace, tu lo sai che io so’ conosciuto            come il “mastino napoletano” duro come il ferro e so’ mazzate, ma  quanno ti vedo o core mio si fa tenero e friabbile come na sfogliatella…

Cont.               Quanto sei dolce, eh le origini… non  si scordano mai…

Ispett.                         Mai, mai , noi napoletani amiamo la bellezza in tutte le sue forme , il canto, la danza (l’abbraccia in vita e accenna ad un passo di danza e canticchia.) ma tu nun si ‘na femmina, si ‘na cesta ‘e rose (la contessa depone la cesta di rose sul tavolo, prende una rosa e l’offre all’ispettore)

Cont.               In segno del mio amore

 Ispett.            (si punge) Ahi, mannaggia, questo amore spina assai.

Cont.               Oddio ti sei ferito, dammi subito un soldino.

Ispett.             Un soldino? perché? (estrae una moneta dalla tasca). Un euro va bene?

Cont.                          Sì, si, sai porta male (lo prende). “Cosa che punge, amore disgiunge”, adesso me l’hai pagata.

Ispett.             Dimenticavo che sei superstiziosa: Che mala creanza,

ti tengo in piedi. Accomodati, cosa posso offrire? Ho un limoncello fatto da mia zia, con i limoni del giardino (annusa versando) profuma ‘e zagare, (offre il bicchiere con fare complice) limoniamo?

           

Cont.               (ridendo e accennando ad un cin-cin) Ma sì limoniamo!

Speravo proprio che tu fossi venuto a pescare, il lago è magnifico ora che l’estate muore, ma comincio ad avere nostalgia della mia Milano da bere, dei ciciarem un cicinìn… sono satura di sole, ho voglia di nebbia…

Ispett.                         Che orrore, a me o sole non basta maie, o vulisse pure a notte, e ci sarebbero meno delitti…

Cont.                          Claudio ascoltami, voglio dare una festa, per finire in bellezza…la stagione intendo

          

Ispett.             Sono invitato anch’io?

Cont.               Di più, sarai l’anfitrione

Ispett.             L’anfitrione? Che parola retrò…

Cont.                          Ti spiego, la festa è in costume e il tema è l’antica Roma, gli amici invitati avranno un ruolo definito, dovranno interpretare un personaggio…

Ispett.                         Tutti meno Caligola! ( canticchia “ io so pazzo, io so pazzo e non me scassate u…)

Cont.                          Oh Sherlocco, ispettore un po’ allocco, ho detto “anfitrione” il tuo infallibile fiuto dovrebbe suggerirti “Trimalcione”

Ispett.                         Satyricon, che sballo anima mia, sei perfida e pure interessata, vuoi sfruttare la mia passione per la storia romana, va bbuo’ , sarò il tuo mentore.

Cont.               Veramente ho più bisogno del cuoco. Suggerimenti sul menù da quel raffinato

                        buongustaio che sei?

Ispett.             Come m’attizza, tranquilla, faccio tutto io

Cont.                          Ti aiuteremo io e la mia colf Adelina.

Ispett.             E  S. Gennaro decollato…

Cont.               (aprendo le braccia ad aereo) Decollato in paradiso?

Ispett.                         Tesoro mio (mettendosi le mani intorno al collo) decollato, gli hanno mozzato il collo e non bastasse mò l’hanno pure declassato alla faccia di “scherzà coi fanti”….

Cont.               Senti un po’ il titolo “ Baccanale  nell’antica Roma”

Ispett.             Alle,  ma allora facciamo la rima “ Baccanale nella Roma Imperiale”

Cont.               Fantastico,  e vai !!!!

Ispett.             (pensoso) tengo un problema, ho un ospite, un collega francese, è il professore

Louis de la Torbière, della Suretè di Parigi, un luminare delle nuove tecniche indagative è qui per alcune conferenze d’aggiornamento sui rilievi, le impronte digitali, i nuovi strumenti d’analisi. Un fenomeno…

Cont.               Che problema è? Porta pure lui sarà ospite graditissimo…

(esce dal capanno Louis)

Ispett.                         Lupus in fabula, vedi, comincio già a parlare latino, vieni Louis, ti presento la mia vicina di casa, la Contessa Linda Cantoni, Louis de la Torbiere.

Cont.               Piacere, professore

Louis                          Enchanté  madame (baciamano)  che deliziosa creatura, siete più vellutata e profumata delle vostre rose…

Ispett.             E dalle co sti’ rose!

Louis               Ma voi non dite: se son rose?..

Ispett.             Sì, spineranno. Taci Louis, questo complimento ti può costare un Euro.

Louis               Non capisco.

Ispett.             Ohé, guaglio’, non è detto che devi capire tutto.

Louis                          Invece ho capito benissimo e come scrisse Dante vostro: “Galeotta fu la rosa e chi la colse”

Cont.               Ah, molto erudito, il nostro professore, e… come state?

Loius               Tiro davanti, come dite voi nel vostro dolce italiano…

Ispett.             (Tra l’imbarazzato e il divertito) No Louis, noi diciamo “tiro avanti”

Louis               E  qu’est que j’ai dit, che cosa ho detto?

Ispett.             Glissons…

Louis                          Pardon purtroppo la vostra lingua è come mia moglie Juliette : l’amo moltissimo ma non la domino.

Ispett.             La contessa è venuta ad invitarci ad una festa in costume…

Louis                          C’est fantastique, si comincia in costume e si finisce scostumati. Bagno di mezzanotte?

 

Ispett.                         Ma no Louis, in costume d’antico romano, io sarò Trimalcione e lei Messalina.

Louis               Ma io sono francese, come faccio?

Cont.                          L’antica Roma era cosmopolita e multietnica, un francese all’epoca era un gallo cenomane.

                        Vercingetorige ha fatto una brutta fine…fumettiamo? Che ne dice di Obelix?

Louis               Mais oui j’adore la cervisia, la birra, farò il gallo…

Ispett.             Hai le fisique du role, come galletto sarai perfetto…

Cont.               Bien, vi lascio. Claudio vedi di superare te stesso (si sporge per baciarlo)

Agenore          (strilla)  Zoccola, zoccola, baldracca…

Cont.               (tra l’inorridito e il divertito) Che bestiaccia, ma cosa dice?

Ispett.             Non ci far caso, è geloso del suo papà…

Agenore          papà   papà

Louis               Bon Dieu, ma con chi l’avresti  concepito?

Agenore          Buzzicone, chiattone, sacc’e merda

Louis               (arrabbiatissimo)  Merde a moi, mais chi ti credi d’essere: Cambronne?

Ispett.                         Calma, calma devi sapere che me l’ha affidato temporaneamente per… sempre un marinaio in procinto di salpare dal molo Beverello. Non poteva portarlo con sé, è un’amazzone dal capo azzurro, una bellezza. L’ho adottato e ho poi scoperto che  gli avevano insegnato solo insolenze. Ogni sforzo di affinarlo è stato vano. Ama solo schifezze e fetenzie…I miei agenti poi ci sguazzano

Louis               Ma è imbarazzante…

Ispett.                         Quando mai, io l’adoro, mi fa scialare assai,  e non c’è niente di più liberatorio e divertente d’una risata

Agenore          A’ tarantella, a’ tarantella

Ispett.             Visto, chillo è melomane e pure intenditore

Va a fare coccole al pappagallo e il sipario si chiude a ritmo di tarantella.

        

           

SCENA II

La contessa, l’ispettore e la camerierina veneta Adelina – l’ispettore ha un cappello da cuoco e  un grembiule . Va e viene dall’interno del capanno e si scontra con Adelina

Ispett.                         Che fai Adelina ? ( la prende e la scuote per i fianchi)  Mi stuzzichi ?

Adelina           Che ‘l me scusa sior ispetor, quasi fasemo un scontrino

Ispett.             sì ‘a ricevuta fiscale ( entra nel capanno )

Adelina (tra sé, andando verso il proscenio) Sti teroni, sempre a slungar le man, anca se l’ispettore nol me dispiase, anca lu poareto cunsciàt col  grembiulino da quela smargiassa de la mia parona. A mi la crestina da gajna, se non fosse per i sghei…. la siora contessa no la vol una stracomunitaria polacca o mordavia per paura de passar  da vecia co la badante, la xe vegnuda  a pescarme mi fino a  Piove de Saco che conosceva una mia zia e la m’ha offerto due volte gli euri che ciapavo lì. La me presenta come (rifà il verso alla contessa): esemplare protetto, di una razza in via di estinzione… la vol far la smaniosa e mi la frego, anche se no xe facile, ela la me dise  …..              “ Adelina, credi che non mi accorga che fai la cresta sulla spesa e rubi l’argenteria? Pirla! E’ parte dell’eredita che ti lascio…”  Sì, mi son sempia, l’eredità la le promete a tuti adesso ma dopo: a la gata vecia ghe piase i topi  zoveni !

             

Cont.               Adelina cos’è questo monologo, sei in soliloquio?

Adelina           Siora contessa, mi de oci ghe n’ho due e vedo ben, vedo tuto mi.

Cont.                          Adelina ti ho detto tante volte che devi parlare italiano e non devi parlare da sola…

Adelina           Mi me sforso, ma tanto il veneto è un italiano meno italiano, ma de poco e xe più belo.

                        E poi quando parlo da sola, me capisso e me dago sempre rason…

Cont.               Ma  Claudio dov’è ?

Adelina           Drento che  arrostisce un porselo entrigo, roba mai vista a Piove de Saco, anca noaltri magnemo i porseli, ma a tocheti,  poareti.Vago a ciamarlo…

             

Cont.               Ecco brava, grazie

Si scontra nuovamente con l’ispettore che sta uscendo e che la ripiglia per i fianchi…

Adelina           Che’l me scusa sior ispetor,  xe de novo…

Ispett.             …uno scontrino, Adelina, tu mi provochi… (Adelina entra)

Cont.                          Il profumo della delizia che stai cucinando arriva fino alla villa… i miei cani uggiolano ed io ho l’acquolina in bocca di prima mattina, cos’è questo profumo inebriante?

Ispett.                         (con fare ispirato):  Porcus  troianus, il divin porcello del Satyricon di Petronio  qui in versione  elaborata da Pilaf Bay, pseudonimo di un grande scrittore inglese  che a Capri ha scritto un libro  per iniziati, intitolato “ Venere in cucina “. Tutte ricette propedeutiche all’amore…

Cont.               Ma stai progettando un’orgia?

Ispett.                         Tranquilla  è solo una tenera porchetta di 10 chilogrammi. Svuotata, ripiena di un’anatra, ripiena di una faraona, ripiena d’un fagiano reale, ripiena d’un passero e…. ( verso Agenore ) ripiena d’una lingua di pappagallo…

Agenore          (strilla) Fetiente, fetiente

Ispett.              Scherzo Agenoruccio mio, l’ultimo ripieno e un ovetto di quaglia

                                              

Agenore          Fetentone, fetentone…

Cont.               Perché  porcus troianus? 

Ispett.                         Perché è ripieno quanto e più del cavallo di  Troia, zeppo di   soldati ateniesi pronti a far strage dei troiani babbei e da allora si dice “porca troia” che è solo una ripetizione visto che si da del porco al maiale.

Cont.                          Sono sbalordita  da tanta erudizione… ma l’ovetto di quaglia , tra tanto carname, non è buffo?

Ispett.             Chi troverà l’ovetto quaglioso avrà un premio

Cont.               Sono curiosissima , cioè?

Ispett.                         Cervellino, animelle, rognoni e altro che non posso dire davanti a una signora, trifolati con tartufo di  Norcia, le pillolette d’oggi al confronto sono acqua fresca, al poi pensaci tu…

Cont.               Sei diabolico…

Ma che  cos’è questa fragranza dolce, con che cosa stai  irrorando la porchetta?

Ispett.              Miele di castagno

Cont.               (Un po’ inorridita) Miele ? (fa boccacce)

Ispett.                         Non fare boccaccie bella mia, dopo la sfumerò con l’aceto di Falerno….verrà un sughetto agrodolce che ecciterà gli spiritelli della confusione del palato e renderà il piatto succulento, indimenticabile. Il dolce con l’amaro mescolato, rende il cibo ancor più grato. La gola non è un vizio, è il piacere dei piaceri.

           

Cont.               Ne sono   ripienamente convinta

Ispett.                         Molto spiritosa, ma sai, invitare qualcuno a cena è prendersi cura della sua felicità per qualche ora ed è una grossa responsabilità. Pensa ho cominciato ora a cucinare perché questa porchetta deve rosolare a fuoco lento, come un amore da coltivare, per almeno otto ore. Per fortuna che Agenore all’alba fa il gallo e ci da la sveglia con un , “Chicchiricchì”

Agenore          Chicchirichììì.

Louis               (S’affaccia e fa) Cocoricò, gnorante “cocoricò ! (Agenore punto su vivo)

Agenore          Chicchirichì

Louis               Cocoricò

Ispett.             Louis, finiscila, vai a dare una mano ad Adelina.

Louis                          Non posso che dargliela volentieri!  (Disegna con le mani la i fianchi femminili ed entra nel capanno ridacchiando)

Cont.                          Piuttosto cochon, l’amico tuo. Per caso è uno che ce l’ha proprio qua? ( si tocca la fronte )

Ispett.             (ride)  Ha l’occhio penetrante e fecondante…

Cont.               Oddio non mi ingraviderà l’Adelina?

Adelina           Mi ha chiamato, signora contessa?

Cont.               Fai attenzione che il francese ti punta…

Adelina           (seccata)   Mi son a servisio, ma el servisio no i pol farmelo nissun… se mi no vogio (rientra)

Ispett.                         Sta’ tranquilla bella mia, Louis è inoffensivo, dice che siamo noi italiani a partire subito armi e cavalleria, pensando a grandes battailles de lit, lui è francese, ama l’arte del flirt, sai, corteggiare appassionatamente una dama e quando lei è bien cuite, ben cotta, al momento supremo, defilarsi all’inglese, appagato dalla conquista…

Cont                De gustibus….

Ispett.                         A noi uomini calienti del sud piace più consumare le lenzuola che le scarpe.

E pure a S. Gennaro degli Esposti, una volta l’anno gli ribolle il sangue e quanno non succede, so guaie grosse. Quest’anno è restato secco nella teca e (canticchia sull’aria della A muntagna)  sign’è ca malasorte c’accumpagna…

Cont.                          (Alteratissima) Non dire così, non dire così… mi fai nascere angosciosi presentimenti.

Ispett.             E che so, nu iettatore io ?

Cont.               No, ma un mezzo stregone sì…

Ispett.             Torniamo alle cose serie: la porchetta te la porteremo io e Louis in un grande

vassoio, con una mela in bocca e sarà contornata da melograni spaccati, uve nere e bianche, pampini, una presentazione degna di Trimalcione.

Cont.                          Io non sarò da meno, ho deciso di fare Messalina, e il lusso sarà sfrenato. Si una cena in piedi. Domani parto e non userò certo piatti e porcellane, ma  sottopiatti e coppe di plastica, usa e getta, sia pure argentati all’esterno, dorati dentro, ugualmente degni d’una mensa imperiale….

Ispett.             Chi sono gli invitati?

Cont.                          Paolo Santini, ex marito di una mia ex amica: sarà Marcantonio, non ti nascondo che è stato un mio ex… un grande amore, all’inizio alimentato dal brivido del pericolo: sua moglie, gelosissima, minacciava di morte chiunque glielo avesse insidiato. Figurati, clandestinità e trasgressione, benzina per il mio fuoco d’amore…

Ispett.             E com’è finita?

Cont.                          Appena lui ha lasciato la moglie, la passione si è spenta anche perché, ti confesso, era un amante fellone di quelli, sai… za-za, ecco fatto, un po’ gancio, non certo il tipo mio. Non bastasse giocava anche d’azzardo.

 Per di più accanito e sfigato, non so quanti soldi  gli ho prestato… Poi ci sarà Adriana, la conosci, sai, la  cantante lirica, quella  bruttina, stagionata…

Ispett.                         Ma quanto sei crudele, dall’alto della tua beltà… per me la tua amica Adriana è sexy assai…

Cont.               Sexy  Adriana ? ma se è piatta come una tavola da surf!

Ispett.                         Ti sbagli, piatta sì, ma, come un panetto di pasta sfoglia,  uno sfizio da maneggiare, titillare, anzi,brancicare…

Cont.                          Per te basta che respirino…

Ispett.                         No, questo si dice degli arrapati, la mia non è attrazione carnale, è elucubrazione, impasto mentale, curiosità.

Ogni donna ha un suo speciale fascino ed io lo subisco, acuisce il mio intuito che sarà pure deformazione professionale,  Adriana sotto la cenere dei suoi occhi sempre abbassati ha un fuoco concentrato nei suoi rari sguardi obliqui, che brucia assai, il fascino perverso e vizioso dei femminielli. E’ androgina, mette in attrito la parte maschile con quella femminile che ogni uomo tiene: ‘na miscela irresistibbile. Chilla messa nella caverna con S. Antonio…

nuda, con tutto che non tiene e zinne (disegna i seni con le mani), lo obbligherebbe a  flagellarsi tutto il giorno.              

Cont.                          (ride) Io seguo attentamente il metodo di Orcar Wilde: le tentazioni, le assecondo, così poi non  tentano più

Ispett.                         Messalina mia, persino le nostre donne più pudiche dicono: “ogni lassata è persa”

Ispett.                         Canticchiando: Non lasciamoci, contessa mia, non ci perdiamo…..(stanno quasi per baciarsi)

Cont.                          (respingendolo delicatamente) Noi non ci lasceremo e non ci perderemo, vedrai.

Ispett.             Ogni promessa è debbito…

                       

(Adelina  e Louis entrano ed escono indaffarati).

Ispett.             Dimmi dimmi poi chi ci sarà alla festa?

Cont.               Dario Brezzo il mio notaio,  interpreterà Catone il Censore sai

                        lui fa sempre il moralista….

                        E poi  mio nipote Vittorio, che sarà Nerone….

Ispett.             (Canticchia) Nerone, Nerone, che bellu guaglione, cantava e canzone

                        pe’ sfizio e cantà….

Cont.                          L’unico merito  verso di me, se poi è un merito, è stato quello di presentarmi il suo amico Angelo che ora è il mio Angelo, la cosa più dolce della mia vita. E’ tenero, adorabile: sono cotta come una mela cotta …

                                  Come una pera cotta…come una prugna cotta

.

Ispett.                         (seccato) Mo’ facimme  a marmellata, vedi di non intenerirti troppo co’ quei due pischelli, so’ della stessa pasta che non è chilla pe’ fa ostie. Finora non sono intervenuto per rispetto tuo, ma vedi che quei due sono in un giro brutto assai….corse clandestine, scommesse, droga e il resto mettilo tu.

Cont.               Mi stai spaventando, cosa devo fare?

Ispett.             Arrape l’uocchie, e stringi la borsa….

Cont.               (Si china sul tavolo e comincia a piangere)

Agenore          coccole coccole (l’ispettore si siede accanto a Linda e l’abbraccia)

Louis                          (Esce,  vede l’ispettore. e la contessa che si abbracciano)  Che cosa fate voi due? Che ne direste di un menage a trois? (posa una mano sulla spalla    dell’ispettore).

Agenore         (arruffatissimo) Ricchione, riiicchione

Louis               (furibondo) Che cosa ha detto?

Ispett.             Ti ha dato del finocchio

Louis               Il mio occhio è très bien, vede benissimo.

Ispett.             Ma no, pédé, come dite voi in francese

Louis               (rivolto ad Agenore) Puntavo sulla contessa, non al tuo… papà

Agenore           Papa, pepe, popò, pupù, pipì!

Louis               (arrabbiatissimo) Lo metto allo spiedo con la porchetta (cerca d’avvicinarsi al pappagallo).

Isp.                  Non vorrai essere più bestia di lui?!

Cont.               Salvalo, salvalo

Adelina           (uscendo rapida dal capanno si para davanti al pappagallo) Guai a chi me toca l’oselo.

SIPARIO

   

  ATTO II

SCENA I

Il salone delle feste della villa Cantoni. Adelina, poi la contessa  e, mano a mano, gli ospiti, Marcantonio, Poppea, Nerone, il Gladiatore, Catone il Censore. Successivamente entrano Obelix, Trimalcione e il divin porcello su un grande vassoio tenuto agli estremi da Obelix e Trimalcione. Il porco viene appoggiato su un carrello. E’ molto importante che i personaggi una volta portato il maiale, entrino ed escano di scena a turno.Sui bordi della scena vi sono panche , sedie e piccoli tavolini dove appoggiare i piatti e bicchieri.

Adelina           (Corre affannosamente avanti e indietro sulla scena) Siora contessa, siora contessa, i xe qua, i xe qua.

Cont.               (venendo in scena) Che cosa c’è, Adelina?

Adelina           I xe qua, i me pare tuti mati.

Cont.               Quante volte ti ho detto di non parlare in dialetto.

Adelina           Si signora contessa, ci ha ragione, ma quando sono agitata mi penso e ciàcolo come quei  de Piove de Saco.

Cont.               Adelina mi esasperi, per una sera puoi dimenticarti di Piove di Sacco, introduci gli ospiti.

Adelina           (Adelina va verso la porta o una quinta) Eco qua el signor Paolo co la minigonna che ‘l me pare un bel toco di Marcantonio.

Cont.               Infatti è proprio Marcantonio.

Marc.               (Abbracciandola) Divina Messalina sempre più giovane e bella

      Cont.               E tu,  diletto Marcantonio,  sempre più bugiardo.

Adelina           Madona de tute le balie, siora contessa, ghe xe qua la siora Adriana che la par una gran vaca, volevo dir una muca de late de plastica (con le mani disegna un paio di poppe immense) .

Adri.                Carissima Linda (si baciano) eccomi in veste di Poppea (e si passa le mani sugli enormi seni di plastica).

Cont.               Tesoro, sei una bomba sessuale. (Staccandosi e ammirando l’enorme seno quasi del tutto scoperto) Stasera potresti… allattare tutti i nostri maschioni, o ne vuoi allattare uno in particolare?

     Adri.                 Io gli uomini li alletto.

Cont.               Nel senso che li trascini a letto?

Adri.                Sei la solita  spietata, se non ti volessi così bene, ti odierei! Ma hai finito di umiliarmi. Alla fine della serata ho una sorpresa per te.

Adelina           (Sempre rivolta verso la porta o la quinta) Oh, che meravegia! El signorino Vitorio con bocoli del bambin Gesù e co la camisa de note. Che belo            che ‘l xe!

Nero.               Rispetto, Adelina: sono l’imperatore Nerone, dovresti tremare al mio cospetto.

Adelina           Maginarse, noialtri a Piove de Saco non tremiamo manco par el fredo.

Cont.               (Gli va incontro e lo abbraccia) Superbo Nerone mio.

Nero.               Zietta del mio cuore

Adri.                Nerone, stasera ci suoni la lira?

Cont.               (quasi tra sé) Speriamo che non mi chieda di cambiargliela in Euro.

Adelina           O Madona dell’annunciasione, eco qua anche l’ Angelo con la spada larga di legno, la corassa  de lata e un tegame con la ramassa in cima.

Adri.                (con sarcasmo) L’Angelo gladiatore, re della lotta e del letto. (Sollevando il gonnellino) I Romani non portavano mutande, non avrai commesso l’errore di metterle?

Cont.               (irritata) Alla larga,  Poppea! Sei un’insaziabile assatanata,una ninfomane, vedi che è già arrivato tuo marito Nerone, attenta che posso farti dare il  calcione fatale…

Glad.               (Abbraccia stretta Messalina) Messalina, mia dolce bambina!

Nero.               (rivolto verso di lui con la una mano sulla bocca) Sì, rimbambina!

Adelina           Ma i ghe xe proprio tuti, anca el notaio co ‘na corona de insalata sula suca Cont. (Gli va incontro) Caro Catone, sempre più biasimo e censura?

Cato.               O tempora, o mores.

                                                          

Adelina           Tachemo col latinorum (ridendo se ne esce dalla stessa parte da cui entrano gli ospiti)

Adri.                (si porta in proscenio e comincia a cantare con voce da soprano) “Ubi  maior, minor cessat, talis pater talis filius motu proprio ad maiora ahi…..Vademecum tango ad usum delphini, ipso facto, magna pars, sed alea iacta est (acuto!)

Louis e Tri.      Ed ecco comparire sul più bello, anche il divin porcello! (tutti battono le mani e fanno gridolini di meraviglia affollandosi attorno ai due che vengono seguiti finchè il porco non è sistemato sul carrello).

   Cont.           (Lievemente in disparte) Amici Romani, compatrioti, è l’ora della gozzoviglia, diamo inizio ai bagordi, ingozzatevi e come usavano fare gli antichi, mangiate con le mani e buttate i rimasugli in terra, tanto poi la schiava celtica pulirà.

Adelina           (entra di corsa, vestita da schiava celtica, con una parrucca bionda con le treccine e rivolta al pubblico fa il gestaccio dell’ombrello a metà braccio) Ghe penseranno i cani, le formighe e, se le ghe xe, anca le pantegane a…quatro zampe. (Tutti mangiano, si spingono anche un po’, c’è chi chiede scusa, chi cede il passo alle signore, insomma, un grande bailamme. Per non rimanere statici in scena, tutti vanno e vengono rapidamente).

   Tri.   (Uscendo) Come Trimalcione, e quindi padrone di casa, vado a controllare se è pronto anche l’idromele che poi, mannaggia li romani, tocca a me prepararlo.

   Obe. Ma che idromele,  vuoi mettere una bottiglia di sidro di Bretagna? (esce dietro a Trimalcione)

Cont.               (in tono araldico) Egregi romani di Roma,  udite, udite: vini di Kos e di Falerno, dieci diversi tipi di pane, verdure dei Campi Flegrei e frutta di Cincinnato, sono in cucina. Che ognuno ne goda, ma servendosi. (così inizia la processione di chi va e viene dalla cucina). Mettiamoci anche la musica: flauti, cetre e timpani. (a questo punto, se si volesse arricchire la scena, potrebbero entrare due o più danzatori e danzatrici, nel qual caso gli ospiti fanno cerchio senza smettere di mangiare con le mani e di bere con le coppe d’argento. Messalina esce, nelle confusione di chi va e viene continuamente).

SCENA II

Cato.               (predicatorio) Il popolo è in tumulto. Reclama panem et circenses. Ma il pane, dov’è ? Sarà meglio che vada a procurarmelo.(esce)

Marc.               (Avvicinandosi al Gladiatore) Oh ecco il montone da monta.

Glad.               Meglio montone da monta che cagnolino da grembo.

Marc.               (sollevandogli il gonnellino) Sotto i vestiti niente?

Glad.               Sottoivestitiniente: è il motto del tuo blasone? Attento, qui sotto potresti trovare una grossa sorpresa… facciamo il gran tubero delle delizie?

Pop.                 (seguendoli) Bisognerebbe toccare… ammusare… con mano (se ne va pure lei)

Serva               Come la diseva la poareta de mi nona, chi vol tocar con man xe un gran mona… boca mia tasi ( mettendosi la mano sulla bocca) se la me sente la contesa!.

Nero.               Che voglia di fumare, Poppea non è che hai uno spino e d’accendere?

Pop.                 Tesoro io fumo solo sigarette, e poi proprio tu Nerò, rimanere addirittura senza fuoco!

Obe.                (rientrando) Che cosa c’entra il porco spino!

Nero.               Voi francesi capite sempre dopo. Erba, mariagiovanna, canna…spino insomma!

Obe.                (Prende Adriana sottobraccio) Ora capisco perché l’ispettore mi ha detto di questo garçon che è viziato e vizioso, mais… je m’en fiche! Non me ne importa niente. Non sono della buoncostume e tanto meno dell’antidroga. (esce di nuovo)

SCENA III

                        Rientra l’ispettore con l’idromele in una brocca.

Tri.                   Ecco l’idromele. Una mia versione, vino miele e un pizzico di peperoncino, che è il mio piccante segreto. Ma dov’è Messalina per il brindisi? (viene circondato dai presenti). Nessuno l’ha vista?

Adelina           La me gaveva dito che l’andava nel salotino malva.

Tri.                   Accompagnami!  (escono, brevissima pausa e si ode l’urlo fortissimo di Adelina. La scena cambia – un cubo o una pedana rotonda girevole? A piacimento-. Lo studio malva della contessa: dietro la scrivania, la poltrona con la contessa riversa all’indietro con il peplo macchiato di sangue sul petto. Se possibile, arredamento con libri e fiori ad libitum. Sulla scena ci sono già Adelina e l’ispettore. Arrivano tutti, costernati, si dispongono intorno e parlano tutti insieme creando grande confusione con mille esclamazioni sia pure a mezza voce)

Ispett.              (s’avvicina alla contessa, la tocca sulla vena iugulare e scuote la testa) Giesù, Giesù , me l’hanno  accisa, io me lo sentivo che finiva malamente, questa festa è nata sotto  infausti auspici (e si guarda subito in giro con occhi sospettosi). Giuro sul sangue di S.Gennaro che non avrò pace fin quando  il disgraziato che ha commesso questa ‘nfamità non marcirà nella più fetente cella e giuro anche di gettare le chiavi…. in una chiavica             

                                 

Louis               Mon Dieu! E’ stata uccisa (solleva delicatamente il peplo sul petto) con un pugnale.

Adelina           Infati manca il pugnaleto che stava sempre qua sula scrivania. La contessa ci apriva le buste, un pugnaleto molto prezioso. Lo aveva comprato in India e el gaveva el manego tutto ricamato pien de brillanti e rubini.

Ispett.              Potremmo anche non trovarlo. La finestra è aperta. Logico gettarlo nel lago. Ora tutti nel salone e che nessuno lasci la villa. Tu Louis vai a prendere i tuoi strumenti e fai i primi rilievi: fotografie, raccolta di impronte, indizi anche i più piccoli. (Louis esce seguito dagli altri ospiti che si ritroveranno nel salone, meno Louis. Chi si toglie la parrucca, chi si slaccia eventuale cintura

                        in modo che tutti appaiano grotteschi nei costumi ormai disordinati). Intanto

                        io chiamo i miei agenti, l’ambulanza, il medico legale e chiederò l’intervento dei sommozzatori. (si spengono le luci un attimo per creare distacco temporale)

SCENA IV

                        Lo stesso salone delle feste, in disordine, gli ospiti si dispongono su due panche. Chi si tiene la testa fra le mani, chi guarda per aria, chi sospira… Arriva ultimo di tutti e resta nel mezzo della scena. Rivolge un lungo sguardo indagatore su ciascun ospite.

Ispett.              Lei, Paolo, è entrato sicuramente nel salottino malva…

Paolo               Mai entrato! E poi, perché mai l’avrei dovuta uccidere, io che l’ho amata intensamente… (china la testa in un mezzo singhiozzo). Non so se era più bella che volubile, a tratti tirannica, persino crudele. Mi aveva circuito per puro capriccio e poi gettato come un tovagliolino usato, quasi con schifo. Mi ha rovinato la vita, questo sì! Allora l’avrei strozzata, ma il tempo decanta tutto e, alla fine, mi faceva soltanto pena.

Vitt.                 Bastardo! Come ti permetti di parlare così della  mia povera zia.

Paolo               Povera zia un corno! La povera zietta aveva accumulato una fortuna a colpi di reni e pensa un po’ ora chi ne avrà beneficio (indica con la testa proprio Vittorio)

Ange.              Hai la coda in fiamme. Sei geloso ed invidioso.

Paolo               Parli proprio tu, cicisbeo, mantenuto, galletto da strapazzo!

Ange.              Meglio galletto che cappone!

Ispett.              Calma, calma, sciupafemmine! Io faccio le domande e voi dovete solo rispondere. (Rivolto ad Adriana). Lei Adriana, che cosa intendeva con “hai finito di umiliarmi e ti farò una bella sorpresa”?

Adri.                (Si toglie il seno finto e lascia appena intravedere quello vero) Mi sono costante un patrimonio (si tiene i seni nel palmi) dal famoso chirurgo greco Styrkos, ma valgono tanto oro quanto pesano (e le soppesa).

SCENA V

                        Irrompe Louis con due valigette di metallo e guarda sbalordito Adriana.

Louis               Mais che due lollò extraordinaires! (Adriana si ricompone e si siede e Louis, seguito attentamente dell’ispettore, prende le impronte digitali di tutti con fare rapido).

Vitt.                 (Rivolto ad Angelo) Tu piuttosto ieri, mi hai detto che ti serviva una pistola.

Ange.              Pistola sei tu, che cosa vuoi far credere, mi occorreva una pistola a salve per lo start delle nostre gare di velocità. Invece di te si dice in giro che tra macchine scassate e scommesse perse sei sotto una cifra.

Vitt.                 La cifra la fottevi  tu alla zietta!

Ange.              Io gli davo solo piacere e tu solo dispiaceri.

Vitt.                 Pirla, bastardo, fancazzista, ruffiano, profittatore, pacchista…

Louis               (Si avvicina ad Angelo) Dammi la zampa, gigolo (prende le impronte).

Adri                 Un po’ di rispetto, c’è un cadavere di là!

                        Angelo, Vittorio e Paolo la insolentiscono: che spudorata! Ma se ti sei appena esibita in un mezzo strip… (in quel momento arriva Paolo)

Ispett.              Finitela o vi ammanetto tutti! E lei, notaio, non ha proprio nulla da dire?

Notaio             Sì, dato l’evento delittuoso il segreto professionale cade. Proprio ieri, la contessa mi aveva convocato per cambiare testamento. (estrae dalla tasca un foglio e legge: “In sostituzione del mio testamento precedente nel quale lasciavo erede universale mio nipote Vittorio, figlio di mio fratello Nicola, già ricchissimo di suo, ho pensato bene di lasciargli solo un consiglio: sei giovane, bello e intelligente, hai tutte le carte in regola per costruire da te la tua fortuna, diventare un vero uomo e non un mollusco, i miei soldi ti avrebbero solo portato alla rovina. Lascio mio erede universale il signor Angelo  Saviani, perché non ha nessuno che provveda a lui e  perché ho  più motivi di riconoscenza, per avermi fatto sentire ancora giovane e bella, sensazione che non ha prezzo. Lascio alla mia, quasi fida Adelina l’argenteria, in modo che possa completare il servizio (lei capirà) e i quadri antichi della villa di Desio. Ho già trattato il prezzo con l’antiquario Ramello di via Brera, che verrà a prenderseli e le corrisponderà la somma pattuita in ragione di 250. mila Euro,  così se vuole, può tornare a Piove Di Sacco”. Ecco, poi c’è qualche lascito benefico…

Vitt.                 (Prendendo per il collo Angelo) ladrone, arrivista, figlio di puttana, mi hai rovinato…

Ange.              (divincolandosi) Che fai, cretino, non ne sapevo niente, te lo giuro!

Paolo               Se non fosse per la povera Linda, ci sarebbe da ridere a crepapelle. Scannatevi pure, virgulti nemmeno più teneri.

Adelina           (disperandosi) Oh Maria Vergine dei frari de san Antonio! Che dolor! Che cosa fasso mi, adesso, sensa la contessa? La me ciamava continuamente. La me diseva: a ti ghe pensi mi. No sta ad averghe preoccupasion. Ma no garia mai pensato che la contessa la morisse, copada a quela maniera (singhiozza) L’era bona, neh, ma certe volte anca cativa: se me fermavo un minutin, la ciapava un fassoletto nero a la strofinava i angoleti più nascosti e la me diseva: “ Vedi Adelina che non sai nemmeno spolverare”? Però dopo la me portava in cosina a tore el café. La me faseva certe confidense… mi ridevo come mata e anca ela… (Smarrita) E adesso, che fasso mi con tuti sti sghei? Mi son sola, no voio tornar a Piove de Saco, là i xe tutti malmaridadi e, come che se dise, cornuti…

Ispett.              Senti Adelina, ho una proposta per te: sono solo, a Milano ho un bell’appartamento con la zona ospiti, ingresso separato e bagno. Adesso c’è Louis, ma lui si è innamorato di Milano e si farà raggiungere da sua moglie Juliette. Niente convivenza, ci mancherebbe, ognuno per sé e San Gennaro per tutti. Possiamo provare.

Ade.                Comandi, sior ispetor, grassie, el me salva, mi no sarò sola e gnanca lu. (si abbracciano).

Ispett.              (Si rivolge agli altri) Tutti tranquilli. Diciamo che siete in una specie di arresti domiciliari. Tanto eravate ospiti e ospiti restate per un altro po’. Ci aggiorniamo a domani mattina. Tutti da me al capanno. Vi offrirò la colazione, ammesso che abbiate appetito. Serena notte, ma non sarà per tutti.

Ange.              Io qui non ci sto!

Ipsett.              Ho detto e ripeto che nessuno deve lasciare la villa.

Ange.              Ma io nel suo letto da solo non ci dormo.

Ispett.             Va buo’, vorrà dire che ti terrò d’occhio nel mio capanno. Dormirai sul divano. Andiamo! (sipario)

ATTO III

SCENA I

Ritorna la scena del primo atto col capanno da pesca. E’ notte, luci soffuse, entrano l’ispettore, Louis e Angelo ancora in costume sia pure molto disordinati. Si lasciano cadere sulle sedie.

Louis               Sono distrutto, sfinito, avevi ragione Claudio quando vedevi questa festa sotto neri presentimenti. Sei  un sensitivo? Povera contessa in che nido di vipere viveva!

   Ange.              Non esageriamo! Sono sconvolto, non mi son reso ancora conto di quanto è successo. Sento che mi metterò a piangere come un vitello.

   Ispett.              Sì, vitellone. E non dimenticare che sei fra i più sospettati, quindi risparmia le lacrime, se mai riesci a spremerle.

Ange.              Linda era donna da odio e amore, dava molto, ma chiedeva tutto. Io le volevo davvero bene, era un punto fermo per me, quasi una mamma.

Ispett.              Anche l’incesto, ora?! Va buò, (guardandosi in giro) che ne dite di una tisana di verbena? Mi pare che ne abbiamo tutti bisogno. Intanto che l’acqua bolle e l’infusione decanta, voglio consultare i tarocchi. (si avvicina ad un fornellino in un angolo e mette sul fuoco un bricco d’acqua. Poi prende il mazzo di carte)

Louis               Coosa?! Non posso crederci. Hai detto tarocchi? Mon Dieu, roba da donnetta, cartomanti imbroglione, mistificazione per i cretini che ci credono. Ah, i tarocchi!

Ispett.              Calma, Louis, i tarocchi non sono roba da donnette e da creduloni. Qualcuno li fa risalire addirittura agli egiziani e nella nostra Europa erano già stampati nel 1400. Le grandi corti li facevano dipingere a mano da grandi artisti ed ora questi mazzi non hanno prezzo.

Louis               E che vuol dire?

Ispett.                 Li usavano anche Freud e Jung, ti portano alla meditazione profonda. Misteriosi ed affascinanti, come se tu fossi davanti ad un mare torbido e improvvisamente ti si mostra il fondale. I tarocchi danno limpidezza. Semmai in questo momento siamo troppo stanchi. Facciamo così: estrarremo una sola carta invece della classica croce celtica.

Ispett.                 Bien sur, ma solo per farti contento. Insisto: è una perdita di tempo.

Louis               (mescola le carte, le fa tagliare ad Angelo, ne estrae una e la depone sul tavolo) C’è scritto il Bagatto.

Ispett.              Interessante… il Bagatto è un imbonitore, un giocoliere con le parole, un mago, un illusionista se si vuole e anche abile con le mani che sanno fare di tutto. Ma qui la carta si presenta capovolta, segno che il Bagatto è malamente.

Louis               Puah, noi francesi diciamo bagattelle, una cosa da nulla… (passa le carte ad Angelo) Ora le taglio io.

Ispett:              E perché no? L’assassino potrebbe esser anche ‘n omme ‘e niente.

Louis               (Mescola le carte, le taglia e le passa ad Angelo)

Ange               (prende una carta, la getta sul tavolo) Puttana Eva, ancora il Bagatto!

Ispett.              Una conferma… (meditabondo) ed è ancora rovesciata.

Louis               Conferma solo che è una carta piegata e si prende istintivamente sempre quella. Ora le allargo tutte  sul tavolo. Claudio, voltati, chiudi gli occhi e prendi a caso.

Ispet.               (si gira stando sempre seduto, si rivolta verso il tavolo, guarda la carta e, soddisfatto) Sempre il Bagatto e ancora capovolto, negativo assai.

Louis               Merde! Sono sconvolto, anche se penso che è pura coincidenza. Tu hai una spiegazione?

Ispett.              Analizziamo l’iconografia. Il Bagatto sta dietro un deschetto sul quale sono posati un coltello…

Ange.              (interrompendo) Il pugnale!

Louis               Parbleu, c’est vrai, è vero!

                            

   Ispett.           Poi ci sono delle monete d’oro.

Ange               Ma allora è chiaro, il movente del delitto è la pila (fa il segno dei soldi con pollice e indice in sfregamento)

Ispett.              Statte zitte, guagliò, rischi di passà nu guaio!

Louis               (Osservando la carta sl tavolo) Ma c’è anche una coppa. Che vuol dire? Non è morta avvelenata.

Ange               E anche una borsa…

Ispett.              Non si può sapere tutto subito, sono semi che possono dare frutti. Tiempo al tiempo.

Louis               Ho capito, è il sacro Graal. Basta, basta, non ne posso più. C’est trop, è veramente troppo.

Ispett.              Va buò, andate pure a letto, vi porterò la tisana. Ohé, piedi dolci,  mi raccomando, altrimenti si sveglia Agenore che dorme all’interno e so guai per tutti! (Angelo entra nel capanno mentre l’ispettore serve la tisana a Louis).   Vedi Loius, quando ero bambino, mia zia

                           Filomena, quella del limoncello, mi portava sempre a vedere le sceneggiate…

                       

Louis               Ma cosa sono?

Ispett.              Un po’ come le vostre pochades, ma con alcuni personaggi fissi : issa (lei), isso(lui), e “Omalamente”

Louis               Affare di corna?

Ispett.              Sì, ma non solo, o malamente è il malandrino, il disonesto, l’infame, interpretato da grandi attori che sono stati per me scuola di vita… poi l’impatto coi criminali veri mi ha acuito l’intuito che si è  affinato ed ora mi bastano pochi segnali: uno sguardo, un’espressione, un atteggiamento, il modo di camminare, il timbro della voce ed anche comportamenti apparentemente insignificanti mi prendono il subconscio e comincio ad elaborare.

Louis               Sono affascinato, però mi pare tanta fantasia. Io ho bisogno di riscontri obbiettivi e devo poi controllare i miei libri…

Ispett.              Tu ignori che i tarocchi hanno riscontri nella mistica orientale, la numerologia, l’astrologia, la cabala, ti aprono il terzo occhio  che visualizza il colore delle emozioni. Non predicono il futuro, ma misteriosamente ne hanno

                        precognizione….

Louis               Ma allora  sai già chi è l’assassino?

Ispett.              Ne ho quasi la certezza…

Louis               (interessatissimo) Dimmi, dimmi!

Ispett.              No, influenzerei la tua lucidità, ma per dimostrarti che non baro scriverò il nome del sospettato su questo bigliettino e lo metterò in questa scatolina, e domani ne parleremo…(versa la tazza di tisana da portare ad Angelo e si avvia verso il capanno seguito da Louis. Si spengono le luci sempre per creare distacco temporale).

                                            

SCENA II

Sempre il capanno, ma di mattino, quindi luce forte. L’ispettore, poi il maresciallo, Adriana, Paolo, Adelina, il pescatore, il notaio, Vittorio e Angelo. L’ispettore mette sul tavolo biscotti, latte e posate in disordine e comincia a fare il caffè.

.       

Mar.                 (entra con un sacchetto di plastica trasparente nel quale c’è il pugnale, è seguito da Adriana. Si mette sull’attenti e consegna il sacchetto) Miiin… signor ispettore, ragione aveva, i sommozzatori l’hanno trovato sotto la finestra del salottino della contessa. (Si volta verso Adriana). La qui presente, signora Adriana, ha insistito molto perché l’accompagnassi da lei perché dice di avere cose importanti da comunicare.

Ispett.              Maresciallo, ‘na tazzulella ‘e  caffè?

Mar.                 No, grazie, signor ispettore, devo proprio andare. (saluta ed esce)

Ispett.              Adriana, si serva il caffè, io  intanto  porto il pugnaletto a Louis che lo deve analizzare subito. (entra nel capanno, lei si siede, si versa il caffè, sospira ,mangia i biscotti, beve e si guarda in giro con sguardo spento)

Ispett.              (rientra, si siede a sua volta, si versa il caffè) Allora… queste cose importanti…

Adri.                Sono imbarazzata, stanotte ero tormentata da un dubbio e così sono andata nella camera di Paolo Santini. Volevo sapere perché aveva negato d’essere entrato nel salotto di Linda. Io l’ho visto entrare. Mi sono messa dietro la porta ad origliare, ma ho sentito solo voci concitate. Paolo è uscito poco dopo. Ho bussato, sono entrata a mia volta. Linda stava seduta dietro la scrivania e appariva molto alterata. Mi ha immediatamente scacciata. Fila via, mi ha detto, aspetto una persona.

Ispett.              E allora, stanotte Paolo che le ha detto?

Adri.                E’ stato volgare, mi ha riempito di parolacce, mi ha minacciato. Mi ha detto che mi faceva fare la fine di S. Agnese.

Ispett.              Sarebbe?

Adri.                Mi avrebbe mozzato (indica i seni) le… protesi e le avrebbe servite su un vassoio come budini tremolanti. Che orrore!

Ispett.              Adriana, Adriana, facimme a sceneggiata? Voi vulite pazzià?

Entra Paolo

Paolo               (indicando Adriana) Sapevo che avrei trovato qui quella iena. Gli avrai già detto…

Ispett.              Siedi che ti do un caffè. (l’ispettore prende il bricco dalla tavola e lo serve)

Paolo               Avevo negato d’essere entrato nel salottino di Linda perché è umiliante ammettere che la cercavo per un prestito… un debito di gioco…Linda è stata brusca: possibile che tutti vogliate approfittare di me? Mi ha detto picchiando il pugno sul tavolo. M’ha cacciato via perché aspettava qualcuno (ammicca con la testa, come se sapesse chi è l’assassino).

Ispett.              Voi due me parite il gatto e la volpe. Mo’ Paolo, tu non hai chiesto soldi alla contessa, piuttosto sei andato da Linda per dirle che non le potevi ritornare quelli che già t’aveva prestato. E mo’ che issa non può più parla’ il debito resta sconosciuto e quindi pur isso è estinto. Io, invece, sospetto che Adriana sia venuta da te per collaudare il nuovo… balcone (indica i seni), ma forse soprattutto per combinare un alibi a tutti e due. Pertanto, S. Gennaro ve tenga ‘na mano ‘n capa. restate fra i sospettati, tutt’e ddoie. Aspettate nel capanno che debbo interrogarvi più a fondo. (Paolo e Adriana escono di scena).

Pesc.                (entra con stivali, cappello, lenza e una coppa d’argento in mano) Ciao Claudio, sono puntuale, come vedi. (guardando i presenti) Che succede? Hai ospiti?

Ispett.              Chiamali ospiti!.. Mannaggia, mi spiace, non posso venire a pesca con te. Ho in corso un’inchiesta per omicidio… ma che cos’hai in mano?

Pesc.                Boh, è una coppa che ho trovato sul bagnasciuga. E’ persino troppo bella per i miei vermi, ma staranno molto meglio qui dentro. Li tenevo in un cartoccio, ora eccoli sistemati. Guarda come sono vivi…

Ispett.              (Prende dalla tasca un fazzoletto, afferra la coppa e travasa i vermi in un ciotolina che c’era sul tavolo) Nun te preoccupà, Giovanni, non te li mangio i tuoi vermiciattoli, non sono io che devo abboccare.

Entra Louis e vede Claudio che avvolge la coppa nel fazzoletto.

Louis               Mon Dieu! Non mi dire che hai trovato il sacro Graal !

Louis               Penso proprio di sì, non bisogna mai trascurare i suggerimenti esoterici dei tarocchi.

Louis               Je ne sais pas se ridere o sghignazzare. Ce n’erano cento di coppe così alla festa.

Pesc.                L’ho trovata io sul bagnasciuga. Impossibile non vederla, il sole ci batteva sopra che mi facevano male gli occhi a guardarla.

Ispett.              La villa della contessa è su una specie di penisola.e la coppa non può che essere stata gettata dalla finestra del salottino malva . Il salone delle feste affaccia sul lato ovest del lago, mentre il salottino dà proprio sulla riva ad est. (passa il fagottello con la coppa a Louis) Ti prego, Louis, analizzalo subito, è fondamentale.

 

Louis.              Mais oui, agli ordini, tutto subito e in fretta, peggio che nel traffico degli Champs Elysées (escono parlottando).

Pesc.                Claudio io me ne vado, i pesci  mi aspettano (esce)

SCENA  III

Entra Adelina, prepara per la colazione, si soffia il naso rumorosamente. Poi il notaio e Vittorio

Ade.                No me par vero (piagnucola), so tuta fora de testa, poareta la contessa, no go avuto gnanca la possibilità de farghe la veglia. La polissia la ga portado via tuto, ela compresa, poareta. (si apparta e va a lavare i piatti sotto il portico)

Entrano Vittorio e il Notaio parlottando sottovoce, concitati

Vitt                  Eh no!, quel bastardo di Angelo m’ha fatto  un bel pacco, fottermi così tutta l’eredità. Un bell’amico davvero. Si è sviolinato la vecchia e l’ha montata contro di me. Bella fregatura. Ma io non ci sto! Voglio impugnare il testamento.

Not                  Fai bene, ti do io il nome di un buon avvocato. Però fa attenzione, ogni mossa potrebbe far convergere i sospetti su di te, un tempo erede ed ora diseredato.

Vitt                  Mi pare che il grande sospettato dovrebbe essere Angelo. Ottenuto quello che voleva, l’ha fatta secca. Così non correva il pericolo che cambiasse di nuovo idea.

Entra l’ispettore. Il Notaio quasi aggredisce l’ispettore

Not.                 Dobbiamo stare qui ancora molto? Questa mattina ho due rogiti ed altri appuntamenti importanti.

Ispett.              Fermo là! Non c’è  nulla di più importante d’un omicidio, non le pare, dottore? (il notaio si siede rassegnato sbuffando).

Esce dal capanno Bel Ami, si stira vistosamente, ma si ricompone subito per la presenza degli altri.

Ange.              Adelina, per favore, dammi un fazzolettino (Adelina glielo offre, lui si soffia il naso rumorosamente e abbraccia la colf.. Gli sfugge un singhiozzo) Adelina, non c’è più, non c’è la mia Linda. Non sono riuscito a dormire neanche un minuto.

Ispett.              Ho sentito che ti rigiravi sul divano come se fossi su un letto di cactus. Rimorso?

Ange               Quale rimorso! (rivolto a Vittorio) Senti, Vittorio, noi siamo amici da sempre, compagni di scuola, abbiamo sempre diviso tutto, macchine, ragazze, fumo… tutto, proprio tutto. C’ho pensato bene, dividerò l’eredità con te. Metà ciascuno, come sempre.

Not                  Non ti far fregare, impugna, impugna che è tutto tuo.

Vittorio e Angelo, s’avvicinano, si fanno un cinque e si abbracciano entra Louis col sacchetto del pugnale e dei fogli. Confabula con l’ispettore vivacemente. A questo punto  l’ispettore chiama tutti in scena.

Ispett.              Adelina, chiama Paolo e Adriana, per favore.

Ade                 (entra nel capanno e ritorna subito con i due) Ecoli, sior ispetor, i ghe xe tuti .. (Paolo, Adriana, il Notaio e Vittorio si siedono, Angelo si siede su un muretto, o su uno sgabello, un vaso…  restano in piedi l’ispettore e Louis, Adelina si appoggia allo stipite della porta) Signori, devo dirvi che con le ultime novità portate dal professor De La Torbière  il caso si va schiarendo completamente. L’assassino, gettando nel lago il pugnale (alza il braccio col sacchetto di plastica contenete l’arma del delitto, con l’altro alza il sacchetto con la coppa) ha firmato il delitto e per ciò stesso la sua condanna, Sangue di Giuda !

Not.                 (alzandosi con veemenza) Ma che cosa dice, ispettore, sta sbagliando tutto. La coppa l’ho buttata io quando siamo entrati nel salotto dove giaceva la contessa morta. Mi è sembrato sconvenevole tenere in mano l’oggetto delle libagioni. Ero proprio alla finestra  e non ho fatto altro che lasciarlo cadere. Ovvio che ci siano le mie impronte, ma la contessa è stata uccisa col pugnale non con la… coppa! (ansima vistosamente e tossisce)

Ispett.              Come dicevano i saggi latini: excusatio non petita… Caro notaio, nessuno l’ha accusata. Perché cerca di difendersi?

Louis               Voi in Italia non dite: gallina che canta ha fatto l’uovo?

Not.                 (alzandosi) Che cosa andate farneticando, io non vi permetto…

Ispett.              Caro notaio, lei non permette un bel niente. Semmai sono io che permetto, ammesso che voglia permettere. Si sieda, per favore e stia calmo. (L’ispettore fa un giro guardando fissamente ciascun ospite e poi, come per una rivelazione improvvisa, si mette nel centro della scena rivolto ancora al notaio) Caro notaio, sulla coppa ci sono ben visibili le sue impronte.

Not                  Bella scoperta, le ho già detto che la coppa l’ho buttata io dalla finestra!

Ispett.              Sì, caro notaio, però… però… (fa un piccolo girotondo col dito indice sulle labbra in profondo pensare) impronte digitali sì, ma assieme  agli arabeschi del manico del pugnaletto che non sono meno nitidi della sue onorevoli impronte.

Not                  (si alza irritatissimo) Ma come? Sta farneticando?

Ispett.             Eh sì, la porchetta è la sua dannazione: abbiamo mangiato tutti con le mani  intrise di grasso e miele, e con le stesse abbuamo tenuto le coppe del vino.   Nemmeno l’acqua del lago ha potuto cancellare sia le impronte digitali,  che quelle ben più importanti degli arabeschi del manico del pugnaletto  da lei impugnato con veemenza. . Quindi, lei ha pugnalato la contessa lasciando tanto di firma.

Not                  (si lascia cadere affranto sulla sedia, si tiene la tenta fra le mani) Quella maledetta strega! Mi voleva rovinare. Quando è venuta da me per cambiare testamento, si è insospettita, è passata dalla banca ed ha scoperto che avevo distratto i suoi capitali liquidi per investirli in borsa. Un disastro. Un crollo rovinoso. Lei ha preteso la restituzione del denaro, ma avevo perso il suo ed il mio.

Ispett.              E lei, per una questione di denaro, l’ha uccisa?

Not                  Non volevo, non volevo (singhiozza) mi ha insultato, ha minacciato di rovinarmi. Non ci ho più visto. Ho afferrato il pugnale dalla scrivania ed ho colpito ciecamente.

Ispett.              Provocato fin che vuole, ma non era poi tanto sconvolto visto che ha ripulito con cura il manico del pugnaletto. Che errore non ripulire anche la coppa!

Not                  Non ho potuto. L’avevo appoggiata sul davanzale, è bastato un soffio di brezza e la coppa di plastica è volata via. Non era certo quella l’arma del delitto che poteva incriminarmi….che importanza poteva avere mai una coppa!

Louis               Mon dieu, mon ami, nessuno avrebbe pensato alla coppa se non fosse stato per il Bagatto dei tarocchi… eppure non ci credo ancora… è tutto casuale.

Not                  Non ho chiuso occhio per tutta la notte. Temevo un epilogo insopportabile per me. Non posso finire in prigione, io, il notaio Dario Brezzo, meglio l’inferno. (estrae una pistola e si spara alla tempia)

                       

                        Urla e gesti di  spavento  di tutti.

Cala immediatamente il sipario.

SCENA  IV

(restano in scena solo  l’ispettore e Louis, son seduti al tavolo sotto il portico, la luce è fioca per dare il senso del tempo trascorso)

Louis               (Apre la scatolina ed estrae il biglietto)  Questo è il biglietto che hai scritto ieri e come dice il vostro Dante qui si parrà la tua nobilitate:  (legge in piedi stupefatto) Notaio Dario Brezzo ! Incroiable! (si lascia cadere di peso sulla sedia, sbalordito)

Ispett.              (girando attorno al tavolo l’ispettore spiega con aria di quasi sufficienza) Non appena rinvenuto il cadavere di Linda, con i sensi più all’erta che mai, ho cominciato ad osservare attentamente gli ospiti, per captare anche il segnale più nascosto ed ho notato che tutti di fronte all’immensità della morte, si sono sentiti grotteschi nei loro costumi e…imbarazzati si sono tolti parrucche, elmi, spade, ad eccezione del notaio: evidentemente  si sentiva protetto sotto la maschera…

Louis               E’ stato il primo a farsi prendere le impronte digitali.

Ispett.              Ovvio! Le aveva accuratamente cancellate dal pugnale, l’infame, pace all’anima sua…

                        Quando l’ho interrogato, ha letto il suo compitino con aria professionale, ma

                        ansimava e si schiariva la voce, s’inceppava…Gli altri tenevano la testa bassa (dopo ‘na mazzata e chille !) ma lui pareva proprio ‘na tartaruga ce l’aveva incassata tra le spalle, e coll’uocchie basse s’asciugava continuamente le mani nella toga…

Louis               Erano sudate anche le mie…

Ispett.              Sì ma lui poi controllava furtivamente il candore della tela, come se temesse di lasciare tracce di sangue

Louis               Io non ho notato nulla!

Ispett.              E come potevi? eri troppo intento a raccogliere indizi tangibili che portassero a prove inconfutabili. Vedi Louis, io e te siamo un duo imbattibile; io un gatto di strada, tu un topo di  biblioteca. Tu scienza ed erudizione, io intuito ed emotività sono felice che ti trasferisca a Milano, ringrazio S. Gennaro mio, sarai per me un aiuto formidabile…

Louis               E io sarò sempre vicino ad un grande amico (si stringono la mano calorosamente)

                               

SIPARIO

           

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