Beatrice Cenci


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Beatrice Cenci

(soggetto, sceneggiatura e dialoghi di PierLuigi Licenziato )

I personaggi

Beatrice Cenci

Francesco Cenci

Giacomo Cenci

Lucrezia Petroni Cenci

Olimpio Calvetti

Marzio Floriano, detto “il catalano”

Plautilla

Calidonia Lorenzini

La voce

NOTA DI REGIA: tutti i personaggi ad eccezione di Beatrice sono dei fantasmi. In base a questo le rispettive testimonianze NON sono degli interrogatori ma appunto SOLO testimonianze e durante le quali essi non oppongono resistenze alla “Voce”. Per rendere comprensibile la loro natura in questo contesto, le testimonianze devono avvenire in penombra e con una luce viola che renda fosforescenti i costumi che indossano, dovrebbe inoltre salire dal basso una leggera nebbiolina

PierLuigi Licenziato

Via Giannetto Valli, 63 00149 - Roma

tel: 328-2635906

e-mail: pierluigi.licenziato@libero.it

© SIAE 2003


PRIMO ATTO

Scena 1: Il delitto

Interno notturno. Tutta la scena avviene alla sola luce di una candela in modo da nascondere il più possibile o mantenere in ombra i volti dei personaggi. S‘ode un bussare sommesso, impaziente e ripetuto, ma inizialmente nessuno risponde. Dopo qualche secondo una figura femminile (Beatrice) appare portando in mano una candela, senza parlare attraversa la scena, si avvicina alla porta ed apre. Appaiono due figure maschili (Olimpio e Marzio, il primo ha una corporatura molto più robusta del secondo). Sono armati di bastoni. Nel buio si ode una voce

OLIMPIO            (con ovvietà) Se me ne devo andare al diavolo, ci andrò. 

Olimpio e Beatrice si fronteggiano in silenzio per qualche attimo finché lei fa’ un passo indietro lasciandogli la strada libera in un gesto di sfida. L’uomo allora si dirige verso la stanza di fronte (la stessa da cui è uscita Beatrice) seguito da Marzio. Stanno per aprire ma la porta si spalanca: appare un’altra figura femminile (Lucrezia),viene scostata e scavalcata rapidamente. Si iniziano ad udire dei colpi: quelli che i due uomini sferrano alla loro vittima ed un leggero accenno di lotta che però cessa rapidamente lasciando spazio ai colpi. Beatrice fugge terrorizzata nella propria stanza per non sentire, Lucrezia invece resta lì impassibile finché smettono e scende il silenzio. Il primo a riapparire nel buio più completo è il più smilzo (Marzio) che lascia cadere il suo bastone e si accuccia da una parte, poi l’altro. Nel silenzio generale rientra Beatrice, stravolta e terrorizzata.

MARZIO             Andiamo via

LUCREZIA        E che modo è? Ci volete piantare qua?

Buio, musica altissima.

Scena 2: Olimpio e Francesco, più dei comprimari

Luce. Interno giorno. Francesco Cenci ed i suoi sono da poco arrivati alla Rocca. Nella scena Francesco ha appena finito di fare un bagno e mentre Beatrice lo aiuta Olimpio assiste.

FRANCESCO     Fammi capire. Te chi saresti?

OLIMPIO           …Olimpio…

FRANCESCO     E a che servi?

OLIMPIO           “Servo” pe l’ospite Vostro. Custodisco la Rocca.

FRANCESCO     (come preoccupato) E che bisogno ce n’è?

OLIMPIO           Le campagne so’ piene de briganti. Bisogna tenelli a bada in quarche

                             modo.

FRANCESCO     (sospettoso) E com’è che Lui si fida così tanto di te?

OLIMPIO               “Lui” Me conosce da sempre. (mostrando una cicatrice su un braccio)  Stavamo inzieme a Lepanto coi Turchi e pure ar Portogallo. 

FRANCESCO     …tenerli a bada…ci vuole il ferro!!

OLIMPIO               o l’oro…(Francesco lo guarda con fare interrogativo ed Olimpio  spiega in modo allusivo) ce stanno modi meno faticosi.

FRANCESCO      La sai lunga…ma allora perché ti nascondi?

OLIMPIO               L’aria de Roma era vizziata…e Marzio Colonna ha voluto fammene respira’ de più pulita.

FRANCESCO     (ridendo) ah ah ah!…(con un accenno di inquietudine) aria viziata, eggià. Sono finiti i tempi di Checco e Nina. A Roma oggi ci stanno bene solo preti, frati e puttane. E’ pericolosa. Ti tagliano la gola e ti fregano la borsa. (minaccioso) E te? Che parte in commedia c’hai?

i due si scrutano per qualche attimo in silenzio, poi Olimpio ritornando al discorso originario.

OLIMPIO            Comunque qua’, state dentro a ‘n ventre de vacca.

FRANCESCO     (fra sé, ad alta voce) Si, lo so’…qua non mi vengono a cercare…(ad Olimpio). Pure il papa me sta addosso…(sopra pensiero) sta’ a quattrini come Sant ’Onofrio...e si vuole rifare con me.

OLIMPIO           (con sarcasmo) Niente de meno…

FRANCESCO     (lo guarda minaccioso) Stattene al posto tuo. Se sto’ qua è per salvare pelle e patrimonio pure da quelli come te. Piuttosto: devo stare attento anche a Beatrice.

OLIMPIO            (stupito) Vostra figlia? E come ve po’ minaccià Vostra figlia?

FRANCESCO     Non la conosci. Beatricciola è forte, volitiva. Ah ah ah!! (come  realizzando) Mi assomiglia: sa quello che vuole e come averlo!

OLIMPIO               E più de un marito, che pò volè?

FRANCESCO      Un marito appunto!(sopra pensiero)e un marito significa un altra dote da pagare…se la scorda! Lei deve stare qui con me.

OLIMPIO            (perplesso)Allora ce dovrete sta’ attento…dovrete tene’ un occhio                     alla padella e uno ar gatto.

FRANCESCO      Bisognerà andarci col bemolle, ma se non la convinco la costringo.

Buio e Luce viola su Olimpio, dal buio si ode una voce

Scena 3: Testimonianza di Olimpio Calvetti

OLIMPIO            Capite? Co’ le donne er gradasso e co’ l’ommini de’ sasso.

LA VOCE           Per quanto tempo rimasero alla Rocca della Petrella?

OLIMPIO            Tre anni, lui nascosto e le donne segregate.
LA VOCE           Che cosa intendi dire?

OLIMPIO            Che c’aveva paura. E’ arivato da Roma ‘na mattina, co ‘na serva, la la  figlia, la moglie, er fijio de primo letto de lei e s’è stabbilito a la Rocca. Il padrone mio, Marzio Colonna, je l’ha data pe rifugio perché quello a Roma nun ce poteva più sta senza rischià la pelle…se parlava de certi impicci e debbiti, de casini, de ragazzini…pare addirittura che avesse messo l’occhi addosso al fijo della Signora Lucrezia. Pure l’artro fijo suo, Giacomo, gli ha mandato gente a…(fa il gesto di tagliare la gola). Inzomma a Roma nun ce poteva più sta e così è scappato e  s’è portato appresso le donne.

LA VOCE           Si va bene le teneva prigioniere, ma come le trattava?

OLIMPIO            Co la Signora Lucrezia ce spiccicava poco, ma quella stava sempre a ciancicà orazzioni, co Beatrice invece era diverzo, lei qua nun ce voleva sta e se pijarono de petto. Andò a finì che nun le faceva più uscì manco pe la Funzione e venivano su i Padri a celebrà.

LA VOCE           E così Beatrice Cenci si è ribellata all’autorità del padre? (Olimpio annuisce) E…il padre…le “mancò mai di rispetto”?

OLIMPIO               E chi lo sa’? Ma pe faje capì chi comandava la obbligava a strofinaje                          le gambe da la rogna.

LAVOCE              Come?

OLIMPIO               Se faceva strofinà la rogna.

LA VOCE              Aveva la rogna…allora era malato?

OLIMPIO               C’aveva la rogna e se la doveva lava’ in tinozza, ma quando poi je rodeva costringeva le serve a grattajela.

LA VOCE              Si faceva il bagno?!

OLIMPIO               Pare che je l’avesse detto er chirurgo...

LA VOCE              E poi?

OLIMPIO               E poi queste se rifiutarono, e lui ha obbligato Beatrice.

LA VOCE              E lei cedeva?

OLIMPIO            …lui era sempre er padre…

LA VOCE              E cedeva solo...

OLIMPIO               Nun lo so'! Lei nun me l’ha mai detto.

LA VOCE              “Lei”? Beatrice Cenci è solo “lei” per te? E perché doveva raccontarlo  proprio a te?

OLIMPIO               Io? No...io...

LA VOCE              L’hai chiamata “Beatrice”, che cosa c’era fra voi?

OLIMPIO            Ma no...che state a di’ Eccellenza...

LA VOCE              Bada di non mentire Olimpio Calvetti, tu hai già una moglie! L’adulterio è un peccato grave come lavarsi in tinozza!

OLIMPIO               Si Eccellenza, e pure na’ figlia

LA VOCE              Come si chiama tua moglie?

OLIMPIO            Plautilla. E’ una delle serve della Rocca, sta’ qui. A pijasse cura  de li signori.

LA VOCE              Dunque saresti un adultero! Sai cosa vuole dire questo?

OLIMPIO                           E che importanza ce po’ ave’ ormai? Me l’hanno fatta paga’ cor sangue no?

LA VOCE           E ne è valsa la pena?

OLIMPIO            Lei era ...quanno me annava a sbatte all’occhi er sangue m’annava a latte. Avrei fatto ogni cosa me chiedesse. E salivo a cercarla tutte le vorte che potevo.

LA VOCE           V’incontravate di nascosto?

OLIMPIO            (annuendo) Se vedevamo ar lume de candela. Ce stà un orto ai piedi del muro e li sotto c’è na’ scala. Co’ quella m’ arrampicavo in cima e ridiscendevo dall’altra parte, nell’ ortaccio. Fra l’erba arta poi, co un altra scala m’appizzavo a la finestra, entravo e la tiravo dentro; poi passavo pe er Chiostro e la cantina e arrivavo da lei…pure quella notte passammo de là…

LA VOCE           Quale notte?

OLIMPIO            Quella che morì er Sor Francesco. Ma mica salimmo allora, andammo sù prima e ce nascosero nelle stanze der vecchio servo, uno che c’era prima e poi nun ce stava più.

LA VOCE           …“passaste”…“saliste”…“andaste”…e “ve nascosero”…chi c’era con  te?

OLIMPIO            Chi ce doveva da esse? Ero solo…andavo da lei…ero solo.

LA VOCE           (minaccioso) Chi c’era con te?!

OLIMPIO            (rassegnato) Er giovane Marzio, quello che chiamano “Catalano” pe via de la chitara spagnola che se porta sempre dietro.

LA VOCE           ...Marzio il Catalano, e cosa veniva a fare? Ti teneva la candela?

OLIMPIO            Je promisero ‘na ricompensa: un ferraiolo e dei quattrini. E la dote per la fijia.

LA VOCE           Chi glie la promise? E per fare cosa poi?

OLIMPIO            Beatrice, la Signora Lucrezia e Giacomo. Le donne volevano scappa’ e tornassene a Roma, Marzio doveva dare ‘na mano.

LA VOCE           Giacomo Cenci? Fratello di Beatrice e figlio di Francesco?

OLIMPIO            Si.

LA VOCE           Ma lui non era venuto alla Rocca, allora com’è possibile?

OLIMPIO            Ma sapeva tutto quello che c’era da sape’. Beatrice je scriveva e lui  procurava tutto. Le lettere je le portava proprio Marzio. Noi dovevamo  solo aspetta’ er momento giusto.

LA VOCE           Quale era il vostro piano?

OLIMPIO            Giacomo c’ha fatto ave’ dell’oppio, Beatrice l’avrebbe mescolato cor  vino e dato da beve ar padre pe fallo dormì, e loro ne avrebbero  approfittato pe scappà.

LA VOCE           Ma qualcosa è andato storto…giusto?

OLIMPIO            Quello nun se fidava e ha fatto assaggia’ a lei la mistura, poi c’ha  penzato pure la rogna a tenello sveglio. All’alba se ne semo dovuti anda’.

LA VOCE           Beatrice “assaggiò” la mistura?

OLIMPIO            Ve l’ho detto Eccellenza, Oramai er Sor Francesco c’aveva paura pure  dell’ ombra sua e pe nun fasse avvelenà faceva assaggia’ alla figlia tutto  quello che mangiava prima de toccallo lui. Quella sera nun ha mangiato ne  bevuto e poi manco dormito.

LA VOCE           Quindi mi stai dicendo che non l’hai ammazzato tu…

OLIMPIO            Io no Eccellenza, io no!

LA VOCE           …e nemmeno sai che è stato immagino.

OLIMPIO            Ma se lo sanno tutti che è cascato dal balcone…

LA VOCE           (completando la frase)…e si è rotto la testa contro i rovi dell’ortaccio. Ve ne siete andati per la stessa strada?

OLIMPIO            Dall’ingresso principale. A quell’ora non ce stava nessuno in giro.

LA VOCE           Ma tornaste...

OLIMPIO            Io volevo solo stacce assieme; nun me riusciva de staje distante  (apparizione di Beatrice), e l’idea che er padre…che potesse(aggressivo) l’avrei schiacciato come no scarafaggio!

Musica e luce sul palco. L’ambiente della scena 2: tutto è in disordine, panni buttati ovunque e la tinozza piena d’acqua dove Francesco Cenci ha appena fatto il bagno. Entrano le serve. Olimpio rimane in scena ed ascolta nascosto dietro un paravento

Scena 4: Plautilla e Calidonia

CALIDONIA      (riferendosi al bagno) Nun se vergogna più!

PLAUTILLA      Shhhhh! Te voi fa’ senti’? Lo sai che ar padrone je rodono le mani.

CALIDONIA      Dico la verità! Sta senza vergogna. Che nun l’hai visto che era nudo?

                             S’è spojato e pure lavato!

PLAUTILLA      E volevi che se lavasse da vestito? E mo piantala che a me nun me va de famme arifila' la schiena! 

CALIDONIA      Sai che danno… come se potesse esse' peggio de così: stamo allo                       sprofondo!

PLAUTILLA      Nun stai allo sprofondo. E comunque se nun ce voi sta’ vattene. CALIDONIA      Ce stanno li briganti, come ce torno a Roma da sola?

PLAUTILLA      E allora nun te fa il sangue amaro, porta pazienza e prega la Madonna:  quarche cosa capiterà. Se poi nun te stà bene pijete per naso e girete attorno, basta che fai silenzio.

CALIDONIA      Ma stamo in gabbia e io nun ce vojo sta‘. Te stai sempre qua, c’hai Olimpio, che te frega. Ma io no!

PLAUTILLA      E manco io… ma nun me ne posso anda' e allora fammece sta' mejo                           che posso: nun procura' guai.

CALIDONIA      Guai più grossi? E quali so' sti guai più grossi? Più scuro de  mezzanotte nun pò venì.

PLAUTILLA      Ma nun andrà sempre così…

CALIDONIA      …diceva quello che girava l'arrosto, ma intanto che gira?

PLAUTILLA      Intanto che gira, abbozzate e mosca: alle padrone va peggio!

CALIDONIA      Ma io nun so' roba sua. Le vole tene' rinchiuse qua? Lo facesse… ma

io che c'entro?

PLAUTILLA      Ognuno è papa a casa sua. (piccola pausa di silenzio)

CALIDONIA      Voleva che je la grattassi io…mejo piasse le bastonate che fa le

porcherie che vole lui. Che lo sapemo bene quali so’...

PLAUTILLA      (ridacchiando)Chi c'ha li quattrini nun c’ ha mai torto, ma se nun scappava, stavorta ce ne stavano pure pe' lui.

CALIDONIA        (complice) Hai visto come guarda la padroncina? Io dico che c’ha                       fatto un penzierino.

PLAUTILLA      Sciocchezze!

CALIDONIA      Però se corica co le donne… e scaccia la padrona.

PLAUTILLA      Ma la pianti? Ma chi sei? La moje der barbiere?

CALIDONIA      So’ una che nun trova terra ferma.

PLAUTILLA      E che cerca rogne. Attenta però, perchè qua’ le trovi de sicuro. CALIDONIA      (esagerando) Chi è più triste de Beatrice?! Sta’ qui a fa’ la zitella e a

pija legnate.

PLAUTILLA      (dandole uno scappelloto) Se nun la fai finita t'accommodo io 'n par

d'ova sul  tegame.

CALIDONIA      Ma che sei matta?

PLAUTILLA      E che te devo di' pure "prego"? Porta rispetto pe la padroncina, mica è  come la padrona che sta sempre a trema' e a di' li santi…

CALIDONIA      E’ gia’...Lei c’ha chi la consola...

PLAUTILLA      Che dici?

CALIDONIA      Che se er padre la bastona poi c’è chi la consola.

PLAUTILLA      (con aria complice) C’ha uno?

CALIDONIA      (facendo la finta vaga) No... che ne so’...sai com’è...voce de popolo... PLAUTILLA      E dimme 'm po' chi è?

OLIMPIO            (interrompendo con decisione le due serve) Basta così! La volete pianta'  de fa’ taja e cuci? Nun ce potete sta' qua!

CALIDONIA      (con un inchino plateale) Scusate Sor Rocco, nun v’avevo visto er fiocco! (guardando Plautilla, con cattiveria) Mo' perché te la fai co la Padrona chissà che te credi.

PLAUTILLA      Ehh??!!!

CALIDONIA      (con cattiveria) Ma che nun ce lo sai? Lui ce mette er chiodo e lei er muro.

OLIMPIO            Se nun te ne vai de corsa t'accommodo pe le feste (tenta di darle un

calcio mentre lei scappa via).

CALIDONIA      Ma vatte a fa' squartà! (esce)

PLAUTILLA      Che stava a di’ quella?

OLIMPIO            (spingendola via) Nun me rompe le scatole co’ ste storie!

PLAUTILLA      Che stava a di’ quella?!!

OLIMPIO            Via!

PLAUTILLA      Olimpio guardame. Nun te compromette co questi, se li compra solo chi nun li conosce.

OLIMPIO            Che stai a fa’ ancora qua’?! Te ne devi anda’! (rimasto solo) Maledizione!

 

Scena 5: Beatrice ed Olimpio, poi Lucrezia

BEATRICE         (entrando alle sue spalle, laconica) Bentornato Olimpio. C’hai lasciate sole...

OLIMPIO            Me dispiace...c ’ho un padrone da servì.

BEATRICE         E dove sei stato?

OLIMPIO            A Roma...Signora.

BEATRICE         A Roma? Ma Roma è pericolosa per te.

OLIMPIO            E’ piovuto. E ha dato fori er fiume. Pe questo er padrone m’ha fatto  tornà.

BEATRICE         E se ti riconoscevano?

OLIMPIO            Io viaggio sotto la protezione de Marzio Colonna e chi me riconosce è peggio pe lui. Pure i briganti quà attorno me portano rispetto.

BEATRICE         Come si sta...a Roma...

Da qui in avanti Olimpio manterrà  un atteggiamento freddo e formale

OLIMPIO            So’ stati giorni duri. Clemente VIII rientrava da Ferrara mentre che                             er Tevere cresceva. Ma se prima era na cosa normale, nei giorni                         appresso a preso a cresce sempre de più. L’Albergo dell’ Orso e                        Monte Brianzo so stati i primi a esse allagati e poi so finite sott'acqua                          pure le cantine, specie quelle vicine ar fiume.

BEATRICE         E nessuno se n’è accorto?

OLIMPIO            Pare strano ma er popolo nun s’è preoccupato, anzi s’andava a godè lo spettacolo der fiume che riempie er letto e se porta dietro alberi, sterpi e pure carogne d’animali. C’è da capilli, so’ ignoranti e è piovuto tutto l’autunno e ormai s’aspettano er tempo bello da un momento all’artro e poi c’hanno er ritorno de Clemente da festeggià. Ma l’acqua continua a cresce e ner giro de ‘na notte allaga tutto quanto. Er  fiume entra ne le case, pe le strade e affoga nelle stalle cavalli e muli. A un certo punto sembrava che nun volesse smette mai...

Qualche attimo di silenzio: i due si guardano

BEATRICE         Olimpio

OLIMPIO            (formale) Signora...

BEATRICE         (tristemente) Siamo soli Olimpio, non vedi?

OLIMPIO                     Non stamo mai veramente da soli, bisogna esse più prudenti.

BEATRICE…     Prudenti…sono stanca d’essere prudente…e perché mi chiami “Signora”? Non sono più Beatrice per te?

OLIMPIO                     Si che lo sei. Ma sta’ casa c’ha mille orecchie…e stanno tutte                                       appresso a noi.

BEATRICE         Tutte appresso a noi... Non posso avere una vita normale io? Che                              chiedo di strano?

OLIMPIO            Beatrice io…

BEATRICE         (con decisione) Tu però, puoi porre fine a tutto questo.

OLIMPIO            Come?

BEATRICE         Nel modo che hai capito benissimo: portami via! Ho tre sacchetti di  denaro, una croce, un boccale, un bacile e due calici, tutti d’argento! E poi c’ho questo (mostra il suo anello) Andiamocene via da ‘sta prigione, andiamo dove ci sta il sole….

OLIMPIO            E Plautilla? E la mia figliola? Che fine fanno se me ne vado?

BEATRICE         A tua figlia ci penserò io! Le faccio la dote e non le mancherà mai  niente.

OLIMPIO            E Plautilla?

BEATRICE         Pensa a me non a lei! Che ce sta di peggio di fare i clandestini? OLIMPIO                    Passà la vita a scappa’! Marzio Colonna è n’ uomo potente lo sai. Ce

ritroverebbe pure in capo ar monno se tuo padre je lo chiedesse.

BEATRICE         (solenne) Allora sarà la morte a liberarmi…(più decisa) la sua o la

mia.

OLIMPIO            Nun lo dì manco pe scherzo.

BEATRICE         Dimmi se non è meglio di “questo”.

OLIMPIO            Ma dovrà finì prima o poi.

BEATRICE         Passasse langelo e dicesse “amen”...e se lo portasse via. Ma se non me ne posso andare io (estraendo uno spillone dai capelli e  porgendoglielo) se ne deve andare lui…

OLIMPIO            Ma che te sei messa in testa? Nun so’ cose da donne queste.

BEATRICE         (porgendolo a lui) E infatti ci devi pensare te, sei omo no? Che c’hai? Sembri un panno de bucato.

OLIMPIO            Ma che stai a dì?

BEATRICE         Paura Olimpio?

OLIMPIO            (esitante) Ma no...è che...ma che se ammazza la gente così?

BEATRICE         (con malcelato disprezzo) Ma che razza de omo sei? Il grande Olimpio.  Il coraggioso Olimpio. Com’era la storia di quello a Santi Apostoli? Quante coltellate gli hai dato? E quell’altro? Non eri te quello che faceva il comodo tuo qua attorno?...“pure i briganti me portano rispetto”…tutte chiacchiere. (tentatrice) Pensaci, io e te liberi e soli, senza un padrone da servire e senza mio padre e mio fratello a cui rendere conto. (decisa) Ma se non ci pensi tu allora tocca a me...(sottile) ma queste non sono cose da donna...

Entra Lucrezia

 

LUCREZIA        Buongiorno Signor Olimpio. Vi trattenete nelle stanze nostre?

OLIMPIO            Signora…

BEATRICE         Faceva compagnia a me, lo sapete, qui non ce sta mai molto da poter

fare. Mi raccontava del suo viaggio a Roma.

LUCREZIA        (interessata) Siete stato a Roma?

OLIMPIO            Sono rientrato in Rocca stanotte.

LUCREZIA        Ma non è pericoloso viaggiare di notte? E' pieno di briganti qua  intorno.

BEATRICE         (sarcastica) E’ pericoloso si, ma mica per tutti...

LUCREZIA        Il Santo Padre sta’ a Ferrara…che succede in sua assenza?

OLIMPIO            Niente de bono: ma Clemente è tornato...

BEATRICE         ...e il Fiume gli è andato incontro.

LUCREZIA        Sarebbe a dire?

BEATRICE         Ha piovuto troppo no?

OLIMPIO            Le strade so’ allagate. S’è pure rotto er Ponte ar Palatino.

LUCREZIA        E chi è che si prende cura della gente?

OLIMPIO            Sua Eccellenza er Cardinal Nipote. E’ lui che s’è occupato de portà i soccorsi. Ha requisito i barcaroli e l’ha mandati pe le strade e le piazze a recuperà quelli più in pericolo e a portà pane e vino a quell’artri, ha spedito pure i sordati a cavallo coi viveri dall’artra parte del fiume. Lui per primo core de quà e de là sotto er diluvio.

LUCREZIA        Oh Gesù che guaio!

OLIMPIO            I guai veri so’ cominciati quando l’acqua ha principiato a ritirasse. So’ cominciati i schianti delle case: dalla Farnesina so’ venuti giù i muri de cinta dell’orti, a Borgo er fiume s’è portato via le case dei vicoli, poi so crollati i parapetti de Ponte Sant’Angelo e pure l’Osteria del giglio. Alla fine è toccato pure ar Ponte Emilio…subito dopo che c’era passato er Cardinale.

LUCREZIA        (incredula) …il ponte rotto…

BEATRICE         Il fiume addirittura è andato incontro al Papa per salutare il “suo” ritorno. Qui tornano tutti tranne noi.

LUCREZIA        Beatrice perché dici così? Qui stiamo al sicuro. Non ringrazi il                                     Signore per questo?

BEATRICE         (sarcastica) Come no? Ci manca solo l’impiccato! Come posso essere contenta di stare qua? Voi lo siete? Sapete almeno perché ci dobbiamo stare? Perché il mio Signor Padre s’è fatto dare la patente da lepre!

LUCREZIA        Contieniti (riferendosi alla presenza di Olimpio)

BEATRICE         La pazienza è per i frati!

LUCREZIA        Ma Beatrice. Lui è tuo padre e mio marito.

BEATRICE         Ma non il mio padrone... e mi odia.

LUCREZIA        Lui si fida de te. A chi affidò casa sua? Non te lo ricordi più?

BEATRICE         Appunto! Il posto mio è la, non qua! Non volete tornare Voi? (incalzandola) Non volete tornare Voi?

Lucrezia fa' cenno di si col capo, poi rivolta ad Olimpio passando improvvisamente al “tu”

Olimpio aiutaci… sarai ricompensato te lo garantisco.

OLIMPIO            E dopo? Chi proteggerà me da Marzio Colonna poi?

LUCREZIA        Ma non avete pietà di noi?

OLIMPIO            Si Signora, ma er padrone c’ha buoni quattrini pe paga’.

BEATRICE         Siamo condannate a restare qua…

OLIMPIO            E tuo fratello?

BEATRICE         Mio fratello?

OLIMPIO            Lui ve potrebbe porta’ via...e nessuno c’avrebbe niente da ridì. No? LUCREZIA        Può essere la fine di tutte le nostre pene.

BEATRICE         (riflettendo) ...Giacomo...

LUCREZIA        Scrivigli, se potrebbe dare la lettera al calderaio. La sua assenza non

verrebbe mai notata...e poi non sa’ leggere...(Olimpio annuisce).

BEATRICE           Digli che lo ricompenseremo, non sono i quattrini che ci mancano.

OLIMPIO            (teneramente)Cerca de sta’ tranquilla, andrà tutto bene.

LUCREZIA        …ma?

BEATRICE         (scuotendosi) Zitta! E sia, faremo così! E tu...Voi, andate, sbrigatevi. OLIMPIO            (uscendo) Marzio!

Scena 6 Olimpio, Marzio e Beatrice

Lo spazio scenico sarà idealmente diviso in due parti separate nettamente nel tempo e nello spazio. Olimpio, posto al centro, sarà linea di demarcazione fra Beatrice e Marzio che interagiranno con lui ciascuno da uno dei due lati.

MARZIO             Che te strilli! Sto qua!

OLIMPIO            Devi fare un servizio. Devi arriva’ a Roma e tornà qua de corsa prima che  qualcuno se accorga che nun ce stai.

MARZIO             A Roma? A che fa’?

OLIMPIO            C’è da consegnare ‘na lettera a...

MARZIO             Al Sor Giacomo?

OLIMPIO            (annuisce) Devi anda’ al Palazzo a cercarlo. Poi devi prende la risposta e  portalla quà.

MARZIO             (ci pensa un attimo) E io che ce guadagno?

OLIMPIO            Questi so’ pe’ te (gli porge un sacchetto di pelle che contiene del denaro) ma devi esse’ rapido e discreto.

MARZIO             (soppesando il sacchetto) Ma anda’ girando è pericoloso, e poi de notte fa freddo…Questi (riferendosi ai soldi) mica so boni pe’ accende er foco. Invece quella veste de velluto che era der sor Giacomo…

OLIMPIO            il ferraiolo…

MARZIO             …quella è bona pe riparasse dar freddo.

OLIMPIO            Vabbè Parola Mia. Ma te la faccio da’ quando torni. 
MARZIO             (Fa per andare ma poi si ferma e torna indietro).Olimpio…
OLIMPIO            (scocciato) Ehhh???!!!

MARZIO             Ma se sicuro de quello che stai a fa’? Questa è brutta gente.
OLIMPIO            Lasceme perde.

MARZIO             Lo dico pe’ te! Questa è brutta gente, er Sor Francesco è vendicativo e lo  sai chi lo protegge, sennò mica stava qua. Damme retta!

OLIMPIO            T’ho detto che me devi lascia’ perde. Nun so’ affari tuoi.

MARZIO             Ma io so amico tuo…lo so che quella t’ha fatto girà la testa, ma te  racconta solo fregnacce!

Buio su Marzio,luce su Beatrice dall’altro lato del palco che ha in mano una lettera.

OLIMPIO            Che dice?

BEATRICE         Che ci darà una mano.

OLIMPIO            Come?

BEATRICE         Dice di drogarlo con l’oppio.

OLIMPIO            E poi?

BEATRICE         E poi di approfittarne per andare via.

OLIMPIO            Come via? Chi ve ce porta via?

BEATRICE         C’accompagni tu. Dice lui.

OLIMPIO            No. Te l’ho detto, io no. Nun basta scappare via.

BEATRICE           Allora fatti venire un idea o non pensare d’avere ancora a che fare con  me.

OLIMPIO            Sei matta?

BEATRICE         Sono lucidissima. Fatti aiutare dal compare tuo.

OLIMPIO            Marzio nun ce starà mai.

BEATRICE         Sciocchezze! Abbiamo tutti quanti un prezzo. Ce l’avrà pure  lui no?…tu fa’ l’offerta giusta che a pagare poi cipenso io. Gli ridaremo anche il suo cavallo.

Buio su Beatrice, ricompare Marzio.

MARZIO             Matto! Te sei tutto matto!

OLIMPIO            Me devi da’ ‘na mano.

MARZIO             A fa’ che? A finì sur patibbolo? Quello sei capace pure da solo.

OLIMPIO            Nun ce finirà nessuno sur patibolo se famo le cose fatte bene.

MARZIO             Appunto. Io nun so’ capace.

OLIMPIO            Ma lei ha detto…

MARZIO             Ma te sei bevuto er cervello appresso a quella la? Olimpio!!! C’ha provato  pure co me! A sangue freddo nun è la stessa cosa. Qui le cose alla fine vanno bene no? C’avemo “l’affari nostri” e gireno tutti da la parte giusta. Perché devi annà a cerca’ guai? (Olimpio fa cenno di no con la testa) e allora damme retta lascia perde.

Buio su Marzio, ricompare Beatrice.

BEATRICE         Coniglio!

OLIMPIO            E’ una fesseria!

BEATRICE         Sei solo un piccolo uomo, misero e vigliacco!

OLIMPIO            Non è vigliaccheria lo sai…

BEATRICE         Chiamala come ti pare, sempre quella è!

OLIMPIO            Va’ a finì male…nun è cosa me lo sento.

BEATRICE         Allora vattene via di qua!! Lasciami perdere!

OLIMPIO            Ma perché me tratti così, che t’ho fatto?

BEATRICE         (Si avvicina ad Olimpio ed inizia a provocarlo) Dici di volermi bene e  poi…come faccio io a crederci…devi fidarti…fa come te dico io e andrà tutto bene. (si baciano sulla bocca)…lo farai? Lo farai per me? Andrà tutto bene…tutto bene…

Marzio e Beatrice insieme. Ora Olimpio è preso in mezzo.

MARZIO             Andrà a fini’ co la mannaia der boia.

BEATRICE         …saremo liberi

MARZIO             …saremo tutti morti.

BEATRICE         …senza mio padre…

MARZIO             …lasciali perdè.

BEATRICE         …mio fratello…

MARZIO             …ce sbatti er grugno.

BEATRICE         …potrò tornare a Roma…

MARZIO             …nun sei capace…

BEATRICE         …e verrai con me…

OLIMPIO            …e che vada tutto al diavolo. Io pure!

Scena 7: testimonianza di Marzio Catalano

Come la scena 3, Marzio Catalano: tiene in mano una chitarra spagnola.

LA VOCE           Voi! Dite il vostro nome.

MARZIO             Marzio Eccellenza. Me chiamano “Catalano”.

LA VOCE           Marzio detto il Catalano: che fai per vivere Catalano?

MARZIO             Er calderaro Eccellenza, vendo e rappezzo cazzeruole, pentole e secchi.

LA VOCE           Insomma non hai ne’ arte ne’ parte.

MARZIO             M’ arrangio. Perché bisogna pure che la Porzia ed i nostri figli abbiano da  vivere Eccellenza.

LA VOCE           Chi è questa “Porzia”?

MARZIO             E’ mia moglie Eccellenza. La Porzia è mia moglie.

LA VOCE           Continua, in quale altro modo “ti arrangi”?

MARZIO             Vado in giro da questi e da quelli. Ar servizio dei Cenci o dei Colonna, ora a fare da procaccia o da facchino, oppure a mietere o a lavora’ la vigna.

LA VOCE           E quello? (indicando la chitarra)

MARZIO             Per lo spirito Eccellenza, la fatica è tanta e lui alleggerisce la fatica.

LA VOCE           E lo nutre il tuo “Spirito”?

MARZIO             (con entusiasmo) Molto Eccellenza! E so pure canta’, danza’ e inventa’  storie.

LA VOCE           E la pancia?

MARZIO             Quando a tordi e quando a grilli.

LA VOCE           Ora bada di non raccontarne a me di storie: cosa accadde quella notte?

MARZIO             No. Non è storia da raccontare quella…ha portato me alla rovina.

LA VOCE           Sei mai stato alla Rocca dei Cenci?

MARZIO             Si Eccellenza bazzicavo la Rocca per tene’ compagnia alle recluse e pe rimedia’ quarche baiocco. Olimpio me faceva entra’.

LA VOCE           Perché le chiami “le recluse”? Ti risulta che fossero prigioniere?

MARZIO             Ce lo sapeva tutto er paese Eccellenza. E poi la Signora Beatrice una vorta  me chiese de anda’ via co lei, disse che m’avrebbe fatto ricco e che se nun la portavo via se voleva ammazza’. Ma pure che nun ce so’ nato qua, io qua ce so’ sempre stato, n‘do vado girando? No. Che c’ho a che fa’ co’ questi? E la Porzia poi? Che potevo fa’ io?

LA VOCE           Portare lettere per conto delle due donne per esempio.

MARZIO             Quarche volta...Olimpio me lo chiese.

LA VOCE           A chi le recapitavi?

MARZIO             Al Sor Giacomo, er fratello della giovane signora.

LA VOCE           Cosa c’era scritto in quelle lettere?

MARZIO             Nun lo so, nessuno me l’ha mai detto e io so’ ignorante Eccellenza, nun so  legge…

LA VOCE           E come mai un calderaio possiede una veste di velluto? 

MARZIO             Me l’ha data la Signora Beatrice.

LA VOCE           E perché? Per aver portato qualche lettera? Sei anche ladro Marzio  Catalano? Sai cosa capita ai ladri?

MARZIO             (chinando il capo) Si che lo so’! La “corda”. Con le braccia legate dietro le spalle te tirano su’ e contano er tempo recitando salmi. E’ così che so’ morto. Ma è vero, l’ho aiutata col Sor Francesco (con uno scatto, sfilandosi la casacca e gettandola via) per questo m’ha dato er ferraiolo...ma nun l’ho ammazzato io.

LA VOCE           Io questo non l’ho detto…il Signor Francesco è morto cadendo dal  terrazzo.

MARZIO             Si si…cadendo dal terrazzo. Io manco ce stavo.

LA VOCE           Non mentire!! 

MARZIO             E’ la verità!

LA VOCE           No! Tu eri lì con Olimpio Calvetti! Passaste per l’ortaccio e risaliste alle  finestre con una scala!

MARZIO             (rassegnato) La prima notte stavo lì. La prima notte…quando passammo pe l’ortaccio. Ma se ne semo dovuti andà perché er Sor Francesco nun dormiva. Poi all’alba Olimpio me chiamo’ ancora e disse “è ora”. Io ce nun volevo tornà e je lo dissi mille volte ma nun ce sta sordo peggiore de quello che nun ce vo’ sentì…ma io nun volevo!! La voleva fa scappà…quella ha fatto co lui quello che voleva che facessi io: l’ha rincojonito de sorisi e se lo venneva pe scudi e pe baiocchi.

LA VOCE           Olimpio sapeva ciò che stava facendo?

MARZIO             Nun lo sò, nun lo so’ ma cambiava idea de continuo: mo se faceva, mo no  e mo ancora si. Lei…

LA VOCE           “mo si faceva, mo no”…di cosa stai parlando?

MARZIO             (timoroso) De fa scappà le donne…de altro?

LA VOCE           Mmmhh…“Lei” è Beatrice Cenci? (Marzio annuisce) E poi?

MARZIO             Io je lo dicevo: “lascia perde che ce sbatti er grugno” e lui me rispondeva  che nun se la sentiva, che nun j’ annava, che na cosa è fallo ar volo senza penzacce sù e n' artra cosa era questa. E io ce credevo, ma poi davanti a quella diventava l’urtimo dei fregnoni.

LA VOCE           Va bene...vai avanti.

MARZIO             Semo tornati a la Rocca scavalcando ancora er muro e semo saliti n’dove che dormivano. Ce vennero incontro le due donne, la moglie c’ aveva ripensato ma la figlia no. Olimpio se ne voleva anda’, io me ne volevo anda’, ma quella s’arrabbiava...A un certo punto a lui je venuta pure la tosse e lei ha detto che se l'era fatta veni’ apposta e che se era così che nun pensasse d 'avecce ancora a che fa' co lei. Ma era quasi l’alba e se ne semo andati n’ artra vorta.

LA VOCE           Perché tu stavi lì? Nessuno ti obbligava, perché sei rimasto con loro? Se non volevi aiutare le due donne come mai non ti sei rifiutato e basta. In paese si parla di certi “cavalli”, che avevi a che fare con Francesco Cenci?

MARZIO             Ce lo sanno tutti che er Sor Francesco m’ha rubato na cavalla. L’ ho comprata da lui: voleva 12 scudi e ce ne avevo solo 11, però je era andata  bene lo stesso. Ma quando ha saputo de quelle lettere se l’è ripresa e s’è  tenuto i denari.

LA VOCE           La vendetta. Ecco perché sei rimasto.

MARZIO             (piagnucolando) Ma nun l’avrei mai ammazzato. C’è omo e omo...io nun  sarei capace de fallo a caldo figuramose a freddo...però er giorno dopo lui ha menato a la figlia, e quella c’ è andata fori de testa.

Scena 8: Beatrice, poi Lucrezia e dei comprimari

Nel salottino della scena 2, Beatrice è intenta al ricamo mentre Lucrezia recita salmi immersa nella Bibbia. La nenia lamentosa recitata da Lucrezia irrita Beatrice.

BEATRICE         Piantatela! Non c’è giorno che non mi risparmiate questa noiosa                        litania.

LUCREZIA        Ma Beatrice…

BEATRICE         Non sapete dire altro? Non basta stare rinchiusa qua, vi ci mettete pure  Voi!

LUCREZIA        E’ il mio unico conforto (raccomandandosi) e dovrebbe essere pure il tuo.

BEATRICE         Dio non m’è di conforto. Dove sta’? Sembra che s’è scordato che                      esisto!

LUCREZIA        Non dire così, bestemmi.

BEATRICE         Ci sta bestemmia più grande di questa, puta caso?

LUCREZIA        ( come udendo dei rumori) Piano per carità.

BEATRICE         Parlare piano? Lo strillerei!

LUCREZIA        Ti sente! Tuo padre vuole averci qua con lui e noi gli dobbiamo restare accanto.

BEATRICE         Come facilmente cambiate idea...

LUCREZIA        Io ho pronunciato un voto davanti a Dio

BEATRICE         Ma io no! Se almeno mio fratello...

LUCREZIA        Dio non c’ha dimenticate, ma tu sei stata imprudente.

BEATRICE         Sono stata imprudente?

LUCREZIA        La lettera a Giacomo.

BEATRICE         Che dite?

LUCREZIA        Che tuo padre non lo sappia...

BEATRICE         ...che non lo sappia?

LUCREZIA        ...o passerai un guaio.

BEATRICE         Non lo saprà se non glie lo direte...ma non capisco che dite...Voi stessa  m’avete spinta.

LUCREZIA        Io? Io no. Che c’entro io? Era per te. Non è per volontà mia che s’è fatto tutto quanto.

BEATRICE         Signora! Non s’è ancora cominciato e già m’abbandonate? E così che                         fate?

LUCREZIA        L’ho fatto solo per te.

BEATRICE         Dovevo saperlo...andate fra una goccia e l’altra.

Scena 9: Testimonianza di Lucrezia

Luce viola, come le scene precedenti.

LUCREZIA        Non è così, io l’ho assecondata solo per paura.

LA VOCE           Paura di cosa?

LUCREZIA        Di lei. Se non l’avessi fatto se la sarebbe presa pure con me.

LA VOCE           Quindi anche Voi siete vittima della Vostra figliastra.

LUCREZIA        Si, si! E’ così. Era determinata a...togliersi di la, comunque. Parlava di ammazzarsi...o di ammazzare il padre.

LA VOCE           Come andarono le cose quella notte?

LUCREZIA        Io ero pure riuscita a fermarli. Siccome era la Natività della Madonna

ho detto: “rispettate la Madonna che è oggi, oggi la Madonna potrebbe mostrare un gran miracolo”. Ma Beatrice non stava più nei panni suoi. Si sono messi a discutere e a la fine Olimpio e Marzio se ne sono andati ma quando s’è fatta l’alba sono tornati. Ho sentito dei colpi alla porta, ho aperto, m’hanno scansata da una parte e sono entrati nella stanza. 

LA VOCE           Sapevate della tresca con Olimpio?

LUCREZIA        L’avevo immaginato, ma l’ho visto solo quella notte lì.

LA VOCE           E lasciaste correre? Ma come? La figlia di Francesco Cenci, la Vostra  figliastra, con un guardiano e Voi non dite niente?

LUCREZIA        E che dovevo dire? Beatrice non sta mai a sentire nessuno, va dritta per  la strada sua e se ti metti in mezzo ti travolge.

LA VOCE           Cosa hanno fatto una volta entrati nella stanza?

LUCREZIA        Hanno menato, menato, menato…

si copre il viso con le mani. Breve pausa di silenzio

LA VOCE           Insomma sono stati Olimpio, Marzio e Beatrice: voi non c’entrate per niente.

LUCREZIA        No no, io no! M‘hanno pure minacciata! Quando il padre ha scoperto                         le lettere al fratello e l’ha presa a schiaffi.

LA VOCE           Insomma, come dice qualcuno…“Vi spendeva tutti per scudi e per baiocchi”.

LUCREZIA           Sa come farsi obbedire. Disse che avrebbe dato a me quello che il                       padre dava a lei.

LA VOCE               E Voi invece non avevate motivi di rancore verso Vostro marito…

LUCREZIA           E perché Eccellenza?…lui era mio marito…

LA VOCE           Ora mi direte che eravate contenta di stare lontano dalla Vostra casa e di non poter uscire liberamente, mi direte che questa sorta di carcere in cui aveva rinchiuso Voi e la Vostra figliastra vi rendeva felice…

LUCREZIA        Io ho fatto un voto dinnanzi a Dio, di essergli fedele ed ubbidirgli…

LA VOCE           Non pronunciate invano il Suo nome!!! E non mentite! Parlatemi invece  di Vostro figlio, quello che avete avuto dal vostro primo marito.

LUCREZIA        Ma ma…che c’entra…io…che volete sapere...

LA VOCE           Delle “attenzioni” che Francesco Cenci gli riservava quando era alla

Rocca con Voi. E’ vero o no che lo scopriste a molestarlo? E’ vero o no che gli faceste lasciare la Rocca di nascosto? Risponde a verità che minacciaste di farlo assassinare? Qualcuno dice anche che eravate in combutta con Giacomo quando lui gli mandò i suoi sicari!

LUCREZIA        Di quello che ha fatto Giacomo non so niente!!! Non è nemmeno figlio mio…io non ne so niente!!!

Scena 10: Beatrice, Lucrezia e Francesco, più i comprimari.

Luce. Irrompe Francesco brandendo una lettera

FRANCESCO     Che roba è questa?

LUCREZIA        Ecco l’acqua...

BEATRICE         Come l’avete avuta?

FRANCESCO     (allusivo) Giacomo in fondo è un’ingenuo, praticamente me l’ha data  lui.

BEATRICE         E che volete ora?

FRANCESCO     Mi devi dire che c’è scritto.

BEATRICE         Non sapete leggere? C’è scritto quello che avete capito benissimo.

LUCREZIA        Beatrice calmati. Abbi riguardo per tuo padre

BEATRICE         Tacete Voi. E tornate a recitare salmi.

FRANCESCO.    E tu sta bene attenta a quello che fai.

BEATRICE         Perché? Che altro mi può capitare? Di essere rinchiusa in camera mia?  Sai che differenza! Mi costringete ad assaggiare i vostri cibi, mi costringete a lavarvi e a grattarvi la rogna, mi costringete a stare qua e vi prendete libertà che non vi spettano! Che altro volete? Che vi porti l’acqua con le orecchie! I nemici Vostri  sono i “Vostri” nemici, non i miei!

FRANCESCO     Tu fai quello che dico io altrimenti...

BEATRICE         Che farete de così tremendo? A me l’onore resta...a Voi nemmeno  quello!

FRANCESCO     Bada Beatrice, ci sto solo per un altro “Credo” e poi....

BEATRICE         (sarcastica) Non sono più “Beatricciola” adesso?

FRANCESCO     Non te lo permetto.

BEATRICE         Non mi potete proibire più niente…e fate la voce grossa solo con me.

Lui le da uno schiaffo e lei cade a terra

FRANCESCO     Ti farò pentire di quello che stai dicendo!

BEATRICE         Ma se lo sanno tutti che avete il sangue delle cimici in corpo.

Ora Francesco la colpisce più volte mentre lei è a terra.

FRANCESCO     (schiumante di rabbia) Visto che ci tieni tanto, da adesso in poi te ne starai confinata di qua e uscirai solo per venire a tavola. La Signora Lucrezia avrà il piacere della compagnia tua. E bada bene di non farti trovare di fuori quando non devi o assaggi pure il nerbo.

esce

LUCREZIA        Che rovina, che rovina.

Beatrice viene soccorsa e fatta rialzare

BEATRICE         Tacete una buona volta Signora, che non debba restituire a voi le botte che mi ha dato mio padre (fra sé) Vi farò pentire io Signor Francesco. Vi garantisco che è l’ultima volta che mi mettete le mani addosso.

Musica altissima.

Sipario.

Fine primo Atto


SECONDO ATTO

Scena 11: dopo il delitto

Interno in penombra, l’unica luce proviene dal camino. Dall’esterno rumori di pioggia battente e vento. Lucrezia siede raggomitolata davanti al fuoco, Beatrice in un angolo dorme un sonno agitato. Cautamente entra Plautilla e siede accanto a Lucrezia. L’atmosfera è gelida: siamo a dopo il delitto.

PLAUTILLA      (fra se) Ah che io nun sia rovinata!! Diteme Signora, che quello che                             se dice in giro è farzo. Che non ce sia immischiato pure mio marito...                           (Lucrezia la guarda senza rispondere) Che rovina! Che rovina!

LUCREZIA        Non aver paura che Olimpio nun c’entra. Il signor Francesco è morto da solo.

PLAUTILLA      Ma se dice che nun è così, che è stato ammazzato. Che “l’avete” fatto ammazzà. E che è stato Olimpio mio.

Lucrezia tace, fuori il vento e la pioggia si fanno sentire. Beatrice accenna a risvegliarsi e Plautilla si rivolge a lei.

PLAUTILLA      Padroncina, diteme che Olimpio nun c’è immischiato nella morte de

vostro padre.

BEATRICE         (nel sonno) Mmh…eeh?

PLAUTILLA      Che non ce sia immischiato pure Olimpio...

Beatrice continua a dormire. Plautilla si alza e va’ a prendere dei piatti con delle pietanze, uno lo lascia da Beatrice, uno a Lucrezia che lo prende, mentre lei resta a mangiare in piedi. Entrambe mangiano lentamente ed in silenzio.

PLAUTILLA      Come ha fatto a mori’ da solo?

LUCREZIA        E’ cascato dal terrazzo, il legno è marcio e lui è finito giù.
PLAUTILLA      Ma er buco che ce sta è troppo piccolo, come ce passava? (Lucrezia

sospira)...è così che è andata? E’ la verità? E’ stato Olimpio?

ora Lucrezia fa cenno di no.

Signora dite la verità, non c’ avete pietà de me?

LUCREZIA        Olimpio nun c’entra, chi ha ammazzato è stato Marzio.

PLAUTILLA      Allora è vero…nun è cascato da solo...come è stato? Padrona ve  prego, come è morto er Sor Francesco?

LUCREZIA        Marzio è entrato in camera, gli è saltato addosso e l’ha accoppato che dormiva. Non gli ha lasciato il tempo de dire manco una parola.

PLAUTILLA      Ma perché? Che c’entra Marzio cor padrone?

LUCREZIA        Per ‘na storia de scudi e de cavalli.

PLAUTILLA      E Olimpio?

LUCREZIA        Nun ce s’è trovato in nessuna maniera. Non l’ho visto.

PLAUTILLA      Ma ’n do stava? (Lucrezia tace) E dove sta adesso?

LUCREZIA        …a casa sua…

PLAUTILLA      Non è vero, nun c’ha manco dormito a casa. Dove sta?

LUCREZIA        (come in trance)...era qui, se n’è andato...

PLAUTILLA      Ma allora l’avete visto...Signora, avete detto che nun c’era. Qual’è la  verità?

Entra Olimpio, è bagnato

OLIMPIO            Sto qua’, perché me cerchi?

PLAUTILLA      Olimpio! Se sente ‘n gran dire della morte der Padrone.

OLIMPIO            E che voi da me?

PLAUTILLA      Ce stai in mezzo pure te?

OLIMPIO            Io? Er Sor Francesco è morto da solo.

PLAUTILLA      No, l’ha ammazzato Marzio. Stava da solo? Per l’amor de Dio dimme  che stava da solo.

OLIMPIO            Ma se ce lo sai perché me lo chiedi? E poi che stai a di’? Chi t’ha detto  ‘ste cose?

PLAUTILLA      La Padrona.

OLIMPIO            E’ scossa nun lo vedi? E’ cascato dal terrazzo.

PLAUTILLA      (squotendo la testa) No…

OLIMPIO            Senti, nun lo so' se stava da solo o l’accompagnaveno , ma io stavo con te  no? E so’ venuto su’ solo quando le padrone hanno principiato a strilla’. Che nun te lo ricordi?

Plautilla smette di insistere ed indietreggia continuando a fare cenno di "no" con il capo. Ormai ha capito la verità

Scena 12: testimonianza di Plautilla e Calidonia

Luce viola

LA VOCE           Ti sta mentendo?

PLAUTILLA      (annuendo)L’ho sentito usci’ che nun era ancora l’alba. Credeva che  dormivo ma io l’ho sentito.

LA VOCE           Le sue colpe ci sono già chiare.

PLAUTILLA      Che rovina. L’ha fatto pe’ Lei vero? Glielo dicevo: “lasciali stare”  Nun m’ ha dato retta, nun me da’ mai retta....

LA VOCE           Cosa è successo dopo?

PLAUTILLA      La rovina…io e la figlia semo rimaste da sole, se n’è andato via con Lei.

LA VOCE           Tuo marito ha pagato col suo sangue. E’ morto lo sai? L’hanno ucciso sulla strada d’Anticoli.

PLAUTILLA      Lo so’...me l’hanno riportato senza testa Eccellenza. Ma lui la testa                            l'aveva già persa appresso a quella.

LA VOCE           Appunto, parlami di Beatrice Cenci.

PLAUTILLA      E che c'è rimasto da dì Eccellenza? Quella ja fatto l'occhioni e lui c’ ha  abboccato. Avrebbe fatto a patti pure cor demonio pe annassene de qua' e nun s'è fatta scrupoli de tiraccelo dentro e de usallo pe li commodi suoi. Dentro de la Rocca le padrone stavano combinate male. Er Sor Francesco le mandava vestite come sguattere, figurateve che je faceva consumà le pianelle fino all' urtimo ma prima de dajene de nove voleva vedè quelle vecchie pe esse sicuro che fossero da buttà.

LA VOCE           E il mangiare?

PLAUTILLA      Per quello niente da di': alle vettovaglie ce pensava Olimpio e a la  cucina Calidonia: er Sor Francesco nun ce metteva mano.

LA VOCE           Però pretendeva che la figlia assaggiasse le sue pietanze…

PLAUTILLA      E’ vero, l’ho visto io pure.

LA VOCE           E allora lei assaggiava o erano bastonate…

PLAUTILLA      Io questo nun lo so Eccellenza…

LA VOCE           Ma tu eri lì! Com’è possibile?

PLAUTILLA      Non lo so lo giuro!! Pure Calidonia lo diceva ma io nun lo so!

LA VOCE           Calidonia…Calidonia Lorenzini?

Appare Calidonia, scompare Plautilla.

CALIDONIA      Per servirvi Eccellenza illustrissima.

LA VOCE           Quali sono i tuoi compiti?

CALIDONIA      Me occupavo delle padrone, cucinavo, rassettavo, lo stesso de Plautilla. Ma io dormivo a la Rocca co loro mentre lei la sera se ne  tornava da Olimpio suo.

LA VOCE           Come eravate sistemate?

CALIDONIA      Er Sor Francesco e le due donne dormivano ne la stanza accanto a la      mia.

LA VOCE           Dormivano…tutti e tre insieme?

CALIDONIA      Diciamo di si Eccellenza…

LA VOCE           Non fare giochini con me, rispondi e basta!

CALIDONIA      Sississi Eccellenza, nello stesso letto.

LA VOCE           Il padre, la figlia e la moglie nello stesso letto? Nella stessa stanza vorrai  dire.

CALIDONIA      No no…nello stesso letto. Anzi, ho sentito spesso lui co la moglie…

LAVOCE            In presenza della figlia?

CALIDONIA      E certo. Figurateve che la zitella lei me chiese de mette sù un par de lenzoli de mezzo.

LA VOCE           Cosa!?

CALIDONIA      Ve lo giuro Eccellenza! ‘Na vorta poi la Sora Lucrezia venne pure a

dormì' da me perché l'aveva cacciata pe restà da solo co la fijia…

LA VOCE           Lo sai che hai fama d'essere pettegola e bugiarda? Attenta a quello che dici Calidonia.

CALIDONIA      Me possino ammazzà se racconto storie Eccellenza. Er Sor Francesco nun se faceva più scrupolo de niente e faceva robba pure co la Padroncina. E quella subbiva poveraccia.

LA VOCE           Era un Galantuomo il tuo padrone.

CALIDONIA      …'n inferno…giravamo zozze, co le vergogne de fori…e ar freddo. Er Sor Francesco manco er foco voleva che s 'accennesse: la tirchieria se l'è portato via!

LA VOCE           Se ci stavi così male perché ci sei andata e soprattutto ci sei rimasta?

CALIDONIA      M’ha detto 'n sacco de bugie: ce se stava solo pe poco, c'avrei avuto 'n ber salario e me faceva 'n sacco de regali. Ma manco ce so' arivata che me c 'ha chiusa dentro e bonanotte. E er salario nun l’ho mai visto. 

LA VOCE           Potevi andartene però…

CALIDONIA      E C’ho provato ma mica era così facile: tutt ‘attorno è pieno de briganti e lui manco 'n cavallo me voleva da' e quanno finalmente "sembrava" s'è messo a strillà che partivo da sola e che ero piena de sòrdi…inzomma nun potevo più partì senza rischià che me rapinassero…o peggio.

LA VOCE           E Olimpio?

CALIDONIA      Faceva all’amore co la padroncina no? E quando er padrone è morto lei se l'è portato a Roma. (allusiva e maligna) E’ stata ‘na fortuna per loro che quel terrazzo je crollato sotto li piedi…

LA VOCE           Secondo te, Beatrice Cenci era davvero innamorata di Olimpio?

CALIDONIA      Che volete che ve dica Eccellenza…forze ‘na figura paterna, forze tutto 'n trucco pe mette contro lui cor fratello. Come credete che avrebbe reagito er Sor Giacomo se lei se portava l 'amante dentro casa? Come minimo pijava d’aceto, no? E se se scannavano fra loro lei se liberava pure dell’amante e der fratello e i sòrdi restavano tutti a lei…boh…

Scena 13: Giacomo, Beatrice ed Olimpio

Luce

GIACOMO         ‘Sta storia deve finì!

BEATRICE         De che stai parlando?

GIACOMO         Del tuo “amante”

BEATRICE         De cosa te preoccupi fratello?

GIACOMO         Delle chiacchiere della gente, dell’onore tuo e de casa mia.

BEATRICE         De casa “nostra” vorrai dire. E comunque arrivi tardi, (ironica) quello  che se poteva salvare l’ha già buttato a fiume nostro padre.

GIACOMO         …e mo’ ce penzo io: te lo ripeto: ‘sta storia deve finire, de corsa. BEATRICE         Olimpio è solo affare mio, è arrivato “ce penzo io”.

GIACOMO         E’ entrato a casa mia e magna e beve a uffa. Quanto ce vorrà prima che entri pure nel letto tuo? C‘ha già ‘na moglie, che credi de poter fare?

BEATRICE         Pure ‘na figlia se è per questo.

GIACOMO         Mejo me sento...

BEATRICE         Nun so cose che te riguardano.

GIACOMO         E me riguardano si! IO sò er fratello maggiore e TE devi fa’ quello che  te dico io.

BEATRICE         Non poi ordinare niente a nessuno. Nun c ’ho intenzione de famme  comandare a bacchetta un’altra volta.

GIACOMO         Co lui t’è andata bene perché nun ce stava più co’ la testa.

BEATRICE         E tu sei più furbo vero? Tanto furbo che la tua imprudenza stava per

compromettere tutto.

GIACOMO         Compromettere che? Che vai chiacchierando?

BEATRICE         Mi riferisco alle lettere che ti ho fatto avere dal Catalano fratello caro…

GIACOMO         Io ce so stato attentissimo.

BEATRICE         E manco male! Come le ha lette allora? Chi glie le ha date?

GIACOMO         E che ne so? Io le ho fatte vedere solo a…

BEATRICE         A uno de troppo! Lui s’è presentato qui fuori della Grazia de Dio e poco  manca che m’ammazza! O era quello che volevi...

GIACOMO         Te e il tuo amante siete arrivati prima de lui me pare. Per cui lasciame in pace.

BEATRICE         …già, chi me dice che non era proprio quello che volevi; in fondo se                           lui ammazza me e finisce sul patibolo, tu resti da solo con tutti i                         quattrini.

GIACOMO         Quattrini che comunque me spettano. E a me? Chi me dice che non                             me vòi toglie de mezzo.

BEATRICE         Ma che te viene in mente.

GIACOMO         E allora Olimpio a che te serve? Nun me dì che sei innamorata di lui perché nun ce credo.

BEATRICE         Olimpio è solo affare mio!

GIACOMO         E’ pure affare mio e se ne deve andà!

BEATRICE         Scordatelo!

GIACOMO         Te farai come dico io altrimenti…

la afferra per i capelli e sta per schiaffeggiarla ma lei estrae lo spillone che sostiene i capelli e glie lo punta sul viso

BEATRICE         Sennò cosa? Che farai? Olimpio è solo affare mio t’ho detto. Le mezze figure come te basto io per toglierle de mezzo. Questa è pure casa mia per cui lasciame in pace.

OLIMPIO            (alle spalle di Giacomo) Si lascia in pace a lei…e parla co’ me!

GIACOMO         Chi è? Toh…guarda chi c’è… è arrivato ammazzasette.

OLIMPIO            Parla co’ me…se c’hai qualche cosa da dimme, dimmela de persona.

GIACOMO         Nun m’abbasso co quelli come a te.

OLIMPIO            E lo dovrai fa’ invece…perché io sto qua e nun me ne vado (estrae il suo coltello e si para davanti a Giacomo).

Buio a sfumare e luce viola su Giacomo

Scena 14: Testimonianza di Giacomo

GIACOMO         Dovevo tollerarlo? Dovevo sopportare d’esse ospite dentro casa                       mia...e  de famme pure minaccia’?

LA VOCE           E cosa avete fatto?

GIACOMO         Visto che nun voleva ragionare, l’ho fatto io pure per Lei.

LA VOCE           Sarebbe a dire?

GIACOMO         Me so disfatto de Olimpio a modo mio: ho chiesto a Colonna de  allontanarlo da Roma e Lui l’ha spedito a Novellara, “ospite” della  Signora Contessa sua amica.

LA VOCE           Ma non è bastato…

GIACOMO         Mica tanto. E’ stato via solo due mesi poi è riuscito a torna’ a Roma.

LA VOCE           Lui tornava e Voi dalla galera non potevate più minacciarlo.

GIACOMO         Io nun minacciavo proprio nessuno.

LA VOCE           Eppure ne’avevate ottimi motivi, lo avete detto Voi stesso.

GIACOMO         Ma nun so’ mica un assassino però…sapevo che Marzio Colonna stava  parato e che cinquecento scudi de taglia sarebbero stati più che  sufficienti, quindi nun me so preoccupato più de tanto.

LA VOCE           Sufficienti a fare cosa?

GIACOMO         A tojeselo de torno penzo, che ne so? Io stavo in galera.

LA VOCE           E allora?

GIACOMO         E allora Colonna ja messo na taglia e l’ha fatto ammazzà.

LA VOCE           E perché? Per fare un favore a Voi? Olimpio era uno dei suoi più fedeli, con lui ha combattuto i mori a Lepanto sapete? Cosa glie ne importava delle vostre beghe.

GIACOMO         …sarà stato per vendicare la morte di mio padre, erano amici loro due.

LA VOCE           Io dico che è perché glie lo avete chiesto Voi.

GIACOMO         No no io nun c’entro, l’ho già detto.

LA VOCE           Non ne sapete niente?

GIACOMO         Colonna ha fatto tutto da solo.

LA VOCE           Attento a ciò che dite Giacomo Cenci! Gettare fango su una persona così  importante non servirà a salvarvi. Che l’avete fatto assassinare Voi lo sappiamo già, ora raccontatemi come avete ammazzato Vostro padre.

GIACOMO         Io? Ma se neanche ci stavo.

LA VOCE           Ma siete stato complice dei suoi assassini. O volete dire che non ne sapevate niente?

GIACOMO         Esatto. Non ne sapevo niente.

LA VOCE           E che avreste fatto altrimenti?

GIACOMO         L’avrei impedito! Era mio padre, mica uno sconosciuto.

LA VOCE           Quindi la responsabilità non è Vostra?

IACOMO            Esatto! Saranno stati Beatrice, il suo amante e la Signora Lucrezia. Per  lei andarsene era diventata un’ ossessione e non capiva quale era il suo dovere. E invece no! “Doveva” andare via. Me faceva portà lettere su lettere per chiedermi de andarla a prendere.

LA VOCE           E non Vi chiese mai di aiutarla nel suo “piano omicida”?

GIACOMO         Quale piano? Beatrice nun m’ha mai parlato de nessun piano, mai. Lo  giuro!

LA VOCE           Non è stata Vostra l’idea delle droghe?

GIACOMO         Ma quali droghe? Che idea? Io non ne so niente.

LA VOCE           Aspettate a spogliarvi che fa freddo: i beni di Vostro padre sono andati  tutti a voi.

GIACOMO         E allora? Ho avuto ciò che me spettava prima che lui ce rovinasse. Le sue smanie gli hanno procurato solo nemici e quattrini da pagare.

LA VOCE           Già. “Troppi” quattrini da pagare. Bisognava correre ai ripari e Voi                            “correvate” già da tempo…è vero o non è vero che già una volta gli                             mandaste dei sicari?

GIACOMO         Chi lo dice è un bugiardo.

LA VOCE           Chi lo dice non ha più nessun motivo per mentire! Io dico che Voi                     odiavate abbastanza Vostro padre da volerlo vedere morto e vi siete                            messo d’accordo con i vostri parenti per sbarazzarvene!

GIACOMO         Quando si può odiare il proprio padre?

LA VOCE           Quando è violento, dispotico e disperde al vento l’eredità!

GIACOMO         Era mio dovere volergli bene invece!

LA VOCE           Allora perché non eravate alla Petrella con Lui?!

GIACOMO         E chi badava a casa sua? Lui me l’affidava ogni volta che mancava.

LA VOCE           Mentite ancora! La affidava a Vostra sorella.

GIACOMO         Chiacchiere e pettegolezzi.

LA VOCE           Perché non si fidava di Voi?

GIACOMO         Andate a chiederlo a lui.

LA VOCE           Forse perché cercaste d’assassinarlo.

GIACOMO         Non è vero!

LA VOCE           E allora come mai?

GIACOMO         Andate a chiederlo a lui!

LA VOCE           Basta! “Non so’”, “forse”, “non ricordo”. Non sapete dire altro?! Attento! Esistono buoni sistemi per farvi tornare la memoria. Pretendo la verità!

GIACOMO         La sto’ dicendo la verità. Io nun ho fatto niente. E’ stata lei. S’è ribellata a nostro padre e l’ha ammazzato. Lei coll’ amante suo. Io stavo a Roma, a casa mia...nun c’entro, nun c’entro, nun c’entroooo!!!

Il grido di Giacomo si con fonde con quello di Beatrice che si sveglia di soprassalto.  La scena si fa’ buia ed un solo Luce viola illumina lei, gli altri personaggi si congelano e resteranno fermi e zitti animandosi solo ogni singola volta che parleranno

Scena 15: i fantasmi di Beatrice.

BEATRICE         Ahhh!!...smettetela! Andatevene, nun ve voglio più sentire!! C’ho                      freddo...perché fa’ così freddo  qua...manco la morte…

LA VOCE           Questa è la morte.

BEATRICE         Sono morta?

LA VOCE           La morte che avete dato a Vostro padre.

BEATRICE         No...E' caduto, lui è caduto...

LA VOCE           Lo avete ucciso.

BEATRICE         Lui è caduto!

LA VOCE           L’avete fatto uccidere e poi gettato di sotto.

BEATRICE         No…non è vero…

LA VOCE           Si invece. I vostri complici lo dicono (Beatrice sta per controbattere                    ma lui la previene) Non mentite. Ormai tutto è chiaro, tutto è stato           detto. Eravate ossessionata da Vostro padre e come una mantide

avete spinto Olimpio Calvetti ad ammazzarlo. Ed insieme a lui Vostro fratello e la Vostra matrigna, anche loro vittime della Vostra ossessione. Come vedete tutto ci è noto.

BEATRICE         Olimpio dice questo?

LA VOCE           Lo dice Vostro fratello. E la Signora Lucrezia. E dicono anche che Olimpio è il Vostro amante.  Siete innamorata di lui?

Beatrice resta in silenzio

E lo siete stata anche del Catalano?

BEATRICE         No! Marzio no.

LA VOCE           Però gli chiedeste di fuggire con Voi, o lo negate.

BEATRICE         Avrei fatto qualunque cosa per andare via.

LA VOCE           Anche concedervi a un Calderaio? Vi andò male con Marzio e ci  riprovaste con Olimpio.

BEATRICE         Ero disperata…però non è andata come dite Voi.

LA VOCE           Tutto è stato già detto.

BEATRICE         Non tutto. Troppo facile dire così!

LA VOCE           Spiegatemi voi allora cosa è successo.

BEATRICE         Parlate bene Voi, ma qui ero io che ce stavo. Che ve devo spiegare, non  ve lo immaginate come se sta’ a masticare amaro e inacidisse er fiele ogni giorno che Dio ha mandato in Terra? Siamo arrivati in questo posto dimenticato da Dio solo perché Lui a Roma nun ce poteva più sta’…troppi guai, troppi fastidi e soprattutto troppi debbiti. Solo Marzio Colonna je rimasto amico e c’ha fatto venire qua…ma io che ce sto a fare? Io devo stare a casa mia, devo avere un marito o se non quello almeno tornare nel convento dove stavo da bambina insieme a mia sorella, invece eccomi…appresso a un padre per cui sono solo merce de scambio e co’ na matrigna senza spina dorzale.

Appare Lucrezia

LUCREZIA        Si figlia...ma io non volevo farlo ammazzare.

BEATRICE         Appunto…

LUCREZIA        Ho provato a fermarti, a fatte cambiare idea, ma eri così decisa che

m’hai fatto paura.

BEATRICE         Smettetela. Tutto questo non Ve salverà capite? Non ve salverà la testa!

LUCREZIA        Avevi perso l’ senno. Te dovevo asseconda’! Che ne so’ che nun te la                         prendi pure con me. Che potevo fare?

BEATRICE         Di sicuro nun ve lasciavo sola come state a fa adesso con me…la paura… avete sempre paura: per paura de restà da sola avete sposato mio padre, per paura non avete difeso Vostro figlio dalle sue  “attenzioni” e l’avete seguito fuori de casa, e per paura adesso ve ne lavate le mani. Siete capace solo a piagne e a tribolà.

Lucrezia sparisce e appare Francesco, è in penombra ed all’inizio Beatrice non lo riconosce

FRANCESCO     Perché me odi così tanto?

BEATRICE         Chi è che parla?

FRANCESCO     Perché mi odi così tanto?

BEATRICE         Fateve avanti che non ve riconosco. Voi!?

FRANCESCO     Perché me odi così tanto Beatricciola?

BEATRICE         Lo sapevo, la farina del diavolo va sempre in crusca. Pure da morto me perseguitate.

FRANCESCO     Io te perseguito? Ma che stai a dì, quando mai?

BEATRICE         Siete patetico. Manco adesso ritrovate un po’ de dignità.

FRANCESCO     La dignità? E che è ‘sta “dignità? Se magna? Se beve? Quelli come

noi la dignità se la portano in saccoccia, appesa alla cintura e la  pagano a peso.

BEATRICE         Io non sono come Voi.

FRANCESCO     C’abbiamo tutti quanti un prezzo”. Non te lo ricordi più? Sei come

me, e come con me la “dignità” te corre appresso, nun ce poi fa’niente Beatricciola.

BEATRICE         “Beatricciola”…mi ci chiamava mia madre Beatricciola me lo ricordo bene. E’ passato tanto tempo…ce veniva a trovà a Monte Citorio a me e a Antonina. Mia sorella era già in età da marito e io ero ragazzina 

FRANCESCO     E quando lei ha sposato siete uscite tutt’e due.

BEATRICE         Era da quel tempo che nessuno me chiamava così.

FRANCESCO     Da quando tua madre è morta.

BEATRICE         Fate silenzio!! Non parlate de lei! Non ce ne avete più il diritto. La

dignità dite? C’avete ragione la dignità a Roma se compra, ma se vende pure e Voi l’avete data via pe pochi spicci.

FRANCESCO     E tu che ne sai? Te ne stavi ar caldo fra le suore, ma che ne sai de com’era fuori.

BEATRICE         Ma se ce lo sanno pure i sassi che avete fatto un matrimonio de interesse.

FRANCESCO     E con questo devo rende conto a te? Se l’ho fatto è perché ce n’era bisogno. O pensi che le care sorelle ve ospitassero solo pe bona creanza?

BEATRICE         Ma smettetela. I soldi de Lucrezia ve servivano per non finire in galera. I Cenci sono fatti così: ”basta avere buoni quattrini per pagare e tutto s’appiana”. Il guaio è che pagando e pagando il patrimonio se assottiglia.

FRANCESCO     Ah! Ah! Ah! Meglio de un notaro! Lo vedi che facevo bene a mette tutto in mano tua? E poi dimme che nun te apprezzavo.

BEATRICE         C’avete poco da ridere “Signor padre”, se aveste controllato meglio i Vostri istinti non sareste arrivato a quel punto: due scudi pe fa’ sta zitto un ragazzino se trovano sempre, ma poi nun ce ne stanno per fare  la dote a Vostra figlia e piuttosto che affrontà sta vergogna scappate via e la nascondete!

FRANCESCO     …Beatricciola…

BEATRICE         Nun me chiamate più così! Non sono più la Vostra Beatricciola.

FRANCESCO     Lo sei. E lo resterai finchè io vivo.

BEATRICE         (sarcastica)Allora nun c’è più niente che ce lega.

FRANCESCO     Nun te illude. Te l’ho detto,sei pari a me. Ce l’avemo ner sangue. Er

destino mio sarà pure er tuo.

BEATRICE         E ‘qua che ve sbagliate. Il destino mio sarà de vive.

FRANCESCO     E chi te lo ha detto? Quer frate che hai incontrato a Castello puta  caso?

BEATRICE         Quel frate è un uomo Santo. Quello sta lì perché c’ha avuto il                                      coraggio  de alzà la voce contro l’ingiustizia e la sopraffazione. Lo                     chiamano  eretico ma è un Santo.

FRANCESCO     Quer “Santo” finisce bruciato in mezzo a Campo De’ Fiori e er de

destino tuo è sur patibolo ar Ponte. Me dispiace, ma è così.

BEATRICE         No. Io c’avrò un marito e farò dei figli.

FRANCESCO     E chi te sposerà, il frate o Olimpio?

BEATRICE         Può essere.

FRANCESCO     Te l’ha detto lui? Credi ancora alle favole?

BEATRICE         Chiunque me tratterebbe meglio de come avete fatto Voi. FRANCESCO           Ma perché? Che t’ho fatto de così tremendo? T’ho portata alla

Petrella embè? Niente de più der dovere tuo de restamme accanto e  occupatte de me.

BEATRICE         Me pare che foste Voi invece ad “occuparvi” di me. Soprattutto de notte.

FRANCESCO     Questa è ‘na calunnia, io nun t’ho mai sfiorata.

BEATRICE         C’avete un vuoto de memoria puta caso? Quante volte siete venuto a  cercarmi mentre la matrigna dormiva. Quante volte l’avete pure mandata via? Vi ho dovuto vedere la’ dove arrivano solo una moglie o una puttana.

FRANCESCO     Piantala!

BEATRICE         Che c’è, vi ho messo in imbarazzo?

FRANCESCO     E’ così che me ripaghi?

BEATRICE         Ve ripago la vergogna de avecce inzozzati a tutti.

FRANCESCO     Te nun sei migliore de me.

BEATRICE         E non voglio esserlo. E comunque io so’ perfettamente chi sono. FRANCESCO     Nun me pare, visto che te intrattieni co quel guardiano.

BEATRICE         Ma nun lo capite che siete stato proprio Voi a spingermi fra le braccia  sue. Da lui cercavo quello che Voi me negavate…l’affetto de un padre…e intorno chi altro c’era? (emozionata) Se solo Voi…non me potevate fa la dote? Vabbè, ma io potevo pure tornarmene co le Sorelle, che bisogno ce stava de rinchiudermi quassù?

FRANCESCO     Non è colpa mia se te sei concessa a quello.

BEATRICE         Avrei preso il Velo...perché fare scontare a me la vergogna Vostra? FRANCESCO     Smettila.

BEATRICE         Dai e dai la campana suona eh?

FRANCESCO     E’ per questo che m’hai ammazzato? Perché te sentivi sola? Ipocrita, c’hai guadagnato parecchio con la morte mia. Mo te credi che sei libera, ma in realtà te sei legata la corda ar collo da sola. Te preme ‘n cappio de la libbertà, erano i quattrini che volevi. E mo ce l’hai, ma stai bene attenta de chi scegli de fidatte perché i parenti so’ serpenti. Così come t’hanno presa te lasciano e loro te stanno a lascià da sola.

BEATRICE         Ce sta Olimpio con me...

FRANCESCO     Olimpio non è più un problema.

BEATRICE         “Olimpio non è più un problema”?

FRANCESCO     C’ha pensato tuo fratello. Te l’ho detto, sei sola.

BEATRICE         Non lo avrà…? Maledetto!! Che sia maledetto mille volte! Non c’è

giustizia a questo mondo?

FRANCESCO     Che Colonna je fece accompagnare un tale a Novellara te lo ricordi no? Ma ‘na volta là l‘hanno drogato e buttato in un fondo de torre. Due mesi c’è rimasto prima de riuscì a scappa’ e solo perché Marzio Colonna nun aveva più dato notizie. Così è tornato a Roma ma te stavi già a Castello. Pe tu fratello la pelle sua valeva 500 scudi e lui è dovuto scappà n’ artra vorta…

Appare Olimpio e prosegue il racconto, Francesco resta congelato ma non scompare

OLIMPIO            …a Anticoli c ’ho certi “amici”...sarei tornato nel Regno de Napoli e me sarei pure vendicato...je volevo brucia’ tutti i granai a quello! Je so’ stato sempre fedele e così m’ha ricambiato! Ma nun ho fatto a tempo, i sicari suoi m’hanno capato prima. Semo passati er confine che s’era appena fatto scuro, eravamo stanchi ma me sentivo al sicuro, me fidavo dei compagni e quelli n’ hanno approfittato. Giacomo Cenci voleva la testa mia? Glie l’hanno portata. Letteralmente. E il “resto” è rimasto là, sul ciglio della strada.

Olimpio scompare

FRANCESCO     Te l’ho detto: “i parenti so’ serpenti” e io ce lo so’ bene. Mo cercherà

de tojese de torno pure a te.

BEATRICE         Voi ve lo siete cercato; lasciateme sola io nun ce la faccio più. FRANCESCO     Arrivederci Beatrice…

Scena 16 : testimonianza di Beatrice

 

Francesco scompare, Beatrice resta da sola. Una Luce viola la illumina, il resto della scena è completamente buio. In corsivo neretto la voce fuori campo di Beatrice stessa.

BEATRICE         (sottotono) E adesso? Che m’aspetta adesso? Cambia il maestro ma la musica resta quella: nessuno c ’ha un po’ de pietà per me? Io finisco qua, ma chi mi sacrifica non avrà niente de meno. Siete mai stato alla Rocca della Petrella Eccellenza? Sapeste che gioja. Siamo nel Regno de Napoli sapete? Se passa il confine a Anticoli e se entra nelle terre dei Colonna: da Roma sono tre giorni a dorso de cavallo pe arrivà in un posto dove il cielo è sempre grigio e umido, dove se battono i denti d’inverno e se more de pizzichi d’estate e tutt’attorno è pieno de briganti. Che fai? ‘ndo vai? Come ce ritorni a casa tua?  Che ne sapete Voi dell’angoscia e der buio in quella stanzetta co le finestre murate…si murate! Che ve credete che me lasciasse guardà il sole? Penzate che me fosse permesso respirare libberamente all’aria del mattino? Nossignore! Io dovevo restà tranquilla dentro ‘na cella insieme alla matrigna, che stava tutto il giorno a biascicà e a tremà pe ogni respiro fuori posto. Che ne sapete Voi de un padre che te viene a trovà de notte, pure se dormi nella stessa stanza, e non capisci perché sta là, perché co le mani te fruga dappertutto, che vuole, che cerca da te e perché lo cerca da te che sei la figlia!!! E te devi sta zitta, perché nun poi parlà: sei una Cenci, c’hai er nome, c’hai l’onore, devi penzà all’onore della famiglia e non ar tuo…e che armi c’ha na donna pe compete? Che armi c’ha?! C’ha solo l’amore o come accidenti lo chiamate voialtri... e quello nun te lo può rubare neanche tuo padre… e io c’ho provato con l’amore! Prima con Marzio e m’è andata male, e poi con Olimpio. Ma io a Olimpio gli ho voluto bene davvero. Sarà stata la solitudine o la disperazione che ne so’, ma gli ho voluto bene e nun me ne pento. Quanto a mio fratello, lui è solo un coniglio e la mia matrigna…pensate un po’: praticamente l’idea è stata sua. E ora? Ora resto sola, pago io per tutti? No…sapete qual è la vera colpa dei Cenci? Quella d’avecce troppi quattrini, ve pare a Voi che se lasceranno scappà st’occasione? Ce porteranno via tutto, nemmeno in testamento ce lasceranno niente…

LAVOCE              (fuori campo)“Giacomo Cenci sia menato sopra un carro, per Roma, sino al luogo del supplizio e tanagliato con ferri infuocati. Giunto sul palco il giustiziere lo percuota in testa con un maglio si che egli muoia e la sua anima “a corpore separatur”, poi lo tagli a pezzi e questi appenda agli uncini. A Beatrice e Lucrezia, siano staccate le teste dalle spalle e appese anch’esse”.

BEATRICE         (gridando) I fratelli e la matrigna hanno scannato il loro padre! Siano condannati a morte e i loro beni confiscati! “E che tutte le proprietà dei Cenci passino al Santo Padre che le distribuirà secondo giustizia”…si, le distribuirà secondo giustizia al nipote e ai parenti suoi…Io o me ammazzavo o me ne andavo, non ho fatto nessuna delle due ma oggi muoio

nel dire le battute che seguono si strapperà via il colletto del vestito come si fa coi condannati alla ghigliottina per liberare il collo e favorire il taglio

e a nessuno importa de sapere perché, a nessuno importa de sapere se è giusto. Oggi muoio, vittima de una giustizia ingiusta.

si accascia e nasconde il volto. Ora ha i capelli sciolti sulle spalle.

BEATRICE         (obbligatoriamente come voce fuori campo)…Mio Ottimo Padre e Guardiano dell’Anima mia, secondo le previsioni, fin dal tempo che dimoravo nel Vostro palazzo vedo ogni ora avvicinarsi la mia fine senza poter recitare un “Ave” nella casa ove ricevetti, per Vostre mani, la Prima Comunione. Tutti quelli che mi promisero assistenza e fatto il presagio del futuro m’ hanno abbandonata ed io mi sono già rassegnata a tutto quello che Dio vorrà…ma sento dentro di me il bisogno di cibarmi del Santo Pane Eucaristico…chissà che quello non possa liberarmi dalla morte o da quelle visioni e fantasie che mi spaventano come nella prima età…l’unica in cui fui felice…

la si sente canticchiare una filastrocca mentre la musica sale altissima e cala il sipario

Fine

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