BERTOLDO, BERTOLDINO E CACASENNO
Carlo Goldoni
Dramma Comico per Musica da rappresentarsi nel Teatro Giustiniano di S. Mois il Carnovale
dell'Anno .
AMICO LETTORE
BERTOLDO, Bertoldino e Cacasenno sono tre Personaggi che hanno meritate le rime de' pi celebri Poeti Italiani, li quali in bellissimi Canti hanno di questi tre successivi eroi formato, si pu dire, un Poema. Ci m'indusse a considerarli degni di comparir sulle Scene, per far mostra, se non dei loro fatti, almeno dei loro respettivi caratteri: cio Bertoldo vecchio astuto, malizioso, sentenzioso e mordace; Bertoldino sciocco e goffo, ma per fornito di contadinesca malizia, facendolo io vedere non ragazzo, come and la prima volta alla Corte, ma in et virile ed ammogliato, dicendo di lui l'Autore del canto decimo nono alla trigesima settima ottava:
Da che moglie si prese, fatto accorto;
e Cacasenno in aria affatto di semplice e baccellone. Per unir insieme questi tre Soggetti mi conviene fare una spezie di anacronismo, rispetto a Bertoldo che non era vivo al tempo di Cacasenno, per quello si legge nel testo di Giulio Cesare Croce, ma spero mi sar perdonato dal benigno Lettore, come fu tollerato quello di Enea con Didone inventato con felicit da Virgilio, e seguitato con tanto applauso dal celebre Metastasio.
Io ho concepito il desiderio di porre in teatro tutta la famiglia delli Bertoldi, onde ho con essi introdotta la Menghina, moglie di Bertoldino, avendo lasciata in pace la veneranda Marcolfa, perch niuna delle Signore Donne averebbe avuto piacere di avere un s fatto nome, e di far la parte della nonna di Cacasenno.
Per salvar l'unit del luogo, fingesi che il re Alboino colla regina Ipsicratea, sua consorte, sia passato a villeggiare nel suo real Palazzo di Bertagnana, territorio Veronese e patria delli Bertoldi, come si legge nel canto primo, ottava , dell'opera riferita.
L'unit del tempo osservata, mentre nel giro di ore pu succedere quanto nella Favola si rappresenta.
L'azione consiste nell'arrivo delli Bertoldi al palazzo del Re, e nel ritorno all'albergo loro.
L'amore del Re per Menghina l'epissodio che li fa andare alla Corte; le gelosie della Regina e di Aurelia sua cognata l'epissodio che li fa tornare alla campagna.
Le burle, i travestimenti e le scioccherie di Cacasenno sono invenzioni per far ridere, che l'unico oggetto di simili componimenti. Non mi son per servito delle inezie e puerilit descritte di Bertoldino dal Croce, e di Cacasenno dal Scaligeri, sembrandomi quelle poco adattate alla propriet del Teatro, ma ne ho ritrovate dell'altre, ricavate dal testo della mia testa, le quali se non piaceranno, non sar colpa degli eroici protagonisti, ma del Poeta.
A proposito del Poeta, fa egli la sua protesta che le frasi e le parole poetiche non hanno a che fare col cuore Cristiano; e che, se ha fatto un cattivo libro, in dieci giorni non l'ha saputo far meglio. Circa le arie, alcune sono figlie legittime e naturali del libro, altre adottate, altre spurie ed altre
adulterine, per commodo e compiacimento de' virtuosi, onde ecc.
Personaggi
IPSICRATEA regina.
La Sig. Livia Segantini. ALBOINO re, suo marito.
La Sig. Anna Bastiglia. AURELIA sorella del re.
La Sig. Redegonda Travaglia. ERMINIO suo sposo.
La Sig. Cattarina Baratti. MENGHINA moglie di Bertoldino.
La Sig. Maria Angiola Paganini. BERTOLDO
Il Sig. Carlo Paganini. BERTOLDINO
Il Sig. Francesco Carrattoli. CACASENNO
Il Sig. Giuseppe Cosmi. LISAURA figlia del re e della regina
La Sig... Bassani, d'anni .
La Scena si rappresenta in Bertagnana, villaggio del territorio Veronese, in un palazzo del re Alboino, e nelle campagne alpestri circonvicine.
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA
Camera nel Palazzo del Re.
Il Re, la Regina, Aurelia, Erminio. Paggi e Servi Reali.
COROAmor discenda
Lieto e sereno;
Fecondo renda
D'Aurelia il seno,
E doni pace
D'entrambi al cor.
REGermana, questo il giorno
Fortunato per voi. Principe, alfine
Consolato sarete. Il vostro affetto,
Bench celato in petto,
Penetrai, non mi spiacque, e fui contento:
Delle vostre dolcezze ecco il momento.
REG.Principi, a parte anch'io
Son del vostro piacer. So quanto amaro
Sia il sospirar d'amore,
Quanto mi costi d'Alboino il core.
ERM.Sire, donna real, grazie a voi rendo
Per cotanta bont. La cara sposa
Stringo contento al seno,
E di gioia e d'affetto ho il cor
ripieno.
AUR.Io del real germano,
Della regia cognata ammiro e lodo L'alta clemenza, e del mio fato or godo.
COROAmor discenda
Lieto e sereno; Fecondo renda D'Aurelia il seno, E doni pace D'entrambi al cor.
REAmico, in questa alpestre
Parte romita, ove abitar io soglio Nella calda stagion, godremo in pace Giorni lieti e tranquilli. Io le regali Cure depongo, ed a cacciar le belve, Alle rustiche feste
Ed ai giochi innocenti mi preparo;
Ch'ogni piacer, qualor
diletta, caro.
REG.Tutto grato mi fia, nulla noioso,
Vicina al caro sposo.
AUR.Sempre lieto il mio cor mi balza
in petto,
Quando
sono vicina al mio diletto.
REBell'amor!
ERM.Bella f!
REChe bell'amarsi
Senza
il morso crudel di gelosia!
AUR.Non vu la pace mia
Coi sospetti turbar.
REG.S, s, godiamo,
Tutti f, tutti amor, tutti costanza,
Lontani
ormai dalla odierna usanza.
ERM.Siete forse gelosa?
REG.Io non so dirlo,
Io non giungo a capirlo;
Ma se meno mi amasse il caro sposo,
Giustamente il mio cor saria geloso.
Tanti provai tormenti,
Pria di trovarmi al caro laccio unita,
Che alfin pietoso amore
Non vorr incrudelir contro il mio core.
Bastan gli affanni miei, Basta la pena mia, Senza che un tuo sospetto Turbi il mio dolce affetto, O gelosia crudel.
Perder saprei l'impero, Viver tra rie catene, Purch il mio caro bene Meco non sia infedel. (parte)
SCENA SECONDA Il Re, Aurelia ed Erminio
ERM.Ci che si cela in cor, palesa il labbro.
La regina gelosa.
REAh s! pur troppo,
Mi crucia, mi tormenta;
L'amo, l'adoro, e
mai non contenta.
ERM.Deh per amor del cielo, Aurelia
cara,
Non mi fate impazzir.
AUR.Bravo, mi piace.
Dunque dovrei con pace
Soffrir senz'aprir bocca?
Son giovinetta, ver, ma non son sciocca.
Qualor di fiero ardore Sento avvamparmi il core, Non so soffrire in pace I torti del mio ben.
E ver, v'amo e v'amai, Ma non sperate mai Che tollerar io voglia La gelosia nel sen. (parte)
SCENA TERZA Il Re ed Erminio
REBuon per noi che, lontani
Da femmine vezzose,
Le
nostre donne non saran gelose.
ERM.Eh, qui pur vi sarebbe,
Tra le rustiche genti,
Qualche vaga belt da far portenti.
Una, sire, ve n' fra l'altre tante
Di soave sembiante,
S vaga e spiritosa,
Che
la regina potria far gelosa.
REE chi costei?
ERM.Menghina,
Moglie d'un certo Bertoldin, ch' figlio
Del famoso Bertoldo, a voi ben noto,
Vecchio d'alta malizia e di gran senno;
Ed ha un figlio
chiamato Cacasenno.
REFacciamla a noi venir.
ERM.Ma non vorrei...
Intendiamoci ben.
RENo, prence, andate;
Tutta a me conducete
La rustica famiglia.
Divertirmi e non altro oggi pretendo.
ERM.V'obbedir. (La commissione
intendo).
Ma ecco che sen viene
Il buon vecchio Bertoldo. Egli ha saputo
Della vostra venuta;
E la sua mente astuta
Con qualche ritrovato
A venirvi a veder l'ha consigliato.
REQuel villan s'introduca. (ad
un Servo)
ERM.Io so ch' impertinente,
Che sprezza il regio impero.
REInnanzi a me non parler s
altero.
So che rustica gente Usar non sa delle creanze il modo; Ma so che col villan triste e briccone, Se la ragion non val, s'usa il bastone.
SCENA QUARTA Bertoldo e detti.
BER.Riverisco, o signor, con umilt,
Non gi per voi, ma la vostra Maest.
REPerch parli cos?
BER.Perch, per dirla,
V'apprezzo come re di questo impero; Ma come uomo non vi stimo un zero.
REDunque, s'io non regnassi,
Meritar non potrei da te rispetto?
BER.Signor, vi parlo schietto:
Tutti nudi sian nati, Tutti nudi morremo; Levatevi il vestito inargentato, E vedrete che pari il nostro stato.
ERM.Troppo libero parli.
BER.A me la lingua
Pel libero parlar form natura: Quel che sento nel cor, dico a drittura. So che sincerit fra voi non s'usa, Che dalla Corte esclusa, La bella verit sen va raminga; So che convien che finga, Chi grazie vuol sperar dal suo sovrano; So che l'uomo da ben fatica invano. Io, che grazie non curo, Che insulti non pavento, Dico quel che mi pare e quel che sento.
RE(L'audacia di costui non disgiunta
Da un maturo consiglio). Amico, io lodo La tua sincerit. Ti bramo in Corte. Vuoi tu meco venir?
BER.Venir in Corte?
S'io venissi col, povero voi! Poveri i cortigiani! In poco tempo Scoprir vorrei, con il mio capo tondo, I vizi della Corte a tutto il mondo.
ERM.Di quai vizi favelli?
BER.Non mi fate parlar: segrete trame,
Maldicenze pungenti,
Calunnie, tradimenti,
Sdegni, amori, rapine e crudelt...
Non
mi fate parlar, per carit.
REPuoi la lingua frenar?
BER.Non sar mai.
Tutto tor mi potrebbe un re severo,
Ma non la libert di
dire il vero.
REAdunque in povert viver tu
vuoi?
BER.Son pi ricco di voi.
ERM.Come potrai dir ci?
BER.Lo dico, e il prover.
Il re non pu far niente
Senz'oro e senza gente;
Io che raccolgo della terra il frutto,
Mangio e bevo a mia
voglia, e faccio tutto.
REOrs, dimmi, che vuoi?
BER.Nulla.
REE a qual fine
Da me venisti?
BER.A rimirar se il corpo
De' monarchi diverso
Da quel di noi villani. Voi avete le mani,
E la testa e le gambe, come me.
Dunque
tanto il villano quanto il re.
ERM.Cos parli al sovrano?
BER.Io parlo da villano;
E se un tale parlar vi d dolore,
Io dunque me ne
vado, e v'ho nel core.
ERM.Parti senza inchinarti?
REE sdegni di cavarti il tuo cappello?
BER.Se scopro il mio cervello,
Poss'anco raffreddarmi,
N
la vostra Maest potr sanarmi.
REDunque siete s rozzi?
Qua
non s'usa fra voi la civilt?
BER.Queste sono pazzie della citt.
Quando s'incontrano
Per la citt,
Servo umilissimo,
Padron carissimo,
Il ciel la prosperi
Con sanit;
E nel cor dicono,
Possa crepar. Tutti si abbracciano,
Tutti si baciano,
E si vorrebbero
Tutti scannar. (parte)
SCENA QUINTA Il Re ed Erminio
RENon mi spiace costui. Felice il mondo,
Se parlasse ciascun con libert.
Povera verit da noi sbandita!
Eccola in questa parte erma e romita.
Deh procurate, amico,
Che a me torni Bertoldo, e seco venga
Tutta la sua famiglia.
ERM.Anco Menghina?
REGi s'intende.
ERM.S, s, capisco adesso,
Povera verit da noi sbandita!
Eccola
in questa parte erma e romita.
REMa non crediate gi...
ERM.Son buon amico;
Difendetemi voi dalla regina,
E a' vostri piedi condurr Menghina. (parte)
SCENA SESTA
Il Re solo.
Ah s, pur troppo ver, che di Menghina
Lo spirto e la belt m'alletta e piace.
Mi ha rapita la pace.
Erminio non lo sa, crede che nuova
M'abbia agli occhi apparir la sua bellezza;
Ed quest'alma ad adorarla avvezza.
Buon per me che finora
La regina mia sposa,
Pazzamente gelosa,
Non ha di quest'amor verun indizio,
Per altro andria la Corte a precipizio.
So che a troppo m'espongo
Volendola vicina al fianco mio;
Ma oim, che il cieco dio
Comincia sul mio cor a prender forza,
E a poco a poco a delirar mi sforza.
Sento che nel mio seno Questo novello amore Stringe fra' lacci il core.
Oh Dio, trovassi almeno All'amor mio piet! Temo che la bellezza Che far mi pu contento, Non curi il mio tormento. La donna ai boschi avvezza Un re non amer. (parte)
SCENA SETTIMA
Campagna vasta e montuosa sparsa di colline, con albero in mezzo isolato, e varie capanne, e rustici alberghi, con ponte levatore praticabile, che introduce nel Palazzo Reale.
Bertoldo a sedere, mangiando castagne. Bertoldino con la zappa, lavorando il terreno. Menghina filando. Cacasenno sopra un albero, raccogliendo frutti. Altri Villani e Villane sparsi
qua e l per la campagna, e cantano come segue.
|
TUTTI |
Qua si fatica, |
|
Qua si lavora, |
|
|
Ma quando l'ora, |
|
|
Si mangier. |
|
|
Viva, cantiamo |
|
|
La libert. |
|
|
BER. |
Belle campagne! |
|
Dolci castagne! |
|
|
MENG. |
Sia benedetta |
|
La libert. |
|
|
BERTOL. |
Con questa zappa |
|
Cavo una rapa. |
|
|
CAC. |
Correte tutti: (dall'albero) |
|
Che buoni frutti! |
|
|
TUTTI |
E quando l'ora, |
|
Si mangier. |
|
|
Viva, cantiamo |
|
|
La libert. |
|
|
BER. |
Sono, figliuoli, |
|
Cotti i fagiuoli. |
|
|
CAC. |
Eccomi lesto, |
|
Eccomi qua. (scende dall'albero) |
|
|
BERTOL. |
Oh che animale! |
|
MENG. |
T'hai fatto male? |
|
CAC. |
No, cara mamma, (a Menghina) |
|
Caro pap. (a Bertoldino) |
|
|
BER. |
Cacasennino. |
|
CAC. |
Nonno bellino. |
|
TUTTI |
Viva, cantiamo |
|
La libert. (parte Bertoldo con i Villani e le Villane) |
|
|
CAC. |
Mamma, pap, vorrei... |
|
BERTOL. |
E che vorresti? |
|
CAC. |
Vorrei... |
|
MENG. |
Parla, asinaccio. |
|
CAC. |
Vorrei che mi donaste un castagnaccio. |
|
MENG. |
Va dal nonno, e l'avrai. |
|
BERTOL. |
Che bel ragazzo! |
|
Tu sei molto ben fatto; |
|
|
Pare appunto, Menghina, il mio ritratto. |
|
|
MENG. |
Veramente tu sei caro e bellino... |
|
BERTOL. |
Son il tuo Bertoldino; |
|
Questo de' nostri amori il dolce frutto: |
|
|
Ora somiglia tutto |
|
|
Anco al tuo viso bello, |
|
|
Ed avr con il tempo il mio cervello. |
|
|
CAC. |
Addio, mamma... |
|
MENG. |
Vien qua; cos'hai l dentro? |
|
CAC. |
Niente, niente. |
|
MENG. |
Briccone, |
|
Lasciami un po' vedere. |
|
|
Metti gi queste pere. |
|
|
BERTOL. |
Eh lascialo un po' stare. |
|
MENG. |
Lo faranno crepare. |
|
CAC. |
Eh mamma, no. |
|
MENG. |
Lasciale, dico, o ch'io ti batter. |
|
CAC. |
Tenete, mamma brutta. |
|
MENG. |
A me questo, briccone! |
|
Dov', dov' un bastone? |
|
|
Non voglio esser beffata. |
|
|
Prenditi, mascalzone, una guanciata. |
|
|
CAC. |
Ahi, ahi, nol far pi. |
|
Aiuto, mio pap, |
|
|
La mamma ha dato a me. |
|
|
Mai pi, no, no, no, no, |
|
|
Mai pi dir cos. (parte) |
|
|
SCENA OTTAVA |
|
|
Bertoldino e Menghina |
|
|
BERTOL. |
Povero Cacasenno! |
|
Non vu che gli si dia. |
|
|
MENG. |
L'alleverai |
Qualche cosa di buono. In questa guisa
Si rovinano i figli;
Se la madre i riprende,
Il padre li difende,
Se il padre li bastona,
La madre gli perdona.
L'uno all'altro nasconde il lor difetto,
E li rovinan poi per troppo affetto.
BERTOL.Io non so tante istorie.
Sei troppo dottoressa. Ho inteso dir pi volte da mio padre: Delle femmine questa la dottrina: L'ago, il fuso, la rocca e la cucina.
MENG.Son donna, vero; ver, son nata vile,
Ma ho spirto e cuor civile. Volesse il ciel che anch'io, Qual fu la madre tua saggia Marcolfa, Andar potessi in Corte. Io ti prometto Che vorrei mi portassero rispetto.
BERTOL.Ors, finch si cuociano i fagiuoli,
Lavoriamo anche un poco. Tu con la tua rocchetta, Ed io raccoglier di questa erbetta.
MENG.S, lavoriamo, e intanto
Mi spasser col canto.
Ciascun mi dice ch'io son tanto bella, Che sembro esser la figlia d'un signore, Chi m'assomiglia alla Diana stella, Chi m'assomiglia al faretrato Amore. Tutta la villa ognor di me favella, Che di bellezza porto in fronte il fiore. Mi disse l'altro giorno un giovinetto: Perch non ho tal pulce nel mio letto?.
SCENA NONA
Erminio dal ponte levatore, frattanto che Menghina canta, scende e vien al basso. Poi
Bertoldino
ERM.Donna gentile e bella,
Ditemi, siete quella
Che s dolce cant?
MENG.(Con costui mi vergogno). Signor
no.
ERM.Dunque chi fu?
MENG.La nostra pecorara
Ch'abita qui vicina.
ERM.Eh via, cara Menghina,
v'ho sentito
con le orecchie mie.
Non ist ben a dir delle bugie.
BERTOL.Chi costui? cosa vuol?
ERM.Amico, io vengo
A ritrovarti d'ordine del re.
BERTOL.Questo re, questo reo, che vuol
da me?
ERM.Vuol che venghiate a Corte.
BERTOL.E cos' questa Corte? maschio o femmina?
Si mangia o pur si semina?
Non l'ho veduta mai.
ERM.Vien meco, e la vedrai,
Ed in essa farai la tua fortuna.
BERTOL.Io far la fortuna? Oh questa
bella.
Tanti anni son che la fortuna fatta.
Che ne dici,
Menghina? Oh bestia matta!
MENG.Perdonate, signore,
La sua semplicit.
ERM.Nulla m'offendo;
So l'innocenza sua. Ma voi, Menghina,
Ricusate
accettar la regia offerta?
MENG.Bertoldin, che ne dici?
Quel cavalier mi vuol guidar in Corte;
Sei contento ch'io
vada?
BERTOL.Non mi par buona strada.
Tu sei una villana,
E ti vorrian far far la
cortigiana.
ERM.Male non sospettar. Star
Menghina
Presso della regina.
BERTOL.Eh, signor caro,
Credete ch'io non sappia
Che le femmine accorte
Sanno far le
mezzane anco al consorte?
ERM.Ma il re comanda, ed ubbidir tu dei.
BERTOL.Che vuol dai fatti miei?
MENG.Via, Bertoldino,
Caro, caro, carino,
Andiamo un poco in Corte:
Forse migliorerem la nostra sorte.
Tutto il d si fatica,
Facciam di noi strapazzo
Senza un po' di sollazzo, e finalmente
Poco si mangia e
non si avanza niente.
BERTOL.S, s; sentito ho a dir che in la citt
Che senza faticar sazia sue voglie
Col beneficio d'una bella moglie.
Ma io ti parlo schietto,
Povero
esser vorrei, non poveretto.
MENG.Sciocco che sei! Per tutto,
Chi giudizio non ha, si rompe il collo.
soverchio timor la donna offende;
E chi pazzo pretende
La donna tormentar con gelosia,
Quello
gl'insegna a far che non faria
BERTOL.Quando dunque cos, vattene
pure.
MENG.Ancor tu dei venir.
BERTOL.Verr, ma prima
Voglio dal padre mio qualche consiglio,
E
vu meco condur anco mio figlio.
MENG.S, s, ne avr piacer.
ERM.Via, su, venite. (a Menghina)
Porgetemi la man.
BERTOL.Non ha bisogno;
Sa
camminar da s.
MENG.Vuol la creanza
Che si vada all'usanza.
Bench tra boschi nata,
Del costume civil sono informata.
Io so quel che costumano
Le donne in la citt:
Due cicisbei le servono
Un qua, l'altro di l.
La testa sempre in giro,
Qua un vezzo, l un sospiro,
Ma tutti due li mandano...
Voi m'intendete gi. I cicisbei si credono
Di posseder quel core;
Ma un giorno poi si avvedono
Del concepito errore,
E poscia se la battono
Con tutta civilt. (parte)
SCENA DECIMA
Bertoldino solo.
Ora son imbrogliato;
Vorrei andar, e non vorrei andare;
Partir vorrei... ma poi vorrei restare;
S'io vado innanzi al re, cosa far?
Ei mi far paura, io tremer.
Ma se qui resto a far i fatti miei,
Senza di me cosa far colei?
La mano in mia presenza
Gli di senza licenza,
E parlare sarebbe una increanza...
Qualche pi bella usanza
In Corte vi sar su tal proposito. Ma s'io vado... e se vedo... e se mi scotta. Far quel che da tanti a far io sento: Soffrir, tacer per complimento.
Sento, oim, che il mio cervello Gi mi sbalza in qua e in l;
10non vedo che mi faccia, Che mi dico, e dove sto.
11mio core poverello Pare un ferro gi infocato; Tra l'incudine e il martello battuto e martellato,
E riposo pi non ha. Tuppe tu, ta, ta, pa, ta. S'ha da dir per sto contorno, Che Menghina se ne va? Ma perch? fammi capace, Bertoldino non ti piace? E pur ella se n'andr. Ma c' quest'altro imbarazzo, Che s'io parlo, sembro un pazzo, dir tutta la gente: Villanaccio, ben ti sta. (parte)
SCENA UNDICESIMA
Camera Reale.
La Regina, poi il Re e Servi.
REG.Possibile che tanto
Possa lungi da me star il mio sposo? Ahi, che meno amoroso io lo pavento. Un solo, un sol momento, Lasciar non mi solea. Pur troppo vero: Dopo quei giorni di primier diletto, Si stanca l'uom del maritale affetto.
REMia cara.
REG.Ah, se tal fossi,
Men lontano da me trarresti l'ore.
REIo mi trattenni, o cara,
Con la nostra Lisaura, Frutto de' nostri coniugali amori; Ella, ancorch bambina, Mostra spirto real ne' suoi prim'anni.
REG.De' miei penosi affanni
Pi non mi dolgo, se l'amata figlia,
Con innocente amore,
Gli amplessi mi usurp del genitore.
RELieto son io del vostro amor; conosco,
Cara, quanto mi amate, e quanta pena Vi prendete per me. Grato ne sono; Ma vorrei che l'affetto, Disgiunto dal sospetto, Vi lasciasse goder tutto il contento, Senza provar di gelosia il tormento.
REG.Impossibil mi fia
Amarvi, e non morir di gelosia.
Teneri affetti miei, Vi sento, s, vi sento, E in cos fier momento Provar mi fate, oh Dei! La pena del morir.
Ma voi tacete omai; Sar pi bella assai La gioia mia, se tanto fiero il mio martir. (parte)
SCENA DODICESIMA Il Re, poi Menghina
RENuova specie di pena io provo al core:
V' chi langue d'amore
Non trovando piet nel caro oggetto;
Io tormentato son dal troppo affetto.
Ma ecco a me sen viene
La vezzosa Menghina,
Tutta grazia e belt.
MENG.Fo riverenza a vostra Maest...
RESiete molto graziosa!
MENG.Vostra Maest mi burla.
RENo, cara, dico il vero.
MENG.Io non vi credo un zero:
Quella parola cara
Mostra che voi di me prendete gioco,
Mentre cara non son,
ma vaglio poco.
REBella vivacit! Dunque comprarvi
Posso sperare.
MENG.Io non son qui venuta
Per vendermi,
signor; son gi venduta.
REMa quel che v'ha comprato
Non sembra di voi degno.
Meritereste un regno,
Cara la mia Menghina.
MENG.Vostra non son, ma vostra la
regina.
RESe innalzarvi pretendo,
Nell'onor non
v'offendo.
MENG.Ed io, purch l'onor non abbia
intoppi,
Mi lascier innalzar fin sopra i coppi.
SCENA TREDICESIMA Bertoldino e detti.
BERTOL.Bond a vussignoria.
Chi
siete voi? Che fate con mia moglie?
RENon vedi? Il re son io.
BERTOL.Voi siete il re?
Oh bella! oh bella, aff!
Sentendovi per grande
Chiamar da genti tante,
Io
credevo che foste un gran gigante.
REGrande detto il monarca
Per
il poter che sovra gli altri stende.
BERTOL.Ho
capito. S'intende
Che vogliate il poter stender ancora
Sovra la moglie mia?
Con buona grazia di
vussignoria. (vuol condur via Menghina)
MENG.Dove
mi vuoi condur?
BERTOL.Alla capanna,
Ove niun fuor di me
Stender
il suo poter sovra di te.
RENo, no, resta, e vedrai
Che contento sarai. Ol, si porti
Al grazioso villano
Vesti da cortigiano.
Sia da tutti servito,
Rispettato, obbedito;
Ma se fa il pazzo, e al voler mio s'oppone,
Sopra di lui s'adoperi il bastone. (parte)
SCENA QUATTORDICESIMA
Bertoldino, Menghina, poi Servi con abiti di Bertoldino.
BERTOL.Oh che bel complimento!
O cambiar il giubbone, O provar il bastone. Ah! moglie mia, Questi son tanti pazzi: andiamo via.
|
MENG. |
Pazzo sei tu... |
|
BERTOL. |
Non voglio |
|
Entrar in qualche imbroglio. |
|
|
Andiamo, andiamo... Oim! chi son costoro? |
|
|
Che volete da me? Non vu spogliarmi. |
|
|
No, no, no; s, s, s; come volete. |
|
|
(I Servidori vanno vestendo Bertoldino, ed egli si va lamentando) |
|
|
Lasciate... non potete... |
|
|
Adagio... mi strozzate... |
|
|
Che diavolo mi fate? |
|
|
Non voglio, no, non voglio... |
|
|
Lasciatemi la testa... |
|
|
Che bricconata questa?... |
|
|
Aiuto... son tradito. |
|
|
Aiuta tuo marito... (a Menghina) |
|
|
Certo, se io vado in corso, |
|
|
Mi diranno le genti: guarda l'orso. |
|
|
(I Servidori lo salutano e partono) |
|
|
Il malan che vi colga. |
|
|
Povero Bertoldino! |
|
|
SCENA QUINDICESIMA |
|
|
Bertoldo e detti. |
|
|
BER. |
Oh che bella figura! |
|
Che gran caricatura! |
|
|
BERTOL. |
Aiuto, padre mio; m'hanno tradito. |
|
MENG. |
Anzi cos vestito |
|
Ei pare un amorino. |
|
|
BER. |
Viva il buon gusto! |
|
MENG. |
Evviva Bertoldino! |
|
BER. |
Perch piangi, babbion? di che ti lagni? |
|
BERTOL. |
Perch tutta la gente |
|
Di me si rider. |
|
|
BER. |
Ci non t'importi. |
|
Si sa che nelle Corti, |
|
|
Pi assai che i dottoroni, |
|
|
Si stimano i buffoni. |
|
|
Purch bolla il pignatto, |
|
|
Che importa comparir buffone o matto? |
|
|
BERTOL. |
Vi dico che non voglio. |
|
Tutti, tutti vi mando, e qui mi spoglio. |
|
|
BER. |
Ferma, ferma, non conviene. |
|
Sei pur bello! stai pur bene! |
|
|
MENG. |
Col vestito alla francese |
|
Tu mi sembri un gran marchese. |
||
|
BERTOL. |
Questo imbroglio - non lo voglio. |
|
|
BER. |
Ferma, ferma, no, non far. |
|
|
MENG. |
Non sprezzar la nobilt. |
|
|
BERTOL. |
Deh lasciate... in carit. |
|
|
MENG. |
Ti dir tutta la gente : Signor conte, a lei m'inchino. |
|
|
BER. |
Tutto il mondo riverente Far inchino a Bertoldino. |
|
|
BERTOL. |
Non m'importa niente, niente. Oh sgraziato, oh me meschino! |
|
|
BER. MENG. |
}adue |
Oh che vezzo! Oh che belt! |
|
BERTOL. |
State zitti in carit. |
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA
Camera Reale. Il Re ed Erminio
ERM.Sire, qual imponesti,
Vest spoglia civil Menghina bella.
Se
la vedi, signor, non par pi quella.
REFacilmente s'avvezza
A sostener il ben chi soffr il male;
E quando in alto sale
Donna che bassa nata,
Non si ricorda pi qual prima stata.
ERM.Pur troppo ver. Menghina in un
momento
Prese gi il portamento
E il brio di cittadina;
Ma nata contadina,
Il rustico accoppiando al maestoso,
Un
personaggio fa molto grazioso.
REMi piace in ogni guisa;
Beltade acquista fregio
Talora dal difetto.
ERM.Eh, tenete celato il vostro
affetto.
Se lo sa la regina,
Gran ruine preveggo.
REElla mi crede;
E tutto fo per mantenerla in fede.
Ma ecco, ecco Menghina,
Villanella non pi, ma cittadina.
SCENA SECONDA
Menghina vestita da cittadina, e detti.
MENG.Largo, largo alla signora;
Chi m'inchina? Chi mi onora?
Gente bassa, via di qua,
Ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah. (ride)
|
RE |
Or s che la bellezza |
|
Tutta risplende in voi. |
|
|
MENG. |
Lo sappiamo anche noi. |
|
ERM. |
Di voi pi bel sembiante |
|
Si cercherebbe invano. |
|
|
MENG. |
Baciatemi la mano. |
|
ERM. |
Volentieri. |
|
RE |
E di fare lo stesso io non ricuso. |
|
MENG. |
Lo so, lo so; tal complimento in uso. |
|
RE |
Ma voi state assai bene. |
|
MENG. |
E pur non son contenta. |
|
Quest'abito non fatto alla moda; |
|
|
Ha poca, ha poca coda, |
|
|
Tutto mi sembra stretto. |
|
|
Che busto maledetto! |
|
|
Non so come si possa, |
|
|
Per bella comparir, rompersi l'ossa. |
|
|
ERM. |
E pur dice il proverbio: |
|
Chi bella vuol parere, |
|
|
La pelle ha da dolere. |
|
|
MENG. |
Ed io vi dico: |
|
Chi brutta di natura, |
|
|
Farsi bella con arte invan procura. |
|
|
RE |
Ma voi che bella siete, |
|
Cos pi risplendete. |
|
|
MENG. |
Obbligatissima. (ironica) |
|
Burlar lei si compiace: |
|
|
Lei m'adula, signor, e pur mi piace. |
|
|
ERM. |
Pi rispetto col re. |
|
MENG. |
Fra genti grandi |
|
Non passa differenza, |
|
|
E si tratta fra noi con confidenza. |
|
|
RE |
Brava, cos mi piace. |
|
ERM. |
Siete molto vivace. |
|
RE |
Ho per voi dell'amore. |
|
ERM. |
Io del rispetto. |
|
MENG. |
Lasciate che ambidue vi stringa al petto. |
|
SCENA TERZA |
|
|
Bertoldino e detti. |
|
|
BERTOL. |
(Oh bella! Oh disinvolta! |
|
Oh cara! A due alla volta!) |
|
|
MENG. |
Potete assicurarvi |
|
Ch'io sar per amarvi, |
|
|
Anzi per inchinarvi. |
|
|
BERTOL. |
S, signori, con l'irvi e con l'ararvi. |
|
ERM. |
Oh caro Bertoldino, |
|
Cos ben in arnese |
|
|
Tu mi rassembri un cavalier francese. |
|
|
BERTOL. |
Oh in quanto a questo poi, |
|
Francese, padron mio, sarete voi. |
|
|
RE |
Eh via, non gli abbadate. (a Menghina) |
|
MENG. |
Lo fo per convenienza. (al Re) |
|
BERTOL. |
Signor re, mio padron, con sua licenza. (entra in mezzo fra il Re e Menghina) |
|
RE |
Ol, che ardire il tuo? |
|
BERTOL. |
Ognuno puote ricercar il suo. |
|
ERM. |
Certo colui un pazzo. (a Menghina) |
|
MENG. |
Pur troppo tal egli per mia disgrazia. |
|
RE |
Sei geloso? |
|
BERTOL. |
Gnors... con buona grazia. (va tra Erminio e Menghina) |
|
ERM. |
Ma da me che pretendi? |
|
BERTOL. |
Vorrei saper da voi... (a Menghina) |
|
RE |
Menghina cara, |
|
Pria che lasciarvi io giunga... |
|
|
BERTOL. |
Galantuom, la va lunga. (al Re) |
|
MENG. |
Di che ti lagni mai? (a Bertoldino) |
|
ERM. |
Lasciatel dire. (a Menghina) |
|
BERTOL. |
Oh razza porca, la vogliam finire? |
|
ERM. |
Non far l'impertinente, |
|
O ti faccio provare il mio bastone. |
|
|
Villano, mascalzone, |
|
|
Asinaccio vestito in ricche spoglie, |
|
|
Non sei degno d'aver s bella moglie. (passa dalla parte di Menghina) |
|
|
BERTOL. |
Quest' un'impertinenza. |
|
MENG. |
Marito, abbi pazienza. |
|
Son fida, onesta son pi che non credi; |
|
|
Ma se in mezzo mi vedi |
|
|
A questi due, non gran stravaganza: |
|
|
Della donna civil quest' l'usanza. |
|
|
BERTOL. |
Questa ragion non vale. |
|
Tu civile non sei, n criminale. |
|
|
Corpo di Satanasso, |
|
|
Devi venir con me. |
|
|
ERM. |
Non far fracasso. (alza il bastone) |
|
BERTOL. |
Bel bello, io vi domando |
|
Alfin la roba mia. (va dalla parte del Re) |
|
|
RE |
L'ossa ti romper, se non vai via. (alza il bastone) |
|
BERTOL. |
Menghina... |
|
MENG. |
Eh via, sta zitto. |
|
BERTOL. |
Dunque dovr vedere, |
|
Osservare, e tacere?... |
|
|
RE |
E andartene tu dei da questa stanza. |
|
BERTOL. |
Io? Perch? |
|
RE ERM. |
}aduePerchs. |
|
MENG. |
Perch l'usanza. |
BERTOL.Maledetti quanti siete,
Non mi fate disperar.
Via, Menghina, - poverina, Vienmi, o cara, a consolar. Fermi, fermi, no, non fate: (lo minacciano) Non vogl'io le bastonate, O piuttosto tacer; Oh che rabbia ch'ho nel petto: Dal dispetto io creper. (parte)
SCENA QUARTA Il RE, Erminio, Menghina; poi la Regina ed Aurelia
|
RE |
Quanto pazzo costui! |
|
ERM. |
Quant' ignorante! |
|
MENG. |
E pur, con tutti li difetti suoi, |
|
Mi piace pi di voi. |
|
|
RE |
Perch, bell'idol mio? |
|
MENG. |
Intendami chi pu, che m'intend'io. |
|
RE |
Sar per voi fedele. |
|
ERM. |
Per voi sar amoroso. |
|
REG. |
Mi rallegro con voi, signore sposo. |
|
AUR. |
Bravo, signor consorte. |
|
RE |
Sentite... |
|
ERM. |
Non credete... |
|
REG. |
Non parlate, infedele. |
|
AUR. |
Empio, tacete. |
|
MENG. |
Cos'han queste signore, |
|
Che sembran s stizzose? |
|
|
ERM. |
Sono le nostre spose, e voi vedendo |
|
Con noi parlare unita, |
|
|
L'una e l'altra di voi s' ingelosita. |
|
|
MENG. |
Oh, oh, rider mi fate. |
|
No, no, non dubitate; |
|
|
Vi lascio i vostri sposi |
|
|
S belli e s graziosi. Io di marito |
|
|
Non patisco appetito; |
|
|
Uno ne ho, che fa le parti sue, |
|
|
E non lo cangierei con tutti due. |
|
|
Se di me gelose siete, |
|
|
La sbagliate in verit; |
|
|
Che m'incanti non credete |
|
|
La ricchezza o la belt. |
|
|
Vi vuol altro, la ran le la. |
|
|
Vi vuol altro, la ran la. |
Un marito mi ho cercato Tutto pieno di bont; L'ho trovato, e son contenta Della sua semplicit. (parte)
SCENA QUINTA
Il Re, la Regina, Erminio ed Aurelia
REDeh placate lo sdegno.
REG.Itene lungi, indegno;
Ho veduto abbastanza:
Bella
f, bell'amor, bella costanza!
RESe scherzai con Menghina,
Perdon vi chiedo. Io non offesi, o cara,
L'amor mio, la mia f. V'amo, v'adoro,
Voi siete il mio tesoro.
Deh mio bel nume irato,
Deh placate il rigor.
REG.Siete un ingrato.
RES'io l'amo, se tradisco
L'affetto coniugale, Erminio il dica.
Ei che de' miei pensieri
Sempre a parte chiamai,
Vi
dir che son fido, e ch'io scherzai.
REGConosco l'arte, e invan vi lusingate
Ch'io presti fede al labbro lusinghiero.
Quel
ch'io vidi ed intesi, troppo vero.
RE(E cedere
non vuol? Partir conviene).
Adorato mio bene,
S'io v'offesi con voglia empia e impudica,
O se vi son fedele, Erminio il dica.
(Ah che nel dirle addio Mi sento il cor dividere, Parte del sangue mio, Viscere del mio sen).
Spero che il vostro core Non sar meco ingrato; Che per cangiar di stato, Sapr gradirmi almen. (parte)
SCENA SESTA La Regina, Aurelia ed Erminio
|
REG. |
Ma voi, voi che dovreste (ad Erminio) |
|
Con migliori consigli |
|
|
Svegliar nel di lui core |
|
|
La sopita ragione, |
|
|
Voi delle sue follie siete cagione. |
|
|
ERM. |
Io, regina? Pi tosto... |
|
AUR. |
Ma voi, nel giorno istesso |
|
Che a me date la mano, |
|
|
D'altra fiamma accendete il core insano? |
|
|
ERM. |
Credetemi, mia cara... |
|
REG. |
Ma sfogher, m'impegno, |
|
Contro di voi lo sdegno. |
|
|
ERM. |
Placate l'ira vostra... |
|
AUR. |
Non soffrir con pace |
|
Il tradimento audace. |
|
|
ERM. |
Oh Dei! Ma non vero... |
|
AUR. |
Parto per non udirvi, menzognero. (parte) |
|
ERM. |
Fermatevi, sentite... |
|
REG. |
Dite perfido, dite, |
|
Se offesa, se oltraggiata... |
|
|
ERM. |
Seguo la bella mia, che fugge irata. (parte) |
|
SCENA SETTIMA |
|
|
La Regina sola. |
Erminio mi schernisce,
Lo sposo mi tradisce,
M'abbandona ciascun e mi deride,
E il dolor mi tormenta, e non m'uccide?
Barbaro, ingrato sposo,
Traditor, inumano,
Se per affetto insano
Sprezzi il mio fido amore,
Vieni, spietato, a lacerarmi il core.
Ecco il petto innocente:
Impugna, impugna il ferro,
Qua ferisci ed impiaga, alma crudele;
Svena con le tue man la tua fedele.
Ma no, ferma, e rammenta,
Pria di passarmi il petto,
Quel dolce primo affetto
Onde un tempo mi amasti,
Che tuo ben mi chiamasti,
Che tu sei... che son io... ma che ragiono?
Spargo al vento i sospiri, e folle io sono.
Confusi i miei pensieri
M'empiono di spavento, E dal dolor mi sento L'anima lacerar. Ma pi cresce il mio affanno Perch piet non vedo Nel traditor, n credo Maggior ne' giorni miei Poterlo, oh Dio! provar. (parte)
SCENA OTTAVA Cacasenno, poi Lisaura
CAC.Oh poveraccio me, cosa sar?
Ho perduto la mamma ed il pap.
M' stato detto ch'eran qui venuti,
Ma non li trovo ancora,
E sento che la fame mi divora.
Io non so dove sia;
Fra tante belle cose mi confondo:
Parmi d'esser passato all'altro mondo.
Ma chi questa ragazza,
Che cos ben vestita
Per qui rivolge il passo?
Figlia
sar di qualche villan grasso.
LIS.Ol, che fai tu qui, brutto villano?
Va
via, va via di qua.
CAC.Cerco la mamma.
LIS.Oh faccia di minchione,
Ti conosco che sei
quel bernardone.
CAC.Eh non mi strapazzate;
Perch, perch, se no,
Qualche
cosa nel grugno vi dar.
LIS.A me questo? Briccone,
Son la principessina,
Figlia della regina;
Se non saprai parlare,
Ti far bastonare.
CAC.Oh perdonate!
No, no, non far pi. Facciamo pace.
Divertiamoci un poco,
Facciamo a qualche gioco.
Sette, cinque.
LIS.Insolente!
CAC.Bellina!
LIS.Impertinente.
CAC.Vi voglio tanto bene.
LIS.Che s, che s, se viene
|
Il re mio padre, e non mi lasci stare, |
|
|
Ch'io ti faccio ben bene bastonare. |
|
|
Son ancora piccinina, |
|
|
Non mi posso vendicar. |
|
|
Quando poi sar regina, |
|
|
Sapr farmi rispettar, |
|
|
Ed ognuno mi dir: |
|
|
Che vezzosa Maest. |
|
|
Avr paggi, avr lacch, |
|
|
Colla coda avr il mant, |
|
|
E se alcun mi burler, |
|
|
Cospetton, se n'avvedr. (parte) |
|
|
SCENA NONA |
|
|
Cacasenno, poi Erminio |
|
|
CAC. |
Guardate che pisciona! |
|
picciola, e vuol far la braghessona. |
|
|
ERM. |
Ol, dimmi: chi sei? |
|
CAC. |
Io son solo, signor, non siamo sei. |
|
ERM. |
Domando, come hai nome? |
|
CAC. |
Voi mi parete un pazzo; |
|
Vedete, uomo non son, son un ragazzo. |
|
|
ERM. |
Capisci, o testa sciocca: |
|
Dico come ti chiami. |
|
|
CAC. |
Con la bocca... |
|
ERM. |
Di chi sei figlio? |
|
CAC. |
Di mio padre. |
|
ERM. |
E il padre |
|
Chi , come s'appella? |
|
|
CAC. |
Non si pela mio padre; oh questa bella! |
|
ERM. |
(Sarebbe mai costui |
|
Figlio di Bertoldin?) |
|
|
CAC. |
(Mi fa paura. |
|
Vorrei fuggir, se si voltasse in l). |
|
|
Guardate. (lo fa voltar dall'altra parte) |
|
|
ERM. |
Dove vai? (s'accorge che vuol fuggir e lo ferma) |
|
CAC. |
Son qua, son qua. (tremante) |
|
ERM. |
(Oh che bel turlul). |
|
Dimmi, saresti tu |
|
|
Figlio di Bertoldino? |
|
|
CAC. |
Per l'appunto. |
|
ERM. |
Quando arrivato sei? |
|
CAC. |
Quando son giunto. |
|
ERM. |
Tu parli molto male. |
|
CAC. |
Voi siete un animale, |
|
Perch non m'intendete, |
|
|
E si vede che avete il capo tondo. |
|
|
ERM. |
Di che paese sei? |
|
CAC. |
Di questo mondo. |
|
ERM. |
Vuoi venir meco? |
|
CAC. |
Messer no. |
|
ERM. |
Perch? |
|
Solo restar vuoi qua? |
|
|
CAC. |
Vu cercar la mia mamma e il mio pap. |
|
ERM. |
(Vu condurre, s'io posso, |
|
Questa dinanzi al re vaga figura). |
|
|
Vieni, vieni. |
|
|
CAC. |
Ho paura. |
|
ERM. |
Vieni a far colazione. |
|
CAC. |
Col pane, o col bastone? |
|
ERM. |
Vieni, e sarai contento. |
|
CAC. |
Ho paura di qualche tradimento. |
|
ERM. |
Ors, perch tu veda |
|
Ch'io ti parlo sincero, |
|
|
Prendi questi denari e questi dolci: |
|
|
Mangia, godi, trastulla, e non temere. |
|
|
CAC. |
Cose buone? denari? oh che piacere! |
|
Me li donate a me? son tutti miei? |
|
|
Mamma, venite pur tutta giuliva. |
|
|
Cose dolci e denari? evviva, evviva. |
|
|
Oh quanto contento |
|
|
Ch'io provo, ch'io sento! |
|
|
Le belle monete |
|
|
Consolano il core, |
|
|
E il dolce sapore |
|
|
Diletto mi d. |
|
|
La la ra la le la, |
|
|
La la ra la la. |
|
|
(ballando e saltando parte) |
|
|
SCENA DECIMA |
|
|
Erminio solo. |
Oh gran semplicit! Piacer non poco
Prender dovrem da questo
Scimunito ragazzo.
Egli riesce grazioso, ancorch pazzo.
Son tre degni soggetti
Padre, figlio e nipote.
Il vecchio un gran volpone;
Il figlio fra l'astuto ed il minchione;
Ma quest'ultimo, pien di balordaggine,
La quintessenza egli della goffaggine.
Anch'io ne goderei se Aurelia mia,
Per troppa gelosia,
Non mi tenesse in pene.
Le donne non ci lascian aver bene.
Non ho in petto un core ingrato, La piet risento anch'io, E il timor dell'idol mio Mi costringe a sospirar.
Se talor mi sento irato, Lo fo sol per mio decoro, Ma risento egual martoro Con chi veggo lacrimar. (parte)
SCENA UNDICESIMA
|
Notte. |
|
|
Sala con tavolino e lumi. |
|
|
Bertoldo, e poi Menghina |
|
|
BER. |
Tal vita non mi piace; |
|
Cos durar non puole; |
|
|
Non si pu andar a letto quand'un vuole. |
|
|
Il re lo vuol sapere, |
|
|
Il re ci vuol vedere, |
|
|
Tutto si deve far con sua licenza, |
|
|
Anche quando vogliam... con riverenza. |
|
|
MENG. |
(Ecco il suocero mio. |
|
Con questo buon vecchietto |
|
|
Vu divertirmi un poco). (smorza il lume) |
|
|
BER. |
Diavol, come s' spento |
|
Codesto lume? Sar stato il vento. |
|
|
MENG. |
Eh, ehm. |
|
BER. |
Chi l? |
|
MENG. |
Son io. |
|
BER. |
(Una donna?) |
|
MENG. |
(La voce alterer). |
|
BER. |
Che volete voi qui? |
|
MENG. |
Ve lo dir: |
|
Son di voi innamorata. |
|
|
BER. |
Di me? (Col pel canuto?) |
|
MENG. |
Appena v'ho veduto, |
|
Mi ho sentito nel cor dare un martello; |
|
|
Voi siete agli occhi miei vezzoso e bello. |
|
|
BER. |
(Certamente costei mi prende in fallo). |
|
scuro, e non vi vedo: |
|
|
Fate almen che vi senta. |
|
|
MENG. |
Eccomi qua da voi tutta contenta. |
|
BER. |
Ma perch senza lume? |
|
MENG. |
questo il mio costume. |
|
Caro mio, vi assicuro, |
|
|
Tutte le cose mie le faccio al scuro. |
|
|
BER. |
Ma chi siete? |
|
MENG. |
Son una che vi adora. |
|
BER. |
E venite a quest'ora? |
|
(Mi sento venir caldo; |
|
|
Non posso star pi saldo). |
|
|
MENG. |
(Questa volta l'astuto |
|
Certamente caduto). |
|
|
BER. |
E mi volete bene? |
|
MENG. |
Ardo per voi. |
|
BER. |
(Fosse mai qualche vecchia? Eh non lo curo; |
|
Bella o brutta che sia, siamo all'oscuro). |
|
|
MENG. |
Datemi almen la mano. |
|
BER. |
Eccola; dite piano, |
|
Che nessun non ci senta. |
|
|
SCENA DODICESIMA |
|
|
Bertoldino e detti. |
|
|
BERTOL. |
(Che fa mio padre con la luce spenta?) |
|
MENG. |
Idolo mio diletto, |
|
Io tanto ben vi voglio. |
|
|
BERTOL. |
(Che cos' questo imbroglio?) |
|
BER. |
(Certo non mi conosce). |
|
Anch'io mi sento in petto |
|
|
Bruciarmi dal diletto. |
|
|
BERTOL. |
(Oh vecchio storno! |
|
Vado a prendere un lume, e adesso torno). (parte) |
|
|
BER. |
Ma s' ver che m'amate, |
|
Qual segno a me ne date? |
|
|
MENG. |
Venite, anima mia, fra queste braccia. |
|
(Bertoldino torna col lume) |
|
|
BERTOL. |
Messer padre gentil, buon pro vi faccia. |
|
BER. |
Come? che vedo? |
|
MENG. |
Oh bella! |
|
BER. |
Menghina? |
|
MENG. |
S, son quella. |
|
Era sol di scherzar il mio pensiero, |
|
|
Ma il vecchietto per faria da vero. |
|
|
Toccatemi la mano; |
|
|
Or la biscia ha beccato il ciarlatano. (parte) |
SCENA TREDICESIMA
Bertoldo e Bertoldino
BERTOL.E non vi vergognate?
BER.Via di qua.
BERTOL.Voi mi diceste il vero,
Che amor fa l'uomo pazzo,
E che il vecchio alla fin torna ragazzo.
BER.Via di qua, mascalzone,
O ti rompo sul capo il mio bastone.
BERTOL.Bravo, gnor s, mi piace.
Con tutta la sua pace,
Si divertiva il buon vecchietto al scuro.
Perch lo son venuto a disturbare,
Mi vuol romper la testa ed ammazzare.
Zitto e bel bello, Come un agnello, Messer Bertoldo S'innamor. Or ch' scoperto, Si fatto un istrice, Mi pare un buffalo, Tira dei calci, Mi vuole mordere, Mi vuol mangiar.
Il buon vecchietto Fa il giovinetto, Si sente muovere, Vorrebbe amar. Se il pelo bianco, Robusto ha l'animo; Non si pu muovere, Ma pur ingegnasi, E fa il possibile D'innamorar. (parte)
SCENA QUATTORDICESIMA
Bertoldo solo.
Oh donne maliziose!
Si pu sentir di peggio?
Io maestro di beffe ognor son stato,
E da una donna ho da restar beffato?
Ma Bertoldo non son, se non mi vendico:
Pensar fa di mestieri,
E la notte la madre de' pensieri.
Si potrebbe... ma no...
Pi tosto... non mi piace...
Sar meglio... s, s.
Dunque far cos.
Questa volta ti giuro, ragazzaccia,
Che rendere ti vu pan per focaccia.
Mi par di vederla Da rabbia crepar. Sfacciatella, Birboncella,
Tu venirmi a minchionar? V'amo, v'adoro, Languisco e moro; Povero vecchio, Venirmi a tentar? S, s, maledetta, Vedrai la vendetta Che teco vu far. Mi par di vederla Da rabbia crepar. (parte)
SCENA QUINDICESIMA La Regina ed Aurelia
AUR.Cos , ve l'accerto.
Credetelo, o cognata,
Non infido il
german, siete ingannata.
REG.Ma
vedeste voi stessa
Quello che vidi anch'io.
AUR.S'ingann il vostro sguardo, ed
anco il mio.
Menghina non amata
N dal re, n da Erminio. Ell'affettando
Vezzi, grazie e belt, serve di gioco
A chiunque la mira;
Ride
ognuno di lei, ma non sospira.
REG.E ci vero sar?
AUR.Ve l'assicuro.
REG.Temo che v'inganniate.
AUR.Io ve lo giuro.
REG.Dunque che far degg'io? Sar irritato
Del mio furor geloso
L'adorato mio sposo.
AUR.Eh non temete;
Gli sdegni de' mariti
Poco soglion durar. Due parolette,
Due sospiri amorosi,
Fanno tosto placar i pi sdegnosi.
Superbo l'uomo irato Sen va di sdegno armato; Ma della donna il pianto Tutto cangiar lo fa.
Dir talor che sdegna La sua nemica indegna; Ma poi, quando la mira, Sospira e n'ha piet. (parte)
SCENA SEDICESIMA La Regina, poi il Re
|
REG. |
Volesse il ciel, che l'idol mio placato |
|
Potessi riveder; ma, oh Dei! sen viene, |
|
|
E sdegnato mi sembra; io sento il core |
|
|
Fra la speme agitato e fra il timore. |
|
|
RE |
Sposa, bell'idol mio. |
|
REG. |
Voce soave, |
|
Che mi torna nel sen l'alma smarrita. |
|
|
Dunque, caro, mi amate? |
|
|
Dunque voi vi scordate |
|
|
De' miei trasporti e de' furori miei? |
|
|
RE |
Non facendo cos, non v'amerei. |
|
Basta che voi mi amiate, |
|
|
Che fido mi crediate, e son contento. |
|
|
Ed io tutto in piacer cangio il tormento. |
|
|
REG. |
Siete dell'amor mio certo e sicuro; |
|
Io pur trovarvi spero |
|
|
Sempre fido e sincero; |
|
|
E se talor pavento, |
|
|
Nasce dal troppo amore il mio spavento. |
|
|
RE |
Ors via, non si parli |
|
Che di gioia e di pace. |
|
|
REG. |
S s, cos mi piace: |
|
Goder giorni tranquilli a voi unita; |
|
|
Voi siete l'idol mio. |
|
|
RE |
Voi la mia vita. |
|
Cara, sei tu il mio bene, |
|
|
L'idolo del mio cor. |
|
|
REG. |
Caro, fra dolci pene |
|
Ardo per te d'amor. |
|
|
RE |
Sposa, te sola adoro. |
|
REG. |
Per te languisco e moro. |
|
RE |
Oh Dio? che bel contento! |
|
REG. |
Che bel piacer che sento! |
|
a due |
Che fortunato amor! |
|
RE |
Sempre sar fedele, |
|
Mai non t'inganner. |
|
|
REG. |
Di gelosia crudele |
|
Il duol non prover. |
|
|
a due |
Sperarlo se mi lice, |
|
Sar felice ognor. (partono) |
SCENA DICIASSETTESIMA
Camera.
Bertoldo travestito con caricatura da Corte, con naso finto; poi Menghina
BER.Aff che l'ho trovata;
La burla ben pensata.
Con questo finto naso
Non mi conoscer Menghina al certo,
E vestito cos, mi creder
Qualche gran cavalier della citt.
Procurer star ritto pi ch'io posso.
S'ella di notte a scuro mi ha burlato,
Io mi sar di giorno vendicato.
Ma eccola che viene;
Se voglio vendicarmi,
A far da giovinotto ho da sforzarmi.
MENG.Ah ah, mi vien da ridere
Quando ci penso ancora... (Bertoldo la saluta)
A me questo, signor? Troppo mi onora.
Oh, oh, non tanti inchini.
Anzi lei, anzi lei, mi meraviglio.
(Parmi
questo signor di me invaghito).
BER.(La buona donna accetteria il partito).
MENG.Ma chi lei, mio signore?
BER.Un vostro servidore. (alterando la voce)
MENG.Anzi mio gran padrone.
BER.Sono un adorator del vostro bello.
MENG.Eh, lei mi burla.
BER.No, vi dico il vero.
MENG.Giuratelo, signor.
BER.Da cavaliero.
MENG.Io non v'ho pi veduto.
BER.Per voi son qui venuto.
|
MENG. |
Ma da me che volete? |
|
BER. |
Cara, quel che vogl'io, voi lo sapete. |
|
MENG. |
(Costui mi va tentando). |
|
BER. |
(La scaltra va cascando). |
|
MENG. |
Ma io son maritata. |
|
BER. |
Senza malizia amar credo si possa. |
|
Non mi fate languire. |
|
|
MENG. |
Io vengo rossa. |
SCENA DICIOTTESIMA Bertoldino e detti, poi Bertoldino parte, e torna con Cacasenno vestito da donna.
|
BERTOL. |
(Eccola con un altro cavaliere. |
|
Oh questo un bel mestiere!) |
|
|
BER. |
Datemi almen la man, per carit. |
|
MENG. |
Io la man vi dar per civilt. |
|
BERTOL. |
(Che ti venga la rabbia! |
|
Eppur degg'io tacere. |
|
|
Ma voglio un po' vedere |
|
|
Se questa moglie mia s spiritosa |
|
|
del marito suo punto gelosa). (parte) |
|
|
MENG. |
Almen mi faccia grazia |
|
Dirmi come si chiama. |
|
|
BER. |
Or ve lo dico: |
|
Io mi chiamo il marchese Papafico. |
|
|
MENG. |
(Oh che nome curioso!) |
|
BER. |
(Oh che piacer gustoso!) |
|
Vuol ch'io la serva? |
|
|
MENG. |
Lei pu comandare. |
|
(Torna Bertoldino con Cacasenno) |
|
|
BERTOL. |
(Vieni meco: sta zitto, e non parlare). |
|
CAC. |
(Ma se donna non sono...) |
|
BERTOL. |
(Chetati, animalaccio, o ti bastono). |
|
MENG. |
Bertoldin, chi colei? |
|
BERTOL. |
Badate ai fatti vostri, io bado ai miei. |
|
BER. |
Dice bene: lasciate che ognun goda. |
|
Facciamola alla moda. |
|
|
BERTOL. |
Mia cara mascheretta. (a Cacasenno) |
|
MENG. |
Oh razza maledetta! |
|
BERTOL. |
Ti voglio tanto bene. |
|
MENG. |
Bertoldin, chi colei? |
|
BERTOL. |
Badate ai fatti vostri, io bado ai miei. (a Menghina) |
|
BER. |
Venite, state salda. (a Menghina) |
|
MENG. |
La testa mi si scalda. |
|
BERTOL. |
S, caro idolo mio. (a Cacasenno) |
|
MENG. |
Indegno... (a Bertoldino) |
|
BERTOL. |
Taci tu, che taccio anch'io. (a Menghina) |
|
MENG. |
Chi colei? |
|
|
BERTOL. |
Chi colui? |
|
|
MENG. |
Io non lo so. |
|
|
BERTOL. |
Io lo voglio sapere. |
|
|
MENG. |
Io lo sapr. Vu conoscere quella Marfisa. |
|
|
BERTOL. |
Vu saper quel Zerbino chi . |
|
|
CAC. |
(Io mi sento crepar dalle risa). |
|
|
BER. |
(Vu che impari a burlarti di me). |
|
|
BERTOL. |
Aspetta, ti giuro, t'avrai da pentir. |
|
|
MENG. |
Questa maschera voglio scoprir. (Menghina smaschera Cacasenno, e Bertoldino smaschera Bertoldo) |
|
|
BER. |
Riverisco, signora garbata. |
|
|
CAC. |
Gli son serva divota, obbligata. |
|
|
BER. MENG. |
}adue |
Oh chi vedo! chi diavolo qui? |
|
BERTOL. |
Veramente tu sei di buon gusto. |
|
|
BER. CAC. |
}adue |
Che bellezza, che grazia, che fusto! |
|
MENG. |
Vecchio pazzo, briccon di ragazzo, M'hai schernito, mi vu vendicar. |
|
|
BER. |
Vi son servo. (a Menghina) |
|
|
CAC. |
Vi fo riverenza. (a Menghina) |
|
|
BER. |
Chi s'inchina convien ringraziar. (a Menghina) |
|
|
MENG. |
Temerari, vi voglio ammazzar. |
|
|
CAC. |
Aiuto! |
|
|
BERTOL. |
Fermate. |
|
|
BER. |
Lasciatelo star. |
|
|
BERTOL. BER. |
}adue |
Oh che spasso, che rider, che gioia! |
|
MENG. CAC. |
}adue |
Oh che rabbia, che stizza, che noia! |
|
a quattro |
da rider |
|
di rabbia
ATTO TERZO
SCENA PRIMA
Camera del Re con sedie.
Il Re, la Regina, Aurelia ed Erminio
REG.Sposo e signor, questo piacer vi chiedo:
Rimandate costoro
Tutti alle case loro.
troppo impertinente
Questa rustica gente: a noi vicina
Io
non posso soffrir quella Menghina.
RE(Gi comprendo il perch).
AUR.Non sembra giusto
Che donna vil, di rustico natale,
Sia veduta occupar
stanza reale.
ERM.(L'intendete, signor?) (piano
al Re)
RE(Son ambe oppresse
Dal medesimo mal). Sposa, germana,
Consolate sarete:
Oggi tornar vedrete
Questa gente che a voi reca disaggio
Lungi da queste soglie, al lor villaggio.
Itene, Erminio, e i preparati doni
Fate quivi recar; poscia guidate
A me, senza bisbiglio,
Bertoldo,
Bertoldin, la moglie e il figlio.
ERM.Il vostro cenno ad eseguir non tardo.
(Han queste donne avvelenate il guardo).
So che chi fido ha il core, Teme un rivale amore; So che l'amante sposa Suol sempre dubitar.
Ma quel timor geloso Che turba il suo riposo, Da s femmina accorta Alfin dovria scacciar. (parte)
SCENA SECONDA
Il Re, la Regina, Aurelia
|
AUR. |
Qual merto avran costoro |
|
Per esiger da voi premio o mercede? |
|
|
Germano, ah ben si vede, |
|
|
Con vostra buona pace, |
|
|
Che privarvene ancora vi dispiace. |
|
|
Se non dorme il vostro cuore |
|
|
In un cieco indegno amore, |
|
|
Sapr fare il suo dover. |
|
|
E se mai pensasse ancora |
|
|
D'adorar chi v'innamora, |
|
|
Discacciate un tal pensier. (parte) |
|
|
SCENA TERZA |
|
|
Il Re e la Regina |
|
|
REG. |
Udiste? la germana |
|
Pi di me vi conosce. Io non vorrei... |
|
|
Basta, gi m'intendete. |
|
|
RE |
E ancor gelosa siete? |
|
Non giuraste test, mia cara sposa, |
|
|
Scacciar la gelosia? |
|
|
REG. |
Non son gelosa. |
|
RE |
Di che dunque temer? |
|
REG. |
Non so. |
|
RE |
Vedete |
|
Quanto in error voi siete. |
|
|
Se Menghina da me Franco allontano, |
|
|
Ch'arda per lei voi paventate invano. |
|
|
REG. |
Ma la fiamma vicina |
|
Riaccendere si pu. |
|
|
RE |
Dunque... |
|
REG. |
Partiamo. |
|
Alla reggia torniamo. |
|
|
Allor sar contenta, |
|
|
Allor certa sar del vostro affetto. |
|
|
Promettete partir? |
|
|
RE |
S, vel prometto. |
|
REG. |
Ora son io felice; |
|
Il cor di pi non brama, |
|
|
Quando lo sposo mio costante mi ama. |
|
|
Non si d maggior diletto |
|
|
D'un costante amor sincero; |
|
|
Sempre fida al caro oggetto |
Serber l'amor primiero, La costanza del mio cor. Ed amore, per mercede Della mia sincera fede, Far s che il mio tesoro Dia ristoro al mio dolor. (parte)
SCENA QUARTA Il Re, poi Erminio con Servi che portano bacile con doni.
|
RE |
Vada, vada Menghina; alfin la sposa |
|
Contentare si dee. |
|
|
ERM. |
Signor, i doni |
|
Ordinati son questi, |
|
|
E i Bertoldi son qui come imponesti. |
|
|
RE |
Sediam. Venga Bertoldo. (ad un Servo) |
|
Vu rimandarli in pace, |
|
|
Ma consolati almen. (il Re ed Erminio siedono) |
|
|
ERM. |
Cos mi piace. |
|
SCENA QUINTA |
|
|
Bertoldo e detti. |
|
|
BER. |
Che comanda da me |
|
La Maest vostra, che vuol dire il re? |
|
|
RE |
Dei ritornar al tuo nativo albergo. |
|
BER. |
Vado contento, e gi vi volto il tergo. |
|
RE |
Fermati anche un momento: |
|
Non dei partir scontento; |
|
|
Perch mi fosti caro, |
|
|
Prenditi per regalo quel denaro. |
|
|
BER. |
Io grazie non vi rendo, |
|
Ma compensar intendo, |
|
|
Perch Bertoldo sono, |
|
|
Con un dono pi bello il vostro dono. |
|
|
Voglio darvi un arricordo |
|
|
Che profitto a voi far. |
|
|
Con le donne fate il sordo, |
|
|
Non badate alla belt. |
|
|
Sono tutte fattucchiere, |
|
|
Assassine, menzognere: |
|
|
Chi lo prova, dir lo sa. |
Eh signor, che cosa dite? Signor s, la verit. Hanno poi un altro vizio: Voglion sempre aver ragione, E sposata un'opinione,
Pi rimedio non si d. (parte, e seco un Servo con un bacile di monete)
SCENA SESTA Il Re, Erminio, poi Menghina da contadina.
REVenga Menghina. Questo astuto vecchio
La sa lunga da vero.
ERM.Almeno il labbro suo parla
sincero.
MENG.Ecco ai vostri comandi
La signora Menghina,
Tornata in bassa stima.
Eccoci
qui: baroni come prima.
RENon so che dir; mi spiace
Di dovervi lasciar, ma l'uopo il chiede.
Andate, e per mercede
Della vostra modestia,
Da cui convinto sono,
Prendete
quelle perle: io ve le dono.
MENG.Ringrazio la bont
Di vostra Maest. Sar finita
Della regina alfin la gelosia.
Vi faccio riverenza, e vado via.
Se la moglie vi tormenta, S' gelosa in opinione, Adoprate un buon bastone, Che il suo mal risaner.
Zitto, oim! che non mi senta Qualche moglie indiavolata, Che sia stata bastonata Per la sua temerit. (parte seguita dal Servo col bacile con le perle)
SCENA SETTIMA
Il Re, Erminio, poi Bertoldino e Cacasenno
REAnche questa ha voluto, in conclusione,
Nel partire beffarmi.
|
ERM. |
Ell'ha ragione. |
|
BERTOL. |
Frmati, dove vai? (dietro a Cacasenno) |
|
CAC. |
Vo dove voglio. |
|
BERTOL. |
Vien qua; fermati, dico, |
|
Che questo il re. |
|
|
CAC. |
Non me n'importa un fico. |
|
RE |
(Bella coppia graziosa!) |
|
BERTOL. |
Signora Maest, voi lo vedete, |
|
un povero ragazzo |
|
|
Che sembra mezzo pazzo. |
|
|
Io le creanze e le virt gl'insegno, |
|
|
Ma lui per imparar non ha il mio ingegno. |
|
|
RE |
una gran stravaganza |
|
Che un uom come sei tu, d'alto consiglio, |
|
|
Abbia prodotto s ignorante un figlio. |
|
|
(O che sciocco)! |
|
|
ERM. |
(Godiamlo). |
|
CAC. |
Presto, presto, |
|
Ch'io crepo dalla fame; |
|
|
Datemi da mangiar. |
|
|
RE |
Ol, si diano |
|
Quelle paste sfogliate a Cacasenno. |
|
|
CAC. |
Via di qua, gnorantaccio; (al Servo) |
|
Portami un castagnaccio. |
|
|
Mi piace e m'alimenta |
|
|
Latte, rape, fagiuoi, pomi e polenta. |
|
|
RE |
Soddisfarlo conviene. Itene tosto: |
|
Empitegli de' sacchi, |
|
|
Finch'egli si contenta, |
|
|
Di rape, di fagiuoi, pomi e polenta. |
|
|
CAC. |
Oh caro, oh benedetto! |
|
Che ne dite, pap? |
|
|
La mamma nol sapr. |
|
|
Vado subito, corro... (cade in terra) |
|
|
BERTOL. |
Bestia matta, che fai? |
|
CAC. |
Mi son stroppiato. |
|
Maledetto quel re che m'ha chiamato. (parte) |
|
|
SCENA OTTAVA |
|
|
Il Re, Erminio e Bertoldino |
|
|
RE |
Lo saprai, Bertoldino: |
|
Devi a casa tornar. |
|
|
BERTOL. |
Lo so benissimo, |
|
E ne son contentissimo. |
|
|
RE |
E perch non ti lagni |
|
Che la mia protezion sia stata vana, |
Una
ricca ti dono aurea collana.
BERTOL.A me mi basta che per cortesia
Voi
mi lasciate star la moglie mia.
RES, s, non dubitar. Ma tu ricusi
Quell'oro
ch'io ti dono?
BERTOL.Cos pazzo non sono;
M'insegna la natura:
Quand'uno vuol donar, piglio a drittura.
A riveder io torno Le affumicate mura Qual notte tetra oscura. Ma l sar contento, Sapete voi perch?
Perch v' la cucina Ove in un calderone Bolle quella farina Che forma la polenta, Che gusto mi dar.
La Corte non mi piace. Goder vogl'io la pace; E so che di catene, Son piene - le citt. (parte col Servo con la collana)
SCENA NONA Il Re ed Erminio
REOr vanne, Erminio, dalle nostre spose:
Di' lor che stian contente, (si alzano) Ch'oggi si partir; che per godere Non piccolo piacer, vengan con noi A rimirar qui nel vicin contorno Ritornar i Bertoldi al lor soggiorno.
ERM.Obbedito sarete.
Oggi spero veder due spose liete.
RES, rendo grazie al ciel, che dal mio petto
Questo novello affetto Tutto alfin discacciai; e riconosco La salute del cuor dall'amorosa Molesta gelosia della mia sposa. Per altro a poco a poco Cresceami in sen, m'inceneriva il foco.
Voi che il mio cor sapete (ad Erminio) Quant' in amor fedele, Dite alla mia crudele
Ch'abbia di me piet. (Se non la placa il pianto, Se non la calma il ciglio, S'accresce il mio periglio, N pi mi creder). (parte con Erminio)
SCENA DECIMA
Campagna vasta con colline, sopra le quali vedesi la capanna degli Bertoldi.
Bertoldo, Bertoldino, Menghina e Cacasenno
BER.Belle le mie campagne,
Care le mie castagne!
Contento
a voi ritorno.
MENG.Amabile soggiorno,
Quanto mi piaci pi!
BERTOL.Andiamo, andiamo su;
Andiamo alla capanna,
Dove noi goderem vita
contenta.
CAC.Mamma, venite a farmi la
polenta.
(Vanno tutti quattro sulla collina alla capanna, cantando)
Che bel contento! Che bel piacere! Che bel godere La libert! (Arrivati alla capanna si fermano, e si voltano verso il piano)
RE REG.
AUR. ERM.
RE REG.
SCENA ULTIMA
Il Re, la Regina, Aurelia ed Erminio; e detti.
Mirate la famiglia Tutta allegra e contenta.
In lor si vede L'amor di libert scolpito in fronte. A chi avvezzo a goder s vita amena, Il viver alla Corte dura pena. Ah, volentieri anch'io Cangerei con costor lo stato mio. Veramente un piacere Passar la notte e il giorno Senza pensieri in placido soggiorno.
}aquattroDolcediletto
Piacer verace,
AUR.
ERM.
MENG.
BERTOL.
BER.
CAC.
}a
Goder in pace La libert. Che bel contento!
Che bel piacere!
quattro
Che bel godere
La libert!
TUTTI
Dolce diletto
Piacer verace, Goder in pace La libert.
Fine del Dramma.
- Questo copione è stato visto:


