Borza nera

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MAIGRET E IL PAZZO DI BERGERAC

 

Napoli Milionaria

di

Eduardo De Filippo

a Roma è

BORZA NERA

Versione Ortica definitiva

28 settembre 2014


Personaggi  (in ordine di apparizione)

gAETANO proietti                         padrone di casa              

RACHELE proietti                      figlia di Gaetano

BENITO proietti                              figlio di Gaetano

JOLANDA proietti                     moglie di Gaetano   

GIACOMOcERCI                            impiegato               

Fausto altomare                    bell’uomo                

ANGELINA passeri                    comare                    

sante SANTUCCI                         sacrestano                          

SEVERINO SANTUCCI                   cassamortaro         

ProcopIO PIAZZA                                     maresciallo                     

                        


L’ambientazione: 1° Tempo Roma 14 Gennaio 1944, 2° Tempo Roma luglio 1945

La scena 1° parte: una stanza dalle pareti disadorne con carta da parati da poco prezzo e che ha conosciuto giorni migliori. Due porte (o accessi), quella di sinistra da su un corridoio d’ingresso della casa, quella di destra che  su di un corridoio per il bagno e le altre stanze.

Sulla parete di fondo una finestra con una tenda bianca, appoggiata alla parete destra una brandina con doppio materasso con a fianco un comodino con un’abatjour, una statuetta della Vergine con un vasetto di garofani davanti. Al lato della brandina  una sedia su cui sono poggiati un paio di pantaloni e una camicia da uomo. Al centro un tavolo rettangolare con sopra una scodella vuota. Sulla parete sinistra una grande madia in cui è conservato ogni ben di Dio di roba da mangiare: prosciutti, salami, sacchetti di farina e di zucchero, un pollo appena spennato, alcuni pesci, trecce d’aglio e di cipolle, vari tipi di pasta e altro, su di essa campeggia una pendola.

La scena 2° parte: lo stesso ambiente della prima parte in cui, sul lato sinistro sono scomparsi il letto, il comodino con gli annessi sostituiti da un divano, appariscente; a destra una vetrina in cui sono riposte le stoviglie con sopra uno specchio. La tenda alla finestra è stata cambiata con una molto più appariscente. Attorno al tavolo che è diventato tondo, sono disposte varie sedie importanti. Alle pareti sono comparsi alcuni quadri grandi ma di cattivo gusto. Un grande specchio si trova sulla parete destra sopra la madia su cui fanno bella mostra soprammobili vari.

Le Musiche:

M1 Inizio primo tempo M2 Fine primo parte – inizio seconda parte. M3 Fine

Gli effetti:

E1 Campanello Sirena allarme aereo Contraerea Bomba in lontananza Sequenza di bombe più vicine Bomba vicina Sirena vigili del fuoco Sirena Ambulanza Bomba in lontananza Sirena cessato allarme

Le proiezioni:

Pz1 Bombardamento di San Lorenzo possibilmente con il commento originale del film Luce Pz2 Retata dei tedeschi a Roma + Gli alleati a Roma Pz3 La ricostruzione italiana

Le luci:

Pz1 Interno giorno Pz2 Lume di candela Pz3 Pomeriggio - sera.

Buio

Proiez.1 (bombardamento).

Sipario

Luci in Pz1 (interno giorno)

Gaetano, in pigiama di fustagno a righe larghe, è nel letto con le coperte tirate sugli occhi. Dorme profondo con un ritmato russare.

Il tavolo è coperto da una tovaglia, sulla madia una scodella vuota coperta da un'altra scodella.

Entrano da destra Rachele, in vestaglia e Benito in canottiera che ha una tazzina in mano e beve il caffè.

Scuotendo Gaetano più volte.

rac:

Babbo ! Babbo, su svejateve !

Salta a sedere sul letto, agitatissimo.

Gae:

Mannaggia san pistello, è sonato ‘n’atra vorta ll’allarme!

Sbrigativo.

Ben:

Gnente allarme, è ora de oprì bottega !

Ancora frastornato.

Gae:

Ma … ma ch’ora so’ ?

Laconica, toglie la tovaglia dal tavolo.

rac:

Le sette.

Stirando le membra, e soffocando uno sbadiglio. Con irritazione.

Gae:

Così presto !

Stanotte nun so’ riuscito a chiude occhio, doppo che semo tornati dal ricovero !

Dando poco peso a Giacomo.

Ben:

È che voi v’aggitate troppo !

Benito esce da destra per riportare la tazzina e porta via la tovaglia.

Assentendo, precisa guardandosi attorno e odorando l’aria, mentre lascia il letto.

Gae:

No, era ppe' ‘n odore ... ‘n odore de caffè, che me pareva de sta' dentro lla torrefazione d’Aureli a lle Quattro fontane!

Alza le spalle, non dando importanza.

rac:

Ve llo sarete inzognato !

Curioso,indicando col capo a destra.

Gae:

Jolanda sta in cucina?

Con foga.

rac:

Mamma è sortita p’annà a cantajene quattro a qua bojaccia de lla sora Vittoria !

Rientra Benito da destra portando una bilancia che posa sul tavolo.

Durante le battute seguenti Rachele e Benito tirano fuori la mercanzia dalla madia e la mettono sul tavolo.

Interviene con veemenza.

ben:

Quell’emerita cornuta ce vo’ levà er pane de bbocca !

Precisa con livore.

rac:

Dentro casa sua vo mette su ‘no spaccio de borza nera !

Ironico, mentre si mette le scarpe.

Gae:

La Rinascente fa concorrenza a ll’Upim !

Non condividendo l’ironia di Gaetano.

ben:

Babbo, a voi ve va sempre de scherzà !

Non condividendo l’ironia di Gaetano.

Con malanimo.

rac:

Ierzera ha fermato Peppe er marchiciano, che stava ppe’ venicce a portà robba, e invece se ll’è accaparrata tutta lei !

Puntualizza con altrettanto animosità.

ben:

Paganno ‘na vorta e mezza de ppiù de quello che je dava mamma !

Speranzoso,si allaccia le scarpe.

Gae:

Fusse lla vorta bbona che lla famo finita co’ ‘st’impicci !

Interviene con determinazione.

rac:

Si vole lla guera, guera sia !

Amaro.

gae:

Come si nun abbastasse quella che c’avemo sur groppone !

Con ferocia.

ben:

Je dovemo fa sputà sangue !

Con rancore.

rac:

Così lla pianta de pijà per collo lla pora gente che nun c’ha da magnà !

Va a mettersi fra i due e precisa con calore il proprio pensiero sottoforma di domanda.

Gae:

Fateme capì, si per collo lli pori cristi ce lli pijamo noi, o mejo voi, perché io in ‘sta faccenna non me c’aritrovo, è cosa bbona e giusta, si invece llo fanno ll’artri so’ ‘nfami ?

Durante le battute seguenti Rachele e Benito si siedono al tavolo e fanno alcuni cartocci con la carta paglia.

Spazientita.

rac:

Babbo, voi state fora dar monno !

Precisa con convinzione.

Ben:

De ‘sti tempi ognuno s’arrancia come po' !

Allarga le braccia con determinazione.

Con fervore, si avvia verso destra.

Gae:

Embè, sapete che ve dico, io nun me vojo arancià !

Nun  vojo campà co’  ‘sto peso su lla coscenza!

Facendo finta di non capire.

rac:

Ma de quale peso annate discorenno ?

Si ferma sulla soglia e si picchia l’indice sul petto, con sicurezza.

Gae:

Io ho fatto er quindici diciotto e llo so che vordì crepà de fame !

Sottovoce, rassegnato.

Ben:

Mo aricomincia co’ lla grande guera !

Ritorna sui suoi passi, si pone tra i due e comincia un racconto che ha già fatto più volte.

Gae:

Me ricordo che stavamo in trincea a Oppachiesella, era er giorno der Zanto Natale …

Interrompe concludendo.

rac:

Faceva ’n  freddo buscherone …

Stupito.

Curioso, rivolto a Rachele.

Gae:

Proprio accossì !

Come ce llo sai ?

Dopo un sospiro di rassegnazione.

Ben:

’Sta storia ce ll’avete riccontata, armeno, cento vorte !

Prosegue il racconto non badando all’interruzione.

Lasciando in sospeso.

Gae:

L’austrungarici aveveno centrata in pieno lla carovana de muli che ce doveva portà er rancio, noi eravamo diggiuni da tre giorni !

E induvinate che se semo magnati ?

Assente con la testa,  rassegnato.

Ben:

Lli sorci a scottadito !

Cercando di portare il discorso dove gli sta più a cuore.

Gae:

Voi dua ve sete mai posto er probblema da indò viè sta mercanzia che c’avemo pe’ casa ?

Laconico.

Ben:

Nun llo so e nun llo vojo sapé !

Con rimprovero.

Gae:

Troppo commodo fa lli struzzi e nisconne lla capoccia sotto lla sabbia !

Spazientito.

Ben:

Ma chi nisconne gnente !

Nell’esprimere tutto il suo risentimento prende man mano la merce sul tavolo e la mostra.

Gae:

Questa è robba che quarche fijo de mignotta, cor pelo su llo stommico, complice quarche gerarca, co’ ll’istesso pelo, arrubba a ll’ospedali, a ll’ospizzi o de peggio a ll’orfanotrofi !

Non interessata, impila i cartocci.

rac:

So’ probblemi loro !

Con forza, picchia la mano sul tavolo.

Indicando i due.

Con convinzione.

Gae:

E no !

So’ probblemi puro vostra !

Dar momento che state ar gioco, fate pari  patta e pace co’  que canaje !

Ritorna al concetto precedente.

Ben:

Ma nun avete visto che, si poco poco, mollamo ll’osso, ce stanno artri cento cani ce se butteno sopra !

Precisando.

rac:

Com’ha fatto la sora Vittoria !

Ammonendo i figli, torna alla sedia per prendere camicia e pantaloni.

Gae:

A noi ce fanno corre lli rischi, che si ce beccheno lli questurini so’ cazzi amari assai, e lloro magneno, tranquilli, a quattro ganasse !

Benito va alla madia e scoperchia la scodella.

Per nulla convinta.

rac:

‘Na mano lava ll’artra !

Con amara ironia.

Gae:

E arrubbeno tutte e dua !

Cogliendo la palla al balzo, mettendo sotto il naso di Gaetano la scodella vuota, con acredine.

Ben:

A proposito de rubbà, ierzera avevo llassato su lla madia ‘sta scodella piena de rigatoni.

Me piacerebbe sapè che fine hanno fatto ?

Con sarcasmo.

Gae:

L’ho arivennuti, a borza nera, a lla panza mia!

Sbotta con furore posando la scodella.

Ben:

Cazzo, questa è ‘na casa de ladri !

Va vicino a Benito e comincia il discorso con pacatezza per poi salire di tono.

Gae:

So’ d’accordo co’ te, qui dentro er più pulito c’ha lla rogna !

Ma io so’ sempre tu padre e, prima de parlà co' me, te devi sciacquà lla bbocca !

Punta l’indice contro Gaetano.

Ben:

Lla bbocca vostra ll’avete riempita a dovere!

Cercando di giustificarsi.

Gae:

E che voi fa', doppo er cessato allarme, m’ha pijato ‘na botta de fame e lli rigatoni pareva che me dicessero: “magneme magneme” !

Con trasporto.

Precisa con malagrazia.

Ben:

Quelli ereno lli mia !

Me ll’ero conzervati pe’ facce colazione stammadina prima de sortì !

Cercando di smorzare la tenzione con una battuta.

Gae:

Nun me pare che su lli rigatoni ce fusse scritto: “Benito: proprietà privata”  !

Cercando di frenare la rabbia.

Ben:

E’ mejo che me ne vado sinnò me comprometto!

Benito esce infuriato da destra.

Giustificando, si alza e recupera le scodelle.

rac.

Benito c’ha lli probblemi sua dar momento che ll’hanno licenziato  da lla Romana Gasse !

Sorpreso spiacevolmente.

Con amara constatazione.

ben:

Questa me mancava !

Io so sempre ll’urtimo a sapé lle cose dentro a ‘sta casa !

Sgarbata.

rac:

Mo ce llo sapete !

Meditativo, si siede su di una sedia.

Gae:

So’ momenti brutti ppe’ tutti, ma io a voi dua  speravo d’avevve cresciuto co’ bboni principi. Dar momento che sete nati …

Interrompe con risentimento, mostrando le scodelle una alla volta.

rac:

C’avete affibbiato ‘sti du' nomi der piffero: Rachele e Benito !

Sicuro del fatto suo.

Gae:

L’ho fatto per bene vostro !

Co’ du' nomi accussì c’avete ll’avvenire assicurato !

Esprimendo rancore, si allontana e comincia a rifare il letto di Gaetano.

rac:

Solo che er duce se n’è ito a Salò, co’ moje e amante, e a Roma c’ha llassato lli tedeschi !

Sicuro del fatto suo.

Tra se, riflessivo.

Gae:

Tornerà, tornerà !

Ll’erba cattiva nun more mmai !

Spazientita, senza alzare la testa da ciò che sta facendo.

rac:

Si avete finito co’ lla predica ite a vestivve, che si arriva mamma e ve trova ancora in piggiama, s’incazza de brutto !

Con grande indignazione.

JOL:

(F.C.) Ce deve solo da provà qua moriammazzata ….

Costatando, con ironia.

Gae:

È aritornata Jolanda !

Entra Jolanda da sinistra.

Minacciosa guardando verso sinistra.

A Gaetano, sgradevolmente sorpresa.

JOL:

Che je faccio rimpiagne d’esse nata !

Tu ancora accossì stai ?

Cercando di giustificarsi.

Gae:

Veramente stavo a di …

Autoritaria, indicando a destra.

Parlando un linguaggio per iniziati.

JOL:

Fila de corza a fatte lla barba !

Ppoi vestite come sai e sta pronto, caso mmai ce ne fusse bisogno !

Astioso, mentre recupera i vestiti.

Gae:

Mannaggia lla pupazza ce risemo !

Gaetano esce da destra.

Con grande animosità, mentre controlla la mercanzia sul tavolo.

JOL:

Qua zoccola ha detto che m’annava a denunzià a lli carabbinieri !

Amara, mentre ultima il letto.

rac:

Bella riconoscenza !

Citando un proverbio.

Riflessiva, con partecipazione.

Cambiando la voce.

Il tutto mentre sposta la mercanzia secondo un suo ordine.

Con grande rabbia.

JOL:

E’ proprio vero : “Fa der bbene e scordatelo” !

S’aripenzo a tutte lle gentilezze che j’ho fatto: “Sora Vittò pijateve ‘sto cartoccio de zucchero che me llo pagherete quanno potete … m’è avanzato ‘st’anticchia de bollito, fatice ‘n brodino pe’ lla criatura …”

Me zompa er sangue a lla testa !

Entra Benito da destra.  Si è vestito e porta un sacco di farina

Come dire: “cosa devo farne ?“

Ben:

Ma’, qui ce sta lla farina …

Con tono autoritario.

JOL:

Mettela sur tavolino, eppoi vatte a appostà ar cantone e si vedi arrivà lla camionetta de lli carabbinieri, viè de corza a avvisacce !

Prontamente.

Ben:

Penziero mio !

Benito esce da sinistra.

Interrogativa.

JOL:

Rachè, quanto ll’avemo fatta lla farina jeri ?

Prontamente.

rac:

Cinquanta lire ar chilo !

Determinata.

Ammonendo Rachele.

JOL:

Allora, oggi ce ne vonno settanta !

Mo pija lli cartocci e fanne cinque o sei da ‘n chilo, e vedi de scalà armeno ‘n etto.

Un po’ perplessa, va al tavolo.

rac:

Si nun se lla pijeno ?

Durante il dialogo seguente Rachele mette la farina nei cartocci e li pesa.

Con sicura convinzione, mentre ritocca la coperta del letto.

JOL:

Se lla pijeno, sta tranquilla che se lla pijeno: lla fame è fame !

Gaetano si affaccia da destra in canottiera e pantaloni del pigiama e pennello da barba in mano.

Interviene per riprendere il discorso che gli sta a cuore.

Gae:

E proprio qua sta er busillis, perché proprio noi dovemo da speculà su lle disgrazzie der prossimo ?

Indispettita va verso Gaetano. Insiste con atteggiamento dispotico.

JOL:

T’ho detto d’annatte a preparà si nun volemo  cercà rogna !

Remissivo, si avvia, ma non lesina l’ultima stoccata.

Gae:

Nun semo noi a cercà lli guai, so’ essi che ce vengheno a domicijo !

Spingendo Gaetano fuori a destra.

JOL:

E và !

Gaetano e Jolanda escono da destra.

Rachele ripone la bilancia nella madia.

Buttando lì, portando la voce.

rac:

S’è affacciato er sor Fausto …

Entra Jolanda con un fascio di broccoletti, un colapasta e due coltelli.

Prontamente interessata.

JOL:

Ah si ? E che voleva ?

Jolanda siede al tavolo e inizia a mondare i broccoletti.

Con una sfumatura ironica.

rac:

Ha detto che ve bbacia lle mano e che annava, da chi sapete voi, ppe’ qua partita de zucchero!

Con ansia trattenuta.

JOL:

Ppoi aripassa qui ?

Ironica.

Con accennata malizia.

rac:

E come no !

Quello ha scambiato ‘sta casa ppe’ lla sua!

Autoritaria, porgendo un coltello a Rachele.

JOL:

Mettete a sede e ajutame a capà ‘sti broccoletti.

Rassegnata si siede ed esegue.

rac:

E famo puro questo !

Non raccoglie e cambia discorso.

JOL:

Renatina ll’hai accompagnata a scola ?

Assentendo, spiega.

rac:

Sine, ha fatto lle solite storie perché nun ce voleva annà !

Gaetano si affaccia da destra con la faccia mezza insaponata.

Con fare risentito.

Gae:

A proposito Jolà, bbisogna che a tu’ fija je inzegni de portà rispetto ar padre !

Con irriverente ironia, puntando il coltello verso Gaetano.

JOL:

E che avrà fatto mmai ‘na regazzina de sett’anni pp’offenne ll’eccellenza vostra ?

Con fare oltraggiato.

Canticchia con ripugnanza.

Gae:

Ieri ha ricominciato co’ lla solita canzoncina:

“In mezzo ar nostro circolo ce sta ‘n bber bbroccolo, in mezzo ar nostro circolo ce sta ‘n bber bbroccolo …"

Cercando di minimizzare.

rac:

Embè che c’è de male, lla canteno tutti lli regazzini !

Con atteggiamento offeso.

Gae:

Solo che quell’impunita, mentre cantava, indicava er sottoscritto !

Cercando di reprimere un sorriso.

JOL:

Nun te lla pijà, è lla voce de ll’innocenza !

Insistendo nel suo atteggiamento.

Lancia uno sguardo torvo a Rachele.

Gae:

È ppe’ questo che me rode: llo so che nun è farina der  sacco suo !

Ce sta qualcheduno che je ll'inzegna certe cose!

Cercando di dare un taglio.

jol:

Quanto lla stai a fa’ llonga  pe ‘na bambinata !

Non dandosi per vinto.

Tenta di ricominciare con i ricordi bellici.

gae:

Io merito rispetto se non artro pe’ quello c’ho dovuto patì durante lla guera !

Me ricordo de quella vorta che stavamo su lla Bainzizza …

Perdendo la pazienza con tono autoritario.

JOL:

Ce ll’arricconti ‘n’arta vorta, mo vedi de sbrigatte !

Costatando con amarezza mentre si avvia a destra.

Gae:

Tanto ce llo so che dentro ‘sta casa de me nun frega ‘n cazzo a nissuno!

Gaetano esce a destra.

A Rachele con tono inquisitorio.

JOL:

Dimme ‘n ppo’ regazzì: ierzera te sei ritirata ch’era mezzanotte passata, indò sei stata ?

Giustificandosi.

rac:

So’ ita ar cinematografo co' du’ amiche mia !

Per nulla convinta, precisa con foga, mentre si alza.

JOL:

Nun me riccontà storie: er firme finisce prima der coprifoco, che scatta a ll’undici in punto!

Sdrammatizzando.

rac:

Se semo fermate a fa’ du’ chiacchiere, nun vedo che ce sia de male !

Aggressiva, Sottolineando “io”.

Mostrando la mano aperta.

JOL:

Abbada che nun succeda ppiù, che si quer cazzabbubbolo de tu’ padre te lassa fa’, io, si c’ariprovi, t’abbotto come ‘n cocommero !

Risentita si alza di scatto.

rac:

In fonno c’ho quasi diciott’anni e c’avrò puro diritto …

Chiarisce con determinazione, faccia a faccia con Rachele.

Minacciosa.

JOL:

Finché stai dentro a ‘sta casa e magni er pane mio, fai come dico io !

Se semo intesi ?

Forzatamente remissiva.

rac:

Co voi nun se po’ parlà: pijate subbito d’aceto!

E1 Campanello

Autoritaria.

JOL:

Va a oprì e ppoi fila in cucina, metti su ‘na pila d’acqua e, quanno bolle, butta a coce lli broccoletti ch’avemo capato !

Avviandosi a sinistra, con malagrazia.

rac:

Vado , vado.

Rachele esce da sinistra, mentre Gaetano si riaffaccia da destra con la barba mezza fatta.

Non riuscendo a farsi una ragione.

Gae:

Ma sempre broccoletti dovemo da magnà, co’ tutto er bben de Ddio che ce sta ppe casa ?

Spiega con impazienza, mentre spinge fuori Gaetano.

JOL:

Lla gente nun  deve sapé  ll’affari nostra, che ll’invidiosi nun mancheno !

Sentenzia mentre esce.

Gae:

Come s’abbastasse lla puzza de lli broccoletti ppe’ mettese a posto lla coscienza !

Gaetano esce da destra mentre da sinistra entra Rachele che precede  Giacomo con una sporta in mano.

Indicando Giacomo.

rac:

Qui ce sta er raggionier Cerci ...

Sbrigativa.

jol:

Lassace soli e va a fa’ quello che sai !

Masticando amaro.

rac:

A ll’ordini !

Rachele prende il colapasta e esce da destra.

Ossequioso.

GIa:

Signora Jolanda vi do il buon giorno !

Con sussiego, indicando una sedia.

Squadrando Giacomo. Curiosa.

JOL:

Raggioniè voi qua state ? Accommodateve.

C’avete ‘na faccia ! Che v’è successo ?

Angosciato, mentre si siede.

Precisa con angustia.

GIa:

Non me ne parlate !

Stanotte, per via dell’allarme, non siamo riusciti a chiudere occhio né io, né mia moglie e nemmeno le bambine !

Tranquillizzante, siede accanto a Giacomo.

JOL:

Per fortuna che nun è successo gnente in città. Stavorta hanno bombardato a lli Castelli !

Continuando con preoccupazione.

GIa:

Viviamo tutti nel terrore di un secondo bombardamento, come quello di San Lorenzo !

Si riaffaccia Gaetano, sbarbato ma ancora in canottiera.

Drammatico.

Con partecipazione.

Gae:

Madonna Santa che macello è stato !

Quanti pori cristiani ce so’ arimasti sotto !

Con afflizione.

GIa:

Non lo dite a me che ho perso due zie di mia moglie, quelle che avevano il negozietto di casalinghi in piazza dei Volsci !

Si avvicina all’orecchio di Giacomo. Con fare confidenziale.

Gae:

Raggioniè, ho saputo, da fonte sicura, che er papa s’è fatto sentì e ll’alleati j’hanno promesso che Roma nun lla bombardeno ppiù!

Poco rassicurato.

GIa:

Speriamo che sia come dite voi, ma ogni volta che suona l’allarme mi tremano le gambe !

Gaetano prende una sedia e siede vicino a Giacomo.

Con evidente terrore.

L’argomento gli da lo spunto per rituffarsi nei suoi ricordi della grande guerra.

Gae:

Llo dite a me: io me caco sotto.

Proprio come quella vorta che, a Basovizza, que carogne de ll’austrungarici c’hanno preso a cannonate ppe’ du’ ggiorni de fila !

Io m’ero inguattato …

Interrompendo con decisione.

JOL:

Gaetà, nun  vedi che er zignore va de prescia?

Contento di scampare al racconto di Gaetano accampa  i suoi motivi

GIa:

La signora Jolanda ha ragione, debbo essere in ufficio tra mezz’ora.

Si alza e va verso destra, dispiaciuto.

Gae:

Nun potete sapé che ve sete perzo !

Gaetano si ritira da destra.

Cercando di carpire informazioni da Giacomo.

JOL:

Ragioniè, voi che sete ‘n pezzo grosso der ministero …

Puntualizza con modestia.

GIa:

Ma che dite: io non sono che un semplice impiegato amministrativo !

Insistendo con determinazione.

JOL:

Inzomma, voi avete studiato, leggete lli giornali … me llo sapete dì quanno finisce ‘sta guera ?

Stringendosi nelle spalle.

Con rammarico.

GIa:

Vallo a capire !

Dopo che il generale Badoglio aveva firmato l’armistizio, sembrava che fosse tutto finito e invece …

Interrompe con acredine.

JOL:

So arrivati lli tedeschi, llui s’e squaiato a Bari, assieme a quer bbono a gnente de re Pipino, e tutto è aricominciato come prima, anzi peggio de prima.

Cercando di dissimulare l’acredine che prova.

GIa:

Voi, di certo, non vi potete lamentare.

Più dura questo stato di cose e più guadagnate con la borsa nera !

Fingendosi offesa, si alza di scatto.

Con accentuata e falsa modestia.

Con forza cercando di essere convincente.

Coinvolgente.

JOL:

Guadambià io ?

Nun llo dite nimmanco ppe’ ll’ischerzo, si nun c’arimetto der mio, poco ce manca !

Io me do da fa' solo pp’arimedià quarche cosetta ppe’ chi c’ha ppiù de bbisogno.

Per esempio voi che tenete tre creature piccole!

Non credendo alle parole di Jolanda torna allo scopo della sua venuta.

GIa:

A questo proposito mi avevate promesso la pastina glutinata per la più piccola …

Jolanda va alla madia e ne tira fuori cinque pacchetti e li mette nella sporta che Giacomo tiene aperta

Con orgoglio a Giacomo.

Contando.

JOL:

Ecco qua !

Cinque pacchi di quella mijore: fatta con lla farina bianca, senza porvere de marmo !

Timidamente, alzandosi anche lui.

Giustificandosi.

GIa:

Vi avevo pregato anche per un po’ di cioccolata.

Sapete, serve per tenere buone le bimbe quando siamo nel rifugio.

Jolanda torna alla madia e ripete l’operazione con le stecche di cioccolata e il latte in polvere.

Professionale, enumerando.

JOL:

E qui ce stanno quattro tavolette de puro cioccolato svizzero e questo è er llatte in porvere che m’avevate chiesto !

Esprime gratitudine che non prova.

GIa:

Non so come ringraziarvi … e per lo zucchero?

Laconica, allarga le braccia.

Possibilista.

JOL:

Gnente da fà !

Però sto in parola co' ‘n tale, che m’ha promesso che ar massimo dimani a madina …

Fiducioso.

GIa:

Mi raccomando, che, senza lo zucchero, non c’è verso di fargli bere il latte a quelle birbanti!

A mo di constatazione.

jol:

Che ce volete fa’: lli regazzini so’ fatti accossì !

Con malcelata apprensione.

Gia:

Quanto vi devo ?

Jolanda tira fuori dalla tasca un pezzo di carta e lo consulta.

Mentalmente fa la sua somma

JOL:

Allora vedemo ... sommanno lla rimanenza de lla settimana scorza fanno ... fanno tremila settecento venticinque lire !

Allibito.

Non dandosi una ragione.

GIa:

Come tremila ... ma … ma  un mese fa per le stesse cose ne avete volute solo duemila !

Tirandosi fuori.

Simulando acrimonia.

Modestamente.

JOL:

E che dipenne da me ?

So’ ll’accaparratori che fanno er prezzo !

Ve ll’ho detto, io nun me pijo nimmanco llo scommido !

Imbarazzato.

GIa:

Ecco al momento … io non mi trovo provvisto … se avete la pazienza di aspettare sino al mese prossimo …

Irridente.

Aggressiva.

Adducendo una scusa.

JOL:

Si llallero !

E che j’aricconto a chi me porta lla mercanzia?

Quelli nun senteno raggione: vonno esse pagati su ll’ogna!

Cercando con calore di impietosire Jolanda.

GIa:

Cercate di capirmi, il mio stipendio è poca cosa e tutti i risparmi che avevamo se ne sono andati per non far soffrire le bambine …

Con ironica cattiveria, interrompe.

JOL:

Pe’ quello che m’arisurta tenete ancora quarche bbene ar zole !

Conferma, minimizzando.

GIa:

Certo: l’appartamento dove viviamo, poi c’è il negozietto che mi ha lasciato il mio povero babbo, ma è affittato a due soldi !

Fatalista.

JOL:

Allora si nun tenete er contante, ve dovete d’accontentà de quello che potete pijà co’ lla tessera annonaria !

Jolanda fa per recuperare la mercanzia. Giacomo la ferma ed estrae dalla tasca un involto con un orecchino.

Porge l’orecchino speranzoso.

Con importanza.

GIa:

Aspettate ... guardate quest’orecchino di mia moglie, al monte di pietà lo hanno valutato sei mila lire !

Guarda l’orecchino  contro luce.

JOL:

Er compagno in do’ sta ?

Dispiaciuto.

GIa:

Appunto, l’ho dovuto impegnare.

Scuote la testa, perplessa rende l’orecchino a Giacomo.

JOL:

Co’ uno solo ce famo poco e gnente !

Respinge l’offerta, con enfasi.

GIa:

È d’oro massiccio, con due brillanti purissimi !

Con falsa rassegnazione, riprende l’orecchino e lo intasca.

Possibilista.

JOL:

Vabbè, provate a llassammelo, che llo faccio vede a quer tale de lla robba.

Ppo’ esse che s’accontenta !

Ottimista.

GIa:

Sicuramente ci sarà un cospicuo avanzo.

Con poca convinzione.

JOL:

Si c’è ve llo conservo io, assieme a ‘na chilata de carne de vitello, che m’hanno promesso pe’ doppo domani.

Con uno slancio di gratitudine.

GIa:

Grazie signora Jolanda, voi siete una santa !

Con accentuata modestia, accompagna Giacomo a sinistra.

JOL:

Se fa quello che se po’: se nun s’ajutamo tra de noi !

Sulla soglia, a mo’ di congedo.

GIa:

A domani allora !

Giacomo esce da sinistra

Portando la voce, sulla soglia sinistra.

JOL:

Lassate lla porta overta che aspetto gente !

Entra Gaetano da destra, tutto vestito di nero e con un giornale sotto l’ascella. Jolanda va presso di lui e gli controlla l’abbigliamento

Con marcata ironia.

Giungendo le mani.

Gae:

Giusto ‘na santa !

“Santa Jolanda de ll’accaparrazione !".

Con ostentazione di pazienza.

JOL:

Gaetà, si fusse ppe’ te faressimo lla fame nera !

So’ ppiù de sei mesi che stai disoccupato !

Giustificandosi con slancio.

Si fa il segno della Croce.

Gae:

E che lla corpa è lla mia si hanno bombardato lla fabbrica de bbira a San Lorenzo indove lavoravo ?

Sto ancora a ringrazzià santa Pupa che m’aveva fatto sortì ppe’ ‘na commissione !

Poco convinta.

Inquisitoria.

JOL:

E ringrazziamo Santa Pupa !

Er fazzolettone ppe’ lla testa ll’hai pijato ?

Gaetano cava dalla tasca un fazzolettone bianco.

Mostrandolo a Jolanda.

Scuotendo la testa, sconsolato si va a sedere sul letto e apre il giornale.

Gae:

Sissignora, eccolo !

‘Gni vorta che m’apparecchio pe’ ‘sta farza,  me dimanno: “ma chi ce llo fa fa’ de core er rischio de finì tutti a bbottega, e io ppe’ primo” !

Sostenuta

JOL:

Dovemo da magnà sì, o no ?

Rabbrividendo al pensiero, indica il giornale. Citando l’ipotetico testo.

Gae:

Va a finì che me metteno puro qua, sur Messaggero: “Reduce de lla granne guera arestato ppe’ truffa e borza nera” !

Entra Fausto da sinistra.

Bacia la mano di Jolanda.

A Gaetano lascia la frase in sospeso.

FAU:

Signora Jolanda i miei omaggi !

Signor Gaetano …

Con sarcasmo da dietro il giornale.

Gae:

Ppe’ me ll’omaggi so’ sprecati !

Prendendola sullo scherzo.

FAU:

A voi vi va sempre di scherzare !

Tagliando corto.

JOL:

A che dobbiamo er piacere ?

Guardandosi attorno.

FAU:

Mi volevo accertare che quel mezzo quintale di caffè, che vi ho portato ieri sera, fosse sistemato a dovere.

Allibito, chiude il giornale.

Gae:

Mezzo quintale de caffè !?

Alza un lembo della coperta del letto di Gaetano, con orgoglio.

JOL:

Giudicate voi stesso, c’ho imbottito er siconno materazzo de Gaetano !

Picchiandosi una mano sulla fronte.

Si alza dal letto per rendersi conto del perché dell’insonnia notturna.

Gae:

Ecco perché  nun riuscivo a pijà sonno !

È stato tutto quer caffé che me so’ pijato ppe’ via nasale !

Rassicurante, si va a sedere con disinvoltura come in casa propria.

FAU:

Abbiate pazienza ancora un paio di giorni, che quello andrà via come l’acqua !

Cogliendo la palla al balzo, indica sotto il letto.

Gae:

A proposito de mannà via, nun è che potressivo llevamme da sotto er lletto puro que cinque forme de pecorino che, quanno me stenno, me pare de sta dentro a ‘na caciara !

Preoccupato, si sventola con la mano

FAU:

Già, quel pecorino è un bel problema: è andato a male, ha fatto i vermi !

Sicura di se stessa, poggia la mano sulla spalla di Fausto.

JOL:

Nun ve preoccupate sor Fausto che llo piazzo ll’istesso !

Con evidente ironia, avvicinandosi a Fausto, sottovoce.

Gae:

Jolanda è capace de chiede lla maggiorazione ché, assieme ar cacio, je venne puro lla ciccia!

Prendendola a ridere.

FAU:

Sempre spiritoso il nostro don Gaetano !

Facendosi improvvisamente serio e impensierito, ferma lo sventolare di Fausto.

Gae:

Credete a mme qui  ce sta poco da ride, si nun lla piantate co’ ‘sto commercio finimio tutti o ar confino, o ar fresco o, peggio, ar muro  !

Sdrammatizzando.

FAU:

Via, ora state esagerando !

Reagendo con veemenza.

Si siede e torna ai suoi ricordi.

Inorridito.

Gae:

Esaggeranno ‘n par de minchioni !

Quanno stavo ar fronte, e precisamente sur Podgora, hanno beccato dua che aveveno rubbato a lla sussistenza ‘n sacco de pagnotte. Aho, ll’hanno fucilati sur posto !

Cercando di tagliare corto.

Tira fuori un pacchetto.

FAU:

Adesso non ci penzate più !

Vi ho procurato una decina di mezzi toscani …

Approfittando dell’occasione, fa alzare Gaetano e lo porta a sinistra.

JOL:

Perché nun te ne vai fora a fumattene uno e ce llassi llavorà in zanta pace !

Non rinunciando a dire la sua, prende il pacchetto.

Gae:

Lavorà è ‘na parola grossa !

Dando una leggera spinta a Gaetano.

JOL:

E va, e resta a portata de voce caso mmai …

Amaramente tagliente.

gae:

Sto sur pianerottolo pronto a ll’uso !

Gaetano esce da sinistra.

Alzandosi a Jolanda con commiserazione.

FAU:

Che uomo impossibile, mi chiedo come fate ancora a sopportarlo.

Cercando di giustificare.

JOL:

Bisogna capillo: nun ha ancora smartito lla pavura de quanno stava ar fronte !

Con ostentata ammirazione, si avvicina a Jolanda.

FAU:

Per fortuna che in questa casa ci siete voi  che portate i calzoni al posto suo !

Jolanda fa un passo indietro e estrae dalla tasca l’orecchino.

Sbrigativa, mettendo nelle mani di Fausto l’orecchino.

JOL:

Mo famola finita co’ lle chiacchiere e diteme, siconno voi, quanto po’ valé ‘st’orecchino.

Fausto prende dalla tasca un occhialino da orologiaio.

Osserva con attenzione, compiaciuto. Tende la mano

FAU:

Niente male sapete, proprio niente male !

Fatemi vedere anche l’altro, così controllo se le pietre sono uguali.

Allargando le braccia.

JOL:

Nun ce sta, er raggioniere ll’ha già pignorato.

Interessato, tende la mano.

FAU:

Allora datemi la polizza, che vado io al monte a spignorarlo.

Seguendo un suo pensiero.

Incalzante.

JOL:

Ar momento nun ce ll’ho, ma po’ esse che in settimana …

Co’ uno solo, ce stamo dentro a sei mila lire ?

Con sicurezza soppesa l’orecchino.

FAU:

Più che largamente !

Con tono professionale estrae dalla tasca un foglio e fa per sedersi.

JOL:

Si ve va famo du’ conti de quanto so’ riuscita a piazzà, accossì ve do lla parte vostra.

Galante, la blocca e si fa più vicino a Jolanda.

FAU:

Lasciate stare, che se fosse per me: tutta la roba mia sarebbe vostra, basta che voi voleste.

Sperando di aver capito male.

jol:

Davero, e come ?

Di slancio.

Fau:

Così Jolà  !

Fausto fa per abbracciare Jolanda.

Cerca,  poco convinta, di ritrarsi.

JOL:

Sor Fausto … ma che fate ?

Strigendola a se con passione.

FAU:

Quello che avrei voluto fare da tanto tempo !

Non sapendo se cedere o resistere.

JOL:

Ma ... ma sete uscito pazzo ?

Con ardore.

FAU:

Pazzo sì, pazzo di voi !

Molto turbata.

JOL:

Lassateme, che in un momento de manchevolezza io …

Entra Rachele da destra e li sorprende. I due rapidamente si separano.

Asciutta, restando sulla soglia.

rac:

Ah !

Recuperando il sangue freddo.

JOL:

A te che te s’è sciorto ?

Con sottile ironia, indicando a destra.

rac:

Lli broccoletti so’ cotti che ce devo da fa ?

Non raccogliendo.

JOL:

Ripassalli co’ ll’ojo e ll’ajo !

Con fare strafottente, si avvicina all’orecchio di Jolanda.

rac:

Io stasera aritorno ar cinematografo e ce sto quanto me pare e piace !

Vagamente minacciosa.

JOL:

Doppo ne riparlamo !

Sostenuta, va verso destra.

Si ferma, rafforzando il concetto.

rac:

Ce sta poco da parlà: io ce vado !

Eccome si ce vado !

Rachele esce, indispettita, da destra.

A Fausto infuriata.

Indicando a sinistra, inquieta.

JOL:

Mo ll’avemo combinata grossa !

Chissà che s’è messa in testa quella !

Da sinistra entra Angelina con in mano una sporta. Parla napoletano

Timidamente, sulla soglia.

ang:

Posso trasire ?

Sulle sue,non contenta di vederla.

JOL:

Bon giorno commà, a che dovemo er dispiacere?

Si fa avanti. Prendendola alla larga, discorsiva.

ang:

Passavo da cheste parti e me songo detta: “Quase, quase faccio nu salto a vedere comme sta la cummare Jolanda” !

Brutalmente, cercando di coprire con il corpo il tavolo con la merce.

JOL:

Che ve serve ?

Intimorita.

Prendendo coraggio, cercando di curiosare quello che c’è sul tavolo.

ang:

A me nente ! 
Oddiò, si vi avanzàsse nu chilètto farinà, nun direì ‘e no !

Asciutta, parandosi davanti.

Con disprezzo.

JOL:

Nun m’avanza.

Commà, ce sete venuta da Napoli pp’annà a scroccà a destra e a manca ?

Fingendosi offesa.

ang:

Io ? Ma quanno mmai !

Gentile a Fausto.

Brutale ad Angelina.

JOL:

Sor Fausto, scusateme ‘n attimo, torno subbito e voi commà prima tojete er disturbo e mejo è.

Jolanda esce da destra.

Durante il dialogo seguente Angelina prende la merce e la osserva, Fausto gliela toglie di mano e la rimette a posto.

Autocommiserandosi.

Mestamente.

Girandosi verso Fausto.

ang:

Cà volite, quanno songo restata sola mi sono trasferita a Roma e  aggia pure arrangiarme pe’ strappare la jurnata !

La sapete la situazione mia !

Fingendosi interessato.

fau:

A proposito novità ?

Rassegnata.

Scuotendo la testa con tristezza.

Sottolineando “disperso”.

ang:

Zero!

Anche chesta matina songo andata alla stazione dei carabinieri ppe sentre se c’erano notizie ‘e Gaspare. La risposta è stata ‘a stessa da tre anni a chesta parte: disperso !

Cercando di infondere coraggio.

fau:

Vedrete che prima o poi si farà vivo.

Fatalista.

Con rimpianto.

ang:

Speramme !

Chello ca' nun riesco a mandare abbascio e ca' ‘o matrimonio nun l’abbiamo manco consumato !

Con stupore.

fau:

Mi dite davvero ?

Racconta con partecipazione.

ang:

A’ primma sera, quanno stavamo ppe metterci ‘o lietto, sono arrivati ‘e carabinieri che hanno pigliato e impacchettato Gaspare spedendolo ‘o fronte russo e cu ‘a divisa estiva!

E da quanno c’è stata la ritirata se ne sono perse ‘e tracce.

Trattenendosi dal ridere.

fau:

Non si può certo dire che il vostro sia stato un matrimonio fortunato !

Con fatalista rassegnazione elenca.

ang:

O’ fatto è che mo’ nun so cchiù se sono: zitella, maritata oppuramente vedova !

Rientra Jolanda indossando un grembiule.

Spazientita, indica a sinistra.

JOL:

Si avete finito,  potete puro annavvene!

Tornando a ciò che le sta più a cuore, indicando i cartocci.

ang:

Commà, site propreto sicura cà non vi cresce nu poco de chella farina ?

Decisa.

jol:

Sicurissima !

Con fare furbesco va vicino a Jolanda.

ang:

Peccato pecché in cambio, vi potevo dicere ‘na cusariella che v’avrebbe potuto interessare assai !

Aggressiva.

jol:

Sarebbe a di’ ?

Furbescamente, indicando i cartocci.

ang:

‘A farina ...

Incuriosita le da un cartoccio.

JOL:

Ecchive lla farina, ma mo parlate !

Racconta con fare misterioso, mentre mette la farina nella sporta.

Lascia in sospeso.

ang:

Da una stanza della stazione dei carabinieri è sortita Vittoria Diotallevi ca’ appena mi ha visto m’ha pigliato a ‘na parte e m’ha ditto …

Sollecitando con veemenza.

JOL:

Che v’ha detto qua ‘n’infame ?

Con tono cospiratorio.

Conclusiva.

ang:

M’ha ditto: “Andate a dicere a chella sarapiga della comare vostra ch’ha fernuto ‘e zazzare” !

Allora io aggio fatto: duje e duje quàttro …

Al colmo dell’indignazione sbotta.

Tra i denti con grande acredine, misura a grandi passi la stanza.

JOL:

Che je pijasse ‘n corpo secco indove se trova !

Qua moriammazzata è ita davero a denunziamme a lli carabbinieri !

Impensierita.

Con sicurezza.

ang:

Chistu si ch’è nu guaio serio !

Ci potete giurare che, prima ‘e subito, chelli vi vengono a fare visita !

Decisa va vicino a Angelina.

JOL:

Commà, ite de corza a chiamà lli fratelli Santucci !

Perplessa.

ang:

O’ sagrestano e o’ cassamortaro ?

Conferma, accompagnando Angelina verso sinistra, esprimendo gran fretta.

JOL:

Proprio a lloro, diteje de venì subbito e de portà ll’attrezzi, che lloro  capischeno !

Arrivando a comprendere lo scopo.

Buttandola lì.

ang:

Me sa c’aggio capito pur io.

Commà, si vulite, per duje scatole ‘e piselli,  faccio ‘a monaca consolatrice, cossì facimme cchiù teatro !

Assentendo.

JOL:

D’accordo, ma vedete de sbrigavve !

Uscendo da sinistra.

ang:

Volo !

Angelina esce da sinistra.

Durante le battute seguenti Jolanda, aiutata da Fausto, nasconde sotto il letto tutta la mercanzia sul tavolo e quella che è riposta nella madia.

Portando la voce chiama.

JOL:

Rachè … Rachele viè subbito qua !

Cercando di infondere coraggio.

FAU:

Non vi date pena, vedrete che si risolverà tutto per il meglio !

Sull’orlo della disperazione.

JOL:

Io ce llo sapevo che annava a finì  così, quanno ‘na giornata nasce storta …

Esprimendo preoccupazione.

FAU:

Il vero guaio è che adesso siamo nelle mani di vostro marito !

Rabbrividendo.

JOL:

Nun me llo state a ricordà !

Rachele entra da destra.

Sgarbata.

rac:

Mo ch’artro c’è ?

Esprimendo ansia.

JOL:

Corri a chiama tu padre e ppoi vatte subbito a mette er vestito nero !

Terrorizzata.

rac:

Oddio !

Stanno pp’arrivà ppe’ davero !

Rachele esce di corsa da sinistra.

Partecipativo.

FAU:

Sentite, se siete d’accordo, io potrei fare il parente inconsolabile !

Riconoscente. Con malizia.

JOL:

Grazzie ! Er solo fatto de sapevve vicino, me da coraggio !

Rientrano da sinistra Rachele, che va di corsa a destra e Gaetano che si ferma sulla soglia.

Laconico.

gae:

Io sto quane !

Drammatica andandogli incontro.

JOL:

Gaetà, preparete che ce semo !

Poco convinto.

gae:

Nun è come ll’arte tre vorte che avemo fatto: “ar lupo ar lupo” e er lupo nun s’è fatto vede ?

Con sicurezza.

JOL:

None, ‘sta vorta staranno qui a momenti !

Rassegnato, guadagna il centro.

gae:

Ma guarda che se deve mette a fa’ ‘n poro Cristo ppe’ parà er deretano a chi nun se llo merita !

Entra di corsa Benito da sinistra.

Con grande agitazione

ben:

Ma’, ‘na camionetta de carabbinieri ha girato er cantone !

Sbrigativa, prendendo Benito per un braccio.

JOL:

Viette a mette er lutto ar braccio che pur io me vado a vestì !

Seguendo Jolanda.

ben:

Subbito !

Escono Jolanda e Benito da destra. Entrano da sinistra Angelina vestita da suora, Severino in camice grigio, Sante con in mano un vestito da prete con cotta e stola nera.

I due portano un grande telo nero con le frange dorate, quattro portaceri e una sporta.

Facendosi avanti.

ang:

Nuje cà stamo.

Rinfrancato dalla presenza dei due.

Con apprensione.

fau:

Meno male che siete arrivati !

Avete portato tutto l’occorrente ?

Scuotendo la testa.

Sev:

Sine, solo che ppe’ lli ceri se dovemo accontentà.

Tira fuori dalla sporta quattro ceri consumati.

SAN:

Ce so’ solo ‘sti quattro mezzi, avanzati dar funerale de jeri de lla sora Gasperina  !

Durante le battute seguenti i Santucci dispongono sul letto il telo nero e i quattro posaceri ai lati del letto.

Con orgoglio professionale.

Sev:

Un funerale, nun faccio pe’ vantamme, co’ lli contro cazzi: cassa de mogano co’ rivestimento de tulle, cuscino de raso e manici dorati, trasporto cor tiro a quattro, vespijone in porpe, otto corone e dodici cuscini !

Anche lui non è da meno in quanto a orgoglio professionale.

SAN:

Dieci minuti sani, sani de campane a morto, Messa cantata co’ ll’organista in loco, benedizione solenne, co’ ll’incenzo e ll’acqua santa, impartita dar vescovo in perzona !

Costatando.

Con amara autoironia.

gae:

A me meno de 'n funerale di terza classe!

Nun c’ho da scialà nimmanco da morto !

Rivolto a Fausto, in apprensione.

SAN:

Sor Fausto annate giù ar portone e cercate de trattené lli carabbinieri er ppiù possibile !

Con sollecitudine,

Sev:

Noi  intanto apparecchiamo lla scena !

Fausto esce da sinistra.

Consegnando i ceri ad Angelina

SAN:

Voi commà piazzate lli ceri a lli quattro pizzi der lletto e appicciateli.

Disponibile.

Ang:

Subbeto !

Beffardo.

gae:

Giramo 'n firme: “Lla morte a borza nera “

Durante l’azione seguente Sante si veste da prete.

A mo di rimprovero.

Con tono di comando, indica il letto.

Sev:

Sor Gaetà, nun ve perdete in chiacchiere.

Sdrajateve sur lletto che ve sistemo a dovere !

Riflessivo, andando verso il letto.

Gae:

Speramo che nun ce penzi qualchedun’artro a sistemamme ppe’ lle feste !

Gaetano fa per sdraiarsi sul letto.

Accorgendosi dell’errore di Gaetano

Apprensivo.

Sev:

Lle scarpe !

Llevateve lle scarpe, che a Roma er morto co’ lle scarpe porta jella !

Ironico, mentre esegue.

Gae:

Sai che je frega ar morto !

Esortativo.

SAN:

Severì, daje ‘n’incipriata, che er sor Gaetano pare er ritratto de lla salute !

Con dissacrante sarcasmo.

Interessato ad Angelina.

Sev:

Se ‘a cipria ! Co’ lli tempi che coreno, vai cercanno lla cipria !

Voi la tenete sora Angelì ?

Negando.

Apre la sporta e porge il cartoccio.

Ang:

Ma quanno maje !

Al massimo vi pozzo da’ nu poco di farina !

Prendendo il cartoccio

Sev:

Date qua, che se lla famo annà bbene !

Risentita, assaggiando la farina.

ang:

Doppio zero, e diciva ca nu la teniva !

Invitante.

Sev:

Io je infarino lle mano voi penzate a lla faccia !

Severino e Angelina eseguono.

Ad Angelina, tossendo.

gae:

Commà, fate attenzione !

Me lla state mannanno tutta su per naso e me viè da starnutì

Allarmato.

SAN:

Non sia mmai, così so’ finite lle Messe a San Gregorio !

Va vicino a Gaetano e porge la mano.

Sev:

Adesso  sor Gaetà dateme er fazzolettone …

Tirandolo fuori dalla tasca.

gae:

Ecchelo !

Severino comincia ad annodare il fazzoletto in modo da bloccare il mento di Gaetano.

Autoritario.

Sev:

Da ‘sto momento in ppoi nun parlate ppiù, sinnò ve se smonta tutto er reggimento.

Cogliendo la palla al balzo cerca di raccontare.

gae:

A proposito de reggimento, quella vorta che stavamo a ...

Interrompendo bruscamente.

Sev:

V’ho detto de stavve zitto !

A Gaetano mentre estrae dalla tasca un rosario per poi eseguire.

SAN:

Adesso incrociate lle mano sur petto che ve ce metto er zanto rosario …

Tira fuori dalla sporta sei garofani rinsecchiti.

sev:

Ppe’ lli fiori se famo annà bene ‘sti sei garofani avanzati …

Con un mugugno.

gae:

Dar funerale de lla sora Gasperina !

Spazientito.

San:

Aridaje ! Tappateve lle bocca !

Sbrigativo consegnando i fiori ad Angelina.

Sev:

Sora Angelì, mettetene tre pe’ parte attorno a lla sarma, che fanno effetto !

Angelina esegue.

Entrano Jolanda, Benito e Rachele da destra, vestiti a lutto.

A Sante.

jol:

Noi semo pronti !

Preoccupato.

SAN:

Severì, nun te sarai scordato lle cipolle ?

Dalla sporta tira fuori in sacchetto e distribuisce le mezze cipolle a tutti

Sev:

Certo che no !

A voi, pijatevene mezza per ciascheduno.

Con sollecitudine.

SAN:

Quanno arriveno lli carabbinieri, sverti, sverti, passatevela su ll’occhi !

Puntualizzando.

Sev:

Accossì piagnete de sicuro !

Prende per un braccio Rachele e la va a sistemare ai piedi di Gaetano.

SAN:

Tu Rachè mettete in ginocchio a lli piedi der letto e abbraccia lle gambe de tu padre !

Cercando l’approvazione.

rac:

Va bene così ?

Approvando. Suggerisce il da fare.

SAN:

Brava ! E ‘gni tanto tira fora er fazzoletto asciughete ll’occhi !

Rivolto a Jolanda, mentre parla la posiziona.

Sev:

Voi sora Jolanda, pijate ‘sta sedia, veniteve a mette in capo ar letto e posate ‘na mano su lla fronte der sor Gaetano.

Lamentoso tra i denti.

gae:

Ammazza quanto è fredda !

Infastidito da  Gaetano

Sev:

C’arifamo ! Zitto, dovete sta’ zitto !

Si gira verso Benito e sposta la sedia al lato del letto, esortativo.

SAN:

Tu Benì viè qua, appoggiate a lla sedia co' tutte e dua lle mano e abbassa lla testa.

Sentendosi esclusa.

ang:

E io cosa faccio ?

Dalla sporta tira fuori un aspersorio e lo mette in mano ad Angelina poi la guida  nella posizione dovuta.

SAN:

Pijate l’aspersorio, e annamo a mettese ciascuno a llato der decuius e recitamo ll’orazioni de lli morti in latino.

Impensierita.

ang:

Io nun  saccio na parola ‘e latinorum !

Tranquillizzante.

SAN:

Nun ve preoccupate: abbasta che aripetetete quello che dico io !

Si allontana per controllare la scena.

Sev:

Me pare che sta tutto a ll’ordine.

Riconoscente.

jol:

Grazzie a tutti e dua.

Esplicitando il suo tornaconto.

SAN:

Sora Jolà, come va va, me dovete mezzo chilo de caffè.

Precisa il suo di tornaconto.

Sev:

E a me du chili de pasta, de quella bbona !

Decisa.

jol:

Contatece !

Portando la voce.

fau:

(F.C.) Marescià, vi prego, mettetevi una mano sulla coscienza …

Le donne si passano rapidamente la cipolla sugli occhi.

Entra da sinistra Prospero seguito da Fausto che tenta di fermarlo.

Con tono autoritario, scostando Fausto.

pro:

Altomare Fausto, llevate de torno che m’hai aggià fatto perde troppo tempo !

Salmodiando.

SAN:

A porta inferi …

Cercando di imitare Sante.

ang:

Portate lli finferli …

Cerca di distogliere Prospero dal  proposito di smascherare Gaetano.

fau:

Scusate se insisto, ma vi pare il momento di disturbare una povera famiglia affranta dal dolore ?

Con sarcasmo.

pro:

Sur povera nun ce metterebbe lla mano sur foco !

Con voce rotta dal pianto, indicando Gaetano.

jol:

Guardate marescià, guardate er poro marito mio !

Non convinto, guadagna il centro.

pro:

Vedo, vedo, nun so’ mica cecato !

Seguita sullo stesso tono.

Jol:

Se n’è ito a ll’artro monno, così, in un bbatter d’occhio …

Ironico, squadrando Gaetano.

pro:

Ma guarda ‘n ppo’, ha capato proprio er momento ggiusto !

Con un lamento straziante

rac:

Babbo, babbo mio, perché nun me risponni ?

Convinto del fatto suo, rivolto a Rachele.

Pro:

Te risponne ! Tu llassa fa’ a mme, che prim’o ppoi, te risponne !

Prendendosi la testa tra le mani.

ben:

Nun ce pozzo crede, nun ce pozzo crede !

Con mordace ironia. Girato a Benito.

Pro:

Si è ppe’ questo, nun ce credo nimmanco io !

Fingendo dolore

rac:

Nun me resteno ppiù lacrime ppe’ piagne ‘n padre accossì bbono !

Col tono di chi la sa lunga, sventolandosi la faccia con la mano.

Pro:

Ecco brava, falla finita, che qui ce sta ‘na puzza de cipolla che levete !

Lamentoso, mentre fa finta di sistemare al meglio il telo nero.

sev:

Proprio a mme, ch’ero amico suo, me toccato de sistemallo ppe’ er su’ urtimo viaggio ar camposanto !

Con sottinteso sarcasmo.

Pro:

Ppo’ esse che cambbia destinazione !

Scuotendo il capo, piangente

SAN:

Ierzera stava ‘n fiore e ppoi …

Con scarso interesse, accompagnando con un gesto della mano.

pro:

A titolo de informazione: quanno sarebbe depassato ?

Precisa tra i singhiozzi, con le mani al volto.

jol:

‘Sta notte a lle quattro e quarantassette !

Colpito, trova un’allegoria nelle parole di Jolanda.

Esprimendo sicurezza, indica Gaetano.

pro:

Quanno se dice lla precisione: quattro lla bara e quarantasette morto che parla !

Perché questo, me ce gioco lla camicia, che parla !

Riprende a salmodiare.

SAN:

De profundis clamavi ad te, Domine …

Buttando a casaccio.

ang:

Te sprofunni ‘o furmene …

Con un sospiro, constata.

fau:

Lo rivedo ancora, sulla porta di casa, a fumarsi, beato, il suo mezzo toscano !

Con tono commosso rievoca.

ben:

C’ariccontava sempre de avé scampato lle fucilate de ll’austriaci e mo doveva d’annà a morì così, senza ‘n perché !

Con ostentata sicurezza.

pro:

Me sa che ce llo so io er perché !

Isterica.

jol:

Gaetanuccio mio nun c’è ppiù, nun c’è ppiù !

Come ragionando tra se e se.

Indicando Gaetano.

pro:

Se vede che a Roma a da esse scoppiata ‘na vera epidemia: questo è er quarto morto, ppe’ borza nera, che m’aritrovo ppe’ lle mano !

Riprende a salmodiare.

SAN:

Dies irae, dies illa …

Buttando a casaccio.

ang:

Dice mille puro a illa …

Rivolto agli altri, con orgoglio professionale.

Indicando Gaetano

pro:

Ppe’ vostra conoscenza, a ll’arti tre j’ho fatto ll’accompagno, no ar Verano, ma ar Coeli !

E mo tocca ar quarto !

Tentando di impietosire Procopio, indica Rachele e Benito.

fau:

Marescià, ma non avete pietà per il dolore di questi poveri figli ?

Con un lamento soffocato.

rac:

Babbo, babbo mio c’hai lassato soli !

Sentenzia sarcastico.

pro:

Senti a mme regazzì: mejo soli che male accompagnati !

Scuotendo la testa, straziato.

ben:

Quanno se potaremo da pace ppe’ ‘na così granne perdita !

Con atteggiamento incredulo e ironico.

pro:

‘Na vocetta me dice che vojartri c’avete quarcos’artro da perde!

Asciugandosi gli occhi.

jol:

Era ‘n marito d’oro: dorce comprensivo …

Tirando su con il naso.

rac:

Nun c’ha fatto mai manca gnente !

Sentenzia con trasporto.

SAN:

Hanno da passà cent’anni prima che rinasca ‘n omo accossì !

Sarcastico.

Pro:

Ppo’ esse che famo prima !

Tirando su con il naso.

sev:

Nun me pozzo da’ pace !

Assumendo un atteggiamento deciso.

pro:

Si nun lla piantate subbito co’ ‘sta manfrina ar gabbio ve ce porto a tutti quanti !

Riprende a salmodiare.

SAN:

Réquiem ætérnam dona eis, Dómine …

Buttando a casaccio.

ang:

Regghime interra …

A  Gaetano, imperioso.

pro:

Sor morto …

Precisa singhiozzando.

jol:

Gaetano … se chiamava Gaetano.

Prendendo una decisione.

pro:

Gaetà, arzete e famola finita, che si nun t’arzi da solo ce penzo io !

Procopio si avvicina al letto con intenzione di far alzare Gaetano.

Frapponendosi, preoccupata.

Tenta l’ultima chance.

sev:

Marescià, ma che fate ?

Nun  llo sapete che toccà lli morti porta jella ?

Tagliente, scansando Severino.

pro:

Tutto sta a vedé a chi !

Insiste, frapponendosi.

san:

Nun zolo, ma si llo fate commettete sacrileggio!

Sforzandosi di essere paziente.

Determinato.

pro:

Sentiteme bbene ‘na vorta ppe’ tutte: io nun vojo fa der male a nissuno, ma nimmanco vojo passà ppe’ fesso !

Mo famo come dico io …

E2 (sirena d’allarme aereo)

Spaventata.

rac:

Oddio, ll’allarme !

Imprecando.

sev:

Mannaggia lla boja, ce risemo !

Terrorizzata.

ang:

Ce bombardano n’ata vota !

Avviandosi di corsa verso sinistra.

fau:

Via di corsa al rifugio !

Con apprensione.

SAn:

Sì ! Sì ! Annamo, annamo !

Tutti si avviano verso sinistra poi si bloccano.

Angustiata.

JOL:

Marescià, che fate, nun venite puro voi ?

Scuotendo la testa.

Tra l’ironico ed il serio.

pro:

None !

Pare bbrutto llassà er morto da solo !

Cercando di convincere Procopio.

ben:

Ma è pericoloso !

Insistendo con la stessa intenzione.

fau:

Le bombe non rispettano nessuno: né vivi né morti !

Cercando di addurre un buon motivo.

sev:

Venite co’ noi, ch’annamo ar rifuggio vicino a lla basilica de San Giovanni, e ll’alleati lle chiese nun lle bombardeno !

Determinato, sottolineando la parola “poro”

pro:

Si volete annà ite puro, che ce resto io a fa’ compagnia ar “poro” Gaetano !

Divorata dalla paura.

Riprende a salmodiare mentre di corsa si avvia a sinistra.

SAN:

Si proprio inzistete fate come ve pare, ma noi se damo, vorrà di’ che ll’orazzioni lle dimo ar rifuggio, che so’ bbone eguali !

Réquiem ætérnam dona eis, Dómine …

Buttando a casaccio e seguendo Sante.

ang:

Regghime interra …

Angelina, Severino e Sante escono di corsa da sinistra.

Cercando di addurre una scusa plausibile per convincere Jolanda

fau:

Andiamo anche noi, signora Jolanda, che vostro marito non avrebbe mai voluto che la sua famiglia corresse un tale pericolo.

Rendendosi convinta, trova un’altra giustificazione.

JOL:

È vero ! Lla famija è stato sempre er primo penziero suo!

Constatando con amarezza.

pro:

Nun se po’ di’ altrettanto de voi pe llui !

E3 (contraerea)

Rasentando il terrore.

fau:

La contraerea comincia a sparare si vede che sono vicini !

Sbrigativa.

JOL:

Regazzì date ‘n bacio a babbo e annamo !

Rachele e Benito eseguono.

Provando ancora.

fau:

Maresciallo, siete proprio sicuro ?

Non risparmiando un’ultima battuta beffarda.

Con tono di comando.

pro:

Annate, annate che ll’anima de ‘sto sant’omo me proteggerà da lle bbombe !

Via, via !

Jolanda, Fausto, Rachele e Benito escono velocemente da sinistra.

Procopio prende una sedia e si siede vicino a Gaetano

Confidenzialmente constata.

pro:

Allora amico mio, tu me consenti de chiamatte così, come vedi semo rimasti solo noi dua …

Gaetano rimane immobile.

E4 (scoppio di bomba in lontananza).

Constatando.

pro:

Eccheli che cominceno !

E5 (sequenza di bombe più vicine).

Gaetano rimane immobile.

Cerca di impaurire Gaetano.

Apprensivo.

Alzando le spalle

pro:

Nun ce vanno llisci a ‘sta botta, senti che concerto !

Gaetà, si ce ne casca una in testa, lla famo noi lla fine de lli sorci !

Ma già, a te che te frega, tanto sei morto !

Gaetano rimane immobile.

E6 (bomba ancora più vicina).

Quasi con stupore.

Cercando di essere convincente.

Con ammirazione.

pro:

Ammazza che caracca !

Senti a me Gaetà, lla tu’ bbella porca figura ll’hai fatta, mo t’arzi e se n’annamo tutti e dua ar rifuggio, che pur’io c’ho famija !

Gaetano rimane immobile.

Va via la luce

Luci in Pz2 (solo ceri)

Con rassegnazione.

Trovando con ironia il lato positivo.

Non aspettandosi una risposta.

pro:

Tanto pe’ fa ‘na cosa nova, è ita via lla luce !

Mejo, accossì c’avemo ‘n’atmosfera più intima: noi dua soli e ar lume de cannela!

Che ne dici Gaetà ?

Gaetano rimane immobile.

E7  (sirena dei vigili del fuoco).

Continua il suo soliloquio con Gaetano cercando di impaurirlo.

Constatando con approvazione.

Esortativo.

pro:

Li senti lli pompieri ?

Dev’esse annata a foco quarche casa qua vicino!

Certo che sei ‘na bella capa tosta !

Daje arzete !

Gaetano rimane immobile.

E8  (sirena di ambulanza).

Procopio si alza.

Tornando professionale.

Rassicurante.

pro:

Vedemo ‘n ppo’ che ce sta sotto er letto …

Sta tranquillo che nun te tocco, che, come dice er sacrestano, sarebbe sacrileggio !

Gaetano rimane immobile.

Procopio alza un lembo del telo nero e scruta sotto il letto.

Particolarmente colpito.

Con amarezza.

pro:

Guarda, guarda !

Questo si ch’è ‘n sacrileggio !

Qua sotto ce sta ‘gni ben de Ddio: farina, pasta, caffè, zucchero, puro er pecorino … senti che puzza !

Gaetano rimane immobile.

E9 (scoppio di bomba in lontananza).

Rassicurato del pericolo scampato.

Cercando compiacenza.

pro:

Pare che lla zinfonia sta pe’ finì !

Gaetà, armeno damme lla soddisfazione de famme vedé che nun me so sbajato !

Gaetano rimane immobile.

E10 (sirena di cessato allarme)

Con un sospiro di sollievo.

Facendosi la Croce.

pro:

È finita !

Puro ‘sta vorta er Padreterno ch’ha messo ‘na mano su lla testa !

Ritorna la luce

Luci in Pz1

Rassicurato.

Con ammirazione.

Prendendo una decisione.

pro:

Meno male ch’è aritornata puro lla luce !

Gaetà te devo fa’ lli mejo complimenti !

Bravo, sei stato proprio bravo !

Er coraggio tuo llo vojo premià: si t’arzi nun t’aresto !

Gaetano rimane immobile.

Constatando l’immobilità di Gaetano.

Rafforzando la promessa.

pro:

Nun t’abbasta è ?

Vorrà di’ che nun te confisco nimmanco lla mercanzia !

Gaetano rimane immobile.

Alza la mano destra a mo di giuramento.

Aumentando la dose.

pro:

Si me dai lla soddisfazione de famme vedé che nun sei morto, te do lla parola mia de carabbiniere che me ne vado !

Anzi, famo come si nun fussi mmai venuto !

Gaetano finalmente si mette seduto sul letto e si toglie il fazzolettone dalla testa.

Ancora non del tutto convinto.

Minaccioso.

gae:

Avete detto: parola de carabiniere ?

Si mo m’arrestate sete ‘na carogna !

Rassicurante.

pro:

Sta tranquillo: a me m’è bastato nun passà pe’ cojone !

Con grande gratitudine, si alza.

gae:

Marescià, che er Zignore ve ne renna merito !

Ammonisce con serietà Gaetano.

Andando verso sinistra.

pro:

Però, si c’ariprovi, nun lla passi liscia !

Te saluto Gaetà !

Con simpatia.

gae:

Salute a voi marescià ! E Grazzie !

Con simpatia.

Ammirato con una punta di acidità.

pro:

E de che ? M’ha fatto piacere conoscete.

L’ommini come a te se conteno su lla punta de lle dita, quei marfattori de lli parenti tua te dovrebbero fa’ ‘n monumento !

Procopio esce da sinistra.

Facendosi vento con le mani.

Con grande determinazione.

Con una smorfia di dolore.

Avviandosi di corsa verso destra.

gae:

Mamma mia che strizza, sto tutto sudato !

Io er morto nun llo faccio ppiù, nimmanco se me pregheno in ginocchio !

Mummm … Ammazza che dolor de panza !

Si nun vado subbito ar cesso, schiatto !

Gaetano esce da destra.

Da sinistra entrano Jolanda, Fausto, Rachele e Benito.

Con amara constatazione, mentre va verso il letto.

Chiama, preoccupata non vedendo Gaetano.

JOL:

Ma nun lla finiranno mmai de tormentà Roma nostra ?

Gaetà ?

Rammaricato, si picchia una mano sulla coscia.

ben:

Mannaggia lla zozza, er maresciallo s’è portato a bbottega a babbo !

Rassegnata, crolla su una sedia.

rac:

Nun j’ha retto er core e s’è fatto svagà !

Con marcato disprezzo, rivolto a Jolanda

fau:

Visto ? Avevo ragione io quando vi dicevo che non potevamo fidarci di quel cacasotto !

A mo di rimprovero.

Prendendo le difese del marito.

JOL:

Nun dite così !

So’ sicura che Gaetano ha fatto er ppossibbile!

Benito va a controllare sotto il letto.

Sconcertata.

ben:

Ma’, guardate lla robba sta tutta qua !

Non trovando una ragione.

rac:

Allora che fine avrà fatto babbo ?

Rientra Gaetano da destra allacciandosi la cintura dei pantaloni.

Teatrale.

Con sfottente orgoglio.

gae:

Sto quine !

Er cacasotto, come dice ‘sto fregno, er dovere suo ll’ha fatto e come si ll’ha fatto !

Jolanda va ad abbracciare Gaetano.

Con affetto.

JOL:

Gaetano, Gaetanuccio mio !

Posa la mano sulla spalla di Gaetano.

ben:

Babbo !

Asciugandosi gli occhi, commossa.

rac:

So tanto contenta de vedevve sano e sarvo !

Cercando di metterci una pezza a colori, va verso Gaetano

fau:

Don Gaetà, non ve lla sarete presa per il cacasotto. Sono cose che se dicono in un momento di rabbia !

Con amarezza.

Rabbrividisce ripensandoci.

gae:

A voi lla rabbia a me lla strizza.

Ce mancato poco che, pe’ lla pavura, me morissi ppe’ davero !

Pratico, mentre toglie il telo nero dal letto aiutato da Rachele.

ben:

L’importante è che lla mercanzia s’è sarvata !

Aggressivo.

Amareggiato.

gae:

La mercanzia !

Quello è er primo probblema vostro !

Con soddisfazione, mentre spegne i ceri.

rac:

Così potemo rimette in piedi er commercio !

Durante le battute seguenti Rachele e Benito rimettono la merce sul tavolo.

Rasserenata.

Jol:

Ringrazziamo lla Madonna puro pe’ questo !

Con forza.

Lapidario.

gae:

E no Jolà, questo nun lo devi da di’ !

Lla Madonna nun se sporca lle mano pe’ tené bordone a gentaja come a voi !

Minimizzando.

Jol:

Nun ‘sta fa’ er sofista !

Insistendo nel suo concetto con forza e delusione.

Con evidente disapprovazione.

Lascia in sospeso.

gae:

Ho capito:  lla lezzione nun v’è abbastata !

Si volete ricomincià a dissanguà lla pora gente fate puro, tanto io nun c’ho voce in capitolo.

Ma …

Allarmata.

Jol:

Ma ?

Con ferma determinazione.

gae:

Su de me nun ce fate ppiù conto, che ‘n’artra giornata come questa nun lla passo de sicuro !

Cercando di rabbonire Gaetano.

JOL:

Gaetà, adesso dichi così …

Insiste sullo stesso tono.

Non ammettendo repliche.

gae:

Lo dico mo e ppuro doppo !

Io vado a pijà ‘na boccata d’aria, intanto che voi levate da torno ‘sto letto: co’ ll’annessi e lli connessi, che io da stasera torno a dormì co’ te Jolà, ner bber lettone nostro matrimoniale.

Come colta da un presentimento

JOL:

Nun sortì Gaetà, che llo sai che, doppo lli bombardamenti, lli tedeschi fanno lle retate e se portano via ll’ommini validi.

Mordace.

Rassicurante e amaramente ironico.

Saluta con la mano e va  a sinistra

gae:

Appunto, quelli validi !

Nun se vanno a accattà un vecchio decrepito come a me  e pe’ giunta cacasotto !

Se vedemio gente !

Gaetano esce da sinistra.

Sconcertata dalla presa di posizione di Gaetano.

rac:

Ma che j’ha pijato ?

Ancora incredulo.

ben:

Che llo dovemo llevà davero er letto ?

Sicura del fatto suo.

JOL:

Manco pe’ gnente, tanto poi a tu padre je passa.

Entra Angelina da sinistra.

A Jolanda titubante.

ang:

Comare da basso ce sono i cognuggi Porcacchia ca vurriano accattasse nu poco de pasta …

Decisa.

Con soddisfazione.

JOL:

E che aspetti a falli entrà ?

Er negozzio è rioperto !

Tutti si bloccano al proprio posto

Buio

Proiez. 2 (filmato retata dei tedeschi a Roma + gli alleati a Roma)

Durante la proiezione il letto è sostituito da un divano di classe, al posto del tavolo rozzo un tavolo tondo, ricoperto da un centrotavola in pizzo su cui campeggia un bel vaso, sul lato destro accanto alla madia fa bella mostra una specchiera.

Alla fine della proiezione

Luci in Pz2 (interno sera)

Jolanda in un’elegante vestaglia è allo specchio e con una spazzola si sta ravvivando i capelli.

 Entrano da sinistra Severino con sulla spalla una tela di sacco con mezza colonna di ghiaccio e Sante con un grosso cesto di frutta

Cordiale.

sev:

Ben trovata donna Jolanda, ho portato lla mezza colonna de ghiaccio che avevate chiesto.

Soddisfatto della riuscita, mostrando il canestro.

san:

Io me so’ dato da fà ppe’ rimedià ‘n canestro de frutta de staggione.

Riconoscente.

JOL:

V’aringrazzio, ppoi me dite quanto ve devo.

Con tono offeso.

sev:

Nun ce penzate nemmeno !

Rafforzando il concetto.

san:

Omaggio de lli fratelli Santucci ppe’ lla festa der sor Fausto !

Sante e Severino si avviano a sinistra.

Severino si blocca e estrae da sotto il canestro un grosso pacco.

Picchiandosi una mano sulla fronte.

Porge il pacco a Jolanda che lo prende e lo ripone nella madia.

sev:

A momenti me scordavo !

Ner venì quine avemo incontrato lla sora Aderma che c’ha dato ‘sto pacco d’americane che j’avevate chiesto.

Puntualizza.

san:

Ha detto de divve che er sergente americano ha voluto dieci lire de ppiù ar pacchetto !

Alla madia, con cinismo.

jol:

E vorrà dì che noi ll’aumentamo de venti !

Confermando.

Con tono confidenziale.

sev:

Ll’istessa cosa che dice lla sora Aderma, che ve ricorda puro er patto de nun venne sigarette pe’ tre ggiorni de fila.

Rafforzando il concetto.

san:

Accossì lli fumatori diggeriscono mejo er sovrapprezzo !

Invitante con garbo.

JOL:

Adesso, si nun ve dispiace annate in cucina a mette er ghiaccio e lla frutta ne lla bagnarola assieme ar cocommero.

Pregustando il dopo.

sev:

Accossì, quanno è er momento, se lli magnamo bbelli freschi !

Sante e Severino escono da destra, Jolanda torna allo specchio, da sinistra entra Angelina.

Con tono servile.

ang:

Buona sira comare, come avite comandato, ho portato o’ furno, ‘o ruoto cu l’agnello e le patate.

Con durezza.

jol:

E quello de lli cannelloni ve lla sete scordata ?

Con soddisfazione.

Precisando.

ang:

Non signora, aggio portato puro chello !

O’ panettiere ha ditto che sarà tutto cuotto a dovere ppe’ e sette in punto !

Riconoscente.

jol:

Grazzie commà !

Sinceramente grata, va a porsi dietro  Jolanda.

ang:

E de che ?

Song’io cà v’aggia ringraziare ppe avermi pigliato a servizio, sinnò a quest’ora stavo a addumannà ‘a limosina fora e’ ‘na chiesa !

Jolanda, prende uno spruzza profumi e si profuma.

Tirando su col naso, ammirata.

Maliziosa.

ang:

Mamma mia  quant’è bbuono chisto profumo!

Ve l’ha regalato don Fausto ?

Si gira verso Angelina e la riprende duramente.

jol:

Nun ve ficcate in testa idee strane, questo llo  comprato co’ lli sordi de lla saccoccia mia !

Risentita.

Insiste con fare da pettegola.

ang:

Nun ve vulivo offende !

Sulo ca’ lo vedrebbe pure nu’ cieco ca’ chello sì ch’è un homme ca’ vi riempie d’attenzioni, nun comme ‘o povero don Gaetano, pace all’anima soja !

Rientrano da destra: Sante e Severino.

Prendendo commiato.

san:

Sora Jolà io vado, che tra ‘n po’ ce stanno  lli vespri e zì prete s’incazza si ritardo.

Associandosi.

sev:

Io puro c’ho da incassà ‘na sarma, ma è robba de poco conto, me sbrigo presto.

Invitante.

jol:

V’aspettamo a cena a tutti e dua !

Confermando.

san:

Nun mancheremo de onorà er sor Fausto !

Sante e Severino escono da sinistra.

Con atteggiamento da padrona, mentre tira fuori la tovaglia e aiutata da Angelina la stende sul tavolo.

jol:

Commà avete affettato er prosciutto e lla lonza?

Confermando.

ang:

Sì e pur’anco i salamini cacciatori e chello de Secondigliano.

Ammonendo, mentre va alla madia a prendere le stoviglie.

Jol:

Ricordateve de ripassà lla cicorietta, che ‘n ppo’ de verdura ce sta bbene.

Con ammirazione, disponendo le salviette.

ang:

Quanta abbondanza c’avimme chesta sera !

S’o  sapisse don Gaetano, ca’ ai tempi soi si mangiavano solo broccoletti !

Con fierezza.

jol:

Ce tengo a fa’ bella figura cor sor Fausto !

Con entusiasmo.

ang:

Chello nu’ compleanno accussì se ‘o ricorderà sino ca campa !

Invitante.

jol:

Commà ve dispiace de finì d’apparecchià voi ?

Io vado a vestimme e n’approfitto pe’ da’ ‘n’occhiata a Renatina, che so’ tre giorni che c’ha lla febbre arta !

Non dando importanza.

ang:

Nun ve date penziero: chelle song febbri e’ crescita !

Jolanda esce da destra. Angelina durante le battute seguenti dispone piatti e posate.

Tra se, con una punta d’invidia.

ang:

Chesta sira festa granne !

Co tutto ‘o ben ‘e Dio ca c’è, ce si potrebbe sfamare nu regimento ‘e surdati !

Entra Rachele da sinistra.

Con ansia mal dissimulata.

rac:

Scusate commare, che s’è fatta vede Ginetta ?

Scuotendo la testa, con sicurezza.

ang:

Da quando song’accà, nun è passata.

Perplessa.

rac:

Tenevamo appuntamento a piazza Colonna mezz’ora fa, ma nun s’ vista.

Con malizia si gira verso Rachele.

ang:

Senti nu poco: solo cu essa tenevi appuntamento?

Sulle sue.

rac:

Che volete di’ ?

Proseguendo sullo stesso tono.

ang:

Beh, visto ca’ si vistuta tutta elegante, aggio pensato che all’appuntamento dovesse venire anche 'o toje ‘nammorato americano !

Seccamente.

rac:

Ve sbajate !

Divorata dalla curiosità.

ang:

È o vero ca te ne vai cu isso  all’America?

Evasiva.

rac:

Se n’è parlato.

Impaziente.

ang:

Quando ce ‘o farai conoscere ?

Vaga.

Andando verso sinistra, ansiosa.

rac:

Un giorno o ll’artro !

Adesso faccio ‘n sarto a casa de Ginetta che ppo’ esse che me so’ sbajata d’ora.

E1 (Campanello)

Sollecita.

rac:

Nun ve preoccupate che opro io.

Rachele esce da sinistra.

Fa le sue considerazioni a mezza voce, mentre continua ad apparecchiare.

Con un sospiro di rassegnazione.

ang:

Povera Roma gira e rigira nun è cagnato niente!

Prima stavamo sotto ‘o tacco dei fascisti, poi dei tedeschi e mo mone dell’alleati !

Entra Sante da sinistra con un fiasco per mano.

Con lieve sfottimento.

san:

Sora Angelì, ma che state a di’ ll’orazzioni ?

Piccata, risponde per le rime.

ang:

No, ma vuje pensate sempe a chello ?

Allargando le braccia.

san:

Che ce volete fa: è lla forza dell’abbitudine !

Infastidita.

ang:

Ca’ vulite ?

Siete appena asciuto e state di nuovo cà !

Spiegando.

Mostrando i fiaschi.

Come se confidasse un segreto.

san:

E che me so sbrigato presto e ppoi ho incontrato er sor Fausto che m’ha pregato de portà a lla sora Jolanda ‘sti du’ fiaschi de vino.

Dice che ‘n Frascati speciale, mejo de quello pe’ lla Messa !

Ironica.

ang:

Ancora, ma tenite ‘na fissa !

Interessato e professionale.

san:

A proposito, quann’è che famo ‘n bber funerale “in absenzia” ar marito vostro ?

Punta sul vivo.

Con risentimento.

ang:

E ‘o dicite a me ?

Sono quasi duje anni che ho  presentato ‘o comune l’istanza ‘e morte presunta, ma chilli me rimandano da Ponzio a Pilato!

Con fare intrigante, avvicinandosi ad Angelina.

san:

Angelì che ne penzate si doppo mettessimo su ‘na cerimonia d’artro tipo ?

Non capendo l’allusione.

ang:

Sarebbe a dicere ?

Con enfasi.

san:

Er matrimonio nostro !

Sorpresa.

ang:

Ah !

Ite ppe le spicce vuje !

Fa una dichiarazione a suo modo.

san:

Io c’ho sempre avuto ‘n debbole ppe’ voi, e ppoi  in parrocchia ce manca lla perpetua !

Con amara constatazione.

ang:

Ecco, accossì cado dalla padella int’a brace !

Insistendo.

san:

Penzatece Angelì, penzatece !

Possibilista.

ang:

Tramentre che ci pienso vuje jate a mettere o’ vino in fresco  !

Sante esce da destra con i fiaschi.

Severino entra da sinistra con vassoio.

Timidamente.

sev:

Se po ?

Irridente.

Ironica.

ang:

Ecco l’ato gemello !

State nu poco in anticipo nun ve pare ?

Giustificandosi, mostra il vassoio.

sev:

No, è che doppo er lavoro m’hanno rigalato ‘ste fave de lli morti, così ho penzato che poteveno fa da desserte.

Accomodante, prendendo il vassoio.

ang:

Avite fatto buono, date accà.

Cogliendo l’occasione.

sev:

Ha proposito de morti, notizzie der marito vostro ?

Tranquillizzante, mentre posa il vassoio sulla madia.

ang:

Nisciuna, ma state tranquillo che se rimpatriano ‘a salma ‘o funerale è cosa vostra.

Con soddisfazione.

Prendendola alla larga, si avvicina ad Angelina.

sev:

Nun era pe’ questo, che grazzie a Dio er lavoro nun manca.

Solo che se, ner malagurato caso, v’annasse de da ‘na svorta a lla vita vostra ...

Divertita e incuriosita.

ang:

È una proposta de matrimonio oppuramente de lavoro ?

Di slancio.

Si dichiara a modo suo.

sev:

Ll’uno e ll’artro, Angelì !

Io c’ho sempre avuto ‘n debbole pe’ voi, e ppoi  in ditta ce manca ‘n’imbarzamatrice !

Capendo l’antifona.

ang:

Ah, ecco …

Entra da destra Sante.

Soddisfatto. Prende da parte Angelina, confidenziale

san:

Er vino è sistemato a dovere !

C’avete penzato ?

Incuriosito.

sev:

A che doveva da penzà ?

Minimizzando.

san:

Gnente, cose nostre !

Entra da destra Jolanda, vestita elegantemente e ingioiellata.

Visibilmente preoccupata.

jol:

Nun c’è verzo, nun c’è verzo: lla febbre nun je stacca !

Impensierito anche lui.

sev:

Quanto c’ha ?

Precisa con apprensione.

jol:

Trentotto e otto, e nun so ancora lle sei !

Stasera, de sicuro, c’avrà trentanove e passa !

Riflettendo.

sev:

Me sa ch’è mejo falla vedé dar dottore !

Con sollecitudine.

Tranquillizzante.

san:

Ce penzo io a annallo a chiamà, vedrete che llo faccio venì  prima de subbito !

Preoccupata.

jol:

Avemo puro finiti lli sulfamidici.

Servizievole.

sev:

Faccio ‘n sarto in farmacia a pijanne ‘na scatola.

Sante e Severino escono da sinistra.

E1 (Campanello)

Proponendosi.

Ang:

Commà io aggio fernuto d’apparicchiare, si site d’accordo, vaco a fare ‘n po’ di compagnia a Renatina.

Angelina esce da destra.

Guardandosi attorno.

Infastidita.

jol:

Me pare che stia tutto a ll’ordine ... lli fiori, mannaggia lla pupazza, mancheno lli fiori su lla tavola !

Entra Fausto da sinistra con un mazzo di rose.

Con slancio.

Cerimonioso, porgendole a Jolanda.

fau:

I fiori sono qui !

Dodici rose: belle e profumate come voi !

Piacevolmente sorpresa, odorando le rose.

jol:

Non ve dovevate disturbà, ch’oggi er festeggiato sete voi !

Galante.

fau:

Per me la vera festa  è quando vi vedo !

Cercando di celare la soddisfazione, va a disporre le rose nel vaso.

jol:

Ma che dite !

Precisa con enfasi.

Sperando di essere contraddetto.

fau:

Oggi faccio quarant’otto primavere suonate!

Comincio a diventare vecchio !

Dissentendo con forza.

A bassa voce, tradendosi.

jol:

Ma quanno mai, sete ancora ‘n regazzino !

‘N bber regazzino !

Insistendo con le lodi, va vicino a Jolanda.

fau:

E anche voi siete fresca e desiderabile più di una ventenne !

Con falsa modestia.

jol:

Si llallero !

Contrito.

Mostrando l’orologio.

fau:

Mi voglio scusare di aver tardato nel venire a ringraziarvi del bellissimo orologio !

Guardate l’ho messo subito al polso.

Sicura di quello che dice.

Con adulazione.

jol:

Ve meritate questo e artro !

Si nun fusse ppe’ voi, lla società nostra da mo che sarebbe ita a zampe ppe’ ll’aria !

Cercando di giustificarsi

fau:

Ho perso tempo nel controllare il carico di quei due camion di pacchi dell’Unra, che abbiamo deciso di mandare a Salerno.

Assentendo, per poi trovare la spiegazione.

jol:

Avete fatto bbene, che, si nun ce stai co’ cent’occhi sopra, lli facchini ce metteno ‘n amen a fanne sparì ‘na mezza dozzina !

Interessato, si siede sul divano.

fau:

Benito è tornato ?

Scuotendo la testa, siede accanto.

Esprimendo inquietudine.

jol:

Non ancora.

Quer regazzo me  fa sta’ preoccupata !

Sinceramente preoccupato.

fau:

Avete ragione ad esserlo, so per certo che non frequenta buone compagnie !

Associandosi.

jol:

Speciarmente qua cattiva llana de Nando er criccarolo.

Interrogativo.

fau:

Lo sapete perché lo chiamano così ?

Messa in curiosità

jol:

Ppe’ di lla verità me llo so’ sempre chiesto.

Sicuro di quello che afferma.

fau:

Quel Nando è dotato di una forza bestiale: lui con una spalla riesce a sollevare una macchina mentre il compare ruba le gomme !

Sconsolata.

jol:

E Benito mio se lla fa col lui !

Proponendosi.

fau:

Ora che viene, se permettete, provo io a ad aprigli gli occhi.

Riconoscente, mette una mano su quella di Fausto. Riflessiva.

Con rammarico.

jol:

Grazzie, che so’ sicura che a voi ve sta a sentì !

Lle parole de ‘n omo c’hanno ‘n artro peso su de ‘n giovinotto, e dentro a sta casa, da quanno è sparito Gaetano, de ommini nun ce ne stanno.

Cogliendo la palla al balzo, si alza.

fau:

Non vi pare ora di dare un taglio ?

Sorpresa, lo guarda.

jol:

A che ?

Con slancio, misura a grandi passi la stanza.

fau:

A fare la vedova bianca, a restare fedele alla memoria di quel pappamolla di vostro marito!

Non condividendo, si alza anche lei.

jol:

Ma quale memoria, Gaetano mica è morto !

Cercando di essere convincente.

Conclusivo.

fau:

Dovete farvene una ragione: è  passato più di un anno e mezzo da quanno è uscito per prendere una boccata d’aria !

Se fosse vivo, in quarche maniera avrebbe dato sue notizie !

Tirando fuori una lettera dal corsetto, va verso Fausto.

Porgendo la lettera a Fausto.

jol:

Allora come se spiega ‘sta lettera che è arrivata du’ giorni fa ?

Leggete voi stesso !

Si siede al tavolo e legge, mentre Jolanda gli si pone dietro.

fau:

“Caro signor Gaetano, grazie e ancora grazie per quanto avete fatto per me, vi devo la vita !

Spero presto di potervi riabbracciare come un fratello, vostro: Simeone Di Levi ”.

Impaziente, dietro Fausto.

jol:

Che dite adesso ?

Poco convinto, guardando la lettera.

Ritorna, con forza, al suo concetto e ridà la lettera a Jolanda.

ang:

Ma … la lettera non porta la data, chissà quando l’ha spedita questo Simeone, poi con il casino che ce stato alle poste !

Mettetevi ll’animo in pace che don Gaetano ormai è nel mondo dei più !

Scuotendo la testa con sicurezza.

jol:

Er core me dice che nun è accossì !

Si alza e torna ad insistere.

fau:

Il cuore vostro lo dovreste dare a qualcuno che  lo merita!

Con malizia, guardando Fausto negli occhi.

jol:

E chi sarebbe ‘sto quarcuno ?

Passando al tu con, slancio.

fau:

Jolà, non far finta di non capire !

Lo sai da un pezzo che io per te ...

Fausto fa per abbracciare Jolanda mentre entra, da sinistra, Giacomo.

Sorpreso fa l’atto di ritrarsi.

gia:

Oh, scusate, non era mia intenzione disturbare!

Si ricompone prontamente e si allontana da Fausto

jol:

Venite, venite puro avanti raggioniè, che voi nun disturbate mmai !

Giustificandosi, indica a sinistra.

Deferente.

gia:

La porta era aperta e allora ho pensato …

Buona sera signor Altomare.

Gentile.

fau:

Buona sera anche a voi !

Con impazienza e sgarbatamente, indicando la tavola apparecchiata.

jol:

Se ve posso esse utile in quarche cosa, sbrigateve, che tra ‘n ppo’ se mettemo a tavola.

Precisando.

fau:

Festeggiamo il mio compleanno !

Stringe la mano a Fausto.

Esitante, si gira verso Jolanda.

gia:

Auguri !

Ecco è per via di quella scadenza ...

Con cipiglio.

jol:

Me pare che fusse ppe’ ieri, o me sbajo ?

Confermando con slancio.

Tornando titubante.

gia:

No, no è esattissimo !

Solo che … al momento …

Laconica.

Allarga le braccia e va a sinistra invitando Giacomo a fare altrettanto.

jol:

Ho capito: gnente sordi !

Quanno è così ...

Implorante, non si muove.

gia:

Aspettate, abbiate la bontà di ascoltarmi.

Sgarbata, sulla soglia.

jol:

V’ho deggià detto che annamo de prescia !

Interviene, conciliante, invita con un gesto Jolanda a tornare al centro.

fau:

Signora Jolànda, un po’ di pazienza, sentiamo cosa ha da dire il ragioniere.

Riconoscente per l’aiuto inatteso.

Torna a rivolgersi a Jolanda, cercando di suscitare la sua comprensione.

gia:

Grazie signor Fausto.

Sei mesi fa’, quando avevo dato fondo a tutti i miei risparmi per dar da mangiare alla mia famiglia, voi mi proponeste di mettere in vendita il mio negozio, dicendo che avreste trovato voi l’acquirente.

Confermando, a braccia conserte.

jol:

E così è stato !

Con risentimento che cerca di contenere.

gia:

Poi sono venuto a sapere che il compratore eravate voi !

Aggressiva.

Con malagrazia.

jol:

E a voi che ve frega de chi era e chi nun era ?

Lla pecunia ll’avete presa si o no ?

Cercando di rabbonire Jolanda.

Cercando di esprimere sincerità.

gia:

Certo, certo e, badate bene, che non ve ne faccio  una colpa.

Che possiate godervelo per cento anni !

Impaziente.

jol:

Raggioniè venite ar sodo !

Continua il suo accorato racconto.

gia:

Il mese scorso anche quelle poche lire sono terminate, allora voi mi offriste un acconto di cinquantamila lire sull’eventuale vendita a voi della casa dove abito.

Precisa con durezza.

jol:

Tutto regolare, co’ tanto de notaro.

Sullo stesso tono.

gia:

I patti erano che vi avrei dovuto restituire le cinquanta mila lire, più altre diecimila di interessi, entro il primo di luglio.

Tira le conclusioni con dura fermezza.

jol:

E siccome oggi n’avemo due, domani tornamo dar notaro: io ve do’ ll’arte cinquantamila lire e arrivederci e grazzie !

Terrorizzato dalla prospettiva di perdere l’abitazione.

gia:

Ma non vorrete impossessarvi, per misere cento mila lire, di un appartamento che ne vale, al minimo, seicento e buttare fuori di casa me, mia moglie e le bambine !

Il ragioniere gli ha fatto pena e cerca di perorare la sua causa.

fau:

Via signora Jolanda, sono sicuro che troverete  una soluzione per far contento il ragioniere.

Conciliante.

Con un sorriso a Fausto.

jol:

E sia !

Giusto perché me llo chiede er sor Fausto, ner giorno de lla sua nascita !

Con esuberante riconoscenza, strige le mani di Jolanda tra le sue.

gia:

Grazie, lo sapevo che avete un cuore d’oro!

Con carognesca arroganza.

jol:

Famo così: voi me versate ‘n fitto de cinque mila lire ar mese e restate dentro casa.

Allibito, lascia le mani e si distacca.

Sconcertato.

gia:

Cin ... cinquemila lire al mese ?

Ma … ma come faccio ?

Io ne guadagno appena duemila !

Lapidaria, con un’alzata di spalle.

Con decisa cattiveria.

jol:

Nun è ‘n probblema mio!

Si nun potete, sbrigateve a sgombrà sinnò ve manno ll’ufficiale giudizziario !

Ancora frastornato.

Cercando di ragionare.

gia:

Ma … ma dove la trovo un’altra casa ?

Non posso sperare nemmeno in una casa popolare perché per primi vengono gli sfollati.

Menefreghista.

jol:

Arranciateve !

Non dandosi per vinto.

gia:

Aspettate, ho chiesto al ministero la cessione del quinto dello stipendio, se me l’accordano, potrò darvi trenta mila lire !

Definitiva.

jol:

Nun se ne parla neppure !

Giacomo si butta in ginocchio ai piedi di Jolanda.

Quasi piangente.

gia:

Mi metto in ginocchio davanti a voi, come alla Vergine Maria, fatemi la grazia di pazientare !

Per nulla intenerita, si scosta.

jol:

Arzateve ragioniè, che io nun so’ lla Madonna e certe grazzie nun lle posso fa’ !

Con voce rotta dal pianto.

gia:

Faccio appello al vostro cuore di mamma, vi scongiuro abbiate pietà almeno per le mie povere bambine !

Si rivolge con aggressività a Giacomo, piegandosi verso di lui.

jol:

Raggioniè, che ve llo sete sordato de quanno lle fije vostre annaveno in giro, carzate vestite come principesse, lli mia portaveno er cappotto rivortato du’ vorte, co’ a lli piedi lle scarpe sfonnate ?

Timidamente, alzandosi lentamente.

gia:

Si ma …

Continua con lo stesso atteggiamento, andando al tavolo.

jol:

E quanno a casa vostra  mettevate a tavola: primo, siconno, contorno, dorce e frutta, noi  dovevamo fasse abbastà ‘n ppo’ de pancotto fatto cor  brodo de nervetti ? 

Cercando di placare il furore di Jolanda.

gia:

Grazie a Dio, quei tempi, per voi, ora sono solo un lontano ricordo !

Accalorandosi maggiormente si picchia l’indice sul petto.

jol:

Ma si è accossì è perché lla sottoscritta ha dato ll’anima ppe’ fa’ lla formica, mentre vojartri facevate lla cicala !

Va vicino a Jolanda, premuroso.

fau:

Jolanda calmatevi che di questo passo vi viene una sincope !

Recupera la freddezza.

Non ammettendo repliche.

jol:

Raggioniè lle chiacchiere stanno a zero !

Pijateve ll’antre cinquantamila lire e amichi come prima !

Intimorito.

Con mesta rassegnazione.

gia:

Va bene, va bene !

Domani, dopo il notaio, mi metterò in cerca di un posto dove andare a dormire, ed entro la prossima settimana facciamo il trasloco.

Sollevata.

jol:

Finarmente ll’avete capita !

Giacomo si avvia a sinistra e poi si ferma e fissa Jolanda negli occhi.

Con tono di minaccia.

gia:

Signora Jolanda ricordatevi che la vita è una ruota e un domani voi potreste …

Interrompe prontamente, indignata.

Indicando con violenza a sinistra.

jol:

Che fate maledite puro ?

Via, levateve da lli piedi !

Mettendo le mani avanti, impaurito.

gia:

Non … non era mia intenzione …

Con un urlo.

jol:

Fora !

Giacomo esce precipitosamente da sinistra.

Tra l’ammirato e lo sconcertato.

fau:

Non ci siete andata tenera con quel poveraccio!

Sicura del fatto suo, con un sospiro.

jol:

Quanno ce vo’, ce vo’ !

Torna agli affari con tono professionale.

Porge un piccolo pacco a Jolanda.

fau:

Tornando alle cose nostre, mi è capitata una partita brillanti purissimi e mi sono permesso d’investirvi il guadagno fatto con l’urtimo carico e questa è la vostra parte.

Con grande ammirazione, intascando rapidamente il pacchetto.

jol:

Tutto se po di’, ma ne’ ll’affari nun ve frega nissuno !

Guardandola negli occhi.

Con convinzione.

fau:

Siete voi a portarmi fortuna.

Basta che vi penso e l’acqua va per l’orto !

Con malizia, fissandolo anche lei.

jol:

Allora penzateme er ppiù spesso che potete !

Torna al suo vecchio discorso.

fau:

Io un sistema per far funzionare meglio la nostra società l’avrei e voi sapete quale !

Cominciando a cedere.

Turbata.

jol:

Nun inzistete, nun me mettete in tentazione !

Puro io so’ fatta de carne e ossa e, daje e daje, ce scappa er pangrattato !

Pensando di aver finalmente raggiunto il suo scopo.

fau:

E allora facciamolo questo pangrattato, ch’è la cosa che più desidero al mondo !

Sul punto di lasciarsi andare.

jol:

Fausto io …

Fausto abbraccia e fa per baciare Jolanda.

Portando la voce.

ben:

(F.C.) Ma’, in do’ stai ?

I due si sciolgono repentinamente, entra Benito da sinistra.

Si interrompe.

Con rispetto.

Complimentoso.

ben:

So venuto pe’ ...

Bona sera sor Fausto !

Ve faccio lli mia mijori auguri !

Dando una pacca sulla spalla di Benito.

fau:

Grazzie, ma tanto tra un po’ festeggeremo assieme !

Sottraendosi, cerca di giustificarsi.

Con aria d’importanza.

ben:

Me dovete scusà, ma ‘sta sera nun posso esse de lli vostri.

C’ho un lavoretto ppe’ lle mano !

Interviene, acida.

jol:

Co’ Nando er criccarolo ?

Fregandosi le mani, allettato dalla prospettiva.

ben:

Ce sta ‘n’occasione ppiù unica che rara, sarebbe da fregnoni nun approfittanne !

Seriamente.

fau:

Se sei d’accordo, mi piacerebbe scambiare con te due parole al proposito.

Avviandosi a destra.

jol:

Mentre voi parlate vado a vedé come sta Renatina.

Preoccupato.

ben:

C’ha ancora lla febbre arta ?

Amara.

jol:

Nun j’ha staccato ‘n attimo !

Jolanda esce da destra, Fausto e Benito siedono sul divano.

Molto seriamente

fau:

Benito io ti potrei essere padre …

Buttandola sullo scherzo.

ben:

Magara, voi sete ‘n omo co’ lle palle e no come quer fregnacciaro de mi padre !

Duramente.

Prendendola alla larga.

Sottolinea “lavoretti”

fau:

Non essere tanto sicuro di capitare meglio !

Io sono nato e cresciuto a Napoli nel rione Sanità e certo genere di “lavoretti”, come li chiami tu, li conosco bene assai !

Simulando di non capire.

ben:

Nun ve seguo !

Non abboccando.

Con atteggiamento accusatorio.

fau:

Non fare il finto tonto, che con me non attacca.

Lo sanno pure i sassi che sei tu quello che smonta le ruote alle macchine, dopo che Nando le ha alzate con la spalla !

Cerca di negare.

ben:

State a pijà ‘n abbajo !

Con sicurezza.

Cercando di essere convincente.

fau:

No, non mi sbaglio !

Guagliò statte accorto che i poliziotti non dormono in piedi e, se continuate di questo passo, un giorno o l’altro finite a Regina Coeli tutti e due !

Fa il gesto delle corna, infastidito.

ben:

Famo lle corna !

Con tono paterno.

fau:

Non pensi al dolore che daresti a tua madre?

Si alza e si lascia scappare.

ben:

Quella c’ha artro a cui penzà, e voi ce llo sapete bene !

Trattenendo la collera

Va verso sinistra, e ammonisce ancora Benito.

fau:

Faccio finta di non aver sentito !

Vado a fare due passi prima de cena, intanto tu pensa a quello che t’ho detto !

Fausto esce da sinistra.

Tra se molto infastidito.

ben:

Mannaggia lla paracula, dentro ‘sta casa tutti se vonno fa lli cazzi mia !

Entrano  Jolanda e Angelina da destra.

Con tenerezza.

Ang:

La piccerella s’è addormuta !

Con tono materno.

jol:

Benì, te dispiace d’annà tu a faje ‘n po’ de compagnia ?

Contrariato.

ben:

Vado, ma ce posso ‘sta poco che tra ‘n ppo’ tengo quell’appuntamento !

Benito esce da destra, da sinistra entrano Sante e Severino.

Soddisfatto.

san:

Er dottore ha detto che viè appena pote.

dispiaciuto

Sev:

In farmacia lli sulfamidici ll’aveveno finiti.

Servizievole, avviandosi a sinistra.

ang:

Si site d’accòrdo vaco o' fornò a piglià a' robà.

Galante, va dietro Angelina.

san:

Vengo a ajutavve, nun zia mmai che ‘na signora come a voi portasse lli pesi !

Associandosi prontamente.

Sev:

E allora noi che ce stamo a fa, vengo puro io !

Angelina, Sante e Severino escono da sinistra.

Con rassegnazione.

jol:

Quei dua nun me lla racconteno ggiusta co’ lla commare Angelina !

Entra Rachele da sinistra.

Freddamente.

rac:

Sera.

Meravigliata.

Con acida ironia.

jol:

Tu qua già stai ?

Er fidanzato americano ll’hanno conzegnato e nun s’è fatto vede ?

Cupa, gira le spalle a Jolanda.

Con acrimonia.

rac:

Quello nun se fa vedé ppiù !

Se n’è aritornato a ll’America !

Fatalista, va al tavolo e ritocca le stoviglie. Senza eccessiva partecipazione.

jol:

Mejo così: paesi e bovi de lli paesi toi !

Nun t’appenà che prima o ppoi ne troverai ‘n artro che te farà girà lla testa !

Mestamente.

rac:

Quella ggià me gira ppe’ conto suo !

Confusa, alza la testa verso Rachele.

jol:

Che volessi da dì ?

Con uno scatto d’indipendenza.

rac:

Gnente, so’ fatti mia, nun ve impicciate !

Insistendo, va vicino a Rachele.

jol:

Saranno puro lli mia: sei mi fija si o no ?

Con grande amarezza.

rac:

Mo v’aricordate d’esseme madre ?

Scatta come una belva e con moto brusco fa girare Rachele a suo favore.

jol:

Sentime bene regazzì, io ho dato er sangue ppe’ tiravve fora da lla miseria, pp’assicuravve ‘n avvenire !

Non risparmiando una frecciata ironica, faccia a faccia con Jolanda.

rac:

Me pare che state penzanno puro ar vostro d’avvenire !

Tra i denti, aggressiva.

jol:

Spieghete mejo !

Asciutta.

rac:

Chi vo’ capì capisce !

Non cercando giustificazioni, torna al tavolo.

jol:

Si t’ariferisci ar sor Fausto, stai sbajanno indirizzo, lla nostra è ‘na società d’affari, punto e bbasta !

Incredula.

rac:

Se llo dite voi !

Tornando a ciò che le sta a cuore.

jol:

Tu, piuttosto, nun me ll’aricconti giusta: sputa er rospo !

Isterica.

Sbotta con veemenza.

rac:

Llo volete proprio sapé ?

So’ incinta e quer fijo de mignotta, quanno ll’ha saputo, s’è dato come ‘n lepre!

Con un urlo.

Si avventa su Rachele.

jol:

Disgrazziata !

Io te corco de bbotte !

Con crudele scherno, riparandosi il volto con le mani.

rac:

Perché nun chiamate pure er sor Fausto a davve ‘na mano, tanto, orammai, comanna llui dentro a ‘sta casa !

Fermandosi di colpo.

Faccia a faccia con Rachele.

jol:

Zoccola !

Ecco quello che sei: ‘na zoccola !

Per nulla intimorita replica.

rac:

Tale madre tale fija !

Fa per lanciarsi contro Rachele.

jol:

Io t’ammazzo !

Entra Gaetano, da sinistra e da un’occhiata intorno.

Intimidito.

gae:

Scusate, devo avé sbajato porta !

Gaetano riesce da sinistra

Sconcertata.

jol:

Ma … ma quello era …

Con un urlo di liberazione.

rac:

Babbo ! Babbo !

Rachele esce di corsa da sinistra

Ritrovando improvvisamente la calma si segna.

jol:

Madonna der Divino Amore te ringrazzio d’avello fatto aritornà sano e sarvo !

Rientrano da sinistra Gaetano e Rachele abbracciati

Correndo incontro a Gaetano trattiene a stento le lacrime.

jol:

Gaetà, ma sei proprio tu ?

Alzando le spalle, rassegnato.

gae:

So’ io Jolà: in poca carne e tant’ossa !

Allargando le braccia, con trasporto

jol:

Che fai nun m’abbracci !

Con entusiasmo, va verso Jolanda.

Con un sospiro.

gae:

E come no !

Quante vorte me so’ inzognato ‘sto momento !

Si abbracciano a lungo.

Sciogliendosi, con tono appenato.

gae:

Sapessivo quante n’ho passate !

Rassicurante, prende una sedia e la offre a Gaetano.

jol:

E mo mettete tranquillo, che stai de novo a casa tua !

Abbracciando di nuovo Gaetano.

rac:

Babbo, so’ tanto, tanto contenta che sete tornato !

Osserva con attenzione Rachele, preoccupato.

gae:

Llo dichi a me !

Tu, piuttosto, piccolé c’hai ‘n’aria sbattuta !

Cercando una scusa.

rac:

È ll’emozzione d’avevve rivisto !

Guardandosi attorno, ansioso.

gae:

Benito in dove sta ?

Indica a destra.

jol:

Sta  de lla co’ Renatina che sta a letto.

Andando sollecita a destra.

rac:

Lo vado subbito a chiamà !

Rachele esce da destra.

Colto da una preoccupazione.

gae:

La piccoletta sta male ?

Minimizzando.

jol:

C’ha ’n po’ de febbre.

Con aria seria.

gae:

Gnente de grave, speramo ?

Cercando di non caricare Gaetano di un’altra emozione, cerca di sviare il discorso.

jol:

Nun te preoccupà so’ cose da regazzini !

Ma tu che fine avevi fatto: sei uscito ppe’ pija ‘na boccata d’aria e ppoi …

Con amaro sarcasmo.

gae:

Ppe’ esse d’aria n’ho pijata tanta e ppoi tanta !

Ppe’ tutto quello c’ho passato ce se potrebbe scrive ‘n romanzo !

Invitandolo con dolcezza a sedere.

jol:

E tu mette a sede e famme ‘na sintesi .

Si lascia cadere sulla sedia e prende a raccontare colorendo il narrato.

Jolanda prende una seconda sedia e l’accosta a quella di Gaetano e siede anche lei.

gae:

Appena sortito, manco ero arrivato ar cantone che me so piombati addosso lli tedeschi: “actunghe … actunghe” !

M’hanno pijato ppe’ lla collottola e m’hanno buttato su ‘n camion, manco fussi ‘n sacco de patate. Su ll’istesso camion ce staveno ‘n’arta ventina de disgraziati come a me.

Ppoi …

Angelina, seguita da Sante e Severino, entrano da sinistra con le teglie.

Entrando girata verso i Santucci.

ang:

Lasciàte a' puorta apertà pecché ...

Allibito, rimane come paralizzato.

sev:

Don Gaetano ?!

Squadrando Gaetano, incredulo.

san:

Me cojesse ‘n furmine, ma sete proprio voi ?

Alzandosi.

gae:

Pe’ quello che ce resta so’ proprio io!

Compiaciuto, da la mano a Gaetano.

sev:

So’ proprio contento che sete tornato, accossì stamo de novo ar completo!

Allarmato.

Scatta in piedi, rivolgendosi a tutti con determinazione.

gae:

None !

Nun ve mettete in testa idee sbajate che er morto nun llo faccio ppiù !

Con curiosità

ang:

Ma cosa avite fatto ppe tutto chistu tiempo ?

Si risiede e riprende il racconto con lo stesso tono colorito.

gae:

Stavo proprio a di’: lli tedeschi c’hanno portato a lla stazzione Tibburtina e c’hanno schiaffato su ‘n carro bestiame e doppo ‘n par d’ore semo partiti.

Che viaggio, nun finiva mmai !

Infastidita.

Con comando.

jol:

Fratelli Santucci, ma che vi sete imbarzamati ?

Posate lle teje su lla madia !

Riprendendosi.

sev:

Ah sì ! Subito !

Sante e Severino eseguono.

Riprende il racconto con partecipazione.

gae:

La sete, lla sete che avemo sofferto !

Quelle carogne nun c’hanno dato nimmanco ‘n sorzo d’acqua, che in bbocca me pareva d’avecce tutta lla sabbia de Ostia !

Sollecito.

sev:

Vado subito a pijavve ‘n bicchier d’acqua fresca !

Non volendo essere da meno.

san:

E io ve ce metto ‘n po’ d’anice, ch’è ‘na mano santa ppe’ llevà lla sete !

Sante e Severino escono da destra.

Riprende il racconto con partecipazione.

gae:

Ppoi, ‘na vorta arrivati in cruccheria, nun me dimannate er posto che nun riesco nimmanco a pronunciallo …

Entra, da destra Benito che corre ad abbracciare Gaetano che si alza di scatto.

Con affetto lo stringe a se.

ben:

Babbo !

Commosso.

gae:

Benì, che gioia rivedette !

Emozionato.

Con lieve rimprovero.

ben:

Puro pe’ me !

Ma perché nun c’avete dato vostre notizzie ?

Alzando le spalle.

Si risiede e riprende il racconto.

gae:

E come facevo ?

Appena scesi dar treno c’hanno fatto spojà ignudi e c’hanno disinfettato co’ ‘na pompa, quasi fossimo appestati. Subbito doppo …

Entra Fausto da sinistra.

Con entusiasmo.

Stringendo la mano di Gaetano che si alza.

fau:

Ho saputo la grande notizzia !

Ben trovato don Gaetano !

Gradendo.

gae:

V’aringrazzio !

Per mettere a suo agio Gaetano.

fau:

Anche questa volta ne avrete di cose da raccontare !

Non se lo fa dire due volte e riprende il racconto, sedendosi di nuovo.

gae:

Nun abbasterebbe ‘na notte intera !

Dunque, ‘na vorta arrivati ‘n sordato delle esseesse me chiese che mestiere facevo.

E che  je potevo dì che fabbricavo lla bira ?

Quello crucco era e poco poco che l’avesse assaggiata me metteva subbito ar muro !

Così jo detto che facevo er manovale, me caricavo lle pietre !

Rientrano da destra Sante e Severino.

Premuroso, porgendo il bicchiere.

sev:

Ecco ll’acqua,!

Esortativo.

san:

Su bevete !

Beve con soddisfazione.

Riprende il racconto con partecipazione.

gae:

Grazzie, me ce voleva proprio !

Quante me n’hanno fatte incollà de pietre, c’ho ancora lla schina spezzata !

Er magna poi: ‘na sbobba …

Interrompendo, rivolta a Jolanda.

ang:

A proposito, commà io porto e’ teglie in cucina e comincio a sporzionare !

Angelina prende due teglie ed esce da destra.

Riprende il racconto con partecipazione.

gae:

‘N bber giorno me so’ inguattato sotto lle coperte che ‘n camion lle stava a portà fora der campo e me so squajato !

Doppo avé camminato pe’ du ggiorni e du’ notti, che lli piedi nun me lli sentivo ppiù, me so’ infilato dentro ‘na stalla abbandonata, e chi te ce trovo dentro ?

Interrompe di nuovo, prende altre due teglie.

san:

Scusate io  vado a sturà er vino che se deve rifiatà !

Sante esce da destra.

Assentendo a mezza bocca.

Dopo aver lanciato un’occhiataccia dove è uscito Sante, riprende il racconto.

gae:

Annate puro, che accossì è ppiù bbono !

Ne lla stalla c’era poro cristo tutto pelle e ossa che. appena m’ha visto, s’è buttato in ginocchio, implorannome de nun ammazzallo !

Io, allora ...

Interrompe, con impazienza.

ben:

Me dispiace babbo, ma io me devo annà a cambià che tra ‘n po’ devo uscì pe’ llavoro !

Rassegnato.

gae:

Er lavoro innanzi tutto, va che ppoi te ll’aricconto da capo tutto solo ppe’ te !

Benito esce da destra.

Frastornato.

Ritrovando il filo del racconto.

gae:

Che stavo a dì?

Ah ! Quer poveraccio, tale Simeone Di Levi, se cacava sotto perché era  ‘n ebbreo !

Doppo che s’è carmato m’ariccontato certe cose da fa’ accapponà lla pelle.

Interrompe, scusandosi e prende le altre due teglie.

sev:

Sor Gaetà, abbiate pazzienza, vado a sentì si er cocommero sta fresco ar punto giusto !

Rassegnato.

Cercando di ritrovare il filo.

Riprende il racconto.

gae:

Puro er cocommero c’ha lle sua esiggenze !

Dovete sapé che qui fiji de padre ignoto de ll’esseesse a ll’ebbrei l’ammazzaveno come mosche ! Lli ficcaveno dentro ‘n cammerone: ommini, donne, regazzini e ll’asfissiaveno cor gasse !

E ppoi ...

Interrompe il racconto.

fau:

Mi dispiace interrompervi, don Gaetà,  ma devo uscire per andare a prendere il dolce.

Indispettito dalle continue interruzioni.

gae:

Ve ringrazzio, ma nun ve dovete disturbà, io nun ce so’ ppiù abbituato a  certe raffinatezze.

Precisa per giustificare Fausto.

jol:

Er dorce è perché ‘sta sera festeggiamo er compleanno der sor Fausto.

Con tono allegro andando a sinistra.

fau:

E vorrà dire che la festa sarà anche per il vostro ritorno !

Fausto esce da sinistra.

Con pazienza riprende a raccontare.

Indicando i piedi.

gae:

Semo stati inguattati in qua stalla pe’ ‘n mesetto bbono, ppoi so arrivati ll’americani e c’hanno detto che lla guera era finita.

Allora me so messo in marcia, sempre co' lli cavalli de San Francesco, e …

Cerca, con dolcezza, di rasserenare Gaetano mette una mano sulla spalla.

jol:

E mo statte sereno, riposate, nun ce penzà ppiù, e godite casa tua !

Si alza e fa il giro della stanza, incuriosito.

gae:

A proposito: che so’ tutti ‘sti cambiamenti che manco ll’aricoscevo lla stanzetta mia ?

Con tono modesto.

jol:

Che voi, se semo accommodati ‘n ppo’ mejo !

Costatando con un misto di approvazione e di preoccupazione.

Gira attorno a Jolanda.

gae:

A lla faccia der mejo: Rachele c’ha ‘n completino ch’e ‘na sciccheria e puro tu stai vestita come ‘na signora, profumi come ‘na sposa e porti ll’orecchini che pareno de brillanti ...

Precisa a bassa voce.

jol:

So’ brillanti !

Sconcertato.

gae:

Ma com’è stato ?

Cerca di dare una spiegazione senza allarmare Gaetano.

jol:

Benito abbusca bbene e io seguito a  fa’ ‘n po’ de commercio !

Terrorizzato dal suo incubo ricorrente, a mani giunte.

Ancora scosso dal ricordo.

gae:

Jolà te scongiuro nun me fa’ fa’ ppiù er morto!

Sapessi quante notti nun riuscivo a pija sonno, che me s’apparava innanzi lla scena de me co’ lla testa infasciata e lli moccolotti de lato !

Rassicurante.

Con enfasi.

jol:

Sta tranquillo che nun ce n’è ppiù de bisogno.

Mo ce stanno ll’alleati !

Contento dell’evento.

Interessato.

gae:

L’aveveno detto che c’avrebbero ajutati e so’ stati de parola !

Ma allora in che conziste er commercio tuo ?

Rientrano Benito, in tuta, e Rachele da destra.

Benito va a sedere sul divano.

Precisa con una punta di acidità

rac:

Mamma ‘sta in società co’ er sor Fausto.

Tenendosi sul vago.

jol:

Si, avemo messo su ‘na ditta de trasporti.

Perplesso.

Colto da una folgorazione.

gae:

E lli camion come ve lli sete accattati ?

Ah, già ve lli danno ll’alleati !

Accetta al volo la tesi di Gaetano e spiega.

jol:

Proprio così, uno va ar comanno e dice che c’abbisogna de ‘n par de camion ...

Interrompe con slancio.

Constata con ammirazione.

Si gira verso Benito, interessato.

gae:

E loro ve lli danno !

Quella si ch’e gente de core bbono !

Tu Benì che fai ?

Cercando di non compromettersi.

ben:

Io sto ner ramo automobili ...

Con entusiasmo, va dietro Benito.

gae:

Bravo ! Hai messo su ‘n autosalone ?

Dando una spiegazione ambigua.

ben:

Non proprio: quanno butto ll’occhio su ‘na machina, che potrebbe fa’ er caso mio, tanto dico e tanto faccio che me ll’accatto !

Si rivolge a Rachele con grande affetto.

gae:

E tu, luce de ll’occhi mia, che me ricconti de bello ?

Interviene con fare misterioso, si alza.

ben:

Rachele c’ha da divve ‘na grande novità !

Incuriosito, siede vicino a Rachele.

Impaziente.

gae:

Davero ?

Allora che aspetti ?

Non sapendo cosa dire.

rac:

Io ... io ...

Benito lo fa per lei con enfasi.

ben:

Se sposa co’ ‘n ufficiale americano e se ne va a ll’America !

Gaetano abbraccia Rachele.

Un po’ rattristato.

gae:

Bene mio così lontano, chissà quanno potremo riabbracciasse ...

Prendendo coraggio.

rac:

Babbo, io vorrei dirvi ...

Con l’indice sul naso la zittisce.

Con risolutezza ed affetto.

gae:

Zitta !

Nun te devi giustificà, nun sarò certo io a negatte d’esse felice co’ llo sposo tuo americano !

Rachele scoppia a piangere, Gaetano torna a riabbracciarla.

Cercando di consolare Rachele.

Fiducioso.

gae:

No, nun fa’ così !

Ce stanno lli piroscafi veloci e mo puro ll’aroplani !

Entra, da sinistra, Fausto con la torta.

Mostrando l’incarto con enfasi

fau:

Ecco il dolce: zuppa inglese !

Rasserenato, si scioglie da Rachele.

Prende lo spunto per raccontare di nuovo

gae:

Er mio preferito !

Certe sere, dentro a lla cammerata, in cui stavamo ammassati su certi lettacci de legno, facevo sbavà lli compagni riccontanno come lla faceva pora mamma mia: bagnata co’ ll’archemise ...

Dando un taglio con decisione.

jol:

Gaetà, mo famo basta co’ lli ricordi tristi !

Perplesso.

Con un crescendo drammatico, si mette la testa tra le mani.

gae:

È ‘na parola !

Chissà quanno me potrò levà da ll’occhi er filo spinato, lle sentinelle co’ ll’arme imbracciate ! E quanno …

Entra, da destra, Angelina con un  piatto da portata.

Con entusiasmo, posa il piatto sul tavolo.

ang:

Tutti a tavula ch’è pruonto !

Entra, da destra, Severino con un  piatto da portata che posa sul tavolo. Esce Angelina da destra.

Con enfasi.

sev:

Qui ce stanno ll’affettati che pare che dicheno: magneme, magneme !

Entra da destra Sante con due fiaschi esce Severino da destra.

Con entusiasmo posando i fiaschi sulla tavola.

san:

E che di de ‘sto vinello: bbono da fa’ risuscità lli morti !

Entra, da destra, Severino con un  piatto da portata, idem.

Con l’acquolina in bocca.

sev:

Sentite ch’odorino manneno ‘sti cannelloni !

Entra, da destra, Angelina con due piatti da portata.

Posando il piatto sulla madia con voce carica di promesse.

Ang:

Accà ci sta l’agnèllo cu ‘e patatè e ‘a cicorià ripassata, li mettò 'ncoppa madià ca' li magnammo dopo.

Piacevolmente sorpreso, si alza.

A Jolanda con allegria.

Torna improvvisamente cupo, rapito dai ricordi.

gae:

Quanta grazzia de Ddio !

Jolà so’ finiti lli tempi de lli broccoletti !

E penzà che io ppe’ levamme lla fame, annavo a fregà lle ghianne dar trogolo de lli majali !

Cercando di distrarre Gaetano.

Con entusiasmo, invitando con un gesto della mano.

fau:

Acqua passata !

Quello che è stato è stato, non ci pensate più e mettetevi a tavola  anche voi  !

Riflettendo, scuote il capo.

Dandosi una spiegazione.

gae:

Sapete che ve dico: nun c’ho appetito.

Sarà che me s’è ristretto llo stommico da lle privazzioni e ppoi tutte ‘ste novità !

Cercando di portarlo verso la tavola.

sev:

Su, su che ll’appetito viè magnanno !

Deciso. Palesando grande affetto.

Si avvia verso destra.

Fermandosi sulle soglia.

gae:

No ! Vado de llà da Renatina che ancora nun ll’ho abbracciata, pora fijetta mia !

Più tardi, si me va, me magno quarche avanzo.

Bbon appetito a tutti !

Gaetano esce da destra.

Perplesso.

fau:

Ma cosa gli ha preso ?

Minimizzando, con lieve ironia.

ben:

Nun ce fate caso: quello era già strano prima, figuramose adesso !

Impaziente.

san:

Allora ch’aspettamo a mettese a tavola ?

Con la stessa impazienza.

sev:

Sì, sì, che ppoi ar sor Gaetano je passa e viè a magnà puro llui !

Si avvia verso sinistra.

ben:

Io me scuso de novo, ma c’ho quell’impegno e nun posso mancà !

Disturbata dall’atteggiamento del figlio, lo ferma con una mano.

jol:

Proprio stasera ch’è tornato tu padre ?

Nun c’annà Benì,  c’ho come ‘n presentimento!

Non raccogliendo la preghiera

ben:

Stasera e ppoi famo abbasta !

Benito esce da sinistra.

Non vedendo l’ora di mangiare.

ang:

Allora ci assettiamo oppuramente no ?

Con entusiasmo.

san:

Io me metto vicino a voi, commare Angelina !

Stizzito.

sev:

Puro io me ce vojo mette vicino a lla commare!

Conciliante.

ang:

E va buono, non litigate: Sante da nu lato e Severino dall’altro, comme gli angeli custodi !

Tutti prendono posto a tavola.

Tende il piatto a Jolanda che esegue.

fau:

Passatemi il prosciutto !

Con la bocca piena.

sev:

‘N senti che bontà ‘sto salame !

Entusiasta.

San:

E ll’oliva ? So lle mejo c’ho magnate !

Si affaccia da destra Gaetano con un’aria preoccupata.

Molto serio.

gae:

Jolà, de llà ce sta er dottore, è bbene che venghi puro tu !

Gaetano si ritira da destra.

Alzandosi con sollecitudine.

jol:

Arrivo subbito !

Jolanda esce da destra.

Sospende di mangiare, rabbuiato.

sev:

Sta faccenna de Renatina nun me piace ppe’ gnente !

Preoccupato, indica a destra.

san:

Er sor Gaetano teneva ‘na faccia !

Con un sospiro.

fau:

Speriamo bene !

Cercando di sdrammatizzare

sev:

Nun lla famo ppiù traggica de quello che è dé !

Fa per alzarsi.

ang:

Ch’aggio a fa ? Servo ‘e primi ?

dissentendo

san:

Aspettamo lla sora Jolanda, che pare brutto !

Rientra Jolanda da destra con aria stravolta e con in mano una ricetta.

Trattenendo il pianto.

jol:

Madonna mia, Madonna mia !

Si alzano tutti in piedi di scatto e vanno attorno a Jolanda.

Apprensiva.

sev:

Ch’ha detto er dottore ?

Drammatica.

Scoppiando a piangere.

jol:

Pormonite !

Renatina mia c’ha lla pormonite !

Giungendo le mani, implorante.

rac:

Santa Vergine, ajuta lla pora sorella mia !

Frenando i singhiozzi.

Mostrando la ricetta.

Legge la ricetta.

jol:

Ll’unica speranza ppe’ sarvalla è ‘n ritrovato novo, er dottore ll’ha scritto qui su lla ricetta, se chiama …  se chiama pennicellina!

Prontamente.

ang:

Datè a me ca' vaco e' corsà in farmacià !

Angelina prende la ricetta ed esce di corsa da sinistra.

Cercando di tranquillizzare Jolanda.

fau:

Donna Jolanda state serena, che andrà tutto bene !

Partecipe.

san:

Ll’ho sentito di’ puro io che lla pennicellina fa miracoli !

Facendosi forza.

Ordinando.

jol:

Er dottore ha puro detto che bisogna teneje lla testa fresca !

Rachè, va a fa score ll’acqua pe’ faje lle pezze !

rac:

Subbito !

Rachele esce da destra.

Seguendo Rachele determinato.

san:

Potemo fa’ de mejo usanno ll’acqua cor ghiaccio der cocommero !

Associandosi.

sev:

Vado a pija ll’aceto, che accossì lli bagnoli so’ de ppiù efficaci !

Sante e Severino escono da destra.

Si siede, prendendosi la testa tra le mani, quasi isterica.

jol:

È corpa mia !

È tutta corpa mia !

Dissentendo, a fianco di Jolanda.

fau:

Ma che dite !

Con grande dolore e rammarico.

Con amarezza.

Con un crescendo.

jol:

Er Zignore m’ha voluto castigà pe’ er male c’ho fatto a lla pora gente: j’ho spillato er sangue goccia a goccia !

Er core me s’era fatto de pietra!

Ho penzato solo a fa’ sordi, sordi, sordi !

Con forza.

fau:

Jolanda, calmatevi che con i rimorsi non si risolve niente !

Improvvisamente calma, si alza e guarda in faccia Fausto.

jol:

E puro ppe’ voi !

Puro ppe’ voi m’ha mannato er castigo !

Pp’esseme messa certe idee ppe’ lla testa !

Pp’avveve dato corda, lasciannove intenne che ero ‘na donna disponibbile !

Entrano Severino e Sante da destra.

Tranquillizzante.

san:

A Renatina lle pezze fredde pare che j’hanno dato ‘n ppo’ de sollievo.

Cercando di apparire sereno.

sev:

Ha puro riconosciuto er sor Gaetano !

Entra Gaetano da destra.

Scuotendo la testa drammatico.

gae:

Lla pennicellina, ce vole lla pennicellina !

Entra Angelina da sinistra.

Esprimendo delusione e rammarico.

Con sottinteso.

ang:

In farmacià chella medicìna nun la tengono. 
Hànno ditto ca' si può trovare sulo a borsa nera !

Mostrando impazienza.

fau:

Allora che aspettiamo ?

Andiamo subbito a cercarla !

Improvvisamente si alza di scatto e torna ad essere la donna energica.

jol:

A costo de batte tutta Roma, ll’avemo da trovà!

Prendendo una decisione, va verso sinistra.

sev:

Io vado in Prati: cognosco ‘n tizzio che bazzica ll’americani e lla tiene de sicuro !

Determinato va verso sinistra.

san:

Io vado a Santa Maria in Trastevere, è lli che ce sta er giro bbono !

Con sicurezza va verso sinistra.

ang:

A piazza Vittorio ci stanno ‘e borsaneristi de cchiù forniti !

Escono tutti da sinistra eccetto Gaetano

Si lascia cadere su di una sedia sconsolato

gae:

Ma in che monno vivemo, si puro lle medicine che serveno ppe’ sarvà lla vita a ‘na pora criatura, se devono accattà a borza nera!

Si affaccia Procopio a sinistra.

Timidamente.

pro:

Disturbo ?

 Gaetano si alza e va verso Procopio.

Con deferenza.

Un po’ in apprensione.

gae:

Venite, venite avanti marescià !

A che devo ll’onore ?

Si va avanti, da del voi per rispetto.

pro:

Ho saputo der vostro ritorno a casa e allora ...

Conclude inorgoglito, stringendo la mano.

gae:

Me sete venuto a salutà !?

Assentendo. Esitante.

pro:

Sicuro, ma nun è solo pe’ quello.

Crede di aver capito. Invita Procopio a sedere al divano e lo fa anche lui.

gae:

Accommodateve e state sereno che er morto nun llo faccio ppiù!

Seriamente, sedendosi.

pro:

Bon pe’ voi !

Cerca di scusarsi con tono angosciato.

gae:

Capitate in un brutto momento: lla regazzina mia se pijata lla pormonite e so iti tutti a cercà lla pennicellina …

Conclude con contrarietà.

pro:

A borza nera !

Amaramente.

gae:

E ggià !

Sinceramente addolorato.

Dopo una breve pausa prende coraggio.

pro:

Me dispiace !

Me dispiace anche perché ve devo da da’ ‘n artro dispiacere !

Messo in apprensione.

gae:

E mo ch’è successo ?

La prende alla larga, consapevole del dolore che sta per dare.

pro:

Io, quer giorno, nun feci er dovere mio de carabbiniere, ma mo ...

Deluso e rattristato.

gae:

Avete aspettato ch’aritornassi p’arrestamme?

Tira fuori il rospo, con dispiacere.

pro:

Non a voi dovrò portà ar Coeli, benzì vostro fijo Benito !

Allibito, si alza di scatto.

Con apprensione.

gae:

Arrestà a Benito ?

E perché ?

Con amara ironia.

pro:

Er zignorino nun v’ha detto er bber mestiere che s’è messo a fa?

Con orgoglio.

gae:

Se interessa d’automobbili !

Spiega con disgusto.

pro:

Ll’interesse conziste che, se llui e er compare suo Nando butteno ll’occhio su ‘na machina: o se lla rubbeno ppe’ ll’intera, oppuro je sfileno lle gomme e se lle rivenneno ar mercato nero!

Colpito.

Angustiato.

gae:

Benito fa questo ?

Nun ce posso crede !

Sicuro del fatto suo.

Confidenziale.

pro:

Fidateve, è da ‘n pezzo che lli tenemo d’occhio.

Nun ve llo dovrei di’, ma stasera j’avemo apparecchiato ‘n sartafossi !

Non capendo.

gae:

Sarebbe a di’ ?

Spiega con pazienza.

Esprimendo certezza.

pro:

Da ‘n par de giorni avemo piazzato ‘na machina, co’ lle gomme bbelle nove, in via Tomacelli e lli dua soggetti hanno cominciato a ronzaje attorno.

So’ sicuro che ‘sta sera faranno er corpo !

Deciso, si alza.

gae:

E allora voi arrestateli !

Sconcertato dalla reazione di Gaetano, si alza.

pro:

Voi me dite …

Con convinzione.

Con doloroso orgoglio.

gae:

Marescià, chi sbaja paga !

Questi so’ lli principi c’ho cercato de incurcà a lli fiji mia !

Entra Benito da sinistra.

Affannato, non si accorge di Procopio.Vedendolo, preoccupato.

ben:

Ho saputo de Renatina ...

Marescià voi qua state ?

Asciutto, torna al divano.

pro:

Così pare !

Non volendo mettere sull’avviso Benito.

gae:

Er maresciallo, saputo c’ero tornato, m’ha fatto ll’onore de venimme a salutà !

Sollevato, con un piccolo inchino.

ben:

S’è solo pe’ questo ... grazzie marescià !

Invitante, portandolo al tavolo.

Pacatamente.

gae:

Benì, mettete a sede ‘n momento.

Te vojo di’ ‘n par de cosette !

Non vedendo l’ora di uscire, siede.

ben:

Fate a lla sverta, che nun c’ho tempo da perde!

Ambiguo, con dolorosa ironia, sottolinea “doppo”.

gae:

Po’ esse che de tempo da perde, doppo, ce n’avrai puro troppo !

Impaziente non raccogliendo.

ben:

Che volete di’ ?

Pacato.

Rivolto a Procopio.

gae:

Aspetta, che si me stai a sentì, forze, capisci.

Marescià, v’aricordate quello che me diceste er giorno che facevo er morto ?

A mezza bocca.

pro:

Che era sacrlleggio tocca ‘n morto ma ch’era de ppiù sacrileggio mette lle manette a ‘n omo com’a voi !

A Benito, con asprezza, indicando Procopio.

gae:

Benì te sei mai chiesto perchè ‘n guardiano de lla legge, onesto come er maresciallo, se faceva ‘sto scrupolo?

Non sapendo cosa dire.

ben:

Veramente no ...

Esprimendo riconoscenza e simpatia per Procopio.

Conclusivo.

gae:

Perché sotto lla divisa c’era ‘n omo de core che capiva lla situazzione de ‘na famija che se doveva arrangià ppe’ sopravvive a ll’orrori de lla guera e a lla miseria che sempre ll’accompagna.

E così ha chiuso tutti e dua ll’occhi !

Laconico.

pro:

Mo però, lla guerra è finita !

Guarda fisso Benito, con pena, sottolineando ”pure rubbà”

gae:

Anche se certa gente nun llo vole ancora capì e penza che sia permesso tutto, pure rubbà ! 

Intimidito.

ben:

Ma io che c’entro ?

Deluso che il figlio non capisca.

gae:

Gnente, facevo così, tanto pe’ di’ !

Insofferente, si alza e va a sinistra.

ben:

Va be’ si avete finito io vado.

Lanciando un consiglio carico di sottintesi.

gae:

Senti, pijete er soprabbito che ppo’ esse che in do’ vai faccia “fresco” !

Non afferrando il senso dell’invito.

ben:

Ma si stamo a Lujo ?

Possibilista.

gae:

Nun se sa mai !

Sicuro, sulla soglia.

ben:

E ppoi io aritorno presto !

Con un sospiro.

gae:

Speramo !

Rivolto a Procopio inchinandosi.

ben:

Maresciallo !

Benito esce da sinistra.

Allargando le braccia, rassegnato.

Con decisione a Procopio.

gae:

Marescià, fate er dovere vostro e grazzie llo stesso !

Si alza. Ammirato e commosso dalla forza d’animo e dall’onestà di Gaetano.

pro:

‘N omo che ha sofferto come a voi, nun se meritava un ritorno a casa accossì !

Con convinzione, crolla seduto.

Amaramente, prendendosi la testa tra le mani.

gae:

È stata lla guera marescià !

La guera cambia lli cristiani in bestie e je fa scordà lli valori !

Entra Angelina da sinistra.

Costernata. D’un fiato.

Con foga.

ang:

Nun si trova ! Nun si trova ! 
Me songo fatti tuttì ‘e borsàri neri, ‘e piazzà Vittorio !

Con amarezza e raccapriccio.

pro:

Così va lla vita oggi a Roma: chi c’ha lla robba ll’inguatta ppe’ fa’ arzà er prezzo !

Con angustia, alza la testa.

gae:

Co’ er rischio che ‘n’anima innocente se ne pozza annà a ll’artro monno ?

Esprime tutto il suo disprezzo, poggia una mano sulla spalla di Gaetano.

pro:

E che volete fa’ certa gente nun zolo c’ha lla borza “nera”, ma puro er core !

Avviandosi verso destra.

ang:

Io vaco a vedere come sta quell’anima di Dio !

Angelina esce da destra.

Prendendo congedo.

Tende la mano a Gaetano che si alza.

pro:

Io pure torgo er disturbo, che c’ho d’assorve a quell’incombenza che voi sapete.

Tanti auguri ppe’ lla regazzina !

Stringendo la mano con forza.

gae:

Grazzie marescià, senza rancore !

Procopio esce da sinistra.

Tra se con angoscia, scuotendo la testa.

gae:

Zignore mio si uno te devi da riccoje, perché nun te piji a mme, che a lla morte ce so’ ito tante vorte vicino !

Entra Rachele da destra.

Mestamente.

rac:

Renatina s’è addormentata !

Porgendo una sedia a Rachele, con affetto.

gae:

Rachè, famme ‘n po’ de compagnia, che tanto co’ essa ce sta lla commare Angelina.

Remissiva, si siede.

rac:

Come volete !

Si siede accanto a Rachele, cercando un diversivo alla situazione penosa.

gae:

Ricconteme ‘n ppo’ com’è ‘sto fidanzato americano !

Rachele scoppia a piangere.

Stupito dalla reazione di Rachele.

Con affetto.

gae:

Che c’è piccolé ?

Che t’appena ?

Con rabbia.

rac:

Se n’è annato … s’è imbarcato ppe’ ll’America senza nimmanco salutamme !

Minimizzando.

Cercando di indorare la pillola.

gae:

Embè ce stai a fa’ tutta ‘sta traggedia ?

Prima o ppoi incontrerai ‘n bber pischello romano, e te llo sposi !

Scuotendo il capo, lamentosa.

rac:

A me nun me se sposa ppiù nissuno !

Rincuorante, esprime sicurezza.

gae:

Ma che stai a di’, sei giovine, bella: faranno lla fila pe’ portatte a ll’artare !

Con un moto di rabbia.

Piangendo, si alza di scatto.

rac:

Ma nun ll’avete ancora capito ?

Io  so’ incinta !

Allibito, resta come pietrificato.

gae:

Ah !

Con grande determinazione.

rac:

Nun ve proccupate che nun ve copro de vergogna, appena Renatina sta mejo, pijo quelle quattro cose mie e me ne vado !

Non si è ancora ripreso.

gae:

E indò vai ?

Alzando le spalle, fatalista.

rac:

Do’ capita !

Si alza  e con grande amore si rivolge a Rachele.

gae:

No ! Questa è casa tua e llo sarà puro de quell’anima innocente che deve nasce !

Commossa.

rac:

Babbo !

Con determinazione.

Abbraccia Rachele.

gae:

E vorrà di’ che si nun c’avrà er padre, c’avrà er nonno che abbaderà a llui !

Baciando le mani di Gaetano con riconoscenza e affetto.

rac:

Voi sete ‘n angelo !

Ritirando le mani.

Prende per il mento Rachele.

Molto seriamente.

gae:

Si llallero !

Adesso che me llo fai ‘n sorrisetto ?

Rachè, ricordate che lli fiji so’ sempre ‘n dono de lla Provvidenza !

Abbracciando Gaetano con trasporto.

rac:

Babbo, ve vojo tanto bene !

Rachele esce da destra, piangendo.

Dal profondo del cuore.

gae:

E tu nun sai quanto te ne vojo io !

Entra Giacomo da sinistra.

Timidamente, sulla soglia.

gia:

Scusate cercavo la signora Jolanda.

Servizievole.

gae:

È sortita ‘n attimo, si ve posso esse utile io ...

Non accettando l’invito.

Facendo un passo indietro.

gia:

No, no.

È una faccenda che riguarda me e la signora.

Vorrà dire che mi riaffaccio tra un pochino.

Giacomo esce da sinistra.

Stupito dalla condotta di Giacomo.

gae:

Certa gente chi lla capisce è bravo !

Entra Fausto da sinistra.

Allargando le braccia.

Con disappunto.

Con amara constatazione.

fau:

Nun c’è verso di trovarla quell’accidenti di medicina !

Chi l’ha giura di non averla per potere, poi, alzare il prezzo !

Con allusiva durezza.

gae:

Me pare che ce llo doveste da sapé bbene voi come funziona lla faccenna !

Con rimpianto.

fau:

Stasera dovevamo stare tutti  a mangiare in allegria ...

Penosamente.

gae:

E invece se stamo a magnà er grasso der core !

Comunicando la sua ferma decisione.

Con preoccupazione

fau:

Io ho deciso de partire questa notte stessa con i camion per Salerno, ma prima di andarmene ci tengo a dirvi una cosa.

Assecondandolo.

gae:

Dite puro.

Finalmente è arrivato al punto che più gli preme, si esprime con forza e decisione.

fau:

Ecco … se vi giungessero chiacchiere di gente malevola sul conto mio e della signora Jolanda, non datele ascolto.

Cercando di intervenire.

gae:

Sor Fausto io …

Interrompe con fermezza.

Portandosi la mano sul cuore cerca di metterci una convinzione che non prova.

fau:

Lasciatemi finire !

Io vi do la mia parola d’onore che lei vi è rimasta fedele e che, mai e poi mai, si sarebbe sognata de infangare il nome vostro, e sì che le occasioni non le sarebbero mancate !

Accettando le spiegazioni.

gae:

Ho capito e apprezzo lla vostra sincerità !

Sincero.

Con una certa pena.

Porgendo la mano a Gaetano

fau:

Ora vi lascio con tanti auguri di cuore per Renatina.

La signora Jolanda me la salutate voi e ditele che, per quanto riguarda gli affari, se lei vuole, niente è cambiato.

Addio don Gaetà e tante belle cose, che un uomo come voi se le merita tutte !

Stringendo la mano di Fausto, con sincerità.

gae:

Arrivederci sor Fausto, ‘sta casa sarà sempre aperta ppe’ ‘n galantomo come a voi !

Fausto esce da sinistra.

Entra Angelina da destra con una tazza di caffè in mano.

Premurosa.

ang:

Don Gaetà accattateve ‘sta tazzulella e caffè.

Respingendo la tazza, esprime tanta pena.

gae:

V’aringrazzio, ma ar momento ne llo stommico nun me c’entra nimmanco ‘na spilla!

Entra Sante da sinistra.

Ansiosa.

ang:

Allora ?

Scuotendo la testa.

Disilluso.

san:

Nebbia !

Nun ho cavato ‘n ragno dar buco !

Da sinistra entra Severino.

Con livore.

sev:

Che lli possino ammazzalli: nun lla cacceno, nun lla cacceno !

Entra Jolanda da sinistra, piangente e si butta tra le braccia di Gaetano.

Disperata.

Racconta con grande trasporto.

jol:

Gnente ! Gnente !

Ho bussato a cento porte, perché llo sapevo che lla medicina lla tenevano !

Me so’ buttata in ginocchio, ll’ho scongiurati: “Sarvate quell’anima de Ddio “!

So’ state parole ar vento !

Ma che c’ha lla gente ar posto der core !

Accarezza la testa di Jolanda nel tentativo di consolarla.

gae:

So tempi bbrutti Jolà, so’ tempi bbrutti !

Entra da sinistra Giacomo.

Freddamente.

gia:

Permettete !

Con un grido.

jol:

Annatevene voi, che nun è er momento !

Pacatamente.

gia:

Aspettate a dirlo, che può darsi che lo sia.

Cercando di convincere Giacomo a desistere.

gae:

Lassate perde che c’avemo artro da penzà: lla regazzina mia sta male, tanto male !

Serenamente.

gia:

È appunto per la piccola Renata che sono qui.

Scatta come una molla.

jol:

Che volete di’ ?

Molto seriamente.

Mostrando una scatola.

gia:

La penicillina che serve per salvare vostra figlia ce l’ho io !

Questa è, una confezione intera che comprai per la mia mezzana, grazie a ... un  vostro prestito.

Insistendo sullo stesso tono.

jol:

Quanto volete ?

Accingendosi a prendersi freddamente la sua vendetta.

gia:

Vediamo un po’.

Forse potrei chiedervi di restituirmi il negozio e magari anche l’appartamento, con l’aggiunta dei gioielli di mia moglie, del suo corredo, ora tutto in vostro possesso !

Implorante.

jol:

Ma lla medicina serve ppe’ sarvà lla vita de ‘na creatura !

Senza alzare la voce diviene aggressivo.

Con rimpianto.

gia:

Anche le cose che ho acquistato da voi servivano per la sopravvivenza delle mie figlie!

Se io non mi fossi spogliato di tutto le poverine sarebbero morte di fame !

Tenta di intervenire.

gae:

Raggioniè …

Non badando all’interruzione riprende con un crescendo.

Puntando l’indice contro Jolanda.

gia:

Anch’io ho girato tutta Roma per trovare il piramidone, quando la più piccola aveva la febbre alta, e chi me lo ha venduto a caro, carissimo prezzo?

Voi !

Implorante, ai piedi di Giacomo.

jol:

Ve scongiuro, ve do tutto quello che volete !

Con fierezza.

gia:

Non serve, perché io la medicina la cedo gratis, senza contropartita !

Tende la mano.

jol:

Gra ...

Giacomo la ignora e va da Gaetano.

Porgendo la scatoletta a Gaetano.

gia:

Ma non a voi, bensì al signor Gaetano.

Molto riconoscente.

gae:

Er Zignore ve ne renderà merito !

Rivolto a Jolanda, freddamente.

Avviandosi a sinistra.

gia:

Signora Jolanda spero che questo vi possa servire da lezione per farvi capire che, prima o poi, tutti abbiamo bisogno l’uno dell’altro !

Buona sera ed auguri per la bambina.

Giacomo esce da sinistra, Jolanda si accascia su di una sedia.

Precipitandosi a sinistra.

ang:

Io corro a chiamare ‘o dottore: accussì e fa subbeto la prima puntura !

Angelina esce da sinistra.

Guardandosi attorno.

Cerca di allentare la tensione parlando d’altro.

gae:

Jolà, sai ‘na cosa ?

Me piacerebbe arimette ‘sta stanza comm’era prima.

Nun avete mica buttato tutto ?

Risponde con aria assente.

jol:

No, sta conservato tutto ggiù in cantina.

Rivolto a Sante gentilmente.

gae:

Fratelli  Santucci che, dimani a madina, me llo faressivo er piacere de venimme a da’ ‘na mano?

Con entusiasmo.

sev:

Sor Gaetà contate puro su de noi !

Prende congedo strige la mano a Gaetano e s’inchina a Jolanda.

san:

Scusateme ma devo fa ‘n sarto in parrocchia, che tra poco ce sta lla funzione serale.

Passo doppo pp’avé notizzie de Renatina.

Prende congedo strige la mano a Gaetano

sev:

Io puro devo d’annà a finì ‘na corona, ma m’affaccio tra ‘n’oretta.

Sante e Severino escono da sinistra.

Gaetano si siede discosto da Jolanda e la fissa in silenzio.

Disturbata dal silenzio e dallo sguardo di Gaetano, il rimprovero che fa è più a se stessa che al marito.

jol:

Gaetà, che c’hai da guardamme ?

Da quanno sei tornato nun m’hai detto ‘na parola, che fusse una, ppe’ dimme che eri contento de rivedemme !

Stancamente.

gae:

So’ contento Jolà, so’ contento !

Addolorata.

Molto amareggiata.

Sicura di interpretare il pensiero di Gaetano.

jol:

Llo dichi male !

Llo so che ce ll’hai co’ me ppe’ quello ch’ho fatto! Tu me giudichi ‘na donna senza core, una che, pur de fa sordi, ha trascurato lla famija !

Cercando di porre fine a quella che si annuncia una penosa discussione.

gae:

Lassa perde Jolà !

Con un moto di ritrovato amor proprio.

Con tono che non ammette rifiuto.

jol:

E no ! Si c’hai ancora ‘n ppo’ d’affetto pe’ me, mo hai da parlà.

Me devi di’ quello che te pesa su llo stommico !

Gaetano sposta la sedia vicino a Jolanda.

Deciso a dire finalmente quello che pensa.

Con tono pacato, senza mai trascendere, come se parlasse ad una figlia colta in fallo.

gae:

Voi proprio ch’io parlo e vabbè, parlo !

La corpa nun è tutta tua Jolà, lla corpa maggiore ce ll’ha ‘sta guera scellerata che, nun zolo ha portato morte e distruzione, m’ha  messo lli genitori contro lli fiji, er fratello contro er fratello, ll’amico contro ll’amico !

E tu hai seguito ll’onna, te sei fatta pija lla mano: e, a poco a poco, lli sordi t’hanno dato a lla testa !

Commossa dalle parole e dall’atteggiamento di Gaetano.

jol:

Io ll’ho fatto ppe’ lla famija, per er bbene de tutti!

Assume un tono più deciso.

Lascia cadere come un macigno.

gae:

E indò ‘sta ‘sto bbene ?

Benito fa er ladro e ‘sta sera finisce ar gabbio !

Con un grido disperato, si mette il viso tra le mani.

jol:

No !

Insiste assumendo un tono maggiormente accusatorio, ma sempre senza eccedere.

gae:

Rachele, senza lla guida de lla mamma, s’è creduta de poté fa’ lla donna emancipata, mentre nun era che ‘na ragazzina indifesa, e mo s’aritrova co’ ‘na criatura in zeno !

Cerca di giustificarsi.

jol:

Io ho cercato de mettela in guardia …

Lascia cadere l’accusa come macigno.

Con tono sognante.

gae:

Ll’esempio Jolà, je mancato ll’esempio !

Te ricordi de quanno ch’ero solo io che lavoravo pp’abbuscà quattro sordi ?

Assentendo.

jol:

Certo che me ricordo.

Esprime tutto il suo rammarico per quello che era e che al momento si è dissolto.

gae:

Quanno a lla sera ce mettevamo a tavola ppe’ dividese quer ppo’ de pane e companatico, eravamo ‘na famija unita, felice!

Se scherzava, se rideva e soprattutto c’era rispetto reciproco !

Commossa, si alza.

Riconoscendo il suo torto.

In ginocchio ai piedi di Gaetano.

jol:

C’hai raggione Gaetà, c’hai raggione !

Ho sbajato !

Te chiedo perdono in ginocchio !

Gaetano si alza, prende le mani di Jolanda e la fa rialzare.

Con sicurezza e affetto.

Commosso anche lui.

gae:

Arzete Jolà ch’io t’ho perdonata dar primo momento c’ho rimesso piede dentro ‘sta casa !

Estremamente frastornata si rifugia tra le braccia di Gaetano.

jol:

Che m’è successo ?

Che m’è successo ?

Stringendola con affetto le carezza la testa.

Improvvisamente si stacca da Jolanda e parla con grande determinazione.

gae:

E’ stata lla guera Jolà c’ha portato ll’ommini llontani da casa !

Ma mo che so’ aritornato sonamo ‘n'arta musica: lla mia !

Remissiva.

jol:

Come voi tu Gaetà, come voi tu !

Si affaccia Angelina da sinistra.

Con agitazione.

ang:

È arrivato ‘o dottore !

Confortata.

Si avvia sollecita a destra.

jol:

Sia ringrazziato Iddio !

Vengo de lla puro io !

Jolanda e Angelina escono da destra.

Entra Benito da sinistra.

Timidamente.

ben:

Bona sera !

Stupito del ritorno di Benito.

gae:

E tu che ce fai qui ?

Con commossa convinzione.

ben:

Nun m’è bastato er core d’annà co’ Nando penzanno a Renatina in que condizioni !

Si è  tolto un peso dal cuore.

gae:

E hai fatto bbene !

Ansioso e preoccupato.

ben:

Se trovata lla medicina ?

Con un pensiero riconoscente.

gae:

‘N’anima bbenedetta ce ll’ha portata, mo er dottore je sta a ffa' ll’ignezzione.

Sollevato.

ben:

Sia ringrazziato er celo !

Mette il braccio sulle spalle di Benito, con tono che non ammette rifiuto.

gae:

Ah senti, si domani a madina Renatina ‘sta mejo, annamo assieme a lla Romana Gasse che ppo’ esse che t’aripijeno a lavorà !

Remissivo.

ben:

Come volete babbo !

Benito esce da destra, incrociando Jolanda.

Ansioso.

gae:

C’ha detto er dottore ?

Con speranza.

jol:

Si Renatina passa lla notte ce so’ bone speranze !

Gaetano circonda le spalle di Jolanda con un braccio.

Con grande convinzione e sentimento.

Sentenzia.

gae:

Vedi Jolà, lla fija nostra è come Roma, come ll’Itaja che ‘sta aspettanno che er bbujo llassi er passo a ll’aurora, a lla luce de ‘n giorno novo !

Deve passà lla nottata !

Buio

Parte M3

Proiez.3 (immagini ricostruzione italiana su cui scorrono i titoli di coda)

Sipario. 

Fine

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