Bouvard e Pécuchet

Bouvard

Sipario testi

Bouvard

e

Pcuchet

di Tullio Kezich e Luigi Squarzina

dal romanzo di Gustave Flaubert

PERSONAGGI

Bouvard

Il Capitano Heurtaux

Pcuchet

Il sindaco Foureau

Descambos

Gorju

Il Capoufficio del Ministero

Placquevent, la guardia campestre

Padron Gouy

Romiche, il gobbo

La vedova Bordin

La Castejon

Ilparroco Jeufroy

L'Albergatore Beljambe

Hurel

Il Maestro Petti

Il dottor Vaucorbeil

La Contessa De Faverges

La Signora Vaucorbeil

La Signorina De Noares

Il notaio Marescot

Vittorio

La Germana

Vittorina

La Mlia

Un gendarme

Il Conte De Faverges

Colleghi d'ufficio di Bouvard e Pcuchet, un fattorino, contadini, operai, borghesi, gendarmi.

Premessa in 3 lettere

Montreal, 20 giugno 1967

Caro Tullio,

chi ti incontro a Montreal in questo inaudito albergo dove i portieri sono vestiti da pirati del '600, i fattorini da cinesi di Hong Kong (sono cinesi), i camerieri da Buffalo Bill e le cameriere da tirolesi? Bernard Dort (c' un congresso di teatro, frequentato molto bene) che subito mi chiede notizie di Bouvard e Pcuchet. Ci crede molto. Secondo lui in Francia si potrebbe presentarlo senza un riadattamento, semplicemente ritraducendo il nostro testo su Flaubert.

La verit , che i viaggi, le prospettive di tourne a Broadway sono una bella cosa, ma sono stufo di dispersioni e vorrei puntare su poche e concentrate cose. Fra queste primeggia Bouvard e Pcuchet. Chiss se tu stai lavorandoci? Penso sempre di pi che occorre trovare una teatralit tutta particolare, "aperta", non chiusa: magari scene che non si sviluppano fino in fondo conferma Dort che in Francia ormai Bouvard e Pcuchet considerato l'origine del romanzo moderno, cio (diciamo noi due) il primo "antiromanzo"; e noi bisogna che tiriamo fuori un po' una "anticommedia" sempre secondo Dort, il pericolo di cadere in Beckett forte. Io francamente ci spero ( un paradosso) perch mi sembra maggiore il pericolo della "leggerezza" e della "farsa". Ho gi in testa certi ritmi molto strani di regia. Ma occorre dare densit alla materia.

Con queste non peregrine considerazioni mi accingo a prendere l'aereo per Caracas, secondo il diabolico itinerario predisposto da Ivo. Sar in Italia a fine giugno e ti cercher per telefono.

Tuo Luigi

Milano, 14 ottobre 1967

Caro Luigi,

tutto preso dai rituali per reinserirmi in Bouvard e Pcuchet, trovo un articolo di Monique Wittig sui Ca-hirs Renaud-Barrault (marzo '67, il numero dedicato a Le tentazioni di sant'Antonio). Alcune osservazioni interessanti:

1) La modernit di Flaubert: "la nozione di modernit fa la sua apparizione nello stesso tempo del bisogno di considerare la civilt europea sotto un profilo critico... Baudelaire e i Goncourt parlano d'arte moderna, cio di poeti, romanzieri, pittori le cui preoccupazioni sono di ordine formale... (il che significa) mettere le tecniche in primo piano nelle loro creazioni, parlarne, tentare di comprenderle e di criticarle". Bouvard e Pcuchet (il pi "moderno" dei romanzi di Flaubert) segna una crisi nelle varie maniere dell'autore di affrontare questi problemi ed perci un buon oggetto d'analisi delle tecniche "moderne"...

(Inutile aggiungere che Bouvard e Pcuchet deve essere il pi "moderno" dei tuoi spettacoli altrimenti l'operazione non ha senso!)

2) Scarsa importanza del "soggetto" in Bouvard e Pcuchet ("una tale disaffezione per il soggetto s'era gi prodotta in Russia con Gogol e Gonciarov"). Flaubert lo definisce, nelle intenzioni, "un livre sur rien". Dice che dovrebbe sostenersi da se stesso, per la forza interna dello stile, come la terra si sostiene nell'aria... In una lettera a Zola (1877), Flaubert annuncia che il libro presenter sempre la stessa situazione di cui si varieranno gli aspetti; e teme, poveri noi, " que ce ne soit embtant a crever".

3) Importantissimo invece, per la Wittig, il "tema" del romanzo e cio la "cultura" (la tua raccomandazione, validissima, che bisogna prendere estremamente sul serio le esperienze culturali di Bouvard e Pcuchet,). "...Polimorfa, caotica, contraddittoria, insoddisfacente, inessenziale, ma appassionante". la prima volta che questo tema scelto per un romanzo, Secondo la Wittig l'amore per la cultura una sublimazione dell'attrazione omosessuale che Bouvard e Pcuchet provano l'uno per l'altro (!). Infatti scatta nei due personaggi nel momento in cui si incontrano, non prima, ed esclusivo e violento come l'amore della Bovary per Leon, d Frdric (L'educazione sentimentale) per Madame Arnoux. Solo contraffatto, volto al grottesco. (Avevamo gi notato che Bouvard e Pcuchet anche, sotto il velame, una storia d'amore inconscia), La Wittig paragona Bouvard a Sancho, Pcuchet a Don Chisciotte, "due altri uomini celebri che cavalcavano di conserva nel regno dell'Utopia".

4) La struttura di Bouvard e Pcuchet (come quella del Don Chisciotte) accumula i fatti anzich seguire un ordine necessario (narrativo, drammatico). I fatti sono semplicemente contigui, "non si contaminano e non si giustificano gli uni con gli altri". Anche a Flaubert, bench avesse scelto deliberatamente questa strada, il procedimento cre dubbi e preoccupazioni durante la stesura: "gli sembrava insolito e troppo poco romanzesco". Perci introdusse fin dal capitolo 2 dei personaggi secondari (il gruppo della gente d Chavignolles) perch sentiva il bisogno di "un semblant d'action, une espce d'histoire continue pour que la chose n'ait pas l'air d'une dissertation philosophique". il nostro stesso problema. La Wittig osserva, sempre sulla struttura, che "l'aspetto generale del libro quello di una discontinuit, quella che presentano i paradigmi, i dizionari, le enciclopedie... Con la rassegna delle esperienze negative di Bouvard e Pcuchet, Flaubert si proponeva di indispettire il lettore: "C'est mon but (secret) d'ahurir tellement le lecteur qu'il en devienne fou". E ancora nella citata lettera a Zola Flaubert conferma: "Il n'aura de signification que dans son ensemble". Noi abbiamo notato da sempre il carattere reversibile, non narrativo, aperto della scaletta di Flaubert.

L'articolo contiene altre interessanti osservazioni di tipo particolare (p. es. il carattere defigur dell'amore in Bouvard e Pcuchet: la Bordin, la Mlia e l'importante scena in cui Pcuchet da voyeur osserva la Castillon offrirsi a Gorju).

Ti ho riassunto queste note di lettura sia per chiarirmi meglio il problema, sia perch credo che a noi, reinventori scenici di Bouvard e Pcuchet, ci si ripropone (magari "defigur" in senso grottesco) lo stesso problema di Flaubert. Per l'eremita di Croisset era il problema di fare un romanzo che non fosse un romanzo, ma potesse apparire tale ai lettori pi schizzinosi; per noi fare uno spettacolo che sia un antispettacolo, ma possa anche venir digerito.

Sto pensando a una "scaletta" divergente dalla solita puntualizzazione di una progressione drammaturgica, pi simile a un programma del circo. Cio, prima parie: parata del circo, numero dei cavalli, la cantante, entrata dei clown, il prestigiatore ecc. Penso soprattutto al circo americano, tipo Buffalo Bill, che conteneva " numeri " drammatici, scene di rievocazione storica ecc. Questo, naturalmente, l'esempio limite. Ma io credo che si debba applicare accanitamente il principio della variazione stilistica per ottenere un efficace risultato di "discontinuit"; il difficile sar il conciliare questo metodo con la necessaria "seriet" e intima tragicit dell'esperienza di Bouvard e Pcuchet.

Spero che queste note servano a provocare qualche tua riflessione. A presto, ciao

Tullio

Genova, 16-17 ottobre 1967

Caro Tullio,

replico mandandoti, tramite M.T., un libro di interesse almeno pari a quello dell'articolo da te citato: Le second volume de Bouvard et Pcuchet a cura di G. Bollrae. E accludendoti l'Epilogo rifatto anche in base alle accresciute conoscenze dello "sciocchezzario" flaubertiano. Il libro mette l'accento, credo giustissimamente, sul tema di tutta l'opera di Flaubert: la lotta contro l'imbecillit, Da ragazzo a uomo, fino, appunto, a Bouvard e Pcuchet, Flaubert ha quell'idea fissa. E ne ho tenuto conto nell'epilogo.

Sul bisogno d dinamitare la struttura, mi troverai sempre d'accordo. Ritengo indispensabile una struttura solida sul prologo-e-incontro ( cio fino alla partenza da Parigi com' adesso va gi quasi bene ) e nel finale-e-epilogo (discorsi di Bouvard e Pcuchet alla folla, crollo della pedagogia, abiura, esilio in patria e dictionnaire: com' adesso). Per tutto il resto, chiariamo che:

a) il 1848 gi molto "inventato";

b) le prime esperienze (medicina ecc), come ne parlammo, presumono un massimo di libert;

c) tutta la seconda parte (amore/filosofia/noia/suicidio religione) sta ancora nella fase della "sceneggiatura". C' una successione pedissequa; d'altro lato si basa su pezzi di dialogo incantevoli, da conservare;

d) quanto mi dicesti al telefono sull'arrivo in campagna al buio mi funziona molto e cos pure (in teoria) la tecnica del circus/show esposta nella tua lettera. Tecnica applicabile, forse, proprio alla presentazione dei presupposti di Chavignolles grazie al narratage, polemico a due?

e) per quanto libero sia l'organismo romanzesco d Bou-vard e Pcuchet, esso saldamente inquadrato (nel libro) da un inizio e un finale ferrei (finale a prescindere della concreta fattura del Dictionnaire). Se la Wittig per "modernit" intende l'arte che parla di se stessa, l'arte per cui il soggetto un pretesto e magari un ingombro, posso aderire (con riserva). La nozione di "moderno" , per me, pi sconvolgente, pi sottile; implica l'azione dell'artista che reagisce alla "morte dell'arte" allargando talmente l'area dell'artisticit da includervi non solo il deforme-e-disarmonico (gi adottato dal manierismo/e/barocco); non solo la tecnica-come-espressione-in s; ma (soprattutto) una diversa valenza verso il suo pubblico, che pretende partecipe. Studiando per una conferenza tenuta a Venezia, ho visto che un salto decisivo ci fu quando Nietzsche a proposito della tragedia greca sostitu alla imitazione degli antichi dell'estetica rinascimentale la emulazione della loro esperienza spirituale: non si vuol pi recuperare un magistero formale, bens una ricchezza d vita.

Nonostante il "tono critico" della grande arte da Baudelaire in poi, tu senti sempre che l'artista va cercando di conservare calda e aromatica l'esperienza vitale di cui ti parla, quasi egli speri che tu possa goderne e patirne in eterno assieme con lui. Onde l"'apertura"...

Allora, Bouvard e Pcuchet, il nostro Bouvard e Pcuchet (opera, ti prego di credere, autonoma almeno quanto le Demoiselles d'Avignon rispetto al bordello avignonese reale, o meglio le Ninas rispetto a Velasquez) dev'essere teatro aperto non solo struttura drammaturgica aperta. E lo nella nostra comune intenzione di agire mediante Bouvard e Pcuchet. Bouvard e Pcuchet dev'essere, al tempo stesso, una sghignazzata sulla bestialit del prossimo e un inno alla buonafede: uno spettacolo, come indichi tu, modernissimo in questo oltre e prima che nella forma.

Se verrai qui e vedrai Tango vi noterai (spero sia chiaro) la burla e la disperazione sull'arte sperimentale, sull'ar-te/come/vita; ci ho costruito su lo spettacolo, fino al "vuoto di potere" finale riempito dai "colonnelli". In Bouvard e Pcuchet il vuoto finale dovrebbe essere un risucchio, un maelstrm l'imbecillit dovrebbe incombere come minaccia d annichilimento planetario, riallacciandoci (anche in questo) allo Zeno. I due, che provocano le "frasi fatte" degli altri personaggi, devono essere presi in un sadomasochismo contagioso, universale, per cui sprofondano nel gorgo anche loro. Il dizionario come ciclotrone, come bottiglia elettromagnetica per contenere la fusione nucleare.

Tuo Luigi

Teatro Stabile di Genova

Sala Politeama Genovese, 20 novembre 1967

Regia di Luigi Squarzina

Scene e costumi diPierluigi Pizzi

Musiche di Angelo Musco da Gounod

PERSONAGGI E INTERPRETI

Bouvard

Tino Buazzelli

Pcuchet

Glauco Mauri

Descambos

Arrigo Torfi

Il Capoufficio del Ministero

Vittorio Penco

Padron Gouy

Enrico Ardizzone

La vedova Bordin

Rita Di Lernia

Ilparroco Jeufroy

Roberto Paoletti

Hurel

Antonello Pischedda

Il dottor Vaucorbeil

Maggiorino Porta

La Signora Vaucorbeil

Luisa Bertorelli

Il notaio Marescot

Daniele Chiapparino

La Germana

Myria Selva

La Mlia

Carla Bolelli

Il Conte De Faverges

Raffaele Giangrande

Il Capitano Heurtaux

Sandro Dal Buono

Il sindaco Foureau

Pupo De Luca

Gorju

Renato Campese

Placquevent, la guardia campestre

Bruno Alessandro

Romiche, il gobbo

Alberto Carpanini

La Castejon

Olga Boero

L'Albergatore Beljambe

Vittorio Penco

Il Maestro Petti

Gianni De Lellis

La Contessa De Faverges

Gianna Dauro

La Signorina De Noares

Dina Braschi

Vittorio

Adelmo Taddei

Vittorina

Stefania Riccetti

Un gendarme

Mario Marchi

Colleghi d'ufficio di Bouvard e Pcuchet,

un fattorino, contadini, operai, borghesi, gendarmi.


Primo tempo

1.

Le corde.

Lo spazio scenico buio. Entra qualcuno di corsa con una candela in una bugia. La poca luce rivela che siamo in un granaio dove al centro da una trave pendono due corde fatte a cappio con sotto due sgabelli. L'uomo in vestaglia, una vecchia vestaglia lunga fino ai piedi. sconvolto. Cerca le corde, posa a terra la bugia, monta su uno sgabello, s'infila il cappio al collo, tutto freneticamente e barbugliando tra s. Intanto si sentita un'altra voce.

Bouvard - Pcuchet! Pcuchet! Non lasciarmi solo! (Entra di corsa l'altro. Anche lui in vestaglia. Ha vagato per tutta la casa al buio cercando e inciampicando) Sei qui, eh? Dove sei? (Lo vede) Aspettami, vigliacco, razza di egoista, aspettami! (Sale sull'altro sgabello)

Pcuchet - Vattene, lasciami stare, sar padrone di morire da solo!

Bouvard - Nossignore! O tutti e due o nessuno! (Si passa la corda al collo anche lui)

Pcuchet - Non ti voglio!

Bouvard - Avevi detto che un suicidio a due sarebbe stato degno di Catone!

Pcuchet - Ma se non hai neanche il coraggio!

Bouvard - Sta a vedere se non ho il coraggio... (Armeggia intorno al cappio per prepararsi) Piantarmi cosi, dopo anni che...

Pcuchet - Lo vedi? Sempre a rinfacciarmi che campo alle tue spalle!

Bouvard - Io non l'ho mai detto!

Pcuchet - L'hai pensato! Sei stanco di me, ma io ti lascio libero! Voglio morire indipendente! E da solo! E subito! (Sembra proprio deciso a scalciare via lo sgabello)

Bouvard - Fermati, Pcuchet! (Pcuchet si ferma, lo guarda interrogativo. Bouvard si toglie il cappio) Non possiamo farlo cosi. Non abbiamo fatto testamento.

Pcuchet - Che importanza ha? Vada tutto in malora.

Bouvard - Vuoi che ci trovino qua appesi senza lasciare due righe di spiegazione? Un po' di senso della responsabilit, che diamine! (Pcuchet si toglie il cappio e scende a malincuore anche lui)

Pcuchet - E va bene, ma sbrighiamoci.

Bouvard - Chi l'avrebbe detto che la nostra vita sarebbe finita qui, nel granaio di Chavignolles... E pensare che siamo stati... (S'infuria contro se stesso) Perch parlo sempre al plurale? Io sono io e tu sei tu!

Pcuchet - Cosa volevi dire con quel "siamo stati"?

Bouvard - Siamo stati bene insieme... (Pcuchet fa un gesto di disprezzo) Al principio, intendevo. Adesso ho capito che serpe mi scaldavo in seno, ma la mia disgrazia stata che a prima vista...

Pcuchet - Senti chi parla! Tu, per chi non ti conosce... Bouvard e Pcuchet (insieme) Maledetto il giorno che ci siamo incontrati.

Pcuchet - Quella domenica pomeriggio potevo rimanere dieci minuti di pi all'Orto Botanico!

Bouvard - Ma se venivi dalla parte della Bastiglia.

Pcuchet - Tu venivi dalla Bastiglia, io ero stato all'Orto Botanico. Tu di l, io di qua. (Lo tira per la manica)

Bouvard - No, tu di l e io di qua!

Pcuchet - Se mi ricordo benissimo!

Bouvard - Ma fammi il piacere! Venivi di l, di l... (Tirandolo per la manica lo spinge fuori a destra)

Pcuchet - Eri tu che venivi dalla Bastiglia, non fare il prepotente!

Bouvard - Tu venivi di l,., e io di qua! (Corre fuori dalla parte opposta per dare una dimostrazione pratica)

2.

Parigi. L'incontro.

Mentre sparisce il granaio con i due cappi, luce di pomeriggio estivo. Una panchina al centro. Da sinistra, poich aveva ragione lui, rientra Pcuchet in redingote marrone, con un berretto a visiera; dall'altra parte Bouvard vestito di tela, il panciotto sbottonato e il cappello sulla nuca. Adesso li vediamo meglio. Bouvard biondo, riccioluto, occhi celesti, viso acceso, corporatura imponente. L'aspetto di Pcuchet serio: cranio a pera, ciocche nere e lisce, naso lungo e calante, figura rinsecchita. Siedono quasi contemporaneamente sulla panchina. Si cavano i cappelli e li posano tra di loro. Una pausa.

Bouvard - Vedo che anche lei ha avuto la mia stessa idea. (Pcuchet lo guarda diffidente) Si, di scrivere il suo nome dentro il berretto.

Pcuchet - Qualcuno all'ufficio potrebbe portarmelo via.

Bouvard - Ci ho pensato anch'io e ho fatto la stessa cosa. (Una pausa) Che caldo, eh? Trentotto all'ombra. (Si asciuga il sudore con un fazzoletto) Parigi sar bella, ma nel mese di agosto io preferisco la campagna.

Pcuchet - A parte le orde nelle trattorie.

Bouvard - Non dico la periferia. La campagna, quella vera. Ha mai vissuto in campagna, lei? Gi, allora non pu capire. Guardi qua, che panorama: un mucchio di pietre da costruzione, l un canale di acqua sporca e in fondo ciminiere di fabbriche.

Pcuchet - Per non parlare della puzza.

Bouvard - Comincio ad averne abbastanza della citt, io.

Pcuchet - Fa pi caldo in strada che in casa.

Bouvard - Ma faccia come me, si tolga la giacca, signor... Pcuchet.

Pcuchet - No, grazie, signor... Bouvard.

Bouvard - Che sbornia, quello l. un operaio che festeggia la domenica... A proposito, lei come la pensa sulla questione sociale?

Pcuchet - Be', io... Le dir... una questione complessa.

Bouvard - Proprio cosi. Guardi, guardi quei tre calessi.

Pcuchet - un matrimonio. (Seguono con lo sguardo il passaggio dei calessi)

Bouvard - Eccone un'altra che ha catturato la sua preda. Chi dice donna... Piene di capricci, bisbetiche...

Pcuchet - Per vivere in pace bisogna farne senza. Non per niente sono rimasto scapolo.

Bouvard - Io sono vedovo. Senza figli.

Pcuchet - E scommetto che se ne trova bene.

Bouvard - Mah... A volte, per, una mora come quella, appesa al braccio di quel soldato... Eh? (Pcuchet annuisce per compiacenza) Viene voglia, che ne dice, di un mappamondo per ripassare la geografia. (L'altro lo guarda senza capire) Ma si, sotto le coperte! Un bel paio di chiappine calde!

Pcuchet - Non vede che sta passando un prete? (Bouvard si arresta il tempo necessario, poi riprende)

Bouvard - Adesso che il tricorno sparito le posso dire che per me i gesuiti... Non so lei.

Pcuchet - Una cosa sono i preti e una cosa il sentimento religioso.

Bouvard - Bravo. Sarebbe come confondere il piacere che d il fumo con gli imbrogli della manifattura tabacchi. (Si alza per andarsene) Del resto, poco mi fa o non mi fa la religione, se non ostacola il progresso della scienza.

Pcuchet - La scienza, che grande cosa! E quanti vantaggi porta al genere umano.

Bouvard - Pensi lei quanti problemi restano da chiarire, quante ricerche da fare.

Pcuchet - Ad averne il tempo... Ma purtroppo bisogna guadagnarsi il pane quotidiano. Dico per me, naturalmente, lei magari ha una professione che le lascia molta libert. (Bouvard torna a sedersi. Batte amichevolmente una mano sul ginocchio di Pcuchet)

Bouvard - Io? faccio il copista, si figuri.

Pcuchet - Anche lei?

Bouvard - Non mi dica che...

Pcuchet - Al Ministero della Marina.

Bouvard - Io in una ditta commerciale. Fratelli Descam-bos, stoffe d'Alsazia.

Pcuchet - Che combinazione. (Si danno la mano. Poi si guardano un po' esitanti)

Bouvard - Mi chiedevo, signor Pcuchet, se non le andrebbe di cenare insieme.

Pcuchet - L'ho pensato anch'io ma non osavo propor-glielo. (Si avviano. Bouvard cammina a grandi passi, Pcuchet lo segue a passettini)

(Dopo il pranzo Pcuchet ha voluto far vedere la sua stanza a Bouvard. Entrano nella stanza disordinata e ingombra di libri e scartafacci, con il letto non rifatto sul cui cuscino stata dimenticata e sembra giganteggiare la spazzola per le scarpe. Qui e in seguito non ci sarebbe da stupirsi se, nel doppio sfalsamento della memoria, gli ambienti e i gruppi umani rievocati si presentassero ai due protagonisti come presenze mnemoniche deformate: immagini troppo sintetiche dove un oggetto potrebbe spiccare pantografato, il cielo starsene in cornice come un quadro, un personaggio essere diventato un dagherrotipo pi grande \_Pcuchet\ o pi piccolo [Bouvard] del vero, le voci risultarne manipolate, e cosi via)

Pcuchet - La mia sete di sapere non si spenta quando ho dovuto interrompere gli studi. Come vede ho molti libri: "L'Enciclopedia divulgativa", i primi volumi della "Rivoluzione francese" del Thiers dove mi vanto di aver pescato numerose inesattezze... Ma si accomodi. (Toglie una pila di libri da una sedia per far accomodare Bouvard)

Bouvard - C' odor di chiuso. Apriamo la finestra?

Pcuchet - Le mie carte voleranno via.

Bouvard - Se non tira un filo d'aria. (Fa per aprire)

Pcuchet - La prego, io temo le correnti.

Bouvard - Scommetto che porta la maglia di flanella. Se fossi in lei me la toglierei.

Pcuchet - ... le infreddature...

Bouvard - ...via, via!

Pcuchet - Parola d'onore, sa che lei mi fa fare ci che vuole... (Si toglie la maglia. Poi si spazzola le scarpe e rimette la spazzola sul cuscino. Escono a passeggio) Mia madre non l'ho conosciuta. Mio padre era un modesto commerciante. A quindici anni mi tolsero dal collegio e mi impiegarono nello studio di un curatore di fallimenti. Fini in galera, ricordo ancora lo spavento. Dopo feci tanti mestieri: l'aiuto farmacista, il vice prefetto in un educandato femminile, il contabile su un vaporetto della Senna. L un capo reparto del Ministero not la mia calligrafia e mi assunse.

(La stanza di Bouvard lucidata a cera con linde tendine di percalle e un poggiolo. Sul cassettone un servizio da t, dagherrotipi di amici incastrati nello specchio. Al centro il ritratto a olio di un uomo imponente con favoriti biondi, molto simile a Bouvard)

Pcuchet - suo padre!

Bouvard - Mio zio. Mi ha fatto da padrino. Ho preso da lui i miei tre nomi: Francesco Dionigi Bartolomeo.

Pcuchet - Giustino Romano Cirillo. Ne ho tre anch'io.

Bouvard - La mia infanzia l'ho vissuta tutta in campagna. Mi ricordo che giocavo sull'aia di una fattoria. Poi lo zio mi port con s a Parigi per avviarmi al commercio. A trent'anni mi fu versata una certa somma; allora presi moglie e aprii una pasticceria.

Pcuchet - E suo zio?

Bouvard - Non l'ho pi visto. Mi rimasto il suo ritratto. Anche mia moglie spari, sei mesi dopo il matrimonio... e con lei la cassa del negozio. Il mio temperamento mi ridusse presto in bolletta e cosi pensai di sfruttare la mia bella scrittura.

Pcuchet - La provvidenza a volte meravigliosa nelle sorprese che prepara. Si, perch se qualche ora fa... Insomma se lei e io non fossimo usciti a prendere un po' d'aria...

Bouvard - C'era il caso che andassimo al cimitero senza esserci conosciuti. (Una pausa di lieve imbarazzo. Poi i due tirano fuori contemporaneamente i biglietti da visita e dicono insieme)

Bouvard e Pcuchet - Ecco l'indirizzo del mio ufficio. (Dopo una pausa, intascando ognuno il biglietto dell'altro, ancora contemporaneamente) Buonanotte. (Mentre Pcuchet si avvia Bouvard gli grida dietro una battuta scherzosa)

Bouvard - E non mi vada a donne, mi raccomando! (Un brivido di Pcuchet)

Mentre sparisce la stanza di Bouvard i due si infilano le mezze maniche. Poi spingono dentro, agli estremi opposti dello spazio scenico, i deschi da ufficio. Sono chiari i loro pensieri: "Sempre la stessa giacchetta. Sempre le mezze maniche. Aver sempre a che fare col raschio. Con la gomma. Il calamaio, sempre lo stesso. Le stesse penne. E gli stessi colleghi". Appaiono intorno ai due copisti i colleghi e i rispettivi capufficio)

Descambos - Signor Bouvard, le faccio notare che oggi il 20 gennaio e non il 30 febbraio 1839. Giorno che fra l'altro non esiste.

Bouvard - Un attimo di distrazione, signor Descambos.

Descambos - Un attimo che dura da mesi. E non si limiti a cancellare la data, ricopi il documento per intiero. Un collega di

Bouvard - Ti sei innamorato, Bouvard? (Risate)

Il capoufficio del ministero - Signor Pcuchet, quante ore fanno sessantaquattro quarti d'ora?

Pcuchet - lo sono un copista, signore, non un contabile. (Interviene un collega) Laplume - Fanno sedici ore.

Il capoufficio - Esatto, signor Laplume. Quindi lei, signor Pcuchet, con i suoi ripetuti ritardi di un quarto d'ora ha sottratto allo stato sedici ore del suo tempo. Pari a quasi due" giornate di stipendio, che le saranno trattenute.

Pcuchet - Lei contabile nell'anima, Laplume, se lo lasci dire. (Ricominciano a copiare)

Bouvard - Mi prendono in giro perch adesso frequentiamo i musei.

Pcuchet - Gli elefanti impagliati mi sbalordiscono.

Bouvard - Le farfalle sono incantevoli.

Pcuchet - Abbiamo anche assistito a una seduta dell'Accademia di Francia.

Bouvard - Vattela a spiegare la simpatia. Forse consiste nell'affinit dei gusti.

Pcuchet - Perfino i difetti che di solito ci sono odiosi possono attirarci verso una persona.

Bouvard - Mi sembra di ritrovare delle parti dimenticate di me stesso.

Pcuchet - Intravedo cose confuse e meravigliose.

Bouvard - Che ci sia il colpo di fulmine anche nell'amicizia? Ieri siamo andati a passeggiare in campagna. Che bello vagabondare tutta la domenica fra le vigne, sui prati... .

Pcuchet - stato ancora pi avvilente ritrovarsi qua dentro il luned. Eppure una volta questa mediocrit non mi disgustava tanto.

Bouvard - Curioso. Pi cose uno vede, pi idee uno acquista, pi aumenta la sua capacit di soffrire.

Pcuchet - Meglio fare il saltimbanco sulla pubblica piazza.

Bouvard - Uno straccivendolo almeno libero. Che vita abominevole.

Un fattorino - Signor Bouvard, una lettera per lei. Un collega di

Bouvard - Che cosa vi dicevo? la sua bella, che gli scrive in ufficio! (Risate. Bouvard apre la lettera, legge. Alza le braccia al cielo, rovescia la testa all'indietro e cade svenuto)

I colleghi - Bouvard! Toglietegli la cravatta! Chiamate un medico! (Bouvard rinviene)

Descambos - Signor Bouvard, che cosa si sente?

Bouvard - ...Il signor Pcuchet! Devo vederlo subito! (Si precipita all'ufficio di Pcuchet, che lo accoglie sbalordito. Si appartano per non essere sentiti dagli altri)

Pcuchet - Signor Bouvard, che cos' successo?

Bouvard - morto mio zio. (Pcuchet gli apre le braccia per condolersi)

Pcuchet - Che disgrazia!

Bouvard - Ma io eredito! Eredito!

Pcuchet - Non possibile.

Bouvard - Legga lei stesso. (Gli porge la lettera)

Pcuchet - "Studio del notaio Tardivel, 14 gennaio 1839. Signore, il testamento del suo padre naturale (Occhiata a Bouvard) signor Francesco Dionigi Bartolomeo Bouvard, deceduto in questo comune il 10 del presente mese, dispone che sia attribuita a lei, suo figlio naturale riconosciuto (Altra occhiata) la quota dell'eredit disponibile per legge. L'ammontare della quota a lei spettante di circa duecentocinquantamila franchi..." Purch non sia uno scherzo.

Bouvard - Guardiamo il timbro postale. Savigny. Sembra a posto... Duecentocinquantamila franchi, capisci? Quindicimila franchi di rendita!

Pcuchet - Ecco perch le somigliava tanto.

Bouvard - Finalmente? Sai che cosa faremo? Ci ritireremo in campagna! Non pi copiare, niente pi capoufficio, niente affitto alla fine del mese. E basta con quei sughi della trattoria! Mangeremo i polli del nostro cortile, faremo tutto quello che ci pare, ci lasceremo crescere la barba... Ci pensi?

Pcuchet - In campagna! Ma dove? (Camminano su e gi. Bouvard d dei pugnetti nella schiena di Pcuchet, che sobbalza)

Bouvard - Il Nord fertile.

Pcuchet - Per freddo.

Bouvard - Il mezzogiorno incantevole.

Pcuchet - Pieno di moscerini.

Bouvard - Il centro... Ammetto, quello non ha niente di speciale. L'importante, per, avere un posto nostro. Dobbiamo partire subito.

Pcuchet - Subito, no. (Bouvard rimane deluso) Mi manca solo qualche mese per arrivare alla pensione. Non crederai che voglia vivere alle tue spalle. Anche se ormai ci stiamo dando del tu.

Bouvard - vero. Be', aspetteremo. Intanto c' da scegliere il posto, ci sono tanti preparativi da fare...

Pcuchet - Io porter i miei libri...

Bouvard - Io il servizio da t... (Pcuchet e Bouvard, nei rispettivi uffici, si congedano dai colleghi)

Pcuchet - Cari colleghi, in tutti questi anni io qui dentro ho patito le pene dell'inferno e questo grazie a voi. Perch voi non siete altro che un branco di mediocri senza slanci e senza interessi, e qualcuno anche spia. Ma mentre voi ammuffirete copiando e ricopiando stupide pratiche, sarete puniti dal pensiero che io intanto me ne star in campagna, all'aria aperta, a coltivare l'orto e lo spirito.

Il capoufficio - Chi che disturba?

Laplume - Stavamo ascoltando il signor Pcuchet.

Il capoufficio - Ancora lei!

Pcuchet - Si, signore, ma per l'ultima volta. (Se ne va sbattendo la porta. Bouvard fra i colleghi che alzano il bicchiere del punch da lui offerto)

I colleghi - Evviva! Alla salute!

Bouvard - Chavignolles si chiama il posto. Un podere di 38 ettari con casa colonica e una specie di castello appena fuori del paese, con orto e giardino. Un collega - Tutto comperato con l'eredit?

Bouvard - Per quattro quinti. Una parte ce l'ha messa un mio amico. Eh cari amici, mi aspettano anni di pace e di serenit.

Un collega - Beato te.

Bouvard - Eppure se ricordo i giorni trascorsi in questa metropoli, i pranzetti in compagnia, le serate a teatro... e le incursioni in certi posticini... Se penso ai lampioni dei Lungo-senna che tremano nell'acqua, al rotolio degli omnibus,..

3.

Chavignolles. L'agricoltura, l'orticoltura, il giardinaggio.

Sull'addio a Parigi scesa la sera. Bouvard solo in una notte senza luna n stelle. Gracidio di grilli, gracchiare di rane. Accanto a Bouvard turbato e commosso qualcuno accende una candela: Pcuchet. Sono appena arrivati a Chavignolles, si preparano a esplorare l'orto e il frutteto. Un gallo canta.

Pcuchet - Oddio, che cos'?

Bouvard - Un gallo.

Pcuchet - Cantano anche di notte?

Bouvard - Succede.

Pcuchet - Magari un gallo dei nostri.

Bouvard - Mi sembra di essere tornato bambino. Esploriamo. La roba dal carro la scarichiamo domattina. (/ due si muovono cautamente nell'oscurit) L'erba gronda di rugiada... Senti che aromi...

Pcuchet - Se arrivavamo di giorno chiss che spettacolo.

Bouvard - Eccole! Ecco le carote!

Pcuchet - L'insalata, i radicchi! I cavoli, i cavoli, guarda i cavoli! (Nel precipitarsi verso i cavoli inciampa e finirebbe a terra se Bouvard non fosse pronto a sostenerlo)

Bouvard - Laggi mi par di indovinare... Ci devono essere gli alberi da frutta.

Pcuchet - E i campi dove sono?

Bouvard - Qui davanti a noi... L a destra c' il granaio, dall'altra parte i pioppi. (Alle loro spalle appare il fattore, padron Gouy: fronte bassa, naso da volpone, sguardo sfuggente e spalle robuste)

Gouy - No, signori, il granaio di qua e i pioppi a destra.

Pcuchet - Va bene, va bene. Che differenza c'?

Gouy - Eh, lor signori sono cittadini. Non possono sapere. Vedranno, capiranno. Le stalle sono da rifare, bisogna cambiare le serrature ai cancelli, tirar su gli argini, ripulire lo stagno...

Pcuchet - Ma chi costui? Cosa vuole?

Gouy - Sono il mezzadro, padron Gouy, per servirla. (Pcuchet bisbiglia fra i denti a Bouvard)

Pcuchet - Bisogna mandarlo via, eh? Trova subito una scusa. la nostra propriet, la nostra fattoria. La dobbiamo curare da soli!

Gouy - Le coltivazioni inghiottono il concime e non rendono niente. I trasporti costano un occhio. I prati sono pieni di erbaccia e contro i sassi abbiamo perso la guerra.

Bouvard - Se cosi, potete far fagotto domani mattina.

Gouy - Ma un abuso! Loro non possono mandarmi via da questa terra che amo come se fosse mia.

Pcuchet - Non rinnoviamo il contratto e basta. Vogliamo fare tutto da soli. Vero, Bouvard? (Padron Gouy fa un gesto sconsolato e se ne va) Pianteremo, sarchieremo, poteremo, semineremo... Da soli dobbiamo fare, da soli. (/ grilli e le rane tacciono)

Bouvard - Questa la pace del paradiso terrestre. Ascolta... Ascolta il silenzio, Pcuchet...

(Nel silenzio perfetto il gallo canta ancora una volta. Ma sull'eco del chicchirich una luce abbagliante di colpo mostra i due amici nel mezzo dell'intera comunit di Chavignolles invitata alla fattoria per un ricevimento di saluto. Tutti parlano insieme ad alta voce e la speranza del paradiso terrestre gi dimenticata. Anche qui i processi mnemonici dei due amici giocano dei tiri deformanti e contraddittori, come se ne sperimentano in ci che si pu chiamare "la memoria della coppia". Va da s che nel corso della scena, e di tutte le altre scene ricordate, i materiali della memoria si sciolgono via via in realt quotidiana. La vedova Bordin ha un cappellino pieno di nastri rosa, un orologio d'oro sul petto, i guanti neri, le mani con tanti anelli. Il dottor Vaucorbeil, accompagnato dalla moglie incinta, ha i capelli grigi e vestito di nero. Il conte de Faverges ha l'abito da dandy, stretto in vita, e i favoriti. Il sindaco Foureau in panciotto di velluto; il notaio Marescot in panama e monocolo; il prete, Jeufroy, ha la sottana nuova; l'intendente di Faverges, Hurel, ha la finanziera e appare accaldato; Heurtaux, infine, ha il tipico aspetto del militare a riposo. Pcuchet rimprovera Bouvard gridando per non farsi soverchiare dal bailamme: siamo tornati, per un momento, nella situazione del granaio)

Pcuchet - Il tuo capolavoro! Sei stato tu che hai riempito la casa di gente.

Bouvard - Io? Chi stato ad attaccar discorso con la vedova Bordin?

Pcuchet - La chiamo a testimone, guarda. Mi ferm lei, la tua vedova. Io me ne stavo raccogliendo il letame sulla strada qui fuori,

Bordin - Speravo proprio di avere la fortuna, avevo notato il loro arrivo, come stanno, come si trovano qui a Chavignolles, chiss che differenza con la Capitale... E che bella propriet ha comperato il suo amico...

Pcuchet - Una fiumana. E io mi guardai bene dal darle confidenza. Tenni le distanze, io. E qualcuno... qualcuno!... mi rimprover perch ero stato maleducato.

Bouvard - Ma se morivi dalla voglia di far ammirare la casa ai maggiorenti di Chavignolles. Di farti bello con il dottore e la sua signora, con il sindaco, con il notaio, con il capitano... e con il prete, naturalmente.

Jeufroy - Mi compiaccio di annoverare nel mio gregge due nuovi parrocchiani cosi distinti e benedico di cuore la loro casa.

Pcuchet - E chi che corso a invitare il signor conte de Faverges? Non stavi nella pelle all'idea di averlo in casa tua con dietro quel tirapiedi del suo amministratore!

Hurel - Il signor conte accetta di rado gli inviti. Antica nobilt, loro sapranno, e poi stato deputato... Non so, non prometto niente, ma forse per loro che vengono da Parigi... Chiss. (Con il progredire della lite fra Bouvard e Pcuchet gli invitati si sono azzittiti come se stessero assistendo a una baruffa in famiglia)

Bouvard - Eri tu che te la facevi addosso per la smania di far gustare le tue conserve, i tuoi distillati!

Pcuchet - Miei? Ma se a un liquore hai dato perfino il tuo nome: la Buvarina. Te la sei scordata la Buvarina?

(Gli ospiti si scuotono all'arrivo della Buvarina in due bottiglie recate da un'anziana donna tuttofare e da una giovane servetta, cio da Germana e da Melia. Di nuovo impegnati a rivivere le loro esperienze Bouvard e Pcuchet prendono le bottiglie e si apprestano a servire gli ospiti)

Bouvard - Gentili signore, cari amici, vorrei farvi gustare un aperitivo che opera mia e del signor Pcuchet.

Jeufroy - Mi piacciono le cose fatte in casa.

Vaucorbeil - Sono sempre migliori di ci che si compera in bottega.

Pcuchet - Il signor Bouvard, per modestia, non vi ha detto come abbiamo battezzato il liquore: Buvarina! (Sorrisi, un tentativo di applauso garbato. Bouvard si schermisce)

Bordin - Che nome indovinato!

Pcuchet - Signora Vaucorbeil... Signor parroco... (Versano la Buvarina a tutti gli invitati)

Bouvard - Vorrebbe essere un misto di maraschino, chartreuse e krambambuli. Una formula segreta. (Tutti hanno aspettato a bere il momento del brindisi. Solo Hurel, che ha assaggiato di nascosto e fatto una smorfia, cerca di far capire al conte che la Buvarina imbevibile) E allora alla salute! (Alza il bicchiere. Tutti bevono centellinando. Primi segni di perplessit, anche Bouvard non convinto. Gli invitati si guardano l'un l'altro timorosi. Vaucorbeil si rivolge alla moglie. Hurel sputa)

Hurel - Ma non si pu bere.

Vaucorbeil - Cara, nel tuo stato forse meglio... Signora

Vaucorbeil - Certo, ha un saporino...

Bordin - Sar questa bottiglia.

Jeufroy - Anche quest'altra per... Qualcuno, per cortesia, tenta ancora l'assaggio. Heurtaux, con piglio marziale, si decide e beve di un colpo. Mentre tutti cominciano a sputare e posano i bicchierini il capitano stramazza al suolo)

Bordin - Ha bevuto di colpo. Signora

Vaucorbeil - Oh Dio, non voglio vedere!

Hurel - La testa! Tenetegli la testa!

Marescot - Trinca sempre cosi, alla militare,

Vaucorbeil - imprudente. Senza sapere quello che si beve. (Un'occhiataccia a Bouvard e Pcuchet che si precipitano a risollevare Heurtaux e a farlo sedere su una poltrona)

Heurtaux - stato come a Waterloo quando mi presi un calcio da un cavallo.

Hurel - Qui ci vorrebbe un cordiale.

Bouvard - Volete provare quello che fabbrichiamo noi? (Heurtaux fa un cenno di diniego, imitato dagli altri che voltano le spalle per non incontrare lo sguardo di Bouvard)

Jeufroy - Io bevo solo a messa.

Bordin - Come si sente capitano?

Bouvard - Ha diritto, per rifarsi la bocca, a un bicchiere della nostra birra. (Fa un cenno a Pcuchet che arriva con il barilotto) La fabbrichiamo con le foglie del querciolo. una specialit tedesca. (Ne versa un bicchiere e si prepara a versarne altri)

Vaucorbeil - Alto l, non beva. Non mica la birra che avete dato ai vostri mietitori?

Bouvard - L'hanno trovata eccellente.

Vaucorbeil - E dopo sono venuti da me a farsi curare la dissenteria. (Allontana il barilotto con un gesto deciso)

Faverges - Signori miei, la distillazione una scienza che non si studia sui manuali. La pratica vai pi della grammatica. Non ci si improvvisa birrai, come non ci si improvvisa agricoltori.

Hurel - E voi due, per prima cosa, avete licenziato il mezzadro. Per me tutti i vostri guai sono cominciati di l.

Germana - Dopo quello che padron Gouy aveva fatto per questa terra.

Pcuchet - Silenzio!

Hurel - Insomma, cari i miei parigini, i vostri metodi moderni non hanno funzionato. Li ho visti io i montoni, qui nel cortile, quando hanno cominciato a girare in tondo... cosi... (Rifa il verso e la mimica dei montoni ammalati) e sono schiattati.

Foureau - Mi hanno detto che vi sono morti anche i buoi.

Vaucorbeil - Troppi salassi.

Bordin - E tutte quelle povere galline con le zampe spezzate?

Pcuchet - Il fatto che volevamo liberare il podere dalle larve.

Faverges - E allora?

Pcuchet - Abbiamo costruito una gabbia montata su ruote, una cosa piuttosto ingegnosa; ci abbiamo messo dentro le galline e abbiamo avviato questa specie di gabbia-carriola lungo i solchi...

Bouvard - Speravamo che dalla gabbia le galline beccassero le larve. un metodo olandese garantito. (Risate)

Jeufroy - Noi ridiamo, ma i signori qui hanno avuto un bel danno.

Marescot - Scommetto che questo primo anno avete chiuso in deficit. (Bouvard allarga le braccia sconsolato)

Marescot - E allora perch non vendete la fattoria?

Pcuchet - No, no. Una pera che al produttore viene a costare tre soldi, a Parigi si vende a cinque o sei. Ci rifaremo con la frutticoltura.

Hurel - Potando gli alberi a piramide o a candelabro come vi ho visto fare? Soffocandoli di concime?

Pcuchet - Lei forse non sa che a Pietroburgo l'uva viene venduta a un napoleone al grappolo. D'inverno, s'intende.

Hurel - E poi chi ve lo porta il vostro grappolo da Cha-vignolles a Pietroburgo?

Marescot - Parliamo un po' sul serio, signor Bouvard. Non cederebbe neppure la parte del torrente? Lei che ne direbbe, signora Bordin?

Bordin - A me forse potrebbe interessare. Ma chiss quanto ne chiede il signor Bouvard.

Foureau - Una donna come lei pu sempre conquistarlo.

Bordin - Abituato com' alle parigine?

Bouvard - Non mi tirerei certo indietro.

Foureau - Provi a dargli un bacio, signora Bordin.

Bouvard - Perch no? Proviamo. (Prende la Bordin per le mani e le d un bacio su tutte e due le guancie. Risate e applausi. Pcuchet, imbarazzato, fa un cenno a Melia e insieme tirano le cortine. Appare fuori dalla veranda il giardino con la tomba etrusca, il ponte di Rialto e il laghetto. Tutti mandano un oh di meraviglia)

Pcuchet - Opera mia e del signor Bouvard. Ci siamo ispirati al pi classico testo in materia: "L'arte di comporre e decorare i giardini".

Vaucorbeil - Mai vista una cosa simile.

Faverges - C' dell'originalit, senza dubbio.

Foureau - Anche troppa. (Non riescono a trattenere le risatine)

Bordin - Ma quella specie di canile in muratura cosa sarebbe?

Pcuchet - una tomba etrusca, signora vedova. Appartiene al giardino di genere romantico, che come ognun sa deve avere piante sempreverdi, resti archeologici e tombe.

Faverges - E quello che cosa sarebbe? Il ponte di Rialto?

Pcuchet - Esattamente.

Hurel - A che serve il ponte se nel laghetto manca l'acqua?

Bordin - Se avessi davanti a casa un giardino simile non dormirei tranquilla. Tra quelle rovine mi aspetterei sempre di vedere un fantasma.

Bouvard - Le tipiche paure di una donna troppo sola.

Pcuchet - I fantasmi nel secolo della scienza? (La Bordin, sempre guardando verso il giardino, caccia un urlo. Anche la signora Vaucorbeil urla. Semisvenuta fra le braccia di Bouvard la Bordin indica tremando un punto delle mura dove nella luce del crepuscolo apparsa una figura)

Jeufroy - Vade retro!

Faverges - Hurel, accanto a me!

Heurtaux - Formiamo un quadrato!

Foureau - Ma no, ma no... quel fannullone di Gorju. Cosa fai l, Gorju? Vieni avanti! Cosa vuoi?

(Tutti si rassicurano, ma l'apparizione resta impressionante. Magro, abbronzato, con una divisa lacera da soldato, Gorju si avanza)

Gorju - Voglio da bere. (L'improvvisa apparizione ha creato un notevole disagio) Un bicchiere non si nega a nessuno.

Foureau - Sei il disonore del paese, ubriacone!

Gorju - Sissignore, un ubriacone che ha fatto sette anni di guerra in Algeria. Un ubriacone che torna dall'ospedale, solo come un cane, disperato perch senza lavoro. Devo ammazzare qualcuno perch mi si dia ascolto? Datemi da bere.

Foureau - Non si domanda la carit, Gorju.

Gorju - La carit, io? (Alza i pugni per colpire il sindaco ma li lascia subito cadere. Bouvard gli versa un bicchiere di birra. Gorju beve avidamente; poi si pulisce le labbra con il dorso della mano, lancia un'occhiata minacciosa in giro e se ne va. Appena scompare la compagnia riprende fiato)

Jeufroy - Ah, signor Bouvard, cosi non va.

Bouvard - Teme che la birra possa fargli male come ai mietitori?

Jeufroy - Non questo.

Bordin - Il fatto che lei ha troppo cuore, signor Bouvard.

Faverges - Non si tratta di cuore. Il reverendo voleva rilevare che certe debolezze favoriscono il disordine. (Jeufroy annuisce)

Bouvard - un ex-militare, ha fatto la guerra d'Africa...

Foureau - Ha anche mangiato a spese del governo.

Marescot - E chiss quanto costato in tasse a ciascuno di noi.

Hurel - Chi ha pagato la propriet fondiaria.

Jeufroy - Tutti sono protetti oggi, tranne la religione.

Bordin - E pensare che qualcuno parla nuovamente di repubblica.

Vacourbeil - Certo! La repubblica...

Bordin - ...E io dico, invece, che Dio ci conservi il nostro re.

Faverges - O magari ce ne dia urto .migliore. Ma sempre un re.

Vaucorbeil - Ma la repubblica...

Bouvard - Signori, signori, lasciamo stare la politica. Non pensano piuttosto che sia venuta l'ora dello spuntino? Pcuchet! (Pcuchet spinge al centro due carrelli pieni di antipasti. Gli ospiti si avvicinano speranzosi) Abbiamo voluto prepararvi un rinfresco tutto fatto di prodotti caserecci. Voi direte: ma c' della roba in scatola. Ebbene, anche questa roba stata inscatolata da me e dal signor Pcuchet. Pomodori, piselli, cicoria, uova... Possiamo ben concludere, con le parole dell'immortale Nicola Appert...

Vaucorbeil - E chi ?

Pcuchet - Mi meraviglio. Uno studioso insigne, l'autore del trattato "L'arte di conservare"...

Bouvard - ... Con le parole, ripeto, dell'immortale Nicola Appert: "quel che natura fa, qui si conserva". Assaggiate prego, le nostre cotolette di vitello in scatola...

Pcuchet - O, sempre in scatola, uno specialissimo minestrone. (Faverges fa cenno a Hurel di seguirlo)

Foureau - Andiamo, andiamo, che tardi.

Bordin - Anch'io ho premura, oggi giornata di bucato.

Heurtaux - giunta l'ora di suonare la ritirata.

Bouvard - Ma via, signori, cinque minuti... Ho l'alambicco in funzione, di l in cucina, per farvi gustare un digestivo nuovissimo, il coronamento delle nostre ricerche... Il tempo di contare fino a cinque... uno... due... tre... quattro... (Tutti si sono fermati in attesa. Ma Bouvard non arriva a dire cinque perch dalla cucina arriva un boato) L'alambicco! (Germana si affaccia tutta stracciata e con la faccia nera di chi stato investito da un'esplosione)

Germana - Mi scoppiato in faccia! Una bomba!

Foureau - Anche le bombe, adesso. (A Faverges, sottovoce) Che siano due sovversivi? (Tutti se la battono in fretta. Bouvard e Pcuchet rimangono soli con Germana e Melia. Germana si segna)

Germana - Sono viva per miracolo. Li avverto che se riprendono quelle diavolerie io me ne vado e non torno mai pi.

Pcuchet - Stai zitta!

Melia - Anch'io ho paura di stare qui.

Bouvard - Ma cosa vuoi che ti succeda, stupida. (Cammina su e gi agitatissimo. Si ferma davanti a Pcuchet) Sbaglio o qualcosa andato di traverso?

Pcuchet - Cosa vuoi, gente maleducata. Paesani.

Germana - Si, ma anche il vostro rinfresco...

Bouvard - Fuori! Fuori tutte e due! andate a spazzare i vetri rotti! (Le serve scappano) Bisogna pure imparare. Fare esperienza. Non detto che si debba riuscire al primo tentativo. (Fa qualche passo sopra pensiero) Quello che non capisco come mai scoppiato l'alambicco. Sar che non conosciamo la chimica.

4.

I libri. La chimica.

Ancora una volta nella situazione del granaio. Pcuchet trionfante.

Pcuchet - Lo vedi? Sei tu che hai pronunciato la frase fatale: "Sar che non conosciamo la chimica"!

Bouvard - E allora?

Pcuchet - per colpa tua che tutto incominciato!

Bouvard - Io avr detto che non conoscevo la chimica, ma chi stato ad aggiungere: "Possiamo studiarla"?

Pcuchet - Non lo rinnego. Se uno si sente dire "non conosciamo la chimica" cosa dice subito? "Studiamola".

Bouvard - Non hai detto solo "studiamola"; hai detto anche: "Basta documentarsi. Oggi si sa tutto su tutto e la scienza alla portata di tutti". (Si precipita fuori scena a prendere dei libri su scaffali mobili, o accatastati su tavolini e sedie. Pcuchet lo imita freneticamente nell'accumulare libri in scena, mentre il dialogo continua) E hai riempito la casa di libri!

Pcuchet - No, tu hai riempito la casa di libri!

Bouvard - Sei stato tu a cominciare! Io i libri non li potevo vedere!

Pcuchet - Io ormai li odio!

Bouvard - Mi tolgono il respiro!

Pcuchet - Vorrei bruciarli!

Bouvard - A bracciate ne buttavi dentro! Cosi! (Butta in scena i libri a bracciate)

Pcuchet - E tu... tu che sei arrivato con un sacco? (Ma Pcuchet stesso che arriva con il sacco di libri sulle spalle. Lo rovescia, i libri si spargono ovunque. I due amici siedono per terra, di nuovo nel ricordo, e raccolgono libri, li sfogliano, li leggono come forsennati)

Bouvard - Io non ero mai stato un gran lettore. Ma nella atmosfera grigia della biblioteca i libri sembra che mormorino, che chiamino come le sirene: "Leggici e grazie a noi conoscerai tutto, potrai provare tutto!" Che tentazione! E che musica beata le pagine che si sfogliano!

Pcuchet - Da un libro ne nasce irresistibilmente un altro, poi un altro ancora... Una quantit di altri... (/ libri si moltiplicano a vista. Bouvard legge)

Bouvard - In chimica gli elementi semplici sono forse composti. (Pcuchet va a scrivere col gesso su una tavola nera che intanto apparsa)

Pcuchet - Elementi semplici uguali elementi composti. (Guarda interrogativo Bouvard)

Bouvard - Come distinzione un po' confusa. (Pcuchet si precipita a prendere un altro libro, legge con aria di trionfo)

Pcuchet - In chimica i corpi si distinguono in metalli e metalloidi.

Bouvard - Finalmente un punto fermo. (Pcuchet continua a leggere, il sorriso di trionfo gli si spegne sul volto)

Pcuchet - Ahi!

Bouvard - Che c'?

Pcuchet - Qui dice che anche questa distinzione non va presa alla lettera. (Bouvard gli strappa il libro e legge)

Bouvard - Distinguiamo allora fra acidi e basi. (Pcuchet riprende il libro e legge a sua volta)

Pcuchet - Ogni sostanza pu comportarsi, secondo i casi, da acido o da base. (Si guardano imbarazzati. In un ritorno di fiamma Bouvard strappa ancora il libro a Pcuchet, legge e va alla lavagna)

Bouvard - Non perdiamoci di coraggio. Supponiamo che una molecola A... scrivo A...

Pcuchet - A...

Bouvard - ... si combini con pi parti di B. Scrivo B.

Pcuchet - B. (Bouvard spiega la teoria alla lavagna)

Bouvard - Non ti sembra che la molecola A debba dividersi, rispetto a B, in altrettante parti?

Pcuchet - evidente.

Bouvard - Ma se questa molecola A si divide in altrettante parti non pi una molecola. Dov' andata a finire la sua unit?

Pcuchet - Dove?

Bouvard - Lo chiedo a te.

Pcuchet - Ma io non lo so.

Bouvard - E io nemmeno. (Sbatte il gesso per terra e si mette a passeggiare su e giti. Si ferma a guardare la lavagna, crolla il capo) Non ci capisco niente. (Cancella mentre Pcuchet riprende il libro con un residuo di speranza)

Pcuchet - Ma cosa vedo? Mi sembra impossibile!

Bouvard - Cosa c'? Cos'hai scoperto?

Pcuchet - La terra non esiste.

Bouvard - Non esiste?

Pcuchet - Come elemento chimico non esiste. (Bouvard gli strappa il libro)

Bouvard - Fa' vedere.

Pcuchet - Guarda, guarda finch vuoi. Nell'elenco degli elementi, la terra non c'.

Bouvard - - Hai proprio ragione. In chimica la terra non esiste. (Si guardano, crollano il capo)

Pcuchet - Qui urge lanciarsi nella chimica organica. (Raccoglie da terra un altro libro) Negli esseri viventi ci sono le stesse sostanze che compongono i minerali.

Bouvard - Questo chiarissimo. La tua testa paragonabile a un sasso. (Pcuchet si tocca la testa preoccupato) Non solo, ma contiene anche del fosforo come gli zolfanelli e del gas idrogeno, come i lampioni. (Appare il dottor Vaucorbeil. Pcuchet gli corre incontro)

Pcuchet - Dottor Vaucorbeil, io mi rivolgo a lei come al rappresentante della scienza qui a Chavignolles.

Vaucorbeil - Troppo buono.

Pcuchet - Dottor Vaucorbeil, a lei la risposta. Chimicamente parlando, pu un uomo essere contemporaneamente sasso, zolfanello e lampione?

Vaucorbeil - Sasso e zolfanello? (Pcuchet annuisce) E anche lampione? (Nuovo assenso di Pcuchet) Ma vada a prendere in giro qualcun altro. (Fa per andarsene stizzito. Bouvard lo rincorre)

Bouvard - Dottor Vaucorbeil, il signor Pcuchet non si permetterebbe mai... Il fatto che abbiamo intrapreso degli studi di chimica e vorremmo avere da lei, che certo signoreggia questa materia, precise nozioni sulla atomicit superiore.

Vaucorbeil - Cosi su due piedi? Io non nego l'importanza della chimica, badino bene. Ma oggigiorno la ficcano dappertutto. La chimica esercita sulla medicina un'influenza deplorevole.

Pcuchet - Lei dice?

Vaucorbeil - Ma volete mettere quattro formule, quattro puzze fabbricate in laboratorio, con l'infinita bellezza del corpo umano? Chi non ha studiato anatomia, chi non ha praticato la dissezione, chi non stato a tu per tu con un suo simile trapassato e scorticato, non pu capire. Voi non potete immaginare la poesia dello scheletro: la prominenza della mascella, i buchi degli occhi. (Bouvard e Pcuchet cercano d" rintracciare queste bellezze l'uno sull'altro) E la spina dorsale curva perch madre natura ha provveduto in tal modo a farla sedici volte pi forte che se l'avesse fatta diritta... Sedici volte!

Pcuchet - Perch non diciassette?

Vaucorbeil - inutile che vi sforziate di penetrare i segreti dell'anatomia. La scienza riservata agli eletti. (Se ne va)

5.

L'anatomia, la fisiologia, la medicina, la dietetica.

Bouvard - E perch noi due non potremmo occuparci di anatomia? Siamo forse pi stupidi di lui?

Pcuchet - Te lo dico io perch: quell'ammazzacristiani ha paura che veniamo a scoprire i suoi altarini.

Bouvard - Il guaio che l'anatomia si studia sui cadaveri. Come faremo a procurarcene qualcuno non essendo medici?

Pcuchet - Potremmo acchiappare un cane randagio e ammazzarlo.

Bouvard - Andrebbe benissimo per i primi studi. Ma oltre? (Pcuchet esita per un attimo, poi si toglie la giacca)

Pcuchet - E va bene. Mi offro io come cavia, Bouvard. Ti autorizzo, magari per iscritto, ad attuare su di me la vivisezione nell'interesse della scienza. (Mentre sta togliendosi anche i pantaloni Bouvard lo ferma)

Bouvard - Alto l! un grande gesto il tuo. (Pcuchet, con i pantaloni gi aperti, lo guarda sorpreso) Ma prima devi vedere una cosa. (Colpi all'uscio. Bouvard si frega le mani. Appare Germana)

Germana - C' un arrivo per loro da Falaise. Una cosa che...

Bouvard - Niente commenti. Fa' passare e sparisci. (Germana alza le spalle e se ne va. Viene portata dentro una barella con sopra un forma umana coperta da un lenzuolo. Bouvard ammicca, Pcuchet sbalordito) Non avrai mica paura?

Pcuchet - Be', insomma... Tu no?

Bouvard - Togli il lenzuolo.

Pcuchet - Io? Non sar una profanazione?

Bouvard - Lo scienziato deve essere prima di tutto intrepido! (Pcuchet avanza e toglie il lenzuolo. Nell'attimo in cui appare il manichino anatomico Germana, che spiava, strilla e scappa via. I due amici fremono come se il grido fosse stato lanciato dal cadavere. Bouvard si riprende subito)

Pcuchet - un cadavere?

Bouvard - Non ha capelli. Odora di vernice. Ma non lo vedi che un manichino anatomico? (Bouvard ride pi che mai. Pcuchet fa qualche timido passo verso il manichino) L'ho noleggiato per dieci franchi il mese. Non entusiasmante vedere come oggi la scienza si vende a rate? (Bouvard prende il comando dell'operazione. Tirano fuori il manichino che rischia continuamente di cadere e viene sostenuto alternativamente dall'uno o dall'altro dei due amici. Intanto Germana, agitatissima, ha chiamato gente: la guardia campestre Placquevent, il sindaco Foureau e altri. Tutti spiano con allarmata circospezione i movimenti dei due)

Pcuchet - Cosa sono quelle due spugne?

Bouvard - I polmoni. (Un brivido tra gli astanti) E questo, che sembra un grosso uovo di struzzo - (solleva trionfalmente il cuore) il cuore. E questo sar il buco di Fallopio. (I curiosi soffocano un'esclamazione di raccapriccio. Bouvard e Pcuchet continuano ad armeggiare) E ora attento... Dissezioniamolo! (Si accaniscono sul manichino, tra l'orrore dei presenti, e lo smontano pezzo per pezzo) E adesso rimettiamolo insieme. (// manichino viene rapidamente rimontato con la testa al posto di un braccio, una gamba attaccata come una coda, altri pezzi fuori posto)

Pcuchet - Non era proprio cosi. (// sindaco si fa avanti con la guardia campestre, fremente d'indignazione)

Foureau - Alto l, in nome del re.

Germana - Che cosa le dicevo, signor sindaco? Hanno un morto in casa e si divertono a sbranarlo.

Foureau - Guardia campestre, avvicinatevi e constatate. i'lacquevent Con tutto il rispetto, signor sindaco, non credo sia compito mio.

Foureau - Eseguite o vi far perdere il posto! (Placquevent, molto riluttante, scruta e palpa sotto lo sguardo ironico di Bouvard) Ebbene?

Placquevent - Si direbbe un pupazzo. (Risate tra il piccolo, pubblico)

Foureau - Placquevent, fate sgomberare!

Placquevent - Fuori tutti, lo spettacolo finito.

Germana - Allora non li fate arrestare? (La gente sfolla lentamente)

Bouvard - Come vede, egregio signor sindaco, qui non c' niente che esuli dal campo della pura ricerca scientifica.

Foureau - Eh, io dubito che loro due, non essendo medici, possano tenere in casa certa roba. Ci sono dei limiti. Vado a scrivere al sottoprefetto. (Si allontana seguito da Placquevent che porta via a spalle il manichino)

Bouvard - Era deludente, in fondo dover sperimentare le pi sublimi verit sopra un pupazzo. (Pcuchet prende un altro libro dal mucchio e ha una nuova illuminazione)

Pcuchet - La fisiologia importante quanto e pi dell'anatomia. Nel tartaro dei denti ci sono tre specie di animaletti. La sede del gusto la lingua. La sensazione della fame risiede - pensa! - nello stomaco. (Bouvard andato a prendersi qualcosa da mangiare)

Bouvard - Mastico con lentezza... Trituro... Insalivo... In-ghiotto...

Pcuchet - Fantastico!

Bouvard - E adesso seguir il bolo gi per le viscere, gi gi fino alle estreme conseguenze... (Indica il percorso sul proprio corpo. Pcuchet va a prendere un secchio d'acqua. Bouvard lo imita. Si spruzzano a vicenda. Poi corrono. Incrociano la vedova Bordin con il notaio Marescot)

Marescot - Ma che cosa gli ha preso?

Bordin - Signor Bouvard! Dove corre con i vestiti bagnati? (Bouvard risponde sempre correndo in circolo intorno ai due mentre Pcuchet descrive un'altra orbita)

Bouvard - Dobbiamo sudare. Se vero che per soddisfare la sete anzich bere, come crede il volgo, bastano applicazioni d'acqua fredda, avremo dimostrato il principio della porosit dell'epidermide.

Marescot - Che imbecilli.

Bordin - Peccato. Un uomo cosi interessante. (Il notaio e la vedova escono. Bouvard e Pcuchet si fermano, sternutisco-no tutti e due)

Pcuchet - L'udito, la fonazione, la vista: che miracoli!

Bouvard - Vuoi paragonarli con la riproduzione? Pensa che gli organi sessuali si dividono in due specie: maschile e femminile. Quello femminile... Qui non c' bisogno del manuale, eh Pcuchet? Via, non diventare rosso. (Gli d un blocco e una matita) Disegna a memoria l'organo sessuale femminile. (Pcuchet sui carboni ardenti) Coraggio. (Pcuchet resta con il blocco e la matita alzati. Poi lascia cadere le braccia)

Pcuchet - Devo confessarti una cosa. Molti anni fa certi amici mi trascinarono in una casa... in una casa da t.

Bouvard - E tu? Immagino che avrai preso il t.

Pcuchet - Sono scappato via.

Bouvard - Sei scappato?

Pcuchet - Desideravo conservarmi tutto per la donna che avrei amato. Sai, ho creduto d'incontrarla tante volte. Una che ballava sulla corda. La cognata di un architetto. Una cassiera. L'ultima stata una stiratrice. Stavo per sposarla quando scoprii, capisci, che era incinta di un altro.

Bouvard - E allora?

Pcuchet - Cosa vuoi, andata cosi. Un po' per timidezza, un po' per economia, un po' per paura delle malattie... eccomi qui, alla mia et... vergine.

Bouvard - Incredibile. (Guarda l'amico come un fenomeno, ma capisce il suo turbamento e cerca di consolarlo. Gli d una pacca sulle spalle che lo fa sobbalzare) Non mai tardi. Ti far un corso di educazione sessuale. Ma tu hai le lacrime agli occhi...

Pcuchet - Ormai non ci penso pi.

Bouvard - Come mi piacerebbe studiare a fondo il mistero della riproduzione, creare degli ibridi... far congiungere i tori con le cavalle, i maiali con le mucche, il mastino con la scrofa... E poi passare all'uomo. (Guarda Pcuchet con occhi luccicanti)

Pcuchet - Non contare su di me per questi orribili accoppiamenti.

Bouvard - In natura non c' niente di orribile. Proudhon ci insegna che le femmine egiziane si prostituivano in pubblico ai coccodrilli.

Pcuchet - E come facevano?

Bouvard - Non riesco a immaginarlo. E poi un malato vero. Un essere umano che abbia qualche malattia da debellare alla luce della scienza. Qui ci sono tanti libri fatti per questo, ma finch rimangono parole stampate... Ecco per esempio il Manuale della salute di Francois Raspail. Espone una teoria semplicissima: tutte le malattie derivano dai vermi.

Pcuchet - Maledetti!

Bouvard - Tu non immagini la segreta potenza dei vermi. I vermi corrodono i denti, fanno buchi nei polmoni, ingrossano il fegato, gonfiano l'intestino... Lascia fare ai vermi e tra un secolo l'umanit sar distrutta.

Pcuchet - Qui bisogna fare qualcosa.

Bouvard - Combattere i vermi con proiettili di canfora. il rimedio universale e io mi impegno a sperimentarlo su larga scala. Vuoi vedere che metto insieme uno stuolo di ammalati da far crepare di invidia l'ospedale di una grande citt? (Parte per la nuova impresa con passo deciso. Pcuchet lo segue con lo sguardo, un po' invidioso di tanta iniziativa, e poi cerca d consolarsi con un libro. Entra Germana)

Germana - Padron Gouy ammalato.

Pcuchet - ancora qui quel tanghero?

Germana - Non pu alzarsi. Sta molto male.

Pcuchet - E lo vieni a dire a me? Non vedi che sto studiando? "Padron Gouy sta male"... (Afferra solo adesso ci che gli ha detto Germana) Sta male, hai detto? E cosa aspetti a farmelo vedere? (Al letto di padron Gouy, che tutto imbacuccato e si lamenta esageratamente) Caro padron Gouy, che piacere trovarvi a letto. Ossia, che piacere sar farvi alzare dal letto.

Gouy - Ho male dappertutto.

Pcuchet - Vediamo, vediamo. (Ausculta, annusa il sudore dell'ammalato. Spiega a Germana) Nel gran secolo la medicina era olfattiva. (Annusa il vaso da notte) Che cosa ha mangiato?

Germana - Niente. Ordine del dottor Vaucorbeil.

Pcuchet - Ah, si? Portategli subito del brodo e della carne. (Germana esegue) Via la dieta, via 1? febbre. (Fa mangiare padron Gouy per forza)

Gouy - Ma non ho fame.

Pcuchet - Questo lo credete voi.

Gouy - Senza pi la fattoria da mandare avanti non voglio nemmeno vivere.

Pcuchet - Lasciatevi guarire da me, poi discuteremo.

Germana - Fa' quello che ti dice il signor Pcuchet. Vedrai che ti fa riavere il lavoro nel podere. (Gouy mangia con simulato appetito. Arriva Vaucorbeil)

Vaucorbeil - Chi ha detto di dargli da mangiare? Questo un omicidio.

Pcuchet - Ha parlato lo specialista. (Vaucorbeil strappa il piatto di Gouy e lo butta)

Vaucorbeil - Cosi gli perforate l'intestino. Non lo sa lei che la febbre tifoidea un'alterazione della membrana follicolare?

Pcuchet - Storie. La febbre esiste in s e per s. (Consegna imperiosamente un altro piatto a Gouy, che riprende a mangiare)

Vaucorbeil - La febbre, signor mio, dipende dagli organi, e perci io elimino tutto ci che pu sovraeccitarli. (Strappa il piatto e lo butta)

Pcuchet - Il suo digiuno indebolisce il principio vitale. (Altro piatto a Gouy)

Vaucorbeil - E com' questo principio vitale, biondo o bruno? L'ha mai visto lei? Del resto, basta interrogare il malato. Avete appetito, padron Gouy? (// malato fa per negare, poi guarda Germana e Pcuchet e non risponde)

Pcuchet - Lui non lo sa, ma ha bisogno di nutrirsi. Vero, padron Gouy? (Nessuna risposta) Penso che avrete bisogno di tutte le vostre forze per riprendere il lavoro in fattoria. (Gouy si mette a mangiare con ostentata ingordigia)

Vaucorbeil - Alle corte, chi di noi due scegliete come medico? (// malato si ferma con il cucchiaio a mezz'aria e non risponde) Scegliete voi, Germana.

Germana - Io non saprei. Certo lei un bravo dottore... Ma se lui avesse un segreto? eh?

Vaucorbeil - Di bene in meglio. Visto che qui si esita fra un professionista insignito di diploma...

Pcuchet - Sappiamo come li danno, quei diplomi. (Tira fuori di tasca delle ricette, legge) Sciatica curata come mal di gola... Clisteri somministrati in un attacco di appendicite... Bagni bollenti per il mal di cuore...

Vaucorbeil - Come ha avuto le mie ricette? Io la denuncio per esercizio abusivo della medicina!

Pcuchet - lei che ha tradito il giuramento di Esculapio! ( interrotto dall'arrivo di Bouvard in camice bianco alla testa d'una schiera di ammalati. Ci sono il gobbo Romiche, la Bordin, Marescot, Heurteaux, la moglie di Vaucorbeil ormai di otto mesi e altri. C' anche la Castejon, una campagnola proprietaria di mezza et. Bouvard ha il tono del grande primario)

Bouvard - Avanti, venire avanti senza paura, uno alla volta. Mettersi in fila, prima le signore e i casi gravi.

Vaucorbeil - Emma! Tu quoque!

Signora Vaucorbeil - Scusami Carlo, ma cos interessante!

Bouvard - Ho garantito a sua moglie che in occasione del lieto evento noi contiamo di impratichirci come ostetrici. (Alla Signora Vaucorbeil) Sa, adesso affittano certi mezzi corpi in pelle, da qua in gi, assai usati nelle scuole per levatrici.

Pcuchet - E stia tranquillo. Se il suo feto si presenta male, com' probabile, sapr rigirarlo io dalla parte giusta.

Vaucorbeil - Lei non rigirer un bel niente! Signora

Vaucorbeil - Ma Carlo, se davvero questi fossero i metodi moderni...

Romiche - E da me cosa volete? Io sto benissimo come sono, lasciatemi andar via.

Bouvard - Osi dire che sei felice con quella gobba?

Romiche - Piaccio proprio per questa.

Bouvard - Ora te la frizioneremo con grasso alla canfora, poi ci metteremo su un bell'impiastro di senape. Allegro, che in poche settimane ti facciamo ridiventare dritto! (Bouvard si accinge a fare le applicazioni. Pcuchet si avvicina alla Bordin)

Pcuchet - Lei qui, immagino, per questa brutta macchia sulla guancia.

Bordin - Io voglio essere curata dal dottor Bouvard. (Bouvard fa cenno a Pcuchet, un po' offeso, di passare al gobbo. Si avvicina alla Bordin)

Bouvard - Vediamo, signora Bordin. (La fa sedere, lei si slaccia il corpetto e gli'porge la guancia)

Bordin - Faccia quello che vuole. (Bouvard leggermente imbarazzato. Pcuchet intanto soffrega la schiena del gobbo)

Bouvard - Per principio sono contrario al mercurio, ma nel suo caso user una pomata al calomelano. (Le d una scatoletta. La Bordin comincia a impiastricciarsi la faccia)

Heurtaux - Ma queste gocce che lei mi ha dato contro la stitichezza sono amare.

Bouvard - Lo credo bene, aloe allo stato puro. (Heurtaux assaggia timoroso qualche goccia)

Vaucorbeil - Io trasecolo. Mi meraviglio di lei. E di lei, signor notaio.

Marescot - Se ce l'avesse lei il mio mal di schiena...

Bouvard - Il signor Marescot ha bisogno di una speciale ginnastica orientale. Cosi! (Mette Marescot in una posizione assurda, strappandogli un grido) Due ore al giorno, tutti i giorni... Cos!

Marescot - Non resisto!

Bouvard - Per guarire bisogna soffrire! Avanti il prossimo! (Passa alla Castejon, la fa sedere sopra un seggiolone) Attento, Pcuchet questo un sospetto caso di meningite. Bisogna diminuire il calore per fermare le flemmasie. Appendiamola al soffitto. (Pcuchet fa sfregare il gobbo dalla signora Vaucorbeil e passa ad aiutare Bouvard: con una corda sospendono la sedia a dodolo al soffitto) E ora facciamola dondolare, cosi. (Fanno dondolare la Castejon. Pcuchet si rivolge alla signora Vaucorbeil)

Pcuchet - Sfreghi, signora, sfreghi con forza!

Bouvard - Avanti, signora Bordin, col calomelano!

Pcuchet - Capitano Heurtaux, gi le gocce!

Bouvard - Dondoli, signora Castejon, dondoli!

Pcuchet - E voi mangiate, padron Gouy, mangiate! (Tutti eseguono con impegno. Arriva feufroy)

Jeufroy - uno scandalo! Fra i miei parrocchiani voi avete imposto la pratica nefasta di introdurre il termometro nelle parti posteriori.

Bouvard - Mi consigli lei un altro modo per misurare la temperatura rettale.

Jeufroy - Ma voi trasformate Chavignolles in Sodoma.

Vaucorbeil - Per una volta sono d'accordo con lei.

Bouvard - E io dico a tutti e due che non riuscirete ad arrestare l'avanzata della scienza.

Hertaux - Queste gocce mi han fatto venire le emorroidi! (Spula)

Castejon - Fatemi scendere!

Bordin - La mia guancia brucia!

Romiche - Lasci stare la mia gobba! mia! (Da uno spintone alla signora Vaucorbeil, che cade tra le braccia del marito)

Signora Vacourbeil - Salvami, Carlo, salvami!

Marescot - Non posso rimettermi in piedi!

Gouy - Ho le budella in fiamme! Muoio! Voglio il prete!

Vaucorbeil - Basta, basta!

Jeufroy - Tutti a casa, pecorelle del Signore! Tutti a casa!

(La Castejon salta gi dal seggiolone, Gouy scende dal letto per correre da Jeufroy, Romiche fugge, Marescot fa inutili sforzi per risollevarsi, la Bordin si sventola il fazzoletto sulle guance paonazze, Vaucorbeil inveisce con la moglie fra le braccia. Tutti se ne vanno gridando e protestando. I due amici si visitano a vicenda)

Bouvard - Fa' vedere la lingua. (Pcuchet gliela mostra) Mica bella. Eh, no. Direi proprio brutta.

Pcuchet - E tu fammi sentire il polso... Ahi, ahi.

Bouvard - Non hai nemmeno una bella cera.

Pcuchet - Ti ci vorrebbe una purga.

Bouvard - E a te un clistere.

Pcuchet - Bada a non prendere freddo.

Bouvard - Sei troppo vestito. (Si toglie il camice) Ma che cos' la salute? che cos' la malattia? Tutto quello che ti propinano i manuali sono descrizioni di sintomi.

Pcuchet - La salute dipende soprattutto da quello che si mangia.

Bouvard - Un gentiluomo veneziano del Cinquecento, Alvise Cornaro, visse fino a cent'anni e oltre perch si nutr sempre assecondando il cervello e non la gola.

Pcuchet - Cosi faremo anche noi. (Arriva la Germana)

Germana - Non so pi cosa mettere in pentola, parola mia. Mi dicano loro: vogliono un po' di selvaggina?

Pcuchet - un cibo refrattario.

Germana - Meglio un pesce?

Pcuchet - Grosso o piccolo?

Germana - Grosso, grosso.

Pcuchet - Pi il pesce grosso, pi gelatina contiene e pi pesante da digerire.

Germana - Intanto che decidono metto a bollire le cipolle per la zuppa.

Pcuchet - Le cipolle fanno acidit.

Germana - Un bel piatto di maccheroni?

Pcuchet - Il sistema per far brutti sogni.

Bouvard - Propongo, se ti vanno, una cena di formaggi.

Pcuchet - Morin afferma che sono di piombo.

Germana - Un'insalata?

Pcuchet - Antigienica.

Germana - Degli insaccati misti?

Pcuchet - Pericolosissimi. Dice Morin...

Bouvard - Morin, sempre il tuo Morin! Stava per farci morire di fame!

Pcuchet - E sarebbe stato meglio!

Bouvard - Il nuovo manuale di dietetica quello di Becquerel, ci insegn subito che il maiale, in s e per s, un buon alimento. (Con la Germana) Germana, porta subito un piatto di insaccati misti.

Germana - Ma non dicevano che sono pericolosissimi?

Bouvard - Obbedisci senza discutere. E gi che ci sei fai una bella zuppa di cipolle, che purga il pancreas come scrive il dottor Decker. (Germana si avvia e lui le grida dietro) E porta una buona bottiglia di vino, ho letto che dopo la zuppa fa bene allo stomaco.

Pcuchet - Veramente, secondo Levy, il vino corrode i denti.

Bouvard - Dietologi, igienisti... Non ce n' due che vadano d'accordo. Verit da questa parte dei Pirenei, menzogna dall'altra. (Arriva Melia con i salumi. Torna Germana con la zuppiera fumante)

Bouvard - Senti, Pcuchet, dobbiamo rischiare. Del resto che cos' la dietetica? E l'igiene che cos'?

Pcuchet - Molti sospettano che non sia una vera scienza.

Bouvard - Non una scienza? Allora sarebbe indegno di noi farcene schiavi. Ostriche! Un'anatra. Del maiale con i cavoli. Della maionese.

Pcuchet - E il dolce, gi che ci siete. (Germana e Melia portano tutto. Bouvard e Pcuchet mangiano)

Bouvard - E ora una bottiglia di champagne!

Melia - Vogliono quello fatto in casa? (Offre due bottiglie, una casalinga e una di marca)

Bouvard - Sei matta? Champagne di marca. (Salta il tappo) Io brindo alla faccia di quello l... come si chiama?... Alvise Cornaro!

Pcuchet - Non pensare mai ad altro che a prolungarsi la vita che bassezza!

Bouvard - La vita bella se uno se la gode. Ancora un po'?

Pcuchet - Volentieri.

Bouvard - Alla tua salute.

Pcuchet - Alla tua.

6.

L'astronomia, la cosmologia, la geologia, la paleontologia, l'archeologia.

Con le coppe in mano, i due amici sul poggio del giardino sotto un cielo pieno di stelle. Bouvard si guarda in giro soddisfatto.

Bouvard - Come si sta bene. E che notte stupenda... Guarda lass quante stelle. Un mare azzurro con gli arcipelaghi e le isole.

Pcuchet - Non le vediamo certo tutte. Dietro la via Lattea ci sono le nebulose; e aldil delle nebulose, altre stelle ancora... L'astronomia! Pensa, la stella pi vicina dista dal nostro giardino 300 bilioni di chilometri...

Bouvard - Tu pensi che le stelle siano abitate?

Pcuchet - Perch no? Guarda le stelle filanti! Zzzzzzz... Zzzzzzz... Passano in un attimo e sono mondi che scompaiono... Se il nostro mondo, a sua volta, facesse la capriola, gli abitanti delle stelle non sarebbero pi emozionati di quanto lo siamo noi in questo momento. E quale sar lo scopo?

Bouvard - Lo scopo di che?

Pcuchet - Di tutto.

Bouvard - Mah. Pu darsi che non ci sia nessuno scopo.

Pcuchet - Eppure... Eppure, io vorrei proprio sapere come si creato l'universo. Se potessimo almeno conoscere il passato del nostro pianeta. (Hanno gi dimenticato il cielo e le stelle)

Bouvard - Prover a descrivertelo come l'ho studiato nei libri. Immagina un'immensa distesa d'acqua dalla quale emergono degli scogli costellati di licheni. Senti qualcosa?

Pcuchet - Infatti sul nostro pianeta non c' ancora nessuna forma di vita. Il mondo silenzioso, immobile, nudo. Fine del primo quadro.

Pcuchet - Al secondo!

Bouvard - Immagina di essere in una stanza da bagno piena di vapore. Un astro rosso fuoco surriscalda l'atmosfera umida... Qualcosa certo sta per accadere ed ecco infatti... Bang! Bang?

Pcuchet - Che succede?

Bouvard - I vulcani scoppiano l'uno dopo l'altro. Bang! Bang! Bang! Cosi su tutta la terra. Torrenti di fuoco si rovesciano dalle montagne e si solidificano in rocce.

Pcuchet - Che spettacolo! Che spettacolo! Peccato non esserci stati!

Bouvard - Terzo quadro. Dal fondo del mare affiorano degli isolotti. Qua l vediamo qualche ciuffo di vegetazione... E quella che cos'? La ruota di un carro? No, soltanto una conchiglia gigante. Attento! Un serpente con le ali si alza in volo... Mandrie di mammouth pascolano il bassopiano che sar l'Oceano Atlantico... Il paleoterio, mezzo cavallo e mezzo tapiro, ficca il muso nei formicai sulla collina di Montmartre... _ E fra un'epoca e l'altra immani cataclismi di cui il pi vicino a noi, ma non certo l'ultimo, stato il diluvio universale.

Pcuchet - Formidabile! (Si sono infilati degli zaini, hanno preso martelli e altri strumenti idonei. Cominciano a cercare per terra. Arriva Jeufroy)

Jeufroy - Hanno perduto qualcosa?

Pcuchet - No ricostruiamo il passato del mondo. Lo ricostruiamo sui fossili.

Jeufroy - Meno male che sono passati a una scienza buona. Fornendo le prove del diluvio universale la geologia conferma la verit delle Scritture. (Bouvard gli mette un sasso sotto il naso)

Bouvard - Ha visto, reverendo? Questo potrebbe essere un coprolite.

Jeufroy - Interessante. E sarebbe?

Bouvard - Un escremento animale pietrificato. (Jeufroy si ritrae istintivamente. Ma si domina)

Pcuchet - una bella confusione, reverendo. Cosa non darei per trovare una vertebra di ittiosauro! Ma la stessa specie si estingue prima in un posto, poi in un altro. Terreni della stessa epoca contengono fossili diversi. Lei deve ammettere che non stato un capolavoro d'ordine...

Jeufroy - Che cosa?

Pcuchet - La creazione. (Sono arrivati altri personaggi tra i quali Heurtaux, Foureau, Hurel) Era un pezzo, a proposito, che volevo chiederle qualche spiegazione sulla Genesi. Che cosa vuol dire "l'abisso si ruppe"?

Bouvard - Un abisso non si rompe.

Pcuchet - E quando dice "le cateratte del cielo"?

Bouvard - Il cielo non ha cateratte.

Heurtaux - Bisogna distinguere...

Pcuchet - Lasci rispondere il reverendo.

Jeufroy - Anche se Mos, o chi per lui, ha esagerato un po', stato senza dubbio per imporre un terrore salutare al suo popolo. Non sono argomenti da profani.

Bouvard - Eh, no. Permetta. Come ingegneri geologi il signor Pcuchet e io...

Jeufroy - Piano, piano. Si ricordino il detto: un po' di scienza ci allontana da Dio, molta ci congiunge a lui.

Pcuchet - Nella Genesi c' anche scritto che la luce fu creata prima del sole.

Bouvard - Ma non il sole la fonte della luce?

Pcuchet - E l'apparizione dell'uomo? Come pu essere apparso l'uomo sulla terra da un momento all'altro? (// parroco pensa di non dover neppure rispondere) Gliela d io la risposta. L'uomo discende dalla scimmia. (Tutti sono indignati)

Foureau - Che schiocchezze.

Heurtaux - E noi stiamo qui a sentire?

Pcuchet - Io vado oltre e vi dico che l'uomo discende dai pesci. Il Taliamed, un libro arabo. (Sbalordimento generale, che si scioglie in una risata di scherno)

Jeufroy - I nostri amici hanno deciso di farci divertire... Andiamo, signori, andiamo alla riunione della parrocchia. (Tutti li abbandonano ridendo. Il parroco si volta da lontano) Tornerete alle Sacre Scritture. Ci tornerete, credete a me. (Pcuchet getta a terra lo zaino)

Pcuchet - A cosa serve la geologia se non basta neppure a mettere nel sacco un parroco di campagna.

Bouvard - E il fondo degli oceani, chi arriver mai a scandagliarlo? Ogni scienza riguarda solo uno spicchio della realt e magari non va bene per tutto il resto. (Butta lo zaino anche lui) grande il gusto, ma grande anche il disgusto della scienza. Per se non possibile rivivere il passato geologico, si potrebbe tentare di ricostruire il passato storico. Si, la vita che esistita prima di noi.

Pcuchet - E come? La storia antica rimane oscura per mancanza di documenti, quella moderna perch ce n' troppi.

Bouvard - Teniamoci ai segni concreti di tutto ci che stato: reliquie, ruderi, vestigia... gli umanisti facevano cosi. (Appare il conte Faverges, accompagnato da Hurel) Sono lieto che lei, signor conte, abbia voluto visitare la nostra raccolta. Abbiamo cercato di ricomporre la storia del dipartimento indagando, riportando alla luce, restaurando... La trave del soffitto, che lei vede lass, non altro che la antica forca di Falaise.

hAvERGES - Interessante.

Hurel - Chi vi assicura che proprio quella?

Bouvard - Il falegname che ce l'ha venduta.

Hurel - E a lui chi lo ha detto?

Bouvard - Suo nonno. (Hurel ammicca, Faverges raccoglie senza farsi notare) Ecco delle monete di rame... Ce n' anche una d'argento... Ed ecco un'ascia celtica per i sacrifici umani. Ce l'ha procurata Gorju, il reduce.

Hurel - Quel tipaccio? Io non me ne fiderei in caso di sommossa. (Pcuchet, che era uscito per portare via gli zaini, appare con in testa un elmo di ferro con le corna. Hurel sobbalza) Gli stanno proprio bene a quello l un paio di corna in testa.

Pcuchet - un elmo vikingo.

Bouvard - E questa un'alabarda svizzera. (Si produce in un esercizio con l'alabarda per dimostrare come veniva usata negli assalti e contro la cavalleria. Alla fine batte i tacchi e si mette nella posizione di ripos)

Faverges - Bravo, bravi tutti e due. Qui sembra di veder risorgere l'era del rispetto e dei valori assoluti. Non che io auspichi un ritorno al Medioevo, si intende: eppure a toccare con mano certi ricordi...

Pcuchet - Abbiamo pure degli antichissimi simboli fallici. Se il signor conte vuole...

Faverges - Un'altra volta. Davvero qui da loro sembra di stare in un museo... E magari anche a teatro. (Faverges e Hurel se ne vanno)

7.

Il teatro.

Pcuchet - A teatro. Cosa avr voluto dire?

Bouvard - Forse che la storia monca senza la fantasia. Certo rispetto a un museo, rispetto a tutte le scienze morte, il teatro...

Pcuchet - Il teatro...?

Bouvard - un'arte viva. Pi del romanzo, pi della poesia. Se scrivessimo una commedia?

Pcuchet - O una tragedia. Ma in prosa o in versi? E lo stile? In che consiste lo stile letterario? Dal Littr si ricava che le regole di grammatica sono variabili: "Un mucchio di legna secco"...

Bouvard - Eh, no. "Un mucchio di legna secca".

Pcuchet - Lo vedi? La sintassi un'illusione e l'ortografia soggettiva. E poi, una commedia su quale argomento?

Bouvard - Aspetta. Ho sentito un brivido. Come il vento di un'idea. Maledizione, al momento di afferrarla scomparsa.

Pcuchet - Peccato.

Bouvard - L'importante avere un titolo, l'argomento viene da s. Prendiamo un proverbio come titolo: la commedia si incarica di dimostrarlo. O pigliamo un romanzo famoso: ci mettiamo in due e ne facciamo una riduzione.

Pcuchet - Cosi i critici diranno che non teatro.

Bouvard - La critica oltraggia le cose serie e fa la riverenza alle banalit. I critici che passano per autorevoli sono asini, quelli considerati spiritosi sono soltanto stupidi.

Pcuchet - Meglio, tu dici, lasciarsi guidare dal gusto del pubblico? Ma com', allora che certe porcherie hanno successo e certi ottimi spettacoli vengono fischiati o disertati?

Bouvard - Eppure senza il pubblico, senza gli applausi il teatro non sarebbe il teatro...

Pcuchet - Essere recitati a Parigi!

Bouvard - Recitare noi alla Comdie! (Si mette a declamare)

"Si, prence, io per Teseo

d'amor mi struggo. Avea

la tua chioma, il tuo viso...

(Prende Pcuchet per il mento e lo sistema di profilo. Entra la Bordin e li guarda sbalordita)

...Lo sguardo tuo, la voce, il portamento,

e questo stesso nobile pallore

coloria le tue guance..."

Pcuchet - "Giusti numi che ascolto. Hai tu scordato che Teseo il padre mio, ch'egli tuo sposo?" - (Vedono la Bordin e si interrompono)

Bordin - Non volevo interromperli. Seguitino, seguitino pure.

Bouvard - Sciocchezzuole. Esperimenti.

Bordin - Facciano come se io non ci fossi.

Bouvard - Era un brano della "Fedra". Lui Ippolito.

Bordin - Chi questa Federa?

Bouvard - Sar meglio che le recitiamo la scena madre del "Tartufo", Si metta qui... (Fa sedere con galanteria la Bordin sul divano come davanti a un improvvisato palcoscenico)

Pcuchet - Lei deve sapere che Tartufo ...

Bordin - Grazie, fino a sapere che cos' un tartufo ci arrivo.

Pcuchet - Non posso. La scena esige un abito da donna per Elmira.

Bouvard - E non l'abbiamo qui viva fra noi? (Si siede sul divano accanto alla Bordin) Io faccio l'azione con lei e tu leggi le battute di Elmira. (Pcuchet si accinge alla recita poco convinto) "...Signora, il mio fervore tale..." (Prende la mano della Bordin-Elmira e le stringe le dita, secondo la didascalia di Molire. La Bordin, emozionata e divertita, non sa che fare. Pcuchet legge con ostentata monotonia)

Pcuchet - "Oh, mi stringete troppo!"

Bouvard - "Per eccesso di zelo. Giammai desiderai di farvi male alcuno. Voglio invece..." (Posa la mano sulle ginocchia della donna)

Pcuchet - "Che fa costi la vostra mano?"

Bordin - Si, cosa fa con quella mano?

Bouvard - "Palpo il vostro vestito: la stoffa cosi morbida".

Pcuchet - "Ah, vi prego, lasciatemi, soffro molto il solletico... (Alla Bordin) E si allontana da lui. (Bouvard gli d un'occhiataccia: come Tartufo, smette di fngere e si dichiara)

Bouvard - "In voi la mia speme, il ben, la pace in voi, da voi dipende il mio dolore o la mia gioia; e voi potete farmi a vostra bella posta, felice o infelice, con la vostra risposta". (Pcuchet, seccato, chiude il libro con rabbia) E non mi ha sentito quando recito Victor Hugo, l"Ernani"...

"Cantami una canzone, come talvolta a sera

cantavi: e avevi il pianto sulla pupilla nera..."

Bordin - Io! Sono io, stampata!

Bouvard - "Deh, lasciami posare, sognare sul tuo cuore, donna, sole, bellezza, mio sovrano amore!"

Pcuchet - A questo punto suona il vespro e un montanaro li interrompe. (Bouvard gli d un'altra occhiataccia)

Bordin - Per fortuna, se no...

Bouvard - Se no...?

Bordin - Ma che ora abbiamo fatto? gi buio, devo andare!

Bouvard - Di gi?

Bordin - La faggeta umida per la pioggia, forse farei meglio a tornare per i campi.

Bouvard - L'accompagno.

Bordin - Grazie. (Fa un mezzo inchino a Pcuchet che risponde appena)

Pcuchet - Sta' attento a non bagnarti i piedi tu. (La Bordin e Bouvard, soli, camminano all'aperto)

Bordin - Lei cosi un bravo attore...

Bouvard - Per il talento non so, ma quanto al fuoco che ho dentro...

Bordin - Si vede... Si vede che lei deve avere amato molto, in passato.

Bouvard - Solo in passato?

Bordin - L'erba umida, passiamo sotto i salici. (Ripete il verso di Hugo) "Donna, sole, bellezza..."

Bouvard - "...mio sovrano amore!"

Bordin - Deve far piacere sentirsele dire sul serio certe cose.

Bouvard - Non ha che da permettermelo.

Bordin - Lei a me?

Bouvard - S, io a lei.

Bordin - Lei scherza?

Bouvard - Niente affatto. (La allaccia alla vita, dopo aver guardato se in giro non c' nessuno, e le stampa un bacio sulla nuca. La Bordin chiude e riapre gli occhi)

Bordin - Passato. (Raccoglie la gonna per saltare un rigagnolo)

Bouvard - Vuole che l'aiuti?

Bordin - No, no.

Bouvard - Mi sfugge?

Bordin - Lei un uomo troppo pericoloso. (Bouvard l'afferra per un braccio)

Bouvard - Signora Bordin, che giorno oggi?

Bordin - Il 24. Perch?

Bouvard - un giorno degno di passare alla storia; 24 febbraio 1848. (Tenta di baciarla sulla bocca, lei gli sfugge e salta il rigagnolo lasciando scorgere il bianco delle calze. Si allontana con un gesto di saluto. Nella solitudine dei campi, Bouvard respira a pieni polmoni e si mette da solo a cantare la prima cosa che gli viene in mente e cio la "Marsigliese". Un coro disordinato gli risponde dal buio tutto intorno. Bouvard si guarda in giro stupito. Il coro cresce d'intensit)

8.

1848

La scena s'illumina scoprendo i popolani del paese che si avventurano sui mobili di scena e se ne servono per erigere barricate. Pcuchet accanto a un pioppo ornato di nastri.

Pcuchet - Cittadino Bouvard, vieni anche tu sotto l'albero della libert. (Bouvard si compiace dell'albero, d la mano a Gorju e ad altri, si lascia appuntare la coccarda anche lui; e da ultimo abbraccia Pcuchet) La politica supera le esperienze individuali, Bouvard... (Si sente da fuori un rullo di tamburo) entusiasmante vivere un momento storico come questo, la caduta di una monarchia, il ritorno alla repubblica.

Gorju - Viva la repubblica! (Tutti inneggiano. Guidato dal tamburo appare il corteo, come una processione. Preceduto dalla croce d'argento e da due ceri, Jeufroy ha la stola, la cappa e il tricorno; seguito da un chierichetto che porta il secchiello con l'acqua benedetta. Al seguito, nei vestiti della festa, tutti i notabili del paese, compresi quelli che non abbiamo ancora visto, come l'albergatore Beljambe. Gorju grida dall'alto di una barricata) Viva l'albero della libert! (Applausi. Jeufroy con un sorriso benevolo reclama il silenzio. Si avanza fin sotto l'albero e fa per parlare) Viva la repubblica! (Altro applauso, qualche grido risponde. Bouvard e Pcuchet si uniscono al corteo. Jeufroy chiede di nuovo il silenzio)

Jeufroy - Si, gregge diletto. Viva la repubblica. Non si dice forse repubblica delle lettere? Non si dice repubblica cristiana? La religione ci mostra ancora una volta la strada: questo albero del popolo di legno, un pioppo, dal latino populus, come la croce. Ma perch la religione produca i suoi frutti ha bisogno della carit. E in nome della carit, con il cuore pieno di giubilo, vi invito a rientrare in pace nelle vostre case. (Fa un cenno al ragazzino con l'acqua benedetta e asperge l'albero. Il gesto provoca consensi, il conte e i notabili s congratulano)

Bouvard - Per essere quello che non ha neanche parlato male.

Pcuchet - Si per che l'albero l'avevamo donato noi poteva ricordarlo.

Bouvard - Che importanza vuoi che abbia una cosa simile in un momento come questo? (Commenti nel gruppo dei notabili)

Foureau - Si comincia col rizzare gli alberi della libert e si finisce con la ghigliottina. Ce ne ricorderemo, del '48.

Faverges - In ogni caso gli Orlans sono spacciati. il momento di andare verso il popolo. In Francia e in tutta l'Europa.

Foureau - Badi a non lasciarsi trasportare, signor conte.

Vaucorbeil - Ma lei, caro sindaco, ha una faccia stamattina... Eppure l'albero stato piantato per una delibera del consiglio comunale.

Foureau - Se a Parigi li piantano, perch no a Chavignol-les? Noi non siamo secondi a nessuno.

Faverges - Senza contare che il governo provvisorio ha ricevuto l'adesione della Corte di Cassazione, della Corte di Appello, della Corte dei Conti, del Tribunale di Commercio, dell'Ordine degli Avvocati, dell'Universit...

Marescot - Lei dimentica la Camera dei Notai.

Heurtaux - E l'esercito? Dove lo mette l'esercito?

Jeufroy - Intoniamo un Te Deum. (Lo intona lui e la processione si avvia con in testa Placquevent che porta il tricolore)

Gorju - Fermi tutti! Che cos' questa roba?

Placquevent - la bandiera, Gorju, non la vedi?

Gorju - No! La bandiera della nuova Francia dev'essere la bandiera rossa. (Arriva una bandiera rossa. Entusiasmo del popolo e turbamento fra i notabili. Bouvard e Pcuchet, sempre al centro della scena, seguono gli eventi)

Foureau - Perch non volete pi il tricolore? il simbolo della prima repubblica, sorta dalla rivoluzione. (Interviene il maestro Petit dalla cima di un'altra barricata)

Petit - Quel simbolo stato infangato da Luigi Filippo. Nelle sue pieghe si nascosta la grossa borghesia per arricchirsi indisturbata.

Foureau - Ci si mette anche lei, maestro Petit?

Petit - Adesso cambiato tutto e...

Gorju - Adesso il popolo che sovrano! E il colore della porpora regale dev'essere il simbolo della nazione.

Voci - Si! Si! Bandiera rossa!

Marescot - Si, signori miei, s, dieci volte s col cuore. Ma con la ragione venti volte no. Tutta l'Europa ci guarda. Questa provocazione inutile pu portare a una coalizione delle monarchie capitanata dalla Russia.

Pcuchet - (a Bouvard) Fra un po' dir che i cosacchi sono alle porte.

Bouvard - (a Pcuchet) Ma se i troni vacillano dappertutto.

Faverges - E poi, amici miei, monarchia o repubblica, l'importante che sul trono siedano la giustizia e la fratellanza. Ben venga il rosso dunque, perch rossa la toga dei giudici, e rosso il colore simbolico dell'amore... Foureau - (a Hurel) Cosa dice? impazzito?

Hurel - Il signor conte sa quello che fa.

Faverges - Ma proprio voi non vorrete sopprimere il bianco, amici, simbolo della vostra purezza di cuore. Quanto al blu, che rappresenta una storia gloriosa patrimonio comune di ogni francese, conserviamolo, sia pure retrocedendolo al posto che spetta al passato, cio dalla parte dell'asta. E al suo posto garrisca il rosso, offerto al vento dell'avvenire, a ricordo perenne di questo ultimo atto della rivoluzione popolare.

Voci - Viva il tricolore! Viva! (Le bandiere tricolori vengono girate. La bandiera rossa portata via)

Foureau - Bravo signor conte.

Faverges - Sperando che sia davvero l'ultimo atto.

Jeufroy - Intoniamo il Te Deum. (La processione si avvia cantando)

Gorju - Alt.

Foureau - Che cosa c' ancora?

Gorju - In nome del popolo reclamo le armi.

Foureau - Questa una sommossa.

Gorju - No, cittadino sindaco. Io reclamo le armi in dotazione al municipio.

Placquevent - I fucili dei pompieri?

Gorju - Proprio. I fucili dei pompieri devono diventare le armi della Guardia Nazionale di cui sono stato nominato istruttore.

Foureau - Nominato da chi?

Gorju - Dal popolo sovrano. Scheda e fucile! Cittadini cantiamo la "Marsigliese"! (Consensi fra i seguaci di Gorju. Foureau si consulta con il conte e gli altri, a occhiate, e capisce di dover cedere. Vengono distribuiti a tutti i fucili dei pompieri, le esercitazioni cominciano. Anche Bouvard e Pcu-chet, di buon grado, si mettono in fila con tutti gli altri e obbediscono a Gorju che li fa marciare) Sinist' dest' sinist' dest'... tieni il passo, cittadino dottore... Per fila dest' mars'... Vi faccio schiattare vi faccio... Dietro front dietro front dietro front dietro front... (Pcuchet si imbroglia e marcia nel senso contrario) Cittadino Pcuchet, cerca di fare come gli altri! Facciamo vedere al mondo chi siamo... Alt. Fronte a me, front. Dentro la pancia, cittadino Bouvard. In Algeria vi avrebbero radiati dall'esercito. (Li passa in rassegna) Su con la vita, uii bel sorriso, cittadino Faverges.

Hurel - Come ti permetti, villanzone?

Fverges - Calma, Hurel, nella Guardia Nazionale non ci sono titoli n differenze di classe. Siamo tutti figli del popolo.

Gorju - Cosi si parla, cittadino Faverges.

Faverges - Ed come amico del popolo, se mi onorate di questo nome, che vi offro un bicchiere alla salute della Repubblica. (Immediatamente le file si sciolgono, tutti i popolani vanno a bere portando in trionfo Gorju. In primo piano il gruppo dei notabili)

Hurel - Non dia troppa corda a Gorju, signor conte. Quelli l sono capaci di portarlo candidato all'Assemblea.

Faverges - Lei crede che al momento opportuno non si trover niente di meglio? Qui ci sono persone di ben altra qualit. (Tutti sono solleticati dall'idea di candidarsi)

Vaucorbeil - Candidato all'Assemblea? E perch no? Chi ha detto che devo finire i miei giorni curando le indigestioni e i reumi a Chavignolles?

Heurtaux - Ho servito la patria dove si rischiava la vita, posso ben farlo anche nell'aula del parlamento.

Petit - Finalmente venuta l'ora di valorizzare gli intellettuali. Largo alle capacit.

Foureau - Ma che siano autentiche.

Beljambe - Ci vuole un uomo di commercio, che faccia quadrare il bilancio.

Marescot - O un uomo di legge, che conosca i codici.

Jeufroy - O un uomo di fede.

Faverges - Peccato che Monsignor Vescovo non le permetterebbe mai di candidarsi. (Il parroco si rivolge a Hurel)

Jeufroy - Al signor conte non conviene bruciarsi in una elezione dalle prospettive dubbie.

Marescot - Quanto a lei, maestro Petit, se perde le elezioni perde anche il posto alla scuola.

Petit - E lei abbandonerebbe il suo studio notarile? O il signor Beljambe la sua bottega?

Heurtaux - lo stesso per il dottore: perderebbe la clientela.

Vaucorbeil - Lei parla, ma non ha seguito in paese.

Heurtaux - Lo dice lei. Tra gente in divisa ci s'intende, vero guardia campestre?

Placquevent - Io obbedisco al signor sindaco. (Pcuchet si rivolge a Bouvard)

Pcuchet - Perch non ti fai avanti tu? Con la tua voce, la tua presenza, sei un candidato ideale.

Bouvard - No, no. Tu caso mai, che hai pi cultura. (A tutti) Io propongo Pcuchet.

Pcuchet - E io Bouvard.

Foureau - Cosi avrete un voto a testa. (Una folla di operai arriva minacciosa, l'uno a braccio dell'altro, gridando ritmicamente: "ou, oul". Costernazione fra il gruppo dei notabili, che si ritira dalla parte opposta della scena) Gorju - (si presenta ai notabili con le sue richieste) Cittadini! (Un ruggito minaccioso dalla folla) Vogliamo pane! (Altro ruggito) Vogliamo lavoro! (Ruggito pi lungo)

Marescot - Il Consiglio comunale si riunisce immediatamente. (Mentre Gorju indietreggia di qualche passo, i notabili al Consiglio comunale si stringono in circolo per decidere. Beljambe e Marescot sono i due assessori che assistono il sindaco)

Foureau - proprio la rivoluzione. un altro '89. Lo dicevo io.

Beljambe - Troppi scioperi tollerati, troppe promesse.

Marescot - A Parigi il governo fa della demagogia.

Foureau - E intanto noi qui dobbiamo fronteggiare la canaglia. (Gorju e la folla gridano)

Gorju - Pane! Lavoro!

Beljambe - Bisogna dargli qualcosa da fare, a questi qua.

Marescot - Facciamogli cavar pietre.

Faverges - Gli si pu far costruire una strada.

Foureau - Ma dove?

Faverges - Il posto si trova. Intanto, che qualcuno vada a tenerli calmi. Dite che si sta provvedendo. (// notaio Marescot va dai dimostranti)

Marescot - Amici operai! (// solito ruggito) Stiamo venendo incontro ai vostri legittimi desideri. Il Consiglio comunale studia la realizzazione di lavori pubblici a scopo assistenziale!

Gorju - Niente beneficienze! Vogliamo il diritto al lavoro! E gli aristocratici... i possidenti... la gente ben vestita... alla lanterna! (Un fremito fra i notabili, Marescot fugge. Anche Bouvard e Pcuchet sono impressionati e si consultano rapidamente. Pcuchet decide di arringare la folla)

Pcuchet - Cittadini! (Dalle due parti lo si guarda con curiosit)

Gorju - Chi sei?

Pcuchet - Ma sono Pcuchet, Gorju. Non mi riconosci? 11 cittadino Pcuchet.

Gorju - Dico socialmente: chi sei? Sei un operaio?

Pcuchet - No.

Gorju - Sei un padrone, allora?

Pcuchet - Nemmeno.

Gorju - E allora non sei nessuno. Vattene via, va' all'inferno. (Tra i fischi Pcuchet si ritira. Hurel viene a portare le decisioni del Consiglio comunale ai dimostranti)

Hurel - Operai! Il Consiglio comunale vi comunica le sue decisioni. Avrete il lavoro. (Applausi) La strada provinciale avr una deviazione che condurr al castello di Faverges... un sacrificio che il comune si impone nell'interesse del popolo lavoratore.

Bouvard - Direi piuttosto nell'interesse del conte.

Pcuchet - Gli fanno a spese pubbliche la strada per andare a casa sua. (La notizia accolta senza troppi commenti. I comizianti cominciano a disperdersi. Gorju cerca inutilmente solidariet fra i compagni)

Gorju - Cittadini, questa una trappola. un modo per farci star buoni. Non ve ne andate, adesso che non bisogna mollare... (Nessuno gli d retta, Gorju sbatte a terra il berretto e se ne va. Nel gruppo dei notabili c' di nuovo del fermento)

Foureau - Signori, notizie gravi da Parigi. La citt in tumulto.

Hurel - Gli operai sono in rivolta. Barricate ovunque.

Marescot - Tutto perch hanno sospeso i lavori di beneficenza.

Foureau - Li abbiamo sospesi anche qui, non servivano a niente.

Faverges - Faccio notare che io ero contrario. La strada si poteva anche finirla.

Marescot - Gli imprenditori chiudono i cantieri, i capitali emigrano!

Jeufroy - A Parigi, addosso a un operaio, hanno trovato questo biglietto: buono per tre dame dell'alta societ.

Heurtaux - Il potere ai militari! Solo il ministro della guerra sapr domare la plebaglia. E quanto a noi, concittadini, il nostro motto sia uno solo: volare al soccorso della capitale. (Approvazioni)

Foureau - Sono assolutamente favorevole. Peccato che non posso lasciare il comune.

Marescot - N io il sigillo notarile.

Hurel - N il signor conte la mietitura.

Vaucorbeil - I malati prima di tutto.

Beljambe - Io sto riorganizzando la Guardia Nazionale e non posso lasciarla. (Bouvard e Pcuchet hanno ascoltato in disparte)

Bouvard - Pcuchet, io vado,

Pcuchet - Non ti lascio partire.

Bouvard - uno di quei momenti della storia in cui ciascuno deve prendersi le proprie responsabilit. Vado a Parigi.

Pcuchet - Bouvard, ma a favore di chi andresti a combattere? Della rivoluzione o dell'ordine? (Perplessit dei due)

Beljambe - A me signori, riprendiamo le esercitazioni. Adesso la Guardia Nazionale la comando io in nome della piccola ma onorata borghesia. Attenti! Uno, due... Uno due... (Sotto il comando di Beljambe riprendono stancamente le esercitazioni. Marciano anche Bouvard e Pcuchet. Esercitazioni su e gi. A un tratto Bouvard intravede qualcosa)

Bouvard - Alto l! Qualcuno che si nasconde.

Placquevent - Fermo, in nome del re... Voglio dire: in nome della legge!

Hurel - Arrenditi o sei morto! (Tutti si precipitano con i fucili in pugno sopra lo sconosciuto, che Gorju)

Bouvard - Gorju!

Hurel - Sei tornato, figlio di un cane!

Marescot - Dove sei stato?

Hurel - Dov'eri nascosto?

Gorju - Ero nascosto in cima a una barricata al centro di Parigi, in piedi, dove nessuno di voi avrebbe avuto il coraggio di mostrare la punta del naso... Le palle fischiavano, i dragoni venivano all'assalto con la sciabola sguainata. E noi a urlare "Pane o piombo! piombo o lavoro!" Ho visto i militari che uccidevano donne e bambini.

Pcuchet - orribile!

Heurtaux - Tutta propaganda.

Faverges - Arrestatelo.

Gorju - Ma si, arrestatemi. Tanto finita. Non c' pi rivoluzione, non c' pi niente... Presto non ci sar neanche pi la repubblica.

Beljambe - Ti dichiaro in arresto, Gorju, per delitto di parola...

Foureau - ...Tendente al rovesciamento della societ.

Bouvard - Un momento! Arrestate per un delitto di parola?

Marescot - Quando la parola porta al delitto...

Pcuchet - Ma chi determina il confine tra le parole innocenti e quelle colpevoli? La frase proibita oggi magari domani sar applaudita. (Mentre mettono le manette a Gorju il conte commenta)

Faverges - Certi valori, per la verit, si sono un po' persi per la strada. Ed tempo che si dia vita con regolari elezioni a un partito dell'ordine. (Tutti si sono messi in fila diretti a un seggio elettorale. Votano uno per uno)

Jeufroy - A un grande partito dell'ordine.

Marescot - Basta con le piazzate.

Beljambe - Con i governi che durano una settimana.

Hurel - C' bisogno di un nome nuovo.

Foureau - Di una mano forte!

Vaucorbeil - (trattenendo il maestro Petit che vorrebbe stracciare la scheda) Ma si, un po' di stabilit non far male a nessuno. (Placquevent allontana un popolano che voleva votare anche lui)

Placquevent - Chi non paga tasse non vota.

Heurtaux - Votiamo il nome che gi fece tremare il mondo. Votiamo il nome che ci fece rispettati all'estero. Votiamo Napoleone!

Gouy - Allora non era morto? Allora era vero che sarebbe ritornato?

Bouvard - Ma non Napoleone quello vero. soltanto Luigi Napoleone, quel suo nipote figlio dell'ex-re d'Olanda. Gli elettori non sono mica stupidi. (La battuta ironica. La guardia campestre apostrofa i due)

Placquvent - Loro due, signori... Non facciamo tanto gli spiritosi, trattengano un po' la lingua.

Bouvard - Ma noi...

Placquevent - A buon intenditor. (Tutti hanno votato. Le urne vengono aperte e il sindaco s'infila la sciarpa tricolore)

Foureau - Luigi Napoleone nominato presidente della repubblica con sei milioni di voti! (Viene tirato gi l'albero della libert)

Bouvard - Ehi, il nostro albero!

Pcuchet - Lascia stare, non vedi quello che succede? Sei milioni di voti.

Bouvard - Ma qui... qui c' stato un broglio elettorale da mettere tutti i funzionari sotto inchiesta!

Pcuchet - Il tuo suffragio universale! Mette le schede in mano alla massa, alla gente che corre dietro agli avvisi: comperate questa crema, usate quest'altro profumo... Cosi si manovra la massa elettorale e noi subiamo le volont del pi forte.

Bouvard - Povera repubblica.

Faverges - Signori, l'importante che ci sia concordia. La forma di governo importa poco.

Bouvard - Ma importa la libert.

Foureau - Una persona per bene non ne ha bisogno.

Marescot - Quando l'autorit discussa, avvizzisce e muore.

Jeufroy - Non c' che il diritto divino. Il potere, signori miei, viene dall'alto.

Beljambe - Salute, democratici. (Bouvard e Pcuchet restano isolati al centro della scena)

Pcuchet - Scioglimento della camera, deputati in galera, Napoleone fa sparare sui boulevards, ancora morti. Plebiscito nazionale, rispondere si o no.

Bouvard - E gli operai? Cosa fanno gli operai? Un po' di prosperit ha addormentato tutti?

Pcuchet - Quanti erano prima i francesi che hanno votato per Napoleone presidente? Sei milioni? Adesso sono otto milioni di si che istituiscono l'impero ereditario per Napoleone III.

Bouvard - Come sembra lontano il '48...

Pcuchet - Vuoi sapere la mia opinione? Se i borghesi sono feroci, gli operai invidiosi, i preti infidi... Se il popolo accetta tutti i tiranni pur che gli si lasci il muso nella mangiatoia... Napoleone ha fatto bene, si! Che ci imbavagli, che ci pigli a calci, che ci stermini!

Bouvard - La politica, che porcheria... E il progresso, che beffa...

Pcuchet - Per scusa... Se io traccio una linea ondulata, cosi... (Accenna la linea col gesto) Quelli che la percorrono, tutte le volte che la linea si abbassa non vedono pi l'orizzonte... La linea per torna ad alzarsi, nonostante le sue ondulazioni, e ci riporta in cima... Che sia cosi anche il progresso? (Parlando Pcuchet ha seguito la sua linea ideale arrivando fino ai fianchi di Melia, la servotta, che sta tirando su la secchia dal pozzo. la prima volta che Pcuchet mostra attenzione a una donna. Intanto Bouvard in contemplazione della vedova Bordin alle prese con i suoi fiori. I due amici sono presi da preoccupazioni insolite)

Bouvard - Eh? Come hai detto?

Secondo tempo

9.

L'amore.

Bouvard si guarda allo specchio, canterella piuttosto soddisfatto di s. azzimato, pronto per uscire.

Bouvard -... Il colorito fresco come quando avevo vent'anni... I capelli, beh, non faccio per vantarmi... e quanto ai denti non ne ho perso uno... (Pcuchet ha un'idea in mente e interpella Bouvard con aria falsamente disinteressata)

Pcuchet -Sai,Bouvard,misonosemprechiestocome fanno i conquistatori per sedurre le donne. (Bouvard s' dato un contegno, non voleva essere sorpreso allo specchio)

Bouvard -Be', si comincia con qualche regalo. (Pcuchet tasta un pacco che nasconde dietro la schiena)

Pcuchet -E poi? Come fa uno a capire...

Bouvard -Ah,lasciafarea loro.Certefingonodisvenireper farsi portare sulcanap.Altre lascianocadere il fazzoletto. Dipende dal tipo. Le migliori sono quelle che ti danno un appuntamentosenza tantestorie.In ogni donna dorme unaMessalina, basta saperla svegliare.Faccia tosta, coraggio. (Si accinge a uscire)

Pcuchet -Staraifuori molto?

Bouvard -Vado in paese. Le tasse. Ciao. (Se ne va canterellando. Pcuchet si guarda anche lui allo specchio)

Pcuchet -... Coraggio... (Facile a dirsi, con quei capelli radi e appiccicati al cranio, con quel torace asfittico, due canini in meno... E cos' quell'aria truce? Si prepara un bel sorriso e va dalla Melia che sta cucendo accanto alla finestra) Che fai di bello, Melia?

Melia -Rammendo, signor Pcuchet. (Spezza il filo con i dentini candidi)

Pcuchet -Come ti senti?

Melia -Bene. (Pcuchetle gira attorno)

Pcuchet -Tu non svieni mai accanto al canap?

Melia -No, mai.

Pcuchet -E il fazzoletto? Non ti cade mai di mano?

Melia -Non ce l'ho. (Infila l'ago strizzando le palpebre e sporgendo la bocca a cuore)

Pcuchet -Dove sei nata, Melia?

Melia -In Alsazia.

Pcuchet -E la tua famiglia?

Melia -Non ce l'ho.

Pcuchet -Dove lavoravi prima?

Melia -Ho fatto la sguattera al castello. Poi dalla signora Castejon, dove c'era Gorju.

Pcuchet -E con gli uomini? (La ragazza fa spallucce) Avrai pure l'innamorato. (La ragazza nega con la testa) Ne avrai avuti per.

Melia -Mai. (Pcuchet non sa se esserne contento o preoccupato)

Pcuchet -Ma quale sarebbe il tuo tipo? Un po' come il signor Bouvard, per esempio?

Melia -Neanche per sogno. Mi piacciono i magri, si figuri. (Pcuchet ringalluzzito ma sempre timoroso)

Pcuchet -Allora questosarebbe unpacco...Inquesto pacco ci sarebbe un paio di... (Mostra il pacco che aveva tenuto dietro la schiena)

Melia -Oh grazie! grazie! (Posa il lavoro, afferra il pacco, estrae un paio di stivaletti nuovi fiammanti) Che belli! (Pcuchet le d un bacio sul mento che la ragazza gli rende subito. Vuole provarsi gli stivaletti)

Pcuchet -Lascia. Io. Voglio fare io. (Si inginocchia e glieli calza)

(Nella casa della Bordin, Bouvard accanto alla vedova in decollet su un divano)

Bouvard -Io l'a... io l'a... io Va... io l'amo! Sposiamoci. (La Bordin respira forte)

Bordin -Lei scherza.Sarebbeda ridere, saremmo la favola del paese. (Bouvard le siede accanto)

Bouvard -Non abbiamo bisogno del consenso di nessuno, siamo vedovi e liberi.

Bordin -Stia buono e prenda il suo caff che si raffredda. (Bouvard ubbidisce)

Bouvard -Ma che cosa la trattiene? Forse il corredo? Le nostre biancherie sono marcate tutt'e con la B, fonderemo le nostre iniziali. (La vedova ride) - (Pcuchet e la Melia in un posto semibuio)

Melia -Che cosa ci siamo venuti a fare qui in cantina, signor Pcuchet?

Pcuchet -Perch, non cammini bene con i tuoi stivaletti nuovi?

Melia -Benissimo... Ma adesso... (Si avvia)

Pcuchet -Aspetta. Devi contare le bottiglie di vino.

Melia -Adesso?

Pcuchet -S, adesso o mai pi, adesso o la morte.

Melia -Non voglio che lei muoia per le bottiglie, signor Pcuchet. Due, quattro, otto e otto sedici. (Si avvia di nuovo)

Pcuchet -Aspetta. C' anche da spillare il vino.

Melia -Ah. (Gli sta dritta davanti nella luce della finestrella, le palpebre abbassate, gli angoli della bocca all'ins) - (Siamo nel salotto della vedova)

Bordin -Esattore, si, era esattore del tribunale. Un uomo d'oro. Lei ora sa tutto di me, riuscito a farmi raccontare tante cose mie, e io di lei so cosi poco, neppure, per dire, quali interessi lei ha in comune col suo amico.

Bouvard -A parte l'agricoltura... ci siamo interessati di medicina, di storia, di antiquariato, di geologia... di teatro...

Bordin -Teatro galeotto... Ma quello che mi incuriosisce la vostra societ, la vostra, per dire, combinazione economica.

Bouvard -Il padrone di tutto sono io, lui un ospite. Anche se si pu dire che abbia contribuito all'acquisto del podere, con una miseria. (In cantina)

Pcuchet -Mi ami?

Melia -Non lo so.

Pcuchet -Come padrone?

Melia -No.

Pcuchet -Come uomo? (La ragazza sbatte le palpebre) E allora, dimostramelo! (La allaccia col braccio sinistro e con l'altra mano le sbottona il corsetto)

Melia -Non mi far male?

Pcuchet -No, angioletto mio, sei cosi inesperta... Non avere paura.

Melia -Ah! (Indietreggiando caduta su un mucchio di fascine, la testa arrovesciata. Si nasconde la faccia sotto un braccio e sta li, coi piccoli seni fuori dalla camicetta) - (Nel salotto, in piedi dietro la Bordin, Bouvard fa scorrere le sue mani lungo le bianche braccia nude della vedova)

Bordin -Sia bravo, non mi faccia arrabbiare... Guardi, cominciano ad aprirsi le gemme. (Gli offre delle violette)

Bouvard -Che profumo fresco... Le conserver per sempre in un libro che sto leggendo adesso per miei studi scientifici.

Bordin -Che uomo colto lei, e mai in ozio. C' da invidiare la futura signora Bouvard.

Bouvard -Lo dice sul serio?

Bordin -Debbo avvertirla che presto le chieder un favore.

Bouvard -Faccia conto che sia gi accordato. Che favore ?

Bordin -No, adesso no. Diciamo fra otto giorni, gioved prossimo. Incontriamoci dal notaio. (In cantina Pcuchet sta anfanando tra le fascine)

Melia -Se lo sapesse il signor Bouvard...

Pcuchet -Che c'entra lui? Non gli faremo capire niente al pancione! (Nel salotto)

Bordin -E nessuno deve sapere di questo appuntamento. Ne va della mia reputazione. Neppure...

Bouvard -Non il mio tutore! Non ha nessun diritto su di me!

Bordin -Fra otto giorni.

Bouvard -Ma intanto... posso sperare?

Bordin -Dal notaio...

(Bouvard se ne va con gli occhi al cielo e canticchiando. A casa accolto dalla solita mensa apparecchiata alla meglio, uno squallido contrasto con la casa ordinatissima della Bordin. Non c' nessuno)

Bouvard -Germana! Melia! Dove diavolo siete! (Pcuchet si solleva dal mucchio di fascine e lo raggiunge mentre la Melia si eclissa verso la cucina. Si finge distratto)

Pcuchet -Sei qua.

Bouvard -Dove s' ficcata la vecchia?

Pcuchet -L'ho licenziata! Era pi sporca e pi disordinata del solito.

Bouvard -In questa casa ci sarebbe proprio bisogno di un po' d'ordine e di pulizia. (Arriva la Melia con la zuppa, ancora scarmigliata) E guarda quest'altra, sembra una zingara! (Pcuchet invece di difendere la ragazza affonda vigliaccamente la testa nel piatto. Melia fa per servire anche Bouvard) Ho gi mangiato.

Pcuchet -Dove?

Bouvard -Sar padrone di fare uno spuntino in compagnia pi allegra, una volta tanto? (Si versa da bere. Pcuchet mangia. Ognuno dei due formula a voce alta i suoi pensieri, non uditi dall'altro) La camera matrimoniale la faccio dov' adesso il museo...

Pcuchet -... Scapperemoinsieme.

Bouvard -... E se lui si oppone lo pianto e me ne vado a stare da mia moglie...

Pcuchet -... In Algeria, dove tutto costa di meno...

Bouvard -... Sar servito come un pasci... mentre tu affonderai nel tuo disordine... (Fissa Pcuchet con malanimo. Pcuchet lo guarda male anche lui)

Pcuchet -... Tu che mi credi un essere anonimo e spento... Si, io ho suscitato una passione... Io!... (Si allontanano via via uno dall'altro)

Bouvard -La mia vita cambier... (Canticchia)

Pcuchet -...Conoscer l'imprevisto, l'avventura... (Canticchia anche lui)

(Scoppia di nuovo la lite nel granaio)

Pcuchet -Colle violette andavi in giro! con le violette.

Bouvard -E tu, che affondavi la testa nel piatto senza dire una parola? Me lo ricordo bene, va'!

Pcuchet -Eri semplicemente ridicolo, se vuoi saperlo, coi tuoi grandi amori segreti!

Bouvard -Ridicolo io? Guarda, se parliamo di ridicolo ti conviene stare zitto!

Pcuchet -La mia divent una tragedia, una vera tragedia!

Bouvard -Si, solo che invece del morto... lasciamo stare! E comunque io mi sono confessato per primo!

Pcuchet -Sfido! ti era rimasto solo il mazzo di violette... (Qui riprende l'azione)

Bouvard - (scaraventando via le violette) Maledetta femmina!

Pcuchet - (storcendo le gambe) Chi? (Bouvard sbatte via il cappello)

Bouvard -Se non ne parlo scoppio. Senti:cosa penseresti di me, se io avessi pensato di... (S'interrompe) Ma cos'hai?

Pcuchet -Sono un po' preoccupato per la mia salute.

Bouvard -Effettivamente mi sembri giallo. Cosa ti senti, stai male?

Pcuchet -Ho paura di aver preso... una malattia del bestiame.

Bouvard -De! bestiame?

Pcuchet -Si, non c' niente di strano. Posso averla presa dai polli, da un cane, da un pappagallo.

Bouvard -Quale pappagallo? Se non ne abbiamo. Mettiti a letto e chiamiamo il dottore.

Pcuchet -No! Non c' n' bisogno. Cosa volevi dirmi? Che femmina?

Bouvard -Sono un verme, Pcuchet. Torno adesso dal notaio. La Bordin mi aveva dato appuntamento l. Io.., si, le ho fatto un po' di corte in questo periodo: voglio essere sincero con te. Bene. Trovo Marescot da solo che mi accoglie con ogni premura e fa un gran preludio...

(Appare il notaio Marescot nel suo studio)

Marescot -La mia cliente, forse perch lei le incute una certa soggezione, non si dispiacer se sono io ad anticiparle una richiesta molto importante per entrambi loro. (Bouvard si rivolge al notaio)

Bouvard -Soggezione? Dica, dica...

Marescot -Ecco. La signora desidera entrare in un determinato rapporto con lei. S, un rapporto che ci si augura sia di reciproca soddisfazione.

Bouvard -Quale rapporto? (A Pcuchet che ascolta sbalordito) Perch ero stato io a parlarle di matrimonio.

Pcuchet -Matrimonio? e io?

Bouvard -Aspetta.

Marescot -Penso che lei abbia gi capito.

Bouvard -Io immagino, io intuisco. Certo avrei preferito che al momento decisivo la signora si aprisse direttamente con me. Forse sar un sentimentale...

Marescot -Andiamo, signor Bouvard, si tratta per lei di un peso morto.

Bouvard -In che senso?

Marescot-Il suo attaccamento al podere del torrente ben noto, ma...

Pcuchet -Il podere? Che c'entra il podere?

Bouvard - quello che gli ho chiesto io.

Marescot - Lasignora lodesiderada leiindonazione limitata e perpetua all'atto stesso di stipulare il contratto di nozze, in modo da portarlo in dote... S'intende che lei si impegna a svincolarlo da ogni e qualsiasi pretesa altrui... E lei che cosa risponde?

Pcuchet -E tu che cos'hai risposto?

Bouvard -Non faccio neppure in tempo a riprendere fiato che entra lei, in gran tenuta... (Entra la vedova: scialle di chachemir, cappello, guanti di pelle)

Bordin -Scusate il ritardo! Il signor Bouvard un tale gentiluomo che non me ne vorr. Intanto vi sarete parlati.

Marescot - Molto sulle generali. (Il notaio le offre da sedere)

Bouvard -Come si aggiusta la gonna sulla sedia, in modo che senza parere spunta tanto cosi di piede! E il profumo!

Bordin -Io per le cose d'interesse sono sempre un po' nella luna, lei lo sa signor Marescot... Se il signor Bouvard non me lo avesse promesso... (77 notaio pronto con un documento da firmare)

Bouvard -Era quello il favore che s'era fatta promettere, capisci? il podere, di cui neppure posso disporre avendolo pagato in parte coi soldi di un altro!

Pcuchet -Effettivamente!

Bouvard -Lei insisteva, io mi sono ostinato. (Alla Bordin) No, no e no. Se lei mi ama... come mi ha fatto credere, come mi ha fatto sperare, signor notaio... lei che deve cedere. (La Bordin si rivolge al notaio)

Bordin - lui che ha fatto il primo passo, che mi ha corteggiata... Eh, stupida io, che l'ho ricevuto in casa mia.,.

Pcuchet -Messalina!

Bouvard -Ma io non avrei mai pensato,.. Credevo di piacerle!

Bordin -Piacere? Lui a me? Lo giuro sulla memoria del mio povero marito, fosse qui presente, che neanche col pensiero... E poi, mi faccia il favore, con quella pancia... (Bouvard chiama a testimone Pcuchet)

Bouvard -La pancia, capisci? L'ha scoperta quando ha capito che non mollavo il podere, la pancia! E poi quale pancia? (Si mette di profilo e si considera. Sparisce lo studio del notaio) Pcuchet, sono un verme. Sputami in faccia. (Pcuchet non risponde) Perch non mi rispondi? Perch non mi sputi in faccia?

Pcuchet -Perch... Perch ho paura di contagiarti. Ho scoperto di avere... una malattia inconfessabile.

Bouvard -Tu? Complimenti! (Ride)

Pcuchet -Alla mia et! ... lugubre.

Bouvard -E chi t'ha fatto il regalo? (Pcuchet arrossisce di pi e abbassa ulteriormente la voce)Chi?

Pcuchet -Non pu essere stata... che la Melia.

Bouvard -Eh? Cosi, sotto il mio stesso tetto...

Pcuchet -Volevamo fuggire insieme.

Bouvard -E io? - (Pcuchet distrutto)Senti, per prima cosabisogna licenziarla. Etu devi curarti.Ci penser io: limone con polvere di zolfo. Al dottor Vaucorbeil chiederemo solo una cura ricostituente.

Pcuchet -Ma perch mi avr fatto questo?

Bouvard -Si vede che le piacevi.

Pcuchet -Avrebbe dovuto avvertirmi.

Bouvard -Conlapassione nonsiragiona.Guarda me. Eccoperchsifermavasempreallafattoria,colnotaio! Tante manovre per un pezzo di terra! avara, ecco la spiegazione di tutto! Avara!

Pcuchet -Le donne...

Bouvard -Strano bisogno, se un bisogno. Spingono all'eroismo e al delitto. Il paradiso in un bacio, l'inferno sotto una gonnella. Tubare di tortorelle e grinfie di gatto. E dire che per loro eravamo pronti a tradire la nostra amicizia.

Pcuchet -Mi metti anche il rimorso.

Bouvard -E io allora? Mai pi donne?

Pcuchet -Maipi! (Siabbraccianocommossi.Poisi staccano, si siedono)

10.

La filosofia.

Passano dei mesi. Bouvard abbattuto, Pcuchet sprofondato nei libri. Bouvard attacca discorso.

Bouvard -Consolati, consolati con la filosofia.

Pcuchet -ComeBoezioincarcere,sicuro.ComeSocrate condannato alla cicuta. Come Giordano Bruno ai piedi del rogo. Potrei farti una lista lunga cosi.

Bouvard -Di liste lunghe cosi ne ho gi abbastanza. (Le brandisce) Quella del droghiere... quella del vinaio... il calzolaio... il sarto... ci siamo pure fatti dei vestiti apposta... abbiamo debiti per quasi mille franchi.

Pcuchet -Inezie. Futilit. Leggi Platone. (Gli allunga un libro. Bouvard alza le spalle)

Bouvard -Se lo vuoi sapere, dubito assai che le tue orge di filosofia ti possano far dimenticare le cosce della Melia.

Pcuchet -Avoltelerimpiango.Masonosullabuona strada.

Bouvard -Forse sei incapace d'amare, tu. (Si affaccia il dottor Vaucorbeil)

Vaucorbeil - Eccomi qua dal mio paziente particolare. (Visita sommariamente Pcuchet, che non smette di leggere. Canterella:) "...Con l'amore non si scherza..." Prende lo sciroppo iodurato? Ha fatto i bagni mercuriali?

Pcuchet -A che pr? Un giorno o l'altro l'apparenza fsica perir. l'essenza che non pu perire. I nostri rapporti sono scambi di messaggi fra essenze. Fra monadi, secondo Leibniz. Chi lei, dottore? Il suo corpo mi impedisce la vista della sua anima. solo un abito mal tagliato, una maschera rozza.

Vaucorbeil - Allora la sua maschera se la curi un po' da s. (Andandosene incrocia il notaio)

Marescot - Buone notizie, signor Bouvard. Lei mi aveva chiesto di trovare qualcuno disposto a farle un prestito garantito da una ipoteca sulla fattoria. Ebbene, questo qualcuno c'. Una persona del luogo, per ora non posso dire di pi. Il prestito ipotecario di 5000 franchi. Naturalmente ci sono delle condizioni. Per concedere il prestito, la persona chiede che lei venda la parte della sua propriet che d sul torrente. L'offerta di 1500 franchi. Non dica che poco, considerata la situazione. Ho con me il denaro del prestito e l'atto di compravendita. Metta una firma qui... E un'altra qui... Ecco 5000 franchi in contanti, il resto a registrazione avvenuta. (Bouvard firma i due atti)

Bouvard -Chi la persona? Adesso pu dirmelo.

Marescot-La nostracomuneamica,lasignoraBordin. (Se ne va lasciando Bouvard umiliato con i soldi in mano. Pcuchet storna lo sguardo)

Bouvard -Almeno potremo pagare tutti i conti. (Entra pa-dron Gouy)

Gouy-Disastro, signor padrone! Disastro! Non hanno sentito il temporale stanotte? Su quel terreno disgraziato io ci rimetto anche il sudore delle braccia! Che temporale! Fra il carpentiere, il muratore e il conciatetti ci vorranno 2500 franchi. (Gli ha preso i soldi di mano, si contato 2500 franchi) Poi le mando i conti. (Nell'uscire) E ho sentito dire che lei vuole vendere il podere del torrente, l'unico che rende! Disastro!

Bouvard -Abbiamo intaccato il capitale, il prestito gi ridotto a met e quella malafemmina padrona in casa mia.

Pcuchet -Tu sei troppo immerso nella materia.

Bouvard - la materia che mi sommerge.

Pcuchet -Fai come me che non l'ammetto. Per un filosofo moderno esiste solo lo spirito.

Bouvard -I tuoi spiritualisti non mi convincono, da Platone in gi.

Pcuchet -E da dove ci viene, allora, l'idea del giusto? Del bello? Dell'infinito? Dal mondo esterno? No!

Bouvard -Sono qualit della materia e basta. Tu ammetti il peso? Dunque, se la materia per sua natura pu cadere, potr anche pensare.

Pcuchet -Lafatesemplice,voimaterialisti.Eppurelo spettacolo dell'universo denota un'intenzione, un piano che ci trascendono. Una causa prima spirituale.

Bouvard -Dio? Ma se Dio avesse una volont, un fine, se agisse per una causa, avrebbe un bisogno, gli mancherebbe una perfezione, non sarebbe Dio.

Pcuchet -E questo dove l'hai trovato?

Bouvard -Lo dice Spinoza.

Pcuchet -Ma Tommaso d'Aquino, Cartesio, Kant, tutti provano l'esistenza di Dio.

Bouvard -Si, con delle prove che non sono affatto le stesse e anzi si distruggono a vicenda.

Pcuchet -Il dubbio, eh? Tu vuoi insinuarmi il demone del dubbio. Ma io sai cosa faccio a questo punto? mi butto in braccio a Hegel. Per lui tutte le contraddizioni si risolvono nell'assoluto: soggetto e oggetto, natura e idea, paganesimo e cristianesimo non sono che momenti dello spirito assoluto. A uguale a non-A. Capisci la dialettica?

Bouvard -Certo. come dire che senza l'ombra non c' la luce. Che il caff e il latte sono momenti del caffelatte. Io l'ho sempre pensato.

Pcuchet -Eri hegeliano senza saperlo!

Bouvard -Quel tedesco li un altro che pretende di spiegare delle cose che gi si capiscono poco con delle parole che non si capiscono affatto. (Escono a passeggio) Per parte mia mi sto convincendo che niente esiste davvero. Non solo la materia, nemmeno lo spirito.

Pcuchet - (per un attimo, nella situazione della lite) cosi che siamo caduti nell'abisso pauroso dello scetticismo.

Bouvard -Pauroso solo per i cervelli deboli. (Sono arrivati al caff. Ai tavoli il sindaco Foureau, il capitano Heur-taux, l'intendente Hurel. Il commerciante Beljambe sulla porta della sua bottega, dove Gorju serve come garzone. Il cameriere del ca,ji'. gobbo Romiche)

Heurtaux - Avete saputo signori? finalmente si pu dormire tranquilli, lo hanno tolto dalla circolazione!

Foureau -Lo hanno arrestato ieri!

Bouvard -Chi, Napoleone III? (Disagio)

Foureau -Sempreoriginaleilsignor Bouvard.Touache, Touache:il forzato evaso che vagabondava nei dintorni.

Hurel - Che grinta. Un mostro. (/ due si sono seduti)

Bouvard -Perch mostro?

Hurel - Unocapace diuccidere unvetturale per svaligiare una diligenza, lei come lo definisce?

Bouvard -Uno che ha dei cattivi istinti. (Sensazione)

Heurtaux - I cattivi istinti si vincono con la virt.

Bouvard -E se di virt uno non ne ha?

Beljambe -C' la galera, per fortuna.

Heurtaux - La ghigliottina.

Foureau -La societ si difende.

Bouvard -Alloratagliamolatestaallagrandinecheci ha rovinati stanotte.

Hurel - Che c'entra la grandine?

Bouvard -Vizi e virt sono fenomeni naturali n pi n meno delle tempeste e dei terremoti. Un bandito non pu fare a meno di seguire i suoi istinti come un galantuomo segue la ragione.

Beljambe -Se capisco bene il signor Bouvard nega il libero arbitrio.

Bouvard -Signor Beljambe, come mai non distribuisce ai poveri il contenuto del suo negozio e tutto quello che possiede? Me lo spieghi un po'.

Beljambe -Non sono mica matto. La roba mia me la tengo, oh bella.

Bouvard -Ma se fosse Francesco d'Assisi agirebbe diversamente perch avrebbe un altro carattere. Lei obbedisce al suo carattere, dunque non libero. Come Touache il forzato, tale e quale. O come una servotta che si prostituisce.

Beljambe - un gioco di parole.

Foureau -Una sciarada.

Hurel - Sono assurdit.

Bouvard -No, assurdo voler vedere del disordine nella nascita di un cieco, di un idiota, di un omicida, come se la natura agisse secondo un fine.

Heurtaux - Allora lei osa negare anche la divina provvidenza?

Bouvard -Si nega da s. Epidemie, massacri, povert... E intanto la loro provvidenza si d pensiero degli uccellini nel nido, fa rispuntare le branche ai gamberi! Andiamo!

Foureau -Ci sono pur sempre dei principi.

Bouvard -Tutti i principi non sono altro che pregiudizi. (Gli astanti si allontanano dal caff parlottando)

Beljambe -Avete sentito?

Heurtaux - Chi sostiene delle tesi immorali non pu che essere immorale lui stesso.

Foureau -Due uomini soli... sempre insieme... inseparabili...

Beljambe -Ah?

Hurel - Lei dice?

Foureau -Non dico niente. Constato. Inseparabili.

Beljambe -propriogenteda non frequentare. (I due sono rimasti soli al caff)

Bouvard -Se penso che anche agli antipodi ci sono dei Beljambe, degli Heurtaux, dei Foureau che dicono le stesse stupidaggini al caff con le stesse facce soddisfatte, mi sento pesare addosso tutta l'imbecillit della terra. (Si alza. Pcuchet lo imita) Andiamocene per i campi. meglio.

11.

Il disgusto, la solitudine.

Passeggiata nella calura.

Bouvard -Ti ricordi quando eravamo felici? Dove sono i giorni che giravamo di fattoria in fattoria curiosando dappertutto? Come mai non seguiamo pi i mietitori? Quelle ore che volavano cosi liete, niente le far mai pi tornare. successo qualcosa, qualcosa di irreparabile... (L'altro tira su col naso) Sei commosso?

Pcuchet - che sento un gran puzzo. (Bouvard annusa con una smorfia) Li, vicino al ruscello...

Bouvard -Caronia canis. La carogna di un cane. (Si avvicinano loro malgrado alla carogna coi fazzoletti al naso) Gli intestini pare che respirino... il brulicare dei vermi e delle mosche... che groviglio immondo... Quelle ossa erano il muso... Un giorno tutti saremo cosi... Anche noi... (Tornano verso casa, scossi e contriti) Non se ne parla mai, eppure la morte esiste. (Ci ripensa) E invece no, a ben guardare. La morte non esiste. Te ne vai nella rugiada, nella linfa degli alberi, nelle piume degli uccelli. Restituisci alla natura quello che la natura ti ha dato, anzi prestato soltanto. Il nulla che ti sta davanti dopo la morte non deve farti pi paura del nulla che ti sta dietro prima della nascita.

Pcuchet -E allora, Bouvard, perch non farla finita subito?

Bouvard -Cosa vuoi dire?

Pcuchet -L'hai capito benissimo. Un suicidio a due per ragioni filosofiche sarebbe degno di Catone. (Hanno ripreso a camminare e arrivano a casa)

Bouvard -Per me, se vuoi... Ma che genere di suicidio? Le scelta del mezzo ha la sua importanza.

Pcuchet -Ti piacerebbe il veleno?

Bouvard -Ho letto che fa soffrire.

Pcuchet -Ci tagliamo la gola.

Bouvard -Pu tremare la mano.

Pcuchet -La pistola.

Bouvard - romantica. Mica siamo dei Giovani Werther.

Pcuchet -Buttiamoci nel fiume.

Bouvard -C' sempre un cretino che ti salva.

Pcuchet -Ho trovato! Nel granaio... due corde e... (Fa un gesto con le mani a pera, come dire " appesi") Che te ne pare?

Bouvard -Perfetto.., nel suo genere.

Pcuchet -Ci pensi che impressione far nel circondario, quando ci scopriranno... (Gesto delle mani a pera)

Bouvard -Resteranno di stucco! Ci rimpiangeranno. Qualcuno se ne accorger, chi ha perduto. Troppo tardi!

Pcuchet -Loro l, involtolati nelle loro piccinerie, nelle loro invidie... e noi intanto... (Gesto delle mani a pera. Chiacchierandosonotornatiacasaquasisenzaaccorgersene. Anche l'idea del suicidio sta diventando un'abitudine)

Bouvard -Sar bello buttar via con un gesto insolente ci a cui gli uomini tengono di pi, ci per cui sono pronti alle peggiori bassezze. Sar bello!

Pcuchet -Sar stupendo! A due -La vita, puah!

(Finisce l'estate. Autunno. Pcuchet prende un libro e Bouvard un giornale. I loro gesti dicono, chiari come battute, la rassegnazione e il disagio di vivere di noia. Pecuchet apre il libro: "A che scopo?" Lo chiude e lo posa. Bouvard volta e rivolta il giornale. "Solo guerre catastrofi e menzogne". Posa il giornale. Si alza, prende un rastrello e l'innaffiatoio. "Dopo un quarto d'ora mi stufo". Infila il rastrello nell'innaffiatoio e lo posa. Pecuchet si rimbocca le maniche e fa per spazzare la casa. "Tanto poi si sporca di nuovo". Lascia cadere la scopa)

(Inverno. Rabbrividiscono. Si mettono la vestaglia come all'inizio. Si sbadigliano in faccia)

Bouvard -24 dicembre. Vigilia di Natale. (Pecuchet risponde con uno sbadiglio) Si gela. Metti della legna nella stufa.

Pecuchet -Lo sai che non ce n'. Germana, la cena!

Bouvard -Stargiinchiesaaspettandolamezzanotte quella... bigotta. Da quando non la paghiamo fa il comodo suo. (E sbadiglia)

Pecuchet -Io ho i crampi allo stomaco. Faccio il t sul fornelletto a petrolio. (Esce)

Bouvard -Con questo freddo igienico bere un goccio. (Bouvard beve da una bottiglia di acquavite. La pendola suona le undici e mezzo. Raffiche di vento. Rientra Pecuchet portando il tagliere a guisa di vassoio con su la roba per il t. Pecuchet deposita il vassoio su un mobile traballante. Nel versare il t rovescia dell'acqua sul pavimento. Bouvard scatta) Sta' attento!

Pecuchet -Mi trema la mano dalla fame. (Bouvard assaggia il t. Smorfia)

Bouvard -Cos' questa roba?

Pecuchet - il t. Il miglior t che m' riuscito di fare con quello che c' rimasto in questa casa.

Bouvard - acqua tiepida.

Pecuchet -Per il signore roba a 40 gradi, anzi a 75! (Indica la bottiglia di acquavite di Bouvard)

Bouvard -Fa bene, tira su. (Ne beve un lungo sorso poi fa l'atto di aggiungere t nel bricco. debole. Pecuchet gli ferma la mano)

Pecuchet -Diventer imbevibile.

Bouvard -Niente affatto. (Lottano per impadronirsi della scatola. Una tazzina cade e va in pezzi) Seguita, saccheggia, non avere riguardi!

Pecuchet -Gran peccato per una tazzina.

Bouvard -Era un ricordo di mio padre!

Pecuchet -Naturale.

Bouvard -Mi insulti anche?

Pecuchet - naturale, dicevo, che uno come te se la prenda per un coccio. Se capissi che tutto nebbia... illusione... (Bouvard insorge)

Bouvard -Maledizione!Non basta la tristezza della notte e dei pensieri, ci vogliono anche le tue geremiadi!

Pecuchet -Chi ha insinuato nella mia mente il tarlo del dubbio per distruggermi?

Bouvard -Ma uno reagisce, uno si distrae! Noi invece non usciamo pi, non riceviamo pi, nessuno pi ci saluta.

Pecuchet -Il prossimo mi interessa sempre meno.

Bouvard -Cosi arriva la notte di Natale ed eccoci qua come due cani randagi.

Pecuchet -Lo so che la mia compagnia non ti basta pi! (Gridano insieme per la fame e l'alcool. Le raffiche aumentano) Volevi sposarti e magari confinarmi nella tomba etnisca!

Bouvard -Perch, tu non eri pronto a piantarmi in asso per scappare in Africa con una sgualdrinella impestata? Dopo la vita da pasci che ti ho sempre fatto fare!

Pecuchet -Ecco quello che pensi, che io ti sfrutto. Basta! troppo!... Addio! (Scappa via con la candela lasciando Bouvard al buio)

Bouvard -Dove vai, bestia? Pecuchet... Pecuchet... (Raffiche di vento sempre pi forti. Bouvard cerca Pecuchet nel buio della casa, da una stanza all'altra e anche all'aperto. Senso di solitudine) Pecuchet... non lasciarmi solo!

12.

Le corde.

Li troviamo nel granaio come nel primo episodio. Il vento cessato. La candela agli sgoccioli. Le corde pendono sul oro capo. I due hanno le lacrime agli occhi.

Bouvard -Seilbilancioquesto...Un'esperienzadopo 'altra...

Pecuchet -...Una sconfitta dopo l'altra...

Bouvard -Meglio...

Pecuchet -...Meglio davvero... (Gesto delle mani a pera.

Salgono sugli sgabelli. Si infilano i cappi. Si guardano)

Pecuchet -Addio, Bouvard. stato bello finch durato.

Bouvard -Senza rancore. Addio, Pecuchet. (Guardano fs-

so davanti a s e stanno per calciare via gli sgabelli. Un suono improvviso di campane. I due con le corde al collo si guardano)

Pecuchet - la messa "di mezzanotte... Ci vanno tutti... tanti lumini sulla neve. (Campane) Che strano. Non senti quasi... si, quasi una gran calma... dopo tanti ricordi tempestosi? (Bouvard scende anche lui e va a vedere)

Bouvard -Ci deve essere un bel tepore in chiesa. Sono tutti l, i vecchi e i bambini, i contadini, i pastori, le fattores-se con le cuffie alte...

Pecuchet -Che ne diresti... anche solo per scaldarci?

Bouvard -Perch no?In fondo Natale. (Ancora campane. Si tolgono le corde, scendono dagli sgabelli ed escono insieme)

13.

La religione.

In una luce di vespro primaverile appare il sagrato della chiesa dopo la funzione. Dal portale escono i fedeli. I notabili ossequiano il parroco Jeufroy che troneggia in mezzo allo spiazzo. Passeggio. Scampanio. Da qui in poi non siamo pi nella memoria ma nel presente vissuto.

Jeufroy - Da due mesi non mancano a una funzione... Dicono che un voto, che il cielo li ha salvati da morte certa, ma non vogliono aggiungere altro. Le vie dell'Altissimo sono davvero infinite.

Beliambe - E dire che li ho sentiti io negare la divina provvidenza.

La Castejon - vero che sono andati in pellegrinaggio?

Jeufroy - Si, a Nostra Signora del Soccorso. E hanno scambiato gli oggetti profani del loro museo con una bella raccolta di oggetti sacri. (In un altro gruppo)

Germana - Croci, medaglie, rosari, un altarino smontabile, un Giovan Battista di cera, un presepe di sughero... Quello magro sono sicura che porta il cilicio. La Castejon - Il cilicio?

Germana - S. E si frusta di nascosto per penitenza. A sedere nudo. (Ammirazione generale) (Altro gruppo attorno alla vedova Bordin)

Bordin - E della conversione del signor Bouvard cosa si sa?

Signora Vaucorbeil - Lo hanno sentito dire che ammira la Chiesa per la sua magnificenza, e che se fosse vissuto nel medioevo avrebbe voluto essere cardinale.

Bordin - Certo sarebbe stato imponente vestito di porpora... (Il prete parla col sindaco)

Jeufroy - Ora che i due parigini hanno messo giudizio, resta soltanto una pecora infetta, quella per che pu contagiare le pecorelle pi tenere.

Foureau - Il dottor Vaucorbeil?

Jeufroy - No, lui non conta. (// maestro Petit passa chiacchierando col dottor Vaucorbeil)

Foureau - Ah... il maestro...

Jeufroy - Ma confidiamo. Confidiamo. Dio pu toccare il cuore anche a lui.

Foureau - Dio, o la nuova legge sulla scuola.

Bordin - Eccoli. Eccoli.

(Bouvard e Pecuchet stanno uscendo dal portale. Pecuchet vestito col saio dei penitenti. Hanno tutti e due l'aria compunta, portano i libri di devozione fra le mani giunte. Si girano verso la chiesa a fare l'ultimo piegamento di ginocchi. Scendono. Tutti li salutano molto cordialmente come due esemplari di figliol prodigo. I due ricambiano con aria dolce e si avvicinano al parroco. Gli parlano a gara. La loro sincerit evidente)

Pcuchet - Padre... Ah... (Un movimento brusco gli procura una smorfia di gaudio)

Germana - Visto? il cilicio.

Pcuchet - Padre, quando lei ha raccomandato ai ragazzi della prima comunione di conservare sempre immacolata la veste dell'innocenza... io ho rimpianto tanto di aver macchiato la mia.

Jeufroy - Legga la giovinezza di sant'Ignazio.

Bouvard - Come si fa a ottenere la vera fede, padre?

Jeufroy - Come avete fatto voi: incominciando a seguire le pratiche del culto.

Bouvard - Mi avevano detto che la mensa eucaristica mi avrebbe trasformato... Spio dentro di me i segni del rinnovamento, ma non ne scorgo alcuno.

Jeufroy - Si rassicuri e legga il catechismo.

Bouvard - L'ho letto.

Jeufroy - Lo rilegga.

Pcuchet - Vorrei la castit, e sono assalito da pensieri-pensieri...

Jeufroy - Accenda dei ceri a sant'Antonio, che ha vinto ben altre tentazioni.

Pcuchet - ...Vorrei l'umilt, e ho ancora certi scatti di collera...

Jeufroy - Beva l'acqua della Santa Salute. Adesso mi permettano. (Si libera dei due neofiti troppo zelanti andando a ossequiare il conte e la conlessa Faverges. Pcuchet vede i due liberi pensatori e piomba su di loro)

Pcuchet - Dottore, dottore!

Vaucorbeil - Ora non ho tempo. (Al maestro) Quel matto mi vuole convertire.

Petit - Anche a me.

Pcuchet - Maestro Petit!

Petit - Dopo, dopo.

Pcuchet - Le ho portato un libro, signor maestro, che stringe il cuore e innalza lo spirito. (Glielo mette a forza tra le mani e si allontana guardandolo con aria bonaria e galeotta. Altra smorfia gioiosa per il cilicio)

Petit - "L'imitazione di Cristo"? Ora esagera! un tartufo! (La Bordin a braccetto con la moglie del dottore passa vicino a Bouvard, gli sorride e prosegue uscendo. Bouvard arrossito)

La contessa

Faverges - Signor Pcuchet! (La matura contessa sorride sotto l'ombrellino. Pcuchet avvicinandosi saluta con un cenno del capo, le mani sempre in grembo a stringere il libro da messa) Lei conosce la signorina di Noares, mia dama di compagnia? (Inchini, saluti)

Faverges - Perch lei e il suo amico non vengono mai a trovarci? Se ne ricordino, li prego. (La signorina di Noares s'intrattiene con Pcuchet e il parroco. Bouvard non pu jare a meno di dare un'occhiata dalla parte da cui uscita la Bordin. Proprio da li compare il notaio. Anche la Bordin si ripresenta, protetta dall'ombrellino, restando da parte)

Marescot - Signor Bouvard, ha poi risolto le sue nuove difficolt finanziarie?

Bouvard - Non me ne parli. La Provvidenza in questo non...

Marescot - Mai disperare della salvezza. A volte ci aspetta dietro l'angolo. (La vedova Bordin fa girare l'ombrellino. La signorina di Noares racconta la sua giornata a Pcuchet)

Noares - ...C' da diffondere le immagini del Sacro Cuore, da visitare i poveri e gli infermi... da far cessare lo scandalo di illeciti connubi... Io non mi annoio mai.

Marescot - Ha mai pensato di vendere il resto dei poderi e la casa colonica in cambio di una rendita vitalizia, per ipotesi, di 5000 franchi?

Bouvard - Un vitalizio... un pegno di benevolenza del cielo... Pcuchet! (Pcuchet sta esaminando una perla d'oro che pende dalla catena dell'orologio della signorina di Noares)

Noares - ...Questa la copia esatta della perla di Allouagne che contiene una lagrima di San Giovanni Battista.

Bouvard - Pcuchet!

Pcuchet - Sempre sia lodato. (Si congeda dalla Noares per raggiungere Bouvard e il notaio. Bouvard gli spiega la proposta. Dietro l'ombrellino la vedova Bordin aspetta con ansia e osserva il colloquio dei tre uomini. Pcuchet alza gli occhi al cielo) certo l'effetto del pellegrinaggio! Per la seconda volta la Provvidenza ci viene in aiuto... Ah... (Si agitato e il cilicio lo ha inciso con delizia) Vivremo modestamente ma sicuramente fino alla fine dei nostri giorni... (Il notaio si schiarisce la voce)

Marescot - Hem. Il vitalizio s'intende solo per il signor Bouvard, titolare della propriet.

Bouvard - Solo per me? Niente da fare allora. Non voglio che un giorno il mio amico Pcuchet si ritrovi senza niente in mano.

Pcuchet - Grazie mio caro, ma sono certo che Iddio mi chiamer a s per primo.

Bouvard - Che dici? Io ho male al fegato, mi gira la testa... Toccher prima a me. No, no. La mia risposta no.

Bordin - Signor Marescot! (Il notaio va da lei)

Pcuchet - Sempre lei.

Bouvard - Ne dubitavi? Ma non mi sarebbe importato, ora che ho quasi ritrovato la pace. (La Bordin parla sottovoce con Marescot)

Bordin - Quelle terre le voglio. Fin da ragazza mi struggo di possederle. Conosco la loro estensione, i poderi confinanti, ogni pregio e difetto. un'ossessione che mi rode. Sono dieci anni che metto via il denaro. Il podere del torrente solo l'inizio. Adesso tutto dipende dalla risposta di quello l. (Marescot torna dai due)

Marescot - Siete fortunati tutti e due. La signora Bordin che una vera normanna, di gran cuore, ammira le premure del signor Bouvard per il suo amico, tanto che disposta ad allargare il vitalizio a quello dei due che sopravviver... Non importa quale... (Entusiasmo dei due) Naturalmente ritoccando un po' la cifra a 3000 franchi.

Pcuchet - Ma come si fa a vivere con tremila franchi?

Bouvard - Lasciate stare. Va bene cosi. (il notaio se ne va con la vedova Bordin. Bouvard li segue con gli occhi) Adesso c' qualcuno che desidera la mia morte...

Pcuchet - Anche la mia, se per quello... (Ma sono gi ripresi dalla problematica religiosa. Pcuchet si riattacca al parroco che era rimasto in conversazione con la signorina di Noares) Padre! Ci che mi ha conquistato nel Vangelo soprattutto l'infinito amore di Ges per gli umili, la difesa dei poveri, degli oppressi... le ammonizioni ai potenti della terra...

(Adesso sono nel giardino del castello di Faverges, finalmente ammessi nella ristretta cerchia degli invitati per il t. Il saio francescano di Pcuchet spicca bizzarramente)

Jeufroy - Perfettamente, signor conte. Il potere monarchico emana da Dio, del quale il re l'immagine in terra.

Foureau - Il re, che oggi come dire l'imperatore, insomma.

Faverges - Purtroppo ci sono dei re indegni della loro missione. Come quel Savoia che vorrebbe strappare Roma al Papa e va sottobraccio col brigante Garibaldi. Contessa

Faverges - Roma non si tocca!

Pcuchet - Perch? Il magistero della Chiesa troppo sublime per avere bisogno di appoggiarsi su un pezzo di terra. (Disagio generale. Faverges sottovoce a Jeufroy)

Faverges - Gliel'ha detto lei a quello di andare in giro mascherato da pezzente?

Jeufroy - Io? Si figuri. Dicono che per un voto. Ma io lo sciolgo, sa? Lo sciolgo. Ci metto poco.

Faverges - E far bene, perch non si viene conciati cosi al t della contessa de Faverges.

Contessa Faverges - Quel Vittorio Emanuele, io gli auguro la morte!

Pcuchet - Ma la carit cristiana non vieta di desiderare la morte del malvagio?

Contessa Faverges - I piemontesi non sono dei malvagi, sono dei diavoli. Garibaldi satanasso incarnato. (Entra la Noares con due ragazzini laceri)

Noares - Avanti, avanti, non abbiate paura.

Bouvard - Guarda quelle scarpacce... (Le ha ai piedi il maschietto) Uno zoccolo in tutto... (Ce l'ha la ragazzina) Sembrano due bestioline spaurite.

Faverges - La sua ultima opera buona, immagino, signorina.

Noares - Li ho trovati stamattina sulla strada maestra. Le guardie non ne sanno nulla. Fate l'inchino al signor conte. (Faverges si volta da un'altra parte. Si fa avanti Bouvard)

Bouvard - Come ti chiami?

Vittorio - Vittorio.

Bouvard - E tu?

Vittorina - Vittorina.

Bouvard - Vostro padre dov'? (Interviene la Noares)

Noares - morto.

Bouvard - E la mamma?

Vittorina - Non c' pi.

Bouvard - E voi come vivete? (I due allungano la mano)

Noares - Chiedendo la carit.

Faverges - Alloggiateli dal guardiacaccia, sistemateli in qualche modo. Poi si vedr.

Noares - Dite grazie al signor conte.

I due ragazzi - Grazie.

Bouvard - Posso vedere anch'io come li sistemano? (Esce con la signorina di Noares e i ragazzi. La conversazione riprende)

Contessa Faverges - La rivoluzione, ecco la fonte di tutte le nostre disgrazie.

Jeufroy - E mi scusi, signor conte, ma gli stessi nobili la prepararono.

Pcuchet - Giusto, reverendo, con i loro privilegi e i loro abusi, che gridavano vendetta al cielo.

Jeufroy - Ma cosa dice? Atteggiandosi a liberi pensatori, invece, ad atei per seguire la moda dei filosofi illuministi.

Foureau - Pretendendo di educare il popolo.

Faverges - Fu una generosit malintesa, lo ammetto. Nel catechismo c' tutta la scienza che serve al popolo. (Pcuchet trasecola sempre pi)

Pcuchet - Questo un inno all'ignoranza! Lei non pu ammetterlo, reverendo.

Jeufroy - La vera sapienza contentarsi del proprio stato.

Pcuchet - Dove sta scritto? Nel Vangelo no!

Jeufroy - Era pi felice, si o no, questo povero popolo, sotto i nobili e sotto i vescovi?

Faverges - Adesso gli industriali lo sfruttano, lo riducono in schiavit.

Foureau - E i demagoghi lo illudono con speranze assurde. Contessa

Faverges - Il regno dei cieli: ecco l'unica promessa che non delude, l'unica speranza degli umili. (Pcuchet esplode)

Pcuchet - Eh no! no! A questi patti io mi faccio buddista! ...Ahi... (Il cilicio lo ha inciso facendogli male, stavolta. Lo scandalo di tutti i presenti non fa in tempo a manifestarsi perch torna la Noares con aria agitata e infelice) Contessa

Faverges - Che c' cara? Perch cosi turbata?

Noares - Hanno cercato di scappare. Contessa

Faverges - Gli orfanelli?

Noares - Si divincolavano come due animali, gridando certe brutte parole. La ragazzina mi ha morso la mano. E non tutto...

Contessa Faverges - Cosa c' ancora?

Noares - Il ragazzo mi ha mostrato il didietro. Colpa mia, del resto. Ho mentito in nome della carit. Non vero che quei due ragazzi sono orfani. Sono i figli di Touache, il forzato.

Foureau - I figli del forzato? Contessa

Faverges - E adesso cosa facciamo?

Faverges - Dite al guardiacaccia di frustare il ragazzo sulla parte del corpo che ha cosi sfacciatamente esibito. Poi lui andr al correzionale e la ragazzina in un convento.

Noares - Ma non sono pi qui. Li ha voluti portare a passeggio il signor Bouvard.

Contessa Faverges - Tutto tempo sprecato, sono due frutti marci.

Jeufroy - L'uomo corrotto di natura?

Pcuchet - Ma cosa dite? La natura umana in s buona. Tutto dipende dall'educazione. Si pu prendere il figlio di un assassino e farne un deputato.

Contessa Faverges - Di questo proprio non mi stupirei! (Risate)

Pcuchet - Lasciate che i pargoli vengano a me: tutti, senza distinzione. (La Noares si intenerisce)

Noares - Un uomo che nutre questi sentimenti... degnissimi, cristiani.... se ne dovrebbe fare una sua propria di famiglia...

Pcuchet - Ah si? E con chi?

Noares - Beh... basta guardarsi intorno...

Faverges - Sentimenti cristiani, eh? Lei un angelo di buona fede, signorina, lei non pu neppure immaginare che il signor Pcuchet si appena dichiarato... ripeta, ripeta lei stesso...

Pcuchet - Buddista! sissignori! buddista! A questo punto io mi faccio buddista!... Ahi! (Ancora il cilicio)

Noares - Aah... Che giornata! Che giornata! (Scappa via in lacrime seguita dalla contessa. Jeufroy si rivolge a Pcuchet)

Jeufroy - Venga via con me che meglio. Ne ha combinate abbastanza. (Pcuchet va via con lui non salutato. Piove. I due procedono stretti sotto l'ombrello campagnolo del parroco. Pcuchet, partito all'attacco, fa lui le domande e le risposte. Durante la sua tirata si fermeranno, riprenderanno il cammino, a un certo punto la pioggia e il vento li costringeranno a sostare faccia a faccia, ventre contro ventre, tenendo l'ombrello a quattro mani. Eccetera)

Pcuchet - ...E mi risparmi i buoni esempi della Bibbia sa? Giacobbe era un truffatore, Davide un assassino a pagamento, Salomone faceva le orge... Quanto poi alla morale cristiana, lasciamo stare: gli operai dell'ultima ora sono pagati come quelli della prima, bisogna dare a chi ha e togliere a chi non ha, si devono prendere gli schiaffi senza restituirli. Insomma tutto un incoraggiamento ai prepotenti! Lei mi dir che l'uomo vive nel mistero, che l'uomo nulla e non sa nulla: e allora come mai lei sa, senza ombra di dubbio, che Dio nell'infinit dell'universo si tanto occupato e continua a occuparsi di noi? Proprio di noi? L'essenziale credere, vero?, e se io credo per me tutto vero. Ma a lei non importa tanto che io creda quanto che io pratichi il culto e riconosca la sua autorit: ed proprio per l'autorit di certi suoi ministri che si vista la santa Chiesa allearsi a volte con i nemici del genere umano. (Sono fermi sotto l'ombrello) Senta, padre. Mi sono illuso e disilluso gi troppe volte. La chimica, la medicina, la filosofia, non sono pi costanti della politica o dell'animo femminile. Non si pu essere certi di nulla. Con la religione era diverso. La religione un punto fermo. La parola fine. La certezza, li, viene da dentro, non dai libri e neppure dai fatti. Era meraviglioso. E lei cosi rovina tutto. lei che mi vuol far perdere la fede. Perch? Perch? Cosi la Chiesa perde un fedele. Anzi, due.

Jeufroy - Pca perdita. Lei e il suo amico non hanno n la fede dei semplici, pilastro della societ, n quella dei potenti, esempio per la societ. Io lo sapevo. Tipi come loro due alla Chiesa non servono. Meglio l'ateo che il cacadubbi. (Sono arrivati alla casa del maestro Petit. Il parroco chiude l'ombrello ed entra seguito da Pcuchet. Petit seduto al tavolino, depresso e scontroso) Dunque, signor maestro, a che punto siamo con il nostro affaruccio di san Giuseppe?

Petit - Nessuno ha dato niente per la sua questua.

Jeufroy - Colpa sua. stato notato che lei dedica un'ora sola al catechismo. Badi che cosi rischia di perdere i convittori delle Opere Pie.

Petit - E i miseri dieci franchi al mese che mi fruttano. Si vendichi, si vendichi pure.

Jeufroy - Le ricordo che la nuova legge affida al clero la sorveglianza sulla istruzione elementare.

Petit - Lo so, altroch se lo so! E perfino ai colonnelli della gendarmeria! Perch non alla guardia campestre? (Si affloscia sullo sgabello mordendosi il pugno. Il parroco lo tocca sulla spalla)

Jeufroy - Si calmi, amico mio. Si calmi. Sia un po' ragionevole. Io non ce l'ho con lei, io non ho mai badato a chi si lamenta perch sua moglie guadagna qualcosa lavando e stirando i lini della chiesa...

Petit - Ha fatto qualcosa di male mia moglie?

Jeufroy - Alle funzioni non la si vede mai. Come lei d'altronde.

Petit - Eh, non si licenzia per questo un maestro di scuola.

Jeufroy - Le famiglie potrebbero chiedere che sia trasferito. (Si apparta. Il maestro pensa, a testa china. Pcuchet gli si accosta)

Pcuchet - Bravo Petit, tenga duro. Lo chieda lei stesso il trasferimento. (Petit parla come fra s, trasognato)

Petit - Sbattuti da un capo all'altro della Francia, io mia moglie la bambina e il lattante, che cosa troveremo nella nuova destinazione, con altri nomi? Un parroco come questo, un provveditore come questo, un prefetto come questo, tutti su su fino al ministro, gli anelli della mia catena... (Vagisce il lattante nell'altra stanza, la bambina piange, la moglie li accheta con voce tossicolosa)

Jeufroy - Povere creature. (// maestro scoppia in singhiozzi)

Petit - Si, si! tutto quello che vuole! Tutto!

Jeufroy - Ci conto. Buonasera.

Pcuchet - Aspetti ho una cosa per lei - (Fruga nel taglio del suo saio, scioglie ed estrae il cilicio. Lo porge a Jeufroy, che non gli bada e se ne va. Il maestro ha la faccia tra le mani. Arriva gioioso Bouvard con Vittorio e Vittorina rivestiti a nuovo. Vittorio gli sta cavalcioni sul collo)

Bouvard - Maestro Petit, le porto due nuovi allievi! Buoni, ragazzi, buoni. (/ ragazzi si fanno dispetti fra loro e Vittorina fa barcollare Bouvard sotto il suo peso. Bouvard si rivolge a Pcuchet) Sono andato in paese a mettere a nuovo questi due birbanti. Sapessi che divertimento dal mereiaio, quanta bella roba c' adesso per i ragazzi... (Si accorge che l'atmosfera piuttosto cupa) Ma cosa avete tutti e due? Pcuchet, non ti va che ci occupiamo noi di Vittorio e Vittorina? Non giusto che vadano a scuola come gli altri, come quelli che hanno il solo merito di essere nati in famiglie benestanti?

Pcuchet - Guarda, Bouvard, senza offesa per il maestro qui, meglio che ce li tiriamo su noi questi ragazzi. La scuola ormai uno strumento nelle mani del potere.

Petit - Lei ha visto che non avevo scelta!

Pcuchet - Ho visto, ho visto. Andiamo a casa. Voglio cambiarmi. (Si avviano con i ragazzi per mano)

Bouvard - In questa faccenda, sai, io ti ho sempre un po' assecondato, ma quando vedo la vecchia Germana pregare a occhi chiusi con l'aria di un fachiro in estasi, non posso fare a meno di pensare: che selvaggia.

Pcuchet - Ti sbagli di grosso. Forse la Germana assiste a delle cose che se potessimo vederle noi ci farebbero invidia. Ci sono due mondi del tutto distinti e uno appartiene ai cuori smplici. Il sentimento che lo ha creato il pi naturale e poetico dell'umanit. Cosa importa ci in cui si crede? L'importante credere. E beato chi pu. (Esce)

14.

La paternit.

Bouvard si dedica ai due ragazzi.

Bouvard - Venite, ragazzi, l'ora di cominciare a imparare qualcosa.

Vittorio - Io voglio giocare.

Bouvard - Dopo.

Vittorina - Io voglio un vestito cucito dalla sarta.

Bouvard - Lo avrai il giorno in cui saprai ordinarglielo tu stessa scrivendo una lettera.

Vittorio - Ma perch non posso giocare adesso?

Bouvard - Perch il lavoro viene prima del gioco. E il lavoro di due ragazzi bravi e intelligenti come voi lo studio. Adesso venite qua che vi spiego un po' di geografa... (Vittorio si siede per terra, Vittorina lo imita. Guardano nel vuoto) Va bene, come volete. Giochiamo pure. Giochiamo... e studiamo nello stesso tempo. Se vi alzate in piedi vi far vedere come la terra gira intorno al sole. (Anzich obbedire, Vittorio e Vittorina si stringono di pi l'uno all'altra) Volete restare fermi l? E allora state fermi... ma proprio fermissimi, perch da questo momento voi rappresentate il sole. (Vittorio e Vittorina si guardano scettici. Bouvard tutto infervorato) Il sole, fonte della luce e del calore, sta ben fermo al centro del nostro sistema planetario che si chiama appunto sistema...? Sistema solare! Vi piace farlo voi il sole? Vi diverte? (Vittorio esita, poi alza le spalle) Benissimo! E allora la terra, che sarei io, gira intorno al sole... E come gira la terra intorno al sole? Cosi? (Gira intorno ai due ragazzi descrivendo un'elisse e continuando sempre a guardarli) Gira cosi la terra intorno al sole, Vittorio?

Vittorio - Mah.

Bouvard - Gira cosi la terra, Vittorina?

Vittorina - Io non la vedo la terra che gira.

Bouvard - Ma vedi il giorno, vedi la notte. Vedi l'inverno e l'estate e le altre stagioni... E questo perch la terra ha due movimenti: uno quello che sto facendo adesso e si chiama movimento di rivoluzione... L'altro questo... (Gira anche su se stesso) ...e si chiama movimento di rotazione. Cosi se voi due siete il sole ora mi illuminate davanti, ora di lato, ora di dietro, ora da quest'altro lato... e sopra di me, terra, c' il giorno... la notte... di nuovo il giorno... di nuovo la notte... (Girando beato a un certo punto traballa, perde l'equilibrio e finisce per terra accanto ai ragazzi. Si alza sulle mani) Capito? Ditemi che avete capito! Che cosa siete voi due?

Vittorina - Il sole?

Bouvard - Bravissima! E io cosa sono, Vittorio?

Vittorio - La luna! (Rientra Pcuchet, professorale. Si cambiato. Bouvard si alza e gli va incontro. I due ragazzi si mettono sul fondo a fare i compiti)

Bouvard - Sono straordinari, intelligentissimi. Dovresti sentire come sanno gi la geografia.

Pcuchet - Prima di tutto bisogna che disimparino ci che gi sanno.

Bouvard - Ci vuole un po' di garbo, Pcuchet. Sono ragazzi assai sensibili, prova un po' a sentire. Vittorio! (Vittorio si alza) Leggi il tuo tema allo zio Pcuchet. (Vittorio legge il tema)

Vittorio - Tema: "La mia cameretta". Svolgimento: La cameretta indove che dormo pi bella di quella che dormivo prima a casa indove sempre si litigavano e mio padre di notte arrivato con le mani sporche di sangue e dopo i gendarmi lo hanno preso e la mamma ci ha portato nel bosco indove gli uomini che facevano zoccoli le stavano insieme e poi morta cosi ci hanno portato via sul carro". (Bouvard commosso, anche Pcuchet si soffia il naso. Bouvard fa una carezza al ragazzo e gli fa cenno di andare)

Bouvard - Vittorina! (La ragazzina si avvicina) Racconta allo zio Pcuchet la favola del lupo e dell'agnello.

Vittorina - Un agnello beveva indove il lupo doveva bere solo lui e cosi il lupo se lo mangi. L'ho detta giusta?

Bouvard - Non c' male, davvero non c' male.

Pcuchet - E qual secondo te, Vittorina, la morale della favola? (Vittorina si attacca impaurita a Bouvard che la stringe a s quasi riconoscente)

Bouvard - Come vuoi che questa creaturina sappia che cosa significa morale?

Pcuchet - Insomma che cosa vuol dire questa favola che ci hai raccontato?

Vittorina - Che l'agnello ci dava fastidio e il lupo se lo mangi.

Pcuchet - Ma fece bene il lupo?

Vittorina - Eh, si. L'agnello ci dava fastidio. (Bouvard guarda altrove)

Pcuchet - Non cosi, Vittorina. Noi dobbiamo essere sempre giusti, buoni, generosi.,. Non come il lupo. Non dobbiamo fare il male, dobbiamo fare il bene. Lavorare. Perch il lavoro nobilita l'uomo, e i ricchi e i potenti sono spesso infelici.

Vittorina - Allora i contadini, che lavorano tutto il giorno sono nobili? (Pcuchet non sa rispondere) E il signor conte, che tanto ricco, infelice?

Bouvard - Vai, vai, Vittorina... sono problemi pi grandi di te. (Vittorina va sul fondo con Vittorio) Che te ne sembra?

Pcuchet - Caro Bouvard, di questi due ragazzi forse potremo farne qualcosa. (Bouvard quasi lo abbraccia)

Bouvard - Lo sapevo che avresti detto cosi!

Pcuchet - Bisogna subito organizzare un piano di studi.

Bouvard - A me basta contemplarli cosi... Provo uno struggimento che l'amore per una donna in confronto... Non c' niente come sentirsi il padre di qualcuno. Solo cosi si vince il tedio della vita, si supera quel senso di inutilit, l'idea della morte...

Pcuchet - Impareremo insegnando. Sveglieremo i pigri, coltiveremo i cuori aridi. Su questi due ragazzi noi possiamo costruire qualcosa che rester dopo di noi.

Bouvard - Per il loro bene sperimenteremo un nuovo metodo educativo...

Pcuchet - ...Che domani sar di vantaggio all'intera comunit.

15.

Il comizio.

I curiosi cominciano ad affollare il cortile dell'emporio di Beljambe mentre il banditore suona il tamburo. Alla conferenza partecipano tutti i personaggi, tranne qulli che entreranno nel corso della scena come la Bordin e il conte de Faverges. Bouvard e Pcuchet arrivano in abito da cerimonia, emozionati ma decisi. Prendono posto su una tribuna improvvisata dietro a un tavolo con il panno verde.

Bouvard - Amici di Chavignolles! A pi riprese io e il mio amico signor Pcuchet siamo stati accusati di essere degli utopisti, di ignorare l'aspetto pratico delle cose. Non cosi. E lo prova il fatto che, partiti dall'idea di una riforma dell'insegnamento, ci siamo ben presto resi conto che essa era impossibile senza una riforma completa dell'organizzazione sociale. Una riforma semplicissima, basata su tre concetti. Primo: rimpiazzare i cognomi con un numero di matricola eliminando cosi l'eredit e il privilegio. Secondo: stabilire un gerarchia non economica ma di merito fra tutti i cittadini, salvo esami periodici per mantenere il proprio grado. Terzo: legge urbanistica con espropriazione degli edifici insalubri. (Brusio, commenti)

Hurel - Legge urbanistica, espropriazione? E lei signor Beljambe, ha affittato il suo cortile...

Beljambe - Il mio cortile solo la cornice, il quadro loro.

Pcuchet - E allora, per dare subito un'idea del quadro, diciamo che un buon governo dovrebbe ridurre al minimo le tasse...

Hurel - Fin qui sono d'accordo.

Pcuchet - ...adottando due economie: soppressione delle spese per il culto e delle spese per le forze armate.

Jeufroy - Sacrilegio!

Heurtaux - L'esercito l'orgoglio della nazione!

Pcuchet - I militari si renderebbero finalmente utili se fossero messi a coltivar patate. E quanto alla religione, noi proponiamo di abolire il celibato dei preti.

Bouvard - Emancipiamo la donna! Abolito il reato di adulterio! (Rumori, commenti)

Jeufroy - Preoccupatevi della vostra moralit!

Noares - Pensate a quello che succede a casa vostra!

Hurel - Perch avete adottato i figli di un forzato?

Pcuchet - Perch crediamo nel diritto alla riabilitazione. E proprio i nostri due ragazzi ne sono la prova vivente. Ci non toglie che l'avvenire dell'umanit io lo veda nero. L'uomo moderno ammalato. Inventore delle macchine, sta diventando lui stesso una macchina. La pace impossibile. Ci avviamo alla barbarie per gli eccessi dell'egoismo e per il delirio della scienza. E se continueranno le convulsioni senza posa fra i due estremi, del capitale e del lavoro, presto non ci saranno pi ideali, niente pi religione, niente pi morale. Solo materialismo. L'arte e la letteratura scenderanno al livello delle masse gozzoviglianti. L'America avr conquistato il mondo! Finch la vita sulla terra scomparir per la estinzione del calore. (Dopo la tirata, Pcuchet cade a sedere. Un silenzio preoccupato segue le sue parole. Si alza Bouvard)

Bouvard - Coraggio, amici. Io trovo legittime le ansie del signor Pcuchet, ma vedo invece un avvenire luminoso e quasi a portata di mano. L'Europa sar rigenerata dall'Asia secondo il tradizionale espandersi della civilt da oriente a occidente: l'Asia, signori, l'Asia che ha il compito di fondere le due umanit. E pensate, vi prego, alle invenzioni future: viaggeremo nei cieli e sotto gli abissi, guarderemo passare i pesci attraverso gli obl-

Voci - Fantasie, stupidaggini.

Voci - Vacci tu in Cina, pancione.

Bouvard - Si immagazziner la luce per distribuirla a volont...

Vaucorbeil - Magari girando una chiavetta. (Risata)

Bouvard - Sissignore! Le strade della citt saranno illuminate da radiazioni fosforescenti. Il male scomparir con la mancanza del bisogno. Tra i popoli non vi saranno pi frontiere.

Heurtaux - Qui si attenta ai sacri confini della patria!

Bouvard - Andremo negli altri pianeti e quando la terra sar sfruttata ed esaurita emigreremo tutti verso le stelle. Non si ferma il cammino della storia! (Pcuchet stringe la mano a Bouvard complimentandosi)

Foureau - Ed per favorire il cammino della storia che lei ha indirizzato, tempo fa, al consiglio comunale la richiesta di istituire a Chavignolles una casa di tolleranza? (Scandalo generale, Jeufroy ulula. Commenti)

Bouvard - Che c'entra? Lei non ha sempre sostenuto che non dobbiamo essere da meno di Parigi?

Foureau - In ogni modo c' ben altro. Portate qui i ragazzini. (Placquevent porta dentro Vittorio e Vittorino, seguiti dalla vedova Bordin, dalla Germana e da padron Gouy).

Bouvard - Vittorio, Vittorina, che cosa succede?

Placquevent - Diglielo, su, che cosa succede. (D una spinta a Vittorio. La vedova Bordin d l'ombrellino nelle costole a Vittorina)

Bordin - Parla, svergognata.

Bouvard - Non la tocchi! Insomma, che cosa successo?

Gouy - successo che questo vagabondo un violento e un ladro, degno figlio di suo padre.

Bordin - E questa innocentina promette di fare la fine di sua madre, che non si mai saputo chi fosse, ma certo una poco di buono.

Gouy - Ieri mi sparito dal cassetto dei risparmi un napoleone d'argento, e c'era lui in giro. Allora sono andato a frugare nella sua camera ed ecco cosa c'era! (Mostra sulla palma una moneta da venti franchi)

Pcuchet - Vittorio, di che non vero... Forse te l'ho data io, quella moneta? (Il ragazzo alza le spalle con disprezzo. Pcuchet si copre il volto con le mani)

Bordin - E la signorinella volete sapere cos'ha fatto? Ero venuta in casa vostra a farmi dare una ricetta dalla Germana. Chiamava "Vittorina, Vittorina".

Germana - Nessuno rispondeva.

Bordin - Allora l'abbiamo cercata...

Germana - Abbiamo trovato una pianella per terra, accanto alla fornace...

Bordin - Lo sportello si aperto quasi da solo e abbiamo visto (La Germana caccia un urlo)

Germana - Vittorina stava dormendo sulla paglia con Ro-miche il gobbo.

Bouvard - Ingrato! Avevamo anche cercato di spianargli la gobba.

Bordin - Mi sono subito coperta gli occhi per la vergogna. Il gobbo stringeva a s con un braccio questa sudiciona e con l'altra mano, lunga come una zampa di scimmia, le abbrancava un ginocchio nudo. E lei dormiva, sorridendo, con la camicetta aperta e il seno ancora arrossato dalle carezze del gobbo...

Pcuchet - Allora non se li coperti subito gli occhi.

Bordin - Mi meraviglio che lei abbia voglia di scherzare. (Vittorina ride sfrontatamente)

Bouvard - E tu ridi? Vittorina...

Bordin - Visto?

Pcuchet - Lei pensi piuttosto a pagarci il vitalizio che non vediamo da tre mesi.

Bordin - E gli interessi dell'ipoteca? Bell'acquisto ho fatto, con due clienti come voi.

Foureau - Mi sembra che prima di occuparsi della pubblica moralit bene sapere ci che accade in casa propria.

Jeufroy - La trave nel vostro occhio.

Hurel - E non finita. (Infatti entra Gorju, che indica Bouvard a due gendarmi)

Gorju - quello l, il pi grasso.

Primo gendarme - Al nominato Francesco Dionigi Bartolomeo Bouvard si contesta di aver corrotto e contagiato una ragazza minorenne. (Emozione generale. Entra Melia con aria da vittima)

Gorju - La Melia, signori. Sconciata. Rovinata. Contaminata per lo spasso di un'ora da un vile gaudente. (La abbraccia con gesto protettivo)

- (Melia e Gorju fra loro)

Melia - Ma non lui, quell'altro...

Gorju - Sta' zitta. Bisogna sempre beccare il pi ricco.

Bouvard - Questa la pi infame calunnia che mai la malvagit umana... (Ma il suo ardore si spegne vedendo la confusione di Pcuchet che ammutolito)

Gorju - Il satiro si pubblicamente vantato al caff della sua conquista. Ho fior di galantuomini per testimoniarlo. E la Melia incinta.

Melia - Non mi sembra giusto, non lui...

Gorju - Taci ti ho detto vuoi che nostro figlio nasca miserabile?

Foureau - Le esprimo, signor Gorju, i sensi del mio raccapriccio. Anche a nome della Giunta Comunale.

Primo gendarme - Abbiamo qui un mandato d'arresto contro il nominato Bouvard, nonch congiuntamente contro il nominato Giustino Romano Cirilo Pcuchet per offesa alla religione e all'ordine costituito, e incitamento alla rivolta. Possiamo procedere?

Faverges - (Entra inatteso, seguito dal notaio. Sensazione) Un momento, signori, per cortesia. Signor Marescot...

Marescot - Anche se il signor Bouvard non intende riconoscere espressamente nessun debito d'onore...

Gorju - Ah, vigliacco! (Fa per gettarsi su Bouvard ma si trattiene)

Marescot - Per destiner ugualmente una parte, una buona parte del suo vitalizio a costituire una pensione per il figlio della Melia. (Porge un documento a Bouvard, che lo firma senza neanche leggerlo)

Gorju - Fa soltanto il suo dovere. (Il notaio gli passa il documento)

Faverges - Quanto agli altri capi d'accusa, offesa alla religione, incitamento alla rivolta, sono certo che sua eccellenza il sottoprefetto vorr soprassedere all'arresto se i due signori si dichiareranno pentiti delle loro azioni e dei loro pensieri e firmeranno una pubblica ritrattazione. (// sindaco gli passa un documento gi pronto, che il conte a sua volta passa a Hurel. L'intendente lo mette davanti ai due)

Pcuchet - Un'abiura? Mai.

Bouvard - Via, Pcuchet, a questo punto... (Firmano e vengono liberati)

Foureau - Per, a causa della loro indegnit, non potranno pi avere la tutela dei due ragazzi.

Bouvard - No! Non ce li potete togliere.

Foureau - Li riprendo sotto la protezione del Comune.

Pcuchet - Vittorio!

Bouvard - Vittorina! (Vittorio del tutto indifferente, Vittorina ride. Poi si allontanano con il sindaco e i gendarmi. Mentre la gente sfolla, le ultime battute)

Foureau - Non il caso di rinchiuderli come pazzi pericolosi?

Vaucorbeil - Ma no, sono soltanto due maniaci inoffensivi.

Bordin - E dire, signor Bouvard, che per un momento ho potuto pensare... Addio.

16.

Ancora le corde. Il dizionario.

Tutti se ne sono andati.

Pcuchet - ... Chiss, forse mancavano delle cure di una madre.

Bouvard - E io? Non ero una madre per loro? E anche a voler far del bene agli adulti... Si vede proprio che per un uomo onesto non c' altra soluzione che questa. (Dodici, venti cappi ballonzolano sopra le loro teste. Bouvard si accinge a impiccarsi al pi vicino)

Pcuchet - Aspetta... Parliamo. (Bouvard sale sullo sgabello)

Bouvard - Abbiamo parlato tanto. Questa la fine di Bouvard e Pcuchet. (Prende il cappio con le mani e fa per infdarselo)

Pcuchet - Fermo cos... Fatti guardare, Bouvard... Ti guardo e d'improvviso ti vedo per la prima volta. Tu mi sembri un santo, Bouvard. E quella - (indica il cappio) l'aureola.

Bouvard - E invece sono un imbecille.

Pcuchet - Sei un santo.

Bouvard - Non contraddirmi in punto di morte. (Si infila il cappio) Ti dico che sono un imbecille.

Pcuchet - Va bene, allora dir che sei un santo e un imbecille insieme. Certi santi hanno avuto una forma sublime di imbecillit. I santi che si ritirano dalle opere per conservare la fede. Quelli che non rinunciano a credere, ma solo a fare quello che credono. Ti vedo e vedo me stesso.

Bouvard - Perch anche tu saresti un imbecille... volevo dire un santo?

Pcuchet - Di, di pure. la nostra forza e non ce ne eravamo accorti. Soltanto due santi imbecilli, disperati e soli, possono denudare, violentare, saccheggiare l'imbecillit organizzata e trionfante del mondo. Ecco la nostra vera missione. E non possiamo sottrarci. Vieni gi. (Bouvard non scende dallo sgabello)

Bouvard - Fammi capire bene, non mi va di ripensarci poi. Vuoi dire che noi eravamo gi in partenza quello che ci siamo sforzati di diventare? Allora sono stati i libri. I libri, che secondo noi dovevano avvicinarci a ci che volevamo essere...

Pcuchet - Proprio loro ce ne hanno allontanati, prescrivendoci quello che dovevamo farei

Bouvard - Eppure, sai, la mia fede nella scienza resiste. pi forte di me.

Pcuchet - Certo. Lei ci ha traditi, abbandonati, ma noi le restiamo fedeli. Se no che santi saremmo? Eh?

Bouvard - Non fare pi niente, insomma. Essere.

Pcuchet - Bravo. Scendi. (Bouvard non scende ancora)

Bouvard - Ma - essere cosa? Dei..,

Pcuchet - Dillo.

Bouvard - Vuoi dire che dovremmo...

Pcuchet - E dillo!

Bouvard - No. Insieme. Dovremmo... Bouvard e

Pcuchet - Rimetterci a copiare.

Pcuchet - Essere ci che si copia. L'atto puro del copiare. Una volta non potevamo, ricordi? Ti annoiavi, a copiare. Smaniavi. Soffrivi.

Bouvard - Se per questo adesso soffro come un cane. E tu pure.

Pcuchet - Chi dice che il bruco non soffre a diventare farfalla? naturale che soffriamo a diventare noi stessi il libro. Ci faremo uno scrittoio a due piazze, e gi a copiare.

Bouvard - Copieremo la vita, stavolta. (Si toglie il cappio e scende) La banalit della vita. Altro che impiccarci! Impiccheremo il mondo alla sua imbecillit! Che il primo e ultimo nemico del genere umano.

Pcuchet - Quello che troviamo. Romanzi aperti a caso.

Bouvard - Giornali vecchi. Carte di cioccolatini.

Pcuchet - Compreremo dei vecchi archivi al macero.

Bouvard - E gi a copiare.

Pcuchet - Le lettere.

Bouvard - Le conversazioni.

Pcuchet - Le prediche degli anziani ai giovani.

Bouvard - Le sparate dei giovani contro gli anziani.

Pcuchet - Gli sfrondoni dei pontefici della cultura. Copieremo tutto, senza rifletterci.

Bouvard - Tanto tutto uguale. Il bello e il brutto.

Pcuchet - Il bene e il male.

Bouvard - La farsa e il sublime. (Hanno riportato al centro i loro deschi di scrivani e li hanno appaiati. Le corde sono sparite) Rifaremo a rovescio la nostra storia. Volevamo possedere tutta la scienza, tutta l'arte, tutta la filosofia. Ne raccatteremo i mozziconi nelle sputacchiere.

Pcuchet - Dovr sembrare un libro serio, per.

Bouvard - Serissimo. Un repertorio di sentenze, di frasi chic da dire in societ.

Pcuchet - In ordine alfabetico. L'ordine per eccellenza.

Bouvard - Il dizionario! L'opera d'arte assoluta, che contiene in se tutte le altre! Come lo chiameremo? Aspetta! Ti va "Dizionario delle idee correnti"?

Pcuchet - Avanti. (Sono pronti con le penne in mano) A.

Bouvard - "Accademia di Francia".

Pcuchet - Parlarne male...

Bouvard - ...Ma cercare a tutti i costi di farne parte. (Cominciano a scrivere)

Pcuchet - "Agricoltura".

Bouvard - Una delle mammelle dello Stato.

Pcuchet - Ma lo stato di genere maschile.

Bouvard - Non importa, la frase chic. "Arte".

Pcuchet - Conduce dritto all'ospizio. "Aspetto".

Bouvard - Materiale inadatto per barricate, B.

Pcuchet - "Bionde".

Bouvard - Pi calde delle brune. "Brune".

Pcuchet - Pi calde delle bionde. C.

Bouvard - "Celibi". (Attorno ai due appaiono gli altri personaggi. I due mentre copiano sembrano chiamarli in causa vendicativamente)

Bordin - Bisognerebbe tassarli, si preparano una triste vecchiaia.

Pcuchet - "Dio",

Faverges - Se non esistesse bisognerebbe inventarlo.

Bouvard - "Doveri".

Marescot - Gli altri ne hanno verso di noi, ma non necessariamente viceversa.

Pcuchet - "Epoca".

Vaucorbeil - Lamentarsi della nostra.

Bouvard - "Erezione".

Teufroy - Da usare solo parlando di monumenti.

Bouvard - "Globo".

Bordin - Marchesa, lasciatemi baciare i vostri globi, adorabili.

Pcuchet - "Grammatica".

Petit - Insegnarla fin da bambini, tanto facile. Bouvard e

Pcuchet - "Imbecille"!

Tutti i personaggi - Chi non la,pensa come noi. (/ personaggi girano attorno ai due, che continuano in crescendo la loro vendetta)

Bouvard - Avanti, che la pagina si riempia, che il monumento si completi! "Imperialisti".

Faverges - Tutte persone oneste.

Noares - Educate. Contessa

Faverges - Piacevoli.

Bouvard - "Introduzione".

Jeufroy - Da usare solo parlando di libri.

Pcuchet - "Italia".

Bordin - Andarci in viaggio di nozze.

Bouvard - Fino in fondo all'alfabeto, bisogna andare! "Maggioranza".

Foureau - Ha sempre ragione.

Pcuchet - "Minoranza".

Marescot - Ha sempre torto.

Pcuchet - "Operai".

Faverges - Trattarli educatamente appunto perch sono operai.

Pcuchet - "Ostilit".

Heurtaux - Si aprono, come le ostriche, e non resta che mettersi a tavola.

Bouvard - "Prostituzione". Tutti gli uomini - Un male necessario.

Pcuchet - "Pudore".

Tutte le donne - Il pi bell'ornamento della donna. Bouvard e

Pcuchet - "Vendere".

Tutti i personaggi - E comperare lo scopo della vita. (Continua il carosello attorno ai due)

FINE

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