Brutta storia al Bouclè Blonde

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Commedia (forse) comica (forse)

in due atti di

Antonio Pagano

Marzo 2012


Locandina

Evasi dalle scene di Ibsen, Ionesco e Pirandello, gli straniti personaggi di questa storia cercano rifugio e riscatto nell’umorismo allucinato di un giallo degli equivoci.

Risucchiati tra scombinati gangster sulla via del tramonto, poliziotti nevrastenici e femmine fatali, quindi mai innocenti, nessuno dei protagonisti paga dazio alla realtà, né entrerà mai nella storia del teatro.

Brutta s to ria a l “Bouc lè B londe ” _ Lo cand ina _ Ant onio Pagano

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Personaggi

Ruoli

Costumi e accessori

Note

Aristide Lecombe

Gangster francese

Doppiopetto gessato

Gangster francese

Cappello tipo borsalino

Proprietario del night

Vestaglia da camera

Rebecca Lecombe

Moglie di Aristide

Marguerite Lecombe

Figlia di Aristide

Innamorata del Cap. Javert

Loraine Lecombe

Sorella di Aristide

Fidanzata di Vassilj

Vassilj Zajzevjc

Gangster ucraino

Doppiopetto gessato

Fidanzato di Loraine

Cappello tipo borsalino

Invaghito di Jessica

Bastone e sigaro

Più corpulento di Vincenzo

Vincenzo Colapezzo

Gangster italiano

Doppiopetto gessato

Presunto furbo

Cappello tipo borsalino

Meno corpulento di Vassilj

Pistola tipo revolver

Mazzo carte napoletane

Mazzo carte francesi

Fascio di banconote

Philippe Javert

Capitano di polizia

Uniforme turchina

Innamorato di Marguerite

Chepì rosso

Leggermente balbuziente

Cinturone con fondina

Dislessico se sotto pressione

Meno corpulento di Flambeau

Jaques Flambeau

Tenente di polizia

Uniforme turchina

Tonto

Chepì turchino

Più corpulento di Javert

Cinturone con fondina

Spallaccio

Taccuino

Uniforme turchina

Planchet

Poliziotti

Chepì turchino

Grognard

Cinturone con fondina

Brutta s to ria a l “Bouc lè B londe ” _ P er sonaggi _ An tonio Pagano

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Giorgette Carambeau

Governante Lecombe

Uniforme da governante

Grassona

Buste della spesa

Ivonne Plissè

Guardarobiera night

Virginie Plissè

Figlia di Ivonne

Bernard Plissè

Marito di Ivonne

Jessica Jennings

Cantante night

Elegante

Attratta da Aristide

Affascinante

Floriane Lagardere

Sigaraia night

Appariscente

Furba e intraprendente

Seno procace

Voluttuosa

Cassetta da tracolla

Armand Lescault

Agente di Colette

Abbigliamento da 118

Valigetta rigida da pronto

soccorso.

Defibrillatore “comico”,

costituito da una seconda

valigetta rigida dentro la

quale ci sono due ferri da

Gerard

Sanitari ambulanza

stiro collegati con

Stessi interpreti dei poliziotti

Pascal

l’interno della valigetta.

Planchet e  Grognard

Abiti da donna bianchi

macchiati di rosso sangue.

Reggiseno di misura

normale.

Mutandine sexi da donna.

Un fantoccio umano.

Un lenzuolo.

Brutta s to ria a l “Bouc lè B londe ” _ P er sonaggi _ An tonio Pagano

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Prologo

(sul palco, a sipario chiuso, da parte di Armand Lescault)

Signore e Signori, Mesdames e Messeurs, gentile pubblico, buonasera. Mi presento: io sono Lescault, Armand Lescault, agente di spettacolo e impresario teatrale. Innanzitutto grazie per aver scelto di trascorrere con noi questa serata. Andiamo in scena con un adattamento italiano di una delle più celebri opere della commedie francaise “Mauvais histoire au Le Bouclè Blonde”, in italiano “Brutta storia al Bouclè Blonde”. Questafamosa piece teatrale è stata scritta dal noto e acclamato scrittore e commediografo francese Jean Jaques la Roche de la Fiche de la Bagarre, che probabilmente molti di voi già conoscono per la vasta opera letteraria. Naturalmente è ambientata a Parigi, anzi, lo sfondo della Ville Lumiere e le sonorità della lingua d’oca sono addirittura irrinunciabili per la migliore comprensione del testo e per le suggestioni che esso evoca.

A questo scopo avete ricevuto all’ingresso una mappa con annesso stradario della città di Parigi ed un succinto dizionario francese-italiano e quindi … come dice signora ? (rivolgendosi verso un punto della sala) Lei non ha ricevuto niente ? Beh, magari si farà aiutare dal suo vicino di posto. Come ? (rivolgendosi verso un altro punto della sala) Anche da quella parte non avete ricevuto stradario e dizionario ? Ma, scusate, a questo punto … per favore, alzi la mano chi ha regolarmente ricevuto cartina e dizionario. Nessuno ? Parbleu ! Come, nessuno ? Voi all’ingresso (rivolgendosi verso l’ingresso), quando avete staccato i biglietti … ah, dovevamo pensarci noi ? Vabbè, ormai il danno è fatto. Vi dico subito, signore e signori, che avrete qualche difficoltà a seguire l’evolversi della storia. Vediamo un po’ di spiegare almeno le cose più importanti. Parigi la conoscete tutti: la Tour Eiffel, gli Champs Elysees, la Suretè Nazionale, la Gendarmerie … sapete cosa sono, cioè sarebbero la polizia, il commissariato … poi c’è la Surgerie Generale, che sarebbe il nostro ospedale … poi sapete che nel Quatrieme Arrondissement, all’incrocio tra la Rue de Batignolles e il Boulevard des Anglais c’è una charcuterie, cioè un negozio di alimentari … ah questo non lo sapete.

Sentite, intanto noi iniziamo lo spettacolo, poi chi segue capisce e chi non capisce non segue. Però una cosa ve la posso dire subito: “Bouclè Blonde” è il nome di un night-club parigino, che si trova appunto sugliChamps Elysees, e letteralmente significa “Boccolo Biondo”, boccolo nel senso di ricciolo di capelli.

Per tutto il resto, chi non avrà capito potrà fare delle domande a fine spettacolo. A dopo, ora … sipario.

Brutta s to ria a l “Bouc lè B londe ” _ P ro logo _ Anton io Pagano

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1° ATTO

Antonio Pagano


1° ATTO

Scenografia

Interno di un appartamento con:

Finestra

Consolle con cassetti

Divano

Tavolo con sedie

Specchio

Armadio a dimensione d’uomo a due ante n. 2 varchi: INGRESSO e CAMERE

B ru tta s to ria a l “B ou c lè B lon de ” _ 1° A TTO : s cen og rafia _ Ant on io Pagan o

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1° ATTO

GIORGETTE: (prende degli abiti appoggiati sul divano e li appende nell’armadio, canticchiando e saltellando leggiadramente) Il giorno tidice buongiorno, o divanuzzo bello, il giorno ti dice buongiorno, o armadio mio caro …

(suonano alla porta)

REBECCA: (da fuori campo) Giorgette, vai te ad aprire ?

GIORGETTE: Si signora Rebecca, ci penso io

(Giorgette esce da INGRESSO e rientra con Vincenzo)

GIORGETTE: (infastidita e ritrosa) Vincenzo, che ci fai qui a quest’ora ?

VINCENZO:    (sguardo       truce,    estrae   la   pistola    e  giocherella     con   essa)

Calma ragazza, calma …

GIORGETTE: Non sono calma per niente e ancor meno calma sarà la signora Rebecca quando ti vedrà … e non ti gingillare con quell’affare, un giorno o l’altro ammazzerai qualcuno …

VINCENZO: Non ti preoccupare, sono un professionista, conosco quest’arma come le dita della mia mano … vedi (si avvicina a Giorgette) qui c’è la sicura, che si inserisce e si disinserisce, si inserisce e si disinserisce …

(Vincenzo compie queste operazioni proprio vicino a Giorgette) (Giorgette, quando Vincenzo dice “si disinserisce” mima di ritrarsi e proteggersi spaventata)

GIORGETTE: (esasperata, gli strappa la pistola dalle mani e la getta in terra) Oh abbozzala … tu m’ha bell’e divertito.

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VINCENZO: (goffo e imbarazzato la raccoglie) Oh ooh, il mio gioiellino nuovo nuovo (la ripulisce e la coccola) non ha ancora sparato un colpo la piccina … e poi non aver paura, te l’ho detto, sono un professionista.

(Rebecca entra da CAMERE)

REBECCA: (rivolgendosi a Vincenzo) Ancora qui, un’altra volta, e ti avevo detto di stare alla larga da questa casa … e metti via quella pistola, finirai per far del male a qualcuno. GIORGETTE: Gliel’ho detto anch’io signora !

VINCENZO: Nessuno si farà del male … (con aria saccente) sempre che io non lo voglia, e poi sono qui per il Capo …

REBECCA: Mio marito Aristide non si è ancora svegliato e non ho nessuna intenzione di disturbarlo (suonano alla porta) GIORGETTE: Vado io signora.

(Giorgette esce da INGRESSO e rientra con Vassilj)

REBECCA: Ah, c’è anche Vassilj Zajzevjc, vedo che vi siete dati convegno oggi (Vassilj, bastone, sigaro in bocca, la guarda arcigno ma non risponde) Andiamo Giorgette, questi signori non sono affatto unabuona compagnia.

(Rebecca e Giorgette escono da CAMERE)

VASSILJ: (con il sigaro in bocca biascica qualcosa rivolgendosi a Vincenzo)

VINCENZO: Eh, che hai detto ?

VASSILJ: (sempre con il sigaro in bocca ripete qualcosa di incomprensibile)

VINCENZO: Te l’ho detto mille volte, non puoi parlare con quel sigaro in bocca, non si capisce niente.

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(Vassilj annuisce, si toglie il sigaro dalla bocca

e poi ripete il biascichio con la bocca storta)

VINCENZO: La bocca, t’è rimasta la bocca storta.

VASSILJ: (si addrizza la bocca) Dicevo, come vanno i nostri affari, Vincenzo ?

VINCENZO: (giocherella sempre con la pistola) Maluccio, Vassilj, qui non si batte chiodo. Gli affari languono. Per questo ho chiesto di incontrarvi, sia il capo che te.

VASSILJ: Come ? Avevamo avviato quel traffico di banconote false … VINCENZO: Si, si, io ho eseguito gli ordini, il capo mi aveva detto di falsificare banconote di piccolo taglio che sono più facili da smerciare ed io ho fatto delle banconote da 21 franchi … oh, perfette eh ! VASSILJ: Da 21 franchi ? Ma perché non da 20 …

VINCENZO: E bravo furbo, così poi le confrontavano con quelle vere e scoprivano subito che erano false …

VASSILJ: Invece da 21 … scommetto che non te le prende nessuno ? VINCENZO: No, no, le prendono, le prendono, io le smercio nei negozi e le prendono, eccome se le prendono, non se ne accorgono mica. VASSILJ: Non ci posso credere … e allora cosa c’è che non va ? VINCENZO: E’ quando mi danno il resto: di resto mi danno banconote da 11 franchi, monete da 2 franchi e mezzo … questo mi ha messo in sospetto, mai che mi dessero banconote da 10 franchi o monete da 1 franco … c’è qualcosa che non mi convince.

VASSILJ: (si dispera) Te lo dico io cosa non funziona, il tuo cervello (battendo l’indice sulla tempia di Vincenzo) perché secondo me qui dentro bachi e pigne si contendono lo spazio vitale … ma secondo me alla fine vinceranno i bachi (sguardo incredulo di Vincenzo).

(Rebecca, Marguerite e Giorgette entrano da CAMERE

con interlocuzione appartata)

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MARGUERITE: Oh mamma, questi due sono di nuovo qui, tu lo sai in che condizioni sono io !

REBECCA: Calma Marguerite, stai calma, non ti agitare.

MARGUERITE: Mamma, tu lo sai che io amo Philippe Javert e tu lo sai chi

èPhilippe … fino a quando noi avremo questa situazione in casa Philippe non vorrà saperne nulla di me. Diglielo anche tu, Giorgette.

GIORGETTE: Povera figliola. (poi, rivolgendosi a Rebecca) Signora, questa ragazza ha diritto a un avvenire felice, faccia qualcosa. REBECCA: (rivolgendosi a Giorgette) Oh, povera me, ci dovrebbe pensare mio marito Aristide, ma invece è proprio lui il problema, con la vita che fa … (poi, rivolgendosi a Marguerite) … ascolta cara, per il momento è bene che tuo padre non sappia niente di te e di Philippe, potrebbe reagire male, troveremo il momento opportuno per parlarne con lui … (poi, rivolgendosi a Vassilj e Vincenzo) Ho svegliato Aristide,

èin camera a prepararsi, noi intanto usciamo, accompagniamo Giorgette a fare la spesa … (poi, rivolgendosi a Marguerite) Ho telefonato alla sorella di tuo padre, la zia Loraine, e le ho dato appuntamento qui tra mezz’ora. Lei ci aiuterà ad ammorbidire Aristide.

(Rebecca, Marguerite e Giorgette escono da INGRESSO)

VASSILJ: Ma che, ce l’aveva con te ?

VINCENZO: No, no, ce l’aveva con te !

VASSILJ: Boh. E allora, che si diceva degli affari ? Il traffico di soldi falsi è andato male … e il taglieggio dei negozianti ? VINCENZO: Un altro fallimento !

VASSILJ: Perché ?

VINCENZO: Il capo, Aristide, mi aveva preparato un tariffario con il pizzo da estorcere da ogni negozio secondo il tipo di negozio. Fai conto: panificio 250 franchi al mese, abbigliamento 300 franchi, barbiere 180 franchi, e così via …

VASSILJ: Beh, un’idea pratica, per non sbagliarsi.

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VINCENZO: Ecco bravo, per non sbagliarmi … e trovamelo te un panificio.

VASSILJ: Facile, quello all’angolo della Rue Matignon, per esempio.

VINCENZO:  E  quello  non  è  più  un  panificio,  quello  ha  messo  l’insegna

“Boutique dello sfarinato” e un altro “Schiacciateria” e un altro ancora

“Panem    et   circensem”     che    devono    essere    associazioni     culturali     o

ambasciate straniere o che so io.

VASSILJ: E i barbieri ?

VINCENZO: Non ce n’è punti neanche barbieri, quello che io credevo che fosse un barbiere ora sull’insegna c’ha scritto “Colpi di testa”, che evidentemente dev’essere diventato lo studio di uno psichiatra, anzi, ci deve essere proprio una catena di studi psichiatrici perché quello che credevo che fosse un negozio di abbigliamento ora si chiama “Magiche follie”. E come mi presento io a chiedere il pizzo se sul tariffario che mi ha preparato Aristide gli studi psichiatrici non ci sono. Non è che mi posso inventare io una cifra, non è serio, prima andrebbe fatto uno studio di settore.

VASSILJ: Ma possibile che non ci sia almeno un negozio che c’abbia scritto fuori “Alimentari” (scandendo la parola).

VINCENZO: Certo che l’ho trovato, in Place de la Concorde, ma evidentemente l’insegna era sbagliata perché appena entrato, negli scaffali, invece del tonno e dei formaggini ho trovato i pneumatici delle macchine …

VASSILJ: Eh, quelle sono le liberalizzazioni …

VINCENZO: No, no, erano proprio le gomme delle ruote delle macchine, e te lo dico io che le ho viste, non sarò mica grullo a raccontarti una cosa per l’altra.

(Aristide entra da CAMERE)

ARISTIDE: Eccomi, ma che ci fate qui, quante volte vi ho detto che dobbiamo vederci solo al mio night club, il “Bouclè Blonde”, e non qui a casa mia … c’è mia moglie Rebecca che non mi dà tregua.

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VASSILJ: Ma Aristide, appunto per questo, ieri sera non ti si è visto al night e io cominciavo a preoccuparmi …

VINCENZO: E io, capo, dovevo portarti l’incasso della serata (sventola un fascio di banconote)

ARISTIDE: (minaccioso) Ci sono anche i soldi del gioco d’azzardo che fai al tuo tavolo (afferra Vincenzo per il bavero) non fare il furbo con me. VINCENZO: C’è tutto, c’è tutto, non mi permetterei mai capo … dove li metto ?

ARISTIDE: (lasciando Vincenzo, indicando la consolle) Per il momento in quel cassetto, poi ci penso io (Vincenzo mette il fascio di banconote nel cassetto ma prima, non visto, ne sottrae una mazzetta e se la mette in tasca approfittando del fatto che Vassilj si rivolge ad Aristide distraendolo).

VASSILJ: Per fortuna, capo, il tuo night, il Bouclè Blonde, rende proprio bene.

VINCENZO: (avvicinandosi ai due) Anche ieri sera, eh, un pienone di nulla.

VASSILJ: (con aria sognante) Quando si esibisce Jessica … è bellissima … e quando canta … è un sogno.

VINCENZO: Si, però, il numero di maggiore attrazione non è Jessica, la cantante, ma è Colette, la spogliarellista … tu vedessi la gente come sgomita per arrivare fin sotto il palco …

ARISTIDE: Lo so, lo so, è una bomba sexi, con quei riccioli biondi, l’ho scoperta io …

VINCENZO:  Magari  la  prima  volta  l’hai  scoperta  tu,  ma  poi  dopo  si  è

sempre   scoperta    da   sola,   e  anche   ieri   sera   …  tu   vedessi    come   si  è

scoperta,    e   la   gente    allucinata     a   guardarla,     e   giù   a   spendere,     a

comprare champagne.

VASSILJ: Oh Jessica, Jessica …

ARISTIDE: Oh, Colette, Colette …

VINCENZO: Oh i soldi, i soldi …

(suonano alla porta)

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ARISTIDE: (rivolto a Vincenzo) Vai ad aprire

VINCENZO: Si capo

(Vincenzo esce da INGRESSO e poi rientra con Jessica)

JESSICA: (andando verso Aristide) Aristide, amore, come stai ?

ARISTIDE: Ma tu sei pazza a venire qui, (sporgendosi verso INGRESSO) se ti vede mia moglie sai le scenate.

VASSILJ: E’ vero, è vero, presto Jessica andiamo via (avvicinandosi a Jessica con fare protettivo) ti accompagno io dove vuoi tu.

JESSICA: Non vi preoccupate, sono venuta su solo quando ho visto uscire tua moglie, Aristide, ieri sera non sei venuto al night, mi stavo preoccupando, volevo vederti …

ARISTIDE: (con fastidio) Jessica, piantala con tutte queste smancerie e lasciami in pace, non vedi che ho da fare con loro …

JESSICA: Si, questo mi piace di te (cerca l’abbraccio di Aristide), il polso fermo del capo con cui guidi la tua banda.

ARISTIDE: (con disincanto) Eh … la mia banda … più che una banda è una collezione di impiastri: (sarcasticamente) Vassilj Zajzevjc, detto “il sigaro”, famoso contrabbandiere ucraino, Vincenzo Colapezzo, detto “il ferro”, famoso baro e rapinatore italiano, e Tognon Jospin … a proposito, dov’è Tognon ?

VASSILJ: Già è vero, che fine ha fatto Tognon ? (rivolgendosi a Vincenzo) Non doveva essere con te ?

VINCENZO: Mi dispiace capo, (con amarezza) purtroppo lo hanno beccato.

JESSICA: Povero Tognon !

ARISTIDE: Quando, dove, com’è successo ?

VASSILJ: Ma non eravate insieme ieri alla rapina del supermercato ? VINCENZO: Infatti, la rapina è andata male, è stato proprio lì che lo hanno beccato gli sbirri.

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VASSILJ: Porci schifosi ! Era un tipo taciturno, molto riservato, lo conoscevo poco ma mi sembrava uno a posto.

ARISTIDE: Ma come è potuto succedere, il piano era ben congegnato. VINCENZO: Davvero, capo, il piano era perfetto, ma il diavolo ci ha messo la coda.

ARISTIDE: Dicci, raccontaci …

VASSILJ: Come è successo ?

ARISTIDE: (dubbio so) … e tu, come hai fatto a scamparla?

VINCENZO: (raccon ta) Come sapete dovevamo fingerci normali clienti del supermercato, fare la spesa, metterla nel carrello e poi, con una maschera di carnevale sul volto, avvicinare il direttore del supermercato che era al banco dell’assistenza clienti, costringerlo a darci l’incasso della settimana, mettere i soldi nelle buste della spesa dentro il carrello e poi confonderci con gli altri clienti all’uscita … ARISTIDE: (sollevato) Oh bene, esattamente come vi avevo detto di fare. VINCENZO: Il direttore del supermercato, in verità, era un osso duro, non voleva aprire la cassaforte, addirittura ha cercato di azionare l’allarme ma io gli ho piazzato il ferro sotto il naso (mimando con la pistola) e gli ho detto (con tono duro) “Prova a pigiare quel pulsante eti troverai diritto oltre le porte dell’inferno”.

VASSILJ: (cercando l’approvazione di Aristide) Bravo, è così che si fa con certa gentaglia.

JESSICA: Oh, deve essere stato così emozionante.

ARISTIDE: Zitti, lasciatelo continuare.

VINCENZO: Ma lui intanto esitava e allora gli ho detto (con tono ancora più duro) “Muoviti, e alla svelta, o stasera non rivedrai il sorriso dellatua donna”.

VASSILJ: Grande Vincenzo, è con il terrore che si governa il mondo. VINCENZO: (gasato) Allora ha aperto la cassaforte, abbiamo arraffato tutto il contante … oh … saranno stati tre quattrocentomila franchi … e lo abbiamo mezzo nei sacchetti della spesa nel carrello (pausa). VASSILJ: E poi, e poi ?

JESSICA: Avanti continua.

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ARISTIDE: Se vu vi stesse zitti !

VINCENZO: Via di corsa, spingendo il carrello, fino a confonderci con tutti gli altri clienti con i carrelli che andavano verso il parcheggio sotterraneo.

VASSILJ: Che idea geniale !

ARISTIDE: Infatti, l’idea è stata mia, non poteva non funzionare … ma cosa è andato storto ?

VINCENZO: Arrivati al parcheggio abbiamo caricato tutti i sacchetti in macchina …

VASSILJ: Non mi dire che siete andati a fare la rapina con la tua macchina ?

VINCENZO: Mi hai preso per un bischero ?

ARISTIDE: Quindi eravate andati con una macchina rubata prima e con targa contraffatta.

VINCENZO: Ma no, capo, io sono un professionista, avremmo corso il rischio di essere beccati dagli sbirri anche prima del colpo, è troppo pericoloso girare con un’auto in questa maniera. JESSICA: E allora che macchina era ?

VINCENZO: Ho rubato lì per lì una macchina nel parcheggio, in modo che

avrebbero  potuto  denunciarne  il  furto  solo  dopo  la  rapina.  Un  lavoro

pulito, non c’era traccia di scasso.

VASSILJ: Che mente, che mente …

ARISTIDE: E io che dubitavo delle tue capacità …

VINCENZO: Bene, caricati i sacchetti nel portabagagli della macchina non restava altro che tagliare la corda … ma prima bisognava riportare il carrello vuoto al suo posto (Aristide, Vassilj e Jessica lo guardano stralunati) e quindi ho mandato Tognon con il carrello mentre io sonorimasto vicino alla macchina ad aspettarlo. ARISTIDE: E … (pausa) allora ?

VINCENZO: E allora Tognon è tornato indietro per riportare il carrello e il direttore del supermercato, che intanto aveva dato l’allarme e fatta arrivare la polizia, lo ha riconosciuto e lo ha fatto beccare. ARISTIDE: Ma come ha fatto a riconoscerlo ?

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VINCENZO: Perché non si era tolto la maschera di carnevale.

VASSILJ: (scon solato) Ma che bisogno c’era di riportare il carrello ? VINCENZO: A parte che non si lasciano carrelli a giro nel parcheggio, che c’è anche scritto nei cartelli e se ti vedono ti brontolano … e poi sennò, la moneta del carrello come la riprendevo ?

VASSILJ: (arrabbia to) Ma idiota che non sei altro, con un bottino di tre quattrocentomila franchi una moneta da mezzo franco la potevi anche lasciare.

VINCENZO: Sentilo qua l’intelligentone, il signor sapientino, intanto il mezzo franco ce lo rimettevo io.

ARISTIDE: Ma io a questo imbecille gli torco il collo (lanciandosi verso Vincenzo).

JESSICA: (fermando Aristide) Calmati Aristide, lascia stare, non ti agitare (poi rivolgendosi a Vincenzo) ma come ha fatto la polizia ad essere già lì dopo pochi minuti ?

VINCENZO: Eh, questa è la nostra vera disgrazia: (con enfasi) è intervenuta la squadra speciale della Suretè Nationale del capitano Philippe Javert.

ARISTIDE: Quel maledetto sbirro (mostrando il pugno) ce l’abbiamo sempre tra i piedi.

VINCENZO: Davvero eh, con tutti i delinquenti che c’è in giro quello se la prende solo con noi.

VASSILJ: Ma almeno il bottino è al sicuro ?

VINCENZO: Magari … se l’è preso quell’altro.

ARISTIDE/ VASSILJ/ JESSICA: (in coro) Quell’altro chi ?

JESSICA: (incalzante) Oltre a Tognon ti sei perso anche i soldi ? VINCENZO: Oh, è stata sfortuna eh. Mentre aspettavo Tognon al parcheggio sotterraneo è arrivato il proprietario della macchina dov’era il malloppo. Io, per non farmi scoprire chi ero, ho fatto finta di essere appena arrivato con la macchina parcheggiata lì a fianco. VASSILJ: E allora ?

VINCENZO: Ora, quest’ultima macchina era stata parcheggiata male, stretta stretta a quell’altra, fuori dalle sue strisce … e quello arriva e

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sbraita contro di me … che poi io avevo fatto finta, mica l’avevo parcheggiata io …

ARISTIDE/ VASSILJ: (ironicamente) Aaahh …

VINCENZO: … e mi fa “E’ questo il modo di parcheggiare, a momenti me la strisciava, adesso come faccio a uscire io, che c’ho anche furia di andar via”.

ARISTIDE: Cioè fammi capire, (parlando con pause e gesticolando) voleva andar via, con la sua macchina, dove c’era il nostro bottino ? VINCENZO: Si, lui voleva andar via ma era un imbranato che non sapeva fare manovra per uscire.

VASSILJ: (sarcasticamente) E scommetto che tu lo hai anche aiutato a fare manovra.

VINCENZO: Noo, io, per non farmi accorgere chi ero, m’è toccato scassinare anche la seconda macchina e toglierla per far uscire più comodamente lui … e così lui se ne è andato. ARISTIDE: Ma tu eri armato …

VASSILJ: (incalzante) … si, non potevi piazzargli il ferro sotto il naso ? VINCENZO: Essì, mo vuoi vedere che per una lite di parcheggio si arriva a fare una sparatoria … dai.

ARISTIDE: Ma che idiota, che idiota, Tognon arrestato e il bottino sfumato …

VINCENZO: … e che dovrei dire io, che ci ho rimesso pure il mezzo franco del carrello.

VASSILJ: Ma adesso Tognon parlerà, ci farà ingabbiare tutti.

ARISTIDE: Siamo rovinati !

JESSICA: In tal caso io, ora che mi ricordo, avrei da fare (mima di apprestarsi all’uscita).

VINCENZO: Tranquilli, tranquilli, Tognon resterà muto come un pesce.

ARISTIDE: Ma tu non conosci i metodi di quella carogna del capiotanto

Javert … lo farà parlare.

VINCENZO: E te l’ho detto, Tognon è uno che non parla …

ARISTIDE: Ma come fai ad esserne così certo … io lo conoscevo appena.

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VINCENZO: Appunto, non lo conosci, quello non parla perché e muto … proprio muto dalla nascita.

JESSICA: (tornando indietro) Così va già meglio.

(si sentono le voci di Rebecca e Marguerite dal lato INGRESSO)

ARISTIDE: (allarmato) Questa è mia moglie che rientra, Jessica nasconditi.

JESSICA: Si ma dove.

ARISTIDE: Qui, nell’armadio, fino a quando mia moglie non va di là (apre un’anta dell’armadio e Jessica vi entra).

VASSILJ:      (ammiccando            verso     Jessica)          Si,     mi    nascondo      anch’io

nell’armadio.

ARISTIDE: No, tu no !

(Rebecca e Marguerite entrano da INGRESSO)

REBECCA: (con fastidio, rivolgendosi ad Aristide) Ben alzato eh (poi indicando con lo sguardo Vassilj e Vincenzo) vedo che ti sei messosubito al lavoro.

(Aristide, Vassilj e Vincenzo si scambiano sguardi di sopportazione ma non rispondono perché vogliono che Rebecca e Marguerite sgombrino il campo al più presto) (Rebecca, ignara del loro silenzio, li guarda con malcelato disprezzo)

(Rebecca e Marguerite escono da CAMERE)

ARISTIDE: (si affaccia verso CAMERE e poi si dirige furtivamente verso l’armadio, nel mentre bisbigliando) Possiamo far uscire Jessica …

(sirena bitonale della polizia con alto volume)

(Aristide, Vassilj e Vincenzo hanno un sobbalzo)

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VINCENZO: (traguardando dalla finestra) E’ la polizia, stanno venendo qui.

VASSILJ: Presto dobbiamo nasconderci (apre l’anta dell’armadio e fa per entrarvi)

VINCENZO: No, io mi devo nascondere, stanno cercando me per la rapina al supermercato (afferra Vassilj per una braccio, all’altezza del polso, tenendogli la manica della giacca)

VASSILJ: Ma qui non ci stiamo in due … (sognante) c’è già Jessica ! VINCENZO: Appunto, se non ci stiamo in due fai nascondere me (continuando a tirare braccio e manica della giacca di Vassilj, che resiste)

JAVERT: (da fuori campo) Aprite, polizia, aprite o sfondiamo la porta !

ARISTIDE:  E  vengo,  vengo,  non  mi  sfondate  nulla  eh  (si  dirige  verso

INGRESSO mentre fa segno ai due di piantarla).

(Aristide esce da INGRESSO e rientra con Javert, Planchet e Grognard)

(Javert, Planchet e Grognard assistono alla scena finale del tira e molla tra Vincenzo e Vassilj, cioè quando Vincenzo, nell’estremo tentativo di tirare fuori Vassilj dall’armadio, gli sfila la giacca dalla manica che aveva afferrato; i tre poliziotti, dalla loro visuale laterale,

vedono Vincenzo che sfila la giacca a Vassilj ma non vedono Vassilj che è coperto dall’anta dell’armadio, che viene richiusa dallo stesso Vincenzo)

JAVERT: (imperioso) Fermi tutti !

VINCENZO: Tutti … (guardandosi intorno) … e ci son solo io.

JAVERT: Lei, che ci fa con quella giacca.

VINCENZO: Oh bella, quello che ci fanno tutti (indicando la giacca che indossa e non quella che ha in mano)

JAVERT: Non quella che ha addosso, quell’altra che ha in mano.

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VINCENZO: Questa ? (drappeggiando la) Ma questa non è una giacca, questo è un soprabito … estivo (fa per indossarla mettendola sulle spalle)

JAVERT: Ma se siamo in febbraio e fuori si gela !

VINCENZO: Appunto, fuori fa freddo, ma dentro fa caldo e questo è un soprabito da interni !

ARISTIDE: (rivolto a Javert) Oh insomma, che volete, che sono queste prepotenze, a momenti mi buttate giù la porta, entrate in casa mia, importunate i miei ospiti …

JAVERT: Ogni cosa a suo tempo, Aristide Lecombe …

(Rebecca e Marguerite entrano da CAMERE)

REBECCA: (irata) Ma che succede ?

(Marguerite e Javert danno segni di imbarazzo, si guardano e avanzano sul proscenio sui due lati opposti; si abbassano le luci sul palco e due riflettori illuminano solo loro due lasciando immaginare un colloquio)

MARGUERITE: (voce fuori campo registrata o diretta del personaggio) Philippe, mon amour, in quali condizioni siamo costretti a vederci, entri in casa mia per il tuo dovere di poliziotto oppure per amor mio ? Cosa sarà del nostro amore ?

JAVERT: (voce fuori campo registrata o diretta del personaggio) Marguerite, mon cheri, quante finzioni, vederti e non toccarti, perché non possiamo vivere il nostro amore alla luce del sole ? Ma verrà il giorno …

(riprendono luci e posizioni precedenti)

JAVERT: Nulla signora, un normale controllo di polizia, facciamo solo il nostro dovere, siamo sulle tracce di una banda di gangster e … (guardando Aristide) purtroppo …

ARISTIDE: Ma purtroppo icchè, ora si esagera eh.

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(suonano alla porta, Rebecca va ad aprire)

REBECCA: (passando stizzita vicino a Javert) Con permesso.

JAVERT: (deferente) Ma le pare, signora, si immagini

(Rebecca esce da INGRESSO e rientra con Loraine)

REBECCA: (presentando Loraine) E’ mia cognata, Loraine Lecombe.

LORAINE: (con fare circospetto) Ero venuta per cercare il mio fidanzato,

Vassilj … che l’avete visto ?

ARISTIDE / VINCENZO: (in coro) No.

REBECCA: Come no, era qui poco fa.

VINCENZO: Cioè … appunto … era qui … ora, vai a sapere in dove l’è. JAVERT: In ogni caso (con deferenza, prima rivolgendosi a Rebecca e Loraine, poi a Marguerite) … signore … signorina … naturalmente sietelibere di andare nelle vostre camere. REBECCA: Grazie capitano … andiamo di là.

(Rebecca, Marguerite e Loraine escono da CAMERE)

(suonano alla porta)

ARISTIDE: Vincenzo vai ad aprire.

(Vincenzo esce da INGRESSO)

VINCENZO: (da fuori campo) Venga venga, è qui la festa.

(Vincenzo rientra da INGRESSO con Flambeau)

VINCENZO: Qui ce n’è un altro …

ARISTIDE: (sarcastico) … e sarà la stagione.

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FLAMBEAU: Eccomi capitano.

JAVERT: Tenente Flambeau, come mai ci ha messo tutto questo tempo a salire ?

FLAMBEAU: Non riuscivo a trovare parcheggio, ho fatto tre volte il giro dell’isolato. Mica potevo lasciare la macchina in doppia fila. JAVERT: Ma è la macchina della polizia …

FLAMBEAU: Si, però poi la multa la pagavo io, per non parlare della rimozione.

JAVERT: Ma tenente, siamo in servizio, bastava lasciare acceso il lampeggiante !

FLAMBEAU: Si eh, così i vigili la vedevano da un chilometro.

VINCENZO: (si inserisce) Son d’accordo eh, ha fatto bene, che poi i vigili sono il male di nulla … voi vedesse i vigilini … neanche un caffè ti fanno prendere con la macchina in doppia fila (Flambeau lo ascolta con attenzione e annuisce).

JAVERT: (rivolto a Vincenzo) Lei non si impicci !

ARISTIDE: (rivolto a Javert, sarcasticamente) Oh insomma, si può sapere a che cosa dobbiamo l’onore della visita ?

JAVERT: Aristide Lecombe, è un po’ di tempo che teniamo il suo telefono sotto controllo e finalmente ieri abbiamo beccato la telefonata giusta …

FLAMBEAU: (aprendo un taccuino) Eccola, una telefonata diretta al suo complice Vassilj Zajzevjc “Questa sera si cena a casa mia, mia moglie non c’è e ho mandato la grassona a fare la spesa al supermercato” ARISTIDE: Embè ?

JAVERT: Nel linguaggio in codice della malavita, la “cena” è la spartizione del bottino, la “moglie” è la polizia, la “grassona” è la banda e la “spesa al supermercato” è la rapina al supermercato.

ARISTIDE: (sarcasticamente) E invece, nel linguaggio in chiaro di casa mia, la “cena” è la cena, la “moglie” è la moglie, la “grassona” è la mia governante e la “spesa” è la spesa che è andata a fare la mia governante per preparare la cena di cui sopra.

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(Javert e Flambeau prima si guardano interdetti,

poi si scambiano un cenno di intesa)

JAVERT: Ah si, e perché la governante la chiama “la grassona” ?

ARISTIDE: (sempre sarcasticamente) Aspetti eh, mi ci faccia pensare bene, ah ecco: perché la mia governante è una grassona ! Brava donna, eh, precisa, servizievole, lavoratrice, vale tanto oro quanto pesa … però per fortuna io la pago a giornate e non a chili altrimenti sarei bell’e rovinato. Prima di lavorare in casa mia faceva la commessa da un trippaio …

FLAMBEAU: Allora è la governante che ha fatto la rapina al supermercato !

JAVERT: Ma che dice tenente, per quella rapina abbiamo già arrestato tale Tognon Jospin, o forse si, certamente Jospin aveva un complice, mi legga un po’ i verbali di interrogatorio di Tognon Jospin.

(Aristide e Vincenzo si appartano preoccupati)

ARISTIDE: ma non mi avevi detto che Tognon è muto ?

VINCENZO: Si (sgranando gli occhi) ma non vorrei che questi diavoli della squadra speciale della Suretè Nationale abbiano dei sistemi di interrogatorio tecnologici per carpire le parole anche a un muto. FLAMBEAU: (dopo aver sfogliato il taccuino, con fare solenne e aria

compiaciuta)         Eccolo.    Domanda:    “Lei    è   Tognon    Jospin    ?”.   Risposta:

“Mmmh”. Domanda: “Lei confessa di aver preso parte alla rapina del supermercato ?”. Risposta: “Mmmh”. Domanda: “Tognon Jospin, parli, in quanti eravate, chi ha organizzato il colpo, dove avete nascosto il malloppo ?”. Risposta: “Mmmh … Mmmh … Mmmh”.

JAVERT: Non è che questa deposizione ci aiuti più di tanto.

FLAMBEAU: Capitano, io ho fatto le domande che mi detto lei … e poi il verbale è fedele alle dichiarazioni rese.

(suonano alla porta)

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VINCENZO: Vincenzo vai ad aprire, me lo dico da me così mi porto avanti con il lavoro.

(Vincenzo rientra da INGRESSO con Giorgette)

(Giorgette porta buste della spesa nelle due mani)

FLAMBEAU: (puntandole il dito contro, con veemenza) La grassona, è lei la complice della rapina al supermercato, arrestatela.

(Planchet e Grognard la bloccano con decisione)

GIORGETTE: (strillando spaventata) Oddio oddio (sviene e si accascia sul divano)

FLAMBEAU: Bene, ha confessato, portatela via.

(Planchet e Grognard provano a sollevarla in tutti i modi ma non ci riescono, poi si scambiano uno sguardo di intesa)

PLANCHET: (rivolgendosi a Flambeau) Signor tenente, secondo noi è innocente.

JAVERT: Si, andiamo cauti, perquisite le borse della spesa, che cosa abbiamo lì …

(Planchet e Grognard frugano nelle borse della spesa)

PLANCHET: Io ho sedano, pomodori e cavolo cappuccio.

GROGNARD: Io ho cavolo nero, pane, olio e fagioli.

VINCENZO: (si inserisce) E’ chiaro, questa è una ribollita, buona, io ci aggiungerei una crosta di parmigiano bella secca, guardate bene … FLAMBEAU: Stia zitto lei, non faccia lo spiritoso.

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JAVERT: (sollevando un pugno) Non siamo ancora a niente, ci servono prove, Planchet, Grognard, frugate dappertutto, qualcosa dovrà saltare fuori.

(mentre i due poliziotti frugano, Javert e Flambeau parlottano tra di loro e Vincenzo, non visto, si nasconde la pistola sotto il cappello)

(Aristide e Vincenzo si appartano)

ARISTIDE: Immagino che se io gli chiedessi, a questa carogna, se ce l’ha un mandato di perquisizione lui mi risponderebbe …

VINCENZO: … (scandendo) io sono il capitano Philippe Javert, della squadra speciale della Suretè Nationale, io non ho bisogno di mandati, parbleu.

(Aristide ammicca verso Vincenzo, poi si rivolge a Javert)

ARISTIDE: Mi scusi, ma lei ce l’ha un mandato di perquisizione ?

JAVERT: Un mandato ? (solennemente) Io sono il capitano Philippe Javert della Suretè Nationale, io non ho bisogno di mandati … VINCENZO: (rivolgendosi sottovoce ad Aristide) Ha dimenticato “parbleu”.

JAVERT: … parbleu (poi, rivolgendosi a Planchet e Grognard) Allora, cosa avete trovato, cosa avete lì …

PLANCHET: (ha trovato il bastone lasciato da Vassilj) Io ho un bastone.

JAVERT: Non basta …

GROGNARD:  (ha  trovato  i  soldi  messi  da  Vincenzo  nel  cassetto  della

consolle) Io ho pochi denari.

JAVERT: … non bastano …

VINCENZO: (si inserisce, maneggiando un mazzo di carte napoletane che aveva in tasca) Capitano, se le servono coppe e spade dovrei averequalcosa io …

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FLAMBEAU: Lei continua a fare lo spiritoso … eppure io l’ho già vista da qualche parte … forse qualche foto segnaletica … si, Vincenzo Colapezzo, detto “il ferro” perché non si separa mai dalla sua pistola. JAVERT: E allora perquisitelo.

(Planchet e Grognard si avventano su Vincenzo,

lo sbattono faccia al muro e lo perquisiscono in modo poliziesco)

VINCENZO: Oh, fate piano … e ma così mi fate il solletico … (si contorce ridendo)

PLANCHET: Niente, capitano.

JAVERT: Lo avete perquisito per bene ?

GROGNARD: Si, è pulito, lo abbiamo frugato dappertutto.

JAVERT: Dapertutto ? Avete guardato sotto il cappello ?

(Vincenzo, per nulla in imbarazzo, previene i due poliziotti e si toglie il cappello afferrando, insieme al cappello, la pistola che rimane nascosta nel cappello stesso)

VINCENZO: (sorridendo beffardo e tenendo il cappello con il braccio teso largo) Contenti ?

(Planchet e Grognard controllano la testa nuda di Vincenzo)

PLANCHET: E’ pulito, capitano, anche sotto il cappello.

(i quattro poliziotti confabulano)

ARISTIDE: (avvicinandosi a Vincenzo) Bravo Vincenzo, li hai fatti fessi.

(Aristide dà una pacca sulla spalla a Vincenzo, per congratularsi con lui, ma per il colpo la pistola sfugge alla presa di Vincenzo e cade per

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terra; Vincenzo rimane, però, con il cappello in mano; Vincenzo, con un calcetto, cerca di far scivolare la pistola sotto un mobile)

(i quattro poliziotti, sentendo il rumore della pistola caduta, si girano di scatto)

FLAMBEAU: Cosa è stato ?

JAVERT: (indicando il mobile sotto il quale è finita la pistola) Lì sotto, tenente.

FLAMBEAU: Capitano, io veramente sarei “tenente” e non “sottotenente”.

JAVERT: E che c’entra, anch’io sono capitano e non “sottocapitano”, io dicevo che c’è qualcosa (scandendo) lì sotto, tenente.

FLAMBEAU: (raccoglie la pistola tenendola con due dita per la guardia del grilletto) Guarda un po’ qui ? (la porge a Javert)

JAVERT:    (prende       la   pistola    nello    stesso    modo,    poi   rivolgendosi     ad

Aristide e Vincenzo) E questa cos’è ?

VINCENZO: Eh già, cos’è ?

JAVERT: (rivolgendosi a Vincenzo, in modo ironico) Facciamo finta di non saperlo ? E’ una pi … una pi …

VINCENZO: Una pipa, è una pipa (strappa la pistola a Javert e fa la mossa di fumarla tenendola come una pipa con la canna in bocca) Bella,originale …

JAVERT: (riprendendo bruscamente la pistola da Vincenzo) Non facciamo i furbi, questa è una pistola !

VINCENZO: Ah, non è una pipa … ecco perché non tirava bene. Però forse come pistola tira meglio (cerca di riappropriarsi della pistola) JAVERT: (impedendo a Vincenzo di riprendere la pistola e rivolgendosi ad Aristide e Vincenzo) Che ci fa qui questa pistola ? Di chi è ?

(Aristide e Vincenzo si guardano con aria esageratamente sorpresa)

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ARISTIDE: (rivolgendosi ai poliziotti) E sarà di uno di voi, siete voi che girate armati, mica noi.

JAVERT: Impossibile, questa è un revolver Smith e Wesson 38 special (osservando bene la pistola) per giunta con matricola abrasa, mentre la Suretè Nationale ha in dotazione pistole Glock 7,65 parabellum. Allora, ripeto la domanda (urlando minaccioso) di chi è quest’arma ?

ARISTIDE: Oh coso, ora sta esagerando, secondo me ce l’avete portata voi in casa mia quella pistola, per potermi incastrare (guarda Vincenzo con aria soddisfatta) perchè non avete prove, non avete prove di nulla !JAVERT: La vedremo. Tenente, porterà questa pistola al Laboratoire Scientifique della Suretè Nationale per le analisi balistiche (consegna la pistola a Flambeau)

FLAMBEAU: (mettendo la pistola in tasca) Sarà fatto, capitano.

(Vincenzo ha un moto di stizza, poi prende da parte Flambeau)

VINCENZO: (con familiarità) Mi scusi tenente, ma questo (scandendo) Laboratoire Scientifique, dove rimane ?

FLAMBEAU: (corrisponde alla familiarità di Vincenzo) Eh … è lontanuccio sa. Ha presente il Boulevard Saint Martin … VINCENZO: Si …

FLAMBEAU: Beh, lei supera il Ponte di Austerlitz, prosegue sempre a diritto … mamma mia non si arriva mai … fino a Boulogne Billancourt, poi prende a destra per Chatillon … e cammina cammina eh … a momenti si deve uscire dall’Isle de Paris, poi si incontra un chiosco di frutta e verdura, là di fronte. Proprio fuori mano, eh.

VINCENZO: Ma guarda tante le volte le combinazioni, oh, io ci passo tutti i giorni per portare la mia bambina a scuola. FLAMBEAU: No, davvero ?

VINCENZO: Davvero sì invece. Non ci metterei nulla a fermarmi un attimo e portargli la pistola al coso … al … come si chiama …

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FLAMBEAU: Guardi, mi farebbe proprio un gran piacere, sa (voltandosi un attimo verso Javert) mi torna così scomodo arrivare fin laggiù(consegna la pistola a Vincenzo). Oh, ci si rifà eh, a buon rendere.

VINCENZO: (arraffa la pistola e la mette subito in tasca) Ma che scherza davvero, per un nonnulla, se non ci si viene incontro tra di noi. Magari non diciamolo al capitano, lo vedo un po’ teso.

FLAMBEAU: No,no, se viene a sapere che le ho dato un potenziale corpo di reato … (torna a voltarsi fuggevolmente verso Javert) senza farmi rilasciare una ricevuta … tu li senti gli strilli !

(Loraine entra da CAMERE)

LORAINE: Non è ancora arrivato Vassilj ? (poi vede Giorgette che è ancora accasciata sul divano) Oh poverina, icchè l’è preso (girandosi intorno con fare interrogativo, poi si siede affianco a Giorgette, le prende la mano e la conforta)

GIORGETTE: (riprendendosi) Oddio cosa mi capita in questa casa, che vergogna, stavo tanto bene dove lavoravo prima …

ARISTIDE: (rispondendole) Si eh, dal trippaio, che un giorno si e un giorno no gli brillavan gli occhi che ti voleva sbudellare … JAVERT: (imperioso) Tenente.

FLAMBEAU: Si capitano.

JAVERT: Qui, purtroppo, non possiamo raccogliere le lenti tenente.

FLAMBEAU: Le lenti ?

JAVERT: Cioè, volevo dire, non abbiamo le menti tenente.

FLAMBEAU: Le menti ?

JAVERT: (scandendo) Non abbiamo elementi, tenente (poi, rivolgendosi ai Planchet e Grognard) Restituite tutto quello che avete rinvenuto eandiamo via, qui non abbiamo altro da fare.

(Planchet e Grognard prendono le buste della spesa, vedono Giorgette ancora accasciata, e le consegnano a Vincenzo, poi gli danno anche il bastone e i soldi)

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VINCENZO: (trovandosi gravato da troppi oggetti, vuole liberarsene) Queste le diamo a lei (buste della spesa a Loraine), questi non sono miei (rivolgendosi ad Aristide) e li rimettiamo dov’erano (rimette i soldi nel cassetto) e questo (il bastone) neanche è mio e lo restituiamoal legittimo proprietario (bussa all’armadio) VASSILJ: (dall’interno dell’armadio) Sii

VINCENZO: Che si pole ?

VASSILJ: (apre uno spiraglio dell’armadio) Icchè c’è ?

VINCENZO: Questo è tuo (gli porge il bastone)

VASSILJ: Grazie (prende il bastone e richiude l’anta rimanendo dentro l’armadio)

(tutta la scena è avvenuta sotto gli occhi di tutti i presenti, ognuno dei

quali ha espresso una mimica di sorpresa relativa al proprio ruolo: Aristide si mette le mani nei capelli, Loraine le mani sui fianchi, i poliziotti si scambiano sguardi con occhi sgranati)

JAVERT: (imperioso, verso Planchet e Grognard) Perquisite quell’armadio.

(Planchet e Grognard aprono contemporaneamente le due ante dell’armadio mettendosi ai lati dell’armadio stesso. Compaiono Vassilj e Jessica, in pose comiche. Vassilj è scapigliato, con il nodo della cravatta sciolto, la camicia aperta sul petto, una manica di camicia rimboccata. Jessica è scapigliata, la camicetta in parte sbottonata e aperta in modo che appaia una spalla nuda e si veda una spallina del reggiseno)

(Vassilj e Jessica escono dall’armadio, imbarazzati, ricomponendosi)

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LORAINE: (rivolgendosi a Vassilj, sarcasticamente) Eccolo qua, il mio Vassilj ! (poi, rivolgendosi ironicamente a Jessica) E tu, che ci facevi mezza gnuda nell’armadio, prendevi il sole ?

JESSICA: (ricambiando il sarcasmo) Io ? No. Io aspettavo l’autobus. LORAINE: Ah si (tornando a rivolgersi sarcasticamente a Vassilj) e scommetto che tu … le stavi dando informazioni sulle fermate !

VASSILJ: Certo (per cavarsi d’impaccio in modo brillante dopo l’imbarazzo) le stavo giusto spiegando che da quando hanno messo latramvia hanno cambiato tutte le linee degli autobus e quindi non ce n’è più nessuno che passa dall’armadio (si guarda in giro cercando apprezzamenti per il suo spirito)

LORAINE: Spiritoso, ma te lo faccio vedere io da dove passa l’autobus (mimando di avventarsi contro Vassilj) ti passa sulle gambe e te le tronca tutte e due perché ti ci butto sotto io …

VINCENZO: (trattenendo Loraine) Via via, si accomoda tutto …

LORAINE: E mi sembra che lui si sia bell’e accomodato.

JAVERT: (rivolgendosi a Loraine) Stia calma signora, la pubblica autorità non può perdere tempo con queste beghe familiari (poi, rivolgendosi a Vassilj e Jessica) Piuttosto voi due, perché vi sietenascosti lì dentro ?

VASSILJ: (sorridendo sornione) Oh bella, e son domande da fare codeste

…(poi si gela quando incontra lo sguardo di Loraine)

JESSICA: In verità, io mi sono nascosta perché sono una etoile (parlando affettatamente) e sentendo arrivare la polizia avevo paura di esserecoinvolta in uno scandalo … sarebbe stato spiacevole.

VASSILJ: E io l’ho accompagnata per salvaguardarla … sapete, lei è l’attrazione del nostro night club

LORAINE: E in effetti per essere lei un’attrazione mi sei sembrato di molto attratto, ma proprio tanto.

JESSICA: Beh, comunque, con il vostro permesso io avrei da andare, devo fare le prove per lo spettacolo di questa sera, au revoir.

(Jessica esce da INGRESSO)

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LORAINE: Io accompagno questa poveretta di là (accennando a Giorgette, poi rivolgendosi a Vassilj) Per il momento la voglioabbozzare qua, ma tu tornerai da me strisciando in ginocchio, te lo dico io, e anche presto … (poi, beffardamente) lo so come vanno a finire queste cose.

(Loraine e Giorgette escono da CAMERE)

VASSILJ: (rivolgendosi ad Aristide) Io invece vorrei sapere dove è andata a finire la Jessica … sempre per proteggerla eh.

(Vassilj si riprende la giacca ed esce da INGRESSO correndo)

(Aristide e Vincenzo commentano parlottando gli ultimi avvenimenti)

JAVERT: (in interlocuzione appartata con Flambeau, Planchet e Grognard) Il mio fiuto di segugio mi dice che qui ci nascondonoqualcosa, ora faremo finta di andare via e invece rimarremo nei paraggi pronti a intervenire. Planchet, lei si apposterà nella guardiola del portiere, Grognard, lei sorveglierà l’ingresso del palazzo sul retro, io invece rimarrò acquattato nella tromba delle scale, pronto a intervenire se si dovesse fare vivo un loro complice. FLAMBEAU: E io ?

JAVERT: Lei … (stizzito) lei vada a recuperare la macchina (poi, rivolgendosi a tutti) Signori, il nostro compito qui è terminato, togliamoil disturbo (ammiccando verso Planchet e Grognard).

ARISTIDE: Oh finalmente … senza offesa eh (mette i poliziotti alla porta)

(Aristide, Javert, Flambeau, Planchet e Grognard escono da INGRESSO)

(Aristide rientra da INGRESSO)

(Rebecca, Marguerite e Loraine entrano da CAMERE)

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REBECCA: Sono andati via,vieni Marguerite vieni, è il momento di parlare con tuo padre.

ARISTIDE: (rivolgendosi verso INGRESSO) Carogna, imbecille, pagliaccio (facendo il verso a Javert) “io sono il capitano Philippe Javert”, solo chiacchiere e distintivo, chiacchiere e distintivo.

LORAINE: Aristide (cercando di interromperlo) bisogna che tu ascolti questa povera figliola.

REBECCA: Aristide, ti prego, ascolta cosa ha da dirti Marguerite, ne va della sua felicità

(Marguerite si approssima ad Aristide con fare implorante)

ARISTIDE: (manifesta grande nervosismo, è sul punto di esplodere ma sembra contenersi, si avvicina a Marguerite) Dimmi cara dimmi …MARGUERITE: (speranzosa) Babbo, io volevo dirti che …

ARISTIDE: (non si contiene, si gira nuovamente infuriato verso INGRESSO) Ma tu guarda se un ignorante a bestia di questa manieracome quello deve venire a casa mia ad insultarmi, il capitano Philippe Javert un par di zeri, c’ha il garbo di un ciuco che beve a boccia, ‘sto buffone ‘mbecille …

MARGUERITE: Oh babbo … (affranta in lacrime si rifugia tra le braccia di Rebecca)

ARISTIDE: Mi perseguita, mi vuole vedere morto, anzi in galera, che è peggio, ma potessi averlo tra le mani da pari a pari come dico io … gli strapperei il cuore …

MARGUERITE: (in crisi di pianto e convulsioni, si rivolge a Loraine) Zia, ti prego digli qualcosa tu …

LORAINE: Aristide, calmati, per favore, ascolta la povera Marguerite ! ARISTIDE: (irrefrenabile) Gliela ammazzerei tutta la famiglia, il padre, la madre, i fratelli, le sorelle … e anche la moglie …

MARGUERITE:     (scostandosi        da   Rebecca,    tra   i  singhiozzi    ma   con   voce

ferma) Non è sposato.

ARISTIDE: E tu che ne sai.

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REBECCA: (per recuperare la situazione) Perché … perché non porta la fede al dito, e poi è così giovane.

ARISTIDE: Ah, e allora sarà fidanzato … con una po’era zoppa, te lo dico io, che lo farà certamente becco, almeno due volte al giorno. MARGUERITE: (con nuova crisi di pianto, torna a rifugiarsi tra le braccia di Rebecca) Oh babbo …

ARISTIDE: Che li troncherei tutti e due, lui la su’ donna, così non fanno in tempo a mettere al mondo figlioli !

(esaurito lo sfogo collerico, Aristide si avvicina a Marguerite, sempre tra le braccia di Rebecca)

ARISTIDE: (con tono di voce completamente diverso, ora pacato, persuasivo e suadente, si rivolge a Marguerite che gli volta le spalle)Marguerite, tesoro, che cosa volevi dirmi, tu lo sai che al tuo babbo tu puoi dire tutto e il tuo babbo farebbe tutto per te.

LORAINE: Su Marguerite, prova a parlare con il tuo babbo, vedrai che tutto di aggiusta.

(Marguerite, scostandosi da Rebecca e girandosi verso Aristide, fissa Aristide per un momento, poi scoppia di nuovo a piangere e torna tra le braccia di Rebecca)

ARISTIDE: (meravigliato) Oh icchè le ho detto ?

LORAINE: Te non capisci nulla.

REBECCA: (cercando di consolare Marguerite) Te sei più grullo di un grullo ingrullito (poi, rivolgendosi a Marguerite e Loraine) Via, andiamo di là, l’avevo detto che con quest’uomo non si può ragionare.

(Rebecca, Marguerite e Loraine escono da CAMERE)

ARISTIDE: (stupito) Oh, hanno fatto tutto loro eh.

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VINCENZO: Davvero, po’ere donne, alle volte un si capisce icchè gli frulla ‘ni capo.

(suonano alla porta)

VINCENZO: E ora chi è ?

ARISTIDE: Vai ad aprire.

(Vincenzo esce da INGRESSO e rientra con Armand)

ARMAND: (turbato) Signor Lecombe, è successa una cosa … una cosa gravissima … Colette, Colette non c’è più, è sparita … ARISTIDE: Colette ? Come “è sparita” ?

ARMAND: Signor Lecombe, lei lo sa che Colette faceva la fortuna del night club … ho paura che l’abbiano rapita.

VINCENZO: Rapita ? Colette ? Ecco vedi, qua ci vorrebbe la polizia, quando serve non c’è mai.

JAVERT: (da fuori campo) Aprite, polizia, aprite o sfondiamo la porta ! ARISTIDE: Un’altra volta. (poi, rivolto a Vincenzo) Oh, ma tante le volte ti stessi un po’ zitto tu.

Fine primo atto _ SIPARIO

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2° ATTO

Antonio Pagano


2° ATTO

Scenografia

Interno di un night club con:

Sullo sfondo, una scritta luminosa “Night club Bouclè Blonde”

Tavolini (n. 3) con tovaglie che arrivano fino a terra e sedie

Banco bar

Pianoforte

Su una quinta laterale una scritta “Camerini etoiles” con stella n. 3 varchi: INGRESSO, RETRO e CAMERINI

Brutta s to ria a l “Bouc lè B londe ” _ 2° A TTO : s cenog rafia _ Ant onio Pagano

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2° ATTO

(Vassilj e Jessica entrano da INGRESSO; la scena è al buio)

JESSICA: Ma dov’è l’interruttore della luce (accende la luce) Oh, Vassilj, sei stato davvero gentile ad accompagnarmi fin qui.

VASSILJ: Nulla, nulla … e poi dovevo farmi perdonare per la mia irruenza di prima … sai, l’armadio era così stretto, non ci si stava, magari qui c’è un posticino più comodo.

JESSICA: Ma no (civettando) ora devo andare, devo prepararmi per lo spettacolo di questa sera, devo riscaldarmi …

VASSILJ: E ci sono qua io no, non per nulla mi chiamavano “il termosifone della steppa”.

JESSICA: Ma cosa hai capito, devo riscaldare la voce, fare dei vocalizzi.

VASSILJ: Ah …

JESSICA: Magari tu potresti spos…

VASSILJ: E no eh, sposarti non se ne parla proprio, diventerebbe routine.

JESSICA:     Ma    cosa     hai     capito,      volevo     dire     “spostarmi”      alcuni

appuntamenti che avevo per oggi e che sono saltati … con la sarta, con

la visagista.

VASSILJ: Ah …

JESSICA: Ora devo proprio scappare nel mio camerino, ho fatto così tardi oggi …

VASSILJ: Beh, se proprio devi scappare.

JESSICA: Via giù, sarà per un’altra volta (bacia Vassilj sulla fronte) io sono sempre così impegnata.

VASSILJ: Pensavo di ottenere qualcosa di più.

JESSICA: Ottenere, ottenere … e son parole grosse … e poi, cosa ne direbbe la tua fidanzata Loraine ?

VASSILJ: Eh, ne direbbe, ne direbbe, hai voglia quante ne direbbe … (sornione) sempre se saprebbe, se invece non saprebbe allora non direbbe. Conosci il proverbio: occhio che non vede …

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JESSICA: … cuore che non duole, lo conosco, lo conosco, ma vedi quello

èun proverbio che avete inventato voi uomini. Noi donne invece diciamo: occhio che non vede … denari sprecati in lingerie !

VASSILJ: Simpatico, non lo conoscevo, ma non si addice a me che ho tutti e due gli occhi buoni.

JESSICA: Quante cose non conosci di noi donne, bastassero gli sguardi degli uomini per farci felici !

VASSILJ: E allora, oltre ai miei sguardi (tono di complicità) di cosa altro hai bisogno per gioire ?

JESSICA: Mi piacerebbe che tu lasciassi Loraine per me ! (sorriso tentatore) Nell’intimo di tutte noi donne c’è un desiderio che ciaccomuna, una sensazione che si deve vivere almeno una volta nella vita, un traguardo a cui aspira ogni donna: farne crepare almeno un’altra !

(sirena bitonale della polizia con alto volume)

VASSILJ: La polizia, un’altra volta …

JESSICA: Presto, mi devo nascondere di nuovo … (si guarda intorno) … nel mio camerino …

VASSILJ: Si, nel camerino c’è più spazio che nell’armadio, nascondiamoci … insieme.

JESSICA: Insieme, insieme … e son parole grosse (poi lo afferra per l’orecchio e lo trascina via verso i camerini) via giù, al massimo sicompiccia qualcosa, intanto qui spegniamo la luce (spegne la luce).

(Vassilj e Jessica escono da CAMERINI)

(nel buio della scena, da fuori campo, la voce di Colette)

COLETTE: (nel buio del night) Mio dio la polizia, sono perduta, e ora dove mi nascondo, dove mi nascondo ?

JAVERT: (da fuori campo) Aprite, polizia, aprite o sfondiamo la porta !

(Ivonne entra da RETRO, con soprabito e borsetta, accende la luce)

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IVONNE: (dirigendosi verso INGRESSO) Arrivo, arrivo, quanta furia, e che sarà mai, proprio adesso che stavo tornando a casa.

(Ivonne esce da INGRESSO)

(Javert, Flambeau, Planchet, Grognard e Ivonne entrano da INGRESSO)

FLAMBEAU: Eccola, l’abbiamo trovata, è lei, la spogliarellista Colette. IVONNE: Ma voi siete matti, io non sono Colette, io sono Ivonne Plissè, la guardarobiera del night.

FLAMBEAU: Ah, allora è lei che ha rapito Colette (rivolgendosi a Planchet e Grognard) arrestatela.

(Planchet e Grognard afferrano Ivonne per le braccia

mentre Javert manifesta dissenso)

IVONNE: Io non so nulla di questa storia (disperandosi) lasciatemi, lasciatemi.

FLAMBEAU: Ah non sa nulla eh (sorriso di complicità verso Javert cercandone il consenso) dicono tutti così ma quando vengono messisotto pressione dalla squadra speciale della Suretè Nationale … crollano (poi, rivolgendosi a Planchet e Grognard) Mettetela a sedere, e vedremo se non confesserà tutto.

(Planchet e Grognard mettono a sedere Ivonne affianco ad un  tavolino, dove Ivonne appoggia la borsetta )

IVONNE: (sconvolta e disperata) Ma confessare cosa ?

JAVERT: Tenente Flambeau (lo prende da parte e gli parla in modo persuasivo) non è così che si conduce un interrogatorio.FLAMBEAU: Ah no … ma io la volevo torchiare, farla cantare.

JAVERT: Si, appunto, ottenere informazioni, quello è il fine ultimo, ma non così (indicando Ivonne) Non vede che è in preda a isterie, non è presente a sé stessa, non è reattiva …

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FLAMBEAU: Ehh … (espressione ebete)

JAVERT: Ecco (sarcastico, indicando lo stesso Flambeau) … bisogna essere reattivi.

FLAMBEAU: Ehh … (ancora espressione ebete)

JAVERT: Dicevo, lei deve cambiare i toni dell’interrogatorio, deve essere più accattivante …

FLAMBEAU: Si, bene, un interrogatorio ancora più “a cattivo”, un “a cattivo” e mezzo quasi due, proprio quello che volevo fare io.

JAVERT: Ma no, accattivante nel senso di mellifluo … insomma lei deve fidelizzare la guardarobiera, in tal modo potremmo spuntare qualche dritta interessante. Insomma, ci vuole acume nel condurre un interrogatorio.

FLAMBEAU: (dubbioso) Accattivante, mellifluo, fidelizzare, spuntare le dritte, acume … ecco, ma che devo fare tutto in giornata ? JAVERT: (stizzito) Lasci fare a me !

(Javert, in piedi, si pone su un lato di Ivonne seduta mentre Flambeau, Planchet e Grognard, uno dietro l’altro in diagonale, si mettono sull’altro lato)

JAVERT: (prima di rivolgersi a Ivonne scambia sguardi di complicità do gli altri poliziotti) Allora, cara la nostra Ivonne, è inutile negare,sappiamo già tutto e siamo qui per aiutarla. Forza, si faccia coraggio, si liberi del peso che porta dentro di sé, inutile fingere per coprire situazioni e persone che …

IVONNE: (smarrita) Cosa … cosa sapete voi, cosa sapete di me ?

JAVERT: (sorriso di compiacimento rivolto agli altri poliziotti) Tutto, sappiamo tutto, deve solo dirci fino a che punto è coinvolto Aristide Lecombe.

IVONNE: (scoppia a piangere disperata) Oh povera me, povera me, una vita infelice, senza mai potermi confidare con nessuno (poi, tra i singhiozzi) Aristide Lecombe è mio padre e lui non ha mai saputoniente.

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JAVERT: (stupito e preoccupato) Suo padre … ma non è possibile … io conosco la famiglia Lecombe.

IVONNE: Aristide conobbe mia madre in modo fuggevole, occasionale …

JAVERT: Ma chi era sua madre ?

IVONNE: Era una delle tante che passeggiavano sui boulevard …

JAVERT: (sollevato, rivolgendosi a Flambeau) Ah, era una passeggiatrice.

FLAMBEAU: (riferendo a mezza voce a Planchet) Una passeggiatrice.

PLANCHET: (riferendo a mezza voce a Grognard) Una passeggiatrice. GROGNARD: (replicando a mezza voce a Planchet) Una passeggiatrice … cioè, una bagascia.

PLANCHET: (riferendo a mezza voce a Flambeau) Una bagascia. FLAMBEAU: (di rimando a Javert, con affermazione stentorea) Una bagascia.

IVONNE: (si era calmata per effetto dello sfogo liberatorio della confessione, ora riprende a piangere disperatamente) Oh la mi’ poeramamma … disgraziata della mi’ mamma … inguaiata e abbandonata gravida in mezzo a una strada …

FLAMBEAU:    (cercando        di   riparare    alla    gaffe,    rivolgendosi     a   Javert)

Insomma, è figlia di Aristide Lecombe, ma figlia illegittima.

JAVERT: Figlia … naturale.

FLAMBEAU: Scusi Capitano, non è che poi fosse così scontato che la guardarobiera è figlia di Lecombe.

JAVERT: Infatti, chi ha detto che era scontato …

FLAMBEAU: Lo ha detto proprio lei.

JAVERT: Io ?

FLAMBEAU: Si, mentre invece non era affatto naturale capire che è figlia di Lecombe.

JAVERT: (spazientito) Ma io dicevo “naturale” nel senso di “illegittima”, cioè “figlia naturale”, non “naturale che è figlia”, ignorante di un tenante … ehh ignorente di un tenente … ignorante di un tenente !

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FLAMBEAU:  (rivolgendosi  a  Ivonne  in  un  crescendo  d’ira)  Ha  visto,  ha

visto  che  succede  a  nascondere  la  verità.  Confessi,  lei  ha  partecipato

alla rapina al supermercato, poi ha rapito Colette e poi ha anche fatto

arrabbiare     il   Capitano    (scuote       Ivonne    afferrandola      per   le   spalle       e

urlando) Confessi, confessi …

JAVERT: Basta così, tenente !

FLAMBEAU: (continuando a scuotere Ivonne e sollevandola dalla sedia) La verità, fuori la verità.

IVONNE: (sempre piangendo) Io non so niente, lasciatemi in pace. JAVERT: (con piglio deciso e autoritario) Le ho detto di lasciarla stare, tenente.

(Flambeau lascia Ivonne e si gira di spalle, mentre Ivonne,  che rimane in piedi, continua a piangere con il volto tra le mani)

(Javert, non visto da Flambeau che gli volge le spalle, si avvicina a Ivonne, le porge un fazzoletto, poi si gira verso Flambeau che è sempre rimasto di spalle)

JAVERT: (con tono di rimprovero) Tenente !

FLAMBEAU: (si gira di scatto, pensando di ritrovare Ivonne, e invece afferra per il bavero Javert e gli urla in faccia) La verità, fuori laverità.

JAVERT: (cercando di liberarsi dalla presa di Flambeau) Tenente, ma che fa?

FLAMBEAU: Oh mi scusi capitano, l’avevo presa per …

JAVERT: E me ne sono accorto si che mi aveva preso … e stia attento tenonto … ehh stia attente tenente … cioè stia più attento tenente. IVONNE: (supplicando Javert che le dà le spalle) Capitano, la prego mi aiuti lei, non ne posso più di questa tortura, io non ho fatto niente, io non so niente.

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(Javert si gira verso Ivonne e lei si abbandona sul suo petto singhiozzando mentre Javert la abbraccia per consolarla)

(Marguerite entra da INGRESSO senza essere vista dai poliziotti che seguono la scena Javert-Ivonne)

JAVERT: Via Ivonne, non faccia così, ci sono qua io, si fidi di me, vedrà che tutto si aggiusta …

MARGUERITE: (irata, perché ha assistito alla scena dell’abbraccio) Philippe, chi è quella donna ?

(Javert allontana bruscamente Ivonne che, accasciandosi sulla sedia, scoppia di nuovo a piangere con il volto tra le mani)

FLAMBEAU: (rispondendo a Marguerite e indicando Ivonne) E’ la figlia di Aristide Lecombe !

MARGUERITE: (indignata) Cosa ? Sono io la figlia di Aristide Lecombe. FLAMBEAU: Lei ? (rivolgendosi a Javert come per cercare conferma di quanto ha capito) La figlia di Lecombe ?JAVERT: Naturale !

FLAMBEAU: (sbigottito) Un’altra ?

JAVERT: (rivolgendosi a Marguerite) Marguerite, non è come sembra, io stavo solo interrogando questa signora e …

MARGUERITE: (con voce rotta dalla rabbia) Ah si, la stavi interrogando o la stavi perquisendo … mascalzone.

JAVERT: Marguerite, tu non puoi dubitare di me (si avvicina a Marguerite per spiegarsi).

(Javert e Marguerite in colloquio appartato, in cui Javert è in difficoltà perché Marguerite non mostra di accettare le sue giustificazioni)

(Virginie entra da INGRESSO)

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VIRGINIE: (entra trafelata, vede Ivonne e corre subito ad abbracciarla) Mamma, oh mamma, non tornavi più a casa, mi sono tanto preoccupata, ho anche chiamato il babbo, poi sono corsa a cercarti, pensavo che ti fosse successo qualcosa (poi, indicando i poliziotti) Ma che vogliono questi “signori” da te ?

IVONNE: Oh Virginie, figlia mia, che sollievo vederti, sapessi cosa ho passato.

FLAMBEAU: (rivolgendosi a Virginie) E lei ora chi sarebbe ?

VIRGINIE: (stizzita) E’ difficile capirlo ? Io sono la figlia.

FLAMBEAU: (tardo a capire) Ma la figlia di chi ?

IVONNE: (irata) Mia figlia … e di chi sennò … è naturale.

FLAMBEAU:  Anche  lei  !  (rivolgendosi  a  Planchet  e  Grognard)  Oh,  tale

madre tale figlia. Ma questa è una famiglia scombinata assai, ma questi

non tengono amore di casa, e dove abitano, sul pianerottolo …

IVONNE: Ma cosa ha capito, villano, io dicevo “naturale” nel senso che è

chiaro che lei è mia figlia, non nel senso che lei è figlia naturale.

FLAMBEAU: (annuisce con aria stralunata ma non del tutto convinto) Ah,

ora ho capito.

(Bernard entra da INGRESSO)

BERNARD: (entra di corsa) Ivonne, Virginie (le abbraccia entrambe, poi si guarda intorno) cosa sta succedendo ? (riferendosi alla presenza della polizia)

FLAMBEAU: (rivolgendosi a Bernard) E lei chi è ?

BERNARD: Io sono suo marito.

FLAMBEAU: (appoggia una mano sulla spalla di Virginie) Oh, complimenti, finalmente, e speriamo che almeno alla terza generazione si aggiustano le cose e si costruisce una famiglia normale, ve lo dico con tutto il cuore.

BERNARD: Ma che terza generazione, io sono il marito di Ivonne e il padre di Virginie.

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FLAMBEAU: (prende sotto braccio Bernard, lo stacca da Ivonne e Virginie e gli parla da parte) Ne è proprio sicuro ?BERNARD: (urlando) Si !

FLAMBEAU: Non si agiti … solo un consiglio, se magari la prossima volta si sceglie una situazione un po’ meno confusa.

(intanto Javert e Marguerite si sono riconciliati, anche perché Marguerite ha assistito al quadretto della famiglia Plissè)(Javert lascia Marguerite che si è rassicurata e si rivolge a Flambeau)

JAVERT: (rivolgendosi a Flambeau) E la pianti tenante … ehh le pienti tenenti … cioè la pianti tenente … e poi è inutile, il mio istinto di segugio mi dice che la nostra Ivonne è sincera (sorriso rassicurante verso Marguerite e Ivonne), non ha niente a che vedere con il rapimentodella spogliarellista Colette (poi, rivolgendosi a Ivonne) però può aiutarci … perché come guardarobiera potrebbe aver notato qualcosa di notevole, qualcosa che sia degno di nota, qualcosa di notabile.

FLAMBEAU: (prende penna e taccuino) Io faccio del mio meglio, ma se qua ci vuole un notaio … poi non se la rifaccia con me, eh.

(Ivonne alza lo sguardo fiduciosa)

VIRGINIE: Mamma, non aver paura, se sai qualcosa dillo.

BERNARD: Su Ivonne, avanti.

JAVERT: Su avonti Ivonni … ehh avanti Ivanni … cioè avanti Ivonne. IVONNE: Beh, in effetti … proprio ieri sera, mettendo in ordine il guardaroba dopo la chiusura del night ho trovato questo (estrae dalla tasca del soprabito e porge a Flambeau un depliant turistico) e contavodi chiedere di chi fosse per restituirlo.

FLAMBEAU: (esaminando il depliant) Un depliant turistico del Messico, c’è anche una località sottolineata (porge il depliant a Javert) JAVERT: (guardando il depliant, con tono enigmatico) Acapulco !

FLAMBEAU: Ah capitano.

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JAVERT: Sono un indizio ma non basta, non basta … (rivolgendosi a Planchet e Grognard) Planchet, Grognard, perquisite il retro del locale,frugate dappertutto.

(Planchet e Grognard esono da RETRO)

JAVERT: (rivolgendosi ai Plissè) E voi, signori Plissè, siete liberi di andare.

BERNARD: Grazie capitano, era ora.

FLAMBEAU:    (appartandosi          con    Bernard)        Senta,    non   è   che    potrebbe

spiegarmi meglio con calma, dopo, la faccenda delle figlie illegittime di

Aristide Lecombe ? Se prima di andar via magari mi lascia il numero di

telefono così poi la chiamo …

BERNARD: Naturale, 16 – 22 …

VIRGINIE: (interrompendo Bernard e tirandolo via) Babbo andiamo a casa, è tardi e la mamma è stanca, ha avuto una giornata terribile.

(Bernard si stacca da Flambeau,

che rimane frastornato    e fa una faccia incredula)

(Ivonne, Virginie e Bernard escono da INGRESSO salutando i presenti)

FLAMBEAU: (rivolgendosi a Javert) Certo che questo Lecombe si dava da fare eh, mi stava dicendo quel tale che …

(Rebecca e Loraine entrano da INGRESSO)

REBECCA: (si dirige verso Marguerite) Marguerite, sei scappata via senza dirmi nulla, mi hai fatta preoccupare (raggiunge Marguerite).

LORAINE: Davvero (rivolgendosi a Marguerite), per fortuna ho immaginato che tu fossi venuta qui per incontrare Philippe lontano dagli occhi di tuo padre.

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FLAMBEAU: Ma insomma, qui è in corso un’operazione di polizia, non si può entrare come se nulla fosse. Bisogna qualificarsi, identificarsi. (rivolgendosi a Loraine) Tanto per cominciare, lei (sarcasticamente) l’ho già vista in casa Lecombe ma non ho ancora avuto il piacere … LORAINE: (risponde stizzita) Sono Loraine Lecombe, sorella di Aristide Lecombe.

FLAMBEAU: (rivolgendosi a Rebecca, che si trova vicino a Marguerite) E lei chi è ?

REBECCA: (tenendo le mani a Marguerite) Sono sua madre.

FLAMBEAU:    (rivolgendosi         a   Rebecca)        La   madre    di   Lecombe    ?   (poi,

rivolgendosi a Javert) Ammazza la vecchia com’è arzilla. (poi, di nuovo

verso  Rebecca) Ma  lo  sa  signora che  suo figlio è proprio un trapano …

non  se  ne  lascia  scappare  una  …  però  eh,  tutte  bagasce  …  pare  che

abbia    sparso     per    il    mondo    dalle     16    alle     22    figlie     naturali     …

probabilmente bagasce pure loro.

REBECCA: Ma come si permette !

FLAMBEAU: Non si scaldi tanto, che dopo tutto una mamma dovrebbe essere contenta di avere un figliolo così attivo … oh, l’importante è che non lo venga a sapere la moglie di Lecombe … sempre che non sia una bagascia pure lei (al termine del discorso, con sufficienza, Flambeau si mette un dito nel naso per scarocchiare).REBECCA: Mah … è inaudito

FLAMBEAU: (si guarda il dito con attenzione) Sarà anche come dice lei, ma se permette questo è un dito e non un inaudito, eppoi sia il dito che il naso sono miei e ci faccio quello che voglio.

JAVERT: Tenente, stia zitto ! Vada … vada a controllare se ha messo il bloccasterzo alla macchina.

FLAMBEAU: Oh porca … non l’ho messo, me ne sono dimenticato, provvedo subito.

(Flambeau esce da INGRESSO)

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JAVERT: (rivolgendosi a Rebecca) Lasci perdere signora Rebecca, il tenente non sa quello che dice, lo scusi, e soprattutto non guastiamo questo momento.

MARGUERITE: Si, mamma, io e Philippe abbiamo deciso di uscire dalla clandestinità, il nostro è un amore pulito, non abbiamo nulla di cui vergognarci … e il babbo dovrà rassegnarsi.

(Aristide entra da INGRESSO) (i presenti non si accorgono del suo ingresso perché sono presi dal duetto tra Marguerite e Javert)

MARGUERITE: (si avvicina a Javert, gli prende le mani, i due si guardano intensamente) Philippe, mon cher, je t’aime ca non plus, et toi ?JAVERT: Marguerite, bien sur ca je t’aime, je t’aime beaucoup, mon cheri.

ARISTIDE: (ha assistito alla scena con un crescendo di rabbia e stupore) Oh questa proprio mi mancava (afferra per il braccio Marguerire e la strappa bruscamente a Javert), tutto potevo pensare, meno che questosgorbio mi ciancicasse la figliola. Ora intendo perché ce l’avevo sempre tra i piedi.

(Marguerite scoppia a piangere e si rifugia tra le braccia di Rebecca)

JAVERT: Monsieur Lecombe, le mie intenzioni sono serie.

ARISTIDE: Oh coso, te non hai capito. Io mia figlia non te la darei neanche se fosse orba, sciancata, tronca e mentecatta, piuttosto la do alle monache, la lascio dietro il portone degli Innocenti, ma a te proprio non te la do.

LORAINE: Aristide, ragiona, pensa alla felicità di Marguerite, i ragazzi si amano.

ARISTIDE: I ragazzi ? La mi’ figliola è una ragazza ma quel babbeo è solo uno spiantato senza arte ne parte, è uno che ha bisogno di impicciarsi degli affari degli altri per portare a casa uno stipendiuccio.

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JAVERT: Monsieur Lecombe, io non le permetto di usare questi termini quando parla con un ufficiale della Suretè Nationale, le ricordo che … ARISTIDE: (rivolgendosi a Rebecca e Loraine) E voi due, brutte streghe assassine, gli reggevate pure il moccolo a questo carognone che mi brancicava la figliola …

LORAINE: Aristide, ora esageri, questi ragazzi non facevano nulla di male.

(Ivonne entra da INGRESSO)

IVONNE: (rivolgendosi a tutti con un sorriso di circostanza) Scusate, avevo dimenticato la borsetta …

ARISTIDE: (continuando lo sfogo) E so assai io che facevano, me lo dovreste dire voi che facevano (sempre rivolto a Rebecca e Loraine), che ci vuol poco al giorno d’oggi ad inguaiare una figliola e poi abbandonarla gravida in mezzo a una strada.

IVONNE: (smarrita, scoppia a piangere) Oh la mi’ mamma … la mi’ poera mamma … disgraziata della mi’ poera mamma … (afferra la borsetta e fugge via)

(Ivonne esce da INGRESSO)

ARISTIDE: (indicando Ivonne che sta uscendo) Ecco, lo vedete, quella sarà una di quelle, che qualche farabutto prima gli ha ingravidato la mamma e poi dopo è sparito dalla circolazione. Tolto me non ce n’è più di galantuomini a giro … e ve lo dico io.

JAVERT: Monsieur Lecombe, in ogni caso, io non sarei mai venuto meno ai miei doveri !

ARISTIDE: Si eh, i doveri (poi, rabbonendosi improvvisamente, trae da parte Javert). I doveri ? A proposito di doveri, oh coso come ti chiami,stammi un po’ a sentire. Se io, Aristide Lecombe, facciamo il caso che ti confessi di essere io, Aristide Lecombe, il capo del racket dei pensionati dei fontanelli pubblici e sempre io, Aristide Lecombe, il capo

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del contrabbando dell’aria compressa per gonfiare le ruote delle biciclette, te, icchè tu faresti ?

JAVERT: (solenne) Mon dieux, nella mia qualità di ufficiale della Suretè Nationale al servizio della Francia non avrei alcun dubbio, la arresterei immediatamente.

ARISTIDE: E se invece che come “ufficiale della Suretè Nationale” tu ragionassi come “mio genero” ?

JAVERT: Beh (tentenna e indugia) in tal caso, ecco …

ARISTIDE: (rivolgendosi esultante e ad alta voce a Marguerite) Figli miei, che Dio vi benedica, mai unione fù meglio assortita.

MARGUERITE: (lasciando l’abbraccio consolatorio di Rebecca si lancia ad abbracciare Javert) Oh, Philippe come sono felice, sei riuscito arabbonire mon papà.

LORAINE: (rivolgendosi a Rebecca) Aristide ha fatto un’opera di bene, questi ragazzi sono fatti l’uno per l’altra.

REBECCA: Si, davvero, la nostra Marguerite è in buone mani (poi, rivolgendosi ad Aristide) ma tu cosa gli hai detto … e soprattutto … checosa ti ha indotto a cambiare idea ?

ARISTIDE: Ho fatto semplicemente il mio dovere di padre, ho voluto assicurarmi che il ragazzo avesse ben saldo il senso dell’unità della famiglia.

REBECCA: (dolcemente verso Aristide) Aristide, dopo tanti anni e tanto cinismo da parte tua, riesci ancora a sorprendermi …

ARISTIDE: E io, invece, quando ho sentito come mi rispondeva il capitano, cioè il nostro … coso … come si chiama … Philippe, non mi sono sorpreso affatto.

JAVERT: (lasciando l’abbraccio di Marguerite e rivolgendosi ad Aristide) Signor … ehm, Aristide … papà … devo, cioè dobbiamo ancora risolvere il mistero della sparizione di Colette.

ARISTIDE: Ma, ora non drammatizziamo con questa faccenda …

LORAINE: (inserendosi con veemenza) Non ci vuole poi tanto a capire chi ha rapito Colette. È stata quella smorfiosa di Jessica e l’ha fatto per

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invidia perché una volta sparita Colette sarebbe stata lei l’unica etoile del Bouclè Blonde !

(Jessica entra impetuosamente da CAMERINI) (Jessica si trova nello steso stato in cui era quando usciva dall’armadio nel 1° atto)

JESSICA: (dirigendosi verso Loraine) E no eh, questa no eh, brutta vipera. (poi rivolgendosi a Javert) E’ lei quella invidiosa, perché le ho portato via il fidanzato sotto gli occhi.

LORAINE: Ah si, e si vede come me l’hai portato via, si vede proprio come sta attaccato alle tue gonne. Povera illusa, stai tranquilla, Vassilj tornerà da me strisciando in ginocchio …

JESSICA: (ride sguaiatamente e chiama Vassilj) Ah ah ah Vassilj, piccioncino mio, termosifone della steppa …

(con passo da mannequin si avvicina al varco CAMERINI, infila un braccio nel varco e lo ritira tenendo per orecchio Vassilj che si si trova nello steso stato in cui era quando usciva dall’armadio nel 1° atto)

LORAINE: Vassilj, che ci facevi lì ?

VASSILJ: Stavo … stavo giusto tornando da te strisciando in ginocchio quando … (guardando di sottecchi sia Jessica che Loraine, cercando di salvare capra e cavoli e temendo comunque una reazione a quanto sta per dire) sono inciampato … mi son fatto tanto male (piagnucola) … perfortuna la Jessica mi ha soccorso.

JESSICA: Inciampato, poverino, ma non ti preoccupare, ora ti aiuto io a tenerti in piedi (lo solleva per l’orecchio).

LORAINE: Poverino, lui ? (rivolgendosi a Jessica) Ma io direi povera te Jessica che ti sei è dovuta dare tanta pena per rimettere in piedi un pezzo d’uomo come lui. Lascia che ti aiuti

(Loraine afferra l’altro orecchio di Vassilj e lo tira in su

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mentre scambia uno sguardo di complicità con Jessica)

JESSICA: E speriamo che non si sia rotto una costolina nel cadere … LORAINE: … nel caso, se si fosse rotta una costolina … ce ne rimarrebbero sempre altre ventitrè da rompere noi … JESSICA: … per non parlare delle braccine …

LORAINE: … e delle gambine …

JESSICA: … e delle altre duecento ossicine …

LORAINE: … che possono essere fatte in tanti pezzettini …

(nel corso dello scambio di battute tra Loraine e Jessica, Vassilj è visibilmente sofferente per le tirate di orecchi)(Loraine e Jessica, nel corso dell’ultimo scambio di battute, trascinano Vassilj ed escono con lui da CAMERINI)

VASSILJ: (da fuori campo) Che mi fate ? Che mi fate ? No, ahio, ahio, così mi fate male, ohioi, basta, pietà …

(dai CAMERINI provengono tonfi e le voci di Loraine e Jessica che dicono “porco”, “bugiardo”, “ipocrita”)

REBECCA: (rivolgendosi a Marguerite) Andiamo bambina mia, mi sa che ormai tutto si sia chiarito … in un modo (carezza amorevolmente Marguerite) o nell’altro (si rivolge al varco CAMERINI).

MARGUERITE: (rivolgendosi ad Aristide) Babbo, noi torniamo a casa. (poi, rivolgendosi a Javert) Philippe, come sono contenta, da ora in poi, quando vorrai venire a trovarmi non avrai più bisogno di sfondare la porta (avvicinandosi di più a Javert, in un sussurro) e potrai perquisirmi tutte le volte che vuoi.

(Rebecca e Marguerite escono da INGRESSO)

(Vincenzo e Armand entrano da INGRESSO e si appressano ad Aristide)

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(continuano i lamenti di Vassilj da fuori campo)

VINCENZO: (rivolgendosi ad Aristide) Capo, che succede al povero Vassilj ? (si guarda intorno) Dove sono gli altri due poliziotti ? (poi, rivolgendosi a Javert) Lo state torturando ? Bene, se lo merita.

ARISTIDE: No, gli sbirri sono nel retro e Vassilj le sta buscando a tutta randa dalle donne. Voi, ditemi piuttosto, cosa avete trovato ? VINCENZO: Capo, ho sguinzagliato tutti i nostri amici, stanno controllando tutte le stazioni ferroviarie di Parigi e tutti i bateau mouches della Senna …

ARMAND: … ed io ho passato la voce in tutti i locali notturni. Sono un agente di spettacolo, conosco tutti nel giro, se qualcuno vedesse Colette lo sapremmo di sicuro.

JAVERT: Sacrebleu, ma queste sono attività di indagine e controllo che spettano alla Suretè Nationale.

VINCENZO: Si, campa cavallo, voi statali siete così addormentati, meglio l’iniziativa privata.

JAVERT: Ma l’avete cercata bene in casa sua ? O in casa di qualche parente o amico ?

ARMAND: Parenti, amici, affini, limitrofi e adiacenti fino al terzo grado, abbiamo cercato dappertutto.

JAVERT: E in questo night ? Forse con una perquisizione accurata di questo posto potremmo trovare qualche indizio.

VINCENZO: O coso … a parte che s’è fissato co’ ‘ste perquisizioni … e poi qui c’è poco da perquisire … in tutto sono tre locali: questo, il retro e i camerini. Qui ci siamo noi, sul retro sono andati i suoi uomini e nei camerini … a che so io è in corso un chiarimento.

JAVERT: (diffidente) Potrebbe esserci qualche angolo nascosto. Colette potrebbe essere passata inosservata.

ARISTIDE: Inosservata ? Colette ? Ti assicuro che la osservano tutti, non

èmica una pulce ammaestrata. E sei tardo eh, figlio mio. ARMAND: Bella, bella bella. Formosa, riccioli biondi …

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VINCENZO: … e come si muove sul palco, flessuosa, provocante, e la gente che si accalca, tutte le sere, hanno a fare i cazzotti tutte le sere per farsi largo e poterla vedere.

ARISTIDE: (so gnante) Oh Colette, Colette … che donna, che personalità. JAVERT: Ma una donna così … desiderabile … può essere andata via di sua volontà … chissà dove … e chissà con chi.

ARISTIDE: (d’impe to) Impossibile … cioè … da quando in qua una donna decide di sua volontà ? Ma non diciamo fesserie.

JAVERT: E perché no, cosa la costringeva a fare la spogliarellista ?

ARMAND: O bella, apposta l’ho messa sotto contratto !

(Flambeau rientra da INGRESSO)

FLAMBEAU: (rivolgendosi a Javert) Fatto, ho messo anche il blocca pedale.

JAVERT: (rivolgendosi ad Aristide) Ma la scomparsa di Colette rimane sempre un mistero.

ARISTIDE: No, qua il vero mistero è che ci fai tu ancora tra i corbelli.

T’ho dato apposta la figliola, si, e vattene no.

JAVERT: (rivolgendosi a Flambeau) Tenente, andiamo via, la nostra missione è conclusa, vada a richiamare gli uomini.

FLAMBEAU: (si affaccia a RETRO, urlando) Planchet, Grognard.

(Planchet e Grognard entrano da RETRO sottobraccio a Floriane, discorrendo amabilmente)

FLAMBEAU: (si avventa su Floriane, credendo che i due agenti l’abbiano arrestata) Eccola qui, bravi, l’avete presa, guardi capitano … (afferra Floriane per un braccio e la strattona strappandola ai due agenti che rimangono interdetti) in flagranza di reato …

FLORIANE: Mi lasci, mi lasci, ma lei è pazzo, mi sta facendo male al braccio (strattona il braccio cercando di liberarsi)

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FLAMBEAU: … contrabbando di sigarette, un caso da manuale, colta con le mani nel sacco.

(dopo altri strattoni, Floriane infila un dito in un occhio a Flabeau, poi gli dà un calcio nello stinco, Flambeau dolorante molla la presa)

FLORIANE: Ma che contrabbando, (stizzita) io sono la sigaraia del night, non vede che c’è il bollino del monopolio (indicando i pacchetti), imbecille.

FLAMBEAU: (ancora dolorante e frastornato) Cosa ha detto ?

FLORIANE: Ho detto che la mia attività è perfettamente legale, (glaciale) idiota.

ARISTIDE: Questa ragazza mi piace.

FLAMBEAU: Questa è resistenza a pubblico ufficiale … e sarebbe anche oltraggio, se non fosse che non ho capito cosa ha detto. PLANCHET: Le ha detto “imbecille”.

GROGNARD: Prima, poi dopo l’ha chiamata “idiota”.

FLAMBEAU: (interdetto, poi rivolgendosi agli agenti) Arrestatela, ai ferri, alla Bastiglia.

PLANCHET: (avvicinandosi a Floriane e mettendosi ad un suo lato) Via, tenente, questa mademoiselle …

GROGNARD: … che è una mademoiselle davvero tres joli … (ammiccando) PLANCHET: … le ha detto che questi tabacchi sono di regolare provenienza ed io stesso lo posso testimoniare …

GROGNARD: … anch’io eh, anch’io le confermo che tutte le attività della mademoiselle sono perfettamente legali.

(Planchet e Grognard ammiccano verso Floriane e lei ricambia con sorrisi compiaciuti, poi Floriane afferra entrambi contemporaneamente per il nodo della cravatta e li attira a sé)

FLORIANE: Beh, quasi tutte, magari ne riparliamo.

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JAVERT: (rivolgendosi a Flambeau, Planchet e Grognard) Squadra speciale, via, verso un’altra missione (si apparta con Aristide per accomiatarsi da lui)

PLANCHET: Allora au revoir, mademoiselle …

FLORIANE: Floriane, ma gli amici mi chiamano Florì.

GROGNARD: Floriane, che nome delizioso.

PLANCHET: Mademoiselle Floriane, potremo rivederci ancora ?

GROGNARD: Le nostre strade torneranno a incrociarsi ? Ci dica di sì.

FLORIANE: Chi lo sa, le strade del mondo sono infinite.

PLANCHET: Sì, ma lei ce ne indichi almeno una.

FLORIANE: (schernendosi divertita) Impertinenti ! (poi diventa seria, professionale) Boulevard de le Petit Bocher, dal civico 18 all’incrociocon Place de la Libertè (estrae due biglietti da visita contemporaneamente e li porge a Planchet e Grognard).

PLANCHET: (leggendo sul biglietto) Floriane Lagardere, tutti i giorni, dalle zero due alle zero sei, martedì e venerdì solo su appuntamento, giovedì riposo settimanale.

GROGNARD: (leggendo sul biglietto) Tutti i servizi con tariffe tra otto e ventidue franchi.

FLORIANE: (rivolgendosi a Grognard) Naturalmente OSCAA.

GROGNARD: Veramente io non mi chiamo Oscar.

FLORIANE: (rivolgendosi a Planchet) Ma io parlavo delle tariffe OSCAA. PLANCHET: Neanch’io mi chiamo Oscar, forse ci confonde con qualcun altro (ammicca con Grognard).

FLORIANE: Ma no, cosa avete capito, dicevo delle tariffe, che sono OSCAA: Oltre Sovraprezzi per Condizioni Atmosferiche Avverse (scandendo le parole e contado con le dita). Sapete, l’esercizio della ditta è all’aperto.

PLANCHET: Aahh, allora quelle tariffe potrebbero essere maggiorate …

FLORIANE: E certo … però SCONTO.

GROGNARD: Allora si risparmia qualcosa ?

FLORIANE: Chi ha parlato di risparmio ?

PLANCHET: Proprio lei, ha detto “sconto”.

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FLORIANE: Certo che ho detto SCONTO.

GROGNARD: Eh, l’abbiamo sentita bene allora, ha detto proprio “sconto”.

FLORIANE: Ma no, grullarelli, ho detto SCONTO nel senso di Salvo Condizioni di Offerta e al Netto di Trattenute e Oneri.

JAVERT: (richiamando bruscamente gli agenti) Squadra speciale, in riga.

(Planchet e Grognard fanno un baciamani contemporaneo a Floriane, poi si mettono in fila in modo scoordinato dietro Flambeau)

JAVERT: Squadra, attenti ! Distanza.

(Planchet e Grognard allungano il braccio destro

fino a toccare la spalla di chi precede)

JAVERT: Squadra avanti, marsch, unop due … unop due …

(Flambeau, Planchet e Grognard intonano la Marsigliese)

(Javert esce per ultimo salutando alla visiera)

VINCENZO: Finalmente se ne sono andati (estrae la pistola e giocherella con essa).

ARMAND: Vincenzo, ti si è già detto, un giorno o l’altro ti farai del male con quel gingillo …

FLORIANE: … oppure farai del male a qualcuno.

VINCENZO: Che volete, sono nervoso per la scomparsa di Colette … (rimette la pistola in tasca)

FLORIANE: Tieni, calmati, fuma questi (estrae una scatola di sigari dal suo vassoio).

ARISTIDE: No, quelli no, sono miei, posali subito !

FLORIANE: Eccoli, eccoli (posa la scatola su un tavolino) … e da quando tu fumi i sigari, Aristide ?

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ARISTIDE: Da quando … (in difficoltà) da quando comprai quelle caramelle per la gola.

ARMAND: Le caramelle … icchè centrano con i sigari ?

ARISTIDE: E certo che c’entrano, (sempre più in difficoltà) se prima non mi viene la tosse con i sigari … come faccio a mangiare le caramelle per la gola … parbleu.

ARMAND: Mbah, a me non pare blè per niente (prende fulmineamente la scatola dal tavolino prima che Aristide glielo possa impedire e la apre)

…E questi cosa sono (estrae due biglietti) due biglietti aerei per il Messico, destinazione Acapulco … (poi, rivolgendosi ad Aristide con fare minaccioso) … o raccontamela tutta te !

ARISTIDE: Io … io … si, io e Colette dovevamo fuggire insieme, lontano da tutti, ero geloso, ero stanco degli sguardi rapaci di tutti quegli uomini su di lei … poi è andato tutto storto. Il piano era perfetto: io non potevo rischiare di essere scoperto da mia moglie che mi controlla a vista e mi fruga anche i calzoni e allora avevo comprato i biglietti aerei in gran segreto e li avevo nascosti in quella scatola di sigari che avrei dovuto riprendere io … ma poi ho sbagliato scatola e tutto è andato a monte …

VINCENZO: Capo, te e i tuoi piani. Ma poi sei pazzo, ti sei infatuato di una sculettatrice !

ARMAND: (precisa) Un’artista, prego.

ARISTIDE: Come si fa a non amarla, quei riccioli biondi, quel corpo sinuoso, quella tenerezza …

(da fuori campo, la voce di Colette)

COLETTE: Aristide, è andata via la polizia, posso uscire ?

ARMAND: Chi ha parlato … da dove veniva quella voce … (gira intorno al tavolino centrale sollevando la tovaglia dal lato opposto al pubblico) …Colette … (rivolgendosi agli altri) … è Colette ! (poi rivolgendosi a Colette, ovvero guardando verso il basso sotto il tavolino coperto dalla tovaglia) Colette, che ci fai qui sotto ?

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COLETTE: (da sotto il tavolino, ovvero sempre da fuori campo) Armand, è andata via la polizia ?

(Flambeau entra improvvisamente da INGRESSO)

(Armand istintivamente butta giù la tovaglia del tavolino)

FLAMBEAU: (rivolto a tutti) Oh, mi sono perso le chiavi della macchina, che le ho lasciate qui, che le avete viste ?

FLORIANE: (ignorando Flambeau e rivolgendosi ad Aristide) Aristide, allora sei stato tu a far sparire Colette.

FLAMBEAU: (rivolgendosi ad Aristide) Ah, allora è lei il rapitore, la dichiaro in arresto (avvicinandosi ad Aristide, supera di poco il tavolino centrale).

ARISTIDE: Ma quale rapitore … (fronteggiando Flambeau) ve l’ho detto, io volevo cambiare la mia e la sua vita, volevo che fuggissimo insieme in Messico, perché io la amo … (puntando il dito verso il tavolino davanti al quale, però, si è venuto a trovare Flambeau) ero geloso, e lei sapevatutto, lei era consenziente.

FLAMBEAU: Io ? Aoh, o’ coso … a parte che io questa faccenda della fuga in Messico la sto sentendo adesso … e nel caso lei avrebbe dovuto chiedermelo prima se mi andava bene il Messico, almeno per educazione, e poi … o’ trapano, ma vedi di andare a forare qualche altro buco … perché io sono omo da bosco e non da riviera (rimane nei pressi del tavolino centrale).

VINCENZO: (indicando il tavolino/Flambeau) Beh, se lei era consenziente con Aristide …

FLAMBEAU: E di nuovo … ma chi lo conosce a questo (indicando Aristide)

…a parte che poi io non sono mai stato “conseguente” con nessuno. VINCENZO: Consenziente, ha detto “consenziente”.

ARMAND: Confermo, ha detto “consenziente” … ma non a lei (indicando Flambeau) … a lei (indicando il tavolino, che però si trova sulla traiettoria di Flambeau).

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FLAMBEAU: (girandosi a destra e a sinistra, cercando quel qualcuno che indicava Armand, senza trovarlo) Oh, che la finiamo di ruzzare conquesti giochetti, qua ci sono solo io … e poi è meglio che abbia detto “consenziente”, io quella parola neanche so cosa vuol dire, per cui non posso averlo fatto …

FLORIANE: Io invece lo so, io sono sempre consenziente con tutti … FLAMBEAU: Ora basta, io già capisco poco di mio ma a voi proprio non vi capisco per niente. È tutto di oggi che mi state facendo un capo così con tutte queste storie … poi è chiaro che uno si confonde e perde le chiavi della macchina … ma dove sono finite … (disperandosi) che se non le trovo mi tocca portarmelo in collo il capitano …

(Flambeau esce da INGRESSO)

ARMAND: (torna a sollevare la tovaglia del tavolino centrale dalla parte opposta al pubblico) Colette, la polizia è andata via, puoi uscire (mima di aiutare qualcuno ad uscire da sotto il tavolino).

VINCENZO: (di nuovo giocherellando con la pistola e avvicinandosi al tavolino) Beh, in fin dei conti, tutto è bene ciò che finisce bene. Capo,dovrai fartene una ragione. La cosa importante è che Colette sia sana e salva … (parte un colpo accidentalmente dalla pistola di Vincenzo).

(allo sparo, tutti sobbalzano spaventati mimando di mettersi al riparo)

(Armand d’istinto lascia andare la tovaglia del tavolino)

VINCENZO: Porca miseria, scusate, m’è partito un colpo …

FLORIANE: Ti è partito il cervello, altro che il colpo …

ARMAND: Per fortuna nessuno è rimasto colpito … (torna a sollevare il lembo della tovaglia del tavolino, sempre dal lato opposto al pubblico)Colette, ti sei spaventata ? Oddio no, noo, Colette è stata colpita, è in un lago di sangue !

(al grido di Armand, anche Aristide, Floriane e Vincenzo

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si appressano al tavolino centrale, dal lato opposto al pubblico)

VINCENZO: Oddio cos’ho fatto, non pensavo neanche che sparasse quell’aggeggio.

ARISTIDE: Presto, Floriane, chiama i soccorsi.

FLORIANE: Telefono subito alla Surgerie Generale.

(Floriane esce da RETRO)

(Loraine e Jessica entrano da CAMERINI)

(Loraine e Jessica si appressano al tavolino, dal lato opposto al pubblico)

LORAINE: Che è successo, cos’è stato ?

ARMAND: Colette, è stata colpita da quell’imbranato di Vincenzo.

VINCENZO: Imbranato … sfortunato, non l’ho fatto mica apposta ! JESSICA: Non disperiamo, è ancora viva, se solo i soccorsi arrivassero in tempo.

ARISTIDE: Colette, Colette …

(Floriane rientra da RETRO)

(fischio lungo di una sirena di ambulanza)

FLORIANE: Eccoli, arrivano.

ARMAND: Toglietevi, le manca l’aria, fatela respirare.

(Gerard e Pascal entrano da INGRESSO)

(Gerard porta una valigetta di pronto soccorso, Pascal porta una valigetta con il defibrillatore, entrambi posano le valigette sul tavolino

e le riprenderanno secondo le necessità di scena)

(Gerard e Pascal sono inginocchiati per assistere Colette a terra) (gli altri personaggi, escluso Aristide, fanno da quinta alla scena,

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disponendosi ad arco dietro a Gerard e Pascal e partecipando con gli sguardi all’intervento dei due sanitari)(Aristide, invece, si trova al di qua del tavolino)

(il pubblico non vede il fantoccio di Colette, perché è a terra dall’altra parte del tavolino ed è coperto dalla tovaglia del tavolino)

GERARD: Largo, largo, fate largo …

PASCAL: Presto, laccio emostatico, tampone, liquidi …

GERARD: (aprendo la valigetta di pronto soccorso sullo stesso tavolino ed estraendo da essa il necessario) E’ una brutta ferita … la pallottola èentrata all’altezza della quarta intercostale destra ma per fortuna non

èrimasta dentro, si vede chiaramente il foro di uscita … (mentre Gerard opera su Colette, Pascal estrae una boccia di flebo con annesso tubicino e la porge a Jessica alle sue spalle) Lei, tenga questo.

PASCAL: … aiutateci a spogliarla …

ARISTIDE: No, ancora sguardi di uomini su di lei, basta … non voglio più assistere a queste scene.

(grazie alla copertura data dal tavolino e dai personaggi che sono intorno, dal di sotto del tavolino vengono estratti: un soprabito, un abito

femminile bianco e macchiato di rosso sangue, una sottoveste anch’essa sporca di sangue e scarpe da donna; volta per volta, gli indumenti vengono lanciati oltre il tavolino; oltre agli abiti, vengono lanciati anche un reggiseno, di misura normale, ed una mutandina)

ARISTIDE: (raccoglie il reggiseno e la mutandina, li mostra al pubblico e li adora in modo feticistico portandoli affettuosamente alla sua guancia e sospirando) Colette, oh Colette …

GERARD: E’ stato trapassato un polmone, ha perso molto sangue, rischiamo una crisi cardiaca …

PASCAL: La stiamo perdendo, la stiamo perdendo, presto, il defibrillatore …

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GERARD: (estrae dalla valigetta del defibrillatore i due ferri da stiro che fanno da elettrodi, accosta le piastre dei due ferri) Contatto.PASCAL: (smanettando qualcosa dentro la valigetta del defibrillatore) Applica, pronto alla scarica.

GERARD: (in ginocchio, mima di mettere i due ferri sotto il tavolino, come se applicasse gli elettrodi ad una persona vera) Libera (mima di essere leggermente sbalzato indietro dalla scarica, poi applica di nuovo i due ferri) Libera ancora … ancora …

PASCAL: (con sollievo) Ce l’abbiamo fatta … il battito cardiaco è regolare e stabilizzato.

GERARD: Dobbiamo portarla subito alla Surgerie Generale … presto, la barella.

(Gerard prende la barella da INGRESSO

mentre Pascal richiude le valigette)

(Gerard e Pascal, sempre dietro il tavolino,

caricano il fantoccio di Colette sulla barella e lo coprono con un lenzuolo)

(il gruppo dei soccorritori esce da INGRESSO in questa formazione:

Gerard e Pascal portano la barella, Jessica porta la flebo,

Armand porta le valigette, Loraine tiene la mano al fantoccio di Colette)

LORAINE: (rivolgendosi al fantoccio di Colette, con tono dolce) Colette, coraggio, ce la farai, siamo tutti qui con te.

(Vassilj entra da CAMERINI)

(Vassilj è pesto, con camicia e pantaloni strappati,

zoppica, un braccio appeso al collo e si lamenta)

VASSILJ: Che potete darmi un passaggio per andare in ospedale, son mezzo rotto e mezzo tronco.

LORAINE: (rivolgendosi a Vassilj in tono duro) Te ci puoi arrivare anche a piedi all’ospedale, anzi, strisciando in ginocchio … JESSICA: … e vedi di non inciampare di nuovo.

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(Loraine, Jessica, Armand, Gerard e Pascal escono da INGRESSO)

(fischio della sirena dell’ambulanza in allontanamento)

VASSILJ: (rivolgendosi a Vincenzo) Quante ne ho prese, quante ne ho buscate … a un certo punto non c’ho capito più nulla per quante me ne hanno date … quelle due belve assatanate …

VINCENZO: Oh Vassilj, come se non lo sapessi, le donne sono fatte così, fanno e disfanno a loro piacere …

VASSILJ: Eh, ma nel mio caso hanno esagerato: hanno fatto tanto (mimando le botte che ha preso) e disfatto altrettanto (indicando la propria condizione).

VINCENZO: Via poverino, via … appoggiati a me, ti ci porto io all’ospedale.

(Vassilj e Vincenzo escono da INGRESSO)

(sulla scena sono rimasti Aristide, triste e meditabondo, e Floriane, che gli ronza dietro da un lato all’altro)

FLORIANE: Aristide, ma che ci faceva Colette sotto il tavolino ? ARISTIDE: Eravamo d’accordo di trovarci in aereoporto … io per convincerla a fuggire le avevo mentito, le avevo detto che era ricercata dalla polizia per la rapina al supermercato. Poi non riuscivo a ritrovare i biglietti aerei e ho mancato l’appuntamento … lei evidentemente si deve essere spaventata ed è tornata qui a nascondersi. Ora scoprirà il mio raggiro e l’avrò persa per sempre …

FLORIANE: Aristide, se non ho inteso male, quindi, si sarebbe liberato un posto da spogliarellista.

ARISTIDE: (senza guardarla) Nessuna, nessuna potrà mai prendere il posto di Colette.

FLORIANE: (civettando e cercando di attrarre l’attenzione di Aristide) Magari potrei fare un provino io …

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ARISTIDE: (sti zzito) Ma te l’ho già detto che nessuna (si gira verso Floriane, la guarda bene e assume un tono più accomodante) potràprendere il posto di Colette (poi confronta con uno sguardo il reggiseno di Colette con il seno di Floriane).

FLORIANE: (accortasi del confronto, che la vede vincente) E allora ? ARISTIDE: Dicevo, e ripeto, che nessuna potrà prendere il posto di Colette … nel senso del suo posto, ma icchè c’entra … di posti ce ne sono altri e tu potresti avere un tuo posto, si può sempre provare.

FLORIANE: Allora posso fare un provino … vado subito a cambiarmi … come mi metto, in baby doll o mi vesto da infermiera in guepiere … ARISTIDE: E’ uguale, anche col cappotto e le galosce, basta che poi alla fine rimani tutta gnuda.

FLORIANE: Allora vado, faccio in un attimo.

(Floriane esce da CAMERINI)

(Aristide si accomoda su una sedia con i piedi su un tavolino,

rivolto verso il varco CAMERINI, in attesa dell’uscita di Floriane)

(dal varco CAMERINI spunta una gamba femminile che si muove in modo provocante, lasciando presagire il rientro di Floriane ed il suo spogliarello)

(Aristide ha un sobbalzo, toglie i piedi dal tavolino, si allenta il nodo della cravatta, si guarda intorno, vede di sfuggita il pubblico in sala,

poi si blocca e torna a fissare il pubblico)

ARISTIDE: (verso il pubblico) Embè, e voi, che avete da guardare ? Guardate che avete pagato il biglietto per la commedia, non per lo spogliarello … giratevi eh. Non vi volete girare ? Ah no ? E allora vi accomodo io ! Sipario.

Fine secondo atto _ SIPARIO

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Chiusura

(sul palco, sipario aperto, dopo gli inchini della compagnia al pubblico)

Armand Lescault (si porta in proscenio): Innanzitutto vogliamorassicurarvi sullo stato di Colette: sta bene, è fuori pericolo, si riprenderà, naturalmente non è nella condizione di venirvi a salutare ma è come se fosse qui con noi. Purtroppo il nostro attrezzista ha commesso un errore: ha caricato la pistola con proiettili veri e non a salve, per cui Colette, che è stata effettivamente colpita, ha rischiato davvero grosso. Per favore, un applauso particolare a Colette, una grande artista. Bene, tolto questo incidente, speriamo che vi siate divertiti almeno quanto noi. Eravamo rimasti d’accordo che ci saremmo rivisti a fine commedia per le eventuali spiegazioni. C’è qualcuno che ha domande da fare ? Signora, ancora lei, un’altra volta ? (rivolgendosi verso lo stesso punto della sala dove si era rivolto ad inizio commedia) Come dice ? Vuole sapere di chi èfiglia la figlia di Ivonne ? (pausa, si gira indietro verso tutti gli attori) E allora non si è capito nulla ! Ragazzi, qui ci tocca rifare tutta la commedia daccapo … (tutti gli interpreti in coro: “Noo”) e si farà ! Almeno però … tenente, (rivolgendosi verso il tenente) prima di ricominciare, c’ho un’arsura, una gola secca, per favore mi porti qualcosa da bere.

Tenente Flambeau (si porta in proscenio): Subito Armand, le va bene unabella bottiglia di acqua fresca frizzante ? (si gira e si avvia verso le quinte)

Armand: Naturale !

Tenente Flambeau (si ferma, si gira, torna indietro e si avvicina alCapitano): Scusi Capitano, ma lei ha detto “naturale” perché le va benel’acqua frizzante oppure perché l’acqua la vuole naturale ?

(il Capitano dà una manata al chepì del tenente, che vola via, poi afferra la testa del tenente e cerca di morderla con un ruggito)

SIPARIO

Brutta s to ria a l “Bouc lè B londe ” _ Chiusura _ Ant o nio Pagano

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