Bugheri ‘un deve morire!

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BUGHERI ‘UN DEVE MORIRE!

Commedia in livornese di Anna Maria Vannini

Due atti.

(iscrizione SIAE, sez. DOR. n. 171935)

PERSONAGGI

Nonna Gemma, moglie di Beppe.

Nonno Beppe, marito di Gemma. 

Vasco, cognato di Gemma e Beppe. 

Asmara, figlia di Gemma e Beppe.

Nanni, marito di Asmara. 

Maria, detta la Cocca, vicina di casa. 

Alfonso, secondo “marito” della Cocca. 

Betty, amica di Asmara e della Cocca.

Pasquina, pensionante della Cocca.

I personaggi parlano in livornese.                                            Betty parla come Stanlio e Ollio, Alfonso con accento settentrionale, Pasquina con quello romano.

9 personaggi: 5 donne, 4 uomini.

Sinossi

I personaggi di “Proprio un ber Natale” tornano con tutta la loro simpatia e comicità. A far compagnia ai nostri amici e alle loro avventure c’è una nuova vecchietta: Pasquina, dolce e un po’ naif. Divertenti doppi sensi, parodie di famosi brani musicali e caratterizzazione dei personaggi sono le caratteristiche principali di questa commedia. Anche questa volta si riesce a ridere dei problemi del nostro tempo: le truffe, la passione per il gioco, i giovani in cerca di lavoro, le difficoltà a sbarcare il lunario… Tutto è presentato con ironia e umorismo. Alfonso dove trova tutti quei soldi? Ha finalmente messo la testa a posto? La Cocca riuscirà a rintracciare il suo Bugheri, misteriosamente scomparso nel nulla? Forse la povera bestiola ha fatto una brutta fine! Qualcuno di loro gratterà mai il biglietto vincente? Non mancheranno certamente momenti esilaranti e colpi di scena e tutto si risolverà in un finale divertente e spassoso.




PRIMO ATTO

Soggiorno arredato in modo semplice. Un mobile tipo credenza è appoggiato alla parete di sinistra. Un mobiletto è appoggiato alla parete di destra; davanti due poltrone con tavolino da fumo; la prima quinta di destra è l’uscita per la cucina. La seconda quinta di sinistra è l’uscita per la zona notte. Sul fondo in posizione centrale, la porta d’ingresso; a destra della porta, un mobiletto, a sinistra un attaccapanni. Nonna Gemma è sulla porta di casa, di spalle.

GEMMA – Arrivederlo dottore… e grazie… Mah, ovvia giù, meno male ‘he sto bene, guà ci mancava anche sentissi male, sennò ‘un ce n’è probremi. Dov’è finita la settimana mìstia? Ah, eccotela vì. Allora, dov’ero rimasta? Ecco 7 orizzontale: il più grande lago italiano… finisce con A… cinque lettere… lago… lago… lago… stina!!! Toh! Trovato!(sillabando) S t i n a… Perfetto. Allora, 5 vertiàle: può essere senza fondo…  ehmmm… finisce con: zzo… ehmmmm… ir buzzo di Vasco… ir mi’ ‘ognato! De’ quello ‘un s’empie mai, più mangia e più mangerebbe… (sillabando) B u z z o. Toh, ci va preciso, preciso. Ora guardiamo quest’altro, vai, 9 vertiàle: quando qualcuno è sempre in mezzo si dice che sia come…  de’ La ‘Occa, quella è sempre fra i piedi… se i vicini di ‘asa fossero tutti ‘ome lei e si starebbe mellio der pollo!!! Per l’appunto si sta sullo stesso pianerottolo (sempre sillabando), L a ‘O c c a…no, questo ‘un va bene… troppo ‘orto. 23 orizzontale: pericoloso Al… ehmmm… Al… Al… Alfonzo!!! Se ‘un è perioloso lui… io ‘un so propio la ‘Occa dove l’ha trovato, vagabondo, imbrollione, donnaiolo, ni tocca lavorà come ‘na ciùa per mantenello… allora… chi s’accontenta, gode. Doveva fa, ma la vedova! Bischera … si faceva bastà la pensioncina ‘he n’aveva lasciato ir su’ povero marito e invece… ni tocca andà anche a servizio… allora si diceva… A l f o n z o…  Accidenti, ‘un ci va per un pelo!!! Basta m’è venuto a noia, (mette in tasca gli occhiali) troppo difficili, devano esse’ di vello… come si ‘hiama? Cazzeggiavi! Ecco, lui le fa tutte difficili, quell’antepatio. 

(Entra Beppe dalla porta di casa con Vasco che zoppica vistosamente)

BEPPE – Che cardo ‘he fa oggi… arriva a buio… vieni, vieni… C’è Vasco.

VASCO – Bella la mi ‘ognata!!!

GEMMA – Quand’ero bella ‘un mi ‘onoscevi!

VASCO – ‘Un sono anco arrivati i villeggianti?

BEPPE – Devano arrivà a momenti. (Vasco si mette a sbirciare il giornale che Beppe ha appena cominciato a leggere seduto in poltrona)

GEMMA – Ti fanno male i denti?

BEPPE – Arrivano fra poìnoooo!!!

GEMMA – Fra poìno ‘osa?

BEPPE – Fra poìno arriva la tu’ filliola Asmara, cor su’ marito e la bimba.

GEMMA – Ah, vesto lo so!

VASCO – Già che m’è venuto a mente, Teresa ti manda quer campione per l’uncinetto.

GEMMA – Brava la mi’ sorella, lo sapevo ‘he ‘un se ne sarebbe scordata, vollio fa’ una sorpresa alla bimba. Ni vollio fa’ un bello scialle. A Giada ni garbano tanto… (guarda il campione) ‘un mi pare difficile.

VASCO – Teresa dice che è facile, sverto e di figura!

GEMMA – Bene, è quello ‘he ci vole, così se lo mette subito. N’avevo visto uno in vetrina da Betty, bello, eh, ma anche ‘on lo sconto ‘ostava ‘un occhio.

VASCO – Tanto te la regala la robba, lei. Sennò come farebbe a andà in giro tutta ingioiellata?

GEMMA – Invece che in ori, farebbe bene ma a spendisseli per imparà l’italiano, possibile, de’ che dopo tant’anni che ha lasciato l’Inghirterra deve sempre parlà come Stanlio e Ollio?

BEPPE – Mancà ‘un ni mancano davvero. Cià anche ir marito ‘he la foraggia. Tanto anche lui ti guadagna steccolo.

GEMMA – Foraggiasse solo lei! Anche alla su’ segretaria, sai la biondona, e n’ha dato un cinquino!

BEPPE – Bona vella!

VASCO – Bona è bona…

BEPPE – Dicevo… bona quella… se n’è andata all’improvviso, senza nemmeno avvisà.

VASCO – (ridendo) ‘Un n’ha nemmeno dato l’otto giorni!!!

BEPPE – Avrà trovato da far del bene a quarcun altro.

GEMMA – Mellio per Betty così questa vorta in vaànza, ir su’ marito invece della biondona cià portato lei. Una settimana prima che Asmara partisse per le 5 terre, Betty è partita per le Seicelle.

VASCO – Più o meno ner periodo che io so’ andato alle 4 strade ‘on Teresa… a quer bel ristorante…

BEPPE – … e noi s’era tutti ai 3 ponti e ‘un si potiede venì!

VASCO – Già, boia, peccato! Si mangiò per 8!

GEMMA (Guarda il campioncino che ha in mano) – No, ‘un è rotto, ‘un ti preoccupà. Però ‘un mi sembra tanto facile, semmai me lo farò spiegà da Teresa; a Giada ne vollio finì presto, se lo merita povera bimba. Eh, dopo tanto lavorà…

BEPPE – Bel ringraziamento, sì!

GEMMA – Approposito Beppe, oggi sul giornale ci sono l’offerte di lavoro. Guarda un po’ vai.

BEPPE – Un minuto, Gemma, ora ci guardo. Ah, toh, ho preso anche un grattino, dice che è uno novo.

VASCO – … Ovo.

GEMMA – C’è un ovo?

BEPPE – E’ uno novo! Si gratta e si vince di più!

VASCO – Eh, sì di vesti tempi ‘un c’è rimasto altro ‘he grattassi.

BEPPE – ‘Un portà male! ‘Un si sa mai; ( grattando) guardate un po’, seondo voi, s’è vinto quarcosa?

VASCO – … Osa.

GEMMA – Boh, vesto ‘un lo ‘onosco. Aspetta. Ma dove l’ho messi l’occhiali? Ce l’avevo ora. Senti, senza occhiali ‘un ci vedo nulla.

VASCO – Fammi vedè a me. (lo allontana per vederci meglio) A me, mi pare nulla.

BEPPE – Ma anche te, cosa voi vedè senza occhiali!

VASCO – Mi s’è abbassata la vista, è la debolezza, bisogna ‘he mangi quarcosa.

GEMMA – E’ nova! (Ha trovato gli occhiali) Nulla, ‘un s’è vinto nulla, come ar solito.

VASCO – O Gemma, io cosa t’avevo detto? Boia ‘he debolezza, bisogna ‘he mi metti a sedè, (si siede nell’altra poltrona) sennò casco in terra. Ciavete nulla da mette’ sotto i denti?

BEPPE – Sotto la dentiera vorrai di’. Vai in cucina e ti pilli ‘osa ti pare.

GEMMA – ‘Un ni dà retta, prima m’ha telefanato Teresa per dimmi di ‘un danne nulla. Ha già mangiato un bombolone, un maritozzo e un pezzo di ‘astagnaccio. Ni fa male!

VASCO – Le pedate nelli stinchi fanno male.

BEPPE – Sta’ bono, vai tanto fra un po’ arrivano i villeggianti ‘on la spesa.

GEMMA – Oggi seddiovole ‘un c’è bisogno ‘he la ‘Occa ci ‘ompri nulla. Tornano loro.

BEPPE – Ma cosa n’è venuto in mente a quell’artra di lasciacci nelle mani della ‘Occa, de’ ‘un po’ di robba siamo boni a compraccela anche da soli ‘un siamo mia rimbambiti.

VASCO – La ‘onosci la tu’ filliola, no? E’ anziosa.

BEPPE – Se ciaveva l’anzia, ‘un doveva partì, tutti l’anni deve andà via per le ferie. L’artr’anno presero un bunker in un campeggio. Vest’anno ciavevano la scusa dell’amìa ‘he l’ospitava. C’era bisogno d’andà sulla ringhiera ligure? O ir mare ‘un ci s’ha anche noi?

GEMMA – O totterone! Una settimana passa presto. E poi lo sai, sono andati via anche per Giada, poverina era un po’ giù per via del lavoro.

BEPPE – Per la bimba hanno fatto bene, anche se lei aveva pòa vollia d’andà via.

GEMMA – Era giù di morale; per falla ‘ontenta si son portati dietro anche la filliola della ‘Occa, Gina, quella popò di vagabonda.

BEPPE – Comunque tutti l’anni, Nanni, Giada o non Giada, deve partì, qui ‘un si rilassa… ir conte Mascetti!!! E poi vadino via vanto ni pare, ma di ‘osa ha saputo di volecci mette la ‘Occa fra i piedi.  A proposito ‘un è anche passata a vedè se s’era sempre vivi?

GEMMA – Di solito, prima porta giù Bugheri, povera bestia.

VASCO – Com’è brutto quer cane!

GEMMA – Ma è tanto bono.

BEPPE – Te fallo esse’ anche ‘attivo! Ma dove l’ha trovato, su Pandora?

GEMMA – Nella spazzatura, propio lì. Poverino, l’avevano rinchiuso in una balla e buttato ner cassonetto.

BEPPE – ‘E ci ‘redo. (Sfoglia il giornale) Certo de,’ ce ne vole di fantasia! Si finge medico e si fa dare 80 euri.

VASCO – Come? Leggi un po’, Beppe, dai!

BEPPE – La vittima è ancora un’anziana, sola in casa. Quando è andata ad aprire la porta le si è presentato un uomo col camice bianco che le ha detto di essere un medico incaricato dall’ASL. L’ha così visitata, misurandole anche la pressione, poi l’ha tranquillizzata sulle sue condizioni di salute e le ha chiesto come parcella 80 euro che l’anziana ha pagato senza sospettare la truffa.  Quando la figlia è rientrata a casa…  va be’… ecc, ecc… Certo a 80 euro a botta a fine giornata n’ha fatti di sòrdi!!!

GEMMA – Natodancane!!! Approfittassi ‘osì d’una povera vecchia!!!

BEPPE – Gemma, è per questo che ti dio sempre di ‘un aprì a nessuno quando sei sola!

GEMMA – Ah, ma io ‘un niel’ho mia dati 80 euri!

BEPPE – Come sarebbe a di’?

VASCO – Ma perché è venuto anche vì?

GEMMA – De’, è andato via cinque minuti fa. Tutto a posto anche ir polistirolo e i tricicli!!! M’ha detto ‘he scoppio di salute!

BEPPE – Bada ‘he ‘un ti scoppi ir cervello!!!

GEMMA – Lo poi di’ forte è propio bello! Son contenta, sai, a una certa età ‘un si sa mai. Comunque io, ‘un n’ho dato nulla, n’ho detto ‘he sono esente per età e reddito; lui li voleva uguale perché le visite a domicilio si pagano, allora n’ho detto d’aspettà che nel giro di cinque minuti arrivavi e lo sardavi.

BEPPE – Lo sardavo sì, cor sardatore elèttrio!

GEMMA – O però la pressione ce l’ho perfetta, ‘un sei ‘ontento?

BEPPE – Contento matto!

GEMMA – Ma ’un ha aspettato, ciaveva da fa’ diverse visite e è andato via di volata. Seondo voi è lo stesso der giornale o era un dottore vero?

BEPPE – O Gemma, ma quale dottore! Era un imbrollione!!!

VASCO – … One

BEPPE – E di ‘e razza!

VASCO - … Azza!

BEPPE – ‘Un si pole sta più tranquilli nemmeno in casa nostra, è ir colmo! Uno si fa ‘r mazzo…

VASCO – … Azzo.

BEPPE – … e viene uno e ni ruba tutto.

Vasco – … Utto. 

GEMMA – Popò di robbaccia! Sembrava propio un dottore vero!!! Venì a rubbà a noi, di vesti tempi! La bimba ha perso anche il lavoro, poverina. Guarda l’offerte, dai.

BEPPE – Le guardo, le guardo.

GEMMA – Ha’ cardo? Anch’io sono un po’ sudata, dev’esse’ la rabbia. Hai ‘apito, de’! Speriamo ‘he se le mangi tutti di medicine.

BEPPE – Calmati, Gemma, l’importante è che ‘un n’hai dato nulla.

VASCO – 80 euri! O quanti 5 e 5 ci viene?

GEMMA – Certo di vesti tempi bisogna stà coll’occhi bene aperti, tutti i giorni si legge di truffe all’anziani. Anche Teresa, poveraccia, l’hanno fregata cor pacco.

VASCO – ‘Un me lo rammentà! Se ‘un era per me!

BEPPE – De’, però è stata propio bischera, quella der pacco ormai è vecchia, tutti i giorni si legge sur giornale.

GEMMA – O allora, n’hanno detto che era un regalo der bimbo, hanno anche fatto finta di parlacci per telefano; sembrava propio la voce der su’ filliolo!

BEPPE – Quanto n’hanno rubbato? 800 euri?

VASCO – Li volevano! Ma n’è andata bene, a portata di mano ciaveva 50 euri e niel’ha dati, poi è andata in camera a prende’ il resto. O vai ‘he nel frattempo so’ arrivato io! De’ quelli ‘un se l’aspettavano, son scappati via come ir fulmine!

BEPPE – Già è vero, ora me lo rammento. Te eri tornato indietro perché t’eri scordato… Di ‘osa t’eri scordato?

VASCO – (Apre la bocca, ma si blocca) ‘Un me lo riòrdo più!

BEPPE – Si dice: chi ‘un cià testa abbia gambe, ma te, Vasco, sei messo malino anche ‘on quelle.

VASCO – Però se ‘un era per me, ciavevano alleggerito per bene.

GEMMA – No, ‘un ce n’è seme.

BEPPE – Sì e noccioline.

Com’ è delizioso andar (Sulla carrozzella) VASCO e BEPPE

Com’è delizioso andar

dalla vecchiarella

dalla vecchiarella

che si beve la storiella!

Farso è ‘r dottor

come pure ir pacco

dentro nun c’è nulla

mentre a te

ti ‘osta un occhio.

Per ir bimbo un pacco

c’è da consegnare

ma l’amico è farso

ti vor solo buggerare.

La pressione è ok per te,

scoppi di salute,

tante bone nove

da un dottore

‘un l’hai mai avute!

Com’è delizioso andar

dalla vecchiarella

dalla vecchiarella

che si beve la storiella!

VASCO – Che robbacce, s’approfittano dell’anziani.

BEPPE – Dell’anziani e de’ giovani. Quello ‘he si fingeva addetto all’estintori ‘un truffava mia l’anziani, truffava le ditte!

VASCO – Ma alla fine l’hanno preso.

BEPPE – Ma per uno ‘he prendano ne sorte fori artri mille!

VASCO – E poi, cianno un’inventiva! O quelli ‘he fanno la truffa dello specchietto della macchina?

GEMMA – Rubbano lo specchietto?

VASCO – Macché rubbano! Mentre guidi, fanno finta ‘he l’hai urtati e n’hai rotto lo specchietto e si fanno pagà.

GEMMA – Ma ‘un c’è l’assiurazioni?

BEPPE – Sì, ma sai ‘om’è, la gente per ‘un vedessela aumentà, si fruga! Così ni danno i sòrdi; guasi sempre son 50 euri.

VASCO – Quando ‘un c’è i vaini la gente le studia di tutte.

BEPPE – Quando ‘un c’è vaini e ‘un c’è lavoro. E’ propio vero, se hai, hai. Se ‘un hai, ohi!

GEMMA – Approposito hai visto bene per la bimba? Nulla?

BEPPE – Ciavevo già guardato prima, ‘un c’è nulla!!!

GEMMA – Però… Beppe… Pensavo… la bimba cià una bella presenza… seondo te, se ir panettiere giù ni prestasse la ‘appina bianca… potrebbe sembrà una dottoressa?

BEPPE – O Gemma! Ma sei scema?            

GEMMA – No, de’ era un’idea come un’antra. Basta andà da vecchi ricchi e no dai disgraziati ‘ome noi. Cosa voi ‘e siino 80 euri per un ricco.

VASCO – Ha’ ragione, si pareggia un po’.

GEMMA – Peresempio hai presente quell’antepatia della mamma di Ssaico? Quella che sta in quella popò di villa lussuriosa dall’altra parte della strada…

BEPPE – Ma chi dici? La siciliana, Donna Rosalia quella ‘he chiamano La Padrina? La mamma di Don Calogero, lo ssicologo?

VASCO – No, diceva la mamma di Ssaico.

GEMMA – Sì, lo ssicologo. Ssaico si ‘hiama noi.

VASCO – E perché?

BEPPE – Perché ni somillia. Cià ‘na ghigna ‘he fa paura.

GEMMA – E invece hai visto ‘he bella mollie ‘he ciaveva? Bella, ricca e intelligente… è un’ingegnera.

VASCO – Ah, ho capito ‘hi dici…

GEMMA – Ciaveva la mollie bella, ma è scappato con un’antra.

VASCO – Con quella ghigna? Boia ‘he ghigna. Cià ‘na ghigna di nulla!

GEMMA – Così la mollie s’è ritrovata con quer callo di socera… è anche una donna periolosa. Corre voce ‘he fosse la fillia di un potente mammasantissima!

VASCO – Sì, ma ora è mezza rimbecillita, cià l’arterioscoliosi.

GEMMA – Ir socero invece era una pasta d’omo che è morto giovane, poverino.

BEPPE – De’ è stato l’ùnio modo che ha avuto pe’ trovà un po’ di pace.

GEMMA – Ma cosa si diceva… ho perso ir filo.

VASCO – Si diceva di pareggià un po’ i ‘onti.

GEMMA – Ah già, se levi 80 euri a quell’antepatia ‘un se n’accorge mìa!

BEPPE – Sé… i vecchi ricchi soli ‘un son mai, cianno la governante e, all’occorrenza anche la badante! Propio come quell’antepatia della mamma di Ssaico.

VASCO – Ecco perché rubbano sempre a’ poveri!

GEMMA – Così a occhio avevo carcolato… anche con una sola visita ar giorno, a 80 euri, considerando ir sabato libero… metti venti giorni lavorativi in un mese… 2 x 8, 16… 1600 euri!

BEPPE – 1600 euri ar mese?

VASCO – E ‘un ci paghi nemmeno le tasse!!!

GEMMA – Ci paghi ir gasse e quarcos’artro!

BEPPE – Ma come si fa a levà 80 euri a un disgraziato!

GEMMA – Però, pensavo. Così, tanto per ragionà. A poveri si potrebbe fa’ lo sconto. Metti 20 euri a visita. 4 visite ar giorno. Sì, deve lavorà un po’ di più, poverina ma pazienza. In fondo ar mese son sempre 1600 euri.

VASCO – E senza tasse!

GEMMA – Ce lo paghi ir gasse, ce lo paghi, ha’ vollia, te!

BEPPE (Di tanto in tanto dà un’occhiata ar giornale) Lascia perde’, Gemma ‘un è robba per noi, bisogna nascecci.

VASCO – … Scecci.

GEMMA – Eh, sì ha’ ragione. Sai ‘osa ti dìo? Con la faccia di bronzo ‘he si ritrova, questo carzerebbe propio a pennello per Arfonzo! Io ce lo vedo già con la ‘appina bianca…

VASCO – La parlantina sciorta…

GEMMA – Ciai la sciorta? E ci ‘redo, tanto di mangi ‘na cèa!

BEPPE – Per l’amor di Dio, zitti! Tanto lui, di suggerimenti ‘un n’ha bisogno. Ne sa una più der diavolo!

Suono del campanello

VASCO – Vo io.

GEMMA – Domanda chi è.

VASCO – Chi è?

ALFONSO – Sono io, sono Alfonso!

GEMMA – De’, rammenti ir diavolo…

ALFONSO – (entrando) Buongiorno, scusate, è qui la mia Cocchina?

BEPPE – No.

ALFONSO – Sarà andata a far la spesa, allora.               

GEMMA – La spesa? Visto ‘he si sta sullo stesso pianerottolo, quando ni manca quarcosa la viene a prende’ qui, fa prima, (Al pubblico) risparmia tempo e quadrini. (Ad Alfonso) Sarà andata a portà giù Bugheri.

ALFONSO – E’ che non trovo il mio portafoglio.

BEPPE – L’avrà preso la ‘Occa forse ciaveva da pagà quarche conto in sospeso.

GEMMA – (Al pubblico) Cor portafoglio voto ci paghi pòo. A meno che uno ‘un paghi ‘on le ambiali. Di velle è bello pieno di siùro.

ALFONSO – Devo andare al lavoro e dentro avevo la patente, devo fare anche benzina… potreste mica prestarmi 20 €?

VASCO – Ma se ‘un ciai patente, ‘osa te ne fai della benzina?

ALFONSO – Al lavoro, devo pur andare. Spero che la polizia non mi fermi.

VASCO – Io ‘un ti posso dà nulla, la mi’ mollie prima d’uscì mi fruga, così è siùra ‘he ‘un mi ‘ompro da mangià.

BEPPE – Senti 20 euri ‘un ce l’ho, te ne posso da’ 10.

ALFONSO – Li farò bastare, grazie.

GEMMA – Ora dove lavori?

ALFONSO – Ancora non lo so, adesso faccio un giro e vedo se trovo qualcosa.

GEMMA – Chi cerca trova!

VASCO – Guarda, il giornalaio mi diceva, prima, che cercano uno per un trasporto. Vai a sentì.

ALFONSO – Meglio di no, a me i morti fanno impressione.

VASCO – Ma cos’hai ‘apito! Un trasporto di robba, no un funerale, insomma, un trasloco!

ALFONSO – Ah! Grazie, ma non posso fare sforzi, per l’ernia al disco.

GEMMA – (Al pubblico) Come ha fatto ha veninni l’ernia, a lui, ‘un lo so. T’è venuta per il troppo sonare?

ALFONSO – Ma, non so, non credo sia colpa della chitarra.

GEMMA – Sarà corpa della ‘hitarrina.

ALFONSO – Chitarrina?

GEMMA – No, dicevo, che la ‘hitarra è piccina, se tu avessi sonato ir contrabbasso, è peso, allora, forse.

VASCO – Forze t’è venuta a scopar… volevo dì a gioà a scopa, sai sempre a sedè nella solita posizione, con le ‘arte in mano, la schiena ne soffre.

ALFONSO – Ma io non gioco a scopa, io gioco a poker!

BEPPE – Ma la posizione è sempre vella! Io fossi in te smetterei. Sai ‘on la salute ‘un ci si scherza.

VASCO – … Erza.

GEMMA – Se smetti, anche se ‘un ci guadagni in salute, di siùro ci guadagni in quadrini!

BEPPE – Ora ‘he mi viene a mente, anche ir fornaio, giù cercava quarcuno che ni dasse una mano…

VASCO – … Ano.

BEPPE – …si deve operà a un ginocchio…

VASCO – … Occhio.

BEPPE – … e cercava un aiuto…

VASCO – … Uto.

ALFONSO – Eh, ma per il pane bisogna alzarsi molto presto, e quando mi chiamano a suonare rientro a notte fonda. Poi al mattino ho bisogno di riposare, è normale, no? Come faccio ad andare al lavoro già stanco?

GEMMA – Lavori al banco?

BEPPE – E’ stanco!!!

GEMMA – Di mattinata? Arriva a buio.

VASCO – E ti ‘hiamano spesso… a sonare?

ALFONSO – Dipende, ora, con questa crisi, il lavoro è un po’ fermo. Ma io devo tenermi pronto, sempre. Così non posso prendere altri impegni che poi non potrei mantenere. Io sono una persona corretta.

GEMMA – (Al pubblico) Sì, nel correzionale. Allora, vai, giù, ‘un ti si vole trattenè.

BEPPE – Tu ‘un abbi a fa’ tardi al lavoro per colpa nostra.

VASCO –  … Ostra

ALFONSO – Vi saluto e… grazie di tutto. (Esce. Saluti)

BEPPE – Di nulla, ciao!

GEMMA – Ciao, caro! (Alfonso esce) Popò di sghignato!

BEPPE – Ma dove l’ha trovato la ‘Occa!

VASCO – Per me, dove ha trovato Bugheri!!!

BEPPE – Ha visto ‘un ber mondo, lui, sì! ‘Un fa un tubo, sempre elegante.

VASCO – Mangia e beve a tufo.

GEMMA – E’ stufo? E di ‘osa? Siamo stufi, ma noi, di sopportallo.

BEPPE – E’ un mezzo bandito, pieno di vizi. Giòo, donne. Povera ‘Occa, cià più corna lei d’un corbellìn di ‘hiocciole.

VASCO – Soddisfazioni ce n’ha pòe. Anche la su’ filliola, Gina, cià le spalle parecchio tonde.

GEMMA – E meno male che quest’anno ce l’ha fatta a diplomassi.

BEPPE – E s’è sciupata! Ha 22 anni! Più dura der filliolo di Bossi. Alla su’ età doveva avè preso la laura, no ir diploma.

VASCO – Ora ‘he ha finito la scuola ‘un ce n’ha più scuse, deve ‘omincià a lavorà.

BEPPE – Solo che ora ‘un è facile trovà lavoro.

VASCO – Certa gente, cià tutte le fortune.

(Entra la Cocca)

COCCA – Buongiorno!!! Tutto a posto?

BEPPE – Sì, Cocca, tutti vivi!

COCCA – Vasco, c’è anche lei? Si ferma a mangià qui?  Cosa vi ‘ompro… un po’ di carne da fa’ a’ ferri?

GEMMA – A’ ferri? Sì, prendicene un par di gomitoli.

VASCO – No, Cocca, io vo a casa. Sarà per un’antra vòrta.

BEPPE – ‘Un importa la spesa, vengan loro.

COCCA – (Non li ascolta ) Vado a vedè in frigo se manca quarcosa. (Va in cucina)

GEMMA – La portan loro la spesa.

COCCA – Visto! Ova ce n’è 6 sole! Veste ve le ‘ompro. Zucchine… 5, anche veste ci volliano.

GEMMA – T’ho detto di ‘un comprà nulla!

COCCA (entrando) – Allora s’è detto: ova e zucchine!

VASCO – E’ morbidina!

BEPPE – Quelle ‘he ci sono bastano e avanzano!

COCCA – (Ha una borsa piena) Queste l’ho prese io, ci farò una frittata, pe’ ‘un buttalle via. A voi ve le prendo belle fresche!!! ‘Un vollio mi’a ‘he Asmara vada a di’ che v’ho fatto sta’ male!!!

GEMMA – Ir maiale ‘on questo cardo, ‘un si mangia!

COCCA – Vi ‘ompro belli freschi anche lo zucchero e il latte. Ho levato vesto pezzetto di carne vecchia e vesti odori, ci farò un po’ di brodo, per cena. Io son fatta ‘osì, ‘un mi riesce buttà via la robba.

BEPPE – Ma è tutta robba di ieri.

COCCA – Pane ce n’è sempre, e anch’io ce n’ho abbastanza. ‘Un lo ‘ompro.

BEPPE – Ah, ir pane si deve mangià posato?

COCCA – Lo dice anche ir proverbio: Vin d’un anno, pan d’un giorno! Approposito, vino, ce n’avete?

GEMMA – (Velocemente fa sparire la bottiglia nella credenza) E’ finito, ma ‘un importa ‘omprallo, lo portan loro. T’ho detto ‘he vengano per il desinare e compran tutto alla ‘Oppona.

COCCA – Ah, fanno la spesa!

BEPPE – E’ du’ ore ‘he ti si dice.

COCCA – Allora ‘uniscendo, mellio ‘osì. Sto un po’ dietro a Pasquina, povera donna, è messa parecchio male.

VASCO – Per essessi trasferita da te è parecchio sur disperato.

COCCA – Se ‘un era per me era ner riovero! ‘Un cià mia nissuno, è sola. Anche Arfonzo è contento ‘è stia ‘on noi. Vedessi Pasquina come ni s’è affezionata. Sembrano mamma e filliolo! Allora se ‘un avete bisogno di nulla, vo…  (Esce. Saluti)

GEMMA – E anche oggi ha svotato ir frigo!

COCCA CIAO (Bella ciao) GEMMA (coro: VASCO e BEPPE,)

Stamattina quand’è arrivata

O Cocca ciao, Cocca ciao,

Cocca ciao, ciao, ciao.

Stamattina quand’è arrivata

Che rottura di coglion!

Lei apre ir frigo e porta via.

O Cocca ciao, Cocca ciao,

Cocca ciao, ciao, ciao.

Lei apre ir frigo e porta via

tutto vello che c’è lì.

Ma seddiovole, con noi ha finito.

O Cocca ciao, Cocca ciao,

Cocca ciao, ciao, ciao.

Ma seddiovole, con noi ha finito

Meno male tornan lor!

Ma seddiovole, con noi ha finito

Meno male tornan lor!

 

Cocca, cocca! (Su l’aria di: Volga, Volga)

VASCO – Ha fatto la sua Asmara! Ni ’osta ‘un citto vesta vaànza.

BEPPE – Meno male che per dormì ‘un ispendan nulla. Sono in casa d’amici.

VASCO – Ma Pasquina, povera donna, ‘ome sta?

GEMMA – Come vòi ‘he stia. Con quer popò d’infarto, è già tanto se è viva! ‘Un pole fa’ sforzi, vita tranquilla.

BEPPE – Come faceva a sta’ sola! Aveva deciso d’andà ner riovero, ma la ‘Occa l’ha presa in casa lei, e Pasquina ha accettato perché già si ‘onoscevano.

GEMMA – Erano diversi anni che la ‘Occa andava a servizio da lei.

VASCO – De’ da quando ha conosciuto Arfonzo! Prima, la pensione der su’ povero marito, ni bastava.

GEMMA – E n’avanzava!

BEPPE – Certo, Pasquina ciaveva la su’ bella ‘asa. S’è ritrovata in una ‘amerina.

GEMMA – La casa della ‘Occa è più piccina di vesta, cià una stanza meno. Ha messo la su’ filliola, la Gina a dormì in sala, ha fatto una specie di separè coi mobili, e a Pasquina n’ha dato la ‘amera della Gina.

VASCO – Stanno un po’ strettini.

GEMMA – Quali pezzettini?

VASCO – Stanno strettini!

GEMMA – Ma alla ‘Occa n’è convenuto! E n’è convenuto du’ vorte! Primo, Pasquina ‘un ci sta gratisse! Seondo, se entrava ner riovero la ‘Occa perdeva anche i sòrdi di quando andava a servizio da lei.

(Entra la Cocca con Pasquina ansante che cammina appoggiandosi a lei.)

COCCA – Guardate ‘hi c’è!

GEMMA – Pasquina, bella, ‘ome sta?

PASQUINA – Un pochetto meglio.

BEPPE – La trovo bene.

VASCO – Davvero… se si pensa a cosa ha avuto!

PASQUINA – Eh, sì m’è annata bene.

GEMMA – Venga si metta ‘omoda.

COCCA – Mentre voi fate du’ ‘hiacchere io vo a portà giù Bugheri. Mugola, mugola, vole scende un’antra vorta. ‘Un vorrei si sentisse male.

PASQUINA – A me pare che sia in amore.

COCCA – Ir mi’ Bugheri? Nemmeno per idea, è sempre ‘ucciolo.

GEMMA – Ha ingoiato un nocciolo? ‘Un è mia nulla, lo rifà.

COCCA – E’ sempre cucciolo!

GEMMA – Mia tanto, ha guasi du’ anni.

COCCA – Per me cià ir corpo guasto. Via, lo porto subito giù, ‘un m’abbia a fa’ quarcosa in casa. Faccio presto.(Esce)

BEPPE – Pasquina, ni posso offrì quarcosa?

PASQUINA – No, grazie, nun posso pià niente.

GEMMA (Al pubblico) – De’, meno male, ‘un c’è nulla in casa! (A Pasquina) Nemmeno un bicchier d’acqua?

PASQUINA – Grazie, un goccetto d’acqua, volentieri, con ’sta callaccia!

TUTTI – Ehhh???

PASQUINA – Co’ ‘sto cardo!

TUTTI – Ahhh!!!

VASCO – (Al pubblico) O come parla, strogoto?

BEPPE – Ne prendo io, l’acqua. (Va in cucina)

PASQUINA – Non fredda, per favore.

BEPPE – ‘Un c’è periolo. In frigo, noi, ‘un ci si tiene nulla!

VASCO – Allora, ‘ome si trova dalla ‘Occa?

PASQUINA – Molto bene, sono tutti molto bravi con me, Alfonso poi è un vero gentleman… me coccola, me vizia!

VASCO – Ha visto, voleva andà ner riovero.

BEPPE (rientra) – Ecco l’acqua, a lei!

PASQUINA – Grazie, siete tutti così carucci.

GEMMA – Si sta mellio in famillia, no?

PASQUINA – Peccato che non abbia una famiglia mia! Eh, il destino! Io e il mio povero marito volevamo tanto dei figli invece non c’è toccata ‘sta gioia. So’ vedova e sola. D’altronde si sa, ci sono più vedove che vedovi. Vero Beppe? ( Beppe fa gli scongiuri)

GEMMA – Ma lei ‘un ce n’ha parenti?

PASQUINA – In pratica, no. Io nun so’ de qua, so’ de Roma e là ho qualche lontano parente, ma nun semo in contatto. Nii sento mai.

GEMMA – Ci stava volentieri a Roma?

PASQUINA – E te credo! Certe passeggiate, sotto l’alberi de lungo Tevere. E poi vo’ mette’ la casetta che ciavevo…

GEMMA – Con vista Colosseo?

PASQUINA – Stavo a Trastevere! (Cantando) Casetta de’ Trastevere, casa de mamma mia...

BEPPE – Ni manca Roma?

PASQUINA – Eh, sì! Ci tornavamo di tanto in tanto con mio marito, l’ultima volta, poco prima della disgrazia, siamo andati al Testaccio, per le ottobrate romane.

GEMMA – Ottrombate romane?

PASQUINA – La festa della vendemmia!

GEMMA – La festa dell’uva! Ci s’ha anche noi!

VASCO – Ma lei come c’è finita a Livorno?

PASQUINA – Ce so’ finita perché mi’ socera s’era ammalata ed aveva bisogno di essere accudita e mio marito voleva starle appresso.

BEPPE – Già, ir su’ marito era livornese, vero?

PASQUINA – Eeeeh! Era nato in Venezia!

VASCO – Ma allora ciavrà quarcuno da parte der su’ povero marito.

PASQUINA – Nessuno, era figlio unico. Sono sola. Meno male che ho incontrato la Cocca, altrimenti…

VASCO – L’importante è esse’ circondati da gente ‘he ci vole bene.

PASQUINA – Bisogna saper prendere dalla vita quello che di bello ci offre. C’è un’ape che si posa su un bocciolo di rosa: lo succhia e se ne va… Tutto sommato la felicità è una piccola cosa.

GEMMA – Ma che belle parole!

PASQUINA – Non so’ mie, so’ de Trilussa, il grande Trilussa.

VASCO – E’ già tre vorte ‘he sona la sirena, siemo senza ‘arbone e nun c’è vino. Anche stasera siemo senza cena, si fa le ‘orse ’intorno ar tavolino. Queste invece sono dell’Orlandi, il grande Beppe Orlandi.

BEPPE – Te la fame ‘un te la scordi mai, eh!

PASQUINA – L’appetito è segno de bona salute!

VASCO – Brava, nielo dia!

GEMMA – Prima o poi lui scoppierà… di bona salute.

(Arrivano i villeggianti con borse e valigie, la porta rimane socchiusa. Nanni ha dei vistosi occhiali da miope.)

NANNI – Eccoci, ci siamo!

ASMARA – Mamma mia che cardo!!! Oh, Pasquina, come va?

PASQUINA – Non c’è male, grazie, me so’ un pochetto rimessa. Però devo sempre portare con me queste pillole. Dovesse venirmi una nuova crisi… prese subito, possono salvarmi la vita.

ASMARA – Tranquilla, di siùro ‘unnavrà bisogno! Mamma, levami vesta borsa, attenta ci sono i suvenì.

GEMMA – Accidenti, o quanti n’hai presi?

NANNI – De’, oggi ‘ome oggi i suvenì, te li tirano dietro! Me la dia a me, la levo di mezzo… (La porta in camera e rientra per portare via gli altri bagagli.)

GEMMA – O Giada e Gina ‘un ci sono?

ASMARA – Macché, son rimaste là quarche artro giorno. Hanno fatto amicizia ‘on la filliola della mi’ amìa. (Mentre posa borse e valigie mette in un cassetto un gratta e vinci)

BEPPE – Ha’ visto, prima ‘un voleva partì e ora ‘un vor più venì via.

ASMARA – Allora son giovani, che si divertano… finché possano.

PASQUINA – E’ vero! La gioventù viene una volta sola!E quando è ita, è ita.

ASMARA – Pasquina, ha bisogno di quarcosa?

PASQUINA – No grazie, sto bene. So’ contenta de sta’ con voi. Mi date tranquillità, serenità! Devo assolutamente evitare tensioni se mi voglio riprendere. Anche un minimo spavento me potrebbe esse’ fatale!

(Entra la Cocca come una furia, Pasquina sobbalza e sembra che muoia, non riesce a prendere le sue pillole. Nessuno si accorge di lei.)

COCCA – Ahhh!!!! Ho perso Bugheri, ‘un c’è più ‘un lo trovo più!

NANNI – De’ arrivati a buo, a buo.

GEMMA – Carmati, dicci ‘osa t’è successo.

COCCA – M’è scappato, a un certo punto mi son girata e ‘un c’era più.

NANNI – ‘Un l’avranno mìa rapito?

GEMMA – Ma chi vòi ‘he lo pilli!

COCCA – Rapito? Perché rapito?

NANNI – De’ per il riscatto; se lo rivole, deve pagà.

COCCA – Ma dove li trovo i sòrdi.

NANNI – A loro n’importa assai. E se ‘un paga nielo ridanno, sì, ma  un pezzo alla vorta!

COCCA – Ahhhh! No!!!! Bugheri ‘un deve morire!!!

(All’urlo della Cocca, ancora sobbalzo e malore di Pasquina, che si è appena ripresa. Di nuovo non riesce a prendere le sue pillole).

BEPPE – Ma cosa dici, Nanni! ‘Un ni dà retta, ora io e Vasco si scende e si cerca, vedrai ‘he si ritrova.

VASCO – … Ova.

BEPPE – Vieni andiamo.

VASCO – Vengo, vengo. (Escono)

GEMMA – Per me aveva ragione Pasquina, Bugheri è corso dietro a quarche cagna!!!

ASMARA – De’, ci sta. La Padrina, cià una barboncina che potrebbe esse’ in cardo.

COCCA – No!!! ‘Un ci vollio avè nulla a che fa’ con quell’antepatia! ‘Un fa artro che parlà dei premi di bellezza che ha vinto la su’ cagna! Ar mi’ Bugheri del resto ‘un ni manca mìa nulla. E’ incrociato co’ un husky.

NANNI – (Al pubblico) Sì, un’huskyfezza!

ASMARA – Quella cagna cià un pettigrì lungo un chilometro… e i su’ cuccioli sono di razza.

COCCA – Saranno sempre di razza d’un cane!

GEMMA – L’urtimi l’ha venduti a un sacco di vaìni. L’avevano addirittura prenotati.

NANNI – Se questa vorta c’è arrivato Bugheri, i prossimi ‘uccioli sono grimlinse. Bisogna sta attenti a ‘un bagnalli!!!

COCCA – Ma ‘un pole esse’, Bugheri è sempre ‘ucciolo, ‘un ci ‘redo.

ASMARA – Stai bona ‘he lo ritrovi, chi vòi ‘he le l’abbi preso.

GEMMA – ‘Un si può guardà, peggio di Mariangela.

NANNI – Mariangela?

GEMMA – De’, la filliola di Fantozzi!

Sull’aria di BOMBOLO

NANNI: Lui ‘un cià pettigrì

COCCA: se ‘un ce l’ha badalì

           ‘ir su’ nome è Bugheri

NANNI: ‘Un è un cane di razza

COCCA: me ne ‘mporta na’ mazza

            ma ‘ir su’ core è puro.

NANNI: L’ha sentito guaì,

           l’ha trovato ‘osì

          dentro ad una balla.

ASMARA: Da un destin brutal

              la sua man fatal

              l’ha sarvato a tempo.

GEMMA: I su’ piccoli piè,

            ir su’ grande didietr,

            tondo, fatto a palla

COCCA: L’ho portato ‘on me

            l’ho cresciuto ed ahimè

           ora ‘un so dov’è. 

NANNI:  L’ha portato ‘on sé

            l’ha cresciuto ed ahimè

            ora ‘un sa dov’è. 

NANNI – Bisogna però considerà che è anche arrivato ir circo. L’ho visto dalla macchina.

COCCA – Cosa ci ‘ombina ir circo?

NANNI – De’ i leoni quarcosa devan mangià.

(La Cocca urla, Pasquina sobbalza)

COCCA – Ahhh!!! Ir mi’ Bugheri mangiato dai leoni, nooo! Bugheri ‘un deve morire!

(Pasquina a fatica riesce a prendere il bicchiere con l’acqua, perché non si sente bene e vorrebbe bere, ma la Cocca glielo toglie dalla mano e beve lei)

COCCA – Grazie, mi ci voleva propio!

                                Fine del primo atto

                             

SECONDO ATTO

Nanni sta leggendo il giornale nel soggiorno. E’ fortemente miope e come sempre porta i suoi occhiali.

NANNI – Asmara, che popò di scandolo! Ma chi se l’aspettava!

ASMARA – (Entrando in scena dalla zona notte con uno straccio per spolverare) Cos’è successo?

NANNI – Hai presente lo ssicologo… ir filliolo della Padrina?

ASMARA – Ssaico?

NANNI – Lui, sì.

ASMARA – De’ ormai è vecchia è da quer dì che è scappato con un’antra più giovane e ha mollato la mollie e la mamma. C’è ora sul giornale? (Asmara da questo punto inizia a spostarsi da destra a sinistra dietro Nanni, dopo ogni battuta. Così Nanni si volta verso la parte da dove ha sentito la sua voce, mentre lei è dalla parte opposta.)

NANNI – Eh, ci sono li sviluppi. Lo sapevi che ‘un era uno ssicologo?

ASMARA – Come sarebbe a dì?

NANNI – No ‘un ciaveva la laura era un imbrollione!

ASMARA – ‘Un ci posso ‘rede! E’ trent’anni ‘he fa lo ssicologo! N’ha imbrolliato uno!

NANNI – E si faceva anche pagà!!!

ASMARA – Seondo te lo faceva per la gloria?

NANNI – Qui dice ‘he ciaveva un branco d’incarichi, lavorava per l’Università, faceva ‘onsulenze per i tribunali… e aveva scritto perfino un libro: “Ssicologia della truffa”!

ASMARA – Che faccia tosta!!! Chissà La Padrina!!!

NANNI – Ciò piacere per quell’antepatia, anche se a questo punto ‘un so quanto ‘apisca.

ASMARA – Eh, sì, s’è parecchio rincorbellita nell’urtimi tempi. Sennò ‘un ni prendevan la badante.

NANNI – Prepotente, però, è rimasta! Anzi, è peggiorata! ‘Un so come fa a sopportalla vella povera filippina.

ASMARA – Vedrai ‘he la nora, l’ingegnera, la paga bene. Tanto ce n’hanno uno! O che c’era bisogno d’imbrollià? ‘Un ni mancava mia nulla!!!

NANNI – Ir potere! Quello ni mancava! Tanto era poìno borioso! Era tutto lui! Sapeva tutto lui! Ni garbava comandà le gente. S’era fatto una posizione di prestigio. Era ‘onsiderato ner su’ ambiente. Ni garbava fa’ lo sicologo alla televisione, ni telefonavano in diretta. Lui, ‘ome rispondeva tutto ‘onvinto!

ASMARA – Ma c’è scritto come l’hanno scoperto? (Questa volta si ferma a sinistra di Nanni)

NANNI – Pare una spiata. (Guardando il giornale)

ASMARA – Di chi? (Sempre ferma)

NANNI – ‘Un c’è scritto. (Guardando il giornale)

ASMARA – Per me è stata la mollie… per vendiassi. (Riprende a muoversi)

NANNI – Penso anch’io, lei lo ‘onosceva bene! Quando lui è scappato ‘on un’antra e lei s’è ritrovata sola ‘on la socera, ha buttato fori ‘ir rospo!

ASMARA – L’ha voluto rovinà… e ha fatto bene! Tanto lei ‘un cià nulla da perde’. E’ ricca di suo e va in tasca ar marito e alla socera.

NANNI – Ricca e in più lavora e guadagna!

ASMARA – Lo vorrà vedè in galera. Oh, son soddisfazioni!!!

NANNI – Prima bisogna ‘he lo prendino. Per ora è uccel di bosco.

ASMARA – (Si siede accanto a Vasco e lo tocca sulla spalla mentre lui sta guardando dall’altro lato, cogliendolo di sorpresa e facendolo sobbalzare) Ir giornale dice nulla di dove pole esse’ andato?

NANNI – ‘Un sa nulla nessuno.

ASMARA - (Si alza) L’hanno belletrovato! Quello è un bel furbone. (Spolverando) Ah, qui c’è la lampadina bruciata.

NANNI – Son sceso ora per il giornale, se me lo riordàvi, la ‘ompravo! ‘On questo cardo ‘un ho vollia di ritornà giù.

ASMARA – La ‘omprerò io, se esco.

NANNI – Ora sballia ‘ome l’artra volta! Riordati: passo mignò!

ASMARA – Sì, me lo riòrdo, vello piccino. Ma tanto ‘un c’è furia, ‘on questo cardo ho pòa vollia d’uscì.

NANNI – Tu’ ma’ ‘un sente nemmeno ir cardo, beata lei. Ma dov’è andata, eh?

ASMARA – Stamani è uscita avantigrilli per ir fresco ‘on Babbo. E’ andata dalla su’ sorella, da Teresa per fassi aiutà a fa’ lo scialle per Giada.

NANNI – Oh, te ne inventa sempre una!

ASMARA – Lasciala fa’! Se è occupata ‘un rompe.

NANNI – A proposito di rompimenti… stamani la ‘Occa ‘un s’è anche vista?

ASMARA – Anche lei è fòri.

NANNI – Sì, di cervello!

ASMARA – Eh, da quando ha perso Bugheri è propio di fòri. Son già du’ giorni che ‘un si sa nulla, è sparito… così… nebulizzato.

NANNI – Per me, povera bestia ha fatto una brutta fine. Se ne sente dì tante. Ci sono vesti ragazzacci che fanno der male all’animali.

ASMARA – Se me ne ‘apita quarcuno tra le mani lo rivolto ‘ome un carzino. Ci vor coraggio, eh, a fa’ der male a una povera bestiolina indifesa. Perché ‘un si mettano ‘on quelli grossi ‘ome loro?

NANNI – Perché son villiacchi!

ASMARA – Però la ‘Occa ‘un ha perso le speranze. Ha attaccato le foto di Bugheri dappertutto per la strada. E stamani è andata a attaccanne dell’altre, insieme a Arfonzo. Speriamo ‘he quarcuno l’abbi visto.

(Suono del campanello, è Alfonso)

NANNI – Vieni, Arfonzo, entra.

ALFONSO – Buongiorno.

ASMARA - Allora, novità?

ALFONSO – Niente, la mia Cocchina ha attaccato ancora volantini con la foto… ovunque. E’ disperata, non si dà pace.

ASMARA – Oramai era come uno di famillia.

ALFONSO – Chiederò ancora in giro… ma comincio a disperare… Non c’è il signor Beppe?

NANNI – E’ uscito, con Gemma. Lo volevi?

ALFONSO – Volevo restituirgli i 10 euro che mi aveva prestato… (così dicendo tira fuori dal portafoglio una banconota da 50 euro e la porge a Nanni) mi dispiace non ho tagli piccoli (mostra con ostentazione diverse banconote da 50) avete da farmi il resto?

NANNI – (Sorpreso) No… aspetta… guardo… Ciò 1 pezzo da 20 e uno da 10… Te Asmara ciai nulla?

ASMARA – (Anche lei sorpresa) Forse… ecco, sì ciò 3 pezzi da 10.

ALFONSO – Perfetto! (Prende tutti i soldi, cioè 60 €) Bene, ecco a voi 50 € (consegna la banconota intera) e questi sono i 10, così sono pari col signor Beppe. (Nanni subito non realizza l’imbroglio. Lo capirà quando ormai Alfonso se ne è andato. Alfonso si avvia all’uscita ed arrivano Gemma e Beppe) Ah, buongiorno.

BEPPE – Arfonzo! Allora, novità su Bugheri?

ALFONSO – Nulla.

GEMMA – Povera ‘Occa, mi dispiace.

ALFONSO – Sono passato anche per restituire i 10 euro, li ho dati a Nanni. Adesso scappo perché devo continuare le ricerche.

(Saluti.Esce)

NANNI – Prima ‘he me lo scordi. (Dà i soldi a Beppe.)

BEPPE – E io che pensavo d’ ‘un rivedelli più!

NANNI – (Fra sé) Però, io ciavevo 1 pezzo da 20 e 1 da 10, Asmara ce n’aveva 3 da 10…(Fa i conti, perplesso)

GEMMA – O cosa n’è successo?

ASMARA – E tu vedessi ‘he portafollio gonfio ciaveva!!!

NANNI – (Sempre con la testa ai conti) Avrà finarmente principiato a lavorà.

ASMARA – Betty n’aveva promesso che ir su’ marito si sarebbe interessato.

GEMMA – Se quello lavora, io sono la regina d’Inghirterra!

BEPPE – ‘Un avrà mia vinto al gratta e vinci?

GEMMA – Sééé! Quello l’ùnio modo che ha di vince  è… grattà! (Tipico gesto della mano ad indicare: rubare. Nanni rimane come fulminato: ha capito l’imbroglio.) Per me anche lui va a fa’ ir dottore!

ASMARA – Dottore?

BEPPE – ‘Un la sai la truffa? C’è anche oggi sur giornale.

NANNI – Di siùro è lui! Vell’imbrollione!

GEMMA – Ce n’è più di uno in giro, quello ‘he è venuto da me ‘un era Arfonzo. Sono sorda, ma mia cèa.

ASMARA – Chi è venuto da te?

BEPPE – Ne dio sempre d’un aprì a nessuno, ma è dura.

GEMMA – State boni, tanto ‘un n’ho dato nulla.

NANNI – E sì che è già capitato alla su’ sorella Teresa e anche a lei n’è andata bene.

ASMARA – Perché è arrivato Vasco a tempo a tempo.

BEPPE – E qui sono arrivato io!!!

NANNI – Della serie: ‘apitani ‘oraggiosi!

GEMMA – Capitan Findus e Capitan Ventosa! Siete arrivati per caso!!!

BEPPE – Sì, però v’è andata bene!

NANNI – Bisognerebbe fa’ la denuncia in questura.

GEMMA – Ma cosa vòi denuncià! ‘Un m’hanno rubbato nullaaaa!!!!

ASMARA – Mamma, ma lo sapresti rionosce’?

GEMMA – Le briosce?

ASMARA – Lo sapresti rionosce’?

GEMMA – Era un bell’omo, ‘on una bella cappa bianca. Distinto, gentile e anche bravo. M’ha fatto una visita! Oh, la pressione ce l’ho perfetta! (Si fruga in tasca e prende due gratta e vinci e poi cerca gli occhiali che non trova, allora, non vista, mette i gratta e vinci nel solito cassetto)

BEPPE – Ma perché, seondo te, t’ha misurato la pressione? Quello era un imbrollione, te lo ridìo!!!!

ASMARA – Me lo sentivo io che succedeva quarcosa! Per questo ‘un volevo andà via!

NANNI – Poteva capità in quarsiasi momento! Sempre esagerata!

ASMARA – Sì, però è capitato propio quando noi ‘un ci s’era!

NANNI – Ho capito, ‘un ci si moverà più di ‘asa! Si starà tutti all’arresti domiciliari!

GEMMA – Lo sapevo! Ho lasciato l’occhiali da Teresa!

BEPPE – ‘Un ti riòrdi dalla bocca ar naso.

ASMARA – De’, te ‘un ti scordi mai di nulla.

NANNI – Cencio dice male di straccio!

GEMMA – Ovvia giù, li vo a prende’ subito prima ‘he faccia troppo cardo.

NANNI – Ah, Gemma, già che sorte, mi ‘ompra una lampadina per la ‘omodina.

BEPPE – T’accompagno, vai… Tanto si fa presto, si torna subito.

GEMMA – (A Beppe, uscendo) Riòrdami della lampadina.

ASMARA – Mi raccomando, mamma, comprala cor passo mignò.

GEMMA – (Torna indietro) Allora sarò mellio ‘he tu te la ‘ompri da sola, perché a mamma, ‘un ni riesce fallo, il passo da mignotta!Ora, per comprà una lampadina mi metterò la mini gonna e i tacchi a squillo.

BEPPE – Gemma, ma cos’hai ‘apito! La lampadina la ‘ompro io! Andiamo, vieni.

GEMMA – Ma cosa voleva, una lampadina o una lucciola? (Escono)

ASMARA – Quella è più sorda di Beethove’!

NANNI – Fosse sorda e basta, cià la ‘hiorba dura! Quante vorte ni s’è detto di ‘un aprì a nessuno quando è sola! Una vorta o l’artra ci fa trovà la ‘asa svaligiata.

ASMARA – Io ‘un so più come dinnene. E’ più dura delle pine verdi!

NANNI – Ehhh, quanta pazienza! E sì che lo sa che tutti i giorni sur giornale ce n’è una!

Suono del campanello, Nanni va ad aprire: è Betty. Saluti a soggetto.

NANNI – Betty! Allora, ‘sa ci racconti.

ASMARA – Finita la vaànza, eh?

BETTY – Le vacanze sono sempre troppo brevi! Da ieri di nuovo al lavoro… (ad Asmara, offre un pacchetto) Tieni questo è per te, un souvenir del luogo.

ASMARA – Grazie, anch’io ciò un penzierino per te! Te lo prendo subito (va in camera per prenderlo).

BETTY – Grazie, troppo gentile.

NANNI – Allora, Betty, sei stata bene?

ASMARA (fuori scena) – Nanni, dove l’hai messi i suvenì?

NANNI – ‘Un trova mai nulla! Vengo, te li prendo io. Scusa Betty… tanto se ‘un ci vo io, lei ‘un li trova.

BETTY – Oh… (Betty rimane sola e si avvicina al mobile col “cassetto” del gratta e vinci, cerca qualcosa nella borsetta, ne estrae due gratta e vinci e li mette sul mobile, appoggiando la borsetta sui biglietti; poi trova finalmente il cellulare e fa per fare una telefonata, ma all’arrivo degli amici lo ripone di nuovo nella borsa che rimane sul mobile con sotto i gratta e vinci)

ASMARA (col souvenir) – Ecco, questo è per te!

BETTY – Non ti dovevi disturbare.

ASMARA – Figurati! Allora, ‘osa mi racconti?

(Entrambe mentre parlano cominciano ad aprire lentamente i souvenir)

BETTY – E’ stata una vacanza bellissima.

ASMARA – C’eri mai stata alle Seicelle?

BETTY – No, è stata la prima volta. Oh è un posto fantastìco.

NANNI – Per questo ir tu’ marito ci va tanto spesso.

BETTY – Per lui è lavoro, poverettino. E quando nei posti andiamo per lavoro, non ce li godiamo fino in fondo.

ASMARA – Poveraccio!

NANNI – Comunque solo ‘un ci va mai, sicché ‘un s’annoia.

BETTY – I prossimi viaggi l’accompagnerò io.

NANNI – O come fai ‘on la bottega?

BETTY – Vedrò… o ci lascio la commessa o la chiudo.

ASMARA – La chiudi?

NANNI – Fai bene di vesti tempi, ‘on questa crisi… son pensieri!

BETTY – Ci pensavo da un po’; da quando la segretaria di mio marito è andata via.

ASMARA – Ah, la biondona!

BETTY – Pensavo di sostituirla io.

NANNI – (Squadrandola) La vedo dura!

BETTY – Perché?

NANNI – Beh… insomma… ecco… volevo di’… ‘un è propio ir tu’ lavoro… per te sarà difficile.

BETTY – Oh, io faccio presto ad imparare! E dal momento che se n’è andata…

NANNI – Ma poi avete saputo dov’è finita?

BETTY – No, di preciso, no, anche se una mia cliente afferma di averla vista in Costa Azzurra. Indovinate con chi?

NANNI – Con chi?

BETTY – Con Don Calogero!

NANNI e ASMARA – Ssaico?

NANNI – Ecco ‘on chi è scappato! Però! (Fra sé) Chiamatelo scemo!

ASMARA – Ma è siùra?

BETTY – No, non era sicura, l’ha intravisti, un attimo. Ma le sono sembrati proprio loro! Stavano vicini, vicini come due piselli in un baccello.

ASMARA – Certo è piccino ir mondo!

BETTY – (Ha in mano un souvenir a forma di maialino) Oh, grazie, è delizioso!

ASMARA – Quando l’ho visto ho pensato a te. E’ fatto cor cuore. (Ha in mano un peluche con due enormi occhi) Grazie, boia, de’, belloabbestia!

BETTY – Figurati, anch’io quando l’ho visto ho pensato a te! (Asmara ha dei grandi occhi) Oh, dovresti andare a fare in quel posto… una bella vacanzina. C’è un acqua! Cristallina! E’ diversa dalla vostra.

ASMARA – ‘Un ti ‘rede, sai, anche se ‘un pare, ormai l’inquinamento è dappertutto.

NANNI – Pultroppo è così! Oggi i mari navigano in cattive acque!

ASMARA – Oggi si naviga tutti in cattive acque.

BETTY – Beh, chi più e chi meno.

ASMARA – ‘Un si pole mai sta’ tranquilli, quando meno te l’aspetti, ti ‘apita quarcosa fra capo e collo.

NANNI – Guarda la ‘Occa poverina!

BETTY – Lei, però è sempre sul meno…

ASMARA – A proposito! Ir tu’ marito, ha trovato lavoro a Arfonzo?

BETTY – Purtroppo non ha ancora trovato nulla, non è facile trovare un lavoro che vada bene ad Alfonso, lo sapete.

NANNI – Si sa, si sa.

ASMARA – Allora è un mistero.

BETTY – Cosa, è un mistero?

ASMARA – Si dà ir caso ‘he giri ‘on parecchi sòrdi in tasca.

BETTY – La cosa è sospetta, è vero. Speriamo che non si sia messo in qualche pasticcio.

NANNI – E’ quello ‘he sa paura anche noi.

ASMARA – Avrà vinto al gioco!

BETTY – Ma quando mai! A poker, gioco meglio io di lui.

ASMARA – Ma io ‘un dicevo a poker, dicevo un grattino! Oh, pole esse’… perché no?

NANNI – Perché, ti pare ir tabaccaio stava zitto? Chiaccherone ‘om’è, lo sapeva popolo e comune.

ASMARA – Povera ‘Occa ni ci mancherebbe ora che Arfonso ni ‘ombini quarche cosa! Già c’è Bugheri ‘he la fa sta’ in pensiero.

NANNI – Già, povera bestia per me ha fatto una finaccia.

BETTY – Povera bestìola, speriamo che non abbia sofferto troppino, troppino.

ASMARA – Oh, ma la smettete voi due, portate male! Capace Bugheri è vivo e vegeto e sta mellio di noi.

BETTY – Lo spero tanto. Adesso vi saluto, è già tardi e prima di tornare a casa devo fare diverse commissioni. Arrivedorci!

NANNI e ASMARA – Arrivedorci!

BETTY – Arrivedorci! Bye, bye! (Esce).

NANNI – Sì, e lombrìi! Sarà, ma Arfonzo ‘un mi ‘onvince. Speriamo di ‘un trovallo sur giornale. Mìa per lui, sai, ma per la ‘Occa.

ASMARA – Povera donna, se no ‘un ce n’ha preoccupazioni! ‘Un ci vollio nemmen pensà! Andiamo in cantina a sistemà le valigie, vai così mi distraggo. Hai vollia?

NANNI – Andiamo, sì, è mellio! Ah, già ‘he ci sono do anche un’occhiata alle damigiane der vino, un’abbi a esse’ andato di fori.

Mentre escono arrivano Beppe e Vasco; saluti a soggetto.

ASMARA – O Mamma?

BEPPE – S’è fermata a comprà un uncinetto novo, quell’artro ‘un andava bene. (Asmara si avvia in cantina).

NANNI – Vasco, ma Teresa ‘un ce la porta mai?

VASCO – Cià sempre da fà! ‘Un è mai lesta.

BEPPE – E ci ‘redo è sempre a fornelli per te, tanto ti mangi steccolo!

FORNELLI, TEGAMI (Fratelli d’Italia) BEPPE e NANNI

Fornelli, tegami

circondan Teresa,

aggiunge alla sarsa,

di sale, una presa.

Lei coce sarcicce

cotenne e fagioli,

polenta a paioli

per Vasco da sol!

E quando non trovi

ai fornelli Teresa,

di certo è ar mercato

a fare la spesa.

Cacciucco e ciàle

arselle e palombi,

altri cinque seondi

per Vasco da sol!

Infin la ‘onsorte

prepara le torte

prepara le torte

ma Vasco ‘un saziò, no!

VASCO – L’appetito è segno di bona salute, l’ha detto anche Pasquina.

NANNI – Chiamalo appetito! Io vo in cantina, Asmara m’aspetta. (Saluta ed  esce)

VASCO – Beppe, già che ‘un c’è nessuno mi dai una mano ‘on la lezione de’ mi nipoti?

BEPPE – Anche d’estate? O ‘un son chiuse le scuole?

VASCO – E’ la lezione delle vaànze.

BEPPE – De’ belle vaànze! Ma s’era a casa tua, ‘un me la potevi fa’ vedè lì?

VASCO – Toh! Con Gemma e Teresa! Io ‘un vollio mia fa’ vedè che ‘un mi riesce. Bella figura! Poi lo vanno a dì a’ bimbi.  Se ‘un hai vollia ‘un importa…

BEPPE – Ovvia giù, facciamo una ‘osa di giorno perché con questi bollori ‘un ho tanta vollia di sprememmi le laringi.

VASCO – Ecco guarda, c’è la grammatia: volgi dalla forma passiva alla forma attiva. L’ha fatte tutte ma questa ‘un n’è riuscita: il chiodo fu battuto dal martello.

BEPPE – Ah, bisogna falla attiva…

VASCO – ‘Un ti riesce nemmeno a te, eh?

BEPPE – Fammici penzà! Il chiodo fu battuto dal martello... il chiodo fu battuto dal martello… ah! Ora m’è venuto a mente: il martello vinse il chiodo!

VASCO – Bravo! Lo sapevo ‘he te lo sapevi!

BEPPE – E io lo sapevo ‘he te lo sapevi che io lo sapevo.

VASCO – Lo sapevi? Toh, questa ‘un la sapevo! Boia, de’, te sai sempre tutto! Ora c’è quest’artro esercizio; la seguente frase al presente, va trasformata al passato ed al futuro. La frase è: Mario legge il libro. Passato?

BEPPE – Passato… ah, Mario ha comprato il libro.

VASCO – Bravo! Io ‘un ciavevo pensato. Futuro?

BEPPE – Futuro… de’, Mario ha finito il libro!

VASCO – Bravo! A me ‘un mi riusciva! Ecco, ora c’è l’analisi grammatiale: quelli.

BEPPE – Come? Me lo ripoi ripete’?

VASCO – Quelli, analisi grammatiale. Guarda, l’artre parole l’ha fatte tutte c’è rimasto quelli.

BEPPE – Ah, ho capito, scrivi, vai… quelli, preposizione articolata, formata da qui + lì.

VASCO – Beato te, io ‘un mi riòrdo più nulla della scuola! Tanto è passato un giro di svellia!

BEPPE – Di’ per te e basta!

VASCO – Ma a te ti piaceva studià, a me, no. Io ciavevo lagune in tutte le materie.

BEPPE – A me mi piaceva tanto la storia, specie quella antìa… quella greca, Seltzer… le Termofili… Atene rasata al suolo dai persiani, la lotta ‘on Sparta… la guerra di Troia..

VASCO – La guerra di Troia? Questo nome ‘un m’è novo, l’ho già sentito.

BEPPE – E’ una guerra famosa! Prende ir su’ nome dalla città.

VASCO – Porca Troia! Ora me lo rammento!

BEPPE – Hai visto ‘he qualcosa ti riòrdi anche te!

VASCO – Però a me mi garbava solo la storia dell’indiani! Lo sai? I veri ameriani sono loro! Poveracci, pensà ‘he son finiti tutti nelle ‘onserve.

BEPPE – Sì, ner keciap! S’è finito?

VASCO – Quella della bimba, sì. Ora c’è quella der bimbo.

BEPPE – Con questi bollori a pensà e si suda!

VASCO – De’ oggi ‘un si respira par d’esse’ in un ballo turco. Ecco c’è questo. Scrivi brevemente la vita di Quasimodo.

BEPPE – De’ ‘un è mia facile. Allora: Quasimodo era un ‘omo molto tormentato e infelice, lo chiamavano il gobbo di Notre Dame perché era deforme, era innamorato di una ragazza bellissima che, però, amava un altro… un imbecille…

VASCO - … Imbecille…

BEPPE – No questo ‘un lo scrive!

VASCO – L’hai detto te!

BEPPE – L’ho detto ‘osì!

VASCO – Ma scriveva poesie?

BEPPE – Se era un imbecille ‘osa voi ‘he scrivesse!

VASCO – Noooo, io dicevo questo Quasimodo… Scriveva poesie?

BEPPE – Perché?

VASCO – Perché questa lezione è ner quaderno delle poesie. Guarda, vedi? Pascoli, Leopardi…

BEPPE – De’ anche lui era gobbo e parecchio infelice.

VASCO – Chi? Leopardi?

BEPPE – Sì, lui! E era anche parecchio solo, come Quasimodo.

VASCO – Ah ecco! Allora ora mi torna! E ci sta gobbo, Quasimodo, ner quaderno delle poesie!

BEPPE – (Si alza e va in cucina) Boia de’ che cardo, m’è venuta sete. Vòi quarcosa da be’?

VASCO – No, a me ir cardo mi mette fame!

BEPPE – (Dalla cucina) Ti pareva! Allora vieni e ti pilli ‘osa ti pare.

VASCO – Va bene, poi pillio quarcosa… (tra sé) prima vollio finì. Ecco, c’è da scrive L’infinito di Leopardi. De’, per questo ‘un ciò bisogno di Beppe, è facile: leopardare! E so anche vello di Pascoli, pascolare. E quello di D’Annunzio, annunziare. Visto, con l’infinito s’è finito, seddiovole.

BEPPE – (Rientrando) ‘Un ce n’è mia dell’artra lezione difficile, vero?

VASCO – No, no tranquillo.

BEPPE – Meno male perché con questo cardo ‘un ce la fo!

VASCO – Ah, un po’ di pace!

BEPPE – Anche troppa, tutto vesto silenzio, ‘un mi ‘onvince! Pasquina di là è sola. Gina è alle 5 terre ‘on Giada, quell’artri due son dietro a cercà Bugheri…

VASCO – Hai ragione, di solito quand’è sola viene vì a fa’ una visitina. ‘Un ni sarà mia successo quarcosa?

BEPPE – Speriamo ‘un ni sia preso un accidente.

VASCO – Ohi, ohi, povera donna! Ciò uno struggino propio vì, sullo stòmao, bisogna ‘he mangi quarcosa.

BEPPE – Mangerai dopo, tanto di fame ‘un mòi, andiamo a vedè, vieni. Lascia accosto. (Escono lasciando la porta di casa socchiusa. Si abbassa la luce, musica, dopo un po’, di nuovo luce, arriva la Cocca accaldata, si fa vento con tre biglietti, uso ventaglio.)

COCCA – E’ permesso? Asmara!… Gemma! Per Bugheri ancora nulla! C’è nessuno? Strano… l’uscio aperto e in casa ‘un c’è nessuno… Mariasantissimadimontinero… ‘un ci saranno mia i ladri? (Si fa vento sempre più velocemente) Ohimmei, è perioloso. Se sono sempre vì… mellio ‘he me ne vada. (E’ sempre più agitata, vede il souvenir sul mobile e, guardandosi intorno, lo porta via. Nel far così poggia i grattini sul mobile e lì, li dimentica. Poi esce) Ohi, ohi, son tutta sudata, dev’esse’ la paura!

(Breve pausa. Sottofondo musicale: Bombolo. Dopo un po’ tornano Nanni e Asmara)

NANNI – Come mai c’è l’uscio aperto? Beppe!!! Vasco!!!

ASMARA – Babbo!!! O dove è andato?

NANNI – Più che ci si raccomanda di sta’ attenti! Quell’artra apre a tutti, questo, ‘un chiude nemmeno! Beato i vecchi!

ASMARA – (Vedendo i grattini) Guarda la mi’ mamma ‘he testa! Li lascia dappertutto, e poi si lamenta se ‘un li trova. (Li mette nel solito cassetto)

NANNI – Dove saranno andati?

(Rientrano Beppe, Vasco, Pasquina e la Cocca, molto agitata)

BEPPE – Venga Pasquina, stia un po’ ‘on noi…  (Rivolto ad Asmara e Nanni) Ah, siete vì?

NANNI – O dov’eri?

VASCO – S’era andati da Pasquina perché s’aveva paura ‘e ni fosse preso ‘un cocc… (Gomitata di Beppe).

BEPPE – Cocca ‘un c’era e siamo andati a fanni un po’ di ‘ompagnia.

VASCO – Cocca essi calma!!! Ci pensa Arfonzo a Bugheri.

ASMARA – Ma perché, cos’è successo?

PASQUINA – (Con un filo di voce) Hanno trovato Bugheri

NANNI – L’hanno trovato? O dov’era?

COCCA – (agitatissima non sa dare spiegazioni) Ci va Arfonzino… io sono troppo esplosiva… la Padrina, perché i cuccioli se ‘un son di razza… con la lupara… era prigioniero.

ASMARA – ‘Un ho capito nulla.

NANNI – Nemmeno io!

PASQUINA – (Debolmente) Ha telefonato Alfonso, proprio ora. Bugheri, attirato dalla barboncina, era entrato nel giardino della Padrina. Lei, allora, l’ha preso prigioniero e aveva intenzione di tenerlo fino a quando la sua barboncina non avesse partorito, e nel caso i cuccioli non fossero stati di razza… beh, Bugheri avrebbe fatto la fine del sorcio!

COCCA – Ir mi’ Bugheri ‘un deve morire.

VASCO – Cocca essi calma!

BEPPE – E’ stata la nora, l’ingegnera che se n’è accorta. La socera n’aveva dato ad intende’ che Bugheri era un cane abbandonato che lei voleva aiutà! Ma la nora ha visto i volantini e ha telefonato a Arfonzo.

VASCO – Quando però è andata dalla socera a dinne che aveva rintracciato i padroni der cane, lei è andata su tutte le furie e è venuta fòri la verità.

BEPPE – Allora l’ingegnera ha richiamato Arfonzo e si sono messi subito d’accordo. Lei vor mettere la cosa a tacé, di pubblicità ne ha avuta anche troppa cor su’ marito… e poi ha un bon motivo per far dichiarà la socera incapace di intende’ e di volé e gestì tutto lei.

ASMARA – De’ ma la Padrina cià un filliolo!

NANNI – Che ‘un c’è perché se l’è svignata.

VASCO – Se vole quarcosa e deve ritornà.

PASQUINA –Ed è proprio quello che vuole la moglie… per mannallo in galera!

NANNI – Ma quanto vòi ‘e ni diìno! Sul giornale c’era scritto pòi mesi!

ASMARA – Ora ‘un torna davvero! E’ nell’occhio del ciclope! Tanto t’ha scatenato un putiferio di nulla!

BEPPE – Quello ‘un torna più. Ormai ha perso la faccia.

VASCO – Tanto era poìno importanzioso, per la strada ‘un ti salutava mai.

ASMARA – No, quarche volta salutava.

VASCO – Sì, una volta ogni morte di papero!

(Entra Gemma)

GEMMA – Allora ‘Occa, ho visto Arfonzo, hai ritrovato Bugheri! Sei ‘ontenta?

COCCA – Finchè ‘un è qui ‘un son tranquilla!

VASCO – Cocca, essi calma!

BEPPE – Arfonzo te lo riporta!

COCCA – Con la lupara!!!

GEMMA – Era a Novara?

COCCA – Gemmaaaa!!!!

VASCO – Cocca, essi calma!

PASQUINA – Pensa a tutto Alfonso… E’ proprio bravo, in questi giorni che tu stavi male per Bugheri, si è preso lui cura di me… mi ha dato le medicine, mi ha fatto persino le iniezioni.

NANNI – Bravo!

PASQUINA – Ha una mano leggera!

GEMMA – Mano di velluto!

PASQUINA – Proprio professionale! Se metteva perfino er camice bianco.

(Sguardi preoccupati. Breve silenzio)

BEPPE – Come un dottore!

GEMMA – La pressione niel’ha presa?

VASCO – Scommetto ‘he poi n’ha presentato la porcella.

NANNI – Cosa dici, ma se la biondona è scappata in Costa Azzurra ‘on lo ssicologo!

PASQUINA – Non mi ha fatto mancare niente!

ASMARA – Per ora…

COCCA – Ha ragione, Pasquina, l’ho un po’ trascurata. Uh! Stamani la dovevo accompagnà a riscote’ la pensione! Me lo son scordata!

PASQUINA – Oh, non ti preoccupare, anche a questo ha pensato Alfonso, gli ho fatto la delega e l’ha riscossa lui.

COCCA – Ah!

PASQUINA – Sì, ha detto che da ora in poi si occupa di tutto lui, anche della mia casa da affittare, io devo stare tranquilla, non pensare a nulla, ci pensa lui.

NANNI – E l’ha pensata bella!

PASQUINA – E’ così gentile, è andato anche alla mia banca ed ha preso i moduli per poter gestire i  miei risparmi, così io non devo occuparmi di niente!

NANNI – (Fra sé) Eh, sì alla fine ‘un ciavrà propio più niente di cui occupassi!

PASQUINA – (Apre la borsetta e prende dei fogli) Ecco, devo compilare questi moduli della banca e sono sistemata.

VASCO – Sì, per le feste.

COCCA – Però, ora che Bugheri è tornato, mi occupo io di lei, ‘un si preoccupi, anzi, sa cosa si fa? I moduli li riempio cor mi’ nome.

PASQUINA – Forse è meglio così, non vorrei pesà troppo su Alfonso!

BEPPE – Povero Arfonzo, cià anche l’ernia al disco.

VASCO – Povero Arfonzo, troppe fatìe ‘un ne pole durà!

GEMMA – Povero Arfonzo, se si stanca, poi ‘un pole più sonare!

PASQUINA – Povero Alfonso! E’ vero, sono stata un’egoista!

COCCA – Ma cosa dice, a tutto c’è rimedio, sa cosa si fa? Anche per la pensione la delega la rifà a nome mio, va bene?

PASQUINA – Certo, povero Alfonso, lasciamolo in pace. Guarda ti firmo subito questi fogli della banca. Poi, ci pensi tu a compilarli?

COCCA – Certo… ecco… no, la data ‘un importa ci fanno il timbro loro… Ecco, qui…

PASQUINA – In fede?

COCCA – De’,  cattolica! E sotto, la firma.

PASQUINA – Ecco fatto, tieni! Allora, ce pensi tu?

(Suono del campanello. E’ Betty. Saluti a soggetto.)

BETTY – Che bello, hai ritrovato Bugheri, Maria.

PASQUINA – Maria? Chi è Maria?

COCCA – Sono io, A Betty ‘un ni garbano i soprannomi.

ASMARA – O te come l’hai saputo, di Bugheri?

BETTY – Non si parla di altro, lo sanno tutti.

NANNI – Meno male ‘he l’ingegnera ‘un voleva propaganda.

BEPPE – Lei soprattutto vorrà sta’ alla larga dalla Questura.

NANNI – La potrebbe denuncià per rapimento.

VASCO – Toh, e tanto l’ha rapito lei, Bugheri.

COCCA – M’è venuta un’idea… mi s’è accesa una lampadina!

GEMMA – Cos’ha detto la padrina?

COCCA – Una lampadinaaa!!!

GEMMA – A proposito, Beppe, l’hai ‘omprata la lampadina cor passo da mignotta?

BEPPE – Dici bene! Me lo son scordato!

GEMMA – Qui se ‘un ritorna la biondona, si rimane tutti ar buio!

BETTY – Quale idea, Maria?

PASQUINA – Maria? Chi è Maria?

COCCA – Sono io! Pensavo… noi si potrebbe fa’ la denuncia, chiede’ i danni morali e materiali…

VASCO – Brava, potresti reuperà un po’ di vaini.

COCCA – Però si potrebbe anche ‘un fa’ nulla in cambio di quarcosa.

GEMMA – Una riompènsa?

NANNI – Tanto a quella i vaini ‘un ni mancano! ‘Un sa nemmeno lei quanti ce n’ha!

COCCA – Più che una riompènsa pensavo di chiedinni un lavoro per Arfonzino!

BEPPE – Ma a lui niel’hai detto?

VASCO – Lui lo sa?

COCCA – No, m’è venuto a mente ora!

GEMMA – Mellio ‘he ‘un lo sappia!

ASMARA – Mellio fanni una soppresa!

PASQUINA – Chissà come sarà contento!

NANNI – Contento matto!

BETTY – Mi sembra un’idea magnifica, meglio della ricompensa! Visto, Maria…

PASQUINA – Maria? Chi è Maria?

TUTTI – La ‘Occa!!! (Pasquina sobbalza. Non riesce a prendere le sue pillole).

BETTY – A volte da un male nasce un bene…

COCCA – Eh, sì, ha’ ragione! E pensà che Arfonzino, pur di lavorà, era disposto a fa’ anche l’emigrante!

GEMMA – Eeeh?

COCCA – Sì, poverino. Aveva trovato un lavoro come cameriere, in Costa Azzurra.

GEMMA – Un ber sagrificio!

COCCA – Ora, invece, per fortuna, ‘unnavrà più bisogno.

VASCO – (Al pubblico) Che culo!

(Entra Alfonso dalla porta che era stata lasciata socchiusa)

COCCA – Arfonzino! Dov’è Bugheri?

ALFONSO – Cocchina sta’ calma!

VASCO – De’ son du’ ore ‘he ne dio, essi calma!

ALFONSO – Sta arrivando, lo porta la filippina, appena la signora Rosalia si addormenta. La nuora preferisce così per evitare che dia in escandescenze.

COCCA – Ma sei siùro? Bugheri ‘un deve morire!!! (Urlo. Ancora sobbalzo di Pasquina)

BETTY – Sono certa che sarà qui a momenti. Anche questa volta Bugheri è stato protetto dalla sua buona stella.

Pasquina riesce a stento a prendere una pillola che le va di traverso e inizia a tossire. Questa volta tutti si accorgono che sta male. Ognuno cerca a suo modo di aiutarla. Battute a soggetto. Vasco le dà un colpo sulle spalle per farla riprendere, riesce solo a farle nuovamente sputare la pillola.

COCCA – (Scuotendola) Pasquina, Pasquina! No, no! ‘Un deve morire!

ASMARA – Fatela respirà!

COCCA – Come sono scalognata, propio ora ‘he cominciavo a vedè du’ palanche.

GEMMA – Coraggio, Pasquina, respiri, su, lo facci pe’ la ‘Occa, povera donna.

BEPPE – Le pillole, dateni le pillole! (Vasco trova le pillole e ne somministra una a Pasquina, poi, non visto si mangia lui tutte le altre).

BETTY – Si riprende, si riprende.

COCCA – Meno male!

BETTY – Stai calma, altrimenti finisce che ti senti male tu, Maria.

PASQUINA – (Ancora semicosciente) Maria? Chi è Maria?

Con un gesto collettivo, Pasquina viene mandata a quel paese.

BETTY – Coraggio, Pasquina, anche questa volta la fortuna le ha sorriso.

GEMMA – A proposito di fortuna, fammi prende’ i mi’ grattini.

ASMARA – Li lasci dappertutto, stacci attenta.

(Gemma apre il cassetto e trova diversi biglietti)

GEMMA – Accidenti, ma io n’avevo ‘omprati due!!! Son tua Asmara?

ASMARA – Uno, vell’altri, no. Ma son tutti uguali?

GEMMA – Guarda! Tutti uguali!

BETTY – Un paio devono essere miei. Devo averli lasciati qui.

COCCA – Anch’io ce n’avevo tre e ‘un li trovo più.

GEMMA – Ora vattelappesca di ‘hi sono!

BEPPE – De’ si grattan tutti e se quarcuno ha vinto si divide.

VASCO - … Ide.

PASQUINA – (Prendendolo a fatica dalla borsetta) Allora metteteci anche il mio…

BEPPE – Tanto… (Intendendo dire che Pasquina ne ha per poco.)

PASUINA – … dividerei comunque con tutti voi. (Gemma dà a ciascuno un biglietto, così ogni personaggio ne ha in mano uno)

SE GRATTO IL BIGLIETTO VINCENTE (La porti un bacione a Firenze)

ALFONSO

Se gratto il biglietto vincente

non sto più a lavorar

mi tratto da pascià…

(Silenzio. Tutti lo guardano male)

TUTTI

Se gratto ir biglietto vincente

e certamente un dì ci riuscirò.

Ma cieca è la fortuna,

te n’azzeccassi una,

ma io ritento perché un giorno vincerò.

Se gratto ir biglietto vincente

e quello giusto un giorno gratterò!

Se gratto ir biglietto vincente

e quello giusto un giorno gratterò!

Tutti grattano i biglietti. Le pillole di Pasquina, ingerite da Vasco, hanno degli strani effetti su di lui. Comincia ad agitarsi. La gamba zoppicante, come per miracolo, guarisce. Salta e balla. Intanto si sente abbaiare sul pianerottolo.

COCCA – Ir mi’ Bugheri, ir mi’ Bugheri! Io, per me, ho già vinto!

Corre alla porta ed esce. Gemma capisce a modo suo.                            

GEMMA – Ha’ vinto? Oh, la ‘Occa ha vinto, l’ho sentita io!

Gemma rincorre la Cocca seguita da tutti gli altri. Battute a soggetto. Pasquina rimane sola e fissa sorpresa il suo grattino vincente. Questa volta l’emozione è troppo forte per il suo fragile cuore.

Si chiude il sipario. Musica: Se gratto il biglietto vincente.                            

                                       FINE

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