Buonanotte… amore mio

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OH CHE BELLA FAMIGLIA MADAMA DORÈ

BUONANOTTE… AMORE MIO

Atto unico

di Ivano Bertoletti

PERSONAGGI

Andrea

Valentina

Un uomo

I tre personaggi hanno circa trentacinque anni

Come un vampiro sugge con bramosia il sangue vitale

così io ho succhiato dalla vita di chi conosco

per dare alla luce questa piccola velenosa commedia.

       I. Bertoletti

A tutte quelle persone che vivono in coppia,

ma che non vivono una vita di coppia

(e sono tante).

Amare è preparare, con amore,

un risottino al proprio amore.

Amare è dire, improvvisamente,

al proprio amore di non preparare

un risottino perché lo inviti a cena.

Anonimo

L’infelicità, come la pietà,

può diventare un’abitudine.

Graham Greene

Nel matrimonio i più duri sono i primi

quindici o vent’anni: poi, tutto si accomoda.

P. Hervieu

Chi un giorno vorrà formare una famiglia

deve sapere sin da piccolo che dovrà meritare questo onore,

che dovrà prepararsi, che sarà una prestigiosa responsabilità,

che dovrà modificare le proprie gerarchie individuali.

Che dovrà faticare e soffrire.

Annamaria Bernardini de Pace

Salone con arredamento moderno. Porta d’ingresso a sinistra. Altra porta a destra.

Valentina è sdraiata sul divano, profondamente addormentata. La televisione è accesa. Da sinistra entra Andrea. Immobile, guarda la moglie.

ANDREA - Di nuovo addormentata. E sempre la TV accesa. (La spegne) È così che una brava mogliettina accoglie il marito che torna dal lavoro. (La chiama) Valentina. (Nessuna reazione) Peggio di un ghiro. Valentina!

VALENTINA - Mhm…

ANDREA - Valentina!

VALENTINA - (Occhi chiusi, voce impastata, ancora addormentata) Chi è?

ANDREA - La Befana.

VALENTINA - (C.s.) Mhm… non ho appeso la calza.

ANDREA - Era meglio se ti appendevi tu.

VALENTINA - (C.s. rannicchiandosi) Sì.

ANDREA - Vuoi aprire gli occhi?

VALENTINA - (C.s.) Mhm… che ore sono?

ANDREA - Quasi le dieci.

VALENTINA - (Spalanca gli occhi) Ho perso il treno!

ANDREA - Le dieci di sera.

VALENTINA - Ah, beh… (Socchiude gli occhi, ma li riapre quasi subito) Dov’è Otello?

ANDREA - Che ne so io dov’è la bestia?

VALENTINA - Otello è il mio amore.

ANDREA - Ma sempre bestia è.

VALENTINA - Otello è un bellissimo gatto persiano.

ANDREA - Oh, sì, con quel muso appiattito, come se avesse avuto uno scontro frontale con un tir.

VALENTINA - Sempre più bello del tuo.

ANDREA - Già. Indovino se dico che non c’è niente di pronto da mangiare per me?

VALENTINA - Perché? Non sei capace di farti una pastasciutta?

ANDREA - Certo che sono capace, se voglio sopravvivere.

VALENTINA - Guarda che nessuno ha preparato la cena per me.

ANDREA - Tu sei tornata alle sei e mezza.

VALENTINA - Alle sette sono andata a correre per mezz’ora.

ANDREA - (Ironico) Chissà come sarai distrutta.

VALENTINA - Non lo faccio per divertirmi.

ANDREA - Invece io che lavoro sino a tardi… (Mentre si avvia a destra) In frigo c’è qualcosa?

VALENTINA - Sì, un po’ di formaggio e del prosciutto.

ANDREA - (Sta uscendo) Che lusso.

VALENTINA - Ci sono anche le olive.

ANDREA - (Da fuori) Ah, beh, allora sono al Ristorante del Grand Hotel.

VALENTINA - Puoi farti un bel toast.

ANDREA - (C.s.) Una vera leccornia.

VALENTINA - Il mio tesoro è lì?

ANDREA - Stai parlando dell’ammasso di pelo e pulci?

VALENTINA - (Risentita) Otello non ha le pulci.

Andrea rientra, si è tolto la giacca.

ANDREA - Per forza, poverette, quando gli vedono il muso, schiattano tutte d’infarto, tanto è lo spavento.

VALENTINA - Sei un cretino. Lui è pulitissimo. Io lo spazzolo ogni giorno.

ANDREA - Cosa che non succede per la casa.

VALENTINA - Perché tu, invece…

ANDREA - Quando posso, una mano te la do.

VALENTINA - L’hai visto?

ANDREA - È sul balcone.

VALENTINA - (Si mette seduta) Ma prenderà freddo!

ANDREA - Certo, siamo quasi a metà settembre e fuori è arrivata la prima gelata.

VALENTINA - Ma lui è sensibile.

ANDREA - Ha un quintale di pelo, peggio dell’orangutan delle montagne.

VALENTINA - Che cos’è l’orangutan?

ANDREA - L’ignoranza regna sovrana, e tu continua a guardare le soap opera.

VALENTINA - (Cattiva) Ha parlato l’intelligenza infinita.

ANDREA - A che puntata siamo arrivati?

VALENTINA - Fra pochi giorni sarà la millesima.

ANDREA - Impressionante. Chissà che festa.

VALENTINA - Sarà un giorno memorabile!

ANDREA - Me l’immagino. Tripudio nazionale! (Pausa) È uno scimmione.

VALENTINA - Che cosa?

ANDREA - Ho risposto alla tua domanda.

VALENTINA - Che domanda?

ANDREA - L’orangutan. Facciamo fatica a dialogare perfino sulle cose più semplici.

VALENTINA - Sei tu che salti da un argomento all’altro. E poi sapessi quanto me ne frega del tuo scimmione.

ANDREA - È il tuo Otello che gli assomiglia. Sai che anche l’orangutan ha il muso schiacciato?

VALENTINA - Mi vuoi lasciare dormire? (Si rimette distesa) E vai a mangiare. Sono le dieci e non hai fame?

ANDREA - La fame ce l’ho. È il pensiero della succulenta cena che c’è di là che me la fa passare.

VALENTINA - Fa come vuoi, basta che mi lasci tranquilla.

ANDREA - Tolgo il disturbo, (Ironico) cara.

VALENTINA - Ah, alle otto ha chiamato la nonna.

ANDREA - Che nonna?

Valentina ritorna seduta. Lo guarda, astiosa.

VALENTINA - Quante nonne abbiamo?

ANDREA - Io neanche una.

VALENTINA - Perché? La mamma di mia mamma che cos’è?

ANDREA - Una rompiballe cosmica.

VALENTINA - Senti chi parla.

ANDREA - Non vorrai negare che è una vecchia megera prepotente che ci stressa la vita senza pietà.

VALENTINA - Ha solamente noi due.

ANDREA - Questo non l’autorizza a trattarci come ci tratta.

VALENTINA - E come ci tratta?

ANDREA - Tu la sopporti meglio, è tua nonna. Io non ci riesco più.

VALENTINA - E quando l’hai sopportata?

ANDREA - (Cattivo) Mai.

VALENTINA - Però ti ha fatto comodo quando ci ha aiutato con quella somma.

ANDREA - Che se ne fa dei soldi, vecchia com’è?

VALENTINA - Voglio vedere quando sarai vecchio quanto lei. Anche se dubito che tu arriverai alla sua età.

ANDREA - Invece tu… guarda che abbiamo la stessa età, ma, già, voi donne pensate di essere eterne.

VALENTINA - Noi viviamo di più, è provato.

ANDREA - Quelle come te, senz’altro.

VALENTINA - Settimana prossima è il suo compleanno. Ottantacinque anni.

ANDREA - E allora?

VALENTINA - È un anniversario particolare. Vuole festeggiare con noi al ristorante.

ANDREA - Noi tre?

VALENTINA - E chi altri?

ANDREA - (Scuotendo il capo) Perché tua madre, due anni fa, è morta?

VALENTINA - Stai dicendo una cattiveria su mia mamma.

ANDREA - Io sto dicendo…

VALENTINA - (Interrompendolo) Lo so cosa stai dicendo: che lei era utile solo come parafulmine, che almeno sarebbe stata lei stressata e non noi.

ANDREA - E che c’è di male?

VALENTINA - Il solito egoista, ecco cosa sei. (Si sdraia) E fai entrare Otello, rischia di prendersi un raffreddore.

ANDREA - E perché no, una polmonite fulminante?

VALENTINA - È di razza. Ha il pedigree.

ANDREA - Anch’io ho il pedigree: razza bianca, imbecille.

VALENTINA - Voglio Otello.

ANDREA - Io, dopo… mangiato, vado a dormire. Sono stanco… tu?

VALENTINA - (Rannicchiandosi) Io sto qua, sto così bene. (Chiude gli occhi).

ANDREA - Già, come tante altre volte.

VALENTINA - E non chiamarmi.

ANDREA - Neanche per sogno.

VALENTINA - Sogno, ecco, un bel sogno come l’altra sera, ma tu mi hai svegliata.

ANDREA - Erano le tre di notte. E tu eri ancora qui.

VALENTINA - (Si sta addormentando) Lasciami riposare… Otello amore mio… vieni da me…

ANDREA - (La guarda. Come se parlasse a se stesso) Sì, ti mando la bestia, almeno avrò il letto tutto per me e non da dividere in tre. (Si avvia).

Buio.

Luce tenue nella zona centrale. Il resto del palcoscenico è in ombra. Sono in scena Andrea e un uomo.

UOMO - Lei mi sta dicendo che spesso dorme da solo?

ANDREA - Vede, mia moglie ha un gran pregio: si addormenta facilmente e profondamente. (Pausa) Lo sa, adesso che ci penso, è la sua unica qualità.

UOMO - Non sta esagerando?

ANDREA - No.

UOMO - Non ha risposto alla mia domanda.

ANDREA - La risposta è sì. Ma anche quando dormiamo insieme non è che le cose cambino molto.

UOMO - Cioè, i vostri rapporti intimi…

ANDREA - Sono quasi inesistenti.

UOMO - Da?

ANDREA - Da subito.

UOMO - Da quando vi siete sposati, cinque anni fa?

ANDREA - Viaggio di nozze. Io avrei fatto quindici giorni tranquilli, anche in Italia, purché ci fosse poca gente. Io, lei, l’amore. Mi ha costretto a un viaggio pazzesco, stancante, in paesi esotici, orientali, dove avrò riposato un giorno solo. Ho visto villaggi, città, culture, costumi, gente di cui non me ne fregava un accidente.

UOMO - Mentre a sua moglie…

ANDREA - Non ne fregava niente neanche a lei. Solo la soddisfazione, al ritorno, di mostrare le foto e di raccontare alla mamma, alle amiche, alle colleghe, magari stupidamente invidiose, che lei era stata e lì e là, e aveva visto e questo e quello, e che colori e che odori e che mangiare, uno schifo, e che… e che… e che…

UOMO - Almeno avrete fatto l’amore spesso e intensamente.

ANDREA - Una volta di sicuro e faccio fatica a ricordare l’eventuale seconda volta. Quanto all’intensità… lasciamo perdere.

UOMO - Sarete stati stanchi.

ANDREA - Sì, molto, però potevamo… ma lei era sempre tutta presa dalle continue novità. Per cui… niente.

UOMO - Per lei una luna di miele disastrosa.

ANDREA - Solamente due momenti belli: quando sono salito sull’aereo per ritornare e quando sono arrivato in questa casetta. Il viaggio di nozze, di solito, è indimenticabile. Il mio, invece, è da dimenticare.

UOMO - Finalmente a casa. Quindi…

ANDREA - (Ironico) Passata l’euforia della luna di miele, siamo ritornati alla dura realtà di tutti i giorni. E diventammo una carne sola due volte al mese. (Lo guarda) Ha capito?

UOMO - Sì.

ANDREA - E se succedeva una terza volta, era proprio per la magnanimità di mia moglie.

UOMO - Una specie di paura a darsi completamente.

ANDREA - Più che una paura, un’avversione al maschio, inteso come virilità.

UOMO - Sua moglie ha subito qualche trauma da piccola?

ANDREA - Veramente quando ho accennato a questo, lei è stata sfuggente. Può darsi, ma penso nulla di grave.

UOMO - Una situazione abbastanza strana e difficile.

ANDREA - (Alza le spalle) Non direi. Tra le tante abitudini del matrimonio, ci può stare anche la routine del non fare l’amore.

UOMO - Forse non vi siete mai amati.

ANDREA - Lo credo anch’io. C’è un po’ d’affetto e si sta insieme nonostante tutto.

UOMO - Mai una sorpresa, un’invenzione, da nessuno dei due?

ANDREA - Mai, in senso positivo. (Scompare nell’ombra) Perchè una bella sorpresa l’ho avuta il primo anniversario di matrimonio. Io ho un lavoro di responsabilità e devo sempre aspettare il rientro dei miei subalterni. Quindi finisco tardi  e ferie di più giorni le posso fare solo nel mese di agosto. Ci siamo sposati a maggio e il maggio successivo, visto che io non mi potevo assentare dal lavoro, lo sa come ha festeggiato l’anniversario di matrimonio la mia cara Valentina? Ha trascorso otto giorni a Londra con sua mamma.

UOMO - Originale.

ANDREA - (Ritorna alla luce) Molto originale. (Ironico) Però ci telefonavamo una volta al giorno.

UOMO - E lei, a casa con il gatto.

ANDREA - E no! Quello no! L’abbiamo dato a una conoscente.

UOMO - Una situazione di coppia arida, piatta.

ANDREA - Pochi mesi dopo mia suocera è improvvisamente morta e almeno quel fatto non si è più ripetuto.

UOMO - Chi è l’elemento dominante nella vostra famiglia?

ANDREA - La nonna.

UOMO - Sebbene non viva con voi.

ANDREA - Abita a venticinque chilometri da qui.

Pausa.

UOMO - Io ritengo che una vera femmina debba essere dolce, calda, passionale.

ANDREA - E sua moglie lo è?

UOMO - Sì.

ANDREA - È fortunato.

UOMO - È innamorata.

ANDREA - Doppiamente fortunato.

UOMO - Sì.

ANDREA - La mia è una donna frigorifero. E dal frigorifero esce solo freddo.

UOMO - A meno che si stacchi la spina.

ANDREA - (Pausa) Da quanti anni è sposato?

UOMO - Otto. Abbiamo una bambina di cinque anni. E ancora adesso, quando sono a casa, io sento, tasto l’amore come se fosse una cosa solida che mi circonda.

ANDREA - Deve essere bello.

UOMO - Sì.

ANDREA - E non le sembra troppo simile ad una favola?

UOMO - Assolutamente no. Io e la mia famiglia viviamo ogni giorno la fatica di vivere. Ma, se si ama veramente, ci si preoccupa, ci si occupa della persona amata. È la cosa più naturale, più umana dell’essere umano.

Buio.

Luce piena. Sono in scena Valentina e Andrea.

VALENTINA - Ti ricordi della mia collega che ha avuto un bambino?

ANDREA - Sì.

VALENTINA - Ci ha invitati al battesimo.

ANDREA - Noi?!

VALENTINA - Sì.

ANDREA - Perché?

VALENTINA - Perché, più che colleghe, siamo amiche. È l’unica con cui mi trovo bene. E tu una volta l’hai conosciuta. C’era anche suo marito.

ANDREA - E allora?

VALENTINA - Allora, cosa?

ANDREA - Che c’entriamo noi con questo battesimo? Io, poi, non ho alcun rapporto con loro.

VALENTINA - Siamo stati invitati.

ANDREA - Falle un regalo e tanti auguri.

VALENTINA - Tu sei sempre…

ANDREA - (Interrompendola) Come sta?

VALENTINA - Chi?

ANDREA - Il bambino.

VALENTINA - Bene.

ANDREA - Ottimo, perché questo è ciò che conta. Che ci facciamo noi ad una cerimonia noiosa, come due pistola sconosciuti, in mezzo a gente altrettanto sconosciuta?

VALENTINA - Per te, fare anche un piccolo sforzo…

ANDREA - Quand’è questo gioioso avvenimento?

VALENTINA - Domenica prossima alle quattro.

ANDREA - Che cosa?! Impossibile. Ho la partita.

VALENTINA - E rinuncia, almeno una volta.

ANDREA - Sono un dirigente della società. Non posso rinunciare.

VALENTINA - E già. Non rinunci alla domenica, non rinunci a quella dei ragazzi al sabato e non rinunci a nessuna riunione serale. Anzi, chissà come, riesci a tornare a casa prima.

ANDREA - Con sacrificio, mi organizzo.

VALENTINA - (Sprezzante) Il grande manager di una società di calcio di un paesotto.

ANDREA - Ho preso questo impegno.

VALENTINA - Come se fosse una società di serie A.

ANDREA - Tu lo sapevi di questa mia passione, sin da quando giocavo.

VALENTINA - Giocare è un eufemismo, visto che mi risulta che il maggior tempo lo passavi in panchina.

ANDREA - E tu che ne sai? Sei venuta a vedermi una volta sola.

VALENTINA - E mi è bastato. Come si può stare a guardare ventidue imbecilli che prendono a calci un pallone e che, soprattutto, si prendono a calci l’un l’altro? E, inoltre, sentire altri imbecilli che sbraitano, imprecano, litigano.

ANDREA - Fai prima a dire che non ti piace il calcio.

VALENTINA - Il calcio non mi piace.

ANDREA - Per forza, non ne capisci niente.

VALENTINA - Certo. Ma nessuno di voi capisce che, al vostro livello, il calcio sarebbe bello se tutti la praticassero con un unico scopo: divertirsi.

ANDREA - Ha parlato il grande filosofo.

Pausa.

VALENTINA - Ho bisogno di un paio di scarpe e di una gonna. Al diavolo il battesimo. Domenica andiamo in città a fare acquisti. I negozi sono aperti.

ANDREA - (Fissandola) Cos’è? Una provocazione?

VALENTINA - È semplicemente una moglie che chiede al proprio marito di accompagnarla a fare shopping.

ANDREA - Ho la partita! Sei rintronata? Ho la partita!

VALENTINA - Preferisci vedere dei calci?

ANDREA - Sì.

VALENTINA - Noi  ci stiamo dando dei calci.

ANDREA - Cosa?

VALENTINA - Ci stiamo prendendo a calci.

ANDREA - Non mi sembra.

VALENTINA - Sono calci nel cuore.

ANDREA - (Beffardo) Questo non è da te, suona troppo falso. Non l’hai letta perché non leggi. L’avrai sentita da qualcuno.

VALENTINA - E che differenza fa?

ANDREA - Ho la partita!

Buio.

Luce tenue. Zona d’ombra.

Andrea e l’uomo.

UOMO - Una cosa è lampante: lei ha la partita.

ANDREA - Valentina, pur avendo accettato questa mia passione, spesso me la rinfaccia per coprire la sua apatia, la sua freddezza nei miei confronti.

UOMO - E lei risponde all’indifferenza di sua moglie, trascorrendo molto tempo lontano da lei.

ANDREA - Ci comportiamo allo stesso modo.

UOMO - Colpo su colpo. (Pausa) Che cosa avete in comune?

ANDREA - Niente.

UOMO - E vi siete ugualmente sposati. Come una conseguenza logica. Io, uomo, frequentare te, donna, tu, donna, frequentare me, uomo. Uno sbocco ineluttabile. È triste. Sembra che stiamo parlando di due condannati a morte.

ANDREA - Assuefazione ad uno stato di cose.

UOMO - E il pathos?

ANDREA - Ah, quello poi. Valentina non sa nemmeno cosa sia.

UOMO - Perché, invece lei?

Andrea non risponde.

UOMO - E ormai nemmeno vi fermate ad esaminare la vostra situazione. (Scompare nella zona d’ombra).

ANDREA - Probabilmente avremmo soltanto delle discussioni più feroci.

UOMO - Probabilmente sapete  entrambi che per voi è meglio non guardarvi dentro perché trovereste solo un grande vuoto o forse peggio. In questo modo continuate a tirare avanti in una paradossale specie di “quiete egoistica”. Conoscere se stessi, per voi è pericoloso perché potreste avere una brutta sorpresa. (Ritorna alla luce) Che vita è mai questa?

ANDREA - Lei fa shopping con sua moglie?

UOMO - Beh, quando posso, sì. Anche se non è il massimo per me. Ma lo faccio perché a mia moglie fa piacere che io sia con lei.

ANDREA - Io questo problema l’ho risolto, quando Luisa è piombata nella nostra vita.

UOMO - La vostra vicina.

ANDREA - Noi abitiamo una parte di questa bivilla. Tutto ebbe inizio quando Luisa comprò dai precedenti vicini l’altra porzione di bivilla. E niente fu più come prima.

Buio.

Luce piena. Andrea è in scena. Valentina entra da sinistra.

VALENTINA - Sei tornato presto questa sera.

ANDREA - Ho una riunione.

VALENTINA - Ne ero sicura.

ANDREA - E tu, dov’eri?

VALENTINA - Da Luisa.

ANDREA - Ne ero sicuro.

VALENTINA - (Ironica) Siamo una coppia piena di certezze.

ANDREA - Siete sempre insieme, voi due.

VALENTINA - Cosa vorresti dire?

ANDREA - Parrucchiere, cinema, footing, shopping.

VALENTINA - Andiamo anche a trovare la nonna. Luisa al posto tuo.

ANDREA - È vero, questo è molto positivo. Ma Luisa cos’è per te?

VALENTINA - Un’ottima amica.

ANDREA - E basta?

VALENTINA - Cosa stai pensando? Guarda che a Luisa piacciono gli uomini.

ANDREA - (Quasi a se stesso) Già, a lei. (A voce normale) Però sta sempre con te.

VALENTINA - Perché stiamo bene insieme. Luisa ha vissuto delle esperienze molto negative con la tua razza. E ha deciso di non soffrire più per colpa di un uomo.

ANDREA - Anzi, sarà lei a farli soffrire.

VALENTINA - Ma che bravo. Questa sera sei anche perspicace.

ANDREA - Non molto, ma un po’ la conosco la tua (Marcandolo) “ottima amica”.

VALENTINA - È inutile che fai il sarcastico. Magari se tu fossi un ottimo marito.

ANDREA - Ha parlato l’ottima moglie.

VALENTINA - Andiamo al cinema.

ANDREA - (Ironico) Ma ho la riunione.

VALENTINA - Continua a fare il cretino, ti riesce sempre bene. Esco fra poco. Prima andiamo a mangiare una pizza. Luisa non ha voglia di preparare la cena.

ANDREA - Le hai trasmesso il tuo virus.

VALENTINA - Vediamo l’ultimo spettacolo. Torneremo tardi.

ANDREA - Qualcuno piangerà.

VALENTINA - Chi?

ANDREA - Otello, la bestia.

VALENTINA - La bestia sa come arrangiarsi.

ANDREA - (Sorpreso) Incredibile!

VALENTINA - Cosa?

ANDREA - Bestia! Hai chiamato Otello, “bestia”!

VALENTINA - E allora?

ANDREA - Pazzesco. Luisa è riuscita dove io ho sempre fallito.

VALENTINA - Luisa è indifferente agli animali.

ANDREA - Appunto. Siete proprio diventate una mente sola.

VALENTINA - Sei geloso?

ANDREA - Questo è impossibile.

VALENTINA - Sei invidioso?

ANDREA - Di voi due, no.

VALENTINA - E quindi, che te ne frega cosa diciamo e facciamo?

ANDREA - (Rassegnato) Niente.

VALENTINA - E mi stai facendo fare tardi.

Buio.

Luce tenue. Zona d’ ombra.

 Andrea e l’uomo.

UOMO - Una simbiosi quasi perfetta tra due persone del medesimo sesso.

ANDREA - Sono inseparabili. Un trovarsi, uno star bene, un’attrazione, direi, magnetica.

UOMO - E considerata la vostra storia coniugale, per lei è anche una specie di sollievo.

ANDREA - Sì, è come se mi fossi svincolato da certi obblighi che sono solamente causa di discussioni. Esempio: la visita alla nonna.

UOMO - Luisa la sostituisce quasi in tutto.

ANDREA - (Con un lieve sorriso) Possiamo togliere il  “quasi”, perché lei sa che tra me e Valentina i rapporti più che intimi sono ridotti al lumicino.

UOMO - E così, loro due, fanno volentieri a meno della presenza maschile. Mi ricordo di una conoscente che, per un certo periodo, usciva con un suo amico gay perché voleva stare tranquilla.

Buio.

Luce piena. Sono in scena Andrea e Valentina.

VALENTINA - Io e Luisa abbiamo fatto un bel programma.

ANDREA - Come se fosse una novità.

VALENTINA - Ho parecchie ferie arretrate.

ANDREA - Quando c’era tua madre questo non succedeva.

VALENTINA - (Lo fulmina con lo sguardo) Quattro settimane.

ANDREA - Però.

VALENTINA - Ce ne andiamo per un mese.

ANDREA - Dove?

VALENTINA - In Italia.

ANDREA - Dove?

VALENTINA - In giro, senza meta. Dove capita, dove ci piace. Libere di fermarsi, di proseguire, di cambiare itinerario. Noi, senza tempo, senza impegni, senza vincoli. Noi e la nostra volontà, i nostri desideri. Noi e il profumo della libertà.

ANDREA - Quando?

VALENTINA - Fra quindici giorni.

ANDREA - Sembra una specie di viaggio avventura.

VALENTINA - E lo sarà. Un distacco completo dalla quotidianità. Un vivere diverso.

ANDREA - Già.

VALENTINA - La mia più bella vacanza.

ANDREA - Ci credo.

VALENTINA - E non ci telefoneremo mai.

ANDREA - Come vuoi.

VALENTINA - Noi due e la macchina.

ANDREA - Come Thelma e Louise.

VALENTINA - Sì.

ANDREA - Solo che Thelma e Louise hanno fatto una brutta fine.

VALENTINA - Noi non faremo una brutta fine.

Buio.

Luce piena. In scena c’è Andrea. Da destra entra l’uomo.

ANDREA - Come va, là sotto?

UOMO - Niente, per ora.

ANDREA - È sicuro di avere ragione?

UOMO - Quasi sicuro.

ANDREA - Se si sbagliasse, qualcuno mi dovrà risarcire.

UOMO - Questo è l’ultimo dei suoi problemi.

ANDREA - (Pausa) Beve insieme a me? (Si alza).

UOMO - Che cosa?

ANDREA - Glielo faccio assaggiare. Poi mi dirà.

Andrea va a prendere una bottiglia e due bicchieri.

UOMO - (Si siede) Ho letto il fascicolo sulla morte di sua nonna.

ANDREA - Della nonna di mia moglie. (Torna al tavolo).

UOMO - Può essere collegato al mio caso.

ANDREA - E quindi? (Versa nei bicchieri).

UOMO - Cos’è?

ANDREA - Don Pedro Ximenez, un vino dolce spagnolo. (Indica la bottiglia) Vede, questa ha più di trent’anni. Vino da conversazione.

Bevono.

UOMO - Eccellente. Un vino liquoroso molto intenso.

Andrea fa per vuotarne ancora nel bicchiere dell’uomo.

UOMO - No.

ANDREA - Un altro goccio. Sono solo diciassette gradi.

UOMO - Come vuole.

ANDREA - (Versa) Allora? Che mi dice della nonnina?

UOMO - Conosceva l’assassino. Difficile che tra le nove e le dieci di una sera d’inverno aprisse a uno sconosciuto.

ANDREA - Anche se, conoscendo il suo maledetto carattere, c’era da aspettarsi di tutto.

UOMO - Non le era molto simpatica.

Andrea beve.

ANDREA - Senta, voglio essere sincero. Aveva ottantasette anni, ma era, mi scusi, una vera rompicoglioni.

UOMO - Da non riuscire più a sopportarla.

ANDREA - Sì, non sopportarla, ma non da ucciderla. Non sono così stupido.

L’uomo beve.

UOMO - Superbo questo vino. La casa, i depositi in banca. Una buona  eredità.

ANDREA - Sono d’accordo. Ma su tutto il pianeta Terra l’unica erede esistente è Valentina.

UOMO - È stata strangolata.

ANDREA - Perché? Lei crede che quel piccolo, vecchio, autoritario passerotto non poteva essere strozzato da una donna?

UOMO - (Pausa) Lei accusa sua moglie.

ANDREA - Io dico soltanto che l’omicida può essere maschio o femmina.

UOMO - Quella sera lei tornava dal lavoro. Una breve deviazione e sarebbe stato dalla nonna.

ANDREA - Ma non ci sono stato.

L’uomo si alza. Indica il bicchiere.

UOMO - Grazie.

ANDREA - Lei sa che Luisa conosceva la nonna.

UOMO - Perché Luisa avrebbe dovuto ucciderla?

ANDREA - Non lo so. Quelle due sono capaci di tutto. Unite nel bene e nel male.

UOMO - Torno giù. (Si avvia) E non beva più. Deve restare lucido. (Esce a destra).

Andrea si alza e toglie dal tavolo la bottiglia e i bicchieri.

VALENTINA - (Da fuori, a destra) Con chi parlavi?

ANDREA - Con il commissario. Parlavamo di tua nonna.

VALENTINA - (Entra) E perchè?

ANDREA - Per lui, o l’hai uccisa tu o l’ho uccisa io.

VALENTINA - (Lo fissa) Ti stai augurando che sia stata io, così mi leveresti di torno.

ANDREA - E tu? Speri che sia accusato io, così toglierei il disturbo.

VALENTINA - Io non avrei mai ucciso mia nonna.

ANDREA - L’eredità ti fa comodo.

VALENTINA - Sarebbe stata comunque mia.

ANDREA - Ma quando sarebbe crepata tua nonna? A te i soldi fanno comodo adesso.

VALENTINA - Non è vero.

ANDREA - Sospetta anche di Luisa.

VALENTINA - Non è possibile.

ANDREA - Ti dico di sì.

VALENTINA - E le prove?

ANDREA - Intuito da commissario. Tu eri a casa da sola.

VALENTINA - Normale.

ANDREA - Anche Luisa ha dichiarato che era a casa da sola. Nessun alibi per entrambe.

VALENTINA - Perché? Il tuo di alibi? Una sporca bolla di sapone.

ANDREA - Chissà perché non vi siete messe d’accordo, dichiarando che eravate insieme.

VALENTINA - Perché avremmo mentito.

ANDREA - Mi fai ridere. L’arte della menzogna è una delle tue doti principali e mi vuoi far credere… (Scuote il capo) è pazzesco…

VALENTINA - Guarda che io me ne frego dei tuoi scuotimenti di capo.

ANDREA - Non hai niente da fare?

VALENTINA - No!

ANDREA - Vai a leccare il tuo gatto.

VALENTINA - Almeno lui non dice stronzate.

ANDREA - Chissà cosa direbbe se potesse parlare.

VALENTINA - Ma non può.

ANDREA - E questo ti piace.

VALENTINA - Sì.

ANDREA - E vorresti un uomo gatto.

VALENTINA - Meglio che un uomo scemo.

ANDREA - Sei peggio di tua nonna.

VALENTINA - (Sarcastica) Sono la sua nipotina.

ANDREA - (Avvicinandosi a lei) E cosa ha fatto la nipotina?

VALENTINA - Che fai?

ANDREA - (Le mette le mani intorno al collo) Non temere, non ti faccio nulla.

VALENTINA - Stai fermo.

ANDREA - (Come una cantilena) Valentina ha ucciso la nonnina. Valentina ha ucciso la nonnina.

VALENTINA - Smettila!

ANDREA - (Stringe un poco. C.s.) Valentina ha ucciso la nonnina. Valentina ha ucciso la nonnina.

VALENTINA - (Un po’ spaventata) Mi fai male.

ANDREA - Non è vero. (C.s.) La cattiva nipotina ha ucciso la nonnina. Hai fatto così. (Stringe ancora) Magari portavi i guanti e premevi, premevi fino a vederle la sua linguaccia.

VALENTINA - (Cercando di togliere le mani dal collo) Andrea, lasciami.

ANDREA - Oppure da dietro, per non vederla strabuzzare gli occhi, con una cinghia o con un foulard o… (Cantilenando) La nipotina ha strozzato la nonnina. La nipotina ha strozzato la nonnina.

VALENTINA - Basta!

Andrea la lascia. Valentina si tocca la gola. Si fissano.

VALENTINA - Sei un bastardo!

ANDREA - (C.s.) Valentina ha fatto fuori la nonnina. Valentina ha fatto fuori la nonnina.

VALENTINA - Tu sei pazzo.

ANDREA - (Sorride) Può darsi, ma non sono un assassino.

VALENTINA - (Sogghignando) Però un bel favore anche per te questo delitto. Non hai più tra i piedi la vecchia.

ANDREA - Già. Ma per te vale doppio: niente nonna e in più una sostanziosa eredità.

VALENTINA - Eh, c’è chi ha fortuna.

ANDREA - (Sarcastico) Adesso l’omicidio si chiama “fortuna”.

VALENTINA - Io non ho ucciso mia nonna.

ANDREA - (Assumendo la posa di un buffone e girandole intorno, cantilenando) Valentina ha ucciso la nonnina. Valentina ha ucciso la nonnina. Valentina ha…

VALENTINA - Sei un cretino! Il capo dei cretini! (Esce a destra).

Andrea riprende la bottiglia e il suo bicchiere e va al tavolo. versa un po’ di vino e poi alza il bicchiere.

ANDREA - A chiunque sia stato. (Beve).

Entra l’uomo.

UOMO - Sta già festeggiando?

ANDREA - Perché?

UOMO - Lei sapeva che non avremmo trovato niente.

ANDREA - Glielo avevo detto.

UOMO - Già. Nella sua cantina non c’è nulla.

ANDREA - (Si siede soddisfatto) E dovrete ripagarmi tutti i danni.

UOMO - Non credo. Ripeto: la sua cantina è pulita. (Pausa) L’altra no. (Andrea lo fissa, in silenzio) Ha capito, vero? Sto parlando della cantina di Luisa.

ANDREA - E allora?

UOMO - Mi ha appena chiamato la seconda squadra.

ANDREA - C’è una seconda squadra?

UOMO - Sì.

ANDREA - Nella cantina di Luisa.

UOMO - Sì. Luisa è morta. Sua moglie è morta. Sepolte nella cantina accanto alla sua.

Silenzio.

ANDREA - Dovrei piangere, ma non ci riesco.

UOMO - Almeno in questo è sincero.

ANDREA - Lei pensa che sia opera mia?

UOMO - Sì.

ANDREA - Sono passate sei settimane da quando sono partite.

UOMO - Non sono mai partite.

ANDREA - La macchina di Luisa c’è?

UOMO - No. Ma la troveremo prima o poi.

ANDREA - Ho denunciato io la loro scomparsa.

UOMO - Doveva farlo. Dopo cinque settimane non erano ancora tornate.

ANDREA - Lei non ha uno straccio di prova.

UOMO - Salteranno fuori.

Silenzio.

ANDREA - Se fossero nella mia cantina, il colpevole sarei per forza io. Ma sono nella cantina di un’altra casa. Io sono innocente come qualsiasi persona che vive lì fuori.

UOMO - Nessuno ha i motivi che ha lei. E nessuno avrebbe fatto la fatica di seppellirle. Troveremo qualcosa, anche se lei è convinto di aver sistemato tutto. Si sbaglia. Con la tecnologia moderna individueremo qualcosa che la incastrerà. (Andrea tace) Farebbe meglio a confessare.

Silenzio.

ANDREA - Le va di ascoltare un’ipotesi?

UOMO - Certo.

ANDREA - Supponiamo, ripeto, supponiamo, che io sia l’assassino. Io ho agito in stato di necessità. La mia è stata legittima difesa. (Pausa).

UOMO - (Guardandolo, sorpreso) Continui.

ANDREA - Era un piano accuratamente preparato da Luisa e Valentina. Un piano che le avrebbe rese totalmente libere. Primo obiettivo: sopprimere la nonna. Secondo obiettivo: Otello. La bestia dal muso spiaccicato un giorno sparì. Con mio gran piacere. Valentina mi disse che l’aveva regalato perché lei era diventata allergica ai gatti. Una bella notizia, anche se rimasi stupito dalla sua indifferenza a quella perdita. (Pausa) Mi aveva mentito nuovamente perché, pochi giorni dopo, la vidi, non visto, nel giardino di una vicina, con in braccio un gatto.

UOMO - Il suo gatto?

ANDREA - No, quello della vicina. Perché quella menzogna? (Suona il telefono) Mi scusi.

UOMO - Prego.

Andrea si alza e prende il cordless.

ANDREA - Pronto. Oh, ciao nonna. Come stai?... come bene e non bene?... sì… lo so… sì, domani c’è la pensione in posta e la spesa… sì… beh, Valentina per forza… no, io non verrò… è che ho da fare, nonna… non è vero che non vengo più… sì… è che Valentina preferisce stare con Luisa… lo so che è una donna ma sai… sì… (Alza la voce) Valentina!... (Alla nonna) deve essere di sopra… (C.s.) Valentina!...

VALENTINA - (Da fuori) Che c’è?

ANDREA - (C.s. e coprendo con la mano il cordless) Vieni al telefono! È la tua nonnaccia!

VALENTINA - (C.s.) Fai lo spiritoso.

ANDREA - (C.s.) Dai, muoviti! (Entra Valentina. Andrea riprende a parlare al telefono) Sì, è qui… sì, ci vediamo… ciao. (Copre nuovamente il cordless) Non ci sei mai quando il demonio chiama.

VALENTINA - (Strappandogli il cordless) Dai qua. Ciao, nonna... sì, sì, lo so… cosa?...ah, la visita medica… sì, certo… giovedì prossimo alle tre… beh, noi lavoriamo… no, no… verrò io… (Valentina continuerà a parlare e gesticolare, ma il tutto avverrà in silenzio).

Andrea è tornato dall’uomo.

ANDREA - Cominciai a collegare: primo, la nonna, secondo, la bestia, terzo?

UOMO - Lei.

ANDREA - Esatto. Io rappresentavo l’ultimo ostacolo. E quindi sarebbe toccato a me, magari dopo il viaggio avventura. E loro due chissà dove avrebbero fatto sparire il mio corpo. Non lo avreste trovato mai. (Alla moglie, con rabbia) Vai! Vai di là! Tu e la tua antenata!

Valentina, sempre al telefono, esce a destra.

ANDREA - Sarebbe stato il completamento dell’opera.

UOMO - Ne è sicuro?

ANDREA - Io dovevo proteggere la mia persona. È un dovere morale avere cura di se stessi.

UOMO - Lei ha commesso freddamente due omicidi premeditati.

ANDREA - Non avrei avuto scampo.

UOMO - Ha ucciso perché ormai odiava sia sua moglie sia Luisa.

ANDREA - Lei non capisce. Sono stato costretto.

UOMO - Oppure ha ucciso perché è l’unico erede.

ANDREA - Come un duello nel vecchio West. Vince chi spara per primo. E io ho sparato per primo.

UOMO - Siete tutti dei perdenti

Silenzio.

ANDREA - Si ricordi che io sto parlando di un’ipotesi.

UOMO - Molto convincente.

ANDREA - (Rammaricato, quasi lamentoso) Se fosse stato un solo cadavere, allora sì che l’avrei fatto scomparire ben bene, ma due…

UOMO - Già.

Silenzio.

ANDREA - Volevano fare Thelma e Louise.

UOMO - Lei glielo ha impedito.

ANDREA - Ma come Thelma e Louise sono finite male.

Mentre la luce si abbassa e illumina solo il centro, il telefono squilla più di una volta. I due si fissano, silenziosi.

UOMO - Cosa fa? Non risponde? (Spostando lo sguardo all’accesso di destra) Il cordless è di là. (Lo fissa) Sua moglie non risponderà mai più.

Buio. Altri squilli.

FINE

O consideriamo normale che la violenza

possa esprimersi anche con l’omicidio

dentro la famiglia, oppure dobbiamo

rivedere i presupposti e gli obiettivi

che fondano la famiglia. Per far

sì che la famiglia svolga effettivamente

ed efficacemente il suo ruolo.

Annamaria Bernardini de Pace

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