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CABARET

di

Giambattista Spampinato


Giambattista Spampinato: “CABARET”

SCENETTE ALLEGRE :

“LA FEMMINISTA”

“LA PILLOLA ANTI GELOSIA”

“LO SQUALO”

“COME…HINU”

“ A PROPOSITO DI STATISTICHE”


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

LA FEMMINISTA

PERSONAGGI :

Lei

Lui


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

LEI - Sono finiti, caro mio, i tempi della schiavitù della donna! Fino a ieri noi eravamo consideratedal cosiddetto “ sesso forte” oggetti per saziare i vostri istinti animaleschi, strumenti per le vostre necessità domestico-casalinghe, macchine per far figli a getto continuo! Non si faceva in tempo ad alzarci dal letto puerperale che ci si doveva ficcare in quello gestazionale!

LUI - Ma noi non abbiamo figli!

LEI - Non ha importanza. Tutti i figli delle altre donne sono anche figli miei!… Ma, per fortuna, itempi sono cambiati! Abbiamo aperto gli occhi! E dopo una lotta paziente e continua ci siamo rivalse su tutti i diritti che sono nati con noi, ma che erano stati soffocati e dimenticati dall’uomo, diventato prepotente e despota!

LUI - Veramente…

LEI - Fai silenzio, non m’interrompere! Per ora ho io la parola! E questa è stata un’altra conquistadella donna la quale, dopo lunghi secoli di silenzio, obbediente e remissivo, può finalmente dire democraticamente quello che pensa e sente!

LUI - Già…

LEI - Democraticamente, sissignore! Anche noi abbiamo il diritto di sviscerare tutto quello cheabbiamo nello stomaco e che ci siamo tenute dentro fin dalla nascita! Anche noi, finalmente, abbiamo la libertà di dire pane al pane e vino al vino!

LUI - A proposito di pane e vino, quando si mangia?

LEI - Ecco, qui si discute di diritti, di rivendicazioni, di libertà, e lui pensa al prosaico, allevolgarità!… Pensa a mangiare! Sappi, mio caro, che certi discorsi sono più importanti dell’atto meccanico ed abitudinario del rimpinzare un budello che volgarmente viene chiamato stomaco! Ed

èinutile che fai quella faccia di cane bastonato! Se proprio non puoi fare a meno di riempirti lo stomaco di cibarie, che appesantiscono il corpo e annebbiano la mente, vattene pure in cucina, mettiti davanti ai fornelli e sbizzarrisciti a preparare piatti succulenti che plachino la tua insaziabile voglia!

LUI - Non è questione di voglia, ma di fame. Te lo giuro!

LEI - Non giurare!… Ho visto bene l’acquolina che ti veniva fuori dagli angoli della bocca al soloparlare di cibi, fornelli e cucina! E’ incredibile! Il mondo va a catafascio…scoppiano delle cruente e selvagge guerre, il Terrorismo miete vittime innocenti, i terremoti distruggono paesi e città, l’Italia va in rovina, e lui pensa a mangiare! Ci sono centinaia di migliaia di disoccupati che hanno bisogno di lavorare per vivere, e lui pensa a mangiare! C’è da risolvere il problema dell’occupazione giovanile e lui pensa a mangiare! Ci sono tutti i problemi della donna che devono essere messi a punto e lui pensa a sbafare!

LUI - Mi è passata la fame.

LEI - Vai, vai pure a gozzovigliare… Tanto a te cosa importa se nel mondo c’è tanta fame! Turiempi la tua pancia e non pensi ad altro!… (Si commuove) Non pensi che in India e in Africa ci sono milioni di persone che muoiono di fame! E che il cinquanta per cento dei bambini sono rachitici perché si cibano dei resti che trovano nell’immondizia o di foglie e radici!… Tu la pancia ce l’hai piena! Come puoi pensare a loro?


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

LUI - Veramente, è da ieri che non mangio.

LEI - Solo da ieri?… Ma guarda un po’! Poverino, è da ieri che non mangia!… Allora, occorre chetu mangi subito, altrimenti ti potrà venire un collasso!… (Ironica) Ma guardatelo quant’è emaciato e consunto, povero cocco! E’ da ieri che non mangia!… Dodici ore senza mangiare, perché ieri sera hai regolarmente cenato, Come farai?… (Improvvisamente e con forza) Vergognati!… C’è gente che fa lo sciopero della fame per ottenere dei sacrosanti diritti, che è rimasta morta di fame per intere settimane e lui si lamenta che è a digiuno da ieri sera!

LUI - Che ci posso fare se ho fame?

LEI - Mangia, mangia pure… vai in cucina a preparare! Che cosa ti cucinerai? Pasticcio di lasagneal forno e arrosto di vitello con contorno di insalata russa?

LUI - Pasta asciutta e bistecca ai ferri. Non so fare altro.

LEI - Pasta asciutta e bistecca ai ferri? Non c’è male. La bistecca, però, non farla cuocere molto. Ame piace al sangue.

LUI - Mangi anche tu?

LEI - Io, caro mio, mangio per vivere. Non vivo per mangiare come fai tu!

LUI - Ah, sì? Visto, allora, che hai bisogno anche tu di mangiare, vai a preparare che questo è unlavoro da donna!

LEI - Sei un tiranno, un despota! Provi un piacere sadico a tiranneggiarmi! Gli uomini sono tuttiuguali! Ci avete schiavizzato sin da quando fummo cacciati dall’Eden!

LUI - Da dove?

LEI - Dall’Eden, dal Paradiso terrestre! Vi siete voluti vendicare di una debolezza commessa innostra presenza: addentare una mela proibita!… Ecco, anche in quel momento non avete saputo resistere ad un istinto basso e volgare, dettato sempre dallo stomaco! Si fosse trattato almeno di un frutto più gustoso: una pesca, un’arancia, una banana, un fico…, ma una mela!

LUI - Io non c’ero.

LEI - E, invece, c’eri e ti chiamavi Adamo ed eri un altro uomo: più affettuoso, più affabile, piùgentile, più umano!… (Si commuove) Basta dire che per godere della mia compagnia, ti sei privato di una costola…Hai sofferto tanto senza quella costola, ma non ti sei lamentato, anzi sei stato fiero e felice che da quella tua costola era nata la tua compagna, la tua Evuccia…Allora mi amavi tanto, avevi tante piccole attenzioni per me: ogni giorno intrecciavi ghirlande di fiori odorosi ed esotici che mi circondavano il capo e il seno… Ora, a stento, una volta all’anno, per il mio compleanno, mi offri un modestissimo mazzo di garofani!

LUI - Con quello che costano i fiori!…

LEI - Pescavi per me il pesce più prelibato… Ora porti a casa il pesce surgelato!


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

LUI - Quello fresco costa un occhio della testa.

LEI - Cacciavi la selvaggina più tenera e più rara, invece della carne di secondo taglio, piena dicalli e di grassi, o la carne in scatola che compri ora!

LUI - Col mio stipendio di statale!

LEI - Come sei potuto cambiare così, di punto in bianco?

LUI - Ma io…

LEI - Allora me le sapevi dire le frasi dolci e appassionate… Per te non esisteva altra donnaall’infuori della tua Eva… Non mi tradivi come fai ora… Addirittura, non rivolgevi la parola a nessun’altra donna; parlavi solo con me… Come si parlava bene insieme!… Perché tu facevi parlare anche me… Non era come ora che parli sempre tu e a me non lasci mai dire niente… Oppure, se mi azzardo a dire qualcosa, tu m’interrompi subito perché vuoi sempre l’ultima parola!

LUI - Io?!

LEI - Tu, proprio tu!… Non pensi che anch’io ho tante cose da dire… che ho il diritto di dire lamia! E, invece, no!… Parli, parli, parli sempre ed io sono priva di esprimere i miei pensieri, di esternare i miei sentimenti!

LUI - Ma cara…

LEI - E’ inutile, sai, che tu ora mi venga                      fare un’arringa difensiva per giustificarti, una

dissertazione filosofica per dimostrarmi che non è vero, una filippica per cambiare le carte in tavola! Non ti credo più! Non sono più la tua piccola Eva! Sono cambiata: marcio coi tempi! Sono una femminista! Anch’io scendo in piazza per reclamare i miei diritti di libertà! Anch’io voglio dire le parolacce come le dite voi uomini!

LUI - Anche le parolacce?

LEI - Sissignore, e se non smetti di parlare, comincio a dirle subito, proprio a te!

LUI - Va bene, smetto.

LEI - Oh, meno male che cominci a capire, porco Giuda!

LUI - L’hai detta!

LEI - L’ho detta, sì, l’ho detta! Non ne potevo più, mondo cane! E tu non fare lo stronzo per unaputtanata da quattro soldi!

LUI - No, no, non ci faccio nemmeno caso.

LEI - Vedo che ti allinei alle mie idee. A proposito, sei per l’aborto o contro? Io sono per l’aborto.Io voglio l’aborto!”

LUI - Tu vuoi l’aborto?… Ma allora?…


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

LEI - Sì, sì, voglio l’aborto! Non concepisco che mio figlio debba nascere ad ogni costo quandonon è desiderato da me che sono la madre!… Mica lo fai tu il figlio!… Sono io che lo faccio e per farlo debbo soffrire le pene dell’inferno. Ed io non voglio assolutamente soffrire le pene di Tantalo quando non ci ho messo l’intenzione per farlo nascere. Il rapporto tra un uomo e una donna non deve necessariamente sfociare nella nascita di un figlio. Se, per caso, si ha la disgrazia d’incapparci, con l’aborto si risolve tutto!

LUI - Ma…

LEI - Non c’è ma che tenga! Voglio l’aborto! Non mi piace avere un figlio indesiderato!

LUI - Ma è il primo figlio…

LEI - Anche il primo figlio può essere indesiderato se non c’è stata l’intenzione nel concepimento.Mi hanno detto che i figli non voluti, vengono al mondo con qualche difetto ed io non voglio essere la madre di uno storpio!

LUI - Ma chi l’ha detto? Non è vero!

LEI - Anche se non fosse vero, io non lo voglio lo stesso! Chi mi assicura che crescerà bene? Chimi dice che sarà un figlio ubbidiente e rispettoso? Con i tempi che corrono, niente di straordinario che frequenterà cattive compagnie e diventerà un delinguente. Si unirà ad altri delinguenti ed assalterà le banche per rapinarle. Qualcuno reagirà e lui sarà costretto a sparare e diventerà un assassino. Ed io non voglio essere la madre di un assassino!

LUI - Assassino, poi!…

LEI - Potrà diventare un terrorista e far scoppiare bombe dappertutto. Io non voglio essere la madredi un terrorista!… No,no… è meglio non farlo nascere!

LUI - Ma se diventasse un genio?

LEI - Se diventasse uno scienziato, inventerebbe un’altra bomba più potente di quella atomica e di-struggerebbe il mondo! Ti dico che è meglio non farlo nascere. Io non lo voglio! Se tu vuoi un figlio, te lo fai da solo senza la mia complicità. Ho letto che è possibile fare i figli da soli. La scienza medica ha fatto progressi!

LUI- Non è lo stesso…

LEI - E’ inutile discutere! Ho deciso: o l’aborto o il divorzio! Che preferisci?

LUI - E va bene, vada per l’aborto.

LEI - Finalmente ti sei convinto? Credimi, è meglio così… Non si può mai sapere quello che potràcapitare. E’ meglio prevenirlo il male anziché curarlo!

LUI - Lo farai in clinica l’aborto?

LEI - Certo, in una clinica svizzera oppure a Londra. Sono più organizzati e specializzati. E’meglio essere prudenti. Non voglio lasciarci le penne!


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

LUI - E’ giusto. E quando partirai?

LEI - Per dove?

LUI - Per la Svizzera o per Londra.

LEI - Non adesso.

LUI - Vuoi aspettare ancora?… Può essere pericoloso!

LEI - Ma io non sono incinta… Quando lo sarò, partirò!

LUI -(Sviene)

S I P A R I O


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

“LA PILLOLA ANTI GELOSIA”

Quasi un atto


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

PERSONAGGI

Lui

Lei

L’Altro


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

SCENA PRIMA

L’azione si svolge nel 2500.

La scena: a destra, soggiorno in casa di Lui e Lei; a sinistra, studio medico dell’Altro. I mobili sono futuribili. Le luci si accenderanno, ora a destra ora a sinistra, ogni volta che l’azione si svolge,ora nel soggiorno, ora nello studio medico.

I costumi: Lui indossa una tuta argentata e calza stivaletti bianchi; Lei indossa una tunica color ciclamino con spacche laterali a cominciare dalle anche e calza sandali dorati; l’Altro indossa pantaloni e casacca verde pisello e calza scarpe di tela bianca. L’azione si svolge nel soggiorno.

LUI - ( A Lei che rientra recando dei piccoli involti)Dove sei stata? E’ l’una passata!( Lei non glidà retta) Rispondi!… Ti mancau ‘a parola? (Lei, senza degnarlo di uno sguardo o di un cenno, si avvia verso un mobile a deporre gli involtini) Ti ho fatto una domanda e aspetto una risposta!

LEI - (Finalmente lo degna di uno sguardo indifferente e annoiato)Ma che vuoi?

LUI - Voglio sapere da dove vieni!

LEI - Sei irrecuperabile!

LUI - Questa non è una risposta!

LEI - E’ quello che meriti!

LUI - Io ho il diritto di sapere! Sono o non sono il tuo legittimo convivente?… Ju staju murennud’a fami e tu ancora non hai priparatu nenti!… Scummettu ca non hai fattu mancu ‘a spisa!

LEI - (Va al mobile dove ha deposto gli involtini, ne svolge uno e prende delle scatolette di pillole)La spesa l’ho fatta, non ti preoccupare! Tu pensi soltanto allo stomaco!… Ecco, questo è il primo: pillole di risotto alla milanese liofilizzaro; per secondo, ho preso compresse di bistecche di manzo alla fiorentina con contorno di pillolette di insalata russa; poi, macedonia di frutta e in fine il gelato di fragole! (Man mano che avrà elencato le vivande, mostra le apposite scatolette o tubetti di pillole)

LUI - E ‘u cafè?… Ti scurdasti d’accattari ‘u cafè! ‘U sai tu ca, dopo ca mangiu, si non mi pigghiu‘u cafè, mi sentu mali!

LEI - Ecco il caffè. Ho comperato pure un nuovo aperitivo. Si chiama: “Tre punti e mezzo”. Mihanno assicurato che è molto buono. To’ prendilo, mentre io apparecchio. (Gli porge una pillola che lui inghiotte)

LUI - Buono!… Gustoso veramente!… Da oggi accatta sempri chistu. Comu dicisti ca si chiama?

LEI - “Tre punti e mezzo”.

LUI - Mai sentito nominare, ma è bonu ppi daveru!(Pausa)Perciò, non m’ha’ dittu ancora unni ha’statu. Havi d’i novi ca manchi ed è l’una passata. Unni ha statu? Ccu cu’ ha’ statu? Cc’ha’ fattu?

LEI - Sei un conformista irrecuperabile e un convenzionalista per eccellenza! Come te lo devo farcapire che abbiamo superato abbondantemente il Duemila e ci avviciniamo al Tremila! Va bene che


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

sei Siculo e i Siculi si sono uniformati al Sistema in ritardo, ma ormai è quasi mezzo millennio che non si fanno più criticare per l’indolenza e il poco adattamento al Sistema!

LUI - Voli diri ca ju sugnu un’eccezioni! Sugnu ‘u to’ ligittimu conviventi e haju ‘u dirittu di sapiriunni ha’ statu, cc’u cu’ ha’ statu e cc’ha’ fattu!

LEI - No, mio caro, nessun diritto! Ricordati che quando abbiamo stipulato il patto di convivenza,hai sottoscritto anche l’articolo sette!

LUI - Ju non mi ricordu chi mangiai ‘sta matina, figurati si mi ricordu l’articulu setti! E poi, jumancu i liggii l’articuli. Firmai e basta!

LEI - Male! Avevi il dovere di leggerli! Ad ogni buon conto, l’articolo sette ribadiscecategoricamente la piena e indiscussa libertà di convivenza delle due parti.

LUI - Tu interpreti ‘a liggi a modu to’. L’articolo sette dice che i due conviventi sono liberi divivere secondo le proprie necessità. Però, c’è poi l’articolo otto che precisa che la libertà di vita non deve condizionare o danneggiare la controparte!

LEI -Bene, visto che ricordi meglio di me gli articoli del contratto e, considerato che questaconvivenza mi sta recando il danno di dover sopportare le tue continue lagne e la tua ingiustificata e persistente gelosia in un’epoca in cui tutte le manifestazioni morbose sono superate e tramontate da secoli, io faccioappello all’articolo trentatre e rescindo il nostro contratto prima della scadenza!

LUI - Tu, questo, non lo puoi fare! Prima devono trascorrere dieci anni!

LEI - Leggi bene l’articolo trentatre e vedrai che posso farlo anche subito.

LUI - Io mi rivolgo ai Sindacati!

LEI - Non mi fare ridere! Il Sindacato darà ragione a me, come quando è stato con il mioprecedente convivente, che l’ho mandato a quel paese appena tre mesi dopo la stipula del contratto!

LUI -(Rabbonendola)Senti, cara, ragioniamo… Con me è diverso… L’hai detto tu stessa… Nonpuoi farmi una simile azione!

LEI - D’accordo, tu sei un Siculo e con te, nei rapporti, mi trovo meglio, ma a tutto c’è un limite!

Fammi ancora il terzo grado e ti pianto!

LUI - Ma non lo faccio di proposito, te lo giuro! E’ più forte di me. Il mio è un istinto atavico chenon riesco a frenare.

LEI - Ti ricordo che la base su cui è fondato il nostro sistema è proprio il freno di ogni istinto esentimento.

LUI - Hai ragione, ma dimmillu tu chiddu c’haju a fari e ju ‘u fazzu. Ju non vogghiu rescindiri ‘unostru cuntrattu prima della scadenza, anzi, se è possibile, ‘u vogghiu rinnuvari. Ccu tia mi trovu beni: mi sentu integratu, realizzatu, rifinutu, va’!

LEI - Sei disposto a farti visitare da uno specialista e seguire eventualmente la cura a cui tisottoporrà?


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

LUI - Tuttu chiddu ca voi tu, basta ca non mi lassi!

LEI - E, allora, andiamo. Ti ho già prenotato la visita.

LUI - Prima di mangiari?!…Ju non ci vidu cchiù di l’occhi pp’a fami! Prima mangiamu e poi cijemu!

LEI - No, ci andiamo subito. La visita deve essere fatta a digiuno.

LUI -(Malvolentieri)Ca pacienza, andiamo!… (BUIO)

SCENA SECONDA

LUI -(E’ disteso su un lettino)

LEI -(Gli sta accanto e gli tiene una mano)

L’ALTRO - (Lo sta visitando accuratamente. Gli palpa lo stomaco, gli ausculta le spalle, gliguarda gli occhi e la bocca, gli fa stendere le braccia in avanti e guarda se le dita gli tremano. Poi, gli batte con martelletto alle ginocchia, ecc.)

LUI -(Preoccupato per il silenzio dell’Altro)Professore, è grave?(L’Altro non risponde)E’grave?… Professore, parli! Sono preparato a tutto!

LEI - Stai calmo, caro. Non ti agitare.

LUI - Sono un uomo, professore. Parli liberamente!

L’ALTRO - Beh, un po’ di gravità c’è. Ci troviamo davanti ad una forma gelosica acuta di naturaatavica, metabolica e parapsichica.

LUI - Para… che?

L’ALTRO - Parapsichica!

LEI - Ma c’è speranza?

LUI - Potrò guarire?

L’ALTRO - Guarire, purtroppo, no

LUI - Come, no?… E me lo dice così?

L’ALTRO - E come dovrei dirlo, caro signore? Lei mi ha detto che era preparato a tutto ed io le hospiegato come stanno realmente le cose.

LUI - Ma m’u puteva fari capiri, inveci di dirammillu accussì a morti subitania!


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

L’ALTRO - E che cosa sarebbe cambiato?

LUI - Ca mi stava facennu veniri un infartu! Lei accussì l’ammazza i clienti!

LEI - Calmati, caro.

L’ALTRO - Ma, insomma, che modo di ragionare è il suo? Che cosa pretende da me?

LUI - Ma un po’ di delicatezza, per Bacco!

L’ALTRO - Ma, mi faccia il favore!…

LEI - Professore, la prego!…

L’ALTRO - Signora, io non ho mai sentito simili ragionamenti. Prima mi dice: “Professore, midica la verità. Io sono preparato a tutto!… Sono un uomo!”. E poi, mi rimprovera se gli dico la verità! Ma, insomma, che uomo è lei?

LEI - Il professore ha ragione. Chiedigli subito scusa!

LUI - Ah, per giunta, ci haju a dumannari scusa ca mi stava facennu ristari siccu ‘nte robbi?

LEI - Proprio così se vuoi che il professore ti prenda in cura.

LUI - Prifirisciu moriri di vicchiania ca ppi manu di ‘stu macellaiu!

LEI - Ah, sì? E, allora, cercati un’altra convivente perché io rescindo il contratto!

LUI - E va beni, comu voi tu.(Al medico)Professore, mi deve scusare. Siccomu mi scantai, persi ‘atesta e dissi qualchi parola superchiu.

L’ALTRO - Oh, così va bene.

LEI - Grazie, professore, lei è molto gentile. Ora, ci dica, per favore, se si può almeno curarequesta… questa… sì, insomma, la malattia che ha detto lei:

L’ALTRO - Non è una malattia, cara signora, perché non è guaribile. E’ una forma gelosicacongenita acuta di natura atavica, metabolica e parapsichica, e non la si può curare.

LUI - No?! Non c’è cura? Allura, sugnu cunnannatu a moriri? E poi dici ca non fa moriri i clienti!

L’ALTRO - Ma lei non morirà!

LUI - Restu ppi simenza?

L’ALTRO - Non morirà di gelosia congenita acuta di natura atavica, metabolica e…

LUI - … Parapsichica!… E, allura, chi mi succedi?

L’ALTRO - Che continuerà ad accusare gli stessi disturbi.


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

LUI - E ci pari nenti?… E’ peggiu, pirchì la mia legittima convivente rescinderà il contratto! Edopo di lei, tutte le altre che non sopporteranno la mia gelosia congenita acuta, ecc… ecc.!

LEI - Professore, non si può fare proprio niente?

L’ALTRO - Potremmo tentare di combatterla.

LUI - ‘U sta dicennu ppi daveru?

L’ALTRO - Io, caro lei, per sua norma e regola, non dico mai sciocchezze!

LEI - Stai zitto, caro. Non irritare il professore.

LUI - Mi scusi, professore. Si lei sconfigge la mia cosa… sì, insomma, comu ‘a sapi sentiri lei… juci prumettu ca mi tagghiu…

LEI - Che cosa?!… Sei pazzo?

LUI - ‘A lingua mi tagghiu! Chi ti pareva?… Perciò, professore, comu ‘a cumbattemu?

LEI - Esiste un rimedio?

L’ALTRO - Sì, signora. Un ritrovato… una scoperta, modestamente fatta da me… E’ un prodottoin compresse…

LUI - Tantu ppi cangiari: compresse!

L’ALTRO - Già… E’ un prodotto, dicevo, in compresse che annulla l’azione debilitante dellaforma gelosica, addormentando gli istinti reazionari conseguenziali. (Apre un cassetto della scrivania e tira fuori una compressa) Ecco qua, inghiotta questa compressa e vedrà che l’azione èimmediata. (Lui esegue)

LEI - Come ti senti, caro?

LUI - Comu prima.

L’ALTRO - Dobbiamo metterlo alla prova per vedere i risultati. Signora, si avvicini a me. Ioadesso l’abbraccerò e vedrà che lui non reagirà. (L’abbraccia. Lui li guarda tranquillamente senza reagire) Vede? Non reagisce. Aumentiamo la dose. Signora, la prego… Mi butti le braccia al colloe mi baci. (Lei esegue. Lui li guarda come un ebete e sorride. Lei e l’Altro ci prendono gusto e continuano a baciarsi. Lui comincia a ridere)

LEI -(Sentendolo ridere, senza staccarsi dall’abbraccio)E’ proprio miracoloso!

L’ALTRO - Modestamente, è una scoperta sensazionale!

LEI - (Che è andata su di giri)Professore, proviamo ancora?

LUI -(Candidamente)Scusate, se disturbo, me ne vado di là.

L’ALTRO - (Finalmente staccandosi dall’abbraccio)Ha visto? Cosa le dicevo? Fin quando è sotto


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

l’azione della mia scoperta è completamente innocuo.

LEI - Meraviglioso!… La prego, professore, gliene prescriva una buona dose!

L’ALTRO - Mi dispiace, ma le compresse non sono in commercio.

LEI - (Delusa)E, allora, come si fa?

L’ALTRO - Gliene regalo una scatola perché lei mi è simpatica. Gliene faccia prendere una algiorno, prima del pasto principale.

LEI - Grazie, professore. Lei è molto gentile. Come posso disobbligarmi?

L’ALTRO - Dandomi il suo indirizzo e il numero di telefono! (BUIO)

SCENA TERZA

E’ trascorso un mese. L’azione si svolge nel soggiorno.

LEI E L’ALTRO - (Sdraiati sul divano, sono nelle braccia l’un dell’altra e si bacianoappassionatamente)

LUI - (Appare all’improvviso, li vede e grida)Ah, sì? Le corna mi state facendo? Ora v’aggiusto ioper le feste!… (Tira fuori una pistola disintegratrice e prende la mira)

LEI -(Implorando)No, non sparare!… Ti prego, non sparare!

LUI - Invece lo devo fare!

LEI - No, ti prego, non farlo!

LUI - Non posso!… Mi fineru i pinnuli!( E spara)

S I P A R I O


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Giambattista Spampinato: “CABARET”


“LO SQUALO”

Una scena


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

PERSONAGGI:

Pasquale Cassarà

Marianna, sua moglie

Totò, suo figlio

L’ azione si svolge in un lido balneare della riviera dei Ciclopi, presso Catania.


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

SCENA UNICA

PASQUALE - Ecco, abbiamo arrivato! Marianna, ti piace questo lido? E’ quantu di megghiu c’è aCatania!

MARIANNA - Bellissimo, veramente! Ma si’ sicuru ca è ‘u megghiu? Non cridu ca fazzu malacumparsa con le mie amiche?

PASQUALE - Non ti preoccupari ca è ‘u cchiù caru della zona e ‘u cchiù alla moda. T’ha’‘mmaginari ca ‘a cabina mi custau dumila e cincucentu euri! Però, ci vali.

TOTO’ - Papà, c’è ‘a doccia?

PASQUALE - Una sula? Ci nni su’ perlomeno vinti: deci pp’i fimmini e deci pp’i masculi! Poi, c’è‘n bellu ristoranti unni si mangia pisci friscu, appena piscatu, c’è ‘u bar, ‘a sala pp’a littura, chidda per i fumatori, ‘a sala da giocu con bigliardi e carambuli, e ‘na sala per la pennichella pomeridiana. Poi, c’è ‘u varveri, ‘a parrucchera, ‘u massaggiatore e ‘a massaggiatrice, l’estetista, chidda ca scippa i pila superflui… Insomma, c’è unu di tuttu!

MARIANNA - Allura, dopo ‘u bagnu, mi fazzu fari ‘a messa in piega, qualchi massaggiu e lamaschera.

TOTO’ - O ma’, chi semu a Carnaluvari?!

PASQUALE - Mutu, cretinu! Si fa ‘a maschira estetica pp’abbissarisi ‘u nasu ca l’havi stortu.

MARIANNA - Statti mutu macari tu ca to’ figghiu è figghiu di patri! Ju ‘u nasu ‘rittu ci l’haju! ‘Amaschira è per le rughe!

TOTO’ - E ti pigghiau ppi cretinu macari a tia!

PASQUALE - Totò, ti staju dannu ‘na scoppula!

MARIANNA - Lassa stari ‘u picciriddu!

TOTO’ - O ma’, c’è ‘u gilataru?

MARIANNA - Non hai sentito che c’è il bar?

PASQUALE - E fanu gilati ppi tutti i gusti!

MARIANNA - Ma non c’è il pronto soccorso!

PASQUALE - Vi dicu ca c’è tuttu, non manca nenti! T’ha’ ‘mmaginari ca c’è macari ‘na succursalidel Banco di Roma!

MARIANNA - M’u ‘mmaginu… Ch’i prezzi salati ca ci sunu, ci voli ‘a banca d’appressu!

TOTO’ - Papà, ma tu non si’ correntista d’ u Bancu di Sicilia?


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

PASQUALE - Non ti preoccupari: mi ‘rapu ‘n cuntu macari ccà. Chiuttostu, m’arriccumannu,sapitivi cumpurtari. Tu, Marianna, ogni tantu fallu capiri ca sugnu cummintaturi.

TOTO’ - Papà, ti scancillaru d’i cavaleri?

PASQUALE - Mutu, imbecille! Non parrari forti ca ti sentunu!

TOTO’ - Ma tutti ti chiamunu cavaleri!

PASQUALE - Ma ccà m’hanu a chiamari “commentatore”!

MARIANNA - Veramenti, ‘u picciriddu havi ragiuni pirchì ancora cummentaturi non ci si’!

PASQUALE - E, inveci, ci sugnu. L’onorevole Trombatore mi telefonau che il decreto di nomina ègià stato firmato.

TOTO’ - Papà, quantu ti custau ‘sta vota?

PASQUALE - Mutu statti, vucca d’infernu!(Gli dà uno scappellotto. Totò piange)

MARIANNA - E quantu si’ maniscu! Lassa stari ‘u picciriddu!

PASQUALE - Iddu s’ha ‘nsignari di non ‘mmiscarisi ‘nte discursi d’i ‘ranni!… Quantu mi custau!Ci haju a dari cuntu a iddu?

MARIANNA - E, allura, dammillu a mia ‘stu cuntu! Quantu ti custau?

PASQUALE - Ma nenti… Ci fici ‘n villinu a mari. Cincu stanzi, un saluncinu di otto metri ppicincu, doppi servizi, ‘na cucina abitabili, spogliatoiu, tirrazza, cantina, garage e un appartamentinu pp’u custodi.

MARIANNA - E basta?

TOTO’ - Papà, ti nni niscisti ccu ‘na mangiata di pasta!

PASQUALE - A tia ti dissi di stariti mutu! Ma pirchì non vi jti a fari ‘u bagnu?

MARIANNA - Non vidu l’ura di jttarimi ‘nta ‘dd’acqua trasparenti. Totò, mettiti ‘u cappedduprima di scinniri annunca ti pigghi n’insulazioni. Pasquali, pigghiasti tuttu d’a machina? ‘A pigghiasti ‘a pumata solari?

PASQUALE - Pigghiai tuttu, ma mi stannu cascannu d’i manu. Totò, ajutimi, dammi ‘na manu!

TOTO’ - Ci l’haju ‘mpignata, papà! Staju purtannu ‘u salvagenti!

PASQUALE - E porta macari l’ombrellone ca ju portu l’autri cosi!

TOTO’ - Va beni, papà. Mettammillu sutta ‘a scidda.

MARIANNA -(Ad uno del pubblico)Bagnino, mi sa dire qual è la cabina del cav… del


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

commentatore Muscarà? Ah, non è il bagnino lei?… Mi scusasse… Siccome ci ho visto i pantaloncini bianchi e il berretto con la ‘mpenna e con lo stemma , l’avevo scambiato per il bagnino. Mi scusasse ancora… Ah, lei è un ufficiale di Marina?… Tanto piacere. Io sono la signora del commentatore Muscarà… Non lo sa, per caso, qual è la nostra cabina?… No?… Grazie lo stesso e tanto piacere. Oh, c’è mio marito, il commentatore… Pasquale, ti rappresento il signore che non è il bagnino, ma un ufficiale di mare. Pensa, l’avevo scangiato per il bagnino. Scusasse ancora.

PASQUALE - Tanto piacere. Lei ha la cabina in questo lido? E allora oggi sarà nostro ospite apranzo… al ristorante, naturalmente…Prego, dovere! Anzi, piacere!

TOTO’ - Papà, qual è ’u vintitri ’a nostra cabina?(Ride)Macari ’ddocu semu furtunati!

PASQUALE - Chi c’è da ridiri, deficienti? Tu si’ ’a me’ dispirazioni!

MARIANNA - Non vi faciti canusciri, patri e figghiu! E tu, Totò, parla in taliano per come ti ho’nsignato io medesima!

TOTO’ - Ju mi nni futtu e mi nni vaju a mari!(Via di corsa)

MARIANNA - Vieni quane, Totò che ti devo fregare la pomata solare! Come devo fare con queldisco di tuo figlio!

PASQUALE - Quali discu?

MARIANNA - Quel monello che non ha voluto fregata la pomata solare. Ora si prende una bella…

PASQUALE - … Fregatura! Ma chi dici? Chiuttostu, spogghiamini e ni jemu a fari ’u bagnu castaju murennu d’u caudu.

MARIANNA - Ju fazzu prestu a spugghiarimi. Il costume ci l’hajo di sotto. Chiuttostu, voi che tifrego anche a te?

PASQUALE - ’Na vota mi fregasti! Ora non vogghiu essiri fregato cchiù!

MARIANNA - Comu voi tu. Eccu, di ccà si scinni a mari.

PASQUALE - Chi c’è scrittu ’nta ’ddu cartellu? Leggilu tu ca ju non c’ haju l’ucchiali.

MARIANNA - E macari ca ci l’avevi l’ucchiali, non putevi leggiri ‘u stissu pirchì non sai leggiri!

PASQUALE - Non ‘a purtari cchiù a longu e leggi chi c’è scrittu!

MARIANNA - (Leggendo facendo sforzi)“Attenzione agli scali!”.

PASUALE - Avemu a stari attenti a scinniri i scali.

MARIANNA -(Leggendo ancora)“Pericolo!”.

PASQUALE - Ci sarà qualchi scalinu ruttu e c’è piriculu.


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

MARIANNA - Però, ‘u putissiru fari aggiustari! Unu ca paga dumila e cincucentu euri ppi ‘nacabina, non è giustu ca si po’ rumpiri ‘u coddu ‘nte scali! Pasquali, dumani fai veniri a du’ operai e ‘i fai aggiustari tu. Non mi vogghiu rumpiri l’ossu d’u coddu quannu scinnu a mari!

PASQUALE - Chi c’è scrittu ancora?

MARIANNA -(Legge)“La capitaneria del Porto sconsiglia di bagnarsi. Il bagno è a proprio rischioe pericolo!”.

PASQUALE - Chi veni a diri?

MARIANNA - Si scinni i scali e ti rumpi i catinazzi d’u coddu, ‘u rischiu è to’. Iddi si scutolunu ‘aresponsabilità!

PASQUALE - Aspetta, ‘u discursu non quatra. ‘U vo’ leggiri megghiu ‘stu cartellu?

MARIANNA - Senti, non cuminciari ad affenniri ca ju sacciu leggiri!

PASQUALE - E leggi ancora, accussì t’alleni.

MARIANNA - (Legge)“Attenzione agli scali…”

PASQUALE - C’è propriu scrittu “scali”?

MARIANNA - Veramenti, c’è scrittu: “Squali”, ma forsi sbagghiaru a scriviri.

PASQUALE - Ignorante, giustu scrissiru… Vulevunu propriu diri “squali” e non “scali”! E tu si’chidda ca sapi leggiri?

MARIANNA - Ma chi voli diri?

PASQUALE - Ca ci sunu i squali, bestia!

MARIANNA - E chi sunu i squali bestia?

PASQUALE - ‘A bestia si’ tu e i squali su’ squali!

MARIANNA - Senti, Pasquali, non mi fari cunfunniri!

PASQUALE - Ripeto la frase: “Squali, iddi”, punto esclamativo, “Bestia, tu”, ‘u capisti ora?

MARIANNA - No.

PASQUALE - Ci sunu i piscicani a mari! ‘U capisti, ora?

MARIANNA - (Con un urlo)I piscicani?! E ‘u picciriddu è a mari! Madunnuzza d’u Carmunu,salvatilu vui!… Totò, Totò, torna subitu!… Veni ccà!

PASQUALE - Stai calma, Marianna… non ‘u fari scantari!

MARIANNA - Megghiu scantatu ca arrussicatu!… Totò, torna subitu!


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

TOTO’ - O ma’, non tornu! ‘U mari è ‘na tavula e l’acqua è bella cauda! Jettiti macari tu!

PASQUALE - Totò, torna subito che ci sono gli squali!

TOTO’ - E chi sunu i squali? Pulpi ‘rossi?

PASQUALE - No, pedirasta!

MARIANNA - Piscicani su’! Piscicani! Torna subitu ccà!

TOTO’ - O ma’, non ti scantari! A mia nenti mi fanu!

PASQUALE - ‘U canusciunu! Torna subitu annunca t’arrussicunu!

TOTO’ - A mia non m’arrussicunu! M’u dissi ‘u prufissuri di scienze!

MARIANNA - E chi ti dissi ‘u prufissuri di scienze?

TOTO’ - Ca ju sugnu figghiu di ‘n piscicani, perciò a mia non mi ponu fari nenti!

PASQUALE - Ah, io sarei…

TOTO’ - Piscicani, papà!… Piscicani!(E ride sgangheratamente)

PASQUALE - ‘U vidi?… Si non fussi sicuru di l’onestà di to’ matri, ti dicissi ca si’ figghiu dibuttana!

S I P A R I O


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

“ COME…HINO”

Monologo

Allah!… Allah!… Allah!… Ma cu’ mi l’ha fattu fa’?!…

Salam!… Salam!… Salam!… Salami a tia!… Salami e’ vostri soru!… Salami a tutti!

Non mi stati ricanuscennu? Ppi daveru? Ma allura mi ho travistuto molto bene. Cu’ sugnu?… Avaja, sugnu Tinu, travistutu di Comehino!

Dice: Come?… Come-I.N.U.! … Unni, “Come” sta ppi come; “I” sta ppi Italianu; “N” sta ppi ’n

cerca; “U” sta ppi ’u pitroliu! Ripeto la frase tutta para: Comu italianu ’n cerca d’u pitroliu!

Dice: Ma il pitrolio non accomincia con la lettera “P”? Nonsignore, pari pipì, ma è uno dei minerali ca accominciano con la “U”, come Uranio, ’U ferru, ’U ramu, ’U chiummu, ’U zingu e, perciò, macari: ’U pitroliu!

Dici: Ma pirchì ti hai travistuto di Comehino? E tu prova a jri in Iran vistuto all’europea. Ti pigghiunu in ostaggio e non ti lassano jre cchiù! Comehino è in Iran, anzi in furian pirchì l’americani ci scoppolano… la tubatura del pitrolio ed egli è incazzato nero anche con quelli che simpatiano ppi l’americani. E, siccome, è risaputo che il taliano ci ha sempre alliccato il culo al miricano: “Cu’ si vardò, si sarvò!”.

Dici: Ma tu che ci dovevi andare a fare in Iran?

Vegno e mi spiego: visto che il prezzo della benzina aumenta continuamente, io ho pinsato di andare a fare rifornimento direttamente nel luogo di produzione: dal produttore al consumatore! Accussì, ho sbarcato nel golfo “piricoco”, che a me il “persico” non mi piace, mi ho miscolato con l’altri arabi, così travistuto che non mi ha ricanosciuto nianche mia matre. Nuatri siciliani avemu ’nte vini macari sangu arabu ppi via di li Turchi Saracini sbarcati ’nta la nostra terra ai tempi dei canonici di ligno e dei sacristani di stagnu. Io, poi, ci ho la pelle un poco scura, ca la differenza tra di me e di un vero arabo consiste che l’arabo lo vende il pitrolio, io inveci lo accatto. Mi ho portato meco seco mille paolo-dollari, ca valunu di cchiù dei petro-dollari, dui bidoni di venti litri e un barracano per ripararimi dal sole, e camina e catacamina, ho arriavato nel deserto, che più disertu di chiddu non ci nn’era, tantu ca non passava mancu un cani, ppi via ca non c’era mancu un pedi d’arvolo unni putiri jsari la zampina e soddisfare i propri bisognini corporali domestici. C’era, inveci, tanta sabbia ca mancu alla Plaia di Catania. Sulo che la sabbia del diserto è pulita, mentre in quella della Plaia ci attrovi rami sicchi, lanni arruggiati, buttigghi rutti, culazzi di sigaretti, pisci morti, siringhi e profilattici usati, ecc. ecc. Mi ho firmato e ho cominciato a scavare. E scava oggi, scava dumani, finalmento ha vinuto a galla un tubo. Ci ho fatto un portuso e ha uscito il pitrolio; mi ho allinchiuto i bidoni e poi ho intoppato il pertuso del tubo bello pulito che noialtri siciliani per intoppare pertusi siamo i primi; ho commorgliato il tubo con la sabbia e ho ritornato nei miei passi.

Camina e catacamina, con un bidone ppi mano, a un certo punto, mi ho stancato peggio di quando ci faccio il viaggio e piedi scausi a Sant’Alfio a Trecastagni; ci avevo anche i sandoli pieni di sabbia che mi cartigliava la pianta dei pedi. Finalmenti, dopo tante pietreperzie, ho giunto nella strada professoressa, perché, nel frattempo, aveva preso la laurea e non faceva più la maestra, e mi ho firmato per fare il cammello-stop. Talìo a mano ’ritta, talìo a mano manca e all’orizzonte vido profilarsi la sacoma di un cammello con arabo in groppa, anzi nelle due groppe perché il cammello ce n’ ha due. Voialtri potete dire: come faceva l’arabo a stare in groppa alle due groppe? E’ semplice: mentre il cammello correva, l’arabo passava da una groppa all’altra, non di sua volontà; veniva sballottolato ora su l’una, ora sull’altra groppa. Allora ho pinsato: ora ci domando un passaggio e accussì non ci fazzo fare più avanti e arredi. Lui si mette nella groppa anteriore ed io in quella posteriore. Appena l’arabo agghica alla mia altezza, io ci faccio il signale del cammello-stop con il pollice, lui chianta una frinata che fa jsare il provolazzo ca mi parsi di truvarimi a Milano a tempo di nebbia, e mi fa: A llàh!… Unni? - ci dico. Ma non videvo nenti ppi via del pruvolazzo….

Lui mi ripete: A llàh!… A llàh!… Mi furrìo per guardare là e quando torno a furriari la ciricoppola di bel nuovo, quel figlio di… Allàh si era fricato un bidone di pitrolio e fuggiva di corsa nel diserto


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

como si l’avevano muzzicato li vespi.

Un altro taliano, fottuto dall’arabo; prima Agnelli e ora io. A mia, però, mi ha fricato solo un bidone, a lui menza Fiat!… Ca “Fiat voluntas Dei!”, come diceva Carlo Magno nel sosirisi quando ha caduto dalla bicicletta… Pacienza, ho ditto seco meco, aspittanno un altro passaggio. Dopo due giorni di attesa, non mi arriva una odalisca a cammello di un cammello?… Nel diserto, il mezzo di trasporto priferito è proprio il cammello; prima, perché ci nn’è assai e poi, perché consumano poco: fannu macari cinquanta chilometri ccu ’n litru… d’acqua. Basta, ci ho fatto il signale e lei si è firmata di botto. A posto - dico - qua di sicuro ci esce il passaggio e, se non ci esce, me lo piglio lo stesso con le mie mani.

L’odalisca era una bella odalisca e le cose promettevano bene. Intanto, per cominciare, mi fa un sorriso ca pareva fatto col dentifricio Durban’s, ed io, ppi ricambiare, ci ho dato una taliata che era tutto un programma, poi ci faccio: “Salamina… Salamina!… E lei mi risponde: “Salamina… Salamina!… Leviti la scarpina!… E io l’ho livata subito. E lei ancora: Salamina… Salamina!… Leviti l’altra scarpina! E io l’ho livata. - Ora leviti la barrachina e macari la cammisina ca ti massaggio la carina! E mentre io ero supino a pancia sotto che aspettavo il massaggio, l’odalisca mi frigau in carina: si futtìu l’autru biduni di binzina!

Sconsolato, mi ho messo ad aspettare fino al tramonto del sole, spiranno che passasse qualche altro camilleri. Finalmenti, tra, scuru e lustru, vido arrivare il trammi del deserto - accussì i chiamunu i cammelli ‘nta ‘sti cuntradi. Ci fazzo il signali del cammello-stop e lui si ferma.

Dico: per favore, me lo dà uno strappo? - Unni, nel barracano? - No, chi capìu, signor camilleri? Lei

èfora strata! - No, dice, io sono nella strata giusta, ma lei come conosce il mio nome? - Scusi, ci dico, come lo posso conoscere se lei non si è presentato? - Dice: Mi ha chiamato per nome. - Io? Se non lo conosco? - Eppure, dice, mi ha chiamato signor Camilleri. E io, per l’appunto, mi chiamo Camilleri…

Era il nipote del rilogiaro di piazza Duomo, che era andato pure lui a prilivari due bidoni di benzina e macari lui… fottuto in carina!

Ed io che cridevo che i latri erano solo in Italia! Salam!… Salam!… Salam!… Salam a tutti!

Allah!… Allah!… Allah!… Ma cu’ mi l’ha fattu fa’?!

S I P A R I O


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

A PROPOSITO DI STATISTICHE

Monologo

Come diceva un tale, in Italia ci sono tre tipi di bugie: chiddi nichi, chiddi ‘rossi e le statistiche! Le prime venunu ditti d’a povera genti ppi giustificari o ammucciari i piccoli peccati veniali; le seconde venunu ditti dai nostri Governanti, da tutti i politici e dai sindacalisti pp’ammucciari i piccati cchiù grossi e per illudere gli italiani ca tutto fila liscio, ca ‘a binzina non sarà cchiù aumentata, ca l’inflazione sta finennu, ca le pensioni aumenteranno, ecc. ecc.

La statistica, invece, è una scienza ca studia quantitativamente i fatti collettivi demografici, economici e sociali. E’ stato, così, istituito nel 1926 l’Istituto Centrale di Statistica che ha per scopo di predisporre e pubblicare le rilevazioni statistiche di interesse generale, come, ad esempio, quanti picciriddi di sessu maschili in Italia nasciunu e quanti di sessu femminili; quante ragazze arrivano illibate al matrimonio; quante scarpe spettano agli italiani, ecc. ecc.

I risultati dell’indagine, di cui agli esempi citati, sunu interessanti e meritevoli di citazione:

-1° esempio: il 44,7 per cento. Come dire che 44 bambini su cento sunu di sessu maschili, 55 di sessu fimminili, ‘n picciriddu sulu per 7/10 è masculu e per 3/10 fimmina. Non c’è di lamintarisi!

-2° esempio: il 21,5 per cento delle ragazze arrivunu o’ matrimoniu illibati, il 78,5 no; chi pena mi fa ’dda menza carusa virgini!

-3° esempio: ogni annu spettunu in media tri scarpi a testa, però non veni comunicatu si sunu tutti d’u stissu pedi e chi nni facemu d’a terza scarpa!

Un’altra rilevazione importante è quella che l’Italia è risultata il Paese degli Spiritosi. Infatti, secondo un indagine dell’Istituto di Statistica, su cinquanta milioni di abitanti, 39.743.167,5 sunu spiritusi; comu diri: il 79,48 per cento.

E’ stato rilevato pure che gli spiritosi italiani si dividono in cinque sottospeci: i fredduristi, ca sunu chiddi ca ccu ’na sula battuta rinesciunu a gilari ’u sangu a chiunque. N’amicu miu, qualchi jornu fa, a causa di una freddura di unu di chisti, ha dovuto ricorrere alle cure del reparto di rianimazione dell’ospedale; e menu mali ca ’u medicu di turnu era un caldurista, un’altra sottospecie di spiritosi, il quale ’u guarìu ccu ’na contrubattuta. Ci sunu, poi, i rumorosi che mettono in risalto la loro spiritosaggine con risate fragorose e pacche sulle spalle ca, si non stai attentu e ti scansii in tempu, vai a finiri al reparto di ortopedia dell’ospedale. ‘Sti signori i trovi a tutti banni. Vai a un ricevimento? E ni trovi unu ca anima ‘a festa, facennula spopolari a pocu a pocu. Fai ‘na gita? E ni trovi n’autru ca rumpi i scatuli a tutti: Partecipi o’ funerali d’a soggira d’u titolare d’a to’ Ditta o del tuo capufficio e ti voi mostrare seriu e dispiaciutu, in modo ca poi trovi ‘u to’ capu ben dispostu quannu ci vai a dumannari un aumentu o una promozione? Per la miseria non ti trovi allatu a tia un rumoroso ca ti cunta ‘na barzelletta e ti fa ridiri propriu quannu tu voi ristari seriu e compuntu? N’autra sottospecie è chidda degli spiritosi scemi, ca sunu cchiù piriculusi degli stessi spiritosi pericolosi, ca è l’ultima sottospecie della categoria. Lo spirito di questi ultimi può causare al massimo un infarto che, in fondo, con una cura appropriata si po’ superare; gli spiritosi scemi su’ capaci di fariti lo sgambetto propriu davanti a un precipizio, sulu ppi farisi ‘na risata.

In considerazione di questa grande risorsa che abbiamo, il Parlamento italiano, per sanare il deficit delle casse dello Stato, ha approvato all’unanimità, una legge che prevede l’esportazione di tutte le sottospeci della categoria degli spiritosi. Naturalmente, non saranno esportati a caso, ma lo spiritoso adatto al posto giusto, annunca all’estiru non ci sarà cchiù mircatu per il nostro pregevole prodotto, esattamente come per gli agrumi o gli ortaggi ca n’i rimannunu arredi. I fredduristi, perciò, saranno esportati in Africa o in tutti i paesi caldi; i calduristi nei mercati del nord Europa o al Polo nord per popolarlo; e accussi macari ppi l’autri sottospeci. Nel contratto di esportazione dovrà essere prevista un clausola molto importante: consentire, una volta all’anno e per almeno dieci giorni, il rientro della categoria per il rinnovamento della specie, in modo che il mercato possa essere sempre rifornito.


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Giambattista Spampinato: “CABARET”

Certo è che la Statistica, scienza esatta come la matematica, è stata una bella invenzione!

S I P A R I O

GIANBATTISTA SPAMPINATO

Via Orto Limoni n° 60 - Catania

Tel. 095-436657 - Cell. 338-6374574


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