Caccia grossa

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CACCIA GROSSA

Commedia in un atto

di PEPPINO DE FILIPPO

PERSONAGGI

don benedetto

paolo, suo amico

DON CARLO, compare di Don. Bene­detto

PASQUALINO, giovane poeta

ANTONIETTA, cameriera di Don Benedetto

MARGHERITA, figlia di Don Carlo

AMELIA, moglie di Don Benedetto.

A Napoli, oggi.

Commedia formattata da

 (Una camera da pranzo dì gusto borghese. A destra, in prima quinta, un balcone; a sinistra una porta. In fondo, a sinistra - sospesi alla parete - vi saranno fucili da caccia, pistole, carnieri, cartucciere e non altro. Al centro, in fondo, una porta).

Antonietta                  - (prima fuori, poi entra) Dico che po­treste anche smetterla, mi sembra che stiate proprio esa­gerando.

Don Benedetto           - (senza giacca e abbottonandosi le bre­telle ai pantaloni) Sei una vecchia rimbambita! Pre­tendi pure di avere razione? Ieri sera te lo dissi e rac­comandai ben chiaro di svegliarmi alle sei, e tu invece mi hai svegliato alle otto.

Antonietta                  - E cosa ci posso fare? Me ne sono di­menticata.

Don Benedetto           - Ma santo Iddio, lo sai che alla do­menica vado a caccia. Ma se credi di avermi fatto un dispetto ti sei  sbagliata, perché ci andrò lo stesso.

Antonietta                  - Buon divertimento. (Continua calma a spolverare i mobili con un piumino).

Don Benedetto           - (avvicinandosi al balcone e guardando nella gabbia, ove ci sarà un merlo che dall'inizio dell'atto non avrà fatto che cantare il suo solito verso) Hai messo la pappina al merlo?

Antonietta                  - (calma) Subito vi servo.

Don Benedetto           - (fischiando verso il merlo come per invitarlo a cantare) Paolo s'è svegliato?

Antonietta                  - (c. s.) Non ancora.

Don Benedetto           - E Margherita?

Antonietta                  - Neanche.

Don Benedetto           - Sicché se io non mi fossi svegliato, qui si dormirebbe ancora? Va'! a svegliare Paolo.

Antonietta                  - (calma) Subito. (E continua a spol­verare).

Don Benedetto           - E quando ci vai?

Antonietta                  - (spazientita) Eccomi, eccomi! Stamat­tina vi siete svegliato nervoso?

Don Benedetto           - Sono affari miei!

Antonietta                  - (c. s.) E' giusto. Se invece di andate a caccia, pensaste ad altre cose... sarebbe tanto di guada­gnato per voi. (Esce).

Don Benedetto ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Io penso a ci√≤ che pi√Ļ mi piace: ignorante! (Ritorna a fischiettare verso l'uccello, sempre ripetendo, come a volerglielo insegnare, il verso carat¬≠teristico del merlo).

Amelia                        - (in vestaglia, entra dalla sinistra, osserva Don Benedetto, poi gli dice con tono di commiserazione) Non comprendo come un uomo possa perdere il tempo in quel modo, con una bestia.

Don Benedetto           - Vedrai che glielo insegnerò. Già comincia, sentilo! (Rifa il verso due tre volte, ma l'uc­cello non risponde) E' ancora piccolo! E poi sono sicuro che non canta per rappresaglia, perché quella stupida di Antonietta, ancora non gli ha dato da mangiare. Senti Amelia, quella servacela finirò per licenziarla!

Amelia                        - Sei pazzo? E' così difficile, oggi, trovare una cameriera fidata come Antonietta.

Don Benedetto           - E' tanto scostumata!...

Amelia ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Bisogna saper trattare la servit√Ļ!

Don Benedetto           - Vorresti dire che io...

Amelia                        - Non è vero forse? Sei senza garbo, senza maniera... Troppo intransigente, troppo autoritario...

Don Benedetto           - Ma come vuoi che la tratti? Come vuoi...

Amelia                        - (interrompendo) ... io desidero solamente che Antonietta non si senta costretta a licenziarsi...

Don Benedetto           - In questo caso risparmierei duecento lire al mese!

Amelia                        - Tu diventi economo solamente con le ne­cessità della casa, con altre cose no!

Don Benedetto           - Quali sarebbero queste altre cose?

Amelia ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - E gi√†... a te sembra logico, normale, met¬≠terci in casa quel morto di fame che hai portato con te la settimana scorsa: il signor Paolo! A rendere l'inco¬≠modo pi√Ļ completo poi... ci voleva in casa pure la figlia del compare: Margherita.

Don Benedetto           - Io non so proprio cosa t'abbia preso da un po' di tempo a questa parte! Sei diventata nervosa, cattiva con tutti, perché? Il compare è sempre stato tanto gentile con noi, come avrei potuto negargli il pia­cere di' tenergli qua la figlia, mentre lui è in cerca di un altro alloggio? E' vedovo, poveretto... non ha altri parenti che noi! non capisco che fastidio ti dà quella povera ragazza... è tanto affettuosa, servizievole! Se mi parli di quel disgraziato di Paolo... sì, capisco... ma per quello che costa non vale nemmeno la pena di parlarne!

Amelia                        - Io sono stufa di avere tra i piedi gente estranea.

Don Benedetto ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Margherita non √® una estranea: √® la figlia del nostro compare. Se parli di Paolo di d√≤ ra¬≠gione, ma se pensi che quel disgraziato stava per ammazzarsi per l'indigenza, e che se non fossi stato io a salvarlo... a quest'ora... del resto sto aiutandolo a trovare un impiego, appunto perch√© se ne vada al pi√Ļ prato possibile!

Antonietta                  - (entra dal fondo con una tazzina tra le mani. La deporrà nella gabbia del merlo, mentre dirà a don Benedetto) Ho chiamato il signor Paolo due volte, e tutt'e due le volte si è riaddormentato.

Amelia                        - Che bella vita!

Don Benedetto ;         - Adesso vado a svegliarlo io. (Esce dal fondo).

Amelia ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Cose dell'altro mondo! Come ¬ęe qua si vi¬≠vesse d√† rendita.

Antonietta                  - Se sapeste come pretende di essere ben servito. Ora che l'ho chiamato... mi ha chiesto il latte e caffè!

Amelia                        - Devo ringraziare a mio marito... e così non k fosse! (Sospira).

Antonietta                  - Avete ragione!

Amelia                        - (sospirando ancora, e poi con tono romantico) Il mio sogno non era un ferroviere, Antonietta!

Antonietta                  - (piano) Il Signor Pasqualino sarebbe stato il marito ideale per voi. E' giovane; è elegante...

Amelia                        - Scrive romanzi!... E poi altro pensare... altro modo dà intendere la vita

Antonietta                  - (c. s.) E... voi gli avete voluto bene...sivede!

Amelia                        - (con rimprovero) Antonietta? Chi ti per­ mette queste insinuazioni? Pasqualino ed io ci conoscia­mo da quando eravamo ragazzi... il nostro è un affetto puro e non un amore illecito.

Antonietta                  - Non volevo dire questo, dicevo: se non foste maritata... lo avreste sposato volentieri!

Amelia                        - Ah! Questa è un'altra cosa! Se non fossi maritata... (sospirando) se non fossi maritata...

Antonietta                  - (calma e naturale) Dovrebbe morire il signor Benedetto.

Amelia                        - Ma cosai dici? Parlai meno e vattene in cucina.

Don Benedetto           - (entra dal fondo) Ho svegliato anche Margherita, e si sta rassettando la stanza. (Va al balcone) Il tempo è buono... mangeremo quaglie per un mese. (Ride).

Antonietta                  - (con tono di ironico compatimento) Già! Proprio come domenica scorsa che siete ritornato a casa  con un passerotto.,

Don Benedetto           - Tu pensa ai fatti tuoi, e non immischiarti in quelli degli altri. (Ad Amelia) Vedrai, Amelia, che strage di volatili! (Esce dal fondo).

Margherita                  - (dal fondo a sinistra, seguita da Paolo) Un'altra volta non finirà Così, avete capito? (Ad Amelia) Buongiorno, Amelia. (Poi a Paolo) Mi sono spiegata? (Siede al tavolo di centro, presso il quale è già seduta Amelia).

Paolo¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (capelli lunghi, miseramente vestito e pallido in viso, dice con tono sottomasso ed umile) Sono ¬ępia¬≠cente, ma ripeto che vi siete sbagliata! (Ad Amelia, con l'espressione di scusarsi per non averla subito vistai) Si¬≠gnora, scusate... buongiorno. (Le si avvicina per baciarle la mano, ma Amelia finge di non vedere il gesto, per cui Paolo ritorna al suo posto con aria di falsa umilt√†).

Amelia                        - Cos'è stato?

Paolo                           - (c. s.) Niente: la signorina ha creduto...

Margherita                  - Non ho creduto affatto! E' già la terza volta che vi sorprendo a spiare dal buco della serratura della mia camera.

 Paolo                          - (c. s.) Io?

Margherita                  - Voi, sì!

Paolo                           - Ma che spiare! Io guardavo una macchiolina vicino alla serratura... voi avete aperto la porta d'improv­viso e avete creduto...

Margherita                  - Ho creduto?! Sperate che non vi sor­prenda ancora una volta!

Paolo                           - Voi continuate a credere che io... e credetelo!

Antonietta                  - E' vero! E' una vostra abitudine quella di spiare dalle serrature. L'altra sera avete fatto Io stesso anche con me!

Paolo                           - Sei pazza? Io credo di essere un uomo abba­stanza serio. Certe cose non le penso nemmeno. Io stiano e rispetto la famiglia e la casa che mi ospitano.

Margherita ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - E questo biglietto che ho trovato l'altro giorno sul tavolino in camera mia, chi lo ha scritto? (Lo legge) ¬ę Io ti amo. P. ¬Ľ. :

Paolo                           - Non ne so niente, vi giuro: non ne so niente.

Amelia                        - Chi è stato a scriverlo, allora? Mio marito? Antonietta? O Margherita stessa? Io, forse?

Paolo                           - (quasi sorridendo, come a Volersi far perdonare) Bè... ad essere sincero... è vero, l'ho scritto io!... Ma per scherzo!

Margherita                  - Potevate farne a meno, perché non ho mai avuto intenzione di scherzare con voi.

Paolo ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Avete ragione! Mi dispiace se per mia colpa Vi siete dispiaciuta. Vi prego di perdonarmi e non ne parliamo pi√Ļ. Piuttosto parliamo di cose allegre: che si mangia oggi?

Amelia                        - Non lo so.

Paolo ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Ho domandato perch√© volevo pregarvi di non fare pi√Ļ fegato. Questa notte non ho potuto dormire: un bruciore allo stomaco tremendo... Com'era cucinato?

Antonietta                  - Alla veneta... con le cipolle!

Paolo                           - Ah!... Difatti quel sapore delle cipolle... an­cora mi dà nausea.

Antonietta                  - Sarebbe bene allora che oggi non man­giaste... e domani un bel purgante d'olio!

Paolo                           - Che c'entra? Io posso mangiare.

Antonietta                  - E il bruciore?

Paolo ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Non c'√® pi√Ļ.

Don Benedetto           - (dal fondo, vestito da cacciatore, con due fucili a tracolla e un altro in mano) Tieni, Paolo. (Gli dà il fucile) E auguriamoci buona caccia!

Paolo                           - (prendendo il fucile e mettendolo a tracolla) Speriamo. E Plinto? (Internamente si sente l’abbaiare di un grosso cane).

Don Benedetto           - Ci reclama... Io senti! (Parlando verso l'interno) Vengo... (Ad Amelia) A stasera, Amelia. (La bacia).

Paolo                           - Buongiorno a tutti. (Poi dice a Benedetto, che nel frattempo ha fischiato due o tre volte presso la gabbia del merlo il solito verso) Ancora non l'ha im­parato!

Don Benedetto ;         - Imparerà... andiamo. (esce per il fondo, a destra, seguito da Paolo).

Amelia                        - (sospirando) Finalmente!

Antonietta                  - Io vado a fare le spese per il pranzo. Cosa volete mangiare?

Amelia                        - (con cattiveria) Brodo e fegato alla veneta... con molte cipolle!.,.

Margherita                  - Intanto io metterò in ordine la mia cameretta.

Amelia                        - Lascia stare... S pensa Antonietta.

(Margherita                 - Perché? Almeno faccio qualche cosa. (Esce).

Antonietta                  - Allora io vado?

Amelia                        - Vai pure, Antonietta. (Esce pel fondo a destra, mentre suona il campanello dell’ingresso. Dopo poco Antonietta ritornai e dice, con intenzione)

Antonietta >               - Il signor Don Pasqualino... può entrare?

Amelia                        - Sì.

Antonietta                  - (esce, poi ritorna introducendo Pasqua­lino) Favorite!

Amelia                        - Porta due caffè.

Antonietta                  - (alludendo con gesti alla poca robustezza fisica di Pasqualino, e alla stia evidente] scarda attri­zione) Porterò pure due panini con burro?

Pasqualino                  - (alto, pallido, capelli lunghi, occhi pro­fondi te grandi) Sì. (E Quando Antonietta esce, diede accanto ad Amalia, presso il tavolo) Già da un'ora ero all'angolo della strada!...

Amelia                        - Mio marito t’ha visto?

Pasqualino                  - No! (Con slancio, abbracciandola) Amelia mia!

Amelia¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (con tono romantico) 'Pasqualino... te ne prego... non venire pi√Ļ in casa mia... la 'gente comincia a criticare...

Pasqualino                  - (c. s.) Sabato partirò, Amelia... lo sai... anidro a Milano, dove spero di lanciare il mio romanzo; non vorrai, per pochi giorni, farmi morire di malinconia! Ed a tale proposito mi promettesti una tua fotografia... vuoi darmela?

Amelia                        - Sì, caro. (Escono per la sinistra abbracciati).

Paolo                           - (entra dal fonda a destra, cercando intorno con lo sguardo: difatti su di una sedia scorge il carniere che ha dimenticato prima di uscire, e lo prende, metten­doselo a tracolla. Mentre fa per andare ode un vocìo dalla sinistra, che gli rivela esserci qualcuno non di casa. Si avvicina alla porta, guarda verso l’interno, ma poi corre a nascondersi dietro le tendine del balcone, per non farsi vedere da Antonietta che entra portando caffè e biscotti, che depone sul tavolo di centro, ed esce. Paolo, non appéna Antonietta è sparita, compare dal suo nascondiglio, va a guardare verso il fondo, poi si riav­vicina al tavolo, osserva il caffè e i biscotti... poi ritorna a guardare verso sinistra, assumendo una espressione di compatimento. Infine con aria disgustata fa per uscire per il fondo, ma ritorna deciso, prende un biscotto, lo intinge nel caffè e lo divora con dignità. Ne prende un altro, ma un rumore dalla sinistra lo impaurisce, e la­sciando in fretta il biscotto, tossendo si riavvicina alla finestra, dandosi piccoli colpi sulla schiena per calmare la tosse, e si rimette in osservazione.

Amelia                        - (a Pasqualino che guarda estasialo una fotografìa) Ti piace, sei contento?

Pasqualino ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Tanto! (Bacia la fotografia pi√Ļ volte) Scrivici qualche cosa. (Le d√† la penna stilografica).

Amelia¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (siede al tavolo e scrive a tergo della foto) Amelia... a Pasqua... (Cerca di scrivere ma non ci riesce, perch√© la penna non ha pi√Ļ inchiostro) Non c'√® pi√Ļ inchiostro! ,

 Pasqualino                 - Non fa niente... (Prende la penna e la intasca lasciando distrattamente la foto sul tavolo) Mi basta questo! (Con slancio) Amelia mia... vita respiro, singhiozzo, palpito della mia torturata ed incompresa vita!

Amelia                        - Io sola ti comprendo...

Pasqualino                  - E' Vero! E tu sola mi ami...

Amelia                        - Ardentemente, Pasqualino... vorrei fuggire,. lontano... lontano... , ;

Pasqualino¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (subito) Capitolo 19¬į: ¬ęVerrai meco,.. ¬Ľ (legge su alcuni fogli che ha con s√®) ¬ę ... verraii meco dove? Non so! Non so il luogo che ci riserba il destino, forse qui... forse l√†! Quando potr√≤ io, come le rondini, vo costruire il pi√Ļ piccolo nido che dovr√† accoglierci ed essere testimone della nostra felicit√†?!...¬Ľ.

Amelia                        - Che parole, che pensieri delicati! (Indicando i fogli) E il nuovo capitolo?

Pasqualino ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - S√¨! Il 19¬į. (Campanello interno).

Amelia                        - (sgomenta) L'ingresso?

Pasqualino                  - E' vero!

Amelia                        - Che sia mio marito?

Pasqualino                  - (comicamente agitato) Mah!... corri a vedere dal buco della serratura... io aspetto qui con co­raggio!

Amelia                        - (esce dal fondo, poi ritorna dicendo sottovoce) ... è il compare... Don Carlo!

Pasqualino                  - Allora mi celo?!

Amelia¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (che non ha capito le parole ¬ę mi Celo ¬Ľ... √® il compare... Don Carlo!

Pasqualino                  - Bene. Allora mi celo?!

Amelia                        - (che ancora non ha capito) Sì... mi celo, (E mentre Pasqualino entra in fretta a sinistra, esce pel fondo ritornando subito con il compare) Favorite, com­pare!

Don Carlo                   - Grazie. (Guarda intorno sospettoso) E Margherita?

Amelia                        - E’ in camera sua!

Don Carlo ;                 - Vi prego ancora di scusarmi... ma non appena avrò trovato il muovo alloggio, vi toglierò il fa­stidio.

Amelia                        - Per me non è affatto un fastidio!

Don Carlo                   - Siete molto gentile. E Benedetto?

Amelia                        - E' a caccia.

Don Carlo                   - Come tutte le domeniche!

Amelia                        - Già.

Don Carlo                   - Ed è andato solo?

Amelia                        - No, con il suo amico!

Don Carlo                   - Ah! Quel morto di fame, quel dispera­ tone! Non capisco perché Benedetto insiste a tenerselo in casa.

Amelia                        - Quello che penso pure io.

Don Carlo                   - (dopo pausa) Mi sembrate nervosa!

Amelia                        - Affatto!

Don Carlo                   - (con tono paterno) Vorrei tanto farvi comprendere... di badar bene a quello che fate...

Amelia                        - Perché, cosa faccio?

Don Carlo                   - Cara donna Amelia, io vi parlo così perché vi voglio bene. La gente comincia a sparlare; saran­no bugie... saranno verità... certo è però che il vicinato mormora, critica!...

Amelia                        - Ma... cosa state dicendo?

Don Carlo                   - Dico quello che dico. Benedetto non me­rita quello che voi gli fate. E' un marito affezionato, un marito modello. Io sono1, venuto qua, per dirvi proprio questo..Poco fa qui... è venuto Pasqualino...

Amelia                        - (subito) Non è vero!

Don Carlo                   - (severo) E' vero! L'ho visto io! Questa è una storia che deve finire, mi spiego?

Amelia                        - (agitata) Io non so che cosa volete che fi­nisca... io sono una donna onesta, questo vi dico.

Don Carlo                   - Vuol dire che se avrò occasione di ve­dere Pasqualino... gli parlerò io seriamente.

Pasqualino                  - (Mia sinistra, con tono di provocazione) Caro compare, io sorto qua! Cosa volete dirmi?

Don Carlo                   - Ah! non m'ero ingannato!...

Pasqualino                  - Sono venuto a fare una visita ad Ame­lia... ci trovate, forse, qualche cosa di male?

Don Carlo                   - Trovo che voi non siete un amico, e tan­tomeno degno dell'amicizia del mio compare Benedetto.

Pasqualino                  - Se sono o non sono degno, queste sono cose che riguardano me soltanto. La gente sparla? Ebbene io non voglio privarmi dell'amicizia di donna Amelia per un basso e stupido pregiudizio. Questo è quanto ci tene­vo a dirvi. (Ad Amelia) A rivederci Amelia... ci rive­dremo.

Amelia                        - ... partirete?...

Pasqualino ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - No... resto!... Come nel capitolo 18¬į: ¬ęLa maldicenza... ¬Ľ (A Don Carlo) Sentite? (Legge su dei fogli) ¬ę... la maldicenza? E che m'importa? Puerile ra¬≠gione. Ci dovremmo dunque astenere dall'amarci per que-sto ridicolo principio? Ma lasciamo questo sentimento a quelli che amano per bizzarria, ma non imponetelo a due amanti quali noi siamo, guidati da una passione cieca. Quelle bocche mormoratrici saranno chiuse per sempre. Nulla ascolter√≤: t'amo e rester√≤¬Ľ. (Esce pel fondo a destra).

Amelia                        - (dopo poco) Permesso... non mi sento bene... (Esce dalla sinistra).

Don Carlo                   - Ah! donne, donne!

Paolo                           - (facendosi avanti) Ah, donne, donne!

Paolo                           - Voi?!

Paolo                           - Si, e ho sentito tutto!

Don Carlo                   - Dov'è Benedetto?

Paolo                           - Sono ritornato a prendere il carniere... ma ora credo di aver perduto il treno. Ma come potevo andar via, dopo quello che ho visto e sentito?

Don Carlo                   - (misteriosissimo) Non gli dite niente! Per lui sarebbe un dolore troppo forte. Se crede che sua moglie lo ama ancora... che continui a crederlo... sarà mio!

volo                             - (prendendo la fotografia che è sul tavolo) Ha dimenticato il suo ritratto qui... ci dev'essere scritto qual­che cosa, leggete!

Don Carlo                   - (leggendo) Amelia a Pasqua... (A Paolo) A Pasqua?

Paolo¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Vuol dire... a Pasqualino. Nella penna non c'era pi√Ļ inchiostro, ecco perch√©!

Don Cablo                  - (ridandogli U ritratto) Strappatelo... per amor di Dio! (Paolo intasca lo foto) Cosa sono gli amici... capite?

Paolo                           - Difatti! Cosa sono gli amici! Pure voi... è giusto chiamarmi morto di fame, disperatone?... io ho voluto tacere per amor di pace, ma un'altra volta...

Don Carlo                   - (calmo) Perché? Non è vero, forse?

Paolo                           - E' vero... ma non è bello 'dirlo a tutti.

Don Carlo                   - Adesso porterò con me Margherita. Que­sta casa non è degna di! lei. ((Chiamando verso l’interno) Margherita!

Paolo                           - (dispiaciuto) La signorina Margherita se ne andrà?

Don Carlo                   - Immediatamente.

Margherita                  - (dal fondo) Buongiorno, papà.

Don Carlo                   - Senza discutere prendi la tua roba e vieni via con me!

Margherita                  - Hai trovato l'alloggio?

Don Carlo                   - (come per tagliar corto) Sì, l'ho trovato.

Margherita                  - Bene, che piacere! Allora se tu puoi ritornare, nel frattempo mi preparo la- valigia, saluto Don Benedetto, Amelia, e andremo via.

Don Carlo                   - Non saluterai nessuno invece; e andremo via adesso!

Margherita                  - E perché? Mi sembra scortesia.

Don Carlo                   - Ho deciso così e basta. Va a prendere la tua valigia. (Margherita, andandosene, interroga con lo sguardo Paolo che manda bacetti, e poi le mostra la lin­gua come per una graziosita infantile. Ma poiché Don Carlo se n'è accorto, Paolo resta fermo con metà lingua fuori) Che avete?

Paolo                           - Niente... una bollicina sulla lingua. (La mostra).

Don Carlo                   - (osserva, poi dice spaventato) Perbacco...

Paolo                           - (allarmato) Che c'è?

Don Carlo                   - (alludendo alla lingua di Paolo) C'è una bolla nera, nera... state attento, sapete?

Paolo                           - (preoccupatissimo) Possibile?!

Don Carlo                   - Caro Don Paolo: non si lotta contro il destino! Povero compare!

Margherita                  - (con valigia) Eccomi pronta.

Don Carlo                   - Andiamo via. (A Paolo, sottovoce) Mi raccomando: prudenza e segretezza. Per conto mio me ne lavo le mani... faccio come Pilato!... (Si avvia verso il fondo con Margherita, poi appena vicino all'uscio, si gira verso Paolo che è a sinistra e dice) Sono Pilato! (Ed esce).

Antonietta                  - (dall’interno) Va bene, vi servirò Don Carlo. (Appare dal fondo portando una borsa contenente grossi cartocci e grandi cipolle).

Paolo                           - Bene, sei ritornata! Cos'hai comperato?

Antonietta                  - Ho fatto la spesa per il pranzo...

Paolo                           - E cosa si mangia?

Antonietta                  - (scandendo le parole) Brodo e fegato alla veneta. (Esce dal fondo).

Don Benedetto¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (entra dal fondo con fucile e cartuc¬≠ciera) Ma insomma? Sei un bel tipo: ti dico di an¬≠darmi a prendere il carniere, mentre ti aspettavo gi√Ļ al caff√®... ¬ę In cinque minuti ¬Ľ, tali hai risposto ; √® passata un'ora!

Paolo                           - Hai ragione, ma non mi sono sentito bene. Ora mi sento meglio... se vogliamo andare...

Don Benedetto           - Ora?! Sei matto. Ormai è tardi. Hai visto mia moglie?

Paolo                           - (agitato e confuso) No... la casa no...

Don Benedetto           - Chi, allora? Io?

Paolo                           - Tu no...

Don Benedetto           - Mia moglie forse?

Paolo                           - Forse... tua moglie!

Don Benedetto           - Amelia? Amelia non è degna di Margherita? (Afferrandolo per il bavero della giacca e tirandolo a sé) Parla: cos'è accaduto? (Scuotendolo) Parla!

Paolo                           - (agitatissimo e spaventato) Sì, parlerò! Tu mi hai salvato la vita... tu mi hai fatto del bene e io non posso tacere. Tua moglie se la intende con Pasqualino; li ho sorpresi io, poco fa, abbracciati stretti stretti, e si baciavano. (Dandogli la fotografia) Questa è una foto­grafia che tua moglie ha dato a lui... e che lui ha dimen­ticato sul tavolo.

Don Benedetto¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (quasi senza pi√Ļ respiro, prende la fo¬≠tograf√¨a, la guarda, poi dice) Per questo il compare ha portato via sua figlia... Per questo ti ha detto: ¬ęQue¬≠sta casa non √® degna di lei...

Paolo                           - (deciso) Sì!

Don Benedetto           - (dopo pausa) Amelia?! Ma è mai possibile? (A Paolo) Ed ora... cosa farò?

Paolo                           - Per ora calmati... dopo pranzo ne riparle­remo...

Don Benedetto¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (deciso) Ne parlo adesso invece! Tu non pensi che al mangiare! (Passeggiando nervoso, men¬≠tre Paolo √® a destra presso il balcone) Ingrata... infedele! Non voglio pi√Ļ vederla... la scaccer√≤... come la pi√Ļ per¬≠fida delle donne! E andremo via... lontani da questa casa, da queste mura maledette... e come potrei pi√Ļ viverci? (Sedendo affranto) Io e te, Paolo... resteremo soli... la¬≠voreremo... e mangeremo...

Paolo                           - Sì, sì... non ti abbandonerò!

Don Benedetto           - (come parlando a se) ...lavoreremo... lavoreremo...

Paolo                           - (calcando le parole, con tono di rassegnazione) ...e mangeremo!

Don Benedetto           - (guardandolo con intenzione, e con in­tenzione ripete) ...lavoreremo...

Paolo                           - (c. s.) ...e mangeremo!

Don Benedetto           - (c. s). ..mangeremo...

Paolo                           - (dopo brevissima esitazione) ...e staremo in grazia di Dio.

Don Benedetto           - (subito e deciso) No, dovrai lavo­rare anche tu... non vorrai solamente mangiare?

Paolo                           - Si capisce: lavoreremo tutti e due!

Don Benedetto           - Dov'è?

Paolo                           - E' di là! Ma cosa pensi di fare ora?

Don Benedetto           - Lasciami solo...

Paolo                           - Ma...

Don Benedetto¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (forte) Vattene... (Paolo esce pel fondo, mentre Benedetto va verso la sinistra chiamando) Amelia? (Poi pi√Ļ forte) Amelia?!

Amelia                        - (dalla sinistra, calma) Cosa vuoi? (Bene­detto la guarda senza rispondere) Cosa vuoi?

Don Benedetto           - (le si avvicina e le dice, fissandola ne­gli occhi) ...guarda! (Le indica le corna che sono attaccate alla parete di fondo) Guardale!... (Amelia abbassa lo sguardo e Benedetto le dice, dopo pausa) Perché?... perché mi hai fatto questo?

Amelia                        - (c. s.) Non capisco cosa ti ho fatto!

Don Benedetto           - (calmo, e torvo nello sguardo) ...già... è proprio per questo che lo hai fatto: perché non capivi cosa mi facevi!

Amelia                        - Insomma, vuoi spiegarti?

Don Benedetto ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Non occorre, sai bene cosa voglio dire. E, dico io... proprio a me si fa questo? (Pi√Ļ forte nel tono) A me che t'ho voluto... e ti voglio bene? Io che ti ho sempre rispettata... io che non vivevo che per te,., io che ti avevo creduta sempre una donna onesta?!

Amelia                        - (in tono di sfida) Perché, cos'hai da dire sulla mia onestà?

Don Benedetto           - (passandosi una mano sul volto) Ti prego, non assumere questo tuo solito atteggiamento, perché offende l'affetto e la stima che ho sempre avuto per te. E mi sono lusingato credendo sincero il tuo amore per me... invece.... Ed ora che so, capisco tutto quanto non capivo prima: le tue smanie, i tuoi nervi, i tuoi capricci!... E si, perché tu non vivevi con me, ma con lui, sempre con lui: a casa, fuori casa, a pranzo, a cena... a letto. Io per te non ero il marito onesto, lavoratore... ma sola­mente un nomo che abusivamente occupava il posto di un altro: Lui! Il poeta, il romanziere, il sognatore!... E credi in lui, credi nella vostra esistenza libera, felice (battendosi le mani sul petto) 6enza quest'incubo, que­sto impaccio. (Forte) E' vero? Non hai la forza neanche di rispondermi...

Amelia                        - (calma) Hai finito?

Don Benedetto           - Voglio che tu mi risponda!

Amelia                        - (c. s.) Che cosa hai da condannarmi?

Don Benedetto           - Io so tutto: Pasqualino è il tuo amante.

Amelia                        - Pasqualino? Tu sei impazzito! Se mi eredi una moglie infedele, vattene allora, lasciami.

Don Benedetto           - Ho le prove della tua infedeltà!

Amelia                        - Allora, se hai le prove... è vero, sono innamorata di Pasqualino. Bè? Cosa aspetti per lasciarmi?

Don Benedetto           - Allora è vero?

Amelia                        - Io ti domando solamente: se fosse vero, cosa faresti?

Don Benedetto           - Ti lascerei subito!

Amelia                        - (calma) E' vero.

Don Benedetto           - E' vero?

Amelia                        - Non vai via?

Don Benedetto           - (quasi supplicando) Amelia, Ame­lia... ma tu sai che ti voglio bene... che non potrei vivere senza di te?

Amelia                        - Perché allora credi a queste cose?

Don Benedetto           - Perché ho le prove. (Mostrando la fotografia) Questo tuo ritratto... sei stata tu a darglielo...

Amelia                        - Io?

Don Benedetto           - Ce anche una dedica. Leggi.

Amelia                        - (dopo letto) Ma io leggo solo: Amelia a Pasqua.

 

Don Benedetto           - E cosa vuol dire: Pasqua?

Amelia¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (scattando) Insomma cosa vuoi da me? Vuoi forse torturarmi? Ebbene fallo, fallo pure se ci√≤ pu√≤ dare sfogo al tuo carattere di tiranno, di inquisitore! Ma sono stufa, sai? Stufa: non ne posso pi√Ļ! (Siede a piangere).

Don Benedetto           - (dopo lunga pausa, durante la quale è passata nel suo cervello tutta la tragedia della sua situa­zione di marito tradito ma incapace di lasciare per sem­pre la sua donna, tanto amata) Sì... mi vuoi bene! (Calcando le parole) ... mi vuoi bene!... Ti hanno calun­niata. Guardami negli occhi, Amelia... (La scuote co­stringendola a guardarlo)... guardami; tu mi ami, mi amerai sempre! Non è vero! Sono state tutte bugie, ca­lunnie! E' gente che ti vuole male, ma tu starai sempre con me, sempre! (Chiama verso il fondo) Paolo?

Paolo                           - (dopo pausa entra dal fondo e con tono som­messo) Che vuoi?

Don Benedetto           - (senza guardarlo, fissando invece Ame­lia) Vattene!

Paolo                           - Come?

Don Benedetto           - Vattene da casa mia! Bugiardo, mangia pane a tradimento!

Paolo                           - Ma cosa dici?

Don Benedetto ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Vattene, ti dico, e non farti pi√Ļ vedere.

Paolo                           - Ma perché?

Don Benedetto           - Lo Bai bene! (Forte) Vattene, Giuda!

Paolo¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - Va bene... me ne vado... se proprio vuoi cos√¨... non mi vedrai pi√Ļ. (Esce pel fondo a sinistra. Amelia, dopo breve pausa, si alza ed esce per la sinistra, senza parlare, mentre Benedetto stacca dalla parete di fondo le corna di cervo, le butta sul tavolo e siede tenendosi il volto tra le mani e i gomiti appoggiati sul tavolo. Paolo entra dal fondo con due fagotti e una valigetta. Guarda Benedetto, si ferma, vorrebbe parlargli, ma gliene manca il coraggio e fa per andare).

Don Benedetto¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† - (vedendolo) Paolo... (Paolo si ferma, si volta e lo guarda commosso) Vieni qua!... (Paolo gli si avvicina) Perdonami! (Lo abbraccia) Ti ho maltrat¬≠tato... dovevo per forza fare quello che ho fatto, e tu devi comprendermi... se mi vuoi bene! Tu non hai men¬≠tito, ed √® per questo che non posso pi√Ļ tenerti con me!... Vedi... non ho il coraggio neanche di guardarti: ho ver-gogna. (Senza guardarlo pi√Ļ) Ti aiuter√≤ lo stesso... tro¬≠verai in me sempre lo stesso cuore... ma ti prego, vat¬≠tene... vattene... altrimenti impazzirei!

Paolo                           - (commosso) Vado, vado. Addio, e grazie di quanto hai fatto per me... (Fa per andare).

Don Benedetto           - (senza guardarlo) Aspetta. (Paolo si forma mentre Benedetto, indicandogli le corna gli dice) Portale via!

Paolo                           - (le prende e fa per andare, ma giunto all'uscio, il merlo ha imparato il suo verso e lo fischia due volte) Benedetto?... (Alludendo al merlo) L'ha imparato! (Ed esce mentre il merlo continuerà a cantare il suo verso sino al calare del sipario).

FINE

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