Caldo e freddo

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CALDO E FREDDO

OVVERO

L’IDEA DEL SIGNOR DOM

Titolo originale dell’opera:

CHAUD ET FROID OU L’IDEE DE MONSIEUR DOM

Commedia in tre atti

di FERNAND CROMMELYNCK

Versione italiana di Lorenzo Gigli

PERSONAGGI

LEONA

ALICE

IDA

FELI

ODILON

BELLEMASSE

IL BORGOMASTRO

THIERRY


ATTO PRIMO

Vasta stanza quadrata di una casa di montagna.

Una tavola nel mezzo, due o tre poltrone basse; nessun oggetto, niente accessori. A sinistra, dirim­petto al camino a cappa, una porta alta e larga che dà nella camera del signor Dom; a destra due porte che mettono nell'interno. Porta d'ingresso in fondo, tra due finestre. E' tutto. Ma le finestre bene rivestite di mussola bianca a volanti inami­dati e inquadrate da tappezzerie di stoffa d'un verde oliva, gli alti muri tinti in giallo-zafferano, le porte colore arancione verniciate con cura, il piano della tavola lustro come uno specchio scuro; dall'insieme si ricava un'impressione d'ordine, di lusso, di stabilità.

(Ida, bella campagnola d'una trentina d'anni, entra dal fondo. Si arresta sulla soglia un istante, ispeziona la stanza, avanza d'un passo e, col piede, respinge la porta che sbatte dietro di lei. E' in collera, decisa. Dopo un'occhiata alle porte, Ida chiama imperiosamente: « Leona! ». Silenzio. At­tende, chiama ancora: « Leona! ». Siede sull'an­golo d'una poltrona, il busto eretto. Alice, la gio­vane serva, indolente, sopraggiunge da destra. Ida balza in piedi).

Ida                                - (pallida, trattenendosi, ma fremendo) C'è? La chiamo da un'ora.

Alice                             - (sorpresa, ma tranquilla) Un'ora? Se ho attraversato questa stanza saranno cinque mi­nuti.

Ida                                - (alza le spalle, irritata) Sono stanca d'a­spettare! C'è?

Alice                             - Chi?

 Ida                               - (non si trattiene più) Chi? La luna, for­se?... La tua innocenza, forse?... Chi?... Non fare l'idiota, io ti vedo rischiarata dal di dentro come una lampada di porcellana!... (Alice ride silenzio­samente. Ida si calma un poco) Io ti domando se c'è, la tua sgualdrina.

Alice                             - (appena scandalizzata) Ah!... Come parlate!

Ida                                - (sospira) La tua sgualdrina, dico, e non lo dico soltanto con la lingua!

Alice                             - E' nel bagno.

Ida                                - (ride falso) Ah! Ah!... nel suo trogolo!... (Poi sprezzante) lo mi lavo alla fontana, sotto il cielo! Ordinale di venire qui, subito. Non posso aspettare oltre! Venga anche senza camicia, le mie sberle saranno pure nude.

Alice                             - (dolcemente) Volete picchiarla?

Ida                                - Come vedi: l'aspetto con le mani aperte.

Alice                             - (incredula) Sarà picchiata?

Ida                                - E' forse la prima volta? Sì, figlia mia, sì, la bella Leona sarà picchiata, la moglie del signor Dom, sì. La signora Dom in persona. Va, o preferisci prenderle al posto suo?

Alice                             - (si dirige lentamente verso la porta di sini­stra, poi si ferma) Picchiate forte voi?

Ida                                - (ride minacciosa) Abbastanza perché si possa, sulla sua guancia, leggere le linee della mia mano.

Alice                             - (ride silenziosamente) Essa lo farà, ne sono certa! Leggerà il vostro avvenire nel suo spec­chio. Dopo dirà dovunque: « Ida morirà d'un colpo apoplettico ».

Ida                                - (impressionata) Che razza di donna!

Alice                             - Dunque, vado... (Al momento di uscire si ferma ancora) Ma avete torto: non c'è nulla di ciò che voi pensate...

Ida                                - Come indovini ciò che io penso?

Alice                             - Niente. Voglio dire che è troppo tardi: è finita, tra lei e il vostro Thierry.

Ida                                - Non tra lei e me! Gli schiaffi non si raf­fredderanno così presto come i baci. Finita tra loro? Devi saperlo, tu che cambi le lenzuola. Bel mestiere.

Alice                             - (sempre dolce e semplice) Oh! Per me! Io dormo sola nelle mie. (Esce).

Ida                                - (sprezzante) Veramente...

Alice                             - (si volta verso di lei bruscamente, ritorna, spinge innanzi la testa e dice, vibratamente, a bassa voce) Non le vorrei nel mio letto le vostre bestie dal naso grosso, dalla voce grossa e dal pelame grosso.

Ida                                - (alza le spalle) Nessuno te lo offre.

Alice                             - (la guarda negli occhi, un istante, e os­serva, molto adagio) Anch'io dico: veramente... (Appare in fondo Bellemasse, il giovane maestro. Alice vede, fa un cenno di saluto ed esce. Ida ha sorpreso il cenno, sì volta. L'uomo esita sulla soglia).

Ida                                - (beffarda) Entrate, entrate dunque...

Bellemasse                    - (entra imbarazzato, sorride) Buon­giorno, signora.

Ida                                - (esagerando il rispetto) Buongiorno, signor maestro. (Sorride anche lei, falsamente amabile) Sedetevi e armatevi di pazienza con me. « Lei » è a mollo nella sua tinozza. Ma «lei» verrà! Sta per venire, lo giuro. (Il maestro si trova a disagio. Siede timidamente. Ida gli si accosta, in piedi, i pugni sui fianchi. Lo squadra. Poi, lentamente) Voi non siete bello, signor maestro.

Bellemasse__________ - (sbalordito, alza la testa) No?

Ida                                - (semplicemente) . No. Un uomo della città!... Io vi vedo di qui il tronco posato sulle gambe come un sacco di farina e il resto in proporzione. (Ride, poi, abbassando il tono, con stupore) E siete voi, voi! che attualmente sostituite mio marito!

Bellemasse                    - (turbato balbetta) Io non sosti­tuisco alcuno; gli scolari sono in ferie...

Ida                                - (ride nervosamente) Anche Thierry è in ferie; mio marito, sì!... La bella Leona lo ha conge­dato.

Bellemasse                    - (si stringe nelle spalle, si alza, la sua voce trema) Sempre chiacchiere!

Ida                                - (subito aspra, con voce sorda) Da un mese Thierry mostrava una faccia da statua, fredda e nuda. Il sole negli occhi non gli avrebbe fatto ab­bassare le palpebre. Non gli si cavava una parola, sordo, muto, il sangue rappreso: la statua d'un morto! La vedete circolare in casa, per la strada, in mezzo alla gente? I suoi amici ridevano, pas­sando; io, piangevo! Sì, io so anche piangere. (Sbir­cia Bellemasse e ride amaramente) Tutto questo per causa di lei e vostra! (Poi riprende con una violenza contenuta, quasi spaventata) E lui, Thierry, lui, sa piangere? Egli si è sciolto, all'improvviso, là, davanti a me!... Hai già inteso singhiozzare un uomo, un uomo duro? (Si mette le mani agli orecchi e grida quasi) Basta! Basta! (Poi) Sin­ghiozzi? No. Ululati di cane triste, lontano tre leghe. Chiacchiere, dici tu? E da un mese egli singhiozzava così, nel fondo di se stesso, io al suo fianco, ed i parenti intorno, che non sentivano nulla!

Bellemasse ------------ - (improvvisamente irritato per se stesso) Non da un mese! io

Ida                                - Che cosa dice loro, che cosa fa loro per renderli idioti? Dite. Guardatemi. (Si tasta i seni opulenti, si dà manate sulle chiappe sode. Alza il viso verso Bellemasse) Tutto questo! E i miei occhi, la mia bocca, la mia faccia, no? Quando Thierry mi ha sposata, io non ero che una promessa: non ho mantenuto abbastanza? E credete ch'io tenga il broncio all'amore? (Ride, ma con trionfo amaro) Ah! Ah! Bisognerebbe vedermi. (Più vicina) Eh? Cosa fa loro colei? L'ho domandato a Thierry: « Nulla » risponde. Lei dice: « Buongiorno, te, arri­vederci, te, te, te...», è tutto. Spiegatemelo, voi che avete cacciato Thierry dal posto!

Bellemasse                    - (tormentato) Non da un mese!

Ida                                - (lo fissa) Dovrei odiarvi per la pena che lui ha sopportato, ma no, non posso; è chiedere troppo... Un uomo come Thierry tuttavia!... (Sorride, con una certa fierezza) Talvolta, io gli sputo ai piedi, naturalmente!... Egli alza gli occhi, non i pugni. Ma lei! Lei pagherà per averlo preso e per averlo lasciato. Egli mi ha raccontato: ancora la vigilia, lei lo aveva accolto col suo «Buongiorno, te » e i suoi te, te, te... E l'indomani tutto era di­menticato come se lei non l'avesse manco più rico­nosciuto. Che sgualdrina! «E lo sguardo morto», dice lui, « la voce morta ». E codesto freddo ch'egli teneva in corpo, da un mese.

Bellemasse                    - (cammina sempre più nervoso) Non da un mese, no! (Si direbbe che Ida intenda questa frase per la prima volta. E' stupefatta. Infine la sua gioia prorompe, sana, libera).

Ida                                - Non da un mese? No?... Da quando? (Egli non risponde, vergognoso. Lei insiste dolcemente) Due, eh? Due mesi? Due?

Bellemasse                    - (scuotendo la testa negativamente) Lasciamo...

Ida                                - Tre? Tre? (Lui abbassa la testa, lei abbassa la voce) Tre mesi? (Ride trionfante) Ah! ah! Era­vate due paia di corna al medesimo giogo! Ah! Ri­porterò la cosa a Thierry, tra poco; la collera lo consolerà!... (Un'altra idea la prende, è quasi alle­gra) E il signor Dom, lui, esce di casa ogni mattina, col viso posato sul collo come la maschera del vero marito, e rientra ogni sera dalla città, la maschera sempre al suo posto, il panciotto attillato, l'aria di qualcuno che passa tra una goccia e l'altra durante l'uragano. Se il ponte fosse portato via dalle acque, il signor Dom continuerebbe la sua strada con passo eguale. Camminerebbe sull'acqua, sì, giuro! (Ride di cuore) Attraverserebbe il fiume senza accorgersi del miracolo!

Bellemasse                    - (la guarda inquieto) Smarrite il senno?

Ida                                - (sempre allegra) Così sua moglie ha tutto l'agio di dare del tu a due amanti a turno. L'uno dà il cambio all'altro. La signora resta distesa.

Bellemasse                    - (di colpo furioso) Non mi stupisco più, no, che il fascino di questa persona vi sembri un potere strano... Singolare, sì! le sembrerebbe il vostro basso materialismo!

Ida                                - (beffarda) Vi credete a scuola, ragazzino mio!... Pazienza, verrà il vostro tempo di coprire il fuoco di ceneri. Quel giorno voi detterete ai vo­stri allievi delle frasi che meraviglieranno i genitori: «Te, te, te, arrivederci, te...».

Bellemasse                    - (fuori di sé) Ma, infine, chi vi au­torizza a credere...

Ida                                - (lo interrompe col gesto) Sst!... Bene; lei ha mentito a Thierry. Tanto meglio. Potrò dunque picchiare Leona davanti a voi.

Bellemasse                    - (sconvolto) . Voi volete...

Ida                                - (fremente) Picchiarla, oh! Sì!...

Bellemasse                    - Io non permetterò mai...

Ida                                - (dolcissima) Non restate qui.

Bellemasse                    - (tra i denti) Fantasmagorie!... Frottole! (La giovane serva entra da destra, sem­pre tranquilla e lenta).

Alice                             - La signora si scusa, non può ricevere schiaffi in questo momento...

Ida                                - (stupefatta) Non può ricevere...

Alice                             - ... non ha finito le sue depilazioni e i suoi lavacri, e vi prega di ritornare tra un'ora. (Ida è folle di collera. Fissa a turno Alice e il maestro).

Ida                                - (un'esclamazione sorda) Oh!... (Poi si pa­droneggia e risponde su un tono dolciastro) Bene, figlia mia, bene, ritornerò. Arrivederci. Dite alla signora Dom che le reclamerà l'interesse del tempo. E ditele... (si lascia già trasportare, ma si riprende subito)... ditele che la picchiere una volta alla set­timana, fino a che il rancore sia appagato. (Si di­rige lentamente verso la porta del fondo, dondo­lando le anche e le spalle. Sulla soglia si arresta, si volta) E ditele che potrà scegliersi il giorno! (E' uscita. Il maestro corre ad assicurarsi che si sia allontanata definitivamente. Ma si ritrova naso a naso con lei che ritorna, ebbra di furore, il viso cattivo. Egli indietreggia. Lei grida con voce rauca) Qui voialtri siete tutti, tutti, tutti, troia e porco! (Si allontana rapidamente, la si sente ripetere) Troia e porco! Troia e porco! Troia e porco! (Alice ride col suo riso silenzioso. Bellemasse chiude la porta del fondo, corre a lei, sconvolto).

Bellemasse                    - (abbassando un poco la voce, volu­bile) Alice, voglio farti un regalo. Andrai in città, sceglierai nelle botteghe: calze di seta, una bambola da salotto, fazzoletti con la tua iniziale, sceglierai. Ma io voglio che tu mi dica la verità. (Abbassa ancora la voce) Era l'amante di Thierry? (Si esalta) Alice, cara Alice, non mentire, io ho confidenza in te, tu sei dolce, semplice, modesta... Rispondi!... No aspetta, vieni qui. (Si pianta davanti a lei, le alza il mento) Dammi il tuo sguardo franco, là. Parla ora.

Alice                             - (spalancando gli occhi stupiti) L'amante di Thierry?

Bellemasse                    - (ansimante) La verità! La verità!

Alice                             - (candida, senza smettere di guardarlo) E' sua moglie!

Bellemasse                    - (sbalordito) Chi?

Alice                             - Ida, che è uscita da un minuto.

Bellemasse                    - (stizzito, allontanandosi) Idiota! Chi ti parla d'Ida!... (Ritorna immediatamente agitato, querulo, supplichevole) Scusami, non vo­lermene!... Il tormento mi toglie ogni controllo. Tu non sei idiota. Tu sei fine e ragionevole, tutti lo sanno, ed io lo so. Scusami. Ricominciamo, vuoi? (Si pianta di nuovo davanti a lei, le prende il viso con le due mani) Ridammi i tuoi occhi senza menzogne, là! Io ti domando, io ti domando: «Da che amo Leona è vero che Thierry sia stato il suo amante? ».

Alice                             - (si libera da lui e getta un grido d'indi­gnazione) Oh!... (Con un movimento brusco gli volge le spalle) Come parlate di lei!

Bellemasse                    - (ebbro di gioia) Tu hai risposto, grazie!... (Nella sua gioia attira Alice e le dà un bacio sulla bocca; un bacio nutrito e sonoro. Poi va e viene leggermente) Sai, mia cara, da tre mesi sono immerso nell'amore come un nuotatore nel mare. L'onda mi porta! Ma viene la tempesta, l'onda che mi solleva può improvvisamente som­mergermi!... (S'interrompe, stupito) Alice, vi ho baciata la bocca? (Lei abbassa la testa e gli occhi, confusa. Lui constata) Sì! (Poi prega angosciato) Alice, di grazia, non ditelo a Leona!... Siete molto in collera? (Lei fa cenno di no con la testa) Un poco solamente? (Lei fa: no) Niente del tutto? (No. Eccolo rassicurato. Sospira) Non l'ho fatto appo­sta. Quel bacio mi è stato strappato dalla gioia, come a te il tuo grido dall'indignazione. Avrei ab­bracciato anche un albero!

Alice                             - (a bassa voce, tristemente) Ah!

Bellemasse                    - (cerca di correggersi) No e no, io esagero. Del resto un albero, sia pure parlante, non m'avrebbe altrettanto consolato. (Ride scioc­camente) Eccettuato, si capisce, quello che pende verso la finestra della sua camera. Breve, era un baldo dato alla ciaca e dedicato solamente all'innocenza. Dimentichiamolo. (Lei fa cenno di no con la testa, ma luì non se ne avvede) Non rac­contare a Leona che ti ho interrogata. Essa si con­sidererebbe oltraggiata. Con ragione! Con ragione! « Perché - si lagnerebbe - credere piuttosto alle parole di quella megera che alle mie? ». Ch'essa mi perdoni: quella donna mi ha versato un veleno nell'orecchio. Dunque, non una parola a Leona né dell'interrogatorio né del bacio, eh? (Alice confer­ma con un gesto) Ecco! (Ma il tormento lo ripren­de. La sua voce si altera) Alice! Ci penso. Io t'ho domandato poco fa: «Da che amo Leona, lei ha... ecc.... ecc...... Ma prima? Prima, Alice, prima che io l'amassi, lei ha avuto per Thierry una simpatia, delle debolezze? Eh! Tu risponderai: «Che impor­ta? Il passato non appartiene ad alcuno». Ah! E' conoscere male l'amore! Tu sei giovinetta, figlia mia! Te ne scongiuro, rispondimi. (Lei gli volge le spalle e rimane in silenzio. Lui è colpito e ri­prende col fiato corto) Alice, devo interpretare il tuo silenzio come una confessione?... (Geme) Ali!... Tu sei più crudele tacendo che parlando. (Si alza, s'avvicina a lei, le gambe fiacche, le mani tremanti) Mia cara, io non mi disdico: andrai in una bot­tega della città e sceglierai ciò che ti piace: del rossetto, una borsetta, una fìbbia da cintura... ma rispondi!

Alice                             - (dolcemente, immobile, dritta, gli occhi bassi) Io non voglio fìbbie.

Bellemasse                    - Sia!

Alice                             - ...né calze, né fazzoletti...

Bellemasse                    - Sceglierai!

Alice                             - ...né questo, né quello.

Bellemasse                    - Vuoi del danaro?

Alice                             - No.

Bellemasse                    - Tu mi torturi!... Qualunque sia il tuo desiderio, io ho promesso!... Dì, parla, co­manda, esigi! Presto!...

Alice                             - (confusa) ...Come poco fa...

Bellemasse                    - Cosa?

Alice                             - (alzando la testa cori coraggio) Un ba­cio, se non vi dispiace.

Bellemasse                    - (stupito, ma lusingato) Un ba­cio?... Ho inteso bene? Un bacio, se non vi dispia­ce? (Ride di tenerezza e di piacere) Ah! La gentile creatura!... Un bacio? Ah! Davvero!... Ti fa dun­que tanto piacere che qualcuno ti baci?...

Alice                             - (dolcemente) Ah! Non che « qualcuno » mi baci! Che «voi» mi baciate, sì!

Bellemasse                    - (sempre più gradevolmente sorpre­so) Io?... Solamente io? E' possibile? Sono sve­glio? Sì, certo, voi siete adorabile, piccola Alice. Pagherei che vi sentissero: « Un bacio, se non vi dispiace». Oh! Oh! Oh! Come potrei rifiutare? Venite dunque! (Lei si avvicina. Lui la stringe) Dopo, mi risponderai. Benché tu sappia quanto io ami Leona, non mentire per pietà di lei o di me. La verità più crudele guarisce alla lunga le ferite che fa. Per l'ultima volta: «Prima ch'io amassi Leona, essa ha avuto per Thierry... » ecc. ecc.. Ed ecco il bacio. (Le dà sulla bocca un bacio rapido e maldestro. Poi, senza allentare molto la stretta) Ti ascolto.

Alice                             - (triste, gli occhi alzati verso di lui) Sono talmente gelosa di lei, che vorrei potervi rispon­dere «sì», ma, ahimè!, è no.

Bellemasse                    - (al colmo della felicità) Grazie!... Ah! Tu sei una ragazzina meravigliosa! (Nella sua ebbrezza l'attira a sé di nuovo e le loro bocche si congiungono per un bacio prolungato. Quando lui si stacca da lei, cammina per la stanza agitato, inquieto, e tuttavia sotto l'effetto del bacio) Questa volta, lo confesso, la carezza non fu assolutamente dedicata all'innocenza, no. Io sono turbato, non lo nascondo. Chi osa pretendere che non lo sarebbe, al mio posto? (Ritorna a lei, le prende la mano e se la insinua sotto il panciotto) Senti battere il mio cuore?

Alice                             - (meravigliata) Oh!... Si direbbe che batte ad una porta!

Bellemasse                    - (stupito, approva) Sì!...

Alice                             - (gli prende la mano e se la posa sul seno) Anche il mio.

Bellemasse                    - (ride) Alla medesima porta!... (Poi, subito, si allontana, guardingo) Sst! Non commettiamo imprudenze! (Ride ancora, conten­to) Non si può negare che tu trovi le parole che seducono!... (Poi) Fortunatamente, per il piacere ch'io ho preso di te, quasi senza volerlo, avrò dei rimorsi. Ne avrò!... A dir vero non ne ho ancora. Al contrario, mi agita un desiderio febbrile di cor­rere nuovi rischi. Ma no, consideriamo il pericolo e siamo forti ciascuno per proprio conto, più che non possiamo esserlo in due. Alice, ascoltatemi. (Si siede. Lei accorre a stringersi a lui, in piedi) Io amo Leona, da tre mesi, l'amo con furore, con tenerezza, con umiltà. E forse l'emozione che mi è venuta dal vostro bacio, dipende dall'ampiezza d'un sentimento che supera l'oggetto e il soggetto e si spande al di fuori con una forza personale, ecc. ecc.. Capite?

Alice                             - (spontaneamente, con vigore) Oh! Sì...

Bellemasse                    - Sì, io amo Leona. E anche lei mi ama, non credi?

Alice                             - (con tenero rimprovero) Cattivo sog­getto! Tutte le donne vi adorano.

Bellemasse                    - (molto emozionato, protesta) Oh! no, oh! no!... (Ride dolcemente) Come corri!... Piccola cara, voi scherzate! Non tutte!...

Alice                             - (imbronciata) La signora vi ama!

Bellemasse                    - Sì!

Alice                             - E l'ufficialessa postale vi ama.

Bellemasse                    - (assai divertito) Ma no!... Ma no!... Quale orrore!...

Alice                             - Vi ama: me lo ha confidato lei.

Bellemasse                    - (sbalordito) Ah?

Alice                             - Oh! Io non ho paura di quella là. E Ida vi ama.

Bellemasse                    - (stupefatto) Ida?... Sei pazza? Mi ha detto: « Voi non siete bello, signor maestro ».

Alice                             - Appunto!... Parlerebbe così ad un in­differente?... E la storia di Thierry inventata per staccarvi dalla signora.

Bellemasse                    - (perplesso) Davvero?... Poiché noi siamo sicuri della fedeltà di Leona, occorre, infatti, ch'essa abbia avuto altre ragioni per agire. (E' quasi convinto) Perché proprio io, eh, perché pro­prio io?

Alice                             - (coti le mani sugli occhi: finge di piange­re) Vi proibisco di abbracciare Ida!..

Bellemasse                    - (intenerito, le circonda la vita col braccio) Alice, tu sei incantevole, e gentile, e bella. (Appoggia la testa al petto di lei) Sento contro la mia guancia il tepore del tuo corpo, si direbbe solare, e le tue forme delicate. (Socchiude gli occhi) Come il paleontologo, alla vista d'un unico frammento d'ossa, può ricostruire lo sche­letro completo del plesiosauro e del mammuth, così io al contatto di un piccolo lembo della tua carne posso disegnare nel mio spirito tutta la tua deliziosa persona.

Alice                             - (confusa) Mi fate arrossire.

Bellemasse                    - (improvvisamente si riprende, la respinge con dolcezza) Alice, allontanati!... Ci sono la mia forza e la tua prudenza! Che speri tu?

Alice                             - (scivolando sulle sue ginocchia) Nulla...

Bellemasse                    - (tenta invano di rialzarsi) Alice, sei pazza!... Leona può entrare da un momento all'altro!... Sa che io sono qui?

Alice                             - Sì. Ma si sta facendo bella, ne ha al­meno per un'ora.

Bellemasse                    - Non importa, lasciami, piccola, lasciami.

Alice                             - (col viso sulla spalla di luì) Siete cru­dele!

Bellemasse                    - (nuovamente intenerito) No, ra­gazza sensibile, no! Ma comprendi: io non potrei peccare con te senza tradire colei che amo.

Alice                             - Non v'inganna lei, col signor Dom?

Bellemasse                    - (vivacemente, convinto) No! niente del tutto!... Il signor Dom è suo marito, non altro!... Il suo vincolo sociale, ecc. ecc..

Alice                             - (mormora) Non altro?

Bellemasse                    - Dopo qualche anno il marito non è più per la moglie, che un parente prossimo, un po' indiscreto... (Sicuro di sé) Io non ho motivo di essere geloso.

Alice                             - (incalzante) Io non sono che la serva!

Bellemasse                    - (senza ascoltarla) In primo luo­go: quando io conobbi Leona, essa era la signora Dom da molto tempo, signora e non signorina; dunque non ho da essere geloso. Secondariamente: diventato il suo amante, io ne avevo, in certo qual modo, legittimato il marito; essa era confermata signora Dom; non ho da essere geloso. In terzo luogo: il loro fu un matrimonio di convenienza. In quarto luogo: il signor Dom ha il sangue fluido. Essa me l'ha confidato. In quinto luogo: il signor Dom non essendo amato, se gli venisse qualche velleità non stringerebbe che un fantasma. Io non ho da essere geloso.

Alice                             - (teneramente) Io, non essendo amata, mi contenterei d'un fantasma come voi!

Bellemasse                    - (vivacemente) Taci, taci, il mio cuore batte!... E' poco graziosa?... Ha una risposta per ogni cosa.

Alice                             - (ancor più, teneramente) Io vi amo tanto!

Bellemasse                    - (agitato, confuso) No, piccola cara, no, tu t'illudi. Obbedisci semplicemente alle sollecitazioni della tua sana giovinezza e della bel­la stagione!

alice                              - Oh! no... Oh! no... Io vi amo anche d'inverno.

.bellemasse                    - (perduto) Ah! Taci dunque!... (L'abbraccia e la bacia sulla bocca. In questo mo­mento si apre la porta ed appare Leona. E' in tutta la sua maturità, bella, bene in carne, il colo­rito brillante, i capelli fulvi. Gli occhi sono allun­gati e stretti, la bocca golosa, le mani fini e forti. Essa vede la coppia abbracciata in poltrona. Con la mano sul cuore, emette un'esclamazione di sorpresa dolorosa. Al suo grido, due gridi rispondono. Alice e Bellemasse si rialzano. La servetta fa un salto verso la porta del fondo e volge le spalle, ferma. L'uomo resta in piedi presso la poltrona, spa­ventato, muto. Pausa).

Leona                            - (finalmente, amara, quasi senza voce) Nella mia casa!... Nella mia casa!...

Bellemasse                    - (balbetta come può) Leona... Leona...

Leona                            - Schernita, dileggiata...

Bellemasse                    - No!

Leona                            - ...insozzata, nella mia casa!...

Bellemasse                    - (grida d'improvviso) No, mia beneamata, no!

Leona                            - (con la mano sul cuore gemendo) Ah!... non gridate!... La vostra voce mi uccide!... Egli ha l'audacia di gridare!

Bellemasse                    - (spaventato, con tono più basso) Abbasso la voce, sì! Ascolta...

Leona                            - ( attraversa rapidamente la stanza) Nulla, neppure una parola! Io ho veduto, sono ab­bastanza colpita!...

Bellemasse                    - Io le parlavo di te.

Leona                            - (ha un sussulto di rivolta indignata) Oh! Egli vorrebbe smentire i miei occhi!

Bellemasse                    - (smarrito) No! Io le parlavo del vostro amore.

Leona                            - Basta!... Uscite, signore!

Bellemasse                    - (avvilito) Leona!

Leona                            - (eretta, altera, fredda) E' finita: io sono morta!... Voi, Alice, andate a fare i vostri fagotti... e filate!...

Bellemasse                    - (disperato) Che dire? Solo il no­stro atteggiamento ha potuto trarti in inganno.

Leona                            - Uscite!  Uscite!  Uscite!  Oppure io vi cedo il posto. (Si chiude le orecchie con ambo le mani).

Bellemasse                    - (indietreggia verso la porta dì fondo che apre) Me ne andrò, tra un istante! (E rapi­damente, ansimando) Ho pietà di te nel tuo errore, e di me nella mia colpa. « Errare. Mea culpa ». Ho pietà del nostro amore!... Leona, lo riconosco, ci siamo scambiato un bacio. Se dico scambiato, non è per diminuire della metà la mia responsabilità, ma, al contrario, per raddoppiarla! Possa tu com­prendere. Per dir tutto, Leona, io la interrogavo sulla tua vita. E' detta!... Mi vergogno. Ella mandò un grido: ah! Un giorno ti racconterò! E tu m'eri restituita!...

Leona                            - (attraversa la stanza da destra a sinistra) Sia!... Sarà detto ch'io sono stata scacciata da casa mia!

Bellemasse                    - (indietreggia ancora. E' sulla soglia) Addio! Io ti scriverò, saprai tutto!... (Leona si è fermata. Al momento di chiudersi la porta alle spalle, egli introduce ancora la testa) Vedo chiaro, adesso!  L'amore, l'amore torrenziale che mi traspor­tava verso di te ha incontrato Alice al passaggio. L'ostacolo proveniva dalla sua presenza, l'amore ha preso l'ostacolo per il fine!... (Leona fa un passo. Lui grida) Sono partito! (Sparisce. La porta è chiusa. Una pausa. Alice non s'è mossa. Si volta e sco­pre il viso che si nascondeva con le mani. Ride. Dia­logo rapido, a mezza voce, tra le due donne che si sono avvicinate).

Alice                             - Ho creduto di non poter resistere sino alla sua uscita, tanto il riso mi gonfiava.

Leona                            - Povero ragazzo.

Alice                             - Ricco! Gli ho lasciato tre consolazioni: Ida, l'ufficialessa postale e me. (Sono vicinissime l'una all'altra, faccia a faccia).

Leona                            - Non ti è costato troppo?

Alice                             - (giocherellando con la collana di Leona) No, se tu sei contenta.

Leona                            - (vuol staccare la collana) Molto conten­ta. Tieni, prendi la collana; te la regalo.

Alice                             - (vivacemente, recisa) No! Rifiuto!

Leona                            - Ti piaceva tanto.

Alice                             - Mi piace ancora, al tuo collo.

Leona                            - Vuoi l'anello col cammeo?

Alice                             - (duramente) Né la collana, né l'anello.

Leona                            - (ride) Piccola selvaggia! (L'abbraccia) Ti ringrazio.

Alice                             - (rasserenata) Ma infine, che diavolo, un giorno, ti ha spinta a farti abbracciare da lui?

Leona                            - (ride) Tu non capiresti.

Alice                             - Io, per quell'unico bacio ricevuto, vorrei mutar pelle.

Leona                            - (ride ancora) Io no!

Alice                             - (con una violenza contenuta) Ti è più gradevole mutare uomo. L'uno cancella l'altro.

Leona                            - (pure violenta) Niente rimostranze, se non ti dispiace! (Poi, freddamente) Hai ordinato la carrozza?

Alice                             - (subito umile) Sarà davanti alla porta alle quattro.

Leona                            - Va nella tua camera e sorveglia la stra­da. Appena vedrai Ida che ritorna, discenderai ad avvertirmi. Va.

Alice                             - (docile) Sì. (Giunta alla porta di destra, si ferma, si volta) Cosa conti di dire e di fare?

Leona                            - (sorridente, semplicemente) Nulla, la­sciarmi picchiare.

Alice                             - (protesta) No!... Io ti difenderò. In due, noi saremo più cattive di lei.

Leona                            - (gaiamente) Lascia... Bisogna che la sua collera agisca. Se non picchia, farà uno scandalo peggiore: preferisco le botte. E, rassicurati, essa picchia meno forte di un uomo.

Alice                             - (spaventata) Sei già stata battuta da un uomo?

Leona                            - (ride) Da parecchi!... Va, io sono resi­stente. (Alice esce senza rumore. Tosto Leona va ad aprire la porta di sinistra, fa un gesto di richiamo. Appare Odilon. Ha da ventitré a venticinque anni. E' alto, svelto, muscoloso. Viso assai bello, malgrado la fronte bassa, sotto i capelli bruni, e gli zigomi sporgenti. Figlio di agricoltori, probabilmente. Leona gli prende la mano e lo attira nella stanza).

Odilon                           - Nulla.

Leona                            - (stupita) Cosa?

 Odilon                          - Nulla, da nessuna parte. Né danaro, né valori.

Leona                            - Hai visitato tutto, frugato tutto?

Odilon                           - Ho esplorato i muri, i soffitti, ì pavi­menti!

Leona                            - (colpita) Ah! (Una pausa. Siede) E' im­possibile...

Odilon                           - Nulla.

Leona                            - (si alza di colpo, si slancia verso di lui e lo abbraccia con trasporto) Caro, non disperar­ti!... Bisogna cercare, cercare! Troveremo...

Odilon                           - Io non mi dispero, noi partiamo!

Leona                            - Dove"? Come? Con che?

Odilon                           - Lavorerò, ne ho l'abitudine!

Leona                            - (commossa) Lavorerai, per me, per noi due? (Lo circonda, lo avviluppa) Scioccone, io ti amo troppo; non te ne lascerò né il tempo né il co­raggio... (tono più basso)... né la forza!... Abbi pa­zienza.

Odilon                           - (cupo) No!  Ho sopportato troppo a lun­go che tu viva qui, col signor Dom!

Leona                            - (ride, teneramente) Troppo a lungo!... Saranno quattordici giorni, questa sera, che ci siamo visti per la prima volta, e riconosciuti!

Odilon                           - Riconosciuti, sì! Riconosciuti, tu l'hai detto. Dunque, non si deve contare per giorni, ma per anni, per secoli forse...

Leona                            - (rannicchiata contro di lui, mormora) Te!... Te!... Te!...

Odilon                           - (come frustato al cuore) Leona! E' vero ch'io ho saputo al primo sguardo ch'eravamo promessi, tu ed io!... Con un poco di memoria, avrei dovuto ritrovare il tuo nome.

Leona                            - (con voce sorda, appassionatamente) Te!... Te!... Te!...

Odilon                           - (si esalta dì più) Il colore dei tuoi occhi non era cambiato, da quando? Io sapevo, senza parole, d'averti lasciata un'ora prima, ma in un altro mondo.

Leona                            - (sempre più basso) Te!... Te!... Te!...

Odilon                           - (si lascia scivolare in ginocchio e le cir­conda le gambe con le braccia, il volto nelle pieghe della sua sottana) Leona! Leona!... Io sapevo che i nostri corpi si sarebbero raggiunti subito, an­che nostro malgrado. Essi non si erano dimenti­cati!... (Singhiozza).

Leona                            - (lo guarda dall'alto, gli posa la mano sul­la testa. Parla con una sorta di felice malinco­nia, dolcemente) Te!... Una volta conti per secoli, un'altra per secondi. L'amore non conosce misura!... Porta pazienza; non sei felice? (Gli rialza dolce­mente la testa. Lui la guarda, sorride, raggiante),.

Odilon                           - Sì!

Leona                            - Non ti amo forse?

Odilon                           - (balza in piedi. La stringe forte) Sì.... (Si separano, ridono. Lei parla con gaiezza, leg­germente).

Leona                            - Tu non devi essere geloso. Hai visitato la casa; sai ch'io non divido né il suo letto, né la sua camera.

Odilon                           - (tormentato) E' già troppo che siate vicini!... (Poi) Poiché egli ha il sangue fluido, tu dici, e dorme d'un sonno d'elefante, aprimi la tua finestra stanotte.

Leona                            - (ride) La lunga giornata in cui ci si guarda non ti basta?

Odilon                           - (le stringe i polsi) Io voglio anche il tuo sonno.

Leona                            - (conquistata) L'avrai!... Non qui! (Poi) Se un'indigestione lo sveglia ed egli ci sorprende...

Odilon                           - (la interrompe) Che importa?... Dato che devi partire...

Leona                            - Arrossirei di trovarmi spogliata davanti a lui!... Io non ho mai preso bastanti precauzioni per impedirgli di sapere, se avesse voluto, ma non ho neppure avuto l'impudenza di costringervelo.

Odilon                           - (impallidisce) Sapere, cosa?

Leona                            - (tiene testa e, senz'ombra di esitazione) Che è mio marito, null'altro! (E con tutto il suo bel sorriso) Quanto ti amo!

Odilon                           - (consolato) Leona!

Leona                            - Odilon, mio caro, passerai dal vetturale, rientrando. Gli dirai che il mio viaggio è riman­dato, ch'egli non si scomodi per oggi.

Odilon                           - (disperato) Che idiozia!

Leona                            - (con dispetto, sincera, battendo il piede sul pavimento) Ah! Sì, sì!.. (Sospira) Pazienza... (Riprende) Egli dirà certamente che la carrozza era richiesta altrove e che ci perde una corsa: pa­galo e fallo tacere!

Odilon                           - (confuso) Io non ho danaro.

Leona                            - (sorride) Neppure il prezzo d'un'ora di carrozza? Te lo darò io! (Teneramente) Caro paz­zo!.., e volevi rapirmi!... Sì, sì, tu lavorerai. (Gli è addosso, faccia a faccia, e lo fissa) Ed io, mentre sarai assente, cosa farò per dimenticarti? T'ingan­nerò...

Odilon                           - (furioso, l'afferra per ì polsi) Taci!

Leona                            - (geme dì dolore, ma non cede) Non po­trò impedirmelo.

Odilon                           - (fuori di sé) Io ti uccido! Ti uccido!

Leona                            - Oh! Te, te! Sei così bello nella collera! (Egli lascia ricadere le braccia, affranto. Lei gli posa le mani sulle spalle e lo ammira) Hai l'aria di uno che corra nella tempesta. Somigli a un profeta della fine del mondo. (Ride amorosamente) Quanto ti amo!

Odilon                           - (vinto) Non essere cattiva

Leona                            - (improvvisamente, aspra) Del danaro! Del danaro!... Occorre molto denaro per non far nulla ed essere belli! (Poi) Piacerti, tenerti e pia­certi! Inventerò cento maniere per apparirti di­versa. Cambierò la mia pettinatura, le mie tinte, il colore della mia bocca e la sua forma, il disegno e l'ombra dei miei occhi. Tu sarai sempre sorpreso. E che gioia avremo, dì, nell'ingannare insieme ogni giorno la tua vecchia Leona della vigilia. (Ride nervosamente).

Odilon                           - Io ti riconoscerò!

Leona                            - (ride) Al tuo ardore, sì! Al mio... Del danaro! Questa sera svolgerò la mia inchiesta presso Dom. Esigo ch'egli dica dov'è il denaro.

Odilon                           - Mentirà.

 Leona                           - (divertita veramente) Lui? Perché? Non ha nulla da temere. Nessuna immaginazione, e niente forza o debolezza da dissimulare!

Odilon                           - Egli non ti ha avvertita che la cassa­forte era vuota quando te ne ha consegnate le chiavi.

Leona                            - Io non gli chiedevo che le chiavi.

Odilon                           - Per quale ragione?

Leona                            - Perché avremmo avuto, se le perdeva, delle spese dal fabbro.

Odilon                           - Avrà avvertito qualche cosa nella tua voce.

Leona                            - Ragazzo! So mentire, io.

Odilon                           - (già in collera) Chi t'ha insegnato?

Leona                            - (senza esitazione, l'aria candida) Domi... E tu... (Gli è vicina) Sì, tu! Quanto ti amo!... Se non sorvegliassi la mia bocca e i miei occhi, il mondo intero lo saprebbe! La mia voce griderebbe il tuo nome nel silenzio, il mio sguardo lo scrive­rebbe nella notte!

Odilon                           - (bruscamente, deciso, abbassa la voce) Senti, vieni qui; siediti. (La fa sedere in una pol­trona e s'appoggia allo schienale, dietro di lei) Ascolta. (Una pausa. Lei stupita, gira la testa verso di lui. Lui vivacemente) Un attimo!... Non guar­darmi!... (Lei si volta. Egli abbassa la voce) E se rifiuta?

Leona                            - (col viso duro) No!

Odilon                           - Se rifiuta di parlare?

Leona                            - (impetuosa) Voglio andarmene! (Poi sicura di se stessa) Credi che io non sappia essere insinuante, se occorre? Egli cascherà nelle mie trappole!... (Ma una certa inquietudine la ripren­de) Infine, che pretesto invocherebbe per non ri­spondere? Egli mi deve delle spiegazioni: sono sua moglie, dopo tutto!

Odilon                           - E se ha perduto il suo patrimonio?

Leona                            - (scoppia a ridere) Al giuoco?... Tutta la sua vita è quadrata, nero e bianco, come una scacchiera; ma non ci si giuoca!

Odilon                           - Affari disgraziati?

Leona                            - E' abbastanza grosso per sedurre la fortuna. La scalogna non ama che i magri!

Odilon                           - E' ricco?

Leona                            - Per tre.

Odilon                           - (in fretta, abbassando la voce) Una sera di caccia aperta, quand'egli rientrerà dalla città, lo apposterò, nascosto nella cava col mio fucile...

Leona                            - (balza in piedi spaventata, si aggrappa a lui) Non una parola!...

Odilon                           - ... se non riesci a strappargli la tua parte!...

Leona                            - (con la mano gli chiude la bocca) Tu sei giovane, non conosci ancora il pericolo delle parole! Si finisce per obbedir loro, come le mac­chine!... Taci, mi dai la paura di me stessa. Di che cosa non sono io capace, al presente? (Si stringe a lui, impetuosamente) Oh! Te, te, te! Tu andrai in prigione, anch'io; ma non insieme!

Odilon                           - Si crederà ad un incidente.

Leona                            - (ride nervosamente) Tu sei troppo sem­plice, in verità!... Ti vedranno! Di notte, la cava serve di rifugio a tutti gl'innamorati del paese.

Odilon                           - Una sera di pioggia.

Leona                            - (vuol liberarsi dall'angoscia) La pioggia estinguerebbe il tuo fuoco? Io ho visto sotto l'ac­quazzone delle coppie allacciate che si riconosce­vano dal loro vapore!... (Ride ancora).

Odilon                           - (sbalordito) Dove?

Leona                            - (sorpresa, sconcertata) Dove? In sogno, senza dubbio...

Odilon                           - Tu sei pazza!

Leona                            - Lo si sarebbe per meno!

Odilon                           - (abbassando nuovamente la voce) Io conosco una polvere d'erbe...

Leona                            - (supplicando) Odilon, no!

Odilon                           - ... che non lascia traccia.

Leona                            - Odilon! Te ne supplico!

Odilon                           - Basta un pizzico ogni mattino...

Leona                            - Non tentarmi! (La porta di destra si apre. Ecco Alice, sconvolta anche lei).

Alice                             - Il signor Dom.

Leona                            - Cosa?

Alice                             - Il signor Dom! Il signor Dom è là! (Se­gna la porta di sinistra).

Leona                            - (stupita) Nella sua camera? E' rientrato?

Alice                             - Un momento fa!...

Leona                            - Tu hai le traveggole, figlia mia!

Alice                             - Tanto peggio per le traveggole, ma è rientrato; l'ho visto!

Leona                            - Bisognerebbe che fosse malato!

Alice                             - Lo è; certamente, lo è! La testa rove­sciata, la faccia in pelle di tamburo, con dei Feli che si direbbero incollati sopra, per imitare le sopracciglia e i mustacchi.

Leona                            - (impaziente) Che carnevale mi vai fa­cendo?

Alice                             - Il signor Dom!... E' arrivato in vettura, nella « nostra vettura » delle quattro... Non par­tiremo?

Leona                            - (c. s.) No! Dopo...

Alice                             - ... E' arrivato fiancheggiato dal medico e dall'infermiera che avrà raccolto passando.

Leona                            - (si dirige verso la porta di sinistra) Il medico? L'infermiera? Vado a vedere.

Odilon                           - (La raggiunge, la ferma e le parla sotto­voce) Vuoi che ti porti la polvere?

Leona                            - (come per una cosa incredibile) Che? Cosa? Che dici?

Odilon                           - Ci è offerta l'occasione! Un pizzico, ogni mattina, nella tisana...

Leona                            - (fuori di sé) Un uomo malato!... Tu ose­resti uccidere un uomo malato! Non hai dunque nessun senso morale?! Io mi installo al suo capez­zale, prima lo curo, lo guarisco!... Aspetta che sia alzato, ben portante...

Odilon                           - (stupefatto, balbetta) Io non com­prendo..

Leona                            - (gli sorride indulgente) No, caro ragaz­zo!... Ah! Te... (Poi rapidamente) Entra in quella camera, va'. (Segna la porta di destra. Odilon s'allontana) Ti raggiungerò; ti porterò notizie!

 (Sulla soglia, egli esita. Lei gli invia un bacio con la mano, con un sorriso triste) Va povero caro... Arrivederci, te! (Lui esce. Alice si avvicina senza rumore. Giocherella con il medaglione della colla­na, lo guarda).

Alice                             - (senza intonazione) Sei triste?

Leona                            - Non credo,..

Alice                             - (c. s.) Morirà.

Leona                            - (stupita) Cosa ne sai tu?

Alice                             - L'ho osservato bene mentre lo calavano a terra. Morirà. E' scritto sulla pelle, come una fine scrittura. (Ida appare sulla porta di fondo, i pugni sui fianchi, tranquilla, sorridente).

Ida                                - (coti voce dolce) Buongiorno, mia bella Leo­na. (Leona e Alice sussultano. Ferma sulla so­glia, Ida sorride sempre) Vedi, cara, che sono ri­tornata come tu volevi.

Leona                            - (si è ripresa. Sorride pure) Buongiorno, Ida. Un momento per favore.... (Ad Alice) Va ad aiutare di là, ti seguo subito.

Alice                             - (di colpo, ostinata, selvaggia, con voce sor­da) No!... Non voglio ch'essa ti tocchi!... Le la-scierò i segni dei miei denti!

Leona                            - (senza alzare la voce, ma in collera) Ah! Non immischiartene, tu! Io sono capace di re­golarmi da sola!... Vattene!...

Alice                             - (subito docile) Sì. (Si porta le mani agli occhi. Piange).

Leona                            - (dolcemente) Va'. (Alice esce senza esi­tazione. Leona si avanza verso Ida).

Ida                                - (agro-dolce, lenta) Hai finito di farti bella?

Leona                            - (vivacemente) Tu sei venuta qui per picchiarmi?! e picchia!! Ho fretta...

Ida                                - (ride ad alta voce) Ah! Ah!... La buona lana è impaziente! (Poi) Non sei al termine delle tue pene, piccola!

Leona                            - (sempre a bassa voce) Picchia! Poco fa hanno condotto a casa Dom malato. E' nella camera vicina. Picchia, ma non gridare!

Ida                                - (dirigendosi verso di lei che non indietreggia) Hai avuto pietà, dì, hai avuto pietà di noial­tri, tu?

Leona                            - Nessuno ha saputo nulla, sospettano nulla! Se gridi, lo riprenderò, tuo marito. (Non ha ancora finito di dirlo che riceve uno schiaffone).

Ida                                - (fuori di sé) Mala femmina! Io urlerò, se mi garba! (Da questo punto gli schiaffi si succedono agli schiaffi. I colpi fanno girare Leona attorno alla stanza) Tieni!... L'hai preso! Ah! Lo riprenderai! Ed io, io ti farò rientrare le tue voglie, bambola!... Ah! Tu credi che noi permetteremo che ì nostri uomini s'innamorino pazzamente delle tue minia­ture!... Tieni, cinese! (Comprendendo di non poter ridurre Ida al silenzio, Leona sceglie il partito di cambiarle le carte in tavola. Si mette a ridere, fol­lemente, d'un riso largo e alto. Le due donne parla­no insieme, al disopra del rumore degli schiaffi).

Leona                            - Ah! Ah! Ah!... Com'è buffa!... Com'è buffa!... Cinese, dice!

Ida                                - E tu ridi?! E tu piangerai! E implorerai perdono in ginocchio, il sedere sui talloni, svergognata! E l'acqua colerà dai tuoi occhi, tuo mal­grado!

Leona                            - Ah! Ah! Mai! Io non ho mai inteso una cosa simile!

Ida                                - Ed io picchierò nelle tue lagrime, Ano a che ne abbia delle mani da lavandaia!

Leona                            - Ali! Ah!... (La porta di destra si apre e Odilon appare. Le due donne, sorprese, sono im­provvisamente immobilizzate nei loro gesti violenti).

Odilon                           - (stupito) Cosa c'è?

Ida                                - (comprende, guardando il giovane, ch'egli s'interporrà. Brontola, dopo il suo breve esame) Ohi!... (Sibila a Leona) Alla settimana prossima il seguito! (Esce ancora anelante, soffiando. Leona sembra svegliarsi. Abbandona la posa, ma non ancora il suo riso forzato).

Leona                            - Tu giungi come il diavolo, ho avuto paura! (Poi corre alla porta di fondo e finge di richiamare Ida) Ida!... (Ha l'aria assai stupita) Cosa? (A Odilon) Che le hai fatto?...

Odilon                           - (sbalordito) lo?

Leona                            - Sì, tu! Non hai notato con quale oc­chiata d'odio ti ha squadrato?

Odilon                           - Sì.

Leona                            - E poi « addio » senza tanti compli­menti!... Quando tu sei entrato, noi stavamo tutt'e due a ridere, a giocare come due monelle... (Alice si mostra, da sinistra, e le fa un segno). .

Odilon                           - A ridere, in questo momento?

Leona                            - (mentre raggiunge svelta Alice, tenera­mente) Caro, pensavi ch'io dovessi piangere? (Le due donne escono insieme. La porta si richiude. Odilon rimane solo, un istante. Dal fondo sorge un ometto tondo, sempliciotto, affaccendato: il Borgomastro).

Il Borgomastro              - Buongiorno, buongiorno! Ah! sei tu, Odilon. Dunque sai la novità. Il signor Dom avrebbe, dicono, attraversato il villaggio in carrozza, accompagnato dal medico e dalla guardia. Chi è malato, qui?

Odilon                           - Lui in persona. E' di là, nella sua camera, la testa rovesciata, il viso in pelle di tam­buro...

Il Borgomastro              - Il signor Dom, veramente?

Odilon                           - (lo afferra per il braccio e, abbassando la voce, rapido, lo sguardo fisso) E' perduto!

Il Borgomastro              - (spalanca gli occhi, stupi­to) Ah?

Odilon                           - Perduto senza rimedio. Morirà ogni giorno un poco.

Il Borgomastro              - (fortemente impressionato) E' abominevole!

Odilon                           - Morirà d'una malattia sorniona, che disgrega dal di dentro. L'uomo sembra massiccio fino ad un determinato punto e poi, un bel giorno, non si trova di lui più nulla di duro, eccetto il corno. , Il Borgomastro       - Il corno? Che corno?

Odilon                           - Le unghie, diamine, e i calli!

Il Borgomastro              - Chi ha sentenziato così?

Odilon                           - (sconcertato) Chi?... Non io!... (Poi) D medico, senza dubbio...

Bellemasse                    - (arriva di fuori, l'aria inquieta, tor­mentata) Ah! Siete qui, mio caro Borgomastro; dunque è vero! (Si stringono la mano con effu­sione).

Il Borgomastro              - Buongiorno, Bellemasse!

Bellemasse                    - Salute, Odilon. Che avvenimento terribile! Ho visto aprirsi al pieno sole le imposte delle case e le donne parlarsi da finestra a finestra. Sono accorso. I contadini stanno in piedi sulle loro zolle a guardare da questa parte. (Abbassa un poco la voce) E' su una barella, vero, che hanno ricondotto la spoglia mortale?

Il Borgomastro              - (profondamente indignato) Se la fortuna o la disgrazia va in giro comple­tamente nuda, non è mai abbastanza visibile. La gente non la riconosce che quando l'ha guarnita di piume coi propri colori!

Bellemasse                    - (protesta energicamente) Voi sie­te offensivo, mio caro!... Io non invento nulla, mio caro; sono testimone per sentito dire! Lo stradino giura d'aver salutato il corteo.

Il Borgomastro              - (indulgente e riprovatore) Te ne lasci contare tu!... Sopra una barella, ve­dete che complicazioni!... In carrozza, in carrozza a quattro ruote, amico mio!... (A Odilon che ap­prova) Non è vero? Eh! non la «spoglia mortale», il corpo sì, si può dire mortale, il corpo, sempli­cemente. (Prende Bellemasse per il braccio e ab­bassa la voce) E' di là, coricato, la faccia in pelle di tamburo. (Bellemasse è straordinariamente stu­pito; l'altro convintissimo) Sì! (A Odilon) Non è vero? (Odilon conferma gravemente. Il Borgo­mastro continua, a voce anche più bassa) E' finita. Egli morirà ogni giorno un poco.

Bellemasse                    - (terrorizzato) Non si può im­pedirlo?

Il Borgomastro              - E' una malattia sorniona... (Entra Thierry, alto, quadrato, rude. Il Borgoma­stro si ferma. Gli stringe le mani con effusione) Mio povero Thierry, sono desolato: tu sei un amico di famiglia...

Thierry                          - (categorico) Non più di Bellemasse, non meno.

Bellemasse                    - (turbato) Ah! Ma... (Poi, viva­mente) Thierry!... Se lo preferite, vi chiamerà Harbuquest.

Thierry                          - (brusco) Per me è lo stesso.

Bellemasse                    - Il vostro prenome è stato pronun­ciato così sovente, oggi, che mi è divenuto fami­liare: sì, in un certo senso, esso mi incoraggia... Il mio è Biagio, se vi può tornare gradito. Io sono d'opinione che bisogna sperare l'uovo subito.

Thierry                          - (gli si è avvicinato lentamente. Lo in­terrompe brutalmente) E poi?...

Bellemasse                    - (calmato, si volta verso il Borgoma­stro e Odilon) Un breve colloquio, signori, e siamo da voi. (Parla sottovoce a Thierry, mentre Odilon e il Borgomastro li osservano curiosamente) Si pretende che voi siate stato l'amante della si­gnora Dom e che io lo sia a mia volta. (Fa il ge­sto di girare un uovo controluce) La servetta, Alice, mi ha dato delle prove della calunnia per ciò che vi concerne.

Thierry                          - (stupito, con una punta d'ironia) Ah?

Bellemasse                    - (scusandosi) Comprendetemi! Io adopero la parola « calunnia » senza intenzione malevola nei riguardi della signora Dom e nei vostri! La parola non allude che all'inesistenza del fatto. Bene. (Fa mostra di alzare l'uovo tra il sole e lo sguardo di Thierry; per tal modo ha l'aria d'uno che presta giuramento con la mano alzata) Io vi dichiaro solennemente che sono innocente d'ogni legame colpevole con Leona.

Thierry                          - (duro) Tanto meglio per lei!

Bellemasse                    - (inquieto) Come l'intendete?

Thierry                          - Come voi, senza intenzione malevola.

Bellemasse                    - (respira) Molte grazie. (Ride di nuovo, seccamente).

Thierry                          - Chi s'è permesso di raccontarvi que­sta storia?

Bellemasse                    - (per rassicurarlo) Oh! Non te­mete di nulla, nessun estraneo: vostra moglie!...

Thierry                          - (irato, a denti stretti) Ah! Stupida! Chiacchierona!... Sono tutte eguali, solo il cappello muta e la sottana!... (Volge le spalle a Bellemasse. Costui lo richiama).

Bellemasse                    - Un'ultima parola! (Molto lenta­mente) Dopo questa dichiarazione, non giudicatemi indiscreto. Perché , sappiatelo, se fosse stato altri­menti... sì, voglio dire... se Leona mi avesse favorito con le sue ultime debolezze, ecc.. ecc. io lo negherei sfrontatamente, da gentiluomo!

Thierry                          - (lo squadra dal basso in alto) Questa volta vi credo. (Lo lascia e si dirige verso il Bor­gomastro. Bellemasse rimane al suo posto, perples­so. Thierry ha nella voce un leggero tremito) Dov'è la vedova?

Il Borgomastro              - (le braccia al cielo) Ma no! Ma no!

Odilon                           - (corregge) ... l'erede.

Il Borgomastro              - (scandalizzato, a Odilon) Ma no! Ma no!... (Poi improvvisamente) Ah, sì, è giu­sto, si può dire l'erede, senza anticipare.

Bellemasse                    - (si avanza e prende Thierry per il braccio) Egli vive ancora, ma non si riprende. E' là dentro, rigido, col viso di pelle di tamburo.

Odilon                           - (avvicinandosi) ... e con dei Feli incol­lati per imitare le sopracciglia e i mustacchi.

Il Borgomastro              - (avvicinandosi pure) Lasciate­mi dire!... E' una malattia...

Thierry                          - (accennando alla camera di destra, con aspetto tormentato) Lei è di là?

Il Borgomastro              - Sì. (Volgendosi verso Odilon, che anche gli altri guardano) Non è vero? (Odilon conferma con un cenno della testa) Essa dev'es­sere terribilmente infelice.

Tutti gli altri                  - (insieme) Sì.

Bellemasse                    - (abbassando un poco la voce, dopo una leggera esitazione) Per dir tutto, la scompar­sa del signor Dom non è una grande perdita, nem­meno per lei.

Tutti gli altri                  - (insieme) No.

 Il Borgomastro             - (indignato) Pensate almeno al futuro!

Odilon                           - (sussulta)'   - Al futuro;,? Che futuro? (Bellemasse ridacela).

Il Borgomastro              - ... o al condizionale...

Odilon                           - (sospira e sorride, ha capito) Ah! Sì...

Bellemasse                    - Scu...sate...

Il Borgomastro              - Sarebbe una « scomparsa » deplorevole per il comune. Questa abitazione, con la sua gente, gli annessi, fattorie e terre, paga una lampada su venti e un buon tratto della strada.

Bellemasse                    - Oh! La signora Dom rimarrà sicu­ramente in paese.

Odilon                           - No! Viaggerà!...

Thierry                          - (cupo) Che cosa ve lo fa credere?

Odilon                           - (sconcertato) Dopo una simile sciagu­ra... mi sembra naturale che desideri dimenticare, distrarsi.

Il Borgomastro              - H meglio « sarebbe » che si rimaritasse...

Bellemasse                    - ... dopo una conveniente attesa...

Il Borgomastro              - ... a qualcuno, del comune. Lo troverà!...

Tutti gli altri                  - (eccetto Thierry) Sì.

Il Borgomastro              - E' piacente, non vecchia, non brutta.

Bellemasse                    - (furente) Avete inteso? « Non vec­chia, non brutta». Ah! Borgomastro, un vaso, un vaso, un vaso da notte parlerebbe di lei meglio di quanto tu non faccia!

Odilon                           - (esaltato) Certamente!

Bellemasse                    - (si accosta a Odilon, un comune en­tusiasmo li anima e li riavvicina) Non è vero?... I E' una creatura senza età, armata d'una invincibile seduzione!...

Odilon                           - Sì!... I suoi occhi sono...

Bellemasse                    - (l'interrompe) ... l'azzurro e il mare incastonati!...

Odilon                           - Si!... La sua mano...

Bellemasse                    - Ah! No, non una mano, né due!... Dieci fusi per tesser carezze, due mazzolini di dolci gesti!

Tutti insieme                 - Sì... (La porta di sinistra si apre e la discreta Alice appare. Brusco silenzio. Gli uomini la circondano subito. Si parla a bassa voce sulla porta della soglia).

Il Borgomastro              - Ebbene?

Gli altri                          - Che?... Che?...

Alice                             - (senza inflessione) n medico dice ch'egli era malato da lungo tempo, senza saperlo. Da un momento all'altro il cuore può scoppiare. (Il Bor­gomastro getta un lieve grido d'orrore e si porta le mani alle orecchie. Alice soggiunge) Oh! Senza rumore!

Bellemasse                    - Ha ancora la conoscenza?

Alice                             - Forse. E' disteso, rigido, le palpebre chiuse.

Tutti                              - (mormorano, nell'ordine) ... disteso... rigido... chiuse...

Alice                             - (ha un leggero sorriso come di stupore) E' buffa, si direbbe ch'egli posa per la sua morte. (Mormorio d'orrore: « Oh!...» Alice s'allontana per uscire da destra) E' già molto rassomigliante. (Nuo­vo mormorio. Poi Bellemasse la richiama).

Bellemasse                    - Alice!... Non ha parlato? Affatto? (Tutti gli uomini la circondano di nuovo).

Alice                             - Sì. Ripete dolcemente: « Ho un'idea... ho un'idea...». (Stupore. Alice esce. Gli uomini si guardano, sbalorditi).

Tutti                              - (su tutti i toni) Un'idea? Un'idea? Un'idea?

Bellemasse                    - (ride beffardamente) L'idea del si­gnor Dom! Eh! Eh! Eh! Eh! Ve ne rendete conto?

Il Borgomastro              - Non si sa mai!

Bellemasse                    - Sarebbe propriamente la prima e l'ultima.

Il Borgomastro              - (sospira) Disgraziatamente bi­sogna convenire ch'egli non apparteneva ad alcun clan, ad alcun gruppo...

Bellemasse                    - ... ad alcun partito.

Thierry                          - (improvvisamente brutale) Non al vo­stro, di sicuro!

Bellemasse                    - (pallido di furore) Non al vostro, di sicuro!

Thierry                          - (scatenato) Il mio partito!

Bellemasse                    - Il mio partito! Vecchio porco!

Thierry                          - Cacatura di scarabeo!

Bellemasse                    - Otre di peti!

Thierry                          - Pondo di conigliera! Escremento d'it­terizia!

Bellemasse                    - Polvere di tarme! Culo di mi­crobo!

Il Borgomastro              - (si intromette, con le braccia al cielo, indignato) Signori! (Il diapason è tanto alto che il Borgomastro interviene. Estrae dalla tasca un piccolo campanello dorato, dal suono acuto e minuto, che agita freneticamente. La piccola doc­cia sonora sembra così insolita che calma miraco­losamente gli antagonisti. Essi guardano con curiosità stupida il campanello che il Borgomastro avvolge nel suo fazzoletto. Questi, come se facesse una confidenza) Lo porto sempre con me. (Poi approfitta della bonaccia. Molto imperiosamente) L'idea del signor Dom forse non dobbiamo rinun­ciare a conoscerla.

Gli altri                          - (avidi) Sì...

Il Borgomastro              - Forse il moribondo paventa che la lascino seppellire con lui...

Gli altri                          - Sì!

Il Borgomastro              - Delegato al suo capezzale, io andrò a raccogliervi il suo testamento spirituale! (Alice appare da destra e attraversa la scena).

Bellemasse                    - (approva con forza) Parte a due! Parte a tre! (Mentre Alice entra nella camera del signor Dom, il Borgomastro si slancia. Feli entra, dal fondo. Feli è una donna molto bella, d'una trentina d'anni. E' pallidissima, tremante, agitata da una violenta inquietudine che tenta invano di contenere).

Feli                                - Scusino... (I tre uomini la guardano. Essa non sa evidentemente a chi rivolgersi. Final­mente sceglie Odilon) E' ben questa la casa del signor Dom?

Tutti insieme                 - (con vivacità) Sì! (La giovine donna sembra molto emozionata, quasi smarrita).

Feli                                - (geme, soffre) Ah!... (Siede sull'orlo d'una poltrona. E' al limite delle proprie forze) Io non l'ho riconosciuta, e tuttavia!... Credevo che mi fosse familiare... L'ho guardata spesso... passando... e poi... (Con lo sguardo esamina vivamente la stanza, por­te, finestre. Accenna alla porta di sinistra, la sua angoscia aumenta) Quella è la sua camera, la camera di Amedeo Dom?

Tutti                              - sì.

Feli                                - (mormora, guardando la porta con spa­vento) Dietro quella porta!... Là!... Là!...

Bellemasse                    - (dolcemente) Siete una parente?

Feli                                - (a Odilon, quasi senza voce) E' malato? (/ tre uomini fanno insieme un cenno affermativo con la testa. Feli domanda ancora, con sforzo) Molto malato? (Nuovo cenno affermativo).

Bellemasse                    - (chino verso di lei) Una parente, sì? (Si presenta) Ed io, Bellemasse Biagio, maestro. (Presenta Thierry) Questo è Thierry Harbuquest, del mulino di San Michele.

Odilon                           - (si presenta) Odilon Monaste, della fat­toria dei Quattro Buchi.

Feli                                - (alza verso di loro il viso disfatto. Supplica) Voglio vederlo! Voglio vederlo!... Io lo guarirò...

Bellemasse                    - (pure commosso, dolcemente, ma fer­mamente) Ahimè! In questo momento è molto difficile...

Feli                                - Oh! Subito. Egli m'aspetta!... (Si alza, ma barcolla. Odilon si fa avanti. Feli s'appoggia al suo braccio) Conducetemi voi, per favore. (Odilon interroga con lo sguardo gli altri due).

Bellemasse                    - Comprendete, cara signora, in que­sto momento... (Si è messo tra Feli e la porta di sinistra sbarrandole il passo).

Feli                                - (fa un passo innanzi. Bellemasse non indie­treggia) Vi prego!... Egli mi aspetta, ne sono si­cura, mi chiama.

Bellemasse                    - Ah, no! Ah, no!... Il momento è grave... In questo istante egli detta il suo testa­mento spirituale. (Feli, in preda ad un terrore folle, getta un grido sordo, selvaggio. Spaventato, anche dalla sua espressione, Bellemasse sì corregge subito) Spirituale, signora; spirituale! E' un'altra cosa! (La porta della camera, di cui egli sembrava difendere la soglia, s'apre dietro di lui. Il Borgomastro s'avan­za lentamente, si ferma, col dito sulle labbra per imporre il silenzio. Poi abbassa la testa, sino a toc­care il petto col mento, allarga un po' le braccia. Il suo atteggiamento esprime: «Ecco, è finita! »).

Gli altri                          - (insieme) Ah?...

Feli                                - (getta un alto grido e si slancia nella came­ra) Voglio vederlo!... Voglio vederlo!... (Scom­pare).

Il Borgomastro              - (stupitissimo, domanda, girato verso la porta) Chi è?

Odilon                           - Una parente, sì, una parente di lui. (Entra nella camera. Il Borgomastro richiude la porta).

Thierry                          - Ebbene?... Il testamento?

Bellemasse                    - Il testamento! Il testamento spi­rituale?

Il Borgomastro              - (sospira) Non ha detto nulla...

Gli altri                          - (insieme) Cosa?

Il Borgomastro              - Nulla di nulla...

Thierry                          - (improvvisamente minaccioso) Cosa sei andato a cercare in quella camera?

Bellemasse                    - (furioso) Sì!... Noi t'avevamo in­vestito d'una missione...

Thierry                          - ...ricevere le sue ultime parole e non il suo ultimo sospiro del quale tu ti gonfi solenne­mente!

Il Borgomastro              - (scandalizzato) Signori!

Bellemasse                    - Che cosa ha detto?

Thierry                          - Sputa fuori, otre di vento! Pelle di cornamusa! Che cosa ha detto?

Bellemasse                    - Nulla?

Il Borgomastro              - (disperato) Non una parola.

Bellemasse                    - (subito) Giura! Giura! Giura! Al­za la mano.

Il Borgomastro              - (offeso) No, signori!

Bellemasse                    - (trionfa) Ah!!!

Thierry                          - Giura!

Il Borgomastro              - La mia affermazione è suffi­ciente. L'uomo che io ho l'onore d'essere non ha mai mentito...

Thierry                          - Mai prima di pretendere ch'egli non ha mai mentito!

Bellemasse                    - Se tu ti sottrai al giuramento, gli è che il signor Dom ha parlato. E se tu taci, gli è che l'idea milita prò o contro te, prò o contro noi!...

Thierry                          - Pro o contro, tu non uscirai di qui ar­mato di questa bomba.

Il Borgomastro              - Quale bomba?

Thierry                          - L'idea del signor Dom. (Il Borgoma­stro terrorizzato indietreggia).

Bellemasse                    - (gli è addosso) H signor Dom ri­pete incessantemente: « Ho un'idea, ho un'idea » tu entri nella sua camera a passi felpati...

Thierry                          - Ed eccolo morto!

Il Borgomastro              - (stavolta fuori di sé) Oh! Oh! Oh!... non mi accuserete, spero, di averlo assassina­to! (/ tre uomini si guardano, sbigottiti di se stessi e della loro violenza).

Gli altri                          - (insieme, dopo un attimo dì rifles­sione) No...

Il Borgomastro              - (voce molto bassa) Per rubar­gli la sua idea? E' assurdo.

Thierry                          - Che Dom si sia o no confessato, il pe­ricolo resta il medesimo.

Il Borgomastro              - Quale pericolo?

Bellemasse                    - In questi tempi di confusione e di discordia, in cui tutti i viventi sono sospetti, non resta più, all'ambizioso, che far parlare un morto. (Si volta verso Thierry, amabilmente) Sì, confessia­molo, voi ed io...

Thierry                          - (altero) Voi ed io!

Bellemasse                    - Uscendo di qui, uno di noi tre racconta che il signor Dom ha avuto, in extremis, un'idea. Ciascuno tosto pretende di conoscerla, prende partito prò o contro di essa; breve, se ne fa un'arma di guerra!

Thierry                          - Voi!

Bellemasse                    - Ed io, sì! (Declama un poco) Sic­come non potrebbe disdirsi, il morto non discute; egli si presenta così senza debolezza. Decreta; è I augure. Quand'uno è morto, lo è per molto tempo...

Il Borgomastro              - (accennando alla camera di Dom. Consiglia) Sì... zitto!

Bellemasse                    - ...da tanto tempo che il morto ci sembra già investito d'un'esperienza secolare. Se dell'infinito silenzio delle tombe voi faceste un unico consenso e una parola, la voce colpirebbe con l'am­piezza e la potenza del coro antico, ecc. ecc..

Il Borgomastro              - (spaventato) Giuriamo dunque di tacere su ciò!

Bellemasse                    - (ride con indulgenza) Oh! Oh! Io giurerò, tu giurerai, egli giurerà... Ma nessuno rispet­terà il giuramento... (verso Thierry che cerca di protestare) ...né io, né te!

Thierry                          - Non c'è dunque che una soluzione... (Leona esce, con Odilon, dalla camera del signor Dom, stanca, spossata, con la mente sperduta per la subitaneità dell'avvenimento. Si guarda ancora una volta dietro di sé e interroga i testimoni sen­za mostrarsi sorpresa di trovarli riuniti).

Leona                            - Chi è quella donna?

Odilon                           - E' una parente, sì... (Agli altri) E' vero?

Gli altri                          - (affermativi) Una parente! Una parente!

Leona                            - (tergendosi una lagrima) Piange! Pian­ge con una irresistibile forza di contagio.

Bellemasse                    - (dolcemente, convinto) Sì, l'ac­qua trascina l'acqua, e la parola la parola.

Leona                            - (a Odilon, tremando) E' piombata ai piedi del letto, il viso affondato... (Siede, rigida, lo sguardo assente).

Il Borgomastro              - Ben detto, Bellemasse, la pa­rola trascina la parola. (Coti aria desolata a Leo­na) Signora, cara signora, carissima signora... (Agli altri) Non è vero? (Essi fanno cenno di si) Io vorrei parlarvi dell'idea del signor Dom... Scu­sate la mia importunità, ma badiamo che altri non facciano uso del tempo con minori scrupoli di noi!... (Bellemasse non può trattenersi dall'applaudire la frase, ma senza rumore. Trascinato, Thierry lo imita. Il Borgomastro che ha notato il gesto ne deriva orgoglio e coraggio) Il pensiero dei morti non è moneta di numismatico; esso corre il mondo sonante e «vacillante». Ci sono ahimè! i falsi monetari!... (Nuovi applausi silenziosi).

Bellemasse                    - (a bassa voce) Bravo!...

Il Borgomastro              - Diffidiamo dei falsari! Ta­gliamo corto alle interpretazioni o calcolate o as­surde! E prima di tutto prendiamo conoscenza dell'idea. (Nuovi applausi, i quali, Questa volta, producono il lieve rumore d'un battito d'ali) E per conoscere l'idea, conosciamo l'uomo.

Bellemasse e Thierry     - (a mezza voce) Benis­simo! Benissimo!

Il Borgomastro              - Non v'è pericolo maggiore di quello di conservare troppo a lungo un'idea di retroterra. (Perde terreno, si smarrisce) Scusate! Scusate!  E' un « lapsus ». Voglio dire « testa », non terra.

Bellemasse                    - (esaltato) Ma no! Ma no! E' me­glio così.

Thierry                          - Sì, sì, è meglio! La terra! La terra! (Gli applausi scrosciano).

Il Borgomastro              - (s'inchina) ...un'idea di retro­terra!... Noi saremo rispettosi e prudenti. Terremo conto degli antecedenti del defunto, dell'età, della evoluzione del carattere, delle abitudini, degli atti nel quadro del tempo e delle circostanze, dei ri­flussi...

Bellemasse                    - (entusiasmato) Ecc.. Ecc.. (Ap­plausi nutriti).

Il Borgomastro              - Infine, le confidenze che voi consentirete a farci saranno l'aiuto più prezioso al compimento d'un'opera di saggi, di filosofi e d'ami­ci: ritrovare l'uomo e ritrovare l'idea... (Applausi prolungati. Il Borgomastro s'inchina. Poi s'accosta a Leona e riprende il tono familiare) Io conto su voi, cara signora... Non oggi, no, no... Non è il mo­mento. Noi comprendiamo, noi condividiamo... Do­mani... Domani... sì. (S'inchina davanti a lei e, molto sinceramente) Povera signora, noi siamo con voi. (Agli altri) Vero? (Gli altri s'inchinano. Il Bor­gomastro esce dal fondo, inquadrato da Bellemasse e da Thierry che l'applaudono vigorosamente. Uno dei due chiude la porta. Tosto Odilon si accosta alla poltrona dove Leona è rimasta seduta, assente. Ha sentito, compreso?).

Odilon                           - Leona? (Le siede accanto sulla mede­sima poltrona) Tu sei libera, libera!... Ce ne andre­mo.'.. Dove sei? Rispondimi.

Leona                            - (lo guarda, gli rivolge un sorriso, triste e tenero, posando la mano sulla sua mano) Te!... Te!... Te!...

Odilon                           - I tuoi occhi sono tristi...

Leona                            - (disordinatamente) No! No! Non vo­glio!... (Gli afferra la testa con le due mani e af­fonda lo sguardo negli occhi del ragazzo. La sua passione si scatena in parole affannate) Così!... Ecco!... Ecco! Appoggia il tuo sguardo al mio; lascialo pesare con tutta la forza del suo deside­rio!... Lo vedi, il mio sguardo è qui, presente, più forte. (Ride nervosamente) Come t'amo!

Odilon                           - (se la stringe al cuore) Sì! Sì! Ti por­terò via!

Leona                            - (un po' febbricitante, con gli occhi che bruciano) Sì, te, te... Tu mi porterai via!... Fra tre giorni saremo in cammino. A tutti costoro dirò che vado a nascondere la mia pena. (Ride ancora di un riso secco e breve) Chi mi ha insegnato a mentire?, domandavi tu. E chi lo esige? Io sono libera, libera, ma bisogna mentire. Perché? (Poi più leggermente, quasi gaia) Fra tre giorni! Tu non hai mai viaggiato?

Odilon                           - No!

Leona                            - (intenerita) Ah! Te! Te! Io avrò dun­que ancora qualche cosa da darti, un angolo della mia infanzia. Addio! Addio! Noi andremo!...

 Odilon                          - (stupito) Perché piangi? (Infatti la voce di lei si era alterata poco a poco sino al pianto).

Leona                            - (si terge una lagrima, sorride, sincera) Niente. Non so. .

Odilon                           - (tono più basso) Non lo amavi?

Leona                            - Chi?

Odilon                           - (imbarazzato, accennando la porta) Lui...

Leona                            - (sospira, abbassa la testa) No.

Odilon                           - Affatto?

Leona                            - No... E' forse per questo che piango. (Odilon evidentemente non capisce) Se io lo avessi amato... un giorno solo... oggi... mi sembra che sarebbe meglio per luì e per me.

Odilon                           - (improvvisamente cupo) Ascolta! Non essere infelice! Tu l'ami!

Leona                            - (sorpresa) No, in verità.

Odilon                           - (ostinato, irritato) Tu l'ami, tu l'ami, tu l'ami!... Io preferisco tormentarmi che vederti soffrire.

Leona                            - (commossa fino alle lagrime) Ah! Ca­ro, no!... Io non soffro, te lo giuro ... (Piange).

Odilon                           - (disperato) Ma allora, perché piangi?

Leona                            - (singhiozza nelle sue braccia) Perché non ho dolore!

Alioe                             - (si affaccia dalla porta di sinistra: a bassa voce) Leona! (I due amanti si rialzano, storditi. Alice è stupefatta) Sai, sai, sai chi è quella donna?

Leona                            - (non afferra subito) Quale donna?

Alice                             - La donna che piange e grida nella camera?

Leona                            - Grida?

Alice                             - (staccando le sillabe) L'amante del si­gnor Dom.

Leona                            - Chi?

Alice                             - L'amante del signor Dom.

Leona                            - Ripeti!

Alice                             - L'amante, l'amante, l'amante!

Leona                            - (ride, d'un riso acuto) Io piangevo, lasciami piangere!

Alice                             - Si chiama Feli.

Leona                            - Come?

Alice                             - Feli.

Leona                            - Chi te l'ha detto?

Alice                             - Lei stessa...

Leona                            - Lei a te?

Alice                             - No. Parla ad alta voce, senz'altro pro­posito che d'essere intesa da lui.

Leona                            - Intesa da chi?

Alice                             - Dal morto! Dal morto!

Leona                            - Cosa vai raccontando, insensata?

Alice                             - Lo culla come per addormentarlo o per svegliarlo.

Leona                            - Svegliarlo? Addormentarlo? Pazza, ti dico!

Alice                             - Lei compirà il miracolo!... Ha già ver­sato più lagrime, che alcuna donna possa versare.

Leona                            - (batte il pavimento col tallone, furiosa) Alice! Alice! Apri gli occhi! In piedi! Sei tu che occorre svegliare...

Alice                             - (mostrando la porta) Va'! La sentirai!

Leona                            - Taci! Non è vero! Oppure io non ho conosciuto Dom!

Alice                             - Va'... con le tue proprie orecchie.

Leona                            - Cosa dice?

Alice                             - Si amano da dieci anni.

Leona                            - No! E poi?...

Alice                             - Questa mattina, quando s'è sentito male, le ha scritto un biglietto, l'ultimo.

Leona                            - E poi? e poi?

Alice                             - Ho dimenticato... ero sconvolta...

Leona                            - (ad Alice) Ascolta alla porta! (A Odi­lon) Anche tu! (Vanno in punta di piedi alla porta e accostano l'orecchio. Pausa. Leona s'impazienta) Ebbene? Udite?

Odilon                           - (trattenendo il respiro) Non si sente nulla...

Alice                             - Zitto! (Ascolta. Ascoltano. Poi Odilon e Alice ripetono senza alcuna inflessione le parole che sentono) « Cocco caro... cocco caro... Dudù... mio bebé... ».

Leona                            - (fa una smorfia di disgusto) Poi?

Alice                             - « Cuoricino... ».

Odilon e Alice              - (insieme) « Ci hanno sepa­rati... ».

Odilon                           - (continua da solo) « Ci hanno stra­ziati... povere anime, fatte a pezzi, tagliate a metà nel nostro amore ».

Alice e Odilon              - (insieme) «Mai più, mai più...».

Leona                            - (contraendo il viso) Più svelti.

Odilon                           - (ha un gesto d'impazienza) Io non in­vento!

Alice                             - (che ascolta) Zitto. (Velocissima) «Nes­suno, mai più, vedrà il mio volto scoperto».

Odilon e Alice              - (insieme) «Per te solo, dolce amico ».

Odilon                           - (continua da solo) « Per te solo, esso risplenderà sotto i miei veli come una lampada funebre ».

Odilon e Alice              - (insieme) « Dolce amico, la mia tenerezza, la mia tenerezza, cent'anni della tua vita non l'avrebbero esaurita...».

Alice                             - (continua da sola. La sua voce si altera) « E tu la lasci, dudù, la lasci a me così debole, a me senza te, da portare, da portare, da portare, fin dove? Fino a quando? » (E' presa da una improv­visa crisi di lagrime).

Leona                            - (dura) Ascolta!...

Odilon                           - « Ormai tutta la vita, davanti a me, è l'estensione, l'estensione della tua assenza! ».

Leona                            - (infuriata) Ah! Non tagliate le frasi in piccoli frammenti di serpente.

Odilon                           - Non sono io!

Alice                             - Io neppure!

Leona                            - (anelante, tesa) Ascoltate! Ascoltate!

Alice                             - (in fretta; non ha mai lasciato d'ascoltare) « Il tuo bacio non verrà più ogni mattina a chiudere il mio sogno e a suggellarlo ».

Alice e Odilon              - « Mio piccolo padre, mio gran­de ragazzo... ».

Alice                             - (da sola) «Caro tesoro...».

 Leona                           - Passa!

Alice                             - « Mio beneamato... ».

Leona                            - Passa! Passa!

Alice                             - « Mio nido tiepido ».

Leona                            - Ah!

Alice e Odilon              - (uno alla volta e ancora insieme) « Tutti i tuoi fiori, io te li restituirò, fedelmente, uno ad uno. Amore mio, essi faranno un eterno giardino, là, là, là dove tu dormirai, piccolo caro, mio piccolo, mio grande ». (Si voltano bruscamen­te per piangere, il viso contro il muro. Il furore smisurato di Leona finalmente scoppia. Cammina rapida su e giù per la camera).

Leona                            - (con voce rauca e impaziente) Ipocrita! Sornione! Dissimulatore!... Dom era rannicchiato nel silenzio come il granchio dormiente sotto una roccia! Quella fronte liscia: un guscio!... E il cam­minar da un lato!... Il dormiente! Il granchio dor­miente! Lei, l'hai intesa!... E' a Dom che si parla così? L'hai intesa, si coprirà pubblicamente col velo delle vedove!... Porterà il suo lutto al sole af­finché l'ombra ne sia più nera!... Ah! No! Cacciate! Cacciate! Cacciate l'imprudente!... Odilon, ingiu­riala, buttala fuori!... E dopo, giuratemi che non ha parlato così, che voi avete mentito! Mentito! Mentito! (S'interrompe soffocata, fa un gesto per fermare Odilon. Non ha quasi più fiato) Aspetta!... Aspetta!... (E' eretta, concentrata) Essa compireb­be il miracolo. Sì! Aspetta!... Io schiaccerò col piede i fiori che le sue lagrime faranno spuntare. Aspetta. (E' tutta fremente, ma padrone di se) Bisogna ammansirla. E poi... e poi... (Ha un sorriso terribilmente minaccioso) Alice, va' nella camera e dille di venir qui. Trascinala! La signora Dom vuole vederla, parlarle.

Alice                             - (dolcemente) Va' tu stessa nella camera.

Leona                            - (vivacemente; ha paura?) No! No! Da sola a sola! (Alice esce. Tosto Leona si volge verso Odilon, sorridendo d'un sorriso ancora mal sicuro) Ah! Sciocco che piangi, tu ti sei lasciato pescare!... E' così che si parla al signor Dom? Arrivederci! Arrivederci. Lasciami sola con lei. (Lo trascina verso la porta di fondo).

Odilon                           - Stasera, Leona, ci vedremo stasera.

Leona                            - (con fuoco, come per una rivincita) Sì, sì, sì; stasera qui, sì, sì, stasera! (E bruscamente, nettamente) No! (Poi stanca) No, io non ho nulla in me di tenero che possa dare o ricevere. Va'. (Sente camminare, di là. Non ha che il tem­po di sussurrare con un sorriso abbozzato) Ar­rivederci, te! (Odilon esce. Alice entra sostenendo Feli barcollante, le mani pesanti, il mento sul petto. Leona le si para davanti, rapidamente, e s'arresta a tre passi. Con voce tenera) Feli!... (La giovane donna alza lentamente la testa, stupita nel suo immenso dolore. Leona le sorride triste­mente) Povera, povera Feli. (Va verso di lei, le si affianca, la circonda con le sue braccia. L'altra appoggia la fronte pesante sulla spalla di Leona, che le mormora con voce carica di pietà) Sì, sì, noi ricorderemo insieme. (Alice ha assistito a tutta la scena).

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

II medesimo ambiente, la mattina dopo.

(Alice attraversa la camera e apre le imposte, in fondo. Nell'istante in cui la luce invade la casa, Odilon sorge dietro la finestra).

Alice                             - (indietreggia lievemente) Ah! Sei tu, di già. Hai l'aria dì uscire dalla terra all'improvvi­so, soprattutto con quella faccia. Si bisbiglia, si tossisce, si sputa, ci si fa annunciare.

Odilon                           - Due notti che mi aggiro attorno alla casa.

Alice                             - Perché?

Odilon                           - Filtrava luce dalle persiane, da que­sta parte. Chi ha vegliato?

Alice                             - Non io.

Odilon                           - L'altra?... (Alice non risponde) Leona dorme ancora?

Alice                             - (si dirige verso destra) Lasciala tran­quilla. (Esce).

Odilon                           - (proteso verso l'interno la richiama in­vano) Alice! Alice! (E' arrabbiato, mormora) Più scivolosa d'un'anguilla! (Entra dalla finestra, aspetta. Alice ritorna, portando, sotto un globo di vetro su zoccolo di legno e di velluto, un grosso mazzo di fiori d'arancio) Cos'è?

Alice                             - Vecchiume: i fiori d'arancio delle sue nozze. Tu lo crederai o non lo crederai, Leona è nata vergine.

Odilon                           - E tu, creperai tale!

Alice                             - Certamente, se non ne incontro di più belli. Prendi il globo. Posalo là. (Egli obbedisce, posa il globo su una piccola tavola centrale) Gra­zie. Prendi il mazzo. Gettalo nel fiume.

Odilon                           - (col mazzo in mano) Gettalo tu stessa.

Alice                             - (gli toglie il mazzo e lo lancia dalla fine­stra) Oggi non osi gettare in acqua questo ra­moscello; avantieri non avresti esitato a distrug­gere l'albero intero.

Odilon                           - L'albero intero?

Alice                             - Con la sua ombra.

Odilon                           - Cosa vuoi dire?

Alice                             - (negligentemente ricollocando il globo sullo zoccolo) Tu parlavi di nasconderti nella cava, una sera di pioggia, e d'attendere...

Odilon                           - (spaventato) Taci! (E' molto stupito) Lei ti racconta tutto?

Alice                             - (sempre semplice e tranquilla) E' questo ricordo che ti perseguita?

Odilon                           - (rude) Forse, è ch'egli sia morto pro­prio quel giorno. Si muore d'un colpo di fucile, nulla di più naturale. Ma se l'intenzione può uc­cidere, tutto muta.

Alice                             - (lo guarda) Cosa, tutto?

Odilon                           - (imbarazzato) I nostri rapporti...

Alice                             - (stupita) Con Leona?

Odilon                           - (irritato) Ma no, ma no, coi morti. (Per cambiare discorso) Perché porti quel globo?

 Alice                            - (passando) Si mette ordine...

Odilon                           - (liberato) Sì!... Finalmente, partiamo.

Alice                             - L'altra, la Feli, si stabilisce qui. I suoi bagagli sono arrivati. Si assegnano le camere, le loro, la mia...

Odilon                           - A che scopo, dì, a che scopo, se par­tiamo stasera?

Alice                             - (sta per uscire da destra) La casa mette pelle nuova...

Odilon                           - (improvvisamente furioso, la raggiunge, l'afferra per i polsi) E tu, tu metti su il tuo sorriso a taglio di salvadanaio! (La scrolla) Non si parte, dì, non si parte più? (Lentamente lei sol­leva il braccio, abbassa la testa, e a tradimento morde la mano del giovane. Egli getta un grido di dolore, lascia la presa) Ah! Cagna! Morde come una cagna arrabbiata!

Alice                             - (passa, molto tranquilla) Io non so nulla; io obbedisco.

Odilon                           - (in collera, la segue) Bene! Andrò a vederla. Mi risponderà.

Alice                             - (si volta, sulla soglia) Alt!... Qui, tu non sei ancora a casa tua, bello mio.

Odilon                           - (a fronte bassa) Lasciami passare, o ti abbranco.

Alice                             - (molto dolce) Ah! Io non ho mai paura. (Odilon balza, l'agguanta, l'attira, la scrolla bru­talmente, la fa prillare. Lei lancia un appello acu­to) Hiii!... Signor Domi... Signor Domi...

Odilon                           - (la lascia dì nuovo, fa un salto di lato, at­territo. Con voce sorda) Eh?... Cosa?... (Alice sì allontana come se niente fosse. Egli la segue con gli occhi e mormora) Una vera anguilla, vischiosa! (Alice non esce. Ecco Leona pronta, decisa, vestita con un accappatoio a fiorami).

Leona                            - (felicemente sorpresa) Ah! Sei tu? Buon­giorno, caro.

Odilon                           - (la sua collera scoppia) Cosa combini? Dopo tutte le promesse, tutti i calcoli, non si parte più, è così? Perché?

Leona                            - (lo guarda un istante e gli volge le spalle. Ad Alice) Dov'è lei?

Alice                             - E' salita nella sua camera.

Leona                            - Ha vegliato?

Alice                             - Fino all'alba. Ora dorme.

Leona                            - (va e viene, l'occhio brillante, uno strano sorriso sulle labbra) Sì, il peggior dolore può dormire!... Non sono io forte, svelta, pronta, decisa, ah! decisa? Non un attimo di sonno: mai le mie deboli pupille avrebbero potuto chiudersi sul furore del mio sguardo!... Non un battito di cigli!... Ed eccomi: l'odio mi nutre... (Ride e, d'improvviso, scorge sul camino il globo vuoto. Impallidisce) Dove sono i fiori?

Alice                             - (sorridente) Galleggiano senza dubbio vicino alle chiuse del mulino.

Leona                            - (furibonda) Vicino alle chiuse? Tu li hai gettati?... Non hai dunque capito nulla? Porti come costui (indica Odilon con una occhiata) una testa dì cartone sulle spalle? Presso le chiuse! Cosa significa ormai per Feli questo boccale vuoto e che bisogno ho io di esporlo?... Trova, sentimi bene, trova un mazzo simile da mostrare sotto questa campana. Ogni nonna ne nasconde uno in soffitta!... (Alice piange, a testa bassa. Fa per uscire. Leona la richiama) Aspetta, rimani, andrai più tardi. (Poi si avvicina a Odilon, un po' raddol­cita) E tu, sei capace ora di ascoltare un altro?... Selvaggio! (Sveltamente) No, noi non partiamo! Non ancora. (Poi, ardentemente) Presto! Presto!

Odilon                           - (cupo) Di chi ti prendi gioco?

Leona                            - (con una violenza concentrata) No! Io ti amo e tu lo saprai! Io me ne stupisco ancora! Da che ti amo, è il tuo viso che il mio desiderio immagina: le tue sopracciglia basse, le tue narici orlate, la tua bocca crudele! Come se esso non sa­pesse più inventare i proprii dei. (Ride).

Odilon                           - (non cede) Perché hai trattenuto Alice?

Leona                            - Sorveglierà la strada. (Ed è un ordine al quale Alice obbedisce. Va a spiare dalla finestra in fondo) Non devono trovarci soli.

Odilon                           - Prima tu prendevi meno precauzioni!

Leona                            - Non ero vedova! (Ride di nuovo) La gente poteva pensare ch'io avessi le mie ragioni, che mio marito fosse troppo freddo...

Odilon                           - (brutalmente) E adesso?

Leona                            - ...o ch'egli accettasse la sua disfatta. Adesso la loro morale esige che io gli serbi una fedeltà che egli non è più in grado di assicurarsi! (La sua risata schiocca).

Odilon                           - (vicinissimo a lei, abbassando la voce, torturato) Tu sei qui, ed io non so più se vera­mente la bocca che parla e che ride è quella di cui ho gustato il sapore caldo!... Rimanda Alice se io non ho sognato.

Leona                            - (recisa) No!

Odilon                           - (si avanza) Cacciala, o ti abbraccerò davanti a lei!

Leona                            - (indietreggia) Niente, niente, non un bacio, non un contatto, né il sospiro d'una parola tenera, né il fluido d'uno sguardo, nessuna dol­cezza! Io devo odiare! Odiare!... Niente se non dell'odio puro, nudo, salubre come l'aria dei ghiacciai.

Odilon                           - Sia. Nessuno ci troverà più insieme. (Si precipita verso la porta. Lei accorre a tagliar­gli la strada).

Leona                            - Rimani!... Io ti amo, tanghero! Ti amo, idiota!... No, tu non hai sognato. Io ti amo quanto li odio, ed ho il cuore contrassegnato a fuoco con le loro iniziali.

Odilon                           - (vuol passare) Forsennata!

Leona                            - (con un sorriso ardente sulle labbra) Sì!... Lasciami divisa tra bianco e nero, fino al giorno della mia rivincita! Conserva la tua fame carnale ed io esaspererò la mia, fino a quel giorno. Bisogna che essa sia insaziabile per divorare il mio odio smisurato... Rimani, imbecille!

Odilon                           - E dopo? Cosa farai dopo?

Leona                            - (d'improvviso calmata, semplicemente) Partiremo insieme, tu, io e Dom.

Odilon                           - (è inquieto, di colpo dubita del senno di Leona. L'interroga con dolcezza) Con chi, mia piccola Leona? Partire insieme, dici?

 Leona                           - Tutti e tre; Dom, tu ed io.

Odilon                           - (emozionatissimo) Tutti e tre? Par­tire per dove, mia piccola Leona?

Leona                            - (con lo sguardo sperduto) Non impor­ta! Noi faremo dei lunghi viaggi con lui!

Odilon                           - (al colmo dell'angoscia) Alice?

Leona                            - (alza le spalle e ride, ancora, nervosa­mente) Bestia! No, io non sono pazza. (Poi, con voce sorda, con una intensità terribile) Ascol­ta!... Egli parlava poco con una voce senza gra­dazione. Io l'ho visto, ogni sera della nostra esistenza comune, sedere nella medesima poltrona. Nella bella stagione, la chiarità del cielo si attar­dava sulla sua fronte più a lungo che altrove. Vi si leggevano le ore altrettanto bene che sulla me­ridiana! (Ride) L'inverno quella fronte, quella fronte, la sua fronte assorbiva la luce delle lam­pade e sembrava, come un vetro terso, diffonderla attorno a noi, uguale, rassicurante, confidenziale! (Improvvisamente emette un lamento acuto, stra­ziante, come se l'avessero pugnalata) Ah!!! (Odi­lon si spaventa. Lei lo calma e lo rinfranca con un gesto della mano. Ansima e si padroneggia do­lorosamente) Ascolta: le sue mani benedette avreb­bero calmato l'oceano d'ottobre!... Ma non il mio cuore! Non la mia carne! Sì... I suoi occhi avevano l'integrità indifferente d'una moneta di cambia­valute! Viveva forse? Si continuava, così,, al suo posto!... (Non ne può più. Grida, con voce rauca) Il mio odio! Il mio odio, al soccorso!

Odilon                           - (le applica la mano sulla bocca. E' spa­ventato) Non gridare più! Non gridare più, o ti soffoco!

Leona                            - (si dibatte, si libera. Gira per la stanza) E tuttavia il suo silenzio si componeva di cla­mori troppo numerosi per l'orecchio; la sua im­mobilità d'un formicolio visto troppo dall'alto! Per­fido! Finto! Vile! (Ritorna verso Odilon. Ride, ride senza pietà per sé. Poi, abbassando la voce, lenta­mente) Egli è là. Egli è là, orizzontale, opaco, stret­tamente appiccicato alle sue ossa. Ebbene! Egli mi ha ingannata così completamente che io im­magino faccia ancora il simulatore!

Odilon                           - Abbandonalo alla morte!

Leona                            - Chi è morto? Perché sarebbe egli meno vivo di poco fa, quando evadeva astutamen­te dalla mia presenza, lasciando al suo posto un manichino?

Odilon                           - Anche tu lo ingannavi!

Leona                            - (furente) Tu menti con tutti i Feli del tuo corpo!

Odilon                           - Con me!

Leona                            - Tu menti!... E' ingannare? Io vivevo senza maschera! (Ride trionfalmente) Lui, lui, non vedeva nulla. Ho creduto che fosse ignoranza: era altezzosità, distacco, disprezzo!... Si coricava presto e russava. Io, uscivo. Andavo sotto le stelle e nella nebbia, tremante sempre d'un'angoscia che non mi veniva né dalla notte dei boschi, né dalla solitudine dei campì! Ciò che cercavo, io non lo sapevo che dopo averlo trovato... (Ride).

Odilon                           - (vicino a lei, minaccioso) Cosa?

Leona                            - (gli grida sul viso, con passione) Un uomo! Un uomo! Un uomo!...

Odilon                           - Ah! (Alza il pugno per colpirla).

Alice                             - (dalla finestra, china verso di loro, palli­da, con voce sibilante) Sì, picchia, picchia, pic­chiala! (Questo intervento produce un effetto con­trario. Odilon si ferma di colpo, cade in una pol­trona e vi resta, curvo, col viso sui pugni).

Leona                            - (squadrando Alice, freddamente) Egli non ha bisogno d'incoraggiamento.

Alice                             - (si avvicina, scivolando, sconvolta) Per­donami, Leona! Perdonami!

Leona                            - (dura, sferzante) Torna alla finestra! E che la stupidità ti renda sorda! (Il suo riso sfer­za. Alice, spaventata, indietreggia. Leona, bruscamente, viene a chinarsi sulla poltrona dov'è Odi­lon. Parla lentamente, con maggior dolcezza) Tan­to meglio, ti dirò tutto; se mi ami, mi amerai di più. Credi dunque d'essere il primo che mi ha in­chiodata alla gioia? Uno sguardo di desiderio, il solo sguardo d'un passante, per poco che fosse giovane e forte, ed ecco il mio sangue s'infiammava come un fiume di petrolio! (Si rialza e ride) Non so come non abbia appiccato il fuoco alle macine! (Martella le parole) Ma io non ingannavo mio marito! Le porte sbattevano, alla mia partenza, al mio ritorno. Sentiva, lui? Se mi avesse seguita, io non avrei rivolto la testa. Andavo... (Ancora il suo riso crudele).

Odilon                           - (j denti serrati, senza mostrare il viso) Prostituta!

Leona                            - (china su di lui, cattiva) Spesso, sono rientrata al mattino, con le calze fradice di piog­gia sino alla giarrettiera, oppure un Ietto di pol­vere sul dorso! Avrei potuto negare? Lui, lui, dor­miva! Il suo sonno Tonfante, batteva, come un maggiolino, tutti gli angoli della casa!

Odilon                           - (mormora) Puttana!

Leona                            - Ma io, io non ingannavo mio marito: io non mi nascondevo. Io non amavo che l'amore senza volto e senza prenome. (L'ira la riprende) Lui, lui, amava Feli, Feli e non un'altra!... Si, sì; egli l'amava segretamente. Usavano tra di loro degli appellativi ridicoli, dei sospiri, delle stupidità contorte, come fiori di carta!... «Cocco... Dudù... ». Tu l'hai ascoltata, la Feli, lamentarsi dietro quel­la porta? E' così che si parla a Dom? E' così che egli risponde? Ebbene! Sì, sì! Io non ho conosciuto che il furfante, il traditore, l'astuto!

Alice                             - (alla finestra) Il borgomastro scende per la scorciatoia. Forse viene qui.

Leona                            - (continua) Anche te, io non t'amavo. Io t'amo da due giorni appena, due giorni! Per certe parole venute da altrove che da noi, con una forza di comando. Due giorni! (Si rialza vittorio­samente) Ah! Davvero Ci voleva questo amore, era necessario alla mia vendetta, proprio! Questa tenerezza uguaglia la mia esecrazione.

Odilon                           - (sollevato, trasportato verso di lei) Leona!... Vieni qui! Lascia che ti stringa al mio petto, io ti perdonerò tutto!

Leona                            - (indietreggia, ed amaramente beffarda) Perdonami anche d'amarti! In due giorni tu non sei diventato più alto e più bello!

Alice                             - (alla finestra) Egli indica la nostra casa a due uomini che l'accompagnano.

Leona                            - Chi?

Alice                             - Il borgomastro.

Leona                            - (a Odilon, quasi supplichevole) Ti pre­go di pazientare. Non mescoliamo ancora il dolce all'amaro. Domani, forse... (E' vicinissima a luì e gli dice, a voce molto bassa) Sì, io t'amo; ed è la prima volta. (Lui fa un movimento. Lei lo ar­resta) Zitto! (Col suo largo sorriso) Capiscimi. Io strapperò Dom a Feli. Glielo sradicherò dal cuo­re, dall'animo, dalla memoria! E' mio. Io lo voglio mio completamente. E poi, ingannarlo a sua volta, con te che amo! Ingannarlo! Ingannarlo!

Alice                             - Sì, viene proprio da noi, il borgoma­stro. (Leona la guarda e fugge da destra, correndo. Sparisce).

Odilon                           - (subito, ad Alice) Alice, te ne prego, non una parola ad alcuno.

Alice                             - Ti vergogneresti di amarla?

Odilon                           - Non voglio che la giudichino male. Non è cattiva, cara Alice. Promettimi di tacere e chiedimi qualche cosa.

Alice                             - (senza inflessione) Anche tu fai dei regali? (Poi) Bene. Abbracciami.

Odilon                           - Se vuoi...

Alice                             - No! Se vuoi tu!

Odilon                           - Sì, Alice, sì. Ma tu giurami che non riporterai mai queste terribili confidenze. (Cerca di baciarle la guancia. Lei si libera, lo guarda, sorride).

Alice                             - (soave) Se il tuo bacio mi chiude la bocca. (Si avvicina a lui con la bocca offerta. Nell'istante in cui lui sta per baciargliela, storna il viso, fa una smorfia di disgusto, sputa in terra e passa) A queste condizioni, mi disgusterebbe meno parlare che tacere! (Va ad aprire la porta in fon­do. Entra il Borgomastro, vestito di néro, congestionato, sudato, ansimante).

Il Borgomastro              - Salute! Sono io. Ci capita una disavventura inaudita! Scusatemi, Odilon, la emozione mi va in acqua! Peccato traspirare in un vestito della festa. (Va a parlare sulla soglia con qualcuno che non si scorge) Un momento, per fa­vore! (Ritorna) Un avvenimento memorabile!

Alice                             - (dolcemente) C'è il fuoco al manicomio?

Il Borgomastro              - (spaventato) No?!

Alice                             - All'ospedale, al ricovero dei vecchi, al municipio?

li. Borgomastro             - (con gli occhi rotondi) Che vai raccontando?

Alice                             - Nulla. Cerco...

Il Borgomastro-------- - (indignato) Alice! (Poi, agi­tato) Ragazza, non giocare col fuoco, vale a dire con le parole. Tu non sai. Io so, adesso. Io so che basta una frase come la tua per appiccare un in­cendio reale, dico reale! Senti... (Sta per raccon­tare, ma si pente, corre alla porta in fondo) Ehilà! Voialtri! Andate in cucina, sì, là! Vi daranno da  bere! (Ritorna, ad Alice) Io ti mando due vaga­bondi. Versa loro del vino. Non affrettarti, la loro sete non può che guadagnarne. La signora Doni, la signora vedova Doni, è già alzata?... Devo par­larle. (A Odilon) Il più forte... (Leona entra, l'a­spetto grave, afflitto, vestita completamente di nero. Il Borgomastro impressionato) Buongiorno, signora, cara signora, carissima... (A Odilon) Non è vero? (Alice esce silenziosamente dal fondo. La si scorge passare dietro la finestra in fondo. Si ferma un istante, si china dall'esterno all'interno e mentre il Borgomastro parla, voltandole la schiena, mostra la lingua a Odilon stupefatto. Poi sparisce. Il Borgomastro timidamente) Ahimè! Io vi reco una notizia penosa, spaventosa, e, se occorre dirlo...

Leona                            - (con un gesto stanco, triste, rassegnato) Ormai, che cosa posso temere ancora?...

Il Borgomastro              - (vivacemente, sollevato) SI, certo! Dopo la sventura che vi ha così ingiusta­mente colpita!... Grazie, voi mi sollevate! Mi sento meglio! (E di colpo) Noi non abbiamo beccamorti. (Leona, stupefatta, lo guarda. Egli conferma) Non ne abbiamo. E neppure carro funebre e neppure affossatori.

Leona                            - Allora?

Il Borgomastro              - Nulla!

Bellemasse                    - (entra correndo) Dunque il per­sonale del municipio è in isciopero? (Vede Leona) Oh! Scusate!... (S'inchina profondamente davanti a lei. Poi, penetrato di rispetto, le domanda con dolcezza) Vi hanno messa al corrente?

Il Borgomastro              - (vivacemente) Sì.

Bellemasse                    - (rassicurato) Bravo!...

Il Borgomastro              - (a Leona) Vi avevo avvertita che c'era pericolo a lasciar correre un'idea senza padrone. Dal primo giorno ha fatto le solite paz­zie!... Ciascuno ha voluto darle il proprio nome; se la sono disputata dappertutto. Il signor Dom è bianco e nero, azzurro e rosso!

Bellemasse                    - (fieramente) Ma infine ci siamo noi!

Il Borgomastro              - (indignato, senza forza) Taci, piuttosto, piccolo disgraziato!

Bellemasse                    - Piccolo disgraziato! A chi credi di rivolgerti tu, occhio di talpa?

Il Borgomastro              - (guardandosi attorno, su un tono di profonda riprovazione e designando la vedova con un'occhiata) Signori!...

Bellemasse                    - (a bassa voce, per calmarsi) Sotto zero!

Il Borgomastro              - (a Leona) Le vecchie rivalità assopite si sono risvegliate come sotto un afflusso di vita. Si può dire che il signor Dom è morto da donatore di sangue!...

Bellemasse                    - Sì...

Il Borgomastro              - La gente s'è battuta nei vil­laggi! Ed ecco il mio errore, ed ecco il vostro, cara signora. Il mio: testimone dell'agitazione che si estendeva all'intero dipartimento, io ho gridato in pubblico: «E' una vera epidemia!». Sì, signora, epidemia è la parola che io ho pronunciato. Essa è passata da bocca a orecchio attraverso novemila abitanti!... Nuova interpretazione: la gente va sussurrando che il signor Dom è morto di malattia contagiosa, d'una specie di peste o di colera!  (Assume un tono di profonda compassione) Piangete, povera amica, piangete senza riguardo: i dolori secchi come i parti sono i più duri a passare, (Leona rimane diritta e impassibile) Il vostro er­rore: per colmo, voi avete risposto ieri a costui... (Indica Bellemasse).

Bellemasse                    - (furioso) Costui? Io mi chiamo Bellemasse, figlio d'una piattola!

Il Borgomastro              - (sorpreso, ingenuo) Bellemas­se, figlio di Piattola? (Leona, tenendosi il fazzoletto sul volto, piange o ride? Odilon ride suo malgrado).

Bellemasse                    - (grida) Io, Bellemasse! Tu, figlio d'una piattola! (Alza le spalle, sprezzante) Effi­mero!

Il Borgomastro              - (scandalizzato) Signori! (Si asciuga la fronte. Poi) Scusate, signora... (Conti­nua) Voi avete, in luogo e vece del signor Dom, ri­sposto a Bellemasse e a Thierry che avevano en­trambi ragione. Da quel momento ciascuno di lorol si trovava in diritto di pretendere d'aver ereditato l'idea del defunto. (Bellemasse approva) Ora... (solenne) siccome Thierry è il profeta della grande penitenza: economie, restrizioni, riduzioni dei salari, il personale del municipio ha preso pretesto dal pericolo del contagio per rifiutarsi di servire. Noi non abbiamo beccamorti, affossatori, carro funebre!

Bellemasse                    - Ci resta un morto.

Il Borgomastro              - (molto contento di sé, a Bellemasse) Le mie misure sono prese. In prigione si ignora tutto, probabilmente. Ho tirato fuori dalla loro cella due condannati, in ogni caso tra i meno paurosi, ho promesso loro un regalo e la libertà, se portavano un uomo a seppellire, su una barella. Stanno bevendo del vino in cucina. (A Leona, con rammarico) Questo dovere mi è doloroso. Per evitare lo scandalo, occorre partire prima che tutte le imposte siano aperte!... Tanto più che parecchi villaggi si disputano pure l'onore d'aver dato i natali al defunto. Egli è nato in questa casa, lo giu­ro, ho consultato i miei registri. Ma chi sa dove può condurre la passione politica?... (Più basso) Lo porto via?

Leona                            - (attraversa la stanza col fazzoletto sugli occhi) Fate! Fate! Fate presto! (Si muove ra­pidamente. I tre uomini tendono le braccia verso di lei come per aiutarla, guidarla, impedirle di urtare contro i mobili. Ma essa sì siede in una pol­trona, nascondendo sempre il viso. Il Borgomastro le si colloca dietro).

Il Borgomastro              - (si china, commosso) Sì, sì, comprendo: niente esequie, lungo corteo; niente riunione d'amici, dopo. La vostra tristezza è mal pagata! (Si allontana) Io lo porto via. Odilon, accompagnami. (Questa scena molto rapida, è termi­nata. No. Al momento di uscire, il Borgomastro sì pente e si dirige verso Bellemasse) Il colmo, ricordate, è che il nostro stradino giurava di aver salutato la spoglia mortale distesa su una ba­rella! ...

Bellemasse                    - (colpito) Avantieri, infatti. E' strano!...

Il Borgomastro              - No!... Questa visione d'ubriaco m'è tornata in mente quando si è trattato di tro­vare una scappatoia. Ma domani, domani, chi potrà dargli una smentita? Ecco come vanno le cose. (Esce rapidamente, con le braccia levate, e rag­giunge Odilon che l'aspetta fuori. Insieme, passano davanti alla finestra di sinistra. Bellemasse s'accor­ge allora d'essere solo con Leona. Se ne meraviglia).

Bellemasse                    - (emozionato) Ma sì, ma sì, siamo soli!... Ah! E' incredibile! (Si slancia verso Leona e tremando, in fretta) Sono io, qui, Biagio, solo ac­canto a te sola, Leona! Dopo il giorno fatale in cui mi hai, senza pietà, spogliato di te!... Non è un rimprovero: tu ti credevi tradita e soffrivi. Ah! Tu soffrivi, povero cuore!... Per me, due giornate già della peggiore confusione. Quando ancora? il pu­dore m'impediva di scriverti, tu lo comprendi. Ma infine Alice è qui, e tu l'avevi scacciata! Non è che una dilazione dovuta alle circostanze, oppure io posso, Leona, io posso dedurre ch'essa mi ha di­scolpato, che tu renderai giustizia all'innocenza?

Leona                            - (solleva il viso verso di lui, e sorride con malinconia) Te!...

Bellemasse                    - (ride) Né domani, né più tardi! E' adesso, se devo perdere il senno! Presto, che mi rinchiudano tra i pazzi! Io voglio, voglio essere per sempre colpito da una simile gioia!

Leona                            - Sii saggio!

Bellemasse                    - (si ferma di botto, la fìssa, la guar­da con ebbrezza) Leona!

Leona                            - Non guardarmi così! Dobbiamo essere prudenti, con l'occhio, col gesto, perfino col silenzio!

Bellemasse                    - (non sente nulla, non capisce nulla) Leona! Leona! Leona!... (Alice entra dal fondo. Leona abbandona Bellemasse alla sua estasi; balza verso Alice, l'afferra per il polso, la trascina in disparte).

Leona                            - (coti una gioia concentrata e terribile) Avrei gridato là, in piedi davanti a loro! Alice! Alice! A qual piacere mi ha consegnata la frenesia della rivincita! Niente esequie. Non si vedrà Feli stamane, nelle strade, scivolare con passo di fan­tasma, mordendo il fazzoletto sotto il velo!

Bellemasse                    - (da lontano, in estasi) Leona!...

Leona                            - Abbattuti i sostegni della sua dispera­zione, egli ricadrà su di lei, vile, senza forma, sof­focante! Va' va' a dirglielo; - (Accompagna Alice sino alla porta di destra).

Bellemasse                    - Caro angelo!

Leona                            - (uscita Alice, torna a Bellemasse) Amico, tacciamo i nostri sentimenti. L'ora non è scelta, né per le confessioni, né per le promesse.

Bellemasse                    - Ah! Io ne faccio a me stesso. (Cambia tono) Leona, adesso che tu sei libera, tutti i bellimbusti del paese ti chiederanno in ma­trimonio, sì, tutti! Ed è giusto.

Leona                            - Grazie, amico mio.

Bellemasse                    - Io non permetterò ad alcuno di non ammirarti abbastanza...

Leona                            - Di grazia!...

Bellemasse                    - Ma ci sono io...

Leona                            - Te! Te!

Bellemasse                    - Ah! Io ho fiducia in te, caro cuore. Ora, io mi reputerei indegno delle tue preferenze se ingaggiassi con i miei rivali una lotta senza quartiere. Tu non scoprirai che il mio coraggio, il mio alto desiderio di ottenerti...

Leona                            - Aspetta...

Bellemasse                    - Odilon e Thierry sono i più assi­dui a piacerti... Io non me ne preoccupo, senonchè la loro fatuità è insopportabile; sì, in qualche mo­do offensiva nei miei riguardi.

Leona                            - (molto stupida) Odilon?

Bellemasse                    - Sì, sì; Odilon, sì. Tu non sai nulla: tu sei modesta, candida, anche fedele! Da alcuni giorni, egli non abbandona più questa casa: oggi il suo universo è circoscritto al contorno della tua persona visibile.

Leona                            - (protesta) Oh!

Bellemasse                    - Dico: visibile; egli non ha anima. No, neanche l'ombra. Infine, egli fa sembiante d'essere dolce, a giudicare dalla sua goffaggine.

Leona                            - Thierry, però, è sposato!

Bellemasse                    - Eh!... egli divorzierebbe volen­tieri. (Molto soddisfatto) Ma io ho riflettuto. Credi tu che il signor Dom ammettesse il divorzio?

Leona                            - No, ed io ne sono la prova.

Bellemasse                    - (trionfa) Ah! Ne ero sicuro. Gra­zie! Io lo sopprimo dalla costituzione e ti sposo. Niente più divorzio, ed ecco Thierry, messo fuori combattimento... Nelle nuove garanzie con cui s'accompagnerà necessariamente il matrimonio in­dissolubile, io ne troverò bene una che ti sbaraz­zerà di Odilon. Ed io ti sposo! (Si esalta) Ah! E' un'opera ammirevole alla quale noi lavoriamo in­sieme! Come il paleontologo, vedendo un solo fram­mento d'ossa può ricomporre lo scheletro completo del mammuth o del plesiosauro, così alla minima certezza noi esumiamo l'idea organica!

Leona                            - Conosci...

Bellemasse                    - (è lanciato) Tu dicevi: « Avete ra­gione l'uno e l'altro ». Subito, Thierry ed io, abbia­mo cercato i nostri punti d'aderenza, i nostri in­cavi, i nostri pieni, ecc. Siamo d'accordo sul fine!

Leona                            - Ascoltami, conosci Feli?

Bellemasse                    - E' fatale che restiamo in oppo­sizione accanita quanto ai mezzi d'esecuzione...

Leona                            - ...quella giovane donna...

Bellemasse                    - ... altrimenti l'autorità d'uno solo basterebbe a condurre l'impresa ai suoi scopi, ciò che il furfante non vuole!  Ormai è a chi di noi sarà il più Domista! Tu mi aiuterai!

Leona                            - Ascolta: anche tu devi aiutarmi...

Bellemasse                    - Il mio primo gruppo conta già sessantatrè aderenti.

Leona                            - (furiosa) Biagio, ascoltami!

Bellemasse                    - Nostra insegna: il Camaleonte! Perché? Perché ...

Leona                            - Biagio! Biagio! Biagio! Per il divorzio, io mi ricredo!

Bellemasse                    - (tolto alla sua esaltazione, spaven­tato) No, Leona... Cosa dici?

Leona                            - (più vicina a lui, e abbassando la voce) Ascolta, dunque! Tu hai visto entrare qui, l'altro giorno, quella giovane donna in lagrime, parente di mio marito? Sì?

Bellemasse                    - Sì.

Leona                            - (con ira rientrata) Ti suo dolore passa ì limiti!...

Bellemasse                    - (improvvisamente, per non dimenti­care) Su uno sfondo d'arcobaleno, il Camaleonte!

Leona                            - (fuori di sé) Stupido!

Bellemasse                    - (agitato) Scusa, Leona!

Leona                            - Il suo dolore mi offende!... Che cosa dirà la gente? Che lei piange troppo? No. Che io non piango abbastanza!... Io non posso, io, cam­biare tutto il mio sangue in acqua per far spuntare dei salici!... Tu mi obbedirai? Giura! (Egli non risponde subito. Leona grida) Giura! Giura! Giura! O che ci stai a fare?

Bellemasse                    - (tosto) Ti obbedirò, te lo giuro!

Leona                            - (si mostra quasi gaia) Dalla tua fine­stra, tu domini tutta la strada. Starai in agguato. Ogni volta che vedrai uscire Feli, scenderai ad in­contrarla. (Brutale) E poi, aggrediscila con gli occhi!... (Gli s'avvicina, con la voce carezzevole) Oh, dì, tu, tu lo sai! Se io non l'ho subito il fascino dei tuoi occhi che palpa, esamina, fruga come un muso. (Tuba).

Bellemasse                    - (lusingato, ride dolcemente) Dav­vero Leona?

Leona                            - (finge di riprendersi) Ah! n momento non è per noi!... (Continua) Tu aspetti Feli. Lei s'avvicina, tu la guardi. Lei passa, tu la guardi! Lei ha inteso il tuo passo fermarsi. Lei sa, sa che il tuo occhio alle sue spalle è il perno della sua marcia!... Tu la segui. Lei non vorrebbe più don­dolarsi!... (ride con insolenza verso Bellemasse) Io, io dimenerei le anche!...

Bellemasse                    - (infiammato, tenta di afferrarle la mano) Ti ritrovo!

Leona                            - (si libera, di nuovo aspra) Tu farai così ogni giorno, il mattino, la sera, in ogni occasione... (Abbassa la voce, si guarda attorno) Anche qui! Turbare il suo amore per Dom. Ch'essa si senta per­seguitata, inseguita e più coperta d'occhi che la ruota del pavone! (Alice rientra. Leona la rag­giunge, avida dì sapere) Ebbene, parla! Cosa ha detto Feli?

Alice                             - (ancora tutta stupita) «Lo sapevo», ha detto.

Leona                            - Lo sapeva?

Alice                             - « Lo sapevo, è oggi il mattino del terzo giorno ». (Leona è colpita da stupore. Il Borgoma­stro appare dietro la finestra. Leona conduce Alice con sé sulla sinistra, si siede in una poltrona, eret­ta, l'aria assente, la serva al suo fianco, in piedi).

Il Borgomastro              - (entra piuttosto soddisfatto) Ecco! I giovanotti hanno caricato il nostro caro fardello. Sono già lontani...

Bellemasse                    - (scorge improvvisamente il globo dì vetro sulla tavola) Cos'è questo?

Leona                            - (imbarazzata) Un globo di vetro, sì (Poi subito, con tristezza) Era là, nella camera dì Dom. E' su di esso che il suo guardo si posava durante le lunghe ore della sua meditazione.

Bellemasse e il Borgomastro  - (s'interessano stra­ordinariamente) Ah! Ah! Davvero? (Si chinano verso l'oggetto con avida curiosità).

Leona                            - Indubbiamente, esso l'aiutava a pen­sare.

Bellemasse e Il Borgomastro             - Ah, si?... Sì, sì, ah?...

Bellemasse                    - (sottovoce, con mistero) Sì... un punto di concentrazione, il fuoco dell'attenzione, il sostegno dei veggenti: chiara d'uovo, fondo di caffè, linee della mano!

Il Borgomastro              - (molto stupito, un po' inquieto) Ah?

Bellemasse                    - Oh! Oh! Oh!... Sono molto com­mosso.

Thierry                          - (entra) Che altra storia? Corre voce che hanno incontrato il signor Dom a Saillie-les-Bois.

Il Borgomastro              - (sbalordito) Il signor Dom?

Thierry                          - In carne ed ossa.

Il Borgomastro              - (indignato) Dove si arresterà la loro immaginazione?

Bellemasse                    - A Saillie-les-Bois?

Thierry                          - E a Creumont, poco fa.

Alice                             - (semplicemente) E' il mattino del terzo giorno.

Tutti                              - (guardandola) Cosa? Cosa? Che dice?

Leona                            - (in piedi, pallidissima) Taci! Quant'è stupida!

Bellemasse                    - Gli spiriti lavorano a vuoto; è tempo di ricondurli al senso delle realtà! (Indica il globo. Thierry si avvicina, guarda senza comprendere).

Il Borgomastro              - (a Thierry) E' lì che lo sguardo del signor Dom si soffermava durante le lunghe ore della sua meditazione. (A Leona) Non è vero? (Ec­coli chini tutti e tre verso l'oggetto).

Bellemasse                    - (misteriosamente) Quest'oggetto si presta particolarmente all'ufficio d'intermediario per la sua trasparenza che attira, per la sua forma che trattiene. Prigione quasi invisibile della soli­tudine e del silenzio.

Thierry                          - (senza capir bene) Ah, sì?

Bellemasse                    - Gabbia circolare del genio. Ap­puntamento delle visioni interiori. Su questa cu­pola di vetro il cielo intero può modellarsi. (Si esalta, eretto) Signori, ecco il luogo dello spazio dove l'idea si è raccolta; ecco il suo nucleo lim­pido, il suo asse di cristallo, il suo perno per­fetto. Ecco il bugno ideale... ecc. ecc..

Il Borgomastro              - Ed ecco, signora, il decreto che mi avete richiesto. (Estrae dalla tasca un foglio che spiega).

Leona                            - (in piedi, mal nascondendo la propria gioia) E' stampato?

Il Borgomastro              - A quest'ora è attaccato fuori. Sarà gridato più tardi in piazza (Estrae gli oc­chiali) Silenzio! Leggo!... (Legge solennemente. Le­ona gli è accanto. Gli uomini ascoltano da appar­tati) Decreto. « Considerando che la presenza al cimitero di curiosi o d'indifferenti può disturbare il libero esercizio del dolore e, per conseguenza, nuocere alla salute dei superstiti » ...

Bellemasse                    - Benissimo!

Il Borgomastro              - « Considerando, d'altra parte, che il silenzio e la solitudine del camposanto devono essere lasciati in retaggio ai morti»...

Bellemasse                    - Ah! Bravo!... La solitudine e il silenzio sono, in certo qual modo, la loro eredità!

Il Borgomastro              - (rosso di piacere) « Noi, Bor­gomastro del comune, ordiniamo: a datare da oggi l'accesso al sacro recinto sarà unicamente riser­vato ai parenti dei defunti legittimamente desolati, e, ciò, fino al secondo grado. Di conseguenza, è vietato attraversarlo per recarsi da un villaggio all'altro, di lasciarvi giocare i bambini, di snidarvi gli uccelli, di bighellonarvi, di riposarvisi ».

Bellemasse                    - Prematuramente.

Il Borgomastro              - (sorpreso, si rimétte a sedere) Ah?

Bellemasse                    - Io avrei aggiunto: prematura­mente... Ma sia.

Il Borgomastro              - (verso Leona, convinto) Que­ste misure permetteranno alla nostra grande amica di godersi in pace il suo dolore.

Odilon                           - (appare alla finestra in fondo, grida) Una notizia!... (Tutti si voltano) Il signor Dani è passato stamane da Villon e Beauvisu e Pranet; egli è in questo momento alle Terres-Meubles. (/Scompare).

Il Borgomastro              - (indignato) Non c'è da per­dere il sangue freddo? (Leona ha gettato un grido. E' riversa in una poltrona, pallidissima. Alice le batte sulle mani. Il Borgomastro la indica agli altri che tosto si avvicinano) Guardate!

Alice                             - (senza intonazione) La mattina del terzo giorno.

Il Borgomastro              - (furioso) Tacete voi, estatica! (A Odilon che è entrato dal fondo) E anche tu, che dai credito alle loro fantasmagorie e le aiuti a volare!

Odilon                           - Cosa? I vostri portatori sono ubriachi come talpe! Se qualcuno ha delle visioni, quello non sono io!

Il Borgomastro              - (ad Alice) Hanno bevuto tanto?

Alice                             - Tre litri, ciascuno il suo.

Il Borgomastro, Odilon, Bellemasse - Come, ciascuno? Tre? Chi, tre?

Alice                             - (semplicemente) Il signor Dom e i due vagabondi. (Stupore) Quei due hanno detto proprio così: «Tre litri, a ciascuno il suo! ». (Sollievo. Leona si è del tutto rimessa).

Il Borgomastro              - (sospirando) Ah! Bene, bene, spiegati!

Odilon                           - Partendo da qui, essi hanno voltato subito le spalle al villaggio. Li hanno veduti a

 Sailie-les-Bois. La folla ha seguito i vostri fur­fanti che vagavano, ondeggiando di qua e di là, senza gambe nei calzoni!

Il Borgomastro              - Rinchiusi da lungo tempo, non erano più abituati al vino.

Odilon                           - Si sono rifatti!

Il Borgomastro              - (disperato) Ci corro! Finiran­no per perderlo lungo la strada!

Odilon                           - Troppo tardi! Rappresentanze sono giunte da ogni parte. Hanno preso il morto e gli fanno scorta, a passo militare.

Il Borgomastro              - (soddisfatto) I ginnasti! O quelli dei salvataggi!

Odilon                           - No. Gli uni hanno per emblema una specie di cavallo marino con le zampe...

Bellemasse                    - (esclama) -Ah! Ah! D Camaleonte, ignorante! (Poi, trionfalmente) I miei seguaci!

Odilon                           - ... gli altri un orologio a polvere.

Thierry                          - (con forza, allegramente) I miei se­guaci!

Bellemasse                    - (sorpreso) L'orologio a polvere?

Thierry                          - Simbolo dell'autorità che circola senza che si possa dire che viene né dall'alto né dal basso. Si capovolge la clessidra, ecco tutto!

Bellemasse                    - (ammirato) Ebbene, Thierry, me­no sciocco di voi, io rendo omaggio alla vostra intelligenza.

Il Borgomastro              - (contentissimo) Addio, io vado. Dopo la loro spedizione, io rischiaffo i due ma­nigoldi al fresco. (Si allontana. Sulla soglia, ad Alice) E tu, ragazza, non raccontare che Dom ha asciugato il suo litro! (Esce).

Leona                            - (si riscuote, ha l'aria stanca) Alice, va' alle tue faccende. Odilon, Bellemasse, andate a passeggiare davanti alla casa, vi richiamerò. (Ad Alice, che vuol portar via il globo di vetro) No! Deve restare lì, non toccarlo più ormai. (Agli altri) Lasciatemi con Thierry.

Bellemasse                    - (irritato, perplesso) ... Con Harbuquest!... Col signor Thierry! Bene! Vieni, Odilon! (Escono. Alice esce lentamente durante la scena che segue. Thierry si mette dietro a Leona. Le parla nella nuca, con voce sorda, ma già tremante dì speranza).

Thierry                          - Leona, mi sono ingannato? Lo spe­ravi, lo volevi veramente questo minuto di riacco­stamento?

Leona                            - (stringendosi nelle spalle) No. Sì.

Thierry                          - (le fa fare una giravolta, la serra ai gomiti parlandole sul viso) Cosa?

Leona                            - (china all'indietro) . No, non ti sei sba­gliato! Lo speravo, sì.

Thierry                          - Perché? Dì perché?

Leona                            - Perché ...

Thierry                          - Perché?

Leona                            - (con forza, come una spiegazione suffi­ciente e definitiva) Sì!! (Si sottrae a lui e gli volta la schiena) Bada.

Thierry                          - (pieno d'una gioia oscura, già dietro di lei) Ah! Leona!... un mese che il cuore me ne dava!

Leona                            - (vivamente) Non avvicinarti, no! Non ancora. Guardiamoci da tutti, sino al giorno... (In­terruzione netta, voluta).

Thierry                          - Finisci! Quale giorno?

Leona                            - (col suo largo sorriso equivoco) Ah! Te...

Thierry                          - (grida e si slancia) Leona! (Se la stringe al petto) Leona!

Leona                            - (esaltata) Te!... Te!... (Si libera) Te ne supplico. Non è l'ora delle confessioni e delle pro­messe. (Sospira melanconicamente).

Thierry                          - Sì. Una risposta soltanto? Bellemasse mi ha assicurato ch'egli non è stato... (Non osa pronunciare le parole, si tortura).

Leona                            - (seccamente) Il mio amante!

Thierry                          - Io non l'ho creduto: vorrei crederlo.

Leona                            - (amaramente beffarda) Ch'egli lo è stato o non lo è stato?

Thierry                          - Non scherzare di già!

Leona                            - Lungi dalla verità, le parole mentono da sole.

Thierry                          - Appunto, io ti domando: chi ha men­tito?

Leona                            - (selvaggiamente) Io! Io! Io!...

Thierry                          - Giuralo a tua volta.

Leona                            - (ride, col suo riso ardente) Ah! Pazzo! Che esige un giuramento di menzogna!

Thierry                          - (la fissa con un'adorazione inquieta) Sei sempre la stessa.

Leona                            - (gli sta di fronte. E' una promessa?) Sì, sì, sempre la stessa, Thierry. Mi ameresti, tu, mutata?

Thierry                          - (cerca di avvicinarsi. Lei gli sfugge) No, Leona, no! Al presente, tu sei libera ed io ti tengo.

Leona                            - (cambiando tono, molto naturale) E Ida?

Thierry                          - (persuasivo) Nella nuova costitu­zione, dopo un periodo di cinque anni la famiglia senza figli non è più protetta dalla legge. Io non ho figli: io ti sposo.

Leona                            - (a mezza voce) Dom è contrario al di­vorzio.

Thierry                          - H legame non è rotto, è ignorato. Ma io domando: la coppia bandita dalle leggi, potrà coabitare senza attentare pubblicamente al pu­dore? Rispondo: no! Io non ristabilisco il divorzio. Non c'è divorzio, dove non c'è matrimonio! Op­pure - ciò che vale lo stesso - la sterilità, egua­gliabile alla morte, fa il divorzio naturale; ed io ti sposo.

Leona                            - (dolcemente) Non ancora... Da moglie me le ha date.

Thierry                          - (costernato) Ida?

Leona                            - (riso leggero) Ne hai due? Tanto peg­gio per me! Perché le hai confessata la nostra relazione?

Thierry                          - (tormentato) Perdono, Leona. Io non so più. Sono stato io?

Leona                            - (ride di nuovo) H tuo doppio? Non è stato il suo doppio a darmele, benché lei abbia pic­chiato doppiamente.

Thierry                          - Leona, te ne prego, perdonami.

Leona                            - (con le palpebre chiuse, più dolcemente) Io ho porto la mia guancia ai suoi colpi. Essa ha delle mani da lavandaia, il mio cuore ne co­nosce la puntura. Ha promesso di tornare a casti­garmi una volta alla settimana. (Si erge e con ira sorda) Io non accetto più!

Thierry                          - (sgomento) No! No! Credimi, Leona, credimi, io glielo impedirò.

Leona -                          - Con consigli?, con minacce?... (Ride ferocemente) Ti figuri che lei ti obbedisca ancora, dopo le tue confessioni? Essa conosce la tua debo­lezza. No! Perché essa stessa preferisca non rico­minciare, restituiscile colpo per colpo U. (Grida d'improvviso) Ti dico che mi ha colpita dieci volte al viso! Ti dico che le sue palme si sono moltipli­cate nella mia anima, che vi fremono senza posa, come un fogliame velenoso! Colpo per colpo! Col­po per colpo! Sino a che la pioggia dei suoi occhi abbatta il vento furioso della mia vergogna!

Alice                             - (appare da destra) Feli sta per scen­dere.

Thierry                          - (spaventato davanti a questa furia sca­tenata) Leona! (Ma Leona gli afferra vivamente la mano destra, vi adagia la guancia, se ne ac­carezza).

Leona                            - (con una grande tenerezza triste) Ar­rivederci, te...

Thierry                          - (colmo di gioia) Sì! (Esce. E' uscito. Subito l'ebbrezza di Leona scoppia smisurata).

Leona                            - Chi sta per scendere, dici?

Alice                             - Feli.

Leona                            - Chi, Feli?

Alice                             - (stupita) L'amante del signor Dom.

Leona                            - Ripeti!

Alice                             - (che forse la crede pazza, risponde timo­rosamente) L'amante del signor Dom.

Leona                            - (con frenesia) Ancora!

Alice                             - L'amante, l'amante, l'amante...

Leona                            - (cammina rapidamente per la camera, scotendo la capigliatura, con gli occhi spalancati, il viso illuminato) Io non avrò pietà di alcuno! Ah! Il vile Thierry percuoterà sua moglie! Le re­stituirà uno ad uno tutti gli affronti ch'io ho rice­vuto! Ed io, io ho accarezzato la sua mano che percuoterà.

Alice                             - (semplicemente) Certamente, egli pic­chia più forte di lei.

Leona                            - Non voglio far pari: io la voglio pu­nita! E tu l'hai sentito, di', l'ordine del borgoma­stro! Feli non entrerà nel cimitero: mai, lo giuro! Chiudi la finestra! (Alice obbedisce) E va', corri! Feli uscirà! Che Bellemasse l'aspetti alla porta, la segua passo per passo. (Grida) Ah!... Altrettanto dell'amore, l'odio mi dilacera!... (Il suo riso schioc­ca come una bandiera) Di' a Odilon che ci scopriranno quando saremo innestati, saldati, insieme cicatrizzati a tutte le ferite dell'amore! Sì, lo vo­glio! Ripetiglielo! (Alice sta per uscire, sempre tran­quilla e lenta. Leona la richiama con voce rauca e bassa, tremando) Alice! No! Presto! Vieni, vieni, vieni qui! (E mentre Alice si avvicina) Il mio furore si sfoga o io scoppio! (Alice le è presso. Leona l'attira d'improvviso, l'abbraccia brutalmente, poi la respinge e grida) Va', va', porta questo bacio a Odilon! Portaglielo, te l'ordino! Là, nella strada, davanti a tutti: tu lo puoi, tu! E digli all'orecchio che io l'amo, lui, il solo e il primo! (Alice esce. Leona si lascia cadere in una poltrona e singhiozza perdutamente. Feli entra da destra vestita a lutto, col velo rialzato. Il suo viso è pallido e grave, ma non ha conservato le tracce della recente dispe­razione. Vede Leona che piange. Le va subito accanto e le parla con grande dolcezza).

Feli                                - Sì, sì, piangi. Non basterà la nostra dop­pia esistenza per restituirgli in rimpianto quel che in ciascuno dei suoi giorni egli ci portava di spe­ranza.

Leona                            - (alza la testa e le sorride attraverso le lagrime) Ah! povera cara, tu non sei gelosa del mio dolore?

Feli                                - No, io ho il mio, ti assicuro. (Abbassa un poco la voce) Ma egli mi ha visitata nel mìo breve sonno. Io me lo son visto davanti, in piedi, il viso illuminato. E so, adesso, che da due giorni non stavo in ginocchio che accanto alla sua om­bra coricata.

Leona                            - Sì, parliamo di lui, vuoi? Ma tu uscivi?

Feli                                - (vivamente, affettuosamente) Uscirò più tardi. ,

Leona                            - (spiegando tutta la sua grazia malinco­nica) Siedi qui, vicina, vicina. (Feli siede) Noi ci racconteremo i nostri amori, come due fanciulle. Io non t'avevo ancora ammirata così da presso. Ma questa stanchezza t'imbellisce. (Sospira, poi) Tu non eri gelosa, allora, veramente?

Feli                                - (rabbrividisce) Non dire: allora! (Pausa) No, io accoglievo con riconoscenza quel tanto dì tenerezza che egli mi dedicava. Ero felice: egli non mi dava dunque nulla da dividere.

Leona                            - (dolcemente) Eccetto... eccetto le ore?

Feli                                - Mi bastavano appena le ore della sua assenza per mettere in ordine in me, avaramente, tutti i doni della sua presenza.

Leona                            - Ahimè! Tu ne avrai il tempo, ormai.

Feli                                - Mai abbastanza, quand'anche vivessi a lungo. Fino a questa mattina, ho implorato di mo­rire, e adesso auguro alla mia adorazione disperata una durata interminabile.

Leona                            - Non bisogna: tu dimenticherai!

Feli                                - Prima avrò dimenticato di vivere!...

Leona                            - (con una cupa energia) Non bisogna! Io gli sarò incostante! Pensaci: egli ha la sua età eterna, è per sempre un giovane morto. Ad occhi chiusi, ad occhi aperti, tu non lo vedrai più altri­menti. Immagina una di noi due - tu od io! -fra trent'anni: le gengive vuote, l'occhio stillante acqua dolce, della terra, già nei solchi delle rughe! (Ha un riso crudele) Immaginala a perseguitare questo giovane col suo amore ridicolo. Ah! Egli ne avrebbe onta e disgusto! (Feli ha ascoltato con spa­vento. Alice rientra e attraversa la stanza per uscire da destra. Leona, vivamente, ad Alice) Hai fatto l'ambasciata?

 Alice                            - (enigmatica) A domicilio.

Leona                            - (ha voglia dì ridere) Cosa ti hanno detto?

Alice                             - (senza inflessione) Mi hanno detto: « Mia povera ragazza, lo voglia o no, tu sei inca­pace di trasmettere la mia risposta». (Esce).

Leona                            - (scoppia in un riso irresistibile, così comu­nicativo, che Feli, a tutta prima sorpresa, è costretta a sorridere) Ah! Ah! «Povera ragazza! ». Sì, sì. «Incapace»... Ah! Ah! Ah!... Sì, sì, proprio inca­pace! «Tu lo voglia»... Ah! Ah! Povera ragazza!... «Di trasmettere la mia risposta! ». Sì, sì! Ah! Ah! (Calmata un po' la crisi, si asciuga le lagrime e prende le mani di Feli) Oh! Scusami!... E' così scon­veniente ridere qui!... Ma se tu comprendessi... No!... «Povera ragazza»... (Ride di nuovo, poi) I miei nervi sono scossi. Vedi, ho delle lacrime.

Feli                                - (indulgente) Sì, il riso è vicino. (L'atmo­sfera sembra sollevata).

Leona                            - (quasi allegra) Sai?... Non trovarmi ridicola, sai che cosa mi ha più impressionata, in queste ultime notti? La densità nuova del silenzio, la cupa oscurità! Mancavano i rumori fastidiosi. (Feli la guarda senza capire. Leona fa una risa­tina) I suoi, sì. Egli ne aveva di ogni specie ... Tu non sai, tu, era rumoroso come nessuno.

Feli                                - (quasi divertita) Ah?

Leona                            - Sì, la casa m'è parsa improvvisamente smobiliata, vacante. Ah! Gli è che russa, il mio, al largo, con una bella cadenza. Egli culla un sonno gigante! (Ride apertamente e Feli sorride. Leona cambia tono) Come e dove l'hai conosciuto?

Feli                                - (che non s'aspetta la domanda) Chi?

Leona                            - - Il tuo.

Feli                                - (un po' stupita) Il mio?... (Poi, imbaraz­zata) Tu vuoi?

Leona                            - (graziosa, incalzante) Oh! Sì, Feli, per favore.

Feli                                - (prima esita, poi si lascia andare) Lag­giù, i nostri giardini sono vicini... (Leona capisce subito, fa un piccolo movimento con la testa, ma evita d'interrompere) Avevo conservato dall'infan­zia il gusto di arrampicarmi sugli alberi, d'imma­ginare tra i rami in alto, una casa di foglie dove io sognavo per lunghe ore seduta sull'ultima for­cella. Cullata dalla brezza, ci sto come Robinson, una selvaggia, la regina degli uccelli; dal mio os­servatorio lo scopro, luì, dall'altra parte del muro, molto in basso sotto i miei piedi. (Nuovo cenno dì conferma di Leona) Chino sul suo tavolo di lavoro, egli alza la testa, talvolta, e mi sorride.

Leona                            - A quest'epoca, tu hai diciassette anni?

Feli                                - (arrossendo) Sì.

Leona                            - (vicinissima, l'aria complice) Tu gli fai vedere le tue lunghe gambe, dì, cattiva ragazza?

Feli                                - (stupita) Ah? No. (Riflette) Non so... Forse... A quell'età, e nostro malgrado, il corpo vuol mostrarsi.

Leona                            - (scettica, incoraggiante) Nostro mal­grado, no!

Feli                                - Sì, sì. Lui, m'ha detto: «Il cervello so­gna, il cuore batte, il polmone respira, lo stomaco digerisce, senza il nostro consenso. Perché credi di comandare alle altre tue bestie? ».

Leona                            - (stupefatta) Le altre tue bestie?... (Poi ride, come gradevolmente scandalizzata) Feli, le altre tue bestie!... Il mio, almeno non comanda alle sue, ah! Il caro uomo!... Figurati, se non rus­sa, pipa. Ogni sera siede nella medesima poltrona. dorrebbe leggere, ma la lettura lo intontisce subi­to. Le sue pesanti palpebre schiacciano tra loro uno sguardo diluito. Buonasera: egli pipa. Si direb­be che piccole bolle scoppino alla superficie del silenzio, precisando la calma e l'intimità. (Ha dato alle ultime parole una dolcezza calda. Poi ride) E dei gorgoglii! Tutta la chimica notturna di quel corpo che vuol mostrarsi! Ma continua...

Feli                                - (abbassando gli occhi) No...

Leona                            - Io ti ascolto. Tu sei china sul tuo ramo col suo sorriso nelle tue sottane.

Feli                                - Ho vergogna, dato quel che pensi delle mie civetterie incoscienti.

Leona                            - (con un'indulgenza equivoca) Le tue provocazioni, ammettilo! E poi? (Vicinissima a lei, in un soffio) Hai osato meglio, o peggio? (Pausa. Leona non insiste) Sia! Ti confesserai più tardi. Quali sono le vostre prime parole?

Feli                                - (sollevata, quasi felice di esserlo) « Dim­mi il tuo nome, signorina ». « Felicia, ma mi chia­mano Feli». «Feli? Feli, i tuoi occhi sono più lunghi delle giornate di giugno, più lunghi dei bei ricordi ».

Leona                            - (sbalordita) No? Così...

Feli                                - « Grazie, signore ». « Sono io che ti dico grazie ».

Leona                            - (al colmo) « Più lunghi delle giornate di giugno». Lui?... Chiunque potrebbe parlare così, non lui! Lui non ha immaginazione! Avrà letto queste frasi in un libro!

Feli                                - Oh! Egli ne inventa che non possono rivolgersi che a me.

Leona                            - (avida) Quali?

Feli                                - (improvvisamente arrossendo) No, dav­vero... è impossibile.

Leona                            - (si alza, passa dietro Feli, e china, viso contro viso, avviluppante) Eri meno timida a diciassette anni. (Allunga dolcemente le mani sul petto di Feli) Sono sicura che nascondi lettere sue nel corsetto. (Palpa improvvisamente. E' vero).

Feli                                - (confusa, sì difende) No! No! Non que­sto!

Leona                            - (con una violenza lenta e dolce le infila le inani nel corsetto) Perché? ... Penso che avreb­be potuto scriverle anche a me.

Feli                                - (gemendo) Di grazia... (Lancia un grido e alza la testa verso Leona. Costei ha pure con­temporaneamente gridato e, rialzatasi si succhia la punta d'un dito: tiene in mano due lettere spie­gazzate) Mi hai ficcato le unghie...

Leona                            - (sorridendo) Mi sono punta! Uno spil­lo, senza dubbio... E tu vuoi discutere!

Feli                                - (supplicando) Non leggerle.

 Leona                           - (già seduta e spiegando una lettera, per­fida) Tu leggerai le mie, cara. (Già legge).

Feli                                - (per impedirglielo, vivamente) Preferi­sco raccontarti: un pomeriggio noi corriamo in­sieme su un prato; siccome io lo batto in velocità, lui mi grida: « Tu bari!  I tuoi piedi non toccano terra!... ».

Leona                            - (stupefatta) Corre, con te?

Feli                                - (quasi felice) Poi mi spiega: « Più leg­gera della tua veste, essa ti portava nelle sue pie­ghe ».

Leona                            - (legge e parla simultaneamente) Al mattino, il mio strascica le ciabatte, coi lembi della vestaglia che sventolano sulle sue gambe pelose!

Feli                                - (ride gaia come una fanciulla) Ormai egli si arrampica sugli alberi con me. Nel bosco della Croce Fulminata, nelle macchie di ciliegi selvatici, giochiamo a chi resterà il nocciolo. (Sì interrompe, molto turbata, e abbassa la testa).

Leona                            - (china verso di lei, leggendo, insinuante) E' vero, rispondi; « Il piacere dell'amore...».

Feli                                - (sviata, protesta dolcemente) No...

Leona                            - « Il piacere dell'amore ti rischiarò a lungo coi suoi raggi obliqui. Poi, a poco a poco, il tuo viso meravigliato si spense. Ma i tuoi dolci occhi, come un orizzonte fra le tue palpebre quasi chiuse, eternizzava la malinconia d'un delicato cre­puscolo». (Alza la testa) Sì? (Feli non risponde. Leona ha un riso breve, secco) In un libro! (Adesso legge per sé e domanda, con negligenza) L'hai ve­duto mangiare?

Feli                                - (stupitissima, la guarda) Cosa?

Leona                            - L'hai sentito mangiare?

Feli                                - Sì?...

Leona                            - E questo! (Legge) «Ieri ti ho seguita per la strada, per la voluttà segreta di guardarti camminare ».

Feli                                - (ancora una volta supplichevole) Te ne prego... (Alice entra da destra per uscire dal fondo. E' fermata da Leona che le si pianta davanti e legge ad alta voce).

Leona                            - « Venere marina, dell'onda senza schiu­ma il tuo corpo ha conservato la lentezza potente, la elasticità distesa». (Alice esce).

Feli                                - (in piedi, spaventata, esclama) Oh!...

Leona                            - « Io mi sento libero come un nuotato­re quand'esso mi porta sulle sue onde ». Oh!... (Ride senza misura) Venere marina! Confessa che la espressione è singolare! Lui, lui? In un libro! L'hai sentito bere? (Torna a Feli premurosa, tenera) Oh! Ragazza, tu sei pallida e tutta tremante. Tie­ni, riprenditi il tuo tesoro. (Feli ha ripreso le let­tere che fa scivolare di nuovo nel corsetto, Leona le è vicinissima, molto dolce) Perdonami, io sono triste e malata. (Lo ha detto sinceramente. Sospi­ra. Poi) L'hai visto bere, mangiare? L'hai visto curarsi ì denti, le dieci unghie, le venti!... L'hai visto sbadigliare, dormire? (Si ferma. Una pausa) Ebbene? Dì?

Feli                                - (ancora sconvolta, candida) Ebbene?

Leona                            - Niente. (Allarga ancora la sua dolcez­za) Gli sei sempre stata fedele?

Feli                                - (molto sinceramente) Non capisco.

Leona                            - Il tuo giovane corpo, questo corpo che Tuoi concedersi agli sguardi, nostro malgrado -dicevi tu - non lo ha mai tradito?

Feli                                - (senza capire di più) Chi?

Leona                            - Lui, ti ingannava, tuttavia... Ricono­scilo, per il piacere, egli era un caro egoista!... Con me, mia cara, con me... E' abbastanza naturale. E tu, mai, mai, non una volta?

Feli                                - (con un bel riso di fiducia) Ah! Né lui, né io, lo giuro!

Leona                            - (retrocede, impallidisce. Guarda fissamen­te Feli) Feli, parliamo del medesimo uomo?

Feli                                - Del medesimo?

Leona                            - (col suo riso crudele) Ah! Lo sapremo! Io ho lassù un suo ritratto.

Feli                                - (in piedi anche lei) Ah?

Leona                            - Te ne farò dono, se ti piace.

Feli                                - (folle di speranza) Sì?

Leona                            - Egli vi figura dritto, sottile, attillato....

Feli                                - Sì...

Leona                            - ...il sorriso a ventaglio...

Feli                                - (va verso di lei) Sì! Sì!

Leona                            - ...l'occhio pieno d'un ardore promet­tente. Questo ritratto, io te lo regalo.

Feli                                - (ebbra di gioia) Grazie! Ah! Come sarà contento! Vado a dirglielo, subito. (S'è slanciata, verso la porta di sinistra, ma sulla soglia è come colpita in pieno petto, respinta. Si volta, gli occhi disperati, livida, e grida con voce acuta) E' morto! (Poi cade in ginocchio, annientata, e piange) Ave­vo dimenticato... dimenticato... (In questo momen­to Ida compare dietro la finestra e si annuncia).

Ida                                - Buongiorno. (Contemporaneamente Alice entra dal fondo. E' arrivata troppo tardi, certo).

Alice                             - (mentre Ida fa il tragitto dalla finestra alla porta) Come ha corso!

Ida                                - (entra, ancora animata dalla corsa. Le re­pliche si scambiano rapide) Sia, io non ti pic­chiere più con la mano.

Leona                            - (accetta subito la sfida) Perché?

Ida                                - Ho il mezzo di picchiare più forte!... Una volta la settimana, come promesso, tu, avrai mie notizie... (Ride)... Loro notizie!

Leona                            - (accennando una sedia) Siedi dunque.

Ida                                - (insultante) Io mi trovo bene sui miei piedi!

Leona                            - Meglio, dicono.

Ida                                - (toccata sul vivo, faziosa) Dicono! Dico­no! Sai cosa diranno di te se io spiffero il mio se­greto nel villaggio? Ah! Tu sentirai ridere nella tua scia! E io lo mollerò il mio segreto - te ne avverto! - se tu continui a lavorare Thierry coi tuoi occhi a ombelico! Scegli! (Ride crudelmente) Ah! Ah! Ti ha presa in giro, quel biondo, il tuo brav'uomo di pan pepato! L'ho imparato poco fa: la donna ch'è venuta dalla città, non è una pa­rente di Dom: è la sua ganza!

Leona                            - (con una gioia ardente) Ripeti!

Ida                                - E' la sua ganza. E una! (Feli sente? E' sempre in ginocchio davanti alla porta. Ida la vede? No, senza dubbio).

Leona                            - (ad Alice) Staccherai il ritratto gran­de, quello in cui io mi pavoneggio al braccio di Dom, in abito da sposa. L'ho offerto a Feli.

Ida                                - E due! L'anno scorso fu steso dal guarda­boschi processo verbale contro la coppia per ol­traggio al pudore: la guardia è mio cugino e mi ha raccontato l'avventura! La cosa non ha avuto seguito, avendo Dom comperato il silenzio della guardia. Aspetta, bella mia! «H diciassette giu­gno, alle quattro del pomeriggio, l'uomo e la donna entrarono di premura nel bosco della Croce Ful­minata, all'altezza della Porta Verde. Io fui sor­presa di vederli imboccare la strada dei Carpini col passo di chi si reca ad un appuntamento ur­gente, dato che codesta strada non conduce da nessuna parte a sette leghe di là». Sono le parole del guardaboschi. Egli credette a tutta prima che sbagliassero e aveva l'intenzione d'informarli, quando li vide arrestarsi inopinatamente all'ombra e baciarsi così a lungo da perdere in questa occu­pazione « più tempo di quello guadagnato a cam­minare in fretta ». Dopo di che essi ripartirono rapidamente come per l'innanzi per arrestarsi an­cora e baciarsi ancora più a lungo. Ripetendosi la manovra e il quarto bacio in piedi avendo avuto, orologio alla mano, una durata di due minuti e trentasei secondi, il guardaboschi si augurò « che i su citati avessero in qualche posto appuntamento con sé stessi » e prese a sorvegliarli. Non si era in­gannato. Nel luogo denominato lo Stagno dei Pioppi egli vide coi suoi occhi...

Bellemasse                    - (appare alla finestra) Ah!... Ma­gnifico!... (Entra tosto, seguito immediatamente da Thierry, dal Borgomastro e da Odilon).

Il Borgomastro              - Sublime!... Guardate, ne pian­go d'ammirazione! (Sono riuniti in fondo. Le don­ne stanno loro di fronte, eccetto Feli, sempre ac­casciata).

Bellemasse                    - Ogni cosa è in ordine!

Il Borgomastro              - I gruppi Domisti hanno por­tato il nostro grande uomo al campo di riposo.

Bellemasse                    - Dite al campo d'onore!

Il Borgomastro              - Al campo d'onore! Là, il loro presidente ha proceduto all'appello nel silenzio: «Amedeo Giacomo Luigi Dom! ».

Thierry                          - Ed una voce immensa ha risposto: « Presente!  ». (Leona barcolla. Alice le corre vicino e la sostiene).

Leona                            - Cosa?

Bellemasse                    - lì presidente ha fatto l'appello solenne e tutti gli uomini, schierati in quadrato, hanno risposto insieme, a gran voce...

Il Borgomastro              - (chiama) Amedeo Giacomo Luigi Dom!

Gli altri                          - (tutti insieme) Presente!

Il Borgomastro              - (esaltato) Amedeo Giacomo Luigi Dom!

Gli altri                          - Presente!

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

Il medesimo ambiente, un altro giorno.

 (Sola, con uno straccio in mano, Alice procede alla pulizia della stanza. Ha spolverato la tavola, le sedie. Eccola alla finestra del fondo. Vede la pro­pria immagine riflessa nel vetro, si avvicina, l'esa­mina attentamente: l'occhio prima, alla maniera di uno che avesse un bruscolo sotto la palpebra; poi la fronte che corruga e spiana e stropiccia con la punta del dito; i denti, infine, largamente sco­perti. Maneggiando le ciocche dei suoi capelli, tenta una nuova pettinatura. Non le piace? Si fa una smorfia, che tiene fissa a lungo, poi un'altra, altret­tanto brutta. Dopo di che attraversa la stanza, zoppicando con esagerazione, il deretano e il petto spinti in fuori al massimo. E' tutto. Riprende le sue faccende, senza fretta, distrattamente. Feli entra dal fondo. Solleva subito il velo nero e mostra un viso stupito).

Feli                                - (felice) Buongiorno, Alice!... Buongiorno.

Alice                             - La padrona non è con voi?

Feli                                - Uscendo dal notaio, è andata a parlare col borgomastro. La precedo. Alice, guardatemi! Non mi vedrete mai più piangere.

Alice                             - (senza inflessione) Non avete più la­crime?

Feli                                - Non so. Forse. Se me ne rimangono, esse non saranno versate.

Alice                             - (sempre flemmatica) Ne avete date molte, in una volta sola.

Feli                                - Troppo, troppo a lungo!

Alice                             - (numerando sulle dita, constata sempli­cemente) E' la mattina del quarto giorno.

Feli                                - (con rimpianto, ma lieve) Il quarto. Di già, sì! (Poi subito sorridente) Oggi il cielo lassù è più leggero d'una piuma, e il mio cuore è guari­to!... Sono talmente felice che vorrei abbracciarvi.

Alice                             - Da portare a chi?

Feli                                - (sorpresa) Portare?

Alice                             - (lenta) Il bacio. Quando due persone sono separate da una finestra e si danno un bacio attraverso il vetro, io sono sempre il vetro.

Feli                                - (ride) Ah! No, grazie, mia cara ragazza. (Ride con slancio) Questi li porto io in persona!... Felice! Felice! Ah! voi non potreste capire... Ado­rabile giornata: i fiori brillano come al declinare del dì, l'ombra ha balenio sotto gli alberi, ed io ho visto gli sciami delle formiche volanti portare in­torno nella valle le loro aureole dorate!... Questo paesaggio io lo chiuderò tutt'intero nella mia ani­ma, come in una boccia di cristallo!... (Va verso la porta di sinistra) Vado! Voglio correre attra­verso i campi ed i boschi, calpestare i fiori imbal­samati! Parto, parto, parto subito!... Adesso!... (Sul­la soglia, si volta verso Alice che la guarda senza espressione, chiusa in sé) Sapete perché sono tor­nata?... Per farmi bella! Mi dipingerò gli occhi e la bocca; nessuno lo vedrà sotto il velo. Voglio es­sere bella per lui. (Ride d'un riso di gioia, rotondo e leggero) Alice, sceglierete tra i miei vestiti quello che vi andrà meglio. (Esce da sinistra).

Alice                             - (dopo una lunga pausa, immobile, guar­dando la porta) E tutti vogliono farmi dei re­gali. E' il mio destino. (Improvvisamente lancia un gridolino, con un movimento rapido alza la sottana e cattura con le dita una pulce che la mordeva a mezza coscia. Rotola l'insetto tra il pollice e l'in­dice, lo schiaccia con un'unghia sull'altra e si asciuga la mano nel grembiule con una smorfia dì disgusto. Dopo di che si rimette al lavoro, tran­quilla, riposante. Ma a poco a poco i suoi gesti si allentano, si fermano. Alice sogna. E d'improvviso, con la testa all'indietro e la bocca aperta, fa un rumore di gargarismo. La porta del fondo si apre, ecco Leona. Nervosamente essa rialza il velo. Alice l'ha raggiunta col suo passetto scivolante).

Leona                            - (o bassa voce, come affannata) Dov'è?

Alice                             - (col gesto) Là.

Leona                            - Cos'ha detto?

Alice                             - (giocherellando col velo di Leona) De­siderava d'abbracciarmi, tanto era contenta.

Leona                            - (allontanandosi) C'è di che ...

Alice                             - (seguendo lentamente gli spostamenti ner­vosi di Leona) Eredita?

Leona                            - Sì!

Alice                             - (ripete lentamente) Eredita. Ah! Mi hai detto: « Vado a farmi bella, a dipingermi la bocca e gli occhi». (Leona si ferma, interdetta) «E poi, filo di corsa! ».

Leona                            - (inquieta) Dove?

Alice                             - «A rotolarmi nel fieno».

Leona                            - (al colmo della sorpresa) Ha bevuto? Oppure tu?

Alice                             - Io, no; quanto a lei, tu devi saperlo. (E' vicinissima a Leona) Hai corso?

Leona                            - No. (Con un gesto e voltandosi le or­dina di toglierle il cappello ed il velo. Alice obbe­disce) Il mio cuore attaccato da ogni parte salta e batte a caso!... Odilon non è venuto?

Alice                             - Glielo hai proibito.

Leona                            - (coti un lamento sordo, febbrile) Ah! perché non disobbedisce? Vorrei posare la mia mano sulla sua bocca, affondare i miei occhi nel suo sguardo!...

Alice                             - (compiangendola) Non hai dormito!...

Leona                            - (improvvisamente decisa) Odilon è na­scosto nelle vicinanze della casa, non so dove. Sali in camera mia, agita un fazzoletto alla finestra, ed egli verrà; è il nostro segnale. (La porta di sinistra si apre ed ecco Feli, col viso truccato, incipriato, ma radioso soprattutto di felicità. Alice si ferma portando sul pugno chiuso il cappellino e il lungo velo di Leona) Alice, va'! (Alice esce).

Feli                                - (con grazia) Quando ero truccata così, egli diceva: « Hai tracciato i tre segni della scrit­tura misteriosa ». (Riso lieve) Abbasserò il mio velo.

Leona                            - (fortemente impressionata) Dove vai?

Feli                                - A vedere i colori, a respirare i profumi, ad ascoltare i grilli. Oggi la mia anima ingrandita può contenere un mondo e trattenerlo prigioniero! (Abbassa un poco la voce) Ci sono altri fiumi, altre fronde, altri uccelli: non ce n'è di più vivi!... Que­sta mattina ha la perfezione trasparente dei ri­cordi d'infanzia o d'amore! (Si avvicina a Leona sino a toccarla. Leona retrocede a più riprese, in­sensibilmente. Feli parla a voce ancora più bassa, confidenziale, in preda ad un'emozione deliziosa) Io sento così forte la sua presenza in me, che mi sembra che per mezzo dei miei cinque sensi aperti sul paesaggio, come un'immensa mano invisibile, egli prenda la sua parte del mondo. (Poi sì tira in disparte e ride d'un riso pieno di tenerezza) M'in­ganno? Che importa?... Stanotte io gli porterò in offerta quest'ultimo bel giorno della terra.

Leona                            - (sussulta) Gli porterai, dove?

Feli                                - (sognante) Lo ignoro!... Il suo richiamo mi guiderà.

Leona                            - (ha paura di capire) Nel tuo sonno?... In sogno?... (Feli sorride e fa «.no» con la testa. Leona è terribilmente angosciata) Tu vuoi... (Feli si pone il dito sulle labbra in segno di silenzio e fa « sì » coti la testa. Leona termina accanto a lei la frase, fissandola) ... ucciderti? Tu vuoi ucciderti?

Feli                                - (in fretta, allegramente, familiarmente) Tu non avrai alcuna noia. Prenderò una camera all'albergo. Lascerò a quella gente tanto denaro da compensarla del disturbo.

Leona                            - (improvvisamente ride del suo riso cru­dele) Ah! tu dunque credi che ci si ricongiunga!...

Feli                                - Se ci si ama!... Non c'è separazione che nella morte dell'amore.

Leona                            - Chi te lo assicura, pazza!

Feli                                - (adorabile, come se la cosa fosse evidente) E come lo saprei, io?

Leona                            - (si lascia trasportare dalla più terribile violenza. Sì dirige verso Feli, spaventata, gridando)Io te lo strapperò prima, io te lo strapperò dal cuore... (ma riesce a dominarsi. Adesso è soltanto fremente) ... questo crudele desiderio di colpire la giovinezza in pieno volo!... (E' già padrona della propria forza, mentre Feli si rassicura) Tu promettevi alla tua adorazione una vita interminabile

Feli                                - (che evidentemente equivoca, commossa) Grazie, amica mia. Ma tu avevi ragione: vecchia e brutta, io non perseguiterò questo amore giovanile con i miei rimpianti ridicoli!

Leona                            - (la sua collera contenuta da lacrime) Tu m'abbandoni...

Feli                                - (etereamente) Chi t'impedisce...

Leona                            - (l'interrompe) Feli, ascolta: l'idea di Dom ha conquistato l'intera provincia, si può dire che tutti gli sguardi sono rivolti a questa casa: pensa allo scandalo!

Feli                                - (grave) Perdonami: ho giurato. (Sospira, poi sorride di nuovo. Va verso la porta in fondo, l'apre, s'arresta sulla soglia).

Leona                            - (supplicando) Feli...

Feli                                - (inebriata dalla luce) Che luce! Come l'acqua d'un vivaio, l'aria è attraversata da brividi sottili. Arrivederci!... (Saluta con la mano. Poi, al momento d'allontanarsi, ride con la gaiezza leggera di un'innamorata attesa) Il mio penultimo appun­tamento! (Sparisce).

Leona                            - (corre subito alla porta di destra, l'apre, si ferma sulla soglia) Tu ascoltavi alla porta! (Indietreggia d'un passo).

Alice                             - (si presenta, vergognosa, si scusa) E' vero, tu non me l'avevi ordinato.

Leona                            - (minacciosa) Ah! non essere insolente a tua volta!  (Poi, amara) Senza dubbio, non mi giu­dichi provata abbastanza!

Alice                             - (subito accanto a lei, supplichevole) Oh! sì, non sgridarmi

Leona                            - (va e viene, rapida, lo sguardo lontano, meditabondo. La sua voce rivela una profonda de­solazione) Dunque hai inteso!... Ma lui, luì, co­me ha meritato un entusiasmo simile?

Alice                             - (tranquillamente) Varcata la soglia di casa, tutti i mariti diventano amabili.

Leona                            - (tormentata) Dodici ore!... Essa non mi lascia che dodici ore per riprenderle il mio.

Alice                             - Essa eredita, intanto?

Leona                            - (il suo riso schiocca) Ah! no, no, non ancora! Aspetta che i miei uomini siano venuti! Né Thierry, né Biagio, né il borgomastro lo permet­teranno!... No. Quando lei apprenderà che non ere­dita più, rinuncerà a morire.

Alice                             - (rassegnata) Questo è il mondo alla ro­vescia.

Leona                            - Hai agitato il fazzoletto, lassù?

Alice                             - No...

Leona                            - (furiosa, andandole addosso) Perché?

Alice                             - (tranquillamente) Una delle tue cami­cie!

Leona                            - (fuori di sè, l'afferra per capelli e la scuo­te) Io t'impedirò di pungere, bestia velenosa!

Alice                             - (sì riaggiusta con la mano, con la massima calma) Ho pensato che sarebbe venuto più pre­sto. (La porta in fondo si apre. Odilon appare) Ve­di?... (Leona si precipita verso di lui, per una lunga stretta, per un lungo bacio. Alice attraversa la stan­za) Credo che sia meglio chiudere la finestra.

Leona                            - (dolcissima) E la porta, la porta, dietro di te. (Trascina Odilon verso destra per abbracciarlo ancora. Alice esce. Dopo il lungo bacio) Un giorno, in un bacio simile, ci scambieremo. Riaprirò gli oc­chi, tu sarai me ed io sarò te. (Durante questa scena, si vede fuori Alice che volta le spalle alla finestra) Sono vile, non è vero? Ti ho chiamato prima dell'ora!

Odilon                           - Sarei rimasto nel boschetto sino a quell'ora, senza bere né mangiare, spiando il tuo segnale. La febbre mi brucia

Leona                            - (stretta a lui) Sì, bisognerebbe partire, questa sera, tra due ore, subito!

Odilon                           - (pieno di baldanza) Ho veduto Feli uscire dalla casa, una mano nell'altra, e nera come un camino. Ha camminato lentamente verso di me. Appena è stata sotto il folto degli alberi, creden­dosi sola, ha rialzato il velo: rideva! Rideva con tutto il suo viso truccato!... E' dipinta come una immagine da bambini, lo giuro! Ha corso, ha danzato, le braccia aperte, nel suo lutto di bambola, lo giuro!... Leona, Leona, partiamo. Essa non l'ama più! Possiamo partire!... Hai freddo?

Leona                            - (stretta a lui, con voce sorda) Ho paura.

Odilon                           - Di chi, di che cosa?

Leona                            - Non so... Meno di lei che degli altri! (Improvvisamente esaltata, tendendogli i polsi) Portami via!... Prendimi per i polsi, non lasciarmi più, tira, trascinami, non domani, non questa sera, subito!

Odilon                           - (fa per afferrarla ai polsi) Si... (Ma Leona balza indietro e ride amaramente).

Leona                            - Ah! io urlerei, il mio piede si abbarbi­cherebbe ad ogni ciottolo! Sobillerei la gente con­tro di te!... Io non voglio e tu non vuoi! (Gli è di nuovo accanto, appassionata) Amami, di', amami con i miei difetti. Io non conosco i tuoi! Porse dor­mi e mangi con la bocca aperta? Porse ti gratti come una scimmia, non m'importa! Baciami! (Un bacio rapido, poi più leggermente) Mangeremo delle ciliege bocca a bocca, faremo a chi rimane il noc­ciolo... (Sussulta ancora, staccata da lui) Essi an­nodano attorno a me, una ad una, le maglie di un'ampia rete.

Odilon                           - (inquieto, come se dubitasse della sua ragione) Chi, mia piccola Leona?

Leona                            - Tutti! Tutti!... (Sospira e spiega, più posatamente) La notaressa non ignora nulla della mia vita! Ha sentito parlare di me tanto quanto io di lei! (Ride) Si è esposta abbastanza, anche lei. La descrivono fino nell'intimità della persona!... (Odilon volta la testa) Te!... (Riprende) Ebbene, essa è venuta da me questa mattina, impastata di rispetto, e mi ha sospirato: «E' un grand'uomo il vostro »!

Odilon                           - Dom?

Leona                            - Dom! «E' un grand'uomo, siatene fie­ra! Avete molta fortuna! ». Una maglia della rete. In municipio, ì funzionari, schierati sui due lati dello scalone, si sono inchinati tutti insieme al mio pas­saggio, come se fossi la moglie del governatore! Una maglia! Per la strada la gente si ferma prima e dopo avermi salutata! Una maglia! Una maglia! (Si avvicina a Odilon, tornata alla gioia, all'energia) Ebbene, sia, io farò la signora Dom, io, io sola, e nessun'altra!... E' come un nuovo matrimonio! (Ri­suona il suo riso crudele) Ah! Ah! Noi lo inganne­remo insieme il giorno delle nozze!... (Si stringe a lui) I nostri corpi in movimento si obbediranno così bene che una goccia di mercurio fra noi non passe­rebbe!...

Odilon                           - (fremente) Taci!... Taci, per pietà!

Leona                            - (allontanandosi) Ma bisogna impedire a Feli di andare a letto con lui questa sera!

Odilon                           - (sbalordito) Feli?... Dove? Con chi?

Leona                            - Con Domi... Nel suo letto!...

Odilon                           - Tu sei pazza!

Leona                            - (minacciosa) Aspetta che ì miei uomini ci siano!... Essi mi aiuteranno a riprenderglielo.

Odilon                           - (cupo, impetuoso) Ah!... Avrei dovuto ucciderlo con le mie mani. Egli sarebbe ben morto adesso!

Leona                            - (abbassando un poco la voce) Io dovrei essere soddisfatta, non è vero?... Ed ho un po' paura nelle loro maglie!... Perché? Credi dunque che non si possa sfuggire all'ammirazione, al rispetto? (Ma si riprende e trionfa) Ah! sì! Sì! Più la rete sarà tesa, più lo strappo sarà vasto! (Gli si avvicina te­nera, quasi allegra) Io so come!... Andremo nel bo­sco della Croce Fulminata. Allo scopo di attirare ì sospetti del guardaboschi, prenderemo un sen­tiero che non conduce in nessun posto!... Ci ferme­remo frequentemente per un bacio senza fine. Il guardaboschi allora ci seguirà nelle vicinanze dello Stagno dei Pioppi, noi ci lasceremo sorprendere... (Si volta. Ride? Piange?) Che scandalo! Ed io scap­po!... E' finito... Dove mi porti?

Odilon                           - In città.

Leona                            - (esaltandosi) Sì, in città!... Là i casa-; menti alti nascondono il sole e c'è tanta luce, la sera, j che non si vede mai la propria ombra!... Si può dimenticare se stessi, vivere! (Improvvisamente leggera, gaia) Mi seguirai per la strada?

Odilon                           - (divertito) Perché?

Leona                            - Sì; sì; mi seguirai per il piacere di ve­dermi camminare!

Odilon                           - (ride) Che puerilità! Vieni, andiamo!

Leona                            - (stupita) Quando?

Odilon                           - (vicino a lei, persuasivo) Adesso! La parte che essi ti hanno assegnata basta alla tua vendetta.

Leona                            - (duro) Io lo voglio tutto, completamente!

Odilon                           - Feli non te ne contrasta più un bri­ciolo, te rassicuro. (Leona ride amaramente. Anche lui ride, come un maschio) L'ho veduta nel bosco: riporterà nei suoi veli odore di resina e di pellic­cia!... Vieni!

Leona                            - Tutto, completamente!

Odilon                           - (furioso) Scegli una buona volta! o lui o me; altrimenti io crederò che tu non ami né l'uno né l'altro.

Leona                            - (ride forte) Ah! Ah! Tu non parlavi così quattro giorni fa: « Non essere infelice », di­cevi: «Tu l'ami. - No! - Tu l'ami e tu l'ami!». (A questo punto Alice eseguisce con la punta delle dita sui vetri un rullio di tamburo, netto, imperio­so. Tosto Leona si avvicina a Odilon, dolce, insi­nuante) Giungono i miei alleati!... Va', caro, va' nel­la mia camera; ti avvertirò appena potrai uscire senza pericolo.

Odilon                           - (cupo) Non mi muoverò più!

Leona                            - (più tenera) Non sperare nulla ancora!... Ma aspetta... (Nuovo segnale sui vetri. Leona lo trascina, apre la porta a destra dietro la quale si ripara abbracciata a luì, sospesa al suo collo) Sa­remo uniti come i fratelli siamesi!...

Odilon                           - (turbato) Leona...

Leona                            - (con un riso dolce) ... Così a lungo che i ragni ci avvilupperanno con la loro tela! E non ci sarà tra i nostri corpi lo spessore d'uno solo del loro fili di cui noi non conserveremo il segno!... (Ride di nuovo. Terzo segnale sui vetri. Odilon scom­pare. Leona chiude la porta e vi rimane addossata. Subito Alice entra dal fondo e lascia passare il Bor­gomastro, sempre irrequieto e candido, Bellemasse e Thierry, un po' sostenuto).

Thierry                          - (solenne) Amedeo Giacomo Luigi Dom!

Tutti insieme                 - (ad alta voce) Presente!

Leona                            - Grazie d'essere venuti così sollecitamen­te... Sedete.

Bellemasse                    - Grazie. In piedi, sino all'ora della vittoria!... Noi siamo i soldati dell'idea!

Leona                            - Vi ricordate, vero, che il giorno fatale...

Tutti                              - (mormorano) Sì.

Leona                            - ...una giovane donna s'è presentata qui...

Tutti                              - Sì.

Thierry                          - Essa non è la parente di Dom.

Leona                            - (stupita) Ah! lo sapete?

Bellemasse                    - (altrettanto stupito) Anche voi? (Leona abbassa la testa) Tanto meglio!

Il Borgomastro              - (roteando gli occhi, a bassa voce) La sua amante!... essa è la sua amante...

Bellemasse                    - Oh! potete gridarlo a squarcia­gola, non sarà una novità per alcuno!

Leona                            - (colpita) Ah!

Il Borgomastro              - (scuotendo la testa, desolato) La gente dei sobborghi di Joury ha fatto questa bella scoperta!

Thierry                          - (al Borgomastro, brutale) Non don­dolare la testa come un fantoccio cinese!... Donde attingi tu il diritto di giudicare? Dom è Dom!

Bellemasse                    - Non ancora!... ed ecco il pericolo!... (A Leona) Un gruppo dei sobborghi, partito come noi alla ricerca dell'idea, ha raccolto in città prima degli indizi, poi delle testimonianze nuove, dei do­cumenti mediti.

Il Borgomastro              - (a Leona, sottovoce) Lei si chiama Felicia degli Echettes!

Bellemasse                    - Là le abitudini del Maestro, i suoi modi, i suoi gusti perfino, sono apparsi di­versi.

Il Borgomastro              - (sempre compassionevole) Lui, la chiamava: Feli...

Bellemasse                    - Di guisa che la dottrina del co­mitato di Joury si oppone diametralmente alla no­stra, senza per questo essere meno Domista...

Il Borgomastro              - (indicando il globo di vetro) Olà!... Noi abbiamo il globo!

Thierry                          - Purché non se ne trovi un altro!

Bellemasse                    - Questa stessa causa d'orientazio­ne contraria conquista via via tutti i villaggi pros­simi alla città.

Thierry                          - Già i suoi accoliti sono riuniti in se­zioni, a Meuliers, a BIiquesur-1'Aste...

Bellemasse                    - A Carnave, agli Estouves...

Il Borgomastro              - A Saint-Chopin.

Bellemasse                    - Sta a noi scegliere: abbandonare il comando o prendere senza indugio le nostre mi­sure. In primo luogo, raccogliendo le nostre forze, noi abbiamo su di loro il vantaggio del tempo e del numero. Thierry ed io ci siamo riconciliati... Non è vero?

Thierry                          - (deciso) Sì!

Bellemasse                    - (esitante) ... a prezzo di un im­menso sacrificio comune... Sì, un sacrificio dolo­roso... (Vivamente) Rassicuratevi, l'idea è intatta: essa non è stata mercanteggiata! Un sacrificio di ordine sentimentale...

Il Borgomastro              - Sentimentale?

Bellemasse                    - (declamatorio) Sì. Voi lo sapete, signora, lui ed io eravamo nei vostri riguardi ani­mati da una tenerezza e da una speranza ambi­ziose. Entrambi aspiravamo ad occupare nella vo­stra vita un posto dove ormai non deve innalzarsi che la statua del grand'uomo. (Il Borgomastro ap­prova. Bellemasse ha uno slancio) Ah! Io vi amavo, Leona!

Leona                            - Una maglia!

Thierry                          - (brutale) Basta!...

Il Borgomastro              - (inquieto) Chiudete le porte!

Bellemasse                    - (non sente nulla) Ah!... egli vi amava altrettanto!...

Thierry :                        - Basta! ti dico.

Bellemasse                    - Penetrati d'un rispetto quasi sa­cro, noi rinunciamo a voi, signora.

Leona                            - (ride beffarda) Un sacrificio comune, dite? Voi non potevate, tuttavia, sposarmi entrambi.

Thierry                          - Voi non avevate scoraggiato né me né lui.

Leona                            - Sono stata dunque l'oggetto del vostro accomodamento? Sia. E adesso, meglio informati, giudicate, senza dubbio, che una sposa tradita ha perduto molte delle sue attrattive.

Bellemasse                    - (ingenuamente) In fede mia, non ci avevo pensato. (Poi) Io difenderò l'idea.

Thierry                          - (cupo) E poi, certe confidenze scam­bievoli...

Leona                            - (l'interrompe con violenza) Avete men­tito tutti e due! (Ad Alice, seduta nell'alta cami­niera) Alice, li senti?... (Il suo riso squilla) Quando gli uomini sono insieme, si ubriacano di vanterie. Immaginaria o reale, occorre loro, sulla tavola, tra i bicchieri, un'amante da pelare! (Volge loro le spalle e, pallida, eretta, afferma con convinzione) Io non ingannavo mio marito.

Alice                             - Grazie a Dio!... Lei non avrebbe voluto essere la moglie d'un becco!

Il Borgomastro              - (premuroso attorno a Leona) No, signora, no, cara signora; voi vivrete qui, cir­condata dalla devozione popolare, guardiana fedele della sua casa!... (Come se fosse evidente) Del resto, non s'inganna il signor Dom!

Leona                            - (per sé) Una maglia!

Thierry                          - Al fatto! al fatto) (A Leona) Primo successo, i partigiani della città hanno adottato le nostre insegne. Io non potevo, senza scontentare le mie truppe, rinnegare la loro insegna originaria, la Clessidra.

Bellemasse                    - Neppure io, il Camaleonte.

Thierry                          - (a Leona) Per consacrare l'alleanza, dovremmo unire i nostri simboli? L'uno comple­terebbe l'altro?...

Bellemasse                    - Mi mancava quello della durata...

Thierry                          - Ed a me quello del cambiamento...

Il Borgomastro              - Signora, voi avete la parola. (Leona non risponde. Egli conclude) Accordata!

Bellemasse                    - (entusiasta) Simili armi parlanti non valgono un lungo programma? S'impongono da sé!... Dopo ciò, sarà meno difficile riconciliare Dom e Dom... (Fa per uscire).

Leona                            - Un momento, vi prego! (Pausa) Non vi ho ancora detto nulla. Sono andata stamane dal notaio per l'apertura del testamento.

Tutti                              - (sbalorditi) . Un testamento? Un testa­mento? C'è un testamento? (Leona conferma con un cenno della testa) Spirituale? Un testamento spirituale? (Sono inquietissimi).

Bellemasse                    - (tremante) C'è un testamento spirituale?

Leona                            - No.

Bellemasse                    - (rassicurato, soddisfatto) Ah! Be­ne! grazie!... Insomma, egli si rimette a noi per la cura di... Come il paleontologo...

Thierry                          - Eccetera, eccetera...

Bellemasse                    - Sì!

Leona                            - (di colpo) La creatura eredita!

Thierry                          - Chi?

Leona                            - Felicia! Felicia!

Il Borgomastro              - (spiega agli altri) Felicia degli Echettes. (Poi) Ah? (Una pausa).

Leona                            - Dom le lascia in eredità un posto nella sua tomba!

Tutti                              - (stupefatti) Cosa?!

Leona                            - Dom le lascia un posto nella sua tomba. (Alice scoppia in una risata irrefrenabile. Leona furiosa scatta) Ah, tu non deporre il tuo uovo qui! (Alice ride silenziosamente, sussultando, col viso celato tra le mani. Leona riprende) « Io desidero che Felicia Margherita Elisabetta... ci sono altri prenomi! Felicia degli Echettes riposi per sem­pre al mio fianco e, a questo scopo, le lego, dono ed attribuisco un posto nella mia tomba, sita nel ci­mitero di Bledu e di proprietà perpetua». Salto i perché ed il commento.

Alice                             - (riprende a ridere a crepapelle tra la co­sternazione generale. Si alza e si dirige verso la porta in fondo, poi squadrando tutti) Uh! uh! Che re­galo!... (Ride fino alle lacrime. Esce dal fondo. Pri­ma di chiudere, aggiunge) Che invito! Uh! Uh! (E' sparita).

Il Borgomastro              - Bisogna vedere se accetta l'e­redità.

Leona                            - E' fatto: con una lettera al notaio! A-desso tocca a voi agire.

Bellemasse                    - Come?

Leona                            - Permetterete che il sacrilegio si compia? Per parte mia, oppugno il testamento.

Il Borgomastro              - Causa perduta, cara signora. Abbiamo dei precedenti! Paragonabile alla dona­zione tra vivi e di carattere perfettamente disinte­ressato, il lascito è intaccabile.

Leona                            - Allora lei entrerà al cimitero?

Il Borgomastro              - Ahimè!

Leona                            - Malgrado il vostro decreto? Scalando il muro e mostrando la biancheria ai passanti?

Il Borgomastro              - (sgranando gli occhi) La bian­cheria?

Bellemasse                    - (ride) E' un modo di dire, ma mol­to giusto. Brava!

Thierry----------------- - (severo) La gente non ha tanta im­maginazione.

Leona                            - Non ne occorre molta per comprendere che è tollerare l'adulterio nel domicilio coniugale.

Il Borgomastro              - Il reato non sarebbe flagrante. Non ci possiamo nulla.

Leona                            - E il pericolo d'uno scandalo?

Bellemasse                    - (esaltato) No, non è uno scandalo, un esempio! Il testamento è proprio spirituale! Ec­co la prova da Felicia a

Leona                            - (ride forte), come se dicessi da A più B, che si potrà ben presto con­ciliare ciò che sembra in questo momento inconci­liabile. (Rientra Alice, che va lentamente a ripren­dere il suo posto).

Leona                            - (si china improvvisamente verso gli altri, abbassa la voce) Voi dunque mi abbandonate. Ebbene, rallegratevi: tra due giorni colei andrà ad occupare il posto che la vostra vigliaccheria le con­cede!...

Il Borgomastro              - (spaventato come gli altri) Cosa dite?

Leona                            - (poiché tutti lo interrogano con lo sguar­do) Vuole uccidersi questa notte! (Breve pausa).

Bellemasse                    - (ride improvvisamente, con dolcezza, molto commosso) Oh! La buona, la brava ra­gazza! Già questa notte. Oh! Essa ha dunque ben meritata quest'ultima ospitalità!...

Il Borgomastro              - (benché le porte siano chiuse) Chiudete le porte!... (A voce molto bassa, spaven­tato) Forse è meglio così, per voi, per noi, e per l'idea. Ssst! Ssst! Comprendetemi: una sola signora Dom altamente riconosciuta, ammirata, amata, consolata dall'intera comunità!

Leona                            - (pallida, eretta, con voce rauca) Una maglia! Ancora una!...

Il Borgomastro              - (a voce più alta, sorridendo per rinfrancarsi, per scusarsi) Ma, in verità, io non temo per lei, malgrado le parole!... Essa è giovane, essa aspetterà!... (E improvvisamente inchinando­si) Addio, signora, io volo ai nostri gruppi.

Bellemasse                    - (fieramente) Anch'io.

Thierry                          - Questa giornata vedrà profondi cam­biamenti. I delegati vi porteranno delle informa­zioni.

Tutti                              - (s'inchinano e si allontanano. Al momento d'uscire si voltano) Viva Dom! (Escono. Leona resta al suo posto, col volto ed il corpo assoluta­mente immobili, senza alcuna espressione nello sguardo. Una pausa).

Alice                             - (la osserva, prima stupita, poi inquieta. Si alza. A voce bassa) Leona? (Si avvicina lenta­mente) Leona? (Le è accanto, sempre più allarma­ta) Di' una parola!... Non lasciarti sconvolgere dalla collera!... (Si spaventa, alza la voce) Non cadrai, no! Leona!... Strangolami, se questo può salvarti!' Leona! (Indietreggia di colpo) Ho paura!... (Indie­treggia ancora, presa dal panico) Leona, io non oso restare accanto a te e non oso lasciarti sola! (Grida. davvero) Leona!

Leona                            - (senza muoversi dal suo posto, parla con voce rappresa, bianca, lentamente) Adesso, il più duro mi rimane ancora da fare...

Alice                             - (tosto le si avvicina) Tu piangi!... Piove dai tuoi occhi sopra un viso dì pietra!... (Estrae il fazzoletto e le asciuga le lagrime che scorrono. Leo­na non si muove) Fa una smorfia!... Singhiozza!...

Leona                            - ... il più duro, il più duro mi resta ancora da volere.

Alice                             - (asciuga il pianto di Leona. Le copre il viso di piccoli baci, le guance, le labbra, le pupille, lie­vemente, come si bacerebbe un bambino) Abban­dona tutti questi porci!... Essi incastonerebbero ciascuna delle tue lagrime in bottoni da polsino!... Scorda anche Dom! (Ride maliziosamente) Sai: egli non ha mai detto di avere un'idea. Io ho in­ventata questa risposta per burlarmi di lui, e degli altri!...

Leona                            - (sente?... mormora) ...il più duro... il più amaro...

Alice                             - (felice) Ah! Leona!... Il sangue ti ri­fluisce alle labbra[1] (La porta in fondo si socchiude e Ida introduce la testa con precauzione).

Ida                                - (gentilmente) E' permesso?

Alice                             - (veemente) No!

Leona                            - (improvvisamente, ridestata, con uno sforzo crudele) Sì, vieni!

Alice                             - (protesta) No, là!

Leona                            - (sul suo viso si produce una vera trasformazione, come se essa fosse non soltanto ridestata, ma guarita, salvata. Ritrova il suo ardente sorriso di com­battente. Ad Alice, sottovoce, con dol­cezza) Taci!... (A Ida) Entra!... Entra dunque!... (Ida entra e richiude la porta. I suoi gesti sono pieni di timidezza. Leona trascina Alice fino alla porta di destra) Prega Odilon di scendere. (Ali­ce scompare. Leona cammina risoluta verso Ida e si ferma a due passi da lei, provocante) Quale cattivo colpo mi de­stini? Vendicati: io sono pronta!

Ida                                - (fissandola) Vorrei che tu mi per­donassi.

Leona                            - (attende il seguito) E poi?...

Ida                                - Ti chiedo perdono, ecco tutto.

Leona                            - (sorpresa) Ah? (Quindi) E' Thierry che ti obbliga a questo passo degradante?

Ida                                - No. E non me ne vergogno. Io t'ho picchiata ingiustamente.

Leona                            - (la sfida) Cosa prepari? Io aspetto.

Ida                                - Thierry m'ha raccontato tutto questa mattina.

Leona                            - (beffarda) Tutto?

Ida                                - Egli m'ha detto: « Io amavo Leona d'un grande amore senza speranza ». (Leona che sorrideva, voltando via la testa, ora la guarda e non sorride più) Egli era malato, sordo, cieco, per tutto ciò che non era te. (Si abbuia, dura) Io l'ho avuta nel mio letto, io, questa sta­tua dell'assenza! E anche in piedi. (So­spira) Il giorno delle confessioni egli mi ha mentito. Oh! Non per orgoglio di maschio, egli credeva ch'io sarei sta­ta più gelosa del cuore che del resto!... Aveva forse ragione? Forse, dipende dalle ore. (Ride, poi guardando francamente Leona) Adesso so che non è stato il tuo amante, e vengo a chiederti perdono. (China la testa e dice con sforzo) Gli schiaffi, egli me li ha con­tati... (Poi, subito liberata) Non me ne lagno: è da quel momento che tutto è cambiato tra lui e me. Facciamo la pa­ce, vuoi? (Una pausa).

Leona                            - (fa risuonare il suo riso amaro. Va e viene per la stanza, impetuosamente) Maglia dietro maglia, e tenermi pri­gioniera! Ah! No, no! (Si ferma, quasi addosso a Ida) Ti porgo le mie guance. Colpisci! Picchiami! L'ho meritato! E' oggi che ha mentito il tuo Thierry! Colpisci!...

Ida                                - (furiosa) Sei tu che mentii

Leona                            - (scatenata, ansante) Colpisci: egli non ti restituirà gli schiaffi, lo giu­ro!... Stringi il pugno: fa scoppiare questa bocca ch'egli ha baciato sino al succo!

Ida                                - (ride, cattiva) Ah! Ah! Tu vuoi vendicarti di Domi...

Leona                            - Schiaccia il seno che si gonfiava al suo richiamo, questi fianchi che il suo desiderio penetrava!

Ida                                - (alza la mano, ma si padroneggia e le volta le spalle, pronta ad uscire) Ah!... Saresti troppo contenta!... Ven­dicati su un'altra!...

Leona                            - (La segue) Colpisci! Colpisci! Colpisci!

Ida                                - (dalla porta) Bugiarda!... Abominevole bugiarda!... (Scompare).

Leona                            - (sulla soglia, la richiama) Ida ir­idai...

Odilon                           - (entra da destra e si avvicina a Leona che gli sorride teneramente) Ho dormito, lassù, nel tuo letto.

Leona                            - (tenera, gentile) Hai le palpebre ancora gonfie di sonno! Eri molto stanco. Vieni! (Lo tra­scina lentamente verso una poltrona, a sinistra, camminando al suo fianco, circondandogli la vita con un braccio e con la mano posata sulla sua anca. Si ferma a mezza strada, con gli occhi chiu­si) H moto del tuo passo sotto la mia mano turba insieme la mia anima, il mio cuore e la mia carne. Vieni. (Fa tre passi, con gli occhi chiusi; si ferma di nuovo) Il gioco elastico dei muscoli!... Chiudo gli occhi e vedo, al tuo contatto, svilupparsi una danza mirabilmente condotta. Ascolto: la danza inventa la sua musica. Ascolto meglio: la musica inventa le sue parole! (Apre gli occhi e ride dolce­mente) Tu non dici nulla, ed ecco il tuo bel di­scorso ben ordinato!... (Gli si getta di colpo ad­dosso, appassionata) Ah! Te! Tu convinci senza parlare! (Lo bacia sulla bocca. Poi) Te! Chi ti resisterebbe? (Lo fa sedere nella poltrona e vi si ap­poggia con un ginocchio, china verso di lui) Di'? Chi ti resisterebbe? Rispondi! Nessuna!

Odilon                           - Tu, fra tante altre!... Tu mi resisti, tu!...

Leona                            - (gorgoglia il suo riso amoroso) Oh! Oh! Fino a stasera!...

Odilon                           - (infiammato) Stasera?

Leona                            - (ardentemente) Oh! Sì, stasera. Se lo vuoi? Lo vorrai?

Odilon                           - (stringendola) Leona! Non giocare ol­tre!..

Leonii                            - (getta un grido acuto) Oh! (Egli al­lenta la stretta) Bruto! Mi hai fatto male con tut­ta la tua forza! (Ma già essa gli è di nuovo addosso, seduta sul bracciolo della poltrona, avviluppante) Caro bruto!... No, nessuno ti resisterà!... Solo a guardare la tua bocca dagli angoli tagliati in sor­riso, anche se non sorridi, una è perduta!... Non si sa perché! Una è perduta!... Chi? Non importa chi sia. Vuoi rapirmi stasera?

Odilon                           - (cerca di afferrarla. Lei indietreggia) Finalmente! Subito, se vuoi.

Leona                            - (riprende tutto il suo equilibrio, è eretta, decisa, precisa) Giurami che mi obbedirai cieca­mente.

Odilon                           - (anch'egli in piedi, esaltato) No! Cosa vai macchinando ancora?

Leona                            - (rapida) Tu non m'ami! No! Non prote­stare!... Credi dunque di provarlo stringendomi bru­talmente contro di te fino a togliermi l'ultima bolla d'aria? Credi di provarlo divorando con lo sguardo e col bacio i miei occhi come mosche verdi, la mia bocca come un pimento, per eccitare il tuo deside­rio... (Ride nervosamente) Al tempo dell'amore, il toro insegue la propria ombra, il cane si rotola sul tappeto, il gatto si strofina contro i mobili!... (Si accosta a lui, più dolce, più implacabile) Giura!

Odilon                           - No! No! No!

Leona                            - Giura!

Odilon                           - Dimmi ciò che esigi, io risponderò sì o no.

Leona                            - (lascia esplodere la propria violenza) Ah! Giura!... Se no, io parto sola e senza ritorno!.., Giura! E se, dopo aver giurato, non mantieni il tuo giuramento e se io mi ritiro, che il mio sangue ri­monti il corpo, scorra all'inverso e m'avveleni!

Odilon                           - (esaltato) No! (La porta s'apre, Alice appare da destra).

Leona                            - (livida di furore) Cosa vieni a fare qui? Esci!... Vattene! Cosa vuoi?

Alice                             - (tranquillamente) - - Mi annoio, lassù. (Leona la fissa cosi duramente che Alice retrocede, all'istante, spaventata, e sparisce) Sì!...

Leona                            - (torna a Odilon) Ebbene?

Odilon                           - (scosso) Domanda, prima.

Leona                            - Prima giura. E sarai fedele alla tua pa­rola, altrimenti io ti verrò incontro, ti starò alle calcagna, per la strada, ti cercherò dappertutto, avanti a tutti, per la gioia di dirti di no!

Odilon                           - (l'afferra per il polso) Ed io ti torcerò il collo! (Le fa male, ed essa strilla. Egli si spa­venta) Leona, perdonami! Lo giuro!

Leona                            - (stretta a lui, subito, fremente) Dav­vero? Senza riserva?

Odilon                           - (vinto) Sì.

Leona                            - (in un grande slancio) Abbracciami! (Resta lungamente avvinta a lui, rannicchiala, il viso nascosto. Finalmente si stacca. Piange e si la­menta dolcemente, teneramente) Caro! Perché hai acconsentito?

Odilon                           - (sconvolto) Non piangere!... Io posso sopportare tutto da te, salvo le tue lagrime!

Leona                            - Se tu sapessi!... Ho offerto la mia vita perché tu accettassi, ho desiderato che tu dicessi di ho!

Odilon                           - Siamo ancora in tempo: mi sciogli?

Leona                            - (vivamente, spaurita, disperata anche) Troppo tardi! Troppo tardi! E' fatto. (Si allontana, riprende il suo ardore, il suo sorriso sereno) Ades­so posso martirizzarmi senza pietà, il mio cuore, un giorno, avrà la sua ricompensa. (Ride tra le la­grime) Vedi, non piango più, spargo delle gocce d'acqua, lievemente, come un uccello che fa il ba­gno! (Ritorna a lui, si ferma, lo fissa. Una pausa. Gli prende la testa fra le mani, l'attira) Ascolta! (Gli parla all'orecchio).

Odilon                           - (ha un'espressione di stupore, di rivolta) Oh!... (Poi) Sei insensata!

Leona                            - (si allontana, cammina per la stanza, viva, animata, trionfante) Lei crede di morire sta­notte; non diffida più di alcuno, neppure di se stessa! Tornerà dal bosco - l'hai detto tu - con un odore di pelliccia e di resina nelle pieghe della sua sottana. E' perduta! Chi ti resisterebbe?

Odilon                           - (senza collera, rassicurato) Lei, Fec­cia, fortunatamente!...

Leona                            - (ride) Ah! No! No! Tu non dovrai par­lare: stringila d'improvviso al tuo petto! Essa sen­tirà nel suo profondo delle parole che nessuno, mai, ha saputo pronunciare. (Ride più forte ancora) Delle parole in musica, e della musica dannata!... Due parole soltanto: «Ti amo! Sono folle...» sen­za posa ripetute! (Ride apertamente).

Odilon                           - (ride anch'egli, nervoso) Insensata, ti dico!

Leona                            - (già aspra) Bisogna che tu riesca!... Il minimo consenso di lei a te, e tutto il loro pas­sato la seppellisce sotto le sue macerie! (Gli è addosso, abbassando la testa) Quando lei avvertirà il tuo sguardo imperioso sviare il suo, la tua bocca nuda modellare la sua, - ah! - il suo sangue, tutto il suo sangue salterà verso di te come una pillac­chera! (Ride di nuovo) Io ti conosco! Io vi cono­sco!

Odilon                           - No! Tu non la conosci!...

Leona                            - (ride forte) Il cuore le batte sotto i seni! (E' ripresa dal suo furore disperato) Lo so, tu non comprendi la mia angoscia. Tu sei un uomo di cuoio e pelame!... Ebbene, ascolta: (martella le pa­role) Dom le riserva un posto nella sua tomba, un posto stretto al suo fianco!... Se tu non glielo im­pedisci stasera, domani, tra due giorni, a conoscen­za e alla vista di tutti, lei vi dormirà accanto a lui! Ed io, io sarò derisa sulla pubblica piazza! Di', questa umiliazione, almeno, puoi capirla, tanghero?... Questa umiliazione, se non l'altra, tu la vedi e la tocchi; essa è di marmo e di ferro e getta la sua ombra a terra!...

Odilon                           - (furioso, cupo) Lasciali dormire, noi veglieremo! Egli dorme il suo sonno d'elefante!

Leona                            - (si ferma di colpo) Chi?

Odilon                           - Dom.

Leona                            - (aggressiva) Chi lo dice?

Odilon                           - Tu stessa!

Leona                            - (agitata, fremente) Non è vero. E tu, come dormì, tu? Te l'ho già domandato! Sul dorso, a bocca aperta. (Ride cattiva).

Odilon                           - (offeso) Tu dicevi: « suo sonno Ton­fante batte tutti gli angoli della casa».

Leona                            - No.

Odilon                           - «Egli non ha alcuna immaginazione».

Leona                            - (col suo sorriso ardente sulle labbra) «Il tuo corpo di venere marina!... Io mi sento li­bero come un nuotatore quando esso mi porta sulle sue onde! ».

Odilon                           - (attanagliato dalla gelosia) «Nessuna forza o debolezza da dissimulare ».

Leona                            - « Egli si allena alla corsa sulle aiuole! ».

Odilon                           - Tu dicevi: « Egli si concede una sosta là, appostato! ».

Leona                            - (sfidandolo) Ebbene?

Odilon                           - (abbassando la voce e guardandosi attorno con timore) Tu hai voluto assassinarlo!...

Leona                            - (grida) Tu menti, volpe!

Odilon                           - Quel giorno, mi hai risposto: «Non tentarmi! ».

Leona                            - Ho detto cosi? Forse volevo stornare i tuoi colpi, calmare la tua gelosia! (E' vicina alla finestra. Ha un'esclamazione dolorosa) Ahimè! Ecco Feli!... (Si precipita verso di lui, abbassa la voce, ardente, appassionata) Se tu non la conquisti, oggi, quand'io sarò nella tua stretta, a vendicarmi di loro, è lui, sappilo, (indietreggia verso la porta di destra) lui che il mio desiderio evocherà, lui, che io sostituirò a te nascostamente. (Gli è vicina) Lui, lui, lui! Per vendicarmi di lei! (Chiude la porta).

Odilon                           - (le grida) Tanto peggio per noi! (Si trova in questo momento sulla destra della porta di fondo. Quando Feli l'apre, egli è nascosto dal battente. Feli si arresta un attimo sulla soglia, en­tra, respinge la porta dietro di sé. Poi rialza il velo e mostra il viso illuminato).

Feli                                - (sottovoce) Buongiorno, casa sua!... (So­spira estasiata. Volta le spalle a Odilon per chiu­dere completamente la porta. Appena chiusa, egli balza silenziosamente e afferra Feli per di dietro. Lei getta un grido, ma Odilon non allenta la stret­ta. Feli piega le gambe, come spezzata. Egli la fa girare nelle sue braccia. Eccoli faccia faccia, lei con la testa rovesciata, luì chino su di lei).

Odilon                           - (in un soffio) Feli! Feli! (A questo ap­pello, lei trova la forza di rialzarsi un poco. Lo guarda con spavento. Lui cerca di baciarle la bocca. Lei si dibatte come può. Respinge con la mano il viso che le sì accosta. Odilon bacia golosamente la palma che s'interpone).

Feli                                - (geme, supplicando) Lasciatemi!...

Odilon                           - (la stringe con un solo braccio, scarta la mano che sì oppone) La tua mano sente di scorza d'albero fresca!

Feli                                - (senza voce) Aiuto!...

Odilon -                        - Non dibatterti così: il tuo cuore corre più veloce e mi trascina!

Feli                                - No!...

Odilon                           - Temo di spezzare le tue esili ossa. (Ro­vescia il viso di Feli sotto il proprio sguardo).

Feli                                - (supplicando, prossima a piangere) Oh! No, no...

Odilon                           - (con una forza lenta) Vedo brillare l'orlo dei tuoi denti!...

Feli                                - (si dibatte con una violenza improvvisa e grida) Aiuto! Aiuto! (Odilon soffoca le grida sotto il suo bacio. Ancora una volta Feli s'acca­scia. Quand'egli sospende l'azione, rimane abbando­nata al braccio d'Odilon).

Odilon                           - (ardente, con voce rauca) Feli! Feli! (Lei fa un lieve movimento, lui rinnova il bacio. Lei lo respingerà? Il gesto iniziato è sospeso. Feli non si muove più) Le tue ginocchia tremano contro le mie!... (L'abbraccia con trasporto) Feli! Io non so se t'amo, ma il mio calore ama il tuo. (Feli si sottrae a lui con un violento sforzo. S'allontana un poco, è priva di forze e barcolla. Egli la tiene per mano, di tutta la lunghezza del braccio. Muovono così qualche passo esitante).

Feli                                - (senza timbro) Lasciatemi andare...

Odilon                           - (anch'egli un po' smarrito) Troppo tardi!...

Feli                                - (dirigendosi verso destra) Lasciatemi an­dare, lasciatemi.

Odilon                           - (senza abbandonare la sua mano, ma­novra in modo da contrastarle il passo) Troppo tardi, troppo tardi, è fatto!...

Feli                                - (ha ripreso forza. Vuol fuggire. Dovunque vada, si trova Odilon davanti. La sua voce si alza, progressivamente sonora) Lasciatemi... lasciate­mi... lasciatemi andare!

Odilon                           - (si spaventa, le parla sottovoce) Feli! Non gridare.

Feli                                - (al contrario, lancia un lungo appello di­sperato, alto, che continua in un singulto senza lagrime) Aiuto!... Amedeo, amore mio!

Odilon                           - (ansimante) Non chiamare più, mi fai impazzire!

Feli                                - (più forte ancora, cercando un'uscita) Amore mio, salvami!

Odilon                           - (balza, l'afferra, schiaccia la propria boc­ca su quella di lei) Così, così, Ano al silenzio! (La sua paura aumenta) Ascolta, io t'ho baciata... Tu porti, lì, sul collo, il segno del mio bacio...

Feli                                - (rabbrividisce) Tacete!

Odilon                           - E la tua bocca sanguina un poco.

Feli                                - (porta la mano alla bocca) No...

Odilon                           - Tu non puoi partire così, andartene... dove vuoi andare, prima che queste tracce siano scomparse?

Feli                                - Lasciatemi.

Odilon                           - (la stringe) Tu non puoi partire con questi segni, Feli. Tu non potrai mai partire, Feli, io ti bacerò ancora, io ti farò degli altri segni per impedirti di partire.

Feli                                - (chiama) A me, Dodo caro, mio amato! CE' senza forza. Come per non cadere, le sue brac­cia si afferrano al collo di Odilon) Ah! i morti sono vili.

Legna                            - (entra seguita da Alice e va rapidamente verso Feli) Ebbene, accetterai l'eredità? (Feli, spaventata, fa segno di no con la testa, impallidi­sce, vien meno. Leona trionfa) Ah! Ha ceduto, ba­sta così! (il Odilon) Sta per svenire. Portala via. I miei amici vengono.

Odilon                           - (solleva Feli nelle braccia) Sì, ha ce­duto... Che ceda ancora, io me la tengo...

Leona                            - (scatenata) Sì, sì, tientela... e tu la spo­serai! (Odilon porta Feli nella camera di Dom. Leo­na si volge ad Alice) Egli è mio, soltanto mio. Dom è completamente mio. (La porta in fondo si apre ed entra il Borgomastro accompagnato da Bellemasse e da Thierry).

Il Borgomastro              - La vittoria è assicurata.... Ah! E' una giornata memorabile.

Bellemasse                    - L'idea di Dom passa sui paesi co­me una bufera sopra un campo di grano maturo, curvando le teste, piegando la resistenza.

Thierry                          - Si direbbe che non aspettavano altro.

Il Borgomastro              - Tra qualche giorno essa avrà conquistato il potere. L'accordo è fatto tra i Domisti delle campagne...

Bellemasse                    - Tendenza Leona...

Thierry                          - ... e quelli della città.

Bellemasse                    - (misteriosamente) Tendenza Feli des Echettes.

Il Borgomastro              - Signora, cara signora, carissi­ma signora, vero? Della camera del signor Dom noi si vorrebbe fare un museo.

Bellemasse                    - Vi raduneremo tutti i suoi oggetti familiari, il suo letto, la sua poltrona, le sue pan­tofole... Tutti i Domisti verranno a meditarvi sopra... Sarà il santuario, l'altare dell'Idea... (Si dirige verso la camera) Permettete... (Sale la scala) Questi gradini sembrano collocati qui apposta per dare elevazione alla camera, isolarla, con­ferirle una solennità particolare. (Spinge la porta e tosto indietreggia. A bassa voce) Oh! ci sono de­gli innamorati lì dentro.

Il Borgomastro              - Al centro della camera si po­trebbe esporre il globo simbolico...

Thierry                          - Esso chiuderà, posto su un rotolo di pergamena...

Il Borgomastro              - Eccolo...

Thierry                          - ...la legge scritta...

Il Borgomastro              - Così... permettetemi... (/ tre uomini si affaccendano attorno al globo, lo solleva­no, vi collocano la pergamena, abbassano la voce) La carta è ancora vergine... in questo momento gli avvenimenti camminano più in fretta degli uomini. (/ tre sono schierati davanti al globo).

Bellemasse                    - Io sono molto commosso, molto, molto... (Si asciuga una lacrima).

Il Borgomastro              - Sì, sì, anch'io. (Estrae il faz­zoletto e piange. Ma si sente una fanfara, lontana),

Thierry                          - Signora, trenta delegazioni vengono a rendervi un primo omaggio!

Bellemasse                    - (alla porta) Sì, sì, eccole precedute dalla loro banda!

Il Borgomastro              - Ecco i pompieri di Creumont!

Bellemasse                    - I gasisti di Blique-sur-l'Aste!

Il Borgomastro              - I pescatori con la canna, i colombofili, i tiratori d'arco del Pranet, delle Terre Mobili!...

Thierry                          - Gli allegri filantropi di Saint-Clopin!...

Il Borgomastro              - Il Comitato delle Agapi dome­nicali!

Bellemasse                    - I fanfaristi di Lourmières!...

Il Borgomastro              - Ascoltate... Ascoltate...

Leona                            - (è rimasta accanto ad Alice. Giungono le note d'una marcia militare. Con gioia trionfale) Egli è mio, mio, completamente mio. (Abbassa di colpo la voce) Non parto più! e l'amo, Alice, l'amo...

Alice                             - (tranquillamente) Ho già inteso questa frase...

Leona                            - No!

Alice                             - Chi sarebbe?

Leona                            - (come se fosse evidente) Dom. Amedeo Dom. (Attira Alice sul suo petto) Sai? Un pomerig­gio corriamo insieme nella prateria, e siccome io lo batto in velocità, lui grida: «Leona, tu bari, i tuoi piedi non toccano terra ».

Alice                             - (fingendo lo stupore) Cammini sulle; mani, naturalmente. (In questo preciso momento una fanfara squilla, vicinissimo. Bellemasse e Thier­ry si mettono sull'attenti).

Leona                            - (esaltata, ad Alice, oppure per sé sola) Egli mi diceva: « Leona, i tuoi occhi sono più lunghi delle giornate di giugno, più lunghi dei bei ricordi... ».

Alice                             - Sì, sì, tu sei completamente sua.

FINE


[1] La scena seguente, segnata con un filetto accanto, che termina con le parole « Ida! Ida! » può essere soppressa alla rappresentazione. In questo caso, dopo le parole di Alice: «... il sangue ti rifluisce alle labbra », Leona chiamerà verso l'interno: « Odilon! Odilon »; poi dirà ad Alice: «La­sciaci soli ». Ed Alice uscirà

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